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GEOLOGIA DELLE

PREALPI CARNICHE

Pubblicazione n. 44
COMUNE DI UDINE
Edizioni del Museo Friulano di Storia Naturale
2000
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In copertina: il versante settentrionale del Monte Caserine e la conca di Senons.

Le foto sono di: G.B. Carulli, G. Muscio, F. Podda, M. Ponton, E. Turco.

Direzione e Redazione:
Carlo Morandini (Direttore)
Maria Manuela Giovannelli
Giuseppe Muscio
Stefania Nardini

Museo Friulano di Storia Naturale - Via Grazzano 1, I-33100 UDINE


tel. 0432/510221-504256, fax 0432/504109

Riproduzione anche parziale vietata. Tutti i diritti riservati.


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Giovanni Battista CARULLI, Andrea COZZI, Giorgio LONGO SALVADOR,


Enrico PERNARCIC, Fulvio PODDA, Maurizio PONTON

NOTE ILLUSTRATIVE ALLA CARTA GEOLOGICA


DELLE PREALPI CARNICHE

1. Premessa LOSS (1999), TORRESIN (1999) e RIULINI (1999),


La letteratura geologica sulle Prealpi Carniche nonché con le tesi inedite di Dottorato di Ricerca
non è molto ricca di voci. Probabilmente ciò è di PODDA (1998) e di COZZI (1999) e quella in corso
dovuto al fatto che questo settore di catena, oltre di PERNARCIC.
ad essere caratterizzato da indubbie difficoltà di Le situazioni geologiche affascinanti qui riscon-
accesso, di percorribilità e di logistica, ha sempre trate, specie se studiate con una visione ed una
presentato interesse limitato per i ricercatori, alme- interpretazione più moderna di quanto si potesse
no fino a circa metà del ‘900, a causa di un’appa- fare anni addietro, hanno rivelato un quadro forte-
rente monotonia geologica. Questo aspetto è stato mente innovativo rispetto allo stato generale delle
ancor più esasperato, ma a torto, dalla vicinanza conoscenze sull’area. Tale risultato ci ha convinto
con la ben più famosa geologia delle Alpi Carniche che esso fosse degno di essere illustrato, tramite
solo apparentemente di richiamo e gratificante la sia pur ampia sintesi rappresentata dalla Carta
per la varietà delle formazioni, la complessità dei geologica delle Prealpi Carniche in scala 1:50.000
loro rapporti, il ricco contenuto paleontologico e (sintesi però di rilevamenti effettuati alla scala
il complesso assetto strutturale colà dominante. Lo 1:10.000), non solo alla comunità scientifica ma
stesso Gortani, senza dubbio insigne studioso del anche a tutti coloro, studiosi, amministratori, piani-
Paleozoico ma al tempo stesso geologo carnico ficatori, liberi professionisti, semplici appassionati
per eccellenza, dedica alle Prealpi pochi contri- cui sta a cuore la conoscenza e la conseguente
buti, il più importante dei quali (GORTANI, 1910), gestione e tutela del territorio.
utile ai soli fini stratigrafici del presente lavoro,
riguarda il Retico, il Lias ed il Giura delle Prealpi 2. Inquadramento geografico
dell’Arzino. Il settore geografico coperto dalla ricerca, che
L’interesse per questo settore di catena sud-alpina interessa un’area di oltre 850 km2, è ubicato nella
da parte del Dipartimento di Scienze Geologiche, porzione nord-occidentale della Regione Friuli-
Ambientali e Marine dell’Università di Trieste Venezia Giulia e, dal punto di vista amministrativo,
deriva dai primi rilevamenti dell’area inizialmente si estende principalmente nella provincia di Porde-
condotti, una decina di anni addietro, nell’ambito di none, interessando buona parte del suo territorio
un Contratto di ricerca stipulato fra l’allora Istituto di montano, e in parte in quella di Udine.
Geologia e Paleontologia dell’Università di Trieste e Orograficamente si sviluppa quasi per intero
l’AGIP s.p.a. (che qui si ringrazia per aver concesso nelle Prealpi Carniche interessandole quasi total-
la pubblicazione dei dati geologici) e avente per mente, fatta eccezione per i rilievi pedemon-tani
tema la “Ricerca geologica sulla Dolomia di Forni”. più esterni. Per una piccola parte, a settentrione,
Più o meno parallelamente, ma specie successiva- l’area ricade nelle Alpi Carniche meridionali (o
mente a seguito della spinta dei risultati innovativi Alpi Tolmezzine). Incidentalmente si ricorda che le
ottenuti con tale ricerca, i rilevamenti geologici sono Prealpi Carniche, riprendendo la distinzione in uni-
proseguiti anche attraverso le tesi di laurea inedite tà orografiche del Friuli fatta da MARINELLI (1888),
di TURCO (1985), SCAREL (1988), POLONIA (1990), occupano quel settore montano che si estende a
COZZI (1994), PASCOLO (1994), PERNARCIC (1996), Sud dell’alto corso del fiume Tagliamento fino ad
MAURO (1996), FUSETTI (1997), PIANO (1998),
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affacciarsi sull’alta pianura friulana occidentale. 048030, Verzegnis 048040, Monte Turlon 047070,
Più precisamente, l’area rilevata ha il suo limite Monte Caserine Alte 047080, Monte Frascola
settentrionale rappresentato dall’alto corso del 048050, Tramonti di Sopra 048060, Pozzis 048070,
massimo fiume regionale, quello orientale dato San Francesco 048080, Claut 047110, Monte
all’incirca dalla sponda occidentale del Lago di Dosaip 047120, Chievolis 048090 e Tramonti di
Cavazzo (o dei Tre Comuni) mentre ad occidente Sotto 048100.
il limite è dato più o meno dal meridiano passante
per l’abitato di Claut. Il limite meridionale è co- 3. Stato delle conoscenze
stituito da una spezzata irregolare, ad andamento Come già accennato la bibliografia geologica
longitudinale, congiungente le pendici meridionali relativa alle Prealpi Carniche, per i motivi esposti in
del gruppo del M. Resettum, a O, con quelle dei premessa, non è particolarmente ricca di voci.
M.ti Cuar-Covria, a E, passando per gli abitati di Di fondamentale importanza per la conoscenza
Andreis e Frisanco ed al piede dei versanti setten- della geologia delle Prealpi Carniche sono due
trionali dei M.ti Ciaurlec e Pala. capisaldi della ricerca regionale, cioè le rigorose
Nonostante il termine di Prealpi, apparentemente e precise opere di FERUGLIO (1925; 1929) e di
riduttivo per quanto attiene l’altimetria, le quote COUSIN (1981), tutte sulle Prealpi Friulane nella
vanno dai 310 m del fondo valle del Tagliamento, loro interezza.
all’estremità nord-orientale dell’area, ai 2479 m Per quanto riguarda la copertura di precedenti rile-
della cima del M. Pramaggiore, con decisa preva- vamenti geologici di carattere generale si ricordano la
lenza delle quote maggiori. Inoltre, la presenza di I edizione del Foglio 4c-13 “M. Cavallino -Ampezzo”
numerose valli sia longitudinali sia trasversali (con della Carta Geologica d’Italia (GORTANI et al., 1933) e
quote di fondo variabili dai 400 agli 800 m circa) e la II edizione dello stesso (AA. VV., 1971), così come
di creste che le delimitano (sviluppate quasi sempre le Note illustrative relative a quest’ultima, ad opera
sulle quote dei 2000-2300 m) rende il territorio di BRAGA et al.(1971). Risalgono ben al 1929, invece,
estremamente articolato e con pendenze molto il Foglio 24 “Maniago” della Carta Geologica delle
elevate, spesso insu-perabili. A queste difficili Tre Venezie nonché le Note illustrative, ambedue
condizioni naturali si aggiunge una rete viaria, di opera della ZENARI, ed addirittura al 1927 il Foglio
accesso e di attraversamento, estremamente ridotta “Pontebba” di GORTANI & DESIO.
ed una rete di sentieri spesso ormai inesistenti od L’interpretazione moderna in chiave strutturale
impercorribili dato l’abbandono della montagna. di questi fogli, ma ad una scala alquanto piccola
Come riferimenti cartografici l’area ricade (1:200.000), si deve rispettivamente a FRASCARI
(estendendosi essenzialmente a cavallo dei due) et al. (1981) ed a CAVALLIN (1981). Del 1963, ad
nei fogli I.G.M. 4c-13 “M. Cavallino-Ampezzo” opera di SELLI, è lo “Schema geologico delle Alpi
e 24 “Maniago” e, in minima parte, nell’estremo Carniche e Giulie occidentali”, il cui limite meri-
sud-occidentale del foglio 14 “Pontebba”. Le dionale però coincide con quello del F° 13 per cui
tavolette I.G.M. interessate sono, da O a E e da N esclude le aree di affioramento che ricadono nei
a S: Monte Pramaggiore 13 III SO, Forni di Sotto sottostanti Fi “Maniago” e “Udine”.
13 III SE, Ampezzo 13 II SO, Villa Santina 13 II Di altre carte geologiche, a scala minore, che
SE, Tolmezzo 14 III SO, Claut 24 IV NO, Forcella ricoprano in toto o in parte le aree rilevate nell’al-
Clautana 24 IV NE, Tramonti di Sotto 24 I NO, legata carta geologica si ricorda quella relativa al
Pielungo 24 I NE, Andreis 24 IV SE e Maniago territorio compreso fra il T. Arzino ed il T. Meduna
24 I SW. (ROSSI et al., 1988), che ricopre un piccolo settore
I rilevamenti geologici sono stati eseguiti in scala centro meridionale dell’area indagata, e quella di
1:10.000 ed a tale scopo è stata usata come base FERASIN et al. (1969), anche se limitata alla sua
cartografica la Carta Tecnica Regionale (C.T.R.), porzione settentrionale A questi ultimi Autori si
edita dalla Regione Autonoma Friuli-Venezia Giu- deve anche il merito di avere per primi affrontato lo
lia, e più precisamente, procedendo da O a E e da studio, sia pur succinto, di quell’unità tardo-trias-
N a S, le sue sezioni: Forni di Sopra 030150, An- sica da essi definita informalmente con il nome di
drazza 030160, Monte Tinisa O31130, Ampezzo “Calcare di Caprizzi”, della quale viene affermata
031140, Enemonzo 031150, Villa Santina 031160, l’individualità nonché riconosciuta la posizione
Monte Pramaggiore 047030, Vico 047040, Forni di e la funzione di facies eteropica alla Dolomia
Sotto 048010, Caprizzi 048020, Socchieve-Preone Principale. Gli studi petrografici e sedimentologici
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più approfonditi dell’unità e la denominazione stratigrafiche presenti sono, grosso modo, distribuite
più ricorrente, anche se parimenti informale, di secondo fasce allungate in senso longitudinale e,
“Dolomia di Forni” spettano invece a MATTAVELLI sempre in linea di massima, via via più recenti
& RIZZINI (1974) che differenziano sei litofacies (a meno di sovrapposizioni di carattere tettonico)
nei vari affioramenti studiati fra i quali la classica mano a mano che si procede verso Sud. Di seguito
successione del Rio Seazza a S dell’abitato di vengono descritte le diverse unità affioranti.
Preone (Ampezzo). Questa, in precedenza (BRAGA,
1966), ma specie successivamente (CALZAVARA Calcari scuri, marne, arenarie, dolomie (IR) e
et al., 1981; WILD, 1984; PINNA, 1987; MUSCIO, gessi (G)
1988; DELLA VECCHIA et al., 1989; 1990; DELLA I termini più antichi affioranti nell’area sono
VECCHIA & MUSCIO, 1990; ROGHI et al., 1995), è i calcari scuri, marne, arenarie e dolomie del
stata oggetto di fruttuose ricerche paleontologiche Carnico inferiore. Essi affiorano in lembi isolati
conseguenti alla ricchezza delle sue faune. Sempre lungo l’alta Valle del F. Tagliamento presso Forni
agli affioramenti di questa classica successione di Sotto e presso Ponte Avons (con intercalate
sono dedicati gli studi sedimentologici, stratigrafici vulcanoclastiti), a S di Tolmezzo. Seguono i gessi,
e paleontologici di DALLA VECCHIA (1991, 1996). attribuibili al Carnico superiore-medio, affioranti
Alla Dolomia di Forni è dedicato il più completo anch’essi nell’alta Valle del F. Tagliamento e
lavoro specifico di CARULLI et al. (1997). spesso coperti da depositi quaternari. Sono quasi
Negli anni ‘90, anche a seguito delle ricerche sempre molto tettonizzati in quanto costituiscono
innescate su questa unità, il gruppo di lavoro del il livello preferenziale di scollamento. Fanno parte
Dipartimento di Scienze Geologiche, Ambientali e della sequenza superiore del Carnico assieme alle
Marine dell’Università di Trieste pubblica una serie dolomie cariate.
di contributi sui rapporti fra piattaforma e bacini
tardo-triassici (CARULLI et al., 1994; PONTON & Dolomie cariate, brecce dolomitiche e marne
PODDA, 1995; CARULLI et al., 1997; COZZI & PODDA, (DC)
1997) fino a giungere ad una proposta di evoluzio- Caratteri litologici. Questa unità, facente parte
ne paleogeografica e paleostrutturale delle Prealpi del Gruppo di Raibl di PISA et al. (1980), è costi-
Carniche settentrionali al passaggio Trias-Giura tuita da un’alternanza molto variata di litologie
(PODDA & PONTON, 1997; COZZI et al., 1999) ed tipicamente evaporitiche rappresentate in preva-
alla revisione stratigrafica del Triassico dell’intero lenza da:
Sudalpino orientale (CARULLI et al., 1998). - dolomie marnose associate a brecce dolomi-ti-
Altri lavori sull’area sono relativi ad argomenti che, con clasti grigio-giallastri piuttosto friabili che
specifici (GNACCOLINI & MARTINIS, 1974; CARRARO nelle parti dolomitiche più fragili danno origine a
& POLINO, 1976; VENTURINI, 1986; PONTON, 1989; vere e proprie dolomie cariate;
CARULLI & POLONIA, 1992) od a settori molto - marne dolomitiche grigio-giallastre general-
limitati (CAVALLIN & MARTINIS, 1974; CAVALLIN, mente friabili e farinose, ma talvolta anche molto
1976) o periferici (LARGAIOLLI & SEMENZA, 1966; compatte;
PISA, 1972). Per gli altri lavori qui non riportati si - brecce cariate con clasti talora dolomitici talora
rimanda alle citazioni nel testo. marnosi per lo più spigolosi di dimensioni medie
di 2-5 cm, disposte in masse caotiche di difficile
4. La serie dei terreni definizione geometrica, associate ad argille e marne
Nell’area rilevata affiora una successione stra- nere, verdi e rosso-giallastre.
tigrafica continua che va dal Carnico inferiore al
Miocene, oltre alla copertura quaternaria in varie Limiti. L’unità poggia sui gessi saccaroidi del Car-
facies. Il quadro stratigrafico è complicato, oltre nico sup. ed è limitata al tetto dalle facies di rampa
che dalla intensa tettonizzazione dell’area, che porta carbonatica della Formazione del Monticello.
a numerose ripetizioni delle serie, anche e special-
mente dalle complesse eteropie con cui molte delle Spessore. Essendo presente sempre lungo fasce
unità si presentano. di intensa tettonizzazione, affiora nell’area con
Nell’area rilevata, in armonia con la distribuzio- spessori reali non valutabili. Tuttavia PISA (1972)
ne regionale dei terreni conseguente anche al moti- stima in circa 200-300 m lo spessore dei gessi nei
vo generale dell’assetto strutturale, le diverse unità dintorni di Forni di Sotto.
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Età. Questa unità, essendo priva di fossili, viene per concentrazione differenziata di sostanza orga-
datata sulla base dei rapporti con le altre formazio- nica, talora interrotte da straterelli più chiari, con
ni. Inizialmente ritenuta genericamente carnica da spessore di 5-20 mm. Nella parte alta dell’unità
vari Autori (SELLI, 1963; SEMENZA & LARGAIOLLI, sono presenti livelli stromatolitici che possono
1966) è stata poi attribuita più specificatamente costituire successioni di spessore metrico. Ancor
al Carnico sup. da CARLONI & GHIRETTI (1966) e più rari sono i livelli dolomitici con noduli e/o lenti
da PISA (1972). di selce nera e le dolomie marnose, nere o brune,
Recentemente sono state effettuate analisi pol- fittamente laminate e fissili, presenti per lo più
liniche su alcuni campioni raccolti in Val Silisia come intercalazioni millimetrico-centimetriche.
al tetto dell’unità in esame. Quattro sono risultati Nel settore nord-occidentale (Rio di Purone)
sterili mentre un campione presenta bisaccati del sono stati ritrovati banconi plurimetrici di mega-
gruppo Alisporites sp.(Cirilli, com. pers.). L’as- brecce costituite da grossi clasti di dolomia cristal-
sociazione però è molto povera e di conseguenza lina grigio scura, in certi casi plurideci-metrici, a
poco indicativa. spigoli debolmente smussati. Limitati episodi di
debris flow sono stati osservati nella successione
Interpretazione paleoambientale. Le dolomie a NE del M. Verzegnis.
cariate fanno parte di una sequenza tipicamente Le dolomie affioranti nei settori più meridionali
evaporitica, caratteristica di un ambiente di la- presentano generalmente gli strati con uno spessore
guna sovrassalata con circolazione delle acque dai 20 ai 50 cm, massimo 1 m, sono raramente lami-
scarsa o quasi assente. Sensibile doveva essere nate e poco selcifere. Si segnalano alcune intercala-
l’evaporazione che permetteva la precipitazione zioni calcaree, fossilifere, alternate a livelli marnosi
in un primo momento dei solfati che, conseguen- (molto simili a certe facies del Raibliano). Alla base
temente ad un succedersi regolare di ingressioni le dolomie sono intercalate con livelli marnosi ini-
marine, venivano ricoperti dalle dolomie marnose zialmente di circa 30 cm di spessore che poi si vanno
sottilmente stratificate. riducendo verso l’alto fino a scomparire (es. Val
Contemporaneamente queste ultime si frattura-vano Silisia). L’unica eccezione è data dall’affioramento
originando le caratteristiche brecce vacuolari, come presso Frasseneit, in Canal Grande di Meduna a O di
conseguenza probabile di una parziale dissoluzione Tramonti, dove i livelli marnosi si rinvengono fino al
dei gessi sottostanti (“brecce di collasso” di STANTON, passaggio con la sovrastante Dolomia Principale.
1966) o seguendo un meccanismo di “fratturazione
idraulica” (MASSON, 1972). Limiti. Nel settore meridionale delle Prealpi Car-
niche la Formazione del Monticello è compresa fra
Formazione del Monticello (M) le dolomie cariate e la Dolomia Principale mentre
Caratteri litologici. Questa formazione è stata in quello settentrionale è compresa fra le dolomie
istituita informalmente da CARULLI et al. (1987), cariate e la Dolomia di Forni.
nella Carnia orientale e nelle Alpi e Prealpi Giulie.
Successivamente CARULLI et al. (1998), estendono Spessore. Lo spessore si può valutare mediamen-
questo termine litostratigrafico anche nel settore te attorno ai 200-300 m (230 m nella località tipo,
delle Prealpi Carniche suggerendone l’equivalen- nella bassa Val d’Aupa in Alpi Giulie).
za stratigrafica con la Dolomia di Forni inferiore
(CARULLI et al., 1994) o Membro inferiore della Età. In Val Silisia presso Chiarsuela, ad O del
Dolomia di Forni (CARULLI et al., 1997) data la Lago dei Tramonti, la base dell’unità è stata datata
comune organizzazione interna dei depositi. con buona approssimazione al Carnico sup. in base
Nell’area delle Prealpi Carniche la Formazione al seguente contenuto palinologico: Staurosaccites
del Monticello è costituita in gran parte da dolomie quadrifidus, Cycadopites follicularis, Partitisporites
non laminate e prive di strutture e si caratterizza quadruplicis, Patinasporites densus, Granuloper-
per il colore tendenzialmente grigio chiaro dei culatipollis rudis (Cirilli, com. pers.). Questo dato
litotipi. La stratificazione è netta, 30-100 cm trova conferma dagli esami pollinici effettuati alla
di spessore, con giunti di strato piano-paralleli. base della formazione in Val Dogna (ROGHI & DALLA
Subordinatamente sono presenti strati dolomitici VECCHIA, 1997) e nella zona della Val d’Aupa (CA-
potenti 20-40 cm, caratterizzati da una regolare RULLI et al., 1998); l’analisi stabilisce infatti un’età
alternanza di lamine millimetriche chiare e scure corrispondente al Tuvalico (Carnico sup.).
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Nella zona di Frasseneit, appartenente all’unità Alla Dolomia di Forni appartengono anche le
tettonica immediatamente a N della Val Silisia, è facies di scarpata (DFs) rappresentate da:
stato possibile invece datare al Norico inf. il tetto - brecce dolomitiche con clasti in Dolomia Prin-
della formazione in base alla seguente associa- cipale di dimensioni mediamente centimetrico-
zione pollinica: Tsugapollenites pseudomassulae, decimetriche, ma localmente anche metriche
Corollina sp., Corollina meyeriana, Granulo- (megabrecce), disorganizzate e non classate;
perculatipollis rudis, Ovalipollis pseudoalatus e - ruditi intra-bioclastiche;
bisaccati. Da ciò si può dedurre che il passaggio - areniti dolomitiche granoclassate organizzate in
Carnico-Norico potrebbe collocarsi all’interno sequenze torbiditiche, passanti verso l’alto a siltiti
della Formazione del Monticello. dolomitiche con laminazioni parallele.
Tutte queste litofacies si presentano spesso
Interpretazione paleoambientale. La Formazione organizzate in sequenze gradate. Vi si rinvengono
del Monticello rappresenta depositi di mare poco caratteristici depositi di debris flow con base ero-
profondo, di ambiente subtidale ristretto, lagunare siva e numerosi livelli di slumping.
o localmente intertidale, (CARULLI et al., 1994). Le litologie più grossolane e detritiche sono
CARULLI et al. (1998) la considerano una rampa collegate direttamente con i margini progradanti
carbonatica raccordata alla Piattaforma di Trento, e con le scarpate, tettonicamente più o meno at-
con facies detritiche più grossolane a O (PODDA & tive, della piattaforma della Dolomia Principale.
PONTON, 1997) passanti ad E a facies di laguna più Intercalati alle facies più propriamente bacinali si
o meno ristretta. ritrovano inoltre: olistoliti di dolomia massiccia di
I livelli a brecce presenti, in certi settori, alla base dimensioni anche decametriche; brecce con clasti
della formazione, starebbero ad indicare l’inizio di sia di Dolomia Principale sia di dolomie scure;
una fase di approfondimento con mobilizzazione bioclastiti da grossolane a fini e doloareniti spesso
locale del sedimento ad opera di faglie di crescita.

Dolomia di Forni (DF)


Caratteri litologici. La Dolomia di Forni (MAT-
TAVELLI & RIZZINI, 1974) è la più importante ed
estesa unità bacinale presente nell’area.
È costituita da dolomie grigio scure, ben stra-
tificate, spesso laminate e gradate, con frequenti
intercalazioni marnose e livelli selciferi particolar-
mente diffusi nella parte inferiore della sequenza.
Gli strati, con spessore medio sui 20-25 cm, pre-
sentano all’alterazione colore marrone da chiaro a
scuro che tende al grigio scuro alla frattura fresca.
Sono costituiti da dolomicriti o doloareniti talora
gradate. Hanno geometria prevalentemente tabula-
re, a volte lenticolare, e si alternano a quelli sottili,
molto frequenti, costituiti da dolomie grigio scure
o brune, fittamente laminate. Le laminazioni, per lo
più piano-parallele ma anche incrociate, sono date
da alternanze millimetriche di livelli chiari e scuri,
ritmici, di tipo varvato, oppure centimetriche a strut-
tura gradata generalmente diretta. Queste strutture
testimoniano la deposizione distale di sedimenti
carbonatici dovuti a correnti di torbida diluite.
Frequenti sono le intercalazioni dolomitico-
marnose o argillose ricche di sostanza organica:
si presentano in livelli millimetrico-centimetrici,
fittamente laminati e fissili, grigio scuri o nerastri, Laminazioni millimetriche nelle dolomie scure in Valle
molto fetidi alla percussione. di Preone.
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gradate in corpi di spessore anche notevole, che van- giungevano i detriti più fini, ma tale da consentire
no generalmente assottigliandosi verso le aree più la costante presenza di intraclasti di provenienza
distali (versanti settentrionali dei Monti Verzegnis, mista e di bioclasti.
Auda e Chiarescons, versante sud-orientale del M. Inoltre la presenza di resti vegetali di ambiente
Pramaggiore e pendici del M. Frascola, in Val di continentale (frammenti di coniferali e pollini)
Fisar e a N di Claut). dispersi in tutta la successione, è indicatrice di
prossimalità ad aree emerse.
Limiti. Il limite con la sottostante Formazione del Per quanto riguarda gli apporti detritici sili-co-
Monticello è abbastanza rapido, così come quello clastici, il bacino ne riceveva in minima quantità
con i sovrastanti calcari micritici scuri, talora essendo essi limitati a rarissimi ed isolati granuletti
laminati del Calcare di Chiampomano (PONTON di quarzo, di feldspati ed a esilissime lamelle di
& PODDA, 1995), corrispondenti all’Unità B di muscovite. Non esistevano quindi nelle immediate
GNACCOLINI & MARTINIS (1974) nel gruppo del M. vicinanze estese “aree cristalline emerse” sottopo-
Verzegnis. ste ad erosione.
Osservando le geometrie della scarpata della
Spessore. La Dolomia di Forni in aree di de- piattaforma, estesa da 1 a 3 km circa, si può ipotiz-
pocentro (Val Seazza, Val Rovadia) raggiunge zare che la profondità del bacino nel Norico medio-
spessori massimi di 700-800 m. sup. fosse di alcune centinaia di metri (200-400).
Specie ai margini di questo bacino si riscontrano
Età. L’età della Dolomia di Forni è Alauniano alti tassi di sedimentazione, che al momento si pos-
2-3, stabilito sulla base dei conodonti. Infatti ne sono stimare mediamente in circa 300 m/milione di
sono stati rinvenuti livelli ricchissimi, ben deter- anni durante l’Alauniano (Norico medio).
minabili appartenenti a Epigondolella slovakensis,
Kozur 1972, ed a Epigondolella postera, Hayashi Dolomia Principale (DP)
1968, rinvenuti sia nella parte media delle succes- Caratteri litologici. Nella sua facies tipica di
sioni campionate (Val Poschiedea, Val Seazza) piattaforma carbonatica la Dolomia Principale
sia in campioni prelevati non in serie (Rio Negro, presenta la classica sequenza ciclica peritidale
Caprizzi, Rio Libertan, M. Rua). L’età corrisponde descritta da B OSELLINI (1965a; 1967); essa è
alla zona ad Himavavites hogarti e Halorites ma- rappresentata dalla sovrapposizione di dolomie
cer (KRISTYN, in ZAMPFE, 1983). Gli stessi risultati microcristalline, afanitiche a Megalodonti e ga-
sono stati ottenuti da ROGHI et al. (1995) in due steropodi, e di dolomie laminate a stromatoliti
serie, una nel Rio Seazza e una nel Rio Forchiar, (loferiti, sensu FISCHER, 1964), fenestrae, talora
rispettivamente sui versanti nord-occidentale e culminanti nella parte alta del ciclo con strutture
settentrionale del M. Verzegnis. I conodonti sono da disseccamento quali mud cracks e sheet cracks.
particolarmente concentrati in alcuni livelli scuri La tematica deposizionale viene interpretata in
di dolomie laminate e indicherebbero fasi di oscil- chiave shallowing-up, ed è rappresentata da cicli
lazione positiva del livello relativo del mare. regressivi (BOSELLINI & HARDIE, 1988; HARDIE et
Per la descrizione dei fossili contenuti nella al., 1986). Talvolta il passaggio tra un ciclo ed il
formazione (pesci, rettili, crostacei, tutte faune seguente è marcato da una prolungata esposizione
solo genericamente indicative del Norico) e su altri in ambiente subaereo, che smembra il sedimento
aspetti paleontologici della Dolomia di Forni, si disseccato proveniente dalle loferiti sottostanti,
veda la nota di MUSCIO (in questo volume). formando intraclasti; questi vengono rielaborati
e vanno a formare un livello di spessore variabile
Interpretazione paleoambientale. La Dolomia di (lag) alla base delle micriti del ciclo successivo.
Forni rappresenta un ambiente euxinico bacinale, I cicli possono essere incompleti ed in questi casi
com’è dimostrato dall’assenza di bioturbazioni e prevalgono le dolomie subtidali in strati pluridecime-
dall’abbondanza di sostanza organica. trici-metrici. Talvolta compaiono a tetto ciclo livelli
A queste condizioni di anossia del fondo fa- argillitici verdastri con sparsi clasti neri centimetrici
cevano riscontro presso la superficie acque ben poggianti su superficie erosiva.
ossigenate, favorevoli allo sviluppo delle faune. Il margine della piattaforma (DPm) è costituito
L’energia di fondo era sensibile specie verso i da dolomie intra-bioclastiche ricche di oncoliti,
margini e limitata nelle zone distali dei bacini, ove alghe, mounds stromatolitici e da colonie di ser-
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pulidi incrostati da porostromata. Gli affioramenti Limiti. Inferiormente essa poggia sulla Forma-
migliori si trovano nella zona del M. Pramaggiore, zione del Monticello, ed è eteropica alla Dolomia
a S di Forni di Sopra. di Forni. Al tetto passa al Calcare del Dachstein o
Una facies particolare presente invece all’interno ai Calcari Grigi nei settori in cui permangono le
della successione di piattaforma è costituita da do- facies di piattaforma, mentre nei settori in cui si
lomie bruno scure o nerastre sottilmente stratificate, impostano le condizioni bacinali è sormontata dalla
da centimetriche a decimetriche, talvolta selcifere, Formazione di Soverzene.
fetide alla percussione, con sottili interstrati marnosi
nerastri (DPi). Lo spessore può variare da 50-100 Spessore. Gli spessori massimi della Dolomia Prin-
m (zona Val Silisia, COZZI, 1993) ad almeno 250 cipale raggiungono valori vicini ai 1500-2000 m.
(Val d’Arzino, PERNARCIC, 1996). Di questi episodi
ne parla già MARINELLI (1894) e successivamente Età. L’età della Dolomia Principale è norico-
FERUGLIO (1925; 1929), GORTANI & DESIO (1927), retica. La base, pur con tutti i limiti imposti dalla
ZENARI (1929), CERETTI (1965) segnalandoli sia a O scarsità di fossili nei terreni carnici, dovrebbe
che ad E del F. Tagliamento. Sulla loro continuità essere grossomodo isocrona.
laterale, sul numero di tali episodi, così come Non altrettanto si può dire per il tetto. Infatti nelle
sulla loro attribuzione cronologica c’è ancora Prealpi Carniche nord-occidentali è sormontata dal
molta incertezza anche perché la tettonica alpina Calcare del Dachstein di età retica per la presenza di
ha notevolmente sconvolto la situazione paleogeo- Triasina hantkeni e di Aulotortus; di conseguenza
grafica originaria. Localmente, al tetto dell’unità, la Dolomia Principale qui risulta limitata crono-
compaiono brecce intraformazionali costituite da stratigraficamente al Norico.
clasti tabulari di dolomia stromatolitica (DPb). Nel settore più meridionale delle Prealpi Car-
niche invece, nel gruppo del Monte Raut e del
Monte Cuar, è sormontata dai Calcari Grigi del
Lias inf.-medio, per cui la Dolomia Principale
comprende qui anche il Retico, segnando così, al
tetto, il passaggio Triassico-Giurassico.
Infine, sul bordo occidentale delle Prealpi Carni-
che, dove la Dolomia Principale è sormontata dalla
Formazione di Soverzene, non si può determinare
l’età del tetto della formazione per mancanza di fossili
in entrambe le litofacies. Generalmente in questa zona
la si considera norico-retica.

Interpretazione paleoambientale. L’ambiente


di deposizione della Dolomia Principale nella sua
facies classica, costituita dal ciclo peritidale, è di
laguna e di tidal flat: la sua particolare successione
di facies indica che la deposizione è avvenuta a
profondità via via inferiori. Un ciclo peritidale
è rappresentato dalla successione verticale di tre
facies: alla base l’unità subtidale o lagunare (di
maggiore profondità) seguita dai depositi della fa-
scia intertidale. Il ciclo termina con la deposizione
dell’unità sopratidale che può presentare caratteri-
stiche di temporanea esposizione subaerea. Come
già detto, il ciclo peritidale costituisce quindi un
esempio di ciclo regressivo o shallowing-up.
Gli episodi delle dolomie scure fittamente stra-
tificate all’interno della piattaforma rappresentano
Corpi di brecce di scarpata della Dolomia Principale sul un evento limitato nel tempo che ha portato a
versante orientale del M. Pramaggiore. delle condizioni ambientali tipiche di una laguna
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asfittica, caratterizzata da bassi fondali, a limitata alla decina di metri. Tendenzialmente poi si nota
circolazione delle acque. nel Calcare del Dachstein una maggiore strati-
ficazione ed a volte il passaggio è eviden-ziato
Calcare del Dachstein (D) morfologicamente dalla presenza di una cengia.
Caratteri litologici. Il Calcare del Dachstein af- Superiormente poggia la Formazione di Soverzene
fiora nelle Prealpi Carniche settentrionali lungo una in facies calcarea testimoniante l’annegamento
fascia disposta all’incirca E-O, dal M. Verzegnis della piattaforma retica.
alla Cima di Ladice. Esso corrisponde al Calcare di
Pozzis di FERASIN et al.. (1969), e alla parte basale Spessore. Lo spessore è estremamente variabile
dell’Unità “A” di GNACCOLINI & MARTINIS (1974) e da un massimo di circa 400 m (M. Verzegnis) si
nel gruppo del M. Verzegnis. riduce drasticamente (30-50 m) verso O.
Litologicamente è costituito da calcari micri-
tici grigio chiaro-nocciola, prevalentemente in Età. La presenza dell’associazione a Aulotortus
grossi banchi o a stratificazione indistinta. Sono e Triasina hantkeni e di Dimyodon intusstriatum
osservabili tipiche sequenze cicliche peritidali, permettono di datare la formazione al Retico.
simili a quelle della Dolomia Principale, formate
da successioni ordinate di intervalli ad intr-aclasti, Interpretazione paleoambientale. Il Calcare
a Megalodonti, a stromatoliti e da strutture legate del Dachstein nelle Alpi Calcaree Settentrionali,
a riempimenti di cavità di dissoluzione. Associati dove è stato istituito nell’omonimo monte a S
troviamo coralli e Dimyodon intusstriatum (GOR- di Salisburgo, mostra generalmente due facies:
TANI, 1910; GORTANI & DESIO, 1927). Molto spesso quella “loferitica” con cicli di laguna e tidal flat
si rinvengono grossi esemplari di Megalodonti, ad alta energia (FISCHER, 1964) riferiti a lagune
alcune decine di metri sopra il passaggio con la aperte e ambienti di retromargine, l’altra è quella
Dolomia Principale. massiva, con boundstone, riferibile a un complesso
Le facies di scarpata, raccordanti la piattaforma di scogliera.
con il coevo bacino, hanno una estensione molto Nelle Prealpi Carniche affiora prevalentemente
ridotta e sono costituite da calcareniti grossolane il solo “Dachsteinkalk loferitico” di piattaforma,
ricche in grossi gasteropodi, coralli e lamelli- mentre il margine si rinviene in limitati affiora-
branchi. menti. Tuttavia sono stati individuati, come già
segnalato, affioramenti ricchi di frammenti di
Limiti. Inferiormente poggia sulla Dolomia coralli, grossi gasteropodi, lamelli-branchi (M.
Principale con passaggio litologico molto graduale. Teglara, M. Verzegnis) che formavano un mar-
Infatti avviene spesso tramite una alternanza di gine vero e proprio, seppur ridotto, antistante un
strati calcarei e dolomitici (detta “facies mista”) bacino in cui andava a sedimentare il Calcare di
per uno spessore variabile ma valutabile intorno Chiampomano.

La Cima di Ladice in Calcare del Dach-


stein vista da Nord. A destra la fitta stra-
tificazione del Calcare di Soverzene.