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RIOFREDDO

Et poi sopra lalto, et aspro monte Rivo freddo,


sopra il quale appaiono pi alte, et aspere
montagne, da ragguagliar con i pi alti, et
precipitosi monti dellApennino nella sommit.

Fra Leandro Alberti bolognese, Descrittione di Tutta L'italia, Venezia,


1596

Latitudine: 42 4 0 N
Longitudine: 12 59 0 E
Altitudine: 705 m s.l.m.
Superficie: 12 km
Abitanti: (nel 2006) 764
Densit: 64 ab./km
CAP: 00020
Pref. tel: 0774
Codice ISTAT: 058083
Codice catasto: H300
Classificazione climatica: zona E, 2761 GR/G

INTRODUZIONE
Terra di confine fra culture diverse: luogo di scambio e di transito
Il rio freddo (riportato nelle carte come Fosso Bagnatore) che nasce dal monte
Aguzzo, attraversa tutto il territorio di Riofreddo e, dopo aver superato Arsoli, confluisce
nellAniene, separa il gruppo dei Monti Sabini da quello dei Simbruini. La stretta valle
trasversale originata dal corso dacqua tra i due gruppi montuosi congiunge il bacino
idrografico dellAniene a quello superiore del Turano. Queste caratteristiche geografiche
sono allorigine dellimportanza sia strategico-politica sia commerciale del territorio, ne
giustificano la frequentazione sin da epoche antichissime e determinano la nascita del
castello di Riofreddo. Il confine naturale facilita la costituzione di un confine politico cos
che Riofreddo, nel variare delle vicende storiche, ha sempre costituito una frontiera fra
governi e culture diverse. Le localit Quattro Strade e Cavaliere documentano una realt
antica. Il nostro territorio, per la sua posizione di confine e di transito, luogo cui
confluiscono e convergono genti e popoli diversi, per questo oltre a essere importante dal
punto di vista militare diviene luogo dove si incontrano e si confrontano culture diverse
per idee, usanze, idiomi e credenze religiose. Se i recenti ritrovamenti archeologici a Casal
Civitella confermano lappartenenza di questo territorio a quello equo, daltro canto essi ci
documentano la presenza di elementi estranei alla cultura di quel popolo come il
vasellame ritrovato presso le tombe. Questo ci autorizza a ipotizzare in questa zona, che
occupa pur sempre una posizione marginale del territorio equo, una influenza di elementi
propri delle finitime genti sabine.
I Romani intuirono la funzione strategica di questa zona e vi fondarono una colonia
(Carsioli). Poi con la costruzione della via Valeria, che calcava precedenti tracciati, ne
valorizzarono anche limportanza economica che rimase nel tempo, poich su di essa si
svilupparono sempre fiorenti commerci fra la pianura romana e lentroterra abruzzese fino
al mare Adriatico.
Il ducato di Spoleto aveva qui i suoi confini come indica il toponimo Staffari di Fonte
Staffari (da una radice longobarda staff(a)(o)(u)l da cui litaliano staffa e quindi Staffile con
il significato di palo confinario). Lo stesso toponimo lo ritroviamo poi nelle pi antiche
pergamene del monastero sublacense a testimoniare confini delle terre ad esso
appartenenti: perch nel nostro territorio convergono gli interessi di Farfa e di Subiaco (e
del minore san Cosimato), come in esso il punto di confluenza della diocesi di Tivoli,
di quella dei Marsi, della reatina e della sabina.
Di nuovo terra di confine la ritroviamo sotto la dominazione dei Franchi come lo
testimonia il toponimo Valle Marchigiana (da marca = terra di confine). E frontiera rimarr
anche a delimitare a settentrione il Regno normanno, quindi angioino, aragonese e
borbonico fino alla costituzione del regno dItalia, per diventare allora soltanto un confine
amministrativo. Lasse naturale di congiunzione tra le regioni tirreniche e quelle
adriatiche, tra lItalia centrale e quella meridionale, ne determiner limportanza
strategico-militare nonch quella economica dal periodo equo a quello romano poi via-via
fino ai nostri giorni. Nel valico tra i Monti Sabini e quelli Simbruini sempre si svolgeranno
commerci, transumanza, passaggio di eserciti, di briganti, di idee, di culti. Per questi
motivi in Riofreddo si svilupperanno, pi che nei paesi circostanti, un ospedale, una
numerosa categoria di commercianti e carrettieri, un fiorente artigianato, una classe
imprenditoriale piuttosto abile e a volte spregiudicata, un endemico contrabbando ed un
sempre latente brigantaggio.

Via Valeria. Vita e anima del paese


Il percorso dellantica strada Riofreddo, nei secoli passati, per la sua particolare posizione
geografica, si distingueva dai paesi limitrofi per essere al tempo stesso luogo di confine e
di passaggio. Era infatti lultimo Comune appartenente allo Stato Pontificio, e perci sede
gi nel 700 di una dogana di Finanza ed era in pi attraversato dalla pi importante
arteria di comunicazione e di commercio tra lo Stato della Chiesa e le province abruzzesi
del Regno di Napoli, la via Valeria. Il percorso di questa strada, nel viaggio da Tivoli verso
lormai prosciugato Lago del Fucino, era del tutto simile a quello odierno, almeno fino a
Ferrata, che trovandosi alla biforcazione tra la via Valeria Vetus e la Valeria Nuova, con la
sua osteria, il suo forno e la sua moletta era una tappa obbligata per ogni viandante. Da
qui la via Valeria, detta dall800 anche della spiaggia, salendo tra i monti, penetrava nel
territorio di Riofreddo; passava presso leremo di s. Maria, entrava nel borgo del paese
dalla porta di s. Caterina, ne usciva passando accanto allospedale dellAnnunziata,
proseguiva verso il quadrivio vicino s. Giorgio, dove veniva incrociata dalla Valeria
Nuova, passante per Arsoli, per arrivare a Rio Torto, il confine con Oricola e cio con il
Regno di Napoli.

Riofreddo: lo scambio ed il transito


Proprio la presenza della via Valeria fece s che Riofreddo diventasse un crocevia
importante nelle attivit commerciali tra Stato Pontificio e Regno di Napoli e legasse la
propria economia allo scambio. La strada infatti era battuta non solo da carrettieri e
trasportatori locali, che svolgevano la propria attivit seguendo diversi circuiti, ma anche
da negozianti regnicoli che recandosi a Roma a vendere le loro merci, dalle granaglie al
pesce del Fucino, sceglievano Riofreddo come luogo di sosta, e da rivenditori ambulanti,
che portavano generi di cui il paese era sprovvisto. Tali attivit di scambio si
intensificavano durante il mercato settimanale del luned, o le fiere di merci e bestiame
che, istituite nel 1706 ma forse gi attive nella met del 600, si tenevano a maggio e a
ottobre. Il flusso di transito aumentava per durante la transumanza, cio in autunno
quando le bestie scendevano verso la Campagna romana per svernare, o a primavera
quando risalivano verso le montagne abruzzesi. Ma la strada era anche fonte di problemi
per lintera comunit, per il passaggio delle truppe degli eserciti pi disparati, che erano
soliti fare razzie, per i timori che mali contagiosi insorti in luoghi lontani potessero
diffondersi anche nel paese, per la presenza di briganti e di contrabbandieri.
(Testo di Elisabetta Simeoni)

CENNI STORICI
Riofreddo situato a 65 km a Nord Est di Roma al confine tra il Lazio e lAbruzzo,
arroccato su un verde colle che domina una boschiva vallata ricca di sorgenti e protetto dai
vicini monti S. Elia e Aguzzo. Nel passato frontiera tra lo Stato Pontificio e il Regno di
Napoli attraversato da un antico diverticolo della via Valeria. Il territorio del comune
(superfice complessiva 12,46 Kmq.) confina a Nord con quello del comune di Vallinfreda,
ad Est con quello di Oricola, a Sud con il comune di Arsoli e con quello di Roviano, ad
Ovest con quello di Cineto Romano.

Preistoria
Nel 1879, nel territorio del comune di Vallinfreda, vengono trovati i resti fossili di un
ippopotamo. Nel 1894, durante laratura di un campo posto a due km. di distanza dalla
scoperta precedente (ma stavolta nel territorio di Riofreddo), vennero alla luce resti fossili
di animali. Fu interessato del ritrovamento il prof. Alessandro De Portis, ordinario di
geologia alluniversit di Roma, che descrisse il complesso di reperti ossei come
appartenenti allo scheletro di un elefante (Loxodon africanus), di un rinoceronte e un
coprolito di una iena del Pliocene. La scoperta era stata fatta a pi di un km. dalla stazione
di Riofreddo in direzione Nord-Ovest, sulle pendici orientali del monte Pisciato, a 200
metri di distanza dalla sponda sinistra del fosso Riotorto. (Innocenzi-Rosa; Portis)

Nel vallone antistante il paese di Riofreddo, ai piedi della rupe su cui si erge la rocca,
nella primavera del 1980 si provveduto al recupero dei resti di un ippopotamo da parte
di tecnici della Soprintendenza. (Ceruleo, 1982)

Scavi del 1952 di A. M. Radmilli: Riferibili al paleolitico medio sono i manufatti trovati ai
piedi del convento, ora diruto, di S. Giorgio, a poche centinaia di metri dal paese. In una
piccola sezione stradale sono stati rinvenuti in uno straterello di terreno rossiccio posto a
pochi cm. dal piano di campagna, un molare di rionoceronte ed alcuni manufatti
musterini, tutti su scheggia. Nelle colline intorno allinteressante giacimento si raccolgono,
lungo le erosioni e nei campi arati, manufatti paleolitici e neolitici. Resta in fine da
segnalare il rinvenimento nei pressi del depuratore, vicino al cavalcavia autostradale, di
un bel bulino riferibile al paleolitico superiore e di numerose schegge. In relazione all'area
in contrada La Botte da ricordare l'ascia levigata segnalata dal Pigorini come proveniente
da Riofreddo (Ceruleo, 1982; Radmilli; Pigorini)

Gli Equi
Le evidenze di strutture arcaiche presenti nella zona sono numerose e si riferiscono
prevalentemente a resti di mura fortificate in opera poligonale attribuibili probabilmente a
oppida equi molto simili a quelle conosciute in tutta la media valle dellAniene come a
Roviano, Agosta, Bellegra, ecc. Strutture simili sono presenti nel territorio di Riofreddo in
localit Antignano, in contrada la Botte, a Colle Cacione, a Monte Croce, sul monte
Aguzzo e sul monte S. Elia. La presenza di queste numerose strutture murarie arcaiche
daltronde giustificata dalla favorevole posizione nella quale si trova il territorio di
Riofreddo, crocevia tra la valle dellAniene, la piana del Cavaliere e la valle del Turano.
Ma levidenza archeologica pi complessa presente nel territorio senza dubbio la
necropoli equa di Casal Civitella, lunica necropoli conosciuta del Lazio attribuibile a
questo antico popolo italico. Lantico sepolcreto si trova nella parte pi occidentale del
territorio riofreddano, quasi al confine con quello del comune di Cineto, molto prossimo
alla sommit del monte Morregare ed esattamente in una sella delimitata da due rilievi,
posta a 764 m. slm. Gli scavi, condotti nel 1988 e 1989, permisero di mettere in luce un
piccolo numero di sepolture. Queste sono poste a una media di circa 30 cm. dallattuale
piano di campagna e sono tutte a inumazione. Per quanto concerne la tipologia, esse si
dividono in due diversi tipi di strutture: il primo tipo costituito da cassoni in calcare
spugnoso, formati da pi blocchi lavorati e accostati, che racchiudono sia lateralmente sia
posteriormente linumato; il secondo tipo costituito da blocchi, sempre di calcare
spugnoso, che foderano le pareti laterali della fossa dove il corpo deposto direttamente
sul terreno. Gli equi sepolti nella necropoli di Casal Civitella (37 individui, di cui 31 adulti
e 6 infanti) possedevano una morfologia scheletrica complessivamente normolinea,
tendente al longilineo, con arti moderatamente allungati e stature piuttosto alte con medie
di 167 cm per i maschi e 158 cm per le femmine, che non differisce di molto da quella delle
altre popolazioni coeve del centro Italia. I corredi delle tombe sono particolarmente ricchi
e comprendono armi e oggetti ornamentali che testimoniano lesistenza di un forte
rapporto commerciale con la fascia medio-adriatica ma soprattutto con il popolo dei
Sabini: gladi a stami, spade con elsa a croce (con relativo fodero con ghiera e puntale
decorati secondo il metodo del traforo su fondo dosso), punte di lancia e relativi sauroter,
bulle in bronzo, una collana dambra, fibule ad arco e a riccio di bronzo, ecc.. (Rossi
Massimi, 1)

Gli Equi della Valle dellAniene


Il confine Ovest del territorio degli Equi, abitanti la valle dellAniene, doveva
coincidere allincirca con la direttrice dei torrenti Licenza e Giovenzano, che raggiungono
il fiume da Nord e da Sud: in et romana infatti la villa di Orazio, presso lodierna Licenza,
si trovava gi in Sabina (in Sabinis), il villaggio di Varia (Vicovaro) appare legato alla citt
latina di Tibur, mentre il piccolo municipio di Trebula Suffenas (presso Ciciliano) era di
origine equa .
La topografia del territorio aniense degli Equi stata indagata solo in parte e
soprattutto per il settore sulla sponda Sud verso la valle del fiume Sacco: qui sono stati
identificati tra i monti Ruffi (a Roviano, Bellegra, Roiate, Olevano) alcuni dei luoghi
fortificati daltura (gli oppida sui summa iuga citati da Livio), costituiti da una cinta
muraria a blocchi, attivati durante lavanzata verso i territori di Tibur e Praeneste nel
Latium vetus. Nellalta valle succedevano a insediamenti equi i centri romani di Afilae
(Affile) nei monti Affilani e Treba Augusta (Trevi nel Lazio) nei Simbruini. Non si conosce
invece il nome dellabitato cui spettava la necropoli di Casal Civitella a Rifreddo, il quale
doveva trovarsi sul pendio subito a monte ove si rinvengono concentrazioni di frammenti
di tegole. Si ricava da varie testimonianze letterarie ed epigrafiche che lorganizzazione del
territorio come in genere per la Sabina e il Sannio rimase anche in et romana di tipo
paganico-vicano; unesemplificazione, desunta dai carmi di Orazio, riguarda proprio la
confinante zona sabina (pagi di Mandela e Ustica, vicus di Varia). Le attivit produttive
principali consistevano in agricoltura, limitato allevamento, caccia (dati desunti dallo
studio degli scheletri della necropoli di Riofreddo).
Contrariamente ai siti arroccati, che furono abbandonati dopo la guerra di
conquista, i santuari rurali mostrano continuit di vita fino in epoca imperiale: il fanum di
Vacuna-Vittoria presso la villa di Orazio fu restaurato da Vespasiano, un santuario di
Giove della sommit (Iuppiter Cacunus) noto da uniscrizione era presso Orvinio, un
altro a Treba. Nella Vetrina .. sono conservati alcuni oggetti votivi del IV-III sec. a. C.
provenienti da una ricca stipe (materiali al Museo Nazionale di Chieti), scoperta nel 1950,
presso Carsioli, relativa a un santuario forse gi esistente prima della fondazione della
colonia agli inizi del III sec. a. C.

Let romana: assetto del territorio


Dopo lapertura della via Valeria si super in parte, nel corso del III-II sec. a. C.,
lantico assetto paganico-vicano del territorio mediante la fondazione della colonia di
Carsioli (298 a. C.) e limpianto di unit produttive sparse basate sullo sfruttamento della
terra (villae rusticae). La ricerca topografico-archeologica nella zona di Riofreddo ancora
molto indietro, ma alcuni reperti sporadici e soprattutto le evidenze di contesti territoriali
vicini consentono di affermare che anche lungo il tracciato della Valeria sorsero,
soprattutto nel II sec. a. C.-I d. C., varie ville, le quali costituirono, insieme allallevamento
e allo sfruttamento del bosco, la principale attivit economica della popolazione locale. Si
trattava di fattorie con stanze dabitazione per il proprietario (pars urbana) e ambienti
destinati alla lavorazione-conservazione dei prodotti agricoli (pars rustica), in genere
costruite su platee terrazzate e con cisterna separata per la raccolta dellacqua piovana;
una, di cui resta il perimetro a blocchi di pietra, sorgeva in loc. Antignano. Da altri siti
provengono frammenti di pavimenti, intonaci ed elementi decorativi (Vetrina n. .). La
gestione era a conduzione familiare, essendo la propriet di piccola o media estensione,
integrata da pochi schiavi; le colture comprendevano modesti oliveti, frutteti, vigneti,
campi a legumi e cereali, cui si affiancavano allevamento di greggi, produzione di legna
(attestata da iscrizioni della vicina Carsioli), caccia. I prodotti erano destinati
allautoconsumo, ma potevano essere indirizzati anche tramite la via Valeria su Tibur
(Tivoli) e Roma. La diffusione della villa evidenziata altres dal rinvenimento di parti di
sepolcri, che sorgevano allinterno dei fundi agricoli, prefenzialmente lungo la strada: si
segnalano blocchi di sepolcri con fregio dorico (fine I sec. a. C.-inizi I d. C.) e il cippo del
recinto di una tomba , entrambi murati in paese.
La costruzione di quattro importanti acquedotti pubblici (Anio vetus 272 a. C.,
Aqua Marcia 144 a. C., Aqua Claudia e Anio novus 38-52 d. C.), che seguivano il tracciato
della Valeria, diedero alla valle dellAniene un ruolo di primo piano. Larco di vita delle
ville copre tutta let imperiale fino in epoca tarda, come documentano numerosi
frammenti di vasellame di uso domestico in ceramica comune e fine (Vetrina n. ) e
monete databili fino al III-IV secolo. Il diruto convento altomedioevale (IX secolo) di S.
Giorgio, che riutilizza nelle sue strutture copioso materiale antico, fu lultimo erede della
tradizione agricola delle villae .

La Romanizzazione: costruzione della viaValeria


Dopo la lunga guerra del V-IV sec. a. C. vinta da Roma il territorio degli Equi nella
valle dellAniene venne romanizzato con liscrizione nella trib Aniensis (299 a. C.) e la
deduzione della colonia di Carsioli (298 a. C.). Precedentemente era stata tracciata, su un
antichissimo sentiero di transumanza, la via Valeria ad opera di M. Valerio Massimo
(durante la censura del 307/306 o il consolato del 289, 286 a. C.): strada e colonia di
cittadini servivano per favorire la trasformazione della zona di recente conquista.
La Valeria risaliva la sponda destra del fiume fin sotto Roviano-Arsoli al bivio con la via
Sublacensis (miglio XXXVI), quindi affrontava la salita verso Riofreddo (miglio XL),
passando da quota 320 a 600. Si presentava con laspetto tipico delle strade romane:
lastricato in pietra lavica, sostruzioni a blocchi nei tratti pi disagevoli, ponti in muratura,
suddivisione del tracciato in miliari. La via consolare abbandon un aspro percorso
montano (cosiddetta Valeria vetus), che dalla statio di ad Lamnas (miglio XXXIII) sotto
Cineto Romano raggiungeva pi direttamente Riofreddo e che rimase come via secondaria
(ancora oggi usato come mulattiera. Due ponti gemelli restano in buono stato di
conservazione sul fosso Bagnatore lungo il tratto in salita della Valeria: il ponte Scutonico
sotto Roviano e il ponte S. Giorgio sotto Riofreddo, entrambi in blocchi squadrati (opus
quadratum) e con unica arcata a conci. Spettano probabilmente allopera dellimperatore
Nerva che nel 97 d. C. fece eseguire, come per altre strade (Appia, Salaria etc.), una
generale opera di restauro, contrassegnata dallerezione di nuovi miliari con la frase
faciendam curavit (= ne cur la costruzione), di cui sono stati rinvenuti in zona i nn.
XXXVI-XXXVIII. Non escluso che proprio al ponte S. Giorgio si possa riferire
limportante frammento epigrafico con resti della titolatura di Nerva.
La Valeria fu soggetta a continui restauri fino alla seconda met del IV secolo: lo
testimoniano il miliario XXXVIII di Massenzio (307-312) da Arsoli, il gruppo di tre miliari
rinvenuti nel 1882 al bivio con la Sublacensis (il XXXVI di Costanzo e Galerio del 305-306 e
di Costantino e Licinio del 317-323, uno forse di Magnenzio del 350-353, uno di
Valentiniano, Valente e Graziano del 373-374) e un frammento rinvenuto presso Riofreddo
pertinente alla serie di miliari dei tre ultimi imperatori; inciso su una colonna marmorea
di spoglio, come in genere i miliari tardi, e denota pi che un reale riadattamento della
strada un intento celebrativo-propagandistico .

Medioevo
Il nome della localit, che deriva dal gelido ruscello che lambisce labitato (il torrente
Bagnatore), appare per la prima volta in un documento di papa Nicol I del 20 agosto 867
(Reg. Subl., n. 18, p. 51 rr. 19, 20): cum aqua que vocatur frigida seu timida. Ma il documento
quasi sicuramente un falso realizzato in epoca posteriore.

Il castello di Riofreddo nacque molto probabilmente nel secolo XI e intorno al castrum si


svilupp conseguentemente l'attuale centro abitato, nel cui perimetro murario si riunirono
tutte quelle genti che vivevano sparse nei contigui ambiti territoriali, organizzate intorno a
chiese campestri. Nel convergere in un unico luogo di gruppi di diversa provenienza,
avvenne che ciascuno portasse con s nella nuova sede le proprie pratiche cultuali, frutto
di peculiari esperienze. Per tale motivo nel ricercare l'origine in Riofreddo della devozione
ai santi Marco, Giorgio ed Elia, bisogna risalire a questo momento, che documentato
dell'esistenza nel territorio di chiese dedicate a questi santi. (Alessandri, 1994, p. 157-8)

Riofreddo appare intanto, per la prima volta, insieme con il nome del suo signore
Berardus de Rigofrigido, uno dei testimoni nellatto dinvestitura che fece Adriano IV a
favore di Oddone da Poli (il 17 gennaio 1157), dei castelli Poli, Fustignano, Guadagnolo,
Anticoli, Rocca de Murri e Castelnuovo. Ora quel Berardo de Rigofrigido non poteva essere
altri che un miles Colonnese. Ora probabile che i Colonnesi prendessero stanza in
Riofreddo, ovvero si afforzassero in quella rocca, circa la prima met del duodecimo
secolo. (Presutti, 1909)

Lantico Forte di Riofreddo, che prende questa denominazione da un gelido ruscello che
gli scorre dappresso [] giace a ridosso di uno di quei monti, dove abitavano gli antichi
Popoli Equi, o Equicoli al miglio 35. lungi da Roma sulla celebre Via Valeria. Placatesi in
Italia le fazzioni, che dettero occasione ai luoghi di abbandonare la semplice indivi-
duazione nominale degli antichi Paghi, o Vichi, e prender questo di Castellum, o Castrum: il
Custode Soldato del Feudo militare di Riofreddo, che poscia labusivo nome us di Barone
convert la Rocca in Palazzo; e le doppie Mura che le recingevano in Case abitate; ed
accord a chiunque di fabricare sopra le mura a maniera, che cento strade ora vi sono per
entrare ove era piantata lantica Rocca. Allora si estesero i confini dellabitato; e gli abitanti
campestri abbandonati i rusticani Casolari si riunirono nel seno della Patria; e cos
cessarono la Pievi di S. Maria e di S. Giorgio, e si form una ben florida Terra, non meno at-
teso il continuo passo di quei che, dalla Penna, dalla Valle di Sulmona, dallAquila, dallo
Stato di Tagliacozzo, dalla Valle di Carsoli, dalla Baronia di Collalto, ed anche da una
porzione di Sabina vogliono introdursi, e trasportar robbe nei Stati Romani; quanto atteso
il commercio dogni genere, e le arti meccaniche che vi fioriscono; e la multiplicit di
uomini illustri, che in ogni tempo sono stati il decoro delle Scienze, e lornamento della
Romana Curia. (B. Sebastiani, p. 109)

Epoca moderna
Rapporti con Oricola
Nel 1518. gli Oricolani estesero i loro confini fin dentro il Territorio di Riofreddo.
Quest'atto di sfacciata lesione di propriet riscosse la pazienza di Riofreddo lungamente
irritata. Non giovando le amichevoli trattative, si trov nella dura necessit di difendere
con le armi il suo Territorio. Opportunamente giunse in Napoli al Contestabile Don
Fabrizio Colonna la spiacevole notizia delle mosse ostili di amendue i Feudi. Per ovviare a
ci che ne poteva nascere fece giungere in Carsoli il suo Uditore Generale Sig. Bernardino
De Amicis, il quale e con la forza, e con l'autorit richiam nell'antico confine gli
Usurpatori. Se in questa circostanza furono quietate le vertenze, non si spinse l'antica
ruggine degli Oricolani i quali non hanno mai desistito di fare ai Riofreddani una guerra
ora sorda, e ora scoperta a fronte della dimostrazione franca, ed amichevole con le quali
sono ricevuti, e trattati in Riofreddo. (B. Sebastiani, pp. 125-6)
Statuto di Riofreddo. 1550
Il 25 febbraio 1550 viene approvato lo Statuto di Riofreddo. Nel 1581 il notaio Giovanni De
Matteis lo trascrive. Viste le pessime condizioni in cui si trovava viene copiato ancora una
volta nel 1635 a cura del notaio Francesco Alessandri di Cineto.

Vendita ai Del Drago nel 1554 e nel 1560


Riofreddo stato gi Feudo Militare - Popolo libero si vide circa la met del Secolo XVI.
commandato non pi col titolo di Soldato ma di Signore, di Barone. D. Bernardino
Caffarelli nobile Romano dominava su tre parti, e Muzio Colonna sulla quarta. La
decadenza dambe le Famiglie indusse prima Caffarelli a vendere nell'anno 1554 - ai 13
settembre le sue tre porzioni al Reverendo Sig. D. Paolo Del Drago per la somma di [scudi]
2400 -: e negli anni appresso seguendo il suo esempio Muzio Colonna vend allo stesso
Del Drago la sua porzione per scudi mille. Ambedue gl'Istromenti di vendita furono rogati
dal Sig. Alessandro Pellegrini Notaro dell'AC. F Riofreddo in tutto, e per tutto venduto
per [scudi] 3400 prezzo veramente ne pur valevole a comprare la semplice Giurisdizione.
(B. Sebastiani, p. 114)

Il marchesato
Gregorio XV eresse il feudo di Riofreddo a marchesato il 21 ottobre 1622 a favore di
Antonio del Drago. (Silvestelli, p. 278)

La peste
Lo sconvolgimento causato dalla peste del 1656 fu enorme e non solo sul piano
demografico. La cittadinanza di Riofreddo ne fu colpita negli ultimi giorni di agosto ( del
6 settembre il bando con il quale il Cardinale Sforza, Capo della Congregazione di Sanit,
proibiva il commercio con la Terra di Riofreddo perch ivi si era diffuso il contagio).
Negli Stati delle Anime del 1682 compilati dallArciprete Araudino ben 26 anni dopo il
morbo - e ove appaiono gi nuclei familiari immigrati - si rivela una popolazione di soli
420 abitanti divisi in 86 fochi. (Alessandri, 1989, 3)
Nel 1656 la peste che desol tutta l'Italia come riferisce il Muratori n suoi annali desol
orribilmente Riofreddo. In quest'orribile flagello perirono molte delle primarie Famiglie, e
f duopo chiamare i Popoli vicini a riabitare questa Terra quasi deserta. (B. Sebastiani, p.
136)

Passaggi di truppe
H lasciato scritto il Notaro Giovanni Furatti in un suo Protocollo che nell'agosto 1641,
pass per Riofreddo l'armata di Spagna verso il Regno di Napoli venendo da Roma, dove
ripassarono con i Francesi e Portoghesi.
Nell'anno 1744. Riofreddo soffr non solo il passaggio ma la stazione dell'armata ora
Spagnola - Napoletana ed ora delle Tedesche, che venivano fuggendo o inseguendosi fra
loro. Per quanto sagaci fossero le provvidenze prese dalla pubblica amministrazione onde
niente mancasse di foraggi, e di viveri, f tutto inutile, giacch le scorrerie gli erano cos
impetuose che non si dava tempo per assistere l'occorrente. Si videro bruciati fienili, case
di campagna, le biancherie, e letti somministrati dai particolari e derubbato il Bestiame.
(B. Sebastiani, pp. 128-9)

Il racconto di un fuggitivo (1693)


Di l ci mettemmo per monti che menano a Riofreddo. [] Senza che vi racconti le mie
sventure, vorrei che mi diceste se da pochi giorni non siano venuti a Riofreddo dei
forastieri, ossia dei soldati o dei birri, ad aspettare qualcuno al varco. No rispose nel
suo dialetto. Simili canaglie non oserebbero avvicinarsi a Riofreddo perch li faremmo
ruzzolare dai monti a colpi di moschetto. Qui non conosciamo altro padrone che il
marchese del Drago. Non abbia paura: venga con me e io le mostrer i passi per entrare
nel regno di Napoli. [] Riofreddo un piccolo castello posto sopra un bel monte le cui
coste sono coperte di olivi e castagneti. Giungemmo presso alle mura []
(G. Pignata, pp. 70-74)

Riofreddo in versi nel 1726


I versi sono estratti da Il terzo libro delle opere burlesche aggiunto a quelle di M. Francesco Berni
[...], stampato da Jacopo Broedelet MDCCXXVI, pp. 280.
Pur tale Riofreddo; il qual tu perdi
Tosto ch'el pie ne traggi; e di lontano,
Per ravvisarlo, invan gli occhi disperdi.
Ben'il monte che stassi a lui sovrano;
E sacro estolle ad Eliabbe il giogo;
Vedesi a molte miglia indi lontano.
Hor da qusto io lo miro, hor da quel luogo;
E sempre a vagheggiarlo i passi fermo:
E non per questo il mio talento sfogo.
Honoro il monte solitario, ed ermo:
Non sol per, ch'in cima a lui si scorge
il sacro horror d'un venerabil'Ermo:

Rapporti con Arsoli


Linimicizia che esisteva tra i paesi di Riofreddo e Arsoli nasceva tra laltro dal fatto che i
riofreddani si vedevano continuamente danneggiati dai principi Massimo, signori di
Arsoli, i quali riuscivano sempre a far riparare la strada che dallOsteria della Ferrata
conduceva al Regno di Napoli, solo per quel braccio che passava attraverso Arsoli e mai
per quello che invece avrebbe previsto il transito per Riofreddo. (Alessandri, 1989, 3)
Nel 1756. due Soldati della Milizia Urbana Baronale di Arsoli con muntura, e fucile si
presentarono alla Porta di Riofreddo il giorno 23 Aprile festa del protettore S. Giorgio
Martire. Il Capitano della Guardia che presiedeva alla polizia con tutta civilt li esort a
depositare le armi nel quartiere, quante volte volevano rimanere in paese. Si ricusarono i
due Arsolani, e perci furono respinti indietro. Tornati nella lor Terra animarono il
commandante ad armare tutta la Truppa, per venire in Riofreddo. Poco ci volle a
persuadere quel inconsiderato officiale, il quale al momento con tutti i suoi uomini si port
alle Porte di Riofreddo chiedendo sodisfazione del preteso torto fatto alle sue armi. La
Guardia civica rispose urbanamente, ma la Truppa Arsolana che voleva seguitare la sua
marcia nell'interno del paese e la pertinacia degli aggressori, caus un conflitto. Si
suonarono le campane alle armi, accorse il popolo, e particolarmente quelli che erano al
pranzo della Festa, e si venne formalmente alle mani. Il Commandante f sbalzato da
cavallo, e rovesciato nel vicino Ponte della Nunziata, ed i suoi uomini altri furono feriti,
altri respinti, ed altri tradotti nelle pubbliche carceri, e cos in un momento disparve
l'armamento Arsolano. Dopo questo fatto continuarono per un mese le ostilit nel confine
di ambedue territorj. I Baroni rispettivi calcolando i danni di queste ostilit proposero una
capitolazione, la quale segu per atto pubblico rogato il Sig. Bartolomeo Sebastiani li 23
Maggio 1756 nel convento di S. Giorgio Territorio di Riofreddo, e perci chiamato il
trattato di S. Giorgio. Posteriormente in tutte le circostanze gli Arsolani hanno mentenuto
il carattere di rivalit con Riofreddo. (B. Sebastiani, p. 126)

La grande siccit: 17 dicembre 1778 - 7 maggio 1779


Questanno memorabile per la gran siccit non mai vista; imperocch da 17 decembre
1778, sino al v.nte aprile non piovve mai. Verso il principio di febbraro pareva che volesse
diluviare, ma levatasi la dominante fiera tramontana, fece sparire lacqua. Alcune altre
volte diede segno laria di voler piovere, tutto per restava per aria, e noi restavamo col
gran desiderio dellacqua. Afflitto con tanti mali il Popolo ricorso a Dio: portammo la
Madonna S.ma in processione fino a S. Giorgio tutti scalzi si uomini che donne; la
processione riusc la pi divota che si potesse vedere: tutti modesti, piangendo ed orando.
F fatta la festa di S. Giorgio [23 aprile], ma leggevasi in faccia a tutti la grande afflizzione
che tenevano nel cuore. Nel giorno di S. Marco [25 aprile] facemmo una processione
veramente di penitenza tutti scalzi. Nel giorno seguente fu fatta altra divota processione. Il
cielo seguitava nella sua durezza. Nella seguente domenica 2 maggio giorno di S. Atanasio
fu fatta unaltra processione di penitenza. Intanto sentivansi dappertutto tristi novelle di
fame, carestia e mortalit. Si chiusero i granai, incar a un tratto ogni cosa. Ma il gran
Padre delle Misericordie sent i loro lamenti, mosso a piet fece apparir poco a poco
lacqua nel giorno sette maggio.Non si pu facilmente credere quanto sia stato il gaudio e
giubbilo universale della gente. (Ramos)

Un viaggiatore inglese di passaggio nel 1792: Sir Henry Colt O'Hare


Subito dopo raggiunsi Rio Freddo, un villaggio situato su un promontorio dove le
ristrette montagne formano un angusto passaggio e la strada scende serpeggiando lungo il
declivio di una profonda valle sottostante. In questo punto che segna il confine tra il
territorio napoletano e quello della Chiesa c' un piccolo posto di dogana, ma io non feci
alcuna esperienza n in ordine al fastidio n in ordine alla cupidigia, cose che sono abituali
in tali uffici doganali. Poco distante da Rio Freddo c' una scoscesa e ripida discesa
chiamata La spiaggia. Sia qui che prima, notai evidenti tracce della Via Valeria
particolarmente in un punto dove la roccia stata tagliata e portata via, per aprire un
varco. Tra questo declivio e il territorio napoletano presi ad incamminarmi per la strada
cattiva che si era resa impraticabile da poco per via dellabbondante pioggia caduta per
parecchi giorni di seguito. (Colt OHare)

La Rivoluzione Francese
Nata la Repubblica Romana del 1799, Riofreddo diviene capoluogo del 6 Cantone del
Dipartimento del Tevere, vale a dire di un territorio che comprendeva anche i comuni di
Vivaro, Vallinfreda, Arsoli, Roviano, Scarpa, Anticoli, Sambuci, Saracinesco, Civitella,
Licenza, Roccagiovine, Percile. In Riofreddo quindi, risiedeva un Presidente Municipale che
diramava gli ordini agli Edili di tutte le altre Comuni, i quali due volte la settimana si raddunavano
in Riofreddo per trattare gli affari comunali. Vi era un Pretore, un Scriba e quattro Assessori per il
ramo giudiziario. Un Questore che riteneva la cassa di tutte le Comuni. Un Direttore di Bollo e
della Registrazione ed un Prefetto Consolare, che sorvegliava tutte le autorit. (Alessandri, 2000)
Passaggi di truppe
Nell'anno 1821 ai 9 e 12 marzo passarano, e ripassarano per Riofreddo 2000, tra Ungari, e
Croati diretti per lAbruzzo per riordinare il Regno di Napoli, che si era rivoluzionato.
Questo passaggio, e stazione produsse dei danni non piccoli, oltre il dispendio per il
mantenimento, ed alloggio. (B. Sebastiani, p. 132)

I Del Drago Principi


Nel giugno 1832 Gregorio XVI die' il titolo di principe nella persona del marchese Urbano
del Drago Biscia Gentile, il cui fratello Luigi ebbe a maggiordomo e poi creo' cardinale: il
Papa regnante fece il principe Urbano senatore di Roma. (Moroni)

Riofreddo nel 1857


Comune della diocesi di Tivoli, con territorio tutto montuoso, che produce pricipuamente
grano, pascoli e altro, con circa 1200 abitanti. (Moroni)

I Pelagallo marchesi di Riofreddo (1859)


Oggigiorno [1938] il titolo marchionale di Riofreddo portato alla pari, dal ramo
principesco Del Drago Biscia Gentili e dal marchese Guido Stefano Pelagallo, in linea
materna Casali Del Drago. (Presutti, 1938, p. 268) Nel 1859 infatti Carlo Andrea Pelagallo,
sposando Maria Casali Del Drago, aveva ereditato il titolo e il castello di Riofreddo.

Problemi con il nuovo Regno dItalia


Dopo il 1860 Riofreddo continua a far parte dello Stato Pontificio e per dieci anni confina
con il Regno dItalia. La vicinanza generava per incidenti tra le guardie di confine come
questo:
Truppa di Finanza Comando della Tenenza di Riofreddo n. 1558.
Al Comando della prima Compagnia di Finanza, Roma, li 4 ottobre 1866
Porto a cognizione della S.V. Illma che la notte del giorno tre al quattro, circa trenta
persone armate provenienti da Carsoli Regno Napoletano [ed ora Regno dItalia] hanno
penetrato in questo paese e dopo aver perquisito pi case si recarono all'osteria di un certo
Domenico Caffari, ove arrestarono un tal Ventura Paolini parimenti di Carsoli, che
trovavasi in questo paese da cinque mesi a questa parte. Di tutto ci ho creduto di doverne
dare partecipazione all S.V. Illma perch prevedo che simili casi in appresso possano
riaccadere, ed io non saprei come contenermi, mentre che con il poco numero di forza
posso opporgli veruna resistenza. Ed perci che sarei di subordinato parere che la S.V.
Illma implorasse dalle Autorit competenti perch anche in questo paese si destinasse un
distaccamento di Truppa Pontificia essendo in questo luogo pi necessario che non lo in
Arsoli. Di pi poi la prevengo che questa gente armata erano tutti alla borghese: per ho
potuto risapere che fossero le Guardie Nazionali di Carsoli, e alla testa il loro Capitano. Il
Comandante la Tenenza, N. Paoletti. (Ministero dell'interno, Tit. V, rubr. CLIV, busta
1045)

Riofreddo nell'opera di Fabio Gori Da Roma a Tivoli e Subiaco.... pubblicata nel


Giornale Arcadico, n. s., tomo CLXXXII (1863), pp. 128
Verso Riofreddo vicino ad un antico ponte della Valeria si scorge la chiesa di S. Giorgio
di architettura gotica e protetta da una torre. In prossimit della strada appoggiati ad una
maceria ho osservati due massi, in cui sono scolpiti un animalaccio con coda arricciata ed
un cerchio con razzi, i quali simboli ho rimarcato in molti luoghi in Sabina

Il colera del 1866


I primi indizi del morbo si ebbero negli ultimi giorni del mese di novembre ma
purtroppo non furono presi in seria considerazione cosicch il giorno 8 del mese
successivo lepidemia esplose con tutta la sua violenza. Il colera dur fino alla met del
mese di febbraio: le vittime furono ben 41 di cui 13 uomini, 17 donne e 11 fanciulli, mentre
i casi furono circa 150 senza contare le piccole indisposizioni pressoch generali.
(Alessandri, 1973)

I Garibaldi
Larrivo a Riofreddo, per trascorrervi la prima estate, presumibilmente quella del 1893, di
Ricciotti e Costanza Garibaldi, e dei loro numerosi figli, crea interesse, curiosit, emozione.
Ricciotti, quarto figlio di Giuseppe ed Anita, gi noto per le sue imprese militari. Si
distinto accanto al padre negli ultimi fatti d'arme del Risorgimento, a Mentana e
Monterotondo, e nella guerra franco-prussiana. A Riofreddo, in ogni caso, si va ad
insediare una famiglia dall'ampia notoriet. Tutto il paese ha dato il meglio di se per
consentire questo approdo, e contribuito, talvolta con i mezzi di bordo, alla costruzione
del grande e imponente edificio che la famiglia chiamer il Castello di Riofreddo, ed al
quale si addice bene il nome odierno di Villa Garibaldi. La cittadina beneficiata da una
celebrit nuova e inattesa. Sulla scelta di Riofreddo, ci sono molte interpretazioni: un bel
ricordo del paese, appena intraveduto nella ritirata da Mentana, riscoperto in occasione
della inaugurazione della ferrovia Roma-Sulmona. O forse la semplice esigenza di offrire
un soggiorno estivo alla numerosa famiglia, con la possibilit per tutte queste giovani
bocche di sfamarsi, nonostante le ristrettezze domestiche, con prodotti che la terra,
qualche stalla, alcuni animali, oltre ad una generosa mano dopera, possono offrire.
Costanza vi svilupper lorto, il pollaio, produrr miele da offrire, ai visitatori ed ai
bambini del paese, latte, vi terr asino, mucca, cavalloe fiori, alberi da frutta
restituiranno alla famiglia un lusso genuino molto vittoriano. (Garibaldi-Jallet)

La prima guerra mondiale


I caduti del monumento e quelli del cuore in chiesa

La seconda guerra mondiale


Diario Antonelli

LUOGHI DINTERESSE
Ruderi della chiesa e del monastero di S. Giorgio
Un codice del monastero benedettino di Subiaco, detto Regesto sublacense del
secolo XI, conserva memoria della storia dellabbazia e dei suoi possedimenti. Fra i beni
descritti nominato gi dal IX secolo come possesso dellabbazia anche un Fondo che
viene chiamato di s. Giorgio, o del Monte Sasso detto Sicco o Malo che sta sopra la chiesa
di s. Giorgio () con tutti gli altri luoghi annessi. Questo era situato presso il torrente
chiamato comunemente nel medioevo Acqua Frigida sul quale limperatore Nerva
aveva fatto costruire il ponte sulla via Valeria nelle antiche carte spesso indicato col nome
di Arco di s. Giorgio. Frequentemente nominato nelle lettere papali riguardanti
labbazia di Subiaco, il possedimento di s. Giorgio fungeva da importante snodo di
comunicazione dominando il crocevia commerciale e culturale sulla Valeria ai confini fra il
territorio marsicano, cicolano, reatino, tiburtino e sublacense. La sua funzione, ancora assai
viva sotto la dominazione Colonna e nel XVI secolo, venne progressivamente decadendo
nel corso del Sei e Settecento: lantico possedimento benedettino venne prima eretto in
commenda sotto Innocenzo X (1645) e unito alla basilica romana di s. Pancrazio di cui era
titolare il cardinal Maidalchini, e poi dato in enfiteusi alla famiglia Roberti nel 1750.
Lantica fondazione risalente allVIII secolo, oggi un rudere ricoperto dai rovi, fu
oggetto di vari rimaneggiamenti nel corso dei secoli. Il pi importante data alla fine del XII
secolo, quando sia la chiesa che lannesso edificio monastico vennero in gran parte
riedificati. A questa data si possono far risalire le pietre squadrate della cornice del portale
in pietra ancora in loco, i resti dellantico Ciborio di cui la Parrocchiale di s. Nicola
conserva due colonne portanti, ed altri avanzi della decorazione architettonica sparsi nel
territorio di Riofreddo. Nel corso del Quattrocento linterno della chiesa ad aula unica
venne rimaneggiato con laggiunta di tre cappelle sulla sinistra dellabside che in antico
dovettero essere affrescate probabilmente dallo stesso pittore attivo nel 1420 nellOratorio
dellAnnunziata per volere dei Colonna. Ancora oggi si possono vedere i resti del
campanile che si erge sul lato sinistro della chiesa, le mura perimetrali dellinsediamento
monastico e parte della facciata della chiesa che allinterno conserva visibile la struttura
dellabside e la cripta, luogo di sepoltura nel corso dei secoli.
Il plastico esposto in museo offre unipotesi di ricostruzione degli edifici della
chiesa e del monastero annesso basata sul rilievo planimetrico delle strutture murarie
ancora esistenti e sul confronto con la tipologia di altre costruzioni benedettine presenti
nel territorio laziale. Rispetto al disegno della pianta del complesso proposto
dallarchitetto Enrico Paniconi e pubblicato da F. Hermanin nel 1950, il rilievo messo a
punto nella campagna di studi promossa in occasione dellapertura del Museo della Villa
Garibaldi, ha permesso di rettificare e chiarire larticolazione in pianta degli spazi interni
della chiesa e degli annessi locali cenobitici configurando la disposizione degli edifici
secondo unipotesi che ha trovato conferma nella pianta catastale del territorio di
Riofreddo dellinizio del XIX secolo di cui qui si riproduce un particolare con la veduta del
sito di s. Giorgio.
(Pannello Museo)

La pi antica menzione che si ha di questa chiesa si ricava dal Regesto Sublacense. Nel
General Privilegio di papa Niccol I (20 agosto 867), che conferma la propriet di quel
monastero, si dice infatti: Fundum qui vocatur sancti georgii - seu sassa montis qui vocatur sicco
seu malo - qui stat supra ecclesia sancti georgii - una cum aqua qui vocatur frigida seu timida.
Accanto alla chiesa era un monastero che lHermanin dallesame delle strutture murarie fa
risalire allVIII secolo. Appartenne quasi sicuramente ai Benedettini. Landolfo Colonna di
Riofreddo fece supplica al papa Bonifacio IX onde far venire nella chiesa i frati Agostiniani
Eremitani. Ma sembra che la richiesta del Colonna non venisse accolta, non si sa per quale
motivo. Nel 1470 bens, si ha notizia che in S. Giorgio officiassero gli Ambrosiani.
Soppresso questordine nel 1643, la chiesa e il monastero passarono sotto la giurisdizione
del Vescovo di Tivoli, quindi nel 1645, come tutti i monasteri di quellordine, anche il
nostro fu posto alle dipendenze delle chiese riunite dei Santi Pancrazio e Clemente in
Roma, erette in Commenda. I beni e gli edifici di S. Giorgio furono dati dallAbate
commendatario in enfiteusi nel 1750 alla famiglia Roberti di Riofreddo. Della chiesa e del
convento oggi rimangono solo poche mura in pessime condizioni, mentre il suo archivio
andato completamente perduto. (Alessandri, 1989, 3)
Della pi antica costruzione, chio credo risalga al secolo ottavo, ci restano interessanti
indizi: la pianta della chiesa, un frammento discrizione ed una scultura. [] I muri sono
stati tirati su alla meno peggio ed in gran parte non risalgono pi in l della seconda met
del secolo dodicesimo, quando come certo, la chiesa ed il monastero furono rifabbricati.
Allora la primitiva abside fu rialzata, ricostruite le porte dingresso ed innalzato il
campanile romanico. [] Molto pi tardi, probabilmente nel quattrocento, furono
costruite le pareti di divisione delle tre cappelle, appoggiate al muro di sinistra dellunica
navata. [] Queste cappelle erano decorate di affreschi, ora scomparsi, che Giuseppe
Presutti assegnava allo stesso pittore che nel 1422 decor per Landolfo Colonna, signore di
Riofreddo, la piccola chiesa dellAnnunziata. (Hermanin)

Castello
Eretto nellXI o XII secolo. La forma originaria era forse a quadrilatero con torri cilindriche
agli angoli e il maschio nella parte frontale. Nel corso dei vari e numerosi rimaneggiamenti
che il castello ebbe a subire nei secoli, due delle quattro torri cilindriche furono eliminate.
Appartenne alle casate nobiliari dei Colonna, dei Del Drago e dei Pelagallo.

Chiesa ed Ospedale della SS. Annunziata


La chiesa
Di pianta rettangolare (7,5 per 15 m), sulla sinistra, a circa met della sua lunghezza, si
apre un piccolo vano quadrangolare adibito a sacrestia. La chiesa priva di abside e
laltare posto su un ripiano al quale si accede con tre scalini. Presumibilmente anche
lesterno era affrescato con opere ormai distrutte dal tempo ma delle quali rimangono
tracce.
La volta a botte, la forma delle finestrine smussate che si aprono da un sol lato
delledificio, la stessa modanatura del portale, farebbero anche pensare ad una costruzione
di tarda et romanica. (Leonardi)
Originariamente gli spazi sopra la porta e attorno alle monofore, profondamente
sguinciate, dovevano essere tutti decorati ad affresco. Rimangono ora poche tracce, dalle
quali si pu arguire che al di sopra del portale, limitata da fasce policrome, fosse la
immagine dell'Annunciazione, di cui sopravvive un resto in una aureola rilevata
sull'arricciato. Altre aureole, riconoscibili ai lati delle finestre, lasciano supporre che ivi
fossero rappresentate figure di santi. (Bianchi)

Gli affreschi
Linterno, interamente affrescato, costituisce uno dei rari documenti pittorici di rilievo a
noi pervenuti della produzione del primo Quattrocento del Lazio. (Dizionario della
pittura)
La cappella venne fatta dipingere nel 1422. Lo attesta la data riportata sullarchitrave, e la
sigla del committente Antonio Colonna, signore in quegli anni del feudo. (Leonardi)
Parete dingresso: laffresco stato segato, nel basso, per rialzare la porta allattuale
livello stradale. Rappresenta la Passione di Ges: di qua e di l della croce sono le due sole
figure della Vergine e dellEvangelista. La composizione ancora in tutto ligia alle
tradizioni. (Leonardi)
Parete di fondo: (LAnnunciazione) La Vergine, dallaspetto giovanile, ma con lineamenti
maschi, gli occhi chini, le mani giunte al petto, si leva a met dellampia sedia a dossale
ricurvo, inchinandosi al Nunzio. I capelli le escono da sotto il balzo; capelli fulvi, di un
rosso acceso. Come un giovane chierico langelo reca la stola, di un bianco che sembra
tagliato sul cartone, a pieghe durissime, ricamata di piccole croci auree. Nel fondo un
paesaggio curiosissimo: una citt saliente, con portici, logge, battisteri, finestre bifore con
colonnine binate, piccole verande gotiche, e case alte, e dietro i tetti altre case, scale che si
arrampicano verso il cielo, e su in alto una specie di arce. Il colore predominante della
rappresentazione il colore rosso, che la tinta generale del fondo. (Leonardi)
Volta: (La Gloria) Il pittore si attiene con accurata fedelt ai dettami che dalla teologia
erano passati nellarte ed assunti a dignit di scienza. Si nota la summa hierarchia, stretta
intorno al Salvatore, chiusa nella fascia di tasselli romboidali, tutti lumeggiati dai colori
delliride, e simili, come le penne delle ali degli angeli, a scaglie di pesce. La testa del
Cristo volgarissima; e nelle pieghe del manto ritroviamo la medesima fattura
dellaffresco della parete di fondo. (I Dottori e gli Evangelisti) sono disposti a due a due
sulla volta: quattro di qua, quattro di l della ruota celeste: S. Matteo - S. Gerolamo, S.
Ambrogio (o S. Agostino per G. Presutti) - S. Giovanni; S. Luca - S. Benedetto (o S.
Ambrogio per G. Presutti); S. Marco - S. Gregorio. (Leonardi)
Decorazione: a finte lastre quadrangolari di porfido e di serpentino. Simula un
cortinaggio, al modo della vela alessandrina usata nelle basiliche cristiane. La tinta
generalmente morbidissima, tenera. Di un giallo ocra sulla parete della porta, si conserva a
tinte verdognole, gialle e bianche sulla parete di destra: dalla parete sinistra il fondo
bianco o verde o giallo, con larghi fiorami ricamativi sopra, e le lettere gotiche a c d
(Antonius Columna dominus). (Leonardi)
Lautore: Siamo di fronte a un eclettico il quale tituba tra lantico e il nuovo ma con una
spiccata tendenza verso la scuola novatrice toscana, gi discesa nel Lazio. (Leonardi) La
critica ha ravvisato nellanonimo pittore di Riofreddo ora consonanze con Pietro di
Domenico (Berenson, 1932) ora una stretta affinit con i modi di Arcangelo di Cola da
Camerino (Venturi, 1910), in quegli anni chiamato a Roma da Martino V Colonna.
(Dizionario della pittura) Bisogna far risalire il Maestro di Riofreddo a un collegamento
con la pittura trecentesca marchigiana in un suo momento di contatto con la scuola
riminese. (Bianchi)

LOspedale
Nel medioevo esiste una rete di ospedali sul territorio che porta a Roma: uno dei
pi antichi, lAnnunziata di Tivoli gi esistente agli inizi del XV secolo ha lo stesso nome
dellospedale Riofreddano che verr fondato, o rifondato, nel 1422 dal miles Antonio
Colonna (1421-1433) parente del pontefice Martino V (1417-31). Nel 1471 tale ospedale,
con Bolla di Paolo II, viene unito al protomonastero di S. Giorgio; nel 1569 vengono stilati i
suoi regolamenti, rivisti nel 1582 e riformati nel 1817.
Linteresse per lospedale sembra calare nel XVII secolo periodo che travolge, in una
crisi pi generale, le istituzioni minori rette, spesso, da confraternite locali il cui
indebolimento porter alla chiusura degli ospedalettied allincorporamento dei
maggiori, come lAnnunziata di Tivoli, unito da monsignor Antonio Fonseca allospedale
di S. Giovanni.
Nel 1707, dopo anni dinterruzione, riappare nuovamente nei libri consiliari la
carica di santese dellospedale, ricoperta da Giovanni Antonio Agostini e da Daniele
Riccardi. Tali procuratori amministrano le rendite, assistono i bisognosi, mantengono le
suppellettili annotano le entrate e le uscite in un libro supervisionato dai Massari. Questi
ultimi, come definito dallo statuto riofreddano del 1550, devono vigilare, pi in generale,
sullamministrazione dei beni comunali e dei luoghi pii, proteggere gli orfani, le vedove, i
poveri.
I compiti dellospedale medievale, un tempo presente in ogni paese si riscontrano
nei libri contabili conosciuti a partire dal 1786 che utilizzano le rendite dei beni
amministrati per la manutenzione delle chiese dellAnnunziata e di S. Caterina, con
lacquisto di cera egirelle per le festa, delle chiese dellImmagine, di S. Maria dei
Fiorentini e della Maddalena.Gli introiti restanti servono per le cure degli infermi, a cui
vengono somministrati salassi, piccoli interventi chirurgici, ortopedici o ingessature; per
pagare il medico, il chirurgo, lo speziale che fornisce medicine, il parroco e il sacrestano
che dicono messa ed amministrano i sacramenti, le balie locali che allattano i bambini di
passaggio, i trasportatori che portano neonati ed infermi a Roma, a Tivoli, a Carsoli, i
fornitori di letti, lenzuola, coperte.
Pi in generale lospedale di Riofreddo sembra percorrere la storia degli ospedali
decentrati che alleggeriscono la pressione sugli ospedali romani prestando le cure a
domicilio e le cure ai malati meno gravi, allattando i bambini abbandonati nel lungo
cammino verso lospedale di S. Spirito di Roma, portando, con carrettieri specializzati
(Clemente Mancini, Giacomo Filippo e Francesco Alessandri, Pietro Scrocca, Paolo
Carboni, Felice Portieri, Giuseppe e Santoro Rocchi, Antonio Roberti) i malati pi gravi, o i
proietti, negli ospedali maggiori. (pannello Museo)

La posizione geografica di Riofreddo, situato comera sul tracciato della primitiva via
Valeria e, su di questa, ultimo centro abitato dello Stato della Chiesa, al confine con
lAbruzzo, fece s che il paese fosse sempre molto frequentato da viaggiatori e
commercianti. Pertanto si avvert ben presto la necessit di istituirvi un ospedale ove si
potesse provvedere, oltre che al ricovero e alla cura dei malati indigenti del paese e dei
bambini esposti anche a quei viaggiatori che cadevano malati o che, semplicemente, non
avevano la possibilit di trovare un luogo dove dormire. Fissare la data della creazione di
questa pia istituzione oltremodo difficile perch non vi sono documenti diretti che la
determinino e quindi i pareri sono discordi. Alcuni ritengono, in base ad una piccola
memoria marmorea posta sopra la porta della chiesa della SS. Annunziata, che sia il 1422.
Altri ritengono la creazione dellospedale ancora pi antica. Questultima ipotesi
senzaltro da preferire. (Alessandri, 1973)
Una delle provide cure delle quali si occup l'amministrazione Municipale di Riofreddo
nel secolo XV. e precisamente nel 1422, f di eriggere un publico Ospedale. Tre classi di
Persone furono contemplate in questa benefica erezione. Coloro che attacati da infermit
non hanno un Stato di fortuna, che gli permette di avere l'assistenza, ed i rimedi
convenienti. La seconda classe la costituivano li fanciulli esposti, che non hanno dei
Parenti conosciuti, a pr de quali non devono trascurarsi dei mezzi per affidarli alla carit
publica, o trasportargli nei stabilimenti a quest'oggetto destinati. La terza classe era dei
Poveri Passaggeri, i quali chiedono allo societ un asilo, o quando sono spossati dal
viaggio intrapreso per procacciarsi la sussistenza, o sono caduti malati, o si trovano
nell'uno e nell'altro caso impotenti ad avere una risorsa. (B. Sebastiani, p. 133)
Nel 1473 lospedale venne, con una bolla di Paolo II unito al monastero di S. Giorgio ove
risiedevano i frati di S. Ambrogio ad Nemus. Nel 1550, allorch fu stipulato lo statuto
della comunit di Riofreddo, si riserv in esso un intero capitolo dedicato al pio istituto
onde codificare le norme per il corretto funzionamento. Nel 1585 per aumentare le rendite
i beni della chiesa rurale di S. Maria de plaga Florentill furono devoluti allospedale. Due
nuovi fatti verificatesi intorno alla met del secolo XVII, contribuirono a far cadere
lospedale in condizioni miserevoli. Innanzitutto la soppressione dellordine Ambrosiano,
avvenuta nel 1643 con la bolla di Urbano VIII Quantum ornamenti, di poi lignoranza della
origine e dello scopo dellospedale da parte dei nuovi abitanti che ripopolarono Riofreddo
dopo la peste del 1656. Cosicch la corsia superiore dello stabile dellospedale riservata
agli infermi venne adibita a sala per le panarde, cio per i festini che si tenevano nelle
ricorrenze delle feste dei Santi patroni, mentre gli infermi furono trasferiti in una camera
sotterranea, umida e oscura, ove giacevano nella paglia. Riport lospedale alle sue
primitive e vere funzioni, nel 1811, Vincenzo De Santis che in quellanno reggeva
lamministrazione della Comunit. Ma con il termine della carica del De Sanctis tutto
ricadde nel caos. Nel 1851 il vescovo di Tivoli Carlo Gigli pose riparo a simile stato di cose
e i suoi provvedimenti ebbero un effetto favorevole sule vicende dellospedale. Di questo
nuovo stato di cose fanno fede le opportune e savie provvidenze prese durante il colera
del 1866. Con la caduta del potere temporale dei papi lospedale e tutti i suoi beni vennero
acquisiti dal comune. (Alessandri, 1973)

Lambulatorio Costanza Garibaldi (1910)


Fu uno dei miei pi cari sogni, fino da quando venni in villeggiatura, quasi ventanni fa,
in questo ridente paesello di montagna, di poter essere utile a questa cara popolazione,
cercando di aiutarla a raggiungere quei provvedimenti sanitari, come il pronto soccorso,
che sollevano le sofferenze umane. Un primo esperimento fatto in casa nostra, mi aveva
convinta che molte difficolt dovevo incontrare prima di poter effettuare il mio desiderio -
ma potendo usufruire di una delle stanze dellantico ospedale o ricovero per i poveri
dipassaggio, ora ridotto in miserrimo stato - procurai di raccogliere i fondi necessari, onde
assettare i muri e il pavimento e raccogliervi il materiale indispensabile per le prime e pi
comuni medicazioni. Organizzai varie feste, nei successivi anni, con il valido aiuto e
gentile concorso della colonia villeggiante e finalmente il 4 settembre 1910, vidi realizzato
il mio sogno, con linaugurazione ufficiale dellAmbulatorio. (C. Garibaldi)

Il nuovo ospedale C. Garibaldi (1932)


Ultimati i lavori di trasformazione dellantico ospedale di Riofreddo nel nuovo che
sintitola al nome di Donna Costanza Garibaldi, esso stato inaugurato il 14 novembre
[1932] con una solenne cerimonia. Il nuovo ospedale, ben ripartito secondo la provvida
mente di Donna Costanza, alacremente coadiuvata dalla figliuola sg.ra Rosa, fornita da
per tutto di luce elettrica e termosifoni, e possiede quanto necessario per il suo
funzionamento. Dallingresso che ha lateralmente la camera daspetto, ed il posto del
custode, si passa alla lunga corsia, in cui sboccano dai due lati le stanze della Direttrice, e
dei sanitari, quelle per la disinfezione, per i bagni, per larmamentario chirurgico, oltre i
gabinetti ecc. In fondo alla corsia a sinistra la sala di degenza per le donne, e a destra
quella per gli uomini: pi oltre le sale preparatorie e di operazione. Una ben riuscita
scaletta porta al secondo piano, dove sono le vasche ed una comoda terrazza: immette poi
al piano terreno dove un locale grande e luminoso adibito ad ambulatorio e per il pronto
soccorso. Pi in basso la cucina, lautomatico porta vivande, ed infine due apparecchi, uno
per il riscaldamento dellacqua, e laltro per il riscaldamento dellacqua e degli ambienti.
Un ultimo locale confinante con la menzionata chiesa, e che mediante una scaletta a
chiocciola comunicher con il piano superiore, sar destinato ai poveri malati forestieri, in
memoria dellantichissima istituzione, per cui venivano ricoverati i poveri viandanti che
dallex regno di Napoli, transitando per la via Valeria, si recavano a Roma. (D. Presutti)

Alla morte di Donna Costanza Garibaldi (9-11-1941) la presidenza dellospedale veniva


assunta dalla figlia di lei, signorina Anita Italia. Durante la 2 guerra mondiale lospedale
fu occupato dalle truppe tedesche e, dapprima fu adibito a luogo di cura per i militari
tedeschi, successivamente, depredato di tutto il materiale, deturpato nelle pareti e
pavimenti, fu usato per mattatoio, porcile e altri luridi usi. (Alessandri, 1973)
Commissariato dal 1959, nel 1971 lex-ospedale tornato di propriet comunale ed
attualmente sede del Comune e dellambulatorio medico.

Chiesa parrocchiale di S.Nicola


Il culto di S. Nicola perviene e si sviluppa conseguentemente all'incastellamento - quindi
dopo la traslazione delle reliquie del santo a Bari (anno 1087) - aggiungendosi ai gi
presenti culti per Marco, Giorgio ed Elia. Il culto per il nuovo santo quindi non si
sostituisce a quelli fino ad allora venerati ma, convivendo con i precedenti esiti cultuali,
trova spazio nella devozione popolare che ad esso dedica la nuova chiesa sorta accanto al
recente castello. Infatti nel culto a Nicola appaiono del tutto assenti quei legami con il
mondo agricolo che invece si trovano evidenti nelle manifestazioni religiose dedicate agli
altri santi di Riofreddo. Al santo titolare della chiesa del castello veniva affidata la
funzione di coesione tra le varie componenti della comunit che si era andata a costituire.
per tale motivo che la scelta cadde su S. Nicola: nell'attualit di allora (XI sec.) esso era
pervenuto ad un grado di diffusione e popolarit tale da ritenerlo adatto a questo scopo.
(Alessandri, 1992, pp.158-9)

La chiesa antica
L'antica chiesa arcipretale di Riofreddo dedicata a S. Nicola di Bari era situata dove ora
esiste la moderna, vicino la Porta e fuori delle mura dell'antica Rocca. Le rozza facciata
orientale aveva due porte che davano l'ingresso separato agli uomini ed alle donne: due
archetti piantati nella sommit della facciata servivano di campanile, e le corde delle
piccole campane, una del peso di libbre 50 e l'altra di libbre 7 pendevano allo scoperto
nell'interno della chiesa: il cielo era a tetto; il pavimento tre palmi romani al di sotto la
porta: era corredata di sette cappelle con altari senza sfondo, senza navate, e senza
disegno. Oltre le sei seppulture delle famiglie distinte del paese, ve nerano un filo di
mezzo per la comune del popolo, i laterali dell'Altar maggiore davano l'ingresso
nell'Oratorio delle compagnie del SS.mo Sagramento e Rosario, e nella povera sagrestia.
Rimane incerta l'epoca della edificazione, e non vi sono documenti se era stata
consagrata. (B. Sebastiani, 153-4)

La chiesa attuale
Questa fabrica cosi rozza, e malissimamente tenuta, che formava l'idea d'una chiesa
rurale, cambi alquanto d'aspetto per la piet della famiglia Blasi di Riofreddo, e per la
munificenza del sempre commendabile Arciprete de Felicibus, prese la nobil forma che ha
presentemente. (B. Sebastiani, 154)
Nell'inverno del 1755 l'enorme peso della neve fece crollare i travi della chiesa. (B.
Sebastiani, 155)
Il De Felicibus assunse l'impegno, e disegn una chiesa tutta nuova, di buon gusto, con
volta, con ornamenti di stucco, con navate, in modo, che venisse a perdere affato l'idea di
prima. Fatti i corrispondenti preparativi nella primavera del 1755 f messo mano al lavoro;
egli l'arciprete benedisse, e colloc la prima pietra fondamentale. L'esecuzione del
grandioso disegno esiggeva gran somma di denaro. L'Arciprete oltre che v'impiego
l'intiere rendite della cura, vi sacrifico anche quello dell'eredita paterna in Petescia
[Turania] non ostante vi fu bisogno, di volontarie contribuzioni. (B. Sebastiani, 156)
Mastro Bernardino Colozzi di Poggio Cinolfo regol la fabrica in qualit di capo mastro. I
lavori di stucco furono fatti dai migliori stuccatori di Roma. Mastro Bernardino Del Sole
Scarpelino di Riofreddo travagli le pietre della porta della chiesa; il Paliotto di marmo
dell'altar maggiore; la gradinata ed il balaustro. I padronali delle sei cappelle fecero a
conto loro tutti i lavori di stucco, di pietre, e di marmi, e lapidi nelle sei seppolture delle
loro famiglie situate avanti le cappelle. Colloc ciascun di essi un banco di noce nei pilastri
divisori le cappelle. Ebbero tutto l'impegno di provvederli di buoni candelieri e di migliori
quadri. (B. Sebastiani, 159)
Il giorno 21 settembre 1771 fu consagrata a rigoroso digiuno, e si tenne in detto giorno
nella nuova chiesa una piena ordinazione di chierici, di Suddiaconi, Diaconi, e Sacerdoti,
con gran concorso di Preti, e Parochi dei vicini paesi. Nel giorno 22 sulle ore 10 si diede
principio alla solenne consagrazione, che termino alle ore 18. (B. Sebastiani, 160)

Altare maggiore
Il quadro dell'altar maggiore uno Stendardo antico tessuto tutto ad un telo dipinto dal
cavaliere Orazio per scudi 45 nel 1695. Rappresenta S. Giorgio e S. Nicola. (B. Sebastiani,
159)

Cappelle laterali
Il quadro della cappella delle compagnie rapresentante la Madonna Santissima del
Rosario, S. Michele Arcangelo e S.Antonio Abate, del pennello del cavalier Orazio
lavorato l'anno 1695 per scudi 30 [subito dopo la 2 guerra mondiale questa cappella fu
trasformata in quella della Madonna dei Fiorentini e tuttora ospita lomonima statua. Del
quadro si persa ogni traccia]. Quello della cappella dei Sig. Roberti rappresenta la
Madonna del Carmine e S. Caterina, opera di Benedetto Fabiani; il quale dipinse ancora
il quadro della cappella dei Sig.Mancini rapresentante S.Antonio di Padova. Il quadro
della cappella dei Sig. De Sanctis rappresenta S. Lucia opera di Ambrogio Mattei. Quello
della cappella dei Sig. Agostini rappresenta S. Agostino, S. Marco e S. Monica opera
imperfetta del Bontempi Romano. Quello in fine della cappella dei Sig. Sebastiani
rappresenta S.Giuseppe Sposo di Maria Vergine, S.Rocco e S.Bartolomeo. (B. Sebastiani,
160)

I confessionali
Giovanni Paolo Araudino provvide la chiesa di due confessionali. (B. Sebastiani, 168)
Questi sono stati recentemente restaurati da Carlo Sebastiani Del Grande.
Le acquasantiere
l'Arciprete d'allora D. Pietro Mancini [1686] fece le due tazze per l'acqua santa, che ancora
sono nella porta della chiesa moderna, nelle quali vi il nome della famiglia Blasi. (B.
Sebastiani, 154)

La sagrestia
Dopo aver dato un sufficiente decoro alla chiesa [D.Nicolangelo De Felicibus] rivolt i
pensieri alla sagrestia, che trov sprovista di tutto. La fece suffittare: la providde dun
magnifico credenzone, o paratorio di noce impellicciato, di due cassabanchi e genuflessori
di noce, colla spesa in tutto di scudi 120. Occup il pennello di Francesco Fabiani a
dipingere il suffitto, ed i quattro Dottori della chiesa nei medaglioni di stucco nel corridore
[oggi ne restano 3], e S.Giovanni Nepomaceno, e S.Filippo Neri nel muro sopra i due
genuflessori per la preparazione della messa. [scomparsi] (B. Sebastiani, 155)

Il campanile
La Comunit volle ancora contribuire al decoro della [chiesa] medesima coll'edificare a
spese pubbliche un grandioso campanile, il quale si tir a perfezzione nello spazio di un
anno colla spesa di scudi 1000. Lo forn ancora di un'ottima campana gettata in Roma del
peso di libbre 2280, la quale fu benedetta da Monsig.Casteliri e collocata nel campanile
l'anno 1759. (B. Sebastiani, 156)

Vedi anche Dallabbandono al riuso, il recupero dei beni architettonici e gli spazi per la cultura 1976-1990, a cura
di Gennaro Farina, Roma, Savelli, 1990, pp. 220-2.

Oratorio di S. Lucia
Accanto alla chiesa sorge lOratorio di S. Lucia, con un affresco rappresentante la santa.
Laltare dellOratorio abbellito con 4 colonne (e due capitelli) provenienti dal ciborio
della diruta chiesa romanica di S. Giorgio. Nel manoscritto di Don B. Sebastiani viene
definito come Oratorio delle compagnie del SS.mo Sagramento e Rosario. Molto
probabilmente nel Medioevo questa era la chiesa parrocchiale di Riofreddo. Anni orsono
si proceduto alla sua ristrutturazione e al suo restauro.
In Dallabbandono al riuso, il recupero dei beni architettonici e gli spazi per la cultura 1976-1990, a
cura di Gennaro Farina, Roma, Savelli, 1990, pp. 222: XV sec. circa. Probabile costruzione
dellOratorio di S. Lucia (Praline, schedatura della Soprintendenza, 1924).

Chiesa di S. Maria del Soccorso o dellImmagine


Fu costruita nel 1775 sul luogo di una edicola che conteneva una immagine della
Madonna. La tradizione riferisce che il popolo di Riofreddo era molto devoto a questa
sacra immagine e che nelle occorrenze delle malattie, massime febbri, implorando il suo
patrocinio, ne riceveva segnalate grazie Ma nella seconda met del XVII secolo
raffreddossi la divozione del popolo al punto che anche ledicola pian piano andava
allultima ruina. Ma circa lanno 1770, sotto lo stimolo di un fanciullo -ispirato dalla
Madonna SS. come pianamente credesi - tornarono nuovamente i riofreddani a venerare
questa sacra Immagine cosicch, crescendo sempre pi nel popolo la devozione, fu deciso
di trasformare ledicola in una chiesa, poich quella era divenuta ormai troppo angusta
per contenere tutti i fedeli. Tra il 1965 e il 1967, per allargare la strada provinciale
Riofreddo-Vivaro Romano, la chiesa venne abbattuta e limmagine distrutta. (Alessandri,
1989, 3) Nel 1992, a cura della locale associazione Pro-Loco e del sig. Querino Conti, stata
costruita una cappella che ora conserva una riproduzione dellantica immagine mariana.

Chiesa di S. Maria dei Fiorentini


La chiesa dedicata a Maria SS. Delle Grazie in Plaga Florentilli e perci chiamata
comunemente S. Maria dei Fiorentini, sorge su quello che si ritiene fosse il tracciato pi
antico della romana Via Valeria. Il sito fu fino al secolo scorso molto frequentato perch vi
transitavano tutti coloro che, proveniendo dallAbruzzo o dalla valle del Turano, si
dovevano recare a Roma - e viceversa - e tanto pi perch consentiva di abbreviare
notevolmente il percorso, evitando di passare per Arsoli. (Alessandri, 1989, 3) La
leggenda vuole che, in una nicchia naturale della roccia sul retro della chiesetta, venisse
trovata una statua lignea della Madonna di origine fiorentina la quale riportata a Firenze,
dopo poco tempo, miracolosamente ritorn nella cavit di roccia nella quale era stata
originariamente trovata.
La statua venne poi trasferita nella chiesa parrocchiale da dove fu trafugata nella notte del
19 marzo 1980. Quella attualmente venerata una copia fedele delloriginale, eseguita
dallo scultore di Ortisei Giuseppe Stuflesser. Sulla chiave di volta dellarco del portale
dingresso della chiesa si trova la seguente rozza incisione: A 1558 M.
Come si apprende dalla visita pastorale del 1659 fatta dal vescovo Marcello Santacroce, in
onore di S. Maria dei Fiorentini si organizzavano due processioni, una nel giorno della
Rogazioni e laltra in quello della nativit della Beata Vergine. Queste due processioni
sono le stesse che si celebravavano fino a pochi anni orsono quando il 24 aprile (il giorno
dopo la festa patronale di S. Giorgio) la sacra immagine della Madonna veniva da questa
piccola chiesa trasportata in quella parrocchiale, ove rimaneva esposta alla venerazione
dei fedeli fino al luned seguente la prima domenica di settembre quando, sempre
processionalmente, veniva ricondotta alla chiesa a Lei dedicata. I giorni in cui si
svolgevano le due processioni danno a questo culto un carattere prevalentemente agrario
che, nel caso delle Rogazioni, si riallaccia alle pagane Rubigalia. Le date delle due
processioni risultano leggermente spostate rispetto a quelle ufficiali del 25 aprile
(Rogazioni) e dell8 settembre (giorno della nativit della Vergine). Ci si potrebbe
attribuire al fatto che, nel primo caso, in quello stesso giorno si celebrava la festa di S.
Marco, compatrono del paese, e nel secondo forse si voleva collegare lavvenimento con la
fiera che si svolgeva (e si svolge ancora) la prima domenica di settembre, alla chiusura
della stagione dei raccolti. Nel 1752, con le rendite dellospedale di Riofreddo, venne
costruita la fabbrica ad essa attigua dove solevano abitare gli eremiti. Sulla porta della
chiesa una piccola lapide ricorda che la campana fu fatta da bifolchi lanno 1766.
(Alessandri, 1989, 3) Attualmente la campana conservata nel Museo delle culture Villa
Garibaldi. Subito dopo la porta dingresso, a destra, era inserita una splendida
acquasantiera in marmo bianco, datata 1754, che per stata trafugata. Lungo le pareti vi
erano delle incisioni che rappresentavano la Via Crucis, opere di Pietro Leone Bombelli,
Angelo Campanella e Francesco Pozzi. Completavano larredamento alcuni candelieri, ex
voto appesi alle pareti ed altri oggetti sacri (i quadri e questi arredi sono conservati nel
convento delle suore per proteggerli dai furti). (Roberti, 1981)
Chiesa di S. Atanasio Santo Liberatore
La Chiesa sulla cui facciata esterna ancora visibile uno stemma dei Colonna, sorge alla
confluenza del fosso Bagnatore con il fosso delle Pantane. Vi si celebrava e vi si celebra la
Messa solo il giorno della festa del Santo titolare (2 Maggio).
I malviventi che nel 1587 infettavano tutto lo stato Pontificio, sorpresero ancora, ed
apportarono del guasto in Riofreddo. Gli abitanti sforniti di mezzi umani per la difesa
implorarono gli ajuti di Dio e l'ottennero mediante il ricorso a S. Atanasio come protettore
dei perseguitati, e furono liberati da questa perniciosissima orda di assassini. In memoria
di questo particolarissimo beneficio trov il Vescovo Diocesano nel 1675 eretta in
Riofreddo una Chiesa Campestre a S. Atanasio chiamato per antonomasia S. Liberatore.
(B. Sebastiani, 127) Questa notizia potrebbe per essere smentita dalla presenza in facciata
di uno stemma dei Colonna che vendono il feudo a Paolo Del Drago nel 1554.
Il piccolo edificio, di pianta quasi quadrata, ha una semplice facciata sormontata da un
campaniletto a vela. Linterno ad aula con volta a botte. (Aglietti)

Chiese di S. Elia,di S. Marco e di S. Maria Maddalena (dirute)


I rovianesi e i vallinfredani furono sempre legati da fraterna amicizia con gli abitanti di
Riofreddo. La presenza nel territorio di Riofreddo di due chiese poste proprio ai confini (S.
Maria Maddalena con Vallinfreda, S. Elia con Roviano) spiega probabilmente quel legame
di coesione e concordia. Allora la pace che sempre regn tra queste comunit nasceva da
unantica, primitiva comunanza di sangue o quanto meno di origine. (Alessandri, 1989, 3)

S.Elia
Questa chiesa era posta sul culmine del monte omonimo a quota 990 s.l.m., proprio al
confine del territorio di Riofreddo con quello di Roviano. Se ne attribuisce la nascita sia ai
monaci basiliani che ai benedettini. La chiesa citata per la prima volta nel 1055 in un
privilegio del papa Vittore II. Compare poi nel 1255 (statuto di Roviano) e nel 1297 (elenco
dei beni confiscati da Bonifacio VIII ai Colonna). Negli Atti di sacra visita del vescovo
Andrea Croce del 1581, la chiesa viene trovata senza tetto e con laltare spogliato,
mentre nella visita del 1659 apprendiamo che nella chiesa degit Heremita. Il vescovo
Marcello Santacroce nel 1674 ci d notizia dellesistenza di un romitorio annesso alla
chiesa ma conclude tam ecclesia quam Domus maximum minantur ruina. Nel 1681 il cardinale
Galeazzo Marescotti la visit, la trov diruta, ma in essa - annot - remanit campana.
Grande era la devozione per il luogo: lo testimonia larciprete di Roviano Don Paolo
Petricci, il quale lasci scritto nel 1653 che ai 3 del mese di maggio, festa della S. Croce, il
popolo di Roviano e quello di Riofreddo erano soliti partecipare uniti nella chiesa alla
Messa, essendo ambedue, per naturale opposta direzione, saliti processionalmente sulla
sommit del monte. Distrutta la chiesa nel 1680, essa venne nuovamente fatta edificare dal
canonico Mario Del Drago, sicch nel 1699 il vescovo di Tivoli Antonio Fonseca la trov in
buono stato. Ma gi nel 1717 la ritrov derelicta e spoliata finch dal 1726, essendo male stato
reducta, non fu pi oggetto di visita pastorale. La chiesa e il relativo romitorio rovinarono
sempre di pi e cos, nel primo decennio di questo secolo, scomparvero del tutto.
(Alessandri, 1989, 3; Innocenzi-Verzulli)
Attualmente restano alcune tracce di muratura e molti frammenti di tegole e mattoni. Nel
1934 sulla cima del monte fu posta una croce in ferro.

S. Marco
Scarse e di poco conto sono le notizie su questa chiesa che era posta sui contrafforti della
Serra Rotonda e che dovette essere importante nella storia di Riofreddo se non altro perch
il santo titolare fu assunto, insieme a S. Giorgio, quale patrono del paese. Negli ultimi anni
del 1600 era gi ridotta alle sole vestigia. Oggi nulla si pu rintracciare dellantica
costruzione poich sono scomparsi anche gli ultimi resti ed il solo toponimo rimane unica
testimonianza della sua esistenza. (Alessandri, 1989, 3)

S. Maria Maddalena
La cappella campestre di S. Maria Maddalena si trovava ai confini tra i comuni di
Riofreddo e Vallinfreda e le popolazioni dei due paesi erano solite recarvisi in processione
nel giorno della festa della Santa titolare (22 luglio). Gi nel 1681 risulta indecentissimamente
tenuta. (Alessandri, 1988, 1)
La presenza di questa chiesa serviva forse anche a rendere pacifico il comune
sfruttamento della fonte Staffari, copiosa sorgente che sgorga nel territorio di Vallinfreda,
ma che nel passato fu usata anche dai riofreddani. La chiesa e la sorgente furono legami
che unirono le due popolazioni: residui forse di una comune origine dei due popoli che,
nonostante si fossero in seguito separati per dar vita ai paesi di Riofreddo e Vallinfreda,
rimasero per cos esemplarmente uniti intorno a una fonte di vitale importanza e a un
simulacro religioso.(Alessandri, 1989, 3)

Oratorio di S. Andrea
La costruzione di questa piccola chiesa risale al 1638, quando Vespasiano Blasi la fece
edificare come oratorio della sua famiglia, accanto alla propria abitazione. Estintasi la
famiglia Blasi a causa della peste del 1656, gli eredi nel 1724 la cedettero ad Antonio
Roberti. Il nuovo proprietario la restaur, la orn decentemente e la dot altres di una
certa quantit di beni propri. Nel 1870 la chiesa venne nuovamente restaurata allesterno e
allinterno ad opera di Don Cesare Roberti, il quale affid i lavori al pittore e decoratore
Luigi Bagnani. Il quadro posto sullunico altare, eseguito in quello stesso anno, del
pittore Ippolito Zapponi. (Alessandri, 1986, 2) Recentemente stata restaurata dalla
famiglia Roberti.

La chiesa di S. Andrea Apostolo, situata nella terra di Riofreddo, in contrada Il Borgo,


nellattuale Piazza Donizetti, fu edificata nellanno 1639 da Mons. Vladimiro Blasi.
Affinch la chiesa non mancasse di un ministro che officiasse la S. Messa, il Vescovo di
Tivoli vi stabil un cappellano, del quale si hanno le memorie nei registri parrocchiali del
1649. Con questo diritto antichissimo, la chiesa di S. Andrea pass in propriet della
famiglia Gattinara e poi in quella dei Roberti, i quali la provvidero di un organo, ora non
pi esistente, e di nuove suppellettili e arredi sacri, impegnando dei fondi, separati da
quelli della famiglia, per il miglioramento della chiesa medesima e il mantenimento del
cappellano, il quale continu ad esercitare lofficiatura della S. Messa, sia cantata che letta.
Lultimo cappellano rimasto per le celebrazioni fino al 1956. La costruzione, a piano
terra, in muratura piena con soffitto a volta a tutto sesto. Laltare, in stile barocco,
presenta caratteristiche e pregevoli decorazioni in stucco e oro zecchino, mentre la volta
azzurra, con stelle in oro. Sopra lentrata esiste un palchettone in legno, ornato di
colonnine anchesse in legno, dove era posto lorgano e al quale si accede mediante una
scala a chiocciola in ferro lavorato. Loratorio venne restaurato allinterno e allesterno a
spese di Mons. Don Cesare Roberti nellanno 1870, dal pittore e decoratore Luigi Bagnani.
Nello stesso anno Mons. Roberti, parroco di Riofreddo, fece eseguire dal pittore Ippolito
Zapponi il quadro raffigurante S. Andrea Apostolo, situato al centro del bellissimo altare e
fece installare sul tetto, a sinistra del fabbricato, una campana con un piccolo campanile in
mattoni. La campana venne benedetta, con solenne manifestazione, il 28 dicembre 1870,
manifestazione che comport una spesa, riferiamo per interessante notizia, con ricevuta
datata Tivoli 30 dicembre 1870, di lire 46 e centesimi 75. (G. R. Roberti, 2002)
Palazzo Blasi-Roberti
Edificio cinquecentesco ristrutturato tra la fine del Settecento e gli inizi dellOttocento,
come testimoniano le incorniciature delle finestre e il balcone mistilineo (Aglietti)
Palazzo De Sanctis-Sebastiani (e cappella)
Costruito sulla via Valeria alla fine del Settecento, con una lunga teoria di finestre
architravate e portale ad arco con stemma (Aglietti)
Fu acquistato dai Sebastiani Del Grande nei primissimi anni del 900.
Cappella: [] fu portata in processione la reliquia di S. Teofilo, il di cui Sacro corpo si
venera nella Domestica Cappella de Sig.ri de Sanctis, che non fu portato in processione,
per non poter estrarsi dal suo luogo (Ramos)

Palazzo Zampi-Bernardini
Limmobile sitrova nella Piazza della Chiesa di S.Nicola in pieno centro storico. Tale
immobile presenta le murature verticali portanti, soprattutto quelle aggettanti verso la
piazza, di notevole spessore (circa 2.00 ml) degradanti verso linterno con un angolo di
scarpa che lascia ipotizzare la primitiva presenza di un contrafforte, torre o uro di cinta
annesso al vicino castello Colonna-Del Drago. Tale lettura prospettica lascia intendere la
sua nascita intorno allanno 1000 forse come naturale prosecuzione della muratura del
castello citato. Da sempre di propriet del Comune di Riofreddo che lo ha utilizzato, fino
allinizio degli anni 70 come edificio scolastico con annesso alloggio per le Suore
Adoratrici del Prez.mo Sangue di Cristo, e fino alla fine degli anni 70 come sede comunale
ed alloggio delle Suore. Alla fine degli anni 70 la sede comunale stata trasferita in altro
luogo e le Suore hanno trovato alloggio allinterno delledificio scolastico in unala dello
stesso a loro destinata. Recentemente tale immobile stato fatto oggetto di un accurato
restauro al fine di trasformarlo in quattro alloggi per edilizia economica e popolare
compreso un ampio spazio destinato a scopi socio-culturali riservato al Comune di
Riofreddo.

Ponte di S. Giorgio
Prende nome dalla chiesa-convento posta nelle vicinanze (nel medioevo era chiamato Arco
S. Georgi) e risale all'epoca dell'imperatore Nerva (97 d. C.). Il ponte si compone di
un'unica arcata (largh. m. 4,50, prof. m. 7,50, alt. tot. m. 3 ca.) sul fosso Bagnatore realizzata
a conci di pietra calcarea su bassi piedritti anch'essi in blocchi squadrati (opus quadratum).
Dalle imposte sporgono cinque modiglioni che servirono per armare la centina lignea in
fase costruttiva. Gli archi laterali, i cui conci (alternativamente singoli e doppi) presentano
piccoli incassi per il sollevamento, sono oggi inseriti in un massiccio viadotto ottocentesco
con speroni di rinforzo, che conserva l'andamento leggermente curvo del tracciato, ma che
ha notevolmente rialzato il piano stradale antico. Alcune pietre del lastricato (basoli) sono
state riutilizzate in parete come materiale da costruzione. (testo tratto dal cartello messo in
loco dalla Sovrintendenza Archeologica per il Lazio).
Questo ponte, che prende il nome dallomonimo convento medioevale situato nei pressi,
appartiene come il ponte Scotonico al tracciato della via Valeria. Lunica arcata sul fosso
Bagnatore si presenta oggi inserita in un massiccio viadotto ottocentesco con speroni di
rinforzo, che impedisce la visibilit del resto della struttura antica inglobata in esso. Nel
1999 la Soprintendenza Archeologica per il Lazio intervenuta con una generale opera di
ripulitura dalla vegetazione e dagli scarichi abusivi che rendevano inaccessibile il
monumento. Dopo i lavori stato apposto un pannello didattico.
Il ponte si compone di unarcata (larghezza m 4.40, profondit m 7.50, altezza massima m
3 ca.), realizzata a conci di pietra calcarea su bassi piedritti anchessi in blocchi squadrati;
dalle imposte sporgono cinque modiglioni che servirono per armare la centina lignea in
fase costruttiva. Gli archi laterali mostrano conci alternativamente singoli e doppi con
piccoli incassi per il sollevamento. Della muratura di rinfianco in opus quadratum
rimangono solo alcuni blocchi rettangolari sul lato nord-ovest, che seguono la curvatura
dellarco, per cui non sappiamo se in parete il rivestimento fosse a filari orizzontali come
nel ponte Scotonico di Roviano. Con questo il ponte S. Giorgio ha analogie nella tecnica
costruttiva (soprattutto intradosso dellarcata) e nelle dimensioni (profondit) ma non
nellaltezza. Il viadotto ottocentesco conserva landamento leggermente curvo del tracciato
della Valeria, ma ne ha notevolmente rialzato il livello; alcuni basoli della pavimentazione
antica appaiono riutilizzati in parete come materiale da costruzione . Probabilmente anche
qui la struttura a blocchi era inserita fra spalle in incertum, come sembrerebbe suggerire
un tratto di opera cementizia affiorante sotto la muratura ottocentesca sulla sponda
sinistra del fosso (lato a valle).
Come il ponte Scotonico anche il San Giorgio pu essere datato allintervento di Nerva.
Non escluso inoltre che gli si possa riferire il frammento epigrafico che appresso si
riporta. (in Zaccaria Mari, Evidenze archeologiche ed epigrafi nei territori di Roviano e
Riofreddo, in Aequa n. 9, aprile 2002, pp. 30-1).

Villa Garibaldi
Ricciotti Garibaldi, quarto figlio di Giuseppe e Anita, nato a Montevideo, spos in
Inghilterra la nobildonna Costance Hoperkraf. Si racconta che Ricciotti fosse transitato nel
1867, insieme al padre Giuseppe nella disastrosa ritirata dopo la battaglia di Mentana,
passando per Orvinio, Vallinfreda, Riofreddo, Arsoli. Fu dunque in quella occasione che
egli conobbe, per la prima volta, Riofreddo, dove torn nel 1881 per costruire, per s e per
la propria famiglia, una villa con un ampio parco a giardino ed orto. Ledificio venne
dichiarato monumento nazionale, ma con la morte di Ezio, ultimo figlio di Ricciotti, ebbe
inizio il degrado e labbandono. Negli ultimi anni, per iniziativa di alcuni eredi e del
Comune, una parte della villa stata restaurata.

Museo delle culture Villa Garibaldi


Il Museo delle culture Villa Garibaldi testimonia la presenza e lincontro di identit
culturali diverse, in un paese che, sin da tempi antichi, terra di confine e crocevia di
traffici. Territorio degli Equi, documentati dai ritrovamenti della necropoli arcaica di Casal
Civitella e rappresentati nella sezione archeologica, Riofreddo situato sullantica via
Valeria, tratturo pastorale e via consolare, che collegava e collega lo Stato Pontificio con il
Regno delle Due Sicilie, la campagna romana con lAbruzzo.
Per quanto riguarda la cultura della comunit locale, gi portatrice al suo interno di
diversit, sono messe in luce da una parte le culture contadina, pastorale e artigiana, con i
loro diversi modi di produzione e di scambio e con le rappresentazioni musicali e rituali
che le contraddistinguono e la cultura delle famiglie di proprietari terrieri, commercianti,
notabili, signori (i Colonna e i Del Drago) che sin dallet medievale moderna hanno
stabilito rapporti con la capitale.
Attraverso di essi, ma anche per il clima, laria salubre e fresca e lacqua della fonte
Limosa, Riofreddo stata ed ancora meta di villeggiatura. Tra i primi villeggianti, alla
fine dell800, vi sono Ricciotti Garibaldi, figlio di Giuseppe, la moglie Costanza Hopcraft e
i numerosi figli, che vi hanno stabilito per alcuni anni dimora, costruendo il castello,
speculare allantico castello Colonna e oggi sede del Museo.
La presenza dei Garibaldi a Riofreddo, che si pongono come nuovi e diversi signori,
feudatari democratici e libertari, rende pi complesso larticolarsi delle identit locali: le
culture comunitarie, familiari e individuali, che si muovono sulla scena di Riofreddo, e le
loro rappresentazioni si riflettono tra di loro, pur mantenendo forte le singole peculiarit e
rendendo vivida e interessante losservazione delle diverse modalit dellincontro.
Scopo della ricerca e dellesposizione portare alla luce queste diverse rappresentazioni, la dimensione
immaginaria e mitica che scaturisce dallincontro.
Lapproccio antropologico intorno al quale basata linterpretazione scientifica e i criteri dellesposizione
museale permette infatti di evidenziare le polifonie culturali di chi la storia lha fatta, di chi la rappresenta e
di chi la interpreta.

Il Museo contiene le seguenti sezioni:


1. Demoetnoantropologica, dedicata alle culture contadina, pastorale e artigianale del
paese;
2. Storica, dalla nascita del paese (VIII sec. circa) alla fine dellOttocento;
3. Archeologica, sulla presenza degli Equi (con preziosi reperti della Necropoli arcaica di
Casal Civitella) e sulla romanizzazione del territorio;
4. Relativa alla famiglia Garibaldi di Riofreddo che espone oggetti e cimeli appartenuti a
Ricciotti Garibaldi, figlio di Giuseppe e Anita, e ai suoi figli.

Il Museo offre vari servizi anche per lutenza scolastica: visite guidate, proiezioni di video, CDROM, guida
breve. Il museo offre la possibilit di visita anche alle persone con handicap.

Orario di apertura:
LUNEDI, MERCOLEDI, SABATO e DOMENICA dalle 10:30 alle 13:30 e dalle 15:30 alle
18:30
Per prenotarsi telefonare allo 0774-929186 durante lapertura del Museo, altrimenti
chiamare in Comune al numero 0774-929116, Fax 0774-929501. E.mail: mudecu@libero.it

Arco e chiesa di S. Caterina


Costituiva la monumentale porta di accesso al borgo per chi proveniva da Roma lungo il
tracciato della via Valeria vetus. Realizzato con blocchi di calcare bugnati costituisce uno
dei simboli del paese. Recentemente stato restaurato. Prende il nome dalla chiesa
situata nellingresso della Terra (cio del paese) (Alessandri, 1988, 1) che anticamente era
di pertinenza dellOspedale della SS. Annunziata che se ne serviva anche per seppellire
coloro che in esso morivano; Il vescovo di Tivoli, Marcello Santacroce, quando nel 1659 si
rec a Riofreddo, trov la chiesa chiusa perch in essa erano stati tumulati i morti della
peste. Successivamente la chiesa riacquist le sue funzioni come attesta il vescovo Antonio
Fonseca il quale nel 1693 riferisce che il popolo di Riofreddo ogni sesto giorno del mese di
marzo vi si recava in processione, in omaggio ad unantica tradizione. Lo stesso vescovo
trov in S. Caterina la campana di S. Elia e decret che fosse restituita al suo luogo di
origine. La chiesa continu a esistere fino al 1856, anno in cui, ormai crollato il tetto,
vennero tolti la campana ed il quadro raffigurante la santa titolare e ne furono interrate le
sepolture. Nel 1866 il sito ove sorgeva la fabbrica venne concesso in enfiteusi ad un privato
cittadino poich delledificio ormai non rimaneva nulla. (Alessandri, 1989,3)

Piazza Donizetti
Costituisce la piazza principale del borgo. Era anticamente sede del forno panicolare della
Comunit e perci era chiamata Piazza del Forno. Cambi di nome in onore del grande
operista bergamasco che spos Virginia Vasselli, la cui famiglia era originaria di Riofreddo
e che probabilmente visit il paese. Vi si affacciano i palazzi delle famiglie pi importanti
(quella dei Blasi e dei De Sanctis) e la chiesetta di S. Andrea.

Edicole mariane
Piazza Donizetti
Via Valeria

Necropoli equa di Casal Civitella

Via Valeria
Prolungamento della via Tiburtina (da Roma a Tivoli), fu costruita su un antico percorso
nella valle dell'Aniene da M. Valerius Maximus durante il suo consolato (289 o 286 a. C.) o
la sua censura (307/6 a. C.); negli stessi anni furono fondate nel territorio degli Equi le
colonie di Carsioli (a. 298) - presso la vicina Carsoli - e Alba Fucens (a. 303), entrambe
raggiunte dalla strada, che quindi costitu l'asse di penetrazione romana nella regione
appena conquistata. La via Valeria risaliva la sponda destra del fiume Aniene fin sotto
l'attuale paese di Roviano, ove divergeva la via Sublacensis, quindi iniziava a salire verso
Arsoli-Riofreddo, da cui si dirigeva verso Carsoli. In questo tratto sono stati rinvenuti i
cippi miliari XXXVII e XXXVIII, posti dall'imperatore Nerva nel 97 d. C., il quale esegu
una generale opera di risistemazione e restauro della via Valeria al punto che in questi
miliari dichiara addirittura di "aver fatto costruire la strada" (faciendam curavit).
L'intervento si spiega con la necessit di assicurare perfetto funzionamento a
un'importante via di traffico e comunicazione che, attraverso la zona appenninica,
raggiungeva l'Adriatico e che nel tratto aniense costituiva anche la via di servizio di
quattro importanti acquedotti pubblici (Anio vetus 272 a. C., Aqua Marcia 144 a. C., Aqua
Claudia e Anio novus 38-52 d. C.). Del tracciato si conservano resti di muri sostruttivi e due
ponti simili per struttura e tecnica muraria: il ponte Scutonico sotto Roviano e il ponte S.
Giorgio di Riofreddo. La Valeria Vetus si staccava dopo il bivio per Cineto, allaltezza
dellOsteria della Ferrata, risaliva le pendici del Colle Cacione, passava vicino la chiesa di
S. Maria dei Fiorentini e poi dopo Fonte Limosa entrava a Riofreddo attraverso lArco di S.
Caterina. Attraversava quindi Riofreddo (non per nulla ancor oggi il tratto urbano
interessato si chiama Via Valeria!) per ricongiungersi allaltro tracciato della Valeria
dopo il monastero di S. Giorgio. (testo tratto in parte dal cartello messo vicino al ponte S.
Giorgio dalla Sovrintendenza Archeologica per il Lazio).

Fonte Limosa
In dialetto riofreddano limosina significa elemosina e cos veniva anticamente chiamata
questa sorgente perch probabilmente i poveri o i religiosi mendicanti chiedevano la carit
presso questo luogo (un terreno adiacente era chiamato della misericordia) dove i
viandanti che provenivano dalla Spiaggia si fermavano per dissetarsi. In questanno 1779
essendosi seccata lacqua di fonte Limosia, perch si vedeva che intorno al condotto di
perdeva lacqua[] si cred di poterla rimediare, turando tutte le crepature con calce e
pece navale, ma ci non ost. e alla fonte non ci andava lacqua. Allora fu risoluto di
mandare a pigliare un Matematico Portoghese, che si trovava in Tivoli chiamato Stefano
Cabral, che venne qui a 26 maggio [] Tuttavia fece tali dilig.e che mand per di d.a
acqua alla fonte, e anche oggi, che siamo a 30 luglio mantiene, nonostante la grande e
straordinaria secca. (Ramos) Negli anni venti e trenta del Novecento fu oggetto di
restauri e nel 1973 completamente rifatta e ampliata.

LE ASCENSIONI ALLE CROCI DI MONTE S. ELIA E DI MONTE PISCHIUSO


Sulla cima del monte S. Elia e sulle pendici di monte Aguzzo, allaltezza del colle detto
monte Pischiuso, sono ben visibili dallabitato di Riofreddo delle imponenti croci in ferro,
edificate in tempi differenti ma generate entrambe dalla stessa Fede.

S. Elia
La croce pi antica quella sul S. Elia, eretta nel 1934 a cura del parroco dellepoca, don
Francesco Miconi. Il 29 maggio 2004, a cura del Presidente della sezione riofreddana
dellAssociazione Nazionale Combattenti e Reduci Querino Conti (detto Paparone),
stato perci celebrato il Settantesimo anniversario della sua posa. La lapide posta alla base
della croce cos recita: NEL 70 ANNIVERSARIO / I CITTADINI DI RIOFREDDO / A
RICORDO POSERO / 29 MAGGIO 2004.
Monte SantElia divide gli abitati di Riofreddo, Arsoli e Roviano e fino al XVIII secolo si
svolgevano processioni che da questi paesi arrivavano alla piccola chiesa (oggi
completamente distrutta) posta in cima alla montagna. Questa chiesa era posta sul
culmine del monte omonimo a quota 990 s.l.m., proprio al confine del territorio di
Riofreddo con quello di Roviano. Se ne attribuisce la nascita sia ai monaci basiliani che ai
benedettini. La chiesa citata per la prima volta nel 1055 in un privilegio del papa Vittore
II. Compare poi nel 1255 (statuto di Roviano) e nel 1297 (elenco dei beni confiscati da
Bonifacio VIII ai Colonna). Negli Atti di sacra visita del vescovo Andrea Croce del 1581,
la chiesa venne trovata senza tetto e con laltare spogliato, mentre nella visita del 1659
apprendiamo che nella chiesa degit Heremita. Il vescovo Marcello Santacroce nel 1674 ci
d notizia dellesistenza di un romitorio annesso alla chiesa ma conclude tam ecclesia
quam Domus maximum minantur ruina. Nel 1681 il cardinale Galeazzo Marescotti la
visit, la trov diruta, ma in essa - annot - remanit campana. Grande era la devozione
per il luogo: lo testimonia larciprete di Roviano Don Paolo Petricci, il quale lasci scritto
nel 1653 che ai 3 del mese di maggio, festa della S. Croce, il popolo di Roviano e quello di
Riofreddo erano soliti partecipare uniti nella chiesa alla Messa, essendo ambedue, per
naturale opposta direzione, saliti processionalmente sulla sommit del monte. Distrutta la
chiesa nel 1680, essa venne nuovamente fatta edificare dal canonico Mario Del Drago,
sicch nel 1699 il vescovo di Tivoli Antonio Fonseca la trov in buono stato. Ma gi nel
1717 la ritrov derelicta e spoliata finch dal 1726, essendo male stato reducta, non fu pi
oggetto di visita pastorale. Nel 1799 risulta che il 3 maggio la processione veniva fatta dal
popolo di Riofreddo non pi sul S. Elia ma nella nuova chiesa di S. Maria del Soccorso,
detta Madonna dellImmagine: ci conferma che alla fine del 700 la chiesa era crollata ed
era quindi terminato anche lantico pellegrinaggio sulla cima della montagna.

La Madonnella
42 4 5 N, 12 59 41 E, alt. 941 m
Molto pi recente la storia della croce di monte Pischiuso. Nel gennaio del 1961 alcuni
boyscouts di Roma fecero delle escursioni sui nostri monti ed eressero una modesta
cappellina alla Santa Vergine: il capo clan Roberto Carbonetti decise il luogo e il rover
Maurizio Nocera port una piccola immagine mariana sul monte. Querino Conti not la
cappellina e decise di far erigere nei suoi pressi una croce. Il suo sogno si realizz nel 1989
quando Amedeo Vasselli la realizz e Nicola Conti leresse su un solido basamento in
pietra. Paparone, allepoca presidente della Pro-loco, vi fece incidere questa iscrizione:
STENDI O SIGNORE LA TUA OMBRA / A PROTEZIONE DEL MONDO INTERO / ASS.
PRO-LOCO ERESSE AD 12-8-1989 / IL PRESIDENTE /(QUERINO CONTI). Nel 1999
Fabio Carboni don una bella statua della Madonna in marmo e Nicola e Fausto Conti,
Mario U brau, Maurizio Rainaldi, Francesco e Bruno Caffari, Paolo Meloni, Tonino
Superga, Amedeo Ciotti e tanti altri ancora, eressero a loro spese una cappella. Da molti
anni, la mattina del 12 agosto la popolazione di Riofreddo si mette in cammino e
raggiunge la croce e la Madonnella di Pischiusu. Il parroco vi celebra la messa e poi il
comitato offre a tutti i partecipanti doni ricordo e unabbondante colazione a base di pane
e frittata. Nel 2007 lAssociazione Amici della Madonnella ha fatto fondere una campana
in bronzo dalla ditta Marinelli di Agnone, campana eretta su un campanile ligneo nei
pressi della croce e inaugurata dal sindaco Giorgio caffari e dal parroco Don Piero Didier
la mattina del 12 agosto di quello stesso anno.

PERSONAGGI CELEBRI
I Signori di Riofreddo
Le dinastie pi importanti che tennero Riofreddo come feudo sono quelle dei Colonna e
dei Del Drago. I Colonna-Riofreddo stanziavano nella rocca, mentre i Del Drago non vi
risiedevano se non per brevi periodi, preferendo dare il feudo in affitto. Tra fine Ottocento
e inizio Novecento, il castello venne ereditato dalla famiglia Pelagallo, ed con questo
nome che viene solitamente designato. I Colonna (dal XII al XVI secolo)A partire dal XII
secolo, i Colonna sono i primi feudatari presenti a Riofreddo. Il ramo della famiglia che
risiede sul posto ne prende il nome ( noto, infatti, come Colonna-Riofreddo) e gi questo
dimostra quanto fosse importante il piccolo feudo che, nonostante le sue ridotte
dimensioni, in una posizione strategica: ai confini tra il Patrimonium Petri e il Regno di
Napoli e sul percorso dellantica via Valeria, rappresenta certamente un luogo di rilievo
per i traffici, sia di natura politica, che di natura economica e commerciale.Il
personaggio pi importante dei Colonna-Riofreddo Landolfo, vissuto negli ultimi
decenni del XIII secolo Soldato di Riofreddo e Signore di Roviano che possiede diversi
feudi nella zona. Egli per la popolazione locale un custode che risiede nel luogo, a difesa
di esso. I Colonna-Riofreddo, a differenza delle altre linee della famiglia, adottano una
politica particolare nei confronti dei pontefici, in quanto ne sono spesso alleati. Antonio,
figlio di Landolfo, fa restaurare e affrescare la chiesa della ss. Annunziata nel 1422,
durante il pontificato di Martino V (al secolo Oddone Colonna, papa dal 1417 al 1431), che
gli concede molte agevolazioni. Intorno al 1459, la linea di Riofreddo si estingue e il feudo
conteso tra gli ultimi eredi, i Colonna di Paliano e i Caffarelli. Tra il 1554 e il 1560,
Bernardino Caffarelli e Muzio Colonna venderanno Riofreddo al protonotario apostolico
Paolo Del Drago.

I Colonna di Riofreddo
Riofreddo risulta infeudata almeno dalla met del XII secolo ad un ramo cadetto dei
Colonna, che in questo periodo cominciano a scindersi dal ceppo principale. Il
personaggio pi importante della linea di Riofreddo Landolfo Colonna, miles Rivifrigidi
et Rubiani dominus che, il 21 febbraio 1287, nel Castello di Riofreddo, conferma gli statuti
di Roviano. Un secolo dopo ricordiamo un altro Landolfo Colonna di Riofreddo (figlio di
Rainolfo, di Francesco di Landolfo) per lappoggio dato a papa Bonifacio IX nella lotta
contro i ribelli Colonna e contro il re di Napoli Ladislao. Il figlio di Landolfo, Antonio,
governa in unepoca splendida per i Colonna: gli anni del pontificato di Martino V (al
secolo Oddone Colonna). Nel 1422 fa restaurare e mirabilmente affrescare la chiesa della
SS. Annunziata, adiacente allomonimo ospedale di Riofreddo. Il figlio di Antonio,
Giovanni Andrea, non condivise la presa di posizione del padre, fedele al pontefice e,
insieme ad Antonio Colonna principe di Salerno ed a Stefano di Palestrina, organizza la
sommossa contro Eugenio IV del 23 aprile 1431. Viene pertanto dichiarato reo di lesa
maest e scomunicato; Antonio di Riofreddo si trova costretto ad intercedere per lui
presso il papa. Intorno al 1459 la linea dei Colonna di Riofreddo si estingue. (Caffari)

I Del Drago (dal XVI al XX secolo)


La famiglia Del Drago proviene da Viterbo e da l, nel 1475, si trasferisce a Roma, per
svolgervi importanti funzioni nellambito della magistratura; non ha una lunga tradizione
in ambito feudale, e Riofreddo, che gli costa 3500 scudi, il secondo feudo acquistato,
dopo quello di San Vittorino. Le controversie tra la Comunit di Riofreddo e i Del Drago
cominciano a pochi anni dallacquisto del feudo: nel 1593 abolito un capitolo dello
Statuto che attribuiva al feudatario alcuni diritti ereditari (Ius Recadentiarum), in cambio
dellosteria comunitaria, che diviene cos di sua propriet. Il 21 ottobre 1622, papa
Gregorio XV (1621-23) dichiara Riofreddo marchesato del signor Antonio Del Drago e dei
suoi successori; gi dallanno seguente, le pretese baronali cominciano a farsi pi
pressanti: vuole anche per s il diritto di vendita del pane, privativa invece della comunit
(i cui proventi si limitano agli affitti del forno, del macello, della salsamenteria). Questo
problema mette i due soggetti, Comunit e Marchese, di fronte presso il prefetto
dellannona. Negli ultimi decenni del XVIII secolo, le due parti sono luna contro laltra di
fronte alla Sacra Congregazione del Buon Governo, in una causa che si conclude allalba
del XIX secolo con una pesante sconfitta per la comunit. Agli inizi del XX secolo, la
famiglia Pelagallo eredita Riofreddo; ed con questo nome che solitamente viene
designato il castello. (Pannello Museo)
Domenico De Sanctis
LAbate Domenico De Sanctis nacque a Riofreddo il 29 aprile 1721 e mor a Roma il 31
dicembre 1798 (la tomba nella chiesa dei Santi Simone e Giuda). Fu avvocato curiale,
archeologo, letterato, arciprete della Cattedrale di Tivoli e dal 17 giugno 1767 beneficiario
della Basilica Vaticana. Nel 1761 pubblica la Dissertazione sopra la villa di Orazio Flacco. Altre
sue opere: Del Sepolcro de Plauzi in Tivoli, DAntimo citt e municipio de Marsi.
Andrea Conti (Riofreddo 10 aprile 1766 (o 1777) - Roma 12 febbraio 1840)
Fra que' che onorarono la patria, devesi far menzione onorevole di d. Andrea Conti
professore di fisico-matematica , ed astronomo nel collegio romano uno de' 40 della
societa' italiana delle scienze, autore di molte memorie di astronomia e di matematica ,che
fanno parte de' cos detti Opuscoli astronomici dati in luce dagli astronomi della specola di
detto collegio, cio i professori Calandrelli e Richebach; profondo scienziato, i cui distinti
meriti si leggono nell'elogio esistente negli atti dell'encomiata societ italiana, e nella
biografia pubblicata dal Giornale Arcadico, scritta dal principe d. Baldassare Boncompagno
Ludovisi. (Moroni)
Nativo di Riofreddo fu pure linsigne astronomo ab. Andrea Conti che tenne in Roma la
cattedra di scienze fisico-matematiche per quaranta anni al Liceo Gregoriano; e, prima
discepolo poi amico e collega inseparabile del famoso ab. G. Calandrelli, diresse insieme
con lui la nuova specola fino al 1824. Presidente del Collegio filosofico, socio
dellAccademia italiana dei Quaranta, mor a Roma nel 1840 (Presutti, 1909).

Don Bartolomeo Sebastiani


Nato a Riofreddo il 7 ottobre 1754, fu arciprete di Roviano. Autore del manoscritto
Memorie principali della terra di Roviano, insieme con altre notizie su Riofreddo, e, meno diffuse,
sopra Anticoli, Arsoli, Subiaco, regione Equicola e via Valeria scritto intorno al 1830.
Luigi Fabiani
A' nostri giorni di Riofreddo inoltre fior Luigi Fabiani valente pittore, che si distinse
negli ornati e nell'esprimere al vero gli animali, e perci lodai nel vol. L, p. 269. (Moroni)
Nato nel 1741 arricch la prima galleria bella Biblioteca Vaticana, nelledificio di Paolo V,
tra lappartamento di S. Pio V e la galleria di Gregorio XIII.

Antonio Sebastiani
Nato a Riofreddo il 14 giugno 1782, morto in Aversa nel 1821, fu professore di botanica
nelluniversit Romana e direttore dellOrto Botanico universitario. Scrisse diverse opere,
tra le quali Romanarum plantarum - fasciculus primus (1813); fasc. alter (1815); lEnumeratio
plantarum amphiteatri Flavii (Ro. 1815), e Florae Romanae prodromus, in collaborazione con E.
Mauri (1818). Questa la prima opera completa sulla flora Romana, al dire del ch. prof. R.
Pirotta della universit Romana; il quale illustrer laltra inedita del Sebastiani, cio
Catalogus syntomaticus plantarum quae sponte luxuriantur in Romana provincia non che
lerbario del medesimo nella Bibliografia e storia della Botanica in Roma in corso di
pubblicazione. In onore di A. Sebastiani i botanici intitolarono il genere Sebastiania.
(Presutti, 1909, nota 1)
Gaetano Donizetti, Luigi, Antonio e Virginia Vasselli
Il legame del compositore Gaetano Donizetti (Bergamo 1797 - 1848) con Riofreddo
dovuto a due fratelli: Antonio (detto Tto, Roma 1793 - 1870) e Virginia Vasselli (Roma
1808 - Napoli 1837). Il primo divenne uno dei pi cari amici del compositore, la seconda
sua moglie. Entrambi erano nati a Roma come il loro padre Luigi Vasselli che era per
figlio dellavvocato Francesco Vasselli, nativo di Riofreddo. La famiglia di Luigi Vasselli,
sebbene residente nella capitale, mantenne sempre stretti rapporti con Riofreddo.
Donizetti visit certamente il paese di sua moglie: il periodo pi probabile quello del
febbraio 1828. Il compositore, fidanzato ormai ufficialmente con la giovane Vasselli,
doveva recarsi a Genova per linaugurazione del teatro Carlo Felice. Da Napoli fa tappa a
Roma dove arriva il 2 febbraio. Nella capitale viene solo per rivedere Virginia che il 1
giugno diventer sua sposa. Nellarchivio parrocchiale di Riofreddo, risulta che Virginia il
17 febbraio la madrina di battesimo del piccolo Domenico Lucilla, e si trovava quindi in
paese. Probabile che Gaetano, che era venuto a Roma esclusivamente per Virginia, abbia
perci accompagnato o raggiunto la fidanzata a Riofreddo fermandosi qualche giorno.
Una testimonianza importante del soggiorno riofreddano di Donizetti fa bella mostra di se
su via Valeria, sopra il portone al numero 60. Ledificio su cui sorge lepigrafe uno dei
pi belli del paese e si svolge su via Valeria dal numero civico 56 fino al 66. Donizetti nella
sua visita a Riofreddo fu ospitato qui perch Luigi Vasselli era il proprietario di uno degli
appartamenti del palazzo. Quasi tutto il resto delledificio era, ed tuttora, propriet della
famiglia Roberti fin dal 1649, anno in cui fu acquisito dai precedenti possessori, i Blasi. I
riofreddani dedicarono allillustre ospite la loro piazza pi bella, quella che da sempre era
semplicemente chiamata piazza del forno e che ancora oggi si chiama Piazza Donizetti.
(Verzulli)

Ricciotti Garibaldi e Costanza Hopcraft


Nato a Montevideo nel 1847, Ricciotti era il quarto figlio di Giuseppe e di Annita.
Combattente valido cominci a dar prova del suo valore a Bezzecca (1866) e si distinse poi
nelle battaglie di Monterotondo e di Mentana (1867). Nel 1870 (guerra franco-prussiana)
era il comandante della IV brigata e si segnal a Chatillon sur Seine e a Digione
conquistando una delle uniche due bandiere che i prussiani persero durante la guerra.
Comand a Domokos i volontari garibaldini nel 1897 (guerra greco-turca). Deputato del
parlamento italiano alla Camera prese posto allestrema sinistra. Si spense a Roma il 17
luglio 1924. Il 2 Luglio 1874. aveva sposato a Londra Harriet Constance Hopcraft (1853 -
1941) che apparteneva ad una famiglia benestante inglese, il padre di Constance, William
Hopcraft, un printer, un tipografo-editore della City. Costanza non si allontana mai dagli
ambienti e dalle idee che hanno accompagnato la sua giovinezza, e che, trasportate a
Riofreddo alla fine dellOttocento e nei primi decenni del Novecento, rappresentano una
visione del mondo totalmente nuova, ancora estranea alle classi dirigenti italiane,
assolutamente carenti di spirito filantropico e di teorie sullo sviluppo autonomo delle
popolazioni. A questo si aggiungono le virt personali di Donna Costanza, e le vicende
della vita che ne avevano sicuramente temprato il carattere. Indicativo di questo stato
danimo la vicenda degli ospedali di Riofreddo e di La Maddalena, che Costanza crea
quasi negli stessi anni. Lambulatorio di La Maddalena inaugurato il 5 Novembre 1907.
E costituito da terreni donati e da edifici concessi, manca dogni specie dallestimento, ma
costituisce ugualmente, per la popolazione dellisola, una nuova speranza. Poco dopo
sorge lambulatorio di Riofreddo, con lo stesso tipo di gestione, fondata sul volontariato, e
sul contributo degli interessati. (Garibaldi-Jallet)

Ricciotti Garibaldi, quarto ed ultimo figlio di Giuseppe ed Anita, venuto per la prima
volta nel 1888, con la sua famiglia, a trascorrere le vacanze a Riofreddo.
Poco dopo Ricciotti ha deciso di comprare un terreno, per farvi costruire una grande casa,
destinata ad ospitare anche i garibaldini anziani o bisognosi. Fortune avverse hanno
costretto dal 1893 la famiglia a prendere stabile residenza nella parte di casa gi edificata,
molto simile per le dimensioni a quella che possiamo vedere tuttora. La popolazione ha
accolto favorevolmente lillustre personaggio, che si dedicato con la consorte Constance
Hopcraft, negli anni successivi, al costante miglioramento della propriet. Ha partecipato
alla vita della cittadina, sia attraverso le opere sociali intraprese dalla moglie e dalle figlie,
sia con linteresse di Ricciotti per lo sviluppo del paese dove fu consigliere comunale dal
1910 al 1913
Il primo incontro di Ricciotti con Riofreddo era per avvenuto gi nel 1867: Ricciotti si era
impegnato a raggruppare i volontari che confluivano nellAlta Valle dellAniene per
portarsi alle frontiere dello Stato Pontificio collintento di espugnare Roma e farne la
capitale dItalia. Nellavviarli a ricongiungersi con il Generale Garibaldi a Passo Correse,
trov rifugio nellantico convento di San Giorgio, dove brevemente soggiorn. Ne
testimonia una delibera comunale che vota un indennizzo per i danni minimi provocati
dai volontari. Il secondo incontro fu sicuramente nel 1888 quando Ricciotti e suo fratello
Menotti furono chiamati a partecipare al viaggio dinaugurazione della nuova ferrovia
Roma-Sulmona, che passa davanti al convento di san Giorgio e sotto i colli riofreddani.
Dalla casa di Riofreddo Ricciotti parte direttamente per raggiungere i volontari italiani
imbarcatisi per la Grecia nel 1897, sollecitato a prendere la testa della spedizione dagli
amici repubblicani, e in particolare dallo scultore Ferrari, nello studio romano del quale si
organizzano i volontari. Il filellenismo, caro alla tradizione risorgimentale, la necessit di
rincuorare la pubblica opinione dopo la sconfitta dAdua nel 1896, la sollevazione degli
ambienti repubblicani a favore dellintervento, consentono la realizzazione delloperazione
militare, che ha il suo culmine nella battaglia di Domokos. Un monumento eretto a
Domokos ricorda i caduti italiani, tra i quali il deputato Antonio Fratti, Romolo Garroni,
ecc. Al loro ritorno, Ricciotti ed il figlio maggiore Peppino, ventenne, ricevono un vero
trionfo. Da allora la famiglia riprende a vivere nella capitale, pur conservando la
consuetudine del lungo soggiorno annuale a Riofreddo.
Proprio da Riofreddo Ricciotti tenta di organizzare altre spedizioni, in particolare nei
Balcani e per la colonizzazione della Patagonia da parte dellemigrazione italiana, ma
senza successo. Di nuovo per la Grecia parte lultima spedizione alla quale partecipa, nel
1912-1913, questa volta assieme ai figli Peppino, Ricciotti, Sante, e con la presenza della
moglie e delle due figlie maggiori nella Croce Rossa.
Bench il progetto sia suo, Ricciotti troppo anziano e non pu accompagnare sei dei suoi
figli e due delle figlie che partono volontari per la Francia nel 1914. A Peppino affidata la
guida militare della Legione italiana, inquadrata nellEsercito francese, nella quale
confluiscono, sotto la direzione politica dei loro partiti, repubblicani e socialisti. Ricciotti si
attiva molto dal fronte interno, e contribuisce ad organizzare imponenti manifestazioni
interventiste quando trasportata in Italia la salma di Bruno, il primo figlio ucciso durante
i terribili scontri militari delle Argonne, dove i volontari garibaldini erano stati mandati,
su loro richiesta, in prima linea. Il triste evento d fiato, tra gli altri, al poeta Gabriele
DAnnunzio. Pochi giorni dopo ucciso anche Costante. Le grandi manifestazioni
popolari a favore dellintervento a fianco della Francia influiscono sicuramente sulla
decisione finale del Governo nello stesso senso.
Durante gli anni del loro impegno sul fronte italiano, dal 1915 al 1918, i sei figli superstiti
di Ricciotti e Costanza fanno volentieri ritorno a Riofreddo, da dove la madre intrattiene
con loro una fitta corrispondenza. Vi si organizzano soccorsi per i soldati in guerra. Il
monumento ai caduti di Riofreddo testimonia del sacrificio in giovani vite fatto dalla
popolazione. Ricciotti e Costanza organizzano da parte loro aiuti alle famiglie dei caduti.
Non vi sono state altre occasioni di impegno volontario dei fratelli Garibaldi, se non il
tentativo di Sante di organizzare Legioni volontarie italiane in Francia per lottare contro
linvasore tedesco. Liniziativa fallisce con lArmistizio del 1940, e gli italiani antifascisti in
Francia entrano nella Resistenza. Sante vi lascia la vita. Ha raggiunto i fratelli Bruno e
Costante nella memoria riofreddana con liscrizione del suo nome sul monumento ai
caduti della citt.

Luigi Presutti
Vincenzo Federici, nel Necrologio pubblicato sullArchivio della Societ Romana di Storia
Patria, illustra brevemente la figura di questo illustre studioso: Nato a Riofreddo il 6
giugno 1857, si spense a Roma l11 dicembre 1943. Fu socio ordinario della reale Societ
Romana di Storia Patria e collabor ai lavori della Societ illustrando per lArchivio (vol.
XXXII, 395; XXXIII, 313; XXXV, 101) le origini del Castello di Riofreddo e i Colonna di
Riofreddo (secoli XIII e XIV). Negli ultimi anni di vita (dal 15 marzo 1937) fu anche
ascoltato Membro del Consiglio della sezione Tiburtina della nostra Deputazione. Educato
allerudizione storica dallesempio del Cardinal Di Pietro suo zio materno, dette per 33
anni (1895-1927) la sua attivit scientifica allordinamento delle collezioni storiche
dellArchivio Segreto Vaticano, di cui fu scrittore e dove rimangono di lui anche gli
schedari degli Istrumenta Miscellanea dal n 1 al n 6564. Sono noti di lui anche i due
volumi sulla storia di Vivaro e su quella di Cave. Interessante anche lo studio storico-
critico sulla Francesca da Rimini di Gabriele DAnnunzio. Membro della Pontificia
Accademia di Religione Cattolica dal 1913, Ispettore onorario dei monumenti di
Riofreddo, tutta la sua vita operosa spese allincremento dei suoi studi prediletti. Di
Presutti parla anche G. A. Rossi in Ricerche Studi Informazioni, bollettino della Societ
riofreddana di storia arte cultura, n. 17, Riofreddo, 1992, p. 3.

Gastone Imbrighi

SINDACI DAL 1870


Giorgio Rainaldi, nato a Riofreddo il 19/4/1912, dal 19/1/1946 risiede a Roma
Sindaco del Comune di Riofreddo dal 1946 al 1952, si sposa a Cassino il 16/5/1964
muore a Roma il 23/8/2000 ed sepolto nel nostro cimitero

Alberico Carboni il primo Sindaco di Aprilia

I PARROCI DI RIOFREDDO
D. Eusepio Pascalizio, e D. Giuliano Blasi ambedue rettori nel 1581
manca l'anno 1587 e 1588
D. Giuliano Blasi dal 1599 al 1608
D. Francesco Arronio Notaro dal 1609 al 1624
D. Gentile Rocchini dal 1624 al 1649
D. Carlo Costantini di Camerino dal 1649 al 1636
D. Giovani Valenti dal 1636 al 1659
D. Marcantonio Olivieri dal 1661 al 1666
D. Giovanni Carnevale dal 1666 al 1673
D. Giovanni Paolo Araudino dal 1677 al 1682
D. Pietro Mancini di Riofreddo dal 1681 al 1718
D. Giacomo Frataiace dal 1719 al 1720
D. Saverio Antonelli dal 1725 al 1732
D. Nicolangelo De Felicibus di Petesia dal 1735 al 1768
D. Giovanni Ramos (ex gesuita) dal 1777 al 1801
D. Giovanni Battista Checchetelli (ex passionista) dal 1801 al 1803
D. Giuseppe Rios (ex gesuita) dal 1803 al 1805
D. Sante Bucciareli (ex domenicano) dal 1805 al 1814
D. Vincenzo Bernardini di Riofreddo dal 1815 al 1846
D. Vittorio Sebastiani di Riofreddo dal 1846 al 1881
D. Salvatore Riccardi di Riofreddo dal 1882 al 1884
D. Antonio Sebastiani di Riofreddo dal 1885 al 1894

D. Aurelio Bonanni dal 1895 al 1898


Padre Vincenzo da Vico 1899
D. Francesco Zucchi dal 1900 al 1909
D. Eugenio Giorgi dal 1910 al 1911
D. Enrico Alessandri di Riofreddo dal 1912 al 1914
D. Eugenio Giorgi dal 1915 al 1931
D. Enrico Alessandri di Riofreddo dal 1931 al 1932
D. Orazio Coccanari dal 1933 al 1934
D. Edgardo Benedetti dal 1934 al 1935
D. Francesco Miconi dal 1935 al 1959
D. Luigi Armagno dal 1960 al 1972
D. Giovanni Maria Boac dal 1973 al 1974
D. Nino Murtas dal 1975 al 1977
D. Marco Badiglio 1978
D. Nino Murtas dal 1979 al 1983
D. Camillo Mancinelli 1984
D. Livio Nicolodi Besler dal 1984 al 1989
D. Giuseppe Bettinelli dal 1989 al 1990
D. Pier Giacomo Didier dal 1991

Il nome Riofreddo nei secoli


Nel corso del tempo il nome di Riofreddo non si sempre detto e scritto cos.
Ecco alcune forme che nel corso delle mie ricerche ho incontrato:
Ricofredo Rigus Frigidus Riofredo
Rigofredo Rio Freddo Rivi frigidi
Rigofrigido Riofredi Rivifredo
Rivifrigidi Rivofredo Ruifredo
Rivo Freddo Rivofrigido
Rivofreddo Rivus Frigidus,

Lo stemma comunale
Scudo sannitico e corona municipale. Colonna argentea in campo azzurro, sorgente da
una campagna bagnata da un fiume in cui nuota un pesce d'argento. Evidente nel fiume il
riferimento al nome del paese. La presenza della colonna indica chiaramente che il paese
in passato fu feudo dell'omonima casata. (Stemmi, p. 105)
Il riconoscimento dello stemma comunale era stato deliberato e richiesto al Capo del
Governo, Benito Mussolini, dal Podest Attilio Alessandri, l8 giugno 1935, su consiglio e
sollecitudine dellillustre concittadino e studioso Giuseppe Presutti, dopo il rilievo della
antica esistenza e validit dello stemma risultante dal libro dei consigli di Riofreddo del
1660, risultato conforme alla circolare dellAccademia Romana de Queriti del 1859 -
Censore della Sezione Storico Archeologica, il Conte Ercolano Gaddi Ercolani. Il relativo
decreto venne rilasciato il 25 gennaio 1940. (Caffari, 1995, 3)

Attivit economiche
?Prosciuttaro e cava????

Passeggiate ed escursioni
Varie possibilit si offrono al turista per esplorare la zona di Riofreddo che si presenta
ricchissima di risorse storiche e naturali. E possibile scegliere fra diversi itinerari: ascesa al
monte Aguzzo (m. 1091); al monte S. Elia (m. 990, con in cima i resti dellantico cenobio
basiliano); alla macchia di Oricola (sorgenti di Fonte Caramante e Fonte Pepe e Fonte
Staffari e ruderi di S. Maria Maddalena); alle "Pacetta" (castagneto di Riofreddo);
alleremo di S. Maria dei Fiorentini; alla Fonte Limosa, nota per la sua acqua diuretica; alle
cascatelle di Rio Scuro; al lago del Turano, alla Madonna del Monte ed ai laghetti di
Percile.
La Valeria-antica fino a Rovianello.
La "madonnella".
Al sito della necropoli di Casal Civitella.
Il torrente Bagnatore (la ripa) e lantica mola.

NATURA
INQUADRAMENTO GEOLOGICO-REGIONALE

Giunti al paese di RIOFREDDO abbiamo seguito la strada principale all'altezza del KM 6


intorno alla quota 822, la nostra prima stazione ha evidenziato la presenza di calcari
marnosi di colore giallo molto fratturati e fagliati. Proseguendo sulla stessa strada
abbiamo notato che i calcari mantenevano lo stesso colore ma divenivano pi compatti.
Continuando il nostro percorso lungo la strada principale avveniva un cambiamento nel
colore dei calcari divenivano di color bianco e grigi senza alcuna ripetizione logica.
Percorrendo la strada i calcari divenivano pi detritici perdevano la componente marnosa
e divenivano organogeni, all'interno di essi trovavamo i seguenti fossili: echinidi, pecten,
briozoi e lithotamni.
Lungo la strada verso RIOFREDDO, i calcari si presentavano fortemente fratturati,
riscontravamo una faglia con direzione NORD-70-EST che si ripeteva lungo la strada
molto frequentemente, oltrepassando il KM 4 intorno alla quota 750 ci siamo accorti che la
parte de icalcari detritici organogeni era quasi sub verticale e tagliava la strada da parte a
parte, lasciando spazio a strati marnosi con forma allunga ta e con stratificazione
principalmente NE-SW, con immersioni blande.
Proseguendo sulla strada, intorno a quota 722, sul ponticello sopra il fosso delle Serre si
nota un altro attraversamento della strada da parte del sovrascorrimento accompagnato
da detrito calcareo di falda lungo ambo i margini stradali.
La parte orientale che interessa il Monte Aguzzo caratterizzata prevalentemente da
calcari marnosi che passano a calcari detritici man mano che si procede verso est senza un
limite netto. La stessa cosa accade per il Colle la Corte il cui calcare prevalentemente
marnoso, il monte Crocetta il cui calcare detritico ma non stato possibile trovare il
limite tra le due formazioni come accadeva per il monte Aguzzo da qui la supposizione
che ci troviamo in una fase di eteropia di facies.
La zona tra le due sopra citate comprendente Pezza Cortella e Serra Rotonda, era
praticamente irragiungibile causa numerosi rovi, recinzioni e propriet private, per cui
possiamo procedere solo per estrapolazione ed immaginare una continuazione dell'
eteropia di facies tra calcari marnosi e detritici.
Lo sviluppo dell'Appennino centrale costituito da successioni sedimentarie che hanno
avuto la loro origine nel Trias superiore e sono perdurate per tutto il Mesozoico.
Sono avvenute delle variazione nel regime dinamico ed i settori che comprendono
l'Umbria la Sabina il Lazio e l'Abruzzo si sono inquadrati in aree di piattaforma
carbonatica.
Nel Lias superiore forti fenomeni di subsidenza portano l'annegamento dell'attuale
regione Umbro-Sabina, dal Dogger al Cretacico, si forma il bacino umbro-sabino, ad ovest
della piattaforma carbonatica laziale-abruzzese gi preesistente.
Il passagio tra questi due domini, segnato da una profonda linea tettonica, orientata con
direzione NS, chiamata linea Olevano-Antrodoco o meglio linea Ancona-Anzio; questa
linea tettonica attiva fin dal Lias medio manifestando la sua maggiore attivit nel
Miocene inferiore comportandosi come una faglia diretta, regolando i rapporti tra bacino e
piattaforma.
Per tutto il Cretacico questi domini non hanno subito mutamenti (anche se in questo
periodo avviene la chiusura della Tetide. Durante il Paleocene Eocene ed Oligocene la
chiusura della tetide comporta variazioni nell'ambiente di piattaforma, si ha un arresto
della subsidenza con variazione del livello marino. Le aree pi interne tra il bacino umbro-
sabino e la piattaforma laziale-abruzzese dal Paleocene al Miocene inferiore sono
caratterizzate da profonde lacune stratigrafiche, mentre nella zona di bacino umbro-sabino
si ha la formazione della serie della scaglia e nella piattaforma laziale-abruzzese la serie a
calcari organogeni a briozoi e litotamni.
In seguito si avr il ricoprimento nella piattaforma delle marne plantoniche sui calcari
organogeni che testimoniano l'annegamento della piattaforma.
Nella fase tettonica del tortoniano il bacino sabino emerge e forma l'attuale catena, mentre
la piattaforma carbonatica laziale-abruzzese viene disarticolata in grossi blocchi separati
da depressioni con direzione NW-SE (attuale orientazione appenninica), queste
depressioni vengono colmate da depositi di tipo flyschioide (arenaceo-argillose) di origine
torbiditica di provenienza settentrionale incanalate lungo la linea Ancona-Anzio che in
questo periodo ha funzione di valle sottomarina.
Con il Miocene superiore questa faglia diventa trascorrente spostando a nord il settore
sabino ed a sud quello laziale-abruzzese. La conseguenza di questa tettonica segn la
definitiva chiusura degli accessi torbiditici di origine, seguir una tettonica di tipo
compressivo che porter il definitivo sollevamento della piattaforma laziale-abruzzese.

(Testo di Luca Martellini - "La Sapienza", Roma in


http://www.anisn.it/geologia2000/A_riof.html)

FLORA E FAUNA
Fonte Limosa
In dialetto riofreddano limosina significa elemosina e cos veniva anticamente chiamata
questa sorgente perch probabilmente i poveri o i religiosi mendicanti chiedevano la carit
presso questo luogo (un terreno adiacente era chiamato della misericordia) dove i
viandanti che provenivano dalla Spiaggia si fermavano per dissetarsi. In questanno 1779
essendosi seccata lacqua di fonte Limosia, perch si vedeva che intorno al condotto di
perdeva lacqua[] si cred di poterla rimediare, turando tutte le crepature con calce e
pece navale, ma ci non ost. e alla fonte non ci andava lacqua. Allora fu risoluto di
mandare a pigliare un Matematico Portoghese, che si trovava in Tivoli chiamato Stefano
Cabral, che venne qui a 26 maggio [] Tuttavia fece tali dilig.e che mand per di d.a
acqua alla fonte, e anche oggi, che siamo a 30 luglio mantiene, nonostante la grande e
straordinaria secca. (Ramos) Negli anni venti e trenta del Novecento fu oggetto di
restauri e nel 1973 completamente rifatta e ampliata.

Fonte Caramante (a Sesera)


Larea sorgiva si inserisce a una quota di 605 m s.l.m Lambiente che circonda la sorgente
caratterizzato da pianori parzialmente coltivati. Le antiche foreste di querce sono presenti
ancora con limitate estensioni ai lati della valle che domina il lato est del monte Pisciato
(832 m). Lacqua fuoriesce in una pozza direttamente dal sottosuolo dando origine a un
piccolo ruscello le cui acque si immettono nel Fosso delle Fontanelle.
Il fondo fangoso. La portata tra 5 e 10 l/s. La temperatura dellacqua nella pozza di
10,9 oC.

Fonte Pepe (a Sesera)


Larea sorgiva si inserisce a una quota di 6161 m s.l.m. tra pianori coltivati e boschi di
latifoglie. Il territorio della sorgente caratterizzato da querceti di limitate estensioni, in
seguito alle azioni di disboscamento. Abbondanti sono invece le aree cespugliate con
arbusti spinosi di biacospino. Lacqua fuoriesce in una pozza direttamente dal sottosuolo.
Il fondo roccioso. La portata compresa tra i 5 e i 10 l/s. La temperatura dellacqua nella
pozza di 10,4 oC. Lacqua che esce si raccoglie in una piccola pozza con fondo roccioso
dalla quale si forma un piccolo ruscello che dopo 15 metri si getta nel torrente formato
dallacqua proveniente dalla Fonte Staffari e dal Fosso delle Fontanelle.
Fonte Cucozza (nel bosco delle Pacetta)
Larea sorgiva si inserisce a una quota di 751 m s.l.m. allinterno di un castagneto. Lacqua
sgorga in un opera in muratura e poi, attraversando la strada in un rigagnolo, scende
verso il Fosso delle Fontanelle. La portata debolissima, inferiore a 1 l/s. la temperatura
dellacqua 8,2 oC.

TRADIZIONI RELIGIOSE
I Santi di Riofreddo
Confraternite
suore
I parroci importanti (De Felicibus, Ramos, lAraudino, Sebastiani, ecc)

Giovanni Paolo Araudino era nato a Fossano (oggi in provincia di Cuneo) il 2/1/1633.
Ordinato sacerdote dal Vescovo di Alba nel giugno del 1657, l11 agosto del 1677 venne in
Riofreddo come economo della chiesa di S. Nicola e il 9 ottobre dello stesso anno ne
ottenne larcipretura, succedendo in tale ufficio a Don Giovanni Carnevale. Mor nel 1682.
(Alessandri, 1988, 1)

Nicolangelo De Felicibus di Petescia (Turania) parroco dal 1735 al 1768

Giovanni Ramos, gesuita portoghese, parroco dal 1777 al 1801

Giuseppe Rios, gesuita, parroco dal 1803 al 1805.

Arciprete Vittorio Sebastiani (Alessandri, 1973, p. 22)

VEDI ARTICOLO TRADIZIONI RELIGIOSE

Manifestazioni tradizionali
Carnevale "de na ota": sfilata dei carri allegorici ed iniziative varie.
Venerd Santo: Processione e rievocazione della Passione di Cristo in costume.
Estate di Riofreddo: (da giugno a settembre) serie di manifestazioni culturali, turistiche e
sportive.
Ascensione alla Madonnella (12 Agosto),
Ferragosto: festa dellAssunzione (ballo pupazza e processione)
Festa patronale di S. Maria dei Fiorentini: (1 sabato di settembre). Il giorno seguente
(domenica) ha luogo una antichissima fiera di merci e bestiame.
Festa di S. Giorgio (il weeken pi vicino al 23 aprile) e il giorno dopo di S. Maria dei
Fiorentini
Pellegrinaggio alla SS. Trinit
Processione del Corpus Domini con infiorata
Commemorazione dei caduti in guerra: (4 novembre).
"La rostera" Sagra delle castagne (1 novembre): degustazione delle "caldarroste" (varle)
accompagnate da vino e panini con la salsiccia.
"La Pastorella" (24 dicembre): suggestiva celebrazione dei pastori che si raccolgono in
processione nella Notte Santa, cantando le antiche nenie e portando i doni al Redentore.

IL VENERD SANTO A RIOFREDDO


Di Paola Elisabetta Simeoni

Nel corso della Settimana Santa quasi ovunque tradizione che il Gioved Santo vengano legate le campane
e messi a tacere campane e campanelli, anche quelli portati dagli animali. Silenzio che annuncia la passione
di Cristo e sottolinea il lutto legato alla sua morte. Indica anche lattesa della sua Resurrezione, momento in
cui le campane delle chiese e tutti i campanacci e bubboli, in uso nella vita quotidiana, si rimettono a suonare
a festa annunciando tale evento.
In questo periodo di tempo, il silenzio delle campane viene in realt coperto da grande strepito: quello
prodotto da strumenti che si sbattono con forza, agiti spesso da bambini in giro per le strade del paese, o
anche in chiesa da fedeli e confratelli. Questi strumenti, di solito di legno, producono rumori assordanti e
vengono o venivano usati anche per segnare i vari momenti liturgici allinterno della chiesa al posto delle
campanelle. Si tratta di raganelle, battole, tabelle, ma anche pezzi di corteccia, canne, bastoni nodosi.
La processione del Venerd Santo a Riofreddo , come tante altre cerimonie di questo tipo, una
rappresentazione della passione di Cristo, che si snoda per le vie del paese. Parte, di notte, dalla chiesa
parrocchiale di S. Nicola e percorre la via principale, via Valeria, fino alla fonte e risale la stessa strada per
arrivare allArco di S. Caterina. Ritorna verso piazza Donizetti, dove svolta per poi risalire la scalinata verso
S. Nicola.
Come altre processioni di Riofreddo guidata dal mazziere, il gonfalone della Confraternita del Santo
Sacramento e Rosario, gli angioletti, i ragazzini che portano la fascia rossa con la croce (i crociati), le zelatrici
del Sacro Cuore, le Madri cristiane.
In questa festa la processione si distingue per le ragazze che seguono le madri cristiane e portano gli
stendardi con le sette parole, quelle pronunciate da Ges durante la passione. Inoltre caratterizzata dalla
presenza della figura di Cristo, incappucciato di bianco, che porta la croce, una catena ai piedi, legato a delle
funi tirate da altri uomini incappucciati. Ad essi si accompagnano altri incappucciati che portano le canne
con le quali battono sul tronco, suonano tabelle e traccole o portano delle torce.
Alcuni sostengono che lo strepito degli strumenti della passione stiano a simboleggiare gli insulti della folla
e dei gendarmi rivolti al Rex Judeorum che svolge la sua marcia verso il Calvario.
A Riofreddo, dietro il Cristo che trascina la croce, nellordine processionale segue il Cristo
morto disteso sul cataletto, addobbato con fiori e merletti e portato dai confratelli con le
mozzette rosse. Il cataletto coperto da un baldacchino, anchesso trasportato dai
confratelli. Segue il prete, dietro di lui la Madonna Addolorata, anchessa trasportata dai
confratelli fedeli. Segue il popolo che risponde in coro alle preghiere.
Durante il percorso, per due volte (alla fonte e davanti allArco), quando incrocia
lAddolorata, il Cristo cade e cadendo si inginocchia davanti a lei. La cerimonia termina in
chiesa, dove il Cristo morto, esposto ai fedeli, viene da essi adorato.
La festa era un tempo pi partecipata, cos come le altre feste di Riofreddo. Si pagava per
poter impersonare Ges, per portare il cataletto, lAddolorata. Oggi, nel vortice della
modernit, si trovano a fatica i portatori e si teme ogni anno di non poter svolgere la
cerimonia, secondo le vecchie usanze.

LA PASTORELLA DI RIOFREDDO
Di Emilio Di Fazio
Nonostante le grandi trasformazioni socio-economiche che di recente hanno inciso su tutto
il territorio nazionale, contribuendo a modificare in modo determinante le forme della
espressivit popolare, la Valle dellAniene conserva ancora alcune pratiche rituali
particolari ed originali dal punto di vista della struttura e funzione sociale.
Allinterno della vita sociale riofreddana lespressione musicale ha avuto una sua specifica
funzione con forme e modalit proprie di trasmissione di questi saperi. Notevole
importanza hanno avuto ed hanno tuttora alcuni eventi rituali particolarmente sentiti
dalla comunit di Riofreddo; tra questi, la Pastorella, cio la Sacra Rappresentazione
della nativit di Cristo. Allinterno dellarea dellAlta Valle dellAniene, a tuttoggi
Riofreddo risulta essere il paese che conserva ancora questa forma rituale, diffusa fino al
recente passato anche negli altri centri di questarea.
Raccontare la storia della tradizione della Pastorella significa allora parlare della attivit
dei suonatori che si sono succeduti nelluso della zampogna di questarea, strumento
intorno al quale si riunivano i cantori per la performance natalizia.
A Riofreddo, la presenza di questa zampogna, documentata dalla testimonianza diretta
di tutta la comunit e dei cantori che ricordano lultimo suonatore del paese, Giuseppe
Sebastiani detto Della Pietra, attivo fino agli ultimi anni 60. Dopo questo periodo c
una brusca interruzione che dura due anni, con lesecuzione del rito da parte delle sole
donne, ma la voglia di riprendere la Pastorella nella tradizionale forma rituale e
soprattutto con lo strumento molto sentita nel paese e grazie alla volont di un gruppo
di appassionati - LAssociazione Amici della Pastorella formata dai cantori Querino
Conti, Giorgio Caffari, Antonio Artibani, Tonino Meloni, Vincenzo De Santis, Domenico
Portieri, Giovanni Roberti, Angelo Mari, Domenico Mari, Luca Verzulli, Ezio Caffari,
Mario Caffari (zampogna) e Mario Rainaldi (ciaramella) - levento viene riorganizzato con
alcune modifiche. Tra le modifiche pi evidenti, rilevate da tutti nel paese, dai suonatori ai
cantori e al resto della comunit, limpatto sonoro percettivo quello che al centro di
discussione durante le osservazioni fatte sulle differenze musicali. Ci dovuto alla
introduzione della zampogna cosiddetta a chiave con accompagnamento della
ciaramella che ormai predomina su tutto il territorio laziale, strumenti con i quali stato
ripreso il rito, poich non si sono potuti avere a disposizione gli strumenti locali ormai
quasi estinti. Oggi, alla esecuzione e al canto della Pastorella, come abbiamo potuto
vedere, partecipano personaggi provenienti da diverse classi sociali presenti nel paese. La
melodia e il testo del canto in uso, pi nota con il titolo Tu scendi dalle stelle, attribuita a
SantAlfonso Maria De Liguori.
Significativi dati circa larcaicit dellevento rituale possono essere individuati in elementi
extramusicali come la presenza delle canne tinte, o canne col verde. Le canne col
verde vengono portate in processione durante la Sacra Rappresentazione insieme
allofferta dei doni al bambino, e rappresentano un elemento costante e di forte identit
del rito riofreddano.
Al di l delle ipotesi formulate dagli studiosi, tutte in varia misura assai suggestive, non si
possono che invitare gli amanti di queste tradizioni allosservazione diretta dellevento,
che per sua natura si svolge in un momento unico, irripetibile, e, a mio avviso, di
straordinaria bellezza e suggestione per la partecipazione viva e attiva della comunit
riofreddana, che non possono essere descritte in queste semplici parole.

La Madonnella
42 4 5 N, 12 59 41 E, alt. 941 m
Molto pi recente la storia della croce di monte Pischiuso. Nel gennaio del 1961 alcuni
boyscouts di Roma fecero delle escursioni sui nostri monti ed eressero una modesta
cappellina alla Santa Vergine: il capo clan Roberto Carbonetti decise il luogo e il rover
Maurizio Nocera port una piccola immagine mariana sul monte. Querino Conti not la
cappellina e decise di far erigere nei suoi pressi una croce. Il suo sogno si realizz nel 1989
quando Amedeo Vasselli la realizz e Nicola Conti leresse su un solido basamento in
pietra. Paparone, allepoca presidente della Pro-loco, vi fece incidere questa iscrizione:
STENDI O SIGNORE LA TUA OMBRA / A PROTEZIONE DEL MONDO INTERO / ASS.
PRO-LOCO ERESSE AD 12-8-1989 / IL PRESIDENTE /(QUERINO CONTI). Nel 1999
Fabio Carboni don una bella statua della Madonna in marmo e Nicola e Fausto Conti,
Mario U brau, Maurizio Rainaldi, Francesco e Bruno Caffari, Paolo Meloni, Tonino
Superga, Amedeo Ciotti e tanti altri ancora, eressero a loro spese una cappella. Da molti
anni, la mattina del 12 agosto la popolazione di Riofreddo si mette in cammino e
raggiunge la croce e la Madonnella di Pischiusu. Il parroco vi celebra la messa e poi il
comitato offre a tutti i partecipanti doni ricordo e unabbondante colazione a base di pane
e frittata. Nel 2007 lAssociazione Amici della Madonnella ha fatto fondere una campana
in bronzo dalla ditta Marinelli di Agnone, campana eretta su un campanile ligneo nei
pressi della croce e inaugurata dal sindaco Giorgio caffari e dal parroco Don Piero Didier
la mattina del 12 agosto di quello stesso anno.

Artisti locali
Poeti: Augusto Caffari, Mario Iannucci.
Pittori: Carlo Sebastiani Del Grande, Augusto Alessandri

Impianti sportivi
Riofreddo dispone delle strutture necessarie per consentire diverse attivit sportive, fra cui
il calcio, il minicalcio, il tiro a piattello, il gioco delle bocce e una palestra-scuola di danza.
Inoltre la zona rappresenta un paradiso per i pescatori con i suoi bacini dacqua come il
lago Turano, il fosso di Sesera, i laghetti di Percile ed il fiume Aniene.

Gastronomia
- Notizie sulla cucina tradizionale
Nel territorio di Riofreddo, aspro e quasi del tutto montuoso, ancora vivo il ricordo di
una vita contadina sana, sebbene difficile e dura a causa delle scarse risorse agricole, ma
sopportata dalla sua forte gente con tenacia ed ottimismo. Non vi erano grandi distese
coltivate a grano, nessun oliveto e pochissimi vigneti. Il granoturco e il farro veniva
coltivato in piccoli appezzamenti ed ogni contadino provvedeva con l'allevamento del
maiale a procurarsi i grassi necessari per il condimento delle vivande e rifornirsi di carne
per l'inverno con prosciutti e salsicce. La carne, appannaggio di pochi e solo per i giorni di
festa, era quasi sempre di castrato, pecora, capra o qualche altro animale da cortile.
Ancora oggi, nonostante le molte attivit industriali ed artigianali in cui hanno trovato un
posto di lavoro, i riofreddani continuano a coltivare ed amare il loro piccolo
appezzamento di terreno. Questo legame con la terra ci porta a gustare cibi locali dai
sapori un po' forti, ma piacevolissimi e genuini. I primi piatti per antonomasia sono i
sagnozzi conditi con il sugo di sellaro e pommidoro (sedano e pomodoro), la polenta e le
sagne (le fettuccine). Le carni di pecora e di maiale sono i cardini della cucina di
Riofreddo, cotti arrosto o a scottadito. Anche le castagne un tempo erano fondamentali per
lalimentazione dei contadini e dei pastori.
A Natale si fa ancora le "nociata", e a Pasqua viene confezionata nelle case la "pizza", un
dolce di pasta lievitata e la frittata. Le verdure ed i legumi hanno sempre avuto un ruolo
importante nella dieta locale. La pizza rustica (la pizza e turco), fatte con farina di mais,
era un altro piatto giornaliero.
I formaggi sono eccellenti, fatti ancora in casa con il latte di pecora. Le variet sono
fondamentalmente due il pecorino (nelle variet fresca e stagionata) e la ricotta. Una volta
si trovavano in abbondanza i gamberi di fiume e le lumache (cammari e ciammaruche in
dialetto).

Da http://www.mistercarota.com/vacanze/aniene9.htm
Piatti da gustare: sagnozzi (un po' piu' tozzi rispetto alle sagne di altri paesi e simili ai
tonnarelli), polenta, zuppa di fagioli, piatti a base di funghi (quando stagione nelle
montagne circostanti se ne trovano molti), braciole di pecora. Per digerire la leggerissima e
diuretica acqua della sorgente Fonte Limosa.

La rostera
A Riofreddo, il 1 novembre, si pu gustare la bellezza duna usanza antica e non ancora scomparsa: la
rostera. Questa non e la classica padellona foracchiata o la rete metallica per il letto posta sui carboni arden-
ti, ma una padella vera, realizzata sulla terra ed in modo tutto caratteristico e singolare. Si fa da sempre
raccontano gli anziani, I giovani andavano alle Pacetta, dove stavano grandi castagneti lavorati, e si
divertivano facendo questa rostra.
Altri tempi, senza dubbio, altri giochi, spesso creati per soddisfare anche esigenze alimentari. Si faceva in
spiazzi puliti, tra gli alberi. Dopo aver raccolto le castagne, che cadevano dagli albereti nzrti (innestati coi
marroni) o dalle piante picchie (castagni piccolini), si disponevano in fila per terra, ordinate tutte nello
stesso verso, una dietro laltra in modo da formare una gigantesca spirale.
Al centro, punto di partenza, ci doveva essere la castagna rotonna (tutta tonda) oppure a triangolo. Si
ricopriva con la feoce (felce secca) poi si dava fuoco. Iniziava la cottura. Man mano che la felce bruciava, si
giravano le castagne, che cominciavano ad arrostire. Quando le varle erano cotte, le ammucchiavano tutte
al centro della spirale per farle macer meglio, ricoprendole con la cinice (la cenere della felce).
Nel frattempo, i gitanti sattnneanu tutti intorno alla rostra e incominciavano a gustare le saporite
caldarroste. I giovanotti avevano portato il vino per lallegria della squadra. I boschi si riempivano,
dimprovviso, delle grida divertite delle ragazze che, vittime degli scherzi dei giovani, si ritrovavano tnte
la faccia di cenere, diventando nere come il caviale. Naturalmente, queste erano le occasioni anche per
rubare qualche bacio e sussurrare frasi damore o, pi semplicemente per iniziare nuove amicizie. Finiti i
giochi, le ragazze co ju muccu niru andavano alla freschissima Fonte Limosa o al Fosso della Mola per
lavarsi. Oggi non usa pi la gita collettiva e festosa nei boschi di castagni ma la rostra rimasta tradizione.
Adesso i castagneti sono abbandonati ma ancora si usano cuocere i pappuni (castagne lesse) ai bambini o
fare le castagne remunne. Queste sono le prime castagne che cadono dallalbero con il riccio, dette anche
curi bianchi (culi bianchi). Si toglie la buccia bianca ed immatura, lasciando la pellicola marrone, e si met-
tono a cuocere nellacqua salata. Cotte, si leva la pellicola e si mangiano con gusto.
Molti contadini preferiscono ancora scuralle, tenendole otto giorni nellacqua e poi, dopo averle fatte
asciugare al sole, conservarle per linverno.

I piatti tipici
I sagnozzi:
pasta fatta in casa con farina e acqua (senza o con pochissimo uovo) a forma di grossi
taglierini; tradizionalmente condita con sugo di pomodoro, aglio e sedano e cosparsa di
pecorino grattugiato.
La pulenda" (la polenta):
composta da acqua e farina di granoturco finemente macinata; stesa sulla spianatoia di
legno di castagno; condita variamente con sugo di pomodoro e aglio, sugo con carni
fresche e conservate di maiale, coratella, baccal, e cosparsa di pecorino grattugiato.
Il pulendone" (il polentone):
polenta dura tagliata a fette con un filo, generalmente condito a strati con sugo di
pomodoro e aglio pestato e cosparso di pecorino grattugiato; mangiato anche con baccal
in bianco.
"Le fittucce" (le tagliatelle):
strisce tagliate pi o meno larghe da una sfoglia sottile raccolta su se stessa, ricavata da un
impasto di farina e uova, cotte in acqua, scolate, condite con sugo di carne e cosparse di
pecorino grattuggiato.
I fritteji (le frittelle):

Le ricette
La pizza di Pasqua
Ingredienti: 1/2 litro di latte, 7 hg di zucchero, 2 hg di strutto, 10 uova, 1/2 l di cresciuta
(lievito di birra e latte), 2 hg di uvetta, 2 hg di canditi, un po di semi di anice, un
bicchierino di rum, un pizzico di sale, limone grattuggiato, farina.
Procedimento: sbattere le uova con lo zucchero dentro un recipiente molto grande,
aggiungere uno alla volta tutti gli altri ingredienti, fino ad ottenere un impasto molto
consistente, lasciar lievitare nel recipiente dellimpasto per circa 8-10 ore. Quando tutto
limpasto ben lievitato, versarlo nella spianatora e dividerla in tanti pezzi, ognuno di
circa un Kg. Sistemare ciascun pezzo dopo averlo lavorato on po nelle teglie che
dovranno servire per la cottura. Lasciar lievitare di nuovo al caldo, fino a quando le pizze
saranno ben cresciute; solo allora si potranno bagnare con uova e latte sbattuto in un
recipiente e poi infornare nel forno ben caldo.

I sagnozzi
Ingredienti per 6 persone: 1/2 Kg di farina, acqua.
Procedimento: fare un impasto duro con la farina e lacqua; stendere la sfoglia abbastanza
spessa (circa 5 mm), poi si arrotola e si taglia a fettine di circa 5 mm di spessore.

Il sugo per condire i sagnozzi


Ingredienti: olio, aglio, pomodoro, coste di sedano, peperoncino.
Procedimento: soffriggere laglio nellolio per pochi minuti, aggiungere poi il pomodoro
fresco, il sedano e il peperoncino; cuocere a fuoco lento per circa una mezzora.

Fagioli con zampetti di maiale


Dosi e ingredienti per 4 persone:
gr. 500 di fagioli di Cioncone
4 zampetti di maiale
gr. 50 di grasso di prosciutto
uno spicchio daglio
2 cipolle
un peperoncino
una costa di sedano
un cucchiaio dolio extra vergine
gr. 300 di pomodori freschi
sale, pepe
Passate gli zampetti sulla fiamma per togliere le setole e poi bolliteli in abbondante acqua
lasciandoli per a tre quarti di cottura. In un tegame, meglio se di coccio, soffriggete in olio
extra vergine doliva il grasso di prosciutto tritato, laglio, la cipolla e il sedano tagliati
grossolanamente poi aggiungete i pomodori tagliati a pezzi. Dopo aver lasciato cuocere
per una decina di minuti, aggiungete i fagioli che avrete lasciato a bagno in acqua
leggermente tiepida per dodici ore e lessati per un paio dore. Mescolate, regolate di sale e
pepe e dopo un quarto dora servite.

Zuppa di fagioli e cicoria alla Donizetti


Ricetta premiata il 16/2/2003 come miglior piatto innovativo con i fagioli di cioncone
nellambito della manifestazione I fagioli tipici della Valle dellAniene. La sua creazione
si deve allo chef del ristorante Villa Celeste di Riofreddo, paese originario della moglie
del compositore Gaetano Donizetti, Virginia Vasselli.

Dosi e ingredienti per 4 persone:


gr. 300 di fagioli di Cioncone
1 Kg di cicoria
4 fette di pane casareccio
alcuni spicchi daglio
olio extra vergine doliva
sale, peperoncino

Lasciare a bagno in acqua leggermente tiepida per dodici ore i fagioli secchi e poi lessarli
per un paio dore. Soffriggere nellolio laglio (tagliato a fettine sottili) e il peperoncino e
poi la cicoria precedentemente lessata in acqua salata. Unire poi la cicoria saltata in
padella con i fagioli lessi. Bruscare le fette di pane e strofinarle con laglio come per la
bruschetta. Tagliare a cubetti le fette di pane, deporle nel fondo di 4 ciotole di terracotta e
condirle con olio, sale e peperoncino. Infine versare sul pane i fagioli e la cicoria.

La frittata di Pasqua
Ingredienti per 6 persone: olio, 6 uova, 1 hg di formaggio fresco, 1 hg di salsiccia, 15
asparagi selvatici, menta selvatica (nepetella), sale.
Procedimento: rompere le uova in una scodella, condirle con il sale e sbattere
energicamente. Aggiungere il formaggio tagliato a dadini, la salsiccia a pezzetti, gli
asparagi precedentemente scottati in acqua bollente e la menta. Mettere sul fuoco una
padella di 20 cm di diametro, versare olio quanto basta; quando sar ben caldo si pu
aggiungere al composto spandendolo adeguatamente. Appena la frittata rassodata si
rigira fino a giusta cottura.

La nociata
Ingredienti: 1,5 Kg di noci tritate, 1 Kg di miele.
Procedimento: sciogliere il miele in una pentola di terracotta, si uniscono le noci tritate e si
amalgama bene. Limpasto, ancora caldo, si rovescia su una lastra di marmo e si fa
freddare. Successivamente si taglia limpasto a forma di rombi che si compongono uno ad
uno su foglie dalloro.
Le sagre
Sono organizzate dalla locale associazione Pro-Loco:
1 novembre, la rostera, (sagra della castagna).
Sagra del cinghiale
Agosto, sagra dei prodotti tipici (sagnozzi, asparagi, funghi, fagioli).
Festa del Vino: In Vino Veritas, durante il primo wekend di settembre in contemporanea
con la Festa della Madonna dei Fiorentini.

Dove si mangia: ristoranti e trattorie


Ristorante Villa Celeste, Via Valeria 145, tel. e fax 0774/929146.
Ristorante con cucina casareccia. Pizzeria con forno a legna, bar e gelateria artigianale;
campo da tennis e da calcetto; parcheggio auto interno (gioved chiuso).
Ristorante-pizzeria da Bruno, Piazza Antonio Sebastiani (localit "le pantane"), tel.
0774/929327. Cucina casareccia, specialit alla brace, funghi, tartufi, pesce fresco (luned
chiuso).
Ristorante La cucina di Rio, cucina casareccia e specialit pesce. Tel. 0774 920692 0774
929125. P.zza SS. Annunziata 8/8a

Dove dormire
Hotel Villa Celeste, Via Valeria 145, tel. e fax 0774/929146.

Indirizzi utili
Sede comunale - via Costanza Garibaldi 6 - tel. 0774 929116 Fax 0774 929501
Stazione Carabinieri (Comune di Vallinfreda) - tel. 0774 925608
Ambulatorio comunale - via Provinciale.
Ass. garibaldina
Farmacia via Provinciale tel. 0774 929295
Parroco Don Piero Didier Vivaro Romano
Istituto di Studi Garibaldini e Casa dEuropa - via C. Garibaldi - tel. 0774/929359
Vigili Urbani via Costanza Garibaldi, 6 tel. 0774 929116
Ufficio Postale via della pace tel. 0774 929232
Associazione Pro Loco - p.zza Donizetti 5 tel. 0774 929116
Associazione Aequa via Valeria 62 tel. 0774 929333
Associazione Are via Valeria
Come arrivare
Via Tiburtina-Valeria, dopo Arsoli, al bivio delle Quattro Strade, strada provinciale per
Riofreddo. Autolinee CO.TRA.L., con partenze dalla fermata della metro B di Ponte
Mammolo
Autostrada A24 Roma-LAquila, con uscita al casello di Carsoli, seguire la Tiburtina
Valeria nella direzione di Roma e quindi seguire le indicazioni per Riofreddo.
Ferrovia, linea Roma-Pescara, partenze dalla stazione Termini o Tiburtina, arrivo stazioni
di Arsoli o di Carsoli.
I SOPRANNOMI
Abba Bicchirittu Cannamozza Ciaramella
Abbittu Bifo Cannarozzone Ciavarru
Acabito Billucci Cantante Cicciobbello
Achetone Bimolle Cantarino Ciccione
Africanu (i) Bingo Capellone Cicciotto
Almirante Bionda Capetoppe Cicciu
Altobelli Bistecca Capezzone Ciciarejo
Americanu Bisturi Capoccetta Cicoria
Angio Blek Caporalina Cinetese
Architetto Boccelli Caporrona Cioci
Arrampa Boccuccia Cappillittu Cipirro
Arsulanu Bomba Cappillittu Cipolletta
Assess Botola Capurusciu Cipullittu
Assu eSpadi (i) Botte Caramella Circulu
Atilla Bottone Cardarinu Ciric
Autoblindo Boxieru Carracciu Cirio
Avvocatu (i) Bracale Carrapone Ciro
B e g Brau (u) Cartaro Coccette (le)
Babbione Bruscotto Carubbinu Coccia quadra
Badoijo Buccittu Casagrande Cocciapiana
Baffone Bursetta Cascianu Coccione
Baijone Buscia Caselli Collegatu
Balletta Buzzicone Castagnaro Colomba
Bambinu Caballero Castagnola Conte
Bammace Cacarella Catenacciu Coppola palunta
Banana Caccio voi Catinello Coreone
Banchiere Cacengo Catubanu Cornacchia
Barbeupu Cacina Cavallo Corriera
Barbiere Caggiana Cecafume Corsore
Barbittu Caggianu Cecc Cotecone
Bardascittu Cainu Ceghevara Cozzetto
Barona Cajina Cellacchione Cozzone
Barretta Cajina sciosci Cellone Criminu
Barrozzaro Cajinacciu Cencetti Cruciverba
Barul Cajinaru Cento capelli Cuccittu
Barzab Callararu (u) Chiacchiarella Cucc
Bassotto, Calore Chiappe rosse Cuccuru
Bastianella Cameriere Chiavone Cupella
Battaglia Camigiana Chinca Curiale
Bbobbo Cammeratanu Chinea (la) Curubianco
Beju Campalacasa Chiricone Curulurdu
Bellina Campanella Chiufittu Cutugno
Bellocchio Campanile Chivegli Dejan
Bercento Canaro Cialeo Della pietra
Berlusconi Canassa Ciammellaru Delledonne
Bersajera (la) Canfora Ciampalaciocia Dessica
Don Antonio Giacamella Mangiagnocchi Mozzico d'asino
Dondolino Giacchettone Manicomio Mozzone
Dottore Giallone Mannaggialepalli Muccuesoreca
Dracula Giannella Mappone Muppet show
Dudd Giotto Marinaro Musetta
Echebanzio Giro Mario Pio Mussolini
Egidio Gladiatore (u) Mariscialle (u) Napoleone
Elquiriz Gnauscinu Marone Napoletano
Etabeta Gnolepa Marsigliese Nasone
Ezechiele Gobbetta Martellone Ndaccuzza
Faina (la) Granatiera Martufello Ndoccona
Fallolevin Guardiaccia Marucchejo Ndondolond
Fanfarra Guastatore Mascotte Necozza
Fargiola Hillary Mastaro Negro
Fasolo Iandianu Masticabrodo Ngelica
Faustino Ienco (u) Mastrolindo Ngiaramellona
Femmonella Incendiario Matrugnente Ninni
Femmonero Inciaramellone Mattechella Nizzittu
Feroce paladino Indianu Mautsetung Nocciolina
Ferro Inzaccanebbia Mazinga Nonnone
Fiacca Isceta (la) Mazzanti Notoja
Fiorino Iupittu Mazzocchio Occhei (OK)
Fischittu Iupo mannaro Mazzucchittu Occhio e'crapone
Foffo Iupu (u) Mbriacona Occhiobello
Follacciano Labbretta Mbriacu Occhione
Fornareijo Lanza Melaccuzza Occho e'cucuru
Fr pappina Lazzaro Menneramea Ottone
Francese Lecia Merlone P efarre
Frascarejo Leone Messere Pacchittu
Frate da cerca Lpere Mettemagno Pacianu
Frate e Bellegra Lillo Mezzacanassa Palatanu
(u) Lillone Mezzosigaro Pallaccione
Frenatore Limonaru Micone Pallicalate
Frollocone Littorina Milluzzetta Pallimmani
Froscelarghe Lizza Misdeo Pallino
Froscione Lola Miseria Palloccone
Frulla Madonna degliu Mochetta (la) Palontone
Fuaccia petroglio (la) Moco Pampum
Fubo Madonnaru Molus Panciotta
Fucchete Mafalda Mommolosciosci Pangi
Fumone Maggiordomo Mongetto Panzanella
Gaggio Magnapatane Mora Panzetta
Garibaldi Magnavatti Morcelone Papalina
Garlaschelli Mago Morcone Paparone
Generale canassa Magone Morrone Patacca
Ghegheghegh Mambo Moscdaian Patacchittu
Gherson Manassa Mototopo Patanara
Pecione Prete Saddam Spachinu
Pecorara Pretora Salame Spadona
Pellicano Pricisinu Sallitore Spagnulittu
Pelone Prigioniero Santone Sparalesto
Penca doro Primario Santu (u) Spintone
Pennacchittu Primavera Saponaro Spram
Pennellessa Priore Sardu Stallio
Peone Profumo Sbieco de colle Stallone
Peones Prosparo palunto Starnozza (la)
Peppaceto Provolino Sbringoli St preciso
Peppetufi Prunghittu Scafatu (u) Stoppino
Piccone Prungolo Scaimberl Strillona
Pilucca Pucchete Scamardella Strillone (u)
Pimbaccu Pucineijo Scardalanu (u) Strippacajine
Pimpanu Pucittu Scarpantibus Subbeconemo
Pinghittu Pullitru Scarparu Superga
Pinocchio Pullitruccia Scarpone Surdu (u)
Pinzirigliu Pummidoro Scarufatu Svizzero
Pipilu Purenta Sciampagnone Tabaccone
Pipittu Purgatorio Sciancolatraja Tabbal
Pippa antica Puzzetta Sciangatu (u) Tacchino
Pippocieco Quartinaru Scimmietta Taccone
Piringhella Quintilino Sciordone Taeijo
Piripicchio Randagio (u) Sciscione Tails
Piritanu Recchia fina Scoli Tamarindo
Pirnitu Recchione Scopatore Taolone
Pirunittu Redentore Scopettaru Tardelli
Piscianterra Restauratore (u) Scopone Targa in curu
Pisciapeppe Ricatella Scoppetta Tartufon
Piscione Riccetto Scronzo Taru
Pissacchittu Ricchione Sediara Tazza in curu
Pistola Ricottaru Segretaria Tecchione
Pis Ricucciu Segretario Tedesco
Pittore Ripiscinu Senza penzieri Tenente (u)
Piucchiusu Rischione Sergende (u) Teretnghete
Pizzarda Robba da chiodi Serparu (u) Testone
Poccia Roccetta Serpona Tetella
Poccio Rocchi stars (i) Siciliano Ticchetocche
Poce Rombo di tuono Sicura Tictoc
Poeromo Roscia Siracchiu Tigna
Poeta Rozza (la) Smorzacannele Time
Polentone Rrar Snoopy Tintocane
Polveretta Rre (u) Socera (la) Tintoria
Pompeo Rucantino Sordatu Tirduca
Ponzese (u) Rucetta Sorecone Tirrino
Popa Rumone Sosa Tittone
Popona Rusciu Spaccammerda Togliatti
Tonio Trujetta Vedova allegra Zambli
Topo Turcu (la) Zampone (le)
Toscana Turl Veleno Zappittu (u)
Toscanello Turlonia Veltroni Zappu (u)
Totocamel Turutut Vendareijo Zazz
Tradotta (la) Uomo furbo Venticello Zelletta
Tranquillu Vacca Ventisei (u) Zi frate
Trappolone Vachepepe Verenne Zi prete
Tribbulatu Vacheros Vicetta Zinnetta
Trimicesima Valanfreanu Vitejo Ziotto
Trincialaciccia Valdoni Vovo Zizz
Tripulinu Valencia Yoghi
Trollo Vapore Zaganella
Trombadiculo Vascone Zambeupu

Peggiorativi
Carlacciu Lisandraccio Natalacciu
Filippacciu Marcucciacciu Paolinacciu
Francacciu Marianacciu Robertacciu

Aggiunti al nome
Alberto mani di Anna bella Giulio meo Mario meo
fata Giggetto lungo Luigi meo Peppe gira
Aldo bestia Giorgio bruttu Marcucciu meo Peppina la longa

Abbr. Dimin. Accresc. Storp.


Armandone Mariuccetta Pippinone Vincillao
Francescone Mariucciu Rocchetto Lisandrella
Franchittu Memmetto Sandrarejo
Ginnirusu Mimminuzzu Sidoro
Giorgione Paoletto Titone
Luchetta Piozza Vincenzone
Soprannomi di luoghi
Mongolia (Castiglione)
Sgamagna (Piazzetta)