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U IVERSIT DEGLI STUDI DI MESSI A

FACOLT DI LETTERE E FILOSOFIA


CORSO DI LAUREA I STORIA

STORIA E CULTURA DELLA MA

IL PERCORSO DI U ETTARE CELESTE

Tesi di Alessandro Abbate

Relatore Prof. Mario Bolognari

Anno Accademico 2010-2011

DICE

TRODUZIO

E
p. 5

C A P I T O L O 1 LA STORIA DELLA MANNA NELLANTICHIT


1.1 LA MANNA BIBLICA 9 1.2 LA MANNA E IL FRASSINO PRESSO I GRECI TRA IL X E IL III SECOLO A.C. 11 1.3 LA MANNA E IL FRASSINO PRESSO I GRECI E I LATINI TRA IL III A.C. E IL V SECOLO D.C. 12

C A P I T O L O 2 LA STORIA DELLA MANNA NEL MEDIOEVO


2.1 DIVERSE TIPOLOGIE DI MANNE E LA LORO DIFFUSIONE NELLET DI
MEZZO

17

-2-

C A P I T O L O 3 LA STORIA DELLA MANNA IN ET MODERNA . E CONTEMPORANEA

3.1 LA MANNA NEL XVI SECOLO E LA SUA DIFFUSIONE IN CALABRIA 23 3.2 IL XVII SECOLO, LESPANSIONE DELLA MANNA E IL SUCCESSO DELLA FRASSINICOLTURA CALABRESE 28 3.3 LO SVILUPPO DELLA MANNA DA FRASSINO NELLA SICILIA DEL XVIII
SECOLO

30 3.4 LA MANNA ORMAI MONOPOLIO SICILIANO, DALLINIZIO DEL XIX SECOLO ALLUNIT DITALIA 35 3.5. LA FRASSINICOLTURA DALLUNIT NAZIONALE ALLA FINE DEL XIX
SECOLO

39 3.6. LA RIPRESA DELLINDUSTRIA MANNIFERA NEL PRIMO QUARTO DEL XX


SECOLO

41 3.7. IL DECLINO DELLA MANNA NEL CORSO DEL XX SECOLO E LO STATO ATTUALE DEL SETTORE MANNICOLO 44

-3-

C A P I T O L O 4 IL FRASSINO E IL MANNICOLTORE

4.1 IL FRASSINO, PUNTO DI RIFERIMENTO ALLINTERNO DEL NUCLEO FAMIGLIARE 59 4.2 LINTIMO RAPPORTO TRA IL FRASSINO E IL MANNALORU 61 4.3 LESPERIENZA DI VITA DI UN FRASSINICOLTORE

63

C A P I T O L O 5 LA PATRIMONIALIZZAZIONE DEL SETTORE . MANNICOLO

5.1 LA RETORICA DELLA MANNA

68

APPE

D I C E IMMAGINI DELLA MANNA


74

BIBLIOGRAFIA
85

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TRODUZIO

La produzione di manna da frassino oggi sopravvive in una ristretta area del comprensorio delle Madonie, nei territori di Castelbuono e Pollina. La manna un prodotto naturale utilizzato da secoli per le sue molteplici propriet officinali, che dopo oltre mezzo secolo di crisi sta cercando di trovare la sua via per non scomparire per sempre1. Essa un secreto che si forma per indurimento del liquido che sgorga da incisioni praticate sul tronco di tre specie di frassino: Fraxinus angustifolia V., Fraxinus excelsior L. e Fraxinus ornus L.2; tali piante vegetato favorevolmente su terreni argillosi ed arenacei3, in una fascia altimetrica compresa tra i 300 e i 700 metri sul livello del mare. La sua coltivazione non richiede cure eccessive, gli interventi dei mannalori si limitano solo a qualche zappatura e ad una leggera ripulitura dei rami4. Le prime incisioni sul tronco dellalbero, effettuate con il cuteddu da manna, una particolare roncola, vengono praticate quando la pianta matura, cio dopo tre anni circa dalla messa in dimora e nel periodo stagionale che va da fine luglio al mese

ANTONINO GALATI, GIUSEPPINA MIGLIORE, CESARE SCAFFIDI SAGGIO, La

rivalutazione della frassinicoltura per la produzione di manna come prodotto officinale, Dipartimento di Economia dei Sistemi Agro-Pastorali, Universit di Palermo, Palermo 2008, p. 287.
2

GIOVANNA URSINO, Il frassino da Manna in Sicilia: Una coltura in regime di Monopolio

Mondiale, Herder, Roma 1995, p.7.


3

FRANCESCO GIULIO CRESCIMANNO, CARMELO DAZZI, GIOVANNI FATTA DEL

BOSCO, GIOVANNI FIEROTTI, GIUSEPPE OCCORSO, Aspetti agro-ecologici della frassinicoltura da Manna in Sicilia: lalbero e il suo ambiente, Palermo 1991, p. 15.
4

GIOVANNA URSINO, Il frassino da Manna in Sicilia, p.8.

-5-

di settembre, quando la pianta manifesta uno stato di stress che si palesa con lingiallimento delle fronde, che appaiono asciutte ed increspate5. In questo periodo, ogni giorno procedendo dal basso verso lalto viene effettuata unincisione che si distanzia dalla precedente di due o tre centimetri; per la vicinanza delle incisioni il liquido essudato dal frassino fuoriesce da esse formando ununica massa colante che assume laspetto di una stalattite, la quale al contatto con laria e il calore del sole tende a solidificarsi6. La prima raccolta viene effettuata solitamente dopo circa tre settimane. La manna un prodotto molto fragile, che teme lacqua e lumidit in genere, elementi che tendono a far liquefare il prodotto, perci capita frequentemente che esso debba essere raccolto prima del previsto, prevenendo gli effetti negativi dei temporali estivi o di giornate eccessivamente umide. I mannalori eseguono la raccolta nelle ore pi calde della giornata, in quanto il calore favorisce il distacco della manna e impedisce la perdita di succo in via di condensazione. La parte pi nobile del prodotto, cio la manna in cannolo, viene raccolta con larchetto, un legno incurvato alle cui estremit fissato un filo metallico, che permette di tagliare con precisione la stalattite di manna, mentre il prodotto rimanente, attaccato al tronco del frassino, costituente la manna in rottame, viene raschiato dalla superficie del tronco per mezzo di una lunga spatola, la rasula e fatto cadere in

5 6

AA.VV., Aspetti agro-ecologici della frassinicoltura da Manna in Sicilia, p. 32. GIOVANNA URSINO, Il frassino da Manna in Sicilia, pp. 8-9.

-6-

un contenitore di latta la scatula; infine la manna raccolta viene posta, per alcune settimane, ad asciugare al sole in ampi contenitori in legno, i stinnituri. Il presente lavoro vuole brevemente ricostruire la storia e la cultura di questo prodotto per sottolinearne il suo valore storico, economico e patrimonialistico.

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C A P I T O L O 1 LA STORIA DELLA MA
ELLA TICHIT

-8-

1.1 LA MA

A BIBLICA

Quando si parla della manna da frassino non facile sfuggire alla tentazione di fare riferimento alla manna biblica. Nei libri veterotestamentari (Esodo, cap. XVI; Numeri, cap. XI; Giosu, cap. V) nei quali narrato il viaggio degli ebrei dallEgitto alla terra promessa, effettuato intorno al XVI secolo a.C., si riporta che seicentomila uomini adulti, guidati da Mos, con a seguito le loro famiglie, muovendosi per terre desertiche e trovandosi a corto di viveri, ricevettero da Dio la manna: un alimento che cadeva dal cielo ogni notte, tranne che nelle notti precedenti al sabato7. La caduta era preceduta dalla discesa di una rugiada, quando questa si scioglieva, sul terreno rimaneva la manna, sostanza minuta, tonda, sottile come la brina, bianca o color perla, tale sostanza veniva raccolta la mattina, macinata con delle macine o pestata in mortai, veniva cotta in pentole o se ne facevano delle focacce8. Il nome di tale alimento deriverebbe dalla meraviglia degli ebrei di fronte a questo dono celeste, infatti il termine manna proverrebbe dallesclamazione man hu? - che cosa questo?9. La Manna, secondo il racconto biblico, fu lunica fonte di nutrimento degli ebrei durante il loro quarantennale viaggio verso la terra di Canaan10. La manna cess

7 8 9

ESODO, XVI, 25. NUMERI, XI, 8. SANTI FLORIDIA, Le Manne e i Frassini (Fraxinus Ornus Fraxinus Excelsior), dal XVI secolo

Av. Cr. ai nostri giorni, DAnna, Messina 1940, p. 7.


10

ESODO, XVI, 35.

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di cadere quando la comunit guidata da Mos raggiunse le campagne di Gerico, dove pot beneficiare dei campi coltivati a grano di quella regione11. Ma che cosa questa manna? Ha qualche legame con la manna da frassino ancora oggi prodotta sulle Madonie? Con ogni probabilit si tratta di sostanze differenti. La manna celeste ad oggi non identificabile con alcun prodotto naturale da noi conosciuto, in quanto, prendendo alla lettera i testi dellAntico Testamento, ci appare alquanto improbabile che seicentomila famiglie si siano cibate per quaranta anni esclusivamente di manna. Pi probabile che un numero di famiglie pi esiguo, durante un periodo di migrazione decisamente inferiore rispetto agli otto lustri riportati dalla Bibbia (magari una quarantina di giorni), si siano alimentati di qualche prodotto naturale. Secondo alcune ipotesi, quella manna divina potrebbe essere il prodotto di un tamarisco, la Tamarix mannifera la quale vegeta tuttora nelle regioni del Sinai e trasuda una specie di manna di gusto mellifluo; secondo altri, le sostanze ritrovate al suolo dagli ebrei potrebbero essere dei licheni commestibili come la Lecanora esculenta e specie affini, che vegetano spontanei nellaltopiano iranico e i cui corpi fruttiferi agamici sono trasportati dal vento anche a grande distanza12. Quindi da escludere che la manna biblica possa essere la manna prodotta dal frassino.

11 12

GIOSUE, V, 12. SANTI FLORIDIA, Le Manne e i Frassini, pp. 9-10.

- 10 -

1.2 LA MA

A E IL FRASSI O PRESSO I GRECI TRA IL X E IL III SECOLO A.C.

Presso gli scrittori greci, dai tempi omerici sino a Teofrasto non troviamo alcun accenno ad alcuna specie di manna: lo stesso nome manna sembra a loro sconosciuto13, troviamo invece accenni al frassino, utilizzato per il suo legno. I greci chiamarono il frassino . Esso ricordato pi volte nei poemi omerici: nellIliade si dice che lasta della lancia di Achille era di frassino Da parte a parte pass, il frassino del Pelio, e lo scudo risuon sotto il colpo14; e nellOdissea si accenna ad imposte in frassino: Sopra il frassneo limitar sedea15. In Teofrasto, naturalista greco vissuto tra il IV e il III secolo a.C., troviamo unattenta trattazione sui frassini. Egli distinse due specie di frassini, una alta, vigorosa, dal legno bianco, liscio e tenero, propria dei luoghi bassi ed umidi, detta e laltra propriamente detta , bassa, stentata, dal legno giallino, ruvido e duro, propria dei terreni sterili e sassosi16. Ma n nel celebre botanico greco, n in altri autori greci a lui precedenti vi alcun accenno di manne e neanche di umori trasudanti dalla corteccia del frassino, eppure i naturalisti greci avevano chiara e precisa la conoscenza dei succhi trasudati da

13 14 15 16

Ivi, p. 12. ILIADE, XX, 277. ODISSEA, XVII, 411. THEOPHRASTOS, , III, 3 e 11, in Le Manne e i Frassini (Fraxinus Ornus

Fraxinus Excelsior), dal XVI secolo Av. Cr. ai nostri giorni, a cura di S. Floridia, DAnna, Messina 1940, cit. p. 12.

- 11 -

varie piante. Quindi, data la compiuta informazione naturalistica dei greci, se ne pu dedurre che essi non conoscessero alcuna manna, tanto meno la manna da frassino.

1.3 LA MA

A E IL FRASSI O PRESSO I GRECI E I LATI I TRA IL III A.C. E IL V SECOLO D.C.

Negli autori greci e latini successivi al III secolo a.C. continuiamo a trovare notizie sul frassino, indicato frequentemente come albero da legname, e a volte citato per alcune utilizzazioni delle sue foglie come foraggio o per trarne sostanze antivenefiche17. Virgilio ricorda lincanto del frassino nei boschi fraxinus in silvis pulcherrima18; la sterilit degli orni vegetanti nei monti sassosi (i latini distinguevano due differenti specie di frassino, il fraxinus e lornus, corrispondenti al Fraxinus excelsior L. e al Fraxinus ornus L.) steriles saxosis montibus orni;19 e cita luso di travi in frassino fraxineaeque trabes20.

17 18 19 20

SANTI FLORIDIA, Le Manne e i Frassini, p. 13. VERGILIUS M., Bucolicon, Ecl. VII, 65. VIRGILIUS, Georgichon, II, 111. VIRGILIUS, Aeneis, VI, 181.

- 12 -

Altri rinvii al frassino li troviamo in Orazio: qui simul stravere ventos aequore fervido deproeliantis, nec cupressi nec veteres agitantur ornis21; o Naiadum potens Baccharumque valentium proceras minibus vertere fraxinos22. Ovidio sottolinea le qualit del legno di frassino ottimo per fabbricare delle lance et coryli fragiles et fraxinus utilis hastis23; sempre delle propriet di questo legno scrive Vitruvio24, mentre Columella, agronomo del I sec. d.C., afferma che le foglie a volte vengono impiegate come foraggio per ovini25. Il medico greco Dioscoride scrive che le foglie del frassino possono essere utilizzate per medicamenti curativi contro il morso della vipera26. Infine, Plinio il Vecchio riassume le gi citate qualit del legno dei frassini e di quelle antivenefiche delle foglie, giungendo ad esagerare e a ritenere che il fogliame del frassino tenesse lontane le vipere e addirittura curasse i dolori di fegato e lobesit27. Ma nessuno di questi scrittori accenna alla manna, ci conferma che anche nel periodo storico che va del III secolo a.C. al V secolo della nostra era il mondo grecoromano disconosceva la manna.

21 22 23 24 25 26

HORATIUS Q. F., Carmina, I, 9-12. HORATIUS Q. F., Carmina, III, 14-16. OVIDIUS N., Metamorphoses, X, 93. VITRUVIUS M. P., De Architectura, II, 9. COLUMELLA L. J. M., De re rustica, VI, 3. DIOSCORIDES P., De Medica Materia, I, 108, in Le Manne e i Frassini (Fraxinus Ornus

Fraxinus Excelsior), dal XVI secolo Av. Cr. ai nostri giorni, a cura di S. Floridia, DAnna, Messina 1940, cit. p. 14.
27

PLINIUS C. S., Historia aturalis, XVI, 24 e 30; XXIV 30.

- 13 -

Ci nonostante per lungo tempo, in particolare nel corso del XV e XVI secolo, si ritenuto che greci e latini conoscessero la manna e che alcuni autori labbiano denominata miele dellaria e rugiada di miele28. Taluni scrittori classici accennarono a rugiade di miele. Per esempio, Plinio scrive di nettare degli Dei che cade dalle costellazioni maggiori o dopo lapparizione di un arcobaleno, fonte di preziosi medicamenti e tanto dolce e ricco di virt da richiamare in vita i morti29. evidente che queste rugiade o nettari non hanno nulla a che fare con la manna e non sono altro che aerii mellis caelestia dona, virgiliano inizio del IV libro delle Georgiche, il cui tema lapicoltura30. A favorire lidea erronea che in epoca classica si conoscesse la manna contribu anche lutilizzo del termine manna che se ne fece nei primi secoli d.C. Infatti, manna divenne sinonimo di grani o di sostanza polverosa in genere. Dioscoride indica col nome di manna i grani dincenso31, mentre il medico romano Scribonio Largo denomina la polvere dellincenso manna turis32, e lo stesso

28 29
30

SANTI FLORIDIA, Le Manne e i Frassini, p. 15. PLINIUS C. S., Historia aturalis, XVI, 73; XI 12 e 14. SANTI FLORIDIA, Le Manne e i Frassini, p. 16. DIOSCORIDES P., De Medica Materia, I, 70-72, in Le Manne e i Frassini (Fraxinus Ornus

31

Fraxinus Excelsior), dal XVI secolo Av. Cr. ai nostri giorni, a cura di S. Floridia, DAnna, Messina 1940, cit. p. 18.
32

LARGUS SCRIBONIUS, Compositiones, 81, in Le Manne e i Frassini (Fraxinus Ornus Fraxinus

Excelsior), dal XVI secolo Av. Cr. ai nostri giorni, a cura di S. Floridia, DAnna, Messina 1940, cit. p. 19.

- 14 -

Plinio conferma come a Roma la polvere dincenso veniva chiamata manna: mica thuris [] mannam vocamus33. Nel II secolo Galeno di Pergamo utilizz pi volte il nome manna per i grani o la polvere dincenso: pulverem ex concussu thure collectum, quem mannam appellant34; mannam nihil a thure trito ac levigato differe35, ed anche i geoponici greci del III secolo usano il termine manna per indicare lincenso mnnes libanoto36, mentre nel IV secolo riscontriamo il nome manna come sinonimo di farina, o di sostanza in polvere; in Vegezio, autore di opere militari e di veterinaria, troviamo manna croci37, col significato di polvere di zafferano38. Dallinsieme di questi fonti comprovato che il nome manna, di origine ebraica, si diffuse nel mondo greco-romano intorno al I secolo d.C. e che esso venne adoperato inizialmente per designare i grani dincenso e poi nei secoli successivi assunse laccezione pi ampia di sostanza polverosa o farinosa, ma tale manna greco-romana ha poco a che fare con la manna da frassino a noi oggi nota.
33 34

PLINIUS C. S., Historia aturalis, XII, 32. GALENUS , In Hippocratem de articoli commentariorum, II, in Le Manne e i Frassini (Fraxinus

Ornus Fraxinus Excelsior), dal XVI secolo Av. Cr. ai nostri giorni, a cura di S. Floridia, DAnna, Messina 1940, cit. p. 20.
35

GALENUS, De antidotis, III, 4, in Le Manne e i Frassini (Fraxinus Ornus Fraxinus Excelsior),

dal XVI secolo Av. Cr. ai nostri giorni, a cura di S. Floridia, DAnna, Messina 1940, cit. p. 20.
36

, De re rustica, VI, 6,1; XII,11, 5, in Le Manne e i Frassini (Fraxinus Ornus

Fraxinus Excelsior), dal XVI secolo Av. Cr. ai nostri giorni, a cura di S. Floridia, DAnna, Messina 1940, cit. p. 21.
37

VEGETIUS, Medicina Veterinaria, II, 39, in Le Manne e i Frassini (Fraxinus Ornus Fraxinus

Excelsior), dal XVI secolo Av. Cr. ai nostri giorni, a cura di S. Floridia, DAnna, Messina 1940, cit. p. 20.
38

SANTI FLORIDIA, Le Manne e i Frassini, p. 20.

- 15 -

C A P I T O L O 2 LA STORIA DELLA MA MEDIOEVO

A EL

- 16 -

2.1 DIVERSE TIPOLOGIE DI MA E E LA LORO DIFFUSSIO E ELLET DI MEZZO


Durante i primi secoli del Medioevo in area europea continuiamo a non trovare alcun accenno alla manna, rileviamo solo alcuni riferimenti sul frassino, come in Isidoro di Siviglia39, ma non come specie mannifera. Abbiamo invece notizie di manne duso medicinale nel mondo arabo, come testimoniano le opere dei pi celebri medici arabi del tempo. Yuhanna ibn Masawaiha, medico e filologo arabo-siriano del IX secolo, noto comunemente col nome di Mesu il Vecchio o Giovanni di Damasco, scrisse che:

[] la manna rugiada che cade dal cielo sopra alcune piante e sopra le pietre. La sua materia vapore che si solleva, si completa e matura nellaria, quando questa serena, feconda, e di lieto aspetto. Varia tuttavia secondo la diversit degli oggetti su cui cade: cadendo, infatti, sopra le pietre come piccole gocce, che si congelano, simili a semi; mentre cadendo sulle piante, prende della essenza delle piante, ed mista a particelle di foglie e di fiori []40.

Ma non accenna a manna di frassini, pur lodando lolio frassinio41.


39

ISIDORUS H., Aethimologiarum opus, Parrhisii, 1509, cap. VII, 39, in Le Manne e i Frassini

(Fraxinus Ornus Fraxinus Excelsior), dal XVI secolo Av. Cr. ai nostri giorni, a cura di S. Floridia, DAnna, Messina 1940, cit. p. 22.
40

MESUE J., Opera, Tridino De Monte Ferrato, 1541 fl. 55 e 83, in Le Manne e i Frassini (Fraxinus

Ornus Fraxinus Excelsior), dal XVI secolo Av. Cr. ai nostri giorni, a cura di S. Floridia, DAnna, Messina 1940, cit. p. 23.
41

Ibidem.

- 17 -

Abd Allh ibn Sn, celebre come Avicenna, medico e filosofo persiano vissuto tra il X e il XI secolo, definisce la manna: qualsivoglia rugiada che cade sopra le pietre e alberi e sia dolce, e coaguli come miele, si essicchi come gomma42. Essa veniva utilizzata come lenitivo ottimamente efficace per la tosse, il mal di petto e come blando purgante43. Mentre il medico della schola salernitana Matteo Silvatico, nel XIV secolo afferma la totale diversit della manna araba con lantica manna dincenso, semplice polvere o grani minuti dincenso44. Nel XVI secolo Cristoforo Acosta45 e Garzia da lHorto46 e poi nel secolo successivo Paolo Boccone47 ci hanno lasciato precise descrizioni delle diverse manne allora diffuse nel medioevo presso gli arabi:

42

AVICENNA, Liber canonis, Basileae, 1556, p. 271, in Passato e Presente della Manna Italia

forestale e Montana n. 2. anno 2006, a cura di S. Salpietro, cit. p. 157.


43
44

SANTI FLORIDIA, Le Manne e i Frassini, p. 23. SYLVATICUS M., Opus Pandectarum Medicinae, Venetia 1540, fl. 76, 138 e 175, in Le Manne e i

Frassini (Fraxinus Ornus Fraxinus Excelsior), dal XVI secolo Av. Cr. ai nostri giorni, a cura di S. Floridia, DAnna, Messina 1940, cit. p. 24.
45

ACOSTA CRISTOFORO AFRICANO, Della Historia, atura et Virt delle droghe

medicinali, e altri semplici rarissimi, che vengono portati dalle Indie orientali in Europa, Venetia 1585, pp. 308- 312, in Passato e Presente della Manna Italia forestale e Montana n. 2. anno 2006, a cura di S. Salpietro, cit. p. 158.
46

GARZIA DA LHORTO, DellHistoria dei semplici aromati et altre cose che vengono

portate dallIndie orientali pertinenti alluso della medicina, Venetia 1567, pp. 304-305, in Passato e Presente della Manna Italia forestale e Montana n. 2. anno 2006, a cura di S. Salpietro, cit. p. 158.
47

PAOLO BOCCONE, Museo di fisica e di esperienze, Venezia 1697, pp. 79-85, in Passato e

Presente della Manna Italia forestale e Montana n. 2. anno 2006, a cura di S. Salpietro, cit. p. 158.

- 18 -

-Il terenjabin, sostanza in grani minuti di color bianco o roseo che si riteneva si depositasse su certe piante spinose, simili a cardi o ginepri, o cadeva sulle pietre; oggi accertato che tale tipologia di manna era il prodotto trasudato da una pianta spinosa, lAlhagi mannifera, che trasuda una sostanza melliflua di efficacia blandamente purgativa. -Lo xiracost, latte di albero, era una sostanza granulosa, bianchiccia, dolce come il miele, che si riteneva fosse una rugiada che cadeva sugli stessi alberi. -Il guezanguemin, manna di tamarisco, prodotto della Tamarix mannifera, da cui a causa di punture dinsetto sgorga un liquido purgativo di colore giallino. Queste manne, prodotte soprattutto nellaltopiano iranico, raggiungevano gli importanti mercati di Damasco, Il Cairo, Alessandria dEgitto, Costantinopoli e Famagosta, e da questi centri venivano riesportate ad opera di mercanti arabi, bizantini, ebrei ed italiani, in Italia, in Francia ed in Spagna48. Tale traffico attestato dal mercante fiorentino Francesco Balducci-Pegolotti che nella prima met del XIV secolo scrive che la manna: si vende a Costantinopoli, a Pera, a Famagosta di Cipri, ad Alessandria e a Messina49. Un secolo dopo, un altro toscano, Giovanni di Antonio da Uzzano, ci riferisce che: per la manna si pagava una gabella a Firenze e a Pisa e che si commerciava a

48 49

SANTI FLORIDIA, Le Manne e i Frassini, p. 28. BALDUCCI-PEGOLOTTI FRANCESCO, La pratica della mercatura scritta da Francesco

Balducci Pegolotti e copiata da un codice manoscritto esistente in Firenze nella biblioteca Riccardiana, in Passato e Presente della Manna Italia forestale e Montana n. 2. anno 2006, a cura di S. Salpietro, cit. p. 157.

- 19 -

Damasco e a Genova50, mentre Venezia fungeva da crocevia internazionale per il commercio di questo prodotto51. Tali notizie sono confermate dal veneziano Bartolomeo Di Pasi che descrivendo il mercato di Costantinopoli, sul finire del 400, scrive: [] vi si trovano il rabarbaro, il muschio, la manna, e molte droghe [] Venezia acquista di questi prodotti [] 52. Ma se queste manne di provenienza orientale sono largamente attestate, non vi traccia della manna dei frassini, ancora oggi prodotta in Sicilia, su tale particolare manna non troviamo alcun cenno nelle opere di storici, di geografi e naturalisti in tutto il Medioevo53; in modo particolare non abbiamo alcuna notizia riguardante manne nostrane in tutta lItalia centro-meridionale, larea che in epoca successiva produrr ed esporter in maggiori quantit tale prodotto; non vi riscontro di alcuna manna, neanche nei numerosi e dettagliati documenti di diritto tributario di svevi, angioini ed aragonesi54. Quindi da ritenere, che per tutto il Medioevo, il frassino continu ad essere utilizzato per il suo legname, per le sue foglie e come riporta lagronomo arabo-iberico
50

GIOVANNI DI ANTONIO DA UZZANO, La pratica della mercatura scritta da Giovanni di

Antonio da Uzzano nel 1442, in Passato e Presente della Manna Italia forestale e Montana n. 2. anno 2006, a cura di S. Salpietro, cit. p. 157.
51

SALVATORE SALPIETRO, Passato e Presente della Manna Italia forestale e Montana n. 2.

anno 2006, p. 158.


52

BARTOLOMEO DI PASI, Tariffa de pesi e misure, Venetia 1503, pag. 43, in Le Manne e i Frassini

(Fraxinus Ornus Fraxinus Excelsior), dal XVI secolo Av. Cr. ai nostri giorni, a cura di S. Floridia, DAnna, Messina 1940, cit. p. 29.
53 54

SANTI FLORIDIA, Le Manne e i Frassini, p. 31. Ivi, p. 33.

- 20 -

vissuto nel XII secolo Ibn al Awwm, anche per i suoi frutti, prescritti dai medici del tempo come prodotti energetici55, ma le propriet mannifere del frassino allora non erano note.

55

IBN AL AWWAM, Kitab al Felahah, cap. VII, art 50, in Le Manne e i Frassini (Fraxinus Ornus

Fraxinus Excelsior), dal XVI secolo Av. Cr. ai nostri giorni, a cura di S. Floridia, DAnna, Messina 1940, cit. p. 32.

- 21 -

C A P I T O L O 3 LA STORIA DELLA MA MODER


A E CO TEMPORA EA

A I ET

- 22 -

3.1 LA MA

A EL XVI SECOLO E LA SUA DIFFUSIO E I CALABRIA

Dal XVI secolo siamo in possesso di numerosi documenti che attestano lutilizzo di manne raccolte sul territorio italiano, una di queste fonti un manuale di farmacopea conosciuto con i nomi pi diversi: Luminare maius, Lumen apothecariorum, Thesaurus aromatariorum, ecc.; in esso si riporta che: il syracost e il terenjabim sono pi caldi e pi umidi della manna; ma poich questi sono importati da noi, in luogo di essi usiamo la manna56, da questa affermazione se ne deduce che la manna, contrariamente al xiracost latte di albero e al terenjabin57, era prodotta in Italia. Altre notizie ci sono state lasciate dallumanista Giovanni Gioviano Pontano, morto nel 1503, che in uno dei suoi carmi dove canta de pruina, et rore et manna58 rileva che nei boschi della Calabria, lungo il Crati, dalle fronde degli alberi fluiscono latti di divina rugiada che solerte folla raccoglie, come farmaco agli ammalati59 e nel 1505 Pietro Crinito afferma, in riferimento alla manna che: ai nostri tempi molto

56

Luminare maius, Lumen apothecariorum, Thesaurus aromatariorum, apud Gzyphium, Venetia

1546, fl. 83 e 102, in Le Manne e i Frassini (Fraxinus Ornus Fraxinus Excelsior), dal XVI secolo Av. Cr. ai nostri giorni, a cura di S. Floridia, DAnna, Messina 1940, cit. p. 37.
57

Cfr. supra, p. 19. GIOVANNI GIOVIANO PONTANO, De pruina, et rore, et manna, dal Meteororum

58

liber, in Pontani opera, Venetia 1505, in Passato e Presente della Manna Italia forestale e Montana n. 2. anno 2006, a cura di S. Salpietro, cit. p. 158.
59

GIOVANNI GIOVIANO PONTANO, Pontani opera, Venetia 1513, vol. I, chart. 113, in Le Manne

e i Frassini (Fraxinus Ornus Fraxinus Excelsior), dal XVI secolo Av. Cr. ai nostri giorni, a cura di S. Floridia, DAnna, Messina 1940, cit. p. 38.

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apprezzata quella che chiamiamo calabrese60, parlando quindi di tale prodotto come se fosse una merce commercializzata da un certo tempo. Conferme sulla manna calabrese ci vengono date dallumanista e medico Pietro Andrea Mattioli, che nel suo commento alla traduzione del De Medica Materia di Dioscoride, pubblicato nel 1548, racconta dettagliatamente la raccolta della manna in Calabria, della sua natura e delle sue utilizzazioni:

[] caduta dal cielo, la raccogliamo sulle fronde degli alberi, e che come innocuo purgativo prescriviamo ai bambini, alle donne in stato interessante, e alle persone deboli, [] una specie di rugiada, o di soave liquore, che provenendo dallaria, si trova depositata sui rami e sulle frondi degli alberi, sulle erbe, sulle pietre e sul suolo61.

Tale documento accerta la raccolta di manna in Calabria e testimonia il fatto che secondo la credenza del tempo la manna cadeva dal cielo, tanto che Mattioli scrive:

[] stato detto che ai nostri giorni in Puglia e in Calabria si ricava manna in lagrime dal frassino e dallorneoglosso, incidendone la scorza; ma ci non
60

PIETRO CRINITO, De onesta disciplina, Paris, 1508, liber XXV, caput VII, fl. LXXII, in Passato e

Presente della Manna Italia forestale e Montana n. 2. anno 2006, a cura di S. Salpietro, cit. p. 158.
61

PIETRO ANDREA MATTIOLI, Commentarii in libros sex Pedacii Dioscoridis Anarzabei De

Medica Materia, Venetia 1565, lib. I, cap. 70-72, in Le Manne e i Frassini (Fraxinus Ornus Fraxinus Excelsior), dal XVI secolo Av. Cr. ai nostri giorni, a cura di S. Floridia, DAnna, Messina 1940, cit. p. 38.

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credibile, perch urta contro lordine della natura e contro la ragione. La Manna rugiada che scende dallaria; e non pu essere prodotto di frassini o di orni. Che se da questi alberi, incisi nella scorza, defluisce manna, segno che un misterioso potere d ad essi la propriet di assorbire la rugiada mannifera caduta su essi, ed emetterla dalla incisione. Potere misterioso simile quello, che, per es., fa aderire la forza magnetica al ferro62.

Segno che al tempo, in Italia, lopinione che la manna provenisse dal cielo era una verit assoluta. Altre conferme arrivano dallo storico e teologo Leandro Alberti, che nella seconda met del 500, afferma che:

[] nella valle, che dirimpetto quasi ad Altomonte e nella pianura ove era lantica Turii si raccoglie la Manna, che casca dal cielo ne tempi destate di sopra alcuni alberi, chhanno le foglie molto simili alle fronde dei succini, o siano silvestri pruni. E scende maggiormente la notte del giorno, quando molto furiosamente piovuto, essendo poi seguta la bella serenit. E se ne raccogliono quindi di due differenzie, cio dalle foglie, e dai tronchi. Ma pi stimata la prima, che questaltra, per essere migliore63.

62 63

Ivi. pp. 43-44. LEANDRO ALBERTI, Descrittione di tutta lItalia e Isole pertinenti ad essa, Venetia

1596, fl. 204 e 209, in Le Manne e i Frassini (Fraxinus Ornus Fraxinus Excelsior), dal XVI secolo Av. Cr. ai nostri giorni, a cura di S. Floridia, DAnna, Messina 1940, cit. p. 43.

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Qui Alberti indica precisamente il versante ionico della Calabria settentrionale, tra Altomonte e la pianura del Crati, come un area in cui si raccoglie la manna ed anche in lui ferma la convinzione che la manna cadesse dal cielo. Solo con Antonio Donato Altomare, autore di unopera interamente dedicata alla natura e alluso della manna, scritta intorno al 156264, abbiamo per la prima volta laffermazione che la manna raccolta nel Regno di Napoli non ha provenienza celeste ma frutto di succhi prodotti dagli alberi di frassino; il medico napoletano scrive che:

I raccoglitori di manna mi nno riferito che trovano la manna sempre e soltanto in alberi di frassino e di orno. E io personalmente constatato: che se le cicale pungono le frondi di questi alberi, dalle parti punte sgorga lumore mannifero; se si incide la scorza del tronco o dei rami di questi alberi, dalle incisioni fluisce lumore mannifero [] Prova assolutamente irrefutabile: fatto avvolgere frassini in cmici di lana o di lino, in modo che nessuna rugiada potesse cadere dallaria su questi alberi; li tenuti cos per pi giorni e pi notti; l fatti, quindi, scoprire; e in essi stata raccolta egualmente la manna: ci che non sarebbe potuto avvenire, se la manna non fosse stata prodotta dagli stessi alberi65.

64 65

SANTI FLORIDIA, Le Manne e i Frassini, p. 39. ANTONIO DONATO ALTOMARE, De mannae, ut aiunt, differentiis, ac viribus, deque eas

dignoscendi via et ratione, Venetia 1574, fol. 365-374, in Le Manne e i Frassini (Fraxinus Ornus Fraxinus Excelsior), dal XVI secolo Av. Cr. ai nostri giorni, a cura di S. Floridia, DAnna, Messina 1940, cit. pp. 45-46.

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E continua: Questa manna [] raccolta in ogni anno in diverse contrade del Regno Napoletano: non soltanto dai Calabresi, ma anche dai Sanniti, e dai Vestini che abitano il Monte Gargano e altre parti dellApulia, come Castellaneta66. Il settore della raccolta della manna divenne cos significativo che il governo spagnolo, sempre vigile dei suoi interessi, intervenne subito e nel 1562 con la prammatica De manna colligenda fiss un dazio che a partire dal 1578 colp lesportazione fuori dal regno con il pagamento di dieci grani a libbra67 e attraverso un jus prohibendi vietava a chiunque di raccogliere manna senza licenza scritta68. Dalla raccolta di tali documenti possiamo affermare con certezza che nel XVI secolo in Calabria e probabilmente nel Sannio e in Puglia fosse diffuso luso di raccogliere la manna dei frassini e tale attivit progressivamente stava acquistando un certo rilievo, come dimostrano le prime tassazioni.

66

Ibidem. GIOVANNA URSINO, Il frassino da Manna in Sicilia, p.11. ALFREDO MARIO LA GRUA, Per una riserva naturale del frassino da manna, Istituto Siciliano

67 68

di Studi Politici ed Economici, Palermo 1983, p.16.

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3.2. IL XVII SECOLO, LESPA SIO E DELLA MA A E IL SUCCESSO DELLA FRASSI ICOLTURA CALABRESE
Nel corso del XVII secolo la raccolta della manna and generalizzandosi in tutta lItalia centromeridionale; in questo periodo sono attestate attivit di questo genere in69: -in Toscana a Maremma Grossetana allora nota come Maremma di Siena -nel Lazio, a Civitavecchia, presso il bosco della Tolfa, i cui alberi di propriet della Reverenda Camera Apostolica erano ceduti a mezzadria e vi lavoravano oltre seicento operai; nei territori attorno Roma a S. Felcita, nella terra della famiglia nobiliare dei Caetani; a Castro dei Volsci e a Palombara Sabina, nei terreni posseduti dai Colonna; a Vicovaro e Monte Flavio negli appezzamenti detenuti dagli Orsini, oltre a Cori, Albano Laziale nelle terre di signori vari. -in Puglia, sul Gargano, nei territori di Vieste e di Monte SAngelo. -in Calabria, a Cerchiara di Calabria, a Castrovillari, a Tarsia, alle falde dei rilievi prospicienti alla pianura del basso Crati e nella Piana di Sibari; nel versante orientale della Sila, a Cariati e a Cir; e a Taverna nella parte meridionale della Sila. -in Sicilia, nella zona ad ovest di Palermo nei territori di Carini e di Capaci, soprattutto sulle terre appartenenti ai padri domenicani e alle falde settentrionali delle

69

PAOLO BOCCONE, Intorno la Manna Medicinale prodotta e raccolta in Italia nel secolo corrente

e Intorno le propriet e luso medicinale della Manna di Calabria, Venezia 1697, pp. 79-91, in Le Manne e i Frassini (Fraxinus Ornus Fraxinus Excelsior), dal XVI secolo Av. Cr. ai nostri giorni, a cura di S. Floridia, DAnna, Messina 1940, cit. pp. 49-50.

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Madonie, nei territori di Gerace, di San Mauro Castelverde, di Castelbuono giungendo fino a Mistretta. Tra le regioni produttrici di manna continuava ad esercitare un ruolo egemone la Calabria, che per quantit raccolta e per la bont della sostanza, dominava i commerci nazionali ed internazionali, qui lindustria di tale settore era gi molto progredita, praticata con frassini piantati e coltivati appositamente70; inoltre vi si raccoglievano tre diverse tipologie di manna71: -la manna di corpo, cio quella che trasudava spontaneamente dai rami e dai tronchi dei frassini coltivati, era la pi rara e pregiata, bianchissima, si trovava in piccoli grani, poteva raggiungere il prezzo di 15 carlini la libbra; era raccolta soprattutto a Castrovillari. -la manna di foglia, trasudava dalle foglie dei frassini selvatici, di qualit inferiore rispetto alla manna di corpo, era stimata intorno ai 3 carlini. -la manna forzata, veniva estratta dai frassini di montagna, incidendone la scorza dei tronchi e dei rami, da queste incisioni fluiva la manna come moccoloni di cera, era la manna pi comune, ma anche la meno pregiata.

70 71

SANTI FLORIDIA, Le Manne e i Frassini, p. 51. PAOLO BOCCONE, Intorno la Manna Medicinale prodotta e raccolta in Italia nel secolo corrente

e Intorno le propriet e luso medicinale della Manna di Calabria, Venezia 1697, pp. 79-91, in Le Manne e i Frassini (Fraxinus Ornus Fraxinus Excelsior), dal XVI secolo Av. Cr. ai nostri giorni, a cura di S. Floridia, DAnna, Messina 1940, cit. pp. 50-51.

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Intanto in Europa cresceva linteresse per la manna, usata come blando purgante e come sostanza depurativa, e per lo stesso frassino, che veniva studiato per trarre medicinali dalla scorza, dalle foglie e dai semi72. La richiesta di manna ed altri derivati del frassino, proveniente soprattutto dallaerea tedesca e dalla Francia, favor ulteriormente laccrescimento della frassinicoltura nellItalia centromeridionale73.

3.3 LO SVILUPPO DELLA MA A DA FRASSI O ELLA SICILIA DEL XVIII SECOLO


Il XVIII fu il secolo dellimponente sviluppo dellindustria mannifera siciliana. La Sicilia, che gi negli ultimi decenni del secolo precedente rivestiva un ruolo significativo tra le regioni produttrici di manna74, ora sollecitata da un mercato in espansione75 e favorita dalle migliori condizioni climatiche e floristiche, che rendevano i terreni siciliani, in particolare quelli argillosi ed arenacei dellarea occidentale dellisola, ottimamente adatti al frassino ed in particolar modo alla produzione della manna76, non solo super la Calabria ma raggiunse a met del secolo

72
73

SANTI FLORIDIA, Le Manne e i Frassini, p. 52. Ibidem. CARMELO TRASSELLI, Mercati forestieri in Sicilia nellet moderna, in Storia della Sicilia,

74

vol. VII, Soc. ed Storia di Napoli e della Sicilia, 1978, pp. 172-173.
75 76

GIOVANNA URSINO, Il frassino da Manna in Sicilia, p.12. AA.VV., Aspetti agro-ecologici della frassinicoltura da Manna in Sicilia, p. 15.

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livelli di produttivit tali che la massima parte della manna in commercio era raccolta sullisola77. Labate palermitano Arcangelo Leanti, nel 1761 scrive78: la manna ormai un prodotto considerevole della Sicilia, ove prodotta a migliore condizione di quella della Calabria [] la maggiore produzione data dai territori delle Madonie, e specialmente dal Marchesato di Geraci. Inoltre ci d notizia di due differenti specie di manna: la manna in cannuolo e la manna in frasca, ma non ci d notizia in cosa esse si differenziassero; invece, ci informa che: di queste manne si faceva notevole esportazione da Cefal e da Palermo, per Livorno, Genova e Marsiglia, donde era riesportata sino alle pi remote province. Pi ampie informazioni raccolse nel 1777 labate Domenico Sestini79, accademico dei Georgofili, egli diede una compiuta descrizione del frassino da manna, detto in siciliano middeu e della coltura di esso, oltre che della raccolta della manna; per quanto riguarda le specie di manna raccolte in Sicilia riprende la differenziazione fatta da Leanti: in manna in cannuolo e in manna in frasca, la prima, tratta da frassini di coltivazione, bianca e di alto pregio, mentre la seconda, ricavata da frassini di montagna, raccolta da terra o dalla raschiatura della corteccia degli alberi, quindi impura e qualitativamente inferiore.
77 78

SANTI FLORIDIA, Le Manne e i Frassini, p. 53. ARCANGELO LEANTI, Lo stato presente della Sicilia, vol. I, pp. 190-93, in Le Manne e i Frassini

(Fraxinus Ornus Fraxinus Excelsior), dal XVI secolo Av. Cr. ai nostri giorni, a cura di S. Floridia, DAnna, Messina 1940, cit. p. 53.
79

DOMENICO SESTINI, Agricoltura, prodotti e commercio della Sicilia, Firenze, 1777, pp. 92-100,

in Le Manne e i Frassini (Fraxinus Ornus Fraxinus Excelsior), dal XVI secolo Av. Cr. ai nostri giorni, a cura di S. Floridia, DAnna, Messina 1940, cit. pp. 53-55.

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Sestini continua indicando con precisione larea di produzione della manna nei territori di Capaci, Cinisi e soprattutto a Cefal, Tusa, Gilbilmanna (il cui nome in arabo letteralmente vuol dire Monte della Manna80, anche se, come gi scritto, nessuna fonte prima del XVII secolo accenna a manne raccolte in Sicilia), Castelbuono, Geraci Siculo, Petralia Soprana, Petralia Sottana, Mistretta e nei boschi di Caronia. Laccademico fiorentino ed esperto di numismatica, riflette anche sul rapporto tra la manna raccolta in Sicilia e quella calabrese che ancora a quei tempi aveva fama di essere la migliore e afferma:

[] bisogner dire che alla Siciliana convenga, e giustamente il primo posto, imperocch questa stata sperimentata di qualit e di bont migliore, essendo pi asciutta, pi secca, e non tanto grassa come la Calabrese, e in conseguenza non tanto facile a presto corrompersi, lo che arreca nausea a chi ne fa uso; e molto ancora pi le si compete il primo posto [] come la migliore viene sempre ricercata da tutti, e specialmente dai forestieri per commercio81.

Tale descrizione della manna siciliana pu essere considerata come lesplicazione di una delle cause che portarono al successo della frassinicoltura dellisola ai danni di quella calabrese e delle altre regioni dellItalia centromeridionale.
80 81

SANTI FLORIDIA, Le Manne e i Frassini, p. 36. DOMENICO SESTINI, Agricoltura, prodotti e commercio della Sicilia, Firenze 1777, pp. 92-100,

in Le Manne e i Frassini (Fraxinus Ornus Fraxinus Excelsior), dal XVI secolo Av. Cr. ai nostri giorni, a cura di S. Floridia, DAnna, Messina 1940, cit. pp. 53-55.

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Inoltre secondo la testimonianza del viaggiatore toscano la manna siciliana non era usata solo come farmaco pettorale e blando purgativo ma luso pi comune al quale si servono gli Oltremontani della Manna, quello di dare con essa un corpo e lucentezza ad alcune sorte di panni82. Infine Sestini scrive del gran guadagno che la Sicilia ricava dal commercio della manna: il traffico, che di questa se ne fa con lEstere Nazioni, di grande conseguenza, e di un utile sommo per lIsola, quando si arriva a caricare quasi 2000 cantara siciliane, che valutate ad once 17 il cantaro, producano la somma di once 34.00083, cifra importante se consideriamo che unoncia siciliana rapportata in euro equivale a 48,3984. Dati pi precisi ci vengono forniti da Giuseppe Maria Galanti85 che raccolse per alcuni anni dei dati sullesportazioni di manna dal Regno di Sicilia e di Napoli, nel 1771 leconomista napoletano riporta che fu esportata manna per 3800 ducati napoletani, mentre per lanno successivo segnala una vendita di 274,65 cantare (una cantara equivale a poco pi di 89 kg) di manna ordinaria (presumo manna in frasca) e 2,97 cantare di manna in cannolo solo verso la Francia e altri 86 cantare di manna in cannolo dirette verso Malta. Nel 1782 indica un esportazione dal porto
82 83 84

Ibidem. Ibidem. MARIO INTRIERI, Situazione Storica, Politica, Economica e Sociale nel Regno delle Due Sicilie

al momento dellannessione del 1861, Istituto per gli Studi Storici, Cosenza 2009, p 17.
85

GIUSEPPE MARIA GALANTI, uova descrizione storica e geografica delle Sicilie, Napoli 1786-

1790, tomo II, p. 154, in Le Manne e i Frassini (Fraxinus Ornus Fraxinus Excelsior), dal XVI secolo Av. Cr. ai nostri giorni, a cura di S. Floridia, DAnna, Messina 1940, cit. p. 55.

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di Napoli a quello di Marsiglia per 267.365 libbre, ad un franco francese a libbra, mentre due anni dopo scrive di 266 casse di manna esportate sempre in Francia per un totale di 10.640 ducati napoletani; questi dati pur nella loro asistematicit rendono lidea di un mercato florido e in crescita. Il buon andamento del mercato sollecit la riconversione colturale e, soprattutto nelle Madonie, nellultimo quarto del secolo i nobili pi dinamici investirono sulla manna, come dimostra lintervento del marchese di Geraci che nel 1775 fece piantare nel territorio di Pollina 104.400 alberi di frassino86. A favorire ulteriormente la produzione e lesportazione intervenne il sovrano Ferdinando IV di Sicilia (III di Napoli e futuro I del Regno delle Due Sicilie) che nel luglio 1785 abol in tutto il regno i vincoli fiscali legati alla manna87, vigenti dal 156288, cos la produzione nella sola Sicilia raggiunse a fine secolo la quota di 500.000 libbre89. Tale favorevole situazione, come avremo modo di rilevare, continuer ancora nella prima met del secolo successivo.

86 87 88 89

GIOVANNA URSINO, Il frassino da Manna in Sicilia, p.12. Ivi. p.13. Cfr. supra, p. 27. GIOVANNA URSINO, Il frassino da Manna in Sicilia, p.12.

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3.4 LA MA

A ORMAI MO OPOLIO SICILIA O , DALLI IZIO DEL

XIX SECOLO ALLU IT DITALIA

Nella prima met del XIX secolo mentre la frassinicoltura in Calabria ormai in declino, della manna in Toscana e nel Lazio non vi pi ricordo e solo in Puglia, limitatamente allarea del Gargano, vi ancora una raccolta significativa; lindustria mannifera siciliana continua a progredire, il suo prodotto continua ad acquistare valore e a conquistare i mercati internazionali. Labate Rosario di Gregorio ad inizio anni venti ci d notizia che la manna pi pregiata era quella raccolta a Geraci Siculo e che tale prodotto imbarcato a Palermo, Cefal e Messina prendeva la via, non pi solo delle destinazione solite, quali Livorno, Genova e Marsiglia, attestate gi nel secolo precedente90, ma anche per Venezia e porti lontani come Amsterdam91. Il botanico siciliano Antonino Bivona Bernardi, durante gli anni trenta, parla entusiasticamente della frassinicoltura: si raccoglie che oltre alla manna, la quale si vende di presente a prezzi altissimi, lorneto appresta legno dopera e da carbone92.

90 91

Cfr. supra, p. 31. ROSARIO DI GREGORIO, Discorsi intorno alla Sicilia, Palermo 1821, tomo I, p. 218, in Le

Manne e i Frassini (Fraxinus Ornus Fraxinus Excelsior), dal XVI secolo Av. Cr. ai nostri giorni, a cura di S. Floridia, DAnna, Messina 1940, cit. p. 58.
92

ANTONINO BIVONA BERNARDI, Cenno sulla coltura dellalbero da manna, in LEconomia

della Manna in Sicilia nella sua evoluzione storica, Istituto di Economia e Politica Agraria, Catania 1990, a cura di S. Di Fazio, cit. p. 23.

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Concorde con il pensiero di Bivona Bernardi Lorenzo Finazzo, che negli stessi anni, parlando del frassino afferma: prezioso albero [] fornisce un ramo di ricchissimo commercio93. Sempre di questo decennio abbiamo i primi dati statistici ufficiali sullesportazione della manna dalla Sicilia; nel sessennio 1834-39 lesportazione media fu di 3.747 quintali, per un valore medio annuo di 202.761 ducati napoletani. Essa era diretta soprattutto in Francia, Gran Bretagna, Regno di Sardegna e nellImpero dAustria, in minima parte ora anche verso il continente americano. Il 90% della manna esportata era manna in sorte (cio in frasca), venduta a circa 8 ducati al quintale, la restante parte era la pi pregiata manna in cannelli venduta al considerevole prezzo di 30 ducati al quintale94. Ora confrontando questi dati con quelli raccolti sul finire degli anni settanta del secolo anteriore dallabate Domenico Sestini e dalleconomista Giuseppe Maria Galanti95, si deduce che in mezzo secolo lesportazione di manna era aumentata del 50% e il valore pressoch raddoppiato. In questo periodo nel Regno delle Due Sicilie si inizi a lavorare per listituzione di un catasto fondiario, tale lavoro portato a termine nel 1854, ci d consapevolezza della consistenza del patrimonio frassinico siciliano di allora; lestensione dei frassineti fu complessivamente stimata in 1.818 salme legali e 761
93

LORENZO FINAZZO, Sulla coltivazione dellalbero della manna Istruzione pratica, in

Effemeridi scientifici e letterarie, tomo XIV, anno V, Palermo 1836, p. 139.


94

LODOVICO BIANCHINI, Della Storia Economico-Civile di Sicilia, Napoli-Palermo 1841, vol I, p.

250.
95

Cfr. supra, pp. 33-34.

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millesimi (ogni salma legale equivale a poco meno di 1,75 ettari)96, delle quali il 96,2% si trovavano nella sola provincia di Palermo, in modo particolare in cinque comuni (Castelbuono, Cefal, Geraci Siculo, Pollina e S. Mauro Castelverde) che da soli rappresentavano pi dei 4/5 dellestensione della provincia palermitana. Della rimanente parte il pi si trovava nella provincia di Messina, dove il centro maggiormente interessato era Tusa, in minima parte veniva toccata la provincia di Caltanissetta, con meno di una salma nel comune di Resuttana97. In proporzione i frassineti rappresentavano solo lo 0,135% della superficie produttiva siciliana, quindi si trattava di una superficie agraria relativamente piccola, ma tra le colture arboree specializzate seconda solo a oliveti, gelseti e sommaccheti e fortemente redditizia98, tanto pi che la terra destinata alla coltura dellamolleo (particolare specie di frassino) quella che non si presta ad alcunaltra99. Infine negli ultimi anni antecedenti allunit nazionale, Castelbuono, comune situato in una delle zone boschive pi ricche di frassini delle Madonie, divenne il centro propulsore della frassinicolura siciliana. Qui si not che, se la manna tratta dal Fraxinus ornus L. (detto orno o amolleo) era qualitativamente superiore a quella
96

Sistema metrico siculo, Facolt di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali dellUniversit della

Calabria, Cosenza 2009, p. 2.


97

VINCENZO MORTILLARO, otizie economico-statistiche sui catasti di Sicilia, Stamperia

Oretana, Palermo 1854, vol. VI, in LEconomia della Manna in Sicilia nella sua evoluzione storica, Istituto di Economia e Politica Agraria, Catania 1990, a cura di S. Di Fazio, cit. p. 33.
98 99

SANTI FLORIDIA, Le Manne e i Frassini, p. 59. FRANCESCO MINA PALUMBO, otizie sui frassini di Sicilia e sulla coltivazione dellamolleo

in Castelbuono, Stamperia e Legatoria Ruffino, Palermo 1847, pp. 15-16, in LEconomia della Manna in Sicilia nella sua evoluzione storica, Istituto di Economia e Politica Agraria, Catania 1990, a cura di S. Di Fazio, cit. p. 31.

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ricavata dal Fraxinus excelsior L. e dal Fraxinus angustifolia V., gli orni maturavano la manna pi tardi, e la tardiva produzione era frequentemente minacciata dalle prime piogge autunnali; invece gli altri frassini davano una produzione qualitativamente meno buona, ma pi precoce e soprattutto pi abbondante e per un pi lungo periodo di anni. Cos i mannaroli castelbuonesi provvidero a selezionare i migliori frassini tra le specie excelsior e soprattutto angustifolia e si inizi a trarre la manna pi da questi che dagli orni. Si incominci ad avere un prodotto di qualit leggermente inferiore, ma pi abbondante e ci favor ulteriormente i redditi dei frassinicoltori100. Inoltre, a spingere verso una manna che guardasse pi alla quantit che alla qualit intervenne in quegli anni la moderna industria chimica, che con il metodo di estrazione con soluzione acquosa, inventato dallo scienziato bergamasco Giovanni Ruspini101, riusc ad estrarre anche da manne scadenti, ed in maniera semplice e fruttuosa, la mannite, principio attivo della manna102, sostanza dolce e cristallizabile, utilizzata soprattutto nel settore farmaceutico. Si iniziarono cos a diffondere in Italia, in modo particolare a Genova e Milano, e sul continente europeo in Francia, Regno Unito e negli stati tedeschi, aziende estrattrici di mannite103. Quindi si pu affermare che il settore mannifero, ormai divenuto un monopolio siciliano, nel periodo che intercorre tra linizio del XIX secolo allUnit

100 101 102

SANTI FLORIDIA, Le Manne e i Frassini, p. 61. Cfr. GIOVANNI RUSPINI, Estrazione economica della mannite, Milano 1845. FRANCESCO MARIA RAIMONDO, ROBERTO BONOMO e FABIO LENTINI, Il frassino da

manna in Sicilia, pianta officinale da rivalutare, in Giornale Botanico Italiano, Vol. 114, n. 3-4, Palermo 1980.
103

SANTI FLORIDIA, Le Manne e i Frassini, pp. 61-62.

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dItalia, continua a progredire con lincremento dellesportazioni e la crescita del valore della manna, risultati a cui hanno contribuito la selezione arborea attuata dai mannaroli di Castelbuono e soprattutto lo sviluppo dellindustria dellestrazione della mannite.

3.5 LA FRASSI ICOLTURA DALLU IT AZIO ALE ALLA FI E


DEL XIX SECOLO

Lindustria legata alla manna negli anni successivi alla proclamazione del Regno dItalia, come tutto il settore agricolo-rurale dellarea meridionale della penisola, inizi a rallentare i propri ritmi di crescita, per poi entrare sul finire degli anni settanta in una fase recessiva, complice la situazione economica internazionale e le misure protezionistiche adottate dal governo Depretis104. A dimostrazione di ci vi lInchiesta Agraria Jacini, che si svolse nel 1884, dalla quale rileviamo che a confronto con i dati pubblicati trenta anni prima dal catasto del Regno delle Due Sicilie105, la superficie destinata a frassineto risultava considerevolmente diminuita, ridotta a 2.813 ettari, 363 ettari in meno, pari ad una riduzione dell11,4%. Inoltre la coltura del frassino non risultava pi presente in tre
104

Cfr. GIOVANNI MONTRONI, La societ italiana dallunificazione alla Grande Guerra, Laterza,

Roma-Bari 2002, pp. 33-53.


105

Cfr. supra, pp. 36-37.

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province, ma solo in due, con la scomparsa della provincia di Caltanissetta, per quanto irrilevante gi nella prima met del secolo. Oltre a ci, il territorio provinciale di Messina coltivato a frassini si era ridotto dell80% limitandosi ai soli 20 ettari del comune di Castel di Lucio, ed una rilevante riduzione vi era stata anche nella Provincia di Palermo, con una perdita di 263 ettari. Tale calo nel palermitano era accompagnato da una variazione dellarea geografica, con una contrazione considerevole nei territori di Cinisi e Castelbuono. Questultimo era passato in un trentennio da 244,059 salme (equivalenti a 426 ettari circa) a soli 122 ettari, mentre la frassinicoltura si era ampliata nei comuni di Carini, Palermo, Petralia Soprana, Isola delle Femmine e soprattutto a Geraci che con i suoi 1.000 ettari si attesta in questo periodo come il centro di maggior raccolta della manna106. Linvoluzione tocc anche lesportazioni: la quantit media annua esportata in questo periodo fu di 2.533 quintali, con una calo di oltre 1.200 quintali rispetto alla media degli anni trenta107 e in conseguenza della notevole flessione dellesportazione scese notevolmente anche il prezzo; la manna in cannolo si attest intorno alle 8 lire al chilogrammo, mentre il valore di quella in sorte scese fino 1,50 lire al chilogrammo108. Questi dati ci mostrano un periodo negativo abbastanza lungo per il settore della frassinicoltura, ma come vedremo in seguito, lindustria mannifera, anche per

106

SEBASTIANO DI FAZIO, LEconomia della Manna in Sicilia nella sua evoluzione storica,

Istituto di Economia e Politica Agraria, Catania 1990, p. 36.


107
108

Ivi. p. 42. GIOVANNA URSINO, Il frassino da Manna in Sicilia, p.16.

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lassenza di modelli produttivi locali diversi e pi vantaggiosi, seppe resistere e presentarsi al secolo successivo con nuovo slancio.

3.6 LA RIPRESA DELLI DUSTRIA MA

IFERA EL PRIMO QUARTO

DEL XX SECOLO

Superati gli ultimi due decenni dellOttocento, la crisi che aveva messo in difficolt la frassinicoltura siciliana era ormai alle spalle. Con linizio del nuovo secolo lindustria mannifera riprese a crescere, favorita da un tendenza dei prezzi, che, pur nella loro variabilit annuale, manifestavano un andamento decisamente ascendente, tanto che dalla valutazione della manna in cannolo di 5 lire al chilogrammo del 1901 si sal nel 1914 a quota 14 lire109, giungendo a toccare nel 1921 il prezzo altissimo di 30,59 lire al chilo110. Lo schizzare alle stelle dei prezzi fu il volano che fece s che i terreni coltivati a frassineto riprendessero ad espandersi, nel 1925 si raggiunse la cifra di 6.085 ettari di coltura specializzata e 509 in coltura consociata con ulivi e castagni nella sola Provincia di Palermo, distribuiti in 1.655 ettari nel circondario di Palermo e 4.430 in

109 110

SEBASTIANO DI FAZIO, LEconomia della Manna in Sicilia, p. 43. Ivi. p. 45.

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quello di Cefal111, concentrati massimamente nei comuni di Pollina (934 ha), Geraci (877 ha), San Mauro Castelverde (806 ha) e soprattutto Castelbuono (1.200 ha)112. Da segnalare vi la scomparsa della frassinicoltura dalla provincia di Messina113, area gi scarsamente significativa sul finire del secolo precedente. Di contro il frassino in questi anni si diffonde in maniera rilevante nel trapanese con 542 ettari tra Castellammare del Golfo ed Erice114, con una ridistribuzione territoriale di tale coltura corrispondente ad uno spostamento verso nord-est115. Se confrontiamo tali dati con quelli del 1884, anno in cui lInchiesta Jacini116 attest complessivamente 2.813 ettari, vediamo come superata la crisi, la superficie impiegata per la frassinicoltura pi che raddoppi. Ovviamente, con laumento dei terreni al servizio dellindustria mannifera aument anche la produzione, che nel periodo 1923-28 fu mediamente di 9.572 quintali117. Anche se questultimo dato, pubblicato dal catasto agrario nel 1929, viene rigettato da Santi Floridia, che ritiene che tale produzione media non sia realistica, frutto del fatto che il Catasto Agrario si
111

RICCARDO VERZERA, Manna e mannite, Casale Monferrato, 1925, pp. 25-26, in Le Manne e i

Frassini (Fraxinus Ornus Fraxinus Excelsior), dal XVI secolo Av. Cr. ai nostri giorni, a cura di S. Floridia, DAnna, Messina 1940, cit. p. 61.
112 113 114

SEBASTIANO DI FAZIO, LEconomia della Manna in Sicilia, p. 48. Ivi. p. 49. Catasto Agrario (1929), Istituto Poligrafico di Stato, Roma, 1935, provincia di Palermo, fasc. 89, in

LEconomia della Manna in Sicilia nella sua evoluzione storica, Istituto di Economia e Politica Agraria, Catania 1990, a cura di S. Di Fazio, cit. p. 51.
115 116 117

GIOVANNA URSINO, Il frassino da Manna in Sicilia, p.17. Cfr. supra, pp. 39-40. Catasto Agrario (1929), Istituto Poligrafico di Stato, Roma 1935, provincia di Palermo, fasc. 89, in

LEconomia della Manna in Sicilia nella sua evoluzione storica, Istituto di Economia e Politica Agraria, Catania 1990, a cura di S. Di Fazio, cit. p. 51.

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fosse basato semplicemente sulle rendite potenziali dei terreni, giungendo ad una cifra eccessiva. Egli, invece, stima tale produttivit media annua intorno ai 6.000 quintali118. In ogni caso, anche tale quantit vista al ribasso rappresenterebbe comunque un record storico che mai pi sarebbe stato raggiunto. A mostrarci un settore estremamente in salute, vi sono anche i dati riguardanti lesportazione di manna nel decennio 1910-1920, nel quale si ebbe una media di 2902 quintali lanno119, risultato molto lusinghiero se consideriamo le difficolt dei commerci a causa del primo conflitto mondiale. Tradizionali acquirenti di manna si confermano lImpero Austro-Ungarico e la Germania (almeno prima del nostro ingresso in guerra), la Francia, la Gran Bretagna, ma adesso la maggior domanda proveniente dal continente americano, Argentina, Stati Uniti, Cuba e Brasile. Questultimo paese, rappresenta nel periodo preso in considerazione il maggior compratore di manna, superando sia nel 1912 che nel 1918 i mille quintali di manna importata in un solo anno120. Inoltre, sempre in quegli anni si venne stabilendo la nuova e pi efficace ripartizione su base qualitativa della manna, che diede maggiore stabilit ai mercati e suddivise fermamente il prodotto in121: -manna in cannolo, la pi pura e di conseguenza la pi stimata; porosa, dolciastra, di colore bianco-giallastro, ottenuta tramite incisioni e coagulata nella

118 119 120 121

SANTI FLORIDIA, Le Manne e i Frassini, pp. 102-103. Ivi. p. 66. SEBASTIANO DI FAZIO, LEconomia della Manna in Sicilia, p. 60. SANTI FLORIDIA, Le Manne e i Frassini, pp. 102-103.

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forma di stalattite; tali cannoli mediamente raggiungono una lunghezza tra i 20 e i 30 centimetri; le qualit di questo tipo pi apprezzate allora erano quelle di Geraci e di Capaci, tratte dal Fraxinus Ornus L. -manna in rottame, prodotto residuato dalla raccolta e dalla manipolazione dei cannoli. -manna in sorte, direttamente defluita in piccole lacrime che cadono a terra o pi spesso su oggetti appositamente disposti al suolo, mista ad insetti, frammenti di foglie, scorze e al terriccio, il suo colore giallo-sporco, il sapore dolciastro tendente al nauseante, tale manna la meno pregiata ed utilizzabile solo ed esclusivamente per estrarne la mannite. Dallinsieme di queste dati evidente come nei primi venti-venticinque anni del XX secolo lindustria mannifera seppe superare le difficolt di fine Ottocento ed espandersi ulteriormente.

3.7 IL DECLI O DELLA MA

A EL CORSO DEL XX SECOLO E ICOLO

LO STATO ATTUALE DEL SETTORE MA

Quando la crisi di fine secolo era ormai un lontano ricordo e la stessa Prima guerra mondiale sembrava non aver scalfito eccessivamente il settore della

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frassinicoltura siciliana, prese corpo la grande ed incontrovertibile crisi che si sarebbe protratta fino allalba del nuovo millenio. Tale crisi sar originata dal quel settore chimico che dalla seconda met del secolo precedente aveva dato un impulso fondamentale allo sviluppo dellindustria della manna.

Allinizio della campagna mannifera del 1922 [] Circolava in paese la voce che era possibile fabbricare artificialmente la mannite usando la melassa della barbabietola dopo lestrazione dello zucchero [] con una riduzione del costo pari a 5-6 lire al chilogrammo. Se ne riusciva a produrre 500 quintali, un quantitativo cio che da solo bastava a coprire il fabbisogno mondiale [] La mannite naturale poteva batterne la concorrenza solo abbassando i prezzi122.

Lesportazione di manna inizi cos a contrarsi, lentamente ma inesorabilmente essa passava dai 2.433 quintali del 1928 ai 1.194 del 1934123, gli stessi prezzi acquistarono un andamento fortemente decrescente, che va ben oltre la politica di stabilizzazione monetaria attuata dal regime fascista a partire del 1927. La manna in cannolo dal prezzo del 1926 di 20,95 lire al chilogrammo scese nel 1934 a 8,65 lire124.

122

ORAZIO CANCILIA, Credito e banche in un centro agricolo sotto il fascismo, Catania 1973, pp.

61-62, in LEconomia della Manna in Sicilia nella sua evoluzione storica, Istituto di Economia e Politica Agraria, Catania 1990, a cura di S. Di Fazio, cit. p. 61.
123 124

SEBASTIANO DI FAZIO, LEconomia della Manna in Sicilia, p. 62. Ivi. p. 63.

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Tale situazione destava profonda preoccupazione tra gli operatori, i quali individuata la causa della crisi nella concorrenza della mannite sintetica, iniziarono a muoversi richiedendo alle autorit listituzione di un Consorzio tra i produttori di manna da frassino, che attraverso lunione dei diversi operatori del settore mannicolo potesse aumentare il loro potere di contrattazione e disciplinare il commercio della manna, in maniera da tenere ben distinte le qualit in rapporto alla materia prima utilizzata125. La richiesta di costituire un consorzio tra i produttori di manna, fu inizialmente bocciata in quanto nel 1931 il Consiglio dellEconomia si dichiar contrario allistituzione di tale organismo e afferm che il problema poteva essere risolto con lausilio degli ordini corporativi creati precedentemente dal regime126. Ma data la gravit della situazione i mannalori continuarono ad insistere e ottennero il sostegno dellUnione Provinciale degli Agricoltori, del prefetto di Palermo, del podest di Castelbuono e del locale Fascio di Combattimento127. Alla ripresentazione della domanda il governo nazionale dovette cedere e con decreto ministeriale il 10 giugno 1936 venne costituito il Consorzio Provinciale per il miglioramento e lincremento della produzione della manna da frassino della Provincia di Palermo e ne fu nominato commissario ministeriale Giovanni De Francisci Gerbino, docente di Scienze delle Finanze ed Economia Politica dellUniversit di Palermo. Egli fin da subito si impegn fortemente per il rilancio dellindustria mannifera, tale impegno si
125 126 127

Ivi. p. 64. Ivi p. 67. Ibidem.

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concretizz immediatamente nel regio decreto legge dell8 marzo 1937, n. 529, il quale in cinque articoli affermava che la denominazione di Mannite senza alcuna aggiunta o specificazione era riservata al prodotto ottenuto dalla lavorazione della manna da frassino (art.1.) e che tale prodotto non potesse essere mescolato con qualsiasi altra sostanza (art.2.), inoltre la vendita e la somministrazione della mannite naturale doveva avvenire soltanto in speciali involucri con un particolare contrassegno (art.4.)128. Pochi mesi dopo giunse un altro intervento legislativo, il R.D.L. del 5 novembre 1937, n. 2119, costituito da dieci articoli, che disciplinava il commercio della manna, imponendo che tutta la manna di produzione nazionale, nonch quella eventualmente introdotta dallestero dovesse essere obbligatoriamente conferita allammasso per la vendita collettiva (art.1.), inoltre chiunque non avesse consegnato il prodotto al fine di cederlo privatamente sarebbe andato incontro ad ammende di carattere finanziario (art.10.), da parte sua lente ammassatore avrebbe dovuto corrispondere al mannicoltore, in unica soluzione, al momento della consegna del prodotto i nove decimi del suo valore, laltro decimo sarebbe stato corrisposto dopo lapprovazione del rendiconto finale, infine il prezzo base di vendita sarebbe stato stabilito annualmente dal Ministero dellAgricoltura e delle Foreste (art.4.)129.

128

Gazzetta Ufficiale del 1 maggio 1937, n. 101, in LEconomia della Manna in Sicilia nella sua

evoluzione storica, Istituto di Economia e Politica Agraria, Catania 1990, a cura di S. Di Fazio, cit. p. 70.
129

Gazzetta Ufficiale del 29 dicembre 1937, n. 300, in LEconomia della Manna in Sicilia nella sua

evoluzione storica, Istituto di Economia e Politica Agraria, Catania 1990, a cura di S. Di Fazio, cit. p. 72.

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Tali interventi risvegliarono le speranze di poter uscire da una crisi che ormai durava dalla seconda met degli anni venti. Nei primi sei mesi di attivit del Consorzio, vennero ammassati ben 856 quintali di manna per drogheria, cio manna in rottame e 4.662 per la lavorazione, ovvero manna in sorte destinata per lindustrie estrattrici di mannite130, inoltre tale ammasso garantiva ai mannicoltori proventi leggermente pi elevati di quelli degli anni immediatamente precedenti131. Ma il mercato sia interno che estero non dava segni di ripresa e nel maggio del 1938 il quantitativo di manna venduta era di appena 620 quintali. Inoltre il Consorzio ebbe breve durata, infatti con la legge del 16 giugno 1938, n. 1008, i diversi enti settoriali operanti nellambito dellagricoltura venivano unificati in un unico Consorzio Provinciale tra i produttori agricoli, e questo successivamente soppresso con il decreto legge del 26 aprile 1945, n.367132. A complicare la situazione vi sullo sfondo lo scenario della Seconda guerra mondiale. Le tristi vicende del conflitto e le problematiche dellimmediato dopoguerra colpirono ulteriormente il commercio, soprattutto quello estero, e conseguenzialmente ad un ulteriore calo della domanda di manna, croll la produzione, che in poco pi di un decennio passava da una media annua, per il triennio 1940-42, di 4.874 quintali a

130

SALVATORE SPINELLO PERTICONE, La verit sul problema della manna, 1939, in

LEconomia della Manna in Sicilia nella sua evoluzione storica, Istituto di Economia e Politica Agraria, Catania 1990, a cura di S. Di Fazio, cit. p. 76.
131

SEBASTIANO DI FAZIO, LEconomia della Manna in Sicilia, p. 76. Ivi. p. 75.

132

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quella di soli 692 quintali per il triennio 1949-51133, rappresentante il minimo storico per almeno lultimo secolo e mezzo. Nel frattempo giungevano gli anni cinquanta e se lItalia si rialzava e prendeva il volo ad un ritmo di crescita economica che aveva del miracoloso, il settore dellindustria mannifera non accennava alcuna ripresa, i dati dellesportazione rimanevano estremamente negativi (nel quinquennio 1951-55 le medie annue desportazione furono inferiori ai 200 quintali)134 ed i prezzi della manna segnavano unulteriore flessione135. In questi anni di crisi acutissima molti frassineti, malgrado i vincoli forestali, andarono incontro allestirpazione indiscriminata, alle volte per vera e propria disperazione si eliminavano i frassini e si passava alla cerealicoltura o alla viticoltura, anche quando i terreni erano palesemente inadatti a tali nuove coltivazioni136. In questa situazione di estrema gravit si costitu un Comitato Civico di Agitazione che organizz diverse manifestazioni di piazza nei centri delle Madonie e sotto le finestre di Palazzo dei Normanni a Palermo137, queste ottennero parecchio risalto sulla stampa regionale, molti sono gli articoli che in quegli anni riempirono le

133 134 135 136 137

Ivi. p. 78. GIOVANNA URSINO, Il frassino da Manna in Sicilia, p.21. SEBASTIANO DI FAZIO, LEconomia della Manna in Sicilia, p. 81. GIOVANNA URSINO, Il frassino da Manna in Sicilia, pp. 32-33. ENRICA DONIA, Aspetti e problemi della coltura del frassino da Manna in Sicilia, d.s., Palermo

1995, p. 33.

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pagine dei giornali locali descrivendo il grave stato di crisi del settore della manna e sollecitavano lintervento delle istituzioni138. In questo clima lAssemblea Regionale Siciliana non pot pi tirarsi indietro e con la L.R. del 26 luglio 1957, n.43, avente come titolo Provvidenze per la manna, istituiva nuovamente un organismo atto a difendere lattivit mannicola, che prese il nome di Consorzio obbligatorio tra i produttori di manna del territorio della Regione siciliana, che sul modello dellorganismo soppresso oltre venti anni prima, veniva incaricato di promuovere gli studi e le ricerche per migliorare le coltivazioni e per potenziare il commercio della manna e dei suoi derivati, anche attraverso unadeguata propaganda. Vennero ripristinati i magazzini di ammasso, prodotti appositi marchi da apporre sulle confezioni di mannite, al fine di evitare che la sostanza naturale venisse confusa con quella prodotta sinteticamente, ed inoltre venne nominata una commissione composta da nove membri, di cui quattro rappresentati dei

138

Cfr. ANTONIO MOGAVERO FINA, La Manna un prodotto da difendere e propagandare, in

Sicilia del Popolo del 23 aprile 1953; TOMMASO AIELLO, Manna di Sicilia, Pezzino, Palermo 1953; GIOVANNI WIAN, Suscettibile di razionale sfruttamento labbondante produzione di manna; in Il Giornale dItalia del 10 aprile 1954, p. 4; ALFREDO CUCCO, Manna di Sicilia: un problema complesso, in Il Giornale dItalia del 14 aprile 1954; raccolti in LEconomia della Manna in Sicilia nella sua evoluzione storica, Istituto di Economia e Politica Agraria, Catania 1990, a cura di S. Di Fazio.

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mannicoltori139, che ebbe il compito di proporre allAssessorato regionale dellAgricoltura il prezzo del prodotto per ogni annata140. Nei primi anni di attivit del Consorzio, come venne affermato nel Primo Convegno sulla Manna, che si svolse a Palermo nellottobre del 1965141, il Consorzio aveva ottenuto risultati importanti come il mantenimento del prezzo della manna ad un livello sufficientemente remunerativo, ma poco o nulla, complici anche i ristretti mezzi finanziari, era stato fatto per la promozione del prodotto e del suo commercio, tanto che la domanda di manna da parte dei mercati era in continua flessione, a causa della pi conveniente mannite sintetica:

Infatti la manna venduta sul mercato dal Consorzio alla fabbriche di mannite aveva un prezzo medio di . 1.000 kg, mentre la mannite veniva venduta sul mercato al prezzo di 2.400 kg, se si considera che per la produzione di 1 kg di mannite occorrono circa 3 kg di manna appare chiara la non convenienza economica della fabbricazione della mannite da manna
142

Il fatto che la manna fosse sempre meno richiesta sul mercato determin che lammasso continu a crescere anno dopo anno fino a raggiungere complessivamente, al termine della stagione 1969, la cifra di 14.083 quintali, mentre la manna piazzata sul
139 140

ENRICA DONIA, Aspetti e problemi della coltura del frassino , p. 35. Legge regionale 26 luglio 1957, n.43, in LEconomia della Manna in Sicilia nella sua evoluzione

storica, Istituto di Economia e Politica Agraria, Catania, 1990, a cura di S. Di Fazio, cit. p. 87.
141

GIOVANNI FATTA DEL BOSCO, Aspetti agronomici della frassinicoltura in Sicilia. - Convegno

sulla Manna, Palermo 26/10/1965, Palermo 1965, p. 14.


142

ENRICA DONIA, Aspetti e problemi della coltura del frassino , p. 35.

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mercato dalla ricostituzione del Consorzio ad allora ammontava ad appena 2.792143, questa situazione fece s che lesposizione debitoria del Consorzio verso gli istituti di credito divenne eccessiva, tanto da mettere in pericolo la sopravvivenza dello stesso organismo in difesa della manna. Rende bene lidea della situazione debitoria del Consorzio il dato che, se dal 1957 al 1970 ai mannicoltori vennero corrisposti circa 647 milioni di lire, negli stessi anni il Consorzio aveva incassato poco meno di 110 milioni144, quindi, senza contare i costi gestionali, lente aveva una passivit di oltre 537 milioni, cifra imponente per lepoca. Tali condizioni economiche del Consorzio a sua volta rendevano estremamente lunghi i tempi con cui le somme dovute ai produttori venivano corrisposte, creando forti malumori tra i mannalori, che nuovamente ripresero ad abbandonare i frassineti145. In questo periodo molti giovani si allontanarono dalla frassinicoltura, dando avvio a quel processo che avrebbe nel giro di un paio di decenni creato unirreparabile emorragia di manodopera specializzata146. Labbandono fu cos rilevante che dal 1971 in poi, le statistiche ufficiali non riportano pi n la produzione n le superfici dei frassineti147. I dati dellammasso del 1970-71 attestano che il prodotto consegnato in quella stagione pass dai 2.518,77 quintali dellanno precedente a 401 quintali, con una
143 144 145 146 147

SEBASTIANO DI FAZIO, LEconomia della Manna in Sicilia, pp. 91-93. Ivi. p. 93. Ivi. p. 91. Ivi. pp. 104. ENRICA DONIA, Aspetti e problemi della coltura del frassino , p. 38.

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diminuzione dell85% e un dimezzamento degli operatori mannicoli, che nel giro di un anno si ridussero da 725 a 338148. Per arginare tale grave situazione, la Regione siciliana promulg la legge del 14 aprile 1971, n.14, con la quale lamministrazione regionale concedeva al Consorzio un contributo di 350 milioni149 al fine di ripianare almeno parzialmente la situazione debitoria, tale legge per non apportava alcun elemento innovativo che potesse risollevare le sorti dellindustria mannifera e segnava la strada dellassistenzialismo economico150. Negli anni che seguirono la situazione peggior ulteriormente, per rientrare dal restante passivo il Consorzio decise di svendere la manna ammassata da anni in magazzino, tra il 1974 e il 1979 questa fu venduta a prezzi anche pi bassi di quelli corrisposti ai produttori negli anni precedenti, tale operazione fece si che la manna prodotta in quelle stagioni perse di valore. I produttori rimanenti, ormai localizzati esclusivamente nei territori di Pollina e di Castelbuono151, che ora non riuscivano pi a sostenersi con le somme corrisposte dal Consorzio, iniziarono a protestare apertamente152. Liniziativa che ebbe maggiore risalto mediatico e alla fine si rilev decisiva per sollecitare le istituzioni fu lintervento nel gennaio del 1981, alla popolare trasmissione
148 149

Ivi. p. 93. Gazzetta Ufficiale del 17 aprile 1971, n.19, in LEconomia della Manna in Sicilia nella sua

evoluzione storica, Istituto di Economia e Politica Agraria, Catania 1990, a cura di S. Di Fazio, cit. p. 95.
150 151 152

ENRICA DONIA, Aspetti e problemi della coltura del frassino , p. 38. Ivi. p. 41. SEBASTIANO DI FAZIO, LEconomia della Manna in Sicilia, p. 96.

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Portobello, di un mannicoltore di Pollina, Giuliano Musotto. Egli denunci in diretta televisiva la situazione destrema difficolt dei frassinicoltori153. Lapparire sugli schermi televisivi del malcontento dei mannalori port ad una interpellanza parlamentare siglata da un nutrito gruppo di deputati nazionali di sinistra154, a cui venne dato seguito in sede regionale con la promulgazione della L.R. del 6 maggio 1981, n.91, la quale disponeva, al fine di eliminare i ritardi dei pagamenti del Consorzio, che lorganismo atto a tutelare il settore mannicolo dovesse liquidare i produttori al momento stesso del deposito, tali risorse sarebbero state anticipate dalla Regione, mentre gli incassi del Consorzio, ottenuti dalla vendita della manna, sarebbero dovuti confluire nel bilancio regionale. Inoltre le eventuali perdite sulle anticipazioni ottenute sarebbero state a carico della Regione (art.37.). Infine per lanno 1981 veniva erogato un contributo straordinario di 1.000 lire per chilogrammo di manna depositato (art.38.)155. Tale contributo, la cui erogazione doveva essere prevista per il solo 1981, fu estesa anche per gli anni successivi156 ed

153 154

ALFREDO MARIO LA GRUA, Per una riserva naturale del Frassino da Manna , p. 21. Cfr. Interpellanza n.856, del 17 marzo 1981, in LEconomia della Manna in Sicilia nella sua

evoluzione storica, Istituto di Economia e Politica Agraria, Catania 1990, a cura di S. Di Fazio, cit. p. 96.
155

Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana del 9 maggio 1981, n.23 (suppl. ordin.), in LEconomia

della Manna in Sicilia nella sua evoluzione storica, Istituto di Economia e Politica Agraria, Catania 1990, a cura di S. Di Fazio, cit. p. 95.
156

Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana del 5 agosto 1982, n.36 (suppl. ordin.), in LEconomia

della Manna in Sicilia nella sua evoluzione storica, Istituto di Economia e Politica Agraria, Catania, 1990, a cura di S. Di Fazio, cit. p. 100.

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elevato, a decorrere dal 1986, a 2.000 lire al chilo, senza pi alcuna limitazione temporale157. E al di l degli interventi legislativi regionali, il Consorzio diede maggiore consistenza alla sua attivit promozionale partecipando a manifestazioni internazionali riguardanti le piante officinali e lerboristeria in genere158, oltre ci si avvi il dialogo con le universit e gli istituti di ricerca, tanto che nel 1986 venne stipulata una convenzione con la Facolt di Agraria dellUniversit di Palermo affinch si avviassero studi per nuove tecniche agronomiche159. Ma malgrado tutti questi provvedimenti alla fine del secolo scorso non c stata alcuna ripresa tangibile del settore, sia a livello della produzione che in quello della commercializzazione160. Molto probabilmente gli interventi regionali di sostegno sono arrivati troppo tardi, quando la maggior parte dei frassineti erano stati gi abbandonati o spiantati del tutto e soprattutto quando gli operatori del settore, per il mancato ricambio generazionale, erano ormai un numero troppo esiguo. Inoltre nel corso degli anni novanta il Consorzio ha perso la sua autonomia e di fatto stato assorbito dallEnte Sviluppo Agricoltura. Ci facendo, gli ultimi

157

Legge Regionale del 15 maggio 1986, n.24, in LEconomia della Manna in Sicilia nella sua

evoluzione storica, Istituto di Economia e Politica Agraria, Catania 1990, a cura di S. Di Fazio, cit. p. 100.
158 159 160

ENRICA DONIA, Aspetti e problemi della coltura del frassino , p. 47. SEBASTIANO DI FAZIO, LEconomia della Manna in Sicilia, p. 102. Ivi. p. 103.

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frassinicoltori, 141 quelli attestati nel 1991161, hanno iniziato a non adempiere pi in maniera rigorosa allammasso obbligatorio e hanno iniziato a vendere, soprattutto il cannolo, che ha un discreto mercato al di fuori dellestrazione della mannite, direttamente ai piccoli rivenditori locali. Oggigiorno si stima che solo il 70-75% del prodotto raccolto stagionalmente venga conferito al Consorzio. Dal 1989 al 2005 sono pervenuti allammasso complessivamente soli 1446 quintali, per una media annua di poco di 8500 chilogrammi162. La scarsa produzione comunque ha fatto s che i prezzi in questi anni si siano mantenuti alti, toccando per la manna in cannolo i 22 euro al chilo, con un aumento che nei sedici anni presi in considerazione stato dell80% circa163, di gran lunga superiore allincremento dellindice ISTAT. Questo prodotto attualmente trova la sua collocazione sul mercato nel settore della cosmesi per le sue particolari qualit emollienti, in erboristeria per la preparazione di infusi energetici, nellindustria alimentare come dolcificante naturale a basso potere calorico, inoltre i piccoli rivenditori locali vendono ai turisti, in bustine da 50 grammi, il cannolo come prodotto tipico da consumare allo stato naturale. Sembra quindi che la frassinicoltura siciliana dopo una lunga parabola discendente durata quasi un secolo, in cui per tanto troppo tempo si continuato

161 162

ENRICA DONIA, Aspetti e problemi della coltura del frassino , p. 47. Dati Ufficiali del Consorzio obbligatorio tra i produttori di manna del territorio della Regione

siciliana.
163

Ibidem.

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ostinatamente a cercare di battere la concorrenza della poco costosa mannite sintetica, per poi prendere la via dellassistenzialismo regionale, abbia trovato a cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio la sua piccola ma redditizia dimensione, come costoso prodotto di qualit. Ma non per questo le problematiche che attanagliano il settore mannicolo sono svanite, i mannalori attivi attualmente sono 77, di questi solo otto hanno un et inferiore ai 55 anni, mentre la maggioranza dei mannicoltori ha un et superiore ai 68 anni, di conseguenza se la tendenza allinvecchiamento e alla riduzione dei frassinicoltori, avviatasi negli anni cinquanta del secolo scorso, si confermer anche per gli anni avvenire, nonostante il ritrovato profitto, la Manna corre ancora oggi il rischio di scomparire per sempre. Affinch ci non accada si auspica che gli enti locali intervengano con i giusti incentivi per riavvicinare i giovani madoniti alla frassinicoltura; e tengo qui a precisare che non si tratta di salvaguardare un particolare settore produttivo in una regione che dal punto di vista economico storicamente sofferente, ma, prima di ogni altra cosa, di difendere e perpetuare un patrimonio collettivo di inestimabile valore.

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C A P I T O L O 4 IL FRASSI MA
ICOLTORE

O E IL

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4.1 IL FRASSI O, PU TO DI RIFERIME TO ALLI TER O DEL


UCLEO FAMIGLIARE

Dopo aver descritto il percorso storico ed economico interessante, per comprendere limportanza socio-culturale della mannicoltura, analizzare ci che la raccolta della manna simboleggiava per le famiglie dei frassinicoltori e lintimo rapporto che si costituiva tra i mannicoltori e il frassino. Tale approfondimento su queste tematiche socio-culturali, nonostante la quasi totale assenza di testi che trattino il settore mannicolo attraverso una prospettiva di carattere antropologico, stato reso possibile dal personale incontro con uno dei maggiori produttori di manna ancora oggi attivi nel territorio pollinese, Giulio Gelardi, che mi ha illustrato tali fenomeni della storia culturale del luogo, in parte da lui stesso vissuti in prima persona e raccolti nel suo libro Memorie sulle piogge di Manna. La frassinicoltura oltre ad aver rappresentato nel corso dei secoli una delle principali forme di sostentamento per le famiglie dellarea madonita, essa delineava intorno allalbero del frassino gli equilibri allinterno del nucleo famigliare e le tappe di crescita e maturazione dei componenti164. Nella tradizione era lintera famiglia del mannicoltore che nel suo complesso era coinvolta nelle attivit lavorative del settore frassinicolo, i diversi compiti erano codificati e ripartiti a secondo del ruolo ricoperto nelle gerarchie famigliari: solo agli
164

GIULIO GELARDI, Memorie sulle piogge di Manna, Azienda Agricola Dimanii, Palermo 1989,

pp. 6-7.

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individui adulti di sesso maschile era consentito di incidere la pianta; le donne e i ragazzi subentravano al fianco dei loro padri, fratelli e mariti solo successivamente, quando si rendeva necessaria la raccolta della manna, e se alle donne e ai ragazzi non troppo piccoli era concesso raccogliere, tramite larchetto e la rasula, il prodotto direttamente dallalbero, i bambini non andavano oltre la raccolta dei frammenti caduti per terra165. Quindi chiaro come per una persona fosse importante passare da un impiego allaltro. Soprattutto per i soggetti maschi, che con lottenimento dellincarico di ntaccaloru, cio colui che incide lalbero, raggiungevano di fatto la piena maturit; inoltre tale compito segnava il momento in un cui lindividuo appena divenuto uomo doveva farsi carico di una grande responsabilit, infatti se le ntacche non fossero state eseguite correttamente la produzione di quellalbero sarebbe stata inevitabilmente compromessa166. Invece un compito che gravava su tutta la famiglia era quello di attenzionare le dinamiche meteorologiche, tutti i membri della famiglia erano perfettamente consci del fatto che leccessiva umidit, la nebbia o una burrasca estiva poteva portar via in un istante tutto il prezioso prodotto, quindi tutti costantemente monitoravano lo stato del tempo e a qualsiasi ora del giorno o della notte rimanevano allerta e se ritenevano che fosse in pericolo il raccolto accorrevano dal capofamiglia, il quale decideva all'istante se era necessario o no precipitarsi al frassineto167.
165 166 167

Ibidem Ivi. p. 11. Ivi. p. 27.

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Se ne evince come lalbero del frassino non solo abbia mantenuto dal punto di vista alimentare ed economico le famiglie dei frassinicoltori ma sia stato un punto di riferimento attorno al quale scorrevano e si sviluppavano le diverse dinamiche famigliari.

4.2 LI TIMO RAPPORTO TRA IL FRASSI O E IL MA


ALORU

Il frassino, che come abbiamo visto precedentemente fungeva allinterno del nucleo famigliare da punto di riferimento, in modo speciale, era legato in maniera profonda con il suo ntaccaloru. Il rapporto tra il frassino e il frassinicoltore era un legame particolare e ricco di significati culturali, esso trascende le canoniche relazioni che abitualmente intercorrono tra un comune agricoltore e le sue piante, qui il mannaloru entra in intima relazione con lalbero, giungendo ad un processo di antropomorfizzazione del frassino, che si traduce in un linguaggio carico di connotazioni affettive168. Tale processo dantropomorfizzazione si materializza con limmagine del frassino ferito che dissanguandosi dona il suo prezioso nettare, permettendo cos al mannicoltore e a tutta la sua famiglia di sopravvivere. Tanto che il termine che veniva

168

Ivi. p. 6.

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utilizzato dai frassinicoltori per designare la linfa che scorre negli strati corticali dellalbero era u sangu; mentre adoperavano il termine manna solo quando la linfa entrata in contatto con laria si era ormai solidificata169. Questo scorgere da parte del mannicoltore di caratteristiche umane nel frassino, si esplica anche per le parti del tronco destinate allincisione, infatti il mannaloru per denominare quei punti usava una terminologia propria dellanatomia umana: u pettu ovvero il versante dellalbero che sporge maggiormente e u cuzzu vale a dire la nuca, cio parte di superficie del tronco opposta al petto170. Lincidere il frassino diventava unoperazione chirurgica da eseguire con delicati riguardi, come se ci che il mannicoltore avesse avuto di fronte non fosse stato un albero ma bens un familiare da curare; a dimostrazione di ci il frassinicoltore al termine dellincisione bagnava il tronco pieno di ntacche con amorevole impegno, come se gli stesse lavando il volto al fine di alleviare il bruciore delle ferite171. Quindi evidente come la manna attorno al suo albero e nel rapporto con il mannicoltore, abbia rappresentato lungo il suo plurisecolare percorso storico qualcosa di pi di un semplice settore produttivo, divenendo un punto di riferimento di carattere culturale per tutte quelle comunit che almeno dal XVI secolo in poi sono cresciute e sviluppate intorno alla frassinicoltura. Proprio per questo auspicabile che tale inestimabile patrimonio collettivo, ormai racchiuso esclusivamente nei comuni di Castelbuono e Pollina, venga difeso, affinch non scompaia per sempre.
169 170 171

Ivi. p. 29. Ivi. p. 30. Ibidem.

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4.3 LESPERIE ZA DI VITA DI U FRASSI ICOLTORE

Come anticipato allinizio della trattazione di queste tematiche antropologiche legate alla frassinicoltura, tale approfondimento culturale stato reso possibile dallincontro con Giulio Gelardi, non solo abile ed intraprendente frassinicoltore, ma anche incredibile studioso di tutto ci che riguarda la storia e la dimensione culturale della manna. Per questo vorrei raccontare brevemente la sua esperienza di mannicoltore e soprattutto di individuo che sta spendendo la sua esistenza per il rilancio e la valorizzazione del settore mannicolo. Tornato in Sicilia nel 1985, dopo alcune esperienze lavorative nellItalia settentrionale che nulla avevano a che fare con lambito agricolo, prese atto che la frassinicoltura, lasciata circa dieci anni prima in condizioni di estrema difficolt, era ormai in stato comatoso e comprese che non era solo un settore produttivo a stare per scomparire, ma nel complesso era la cultura dei propri genitori che stava andando perduta per sempre. Decise allora di reagire: Non volevo essere come certi avvoltoi travestiti da intellettuali che aspettano che un qualcosa muoia per poi comporre ricordi tanto poetici quanto falsi e patetici, mi piace lo studio della storia e del passato ma provo profondo disprezzo verso chi vuole rendere archeologia ci che pu essere ancora vivente. Tale affermazione forte e piena di astio indirizzata verso tutti quegli autorevoli studiosi che nel corso degli anni settanta e ottanta a suo dire: con malcelata soddisfazione snocciolavano cifre per dimostrare linarrestabile declino e linevitabile

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scomparsa del settore mannicolo. Mi confida che tutto rientrava in quel clima diffusosi in Sicilia dal secondo dopoguerra, in cui alla ricerca di un miglioramento sociale generalizzato era di moda cancellare tutto ci che legava la nostra terra con il suo passato agricolo. Cos ventisei anni fa Giulio ritorn nel suo comune natale, Pollina, per seguire il percorso opposto a quello che un gran numero di giovani della sua generazione stava seguendo, cio abbandonare definitivamente i propri frassini, se non estirparli del tutto; egli invece si pose al servizio di suo padre affinch gli insegnasse nelle torride giornate dagosto come si riconosce un frassino maturo, come lo si incide e come si raccoglie il prezioso frutto. Allinizio suo padre stesso non gli volle fare da maestro in quanto anche lui permeato da quella convinzione diffusa che la coltura della manna fosse un qualcosa di regressivo, riteneva una sconfitta che il proprio figlio, che con tanti sacrifici aveva fatto studiare per allontanarlo dalla terra, ci ritornasse. Segno di come nel corso del XX secolo sia svanito, per lo meno nellItalia meridionale, qualunque barlume dorgoglio contadino; perch se lavvocato, il medico o qualunque altro libero professionista sogna che il figlio segua le sue orme e alle volte si giunge a vere proprie imposizioni, il contadino se lascia in eredit la terra al figlio lo fa perch questo ci possa costruire la residenza di villeggiatura, non certo per coltivarla. Ma con il tempo seppe superare la diffidenza del padre e nel giro di qualche anno riusc a padroneggiare pienamente larte del fare la manna.

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Erano la fine degli anni ottanta e il settore mannicolo non accennava a riprendersi, a quel punto decise di superare il padre, non gli bastava pi produrre la manna e depositarla al Consorzio; non ottemperando ad una legislazione ormai obsoleta, che a suo parere serviva solo a garantire la pensione agli ultimi mannicoltori, al fine di dichiarare successivamente la morte del settore frassinicolo senza scosse sociali; inizi a cercare soggetti interessati ad acquistare il suo prodotto nellambito dei privati, e cos colse che la problematica pi grave che opprimeva la frassinicoltura era la scarsa promozione e valorizzazione. Prese contatti con le istituzioni e gli ambienti culturali locali: Bussai ad un po a tutte le porte, ma allinterno trovai il deserto, non si conosceva la storia della manna, se la si produceva in altre aree, per giunta non era noto neanche quando la produzione aveva preso avvio nelle Madonie, mi rispondevano da secoli come per dire che non ne sapevano nulla. Giulio non accett questo stato di cose: Non volevo che quel prodotto che rappresentava la cultura dei miei avi si dissolvesse tra lindifferenza generale. Allora part unaltra volta al contrattacco: Per salvare la manna sapevo che non bastava fare il contadino, dovevo sostituirmi a coloro che apparivano e appaiono tuttora in televisione e sanno tutto sulla papaia e altri frutti esotici e quanto questi fanno bene. Cos fece, cerc di pubblicizzare in ogni modo la manna, ricercando spazio in quotidiani e riviste, apparizioni in televisioni locali, infine giungendo anche a scrivere il libro sopracitato172.

172

Cfr. supra, p. 59.

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La sua attivit promozionale congiunta ad una maggiore sensibilit al tema da parte degli enti locali ha avuto successo. Attualmente Giulio vende la manna in cannolo ad oltre 22 al chilogrammo e ne ricava gran guadagno tanto da ricercare ed essere disposto a pagare bene giovani del luogo avvezzi al sacrificio e pronti ad apprendere larte della mannicoltura, ma nonostante la buona busta paga, allettante soprattutto in un periodo di crisi generalizzata come quello presente, dichiara come sia difficile trovare ragazzi che per pi stagioni si prestino alla frassinicoltura. E se a tale affermazione mi sono permesso di rispondere ricordandogli che la floridezza della sua attivit al di l dellefficace lavoro promozionale anche frutto della progressiva riduzione degli imprenditori frassinicoli e quindi della

consequenziale penuria di manna sul mercato che fa si che il prezzo del prodotto si mantenga alto, mi ha risposto a tono: la manna prima ancora che una fonte di reddito un prodotto culturale che pu e deve avere un futuro.

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C A P I T O L O 5 LA PATRIMO
DEL SETTORE MA

IALIZZAZIO E

ICOLO

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5.1 LA RETORICA DELLA MA

Dalla testimonianza del frassinicoltore Giulio Gelardi abbiamo colto la fondamentale importanza delle attivit promozionali per la salvaguardia del settore mannicolo, ma ancora nulla si detto sul ruolo propagandistico che gli enti locali madoniti hanno ricoperto negli ultimi decenni. Essi partendo dallesaltazione delle sue caratteristiche officinali, a buon diritto declamate superiori ad ogni altro prodotto concorrente, hanno attuato un processo che come esito finale ha portato alla trasformazione del concetto stesso di manna da frassino. Se fino agli anni ottanta la manna pur con tutta la sua forte valenza socioculturale, esposta nelle pagine precedenti, rimaneva un prodotto agricolo connesso alla produzione e al commercio, percepito dalla politica come un settore ormai morente, da assistere solo al fine di evitare tumulti da parte di quegli ultimi ed anziani mannicoltori173; nel giro di due decadi limmagine della manna stata rivoluzionata, con lesito che questo prezioso prodotto non pi qualcosa di legato esclusivamente ad un limitato settore produttivo o allambito della cultura contadina ma stato elevato, ed in certi casi strumentalizzato, tanto da diventare emblema rappresentativo di Castelbuono e Pollina; quando fino a tempi recenti questi comuni si erano disinteressati della frassinicoltura e aspettavano solo la definitiva scomparsa di un qualcosa valutato come ormai antistorico e non in linea con i tempi174.
173 174

Cfr. supra, p. 65. Ibidem.

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Questo processo da inquadrare nella pi ampia prospettiva della patrimonializzazione politica del nostro capitale culturale; come bene ha rilevato Berardino Palumbo175 nellindagare le dinamiche culturali di una comunit della Sicilia orientale, dovunque da tempo, siamo alle prese con unassimilazione possessiva di ogni aspetto culturale da parte delle istituzioni politiche, a partire dagli enti locali fino a giungere alle agenzie transnazionali come lU.N.E.S.C.O.176. Questo fenomeno, per bocca di politici, economisti e sociologi, dovrebbe portare, ad una promozione culturale che serva da motore turistico ed in genere da sviluppo economico di quei luoghi177. Il raggiungimento di questo obiettivo stato perpetrato attraverso dei processi ovunque standardizzati legati ad interventi politici allinterno della sfera culturale. In ogni dove si puntato alla costruzione di un sentimento dappartenenza locale, con luoghi ristretti che sono diventate patrie178 e oggetti rappresentativi della localit diventano totem da venerare. In alcuni casi si giunti, attraverso efficaci retoriche, allerezione di una memoria comune attorno a festival, sagre o attivit particolari che

175

Cfr. BERARDINO PALUMBO, LU ESCO e il campanile, antropologia, politica e beni culturali

in Sicilia orientale, Meltemi, Roma 2003.


176
177

Ivi. pp. 15-20. Ibidem. Recuperando il significato preromantico del termine patria, letteralmente come terra dei padri,

178

luogo natio dei avi, non identificabile con il grande stato-nazione ma con il borgo o il villaggio in cui vi si era nati; per tali tematiche inerenti al contesto italiano rinvio a ALBERTO MARIO BANTI, Sublime madre nostra, La nazione italiana dal Risorgimento al fascismo, Laterza, Roma-Bari 2011.

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in realt non possiedono nessuna profondit storica ma che danno spesso luogo a fenomeni di rivalit campanilistica tra comuni limitrofi179. Come gi sottolineato, a tali dinamiche non certamente estranea la Manna e gli ultimi due comuni che la producono. Soprattutto Pollina centro pi piccolo e storicamente meno rilevante di Castelbuono180 e di conseguenza provvisto in misura minore di monumenti ed edifici storici, negli ultimi anni si fortemente impegnato nella promozione della manna, con lorganizzazione annuale di una Sagra della Manna e la recente apertura di un museo interamente dedicato a questo prodotto tipico. Queste operazioni hanno avuto successo e sono riuscite ad ottenere il loro rendiconto turistico e hanno fatto si, che ormai il turista in visita nel Parco delle Madonie, catturato da questa propaganda istituzionalizzata, non pu pi fare a meno di non andare a Pollina o a Castelbuono ad acquistare la bustina di 50 grammi contenente il prezioso prodotto, venduto intorno ai 5, perch senza lacquisto di tale confezione alimentare in formato souvenir, la visita in quelle localit rimarrebbe inevitabilmente incompleta, in quanto priva dellesperienza degustativa di quel prodotto fino a qualche tempo fa dimenticato, ma oggi pubblicizzato al mondo intero come lessenza storica e culturale di quei luoghi.

179

BERARDINO PALUMBO, LU ESCO e il campanile, antropologia, politica e beni culturali in

Sicilia orientale, Meltemi, Roma 2003, pp. 15-20.


180

Basti ricordare che Castelbuono custodisce allinterno della Cappella Palatina del Castello dei

Ventimiglia il teschio di SantAnna, una delle maggiori reliquie della cristianit; rinvio per tali tematiche a ANTONIO MOGAVERO FINA, Castelbuono, nel travaglio dei secoli: storia, religione, arte, tradizione, IBIS, Palermo 1965.

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Il turista assapora la manna, credendola da sempre prodotta esclusivamente in quei soli due comuni, spesso ignora del tutto la storia di questo prodotto e la vasta area del territorio italiano che nei secoli precedenti produceva manna, e se conosce un passato della manna, non fa altro che ricorrere indietro al racconto biblico, aiutato da un certo messaggio pubblicitario che allude che la manna celeste dellAntico Testamento sia la stessa di quella che sta gustando. A questo punto viene da chiedersi se al di l dellaspetto turistico-economico, che senza dubbio qualcosa di estremamente importante e il cui successo ha fatto si che la manna, dopo una lunga fase di declino abbia ripreso ad essere venduta a prezzo elevato, quindi dimostrandosi la principale garanzia della sopravvivenza di questo straordinario prodotto, non sia giunta lora di conoscere realmente la storia e la cultura del frassino e della manna. Un albero conosciuto ed apprezzato gi dal mondo greco-romano ed intorno al quale con la nascita della frassinicoltura sono fluite per secoli le diverse dinamiche affettive e di crescita di quelle migliaia di nuclei famigliari impegnati in questo settore agricolo. Ed un prodotto, ora di nicchia, ma possessore di unampia e profonda storia che ha attraversato oltre cinque secoli, in quanto la manna iniziatasi a produrre in Calabria nel XVI secolo e poi diffusasi nel corso del secolo successivo in tutta lItalia centromeridionale, fino alla prima met del secolo scorso veniva esportata dalla Sicilia in tutto il mondo.

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Mi ritornano alla mente le parole conclusive del fruttuoso incontro con Giulio Gelardi: Ho trascorso gli ultimi anni cos, lestate ad incidere i frassini e linverno nelle biblioteche e negli archivi, perch come la manna non poteva essere fatta morire per poi essere archeologizzata e studiata, non si pu produrla e venderla senza conoscere il suo passato, non la si apprezza. proprio ora che la manna e tutto il settore frassinicolo vengano effettivamente valorizzati e promozionati alla luce di una corretta prospettiva storico-culturale.

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APPE

DICE

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Castelbuono

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Pollina

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Terreno adibito alla coltura del Frassino da Manna

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Gli strumenti del mannaloru:

(da sinistra verso destra)

larchetto per raccogliere il

cannolo, la scatula dove contenere il prodotto raccolto, la rasula per raschiare la manna dalla superficie del Frassino, il cuteddu da manna per incidere la corteccia dellalbero

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Lincisione del Frassino con il cuteddu da manna

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La Manna in formazione

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La Manna in cannolo

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La Manna posta ad asciugare nello stinnituri

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Giulio Gelardi e il suo prezioso prodotto

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Il cannolo venduto in bustine da 50 grammi

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