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ANATOMIA

Fino ad ora abbiamo visto come si presentano all’esterno gli insetti, ma dobbiamo vedere
come sono fatti all’interno.
Gli insetti sono organizzati in modo molto diverso da noi.
All’esterno abbiamo l’esoscheletro, mentre all’interno abbiamo una cavità riempita dal
sangue (EMOLINFA). Per quanto riguarda la circolazione, è presente un unico vaso che si
trova sulla parte dorsale e per il resto l’emolinfa circola liberamente bagnando i tessuti,
per cui non hanno bisogno di un sistema di trasporto articolato come il nostro.
Un sistema fatto di ‘tubicini’ lo hanno anche loro e serve per trasportare l’aria dall’esterno
verso l’interno.: cu sono dei tubi lunghi che mano a mano si ramificano diventando più
piccoli, come dei capillari, e si trovano tutti all’interno del corpo. Tutto ciò costituisce il
SISTEMA RESPIRATORIO, però l’aria non attraversa la bocca, bensì gli STIGMI, cioè vere e
proprie aperture localizzate lungo il corpo.
Per quanto riguarda il SISTEMA NERVOSO CENTRALE, anche loro hanno un ammasso di
gangli all’interno del corpo e si tratta di una catena, che lo attraversa interamente. I gangli
si trovano ad ogni segmento del corpo dell’insetto, lungo la catena, e questo ci fa capire
che ogni segmento del corpo dell’insetto è AUTONOMO; ogni ganglio ha un suo
funzionamento autonomo.
Poi c’è il SISTEMA DIGERENTE che si trova all’interno della cavità posto centralmente.
Quindi si possono osservare 3 sistemi che percorrono il corpo degli insetti per intero:
sistema circolatorio con il vaso dorsale, l’apparato digerente e il sistema nervoso centrale.

I muscoli degli insetti generalmente sono STRIATI, sia quelli scheletrici che quelli viscerali. I
muscoli scheletrici sono quelli che permettono i movimenti, mentre i muscoli viscerali sono
quelli che comandano i movimenti che avvengono in automatico (es. movimento del
cuore, intestino…). I muscoli scheletrici sono collegati all’esoscheletro e all’endoscheletro.
Come avviene la contrazione muscolare negli insetti ? Evidentemente c’è un impulso
nervoso che fa si che avvenga.

SISTEMA NERVOSO
La cellula base del sistema nervoso degli insetti è il NEURONE: il neurone ha un corpo
cellulare, presenta dei dendriti all’estremità che servono per ricevere il messaggio
(l’impulso nervoso) dall’esterno o da un altro neurone e un assone che presenta delle fibre
finali che a loro volta si collegano con un altro neurone. I neuroni sono classificati a
seconda della loro funzione e sono quinta caratterizzati ognuno da una forma diversa.
Precedentemente abbiamo visto che l’esoscheletro può essere interrotto dal passaggio di
peli e setole che sono organi di senso perché alla loro base c’è un neurone: abbiamo un
SENSILLO (?) esternamente al tegumento che riceve le notizie dall’esterno e alla sua base
c’è una cellula nervosa. Si tratta quindi di un NEURONE SENSORIALE che riceve dall’esterno
una notizia, la trasferisce per via elettrica lungo l’assone e la trasmette poi ad un ganglio. Il
ganglio è un ammasso di neuroni. Questo neurone quindi è bipolare perché riceve un
impulso da una direzione e lo trasmette nell’altra direzione. I neuroni sensoriali sono
CENTRIPETI, cioè l’impulso viene trasferito dall’esterno verso l’interno.

Poi nel ganglio ci sono altri tipi di neuroni che sono collegati ai neuroni sensibili (più
esterni): sono i NEURONI ASSOCIATIVI, cioè neuroni MULTIPOLARI perché diffondono
l’impulso in più direzioni e servono per consentire il passaggio dall’esterno della superficie
del corpo ad altri neuroni. Esso riceve la notizia dall’esterno, dal neurone sensoriale, che
lungo l’assone è collegato un altro neurone associativo, arriva ad altri neuroni.

Poi abbiamo un terzo tipo di neurone, che è il NEURONE MOTORIO, il cui corpo cellulare si
trova nel ganglio e il suo assone può mandare il segnale ai muscoli. Il corpo cellulare del
neurone motorio riceve un impulso poiché i suoi dendriti sono collegati ad un neurone
associativo, il suo assone manda il segnale ai muscoli e cosi si ha la contrazione. Sono
UNIPOLARI e CENTRIFUGHI poiché l’impulso dal ganglio si allontana verso il muscolo.
I neuroni comunicano fra loro attraverso una fessura SINAPTICA, un piccolo spazio che si
crea fra i due neuroni che comunicano, all’interno della quale vengono rilasciati i
NEUROTRASMETTITORI (segnali chimici) di diverso tipo. Quello più comune negli animali è
l’ACETILCOLINA (Ach). Subito dopo il passaggio dell’informazione tra i due neuroni, il
neurotrasmettitore deve essere eliminato attraverso l’Ach-E (esterasi), che la scinde in
acido acetico e colina.
Ach + AchE = acido acetico + colina
Negli insetti sono presenti tutti i neurotrasmettitori presenti negli animali più grandi, quali
acetilcolina, noradrenalina, adrenalina, dopamina, GABA.

Com’è organizzato fisicamente il SNC negli insetti ?


All’interno del capo è presente il CEREBRO e nel resto del corpo c’è una struttura ‘a
catena’, come una scala di pioli in cui i pioli rappresentano i gangli e decorre quindi lungo
tutto il corpo degli insetti, centralmente. Quindi abbiamo il CEREBRO e la CATENA
GANGLIARE VENTRALE.
Il cerebro può essere diviso in 3 parti, rispettivamente dalla parte frontale a quella
occipitale: PROTOCEREBRO, DEUTOCEREBRO, TRITOCEREBRO.
Nonostante i gangli rendano le parti dell’insetto autonome, è comunque necessaria la
presenza di un centro, per controllare l’omeostasi, gli ormoni (…) ed è appunto il cerebro.
PROTOCEREBRO: è la parte più sviluppata perché innerva direttamente gli occhi composti.
Inoltre all’interno del protocerebro è presente un tessuto NEURO, cioè del tessuto nervoso
che ha la capacità di secernere dei composti che fungono da ormoni.
DEUTEROCEREBRO: è importante per ‘comandare’ ed innervare le antenne e ne consente il
movimento. Le antenne ospitano tanti organi di senso, quindi è importante anche per
ricevere le notizie dall’ambiente esterno.
TRITOCEREBRO: innerva la parte dell’apparato boccale che si trova al di sopra
dell’apparato orale, cioè il CLIPEO e il labbro superiore. Dal tritocerebro parte una sorta di
cordone che abbraccia l’esofago formando il CINGOLO PERIESOFAGEO. Il cordone parte
dai due lati del tritocerebro e si porta al di sotto del tubo digerente in questi gangli chde
vengono chiamati GANGLIO GNATOCEREBRO perché innerva il resto dell’apertura boccale
(mascella, mandibola e labbro inferiore).

Questo tubo arancione è l’ESOFAGO ed è abbracciato da


strutture nervose che poi andranno nella parte ventrale
a costituire la catena gangliare.

 CINGOLO PERIESOFAGEO
NM, NMS E NLI sono GANGLI GNATOCEREBRO

SISTEMA NERVOSO SIMPATICO  esso non serve per consentire il movimento a


livello muscolare, ma comanda una serie di condizioni fisiologiche e biologiche. Il sistema
nervoso simpatico è diviso in SIMPATICO DORSALE e SIMPATICO VENTRALE.

-DORSALE: si trova poggiato tra il cerebro e l’esofago.

GF  GANGLIO FRONTALE
NR  NERVI RICORRENTI
GI  GANGLIO IPOCEREBRALE

CC  CORPI CARDIACI
CA  CORPI ALATI

Dal tritocerebro partono i NERVI TRITOCEREBRALI, che mettono in comunicazione il


cerebro con il ganglio frontale del SNSdorsale. Dal ganglio frontale passano dei gangli
ricorrenti che arrivano al ganglio ipocerebrale e qui vediamo che c’è un collegamento con i
corpi cardiaci e i corpi allati. Il SNSdorsale è molto importante perché consente la
produzione di ormoni che permettono agli insetti di fare la MUTA. Gli ormoni responsabili
della muta sono prodotti nel protocerebro, attraverso i nervi raggiungono il SNSdorsale e si
accumulano nei corpi cardiaci ed allati. Essi sono l’ORMONE DELLA MUTA e l’ORMONE
GIOVANILE, che consentono la muta e definiscono se l’insetto va avanti nella metamorfosi
o se rimane in uno stadio giovanile.
GHIANDOLE PROTORACICHE  si trovano nella parte ventrale del PROTORACE ed è qui
che si ha la produzione dell’ormone della muta.

SISTEMA NERVOSO PERIFERICO  esso comprende i neuroni motori e quelli


sensoriali.
Dall’esterno il SENSILLO percepisce la notizia ed il neurone alla sua base la manda al
ganglio. Essa viene trasmessa tramite sinapsi neurone-neurone prima per via elettrica e poi
per via chimica, finchè non arriva ad un neurone motorio che consente la contrazione
muscolare (SNPeriferico)

ORGANI DI SENSO  sono recettori in grado di trasformare in impulso uno stimolo


proveniente dall’esterno o dall’interno. I principali organi di senso sono:
 MECCANOCETTORI: sensilli tattili (antenne), fonorecettori (organi uditivi),
propriocettori (tricodei e campaniformi)
Essi sono SENSILLI TATTILI, i quali avvertono una pressione, un movimento, una
vibrazione e parliamo quindi di PELI (tricoidei) e SETOLE (chetici). Essi si trovano
sulle antenne, ma anche sui tersi infatti abbiamo organi di senso anche sulle zampe;
si possono osservare anche sparsi sul resto del corpo. Questi sensilli, peli e setole
sono anche FONOCETTORI, quindi organi dell’udito dell’insetto e nella maggior
parte degli insetti hanno sede nelle antenne, ma anche nelle zampe e torace. Poi ci
sono i PROPRIOCETTORI, cioè quelli che fanno capire agli insetti in che posizione si
trovano.

SENSILLO TRICOIDEO (pelo): si trova sulla


superficie esterna del corpo ed ha l’aspetto di
un pero, che però alla base presenta una
CELLULA NERVOSA. In più, è presente una
cellula TRICOGENA, che produce il pelo, ed un
cellula TORMOGENA, cioè una fossetta in cui
sono articolate tutte queste strutture
ORGANI UDITIVI CAVALLETTA
(antenne): la maggior parte
degli insetti ha questi organi di
senso che sono delle setole
uditive chiamate SCOLOPIDI e
a seconda di quanto è
importante l’udito per
quell’insetto, saranno più o
meno sviluppate. Insetti che
hanno bisogno di suoni per
comunicare, presentano
organi uditivi più sviluppati,
cioè setole più sviluppate e
poggiate su una membrata
detta TIMPANO, che serve ad
amplificare il suono.
Alcuni insetti poi sono in gradi di sentire delle frequenze che al nostro orecchio
non sono udibili: ad esempio il lepidottero Melese laodamia ha degli organi del
metatorace in grado di farle percepire ultrasuoni per poter sfuggire ai pipistrelli.

 CHEMIORECETTORI: (gusto  tarsi, palpi, cavità orale; olfatto  antenne e


gonapofisi)
Sono molto importanti per la vita degli insetti e si possono trovare sull’esoscheletro
sotto varie forme:
-parti di cuticola più assottigliata con al di sotto la cellula nervosa
-parti di cuticola espansa, che formano SENSILLI BASICONICI
-cuticola infossata
-SENSILLI TRICOIDEI, che sono chemiorecettori che hanno la stessa struttura dei
meccanorecettori, però sono forati e all’interno sono presenti dendriti, al cui
interno entrano le sostanze chimiche volatili (che poi tramite notizie chiederanno ai
neuroni sensoriali e questi sono tipici delle antenne????). Questi sensilli che si
trovano sulle antenne sono molto importanti per i FERORMONI, poiché sono loro
che li percepiscono attraverso i pori situati sui sensilli.
 FOTORECETTORI: occhi composti, ocelli, stemmata.
L’elemento fondamentale sono gli OCCHI COMPOSTI (composti da più strutture che
funzionano singolarmente, detti OMMATIDI, come se ognuna fosse un occhio a sè).
Questi occhi sono formati estremamente da delle FACCETTE CORNEALI. Gli
ommatidi sono separati fra loro e sono impermeabili alla luce, infatti se un raggio
colpisce una sola faccetta, verrà percepito soltanto da quella e non da tutte le altre.
Esternamente vediamo delle FACCETTE ESAGONALI che sono ricoperte di
esoscheletro, al di sotto della faccetta corneale ci sono CELLULE CORNEAGENE che
producono le faccette. Andando al di sotto, troviamo il CRISTALLINO, una zona che
consente il passaggio della luce; infine c’è la parte di grado di decodificare
l’immagine, in quanto è la parte più ricca di pigmenti visivi che è costituita da
un’asse scuro detto RABDOMA ed è formato da microvilli vicini fra loro. Intorno al
rabdoma ci sono 7 cellule allungate che formano la RETINULA e gli eventi visivi
avvengono proprio qui. Più in basso c’è il NERVO OTTICO, molto breve e si va a
legare con il protocerebro.

Per gli insetti diurni, gli ommatidi sono impermeabili, ma abbiamo alcune eccezioni negli
insetti che hanno più visibilità nelle ore corpuscolari o notturne: c’è un adattamento, in
quanto le cellule dell’iride salgono verso l’esterno (???) e a quel punto la luce è in grado di
passare anche da un ommatidio all’altro.
Nei fotorecettori, oltre all’occhio composto, troviamo gli OCELLI, che si trovano sulla
fronte, normalmente sono in 3 e vanno a formare un triangolo.
Gli ocelli sono fatti in modo molto simile agli occhi composti, però hanno un numero
minore di ommatidi. Non servono per vedere le immagini, ma sono in grado di vedere la
luce polarizzara, cioè un fascio di luce che all’alba si trova allo zenit rispetto a noi, poi nel
corso della giornata tramonta verso mezzogiorno. Noi non la vediamo, ma gli insetti si,
grazie agli ocelli. E’ molto importante per l’orientamento degli insetti, i quali si orientano
grazie alla luce del sole, ma quando essa viene a mancare, come in giornate nuvolose, essi
si rifanno alla luce polarizzata.
Le larve non hanno occhi composti, ma occhi più semplici chiamati STEMMATA.

SISTEMA CIRCOLATORIO
Il sistema circolatorio è costituito principalmente da un vaso che decorre lungo il corpo
dell’insetto, dorsalmente. Si tratta di un vaso a fondo cieco, aperto anteriormente e chiuso
posteriormente. Esso è circondato da muscoli capaci di farlo contrarre, affinchè il liquido
che si trova al suo interno fuoriesca dallo sbocco anteriore (un po’ come il sistema di
contrazione del cuore, sistole). Questo vaso costituisce il SISTEMA CARDIOAORTICO. Il
liquido contenuto all’interno è definito EMOLINFA ed ha una serie di funzioni che lo rende
molto simile al nostro sangue, ma in realtà l’emolinfa non trasporta ossigeno, al contrario
del sangue. L’aspetto dell’emolinfa è quello di un liquido acquoso. Essa entra all’interno del
vaso per la presenza di valvole presenti lungo la superficie del vaso e fuoriesce
anteriormente. La circolazione avviene in parte all’interno del vaso e in parte liberamente
nelle cavità del corpo dell’insetto, quindi bagna tutti i tessuti.

IDROSCHELETRO: le larve hanno un corpo più molle grazie all’emolinfa


COAGULAZIONE: se un insetto si ferisce, la zona interessata si risana per merito
dell’emolinfa
DIFESA DAI PREDATORI per via del sapore sgradevole

SISTEMA RESPIRATORIO
Sull’addome dei bruchi si può trovare un forellino per ogni urite addominale ed ogni
forellino costituisce un’apertura del sistema respiratorio: l’aria entra attraverso esse, che
sono definite STIGMI. Gli stigmi sono quindi aperture ricoperte da una sclerite, sono in
grado di aprirsi e chiudersi in base alle necessità e questo ci fa capire che l’insetto non ha
bisogno di respirare come noi. La prima struttura che si incontra all’interno degli stigmi è la
TRACHEA, un’invaginazione del tegumento, presenterà quindi anche uno strato di INTIMA
CUTICOLARE. Essa presenta dei rilievi a spirale, una sorta di rinforzi che servono a favorire
l’apertura della trachea e il suo mantenimento in questo stato. Man mano che ci si
addentra, ci sono delle ramificazioni perché le trachee diventano sempre più sottili,
prendendo il nome di TRACHEOLE, che riescono ad infilarsi all’interno delle fibre
muscolari, vista la loro sottigliezza. Il sistema respiratorio è il responsabile per il trasporto
dei gas: principalmente dell’O2 e della CO2. La trachea è importante anche perché facilita il
volo agli insetti, infatti l’aria inspirata si sistema in delle sacche aeree e questo fa si che il
peso dell’insetto diminuisca. Tutto ciò è rilevante per quanto riguarda gli insetti terrestri.

Per quanto riguarda gli insetti non terrestri, esistono insetti ACQUATICI e insetti
ACQUAIOLI. Questi ultimi sono quelli che, pur vivendo in un ambiente acquatico, hanno
una respirazione di tipo terrestre. Essi ricorrono a meccanismi di varia natura che in
sostanza prevedono la possibilità di costituire una riserva d'aria in grado di garantire un
margine di autonomia. Questi insetti si riforniscono periodicamente d'aria attingendola
dalla superficie oppure dalle bolle di ossigeno emesse dalle piante acquatiche. La riserva
può essere costituita all'interno del corpo, sfruttando ad esempio i sacchi aerei, oppure
all'esterno, trattenendo un velo d'aria per mezzo di una peluria idrofuga. Un meccanismo
singolare è quello sfruttato da alcuni insetti che, pur restando sommersi, respirano
comunicando con la superficie per mezzo di appendici (ad esempio, le antenne). In questi
casi l'insetto si comporta come un palombaro o un nuotatore subacqueo che usa il
boccaglio: le antenne garantiscono una continuità fra l'aria in superficie e il velo che
avvolge il corpo dell'insetto, comprese le antenne.
SISTEMA DIGERENTE
Parte dell’apertura orale dell’insetto decorre lungo tutto il corpo, fino ad arrivare
all’apertura anale. L’apparato digerente è diviso in sezioni ed ogni sezione ha una funzione
specifica, legata al proprio funzionamento.
SPECIALIZZAZIONI ALIMENTARI: la maggior parte degli insetti fa una scelta alimentare
ben precisa, come ad esempio i FITOFAGI che possono avere apparato boccale masticatore
se si nutrono di cibo solido (cavallette, bruchi) oppure possono avere apparato boccale
succhiatore come i FITOMIZI, che si cibano di liquidi (afidi, cocciniglie, aleroidi). Poi ci sono
gli insetti che mangiano gli altri animali, ENTOMOFAGI, come la mantide e le libellule.
Ancora, ci sono quelli che mangiano dagli animali il cibo liquido come le cimici. Poi ci sono
gli insetti generalisti che mangiano di tutto, come gli scarafaggi. Gli insetti quindi si
adattano al cibo che trovano a loro disposizione.
Il sistema digerente si divide principalmente in tre regioni: intestino anteriore detto
STOMODEO, è presente qui una valvola cardiaca; a seguire c'è un intestino medio detto
MESENTERO e qui si trova una valvola pilorica che permette il passaggio del cibo assimilato
e digerito, all’interno dell’intestino posteriore, il PROCTODEO.

STOMODEO  esso parte dalla cavità orale che normalmente contiene la lingua. La lingua
divide la cavità orale in una parte superiore e in una parte inferiore: la parte inferiore è
quella dove sboccano le ghiandole salivari, che producono la saliva necessaria per dare
inizio alla digestione, che ha inizio già nella cavità orale. Quindi abbiamo il SALIVARIUM
dove sboccano le ghiandole salivari e il CIBARIUM, che è la parte superiore della lingua.
Dal cibarium veniamo immersi nella zona della faringe, alla quale segue l'esofago. Dopo
l’esofago, l’intestino si allarga in un INGLUVIE (sacca con funzione di deposito temporaneo
di cibo), dopodichè è presente una zona dotata di denti detta ‘’stomaco masticatore’’, la
zona in cui il cibo viene triturato. Il lume dello stomodeo è rivestito da uno strato di intima
cuticolare, prodotto da un epitelio unistratificato che è l’epidermide, e ricoperto da una
membrana basale. Nello stomadeo sono presenti dei muscoli (longitudinali e circolari)
ricoperti da una tunica peritoneale, e sono importanti perché il cibo deve essere lavorato
meccanicamente. Nello stomaco non avviene nessuna di gestione ma semplicemente la
lavorazione del cibo.

MESENTERO  dopo la valvola cardiaca si entra nell’intestino medio. La struttura è molto


diversa e la prima cosa che si nota è il lume più ampio, più ispessito e non c'è l'intima
cuticolare, infatti è qui che avviene la digestione. Il mesentero è costituito da cellule
colonnari che hanno una struttura caratteristica, l’ORLETTO A SPAZZOLA (l’equivalente dei
villi intestinali). Le cellule colonnari sono continuamente in disfacimento e in riproduzione.
In più c'è una struttura tratteggiata che è la MATRICE PERITROFICA, cioè una struttura a
forma di sacca che contiene il bolo alimentare, all’interno della quale troviamo delle fibrille
di chitina. Quindi bisogna immaginare questa struttura mucosa che è la matrice peritrofica,
che è permeabile, in cui troviamo fibrille di chitina, che sono in grado di bloccare le
sostanze. La digestione avviene sia a livello della matrice peritrofica, sia all'esterno di essa,
sia sulle cellule dell'orletto.
Gli enzimi digestivi di queste zone diverse sono differenti. Quindi gli alimenti non possono
oltrepassare la matrice e la chitina fin quando non sono stati resi più piccoli dagli enzimi. La
matrice peritrofica funge anche da protezione, poiché con la sua permeabilità selettiva non
permette il passaggio delle sostanze di cui sono ricche le piante, ma che possono essere
dannose per gli insetti. Ai lati del mesentero, esternamente, troviamo dei TUBI
MALPIGHIANI.
PROCTODEO  ci si arriva dopo la valvola pilorica. Nel proctodeo ritorna l'intima
cuticolare. Il proctodeo è diviso in: ileo, colon e retto. Anche qui ci sono degli
allungamenti, perché spesso questi slarghi sono necessari per ospitare i SIMBIONTI. Nel
proctodeo sono presenti l'intima ed i muscoli circolari e longitudinali. Nella zona di confine
si trovano i tubi malpighiani, che sono dei tubi escretori.
CAMERA INTESTINALE FILTRANTE: adattamento particolare dei fitomizi.

I fitomizi ingeriscono tantissima acqua e


tantissimi zuccheri, hanno però il problema di
dover reperire le proteine. Loro quindi non
hanno nessun bisogno di digerire gli zuccheri
perché ne sono molti, però hanno bisogno di
proteine e quindi hanno inventato un vero e
proprio sistema per bilanciare la situazione.
Quello che succhiano passa per l’intestino
anteriore, poi l’intestino fa un giro per cui le
sostanze zuccherine saltano all’intestino
medio, non tutte ma la maggior parte, e
arrivano direttamente nell'intestino
posteriore. Invece le proteine fanno tutto il
giro completo e vengono digerite
numerosamente nell’intestino medio e gli
scarti finiscono nell'intestino posteriore. In
questo modo si riesce a bilanciare la dieta e ad
equilibrarla. Le sostanze escrete
principalmente sono zuccherine e si tratta
della MELATA (escrementi di fitomizi).
SIMBIOSI (associazione con microorganismi)
Gli insetti praticano l’ENDOSIMBIOSI e l’ECTOSIMBIOSI, quindi allevano sia internamente
sia esternamente.
-ECTOSIMBIOSI:
o le formiche ‘‘tagliafoglie e giardiniere’’ nel loro formicaio allevano un fungo, il quale
produce sostanze che le formiche consumano. Questo fungo è così importante che
quando gli individui devono creare un nuovo formicaio, lo trasportano con esse,
tenendo in bocca un pezzo di micelio.
o i coleotteri lignicoli scavano delle gallerie e vivono all’interno di esse, ma non si
alimentano del legno; la loro fonte di nutrimento è un fungo che trasportano da
pianta a pianta.
o la mosca dell'olivo depone l'uovo con l’ovipositore di sostituzione all’interno
dell’oliva. Dopo che l’oliva è stata punta interviene un moscerino che sfrutta il foro
precedente e lascia anch’essa il suo uovo all’interno dell’oliva. Quindi il moscerino
prende l'uovo della mosca dell’olivo.
-ENDOSIMBIOSI:
o le termiti xilofaghe sono ETEROMETABOLI. Esse hanno un’ampolla rettale, cioè un
allargamento dell’intestino posteriore, che è pieno di protozoi, i quali a loro volta
ospitano dei batteri simbionti e attraverso la TROFALASSI riescono a passarsi i
batteri uno con l'altro. Per TROFALLASSI intendiamo quando un individuo usa
condividere il cibo assunto precedentemente con altri individui del proprio gruppo
sociale/famiglia. Quindi l'alimento viene distribuito tra gli individui della colonia
mediante il rigurgito bocca a bocca (trofallassi oro-orale), o anche mediante
trofallassi oro-anale. Con la trofallassi le termiti si passano anche i protozoi e i
batteri simbionti. I batteri sono utili per la digestione della cellulosa, che essi
trasformano in lipidi. Molto spesso essi sono ospitati nei protozoi che, in cambio dei
nutrienti lipidici, forniscono loro l'ambiente adatto e altri prodotti metabolici. Solo
una piccola parte dei protozoi viene digerita dalle termiti, quale alimento proteico
per sopperire alla mancanza di proteine nel legno.
o il tarlo dei mobili, sempre xilofago, utilizza i simbionti e per passarli alla generazione
successiva, la femmina, quando depone l'uovo, lo sporca con dei funghi simbionti. A
questo punto la larva neonata ha l’istinto di mangiare il guscio, così riesce ad
assumere il simbionti necessari alla sopravvivenza.
o importante è l’endosimbiosi negli insetti FITOMIZI, come la cimice delle piante: essa
deposita le uova insieme a delle capsule contenenti batteri simbionti e appena dopo
la schiusa dell'uovo, la cimice infila l'apparato boccale nella capsula e riesce ad
assumere i batteri simbionti. Nei fitomizi ci sono degli organi speciali contenenti un
complesso di batteriociti: sono delle cellule piene di batteri simbionti raggruppate in
un organo specializzato. I batteriociti servono per sintetizzare soprattutto gli
amminoacidi aromatici, gli steroli ed i carotenoidi. I batteriociti penetrano
direttamente nelle uova informazione, infettando i giovani fitomizi.

APPARATO ESCRETORE  TUBI MAPLIGHIANI


I tubi malpighiani si trovano al limite tra l’intestino medio e quello posteriore, all’altezza
della valvola pilorica. Ne sono presenti 2, ma se ne possono osservare anche molti altri.
Sostanzialmente sono i RENI degli insetti e servono per separare l’emolinfa dalle sostanze
di rifiuto che derivano dalla digestione. Le sostanze di rifiuto sono l’urea, l’acido urico e
l’ammoniaca. Questi tubi hanno una struttura molto simile a quella dell’intestino medio: ci
sono cellule sviluppate e manca l’intima cuticolare. La struttura è assorbente, quindi
assorbe H2O in cui sono disciolte le sostanze di rifiuto e sali.
I tubi quindi costituiscono l’apparato escretore e sono importanti per mantenere
l’equilibrio idrico dell’insetto: gli xilofagi per esempio, che non assumono mai H2O, hanno i
tubi malpighiani addossati all’intestino posteriore in modo tale da far si che l’acqua circoli.

TESSUTO ADIPOSO
Non è sparso per tutto il corpo dell’insetto ma è presente all’interno di cellule
specializzate, ricche di lipidi. Il tessuto adiposo (adipociti) funge da riserva e gli insetti ne
hanno bisogno perché nel loro ciclo vitale ci sono delle fasi in cui non possono alimentarsi.
Nel tessuto adiposo ci sono anche altre cellule contenenti proteine e glicogeno, sempre
utilizzati come riserva. Esso ha anche altre funzioni, ad esempio nella METAMORFOSI
perché i corpi cardiaci producono il precursore dell’ormone della muta che arriva alla parte
ventrale dell’insetto fino alle ghiandole protoraciche e qui si ha la formazione di un altro
precursore dello stesso ormone che arriva al tessuto adiposo e solo lì avviene la
trasformazione chimica finale con la produzione dell’ormone della muta ATTIVO.
SISTEMA SECRETORE è l’insieme di ghiandole a secrezione interna, ENDOCRINE, e
a secrezione esterna, ESOCRINE.
GHIANDOLE ESOCRINE:
 Ghiandole ceripare, cioè ghiandole che emettono la CERA. Quando abbiamo trattato
l’esoscheletro abbiamo visto che tra le cellule dell’epidermide c’erano le ghiandole
che producono cera e la portano esternamente, infatti nell’epicuticola è presente
uno strato ceroso. Tutti gli insetti hanno quindi le ghiandole ceripare però alcuni
gruppi ne posseggono in quantità maggiore, come la COCCINIGLIA, che ha il corpo
molto piccolo e tutta la parte posteriore è in un ovisacco fatto di cera dove si
trovano le uova; oppure gli adulti di ALEROIDI che sono bianchi perché ricoperti di
cera in polvere; ancora un altro esempio sono le API adulte operaie, che producono
ed utilizzano la cera per la costruzione dei favi.
 Ghiandole laccipare, cioè che emettono la LACCA, un prodotto che anche l’uomo
sfrutta. Molte COCCINIGLIE producono una lacca, che permette la formazione di
uno scudo (composto da cera e lacca) molto duro. La lacca è una vernice.
 Ghiandole faringee, cioè ghiandole molto sviluppate presenti nel corpo delle API
operaie che producono la pappa reale. Essa è un alimento che si da agli individui
destinati a diventare regina. Questo è uno dei motivi per cui il corpo dell’ape è più
grande, infatti la pappa reale fa crescere l’individuo in maniera diversa.
 Ghiandole sericipare: tutti i lepidotteri producono la seta tessendo un bozzolo.
Posseggono due ghiandole della seta da cui escono 2 fili di seta e costruiscono il
bozzolo.
 Ghiandole urticanti: i bruchi delle PROCESSIONARIE sono molto pelosi ed i loro peli
presentano alla base delle ghiandole urticanti, per cui quando i peli si spezzano
viene sparso il secreto di queste ghiandole.
 Ghiandole salivari: sono più sviluppate nei fitomizi e sono importanti nel processo di
digestione.
 Ghiandole della muta: la muta è un processo complicato attraverso il quale un
insetto deve fuoriuscire da un tegumento di taglia più piccola rispetto alle sue nuove
dimensioni. Per questo i bruchi posseggono delle ghiandole della muta che
lubrificano e favoriscono l’uscita del vecchio tegumento.
 Secrezioni difensive: sostanze che hanno un cattivo odore e sapore e in alcuni casi
tossiche.
 Ghiandole anali: sono caratteristiche di un coleottero, il BRACHINO. Nelle ghiandole
annesse alla parte terminale dell’intestino posteriore ci sono delle camere che
contengono IDROSSICHINONI. All’interno di queste camere avviene una reazione
ESOTERMICA, per cui avviene un brusco aumento della temperatura e produzione di
H2O2, che provoca la fuoriuscita di materiale bollente, urticante, dall’ano.
 Secrezioni inebrianti, che vengono prodotte dagli insetti e possono essere
considerate come ‘droghe’ (??)
 Ghiandole annesse all’apparato genitale FEMMINILE: sono le GHIANDOLE
COLLETERICHE che servono per incollare le uova ad un determinato substrato
oppure per costruire le OOTECHE (le cavallette, che non hanno l’ovipositore,
riversano nel terreno le uova e le sostanze che vanno a formare la scatola che le
racchiude, appunto l’ooteca) e quelle VELENIFERE, che sono annesse al pungiglione
degli imenotteri. Questi insetti sono capaci di produrre regolarmente il veleno e lo
conservano in un serbatoio. C’è poi un’altra ghiandola, definita ALCALINA, che
emette una sostanza lubrificante e serve per conservare lo sperma.

GHIANDOLE A FEROMONI  i feromoni sono dei messaggeri chimici che servono


come mezzo di comunicazione tra gli insetti. In realtà gli insetti non posseggono solo
feromoni per la comunicazione, ma anche una serie di composti chimici definiti
SEMIOCHIMICI. Noi classifichiamo i semiochimici a seconda del loro utilizzo:
 Comunicazione intraspecifica- FEROMONI cioè quando la comunicazione avviene
tra insetti della stessa specie.
 Comunicazione interspecifica- CAIROMONI (vantaggio di un insetto nel poter
captare il messaggio dell’insetto che vuole catturare), ALLOMONI (il vantaggio lo
riceve chi emette la sostanza), SINOMONI (c’è un vantaggio reciproco, come ad
esempio l'odore emesso dai fiori che attira gli insetti pronubi). La comunicazione
avviene fra specie diverse.
Quelli che a noi interessano particolarmente sono i FEROMONI. Ci interessano soprattutto
perché li utilizziamo nel controllo. Si dividono in due gruppi:
- FEROMONI RELEASER  danno luogo ad una risposta immediata e sono:
1. FEROMONI SESSUALI, che servono per consentire l’incontro tra il maschio e la
femmina. Di solito è la femmina che produce il feromone sessuale a partire da
delle ghiandole nelle vicinanze dell’apertura genitale. Non si tratta di un singolo
feromone, ma di un BOUQUET FEROMONICO che è un insieme di feromone ad
attività aggregante. E’ composto da sostanze afrodisiache ed antiferomoniche. Il
maschio è attirato da esso e li percepisce attraverso le antenne, su cui sono
presenti dei recettori. Spesso i feromoni sessuali vengono utilizzati nel controllo,
ovviamente riprodotto con sostanze di sintesi. Si utilizzano per la cattura massale
ma solo con poche specie di insetti, o per il monitoraggio: si mette del feromone
sessuale in una capsulina che lo rilascia e la si inserisce in una trappola;
all’interno della trappola resteranno intrappolati tutti i maschi adulti attirati da
quel feromone e in questo modo si può monitorare l’andamento delle
infestazioni di insetti. Questo metodo viene utilizzato per evitare gli insetticidi
(chimici), in quanto se gli insetti catturati sono pochi e quindi non provocano
danni, il trattamento viene evitato.
2. FEROMONI AGGREGANTI, cioè quelli che permettono agli insetti di rimanere
uniti. Alcuni sono ben studiati, come quello di un coleottero lignicolo: quando
colonizzano un nuovo albero, emettono un feromone aggregante che serve a
richiamare altri elementi della stessa specie. Dopo un po di tempo iniziano ad
emettere un feromone che allontana gli individui (forse quelli di specie
diversa???)
3. FEROMONI MARCANTI, che sono rilasciati sottoforma di traccia dall’insetto
esploratore della specie, che poi viene seguita dagli altri individui della stessa
specie ‘per trovare la strada’. Quindi marca il territorio, marca un percorso.
4. FEROMONI DI ALLARME: sono molto sviluppati soprattutto negli insetti SOCIALI,
per esempio l’ape. Quando un’ape punge un individuo, il pungiglione si stacca
dal suo corpo e viene rilasciato nell’aria un feromone di allarme,
l’ISOPENTILACETATO. Questo feromone ha un’attività CENTRIPETA, cioè che
richiama le altre api della colonia verso la fonte di emissione, per proteggere
l’alveare. Un altro esempio è il TRANS-BETA- FARNESENE, il feromone rilasciato
dagli afidi ed utilizzato come fonte di allarme che ha effetto CENTRIFUGO, quindi
fa si che tutti gli afidi si allontanino dalla zona circoscritta. Il feromone degli afidi
fuoriesce dai SIFONI (tubicini che si trovano sull’addome).
- FEROMONI PRIMER  fanno da innesco per una risposta, che verrà data
lentamente
1. FEROMONE INIBITORE DELLE API, che ci spiegano come la regina riesca ad
essere nella colonia delle api l’unico individuo riproduttore e come fa a tener
radunate tutte le api operaie. Tutto ciò avviene per merito di 2 feromoni,
prodotte da due diverse ghiandole. Queste sostante vengono percepite dalle api
operaie (solo femmine, perché i maschi non vivono nella colonia). Il feromone si
diffonde nella colonia attraverso il meccanismo della TROFALLASSI, cioè lo stesso
meccanismo con il quale si scambiano il cibo ed i microorganismi simbionti.
Questo fenomeno fa si che le operaie non portino a maturità gli OVARI e quindi
individui diventano substerili (primo feromone) e che restino aggregate
all’interno dell’alveare (secondo feromone).
2. FEROMONE DI AGGREGAZIONE DELLE LOCUSTE: tutte le cavallette normalmente
vivono in forma solitaria, però quando si presentano determinate condizioni
ambientali producono un feromone di aggregazione e quindi ‘si radunano’.
ELETTROFISIOLOGIA  studio dei feromoni.
Esiste anche un altro metodo di controllo importante, utilizzato soprattutto per le TIGNOLE
DELLA FRUTTA, che consiste nel posizionare dispencer di feromoni sessuali in campo, così
che il maschio perde l’orientamento, essendo attirato da più parti diverse dal feromone.
Questo metodo è infatti definito di DISORIENTAMENTO.
GHIANDOLE ENDOCRINE:
All’interno del corpo degli insetti sono presenti delle cellule NEURICRINE che sono neuro-
secernenti e legate al SNC. Queste cellule sono interessanti perché producono ormoni
molto importanti: nel protocerebro, ci sono cellule neuricrine che secernono un
polipeptide definito tradizionalmente come ormone cerebrale, che attraverso la
comunicazione nervosa passa da un neurone all'altro per raggiungere il sistema simpatico
dorsale ed in seguito i corpi cardiaci, poi da qui viene rilasciato nell’emolinfa. Attraverso
l’emolinfa raggiunge delle ghiandole che si trovano nella parte centrale del corpo
dell'insetto, definite ghiandole protoraciche che se vengono stimolate producono un
ormone,l’ECDISONE, ovvero un derivato del colesterolo, che subisce delle trasformazioni
chimiche e diventa un 20-beta-ectoidrossidisone. All’interno del tessuto adiposo, esso
subitsce delle trasformazioni ed abbiamo la formazione dell’ormone attivo, ovvero
l’ORMONE DELLA MUTA.
Lungo il sistema nervoso simpatico dorsale ci sono altri due corpiccioli, che sono i corpi
allati. L’ormone cerebrale può anche continuare il suo percorso nel sistema simpatico
dorsale e raggiunge i corpi allati, i quali producono un terzo ormone definito ORMONE
GIOVANILE, che dal punto di vista chimico è un derivato del farnesolo ed ha la funzione di
bilanciare l’ormone della muta. Quindi nell’emolinfa degli insetti, la concentrazione
dell’ormone della muta e ormone giovanile sono bilanciate a seconda delle concentrazioni
di uno e dell'altro, da cui derivano stadi diversi (larva-larva o larva-adulto).

SISTEMA RIPRODUTTORE
Il sistema riproduttore degli insetti è costituito dalle GONADI: gli ovari per le femmine ed i
testicoli per i maschi.

Le gonadi femminili sono costituite da due ovari, Le gonadi maschili sono costituire da due testicoli,
alla base dei quali si trovano due ovidotti pari ed collegati a due canali che ad un certo punto si
un ovidotto comune, attraverso cui passa l’uovo uniscono formandone uno solo ed alla base è
e fuoriesce. Nell’apparato femminile si trovano le presente il pene.
ghiandole colleteriche e le ghiandole del veleno.
Gli ovari sono composti dagli ovarioli.
Sia le uova della femmina, sia gli spermatozoi del maschio vengono prodotti attraverso una
serie di divisioni meiotiche e mitotiche.
Gli ovari sono gli organi omologhi dei testicoli maschili, in numero di due e sono composti
da elementi tubulari, detti ovarioli, che contengono le uova nel loro vario stadio di
sviluppo. Il percorso che compie l’uovo è il seguente: dal SOSPENSORIO passa nel
GERMARIO, una zona più tondeggiante e man mano che si va verso il basso l’oocita
diventa di calibro sempre maggiore. A questo punto passa attraverso il CALICE OVARICO,
gli OVIDOTTI LATERALI, fino ad arrivare all’OVIDOTTO COMUNE e a questo punto, in alcuni
insetti, è presente una sacca definita SPERMATECA che ha la funzione di contenere lo
sperma attivo degli insetti maschi (anche per anni) in modo da poter fecondare l’uovo al
momento giusto. Quindi l’accoppiamento non per forza determina la fecondazione, in
quanto lo sperma viene conservato nella spermateca per essere utilizzato in un
determinato momento. Alla fine del sistema riproduttore femminile, l’uovo passa
attraverso l’OVOPOSITORE per essere espulso, o per gli insetti che non lo posseggono,
passa attraverso strutture particolari che ne consentono la fuoriuscita.
Sia le uova che gli spermatozoi vengono prodotti in seguito a diverse divisioni mitotiche e
meiotiche. Gli ovogoni (diploidi) nelle gonadi femminili si differenziano in ovociti primari
(diploidi); quest'ultimi vanno incontro alla prima divisone meiotica e danno origine a 2
cellule aploidi di dimensioni differenti:

 un ovocita secondario;
 un globulo polare.
Il globulo polare non riceve praticamente citoplasma dalla divisione che porta alla sua
formazione e da un punto di vista riproduttivo non ha alcuna funzione, dato che non può
essere fecondato.
DEPOSIZIONI DI UOVA

Uova di lepidottero a forma di Caratteristiche di grilli, che avendo


barilotto e sono deposte l’ovipositore depongono l’uovo
isolatamente su una superficie. all’interno delle nervature del
tessuto vegetale.

Spesso gli emitteri eterotteri (cimici


L’uovo viene inserito all’interno
delle piante) scelgono di deporre in
di un ospite grazie all’utilizzo del
OVATURE, cioè in file ordinate.
veleno.

Uova che presentano un


peduncolo, grazie al quale sono Grazie alle ghiandole colleteriche
ancorate alla superficie e sono gli insetti creano delle OOTECHE
caratteristiche della CRISOPA. La all’interno delle quali inseriscono
larva neonata deve scendere le uova. Le ooteche sono
lungo il peduncolo per procurarsi caratteristiche degli scarafaggi.
il cibo.
Per quanto riguarda la DETERMINAZIONE DEL SESSO, gli insetti sono organizzati come
l’uomo:
 MASCHIO  cromosomi XY
 FEMMINA  cromosomi XX
Però esistono casi particolari: in alcuni ordini, la femmina è normalmente XX diploide, ma il
maschio è aploide (IMENOTTERI, TISANOTTERI, alcune COCCINIGLIE), per cui presenta
cromosomi X0.
TIPI DI RIPRODUZIONE
Negli insetti è molto comune la riproduzione di tipo ANFIGONICA ( o BIPARENTALE), cioè
quella in cui un maschio ed una femmina interagiscono dando luogo ad un nuovo individuo
diploide.
Molto comune è anche la riproduzione definita PARTENOGENESI, sempre di tipo sessuale
che avviene però senza l’intervento del maschio, per opera dello spirito santo: in genere si
formano popolazioni di sole femmine e la partenogenesi è definita come TELITOCA. Però,
in base al tipo di insetti, può determinare anche la formazione di maschi e in questo caso è
definita ARRENOTOCA.
PARTENOGENESI ARRENOTOCA  l’uovo non è fecondato e si ha la formazione di maschi
aploidi ( IMENOTTERI)
PARTENOGENESI TELITOCA  formazione di sole femmine (EMITTERI, AFIDI)
Alcuni insetti si riproducono invece per ETEROGONIA e ciò significa che nel corso dell’anno
alternano partenogenesi e riproduzione anfigonica. Questo è un vantaggio perché con la
riproduzione anfigonica si ha il rimescolamento del corredo genetico, mentre con la
partenogenesi gli insetti possono colonizzare un nuovo ambiente anche con un solo
individuo. L’eterogonia è utilizzata dagli afidi, per questo motivo sono così numerosi.
OLOCICLO DIOICO:
Ancora troviamo la PEDOGENESI cioè la riproduzione degli insetti giovani: alcuni insetti si
riproducono anche se non sono adulti perché molto spesso vivono su substrati che vanno
sfruttati con molta rapidità. A sfruttare questo tipo di riproduzione sono i MOSCERINI DEI
FUNGHI.
Inoltre esiste la NEOTENIA, cioè un atto riproduttivo che coinvolge una femmina che
raggiunge la maturità sessuale, ossia diventa adulta, ma mantiene in misura più o meno
marcata, caratteri somatici propri degli stadi giovanili. Un esempio di organismi di questo
tipo sono gli afidi ATTERI (sprovvisti di ali), oppure le cocciniglie che quando si fissano in un
punto ed iniziano a mangiare il substrato, non si muovono più e perdono le appendici
caratteristiche dell’individuo adulto.
Infine c’è l’ERMAFRODITISMO cioè quel tipo di riproduzione in cui gli insetti posseggono
sia le gonadi maschili che quelle femminili e sono capaci di autofecondarsi.
La maggior parte degli insetti sono OVIPARI (tipo di riproduzione nella quale la femmina
depone uova fecondate con crescita embrionale al di fuori dell’organismo materno; in
pratica l’incubazione delle uova avviene al di fuori del corpo della madre), ma se ne
possono trovare anche OVOVIVIPARI (tipo di riproduzione nella quale le uova sono
incubate e si schiudono dentro l’organismo materno, ma senza che vi sia alcuna relazione
nutritiva) e VIVIPARI (tipo di riproduzione nel quale lo sviluppo embrionale avviene
all’interno dell’organismo materno con relazione nutritiva da parte di quest’ultimo; per
esempio nei mammiferi euteri lo scambio nutritivo si ha tramite la placenta. Non si
formano uova ed è caratteristico degli afidi).
SVILUPPPO EMBRIONALE  la cellula uovo con lo spermatozoo maschile forma lo zigote;
si avrà un ammasso di cellule che cresce e forma prima la morula e poi la blastula.
All’interno è presente il vitello, ovvero il nutrimento per l’embrione, mentre l’insetto in
formazione è definito dalla stria germinativa che si inspessisce e si ha un’invaginazione.
POLIEMBRIONIA: da un singolo zigote si generano centinaia di individui (come nel caso
della Copidosoma truncatellum)

SVILUPPO POSTEMBRIONALE  comprende diverse fasi che si susseguono a partire dalla


fuoriuscita dell’insetto dall’uovo.
Innanzitutto avviene lo SGUSCIAMENTO: molto spesso le larvette hanno alcune strutture
che le aiutano in fase di sgusciamento, mentre altre hanno l’istinto di mangiare il corion
(guscio dell’uovo) per assumere i simbionti presenti appunto sulla superficie. Una volta
avvenuto lo sgusciamento, l’insetto neonato inizia a mangiare, in modo tale che accresce.
L’individuo neonato ha un esoscheletro molle ed incolore e man mano che cresce, subisce
un processo di SCLEROTIZZAZIONE. Una volta avvenuto ciò, l’esoscheletro non accresce
più e a questo punto sarà necessario effettuare la MUTA. La crescita dal punto di vista
dimensionale è DISCONTINUA, perché tra una muta e l’altra si osserva un brusco aumento
delle dimensioni. Con la muta cambia l’esoscheletro, ma anche tutte quelle aree del corpo
che sono determinate dall’invaginazione dell’esoscheletro (STIGMI, INTESTINO
ANTERIORE, INTESTINO POSTERIORE, la parte terminale dell’APPARATO RIPRODUTTORE)
Il tegumento che resta, la spoglia, è lo strato più esterno della cuticola, per cui sarà una
spoglia di ESOCUTICOLA ed EPICUTICOLA. La spoglia degli insetti è molto precisa, infatti
molto spesso viene confusa con gli insetti stessi. Le spoglie sono definite ESUVIE. Ci sono
delle sostanze lubrificanti prodotte dalle ghiandole della muta che permettono di
lubrificare l’uscita dell’insetto dalla propria spoglia.
MUTA  quando arriva il segnale dell’ormone della muta, le cellule epidermiche
dell’esoscheletro cominciano ad ingrandirsi. Si crea così un distacco tra l’epidermide e la
cuticola e si forma la spoglia. Questo spazio viene riempito dal fluido della muta, che
contiene proteasi e chitinasi, le quali digeriscono l’endocuticola. A questo punto iniziano a
formarsi i nuovi materiali, ancora indistinti, il cui insieme viene definito PROCUTICOLA. Si
forma inoltre la membrana ECDISIALE cioè una zona di frattura e qui avviene la vera e
propria ecdisi, cioè la muta. Il fluido della muta viene riassorbito e resta la procuticola (cioè
il nuovo esoscheletro). L’individuo può quindi uscire dalla spoglia.

METAMORFOSI
La metamorfosi è lo sviluppo dell’individuo, fino allo stadio adulto.
METAMORFOSI COMPLETA  OLOMETABOLIA

Nel caso dell’olometabolia, l’adulto è


completamente diverso dallo stadio giovanile.
In questo caso, siccome si tratta di un
lepidottero la larva è definita BRUCO e la pupa
CRISALIDE.
Uovo  larva I  larva II  larva III  pupa 
adulto

METAMORFOSI INCOMPLETA  ETEROMETABOLIA


Dall’uovo viene fuori lo stadio definito neanide (esistono diversi stadi di neanide), poi c'è
quello di ninfa, in cui cominciano ad apparire gli abbozzi alari (ninfa I e ninfa II) ed infine c'è
lo stadio di adulto. L’adulto non è molto diverso dallo stadio giovanile, per questo la
metamorfosi è incompleta. Un esempio possono essere i grilli e le cavallette.
Uovo  neanide  ninfa I  ninfa II  adulto
METAMORFOSI “INESISTENTE”  ANAMETABOLIA
Fondamentalmente non c’è nessuna metamorfosi, come avviene nei tisanuri (i cosiddetti
pesciolini d’argento)
Uovo  neanide  neanide  neanide  adulto
LARVE: ne esistono di diverso tipo. Gli apparati boccali sono le parti più scure. Esistono
delle larve senza zampe come quelle vermiformi microcefale (12), caratteristiche dei
ditteri. Altre larve senza zampe sono quelle vermiformi eucefale (9) caratteristiche dei
coleotteri. Un'altra larva senza zampe e la vermiforme criptocefala (8). Poi ci sono larve
con le zampe come quella campodeiforme (4) che ha zampe molto veloci e lunghe ed un
esempio è la larva delle coccinelle o della dorifora della patata, una larva rosso fragola con
punti neri. Altra larva importante è quella dei coleotteri scarabeidi ed è definita
melolontide (5) ed è a forma di C. Infine abbiamo le larve dei lepidotteri, quindi bruchi che
sono definiti e euriciformi (7) ed hanno le zampe vere avanti più delle pseudo zampe,
legate agli uriti addominali.
PUPE: la pupa è uno stadio che si manifesta nel corso dello sviluppo postembrionale degli
insetti olometaboli e che precede lo stadio di adulto e ne esistono di diverso tipo: quelle
che hanno le varie appendici libere (che però non risultano funzionali) e non sono
ricoperte, vengono definite PUPE (coleotteri, imenotteri); nel caso dei lepidotteri invece, le
appendici non sono libere però sono distinguibili dall’esterno ed è definita crisalide. Infine
c’è il pupario, caratteristico dei ditteri, che è un bozzolo con all’interno la larva matura ed è
a forma di barilotto. Il pupario è realizzato con la trasformazione più o meno profonda di
materiali di varia natura, non necessariamente prodotti dall'insetto.

1. PUPA 2. CRISALIDE 3. PUPARIO


Particolarità  il coleottero coccinellide resta ad impuparsi nella spoglia dell’ultima età
larvale.
Fisiologia della metamorfosi
E’ importante capire il bilancio dei 3 ormoni principali per stabilire che tipo di muta
abbiamo.

ORMONE CORPI GHIANDOLE ORMONE TESSUTO NELL’EMOLINFA


CEREBRALE CARDIACI PROTORACICH DELLA MUTA ADIPOSO + E’ PRESENTE IL
E non attivo ATTIVAZIONE 20-BETA-
ORMONE IDROSSIECDISONE

ORMONE CORPI ORMONE NELL’EMOLINFA E’


CEREBRALE ALLATI GIOVANILE PRESENTE L’ORMONE
GIOVANILE

Quindi nell’emolinfa dell'insetto sono presenti questi due ormoni contemporaneamente e


si avrà una metamorfosi da larva a larva. L’ormone giovanile è anche detto ormone
inibitore della metamorfosi, cioè impedisce di andare avanti nella metamorfosi, quindi
quando è presente avremo mute da larva a larva e non da larva ad adulto. Quando invece
l’ormone giovanile viene a mancare, la muta procede ed avremo uno stadio larva-pupa e
pupa-adulto. Ma come fa l’ormone giovanile a mancare? Interviene un'esterasi
dell’ormone giovanile, la quale scinde molto rapidamente l’ormone giovanile in circolo.
Esso è sotto l’azione dell’allatotropina e dell’allotostatina.

INSETTICIDI ORMONALI IGR


Sono insetticidi che interferiscono con la fisiologia degli insetti: IGR (Insect Growth
Regulators cioè regolatori di crescita).
 ICI  acronimo di “inibitori di crescita degli insetti”. Sono composti che
impediscono l'attività della chitino-sintetasi e con essi l'insetto non muore
direttamente, ma alla prima muta, il nuovo esoscheletro che si forma sarà molto
debole e porterà alla morte dell'insetto. Il primo scoperto è il diflubenzucon.
 ACI  acronimo di “alternatori della crescita degli insetti”. Sono sostanze naturali
derivate dalle piante, in quanto esse fanno di tutto per evitare di essere mangiati
dagli insetti. Nelle piante ci sono sostanze analoghe agli ormoni della metamorfosi e
cioè: JUVENOIDI e ECDISOIDI. Questi principi attivi sono stati utilizzati per produrre
dei composti di sintesi. Gli JUVENOIDI agiscono come fossero ormoni giovanili e
quindi l'insetto non diventerà adulto. Gli ECDISOIDI sono analoghi all'ormone della
muta ed agiscono facendo avvenire precocemente la metamorfosi. Esistono anche
agonisti degli ormoni della metamorfosi: l’agonista dell’ormone giovanile si lega al
recettore ed il vero ormone giovanile non riesce a legarsi e quindi ad assolvere la
propria funzione. Oltre agli agonisti, esistono antagonisti degli ormoni che li vanno a
degradare (fenoxycarb ma è dannoso per le api). Un altro prodotto interessante di
tipo vegetale e l’AZADIRACTINA, un principio attiva ricavato dall'albero di Neem; ha
attività come deterrente (qualsiasi mezzo la cui semplice esistenza o disponibilità
consente di dissuadere un individuo), antideponente ed attività di tipo ormonale.