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Cap Carlson

Il documento descrive la struttura e le funzioni delle principali cellule del sistema nervoso, in particolare i neuroni, le loro parti e come trasmettono i segnali. Vengono anche descritte le cellule di sostegno come gli astrociti e gli oligodendrociti.

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Cap Carlson

Il documento descrive la struttura e le funzioni delle principali cellule del sistema nervoso, in particolare i neuroni, le loro parti e come trasmettono i segnali. Vengono anche descritte le cellule di sostegno come gli astrociti e gli oligodendrociti.

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CAP.

2 STRUTTURA E FUNZIONI DELLE CELLULE DEL SISTEMA NERVOSO


Tutto quello che siamo in grado di fare - percepire, pensare, imparare, ricordare, agire - è reso possibile
dall’attività delle cellule del sistema nervoso, i neuroni. Secondo una stima approssimativa nel sistema
nervoso umano dovrebbero esserci circa 100 miliardi di neuroni. Questi si dividono in:
Neuroni sensoriali Motoneuroni
Raccolgono informazioni dell’ambiente circostante Controllano la contrazione dei muscoli che rende
come odori, sapori, onde sonore, contatto con gli possibili i movimenti.
oggetti.
Interneuroni
Interposti tra i neuroni sensoriali e i motoneuroni, gli interneuroni sono situati completamente
all’interno del sistema nervoso centrale (SNC). Ne esistono di due tipi:
1. Locali -> formano circuiti con i neuroni circostanti e analizzano piccoli pezzi di informazione;
2. Di relay -> connettono i circuiti di interneuroni locali -> con quelli di altre regioni.

Il sistema nervoso consiste di due parti fondamentali:

Sistema nervoso centrale SNC Sistema nervoso periferico SNP


Costituito da: Costituito da:
- cervello; - nervi;
- midollo spinale. - alcuni organi sensoriali.

Il sistema nervoso centrale comunica con il resto del corpo attraverso i nervi: fasci composti da migliaia
di singole fibre avvolte in una spessa membrana protettiva.

1. Le cellule del sistema nervoso

I NEURONI

Struttura fondamentale
I neuroni hanno forma diversa in base a quali sono i compiti specializzati che svolgono, ma tutti possiedono
le seguenti quattro strutture:
- Soma -> o corpo cellulare, contiene il nucleo e gran parte degli organelli necessari per i processi vitali
della cellula.
- Dendriti -> simili a ramificazioni fungono da importanti sistemi di ricezione dei messaggi da un altro
neurone. I messaggi che passano da un neurone all’altro sono trasmessi attraverso sinapsi: una giunzione
tra i bottoni terminali della cellula emittente e una porzione della membrana somatica della cellula
ricevente. Il messaggio della sinapsi procede in una sola direzione: bottone terminale -> membrana
dell’altra cellula.
- Assone -> lunga e sottile struttura cilindrica spesso ricoperta da una guaina mielinica che trasporta
l’informazione. Il messaggio trasportato dall’assone è chiamato potenziale d’azione: breve evento
elettrochimico che inizia all’estremità dell’assone più prossima al soma e viaggia in direzione dei bottoni
terminali. È simile a un breve impulso, e quando raggiunge il punto in cui l’assone si ramifica, anch’esso si
divide, ma non diminuisce di ampiezza: ciascuna ramificazione riceve un potenziale di azione di massima
intensità.
Gli assoni e le loro ramificazioni possono presentarsi in varie forme:
1. Neurone multipolare -> presenta un solo assone e svariati rami dendritici attaccati al soma.
2. Neurone bipolare -> un solo assone e un unico albero dendritico. Tipico dei sistemi sensoriali.
3. Neurone unipolare -> possiede un solo assone che parte dal soma e si suddivide in un due ramificazioni
di cui una riceve l’info sensoriale e l’altra trasmette l’info al SNC. Tipico del sistema somatosensoriale
(dolore, ecc.).
- Bottoni terminali -> rigonfiamento finale della ramificazione di un neurone; forma sinapsi con un altro
neurone trasferendogli così un’informazione. Quando il potenziale d’azione raggiunge il bottone terminale
questo secerne una sostanza chimica chiamata neurotrasmettitore, che può eccitare o inibire la cellula
ricevente.
Un singolo neurone può ricevere informazioni dai bottoni terminali di svariati altri neuroni.

Struttura interna
 Membrana -> confine della cellula composto da un doppio strato di molecole di lipidi. All’interno
della membrana ci sono proteine che svolgono funzioni importanti:
- rilevano la presenza di sostanze al di fuori della cellula (es. Ormoni) e ne passano l’info all’interno di
questa;
- controllano l’ingresso delle sostanze all’interno della cellula;
- trasportano certe molecole dentro o fuori la cellula.
 Nucleo -> è sferico o ovoidale e contiene

Le proteine sono importanti per il corretto funzionamento della cellula, poichè oltre a fornire struttura,
servono da enzimi: molecole che controllano una reazione chimica combinando insieme due sostanze
oppure rompendo una sostanza in due parti.

La ricerca ha rivelato l’esistenza di sequenze di DNA che non codifica proteine (DNA non codificante).
questo può essere trascritto in RNA -> RNA non codificante (ncRNA) che a sua volta non induce la
sintesi di proteine e ha funzioni a se stanti. Quando la maggior parte die geni si attiva, i segmenti di
DNA sono trascritti in molecole di RNA messaggero: successivamente altre molecole tagliano l’mRNA
in pezzi, scartando alcune parti e congiungendo i restanti segmenti. A questo punto lo spezzone di
mRNA risultante contiene le info necessarie alla sintesi della proteina.
Le operazioni di taglio e ricongiungimento sono eseguite da complessi molecolari chiamati
splicesome, che contiene anche l’ncRNA.
 Citoplasma -> sostanza gelatinosa e semiliquida contenuta all’interno della cellula. Contiene
minuscole strutture specializzate chiamate organelli tra cui:
- mitocondri: responsabili dell’estrazione dell’energia dagli alimenti nutritivi. Sono costituiti da una
doppia membrana: quella interna è ripiegata più volte su se stessa fino a formare una serie di creste che
riempiono l’interno della struttura. La cellula fornisce ai mitocondri gli elementi nutritivi e questi
restituiscono alla cellula una molecola chiamata adenosin trifosfato ATP, che impiega come fonte
immediata di energia.
- reticolo endoplasmatico: magazzino di riserva e canale di trasporto degli elementi chimici attraverso
il citoplasma. Si presenta in due forme: liscia, rugosa, entrambi composti da strati paralleli di membrana.
Quello rugoso contiene i ribosomi; le proteine prodotte da questi vengono trasportate fuori dalla cellula.
Quello liscio fornisce i canali per la segregazione delle molecole implicate in diversi processi cellulari ed è
il sito di sintesi dei lipidi (grassi).
- apparato di Golgi: particolare forma di reticolo endoplasmatico liscio. Serve come apparato di
immagazzinamento e impacchettamento. Avvolge i prodotti di una cellula secretoria.
Quando una cellula rilascia i suoi prodotti nello spazio extracellulare, impiega un processo chiamato
esocitosi. L’apparato di Golgi inoltre produce lisosomi: piccole sacche contenenti gli enzimi che
demoliscono le sostanze inutili per la cellula.

 Citoscheletro -> conferisce al neurone la sua forma. È formato da tre tipi di filamenti proteici, quelli
più spessi sono chiamati microtubuli e sono costituiti da fasci di tredici filamenti proteici disposti
attorno a una cavità centrale. Sono coinvolti nel trasporto delle sostanze da un luogo all’altro
all’interno della cellula -> questo sistema è noto come trasporto assoplasmatico: processo attivo
tramite il quale varie sostanze sono trasportate lungo i microtubuli che si estendono per tutta la
lunghezza dell’assone.
-> I movimenti che si svolgono dal soma verso i bottoni terminali sono chiamati trasporto
assoplasmatico anterogrado. Questo tipo di trasporto è realizzato da molecole di una proteina chiamata
chinesina.
-> I movimenti che si svolgono dai bottoni terminali verso il soma sono chiamati trasporto
assoplasmatico retrogrado. Questo tipo di trasporto è realizzato da molecole di una proteina chiamata
dineina.

LE CELLULE DI SOSTEGNO
I neuroni devono costantemente essere riforniti di ossigeno e sostanze nutritive: questo ruolo è svolto
dalle cellule di sostegno che proteggono i neuroni.
 La Glia
Le cellule più importanti sono chiamate neuroglia, circondano i neuroni e li mantengono al loro posto,
controllando il loro approvvigionamento di energia e sostanze chimiche utili per scambiare i messaggi
con altri neuroni; inoltre li isolano gli uni dagli altri facendo si che i messaggi nervosi non siano mischiati.
Infine rimuovono e distruggono gli scheletri dei neuroni morti.
I tipi più importanti di cellule gliali sono:
1. Astrociti: forniscono supporto supporto fisico ai neuroni, ripuliscono il cervello dai detriti e producono
alcuni agenti chimici che servono ai neuroni per adempiere le loro funzioni. Provvedono al nutrimento dei
neuroni e al rifornimento di altre sostanze e regolano la composizione chimica del fluido extracellulare.
Gli astrociti ricevono il glucosio dai capillari e lo degradano il lattato -> dopodichè lo trasportano ai loro
mitocondri e lo usano per estrarne energia. Inoltre mantengono i neuroni al loro posto, sono il “collante
dei nervi”. Quando entrano in contatto con i resti di un neurone morto, gli astrociti li circondano,
inglobano e alla fine li digeriscono -> un processo chiamato fagocitosi.
2. Oligodendrociti: forniscono sostegno agli assoni e producono la guaina mielinica, che circonda gli
assoni del SNC e li isola, prevenendo la diffusione di messaggi tra gli assoni adiacenti. Questa non consiste
di un rivestimento continuo ma da una serie di segmenti di 1 mm, interrotti da un breve spazio. La
porzione di assone senza guaina mielinica è chiamata nodo di Ranvier.
3. Microciglia: le più piccole delle cellule gliali, agiscono da fagociti, inglobando o digerendo neuroni morti
o danneggiati. Svolgono anche una funzione immunitaria all’interno del cervello, proteggendolo
dall’invasione di microrganismi.
 Le cellule di Schwann
Svolgono la stessa funzione degli oligodendrociti, producendo mielina ma nel SNP. La guaina mielinica si
presenta in segmenti, ognuno dei quali costituito da una singola cellula di Schwann attorcigliata più volte
intorno all’assone. Se gli oligodendrociti sviluppano più processi a forma di pagaia che si avvolgono
attorno a più assoni, nel SNP una cellula di Schwann fornisce la guaina mielinica ad un solo assone,
circondandolo completamente.
Differenze dagli oligodendrociti:
- Se un nervo subisce un danno, le cellule di Schwann contribuiscono alla digestione degli assoni morti->
dopo si dispongono in una serie di cilindri che guidano la ricrescita dei nuovi assoni -> le porzioni distali
degli assoni sezionati muoiono, ma l’apice di ogni assone danneggiato da luogo a numerose propaggini
che si estendono in tutte le direzioni: un processo chiamato sprouting. Se una propaggine incontra un
cilindro fornito da una cellula di Schwann essa si svilupperà, mentre le altre propaggini non produttive
moriranno.
- La composizione chimica della proteina mielinica che producono: il sistema immunitario delle persone
affette da sclerosi multipla attacca solo la proteina mielinica prodotta dagli oligodendrociti: perciò la
mielina del SNP è risparmiata.
LA BARRIERA EMATOENCEFALICA
Se un colorante blu viene iniettato nel circolo sanguigno, si coloreranno di blu tutti i tessuti tranne il
cervello e il midollo spinale; mentre se il colorante viene iniettato direttamente nel liquido che riempie i
ventricoli del cervello, esso si diffonderà in tutto il SNC -> questo esperimento dimostra che tra il sangue
e il fluido che circonda le cellule del cervello si trova uno sbarramento: la barriera ematoencefalica. Essa
è selettivamente permeabile: solo alcune sostanze possono oltrepassarla. È realizzata dalle cellule che
compongono le pareti dei capillari del cervello1.
La trasmissione dei messaggi da un punto all’altro del cervello dipende da un equilibrio tra le sostanze
che si trovano all’interno dei neuroni e quelle nel fluido extracellulare che li circonda: se la composizione
di quest’ultimo cambia anche di poco, la trasmissione dei messaggi sarà disturbata -> la barriera
ematoencefalica facilita la regolazione della composizione del fluido extracellulare. Inoltre impedisce
agli elementi chimici contenuti nel cibo che ingeriamo e che potrebbero interferire con la trasmissione
delle info, di raggiungere il cervello.
La barriera ematoencefalica non è uniforme: in alcuni punti è relativamente permeabile e lì sostanze
respinte altrove, possono attraversarla. Per esempio l’area postrema è quella parte del cervello che
controlla il vomito. In questa regione del bulbo la barriera ematoencefalica è debole e permette ai
neuroni di captare la presenza di sostanze tossiche nel sangue.

2. La comunicazione all’interno del neurone


Un potenziale d’azione consiste in una serie di alterazioni che si producono nella membrana dell’assone,
le quali permettono a vari agenti chimici di passare dall’interno dell’assone al fluido che li circonda:
questi scambi particolari producono corrente elettrica.
- Sinapsi eccitatoria (fig. 1): quando i dendriti di un neurone sensoriale rilevano uno stimolo doloroso
(contatto con oggetto incandescente), inviano messaggi lungo l’assone ai bottoni terminali -> che
rilasciano un neurotrasmettitore che eccita l’interneurone, facendo in modo che invii un messaggio
lungo il suo assone. I bottoni terminali dell’assone a loro volta rilasciano un neurotrasmettitore che
eccita il motoneurone, che invia altri messaggi lungo il proprio assone. L’assone del motoneurone
insieme ad altri assoni simili, forma un nero che viaggia fino al muscolo; qui i bottoni terminali del
motoneurone rilasciano il loro neurotrasmettitore -> la cellula muscolare si contrae e la mano si
allontana dall’oggetto incandescente. (Riflesso di ritrazione)
- Sinapsi inibitorie (fig.2): i segnali inibitori provenienti dal cervello possono impedire che il riflesso di
ritrazione faccia ad esempio, cadere una pentola incandescente dalle mani di una persona prima che
questa riesca a poggiarla. Le sinapsi eccitatorie sui motoneuroni dopo aver toccato un oggetto caldo

1
Rispetto alle cellule che compongono le pareti dei capillari di gran parte del corpo, quelle del cervello aderiscono in modo
eccessivamente stretto tra loro non lasciando fenditure, e così molte sostanze non possono passare direttamente dal sangue alle
cellule.
possono essere bilanciate da una inibizione; l’assone di un neurone cerebrale raggiunge il midollo
spinale, dovei suoi bottoni terminali formano sinapsi con un interneurone inibitorio -> che rilascia un
neurotrasmettitore inibitorio che riduce l’attività del motoneurone, bloccando così il riflesso di
ritrazione. Naturalmente migliaia di neuroni sono coinvolti in questo processo.
Fig 1 Fig. 2

La misurazione dei potenziali elettrici dell’assone


Il messaggio che viaggia lungo l’assone consiste in una breve variazione del potenziale di membrana: la
differenza di carica elettrica che si trova da un lato all’altro della membrana cellulare, ovvero la
differenza tra il potenziale elettrico all’interno e quello all’esterno della cellula.
Il potenziale di membrana di un neurone quando non è alterato da potenziali post-sinaptici eccitatori o
inibitori è chiamato potenziale di riposo; è pari a circa -70mV.
Poichè l’interno dell’assone è negativo, una carica positiva applicata all’interno della membrana
produce una depolarizzazione: cioè riduce il potenziale di membrana.
Se inviassimo una serie di stimoli depolarizzanti aumentandone progressivamente l’intensità, il
potenziale di membrana si invertirebbe: così l’interno della membrana diventa elettricamente positivo,
(e l’esterno diventa negativo) -> il potenziale di membrana poi ritorna normale in pochi istanti, dopo
aver superato il potenziale di riposo diventando iperpolarizzato, ovvero più polarizzato del normale.
L’intero processo si svolge in circa 2 millisec.
Questo fenomeno che consiste in una rapida inversione del potenziale di membrana, è chiamato
potenziale d’azione: costituisce il messaggio veicolato dell’assone fino ai bottoni terminali.
Il valore del potenziale di membrana che deve essere raggiunto per produrre un potenziale di azione è
chiamato soglia di attivazione.

-> Per comprendere ciò che causa il potenziale di azione dobbiamo prima comprendere le ragioni
dell’esistenza del potenziale di membrana. Questa carica elettrica è il risultato dell’equilibrio tra due
forze contrastanti:

Forza di diffusione Forza di pressione elettrostatica


Diffusione: processo tramite il quale le molecole si Quando le sostanze sono disciolte in acqua si dividono in
distribuiscono in modo uniforme all’interno del due parti, ciascuna dotata di carica elettrica opposta.
mezzo in cui sono disciolte. Sostanze dotate di tale proprietà sono definite elettroliti,
Se non ci sono altre forze che impediscano la e le particelle dotate di carica in cui esse di scindono sono
diffusione, le molecole si diffondono dalle regioni chiamate ioni. Esistono due tipi di ioni:
ad altra concentrazione a quelle a bassa 1- Cationi: hanno carica positiva.
concentrazione; queste sono in costante movimento 2- Anioni: hanno carica negativa.
e la loro velocità è proporzionale alla temperatura Particelle con segno uguale si respingono, quelle con
(solo allo 0 assoluto si arrestano). segno opposto si attraggono -> questa forza di attrazione
o repulsione è chiamata pressione elettrostatica.
Mentre la forza di diffusione spinge le molecole da regioni ad altra concentrazione verso quelle a bassa
concentrazione, la pressione elettrostatica sposta gli ioni da un luogo all’altro.

Il fluido intracellulare e quello extracellulare contengono ioni diversi -> la forza di diffusione e quella di
pressione elettrostatica esercitate da questi ioni danno origine al potenziale di membrana.
In questi fluidi si trovano diversi ioni importanti ->
Anioni organici - A- Si trovano solo nel fluido intracellulare, e non può passare attraverso la membrana
cellulare.
Ioni cloro - Cl- Prevalentemente nel fluido extracellulare. La forza di diffusione lo spinge all’interno, ma
poichè l’interno è caricato negativamente, la pressione elettrostatica lo spinge fuori.
Le due forze opposte si equilibrano e gli ioni Cl tendono a rimanere dove sono.
+
Ioni sodio - Na Prevalentemente nel fluido extracellulare. Come lo ione Cl è spinto all’interno della
cellula dalla forza di diffusione, ma essendo questo carico positivamente, la pressione
elettrostatica non gli impedisce di entrare nella cellula. La carica negativa presente
all’interno della cellula attrae Na.
Ioni potassio - K +
Prevalentemente nel fluido intracellulare, e la forza di diffusione tende a spingerlo
all’esterno della cellula. Ma dato che l’esterno della cellula è caricato positivamente
rispetto all’interno, la pressione elettrostatica tende a mantenerlo all’interno.
Le due forze opposte si equilibrano e gli ioni K tendono a rimanere dove sono.
Come è possibile che Na mantenga una concentrazione maggiore nel liquido extracellulare? La
spiegazione deriva da un’altra forza fornita dalla pompa sodio-potassio che spinge continuamente Na
fuori dall’assone. Questa è costituita da un gran numero di proteine avvolte nella membrana, ed è
alimentata dall’energia prodotta dalle molecole di ATP, note come trasportatori sodio-potassio.
Queste scambiano Na con K spingendo tre ioni di sodio fuori dalla cellula per ogni due ioni poteassio
introdotti all’interno. Poichè la membrana non è molto permeabile a Na, i trasportatori sodio-potassio
riescono a mantenere bassa la concentrazione di Na intracellulare.
Un potenziale d’azione è causato da un breve aumento della permeabilità della membrana a Na, che
ne favorirebbe l’ingresso nella cellula, a cui è seguito un aumento transitorio della permeabilità della
membrana a K, che ne permette la rapida fuoriuscita dalla cellula.
Questi improvvisi aumenti della permeabilità della membrana sono dovuti, oltre che al trasportatore
sodio-potassio, anche ad un altro tipo di proteina che consente agli ioni di entrare e uscire dalla cellula:
queste proteine rappresentano dei canali ionici contenenti dei passaggi (o pori) che possono aprirsi e
chiudersi. Le membrane neuronali contengono svariate migliaia di canali ionici, quelli per il sodio aperti
possono far transitare fino a 100 milioni di ioni al secondo.

Movimento degli ioni durante un potenziale di azione ->


1. Non appena si raggiunge la soglia di attivazione, i canali Na della membrana di aprono e questo
irrompe all’interno della cellula. L’apertura dei canali è provocata dalla depolarizzazione del
potenziale di membrana; quando sono aperti sono chiamati canali ionici voltaggio-dipendenti.
L’afflusso di ioni sodio carichi positivamente provoca un rapido innalzamento del potenziale di
membrana, da -70 a + 40 mV.
2. I canali per il potassio si aprono più tardi rispetto a quelli per il sodio perchè hanno bisogno di un
maggior livello di depolarizzazione per aprirsi.
3. Quasi nel momento in cui il potenziale d’azione raggiunge il suo picco, i canali per il sodio
diventano refrattari: si bloccano e non possono aprirsi di nuovo, fino a che la membrana torni al
suo potenziale di riposo. Da questo momento non può entrare altro Na nella cellula.
4. I canali per il potassio voltaggio-dipendenti sono aperti e gli ioni k si muovono attraverso la
membrana -> così l’interno della cellula si carica positivamente e K viene sospinto fuori. Questa
fuoriuscita di cationi provoca il ritorno del potenziale di membrana al suo valore normale. Non
appena avviene ciò i canali per il potassio cominciano a chiudersi.
5. Quando il potenziale di membrana torna a livelli normali, i canali K si chiudono.
6. Alla fine i trasportatori sodio-potassio rimuovono gli ioni Na infiltratisi all’interno della cellula e
recuperano gli ioni K fuoriusciti all’esterno.

 La conduzione del potenziale di azione -> lo spostamento del messaggio lungo l’assone.
Aderisce alla legge del tutto o nulla -> un potenziale d’azione può generarsi o no, ma una volta che si
innesca si propaga fino all’estremità della fibra. Un potenziale di azione rimane sempre della stessa
intensità. Tuttavia il potenziale d’azione controlla la forza di contrazione muscolare, che può essere più
o meno intensa, come anche la forza di uno stimolo può essere appena percepibile o molto intensa ->
allora come può un potenziale di azione - che è un evento tutto o nulla - rappresentare un’informazione
che invece varia continuamente? Questo avviene perchè un singolo potenziale di azione non è
l’elemento fondamentale dell’informazione, al contrario, la varietà dell’informazione è
rappresentata dalla frequenza di scarica dell’assone -> la legge del tutto o nulla è infatti completata dalla
legge della frequenza.
La conduzione dei potenziali d’azione lungo gli assoni mielinizzati è chiamata conduzione saltatoria,
in quanto il potenziale d’azione “salta” da un nodo di Ranvier all’altro2.
La conduzione saltatoria è di natura più economica e più rapida.

 La comunicazione tra neuroni


Trasmissione di messaggi da un neurone all’altro, tramite la sinapsi. lo strumento usato per
Trasmissione la trasmissione di questi messaggi è il neurotrasmettitore rilasciato dai bottoni terminali, che
sinaptica -> si diffonde nello spazio extracellulare.
Il neurotrasmettitore produce potenziali postsinaptici -> brevi depolarizzazioni o
iperpolarizzazioni che aumentano i diminuiscono la frequenza di scarica degli assoni dei
neuroni postsinaptici.
Questi si agganciano ad una parte della cellula chiamata sito di legame: un agente chimico
chiamato ligando si aggancia al sito di legame.

Struttura delle sinapsi -> le sinapsi possono stabilirsi in tre punti della cellula:
Sui dendriti -> Sinapsi Assodendritiche Possono trovarsi sulla superficie liscia di un dendrite
oppure sulle spine dendritiche: estroflessioni sulla
superficie di alcuni dendriti.
Sul soma -> Sinapsi Assomatiche Si trovano sulla membrana somatica.
Su altri assoni -> Sinapsi Assoassoniche Si stabiliscono fra due bottoni terminali.

La membrana presinaptica, collocata alla fine dei bottoni terminali, si contrappone alla membrana
postsinaptica, che si trova sul neurone ricevente. Queste due fessure si fronteggiano da una parte e
dall’altra della fessura sinaptica, uno spazio vuoto di dimensioni variabili -> questa contiene del fluido
extracellulare, attraverso il quale si diffonde il neurotrasmettitore.
Nel citoplasma del bottone terminale si trovano:
2
La guaina mielinica che si avvolge all’assone non lascia passare tra essa e la membrana il fluido extracellulare: l’assone è a contatto
con questo solo in prossimità di un nodo di Ranvier, dove appunto l’assone è scoperto. Nelle aree mielinizzate non può entrare Na,
perciò l’assone trasporta la perturbazione elettrica al nodo di Ranvier successivo. La conduzione sotto la guaina mielinica è
decrementale, cioè perde di intensità, ma è ancora sufficiente a scatenare un nuovo potenziale di azione in prossimità del nodo
successivo. Il potenziale d’azione è così reinnescato in corrispondenza di ciascun nodo.
- mitocondri: la loro presenza implica che il bottone terminale ha bisogno di energia per svolgere le sue
funzioni;
- vescicole sinaptiche: piccole strutture che possono arrivare anche a un milione nei bottoni terminali.
Possono essere grandi o piccole -> queste ultime contengono molecole di neurotrasmettitore e la loro
membrana è costituita da circa 10.000 molecole di lipidi in cui sono inserite circa 200 molecole
proteiche. Sono prodotte dall’apparato di Golgi.

Ci sono inoltre:

Proteine di trasporto: Proteine di traffico:


Riempiono le vescicole di neurotrasmettitore Implicate nel rilascio del neurotrasmettitore nel riciclo
delle vescicole.

Le vescicole sinaptiche si agganciano alla zona di rilascio: (regione dentro la membrana presinaptica)
per rilasciare il neurotrasmettitore nella fessura sinaptica.

Le vescicole grandi invece sono prodotte esclusivamente nel soma e trasportate attraverso l’assoplasma
verso i bottoni terminali.

Quando i potenziali d’azione arrivano ai bottoni terminali, le vescicole sinaptiche piccole situate
all’interno della membrana presinptica, si fondono con essa, aprendosi verso l’esterno, così da riversare
il proprio contenuto nella fessura sinaptica.

Come riesce un potenziale d’azione a provocare il rilascio di un neurotrasmettitore da parte delle


vescicole presinaptiche?
L’ancoraggio delle vescicole presinaptiche alla superficie della membrana cellulare, si produce quando i
gruppi di proteine si legano ad altre proteine localizzate nella membrana presinaptica: questa contiene
canali voltaggio-dipendenti per Ca, che si aprono quando la membrana del bottone terminale si
depolarizza, all’arrivo di un potenziale d’azione. L’entrata di Ca è indispensabile: se i neuroni sono posti
in una soluzione che non contiene calcio, un potenziale d’azione non è più in in grado di provocare il
rilascio di un neurotrasmettitore.
-> Alcuni degli ioni Ca che entrano nel bottone terminale si legano ai cluster di proteine che uniscono la
membrana delle vescicole sinaptiche con quella presinaptica. Questo evento fa seprare i segmenti che
compongono il cluster di proteine, aprendo un poro fusione: un passaggio attraverso le due membrane
che permette loro di fondersi insieme.

Sono stati individuati tre gruppi (pool) di vescicole sinaptiche:


1. Pronte al rilascio -> del loro contenuto non appena arriva il potenziale d’azione;
2. Di riciclo -> agiscono le l’assone scarica ad alta frequenza;
3. Di riserva -> rilasciano i loro contenuti.

-> Una volta che il neurotrasmettitore è stato rilasciato, il poro di fusione si richiude e le vescicole si
staccano dalla membrana presinaptica per essere nuovamente riempite di neurotrasmettitore.
Altre vescicole (che hanno un rilascio chiamato merge-and-ricicle) perdono la loro identità fondendosi
con la membrana presinaptica.
-> Le membrane delle vescicole del gruppo di riserva sono riciclate tramite un processo chiamato
endocitosi3 di massa.

3
Processo di ingresso in una cellula
 L’attivazione dei recettori
Dopo il rilascio del neurotrasmettitore, questo produce il suo effetto diffondendosi nella fessura
sinaptica e agganciandosi ai siti di legame di proteine presenti nella membrana post-sinaptica: i
recettori postsinaptici. -> questi successivamente aprono i canali ionici neurotrasmettitore-
dipendenti che consentono il passaggio di ioni specifici dentro e fuori la cellula.

I neurotrasmettitori aprono i canali ionici mediante almeno due metodi:


Diretto Quando una molecola del neurotrasmettitore si aggancia al sito, il canale ionico si apre. Questa
combinazione tra recettore e cenale ionico è definita recettore ionotropico -> questi sono
sensibili all’ acetilcolina (neurotrasmettitore), e contengono canali Na.
Indiretto Alcuni recettori non aprono direttamente i canali ionici ma danno il via ad una serie di eventi
chimici. Questi recettori chiamati metabotropici si trovano in prossimità con una proteina
attaccata alla membrana: la proteina G, che si attiva quando una molecola di neurotrasmettitore
si aggancia al recettore. La proteina G successivamente attiva un enzima che stimola la
produzione di una sostanza chimica chiamata secondo messaggero4, le cui molecole si attaccano
in prossimità ai canali ionici e li inducono ad aprirsi.
I potenziali post-sinaptici indotti da questi recettori sono più lenti a instaurarsi e durano più a
lungo.

 I potenziali post-sinaptici
Ciò che determina la natura del potenziale post-sinaptico (se eccitatorio o inibitorio) sono le
caratteristiche dei recettori post-sinaptici -> il particolare tipo di canale ionico che aprono.
-> Il canale neurotrasmettitore-dipendente per Na è la fonte più importante dei potenziali post-sinaptici
eccitatori: quando i canali Na si aprono l’effetto che ne consegue è una depolarizzazione (l’interno
diventa positivo), cioè un potenziale post-sinaptico eccitatorio PPSE.
-> Se ad aprirsi sono i canali per K, questi usciranno dalla cellula, e poichè K è dotato di una carica
positiva la membrana si iperpolarizzerà, producendo un potenziale [Link] inibitorio PPSI.
-> L’effetto dell’apertura dei canali di Cl, dipende dal potenziale di membrana del neurone:

Se la membrana si trova al potenziale di riposo: Se la membrana à depolarizzata: l’apertura dei canali Cl,
non avviene nulla perchè le forze di diffusione e permetterà a questo di entrare nella cellula, riportando il
pressione elettrostatica sullo ione Cl sono in potenziale di membrana a riposo -> Dunque l’apertura dei
perfetto equilibrio. canali Cl serve a neutralizzare il PPSE.

-> Gli ioni di Ca si comportano come il sodio producendo PPSE. Tuttavia nei dendriti della cellula post-
sinaptica, il calcio si lega a speciali enzimi, attivandoli. Questi producono vari effetti tra cui la
produzione di alterazioni biochimiche e strutturali nel neurone post-sinaptico.

 La cessazione dei potenziali post-sinaptici


I potenziali post-sinaptici prodotti da quasi tutti i neurotrasmettitori sono conclusi dal processo di
ricaptazione: rapida rimozione del neurotrasmettitore dalla fessura sinaptica, operata dal bottone
terminale. La membrana contiene delle molecole trasportatrici che sfruttano l’energia della cellula per
spingere il neurotrasmettitore dalla fessura sinaptica al citoplasma.
La disattivazione enzimatica consiste invece nella distruzione di un neurotrasmettitore da parte di
un enzima, dopo il suo rilascio. I potenziali post-sinaptici sono terminati in questo modo ad es. nel caso
dell’acetilcolina Ach. Questo neurotrasmettitore responsabile della contrazione muscolare, viene
distrutto da un enzima chiamato Acetilcolinesterasi Ache, che la divide nei suoi due componenti:
colina e acetato. Poichè nessuna di queste sostanze è capace da sola di attivare i recettori post-sinaptici,
il potenziale post-sinaptico si interrompe.

4
Il primo secondo messaggero a essere stato scoperto è l’AMP ciclico, una sostanza chimica sintetizzata dall’ATP.
L’interazione degli effetti delle sinapsi eccitatorie e inibitorie su un particolare neurone è chiamata
integrazione neuronale. La frequenza di scarica di un neurone è controllata dall’attività relativa delle
sinapsi eccitatorie e inibitorie (i potenziali post-sinaptici eccitatori aumentano la probabilità di scarica
del neurone post-sinaptico, mentre quelli inibitori la riducono).
NB: l’inibizione neuronale non produce incondizionatamente un’inibizione comportamentale: se un
gruppo di neuroni che inibisce un dato comportamento viene a sua volta inibito, la probabilità che il
comportamento si verifichi è invece aumentata. Viceversa l’eccitazione di neuroni che inibiscono un
comportamento, sopprime quel comportamento (es. Nel sogno).
 Gli autorecettori
La membrana post-sinaptica non è l’unico luogo in cui si trovano i recettori selettivi per alcuni
neurotrasmettitori. Molti neuroni possiedono anche dei recettori che rispondono al neurotrasmettitore
che essi stessi rilasciano, chiamati autorecettori. Possono trovarsi sulla membrana o su un punto
qualsiasi della cellula, e regolano alcuni processi interni come la sintesi e il rilascio del
neurotrasmettitore stesso. Quasi sempre gli effetti degli autorecettori sono inibitori.

 Altri tipi di sinapsi


Gli effetti di eccitazione e inibizione post-sinaptica si verificano a livello delle sinapsi assosomatiche o
assodendritiche, mentre quelle assoassoniche funzionano diversamente ->
Queste alterano la quantità di neurotrasmettitore rilasciato dai bottoni terminali dell’assone
postsinaptico, ovvero svolgono un’azione di modulazione presinaptica in senso inibitorio o facilitatorio.
In queste sinapsi il rilascio del neurotrasmettitore da parte dei bottoni terminali può essere modulato:
se l’attività della sinapasi assoassonica riduce il rilascio del neurotrasmettitore, questo effetto è
chiamato inibizione presinaptica; se invece la sinapsi assoassonica aumenta il rilascio, l’effetto sarà di
facilitazione presinaptica.

- Sinapsi dendrodentritiche -> neuroni particolarmente piccoli che possiedono delle ramificazioni molto
ridotte e sembrano mancare completamente di assoni. Questi non trasmettono l’informazione da un
punto all’altro del cervello, ma svolgono funzioni di regolazione, aiutando ad organizzare l’attività di
altri gruppi di neuroni.

- Sinapsi elettriche -> le membrane si avvicinano strettamente quasi toccandosi formando le cosiddette
giunzioni strette. La membrana su entrambi i lati di una giunzione stretta contiene canali che
permettono agli ioni di diffondersi da una cellula all’altra.
Le giunzioni strette possono trovarsi anche in sinapsi assosomatiche e assodendritiche.

 Comunicazione chimica non sinaptica


I neuromodulatori sono sostanze rilasciate dai neuroni, agiscono come neurotrasmettitori ma
possono viaggiare per distanze più lunghe e si diffondono molto di più. La maggior parte dei
neuromodulatori è costituita da peptidi: catene di amminoacidi legati insieme da connessioni chimiche
dette legami peptidici. I neuromodulatori sono secreti in maggiore quantità e modulano l’attività di
molti neuroni in una particolare regione del cervello (es. Influenzano comportamenti come vigilanza,
paura e sensibilità al dolore).
Gli ormoni sono prodotti dalle ghiandole endocrine o da cellule localizzate nello stomaco,
nell’intestino, i reni e il cervello. Gli ormoni vengono poi rilasciati nel fluido extracellulare per poi
distribuirsi in tutto il corpo per mezzo del circolo sanguigno. Le cellule che contengono recettori per un
certo ormone sono chiamate cellule bersaglio di quell’ormone, quindi solo tali cellule rispondono alla
sua presenza.
Gli ormoni peptidici stimolano i recettori metabotropici posti sulla membrana.
Gli steroidi sono piccole liposolubili (solubili nei lipidi) che derivano dal colesterolo, includono gli
ormoni sessuali secreti dalle ovaie, dai testicoli e dalla corteccia del surrene. Possono facilmente
attraversare la membrana e agganciarsi ai recettori situati all’interno del nucleo.
CAP.3 LA STRUTTURA DEL SISTEMA NERVOSO
1. Caratteristiche di base del sistema nervoso
Le direzioni del sistema nervoso sono descritte in relazione al Nevrasse -> linea immaginaria
tracciata attraverso il midollo spinale fino al polo frontale del cervello.

Il sistema nervoso centrale SNC è composto da: Cervello contenuto nella scatola cranica -
Midollo spinale contenuto nella colonna vertebrale. Il cervello è composto da una grande
massa di neuroni, glia e altre cellule di sostegno. È l’organo più protetto del corpo poichè
racchiuso nella scatola cranica.
Esso riceve un abbondante apporto ematico (riceve dal cuore il 20% del flusso ematico) ed è
chimicamente protetto dalla barriera ematoencefalica. Il cervello immagazzina piccole quantità
di combustibile (glucosio) e non può estrarre provvisoriamente energia senza ossigeno (come i
muscoli). Un’interruzione di pochi secondi del flusso ematico ai tessuti cerebrali provoca
l’esaurimento di gran parte dell’ossigeno; un’interruzione di 6 sec. Produce incoscienza; in
pochi minuti si verifica un danno permanente.
Il sistema nervoso periferico SNP è composto da: nervi cranici - nervi spinali - gangli
periferici.

Le meningi -> rivestimenti intorno a cervello e midollo spinale. Sono formate da 3 strati:
Dura madre Membrana aracnoidea Pia madre
Strato esterno più spesso e Strato intermedio, soffice e Strettamente attaccata a cervello e
resistente, flessibile ma non spugnosa. midollo spinale, ne segue ogni
allungabile. circonvoluzione. Contiene i più piccoli
vasi sanguigni cerebrali e spinali.
Spazio subaracnoideo
Spazio tra la membrana aracnoidea e la pia madre, contiene un
liquido chiamato liquor cerebrospinale LCS.

Membrana aracnoidea e Spazio subaracnoideo -> Ricoprono il SNC.


Dura madre e Pia madre -> Ricoprono il SNP.
Sistema ventricolare e produzione di LCS -> Il cervello umano pesa approssimativamente
1400 g; dato che però è immerso nel LCS il suo peso si riduce a 80g. Il liquor riduce i traumi al
SNC. Il cervello contiene una serie di cavità chiamati ventricoli, che contengono il liquor.
Le cavità più grandi sono i ventricoli laterali (localizzati nel centro del telencefalo), entrambi
connessi al terzo ventricolo, localizzato sulla linea mediana del cervello (centro del
diencefalo): le sue pareti dividono la parte circostante del cervello in due metà simmetriche.

Il terzo ventricolo è connesso al Quarto ventricolo attraverso l’Acquedotto cerebrale.

Il liquor cerebrospinale è prodotto da un tessuto altamente vascolarizzato chiamato plesso


coroideo, che protrude in tutti e quattro i ventricoli. L’LSC è prodotto continuamente: il suo
volume è di circa 125 ml e la sua emivita (tempo necessario per il ricambio di metà del LCS) p
di circa 3 ore. Circola attraverso lo spazio subaracnoideo intorno al SNC, dov’è riassorbito dalla
circolazione sanguigna attraverso le granulazioni aracnoidee -> Strutture a forma di sacca
che protrudono nel seno sagittale superiore, un vaso sanguigno che permette al LCS di
defluire nelle vene che irrorano il cervello.

-> Qualora il flusso di LCS fosse ostacolato (tumori o malformazioni), l’occlusione


provocherebbe un’elevata pressione all’interno dei ventricoli, che si dilaterebbero
determinando una situazione patologica chiamata idrocefalo (lett. “testa d’acqua”) ostruttivo.
IL SISTEMA NERVOSO CENTRALE
Lo sviluppo del sistema nervoso ha inizio intorno al 18esimo giorno dopo il concepimento.
21° giorno-> si forma il tubo neurale - da cui derivano cervello e midollo spinale.
28° giorno -> dal tubo neurale si formano tre vescicole interconnesse, da cui si formeranno i
ventricoli, e dal tessuto circostante si formeranno le tre parti principali del cervello:
proencefalo, mesencefalo, romboencefalo.

Divisione principale Ventricolo Sottodivisioni Strutture principali


Corteccia cerebrale
Ventricolo laterale Telencefalo Gangli della base
Proencefalo Sistema limbico
Terzo ventricolo Diencefalo Talamo
Ipotalamo
Mesencefalo Acquedotto Mesencefalo Tetto
cerebrale Tegmento
Metencefalo Cervelletto
Romboencefalo Quarto ventricolo Ponte
Mielencefalo Bulbo

Le cellule da cui originano i neuroni sono chiamate cellule progenitrici -> queste si
differenziano in nuove cellule progenitrici a partire dalla zona ventricolare (strato di cellule
che rivestono il tubo neurale) fino a stabilirsi nella zona sottoventricolare (appena all’interno
della ZV): questa fase è denominata divisione simmetrica.
Sette settimane dopo il concepimento le cellule progenitrici entrano nella fase della divisione
asimmetrica -> quando si dividono non sono ancora identiche ma formano due tipi diversi di
cellule: una cellula progenitrice e una cellula cerebrale. Le prime cellule cerebrali prodotte
attraverso questa divisione sono glia radiale. Il periodo di divisione asimmetrica dura circa 3
mesi.
La fine dello sviluppo corticale si verifica quando le cellule progenitrici ricevono un segnale
chimico che causa la loro morte: fenomeno chiamato apoptosi. Le molecole chimiche che
trasportano questo segnale si legano ai recettori che attivano geni killer presenti nelle cellule
(tutte le cellule hanno questi geni, ma solo alcune rispondono al segnale).

Il cervello umano continua a svilupparsi per almeno due decenni e alcune modificazioni, come
quelle conseguenti all’apprendimento o all’esperienza, continuano a prodursi tutta la vita.

Il proencefalo
Circonda l’estremità rostrale del tubo neurale. Si divide in:
 Telencefalo
Comprende la maggior parte dei due emisferi cerebrali. Questi sono ricoperti dalla corteccia
cerebrale e contengono il sistema limbico e i gangli della base.
Corteccia cerebrale -> ripiegata in circonvoluzioni consistenti in solchi (piccole pieghe), scissure
(pieghe profonde) e giri (rilievi tra solchi e scissure adiacenti). è composta da glia, corpi cellulari,
dendriti, assoni. Poichè prevalgono i corpi cellulari che le conferiscono un colore grigiastro, ci si
riferisce alla corteccia come materia grigia. Al di sotto della corteccia cerebrale decorrono milioni di
assoni: la grande concentrazione di mielina fornisce a questo tessuto un aspetto biancastro->
sostanza bianca.
La corteccia cerebrale è divisa in quattro lobi:
1. Frontale: include tutte le regioni corticali davanti al solco centrale;
2. Parietale: sulla superficie laterale dell’emisfero, esattamente dietro al solco centrale e
caudalmente al lobo frontale;
3. Temporale: sporge ventralmente ai lobi frontale e parietale;
4. Occipitale: nella parte posteriore del cervello, caudale ai lobi parietale e temporale.

Tre aree corticali ricevono informazioni dagli organi sensoriali:


1. Corteccia visiva primaria: localizzata nella parte posteriore del cervello riceve info visive. Gran
parte della corteccia visiva è localizzata lungo i margini superiore e inferiore della scissura
calcarina, una scissura del lobo occipitale, sulla superficie mediale del cervello.
2. Corteccia uditiva primaria: riceve info uditive, si trova al di sotto della scissura laterale->
separa lobo temporale dai lobi frontale e parietale.
3. Corteccia somatosensitiva primaria: riceve info sulla sensibilità somatica, è una striscia di
corteccia in prossimità del solco centrale, che separa il loro frontale da quello parietale.
La base della corteccia somatosensoriale e una porzione della corteccia insulare (regione incassata
ricoperta dal lobo temporale superiore e frontale inferiore) ricevono info che riguardano il gusto.

Corteccia motoria primaria: coinvolta nel controllo del movimento è localizzata davanti alla
corteccia somatosensitiva primaria. Contiene neuroni che controllano i movimenti dei muscoli
scheletrici.

Il resto della corteccia cerebrale si fa carico di tutto ciò che c’è fra sensazione e azione:
apprendimento, memoria, pianificazione, azione. Questi processi si realizzano nelle aree associative.
La regione anteriore al solco centrale è coinvolta nelle attività correlate ai movimenti
(pianificazione, azione), mentre quella posteriore nella percezione e dell’apprendimento.

Corteccia associativa sensoriale: riceve info da ogni area della corteccia somatosensitiva primaria.
I circuiti neuronali analizzano l’info ricevuta e si realizza la percezione e l’immagazzinamento dei
ricordi.

Corteccia associativa motoria (o corteccia premotoria): rostrale alla corteccia motoria primaria.
Controlla la corteccia motoria primaria e quindi il comportamento.

Corteccia prefrontale: restante parte del lobo frontale, rostrale alla corteccia associativa motoria, si
occupa attivamente della formulazione dei piani e delle strategie.
L’emisfero sx è abile nel riconoscere eventi seriali-> eventi i cui elementi si susseguono, e nei
comportamenti seriali. Le funzioni seriali eseguite dall0emisfero sinistro coinvolgono attività verbali
come parlare, capire le parole, leggere e scrivere.
L’emisfero dx è invece specializzato nella sintesi-> mettere insieme elementi isolati al fine di
percepirli come un tutt’uno (disegnare, leggere mappe, costruire oggetti).
Sebbene i due emisferi svolgano funzioni differenti, le nostre percezioni e i ricordi sono unificati,
grazie al corpo calloso-> grande fascio di assoni che connette parti corrispondenti della corteccia
cerebrale dei due emisferi. È responsabile anche di qualche connessione asimmetrica, che collega
regioni diverse dei due emisferi.

Neocorteccia-> neo = nuovo perchè è la corteccia filogeneticamente più recente, comprende la


corteccia somatosensitiva primaria, la corteccia motoria primaria e la corteccia associativa.
Corteccia limbica-> filogeneticamente più antica, localizzata attorno al bordo mediale degli
emisferi cerebrali; appartiene al sistema limbico.
Giro del cingolo-> importante regione della corteccia limbica, appena sopra al corpo calloso.

Sistema limbico -> le parti più importanti del sistema limbico sono:
Ippocampo -> include l’ippocampo (corno di Ammone), il giro dentato e il subiculum;
Amigdala -> contiene un complesso di nuclei.
Localizzate entrambe nel lobo temporale vicino al ventricolo laterale.
Fornice -> fascio di assoni che connette l’ippocampo ad altre regioni del cervello, inclusi i
Corpi mammillari dell’ipotalamo-> sporgenze alla base del cervello che contengono alcuni nuclei
ipotalamici.
L’evoluzione di questo sistema coincide con lo sviluppo delle risposte emozionali.

Gangli della base -> raggruppamento di nuclei sottocorticali nel telencefalo. I nuclei sono gruppi
di neuroni di forma simile, quelli principali dei gangli della base sono:
- Nucleo caudato
- Globo pallido
- Putamen.
I gangli della base sono coinvolti nel movimento (es. Morbo di parkinson è causato dalla degenerazione di
alcuni neuroni del mesencefalo, che inviano i loro assoni ai nuclei putamen e caudato).
 Diencefalo
Seconda divisione principale del proencefalo, situata tra telencefalo e mesencefalo e circonda il terzo
ventricolo, le sue due strutture più importanti sono talamo e ipotalamo.

Talamo
Parte dorsale del diencefalo, la più grande. Ha due lobi connessi da un ponte di sostanza grigia
chiamato massa intermedia (assente nei cervelli di molte persone). La maggior parte degli input
neurali che arrivano alla corteccia cerebrale proviene dai nuclei del talamo.
Fibre di proiezione-> gruppi di assoni che formano sinapsi con altri neuroni localizzati in un’altra
regione.
Il talamo è diviso da diversi nuclei che ricevono info sensoriali dai sistemi sensoriali->
- nucleo genicolato laterale -> riceve info dagli occhi e spedisce agli assoni della corteccia visiva
primaria;
- nucleo genicolato mediale -> riceve info dall’orecchio interno e spedisce gli assoni alla corteccia
uditiva primaria;
- nucleo ventrolaterale -> riceve info dal cervelletto e le proietta alla corteccia motoria primaria.
Ipotalamo
Si trova sotto il talamo alla base del cervello: nonostante sia una struttura piccola è importante
perchè contiene molti nuclei e tratti di fibre, controlla il sistema nervoso autonomo e quello
endocrino e organizza i comportamenti relativi alla sopravvivenza della specie: combattimento,
alimentazione, fuga, accoppiamento.
Anteriormente all’ipofisi si trova il chiasma ottico-> dove metà degli assoni dei nervi ottici si
incrociano da un lato all’altro del cervello. Un sistema di di vasi sanguigni connette direttamente
l’ipotalamo con l’ipofisi anteriore-> ghiandola endocrina.
Gli ormoni ipotalamici sono secreti da neuroni specializzati chiamati cellule neurosecretrici->
stimolano l’ipofisi anteriore a secernere i suoi ormoni (es. Ormoni gonadotropici che hanno un ruolo
nella fisiologia del comportamento riproduttivo). La maggior parte degli ormoni secreti dall’ipofisi
anteriore controlla altre ghiandole endocrine-> per questo viene definita ghiandola principale del
corpo.
L’ipotalamo produce anche gli ormoni dell’ipofisi anteriore-> contiene i bottoni terminali degli
assoni che secernono l’ormone, i cui corpi cellulari sono nell’ipotalamo. Controlla la secrezione di
ormoni che includono:
- ossitocina-> stimola l’emissione di latte e le contrazioni uterine durante il parto;
- vasopressina-> regola la produzione di urina nei reni.

Mesencefalo
Circonda l’acquedotto cerebrale e consiste di due parti:
 Tetto
Nella porzione dorsale del mesencefalo, le sue strutture principali sono:
Collicoli superiori-> rigonfiamenti che appartengono al sistema visivo;
Collicoli inferiori-> rigonfiamenti che appartengono al sistema uditivo.
Hanno l’aspetto di quattro rigonfiamenti nel tronco dell’encefalo: che comprende diencefalo,
mesencefalo e romboencefalo con esclusione del cervelletto.
 Tegmento
Porzione del mesencefalo al di sotto del tetto. Include un’estremità della formazione reticolare->
estesa struttura composta da più di 90 nuclei e diffusa rete di neuroni. Riceve info sensoriali e
proietta gli assoni alla corteccia cerebrale, al talamo e al midollo spinale. Gioca un ruolo nel ritmo
sonno-veglia, attenzione, tono muscolare, movimento, controllo di vari riflessi vitali.
Sostanza grigia periacuedottale PAG-> circonda l’acquedotto cerebrale, contiene circuiti neurali
che coinvolti nei comportamenti specie-specifici (combattimento, accoppiamento).
Nucleo rosso -> riceve afferenze dal cervelletto e dalla corteccia motoria e spedisce ai motoneuroni
del midollo spinale;
Substantia nigra-> proietta al nucleo caudato e al putamen che fanno parte dei gangli della base.

Romboencefalo
Circonda il quarto ventricolo ed è formato da due divisioni:
Metencefalo
Che comprende:

Cervelletto -> ricoperto dalla corteccia cerebellare, contiene alcuni nuclei cerebellari profondi
localizzati all’interno degli emisferi cerebellari, ricevono proiezioni dalla corteccia cerebellare e
spediscono alle altre regioni del cervello. Ogni emisfero cerebellare è attaccato alla superificie
dorsale del ponte da un fascio di assoni: peduncoli cerebellari.
Riceve info visive, uditive, vestibolari, somatosensoriali, e sui singoli movimenti muscolari-> integra
tutte queste info e modifica la risposta motoria
Una lesione al cervelletto danneggia la postura eretta, la deambulazione, coordinazione dei
movimenti.

Ponte -> grossa protuberanza nel cervello tra il mesencefalo e il bulbo, ventralmente al cervelletto.
Contiene parte della formazione ventricolare e alcuni nuclei importanti nel sonno e nell’arousal.
Contiene un grande nucleo che trasmette info dalla corteccia cerebrale al -> cervelletto.
Mielencefalo
Contiene il midollo allungato o bulbo-> contiene dei nuclei che controllano le funzioni vitali come
regolazione del sistema cardiovascolare, respirazione e tono dei muscoli scheletrici.

Midollo spinale -> lunga struttura conica che distribuisce le fibre motorie agli organie effettori del
corpo (ghiandole e muscoli) e trasmette l’info
somatosensitiva ai centri cerebrali superiori.
Ha un certo grado di autonomia del cervello-> i
circuiti del controllo dei riflessi sono localizzati a
livello midollare. È protetto dalla colonna vertebrale,
composta da 24 vertebre:
- cervicali: collo;
- toraciche: torace;
- lombari: fondoschiena;
- sacrali e coccigee: regione pelviche.
Il midollo spinale passa attraverso un foro presente in
ogni vertebra: forame spinale. Esso corrisponde a circa
due terzi della lunghezza della colonna vertebrale; il
resto dello spazio è riempito da una massa di radici
spinali-> fasci di assoni circondati da tessuto
connettivo, disposti a coppie che si uniscono e
formano il nervo spinale, che compongono la cauda
equina-> fascia di radici spinali nella porzione finale
del midollo spinale.
Da ogni lato del midollo spinale emergono fasci di
fibre, in due direzioni parallele lungo la superficie
dorsolaterale e ventrolaterale: i gruppi di questi fasci
si fondono insieme e diventano il 31esimo paio di
radici dorsali (contengono fibre sensitive in entrata -
afferenti) e ventrali (contengono fibre motorie in
uscita - efferenti).
Anche il midollo spianale è composto da una sostanza bianca (fasci di assoni mielinici ascendenti e
discendenti, si trova nella porzione esterna) e una grigia (corpi cellulari e corti assoni non
mielinizzati, è nella parte interna).
IL SISTEMA NERVOSO PERIFERICO
Di cui fanno parte i nervi cranici e spinali grazie alla quale cervello e midollo spinale
comunicano, e che trasmettono l’info sensitiva al SNC, e allo stesso tempo trasmettono
messaggi DAL SNC AI muscoli del corpo e alle ghiandole.

SISTEMA NERVOSO SOMATICO


I nervi spinali -> iniziano nel punto di giunzione tra le radici dorsali e ventrali, arrivano ai
muscoli o ai recettori sensoriali che innervano, ramificandosi ripetutamente nel loro tragitto. I
rami dei nervi spinali seguono spesso i vasi sanguigni specialmente quelli che innervano i
muscoli scheletrici. I corpi cellulari che danno origine agli assoni che trasportano l’info
somatosensitiva al midollo spinale risiedono nei gangli delle radici dorsali-> rigonfiamenti
rotondeggianti delle radici dorsali. (NB: tutti gli assoni delle radici dorsali trasportano info
sensoriali verso il SNC - assoni afferenti). gli assoni che lasciano il midollo spinale attraverso
la radice ventrale controllano i muscoli e le ghiandole, e sono efferenti, perchè portano fuori
dal SNC i comandi.

Nervi cranici -> 12 paia di nervi cranici sono attaccati alla superficie ventrale del cervello. La
maggior parte svolge funzioni sensoriali e motorie per la regione della testa e del collo.
Nervo vago-> decimo, regola le funzioni degli organi della cavità toracica e addominale .
Le informazioni olfattive arrivano attraverso i bulbi olfattivi, che ricevono l’info dai recettori
olfattivi nel naso.

SISTEMA NERVOSO AUTONOMO SNA


Implicato nel controllo della muscolatura liscia (cute, vasi sanguigni, diametro pupillare, pareti
degli sfinteri di intestino, cistifellea, vescica urinaria), cardiaca e delle ghiandole.
Questo sistema è deputato alla regolazione dei processi vegetativi dell’organismo e consiste di
due sistemi:

Divisione simpatica del SNA


Coinvolta nelle attività associate al dispendio di energia: in una situazione di allerta, il
simpatico incrementa il flusso sanguigno nei muscoli scheletrici, stimola la secrezione di
adrenalina con conseguente aumento del battito cardiaco e dei livelli di zucchero nel sangue,
determina piloerezione (erezione del pelo - pelle d’oca). I corpi cellulari dei neuroni motori
simpatici sono localizzati nella sostanza grigia delle regioni toraciche e lombari del midollo
spinale. Le fibre di questi neuroni escono attraverso le radici ventrali. Dopo l’unione nei nervi
spinali, le fibre si diramano ed entrano nei gangli simpatici spinali-> ognuno dei quali è
connesso sopra e sotto con i gangli vicini, formando così la catena simpatica gangliare.
Neurone pregangliare-> neurone afferente del SNA il cui corpo cellulare è localizzato in un
nucleo dei nervi cranici; la maggior parte fa sinapsi nella catena gangliare, altri invece
raggiungono i gangli simpatici localizzati tra gli organi interni.
Neurone postgangliare-> spediscono gli assoni agli organi bersaglio.
Il simpatico controlla la midollare del surrene-> complesso di cellule localizzate nel centro
della ghiandola surrenale, secerne adrenalina e noradrenalina.

Divisione parasimpatica del SNA


Coinvolta nelle attività coinvolte nell’incremento delle forniture energetiche: salivazione,
mobilità gastrica e intestinale, secrezione dei succhi digestivi, incremento del flusso sanguigno
al sistema gastro intestinale.
CAP. 4 PSICOFARMACOLOGIA
Studio dell’effetto di sostanze psicoattive sul sistema nervoso e
Psicofarmacologia ->
sul comportamento.

Sostanze psicoattive: composto chimico esogeno (esclude i composti chimici prodotti dal
corpo) non necessario per il normale funzionamento cellulare, che altera le funzioni di alcune
cellule del corpo, quando assunto con un dosaggio relativamente basso.

I farmaci possiedono:
Effetti Siti d’azione
Cambiamenti che produce il farmaco Siti dove le molecole dei farmaci interagiscono con le
sui processi fisiologici e sul molecole che si trovano sopra o dentro i corpi cellulari,
comportamento. influenzando alcuni processi biochimici di queste cellule.

Principi di psicofarmacologia
Farmacocinetica
Processi attraverso i quali i farmaci sono assorbiti - immersi nella circolazione sanguigna -
distribuiti all’interno del corpo, metabolizzati ed escreti.

-Vie di somministrazione
Iniezione endovenosa EV L’iniezione in una vena. Il farmaco entra immediatamente nella
circolazione sanguigna e raggiunge il cervello in pochi secondi.
NB: Può essere svantaggioso il fatto che l’intera dosa raggiunge la circolazione
sanguigna in un solo momento: se ci fosse un’eccessiva sensibilità al farmaco, il
tempo a disposizione per somministrare un altro farmaco per contrastare gli
effetti del primo sarebbe ridotto.
Iniezione Meno rapida della prima, effettuata attraverso la parete addominale, il
intraperitoneale IP farmaco è iniettato nella cavità peritoneale: spazio che circonda
stomaco, intestino, fegato e altri organi addominali.
Iniezione Praticata direttamente in un muscolo grande. Il farmaco è assorbito
intramuscolare IM nella circolazione sanguigna attraverso i capillari del muscolo.
Iniezione sottocutanea Iniezione nello spazio sotto la pelle.
SC
Somministrazione orale
o sottolinguale
Somministrazione Attraverso la parte finale del tratto intestinale, sotto forma di supposte.
intrarettale Per evitare di somministrare farmaci che possono irritare lo stomaco.
Inalazione Farmaci per i disturbi polmonari sono spesso sotto forma di vapore o
nebulizzazione lieve. I farmaci somministrati in questo modo hanno
effetti molto rapidi: la via dai polmoni al cervello è molto breve.
Somministrazione topica Farmaci assorbiti direttamente attraverso la pelle, es. la membrana
mucosa che riveste il passaggio nasale (droghe).
Somministrazione Alcuni farmaci non possono attraversare la barriera ematoencefalica,
intracerebrale per cui il farmaco è iniettato direttamente nel cervello.
Somministrazione Somministrazione del farmaco in uno die ventricoli cerebrali.
intracerebroventricolare
Ad eccezione delle ultime due, le diverse modalità di somministrazione influenzano solo la
velocità con cui il farmaco raggiunge il plasma sanguigno.
-Distribuzione dei farmaci all’interno dell’organismo
I fattori che determinano la velocità con cui il farmaco raggiunge il suo sito di azione sono:
- liposolubilità1 -> la barriera ematoencefalica è una barriera solo per le molecole idrosolubili2.
le molecole liposolubili si distribuiscono rapidamente nel cervello. es. l’eroina è più liposolubile
della morfina, per cui l’iniezione endovenosa della prima produce effetti più rapidi della morfina.

-Disattivazione ed escrezione
I farmaci sono disattivati da enzimi ed in seguito secreti principalmente dai reni. Alcuni enzimi
disattivanti si trovano nel fegato (principalmente), nel sangue, e anche nel cervello. In certi casi
gli enzimi trasformano le molecole di un farmaco in altre forme talvolta persino più attive di
quelle originariamente somministrate-> in questi casi l’effetto del farmaco è molto lungo.

Efficacia dei farmaci


Il miglior modo per misurare l’efficacia di un farmaco è attraverso la curva dose-risposta->
grafico della misura dell’effetto di un farmaco in funzione della quantità somministrata. Dosi
progressivamente più elevate di farmaco producono effetti sempre più grandi, fino all’effetto
massimo. Da quel punto in poi, gli aumenti del dosaggio non producono altri effetti, ma
aumenta il rischio di effetti collaterali.
Una misura del margine di sicurezza di un farmaco è il suo indice terapeutico-> rapporto tra
la dose che produce l’effetto desiderato nel 50% degli animali e la dose che produce effetti
tossici nel 50% degli animali. Più è basso l’indice terapeutico più si deve fare attenzione a
prescrivere il farmaco. Es. Se la dose tossica è 5 volte maggiore della dose efficace, allora
l’indice terapeutico è 5.0. I barbiturici hanno indici terapeutici bassi (2 e 3), mentre
tranquillanti come il Librium o il Valium di ben oltre 100-> è più facile abbia effetti tragici un
overdose da barbiturici rispetto a un overdose simile di Librium o Valium.

Ci sono due motivi per cui i farmaci variano nella loro efficacia:
1. Farmaci differenti possono avere siti d’azione differenti-> es. Sia morfina che aspirina hanno
effetti analgesici, ma la prima sopprime l’attività dei neuroni nel midollo spinale e nel cervello
coinvolti nella percezione del dolore, mentre la seconda riduce la produzione di un composto
chimico implicato nella trasmissione di info dal tessuto danneggiato ai neuroni sensibili al
dolore. Perciò la morfina riduce il dolore in modo più marcato.
2. Affinità del farmaco con il suo sito d’azione-> facilità con cui due molecole si legano insieme.
Un farmaco con bassa affinità deve essere somministrato a dosi relativamente alte.

Effetti della somministrazione ripetuta


Tolleranza Sensibilizzazione
Diminuzione dell’efficacia di un farmaco quando somministrato Aumento dell’efficacia del
ripetutamente. Accompagna l’abuso di droghe: se un soggetto che ha farmaco quando è aumentata
sviluppato tolleranza nei confronti di una droga e interrompe la sua dose. Meno comune
l’assunzione improvvisamente, esso svilupperà sintomi di della tolleranza.
astinenza -> sono l’opposto degli effetti della droga stessa.
La tolleranza è il tentativo del corpo di compensare gli effetti della
droga, quando l’individuo interrompe l’assunzione, questi
producono in eccesso gli effetti opposti a quelli della sostanza in
questione.

1
Capacità di una sostanza di sciogliersi nei lipidi (grassi). Le sostanze molto liposolubili si definiscono idrofobe perchè non si
sciolgono nell’acqua.
2
Solubile in acqua.
Effetti placebo -> il placebo è una sostanza inerte somministrata al posto di un farmaco
fisiologicamente attivo; è usato sperimentalmente, per controllare gli effetti del solo fatto di
somministrare un farmaco. Infatti se una persona pensa che un placebo abbia un effetto
fisiologico, allora la somministrazione del placebo può realmente produrre effetti.

Siti d’azione dei farmaci


La maggior parte dei farmaci che influenzano il comportamento agisce tramite l’effetto della
trasmissione sinaptica, e sono classificati in due categorie generali:
Antagonisti Agonisti
Si oppone o inibisce gli effetti di un particolare Facilita gli effetti di un particolare
neurotrasmettitore sulla cellula post-sinaptica. neurotrasmettitore sulla cellula post-sinaptica.

- Effetti sulla produzione di neurotrasmettitori

Il farmaco serve da precursore - In alcuni casi la frequenza di sintesi e rilascio di un


AGO neurotrasmettitore è aumentata dalla somministrazione di
un precursore che funziona esso stesso da AGONISTA.
Il farmaco inattiva l’enzima di Se il farmaco inattiva uno degli enzimi che controllano la
sintesi - ANT sintesi del neurotrasmettitore, impedirà a questo di essere
prodotto, funzionando come ANTAGONISTA.

- Effetti sull’immagazzinamento e il rilascio dei neurotrasmettitori


I neurotrasmettitori sono immagazzinati in vescicole sinaptiche, le quali sono trasportate verso
la membrana presinaptica, dove avviene il rilascio. L’immagazzinamento dei NT in vescicole è
compiuto dallo stesso tipo di molecole trasportatrici responsabili della ricaptazione di un NT
dentro il bottone terminale.

Il farmaco impedisce Un farmaco può bloccare lacune delle molecole


l’immagazzinamento del NT nelle trasportatrici che riempiono le vescicole; così rimangono
vescicole - ANT vuote e non viene rilasciato niente. Il farmaco funziona
come ANTAGONISTA.
Il farmaco stimola il rilascio di NT - Il farmaco si lega con le proteine che permettono alle
AGO vescicole sinaptiche di fondersi con la membrana
presinaptica, scatenando il rilascio dei neurotrasmettitore
- agendo come AGONISTI.
Il farmaco inibisce il rilascio di NT - Il farmaco disattiva le proteine che che permettono alle
ANT vescicole sinaptiche di fondersi con la membrana
presinaptica ed espellere il loro contenuto nella fessura
sinaptica- agendo come ANTAGONISTI.
- Effetti sui recettori
Il più importante e complesso sito di azione dei farmaci nel SN è sui recettori, sia post- che
presinaptici.

Il farmaco stimola i recettori Una volta che il NT è rilasciato, deve stimolare il recettore
postsinaptici- AGO post-sinaptico. Alcuni farmaci si legano ai recettori post-
sinaptici proprio come un NT. Un farmaco che mima gli
effetti di un NT, che attiva un recettore, agisce come un
agonista diretto.
Il farmaco inattiva i recettori Le molecole del farmaco occupano il sito di legame del
postsinaptici - ANT recettore, impedendo al NT di aprire il canale ionico.
Questi farmaci sono detti bloccanti del recettore o
antagonisti diretti.

Alcuni recettori hanno siti di legame multipli ai quali si legano ligandi diversi.
Legame non competitivo-> quando un farmaco si lega ad un sito alternativo del recettore;
non compete con il sito di legame del NT.
-> Quando un farmaco si attacca ad uno di questi siti alternativi e impedisce l’apertura dei
canali ionici, è detto antagonista indiretto, il cui effetto è simile a quello di un antagonista
diretto, ma il sito di azione è diverso.
-> Quando il farmaco si attacca a uno di questi siti alternatici e facilita l’apertura del canale
ionico è detto antagonista indiretto.

Le membrane presinaptiche di alcuni neuroni contengono autorecettori che regolano al


quantità di NT rilasciata -> la stimolazione di questi recettori causa una DIMINUZIONE del
rilascio di NT per cui:
Il farmaco stimola gli I farmaci che attivano selettivamente i recettori presinaptici
autorecettori -> inibisce la agiscono da ANTAGONISTI.
sintesi/il rilascio di NT - ANT
Il farmaco blocca gli I farmaci che bloccano gli autorecettori presinaptici hanno
autorecettori -> aumenta la l’effetto opposto: aumentano il rilascio del NT agendo come
sintesi/rilascio di NT - AGO AGONISTA.

Eterocettore presinaptico -> recettore localizzato sulla membrana di un bottone terminale,


che riceve input da un altro terminale sinaptico per mezzo di una sinapsi asso-assonica; si lega
con il NT rilasciato dal bottone terminale presinaptico. I farmaci possono bloccare oppure
facilitare l’inibizione o la facilitazione presinaptica, tramite la loro azione di blocco o
attivazione degli eterocettori presinaptici.

Autorecettori dendritici-> gli autorecettori sono localizzati nelle membrane dei dendriti di
alcuni neuroni, che quando si attivano rilasciano il NT - > questo stimola gli autorecettori
localizzati su questi stessi dendriti, che diminuiscono la scarica neurale producendo
iperpolarizzazione (meccanismo di modulazione).
Così i farmaci che si legano con un autorecettore dendritico attivandolo: funzioneranno come
ANTAGONISTI; quelli che si legano all’autorecettore bloccandono: funzioneraano come
AGONISTI.
- Effetti sulla ricaptazione o distruzione dei neurotrasmettitori
Dopo la stimolazione del recettore post-sinaptico, avviene la fine del potenziale postsinaptico.
Due sono i processi che eseguono questo compito:
1. le molecole del NT sono riassorbite nel bottone terminale attraverso il processo di
ricaptazione.
2. Le molecole del NT sono distrutte da un enzima.
Il farmaco blocca la Le molecole di un farmaco si attaccano alle molecole responsabili
ricaptazione - AGO della ricaptazione e le inattivano bloccando il processo.
Il farmaco inattiva Le molecole del farmaco si legano all’enzima che normalmente
l’acetilcolinesterasi - distrugge il NT (il più impo - acetilcolinesterasi, che distrugge
AGO l’acetilcolina) e ne impediscono il funzionamento.
Entrambi questi tipi di farmaci prolungano la presenza del NT nella fessura sinaptica, il sito in
cui il NT può stimolare i recettori sinaptici, essi funzionano come AGONISTI.

Neurotrasmettitori e neuromodulatori
Acetilcolina - Si trova nei gangli del SNA e negli organi Biosintesi di ACh ->
Ach bersaglio della branca parasimpatica del È formata da due composti:
Principale NT SNA. In tre sistemi si trovano
secreto da assoni principalmente gli assoni dei bottoni Colina Acetato
efferenti al SNC -> terminali di neuroni Ach-> Sostanza che deriva Anione che si
movimenti - Ponte dorsolaterale: responsabili dalla rottura di lipidi trova nell’aceto
muscolari sono dell’induzione della maggior parte delle
compiuti grazie al caratteristiche del sonno REM. L’acetato non può attaccarsi
rilascio di Ach; si - Proencefalo basale: facilitazione direttamente alla colina; è spostato
trova anche nei dell’apprendimento, soprattutto dalla molecola acetil-CoA ->
gangli del SNA. percettivo.
- Setto mediale: controllano i ritmi
elettrici dell’ippocampo e modulano le
sue funzioni (formazioni di particolari
tipi di memorie).
Gli effetti del rilascio di Ach nel cervello
sono generalmente facilitatori.

Esistono due tipi diversi di recettori


ACh:
1. Recettore nicotinico-> ionotropico,
stimolato dalla nicotina.
2. Recettore muscarinico->
metabotropico, stimolato dalla
muscarina, predomina nel SNC.
Nome del farmaco Effetti del farmaco
Tossina botulinica Blocca il rilascio di Ach -> ANT
batterio che può crescere in cibo (Il botox blocca le contrazioni muscolari che causano le righe).
inscatolato male (compone il botox)
Veleno del ragno vedova nera Stimola il rilascio di Ach -> AGO
Neostigmina Inibisce l’acetilcolinesterasi (AChE disattiva l’ACh) -> AGO
Nicotina Stimola recettori nicotinici -> AGO
Curaro Blocca recettori nicotinici-> ANT
-> Poichè i recettori nicotinici si trovano anche nei muscoli, il
curaro come la tossina botulinica, causa paralisi.
Muscarina Stimola recettori muscarinici-> AGO
Atropina Blocca recettori muscarinici -> ANT
Emicolinio Inibisce la ricaptazione della colina-> ANT

Monoamine
Adrenalina - Norepinefrina - Dopamina- Serotonina

Appartengono alla sottoclasse -> Appartiene alla sottoclasse->


catecolamine. indolamine.

Sono prodotte da molti sistemi di neuroni cerebrali, la maggior parte dei quali localizzati nel tronco
encefalico.
Dopamina - DA Produce potenziali postsinaptici sia Biosintensi delle catecolamine
eccitatori che inibitori, a seconda del Il precursore di dopamina e
recettore postsinaptico. norepinefrina è la tirosina->
Implicata in funzioni come movimento, aminoacido proveniente
attenzione, apprendimento e gli effetti di dall’alimentazione.
rinforzo delle droghe. La tirosina riceve un gruppo
idrossile (OH- un atomo di ossigeno
I più importanti sistemi dopaminergici sono: e uno di idrogeno) e diventa L-
- sistema nigrostriale: corpi cellulari DOPA.
localizzati nella substantia nigra; L’enzima che aggiunge OH si chiama
- sistema mesolimbico: area tegmentale tirosina idrossilasi.
ventrale, gli assoni proiettano in molte parti Dopo L-DOPA perde un gruppo
del sistema limbico tra cui il nucleo carbossilico (COOH - un atomo di
accumbes, che ha un ruolo importante negli Carbonio, due di ossigeno e uno di
effetti rinforzanti (gratificanti) di alcune idrogeno), attraverso l’attività
categorie di stimoli, come le droghe; dell’enzima DOPA decarbossilasi, e
- sistema mesocorticale: area tegmentale diventa dopamina.
ventrale, gli assoni proiettano alla corteccia
frontale ed hanno un effetto eccitatorio. La produzione di catecolamine è
Influenzano funzioni come la formazione di regolata da un enzima chiamato
memoria a breve termine, pianificazione, monoaminoossidasi MAO, che
preparazione di strategie, risoluzione di distrugge la quantità in eccesso di
problemi. neurotrasmettitore.
Le MAO si trovano anche nel sangue
La degenerazione dei neuroni dove disattivano le amine presenti
dopaminergici che connettono substantia in cibi come cioccolata, formaggio,
nigra -> nucleo caudato, causa il morbo di impedendo pericolosi aumenti della
Parkinson.3 pressione sanguigna (il cosiddetto
cheese effect).

3
Disturbo del movimento caratterizzato da tremori, rigidità degli arti, scarso equilibrio, difficoltà a iniziare i movimenti. I corpi
cellulari di questi neuroni sono localizzati nella substantia nigra, chiamata così per il colore nero datogli dalla melanina prodotta dalla
rottura della dopamina. Il danno cerebrale causato dal morbo è stato scoperto dopo aver trovato in una persona deceduta affetta da
questo disturbo, la substantia nigra di colore bianco.
I recettori della dopamina identificati sono
tutti metabotropici, i più comuni sono:
- D1: esclusivamente post-sinaptici;
aumenta la produzione del secondo
messaggero AMP ciclico.
- D2: sia presinaptici che postsinaptici;
riduce la produzione del secondo
messaggero AMP ciclico.
Nome del farmaco Effetti del farmaco
L-DOPA Facilita la sintesi di DA - AGOnista.
Somministrato per il morbo L’aumentata sintesi di DA causa un maggior rilascio del
di Parkinson. neurotrasmettitore per cui i sintomi dei pz sono alleviati.
AMPT Blocca l’attività della tirosina idrossilasi inibendo la sintesi di DA -
ANTagonista.
Reserpina Impedisce l’immagazzinamento delle monoamine nelle vescicole
sinaptiche - ANTagonista
Apomorfina - a basse dosi blocca gli autorecettori della DA- ANT.
- a dosi elevate blocca i recettori postsinaptici- AGO diretto.
Cocaina - metilfenidato Bloccano la ricaptazione di DA - AGO.
Anfetamina Stimola il rilascio di DA - AGO
Deprenil Blocca la MAO, impedendo la distruzione della dopamina, per cui viene
rilasciata in quantità maggiore - AGOnista.
Clorpromazina Blocca i recettori D2 - ANTagonista.
Clozapina Blocca i recettori D4 - ANTagonista.

Norepinefrina La maggior parte dei neurotrasmettitori è Biosintesi della NE


NE - sintetizzata nel citoplasma del bottone terminale. L’enzima dopamina β-
Si trova nel idrossilasi attacca un
cervello e nel Quasi tutte le regioni del cervello ricevono input da gruppo idrossile alla
SNA neuroni noradrenergici4. dopamina, che diventa
I corpi cellulari del più importante sistema noreprinefrina.
noradrenergico originano nel locus coeruleus->
nucleo nel ponte dorsale. La norepinefrina in
L’effetto primario dell’attivazione di questi neuroni è eccesso viene distrutta
l’aumento della vigilanza. dalla monoamina ossidasi
La maggior parte di questi neuroni non rilasciano di tipo A.
attraverso i bottoni terminali ma tramite varicosità
assonali: rigonfiamenti delle branche assonali che
contengono vescicole sinaptiche.

Esistono vari recettori noradrenergici, chiamati


adrenergici perchè sensibili sia all’adrenalina
(epinefrina) sia alla norepinefrina. I neuroni del SNC
contengono:
- recettori adrenergici β1 e β2
- recettori α1 e α2: i primi producono un effetto di

4
Noradrenalina e norepinefrina sono sinonimi, così come adrenalina ed epinefrina; quest’ultima è un ormone secreto dalla midollare
surrenale, agisce da neurotrasmettitore anche nel cervello.
lenta depolarizzazione (eccitazione), i secondi
inducono una lenta iperpolarizzazione.
Tutti e 4 tipi di recettori si trovano anche nei vari
organi del corpo. Nel cervello tutti gli autorecettori
sono di tipo α2.

Gli effetti comportamentali del rilascio di NE sono


generalmente eccitatori, alcuni coinvolti nel
comportamento sessuale e nel controllo
dell’appetito.
Nome del Effetto del farmaco
farmaco
Acido Fusarico Inibisce l’attività dell’enzima dopamina β-idrossilasi bloccando la sintesi di NE,
senza influenzare la produzione di dopamina - ANTagonista
Moclobemide Blocca MAO-A - AGOnista.
Idaxozan Blocca gli autorecettori α2 - AGOnista.
Reserpina Inibisce l’immagazzinamento di NE nelle vescocole sinaptiche - ANTagonista.
Desispramina Inibisce la ricaptazione di NE - AGOnista
MDMA - Stimola il rilascio di NE - AGOnista.
amfetamina

Serotonina - 5-HT Regolazione dell’umore, controllo dell’appetito, del Biosintesi della


(o 5- sonno, dell’arousal, del dolore. serotonina
idrossitriptamina) Il precursore della
I corpi cellulari dei neuroni serotoninergici sono serotonina è
raggruppati in nove siti, la maggior parte dei quali si l’aminoacido triptofano.
trova nei nuclei del rafe del mesencefalo L’enzima triptofano
(proiettano alla corteccia cerebrale, ai gangli della idrossilasi aggiunge un
base e a parte della formazione ippocampale), del gruppo idrossile,
ponte e del bulbo. producendo 5-
Come la NE è rilasciata da varicosità. idrossitriptofano (5-
HTP).
Sono stati identificati nove tipi di recettori della L’enzima 5-HTP
serotonina, tutti metabotropici eccetto il 5-HT3 che decarbossilasi rimuove
è ionotropico. Questo controlla il canale del cloro un gruppo carbossilico
per cui produce potenziali postsinaptici inibitori. da 5-HTP => 5-HT =
Questi recettori sembrano avere un ruolo nella serotonina.
nausea e nel vomito5.
Nome del farmaco Effetti del farmaco
PCPA (p- Blocca l’attività del triptofano idrossilasi inibendo quindi la sintesi di
clorofenilalanina) serotonina - ANTagonista.
Fluoxetina (es. Inibisce la ricaptazione di 5-HT - AGOnista.
Prozac ) Usato nel trattamento di depressione, alcuni dist. Di ansia e DOC.
Fenfluramina Causa il rilascio di serotonina e ne inibisce la ricaptazione - AGOnista.
Usato come soppressore dell’appetito nel trattamento dell’obesità.
LSD Stimola i recettori 5-HT2A - AGOnista. Produce distorsioni delle percezioni

5
è stato visto che gli antagonisti di 5-HT3 sono utili nel trattamento degli effetti collateralidi chemioterapia e
radioterapia.
visive.
MDMA Stimola il rilascio di 5-HT - AGOnista, anche per la NE.
Produce effetti eccitatori ed allucinogeni.

Istamina I corpi cellulari si trovano nell’ipotalamo Biosintesi dell’istamina


posteriore (nucleo tuberomammillare). inviano i Prodotta a partire
loro assoni ad ampie regioni della corteccia dall’istidina (aminoacido),
cerebrale e del tronco dell’encefalo. per mezzo dell’azione
dell’enzima istidina
Ha un ruolo importante nello stato di veglia, nel decarbossilasi.
controllo dei sistemi digestivo e immunitario ed è
essenziale per lo sviluppo dei sintomi di allergia.

I recettori istaminergici:
- H1 -> responsabili del prurito e della costrizione;
- H2 -> stimolano la secrezione gastrica e implicato
nelle reazioni immunitarie.
- H3 -> fungono da autorecettori sui bottoni
terminali dei neuroni istaminergici.
- H4 -> implicato nelle reazioni immunitarie.
Nome del Effetti del farmaco
farmaco
Difenidramina Blocca i recettori H1 - ANTagonista.
Cimetidina Blocca i recettori H2 - ANTagonista.
Ciproxifan Blocca gli autorecettori H3 - AGOnista.

Aminoacidi
Alcuni neuroni secernono aminoacidi semplici come neurotrasmettitori. Poichè sono usati da tutte le
cellule del cervello per la sintesi delle proteine, è difficile provare che un particolare aminoacido è un
neurotrasmettitore. Gli studiosi pensano che nel SNC ci siano almeno otto aminoacidi che possono
funzionare da neurotrasmettitori. I più comuni sono:
Glutammato - Acido Gamma amminobutirico (GABA) - Glicina.
Glutammato (acido Principale neurotrasmettitore eccitatorio nel cervello e nel midollo spinale.
glutammico)
Sono stati scoperti 4 tipi di recettori, che prendono il nome dei ligandi
artificiali:
- recettore NMDA: ionotropico;
- recettore cainato: ionotropico;
- recettore AMPA: ionotropico;
- recettore metabotropico del glutammato.

Il glutammato da solo non può aprire il canale calcio, poichè una molecola di
glicina deve attaccarsi al sito di legame della glicina per l’apertura del canale
ionico.
Un ulteriore requisito per l’apertura del canale del calcio è che uno ione
magnesio non sia attaccato al sito di legame del magnesio. Normalmente
quando la membrana postsinaptica è al potenziale di riposo, uno ione
magnesio è attratto dal sito di legame del magnesio e blocca il canale calcio.
Se una molecola di glutammato si attacca al suo sito di legame, il canale si
allarga, ma lo ione magnesio lo blocca ancora impedendo al Ca di entrare. Se
la membrana postsinaptica è parzialmente depolarizzata lo ione Mg è
respinto dal suo sito di legame; il recettore NMDA si apre solo se è presente
il glutammato e la membrana postsinaptica è depolarizzata.
Nome del farmaco Effetto del farmaco
PCP - fenilciclidina Si lega al sito di legame della PCP del recettore NMDA, impedendo agli ioni
calcio di passare attraverso il canale ionico - ANTagonista indiretto.
Alcol ANTagonista diretto dei recettori NMDA
AMPA Stimola il recettore AMPA - AGOnista
NMDA Stimola il recettore NMDA - Agonista
Acido cainico Stimola il recettore cainato - AGOnista
AP5 Blocca il recettore NMDA - ANTagonista

GABA (acido Neurotrasmettitore inibitorio distribuito in tutto il cervello Biosintesi del


gamma- e midollo spinale. GABA
aminobutirico) Il GABA è
Sono stati identificati due recettori GABA: prodotto
- GABAA -> ionotropico, controlla il canale del cloro. dall’acido
Contengono almeno 5 diversi siti di legame, il sito primario glutammico per
è per GABA. mezzo dell’azione
- GABAB -> metabotropico, controlla il canale del potassio. di un enzima -
Serve sia da recettore postsinaptico sia da autorecettore acido glutammico
presinaptico. L’attivazione di questi recettori produce decarbossilasi
iperpolarizzazione inibitoria dei potenziali postsinaptici. (GAD) - che
rimuove un
Si pensa che una delle cause dell’epilessia sia un’anormalità gruppo
nella biochimica dei neuroni secernenti GABA. carbossilico.
Nome del farmaco Effetti del farmaco
Alliglicina Inattiva il GAD impedendo la sintesi del GABA - ANTagonista
Muscimolo Stimola i recettori GABAA - AGOnista
Bicucullina Blocca i recettori GABAA - ANTagonista
Benzodiazepine - AGOnista diretto del GABAA - usate per ridurre l’ansia, favorire il sonno, ridurre
l’attività epilettica e produrre rilassamento muscolare.
Picrotossina - Inibisce l’attività di GABAA - AGOnista diretto. Veleno in un arbusto dell’India.
Baclofen AGOnista di GABAB - Agisce come rilassante muscolare.

Glicina Neurotrasmettitore inibitorio del midollo spinale e delle strutture cerebrali


inferiori. Sa poco della sua biositensi.
I batteri che causano il tetano rilasciano un composto chimico che impedisce il
rilascio di glicina (e anche di GABA); la rimozione dell’effetto inibitorio di
queste sinapsi induce una contrazione muscolare continua.
Nome del farmaco Effetti del farmaco
Stricnina Blocca i recettori della glicina - ANT. Alcaloide che si trova nei semi di un
albero è molto tossica e causa convulsioni e morte.
Non è ancora stato trovato un farmaco che agisca come agonista specifico per la glicina.
Peptidi
Consistono di due o più aminoacidi, legati insieme da legami peptidici.
La sintesi dei peptidi avviene nel soma, le vescicole contenenti questi composti chimici devono essere
trasportate nei bottoni terminali per mezzo del trasporto assoplasmatico.
I peptidi sono rilasciati da tutte le parti del bottone terminale, non solo dalla sua zona attiva: quindi solo
una parte delle molecole è rilasciata nella fessura sinaptica.
-> una volta rilasciati i peptidi sono degradati dagli enzimi; non esiste alcun meccanismo di ricaptazione
e riciclaggio dei peptidi.
La maggior parte dei peptidi agisce come neuromodulatore, e alcuni come neurotrasmettitori.
I bottoni terminali rilasciano peptidi in concomitanza con un neurotrasmettitore “classico”: la ragione di
questo co-rilascio è la capacità dei peptidi di modulare la sensibilità al neurotrasmettitore dei recettori
presinaptici o postsinaptici.
Oppioidi endogeni Il termine oppioidi si riferisce a composti chimici endogeni, mentre oppiacei si
riferisce alle droghe.
Le encefaline sono due membri di una famiglia di oppioidi.

Esistono almeno tre diversi tipi di recettori per gli oppiacei:


- μ (mu);
- δ (delta);
- k (Kappa).
Molti sistemi neurali differenti si attivano stimolando i recettori per gli
oppiacei; un tipo induce analgesia, un altro inibisce le risposte difensive
specie-specifiche (fuggire, nascondersi), un altro stimola un sistema di neuroni
coinvolto nel rinforzo positivo (gratificazione). Quest’ultimo effetto spiega
perchè gli oppiacei sono spesso abusati.
Nome del farmaco Effetti del farmaco
Oppiacei (morfina, Stimolano i recettori degli oppiacei - AGOnisti
eroina ecc.)
Naloxone Blocca i recettori oppiacei - ANTagonista. Usato nella pratica clinica per
contrastare l’intossicazione da oppiacei.

Lipidi
Varie sostanze derivate dai lipidi sono in grado di trasmettere messaggi all’interno della cellula stessa o
tra più cellule.
Endocannabinoidi Ligandi naturali dei recettori responsabili degli effetti fisiologici del
(sostanze endogene simili principio attivo della marijuana.
alla cannabis)
Sono stati scoperti due tipi di recettori, entrambi metabotropici:
- CB1: si trovano specialmente nella corteccia prefrontale, corteccia
cingolata anteriore, gangli della base, cervelletto, ipotalamo e ippocampo.
Nel tronco dell’encefalo se ne trovano in basse quantità e questo spiega la
bassa tossicità del THC.
Questi recettori si trovano sui bottoni terminali dei neuroni
glutammatergici, GABAergici, acetilcolinergici, noradrenergici,
dopaminergici e serotoninergici, dove agiscono da eterocettori presinaptici
e regolano il rilascio di neurotrasmettitore.
- CB2: si trovano specialmente nelle cellule del sistema immunitario
Nome del farmaco Effetti del farmaco
THC Stimola i recettori cannabinoidi CB1 - AGOnista.
(tetraidrocannabinolo) Stimola analgesia e sedazione, stimola l’appetito, riduce la nausea indotta
dai chemioterapici, allevia gli attacchi d’asma, diminuisce la pressione
all’interno degli occhi nei pazienti con glaucoma e riduce i sintomi di alcuni
disturbi motori.
Interferisce con i processi di concentrazionee memoria, altera la percezione
visiva e acustica, distorce la percezione del tempo.
La compromissione della memoria a breve termine che si associa al
consumo di marijuana sembra essere causata dall’azione del THC sui
recettori CB1 dell’ippocampo.
Rimonabant Blocca i recettori CB1 - ANTagonista.
Paracetamolo (o Attiva i recettori CB1, riducendo la sensazione di dolore. Poichè la sostanza
acetaminofene) non è in grado di attraversare la barriera ematoencefalica, non produce
effetti simili a quelli della THC - AGOnista.

Anandamide Sostanza simile ai lipidi. Primo ligando naturale per il recettore della THC.
Sembra essere sintetizzato su richiesta: prodotto e rilasciato in base alla
necessità e non è immagazzinato nelle vescicole sinaptiche.
È disattivato da un enzima, il FAAH
Nome del farmaco Effetti del farmaco
MAFP Inibisce l’enzima FAAH - AGOnista
AM1172 Blocca la ricaptazione di anandamide - AGOnista.

Nucleosidi
Composto che consiste di una molecola di zucchero legata con una base purinica o pirimidinica
Adenosina Combinazione di ribosio e adenina, serve da neuromodulatore nel cervello.
Viene rilasciata quando le cellule stanno esaurendo il combustibile o
l’ossigeno; il rilascio attiva i recettori sui vasi sanguigni vicini e ne causa la
dilatazione, aumentando il flusso di sangue e aiutando il trasporto di maggiori
quantità delle sostanze necessarie in quella regione.
Si comporta anche na neuromodulatore agendo su tre tipi di recettore. I
recettori dell’adenosina sono accoppiati alle proteine G e loro effetto è quello
di aprire i canali del potassio, producendo potenziali post-sinaptici inibitori.
Generalmente hanno effetti sul comportamento
Nome del farmaco effetti del farmaco
Caffeina Blocca i recettori dell’adenosina - ANTagonista.
Alcaloide contenuto nel caffè, grani di cacao e altre piante che produce effetti
eccitatori.
Gas solubili
I neuroni usano almeno due gas solubili semplici: l’ossido di azoto NO; monossido di carbonio.
Ossido di azoto NO È usato come messaggero in molte parti del corpo: controllo dei muscoli delle
pareti intestinali, stimola i cambiamenti dei vasi sanguigni che producono
l’erezione del pene.
È prodotto in molte regioni della cellula nervosa - inclusi dendriti - ed è
rilasciato subito dopo la sua sintesi. Non attiva i recettori legati alla
membrana ma entra nelle cellule vicine, dove attiva un enzima responsabile
della produzione di un secondo messaggero, il GMP ciclico.
Il NO è prodotto dall’arginina (aminoacido) per mezzo dell’attivazione di un
enzima noto come ossido di azoto sintetasi.
Nome del farmaco Effetti del farmaco
L-NAME Inattiva l’enzima ossido di azoto sintetasi, inibendo la sintesi di NO -
ANTagonista.
Sildenafil - viagra Inibisce la distruzione del GMP ciclico - AGOnista.
Usato nel trattamento della disfunzione erettile.
CAP. 5 METODI E STRATEGIE DI RICERCA

1. ABLAZIONE SPERIMENTALE
Uno dei più importanti metodi di ricerca utilizzati nello studio delle funzioni cerebrali prevede
la distruzione di una parte del cervello e la valutazione del successivo comportamento
dell’animale.

 Valutazione degli effetti comportamentali del danno cerebrale


Gli esperimenti in cui si danneggia una parte del cervello (lesione cerebrale) e dopo si osserva il
comportamento dell’animale, sono chiamati studi di lesione -> l’obiettivo è di scoprire le
funziioni associate a diverse regioni cerebrali e quindi comprendere come tali funzioni si
combinano per produrre comportamenti.
NB: la distinzione tra funzione cerebrale e comportamento è molto importante: non esiste una
regione cerebrale responsabile di un comportamento in toto -> ciascuna regione esegue una
funzione o insieme di funzioni che contribuisce alla messa in atto di un comportamento.

 Produzione di lesioni cerebrali


-> Lesione da frequenza. Le lesioni cerebrali delle regioni sottocorticali sono generalmente
prodotte passando la corrente elettrica attraverso un filo di acciaio inossidabile rivestito da un
manicotto isolante, ad eccezione della punta, e si guida l’elettrodo con una procedura
stereotassica (->).
Quindi si accende un particolare dispositivo che produce radiofrequenze RF1 ; il passaggio della
corrente attraverso il tessuto genera un calore in grado di uccidere le cellule situate nella
regione circostante la punta dell’elettrodo.

-> Lesioni eccitotossiche. Un metodo più selettivo implica l’uso di un aminoacido eccitatorio
come l’acido cainico, che stimola i neuroni fino a ucciderli.

-> Lesioni simulate. Quando si producono lesioni sottocorticali con i metodi precedenti, si
causa sempre un danno cerebrale addizionale. Il passaggio dell’elettrodo o della cannula fino
alla zona di interesse produce inevitabilmente un piccolo danno prima di arrivare al punto
esatto => non è possibile limitarsi semplicemente al confronto del comportamento degli
animali cerebrolesi con il gruppo di controllo poichè il danno incidentale potrebbe spiegare
alcuni dei deficit comportamentali osservati. Per ovviare il problema è possibile operare un
gruppo di animali per produrre lesioni simulate: si duplicano tutti i passi necessari a produrre
la lesione, eccetto accendere il dispositivo di radio frequenza o iniziare l’infusione. Gli animali
sottoposti a questo trattamento costituiscono il gruppo di controllo.

->Coniugazione della saporina (proteina tossica), con anticorpi che si legano a particolari
proteine rilevate solo su certi tipi di neuroni cerebrali. Gli anticorpi identificano queste
proteine e la saporina uccide le cellule a cui sono attaccate le proteine in questione.

-> Per produrre lesioni temporanee si inietta un anestetico locale o di un farmaco detto
muscimolo nell’area di interesse. Questo blocca i potenziali di azione degli assoni di quella
regione, producendo una lesione temporanea.

1
Corrente alternata a frequenza molto elevata.
CHIRURGIA STEREOTASSICA
Stereotassi = “disposizione dei solidi”, indica la capacità di localizzare gli oggetti nello spazio.
L’apparato stereotassico è costituito da:
- fermatesta -> fissa in posizione standard il cranio dell’animale;
- reggielettrodo -> sposta l’elettrodo o la cannula nelle tre dimensioni spaziali;
Per eseguire un simile intervento è necessario prima studiare l’atlante stereotassico -> contiene
foto o disegni che corrispondono alle sezioni frontali prese a varie distanze dal bregma: punto di
intersezione tra la sutura (giunture formate dalle ossa del cranio) sagittale e quella coronale del
cranio, viene utilizzato come punto di riferimento per la chirurgia stereotassica.
Ogni pagina è contrassegnata in base alla distanza della sezione anteriormente o posteriormente al
bregma.
L’apparato stereotassico -> permette al chirurgo di posizionare un elettrodo o una cannula su un
sito specifico del cervello. Un meccanismo calibrato muove il reggielettrodo secondo distanze
misurate lungo i tre assi: (1) anteriore-posteriore; (2) dorsale-ventrale; (3) laterale-mediale.
Una volta trovate le coordinate, si anestetizza l’animale, si posiziona l’apparato e si incide lo scalpo.
Dopo la localizzazione del bregma, si riportano i numeri appropriati sull’apparato stereotassico, si
perfora il cranio con il trapano e si inserisce il reggielettrodo.
Esistono anche apparati stereotassici da utilizzare sull’uomo.

METODI ISTOLOGICI
Procedure per fissa, sezionare, colorare ed esaminare il cervello.
Dopo la produzione di una lesione cerebrale e l’osservazione dei suoi effetti comportamentali, è
necessario sezionare e colore il tessuto cerebrale in modo da esaminarlo al microscopio e verificare
l’effettiva localizzazione della lesione.
1. Fissazione e sezione -> per studiare il tessuto nella forma che aveva prima della morte
dell’organismo, bisogna distruggere gli enzimi autolitici, che altrimenti trasformano il tessuto in
poltiglia; è necessario inoltre prevenire la decomposizione tessutale da parte di batteri e muffe. Questi
obiettivi possono essere raggiunti immergendo il tessuto nervoso in un bagno fissatore: quello più
comunemente usato è la formalina.
Prima della fissazione il tessuto viene sottoposto a perfusione: rimozione del sangue, che viene
sostituito con una soluzione fisiologica.
Quindi si rimuove il cervello dal cranio e si immerge in un contenitore pieno di fissatore -> dopo viene
sezionato finemente e vengono colorate le varie strutture cellulari per evidenziare i dettagli anatomici.
La sezione si effettua con un microtomo.
2. Colorazione -> i coloranti più utilizzati sono:
-blu di metilene, in grado di evidenziare selettivamente i corpi cellulari dal tessuto cerebrale: il
materiale che assorbe il colorante è conosciuto come sostanza di Nissl (consiste di DNA, RNA e proteine
associate);
- cresil violetto.
NB: i coloranti non sono selettivi per i corpi cellulari neurali: colorano tutte le cellule allo stesso modo,
siano esse neuroni o glia.
3. Esame al microscopio elettronico ->
- a trasmissione: per visualizzare particelle anatomiche estremamente piccole. Fa passare un fascio
focalizzato di elettroni, che proietta un’ombra del tessuto su uno schermo fluorescente.
- a scansione: permette un migliore ingrandimento e fornisce immagini tridimensionali, eseguendo la
scansione con un sottile fascio di elettroni.
4. Microscopia confocale a scansione laser -> fornisce immagini ad alta risoluzione di varie
profondità di sezioni tessutali spesse che contengono molecole fluorescenti eseguendo la loro
scansione con la luce di un raggio laser.
TRACCIAMENTO DELLE CONNESSIONI NEURALI
1. Tracciamento degli assoni Efferenti
A. Metodo di marcatura anterograda: metodo istologico. Impiegano sostanze chimiche assorbite dai
dendriti o dai corpi cellulari sono trasportate attraverso gli assoni verso i bottoni terminali. Ad. Es
per scoprire le destinazioni degli assoni efferenti gli scienziati hanno iniettato una piccola quantità
di PHA-L (proteina del fagiolo) nel nucleo -> le molecole di PHA-L riempiono entro pochi giorni le
cellule.
B. Metodi immunocitochimici: Metodo istologico. Sfruttano la reazione e quindi gli anticorpi, che
reagiscono gli antigeni (proteine o peptidi come quelle presenti sulla superficie di batteri o virus). le
molecole anticorpali vengono attaccate a vari tipi di colorante: sezioni di tessuto vengono immerse
in soluzioni che contengono molecole di anticorpi/coloranti, che si attaccano al corrispondete
antigene, visualizzabile poi attraverso il microscopio.

2. Tracciamento degli assoni Afferenti


A. Metodo di marcatura retrograda: Metodo istologico. Impiegano sostanze chimiche che vengono
assorbite dai bottoni terminali e trasportate attraverso gli assoni fino al corpo cellulare. Si inietta
una sostanza chiamata fluorogold (colorante), e dopo pochi giorni è possibile osservare al
microscopio a una luce di appropriata lunghezza d’onda le molecole fluorescenti.
B. Metodo di marcatura transneuronale: identificano una serie di due o più neuroni che formano
connessioni sinaptiche seriali l’uno con l’altro. Per la marcatura transneuronale retrograda si
utilizza un virus della pseudorabbia (forma indebolita), mentre per quella anterograda una varietà
di virus dell’herpes simplex.
Questi metodi di marcatura permettono di identificare i circuiti di neuroni interconessi,
permettendo di definire il “diagramma dei cavi di collegamento”.

STUDIO DELLE STRUTTURE DEL CERVELLO UMANO IN VIVO


- Tomografia assiale computerizzata TAC -> si posiziona la testa del paziente in un grande anello
cilindrico che contiene un tubo a raggi X e un rilevatore di raggi X. il fascio di raggi X attraversa la
testa del paziente e un computer traduce i dati inviati dal rilevatore in immagini del cranio.

- Risonanza magnetica RM -> risoluzione più dettagliata. Induce il passaggio di un campo


magnetico estremamente forte attraverso la testa del pz. Si possono distinguere materia grigia dalla
sostanza bianca.

- Risonanza magnetica con tensore di diffusione DTI -> utilizza uno scanner di RM modificato
per visualizzare i fasci di assoni mielinizzati.

2 . REGISTRAZIONE E STIMOLAZIONE DELL’ATTIVITÀ NEURALE


Gli eventi elettrici prodotti dai potenziali di azione possono essere registrati al fine di
individuare i diversi pattern di attivazione del cervello deputati a diverse percezioni e risposte
comportamentali. Le registrazioni possono essere:
- croniche -> relative a un lungo periodo di tempo;
- acute -> effettuate in un periodo relativamente breve.

1. Registrazioni con microelettrodi -> si usano per registrare l’attività elettrica di singoli
neuroni (registrazione di unità singole) in quanto hanno una punta estremamente sottile. Gli
elettrodi vengono impiantati tramite chirurgia stereotassica e il segnale viene amplificato
tramite amplificatori. I microelettrodi di metallo possono essere impiantati in modo
permanente per registrare l’attività neurale dell’animale in movimento.
2. Registrazione con macroelettrodi -> per registrare l’attività elettrica di regioni cerebrali.
Nell’uomo sono solitamente montati sullo scalpo con una speciale pasta adesiva e connessi a
un poligrafo, al fine di scoprire l’origine di un’attività elettrica anormale. Il poligrafo è un
meccanismo che muove una lunga striscia di carta sotto una serie di pennini che si muovono
avanti e indietro in risposta al segnale elettrico inviato dagli amplificatori. Queste registrazioni
sono chiamate elettroencefalogramma EEG.

3. Magnetoencefalografia -> procedura che rileva gruppi di neuroni attivati in modo


sincronizzato per mezzo del campo magnetico indotto dalla loro attività elettrica; utilizza
SQUID (sistemi di dispositivi superconduttori di interferenza quantistica). Il
neuromagnetometro contiene una serie di SQUID orientati in modo che il computer possa
esaminare i dati da loro emessi. L’immagine prodotta da questo metodo è più grezza rispetto a
quella della RMf.

-> Per la registrazione dell’attività metabolica e sinaptica del cervello:

4. Autoradiografia -> i segnali elettrici non indicano solo l’attività neurale: se questa aumenta
in una particolare regione del cervello, aumenta anche la velocità metabolica di tale regione.
L’aumento del metabolismo può essere misurato iniettando 2-deossiglucosio 2-DG radioattivo
nel flusso sanguigno dell’animale. Dato che questo composto somiglia al glucosio viene
assorbito dalle cellule: quelle più attive ne assorbiranno di più. Le sezioni cerebrali sui vetrini
vengono rivestiti con emulsione fotografica in una camera oscura e diverse settimane dopo di
sviluppano i vetrini con il loro rivestimento di emulsione -> le regioni più attive del cervello
saranno quelle più radioattive e si evidenziano come macchie scure nell’emulsione sviluppata.

5. Un altro metodo per registrare l’attività metabolica di regioni cerebrali, sfrutta il fatto che
quando i neuroni sono attivati, particolari geni presenti all’interno del nucleo si attivano a loro
volta producendo proteine; una di queste è la proteina Fos, colorandola è possibile identificare
i neuroni recentemente stimolati.

6. Tomografia ad emissione di positroni PET -> si inietta nel pz il 2-DG radioattivo -> si
posiziona la testa del pz in una macchina simile a quella della TAC. Quando le molecole di 2-DG
si scindono emettono particelle chiamate positroni che si accoppiano agli elettroni nelle
vicinanze. Queste particelle emettono due fotoni che viaggiano in direzione diametralmente
opposta: i sensori sistemati attorno alla testa rilevano al presenza di questi fotoni e lo scanner
localizza le aree da cui sono emessi.
Svantaggi: (1) per ragioni di sicurezza le sostanze radioattive hanno un’emivita molto breve
per cui perdono la loro radioattività molto velocemente; (2) le immagini hanno risoluzione
relativamente scarsa.

7. Risonanza magnetica funzionale RMf -> modificazione della procedura RM che permette
la misurazione del metabolismo regionale cerebrale. Ha la migliore risoluzione.

-> Per la stimolazione dell’attività neurale = modificare artificialmente l’attività di alcune


regioni.
8. Stimolazione elettrica e chimica -> la stimolazione elettrica richiede il passaggio di una
corrente elettrica attraverso un filo inserito nel cervello.
La stimolazione chimica è effettuata iniettando nel cervello una piccola quantità di aminoacido
eccitatorio, attraverso un apparato permanentemente attaccato al cranio, in modo che sia
possibile osservare il comportamento dell’animale in diversi momenti.
Vantaggio della stimolazione chimica: attiva i corpi cellulari ma non gli assoni, quindi esiste la
certezza che l’aminoacido eccita le cellule ivi localizzate ma non gli assoni degli altri neuroni
che passano nelle vicinanze.

9. Metodi optogenetici -> utilizzati per stimolare o inibire vari tipi di neuroni. In molti
organismi si sono evolute proteine fotosensibili, questo metodo usa un virus geneticamente
modificato per inserire canali ionici fotosensibili nella membrana di particolari neuroni
cerebrali -> può indurre depolarizzazione o iperpolarizzazione dei neuroni, quando si applica
una luce di lunghezza d’onda appropriata.

10. Stimolazione magnetica transcranica TMS -> stimola i neuroni nella corteccia cerebrale
umana per mezzo di campi magnetici prodotti dal passaggio di impulsi elettrici attraverso una
bobina di fili, posizionata in prossimità del cranio. Interferisce con le funzioni della regione
cerebrale stimolata.

3. METODI NEUROCHIMICI
Se siamo interessati alla localizzazione di neuroni che possiedono particolari tipi di recettori o
producono determinati tipi di neurotrasmettitori o neuromodulatori.

1. Individuazione di neuroni che producono particolari sostanze neurochimiche->


Peptidi e proteine possono essere individuati attraverso i metodi immunocitochimici, altre
sostanze possono essere rilevate tramite localizzazione immunocitochimica dell’enzima
necessario alla loro sintesi.

2. Localizzazione di recettori specifici-> attraverso due procedure:


a. Autoradiografia: si espongono sezioni di tessuto cerebrale a una soluzione contenente il
ligando radioattivo di un particolare recettore. Successivamente le sezioni vengono sciacquate
in modo che la radioattività residua sia solo quella delle molecole del ligando attaccate ai
recettori. Infine si usa il metodo autoradiografo per localizzare il ligando radioattivo, e quindi i
recettori.
b. Immunocitochimica: i recettori sono proteine perciò si possono produrre anticorpi contro
essi. Esponendo sezioni di tessuto cerebrale agli anticorpi appropriati marcati con un colorante
fluo, vengono poi esaminate al microscopio.

3. Misurazione delle secrezioni cerebrali -> le secrezioni di neurotrasmettitori e


neuromodulatori possono essere misurate (es. Per studiare la quantità di dopamina secreta a
seguito dell’assunzione di droga) impiantando la punta di una sonda da microdialisi in una
particolare regione del cervello.
4. METODI GENETICI
I fattori genetici giocano un ruolo nello sviluppo delle differenze fisiologiche -> caratteristiche
comportamentali, variabili di personalità, disturbi mentali ecc.

1. Studi sui gemelli -> metodo per stimare l’influenza dell’ereditarietà su un tratto particolare
=> si confronta la percentuale di concordanza relativa al tratto in questione in coppie di gemelli
monozigoti (identici) e dizigoti (somiglianza genetica pari al 50%). Se ad. Es la diagnosi di un
disturbo mentale riguarda entrambi i gemelli, questi si definiscono concordanti; se la diagnosi
riguarda solo un gemello si definiscono discordanti. Quindi se un disturbo ha una base genetica,
la percentuale di gemelli monozigoti concordanti per la diagnosi deve risultare più elevata di
quella die gemelli dizigoti.
Questi studi hanno rilevato che molte caratteristiche individuali inclusi i tratti di personalità,
prevalenza di obesità, incidenza di alcolismo e un ampia varietà di disturbi mentali, sono
influenzate da fattori genetici.

2. Studi sull’adozione -> confrontare le persone adottate in età precoce con i loro genitori
biologici e adottivi: se i soggetti oggetto di studio somigliano fortemente ai loro genitori
biologici, concludiamo che il tratto in questione è probabilmente influenzato da fattori genetici;
se al contrario, il tratto in questione è influenzato da fattori ambientali.

3. Studi sul genoma2 -> tentano di determinare la localizzazione di geni responsabili di vari
tratti fisici e comportamentali.
Gli studi di associazione genetica permettono di comparare il genoma o porzioni di esso, di
diversi individui, per determinare se le differenza del genoma individuale sono correlate con la
presenza o assenza di malattie (o altri tratti).

4. Mutazioni mirate -> consistono in geni mutati prodotti in laboratorio e inseriti nei
cromosomi di topo, che non è in grado di sintetizzare una proteina funzionale. Il bersaglio della
mutazione può essere un enzima che controlla una particolare reazione chimica o una proteina.
Si possono anche produrre mutazioni condizionali: inducono il genoma dell’animale a bloccare
l’espressione di un particolare gene, quando all’animale è somministrata una specifica sostanza.

5. Oligonucleotidi antisenso -> produzione di molecole che bloccano la sintesi delle proteine
codificate da particolari geni. Si introduce questa sequenza modificata di RNA o DNA che si lega
con una specifica molecola di mRNA e le impedisce di sintetizzare la sua proteina.

2
Insieme completo dei geni che costituiscono il DNA di una particolare specie
CAP. 6 LA VISIONE
Le informazioni sull’ambiente vengono ricevute attraverso i recettori sensoriali3: neuroni
specializzati nella rilevazione di una vasta gamma di eventi fisici.
Gli stimoli arrivano ai recettori e alterano il loro potenziale di membrana: un processo
chiamato trasduzione sensoriale -> poichè gli eventi sensoriali sono trasdotti (trasformati) in
modificazioni del potenziale di membrana della cellula. Tali cambiamenti elettrici sono
chiamati potenziali di recettore.
La maggior parte dei recettori sensoriali è priva di assoni: una porzione della membrana del
corpo cellulare forma sinapsi con i dendriti di altri neuroni. I potenziali di recettore
influenzano il rilascio di neurotrasmettitori modificando così la frequenza di scarica dei
neuroni con cui stabiliscono sinapsi -> alla fine l’info raggiunge il cervello.

LO STIMOLO
I nostri occhi captano la presenza della luce: una ristretta banda dello spettro delle radiazioni
elettromagnetiche. Il colore della luce che percepiamo è determinato da tre dimensioni:

Tinta Luminosità Saturazione


Corrisponde alla lunghezza d’onda Corrisponde all’intensità della Si riferisce alla purezza della
dominante, è una delle dimensioni radiazione elettromagnetica, se luce percepita.
percettive del colore. questa aumenta, aumenta anche la
luminosità.

ANATOMIA DEL SISTEMA VISIVO


OCCHI
Indovati nelle orbite e tenuti al loro posto grazie all’azione di sei muscoli extraoculari, attaccati
allo spesso rivestimento dell’occhio chiamato sclera: strato più esterno che non permette
l’ingresso della luce.
La congiuntiva è la membrana mucosa che delinea le palpebre e si ripiega all’interno per
attaccarsi all’occhio (permette l’aderenza delle lenti a contatto).
La quantità di luce che entra nell’occhio è regolata dalle dimensioni della pupilla: apertura
dell’iride, un anello pigmentato di muscoli posto dietro la cornea.
Il cristallino che si trova dietro l’iride consiste in una sedie di strati trasparenti; la forma del
cristallino può essere alterata dalla contrazione dei muscoli ciliari, permettendo all’occhio di
mettere a fuoco sulla retina le immagini degli oggetti vicini e lontani => accomodazione.
Dopo aver oltrepassato il cristallino la luce attraversa la parte principale dell’occhio, piena di
una sostanza chiamata umor vitreo, gelatinosa e trasparente.
Infine la luce colpisce la retina, dove sono localizzate le cellule recettrici:
- coni -> codificano la percezione del colore; sono circa 6 milioni e raccolgono info sulle più
minute caratteristiche dell’ambiente, ad essi dobbiamo la visione diurna. Sono la fonte
dell’acuità visiva.
- bastoncelli -> sensibile alla luce di bassa intensità: ambienti poco illuminati. Sono circa 120
milioni.
Queste vanno sotto il nome di fotorecettori: trasformano l’energia luminosa in potenziali
elettrici.

3
Da non confondere con i recettori dei neurotrasmettitori , neuromodulatori e ormoni, che sono proteine specializzate a cui si
agganciano le molecole. In questo capitolo invece si fa riferimento a neuroni specializzati.
La regione centrale della retina è la fovea: consente la visione più precisa e acuta, contiene solo
i coni.
Un’altra sezione della retina è il disco ottico: punto dove gli assoni che veicolano l’info visiva si
raccolgono per uscire dall’occhio e formare il nervo ottico. Il disco ottico produce una macchia
cieca, poichè in esso non vi è alcun fotorecettore.
I fotorecettori si trovano sul fondo della retina e formano sinapsi con le cellule bipolari:
neurone bipolare che si trova nello stato intermedio della retina e che mette in comunicazione i
fotorecettori con le cellule gangliari, i cui assoni decorrono lungo il nervo ottico.
La retina contiene anche:
-cellule orizzontali: connettono i fotorecettori con i processi più esterni delle cellule bipolari;
- cellule amacrine: connettono i fotorecettori con i processi più interni delle cellule bipolari.
Approssimativamente la retina contiene 55 tipi diversi di neuroni.

Gli occhi possono compiere vari tipi di movimenti:


a. Di vergenza -> movimenti coordinati che tengono entrambi gli occhi su uno stesso obiettivo;
b. Saccadici -> movimento rapido e improvviso, impiegato nell’esame di una scena visiva;
c. Di inseguimento -> movimento dell’occhio per fissare un oggetto in momento.

FOTORECETTORI
Ogni fotorecettore è costituito da un segmento esterno, connesso per mezzo di un ciglio a un
segmento interno, che contiene il nucleo.
Il segmento esterno contiene diverse centinaia di lamelle: sottili strati di membrana
contenente i fotopigmenti -> molecole che consistono di due parti:
1. Retinale: un lipide.
Opsina: una proteina; ne esistono diverse varietà -> nei bastoncelli umani la rodopsina, se
esposta alla luce si scinde nei suoi due costituenti - rodopsina e retinale - e quando ciò avviene
la rodopsina perde il suo colore rosato e diventa giallo pallido-> perciò diciamo che la lice
decolora il fotopigmento. Quando la luce colpisce un fotorecettore produce iperpolarizzazione,
di conseguenza il fotorecettore rilascia meno neurotrasmettitore. Poichè il neurotrasmettitore
(glutammato) normalmente iperpolarizza la membrana della cellula bipolare, la riduzione del
rilascio provoca la depolarizzazione della cellula bipolare. In altre parole la luce iperpolarizza il
fotorecettore e depolarizza la cellula bipolare -> questa depolarizzazione fa si che la cellula
bipolare rilasci maggiore quantità di neurotrasmettitore, che depolarizza la membrana della
cellula gangliare eccitandola.

CONNESSIONE TRA OCCHIO E CERVELLO


Gli assoni delle cellule gangliari della cellula viaggiano attraverso i nervi ottici e raggiungono il
nucleo genicolato dorsolaterale NGL del talamo -> contiene 6 strati di neuroni ciascuno dei
quali riceve input da un occhio soltanto:
- strati magnocellulari: i due strati più interni;
- Strati parvicellulari: i quattro strati più esterni.

-> Dal NGL gli assoni viaggiano attraverso la via nervosa chiamata radiazione ottica verso la
corteccia visiva primaria (circonda la scissura calcarina, nel lobo occipitale posteriore mediale).
La corteccia visiva primaria è spesso chiamata corteccia striata.
I nervi ottici si uniscono insieme alla base del cervello, formando una struttura a forma di X
chiamata chiasma ottico: in questo punto gli assoni delle cellule gangliari che innervano le
emiretine nasali (le due metà interne della retina) si incrociano e procedono verso il NGL del
lato opposto del cervello.
Gli assoni provenienti dalle emiretine temporali (le altre due metà della retina) rimangono
nello stesso lato del cervello.

Il cristallino capovolge l’immagine del mondo proiettata sulla retina -> ciascun emisfero riceve
info riguardanti la metà controlaterale della scena visiva (l’emisfero DX riceve info riguardanti
la metà SX del campo visivo e viceversa)4.

LA CODIFICA DELL’INFORMAZIONE VISIVA NELLA RETINA

-> Codifica della luce e del buio


Il campo recettivo di un neurone del sistema visivo è quella parte del campo visivo che il
neurone in un certo senso “vede”: la porzione del campo visivo in cui la presentazione dello
stimolo produrrà un’alterazione della frequenza di scarica di un particolare neurone. Il campo
recettivo della maggior parte delle cellule gangliari consiste di due cerchi concentrici, e le
cellule si attivano quando la luce cade in una delle due regioni e si inibiscono quando cade
nell’altra. Questa disposizione aumenta la capacità del SN di captare i contrasti di luminosità.

-> Le cellule ON sono eccitate dalla luce nel


centro del loro campo recettivo: rilevano gli
oggetti luminosi posti su sfondo scuro;
-> Le cellule OFF sono eccitate da una luce
che arriva alla periferia: sono sensibili agli
oggetti scuri su sfondo chiaro.
Le cellule ON/OFF giocano un ruolo
importante nella risposta al movimento.

-> Codifica del colore


La retina contiene tre diversi tipi di coni che forniscono la più sofisticata forma di percezione
dei colori. Sono state proposte varie teoria sulla visione dei colori:
Teoria tricromatica Teoria dell’opponenza cromatica
Di Young -> l’occhio contiene tre tipi diversi di Di Hering -> la tonalità potrebbe essere
recettore, ciascuno sensibile selettivamente a rappresentata, nel sistema visivo, mediante
una certa tonalità. Questa teoria scaturì l’opponenza cromatica: rosso vs verde, e giallo vs
dall’osservazione che, per l’occhio umano, ogni blu. Questi vengono considerati colori primari, puri
colore può essere riprodotto mischiando varie che non sembrano derivare da miscele di altri
quantità di tre colori. colori.
Osservazioni fisiologiche hanno dimostrato che Le cellule gangliari della retina rispondono
Young aveva ragione: tre diversi tipi di coni sono selettivamente a coppie di colori primari, pertanto
responsabili della visione dei colori -> quelli la retina contiene due gruppi di cellule gangliari
sensibili alle lunghezze d’onda corte, medie e sensibili al colore: le cellule rosso-verde e quelle
lunghe sono chiamati coni blu, verde, rossi. giallo-blu.
Le proprietà di assorbimento dei coni sono Alcune cellule gangliari sensibili al colore hanno un
determinate dal tipo di opsina che il loro campo recettivo distinto in centro e periferia: es.
pigmento contiene: la maggior parte dei difetti di Una cellula potrebbe essere eccitata dal rosso e inibita
dal verde se questi colori cadono al centro del suo
4
MA non è corretto dire che ciascun emisfero riceve info visive ESCLUSIVAMENTE dall’occhio controlaterale.
percezione dei colori è prodotta da alterazioni campo recettivo, ma mostrare una risposta contraria se
dell’opsina dei coni. i colori cadono nella periferia.
Persone affette da protanopia confondono il Le singole tinte sono percepite dai tre tipi di coni e
rosso e il verde e vedono il mondo in sfumature tradotte nell’eccitazione o inibizione dei due tipi di
di giallo e blu. Deriva dalla presenza dell’opsina cellule gangliari ->
dei coni “verdi” all’interno dei coni “rossi”. Es. -> luce rossa eccita i coni “rossi” provocando
Persone affette da deuteranopia confondono il l’eccitazione delle cellule gangliari rosso-verdi.
-> la luce gialla che ha una lunghezza d’onda intermedia
rosso e il verde ed hanno un acuità visiva
tra quella rossa e verde, stimolerà entrambi i tipi di
normale. Deriva dalla presenza dell’opsina dei
coni: le cellule gangliari giallo-blu sono eccitate sia dai
coni “rossi” all’interno dei coni “verdi”. coni rossi che da quelli verdi perciò la loro frequenza di
Persone affette da tritanopia confondono le scarica aumenta; le cellule gangliari rosso-verde sono
tinte di lunghezza d’onda più corta per cui eccitate dal rosso e inibite dal verde per cui la loro freq.
vedono il mondo in verde e rosso. Deriva dalla Di scarica resta invariata -> il cervello riceve l’info di un
mancanza o malfunzionamento dei coni “blu”. incremento nella fre di scarica delle cellule gangliari
Sono tutte malattie ereditarie. giallo-blu, e la interpreta come giallo.

-> Immagini postume negative


Immagine che viene percepita dopo che una porzione della retina è esposta a uno stimolo
visivo intenso, e che è composta da colori complementari (che producono il bianco o il grigio
se miscelati insieme) a quelli presenti nello stimolo.
La causa delle immagini postume negative consiste nell’adattamento della freq di scarica delle
cellule gangliari retiniche-> quando sono eccitate o inibite per un lungo periodo sviluppano un
effetto di rimbalzo, ovvero scaricano in modo più rapido o più lento del normale, in direzione
opposta a quella prodotta dalla vista dello stimolo originale.

ANALISI DELL’INFO VISIVA: RUOLO DELLA CORTECCIA STRIATA


La corteccia striata elabora ulteriormente le info provenienti dalle cellule gangliari retiniche e
le trasmette alla corteccia visiva associativa.

ANATOMIA DELLA CORTECCIA STRIATA


Consiste di 6 strati principiali che contengono nuclei cellulari. Quasi il 25% percento della
corteccia è dedicata all’analisi dell’info proveniente dalla fovea.
Quasi tutti i neuroni della corteccia striata sono sensibili all’orientamento nello spazio->
Cellule semplici-> possiedono campi recettivi organizzati in aree con effetti opposti => Es.
Una linea con particolare orientamento potrebbe eccitare una cellula se venisse posta al centro
del suo campo recettivo, e inibirla se posta nella periferia.
Cellula composta: risponde bene a una linea orientata in modo particolare, ma non sembra
possedere una periferia inibitoria.
Cellule ipercomplesse: risponde sempre a linee con un orientamento specifico e termina in
un punto particolare del campo recettivo.
FREQUENZA SPAZIALE
Ricerche hanno dimostrato che i neuroni della corteccia visiva rispondono meglio a griglie
sinusoidali: serie di bande parallele, la cui luminosità varia in modo continuo secondo una
funzione sinusoidale. Somiglia a una serie di barre parallele fuori fuoco. La maggior parte dei
neuroni della corteccia striata risponde meglio quando nel suo campo recettivo viene posta
una griglia sinusoidale con una freq. Spaziale definita: la larghezza relativa della bande della
griglia sinusoidale.
La freq. Spaziale gioca un ruolo fondamentale nella percezione visiva: l’info presente in una
scena può essere efficientemente rappresentata se essa viene prima di tutto decodificata in
termini di frequenza spaziale.

LA DISPARITÀ RETINICA
I neuroni della corteccia striata sono perlopiù binoculari: rispondono alla stimolazione visiva di
entrambi gli occhi. Molte di queste cellule mostrano pattern di risposta che contribuiscono alla
percezione della profondità. Nella maggior parte dei casi queste cellule rispondono più
vigorosamente quando ciascun occhio vede uno stimolo da una prospettiva leggermente
diversa -> ovvero i neuroni rispondono alla disparità retinica: porzioni di un oggetto posto a
varie distanze dall’osservatore, cadranno su punti leggermente diversi delle due retine; ciò
costituisce la base della stereopsi o visione stereoscopica -> ciascun occhio vede una scena
tridimensionale da prospettive leggermente diverse.

IL COLORE
L’info proveniente dalle cellule gangliari viene trasmessa - nella corteccia striata - a speciali
gruppi di cellule inclusi nei blob di citocromo ossidasi CO: regione centrale di un modulo
della corteccia visiva primaria (rivelata da una colorazione sensibile alla citocromo ossidasi)
che contiene neuroni sensibili alle lunghezze d’onda; fa parte del sistema parvicellulare, che
riceve info solo dai coni rossi e verdi (quelli blu sono trasmessi al sistema coniocellulare).

ORGANIZZAZIONE MODULARE DELLA CORTECCIA STRIATA


La corteccia striata è suddivisa in circa 2500 moduli ciascuno dei quali contiene circa 150.000
neuroni deputate all’analisi di varie proprietà contenute in ogni parte dei campo visivo.
-> I moduli della corteccia visiva primaria consistono di due segmenti che circondano ciascuno
in blob di CO. La maggior parte dei neuroni all’interno dei blob sono sensibili al colore e tutti
alle basse freq spaziali, mentre quelli fuori dai blob sono sensibili a: orientamento, movimento,
freq spaziale e disparità retinica.
-> Ciascuna metà di un modulo riceve info da un solo occhio, ma i circuiti presenti all’interno
del modulo integrano le info provenienti da entrambi gli occhi -> i neuroni dei moduli sono in
gran parte binoculari.

ANALISI DELL’INFO VISIVA: RUOLO DELLA CORTECCIA VISIVA ASSOCIATIVA


I neuroni della corteccia striata inviano assoni alla corteccia extrastriata-> regione della
corteccia associativa che circonda quella striata; consiste di numerose regioni contenenti una o
più mappe indipendenti del campo visivo. Ciascuna regione contiene neuroni che rispondono a
una particolare caratteristica dell’info visiva (orientamento, movimento, colore etc). Queste
regioni sono organizzate gerarchicamente e l’info aumenta di complessità man mano che si sale
nella gerarchia: ciascuna regione riceve gli input da quella inferiore (vicino alla corteccia
striata), elabora questi input e li trasmette alle regioni “superiori”.
La maggior parte degli output
della corteccia striata (V1) ->
raggiunge l’area V2 (info su
colore, movimento,
orientamento, freq. Spaziale,
disparità retinica).

Dopo l’area V2 iniziano a divergere due vie:

Via dorsale Via ventrale


Comincia con i neuroni delle bande spesse dell’area Comincia dai neuroni dalle bande pallide e sottili
V2 e ascende nelle regioni della corteccia dell’area V2 e procede verso l’area V4 e proietta a
parietale posteriore. diverse sottoaree della corteccia temporale
Questa via localizza dov’è l’oggetto e se si muove, inferiore.
rileva la velocità e la direzione del movimento. Questa via riconosce cos’è un oggetto e che colore,
forma, tessitura ha.

Alcuni assoni proiettano direttamente dall’area V1 a V5 (nota anche come area MT) impegnata
nell’analisi del movimento.

 Percezione del colore -> Studi sull’uomo


Acromatopsia cerebrale: incapacità di discriminare tra tinte differenti, provocata da una
lesione all’area V8 della corteccia visiva associativa. Se la lesione è unilaterale, la perdita della
visione dei colori riguarderà solo metà campo visivo.

 Analisi della forma-> Studi sull’uomo


L’analisi dell’info visiva che ci porta alla percezione della forma ha inizio con i neuroni della
corteccia striata, che inviano info all’area V2.

Agnosia visiva: incapacità di percepire o identificare uno stimolo presentato in una certa
modalità sensoriale, in assenza di cecità. È causata dal danneggiamento di parti della corteccia
visiva associativa che contribuiscono alla via ventrale.
Un comune sintomo è la prosopagnosia: incapacità di riconoscere i volti di certe persone. Il pz
riesce a riconoscere che sta guardando un volto, ma non è in grado di dire a chi appartiene. I
circuiti specializzati nel riconoscimento dei volti si trovano nell’area fusiforme della faccia
FFA-> regione localizzata nel giro fusiforme, alla base della corteccia temporale inferiore.
Alcune persone soffrono di prosopagnosia congenita: incapacità di riconoscere volti in assenza
di un ovvio danneggiamento della FFA. Studi hanno mostrato che questi soggetti presentano un
giro fusiforme anteriore più piccolo del normale e una quantità minore di connessioni cerebrali
all’interno della corteccia occipitotemporale.
Un’altra regione della via ventrale, l’area extrastriata del corpo EBA -> è attivata da foto,
sagome o disegni di corpi umani o parti del corpo diverse dai volti.
L’area ippocampale delle place cell PPA è localizzata in una regione della corteccia limbica e
si attiva alla visione di scenari e sfondi.
 Percezione del movimento- studi sull’uomo
Studi di imaging funzionale suggeriscono che l’area V5 (MT/MST) - localizzata nella corteccia
occipitale laterale, nella corteccia visiva associativa - contiene neuroni che rispondono al
movimento. Una lesione che include questa area produce acinetopsia: incapacità di percepire
il movimento.
Questa area di attiva quando le persone giudicano in che direzione stanno andando, mentre
osservano il flusso ottico5 su uno schermo.
La corteccia visiva associativa riceve info sui movimenti oculari dal sistema motorio, e info sul
movimento delle immagini retiniche dalla corteccia striata, e determina quali movimenti sono
causati dallo spostamento della testa e degli occhi e quali dai movimenti nell’ambiente. Pazienti
con lesioni all’area extrastriata sono incapaci di compensare i movimenti oculari per cui,
quando si muovono gli occhi, viene percepito un movimento nell’ambiente.

 Percezione della localizzazione spaziale


Il lobo parietale è implicato nella percezione spaziale e somatosensoriale, e riceve info visive,
uditive, somatosensoriali e vestibolari per eseguire questi compiti. Una lesione dei lobi
parietali impedisce la corretta esecuzione di compiti che richiedono di percepire, ricordare la
posizione di oggetti nello spazio e controllare i movimenti di occhi e arti.
Zone importanti della corteccia parietale sono 5 regioni presenti nel solco intraparientale
(IPS):
AIP Area intraparietale anteriore Controllo visivo dei movimenti delle mani: afferrare,
manipolare.
LIP Area intraparietale laterale Attenzione visiva;
Controllo movimenti saccadici.
VIP Area intraparietale ventrale Controllo dell’attenzione visiva a particolari localizzazioni;
Controllo dei movimenti oculari;
Controllo visivo della capacità di indicare.
CIP Area intraparietale caudale Percezione della profondità dalla stereopsi
MIP Area intraparietale media Controllo visivo della capacità di raggiungere gli oggetti.

5
Il flusso ottico (optical flow) è una modalità di percezione visiva del movimento degli oggetti in relazione al soggetto, che deve venire elaborata a livello corticale
comparando diversi parametri come la velocità, l'intensità di luce, la posizione del corpo, della testa, dei movimenti oculari.
CAP. 7 UDITO, SENSI CORPOREI E SENSI CHIMICI

IL SISTEMA UDITIVO
Siamo in grado di sentire i suoni prodotti da oggetti che vibrano e inducono un movimento
delle molecole di aria: se la vibrazione è compresa tra 30 e 20.000 unità al secondo, le onde
stimoleranno le cellule recettive delle orecchie.

7.1 Anatomia dell’orecchio


Il suono è incanalato dalla pinna auricolare (o padiglione acustico) -> attraversa il meato
acustico esterno, fino alla membrana timpanica (timpano), che vibra con il suono.
L’orecchio medio contiene delle ossa dette ossicini:
Martello -> Connesso alla membrana timpanica trasmette vibrazioni attraverso l’incudine e la
staffa, la cui base preme sulla finestra ovale che circonda la -> alla coclea (“chiocciola”, perchè
si avvolge a spirale): struttura contenente i recettori. Fa parte dell’orecchio interno ed è piena
di liquido: i suoni trasmetti attraverso l’aria devono essere trasferiti a un mezzo liquido.
Essa è divisa in tre sezioni:
Scala vestibolare Scala media Scala timpanica
L’organo recettore è l’organo del Corti costituito da:
Le cellule ciliate sono attaccate alla
Membrana basilare Contiene l’organo del Corti membrana basilare attraverso le
Cellule ciliate Cellule recettrici uditive cellule di Deiters: cellule di sostegno.
Membrana tettoria Sopra la membrana basilare, serve da
piano contro il quale si muovono le ciglia
(stereociglia) delle cellule ciliate.

-> Le onde sonore producono un movimento congiunto della membrana basiliare e tettoria, che
flette le stereociglia delle cellule ciliate -> tale flessione produce i potenziali recettoriali.

La finestra rotonda è un’apertura che circonda la coclea dell’orecchio interno e consente al


fluido interno della coclea di muoversi avanti e indietro.
La base della staffa vibra e introduce nella coclea onde sonore di bassa o alta freq. Tali
vibrazioni fanno si che una parte della membrana basiliare si fletta in avanti e indietro. Quando
le vibrazioni sono trasmette alla finestra rotonda questa si muove avanti e indietro in modo
opposto alla finestra ovale.
7.2 Le cellule ciliate uditive e la traduzione dell’info uditiva
Le cellule ciliate si distinguono in interne ed esterne: contengono le stereociglia, e fanno
sinapsi con i dendriti dei neuroni bipolari, i cui assoni trasportano le info uditive al cervello.
Le stereociglia sono composte da filamenti di miosina e actina (proteine), e sono collegate tra
loro da filamenti elastici detti giunzioni di collegamento tra le punte: il punto di attacco è
detto placca di intersezione. La flessione del fascio di stereociglia produce potenziali
recettoriali. Il liquido che le circonda è ricco di potassio.

7.3 La via uditiva


-> L’organo del Corti invia info uditive attraverso il -> nervo cocleare, un ramo del nervo
uditivo. I neuroni che viaggiano attraverso questo nervo (bipolari) risiedono nel ganglio del
nervo cocleare-> questi fanno sinapsi con i neuroni del bulbo.
Il nervo cocleare contiene anche assoni efferenti, i cui corpi originano da un gruppo di
neuroni del bulbo; le fibre efferenti costituiscono il fascio olivococleare.
Sinapsi afferenti -> glutammato.
Sinapsi efferenti-> acetilcolina che sembra avere un effetto inibitorio sulle cellule ciliate.

-> Dalla coclea -> gli assoni entrano nel nucleo cocleare del bulbo -> gli assoni si dirigono
attraverso un fascio di fibre detto lemnisco laterale, situato nel mesencefalo dorsale -> da qui
i neuroni inviano gli assoni al corpo genicolato laterale del talamo -> che proietta alla corteccia
uditiva del lobo temporale.
Ogni emisfero riceve info da entrambe le orecchie, ma soprattutto dalle vie controlaterali.
L’info uditiva è ritrasmessa al cervelletto e alla formazione reticolare.
Rappresentazione tonotopica-> mappa topografica delle diverse freq. Dei suoni
rappresentate in una particolare area del cervello.

-> La corteccia uditiva primaria si trova sul bordo alto della scissura laterale ed è costituita da
sottoregioni:
Regione della Primo livello della corteccia uditiva associativa, circonda la corteccia uditiva
cintura primaria.
Riceve info sia dalla corteccia uditiva primaria che dal corpo genicolato mediale.
Regione della Secondo livello della corteccia uditiva associativa, circonda il primo.
paracintura Riceve info dall’area belt e dalle zone del nucleo genicolato mediale.

-> Percezione del tono: La coclea analizza le frequenze in due modi:


Codifica della posizione per le frequenze alte Codifica della scarica per le frequenze basse
Se i neuroni a un estremità della membrana Le freq. Basse sono rilevate da neuroni che
basilare sono eccitati dalle freq. più alte e quelli scaricano in sincronia con il movimento
all’altra estremità da quelle più basse -> si può dall’apice della membrana basilare.
affermare che la frequenza del suono è codificata -> quindi sono rilevate in base alla percentuale
da particolari neuroni attivati. di scarica dei neuroni del sistema uditivo.
-> La scarica di particolari assoni nel nervo
cocleare fornisce info al cervello sulla presenza
di freq. Particolari di suono.
-> Percezione dell’ampiezza: suoni più alti inducono vibrazioni più intense del timpano e
degli ossicini, che producono una forza maggiore sulle stereociglia -> che rilasciano più
neurotrasmettitore, producendo una maggiore percentuale di scariche negli assoni del nervo
cocleare.

-> Percezione del timbro: quando la membrana basilare è stimolata da un suono, parti
diverse rispondono ad ognuna delle sfumature del suono -> tali risposte producono un pattern
unici di scarica neurale.

-> Percezione della localizzazione spaziale: la localizzazione dx-sx è effettuata analizzando


le differenze binaurali nel tempo di arrivo dell’onda sonora.
- la sorgente dei suoni continui di bassa intensità si rileva attraverso le differenze di fase:
differenza dei tempi di arrivo delle onde sonore a ognuno dei due timpani.
- per distinguere se la sorgente di un suono è davanti o dietro subentra l’analisi del timbro:
l’orecchio esterno contiene molte pieghe e creste sulla quale rimbalzano la maggior parte delle
onde sonore. Freq. Diverse saranno enfatizzate o attenuate in base all’angolo con il quale le
onde sonore colpiscono tali pieghe. I suoni che provengono da dietro sono sentiti in modo
diverso, così come quelli che provengono dall’alto.

-> Percezione dei suoni complessi: il riconoscimento dei suoni complessi richiede che il
ritmo di variazione delle componenti dei suoni sia preservato per tutto il tragitto fino alla
corteccia uditiva. I neuroni che trasportano l’info hanno appositi canali voltaggio dipendenti a
bassa soglia che producono potenziali d’azione molto brevi. I loro bottoni sinaptici sono larghi
e rilasciano un gran quantitativo di glutammato, mentre la membrana postsinaptica ha canali
ionici neurotrasmettitore dipendenti che agiscono in modo insolitamente rapido; quindi tali
sinapsi producono PPSE molto forti.
La corteccia uditiva associativa è organizzata in due vie:
1. Anteriore: dalla regione anteriore della paracintura -> analisi dei suoni complessi;
2. Posteriore: dalla regione posteriore della paracintura-> localizzazione dei suoni.

->Percezione della musica: forma speciale di percezione uditiva. La percezione delle tonalità
attiva regioni del giro temporale superiore, rostralmente e lateralmente alla corteccia uditiva
primaria. Altre regioni situate nell’emisfero destro sono implicate nella percezione del tempo
sottostante la musica e del ritmo.
Amusia-> incapacità di riconoscere o definire le differenze tra armonie, prodotta da fattori
ereditari o lesione cerebrale.
IL SISTEMA VESTIBOLARE
Ha due componenti che rappresentano la seconda e la terza componente del labirinto
dell’orecchio interno.
1. Organo otolitico-> risponde alla forza di gravità e fornisce al cervello le info
sull’orientamento della testa. È formato da due componenti: utricolo e sacculo, ognuno dei
quali contiene un pezzo di tessuto recettivo che contiene cellule ciliate incastrate in una massa
gelatinosa che contiene otoliti: piccoli cristalli di carbonato di calcio. Il peso di questi cristalli
provoca lo spostamento della massa gelatinosa a seconda dei movimenti della testa.
2. Canali semicircolari-> rispondono all’accelerazione angolare - le variazioni della rotazione
della testa, e ai cambiamenti di posizione. Sono costituiti da un canale membranoso che
contiene un liquido detto endolinfa. Un allargamento del canale circolare è detto ampolla e
contiene l’organo, nel quale si trovano i recettori sensoriali-> cellule ciliate simili a quelle della
coclea, le cui stereociglia sono incastrate in una massa gelatinosa detta cupola.
L’endolinfa dei canali si oppone al movimento della testa -> si muove contro la cupola
provocando la sua flessione -> le variazioni dei movimenti della testa si traducono nella
flessione della cupola.
Le funzioni del sistema vestibolare includono l’equilibrio e il mantenimento della testa in
posizione eretta, le modificazioni dei movimenti oculari per compensare quelli del capo:
quest’ultimo meccanismo è detto riflesso oculo-vestibolare.

I nervi vestibolare e cocleare costituiscono due rami dell’ottavo nervo cranico (uditivo).
Il soma degli assoni efferenti sono localizzati nel ganglio vestibolare: nodulo del nervo
vestibolare. La maggior parte degli assoni fa sinapsi nei nuclei vestibolari del bulbo, altri
arrivano direttamente al cervelletto. I neuroni del nucleo vestibolare inviano assoni a
cervelletto, midollo spinale, bulbo e ponte.
IL SISTEMA SOMATOSENSORIALE
Fornisce info su ciò che avviene sulla superficie del corpo e al suo interno attraverso:
- sensi cutanei: includono diverse modalità alle quali ci si riferisce con tatto; rispondono a
diveris tipi di stimoli come pressione, vibrazione, riscaldamento e raffreddamento ed eventi
che causano danni ai tessuti;
- propriocezione: percezione della posizione e della postura del corpo;
- cinestesia: percezione dei movimenti del proprio corpo;
- sensazioni viscerali: modalità sensoriale che scaturisce da recettori localizzati negli organi
interni del corpo.

Le tre caratteristiche più importanti della stimolazione cutanea sono:


1. Tatto -> gli stimoli che causano vibrazioni o pressioni sulla cute sono rilevati da
meccanorecettori. La maggior parte delle info sulle sensazioni tattili è localizzata con
precisione -> le info su stimoli nocivi e termici vengono trasportate da assoni non mielinizzati
di piccolo calibro. Le terminazioni sensoriali che rilevano gli sfioramenti piacevoli si trovano
solo nella cute irsuta (non glabra). Le info tattili vengono trasmesse controlateralmente alla
corteccia somatosensoriale.
2. Temperatura -> esistono due tipi di recettori termici per il caldo e il freddo: questi ultimi
sono localizzati appena sotto l’epidermide mentre quelli per il caldo sono localizzati più in
profondità .
3. Prurito -> irritazione della cute; si conosce poco sui recettori responsabili della sensazione di
prurito, almeno due diversi tipi di neuroni trasmettono l’info al SNC.
4. Dolore-> La percezione del dolore è compiuta da reti di terminazioni nervose presenti nella
cute. Esistono tre tipi di recettori per il dolore:
Meccanorecettori Fibre con recettori TRPV1 -> rispondono agli estremi Fibre con recettori
ad alta soglia -> del calore, agli acidi e alla presenza di capsaicina TRPA1 presenti nelle
rispondono alla (ingrediente nel pepe di Caienna)- un farmaco che cellule ciliate, sono
pressione intensa blocca i recettori TRPV1 riduce il dolore di pz con sesibili alle sostanze
cancro alle ossa apparentemente causato dalla irritanti pungenti.
produzione di acido da parte del tessuto neoplastico.
Il dolore può essere modificato dagli oppiacei, dall’ipnosi, dalla somministrazione di pillole di
zucchero farmacologicamente inerti, dalle emozioni, dalle stimolazioni ambientali (soldati che
non sentivano dolore perchè troppo felici di essere sopravvissuti).

Disturbo caratterizzato da insensibilità al dolore -> causato da un allele autosomico recessivo


localizzato nel cromosoma 2.

Il dolore esercita tre diversi effetti percettivi e comportamentali che implicano meccanismi
cerebrali differenti:

Componente sensoriale Pura percezione Midollo spinale -> talamo ventrale ->
dell’intensità dello stimolo cortecce somatosensoriali primaria e
doloroso. secondaria
Conseguenze emotive Spiacevolezza o fastidio. Corteccia cingolata anteriore CAA e
immediate corteccia insulare
Implicazioni emotive a lungo Minaccia al benessere. Corteccia prefrontale.
termine del dolore cronico
Arto fantasma -> forma di sensazione dolorosa che si osserva dopo l’amputazione di un arto:
il soggetto sente come se l’arto ci fosse ancora e descrive sensazioni di dolore.
La sensazione dell’arto fantasma è legata all’organizzazione della corteccia parietale,
responsabile della consapevolezza del corpo: alcuni soggetti nati senza arti esperiscono la
sensazione dell’arto fantasma: ciò suggerisce che il cervello è geneticamente programmato per
fornire sensazioni di tutti e quattro gli arti.

Modificazione endogena della sensibilità al dolore -> diversi stimoli ambientali possono
attivare alcuni circuiti neurali che possono produrre analgesia: la maggior parte di questi
stimoli causa il rilascio di oppioidi endogeni. Le localizzazioni più efficaci sono all’interno della
sostanza grigia periaquedottale e nel midollo rostroventrale.
I neuroni della sostanza grigia periacquedottale -> inviano assoni al nucleo magno del rafe,
localizzato nel bulbo -> da qui i neuroni proiettano nel corno dorsale della sostanza grigia del
midollo spinale; la distruzione di questi assoni elimina l’analgesia indotta da un’iniezione di
morfina.
La sostanza grigia periacquedottale riceve input da-> corteccia prefrontale; amigdala e
ipotalamo che permettono all’apprendimento e alle reazioni emotive di modulare la
responsività di un animale al dolore.
Quando alcune persone assumono un farmaco che credono ridurrà il dolore, ciò induce il
rilascio di oppioidi endogeni che garantisce l’analgesia -> perciò il placebo produce un reale
effetto fisiologico.

Le vie somatosensoriali -> gli assoni somatosensoriali provenienti dalla pelle, dai muscoli o
dagli organi interni entrano nel SNC attraverso i nervi spinali.
-> Quelli localizzati nel volto e nella testa: entrano attraverso il nervo trigemino (V nervo
cranico);
-> gli assoni che trasmettono precisamente le info localizzate come il tatto: ascendono
attraverso le colonne dorsali nella sostanza bianca del midollo spinale -> verso i nuclei bulbari
inferiori -> da li ascendono attraverso il lemnisco mediale -> ai nuclei posteriori ventrali del
talamo.
La corteccia somatosensoriale è organizzata in modo colonnare: in ogni colonna i neuroni
rispondono ad un particolare tipo di stimolo, applicato a una specifica parte del corpo.
Un danno alla corteccia associativa somatosensoriale causa agnosia tattile: incapacità di
riconoscere oggetti comuni tramite il tatto.
IL SISTEMA GUSTATIVO
Ci sono 6 qualità di gusto: amaro, aspro, dolce, salato, umami (sapore del glutammato,
aminoacido presente nelle proteine), grasso.

Lingua, palato e faringe contengono circa 10.000 bottoni gustativi, la maggior parte dei quali
organizzati attorno alle papille-> piccole protuberanze della lingua.

Trasmissione del gusto -> la molecola gustata si lega al recettore e produce cambiamenti
nella permeabilità della membrana, che causano i potenziali recettoriali. Sostanze diverse si
legano con tipi diversi di recettori producendo sensazioni gustative differenti.
Recettori per il salato Sono semplici canali sodio: quando presente nella saliva il sodio
entra nelle cellule gustative e le depolarizza, innescando potenziali
d’azione che inducono il rilascio di neurotrasmettitore da parte delle
cellule
Recettori per l’aspro Rispondono agli ioni idrogeno che attivano un canale ionico a
potenziale di recettore transitorio noto come PKD2L1
Recettori per dolce Percepiti da due famiglie di recettori T1R2 + T1R3
Recettori per l’umami T1R1 + T1R3
Recettori per l’amaro 30 diversi membri della famiglia T2R
Recettori per il grasso Due recettori accoppiati alla proteina G rilevano le molecole di acidi
grassi che si producono quando un enzima, la lipasi linguale, scinde
alcune molecole di grasso nella bocca.

La via gustativa → le info gustative sono trasmesse attraverso i nervi cranici:


7 -> info dalla parte ANTERIORE della lingua, ramo chorda tympani (chiamato così perchè
passa dall’orecchio medio).
9 – nervo glossofaringeo -> info dalla parte POSTERIORE della lingua -> ramo linguale.
10 – nervo vago -> info dai recettori del palato e dell’epiglottide.

L’info gustativa è ricevuta dal nucleo del tratto solitario (bulbo) dove avviene un relay
(ricambio di cellule recettrici gustative) -> ed è ritrasmessa dal talamo posteromediale
ventrale alla corteccia gustativa primaria (situata alla base della corteccia frontale e nella
corteccia insulare) -> i neuroni in questa regione proiettano alla corteccia gustativa
secondaria (situata nella corteccia orbitofrontale caudolaterale).

-> Il gusto è rappresentato ipsilateralmente nel cervello.

-> Oltre agli stimoli gustativi, la corteccia gustativa riceve anche stimoli terminci, meccanici,
viscerali e nocicettivi (dolorosi) che giocano un ruolo nel determinare la gradevolezza del cibo.

-> Le info gustative raggiungono anche l’amigdala, l’ipotalamo, il proencefalo basale adiacente:
la via ipotalamica potrebbe giocare un ruolo bel mediare gli effetti di rinforzo del gusto dolce,
umami e lievemente salato.
IL SISTEMA OLFATTIVO
Il sistema olfattivo è secondo al sistema visivo nel numero di recettori sensoriali (circa 10
milioni di cellule).

Anatomia -> oltre 6 milioni di cellule recettrici olfattive si trovano in due chiazze di membrana
mucosa: l’epitelio olfattivo situato all’apice della cavità nasale.
-> Le cellule recettrici olfattive sono neuroni bipolari i cui corpi si trovano nella mucosa
olfattiva che delinea la lamina cribrosa dell’osso etmoidale (alla base della parte rostrale del
cervello).
-> I recettori inviano processi verso la superficie della mucosa: le molecole odorose si
dissolvono nel muco e stimolano le molecole recettoriali sulle ciglia olfattive. Gli assoni dei
recettori olfattivi passano attraverso le perforazioni della lamina cribrosa nei bulbi olfattivi:
situati alla base del cervello. Qui le cellule recettrici formano sinapsi con i dendriti delle cellule
mitrali, che hanno luogo in arborizzazioni assonali e dendritiche chiamate glomeruli olfattivi.
Gli assoni delle cellule mitrali viaggiano verso il resto del cervello attraverso i tratti olfattivi ->
alcuni di questi terminano in altre regioni del proencefalo ipsilaterale; altri nel bulbo olfattivo
controlaterale.
Gli assoni del tratto olfattivo proiettano direttamente all’amigdala e a due regioni della
corteccia limbica: la corteccia piriforme (olfattiva primaria) e la corteccia entorinale.
L’amigdala -> invia info olfattive all’ipotalamo.
La corteccia entorinale -> invia info all’ippocampo e alla corteccia orbitofrontale (questa
riceve anche info gustative pertanto sembra implicata nel combinare gusto e olfatto).
Le fibre efferenti provenienti da diverse parti del cervello entrano nei bulbi olfattivi portando
input acetilcolinergici, noradrenergici, dopaminergici e serotoninergici.

Trasduzione dell’informazione olfattiva -> le molecole aromatiche producono potenziali di


membrana interagendo con una famiglia di molecole recettrici scoperta di recente. Questi
recettori sono accoppiati a una proteina G chiamata Golf -> quando una molecola si lega e
stimola uno di questi recettori, la Golf catalizza la sintesi dell’AMP ciclico che apre i canali sodio
e depolarizza la membrana.

Come possiamo usare un numero relativamente piccolo di recettori per percepire così
tanti odoranti diversi? Un particolare odorante si lega a più di un recettore. Dato che ogni
glomerulo riceve info da un solo tipo di recettore, odoranti diversi producono pattern diversi di
attività nei glomeruli. Questo significa che il compito di percepire odori differenti è un compito
spaziale.

Il bulbo olfattivo -> codifica le info in base alla struttura


delle molecole odoranti.

La corteccia periforme posteriore-> codifica le info


provenienti dalla regione anteriore in base alla categoria
percettiva degli odoranti, es: menta, legno, cedro.
CAP. 8 – CONTROLLO DEL MOVIMENTO
Muscoli scheletrici
Fissati alle ossa attraverso i tendini, i muscoli consistono di due tipi di fibre muscolari:
- extrafusali: innervate dagli assoni dei motoneuroni alfa, sono responsabili della forza esercitata
dalla contrazione di un muscolo scheletrico. Costituiscono l’unità motrice.
- intrafusali: innervate da motoneuroni gamma; sono organi sensoriali specializzati innervati da
due assoni: uno sensoriale e uno motorio. La fibra funzione come recettore allo stiramento, è
disposta in parallelo alle fibre extrafusali in modo da riconoscere i cambiamenti della lunghezza del
muscolo (sono stirate quando il muscolo si allunga e rilasciate quando si accorcia).
Il cervello si serve del sistema motorio gamma per il movimento degli arti: stabilendo un
determinata frequenza di scarica del sistema motorio gamma, è in grado di controllare la lunghezza
dei fusi neuromuscolari e, indirettamente, la lunghezza dell’intero muscolo.

L’organo tendineo del Gogli-> è situato alla giunzione tra


tendine e muscolo, contiene recettori che rilevano lo
stiramento esercitato dal muscolo sull’osso.

Una singola fibra muscolare consiste in un fascio di


miofibrille, costituite da filamenti sovrapposti di (proteine)
actina e miosina. Le regioni in cui questi filamenti sono
sovrapposti producono bande scure: perciò i muscoli
scheletrici sono chiamati muscoli striati.

La sinapsi tra bottoni terminali di un assone e la membrana di


una fibra muscolare è chiamata giunzione neuromuscolare.

La membrana post-sinaptica di una giunzione neuromuscolare


è costituita da una placca motrice. L’assone scarica dai
bottoni terminali acetilcolina depolarizzando la membrana
postsinaptica: un potenziale di placca, che produce una
contrazione della fibra muscolare.

I canali del calcio voltaggio dipendenti, permettono quindi agli


ioni calcio di entrare nel citoplasma -> a questo punto le
miofibrille estraggono energia dall’ATP e causano una scossa
della fibra muscolare, causando un movimento simile al
“remare” dei ponti trasversali di miosina.

Controllo riflesso del movimento


Nonostante i comportamenti siano controllati dal cervello, il midollo spinale ha un certo grado di
autonomia. I riflessi sono semplici circuiti formati da neuroni sensitivi, interneuroni
(generalmente), e neuroni efferenti che controllano risposte semplici a particolari stimoli.
es: riflesso monosinaptico da stiramento -> riflesso in cui un muscolo di contrae in risposta al
suo rapido allungamento. Nei fusi neuromuscolari hanno inizio gli impulsi afferenti -> viaggiano
lungo le fibre fino alla sostanza grigia del midollo spinale -> dove i bottoni terminali contraggono
sinapsi sul motoneurone alfa: lungo la via che dal recettore arriva all’effettore incontra solo una
sinapsi, perciò monosinaptico. Quindi un improvviso allungamento del muscolo fa si che il muscolo
si contragga.
Funzionalità di questo riflesso

Aumento della forza quando un braccio solleva un


Controllo della postura: questo riflesso aiuta
peso: il movimento necessario a tenere il peso stira il
a compensare i cambiamenti del peso da
muscolo e aumenta la freq di scarica delle afferenze
sostenere che causerebbero lo spostamento
fusali -> i cui bottoni terminali stimolano i
dell’arto.
motoneuroni alfa, incrementandone la freq di scarica.

Il riflesso monosinaptico da stiramento è l’unico riflesso spinale conosciuto che coinvolge una sola
sinapsi; tutti gli altri sono polisinaptici.
I riflessi polisinaptici contengono almeno un interneurone tra il neurone sensitivo e il
motoneurone. I bottoni terminali liberano glicina e quindi generano potenziali post-sinaptici
inibitori sui motoneuroni: es., quando una forte contrazione muscolare minaccia di danneggiare i
muscoli o gli arti, l’incremento della freq di scarica delle fibre afferenti degli organi tendinei del
Golgi produce una stimolazione sugli interneuroni inibitori -> inibiscono i motoneuroni alfa di quei
muscoli.

Controllo cerebrale del movimento


Cervello e midollo spinale comprendono diversi sistemi motori, ognuno dei quali può controllare
contemporaneamente particolari specie di movimenti.

Corteccia motoria -> si trova nel giro precedentrale, rostralmente al solco centrale.
La corteccia motoria primaria presenta un’organizzazione somatotopica (mappa organizzata
topograficamente delle parti del corpo rappresentate in particolari regioni del cervello).

Principali vie motorie


I neuroni della corteccia motoria primaria controllano i movimenti attraverso due gruppi di tratti
discendenti ->
Ruolo della corteccia motoria associativa nella pianificazione e iniziazione
dei movimenti
Studi di imaging rivelano che quando le persone eseguono sequenze di movimenti – o le
immaginano – l’area motoria supplementare e l’area premotoria si attivano -> queste ricevono info
dalle aree associative della corteccia parietale e da quella temporale.
Il lobo parietale riceve sia l’info visiva dallo spazio (attraverso la via dorsale della corteccia
associativa visiva) che l’info relativa alla localizzazione spaziale dal sistema somatosensoriale e dal
sistema uditivo INTEGRANDOLE. Quindi le regioni della corteccia frontale coinvolte nella
pianificazione dei movimenti ricevono dal lobo temporale e parietale info su cosa sta avvenendo e
dove si sta verificando.

Area motoria supplementare


Ruolo nelle sequenze comportamentali: un danno a questa regione comprometterebbe la
capacità di eseguire sequenze bene apprese di risposte, in cui la messa in atto di una risposta serve
da segnale per quella successiva. L’area di maggiore attivazione durante l’esecuzione di una
sequenza appresa è l’AMS posteriore.
Una regione appena anteriore all’area motoria supplementare, la pre-AMS sembra implicata nel
controllo dei movimenti spontanei e nella consapevolezza delle nostre decisioni di mettere in atto
movimenti volontari.

Corteccia premotoria
Implicata nell’apprendimento e nell’esecuzione di movimenti complessi guidati dalle info
sensoriali arbitrarie, come le istruzioni verbali.
Nell’area premotoria ventrale e nel lobulo parietale inferiore (corteccia parietale posteriore)
risiede un circuito di neuroni specchio che gioca un ruolo importante nell’imitazione,
comprensione e previsione dei movimenti degli altri. Questi vengono attivati anche da suoni che
indicano il verificarsi di un azione familiare.

Comportamenti di raggiungimento e prensione

La maggior parte dei comportamenti di raggiungimento Una regione della corteccia parietale
è controllata dalla via dorsale del sistema visivo -> posteriore, la parte anteriore del solco
implicata nel determinare la localizzazione degli oggetti, temporale è implicata nel controllo dei
e se sono in movimento la loro velocità e direzione. La movimenti della mano e della dita il
connessione tra lobo parietale e frontale gioca un ruolo cui obiettivo è afferrare un oggetto.
nel movimento del raggiungimento.
Una regione della corteccia parietale posteriore mediale
è stata denominata regione parietale del
raggiungimento: si attiva quando le persone stanno per
far indicare o raggiungere una particolare locazione.

Gangli della base -> importante componente del sistema motorio. I nuclei motori dei gangli della
base includono il nucleo caudano, putamen, globo pallido-> coinvolti nel controllo del
movimento volontario. I gangli della base ricevono le loro afferenze da tutte le regioni della
corteccia cerebrale e dalla substantia nigra.
Corteccia motoria primaria, area motoria
supplementare e corteccia premotoria.
Essi hanno due principali proiezioni efferenti
Nuclei motori del tronco dell’encefalo (via
ventromediale)
Corteccia frontale, Inviano assoni Nuclei caudato e Globo pallido
Si connettono
parietale e temporale putamen

Corteccia motoria, attraverso i


nuclei talamici anteriore e
ventrolaterale.

Le proiezioni dai neuroni della corteccia motoria, che evocano i movimenti in specifiche parti del
corpo.

Via diretta Via indiretta


Via che include i nuclei caudato e Via che include i nuclei caudato e
putamen, il segmento esterno del globo putamen, il segmento interno del globo
pallido, il nucleo subtalamico, il segmento pallido, e i nuclei talamici ventrale
interno del globo pallido e i nuclei anteriore/ventrolaterale.
talamici ventrale anteriore/ventrolaterale -> ha un effetto inibitorio sul movimento.
-> ha un effetto eccitatorio sul
movimento.

Via iperdiretta
Via eccitatoria dalla pre AMS al nucleo subtalamico,
che incrementa l’attività del segmento interno del
globo pallido e sembra giocare un ruolo nella
prevenzione o nel blocco repentino dei movimenti
iniziati dalla via diretta.

MORBO DI PARKINSON
Sintomi: ipocinesia; rigidità muscolare, lentezza nei movimenti, tremore a riposo, instabilità posturale -
> carenza delle risposte automatiche abituali. Soggetti affetti hanno difficoltà ad eseguire compiti in
modo automatico. I movimenti vibratori di braccia e mani diminuiscono ogni volta che il soggetto
compie movimenti intenzionali.
Cause: i movimenti normali richiedono appropriato equilibrio tra la via diretta (eccitatoria) e indiretta
(inibitoria). Il morbo è causato dalla degenerazione dei neuroni dopaminergici della substantia nigra,
che inviano proiezioni ai gangli della base.
Trattamento: somministrazione di L-DOPA, precursore della dopamina -> produce il rilascio di
quantità maggiori di dopamina dai neuroni dopaminergici negrostriatali rimasti integri. Questa
compensazione tuttavia spesso provoca discinesia e distonia, posture e movimenti involontari causati
dall’eccessiva stimolazione dei recettori dopaminergici dei gangli della base.
MORBO DI HUNTINGTON
Sintomi: movimenti incontrollati spasmodici degli arti. Questa malattia è progressiva e può portare alla
morte. Solitamente insorgono tra i 30 e 40 anni ma anche precocemente.
Cause: degenerazione dei nuclei caudato e putamen, specialmente dei loro neuroni GABAergici e
acetilcolinergici. Il primo segno di degenerazione neuronale si manifesta nelle spine dendritiche dei
neuroni inibitori, i cui assoni viaggiano verso il segmento esterno del globo pallido. La perdita
dell’inibizione fornita da questi neuroni GABAergici aumenta l’attività del segmento esterno del globo
pallido inibendo il nucleo subtalamico. Di conseguenza l’attività del segmento interno del globo pallido
diminuisce e si verificano movimenti eccessivi.
Con il procedere della malattia i nuclei caudato e putamen degenerano fino alla scomparsa di tutti i
neuroni.
Il morbo è una malattia ereditaria causata da un gene dominante sul cromosoma 4 (sequenza ripetuta
delle basi che codificano l’aminoacido glutammina fa si che il prodotto del gene, una proteina chiamata
huntingtina contenga un tratto allungati di glutammina, possibile responsabile della malattia in quanto
trovato in persone che manifestano il morbo in età precoce).
Trattamento: ad oggi non esiste trattamento per questa malattia.

Cervelletto
Il cervelletto consta di 50 miliardi di neuroni, consta di due emisferi che contengono diversi nuclei
profondi. Formato da:
Lobo flocculo-nodulare -> coinvolto nel controllo dei riflessi posturali, riceve afferenze dal
sistema vestibolare e invia proiezioni ai nuclei vestibolari.
Verme -> localizzato sulla linea mediana, riceve info uditive e visive dal tetto e le info cutanee e
cinestetiche dal midollo spinale e spedisce -> efferenze al nucleo fastigio: coinvolto nel controllo
del movimento, attraverso il tratto reticolospinale e vestibolo spinale.
Un danno a queste due aree causa disturbi nella postura e nell’equilibrio.
Nuclei interpositi -> insieme di nuclei cerebellari profondi coinvolti nel controllo del sistema
rubrospinale sui movimenti di braccia e gambe.
Nucleo pontino -> nucleo attraverso la quale la corteccia associativa frontale e la corteccia motoria
primaria inviano info sui movimenti pianificati alla zona laterale del cervelletto.
La zona laterale del cervelletto è coinvolta nel controllo dei movimenti degli arti, specialmente in
quelli rapidi e nei compiti motori che richiedono particolare destrezza. Questa zona riceve inoltre
info dal sistema somatosensoriale sulla posizione corrente e la velocità dei movimenti degli arti ->
Nucleo dentato -> coinvolto nel controllo dei movimenti rapidi e dei compiti motori che richiedono
particolare destrezza. Riceve l’info che un movimento è iniziato dalla corteccia motoria primaria, e
invia info al talamo ventrolaterale che la trasferisce alla corteccia motoria primaria. Questa
proiezione permette al cervelletto di modificare i movimenti in corso, iniziati nella corteccia
frontale. Danni alla zona laterale causano debolezza e decomposizione del movimento mentre danni
alla zona intermedia causano deficit nei movimenti controllati dal sistema rubrospinale (rigidità
degli arti sintomo principale).
Danni alla zona laterale della corteccia cerebellare danneggiano la sincronizzazione temporale dei
movimenti ballistici rapidi: si verificano troppo velocemente per essere modificati da meccanismi di
feedback.

Formazione reticolare
Consiste di un gran numero di nuclei localizzati all’interno del bulbo, del ponte e del mesencefalo.
Controlla l’attività del sistema motorio gamma e quindi regola il tono muscolare; è coinvolta nella
locomozione -> la stimolazione della regione locomotoria mesencefalica causa i movimenti
alternati degli arti che avvengono normalmente durante la locomozione.
CAP. 9 IL SONNO E I RITMI BIOLOGICI
Il sonno è un comportamento non caratterizzato dal movimento.
Attività mentale durante il sonno
La velocità del flusso ematico durante il sonno risulta elevata nella:
- corteccia visiva associativa -> riflette le allucinazioni visive che si verificano durante i sogni.
e bassa nella:
- corteccia visiva primaria -> riflette il fatto che gli occhi non stanno ricevendo alcun input visivo
- prefrontale.
I meccanismi cerebrali che si attivano durante i sogni sono gli stessi che si attiverebbero se gli
eventi onirici stessero accadendo davvero; es. Le aree motorie corticali e sottocorticali si attivano
durante i sogni che contengono movimento.

Disturbi del sonno


Insonnia
Difficoltà ad addormentarsi dopo essere andati a letto o a seguito di un risveglio durante la notte.
Cause: depressione, dolore, condizioni mediche, anticipazione eccitata di un evento piacevole.
Una particolare forma di insonnia è causata dall’incapacità di dormire e respirare nel contempo ->
apnea morfeica. Durante una crisi il livello ematico di anidride carbonica stimola i neuroni che
rilevano la presenza di certe sostanze chimiche (chemiorecettori) e la persona si sveglia in cerca di
aria. Il livello ematico di ossigeno torna normale, il soggetto si addormenta di nuovo e il ciclo
ricomincia.
Trattamento: farmaci ipnotici.
Narcolessia
Disturbo neurologico caratterizzato da sonno in momenti inadeguati; sintomi:
- l’attacco di sonno che può svilupparsi in ogni momento, il sonno dura circa da 2 a 5 minuti;
- cataplessia: debolezza muscolare di varia entità, in certi casi paralisi completa in stato di veglia,
quindi cosciente, per un periodo da pochi secondi a diversi minuti. Sembra accadere che uno dei
fenomeni del sonno REM (paralisi muscolare) avvenga in un momento inadeguato. La cataplessia è
diversa dagli attacchi di sonno perchè di solito è precipitata da un emozione forte o uno sforzo fisico
improvviso.
- paralisi del sonno: incapacità di muoversi appena prima l’insorgenza del sonno o al momento del
risveglio. Si può uscire da questo tipo di paralisi se si viene toccati o si sente pronunciare il proprio
nome. Talvolta le componenti mentali del sonno REM intrudono nella paralisi quindi la persona
sogna mentre giace sveglia, paralizzata -> allucinazioni ipnagogiche (spesso terrorizzanti).
Cause: disturbo relativamente raro, è ereditario e sembra implicare un gene situato sul cromosoma 6,
ma è fortemente influenzato da fattori ambientali. Inoltre anomalie al sistema orexinergico
(distruzione dei neuroni che secernono orexina, il cui corpo cellulare si trova nell’ipotalamo)
sembrano essere implicate.
Trattamento: gli attacchi di sonno sono ridotti da stimolanti come il metilfenidato, mentre i
cataplessia, paralisi del sonno e allucinazioni ipnagogiche possono essere alleviati da antidepressivi.
Disturbo comportamentale del sonno REM
Disturbo neurologico in cui la persona non sviluppa paralisi durante il sonno REM e quindi mette in
atto i propri sogni.
Cause: si associa spesso a disturbi neurovegetativi come il Parkinson. Può essere causato da lesioni
nei circuiti neurali del tronco encefalico che controllano i fenomeni del sonno REM.
Trattamento: benzodiazepine -> clonazepam.
Problemi associati con il sonno a onde lente
Enuresi notturna; sonnambulismo; pavor nocturnus (grida cariche di angoscia, tremore, pulsazioni
accelerate e nessun ricordo della causa che ha generato il terrore); disturbo dell’alimentazione
correlato al sonno: la persona cerca cibo e lo consuma nel corso di un attacco di sonnambulismo,
senza ricordare l’episodio.
Funzioni del sonno a onde lente
Il sonno a onde lente e il sonno REM sembrano promuovere diversi tipi di apprendimento e giocano
ruoli diversi nel consolidamento delle memorie: in particolare il sonno REM facilita il
consolidamento delle memorie non dichiarative, mentre quello a onde lente facilita il
consolidamento delle memorie dichiarative.
Studi sull’uomo dimostrano che la deprivazione di sonno non interferisce con l’abilità di eseguire
esercizi fisici (se la funzione del sonno consistesse nel riparare gli effetti dell’attività in stato di
veglia, dovremmo aspettarci una relazione tra sonno ed esercizio fisico). Ma le abilità cognitive
individuali sono influenzate: alcune persone riportano distorsioni percettive o allucinazioni ed
hanno difficoltà a concentrarsi su compiti mentali. Il sonno fornisce al cervello l’opportunità di
riposarsi.
Prove empiriche disponibili suggeriscono che il cervello ha bisogno di riposare periodicamente per
riprendersi dagli effetti collaterali negativi della sua attività di veglia. Uno dei prodotti di rifiuto
conseguenti all’elevato tasso metabolico associato all’attività di veglia del cervello è costituito dai
radicali liberi: sostanze chimiche che contengono almeno un elettrone non appaiato; sono agenti
ossidanti altamente reattivi. Possono legarsi agli elettroni di altre molecole e danneggiare le cellule
che li ospitano: un processo noto come stress ossidativo. Durante il sonno a onde lente, il
metabolismo rallentato permette ai meccanismi restaurativi delle cellule di distruggere i radicali
liberi e prevenire i loro effetti nocivi -> la deprivazione di sonno prolungata causa l’incremento dei
radicali liberi nel cervello dei ratti causando stress ossidativo.

Insonnia familiare fatale -> disturbo ereditario fatale, causa il danneggiamento di porzioni
talamiche correlata all’encefalopatia spongiforme bovina, è caratterizzata da insonnia progressiva. I
primi segnali del disturbo del sonno consistono nella riduzione dei complessi K e dei fusi del sonno;
quando la patologia progredisce il sonno a onde lente scompare del tutto e restano solo brevi episodi
del sonno REM (non accompagnati da paralisi muscolare).

Funzioni del sonno REM


La deprivazione selettiva di sonno REM causa un fenomeno di rebound (effetto di rimbalzo):
aumento di frequenza e intensità di un fenomeno dopo la sua temporanea sospensione ->
incremento del sonno REM. Questo fenomeno suggerisce che c’è bisogno di una certa quantità di
sonno REM e che questo è controllato da un meccanismo di regolazione -> il sonno REM
agevolerebbe lo sviluppo cerebrale.

Meccanismi fisiologici del sonno e della veglia


CONTROLLO CHIMICO DEL SONNO
Il corpo produce sia sostanze che promuovono il sonno durante la veglia sia sostanze che
promuovono la veglia durante il sonno. Più a lungo una persona resta sveglia, più a lungo deve
successivamente dormire, per disattivare le sostanze in questione.
Gli astrociti mantengono una piccola riserva di nutrimento in forma di glicogeno (carboidrato
solubile immagazzinato dal fegato e dai muscoli). Nei momenti di incremento dell’attività
cerebrale, il glicogeno è convertito in nutrimento per i neuroni; perciò la veglia prolungata causa
una riduzione del livello di glicogeno nel cervello.
-> La caduta del livello di glicogeno causa l’incremento del livello extracellulare di adenosina:
neurotrasmettitore nucleosidico che ha effetti inibitori sull’attività neurale. Questo accumulo di
adenosina serve da sostanza promotrice del sonno.
-> Durante il sonno a onde lente, i neuroni del cervello si riposano e gli astrociti rinnovano la loro
riserva di glicogeno. Se si prolunga lo stato di veglia, si accumula più adenosina, che inibendo
l’attività neurale produce effetti cognitivi ed emotivi che si osservano in associazione alla
deprivazione di sonno.
CONTROLLO NEURALE DELL’AROUSAL
I circuiti di neuroni che secernono almeno 5 differenti neurotrasmettitori hanno un ruolo in alcuni
aspetti del livello di vigilanza e veglia dell’animale: ciò che comunemente si chiama arousal.

Acetilcolina -> elevati livelli nell’ippocampo e nella neocorteccia sia in stato di veglia che durante
il sonno REM; mentre sono bassi durante il sonno a onde lente.

Norepinefrina -> i neuroni del locus coeruleus LC situato nel ponte dorsale, rilasciano
norepinefrina a livello di: neocorteccia, ippocampo, talamo, corteccia cerebellare, ponte e bulbo. La
velocità di scarica di questo neuroni risulta elevata durante la veglia, bassa durante il sonno a onde
lente e quasi azzerata durante il sonno REM.

Serotonina -> sembra implicata nell’attivazione comportamentale. Quasi tutti i neuroni


serotoninergici si trovano nei nuclei del rafe (formazione bulbare e pontina)-> la stimolazione di
questi causa locomozione e arousal corticale. Si ritiene che l’attivazione dei neuroni serotoninergici
faciliti i movimenti automatici continui come camminare, masticare o pulirsi. Questi neuroni sono
più attivi durante la veglia.

Istamina -> neurotrasmettitore sintetizzato dall’aminoacido istidina. I suoi corpi cellulari sono
localizzati nel nucleo tubermammillare (ipotalamo); i loro assoni proiettano alla corteccia
cerebrale, al talamo, ai gangli della base, al proencefalo basale e all’ipotalamo. L’attività di questi
neuroni risulta elevata durante la veglia e ridotta nel corso del sonno a onde lente e REM.

Orexina -> i corpi cellulari sono localizzati nell’ipotalamo laterale e i loro assoni terminano in
quasi ogni parte del cervello; in tutte queste regioni ha un effetto eccitatorio.

CONTROLLO NEURALE DEL SONNO A ONDE LENTE

-> i neuroni orexinergici sono coinvolti il tutti e tre questi fattori.


La maggioranza dei neuroni del sonno è localizzata nell’Area preottica ventrolaterale APVL, la
cui attività sopprime la vigilanza e l’arousal comportamentale e promuove il sonno. I neuroni del
sonno secernono il neurotrasmettitore inibitorio GABA e inviano i loro assoni alle 5 regioni
cerebrali implicate nell’arousal, mentre ricevono impulsi inibitori da alcune delle stesse regioni che
inibiscono (nucleo tuberomammillare, nuclei del rafe e locus coeruleus); perciò sono inibiti da
istamina, serotonina e norepinefrina. Questa mutua inibizione potrebbe fornire le basi per stabilire i
periodi di sonno veglia. -> L’inibizione reciproca caratterizza anche un circuito elettronico noto
come flip-flop -> può assumere uno dei due stati on – off, pericò i neuroni del sonno possono essere
attivi e inibire le regioni che promuovono la veglia, oppure le regioni che promuovono la veglia
possono essere attive e inibire i neuroni del sonno. Poichè queste strutture si inibiscono
reciprocamente è impossibile che i neuroni di entrambe siano attivi nello stesso momento.
I neuroni oxinergici contribuiscono a stabilizzare il flip-flop neurale sonno/veglia: la motivazione a
restare svegli o gli eventi che disturbano il sonno attivano questi neuroni; mentre possono ricevere
anche impulsi inibitori dall’APVL -> i segnali di sonno dovuti all’accumulo di adenosina possono
superare l’impulso eccitatorio diretti ai neuroni orexinergici, permettendo il sonno.

CONTROLLO NEURALE DEL SONNO REM


Il sonno REM è controllato da un meccanismo di flip-flop simile a quello che controlla i cicli di
sonno veglia. Una volta addormentati, il flip-flop del sonno REM controlla i cicli di sonno REM e
sonno a onde lente.

Queste due regioni sono interconnesse dai neuroni inibitori GABAergici

-> La stimolazione di questa regione


-> La stimolazione di questa regione
sopprime il sonno REM;
elicita la maggior parte degli elementi
-> L’inibizione di questa regione
del sonno REM.
incrementa il sonno REM.
-> L’inibizione di questa regione
compromette il sonno REM.

Il flip-flop del sonno Rem Durante la veglia questa regione


si sposta in stato ON, e il riceve impulsi eccitatori dai
sonno REM comincia -> neuroni orexinrgici
l’attività dei neuroni dell’ipotalamo laterale, e questa
orexinergici cessa, attivazione spinge il flip-flop del
rumuovendo l’input Quando il flip-flop sonno veglia si REM in stato OFF.
eccitatorio alla regione sposta in stato di sonno, comincia il
REM-OFF. sonno a onde lente -> l’attività degli
impulsi eccitatori orexinergici,
noradrenergici e serotoninergici
diretti alla regione REM-OFF inizia
a ridursi.

-> possiamo comprendere perchè la degenerazione dei neuroni orexingergici causa narcolessia:
senza l’influenza dell’orexina il flip-flop sonno/veglia diventa instabile, ed episodi emotivi come la
rabbia o una risata che attivano l’amigdala, spingono il flip-flop del sonno REM in stato ON –
persino durante la veglia - e il risultato è un attacco di cataplessia.
Orologi biologici
Ritmi circadiani -> modificazione ritmica giornaliera di un comportamento o di un processo
fisiologico. Alcuni di questi consistono in risposte passive alle variazioni di luminosità, mentre altri
sono controllati da meccanismi interni -> orologi biologici. Esiste un orologio biologico che
controlla il sonno e la veglia. Le variazioni giornaliere del livello di luminosità normalmente
mantengono tale orologio regolato sulle 24 ore.

Il principale orologio biologico sembra essere localizzato nel nucleo sovrachiasmatico NSC
dell’ipotalamo -> garantisce il controllo primario dell’alternarsi dei cicli di sonno. Esiste una via
diretta dalla retina al NSC, denominata via retinoipotalamica. La sostanza fotochimica responsabile
responsabile della sincronizzazione dei ritmi circadiani in base al livello ambientale di luce è la
melanopsina, un fotopigmento presente nelle cellule gangliari (neuroni i cui assoni trasmettono
info dagli occhi al resto del cervello). Le cellule gangliari che contengono melanopsina sono
sensibili alla luce e i loro assoni terminano nel NSC e nelle regioni mesencefaliche che controllano
la risposta delle pupille alle modificazioni del livello di illuminazione -> perciò le persone cieche a
causa della perdita di coni e bastoncelli possono mostrare ancora ritmi circadiani normali.

Gli assoni efferenti del NSC terminano nella zona sottoparaventricolare -> invia proiezioni al
nucleo dorsomediale dell’ipotalamo -> connesso con regioni del cervello che hanno un ruolo nel
controllo del sonno e della veglia: APVL e neuroni orexinergici dell’ipotalamo laterale.
Proiezioni all’APVL -> inibiscono il sonno;
proiezioni ai neuroni orexinergici -> eccitatorie, promuovono la veglia.

La scansione temporale degli orologi biologici è assicurata dai singoli neuroni piuttosto che da
circuiti neurali -> ciascun ticchettio, che dura circa 24 ore, consiste nella sintesi e nella scissione di
una serie di proteine in due circuiti interagenti. Quando una delle proteine prodotte dal primo
circuito raggiunge un livello sufficiente, si attiva il secondo circuito, che alla fine inibisce la
produzione delle proteine dei primo, e il ciclo si ripete.

Sindrome di avanzamento di fase del sonno -> anticipo di 4 ore dei ritmi dei cicli di sonno e
temperatura, apparentemente causato dalla mutazione di un gene del cromosoma 2, coinvolto nella
ritmicità dei neuroni del NSC.

Sindrome di ritardo di fase del sonno -> ritardo di 4 ore dei ritmi dei cicli di sonno e
temperatura, apparentemente causato dalla mutazione di un gene del cromosoma 1, coinvolto nella
ritmicità dei neuroni del NSC.

Il controllo dei ritmi stagionali coinvolge anche la ghiandola pineale (sommità del mesencefalo, di
fronte al cervelletto) che secerne la melatonina (ormone). Durante la notte il SNC segnala alla
ghiandola pineale di secernere melatonina (è proprio la secrezione prolungata di questo ormone che
in inverno fa entrare in letargo alcuni animali). La melatonina sembra coinvolta che nella
sincronizzazione dei ritmi circadiani: può agevolare il superamento degli effetti causati dal lavoro a
turni o dal jet lag, e sincronizzare i ritmi giornalieri dei non vedenti.
CAP. 10 IL COMPORTAMENTO RIPRODUTTIVO
I comportamenti riproduttivi, che includono corteggiamento, accoppiamento e cura della prole,
rappresentano el categorie più singolari dei comportamenti sessualmente dismorfici (che
differiscono secondo il genere di appartenenza).

Il sesso genetico individuale è determinato al momento della fecondazione dello spermatozoo


paterno: 22 paia di cromosomi su 23 definiscono lo sviluppo fisico dell’organismo, l’ultimo paio, i
cromosomi sessuali, definiscono il sesso della prole.

Esistono tre categorie di organi riproduttivi:


1. Gonadi: testicoli o ovaie, sono le prime a svilupparsi; hanno la funzione di produrre ovuli o
spermatozoi e di secernere ormoni. Fino alla sesta settimana di gestazione i feti maschili e
femminili sono identici: entrambi hanno una coppia di gonadi primordiali identiche, ciò che
controlla il loro sviluppo (in ovaie o testicoli) sembra essere un singolo gene situato nel cromosoma
Y denominato Sry-> questo gene produce una proteina che si lega al DNA delle cellule gonadi e ne
induce la differenziazione in testicoli. Se questo gene non è presente le gonadi si trasformano in
ovaie: esistono casi di maschi XX, dovuti ad un anomalia del gene Sry che trasloca dal cromosoma
Y a quello X durante la spermatogenesi paterna.
Dopo lo sviluppo delle gonadi, si attiva una serie di eventi guidati da ormoni che determina il
genere individuale di appartenenza; tali ormoni hanno due effetti:
- organizzativi: influenzano lo sviluppo degli apparati riproduttivi e del cervello;
- di attivazione: si verificano in epoche successive: attivano la spermatogenesi, rendono possibile
l’erezione e l’eiaculazione.

2. Organi riproduttivi interni: in fase precoce dello sviluppo embrionale, gli organi riproduttivi
interni sono bisessuali: durante il terzo mese di gestazione, solo uno degli apparati primordiali si
sviluppa:
Dotti di Muller: apparato primordiale degli organi Dotti di Wolff: apparato primordiale degli organi
riproduttivi interni femminili, da cui originano: riproduttivi interni maschili, da cui originano:
-> fimbrie -> epididimi
-> tube di Falloppio -> vasi deferenti
->utero -> vescicole seminali
-> due terzi della vagina

-> Il genere degli organi riproduttivi interni fetali è determinato dalla presenza assenza degli
ormoni secreti dai testicoli: se questi sono presenti, si sviluppano i dotti di Wolff, in caso contrario
quelli di Muller.
I testicoli secernono due tipi di ormone:
Sostanza inibente o dotti di Muller Androgeni
Ormone peptidico che impedisce lo Stimola lo sviluppo dei dotti di Wolff -> hanno effetto
sviluppo dei dotti di Muller-> ha un mascolinizzante.
effetto defemminilizzante. Due androgeni sono responsabili della mascolinizzazione:
- testosterone-> secreto dai testicoli
- diidrotestosterone-> sintetizzato dal testosterone attraverso
un enzima.
Il fatto che gli organi riproduttivi interni dell’embrione umano siano bisessuali è illustrato da due
disturbi genetici:
Sindrome di insensibilità agli androgeni-> condizione causata dall’assenza congenita di recettori
per gli androgeni funzionanti (il gene per il recettore degli androgeni è situato nel cromosoma X).
Le gonadi di un feto geneticamente XY diventeranno testicoli che secernono sia la sostanza inibente
i dotti di Muller e sia gli androgeni. L’assenza dei recettori per gli androgeni impedisce a questi
ormoni di esercitare il loro effetto mascolinizzante, perciò non si svilupperano gli organi
riproduttivi interni maschili. Ma la sostanza inibente i dotti di Muller produce il suo effetto
defemminilizzante, prevenendo lo sviluppo degli organi riproduttivi interni femminili => i genitali
esterni di questi soggetti sono femminili e si svilupperà un corpo da donna.
Sindrome da persistenza dei dotti di Muller-> condizione causata dall’assenza congenita della
sostanza inibente i dotti di Muller o dei recettori per questo ormone. Nei maschi XY, gli androgeni
esercitano il loro effetto mascolinizzante, ma non si verifica defemminilizzazione => il soggetto
nasce con entrambi gli apparati gli apparati riproduttivi interni.

Per quanto riguarda lo sviluppo sessuale prenatale femminile, un’anomalia cromosomica indica che
le gonadi femminili non sono necessarie allo sviluppo dei dotti di Muller:
Sindrome di Tuner -> soggetti che presentano un unico cromosoma sessuale X => X0 -> dato che
non è presente Y non si svilupperanno i testicoli, e dato che sono necessari due cromosomi X per
produrre le ovaie, non si svilupperanno nemmeno queste.
-> Sebbene questi soggetti non abbiano alcun tipo di gonade, si evolveranno in senso femminile,
con organi riproduttivi interni e genitali esterni femminili normali.
-> ciò prova che i feti non hanno bisogno di ovaie o degli ormoni da esse prodotti per svilupparsi
come femmine.

3. Genitali esterni-> lo sviluppo dei genitali femminili non necessita della stimolazione degli
ormoni sessuali femminili, per cui il genere dei genitali esterni è determinato dalla presenza o
assenza di un androgeno.

MATURAZIONE SESSUALE
La pubertà inizia quando le cellule ipotalamiche cominciano a secernere l’ormone stimolante le
gonadotropine GnRH -> che stimola la produzione e il rilascio di due ormoni gonadotropici da
parte dell’ipofisi anteriore -> che stimolano la produzione ormonale propria delle gonadi.
I due ormoni sono -> l’ormone follicolo-stimolante e l’ormone luteinizzante.
La secrezione di GnRH è sotto il controllo di un peptide: la kisspeptina, prodotta dai neuroni
dell’ipotalamo, essenziale anche per il mantenimento della capacità riproduttiva maschile e
femminile.
In risposta agli ormoni gonadotropici, le gonadi secernono ormoni sessuali steroidei->
Ovaie -> producono estradiolo, appartenente alla classe degli estrogeni;
Testicoli->producono testosterone.
Entrambe le gonadi producono una piccola quantità di ormoni dell’altro sesso.

CONTROLLO ORMONALE DEL COMPORTAMENTO SESSUALE


Gli ormoni influenzano il comportamento interagendo direttamente con il sistema nervoso.
->Il comportamento sessuale nei maschi sembra dipendere dalla presenza di androgeni e altri
ormoni come l’ossitocina, prodotto dall’ipofisi posteriore che causa l’eiezione di latte nelle
femmine, ed è rilasciata al momento dell’orgasmo in entrambi i sessi.
-> Il comportamento sessuale per le femmine di mammifero sembra dipendere dagli ormoni
gonadici: estradiolo e progesterone.
-> Così come gli organi riproduttivi interni si evolvono spontaneamente in quelli femminili se gli
androgeni prenatali non mascolinizzano e defemminilizzano, anche il comportamento sessuale se
non è soggetto all’influenza degli ormoni, sarà quello femminile.
Mascolinizzione comportamentale-> sviluppo, stimolato dagli androgeni, di circuiti neurali che
rispondono al testosterone in età adulta, producendo un comportamento sessuale maschile.
Defemminiliazzione comportamentale-> consiste negli effetti inibitori degli androgeni sullo
sviluppo dei circuiti neurali che rispondono all’estradiolo e al progesterone in età adulta, impedisce
di mettere in atto un comportamento sessuale femminile.

Anche i feromoni possono influenzare la fisiologia e i comportamenti sessuali-> sostanze chimiche


rilasciate da un animale che influiscono sul comportamento o la fisiologia di un altro animale.
Connessioni tra il sistema olfattivo e l’amigdala sembrano importanti nella stimolazione del
comportamento sessuale maschile.
Sembra che anche nell’uomo si verificano alcuni dei fenomeni correlati ai feromoni: studi
dimostrano che stimoli olfattivi possono sincronizzare i cicli mestruali di donne che vivono in
stretto contatto tra loro; i feromoni presenti nel sudore ascellare di uomini e donne influenzano i
cicli mestruali, mentre sostanze presenti nel sudore maschile migliorano l’umore delle donne ->
questi effetti dovrebbero essere mediati dal bulbo olfattivo.

Comportamento sessuale umano


Donne -> sebbene gli ormoni ovarici non controllino l’attività sessuale delle donne, possono
esercitare un influenza sul loro interesse sessuale: studi mostrano che la sessualità femminile si
modifica durante il ciclo mestruale, e che il comportamento sessuale femminile può essere stimolato
dagli androgeni.
Maschi-> il testosterone ha un effetto di attivazione sul comportamento sessuale degli uomini.

Orientamento sessuale
I dati hanno scartato precedenti supposizioni secondo cui l’omosessualità abbia basi sociali, ma
indicano una possibile determinazione biologica, almeno parziale ->
sottili differenze nella struttura cerebrale, causate dall’esposizione prenatale a diverse quantità di
androgeni, potrebbero rappresentare una causa biologica di omosessualità.
Alcune prove indicano che androgeni prenatali possono influenzare il comportamento sociale e
l’orientamento sessuale degli esseri umani: nell’iperplasia (formazione eccessiva) surrenale
congenita, le ghiandole surrenali secernono quantità abnormi di androgeni che inizia prima della
nascita, quindi la sindrome causa mascolinizzazione prenatale -> maschi con la sindrome si
sviluppano normalmente, mentre le femmine manifestano gradi variabili di allargamento clitorideo
e fusiole labiale parziale e hanno maggiori probabilità di essere attratte da altre donne->
presumibilmente l’androgenizzazione prenatale è responsabile di questo aumento dell’incidenza
dell’orientamento sessuale mascolinizzato.
Un altro fattore biologico può influenzare l’orientamento sessuale: l’ereditarietà. Studi hanno
dimostrato che la percentuale di gemelli omozigoti concordati per l’omosessualità è superiore a
quella dei gemelli dizigoti.

CONTROLLO NEURALE DEL COMPORTAMENTO SESSUALE


Maschi
Meccanismi spinali-> circuiti neurali contenuti all’interno del midollo spinale controllano alcune
risposte sessuali come la postura adeguata, l’erezione e l’eiaculazione.
Meccanismi cerebrali -> L’area preottica mediale APM, localizzata rostralmente all’ipotalamo è
la regione più importante per il comportamento sessuale maschile -> la stimolazione di questa
regione sollecita il comportamento copulatorio e l’attività sessuale aumenta la velocità di scarica dei
singoli neuroni dell’APM. L’accoppiamento aumenta il ilascio di glutammato nell’APM che a sua
volta aumenta la frequenza dell’eiaculazione. La distruzione dell’APM abolisce il comportamento
sessuale maschile. Le più importanti connessioni tra l’APM e il generatore dell’eiaculazione nel
midollo spinale sono rappresentati da:
- sostanza grigia preiacquedottale del mesencefalo;
- nucleo paragigantocellulare del bulbo -> esercita effetti inibitori sui riflessi sessuali del midollo
spinale, tali connessioni sono serotoninergiche.

Femmine
L’estradiolo e il progesterone esercitano i loro effetti sul comportamento sessuale femminile
attivando i neuroni all’interno del nucleo ventromediale dell’ipotalamo -> questi inviano assoni
alla sostanza grigia pericquedottale, implicata nel comportamento sessuale femminile.

COMPORTAMENTO DI CURA DELLA PROLE


Gli ormoni hanno un ruolo anche nell’induzione e nel mantenimento del comportamento materno->
stimoli che normalmente inducono il comportamento materno sono quelli prodotti dall’atto del
parto e gli ormoni presenti al termine della gravidanza. Iniezioni di progesterone, estradiolo e
prolattina, che riproducono la sequenza che si verifica durante la gravidanza, facilitano il
comportamento materno -> sembrano agire sull’area preottica mediale, e le connessioni tra questa e
l’amigdala sono responsabili degli effetti avversivi dell’odore dei cuccioli.
Un circuito che inizia a livello dell’APM -> va all’area tegmentale ventrale -> nucleo accumbens -
> pallido ventrale => è implicato nello sviluppo dell’effetto di rinforzo alla vista dei piccoli e serve
a sostenere la motivazione a prendersi cura della prole.
L’ossitocina è implicata anche nella formazione del legame tra madre e piccoli.

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