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ANATOMIA UMANA!

SECONDA PARTE!
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IL SISTEMA NERVOSO!
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TESSUTO NERVOSO!
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È costituito da due tipi di cellule: i neuroni e le cellule gliali o nevroglia.!
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I NEURONI sono cellule specializzate nella rapida trasmissione dei segnali elettrici che, giunti alle
terminazioni dei loro prolungamenti, liberano sostanze chimiche mediante le quali il neurone
comunica con altre cellule.!
Hanno diverse caratteristiche quali:!
- eccitabilità: capacità di modificarsi con lo stimolo;!
- conducibilità: lungo la membrana cellulare sotto forma di onda di depolarizzazione;!
- trasmissibilità: capacità di trasmettere lo stimolo ad altri neuroni;!
- memorizzazione: capacità di riconoscimento di macromolecole.!
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Struttura!
Sono costituiti da 4 zone:!
- corpo cellulare (soma) → contiene il nucleo e tutti gli altri organelli citoplasmatici tra cui un
numero elevato di mitocrondri. È il centro dell’attività metabolica del neurone. I corpi cellulari
possono essere addensati in gruppi (colonne), oppure in strutture laminari (cortecce) e nell’SNP
(sistema nervoso periferico) sono raccolti in agglomerati (gangli). Al corpo cellulare sono
collegati dendriti e assoni.!
- dendriti → ramificazioni che hanno origine dal soma e presentano gli stessi organelli
citoplasmatici. Più si allontanano dal soma più il diametro di questi diminuisce. In alcuni tipi di
neuroni presentano delle appendici, le spine dendridiche. La funzione è quella di ricevere i
segnali proveniente da altri neuroni o in due casi specifici (fotorecettori, neuroni olfattivi)
direttamente dall’ambiente esterno.!
- assone → lungo tubulo che origina da un progressivo restringimento del soma, il cono di
emergenza, per poi continuarsi mantenendo una forma cilindrica e diametro costante. Durante il
suo percorso può dare origine a brevi rami di piccolo calibro, chiamati collaterali assoniche. Dal
cono di emergenza e dal segmento iniziale ha origine il segnale elettrico che viene prodotto
quando si ha un eccitazione del neurone. Il citoplasma contiene un sistema esteso di
microtubuli, neurofilamenti e mitocondri, ma non sono presenti ribosomi, RER (reticolo
endoplasmatico rugoso), apparato del Golgi. È in grado di svolgere un metabolismo energetico;
non è in grado di produrre proteine che riceverà dal soma. Alle estremità termina in una serie di
ramificazioni, i rami preterminali, di diametro inferiore rispetto l’assone, che si ramificano
ulteriormente a costituire le terminazioni nervose. Sia l’assone che i rami sono ricoperti da uno
strato di cellule gliali che costituiscono la guaina mielinica. Solo un’area della porzione terminale
delle terminazioni nervose è in rapporto con la membrana di una seconda cellula nervosa
costituendo una sinapsi.!
- terminazioni presinaptiche o bottoni sinaptici.!
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Tipi di neuroni !
- unipolari → sprovvisti di dendriti ma provvisti di soli assoni.!
- bipolari → posseggono un solo dendrite e assone. Di questa categoria fanno parte i neuroni
pseudounipolari (neuroni T), particolare tipo di neurone bipolare il cui corpo è provvisto di un
unico prolungamento che a distanza più o meno grande dal soma si suddivide a T. Sono neuroni
sensitivi quindi il ramo periferico è importante perché le sue terminazioni fungono da recettore
mentre il ramo centrale fa sinapsi con un altro neurone che ha la funzione id trasportare
l’impulso nervoso ai centri superiori (talamo). I gangli sono degli agglomerati di nuclei, di neuroni
pseudounipolari i quali, nel caso dei nervi spinali, sono posti nella radice posteriore del nervo a
livello del midollo spinale.!
- multipolari → presentano più dendriti, ma un solo assone.!
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Le CELLULE GLIALI (o NEVROGLIA) svolgono una funzione trofica, di supporto meccanico, di
regolazione della composizione del microambiente extracellulare che circonda i neuroni, di
isolamento elettrico degli assoni.!
Sono prevalentemente presenti nel SNC (sistema nervoso centrale) nel quale si distinguono in:!
- astrociti → più numerosi, hanno forma irregolarmente stellata. Presentano delle espansioni
dirette a coprire la membrana del soma, dei dendriti e delle giunzioni sinaptiche; altre
espansioni, invece, sono dirette a rivestire i capillari concorrendo alla costituzione della barriera
ematoencefalica (complesso che separa le reti neuronali dal sangue contenuto all’interno dei
capillari. Tale barriera è formata da cellule endoteliali e da prolungamenti degli astrociti i quali
sono in contatto con le diverse parti della cellula nevosa. La sua funzione è quella di selezionare
le sostanze che dal sangue giungono ai neuroni e viceversa). Svolgono un ruolo importante nel
mantenimento della concentrazione di potassio extracellulare, poiché sono in grado di
recuperare questo ione dall’esterno e portarlo all’interno del neurone. Sono in grado di
recuperare molecole di neurotrasmettitori liberati a livello delle sinapsi, intervenendo così nella
regolazione dell’attività sinaptica.!
- oligodendrociti → cellule che si avvolgono a spirale attorno all’assone costituendo la guaina
mielinica.!
- cellule ependimali → cellule che vanno a costituire l’epitelio monostratificato delle cavità
interne dell’SNC dove è presente il liquido cefalorachidiano. Presentano numerosi microvilli e
sono unite tra loro da giunzioni.!
- cellule microglia → di piccole dimensioni e forma irregolare, contengono numerosi lisosomi
permettendo di svolgere attività fagocitaria. Sono aderenti alla parete dei capillari sanguigni.
Nell’SNP si trovano sotto forma di cellule di Schwann (costituenti dei segmenti mielinici delle
fibre nervose dell’SNP) e cellule satellite o anficiti (rivestono con sottili espansioni
citoplasmatiche il soma).!
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SISTEMA NERVOSO CENTRALE!
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È costituito da: midollo spinale, tronco encefalico, cervelletto, diencefalo e telencefalo.!
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Il MIDOLLO SPINALE (MS) è accolto all’interno della colonna vertebrale nel canale vertebrale. Si
arresta a livello della seconda vertebra lombare ed è collegato alla periferia da una doppia serie
di 33 nervi spinali che fuoriescono dal canale vertebrale attraverso i forami intervertebrali. I
primi nervi spinali compiono un tragitto pressoché orizzontale per portarsi alla periferia; quelli
successivi compiono, invece, un tragitto via via sempre più obliquo fino ad essere costretti a
portarsi quasi verticalmente verso i rispettivi fori di uscita costituendo nel loro insieme la cauda
equina.!
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Il midollo spinale è circondato da 3 lamine connettivali concentriche, le meningi spinali che,
dall’interno all’esterno sono: pia madre, aracnoide, dura madre.!
Tra pia madre e aracnoide vi è uno spazio denominato infraaracnoideo che contiene il liquor
cefalorachidiano che fornisce nutrimento per il midollo e lo protegge da traumi e compressioni.!
Tra aracnoide e dura madre si trova lo spazio infradurale.!
Tra dura madre e periostio (che riveste la superficie interna del canale) si trova lo spazio
peridurale nel quale sono presenti plessi venosi e tessuto adiposo.!
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Inferiormente il midollo spinale si assottiglia nel cono midollare in corrispondenza del quale le
meningi si raccolgono nel filo terminale che, accompagnandosi alla cauda equina, va a fissarsi
sulla faccia posteriore del coccige costituendo il legamento coccigeo, il quale contribuisce a
mantenere il midollo spinali in posizione centrale al canale vertebrale.!
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Il midollo presenta esternamente dei solchi, a livello del tratto cervicale (rigonfiamento cervicale)
e a livello del tratto lombare (rigonfiamento lombare). Questi rigonfiamenti sono dovuti alla
presenza di un numero maggiore di nervi e muscoli che dovranno innervare gli arti superiori e
inferiori.!
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Struttura interna!
Internamente si osserva la sostanza grigia disposta al centro, mentre alla periferia la ostanza
bianca che circonda la grigia.!
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La SOSTANZA GRIGIA è disposta in modo da formare una figura a forma di farfalla o di “H”. La
parte trasversale prende il nome di commessura grigia, mentre le due ali prendono il nome di
corna anteriori e posteriori. La sostanza grigia contiene i corpi dei neuroni disposti in colonne;
questi sono caratterizzati da:!
CELLULE DI PRIMO TIPO DEL GOLGI: posizionate lungo l’assone mielinizzato che fuoriesce
dalla sostanza grigia. Esse comprendono:!
• cellule radicolari → raccolte nel corno anteriore, il loro assone efferente va a formare la radice
anteriore dei nervi spinali e possono essere:!
- neuroni somatomotori (motoneuroni): attraversano la sostanza bianca e il loro assone è
destinato all’innervazione della muscolatura striata scheletrica. Essi sono motoneuroni α (diretti
alle fibre muscolari striate scheletriche) e motoneuroni γ (il loro assone va ad innervare le fibre
muscolari striate dei fusi neuromuscolari informando continuamente dello stato di ogni muscolo
scheletrico);!
- neuroni visceroeffettori (motoneuroni β): il loro assone è destinato ad innervare la
muscolatura liscia. Appartengono al sistema nervoso simpatico e sono localizzati alla base del
corno anteriore e laterale. Si distinguono in neuroni simpatici e parasimpatici. Gli assoni mielinici
dei neuroni visceroeffettori fuoriescono dal midollo spinale insieme a quelli dei motoneuroni per
costituire le radici anteriori dei nervi spinali, ma abbandonano presto il nervo spinale per
raggiungere i gangli periferici, contenenti neuroni effettori viscerali acquisendo la denominazione
di fibre pregangliari.!
• cellule funicolari → localizzate nelle corna posteriori. Sono chiamate così in quanto emettono
assoni mielinizzati che passano nella sostanza bianca dividendosi in un ramo ascendente e uno
discendente. A vari livelli rientrano nella sostanza grigia del midollo spinale o tronco encefalico,
collegando così varie parti dell’asse nervoso. A seconda da chi ricevono informazioni si
suddividono in:!
- neuroni somatosensitivi: per la sensibilità somatica;!
- neuroni viscerosensitivi: per la sensibilità viscerale.!
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CELLULE DI SECONDO TIPO DEL GOLGI: hanno un assone breve e amielinico che rimane
all’interno della sostanza grigia. Se osservata in sezione trasversale la sostanza grigia appare
suddivisa in 10 lamine.!
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La SOSTANZA BIANCA è formata da fasci di fibre nervose prevalentemente mieliniche che
trasportano gli impulsi in salita o in discesa. I fasci nervosi, sono organizzati in cordoni (funicoli).
Per ogni metà si distinguono: cordone posteriore - cordone laterale - cordone anteriore. I fasci che
partono dalla sostanza bianca possono avere direzione ascendente o discendente.!
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Principali vie discendenti !
Le vie discendenti sono vie di moto e controllo: la corteccia cerebrale invia l’ordine di movimento al
midollo spinale che si occupa di eseguirlo sempre sotto il controllo del cervello.!
I principali fasci discendenti sono:!
- fascio corticospinale laterale → diretto, contrae muscoli nella parte controlaterale all’emisfero
che si “attiva” (se utilizzo l’emisfero sinistro si contrarranno i muscoli dell’emilato corporeo
destro). Produce movimenti volontari, fini e rapidi.!
- fascio corticospinale anteriore → crociato, uguale al precedente, ma riguardante l’area di
muscoli dello stesso emilato corporeo (non è quindi controlaterale).!
Entrambi originano da neuroni della corteccia e scendono insieme costituendo un unico fascio
(fascio corticospinale). Percorrono tutto il tronco encefalico fino ad arrivare a livello della faccia
anteriore del midollo allungato, dove circa l’80% delle fibre si incontra con il restante 20%
proseguendo nel cordone laterale del midollo spinale e costituendo il fascio corticospinale laterale.
Le restanti fibre discendono direttamente nel cordone anteriore del midollo spinale, costituendo il
fascio corticospinale anteriore.!
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Il TRONCO ENCEFALICO (TE) rappresenta la continuazione del midollo spinale entro la scatola
cranica. Il piano di demarcazione che divide il midollo spinale dal tronco encefalico + all’altezza del
grande foro occipitale del cranio.!
Esso è costituito da:!
- BULBO (MIDOLLO ALLUNGATO) → porzione del TE più simile al MS, di cui rappresenta la
continuazione entro la scatola cranica. Rostralmente (anteriormente) è separato dal ponte da
una profonda incisura, il solco bulbopontino; la superficie ventrale presenta due rilievi
longitudinali, le piramidi bulbari, costituite da fasci di fibre piramidali che scendono dalla
corteccia telencefalica portando impulsi motori somatici ai motoneuroni del TE e del MS. Queste
fibre sono responsabili dei movimenti volontari fini. Qui avviene la decussazione delle
piramidi, ovvero l’incrocio delle fibre corticospinali che inizialmente sono divise da una fessura
mediana che caudalmente viene interrotta. La superficie laterale è occupata dall’oliva
bulbare, protuberanza tondeggiante caratterizzata dalla presenza in profondità di un gruppo di
neuroni fondamentali per le connessioni del bulbo con il cervelletto. La superficie dorsale è
lievemente depressa ed è il pavimento del quarto ventricolo cerebrale. Da tale superficie
emerge il nervo trocleare.!
- PONTE DI VARIOLO → la faccia ventrale si presenta convessa e sulla linea mediana è
presente una depressione, il solco basilare, nel quale scorre l’arteria omonima. Lateralmente
emergono le radici del nervo trigemino e rostralmente confina con il mesencefalo dal quale è
diviso per interposizione dal solco pontemesencefalico.!
- MESENCEFALO → la superficie ventrolaterale presenta i peduncoli cerebrali; la superficie
dorsale presenta quattro protuberanze rotondeggianti, i collicoli (tubercoli) quadrigemellari
(due superiori che sono stazione delle vie ottiche, e due inferiori che sono stazione delle vie
acustiche), che nel loro insieme formano la lamina quadrigemina. Al di sotto dei collicoli
inferiori sono presenti i nervi trocleari, unici nervi cranici che originano dalla superficie dorsale
del TE. Internamente il mesencefalo è percorso dall’acquedotto mesencefalico di Silvio che
mette in comunicazione il quarto ventricolo cerebrale con il terzo.!

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Struttura e cenni funzionali!
- A LIVELLO DEL BULBO → avviene un cambiamento progressivo della sostanza bianca e
grigia. La parte più caudale è simile al MS mentre la restante presenta una morfologia
totalmente diversa. Procedendo cranialmente la sostanza grigia viene attraversata da fasci
mielinici che causano uno scompaginamento della struttura. Cambia l’orientamento della
sostanza bianca e grigia che tendono a disporsi in senso mediale-laterale. Per cui i nervi
encefalici con funzione motoria sono disposti medialmente, quelli con funzione sensitiva
lateralmente. A questo livello sono inoltre presenti dei nuclei propri del TE con funzione di
stazione lungo le vie ascendenti sesitive o discendenti. Cranialmente compaiono delle
formazioni grigie, i nuclei olivari inferiori, corrispondenti all’oliva bulbare, che ricevono fibre da
varie parti del SNC. Le fibre che vi escono, invece, sono destinate alla corteccia del cervelletto e
prendono il nome di fibre rampicanti.!
- A LIVELLO DEL PONTE → esso si suddivide in piede e callotta. Il piede contiene numerosi
piccoli gruppi di neuroni, i nuclei pontini, importanti per le loro connessioni che ricevono da
diverse aree del SNC e per il fatto che in uscita si convogliano al cervelletto, trasportando
informazioni riguardanti la programmazione dei movimenti volontari. Per il piede passano anche
le fibre corticospinali e corticonucleari che formano le vie piramidali. A livello della callotta sono
riconoscibili diversi nuclei cocleari ventrali che ricevono impulsi uditivi dal nervo acustico e
inviano le proprie fibre ascendenti al collicolo inferiore da cui si dipartono poi le fibre dirette al
diencefalo. Per questa porzione del ponte, passano tre importanti fasci, il longitudinale-mediale,
il tetto spinale e il tegmentale centrale.!
- A LIVELLO DEL MESENCEFALO → la superficie centrale è occupata da fasci corticospinali-
corticonucleari che nel loro insieme formano il fascio piramidale. Sono inoltre presenti fibre
coricopontine, che prendono origine da aree motorie secondarie e aree associative della
corteccia; essi costituiscono la principale via di comunicazione corteccia-cervelletto. Il nucleo più
voluminoso è il nucleo rosso, che riceve impulsi dal cervelletto e interviene nella regolazione
degli automatismi motori.!

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Formazione reticolare!
Insieme di nuclei piccoli molto diffusi, non sempre distinguibili. Essa è presente in tutto il TE, del
quale occupa una porzione considerevole e non comprende i nuclei dei nervi encefalici e nuclei
propri.!
La funzione più conosciuta è quella di promuovere lo stato di veglia cerebrale, lo stato
muscolare, cardio vascolare, respiratorio e della percezione del dolore.!
La struttura: medialmente i nuclei sono collegati a doppia via con il cervelletto, portando impulsi di
sensibilità viscerale ed esterocettiva. Centralmente inviano fibre al MS inibendo attività riflesse e il
tono muscolare. Lateralmente hanno origine le fibre reticolo spinali che portano impulsi facilitatori
per le attività riflesse al MS; le fibre ascendenti con funzione attivante su varie parti del diencefalo.!
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Il CERVELLETTO è situato dorsalmente al TE, al quale è collegato per mezzo dei tre peduncoli
cerebellari. Ha forma di un grosso ovoide che: si trova inferiormente ai poli occipitali degli emisferi
cerebrali, dai quali è separato da una lamina fibrosa di dura madre, il tentorio del cervelletto.!
La faccia superiore è convessa e presenta sulla linea mediana un rilievo, il verme superiore. La
faccia inferiore, anch’essa è convessa, interrotta da una profonda scissura mediana, nel fondo
della quale si rileva il verme inferiore in continuità con quello superiore. Le due masse ai lati
del verme costituiscono gli emisferi cerebellari.!
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La presenza sulla superficie di numerose fessure divide il cervelletto in lobi:!
- archicerebello → parte più antica del cervelletto, è collegato con le vie e i nuclei vestibolari;!
- paleocerebello → coincide con la corteccia del verme ed è collegato con il MS e il
neocerebello;!
- neocerebello → presente solo nei primati e formato dagli emisferi cerebellari.!
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Altra caratteristica del cervelletto è la presenza di lamine adiacenti e parallele sulla superficie
delle quali sono presenti delle “fessure” che creano pieghe e formano le lamelle cerebellari che
sono porzioni allungate di corteccia ripiegata su se stessa.!

Struttura del cervelletto!


Superficialmente è formato da sostanza grigia stratificata a formare una corteccia. Internamente
è presente la sostanza bianca a formare il centro midollare. All’interno di essa sono presenti i
nuclei propri del cervelletto.!
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La CORTECCIA CEREBELLARE (sostanza grigia) è organizzata in tre strati l’uno sovrapposto
all’altro che, dall’interno all’esterno sono:!
- strato dei granuli → formato da neuroni, cellule del Golgi e cellule granulari. Le cellule
granulari proiettano i loro assoni allo strato molecolare, dividendosi a T e decorrendo tutti
paralleli tra loro, da ciò prendono il nome di fibre parallele;!
- strato gangliare → in questo strato sono presenti le cellule del Purkinje con tipica forma a
fiasco dalla cui base origina un assone, che attraversa lo strato dei granuli e raggiunge i nuclei
del centro midollare divenendo le uniche fibre che lasciano la corteccia. Dal collo del corpo
cellulare nascono 1-2 grossi dendriti che si portano nello strato molecolare, in cui si ramificano
disponendosi a spalliera tutti in un piano (i dendriti delle cellule del Purkinje contraggono diverse
sinapsi con più fibre parallele rilevando quindi contemporaneamente afferenze da moltissimi
granuli, allo stesso tempo diverse cellule granulari prendono contatto con moltissime cellule del
Purkinje realizzando una marcata amplificazione del messaggio nervoso che giunge alla
corteccia);!
- strato molecolare → sono presenti assoni delle cellule granulari, neuroni associativi,
cellule canestri e cellule stellate.!
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Le fibre che giungono al cervelletto sono di due tipi:!
- fibre rampicanti → originano dai nuclei olivari inferiori del TE, attraversano i primi due strati
della corteccia, arrivano allo strato molecolare e qui si avvolgono a spirale attorno ai dendirti
delle cellule del Purkinje contraendo sinapsi;!
- fibre muscoidi → molto più numerose delle fibre rampicanti, hanno origini diverse e terminano
tutte sullo strato granulare, dove prendono contatto esclusivamente con i dendriti delle cellule
granulari.!
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Il CENTRO MIDOLLARE (sostanza bianca) del cervelletto contiene i nuclei propri del
cervelletto (nucleo interposito, nucleo dentato). I neuroni di questi nuclei ricevono collaterali delle
fibre muscoidi, rampicanti, assoni delle cellule del Purkinje ed emettono assoni che costituiscono le
vie di uscita degli impulsi dal cervelletto (talamo → corteccia motoria-premotoria). !
Attraverso questa e un’altra via, il cervelletto manda al telencefalo le informazioni propriocettive
sullo stato di distensione di ogni muscolo da reclutare per eseguire un certo movimento, in maniera
tale che ogni muscolo reclutato partecipi al movimento in maniera adatta allo scopo e in maniera
graduale.!
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Fisiologia della corteccia cerebellare!
Le cellule del Purkinje vengono eccitate dalle fibre rampicanti provenienti dall’oliva inferiore e dalle
fibre parallele dei granuli e vengono inibite da tutte le altre fibre che vi prendono contatto.!
A loro volta le cellule del Purkinje, uscendo dalla corteccia, inibiscono i nuclei centro midollari
attraverso la produzione del neurotrasmettitore GABA. Questi nuclei vengono eccitati dalle
collaterali delle fibre muscoidi e rampicanti.!
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Il DIENCEFALO insieme al telencefalo costituisce il cervello. È situato al centro dei due emisferi
cerebrali e all’interno di esso di trova il terzo ventricolo cerebrale, fessura che lo divide in due
metà simmetriche. È separato dal mesencefalo da un piano che attraversa la commessura
posteriore.!
È costituito da cinque parti:!
- EPITALAMO → localizzato nella parte posteriore. Esso comprende il trigono dell’abenula, i
nuclei dell’abenula, l’epifisi (ghiandola pineale collegata la diencefalo per mezzo di un
peduncolo), la commessura posteriore e altre formazioni.!
- TALAMO → costituisce i 4/5 del diencefalo ed è una formazione pari di forma ovoidale. Due
lamine di sostanza bianca dividono il talamo in diverse regioni nucleari:!
• nuclei anteriori-mediali-laterali-ventrali: intercalati su vie sensitive-motorie, con connessione
a doppia via con specifiche aree della corteccia cerebrale (nuclei specifici);!
• nuclei intralaminari-linea mediana: ricevono fibre dalla formazione reticolare ed hanno
connessioni diffuse con al corteccia cerebrale (nuclei non specifici). È la stazione in cui tutte le
vie sensitive trovano interruzione prima di raggiungere la corteccia.!
- METATALAMO → costituito dai corpi genicolati laterali e mediali, due formazioni pari e
simmetriche che sporgono come piccoli rilievi dalla superficie prosteriore-inferiore del talamo.
Queste sono intercalate lungo le vie ottiche e acustiche che si proiettano poi ad aree sensitive
primarie della corteccia. !
• corpi genicolati laterali: stazione intermedia delle vie ottiche. Da qui gli impulsi in parte
vengono portati all’area sensitiva, in parte ai tubercoli quadrigemellari superiori;!
• corpi genicolati mediali: ricevono fibre acustiche dai tubercoli quadrigemellari inferiori e
proiettano le proprie fibre all’area acustica della regione temporale della corteccia.!
- SUBTALAMO → comprende alcuni fasci sensitivi, fasci di fibre provenienti dal cervelletto,
nucleo pallido del telencefalo. Si considera una stazione delle vie motrici extrapiramidali e
contiene: il nucleo subtalamico di Luys e il nucleo dell’ansa reticolare.!
- IPOTALAMO → è compreso tra il chiasma ottico e i peduncoli cerebrali. Vi è uno stretto
rapporto tra ipotalamo e ipofisi: gli assoni dei neuroni dell’ipotalamo si riuniscono per andare a
formare il fascio tuberoinfundibolare responsabile della regolazione della secrezione della
parte anteriore dell’ipofisi. Tale regolazione avviene grazie al sistema portale ipotalamo-
ipofisario.!
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Il TELENCEFALO è formato da due emisferi cerebrali (destro e sinistro) la cui superficie è
costituita dalla corteccia cerebrale, al di sotto della quale si trova il centro semiovale. In
profondità di ogni emisfero è presente un ventricolo laterale contenente il liquor
cefalorachidiano. !
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La superficie esterna della corteccia è caratterizzata da irregolarità dovute alla presenza di
solchi, incisure poco profonde, che delimitano aree dette circonvoluzioni cerebrali, e scissure
che segnano il confine tra i sei lobi: frontale, parietale, occipitale, temporale, lobo isnula e
lobo limbico.!
Sulla faccia laterale di ogni emisfero si individuano scissure Silvio, nella cui profondità è accolto
il lobo insula, scissure Rolando e circonvoluzioni precentrali e postcentrali (queste ultime
sono separate dalla scissura Rolando).!
La superficie mediale guarda verso la profonda scissura interemisferica e presenta,
parallelamente al corpo calloso, la scissura del cingolo; a livello del lobo occipitale, invece, la
scissura calcarina.!
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Struttura e funzioni della corteccia cerebrale!
È costituito da neuroni stratificati e si presenta disomogenea.!
- archipallio → parte più antica con tre strati di neuroni;!
- paleopallio → con quattro strati di neuroni è la più recente;!
- neopallio → particolarmente sviluppata nei mammiferi superiori con sei strati di neuroni
(plessiforme, granulare esterno, piramidale esterno, granulare interno, piramidale interno,
cellule polimorfe).!
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Le cortecce cerebrali dei due emisferi sono in comunicazione mediante le fibre del corpo
calloso e della commessura anteriore. Attraverso le fibre commessurali molte informazioni
passano da un emisfero all’altro; la memoria delle esperienze vissute è in entrambi. Le funzioni
dell’emisfero sinistro trovano corrispondenza nella metà destra del corpo e viceversa. La
maggior parte delle funzioni cognitive superiori si svolge in aree corticali localizzate in maniera
simmetrica sia nell’emisfero destro che sinistro. Esistono anche funzioni complesse superiori che
risiedono in un solo emisfero come il linguaggio: il centro del linguaggio è presente solo
nell’emisfero sinistro che permette di comprendere e parlare il linguaggio (dominante).!
La dominanza di un emisfero varia per le funzioni. Le funzioni per le quali l’emisfero destro risulta
dominante sono: percezione tridimensionale, suonare strumenti musicali, riconoscimento volti.!
Il telencefalo risulta più grande nei maschi rispetto alle femmine anche se ciò non si riflette sulle
capacità intellettive.!
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Le principali aree cerebrali sono:!
- area sensitiva primaria (aree 3,1,2) → in essa avviene la percezione cosciente degli stimoli
elementari: sensibilità somatica generale, sensibilità derivante dagli organi di senso. La
prima è più sviluppata e collocata nella circonvoluzione postcentrale del lobo parietale.
L’estensione dell’area è proporzionale alla ricchezza di innervazioni. In quest’area il quarto
strato granulare è molto sviluppato (granulare interno). Altre aree che fanno parte di questa
sono: area visiva primaria, area acustica primaria, area olfattiva. In quest’area è possibile
riconoscere una rappresentazione somatotopica delle afferenze cutanee di tutti i distretti del
corpo a livello della circonvoluzione postcentrale. Essa è denominata homunculus sensitivo.!
- area motoria primaria (area 4) → il suo ruolo è imputato nell’esecuzione dei movimenti
volontari ed è localizzata nella circonvoluzione precentrale del lobo frontale. Una sua
stimolazione evoca movimenti fini che interessano segmenti più distali (arti). Anche per
quest’are è possibile riconoscere una rappresentazione somatotopica dell’estensione
dell’area motoria primaria sulla circonvoluzione precentrale del telencefalo, relativa ad ogni
distretto corporeo. Essa è denominata homunculus motorio.!
- area sensitiva secondaria (aree 5,7) → essa si suddivide in corteccia premotoria,
lateralmente sulla superficie esterna del lobo frontale, produce movimenti grossolani che
coinvolgono contemporaneamente vari segmenti corporei; corteccia motoria
supplementare, presiede alla coordinazione e alla pianificazione dei movimenti complessi
degli arti.!
- aree associative → fanno parte di questa: area associativa sensitiva, che si occupa della
memorizzazione e comprensione dei significati delle parole; area associativa motoria,
localizzata davanti l’area 6 ed indispensabile per la programmazione motoria, formazione del
pensiero astratto. In questa regione si trova l’area di Broca, importante per l’esecuzione motoria
degli atti di linguaggio scritto-parlato; area limbica.!
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Struttura del centro semiovale!
Esso è costituito dalla sostanza bianca dei due emisferi cerebrali. Internamente presenta i
gangli alla base (nuclei alla base) ed è composto esclusivamente da fibre nervose mieliniche
che possono essere:!
- proiezione → provengono dal talamo e dalla corteccia e si portano alle formazioni grigie
sottocorticali;!
- associative → collegano aree della corteccia di un emisfero con altre aree corticali dello stesso
emisfero;!
- commessurali → connettono tra loro aree corticali dei due emisferi!
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Vi sono inoltre delle formazioni telencefaliche attraverso le quali le fibre commessurali
attraversano il piano sagittale mediano del telencefalo. Queste sono:!
- corpo calloso → spessa lamina bianca a forma di “C orizzontale” con concavità inferiore situata
sul fondo della scissura interemisferica. È lungo 5 cm e costituito da: rostro, ginocchio, tronco e
splenio;!
- commessura anteriore → corto fascio di fibre miliniche localizzate immediatamente dietro il
rostro del corpo calloso.!
!
Il sistema limbico è una parte del cervello, coinvolta direttamente nella modulazione delle
emozioni, nella memoria recente e nella regolazione delle risposte viscerali.!
Consiste in aree corticali che circondano il TE e il corpo calloso.!
È costituito da sei parti:!
- lobo limbico → costituisce l’area associativa limbica (vedi parte riguardante le aree cerebrali) la
quale è implicata nella memoria antica ed è responsabile dei “comportamenti pensati”, quei
comportamenti relativi ad un attento esame della realtà. Esso è situato vicino la corteccia
associativa motoria.!
- ippocampo → porzione medio-dorsale dei due lobi temporali. Costituito da formazioni corticali
in continuità tra loro: corno d’ammone, giro dentato, subiculum e da una lamina di sostanza
bianca situata dorsalmente al giro dentanto, chiamata fimbria. Esso viene attivato da fibre della
corteccia olfattiva, le quali raggiungono il subiculum e il giro dentanto per poi arrivare al corno
d’ammone e infine alla fornice.!
- corpi mamillari dell’ipotalamo.!
- nuclei medio, dorsali, anteriori del talamo (vedi talamo).!
- amigdala → costituita da sostanza grigia suddivisa in nuclei, è localizzata nella parte dorso-
mediale del lobo temporale. È in stretta continuità con l’estremità libera della coda del nucleo
caudato e svolge le seguenti funzioni: regolazione del sistema nervoso simpatico, formazione
della memoria recente, induzione al comportamento aggressivo, capacità nel riconoscere
espressioni di paura sul volto o attraverso la voce.!
- corteccia entorinale.!
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I gangli alla base sono un insieme di formazioni grigie presenti nella parte interna di ogni
emisfero. Questi intervengono nel controllo del movimento e sono collegati con i nuclei propri del
TE.!
Sono costituiti da tre elementi:!
- il corpo striato → a sua volta comprende:!
• nucleo caudato: insieme al putamen rappresenta la porzione più recente del corpo striato oltre
ad appartenere al telencefalo. Ha una forma allungata a C e in senso antero-posteriore si
riconoscono una testa, corpo, coda, quest’ultima decorre posteriormente al putamen e termina
nei pressi dell’amigdala.!
• putamen: è posto ventro-lateralmente al nucleo caudato e insieme al nucleo pallido è una
formazione contigua che va a costituire il nucleo lenticolare.!
• nucleo pallido.!
- nucleo subtalamico di Luys → appartiene al diencefalo ed è situato ventralmente al talamo.
Presenta soprattutto neuroni che producono glutammato. È connesso a doppia via con il nucleo
pallido.!
- sostanza nera → nucleo proprio del mesencefalo, costituito da due parti con funzioni distinte:!
• compatta: modula la sua attività integrativa utilizzando come mediatore la dopamina e inviando i
propri assoni al nucleo caudato e al putamen;!
• reticolare: produce GABA inviando i propri assoni al talamo e alcune formazioni del TE.!
!
I gangli alla base sono variamente connessi tra loro e le principali afferenze derivano dai nuclei
talamici e dalla corteccia cerebrale che terminano sul nucleo caudato e sul putamen del corpo
striato, pertanto le informazioni che derivano da queste zone vengono rielaborate all’interno dei
gangli. Il messaggio nervoso viene poi trasmesso dal nucleo caudato al putamen direttamente o
indirettamente a formazioni localizzate al di fuori dei gangli.!
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Per impedire traumi alla sostanza nervosa contro gli stessi involucri ossei, il SNC risulta avvolto da
membrane connettivali, le meningi, e da un cuscinetto di liquido, il liquor cefalorachidiano.!
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Le meningi dall’interno all’esterno sono:!
- pia madre → avvolge i vasi sanguiferi costituendo la tonaca avventizia e accompagnandoli
all’interno del tessuto nervoso.!
- aracnoide → costituita da connettivo lasco molto delicato ed è separata dalla pia madre per la
presenza dello spazio subaracnoideo (o infraaracnoideo) nel quale è presente il liquor.!
- dura madre → meninge molto spessa e robusta. A livello del midollo spinale è separata dal
periostio che riveste il canale midollare per interposizione dello spazio epidurale; accompagna i
nervi spinali all’uscita dai fori intervertebrali, formando un breve manicotto attorno ad essi. A
livello, invece, del cranio, aderisce al periostio e se ne separa solo in corrispondenza dei seni
venosi. Tra dura madre e aracnoide è presente un sottile strato di liquor.!
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Il liquor cefalorachidiano è, appunto, un liquido trasparente contenente sali, glucosio e una
piccola quantità di proteine-linfociti. Viene prodotto dai plessi corioidei (che si occupano di una
specie di filtrazione del plasma sanguigno), formazioni presenti in maniera diffusa sulle pareti
interne delle quattro cavità ventricolari cerebrali. Il liquor, una volta prodotto, circola nei ventricoli (i
ventricoli cerebrali sono quattro cavità all’interno delle quali scorre il liquor. Abbiamo due ventricoli
laterali posizionati al centro di ogni emisfero cerebrale connessi al terzo ventricolo attraverso i
forami di Monro. Il terzo ventricolo, collocato in posizione mediana tra i due emisferi, comunica
tramite un lungo canale, detto acquedotto di Silvio, con il quarto ventricolo il quale prosegue infine
inferiormente nel canale ependimale del MS) e in altre cavità liquorali, viene continuamente
riassorbito nel sangue venoso grazie alla presenza di villi aracnoidei. Oltre a partecipare alla
funzione meccanica, permette la diffusione delle sostanze nutritive dal sangue al tessuto nervoso.!
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IL SISTEMA NERVOSO PERIFERICO!
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Consiste nell’insieme delle fibre nervose che si trovano al di fuori del SNC ed è costituito da:!
- NERVI SPINALI → nervi misti, cioè formati da fibre motorie e da fibre sensitive. A distanza dal
midollo tendono a separarsi confluendo in altri plessi di nervi. Sono 33 paia: 8 cervicali, 12
toracici, 5 lombari, 5 sacrali e 3 coccigei. Ciascun nervo si forma per l’unione di due radici,
anteriore e posteriore, a livello del foro intervertebrale. La radice anteriore fornisce ai nervi
spinali la componente motrice (effettrice) che può essere somatica (costituita da motoneuroni γ)
o viscerale. La radice posteriore è invece formata da fibre sensitive la cui origine apparente è a
livello del solco laterale posteriore mentre l’origine reale è a livello dei neuroni pseudounipolari
dei gangli spinali, i quali si intercalano fuori dal SNC.!
!
Se si suddividesse il MS in 33 segmenti ognuno con il proprio paio di nervi spinali (neuromero) si
potrebbe far corrispondere a questo un gruppo muscolare (miomero) e un’area cutanea
(dermatomero) da cui viene ricevuta la sensibilità.!
Ogni nervo dorsale che esce dal foro intervertebrale si divide in un ramo dorsale e uno ventrale, si
organizza in plessi che in sequenza sono: cervicale, brachiale, lombosacrale, pudendo, coccigeo.!
!
• plesso cervicale → costituito dai primi 4 nervi cervicali che si anastomizzano in 3 arcate.!
• plesso brachiale → provvede all’innervazione sensitiva motoria dell’arto superiore compresa la
spalla. Presenta una parte prossimale da dove originano 3 tronchi primari.!
• plesso lombosacrale → costituito dal plesso lombare e dal plesso sacrale.!
• plesso pudendo → nervo pudendo.!
• plesso coccigeo.!
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NERVI ENCEFALICI → sono 12 paia, hanno le stesse caratteristiche dei nervi spinali anche se
anziché essere misti, possono essere costituiti da 1 o 2 componenti. Hanno origine dai nuclei
dei nervi encefalici. Tutti emergono dalla superficie ventrale del TE eccetto il primo, il secondo e
il quarto paio che originano dalla superficie dorsale del mesencefalo. La loro numerazione
avviene in senso antero-posteriore.!
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• Ⅰ paio: nervo olfattivo;!
• Ⅱ paio: nervo ottico;!
• Ⅲ paio: nervo oculomotore comune;!
• Ⅳ paio: nervo trocleare;!
• Ⅴ paio: nervo trigemino;!
• Ⅵ paio: nervo abducente;!
• Ⅶ paio: nervo facciale;!
• Ⅷ paio: nervo statoacustico;!
• Ⅸ paio: nervo glossofaringeo;!
• Ⅹ paio: nervo vago;!
• Ⅺ paio: nervo accessorio;!
• Ⅻ paio: nervo ipoglosso.!
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SISTEMA NERVOSO SIMPATICO!
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Parte del sistema nervoso deputata alla regolazione delle funzioni viscerali (non volontarie).!
Si suddivide in due parti:!
- sistema nervoso ortosimpatico → formato da gangli viscero effettori della porzione toracico
lombare, localizzati in colonne nel MS. Ricevono fibre pregangliari ed emettono assoni chiamati
fibre postgangliari che saranno indirizzati alla muscolatura liscia dell’organo da innervare. I
gangli sono vicini al centro del nevrasse per cui la fibra pregangliare sarà breve, quella
postgangliare sarà lunga.!
- sistema nervoso parasimpatico → costituito da nuclei dei centri effettori viscerali dei nervi
encefalici localizzati nel tronco encefalico e tratto sacrale del MS. Da questi centri si dipartono
fibre pregangliari che fuoriescono con i rami dei nervi spinali ed encefalici.!
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Ogni viscere riceve una doppia innervazione vegetativa ad azione antagonista: fibre postgangliati
ortosimpatiche e fibre postgangliari parasimpatiche. Ogni fibra emetterà mediatori chimici differenti,
determinando risposte antagoniste l’una dall’altra.!
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Il sistema nervoso ortosimpatico è costituito da una colonna di neuroni effettori viscerali, dai
quali partono gli assoni di tali cellule che costituiscono le fibre pregangliari dirette ai gangli
dell’ortosimpatico.!
Questi ultimi sono piccoli corpiccioli disposti in due file “a corona di rosario” ai lati della colonna
vertebrale. Sono connessi tra loro mediante cordoni costituiti da fibre pregangliari ascendenti e
discendenti. Sono connessi al nervo spinale mediante due sottili rami:!
- ramo comunicante bianco → fibre che vanno dal nervo spinale ai gangli paravertebrali e sono
avvolti da guaina mielinica. !
- ramo comunicante grigio → amielinico, fibre postgangliari che vanno dal ganglio al nervo
spinale.!
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APPARATO LOCOMOTORE!
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APPARATO SCHELETRICO!
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È costituito da 206 ossa che si uniscono, attraverso giunzioni, per costituire lo scheletro. Lo
scheletro può essere suddiviso in assile (ossa della testa e ossa del tronco) e in appendicolare
(ossa degli arti, cintura scapolare e cintura pelvica).!
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Le funzioni di questo apparato sono:!
- sostegno del corpo;!
- contribuisce alla locomozione;!
- permette movimenti respiratori;!
- protegge organi vitali;!
- sede di deposito di minerali;!
- contribuisce all’omeostasi Ca nel plasma.!
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Le ossa dello scheletro sono formate da tessuto osseo, da tessuto cartilagineo e altri tessuti
connettivi specializzati (legamenti) che partecipano alla costituzione delle giunture e membrane di
rivestimento dell’osso e della cartilagine.!
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Il tessuto cartilagineo è una variante del tessuto connettivo specializzato nella funzione di
sostegno. Presenta un’abbondanza di matrice extracellulare piuttosto compatta, nel cui interno
sono immersi condroblasti e condrociti. Le principali caratteristiche di questo tessuto sono la
solidità, la flessibilità e la capacità di deformarsi limitatamente.!
Nell’adulto la cartilagine permane in corrispondenza delle superfici articolari, che non si ossificano
mai, ed in poche altre sedi; inoltre essa forma lo scheletro di sostegno dell’orecchio, del naso, della
laringe, della trachea e dei bronchi. Si forma inoltre in seguito a fratture in qualsiasi fase della vita.!
In tutte le zone in cui è localizzata, fatta eccezione per le superfici articolari, la cartilagine è
rivestita da uno strato di tessuto connettivo denso detto pericondrio, altamente
vascolarizzato. La cartilagine è sprovvista di nervi e di vasi sanguigni e linfatici ed è quindi nutrita
per diffusione attraverso la sua matrice gelificata.!
!
Si hanno quattro tipologie di tessuto cartilagineo:!
- cartilagine ialina: tipologia più abbondante nell’uomo. Ha un colorito bianco; il 65% del suo
peso totale è dato dall’acqua, il 15% da collagene (tipo Ⅱ) e proteoglicani, il 5% da condrociti. La
cartilagine ialina costituisce lo scheletro fetale, nell’adulto, invece, rimane a rivestire molte
superfici articolari, forma cartilagini costali e lo scheletro delle vie respiratorie (naso, laringe,
trachea, bronchi).!
- cartilagine elastica: colorito lievemente giallastro, risulta assai flessibile per la presenza di
abbondanti fibre elastiche. Costituisce lo scheletro del padiglione auricolare e forma l’epiglottide.!
- cartilagine fibrosa: considerata come un intermedio tra il tessuto connettivo denso e quello
cartilagineo. Con il primo ha in comune la presenza di abbondanti fibre collagene, scarsa è la
presenza cellulare. È priva di pericondrio, ed essendo in continuità con la cartilagine ialina trae
nutrimento da essa grazie al processo di diffusione della matrice cartilaginea. Poiché possiede
tratti comuni sia al connettivo propriamente detto che alla cartilagine non si tratta quasi mai di un
tessuto “a se stante”, ma in continuità con entrambi. Costituisce l’anello fibroso dei dischi
intervertebrali, menischi ed è presente in tutte le articolazioni del tipo delle sinfisi.!
- cartilagine cellulare: formata da grosse cellule cartilaginee, sferiche, addossate le une alle
altre. La matrice è molto scarsa, ricca di fibre elastiche atte a opporsi alle sollecitazioni
meccaniche.!
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Il tessuto osseo insieme al tessuto cartilagineo, costituisce la seconda tipologia di tessuto
connettivo di sostegno. È il costituente principale dello scheletro ed è costituito da:!
- matrice extracellulare (matrice ossea): formata da una componente organica ed una
inorganica. La componente organica è costituita da fascetti di fibre collagene che formano
circa il 90% del peso dell’osso. Tali fibre sono poi orientate parallelamente le une alle altre,
insieme alla componente inorganica costituendo le lamelle. La componente inorganica invece,
è costituita da sali di calcio presenti sotto forma di cristalli rigidi, molto resistenti alla
compressione ma si rompono facilmente quando sono sottoposti a trazione. Durante il processo
di mineralizzazione si depositano lungo le fibre di collagene le quali sono invece resistenti a
trazione ma non alla compressione. I sali di calcio associati a fibre di collagene determinano la
durezza e resistenza dell’osso.!
- componente cellulare: immersa nella matrice, si possono individuare 4 tipi di cellule:!
• cellule osteoprogenitrici → forma differenziata di fibroblasti.. Normalmente non sono attivi e
sono localizzati nel periostio ed endostio. Si attivano, trasformandosi in osteoblasti, durante
l’accrescimento osseo e i processi di neoformazione e riparazione;!
• osteoblasti → derivanti dalle cellule osteoprogenitrici, non sono in grado di dividersi. Sono
impegnati nella sintesi e secrezione della matrice preossea che rapidamente va incontro a
calcificazione. Possiedono numerosi mitocondri in seguito al fatto che sono sottoposti ad un
continuo lavoro. Diventano quiescenti trasformandosi in osteociti.!
• osteociti → occupano gli spazi all’interno della matrice ossea, nei quali sono imprigionati.
Possiedono numerosi prolungamenti citoplasmatici che passando attraverso canalicoli, mettono
in comunicazione i vari osteociti. Si costituisce così un sistema di canali di fondamentale
importanza per la diffusione di sostanze nutritive, che altrimenti verrebbe ostavolata dal fatto di
avere una matrice calcificata.!
• osteoclasti → grosse cellule polinucleate, dotate di capacità fagocitaria, destinate a riassorbire
la matrice mineralizzata, durante i processi di rimaneggiamento cui il tessuto osseo va
continuamente incontro. Il riassorbimento dell’osso da parte degli osteoclasti è sempre in
equilibrio con l’attività di neoformazione da parte degli osteoblasti. Il mantenimento di tale
equilibrio è importante in tutti i processi di crescita e rimodellamento dell’osso che avvengono
duratne tutta la vita. La superficie della faccia rivolta verso la matrice ossea, possiede numerosi
microvilli che ampliano la superficie assorbente, la porzione citoplasmatica è ricca di lisosomi i
cui enzimi hanno la capacità di digerire i composti organici della matrice. Hanno origine da
cellule precursori di natura ematica.!
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La superficie esterna delle ossa è rivestita da una membrana, il periostio. Le superfici interne del
canale midollare (diafisi ossa lunghe) e delle trabecole (tessuto osseo spugnoso) sono rivestite da
una lamina più sottile del periostio, detta endostio.!
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Il periostio è una lamina di tessuto connettivo denso a fasci intrecciati, molto adeso all’osso,
riccamente vascolarizzato e innervato, dai cui vasi si staccano numerosi rami che penetrano
all’interno dell’osso. Oltre a fibre di collagene e fibroblasti, contiene cellule osteoprogenitrici
disposte nello strato più profondo. Grazie alla presenza di queste cellule, il periostio interviene nei
processi di crescita, rimodellamento e riparazione.!
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L’endostio è, invece, uno strato di cellule contenenti cellule osteoprogenitrici. Insieme al periostio
interviene nei processi di crescita, rimodellamento e riparazione.!
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Esistono diversi tipi di tessuto osseo:!
- non lamellare (fasci intrecciati): presente durante la vita fetale, si forma per trasformazione
della matrice non mineralizzata in mineralizzata. La componente fibrosa è costituita da fibre di
collagene ad andamento intrecciato o parallelo. Nell’adulto si forma precocemente nella
riparazione delle fratture, per poi venire rapidamente rimpiazzato da tessuto osseo lamellare.!
- lamellare: quasi tutto il tessuto osseo dell’adulto è composto da questa tipologia di tessuto
osseo. La matrice extracellulare mineralizzata viene prodotta e organizzata dagli osteoblasti
sotto forma di sottilissime lamine che si applicano le une alle altre imprigionando tra di esse gli
osteoblasti stessi che diventano quiescenti, trasformandosi in osteociti. Una simile disposizione
lamellare permette di sopportare al meglio le sollecitazioni meccaniche di carico. Le fibre di
collagene sono disposte parallele tra loro ma oblique rispetto alle lamelle. Il tessuto osseo
lamellare può essere:!
• compatto → le lamelle vengono organizzate a strati ad andamento circolare attorno ad un
canale, detto canale di Havers, contenente vasi sanguiferi e nervi. Si realizzano così dei
complessi cilindrici che prendono il nome di osteoni, riuniti assieme. Tra un osteone ed un altro,
gli spazi sono occupati dalla presenza di lamelle a vario orientamento, dette lamelle interstiziali.
Lamelle con un ampio raggio di curvatura sono presenti, sovrapposte in strati, alla periferia
dell’osso, al confine con il periostio e internamente al confine con l’edostio. Tali lamelle prendono
il nome di lamelle circonferenziali. Perpendicolari ed obliqui rispetto ai canali di Havers, si
trovano i canali di Volkman, che mettono in comunicazione i canali di Havers tra loro, con il
periostio ed endostio, permettendo il passaggio di vasi sanguiferi e rami nervosi. Questo tipo di
disposizione determina una grande resistenza alle compressioni lungo l’asse longitudinale di un
osso lungo, ma una scarsa resistenza alle forze applicate lungo assi diversi, che possono quindi
facilmente causare fratture.!
• spugnoso → formato da pacchetti di lamelle sovrapposte anastomizzate e ramificate tra loro,
che prendono il nome di trabecole. Tale disposizione costituisce un’impalcatura tridimensionale
ricca di spazi comunicanti in cui sono presenti porzioni di midollo osseo emopoietico (sangue
midollare). La presenza di cavità conferisce a questo tipo di osso maggior leggerezza rispetto
all’osso compatto e l’orientamento in tutte le direzioni delle trabecole, aumenta notevolmente la
resistenza a forze di compressione e di trazione provenienti da più direzioni.!
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Abbiamo diversi tipi di forme delle ossa:!
- ossa lunghe → si trovano esclusivamente nello scheletro degli arti (tibia, fibula, femore, omero,
radio, ulna, ossa metacarpali e metatarsali) e si presentano con:!
• diafisi: corpo cilindrico piuttosto allungato, il quale delimita una cavità che percorre tutto il corpo
osseo, chiamata canale midollare contenete il midollo osseo giallo. È costituita da tessuto osseo
compatto.!
• epifisi: due estremità più voluminose. L’estremità più vicina alla radice dell’arto viene definita
prossimale, mentre quella più lontana, distale. Sono costituite da tessuto osseo spugnoso,
circondate esternamente da uno strato di compatto.!
- ossa piatte → si ritrovano nello scheletro assile (maggior parte delle ossa del cranio, sterno,
coste, scapola, clavicola, osso dell’anca). Si presentano con una superficie molto ampia e uno
spessore molto ridotto. Sono costituite da due stati esterni di tessuto osseo compatto che
racchiudono all’interno tessuto osseo spugnoso.!
- ossa brevi → si trovano nello scheletro appendicolare, ossa del carpo e tarso. Si presentano
piuttosto piccole con una forma grossolanamente cuboidale. Sono costituite internamente da
tessuto osseo spugnoso ed esternamente ricoperte da tessuto osseo compatto.!
- ossa irregolari → vertebre e alcune ossa del cranio. Si definiscono irregolari poiché, in seguito
alla loro forma complessa, non possono essere considerate ne lunghe, ne piatte, ne brevi. Si
presentano con una superficie irregolare e dimensioni variabili. Sono costituite internamente da
tessuto osseo spugnoso ed esternamente ricoperte da tessuto osseo compatto.!
- ossa sesamoidi → si trovano vicino alle articolazioni di mano e piede, all’interno di tendini
(rotula). Sono piuttosto piccole e presentano una forma tondeggiante.!
!

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Le ossa si formano durante la vita intrauterina e proseguono il loro accrescimento dopo la nascita
fino a circa 20 anni. Alcune ossa iniziano a formarsi prima di altre, così come alcune raggiungono il
termine dell’ossificazione più precocemente di altre. La formazione di ossa avviene a partire da
abbozzi cartilaginei presenti nel feto (ossificazione endocondriale) sia a partire da formazioni
mesenchimali (ossificazione intramembranosa).!
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Il processo di ossificazione avviene in due modi:!
- ossificazione intramembranosa → riguarda gran parte delle ossa del cranio e clavicola. In
questo caso le cellule mesenchimali (che deriva, cioè, dal mesenchima, tessuto embrionale con
funzione di sostegno, trofica e formativa)si trasformano in osteoblasti che producono osteoide
(matrice preossea) che andrà in seguito ad essere mineralizzata. Man a mano che gli
osteoblasti vengono circondati da matrice mineralizzata si trasformano in osteociti, rimanendo
intrappolati nelle lacune. Inizialmente si forma un tessuto osseo non lamellare che viene poi
rimodellato grazie all’intervento degli osteoclasti che lo distruggono, e grazie agli osteoblasti che
ricostruiscono un tessuto osseo lamellare. !
- ossificazione encondrale → nel feto, colonna vertebrale, bacino e altri, sono costituiti da
cartilagine ialina. Inizialmente, all’interno della cartilagine compaiono i centri di ossificazione, dai
quali iniziai l processo di mineralizzazione. In queste zone i condrociti muoiono e sono
rimpiazzati da osteoblasti proveniente dal pericondrio. Gli osteoblasti sono portati dai vasi
sanguiferi che invadono la cartilagine in via di degenerazione. Durante l’ossificazione delle ossa
lunghe comincerà a formarsi il canale midollare. Con il procedere dell’allungamento dell’osso, la
cartilagine si riduce sempre più, finché non rimangono due strati di cartilagine metafisaria, posti
tra la diafisi e l’epifisi. A causa della capacità proliferativa dei condrociti che rimangono a
costituire la cartilagine metafisaria, l’osso può allungarsi per un certo periodo anche dopo la
nascita.!
!
Il tessuto osseo è estremamente dinamico, in quanto è soggetto a continui fenomeni di
rimodellamento strutturale che rispondono a mutate esigenze metaboliche e di carico.!
Il rimodellamento avviene attraverso due processi continui in equilibrio tra loro: demolizione del
tessuto osseo (ad opera degli osteoclasti) e ricostruzione (ad opera degli osteoblasti). In particolar
modo, gli osteoclasti rimuovono le vecchie lamelle mentre se ne formano di nuove grazie agli
osteoblasti, strutturate e orientate in maniera da rispondere meglio alle sollecitazioni meccaniche.
Questo processo, anche se a ritmo variabile a seconda dell’età e dei diversi segmenti scheletrici,
continua per tutta la vita garantendo la sostituzione dell’osso invecchiato, riparazione di zone
danneggiate e mantenimento della resistenza ossea.!
!
È stato osservato come gli stimoli meccanici producono nell’osso campi elettrici che richiamano gli
osteoblasti e li inducono a sintetizzare nuova matrice ossea. Infatti, in generale, le ossa di soggetti
che praticano attività sportiva a livello agonistico, continuamente sottoposte a sollecitazioni
meccaniche, tendono ad essere più robuste e resistenti rispetto a quelle di soggetti che inducono
una vita sedentaria. !
!
Dopo aver raggiunto un picco di accrescimento dopo i 20-30 anni, la massa ossea viene
continuamente rimossa e sostituita. Successivamente con l’invecchiamento, inizia un processo nel
quale la produzione di nuovo tessuto osseo da parte degli osteoblasti non riesce a sostituire
completamente quello rimosso dagli osteoclasti. Di conseguenza lo scheletro va incontro ad una
graduale perdita di massa ossea, tale condizione viene definita osteopenia. Non tutte le ossa sono
interessate allo stesso modo da questa condizione: infatti le vertebre, epifisi delle ossa lunghe,
mandibola, mascella, subiscono una maggior perdita di massa, divenendo più fragili.!
Quando la perdita di massa ossea diventa tanto accentuata da compromettere le normali
funzionalità dello scheletro si stabilisce una condizione patologica che prende il nome di
osteoporosi (quando vi è uno squilibrio tra processo di formazione e processo di eliminazione
della massa ossea). La malattia è caratterizzata da una diminuzione della componente proteica e
minerale dell’osso, alternando la microstruttura dello scheletro il quale diventa poroso e fragile, con
un’elevata predisposizione alle fratture.!
!
La regolazione della formazione dell’osso è data dalla combinazione di più fattori, genetici,
ormonali, nutrizionali e meccanici:!
- ormonali → il tessuto osseo rilascia o riassorbe Ca in seguito all’azione di due ormoni:
paratormone (secreto dalle paratiroidi, ha azione ipercalcemizzante agendo direttamente
sull’osso e determinando un aumento dell’attività degli osteoclasti i quali rilasciano Ca nel
sangue) e calcitonina (secreta dalla tiroide, ha azione ipocalcemizzante stimolando l’attività degli
osteoblasti e inibendo quella degli osteoclasti, determinando un aumento dell’assorbimento del
Ca ematico).!
- nutrizionali → corretto apporto attraverso la dieta di calcio, fosfato, vitamina A, vitamina C e
vitamina D, garantiscono il normale accrescimento osseo. Di particolare importanza la vitamina
D, in quanto regola l’assorbimento del Ca, favorendo la normale mineralizzazione dello
scheletro. In parte viene assunta attraverso gli alimenti e in parte viene prodotta dall’organismo
a partire dalla provitamina D, contenuta nella cute, in seguito all’azione dei raggi solari.!
!
Le articolazioni sono responsabili del movimento ed hanno un ruolo primario nella trasmissione
delle forze e sono coinvolte nell’accrescimento. Queste vengono classificate in base alla
struttura e alle proprietà meccaniche dei tessuti connettivi interposti tra i segmenti ossei
adiacenti:!
- sinartrosi → articolazione non sinoviale, solida e colma lo spazio tra le estremità di segmenti
ossei vicini. Sono immobili o poco mobili.!
- diartrosi → articolazione sinoviale, da luogo alla formazione di una cavità chiusa contenente un
fluido. Permette il movimento delle ossa che congiunge.!
- anfiartrosi → presenta caratteristiche intermedie tra sinartrosi e diartrosi.!
!
Le sinartrosi a seconda del tipo di tessuto connettivo che si interpone tra i segmenti ossei,
si distinguono:!
- articolazioni fibrose → l’intermediario tra i capi articolari (ossei) è tessuto connettivo denso.
Possiamo avere:!
• suture → articolazioni che si instaurano esclusivamente tra le ossa del cranio. Il tessuto
connettivo fibroso che le unisce va a costituire i legamenti di sutura. Con l’età questi possono
andare incontro ad ossificazione costituendo sinostosi. Il neonato al posto di questi legamenti ha
delle aree membranose chiamate fontanelle. Dopo il primo anno di vita, queste si trasformano in
suture. A seconda della morfologia possiamo avere: suture dentate, suture squamose, suture
armoniche, suture a incastro.!
• gonfosi → formate da tessuto connettivo fibroso (che va a costituire il legamento periodontale)
che fissano i denti nelle cavità alveolari.!
• sindesmosi → hanno un certo grado di mobilità. Costituite da tessuto connettivo fibroso;
congiungono segmenti ossei mediamente lontani tramite legamenti.!
• sinelastosi → si hanno quando il connettivo fibroelastico prevale su quello fibroso. Hanno un
certo grado di mobilità. Sono articolazioni che si instaurano tra le lamine vertebrali.!
- articolazioni cartilaginee:!
• sincondrosi (cartilagine ialina) → costituite da due superfici articolari che si fronteggiano con
l’interposizione di uno strato di tessuto connettivo vero e proprio. Scarsa mobilità, talvolta la
cartilagine va incontro a ossificazione costituendo sinostosi.!
• sinfisi (cartilagine fibrosa) → le superfici articolari dei due capi ossei sono unite dalla presenza
di un disco fibrocartilagineo. Sono articolazioni resistenti e deformabili.!
!
Le diartrosi sono articolazioni che permettono lo scivolamento di superfici articolari l’una sull’altra
ma allo tesso tempo mantengono le estremità ossee a contatto tra loro.!
Sono rivestite da cartilagine articolare e circondate dalla cavità articolare, la quale contiene un
fluido, il liquido sinoviale, che delimita internamente la cavità articolare. All’esterno della
membrana, è presente la capsula fibrosa formata da tessuto connettivo fibroso alla quale sono
associati i legamenti.!
!
Quando la concordanza tra le due superfici articolari è molto scarsa, viene compensata da dei
dispositivi di adattamento o diartrodiali. Questi sono:!
- dischi → appiattiti e tondeggianti, si uniscono alla capsula articolare dividendola in due parti
non comunicanti (sterno-clavicolare e temporo-mandibolare).!
- menischi → hanno forma semilunare e li troviamo nell’articolazione del ginocchio.!
- labbri glenoidei → sui margini di alcune cavità articolari (scapolo-omerale e coxo-femorale).!
!
Le diartrosi vengono classificate in base a tre aspetti:!
- complessità della forma:!
• semplici → 2 superfici articolari;!
• complesse → vi è la presenza o di un disco o di un menisco;!
• composte → più di due superfici articolari.!
- numero e direzione degli assi di movimento:!
• tri-assiali;!
• bi-assiali;!
• uni-assiali;!
- morfologia delle superfici articolari:!
• a superfici piane → artrodie (i capi ossei sono pianeggianti e consentono solo movimenti di
scivolamento);!
• a superfici curve → sferartrosi [img. 1] (o enartrosi, i due capi ossei sono “sferici”, uno
concavo e uno convesso), ellissartrosi [img. 2] (o condilartrosi, sono ellissoidali, uno concavo e
uno convesso, e permettono movimenti angolari su due piani), a sella [img. 3] (o pedartrosi, i
due corpi sono concavi e convessi a incastro reciproco e permettono una rotazione biassiale),
giglimi (possono essere laterali [img. 5], quando i due capi ossei sono cilindrici e uno pieno
l’altro cavo e l’”incastro” avviene lungo l’asse parallelo, angolari [img. 4], idem, con la differenza
che l’”incastro” avviene lungo l’asse perpendicolare).!
!

I costituenti delle diartrosi sono:!


• cartilagine articolare: cartilagine ialina che riveste le superfici ossee delle articolazioni mobili.
Da una parte è strettamente aderente all’osso, dall’altra presenta una superficie liscia, elastica,
resistente all’usura, poco comprimibile. Non è innervata, e trae nutrienti dalla membrana
sinoviale, dal liquido sinoviale e dal midollo osseo. La componente cellulare è costituita da
condrociti immersi in matrice extracellulare contenente fibre collagene. È organizzata in diversi
strati:!
- strato tangenziale → in questo strato le cellule hanno forma ovale e insieme alle fibre
collagene sono disposte parallelamente alla superficie;!
- strato intermedio → forma globosa e assieme alle fibre collagene formano degli archi;!
- strato radiale → si aggregano a formare gruppi isogeni;!
- strato calcificato → matrice in parte mineralizzata;!
- strato subcondrale → sotto la cartilagine.!
• capsula fibrosa: costituita da tessuto connettivo fibroso. Avvolge l’articolazione inserendosi ai
margini delle cartilagini articolari. La sua funzione è quella di provvedere a tenere uniti i
segmenti scheletrici.!
• membrana sinoviale: insieme alla capsula fibrosa costituisce la capsula articolare che ricopre
internamente le pareti della cavità articolare. Nella superficie sono presenti i villi sinoviali e si
suddivide in due porzioni:!
- intima → si affaccia alla cavità articolare ed è costituita da una lamina di sinvociti che possono
essere di tipo A, con natura macrofagica, rimuovono i detriti dalla cavità articolare, di tipo B,
simili ai fibroblasti, producono la matrice specifica del liquido sinoviale in particolare acido
ialuronico, collagene e fibronectina.!
- subintimale → lamina connettivale riccamente vascolarizzata. Può essere costituita da tessuto
connettivo lasso o fibroso o adiposo. I capillari presenti permettono il passaggio nella cavità di
acqua e proteine che andranno a costituire il liquido sinoviale.!
• liquido sinoviale: si trova nelle cavità articolari, nelle borse sinoviali e guaine tendinee. Il 98%
del liquido è costituito da acqua, il restante da proteine ematiche e acido ialuronico che riveste
una funzione lubrificante, nutritizia, ammortizzante.!
• legamenti: costituiti da tessuto connettivo fibroso, hanno forma di cordoni o nastri. Possono
essere intrinseci, cioè facenti parte della capsula articolare, o estrinseci, separati dalla capsula
articolare. Inoltre vi è una seconda classificazione che li divide in intrarticolari, all’interno della
capsula fibrosa ma all’estero della membrana sinoviale; extrarticolari, non vi sono stretti rapporti
con la capsula articolare ma ci passano sopra a “ponte”. La funzione dei legamenti è quella di
contribuire ad assicurare il contatto tra le superfici articolari rinforzando e stabilizzando
l’articolazione.!
!
APPARATO MUSCOLARE!
!
Le caratteristiche del tessuto muscolare sono:!
- capacità contrattile;!
- capacità elastica;!
- aumento della massa (ipertrofia, iperplasia);!
!
Nell’uomo si identificano tre tipologie di tessuto muscolare:!
- striato scheletrico;!
- striato cardiaco;!
- liscio.!
!
La tipologia di tessuto che costituisce i muscoli dell’apparato locomotore è il tessuto muscolare
striato scheletrico. Oltre a costituire l’apparato locomotore, è presente in alcuni organi dell’apparato
digerente e respiratorio (lingua, palato molle, faringe, laringe, diaframma, muscoli sfinterici).!
!
Le funzioni svolte da questa tipologia di tessuto muscolare sono:!
- produrre movimenti volontari;!
- permettere il mantenimento della postura;!
- produrre calore durante la contrazione;!
- sostegno e protezione dei visceri;!
- svolge un ruolo chiave nella respirazione;!
- controlla defecazione e minzione.!
!
Struttura generale!
I muscoli scheletrici sono organi formati da una parte contrattile (ventre) e dai tendini, con i quali si
inseriscono sulle ossa. Gli elementi cellulari che costituiscono il muscolo scheletrico, prendono il
nome di fibre muscolari. !
Ogni fibra è circondata da un sottile strato di tessuto connettivo lasso detto endomisio, che
contiene capillari sanguigni e fibre nervose. L’endomisio separa le varie fibre (cellule) muscolari e
costituisce la sede degli scambi metabolici con il sangue.!
Più fibre si raccolgono a formare un fascetto muscolare, avvolto da uno strato di connettivo detto
perimisio. L’intero muscolo è ricoperto da una guaina connettivale ricca di fibre elastiche che
riveste la superficie del muscolo e viene detta epimisio:!
FIBRA MUSCOLARE → FASCICOLO MUSCOLARE → MUSCOLO!
!
!
Struttura muscolo striato scheletrico!
La struttura esterna è costituita da cellule muscolari che vengono definite fibre. Esse hanno una
forma cilindrica e sono lunghe da 1mm a 20 cm. La membrana cellulare che le delimita, prende il
nome di sarcolemma e il loro citoplasma si chiama sarcoplasma. Quest’ultimo al suo interno
contiene molti nuclei e proprio per questa caratteristica la fibra muscolare viene definita sincizio
(fusione di due o più cellule tra loro).!
!
Il sincizio ha origine durante lo sviluppo embrionale per fusione di un grande numero di elementi
cellulari precursori: mioblasti. Durante la vita fetale, numerosi mioblasti si annidano al di sotto del
sarcolemma delle fibre muscolari originatesi, trasformandosi in una popolazione di cellule
quiescenti che prendono il nome di cellule satelliti.!
La funzione delle cellule satelliti è quella di riserva indispensabile di nuclei durante l’accrescimento
e, nell’adulto, costituiscono gli elementi capaci di rigenerare le fibre muscolari danneggiate.!
!
All’interno del sarcoplasma sono presenti numerose formazioni cilindriche allungate, costituite da
proteine del citoscheletro, responsabili della contrazione muscolare, le miofibrille.!
Inoltre all’interno sono presenti i comuni organelli cellulare:!
- mitocondri → presenti in alta numerosità,permettono la produzione di energia necessaria alla
contrazione muscolare.!
- mioglobina → proteina che svolge la stessa funzione dell’emoglobina, trasportando però
ossigeno a livello intracellulare. È in particolar modo presente nel tessuto muscolare, facilitando
il poderoso trasporto di O richiesto dalla fibra muscolare in condizioni aerobiche. La presenza
del gruppo eme determina il caratteristico colore rosso di questo tessuto.!
- granuli di glicogeno.!
- gocce lipidiche.!
- reticolo sarcoplasmatico ruvido.!
- reticolo sarcoplasmatico liscio: forma altamente specializzata di reticolo endoplasmatco,
svolte la funzione di regolare l’omeostasi intracellulare degli ioni Ca 2+, indispensabili per la
contrazione muscolare. È costituito da un complesso di tubuli e cisterne che circondano le
singole miofibrille. I tubuli decorrono paralleli all’asse longitudinale delle miofibrille
anastomizzandosi tra loro. Questi tubuli si vanno poi ad aprire in una cisterna, chiamata cisterna
terminale, disposta perpendicolarmente all’asse longitudinale delle miofibrille. La cisterna è poi
in rapporto con una introflessione del sarcolemma, il tubulo T, disposto perpendicolarmente alle
miofibrille e compresa tra due cisterne terminali, insieme alle quali forma la triade.!
!
La presenza delle miofibrille disposte parallelamente all’asse longitudinale, determina il
caratteristico aspetto striato. Le striature percorrono trasversalmente la fibra muscolare
(perpendicolari all’asse longitudinale della fibra muscolare), determinando un’alternanza di bande
chiare e scure lungo l’asse longitudinale della fibra muscolare. Le due bande presentano
un’ulteriore serie di striature, orientate perpendicolarmente all’asse longitudinale della miofibrilla.!
!
Bande chiare → banda I: risulta divisa in due parti uguali da una striatura sottile, chiamata linea
Z.!
Bande scure → banda A: centralmente presenta una zona più chiara, chiamata banda H,
attraversata al centro da una linea molto sottile, la linea M.!
L’alternarsi di bande chiare e scure, si ripete per tutta la lunghezza della fibra muscolare,
riportando la medesima sub striatura. La porzione che va da una linea Z all’altra, costituisce il
sarcomero, l’unità morfofunzionale della miofibrilla.!
!
La disposizione dei filamenti è responsabile dell’aspetto del sarcomero: le due metà della banda I
appaiono chiare in quanto formate solo da filamenti sottili. Il tratto di sovrapposizione della banda
A, determina una zona scura, mentre la banda H, costituita solo da filamenti spessi, appare meno
scura rispetto al resto della banda A. !
Ogni sarcomero presenta due tipologie di filamenti, disposto parallelamente tra loro e all’asse
longitudinale della cellula:!
- miofilamenti spessi → costituiti prevalentemente da miosina: sono localizzati nella banda A.
Sono uniti alla linea Z mediante la titina, grossa proteina elastica che si estende dalla linea Z
al centro del sarcomero e che sembra essere importante per l’organizzazione e allineamento
dei filamenti spessi nel sarcomero.!
!
La miosina è una proteina ad alto peso molecolare, rappresenta circa il 60% delle proteine
costituenti il sarcomero. Le molecole di miosina presentano:!
- corpo → parte lineare, costituito da due code avvolte a spirale. Le code di ogni filamento di
miosina, aggregandosi tra loro, formano i filamenti spessi.!
- parte globulare → situata ad una estremità e formata da due teste, le quali costituiscono i
prolungamenti laterali.!
I filamenti di miosina, sono collegati l’uno all’altro con un orientamento bipolare (coda-coda) nel
punto di mezzo della banda H (centro del sarcomero), attraverso espansioni che formano la linea
M. Il tratto della banda H contiene solo i corpi della molecola, mentre sono assenti le teste
miosiniche. !
Le molecole di miosina sono flessibili sia a livello del corpo che in prossimità del punto di
continuazione tra il corpo e le teste. Le teste svolgono una funzione enzimatica, andando a
scindere ATP → ADP + Pi, ma hanno anche la capacità di legarsi all’actina.!
!
!-
miofilamenti sottili → costituiti prevalentemente da actina, sono localizzati nella banda I.
Questi filamenti si estendono, penetrando fino alle periferia della banda A, costituendo una zona
di sovrapposizione. Facendo una sezione trasversale in questa zona, si può notare come
ciascun filamento di miosina appare circondato da 6 filamenti di actina; ogni filamento
sottile riceve attacchi dei ponti trasversali da 3 filamenti spessi. Tale disposizione dei filamenti
spessi-sottili serve a stabilizzare i filamenti durante la contrazione muscolare. !
!
I filamenti di actina sono formati dalla ripetizione di una singola proteina, l’actina globulare (G-
actina) che costituisce circa il 20% delle proteine del sarcomero.!
Le molecole di G-actina polimerizzandosi, si dispongono in maniera tale da formare una doppia
elica. I filamenti sottili sono ancorati alla linea Z e sono orientati in direzioni opposte verso il centro
del sarcomero. Ai filamenti di actina, sono associate due proteine che svolgono un ruolo
fondamentale nel processo di contrazione muscolare:!
- tropomiosina: a forma di bastoncino, costituito da due subunità avvolte a spirale, ciascuna in
rapporto con 7 G-actina. La funzione della tropomiosina è di mascherare i siti di interazione tra
actina-miosina, quando il muscolo è a riposo.!
- troponina: è presente su ciascun dimero di tropomiosina ed è costituita da 3 subunità:!
• troponina T (tropomiosina-legante) → unisce la troponina alla tropomiosina;!
• troponina C (calcio-legante) → ha un sito di legame per gli ioni Ca 2+;!
• troponina I (inibitoria) → inivisce il legame tra actina-miosina.!
!
!
Quando il muscolo è stimolato a contrarsi, il Ca 2+, legandosi alla troponina C, determina un
cambiamento nella conformazione dell’intera molecola che modifica la posizione della
tropomiosina, esponendo i siti di interazione actina-miosina.!
Altre proteine associate ai filamenti sottili:!
- tropomodulina → situata nel terminale del filamento sottile, verso il centro del sarcomero e può
partecipare nello stabilire la lunghezza del filamento sottile;!
- alfa-actinina → ancorano il filamento sottile alla linea Z;!
- proteina capZ → ancorano il filamento sottile alla linea Z;!
- nebulina → proteina allungata del citoscheletro, si estende lungo il filamento sottile e può
partecipare alla regolazione della lunghezza del filamento sottile.!
!
Oltre ai filamenti spessi e sottili, il sarcomero presenta altre proteine del citoscheletro, non
contrattili, che svolgono la funzione di stabilizzare nella loro posizione i filamenti spessi e sottili,
rendendo efficace il meccanismo di contrazione. Le più note sono:!
- titina → proteina gigante che si estende dalla linea Z alla linea M. In particolar modo a livello
della linea Z, le molecole di titina si legano all’alfa-actina che fa da ponte con i filamenti di actina.
Attraversano la banda I legandosi lateralmente ai filamenti sottili, per poi legarsi a livello della
banda A alle code della miosina, raggiungendo la linea M. Nella banda I, la titina presenta delle
proprietà elastiche che le permettono di seguire lo scivolamento del filamento sottile durante
l’accorciamento del sarcomero.!
- nebulina → proteina gigante che si estende per tutta la lunghezza del filamento di actina.!
- alfa-acrinina → sono tra le componenti della linea Z e costituiscono i ponti tra i filamenti di
actina controllandone l’allineamento.!
Il meccanismo di contrazione muscolare è determinato dallo scivolamento dei filamenti sottili
sui filamenti spessi, determinando così un avvicinamento delle strie Z alla linea M e
l’accorciamento del sarcomero (fino al 30% della sua lunghezza).!
Sarà proprio l’accorciamento di tutti i sarcomeri delle miofibrille di una fibra muscolare a
determinare la contrazione del muscolo.!
Tale scivolamento si realizza grazie all’interazione tra miosina-actina, in particolar modo le teste
miosiniche sono dotate di uno specifico sito di interazione per l’actina e di un altro sito di idrolisi per
l’ATP, molecola dalla cui idrolisi in ADP+Pi, si ricaverà l’energia necessaria a compiere il processo
contrattile. L’interazione actina-miosina determina la formazione di legami temporanei, i legami
trasversali. È proprio il numero di legami trasversali che si formano a determinare il grado di forza
contrattile.!
Essa varia in funzione del grado di allungamento delle fibre, infatti quando il muscolo è stirato oltre
un certo limite i siti di interazione disponibili sono scarsi e di conseguenza la forza sviluppata è
molto scarsa. Al contrario man a mano che il muscolo si accorcia, la disponibilità dei siti di
interazione aumenta, determinando l’aumento della forza contrattile.!
!
Quando lo stimolo contrattile cessa, gli ioni Ca 2+, vengono sequestrati nel reticolo
sarcoplasmatico e la tropomiosina andrà a mascherare nuovamente i siti di interazione actina-
miosina, determinando la fine della contrazione. La fine dell’evento contrattile determina il ritorno
passivo ad una condizione di riposo del muscolo, alla quale contribuiscono le forze elastiche che si
sviluppano nel muscolo.!
!
Innervazione dei muscoli scheletrici!
Composizione del nervo!
Ogni nervo è composto da queste due componenti:!
- nervi motori (effettori) → trasmettono impulsi in grado di produrre risposta dal centro alla
periferia. Sono costituiti da:!
• fibre motrici somatiche: terminano direttamente sul muscolo scheletrico (volontario);!
• fibre motrici viscerali: terminano sulla muscolatura liscia (involontaria) ma durante il loro trafitto
hanno un’interruzione sinaptica su un ganglio del SN simpatico situato in vari posizioni. Da qui
hanno inizio le fibre che si portano alla muscolatura liscia.!
- nervi sensitivi (afferenti) → raccolgono stimoli dalla periferia all’asse nervoso. Sono costituiti
da:!
• fibre sensitive somatiche: che si distinguono in fibre che trasportano gli impulsi della sensibilità
generale (pressione, temperatura, dolore) e fibre che trasportano gli impulsi derivanti da organi di
senso (vista, udito, olfatto).!
• fibre sensitive viscerali: raccolgono impulsi da diversi organi e apparati.!
!
Al muscolo giungono le fibre motrici somatiche formate da:!
- assoni dei motoneuroni α: assoni voluminosi ad alta velocità di conduzione. L’assone di questi
motoneuroni, entra nel muscolo e si ramifica ripetutamente nel perimisio ed endomisio, per
terminare sul sarcolemma in una zona centrale della fibra muscolare, formando la giunzone
neuromuscolare. La superficie della fibra muscolare in rapporto con il bottone sinaptico prende il
nome di placca motrice. Nei bottoni sinaptici si trovano numerosi mitocondri e vescicole che
contengono il neurotrasmettitore acetilcolina. Sulla superficie del sarcolemma, al di sotto del
bottone sinaptico, sono presenti diversi recettori per acetilcolina e diversi enzimi
acetilcolinesterasi che inibiscono l’acetilcolina; inoltre sono presenti diverse introflessioni che
aumentano la superficie. L’arrivo di un potenziale d’azione ai bottoni sinaptici, induce il rilascio di
acetilcolina, la quale verrà rilasciata nello spazio sinaptico, e andrà a legarsi con gli specifici
recettori posti sul sarcolemma della fibra. L’interazione acetilcolina-recettore determina il
propagarsi del potenziale d’azione sull’intera fibra, provocandone la contrazione. Dopo aver
propagato il potenziale, l’acetilcolina viene smaltita dagli enzimi acetilcolinesterasi.!
- assoni dei motoneuroni γ: piccoli assoni.!
!
Le fibre muscolari innervate dal motoneurone costituiscono l’unità motoria. Il numero di fibre
muscolari presenti nell’unità motoria varia a seconda del muscolo: !
- muscoli che svolgono movimenti fini → le unità motorie sono costituite da poche fibre.!
- muscoli che svolgono movimenti grossolani → le unità motorie sono costituite da parecchie
fibre.!
Il numero di unità motorie attivate, determina il grado di contrazione. Considerando che queste
unità sono distribuite omogeneamente nel muscolo, la tensione generata da un muscolo è
uniforme anche quando sono attive poche unità motorie.!
MINORE È IL NUMERO DI FIBRE/UNITÀ MOTORIE, TANTO PIÙ PRECISAMENTE PUÒ
ESSERE CONTROLLATA LA FORZA MUSCOLARE.!
!
Il tono muscolare è lo stato di tensione che i muscoli hanno a riposo ed è determinato dalla
contrazione di alcune unità motorie, che non sono però sufficienti a produrre movimento. Il tono
muscolare stabilizza le articolazioni e mantiene la postura.!
!
Le fibre muscolari sono dotate di organi tendinei del golgi e fusi neuromuscolari. La sensibilità
propriocettiva del muscolo, viene rilevata da particolari recettori da stiramento, i quali forniscono
informazioni che si integrano a vicenda, svolgendo importanti azioni sui motoneuroni α:!
- organi muscolotendinei del golgi → si trovano a livello delle giunzioni muscolo tendinee in un
numero di circa 50, disposte in serie alle fibre muscolari.Sono costituiti da fascetti di fibre di
collagene del tendine, avvolti da una capsula connettivale. Dalla capsula penetrano una o più
fibre sensitive (afferenti) che si ramificano e terminano con avvolgimenti sui fascetti di fibre
collagene intrafusali. Le estremità del recettore sono in rapporto, da un lato con le fibre di
collagene del tendine, dall’altro con un gruppo di fibre muscolari. Questi organi muscolo
tendinei, vengono attivati dalla tensione causata dallo stiramento sia passivo che attivo del
tendine. L’attivazione è responsabile del riflesso miotatico inverso → decontrazione muscolo
agonista - contrazione muscolo antagonista.!
- fusi neuromuscolari → disposti in parallelo alle fibre muscolari. Sono costituiti da 3 a 14 fibre
muscolari intrafusali, più piccole di quelle extrafusali, racchiuse all’interno di una capsula
connettivale. Queste fibre muscolari intrafusali possono essere di 2 tipi:!
• fibre a sacco nucleare → più voluminose e presentano i nuclei raccolti nella parte centrale del
sarcoplasma;!
• fibre a catena nucleare → più piccole con nuclei disposti in fila.!
!
Le fibre intrafusali sono innervate sia da:!
- fibre sensitive:!
• grosso calibro → entrano dentro la capsula costituendo le terminazioni anulospirali che si
avvolgono a spirale intorno ad entrambe le fibre intrafusali. Tali terminazioni sono meccanocettori
a rapido adattamento.!
• piccolo calibro → attraversano la capsula costituendo le terminazioni a fiorami che prendono
contato con entrambe le fibre intrafusali. Tali terminazioni sono meccanocettori a lento
adattamento.!
Attraverso l’innervazione sensitiva, i fusi neuromuscolari, informano il SNC dello stato dei muscoli,
in particolar modo per quello che riguarda lunghezza delle fibre extrafusali, velocità di contrazione.!
!-
fibre motorie: l’innervazione motoria avviene tramite gli assoni dei motoneuroni γ che vanno
a terminare in prossimità delle estremità delle fibre muscolari. Tale innervazione, permette alle
fibre intrafusali di adattarsi alle modificazioni di lunghezza del muscolo, permettendo di rimanere
attive e quindi inviare informazioni sullo stato muscolare al SNC anche quando il muscolo si
accorcia durante la contrazione. Durante la fase di contrazione infatti, le fibre intrafusali non
essendo più in tensione, non possono essere stimolate dallo stiramento, perciò l’innervazione
motrice permette a queste fibre di accorciarsi, e le fibre sensitive possono continuare a mandare
informazioni.!
!
I fusi neuromuscolari sono responsabili del riflesso miotatico (da stiramento), che comporta la
contrazione del muscolo, in risposta allo stiramento delle fibre intrafusali , causato da un
allungamento attivo o passivo del muscolo.!
Tipi di fibre muscolari che possono costituire il muscolo!
I muscoli scheletrici sono costituiti da tipi diversi di fibre, in percentuale variabile per ciascun
muscolo. Per il loro aspetto si distinguono in:!
- fibre rosse (tipo 1 - contrazione lenta):!
• alta concentrazione di un pigmento simile all’emoglobina, la mioglobina, in grado di legare O2.!
• sarcoplasma → sono presenti scarse miofibrille ma un numero elevato di mitocondri.!
• fibre muscolari circondate da una fitta rete di capillari.!
L’elevata presenza di capillari a circondare la fibra e l’elevata concentrazione di mioglobina,
garantiscono un elevato apporto di O2 il quale verrà utilizzato come comburrente all’interno dei
numerosi mitocondri. Da quanto detto si desume che il fabbisogno energetico delel fibre rosse sia
soddisfatto da un metabolismo aerobico.!
• si contraggono e si rilasciano lentamente;!
• sono resistenti alla fatica.!
Sono quindi adatte ad attività che richiedono contrazioni prolungate (mantenimento postura) ma
non intense. !
!-
fibre bianche (tipo 2b - contrazione rapida):!
• molto più voluminose rispetto alle rosse, in quanto contengono un elevato numero di miofibrille;!
• scarsa presenza presenza di mitocondri;!
• scarsa presenza di mioglobina;!
• circondate da una rete di capillari poco sviluppata.!
In seguito alla scarsa presenza di mioglobina, mitocondri e rete capillari, il fabbisogno energetico è
soddisfatto da un metabolismo anaerobico (glicolisi anaerobica).!
Il metabolismo anaerobico, che consente di generare una potenza cinque volte superiore a quella
derivante dal metabolismo aerobico, e l’elevata presenza di miofibirlle, permette a queste fibre di
generare forze notevoli.!
- si contraggono e rilasciano rapidamente;!
- non sono resistenti alla fatica.!
L’elevata forza in grado di sviluppare, a discapito di un affaticamento rapido, predispongono queste
fibre ad attività intense ma di breve durata. !
!-
fibre intermedie (tipo 2a - contrazione mista): possiedono caratteristiche intermedie a quelle
bianche e rosse. Esse si contraggono rapidamente e sono resistenti alla fatica.!
!
Le fibre rosse si possono trasformare in fibre bianche (e viceversa) in seguito a determinati stimoli
→ le fibre muscolari tendono a mantenere le loro caratteristiche morfofunzionali, a meno che non
intervengano specifici stimoli:!
- fibre bianche → fibre rosse: se sottoposte, per un protratto periodo di tempo, a stimolazioni
continue, si indirizzano verso un metabolismo aerobico, sviluppando lenta velocità di
contrazione e resistenza alla fatica.!
- fibre rosse → fibre bianche: le rosse sottoposte a stimoli adeguati possono assumere
caratteristiche delle fibre bianche: alta velocità di contrazione e affaticamento rapido. Se la
stimolazione cessa, le fibre tendono a tornare alle loro condizioni originarie.!
!
In genere i muscoli con le loro estremità si fissano alle ossa attraverso i tendini, i quali
trasferiscono allo scheletro le forze sviluppate dalla contrazione muscolare. Altri muscoli invece
che inserirsi sullo scheletro, si attaccano sulla superficie profonda della cute, oppure presentano
un’estremità che si attacca allo scheletro ed un’altra ad un organo.!
- origine → attacco del tendine all’osso che durante il movimento rimane fisso.!
- inserzione → attacco del tendine all’osso che compie il movimento.!
I tendini oltre ad essere posti all’estremità di un muscolo, ne interrompono la continuità del ventre:
muscoli digastrici, poligastrici, retto dell’addome.!
- tendine → sono di colore biancastro, hanno forma di cordone e le sue dimensioni variano nei
diversi muscoli. Sono formati internamente da tessuto connettivo fibroso, costituito da fibre di
collagene parallele tra loro e da fibroblasti che prendono il nome di tenociti. Esternamente i
tendini sono avvolti da una lamina connettivale, detta guaina peritendinea esterna, rivestita in
superficie da un sottile strato di connettivo lasso, il perite nonio, il quale aderendo alle strutture
vicine, facilita il movimento del tendine. Sempre dalla guaina peritendinea esterna si dipartono,
penetrando nel tendine, sottili sepimenti (setti fibrotici di natura connettivale lassa) i quali
andranno a circondare i gruppi di fibre di collagene e tonociti, costituendo la guaina peritendinea
interna.!
!
L’endomisio, il perimisio e l’epimisio si fondono tra loro e si continuano nel tessuto connettivo
fibroso del tendine. Il sarcolemma della fibra muscolare, in corrispondenza della giunzione con il
tendine, presenta delle introflessioni nelle quali penetrano le fibre di collagene del tendine, che
vanno a connettersi saldamente al sarcolemma attraverso micro fibrille giunzionali. La guaina
peritendinea esterna del tendine, si continua con il connettivo del muscolo (perimisio).!
!
In prossimità della giunzione con il segmento osseo, la guaina peritendinea esterna, si continua
con il periostio.!
!
Le guaine sinoviali dei tendini sono dispositivi anatomici che avvolgono il tendine quando questo
si trova a scorrere all’interno di canali fibrosi o osteofibrosi, facilitando lo scorrimento con il minimo
attrito. Questa guaina presenta una lamina interna a contatto con il tendine, ed una lamina esterna
a contatto invece con il canale fibroso. Le due lamine sono interposte dalla presenza di una piccola
quantità di liquido sinoviale. !
!
Le borse sinoviali sono tasche connettivali, rivestite internamente da membrana sinoviale, la cui
superficie è lubrificata da liquido sinoviale. Possono essere comunicanti con la cavità articolare o
essere completamente separate da essa. Si trovano in zone in cui un tendine o legamento si
muove su un altro tessuto e la loro funzione è quella di ridurre l’attrito e attutire gli urti.!
!
Le fasce sono lamine di tessuto connettivo che si suddividono in:!
- fasce superficiali → immediatamente sotto la cute e si estendono in tutto il corpo, variando di
spessore nelle diverse parti. Sono costituite da tessuto connettivo lasso e possono contenere
tessuto adiposo in quantità variabili.!
- fasce profonde → avvolgono i muscoli separandoli in gruppi funzionali. Possono costituire una
superficie per la loro inserzione e, in alcuni casi, partecipano alla stabilizzazione delle
articolazioni. Sono costituite da tessuto connettivo denso e a differenza di quelle superficiali non
contengono tessuto adiposo.!
!
I muscoli possono essere classificati in base a due criteri:!
- dimensioni:!
• lunghi;!
• larghi;!
• corti → i muscoli circolari come lo sfintere anale, i quali presentano delle fibre che si dispongono
a circondare un’apertura, regolandone il diametro.!
- direzione delle fibre rispetto l’asse di trazione: la direzione delle fibre determina la
caratteristica funzionale dei muscoli. Possono distinguersi in:!
• muscoli a fibre parallele → in genere lunghi e sottili, sviluppano una forza di contrazione piuttosto
bassa, ma determinano movimenti di grande ampiezza. Quadrilateri, nastriformi, fusiformi;!
• muscoli a fibre oblique → permettono di sviluppare forze di contrazione elevate ma in genere
determinano movimenti di ampiezza minore rispetto ai muscoli a fibre parallele. Possono essere
a forma: triangolare, pennata, uni pennati (fibre disposte obliquamente su un solo lato del
tendine), bipennati (fibre disposte obliquamente sui due lati del tendine), circumpennati (tendine
centrale sul quale si inseriscono a 360° le fibre muscolari), multi pennati (composti da numerosi
tendini sui quali si estendono obliquamente le fibre muscolari).!
!
I muscoli si distinguono anche in base al comportamento del tendine per quanto riguarda l’origine:!
- bicipite → muscoli che originano con due capi;!
- tricipite → muscoli che originano con tre capi;!
- quadricipite → muscoli che originano con quattro capi.!
!
E per quanto riguarda l’inserzione:!
- polcaudati → muscoli che presentano più di un tendine d’inserzione.!
!
I nomi dei singoli muscoli derivano da: forma, dimensioni, posizione, numero capi di origine,
inserzioni, azione.!
!
I muscoli svolgono la funzione, contraendosi, di spostare i segmenti ossei sui quali sono inseriti.!
Quasi tutti i movimenti, avvengono per azione sinergica di diversi muscoli, alcuni dei quali sono
direttamente responsabili del movimento, mentre i restanti svolgono una funzione stabilizzatrice o
neutralizzante di movimenti indesiderati. In funzione del ruolo svolto durante il movimento si
distinguono:!
- motori primari → quelli direttamente responsabili de movimento e del suo mantenimento.
Questi muscoli sono coadiuvati nel movimento da muscoli sinergici.!
- sinergici → partecipano al movimento, di cui i muscoli motori primari sono direttamente
responsabili, in maniera marginale o solo in specifiche condizioni.!
- antagonisti → svolgono il movimento opposto a quello svolto dai muscoli motori primari. Essi
modulano la velocità del movimento e intervengono alla fine dell’azione di un muscolo motore
primario, per arrestare il movimento dello stesso.!
- stabilizzatori → intervengono nei movimenti, stabilizzando l’articolazione.!
- neutralizzatori → agiscono nel movimento per prevenire azioni indesiderate.!
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Leve anatomiche!
- leve di primo genere → resistenza - fulcro - potenza. Il fulcro può essere posto a uguale
distanza da resistenza e potenza (neutra), più vicino alla resistenza (vantaggiosa) o più vicino
alla potenza (svantaggiosa) [potenza → muscoli estensori; fulcro → base del cranio; resistenza
→ peso della testa];!
- leve di secondo genere → fulcro - resistenza - potenza. La distanza della potenza potenza è
sempre maggiore della distanza della resistenza per cui la leva è sempre vantaggiosa. [fulcro →
contatto dita-suolo; resistenza → peso del corpo applicato sull’articolazione tibio-tarsica;
potenza → nel calcagno, nel punto di inserzione del tendine calcaneale];!
- leve di terzo genere → fulcro - potenza - resistenza. La distanza della potenza è sempre
minore rispetto la distanza della resistenza per cui la leva è sempre svantaggiosa. [fulcro →
articolazione del gomito; potenza → bicipite; resistenza → mano o oggetto impugnato].!
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leve vantaggiose → è richiesto un piccolo sforzo per sollevare il peso. Questo vantaggio si
stabilisce a spese delle velocità e ampiezza del movimento.!
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leve svantaggiose → per muoverle è richiesta più forza di quanto ne sarebbe necessaria se la
lunghezza dei due bracci fosse invertita. Al contrario delle leve vantaggiose, hanno la possibilità di
lanciare un oggetto più rapidamente e a grandi distanze.!
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SCHELETRO ASSILE!
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CRANIO!
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Le ossa del cranio possono essere suddivise in due gruppi, quelle del neurocranio o scatola
cranica e quelle dello splancnocranio o massiccio facciale.!
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Per quanto riguarda il neurocranio, fanno parte di questo gruppo 4 ossa pari e 4 impari.!
Le 4 ossa pari sono:!
- ossa temporali → poste sulla superficie laterale del cranio, inferiormente alle ossa parietali.
Sono costituite dalla squama e la rocca petrosa e la parte mastoidea. Si articolano inferiormente
con la mandibola, posteriormente con l’osso occipitale, superiormente con le ossa parietali,
anteriormente con l’osso sfenoidale-zigomatico.!
- ossa parietali → superiormente si articolano tra di loro, inferiormente con la squama e l’osso
temporale, anteriormente con l’osso frontale e posteriormente con l’occipitale.!
Le 4 ossa impari sono:!
- osso occipitale → chiude posteriormente e inferiormente la scatola cranica. Posteriormente
possiamo osservare la squama, anteriormente la superficie basilare che si articola con lo
sfenoidale e lateralmente due porzioni laterali che circoscrivono un foro, il grande foro occipitale.
Si articola anteriormente con l’osso sfenoidale, antero-lateralmente con l’osso temrporale,
superiormente con le ossa parietali e inferiormente con la prima vertebra cervicale.!
- osso sfenoidale → rappresenta la parte mediana e anteriore della bade del cranio.
Centralmente presenta un corpo di forma cubica da cui hanno origine 3 coppie di lamine: piccole
ali, grandi ali, processi pterigoidei. Si articola con tutte le ossa del neurocranio e con alcune del
massiccio facciale, tra le quali le zigomatiche, le palatine e il vomere.!
- osso etmoidale → formato da una lamina orizzontale (cribrosa), una perpendicolare e due
masse laterali. Si articola: superiormente con l’osso frontale, posteriormente con lo sfenoidale,
anteriormente con le mascellari, le palatine, le nasali e le lacrimali.!
- osso frontale → forma la regione della fronte. Si articola inferiormente con l’osso etmoide,
inferiormente-lateralmente con lo sfenoidale, posteriormente con le parietali, anteriormente con
le ossa nasali e lacrimali e anteriormente-lateralmente con le zigomatiche.!
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Lo splancnocranio è invece costituito da due gruppi di ossa, 12 pari e 3 impari:!
Le 12 pari sono:!
- ossa nasali;!
- ossa lacrimali;!
- cornetti inferiori;!
- ossa zigomatiche;!
- ossa palatine;!
- ossa mascellari.!
Le 3 impari sono:!
- vomere;!
- mandibola;!
- osso ioide.!
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Articolazioni tra le ossa del cranio!
Articolazione temporo-mandibolare → è una diartrosi condiloidea che si instaura tra i due
condili della mandibola e le fosse mandibolari delle due ossa temporali. Ha un disco completo
che suddivide la cavità articolare in due parti non comunicanti tra loro.!
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COLONNA VERTEBRALE!
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Rappresenta lo scheletro del rachide, costituito da una successione di 33/34 segmenti ossei
brevi, le vertebre. Tra una vertebra e l’altra intercorrono i dischi intervertebrali (costituiti da un
anello fibroso esterno e un nucleo polposo interno) che contribuiscono a formare le 4 curve
fisiologiche:!
1) lordosi cervicale (7 vertebre);!
2) cifosi toracica (12 vertebre);!
3) lordosi lombare (5 vertebre);!
4) curva pelvica (5 vertebre del sacro, 5 vertebre del coccige).!
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Le vertebre sono costituite da:!
- corpo vertebrale → rivolto avanti, di forma cilindrica, presenta una faccia pianeggiante
superiore e inferiore. Posteriormente presenta una concavità che delimita il foro vertebrale.!
- arco vertebrale → rivolto indietro, insieme al corpo forma il foro vertebrale. Procedendo antero-
posteriormente è costituito da:!
• peduncoli;!
• processi articolari;!
• processi trasversi;!
• lamine dell’arco vertebrale;!
• processo spinoso;!
• foro vertebrale.!
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Vertebre cervicali (7)!
Lateralmente presentano delle sporgenze, i corpi uncinati. Le vertebre più particolari di questo
tratto sono:!
- Ⅰ vertebra: atlante → non presenta il corpo vertebrale bensì è formata da due masse unite a
formare un arco anteriore e un arco posteriore. Il primo convesso in avanti, anteriormente
presenta il tubercolo anteriore dell’atlante e la faccia posteriore presenta la faccetta articolare
per il dente; l’arco posteriore è convesso posteriormente, sulla faccia posteriore centralmente vi
è il tubercolo posteriore dell’atlante.!
- Ⅱ vertebra: epistrofeo → presenta sulla faccia superiore del corpo vertebrale il processo
odontoideo per l’articolazione con l’atlante (dente dell’epistrofeo);!
- Ⅶ vertebra: prominente → è una vertebra di transizione. Processo spinoso molto lungo e non
biforcato.!

Vertebre toraciche (12)!


Hanno un corpo maggiore rispetto quelle cervicali e che tende ad aumentare dall’alto verso il
basso (l’ultima vertebra toracica sarà quella con il corpo vertebrale più voluminoso). Dalla seconda
alla nona, ai lati del corpo, presentano due semifaccette articolari per la testa delle coste. !
Dalla prima alla decima presentano sulla faccia antero-laterale una superficie articolare per il
tubercolo delle coste.!
- Ⅰ vertebra → presenta per la testa della prima costa una faccetta articolare superiore completa.!
- Ⅱ vertebra → presenta una sola semifaccetta articolare superiore per la testa della Ⅹ costa.!
- Ⅺ e Ⅻ vertebra → presentano una sola faccetta articolare superiore completa. Manca la
superficie articolare per il tubercolo delle coste.!
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Vertebre lombari (5)!
Presentano un corpo molto voluminoso e che, anche in questo caso, aumenta dall’alto verso il
basso. La vertebra più particolare di questo tratto è l’ultima.!
- Ⅴ vertebra → presenta un corpo più voluminoso delle altre. I processi trasversi sono lunghi e
sottili e vengono denominati processi costiformi; il processo spinoso è robusto e di forma
quadrangolare.!
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Osso sacro (5)!
Si forma per la fusione delle primitive cinque vertebre sacrali che si saldano tra loro dopo il 20°
anno di vita. Rappresenta il punto di connessione tra lo scheletro assile e quello dell’arto inferiore.
Ha una forma di triangolo tronco, con base rivolta verso l’alto e apice rivolto verso il basso ad
articolarsi con il coccige. Inoltre si articola con le ossa dell’anca costituendo il bacino.!
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Coccige (4-5)!
Parte terminale della colonna vertebrale. È costituito dalla fusione da 3 a 5 vertebre rudimentali.!
- Ⅰ vertebra → si articola con l’apice del sacro (corni del sacro) attraverso i corni del coccige.!
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Articolazioni cranio-vertebrali!
Sono quelle articolazioni che si instaurano tra le ossa del cranio e le vertebre della colonna
vertebrale. Ne abbiamo di due tipologie:!
- articolazione atlo-occipitale → diartrosi del tipo condilartrosi che si stabilisce tra i condili
dell’osso occipitale e le faccette articolari presenti sulla porzione superiore dell’atlante. Le
capsule fibrose si inseriscono superiormente sul contorno dei condili dell’occipitale e
inferiormente sul contorno delle faccette articolari dell’atlante.!
- articolazioni atlo-assiali (atlo-epistrofiche) → sono 3 e si stabiliscono tra l’atlante e
l’epistrofeo:!
• 2 articolazioni atlo-epistrofiche laterali → tra le faccette articoalri inferiori dell’atlante e le
faccette articolari superiori dell’epistrofeo. Diartrosi del tipo artrodie e compiono movimenti di
scivolamento. Le capsule articolari sono rinforzate da: legamento longitudinale anteriore,
legamento giallo e legamento accessorio.!
• articolazione atlo-epistrofica mediana → tra il dente dell’epistrofeo e l’arco anteriore
dell’atlante. Diartrosi del tipo ginglimi assiali, capace di svolgere un movimento su un solo
asse. La superficie articolare dell’atlante, che deve ospitare il dente dell’epistrofeo, costituisce un
anello osteofibroso.!
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Articolazioni della colonna vertebrale!
- articolazioni intersomatiche → sinartrosi del tipo sinfisi che si stabiliscono a livello dei corpi
vertebrali della vertebra superiore-inferiore. Le superfici articolari dei corpi sono messe a
contatto tra loro mediante i dischi intervertebrali. Corpi e dischi sono uniti e stabilizzati da:
legamenti longitudinali posteriori, legamenti longitudinali anteriori.!
- articolazioni zigapofisarie → articolazioni che si stabiliscono a livello degli archi vertebrali tra il
processo articolare superiore di una vertebra e il processo articolare inferiore della vertebra
sottostante. Sono diartrosi del tipo artrodie.!
- articolazione sacro-vertebrale → la quinta vertebra lombare si articola con la prima sacrale
mediante una sinfisi del tipo artrodia.!
- articolazioni sacro-coccigee → l’apice del sacro e la base del coccige si articolano tra loro
mediante una sinfisi con l’interposizione di un disco fibro-cartilagineo.!
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GABBIA TORACICA!
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Scheletro di natura osteo-cartilaginea che sostiene la regione toracica e svolge una funzione
respiratoria. È dotata di un’apertura superiore e una inferiore che permettono il passaggio dei
visceri, vasi e nervi tra collo e mediastino.!
È costituita da due parti, lo sterno e le coste.!
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Lo sterno è un osso piatto impari posto sul piano sagittale mediano della parete anteriore del
torace. È costituito da tre parti:!
- manubrio → più largo superiormente per poi restringersi inferiormente. Il margine superiore è
spesso e al centro troviamo l’incisura giugulare; ai lati si trovano le incisure clavicolari. Nei
margini laterali presenta le faccette articolari per la prima cartilagine costale.!
- corpo → più lungo rispetto al manubrio. Nei margini laterali presenta la semifaccetta per la
seconda costa poi andando verso il basso presenta 4 incisure costali per l’articolazione con le
cartilagini costali dalla terza alla sesta costa. Nella porzione terminale vi è la semifaccetta
articolare che assieme a quella del processo xifoideo stabilisce l’articolazione con la settima
costa.!
- processo xifoideo → rappresenta la porzione terminale dello sterno, più stretta e accorciata
rispetto le precedenti.!
Articolazioni sternali!
- manubrio-sternale → articola manubrio e corpo. È una sinartrosi del tipo sinfisi che forma
l’angolo sternale. !
- xifo-sternale → sinfisi che si stabilisce tra margine inferiore del corpo e margine superiore del
processo xifoideo.!
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Le coste sono 12 ossa piatte pari, allungate e incurvate ad arco, si articolano posteriormente
con le vertebre del tratto toracico della colonna vertebrale e anteriormente con lo sterno.!
Vengono suddivise in tre gruppi a seconda delle loro caratteristiche:!
- dalla Ⅰ alla Ⅶ: coste vere → si uniscono posteriormente con le vertebre del tratto toracico e
anteriormente con lo sterno attraverso le cartilagini costali;!
- dalla Ⅷ alla Ⅹ: coste false → posteriormente sono articolate con le vertebre del tratto
toracico, anteriormente si articolano indirettamente con lo sterno: ciò significa che si articolano,
attraverso la propria cartilagine, con la cartilagine della costa soprastante che a sua volta si
articolerà con lo sterno.!
- dalla Ⅺ alla Ⅻ: coste fluttuanti → posteriormente articolate con le vertebre, anteriormente
libere.!
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Ciascuna costa presenta due estremità: corpo e testa.!
Il corpo è appiattito e curvo, presenta un margine superiore arrotondato e uno inferiore affilato.
Lungo la superficie interna è scavato il solco costale nel quale decorrono vasi e nervi. Il corpo
possiede l’estremità anteriore concava che si unisce alla cartilagine costale per poi articolarsi con
lo sterno. Andando verso dietro e lateralmente cambia direzione curvando verso l’interno avanti
formando l’angolo costale e costituendo il tratto posteriore formato da:!
- tubercolo costale → segna il confine tra il tratto anteriore e posteriore della costa e presenta
una superficie articolare per il processo trasverso della vertebra;!
- collo → si estende dal tubercolo alla testa e si trova anteriormente al processo trasverso della
vertebra.!
- testa → presenta due faccette articolari, superiore e inferiore. Quella superiore si articola con la
semifaccetta inferiore del corpo della vertebra soprastante. La faccetta inferiore si articola con la
semifaccetta superiore del corpo della vertebra allo stesso livello.!
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Caratteristiche proprie delle coste!
La lunghezza delle coste aumenta dalla prima alla settima e diminuisce dall’ottava alla dodicesima.!
- Ⅰ costa → è la più corta rispetto alle altre sulla faccia superiore è presenta un rilievo, il tubercolo
dello scaleno. Non presente il solco costale inferiormente.!
- Ⅱ costa → manca il solco costale e l’angolo costale è molto vicino al tubercolo.!
- Ⅹ costa → presenta sulla testa una sola faccetta per l’articolazione con la semifaccetta
articolare del corpo della Ⅹ vertebra toracica. !
- Ⅺ - Ⅻ coste → la testa possiede una sola faccetta per l’articolazione con il corpo delle
rispettive vertebre toraciche. Il tubercolo risulta assente in quanto è solo la testa ad articolarsi
con le ultime due vertebre toraciche.!
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Articolazioni costo-vertebrali!
- costo-vertebrali propriamente dette → tra la testa della costa e il corpo vertebrale. Sono
diartrosi del tipo artrodie. Dalla seconda alla nona costa le teste presentano due semifacette
articolari; la prima, decima, undicesima e dodicesima costa, invece, hanno un’unica faccetta
articolare. !
- costo-trasversale → tra il tubercolo delle coste e il processo trasverso delle vertebre del livello
corrispondente. Diartrosi del tipo artrodie, è assente nell’undicesima e nella dodicesima costa.!
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Articolazioni sterno-costali!
Connettono le coste ai margini laterali dello sterno. Permettono alla gabbia toracica di ampliarsi
durante l’inspirazione. !
- Ⅰ costa → si articola direttamente al manubrio dello sterno e alla clavicola. (sinartrosi atipica)!
- dalla Ⅱ alla Ⅶ costa → diartrosi del tipo artrodie, si articolano alle rispettive incisure costali
del corpo dello sterno mediante giunzioni sinoviali.!
- dalla Ⅷ alla Ⅻ costa → si connettono al margine inferiore della cartilagine costale
sovrastante attraverso la propria cartilagine costale.!
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ARTO SUPERIORE!
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Lo scheletro dell’arto superiore è costituito da due parti: la cintura toracica e la parte libera.!
La cintura toracica a sua volta è costituita da scapola e clavicola, la parte libera invece da
braccio, avambraccio e mano.!
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La scapola è un osso piatto pari di forma triangolare, posto lateralmente sulla superficie posteriore
della gabbia toracica. Presenta due facce:!
- anteriore → presenta la fossa sottoscapolare;!
- posteriore → divisa in due parti diseguali, la fossa sovraspinata superiormente e la fossa
sottospinata inferiormente.!
Sono divide dalla spina della scapola la quale origina dal margine mediale per poi dirigersi in alto-
lateralmente verso il margine laterale costituendo l’acromion, il quale si innalza al di sopra
dell’angolo laterale e si porta avanti formando l’angolo acromiale. Sulla superficie mediale vi è la
faccetta articolare ovoidale per l’estremità laterale della clavicola.!
Nell’angolo laterale è presente la cavità glenoidea con la quale la scapola si articola con l’omero.!
Essendo di forma triangolare, la scapola presenta tre margini:!
- laterale → si estende dall’angolo inferiore all’angolo laterale, area che prende il nome di
tubercolo sottoglenoideo;!
- mediale → dall’angolo inferiore all’angolo superiore;!
- superiore → dall’angolo superiore fino all’incisura della scapola che la separa dal processo
coracoideo. Quest’ultimo è una sporgenza ossea che si trova tra l’incisura scapolare e il
tubercolo sovraglenoideo.!
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La clavicola è un osso piatto pari posta tra il manubrio dello sterno e l’acromion. È possibile
suddividerla in:!
- corpo → porzione centrale compre tra le due estremità. Presenta una faccia superiore liscia e
una faccia inferiore irregolare. Nel margine posteriore, verso l’estremità acromiale, è presente il
tubercolo conoide.!
- estremità mediale (sternale) → si articola con l’incisura clavicolare dello sterno e con la prima
cartilagine costale;!
- estremità laterale (acromiale) → si articola con l’acromion.!

Il braccio è costituito dall’omero, un osso lungo pari che mette in comunicazione la cintura
toracica con l’avambraccio. Essendo un osso lungo è costituito da:!
- diafisi → di forma cilindrica nella metà superiore mentre si appiattisce in senso antero-
posteriore nella seconda metà. Nella parte antero-laterale mediana vi è la tuberosità deltoidea
per l’inserzione del muscolo deltoide; nella parte antero-mediale superiore vi è invece il solco
bicipitale dell’omero per l’inserzione del tendine del capo lungo del bicipite brachiale.!
- epifisi prossimale → è l’estremità più vicina alla scapola. Il tratto che unisce epifisi prossimale
a diafisi prende il nome di collo chirurgico. Essa è costituita da testa in alto-medialmente-
indietro la quale si articola con la cavità glenoidea; il collo anatomico separa la testa dell’omero
dalle due tuberosità (grande e piccola).!
- epifisi distale → è l’estremità più lontana dalla scapola. Appiattita in senso antero-posteriore e
allargata trasversalmente. È costituita da:!
• troclea: mediamente si articola con l’ulna;!
• fossetta coronoidea: sopra anteriormente la troclea, accoglie il processo coronoideo dell’ulna;!
• fossa olecranica: posteriormente e accoglie il becco dell’olecrano dell’ulna;!
• epitroclea: sormonta la troclea;!
• condilo: anteriormente si articola con la testa del radio;!
• fossetta radiale;!
• epicondilo laterale.!
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L’avambraccio è costituito da radio e ulna.!
Il radio è un osso lungo pari situato lateralmente all’avambraccio. Essendo un osso lungo
presenta:!
- diafisi → prismatica triangolare con tre facce. Medialmente è presente la cresta interossea,
anteriormente è leggermente concava, posteriormente convessa.!
- epifisi prossimale → costituita da tre elementi:!
• capitello (testa): di forma cilindrica, la superficie superiore concava è chiamata fossetta del
capitello, e la superficie laterale è chiama circonferenza articolare che si articola con l’incisura
radiale dell’ulna;!
• collo: restringimento posto sotto il capitello;!
• tuberosità bicipitale: rilievo ovoidale rugoso, verticale sotto il collo.!
- epifisi distale → più voluminosa rispetto la prossimale e di forma quadrilatera. Dalla sua
superficie laterale si diparte il processo stiloideo. Sulla superficie mediale è presente l’incisura
ulnare che si articola con l’ulna a formare l’articolazione radio-ulnare ditale. Inferiormente si
articola con il carpo.!

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L’ulna è un osso lungo pari situato medialmente nell’avambraccio. Essendo un osso lungo
presenta:!
- diafisi → forma prismatica triangolare con tre facce. Anteriormente è incavata, percorsa per
quasi tutta la sua lunghezza dalla cresta interossea che procedendo verso l’alto si continua
con la cresta del supinatore. Posteriormente è percorsa per tutta la sua lunghezza dalla cresta
longitudinale che la divide in due. Medialmente è convessa.!
- epifisi prossimale → formata da due grosse protuberanze:!
• olecrano: si estende verticalmente indietro per poi incurvarsi avanti terminando con un becco
che, nella massima estensione dell’avambraccio viene accolto nella fossa olcranica dell’omero
(vedi omero). Posteriormente si inserisce il tendine del bicipite brachiale. Anteriormente vi è la
superficie articolare per la troclea omerale (incisura semilunare).!
• processo coronoideo: in basso avanti rispetto l’olecrano. La faccia superiore partecipa alla
costituzione dell’incisura semilunare. La faccia laterale presenta l’incisura radiale al di sotto di
questa si incava per la tuberosità radiale e anteriormente è visibile la tuberosità ulnare.!
- epifisi distale → meno voluminosa della prossimale, costituita da:!
• testa: tondeggiante con la superficie laterale convessa per l’articolazione con l’incisura ulnare
del radio;!
• processo stiloideo: sporgenza ossea diretta verso il basso.!
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La mano è costituita da: carpo, metacarpo e falangi.!
Il carpo è formato da 8 ossa brevi di forma irregolare cubica, disposte in due file trasversali da 4
ossa ciascuna.!
La fila prossimale è costituita da:!
- scafoide;!
- semilunare;!
- piramidale;!
- pisiforme.!
La fila distale è costituita da:!
- trapezio;!
- trapezoide;!
- capitato;!
- uncinato.!
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Il metacarpo è costituito da 5 piccole ossa lunghe (Ⅰ, Ⅱ, Ⅲ, Ⅳ, Ⅴ ossa metacarpali). Ogni osso
metacarpale è costituito da una diafisi, un’epifisi distale e una prossimale. Il primo osso
metacarpale (pollice) si distingue dagli altri sia per l’orientamento che per l’articolazione.!
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Le falangi sono ossa lunghe che costituiscono lo scheletro delle dita. Per quanto riguarda le dita
dalla seconda alla quinta, sono costituite da 3 falangi (prossimale, intermedia, distale); il primo dito,
invece, è costituito da sole 2 falangi (prossimale e distale).!

Articolazioni della cintura toracica!


- sterno-clavicolare → pedartrosi ed è l’unica articolazione che collega l’arto superiore allo
scheletro assile. Si stabilisce tra l’estremità sternale della clavicola, l’incisura clavicolare del
manubrio dello sterno e il margine superiore della prima cartilagine costale. È necessaria la
presenza di un disco articolare.!
- acromion-clavicolare → si stabilisce tra l’estremità laterale della clavicola e il margine mediale
dell’acromion. È una diartrosi del tipo artrodia. Tra le superfici articolari è posto un disco
fibro-cartilagineo.!
- scapolo-toracica → non è una vera e propria articolazione poiché le superfici che prendono
rapporto non sono ossee. Si stabilisce tra la superficie anteriore scapola, ricoperta dal muscolo
sottoscapolare e la superficie posteriore della gabbia toracica. Questa si stabilisce tra due
muscoli.!
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Articolazioni della parte libera!
- Scapolo-omerale → Diartrosi del tipo sferartrosi che si stabilisce fra la testa dell’omero e la
cavità glenoidea della scapola. Poiché la testa dell’omero è molto più spessa rispetto alla cavità
glenoidea della scapola, le superfici articolari non sono congruenti. Tale incongruenza viene
superata con l’interposizione del labbro glenoideo che si inserisce sul contorno della cavità
glenoidea aumentandone la superficie e la profondità. La capsula articolare si inserisce sul
contorno della cavità glenoidea per poi andare a collegarsi all’omero inserendosi sul collo
anatomico. La membrana sinoviale che ricopre l’interno della capsula fibrosa va a costituire la
guaina sinoviale bicipitale e si ernia negli spazi della capsula formando borse sinoviali. La
capusla è rafforzata da alcuni legamenti: gleno-omerale, coraco-omerale, omerale-trasverso.
Questa articolazione è particolarmente instabile per la presenza di legamenti solo
anteriormente. Tuttavia la capsula è rinforzata dai tendini dei muscoli che costituiscono la cuffia
dei rotatori.!
- gomito → costituita da tre articolazioni comprese all’interno di un’unica cavità articolare,
la capsula articolare è rafforzata da alcuni legamenti: legamenti collaterali (ulnare e radiale),
legamento anulare della testa del radio, legamento quadrato.!
• omero-ulnare: diartrosi del tipo ginglimi angolari. Si stabilisce tra la troclea omerale e
l’incisura semilunare dell’ulna;!
• omero-radiale: diartrosi del tipo sferartrosi che si stabilisce tra il condilo omerale e la testa del
radio;!
• radio-ulnare distale: diartrosi del tipo ginglimi laterali. Si stabilisce tra la circonferenza del
capitello radiale e l’incisura radiale dell’ulna.!
- della mano → costituita da due tipi di articolazioni:!
• radio-carpica (del polso): diartrosi del tipo condilartrosi che si stabilisce tra l’estremità distale
del radio e la faccia prossimale della prima fila prossimale del carpo. La superficie articolare del
radio divisa in due parti: la più laterale si articola con lo scafoide, quella centrale si articola con il
semilunare. La prima fila del carpo è costituita da 3 ossa unite saldamente tra loro da legamneti
interossei.!
• articolazioni intercarpiche: tra le ossa della fila prossimale (artrodie), tra le ossa della fila
distale (artrodie), tra le ossa della fila prossimale con quelle della fila distale (mediocarpiche).!
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ARTO INFERIORE!
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Lo scheletro dell’arto inferiore è costituito da tre parti: la cintura pelvica, la parte libera e il piede.!
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La cintura pelvica unisce la parte libera allo scheletro assile ed è costituita dall’anca.!
L’anca è un osso piatto pari, di forma irregolare quadrilatera. È costituita dalla fusione di 3 ossa:!
- ileo → costituisce la parte superiore ed è formato da corpo e ala;!
- ischio → formato da corpo e ramo;!
- pube → formato da corpo dal quale si disparte ramo superiore e ramo inferiore.!
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L’osso dell’anca presenta due facce:!
- faccia interna → nella porzione superiore, presenta a livello dell’ileo una superficie liscia
leggermente incavata, la fossa iliaca, la quale da inserzione al muscolo iliaco. La fossa si
estende inferiormente fino a raggiungere una linea in rilievo diretta obliquamente in direzione
antero-posteriore chiamata linea arquata. Sotto della quale abbiamo pube e ischio.
Posteriormente alla fossa iliaca è presente una superficie definita faccia sacropelvica divisa in
due parti:!
• superficie auricolare: che si articola con l’osso sacro;!
• tuberosità iliaca: irregolare e rugosa.!
Il margine superiore, il quale si estende dalla spina iliaca antero-superiore alla spina iliaca
postero-superiore, è delimitato dalla cresta iliaca.!
Il margine anteriore è costituito da un tratto verticale che ha inizio dalla spina iliaca antero-
superiore fino all’eminenza ileopettinea, e una parte orizzontale che ha inizio dall’eminenza
ileopettinea e termina con il tubercolo pubico.!
Il margine posteriore ha inizio dalla spina iliaca psotero-superiore e termina con la tuberosità
ischiatica.!
Il margine inferiore è costituito da ischio e pube ed è suddiviso in una parte superiore e una
inferiore. La parte superiore è formata dalla faccia della sinfisi la quale si articola con la porzione
contro laterale costituendo la sinfisi pubica. La parte inferiore è formata dal tratto finale del ramo
inferiore del pube e da tutto il ramo dell’ischio.!
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faccia esterna → caratterizzata dalla presenza al centro di una profonda concavità, rivolta
basso-avanti che prende il nome di acetabolo. Questa presenta al centro una concavità, la
fossa dell’acetabolo, contornata dalla superficie semilunare dell’acetabolo la quale è una
superficie articolare per la testa del femore. Inferiormente è presente l’incisura dell’acetabolo
che evidenzia il punto di unione tra ischio e pube. (incisura attraversata dal legamento
trasverso). Al di sopra dell’acetabolo, la faccia esterna dell’anca è costituita dalla superficie
esterna dell’ileo. Essa è attraversata da 3 linee:!
• linea glutea inferiore;!
• linea glutea anteriore;!
• linea glutea posteriore.!
Queste tre linee danno vita a quattro aree tre delle quali danno inserzione ai muscoli glutei.!
Al di sotto dell’acetabolo è presente il foro otturato.!
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Le due ossa dell’anca, articolandosi tra loro formano le pelvi (bacino). Queste presentano una
parte superiore più larga che tende a restringersi inferiormente. Le pelvi sono delimitate in due
spazi dal margine osseo circolare, lo stretto superiore.!
- grandi pelvi → integrate all’interno della cavità addominale, hanno una parte ossea incompleta
anteriormente. Posteriormente sono costituite dalla base del sacro;!
- piccole pelvi → situate inferiormente alle grandi pelvi, al di sotto dello stretto superiore. Hanno
pareti osse complete:!
• posteriormente: sacro-coccige;!
• lateralmente: corpo ileo-ischio-foro otturato;!
• anteriormente: pube e sinfisi pubica.!
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La parte libera dell’arto inferiore è costituita da coscia, gamba e piede.!
La coscia è formata dal femore e dalla rotula.!
Il femore è un osso lungo pari che presenta:!
- epifisi prossimale → costituita da:!
• testa: di forma sferoidale, diretta in alto e leggermente avanti, presenta sotto e dietro la fossetta
della testa (fovea capitis) per l’inserzione del legamento rotondo;!
• collo anatomico: la testa si continua con il collo il quale separa la testa dai due trocanteri;!
• grande trocantere: voluminoso processo quadrangolare posto lateralmente rispetto al collo. La
sua superficie posteriore forma la fossa trocanterica.!
• piccolo trocantere: rilievo conico posto alla base della superficie posteriore del collo del femore.
I due trocanteri sono uniti posteriormente dalla cresta intertrocanterica, mentre sono separati
anteriormente dalla linea intertrocanterica.!
- diafisi → presenta tre facce lisce e convesse e tre margini. Solo quello posteriore è evidente e
prende il nome di linea aspra. Tale rilievo è delimitato da due labbri: laterale e mediale. !
- epifisi distale → formata dai condili femorali laterale e mediale i quali si articoleranno con la
rotula.!

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La rotula (o patella) è un osso breve pari compreso all’interno del muscolo quadricipite femorale.
È l’osso sesamoide più voluminoso dello scheletro umano. Presenta due facce:!
- anteriore: sottocutanea rugosa;!
- posteriore: presenta una superficie articolare divisa in due per la presenza dei condili femorali.!
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La gamba è costituita da tibia e fibula.!
La tibia è un osso lungo pari, robusto, posto in posizione mediale. È costituito da:!
- epifisi prossimale → di forma quadrangolare costituita da:!
• condili tibiali: due voluminose masse che si distinguono in laterale e mediale, uniti
anteriormente e separati posteriormente da una profonda incisura. Superiormente presentano
una cavità glenoidea per l’articolazione con il femore e lateralmente una faccetta articolare per
la testa della fibula.!
• area intercondiloidea: nella faccia superiore dell’epifisi, i condili sono divisi dall’interposizione
dell’area intercondiloidea la quale presenta due rilievi, i tubercoli laterale e mediale, che
insieme formano l’eminenza intercondiloidea. !
• tuberosità tibiale: posta al di sotto dell’epifisi, al di sopra dell’origine del margine anteriore
tibiale.!
- diafisi → con tre facce e tre margini:!
• faccia mediale: divisa in due dalla cresta anteriore;!
• faccia laterale: delimitata dalla cresta interossea;!
• faccia posteriore: nella porzione superiore presenta la linea poplitea.!
- epifisi distale → meno voluminosa, con forma di piramide quadrangolare con apice tronco in
continuità con la diafisi. La base rivolta verso il basso concava in senso antero-posteriore e si
articola con l’astragalo del piede, nella faccia mediale presenta il malleolo mediale.
Lateralmente possiamo vedere l’incisura fibulare per l’articolazione con la fibula.!
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La fibula (perone) è un osso lungo pari molto sottile, che non partecipa all’articolazione del
ginocchio e di conseguenza, non contribuendo alla trasmissione del peso, si è notevolmente
assottigliato. E costituita da:!
- epifisi prossimale → medialmente presenta una superficie articolare per l’articolazione con il
condilo laterale della tibia. !
- diafisi → ha tre facce: anteriore, laterale, posteriore.!
- epifisi distale → (malleolo laterale) si porta più in basso rispetto quello mediale.!
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Il piede è costituito da 26 ossa, che si organizzano in tre “gruppi”:!
- tarso → forma cuboidale ed è composto da 7 ossa brevi disposte in due file:!
• fila prossimale: costituita da astralago e calcagno.!
• fila distale: costituita da navicolare (scafoide), ossa cuneiformi (mediale, laterale,
intermedio) e cuboide.!
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Il metatarso costituisce la parte intermedia del piede ed è composto da 5 ossa lunghe (Ⅰ, Ⅱ, Ⅲ, Ⅳ,
Ⅴ ossa metatarsali).!
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Le dita sono costituite da ossa lunghe dette falangi organizzate in file:!
- falangi prossimali-intermedie-distali: per quanto riguarda le dita dalla seconda alla quinta.!
- falangi prossimale e distale per quanto riguarda l’alluce.!
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Articolazioni dell’arto inferiore!
- sacro-iliaca → si stabilisce tra le superfici articolari del sacro e dell’ileo. Le superfici presentano
curve e irregolarità che limitano notevolmente i movimenti rendendo l’articolazione fissa. Da
alcuni viene classificata come anfiartrosi, da altri come artrodia. !
- sinfisi pubica → sinartrosi del tipo sinfisi che si stabilisce tra le superfici delle parti pubiche
dell’anca. Tra le superfici articolari è interposto un disco fibrocartilagineo di spessore variabile.
È rinforzata da diversi legamenti. Contribuisce alla stabilità dell’arto inferiore durante la
deambulazione, permettendo il bilanciamento del peso sui due arti.!
- coxo-femorale → si stabilisce tra la testa del femore e l’acetabolo dell’osso dell’anca. È una
diartrosi del tipo sferartrosi. La superficie articolare dell’acetabolo è circondata da un
margine, il ciglio cotiloideo, interrotto inferiormente dall’incisura dell’acetabolo. Alla periferia
dell’acetabolo è presente la superficie semilunare. Nella porzione più interna è presente la
fossa dell’acetabolo che da inserzione al legamento rotondo. La superficie articolare della testa
del femore è rivolta medialmente avanti-alto, ha forma sferoidale, presenta al centro la fossetta
della testa del femore, nella quale si inserisce il legamento della testa del femore. Sul ciglio
cotiloideo è disposto un anello fibrocartilagineo, il labbro acetabolare, che forma il legamento
trasverso. Legamenti associati a questa articolazione sono il legamento ileo-femorale, pubo-
femorale, ischio,femorale, rotondo.!
- ginocchio → è l’articolazione più grande e complessa del corpo umano. È una diartrosi
composta che si stabilisce tra l’epifisi distale del femore, l’epifisi prossimale della tibia e la
rotula. È quindi costituita dalle articolazioni:!
• femoro-tibiale: diartrosi a ginglimi angolari;!
• femoro-rotulea: diartrosi del tipo artrodia.!
Sono presenti i menischi, due cuscinetti fibrocartilaginei appiattiti che aderiscono alla parte
periferica dei condili tibiali. Anteriormente sono uniti dal legamento traverso del ginocchio (menisco
laterale e mediale). Dono vascolarizzati da un plesso posto in periferia e profondità mentre la parte
centrale risulta avascolare. La capsula articolare non è completa: anteriormente è composta
principalmente da tendini, posteriormente prende origine dalla parte posteriore dei condili femorali
e dalla fossa intercondiloidea per inserirsi poi sui margini dei condili tibiali; lateralmente si inserisce
sulla superficie laterale dei condili laterali del femore tibia e della testa della fibula; medialmente
dalla superficie mediale dei condili mediali di femore e tibia.!
La cavità articolare è costituita da diverse borse sinoviali.!
Abbiamo inoltre diversi tipi di legamenti:!
legamenti capsulari:!
• legamenti anteriori:!
- legamento patellare;!
- legamento rotuleo;!
- legamento tratto ileo tibiale;!
• legamenti mediali:!
- legamento collaterale mediale;!
• legamenti laterali:!
- legamento collaterale laterale;!
• legamenti posteriori:!
- legamento popliteo obliquo;!
- legamento popliteo arcuato.!
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legamenti intracapsulari:!
- legamento crociato posteriore;!
- legamento crociato anteriore.!
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tibio-fibulare → tibia e fibula sono connesse attraverso articolazioni a livello della diafisi
(sindesmosi), epifisi prossimale (articolazione tibio-fibulare prossimale, artrodia) e a livello
dell’epifisi distale (articolazione tibio-fibulare distale, sindesmosi).!
- tibio-tarsica → diartrosi a ginglimi angolari che si stabilisce tra la faccia inferiore
dell’estremità distale della tibia, superficie articolare malleolo mediale e laterale e superficie
superiore-mediale-laterale dell’astragalo.!
- del piede → ne abbiamo di intertarsiche, tarso metatarsali, intermetatarsali, metatarso falangee
e interfalangee.!
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MUSCOLI RESPIRATORI!
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INSPIRATORI!
INSPIRAZIONE TRANQUILLA!
- DIAFRAMMA → forma di cupola, separa la cavità addominale da quella toracica. Al centro vi è il
centro frenico e rappresenta la porzione tendinea del diaframma, verso la quale convergono i
fasci muscolari che hanno diverse origini:!
• parte sternale: origina dalla faccia posteriore del processo xifoideo dello sterno.!
• parte costale: faccia interna delle ultime 6 coste;!
• parte lombare: origina con 3 coppie di pilastri tendinei dalle prime 3 vertebre lombari.!
- INTERCOSTALI ETERNI;!
- ELEVATORI DELLE COSTE;!
- DENTATO POSTERIORE SUPERIORE.!
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INSPIRAZIONE FORZATA!
- PICCOLO PETTORALE → sotto il gran pettorale. ORIGINE: cartilagini costali (Ⅲ, Ⅳ, Ⅴ costa).
INSERZIONE: processo coracoideo della scapola.!
- SCALENI!
- GRAN PETTORALE → unisce l’arto superiore alla gabbia toracica. ORIGINE: fasci clavicolari
(metà mediale della clavicola), fasci sterno-costali (superficie anteriore dello sterno e cartilagine
delle prime 6 coste). INSERZIONE: labbro anteriore del solco bicipitale dell’omero.!
- STERNOCLEIDOMASTOIDEO → ORIGINE: tra sterno e clavicola. INSERZIONE: mandibola e
ioide.!
- DENTATO ANTERIORE → ORIGINE: superficie esterna prime 9-10 coste. INSERZIONE:
margine mediale scapola.!
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ESPIRATORI!
- INTERCOSTALI INTERNI!
- INTERCOSTALI ESTERNI!
- SOTTOCOSTALI!
- TRASVERSO DEL TORACE!
- DENTATO POSTERIORE INFERIORE!
- PARETE ANTERO-LATERALE ADDOME!
- GRAN DORSALE → unisce l’arto superiore alla colonna vertebrale. ORIGINE: processi spinosi
ultime 6 vertebre toraciche, fascia lombo dorsale, margine posteriore cresta iliaca.
INSERZIONE: fondo solco bicipitale dell’omero.!
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MUSCOLI TRATTO TESTA-COLLO!
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ANTERIORI!
- PREVERTEBRALI!
- LUNGO DELLA TESTA!
- LUNGO DEL COLLO!
- SOPRAIOIDEI!
- SOTTOIOIDEI!
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LATERALI!
- SCALENI → ORIGINE: capo sternale dalla superficie anteriore del manubrio dello sterno; capo
clavicolare dalla faccia superiore della clavicola. INSERZIONE: faccia laterale processo
mastoideo dell’osso temporale.!
- ELEVATORE DELLA SCAPOLA → ORIGINE: processi trasversi dell prime 4 vertebre cervicali.
INSERZIONE: margine mediale della scapola.!
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POSTERIORI!
- TRAPEZIO → ORIGINE: linea nucale occipitale, legamento nucale, processi spinosi Ⅶ vertebra
cervicale, processi spinosi di tutte le vertebre toraciche. INSERZIONE: fasci superiori dal
margine posteriore della clavicola, fasci intermedi dal margine mediale dell’acromion e dal
margine superiore della scapola, fasci inferiori dall’estremità della spina della scapola.!
- SPLENIO DELLA TESTA!
- SPLENIO DEL COLLO!
- SUBOCCIPITALI!
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MUSCOLI TRATTO TORACICO-LOMBARE!
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ANTEROLATERALI!
- RETTO DELL’ADDOME!
- OBLIQUO ESTERNO DELL’ADDOME!
- OBLIQUO INTERNO DELL’ADDOME!
- TRASVERSO DELL’ADDOME!
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LATERALI!
- QUADRATO DEI LOMBI!
- GRANDE PSOAS → ORIGINE: dischi e corpi dell’ultima vertebra toracica, dischi e corpi
processi costiformi delle vertebre lombari. INSERZIONE: piccolo trocantere del femore.!
- PICCOLO PSOAS → ORIGINE: ultima vertebra toracica e prima lombare. INSERZIONE: cresta
pettinea ed eminenza ileopettinea.!
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MUSCOLI DEL CINGOLO TORACICO!
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ANTERIORI!
- SUCCLAVIO → ORIGINE: prima costa. INSERZIONE: superficie inferiore clavicola.!
- PICCOLO PETTORALE !
- DENTATO ANTERIORE!
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POSTERIORI!
- TRAPEZIO!
- ELEVATORE DELLA SCAPOLAù!
- ROMBOIDI!
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MUSCOLI DELL’ARTICOLAZIONE SCAPOLO-OMERALE!
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SUPERIORI!
- SOPRASPINATO (CUFFIA DEI ROTATORI)→ ORIGINE: fossa sopraspinata scapola.
INSERZIONE: faccetta superiore grande tuberosità dell’omero.!
- DELTOIDE → costituito da tre fasci che si differenziano per l’ORIGINE: anteriori → margine
anteriore della faccia superiore della clavicola; superiori → margine laterale della faccia
superiore dell’acromion, ed estremità laterale della clavicola; posteriori → margine posteriore
della spina della scapola. INSERZIONE: tuberosità deltoidea dell’omero.!
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ANTERIORI!
- GRAN PETTORALE!
- CORACOBRACHIALE → ORIGINE: apice processo coracoideo. INSERZIONE: metà diafisi
omerale.!
- SOTTOSCAPOLARE (CUFFIA DEI ROTATORI) → ORIGINE: fossa sottoscapolare.
INSERZIONE: piccola tuberosità dell’omero.!
- BICIPITE BRACHIALE → ORIGINE: capo lungo → dal tubercolo sbraglenoideo; capo corto →
dal processo coracoideo della scapola. INSERZIONE: tuberosità bicipitale dell’omero.!
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POSTERIORI!
- FASCI POSTERIORI MUSCOLO DELTOIDE!
- GRAN DORSALE!
- GRAN ROTONDO → ORIGINE: faccia posteriore scapola. INSERZIONE: labbro posteriore
solco bicipitale dell’omero.!
- INFRASPINATO (CUFFIA DEI ROTATORI) → ORIGINE: fossa sottospinata. INSERZIONE:
grande tuberosità dell’omero.!
- PICCOLO ROTONDO → ORIGINE: faccia posteriore della scapola. INSERZIONE: faccetta
inferiore grande tuberosità dell’omero. !
- CAPO LUNGO TRICIPITE BRACHIALE → ORIGINE: capo lungo → tubercolo sotto glenoideo
della scapola; capo laterale → superficie posteriore della metà superiore dell’omero; capo
mediale → superficie posteriore parte inferiore dell’omero. INSERZIONE: olecrano dell’ulna.!
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MUSCOLI DELL’ARTICOLAZIONI GOMITO, RADIO-ULNARE DISTALE!
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ANTERIORI!
- BICIPITE BRACHIALE!
- BRACHIALE → ORIGINE: superficie anteriore metà inferiore omero. INSERZIONE: tuberosità
ulnare e superficie anteriore del processo coronoideo.!
- BRACHIORADIALE → ORIGINE: cresta sopracondiloidea dell’omero. INSERZIONE: superficie
laterale della base del processo stiloideo del radio.!
- PRONATORE ROTONDO!
- PRONATORE QUADRATO!
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POSTERIORI!
- TRICIPITE BRACHIALE!
- ANCONEO!
- SUPINATORE!
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MUSCOLI DELL’ARTICOLAZIONE RADIO-CARPICA, INTERCARPALE!
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ANTERIORI!
- FLESSORE RADIALE DEL CARPO!
- PALMARE LUNGO!
- FLESSORE ULNARE DEL CARPO!
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POSTERIORI!
- ESTENSORE RADIALE LUNGO DEL CARPO!
- ESTENSORE RADIALE BREVE DEL CARPO!
- ESTENSORE ULANRE DEL CARPO!
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MUSCOLI DELL’ARTICOLAZIONE COXO-FEMORALE!
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ANTERIORI!
- ILIACO (ILEO-PSOAS) → ORIGINE: margini cresta iliaca e margini ali del sacro.!
- GRANDE PSOAS!
- SARTORIO!
- RETTO DEL FEMORE → ORIGINE: spina iliaca antero-inferiore e area concava sopra
l’acetabolo.!
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POSTERIORI!
- GRANDE GLUTEO → ORIGINE: superficie esterna dell’ileo, superficie posteriore sacro e
coccige. INSERZIONE: fasci profondi → tuberosità glutea del femore; fasci superficiali →
superficie laterale tibia.!
- BICIPITE FEMORALE → ORIGINE: capo lungo → tuberosità ischiatica; capo corto → linea
aspra e linea sopracondiloidea laterale. INSERZIONE: faccia laterale fibula.!
- SEMITENDINOSO → ORIGINE: tuberosità ischiatica. INSERZIONE: faccia mediale tibia.!
- SEMIMEBRANOSO → ORIGINE: tuberosità ischiatica; INSERZIONE: faccia posteriore condilo
mediale tibia.!
- OTTURATORE INTERNO!
- OTTURATORE ESTERNO!
- GEMELLI SUPERIORE E INFERIORE!
- PIRIFORME!
- QUADRATO DEL FEMORE!
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LATERALI!
- MEDIO GLUTEO → ORIGINE: faccia esterna dell’ileo. INSERZIONE: superficie laterale grande
trocantere.!
- PICCOLO GLUTEO → ORIGINE: superficie esterna dell’ileo. INSERZIONE: superficie anteriore
grande trocantere.!
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MEDIALI!
- PETTINEO!
- GRACILE!
- GRANDE ADUTTORE → ORIGINE: fasci superiori → ramo ischio; fasci posteriori → tuberosità
ischiatica. INSERZIONE: fasci superiori → linea inferiore e sopracondiloidea; fasci inferiori →
tubercolo grande aduttore.!
- ADUTTORE LUNGO → ORIGINE: sinfisi, cresta pubica. INSERZIONE: linea aspra.!
- ADUTTORE BREVE → ORIGINE: superficie esterna corpo e ramo inferiore del pube.
INSERZIONE: femore nella linea che va dal grande trocantere alla linea aspra.!
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MUSCOLI DELL’ARTICOLAZIONE DEL GINOCCHIO!
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ANTERIORI!
- QUADRICIPITE FEMORALE → costituito da quattro capi con quattro origini differenti ma stessa
inserzione. INSERZIONE: legamento patellare, margine superiore rotula.!
• RETTO DEL FEMORE!
• VASTO LATERALE → ORIGINE: parte superiore della linea intertrocanterica, grande trocantere
e tuberosità glutea.!
• VASTO MEDIALE → ORIGINE: metà inferiore linea intertrocanterica, parte superiore linea
sopracondiloidea mediale.!
• VASTO INTERMEDIO → ORIGINE: 3/4 diafisi femorale.!
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POSTERIORI!
- BICIPITE FEMORALE!
- SEMITENDINOSO!
- SEMIMEMBRANOSO!
- SARTORIO!
- GRACILE!
- POPOLITEO → ORIGINE: superficie laterale condilo laterale femore, legamento popliteo
arcuato, parte posteriore, menisco laterale. INSERZIONE: superficie posteriore tibia al di sopra
della linea poplitea.!
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MUSCOLI DELL’ARTICOLAZIONE TIBIO-TARSICA E DEL PIEDE!
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ANTERIORI!
- TIBIALE ANTERIORE!
- ESTENSORE LUNGO DELLE DITA!
- ESTENSORE LUNGO DELL’ALLUCE!
- PERONIERO ANTERIORE!
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POSTERIORI!
- TRICIPITE DELLA SURA → composto da:!
• GASTROCNEMIO → ORIGINE: superficie posteriore condilo mediale-laterale del femore.
INSERZIONE: faccia posteriore del calcagno.!
• SOLEO → ORIGINE: superficie posteriore testa fibula, linea poplitea, margine mediale tibia.!
- PLANTARE!
- TIBIALE POSTERIORE!
- FLESSORE LUNGO DELLE DITA!
- FLESSORE LUNGO DELL’ALLUCE!
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LATERALI!
- PERONIERO LUNGO!
- PERONIERO BREVE