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BIOFISICA

Un modello quantistico del


funzionamento del cervello umano

Opzione Complementare di Biologia

Nicola Ghiringhelli

Liceo di Locarno

2005

Professore responsabile: Steven Badà


Indice

1 Introduzione 1

2 Microtubuli 3

3 Formalismo quantistico 7
3.1 Superposizione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7
3.2 Coerenza quantistica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9
3.3 Decoerenza quantistica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11
3.4 La potenza del cervello umano . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12
3.5 Correlazioni e non località . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13
3.6 Ciclo completo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 14

4 Frontiera fra classico e quantistico 17

5 Apprendimento, Memoria e Richiamo 21

6 La coscienza ? 23

7 Prove a favore del modello 25


7.1 Gli anestetici generali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 25
7.2 I test sulla drosophila . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 25
7.3 La malattia di Alzheimer . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 26

8 Conclusione 27
8.1 Epilogo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27
8.2 Considerazioni personali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27

A Aspetti matematici dei fenomeni biofisici osservati 29

B Terminologia 31

Bibliografia 33

I
Elenco delle figure

2.1 Schizzo di una cellula neuronale, da notare in alto a destra la presenza di


particolari microtubuli. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3
2.2 Microtubuli all’interno dei neuroni. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4
2.3 Immagine al microscopio a emissione di elettroni dei microtubuli (MT)
all’interno dell’assone e delle proteine associate ai microtubuli (MAP). . . . 4
2.4 Due conformazioni del dimero di tubulina, dovute alla posizione
dell’elettrone centrale. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
2.5 Schema di un neurone. Da notare la distribuzione dei microtubuli con i
relativi collegamenti tramite MAP, che formano una rete neuronale. . . . . 5

3.1 Superposizione delle due conformazioni del dimero di tubulina. . . . . . . . 8


3.2 Nella tappa 1 sussiste ancora la fase sol. A partire dalla tappa 2 inizia la
fase gel che provoca l’insorgere della coerenza, ciò fa sı̀ che sempre maggiori
dimeri di tubulina si trovino in uno stato di superposizione (grigio). In 6 la
coerenza ha raggiunto una notevole estensione, il citoplasma è gelatinoso
(fase gel finita). . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9
3.3 Nella tappa 6 la coerenza è massima (tutto in superposizione). La decoe-
renza (fra 6 e 7) provoca il ritorno al classico in cui ogni tubulina è in una
ben precisa conformazione, nera o bianca (7). In 8 ricomincia il ciclo sol-gel. 10
3.4 Modello dell’elaborazione dei segnali nei microtubuli. Le celle bianche sono
tubuline nella conformazione 1; quelle nere sono nella conformazione 2. A1
- A3: tre stati di un’onda che si propaga. B - D: “aquiloni” che si propagano
attraverso un microtubulo. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11
3.5 Ciclo completo dei fenomeni coinvolti. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15

4.1 Ciclo di vita di un neurotrasmettitore. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 18


4.2 Neurotrasmettitori a molecole piccole. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 18
4.3 Neurotrasmettitori peptidici. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19
4.4 Trasporto assonico, attraverso l’interazione fra microtubuli e specifiche MAP. 19

6.1 Ruolo dei processi inconsci e del libero arbitrio in relazione alle mappe
mentali. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23

III
0. ELENCO DELLE FIGURE IV

7.1 Sgretolamento dei microtubuli nella malattia di Alzheimer. . . . . . . . . . 26

A.1 Grafico della visibilità χ in funzione del tempo: in rosso con τ = 0.1 in
verde con τ = 0.5 e in giallo con τ = 1. Si nota come all’aumentare di t la
visibilità diminuisce sempre più fino a provocare la riduzione dello stato. . 30
Capitolo 1

Introduzione

Perché un modello quantistico


Le consuete teorie biologiche del sistema nervoso danno una visione del cervello come
una rete di “cavi” che permette la propagazione degli impulsi. Questi modelli non ci
dicono però niente su dove ha origine il pensiero, la coscienza, su come mai impariamo,
dove sono “registrati” i dati della nostra memoria, come facciamo a richiamare i ricordi,
ecc. Per rispondere a questi quesiti è necessaria un’analisi più approfondita del cervello,
che vada ancora più in là del neurone, ovvero nel mondo fisico microscopico, atomico e
subatomico. A queste scale di grandezza entra in gioco la fisica quantistica, poiché gli
effetti quantistici potrebbero influenzare l’azione sinaptica.

Il cuore del problema


Facciamo ora un passo indietro e chiediamoci in quale luogo dell’essere umano, o più in
generale di un essere vivente, è localizzata l’intelligenza. Ci viene spontaneo di rispondere
nel cervello. Avendo qualche nozione di biologia possiamo essere ancora più precisi
affermando che l’attività del pensare avviene nei neuroni, attraverso un complesso sistema
di sinapsi. A questo punto sorge però un problema: se i neuroni sono i soli apparati
che controllano le sofisticate azioni degli animali, allora un essere senza neuroni non è
intelligente ? Prendiamo per esempio un paramecio, che è in grado di percepire il cibo,
di schivare ostacoli e pericoli, di imparare dalle esperienze precedenti, come sostenuto in
[4]. Visto che il paramecio non ha nessun neurone come riesce a fare tutto ciò ?

È quindi necessario analizzare i concetti di apprendimento, della memoria e


del richiamo della memoria.
Per fare ciò partiamo da un sistema semplice, proprio come si procede nell’analisi
di un sistema fisico, ossia dagli unicellulari (cellule eucariote), come per esempio il
paramecio o l’ameba. Ci concentriamo su una parte delle cellule neuronali che è chiamata
citoscheletro, che è presente anche nel paramecio. Questo elemento ha il compito di
mantenere la struttura e la forma della cellula, di trasportare varie molecole da un posto
all’altro, e come vedremo fa molto di più...

1
1. Introduzione 2

Struttura del citoscheletro


Il citoscheletro è formato da molecole proteiche di vario tipo:

• microfilamenti di actina

• microtubuli (MT)

• filamenti proteici intermedi (neurofilamenti, che più avanti chiameremo MAP)

Struttura del testo


Nel prossimo capitolo sono presentati gli elementi basilari del modello: i microtubuli.
Nei capitoli 3, 4, 5 e 6 viene sviluppato il modello in relazione a diversi aspetti della
meccanica del nostro cervello.
Il capitolo 7 è dedicato all’esposizione di alcuni fenomeni che vanno a favore del modello
quantistico-classico qui esposto.
Nel capitolo 8, oltre all’epilogo, si trova una sezione intitolata “considerazioni personali”
in cui si discute la validità scientifica delle proposte teoriche qui esposte.
Capitolo 2

Microtubuli

All’interno dei neuroni, in particolare lungo gli assoni, troviamo i cosiddetti microtubuli,
messi in evidenza nella figura 2.1.

Figura 2.1: Schizzo di una cellula neuronale, da notare in alto a destra la presenza di
particolari microtubuli.

I microtubuli sono dei tubi cavi cilindrici, formati da proteine, con diametro esterno di
25 nm e diametro interno di 14 nm, che sono presenti all’interno del citoscheletro delle
cellule neuronali, come illustrato nella figura 2.2 e 2.3.
Chimicamente ogni microtubulo è un polimero formato da proteine chiamate tubuline.
In generale la sezione di un microtubulo è costituita da 13 dimeri di tubulina. Ogni tubuli-
na è a sua volta un dimero, cioè è formata da due subunità separate chiamate α-tubulina
e β-tubulina. L’ α-tubulina, analogamente la β-tubulina, è una proteina globulare com-
posta da circa 450 aminoacidi. È importante notare che ogni tubulina può avere

3
2. Microtubuli 4

Figura 2.2: Microtubuli all’interno dei neuroni.

Figura 2.3: Immagine al microscopio a emissione di elettroni dei microtubuli (MT)


all’interno dell’assone e delle proteine associate ai microtubuli (MAP).

due configurazioni geometricamente diverse, chiamate conformazioni, che si


distinguono da uno scostamento di 30◦ di un monomero rispetto all’asse ver-
ticale del dimero di tubulina, dando origine a una tubulina più “schiacciata”.
Queste due conformazioni sono due diversi stati di polarizzazione elettrica della tubulina,
dovute a un elettrone piuttosto libero in mezzo ai due monomeri, che crea un dipolo (v.
fig. 2.4).
I singoli microtubuli non coprono l’intera lunghezza di un assone, ma formano reti
2. Microtubuli 5

Figura 2.4: Due conformazioni del dimero di tubulina, dovute alla posizione dell’elettrone
centrale.

comunicanti, grazie alle MAP1 , come visibile nelle figure 2.3 e 2.5.

Figura 2.5: Schema di un neurone. Da notare la distribuzione dei microtubuli con i relativi
collegamenti tramite MAP, che formano una rete neuronale.

Visto che abbiamo a che fare con delle particelle microscopiche (livello subatomico, elet-
trone che oscilla) è possibile descrivere il sistema con un modello quantistico. I modelli
proposti sono due:

1. L’unità di base è rappresentata dallo stato del neurone, ossia questo modello sostiene che
il neurone sia in uno stato di superposizione2 degli stati “neurone a riposo” e “neurone
eccitato”.

oppure
1
MAP: Microtubule Associated Protein, sono dei filamenti proteici trasportati dai microtubuli, come
per esempio la dineina, la chinesina e la miosina. Come vedremo le MAP svolgono molte funzioni, in
particolare collegano i microtubuli e trasportano molecole lungo l’assone.
2
Fra breve è spiegato il concetto quantistico di stato di superposizione.
2. Microtubuli 6

2. L’unità di base è rappresentata dai singoli dimeri di tubulina, in cui vi è uno stato di su-
perposizione degli stati “tubulina nella conformazione 1” e “tubulina nella conformazione
2”.

Se un sistema (isolato dall’ambiente circostante) è in uno stato di superposizione


di due stati ψ1 e ψ2 significa che il sistema è (potenzialmente) sia nello stato ψ1 sia nello
stato ψ2 . Classicamente questo tipo di stato non esiste: per esempio, una pallina può
essere verde oppure gialla, ma non verde e gialla, come si affermerebbe da un punto di
vista quantistico. Quando poi l’osservatore interagisce con il sistema, compiendo una
misura, allora osserverà solamente uno dei due stati, avviene cioè il passagio dal “mondo
quantistico” al “mondo classico”.
Recentemente [10] sarebbe stato dimostrato che il modello (1) non è sostenibile. Questo
poiché il sistema considerato (il neurone) sembra essere troppo macroscopico per
mantenere lo stato (quantistico) di superposizione, cioè il sistema non è sufficientemente
isolato dall’ambiente e cosı̀ lo stato viene perturbato e si riduce3 quasi istantaneamente
in uno stato classico. Perciò nel seguito del testo analizzeremo il modello (2)
che sembra essere molto più attendibile e sostenuto da sempre maggiori prove.

Introduciamoci nel vivo della questione con questa citazione [11]: “i microtubuli
sono formazioni proteiche di struttura cilindrica costituite da fibre longitudinali che
costituiscono il citoscheletro delle cellule. Essi rappresentano possibili luoghi di accadi-
menti quantistici nell’organismo, dando il via a una ricca serie di proposte teoriche e
sperimentali. È evidente che se questi fenomeni dovessero trovare conferma la nostra
conoscenza non soltanto della mente ma di tutti i processi viventi acquisterebbe un nuovo
livello di dettaglio, e si potrebbe ipotizzare la nascita di una biologia quantistica o di una
neuroscienza quantistica. Quello che possiamo fare qui è considerare questa possibilità e
chiederci se all’interno del quadro già piuttosto complesso della computazione naturale
dobbiamo considerare anche forme di computazione quantistica. È noto da tempo che gli
organismi sono sensibili all’azione di brevi sequenze di fotoni, come appare dagli ormai
classici esperimenti sulla fotosensibilità della retina.”

Passiamo ora alla formalizzazione del modello (2).

3
Non esiste la traduzione italiana del verbo inglese to decoher, che significa “passare da uno stato
coerente a uno decoerente”’.
Capitolo 3

Formalismo quantistico

Visto che nella propagazione degli impulsi nervosi sembrano implicati i microtubuli, allora
una descrizione solamente in termini classici non è più adatta a questi ordini di grandezza:
è perciò necessario approfondire il fenomeno ricorrendo ai rivoluzionari strumenti della
fisica quantistica [1].
Nelle prossime tre sezioni saranno esposti tre importanti effetti quantistici che giocano un
ruolo molto importante nella meccanica neuronale.

3.1 Superposizione
Le due conformazioni del dimero di tubulina continuano a trasformarsi l’una nell’altra
a causa delle forze di London che fanno sı̀ che l’elettrone continui a spostarsi. Questo
elettrone ha quindi un moto oscillante. Visto che la frequenza ν della sua oscillazione si
aggira attorno ai 5 · 1010 Hz, possiamo considerare la tubulina con la superposizione
delle sue due conformazioni, ovvero affermare che il dimero è potenzialmente in
entrambe le conformazioni, come illustrato nella fig 3.1.
Il sistema fisico in oggetto è qui il dimero di tubulina. Definiamo ora gli stati quantistici
del sistema [8, 9].
La 1a conformazione è rappresentata dal vettore
!
1
ψ+ = ∈ C2
0

e la 2a conformazione dal vettore


!
0
ψ− = ∈ C2
1

È importante notare che questi due stati (vettori) sono ortogonali e normati, perciò
formano una base ortonormata di C2 con la quale esprimeremo tutti gli altri
stati.

7
3. Formalismo quantistico 8

Figura 3.1: Superposizione delle due conformazioni del dimero di tubulina.

Uno stato di superposizione della tubulina (v. fig. 3.1) è quindi rappresentato da un
vettore
√ p
ψ = θψ+ + (1 − θ)ψ−
ossia una combinazione lineare degli stati ψ+ e ψ− .

Per capire il concetto degli stati di superposizione, possiamo fare un semplice pa-
ragone. Supponiamo di avere una scatola chiusa contenente una scarpa, di cui non ne
conosciamo il verso. Sappiamo allora che al suo interno c’è o la scarpa destra o quella
sinistra, ossia la scarpa è potenzialmente destra e sinistra (possiamo paragonarlo a uno
stato di superposizione). Quindi fintanto che non apriamo la scatola non possiamo
affermare con certezza quale verso ha. Quando la apriremo osserveremo però solo la
scarpa sinistra oppure quella destra. È dunque l’atto di osservare (processo di misura)
che ci permette di stabilire il verso della scarpa, ed è responsabile della riduzione dello
stato.
Il dimero di tubulina rappresenta quindi la più piccola unità computazionale
del nostro cervello1 .
1
Si può paragonare ai bits (0 e 1) che sono l’unità di base dei computer. Nel cap. 5 approfondiremo
questa analogia prendendo in considerazione computer classici, computer quantistici e il cervello.
3. Formalismo quantistico 9

3.2 Coerenza quantistica


La coerenza è responsabile del passaggio dal mondo classico a quello quantistico,
attraverso gli stati di superposizione quantistici.
Per far sı̀ che lo stato quantistico di superposizione non decada subito in uno stato
classico (come nel caso del modello (1) scartato precedentemente), bensı̀ rimanga attivo
è necessario che sia isolato dall’ambiente esterno, ossia che l’esterno del microtubulo sia
isolato dall’interno. In altre parole si dice che lo stato è coerente quando si hanno dei
fenomeni di superconduttività. Solitamente tali effetti si hanno a bassissime temperature
(condensato di Bose-Einstein), ma è possibile averli anche nei sistemi biologici, in
particolare nei microtubuli, poiché all’interno dei microtubuli vi è un’acqua (deionizzata)
particolarmente ordinata, detta “acqua vicinale” che favorisce la coerenza quantistica [4].

All’interno del citoplasma sono presenti delle sostanze (ioni di calcio collegati al-
l’actina e altri polimeri) che possono essere sia allo stato liquido (soluzione, “sol”2 )
oppure solido (gelatinoso, “gel”). Delle specifiche MAPs sono responsabili di
un’alternanza fra le fasi “soluzione” e “gelatinoso”.

Fase gel
In questa fase il liquido presente all’interno del citoplasma si gelatinizza, isolando i
microtubuli. Man mano che il liquido si gelatinizza la coerenza quantistica coinvolge
sempre un maggior numero di tubuline, come illustrato nella fig 3.2.

Figura 3.2: Nella tappa 1 sussiste ancora la fase sol. A partire dalla tappa 2 inizia la
fase gel che provoca l’insorgere della coerenza, ciò fa sı̀ che sempre maggiori dimeri di
tubulina si trovino in uno stato di superposizione (grigio). In 6 la coerenza ha raggiunto
una notevole estensione, il citoplasma è gelatinoso (fase gel finita).

Fase sol
In seguito alla fase gel, il citoplasma ritorna improvvisamente allo stato liquido, ciò che
2
Non confondere “sol” con solido.
3. Formalismo quantistico 10

pone fine alla coerenza e provoca la riduzione dello stato quantistico di superpo-
sizione: a questo punto ogni singola tubulina sarà nella conformazione 1 op-
pure nella conformazione 2. Questo processo è chiamato decoerenza quantistica o
riduzione oggettiva (OR), vedi fig. 3.3.

Figura 3.3: Nella tappa 6 la coerenza è massima (tutto in superposizione). La decoe-


renza (fra 6 e 7) provoca il ritorno al classico in cui ogni tubulina è in una ben precisa
conformazione, nera o bianca (7). In 8 ricomincia il ciclo sol-gel.

Successivamente ricomincia la fase gel e poi sol, in modo da formare un fenomeno


ciclico. Ogni ciclo sol-gel può durare tra circa 10−9 sec e 10−3 sec, a dipendenza
dell’attività cerebrale.

Lo stato ψ di ciascun dimero di tubulina è influenzato dagli stati ψi di ciascuno


dei suoi sei dimeri vicini, grazie alle forze di interazione di van der Waals, dando cosı̀
origine a delle regole che governano la conformazione di ciascun dimero in funzione della
conformazione dei suoi sei vicini [9]. Perciò possiamo immaginare che una “modifica”
avvenuta in un ben preciso dimero si propaga a catena lungo il microtubulo. Le
“modifiche” che si diffondo lungo i microtubuli assumono forme particolari, mostrate
nella fig 3.4. La velocità di propagazione di questi “messaggi” è tra i 8-800 m/s (28-2’880
km/h), che corrisponde proprio alla velocità di propagazione del potenziale d’azione
nervoso3 . I microtubuli perciò rappresentano e trasferiscono informazioni fra
ogni cellula neuronale, per esempio i segnali a forma di “aliante” possono
trasportare informazioni che regolano l’intensità della sinapsi, poiché i mi-
crotubuli regolano il trasporto assonico (v.cap. 4). Le informazioni possono
venire inoltre modificate durante la fase di decoerenza quantistica oppure
venire memorizzate nei neurofilamenti delle MAPs. Ciò consente quindi a
tutti i tipi di messaggi di essere trasmessi ed elaborati lungo i microtubuli.
Questi segnali che si propagano sono rilevanti per il modo con cui i micro-
tubuli trasportano varie molecole, importanti per la sinapsi, e per le varie
3
Questa velocità è stata misurata in delle simulazioni in vitro.
3. Formalismo quantistico 11

reciproche connessioni fra microtubuli vicini, tramite proteine di connessione


simili a ponti (MAP-2 o MAP-tau). Infatti i microtubuli trasportano molecole
di neurotrasmettitori. La variazione di conformazione delle tubuline controlla la
maniera con cui i MT trasportano la materia (vescicole, enzimi, precursori, ecc.) lungo
le loro parti esterne e quindi influenza le intensità delle sinapsi alle terminazioni
postsinaptiche.

Figura 3.4: Modello dell’elaborazione dei segnali nei microtubuli. Le celle bianche sono
tubuline nella conformazione 1; quelle nere sono nella conformazione 2. A1 - A3: tre stati
di un’onda che si propaga. B - D: “aquiloni” che si propagano attraverso un microtubulo.

3.3 Decoerenza quantistica


La decoerenza è responsabile del passaggio dal mondo quantistico a quello classico,
attraverso un processo non computabile e non deterministico4 , chiamato ridu-
zione oggettiva dello stato. Essa può essere definita come un processo di misura
fatto dall’ambiente circostante al sistema, poiché un sistema fisico reale non è mai
perfettamente isolato. Anche se preparassimo uno stato preciso al tempo t = 0, con il
4
Un processo non deterministico è un processo la cui evoluzione temporale non è descrivibile (matema-
ticamente). Non computabile (ma deterministico) significa che non è riproducibile al computer (classico),
ossia un problema non computabile implica che in una classe (categoria) di problemi ve ne siano alcuni
che sono individualmente solubili in linea di principio, ma non esiste nessun algoritmo per risolvere tutti
i problemi della classe. Un processo non deterministico può essere computabile [4]. Vi sono delle tesi che
affermano che il processo di decoerenza nei microtubuli sarebbe deterministico ma non computabile, nel
senso non simulabile con gli attuali computer, ma lo sarebbe in futuro grazie a quelli quantistici (v.cap.
6)
3. Formalismo quantistico 12

trascorrere del tempo il sistema interagirà (spontaneamente) con l’ambiente circostante,


cambiando il suo stato.

Abbiamo visto nel capitolo 3.2 che durante la fase gel la coerenza quantistica au-
menta fino a coinvolgere un gran numero di tubuline. Quando le tubuline coinvolte nella
superposizione raggiungono un certo limite (massa critica) avviene una sorta di processo
inverso: la decoerenza quantistica, anche detto processo di riduzione oggettiva
(OR). Questo processo avviene in modo spontaneo ed è dovuto all’interazione del
sistema con l’ambiente circostante, più precisamente è dovuto alle MAPs legate a certe
tubuline che fanno intrecciare (in senso quantistico [1]) lo stato interno coerente di
superposizione delle tubuline con lo stato disordinato dell’ambiente esterno. Ciò è
paragonabile a un processo di misura operato dall’ambiente. La decoerenza ha luogo
dopo un certo tempo t (da quando il sistema inizia a diventare sempre più coerente),
chiamato tempo di decoerenza, che è stimato a 500 msec5 . Ora vogliamo calcolare
quanti sono i dimeri massimi di tubulina coinvolti nella superposizione,
~
E=
t
dove E è la nostra incognita, ossia l’energia gravitazionale in gioco dovuta alle tubuline
coinvolte nella coerenza, ~ è la costante di Plank fratto 2π e t il tempo di decoerenza.
Considerando i dimeri come due gruppi di atomi di carbonio [9] e eseguendo opportuni
calcoli otteniamo che il numero di tubuline coinvolte è dell’ordine di 109 dimeri.

3.4 La potenza del cervello umano


Mantenendo una visione biologica classica del cervello, ossia affermando che le unità
computazionali sono solamente i neuroni si stima che la potenza massima del cervello
sarebbe attorno alle 1014 operazioni al secondo. Passando invece al modello quantistico,
ossia con la tubulina come unità di riferimento, si stima una potenza all’incirca di 1027
operazioni al secondo (flops6 ).
Come si nota le due visioni portano a conclusioni molto diverse. Tenendo conto che i più
potenti computer attuali dei centri di ricerca sono sempre più vicini alle 1014 operazioni
al secondo e che d’altro canto sono ancora molto lontani dal simulare il cervello
umano, possiamo affermare che la visione quantistica sembra perlomeno dare una stima
più corretta delle nostre enormi capacità cerebrali.
5
Il calcolo di questo tempo è complesso, per un’idea del procedimento si veda [9].
6
Un flops (Floating Point Operation per Second) è l’unità di misura della velocità nei calcoli a virgola
mobile. Rappresenta il numero di operazioni di calcolo a virgola mobile (con numeri frazionari) eseguiti
in un secondo da un processore.
3. Formalismo quantistico 13

3.5 Correlazioni e non località


Le eccitazioni dei microtubuli mettono in evidenza la non località che si osserva nei
fenomeni EPR7 [1] (per es. nel teletrasporto), poiché non c’è nessuna spiegazione classica
(locale) di effetti di questo tipo. Per località si intende una sorta di “azione a distanza”,
nel senso che due o più particelle dette correlate (nel nostro caso tubuline) anche se
separate spazialmente possono ancora interagire e influenzarsi a vicenda. Questo avviene
però in modo probabilistico, ossia non è prevedibile con certezza come reagisce la seconda
particella a un’azione fatta sulla prima.

La computazione del cervello è qualcosa che opera su grande scala: è un fenome-


no collettivo che interessa molti microtubuli, quindi la coerenza deve “superare”
la barriera sinaptica tra un neurone e l’altro, questo avviene grazie alle
correlazioni quantistiche.
Nel nostro modello potremmo dire che un processo di decoerenza che avviene in una
certa area del cervello potrebbe influenzare istantaneamente a distanza un altro ammasso
di tubuline coerenti, cosı̀ da creare una complessa rete neuronale di fenomeni locali e
di processi di influenza su grande scala.

Per capire il concetto della non località, possiamo paragonare una coppia di di-
meri tubulina ad un paio di scarpe, più precisamente il primo dimero alla scarpa sinistra
e il secondo dimero alla scarpa destra. Ora mettiamo la scarpa sinistra in una scatola e
in un’altra scatola uguale alla prima ci mettiamo la scarpa destra. Poi “mescoliamo” le
scatole senza guardare. A questo punto non siamo più in grado di stabilire con certezza
in quale scatola si trova una certa scarpa (possiamo paragonare questa situazione
allo stato intrecciato), ma sappiamo solo che se apriamo una scatola troviamo con
probabilità 21 quella sinistra e con probabilità 12 quella destra. Apriamo dunque una
delle due scatole (possiamo paragonare al processo di misura): se troviamo la scarpa
destra siamo sicuri che nell’altra scatola ci sarà la scarpa sinistra, senza doverla apri-
re (ossia senza compiere una misura) e indipendentemente dalla distanza fra le due scatole.

Due tubuline sono correlate quando sono rappresentate da uno stato intrecciato
del tipo
1 2 1 2
Ψ = √12 ψ− ⊗ ψ− + √12 ψ+ ⊗ ψ+
1 2
dove ψ± sono i due stati riguardanti un primo dimero di tubulina, mentre ψ± quelli
riguardanti un secondo dimero.
7
I fenomeni EPR sono quei fenomeni in cui si osservano delle correlazioni fra particelle, per esempio
due particelle correlate anche se separate spazialmente continuano a influenzarsi vicendevolmente.
3. Formalismo quantistico 14

In generale n tubuline sono rappresentate dallo stato intrecciato


n n
!
O O
i i
Ψn = √12 ψ− + ψ+
i=1 i=1

I dettagli matematici sono esposti nell’appendice A.

3.6 Ciclo completo


Nella figura 3.5 sono riassunti in uno schema i concetti trattati finora. Da notare che
OR avviene quando il neurone scarica, ciò dà una sorta di coordinazione fra gli impulsi
nervosi e la fornitura di neurotrasmettitori alla zona sinaptica.
Secondo il nuovo modello qui esposto, le connessioni sinaptiche sono quindi
controllate dagli effetti quantistici di coerenza attraverso il trasporto assonico.
3. Formalismo quantistico 15

Figura 3.5: Ciclo completo dei fenomeni coinvolti.


Capitolo 4

Frontiera fra classico e quantistico

Finora abbiamo accennato che nei neuroni vi sono aspetti quantistici all’interno dei
microtubuli (coerenza tubuline) e classici all’esterno (depolarizzazione della
membrana). Ora vediamo quali sono le relazioni fra questi due aspetti. Nel sistema
nervoso una delle parti più importanti è la sinapsi: è grazie ad essa che l’impulso nervoso
viene elaborato, ossia inibito o eccitato. In questo fenomeno svolgono un ruolo fondamen-
tale i neurotrasmettitori. Nella figura 4.1 è illustrato il meccanismo di funzionamento
di un neurotrasmettitore.
I neurotrasmettitori sono sintetizzati nei neuroni. Vi sono principalmente due gruppi di
neurotrasmettitori: le ammine (neurotrasmettitori classici), che sono sintetizzate nella
zona presinaptica da enzimi, i quali vengono trasportati in questa zona dai microtubuli,
e i neuropeptidi, formati da corte catene di aminoacidi, sintetizzati nel corpo cellulare (a
partire dal DNA), e trasportati nelle vescicole dal corpo cellulare direttamente alla zona
presinaptica grazie ai microtubuli. È nel trasporto di queste sostanze fondamentali per
la sinapsi (e per il funzionamento di tutto il sistema nervoso) che interviene il modello
quantistico, come abbiamo visto precedentemente.

Nel capitolo 3.2 si è visto che i microtubuli sono responsabili del trasporto di neu-
rotrasmettitori, più precisamente dal nucleo alla terminazione nervosa, come mostrato
nelle figure 4.2 e 4.3.
Specifiche MAP, per esempio dineina e chinesina, cooperano con i microtubuli (che
fungono da binari) affinché avvenga il trasporto assonico.

Trasporto assonico
La chinesina, una MAP, è il “motore” che permette il trasporto degli enzimi e precursori
necessari alla sintesi delle vescicole di neurotrasmettitori dai ribosomi (corpo cellulare)
fino alla terminazione sinaptica. La chinesina può trasportare anche neurotrasmettitori
proteici sintetizzati direttamente dai ribosomi.
La dineina è invece responsabile del trasporto di vescicole nel senso inverso, verso il
corpo cellulare, per poi venire “riciclate” o metabolizzate. Nella figura 4.4 è mostrato il

17
4. Frontiera fra classico e quantistico 18

Figura 4.1: Ciclo di vita di un neurotrasmettitore.

Figura 4.2: Neurotrasmettitori a molecole piccole.

meccanismo.
Il modello classico afferma che c’è un impulso nervoso (potenziale di azione) che si propaga
lungo la membrana del neurone, giunge al bottone presinaptico e tramite i neurotrasmet-
titore viene trasmesso al neurone successivo, subendo delle variazioni a dipendenza dei
neurotrasmettitori incontrati. È quindi importante sapere anche quali neurotrasmettitori
4. Frontiera fra classico e quantistico 19

Figura 4.3: Neurotrasmettitori peptidici.

Figura 4.4: Trasporto assonico, attraverso l’interazione fra microtubuli e specifiche MAP.

sono presenti nella terminazione. Questo modello non precisa però nulla su come essi
giungono alla terminazione. A questo punto entra in gioco il modello quantistico che
fa luce su come avviene la “fornitura” di neurotrasmettitori necessari alla sinapsi. Nel
prossimo capitolo vedremo che questo modello dà la possibilità di spiegare dei concetti
che classicamente risulterebbe molto difficile. Il modello quantistico da solo risulta quindi
incompleto.
Perciò il modello classico e quello quantistico non sono in conflitto, bensı̀ uno
è complementare all’altro, e vanno presi entrambi in considerazione affinché si
possa avere una conoscenza più approfondita del funzionamento del cervello
umano.
Capitolo 5

Apprendimento, Memoria e
Richiamo

Nell’apprendimento svolgono un ruolo essenziale le MAPs. Le connessioni fra microtubuli


tramite MAP-2 e MAP-tau1 sono coinvolte nel meccanismo di regolazione delle funzioni
sinaptiche, in particolare per trarre energia grazie alla loro defosforizzazione. Un
cambiamento di distribuzione delle MAP lungo gli assoni e i dendriti altera la locale
geometria dei microtubuli. Questo cambiamento influenza il peso delle sinapsi e
l’efficacia della trasduzione dei segnali, perciò influenza la plasticità del cervello, in
particolare il potenziale a lungo termine (LTP)2 , necessario per il consolidamento
della memoria.
Infatti nelle drosofila si è constatato [7] che dopo un processo di apprendimento, le
concentrazioni di particolari MAP sono notevolmente cambiate, rispetto agli individui
che non sono stati sottoposti a tale processo.

Il nostro corpo reagisce agli stimoli esterni della natura con degli impulsi i quali
impressionano il cervello. Possiamo fare un’analogia paragonando la luce (stimolo,
impulso) che impressiona la pellicola fotografica3 (connessioni neuronali). Si creano
cosı̀ delle mappe mentali per ogni stimolo, ossia dei ricordi delle diverse disposizioni
delle connessioni eccitate e non, ossia delle immagini delle configurazioni neuronali [12].
Perciò ogni volta che si genera lo stesso stimolo si ha la sensazione di “aver già provato
tale sensazione” (gusto di un alimento, ecc.). Nel dettaglio le mappe mentali sono
caratterizzate dalla disposizione delle conformazioni delle tubuline, anche qui possiamo
paragonare ai dati registrati in un computer, che sono sotto forma di bit (0 e 1). Nel
1
MAP-2 e MAP-tau sono due sottogruppi particolari delle MAP.
2
È un fenomeno elettrofisico per mezzo del quale la stimolazione degli assoni presinaptici aumenta il
peso delle connessioni con i neuroni postsinaptici per giorni e settimane ed è visto come una forma di
plasticità neuronale che è relativa all’apprendimento e alla memoria. LTP è il piu forte candidato ad
essere il meccanismo cellulare per l’apprendimento e la memoria.
3
È come una pellicola fotografica che è impressionabile più volte, ogni immagine si sovrappone a quelle
esistenti.

21
5. Apprendimento, Memoria e Richiamo 22

nostro modello i bits sono rappresentati dalle conformazioni della tubulina, per esempio 0
lo associamo alla conformazione 1 e 1 alla conformazione 2, chiamati qubit o quantum
bit. Nel pc possiamo per esempio dire che la sequenza “011100101” rappresenta la parola
“ciao”, analogamente nel cervello una sequenza di tubuline nelle conformazioni “nera,
bianca, bianca, nera” può rappresentare la mappa mentale del gusto del cioccolato4 .
Il cervello umano è molto più simile al funzionamento di un computer quantistico il quale
si basa non su dei bit, come i pc classici, ma sui qubit. Ciò permetterà loro (nel prossimo
futuro) di avere una potenza di calcolo enorme, e forse si riuscirà ad avvicinarsi sempre
più a un vero e proprio cervello artificiale.

Considerando una barca a vela per fare una analogia del “libero arbitrio”. Un
marinaio regola la vela in un certo modo; la direzione di navigazione della barca è
determinate dall’azione del vento sulla vela. Ora fingiamo che il marinaio è un robot
comandato da un computer quantistico che è addestrato e programmato per navigare.
Regolando ed aggiustando la vela, sentendo il vento e posizione e seguendo algoritmi
deterministici, e possono essere paragonati alla fase di pre-coscienza (prima che avviene
OR). La direzione e l’intensità del vento (imprevedibili) possono essere analoghi a delle
variabili nascoste non locali. La scelta, o risultato (la direzione in cui la barca naviga, il
punto della spiaggia dove vuole giungere) dipende dalle regolazioni deterministiche della
vela, eseguite ripetutamente dal robot. Il nostro libero arbitrio può essere il risultato di
processi deterministici legati a variabili quantistiche nascoste a ogni evento OR. Questo
può spiegare perché generalmente facciamo azioni in un ordine ben preciso, in modo
deterministico, ma ogni tanto le nostre azioni o pensieri sono sorprendenti, anche a noi
stessi, soprattutto nella fase di apprendimento.
Il libero arbitrio può quindi essere visto come il risultato di processi deter-
ministici influenzati continuamente da parametri non computabili, come nel
paragone precendente con il vento imprevedibile.

4
Si tratta di un paragone estremamente semplificato, ma è utile per avere un’idea generale del
meccanismo.
Capitolo 6

La coscienza ?

Affrontiamo di seguito la soluzione proposta dal nostro modello al problema del libero
arbitrio (coscienza). L’indeterminismo della meccanica quantistica, che si manifesta at-
traverso il processo OR, può essere il varco attraverso cui la mente influenza il cervello
fisico.
Nel capitolo 3.2 abbiamo visto che durante la fase gel la coerenza quantistica aumenta fino
a coinvolgere un gran numero di tubuline, però a una certa massa critica lo stato si riduce
a uno solo fra quelli classici possibili. Nella figura 6.1 è mostrata un’interpretazione, in
relazione alle mappe mentali (v. cap. 5), degli stati di superposizione delle tubuline, della
decoerenza (OR) e del risultato del processo. Secondo le recenti teorie [3, 4] nel model-
lo quantistico la coscienza sarebbe rappresentata dall’operazione OR, che è responsabile
della “scelta” dello stato effettivo (classico) che rimarrà. Forse la “libera volontà” di una
“mente esterna” potrebbe essere in grado di influenzare le scelte quantistiche che risultano
dal processo non deterministico OR.

Figura 6.1: Ruolo dei processi inconsci e del libero arbitrio in relazione alle mappe mentali.

23
Capitolo 7

Prove a favore del modello

7.1 Gli anestetici generali


Gli anestetici generali “spengono” la coscienza in modo reversibile. Essi sono però compo-
sti da sostanze chimicamente inerti, quindi l’origine del loro effetto non è da ricercare nel
campo della chimica, bensı̀ della fisica. Gli anestetici si diffondono nelle cellule nervose e
con le loro proprietà di dipolo elettrico [4] possono interrompere l’azione dei microtubuli,
poiché bloccano l’elettrone libero che crea le due diverse conformazioni della tubulina. È
stato dimostrato che gli anestetici hanno pure lo stesso effetto su essere unicellulari privi
di neuroni ma non di microtubuli, come il paramecio. Quindi grazie al modello quanti-
stico si riesce a motivare un effetto che con l’approccio classico al sistema nervoso non è
facilmente spiegabile.

7.2 I test sulla drosophila


Come spiegato in [7], delle drosophila sono state sottoposte a dei test di apprendimento,
per constatare se effettivamente l’apprendimento comporta uno spostamento (e aumento)
significativo di particolari MAP all’interno dei neuroni. L’esperienza consiste nel fare
entrare, in successione, i moscerini in due ampolle diverse contenenti due gas distinti,
che emana due odori che i moscerini riescono a discernere. Successivamente si associa a
uno dei due gas uno shock, introducendo nell’ampolla una scarica elettrica (non letale,
ma che li “spaventi”), chiamata fase di apprendimento. Si è notato che dopo ripetute
sedute di apprendimento le drosophila se lasciate libere di decidere in quale ampolla
andare, esse optavano proprio per l’ampolla con l’odore associato all’ampolla senza scossa.
Dopodichè sono stati addormentati con dei processi che non alterano la composizione
chimica del cervello, e in seguito è stato loro sezionato il cervello. Quindi si è paragonata
la distribuzione di particolari MAP presente dopo l’apprendimento con quella presente in
moscerini che non erano ancora stati sottoposti a tale processo. Ebbene, si è constatato

25
7. Prove a favore del modello 26

la distribuzione di certe MAP1 è cambiata, in seguito al processo di memorizzazione.

7.3 La malattia di Alzheimer


La malattia di Alzheimer è un processo degenerativo cerebrale che provoca un decli-
no progressivo e globale delle funzioni intellettive associato ad un deterioramento della
personalità e della vita di relazione. Progressivamente l’ammalato perde l’autonomia
nell’esecuzione delle attività quotidiane e diventa completamente dipendente dagli altri.
In particolare causa: la perdita significativa della memoria (amnesia), cambiamenti di
comportamento e alterazione della personalità, perdita di iniziativa e di interesse, proble-
mi di linguaggio (afasia), confusione, perdita di orientamento nello spazio e nel tempo,
l’incapacità di riconoscere persone, cose e luoghi (agnosia). Come si vede tutte queste
patologie sono strettamente legate al modello (quantistico) della computazione del nostro
cervello (coscienza, libero arbitrio, apprendimento, ecc.). Infatti sembra che la malattia
sia provocata dal progressivo deterioramento dei microtubuli da parte di MAP anomale,
cioè da proteine iperfosforizzate di tipo tau [7], come illustrato nella figura 7.1.

Figura 7.1: Sgretolamento dei microtubuli nella malattia di Alzheimer.

1
MAP-tau e MAP-2.
Capitolo 8

Conclusione

8.1 Epilogo
Nonostante il cervello sia una fitta rete di neuroni, di filamenti, di microfilamenti e
perciò molto differente da un classico computer, dove tutto è ben ordinato e ha una ben
precisa funzione, abbiamo visto come la natura è riuscita a mettere appunto un organo
estremamente potente.

Il ruolo dei neuroni, nel quadro del modello qui esposto, è forse più simile a quel-
lo di un “dispositivo di ingrandimento” con cui l’azione, su scala più piccola, del
citoscheletro è trasferita a qualcosa in grado d’influire su altri organi del corpo (attraver-
so la sinapsi), per esempio i muscoli.

Conseguentemente a quanto appreso in questo testo, si può affermare


che la descrizione al livello dei neuroni che fornisce la rappresentazione
del cervello e della mente attualmente “alla moda” non è che una semplice
ombra di quella al livello più profondo dell’azione del citoscheletro, ed è a
questo livello più profondo che la scienza deve cercare le basi fisiche della
mente [4].

8.2 Considerazioni personali


In questa seconda parte ho voluto esporre un modello che è tuttavia ancora in fase embrio-
nale. Per quanto riguarda gli argomenti trattati nei capitoli 1–4, posso dire che godono
di prove scientifiche (in vitro) fondate, mentre gli aspetti trattati nei capitoli 5–7 non
ancora.
Trovo comunque interessante il tema poiché apre la strada a nuove prospettive volte ad
accrescere la nostra conoscenza sul funzionamento del cervello umano. Naturalmente non
mancano gli scettici nella comunità scientifica, che però con le loro perplessità aiutano

27
8. Conclusione 28

ad affrontare la materia con uno spirito più critico, mettendo in luce i punti oscuri che
necessitano di maggiori approfondimenti, affinando cosı̀ sempre più l’attendibilità dei fe-
nomeni ipotizzati.
Alcuni critici sostengono che è da più di venti anni che si cerca di applicare la meccanica
quantistica in sistemi biologici, senza però ottenere, finora, alcun successo rilevante. Se
da una parte questa critica può essere vera, poiché, per esempio, del modello qui esposto
mancano delle rigorose dimostrazioni scientifiche, dall’altra parte non va dimenticato che
anche la stessa fisica quantistica, sorta all’inizio del XX secolo, per lungo tempo è parsa
alla comunità scientifica come una teoria inutile. Però, come abbiamo visto nella prima
parte, solo recentemente c’è stata una vera rivoluzione, che ha portato per esempio alla
concretizzazione del teletrasporto, e questo quasi a un secolo dalla nascita della fisica dei
quanti! Perciò non è affatto improbabile che nei prossimi anni o decenni si scopra anche
nel campo della biofisica quantistica qualcosa di rivoluzionario, si vedrà . . .
Appendice A

Aspetti matematici dei fenomeni


biofisici osservati

Lo stato iniziale di n tubuline in superposizione è della forma

Ψ0 = ψ0 ⊗ ψE

dove ψ0 rappresenta lo stato di superposizione della tubulina e ψE lo stato dell’ambiente,


con !
O n On
i i
ψ0 = √12 ψ+ + ψ−
i=1 i=1
i i
dove ψ+ rappresenta lo stato di una i−esima tubulina nella conformazione 1 e ψ− il
rispettivo stato quando essa è nella conformazione 2
e
ψE = ψE1 = ψE2 = √12 (e1 + e2 )
dove ψE1 e ψE2 sono i vettori che descrivono lo stato dell’ambiente, con
p p
ψE1 = λ(t)e1 + 1 − λ(t)e2
p p
ψE2 = 1 − λ(t)e1 + λ(t)e2
in cui (e1 , e2 ) formano una base ortonormata di C2 e λ(t) è la funzione che descrive
l’evoluzione temporale dello stato dell’ambiente.
Con il passare del tempo lo stato della tubulina interagisce con lo stato dell’ambiente,
quindi

i i i i

Ψt = ψ0 ⊗ ψE = αψ+ + βψ− ⊗ ψE = αψ+ ⊗ ψE + βψ− ⊗ ψE = Ψin

poniamo, per esempio, α = √12 e β = √12 (normalizzazione).


L’interazione progressiva con l’ambiente provoca con il passare del tempo t

i i t
ψ+ ⊗ ψE −→ ψ+ ⊗ ψE1

29
A. Aspetti matematici dei fenomeni biofisici osservati 30

i ti
ψ− ⊗ ψE −→ ψ− ⊗ ψE2
Quindi
√ √  √ √ 
i i i i
Ψout = αψ+ ⊗ψE1 +βψ− ⊗ψE2 = αψ+ ⊗ λe1 + 1 − λe2 +βψ− ⊗ 1 − λe1 + λe2
√ √  √ √ 
i i i i
= λαψ+ + 1 − λβψ− ⊗ ψE1 + 1 − λαψ+ + λβψ− ⊗ ψE2
Si definisce la grandezza χ ∈ [0, 1], detta visibilità, che rappresenta il “livello di informa-
zione” che ha l’osservatore. Se χ = 1 significa che l’informazione è massima (ossia che lo
stato è quello originale), mentre χ = 0 vuol dire che si sono perse tutte le informazioni sul
sistema (ossia lo stato è perturbato) e lo stato si riduce in modo spontaneo (senza
alcun intervento esterno di un osservatore), dando origine all’operazione OR (v.
cap. 3.3).
p
χ = (ψE1 , ψE2 ) = 2 λ(1 − λ)
Graficamente la visibilità è esprimibile con una funzione esponenziale della forma
t
χ = e− τ

dove il parametro τ è detto tempo di decoerenza, ovvero il tempo che trascorre fino
all’entrata in gioco del processo di riduzione oggettiva OR (supposto conosciuto). Nella
figura A.1 è rappresentato il grafico di χ per alcuni valori fissi del parametro τ .

Figura A.1: Grafico della visibilità χ in funzione del tempo: in rosso con τ = 0.1 in verde
con τ = 0.5 e in giallo con τ = 1. Si nota come all’aumentare di t la visibilità diminuisce
sempre più fino a provocare la riduzione dello stato.
Appendice B

Terminologia

• Actina: microfilamento proteico coinvolto nel ciclo liquido-solido (sol-gel).

• Chinesina, dineina: corti filamenti proteici importanti per il trasporto assonico.

• Coerenza (quantistica): è un processo che coinvolge le tubuline dei microtubuli.


Quando le tubuline sono in uno stato coerente significa che sono in uno stato di
superposizione.

• Decoerenza (quantistica) = Riduzione oggettiva (OR): è il passaggio da uno stato


quantistico di superposizione a uno stato classico.

• Enzima: sostanza di natura proteica prodotta da una cellula, con funzione di cata-
lizzatore, in grado cioè di favorire o accelerare determinate reazione chimiche negli
organismi viventi.

• MAP: Microtubule Associated Protein, sono dei filamenti formati da proteine che
collegano fra loro i microtubuli.

• Mappa mentale: è un’immagine delle configurazioni neuronali collegate a uno


stimolo.

• Microtubulo (MT): è un tubo cavo formato da proteine (tubuline), che funge da


guida per il trasporto assonico dei neurotrasmettitori.

• Precursore: sostanza, che interviene nella fase preliminare di un fenomeno e che


successivamente si trasforma in un’altra più attiva.

• Processo deterministico: processo che non segue delle regole casuali.

• Processo non computabile: processo (deterministico) che non segue un algoritmo


ben preciso.

31
B. Terminologia 32

• Stato di superposizione (della tubulina): invece di considerare la tubulina nella


conformazione 1 o nella conformazione 2, si dice che essa è in una superposizione
ossia è potenzialmente sia nella conformazione 1 che nella conformazione 2.

• Trasporto assonico: è il trasporto di sostanze dal corpo cellulare del neurone


alla zona sinaptica, reso possibile grazie all’interazione fra microtubuli e delle MAP
specifiche (chinesina, dineina).

• Tubulina: è la proteina che funge da unità di base di un microtubulo. La tubulina


è un dimero, formato da due monomeri: l’alfa tubulina e la beta tubulina. La
tubulina può disporsi in 2 conformazioni.
Bibliografia

Referenze:

[1] N. Ghiringhelli, Dalla delocalizzazione al teletrasporto passando per la non località,


Liceo di Locarno (2005), www.mypage.bluewin.ch/n.ghiringhelli/download.htm

[2] S. Badà, dispense Il sistema nervoso, Liceo di Locarno (2004).

[3] R. Penrose, La Mente Nuova dell’Imperatore, Sansoni Editore (1992).

[4] R. Penrose, Ombre della mente, Rizzoli (1996).

[5] R. Penrose, Il grande, il piccolo e la mente umana, Raffaello Cortina Editore (2000).

[6] J. Satinover, Il cervello quantico, Macro Edizioni (2002).

[7] A. Mershin, D. V. Nanopoulos, E. Skoulakis, Quantum Brain ?, quant-ph/0007088


(2000).

[8] S. Hameroff, Quantum computation in brain microtubules?, Phil. Trans. R. Soc. Lond.
A 356 (1998).

[9] S. Hameroff, R. Penrose, Orchestrated Objective Reduction of Quantum Coherence in


Brain Microtubules, MIT Press (1996).

[10] Y. Kurita, Indispensable Role of Quantum Theory in the Brain Dynamics, quant-
ph/0408148 (2004).

[11] I. Licata, Mente e Computazione, Systema Naturae (2003).

[12] O. Postel-Vinay, I sentimenti non abitano più qui, Newton numero 3 - Marzo 2005.

[13] P. Goingo, La fabbrica dei pensieri, Speciale Newton (2004).

[14] V. Scarani, Frontière entre classique et quantique, homepage (2003).

Ulteriori letture:

[15] P. Spaggiari, C. Tribbia, Medicina Quantistica, Ed Tecniche Nuove (2002).

[16] H. Gardner, Formae mentis: saggio sulla pluralità dell’intelligenza, Feltrinelli (2004).

33