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La preparazione atletica nella fasce di età 6-8 e 9-12 anni

(Prof. Vincenzo Pincolini)

BANDO ALLA SPECIALIZZAZIONE PRECOCE


“Nelle prime fasce d'età l'allenamento deve ampliare il più possibile il bagaglio di
esperienze motorie dei bambini. Non si può quindi concentrare il lavoro solo sulla
disciplina praticata. Consigli e proposte pratiche per far crescere in modo corretto i
calciatori in erba.”
Negli ultimi tempi ho cercato di riportare la palla al centro in merito alla specializzazione
precoce; soprattutto considerando i programmi delle Scuole Calcio che si occupano di
bambini di 5, 6 e 7 anni e sono quindi impegnate in un importante compito educativo. In
tale contesto, il calcio deve essere un pretesto per lavorare correttamente nell'indirizzo
dell'avviamento allo sport. Noi addetti ai lavori abbiamo detto tante volte che riteniamo che
molti problemi dello sport italiano (per una volta siamo presuntuosi e pensiamo in grande)
e quindi anche del calcio, dipendano dall'impostazione troppo settoriale e specializzata
che caratterizza l'attività giovanile in ogni disciplina.
Stremati alla meta
Troppo poca attività ludica di base, troppo poca attività motoria generale e, soprattutto,
molta chiusura nei confronti delle altre discipline. Di conseguenza, nelle scuole calcio si fa
solo calcio, nelle società di nuoto ci si allena solo nuotando anche a 7-8 anni, si fanno
gare di moto-cross a 7 anni, del tennis non parliamone nemmeno e poi a 16-18 anni,
quando dovrebbero nascere i futuri campioni, quasi nessuno fa più attività agonistica.
Stanchiamo i bambini con le logiche dello sport dei grandi e poi.. . abbiamo gli amatori
quando gli altri paesi fanno le selezioni fra tanti atleti per vedere quali sono i migliori. Una
ventina di anni fa il CONI, che allora aveva idee e risorse economiche, lanciò le stagioni
dei C.A.S. (centri di avviamento allo sport) e gettò diversi sassi in uno stagno immobile
come quello della cultura sportiva, riuscendo a lasciare qualche segno.
Sono di quegli anni tante pubblicazioni sui lavori multilaterali, sono del Centro Studi della
Federazione Atletica degli anni Ottanta le raccolte e gli articoli tradotti sull'attività giovanile
e la multilateralità degli indirizzi per i vari sport, ma ormai tutto questo e dimenticato e si e
ritornati ai propri orticelli.

Il gioco libero
Una scusante comunque c'è. Fino a 25 o 30 anni fa le società sportive iniziavano a
insegnare i vari sport a 10-12 anni e prima erano gli oratori, le strade e i cortili a "formare"
il bagaglio motorio dei giovani. La scuola iniziava l'educazione fisica alle Medie ed era
quella l'età in cui prendeva il via l'attività agonistica, seppur in forma blanda. In pratica,
l'organizzazione della vita di ogni giorno lasciava bambini e ragazzi molto più liberi. Per
strada c'erano meno macchine e soprattutto meno pericoli e questo permetteva di lasciar
crescere i ragazzi in libertà, affrontando tutte le esperienze motorie possibili, tutti gli sport
accessibili. L'impegno era alto, ma con una partecipazione fattiva che dipendeva
dall'approccio di ognuno, sempre libero e mai imposto.
Quante ore di attività fisica si facevano?
Tante. Dal primo pomeriggio, dopo la scuola, a quando c'era luce. In estate, anche di
mattina e pomeriggio. Quanta attività fisica, quanti sport…e senza l'assillo di campionati e
specializzazioni. Si giocava a calcio, a basket con canestri inventati, a tutti i giochi possibili
con la palla, si scalavano alberi, si giocava lungo i fiumi, dove si andava di nascosto, e si
affrontavano situazioni di equilibrio che adesso noi definiremmo "pericoli impossibili". Tutto
era normale e nessuno pensava nemmeno lontanamente che quelle attività potessero far
male. I videogiochi non esistevano e anche in televisione i programmi, che caso mai si
seguivano in inverno, non iniziavano prima delle 17,30. Attenzione…lungi da noi pensare
che prima era meglio. Erano tempi diversi e ora qualche cosa di quel modo di vivere e
rimasto solamente nei paesi.. . più piccoli. Non possiamo quindi pensare che il mondo
faccia retromarcia, ma possiamo invece darci da fare affinché tutte le conoscenze in più di
cui disponiamo possano contribuire a organizzare, per i nostri figli e i nostri nipoti, un
avviamento allo sport che, se non nella forma, almeno nei contenuti mantenga la vitalità
che aveva ai tempi degli oratori. Naturalmente, nessuno di noi si nasconde l'idea che
quello che dobbiamo proporre in questi programmi non rappresenta che una
virtualizzazione di quanto facevamo liberamente un tempo. Dobbiamo però convincerci
che questo rappresenta una delle strade, forse l'unica, per far si che i nostri ragazzi si
avvicinino allo sport, e quindi anche al calcio, in modo corretto, con richieste motorie
adeguate al loro livello di sviluppo.

Quali attività multilaterali


Quali proposte per strutturare un'attività fisica multilaterale? Come si devono
comportare le Scuole Calcio con bambini di 6-7anni e poco più? Quali sono le
attività che ogni disciplina deve prevedere per i ragazzi che si avvicinano ai vari
sport?
Sicuramente conviene sottolineare che cosa e certamente scorretto. È sbagliato offrire
proposte di lavoro che mirano a una specializzazione precoce o utilizzano sedute di
allenamento "rubate" allo sport degli adulti e adattate all'età in questione. I bambini e poi i
ragazzi, devono sicuramente... giocare molto, svolgendo tutte le attività proposte in forma
ludica. Per questo devono imparare a fare le aste (coordinazione, pre-acrobatica...)
nell'età giusta per poi affrontare proposte motorie sempre più docili nella corretta
progressione. Per imparare a fare discorsi complessi occorre prima conoscere tanti
termini, studiare bene i verbi e la composizione delle frasi. Solo in tal modo, alla fine,
saremo in grado di esprimerci compiutamente. Nel linguaggio motorio la prassi e
esattamente la stessa. Capovolte, balzi complessi, tecniche di corsa,
ostacoli, uso della corda e tanti altri argomenti che riteniamo
fondamentali per questi momenti di sviluppo e che non sono finalizzati
all'insegnamento del calcio ma.. . dello sport. Sono questi gli argomenti che
presenterò in questo stage, che avranno come unico scopo quello di offrire agli Istruttori,
soprattutto delle Scuole Calcio, ma anche a tutti coloro che lavorano coi giovani, dei mezzi
per sviluppare le capacità coordinative generali.
Il calcio come mezzo e non come fine
Il calcio deve essere inteso come un mezzo capace di attirare l’attenzione dei ragazzi per
poi lavorare col fine di introdurre anche una serie di proposte per far si che l’equilibrio, il
senso acrobatico e più in la il coraggio e la capacità, ad esempio, di cadere senza
procurarsi danni, possano contribuire a fare dei nostri ragazzi “atleti” un po’ più completi e
in seguito più attrezzati per sfondare nel mondo del calcio. Riteniamo che le metodologie
utilizzate da molte società sportive, non solo nel calcio, siano poco adatte a “tirar fuori” dai
giovani le loro capacità a 360” e siano invece più indirizzate ad “ammaestrarli” su pochi
esercizi, specifici per la loro disciplina. Il risultato: mini-calciatori precoci e destinati a
stancarsi presto di una attività che vuole a tutti i costi far selezione in anticipo ed essere
specializzata.

Riscopriamo la corda e le capovolte


A questo proposito, alcune indicazioni mi sono emerse durante un raduno che ho
effettuato con alcuni bambini di 10-12 anni per eseguire esercizi di verifica sul
corretto utilizzo della corda e fra questi non ne trovavo uno capace. Per fortuna uno
dei bambini, un colombiano di nome Paul, a un certo punto mi disse: "c'e in tribuna
il mio amico, Omar, che con la corda è un fenomeno". Detto fatto, ecco Omar, 12
anni dall'Equador, a presentarci gli esercizi con la corda, a dimostrazione, di come
nelle Scuole Calcio, si siano abbandonati tanti attrezzi semplici, di grande
importanza e poco costo, che una volta erano gli unici utilizzati oltre al pallone.
Ma cosa ha di tanto importante la corda?
Un attrezzo cosi banale ti può far lavorare contemporaneamente sulla coordinazione, sul
senso del ritmo e anche sulla tecnica di corsa.
E le capovolte cosa possono avere di tanto importante da essere sottolineate quasi
con enfasi?

Proponiamole in avanti, all'indietro, dopo balzi... in tutti i modi. E ancora: capovolte


con tuffo passando in un cerchio o saltando un ostacolo. Tali esercizi possono
essere utilissimi per imparare a controllare il proprio corpo in volo cosi come per
stimolare un maggior senso di coraggio. Dalla tecnica di base per le capovolte che
può essere proposta già a 5-6 anni, fino all'organizzazione di circuiti di balzi e
capovolte varie con grande impegno coordinativo e di equilibrio negli anni
successivi. E insieme alle capovolte e alla corda ecco gli ostacoli che possono
servire per creare situazioni di coordinazione, di ritmo, tecniche a tema spazio-
temporale, ma utili anche, insieme agli altri attrezzi, per inventare situazioni
complesse e di grande divertimento.

I luoghi comuni del calcio


Prima di tutto questo, però, parleremo dell’uso dei piedi, non col pallone ma per
aumentare l’elasticità dei movimenti e curare gli esercizi di tecnica di corsa per sfatare
tanti luoghi comuni, tipici del mondo del calcio. Passo corto, passo rapidissimo…certo, ma
usando correttamente i piedi. E poi, perché nel calcio lo skip basso e rapidissimo si
effettua sempre abbassando la testa e guardandosi i piedi? E la corsa calciata dietro
tenendo le mani appoggiate sui glutei, mentre poi quando si corre normalmente le braccia
debbono lavorare correttamente per l’equilibrio? Oggi il tema degli infortuni giovanili, fa
emergere un quadro un po’ grigio, che mette in evidenza come
molte patologie ricorrenti nei giovani che giocano a calcio potrebbero essere prevenute
attraverso un'attività sportiva diversificata che, soprattutto nelle prime fasce d'età, non
dovrebbe far affiorare gli squilibri dovuti alla specializzazione esasperata.
La prevenzione migliore, quindi, potrebbe consistere nel ricreare l'attività del "cortile" e
questa è la finalità che ho perseguito, sperando di essere utile a quanti (e sono tantissimi)
operano nella delicata e importantissima fase dell'avviamento allo sport.
Generazioni a confronto
E vero che la mia generazione (ho 49 anni) e quelle vicine, non iniziavano un'attività
organizzata in una società sportiva prima degli 11-12 anni. Ma all'oratorio si praticavano
tutte le discipline sportive e nei paesi, quasi ogni domenica, si organizzavano delle
"olimpiadi" cui tutti volevano partecipare. Guai, però a dire cosa sia meglio o peggio! La
vita e cambiata e i bambini di oggi, soprattutto quelli che vivono nelle grandi città, hanno
più problemi a giocare in libertà, diventano indipendenti più tardi e hanno una crescita che
somiglia a quella di un pollo in un.. . allevamento controllato. Come non può incidere tutto
questo sulla loro crescita? Come possiamo fare a creare stimoli che siano costruttivi per i
ragazzi delle scuole calcio e che sappiano ricreare le situazioni di una volta?

È tutto un gioco
Abbiamo già detto che non si deve ricorrere a insegnamenti troppo specializzati del calcio
(e di qualsiasi altro sport), rispettando quelle "fasi sensibili" nelle quali le capacità
coordinative devono essere sollecitate al massimo in senso multilaterale.
Sicuramente giocando a calcio a 6-7 anni ciò si verifica, ma non globalmente.
Esercitando la tecnica calcistica a 8-9 anni, il senso del ritmo e il controllo del corpo in
movimento trarranno benefici, ma si può fare molto di più. I bambini frequentano le Scuole
Calcio per giocare a pallone, ma se in modo gioioso si propongono capovolte in tuffo,
ostacoli, controlli del pallone in circuito e altro, la loro partecipazione sarà intensa e il
patrimonio motorio progredirà notevolmente. Ogni età è una "fase sensibile" per qualche
famiglia di movimenti. Guai a non ricordarlo. Se le capacità non si sono sviluppate prima,
pensate quanto sia difficile imparare movimenti semplici a 20-25 anni. E diciamo 20-25,
non 50-60!
Esercizi con la corda e con i cerchi
All'inizio di questa relazione ho fatto riferimento a un tempo passato al quale, lo sottolineo,
non ci riferiamo con eccessiva nostalgia. Ogni momento ha le sue problematiche, ma
quanto avviene oggi ha pure risvolti positivi. Dal passato, però, prendiamo spunto per
proporre esercitazioni facili e assolutamente alla portata di tutti. Senza dimenticare che,
rispetto a ieri, sono migliorate le attrezzature a disposizione delle società.
Ostacoli in gomma che si possono usare senza problemi a tutte le età, porte mobili, molto
comode per effettuare esercitazioni di ogni tipo, coni e cinesini facilissimi da usare che
semplificano la vita degli allenatori e altri oggetti anni fa sconosciuti. Però si sono
dimenticati attrezzi che prima utilizzavamo tutti. Mi riferisco soprattutto alla corda: di costo
irrisorio, proposta con diverse modalità, e utile a tutte le età. Quando ho iniziato a lavorare
nel calcio (era la fine degli anni Settanta), le corde erano l'unico attrezzo (o quasi), che gli
allenatori si portavano sul campo oltre a casacche e palloni.
Servivano, soprattutto nelle prime squadre, per effettuare esercizi di rimbalzo dei piedi, di
rapidità, per essere appoggiate a terra e creare linee sulle quali si facevano slalom a piedi
pari quasi uniti. Non c'e nessun ex-calciatore, che abbia poco più di 50 anni, che non
sappia saltare la corda con buona tecnica e buon ritmo esecutivo. Nei periodi pre-
campionato si facevano anche 3' a tutta birra sul posto saltando in velocità la corda a un
piede, a due, incrociando le mani e cosi via. Sicuramente, questi esercizi avevano grande
importanza per la reattività dei piedi e per la resistenza a stimoli intensi. Probabilmente,
con la corda, una volta si svolgeva tutto il programma dei lavori di forza. Ora siamo
migliorati, con i calciatori che dal punto di vista fisico affrontano preparazioni più articolate
e complesse.
Ma la corda è ancora attuale? Certamente si. E può essere di grande aiuto nelle fasi
sensibili dell'acquisizione delle capacita ritmico-coordinative, imponendo ai bambini la
coordinazione contemporanea di gambe e braccia come pochi fondamentali del calcio ci
offrono. A 7-8 anni si può proporre la semplice corsa con la corda, utile ad aumentare
l'ampiezza dei passi, dapprima poco più che in souplesse con un movimento delle braccia
non molto impegnativo. Aumentando la velocità della corsa, infatti, deve crescere la
velocità del movimento contemporaneo delle due braccia che devono far girare la corda.
Quindi, più s'incrementa la velocità, più aumentano le difficoltà. Pian piano possiamo
portare i bambini a correre quasi alla massima velocità e in queste fasi dell'esercizio i
passi di corsa diventano veri e propri balzi. Misceleremo cosi un esercizio di grande
importanza coordinativa con un'azione che contemporaneamente sviluppa forza.
Chiaramente, non ci fermeremo alla corsa con le cordicelle, ma se crediamo
nell'esercitazione potremo proporne delle altre. Un esercizio importante per l'azione del
tratto piede-caviglia e sicuramente la serie di saltelli con la corda a piedi pari, quasi uniti
con le ginocchia che ammortizzano pochissimo. A questo esercizio possiamo far seguire
quello analogo, effettuato con un solo piede per volta e possiamo complicarlo con ritmiche
diverse di svolgimento (un destro e un sinistro, due destri e due sinistri).
L'esercizio più spettacolare, ma di elevata difficoltà soprattutto per i ragazzi, prevede che
le braccia si incrocino davanti al petto incrociando la corda prima di farla passare sotto i
piedi. Questo e un esercizio insidioso, ma ragazzi di 10-11 anni che hanno iniziato a usare
le cordicelle a 7-8, sapranno destreggiarsi benissimo.
E, nel loro bagaglio di conoscenze motorie, avranno qualche freccia in più nella faretra.
Un altro esercizio stile anni sessanta e settanta, quelli del mitico telefilm "Happy Days", è
l'hula-hop, da effettuare con il cerchio. Non sto scherzando, ma penso ai giocatori
professionisti che hanno una scarsissima capacità di movimento del bacino.
Un bacino con poca capacità di movimento in antero e retroversione, può favorire la
comparsa di valori pubalgici. La risposta sarà: posture di stretching ed esercizi per la
mobilizzazione della zona della cintura pelvica. La cintura pelvica e la base del tronco ed è
l'anello di congiunzione con la parte inferiore del corpo. Già abbiamo detto che gli
ortopedici riscontrano, in ragazzi giovanissimi, patologie di tipo pubalgico, quasi sempre
associate a deficit di movimento articolare a volte causato da iperspecializzazione
precoce. Potrà sembrare una boutade ma non lo è! all'hula-hop al movimento ritmico,
ripetuto e coordinato del bacino si potrà partire per dar vita a una serie di proposte, in
tema di prevenzione, che possono essere effettuate con strumenti semplici, economici e
divertenti. La corda e l'hula-hop vintage preventivo! Parliamo di attività giovanile ed è
importante farlo con.. .divertimento utile, intelligente e mirato.
COME INSEGNARE LA CORSA
“Si deve partire dalle scuole calcio per impostare questo schema motorio, con gli
opportuni adattamenti per il calcio. Se l’apprendimento di base è corretto sarà infatti
più semplice introdurre il pallone e sviluppare ulteriori capacità su un movimento
funzionale ed ergonomico. Al contrario, partire da una corsa scoordinata con la
palla per ristabilire un gesto e una dinamica idonei, risulterà molto più complesso.”
Si parla di calcio e tante volte si sottolinea quanto siano importanti…i fondamentali tecnici,
ossia i movimenti da effettuare con il pallone che rappresentano “le aste” di questo sport e
comprendono le fasi di controllo individuale dell’attrezzo che normalmente si insegnano fin
dai primissimi tempi delle scuole calcio. Conduzione, palleggio, controllo con le varie parti
del piede, stop e arresti vari e poi via con passaggi, tiri in porta…una volta questi
“fondamentali” erano visti come tappe indispensabili senza le quali non si sarebbe mai
potuto giocare. Trenta anni fà non si definiva il calcio uno sport “di situazione” e questi
gesti, sicuramente di destrezza, ma diversa da quella espressa nei diversi momenti della
partita, erano considerati importanti anche se effettuati in forma statica e non legati alle
“situazioni” del gioco. Da allora, però, molte cose sono cambiate. La tecnica è sempre alla
base di questo sport, ma si lascia più spazio alle libere interpretazioni di questi gesti e ogni
fascia di età ha delle esercitazioni adattate che perseguono l’obiettivo di stimolare la scelta
del ragazzo verso una lettura razionale delle diverse situazioni e un utilizzo appropriato dei
vari gesti tecnici. Oltre ai fondamentali con il pallone, che tante volte sono stati argomenti
di trattazione, ne esiste un altro che va considerato con pari attenzione e costituisce un
momento basilare nella crescita del giovane calciatore: la corsa.
Una corsa che non è quella canonica dell’atletica leggera, ma che ha delle caratteristiche
ben precise che fin dai primi anni delle scuole calcio (ci riferiamo ai 6-8 anni) vanno
affrontate sul piano della didattica, affinché i giocatori inizino sin da piccoli a imparare e
quindi riescano a consolidare delle sinergie di movimento indispensabili per agevolare
anche il loro rapporto con il pallone. Nel calcio non ci sono la partenza da fermo e quella in
linea retta, ma tante tipologie di corsa che vanno dalla souplesse, a quella in allungo, allo
sprint con e senza palla, a quella all’indietro, alle traslocazioni laterali…e poi oltre a
correre o meglio accelerare al massimo occorre saper frenare, cambiare repentinamente
direzione.
Tutta una serie di cambi di rapporti fra frequenza, ampiezza del passo ed equilibri
particolari che richiedono continui adattamenti muscolari e capacità di interpretazione delle
varie coordinazioni da impostare momento dopo momento.
Come impostare questi insegnamenti, attraverso quali esercizi e a quali età?
Credo che occorra iniziare dai punti fondamentali della corsa: l’uso dei piedi e la
coordinazione delle braccia. Naturalmente, nei primi anni delle scuole calcio sarà
sufficiente partire da un’analisi complessiva, stimolando l’attenzione del lavoro elastico del
piede e cercando anche di effettuare corse su percorsi vari, complicati da attrezzi. Si
opterà, quindi, per un insegnamento globale ma senza dimenticare di mostrare
analiticamente gesti come il movimento delle braccia. Se facciamo eseguire un esercizio
di corsa a secco e da fermi, riusciamo ad osservare ed analizzare bene il movimento, in
sincronia, degli arti superiori, senza far andare assolutamente in torsione il busto. Tale
attenzione è ancora più importante quando si parla di corsa con il pallone, guai se le
braccia si muovono poco e il busto va in torsione. Sicuramente anche i gesti con l’attrezzo
ne risentirebbero negativamente. Nel calcio, rispetto all’atletica leggera, le braccia devono
stare un po’ più staccate dal tronco, in una posizione allargata che permetta di sostenere i
contrasti e difendere il pallone. Soprattutto in questo caso, il movimento sincrono, senza
creare torsioni del busto, è fondamentale. Naturalmente un buon controllo delle braccia si
può stimolare con andature non massimali e tempi d’esecuzione dei vari movimenti
abbastanza lunghi.
Impariamo a sentire i nostri piedi
Parlando dell’elasticità dei piedi si può iniziare a stimolare questa sensazione con dei
rimbalzi non massimali a ginocchia quasi bloccate e con le mani appoggiate ai fianchi.
Questo esercizio andrà proposto a 6-8 anni senza richiesta di prestazione, ma solo a
scopo didattico; mentre a 9-11 anni potrà servire, se ben eseguito, per l'irrobustimento
degli arti inferiori. Dopo aver accennato analiticamente a questi due aspetti (braccia e
piedi) ecco un altro bell'esercizio per abbinarli, il famoso "passo spinta" eseguito con una
bella coordinazione tra braccia e gambe. Anche questo esercizio, inizialmente, va
introdotto a fini didattici, ma in seguito si potranno stimolare notevolmente gli arti inferiori
con il ginocchio che sale alto e la gamba di appoggio che và in estensione, chiamando il
piede alla forte spinta finale; le braccia serviranno per aiutare la coordinazione.
Sempre fondamentali sono due andature come lo skip a ginocchia alte e parallele al piano
di terra e la corsa calciata dietro. Nel primo, all'inizio si deve curare bene la combinazione
tra il lavoro degli arti inferiori e quello delle braccia che devono favorire l'equilibrio totale
dell'esercizio. Si deve poi porre attenzione al fatto che l'azione dello skip non sia seduta,
curando l'estensione della gamba in appoggio a terra con la successiva spinta del piede,
ben elastica e potente. In questo esercizio, e importante curare anche l'inclinazione del
busto, leggermente appoggiato in avanti, come richiedono i canoni della corsa. Proprio
l'inclinazione del busto in avanti, infatti, deve essere più o meno accentuata in funzione
della velocità della corsa stessa. Se il calciatore si appresta ad accelerare al massimo il
busto deve essere più sbilanciato in avanti per aiutare lo sprint, mentre in una corsa in
souplesse le spalle devono essere più avanti del bacino solo di pochi centimetri.
Nella corsa in allungo sulla fascia, infine, l'inclinazione del busto deve essere intermedia
tra le due azioni descritte precedentemente. o skip possiamo e dobbiamo proporlo anche
in forma più rapida con le ginocchia che compiono un'escursione di pochi centimetri, ma
con i piedi che lavorano sempre in modo elastico e corretto.
Questo skip "basso e rapido" è difficile da eseguire correttamente per i ragazzi e possiamo
introdurlo solo quando sono in grado di controllare il movimento descritto in precedenza.
Gli skip sono contemporaneamente esercizi di tecnica di corsa, di coordinazione, di
rapidità e anche di irrobustimento, quando li si propone con serie di 20-30 tocchi totali
eseguiti con intensità.
La corsa calciata dietro
Si deve poi insegnare con attenzione anche la corsa calciata dietro in leggero
avanzamento.
Il tallone deve arrivare a sfiorare i glutei con una potente azione dei flessori della gamba, il
busto deve essere leggermente appoggiato in avanti e il ginocchio non deve avanzare per
precisare l'azione dei flessori. In questo esercizio, il movimento delle braccia diventa
facilmente corto e frenetico.Soprattutto all'inizio della fase didattica, invece, si deve
ottenere una buona fase di stacco (quasi un balzello) per delineare correttamente sia
l'azione del piede sia la flessione della gamba sulla coscia
Si deve poi controllare che il ginocchio della gamba che esegue la flessione non avanzi,
trasformando l'esercizio quasi in una corsa sul posto. Anche in questo caso, verso i 9-10-
11 anni, la corsa calciata può esser proposta in maniera intensa. Si può addirittura usarla,
quando l'esecuzione e molto buona, come test di rapidità, cronometrando 10 o 20 colpi
per verificare le differenti qualità di rapidità nel gruppo dei ragazzi.
Lavoriamo in sequenza
Saltelli per i piedi a gambe quasi tese, movimenti delle braccia prima da fermo e poi in
movimento, skip vari e corsa calciata dietro.. . ecco una sequenza di esercizi per stimolare
la tecnica di corsa e dare ai ragazzini delle sensazioni diverse, grazie a sinergie sempre
più complesse. Ma non accontentiamoci e proponiamo altre difficoltà come la corsa in
curva da affrontare in buona velocità e con grande inclinazione del busto, prima in una
direzione e poi nell'altra. I piedi sono chiamati a lavorare sia sull'esterno sia sulla parte
interna, svolgendo anche un ottimo lavoro propriocettivo.
Un altro esercizio importante, ma complesso, e la corsa incrociata molto "bailada" che, in
voga anni fa, ora e finita nel dimenticatoio al pari di altri esercizi. Correndo lateralmente,
verso sinistra, si deve portare la gamba destra prima davanti e poi il più possibile dietro
all'arto sinistro con ampi movimenti delle braccia da coordinare con gli arti inferiori. Non è
semplice, all'inizio, ma questo ci consente di lavorare sulla lateralità con difficoltà che poi
si ripropongono continuamente in uno sport complesso come il calcio.

Non solo erba


Infine, ci terrei a sottolineare che questi esercizi si possono e si devono eseguire anche su
superfici diverse, più compatte ed elastiche (pista d'atletica, palestra, superfici in cemento)
rispetto al campo di calcio; in tal modo, si lavora con maggior reattività e si evitano gli
adattamenti negativi che possono derivare dal fatto di restare sempre sull'erba. Per quanto
riguarda eventuali dolori che possono presentarsi nei giorni successivi, si tratta solo di
situazioni transitorie….spariranno con l'adattamento a lavorare su queste nuove superfici
e, anzi, le articolazioni e i muscoli, abituandosi a cambiare modalità d'impatto, ne
risentiranno positivamente anche in termini di prevenzione per gli infortuni.
A questo proposito non dobbiamo nemmeno aver paura di allenare su queste superfici i
giovani e i giovanissimi. Lavorare su superfici sintetiche, più dure, aiuterà i bambini ad
adattarsi a un pallone che salta di più e più velocemente; salteranno quindi esprimendo
azioni più potenti in alto, perché il terreno di gioco permette maggior rapidità.
Parimenti, servirà più forza per frenare su una superficie che permette maggiori attriti
come il sintetico. Maggiori adattamenti, migliori conoscenze propriocettive, più abilità e,
alla fine, maggior prevenzione. Utilizzando superfici diverse dal solito campo, però,
occorre prestare maggiore attenzione con i giocatori maturi, nei quali non e facile indurre i
necessari adattamenti. Proprio per questo abituare i giovani ad adattarsi, oltre a essere
molto facile, comporta per loro notevoli vantaggi che rappresenteranno un'utile dote per
tutta la loro carriera.

UNA CORSA DA INTERPRETARE


Oltre ad apprendere una corretta tecnica, il giovane calciatore deve saper adattare
la propria azione alle situazioni di gioco e alla presenza dell'attrezzo. Tramite una
serie di esercizi mirati è possibile dotarlo del bagaglio motorio in cui cercare, di
volta in volta, le soluzioni più idonee.
Continuo a parlare del tema della corsa nel calcio e cerco di dare qualche affettuosa
bottarella ai tanti luoghi comuni sull'argomento. Certamente, il nostro riferimento non sono
i 100 metri dell'atletica dove si parte da fermi, l'accelerazione inizia allo sparo dello starter,
la corsia indica la direzione e, soprattutto, non ci sono i contrasti e.. . sull'arrivo non c'è
nessun motivo per frenare violentemente. La corsa nel calcio, invece, e fatta di
accelerazioni. Spesso gli sprint durano pochissimi metri e il calciatore non raggiunge mai
la massima velocità. Molti storceranno il naso, ma è proprio cosi, perché uno scatto non
supera mai i 30-40 metri. Quasi sempre bisogna vincere la resistenza e lo squilibrio che
deriva dalle azioni compiute dall'avversario per renderci dura la vita, difficilmente si corre
in linea retta e spesso, oltre ai cambi di direzione, si e soggetti a frenate e poi bisogna
anche occuparsi del pallone. Com'è dura la vita del calciatore che deve affrontare e
interpretare tanti diversi parametri durante la corsa! Nella prima parte ho affrontato il
problema dal punto di vista didattico e degli esercizi di base, ora provo a interpretare la
corsa come se fosse una situazione tattica.

Perché?
La corsa non e fatta di spinte più o meno intense secondo la velocità? Certo, tutto questo
e vero ma riduttivo. Sempre nella prima parte del capitolo dedicato alla corsa, ho parlato
del movimento delle braccia che nel calciatore deve essere un po' più, largo, rispetto a
quello adottato nell'atletica, per proteggere il pallone. La posizione del busto è un altro
aspetto da sottolineare con i ragazzi perché nel calcio deve cambiare continuamente:
1. se il giovane calciatore è in una fase di sprint il busto deve essere ben avanti per aiutare
l'accelerazione;
2. in fase di possesso di palla la posizione deve essere eretta per guardare i compagni;
3. durante gli allunghi sulla fascia, pronti per dettare un passaggio, si assume una
posizione intermedia con il busto un po' in avanti, ma pronto ad affrontare e quindi
condurre il pallone. Un solo movimento, quello del busto, e tante variabili.

Non solo braccia


Finora ho parlato di braccia e busto, ma come utilizziamo gli arti inferiori? La corsa di
velocità, perché è soprattutto di velocità e ancor più di accelerazione che dobbiamo
parlare, è un rapporto continuo fra ampiezza e frequenza del passo. Nel caso specifico del
calcio i rapporti aumentano ancor più, perché oltre a variabili come ampiezza e frequenza
entrano in gioco anche tutti i cambi di velocità, dovuti a frenate più o meno intense, e di
direzione in cui i movimenti senza palla devono adattarsi anche al contatto con il pallone o
al tentativo di impossessarsene. Interpretare quindi la corsa come una situazione e
assolutamente giustificato nel calcio. Su tale aspetto, pero, si deve lavorare fin dai 7-8-9-
10 anni, attraverso proposte che mirano a dotare i ragazzini di una capacità di lettura
automatica dei vari equilibri e delle differenti modalità di corsa, necessari per essere
efficaci nei diversi momenti delle esercitazioni o della partita.
Scattare in avanti-laterale, partendo da un cerchio che forma un triangolo con due birilli, in
pratica, si simula la situazione d'intercettamento del pallone, per poi quindi tornare nella
posizione di partenza, è un utile esercizio di abilità e rapidità per un bimbo di 7-8 anni e
può essere proposto in forma più complessa a 10-11 anni, inserendo un segnale
successivo che interrompe gli spostamenti laterali per scattare verso un pallone
posizionato a sorpresa. Eseguire l'esercizio correttamente vorrà dire aver buona visione
periferica per adattarsi rapidamente alla posizione del pallone.
Il classico errore, durante l'esecuzione dell'esercizio precedente, sarà quello di tornare al
cerchio volgendo le spalle al birillo, senza continuare a guardare avanti dove,
potenzialmente, potrebbe sempre entrare in gioco il pallone. In questo caso, si sbaglia la
lettura della situazione e non certo la tecnica di corsa. Una corretta lettura delle posizioni
delle differenti corse laterali, in avanti e all'indietro la possiamo sempre costruire grazie a
un quadrato. Ponendo 4 birilli a 5 metri uno dall'altro le diverse tipologie di corsa veloce
vengono interpretate nelle differenti età in modo ben diverso.

Quando l'esercitazione cresce con i bimbi


Nei più piccoli (6-7-8 anni) la corsa laterale e quella che si applica nella difesa del basket
con i due piedi sulla stessa linea (una sorta di corsa saltellata laterale) e con la corsa
all'indietro effettuata un po' in torsione per vedere dietro. A 9-10 e 11 anni la corsa laterale
può e deve essere quella propria del calcio, cioè più incrociata con la gamba destra che
passa davanti a quella sinistra, andando a sinistra e viceversa; la corsa all'indietro, invece,
sarà più libera e senza guardare dietro poiché c'è maggior sicurezza e capacità di
controllo del proprio corpo. Inoltre, sempre guardando in avanti verso un pallone
appositamente posizionato, il giovane dovrà essere pronto a scattare a un segnale sonoro
o dopo un movimento della sfera. In pratica, nello stesso esercizio si inseriscono diverse
variabili e letture della situazione, rendendolo più complesso in base alla fascia d'età
allenata. Il medesimo esercizio può servire anche per allenare esclusivamente
coordinazione e destrezza, dai 6 agli 8 anni, mentre può essere indirizzato alle qualità
metaboliche e neuromuscolari se eseguito, tra i 10 e i 12 anni, a intensità superiore.
Altre esperienze
Altre proposte possono essere indirizzate sia alle finalità tecniche della corsa sia alla
lettura situazionale del gesto. Ci riferiamo a esercizi dove i vari rapporti fra ampiezza e
frequenza vengono mescolati, affinché anche l'abitudine di tagliare il passo o di allungarlo
diventi naturale. Questo, dopo tante ripetizioni che certamente ci aiuteranno anche dal
punto di vista dell'irrobustimento degli arti inferiori. L'esercizio più semplice consiste nel
porre 5 birilli in linea retta a 12 metri l'uno dall'altro. In tal modo, individueremo 4 spazi
uguali all'interno dei quali i ragazzini si dovranno esprimere prima con una corsa
rapidissima ad alta frequenza e ampiezza ridottissima, poi frequenza un po' più bassa e
ampiezza superiore, quindi con grande ampiezza e bella spinta dei piedi, per finire con
veri e propri balzi alternati che rappresentano l'esaltazione dell'ampiezza in un esercizio
importante per il potenziamento delle gambe. L'esercizio si può complicare dando un
numero alle varie andature che, combinate liberamente dai comandi dell'istruttore,
serviranno per completare una sorta di puzzle di rapporti fra frequenza e ampiezza che
abituerà il bimbo ad adattarsi continuamente, automatizzando la risposta motoria ai diversi
input, forniti in allenamento, che ritroverà nelle diverse situazioni che affronterà in partita.
Si potranno poi alternare balzi o grandi ampiezze con situazioni da modificare
introducendo l'uso del pallone. In tal modo, si solleciterà il giovane atleta con gesti che
implicano un'importante componente tecnico coordinativa.
Gesti da modificare continuamente, in modo che non ci sia mai adattamento a uno stesso
lavoro che alla fine verrebbe ripetuto automaticamente. Questo, infatti, ridurrebbe
l'intervento del controllo nervoso che invece è stimolato dalla lettura di una nuova
situazione. Per questo e importante che i programmi degli istruttori prevedano tante
proposte, con precise finalità. All'inizio si punterà ad ottenere un perfetto apprendimento
dell'esercizio che, in seguito, sarà riproposto in modo sporadico, eventualmente arricchito
da nuove e più complesse situazioni da interpretare.Prendiamo ad esempio uno dei più
semplici esercizi di coordinazione braccia gambe, da proporre anche a bimbi di 6-7 anni,
nella forma più semplice. Parliamo della corsa a saltelli laterali, con le braccia che,
contemporaneamente, vanno in massima estensione verso l'alto, partendo dal contatto
delle mani con le gambe. Si tratta, sicuramente, di un esercizio molto datato, ma sempre
validissimo, soprattutto se sapremo presentarlo e correggerlo. All'inizio implicherà
solamente la coordinazione braccia-gambe, ma a 8-10 anni, curando bene la spinta dei
piedi, diventerà anche un esercizio di elasticità muscolare. Cambiando poi la gamba di
spinta, con un potente balzo che sposterà di 180° il tronco, e aggiungendo complicazioni
ritmiche (cambio fronte ogni 4 passi e poi ogni 2) lo stesso esercizio acquisirà dinamismi
importanti e servirà per migliorare, in modo combinato: il controllo del corpo in volo,
l'azione piede-caviglia (importante per la resistenza alla forza veloce), la coordinazione.
Attenzione pero, che se invece ci accontenteremo di continuare a proporre questo lavoro
sempre con le stesse modalità, molte delle sue peculiarità verranno meno e non richiederà
alcuna attenzione al giovane calciatore, perdendo infine qualunque importanza.
Lo stesso discorso vale per la ginnastica. Non parliamo, ovviamente, del classico 1-2-3, di
militaresca memoria, ma l'esecuzione di slanci, torsioni e circonduzioni da effettuare con
grande escursione di movimento. Tali esercizi, costituiscono tuttora un importante presidio
per la prevenzione degli infortuni. Ogni proposta, però, va prima insegnata e poi
richiamata con grande attenzione, magari inserendola in circuiti.
Il fine di tutto questo, consiste nel sviluppare le capacità di coordinazione, destrezza,
coraggio, controllo del corpo in volo, cadere e sviluppare sinergie complesse di movimenti.
Questi, infatti, sono alcuni degli obiettivi primari dell'attività sportiva in genere e del calcio
in particolare. Doti che, purtroppo, appaiono in modo sempre meno evidente nei nostri
ragazzi.

CALCIO E COORDINAZIONE IN FASE DI VOLO


Il mio percorso continua sempre all’interno della fascia di età della scuola calcio,
portando per mano i bimbi ad approcciare movimenti più complessi, dando spazio a
rotolamenti, salti e capovolte. Gesti spesso dimenticati dai piccoli che oggi
crescono iperprotetti tra le mura domestiche.
Dobbiamo ricreare la cultura del cortile! Questa deve diventare la parola d’ordine per gli
addetti ai lavori, riguardo l’allenamento dei giovani calciatori. Tante le considerazioni che
mi hanno spinto a occuparmi, in questi termini, dell'addestramento e, fra questi, i tanti,
troppi infortuni che capitano ai bambini in uno sport come il calcio che prevede scontri,
cadute e altri gesti complessi da affrontare con attenzione.
C'è negli addetti ai lavori (e gli incontri organizzati insieme all'Isokinetic di Bologna, gli
specialisti della riabilitazione, sui problemi legati allo sport giovanile, lo hanno confermato)
la certezza che tutta una serie di patologie che oggi caratterizzano l'attività infantile, alcuni
decenni addietro non esistevano. Questo mi ha portato a trarre una serie di
considerazioni. La prima riguarda la "preparazione" con la quale un bimbo di 6-7 anni
arriva a frequentare per la prima volta una scuola calcio. Gli stimoli motori che in questi
anni caratterizzano la fascia d'età che intercorre tra i 2 e i 5-6 anni sono sicuramente
diversi, per qualità e quantità, rispetto a quelli che caratterizzavano lo stesso periodo di
vita venti o più anni addietro. Sicuramente, già dalle scuole materne qualche ora
d'insegnamento di attività motoria è stata affrontata diversamente e con più attenzione
rispetto a quanto capitava alle nostre generazioni, ma è talmente cambiato il sistema di
vita e tutta una serie di grandi stimoli naturali non fanno più parte della vita dei nostri figli.
Ci riferiamo, in particolare, agli stimoli motori che ci offrivano il cortile, il fatto di vivere
all'aria aperta e in spazi che già di per se costituivano una palestra naturale nella quale, in
modo autonomo e attraverso tante esperienze dirette, si cresceva, apprendendo tanti
giochi e le prime regole e tecniche degli sport. Si cresceva saltando, correndo,
spingendoci, facendo tanti esercizi di coordinazione e di equilibrio con attrezzi inventati li
per li, e s'imparava a cadere, ad andare in bici in modo precario e tanto altro ancora.

Infondiamo coraggio
Venendo a mancare tutto questo, nel giro di qualche decina di anni si è passati a
un'esistenza più protetta, stretti fra le mura di casa, virtualizzando poco a poco tutte le
vecchie esperienze fino a diventare molto meno "attrezzati" dal punto di vista fisico e
psicologico nei confronti di movimenti che implicano coordinazione e un po' di coraggio.
Ci riferiamo, in particolar modo, alle nozioni più elementari di pre-acrobatica o, meglio
ancora, ai movimenti più essenziali per arrivare a controllare il corpo in posizioni innaturali
e in fase di volo. Certamente una capovolta 30 anni fa non sarebbe stato un argomento di
studio….ma cambiano i tempi e forse nemmeno noi solo 20 anni fa avremmo pensato alla
società attuale in cui tutto diventa virtuale. Prima di spiegare o descrivere una capovolta,
iniziamo a proporre (parliamo di bimbi di 5-6 anni) rotolamenti a terra nel corso dei quali i
bambini devono assomigliare, nella loro forma, a cilindri o a tronchi d'albero.
È molto importante che inizino a sentire le posizioni. Per questo quando si propone
l'esercizio possiamo farli rotolare (una, due o tre volte) anche su leggere discese o piani
inclinati costruiti in palestra con materassini.A tal proposito: vi ricordate qual’era il primo
esercizio che ci veniva in mente quando si arrivava nei pressi dell'argine di un fiume? I
rotolamenti... e nessuno li insegnava.

Proviamo la capovolta
Passiamo alla capovolta che và insegnata e appresa bene perché può costituire il
primo di tutta una serie di esercizi per comporre circuiti di coordinazione e controllo
del corpo in movimento. Ma andiamo per gradi. Il bambino si mette di fronte al
materassino (o su una superficie morbida) in accosciata e in appoggio sulle mani
poste a circa 30 centimetri davanti al corpo. La fronte va sulle ginocchia, le mani
sono in appoggio a pollici paralleli e, progressivamente, il bacino si alza creando
uno sbilanciamento che porta il corpo a cadere in avanti, dopo che il capo ha
effettuato un appoggio occipitale morbido. Siamo gia un po' più avanti se il
bambino, cadendo, raccoglie le ginocchia al petto pronto a tornare in piedi e, caso
mai, a riprendere anche la corsa o lo sprint (questo e già un piccolo circuito).
Le prime volte e facile che il piccolo arrivi a terra a gambe tese e quindi, in un
secondo tempo, si dovrà migliorare quest'aspetto. Noi possiamo, soprattutto agli
inizi, aiutarlo a vincere le paure, facendo assistenza specialmente nella fase di
contatto del capo a terra con una mano che aiuta sia questo delicato appoggio sia
lo sbilanciamento in avanti. Dopo la capovolta in avanti e il momento di effettuare
quella all'indietro. Schiena rivolta al materassino. Da posizione eretta, mani aperte
sopra le spalle, si va in accosciata e quando il sedere arriva quasi a terra s'imprime
una forte spinta delle gambe all'indietro. Le prime volte ci accontenteremo di
arrivare sulle ginocchia, ma dopo poche ripetizioni cercheremo di far arrivare i
nostri bambini in piedi.. . pronti a riprendere la corsa.

Spazio ai circuiti
Fatte le capovolte in avanti e all'indietro, eccoci pronti a organizzare circuiti con o senza
palla per rendere tutto più complicato e per continuare a offrire stimoli utili per
incrementare la conoscenza del nostro corpo in posizioni disagevoli.
La capovolta in avanti possiamo proporla subito dopo con lo scavalcamento in tuffo di un
ostacolo di poche decine di centimetri, sempre cercando di richiamare alla ripresa della
corsa i nostri bambini nel più breve tempo possibile. Proviamo a complicare ulteriormente,
ed eccoci a proporre il salto in un cerchio, da noi tenuto a un’altezza maggiore rispetto
all’ostacolo precedente. Siamo già a buon livello, anche per bambini di 9 o 10 anni.
Ritornando alla capovolta all’indietro, facciamo eseguire una breve rincorsa con un
superamento frontale di un ostacolo, con il corpo che ruota in volo di 180° gradi ,
compiendo un mezzo giro per poi arrivare schiena al materassino e passare alla capovolta
all’indietro. Sicuramente con capovolte, ostacoli bassi e cerchi possiamo organizzare tanti
circuiti per arricchire notevolmente le capacità motorie dei nostri ragazzi. Si può partire
saltando un ostacolo per poi girarsi in volo di 90° effettuando un quarto di giro, pronti a
tuffarsi in avanti con una bella capovolta e, infine, scattare per controllare un pallone o
completare un gioco a staffette.

Rotoliamo un po’
Imparare a rotolare con il corpo, in avanti e all'indietro, con belle capovolte, saltando poi
un ostacolo basso e passando alla capovolta prima quasi da fermi e poi con una leggera
rincorsa in tuffo. Introduciamo, in tal modo, piccole acrobazie per imparare a cadere.
Quindi, capovolta all'indietro, da fermi e con leggera rincorsa. In seguito: rincorsa, salto
dell'ostacolo in volo con mezzo giro e capovolta all'indietro per poi sprintare in avanti e.. .
siamo quasi pronti per il circo. Se poi vogliamo "esagerare", per costruire ragazzi ancora
più abili nel controllare il proprio corpo in volo, ecco delle successioni di capovolte in avanti
e all'indietro, magari con controlli facili del pallone nel momento in cui si torna in piedi,
pronti a riprendere la corsa.
E ora saltiamo
Altre esercitazioni da ricordare, sempre per ricreare l'atmosfera del cortile e della vita di
una volta che tanto manca ai ragazzi di oggi, sono tutti i salti verso il basso. Ci si può
arrivare partendo da stacchi verso l'alto, curando bene non tanto la massima elevazione
quanto l'ammortizzamento delle gambe nel momento dell'atterraggio. Imparare ad
assorbire l'impatto e fondamentale perché i bambini diventino meno fragili nelle cadute.
Oltre a essere un grande esercizio di coordinazione, saltare verso il basso assorbendo al
momento dell'impatto e anche un grande lavoro di forza eccentrica e costituisce gia un
movimento sofisticato di preparazione atletica specifica, tanto naturale quanto utile.
Utilizzando, naturalmente, i tappetini o superfici morbide si può poi incrementare l'altezza
di caduta, fino ad arrivare anche a un metro per ragazzi di 9 o 10 anni, puntando sempre
al massimo assorbimento nel ritorno a terra, attraverso un bel movimento di squat
negativo o eccentrico. Con grande attenzione e con altezze più basse si possono
effettuare esercizi di questo genere (salti verso un plinto o un gradone, sosta sullo stesso
e ricaduta in basso ben ammortizzata), anche in successione, esaltando
contemporaneamente qualità come la forza, concentrica ed eccentrica, la coordinazione e
il coraggio che oggi deve essere allenato ancor più delle altre qualità. Scuola calcio,
quindi, come trampolino verso una pratica calcistica più evoluta, ma anche momento di
crescita importante per tante qualità fisiche e psicologiche propedeutiche per tutti gli sport.
Tanti stimoli motori, dunque, per questi delicati momenti di crescita, tenendo presente che
i nostri bambini hanno sicuramente tanto bisogno di giocare e divertirsi, ma allo stesso
tempo devono essere messi in condizione di crescere un po' più forti, sembrando meno
dei polli da allevamento in batteria.

TEMPI E RITMI
Sono due elementi fondamentali per l’apprendimento del gioco del calcio. Un
apprendimento che deve essere arricchito col maggiore numero di situazioni
possibili, “rubate” anche agli altri sport, evitando quelle ripetitive, soprattutto
quando non sono più utili, e inserendo difficoltà che arricchiranno il bagaglio
motorio dei nostri ragazzi, rendendoli così più duttili e pronti nel recepire i gesti
tecnici e la loro corretta interpretazione.
Il calcio e spesso definito come sport di situazione ed e quindi legato a tempi e ritmi. A
ogni movimento, infatti, corrisponde un ritmo che ognuno di noi interpreta a suo modo. C'è
chi e più rapido e frenetico e chi e più "morbido" e marcato cosi come ci sono atleti più
veloci e altri più resistenti. Parlando in termini calcistici, ci saranno difensori e attaccanti
più portati ad accelerare e centrocampisti dalla corsa più regolare, cosi come i loro ritmi di
gioco. Certo, qualcuno dirà che non c'è niente di nuovo perché anche la vecchia
ginnastica militare aveva ritmi e tempi; pero i ritmi e i tempi erano chiusi e obbligati e i
fatidici 1, 2, 3 e 4 erano ben scanditi per tutti e non lasciavano certo spazio
all'interpretazione personale. Nella nostra idea di apprendimento delle situazioni sportive,
e in questo caso parliamo di calcio, l'acquisizione dei tempi e dei ritmi di esecuzione dovrà
essere libera e legata ai diversi livelli di capacità individuale.
Corse diverse
La corsa in linea retta dell'atletica ha tempi regolari e ritmi legati alle varie velocità. Quella
del calcio, caratterizzata da molti cambi di velocità e di direzione, ha gli stessi più articolati
e si presta maggiormente, come abbiamo visto nei precedenti articoli, a essere insegnata
come situazione che cambia a seconda dei momenti e và...interpretata. Interpretata
soprattutto per trovare un buon equilibrio tra il lavoro delle gambe e la posizione del
tronco, tra l'inclinazione del busto e le differenti velocità di traslocazione e, infine, fra
l'equilibrio del corpo e la posizione della palla. Certo, non c'è una sola esecuzione corretta,
ma parecchie, soprattutto in presenza del talento. E chi ha talento, normalmente, ha anche
tempi e ritmi di esecuzione di lusso e sa adattare con facilità le varie tecniche di
esecuzione alle proprie caratteristiche fisiche.

Una proposta importante


Allora chi nasce bravo e fortunato? Certamente e anche così, ma una valida proposta di
esercitazioni che possano stimolare queste esecuzioni ritmiche sarà importante per
esaltare le capacità dei migliori e per recuperare molti dei problemi che affliggono gli altri
ragazzi, che magari sono solo un po' in ritardo nello sviluppo motorio.
Per ottenere un'esecuzione ritmica ottimale tra gli ostacoli, infatti, è importante avere buoni
equilibri muscolari, in rapporto all’età, e se questi esercizi implicano ulteriori difficoltà, oltre
al salto della barriera ci si può girare in volo e ripartire, la riuscita è frutto di una importante
mix di capacità ritmica ed elasticità muscolare, che è utilissimo sviluppare nei giovani.
La forza, quindi, come utile elemento per incrementare capacità ritmiche in esercizi senza
palla a indirizzo più generale e formativo.
Usiamo la palla
Passando a esercizi che prevedono l'utilizzo del pallone per stimolare i tempi di
esecuzione del gioco e la ritmica esecutiva, dovremo evitare di proporre troppe difficoltà
insieme e per questo utilizzeremo, all'inizio, esercitazioni a coppie senza usare i piedi.
Dal più semplice con uno dei ragazzi impegnato ad afferrare il pallone, lanciato da un
compagno con le mani e nel punto più alto della parabola durante un salto di un ostacolo.
Poi, passeremo a esercizi più complessi dove l'attenzione dovrà essere puntata prima
sulla corretta esecuzione e poi sulla ricerca di tempi e ritmiche più rapide. Un lavoro
importante anche per il ragazzo che lancia, poiché c'è da affrontare il salto del compagno
che implica la necessità di dare la palla coi giusti tempi, mentre questi e esattamente
sull'ostacolo. In pratica si replica la situazione, tipica della partita, in cui si deve attendere il
momento più corretto (tempo) per mettere la palla con un cross, mentre il compagno arriva
in corsa e può saltare. Situazione molto più difficile, che però ne implica una simile.

I movimenti del calcio


Passando ai movimenti specifici del calcio ecco che lo stesso esercizio proposto prima
con le mani, sia nel lancio sia nella presa, potrà essere riproposto con il colpo di testa del
ragazzo che salta l’ostacolo. In questo esercizio, a volte, se il pallone e un filo in ritardo il
compagno che deve colpire di testa e costretto ad andare a cercarlo come si raccomanda
di fare nelle esecuzioni corrette. A schema libero, lo stesso esercizio si potrà riproporre
con il medesimo compagno che passa la palla e con lo stesso ragazzo che salta
l'ostacolo, ma il gesto tecnico potrà essere effettuato con uno stop di coscia, un controllo
di petto e.. . spazio alla fantasia. Quando questa famiglia di esercizi sarà stata assorbita
bene e quasi tutti saranno in grado di effettuare correttamente sia il lancio sia il controllo
della palla in vari modi…potremo complicare ulteriormente le situazioni.
Basterà che il lancio della palla sia effettuato con un rimbalzo prima del tocco del
compagno ed ecco che tutta la gamma degli esercizi effettuati implicherà nuove difficoltà e
i ragazzi dovranno elaborare nuovi tempi e ritmi d'esecuzione.

Adattare il gesto
Se il pallone lanciato dal compagno è un po’ in anticipo e il ragazzo che deve colpire,
adatterà di conseguenza, il proprio gesto tecnico. Queste sono le situazioni aperte, da
interpretare, in cui i giovani sono stimolati da richieste motorie che cambiano
continuamente.
Situazione in cui la palla non arriva regolarmente (in modo sempre uguale) come quando
e attaccata a una forca, e quindi si crea quella che nel gergo didattico e definita situazione
chiusa. Non arriviamo, comunque, a essere integralisti e a dire che solamente le situazioni
aperte dovranno essere utilizzate nell'insegnamento, come si legge da tante parti.
Ci sono situazioni chiuse, e anche in questo caso l'esempio della forca è calzante, che
vanno benissimo per mettere a punto il gesto tecnico che poi….dovrà essere allenato per
riuscire ad affrontare condizioni più complesse e difficili da interpretare.
Allo stesso modo, è sconsigliabile continuare a proporre esercizi schematici, a situazione
chiusa, per tempi lunghi e in età dove le capacità motorie sono maggiormente sviluppate.
Utili considerazioni

Per concludere questo paragrafo sui tempi e ritmi di esecuzione dei movimenti, restano
una serie di considerazioni da fare. Molto spesso ho parlato della negatività della
specializzazione precoce e altrettanto spesso ho proposto di utilizzare anche altri sport e
le loro tecniche per stimolare, in modo importante, l’acquisizione di nuove conoscenze
motorie. Nel periodo invernale, infatti, siccome i campi sono brutti i più fortunati, che hanno
la possibilità di andare qualche volta in palestra, giocando a pallavolo, a basket o a
pallamano soddisfano buona parte delle raccomandazioni che ho proposto in questa
relazione. devono, infatti interpretare: i tempi di elevazione, il rapporto con il pallone in
volo, il contatto con l'avversario…insieme alla gioia che può dare il gioco. Un gioco che
però deve essere preparato e ben conosciuto dai ragazzi per rivelarsi realmente utile.

Ma alla scuola calcio si può giocare anche a basket o a pallavolo?

Non solo si può, ma fino a 13-14 anni si dovrebbe, quasi obbligatoriamente, soprattutto nei
periodi in cui i campi sono talmente brutti da impedire qualsiasi esecuzione dignitosa.
Vedere bambini di 11-12 anni calpestare il fango e cercare di colpire un pallone in grande
difficoltà e certo una di quelle situazioni in cui di tempi e ritmi si può parlare ben poco.
Imparare altri sport ed esercitarsi con essi in momenti particolari dell'anno e invece
salutare, utile e importantissimo. Apprendere tanti movimenti, abbiamo detto più volte, è
un po' come conoscere tante parole con cui potremo elaborare discorsi più complessi.
Saper mettere insieme tutte queste parole, attraverso le tecniche di altri sport, e un po'
come migliorare la grammatica; alla fine i discorsi saranno non solo più complessi, ma
anche più profondi e ricchi di contenuti. Si deve essere quindi aperti alle situazioni da
proporre e i nostri ragazzi, anche grazie a tanta varietà, conosceranno il divertimento che
deriva dall'apprendere e solamente i grandi maestri sanno infondere ciò.