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Riassunto Completo di Antropologia Culturale di Kottak

Antropologia culturale (Università degli Studi di Torino)

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CAPITOLO 1 - CHE COS’E’ L’ANTROPOLOGIA?


ANTROPOLOGIA
L’antropologia è l’esplorazione della diversità umana nel tempo e soprattutto nello spazio. Questa
disciplina studia quindi la condiziona umana nel suo aspetto globale. L’antropologia è una scienza
comparativa e olistica. L’olismo si riferisce allo studio della condizione umana considerata nel suo insieme:
presente, passato, futuro, biologia, società, linguaggio e cultura. L’antropologia è un campo di indagine
comparativo che prende in esame tutte le società, semplici e complesse . Essa offre una prospettiva
transculturale unica, mettendo costantemente a confronto le tradizioni di diverse società. E’ una disciplina
sia scientifica sia umanistica. Gli antropologi studiano gli esseri umani appartenenti ad ogni tempo e a ogni
luogo, ovunque essi si trovano o vivano, si siano trovati o abbiano vissuto.

CULTURE
Le culture sono l’insieme di tradizioni e costumi trasmessi attraverso forme di insegnamento, che formano
e guidano le credenze, le visioni del mondo e il comportamento degli individui in società. I bambini
apprendono la cultura mediante un processo chiamato inculturazione. Le culture non sono isolate. Come
ebbe modo di notare uno dei più importanti antropologi del Novecento, Franz Boas, i contatti tra gruppi
vicini sono sempre esistiti, coprendo anche aree molto estese. Il contatto con forze esterne avviene
attraverso i mass media, i fenomeni migratori e i moderni sistemi di trasporto. La cultura è un tratto
presente solo negli esseri umani in quanto solo loro hanno sviluppato: la capacità di apprendere, di pensare
simbolicamente, di utilizzare il linguaggio e di impiegare strumenti e altri prodotti per l’organizzazione della
vita e l’adattamento all’ambiente.
Il termine bioculturale si riferisce alla combinazione del punto di vista biologico e di quello culturale per
commentare e risolvere un particolare problema o una questione specifica.

ADATTAMENTO
Il concetto di adattamento si riferisce ai processi mediante i quali gli organismi riescono a superare con
successo gli stress e le forze avverse che agiscono nell’ambiente in cui si trovano. Come gli animali, anche
gli esseri umani dispongono di mezzi di adattamento biologici, ma gli essere umani dispongono anche di
mezzi di adattamento culturali. L’adattamento culturale (tecnologico, in questo caso) può essere
rappresentano dalla cabina pressurizzata di un aereo dotata di maschere di ossigeno. Tre sono invece i
modi in cui è possibile adattarsi biologicamente ad altitudini elevate: adattamento genetico, adattamento
fisiologico a breve termine, adattamento fisiologico a lungo termine.
Gli esseri umani sono tra gli animali più adattabili al mondo. Creatività, adattabilità e flessibilità sono
attributi umani elementari: la diversità umana costituisce l’argomento principale dell’antropologia.

SUSSISTENZA
Per milioni di anni, la caccia e raccolta di alimenti commestibili presenti in natura sono state l’unica base di
sussistenza degli esseri umani. Tuttavia sono occorse solo poche migliaia di anni perché la produzione
alimentare sostituisse la caccia e la raccolta nella maggior parte delle aree abitate del pianeta. In tempi
molto più recenti, la diffusione della produzione industriale ha influenzato profondamente la vita umana.
Ogni rivoluzione economica ha avuto ripercussioni sociali e culturali.

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ANTROPOLOGIA CULTURALE
L’antropologia culturale è lo studio della società e delle cultura umane, la disciplina che descrive, analizza
interpreta e spiega le somiglianze e le differenze sociali e culturali.
In Europa e in Italia la distinzione più usuale è quella fra antropologia culturale e antropologia fisica
(biologica). In molti casi, l’antropologia culturale viene denominata etnologia.
Per studiare e interpretare la diversità culturale, questo settore dell’antropologia adotta un duplice
approccio: quello etnografico (basato sui riscontri diretti e sul lavoro sul campo) e quello etnologico
(basato sui confronti transculturali).

ETNOGRAFIA E ETNOLOGIA
L’etnografia offre il resoconto relativo a una comunità, una società o una cultura specifica. Nella fase di
raccolta dei dati etnografici, l’etnografo reperisce informazioni che inseguito organizza, descrive, analizza e
interpreta allo scopo di costruire e presentare il contesto esaminato, sotto forma di volume, articolo o
filmato. Tradizionalmente gli etnografi vivono in piccole comunità e studiano comportamenti, credenze, usi
e costumi, vita sociale, attività economiche, politica e religioni locali. Gli etnografi tradizionali studiavano
popolazioni di piccole dimensioni e illetterate. L’etnografia, quindi, è un procedimento di ricerca con il
quale l’antropologo osserva da vicino, registra dei fatti e si impegna nella vita quotidiana di un’altra cultura,
un’esperienza che va sotto il metodo della ricerca sul campo, e in seguito stende dei resoconti su questa
cultura, accentuando i dettagli descrittivi. L’etnologia si propone di esaminare, interpretare, analizzare e
confrontare i risultati etnografici, ossia i dati raccolti in diverse società. Tali dati vengono impiegati per
individuare somiglianze e differenze e per giungere generalizzazioni sulla società e sulla cultura.
L’etnologia si basa sui dati etnografici e storici per procedere a confronti e comparazioni, nonché per
pervenire a generalizzazioni sulle società e sulle culture. Gli etnologi cercano di identificare e spiegare
differenze e analogie culturali, verificare ipotesi e formulare teorie in grado di migliorare la nostra
comprensione del funzionamento dei sistemi sociali e culturali.

ANTROPOLOGIA BIOLOGICA O FISICA


L’argomento principale dell’antropologia biologica o antropologia fisica è la diversità umana biologica nel
tempo e nello spazio.
Essa raggruppa 5 soggetti di studio:
 L’evoluzione umana.
 La genetica umana.
 La crescita e lo sviluppo delle popolazioni.
 L’adattamento umano.
 La biologia, l’evoluzione, il comportamento e la vita sociale di scimmie e altri primati non umani.
L’antropologia biologica include inoltre la primatologia (studio dei primati).

ANTROPOLOGIA LINGUISTICA
L’antropologia linguistica studia il linguaggio nel suo contesto sociale e culturale, attraverso lo spazio e nel
corso del tempo. Alcuni antropologi linguistici fanno supposizioni sulle caratteristiche universali del
linguaggio, forse collegate a uniformità nel cervello umano. Altri ricostruiscono linguaggi antichi
confrontando i loro discendenti contemporanei e nel far ciò fanno scoperte sulla storia. Altri ancora
studiano le differenze linguistiche per scoprire diverse percezioni e caratteristiche di pensiero nelle
differenti culture. I linguisti e gli antropologi culturali collaborano nello studio dei collegamenti tra il

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linguaggio e molti altri aspetti della cultura, per esempio come le persone considerano la parentela e come
percepiscono e classificano i colori.

ANTROPOLOGIA E SOCIOLOGIA
L’antropologia culturale e la sociologia condividono un interesse specifico per le relazioni, l’organizzazione e
il comportamento sociale. Per studiare società complesse su vasta scala, i sociologi si sono basati su
questionari e altri mezzi per raccogliere un numero elevato di dati quantificabili. Per molti anni, le tecniche
statistiche e di campionamento sono state strumenti chiave della sociologia, mentre una formazione di tipo
statistico era meno comune in campo antropologico.

ANTROPOLOGIA E PSICOLOGIA
L’area dell’antropologia culturale che rientra nell’antropologia psicologica studia la variazione
transculturale a livello di tratti psicologici. Le società instillano valori diversi educando i bambini in diversi
modi. Malinowski, uno dei primi studiosi che hanno contribuito allo studio transculturale della psicologia
umana, è famoso per il lavoro sul campo svolto tra gli abitanti delle isole Trobiand del Pacifico Occidentale.
In questa società i legami di discendenza si strutturano in modo matrilineare: gli individui si considerano
legati alla madre e ai parenti di quest’ultima, ma non al padre. Il parente più prossimo che educa il bambino
non è il padre biologico bensì il fratello della madre, cioè lo zio materno.

ASSOCIAZIONE E TEORIA
Un’associazione è una relazione osservata tra due o più variabili, mentre una teoria ha carattere più
generale. Una teoria è un insieme di idee formulate per spiegare qualcosa . Se un’associazione viene messa
alla prova e se si giunge a scoprire che essa ricorre ripetutamente, allora è possibile affermare che tale
associazione è stata dimostrata. Al contrario, le teorie non possono essere dimostrate, sebbene possano
essere supportate da molteplici prove, la loro verità non può essere determinata con certezza. Molti de
concetti e delle idee presenti nelle teorie non sono direttamente osservabili o verificabili.

CAPITOLO 2 – LA CULTURA
La cultura è quell’insieme complesso che include le conoscenze, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il
costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo come membro di una società. Questi
attributi si acquisiscono non attraverso l’eredità biologica ma mediante la tradizione culturale.
L’inculturazione è il processo mediante il quale un bambini assimila la propria cultura .

LA CULTURA E’ APPRESA
L’apprendimento culturale umano dipende dalla capacità, unicamente sviluppata dall’uomo, di utilizzare i
simboli, segni che non hanno un collegamento necessario o spontaneo con ciò che rappresentano. Sulla
base dell’apprendimento culturale, gli individui creano, ricordano e si confrontano con idee e pensieri. La
cultura può essere appresa in maniera diretta o indiretta. Le culture sono state caratterizzate come insiemi
di meccanismi di controllo per dirigere il comportamento. Questi “programmi” vengono assimilati dalla
popolazione attraverso il processo di inculturazione relativo a specifiche tradizioni. Gli individui
interiorizzano gradualmente un sistema di simboli e significati precedentemente creato e definito e lo
utilizzano per definire il mondo in cui vivono, per esprimere i propri sentimenti ed emozioni e per formulare
giudizi. Ogni singolo individuo inizia attraverso un processo di apprendimento consapevole o inconsapevole
e di interazione con gli altri, assimila una tradizione culturale mediante il processo di inculturazione.

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Qualche volta la cultura viene assegnata in maniera diretta, come quando i genitori dicono ai propri figli di
ringraziare se qualcuno offre a loro qualcosa. La cultura viene inoltre trasmessa tramite l’osservazione. I
bambini prestano attenzione alle cose che li circondano. La cultura può anche venire interiorizzata in modo
inconsapevole. Gli occidentali acquisiscono parte delle nozioni della propria cultura sulla distanza che è
bene osservare quando due persone parlano non quando viene detto loro direttamente di mantenere una
certa posizione nei confronti dell’interlocutore, ma attraverso un graduale processo di osservazione,
esperienza e modifica consapevole o inconsapevole del comportamento. Gli antropologi concordano sul
fatto che l’apprendimento culturale venga elaborato in modo unico dagli esseri umani.
Unità Psichica dell’uomo: gli esseri umani sono diversi nelle proprie capacità e tendenze emotive e
intellettuali, tutte le popolazioni umane dispongono di uguali capacità culturali, indipendentemente
dall’aspetto fisico o dall’appartenenza etnica, le persone sono in grado di apprendere qualsiasi tradizione
culturale.

LA CULTURA E’ CONDIVISA
La cultura è un attributo che non appartiene ai singoli individui in sé ma agli individui in quanto membri di
gruppi. Noi apprendiamo la nostra cultura osservando, ascoltano parlando e interagendo con altre persone.
L’inculturazione unifica gli individui attraverso una serie di esperienze comuni. I genitori di oggi erano i figli
di ieri. Le persone diventano agenti attivi nel processo di inculturazione dei figli proprio come era successo
a loro. Per esempio, da piccolo quando non finivamo di consumare il pasto che avevamo nel piatto i nostri
genitori ci ricordavano dei bambini che morivano di fame in altri paesi del mondo, proprio come i nostri
nonni avrebbero potuto fare nella generazione precedente. Poco di ciò che pensiamo con la nostra testa è
originale o unico, questo perché condividiamo le nostre opinioni e le nostre credenze con molte altre
persone. La cultura non solo è condivisione ma permette di formulare anche dei pensieri.

LA CULTURA E’ SIMBOLICA
Il pensiero simbolico è unico e di fondamentale importante per gli esseri umani e per l’apprendimento
culturale. L’antropologo Leslie White ha definito la cultura come dipendente dal simbolismo, la cultura è
costituita da strumenti, utensili, abbigliamento, ornamenti, linguaggio ecc. Un simbolo è qualcosa di verbale
o non verbale che rappresenta qualcos’altro. Tra il simbolo e ciò che esso rappresenta non esiste un
collegamento ovvio, naturale o necessario. Per esempio un cane che abbaia non è più cane di un chien, dog,
hund o mbwa per utilizzare le parole che descrivono l’animale “cane” in francese, inglese, tedesco e swahili.
Il linguaggio è una delle abilità che contraddistinguono l’Homo Sapiens. In genere i simboli sono linguistici
ma esistono anche simboli non verbali, come per esempio le bandiere. L’acquasanta è un potente simbolo
nell’ambito del cattolicesimo romano. In sé, l’acqua non è più santa di quanto possano essere il latte, il
sangue o altri liquidi naturali. E l’acquasanta non è chimicamente diversa dall’acqua in comune. In questo
caso, un elemento naturale è stato arbitrariamente associato a un particolare significato per i credenti
cattolici, che condividono credenze ed esperienze comuni basate sull’apprendimento e trasmesse di
generazione in generazione.

LA CULTURA E LA NATURA
La cultura è legata alla natura. La natura detta le abitudini. Per gli esseri umani quello di mangiare è un atto
fondamentale per la sopravvivenza ma la cultura ci dice cosa, quando e come mangiare. In molte società le
persone consumano il pasto principe a mezzogiorno, in altre si preferisce invece una cena abbondamene. Gli
italiani a colazione sono grandi consumatori di caffè espresso e poco più, mentre gli statunitensi bevono
grandi quantità di caffè leggero con latte freddo. Le abitudini, le percezioni e le invenzioni culturali
modellano la natura umana in molte direzioni. La nostra cultura influenza la modalità con cui percepiamo la

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natura, la specifica natura umana e ciò che è naturale. Attraverso la scienza, invenzioni e scoperte, i
progressi culturali hanno consentito di superare molteplici limitazioni naturali. Attraverso la clonazione, gli
scienziati hanno alterato il modo di considerare l’identità biologica e il significato della vita stessa.

LA CULTURA E’ ONNICOMPRENSIVA
Tutte le persone sono acculturate, non solo diplomati e laureati. Le forze culturali più interessanti e
significative sono quelle che influenzano gli individui quotidianamente. La cultura, secondo la definizione
antropologica, include caratteristiche che qualche volta vengono considerate triviali o indegne di serio
studio, come per esempio molte espressioni della cultura popolare.

LA CULTURA E’ INTEGRATA
Le culture non sono raccolte disordinate e casuali di credenze e tradizioni ma hanno un carattere integrato
ovvero sono sistemi strutturati in base a schemi precisi. Se una parte del sistema subisce una modifica,
anche le altre parti andranno incontro a un cambiamento. Le culture sono integrate non semplicemente in
virtù delle attività economiche in esse dominanti e dei relativi schemi sociali ma anche in virtù di insiemi di
valori, idee, simboli e opinioni. Le culture formano i loro singoli membri a condividere determinanti tratti
della personalità. Un insieme di valori di base (valori fondamentali, essenziali, centrali) integra ogni cultura,
distinguendola dalle altre.

CULTURA ADATTATIVA E NON ADATTATIVA


Gli esseri umani dispongo di mezzi si biologici sia culturali per sopravvivere alle difficoltà poste
dall’ambiente in cui vivono. La capacità di adattamento basata su mezzi sociali e culturali si è incrementata
nel corso dell’evoluzione umana. Talvolta un comportamento adattativo offre vantaggi a breve termine, a
individui specifici può danneggiare l’ambiente e minacciare la sopravvivenza a lungo termine dell’intero
gruppo. A dispetto del ruolo cruciale dell’adattamento culturale nell’ambito dell’evoluzione umana, tratti,
schemi e invenzioni culturali possono anche rivelarsi non adattativi, minacciando così l’esistenza nel lungo
periodo del gruppo. L’aria condizionata consente di affrontare meglio il caldo mentre camini e sistemi di
riscaldamento ci proteggono dal freddo. Le automobili ci consentono di guadagnarci da vivere
trasportandoci dalla nostra abitazione fino al posti di lavoro.

LE BASI EVOLUTIVE DELLA CULTURA


La capacità umana di generare e apprendere la cultura ha una base evolutiva che risale a circa 2,6 milioni di
anni. Le somiglianze tra gli esseri umani e le scimmie sono evidenti nell’anatomia, nella struttura del
cervello, nella genetica e nella biochimica. La specie più imparentata all’uomo è quella dei gorilla e degli
scimpanzé. Ominidi è il nome attribuito alla famiglia zoologica che include gruppi di fossili ed esseri umani
viventi. Gli ominidi includono anche scimpanzé e gorilla. Ma il termine ominide è utilizzato per il gruppo che
ha generato l’evoluzione dell’uomo, non degli scimpanzé e dei gorilla, e comprende tutte le specie umani
che siano esistite. I nostri antennati vivevano sugli alberi, tra questi essi avevano l’abilità di impugnare e la
destrezza manuale. Come gli altri primati, gli umani hanno le mani flessibili dotate di cinque dita con i pollici
opponibili. Come le scimmie e le scimmie antropomorfe, gli umani possiedono anche un’eccellente
percezione della profondità e dei colori. I nostri occhi sono posizionati nella parte anteriore del cranio e
guardano avanti, in modo tale che i campi visivi si sovrappongano. La percezione della profondità e dei
colori facilitava anche l’individuazione e l’identificazione delle varie forme di cibo, così come la cura igienica
reciproca, che consisteva nel togliere insetti, tracce organiche e piccoli oggetti intrappolati tra i capelli.
Questo comportamento era una modalità per instaurare e mantenere dei legami sociali. La nostra abilità di

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infilare un ago riflette una complessa combinazione di movimenti e caratteristiche delle mani e degli occhi
raggiunta grazie a milioni di anni di evoluzione da parte dei primati.

LE SCIMMIE E L’UOMO
Con le scimmie condividiamo:
 L’abilità di apprendere dall’esperienza e di modificare il proprio comportamento.
 La realizzazione e l’utilizzo di oggetti per cibarsi, la forma più studiata di fabbricazione di oggetti da
parte di scimmie antropomorfe è il termiting per esplorare i terminati.
 Il controllo della propria igiene. Per esempio in un gruppo di macachi giapponesi è stato osservato
che una femmina di tre anni aveva iniziato a lavare delle piccole patate prima di mangiarle. In
seguito, prima sua madre, poi i suoi coetanei e infine tutto il gruppo seguì il suo esempio.
 La capacità di prendere la mira e di scagliare gli oggetti.
 La fabbricazione di oggetti per cacciare.
Con le scimmie di distinguiamo da:
 La cooperazione e la condivisione del cibo da parte degli umani. Nonostante il gruppo degli
scimpanzé condividano spesso la caccia predatoria, le scimmie antropomorfe e le scimmie tendono
a nutrirsi singolarmente. La cooperazione e la condivisone sono molto più sviluppate tra gli umani.
 L’accoppiamento: Tra i babbuini e gli scimpanzé l’accoppiamento avviene in base al colore delle
femmine dunque dell’ovulazione. Durante il calore la vagina esterna delle femmine si gonfia e
assume una colorazione rossa, a dimostrazione della loro ricettività. Si accoppiano pertanto i
maschi con un legame però temporaneo. Le femmine umane invece non hanno un vero e proprio
calore e l’ovulazione non ha segni esterni che la manifestano. Non sapendo dunque quando è in
corso l’ovulazione, gli uomini massimizzano il successo riproduttivo e accoppiandosi sempre e non
in periodi di tempo limitati.
 Il matrimonio: deve avvenire al di fuori dei soggetti legati da parentela o del gruppo locale
(esogamia). L’esogamia crea legami tra i diversi gruppi di origine degli sposi. Ciò non esiste invece
tra i primati non umani che si allontanano dal gruppo nell’età dell’adolescenza e non mantengono
legami con la propria famiglia.

LA CULTURA E L’INDIVIDUO: AGENCY E PRATICA


La cultura viene contestata, diversi gruppi all’interno della società lottano contro l’altro per affermare idee,
valori obiettivi e modi di vivere in cui credono. Anche quando concordano su ciò che si deve o non si deve
fare, le persone non sempre agiscono secondo le indicazioni fornite dalla loro cultura. Abbiamo due tipi di
cultura:
 Cultura ideale: ciò che le persone sostengono di dover fare e affermare di fare.
 Cultura reale: si riferisce all’effettivo comportamento delle persone. Questo è l’oggetto di
osservazione da parte di tanti antropologi.
Il concetto di agency si riferisce alle azioni perseguitate dagli individui, sia da soli sia nel gruppo, nel creare e
trasformare le identità culturali. L’approccio alla cultura, noto come Teoria della Pratica, riconosce che gli
individui all’interno di una società o cultura sono animati da svariati motivi e intenzioni, oltre a possedere
diversi livelli di potere e di influenza.

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I LIVELLI DI CULTURA
Esistono diversi livelli di cultura:
 Nazionale: condivisa dai membri di una stessa nazione.
 Internazionale: estesa oltre i confini nazionali per via della diffusione e del colonialismo. Per
esempio la Coppa del Mondo di calcio è diventato un evento culturale internazionale dal momento
che molte persone in vari paesi conoscono le regole del calcio, praticano o seguono questo sport.
 Subculturale: la cultura propria di un sottogruppo circoscritto all’interno di una nazione. In una
grande nazione, le subculture si originano per regione, etnicità, lingua, classe sociale e religione. I
background religiosi di ebrei, battisti e cattolici creano tra questi gruppi una serie di differenze
sottoculturali. Pur condividendo una cultura nazione comune, gli abitanti delle regioni del nord e di
quelle del sud degli Stati Uniti risultano diversi per quanto riguarda credenze, valori e
comportamento tradizionale.

ETNOCENTRISMO, RELATIVISMO CULTURALE E DIRITTI UMANI


Con etnocentrismo si fa riferimento alla tendenza a considerare la propria cultura di appartenenza come
superiore rispetto alle altre e ad applicare i propri valori culturali nel giudicare comportamenti e aspetti
delle altre culture (definendoli immorali, innaturali ecc). Le dichiarazioni di etnocentrismo sono molto
diffuse. L’etnocentrismo offre un senso di valore e di appartenenza comunitaria a coloro che condividono
una tradizione culturale. Contrapposto all’etnocentrismo, c’è il relativismo culturale ovvero la convinzione
che non si debba giudicare una cultura in base agli standard di un’altra. Non esiste una morale superiore,
internazionale o universale e le regole morali ed etiche di tutte le culture meritano lo stesso rispetto. Per
esempio alcune culture africane mediorientali seguono una tradizione di mutilazione dei genitali femminili.
La clitoridectomia è l’asportazione del clitoride in ragazze adolescenti e giovani donne. L’infibulazione
invece è la cucitura delle labbra della vagina per chiuderne l’apertura. Entrambi i procedimenti riducono il
piacere sessuale femmine e così ritengono alcune culture, la possibilità di adulterio. Entrambi sono riti
tradizionali in svariate società ma queste pratiche sono criticate dai difensori dei diritti umani. I diritti
umani sono dei diritti inalienabili (ovvero le nazioni non hanno il potere di invalidarli) e pensati validi a
livello internazionale, cioè sono superiori ai singoli paesi, culture e religioni. Parallelamente ai diritti umani
si è sviluppato il concetto di diritti culturali, che non vengono assegnati ai singoli individui ma ai gruppi
come le minoranze etniche e religiose e le società indigene. Questi diritti includono la capacità di un gruppo
di preservare la propria cultura, di allevare i propri figli secondo le tradizioni, di continuare a utilizzare il
proprio linguaggio e di non essere privato della propria base economia da parte della nazione in cui la
società si trova. E’ stato anche introdotto il concetto di diritti di proprietà intellettuale (IPR) che consente ai
gruppi indigeni di controllare chi può conoscere le pratiche e il patrimonio di informazioni culturali del
gruppo. Gli antropologi rispettano la diversità umana. La maggior parte degli etnografi cerano di essere
obiettiva, accurata e sensibile nei confronti delle altre culture.

UNIVERSALE, GENERALE E PARTICOLARE


Nello studio della diversità umana nel tempo e nello spazio, gli antropologi distinguono alcune
caratteristiche biologiche, psicologiche, sociali e culturali in: universale, generale e particolare.

UNIVERSALE

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Le caratteristiche universali sono comuni a tutti gli esseri umani e permettono a loro di distinguerli da altre
specie. Le principali caratteristiche sono:
 Biologici: lunga dipendenza infantile (molte specie animali lasciano i loro figli subito dopo un mese
dalla loro nascita), sessualità attiva tutto l’anno (molti animali cadono in letargo per svariati mesi
come l’orso), cervello complesso (che permette di formulare pensieri e ragionare).
 Psicologici: pensiero simbolico, elaborazione delle informazioni.
 Sociali: vita in famiglia e condivisione del cibo (riferimento alle scimmie che si nutrono
individualmente).
 Culturali: esogamia (il matrimonio al di fuori del proprio gruppo) per paura dell’incesto. Tutte le
società considerano alcuni membri troppo vicini nella linea di parentela per potersi accoppiare o
unire in matrimonio con loro. La violazione di questo tabù viene definita incesto, scoraggiata e
punita.

GENERALI
Le caratteristiche generali sono quelle caratteristiche comuni a diverse epoche e diversi luogo ma non a
tutte le culture. Alla base della generalità ci sono i concetti di diffusione, dominazione (dominio coloniale in
cui vengono imposte norme e pratiche a una società o a una nazione da un paese più potente). Una delle
generalità culturali presenti in molte società è la famiglia nucleare, non presente in alcune società tribali
come i Nayar, residenti sulle coste indiane dove il marito e la moglie non vivono insieme.

PARTICOLARE
Le caratteristiche particolari (o specifiche) sono quelle caratteristiche culturali non generalizzate o diffuse
ma specifiche in un singolo luogo, cultura, società. Le occasioni come il matrimonio e la morte sono
caratteristiche universali ma gli schemi dei rituali differiscono tra di loro. Gli italiani considerano i matrimoni
sfarzosi più appropriati rispetto a una cerimonia funebre sontuosa. Gli abitanti del Madagascar invece
considerato la cerimonia funebre di maggior importanza e il matrimonio un evento minore nel quale
partecipano solo gli sposi e pochi parenti.

I MECCANISMI DEL MUTAMENTO CULTURALE


Ci sono dei diversi meccanismi in base ai quali cambiano le culture:
 Diffusione: La diffusione è diretta quando due culture commerciano, stringono matrimoni o
scendono in guerra tra di loro. La diffusione risulta forzata quando una cultura ne sottomette
un’altra imponendo le proprie norme e abitudini al gruppo dominato. La diffusione risulta infine
indiretta quando gli elementi di un gruppo A si spostano in un gruppo C attraverso un gruppo B . Nel
mondo di oggi buona parte della diffusione transnazionale è dovuta alla propaganda dei mass
media e ai progressi della tecnologia per la condivisone e l’informazione.
 Acculturazione: è lo scambio di tratti culturali tra società che hanno contatti diretti continuativi. Per
esempio il pidgin (una forma semplificata di una determinata lingua mescolata con la lingua
nativa).
 Invenzione indipendente: è un processo mediante il quale gli esseri umani procedono
all’innovazione, individuando soluzioni creative ai problemi. Per esempio società diverse e lontane
hanno messo in atto le medesime strategie (per esempio l’agricoltura in Medio Oriente e in
Messico).

LA GLOBALIZZAZIONE

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Il termine globalizzazione descrive una serie di processi, tra cui la diffusione e l’acculturazione, che
promuovono il cambiamento in un mondo in cui le nazioni e i popoli sono sempre più interconnessi e
reciprocamente dipendenti. Questi legami sono determinati da forze economiche e politiche, insieme ai
moderni sistemi di trasporto e comunicazione. Le forze della globalizzazione includono il commercio, viaggi
e turismo internazionale, flussi migratori transazionali, i media ecc. Le comunicazioni a lunga distanza sono
più semplici, più veloci e più economiche rispetto al passano e si stendono fino a coprire aree geografiche. I
mass media contribuiscono ad alimentare la diffusione a livello globale della cultura dei consumi,
stimolando la partecipazione all’economia mondiale. I media diffondono informazioni su rischi e minacce,
prodotti, servizi, diritti, istituzioni e stili di vita. Gli emigranti trasmettono informazioni e risorse in modo
transnazionale conservandoci i progressi dei paesi d’origine.

CAPITOLO 3 – TEORIE ANTROPOLOGICHE


EVOLUZIONISMO
Tylor in Primitive Culture propone una definizione classica di cultura, dicendo che quest’ultima fosse un
argomento che poteva essere studiato scientificamente.
La società antica è un esempio chiave dell’evoluzionismo del XIX secolo applicato alla società.
Morgan partì dal presupposto che la società umana si fosse evoluta attraverso una serie di fasi:
 Stato Selvaggio
 Barbarie
 Civiltà
Suddivise a sua volta sia lo stadio selvaggio che le barbarie in tre periodi: stato selvaggio e barbarie
inferiore medio e superiore. I primi esseri vivevano in uno stato selvaggio inferiore, nutrendosi di bacche e
di frutta, nel periodo intermedio gli uomini iniziarono a pescare e a controllare il fuoco, mentre l’invenzione
dell’arco e delle frecce portò l’uomo allo stato selvaggio superiore. La civiltà giunse con la scrittore.
Secondo Morgan l’evoluzionismo è un evoluzionismo unilineare poiché egli partì dal presupposto che
esistesse una sola linea o percorso lungo il quale tutte le società si erano evolute.
Nel volume Primitive Culture, Tylor sviluppò il proprio personale approccio evoluzionistico all’antropologia
delle religioni. Come Morgan, anche Tylor proponeva un percorso unilineare che si snodava da:
 Animismo
 Monoteismo
 Politeismo
 Scienza
Tylor riteneva che la religione sarebbe finita quando avrebbe perso la sua funzione primaria di spiegare
l’inspiegabile. Secondo Tylor la religione avrebbe occupato un posto di minore importanza via via che la
scienza fosse stata in grado di offrire spiegazioni sempre migliori. Sia Tylor che Morgan erano interessati
alle sopravvivenze ovvero a quelle pratiche che si supponeva fossero sopravvissute dai primi stadi
dell’evoluzione fino alla società contemporanea.

SCUOLA DI BOAS

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Boas è indiscutibilmente il padre delle scienze antropologiche. Boas contribuì all’antropologia culturale,
biologica e linguistica. I suoi studi biologici sugli immigrati europei negli Stati Uniti rivelarono e furono in
grado di misurare la plasticità fenotipica: erano fisicamente diversi dai loro genitori non a causa di un
cambiamento genetico ma perché erano cresciuti in un ambiente diverso. Boas mostrò che la biologia
umana può essere modellata e modificata dall’ambiente, incluse le forze culturali. Boas e i suoi allievi si
prodigarono per dimostrare che non era quindi la biologia a determinare la cultura.

PARTICOLARISMO STORICO
Boas e i suoi numerosi e importanti allievi criticarono molteplici aspetti delle teorie di Morgan. In primo
luogo mettevano in dubbio i criteri utilizzati per la definizione dei vari stadi dell’evoluzione umana:
sostenevano che lo stesso risultato non potesse avere un’unica spiegazione, poiché esistevano molteplici
percorsi che conducevano a esso. La posizione di Boas e dei suoi seguaci venne definita particolarismo
storico. Il particolarismo storico rifiutava il metodo comparativo . Il particolarismo storico si basa sull’idea
che ogni elemento della cultura possedesse una storia distintiva e che forme sociali che potevano sembrare
simili non lo fossero affatto proprio in virtù delle storie diverse che le avevano contraddistinte.

FUNZIONALISMO
Il funzionalismo metteva in secondo piano la ricerca delle origini, concentrandosi invece sul ruolo dei tratti
e delle pratiche culturali nella società contemporanea. Le due principali correnti funzionalistiche sono
associate a Brown e Malinowski.

MALINOWSKI
Sia Brown che Malinowski si concentrarono sul presente invece che sulla ricostruzione storica del passato.
Malinowski fu un vero e proprio pioniere del lavoro sul campo tra i gruppi umani a lui contemporanei.
Malinowski fu un funzionalista in due sensi: in primo luogo riteneva che gli usi, le tradizioni e le istituzioni di
una società fossero integrati e correlati cosicché il cambiamento di uno di essi comportava la modifica degli
altri, ovvero ogni singolo elemento era funzionale agli altri. In tal senso, lo studio delle attività di pesca nelle
Trobiand alla fine avrebbe condotto l’etnografo a studiare l’intero sistema economico, la magia, la
religione. La seconda lettura della teoria funzionale della cultura di Malinowski conduce al funzionalismo
dei bisogni umani. Malinowski credeva che gli esseri umani avessero un insieme di bisogni biologici
universali e che usi e tradizioni venissero sviluppati proprio allo scopo di soddisfare questi bisogni.

BROWN
Secondo Brown l’antropologia sociale non poteva sperare di scoprire le vicende di popoli privi di sistemi di
scrittura. Dal momento che qualsiasi storia è congetturale ovvero è solo un’ipotesi, essa spingeva gli
antropologi sociali a concentrarsi sul ruolo giocato da specifiche pratiche nella vita delle società del
presente. Brown sosteneva che l’antropologia sociale fosse una scienza sincronica anziché diacronica ossia
che studiasse le società per come esistono oggi nel presente piuttosto che nel passato.

FUNZIONALISMO STRUTTURALE
Secondo il funzionalismo e il funzionalismo strutturale, la funzione delle tradizioni culturali, delle norme e
delle pratiche sociali è di preservare la struttura sociale.

CONFIGURAZIONISMO

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Benedict e Mead svilupparono un approccio alla cultura che è stato chiamato configurazionismo ed è
collegato al funzionalismo nel senso che anche in questo caso la cultura viene considerata un sistema
integrato. Boas riconobbe tuttavia che la diffusone non era un processo automatico: i tratti culturali
possono anche diffondersi se incontrano barriere ambientali o se non vengono accettati da una cultura
specifica. Ne conseguiva che i tratti mutati da altre culture avrebbero dovuto essere modificabili fino ad
aderire alla cultura di adozione. Anche Mead rinvenne alcuni modelli nelle culture da lei studiate, tra quelli
nelle isole Samoa dove studiò gli adolescenti indigeni confrontandoli con i loro coetanei americani. I
risultati a cui pervenne supportavano la visione di Boas che è la cultura e non la biologia a determinare la
variazione nei comportamenti e nelle personalità umane.

NEOEVOLUZIONISMO
Intorno al 1950 gli antropologi rinnovarono il proprio interesse per il cambiamento culturale e persino per
l’evoluzione umana. I neoevoluzionisti sostenevano la necessità di reintrodurre il concetto di evoluzione
all’intero dello studio della cultura. White sosteneva che non ci fossero dubbi sul fatto che la cultura si fosse
evoluta ma si rese conto che culture specifiche potevano evolversi seguendo la stessa direzione. Steward
propose un diverso modello evoluzionistico, che chiamò evoluzionismo multilineare, in cui mostrava il
modo in cui le culture si erano evolute lungo molteplici e differenti linee. Secondo White la disponibilità di
energia costituiva il principale metro di misura e il motore del progresso culturale ossia le culture
progredivano in modo proporzionale alla stessa disponibilità annua di energia pro-capite.

MATERIALISMO CULTURALE
Per Harris tutte le società possedevano:
 Un’infrastruttura: costituita da tecnologia, economia e demografia.
 Struttura: forme di parentela e di discendenza.
 Sovrastruttura: religione, ideologia e gioco.

CULTUROLOGIA
Egli considerava l’antropologia culturale come una scienza che definì culturologia. White riteneva che le
forze culturali, che si basano sulla capacità unica degli esseri umani di pensare in modo simbolico,
racchiudessero una potenza tale da rendere marginale il ruolo dei singoli individui. White si opponeva
all’idea che singoli individui specifici fossero responsabili di grandi scoperte e mutamenti epocali,
sostenendo al contrario che fossero intere costellazioni di forze culturali a creare grandi individui.

SUPERORGANICO
Kroeber definì l’ambito culturale, il cui emergere rese possibile l’evoluzione dalle scimmie in primati
ominidi, con il termine di superorganico. Kroeber considerava la cultura come la base della nuova scienza,
che divenne in seguito antropologia culturale.

DURKHEIM
In Francia, Durkheim aveva proposto un approccio deterministico chiamato coscienza collettiva. Durkheim
sosteneva che questa nuova scienza si sarebbe basata su fatti sociali, analiticamente diversi dagli individui
dal cui comportamento questi fatti venivano inferiti. Gli psicologici studiano gli individui mentre gli
antropologi studiano gli individui in quanto rappresentanti di un’entità più ampia.

STRUTTURALISMO

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Lo strutturalismo di Levi-Strauss ebbe modo di evolvere nel corso del tempo, dai primi interessi per le
strutture di parentela e i sistemi di matrimonio fino al tardino interesse per la struttura della mente umana.
Secondo Levi-Strauss le menti possiedono tratti universali che hanno origine in determinate caratteristiche
comuni nel cervello dell’Homo Sapiens. Tra queste caratteristiche mentali universali emerge il bisogno di
classificazione ovvero di imporre un ordine agli aspetti della natura, alla relazione dell’uomo con essa e alle
relazioni tra individui. Uno degli aspetti universali della classificazione è l’opposizione o contrato. Uno dei
mezzi più comuni usati per la classificazione è l’opposizione binaria. Il concetto di agency si riferisce alle
azioni perseguitate dagli individui sia da soli che in gruppo, nel creare e trasformare le identità culturali.

TEORIA DELLA PRATICA


L’approccio alla cultura noto come teoria della pratica riconosce che gli individui all’interno di una società o
una cultura sono animati da svariati motivi e intenzioni, oltre a possedere diversi livelli di potere e
influenza. La teoria della pratica si concentra sul modo in cui i singoli individui influenzano e trasformano il
mondo in cui vivono, riconoscendo la realtà della relazione reciproca esistente tra cultura e individuo.

CAPITOLO 4 – TECNICHE DELL’ETNOGRAFIA


Gli etnografi costruiscono tradizionalmente la loro ricerca sul campo al di fuori della propria nazione
d’origine. Nel paese ospite l’etnografo cerca di ottenere il permesso, la collaborazione e le informazioni da
funzionari statali, dagli studiosi e in particolar modo dai membri della comunità che intendono fare oggetto
dei loro studi. Gli antropologi hanno bisogno di stabilire e mantenere relazioni appropriate di
collaborazione, mai di sfruttamento, con i colleghi, e le comunità nella nazione ospite.
L’antropologia si sviluppò in un campo differenze quando i primi studiosi, come Malinowski, si spinsero in
terre lontane per studiare piccoli gruppi di contadini e coltivatori. Questo tipo di studio personale viene
chiamato etnografia. Gli etnografi hanno tentato di capire tutti gli aspetti di una particolare cultura. Per
raggiungere questo scopo gli etnografi adottano una strategia libera da specifici campi per la raccolta delle
informazioni. In una data società o comunità, l’etnografo si muove da insediamento a insediamento, da
luogo a luogo per scoprire la cultura che caratterizza una popolazione. L’etnografia comporta una ricerca
sul campo in una specifica società mentre l’etnologia rappresenta l’aspetto comparativo dell’antropologia
culturale. Gli scopi dell’etnologia sono quelli di identificare, comparare e spiegare le differenze e le
similitudini culturali. Ci sono numerose tecniche di ricerca sul campo etnografico.

OSSERVAZIONE E OSSERVAZIONE PARTECIPANTE


Gli etnografi devono conoscere i loro ospiti e di solito si interessano di quella che è la totalità delle loro vite.
Devono prestare attenzione a centinaia di dettagli della vita quotidiana, eventi stagionali e avvenimenti
insoliti. Devono osservare il comportamento individuale e collettivo nei diversi luoghi. Dovrebbero poi
registrare cosa vedono quando lo vedono. Alla fine l’etnografo si abitua e accetta come normali quegli
elementi culturali che inizialmente considerava come alieni. Generalmente gli etnografi trascorrono più di
un anno sul campo. Molti etnografi registrano le loro impressioni in un diario personale, che viene tenuto
separato dalle altre note di campo. Gli etnografi lottano per stabilire un rapporto amichevole basato sul
contatto personale con i loro ospiti. Una tra le procedure più caratteristiche dell’etnografia è l’osservazione
partecipante, che significa prendere parte alla vita comunitaria e non studiarla semplicemente.

CONVERSAZIONE, INTERVISTA E TABERLLE DI INTERVISTA

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Partecipare alla vita locale significa che gli etnografi parlano costantemente con le persone e fanno loro
delle domande. Ci sono numerosi livelli nell’apprendimento della lingua sul campo. Prima di tutto c’è la fase
di denominazione ovvero chiedere nomi su nomi degli oggetti che ci circondano .Poi siamo capaci di porre
le domande più complesse fino ad entrare in vere e proprie discussioni. Con la tabella per le interviste,
l’etnografia parla faccia a faccia con le persone, fa le domande e trascrive le risposte. Le procedure del
questionario tendono a essere più indirette e personali, spesso capita che sia lo stesso intervistato a
compilare il modulo.

IL METODO GENEALOGICO
Il metodo genealogico è una tecnica etnografica ben delineata. I primi etnografi svilupparono una serie di
segni e simboli per occuparsi di parentela, discendenza e matrimonio. Gli antropologi hanno bisogno di
raccogliere dati genealogici per comprendere le attuali relazioni sociali e per poterne ricostruire la storia. In
molte società non industrializzate i legami di sangue rappresentano la base della vita sociale. Gli
antropologi chiamano anche questo tipo di cultura società basate sui legami di sangue.

INFORMATORI PRIVILEGIATI
Ogni comunità presenta persone che riportano informazioni più complete o utili che riguardano particolari
aspetti della vita. Queste persone vengono riconosciute con il nome di informatori privilegiati detti anche
informatori chiave.

STORIE DI VITA
Gli antropologi sviluppano le proprie preferenze sul campo, esattamente come facciamo noi a casa. Spesso,
quando troviamo qualcuno insolitamente interessante, raccogliamo la sua stessa vita.

CREDENZE E PERCEZIONI LOCALI E CREDENZE E PERCEZIONI DELL’ETNOGRAFO


Uno tra gli obiettivi dell’etnografia è quello di scoprire visioni, credenze e percezioni locali, che possono
essere confrontate con le osservazioni e le conclusioni dello stesso etnografo. Sul campo solitamente gli
etnografi combinano due strategie di ricerca, quella emica (rivolta al locale) e quella etica (rivolta allo
scienziato). Un approccio emico investiga sul come pensano le popolazioni locali. Come percepiscono e
categorizzano il mondo? Quali sono le loro regole di comportamento? Cos’ha significato per loro?
Utilizzando la prospettiva emica, l’etnografo cerca il punto di vista locale, contando su come le popolazioni
locali spiegano le cose e dicono se qualcosa è più o meno significate. Il termine informatore privilegiato si
riferisce agli individui che l’etnografo deve conoscere sul campo, le presone che gli insegnano quello che
riguarda la loro cultura, che offrono là loro prospettiva emica. L’approccio etico sposta l’obiettivo da quelle
che sono le categorie, espressioni, spiegazioni e interpretazioni locali a quelle dell’antropologo. L’approccio
etico riconosce che i membri di una cultura sono spesso troppo coinvolti in ciò che stanno facendo per
interpretare in modo imparziale la propria cultura. Operando eticamente l’etnografo sottolinea ciò che
l’osservatore nota e considera importante. Gli etnografi generalmente nella loro ricerca sul campo
combinano la strategia emica con quella etica. Secondo Malinowski uno dei compiti primari dell’etnografo
è quello di affermare il punto di vista del nativo.

PROBLEM ORIENTED

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Oggi la maggior parte degli etnografi arriva sul campo con un preciso problema da investigare e raccogliere
informazioni su tale problema. Le risposte della popolazione locale non sono l’unica fonte di dati. Gli
antropologi raccolgono informazioni anche riguardo a fattori come la densità della popolazione, la qualità
ambientale, il clima, la geografia fisica, l’alimentazione e l’uso della terra.

LA RICERCA LONGITUDINALE
La ricerca longitudinale è lo studio a lungo termine di una comunità, regione, società, cultura o altra unità di
ricerca, solitamente basato su visite ripetute. Spesso questa ricerca è coordinata da diversi etnografi.

INDAGINE
Il modello dell’indagine comprende la campionatura, la raccolta di dati impersonali e l’analisi statistica.
L’indagine delinea abitualmente un campione (un gruppo di studio gestibile) da una più grande
popolazione. Studiando il campione selezionato, i sociologi possono effettuare accurate inferenze
sull’intera popolazione. Nella società di piccole dimensioni, gli etnografi devono conoscere la maggior parte
delle persone. I ricercatori che utilizzano l’indagine chiamano le persone che studiano respondents, coloro
cioè che rispondono alle domande durante un’inchiesta.

CAPITOLO 5 – ANTROPOLOGIA APPLICATA


L’antropologia è anche un campo interculturale, comparativo e olistico che interagisce e comunica con il
proprio pubblico. Prevede una duplice dimensione: quella teoria e quella pratica (antropologia applicata).
Quest’ultima fa riferimento all’applicazione di dati, prospettive, teorie e metodi delle scienze
antropologiche per identificare, valutare e risolvere le problematiche sociali e contemporanee.
L’antropologia applicata è il campo dell’indagine che si occupa delle relazioni tra conoscenza antropologia e
gli usi di tale conoscenza nel mondo che sta dietro l’antropologia. Dal momento che gli antropologi sono
esperti dei problemi umani e di cambiamenti sociali, sono altamente qualificati per suggerire, pianificare e
implementare politiche e linee di condotta che riguardano individui e popolazione.
Al giorno d’oggi molti esperti di antropologia applicata considerano il proprio lavoro come una professione
assistenziale. Gli antropologi collaborano con società e aziende il cui obiettivo è ampliare i profitti dei propri
clienti. Gli enti che si occupano della gestione delle risorse culturali vengono contattati da imprese che
desiderano realizzare strade fabbriche ecc. In casi simili andrebbe a sicuro vantaggio del cliente un risultato
che mostri sul terreno coinvolto nel progetto di costruzione non sono presenti siti che necessitano di
speciale tutela.

LE APPLICAZIONI DELL’ANTROPOLOGIA
L’antropologia si può applicare in diversi ambiti e contesti.
Gli esperti di antropologia applicata del campo medico per esempio considerano i contesti e le implicazioni
di disturbi e malattie sia dal punto di vista socioculturale sia biologico. I ricercatori in campo antropologico
ed educativo lavorano in aule scolastiche, abitazioni private e altri ambienti pertinenti all’istruzione.
I progetti di sviluppo sono generalmente destinati all’insuccesso se i pianificatori ignorano la dimensione
culturale dello sviluppo. I problemi sorgono dalla mancanza di attenzione alle condizioni socioculturali
esistenti e dalla conseguente mancanza di aderenza tra proposte teoriche e realtà oggettiva.
Esempio Africa

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Per evitare simili progetti del tutto irrealisti e per creare schemi di sviluppo più appropriati dal punto di
vista culturale le organizzazione per lo sviluppo internazionale provvedono sempre a garantirsi la
collaborazione di antropologi nella fase di pianificazione progettuale.

ANTROPOLOGIA DELLO SVILUPPO


L’antropologia dello sviluppo è il ramo dell’antropologia applicata che si interessa ai problemi sociali indotti
dallo sviluppo economico e della loro dimensione culturale. Gli antropologi dello sviluppo non si limitano a
mettere in atto politiche di sviluppo pianificate da altri ma pianificano e guidano in prima persone tali
politiche. Spesso gli antropologi dello sviluppo devono far fronte a dilemmi etici. Gli aiuti a paesi esteri di
solito non giungono là dove bisogno e sofferenza sono maggiori ma vengono destinati sulla base di priorità
politiche economiche e strategiche. Gli interessi dei pianificato non sempre coincidono con i migliori
interessi dei popoli locali. Spesso fra gli obiettivi delle recenti politiche di sviluppo vi è la promozione
dell’equità: maggiore equità implica minore povertà e più equa distribuzione delle ricchezze. Tuttavia, per
raggiungere questo obiettivo, i progetti devono avere il supporto di governi aperti al cambiamento.
Di solito, invece, i ricchi e i potenti sono riluttanti nei confronti di progetti che minacciano i loro stessi
interessi.

LE STRATEGIE D’INNOVAZIONE
Gli antropologi che si occupano dei problemi sociali devono lavorare a stretto contatto con i locali per
valutarne le aspettative e le necessità di cambiamento e contribuire alla loro realizzazione. Ci sono tre tipi
di errori:
 Eccessiva innovazione: i popoli oppongono resistenza a progetti di sviluppo che impongono
sostanzialmente cambiamenti alla loro vita quotidiana. Di solito le persone sono disposte a
cambiare quanto basta per mantenere quello che già hanno.
 Sottodifferenziazione: è la tendenza a considerare i paesi meno sviluppati più simili fra di loro
rispetto a quanto lo siano nella realtà. Le agenzie per lo sviluppo hanno spesso ignorato la diversità
culturale.
 I modelli del terzo mondo: molti governi non si impegnano a migliorare la vita dei loro cittadini.
Tuttavia il alcune nazioni il governo agisce più nell’interesse del popolo.

ANTROPOLOGIA ED EDUCAZIONE
L’attenzione verso la cultura si rivela fondamentale sia per l’antropologia sia per l’educazione, implicando
un’attività di ricerca che si estende dalle classi scolastiche fino agli ambienti domestici alle comunità nel
loro complesso. All’interno delle classi gli antropologi hanno osservato una serie di interazioni tra
insegnanti, studenti, genitori e ospiti occasionali. Gli antropologi ritengono i bambini soggetti
assolutamente culturali e pensano che la loro inculturazione e gli atteggiamenti messi in campo nei
confronti degli argomenti e degli atti educativi appartengono a un contesto che include la famiglia e i pari.
Gli antropologi hanno rilevato alcuni errori imputabili ai pregiudizi e di valutazione da parte degli
insegnanti. I docenti avevano a torto dato per scontare che i genitori degli alunni portoricani attribuissero
minore valore all’educazione rispetto ai loro omologhi di etnia non ispanica, peccato che una volta
intervistati in maniera strutturata e approfondita emerse che ne attribuivano di importanza all’educazione.

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CAPITOLO 6 – LINGUAGGIO E COMUNICAZIONE


Il linguaggio è il nostro mezzo di comunicazione principale. Il linguaggio si è originato migliaia di anni prima
della nascita della scrittura. Il linguaggio viene trasmesso attraverso l’apprendimento in quanto parte del
processo di inculturazione. Il linguaggio consente agli esseri umani di discutere del passato e del futuro, di
condividere le proprie esperienze con le altre persone. Gli antropologi studiano il linguaggio nel suo
contesto sociale e culturale. Una caratteristica del linguaggio è il suo essere in costante mutamento.

COMUNICAZIONE TRA I PRIMATI


Solo gli esseri umani possiedono la facoltà di parlare. I sistemi di comunicazione naturali di altri primati
vengono chiamati sistemi di richiamo. Tali sistemi consistono in un numero limitato di suoni o richiamo .
Questi richiami possono variare in termini di intensità e durata, ma sono molto meno flessibili del
linguaggio poiché sono automatici e non possono essere combinati tra di loro. I nostri antenati iniziarono a
combinare i vari richiami e a comprendere queste combinazioni. Il numero di richiami si ampliò, diventando
alla fine troppo grande per essere trasmesso anche solo parzialmente attraverso l’eredità genetica.
Sebbene i primati che vivevano nello stato brado utilizzino sistemi di richiamo, l’apparato vocale delle
scimmie non presenta una conformazione idonea alla fonazione. Numerose scimmie hanno imparato a
conversare con gli esseri umani sfruttando mezzi diversi dalla lingua parlata. Uno di questi sistemi di
comunicazione è la lingua dei segni (ASL). Il linguaggio ha consentito un immenso vantaggio adattativo
all’Homo Sapiens. Esso permette alla società umana di accumulare una quantità di informazioni di gran
lunga superiore a quella immagazzinata da ogni altro gruppo non umano. Il linguaggio è uno strumento di
efficacia unica per l’apprendimento.

COMUNICAZIONE NON VERBALE


Il linguaggio è il nostro principale mezzo di comunicazione ma non è l’unico che utilizziamo: comunichiamo
quando trasmettiamo informazioni su di noi agli altri e riceviamo simili informazioni da loro. Le espressioni
del nostro viso, la postura del gruppo, i gesti e i movimenti offrono informazioni su di noi e nostri stati
d’animo e fanno parte dei nostri stili di comunicazione.
La cinesica è lo studio della comunicazione attraverso i movimento corporei, posture, gesti ed espressioni
della mimica facciale. I linguisti prestano attenzione non solo a ciò che viene detto ma anche a come viene
detto e alle caratteristiche che, pur andando oltre il linguaggio, sono comunque ricche di significato.
L’entusiasmo di chi parla viene espresso non solo attraverso le parole ma anche con espressioni del viso,
gesti e altri segni che comunicano una certa animazione. Per esprimere i nostri stati d’animo impieghiamo
modi di comunicare sia verbali sia non verbali come entusiasmo, tristezza, gioia.

LA STRUTTURA DEL LINGUAGGIO


Lo studio scientifico di una lingua parlata coinvolge svariate aree di analisi interculturale:
 Fonologia: è lo studio dei suono con cui articoliamo la lingua parlata, considera quali suoni sono
presenti e significativi in una determinata lingua.
 Morfologia: studia le forme in cui i suoni vengono combinati per creare i morfemi ovvero le parole
e le loro componenti più significative.
 Lessico: è un dizionario che contiene tutti i morfemi e il loro relativo significato.
 Sintassi: si riferisce alla costruzione e all’ordine occupato dalle parole dell’interno di frasi e
enunciati.

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LINGUAGGIO, PENSIERO E CULTURA


Secondo Noam Chomsky il cervello umano è in grado di elaborare un insieme limitato di regole per
l’organizzazione del linguaggio, cosicché tutte le lingue possiedono in realtà una base strutturale comune
chiamata grammatica universale. Secondo Chomsky, tutti gli esseri umani possiedono capacità linguistiche
simili e sviluppano processi cognitivi analoghi.

L’IPOTESI SAPIR-WHORF
Alcuni linguisti e antropologi ritengono che lingue diverse producano differenti modi di pensare ossia che
diversi modi di esprimersi influenzano il modo di pensare agli individui. Questa posizione viene chiamata
Sapir-Whorf. Le diverse grammatiche portano a esprimere concetti diversi.

SOCIOLINGUSTICA
Nessuna lingua costituisce un sistema uniforme in cui ogni individuo parla in modo in tutto e per tutto
identico ad altri individui: oggetto di studio dei sociolinguisti è la variazione linguistica. Il campo della
sociolinguistica indaga infatti le relazioni esistenti tra variazioni sociali e linguistica, ossia la lingua per come
viene parlata in un determinato contesto.

LINGUISTICA STORICA
I sociolinguisti studiano la variazione contemporanea nella lingua parlata ossia il cambiamento linguistico
nel suo divenire. La linguistica storia si occupa di esaminare il cambiamento linguistico a lungo termine: gli
esperti di questa disciplina sono in grado di ricostruire numerose caratteristiche delle lingue del passato
studiando le lingue figlie contemporanee, ovvero le lingue che discendono dal medesimo idioma e si sono
modificate nel corso di migliaia di anni. La lingua originaria dalla quale queste lingue discendono è chiamata
protolingua. La lingua si modifica nel corso del tempo, evolve, si diffonde e si divide in sottogruppi
linguistici.

CAPITOLO 7 – L’ETNICITA’
Un gruppo etnico è un insieme di persone che condividono cultura, lingua, religione, usi ecc . Le etnie sono
il prodotto di costruzioni storico-culturali alle quali a volte le popolazioni che le hanno create attribuiscono
caratteristiche di tipo biologico chiamate razze. Una razza è un gruppo di individui di una specie
contraddistinti da comuni tratti biologici. Etnicità significa identificazione con un determinato gruppo
etnico, sentirsi parte di esso e, di conseguenza, esclusione da altri gruppi.
Nelle conversazioni di tutti i giorni il termine status viene utilizzato come sinonimo di prestigio, raggiungere
un certo status significa ottenere una determinata posizione. Nel campo delle scienze sociali questo non è
tuttavia il significato principale di status: il termine viene utilizzato in modo più neutro per indicare la
posizione, indipendentemente da quanto prestigiosa essa sia, che un individuo occupa all’interno della
società. Gli individui rivestono sempre più posizioni simultaneamente. Alcuni status si hanno sin dalla
nascita (per esempio lo status figlio) altri invece si ottengono (per esempio lo status studente).

LA DIVERSITA’ BIOLOGICA E IL CONCETTO DI RAZZA


Nel corso dei secoli gli scienziati si sono avvicinati allo studio sulla diversità biologica umana in due modi: la
classificazione delle razze e l’attuale comprensione delle differenze specifiche. In primo luogo consideriamo
i problemi riguardanti la classificazione razziale. Le differenze biologiche sono reali, importanti ed evidenti a

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tutti. Oggi i ricercatori è più importante spiegare e studiare le somiglianze e differenze tra le razze anziché
la diversità biologica.
I primi studiosi fecero ricorso per la classificazione razziale ai tratti fenotipici. Il fenotipo fa riferimento a
tratti evidenti dell’organismo, la sua biologia mista dal punto di vista anatomico e fisiologico.
La classificazione delle razze basate sul fenotipo fece sorgere il problema su quali fossero i tratti più
importanti da considerare. Le razze dovrebbero essere definite in base all’altezza, peso, taglia o colore della
pelle? Si decise di distinguere tre tipi di razze: bianchi, neri e gialli. Problemi simili nascono ogni volta che si
utilizza un singolo tratto distintivo come base per la classificazione razziale. Il tentativo di usare
caratteristiche somatiche, altezza, peso o qualsiasi altro tratto fenotipico porta a numerose difficoltà.

COME SPIEGHIAMO IL COLORE DELLA PELLE?


La selezione naturale è il processo grazie al quale, in un determinato ambiente, le forme di vita che si
adattano sopravvivono e si riproducono. Nel passaggio tra le varie generazioni gli organismi meno adatti
soccombono, mentre quelli più adatti sopravvivono dando vita a una prole.
Il colore della pelle è un tratto biologico complesso, influenzato da molti geni, dei quali però non se ne
conosce ancora esattamente il numero. La melanina è la sostanza chimica prodotta dall’epidermide. Le
cellule di melanina delle persone dalla pelle scura producono granuli di melanina in numero e dimensioni
maggiori rispetto alle persone dalla pelle chiara. Proteggendo il corpo dalle radiazioni ultraviolette del sole,
la melanina offre protezione contro un’elevata varietà di malattie. La melanina comporta la produzione di
vitamina D. Una persone di colore ha molta vitamina D mentre una persona bianca, che ha poca vitamina D,
deve integrarla con la dieta.

STRATIFICAZIONE E INTELLIGENZA
Nel corso dei secoli i gruppi che detenevano il potere hanno utilizzato l’ideologia razziale per giustificare,
spiegare e conservare le proprie posizioni sociali privilegiate, dichiarando che le minoranze fossero
congenitamente inferiori, ossia inferiori dal punto di vista biologico. Tale ideologia difende la stratificazione
come qualcosa di inevitabile, di permanente e di naturale, che ha base biologica più che sociale: così i
nazisti sostenevano la superiorità della razza ariana. Esistono eccellenti prove che all’interno di qualsiasi
società stratificata (ossia basata su classi) le differenze rilevate nelle prestazioni tra gruppi economici,
sociali ed etnici riflettono le loro diverse esperienze e opportunità piuttosto che una struttura genetica
specifica. La stratificazione, dominio politico, pregiudizi e ignoranza continuano a esistere, diffondendo
l’erroneo concetto che sfortuna e povertà scaturiscano da una mancanza di capacità. L’intelligenza di una
persona varia in base alle circostanze e all’ambiente.

GRUPPI ETNICI, NAZIONI E NAZIONALITA’


Il termine nazione un tempo era sinonimo di tribù o gruppo etnico. Oggi invece il termine nazione è
sinonimo di stato ovvero un’unità politica indipendente con un’organizzazione centralizzata.
I gruppi che possiedono uno stato politico autonomo vengono definiti nazionalità. La nazionalità è una
comunità immaginaria perché le persone non si conoscono realmente tra di loro. La lingua e la stampa
giocano un ruolo di importanza cruciale nella crescita della coscienza nazionale europea.

COESISTENZA PACIFICA
Ci sono tre modalità che permettono la coesistenza pacifica:
 Assimilazione: descrive il processo di cambiamento che un gruppo minoritario subisce quando si
trasferisce in un paese in cui predomina una cultura diversa dalla sua. Mediante il processo di

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assimilazione, la minoranza adotta progressivamente i modelli e le norme della cultura dominante


ospitante finendo per essere incorporata.
 Società pluralistica: sono società in cui sono presenti più gruppi etnici. Non per forza uno deve
perdere la propria cultura con il processo di assimilazione.
 Multiculturalismo: il modello del multiculturalismo adotta una prospettiva opposta a quella del
modello di assimilazione. Il modello del multiculturalismo incoraggia la pratica delle tradizioni
etnico-culturali, incoraggia una coesistenza pacifica tra culture diverse.

LE RADICI DEI CONFLITTI ETNICI


L’etnicità può esprimersi nel multiculturalismo pacifico o in discriminazione e violente lotte interetniche. Le
radici della differenziazione etnica possono essere politiche, economiche, religiose, linguistiche, culturali o
razziali. Perché le differenze etniche spesso conducono a conflitti e violenze? Le cause incidono un senso di
ingiustizia legato alla distribuzione delle risorse, alla competizione economica o politica, ai pregiudizi e ad
altre espressioni del senso di minaccia o svalutazione dell’identità culturale. Con il termine pregiudizi si fa
riferimento alla svalutazione di un gruppo a casa dei suoi presunti comportamenti, valori, capacità o
attributi. Il pregiudizio è legato agli stereotipi che gravano su un gruppo e che vengono quindi estesi tutti i
suoi membri individuali. Discriminazione si riferisce a pratica e politiche che danneggiano un gruppo e i suoi
membri. La discriminazione può essere de facto (dal punto di vista legale) e de jure (dal punto di vista
giuridico).
I rifugiato sono individui che sono costretti o che hanno scelto di abbandonare un paese per sfuggire a
guerre e persecuzioni, sono una delle conseguenze di politiche di espansione.
Il colonialismo, un’altra forma di oppressione, fa riferimento alla dominazione politica, economica e
culturale di un territorio e del suo popolo da parte di una potenza straniera nell’arco di un lungo periodo di
tempo.

CAPITOLO 8 – SISTEMI DI SUSSITENZA


L’avvento della produzione alimentare (coltivazione di piante e domesticazione di animali) alimentò
cambiamenti di primo piano nella vita degli esseri umani, come la creazione di sistemi politici e sociali più
ampi, confluiti nello sviluppo di veri e propri stati. Ci sono cinque strategie adattative: caccia-raccolta,
orticultura, agricoltura, pastoralismo (allevamento) e industrialismo.

CACCIA-RACCOLTA E PESCA
Tutte le economie basate sulla caccia-raccolta hanno condiviso una caratteristica essenziale per il proprio
sostentamento: gli individui fanno affidamento sulle risorse naturali disponibili invece che sul controllo
della riproduzione di piante e animali. Questo controllo giunse con la domesticazione dei primi animali e
con la coltivazione di alcune specie vegetali. Sebbene la caccia-raccolta stia scomparendo in quanto stile di
vita, esistono ancora aree dell’Africa dove tale attività di sussistenza viene ancora praticata. In tutto il
mondo la caccia-raccolta è sopravvissuta prevalentemente in ambienti che presentavano ostacoli maggiori
alla produzione alimentare.
L’economia di sussistenza praticata dai cacciatori-raccoglitori permane anche in aree che possono essere
coltivare e persino a seguito di contatti con i coltivatori. Questi cacciatori-raccoglitori non si sono convertiti
alla produzione alimentare poiché erano in grado di procacciarsi cibo e riparo in modo perfettamente
adeguato mediante attività di caccia a raccolta.

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Le popolazioni che basano la propria sussistenza sulla caccia-raccolta spesso vivono in società organizzate
chiamate bande. La banda è un piccolo gruppo che comprende meno di cento persone, legate tra di loro da
vincoli di parentela e di matrimonio. Le dimensione delle bande variano da popolazione a popolazione. Dal
momento che le mande sono esogamiche (ossia gli individui si uniscono in matrimonio al di fuori della
propria banda di appartenenza), i genitori risultano provenire da due bande differenti e i nonni talvolta da
quattro bande diverse. E’ inoltre possibile affiliarsi a una banda attraverso quella che viene definita
parentela fittizia, ovvero relazioni personali modellate sui rapporti di parentela effettivi, come avviene per
esempio tra padrini e figliocci.
Tra cacciatori-raccoglitori solitamente le attività di caccia e pesca sono affidate agli uomini mentre le donne
si dedicano a quelle di raccolta, ma la natura specifica varia da società a società, talvolta il lavoro svolto
dalle donne contribuisce in modo preponderante alla sussistenza, altre volte invece predomina l’attività
maschile di caccia e pesca. Le bande dei cacciatori-raccoglitori non adoperano stratificazioni sociali ma
rispettano molto gli anziani.

ORTICULTURA
Orticultura e agricoltura sono due tipi di coltivazione diffuse nelle società non industriali. L’orticultura
corrisponde alla tipologia di coltivazione in cui non viene utilizzato in modo intensivo alcuno dei fatto di
produzione, ossia terreno, manodopera, capitale a attrezzature agricole. Coloro che praticano l’orticultura
utilizzano semplici strumenti come zappe e bastoni per scavare nella terra e coltivare orti e campi. I campi
non vengono coltivati in modo permanente e rimangono a riposo per periodo di tempo di durata variabile.
Si tratta di una pratica che spesso prevede l’abbattimento di piccole porzioni di foresta per ricavare terreni
coltivabili.

AGRICOLTURA
Con il termine agricoltura si indica un tipo di coltivazione che richiede un maggior lavoro rispetto
all’orticultura poiché l’utilizzo della terra è più intensivo e avviene su base continuativa.
Numerosi agricoltori utilizzano gli animali come mezzo di produzione per il trasporto, per la lavorazione dei
campi e per il letame impiegato come fertilizzante. Se da un lato coloro che praticano l’orticultura devono
necessariamente attendere la stagione delle piogge, dall’altro gli agricoltori sono in grado di programmare
le attività di piantagione in anticipo poiché detengono il controllo delle riserve idriche. Se necessario
irrigano i propri campi con canali che deviano l’acqua di fiumi, corsi d’acqua, sorgenti e stagni. L’agricoltura
richiede forza lavoro umana per la manutenzione di sistemi di irrigazione, terrazzamenti e altre opere. E’
inoltre necessario nutrire, abbeverare e curare il bestiame e gli altri animali da lavoro.
La differenza fondamentale tra orticultura e agricoltura è che la prima ricorre sempre a un periodo in cui i
terreni vengono messi a riposo (a differenza dell’agricoltura).
L’agricoltura intensiva ha un significativo impatto ambientale: fossi, canali e risaie diventano depositi di
rifiuti organici, di elementi chimici e di microrganismi. L’agricoltura intensiva si sviluppa in genere a scapito
di alberi e foreste, che vengono abbattuti per far posto alle coltivazioni.

PASTORIALISMO
Coloro che praticano l’agropastoralismo vivono in zone come l’Africa, Europa e Asia. Si tratta di popolazioni
che praticano la pastorizia con animali domestici, come mucche e buoi. I pastori cercano di proteggere i
propri animali e di garantirne la riproduzione, ottenendo in cambio cibo e altri prodotti come per esempio
cuoio e pellame. Alcuni utilizzano animali come il cavallo solo come mezzo di trasporto. Gli agropastoralisti
sfruttano mandrie e greggi per ricavarne cibo per il proprio sostentamento, consumandone carne, sangue e
latte, con il quale producono yogurt, burro e formaggio. L’agropastoralismo è caratterizzato da due diverse

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tendenze di spostamento: il nomadismo e la transumanza. Nel nomadismo pastorale l’intero gruppo,


costituito da uomini, donne, anziani e bambini, si spostano insieme ai propri animali nel corso dell’anno.
Con la transumanza invece solo parte del gruppo si sposta insieme alle mandrie o alle greggi ma la maggior
parte degli individui rimane nel villaggio natale.

MODI DI PRODUZIONE
Un’economia è un sistema di produzione, distribuzione e consumo di risorse. L’antropologia economica
studia le varie economie in un’ottica comparativa. Con l’espressione modo di produzione si indica un
determinato modo di organizzare la produzione.
Nel modo di produzione capitalistico il denaro ha il potere d’acquisto nei confronti della forza lavoro ed
esiste una certa distanza tra coloro che sono coinvolti nel processo di produzione.
Nelle società non industriali, la forza lavoro non viene acquistata tramite il denaro ma viene investita di
una sorta di obbligo sociale. Quest’ultimo modo di produzione è basato sui legami di parentela.
Nella società non industriale esiste un rapporto più famigliare tra lavoratore e mezzi di produzione rispetto
a ciò che avviene nelle nazioni industrializzate. I mezzi, o fattori di produzione includono terra, forza lavoro
e tecnologia. Anche tra i popoli dediti alla produzione alimentare i diritti a utilizzare i mezzi di produzione
derivano da legami di parentela o matrimoniali.
Come la terra, anche la forza lavoro è un mezzo di produzione. Nelle società non industriali la possibilità di
accedere sia alla terra sia alla manodopera deriva da legami di tipo sociale quali rapporti di parentela,
matrimonio e linea di discendenza.

SCAMBIO E DISTRIBUZIONE
IL PRINCIPIO DI MERCATO
Nell’economia capitalistica del mondo di oggi predomina il principio di mercato, che governa e regola la
distribuzione dei mezzi di produzione: terra, manodopera, risorse ecc. Il concetto di scambio di mercato si
riferisce al processo organizzativo di acquisto e vendita al prezzo monetario. In virtù dello scambio di
mercato, articoli e prodotti vengono acquistati e venduti, utilizzando il denaro e il valore viene determinato
dalla legge della domanda e dell’offerta. La compravendita è caratteristica degli scambi regolati dal
principio di mercato e acquirenti e i venditori cercano in ogni modo di ottimizzare il valore del proprio
denaro.

REDISTRIBUZIONE
La redistribuzione si verifica quando si ha uno spostamento di beni e servizi da un punto locale verso un
punto centrale che può essere per esempio la capitale. Una volta raccolti tutti i beni, a volte, essi vengono
ridistribuiti alla popolazione.

RECIPROCITA’
Abbiamo tre tipi di reciprocità: generalizzata, bilanciata e negativa.
Reciprocità generalizzata:
 E’ il modello prevalente all’interno della famiglia.
 Non prevede né regole né contenuti precisi.
 Il tempo di restituzione non è definito.
 La restituzione può essere anche di valore inferiore a quanto ricevuto o solo di natura simbolica.
Reciprocità bilanciata:
 Modello prevalente nei rapporti extra famigliari.

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 Prevede regole e tempi definiti per la restituzione del bene o del servizio.
 Bisogna ridare il valore equivalente a quello ricevuto.
Reciprocità negativa:
 Modello prevalente per gli individui esterni.
 Pieni di dubbi e sospetti.

IL POTLATCH
Una delle pratiche culturali studiate più a fondo dall’etnografia è il potlatch, un evento festivo contemplato
in un sistema di scambio regionale tra le tribù della costa pacifica settentrionale del nord America. Alcune
tribù praticano ancora il potlatch, a volte in memoria dei defunti. In ognuno di questi eventi, i promotori del
potlatch distribuivano cibo, coperte, pezzi di rame o latri oggetti e a volte li bruciavano, ricevendo in cambio
prestigio. Le tribù potlatch erano composte da raccoglitori atipici, erano sedentari e avevano dei capi.
Avevano accesso a una larga varietà di risorse di terra e di mare. I membri di molti villaggi venivano invitati
a tutti i potlatch e dovevano ritornare con le risorse che venivano distribuite. In questo modo il potlatch
collegava i villaggi dando origine a un’economia regionale, un sistema di scambio che portava cibo e
ricchezza dalle comunità che non avevano problemi di risorse a quelle bisognose.

CAPITOLO 9 – I SISTEMI POLITICI


L’antropologia politica studia tutti gli aspetti politici. La politica è legata alla società. L’organizzazione
politica è presente negli stati e negli non stati.

TIPOLOGIE E TENDENZE
Elman Service elencò quattro tipi di organizzazione politica: bande, tribù, domino e stato.
Il termine banda indica un gruppo di piccole dimensione basato su legami di parentela, rintracciabile tra i
gruppi di cacciatori-raccoglitori. Le tribù adottano economie basate su una produzione di cibo non
intensiva. Vivendo nei villaggi ed essendo organizzate in gruppi di parentela basati sulla comune
discendenza, le tribù non hanno un governo formale né mezzi per applicare e far rispettare le decisioni
politiche. Il dominio invece è una forma di organizzazione sociopolitica intermedia tra la tribù e lo stato. Nei
domini le relazioni sociali si fondavano sulla parentela, sul matrimonio, sulla discendenza, l’età, la
generazione e il genere. Lo stato è una forma di organizzazione sociopolitica che si basa su una struttura di
governo formale e sulla stratificazione socioeconomica.

BANDE E TRIBU’
CACCIATORI-RACCOGLITORI
Per generazioni i pigmei del Congo hanno condiviso un mondo sociale con i loro vicini, dediti alle
coltivazioni, scambiando i prodotti della foresta con i prodotti coltivati. Tutti coloro che attualmente
praticano attività di pesca, caccia e raccolta commerciano con le popolazioni che producono cibo, la
maggior parte dei cacciatori/raccoglitori conta su governi e opere missionarie per almeno una parte dei
propri consumi. Un sistema sociale fondato sui legami di parentela, sulla reciprocità e sulla condivisione si
adatta all’economia di una popolazione ristretta e con risorse limitate. Il matrimonio e i vincoli di
discendenza creavano legami tra membri di bande diverse. Poiché i genitori e i nonni di un individuo
provenivano da diverse bande, quest’ultimo aveva parenti in più gruppi. Ai cacciatori/raccoglitori mancava

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una legge formale ossia un codice legislativo che prevedesse giudizi e applicazioni delle leggi ma
disponevano di metodi di controllo sociale e di ricomposizione delle dispute.

ORTICOLTORI
Le tribù si basano generalmente sull’orticultura e sulla pastorizia e la loro organizzazione ruota intorno alla
vita del villaggio e all’appartenenza a gruppi o discendenze. Alle tribù manca una stratificazione
socioeconomica. Le società tribali non possiedono mezzi sicuri che garantiscano l’applicazione delle
decisioni politiche. I principali responsabili erano il capo villaggio e il big man.
Capo villaggio: l’autorità del capo villaggio era molto limitata. Se un capo villaggio vuole che sia fatto
qualcosa deve utilizzare l’esempio e la persuasione. Egli è privo del diritto di dare ordini, può soltanto
persuadere e convincere. Quando scoppia un conflitto all’intero del villaggio il capo può essere convocato
come mediatore che ascolta entrambe le parti, offrendo poi un’opinione e un consiglio. Se una delle parti
non è soddisfatta, il capo villaggio non può fare nulla. Non ha il potere di imporre punizione, è uguale a tutti
gli altri membri del villaggio. Il capo villaggio rappresenta la comunità nelle sue relazioni e scambi con gli
estranei.
Big Man: il Big Man rappresenta una versione più elaborata del capo villaggio, ma con una differenza
significativa. Mentre la leadership del capo villaggio era presente solo all’interno del villaggio, quella del big
man vantava di sostenitori in numerose comunità. Le caratteristiche che distinguevano il big man dai suoi
compagni includevano la ricchezza, la generosità e il coraggio. Gli uomini diventavano big men perché
erano dotati di una certa personalità ed erano stati capaci di accumulare risorse durante il corso della
propria vita. Un uomo sufficientemente determinato poteva diventare big man, creando il proprio
patrimonio attraverso il duro lavoro per poi distribuirne parte alla popolazione. I suoi sostenitori,
ricordando i favori passati, lo riconoscevano come leader e accettavano le sua decisioni. Il big men era un
importante mediatore di eventi regionali, aiutava a stabilire le date delle celebrazioni. Il big man lavorava
duramente non per accumulare beni ma per essere in grado di distribuire i frutti del proprio lavoro
convertendoli in gratitudine.

DOMINI
Nei domini le relazioni sociali sono basate principalmente sulla parentela, sul matrimonio e sulla
discendenza. Questa è una differenza importante tra dominio e stato. Gli stati uniscono invece individui
non legati da vincoli di parentela, obbligandoli a mostrare devozione e lealtà a un governo. I domini
possono comprendere migliaia di individui che risiedono in numerosi villaggi. La regolamentazione viene
affidata al capo e ai suoi assistenti. Una carica è una posizione permanente che non deve essere lasciata
vacante nel caso di decesso o dimissione dell’individuo che la detiene.
La condizione sociale dei domini era basata sulla discendenza. I sistemi relativi allo status nei domini e negli
stati sono simili in quanto si basano su un accesso differenziato alle risorse. Ciò significa che alcuni uomini e
donne godevano di un accesso privilegiato al potere, al prestigio e alla ricchezza.
I legami di sangue non potevano estendersi dai nobili alle persone comuni per via dell’endogamia di casta,
ossia il matrimonio all’intero dello stesso gruppo di appartenenza. Gli individui comuni si sposavano tra di
loro mentre chi faceva parte di un gruppo elitario si univa in matrimonio solo con i suoi pari. Nelle tribù un
certo grado di prestigio andava ai leader di un gruppo di discendenza, ai capi villaggi e al big man.
Il sistema legato allo status sociale nei domini era diverso da quello adottato negli stati. La creazione di
strati sociali separati viene chiama stratificazione. Max Weber definì tre dimensioni di stratificazione sociale
legate: alla ricchezza, al potere e al prestigio. Lo strato sovraordinato aveva un accesso privilegiato alla
ricchezza, potere e risorse.

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STATI
Gli stati sono unità politiche autonome con classi sociali e un governo formale basato sulla legge. Rispetto a
bande, tribù e domini, gli stati tendono a essere vasti e densamente popolati. Determinati status, sistemi e
sottosistemi con funzioni specifiche si ritrovano nello status. Questi includono:
 Controllo della popolazione: definizione dei confini, creazione di categorie di cittadinanza e
censimento.
 Sistema giuridico: leggi, procedimenti legali e giudizi.
 Applicazione e rispetto della legge: forze politiche e militari permanenti.
 Sistemi fiscale: tasse e imposte.

CAPITOLO 10 – IL GENERE
Le attitudini, i valori e i comportamenti dell’uomo sono limitati non solo dalla predisposizione genetica ma
anche dalle esperienze vissute. Ciò che caratterizza come individui adulti è determinato, nella fase di
crescita e di sviluppo, sia dai geni sia dall’ambiente.
Uomini e donne sono geneticamente diversi tra di loro: le donne hanno due cromosomi X mentre gli uomini
hanno un cromosoma X e uno Y ed è il padre a determinare il sesso del nascituro. Con dimorfismo sessuale
ci si riferisce alle diversità biologiche tra maschio e femmina che riguardano non solo i caratteri sessuali
primari (genitali e organi riproduttivi) ma anche secondari (seno, voce ecc). Molte differenze
comportamentali e attitudini tra i sessi sono determinate dalle culture piuttosto che dalla biologia. Genere
in altre parole si riferisce alla costruzione culturale delle caratteristiche maschili e femminili.
Il ruolo di genere sono i compiti e le attività che una cultura assegna ai sessi . Collegati ai ruoli di genere ci
sono gli stereotipi di genere, che sono le idee. La stratificazione di genere descrive una distribuzione iniqua
di ricompense tra uomini e donne che riflette diverse posizioni nella gerarchia sociale. Nella società senza
uno stato politico la stratificazione di genere è legata più frequentemente al prestigio sociale che alla
ricchezza.

IL GENERE TRA CACCIATORI-RACCOGLITORI


Tra cacciatori-raccoglitori, la raccolta forniva più cibo della caccia e della pesca. Raccogliere è generalmente
un lavoro femminile. Solitamente sono gli uomini a cacciare e pescare mentre le donne si occupano di
cacciare piccoli animali. Quando la raccolta è prevalente, lo status di genere tende a essere più equo di
quanto la sussistenza è basata principalmente su caccia e pesca. Lo status di genere è più equo anche nel
caso in cui la sfera domestica non è nettamente separata da quella pubblica. La forte differenziazione tra
casa e mondo esterno è denominata dicotomia domestica. La dicotomia si definisce pubblica quando la
sfera pubblica (il lavoro svolto dall’uomo è maggiore di quello della donna quindi l’uomo è superiore alla
donna) e sfera privata sono separate. La dicotomia si dice privata quando il ruolo delle donne è alla pari di
quello dell’uomo (sfera privata coincide con sfera pubblica). Sono gli uomini in genere a essere cacciatori e
guerrieri anche perché gli strumenti e le armi richiedono una forza maggiore che le donne non hanno. Le
donne passano la maggior parte del loro periodo in gravidanza. In molte società di cacciatori-raccoglitori
non esiste la guerra e nemmeno i commerci interregionali ben sviluppati. Guerra e commercio sono due
contesti pubblici che possono contribuire allo stato di ineguaglianza tra maschi e femmine tra i produttori di
cibo. Tra cacciatori e raccoglitori la sfera pubblica e privata tendono a essere meno separate, la gerarchia è
meno marcata e le sfere di influenza di uomini e donne si sovrappongono di più.

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IL GENERE TRA GLI ORTICOLTORI


I ruoli di genere e la stratificazione tra i coltivatori cambiano ampiamente in base alle specifiche
caratteristiche dell’economia e della struttura sociale. Le donne nell’orticultura svolgono un ruolo maggiore
rispetto a quello degli uomini (dicotomia pubblica). Tra gli orticoltori in cui la discendenza è matrilineare e
la residenza matrilocale, lo status femminile tende a essere alto. I sistemi matrilineari-matrilocale
disperdono le parentele maschili anziché consolidarle. Al contrario, i sistemi patrilineare-patrilocale
mantengono uniti i discendenti maschi, un vantaggio in caso di guerra. Il sistema matrilineare tende a
essere molto presente nelle società dove la guerra è poco frequente. L’appartenenza al gruppo di
discendenza, la successione alle posizioni politiche, l’assegnazione della terra e l’identità sociale globale
hanno tutti origine dai legami femminile. La gestione del patrimonio e la presa di decisione viene assegnata
alle donne più anziane. Nelle società matrifocali il ruolo della donna è sempre assai importante il quanto la
figura maschile è impegnata e fuori dal villaggio per via delle guerre o del commercio. Il matriarcato è un
sistema basato sull’importanza della donna. Nel matriarcato le donne rappresentano il centro, l’origine de
le fondamenta dell’ordine sociale. Il villaggio di più antica fondazione che fa parte di un sistema di villaggi è
chiamato villaggio madre. In caso di divorzio con il marito, è l’uomo che se ne va via di casa. Durante le
cerimonie alle donne ci si rivolge con il termine Madre Regina.
La struttura patrilineare-patrilocale è l’opposto a quella matrilineare-matrilocale, inoltre l’uomo teme il
contatto con le femmine, incluse il sesso, perché pensa che il contatto sessuale con le donne possano
indebolirlo.

IL GENERE TRA GLI AGRICOLTORI


Quando l’economia è basata sull’agricoltura, le donne in genere perdono il loro ruolo di coltivatori
principali. Certe tecniche agricole come l’aratura sono state affidate agli uomini per via della loro
corporatura e della loro forza. Con l’avvento dell’agricoltura per la prima volta nella storia umana le donne
rimasero escluse dalla produzione. I gruppi di discendenti e la poliginia decadono con l’agricoltura e la
famiglia nucleare diventa più comune, vivendo con il marito e i figli, una donna rimane isolata dalle donne
della propria parentela.

PATRIARCATO E VIOLENZA
Il patriarcato descrive un sistema politico retto dagli uomini in cui le donne hanno uno status sociale e
politico inferiore. Le società che presentano un’affermata struttura patrilineare-patrilocale, con molte
guerre e incursioni nei villaggi, sono tipiche del patriarcato. La stratificazione di genere è di solito minore
nelle società matrilineari, matrifocali e bilaterali in cui le donne hanno ruoli importanti nell’economia e
nella vita sociale. Anche nelle situazione di poliginia patrilocale le donne spesso possono contare
sull’appoggio dei figli nelle dispute con mariti potenzialmente abusivi.

CAPITOLO 11 – FAMIGLIE, PARENTELA E


DISCENDENZA
La famiglia nucleare rappresenta un tipo di gruppo di parentela ampiamente diffuso nelle società umane
ed è costituito da genitori e figli che generalmente vivono insieme all’interno dello stesso nucleo famigliare.
Altri gruppi parentali includono quelle che vengono chiamate famiglie estese o allargante ossia i gruppi di
discendenza, clan e lignaggi. Una famiglia nucleare sussiste fino a quando genitori e figli rimangono

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insieme. Gli antropologi distinguono tra la famiglia di origine, in cui nasce e si viene allevati, e la famiglia di
procreazione, ossia quella che si viene a creare quando un individuo si sposa e ha due figli.
Sono sempre più numerose le coppie sposate che vivono distanti dai rispettivi genitori: i loro impieghi
hanno determinato il loro luogo di residenza. Questo modello di residenza post matrimoniale viene indicato
con il nome di residenza neolocale.
Quando un nucleo famigliare basato su famiglie estese include tre o più generazioni viene definito famiglia
consanguinea, ossia composta dai genitori, dalle loro famiglie d’origine e dai loro discendenti . Un altro tipo
di famiglia estesa è la famiglia collaterale, che include fratelli e sorelle e i rispettivi coniugi e figli. Le due
unità sociali di base delle società di cacciatori-raccoglitori sono la famiglia nucleare e la banda.

DISCENDENZA
Il gruppo corrispondente tra le popolazioni non industriali che si dedicano alla produzione alimentare è il
gruppo di discendenza, ossia un’unità sociale permanente i cui gruppi sostengono di possedere una linea di
discendenza comune.
I gruppi di discendenza sono spesso esogamici (ossia i membri del gruppo devono ricercare i propri partner
in gruppi di discendenza esterni al proprio. Con la regola della discendenza matrilineare gli individui si
uniscono al gruppo della madre in modo automatico alla nascita e continuano ad appartenere per tutta la
vita. I gruppi di discendenza matrilineare includono pertanto solo i figli delle donne del gruppo. Con la
discendenza patrilineare invece gli individui acquisiscono automaticamente l’appartenenza al gruppo del
padre. I figli di tutti gli uomini del gruppo possono farvi parte mentre i figli dei membri femminili ne sono
esclusi. La discendenza patrilineare è molto più comune rispetto a quella matrilineare. I gruppi di
discendenza includono lignaggi e clan.
In un lignaggio si impiega il criterio della discendenza dimostrata dove i membri sono in grado di citare i
nomi dei loro predecessori per ogni generazione, a partire dall’antenato apicale fino al presente.
I clan utilizzano quella che viene definita discendenza ipotizzata perché non sono in grado di nominare i
nomi dei loro predecessori. Spesso l’antenato apicale in un clan può essere rappresentato da un essere non
umano come un animale o un totem (totemismo). Qualsiasi ramificazione di un gruppo di discendenza che
vive in un determinato luogo viene detta gruppo di discendenza locale.
Molto più comune e diffusa è la patrilocalità: quando una coppia si unisce in matrimonio si trasferisce
presso la comunità del padre dello sposo, affinché i figli possano crescere ed essere allevati nel villaggio
paterno. Una regola di residenza post matrimoniale meno diffusa è la matrilocalità: le coppie sposate
vivono nella comunità della sposa e i figli della coppia crescono e vengono allevati nel villaggio della propria
madre. Matrilocalità e patrilocalità sono conosciute come regole unilineare di residenza post matrimoniale.
Una regola unilineare utilizza soltanto una linea di discendenza, che può essere quella maschile o quella
femminile. In aggiunta alle regole unilineare c’è anche la discendenza bilineare. I gruppi bilineari si
differiscono da quelli unilineari per fatto che non escludono automaticamente la prole dei figli maschi o
figlie femmine. Gli individui hanno la possibilità di scegliere il gruppo di discendenza al quale vogliono
unirsi. Invece con la discendenza unilineare questa possibilità non è presente.

GRADI DI PARENTELA
I gradi di parentela sono i sistemi mediante i quali gli individui all’interno di una società possono
determinare il grado delle proprie relazioni di parentela. La parentela bilaterale significa che gli individui
tendono a percepire i legami di parentela tra maschi e femmine come simili o equivalenti.

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CAPITOLO 12 – IL MATRIMONIO
Matrimonio e famiglia indicano la nostra abitudine di collegare l’amore romantico tra due persone al
matrimonio e il matrimonio alla procreazione e alla formazione di una nuova famiglia. Il matrimonio è
l’unione tra uomo e una donna tale che i figli di quest’ultima sono considerati la prole legittima di entrambi
i coniugi. In molte società i matrimoni uniscono più di due coniugi, per cui si parla di matrimoni plurimi.
Alcuni optano per cerimonie religione con le quali si uniscono nel sacro vincolo del matrimonio ma non dal
punto di vista giuridico, altri invece stipulano legami di tipo sia civile sia religioso.
INCESTO ED ESOGAMIA
In molte società non industrializzate il mondo sociale è formato da due categorie di persone: i parenti e gli
estranei. Il matrimonio rappresenta uno dei principali modi di trasformare gli estranei in parenti e di creare
e mantenere alleanze personali e politiche, e rapporti tra affini. L’esogamia è la pratica di prendere in
marito on in moglie un membro esterno al proprio gruppo. Con il termine incesto si intendono i rapporti
sessuali con persone riconosciute come parenti stretti, tutte le culture lo considerano un tabù.
I figli di due fratelli o di due sorelle sono cugini paralleli, mentre i figli di un fratello e una sorella sono cugini
incrociati, per cui i figli della sorella di tua madre o i figli del fratello di tuo padre sono i tuoi cugini paralleli,
mentre i figli della sorella di tuo padre e i figli del fratello di tua madre sono i tuoi cugini incrociati. Poiché i
cugini paralleli appartengono alla stessa generazione e allo stesso gruppo di discendenza di ego (io), sono
come i fratelli e le sorelle di ego (io), pertanto vengono spesso chiamati con gli stessi termini di parentela di
fratelli e sorelle. In società con metà unilineari, visto che i cugini incrociati appartengono sempre al gruppo
opposto e non sono considerati parenti, i rapporti sessuali tra di essi non sono considerati incestuosi.

ENDOGAMIA
L’endogamia rappresenta l’accoppiamento o il matrimonio all’interno del proprio gruppi di appartenenza.
Il termine omogamia indica l’atto di sposare un consimile, come accade nel caso di matrimoni tra membri
della stessa classe sociale. Un esempio estremo di endogamia è rappresentato dal sistema fondato sulle
caste. Le caste sono gruppi stratificati, l’appartenenza viene attribuita dalla nascita e rimane tale per tutta
la vita. Le caste indiane sono raggruppate in cinque grandi categorie chiamate varna e in diverse sottocaste
chiamate jati. Spesso le diverse caste sono contraddistinte da una specializzazione lavorativa.
La convinzione che unioni sessuali tra individui di diverse caste siano fonte di impurità rituale per i membri
delle caste più elevate è stata importante per il mantenimento dell’endogamia e delle differenze sociali di
genere. Sebbene le caste indiane siano gruppi endogamici, molte di esse sono internamente suddivise in
lignaggi esogamici, secondo la tradizione gli indiani dovevano sposare un membro di un altro gruppo di
discendenza appartenente alla stessa casta. La funzione manifesta di un’usanza disegna le ragioni che gli
individui di tali società le attribuiscono mentre la sua funzione latente è un effetto che l’usanza ha sulle
società ma che i suoi membri non menzionano o del quale sono addirittura ignari.
L’endogamia regale aveva anche funzioni latenti, ossia ripercussioni di tipo politico. Dal momento che il
sovrano e sua moglie avevano genitori comuni e si riteneva che il mana fosse ereditato, essi erano sacri
quasi in egual misura. Il matrimonio tra fratelli e sorelle del sovrano limitava i conflitti di successione
ritenendo il numero di persone in grado di reclamare il diritto a governare. L’endogamia è stata praticante
anche in altri regni, incluse le famiglie reali europee, ma ricorrendo al matrimonio tra cugini piuttosto che
tra fratelli e sorelle. L’endogamia regale aveva anche una funzione economica latente, se il re e sua sorella
avevano il diritto di ereditare il patrimonio degli avi, sposandosi limitavano il numero degli eredi e lo
mantenevano intatto.

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DIRITTI CONIUGALI E MATRIMONI OMOSESSUALI


Il matrimonio può sancire:
 Stabilire il padre legale dei figli di una donna e la madre legale di quelli di un uomo.
 Conferire a uno o entrambi i coniugi il monopolio sulla sessualità dell’altro.
 Conferire a uno o entrambi i coniugi il diritto al lavoro/proprietà dell’altro.
 Stabilire un fondo congiunto di proprietà a beneficio dei figli.
 Stabilire una relazione d’affinità socialmente rilevante tra coniugi e parenti.
La legalizzazione dei matrimoni omosessuali può conferire a ciascun coniuge il diritto al lavoro dell’altro
coniuge e ai frutti di esso. Alcune società hanno consentito il matrimonio tra membri dello stesso sesso
biologico i quali potrebbero essere considerati appartenenti a un genere diverso, socialmente costruito.

MATRIMONIO COME ALLENAZA TRA GRUPPI


La migrazione e i mass media diffondono sempre più le idee occidentali sull’importanza dell’amore
all’interno di un matrimonio a altre società. Lo scopo del matrimonio va dal sociale al politico. I matrimoni
strategici sono collaudati ed efficaci modi per stabilire alleanza tra gruppi.
In società con gruppi di discendenza gli individui stipulano i matrimoni non da soli ma con l’aiuto del gruppo
di discendenza, infatti spesso i membri di quest’ultimo devono contribuire alla ricchezza della sposa, un
dono che per consuetudine il marito e i suoi parenti rendono prima, durante o dopo il matrimonio alla
moglie e ai suoi parenti. La ricchezza della sposa prende anche il nome di prezzo della sposa, sebbene si
tratti di un termine improprio, in quanto i popoli presso i quali vi è questa usanza di solito non considerano
questo scambio come una vendita, ne pensano al matrimonio come a una relazioni commerciale tra un
uomo e un oggetto che può essere acquistato e venduto.
La ricchezza della sposa rappresenta un risarcimento al gruppo della sposa per la perdita della sua
compagnia e del suo lavoro e rende i figli nati dalla donna membri a pieno titolo del gruppo di discendenza
del marito. La dote è uno scambio matrimoniale in cui il gruppo della moglie elargisce cospicui doni alla
famiglia del marito. Questa pratica si collega al basso status delle donne, in virtù del quale esse vengono
percepite come degli oneri, quando un marito e la sua famiglia prendono in sposa una donna, si aspettano
una ricompensa per l’aggravio di responsabilità.
Sororato: il sororato esiste sia in società patrilineari che in società matrilineari. In una società matrilineare
un vedovo può rimanere con il gruppo di sua moglie sposando sua sorella o un’altra donna del suo
matrilignaggio.
Levirato: in molte società la vedova può sposare in fratello del defunto, secondo una pratica noma con il
nome di lerivato che, come il sororato, è una continuazione del matrimonio che mantiene l’alleanza tra
gruppi di discendenza, nel caso specifico sostituendo il marito con un altro membro del suo gruppo.

IL DIVORZIO
Divorziare è più difficile in una società patrilineare, specialmente quando il fallimento del matrimonio
implica che un cospicuo compenso matrimoniale debba essere nuovamente assemblato e pagato. Una
donna con residenza patrilocale, ossia nella casa e nella comunità di suo marito, potrebbe non essere
disposta a lasciarlo. A complicare la procedura del divorzio vi sono fattori politici ed economici. Presso i
cacciatori-raccoglitori fattori diversi giocano a favore o contro il divorzio. Tra i principali vi è il fatto che,
poiché i cacciatori-raccoglitori tendenzialmente non hanno gruppi di discendenza, le funzioni di alleanza
politica del matrimonio sono per loro meno importanti rispetto a quanto lo siano per i popoli che
producono il cibo. A ciò si aggiunge il fatto che di solito i cacciatori-raccoglitori hanno possedimenti
materiali molto limitati, e quando i coniugi non condividono risorse, la procedura di scioglimento di un
fondo comune di proprietà risulta meno complicata. Invece, tra i fattori che giocano a favore della stabilità

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matrimoniale presso i popoli di cacciatori-raccoglitori vi è il fatto che i legami tra i coniugi tendono a durare
tutto il tempo.

POLIGAMIA
La poligamia in biologia e in antropologia, è il rapporto inerente alla sfera sessuale e a quella di relazione
stabilito con vari scopi, riproduttivi, ricreativi, sociali, tra i soggetti di una specie.
La poligamia si distingue in:
 Poliginia: dove il rapporto si manifesta con più femmine, comune alla maggior parte del mammiferi
e alcuni uccelli.
 Poliandria: caso opposto, dove più maschi si uniscono al soggetto femminile, con diffusione
articolata tra i vertebrati.
 Promiscuità: dove si creano situazioni e rapporti più complessi, con più individui coinvolti.
Ognuna delle relazioni, a seconda della specie, è obbligatoria o facoltativa e con diversificazioni molto
articolate.

CAPITOLO 13 – LA RELIGIONE
L’antropologo Wallace ha definito la religione una fede e un rituale rivolto a esseri, poteri e forze
soprannaturali. Il soprannaturale è una dimensione straordinaria al di fuori del mondo osservabile, è
inesplicabile e immateriale, deve essere accettato per fede. La religione può unire e può dividere.
Studiando la religione nelle diverse culture gli antropologi si focalizzano sulla sua natura sociale e sul suo
ruolo, così come su natura, contenuto e significato che dottrine religiose, azioni, eventi, ambienti rivestono
per le persone. Vengono prese in considerazione anche le manifestazioni verbali della fede religiosa come
le preghiere, i canti, testi e enunciati sull’etica e sulla morale.

ANIMISMO
Il fondatore dell’antropologia della religione è stato Tylor. La religione è nata, secondo Tylor, quando gli
individui hanno cerato di comprendere condizioni ed eventi che non erano in grado di spiegarsi utilizzando
le esperienze quotidiane. Secondo Tylor l’animismo rappresentava un universale in tutte le religioni.
Secondo Tylor, due elementi erano alla base della teoria dell’animismo: anime e spirito. Secondo Tylor era
l’idea di anima che rappresentava il punto di partenza di tutte le credenze religiose. L’animismo poteva
essere inteso come la credenza nelle diverse anime che, in una fase successiva, si sarebbero evolute in
esseri spirituali, ai quali erano associati eventi naturali. Questi esseri spirituali potevano controllare e
influenzare gli eventi del mondo materiale e la vita stessa degli individui. Secondo Tylor la fase successiva
dello sviluppo religioso consisteva nell’evoluzione degli spiriti in divinità che avevano l’abilità di controllare
le azioni umane. La loro credenza si sarebbe tradotta nel politeismo e in uno stadio superiore di civiltà, nel
monoteismo, in cui il potere e gli attribuiti di molte divinità si sarebbero concentrati in una sola. Poiché la
religione è nata per spiegare le cose che non si comprendevano, Tylor pensava che avrebbe perso di
importanza quando la scienza sarebbe stata in grado di offrire spiegazioni migliori.

TOTEMISMO
I rituali rivestono la funzione sociale di creare una solidarietà temporanea o permanente tra le persone
formando una comunità sociale. Il totemismo è stato importante nelle religioni dei nativi australiani. I
totem possono essere animali, piante o punti geografici o ambientali particolari. In ogni tribù gruppi di
persone hanno totem particolari e i membri di ogni gruppo totemico ritengono d essere discendenti dei

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loro totem. Il totemismo usa la natura come modello per la società; i totem in genere sono animali o piante
che fanno parte della natura. Nei riti totemici le persone raccolgono insieme i doni per il loro totem stesso
attraverso rituali per mantenere l’unità sociale che il totem rappresenta.

MANA E TABU’
I melanesiano credevano nel mana, una forza impersonale sacra che fa parte dell’universo, Il mana può
risiedere nelle persone, negli animali, nelle piante o negli oggetti. Il mana dei melanesiani era simile alla
nostra nozione di buona sorte o fortuna. I melanesiani attribuivano il successo al mana che la persona
poteva acquisire o manipolare in modo diversi, per esempio attraverso la magia. Gli oggetti investiti dal
mana potevano cambiare la vita a qualcuno, per esempio un talismano o amuleto. La credenza in forze
come quella del mana è molto diffusa. In Melanesia si poteva ottenere il mana per un caso fortunato, o
lavorando sodo per averlo; in Polinesia invece il mana in genere non era disponibile per tutti ma era
associato a incarichi politici: i capi e i nobili avevano più mana delle persone ordinarie. I capi più importanti
erano così carichi di mana che il contatto con loro diventava rischioso.
Per la quantità di mana di cui erano investiti i grandi capi, i loro corpi e ciò che era di loro proprietà
diventavano tabù e i contatti con le persone comuni erano proibiti. Uno dei ruoli della religione è quello di
fornire spiegazioni. Credere nelle anime spiega cosa succede nel sonno, nello stadio di trance o nella morte.
Il mana melanesiano spiega i diversi esiti che le persone non possono comprendere in termini ordinari. Se
gli individui falliscono nella caccia, nella guerra o nella coltivazione non è perché sono pigri ma perché il
successo arriva dal mondo soprannaturale.

MAGIA E RELIGIONE
Con magia si intendono le tecniche soprannaturali che si propongono di raggiungere scopi specifici, queste
tecniche includono i sortilegi le formule e gli incantesimi usati con le divinità o con le forze impersonali. I
maghi utilizzano la magia imitativa per produrre l’effetto desiderato imitandolo, se i maghi desiderano
nuocere a qualcuno o ucciderlo, possono imitare quell’effetto su un’immagine della vittima (bambole
vudu). Troviamo la magia in culture con credenze religiose diverse. La magia può essere associata ad
animismo, mana, politeismo o monoteismo e non è né più semplice né più primitiva dell’animismo o del
mana. Secondo Tylor la magia era qualcosa che si avvicina maggiormente la scienza rispetto alla religione e
perché, come la scienza, si basava sull’osservazione genuina dei fenomeni e procedeva per analogia.

IL MITO
In molti contesti religiosi sono presenti racconti in parte reali e in parte fantastici riguardanti l’origine, la
cosmogonia e l’ordine del reale e dell’esistente: i miti. Spesso i miti sono connessi ai riti, in quanto questi
ultimi fanno riferimento a racconti del passato e hanno come scopo quello di rappresentare i fondamenti
della vita reale. Il racconto mitico ha la capacità di mettere ordine tra elementi apparentemente
inconciliabili o semplicemente distanti, relativi a mondi diversi. Da sempre gli storici delle religioni e gli
antropologi sono attratti dallo studio dei miti come produzione culturale, privilegiata di molte culture e
come luogo preferenziale per comprendere le idee, i valori e gli elementi fondanti di un sistema culturale. Il
mito, con la sua capacità di mettere ordine, fornisce i fondamenti sovrannaturali, cosmogonici e
riconducibili al tempo delle origini dell’organizzazione sociale in cui gli individui sono tenuti a vivere nel
presente.

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RITI E RITUALI
E’ un dato di fatto che il rito pervade le nostre azioni sociali. Tentare di dare una definizione univoca e
condivisa di cosa siano riti e rituali appare complesso: riti e rituali, come la cultura, sono entità processuali,
si modificano nel tempo, adattandosi ai contesti sociali di riferimento. Durkheim e Geertz hanno affermato
che il rito rappresenta una legittimazione di valori collettivi. In questo senso il rito rafforza e regola i legami
tra gli individui. Ogni cultura elabora sistemi rituali che hanno un preciso significato e che cambiano a
seconda del tempo e del contesto sociale. Uno di questi è l’aggettivazione del termine rituale, per cui
rituale si riferisce ad atti che avvengono durante le cerimonie e che le caratterizzano in quanto tali: si potrà
parlare di comportamenti rituali di pasti rituali. Rituali però si riferisce anche ad altro e si applica a una serie
di incontri sociali, individuali o collettivi, espressi mediante forme di comportamento particolare.
Il rito è un insieme di atti formalizzati e il su o valore mette in risalto la sua dimensione collettiva. Il rito
produce senso per coloro che vi prendono parte ed è caratterizzato da azioni simboliche che si manifestano
mediante espressioni sensibili, materiale e corporee.

RITI DI PASSAGGIO
La magia e la religione, come notava Malinowski, possono ridurre l’ansia e allievare le paure ma credenze e
rituali possono anche creare uno stato d’ansia e un senso di insicurezza e di pericolo. I riti di passaggio
posso essere eventi molto stressanti. La tradizionale ricerca della visione tra i nativi americani illustra i riti di
passaggio che si trovano in tutto il mondo. I riti di passaggio delle culture contemporanee includono la
cresima, il battesimo, il bar ecc. I riti di passaggio implicano dei cambiamenti nello status sociale come
quello dall’adolescenza all’età adulta e dal non essere all’essere membro di una confraternita. Tutti i riti di
passaggio hanno tre fasi: separazione, marginalità e riaggregazione. Nella prima fase i partecipanti si
ritirano da un gruppo e iniziano la transizione da una condizione o status a un altro. Nella terza fase coloro
che si sono sottoposti al passaggio rientrano nella società , avendo completato il rito. La fase di marginalità
è la più interessante: è il periodo tra gli stadi, il limbo durante il quale i partecipanti hanno lasciato una
condizione o uno status ma non sono ancora entrati a far parte di quello successivo.
La liminalità presenta sempre alcune caratteristiche: gli individui liminali occupano posizioni sociali
ambigue, esistono indipendentemente dalle aspettative e distinzioni normali, vivendo in un tempo fuori dal
tempo, sono esclusi dai normali contatti sociali. I riti di passaggio spesso sono collettivi, i vari individui
passano in gruppo attraverso iriti. La liminalità è un aspetto fondamentale di ogni rito di passaggio.

ANTIMODERNISMO E FONDAMENTALISMO
L’antimodernismo descrive il rifiuto del moderno in favore di ciò che viene percepito come uno stile di vita
antico, più puro e migliore. Gli antimodernisti in genere considerano l’utilizzo odierno della tecnologia
fuorviato, o pensano che la tecnologia dovrebbe avere una priorità più bassa della religione dei valori
culturali.
Il fondamentalismo descrive i movimenti antimodernisti in varie religioni. Ironicamente il fondamentalismo
religioso è esso stesso un fenomeno moderno basato su un forte sentimento. I fondamentalisti rivendicano
un’identità separata dai gruppi religiosi più ampi da cui derivano.

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