Sei sulla pagina 1di 99

Antropologia Culturale

Capitolo 1 L’ANTROPOLOGIA E LO STUDIO DELLA CULTURA


1.1 DISTINZIONI TERMINOLOGICHE
Il termine antropologia significa letteralmente discorso intorno al genere umano
(dal greco antico antrhopos e logos). La principale distinzione in uso è quella tra
antropologia fisica o biologica ovvero lo studio dell’umanità dal punto di vista
biologico e antropologia culturale ovvero lo studio dell’umanità dal punto di
vista culturale. Negli Usa il termine generale di antropologia definisce lo studio
della specie umana, delle sue origini preistoriche e delle sue diverse espressioni
contemporanee.
L’antropologia è divisa in 4 campi di studio cosiddetti four fields:
1 antropologia fisica: lo studio del genere umano dal punto di vista fisico e
biologico che analizza la sua evoluzione nel tempo e le sue varianti
contemporanee.
2 archeologia: lo studio delle culture umane del passato condotto attraverso
l’analisi dei loro resti materiali
3 antropologia linguistica: lo studio della comunicazione umana che analizza le
sue origini, la sua storia e le sue varianti e trasformazioni contemporanee
4 antropologia culturale: lo studio delle popolazioni e delle culture
contemporanee che affronta anche i temi delle differenze e dei cambiamenti
culturali.
In gran Bretagna si è sviluppata invece l’antropologia sociale intorno agli anni
20’, che ha un approccio incentrato sulla dimensione sociale e sul funzionamento
dei sistemi e delle strutture sociali rivolta alle società semplici. Ritroviamo anche
il termine etnologia che ha acquisito significati diversi soprattutto nell’Europa
continentale (Germania, Francia, Italia), la quale lo ha utilizzato per definire lo
studio delle popolazioni extraeuropee. Mentre la Demologia (storia delle
tradizioni popolari o anche folklore) ha indicato lo studio delle culture popolari
europee. A partire dagli anni ’80 è entrato in uso l’espressione DISCIPLINE
DEMOETNOANTROPOLOGICHE (acronimo DEA) che riunisce la demologia,
l’etnologia e la tradizione americana dell’antropologia culturale. Attualmente
dunque nel contesto italiano, antropologia culturale, sociale ed etnologia sono
sinonimi.
1.2 ANTROPOLOGIA CULTURALE COME DISCORSO SULL’ALTRO
L’antropologia culturale è una disciplina nata in Occidente che ha per oggetto lo
studio delle popolazioni contemporanee e delle loro culture, laddove per cultura
si intende l’insieme dei comportamenti e delle credenze appresi e condivisi dalle
persone. Analizza differenze e somiglianze tra le culture e il modo in cui esse
cambiano nel tempo. Per fare ciò gli antropologi apprendono informazioni sulle
varie culture trascorrendo lunghi periodi nei luoghi analizzati. L’antropologia
culturale, non è tuttavia solo una conoscenza destinata alla salvaguardia delle
culture locali, ma ha la capacità di portare noi stessi a rendere familiare ciò che in
realtà non lo è. Il caso dello studio sugli Inacirema (Americani al contrario)
pubblicato per la prima volta nel 1956 è un buon esempio di familiarizzazione e la
dimostrazione che tuttavia l’oggetto dell’antropologia non è più il cosiddetto
“primitivo” dei mondi tribali.
1.3LA STORIA DELL’A.CULTURALE IN SINTESI
Le origini dell’antropologia culturale risalgono a scrittori come Erodoto (V secolo)
e Marco Polo (XIII secolo). Mentre le radici concettuali più recenti fanno
riferimento all’illuminismo francese come il filosofo Montesquieu attivo nella
prima meta del XVIII secolo, ne il suo volume lo spirito delle leggi tratta il
temperamento, l’aspetto e il sistema di governo di diversi popoli di tutto il
mondo. Nella seconda meta del XIX secolo la scoperta dei principi di evoluzione
di Darwin (teoria in cui si parla di un continuo processo di evoluzione verso forme
di vita più capaci di adattamento) hanno avuto un ruolo fondamentale nello
sviluppo del pensiero antropologico delle origini. I principali protagonisti
dell’antropologia culturale nel tardo ‘700 e inizio XIX secolo sono:
-MALINOWSKI (polacco) è uno degli studiosi che maggiormente ha determinato
lo sviluppo dell’antropologia moderna. Lui definì l’approccio moderno di
FUNZIONALISMO, teoria per cui la cultura è paragonabile ad un organismo
biologico, le cui singole parti collaborano al funzionamento e al mantenimento
dell’insieme. Il funzionalismo è connesso al concetto di OLISMO, una prospettiva
antropologica per cui le culture sono complessi sistemi integrati che non possono
essere pienamente compresi senza analizzarne le diverse componenti, tra cui
l’economia, l’organizzazione sociale e l’ideologia.
-BOAS può essere considerato il fondatore dell’antropologia culturale
nordamericana. Dopo aver vissuto per un anno con gli INUIT, realizzò che tutte le
culture hanno una distinta individualità e una propria validità. Da qui il concetto
di RELATIVISMO CULTURALE, prospettiva per cui è importante comprendere
ciascuna cultura a partire dai valori e dalle idee che sono propri e non giudicarla
sulla base di standard che non appartengono. Gli allievi di Boas, come Margaret
MEAD, introdussero un successivo indirizzo dell’antropologia noto come SCUOLA
DI CULTURA E Personalità, che partendo da un approccio integrato della cultura
teorizza l’esistenza di un ethos intorno al quale gli individui svilupperebbero
strutture psicologiche comuni.
- Nel periodo compreso tra le due guerre, l’antropologia britannica con
RADCLIFFLE-BROWN si orientò verso una prospettiva STRUTTURAL-
FUNZIONALISTA che diede origini all’ANTROPOLOGIA SOCIALE (anni ’20) che ha
sviluppato un approccio incentrato sulla dimensione sociale e sul funzionamento
dei sistemi e delle strutture sociali in prospettiva comparata. Diversamente da
LEVI-STRAUSS, BROWN affermava che la struttura era l’insieme delle relazioni
sociali esistenti tra istituzioni, individui e gruppi.
- Nello stesso periodo il francese LEVI-STRAUSS introduce il concetto di
STRUTTURALISMO FRANCESE (Anni ’50) che ricerca la struttura delle relazioni
sociali e le pratiche sociali che si esprimono nella reciprocità e nello scambio.
Questa teoria ha dato il via all’antropologia simbolica ossia studio della cultura
come sistema di significati. Lo studioso riteneva che il miglior modo per
comprendere una cultura fosse quello di raccogliere aspetti relativi ai sistemi di
parentela, ai miti, alle narrazioni ed ad ogni altro aspetto della vita sociale e
culturale.
- Dopo la diffusione della teoria marxista negli anni 70, nasce una nuova SCUOLA
TEORICA STATUNITENSE, quella del MATERIALISMO CULTURALE che spiega
l’organizzazione e l’ideologia delle società a partire dalle condizioni materiali
della loro esistenza, quali l’ambiente, le risorse naturali e il sistema di
sussistenza.
- ANTROPOLOGIA INTERPRETATIVA (Anni ’70) con GEERTZ, che afferma come le
culture sono delle reti di significati che vanno interpretate a partire da una
relazione di dialogo tra osservatore e osservato e che sono meglio comprensibili
a partire dal pensiero degli individui che ne fanno parte, dalle loro idee e da ciò
che ritengono importante.
-STRUTTIRISMO (anni ’90, prende piede dal post-modernismo) secondo cui forze
importanti come l’economia, l’organizzazione politica e sociale e i media
plasmano i comportamenti e i modi di pensare.
-AGENCY (AGENTIVITà) prospettiva che enfatizza la capacità umana di operare
delle scelte di esercitare liberamente la propria volontà, anche nell’ambito di
strutture dominanti.
Anche se negli USA ci sono sempre più antropologi di colore, diciamo che è
disciplina prevalentemente bianca. Alcuni passi verso l’istituzione di una
antropologia antirazzista potrebbero essere:
- studiare e delineare la storia razzista dell’antropologia e definire le
implicazioni
- curarsi di aumentare la diversità interna al bacino dei professori, dei
ricercatori etc.
- fornire nozioni sul razzismo durante i corsi e nei manuali.

1.2.1 DEFINIZIONI DI CULTURA


Nel corso della storia il termine cultura si è rivelato il più controverso e
discusso. Negli anni ’50 ritroviamo un tentativo di raccogliere tutte le
definizioni del concetto di cultura, si arrivò ad averne addirittura 164. La
prima definizione è stata proposta nel 1871 da TYLOR: la cultura è
quell’insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l’arte, la
morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita
dall’uomo come membro di una società. Per questa visione di Tylor la cultura
si presenta come un qualcosa di universale e progressista, che ogni società
può avere.
KROEBER (allievo di BOAS): La cultura è un “livello super organico” non
riconducibile alla sfera della natura (biologica e psicologica), ma un complesso
organizzato del quale individuare leggi di funzionamento.
Il materialista culturale HARVIS: Una cultura è il modo o uno stile di vita nel
suo insieme che un gruppo di persone ha acquisito socialmente. Consiste nei
modi schematici e ridondanti di pensare, agire e sentire caratteristici dei
membri di una società o di uno specifico gruppo sociale.
GEERT (per l’interpretativismo) ritiene che la cultura consista in un insieme di
simboli (rete di significati), motivazioni, stati d’animo e pensieri e non vi
include i comportamenti. Da questa concezione deriva poi quella utilizzata in
questo manuale, solo leggermente più ampia.
Il termine cultura a partire da mezzo secolo è stato spesso utilizzato in forma
plurale per significare specifici modelli di vita appresi riconducibili a
determinati gruppi umani. Da qui il termine di micro-culture che sono basate
sull’etnia, genere, età o sulla condivisione di altre caratteristiche.
1.2.2 CARATTERISTICHE DELLA CULTURA
MANGIARE: la cultura condiziona le nostre scelte alimentari, i tempi e i modi
del nostro nutrimento e attribuisce significati al cibo e all’alimentazione. La
cultura stabilisce anche quali cibi siano accettati o meno. La percezione del
gusto varia in modo significativo. I ricercatori occidentali hanno individuato 4
categorie del gusto: dolce, acido, amaro e salato. Ma queste non sono
universali perché ad esempio un popolo dell’Indonesia ne ha individuati 7:
acido, dolce, salato, amaro, aspro, blando e pungente. Il corretto modo di
mangiare è una delle prime abitudini che dobbiamo apprendere quando
entriamo a contatto con altre culture.
BERE: Ogni cultura stabilisce che cosa sia corretto bere, quando bere e con chi
e attribuisce significati alle bevande e alle occasioni in cui bere. Per esempio,
in Francia durante i pasti è consentito bere una buona quantità di vino a
tavola, negli USA invece il contrario. In india per esempio l’acqua viene
consegnata alla fine dei pasti. Bere in compagnia è tipico di alcune culture
come nelle “fraternieties” ossia associazioni studentesche americane.
DORMIRE: Il sonno è tanto culturalmente condizionato quanto è determinato
biologicamente. Ad esempio, è condizionante su dove far dormire il neonato.
Oppure anche nella quantità di tempo che si deve dormire. Ad esempio, nelle
regioni rurali dell’India, le donne dormono meno degli uomini perché devono
svegliarsi presto per accendere il fuoco e preparare il pasto mattutino.
ANDARE DI CORPO: l’evacuazione riceve poca importanza dagli antropologi. I
prodotti dell’evacuazione sono considerati presso molte culture inquietanti e
disgustosi. Nei villaggi dell’India la maggior parte delle abitazioni non ha
stanze da bagno e ogni mattina gruppi di donne escono di casa per
raggiungere un determinato campo dove accucciarsi e nel frattempo,
conversare tra loro; anche gli uomini vanno di corpo fuori di casa, in un luogo
diverso da quello delle donne.
LA CULTURA INOLTRE SI BASA SUI SIMBOLI: il simbolo è un oggetto, una
parola, o un’azione dal significato culturalmente codificato, che rappresenta
qualcosa con il quale non ha una relazione necessaria o naturale, quindi i
simboli sono arbitrari, e poiché sono tali, è impossibile prevedere il modo in
cui una determinata cultura si riferirà simbolicamente a qualcosa.
LA CULTURA è ANCHE APPRESA: poiché si basa sui simboli, la cultura deve
essere continuamente e nuovamente appresa in ogni contesto. Una parte
consistente dell’apprendimento culturale avviene inconsciamente nel corso
della vita attraverso l’osservazione. L’apprendimento scolastico è invece un
apprendimento culturale formale.
LA CULTURA è INFINE UN INSIEME ORGANICO E COERENTE: considerare le
culture come insieme organico e coerente significa adottare una prospettiva
olistica. In effetti lo studio di uno solo o due aspetti di una data cultura, ce ne
fornisce una comprensione talmente limitata che è possibile sia ingannevole
ed errata.
LE CULTURE INTERAGISCONO E SI TRASFORMANO: La globalizzazione, il
processo d’intensa interconnessione e scambio di merci, informazioni e
persone a livello globale è un potente motore delle trasformazioni culturali
contemporanee. La globalizzazione però può avere il risultato di non produrre
gli stessi effetti nelle varie culture. Ritroviamo quattro teorie sull’interazione
delle culture:
- “scontro di civiltà”: enfatizza il conflitto. Questo modello divide il mondo tra
“L’Occidente e il resto”. La JIHAD per BARBER per esempio sarebbe la risposta
all’imposizione di modi di consumo e produzione universali.
- Macdonaldizzazione: enfatizza l’adozione di modelli provenienti dall’esterno
e l’omogeneizzazione. Esempio: il fast-food.
- Ibridazione (o sincretismo o creolizzazione): enfatizza la combinazione tra
elementi di provenienze diverse.
- Localizzazione: enfatizza l’interpretazione e la trasformazione a livello locale
della cultura globale. Esempio del McDonald’s e di come nelle diverse culture
sia stato riadattato per compiacere i clienti.
1.3.1 MONDI CULTURALI MOLTEPLICI- DIFFERENZA E GERARCHIA
I fondamenti delle micro-culture sono: classe, razza, etnia e identità indigena,
genere e sessualità, età ed istituzione.
CLASSE: la classe è una categoria basata sulla posizione economica occupata
dall’individuo nella società, basata solitamente in termini di entrate o
ricchezze esibite attraverso lo stile di vita. Le società divise in classi sono
basate in classi superiori, medie ed inferiori. Esistono classi distinte per
esempio quella dei lavoratori e quella dei proprietari terrieri. Come ben
sappiamo secondo MARX la lotta di classe era un qualcosa di inevitabile.
RAZZA: Con questo termine ci si riferisce ad un gruppo di persone che
presumibilmente condivide le stesse caratteristiche biologiche. Pero le
caratteristiche biologiche non possono spiegare o dare conto del
comportamento o dello stile di vita degli individui.
ETNIA: Ci si riferisce al senso di identità di un gruppo, basato sulla
condivisione di un retaggio, di una lingua, di una religione o altri elementi
culturali. È il caso degli italo americani o afro americani. Paragonato al
termine razza è sicuramente considerato più neutro, anche se tuttavia è
ancora alla base di discriminazioni e oppressioni (basti pensare alla pulizia
etnica dei serbi contro i musulmani nell’ex Iugoslavia. I popoli indigeni stando
alle guide dell’ONU sono gruppi di individui che hanno legami di lunga durata
con le proprie terre di origine.
GENERE: indica i comportamenti, i modi di pensare generati e appresi
culturalmente che sono attributi a maschi e femmine e in qualche caso a un
genere misto (terzo genere). L’antropologia ci ha insegnato che il corredo
biologico di un individuo non corrisponde necessariamente al suo genere. Ci
sono società nelle quali i ruoli maschili e femminili sono simili o si
sovrappongono ed altre in cui sono fortemente differenziate (ad esempio in
alcune zone della Tailandia, uomini e donne hanno su per giù la stessa
corporatura, il loro abbigliamento è simile e svolgono ruoli simili al contrario
della NUOVA GUINEA in cui le donne mangiano anche cose diverse)
ETA’: il ciclo di vita degli esseri umani conduce le persone attraverso stadi
culturali per ciascuno dei quali è necessario apprendere il corretto
comportamento e modo di pensare. Il “colle” ovvero l’insieme dei membri del
senato e della camera degli stati uniti, è una microcoltura fortemente basata
sull’età. È una gerontocrazia: ai politici più anziani è concesso più tempo per
parlare rispetto ai giovani.
ISTITUZIONI: Sono organizzazioni stabili, create per scopi particolari e dotate
di specifiche microcolture. Esempi ne sono: ospedali, scuole, università,
prigioni. Gli antropologi che studiano le istituzioni educative ci hanno
mostrato che spesso le scuole riflettono e rinforzano gli stereotipi, i rapporti
di potere e disuguaglianze vigenti nel più ampio contesto sociale cui
appartengono (una ricerca nelle scuole delle regioni sud occidentali
dell’America ha notato come le insegnanti tendano ad emarginare le
studentesse immigrate dal Messico).
1.4.1. DETERMINISMO BIOLOGICO E OSTRUZIONISMO A CONFRONTO
Il determinismo biologico cerca di spiegare il comportamento ed il modo di
pensare delle persone a partire da fattori biologici come i geni e gli ormoni.
Cercano di individuare geni ed ormoni che portano a comportamenti come
l’alcolismo, l’omicidio o turbe adolescenziali. Hanno spiegato per esempio
come l’essere umano maschile sia dotato di un miglior senso dello spazio
rispetto alle donne. Sostengono che questa sia una conseguenza della
selezione evolutiva. Il costruzionismo culturale invece spiega come i
comportamenti e le idee degli esseri umani sono meglio spiegabili come
prodotti dell’apprendimento modellato dalla cultura. Per esempio, facendo
riferimento al miglior senso dello spazio maschile, loro dicono che questo
dipende dall’apprendimento e non dai geni. La maggior parte degli
antropologi è costruzionista, ma le ricerche di alcuni di loro prendono in
considerazione anche fattori biologici e culturali.
ANTROPOLOGIA INTERPRETATIVA: Studia le culture attraverso l’analisi di ciò
che pensano gli individui che ne fanno parte a partire dal modo in cui danno
senso alla propria vita e i simboli che per loro hanno significato.
MATERIALISMO CULTURALE: Studiano la cultura a partire dagli aspetti
materiali dell’esistenza: l’ambiente naturale e i modi in cui gli esseri umani
abitano determinati ecosistemi traendo da questi ciò che è necessario per la
loro sussistenza. Per spiegare la cultura usano un modello interpretativo
composto da 3 livelli:
- Il livello inferiore è quello della INFRASTRUTTURA che si riferisce a fattori
materiali di base quale l’economia, le risorse naturali e la popolazione.
- STRUTTURA, organizzazione sociale, la parentela e l’organizzazione politica
- SOVRASTRUTTURA, le idee i valori e le credenze.

AGENCY INDIVIDUALE: è la capacità dei singoli di compiere scelte ed


esercitare il proprio libero arbitrio. Coloro che privilegiano tale modello,
concentrano le proprie ricerche sulle strategie adottate dai singoli individui,
perfino in situazioni estreme come ad esempio la povertà.
STRUTTURISMO: ritengono che il libero arbitrio sia una illusione poiché
l’azione degli individui è condizionata da forze di portata maggiore come
l’economia, le organizzazioni sociali e politiche e i sistemi ideologici. Quindi
per quanto riguarda l’esempio dei poveri, ritengono che l’economia ed altre
forze più vaste e potenti di loro impediscano la loro azione di agency
individuale.

CAPITOLO 2 LA RICERCA ANTROPOLOGICA


2.1.1 LA RICERCA ENTOGRAFICA: METODOLOGIE DI RICERA IN
TRASFORMAZIONE-
DAL “TAVOLINO” AL “CAMPO”
L’espressione antropologia da tavolino si riferisce al fatto che i primi
antropologi culturali portavano avanti i propri studi a tavolino, analizzando e
studiando il materiale che era giunto loro dai missionari, viaggiatori ed
esploratori. Tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, alcuni antropologi
posero le basi per un metodo basato invece sull’esperienza. Raggiunsero i
territori africani e asiatici e si avvicinarono senza però vivere con loro. Questo
approccio è detto antropologia da veranda poiché solitamente l’antropologo
chiedeva ai nativi di raggiungerlo nella veranda della sua abitazione. Negli USA
alla metà del XX secolo, MORGAN contribuì allo sviluppo dell’antropologia
basata sull’osservazione diretta e su una maggiore interazione con gli
individui, (lui stesso con gli Irochesi)
OSSERVAZIONE PARTECIPANTE: è un metodo per la ricerca finalizzata alla
comprensione della cultura, che richiede non solo la raccolta dati ma anche
vivere un certo periodo nell’ambito culturale che vogliamo analizzare. Il padre
dell’osservazione partecipante è MALINOWSKI che visse per due anni in una
tenda nelle vicinanze delle abitazioni dei nativi. La conoscenza della lingua
locale gli permise di parlare con loro senza l’uso della mediazione di un
interprete. Solitamente l’antropologo partiva e portava con sé dei taccuini sui
quali annotare i dati raccolti per approfondire un elenco di argomenti tra cui
per esempio l’economia, la religione la lingua etc. Con questo metodo, sono
state prodotte nella prima metà del ‘900 alcune tra le etnografie più note
della storia dell’antropologia (soprattutto britannica).
DAL POSITIVISMO ALLA SVOLTA RIFLESSIVA
Gli approcci di osservazione partecipante adottarono almeno fino agli anni ’60
una prospettiva etnografica di stampo positivista. Come ben sappiamo
secondo il positivismo una conoscenza oggettiva, “scientifica”, unica e vera è
possibile a patto che si seguano un approccio e una metodologia che
indaghino cause ed effetti dei fenomeni che si intendono studiare, i quali
restano tali e validi indipendentemente dalle inclinazioni soggettive. Usando
questo metodo però molto antropologi hanno tralasciato la componente
umana che è alla base della conoscenza antropologica. Negli anni ’70 gli
assunti del positivismo hanno iniziato a subire forti critiche ed iniziò a farsi
strada la consapevolezza che la conoscenza antropologica fosse il risultato di
una relazione dialogica tra soggetti piuttosto che il risultato dell’osservazione
di fatti oggettivi. Iniziarono ad emergere 3 dimensioni fondamentali per la
conoscenza antropologica:
- La dimensione soggettiva, sia dell’antropologo sia delle persone studiate.
- La dimensione etica che è alla base della relazione tra l’antropologo e coloro
che osserva.
- La dimensione politica e le relazioni di potere che caratterizzano spesso la
reazione sul campo tra l’antropologo e i soggetti che studia.
Questa nuova consapevolezza ha preso il nome di SVOLTA RIFLESSIVA. La
riflessività considera la ricerca sul campo come il prodotto di un dialogo tra un
ricercatore e uno o + informatori.
LA RICERCA ETNOGRAFICA MULTISITUATA: ricerca sul campo che si svolge
presso più località, per agevolare la comprensione dalla cultura dei suoi
membri che vivono lontano dal luogo d’origine o dalle relazioni esistenti tra
diverse dimensioni culturali. Questa definizione arriva da MARCUS.
L’AVVIO DELLA RICERCA SUL CAMPO- DEFINIZIONE DEL PROGETTO
La scelta dell’argomento è il primo passo del progetto, scelto attraverso uno
spoglio della letteratura, ossia la lettura di pubblicazioni già esistenti su un
dato argomento e la disamina dei lori punti di forza e delle loro mancanze. I
progetti di ricerca sono spesso ispirati ad eventi significativi come ad esempio
la diffusione del virus dell’HIV\AIDS, oppure le guerre in IRAQ, AFGHANISTAN
etc., oppure i cambiamenti climatici in atto negli ultimi anni. Alcuni
antropologi si dedicano allo studio di un particolare oggetto o bene di
scambio come lo zucchero, la carne di manzo o la cocaina. A partire da un
oggetto si possono analizzare le relazioni sociali che ne caratterizzano la
produzione, l’uso, la commercializzazione e il ruolo che riveste nella
costruzione e nel mantenimento del senso di identità di una data
popolazione.
METODI DI RICERCA RAPIDA: metodo per ottenere informazioni in poche
settimane che si basa sulle conoscenze di esperti e sul lavoro di gruppo, fanno
quindi uso di scorciatoie.
RESTUDY: Ricerca sul campo condotta presso una comunità già oggetto di
ricerca in passato.
Uno dei maggiori contributi di MALINOWSKI è la sua monografia classica
ARGONAUTI DEL PACIFICO OCCIDENTALE, che contiene una dettagliata analisi
del KULA: è un circuito di scambio che collega molte delle isole TOBRIAND
attraverso il quale gli uomini intrattengono partnership di lunga durata
finalizzate allo scambio sia di beni d’uso comune come il cibo, sia di collane e
braccialetti di grande valore.
PREPARARSI ALLA RICERCA SUL CAMPO
Una volta individuato l’oggetto di ricerca è importante ottenere i
finanziamenti per far sì che questo progetto inizi. In Inghilterra gli antropologi
possono avanzare la richiesta di finanziamento a più enti, governativi e non.
Avere un incarico di lavoro può rendere più facile guadagnarsi la fiducia e il
rispetto degli oggetti del proprio studio. Molti paesi richiedono che i
ricercatori rispettino linee guida ufficiali per la protezione dei soggetti umani.
Negli USA per esempio vengono istituiti dei comitati etici per far si che la
ricerca venga sempre controllata e sia sempre conforme ai principi etici. L’IRB
(INSTITUTIONAL REVIEW BOARDS) richiede che tutti i partecipanti dichiarino il
proprio CONSENSO INFORMATIVO che è un principio deontologico della
ricerca sul campo che prevede che il ricercatore informi i partecipanti a fare
ricerca sull’obiettivo, l’ambito e i possibili effetti dello studio che si propone di
svolgere e che chieda loro assenso a parteciparvi. A seconda dell’ubicazione
del progetto è necessario anche munirsi di attrezzature speciali come tende
indumenti caldi o impermeabili. La preparazione sanitaria può rendere
necessaria la vaccinazione. Sono necessari anche macchine fotografiche,
videocamere registratori audio e pc portatili, oggi indispensabili per la ricerca
sul campo. È anche importante avere una conoscenza almeno basilare della
lingua.
IL LAVORO SUL CAMPO- LA SCELTA DEL SITO
Il primo passo fondamentale per definire un progetto di ricerca sul campo è
decidere la sua ubicazione e poi trovare una sistemazione. Il SITO è il luogo in
cui la ricerca viene svolta. Spesso i ricercatori hanno un’idea indicativa sul
dove svolgerla, ma questa scelta dipende da vari fattori, ad esempio se si
vuole studiare la differenza di classe conviene andare in un paese o villaggio,
se riguarda comportamenti riguardanti la salute converrebbe andare in una
clinica etc.
COSTRUIRE UNA RELAZIONE ETNOGRAFICA
Per RELAZIONE ETNOGRAFICA, si intende quel rapporto che va a crearsi tra il
ricercatore e la popolazione che è oggetto del suo studio. Il primo passo per
costruire tale relazione viene dal ricercatore che cerca di costruire dei rapporti
con le persone più importanti o influenti della comunità che possono fungere
da custodi. Talvolta può accadere che gli antropologi possano essere
scambiati per altre figure (es KURIN in Pakistan fu scambiato varie volte per
spia).
LO SCAMBIO DI DONI E RECIPROCITA
Fare dei regali alle persone coinvolte nello studio di ricerca potrebbe essere
un buon metodo di approccio. Ma a seconda delle culture con cui entriamo in
contatto anche questo scambio potrebbe avere dei problemi. Basti pensare
all’esempio HAMABATA antropologo nippo-americano che aiutò la figlia di
una ricca famiglia imprenditoriale giapponese a compilare la richiesta di
ammissione al college. Al termine di tale aiuto H. ricevette dalla famiglia
25.000 yen come ricompensa. Lui inizialmente si offese ma poi aiutato da altri
giapponesi capi che quello era un modo per mantenere saldo il rapporto e che
anche lui avrebbe dovuto fare lo stesso. Sono amici ancora oggi.
LE MICRO CULTURE E LA RICERCA SUL CAMPO
La classe sociale, la razza, o l’etnia, il genere e l’età del ricercatore influenzano
il modo in cui questi verrà accolto dalla popolazione studiata.
- Classe sociale: solitamente l’antropologo gode di maggior benessere rispetto
alla popolazione che studia. Anni fa, NADER ha caldamente invitato gli
antropologi a studiare anche i gruppi di potere, le classi dominanti: le élite
imprenditoriali, i leader politici i funzionari di governo e così via.
- Razza\etnia: per la maggior parte del tempo la ricerca antropologica è stata
condotta da ricercatori “bianchi” che si impegnavano a studiare altre culture
principalmente “non bianche” e non euro americane.
- Genere: le ricercatrici giovani e nubili hanno più difficoltà sul campo rispetto a
donne mature o giovani scapoli, poiché nella maggior parte delle culture è
una cosa rara per una donna giovane e non sposata, spostarsi e vivere da sola.
- Età: di solito gli antropologi sono adulti e questo facilita loro le relazioni con i
propri coetanei piuttosto che con gli anziani o bambini.
LO SHOCK CULTURALE è la persistente sensazione di disagio, solitudine, e
ansietà che spesso assale gli individui che si trasferiscono dal proprio contesto
culturale ad un altro. Può essere causato da un’alimentazione differente, da
barriere linguistiche e dalla solitudine. Una sensazione comune e frequente è
quella di sentirsi poco competente come attore culturale. Al rientro però,
l’antropologo può provare uno shock culturale di ritorno.
TECNICHE DELLA RICERCA SUL CAMPO
L’obiettivo della ricerca sul campo è raccogliere informazioni o dati sul proprio
argomento di ricerca.
RICERCA DEDUTTIVA: Prospettiva di ricerca che implica la definizione di un
quesito o di una ipotesi di ricerca, l’acquisizione di dati relativi a tale premessa
e quindi la valutazione dei risultati in relazione all’ipotesi di partenze.
RICERCA INDUTTIVA: prospettiva di ricerca che evita di fare precedere la
ricerca della formulazione di ipotesi ma piuttosto affida ai membri della
cultura che si vuole analizzare il compito di suggerirne le direzioni.
METODI QUANTITATIVI: Favoriti da approcci deduttivi, favoriscono
informazioni numeriche
METODI QUALITATIVI: Favoriti da approcci induttivi, favoriscono informazioni
non numeriche come conversazioni, riprese audiovisive etc.
ATTRIBUTO ETICO: che caratterizza la prospettiva adottata da chi analizza una
cultura da un punto di vista esterno
ATTRIBUTO EMICO: si riferisce alle percezioni e alle categorie impiegate dagli
individui interni ad una cultura, nonché alle spiegazioni che gli stessi danno
dei propri comportamenti.
Gli antropologi materialisti preferiscono la raccolta di dati etici, mentre gli
interpretativisti preferiscono quella dei dati emici.
OSSERVAZIONE PARTECIPANTE: Implica due processi, da un lato la
condivisione della vita quotidiana della popolazione che si intendono studiare,
dall’altro la loro attenta osservazione. Per il ricercatore partecipare significa
adeguarsi completamente alle abitudini, stile di vita della popolazione che lo
ospita, assumendo uguali comportamenti, abitudini alimentari o
semplicemente il vestiario. In tal modo il ricercatore può sperare nell’effetto
HAWTHORNE cioè l’adozione da parte della popolazione studiata di
comportamenti che si conformano a quelle che sono le aspettative del
ricercatore. Questo effetto fu verificato negli anni ’30.
PARLARE CON LA GENTE: parlare con la gente e fare domanda sono metodi
alla base dell’osservazione partecipante. Gli antropologi usano varie tecniche
per la raccolta dati, una di queste è L’INTERVISTA, cioè una tecnica di ricerca
che permette di acquisire informazioni verbali ponendo delle domande o nel
corso di una conversazione tra almeno due persone (interviste di gruppo o
focus groups). Il QUESTIONARIO è un altro strumento di ricerca strutturato
che contiene una serie predefinita di domande che l’antropologo può porre di
persona, per posta o per email.
COMBINARE OSSERVAZIONE E DIALOGO per un antropologo è importante
venire a conoscenza sia di quello che la gente dice sia di ciò che accade.
Entrambe le dimensioni sono aspetti autentici della cultura.
METODI SPECIALI
- STORIA DI VITA: è una approfondita descrizione qualitativa della vita di un
individuo che la narra al ricercatore. I primi antropologi che hanno adottato
questo metodo preferivano collaborare con individui che consideravano tipici,
ordinari o rappresentativi.
- INDAGINE SULL’USO DEL TEMPO: è un tipo di metodo quantitativo che
permette di raccogliere informazioni su quanto tempo le persone si dedicano
quotidianamente ad alcune attività. L’osservazione continua è molto
complicata in termini di tempo e impone che il numero di persone osservate
sia limitato. Un’altra opzione è quella di chiedere ai partecipanti di compilare
quotidianamente un registro o un diario.
- TESTI: Molti antropologi producono e studiano documenti testuali sia scritti
che orali tra cui storie orali, miti, rappresentazioni teatrali, modi di dire,
discorsi pubblici, barzellette, conversazioni ordinarie e materiale pubblicato in
rete e nei social media. La rete è stata definita il vaso di pandora dell’età
moderna.
DOCUMENTARE LA CULTURA
NOTE DI CAMPO: comprendono registri giornalieri, diari personali, descrizioni
di eventi e appunti sulle stesse annotazioni. Idealmente i ricercatori
dovrebbero scrivere note di campo ogni giorno.
REGISTRATORI AUDIO, FOTOGRAFIE E VIDEO: sono di grande aiuto durante il
lavoro sul campo. Il loro uso però a volte potrebbe creare problemi come ad
esempio l’utilizzo di macchine fotografiche potrebbe insospettire i
partecipanti.

ANALISI DEI DATI


QUALITATIVA: Comprendono note di campo descrittive, narrativa, miti e
storie, canzoni e saghe e cosi via. La presentazione dei dati qualitativi è basata
sulle parole pronunciate dalle persone che ci hanno raccontato le loro storie,
dato delle spiegazioni e intrattenuto con noi delle conversazioni.
QUANTITATIVA: questa analisi può seguire diverse direzioni, una delle più
utilizzate è quella della statistica e l’uso del pc.
RAPPRESENTARE LE CULTURE: L’ETNOGRAFIA
L’etnografia è il principale metodo adottato dagli antropologi per trasmettere
le conoscenze che hanno acquisito sulla cultura: una descrizione dettagliata di
una cultura contemporanea, basata sulle osservazioni e le analisi del
ricercatore. I primi antropologi erano inclini a trattare una particolare
comunità locale o un villaggio come un qualcosa a sé stante, questo ha dato
luogo alla monografia etnografica, ovvero un resoconto approfondito e
accurato di una singola comunità. Di questo genere il capostipite è
MALINOWSKI sulle isole TROBRIAND.
ETICA E RICERCA COLLABORATIVA
L’antropologia è stata tra le prime discipline ad adottare un codice
deontologico. Negli anni 50\60 ci sono state due vicende che hanno spinto gli
antropologi culturali a riflettere sul loro ruolo nei contesti di ricerca. La prima
è quella del progetto CAMELOT degli anni 50 un progetto elaborato dagli usa
per esercitare una influenza sui leader politici sud americani al fine di
perseguire interessi statunitensi. La seconda è la guerra del VIETNAM, questo
conflitto ha sollevato questioni sull’interesse del governo nei confronti delle
informazioni etnografiche e sul ruolo degli antropologi in tempo di guerra. Su
queste due vicende l’opinione degli antropologi si divise. C’è chi era a favore
del fatto che i cittadini statunitensi dovessero sostenere gli sforzi dell’esercito
americano, e sostenevano l’idea di mettere a disposizione tutte le
informazioni utili per combattere il comunismo. C’era invece chi sosteneva
che la responsabilità dell’antropologo era quella di tutelare ad ogni costo le
persone che studiava. Questo fu il periodo di maggior conflittualità interna
della storia dell’antropologia nordamericana. Nel 1971 l’american
anthropological association adottò un codice deontologico che stabiliva la
responsabilità primaria dell’antropologo di garantire la sicurezza delle
persone che partecipano alla ricerca.
RICERCA COLLABORATIVA: è un approccio allo studio della cultura in cui gli
antropologi interagiscono con i partecipanti alla propria ricerca come con dei
collaboratori piuttosto che intenderli come passivi “oggetti” di studio.
RICERCA SUL CAMPO E SICUREZZA: la ricerca sul campo può mettere
seriamente a rischio il ricercatore e i membri della sua famiglia sul fronte
psicologico quanto su quello fisico. Le minacce rappresentate dall’ambiente
fisico sono spesso importanti e possono essere fatali. Molti antropologi hanno
contratto malattie infettive, episodi di violenza sono stati registrati nel corso
di alcune esperienze di ricerca sul campo. La ricerca antropologica può anche
esporre al rischio di subire violenze per motivi politici o addirittura alla guerra
vera e propria. Anche le ricerche sul campo che si svolgono in situazioni
apparentemente normali non sono necessariamente prive di pericoli. Howell
fornisce agli antropologi raccomandazioni perché possano attrezzarsi nel
modo migliore per prevenire e affrontare rischi. Raccomanda di migliorare la
propria capacità di valutare il rischio, di acquisire una competenza base di
pronto soccorso medico e discutere durante le lezioni sulla sicurezza nella
ricerca del campo.
In conclusione non è ovvio cosa costituisca un fatto culturale, i fatti
dell’antropologia non esistono né nella cultura dell’antropologo, né in quella
dell’informatore, ma sono interculturali. I fatti vengono costruiti e ricostruiti:
sul territorio, quando si rileggono le note e si riflette sull’esperienza vissuta ed
infine quando si scrive di quell’esperienza.
Capitolo 3 I SISTEMI ECONOMICI
Questo capitolo introduce il concetto di SISTEMI DI SUSSISTENZA cioè il
principale mezzo attraverso il quale una cultura si procura ciò che è
necessario per vivere. Esistono anche pero i MODELLI DI CONSUMO, cioè il
modo prevalente presso una data cultura di impiegare o investire risorse al
fine di soddisfare delle esigenze; e i SISTEMI DI SCAMBIO, modo prevalente
presso una data cultura di far circolare bene, servizi, e altre risorse tra
individui e gruppi.

I SISTEMI DI SUSSISTENZA sono 5:


- CACCIA E RACCOLTA: è il più antico modo di procurarsi il necessario per
vivere. La maggior parte dei cacciatori-raccoglitori contemporanei vive in
quelle che vengono considerate aree marginali, come i deserti, le foreste
pluviali. Queste regioni sono spesso ricche di risorse come il petrolio, i
diamanti e l’oro, molto richiesti dai settori economici. Di conseguenza, la
cosiddetta ‘’maledizione delle risorse’’ minaccia la sopravvivenza dei
cacciatori-raccoglitori: i paesi ricchi si rifanno alle risorse naturali disponibili
nei territori in cui vivono e ciò li spinge a trasformare aree prima deputate alla
caccia, pesca e raccolta costringendo i cacciatori ad allontanarsi dalle loro
terre d’origine. Quella dei cacciatori-raccoglitori è una strategia estensiva: un
sistema di sussistenza che richiede la disponibilità di vasti territori e una
libertà di movimento senza limitazioni. Oggi in tutto il mondo sono solo
250.000 le persone che ricavano il necessario per vivere con questo sistema.
Quella dei cacciatori è una STRATEGIA ESTENSIVA, cioè è un sistema di
sussistenza che implica lo sfruttamento temporaneo di ampi territori e
necessita di un alto grado di mobilita nello spazio. Esistono due variabili
principali: quella nei climi TEMPERATI, e quella nei climi CIRCUMPOLARI.
DIVISIONE DEL LAVORO: basata sulla famiglia, ruoli di genere sovrapponibili.
È marcatamente basata sul genere tra i cacciatori CIRCUMPOLARI, mentre in
quelli TEMPERATI è solo in parte rilevante.
RAPPORTI DI PROPRIETA: i Cacciatori-raccoglitori non applicano il concetto di
proprietà privata inteso come possesso di qualcosa che può essere venduto a
qualcun altro. In queste società è più diffuso il DIRITTO D’USO, il quale
consente a un individuo o ad un gruppo di riservarsi la priorità di accesso,
riconosciuta da tutti.
- ORTICULTURA: sistema di sussistenza basato sulla coltivazione di orti, di
piante domestiche e sull’uso di attrezzi semplici e manuali. È praticata in zone
quali l’AFRICA SUBSAHARIANA, ASIA MERIDIONALE, AMERICA CENTRALE E
MERIDIONALE, PACIFICO E CARAIBI. I principali prodotti dell’orticultura sono il
MAIS, FAGIOLI, CEREALI. Si pratica utilizzando attrezzi manuali come bastoni,
zappe e cesti per il trasporto. La pioggia è l’unica fonte di irrigazione.

Gli antropologi distinguono 5 fasi del ciclo dell’orticultura:


PREPARAZIONE DEL TERRENO: Una determinata zona della foresta viene
liberata da alberi e cespugli (taglia e brucia)
SEMINA E PIANTUMAZIONE: con dei bastoni si ammorbidisce il terreno e si
spargono a mano i semi e si impiantano le talee.
DISERBAGGIO: qui l’orticultura richiede sforzi limitati, dato che lo strato di
cenere e l’ambiente ombreggiato mantengono basso il tasso di crescita delle
erbacce.
RACCOLTA: richiede molto lavoro e implica il taglio delle piante e il loro
trasporto nelle zone residenziali.
RIPOSO: lasciare libero il terreno per un certo numero di anni affinché possa
ritornare fertile.
- DIVISIONE DEL LAVORO: gli uomini solitamente si occupano della pulizia del
terreno, mentre della semina e del raccolto se ne occupano entrambi i generi.
Negli IROCHESI per esempio le donne si occupavano della coltivazione
dell’alimento principale ossia il granoturco e questo significava che avevano il
potere di decidere se gli uomini dovessero andare in guerra oppure no perché
lo sforzo bellico dipendeva dalla disponibilità del granturco.
- RAPPORTI DI PROPRIETA: non è la caratteristica delle società orticole. I diritti
d’uso sono generalmente importanti, ma sono più chiaramente definiti e
formalizzati di quanto non lo siano presso le società di cacciatori-raccoglitori.
La produzione di surplus può generare disuguaglianze sociali nell’ambito
dell’accesso a beni e risorse: quando alcune persone acquisiscono uno status
più elevato, le norme che regolano la condivisione con il gruppo più ampio
perdono d’importanza.
- SOSTENIBILITA: La fase del riposo è cruciale per mantenere la redditività
dell’orticultura, consente al terreno di rigenerare le sostanze nutritive perdute
e ne migliora le qualità, permettendo la crescita di forme di vegetazione.
PASTORIZIA: sistema di sussistenza basato sull’allevamento del bestiame e
sull’uso dei loro prodotti, per esempio carne e latte, per provvedere la dieta
alimentare. E’ praticata da molto tempo nel Medio Oriente, in Africa, in
Europa e nell’Asia Centrale. Pecore, capre, bovini, cavalli, asini e cammelli
sono le sei specie di animali più utilizzate al mondo. Oltre alla carne ottenuta
dalle macellazioni, la pastorizia fornisce principalmente latte e prodotti
cesarei. I pastori generalmente sviluppano relazioni commerciali con i
cacciatori-raccoglitori, gli orticoltori o gli agricoltori, al fine di procurarsi
alimenti e altri beni che non sono in grado di produrre autonomamente. Gli
articoli più richiesti sono i cereali e manufatti come le pentole per cucinare.
Per ottenerli, i pastori cedono in cambio latte, capi di bestiame, pellami e altri
prodotti animali. Come il sistema di caccia-raccolta e l’orticoltura, la pastorizia
è una strategia estensiva. Un problema comune a tutti i pastori è la continua
necessità di disporre di pascoli freschi e di acqua per i loro animali. Mandrie e
greggi devono sempre spostarsi, altrimenti le aree di pascolo immiseriscono.
- DIVISIONE DEL LAVORO: ancora una volta il genere e l’età sono il fattore
chiave per l’attribuzione dei compiti.
- RAPPORTI DI PROPRIETA: la principale forma di proprietà è senza dubbio
quella del bestiame, ma sono anche importanti quella dell’abitazione e del
corredo domestico.
- AGRICOLTURA: è un sistema di sussistenza che prevede la coltivazione di
raccolti su appezzamenti di terreno permanenti e la pratica dell’aratura,
dell’irrigazione e della fertilizzazione. L’agricoltura è considerata una
strategia intensiva la quale richiede l’uso di animali addomesticati per
l’aratura, il trasporto e la fertilizzazione, ed è fortemente dipendente
dall’esistenza di sistemi di irrigazione artificiali come i canali. Le antiche
tradizioni agricole sono oggi sempre più archiviate da nuovi metodi con la
conseguenza che il patrimonio mondiale si va rapidamente riducendo, tale
patrimonio in molti casi è già andato perduto.
- CONDUZIONE FAMILIARE: Oggi circa 1/6 della popolazione mondiale, trae il
suo sostentamento dall’agricoltura a conduzione familiare. Ci sono molti tipi
di agricoltura a conduzione familiare. Esistono agricoltori a tempo pieno e
saltuari. Le attività agricole nel caso della conduzione familiare includono
l’aratura, la semina, la disinfestazione, la raccolta e così via.
- DIVISIONE DEL LAVORO: L’unità di base per la produzione è la famiglia e il
genere e l’età sono criteri importanti dell’organizzazione del lavoro. Molte
società basate sull’agricoltura a conduzione familiare praticano una marcata
divisione del lavoro in base al genere. Il lavoro produttivo è dominato dagli
uomini. Negli usa o Canada può succedere che le donne conducono una
fattoria ma questo avviene solo se sono per di più divorziate. Solitamente
pero gli uomini dirigono il raccolto e l’alimentazione del terreno, mentre le
donne conducono l’attività commerciale.
- RAPPORTI DI PROPRIETA: le famiglie di proprietà fanno degli investimenti
terrieri per bonificarla, costruire terrazzamenti e recinzioni e cosi via, e hanno
quindi un’esigenza di poter contare sui diritti di proprietà e di averne le
garanzie.
AGRICOLTURA INDUSTRIALE CAPITALISTICA: forma di agricoltura che richiede
ingenti investimenti di capitale, finalizzati alla sostituzione della forza lavoro
umana e animale con quella dei macchinari. È largamente diffusa in USA,
CANADA, RUSSIA, GERMANIA, GIAPPONE. La nascita dell’agricoltura industriale
ha portato alla nascita dell’azienda agricola. È caratterizzata da una domanda di
manodopera per di più stagionale. L’agricoltura è il più esigente dei sistemi, in
termini di lavoro, tecnologia e uso di risorse naturali non rinnovabili. L’agricoltura
intensiva non è un sistema sostenibile. Inoltre, sta minacciando la sostenibilità
dei sistemi dell’orticoltura e della pastorizia.
INFORMATIZZAZIONE E INDUSTRIALIZZAZIONE: Sistema di sussistenza (o di
vita) caratterizzato dall’industrializzazione diffusa e dalla centralità delle
transazioni economico\finanziarie e della comunicazione informatica di
massa. Nel capitalismo industriale la maggior parte dei beni non è prodotta
per soddisfare bisogni primari, ma per venire incontro alla domanda di beni
non essenziali da parte dei consumatori. In questo sistema, il tasso di
occupazione nel settore dell’agricoltura diminuisce mentre aumenta il
numero di persone impiegate nel comparto manifatturiero e in quello dei
servizi.
3.2 MODELLI DI CONSUMO E MODELLI DI SCAMBIO
POTLACH: è una suntuosa festa celebrata presso le culture del pacifico nord-
occidentale i cui ospiti sono invitati a mangiare e ricevere doni da chi la
promuove. Questo avveniva perché i gruppi che potevano contare su un
surplus organizzavano un potlatch ospitando coloro che avevano sofferto le
conseguenze di un anno di carestia. In tal modo questo sistema rappresentava
una rete di sicurezza sociale per una vasta aerea del Nord Ovest. Questo
potlatch mette in evidenza le connessioni esistenti tra i 3 processi economici:
sussistenza, di consumo e lo scambio.Il governo canadese mise fuori legge il
potlatch nel 1885, anche se oggi viene ancora utilizzato e le ragioni per offrilo
sono simili a quelle del passato come il battesimo di un bambino, la
celebrazione di un lutto etc.
MODELLI DI CONSUMO: il termine CONSUMO ha due significati, il primo
risponde all’input da parte di una persona, di cibo o al suo modo di fare uso di
altri beni; il secondo è quello di output cioè l’investimento o l’uso di risorse
per ottenere determinati beni.
Esistono due modelli principali di consumo che si distinguono sulla base delle
diverse relazioni tra DOMANDA ed OFFERTA.
MECCANISMI DI LIVELLAMENTO: regole culturali non scritte che impediscono
a un individuo di diventare più ricco o + potente degli altri e vengono fatte
rispettare tramite l’esercizio di pressioni sociali e dei pettegolezzi. Un
importante meccanismo di livellamento sociale presso gli Ju/hoansi prevede
che ogni grande animale ucciso venga condiviso con il gruppo; chi l’ha ucciso
deve dimostrare di essere modesto sostenendo che la quantità di carne
ottenuta era limitata.
MODELLI DI CONSUMO: il termine consumo ha due significati: in primo luogo
corrisponde all’ ‘’input’’, da parte di una persona, di cibo o al suo modo di fare
uso di altri beni; il secondo significato è invece quello di un ‘’output’’:
l’investimento o l’uso di risorse per ottenere determinati beni. Le diverse
tipologie di consumo si possono organizzare a partire da due modelli principali
di consumo. Minimalismo, un modello di consumo caratterizzato da una
domanda limitata e ben definita da parte dei consumatori e da un adeguato e
sostenibile sistema per soddisfarlo. Consumismo, è un modello di consumo
nel quale la domanda è alta e potenzialmente infinita e i mezzi per soddisfarla
non sono mai sufficienti.
Il modello di consumo opposto rispetto al minimalismo è il consumismo e gli
USA sono il paese più consumista del mondo. Anche la Cina, è rapidamente
diventata un gigante del consumismo. Man mano che il consumismo si
diffonde nel mondo cambiano anche le relazioni sociali relative al consumo.
Nelle società poco estese i beni di consumo sono generalmente prodotti dagli
stessi consumatori. Altrimenti, vengono da individui con i quali il consumatore
intrattiene relazioni personali e dirette, in altre parole si tratta di un modello
di CONSUMO PERSONALIZZATO: tutti sanno da dove provengono le risorse da
cui fanno uso e chi le ha generate. Questo modello contrasta con quello del
consumo prevalente nel mondo globalizzato contemporaneo, che è definito
SPERSONALIZZATO.
MICROCULTURE DEL CONSUMO:
ESEMPIO: “LA DIETA FATALE DELLE DONNE DI PAPUA NUOVA GUINEA”
Tra la fine degli anni ’50 e la fine degli anni ’70, tra i FORE si diffuse una
epidemia chiamata KURU, che portò alla morte circa 2500 persone per lo più
donne. Dopo ricerche in area medica si scopri che la causa della morte risaliva
al consumo di carne umana. Da qui si spiegò il perché delle tante donne
morte. Siccome gli uomini erano privilegiati e potevano mangiare la carne di
maiale, le donne, con la diminuzione di quel tipo di carne, si dovettero
accontentare di mangiare carne umana defunta.

3.2.2 I SISTEMI DI SCAMBIO: Lo scambio è il trasferimento di qualcosa


(tangibile o meno) tra un minimo di due persone, gruppi o istituzioni. Due tipi:
- SCAMBIO EQUILIBRATO: sistema di scambio il cui obiettivo è giungere
immediatamente o in futuro al bilanciamento degli importi degli investimenti
fatti dai partner coinvolti. Comprende due sotto-tipi:
RECIPROCITA GENERALIZZATA: forma di scambio in cui i partecipanti si
preoccupano meno, a livello cosciente, di ottenere un guadagno in termini
materiali o di ricevere qualcosa in cambio. Attori: parenti, amici. In questo
contesto una forma estrema di R.G. è il DONO DISINTERESSATO: Bene
elargito in assenza di qualsiasi aspettativa di ottenere una ricompensa.

RECIPROCITA ATTESA: scambio di beni o servizi dal valore


approssimativamente identico; solitamente ha luogo tra persone che
occupano una posizione sociale simile (partner di scambio). Il KULA è un
esempio perché i partecipanti si scambiano collane braccialetti e li donano
alle loro controparti dopo averli posseduti per un certo periodo di tempo.
Quindi è uno scambio rituale, poiché si ripete, ed è legato a regole prive di
significato. nessuno può trattenere a lungo un particolare oggetto di scambio
perché il codice dl KULA stabilisce che possedere è importante ma possedere
è donare. Gli scambi cula dovrebbero portare alla permuta tra beni di pari
valore. Un uomo che offra alla propria controparte una collana di grande
valore si attenderà di ottenere in cambio da lui un braccialetto altrettanto
prezioso.
REDISTRIBUZIONE: è una forma di scambio in cui un individuo raccoglie le
donazioni in beni o denari da molti membri di un dato gruppo e in futuro li
“ricompenserà” organizzando un evento pubblico cui saranno tutti invitati.
Attori: leader e gruppo di donatori.
- SCAMBIO SQUILIBRATO: sistema di scambio in cui una delle parti coinvolte
ha l’obiettivo di trarre profitto.
SCAMBIO DI MERCATO: compravendita di beni in condizioni di competitività
in cui il valore dei beni è determinato dalle forze della domanda e dell’offerta.
Nelle transizioni di mercato venditore e compratore non hanno
necessariamente una relazione personale. La loro trattativa, in genere, non
produce un legame sociale. Il sistema di mercato è il risultato di un’evoluzione
di altri modelli meno formali di commercio: lo scambio formalizzato di un
bene con un altro sulla base di parametri del valore prefissati.
Altre forme di scambio squilibrato:
GIOCO D’AZZARDO: o scommessa, è il tentativo di ricavare un profitto
sfidando la fortuna in un gioco in cui si mette in palio qualcosa di valore nella
speranza di ottenere un ritorno maggiore. E’ una pratica antica diffusa in
molte culture. Gli investimenti in borsa possono essere considerati una forma
di gioco d’azzardo, così come molti tipi di giochi che si svolgono in rete.
SFRUTTAMENTO: ossia l’ottenimento di qualcosa di maggior valore rispetto a
quanto si ottiene in cambio, è una forma di sfruttamento in cui ci si appropria
della forza lavoro delle persone senza il loro consenso e senza una giusta
ricompensa per il lavoro svolto.
3.3 GLOBALIZZAZIONE E TRASFORMAZIONE DEI SISTEMI ECONOMICI.
Le potenti forze dei mercati controllati dai paesi più ricchi sono i fattori che +
influenzano i cambiamenti dei modelli di consumo e dei sistemi di scambio. Le
culture locali, tuttavia, adottano e adattano in modi diversi al proprio
contesto i prodotti della globalizzazione e i loro significati. Qualche volta,
rifiutandoli anche con decisione.
Negli ultimi anni ’80 diversi movimenti per il consumo alimentare alternativo
si sono diffusi in EUROPA E IN NORD AMERICA. Si propongono di ristabilire un
legame diretto tra i produttori, i commercianti ed i consumatori degli alimenti
promuovendo il consumo di quelli prodotti localmente e in quantità limitate.
Si pensi al movimento italiano SLOW FOOD che nasce per contrastare il FAST
FOOD e lotta per garantire una buona qualità del cibo ai consumatori e si
muove a favore di una cucina e di modelli di consumo alimentare che
favoriscano la socializzazione e la convivenza.

Capitolo 4 LA RIPRODUZIONE E LO SVILUPPO DEGLI ESSERI UMANI


4.1 DINAMICHE RIPRODUTTIVE: è la modalità prevalente in una data cultura
di provvedere al ricambio della popolazione per l’effetto combinato della
fertilità (tasso di nascita) e della mortalità (tasso di mortalità).
Gli antropologi culturali dispongono di dati provenienti da diverse culture,
sufficienti per delineare le caratteristiche generali di tre dinamiche
riproduttive:
TRA I CACCIATORI-RACCOGLITORI: Un esempio viene proposto dalla
popolazione degli JU\’HOANSI dove si può notare che l’intervallo di tempo tra
una nascita e l’altra è abbastanza lungo (intervallo genesico). Questo deriva
da due motivazioni principali: l’attività fisica (la raccolta) e la dieta che
produce poco grasso corporeo nella donna.
NELLE SOCIETA AGRICOLE: In queste società si riscontra un tasso di natalità
molto alto (pronatalismo=politica a favore della procreazione). Il
Pronatalismo è prevalente presso le famiglie dedite all'agricoltura in tutto il
mondo. Questa propensione è generata dalla necessità di disporre di una
consistente forza lavoro per coltivare la terra, allevare gli animali e preparare
gli alimenti per gestirne la commercializzazione. In questo contesto, avere
molti figli è una strategia riproduttiva ragionevole: così le società che si
affidano all'agricoltura a conduzione familiare mettono in atto una propria
forma di pianificazione familiare, invece di limitare le nascite ne favoriscono
l'aumento. Alti tassi di nascita sono attestati presso diversi paesi agricoli a
basso reddito come l’AFRICA. Tassi inferiori si verificano invece in molti paesi
agricoli del SUDAMERICA.
SOCIETA INDUSTRIALI: in queste società il tasso di riproduzione si abbassa
fino a raggiungere il TASSO DI RIMPIAZZO con un numero di nascite pari quasi
a quello dei decessi, o a raggiungere il TASSO DI SOSTITUZIONE dove la
fertilità è più bassa dei decessi e comporta una diminuzione della
popolazione. I cambiamenti che precedono la dinamica riproduttiva che
caratterizza i contesti industrializzati rappresentano la cosiddetta
TRANSIZIONE DEMOGRAFICA: cioè il processo per cui il modello caratteristico
delle economie agricole viene rimpiazzato da quello associato ai contesti
industriali. Questo modello prevede due fasi:
- Nella prima, il tasso di MORTALITA diminuisce grazie al miglioramento delle
condizioni generali.
- Nella seconda, c’è la diminuzione del tasso di FERTILITA. Ciò accade in
GIAPPONE, USA E CANADA.
La dinamica della riproduzione presenta i seguenti 3 aspetti:
- RIPRODUZIONE STRATIFICATA: le classi medie e alte tendono ad avere pochi
figli con alte percentuali di sopravvivenza, mentre tra i poveri sono elevati
tanto i tassi di fertilità quanto quelli di mortalità. Ritroviamo:
- INVECCHIAMENTO DELLA POPOLAZIONE: Aumenta la popolazione anziana
rispetto a quella giovane.
- LARGO IMPIEGO DELLA TECNOLOGIA SCIENTIFICA PER TUTTO CIO CHE
CONCERNE LA GRAVIDANZA: come il concepimento, la concentrazione e
l’interruzione della gravidanza.
4.2 CULTURA E FERTILITA
La cultura condiziona la fertilità umana sin dal concepimento, se per
quest’ultimo intendiamo la fecondazione di un ovulo. MALINOWKI è il primo
autore del primo studio antropologico della sessualità. Nella sua monografia
descrive la sessualità giovanile, le tecniche sessuali, i riti magici d’amore, i
sogni erotici, la gelosia tra moglie e marito e altri argomenti attinenti. Dalla
fine degli anni ’80 in poi, con il diffondersi di malattie sessualmente
trasmissibili come l’AIDS, studiare l’influenza che la cultura ha sulla sessualità,
diventa un argomento sempre + importante. Presso le diverse culture,
attraverso la socializzazione, i giovani vengono educati al sesso. Le regole
vigenti verso le diverse culture variano con il genere, la classe, la razza, e
l’etnia. Per molte culture come ben sappiamo, l’attività sessuale dovrebbe
iniziare dopo il matrimonio, soprattutto per le donne. La biologia definisce
l’arco di tempo della fertilità femminile: dal menarca, la comparsa delle prime
mestruazioni, alla menopausa, la loro scomparsa definitiva. Le ragazze dei
paesi più ricchi hanno il menarca qualche anno prima di quelle dei paesi più
poveri. In alcune culture la socializzazione insegna i giovani qual è il momento
appropriato per iniziare ad avere rapporti sessuali. Nella città musulmana, la
verginità della sposa è molto importante, mentre quella dello sposo non è
presa in considerazione. Tuttavia, alcune donne hanno rapporti sessuali prima
del matrimonio. Se queste ultime decidessero di celebrare un matrimonio
tradizionale, dovrebbero in qualche modo soddisfare il requisito di esporre le
lenzuola nuziali macchiate di sangue dopo la prima notte di nozze.
FREQUENZA NEI RAPPORTI SESSUALI E FERTILITA
La frequenza dei rapporti sessuali varia considerevolmente tra le varie culture.
Un assunto comune è che le persone delle culture con alti tassi di fertilità,
avranno sicuramente più frequenti rapporti sessuali. In India, per esempio, c’è
un tasso limitato (meno di 2 volte la settimana) di frequenza sessuale rispetto
agli Euro-americani (2\3 volte); questo avviene perché la religione induista
pratica l’astinenza sessuale, fino ad arrivare addirittura a 100 giorni di
astinenza l’anno.
4.2.2 OPERARE SCELTE SULLA FERTILITA
A livello statale, i governi determinano il proprio obiettivo demografico
generale sulla base delle proprie politiche per la fertilità che possono essere
pronataliste o antinataliste.
AMBITO FAMILIARE
Nell’ambito familiare i genitori e gli altri membri della famiglia decidono il
valore ed il costo dei propri figli. Le ricerche svolte presso alcune culture
indicano che il desiderio di avere figli è influenzato dai seguenti fattori:
- Il valore dei figli in termini di forza lavoro;
- Il valore dei figli come sostegno ai genitori in vecchiaia;
- I tassi di mortalità infantile;
- I costi dei figli in termini economici.
I primi 3 fattori favoriscono la fertilità, il 4 invece soprattutto nelle società
industrializzate ha un peso molto forte in quanto il peso economico dei figli è
elevato mentre la loro forza lavoro è ridotta. La preferenza di figli maschi è
generalmente molto diffusa soprattutto in zone asiatiche.
A LIVELLO DELLO STATO
Come abbiamo detto precedentemente i governi elaborano delle leggi che
possono essere pronataliste o antinataliste a seconda della gestione della
fertilità che esse promuovono.
A LIVELLO GLOBALE
L’impatto dell’ambito internazionale sulle decisioni in merito alla fertilità è di
ampia portata: strutture di potere globali come le industrie farmaceutiche e
quelle coordinate dai leader religiosi influenzano i processi decisionali degli
stati e degli individui.
4.2.3 CONTROLLO DELLA FERTILITA
Sin dalla preistoria, i popoli di tutte le culture hanno utilizzato diversi metodi
per condizionare la fertilità, alcuni metodi sono diretti, come l’uso di erbe o
medicine per provocare l’aborto (alcune sostanze sono assunte con una
compressa, altre vengono inalate, altre inserite nella vagina e altre ancora
strofinate direttamente sul ventre della donna. Altri sono indiretti, come i
lunghi periodi di allattamento al seno che riducono la probabilità di
concepimento.
METODI INDIGENI
Diverse ricerche effettuate in AFGHANISTAN hanno dimostrato l’esistenza di
quasi 500 tecniche di controllo della fertilità. Il 72% era finalizzato alla fertilità,
il 22% consisteva in metodi contraccettivi, il 6% aveva l’obiettivo di provocare
l’aborto.
INDUZIONE ALL’ABORTO
Un’indagine condotta presso 400 diverse società ha mostrato che l’induzione
all’aborto era praticata pressoché in tutte. L’atteggiamento verso l’aborto può
variare da cultura a cultura, passando da una sua totale approvazione, alla
tolleranza fino al suo rifiuto e alla punizione dei colpevoli. Solitamente le
motivazioni dell’aborto in una donna sono di natura economica e sociale.
Anche concepire figlio illegittimo può essere una possibile motivazione di
aborto soprattutto in zone occidentali. I metodi di induzione dell’aborto
includono la percussione dell’addome, il digiuno totale forzato, l’assunzione di
droghe, i salti nel vuoto e quelli sul posto, il sollevamento di oggetti pesanti e
lo svolgimento di lavori. Alcuni metodi sono evidentemente pericolosi per la
donna gravida. In CINA con la politica del figlio unico del 1978 l’aborto è
diventata una pratica diffusa, ma anche l’abbandono o l’uccisione dei figli da
parte dei genitori. La religione e l’aborto sono spesso correlati: il
CATTOLICESIMO proibisce l’aborto, cosi anche L’ISLAMISMO. L’INDUISMO
INVECE predica l’AHIMSA, ossia la non violenza nei confronti di esseri viventi
anche se solo appena percepiti dalle mamme. Il BUDDISMO per esempio non
predica contro l’aborto.
NUOVE TECNOLOGIE RIPRODUTTIVE
Nei primi anni 80 hanno cominciato a diffondersi nuove tecnologie per la
riproduzione. La FECONDAZIONE IN VITRO, dove gli ovuli vengono fecondati
all’esterno dell’utero è una pratica molto utilizzata soprattutto nei paesi
occidentali nelle classi medio\alte, che presentano alti tassi di infertilità. Man
mano che la FIVET si diffonde nel mondo, ciascuno la interpreta a partire dalle
logiche della propria cultura. Quando le coppie sposate desiderano avere
bambini ma il marito è sterile la FIVET non è una soluzione facilmente
praticabile, ed è per questo che in alcune città la sterilità maschile è soggetta
ad una minore importanza sociale. Inoltre, la donazione di sperma è proibita
dall’Islam quindi le coppie devono cercare di conciliare il proprio desiderio di
avere

4.2.4 INFATICIDIO
L’infanticidio cioè l’uccisione deliberata di un bambino o neonato è praticata
presso molte culture sebbene raramente sia una pratica frequente o comune.
Si compie solitamente in due modi:
- Diretto: è la morte di un bambino o neonato a seguito di azioni quale
percosse, soffocamento, avvelenamento e affogamento.
- Indiretto: è un sistema più subdolo e può comportare diciamo una morte
lenta attraverso la privazione del cibo, il mancato ricovero in ospedale, o la
privazione di indumenti caldi in inverno.
La motivazione più diffusa riguarda la deformità o una grave informità del
neonato, ma può essere anche connesso ad una illegittimità o alla presenza di
una famiglia troppo numerosa. La modernizzazione del tasso di mortalità varia
a seconda della classe sociale di appartenenza e rispecchia la forte
disuguaglianza esistente tra ricchi e poveri. Il tasso di mortalità infantile è
sceso negli ultimi decenni.

4.3 LA PERSONALITA E IL CICLO DI VITA


La personalità è il modo prevedibile e distintivo di comportarsi, pensare, e
sentire un individuo. La personalità si forma attraverso l’inculturazione detta
anche socializzazione ossia l’apprendimento della cultura attraverso processi
formali e informali.
IL CONTESTO DELLA NASCITA: Il contesto culturale della nascita incide sullo
sviluppo psicologico dell’infante. Negli USA le nascite hanno luogo in
ospedale. In Messico invece ritroviamo la levatrice, chiamata ad intervenire
sin dalle prime fasi del travaglio, è previsto che durante quest’ultimo sia
presente il marito cosicché possa vedere come soffre una donna.
LA COSTRUZIONE DEI LEGAMI AFFETTIVI: Molti psicologi sostengono che il
rapporto di attaccamento o meno che si viene a creare al momento della
nascita tra il bambino ed il proprio genitore sia cruciale. SHEPER-HUGHES,
mette in discussione questa “teoria” e dice che i legami affettivi possono
svilupparsi e crearsi se il bambino sopravvive all’infanzia e quando ha già
diversi anni. Lei esprime questo pensiero facendo riferimento al tasso alto di
mortalità infantile e dicendo che se la donna sviluppasse subito dei forti
legami affettivi con il proprio figlio, alla morte prematura proverebbe poi un
dolore incolmabile.
IL GENERE DELL’INFANZIA: gli antropologi distinguono fra sesso e genere. Il
sesso è qualcosa che ci è dato al momento della nascita. Per la scienza occ. Il
sesso ha 3 indicatori biologici: genitali, ormoni, cromosomi. Il genere invece è
una costruzione culturale ed è molto variabile nelle diverse culture. Secondo
la maggior parte degli antropologi un alto grado di plasticità o flessibilità della
personalità, da ampio spazio alle variazioni di personalità e comportamento;
anche se gli antropologi sono più attenti ai fattori biologici i quali sostengono
che molte caratteristiche della personalità siano innate. Questa è un’ipotesi
che viene messa più in discussione. E’ difficile, quasi impossibile, osservare il
comportamento dei neonati. Infatti si spiega che i neonati di sesso maschile
sono più aggressivi e più indipendenti. Tendono a pesare di più rispetto alle
femmine e quindi al momento della nascita il parto sarà più difficile, per
questo piangeranno di più, non per una loro innata aggressività. Mentre i
neonati di sesso femminile sono più socievoli e sorridono più spesso.
SOCALIZZAZIONE NELL’INFANZIA
La ricerca nota come “STUDIO DELLE SEI CULTURE”, è un classico progetto di
ricerca finalizzato a fornire dati sul modo in cui le attività e i compiti affidati ai
fanciulli modellino le loro personalità. Ci sono sei diverse culture divise in due
tipi di sistema di sussistenza: gruppi di orticoltori (Kenya, filippine, Messico) e
gruppi basati sull’agricoltura o sull’industria (America, Giappone, india sett.).
Da questa ricerca sono emerse due principali tipi di personalità:
- PREMUROSA-RESPONSABILE tipica di zone con sistema di sussistenza
orticultura, dove i bambini sono abituati fin da subito (5\8 anni) a prendersi
cura del prossimo soprattutto perché le madri sono impegnate nel lavoro.
- DIPENDENTE-DOMINANTE tipica di zone con sistema di sussistenza basato
sull’agricoltura o sull’industria, dove le mamme per la maggior parte sono
casalinghe e i figli sono abituati semplicemente a fare i figli con tutti i vantaggi
disponibili.
4.3.4 ADOLESCENZA ED IDENTITA
Il passaggio dalla fanciullezza all’età adulta comporta l’occorrenza di
determinati eventi biologici e culturali.
Pubertà: Fase necessaria del ciclo degli esseri umani che comporta la
comparsa di un insieme di indicatori biologici e la mestruazione sessuale.
Adolescenza: è un periodo di maturazione culturalmente definito che va
all’incirca dal tempo della pubertà fino al raggiungimento dell’età adulta
solitamente considerata quando si diventa genitori, ci si sposa o si diventa
economicamente indipendenti. Presso molte società orticole e pastorali, dove
gli uomini hanno un valore in quanto guerrieri, il periodo di tempo che c’è tra
quello in cui si è ragazzi e l’età adulta è dedicato all’addestramento, al
combattimento. Ciò avviene per esempio presso i Masai. I Masai sono pastori
che vivono tra il Kenya e la Tanzania. Le donne Masai invece passano
direttamente da essere bambine ad essere mogli, senza che sia loro
riconosciuta una fase adolescenziale. Apprendono i ruoli associati all’età
adulta quando sono ancora fanciulle. Presso alcune culture, gli individui di
sesso femminile attraversano lunghe fasi di adolescenza, in cui vivono
separate dal proprio gruppo e acquisiscono determinate conoscenze e
capacità.
IL PASSAGGIO ALL’ETA ADULTA E L’IDENTIA DI GENERE
Molte cerimonie che segnano il passaggio alla maturità sono diverse a
seconda del genere e sottolineano l’importanza dei ruoli maschili e femminili
degli adulti. Prevedono spesso l’impressione di qualche marchio sul corpo del
soggetto, per esempio l’incisione della pelle, il tatuaggio o la chirurgia
generale. Presso diverse società i maschi adolescenti vengono sottoposti a
questo intervento che comporta la rimozione della pelle che circonda
l’estremità del pene (circoncisione), senza questo intervento il ragazzo non
può raggiungere l’età adulta. MEAD ha reso famosa l’espressione COMING OF
AGE (passaggio all’età adulta) nel suo libro L’adolescenza in Somoa. Meno
diffusa è la MUTILAZIONE GENITALE FEMMINILE (MGF) che consiste
nell’eliminazione del clitoride e delle grandi labbra vaginali. Questo termine è
spesso associato all’INFUBULAZIONE che consiste in una sutura che lascia solo
lo spazio per il ciclo mestruale. È una pratica affermata presso alcuni gruppi
del MEDIO ORIENTE, SUD-EST ASIATICO. Le testimonianze riportate dagli
antropologi dimostrano come alcune femmine non aspettano altro che
questo momento per passare finalmente dall’essere bambina ad essere
considerata donna e quindi + rispettata, altre invece sono assolutamente
critiche.
IDENTITA SESSUALE E PLURALISMO DI GENERE
Gli studiosi hanno dibattuto a lungo tra di loro per stabilire se le preferenze
sessuali e l’identità di genere siano determinanti biologhe o costruiti o appresi
attraverso processi culturali. L’antropologo fisico Konner assume ritiene che
entrambi i fattori abbiano un ruolo e che non esista alcuna risposta al fatto
che esistono persone omosessuali. Lo xanith è un uomo che, per un certo
periodo, assume comportamenti associati alle donne, indossa abiti da donna e
ha rapporti sessuali con altri uomini; in seguito egli tornerà poi ad assumere il
ruolo maschile, sposerà una donna e avrà dei bambini. Infine capiamo che
alcuni individui, anche se possiedono un corredo biologico, possono assumere
identità sessuali differenti nel corso della propria vita.
BERDACHE: è una tipologia di genere dai confini poco definiti solitamente
riferita a un individuo biologicamente maschio che adotta ruoli di genere
femminile, sceglie di indossare abiti femminili, ha rapporti sessuali con un
uomo o con una donna e svolge compiti femminili come quello di produrre
ceste e ceramiche. Ci sono molti modi di diventare BERDACHE. A volte i
genitori, specialmente se hanno molti figli, ne scelgono uno per farlo
diventare berdache mentre altre volte viene consentito di diventare ciò ad un
ragazzo che mostra interesse per attività femminili e a cui piace indossare
abiti femminile  il corrispondente in INDIA è il HIJIRA, che si veste e si
comporta come una donna, ma non è né pienamente maschio né pienamente
donna. Molti hijira sono nati con genitali maschili o con genitali ne
chiaramente maschili ne femminili, hanno per tradizione il diritto di visitare la
casa di un neonato, ispezionarne i genitali e, nel caso in cui non si possa
stabilire con esattezza, richiederne l’appartenenza al proprio gruppo. Inoltre
possono chiedere di compiere una cerimonia di iniziazione che comporta la
recisione del pene e dei testicoli.
AMAZZONE: Individuo biologicamente femmina che adotta un ruolo di genere
maschile.
Gli abitanti del sud est asiatico sono più aperti e ammettono una gran varietà
di generi possibili, in un contesto di PLURALISMO DI GENERE, cioè l’esistenza,
in un dato ambito culturale di più modelli di femminilità, mascolinità e di
generi misti, tutti legittimi e tollerati. In Thailandia sono molto aperti
all’omosessualità (thom\thut).

4.3.4 ETA ADULTA\ DIVENTARE GENITORI


Per la maggior parte delle persone raggiungere l’età adulta significa celebrare
una qualche forma di matrimonio o condividere stabilmente la stessa
abitazione con un’altra persona e i bambini. Per una cultura euro-americana
una donna diventa madre nel momento in cui genera un figlio MATERNITA:
Processo culturale che conduce a diventare madre. In occidente sempre più
medici sottolineano l’importanza della maternità prima del parto e per questo
prescrivono molti medicinali; al contrario gli antropologi sono sfavorevoli
perché credono che questo possa portare ad una depressione post parto.
PATERNITA: Processo culturale che conduce a diventare padri. COUVADE: è
un insieme di consuetudini di comportamento dei padri durante e subito
dopo la nascita della prole. Detta alcune regole come per esempio la
proibizione di cacciare o mangiare determinati cibi. Le prime teorie sul motivo
dell’esistenza della couvade erano basate su interpretazione freudiane, per
cui, nelle occasioni in cui al padre si è attribuito un ruolo poco rilevante, gli
uomini si identificherebbero in un ruolo femminile.
La maggior parte degli antropologi è d’accordo nell’affermare che chi si
prende cura del neonato siano soprattutto le donne, per esempio in tutto il
Pacifico meridionale, le donne allattano al seno i piccoli di altre donne, oppure
nella repubblica centrafricana sono più i padri a prendersi cura dei figli (gli
AKA).
LA MEZZA ETA
Presso molte società il raggiungimento dei 40 anni rappresenta un momento
di svolta significativo negli uomini. La sindrome dei 40 anni comporta
irrequietezza, ribellione e infelicità che spesso portano alla disgregazione
familiare. La meno pausa (la scomparsa definitiva delle mestruazioni) è un
aspetto significativo della mezza età delle donne, ma non in tutte le culture è
vista come una cosa negativa o stressante. Ad esempio, nei MAYA la
scomparsa delle mestruazioni è una cosa positiva in quanto le considerano
una malattia. Al contrario, in Grecia, le donne identificano la menopausa con
una serie di vampate di calore, specialmente notturne ma non la ritengono un
problema serio. Le donne che hanno superato la menopausa sottolineano la
sensazione di sollievo che ne consegue e il senso di libertà che provano nel
poter frequentare da sole i bar e partecipare alle cerimonie religione
regolarmente.
ETA SENILE
La fase senile del ciclo di vita può considerarsi una conseguenza recente della
società umana contemporanea, poiché i nostri antenati, come la maggior
parte dei mammiferi, sopravvivevano raramente oltre l’età produttiva. La
comparazione tra culture diverse rivela che il benessere delle persone anziane
è migliore poiché continuano a vivere con le loro famiglie.
LA MORTE E LA FINE DELLA VITA
A meno che non si soffre di gravi problemi di salute e non ci si trovi in uno
stato di forte sofferenza, nessuno accoglie volentieri la morte. Una ricerca
condotta sugli Inuit rivela che è diffusa la convinzione che gli individui siano
protagonisti della propria morte piuttosto che vittime passive. Nelle società
industrializzate che si affidano molto alla tecnologia medica è probabile che i
malati terminali debbano affrontare la scelta di come e dove morire (a casa o
in ospedale), decidere se prolungarsi la vita con metodi vari oppure optare
per un suicidio medico assistito.

Capitolo 5 MALATTIA, MALESSERE E CURA


5.1 ETNOMEDICINA: Studio dei sistemi terapeutici vigenti presso le diverse
culture. Ogni sistema sanitario è composto da + aspetti: l’identificazione e
classificazione dei problemi di salute, le misure di prevenzione, le diagnosi, le
terapie e gli addetti a somministrarle. Fino agli anni ’80 questo termine veniva
utilizzato solo in riferimento ai sistemi sanitari delle zone non occidentali.
BIOMEDCINA OCCIDENTALE: è un approccio terapeutico fondato su
presupposti scientifici occidentali che nella fase della diagnosi e in quella del
trattamento dei problemi di salute del corpo umano, favorisce l’impiego della
tecnologia.
5.1.1 DEFINIZIONE E CLASSIFICAZIONE DEI PROBLEMI SANITARI
Un insieme di concetti che utilizzano gli antropologi per definire i problemi
sanitari è la dicotomia malattia\malessere.
MALATTIA: Indica un problema di salute biologico, oggettivo e universale per
esempio un'infezione batterica o virale o un braccio fratturato.
MALESSERE: indica la percezione e l’esperienza culturalmente connotate di
un problema di salute. Gli antropologi medici studiano sia la malattia e sia il
malessere, dimostrando come sia necessario comprendere entrambe.
In primo luogo, la ricerca tecnomedica cerca di comprendere come le diverse
culture classificano i problemi di salute; a seconda della specifica cultura su
cui si basa x identificarli e classificarli, possono essere i seguenti: la causa, il
vettore (il mezzo di trasmissione), la parte del corpo interessata, i sintomi o
una combinazione di questi fattori.
Spesso i depositari delle conoscenze etnomediche sono gli anziani competenti
che le trasmettono per tradizione orale. I manuali medici occidentali
privilegiano le malattie conosciute dalla biomedicina occ. E ignorano i
problemi di salute identificati da altre culture. Gli antropologi tuttavia hanno
potuto verificare l’esistenza di SINDROME CULTURALE: cioè l’insieme di
segnali e sintomi esclusivi di una determinata cultura o di un numero
circoscritto di culture. Spesso le cause sono fattori quali lo stress, spavento,
trauma, fattori biofisici.
SOMATIZZAZIONE: processo per cui il corpo assorbe lo stress sociale e
manifesta sintomi di sofferenza.
SUSTO: sindrome di spavento\trauma; è un malessere culturalmente
caratterizzato attestato in SPAGNA, PORTOGALLO, AMERICA CENTRALE\SUD;
la sintomatologia include mal di schiena, spossatezza, debolezza, inappetenza.
Inizialmente le sindromi culturali venivano studiate solo in luoghi non
occidentali, ad oggi invece antropologi culturali riconoscono come sindromi
culturali anche l’anoressia e la bulimia, tipiche di zone industrializzate. Per
esempio, per quanto riguarda l’anoressia, i fattori culturali svolgono un ruolo
importante sulla persona.
5.1.3 I SISTEMI TERAPEUTICI\ LA MEDICINA DI COMUNITA.
Possiamo innanzitutto distinguere tra medicina privata (prendersi cura delle
condizioni del malato in situazioni di isolamento), e medicina di comunità è
un sistema di assistenza sanitaria che si realizza in ambito pubblico e in cui il
contesto sociale è un componente chiave. Molti sistemi NON occidentali
fanno uso di questa tipo di medicina. Esempio avviene nell’africa meridionale
attraverso una danza che sprigiona energia spirituale e guarisce tutti coloro
che partecipano alla danza
TERAPIE UMORALI: Si basa sull’equilibrio tra determinati elementi all’interno
del corpo e di altri presenti nell’ambiente di vita del paziente. Secondo questo
sistema gli alimenti e le sostanze medicinali hanno effetti specifici e diversi sul
corpo e vengono suddivisi in caldi e freddi. Sono stati praticati per millenni in
medio oriente, mediterraneo e molte zone dell’asia. Queste teorie umorali si
differenziano poi in base alle zone. Ad esempio, nei sistemi indigeni malesiani
il freddo viene considerato vitale per la salute, al contrario del caldo che
considerano come un qualcosa di cattiva sorte, malattia e morte. Nei sistemi
islamici, indiani e cinesi la morte è il risultato del raffreddamento eccessivo.
I TERAPEUTI
Presso ogni cultura esistono persone le cui particolari capacità diagnostiche e
terapeutiche sono riconosciute da tutti. Alcune caratteristiche condivise da
tutti i guaritori del mondo sono: selezione, formazione, certificazione, veste
professionale, aspettativa di un compenso. Questi specialisti includono
sciamani, levatrici, conciaossa, erboristi, medici generici etc.
SOSTANZE TERAPEUTICHE: In tutto il mondo si utilizzano migliaia di sostanze
guaritrici naturali o sintetiche. La FITOTERAPIA è un sistema terapeutico
basato sull’uso di piante medicinali. Per centinaia di anni le foglie di coca sono
state un elemento importante del sistema sanitario della regione andina
dell’America meridionale. Serve a mitigare i morsi della fame e a combattere il
freddo. Le popolazioni andine usano la coca per combattere problemi
intestinali, distorsioni, gonfiori e infreddature. La foglia può essere masticata
o mischiata e a erbe e bevuta. Anche bagnarsi in acque minerali è un buon
rimedio salutista, soprattutto nel mar morto. In Italia per esempio è solito
frequentare le terme.
5.2 TRE APPROCCI TEORICI
1. APPROCCIO ECOLOGICO\DEMIOLOGICO: si concentra sul modo in cui
determinati aspetti dell’ambiente naturale interagiscono con la cultura dando
origine a problemi di salute. Secondo questa prospettiva i ricercatori
dovrebbero concentrarsi nella raccolta di informazioni sul contesto
ambientale e sulle consuetudini sociali che incidono sulla salute, per esempio,
i modelli di distribuzione del cibo tra i membri della famiglia, le pratiche
sessuali, l’igiene e la frequenza dei contatti con gli estranei. I metodi di ricerca
sono in genere quantitativi e etici ma si sta affermando anche una tendenza a
dati qualitativi ed emici. Questo approccio ambisce ad ottenere risultati utili
per i programmi sanitari pubblici. Un fattore ambientale importante per la
salute è l’URBANIZZAZIONE, le comunità che vivono in spazi decisamente
troppo popolati sono + a rischio a una vasta gamma di problemi di salute. Da
un esempio di due comunità nel nord ovest del Kenya, una composta da
pastori nomadi, l’altra da abitanti di città si è giunti alla conclusione che le
città spesso mettono alla prova la salute degli esseri umani, ma dall’altra
offrono maggiori opportunità di migliorare le proprie condizioni di salute data
la maggiore facilità di accesso all’assistenza sanitaria.
La TUBERCOLOSI si propaga per contagio dalle persone infette e il suo tasso di
diffusione aumenta in caso di elevata densità umana, povertà etc.
Gli antropologi hanno applicato questo approccio allo studio dei danni causati
alla salute e alla sopravvivenza delle popolazioni indigene in seguito al
contatto con i colonizzatori. Le loro ricerche hanno documentato gli effetti
devastanti di questi contatti, che vanno dal completo sterminio, al loro
adattamento. Prima dell’arrivo dei colonizzatori questi popolazioni erano
completamenti esenti dalle malattie, ma dopo il loro arrivo ne riscontrarono
principalmente 3: il vaiolo, il morbillo e la malaria. Oltre ad essere colpite da
queste epidemie, le popolazioni indigene hanno subito anche altri traumi
come la schiavitù, danni psicologici etc. che hanno portato alla nascita
dell’espressione TRAUMA STORICO cioè la trasmissione dai genitori ai figli
lungo le generazioni dell'impatto emozionale psicologico del colonialismo,
l'abuso di sostanze dannose è strettamente connesso al tentativo di lenire la
continua sofferenza. Provocata dal trauma storico, genitori poco sereni
creano contesti familiari difficili per bambini, i quali tendono a riprodurre i
meccanismi di reazione negativi dei propri genitori. Questo concetto di
trauma ci aiuta ad ampliare la portata degli studi epidemiologici tradizionali,
poiché possiamo anche richiamare eventi del passato per spiegarne la
distribuzione spaziale e sociale di problemi di salute attuali.
UNA TERAPIA COREUTICO-MUSICALE: IL TARANTISMO IN PUGLIA
Con il termine ‘’tarantismo’’ si indica un rituale meloterapeutico (cioè un rito
di guarigione coreutico-musicale) diffuso in alcune aree dell’Italia
Meridionale, in particolar modo in Puglia nella regione del Salento. Si trattava
di un rito di guarigione che, attraverso la musica, una tarantella chiamata
‘’pizzica’’ e attraverso la danza, si supponeva risolvesse disturbi che nelle
rappresentazioni popolari venivano attribuiti al morso di un ragno, la taranta
(o tarantola) .Questo, secondo l’interpretazione popolare, mordendo la
vittima le iniettava nel corpo un veleno responsabile di causarle uno stato di
apatia e di forte alterazione che solo il particolare ritmo della musica e la
bravura dei suonatori poteva fare uscire dal corpo del soggetto colpito,
liberandolo dal male attraverso la danza. Nel rituale il tarantato si indentifica
con il ragno simulandone i movimenti attraverso una danza. A essere colpite
da questo disturbo erano soprattutto le donne, appartenenti al ceto
contadino. Negli anni 50, quando il fenomeno era già in forte declino, fu il
noto etnologo italiano Ernesto De Martino a studiare e approfonditamente il
tarantismo organizzando una importante campagna di ricerca nel Salento
dalla quale è stato tratto il celebre libro La terra del Rimorso, che rappresenta
forse la più nota ricerca sul campo d’equipe nella storia dell’antropologia
italiana. Questa forma di terapia rituale è oggi definitivamente scomparsa dal
Salerno. Essa ha rilasciato un’eredità profonda nella riscoperta che ha
caratterizzato a partire dagli anni novanta il ballo della pizzica e il tarantismo,
che hanno investito la Puglia con il fenomeno La notte della Taranta, quando
ogni anno migliaia di persone provenienti da diverse parti d’Italia si
incontrano per ballare la pizzica e altri generi. Il tarantismo, da rituale di
guarigione popolare è divenuto così simbolo di un identità regionale salentina
e pugliese trasformandosi in un momento liberatorio collettivo.
5.2.2 APPROCCIO INTERPRETATIVO
Studiano i diversi modi che le culture hanno x identificare, descrivere e vivere
le malattie e come i diversi sistemi terapeutici forniscano risposte sensate ai
malesseri individuali e a quelli collettivi. Hanno studiato alcuni aspetti
terapeutici come la TRANCE RITUALE. Approccio utilizzato anche da LEVI-
STRAUSS nel suo saggio intitolato “l’efficacia simbolica” (una canzone
intitolata da uno sciamano aiutava le donne Kuna a partorire). L’attribuzione
di significato produce EFFETTO PLACEBO che è un esito positivo di un metodo
terapeutico dovuto a un fattore simbolico o cmq non misurabile.
5.2.3 ANTROPOLOGIA MEDICA CRITICA: è un approccio che prevede lo studio
dei meccanismi attraverso i quali le organizzazioni politiche ed economiche
influenzano lo stato di salute degli individui, le loro possibilità di usufruire di
cure mediche e di accedere ai sistemi sanitari prevalenti che vi sono deputati.
MEDICALIZZAZIONE: attribuzione di connotati medico-sanitari a un evento o a
un problema, per cui si ritiene necessario un trattamento medico mentre
l’evento o il problema in questione riguardano l’ambito economico o politico.
DISUGUAGLIANZA SOCIALE E POVERTA
Ci sono prove sostanziali a favore del fatto che la povertà è uno dei maggiori
fattori di morte nei paesi sia industrializzati che non. Nei primi la maggior
parte di persone muore per colpa di malattie come i tumori, l’HIV, il consumo
di bevande alcoliche e il fumo, mentre nei paesi + poveri sono la tubercolosi,
la malaria e l’HIV. Gli antropologi medici critici si concentrano su come la
diffusione della medicalizzazione sta avendo nei paesi in via di sviluppo un
effetto importante nel trattamento dei problemi di salute causati dalla
povertà con la prescrizione di farmaci o altre cure mediche.

LA CRITICA CULTURALE DELLA FORMAZIONE BIOMEDICA OCCIDENTALE


Negli anni ’80 gli antropologi medici critici hanno iniziato a studiare la
biomedicina occidentale, attribuendole molti meriti ma anche critiche; come
ad esempio il poco utilizzo di metodi alternativi come il massaggio,
l’agopuntura e la chiropratica, ma il troppo utilizzo di tecnologie (ricerca in
una università americana su 12 ostetrici completamente “addestrati”
all’utilizzo completo delle macchine tecnologiche senza far un minimo
riferimento al lato umano del dottore: tormento fisico, regressione cognitiva,
de-umanizzazione).
5.3 GLOBALIZZAZIONE E CAMBIAMENTO
Con la globalizzazione i problemi sanitari si diffondono nel mondo e arrivano a
interessare regioni remote + velocemente. Allo stesso tempo la cultura
occidentale e la biomedicina si stanno diffondendo. Tuttavia, il flusso culturale
non è a senso unico: in nord America e in Europa molte persone si rivolgono a
forme di terapia alternativa come i massaggi.
5.3.2 LE MALATTIE DEL PROGRESSO.
Problema di salute causato o aggravato da attività finalizzate allo sviluppo
economico che hanno effetti dannosi sull’ambiente e sulle relazioni tra questo
e le persone. Per esempio, la costruzione di dighe o di sistemi di irrigazione in
luoghi tropicali che ha diffuso la SCHISTOSOMIASI cioè una malattia causata
dalla presenza di un verme parassita nel sistema vascolare. Paradossalmente
anche l’obesità può essere considerata una malattia del progresso. In
generale la prevenzione passa x un cambiamento del regime alimentare e di
quello di attività fisiche del bambino.
5.3.3
PLURALISMO MEDICO: è una convivenza presso una determinata cultura di
diversi sistemi di assistenza sanitaria; anche detto di politiche governative che
promuovono l’integrazione di sistemi terapeutici locali nella pratica
biomedica.
PLURALISMO SELETTIVO:
Quello degli sherpa è un raro esempio di cultura in cui la preferenza per i
sistemi terapeutici tradizionali è ancora associata ad un uso selettivo della
biomedicina occidentale. I terapeuti possono suddividersi in 3 categorie:
- BUDDISTI ORTODOSSI PRATICANTI: Si suddividono in “lama” che guariscono
attraverso benedizioni, e gli “amchi” che praticano un sistema terapeutico
umorale
- RELIGIOSI NON ORTODOSSI O SCIAMANI: che si affidano a cerimonie di
divinazione.
- OPERATORI BIOMEDICI: lavorano in una clinica fondata per trattare i turisti e
che nel 1967 è diventata un presidio medico permanente cui molti sherpa
ricorrono selettivamente.

MODELLI ESPLICATIVI IN CONFLITTO


Vengono documentati l’esistenza di conflitti tra la biomedicina e i sistemi
sanitari locali. Emergono spesso problemi di comunicazione anche in relazione
ad una semplice prescrizione di farmaci (esempio bambina delle Hawaii figlia
di uno sciamano che muore per diabete per colpa della poca
somministrazione dei farmaci).
5.3.4 ANTROPOLOGIA MEDICA APPLICATA è l’impiego di conoscenze
antropologiche x contribuire al raggiungimento degli obiettivi degli addetti
alle cure sanitarie. Un esempio dell’impatto positivo che può avere
l’antropologia medica è il lavoro svolto da TROTTER sull’avvelenamento da
piombo tra i bambini messicano-statunitensi. La sua ricerca ha portato ad una
riduzione dell’uso dell’arzacon contenente piombo per curare problemi
digestivi.
Si è scoperto quindi quanto il ruolo dell’antropologo sia importante
nell’aiutare la stesura di programmi di educazione alla salute e sviluppare
messaggi + convincenti. Ad esempio, tenendo in considerazione credenze e
preoccupazioni della popolazione relative alla salute, oppure adottando gli
stili di comunicazione della popolazione etc. In questo modo quindi può
servire da MEDIATORE CULTURALE cioè una persona che conosce bene due
culture diverse tra loro e che quindi può agevolare la loro comunicazione e
comprensione reciproca
I programmi di vaccinazione soprattutto quelli promossi dall’UNICEF sono
annunciati con grande entusiasmo ma sono spesso accolti con scarso calore
dalle popolazioni interessate.

CAPITOLO 6 LA PARENTELA E LA VITA FAMILIARE


In ogni cultura ci sono modi per definire la parentela o un sentimento di
affinità che lega le persone. Queste, imparano si dall’infanzia a riconoscere il
SISTEMA DI PARENTELA vigente nella propria cultura, ossia la principale
forma di organizzazione delle relazioni parentali e dei conseguenti
comportamenti.
Nel XIX secolo gli antropologi hanno constatato come la parentela sia il
principio organizzativo principale nelle culture NON industrializzate e prive di
sistemi statali. Il gruppo di parentela ha infatti la funzione di assicurare la
continuità del gruppo, combinando matrimoni, mantenendo l’ordine sociale.
Anche nelle società industrializzate sono importanti le relazioni di parentela
ma gli individui sono uniti anche da altri tipi di legami sociali. Qui enfatizzano
il ruolo primario delle relazioni di sangue. Anche se il criterio della relazione è
molto importante, diverse culture hanno modi diversi di vederlo. Per
esempio, alcune riconoscono come figli di sangue solo quelli di sesso maschile
e non le donne.
6.1.1. STUDIARE LA PARENTELA: DALL’ANALISI FORMALE ALLA PARENTELA
PRATICA
Nella prima metà del XX secolo le ricerche antropologiche si concentravano
sui principi che regolavano la parentela presso le diverse culture, ponendo
delle domande come per esempio: “che termini usi per indicare la figlia di tuo
fratello?” etc.
Sulla base delle informazioni raccolte l’antropologo tracciava un
DIAGRAMMA DELLA PARENTELA partendo dall’EGO che nominava tutti i
parenti a lui legati.
ALBERO GENEALOGICO: è diverso dal diagramma della parentela perché non
parte dall’ego ma dal primo antenato di cui si hanno informazioni.
Tracciare la genealogia di una famiglia può richiedere lo svolgimento di
ricerche d’archivio, utili a ricostruire la storia della famiglia nel modo più
completo possibile.
Decenni di ricerca antropologica hanno prodotto grande quantità di dati sulla
terminologia dei sistemi di parentela ossia le espressioni più utilizzate per
riferirsi ai propri parenti. Presso alcune culture infatti è possibili che si
utilizzano espressioni diverse per denominare i parenti materni o paterni. Gli
antropologi hanno diviso questo metodo in 6 tipologie. I due qui nominati
sono il tipo ESCHIMESE e il tipo IROCHESE. Oggi pero le ricerche per definire le
relazioni parentali si fondando su 3 principi chiave: DISCENDENZA,
CONDIVISIONE, MATRIMONIO.
6.1.2 DISCENDENZA
La discendenza configura le relazioni di parentela a partire da quelle di
genitore\figlio. Sono relazioni definite attraverso legami di consanguineità e di
affinità.
DISCENDENZA UNILINEARE
È un sistema di parentela in cui la discendenza è determinata a partire da uno
solo dei genitori. È alla base della parentela per circa il 60% delle culture
esistenti, soprattutto in quelle con una base produttiva fissa ossia le pastorali,
orticole e agricole. Due principali forme:
- DISCENDENZA PRATILINEARE: tracciata per via maschile. Il lignaggio
comprende solo gli uomini, le figlie femmine si sposano fuori e diventano
parte di un altro lignaggio. Questo sistema viene adottato dal 45% delle
culture (asia orientale, nuova Guinea, africa sett., africa sub sahariana).
Prevale la Patrilocalità ossia la residenza dei coniugi con la famiglia del marito.
- DISCENDENZA MATRILINEARE: segue esclusivamente la linea femminile e il
lignaggio si trasmette di madre in figlia. Il 15% delle culture adotta questo
sistema soprattutto nei gruppi nativi nord americani e nell’africa centrale. È
spesso documentato all’interno delle economie orticole. Il gruppo
matrilineare + popoloso al mondo è quello dei MINANGKABAU
DELL’INDONESIA. Prevale la MATRILOCALITA cioè la residenza dei coniugi con
o vicino la famiglia di lei.
GRUPPI DI DISCENDENZA: individui che derivano da un antenato comune e
che affermano diritti sulle risorse trasmettendo tali diritti ai loro discendenti.
DISCENDENZA COGNATICA: viene stabilita secondo una linea di discendenza
che comprende individui di sesso maschile e femminile.
DISCENDENZA BILINEARE
È il sistema di parentala in cui la discendenza dell’individuo è determinata a
partire da entrambi i genitori. Adottata da circa 1\3 delle culture esistenti.
Adottata sia da cacciatori\raccoglitori, sia da professionisti che vivono nelle
città nordamericane. Nelle società patrilineari prevale la patrilocalità, cioè la
residenza dei coniugi con la famiglia del marito o nei pressi della loro
abitazione. in quelle matrilineari vige la matrilocalità, cioè la residenza dei
coniugi con o vicino alla famiglia della moglie. Presso le società occidentali
industrializzate è frequente invece la neolocalità, cioè la sistemazione dei
coniugi in località diverse da quelli di origine sia dello sposo che della sposa.
6.1.3 CONDIVISIONE
Molte culture privilegiano i rapporti di parentela basati sulla condivisione e sul
sostegno reciproco.
I LEGAMI DI PARENTELA BASATI SULLA CONDIVISIONE DI CIBO
Sono diffuse nell’entroterra del sud est asiatico, Australia e nelle isole del
pacifico. In Malesia, per esempio, il legame inizia già da quando il sangue della
madre nutre il feto. Dopo la nascita la mamma nutrirà il neonato con il latte
stabilendo un legame. Chi è stato allattato dallo stesso seno, si considera
parente e quindi non possono sposarsi tra di loro. Dopo lo svezzamento,
l’alimento di condivisione più importante è il riso.
ADOZIONE E AFFIDAMENTO
L’ADOZIONE è una forma di trasferimento formale e permanente di un
bambino. Le più comuni motivazioni di adozione sono la sterilità e il desiderio
di prendersi cura di un determinato tipo di bambino. Negli usa è stata
legalizzata nell’800.
- Adozione CHIUSA: il bambino adottato riceve un nuovo certificato di nascita e
il genitore biologico cessa di avere alcuna relazione con lui.
- Adozione APERTA: la persona adottata può conoscere il suo “passato”
biologico e mantenere i rapporti.
L’ AFFIDAMENTO è diffuso in tutta l’africa sub sahariana. Qui i genitori
affidano i propri figli ad altri per dare loro maggiori opportunità di ottenere
un’educazione o per far si che imparino un mestiere. Le persone che
prendevano in affido ragazze con cui non avevano relazioni di parentela
versavano una somma di denaro ai loro genitori biologici: queste ragazze
cucinavano, si occupavano delle faccende domestiche e collaboravano alle
attività commerciali. Mentre i ragazzi dati in affido non svolgevano tali
faccende poiché andavano a scuola.
RELAZIONI DI PARENTELA DI ORIGINE RITUALE
Tra i cristiani e specialmente i cattolici, sono diffusi legami di origine rituale
tra adulti e bambini nati da altre persone. Le relazioni tra padrino e madrina e
i loro figliocci implicano spesso forti legami emotivi e trasferimenti di denaro
dai primi a beneficio dei secondi.
6.1.4 MATRIMONIO
“È una forma di legame solitamente tra due individui che presumibilmente
ma non necessariamente, condividono la stessa abitazione e hanno rapporti
sessuali procreativi.”
Secondo alcuni antropologi il matrimonio è l’unione tra un uomo e una donna
in cui i bambini partoriti dalla donna sono riconosciuti come figli legittimi di
entrambi i genitori è oggi superata. Infatti tale definizione indica che i coniugi
debbano essere di genere diverso tra loro e indica che i figli nati al di fuori del
matrimonio non debbano essere riconosciuti. Tutte le forme di matrimonio
comportano l’esistenza di un rapporto sessuale tra i coniugi. I nuer praticano
il matrimonio tra donne, così come fanno altri gruppi africani. In questo tipo
di matrimonio una donna regala doni per ottenere una moglie, compie con lei
i rituali del matrimonio e la porta a vivere con se. La nuova moglie
contribuisce con il suo lavoro alla gestione della vita domestica. Le due donne
non avranno rapporti sessuali, mentre la nuova arrivata li avrà con uno degli
uomini appartenenti allo stesso gruppo domestico e i loro bambini
apparterranno alla comunità in seno alla quale si è sposata.
SCELTA DEL CONIUGE
Tutte le culture esprimono indicazione relative su chi sia + opportuno sposare
e con chi lo sia avere rapporti sessuali. Queste preferenze possono essere
informali e implicite oppure formali ed esplicite e si esprimono attraverso
regole di esclusione e regole di inclusione. Una delle regole fondamentali ed
universali di esclusione è il TABU DELL’INCESTO: è una severa proibizione del
matrimonio o di rapporti sessuali tra determinati membri del proprio gruppo
di parentela. Secondo LEVI-STRAUSS il tabù dell’incesto ha finalità
economiche e sociali molto importanti: favorisce la nascita di organizzazioni
sociali più ampie rispetto alla famiglia. La forma universale più diffusa del tabù
dell’ incesto è quella che proibisce il matrimonio tra padri\madri e figli, seppur
con qualche eccezione potrebbe vietare anche il matrimonio tra fratelli e
sorelle e cugini.
Le regole per la scelta del coniuge variano da culture a culture:
1 ENDOGAMIA: regola matrimoniale che prescrive la scelta del coniuge
all’interno di un determinato gruppo. Si preferiscono solitamente i cugini.
- Matrimonio tra cugini paralleli: figlio o figlia di un fratello del proprio padre o
di una sorella della propria madre
- Matrimonio tra cugini incrociati: figlio o figlia della sorella del proprio padre o
del fratello della propria madre.
2 ESOGAMIA: Regola matrimoniale che prescrive la scelta del coniuge al di fuori di
un determinato gruppo (ad esempio in INDIA si preferiscono coniugi che vengano
da un villaggio o città lontani).
La scelta del coniuge è spesso condizionata da considerazioni relative al suo status:
- IPERGINIA: una donna sposa un uomo che ha uno status più elevato del suo
- IPOGINIA: una donna sposa un uomo che ha uno status inferiore rispetto al
suo
- ISOGAMIA: lo status della donna è equivalente a quello dello sposo.
Per i deterministi biologici, i sentimenti di amore romantico sono universali tra gli
esseri umani poiché hanno un ruolo adattivo portano cioè maschi e femmine a
prendersi cura insieme dei propri figli. I costruzionisti per contro, ritengono che
raramente l’amore romantico sia uno dei fattori che influenzano la scelta del
coniuge.
Che sia dia natura biologica o culturale, presso molte culture l’amore
romantico è sempre più spesso alla base dei matrimoni. Alcune giovani nord
americane sono state intervistate per una ricerca, svoltasi presso due diverse
università frequentate rispettivamente da donne bianche e donne nere. I due
gruppi di donne intervistate hanno espresso prospettive diverse: quelle
bianche erano molto più influenzate dall’amore romantico, sembravano poco
interessate a perseguire importanti obiettivi professionali. Sempre per
quest’ultime l’uomo era visto come sostegno ideale. Mentre le donne nere
dimostravano maggiore indipendenza e la voglia di perseguire obiettivi
importanti, erano state educate ad essere più indipendenti economicamente.
DONI DI NOZZE
Le forme di scambio matrimoniale più diffuse nel mondo sono la DOTE
(Trasferimento di denaro o di altri beni dalla famiglia della sposa alla coppia di
nuova formazione, diffusa nelle società agricole di tutta L’EURASIA) e il
PREZZO DELLA SPOSA (beni e denaro offerti dalla famiglia dello sposo ai
genitori della sposa, diffusa nelle società agricole e pastorali). Il SERVIZIO PER
LA SPOSA, è un particolare tipo di prezzo della sposa che consiste in un lavoro
prestato dallo sposo ai genitori della sposa.
FORME DI MATRIMONIO
Gli antropologi culturali distinguono tra:
- MONOGAMIA: matrimonio tra due persone, un uomo e una donna
- POLIGAMIA: matrimonio che prevede più consorti. Quest’ultima può
assumere due forme:
- POLIGINIA: matrimonio tra un marito e più di una moglie
- POLIANDRIA: matrimonio tra una moglie e più di un marito. E’ rara.

6.2 I GRUPPI FAMILIARI E LA VITA DOMESTICA


Per le scienze sociali:
FAMIGLIA: gruppo di persone che si considerano legate da forme di parentela
basate sulla discendenza, il matrimonio o la condivisione
GRUPPO DOMESTICO: persona che vive da sola o gruppo di persone, non
necessariamente legate da vincoli di parentela, che condividono la stessa abitazione.
L’organizzazione di un gruppo domestico può assumere tre forme, a seconda del
numero di adulti sposati che ne fanno parte:
GRUPPO DOMESTICO NUCLEARE: unità domestica composta da una coppia di adulti
(sposati o conviventi) con o senza figli. Diffusa nelle società dei
cacciatori\raccoglitori e in quelle industrializzate.
GRUPPO DOMESTICO ESTESO: comprende più di una coppia di coniugi. Possono
essere legate da una linea di discendenza padre-figlio (patrilineare) oppure madre-
figlia (matrilineare) o anche per il tramite di sorelle e fratelli (collaterale). Sono
diffusi in circa la metà delle culture conosciute, quelle basate sulle economie
orticole, pastorali e agricole.
6.2.2 DINAMICHE INTERNE AI GRUPPI DOMESTICI- RAPPORTI TRA CONIUGI
L’attività sessuale delle coppie può essere sia un indice, sia una causa della
soddisfazione coniugale. Le coppie sposate più anziane fanno sesso meno
frequentemente, come le coppie meno felici. Nelle diverse fasce d’età i rapporti
sessuali sono più frequenti fra tre categorie di persone: i conviventi non sposati, chi
ha convissuto prima di sposarsi, chi è già stato sposato una o più volte.
RELAZIONI TRA SIBLING (FRATELLI\SORELLE)
Le relazioni tra sibling (fratelli e sorelle) sono un aspetto poco studiato. Il tema è
stato affrontato da una ricerca condotta in un quartiere operaio in Libano.
L’antropologa che l’ha svolta ha costruito relazioni amichevoli con diverse famiglie,
arrivando a conoscere un tipo di rapporto tra fratello e sorella, comune nella cultura
araba. Quest’ultimo è parte di un processo di socializzazione finalizzato a mantenere
e perpetuare il predominio del maschio del gruppo.

LA VIOLENZA DOMESTICA TRA PARTNER


Pur se in diversa misura e con differenti modalità la violenza tra partner all’interno
di un gruppo domestico è stata attestata preso quasi tutte le culture; ovunque nel
mondo gli aggressori sono solitamente maschi. Nei coniugi in cui l’economia
familiare è in mano all’uomo, le aggressioni da questo rivolte sono più frequenti. Lo
sono meno in quelle società in cui la donna lavora e ha una valida importanza a
livello sociale.
GRUPPI DOMESTICI SENZA UNA CASA
Le principali cause per cui individui o famiglie non hanno una casa sono: la povertà,
le guerre e i conflitti, i disastri naturali, le malattie mentali e altre infermità, l’abuso
di droghe e la violenza domestica. Essenziale è fornire servizi a chi ne è privo e per
poter fare questo bisogna conoscere nel dettaglio le specifiche situazioni,
potenzialità e necessità.
6.3.1 TRASFORMAZIONI DELLE FORME DI DISCENDENZA
La discendenza matrilineare è sempre meno praticata nel mondo sia per effetto del
colonialismo europeo sia della recente globalizzazione di matrice occidentale.
6.3.2 TRASFORMAZIONI DEL MATRIMONO
L’età media del primo matrimonio si sta alzando quasi ovunque. Ciò dipende dalla
maggior importanza attribuita al raggiungimento di un certo livello di istruzione
prima del matrimonio e della crescente aspirazione ad acquisire risorse materiali per
esempio una casa di proprietà. Stanno aumentando anche il matrimonio tra persone
di etnie e nazionalità diverse a causa anche delle migrazioni internazionali. Oggi però
anche le crisi del matrimonio sono molto + frequenti.
6.3.3 TRASFORMAZONI DEI GRUPPI DOMESTICI
La globalizzazione sta velocemente introducendo dei cambiamenti nella struttura
dei gruppi domestici e nelle loro dinamiche. Si stanno sempre di + diffondendo
gruppi domestici nucleari. La MIGRAZIONE INTERNAZIONALE è un altro importante
fattore di trasformazione del gruppo domestico e delle relazioni interne portando
questi gruppi domestici ad una forte riduzione di componenti, e dei conflitti che
magari possono nascere tra genitori e figli ove quest’ultimi si sentono
completamente parte della nuova cultura di adozione tralasciando quella di origine.
Negli USA le + comuni strutture familiari sono 3:
1 gruppo domestico composta da una coppia di prime nozze
2 quello composto da un solo genitore
3 quello composto da una coppia di seconde nozze
si sta aggiungendo anche un quarto tipo:
4 quella del gruppo domestico multigenerazionale nel quale un figlio adulto o
un figlio di ritorno vive con i suoi genitori.
Capitolo 7 GRUPPI E STRATIFICAZIONI SOCIALI
7.1 GRUPPI SOCIALI
GRUPPO SOCIALE: è un insieme di persone, diverso dal gruppo domestico i
cui membri sono solitamente legati da vincoli differenti da quelli di parentela.
1 GRUPPO PRIMARIO: gruppo sociale i cui membri si incontrano
abitualmente di persona
2 GRUPPO SECONDARIO: gruppo di persone che si identificano l’una con
l’altra per qualche motivo ma che possono anche non incontrarsi mai di
persona.
La formazione dei gruppi sociali è condizionata dal sistema di sussistenza
vigente nella società: presso le società industrializzate ed agricole se ne
riscontra la maggior varietà. Nelle società di raccoglitori\cacciatori e
pastori, che hanno minor possibilità di creare una varietà di gruppi sociali,
ne esiste però una forma permanente quella della CLASSE DI ETA: cioè un
gruppo di persone all’incirca della stessa età che svolgono nello stesso
periodo determinate azioni rituali, per esempio la circoncisione.
7.1.1. AMICIZIA
Con questo termine ci si riferisce a stretti legami sociali che si stabiliscono
tra almeno due persone in modo informale e volontario e che implicano
interazioni dirette. Appartiene a quella tipologia di gruppo sociale primario
e gli antropologi si interrogano sulla sua universalità.

CARATTERISTICHE SOCIALI DELL’AMICIZIA


I criteri che qualificano qualcuno come amico possono avere origini
culturali. Una caratteristica è che essa induce gli amici a sostenersi a
vicenda psicologicamente e a volte anche materialmente. In genere nasce
tra persone appartenenti allo stesso ambito sociale. La condivisione di
narrazioni è uno degli elementi che spesso conducono alla formazione dei
gruppi amicali. Ad oggi, le tecnologie sviluppate rendono possibile la
creazione di reti amicali più varie rispetto a quelle che erano possibili nel
passato.
L’AMICIZIA TRA INDIGENTI NELLE CITTA
STACK svolse una ricerca sulle reti amicali in un quartiere povero nero
negli USA, dimostrando come la rete di amicizie consenta la sopravvivenza
economica di questi residenti afro-americani. Fanno ciò ideando sistemi di
auto-aiuto cioè strategie di sopravvivenza, come ad esempio lo scambio di
cibo e vestiti, o attività necessarie.
I CIRCOLI E LE ASSOCIAZIONI STUDENTESCHE
I CIRCOLI, come le FRATERNIETIES o le SORORITIES (associazioni
studentesche, maschili e femminili, delle università statunitensi), sono
gruppi sociali basati su un senso di appartenenza identitaria e sulla
condivisione di obiettivi comuni. Ad oggi, dopo varia ricerca, si pensa che i
circoli non solo danno sostegno psicologico, ma rivestono anche funzioni
economiche e politiche. Negli USA, le FRATERNITIES sono gruppi molto
selettivi che hanno diverse funzioni esplicite, per esempio, offrire occasioni
di svago e servizi sociali, ma anche creare tra i propri membri dei legami
che possono facilitare il loro futuro inserimento nel mondo del lavoro.
7.1.2 GRUPPI DI CONTROCULTURA
Diversi tipi di gruppi uniscono persone che per una ragione o per l’altra si
tengono al di fuori della massa e non intendono conformarsi al modello
culturale predominante. I cosiddetti HIPPIES degli anni ’60 erano uni di
questi gruppi.
BANDE GIOVANILI: è un gruppo di giovani solitamente residenti in aree
urbane, spesso ritenuto un problema sociale dagli adulti delle forze
dell’ordine. Si differenziano tra loro per il grado di formalizzazione della
loro organizzazione. Hanno un capo riconosciuto e prevedono riti di
iniziazione per i nuovi membri.
 BANDE DI STRADA: hanno una organizzazione + rigida rispetto alle
altre, prevedono in genere l’esistenza di capi e una suddivisione
gerarchica dei ruoli e delle responsabilità dei lori membri. Queste
bande hanno un nome specifico e chi ne fa parte mette in evidenza la
propria appartenenza esibendo determinati tatuaggi o ‘’colori’’. I motivi
per cui si entra a far parte di una banda che escono fuori da varie
ricerche sono per lo + legati ad uno spirito individualista della persona,
che ha 5 caratteristiche:
- Forte spirito competitivo
- Mancanza di fiducia negli altri
- Sicurezza di sé
- Isolamento sociale
- Forte istinto di sopravvivenza
L’approccio strutturista suggerisce che sia la povertà soprattutto quella
urbana, la causa dello sviluppo di questo tipo di personalità.
GRUPPI CHE ESIBISCONO MODIFICAZIONI DEL CORPO
Tra i tantissimi movimenti di contro cultura, alcuni uniscono gli individui sulla
base di pratiche di modificazione del corpo, che contribuiscono a rafforzare il
senso di appartenenza al gruppo. Il dolore è una componente importante di
molti riti di passaggio. Una ricerca condotta in California ha dimostrato che
alcune persone sentono di far parte di un determinato gruppo perché
condividono con gli altri membri una passione per l’alterazione permanente di
parti del corpo, specialmente per i piercing dei genitali, la marchiatura a fuoco
o incisione.
7.1.3 LE COOPERATIVE: sono una forma di gruppo economico in cui il surplus
viene diviso tra i membri e il processo decisionale segue il principio
democratico x cui ogni membro dispone di un voto. In tutto il mondo le forme
cooperative + diffuse sono quelle agricole e quella di credito seguite da quelle
di consumo. Sono fonte di sostegno e forza reciproca e danno alle donne
l’opportunità di sviluppare maggiori capacità di leadership. (esempio: le
donne indigene KUNA che hanno fatto della loro passione nel produrre il
MOLA, che sono dei tessuti con dei disegni colorati, un lavoro. Infatti, molte
donne o li vendono individualmente alle ditte che li esportano oppure
entrano a far parte delle cooperative che consentono loro di avere delle
garanzie economiche).
7.2. LA STRATIFICAZIONE SOCIALE: consiste nelle relazioni gerarchiche
esistenti tra gruppi diversi organizzati in livelli, o strati, distinti. Possono
presentare disuguaglianze su molti fronti relativi per esempio a risorse
materiali, potere, condizioni di vita, educazione e attributi simbolici. Nei
sistemi di stratificazione sociale, l’età, il genere, e la razza determinano
l’appartenenza di un individuo ad una determinata posizione che può essere:
- ASCRITTA: Posizione sociale che un individuo ha ottenuto grazie a delle
qualità che gli sono state trasmesse per nascita.
- ACQUISITA: posizione sociale che un individuo ha ottenuto grazie a delle
qualità apprese con l’esperienza.
Le società umane collocane le persone in determinate categorie (es:
studentesse, marito, pensionata etc.). Queste categorie ne indicano lo
STATUS: la posizione o collocazione di una data persona nella società.
7.2.1 STATUS ACQUISITO: LA CLASSE
La classe sociale è la posizione che una persona o un gruppo occupano nella
società ed è definita soprattutto sulla base di criteri economici. Sia i gruppi
composti da individui con lo stesso status sia quelli basati sulla classe sono
gruppi sociali SECONDARI poiché è spesso improbabile che i loro membri si
conoscano personalmente. Nelle teorie di MARX come ben sappiamo, la lotta
di classe è il nodo principale.
7.2.2. STATUS ASCRITTO: RAZZA, ETNIA, GENERE E CASTA
Questi 4 concetti sopra elencati, suddividono le persone in gruppi di rango
diverso. Anche qui parliamo di gruppi secondari. Per esempio, nell’America
latina i concetti di razza ed etnia spesso si soprappongono, sotto il termine di
MESTIZAJE letteralmente, mescolamento razziale; nell’America centrale e
meridionale, popolazioni indigene che non hanno legami con le proprie radici
native oppure popolazioni indigene istruite e di successo che mantengono
alcune pratiche culturali tradizionali.
LA “RAZZA”
La stratificazione razziale è una forma relativamente recente di disuguaglianza
sociale che deriva dai contatti tra gruppi precedentemente separati e
caratterizzati dall’esistenza di un dislivello di potere, in seguito alla
colonizzazione, allo schiavismo e ad altri trasferimenti in massa di individui.
Un elemento chiava è la convinzione che le variazioni nel comportamento
umano sono innate o dovute a fattori biologici. Un esempio estremo di
stratificazione razziale era costituito dalla politica del sud africa delle
APARTHEID: la segregazione legalmente sancita tra i bianchi in posizione
dominante e i non bianchi, fino al 1994.
ETNIA
L’appartenenza etnica da luogo alla formazione di gruppi sulla base della
condivisione di un segno di identità che può avere motivazioni storiche,
geografiche, linguistiche, religiose o risultare da una combinazione di simili
elementi comuni. I membri di un gruppo etnico che si trasferiscono da una
zona all’altra rischiano di essere vittime di emarginazione da parte dei
residenti. I ROM per esempio sono una popolazione DIASPORICA gruppo
disperso di persone che vivono lontano dalla propria terra di origine.
GENERE E SESSISMO
La disparità di genere varia da cultura a cultura.
 PATRIARCATO: predominanza degli uomini in ambito economico,
politico sociale ed ideologico. Un esempio estremo è L’OMICIDIO
D’ONORE, da parte di un parente maschio nei confronti di donne che
hanno sfidato le regole della verginità.
 MATRIARCATO: il contrario del patriarcato, risulta essere raro nelle
culture contemporanee e gli antropologi non sono certi che esiste
ancora, oppure che sia mai esistito. Tra gli irochesi, le donne gestivano
le risorse economiche costituite dal mais e in tal modo erano loro a
decidere se fosse il caso di intraprendere una guerra o meno. Inoltre,
erano le donne a nominare i leader, sebbene questi fossero maschi.
IL SISTEMA DELLE CASTE
È una forma di stratificazione sociale connessa all’induismo e basata sulla nascita di
un individuo all’interno di un determinato gruppo (VARNA: sacerdoti, guerrieri,
mercanti, lavoratori, intoccabili). DALIT: indica la denominazione + comune dei
gruppi appartenenti al livello socialmente + basso; l’espressione significa oppressi o
bistrattati. I 4 varna sono suddivisi in centinaia di sottogruppi chiamati JETI, gruppi
sociali basati su posizioni ascritte. Il sistema delle caste ha diversi meccanismi
all’interno come ad esempio le regole matrimoniali o la segregazione spaziale.
Anche se nel 1949 la costituzione indiana ha ritenuto illegale la selezione per caste,
le disuguaglianze non sono ancora finite.
7.3. LA SOCIETA CIVILE: è un insieme di gruppi di interesse non governativi che
svolgono attività di organizzazione nel settore economico e in altri ambiti sociali.

LA SOCIETA CIVILE A SOSTEGNO DELLO STATO: IL MOVIMENTO DELLE DONNE


CINESI
Il movimento delle donne cinesi è un esempio di organizzazione della società civile
creata dallo stato. È stato studiato dalla sociologa canadese JUDE. o che ha
frequentato la Cina per molti decenni e vi ha fatto ritorno quasi ogni anno per
attività di ricerca JUDE afferma come tutti questi diversi modi di conoscere la Cina le
hanno dato accesso ad una varietà di interazioni con le donne cinesi, consentendole
di acquisire diverse informazioni sulle loro vite. Il governo cinese continua tuttavia, a
porre dei limiti a questo tipo di ricerche e a tenere gli stranieri lontano dalla vita
quotidiana delle persone, per cui a JUDE è stato impedito di entrare a far parte
dell'organizzazione locale del movimento ed intrattenere conversazioni private con i
suoi membri. Uno degli obiettivi politici del governo cinese è quello di migliorare la
qualità della vita delle donne e la Federazione delle donne è stata costituita proprio
per contribuire a raggiungere questo scopo. La ricerca sul campo di JUDE ha
prodotto interessanti risultati, ella ha verificato che alcune donne hanno
effettivamente tratto beneficio da questi programmi di sviluppo e che l'istruzione
aumenta in modo significativo le loro possibilità di intraprendere attività
commerciali.
7.3.2. GRUPPI DI ATTIVISTI CO-MADRES
È un movimento sociale guidato da donne in America latina fondato nel 1977 creato
da un gruppo di madri che denunciavano le atrocità del governo e delle forze armate
salvadoregne. Inizialmente era piccolissimo ma poi ha iniziato ad essere sostenuto
da America, Australia, Canada e America latina. Ad oggi si occupa di denunciare le
responsabilità dello stato per le sue violazioni dei diritti umani, a garantire
protezione ai prigionieri politici, a ottenere garanzie del futuro, a contrastare la
violenza domestica etc. L'attività del CO-MADRES dimostra che i gruppi di attivisti
formati da donne sono basati sui legami di parentela e sono mossi da urgenze che
appartengono all'ambito familiare, ma che possono avere un impatto perfino sui
livelli più alti della gerarchia politica.
I NUOVI MOVIMENTI E MEDIA SOCIALI: sono gruppi attivisti sociali sorti nel XX
secolo. Sono spesso costituiti da minoranze oppresse, per esempio popolazioni
indigene. Utilizzano mezzi di comunicazione oggi disponibili in rete che permette
loro di crearsi consenso e potenzialmente contribuire a trasformare la società.

CAPITOLO 8 SISTEMI POLITICI E GIURIDICI


8.1 POLITICA, ORGANIZZAZIONE POLITICA E LEADERSHIP
L’antropologia culturale interpreta la politica in modo più ampio. Si usa il termine
politica per intendere l’uso organizzato del potere pubblico.
 POTERE: l’abilità di ottenere dei risultati attraverso l’uso della forza.
 AUTORITA: differisce dal potere in quanto quest’ultimo può essere
esercitato anche da un individuo privo di autorità
 AUTOREVOLEZZA: la capacità di raggiungere i propri obiettivi
esercitando pressioni sociali o morali.
L’antropologia politica considera organizzazioni politiche quei gruppi
interni a una data cultura che sono responsabili dei processi decisionali
e della leadership nella sfera pubblica, del mantenimento dell’ordine e
della coesione sociale, della tutela dei diritti collettivi e di garantire la
sicurezza in caso di aggressioni esterne.
Gli antropologi culturali suddividono le varie forme di organizzazione
politica esistenti presso le diverse culture in quattro tipologie:
LE BANDE
La forma di organizzazione politica delle società di cacciatori-raccoglitori; è
caratterizzata da un sistema di affiliazione flessibile e dall’assenza di una leadership
formale. È la forma più antica di organizzazione politica conosciuta. Normalmente è
composta da un minimo di 20 ad un massimo di 100 persone, tutti legati da rapporti
di parentela. La leadership è informale, e ognuno può uscire tranquillamente dalla
banda ed entrare in un’altra. Questi gruppi si riuniscono in momenti dell’anno
specifici, connessi al calendario rituale e al programma delle attività di caccia e
raccolta. Hanno tutti lo stesso status, ed il leader possiede un certo grado di autorità
ed autorevolezza, ma non detiene il potere e non può costringere gli altri a
condividere le sue opinioni. La maggior parte delle attività è dedicata alla
condivisione di decisioni riguardanti le migrazioni del gruppo, la distribuzione del
cibo e la risoluzione dei conflitti.

TRIBU
È una forma di organizzazione politica più formalizzata della banda, composta da
numerose bande o lignaggi ciascuno dei quali parla la stessa lingua. È associata in
genere all’orticultura e alla pastorizia. I gruppi tribali possono essere collegati tra
loro attraverso la struttura del clan.
CLAN: è un gruppo di discendenza cui i membri riconoscono un comune antenato
non rintracciabile sul piano genealogico, ma spesso individuato in un personaggio
mitico.
La parentela è il fondamento dell’appartenenza alla tribù. I gruppi tribali possono
comprendere da un centinaio fino a diverse migliaia di membri. Rispetto alla banda,
l’incarico di dirigere la tribù è attribuito ad un leader (uomo). Il capo deve essere un
grande lavoratore, generoso, e possedere buone qualità individuali. Il capo della
tribù non è un leader politico a tempo pieno, ma il suo incarico è più impegnativo di
quello del capo della banda. Sarà responsabile di stabilire il momento opportuno per
il trasferimento del bestiame, per la semina e la raccolta, nonché di fissare date di
celebrazione delle feste. E’ anche sua responsabilità la risoluzione dei conflitti
interni ed esterni.
BIG MAN E BIG WOMAN\MAN
Sono forme di organizzazione politica a metà strada tra tribù e chiefdom,
caratterizzate dalla presenza di un big man (grande uomo) o di una big woman
(grande donna). Al vertice di questa organizzazione è posto un individuo che è stato
capace di assicurarsi il consenso politico, prestigio, autorevolezza e autorità
attraverso un sistema di redistribuzione fondato sui legami personali e la
partecipazione a sontuosi eventi festivi.
Il big man (o woman) di successo coltiva legami politici con gli abitanti di molti
villaggi. I suoi sostenitori più assidui sono i suoi consanguinei.
Presso diverse tribù degli altopiani della Papua Nuova Guinea, un aspirante big man
può giungere a rivestire una posizione di rilievo attraverso un processo chiamato
moka.
 MOKA: è una strategia per ottenere rilevanza politica attraverso lo
scambio di favori e doni tra individui e la sponsorizzazione di feste
suntuose durante le quali hanno luogo ulteriori scambi di doni.

CHIEFDOM
È una forma di organizzazione politica in cui alcune tribù e villaggi alleati in modo
permanente, condividono lo stesso leader riconosciuto al quale affidano il potere.
Sono più centralizzati e socialmente stratificati, su base sociale ed economica
fondati sulla genealogia. I capi sono di rango più elevato e matrimonio tra persone
appartenenti a strati sociali diversi è proibito. Il chief ha più responsabilità rispetto al
capo di una banda o di una tribù: deve regolare la produzione e redistribuzione dei
beni, risolvere conflitti interni, pianificare e dirigere le incursioni e le spedizioni
belliche. Per diventare chief è necessario possedere doti ereditarie e dimostrare
anche qualità individuali. Per quanto riguarda le prime, è necessario appartenere al
lignaggio di un chief o esserne i primogeniti. Le seconde sono misurate in termini di
attitudine al comando, carisma e ricchezza materiale.
STATO
È una forma di organizzazione politica in cui un soggetto politico centralizzato
riunisce numerose comunità, è dotato di una struttura burocratica e dispone di
potere coercitivo. E’ la forma di organizzazione politica di tutte le società
contemporanee.
POTERI E FUNZIONI DELLO STATO
Gli stati hanno vari poteri e responsabilità:
 Intrecciano relazioni internazionali x trattare con altri stati questioni di
interesse reciproco. Può usare la forza a scopo di difesa, per proteggere
i propri confini, e di offesa, per ampliarli.
 Detengono il monopolio dell’uso della forza e fanno rispettare la legge
e l’ordine attraverso leggi, tribunali e forze di polizia.
 Definiscono i criteri per la cittadinanza, i diritti e responsabilità dei
cittadini
 Registrano il numero, l’età, il sesso, l’ubicazione e le risorse economiche
dei propri cittadini attraverso sistemi di censimento
 Hanno il potere di acquistare risorse, dai propri cittadini, attraverso la
tassazione
 Mantengono un controllo sull’informazione

GENERE E LEADERSHIP NEGLI STATI


La maggior parte degli stati contemporanei è gerarchica e patriarcale ed esclude
dalla partecipazione paritaria le classi subalterne e le donne. Alcuni stati sono meno
caratterizzati dal predominio del genere maschile, ma nessuno è dominato dalle
donne. L’evolversi del dominio maschile è correlato al controllo che gli uomini
esercitano sulla tecnologia della produzione su quella bellica. In media le donne
costituiscono solo il 16% dei membri dei parlamenti mondiali.
ORDINE E IL CONFLITTO NELLE SOCIETA UMANE
L’antropologia intende per CONTROLLO SOCIALE il processo attraverso il quale si
mantiene una convivenza ordinata in seno ai gruppi. I sistemi di controllo sociale
includono quelli informali, basati sull’adozione di comportamenti corretti,
educazione e condizionamenti positivi da parte dei compagni. Possono anche
includere sistemi formali di regole codificate di comportamento e di punizioni per
eventuali disubbidienze.
NORMA: è uno standard condiviso che definisce il corretto comportamento degli
individui. La norma generalmente non è scritta e si apprende inconsapevolmente.
Tutte le società hanno delle norme. Le norme includono, per esempio, l’aspettativa
che i bambini seguano i consigli dei propri genitori, che la gente si metta in fila
ordinatamente e che si ricambi una stretta di mano quando si incontra qualcuno.
LEGGE: è una regola vincolante, prodotta dalla consuetudine attraverso un
provvedimento formale, che definisce un comportamento corretto e ragionevole o,
in caso contrario, il conseguimento di una punizione dovuta ad una violazione.
SISTEMI DI CONTROLLO SOCIALE
NELLE PICCOLE SOCIETA
Le bande sono piccolo gruppi coesi per cui le dispute sono in genere gestite a livello
interpersonale tramite la discussione o il combattimento. In quelle non statali la
punizione è spesso legittimata da credenze in poteri soprannaturali e nella loro
capacità di colpire le persone. Un mezzo di punizione diffuso è quello di isolare
l’individuo colpevole dal resto del gruppo. La pena capitale (condanna a morte) è
raramente applicata.
IL CONTROLLO SOCIALE NEGLI STATI
Sono 3 i fattori importanti per mantenere il controllo sociale presso le società
densamente popolate, più ricche e con maggiore stratificazione sociale:
 La specializzazione dei ruoli nel campo del controllo: le forze di polizia, i
giudici e gli avvocati. L’ATTIVITA DI POLIZIA è una forma di controllo
sociale che prevede attività di sorveglianza e minaccia di punizioni
finalizzate al mantenimento dell’ordine sociale. Le forze di polizia sono
specifiche organizzazioni i cui membri sono addetti a smascherare,
segnalare e investigare i crimini. La polizia è associata allo Stato.
 I processi e i tribunali formali: la colpevolezza può essere stabilita
attraverso la PROVA DELL’ORDALIA cioè un metodo per determinare
l’innocenza o la colpevolezza di un individuo che prevede che questi sia
costretto ad affrontare una prova che può essere dolorosa o addirittura
fatale. La persona accusata può, per esempio, essere costretta a porre
la mano nell’olio bollente.
 Le forme di punizione imposte dal potere, quali la carcerazione e la
pena di morte: gli STATI UNITI hanno il numero + alto di carcerati
seguiti dalla CINA.

LEGGE E DISUGUAGLIANZA SOCIALE


L’ANTROPOLOGIA GIURIDICA CRITICA: è una delle prospettive adottate negli studi
transculturali dei sistemi legali. Si concentra sui modi in cui i sistemi giuridici e i
processi legali contribuiscono a mantenere l’egemonia dei gruppi dominanti
attraverso pratiche discriminatorie più che a proteggere i più deboli. Questi studi
hanno documentato che i sistemi legali di vari paesi nel mondo attuano
discriminazioni sistematiche ai danni di minoranze etniche, popolazioni indigene,
donne e altre categorie. È stata condotta una ricerca sul sistema legale australiano,
ponendo a confronto il trattamento da questo riservato ai giovani aborigeni e quello
dei giovani bianchi. L’ interrogativo che i capi aborigeni hanno posto ai ricercatori
era di sapere perché i ragazzi finiscono sempre nei guai? Per rispondere a questa
domanda si possono seguire due strade. Si può scegliere di analizzare i fattori
strutturali, come l'allontanamento dal luogo nativo, la povertà e le carenti condizioni
di vita, oppure si può mettere sotto esame il sistema penale per verificare se i
giovani aborigeni e quelli bianchi godano dello stesso trattamento. I risultati del loro
lavoro mostrano che i giovani aborigeni compaiono in misura sproporzionata a ogni
livello del sistema della giustizia minorile. I giovani aborigeni hanno molte maggiori
probabilità rispetto agli altri giovani di subire le sentenze peggiori tra quelle
disponibili ai giudici. Al momento dell'arresto, il sospettato può essere arrestato
oppure denunciato in modo informale. L'arresto formale ha la funzione di assicurare
che il trasgressore compaia in tribunale. Rispetto ai bianchi è più probabile che i
giovani aborigeni vivano con la propria famiglia allargata in un quartiere povero e
che siano disoccupati. Da ciò ne consegue che tendono a ricadere nella categoria
inaffidabile e a venire arrestati più spesso di quanto non accada ai bianchi che
hanno commesso lo stesso crimine. Il passo successivo è determinare se il
sospettato può essere processato dal Tribunale dei minori oppure deve essere
affidato ad un'organizzazione per la tutela dei minori. Tuttavia, l'accesso a queste
organizzazioni è negato alla maggior parte dei giovani aborigeni, che invece è
obbligata a comparire in tribunale, dove finisce quasi sempre per dichiararsi
colpevole. Per contrastare questa ingiustizia molti altri antropologi culturali
sostengono e operano per promuovere la giustizia sociale, un concetto di giustizia
basato sull'equità sociale finalizzato a garantire diritti e opportunità ai membri
svantaggiati delle società.
CONFLITTI ETNICI
I conflitti e le rivendicazioni etniche possono scaturire dal tentativo di un gruppo
etnico di ottenere maggiore autonomia o un trattamento più equo. Possono anche
essere causati dall’azione di un gruppo dominante tesa a sottomettere, opprimere o
sopprimere un gruppo etnico attraverso il GENOCIDIO (Uccisione di un gran numero
di membri di uno specifico gruppo etnico) o ETNOCIDIO (la distruzione della cultura
di un dato gruppo).
CONFLITTI SETTARI: sono conflitti basati sulla percezione dell’esistenza di differenze
tra fazioni o sette di una data religione e riguardano spesso i diritti e le risorse. Per
esempio, quelli tra musulmani discendono dalla separazione tra sciiti e sunniti.
GUERRA: la guerra è un conflitto aperto e dichiarato tra due entità politiche, ma può
essere semplicemente definita come un’aggressione organizzata. Prevede
l’aggressione di un gruppo contro un altro e l’impiego di violenza letale. La
frequenza delle guerre, i loro obiettivi, il modo in cui sono condotte, variano da una
cultura all’altra. Evidenze archeologiche dicono che le guerre sono iniziate nel
neolitico con l’emergere di società sedentarie. Negli stati, gli eserciti e le strutture
militari gerarchiche e complesse sono mantenuti attraverso l’aumento di risorse
materiali che deriva dalla tassazione o altre forme di acquisizione di entrate
economiche. Possono essere per esempio puramente espansionistiche oppure
“guerre giuste” con l’obiettivo di difendere principi come quello della libertà.

CONFLITTI GLOBAL-LOCAL
Si è sviluppato a partire dal XV secolo quando le potenze europee hanno dato inizio
a imprese di colonizzazione dei paesi tropicali. Attualmente gli USA la maggior
potenza mondiale è impegnata in IRAQ e AFGHANISTAN, e queste possono essere
chiamate GUERRE NEOCOLONIALI, guerre cioè che perseguono il controllo di zone
del mondo strategiche per gli interessi materiali e politici del paese dominante. Un
altro tipo di conflitto vede un attore privato, ad esempio un’azienda multinazionale,
entrare in conflitto con un gruppo o più gruppi locali che vi si oppongono, spesso
usando la forza fisica. Il concetto di RESPONSABILITA SOCIALE DI IMPRESA (RSI) è
sempre più spesso adottato dalle grandi multinazionali, ossia una concezione etica
imprenditoriale finalizzato a generare profitti per un’azienda senza causare danni
alle persone e all’ambiente.
NAZIONI EMERGENTI E NAZIONI TRANSNAZIONALI
NAZIONE: è un gruppo di persone che condivide lingua, cultura, storia, territorio di
riferimento e organizzazione politica. Un’espressione correlata a quella di nazione è
STATO NAZIONE che secondo alcuni indica uno stato che include una sola nazione
(IROCHESI); altri invece ritengono che identifichi uno stato che comprende più
nazioni.
A seconda delle risorse e del potere di cui possono disporre, le nazioni e gli altri
gruppi possono costruire una minaccia politica per la stabilità e il controllo dello
stato. Ne sono esempi i Maya del Messico, i Curdi del Medio Oriente, i Tibetani in
Cina.
Anche la globalizzazione e l’aumento delle migrazioni internazionali hanno indotto
gli antropologi a ripensare il concetto di stato. Il caso di Porto Rico è particolarmente
rilevatore: le correnti migratorie –in entrata e in uscita- creano un duplice ostacolo
alla nascita di Porto Rico come nazione. Innanzitutto, metà della ‘’nazione’’ non vive
in patria. In secondo luogo, all’interno del territorio nazionale non c’è omogeneità
etnica, data la diversità degli immigrati.
Tutti questi processi favoriscono l’emergere di un’identità transnazionale, diversa
dall’identità nazionale che ha il proprio punto di riferimento o negli Stati Uniti o in
Porto Rico.

DEMOCRATIZZAZIONE
È un processo di trasformazione di un regime autoritario in un regime democratico.
L’attuazione di questo processo ha numerose condizioni: la rinuncia alla pratica della
tortura, la liberazione dei prigionieri politici, l’abolizione della censura e l’adozione
di un atteggiamento di tolleranza nei confronti di una qualche forma di opposizione.
Implica il passaggio da una economia pianificata a una basata sul capitalismo di
mercato.
NAZIONI UNITE E MISSIONI INTERNAZIONALI DI PACE
Gli antropologi culturali ci hanno mostrato che la guerra non è una categoria
culturale universale e che esistono culture presso le quali le dispute si risolvono
senza ricorrerne. In primo luogo, l’esistenza delle nazioni unite offre quanto meno
un’arena in cui dare voce alle dispute. Le organizzazioni internazionali per la pace
possono contribuire e promuovere il mantenimento della pace e dell’ordine sociale.
Un’altra nota positiva riguarda le Organizzazioni Non Governative (OGN) le quali
promuovono attività di mediazione tra le istanze di gruppi portatori di interessi
diversi finalizzate alla promozione e al mantenimento della pace, tanto a livello
locale quanto globale.

CAPITOLO 9 LA COMUNICAZIONE
IL LINGUAGGIO E LA COMUNICAZIONE VERBALE
COMUNICAZIONE: processo di trasmissione e ricezione di messaggi dotati di
significato. Tra gli esseri umani ciò avviene attraverso il linguaggio.
LINGUAGGIO: forma di comunicazione basata su un insieme sistematico di simboli e
segni appresi e condivisi da un gruppo e trasmessi di generazione in generazione.
Può essere orale, scritto, affidarsi a gesti delle mani o movimenti del corpo,
abbigliamento, accessori etc.
Gli studiosi hanno identificato una serie di proprietà del linguaggio umano che lo
distinguono dalle forme di comunicazione tipiche di altri esseri viventi:
Innanzitutto, il linguaggio umano è caratterizzato dalla PRODUTTIVITA’: può
generare un numero infinito di espressioni comprensibili a partire da un insieme
finito di regole. Questa proprietà è caratterizzata da un’abbondante varietà di
simboli e segni usati dagli esseri umani per comunicare.
Gli altri primati hanno un insieme di risorse comunicative più limitato caratterizzato
dai:
 SISTEMA DI RICHIAMI: è una forma di comunicazione orale basata su
un repertorio definito di suoni dotati di significato e generati in risposta
a fattori ambientali.
Il linguaggio umano permette poi il
 DISTANZIAMENTO: è una capacità che permette alle persone di parlare
di eventi distanti nel tempo.
Un esempio che non rispecchia queste qualità sono i PIRAHA un gruppo di
cacciatori\raccoglitori del brasile. Questi, usano pochissime parole, non usano il
tempo passato, la lingua non è provvista né di colori, né di numeri, le loro frasi sono
semplici e non subordinate, sono quindi monoglotti. Da uno studio di EVERETT
emerge però che la loro lingua non è primitiva ma anzi molto complessa e fanno un
uso molto abbondante di enfasi e intonazione.
PROPRIETA FORMALI DEL LINGUAGGIO VERBALE
Il linguaggio umano può essere analizzato nelle sue caratteristiche formali: suoni,
vocabolario, sintassi, cioè le componenti di tutte le lingue. Tuttavia, tutte le lingue si
differenziano l’una dall’altra. Per imparare a parlare un’altra lingua, spesso è
importante emanare nuovi insiemi di suoni; i suoni cui nella lingua parlata si
attribuiscono significati specifici sono detti FONEMI (suono che condiziona il
significato della parola).
Ogni lingua è dotata di un vocabolario detto anche LESSICO. La SEMANTICA è lo
studio del significato di vocaboli, locuzioni e frasi. A questo gli antropologi
aggiungono L’ETNOSEMANTICA, lo studio del significato di parole, frasi e lozioni
prodotte in determinati contesti culturali.
La SINTASSI consiste in modelli e regole di organizzazione delle parole in frasi che
abbiano un senso o un filo logico. Tutte le lingue hanno regole sintattiche per lo più
differenti tra loro.
LINGUAGGIO NON VERBALE E CORPOREO
Molte forme di linguaggio e di comunicazione non si basano sull’espressione
verbale, ma sono come il linguaggio verbale, anch’esse composte di simboli e segni.
LA LINGUA DEI SEGNI E LA CINESICA
La LINGUA DEI SEGNI è una forma di comunicazione che si affida soprattutto ai gesti
delle mani per la trasmissione di messaggi. La maggior parte di questo tipo di
linguaggio è utilizzato da chi purtroppo non ha l’udito ma spesso anche molte
comunità indigene australiana scelgono questo tipo. I GESTI sono movimenti delle
mani che trasmettono significati. Gli uomini ne fanno + ricorso. Le espressioni di
saluti sono importanti nei sistemi comunicativi di tutte le culture; stabiliscono un
contatto sociale. La CINESICA è un campo disciplinare nato intorno agli anni ’50 che
caratterizzano le forme di comunicazione gestuale sia delle lingue dei segni sia della
gestualità quotidiana usata per veicolare messaggi.
SILENZIO
È un’altra forma di comunicazione non verbale. Il suo impiego è spesso associato
allo status sociale e varia da cultura a cultura. Per esempio, negli stati uniti gli
avvocati parlano + di chiunque altro e il giudice che parla raramente mentre è la
corte che mantiene il completo silenzio a possedere il maggior potere. Una ricerca
sui significati del silenzio presso gli APACHE OCCIDENTALI ha rivelato che loro usano
il silenzio in 4 occasioni:
1 quando incontrano uno straniero, specialmente in occasione di fiere, rodei.
2 nelle prime fasi del corteggiamento, quando il comportamento corretto
consiste nel sedere in silenzio tenendosi per mano per diverse ore.
3 quando un genitore ed il proprio figlio si incontrano dopo un soggiorno in
collegio (15 minuti di silenzio)
4 quando si viene insultati, specialmente durante una festa dove si consumano
molte bevande alcoliche.
LINGUAGGIO DEL CORPO
Si esprime attraverso i movimenti degli occhi, postura, nel modo di camminare,
di stare in piedi o seduti, le scritte tatuate sul corpo, acconciatura dei capelli,
accessori come abiti, scarpe o gioielli. Anche in questo linguaggio si seguono
schemi e regole e i suoi significati sono appresi spesso inconsciamente. Il modo di
utilizzare i vari strumenti del linguaggio del corpo varia da cultura a cultura. Negli
euro americani, per esempio, guardarsi negli occhi è visto positivamente mentre
è considerato negativamente in molti contesti asiatici. Anche lasciare scoperte o
coperte alcune parti del corpo è un esempio del linguaggio non verbale del corpo
che trasmette messaggi culturalmente codificati. In Giappone, per esempio, il
kimono costituisce un elaborato codice per indicare il genere e la fase del ciclo di
vita di chi lo indossa: quanto è + alto lo status di un individuo tanto più corte
sono le maniche del suo kimono.
LA COMUNICAZIONE TRAMITE I MEDIA E LA TECNOLOGIA INFORMATICA
L’antropologia dei media è lo studio transculturale della comunicazione attraverso
sistemi elettronici quali radio, televisione, cinema, musica, internet, giornali etc.
L’ANTROPOLOGIA CRITICA DEI MEDIA si sforza di comprendere quanto l’accesso
ai media renda gli individui più liberi o quanto piuttosto eserciti un controllo su di
loro e a quali interessi i media si prestino.
LINGUAGGIO, CULTURA E PENSIERO: DUE TEORIE
Nel XX secolo lo studio delle relazioni esistenti tra linguaggio e cultura è stato
fortemente influenzato da due prospettive teoriche.
Il primo modello teorico è stato concepito da SAPIR E WHORF e chiamato
IPOTESI SAPIR-WHORF: è una prospettiva dell’antropologia linguistica
secondo cui la lingua determina il pensiero. La lingua rappresenta un modo
cognitivo e le persone che parlano lingue diverse vivono in modi cognitivi
differenti. Da questa nozione nasce il RELATIVISMO LINGUISTICO una teoria
secondo cui la lingua determina il nostro sviluppo cognitivo, la nostra
consapevolezza del mondo e il nostro comportamento. Si pensi all’esempio
che in una data lingua esistono più parole per indicare la NEVE, allora chi la
parla potrà pensare alla neve in molti + modi rispetto a chi parla una lingua
che ne presenta poche espressioni.
Un secondo approccio è la SOCIOLINGUISTICA: che sottolinea l’influenza del
contesto culturale e sociale sulla struttura della lingua che gli individui adottano per
comunicare e i suoi significati. Di conseguenza i sociolinguisti sono ostruzionisti
culturali.
La maggior parte degli antropologi ritiene valide entrambi le teorie, poiché
linguaggio, cultura, contesto e significato sono strettamente correlati: il linguaggio
modella la cultura e, a sua volta, il contesto culturale modella il linguaggio.

ANALISI CRITICA DEL DISCORSO: GENERE E RAZZA


Con DISCORSO s’intende un linguaggio verbale culturalmente connotato che
prevede variazioni in termini di parlato, partecipazione e significato.
L’ANALISI CRITICA DEL DISCORSO: è un approccio dell’antropologia linguistica
che si concentra sui meccanismi attraverso i quali il potere e la disuguaglianza
sociale si riflettono e si riproducono attraverso la comunicazione.
IL GENERE NELLE CONVERSAZIONI TRA NORD AMERICANI DI ORGINE EUROPEA
I primi studi sul rapporto tra linguaggio e genere nelle conversazioni tra nord
americani di origine europea hanno evidenziato 3 elementi che caratterizzano il
discorso tipico del genere femminile:
 La cortesia
 L’intonazione più elevata alla fine della frase
 Uso frequente di domande retoriche alla fine della frase che cercano
conferme da parte dell’interlocutore, come in: “è una bella giornata
vero?”
Non in tutte le culture il linguaggio delle donne è accomodante sottomesso e
cortese. Nei contesti culturali in cui i ruoli delle donne sono preminenti e apprezzati
il loro linguaggio riflette e rafforza la loro posizione.
IL GENERE, LE BUONE MANIERE E LA RIBELLIONE DELLE ADOLESCENTI NELLA
LINGUE GIAPPONESE
I registri linguistici di genere nella lingua giapponese parlata riflettono le esistenti
differenze di genere. Alcune costruzioni sintattiche esprimono femminilità, modestia
e cortesia. Una differenza tra il discorso maschile e quello femminile è che
quest’ultime aggiungono il prefisso onirico -o- ai sostantivi. Ad esempio le donne
giapponesi chiamano i bastoncini per mangiare oasi, mentre gli uomini li chiamano
asi.
LINGUAGGIO E IDENTITA OMOSESSUALE IN INDONESIA
La lingua indonesiana è detta BAHASA Indonesia, ma molti uomini omosessuali di
questo paese parlano il bahasa gay o linguaggio gay. Ha un vocabolario specifico che
fa uso con umorismo del linguaggio comune ed esprime valutazioni politiche sulle
consuetudini dominanti.
INGLESE AFRO AMERICANO: ORGOGLIO E PREGIUDIZIO
La questione dell’inglese afroamericano o inglese vernacolare è complicata dal
razzismo, passato e presente. Tra gli studiosi è oggetto di dibattito se si tratti di una
vera e propria lingua o di un dialetto. È una lingua relativamente nuova nata dallo
schiavismo e sviluppatasi fino a raggiungere un certo grado di standardizzazione.
Una delle variabili + salienti è il mancato uso di alcune forme del verbo TO BE. I
bambini che crescono parlando questo tipo di inglese potrebbero riscontrare delle
difficoltà a scuola dove ci si aspetti che si usi l’inglese originale (AME); sono infatti
costretti al bilinguismo.
ORIGINI E STORIA DEL LINGUAGGIO
Alcune ricerche dicono che il linguaggio sia nato tra i 100.000 o i 50.000 anni fa
quando gli esseri umani hanno sviluppato capacità fisiche e mentali necessarie a
sviluppare il pensiero simbolico e la comunicazione verbale. Le prime comunicazioni
erano sicuramente basate sulle espressioni facciali, la gestualità e gli atteggiamenti
del corpo.
9.3.2 LINGUSTICA STORICA: è lo studio della trasformazione linguistica nel corso
della storia e si basa su diverse metodologie specializzate, utili a studiare le
variazioni nel tempo e nello spazio di aspetti del linguaggio quali la fonetica, la
sintassi ed il significato. La sua origine risale al XVIII secolo ed è legata ad una
scoperta del sir William Jone, un amministratore coloniale residente in india che nel
tempo libero studiava il SANSCRITO una lingua classica dell’india. I suoi successori
hanno elaborato il concetto di FAMIGLIA LINGUISTICA cioè un gruppo di lingue che
discendono dalla stessa lingua madre (per esempio dal latino: il rumeno, italiano,
spagnolo, francese e portoghese).
9.3.3 SISTEMI DI SCRITTURA
Le prime testimonianze scritte ci vengono dalla MESOPOTAMIA, EGITTO E CINA. Il +
antico sistema di scrittura risale al IV millennio a.C. ed è stato documentato in
Mesopotamia. Tutti i primi sistemi di scrittura usavano i LOGOGRAMMI cioè un
simbolo che trasmette significato attraverso una forma o una immagine somigliante
al suo referente. La nascita della scrittura è spesso collegata alla nascita dello stato
in quanto ritenuta un elemento chiave per la distinzione dello stato da altre forme di
organizzazione politica. L’impero INCA però era un’eccezione in quanto utilizzava il
QUIPU che erano delle stringhe di corda annodate che all’epoca dell’impero inca
servivano a tenera la contabilità e a conservare la memoria degli eventi. Ci sono due
interpretazioni della funzione dei primi sistemi di scrittura:
- La PRIMA: la scrittura aveva originariamente solo scopi cerimoniali.
- La SECONDA: la scrittura aveva la funzione di registrare eventi e attività
commerciali presso i governi.
Il COLONIALISMO europeo è stato un potente fattore di cambiamento
linguistico. I governi coloniali non solo hanno imposto l’uso della propria
lingua nell’ambito dell’amministrazione politica, negli affari e nell’educazione,
ma spesso hanno anche messo in atto procedure finalizzate alla soppressione
delle lingue e delle letterature indigene.
IL COLONIALISMO EUROPEO E LE LINGUE DI CONTATTO
A partire dal XV secolo il colonialismo ha avuto pesanti effetti sulle popolazioni con
cui è venuto a contatto. Il cambiamento linguistico è un elemento importante della
storia del colonialismo e delle culture indigene. A seconda della loro durata, questi
contatti hanno portato alla nascita di nuove lingue e delle popolazioni che le
parlavano. Due forme nate dal colonialismo sono:
- PIDGIN: fondono elementi provenienti da almeno due lingue madri e si
sviluppano quando due diverse culture che usano lingue differenti entrano in
contatto. Solitamente si usano solo in determinati contesti, per esempio, nelle
transazioni commerciali o interazioni sociali di base. Spesso il pidgin si
trasforma in  CREOLO: è una lingua che discende per via diretta appunto da
un pidgin ma che viene parlata da una comunità di parlanti nativi; implica
espansione ed elaborazione linguistiche.
LINGUE GLOBALI
Il 96% della popolazione mondiale parla il 4% delle lingue esistenti. Le 8 lingue più
parlate in ordine sono: mandarino, spagnolo, inglese, bengalese, hindi, portoghese,
russo, giapponese. Quelle che si stanno diffondendo sono dette LINGUE GLOBALI (si
parlano in tutto il mondo in diversi contesti culturali). Possono costituire sia
un’opportunità linguistica ed economica sia una forma di imperialismo culturale.
L’inglese è la lingua più globalizzata della storia. La LINGUA DEGLI SMS (textese) è
una variante emergente di una lingua scritta; è usata per la comunicazione
attraverso il telefono cellulare ed è caratterizzata dall’uso di abbreviazioni e di
creative espressioni gergali.
LINGUE A RISCHIO DI ESTINZIONI E RIVITALIZZAZIONE LINGUISTICA
Ci sono 4 fasi che caratterizzano il declino di una lingua:
1 la sostituzione o decadenza è testimoniata dal fatto che coloro che parlano
dispongono di un vocabolario madrelingua limitato e usano più spesso una
nuova lingua che conoscono bene.
2 si parla di rischio estinzione quando la parlano meno di 10.000 persone
3 quando solo pochi anziani la parlano
4 quando nessuno individuo la parla correttamente
Attualmente si stima l’esistenza di 5000\7000 lingue.
I progetti di salvaguardia e rivitalizzazione linguistica devono tener conto degli
specifici contesti locali e di fattori quali il livello di gravità della perdita linguistica
etc.
Le strategie principali includono:
1 istituzione scolastica formale
2 sistema basato sulla relazione tra un maestro e un apprendista in cui un
anziano insegna la propria lingua
3 sistemi e servizi di supporto all’insegnamento linguistico disponibili in rete
CAPITOLO 10 LA RELIGIONE
CHE COS’E LA RELIGIONE
È un insieme di credenze e comportamenti associati a entità e forze sovrannaturali.
La religione di un gruppo umano è correlata alla sua visione del mondo (cioè alla
spiegazione che questo dà circa l’origine del mondo, le sue finalità e il suo ruolo) ma
non coincide con essa. La visione del mondo è un concetto più ampio, che non
implica riferimenti alla visione sovrannaturale.
MAGIA E RELIGIONE
TYLOR ha scritto che la magia, la religione e la scienza sono tra loro affini poiché si
tratta di modi diversi di “leggere” il mondo fisico e gli eventi che vi hanno luogo,
anche se riteneva che tra i 3 la scienza fosse quella più evoluta. FRAZER definiva
MAGIA: un tentativo di indurre forze ed entità sovrannaturali ad agire secondo la
propria volontà e ottenere determinati risultati. Frazer ha definito i due seguenti
principi generali della magia:
 LEGGE DELLA SOMIGLIANZA: è alla base della magia imitativa. Se da un
dato oggetto o una data persona sono simili ad un’altra persona o un
altro oggetto, le azioni che interessano i primi interessano anche i
secondi. Quindi se qualcuno infila uno spillo nel fantoccio, che
rappresenta una determinata persona, quest’ultima proverà dolore e
sofferenza.
 LEGGE DEL CONTAGIO: è alla base della magia contagiosa. Stabilisce
che le persone o gli oggetti che sono stati in contatto una volta con un
individuo possono ancora avere degli effetti su di lui\ lei. Per esempio,
vengono utilizzati ciocche di capelli, sangue etc.
La magia è molto presente nello sport; molti giocatori di baseball negli USA ripetono
determinate azioni o ricorrono ad amuleti, per esempio un cappellino speciale.
VARIETA DELLE CREDENZE RELIGIOSE
Le religioni comprendono credenze e comportamenti. Le credenze sono condivise
da un gruppo a volte di milioni di persone e si trasmettono di generazione in
generazione. Gli anziani insegnano la religione ai bambini attraverso canzoni e
racconti, gli artisti la illustrano su pareti o quadri, e gli scultori danno forma ad
elementi religiosi usando la pietra o il legno.
ESPRESSIONE DELLA FEDE RELIGIOSA
Le credenze religiose vengono espresse e trasmesse alle future generazioni
attraverso:
 Il MITO: narrazioni che coinvolgono forze o entità sovrannaturali. La
trama comprende un inizio, un momento intermedio e una conclusione.
Trasmettono messaggi su forze o entità sovrannaturali in modo
indiretto. I miti greci e romani, come le storie di Zeus, Atena, Orfeo,
sono famosi nel mondo.
Gli antropologi si chiedono perché esistono i miti. MALINOWSKI
assimilava il mito a una sorta di carta costituzionale delle società umane
in quanto è espressione delle loro convinzioni più profonde e il veicolo
per la trasmissione di un codice morale. LEVI- STRAUSS probabilmente il
mitologo più famoso, riteneva che i miti avessero funzioni filosofiche e
psicologiche. Potevano aiutare gli individui a gestire le profonde
contraddizioni esistenti, per esempio, tra vita e morte, o tra bene e
male, offrendo loro narrazioni in cui tali dualismi trovano una soluzione
grazie ad un terzo fattore che funge da mediatore. Per il
FUNZIONALISMO MATERIALISTA CULTURALE, il mito conserva e
trasmette informazioni relative a strategie di sussistenza e utili a gestire
le crisi economiche.
La DOTTRINA, l’altra forma principale di espressione delle credenze:
definisce esplicitamente il mondo sovrannaturale e quello terreno,
descrive le origini di quest’ultimo e le responsabilità degli esseri umani
nei confronti di quest’ultimo. È scritta e formale e affine alla legge. È
associata a religioni istituzionalizzate e di larga scala. La dottrina può
cambiare; nel corso dei secoli per esempio diversi Papi hanno
proclamato nuove dottrine per la chiesa.
CREDENZE RELATIVE AD ENTITA’ SOVRANNATURALI
 ANIMISMO: è un sistema di credenze in cui il sovrannaturale è
concepito come una forza non personificata. Un esempio è il MANA,
molto diffusa nella zona del pacifico; è una forza estranea alla natura
che opera in modo automatico, non si tratta di uno spirito o di una
divinità. Si manifesta in oggetti e persone ed è associato allo status e al
potere degli individui, in quanto alcuni ne accumulano più di altri.
Alcune entità sovrannaturali sono zoomorfe: hanno le sembianze,
anche solo in parte, di animali. Quelle antropomorfe invece hanno
sembianze umane; sono molto comuni ma non universali.
LUOGHI SACRI
Tutte le religioni, esprimono credenze situate in aree sacre. Possono
consistere, ad esempio, in formazioni rocciose o nelle rapide di un
fiume che corrispondono alle fattezze simili di esseri umani, animali o
uccelli. Un’altra importante forma di luogo sacro, priva di segni
distintivi, appare in un rito domestico praticato dalle donne musulmane
in tutto il mondo. Il rito è chiamato KHATAM QURAN: la ‘’sigillatura’’, o
lettura del sacro libro del Corano. Questo rito prevede che le donne si
riuniscano per leggere il Corano e che consumino insieme un pasto
rituale. Lo scopo è quello di esprimere ringraziamenti nei confronti della
divinità o di chiedere una sua benedizione.

10.1.3 LE PRATICHE RITUALI: Sono comportamenti strutturati e ripetitivi


orientati alla sfera del sovrannaturale, ma esiste anche in ambito profano.
 RITUALI SACRI: Sono la messa in atto delle credenze espresse dal mito e
dalla dottrina. Ad esempio, il rito cristiano della comunione.
 RITUALI PROFANI: non hanno alcuna connessione con il sovrannaturale
strettamente pertinente alla sfera religiosa. Ad esempio, i riti di
iniziazione che segnano il passaggio all’età adulta, o i riti civili della
nazione.
Per esempio, il THANSKGIVING “giorno del ringraziamento” in America
è un rituale inizialmente sacro, ma che negli ultimi anni per molte
persone è diventato puramente profano. Inizialmente consisteva nel
consumo di un pasto sacro, con l’obiettivo di ringraziare Dio.
Gli antropologi distinguono i rituali sacri in categorie sulla base di
diversi fattori. Una delle classificazioni esistenti si fonda sulla loro
ricorrenza nel tempo. I RITI PERIODICI sono quelli celebrati con
regolarità. Mentre quelli NON PERIODICI non hanno una scadenza
prefissata e si compiono in tempi dell’anno non predeterminabili, in
risposta ad eventi non programmati, come la siccità o le inondazioni.

RITI DI PASSAGGIO o RITUALI DEL CICLO DI VITA, è un rituale che


sancisce un cambiamento di status nel passaggio da un dato stadio
della vita a un altro. Turner prevede tre fasi:
 SEPARAZIONE: la persona che si sta sottoponendo al rito (iniziando)
viene separato fisicamente, socialmente o simbolicamente dalla vita
ordinaria e questa sua condizione può essere segnalata dall’uso di un
particolare abbigliamento.
 TRANSIZIONE O LIMINALE: è quella in cui un individuo ha perso il
proprio status precedente e non appartiene ancora al gruppo di chi ha
raggiunto lo stadio successivo. Il margine comporta spesso
l’apprendimento di speciali abilità.
 REINTEGRAZIONE o aggregazione: si svolge quando l’iniziato torna a far
parte della comunità che lo accoglie riconoscendo il suo status
rinnovato.
PELLEGRINAGGIO: è un viaggio di andata e ritorno verso uno o più luoghi
sacri con motivazioni rituali o devozione religiosa. In Italia uno dei
pellegrinaggi di tradizione popolare + noti si svolge in Campania, presso il
santuario della madonna dell’arco ogni anno il lunedì dopo Pasqua si
recano dai paesi vicini a piedi migliaia fuienti. Turner ha applicato il
modello dei tre stadi al pellegrinaggio: in primo luogo il pellegrino si
distacca dalla vita di ogni giorno, quindi nel corso del pellegrinaggio, entra
nella fase liminale (marginale) ed infine torna ad integrarsi, trasformato,
nella società.
RITUALI DI INVERSIONE: è un rituale in cui vengono temporaneamente
capovolti i ruoli e l’ordine sociale. Ad esempio, il carnevale è un rituale di
inversione; ha radici nell’area settentrionale del mediterraneo ed è un
periodo di turbolenti celebrazioni che precede quello di digiuno previsto
dalla ricorrenza cristiana della quaresima. La parola deriva dal latino e
significa addio alla carne. Il carnevale consente agli individui per un breve
periodo di assumere ruoli che normalmente sono loro negati (es: in
Sardegna dove le donne possono amoreggiare apertamente), ma esso
contiene anche significati simbolici che esprimono i valori della vita e della
morte e quindi della rinascita.
Molti rituali prevedono un SACRIFICIO: è un rituale in cui si fa offerta di
qualcosa alle entità sovrannaturali. È probabilmente una delle forme rituali
più antiche. Può comportare l’uccisione e l’offerta di animali, quella di
esseri umani (es. gli Aztechi).
GLI SPECIALISTI RELIGIOSI
Non tutti i riti hanno bisogno di uno specialista religioso, ossia di qualcuno
che abbia compiuto un percorso di formazione ampio. Tutti però
necessitano dell’esistenza di un certo livello di competenza da parte di chi
li compie sul modo corretto di celebrarli.
SCIAMANI E SACERDOTI: Lo sciamano è uno specialista religioso che ha un
rapporto diretto con le entità sovrannaturali, dalle quali è spesso
‘’chiamato’’. Uno sciamano può essere riconosciuto da alcune sue
caratteristiche speciali, come la capacità di entrare in uno stato di trance.
Si tratta inoltre di un ruolo accessibile a tutti. Gli sciamani però sono
associati a società non regolamentate dallo Stato. Nell’ambito statale
invece troviamo i sacerdoti. I termini sacerdote e sacerdotessa indicano
specialisti religiosi a tempo pieno, la posizione dei quali è soprattutto
dovuta alle capacità che hanno acquisito nel corso di un percorso
formativo codificato. Un sacerdote può ricevere una chiamata divina
oppure il suo ruolo può essere ereditario, tramandato attraverso
discendenze sacerdotali.
ALTRI SPECIALISTI: I veggenti sono specialisti capaci di venire a conoscenza
delle volontà e dei desideri delle entità sovrannaturali attraverso tecniche,
come ad esempio la lettura delle viscere degli animali. I profeti sono
specialisti che trasmettono rivelazioni divine, ricevute in sogno o
attraverso visioni. Le streghe fanno uso di poteri psichici e producono
effetti sulle persone attraverso le emozioni e il pensiero.
RELIGIONI GLOBALI E VARIANTI LOCALI
La religione globale è un’espressione coniata nel XIX secolo per indicare
una religione che si basa su fonti scritte, ha numerosi seguaci è molto
diffusa a livello nazionale ed è interessata alla redenzione. A quel tempo ci
si riferiva al cristianesimo, islamismo e buddismo; solo + tardi è arrivata a
comprendere l’ebraismo, induismo, confucianesimo, il taoismo e lo
scintoismo. L’attività missionaria delle sette protestanti durante il
colonialismo è stata il principale veicolo di espansione del cristianesimo.
Quando una religione globale si stabilisce in una nuova area culturale,
entra in relazione con le tradizioni religiose locali. Si forma un
PLURALISMO RELIGIOSO: una condizione in cui una o + religioni
coesistono come complementari oppure come sistemi in competizione tra
loro. Nel caso del SINCRETISMO RELIGIOSO, c’è una fusione di elementi
provenienti da duo o + religioni diverse. Le due religioni che danno +
importanza al proselitismo ossia al tentativo di ottenere nuovi accoliti sono
il cristianesimo e l’islam.
INDUISMO
Circa il 15% della popolazione mondiale sono HINDU e circa il 90% di loro
vive in India. I testi fondamentali dell’induismo sono i 4 VEDA (1200\900
a.C.). L’induismo si basa su un ricco politeismo e allo stesso tempo su una
tradizione filosofica che riconduce la molteplicità delle divinità all’unità.
Uno dei concetti fondamentali dell’induismo è quello del KARMA ossia
destino o fato. Il karma di una persona è determinato sin dalla sua nascita
sulla base della sua vita precedente e del modo in cui l’ha condotta. Il
concetto di karma ha indotto molti estranei all’induismo a considerare
questa religione fatalistica priva di un senso di agency.
BUDDISMO
Il padre fondatore è BUDDHA o il RISVEGLIATO. Le origini sono collocate
nell’India settentrionale dove il BUDDHA è nato e cresciuto. Oggi i buddisti
costituiscono meno dell’1% della popolazione indiana. Negli ultimi 200
anni il buddismo si è diffuso in europa e nord america. È caratterizzato da
una vasta varietà di dottrine e pratiche. Molti buddisti venerano Buddha
come una divinità altri no e ne seguono solo gli insegnamenti: seguono la
via da lui indicata per raggiungere il NIRVANA ossia la liberazione dalla vita
mondana. Sono circa il 6% della popolazione mondiale. È nato come forma
di protesta contro l’induismo in particolare contro le disuguaglianze tra
caste ma ne conserva alcuni concetti come quello del karma. Per il
buddismo chiunque può guadagnare con le buone azioni, reincarnazioni
sempre migliori fino ad ottenere la liberazione dal SAMSARA (ciclo di vita).
Mostrare compassione negli confronti degli altri inclusi gli animali è una
virtù buddista fondamentale. Le convinzioni sul karma sono affini a quelle
dell’induismo infatti esso deriva dalle sue nascite precedenti e determina
la sua condizione presente. Se succede qualcosa di negativo, costui non
può fare altro che patire le sofferenze che ne derivano.
EBRAISMO
Il primo sistema religioso ebraico è stato elaborato intorno al 500 a.C. a
seguito della distruzione del tempio di Gerusalemme da parte dei
babilonesi. Il PENTATEUCO è anche chiamato TORAH o I 5 LIBRI DI MOSE. I
fedeli credono che questi testi siano la rivelazione della verità di Dio
tramite Israele. Mostra i rapporti tra il mondo sovrannaturale e quello
umano e indica alle persone come conformarsi alla sua visione del mondo
con azioni appropriate. Un aspetto essenziale dell’ebraismo è l’impegno a
identificare ciò che non va nel presente e a trovare modo di sottrarsi,
superare o sopravvivere a esso. È una religione monoteista e insegna che
esiste un solo Dio unico e onnipotente. Alcune norme dietetiche
distinguono l’ebraismo da altre religioni; per esempio, le regole kosher
proibiscono di combinare il latte e i suoi derivati con la carne.
Tradizionalmente la legge ebraica definisce ebreo chi è nato da madre
ebrea mentre l’ebraismo riformato riconosce come ebreo anche chi è nato
da padre ebreo e madre non ebrea. Attualmente conta in tutto il mondo
circa 15 milioni di seguaci.
Per tutti gli ebrei il luogo + sacro è il KOTEL o muro occidentale di
Gerusalemme. Secondo le scritture ebraiche è su questa altura che Dio ha
chiesto ad Abramo di sacrificare suo figlio Isacco. Una delle + comuni
forme di espressione religiosa è l’inserimento nelle fessure del muro di
biglietti di carta che riportano testi di preghiera.
CRISTIANESIMO
Ha molti legami con l’ebraismo, dal quale esso deriva; uno tra i
fondamentali è costituito dall’insegnamento biblico dell’avvento di un
salvatore come MESSIA. È nato nel mediterraneo orientale nel secondo
quarto del I secolo. Oggi è la più grande religione globale e ha circa due
miliardi di accoliti, circa 1\3 della popolazione mondiale. È la religione
prevalente nella maggior parte dei paesi europei. È una religione di
minoranza in tutta l’Asia, ma ne costituisce comunque il 16%. Vedono nella
BIBBIA il testo che contiene i precetti fondamentali della fede, credono che
un Dio supremo abbia mandato suo figlio in terra in sacrificio per il bene
dell’umanità e guardano a Gesù come un modello di moralità. Le tre
maggiori ramificazioni sono: CATTOLICA ROMANA, PROTESTANTE,
ORTODOSSA ORIENTALE. È in espansione soprattutto in Africa sub-
sahariana, India, Indonesia e Europa Orientale.
ISLAMISMO
Si fonda sugli insegnamenti del profeta Maometto ed è la più giovane
religione delle religioni globali. Il termine significa “sottomissione” al
volere dell’unico Dio, Allah, per il tramite del quale si potrà ottenere la
pace. I fedeli ritengono che Maometto sia stato l’ultimo profeta di Dio. Le
due principali scuole di pensiero sono quella SUNNITA (85%) e quella
SCIITA (15%). I 5 pilastri dell’Islam sono: la professione di fede di Allah, la
preghiera quotidiana, il digiuno, la carità ai poveri e l’Hajj (il pellegrinaggio
alla Mecca). Circa il 22% della popolazione mondiale appartiene all’islam.
Le regioni a maggioranza musulmana si trovano in Africa Settentrionale e
nel Medio Oriente. La maggior parte dei musulmani vive però nell’Asia
Meridionale o nel Sud-Est Asiatico. I musulmani di tutto il mondo
festeggiano ogni anno l’EID-UL-ADHA o festa del sacrificio che commemora
l’accettazione di Abramo alla richiesta di sacrificare suo figlio ad Allah. In
Marocco, per esempio, per questa festa il re infligge un coltello nella gola
di un montone.
RELIGIONI AFRICANE
L’Africa ospita un’ampia gamma di affiliazioni religiose: la abitano
numerosi Musulmani, Cristiani, Ebrei, Hindu. Alcuni elementi che
distinguono le religioni africane sono:
- Miti che narrano di una frattura che un tempo si è venuta a creare tra la
divinità creatrice e gli esseri umani
- Un pantheon che comprende un Dio principale e una gamma di entità
sovrannaturali di secondo piano
- Elaborati riti di iniziazione
- Rituali che comportano sacrifici di animali e altre offerte, pasti e danze
- Altari all’interno di santuari come luoghi nodali in cui gli esseri umani e le
divinità si incontrano
- Stretti legami con i sistemi terapeutici
RAS TAFARI
Detto anche rastafarianesimo è una religione Afro-Caraibica che ha avuto
origine in Giamaica. È una religione di protesta che condivide solo pochi
elementi con le religioni africane. Le credenze includono la convinzione che
l’Etiopia sia il paradiso terrestre e che Haile Selassie sia un Dio vivente e che
tutti i neri potranno tornare nella loro terra di origine grazie al loro aiuto.
Questa religione viene associata alla musica reggae, ai dreadlocks e al
consumo di ganja.
10.3 TRASFORMAZIONI RELIGIOSE
Tutte le religioni esprimono mitologie e dottrine che danno continuità alle
loro pratiche e credenze. Tuttavia, nessuna religione è completamente rigida
e immutabile. Gli antropologi hanno documentato la rivitalizzazione di
religioni che sembravano avviate all’estinzione a causa di pressioni coloniali e
la nascita di nuove religioni. Per esempio, in Russia, le icone religiose che un
tempo erano gli elementi maggiormente distintivi delle chiese, oggi sono
relegate nei musei.
10.3.1 MOVIMENTI DI RIVITALIZZAZIONE: è un movimento socio- religioso,
solitamente coordinato da un leader profetico che ha l’obiettivo di costruire
un contesto + soddisfacente attraverso la rivitalizzazione di una religione, o di
parti di essa che è stata minacciata da forze provenienti dall’esterno o
dall’adozione di nuove pratiche e credenze. I CULTI DEL CARGO sono
movimenti di questo tipo che nasce in MELANESIA come reazione alle
influenze provenienti dal Giappone e dall’Occidente.
LUOGHI SACRI CONTESI: Il conflitto religioso trova spesso espressione in
relazione a luoghi sacri. Gerusalemme è un luogo di conflitti ricorrenti, in cui
molte religioni e fedi diverse si contendono il controllo di terre sante. Tre
importanti religioni che reclamano diritti su questi siti sono: l’Islam,
l’Ebraismo, e il Cristianesimo. Tra i cristiani, diverse fedi competono per
attribuirsi il controllo della Chiesa del Santo Sepolcro.
LA LIBERTÀ RELIGIOSA COME DIRITTO UMANO
Secondo una Dichiarazione delle Nazioni Unite, la libertà dalla persecuzione
religiosa è un diritto umano universale. Tuttavia, le violazioni di questo diritto
da parte di alcuni paesi e di religioni che sono in competizione l'una con
l'altra, sono frequenti. A volte chi è perseguito per. Per motivi religiosi chiede
e ottiene di essere ospitato e protetto in altri luoghi o nazioni. Migliaia di
rifugiati buddisti tibetani sono fuggiti dal Tibet dopo la sua invasione da parte
dei cinesi. Molte comunità tibetane e. Esiliate. Si sono insediate in India. Negli
Stati Uniti e in Canada, dove cercano di mantenere vive la loro religione, la
lingua e la loro tradizione. Spesso le religioni sono il motivo principale di
conflitti e disaccordi e a volte sono la chiave per la loro risoluzione. In quanto
parte integrante del patrimonio culturale dell'umanità, le religioni possono
essere meglio comprese adottando una prospettiva contestualizzata e
transculturale e comprenderle è essenziale se si vuole costruire un futuro più
pacifico.

CAPITOLO 11 LA CULTURA ESPRESSIVA


11.1.1 CHE COS’E L’ARTE
CULTURA ESPRESSIVA: sono comportamenti e modi di pensare relativi
all’arte, al tempo libero e al gioco.
Secondo l’antropologia l’ARTE è l’applicazione di immaginazione, abilità e stile
alla materia, al movimento e al suono, che trascende la semplice praticità. In
questo senso l’arte è comune a tutti gli esseri umani e nessuna cultura può
dirsi completamente priva di attività artistiche; possono essere arte, per
esempio, un pasto presentato elegantemente, una storia ben raccontata, o
una cesta. Gli antropologi vanno ad analizzare anche i procedimenti creativi,
le trasformazioni dell’arte, le forme d’arte condivise dalle diverse culture, e
quindi il modo in cui la cultura costruisce e trasforma le tradizioni artistiche.
Una distinzione che vige nella concezione occidentale è quella tra BELLE ARTI
e ARTI POPOLARI. Per belle arti si intende: essere state create da artisti che
hanno ricevuto un’istruzione formale, prodotte per essere immesse sul
mercato; essere chiaramente riconducibili a un determinato artista; avere
valore per la loro unicità. Per contro, si ritiene che la restante produzione
artistica globale abbia caratteristiche opposte a quelle delle ‘’belle arti’’. Si
suppone quindi che le arti popolari siano invece espressione di artisti privi di
un’istruzione formale, che non sia prodotta per essere venduta, che sia
espressione di artisti anonimi, che non la firmano e non ne reclamano la
titolarità, che sia perlopiù destinata all’uso, per esempio per il trasporto, la
preparazione o la conservazione del cibo, nel corso di rituali.
L’arte è praticata da tutte le culture e tutte le popolazioni distinguono tra arte
e non-arte.
Non meno importante è anche il termine estetica che si riferisce a nozioni di
qualità, socialmente condivise. Oggi sappiamo che tutte le culture elaborano
dei principi estetici, anche se questi non sono sempre scritti. L’ETNOESTETICA
riguarda quindi le estetiche culturalmente orientate.
LO STUDIO DELL’ARTE NEL SUO CONTESTO SOCIALE
L’antropologia dell’arte non si applica solo ai prodotti artistici, ma anche agli
autori e alle loro motivazioni, al ruolo che l’arte ha nella società e ai suoi
significati sociali più ampi.
BOAS è stato il primo antropologo a dare importanza allo studio dell’artista
nel suo contesto sociale. Quindi IL FUNZIONALISMO è stata la teoria che
maggiormente ha influenzato la ricerca antropologica applicata all’arte nel
corso della prima metà del XX secolo. Gli antropologi hanno dato conto del
modo in cui la pittura, la danza, il teatro, e il canto favoriscano la
socializzazione dei bambini, lo sviluppo dell’indentità, la definizione del
gruppo di appartenenza e i processi di guarigione. Può servire a dare
legittimazione ai leader politici, può fungere da strumento di controllo sociale,
come nel caso delle maschere africane indossate da danzatori che
rappresentano divinità venute a visitare gli esseri umani per rammentare loro
l’ordine morale vigente, e come lingua può fungere da resistenza politica o da
elemento unificante per lo sviluppo di una solidarietà etnica in contesti
oppressivi.
Il metodo di base dell’antropologia dell’arte è quello dell’OSSERVAZIONE
PARTECIPANTE, un metodo per la ricerca finalizzata alla comprensione della
cultura, che richiede non solo la raccolta dati ma anche vivere un certo
periodo nell’ambito culturale che si vuole andare ad analizzare. Il padre
dell’osservazione partecipante è MALINOWSKI che visse per due anni in una
tenda nelle vicinanze delle abitazioni dei nativi. La conoscenza della lingua
locale gli permise di parlare con loro senza l’uso della mediazione di un
interprete. Solitamente l’antropologo partiva e portava con sé dei taccuini sui
quali annotare i dati raccolti per approfondire un elenco di argomenti tra cui
per esempio l’economia, la religione la lingua etc. Con questo metodo, sono
state prodotte nella prima metà del ‘900 alcune tra le etnografie più note
della storia dell’antropologia (soprattutto britannica).

Possiamo proporre l’esempio di CHERNOFF che ha imparato a suonare il


tamburo africano per stabilire una relazione etnografica, sostiene che solo
rinunciando a un approccio scientifico il ricercatore potrà comprendere la
creatività e le relazioni di quest’ultima con il contesto sociale in cui esercita.
FOCUS SULL’ARTISTA
Lo status sociale dell’artista è un altro aspetto da prendere in considerazione
quando si analizzano i produttori di oggetti di arte. Gli artisti possono essere
ammirati e ricchi, sia come individui che come gruppo, oppure possono essere
oggetto di stigmatizzazione ed economicamente marginali. A seconda del
genere artistico, quello della razza\etnicità\appartenenza indigena è un altro
fattore capace di influire sul successo di un artista.
MICRO CULTURE, ARTE E POTERE
Anche le forme e gli stili artistici sono spesso associati all’identità e a
determinati gruppi micro-culturali. Non tutte le forme d’arte e di performance
popolari sono strumenti di controllo sociale e meccanismi per la
conservazione delle gerarchie esistenti. L’hip-hop, e la musica rap dei giovani
neri, per esempio, possono essere considerate forme di protesta espresse
attraverso la performance. In questi casi le canzoni denunciano l’oppressione
economica, i rischi associati alla droga e la mancanza di rispetto nei confronti
delle donne da parte degli uomini. La diffusione di questo genere è un
esempio di resistenza sociale.
ARTI PERFORMATIVE
Ricordiamo anche le arti performative come la musica, la danza, il teatro, la
retorica e la narrazione. Un importante indirizzo di studio ha assunto una
denominazione specifica in merito a ciò: l’ETNOMUSICOLOGIA cioè lo studio
della musica presso le diverse culture. Gli etnomusicologi si occupano di una
varietà di temi: della struttura della musica stessa, della posizione sociale dei
musicisti, delle relazioni tra la musica e altri ambiti della cultura, fino ad
occuparsi delle dinamiche di cambiamento delle tradizioni musicali.
LA MUSICIA E IL GENERE TRA I TEMIAR DELLA MALESIA
A tal proposito, un tema importante per gli etnomusicologi è quello delle
differenze di genere nell’accesso ai ruoli performativi in ambito musicale. Ad
esempio, nei teimar cacciatori-raccoglitori, le loro tradizioni musicali
rimarcano la complementarità e l’equilibrio tra maschi e femmine.
(materialismo culturale)
TEATRO E MITO NELL’INDIA MERIDIONALE
Molto importante è anche il teatro, un tipo di performance che si serve del
movimento e della parola per intrattenere un pubblico ed è associato alla
danza, alla musica, alle sfilate, alla competizione sportiva e alle arti verbali.
Per esempio, la tradizione teatrale del KATHAKALI una forma di danza rituale
dell’India meridionale che abbraccia insieme mitologia, recitazione e musica.
ARCHITETTURA E ARTI DECORATIVE\ DESIGN INTERNI
Ritroviamo anche l’architettura, connessa ad altri ambiti della cultura e può
riflettere e tendere alla conservazione della stratificazione sociale e delle
esistenti differenze basate sulla classe, il genere, l’età e l’etnia. Le arti
decorative, che includono l’arredo degli interni delle abitazioni, edifici e
giardini, riflettono anche la posizione sociale e il gusto degli individui.
- Nei CACCIATORI-RACCOGLITORI: vediamo come vengono costruite abitazioni
quando e dove servono che in un secondo momento vengono poi
abbandonate. La costruzione non richiede l’impegno di gruppi + grandi di
quello familiare. Le loro abitazioni rispecchiano le singole famiglie.
- Quelle degli ORTICULTORI invece: sono strutture abitative + elaborate.
Devono fornire riparo dagli agenti atmosferici, assicurare disponibilità di
acqua e garantire un sistema di difesa.
- Per quanto riguarda la PASTORIZIA: hanno ideato strutture trasportabili
chiamate TEPEE, ossia una tenda conica costituita da una struttura di base
composta da 4 pali di lego legati alla sommità, rivestito con la pelle di bufalo.
Anche il design delle abitazioni si è fatto più elaborato nel corso del tempo e si
riscontra con più frequenza nelle società agricole e nei centri urbani dove vige
l’insediamento permanente.
Per esempio, le casalinghe giapponesi moderne per distaccarsi dal vecchio
stile hanno introdotto diversi cambiamenti come, ad esempio, l’abbandono di
3 elementi di design tipico giapponese: il tatami (materasso di 5cm), il fusama
(le pareti di carta spessa, scorrevoli e rimovibili) e le shoji (porte scorrevoli di
accesso alle stanze). Questi cambiamenti sono ovviamente collegati alle
trasformazioni sociali che comportano nuove aspirazioni riguardanti il
matrimonio e le relazioni familiari.
GIARDINI E FIORI
Il concetto di giardino decorativo non è condiviso da tutte le culture. Le
popolazioni circumpolari, ad esempio, non possono realizzare giardini nella
neve e le società basate sulla pastorizia, data la loro mobilità, non allestiscono
giardini. Il suo uso decorativo è un prodotto delle società organizzate in stati,
in particolare di quelle medio-orientali, europee ed asiatiche.
GIOCO, TEMPO LIBERO E CULTURA
Nella maggioranza dei casi il gioco e il tempo libero si possono distinguere
dalle altre attività.
Il gioco:
- Non è un’attività necessaria
- Non è finalizzata a portare in modo diretto risultati utili ai partecipanti
- Si svolge in periodi di tempo limitati
- Ha delle regole
- Può fare riferimento alla fortuna e implicare tensioni o competizione
L’ampio ambito del gioco e delle attività del tempo libero include diverse
ulteriori categorie: giochi, hobby, viaggi di piacere e cosi via. Le attività del
gioco e del tempo libero spesso sono connesse a un più ampio contesto di
interessi economici e politici.
COMPETIZIONI E SPORT: UN MICROCOSMO CULTURALE
Le competizioni e gli sport possono riflettere relazioni sociali e ideali culturali.
Per Geertz sono sia modelli di una cultura, poiché ne rappresentano gli ideali
fondamentali, sia modelli per una cultura, in quanto avvicinano gli individui a
valori e ideali determinati. Ne è un esempio il WA, lo stile del gioco
giapponese, che significa disciplina e sacrificio personale per il bene del
gruppo. Nel baseball giapponese i giocatori devono cercare di ottenere e
conservare l’armonia del gruppo e valutano in modo negativo tattiche e
strategie individualistiche ed egoistiche.
SPORT E SPIRITUALITA: LA LOTTA MASCHILE IN INDIA
In molti contesti, gli sport sono strettamente connessi alla religione e alla
spiritualità. Le arti marziali asiatiche per esempio richiedono forme di
concentrazione molto simili a quelle sperimentate nel corso della
meditazione. In india la lotta maschile è strettamente legata allo sviluppo
spirituale e all’ascetismo. Questo sport richiede una rigida disciplina
quotidiana, che va dall’igiene, all’alimentazione e alla religione.
GIOCO PIACERE E SOFFERENZA
Molte attività del tempo libero coniugano piacere e sofferenza insieme.
Scalare una montagna, andare a cavallo o giocare a palla avvelenata nel
cortile possono causare seri infortuni. Una categoria di sport volutamente più
pericolosa è quella dei cosiddetti SPORT CRUENTI: sono delle competizioni in
cui è esplicitamente previsto spargimento di sangue o addirittura la morte di
contendenti che può tenersi tra esseri umani, tra questi e altri animali, oppure
tra soli animali. Il pugilato è un esempio di questo sport, oppure la corrida
spagnola.
IL TURISMO E I VIAGGI DI PIACERE
Lo studio del turismo antropologico è impegnativo tanto quanto quello degli
altri temi. Il turismo è una delle maggiori forze economiche del mondo e ha
effetti rilevanti sulle persone e i luoghi che fungono da destinazione turistica.
Un’elevata percentuale del turismo mondiale è composta da europei, nord
americani e giapponesi. Il turismo etnico, quello culturale e l’ecoturismo
stanno attirando numerosi viaggiatori. La letteratura promozionale turistica
sfrutta spesso il “mito” di popoli e luoghi e presenta il viaggio come via di fuga
verso una mitica terra delle meraviglie. Le tensioni esistenti tra una
rappresentazione accurata di un’esperienza culturale, il sensazionalismo e la
stigmatizzazione sociale emergono da una ricerca nei monti Appalachi dove si
cerca di individuare alcuni dei problemi che emergono dal tentativo di
rappresentare accuratamente e con dignità tale cultura cercando allo stesso
tempo di soddisfare le richieste del mercato turistico. A tal proposito si ritiene
come gli antropologi possano fornire contributi utili a elaborare
interpretazioni e rappresentazioni del patrimonio culturale di una regione
capaci di fornire un’immagine + articolata che possa tutelare la dignità degli
abitanti, salvaguardare l’accuratezza e permettere ai turisti di imparare ciò
che si aspettavano.
CULTURA ESPRESSIVA E CAMBIAMENTO
Le forme e gli schemi della cultura espressiva sono in costante evoluzione;
molti cambiamenti sono indotti dalla cultura occidentale attraverso la
globalizzazione. I cambiamenti consistono nell’introduzione dell’uso di nuovi
materiali e tecniche e nell’appropriazione di nuove idee, gusti e significati e
spesso si accompagnano a fattori di trasformazione del contesto sociale come
il colonialismo e il turismo globale.
COLONIALISMO E SINCRETISMO
Per colonialismo si intende una politica di conquista di territori e risorse
(materiali e umane) attuata dalle potenze europee a partire dal XV secolo,
degli anni settanta del 9OO con il crollo del sistema coloniale portoghese. Il
colonialismo occidentale ha avuto proprio degli effetti sulla cultura espressiva
dei popoli indigeni; in alcuni casi la disapprovazione dei colonizzatori di
particolari forme e attività artistiche ha causato la loro scomparsa. Per
esempio, quando i colonialisti hanno bandito la caccia alle teste presso
diverse culture, questo cambiamento ha comportato anche l’abbandono delle
pratiche di decorazione del corpo e delle armi e quello di altre forme
espressive a esse correlate. Presentiamo un esempio di come la repressione
coloniale ha avuto successo. Nelle isole Trobriand, i missionari britannici
tentarono di porre fine ai frequenti conflitti tribali. Una delle strategie che
misero in pratica fu quella di rimpiazzarli con l'introduzione di competizioni
sportive tra le diverse tribù. Un missionario introdusse il gioco del cricket
come mezzo per promuovere una nuova moralità, diversa da quella delle
tradizioni guerresche. Gli abitanti di tutte le isole Trobiand incorporarono il
cricket, ma questi ultimi introdussero nel gioco riti magici connessi alle
pratiche belliche. Per esempio, pronunciavano incantesimi volti a danneggiare
le squadre avversarie e decoravano le proprie mazze come se fossero armi da
guerra. Anche la magia connessa ai fenomeni atmosferici era importante in
questo contesto, se le cose si fossero messe male uno specialista religioso
avrebbe pronunciato un incantesimo per propiziare la pioggia e causare
quindi l'interruzione della partita. Con il tempo gli abitanti di queste isole
smisero di indossare uniformi bianche e iniziarono a dipingersi il corpo e
decorarsi di piume e conchiglie. Il sincretismo era evidente nei canti e nelle
danze delle squadre che inglobavano elementi occidentali. Un esempio è la
famosa canzone di apertura della squadra del PK.
I COMPLESSI EFFETTI DEL TURISMO
Il turismo globale ha avuto diversi effetti sulle arti indigene. Spesso i turisti
desiderano acquistare oggetti d’arte e souvenir etnici e ciò ha provocato la
produzione di massa di sculture, tessuti o gioielli di qualità inferiore rispetto a
quella degli oggetti tradizionali. Il sostegno che i turisti danno alle arti
indigene, tuttavia è spesso l’unico mezzo per mantenerle in vita. Un caso è il
successo che ha avuto la danza del ventre come imperdibile performance
turistica ad Instanbul, in Turchia. Anche se in contrasto con l’etica
musulmana, gli interessi commerciali stanno promuovendo questo tipo di
rappresentazione. Un effetto positivo del turismo globale è il crescente
sostegno, locale ed internazionale portato alla salvaguardia del patrimonio
culturale materiale che include siti, monumenti, ed edifici ma anche oggetti
mobili. Nel 1972 l’UNESCO ha emanato una convenzione sulla protezione del
patrimonio mondiale, culturale e naturale dell’Umanità, che include siti,
monumenti ed edifici, ma anche oggetti mobili, considerati di valore globale
per motivi storici, artistici e scientifici.
Gli antropologi applicati si dedicano allo sviluppo di una migliore gestione del
patrimonio culturale materiale. Alcuni sono spinti dal desiderio di conservare
le testimonianze dell’attività umana per le future generazioni o della scienza.
Altri, dalla consapevolezza che il modo in cui gli individui interagiscono e
interpretano il valore di un determinato sito rivela molto della loro cultura,
identità e senso di appartenenza.
Nel 2003 l’UNESCO ha dato via anche ad una nuova strategia per la
salvaguardia del patrimonio culturale immateriale o patrimonio vivente, che
si manifesta nelle tradizioni orali, nelle lingue, nelle arti performative, nei riti e
negli eventi festivi. Questa linea politica è basata sulla consapevolezza di
come una cultura immateriale fornisca agli individui un senso d’identità e
continuità, favorisca il rispetto della diversità culturale e della creatività
umana. I progetti derivanti da questo approccio sono elaborati da portatori
della cultura che si vuole salvaguardare, sono gestiti da loro e finalizzati a
portare benefici alla stessa comunità. Questo approccio sta avendo effetti
positivi in tutto il mondo.

CAPITOLO 12 POPOLI IN MOVIMENTO


12.1 LA MIGRAZIONE
La MIGRAZIONE è il trasferimento di un individuo o una popolazione da una
località a un’altra. Le sue cause attengono ad aspetti basilari della vita umana
e la migrazione ha spesso effetti profondi, sia positivi che negativi, sullo status
economico e sociale degli individui, sulla loro salute, lingua, identità religiosa
e educazione. Per quanto riguarda l’antropologia culturale la ricerca sulla
migrazione è caratterizzata da tre tendenze:
- Ricerca sul campo presso più località
- Combinazione di prospettive micro e macro
- Applicazione dei risultati della ricerca; contribuiscono a dare risposte a
persone che sono costrette a migrare.
TIPOLOGIE BASATE SU CRITERI SPAZIALI
1. MIGRAZIONE INTERNA: Sono i trasferimenti entro i confini di uno
stesso paese. Nel corso del XX secolo la migrazione dalle campagne alle
città è stata la principale forma di questo tipo di migrazione. Secondo la
TEORIA PUSH-PULL, le zone rurali non sono in grado di sostenere
l’incremento della popolazione e le crescenti aspettative (fattore
pushspinta). Per contro le città (fattore pullattrazione) attraggono
appunto gli individui per la loro offerta di occupazione e stile di vita che
rappresentano.
2. MIGRAZIONE INTERNAZIONALE: sono i trasferimenti oltre i confini di
un paese. Sono aumentate a partire dal 1945. Circa 100 milioni vivono
lontano dal proprio paese di origine. Le motivazioni principali sono
legate al lavoro e le dinamiche economiche e politiche contribuiscono a
questo tipo di migrazione. Gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia, la Nuova
Zelanda, e l’Argentina sono state le destinazioni principali delle prime
migrazioni internazionali. All’inizio del XX secolo le leggi favorivano la
cosiddetta immigrazione bianca poiché ponevano dei limiti per
l’immigrazione dei non bianchi. Successivamente gli stati modificarono
le loro politiche su questo tema. Ad oggi, l’Europa settentrionale,
occidentale e meridionale sono luoghi di destinazione raggiunti da molti
migranti, con numerosi rifugiati provenienti dall’Africa e dal Medio
Oriente.
3. MIGRAZIONE TRANSNAZIONALE: sono i ripetuti spostamenti di un
individuo tra due o più paesi nel corso dei quali il migrante assume
un’identità culturale nuova, che trascende la singola unità geopolitica.
Questo tipo di migrazione, con il processo di globalizzazione è in forte
aumento. È soprattutto dovuta a questioni economiche. La diffusione
globale dell’economia aziendale è alla base dello sviluppo di una
specifica tipologia di migranti transnazionali: i cosiddetti “astronauti”
ossia uomini o donne d’affari che passano la maggior parte del proprio
tempo in aeroplano. Al gradino + basso della scala dei redditi dei
membri di questa tipologia si trovano i lavoratori migranti
transnazionali che dipendono dalle fluttuazioni della domanda di
manodopera. Questo tipo di migrazione incide sull’identità del
migrante, sul suo senso di cittadinanza e sui suoi diritti. Dopo l’aumento
di migrazioni transnazionali e delle popolazioni diasporiche, molti paesi
d’origine si stanno caratterizzando come paesi transnazionali ossia
paesi per esempio la Colombia, il Messico, il Brasile, il Portogallo, la
Grecia etc. la cui popolazione si è in gran parte trasferita altrove. Questi
paesi danno al migrante l’opportunità di mantenere la propria
cittadinanza originaria al fine di promuovere il loro senso di
appartenenza alla nazione e quindi la continuità nel tempo delle loro
RIMESSE, ossia il trasferimento di beni o denaro da parte di una
persona migrante a beneficio dei membri della sua famiglia che vivono
nel paese di origine.

TIPOLOGIE BASATE SUI MOTIVI DEL TRASFERIMENTO


- LAVORATORI MIGRANTI: ogni anno diverse migliaia di individui si
trasferiscono per svolgere occupazioni dalla durata determinata.
Questa forma di migrazione è chiamata MIGRAZIONE DI
LAVORATORI SALARIATI. Il periodo di lavoro può essere breve
ma anche protrarsi per diversi anni. Tra più di 35 milioni di
lavoratori migranti esistenti al mondo, le donne asiatiche sono la
categoria dalla crescita più rapida (1,5 milioni). Si spostano da
sole e non è consentito loro di sposarsi o di avere figli. La
MIGRAZIONE CIRCOLARE è uno schema regolare di trasferimento
della popolazione tra due o + località e può verificarsi all’interno
di un paese o interessarne di più. Sono migranti circolari interne
per esempio le collaboratrici domestiche impegnate in America
Latina e nei Caraibi.
- PROFUGHI: i profughi o rifugiati sono stati costretti ad
abbandonare le proprie case, comunità o paesi e a trasferirsi
altrove. Le cause principali sono il colonialismo, lo schiavismo, la
guerra, le persecuzioni, i disastri naturali, le attività di estrazione
mineraria su larga scala e la costruzione di dighe. I RIFUGIATI
sono individui costretti a trasferirsi all’estero. Le motivazioni
riguardano persecuzioni razziali, religiose, di nazionalità, etnia, di
genere o politiche. Il numero dei rifugiati è alto e in continuo
aumento (16 milioni di persone). L’80% dei rifugiati ha trovato
asilo presso i paesi poveri come il Pakistan, l’Iran, la Siria. Circa
1\4 dei rifugiati sono palestinesi. I PROFUGHI INTERNI sono degli
individui che sono stati costretti a lasciare la propria casa o
comunità ma che restano entro i confini del proprio paese (51
milioni). L’Africa è il continente dove si attesta il maggior numero
di profughi interni, e il Sudan è lo stato africano che ne ospita di
più.
Nel corso degli ultimi decenni, la costruzione di dighe, l’attività
mineraria e altri progetti hanno costretto milioni di persone a
trasferirsi. Si stima che a partire dal 1950 la sola costruzione di
dighe abbia costretto circa 80 milioni di persone a lasciare le
proprie case. La MIGRAZIONE DI SVILUPPO è la migrazione
forzata di una popolazione causata da progetti di sviluppo, come
appunto per esempio la costruzione di dighe (esempio: una serie
di dighe in India che taglia il paese a metà). Tra gli altri fattori di
fondamentale importanza nell’esperienza dei rifugiati, sono
inclusi: la possibilità di trovare un impiego adeguato alla propria
istruzione ed esperienza; la compagnia dei familiari; l’accoglienza
da parte di chi già risiede nel luogo della loro nuova sistemazione,
che può essere amichevole o ostile.
- MIGRANTI ISTITUZIONALI: sono individui che si trasferiscono
volontariamente o meno presso un’istituzione sociale.
Appartengono a questa categoria i monaci, le suore, le persone
anziane, i prigionieri, gli studenti o le forze armate. A
quest’ultime, per esempio, a seconda dei luoghi di missione,
vengono date delle vere e proprie “dritte” su come comportarsi
nel luogo dove presteranno servizio.
I NUOVI IMMIGRATI NEGLI STATI UNITI E IN CANADA
Negli Stati Uniti l’espressione nuovo immigrato si riferisce ad una
persona che si è spostata tra i paesi diversi dopo il 1960. La
migrazione internazionale del XXI secolo è caratterizzata dalle
seguenti tre tendenze:
- GLOBALIZZAZIONE: un maggior numero di paesi è interessato
dalla migrazione internazionale e di conseguenza, la diversità
culturale è in aumento sia nei paesi di origine, sia in quelli di
destinazione.
- ACCELERAZIONE: il numero dei migranti è aumentato in tutto il
mondo
- FEMMINILIZZAZIONE: il numero di donne migranti è in crescita
da e verso tutte le regioni del mondo e nell’ambito di tutte le
categorie della migrazione; nel caso di alcune tipologie, le donne
sono la maggioranza.
Gli Stati Uniti concedono agli immigrati due tipi di visto: il visto
per immigrati (non ha scadenza in genere) e il visto per gli
studenti o turisti (periodo limitato).

I NUOVI IMMIGRATI DALL’AMERICA LATINA E DAI CARAII


Negli anni ’60 la popolazione latino-americana è stata
protagonista di un consistente movimento, la cui destinazione
principale sono gli Stati Uniti. Ad oggi costituiscono circa il 10%
della popolazione americana.

GLI IMMIGRATI MESSICANI


Il Messico è di gran lunga il paese da cui proviene il maggior
numero di immigrati negli Stati Uniti (12 milioni), la maggior
parte di loro risiede in Texas, California ed Illinois. Però dal
Messico proviene anche la maggior parte degli immigrati
clandestini.
LA MIGRAZIONE A CATENA DEI DOMENICANI
Per migrazione a catena si intende una dinamica migratoria delle
popolazioni umane in cui una prima ondata di migranti giunge a
destinazione e quindi attrae parenti e amici nello stesso luogo.
Questo è successo alla popolazione domenicana. Sulla base della
legge per il ricongiungimento familiare che riconosce come
famiglia solo quella nucleare, la maggior parte dei domenicani ha
ottenuto che i membri della propria famiglia li potessero
raggiungere. Una tattica che usano per aggirare questa legge è il
cosiddetto matrimonio di affari; l’aspirante immigrato versa una
somma pattuita di denaro a un immigrato legalizzato. In tal modo
l’aspirante immigrato potrà ottenere un visto grazie alla legge
sopra citata. Sono gli abitanti + poveri di NYC
I NUOVI IMMIGRANTI DALL’ASIA\ TRE TENDENZE
DELL’ADATTAMENTO DEI NORDAMERICANI DI ORIGINE
VIETNAMITA
Più di 125 milioni di rifugiati vietnamiti hanno lasciato il proprio
paese durante e dopo la guerra degli anni ’70. Negli Stati Uniti, i
vietnamiti formano il 4 più numeroso gruppo tra le minoranze
asiatico-americane del paese. Si possono distinguere 3
sottogruppi: l’ELITE DEL 1975 erano membri del governo o delle
forze armate e hanno lasciato il paese prima dell’avvento del
comunismo, insieme alla propria famiglia; il POPOLO DELLE
BARCHE ha cominciato ad arrivare dopo l’inizio del conflitto tra
Vietnam e Cina nel 1978. Di estrazione prevalentemente
contadina, sono stati soggetti al comunismo per almeno 3 anni.
Più della metà non è sopravvissuta al viaggio e quelli che invece
ce l’hanno fatta hanno vissuto per molti mesi nei campi per
rifugiati prima di essere ammessi; i VIETNAMITI DI ETNIA CINESE,
una classe di imprenditori distinta e socialmente marginalizzata,
hanno potuto lasciare il vietnam solo nel 1987. Molti di loro
hanno avuto grossi problemi di adattamento e problemi di
discriminazione.
A NEW YORK GLI HINDU MANTENGONO LA PROPRIA CULTURA
A seguito delle innovazioni legislative del 1965, una prima ondata
di immigrati provenienti dall’Asia Meridionale ha raggiunto gli
Stati Uniti. Per la maggior parte si trattava di professionisti
indiani che si sono stabiliti nelle città orientali e occidentali del
paese. La popolazione indiana della città di NY e NJ è la più
numerosa di tutti gli Stati Uniti. Quello degli indiani è uno dei più
numerosi gruppi di immigrati che vivono nella Silicon Valley. Più
del 40% dei tassisti autorizzati che lavorano a NY è indiano. Molti
immigrati continuano ad attribuire grande importanza alla
salvaguardia dei valori culturali hindu. Sponsorizzano la
costruzione di templi hindu dove la domenica si tengono lezioni e
si promuovono eventi culturali utili a tramandare alle nuove
generazioni l’eredità hindu.
IMMIGRAZIONE NELL’EUROPA MEDITERRANEA E
L’ANTROPOLOGIA CULTURALE
A partire dal secondo dopoguerra sono diventate mete da parte
dei paesi dell’Europa Meridionale le zone dell’Europa
industrializzata, mentre a partire dagli anni ’80 si è verificata
un’esplosione di migrazione transnazionali che visto come
protagonisti un numero sempre maggiore di nazionalità
provenienti da paesi del Terzo Mondo dirette sia verso il Nord
Europa sia verso l’Europa meridionale. I motivi di questa
inversione di tendenza sono molteplici:
1. Decolonizzazione di numero aree che in precedenza erano
state sotto il dominio coloniale di potenze europee che a
partire dagli anni ’50 ha avvicinato ai paesi colonizzatori
milioni di individui provenienti da ex colonie.
2. Incremento demografico generale
3. Potenziamento delle tecnologie della comunicazione ha
favorito l’aumento della mobilità.
4. Crollo del socialismo che ha determinato un'apertura verso
le immigrazioni da aree del mondo che, almeno fino alla
fine degli anni 80 erano rimaste chiuse entro i confini
nazionali.
Per quanto riguarda migratori, è necessario distinguere tra
quelli che vengono definiti push factors, ossia fattori di spinta
e fattori interni ai paesi di emigrazione che determinano la
necessità o la scelta di emigrare e i pull factors, “fattori di
richiamo” ovvero i motivi che richiamano migranti dai paesi
ospitanti.
CASO ITALIANO
In Italia il 1974 segna l’anno in cui il saldo tra partenze e arrivi
si chiude in parità per la prima volta nella storia di un paese.
Le regioni a maggiore presenza di stranieri sono la Lombardia,
il Veneto mentre le nazionalità più rappresentate sono la
Romania, l’Albania e il Marocco. Negli ultimi anni paesi come
Spagna, Italia, Grecia e Portogallo hanno dovuto sviluppare
delle politiche migratorie proprie per far fronte al crescente
flusso di migranti.
Il contributo dell’antropologia culturale in tema di migrazioni
(in area mediterranea più recente, o meno) è soprattutto
quello di esplorare etnograficamente la vita delle comunità
migranti e le loro relazioni con la popolazione ospitante, in
modo da poter riflettere in modo articolato sulle politiche
migratorie, sui processi di costruzione delle identità delle
diaspore, delle identità nazionali e della cittadinanza.
MULTICULTURALISMO: si rifà all’idea della compresenza e
convivenza tra comunità e gruppi di diversa origine culturale.
Non vuole cancellare le differenze etnico-culturali, ma
preservarle attraverso azioni politiche che alla base
rivendicavano l’esistenza delle differenze culturali come base
per l’azione politica.
INTERCULTURALISMO: contrappone una visione delle
relazioni tra gruppi etnici orientata al dialogo e allo scambio.
Teorizza e pratica il dialogo tra gruppi piuttosto che la
compresenza e la rivendicazione di diritti esclusivi su base
etnica.
TUTELARE LA SALUTE DEI MIGRANTI
Inoltre, un gruppo di migranti particolarmente fragile e quello
composto da coloro la cui sussistenza dipende da sistemi
economici che richiedono mobilità. E il caso, ad esempio. Dei
gruppi di cacciatori-raccoglitori e degli orticoltori e pastori.
INCLUSIONE ED ESCLUSIONE
Attraverso le politiche sull’immigrazione, i governi esprimono
anche il proprio sostegno o la propria disapprovazione di
quelle degli altri. Un fattore che maggiormente influenza le
politiche sull’immigrazione è il flusso della forza lavoro. In
tutto il mondo il lavoro dei migranti impiegati a basso costo, e
a volte anche illegalmente, viene sfruttato per garantire
profitti alle aziende e ai servizi dedicati ai benestanti.
L'aumento di questa forza lavoro indebolisce i sindacati dei
lavoratori e lo status dei lavoratori stabili. Le politiche
nazionali sull'immigrazione hanno un impatto sulle comunità
locali. In qualche caso le insoddisfazioni diffuse a livello locale
sono associate alla cosiddetta mentalità della sopravvivenza,
che induce a porre limiti all'espansione di determinati gruppi
di immigrati. A causa di una presunta carenza di risorse questa
mentalità della sopravvivenza caratterizza soprattutto la
maggioranza bianca, e coloro che hanno trasformato il
cosiddetto sogno americano in realtà e non vogliono entrare
in competizione con gli immigrati. È probabile quindi che la
mentalità della sopravvivenza si diffonda ulteriormente,
poiché la crisi economica non accenna a concludersi.

MIGRAZIONE E DIRITTI UMANI


Diritto al ritorno: è un diritto garantito dalle Nazioni Unite ai
rifugiati di tornare a vivere nella terra di origine.

Capitolo 13
DEFINIZIONI E STRATEGIE DELLO SVILUPPO
SVILUPPO: è un cambiamento finalizzato al miglioramento delle condizioni di vita
degli esseri umani. Uno dei principali obiettivi dello sviluppo è quello di prevenire o
ridurre la POVERTA definire la povertà è molto difficile, ma una definizione descrive
la povertà come uno stato di privazione delle risorse tangibili e intangibili che
contribuiscono alla sussistenza e a garantire buone condizioni di vita. Alcune
strategie finalizzate alla riduzione della povertà si focalizzano sui bisogni primari, per
esempio sulla disponibilità di alimenti, acqua, alloggi e capi di abbigliamento di
qualità accettabile. Tutti elementi necessari alla vita e senza i quali le popolazioni
non possono prosperare.
DUE DINAMICHE DEL CAMBIAMENTO CULTURALE
Due dinamiche sono alla base di tutti i cambiamenti culturali: la prima è quella
dell’invenzione, si arriva gradualmente attraverso la sperimentazione e
l'accumulazione del sapere, ma può anche essere che alcune emergono
all'improvviso. La stampa, la polvere da sparo, il vaccino e altri sono esempi di
grande menzione che hanno prodotto importanti cambiamenti culturali. La seconda
quella della diffusione (propagazione della cultura attraverso il contatto tra persone
e gruppi) è una conseguenza logica dell'invenzione. Può avvenire in diversi modi,
attraverso l’acculturazione rendendo le culture minoritarie più simili a quelle
dominanti. Ed attraverso l'assimilazione o deculturazione è quando una cultura
perde i caratteri specifici della propria identità.

TEORIE E MODELLI DELLO SVILUPPO


Le diverse teorie sullo sviluppo differiscono l’una dall’altra per questi aspetti:
- Definizione di sviluppo
- Obiettivi dello sviluppo
- Misure per lo sviluppo
- Attenzione alla sostenibilità ambientale
MODERNIZZAZIONE
È un modello di cambiamento basato sulla fiducia nell’ineluttabile progresso della
scienza, nel secolarismo e nei processi innescati dall’Occidente, inclusi la crescita
industriale, il consolidamento dello stato, la burocratizzazione, l’economia di
mercato, l’innovazione tecnologica, l’alfabetizzazione e le opportunità di mobilità
sociale. Si ritiene che la modernizzazione sia destinata a diffondersi in tutto il mondo
e che porterà ovunque un miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni.
SVILUPPO FINALIZZATO ALLA CRESCITA
Questo tipo è emerso dopo la Seconda guerra mondiale. Secondo questa teoria gli
investimenti finalizzati alla crescita economica conducono al miglioramento delle
condizioni di vita delle popolazioni grazie all’effetto cascata, cioè il graduale
aumento della ricchezza dei meno abbienti come conseguenza del benessere di chi
ha maggiori risorse economiche. Due strategie:
- Incremento della produttività economica e degli scambi
commerciali tramite la modernizzazione dell’agricoltura e del
settore manifatturiero e l’accesso ai mercati globali
- La riduzione delle spese del governo per servizi pubblici come la
scuola e la sanità al fine di diminuire il debito e destinare
maggiori risorse a favorire l’aumento della produttività. È definita
riassetto strutturale e è stata favorita dalla banca mondiale.
SVILUPPO DISTRIBUTIVO
Pone l’importanza su un’equa distribuzione sociale dei suoi benefici, specialmente in
termini di reddito, istruzione e salute. I sostenitori ritengono che per mettere gli
indigenti in condizione di potere soddisfare le proprie esigenze, i governi
dovrebbero garantire un equo accesso alle risorse più importanti. Secondo tale
modello, l'effetto a cascata è inefficiente poiché non arriva ad interessare la
popolazione indigente. L'approccio distributivo si oppone alle politiche di riassetto
strutturale perché queste, prevedendo la soppressione dei pochi servizi a
disposizione degli indigenti, peggiorano ulteriormente le loro condizioni di vita.
SVILUPPO UMANO
È una strategia che si concentra sugli investimenti destinati a migliorare le condizioni
di vita delle popolazioni. Le nazioni unite hanno fatto propria l’espressione sviluppo
umano al fine di porre l’accento sulla necessità di migliorare le condizioni di vita
delle popolazioni in termini di salute, istruzione, sicurezza e incolumità personale.
SVILUPPO SOSTENIBILE
Identifica le strategie finalizzate a riportare miglioramenti che non implichino il
consumo di risorse non rinnovabili e siano finanziariamente sostenibili nel tempo. I
sostenitori di questo modello ritengono che la crescita economica dei paesi ricchi sia
stata molto onerosa per l'ambiente naturale e per le persone la cui vita dipende da
delicati ecosistemi.

APPROCCI ISTITUZIONALI ALLO SVILUPPO


Gli antropologi sono sempre più convinti di quanto sia importante studiare le
istituzioni, le organizzazioni e gli specialisti coinvolti nella definizione delle politiche,
dei programmi e dei progetti di sviluppo. La ricerca sulle istituzioni include l’analisi
dei sistemi di gestione sia di quelle che operano su larga scala sia delle
organizzazioni che operano in ambiti più limitati. I temi che interessano questo
ambito di ricerca includono: i comportamenti documentabili nell’ambito delle
istituzioni, le interazioni sociali con le popolazione-cliente e il discorso istituzionale.
LE GRANDI ISTITUZIONI PER LO SVILUPPO
Esistono due principali tipologie di istituzioni per lo sviluppo che operano su larga
scala: le ISTITUZIONI MULTILATERALI che associano numerosi paesi donatori e le
ISTITUZIONI BILATERALI costituite solo da due paesi (il donatore e il beneficiario).
- ISTITUZIONI MULTILATERALI: le più importanti sono le NAZIONE
UNITE risale al 1945 e conta più di 160 stati. A questa
organizzazione fanno capo numerose agenzie che svolgono
funzioni diverse per esempio: UNICEF, UNESCO, FAO etc.; la
BANCA MONDIALE riceve contributi da oltre 150 paesi membri ed
è stata fondata nel 1944. Promuove il modello della crescita
economia in tutto il mondo e la sua strategia principale è quella
di favorire gli investimenti internazionali attraverso l’erogazione
di prestiti. È diretta da un consiglio di amministrazione composto
dai ministri delle finanze dei paesi membri. Alla banca mondiale
afferiscono la banca internazionale per la ricostruzione e lo
sviluppo (IBRD) e l’associazione internazionale per lo sviluppo
(IDA). La maggior parte dei prestiti erogati da questa agenzia
viene utilizzata per grandi progetti infrastrutturali come quelli
che prevedono la costruzione di strade o dighe.
- ISTITUZIONI BILATERALI: tra le più importanti ci sono l’AGENZIA
DI COOPERAZIONE INTERNAZIONALE GIAPPONESE (JICA),
l’AGENZIA PER LO SVILUPPO INTERNAZIONALE DEGLI STATI UNITI
(USAID) ed altre. Queste organizzazioni differiscono tra di loro
per le dimensioni complessive e per il tipo di programmi che
sostengono, nonché per la proporzione tra gli aiuti erogati in
forma di prestito da restituirsi con gli interessi e le sovvenzioni
che possono essere vincolati o meno.
APPROCCI DAL BASSO
Molti paesi hanno dato luogo alla sperimentazione di approcci dal basso allo
sviluppo, vale a dire che hanno sostenuto progetti su piccola scala avviati per
iniziativa locale. L’espressione CAPITALE SOCIALE si riferisce a delle risorse
intangibili insite nei legami sociali, nella fiducia reciproca e nella cooperazione. In
tutto il mondo molte organizzazioni che utilizzano questo tipo di approccio mettono
il capitale sociale a servizio del soddisfacimento di esigenze sociali primarie e hanno
successo anche nei paesi più poveri. Un esempio sono le organizzazioni religiose.
IL PROGETTO DI SVILUPPO
Tutte le agenzie di sviluppo tanto le grandi istituzioni multilaterali quanto le
organizzazioni locali non governative (ONG), realizzano i loro obiettivi
implementando un PROGETTO DI SVILUPPO: un insieme di attività finalizzate a
mettere in atto politiche di sviluppo.
IL CICLO DI UN PROGETTO DI SVILUPPO
Tutti i progetti di sviluppo prevedono un CICLO DEL PROGETTO, vale a dire fasi di un
progetto di sviluppo che vanno dalla programmazione al compimento:
identificazione del progetto, formulazione del progetto, stima del progetto,
implementazione del progetto e valutazione del progetto. Le tre principali cause di
fallimento di questi progetti potrebbero essere:
- Progetto non adeguato al contesto ambientale e culturale
- I suoi benefici non raggiungevano il gruppo a cui erano destinati
- Le condizioni di vita di chi ne avrebbe dovuto trarre beneficio
erano peggiore alla fine del progetto di quanto lo fossero prima
della sua implementazione
COMPATIBILITA CULTURALE: è una caratteristica dell’elaborazione di programmi e
progetti di sviluppo informati ed efficaci che tengono conto della cultura locale. Un
caso di incompatibilità tra un progetto e la popolazione che avrebbe dovuto trarne
beneficio è quello di un insieme di attività finalizzate a migliorare la qualità
dell'alimentazione e le condizioni di salute della popolazione di alcune isole del
Pacifico meridionale, che includeva la promozione di un consumo maggiore di latte.
Il progetto prevedeva il trasferimento di grandi quantità di latte in polvere dagli Stati
Uniti ad una comunità di isolani. Quest'ultima, però era intollerante al lattosio e
presto tutti i suoi membri hanno iniziato a soffrire di diarrea. Di conseguenza. hanno
smesso di bere latte e iniziato ad imbiancare le proprie case.
ANTROPOLOGIA TRADIZIONALE DELLO SVILUPPO: è un approccio alla cooperazione
internazionale allo sviluppo in cui l’antropologo accetta di collaborare per favorire la
buona riuscita dei progetti di sviluppo fornendo informazioni culturali ai loro
promotori. Gli antropologi che conoscono bene determinate culture locali possono
fornire indicazioni sui beni di consumo che vi troveranno l'accoglienza migliore o
suggerire come convincere determinati gruppi. A trasferirsi senza incontrare troppe
resistenze da parte loro. Gli antropologi possono fungere da mediatori culturali e
utilizzare la propria conoscenza della cultura del donatore e di quella del
beneficiario per elaborare un progetto efficace.
ANTROPOLOGIA CRITICA DELLO SVILUPPO: è un approccio allo studio della
cooperazione internazionale per lo sviluppo in cui l’antropologo adotta una postura
critica e si interroga sulle motivazioni e sui benefici di specifici programmi e politiche
per lo sviluppo.
POPOLI INDIGENI E SVILUPPO
I popoli indigeni sono stati spesso danneggiati dallo sviluppo finalizzato alla crescita,
così come, in precedenza lo erano stati dal colonialismo. Gli attuali interessi politici
ed economici globali e nazionali comportano spesso l’assunzione del controllo dei
territori attutati dai popoli indigeni.
POPOLI INDIGENI E DIRITTI TERRITORIALI
Durante l’intero corso della loro storia di contatti con il mondo esterno, i popoli
indigeni hanno tentato di contrastare gli effetti della civilizzazione e a partire dagli
anni ’80 si sono diffuse forme di protesta maggiormente efficaci. Oggi i gruppi
indigeni assumono avvocati ed altri esperti al fine di riappropriarsi e difendere i loro
diritti territoriali oppure di attivarsi verso l’autodeterminazione.
AMERICA LATINA
Il Nicaragua, il Perù, l’Ecuador, la Bolivia ed il Brasile hanno assunto un ruolo di
punta nell’attuazione di politiche finalizzate alla legittimazione dei diritti territoriali
degli indigeni e alla definizione e assegnazione dei loro territori. Nonostante questi
tentativi però molti di loro sono stati costretti ad abbandonare la propria terra a
causa della povertà, della violenza e del degrado ambientale. A partire dagli ’90
l’attivismo politico si è diffuso tra le popolazioni locali e ha dato luogo a episodi di
resistenza mentre continuano a esplodere conflitti violenti tra gruppi indigeni e
strutture di potere spalleggiate dallo stato.
Situazioni simili accadono anche in Africa, Asia, Canada (rivendicazioni specifiche
derivano da controversie sorte a seguito di precedenti accordi o trattati, mentre le
rivendicazioni generali sono quelle avanzate da popoli nativi che non sono stati
allontanati dai loro territori e non hanno firmato alcun trattato o accordo), in
Australia (attivismo degli Aborigeni che hanno ottenuto il “native title”).
ORGANIZZARSI PER CAMBIARE
Molti popoli indigeni hanno dato via ad associazioni create per promuovere il
cambiamento dall’interno. Ad esempio, in Etiopia sono sorte diverse ONG create
dalla popolazione locale; una di queste è L’HUNDEE che promuove un modello di
sviluppo basato sulle tradizioni popolari orali degli Oromo che combina elementi
della visione occidentale dello sviluppo con i valori e le leggi di tradizione Oromo.
DONNE E SVILUPPO
La categoria delle donne è diversa da quella dei popoli indigeni, poiché non è
associata ad alcun territorio riconoscibile. Tuttavia, il colonialismo in passato e lo
sviluppo oggi hanno avuto su di loro effetti simili a quelli che hanno avuto sui popoli
indigeni. Uno dei tanti motivi è la propensione maschilista dello sviluppo ossia
un’implementazione di progetti di sviluppo i cui beneficiari sono uomini e non
prendono in considerazione l’impatto che avranno sui ruoli e lo status delle donne.
Questa tendenza ha promosso la disuguaglianza di genere perché ha dato agli
uomini maggiori strumenti per accedere a nuove fonti di reddito e ha privato le
donne dei loro tradizionali ruoli economici. I progetti dedicati alle donne sono stati
perlopiù implicati all’ambito domestico e incentrati per esempio sull’alimentazione
dei neonati, la cura dei bambini e la pianificazione familiare. L’analisi dei saperi,
degli interessi e dei punti di vista delle donne ha portato la ricerca ad approfondire
temi nuovi e importanti e a una ridefinizione dello sviluppo finalizzata a rispondere
alle loro esigenze. Uno di questi temi purtroppo è la violenza di genere. La
commissione della Nazioni Unite sulla condizione della donna ha stilato una
dichiarazione che contrasta la violenza ai danni delle donne, adottata nel 1993
dall’assemblea generale.
LE ORGANIZZAZIONI DELLE DONNE PER IL CAMBIAMENTO
In molti paesi le donne hanno ottenuto miglioramenti del proprio status e delle
proprie condizioni di vita aderendo a organizzazioni che in alcuni casi fanno parte
della loro cultura tradizionale e che in altri corrispondono a stimoli provenienti
dall’esterno. Alcune organizzazioni sono locali, altre sono globali come, ad esempio,
la banca mondiale delle donne, un’organizzazione internazionale nata in India e in
Bangladesh a partire da programmi di credito per le donne lavoratrici indigenti.
PROGETTI DI VITA E DIRITTI UMANI
PROGETTO DI VITA: definizione da parte dei diretti interessati della direzione che
vogliono prenda la propria vita, ispirata dalle loro conoscenze, dalla loro storia e dal
contesto in cui vivono. Possono essere considerati un diritto umano inerente alla
dichiarazione dei diritti umani, ratificata alle nazioni unite nel 1948.
INDUSTRIA ESTRATTIVA: azienda che ricerca, estrae, lavora e vende minerali,
petrolio e gas non rinnovabili reperibili in superficie o nel sottosuolo. I molti
drammatici casi di conflitti esplosi nel mondo, in cui la popolazione locale cerca di
impedire la messa in atto di un progetto di estrazione o di espellere un’industria
estrattiva dal proprio territorio, hanno costretto alcune compagnie ad affrontare il
problema.
PATRIMONIO CULTURALE E SVILUPPO: PASSATO E PRESENTE GUARDANO AL
FUTURO
La connessione tra turismo culturale e sviluppo è un’arma a doppio taglio, che offre
benefici ma impone anche costi. La promozione del patrimonio culturale attraverso
il turismo richiede il potenziamento di infrastrutture come le reti viarie, hotel,
forniture elettriche, disponibilità di cibo e altre risorse necessarie a turisti e
personale incaricato. Questo tipo di turismo può contribuire a salvaguardare il
patrimonio culturale ma la presenza dell’industria del turismo e degli stessi turisti a
volte può danneggiarlo e persino distruggerlo. Un esempio è Venezia, dove c’è il
rischio di un sovraccarico e di subire un degrado ambientale a causa del numero
sempre maggiore di battelli turistici, per non parlare dell’enorme quantità di
spazzatura.
ANTROPOLOGIA CULTURALE E FUTURO
Le popolazioni locali nel mondo stanno ridefinendo lo sviluppo e rivendicando la
propria cultura, stanno anche contribuendo a ridefinire la teoria, le pratiche e le
applicazioni dell’antropologia culturale. Anche se stiamo vivendo un tempo di
guerra, il nostro è pure sempre il tempo della speranza, in cui gli insegnamenti e
forza spesso ci vengono da chi ha meno in termini di ricchezza materiale ma
possiede un’incalcolabile ricchezza culturale.

Potrebbero piacerti anche