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ANATOMIA UMANA


Il nostro corpo è composto da cellule che si organizzano in tessuti i quali vanno a formare organi

Sono composti da organi e tessuti


che hanno diversa derivazione
embrionale
che insieme formano i sistemi e gli apparati.

Sono unità monofunzionali composti


da organi e tessuti che hanno la
stessa derivazione embrionale

In particolare:

APPARATO TEGUMENTARIO → P otegge dai pe i oli a ie tali e o t olla la te pe atu a.


APPARATO SCHELETRICO → Sostiene l’organismo, protegge i tessuti molli, conserva i
minerali e produce le cellule del sangue.
APPARATO MUSCOLARE → Muove e supporta l’organismo e produce calore.
SISTEMA NERVOSO → Risponde molto velocemente agli stimoli, coordinando l’attività di
altri sistemi.
SISTEMA ENDOCRINO → Provoca cambiamenti a lungo termine nelle attività di altri sistemi
o apparati.
APPARATO CARDIOVASCOLARE → Trasporta nell’organismo cellule e materiali disciolti,
inclusi nutrienti, scorie e gas.
SISTEMA LINFATICO → Difende l’organismo da infezioni e malattie.
APPARATO RESPIRATORIO → Trasporta aria nei siti dove avviene lo scambio gassoso tra
aria e sangue.
APPARATO DIGERENTE → Digerisce il cibo e assorbe nutrienti, minerali, vitamine e acqua.
APPARATO URINARIO → Elimina acqua e sali in eccesso, nonché prodotti di rifiuto.
Controlla il PH.
APPARATO
GENITALE → Produce
cellule sessuali e
ormoni.
Possiamo immaginare
di dividere il corpo
umano in sezioni, per
facilitarne lo studio:
- Piano
sagittale
mediano, divide il
corpo in due parti
speculari, destra e
sinistra.
- Piano
frontale,
divide il corpo in
porzione anteriore e posteriore.
- Piano trasversale, divide il corpo in porzione
superiore e inferiore.
- Piano obliquo, divide il corpo in sezioni con
inclinazioni variabili.
Nel nostro corpo si possono anche facilmente identificare
due cavità separate da un muscolo, il diaframma.
- Cavità toracica → Contiene il cuore, i polmoni e
l’esofago, che collega la bocca allo stomaco.
- Cavità addominopelvica → la parte alta,
addominale, contiene stomaco, fegato, intestino tenue e
colon, mentre la parte pelvica include organi genitali,
vescica e retto.
L’uomo è un organismo ETEROTROFO. Quindi ingerisce il
cibo che deve essere trasformato e ricava l’energia grazie
alla respirazione cellulare nei mitocondri.

Il metabolismo è l’insieme delle reazioni che permettono la degradazione di molecole e la
sintesi di altre attraverso il consumo di energia.
Omeostasi:
Capacità di reagire ai
cambiamenti dell’ambiente esterno
mantenendo quello interno
costante.
Temperatura,
composizione chimica, organismi
estranei come virus e batteri.
Più difficile per organismi unicellulari e piccoli, più vulnerabili ai cambiamenti esterni.
Organismi grossi e pluricellulari hanno un vantaggio dovuto al minore rapporto
superficie/volume e a barriere protettive.
1 I TESSUTI

Il tessuto è un insieme di cellule che aderiscono grazie a uno strato di polisaccaridi e proteine e
comunicano attraverso 3 tipi di giunzioni:
1. Comunicanti, permettono ad acqua e soluti ionici di passare attraverso canali proteici,
presenti soprattutto negli embrioni.
2. Occludenti, fanno aderire tra loro le membrane sigillando gli spazi tra di loro, si trovano
nell’epitelio intestinale.
3. Desmosomi, saldano le cellule tra di loro, impediscono che vi siano fessure, si trovano nella
pelle.
In età adulta alcune cellule, come pelle e globuli rossi, mantengono un alto tasso di mitosi,

altre invece, come quelle del muscolo cardiaco, smettono di dividersi.

1.1 TESSUTO EPITELIALE


Il tessuto epiteliale regola il movimento degli ioni e delle molecole e può essere pavimentoso,
cubico o cilindrico. Si classifica in epitelio semplice o monostratificato, epitelio composto o
pluristratificato. Poggia su uno strato extracellulare detto lamina basale, fatta di glicoproteine, che
fornisce sostegno e nutrimento.
Strutture specifiche del tessuto epiteliale:
- Ciglia →
presenti nella
trachea, convogliano
particelle estranee
verso l’esterno.
- Muco
lubrificante →
nel sistema
respiratorio e
digerente.
- Recettori
sensoriali, per
ricevere informazioni
su odori, sapori, e
portare il messaggio
al cervello.
Alcune
cellule si
raggrup
GHIANDOLE ESOCRINE pano GHIANDOLE ENDOCRINE
per
↓ formare ↓

Hanno un dotto che riversa il secreto ghiandol Riversano il loro prodotto nel liquido
all’este o, come nel caso delle e interstiziale e da qui nel sangue. I loro
ghiandole sudoripare, oppure verso specializ prodotti sono chiamati ormoni. Le isole di
cavità interne, come per gli enzimi zate Langheras nel pancreas producono insulina
digestivi nello stomaco. nella e glucagone.
secrezio
ne.
1.2 TESSUTO CONNETTIVO
Il tessuto connettivo connette, sostiene e protegge i tessuti. È formato da cellule, come i
fibroblasti, che formano le fibre, e gli osteoblasti che formano l’osso, dalla matrice extracellulare,
formata da sostanza fondamentale con proteine, fibre, acqua e polisaccaridi e infine da cellule
adipose.
1.2.1 sangue

1.2.2 Cartilagine
1.2.3 Osso
1.3 TESSUTO MUSCOLARE
Il tessuto muscolare è il tessuto più abbondante nei vertebrati.
Le sue cellule riescono a contrarsi e si suddivide in:
- Tessuto muscolare striato scheletrico → Muove lo scheletro ed è volontario.
- Tessuto muscolare cardiaco → Costituisce la parete del cuore ed è involontario.
- Tessuto muscolare liscio → Circonda la parete degli organi interni come vescica, stomaco,
utero e vasi sanguigni, è involontario.

1.4 TESSUTO NERVOSO


Nel tessuto nervoso, il neurone è l’unità funzionale fondamentale per trasmettere l’impulso
nervoso. È una cellula formata da:
- Corpo cellulare, che contiene il nucleo
- Dendriti, estensioni corte, numerose e filamentose che ricevono gli stimoli
- Assone, un filamento che conduce l’impulso nervoso su grandi distanze, dal sistema
nervoso centrale (SNC) verso la periferia.
Le cellule gliali sono utili per il nutrimento, l’isolamento e il sostegno dei neuroni, hanno anche un
ruolo nella trasmissione degli impulsi.
1.5 TECNICHE DI IMAGING
RADIOGRAFIA → è la più a ti a, si fotog afa o le pa ti del o po o i aggi X, se ve pe
valutare la struttura ossea o i noduli cancerosi del cancro al polmone. In alte dosi i raggi X
sono cancerogeni.
ECOGRAFIA → usa gli ultrasuoni per vedere i tessuti molli e il muscolo cardiaco così come il
feto in gravidanza, l’immagine è in movimento. Non ha effetti collaterali e non è invasiva.
RISONANZA MAGNETICA NUCLEARE → adatta per vedere i tessuti in prossimità delle zone
dense, articolazioni e cervello. Vengono stimolate le molecole di idrogeno grazie all’attività
di un magnete.
RISONANZA MAGNETICA FUNZIONALE → scoperta nel 1992, permette di vedere il flusso di
sangue al cervello, utile in caso di malattie neurodegenerative.
A causa della presenza del magnete, sia la risonanza magnetica nucleare che funzionale non
possono essere usate in caso di pacemaker o protesi metalliche.

TOMOGRAFIA ASSIALE COMPUTERIZZATA (TAC) → utilizza i raggi X emessi da uno


strumento che ruota attorno al paziente. L’immagine ottenuta è il risultato di tante
scansioni dettagliate.
TOMOGRAFIA A EMISSIONE DI POSITRONI (PET) → utile per l’analisi delle attività
fisiologiche e biochimiche del cervello. Al paziente vengono somministrati radioisotopi
che emettono raggi gamma.
2 APPARATO TEGUMENTARIO
Lo spessore dell’epidermide cambia radicalmente a seconda della sua localizzazione, infatti, una
cute più sottile ricopre gran parte della superficie corporea esposta, mentre una cute più spessa si
trova a ricoprire la superficie del palmo delle mani e la pianta dei piedi.

2.1.1 CANCRO DELLA PELLE


1. Carcinoma delle cellule basali → ha origine nello strato basale ed è il più comune tra i
tumori della pelle. Si manifesta in aree sottoposte ai raggi UV ed è legato ad alterazioni
geniche. La formazione di metastasi è assai rara.
2. Carcinoma a cellule squamose → meno comune e quasi interamente limitato alle zone
esposte alla luce solare e la maggior parte delle persone colpite da questa forma tumorale
sopravvive in quanto la formazione di metastasi risulta essere rara.
3. Melanociti tumorali → si accrescono rapidamente e metastatizzano in tutto il sistema
linfatico. Il tasso di sopravvivenza è strettamente correlato allo stadio in cui viene
effettuata la diagnosi.

2.2 DERMA

2.3 ANNESSI CUTANEI


2.3.1 ACNE E DERMATITE SEBORROICA
Le ghiandole sebacee e i follicoli sebacei sono molto sensibili ai cambiamenti ormonali e la loro
attività aumenta durante la pubertà, per questo motivo, un individuo con molte ghiandole
sebacee può sviluppare l’acne, condizione che vede l’occlusione dei dotti sebacei nei quali si
accumulano le secrezioni risultando terreno fertile per molti batteri. Nel caso della dermatite
seborroica, invece, si tratta di una patologia infiammatoria che altera l’attività delle ghiandole
sebacee.

3 SISTEMA SCHELETRICO

ENDOSCHELETRO → struttura di
sostegno all’interno del corpo.
Il nostro scheletro è formato da
206 ossa e 68 articolazioni. In
particolare, ci sono 27 ossa per
ciascuna mano, 26 ossa per
ciascun piede e 36 vertebre
separate da dischi cartilaginei.
La funzione dello scheletro è
quella di sostenere il peso del
corpo, permettere i movimenti e
proteggere gli organi interni.
Lo scheletro è facilmente
classificato in:
- Scheletro assile,
comprende il cranio, la
colonna vertebrale, la
gabbia toracica che
proteggono il tessuto
nervoso, il cuore e i
polmoni. Le articolazioni
dello scheletro assile
permettono movimenti
limitati, ma sono molto
robuste e saldamente
rinforzate da legamenti.
- Scheletro appendicolare,
comprende le ossa degli
arti e quelli che li
connettono allo scheletro
assile come le scapole e le
clavicole.
Sulle ossa ci sono solchi e creste. È il luogo in cui si inseriscono i tendini
e i legamenti.
Permettono il passaggio dei
grossi vasi. Compatto → ha una matrice più densa e si trova
nelle diafisi, e nelle lamine esterne delle ossa
Il tessuto osseo, inoltre, può essere piatte. È formato da osteoni, ovvero lamelle di
matrice extracellulare concentriche che
contengono gli osteociti. Tra cellule e lacune si
Le formano dei canalicoli. I vasi sanguigni e linfatici
Spugnoso → è ricco di trabecole ossee, ovvero oss entrano ell’osso dal periostio sfruttando i
colonne ossificate di matrice extracellulare e a canali perforanti (o canali di Volkmann)
osteociti, e con parti lacunose che contengono le pos perpendicolari alla diafisi, mentre i canali
cellule e comunicano con canalicoli. son centrali (canali di Havers ) sono paralleli alla
lunghezza dell’osso.
o essere classificate in:
- Piatte, sono sottili, ma robuste.
- Irregolari, come le vertebre.
- Lunghe.
- Brevi, come polsi e caviglie.
Nelle ossa lunghe è possibile individuare 3 parti.
• Epifisi → sono le estremità dell’osso, sono formate da tessuto spugnoso e contengono il midollo
osseo rosso.
• Diafisi → è la porzione centrale, la cavità midollare contiene il midollo osseo rosso nel bambino e
giallo nell’adulto.
• Metafisi → è la porzione intermedia tra epifisi e diafisi. Qui avviene il processo di crescita
dell’osso.
Le ossa, inoltre, sono rivestite sia internamente, sia esternamente. In particolare:

Endostio Periostio
↓ ↓
È una guaina di tessuto connettivo denso È una sottile membrana che contiene uno
irregolare e protegge l’osso, passano strato di cellule che formano o
nervi e vasi. distruggono l’osso.
La crescita delle ossa è favorita dalla presenza di condrociti, cellule cartilaginee che si dividono
continuamente. La crescita è proporzionale al diametro, infatti, l’osso si accresce disponendo
nuova matrice esterna. Gli osteoblasti creano l’osso e diventano osteociti, mentre gli osteoclasti lo

distruggono partendo dalla cavità interna.


Le cellule che modellano le ossa sono:
• Osteoprogenitrici → so o le cellule staminali dell’osso che mantengono la capacità di dividersi.
• Osteoblasti → si originano dalla mitosi delle prime e producono la matrice
extracellulare ossea.
• Osteociti → sono osteoblasti al culmine del processo, intrappolati nelle lacune.
• Osteo lasti → si t ova o nell’endostio e È formata per 50% da Sali minerali e 50%
demoliscono l’osso quando c’è bisogno di sali di acqua e fibre di collagene.
minerali dalla matrice.
Ogni anno viene rinnovato il 10% del nostro tessuto osseo. Viene distrutta la matrice vecchia ad
opera degli osteoclasti e deposta quella nuova, ad opera degli osteoblasti. Il rimodellamento è
stimolato da stress da carico e dall’ attività fisica. Se prevale la demolizione, si rischia
l’osteoporosi, un caso patologico incentivato da fattori genetici, fumo, alcol, consumo insufficiente
di calcio, ormoni, farmaci e vita sedentaria.

3.1 COLONNA VERTEBRALE


È composta da:
• 7 cervicali → in tutti i mammiferi, la prima e la seconda permettono l’articolazione con il
cranio e i movimenti del collo.
• 12 toraciche → formano la gabbia toracica, insieme a costole e sterno. A queste vertebre si
articolano tutte le 12 paia di costole (dette vere, spurie e fluttuanti a seconda che queste siano
attaccate direttamente allo sterno o tramite cartilagine).
• 5 lombari → sono le più robuste, spesso i dischi intervertebrali fatti al 90% di acqua si
disidratano e si induriscono, favorendo la formazione di ernia discale.
• 5 sacrali → so o fuse nell’osso sacro.
• 3-5 coccigee → rappresentano la nostra «coda vestigiale», non ha alcuna funzione, ma è
omologa alla coda di altri vertebrati.

Ogni vertebra è composta da 3 parti:


1. Processi articolari
2. Arco vertebrale
3. Corpo vertebrale
L’arco vertebrale a sua volta è
composto da una coppia di
lamine e peduncoli e supporta
vari processi, tra cui quello
articolare, quello spinoso e i
processi trasversi.

N.B.
Ciascun processo articolare presenta una
superficie liscia e concava detta fascetta
articolare.

Dete i a l’a ti olazio e


tra vertebre adiacenti.

3.2 GABBIA TORACICA


La gabbia toracica, fornisce supporto osseo alle pareti della cavità toracica. È formato dalle
vertebre toraciche, dalle coste e dallo sterno. Le coste e lo sterno formano lo scheletro del torace

e i suoi movimenti permettono gli atti respiratori.

3.3 OSSA CRANICHE


Nella testa ci sono 22 ossa piatte e rotonde suddivise in craniche e facciali. In particolare, le ossa
craniche proteggono l’encefalo, quelle facciali sostengono i muscoli del viso e i denti. Si incastrano
tramite le suture, le articolazioni fisse e non deformabili dell’adulto. Nel neonato ci sono, invece, 6
fontanelle, ovvero tratti di cartilagine tra le ossa. L’unica eccezione è l’articolazione temporo-
mandibolare che è semimobile.
Le meningi, rivestono il cranio internamente mentre i seni sono cavità vuote che alleggeriscono il
peso del cranio, umidificano e riscaldano l’aria in entrata e sono cassa di risonanza nell’emissione
di suoni.
3.4 FRATTURE
I tipi di fratture vengono classificate considerando il loro aspetto esterno, la zona della frattura e la
natura dell’incrinatura o della rottura dell’osso. In particolare vediamo:
- Fratture chiuse o semplici → so o f attu e visi ili solo ai aggi X elle uali la pelle o
viene lacerata.
- F attu e o poste e f attu e esposte → so o a h’esse visibili solo ai raggi X ma c’è
possibilità di emorragia poiché provocano una lesione della cute.
- F attu a t asve sa → o pe l’osso trasversalmente rispetto al suo asse longitudinale.
- F attu a s o posta → vie e alte ata la disposizio e dei seg e ti ossei.
- F attu a da s hia ia e to → si verificano nelle vertebre che vengono sottoposte a carichi
abnormi. Possono verificarsi a causa di una caduta sul sacro.
- F attu a a spi ale → è p odotta da fo ze di to sio e he si t as etto o i di ezio e della
lunghezza dell’osso.
- F attu a epifisa ia → si ve ifi a ella zo a i ui i o d o lasti stanno morendo poiché il
disco epifisario sta ossificando. Queste fratture si rimarginano bene ma se non vengono
trattate accuratamente si rischia di interrompere in modo irreversibile la crescita della
cartilagine epifisaria.
- F attu a o i uta → ge era una moltitudine di piccoli frammenti ossei
- F attu a a leg o ve de → si o pe solo u lato della diafisi e t e l’altro si incurva. È una
frattura tipica dei ragazzi le cui ossa lunghe non hanno ancora completato l’ossificazione.
- F attu a di Colles → è una frattura localizzata nell’epifisi distale del radio che si verifica
cercando di attutire una caduta con le mani.
- F attu a di Pott → f attu a i alleola e della ga a a livello della aviglia.
3.5 LE ARTICOLAZIONI
Le articolazioni sono il punto di incontro tra le ossa, possono essere più o meno flessibili o stabili.
Possono permettere i movimenti (sinartrosi) o non permetterli (diartrosi). Vengono classificate in
base al tipo di tessuto connettivo. Queste vengono divise in:

Articolazioni fibrose → sono formate da un tessuto ricco di fibre di collagene. Vengono


chiamate anche suture, poiché permettono uno scarso movimento o addirittura nullo.
Articolazioni cartilaginee → le ossa sono separate da cartilagine fibrosa o ialina e sono poco
mobili.
Articolazioni sinoviali → lo spazio tra i capi articolari è ben delimitato ed è detto cavità
sinoviale. In questo spazio è contenuto un liquido, il liquido sinoviale che nutre i condrociti
e ne rimuove i metaboliti, dopo un trauma aumenta di volume e gonfia la parte lesa.
Inoltre, rende queste articolazioni molto flessibili, permettendo così una buona mobilità.
Ne sono esempi le articolazioni del
ginocchio e della spalla.

Le articolazioni sinoviali sono formate da:


- La capsula articolare, che contiene l’articolazione e la cartilagine articolare, che riveste le
porzioni distali delle ossa e serve a ridurre l’attrito.
- Il liquido sinoviale, che nutre i condrociti e ne rimuove i metaboliti dopo un trauma
aumenta di volume e gonfia la parte lesa.
- I menischi, sono dischi accessori di cartilagine fibrosa che favoriscono l’adattamento delle
superfici.
- Le borse, sono piccole sacche di liquido per proteggere dallo sfregamento.
4 IL SISTEMA MUSCOLARE

I muscoli sono costituiti da cellule allungate dette fibre muscolari o fibrocellule muscolari lisce. In
particolare, nelle cellule ci sono le miofibrille, proteine che permettono la contrazione del
muscolo.
Il sistema muscolare si suddivide in:
- Muscoli scheletrici al microscopio appaiono striati e sono muscoli volontari.
- Muscolo cardiaco, è un muscolo striato, ma involontario.
- Muscolatura liscia, è responsabile dei
movimenti involontari. Si trova negli
organi interni, permette il flusso di
liquidi tra le cavità corporee.
I muscoli scheletrici mantengono la postura,
regolano la temperatura corporea e
permettono la comunicazione non verbale.
Sono attaccati alle ossa mediante i tendini e
la loro meccanica si basa sulla coppia
agonista/antagonismo.

U us olo si o t ae e l’alt o
si flette.

La contrazione è un meccanismo «tutto o niente». Ogni fibra, infatti, o si contrae o non si contrae.
Il controllo sulla forza dipende dalla frequenza dello stimolo nervoso e dal numero di fibre
coinvolte. Vi è una fase di eccitazione seguita da rilassamento. Per mantenere la postura si ha
un’alternanza di contrazione e rilassamento che determina il tono muscolare. Quando la
frequenza dello stimolo è così alta da non permettere il rilassamento, si parla di tetano completo o
incompleto.
Ogni fibra muscolare è una cellula plurinucleata la cui membrana si chiama sarcolemma. Nel
citoplasma ci sono le miofibrille parallele alla lunghezza della cellula. Ogni miofibrilla, è composta
da unità dette sarcomeri, ed è circondata dal reticolo sarcoplasmatico, attraversato da tubi
trasversali (sistema T). Ogni sarcomero è formato da filamenti spessi, costituiti da miosina e
filamenti sottili di actina. La linea Z è una zona proteica alla quale sono ancorati i filamenti sottili di
sarcomeri adiacenti.

Il muscolo scheletrico è formato da fascicoli rivestiti


dall’epimisio. I fascicoli sono separati mediante le fibre
connettivali del perimisio e, all’interno di ciascun fascicolo,
le singole fibre muscolari sono rivestite dall’endomisio.
In particolare, le cellule muscolari si sviluppano dalla fusione
di cellule mesodermiche chiamate mioblasti.
La contrazione muscolare dipende dall’interazione di actina
e miosina. I filamenti spessi si attaccano a quelli sottili
tirandoli verso il centro del sarcomero. Durante la contrazione, la banda A mantiene la stessa
larghezza mentre le linee Z
si muovono una verso
l’altra e la banda I diventa
più piccola. Quando le
estremità di una miofibrilla
sono libere di muoversi, i
sarcomeri si accorciano
simultaneamente e le
estremità della miofibrilla
sono tirate verso il centro.
I filamenti sottili sono ancorati alla linea Z. Le teste della miosina agiscono come enzimi che
scindono ATP in ADP fornendo energia. Le teste della miosina si agganciano all’actina formando un
ponte trasversale, la rapida sequenza di aggancio-sgancio fa muovere i filamenti l’uno sull’altro.
In un sarcomero a riposo, i filamenti di
tropomiosina coprono i siti attivi sui
filamenti sottili, impedendo la
formazione dei ponti trasversali.
Quando gli ioni calcio penetrano nel
sarcomero, si legano alla troponina, che
ruota e spinge via la tropomiosina dai
siti attivi, in questo modo, si formano i
ponti trasversali e il ciclo di contrazione
ha inizio.
ATP: la sua idrolisi fornisce l’energia
necessaria e il suo arrivo libera la testa
della miosina dal legame con l’actina
per il ciclo successivo.
Troponina: aggregati globulari presenti
sulla tropomiosina. Il legame con il
calcio ne modifica la conformazione,
allontanando la tropomiosina dai siti
per la formazione del ponte trasversale.
Tropomiosina: simili a funi sono poste lungo l’actina e bloccano i siti di legame per la formazione
dei ponti con la miosina.

Lo ione calcio è responsabile della


contrazione, il segnale proviene dal
neurone motorio.
Plica giunzionale: solco nella superficie di
una fibra muscolare dove si inseriscono le
terminazioni del neurone.
Acetilcolina: stimola reticolo
sarcoplasmatico a liberare ioni calcio.
Unità motoria: assone di un singolo
neurone motorio + fibre innervate. Il
numero di fibre per unità è inversamente
proporzionale alla precisione di controllo.
Il muscolo può accumulare ATP solo per 5
secondi e se la procura in tre modi:
1. Scissione di creatinfosfato e ADP in creatina e ATP, utile per 15 secondi, si trova nel
muscolo.
2. Respirazione aerobia, avviene nei mitocondri, utilizza ossigeno e glucosio producendo 36
molecole di ATP, CO2 e acqua. È un processo lento ed è usato quando siamo a riposo.
3. Glicolisi anaerobia, per avere ATP in breve tempo, e quando non sono presenti quantità
adeguate di ossigeno e glucosio, produce acido lattico.
Il muscolo cardiaco contiene miofibrille di actina e miosina per questo al microscopio risulta essere
striato. Le cellule hanno, però, un unico nucleo e le fibre sono interconnesse tra di loro a livello di
dischi intercalari, porzioni di sarcolemma ispessito con giunzioni comunicanti.
Il muscolo cardiaco è caratterizzato da autocontrattilità. La frequenza del battito cardiaco
È un muscolo involontario e consuma molta ATP grazie alla è, in un uomo adulto a riposo, di
circa 70 battiti al minuto.
respirazione aerobia.
Nel muscolo liscio non ci sono sarcomeri e non ha le striature. Le cellule hanno un nucleo centrale
e miofibrille connesse e in grado di contrarsi. La contrazione è più lenta e lunga. Un movimento
tipico è la peristalsi, ossia la progressione del cibo nell’intestino. Esistono fibre muscolari lisce
isolate, come quelle dei bulbi piliferi.

5 SISTEMA NERVOSO

I neuroni sono cellule che inviano informazioni da una parte all’altra del corpo. I neuroni possono
essere:
- Sensoriali → i evo o e t as etto o i fo azio i se so iali al siste a nervoso centrale.
- Motori → mandano impulsi dal sistema nervoso centrale a organi effettori, come muscoli o
ghiandole.
- Interneuroni → trasmettono i segnali all’interno dell’encefalo e del midollo spinale.
Ogni cellula nervosa è caratterizzata da:
- Corpo cellulare, assone e dendriti
- Cono di emergenza, da cui ha origine l’impulso nervoso
- Terminazione assonica, struttura finale dell’assone a forma di bottone tramite la quale
l’impulso passa a un organo effettore o a un altro neurone.
L’assone è ricoperto da una guaina mielinica che rende l’impulso più veloce e unidirezionale.
Le cellule gliali circondano i neuroni, provvedono al loro nutrimento, rimuovono i rifiuti,
accelerano la conduzione dell’impulso, hanno funzione di sostegno, isolamento e protezione e
occupano il 50% del tessuto nervoso.

5.1 IL SISTEMA NERVOSO CENTRALE (SNC)


Il sistema nervoso centrale è costituito dall’encefalo e dal midollo spinale, avvolti e protetti
entrambi da tre membrane, le meningi.

La dura madre → è la più esterna e resistente, in stretta relazione con le ossa del cranio
e la colonna vertebrale
L’a a oide → è lo strato sottostante, percorsa da filamenti che si agganciano allo
strato più interno delle meningi
La pia madre → è a diretto contatto con la massa nervosa, sottile e ricca di capillari.

Tra l’aracnoide e la pia madre vi è uno spazio, lo spazio subaracnoideo, in cui è contenuto il liquido
cefalorachidiano. Lo spazio subaracnoideo è a contatto con quattro cavità chiamate ventricoli
cerebrali. Il liquido cefalorachidiano è limpido e incolore. Viene prodotto dai capillari dei ventricoli
cerebrali, scorre nello spazio subaracnoideo che comunica con il canale centrale del midollo
spinale e viene poi filtrato. È un ammortizzatore, nutre i neuroni grazie al trasporto di glucosio e
ossigeno e preleva le sostanze di rifiuto. Insieme alle ossa craniche, alle vertebre, alle meningi,
anche il liquor protegge il SNC da traumi e sbalzi di temperatura.
Il SNC non è in grado di gestire sbalzi di temperatura o eccessi di materiali di rifiuto e non può
venire a contatto con gli ioni.
I capillari che irrorano l’encefalo sono impermeabili alla maggior parte delle sostanze chimiche e
formano la barriera emato-encefalica. Attraverso l’endotelio passa, quindi, solo il glucosio, l’acqua,
gli amminoacidi essenziali e alcune sostanze come le molecole liposolubili, gas, nicotina, alcol e
anestetici. Il midollo spinale costituisce un collegamento tra encefalo e corpo. È diviso in sostanza
grigia e sostanza bianca.
È formata dagli assoni dei neuroni sensoriali e
motori, si trova nella zona periferica e riveste la
sostanza grigia. È suddivisa in:

- Cordone dorsale, contengono fasci


È formata da: ascendenti sensoriali verso l’e efalo
- Cordone laterale
- Interneuroni
- Cordone ventrale.
- Corpi cellulari dei neuroni
motori
- Cellule gliali
- Fibre nervose amieliniche. Il midollo
spinale ha lo spessore di un pollice, misura 40cm di lunghezza, si estende dalla nuca fino alla
seconda vertebra lombare. Al suo interno i neuroni sono raggruppati per ogni lato in un corno
dorsale o posteriore, che contiene gli interneuroni e in un corno ventrale o anteriore che
contengono i motoneuroni. Al centro della sostanza grigia troviamo il canale attraversato dal
liquor.
Cauda equina → aspetto sfrangiato dei nervi che devono attraversare un tratto di colonna
vertebrale.
Nell’encefalo la sostanza bianca si trova all’interno, mentre la sostanza grigia si trova all’esterno.
Le cellule gliali e i corpi cellulari dei neuroni sono fittamente ammassati, infatti, in un singolo cm 3 ci
sono circa 6 milioni di corpi cellulari. Ogni neurone può formare sinapsi con decine di migliaia di
altri neuroni.
L’encefalo possiede differenti gradi di sviluppo nei diversi vertebrati. Le capacità intellettive sono
collegate allo sviluppo della corteccia cerebrale rispetto al volume complessivo dell’encefalo
Il sistema nervoso centrale comprende anche:
- Tronco cerebrale contiene nervi ascendenti e discendenti che collegano il cervello al
midollo spinale, i corpi cellulari i cui assoni innervano i muscoli e le ghiandole della testa.
Qui si trovano i centri di controllo della pressione e del respiro.
- Nuclei ammassi di corpi cellulari dei neuroni

5.1.1 Suddivisione dell’encefalo


L’encefalo è particolarmente sviluppato nei vertebrati e inizia a formarsi durante lo sviluppo
embrionale. A partire dal tubo neuronale compaiono tre vescicole nelle prime settimane di vita
che daranno origine alle tre principali regioni encefaliche:
1. Prosencefalo,
2. Mesencefalo
3. Romboencefalo
Il prosencefalo si suddivide in:
- Telencefalo → comprende il cervello, a sua volta suddiviso in due emisferi collegati da una
massa compatta di fibre, il corpo calloso.
- Diencefalo → è la ragione in cui transitano la maggior parte degli impulsi diretti al cervello,
provenienti da esso e diretti agli altri distretti del corpo. È costituito da:
1. talamo, formato da due masse ovoidali di materia grigia, i neuroni selezionano le
informazioni sensoriali, tranne l’olfatto, e le inviano alle parti superiori del cervello.
2. Ipotalamo, formato da gruppi di neuroni che coordinano le attività associate al
sesso, alla fame, alla sete, al piacere, al dolore e alla rabbia. Funziona da termostato
per il corpo.
3. Epifisi o ghiandola pineale, fa parte del sistema nervoso e di quello endocrino, si
trova al centro del cervello e produce la melatonina, ormone che regola i ritmi
sonno-veglia e influenza la maturazione sessuale.
Il

mesencefalo mette in comunicazione il prosencefalo e il romboencefalo. È costituito da fasci di


nervi che inviano verso il cervello i segnali provenienti dalla periferia del corpo. Inoltre il
mesencefalo coordina il movimento degli occhi e localizza i suoni.
Il romboencefalo è suddiviso in:
- Midollo allungato, è la sede del controllo del ritmo respiratorio e cardiaco, del riflesso della
deglutizione e del vomito.
- Ponte, passano da qui numerose vie sensoriali.
- Cervelletto, regola l’equilibrio e coordina i movimenti muscolari di grande precisione,
lesioni al cervelletto possono portare a riduzione nella capacità di apprendimento,
disordini del linguaggio e disturbi dell’affettività. Malformazioni congenite sono collegabili
con l’autismo.
5.1.2 Telencefalo
Il cervello pesa 1400 grammi e ha una consistenza molle.
La corteccia cerebrale è la parte più esterna ed è formata da un sottile strato di sostanza grigia che
contiene quasi 10 miliardi di cellule. Le circonvoluzioni e i solchi aumentano l’estensione della
superficie della corteccia. Il telencefalo è diviso in due emisferi, ciascuno dei quali suddiviso in 4
lobi:

Frontale
Parietale
Occipitale
Temporale
I lobi sono divisi da un solco centrale (scissura di Rolando) e un solco laterale (scissura di Silvio).
L’emisfero sinistro controlla il linguaggio e la mano più usata. L’emisfero destro è collegato alla
percezione dello spazio.
Esistono aree mappate in relazione alla funzione che svolgono. Queste sono:
- Corteccia motoria è un’area situata immediatamente davanti al solco centrale
- Corteccia sensoriale è l’area del lobo parietale, situata immediatamente dietro al solco
centrale
- Corteccia uditiva situata nel lobo temporale
- Corteccia visiva occupa il lobo occipitale
La rappresentazione è basata sulla porzione anatomica attivata o stimolata che corrisponde ad un
volume maggiore o minore di corteccia deputata a un determinato distretto corporeo.
Area di Broca: controlla i movimenti dei muscoli delle labbra, della lingua, delle mandibole e delle
corde vocali, un danno in questa area causa un linguaggio lento e faticoso o l’impossibilità di
parlare.
Area di Wernicke: è adiacente alla corteccia uditiva, un danno localizzato in quest’area dà luogo a
un linguaggio fluente, ma spesso privo di senso, e una riduzione della comprensione del linguaggio
scritto e parlato.
Gli emisferi cerebrali sono formati da sostanza bianca costituita da fibre che mettono in
comunicazione parti diverse dello stesso emisfero o dirette verso il midollo spinale.
L’emisfero destro comunica con quello sinistro attraverso il corpo calloso. Immersi nella sostanza
bianca troviamo i nuclei dei neuroni implicati nel movimento, nel regolare le vie che partono dalla
corteccia motoria per determinare l’inizio e la fine di un movimento.

5.2 INFORMAZIONI ED EMOZIONI


Ci sono aree di elaborazione intrinseca, ovvero regioni che partecipano all’elaborazione di
informazioni complesse.
È una zona molto più estesa nei primati, soprattutto nell’uomo, dove metà dell’area totale si trova
nei lobi frontali. È un’area che di occupa dell’integrazione dell’informazione sensoriale,
dell’emozione e della sua permanenza nella memoria, l’organizzazione delle idee ed è una
componente essenziale dell’apprendimento e della progettazione a lungo termine.
Formazione reticolare è una diffusa rete di interneuroni che parte da una regione
comprendente il romboencefalo e il mesencefalo, si connette al talamo e raggiunge numerose
zone della corteccia cerebrale. Discrimina i dati importanti da quelli che non lo sono.
Il sistema limbico comprende alcune aree del telencefalo e parte del diencefalo oltre che
ipotalamo, ipofisi, amigdala, ippocampo, bulbo olfattivo, parte del talamo, il prosencefalo basale e
diverse porzioni della corteccia. Fame, sete e desiderio sessuale sono tradotti in azioni
complesse come cercare il cibo, bere o corteggiare un partner. È coinvolto nella regolazione del
sonno, durante il quale il nostro cervello è attivo.

5.2.1 Sonno
L’uomo ha cicli alternati di sonno di 8 ore. Il sonno si compone di cinque stadi:
1. Sonno leggero
2. Due stadi intermedi, sonno delta
3. Sonno profondo

4. Sonno REM, (Rapid Eye Movements) è caratterizzato da rapidi movimenti degli occhi

5.2.2 la memoria
Può essere a breve e a lungo termine. Il passaggio dalla prima alla seconda avviene quando si
ripete nel tempo un’azione. Studiare in modo affrettato il giorno prima della verifica coinvolge la
memoria a breve termine. Anche l’emozione contribuisce a spostare un evento o un concetto nella
memoria a lungo termine. Le
regioni implicate nel
mantenimento della memoria
sono:
- Ippocampo e amigdala
- Talamo
- Prosencefalo basale
- Parte del lobo frontale e
della corteccia
prefrontale.
I neuroni specchio hanno la capacità di creare un ponte emotivo con gli altri dipende da questo
tipo di neuroni. A causa di questi neuroni ci commuoviamo davanti a un film o ci lasciamo
coinvolgere dalle situazioni emotive. Vengono liberati i neurotrasmettitori come se fossimo noi i
protagonisti. Potrebbe essere una delle cause dell’autismo.

5.3 SISTEMA NERVOSO PERIFERICO


È costituito da:
- Nervi cranici raccolta di fibre dei neuroni motori e sensoriali che si connettono
direttamente con l’encefalo. Mettono in relazione testa e collo con l’encefalo. Sono 12 paia
e sono in contatto con il tronco encefalico. I principali sono:
o Nervo vago, è l’unica eccezione perché si prolunga a innervare anche torace e
addome.
o Nervi cranici misti, hanno una componente sia sensoriale sia motoria.
- Nervi spinali raccolta di fibre che si connettono con il midollo spinale. Sono 31 paia e
connettono con il midollo spinale dal collo fino all’osso sacro. Coppie di nervi spinali
entrano ed escono dal midollo spinale. La fibra motoria di ogni coppia innerva i muscoli,
mentre quella sensoriale riceve impulsi dai recettori della stessa area. Nei nervi spinali le
fibre motorie e sensoriali si separano quando arrivano al midollo spinale. In particolare,
quelle sensoriali entrano nel lato dorsale, anche chiamata radice dorsale, dove formano
sinapsi con gli interneuroni o i neuroni motori, oppure salgono verso il cervello. I corpi
cellulari dei neuroni sensoriali, invece, si trovano nei gangli della radice dorsale, fuori dal
midollo spinale.
- Gangli ammassi di corpi cellulari dei neuroni.
- Tratti raggruppamento di assoni che formano dei fasci.
Le fibre dei neuroni motori
emergono dal midollo spinale sul lato
ventrale o radice ventrale. I corpi
cellulari dei neuroni motori sono
situati nel midollo spinale dove
ricevono gli impulsi dagli
interneuroni e dai neuroni sensoriali.
Gli archi riflessi permettono la
connessione tra i neuroni sensoriali,
gli interneuroni e i neuroni motori
nel midollo spinale. Sono circuiti
neuronali che permettono una
risposta rapida e semplice a uno
stimolo. Se per esempio appoggiamo un piede su un vetro, i neuroni sensoriali trasmettono
l’informazione agli interneuroni che sollecitano i neuroni motori a far ritrarre la gamba, prima che
il cervello elabori lo stimolo del dolore.
Gli ormoni sono stimoli chimici che interagiscono con recettori specifici e innescano una risposta
allo stimolo che ne ha causato il rilascio. Esiste una sovrapposizione tra sistema nervoso ed
endocrino.
Il sistema nervoso a volte trasmette il messaggio per via chimica, con i neurotrasmettitori, nelle
vicinanze delle cellule bersaglio.

Cellule neurosecretrici rilasciano neurormoni nel circolo sanguigno e agiscono a distanza.


I neuroni sono cellule che inviano informazioni da una parte all’altra del corpo. Nel sistema
nervoso periferico si trovano:
- Neuroni sensoriali, ricevono e trasmettono informazioni sensoriali al sistema nervoso
centrale.
- Gli interneuroni trasmettono i segnali all’interno dell’encefalo e del midollo spinale.
- Neuroni motori, mandano impulsi dal sistema nervoso centrale a organi effettori, come
muscoli o ghiandole.
Si distinguono quindi due vie principali:
- Vie sensoriali, che ricevono le informazioni dagli organi e le trasmettono al sistema nervoso
centrale.
- Vie motorie, che trasmettono le informazioni agli organi effettori.
Ogni cellula nervosa è caratterizzata da:
- Corpo cellulare, assone e dendriti
- Cono di emergenza, da cui ha origine l’impulso nervoso
- Terminazione assonica, è la struttura finale dell’assone ed è a forma di bottone,
tramite la quale l’impulso nervoso passa a un organo effettore o a un altro neurone.

Si trovano anche:
- Le cellule gliali circondano i neuroni, provvedono al loro nutrimento, rimuovono i rifiuti,
accelerano la conduzione dell’impulso, hanno funzione di sostegno, isolamento e
protezione e occupano il 50% del tessuto nervoso.
- Gli astrociti formano una barriera tra neuroni e capillari sanguigni, a livello periferico,
questa funzione viene svolta dalle cellule satelliti.
- Gli oligodendrociti, a livello centrale, e le cellule di Schwann a livello periferico, si

avvolgono a spirale intorno agli assoni formando una guaina ricca di mielina.
Gli oligodendrociti forniscono la guaina mielinica a più neuroni, mentre ogni cellula di Schwann si
dedica a un solo neurone. La guaina mielinica non è continua, ma presenta delle interruzioni a
intervalli regolari, i nodi di Ranvier. Il cono di emergenza è privo di guaina mielinica.

5.3.1 Potenziale elettrico


È la differenza tra la quantità di carica elettrica di una regione a carica positiva e una a carica
negativa.
Nelle cellule, l’energia potenziale viene trasformata in energia elettrica quando le particelle sono
fatte passare attraverso un conduttore che collega le due regioni. La differenza di energia
potenziale tra le due regioni si misura in volt o millivolt. L’attività elettrica degli assoni del
calamaro è stata misurata con dei microelettrodi attraverso un oscilloscopio che misura il
voltaggio in funzione del tempo.
Quando entrambi gli elettrodi sono all’esterno e lontani dal neurone non si registra differenza di
potenziale. Se uno dei due elettrodi è all’interno si registra una differenza di potenziale di circa 70
millivolt detta potenziale di riposo, dove l’interno è carico negativamente.
Il potenziale elettrico dell’assone è instaurato dalla differenza di concentrazioni di ioni potassio e
ioni sodio tra i lati della membrana. A riposo, la concentrazione di ioni potassio nel citoplasma di
un assone è di circa 30 volte maggiore rispetto all’esterno. La concentrazione di sodio è, invece, 10
volte maggiore nel liquido extracellulare rispetto al citosol.
La distribuzione degli ioni è regolata da diversi fattori:
- La diffusione di particelle secondo gradiente di concentrazione
- Il fenomeno secondo cui le particelle di carica opposta si attraggono e quelle uguali si
respingono
- Le proprietà della membrana.
Il passaggio degli ioni avviene tramite:
- Le proteine integrali di membrana sono canali di passaggio per diffusione, di cui è ricca
la membrana dell’assone
- I canali a controllo di potenziale o voltaggio dipendenti dipendono dalle variazioni di
potenziale elettrico: a riposo, quelli per sodio e potassio sono chiusi
- La pompa sodio-potassio trasporta fuori dall’assone 3 ioni sodio e porta all’interno 2 ioni
potassio, consumando una molecola di ATP. È sempre in funzione e mantiene il potenziale
di riposo a -70 millivolt.

5.3.2 Potenziale di riposo


È l’equilibrio tra la tendenza degli ioni K+ ad uscire secondo gradiente e quella di restare nel citosol
secondo carica. Il doppio strato della membrana è impermeabile agli ioni e le molecole cariche
negativamente non possono seguire gli ioni K+ che vengono riattratti nel citosol per motivi di
carica. All’equilibrio c’è una prevalenza di cariche negative all’interno della cellula. La membrana
viene detta polarizzata e il potenziale di riposo è pari a -70mV.

5.3.3 Potenziale d’azione e impulso nervoso


Viene chiamato potenziale d’azione se l’assone è percorso da uno stimolo. L’oscilloscopio registra
un’inversione della polarità della membrana, che diventa positiva all’interno. È il potenziale
d’azione che procede lungo la membrana. In particolare, lo stimolo della membrana fa aprire i
canali del sodio, gli ioni entrano per gradiente di concentrazione e di carica. Si ha una temporanea
modifica della polarità della membrana, che diventa positiva all’interno. La differenza di potenziale
in quel punto passa da -70mV a +40mV e dura un millisecondo. I canali del sodio si chiudono: fase
di depolarizzazione.

In seguito, si aprono i canali K+ e gli ioni fuoriescono dall’assone. Il potenziale elettrico si abbassa.
Gli ioni escono per gradiente di concentrazione, producendo una fase post-iperpolarizzante del
potenziale di azione che arriva anche fino a -80mV. I canali si chiudono e grazie alla pompa sodio-
potassio viene ripristinato il potenziale di riposo: fase di ripolarizzazione.
In un millisecondo, ogni canale ionico consente il passaggio di circa 7000 ioni Na + e K+. I potenziali
d’azione si muovono lungo l’assone con modifiche nelle concentrazioni ioniche vicine alla
membrana che non influiscono sulle concentrazioni interne degli stessi ioni.
Il cono d’emergenza è primo
punto nel quale si manifesta
il potenziale d’azione.
Questo, si autopropaga, in
particolare, gli ioni carichi
positivamente passano
all’area adiacente allo
stimolo. Ne deriva una
parziale depolarizzazione, da
-70mV a -50mV, che è il
valore soglia che permette
l’apertura dei canali del
sodio a controllo di
potenziale.
L’assone conduce l’impulso per tutta la sua lunghezza senza che diminuisca di intensità. Il
potenziale d’azione è, inoltre, unidirezionale ovvero il sito immediatamente precedente al
passaggio del potenziale ha un periodo refrattario di iperpolarizzazione dove i canali del sodio non
possono aprirsi. Segue la regola del tutto o niente cioè, si genera un potenziale solo se lo stimolo
è forte, e il valore resta sempre costante. La variazione di forza dello stimolo si traduce in un
aumento nella frequenza con cui vengono generati gli impulsi.

5.3.4 Le sinapsi
Le sinapsi sono giunzioni specializzate attraverso cui viaggiano i segnali da un neurone all’altro.
- Sinapsi elettrica anche detta, giunzione comunicante. Il potenziale elettrico si trasmette
senza interruzioni e con la stessa frequenza da un neurone all’altro o all’organo effettore.
Sono presenti nel cuore e nel tubo digerente.
- La sinapsi chimica i due neuroni sono separati dallo spazio sinaptico. Il messaggio passa
attraverso i neurotrasmettitori e l’intensità è maggiore all’aumentare delle molecole
rilasciate.
Le sinapsi possono essere:
- Sinapsi eccitatorie se il neurotrasmettitore induce l’apertura dei canali per il sodio
provocando la depolarizzazione della membrana.
- Sinapsi inibitorie se il neurotrasmettitore impedisce l’apertura dei canali del sodio o
apre i canali per il cloro ottenendo quindi un’iperpolarizzazione. L’impulso proveniente da
altre sinapsi eccitatorie passerà, quindi, con difficoltà.
Fenomeno della sommazione l’informazione ottenuta è il risultato dell’elaborazione e
dell’integrazione di tutti gli impulsi ricevuti.

5.3.5 Le comunicazioni tra neuroni


I neurotrasmettitori sono sintetizzati dentro i neuroni e impacchettati in vescicole presenti nelle
terminazioni assoniche. L’arrivo del potenziale alla terminazione assonica provoca l’apertura di
canali per gli ioni calcio a controllo di potenziale.
Il calcio passa dal liquido extracellulare all’interno della cellula provocando la fusione delle
vescicole sinaptiche con la membrana e il rilascio del neurotrasmettitore. I neurotrasmettitori,
attraversano lo spazio sinaptico per legarsi ai recettori posti sulla membrana post-sinaptica.
Questo legame con il recettore induce, direttamente o tramite un enzima che attiva un secondo
messaggero, l’apertura dei canali per il sodio e la depolarizzazione della membrana. I
neurotrasmettitori vengono poi distrutti o rimossi da enzimi specifici o dalle cellule gliali.
Ricaptazione in alcuni casi vengono riassorbiti dalla terminazione presinaptica per essere
riciclati.
Ci sono diversi tipi di neurotrasmettitori:
- Amminoacidi tra i più diffusi ci sono i GABA, con funzione inibitoria e l’acido
glutammico, con funzione eccitatoria. Una sua eccessiva presenza porta a iperattività,
insonnia e cefalea.
- Neuropeptidi divisi in:
o encefaline, sostanza P, neurotensina
o endorfine, sono prodotte dall’ipofisi e hanno una funzione analgesica. La maggior
concentrazione di recettori per le endorfine è localizzata nel midollo spinale, queste
sono, inoltre, responsabili del senso di benessere che si genera durante l’orgasmo,
l’ascolto di musica, l’assunzione di cibi preferiti, un massaggio, la vittoria in una
gara. Praticare sport, quindi, stimola il rilascio di endorfine.
- Ammine biogene tra queste troviamo:
o Le catecolammine, sono coinvolte nel comportamento, nei processi cognitivi e nelle
emozioni. La loro azione è lenta, ma persistente.
o Dopamina, ci permette di sfuggire al pericolo, mantenere un equilibrio psichico e
reagire a situazioni competitive.
o Noradrenalina, regola le reazioni alle emergenze e la risposta allo stress, aumenta
l’attenzione vigile, la pressione, il battito cardiaco e dilata i bronchi.
o La serotonina, regola l’ansia, i cicli sonno-veglia e il controllo della temperatura
corporea.
- Neurotrasmettitori gassosi grazie alla loro natura gassosa possono diffondere a distanza
e non hanno bisogno di recettori di membrana per penetrare nelle cellule. Agiscono quindi,
sia sulla membrana presinaptica sia su quella post-sinaptica. Tra questi troviamo:
o Ossido nitrico (NO)
o Monossido di carbonio (CO).

5.3.6 Potenziale graduato


Numerose cellule presinaptiche, ciascuna con il suo messaggio, agiscono sul neurone
postsinaptico. Si instaura, quindi, un potenziale d’azione solo se l’effetto complessivo permette
una depolarizzazione della membrana tale da aprire i canali del sodio. Viene detto potenziale
graduato poiché la quantità e il tipo di neurotrasmettitori che agiscono sui dendriti del neurone
post-sinaptico possono dare stimoli di intensità diverse in relazione al numero dei canali ionici
coinvolti.

5.4 SISTEMA NERVOSO MOTORIO


È diviso in:
- Sistema nervoso somatico, deputato alla vita di relazione. Si occupa della regolazione
dell’attività dei muscoli scheletrici e riceve stimoli dall’ambiente esterno.
- Sistema nervoso autonomo, legato alla vita vegetativa. Controlla il muscolo cardiaco, le
ghiandole e il tessuto muscolare liscio. Riceve, inoltre, segnali anche dai neuroni sensoriali
che controllano i cambiamenti che avvengono all’interno del corpo come la variazione della
pressione sanguigna.
Gli assoni possono far parte dello stesso nervo, in particolare, i corpi cellulari dei neuroni motori
del sistema somatico e autonomo sono localizzati nel SNC. Gli assoni dei neuroni del sistema
somatico sono lunghi anche più di un metro e corrono senza interruzioni fino ai muscoli. Gli assoni
dei neuroni del sistema autonomo formano sinapsi fuori dal SNC con altri neuroni motori, che
innervano gli organi effettori.
Le differenze tra il sistema nervoso autonomo e somatico sono le seguenti:
1. Il corpo cellulare del secondo neurone coinvolto nel sistema nervoso autonomo si trova nei
gangli, distinti e in posizioni diverse rispetto ai gangli dei neuroni sensoriali della radice
dorsale dei nervi spinali.
2. Gli assoni dei neuroni che emergono dal SNC e terminano nei gangli sono detti pregangliari,
quelli che fuoriescono sono detti post-gangliari.

5.5 SISTEMA NERVOSO SIMPATICO E PARASIMPATICO


Sono due sistemi antagonisti, e gran parte degli organi è innervata da entrambi i sistemi. Più in
particolare:
- Il sistema parasimpatico è coinvolto nelle attività di recupero del corpo. È attivo dopo un
pasto abbondante e per questo viene anche chiamato Sistema «riposa e digerisci» . Si
trova a livello del cranio e dell’osso sacro. I gangli si trovano all’interno degli organi
innervati.
Come mediatore chimico utilizza l’acetilcolina che rallenta il battito cardiaco, aumenta i
movimenti del muscolo liscio della parete intestinale e stimola la secrezione da parte delle
ghiandole salivari e gastriche.
- Il sistema simpatico prepara il corpo all’azione in situazioni di emergenza. È per questo
chiamato anche sistema «combatti o fuggi» . Si localizza a livello toracico e lombare e i
gangli si trovano vicini al midollo spinale.
Il mediatore pre-gangliare è l’acetilcolina, mentre il mediatore post-gangliare è la
noradrenalina, che provocano i sintomi caratteristici della paura come l’aumento del
battito cardiaco, della pressione, l’iperventilazione, i sudori freddi, la pelle d’oca, e la
dilatazione delle pupille.

5.6 ORGANI DI SENSO


La recezione sensoriale è garantita grazie ai seguenti recettori, che sono strutture a cui giungono
stimoli di natura chimica o fisica quali pressione, suoni, temperatura, vibrazioni, luce e sostanze
chimiche:
- Terminazioni nervose libere, sono presenti sulla pelle e captano il dolore, il calore e le
sensazioni come ruvido e morbido.
- Meccanorecettori, sensibili alle modificazioni meccaniche, sono un insieme di terminazioni
nervose libere e strati esterni di tessuto connettivo, chiamate terminazioni nervose
incapsulate. I corpuscoli di Pacini rispondono alle sensazioni tattili fini.
- Chemiorecettori, sensibili agli stimoli chimici
- Fotorecettori, sensibili alla luce
- Termorecettori, sensibili alle sensazioni di caldo e freddo
- Nocirecettori, sensibili al dolore
- Osmorecettori, sensibili alla pressione osmotica dei liquidi corporei
- Barorecettori, sensibili alle variazioni di pressione.
- Cellule separate, ovvero, singole cellule specializzate che entrano in contatto con i singoli
neuroni. Esempio di cellule separate sono quelle ciliate nell’organo del Corti nell’orecchio
interno.
Quando uno stimolo attiva un recettore sensoriale, la sua intensità si traduce in frequenza del
potenziale d’azione. Questo può essere uno stimolo di breve durata o continuo.
Ad esempio, il nocirecettore, continuerà a dare informazioni al sistema nervoso centrale per tutto
il tempo di permanenza dello stimolo doloroso poiché è un recettore a lento adattamento. Mentre
i recettori legati al tatto sono a rapido adattamento, quindi, anche se lo stimolo permane,
l’attivazione del recettore si riduce o cessa.

5.6.1 Recettori del tatto


Si in superficie, dove ci sono terminazioni nervose libere che veicolano stimoli di caldo e freddo a
una temperatura compresa tra i 10 e i 48°C, ma anche di prurito e dolore.
Dischi di Merkel sono terminazioni nervose libere che trasportano le sensazioni tattili a lento
adattamento.
Corpuscoli di Meissner sono dendriti attorcigliati ricoperti da una capsula di connettivo. Sono
attivati da stimoli tattili lievi, sono a rapido adattamento e si trovano a livello delle mani, delle
labbra, sulla punta della lingua e sui genitali.
In profondità nel derma ci sono terminazioni nervose libere collegate ai bulbi piliferi. I corpuscoli di
Ruffini e i corpuscoli di Pacini sono terminazioni nervose incapsulate sensibili agli stiramenti e alle
vibrazioni.

5.6.2 Propriorecettori
Si dividono in:
- Fusi neuromuscolari, sono sensibili allo stiramento delle fibre muscolari, e informano il SNC
della posizione del muscolo nello spazio, contribuendo al mantenimento dell’equilibrio.
Sono infatti presenti anche nell’orecchio interno
- Organi di Golgi, sono i meccanorecettori di tendini e legamenti. Sono stimolati a seguito di
una contrazione eccessiva del muscolo che si traduce in una inibizione utile per impedire gli
strappi muscolari.

5.6.3 Recettori del dolore


Sono terminazioni nervose libere che si attivano a seguito di stimoli eccessivi o perla liberazione di
sostanze chimiche come l’istamina.
- In superficie, si avverte un dolore acuto, pungente o rapido che insorge in un decimo di
secondo dallo stimolo e si riesce a percepire il punto di origine.
- Negli organi interni, si avverte un dolore cronico, persistente o pulsante. Non se ne
identifica l’origine, ed è ad attivazione lenta. Il dolore riferito è un dolore che può attivare
anche le fibre dolorifiche che arrivano alla stessa porzione di midollo.

5.6.4 Occhio
L’occhio è il recettore più sviluppato e interessa il 70% di tutti i recettori di senso.
Il bulbo oculare è una sfera cava di 2,5 cm di diametro. In ogni occhio vi sono 125 milioni di
fotorecettori sensibili alla luce, che trasmettono l’impulso al SNC. Questi, sono suddivisi in coni e
bastoncelli.

Nell’occhio, si distinguono tre strati o tonache:


- FIBROSA, è la più esterna ed è formata dalla sclera, la parte bianca che protegge il bulbo e
ne determina la forma. Nella parte anteriore troviamo la cornea, una struttura trasparente
attraverso cui entrano i raggi luminosi. È riccamente innervata di fibre dolorifiche, ma non
ha i vasi sanguigni.
- VASCOLARE, è formata dalla porzione posteriore della coroide, ricca di vasi e pigmenti che
assorbono la luce per impedirne la riflessione all’interno dell’occhio. Nella parte anteriore,
la coroide si modifica formando l’iride, un muscolo circolare pigmentato al centro del quale
c’è un foro chiamato pupilla. L’iride può dilatarsi o contrarsi a seconda dell’intensità
luminosa, regolando la quantità di luce che entra nell’occhio. Il cristallino è una lente che
varia la sua curvatura in relazione alla contrazione dei muscoli ciliari e permette la messa a
fuoco delle immagini.
- SENSORIALE, è formata dalla retina che è a sua volta formata da due strati:
o Strato pigmentato esterno composto da cellule ricche di melanina che assorbono
la luce
o Strato nervoso composto di tre file di cellule:
1. Prima fila, è formata da fotorecettori che catturano l’energia luminosa
chiamati coni e bastoncelli.
2. Seconda fila, formata da cellule bipolari dell’associazione che si
connettono con i fotorecettori e con le cellule gangliari.
3. Terza fila, formata da cellule gangliari con i loro assoni che si riuniscono in
un fascio, il nervo ottico, che esce dal globo oculare.
Il cristallino divide l’occhio in camera anteriore e posteriore.

La camera anteriore, contiene l’umor acqueo, prodotto a livello dei corpi ciliari e portato nella
porzione tra cornea e sclera. Questo, subisce un ricambio completo in 90 minuti. Fornisce le
sostanze di nutrimento alla cornea e al cristallino e aiuta a mantenere costante la pressione
all’interno dell’occhio.
L’umor vitreo, è una sostanza gelatinosa che aiuta a mantenere la giusta pressione endoculare. Si

forma in età embrionale e non viene più cambiato.

Le palpebre superiore e inferiore proteggono quest’organo anche attraverso le ciglia.


Le ghiandole sudoripare e sebacee producono un secreto ricco di grassi per lubrificare l’occhio.
Mentre le lacrime, contengono anticorpi e un enzima battericida.
Per attivare i fotorecettori, la luce deve colpire la retina attraverso la cornea e le due camere. Per
evitare la dispersione della luce, l’occhio ha tre metodi:
1. Variazione del foro pupillare la dilatazione fa entrare più luce e il restringimento evita
l’ingresso di troppa luce
2. Aggiustamento della curvatura del cristallino man mano che un oggetto si avvicina, i
raggi luminosi divergono. L’aumento della curvatura è permesso dai muscoli ciliari
3. Convergenza degli occhi per mettere a fuoco le immagini sulle due retine, creandone una
unica tridimensionale a livello cerebrale. I movimenti degli occhi sono regolati da muscoli
distinti, innervati da diversi nervi cranici.
I raggi solari raggiungono la retina fino a stimolare coni e bastoncelli.
Fotopigmenti sono proteine contenute nei recettori.
I bastoncelli, servono per la visione dei grigi e si trovano sul bordo della retina, mentre i coni, si
trovano nella porzione centrale e si differenziano in coni per il blu, per il rosso e per il verde in
base alla lunghezza d’onda in grado di attivare il fotopigmento. I colori che percepiamo dipendono
quindi dalla sommatoria delle stimolazioni dei vari coni.
I coni formano connessioni uno a uno con le cellule bipolari e le cellule gangliari, fornendo una
notevole risoluzione e nitidezza di immagine. La luce attiva i fotopigmenti cambiando la polarità
della membrana e rilasciando dei neurotrasmettitori a livello delle sinapsi con le cellule bipolari e
gangliari.
Fovea è l’area della retina in cui si forma
l’immagine più nitida. Nella fovea, i fotorecettori
sono solo coni strettamente ammassati.
Sulla retina appare un’immagine capovolta e con
destra e sinistra invertite. A livello cerebrale
l’immagine tornerà ad avere la corretta
connotazione spaziale. Questo perché, il
potenziale d’azione ripercorre al contrario il
tragitto della luce.
Dall’insieme degli assoni e dei gangli si origina il
nervo ottico, che si incrocia parzialmente a livello
del chiasma ottico. In entrambi gli emisferi
vengono stimolati i nuclei del talamo e la

corteccia occipitale.
MIOPIA il bulbo oculare è troppo lungo
rispetto al normale o il cristallino è
eccessivamente incurvato.
IPERMETROPIA il bulbo oculare è troppo
corto e il cristallino poco incurvato.

5.6.5 Orecchio
L’orecchio serve a percepire i suoni e a
mantenere l’equilibrio.
Le porzioni più esterne servono per
raccogliere e trasmettere le onde
acustiche, in quelle interne, invece, troviamo i meccanorecettori per udito ed equilibrio. È
composto da 3 strutture:
1. ORECCHIO ESTERNO, è scavato nell’osso temporale. Ed è formato dal padiglione auricolare
e dal condotto uditivo in fondo al quale si trova la membrana timpanica. L’epitelio del
condotto è ricco di ghiandole ceruminose che producono il cerume, utile per bloccare
l’ingresso di corpi estranei.
2. ORECCHIO MEDIO, contiene 3 ossicini chiamati incudine, staffa e martello, che
congiungono il timpano alla finestra ovale, una membrana che separa l’orecchio medio da
quello interno. La tuba uditiva o tromba di Eustachio è un condotto che connette
l’orecchio con la faringe. La tromba di Eustachio è chiusa e si apre quando deglutiamo o
sbadigliamo, permettendo l’entrata di aria nell’orecchio medio e regolando la pressione
atmosferica sulla membrana timpanica.
3. ORECCHIO INTERNO, è costituito dai canali semicircolari, dal vestibolo e dalla coclea. La
coclea rappresenta l’organo uditivo vero e proprio.
L’orecchio interno è avvolto da un liquido composto di:
o Perilinfa, presente tra l’osso temporale e le strutture membranose

o Endolinfa, si
trova all’interno
della coclea, del
vestibolo e del
canale
semicircolare.
Le onde sonore che giungono
all’orecchio esterno sono
incanalate verso il timpano, che
vibra. Le vibrazioni sono
trasmesse attraverso gli ossicini alla membrana della finestra ovale, che genera onde di pressione
nel fluido che riempie la coclea, divisa in 3 cavità. Nel canale centrale c’è l’organo del Corti, che
poggia sulla membrana basilare, sovrastata dalla membrana tettoria.
Le onde di pressione dell’endolinfa fanno vibrare la membrana basilare in modo disuniforme, così,
le cellule ciliate dell’organo del Corti vengono spinte contro la membrana tettoria e si ha un
rilascio di neurotrasmettitori. Il nervo cocleare arriva al midollo allungato, al talamo e alla
corteccia uditiva situata nel lobo temporale.
Il vestibolo è formato da due porzioni membranose e dilatate dette sacculo e utricolo. All’interno
ci sono i recettori per l’equilibrio statico, formati da cellule ciliate messe all’interno di porzioni
dette macule. Nelle macule, le cellule recettrici hanno le ciglia immerse in una sostanza gelatinosa
ricca di otoliti, cristalli di carbonato di calcio. Quando muoviamo la testa si spostano l’endolinfa e
la gelatina ricca di otoliti, inducendo la flessione delle ciglia e la trasmissione dello stimolo.
L’equilibrio dinamico si regola nei tre canali semicircolari, ciascuno disposto su un piano
perpendicolare rispetto agli altri due.
Nell’ampolla, troviamo le creste ampollari, strutture vestibolari formate da cellule ciliate
sovrastate da una cupola gelatinosa. Il movimento stimola lo spostamento del liquido e quindi
della cupola e delle
ciglia dei recettori,
con stimolazione
dei dendriti
sensoriali. Le
informazioni
arrivano al midollo
allungato e al
cervelletto dove
vengono integrate
con quelle di altri
propriorecettori.

6 SISTEMA CARDIOVASCOLARE

Fanno parte del sistema cardiovascolare il cuore e i vasi sanguigni, rete di canali di diametro
differente:
- I capillari, sono vasi che si ramificano fino a diventare così piccoli da inserirsi tra le cellule.
- Arterie, sono vasi che trasportano il sangue dal cuore alla periferia del corpo.
- Vene, sono vasi che portano sangue e scorie dalla periferia verso il cuore.
La circolazione sanguigna è divisa in:
- Circolazione sistemica il
sangue parte dal ventricolo
sinistro e attraverso l’arteria
Aorta e le sue diramazioni
arriva a tutti gli organi e tessuti,
lasciando ossigeno e sostanze
nutritive attraverso i capillari.
Le vene fanno ritornare il
sangue ricco di scorie verso il
cuore, tramite la vena cava
inferiore e la vena cava
superiore, che raccolgono il
sangue dalla porzione inferiore
e superiore del corpo, il sangue
viene riversato nell’atrio destro.
o Circolazione portale
epatica avviene a
livello delle vene
dell’intestino, che
trasportano anche
molecole ottenute dalla
digestione di un pasto.
Attraverso la vena porta, queste sostanze giungono al fegato dove vengono
trasformate in molecole utilizzabili dall’organismo. Quest’ultime, tramite le vene
epatiche e la vena cava inferiore vengono portate alla parte destra del cuore.
- Circolazione polmonare il sangue parte dal ventricolo destro e tramite le arterie
polmonari destra e sinistra viene pompato ai polmoni. Le 4 vene polmonari riportano il
sangue nell’atrio sinistro.

6.1 IL SANGUE
Funzioni del sangue:
- Distribuisce ossigeno e nutrienti alle cellule
- rimuove sostanze di scarto come l’urea
- Trasporta sostanze importanti come ormoni ed enzimi
- Interviene nella termoregolazione
- Regola il PH dei fluidi corporei
- Protegge dalle ferite attraverso la coagulazione
È un tessuto
connettivo fluido,
viscoso, rosso, con un
PH leggermente
alcalino.
Un uomo di 75 kg
possiede circa 6 litri di
sangue.
Il 55% è formato da
plasma, un liquido
giallo paglierino,
mentre il 45% è
formato da elementi
figurati, ossia globuli
rossi, globuli bianchi,
e piastrine.

6.1.1 Il plasma
È formato da acqua e
soluti organici e
inorganici, contiene
ioni e molecole
nutritive essenziali
per i processi vitali delle cellule. Nel plasma troviamo materiali di rifiuto come l’anidride carbonica
proteine plasmatiche come:
- Fibrinogeno, coinvolto nella coagulazione del sangue
- Globuline, difendono il corpo da agenti estranei
- Albumina, trasporta ormoni e acidi grassi.
Togliendo il fibrinogeno e le altre proteine dal plasma si ottiene il siero, che sterilizzato e purificato
può essere usato per fornire ai pazienti una migliore difesa immunitaria.

6.1.2 Eritrociti (globuli rossi)


Sono cellule di 7-9 micrometri di diametro specializzate nel trasporto dell’ossigeno a tutti i tessuti
del corpo. Hanno una forma discoidale biconcava e possono schiacciarsi così da passare attraverso
i capillari. La loro forma gli permette di avere un’ampia area superficiale per gli scambi da e verso
l’esterno.
Durante la maturazione espellono il nucleo e i mitocondri, perché si saturano di emoglobina. Con
l’invecchiamento, gli eritrociti vanno incontro alla frammentazione. Sono demoliti da speciali
cellule presenti in tutti i tessuti, ma soprattutto nella milza, nel fegato e nel midollo osseo.
L’emoglobina è una proteina composta da 4 catene polipeptidiche, ciascuna di 150 amminoacidi. È
raccolta attorno al gruppo eme, un gruppo chimico contenente ferro, al quale si lega l’ossigeno. Se
il valore dell’emoglobina scende al di sotto degli standard, la persona soffre di anemia. Un solo
amminoacido sostituito comporta la perdita della funzionalità della proteina. L’emoglobina viene
demolita in:
- Globina, ulteriormente scissa nei suoi amminoacidi costituenti, che vengono usati per la
sintesi di nuove proteine
- Ferro del gruppo eme, viene legato alla proteina plasmatica transferrina e portato al
midollo osseo rosso dove viene utilizzato per la sintesi di nuovi globuli rossi
- Porzione non ferrosa del gruppo eme, viene convertita in bilirubina ed escreta tramite la
bile prodotta dal fegato.

6.1.3 Leucociti (globuli bianchi)


I globuli bianchi o leucociti difendono l’organismo da agenti esterni come virus e batteri. Ne
abbiamo 6000-10000 unità per millimetro cubo di sangue. Hanno il nucleo e sono incolori. Non
sono confinati nei vasi sanguigni, ma possono migrare nei liquidi interstiziali. Sono divisi in:
- Leucociti granulari, comprendono:
o Granulociti neutrofili
o Granulociti eosinofili
o Granulociti basofili.
- Leucociti non granulari, comprendono:
o Monociti
o Linfociti B
o Linfociti T.
I globuli bianchi si appiattiscono come le amebe e si muovono mediante pseudopodi. Questa
capacità di migrazione è tipica anche delle cellule cancerose.
Inglobano agenti estranei per fagocitosi e usano i lisosomi, vescicole che contengono gli enzimi,
per la degradazione.
Vengono distrutti dopo aver svolto il loro compito. Il pus è formato da globuli bianchi morti.
Nuovi leucociti si formano nella milza, nei linfonodi e nel midollo osseo.

6.1.4 Piastrine
Le piastrine sono frammenti cellulari di forma irregolare, con diametro di 2 micrometri. Sono
prodotte nel midollo osseo a partire da cellule chiamate megacariociti. Vivono per 7-8 giorni e
muoiono nella milza e nel fegato, promuovono la coagulazione del sangue e tamponano vasi
sanguigni rotti. In carenza di piastrine sono frequenti emorragie spontanee evidenziate dalle
petecchie emorragiche, piccole chiazze sotto pelle.

6.1.5 Emopoiesi
L’emopoiesi è il processo di produzione dei globuli rossi, regolato da ormoni come l’eritropoietina
secreta dal rene. Queste si originano dalle cellule staminali mieloidi e linfoidi.

- Eritrociti
- Leucociti
- Linfociti T
- Monociti
- Linfociti B
6.1.6 Coagulazione
- Linfociti Natural Killer
1. Contrazione delle cellule muscolari lisce del vaso danneggiato e attivazione delle fibre
dolorifiche con il rilascio di serotonina che induce la vasocostrizione riducendo le perdite
ematiche.
2. Le piastrine si agganciano alla parete interrotta e richiamano altre piastrine, diventano
appiccicose.
3. Il fattore tissutale presente sulla superficie esterna delle cellule, quando reagisce con una
specifica proteina plasmatica, si avviano reazioni chimiche a cascata che culminano con la
conversione del fibrinogeno in fibrina.
4. Le molecole di fibrina formano una rete che intrappola i globuli rossi e le piastrine,
dando origine al coagulo.
5. Il coagulo si contrae tirando l’uno verso l’altro i margini della ferita. In questo modo, si
forma una barriera che impedisce la perdita di liquidi vitali e l’ingresso di microrganismi
infettivi.
PRELIEVO E ANALISI DEL SANGUE viene praticato a digiuno attraverso la vena cefalica del
braccio. Nelle provette, viene aggiunto l’anticoagulante e infine il campione viene centrifugato.
EMOCROMO è il conteggio dei globuli rossi, dei globuli bianchi, delle piastrine, delle molecole di
emoglobina, della grandezza dei globuli rossi, della quantità media di emoglobina per globulo
rosso.
EMATOCRITO è la percentuale di volume occupata da elementi figurati rispetto al volume
complessivo del sangue.
FORMULA LEUCOCITARIA i globuli bianchi presenti in maggior numero sono i granulociti
neutrofili, seguiti dai linfociti. Un aumento dei neutrofili indica che c’è un’infezione in corso. Un
aumento degli eosinofili o dei basofili può indicare un’allergia. I monociti vengono richiamati per la
formazione dei macrofagi, in gran numero possono indicare un’infezione. L’aumento dei linfociti
può segnalare un attacco virale o un’infiammazione cronica.
TRASFUSIONE E GRUPPI SANGUIGNI le trasfusioni diventarono sicure con la scoperta dei gruppi
sanguigni umani. I 4 gruppi sanguigni sono determinati da un gene che possiede 3 alleli e i globuli
rossi sono caratterizzati dagli antigeni, molecole che l’organismo non riconosce come proprie. Se si
esegue una trasfusione con dei gruppi sanguigni non compatibili si ha agglutinazione, ovvero il
fenomeno che compare quando antigeni e anticorpi si legano dando origine ad ammassi che
potrebbero ostruire i capillari. L’agglutinazione induce l’emolisi, ossia la rottura dei globuli rossi
con il rilascio di emoglobina. I gruppi sanguigni devono, quindi, essere compatibili. Se i globuli rossi
hanno un antigene estraneo, vi sarà reazione con gli anticorpi del plasma.
Il gruppo 0 non ha antigeni, quindi è un donatore universale.
Il gruppo AB non ha anticorpi quindi è un ricevente universale.
Il fattore Rh è stato isolato per la prima volta nella scimmia Macacus rhesus. È un altro antigene
presente sulla superficie dei globuli rossi, importante in gravidanza. Il feto riceve gli anticorpi dalla
madre, tra cui quelli contro il fattore Rh, che dipende dalla presenza di un allele dominante, ed è
assente negli omozigoti recessivi. Un tempo era una delle cause più frequenti di decessi
neonatali. Il problema si risolve ora iniettando alla madre Rh-negativa, entro 72 ore dal primo
parto, anticorpi contro i globuli rossi fetali Rh-positivi. Il processo viene ripetuto alla nascita di un
altro figlio Rh-positivo.

6.2 IL CUORE
Si trova nella cavità toracica e ha le dimensioni di un pugno. Pesa 300g circa ed è suddiviso in due
atri e due ventricoli. La punta del cuore si trova in contatto con il diaframma. La parte sinistra del
cuore è più sviluppata. Il miocardio è un tipo di tessuto muscolare particolare che costituisce le
pareti del cuore. L’endocardio riveste le pareti interne del cuore e infine il pericardio riveste
esternamente le pareti del cuore. Le arterie coronarie portano le sostanze nutritive e l’ossigeno al

miocardio. Si ramificano a partire dall’aorta e danno origine a una fitta rete di capillari.
La contrazione del cuore avviene partendo dagli altri. I due atri, in particolare, si contraggono
all’unisono, così come i ventricoli. Si alterno fasi di sistole, ovvero di contrazione e di diastole,
ovvero di rilassamento, durante le quali, le cavità possono riempirsi di sangue. Il ciclo cardiaco è
l’insieme di sistole e diastole sia degli atri sia dei ventricoli e dura 0,8 secondi in tutto. Quando gli
atri sono in diastole, i ventricoli sono in sistole e viceversa.
In un adulto a riposo, si hanno circa 70 battiti al minuto, sotto sforzo, la frequenza può superare il
doppio.

Le valvole tra atri e ventricoli si chiudono per evitare un reflusso di sangue verso gli atri. Le valvole
cardiache sono:
1. Valvola tricuspide, a destra e valvola bicuspide, a sinistra sono poste tra gli atri e i
ventricoli.
2. Valvole semilunari, sono poste all’uscita dei ventricoli.
Le valvole tra i ventricoli e la vena o l’arteria si chiudono per evitare che il sangue ritorni al

ventricolo.
La contrazione è stimolata dallo stesso muscolo cardiaco. Le fibre si auto-contraggono diffondendo
la contrazione alle cellule che si trovano nei nodi e nei fasci. Il nodo senoatriale o pacemaker è
situato nell’atrio destro ed è formato da cellule muscolari che possono dare avvio alla contrazione.
Le strie intercalari conducono in modo rapido e gli impulsi elettrici fra cellule adiacenti.
Una parte della corrente elettrica degli impulsi cardiaci si trasmette ai liquidi corporei e può essere
misurata con degli elettrodi disposti sul torace. L’elettrocardiogramma è uno strumento
diagnostico che misura:
- Onda P corrisponde alla contrazione degli atri
- Complesso QRS corrisponde alla contrazione dei ventricoli
- Onda T corrisponde al rilassamento dei ventricoli
Ogni ripetizione P-QRS-T corrisponde a un ciclo cardiaco. L’ampiezza delle onde e la distanza tra
l’una e l’altra fornisce informazioni sulla contrattilità del cuore.
Il sistema nervoso regola il ritmo e la
potenza delle contrazioni del miocardio,
non innesca, ma può accelerare o
rallentare il battito. Anche alcuni
ormoni e ioni possono regolare
chimicamente la frequenza cardiaca. Il
ritmo cardiaco cambia in funzione
dell’attività svolta. In caso di attività
fisica, deve far fronte a un aumento del
fabbisogno di ossigeno richiesto dai
muscoli.
I barorecettori registrano la pressione del
sangue in uscita dal ventricolo sinistro,
mentre i chemiorecettori registrano le
variazioni di H+, CO2 e O2. Le informazioni
vengono raccolte da un centro nel
midollo allungato. Dal centro, escono
fibre nervose che provocano
l’accelerazione o il rallentamento del
battito.
Adrenalina e noradrenalina sono gli
ormoni della regolazione chimica del
cuore, in particolare aumentano la frequenza cardiaca e la forza di contrazione del cuore. Vengono
rilasciati in caso di paura, stress e aumento dell’attività fisica.

6.3 VASI SANGUIGNI


Le tonache di vene e arterie sono pareti costituite da tre strati concentrici. Si dividono in:
- Tonaca intima, è lo strato più interno, a contatto con il sangue. È formato da tessuto
endoteliale su fibre elastiche
- Tonaca media, è formato da strati di fibre muscolari lisce che rispondono con
vasocostrizione o vasodilatazione agli stimoli dati dal sistema nervoso autonomo
- Tonaca esterna o avventizia, formata da fibre elastiche e collagene.
In particolare, la parete delle arterie è più elastica e resistente di quella delle vene perché devono
supportare l’alta pressione del flusso sanguigno. I prelievi di sangue e le trasfusioni vengono
effettuati sulle vene perché scorrono in superficie, non si rovina l’elasticità forandole e la spinta
della pressione non è così forte da ostacolare l’ingresso di sangue.
Le vene hanno un lume più grande e pareti più sottili rispetto alle arterie per rendere minima la
resistenza al flusso di ritorno. All’interno sono presenti numerose valvole a nido di rondine
prodotte dal ripiegamento dell’endotelio. Queste, chiudono temporaneamente i vasi per impedire
che il sangue fluisca verso il basso.

I capillari hanno pareti sottili formate da un unico strato di endotelio e sono i soli a permettere,
per diffusione, lo scambio di sostanze nutritive, O2, CO2 e altre molecole tra sangue e liquidi
extracellulari. La filtrazione è la prima fase di fuoriuscita di acqua e soluti. Segue poi una fase di
riassorbimento durante la quale la parte liquida tende a rientrare per osmosi.
EDEMA rottura dell’equilibrio tra i fluidi che provoca l’accumulo di liquidi all’esterno del
capillare. Edema polmonare, accumulo di liquidi negli alveoli.
La pressione sanguigna è la misura della forza per unità di superficie esercitata dal sangue contro
le pareti dei vasi sanguigni. Varia in modo proporzionale a ritmo e forza delle contrazioni, alla
resistenza vascolare e al flusso ematico. Viene misurata a livello dell’arteria brachiale nella parte
alta del braccio con lo sfigmomanometro e lo stetoscopio. La pressione sanguigna in un adulto è di
circa 120mm di mercurio quando i ventricoli si contraggono (fase di sistole) e 80mm di mercurio
quando si rilasciano (fase di diastole). (120/80).
RESISTENZA VASCOLARE è la forza di attrito data dallo scorrimento del sangue nei vasi.
Maggiore è la resistenza e maggiore è la pressione. È direttamente proporzionale alla viscosità del
sangue e alla lunghezza del vaso ed è inversamente proporzionale al diametro del vaso stesso. Una
dieta povera di grassi aiuta a prevenire l’ipertensione.
La regolazione del flusso sanguigno avviene in due modi:
- VASOCOSTRIZIONE Grazie alla contrazione della muscolatura liscia, diminuisce il flusso
sanguigno. Il lume delle arteriole diventa più piccolo.
- VASODILATAZIONE Grazie al rilassamento della muscolatura liscia, si ha un aumento del
flusso sanguigno nei capillari.
I muscoli lisci sono controllati da:
- Nervi del sistema nervoso autonomo
- Concentrazione di ormoni come adrenalina e noradrenalina
- Peptidi cardiaci, che regolano il volume dei vasi e l’equilibrio idrosalino
- Renina, rilasciata dal rene in caso di ridotto apporto ematico
- Istamina, sostanze ingerite o inalate come
la caffeina (vasocostrittore, utile nelle cefalee) e la
nicotina o l’alcool (vasodilatatori).

Vasocostrizione e vasodilatazione delle arteriole


regolano il flusso ematico in relazione al
fabbisogno di nutrienti dell’organismo.
Il flusso aumenta nei muscoli durante l’attività
fisica, nello stomaco o nell’intestino durante la
digestione e attraverso la pelle per contrastare le
elevate temperature, mentre diminuisce a quelle
basse.
I nervi che regolano la muscolatura e quelli che
agiscono sulla forza e la frequenza del battito si
coordinano con il centro di regolazione
cardiovascolare nel tronco cerebrale.
Tutto questo è sotto un controllo a feedback
negativo, ovvero, quando la pressione diminuisce,
l’attività del cuore aumenta e i vasi si restringono
facendo aumentare la pressione e viceversa. Se il
flusso sanguigno aumenta per vasodilatazione, il
cuore viene stimolato a battere più velocemente
per sviluppare una maggior pressione che supporti
il flusso.

7 IL SISTEMA RESPIRATORIO

In biologia respirazione ha due significati:

A livello cellulare, indica le reazioni chimiche che avvengono nei mitocondri, che richiedono
ossigeno e sono fonte di energia
A livello di organismo, indica il processo con il quale si assume ossigeno e si elimina
diossido di carbonio da e verso l’esterno.
METABOLISMO BASALE è il consumo di energia minimo in condizioni di riposo. È direttamente
proporzionale al consumo di ossigeno. I tassi metabolici aumentano con l’attività fisica poiché chi
svolge un esercizio fisico necessita di una quantità di glucosio 15-20 volte superiore a chi si trova a
riposo e di conseguenza ha anche bisogno di più ossigeno.
La ventilazione polmonare, ovvero il processo di entrata e uscita di ari dal sistema respiratorio, è
suddivisa in:
- Respirazione esterna, avviene a livello degli alveoli polmonari con lo scambio di ossigeno e
diossido di carbonio tra l’aria che entra e il sangue
- Respirazione interna, avviene a livello cellulare e riguarda lo
scambio di gas tra sangue e liquido extracellulare.
In entrambi i casi, lo scambio di gas avviene per diffusione.
La pressione atmosferica viene misurata attraverso un barometro,
ovvero un tubo di vetro di mercurio, chiuso da un lato e capovolto
in una bacinella di mercurio. A livello del mare, l’aria circostante
esercita una pressione di 1atm, ossia 1Kg per cm2, che corrisponde
a una colonna d’acqua alta 10 metri o a una colonna di mercurio
alta 760mm.
L’aria è una miscela di gas e la pressione in questo caso è data dalla
somma delle pressioni parziali esercitate dai singoli gas che la
compongono. La pressione di ogni gas è proporzionale alla sua
concentrazione nella miscela. Durante la diffusione, ciascun gas
tende a spostarsi da una ragione con pressione parziale maggiore a
una minore.
Il sistema respiratorio è composto da:
- Porzione di conduzione, ha la funzione prevalente di trasportare l’aria e comprende il naso,
la faringe, la laringe, la trachea, i bronchi, i bronchioli e i bronchioli terminali.
- Porzione polmonare, comprende gli alveoli,
le strutture dove avviene lo scambio di gas
con il sangue.
Vediamo quindi:
- Vie aeree superiori naso e faringe
- Vie aeree inferiori laringe, trachea,
bronchi e polmoni
L’aria può entrare dalla bocca e dalle cavità nasali
che la riscaldano e trattengono le impurità, passa
quindi alla faringe.

7.1.1 Il naso
Il naso è l’entrata preferenziale dell’aria a riposo. È formato, all’esterno, da cartilagine. La cavità
nasale, invece, è divisa in due dal setto nasale formando così le due narici. Sono presenti, inoltre,
tre conche (superiore, media e inferiore) costituite da ripiegamenti, chiamati turbinati, che
aumentano la superficie di contatto con l’aria. Le impurità vengono quindi trattenute nel muco e
l’aria viene riscaldata.
Nel naso ci sono cellule caliciformi che producono muco con la funzione di trattenere le particelle
di polvere e rendere l’aria in entrata umida. Sono cellule ciliate, le cui ciglia muovono il muco verso
la faringe e la sua deglutizione è uno dei primi meccanismi di difesa contro i microrganismi esterni.
Fumo e sbalzi di temperatura paralizzano queste ciglia rendendole meno efficienti.
Le cellule olfattive trasmettono al cervello le informazioni sugli odori. I condotti naso-lacrimali,
raccolgono le lacrime, mentre i seni paranasali umidificano e riscaldano l’aria.

7.1.2 La faringe
La faringe è un organo muscolare che comunica sia con il sistema respiratorio sia con il sistema
digerente. Nella faringe sono presenti le tonsille, ghiandole del sistema immunitario e lo sbocco
dell’orecchio mediante le trombe di Eustachio. Quando la pressione cambia, attraverso la
deglutizione o gli sbadigli si aumenta la pressione faringea e quindi quella dell’orecchio. Dalla
faringe partono due canali:
- Trachea
- Esofago
La faringe si trova in continuità con la laringe.

7.1.3 La laringe
La laringe si trova davanti all’esofago e prima della trachea. È formata da otto cartilagini rigide,
quella tiroidea protegge la parte anteriore della ghiandola e da una elastica detta epiglottide, che
si chiude al passaggio del cibo.
POMO D’ADAMO è una sporgenza che si muove verso l’alto durante la deglutizione. È visibile
nei maschi ed è formato da cartilagine tiroidea e strato adiposo.
GLOTTIDE è il sito della fonazione e contiene le corde vocali, queste sono lamine di tessuto
elastico che vibrando al passaggio dell’aria producono suoni di diversa intensità.
Dalla laringe l’aria passa alla trachea.

7.1.4 Trachea
Ha le pareti rinforzate da anelli cartilaginei a forma di C. Su un lato, l’anello a contatto con
l’esofago si interrompe e rimane solo una membrana muscolare.
La trachea si interrompe a livello della quinta vertebra toracica, dove si origina il bronco principale
sinistro e destro.
La trachea si divide in due bronchi principali, che si dividono in ramificazioni più piccole, i
bronchioli.

7.1.5 Bronchi e bronchioli


Bronchi e bronchioli sono circondati da un sottile strato muscolare liscio e i bronchi sono sostenuti
da anelli incompleti di cartilagine. Al diminuire del diametro dei bronchi, la cartilagine viene
sostituita da limine, fino a scomparire, mentre aumenta la muscolatura liscia. Contrazione e
rilassamento regolano la resistenza al flusso d’aria, l’istamina fa contrarre la muscolatura liscia,
provocando broncocostrizione.
Trachea, bronchi e bronchioli sono rivestiti da cellule epiteliali con cellule ciliate e secernenti
muco. Il muco trattiene le particelle estranee, le ciglia spingono poi il muco verso la faringe e la
tosse ha lo scopo di rimuovere il muco in eccesso.

7.1.6 Polmoni
I polmoni sono organi spugnosi a forma di cono che occupano gran parte della cavità toracica.

La pleura è una membrana sierosa che avvolge i polmoni ed è formata da due foglietti:
- Foglietto parietale, riveste la cavità toracica
- Foglietto viscerale, aderisce alla superficie del polmone
Tra i due strati si trova un liquido che permette lo scorrimento reciproco. Quando la pleura è
integra, la pressione intratoracica è minore di quella atmosferica e i polmoni restano gonfi. Se per
un trauma l’aria entra nella pleura, i polmoni collassano e non si riesce più ad inspirare. Questa
condizione è detta pneumotorace.
La scissura cardiaca si trova sul polmone sinistro ed è dovuta alla presenza del cuore. La scissura
divide il polmone sinistro in due lobi, inferiore e superiore, ciascuno dei quali ospita un bronco
secondario. Il polmone destro è invece più grande e presenta due scissure. È quindi diviso in tre
lobi: superiore, intermedio e inferiore. Ogni lobo si suddivide in strutture che hanno in comune un
bronco terziario che si divide in bronchioli e quindi in bronchioli terminali. 5-7 bronchioli terminali
determinano un lobulo polmonare, insieme ad arteriole, venule e vasi linfatici.
7.1.7 Alveoli
Gli alveoli sono piccoli sacchi di aria alle estremità dei bronchioli più piccoli, l’insieme degli alveoli
costituisce i polmoni. Sono formati da epitelio squamoso semplice, cellule ghiandolari che
producono il liquido alveolare e cellule che catturano parti estranee. Nel liquido è presente il
surfactante, un insieme di fosfolipidi e lipoproteine che impedisce il collasso degli alveoli durante
l’espirazione.
Ci sono 300 milioni di alveoli per una superficie respiratoria di 70m 2. I pori alveolari garantiscono la
comunicazione con gli alveoli adiacenti. Sono circondati da capillari sanguigni e la parete che li
separa è
molto sottile.
Lo scambio
dei gas tra
aria e sangue
avviene per
diffusione.

Normalment
e respiriamo
un volume
d’aria di circa
500mL.
Quando
inspiriamo in
maniera forzata introduciamo circa 2000-3000mL d’aria, questo è chiamato volume di riserva
inspiratorio. Il volume di riserva espiratorio è invece pari a 1200mL. La capacità vitale
dell’organismo è la somma del volume corrente più i due volumi di riserva e può raggiungere
anche i 5000mL in un uomo giovane e sano. Il volume residuo è la quantità di aria che rimane
all’interno anche dopo l’espirazione forzata ed è di circa 1200mL.
Lo spirometro permette di misurare i valori volumetrici d’aria. Con questo esame possono essere
misurati tutti i volumi polmonari, tranne quello residuo.
La ventilazione polmonare è la quantità d’aria che esce ed entra nei polmoni in un minuto. Questa
misura varia a seconda di sesso, età e tipo di attività fisica.
Il ciclo inspiratorio, è composto da due fasi:
1. Inspirazione quando la pressione alveolare è inferiore a quella atmosferica e l’aria entra
all’interno dei polmoni
2. Espirazione quando la pressione alveolare è superiore a quella atmosferica e l’aria esce
dai polmoni.
La pressione nei polmoni varia grazie alla contrazione e al rilassamento del diaframma e dei
muscoli intercostali esterni, che si contraggono durante l’inspirazione trascinando le coste verso
l’alto e permettendo così l’espansione dei polmoni, mentre il diaframma si abbassa. I neuroni
respiratori attivano quelli motori nel midollo spinale che a loro volta stimolano la contrazione del
diaframma e dei muscoli intercostali permettendo l’inspirazione, 2 secondi. Quando si interrompe,
i muscoli si rilassano e il polmone torna alla sua forma inziale. L’espirazione è quindi un fenomeno
del tutto passivo della durata di circa 3 secondi.
Ad ogni respiro solo il 10% dell’aria viene scambiata, ma con una respirazione volontaria e
profonda si può raggiungere anche l’80%.
L’ossigeno è insolubile nel plasma sanguigno e per trasportarlo sono necessarie delle molecole
proteiche note come pigmenti respiratori. Nei vertebrati, tale pigmento è l’emoglobina. Questa è
costituita da 4 subunità ciascuna delle quali comprende un’unità eme e una catena polipeptidica. È
un pigmento rosso che diventa più brillante se legato all’ossigeno.
Il gruppo eme è una complessa struttura ad anello contenente azoto, al centro della quale
troviamo un atomo di ferro. Ogni unità eme di combina con una molecola di ossigeno, perciò una
molecola di emoglobina lega 4 molecole di ossigeno.
Nei globuli rossi sono ammassate fino a 265 milioni di molecole di emoglobina.
Il legame ossigeno-emoglobina, avviene in base al valore della pressione parziale di ossigeno.
Nei capillari alveolari la pressione parziale dell’ossigeno è alta, circa 160mmHgnell’aria, e quindi si
combina con l’emoglobina. Al diminuire della pressione parziale dell’ossigeno, questo si separa
dall’emoglobina. Nei tessuti a seguito delle attività metaboliche, la pressione parziale è pari a
40mmHg.
Il monossido di carbonio, è un gas incolore che si trova nei gas di scarico, nei fumi degli impianti di
riscaldamento e in quelli delle sigarette. Se inspirato, si lega all’emoglobina 200 volte più
saldamente dell’ossigeno e in modo stabile causando così un’ipossia, ovvero carenza di ossigeno.
Servono dai 40 agli 80 minuti per dimezzare la quantità di monossido di carbonio nel circolo
sanguigno di una persona intossicata.
L’anidride carbonica è più solubile dell’ossigeno, infatti si trova per il 7% disciolta nel plasma, il
23% si trova legata all’emoglobina e il 70% si lega con l’acqua per formare acido carbonico.
Nei tessuti dove la pressione parziale è alta, l’anidride carbonica si dissocia formando ione
bicarbonato e ione idrogeno. Nei polmoni dove la pressione parziale di diossido di carbonio è
bassa, l’acido carbonico si dissocia a formare diossido di carbonio e acqua.
Una volta liberato, l’anidride carbonica diffonde dal plasma verso gli alveoli ed esce dai polmoni.
L’anidrasi carbonica è l’enzima che nei globuli rossi catalizza la reazione del diossido di carbonio
con l’acqua.

La respirazione è ritmica e autonoma, ma può essere controllata volontariamente attraverso la


contrazione del diaframma e dei muscoli del torace. In particolare, i centri respiratori del tronco
cerebrale regolano:
- Velocità e profondità del respiro
- Espirazione e inspirazione a riposo
- Respirazione forzata volontaria
- Frequenza della respirazione
- Prolungamento dell’inspirazione
I chemiorecettori centrali si trovano a livello del midollo allungato e risentono della
concentrazione di diossido di carbonio e ioni idrogeno nel liquido cefalo-rachidiano. I
chemiorecettori periferici si trovano a livello dell’arco aortico e delle arterie carotidi. Questi
influenzano la pressione arteriosa e risentono di ossigeno, diossido di carbonio e dello ione
idrogeno nel sangue. Se la concentrazione di CO2, e quindi quella di H+, aumenta e la respirazione
diventa più profonda e veloce. In caso di iperventilazione si possono avere capogiri a causa
dell’aumento di H+ nel sangue e nel cervello.
Febbre e alte temperature aumentano la frequenza e la profondità del respiro.
Il freddo e le condizioni di ipotermia rallentano il respiro, se siamo in acque gelide si entra per
pochi istanti in apnea.
Un dolore breve e intenso provoca apnea, mentre un dolore prolungato aumenta la frequenza
respiratoria.
I recettori del movimento o propriorecettori, in caso di attività fisica, stimolano il centro
inspiratorio per aumentare la ventilazione.
I recettori di stiramento o tensorecettori, attivano l’espirazione quando si ha un aumento del
diametro bronchiale all’inspirazione.
EUPNEA successione di inspirazione ed espirazione eseguita in situazioni normali.
TOSSE inspirazione lunga e profonda seguita da una violenta espirazione.
STARNUTO spasmo molto forte dei muscoli espiratori che produce l’espulsione di aria e saliva
dal naso e dalla bocca.
SINGHIOZZO spasmo del diaframma e della faringe, dovuto a irritazione delle mucose.
RISATA E PIANTO inspirazione a cui seguono brevi e ritmiche espirazioni.
SBADIGLIO inspirazione profonda e prolungata con apertura della mandibola.

8 APPARATO DIGERENTE

L’apparato digerente rifornisce di energia le cellule e permette l’assorbimento dei materiali di base
necessari per la sostituzione di cellule morte o di tessuti usurati. Demolisce il cibo nelle molecole
che lo compongono, le assorbe all’interno del corpo ed elimina i rifiuti e le sostanze non digerite.
Il canale alimentare principale o tratto gastrointestinale
è formato da un gruppo di organi accessori chiamati
annessi. Il canale alimentare inizia con la bocca e
prosegue con faringe, esofago, stomaco, intestino e ano.
Per tutto il suo percorso il canale è formato da un lume
interno circondato da quattro strati di tessuti
concentrici:
1. MUCOSA è lo strato più interno formato da
tessuto epiteliale e connettivo
2. SOTTOMUCOSA formata da tessuto
connettivo e fibre nervose. Contiene i vasi
linfatici
3. TONACA MUSCOLARE formata da strati di muscolatura liscia
4. TONACA SIEROSA O PERITONEO è il rivestimento esterno formata da tessuto
connettivo.
L’epitelio del canale digerente
contiene cellule caliciformi che
secernono muco o enzimi digestivi in
alcuni punti.
Gli annessi non vengono a contatto
con il cibo ma producono enzimi
digestivi che vengono riversati in
alcuni punti tramite condotti specifici.
Questi, demoliscono il cibo per
idrolisi, ovvero riducono i polimeri in
monomeri legandosi al cibo con
l’aiuto di una molecola d’acqua che
viene aggiunta nella reazione
permettendo la rottura dei legami.
Gli annessi sono dunque:
- Lingua
- Denti
- Ghiandole salivari
- Fegato
- Pancreas
Negli esseri umani adulti il canale
alimentare è lungo circa 9 metri, ma i
suoi ripiegamenti fanno sì che questo
possa alloggiare nell’addome.
SFINTERI sono i punti in cui la
muscolatura diventa più spessa.
Questi si contraggono e rilassano agendo come valvole. Alcuni sfinteri importanti sono lo sfintere
cardias che separa l’esofago dallo stomaco e lo sfintere piloro che separa lo stomaco dal duodeno.

PERISTALSI è l’insieme dei movimenti dovuti alle contrazioni coordinata dei due strati di
muscolatura liscia. Questi movimenti mescolano il cibo e lo fanno progredire fino all’ano. La
peristalsi spinge il cibo in modo unidirezionale.

8.1.1 I denti
Noi possediamo, in età adulta, 32 denti, 16
nell’arcata superiore e 16 nell’arcata inferiore
così divisi:
- 8 incisivi specializzati nel taglio
- 4 canini per afferrare e lacerare
- 8 premolari e 12 molari, questi sono larghi
e piatti per triturare.
I bambini hanno solo 20 denti, chiamati denti da latte, che cadono tra i 6 e i 12 anni per essere
sostituiti da quelli definitivi.
Il dente è formato da:
- CORONA, parte visibile del dente
- RADICE, porzione infissa nell’osso mascellare o
mandibolare
- COLLETTO, parte che collega il tutto
- DENTINA, tessuto connettivo calcificato molto
resistente
- SMALTO, nella porzione visibile copre la
dentina, è formato da fosfato di calcio.
La radice è circondata dal cemento, una sostanza che
facilita l’ancoraggio del dente alle cavità ossee chiamate alveoli. All’interno della dentina troviamo
la cavità della polpa, questa è la parte viva del dente dove scorrono nervi e vasi sanguigni.
Quando lo smalto dei denti è danneggiato può essere attaccato più facilmente dai batteri che
producono la carie.

8.1.2 La lingua
La lingua muove e mescola il cibo nella bocca e favorisce la meccanica della deglutizione. La lingua
è dotata di papille su cui troviamo i bottoni gustativi, cellule che agiscono come recettori
sensoriali. Le proprietà chimiche degli alimenti vengono così trasmesse al cervello. Nell’uomo la
lingua ha anche funzione di articolare i suoni per il linguaggio.
FRENULO tiene ancorata la lingua al pavimento della bocca
TONSILLE LINGUALI hanno funzione immunitaria.
SALIVA è una secrezione acquosa prodotta
dalle ghiandole salivari, tra cui le parotidi.
Contiene un muco che lubrifica il cibo
facilitandone la deglutizione e, nei mammiferi,
contiene un enzima, la ptialina o amidasi salivare,
che inizia grossolanamente la digestione degli
amidi. Questi enzimi hanno anche funzione
antibatterica perché lisano la parete di
peptidoglicani dei batteri. La secrezione è
controllata dal sistema nervoso e la salivazione ha
inizio quando il cibo è in bocca, a volte basta
anche annusarlo o immaginarlo. In situazioni
normali produciamo 1 litro di saliva in 24 ore.
Situazioni di pericolo o stress possono bloccare la
salivazione.
La parotite epidemica, comunemente chiamata
orecchioni, è una patologia causata da un virus,
molto frequente nei bambini.
L’opiorfina funziona come antidolorifico.
Il processo della deglutizione è un’attività a innesco volontario che prosegue involontariamente. La
faringe si collega sia al canale digerente sia a quello respiratorio, ed è anche la sede di due
ghiandole del sistema immunitario: le tonsille palatine e le adenoidi. Il cibo segue il percorso
corretto grazie all’epiglottide, un pezzo di cartilagine che si abbassa ad ogni deglutizione.
Il sistema digerente ha un proprio sistema nervoso che comunica con quello centrale ed è
coordinato da ormoni come:
- Gastrina la sua produzione è indotta dalla distensione delle pareti dello stomaco, dal PH
alto e dalla presenza di proteine parzialmente digerite.
- Colecistochinina stimola la produzione e il rilascio di succhi pancreatici e lo svuotamento
della cistifellea. La sua produzione è stimolata da amminoacidi e acidi grassi nel chimo.

8.1.3 Lo stomaco
Lo stomaco è un organo muscolare a
forma di sacco, con una capacità media di
1,2 litri, ma può arrivare a contenere fino
a 4 litri. Le pareti dello stomaco hanno
piccole aperture che nascondono
minuscole cavità, le fossette gastriche, in
cui è presente un epitelio ghiandolare
formato da diversi tipi di cellule:
- Cellule parietali producono
acido cloridrico (HCl) che serve ad
attivare il pepsinogeno, inoltre,
l’acido cloridrico, rende il PH
compreso 1,5 e 2,5 che uccide i
batteri e scioglie le parti coriacee
e fibrose dei tessuti ingeriti.
- Cellule mucipare secernono il
muco che protegge la mucosa
dello stomaco dal PH acido.
- Cellule principali producono il
pepsinogeno, una sostanza
proteica che, attivata in pepsina,
idrolizza le proteine in peptidi.
Queste secrezioni, unite all’acqua
formano i succhi gastrici.
La presenza di proteine nello stomaco provoca la liberazione della gastrina. Questo ormone
stimola la secrezione di succo gastrico e aumenta le contrazioni delle pareti muscolari dello
stomaco.
Lo svuotamento gastrico avviene gradualmente, il piloro lascia passare 3ml di chimo alla volta, la
parte più fine entra nel duodeno mentre il resto viene rimescolato nello stomaco. Per questo
motivo la digestione dura circa 4 ore.

8.1.4 L’intestino
Nell’intestino si svolge la maggior parte del processo di demolizione e assorbimento delle sostanze
nutritive. L’intestino è diviso in:
- Intestino tenue, ulteriormente suddiviso in:
o Duodeno
o Digiuno
o Ileo
- Intestino crasso, ulteriormente diviso in:
o Cieco
o Colon, formato da una porzione ascendente, una trasversa e una discendente
o Retto
L’intestino tenue è lungo circa 6 metri e ricopre una superficie di 300m2. Questo perché le pieghe
circolari della sottomucosa aumentano la superficie di assorbimento. Oltre alle pieghe circolari
l’intestino è ricoperto di villi e microvilli. I villi sono numerose e microscopiche estensioni della
mucosa, mentre i microvilli sono estroflessioni citoplasmatiche sulla superficie delle singole cellule
epiteliali.
Le cellule epiteliali producono muco ed enzimi che funzionano in sequenza. I polipeptidi vengono
scissi prima in dipeptidi e poi in monomeri, gli amminoacidi. Questi sono piccoli e passano
attraverso l’intestino e i vasi sanguigni.
Il duodeno secerne secretina, un ormone che stimola il fegato e il pancreas a secernere liquidi
alcalini per controbilanciare l’acidità del chimo imbevuto di succhi gastrici. I grassi e gli
amminoacidi stimolano la produzione di colecistochinina, un ormone che induce la liberazione di
enzimi dal pancreas e lo svuotamento della cistifellea.
L’intestino crasso è un condotto lungo 1,5 metri con un diametro di 7-8cm. Il cieco possiede una
breve estroflessione chiamata appendice, di questa non se ne conosce la funzione, può
infiammarsi (appendicite) a causa del ristagno delle feci e deve essere asportata. Nel colon si
completa l’assorbimento di acqua e Sali minerali e ospita batteri simbionti come Escherichia coli.
La flora microbica dell’intestino è l’insieme dei batteri del colon, fondamentali per la corretta
funzione del sistema digerente, se mancano, bisogna reintegrarli con fermenti lattici vivi. I batteri
simbionti dell’intestino si nutrono di sostanze non digerite e le trasformano in amminoacidi e
vitamine, rilasciando gas come idrogeno, metano e monossido di carbonio, che, se presenti in
grandi quantità provocano flatulenza.
Le vitamine del gruppo B e K sono utili per la coagulazione del sangue e la corretta funzionalità
delle proteine che agiscono sulle ossa.
La massa di sostanze fecali è formata da batteri, cellulosa e sostanze non digerite. Si forma nel
tratto terminale del colon, viene lubrificata dal muco e dopo essersi accumulata nel retto viene
eliminata attraverso l’ano sotto forma di feci.
8.1.5 Il pancreas
Il pancreas è una ghiandola che secerne ormoni, succhi digestivi e un liquido alcalino che
neutralizza l’acidità del chimo. Questi, dal pancreas raggiungono il duodeno attraverso una serie di
canali che si uniscono nel dotto pancreatico che si unisce al dotto biliare comune.
Il pancreas produce:
- Amilasi pancreatica, produce disaccaridi proseguendo la scissione dell’amido.
- Lipasi, idrolizza i grassi in glicerolo e acidi grassi.
- Tripsina e chimotripsina, scindono le proteine. Enzimi che vengono
- Nucleasi, idrolizza gli acidi nucleici in nucleotidi riversati nel duodeno.
- Insulina, abbassa il livello di glucosio nel sangue Ormoni, prodotti dalle cellule
- Glucagone, alza il livello di glucosio nel sangue del pancreas endocrino, isole
di Langherans.

8.1.6 Il fegato
Il fegato è disposto dietro al
diaframma a destra della cavità
addominale. Pesa circa 1,4Kg
nell’uomo adulto. Il fegato
svolge diverse funzioni tra cui:
- Funzioni digestive
produce la bile, un miscuglio di
Sali che emulsionano i grassi
riducendoli in piccole goccioline
chiamate micelle che facilitano
l’attacco da parte della lipasi
pancreatica. La maggior parte
dei Sali biliari viene riassorbita a
livello dell’ileo e tramite la vena
porta torna al fegato.
La bile viene raccolta nei dotti
biliari. Questi sono sempre più
grandi fino ad immagazzinarla
nella cistifellea o colecisti. In
presenza del pasto viene
indotta a rilasciare il liquido nel
duodeno attraverso il coledoco
che si unisce al dotto
pancreatico nel dotto biliare comune.
- Escrezione le cellule di Kupffer fagocitano i globuli rossi troppo vecchi e i batteri. Con la
bilirubina viene eliminato il pigmento residuo dei globuli rossi senescenti. La bilirubina si
trasforma in stercobilina grazie ai batteri del canale digerente.
- Deposito il fegato immagazzina i grassi in eccesso e li demolisce per formare energia. Gli
epatociti sintetizzano anche le lipoproteine utili per il trasporto di colesterolo, acidi grassi e
trigliceridi in circolo.
- Regolazione della glicemia il fegato può depositare il glucosio sotto forma di glicogeno e
viceversa ritrasformarlo in glucosio quando lo zucchero nel circolo sanguigno è basso. In
caso di glicemia bassa è in grado di sintetizzare glucosio da amminoacidi e grassi tramite la
reazione di gluconeogenesi.
- Sintesi e demolizione delle proteine può convertire gli amminoacidi in ATP, con la
produzione di un gruppo di ammoniaca, trasformata poi quest’ultima in urea, che viene
eliminata con l’urina, sintetizza proteine del sangue come albumine e globuline e proteine
importanti per la coagulazione.
- Deposito di farmaci e ormoni può trasformare i farmaci dalla forma inattiva ad attiva e
può inattivare ormoni tiroidei e steroidei.
- Deposito di vitamine e Sali minerali immagazzina le vitamine liposolubili (A, D, E, K),
ferro e rame, rilasciandoli in caso di necessità.
- Disintossicazione disintossica l’organismo dalle scorie del metabolismo o da sostanze
come alcol, droghe e farmaci.
Il sangue ricco di sostanze nutritive e scorie dall’intestino passa attraverso le diramazioni della
vena porta epatica verso i lobuli del fegato. I lobuli sono unità rotondeggianti formati da cellule
chiamate epatociti che sono affiancati a raggiera dai capillari che sfociano poi in un’unica vena, la
vena centrale. Questi vasi, detti sinusoidi, rilasciano sostanze nutritive al fegato.
Nel fegato ci sono diverse proteine tra cui:
- Lipoproteine a bassissima densità (VLDL) trasportano i trigliceridi dal fegato ai tessuti di
deposito dove si trasformano in LDL
- Lipoproteine a bassa densità (LDL) trasportano il 75% del colesterolo alle cellule.
L’accumulo di colesterolo predispone all’insorgenza di placche nei vasi.
- Lipoproteine ad alta densità (HDL) rimuovono il colesterolo in eccesso dai tessuti e lo
trasportano nel fegato.

8.2 ASSORBIMENTO E METABOLISMO


il metabolismo è l’insieme delle reazioni chimiche e fisiche che permettono di utilizzare le sostanze
nutritive introdotte con la dieta.
- Zuccheri gli enzimi scindono i disaccaridi in monosaccaridi, assorbiti per diffusione
facilitata. Passano ai capillari fino alla vena porta epatica, dopo aver attraversato i lobuli, il
sangue distribuisce il glucosio al corpo. La glicemia è la concentrazione di glucosio nel
sangue, che rimane costante nel corso delle 24 ore, pur non assumendo costantemente
cibo.
Glucosio e monosaccaridi in eccesso vengono inviati al fegato che li trasforma in glicogeno
e grasso come riserva energetica per 4 ore. L’assunzione e la liberazione di glucosio dal
fegato dipendono dalla sua concentrazione nel sangue. Il suo valore normale è pari a 1
grammo per litro di sangue. Nei diabetici, questo valore diventa più elevato.
- Lipidi gli acidi grassi di piccole dimensioni entrano direttamente nei capillari sanguigni.
Glicerolo e colesterolo entrano nelle cellule epiteliali per diffusione. Qui vengono
sintetizzati in lipidi e impacchettati in goccioline chiamate chilomicroni. Sono l’alternativa
al glucosio per fornire energia e come elementi per la ricostruzione di membrane cellulari.
Ci sono alcuni acidi grassi che vengono detti essenziali e questi sono l’acido linoleico
(Omega 3) e l’acido linolenico (omega 6). Questi devono essere introdotti con la dieta, così
come gli acidi grassi utili per la sintesi di grassi e steroidi, gli ormoni sessuali. muscoli,
fegato e cellule adipose usano il grasso come fonte di energia la lipolisi ovvero la scissione
dei lipidi in acidi grassi e glicerolo. Questo perché nella fase di costruzione dei lipidi, i
nutrienti in eccesso diventano trigliceridi di riserva.
- Proteine sono assorbite per trasporto attivo, i dipeptidi vengono scissi all’interno dei
microvilli.
- Acqua e Sali minerali sono assorbiti nell’intestino sia tenue che crasso per osmosi.
- Vitamine quelle liposolubili, come A, D, E, K, vengono assorbite con i grassi, quelle
idrosolubili, vengono assorbite per diffusione semplice.

8.3 DIETA BILANCIATA


Il fegato trasforma in glucosio vari tipi di molecole, il fabbisogno energetico è soddisfatto da una
combinazione di proteine, carboidrati e lipidi. Carboidrati e lipidi forniscono lo stesso apporto di
calorie per unità di peso secco. I
grassi, invece più del doppio.
Per sintetizzare le proteine, le
cellule devono contenere tutti e 20
gli amminoacidi, gli esseri umani
possono sintetizzare solo 12
amminoacidi, gli altri devono essere
introdotti con la dieta e sono detti
amminoacidi essenziali. Gli
amminoacidi possono essere
ottenuti con la demolizione delle
proteine della carne, delle uova e
del latte. L’alimentazione
vegetariana è povera di lisina e
triptofano, che però si trovano nei
legumi, cereali, fagioli, riso e piselli.
La dieta mediterranea prevede un
consumo elevato di verdure, frutta
e pesce con grassi polinsaturi (olio
extravergine di oliva) come
condimento. Prevede, inoltre, il consumo di pasta e uno scarso consumo di carne e di grassi saturi
come lardo e burro.

8.3.1 Intolleranza al lattosio


Dipende dalla carenza dell’enzima lattasi che scinde il lattosio in galattosio e glucosio. Il lattosio
resta nel lume intestinale dove i batteri lo usano per produrre gas e metaboliti. Per questo motivo
si hanno diarrea e gonfiori da 30 minuti a due ore dall’assunzione. I neonati producono molta
lattasi. Questa produzione diminuisce con l’età poiché l’alimentazione non prevede più il latte
materno.
La diagnosi viene effettuata tramite breath test (test del respiro), ossia misurando l’idrogeno
prodotto dai batteri e rilasciato con l’espirazione.

8.3.2 Celiachia
È un’intolleranza alimentare permanente alla gliadina, una proteina contenuta nel glutine di
frumento, orzo, farro e avena. Il sistema immunitario delle persone affette da celiachia produce
anticorpi anti-gliadina provocando un appiattimento dei villi intestinali e conseguente
compromissione dell’assorbimento delle sostanze nutritive.
L’unica terapia è una dieta priva di glutine.

8.3.3 Disturbi alimentari


ANORESSIA NERVOSA si manifesta con l’incapacità di assumere cibo, porta a deperimento ed è
legata a una percezione errata del proprio peso. Il corpo brucia i trigliceridi di deposito per far
fronte al fabbisogno di energia. Quando sono finiti, il corpo attinge dalle proteine, tra cui quelle
dei muscoli.
BULIMIA comporta una sensazione di fame incontrollabile e un’assunzione smodata di cibo, il
rimorso porta poi a provocarsi il vomito per eliminarlo. I succhi gastrici rovinano i denti e creano
delle lesioni alle mucose.

9 SISTEMA ESCRETORE

Contribuisce al mantenimento dell’omeostasi, garantisce l’equilibrio tra acqua e soluti, mantiene il


PH costante ed elimina le scorie prodotte dall’organismo. Il sistema escretore è costituito da:
- Reni sono gli organi che svolgono la funzione principale
- Due ureteri collegano i reni alla vescica
- Vescica organo di raccolta dell’urina.
- Uretra permette lo svuotamento della vescica
Arterie e vene renali mettono in collegamento i reni con il sistema circolatorio.

9.1 I RENI
I reni sono due organi di colore rosso scuro, a forma di fagiolo, lunghi 10 cm e situati
posteriormente rispetto a fegato e stomaco. Nella porzione centrale di ogni rene si trova l’ilio
renale da cui partono e arrivano i vasi linfatici e sanguigni e da cui si originano gli ureteri. Sopra i
reni si trovano le ghiandole surrenali.
Producono ormoni come l’eritropoietina, utile per la produzione di globuli rosi, il calcitriolo e la
renina.
Il rene ha 3 funzioni:
- Mantenimento dell’equilibrio idrico. Il controllo idrico è importante per mantenere una
corretta pressione nel sangue. In media, ogni giorno assumiamo 2200ml di liquidi da cibo e
bevande e ne otteniamo circa 350ml dall’ossidazione dei nutrienti. Ogni giorno, eliminiamo
circa 1500ml di acqua al giorno. Questa viene eliminata sotto forma di aria umida dai
polmoni, con le feci, per evaporazione dalla pelle, con il sudore e sotto forma di urina.
- Escrezione dei rifiuti metabolici che si accumulano nel sangue. I principali rifiuti sono
l’anidride carbonica e i composti azotati dovuti alla demolizione degli amminoacidi.
L’ammoniaca, essendo molto tossica, viene trasformata dal fegato in urea. Il sistema
circolatorio porta poi l’urea ai reni dove viene eliminata in soluzione acquosa.
- Regolazione della concentrazione degli ioni. La concentrazione di ioni come Na+, K+, H+,
Mg2+, Ca2+ e HCO3-, deve mantenersi costante poiché questi ioni svolgono un ruolo
fondamentale nel mantenimento della struttura delle proteine, nella propagazione
dell’impulso nervoso o nella contrazione muscolare.
Il rene è formato da una regione corticale, più esterna e chiara e una midollare, più interna e scura
e formata dalle piramidi renali (piramidi di Malpighi). La struttura funzionale del rene è il nefrone,
situato nella regione corticale. Il
nefrone è formato da un ammasso di
capillari, chiamato glomerulo, e dal
tubulo renale, che parte da una
struttura a forma di coppa che circonda
il glomerulo, chiamata capsula di
Bowman. Il tubulo renale è formato
da:
- Tubulo contorto prossimale
- Ansa di Henle
- Tubulo contorto distale
Questi confluiscono poi nel dotto
collettore che trasporta l’urina dagli
apici delle piramidi di Malpighi
facendola confluire prima nei calici
renali e poi nella pelvi renale, ovvero la parte più interna del rene.
I segmenti del tubulo renale e del dotto collettore presentano una differente permeabilità
all’acqua, ai Sali e all’urea. Alcuni tratti del tubulo contengono proteine integrali di membrana che
rendono possibile il trasporto di Sali fuori dal tubulo. Tutto questo è possibile anche grazie al
diverso gradiente osmotico prodotto dalla conformazione a U dell’ansa di Henle che penetra nella
midollare.

9.1.1 Formazione dell’urina


Avviene in 4 fasi:
- FILTRAZIONE per questa fase è necessaria una forte pressione sanguigna all’interno del
glomerulo (circa il doppio rispetto agli altri capillari), prodotta dalle arteriole afferenti ed
efferenti. Il plasma sanguigno, viene così spinto attraverso le pareti dei capillari glomerulari
e della capsula di Bowman, nel lume del tubulo. Il liquido del filtrato, ovvero quello che
entra nella capsula ha quindi la stessa composizione del plasma.
- SECREZIONE alcune molecole, rimaste nel plasma dopo la filtrazione vengono rimosse
dai capillari peritubulari e immesse nel filtrato. Vengono così eliminate dalla circolazione
sanguigna le sostanze dannose ingerite con alimenti e farmaci.
- RIASSORBIMENTO si svolge contemporaneamente agli altri due processi. L’acqua e i
soluti utili all’organismo, inizialmente nel tubulo, vengono riportati nei capillari
peritubulari, questo processo avviene anche per il glucosio, gli amminoacidi e le vitamine.
In particolare, nel tubulo contorto prossimale, il filtrato è isotonico rispetto al plasma
sanguigno. Nella fase discendente dell’ansa di Henle il filtrato si concentra poiché l’acqua è
richiamata all’esterno dall’elevata concentrazione di Sali. La parete ascendente è invece
impermeabile all’acqua e il
filtrato diventa sempre più diluito
mano a mano che fuoriescono gli
ioni. A livello del tubulo contorto
distale, il filtrato è ipotonico. A
livello del dotto collettore,
l’eliminazione dell’acqua dipende
dall’ormone antidiuretico (ADH)
che controlla che la quantità di
acqua rimanga costante.
- ESCREZIONE il liquido
rimanente, ossia l’urina,
costituisce l’1% del filtrato, lascia
il nefrone e passa nelle pelvi
renali.
L’urina è un liquido di colore
giallo, dipendente dalla
concentrazione e dall’aspetto
limpido. Il suo colore deriva
dall’urocromo, un pigmento
frutto della distruzione
dell’emoglobina. L’urina incontra
i batteri ambientali che
degradano l’urea in ammoniaca
conferendole un odore acre. Il PH
dell’urina è quindi acido ed influenzato dalla dieta. Il peso specifico dell’urina è pari a 1,001-1,035,
rispetto all’acqua distillata pari a 1.
Attraverso l’analisi delle urine si analizzano 10ml di urina raccolta in modo igienico dal medico in
vescica attraverso un ecografo e conservate al fresco. Si possono identificare diversi tipi di esame:
- Esame fisico si valuta l’aspetto, il volume, il colore e il peso specifico
- Esame biochimico di valuta il PH, la presenza o assenza di composti chimici, sangue,
glucosio o pigmenti biliari e ormoni
- Analisi dei sedimenti viene osservato il precipitato al microscopio
- Analisi dei cristalli si osservano i composti inorganici che precipitano.

9.1.2 Ormoni e funzionalità del rene e del surrene


- ADH o ORMONE ANTIDIURETICO si forma nell’ipotalamo e viene liberato dall’ipofisi. Se
assente, la parete del dotto collettore risulta impermeabile all’acqua e l’urina rimane
ipotonica. Se presente, l’acqua passa per osmosi attraverso la parete del dotto collettore,
quindi l’urina si presenta isotonica con il liquido circostante, ma ipertonica rispetto ai
liquidi corporei. La quantità di ADH liberato dipende dai soluti presenti nel sangue e dalla
pressione. I recettori di pressione sono presenti nel cuore, nell’aorta e nelle arterie
carotidi. In caso di disidratazione o di abbassamento della pressione, la concentrazione di
soluti nel sangue si riduce e attivano l’ADH che porta alla produzione di urina più
concentrata. Adrenalina, alcol, freddo intenso o ingenti quantità di acqua, aumentano la
concentrazione di soluti nel sangue e la pressione inibendo la produzione di ADH, il che
porta alla produzione di urina meno concentrata.
- ALDOSTERONE è prodotto dalla corticale del surrene e stimola la secrezione di ioni
potassio e il riassorbimento degli ioni sodio. La sua produzione è direttamente regolata
dalla concentrazione degli ioni nel sangue. Il riassorbimento di sodio nella parte distale del
nefrone porta a ritenzione idrica.
- RENINA trasforma una proteina plasmatica in angiotensina. Questa, induce
vasocostrizione dei vasi periferici e dell’arteriola afferente, favorisce il riassorbimento di
sodio da parte del tubulo renale e induce il rilascio di aldosterone da parte della ghiandola
surrenale. Attiva anche il centro della sete nel cervello.
Il PH del sangue deve mantenersi entro 7,35 e 7,45 affinché le proteine presenti possano
funzionare. Il PH è mantenuto a livello polmonare grazie allo scambio di anidride carbonica e
ossigeno. I sistemi tampone sono sostanze chimiche che mantengono l’equilibrio acido-base. In
particolare, il rene, a livello del tubulo renale, può secernere H+ e recuperare ioni bicarbonato se il
PH ematico è basso, o viceversa.

9.2 GLI URETERI


Hanno un diametro di 6mm e sono lunghi circa 25cm. Sono formati da epitelio di transizione,
caratterizzato da cellule tondeggianti e capace di subire trazione e distendersi senza perdere
continuità. Possiedono inoltre uno strato di muscolatura liscia e uno di tessuto connettivo lasso
dove scorrono i vasi sanguigni, linfatici e i nervi.
Gli ureteri si immettono nella parte bassa della vescica e mantengono l’unidirezionalità del flusso
di urina dal rene verso la vescica, grazie alla contrazione, alla forza di gravità e allo schiacciamento
da parte della vescica sull’ultimo tratto degli ureteri.

9.3 LA VESCICA
È un organo muscolare cavo che misura dai 12 ai 15cm e contiene circa 400-700ml di urina, fino ad
un massimo di 1200ml. È formata da 3 strati:
- Epitelio di transizione
- Muscolatura liscia
- Tessuto connettivo
Ci sono due orifizi ureterici e in basso l’apertura per l’uretra. Il trigono è una mucosa piana, vicino
all’orifizio, sede di infezioni dovute al ristagno di urina. La sua mucosa è sollevata in pieghe che si
estendono quando l’organo è pieno.
Nella vescica, al centro del trigono, troviamo l’orifizio uretrale interno e lo sfintere uretrale interno
composto da muscolatura liscia. In basso, troviamo lo sfintere uretrale esterno, composto da
muscolatura striata e quindi volontaria. I reni producono urina di continuo, ma lo stimolo a urinare
compare solo quando la vescica è piena per 400ml poi, i recettori di stiramento della vescica
inviano un impulso al midollo, che torna alla vescica inducendo il rilassamento dello sfintere
interno e la contrazione muscolare.
Quando avvertiamo lo stimolo della minzione possiamo decidere se rilassare volontariamente lo
sfintere uretrale esterno. Se decidiamo di rimandare, dopo 1 minuto, lo stimolo cessa e si
ripresenta dopo un riempimento di altri 200ml. Questo controllo della minzione è possibile dopo i
due anni di età.

9.4 URETRA
È un condotto che si origina a livello della vescica. Nella femmina è lungo solo 3-4cm ed è per
questo che, nella donna sono più frequenti le infiammazioni della vescica dette cistiti. Nella donna,
inoltre, le vie genitali e urinarie sono ben distinte, mentre nell’uomo, l’uretra è lunga circa 20cm e
trasporta sia l’urina sia l’eiaculato. Nell’uomo è quindi più difficile espellere i calcoli.

10 SISTEMA ENDOCRINO

Il sistema endocrino non ha continuità anatomica e le unità funzionali sono le ghiandole. Le


ghiandole sono ammassi di cellule epiteliali o neurosecretrici che possono essere esocrine ed
endocrine. Le ghiandole esocrine secernono i loro prodotti direttamente all’esterno del corpo,
come le ghiandole mammarie e sudoripare, o di cavità corporee come le ghiandole gastriche. Le
ghiandole endocrine, invece, riversano gli ormoni nel sangue.
Gli ormoni sono sostanze chimicamente prodotte dalle ghiandole endocrine che regolano l’attività
delle cellule bersaglio. Sono attivi anche in minime quantità e vengono demoliti rapidamente dopo
l’interazione con la cellula bersaglio.

FEEDBACK NEGATIVO FEEDBACK POSITIVO

All’au e ta e della La secrezione di un ormone


concentrazione del prodotto sti ola u ’ulte io e se ezio e
finale del processo metabolico dell’o o e stesso.
sti olato dall’o o e, si i i is e
il rilascio.

Le ghiandole endocrine inviano gli ormoni a grande distanza. I recettori si trovano sulla cellula
bersaglio e hanno strutture specifiche che permettono il legame solo con una certa molecola. Altri
recettori, si trovano all’interno della cellula o inseriti nella membrana, questi, sono i recettori tipici
degli ormoni lipidici.
In particolare:
- Gli ormoni steroidei sono liposolubili e piccoli. Per questo motivo attraversano le
membrane con facilità. Il complesso ormone-recettore entra nel nucleo dove si lega a una
proteina specifica che avvia la trascrizione dell’mRNA e la sintesi proteica nel citosol.
- L’ormone tiroideo, sebbene non sia liposolubile, attraversa le membrane delle cellule
grazie alla diffusione facilitata. Utilizza quindi una proteina di membrana
- Gli ormoni peptidici, come l’adrenalina, non attraversano la membrana, ma si combinano
con i recettori sulla membrana della cellula bersaglio. Il complesso ormone-recettore, viene
inglobato dalla cellula per endocitosi ed entra nel citosol. In alternativa, l’ormone non
entra nella cellula, ma legandosi al recettore avvia un secondo messaggero, l’AMP ciclico,
responsabile di una cascata di eventi a catena.
- Ormoni tropici, agiscono su altre ghiandole endocrine. Alcuni di questi sono:
o Tireotropina (TSH) è un ormone che stimola la tiroide ad aumentare la
produzione di ormoni come la tiroxina (T4) e la triiodotironina (T3). È un circuito a
feedback negativo, ovvero un aumento della concentrazione di tiroxina inibisce una
ulteriore secrezione di TSH da parte dell’ipofisi.
o L’adrenocorticotropo (ACTH) ha un meccanismo simile al TSH, ma riferito alla
produzione di cortisolo, secreto dalla ghiandola surrenale.
o Le gonadotropine, agiscono sulle gonadi
o Le endorfine agiscono interferendo con la sensazione del dolore, procurano una
sensazione di estremo benessere dopo un orgasmo sessuale, attività sportiva,
ascolto di musica piacevole o assunzione del nostro cibo preferito.
Le ghiandole del sistema endocrino sono:
1. Ipotalamo
2. Ipofisi, divisa in:
a. Adenoipofisi, lobo anteriore
b. Neuroipofisi, lobo posteriore
3. Epifisi o ghiandola pineale
4. Tiroide
5. Paratiroide
6. Ghiandole surrenali suddivise in:
a. Porzione corticale
b. Porzione midollare
7. Pancreas
8. Gonadi, comprendono:
a. Ovaie
b. Testicoli
Anche alcuni organi hanno funzione endocrina. In questi, nei tessuti sono presenti degli
agglomerati di cellule secretrici o isolate, che svolgono la secrezione ormonale in risposta a stimoli
specifici.

10.1 IPOTALAMO
L’ipotalamo è una struttura anatomica neuroendocrina le cui cellule sono definite neurosecretrici.
L’ipotalamo sintetizza i fattori di rilascio (RH), che agiscono stimolando o inibendo la secrezione
degli ormoni. Questi sono piccoli peptidi costituiti da almeno 3 amminoacidi, compiono un breve
tragitto tramite un sistema di capillari fino all’ipofisi. Non entrano mai nella circolazione sanguigna
generale.
L’ipotalamo controlla, quindi, la secrezione ipofisaria di ormoni che stimolano le secrezioni di
ormoni da parte della tiroide, della corticale del surrene o delle gonadi. Quando nel sangue
aumenta la concentrazione degli ormoni prodotti da queste ghiandole, l’ipotalamo riduce la sua
produzione di RH, quindi anche l’ipofisi diminuisce la produzione dei suoi ormoni e, di

conseguenza, la produzione degli ormoni da parte delle cellule bersaglio.

10.2 IPOFISI
L’ipofisi o ghiandola pituitaria, è una piccola ghiandola controllata dall’ipotalamo tramite un sottile
peduncolo ricco di vasi e fibre nervose. Ha un volume di 1 cm3, pesa 1g e regola altre ghiandole
endocrine ed è la fonte di ormoni che stimolano gli organi riproduttori, la corticale surrenale e la
tiroide.

10.2.1 Adenoipofisi
L’adenoipofisi produce:
- L’ormone della crescita (GH), detto somatotropina questo ormone stimola la sintesi
proteica, fa aumentare la massa muscolare e promuove la crescita delle ossa. Inibisce,
inoltre, l’assorbimento del glucosio per mantenere costante la glicemia e stimola la
scissione degli acidi grassi.
Lo stimolo che induce la produzione di GH è il fattore di rilascio ipotalamico, chiamato
GHRH, influenzato dalla glicemia.
- La prolattina stimola la secrezione di latte nei mammiferi dopo il parto. Il suo rilascio è
controllato da un ormone inibitorio prodotto dall’ipotalamo. In particolare, gli impulsi
nervosi prodotti dalla suzione durante l’allattamento inibiscono la produzione dell’ormone
inibitorio della prolattina. Quando la suzione cessa, l’ormone inibitorio viene di nuovo
prodotto e la prolattina non viene rilasciata.
- Gonadotropine sono secrete dall’ipofisi sotto il controllo ipotalamico che rilascia i fattori
di rilascio delle gonadotropine (GnRH). In particolare le gonadotropine sono:
o Ormone follicolostimolante (FSH)
o Ormone luteinizzante (LH)

10.2.2 Neuroipofisi
La neuroipofisi ha la funzione di deposito per due ormoni prodotti dall’ipotalamo:
- L’ossitocina favorisce il parto accelerando le contrazioni uterine durante il travaglio. È
responsabile della fuoriuscita di latte dalle cellule in cui viene sintetizzato. Il suo aumento è
anche conseguenza del pianto del neonato.
- Ormone antidiuretico o vasopressina(ADH) fa diminuire l’escrezione di acqua da parte
dei reni, in questo modo è in grado di aumentare la pressione sanguigna in risposta ad un
forte calo di pressione che può essere dovuto ad emorragie.
Nella neuroipofisi finiscono i terminali assonici di alcuni neuroni dell’ipotalamo.

10.3 EPIFISI
L’epifisi è una piccola struttura al centro del cervello che
secerne melatonina. Questo ormone aumenta di notte e
diminuisce durante il giorno. Le variazioni di melatonina sono
influenzate dalla luce, per questo motivo, regola i ritmi sonno-
veglia.
La produzione notturna di melatonina è massima tra i 6 e i 12
anni. Durante la pubertà diminuisce per non contrastare
l’azione degli ormoni sessuali e scompare durante la tarda età e sembra sfavorire la maturazione
sessuale.
L’aumento di questo ormone migliora la qualità del sonno, placa le tensioni, riduce lo stress e
induce il rilassamento. Viene infatti utilizzato come farmaco nei disturbi del sonno e in caso di jet
lag.

10.3.1 Ritmi circadiani


Sono modificazioni cicliche che mostrano variazioni giornaliere. Ne fanno parte la respirazione, la
frequenza cardiaca l’escrezione urinaria di potassio, calcio e sodio e la secrezione di alcuni ormoni.
Negli animali, la melatonina è legata anche alle attività legate al numero di ore di luce e al cambio
di stagione, come il periodo riproduttivo.
10.4 TIROIDE
La tiroide è una ghiandola endocrina a forma di farfalla, posta alla base del collo davanti alla
trachea. È formata da due lobi e una porzione centrale chiamata istmo e delle cellule follicolari che
circondano lacune ricche di secreto, i follicoli e le cellule C o cellule parafollicolari.
La diminuzione della glicemia e l’abbassamento della temperatura corporea inducono l’ipotalamo
a secernere TRH che a sua volta stimola il rilascio di TSH da parte dell’adenoipofisi.
Sotto l’azione del TSH, la tiroide secerne:
- Calcitonina prodotta dalle cellule C e impiegata nella regolazione della calcemia, in
particolare, abbassa la calcemia facendo diminuire la concentrazione di ioni calcio nel
sangue stimolando l’assorbimento da parte delle ossa, inibendo l’assimilazione intestinale
e il riassorbimento da parte dei reni.
- Tireoglobulina è una glicoproteina prodotta dalle cellule follicolari che, quando la tiroide
viene stimolata, viene inglobata dai follicoli per endocitosi e scissa in T3 (triiodotironina) e
T4 (tiroxina). T3 e T4 aumentano la produzione e il consumo di ATP, la produzione di calore
e la temperatura corporea, stimolano la sintesi proteica e il consumo di glucosio e infine,
influenzano lo sviluppo scheletrico e nervoso.
Questi ormoni accelerano la respirazione cellulare delle cellule bersaglio con un meccanismo
regolato da un feedback negativo.

10.5 PARATIROIDI
Sono ghiandole endocrine più piccole situate nel tessuto della tiroide. Producono l’ormone
paratiroideo (PTH), detto anche paratormone, che agisce in contrapposizione alla calcitonina,
aumentando gli ioni calcio nel sangue. Per aumentare l’assorbimento intestinale di calcio, il
paratormone stimola i reni a trasformare la vitamina C in calcitriolo, che si comporta come un
ormone lipidico stimolando la trascrizione di proteine trasportatrici di calcio.
Le cellule parafollicolari della tiroide e quelle endocrine delle paratiroidi sono attivate da
chemiorecettori che registrano le variazioni di calcio.

10.6 GHIANDOLE SURRENALI


La regione corticale del surrene è la porzione esterna e libera ormoni steroidei mentre la midollare
surrenale è la porzione centrale della ghiandola, le cui cellule liberano nel sangue le
catecolammine.

10.6.1 Regione corticale


Produce:
- Mineralcorticoidi, tra cui:
o Aldosterone è impiegato nella regolazione degli ioni sodio. Un suo aumento
causa un riassorbimento di sodio dal tubulo distale e dal dotto collettore del
nefrone. La carenza di aldosterone porta all’eliminazione di ioni sodio, perdita
d’acqua e un calo della pressione sanguigna.
- Glicocorticoidi, tra cui:
o Cortisolo promuove la formazione di glucosio a partire da grassi e proteine, ne
riduce l’utilizzo da parte delle cellule, tranne cervello e cuore. Aumenta in caso di
stress. L’ormone ipofisario ACTH, che stimola la produzione di cortisolo, viene
utilizzato in alcuni casi di doping sportivo, sopprime le risposte immunitarie e
infiammatorie ed è usato nelle malattie autoimmuni.
- Ormoni sessuali

10.6.2 Regione midollare


Produce catecolammine, tra cui:
- Dopamina
- Adrenalina
- Noradrenalina
La dopamina è un neurotrasmettitore, mentre adrenalina e noradrenalina agiscono sia come
neurotrasmettitori che come ormoni. Aumentano la pressione sanguigna, accelerano il battito
cardiaco e stimolano la respirazione. Inoltre, stimolano l’enzima che scinde il glicogeno,
aumentando la concentrazione ematica di glucosio. Vengono secreti come reazione a situazioni di
pericolo.

10.7 PANCREAS
Il pancreas è una ghiandola sia esocrina che endocrina. La parte endocrina è formata da cellule alfa
e cellule beta riunite in agglomerati circondati dalla parte esocrina. Questi agglomerati sono le
isole di Langerhans che producono:
- Insulina viene secreta dalle cellule beta in risposta alla concentrazione di glucosio o di
amminoacidi nel sangue. Abbassa la concentrazione di zucchero ematico favorendo
l’assorbimento del glucosio e la sua conversione in glicogeno nel fegato e in grassi nelle
cellule adipose. È importante nella riparazione dei tessuti perché aumenta la produzione di
proteine e acidi grassi.
- Glucagone è prodotto dalle cellule alfa e determina un aumento dello zucchero nel
sangue stimolando il fegato a scindere il glicogeno e la scissione di grassi e proteine.
- Somatostatina è prodotto dalle cellule delta del pancreas e inibisce la produzione di
insulina e glucagone
Lo stimolo per la produzione di insulina e glucagone dipende dal contenuto di glucosio e dal
sistema nervoso. Il sistema parasimpatico si attiva dopo un pasto e favorisce la produzione e il
rilascio di insulina, mentre il sistema simpatico agisce durante l’attività fisica per stimolare il
glucagone.
Nella regolazione del glucosio ematico (glicemia), sono quindi coinvolti ormoni differenti:
- Ormone della crescita
- Cortisolo
- Adrenalina
- Noradrenalina
- Inulina
- Glucagone
10.8 GONADI
Le gonadi, sotto il controllo ipotalamico e ipofisario, secernono gli oromi sessuali. In particolare,
LH e FSH agiscono in modo diverso sulle gonadi dell’uomo e della donna.
Le ovaie producono estrogeni e progesterone, entrambi coinvolti nel ciclo mestruale, sono i primi
responsabili dello sviluppo e del mantenimento dei caratteri sessuali secondari.
I testicoli, invece, producono androgeni, in particolare testosterone, utile nella spermatogenesi e
nello sviluppo e mantenimento dei caratteri sessuali secondari.

10.9 LO STRESS
Lo stress può essere:
- Stress di breve durata la risposta parte dall’ipotalamo. Il sistema limbico invia
l’informazione all’ipotalamo che attiva il sistema nervoso simpatico. La midollare del
surrene produce quindi adrenalina e noradrenalina provocando tachicardia, sudorazione e
contrazione muscolare. Questo perché il sangue affluisce maggiormente al cuore e al
cervello e meno ai visceri e alla pelle che quindi si presenta pallida. Altre conseguenze sono
i sudori freddi e la sensazione di nausea. fase di allarme
- Stress di lunga durata un lutto, una delusione amorosa, un lavoro impegnativo,
aumentano i fattori di rilascio per l’adenoipofisi che a sua volta produce ACTH, GH e TRH
permettendo così la demolizione di trigliceridi e glicogeno per fornire più energia alle
cellule. In particolare, l’ACTH aumenta la produzione di cortisolo, il TRH provoca il rilascio
degli ormoni tiroidei che aumentano la fase catabolica di grassi, glicogeno e proteine per
far innalzare la glicemia. fase di resistenza
- Perdurare dello stress l’aumento di GH, cortisolo e ormoni tiroidei comporta effetti
negativi quali un’iperglicemia continua che può portare ad un esaurimento delle cellule
beta del Pancreas per la continua produzione di insulina. Il cortisolo provoca, inoltre,
affaticamento, depressione del sistema immunitario, gastrite, colon irritabile, ipertensione,
ansia e depressione. fase di esaurimento dell’organismo.

11 SISTEMA RIPRODUTTORE MASCHILE

È formato da:
- Due testicoli, ciascuno dotato di un epididimo e un vaso deferente
- Due vescicole seminali
- La prostata
- Le ghiandole bulboretrali
- L’uretra
- Il pene

11.1 I TESTICOLI
Sono il sito di produzione di circa 300 milioni di spermatozoi al giorno. Si sviluppano nella cavità
addominale dell’embrione e scendono nello scroto, una sacca esterna. Questo perché la
produzione dei gameti avviene a circa 3°C in meno rispetto alla temperatura corporea.
Ogni testicolo è suddiviso in 250 compartimenti o lobuli, riempiti di tubuli seminiferi raggomitolati,
ciascuno lungo circa 80cm. In totale, i due testicoli contengono circa 500m di tubuli.
I testicoli sono la principale fonte di ormoni sessuali maschili, detti androgeni, prodotti anche dalla
corteccia del surrene. Sono ormoni steroidei prodotti nelle prime fasi dello sviluppo embrionale,
che guidano quindi lo sviluppo del feto in senso maschile. Dopo la nascita, la produzione è bassa
fino all’adolescenza, quando il
testosterone aumenta provocando la
maturazione del pene e l’inizio della
spermatogenesi. In particolare, il
fattore di rilascio delle gonadotropine
(GnRH) prodotto dall’ipotalamo,
determina il rilascio dell’ormone
gonadotropo o luteinizzante (LH), che a
sua volta induce la produzione di
testosterone da parte delle cellule
interstiziali intorno ai tubuli seminiferi.
All’aumentare del testosterone nel
sangue, rallenta la produzione di LH da
parte dell’ipofisi e del GnRH
ipotalamico meccanismo a feedback
negativo. L’ormone follicolo stimolante
(FSH), invece, agisce sulle cellule del
Sertoli, regolando la produzione di
spermatozoi. Piò in particolare, queste
cellule producono inibina, che inibisce
la produzione di GnRH e di FSH quando
il livello degli spermatozoi prodotti è
alto.

11.1.1 Spermatogenesi
Gli spermatogoni sono cellule diploidi che rivestono la membrana basale di ogni tubulo seminifero
ed effettuano continue divisioni mitotiche. Alcune cellule rimangono indifferenziate mentre altre
danno origine agli spermatociti primari che effettuano la prima meiosi producendo gli spermatociti
secondari, aploidi. Dalla seconda divisione meiotica si originano gli spermatidi che si differenziano
poi in spermatozoi. Una volta iniziata, la spermatogenesi è un processo che non si arresta per tutta
la vita dell’individuo.
Le cellule in maturazione ricevono il nutrimento dalle cellule del Sertoli che garantiscono stabilità
alla struttura testicolare. Le cellule di Leydig, hanno una funzione endocrina e liberano gli ormoni
maschili come il testosterone, che favorisce la spermatogenesi, la quale dura circa 8-9 settimane.
Gli spermatozoi maturi sono quindi formati da:
- Testa contiene il nucleo, il DNA e poco citosol. È sormontata dall’acrosoma, un lisosoma
ricco di enzimi litici utili a perforare la membrana dell’oocita
- Regione intermedia composta da una guaina con mitocondri utili a fornire energia
- Coda si tratta di un flagello che permette i movimenti degli spermatozoi.
Dai testicoli, dove vengono prodotti, gli spermatozoi passano nell’epididimo, dove si accumulano
poiché non sono ancora mobili. Passano quindi nel vaso deferente.
Gli spermatozoi non eiaculati vengono poi riassorbiti da parte dei tessuti circostanti dopo essere
stati demoliti.

11.2 PENE
La parte terminale del pene viene
chiamata glande ed è ricoperta da
una piega detta prepuzio. Alla
nascita, fino ai 2-3 anni, i bambini
hanno un restringimento del
prepuzio chiamato fimosi, che gli
impedisce di scorrere sul glande.
Questo serve per evitare le
infezioni derivanti dal contatto con
urine e feci. La circoncisione, ossia
l’asportazione del prepuzio, ha lo
scopo di lasciare scoperto il glande
per favorire le pratiche igieniche o
per liberare il glande da
un’eccessiva pressione che può
diventare patologica.
L’erezione è una conseguenza dell’aumento del flusso sanguigno che riempie i tessuti spugnosi
erettili, questo perché vi è un’attivazione del sistema parasimpatico. L’ossido nitrico è il
neurotrasmettitore gassoso che permette il rilassamento della muscolatura liscia delle arterie e il
riempimento dei tessuti spugnosi di sangue. I corpi cavernosi sono i due tessuti dorsali mentre il
corpo spugnoso è quello contenente l’uretra. L’aumento del volume dei tessuti spugnosi,
comprimendo le vene, impedisce il ritorno del sangue venoso permettendo così, il mantenimento
dell’erezione.
Anche l’eiaculazione è stimolata dal sistema parasimpatico che fa contrarre la muscolatura
dell’epididimo, dei vasi deferenti e dell’uretra.
Dopo l’eiaculazione prevale il sistema simpatico, quindi le arterie si contraggono e si arresta il
flusso di sangue ai tessuti erettili. Per questo motivo, non è possibile avere due erezioni
consecutive, ma abbiamo un periodo refrattario in cui non è possibile un’altra erezione.

12 SISTEMA RIPRODUTTORE FEMMINILE

È formato da:
- Due gonadi, chiamate ovaie
- Due ovidotti o tube di Falloppio
- L’utero, rivestito di endometrio e delimitato dalla cervice
- La vagina, con l’imene
- Il clitoride
- La vulva, costituita da grandi e piccole labbra

12.1.1 Oogenesi
Nelle donne gli oogoni, diploidi, si
trasformano in oociti primari
attraverso la mitosi verso il terzo
mese dello sviluppo fetale e al
momento della nascita, le due
ovaie ne contengono circa 2
milioni. Non se ne creeranno degli
altri nel corso della vita della
donna. Gli oociti primari
interrompono il processo per
riprenderlo all’inizio della pubertà,
quado entrano in circolo gli ormoni
femminili. Solo 400 proseguiranno
la meiosi durante tutto il periodo
riproduttivo ovvero fino alla
menopausa che sopraggiunge
intorno ai 45-55 anni. L’oocita
primario completa la prima
divisione meiotica poche ore prima
dell’ovulazione, originando l’oocita
secondario. Questo, completerà la meiosi solo dopo la fecondazione.
Nel follicolo ovarico, l’oocita che si sviluppa vicino alla superficie dell’ovaia insieme a cellule
specializzate che forniscono le sostanze nutritive e secerno estrogeni. Questi ormoni, promuovono
la maturazione del follicolo e l’ispessimento dell’endometrio.
Durante la maturazione, il follicolo si sposta verso la superficie dell’ovaia e, nel momento
dell’ovulazione, libera l’oocita secondario che cade all’interno delle tube dove può essere
fecondato. Le cellule che restano, danno origine al corpo luteo, una struttura endocrina che
secerne estrogeni e progesterone. Quest’ultimo è importante per la preparazione dell’utero in
gravidanza, poiché impedisce il distacco dell’endometrio.
L’ovulazione è quindi il momento in cui si libera l’oocita secondario che va in contro alla seconda
divisione meiotica, che terminerà solo dopo la fecondazione. Al termine della meiosi II, nel caso in
cui avvenga, si ha un solo gamete funzionale e 3 corpuscoli polari, che vengono eliminati.
Nell’ovulo, sono accumulate le sostanze nutritive e le molecole coinvolte nei processi metabolici
come, l’mRNA e gli enzimi necessari ai primi stadi dello sviluppo embrionale. Questa cellula, nella
donna misura 100 micrometri ed è visibile ad occhio nudo come un puntino su un foglio.
Dopo l’ovulazione, l’oocita viene aspirato dall’ovidotto e spinto in avanti dalle onde peristaltiche
prodotte dalla muscolatura liscia e dalle
ciglia presenti sulla superficie interna delle
tube. Il viaggio fino all’utero dura circa 3
giorni, ma, per essere fecondato, l’oocita
ha solo due giorni di tempo. Se non viene
fecondato, l’oocita degenera e il crollo
della produzione di progesterone, non
mantenuta per l’assenza del feto, provoca
lo sfaldamento dell’endometrio. Ciò
avviene con la rottura dei vasi sanguigni
dell’endometrio e una conseguente
liberazione di sangue null’utero che viene
eliminato per via vaginale mestruazione.
In caso di fecondazione, in circa 3-4 giorni,
l’embrione si impianta nell’endometrio
dell’utero.
Nel caso in cui l’ovulo fecondato rimanga bloccato fuori dall’utero si ha una gravidanza
extrauterina. Per i primi mesi questa condizione può essere asintomatica, ma se la madre non se
ne accorge, la lacerazione dell’ovidotto dovuta all’impianto, può portare a emorragia.

12.1.2 Ormoni e ciclo mestruale


Il ciclo mestruale ha una durata variabile che per convenzione è fissata a 28 giorni e corrisponde
ad una serie di eventi compresi tra l’inizio della mestruazione e la mestruazione successiva. Gli
ormoni coinvolti sono:
- Fattore di rilascio delle gonadotropine (GnRH), prodotto dall’ipotalamo
- Gonadotropine ipofisarie (LH, FSH), prodotte dall’ipofisi
- Estrogeni e progesterone, prodotti dall’ovaio stesso.
All’inizio della pubertà, l’ipotalamo stimola il rilascio di FSH e LH da parte dell’ipofisi che porta alla
produzione di estrogeni e progesterone. Questo porta alla comparsa dei caratteri sessuali
secondari femminili, come la crescita del seno, la ridistribuzione corporea del tessuto adiposo, la
crescita dei peli pubici e la comparsa delle prime mestruazioni, chiamata menarca.
Al primo giorno di mestruazioni, i livelli
ormonali sono bassi. Dopo pochi
giorni, un oocita e il suo follicolo
cominciano a maturare grazie
all’azione di FSH e LH.
Ingrossandosi, il follicolo secerne
quantità sempre crescenti di
estrogeni, che stimolano la
ricostruzione e l’ispessimento
dell’endometrio in preparazione
all’impianto di un eventuale ovulo
fecondato. Il rapido aumento di
estrogeni a metà del ciclo determina
un aumento nella produzione di LH da
parte dell’ipofisi, che stimola
l’ovulazione. Dopo l’ovulazione, lo
stimolo di LH, porta le cellule del
follicolo a produrre il corpo luteo, le
cui cellule, crescendo, producono
progesterone ed estrogeni.
La produzione di questi due ormoni
inibiscono la produzione di GnRH e di
conseguenza, anche di LH e FSH.
Se avviene la fecondazione, il corpo
luteo produce progesterone per
mantenere la gravidanza; altrimenti, il
corpo luteo viene riassorbito e
diminuisce la produzione di ormoni ovarici. In risposta ai bassi livelli ormonali, aumenta la
produzione di ormoni ipofisari nuovo ciclo mestruale.
Con l’età, gli oociti diventano sempre meno vitali e le ovaie sempre meno ricettive nei confronti di
LH e FSH facendo calare il livello di estrogeni. Dai 45-55 anni, si interrompe l’ovulazione e quindi le
mestruazioni. Si parla di menopausa quando c’è un blocco delle mestruazioni per 12 mesi
continuativi che determinano la fine dell’età fertile.
Anche le ghiandole mammarie subiscono un’involuzione con sostituzione degli alveoli funzionali
con tessuto adiposo.
12.1.3 Ghiandole mammarie
Sono due ghiandole sudoripare modificate che
producono il latte, un liquido ricco di sostanze nutrienti e
anticorpi. Sono sospese tramite tessuto connettivo ai
muscoli pettorali.
La ghiandola mammaria inizia a svilupparsi durante la
pubertà per effetto degli estrogeni.

12.2 ACCOPPIAMENTO
L’accoppiamento è l’atto a seguito del quale può
avvenire la fecondazione.
Vi sono quindi diverse fasi dell’accoppiamento, tra cui:
- Fase dell’eccitazione gli stimoli causano un
aumento della frequenza respiratoria e cardiaca, della
pressione arteriosa e un richiamo di sangue agli organi
genitali.
Nell’uomo, l’ossido nitrico attiva il sistema parasimpatico e si ha l’eccitazione, mentre nella
donna, il clitoride e i tessuti si riempiono di sangue e si ingrossano. Viene inoltre secreto un
liquido che lubrifica le pareti della vagina e neutralizza l’ambiente acido, che sarebbe
dannoso per gli spermatozoi, ma utile contro le infezioni.
- Fase stazionaria si mantiene costante la pressione sanguigna, ma aumenta l’afflusso di
sangue ai genitali, aumentano poi la frequenza cardiaca e respiratoria e con la
penetrazione si attivano i meccanorecettori a livello di pene, vagina e clitoride. Nel
maschio, inoltre, le ghiandole bulboretrali producono un secreto per lubrificare il glande.
- Fase dell’orgasmo nell’uomo coincide con l’eiaculazione che avviene in due tappe:
o Attivazione del sistema simpatico porta la chiusura dello sfintere uretrale interno e
si contrae la muscolatura liscia dei vari dotti
o Accumulo dello sperma nell’uretra e fuoriuscita grazie alla contrazione della
muscolatura.
Nella donna si hanno contrazioni muscolari ritmiche, ma senza eiaculazione. Il collo
dell’utero si spinge in basso verso la vagina dove lo sperma tende ad accumularsi.
L’orgasmo femminile produce anche contrazioni negli ovidotti che aiutano la risalita degli
spermatozoi.
- Fase di rilassamento il sangue defluisce dai genitali, che si riducono di volume. Si
normalizza la pressione arteriosa, la frequenza respiratoria e cardiaca. L’uomo ha un
periodo refrattario, che può durare da qualche minuto a qualche ora nel quale deve essere
prodotta una nuova quantità di sperma da parte delle ghiandole e quindi non è possibile
un secondo orgasmo.

12.3 LA FECONDAZIONE
La fecondazione è la fusione di due gameti, lo spermatozoo maschile e l’ovulo femminile. Lo
spermatozoo viene deposto nella parte profonda della vagina e si muove alla velocità di 2-3mm al
minuto. Grazie alla contrazione della muscolatura uterina, raggiunge le tube ovariche percorrendo
20cm in un’ora.
Il gamete maschile si prepara quindi ad entrare nell’ovulo eliminando il colesterolo dalla
membrana ed esponendo i recettori per l’oocita.
Il gamete femminile è ricoperto da una zona pellucida
formata da cellule con recettori complementari per gli
spermatozoi umani. Le cellule oofore, inoltre, formano la
corona radiata e proteggono l’oocita. Lo spermatozoo deve
quindi penetrare attraverso la corona radiata e sottoporre i
suoi recettori a quelli della zona pellucida. Questo evento
scatena la fusione della membrana dello spermatozoo con
quella dell’oocita. L’acrosoma permette al nucleo del
gamete maschile di penetrare nel citoplasma di quello
femminile. Con la fusione dei due nuclei si completa la seconda divisione meiotica dell’oocita che
diventa a tutti gli effetti un ovulo.

12.3.1 Cause di infertilità


Nella donna:
- Patologie associate alla funzione ormonale
e all’ovulazione
- Cause anatomiche che riguardano difetti
degli ovidotti
- Presenza di tumori, malformazioni
dell’endometrio che rendono difficile
l’impianto dell’embrione
- Alterazioni dell’oocita che possono
influenzare la sua interazione con lo
spermatozoo
Nell’uomo:
- Bassa quantità dello sperma, definita in
base alla concentrazione degli spermatozoi
o alla loro mobilità e vitalità
- Casi di sterilità autoimmune caratterizzati da anticorpi che attaccano gli spermatozoi.

12.3.2 Fecondazione assistita


Può avvenire tramite:
- Inseminazione artificiale prevede l’introduzione di spermatozoi nella parte alta
dell’utero mediante un sondino. Richiede la preparazione dello sperma per la selezione del
numero maggiore possibile di spermatozoi mobili e morfologicamente normali
- Trasferimento intratubarico prevede il trasferimento dei gameti maschili e femminile
negli ovidotti. Si applica in caso di disfunzioni ovulatorie o di spermatozoi con anomalie
nella locomozione.
12.3.3 Fecondazione in vitro
Può avvenire tramite:
- Tecnica FIVET (fertilizzazione in vitro con trasferimento
di embrioni) gli oociti sono fecondati dagli spermatozoi in
modo naturale, ma in provetta
- Tecnica ICSI (iniezione spermatica intracitoplasmatica)
si inietta il nucleo di uno spermatozoo nel citoplasma
dell’oocita e dopo 48-72 ore, gli embrioni vengono inseriti per
via transvaginale nell’utero.
In Italia, la legge 40/2004 impone di creare un numero di
embrioni non superiore a 3.

12.3.4 La contraccezione
Esistono vari metodi contraccettivi come:
- Sterilizzazione chirurgica, ovvero vasectomia o legatura delle tube
- Tecniche ormonali, come la pillola anticoncezionale
- Tecniche di tipo meccanico a barriera come il profilattico
- Dispositivo intrauterino
- Tecniche definite naturali

12.4 SVILUPPO DELL’EMBRIONE

12.4.1 Segmentazione
Dopo 36 ore dalla
fecondazione, l’ovulo si
divide formando due
cellule. Dopo 60 ore, le
due cellule si dividono
formandone 4 e dopo 3
giorni si passa alla
suddivisione in 16 cellule
ammassate tra loro, la
morula.
Le mitosi, si susseguono
a ritmo accelerato. In
questo periodo, le cellule
hanno tutte uguali
dimensioni e l’embrione
è autonomo. Si crea poi
al centro una cavità piena di liquido, il blastocele.
Dopo 5 giorni dalla fecondazione si forma la blastula (blastocisti nei mammiferi). Questa è una
sfera piena di liquido costituita da un singolo strato di 120 cellule. La blastocisti è delimitata
esternamente da uno strato di cellule chiamato trofoblasto.
Tre giorni dopo che l’embrione ha raggiunto l’utero, ovvero 6-7 giorni dopo la fecondazione, il
trofoblasto viene a contatto con i tessuti dell’utero e l’embrione si insedia nell’endometrio fase
di impianto.
Dopo l’impianto, la placenta, che connette il feto alla madre inizia a produrre gonadotropine
corioniche umane (HCG), ormoni rilevabili tramite analisi del sangue o delle urine con test rapidi
che utilizzano anticorpi per le gonadotropine, utili per evitare lo sfaldamento dell’endometrio
dopo il crollo della produzione di progestinici.

12.4.2 Gastrulazione
Alcune cellule migrano
formando una seconda cavità
delimitata dall’amnios. Lo
strato di cellule che delimita la
cavità amniotica prende il
nome di epiblasto.
L’ipoblasto dà origine alla
cavità vitellina, una terza
cavità sotto l’epiblasto.
Il mesoblasto è una cavità
sottilissima di cellule tra la
sacca di liquido e il trofoblasto
che riveste il blastocele.
L’ottavo giorno dalla
fecondazione le cellule
iniziano a spostarsi verso l’alto
e a ripiegarsi verso l’interno.
Questi movimenti
determinano la formazione di tre strati di tessuti chiamati foglietti embrionali:
- Ectoderma è quello più esterno e deriva dall’epiblasto
- Mesoderma si trova in posizione mediana e deriva dal mesoblasto
- Endoderma è quello più interno e deriva dall’ipoblasto

Si formano poi le 4 membrane extraembrionali:


- Sacco vitellino, in rettili e uccelli contiene le sostanze nutritive, nell’uomo fornisce le cellule
germinative primordiali.
- Allantoide, è una tasca della parete del sacco vitellino che dà origine al cordone ombelicale
e alla vescica embrionale
- Amnios, racchiude lo spazio pieno di liquido amniotico in cui si trova l’embrione. È una
barriera protettiva che il feto assorbe dalla pelle, lo filtra attraverso i reni e lo elimina
attraverso l’urina.
- Corion, nei mammiferi, si specializza nella produzione della placenta e produce le
gonadotropine corioniche.
La placenta è una massa discoidale di tessuto spugnoso che si forma dall’interazione tra
l’endometrio e il corion, attraverso cui comunicano i sistemi circolatorio embrionale e materno.
Alla fine del terzo mese la placenta ha completamente rimpiazzato il corpo luteo nella produzione
di estrogeni e progesterone. Inoltre, la gonadotropina corionica non viene più prodotta dal corion
e il corpo luteo degenera. Aborti al terzo mese possono essere causati dalla degenerazione del
corpo luteo prima che la placenta sia in grado di produrre livelli ormonali.
Nell’embrione, ci sono anche i villi coriali che sono delle estroflessioni prodotte dal trofoblasto che
invadono la superficie interna dell’utero.

12.4.3 Primo trimestre di gravidanza


Dopo l’impianto, la placenta diventa una struttura stabile e durante la seconda settimana
raggiunge 1,5mm di lunghezza. Durante la terza settimana iniziano a formarsi parte di organi e
sistemi, infatti a 22 giorni il cuore inizia a pulsare, subito dopo si formano gli occhi. Nel medesimo
periodo si sono differenziata circa 100 cellule da cui s svilupperanno gli oociti del futuro individuo
adulto.
Durante il secondo mese, l’embrione raggiunge il peso di 1g e lunghezza di 3cm. Il feto ha un
aspetto quasi umano con una testa più grande a causa del rapido sviluppo del cervello. Si formano
infatti le braccia, le gambe, le dita delle mani e dei piedi e gli organi respiratori. È presente anche
una coda temporanea che scompare dopo il secondo mese. Durante il terzo mese, il feto
raggiunge i 9cm, pesa 15g ed è completamente formato. Muove le braccia, dà calci e il viso
diventa espressivo.

12.4.4 Secondo trimestre di gravidanza


Lo scheletro osseo è in formazione e al 5° mese, il feto è lungo 20cm, pesa 250g e ha il corpo
ricoperto dalla lanugine, una sottile peluria. Il cuore batte da 120 a 160 battiti al minuto.
Il feto a 5 mesi inizia a succhiarsi
il pollice e a rispondere agli
stimoli esterni. Ha la pelle rossa
e rugosa e dalla 23°-24°
settimana il feto è vitale.

12.4.5 Terzo trimestre di


gravidanza
Le dimensioni del feto
raddoppiano durante gli ultimi
due mesi di gravidanza.
Nell’ultimo mese il feto acquista
gli anticorpi materni con un
meccanismo di trasporto attivo
selettivo, poi durante i primi
mesi della nascita saranno
sostituiti con quelli del neonato.
Il feto si posiziona quindi con la
testa in basso vicino al collo
dell’utero. Il peso, alla nascita è
fondamentale, infatti sotto i 2kg
è a rischio.
12.5 PARTO
Il parto si divide in 3 fasi: dilatazione, fase espulsiva e secondamento.

12.5.1 Dilatazione
La dilatazione o travaglio, dura da 2 a 16 ore e ha inizio quando gli estrogeni subiscono un
aumento rispetto al progesterone.
La relaxina rende più elastico il canale del parto e le prostaglandine rendono morbida la cervice
grazie ad enzimi che digeriscono il collagene del collo dell’utero. Le contrazioni uterine che
attivano i meccanorecettori, hanno un effetto a feedback positivo inducendo il rilascio di
ossitocina, prodotta dall’ipotalamo del feto e della madre per attivazione dei meccanorecettori
dell’utero e provoca le prime contrazioni. Nelle prime fasi, le contrazioni uterine sono deboli e si
presentano ogni 1520 minuti, poi diventano più forti e frequenti. La cervice si dilata di 10cm e si
rompe il sacco amniotico con fuoriuscita di liquidi.

12.5.2 Fase espulsiva


Dura da 2 a 6 minuti e inizia con la dilatazione della cervice dell’utero e la comparsa della testa del
bambino. Le contrazioni sono della durata di 50-90 secondi con frequenza di 12 minuti. È uno
stress per il bambino poiché segue un calo temporaneo dei livelli di ossigeno e attivazione di
meccanismi per la distribuzione del sangue. Il cordone ombelicale viene pinzato e reciso. Il
segmento reciso si stacca dopo pochi giorni lasciando una cicatrice, l’ombelico.

12.5.3 Secondamento
Inizia dopo la nascita del bambino e comporta contrazioni uterine con espulsione di liquidi, di
sangue e placenta. Le contrazioni aiutano a far tornare l’utero della grandezza normale. Se il parto
non avviene in modo naturale di ricorre al parto cesareo o chirurgico.

12.5.4 Allattamento
Dalle prime ore dopo il parto, dai capezzoli inizia la secrezione di un liquido giallastro, il colostro,
che fornisce al bambino gli elementi essenziali per i primi giorni di vita. Circa sei giorni dopo si ha
una composizione variabile nel corso della giornata a differenza di quello artificiale. È l’alimento
migliore, se prodotto a sufficienza.

13 SISTEMA LINFATICO E IMMUNITARIO


La linfa è la parte del liquido che dai capillari arriva e,
invece di rientrare nel circolo, viene catturata dai vasi
linfatici. Contiene grassi, cellule e proteine e
impedisce il ristagno di liquidi. Infatti, i vasi linfatici
rimettono in circolo circa 1,5 litri al giorno di liquido a
livell
o
veno
so.
Il
sistema linfatico si occupa di:
- Mantenere costante la presenza di liquidi
e soluti nel sangue garantendo
l’omeostasi idrodinamica dell’organismo.
- Trasportare proteine, lipidi e vitamine
liposolubili assorbite dall’intestino.
- Trasportare cellule, batteri o virus
- Collaborare con il sistema immunitario.
I capillari linfatici iniziano a fondo cieco negli
spazi intercellulari dei tessuti. Il liquido
interstiziale diffonde nei capillari linfatici e passa
in due grandi dotti:
1. Dotto linfatico destro raccoglie la linfa
da braccio, cranio e torace destro
2. Dotto toracico raccoglie la linfa dal
resto del corpo
3. Cisterna del chilo raccoglie la linfa dal
tratto digestivo e dagli arti inferiori
I dotti si riversano nelle vene succlavie, sotto le
clavicole, le quali confluiscono nella vena cava
superiore.
I tessuti e gli organi linfoidi sono suddivisi in primari e secondari. Gli organi linfoidi primari
permettono la maturazione delle cellule linfoidi e sono:
- Timo, è situato sopra al cuore e dietro allo sterno, qui avviene la maturazione dei linfociti T,
che arrivano dal midollo osseo rosso. È un organo molto attivo durante l’adolescenza.
- Midollo osseo rosso, è responsabile dell’emopoiesi
Gli organi linfoidi secondari invece sono il luogo dove troviamo i linfociti maturi:
- Linfonodi, sono costituiti da tessuto spugnoso ricco di globuli bianchi, linfociti e macrofagi,
funzionano come filtri e sono raggruppati nelle zone di collo, ascelle e inguine.
- Milza, si trova tra il diaframma e lo stomaco ed elimina i globuli rossi senescenti. È inoltre
una riserva di globuli bianchi e piastrine che formano la polpa rossa, mentre la polpa bianca
intercetta gli agenti patogeni e attiva linfociti e macrofagi
- Noduli linfatici, come le tonsille e le placche del Peyer, situate nell’intestino tenue

13.1 MECCANISMI DI DIFESA DEL CORPO


I principali patogeni sono virus, batteri e parassiti. Per difenderci abbiamo:
- Barriere anatomiche, come la pelle
- Risposte aspecifiche che distruggono il materiale estraneo immunità innata
- Risposte specifiche messe a punto contro un particolare patogeno immunità acquisita
Le cellule del sistema immunitario hanno una vita limitata e derivano dalla divisione e dal
differenziamento di cellule staminali multipotenti. Queste, sono in grado di autoriprodursi e sono

localizzate nel midollo osseo.


13.2 IMMUNITÀ INNATA
L’immunità aspecifica è il primo meccanismo di difesa che il nostro corpo utilizza contro i patogeni.
Questi si dividono in:
- Prima barriera
o La pelle è la prima barriera esterna. Se integra, i patogeni non riescono a
passarle
o Le mucose e succhi gastrici tramite la secrezione di muco, i patogeni vengono
catturati e spinti nello stomaco per essere digeriti.
o Lacrime e saliva contengono il lisozima, che aggredisce la parete dei batteri
Anche la defecazione e il vomito sono utili per espellere le sostanze tossiche, evitando il
contatto con la mucosa e con i batteri non dannosi.
- Seconda barriera
o Cellule dendritiche e macrofagi si trovano negli epiteli a contatto con l’esterno,
negli organi molto vascolarizzati quali milza, fegato e polmoni, in tessuti connettivi
e nei linfonodi. Inglobano i patogeni per fagocitosi e li demoliscono con le proteasi.
Inoltre, espongono sulla loro superficie frammenti di proteine dell’invasore e per
questo motivo vengono anche dette cellule APC (Antigen Presentig Cells).
o Linfociti Natural Killer (NK) globuli bianchi che distruggono cellule anomale come
quelle cancerose o infettate da virus
- Proteine di difesa
o Sistema del complemento 20 proteine che attirano i fagociti al sito di infezione o
ricoprono cellule estranee per identificarle. Praticano un’apertura nella cellula
estranea, entra nel liquido extracellulare e ne provoca la lisi osmotica.
o Citochine sono messaggeri chimici prodotti da globuli bianchi, cellule endoteliali
e del sistema nervoso centrale e dai fibroblasti. Regolano l’attività di altre cellule,
sono fattori di crescita e differenziamento. Tra queste ci sono:
Interleuchine, agiscono tra le cellule adiacenti, una di queste però può
raggiungere l’ipotalamo
Fattori di necrosi tumorale (TNF), sono secreti dai macrofagi e dai linfociti T
e aumentano la produzione di proteine del complemento, la temperatura e
la
vasodilatazion
e
I
nterferoni,
agiscono solo
contro i virus
stimolando le
altre cellule ad
alzare le
proprie
barriere.

13.2.1 Rispost
a
infiammatoria
Nel momento in cui vi e, ad esempio, una
lacerazione, la pelle diventa rossa e
gonfia e i mastociti liberano istamina che
aumenta il flusso sanguigno. Dai vasi
escono i granulociti basofili, gli anticorpi e
le proteine del complemento. La
temperatura locale si alza e si attiva la
coagulazione.
I globuli bianchi, in particolare i
neutrofili e i macrofagi, inglobano il
materiale estraneo. Si produce il pus,
sostanza biancastra formata da
dendriti, granulociti, macrofagi e corpi
cellulari morti che viene riassorbito
grazie alla linfa.

13.3 IMMUNITÀ ACQUISITA


È ad opera dei linfociti B e T.
L’antigene è una molecola o struttura
che l’organismo non riconosce come
propria. Ogni antigene può avere
varie strutture chiamate determinanti
antigenici o epitopi. Per innescare una
risposta immunitaria, l’antigene deve
legarsi a un linfocita che sintetizza i
recettori antigenici specifici e in grado
di legarsi con l’antigene stesso. Da questo legame il linfocita viene attivato e inizia a dividersi
formando altri linfociti con lo stesso recettore selezione clonale.
Su ogni linfocita vi sono circa 100000 recettori tutti uguali per uno stesso antigene.
In caso di contatto con l’antigene si ha:
- Risposta primaria, è una risposta a breve termine contro l’attacco iniziale di un invasore. Vi
partecipano le cellule effettrici, ovvero i linfociti, che scompaiono appena l’agente
patogeno viene eliminato per non danneggiare il corpo.
- Risposta secondaria, è una risposta a lungo termine. Fornisce una rapida difesa dai possibili
attacchi successivi e coinvolge le cellule della memoria. Queste cellule riconoscono
rapidamente l’antigene qualora si ripresenti.

13.3.1 Risposta immunitaria umorale


La risposta immunitaria umorale è caratterizzata dalla formazione di anticorpi, altrimenti chiamati
immunoglobuline, prodotti dai linfociti B.
Esistono 5 classi di immunoglobuline:
IgA, IgM, IgE, IgD e IgG. Quest’ultime,
costituiscono l’80% degli anticorpi nel
sangue. In ogni istante, ci sono 2000
miliardi di linfociti B in allerta. Questi,
sono piccoli e rotondi e circolano nel
flusso sanguigno. sono
metabolicamente inattivi fino al
contatto con l’antigene che gli
permette di attivarsi e di iniziare a
dividersi.
Dalla superficie del linfocita B
sporgono le immunoglobuline che
hanno la possibilità di legarsi solo con
l’antigene complementare. La
proliferazione dei linfociti B ha luogo
nei linfonodi e dipende dalle
interazioni con i linfociti T-helper.
Il linfocita B attivato inizia la divisione creando plasmacellule, queste cellule non sono in grado di
duplicarsi, ma fabbricano anticorpi specifici per l’antigene in questione. Dalla divisione si generano
anche le cellule della memoria che, invece, mantengono la capacità di duplicarsi.
Le plasmacellule diventano sempre più grandi con la maturazione e producono da 3000 a 30000
molecole di anticorpi al secondo. Servono 5 giorni per ottenere plasmacellule funzionanti.
Le cellule della memoria producono anticorpi su larga scala e velocemente e sono più longeve
delle plasmacellule. Funzionano in caso di una seconda infezione dello stesso agente patogeno, del
quale tengono memoria. Non è quindi richiesta la fase di maturazione ed espansione clonale.
Gli antibiotici arrestano la moltiplicazione dei batteri,
aiutando il sistema immunitario.
Gli anticorpi ricoprono l’agente estraneo provocando
agglutinazione, si combinano per neutralizzare la
particella interferendo con le sue attività ovvero con
il legame alla cellula ospite. Possono inoltre
provocare la lisi e la distruzione della cellula.

Un anticorpo è formato da due subunità identiche


formate da una catena polipeptidica leggera e una
pesante. Entrambe le catene hanno regioni costanti,
caratteristiche della specie e regioni variabili, che
formano due strutture specifiche da cui dipende il
legame con l’antigene.
Immunità attiva il sistema immunitario si attiva in risposta a un antigene che proviene
dall’esterno
Immunità passiva quando si assumono anticorpi precostituiti dall’esterno. Può essere:
Naturale, è tipica del feto che assume anticorpi della placenta della madre o
del neonato, che li assume con il latte materno.
Artificiale, si attua in caso di iniezioni di siero ricco di anticorpi, in questo
caso la memoria non si manterrà per i successivi incontri con il patogeno.
I vaccini rendono il sistema immunitario capace di dare una risposta, prima che l’individuo si
ammali. Spesso la somministrazione viene ripetuta nel tempo. Può utilizzare:
- Antigene per produrre cellule della memoria
- Antigeni patogeni attenuati con calore o raggi UV
- Agenti patogeni uccisi, non inducono la forma lieve della malattia
- Parti di virus assemblate in laboratorio, come nel caso dell’epatite B
- Tossine estratte da patogeni, ma inattivate
- Tecniche di DNA ricombinante, per sintetizzare proteine identiche a quelle degli agenti
patogeni.
Gli anticorpi hanno un’alta variabilità perché ognuno di noi produce recettori diversi per
riconoscere decine di milioni di antigeni. Nel genoma vi sono infatti circa 200 geni che codificano
per le immunoglobuline. Queste differenze a carico delle regioni variabili si spiegano grazie a tagli
e ricongiunzioni dei trascritti. Il numero delle combinazioni possibili è pari a 18 miliardi a cui vanno

sommate quelle dovute a mutazioni o inesattezze dei tagli.

13.4 LE ALLERGIE
Le allergie sono il risultato di risposte immunitarie a sostanze chiamate allergeni, come polline,
acari della polvere, alimenti, farmaci e metalli come il nichel. In questi casi, si manifesta
un’anomala produzione di IgE e di cellule della memoria. Le allergie coinvolgono l’apparato
respiratorio, quelle alimentari spesso inducono diarrea e spasmi e sono dovute al consumo di cibi
ricchi di additivi chimici.
Alle allergie, il corpo risponde attraverso 3 fasi:
1. Fase di sensibilizzazione la prima esposizione all’allergene attiva le plasmacellule che
sintetizzano Ig E che si legano ai recettori su mastociti e basofili.
2. Fase di esposizione la successiva esposizione stimola il rilascio di istamina che induce
vasodilatazione e travaso di liquidi provocano edema localizzato.
3. Shock anafilattico sono reazioni sistemiche date dall’istamina e altre sostanze che
causano dilatazione dei vasi, caduta della pressione, costrizione dei bronchioli e gonfiore
della trachea. In questo caso, la morte può sopraggiungere per soffocamento.
Si possono contrastare con alcuni farmaci tipo:
- Adrenalina è un farmaco salvavita che porta a broncodilatazione e fa aumentare la
pressione sanguigna.
- Antistaminici riducono i sintomi senza risolvere le cause
- Ormoni steroidei come il cortisone, sopprimono la produzione di globuli bianchi
- Vaccini iposensibilizzanti vengono creati a partire da porzioni di allergeni e inducono il
sistema immunitario a sviluppare IgG che eliminano l’allergene prima che scateni i
mastociti.

13.5 RISPOSTA IMMUNITARIA CELLULARE


La risposta immunitaria cellulare o
cellula mediata è ad opera dei linfociti
T. Questi presentano glicoproteine di
membrana, ovvero recettori che
riconoscono gli antigeni esposti dalle
cellule. Si dividono in:
- Linfociti T-helper
coordinano la risposta immunitaria e
sono caratterizzati dalla glicoproteina
CD4.
I recettori CD4 riconoscono gli antigeni
in associazione con le MHC di classe II
presenti sui linfociti B e sulle APC,
ovvero macrofagi e cellule dendritiche.
Producono cloni attivi, cellule della
memoria e citochine che stimolano il
differenziamento e la proliferazione
dei linfociti B e T-citotossici. Il legame diretto con i linfociti B stimola la produzione di
plasmacellule.
- Linfociti T-citotossici demoliscono direttamente le cellule estranee e le nostre cellule
infette, o cancerogene riconoscendole perché presentano molecole non-self sulla
superficie. Questi antigeni esposti con le MHC sono endogeni, ossia prodotti all’interno
della cellula, infatti, proteine virali o prodotti di geni mutati forniscono istruzioni sbagliate
per la sintesi proteica. I linfociti T derivano dalle cellule staminali del midollo osseo, ma
maturano e si differenziano nel timo all’ottava settimana di gestazione. Quando un
linfocita T-citotossico riconosce il complesso antigene-MHC di classe I, si lega mediante il
recettore CD8 e prolifera. In questo modo si originano un clone di linfociti T attivati e
cellule della memoria.
- Linfociti T-soppressori bloccano l’attività dei linfociti T
Il complesso maggiore di istocompatibilità (MHC), designa nei mammiferi sia i geni che codificano
per le glicoproteine presenti su ogni cellula, sia le proteine stesse. Nell’uomo vengono chiamate
HLA (Human Leucocyte Antigens). Queste proteine caratterizzano il self rispetto al a ciò che è
estraneo e che ha, quindi, molecole MHC diverse. Nell’uomo vi sono 30 geni che le MHC. I
recettori dei linfociti T non si legano agli antigeni se non sono associati alle MHC self.
Questi si dividono in:
- MHC di classe I si trovano su tutte le cellule del corpo e fanno in modo da essere
riconosciute dai recettori CD8 dei linfociti T-citotossici.
- MHC di classe II si trovano sulle cellule del sistema immunitario e vengono riconosciute
dai recettori CD4 dei linfociti T-helper

13.6 CANCRO E RISPOSTA IMMUNITARIA


Alterazione ereditaria Il genoma presenta fin dalla nascita caratteristiche che lo espongono alla
malattia e riguarda il 10% dei tumori.
Forma sporadica sono più determinanti i fattori ambientali
Un tumore maligno ha in genere componenti sia genetiche sia ambientali, in particolare, tutti i
tumori derivano da un’alterazione a livello genetico, ma le probabilità che si sviluppi in assenza di
fattori di rischio esterni è bassa.
Le cause genetiche dell’insorgere di un tumore possono essere:
- Mutazione casuale che coinvolge i proto-oncogeni, trasformandoli in oncogeni che
determinano una duplicazione cellulare incontrollata. Sono 300 i geni che possono dare
origine a un tumore maligno, più dell’1% dell’intero genoma.
- Mutazioni dei geni onco-soppressori che hanno la funzione di mantenere integro il genoma
e regolare la divisione cellulare

Se un’anomalia non viene rimossa, le proteine sintetizzate da questi geni impediscono la divisione
cellulare e attivano la morte programmata della cellula, l’apoptosi.
Si stima che il malfunzionamento di p53, un onco-soppressore, responsabile del 50% dei tumori
che colpiscono i polmoni, l’esofago, il fegato e il cervello.
Il gene Rb è stato il primo onco-soppressore identificato nell’uomo e la sua inattivazione è
caratteristica del retinoblastoma, un tumore maligno della retina.
Le cellule cancerose si riproducono più velocemente e invadono tutti i tessuti sani e portano
antigeni sulla superficie diversi da quelli self.

13.6.1 Terapie contro il cancro


- Chemioterapia i farmaci chemioterapici sono farmaci che bloccano la riproduzione delle
cellule cancerose, ma purtroppo ha effetti collaterali debilitanti
- Radioterapia le radiazioni ionizzanti inducono un danno diretto al DNA delle cellule
tumorali.
- Anticorpi monoclonali sono sintetizzati in laboratorio da un linfocita B di partenza,
scelto in base alla sua capacità di legarsi all’antigene presentato dalla cellula cancerosa
- Antiangiogenetici bloccano la crescita dei vasi sanguigni che alimentano le masse
tumorali.

13.6.2 Diagnosi precoce


È possibile mediante diverse metodiche preventive come:
- Pap-test e mammografia, per individuare tempestivamente l’insorgenza di un tumore
all’utero o al seno
- Sangue occulto nelle feci per la diagnosi di tumori intestinali
- Esame dei nei, per individuare melanomi e tumori della pelle
- Radiografie o broncoscopie, per rilevare masse anomale nei bronchi o nei polmoni.

13.7 MALATTIE DA IMMUNODEFICIENZA


Sono malattie che colpiscono il sistema immunitario. Le immunodeficienze primitive o IDP, sono di
origine genetica ed ereditate dai genitori. Le IDP non sono infettive. Le immunodeficienze
secondarie sono invece di origine infettiva.
Le alterazioni del sistema immunitario provocano una minore resistenza alle infezioni e maggiore
incidenza di tumori.

13.7.1 Le SCID
Le SCID sono un gruppo di malattie derivate da un’anomalia genetica che compromette le
funzionalità dei linfociti T e B.
Si tratta di una serie di infezioni che si sviluppano nei primi mesi di vita, nei casi gravi i bambini
sono costretti a vivere in una tenda di plastica con materiale sterile. Le terapie prevedono il
trapianto di midollo osseo, di cellule staminali linfocitarie sane o il trapianto genico. In casi meno
gravi può essere sufficiente iniettare periodicamente immunoglobuline ed enzimi di cui c’è
carenza.

13.7.2 HIV (Human Immunodeficency Virus)


L’HIV causa un’immunodeficienza secondaria. Fu scoperta nel 1982 da Luc Montaigner in Francia e
da Roberto Gallo negli USA.
HIV è un virus la cui parte centrale è costituita da due molecole di RNA e da alcuni enzimi come la
trascrittasi inversa, le integrasi e le proteasi. La parte esterna mostra invece delle glicoproteine in
superficie, tra cui gp120, che si adattano al recettore CD4 espresso dalle cellule del sistema
immunitario.
Il virus entra nei linfociti T-helper e l’RNA viene retrotrascritto e il DNA incorporato nel cromosoma
della cellula ospite dove può restare latente.
HIV attacca in 3 fasi:
1. Fase di infezione acuta i linfociti B
rispondono agli antigeni del virus
producendo anticorpi circolanti e i
linfociti T Natural Killer uccidono le
cellule infette. In questa fase, gli
anticorpi sono insufficienti, ma restano
in circolo e la loro individuazione è alla
base dei test per la diagnosi dei virus. Si
parla di persona sieropositiva
2. Fase di latenza il virus continua a
moltiplicarsi a livello dei linfonodi. Il
tempo tra l’infezione e i primi sintomi
può superare i 15 anni e dipende da
malattie non gravi che scatenano una
risposta immunitaria o dall’efficienza di
base del proprio sistema immunitario.
3. AIDS conclamato alla fine restano pochi linfociti T-helper funzionanti con conseguenze
sulla proliferazione dei linfociti B e T-citotossici. Il corpo non riesce più a difendersi né dal
virus né da altri patogeni e il malato diventa vulnerabile ad altre malattie come polmoniti,
infezioni gastrointestinali, diarree e tumori. La morte può quindi sopraggiungere a causa di
queste infezioni opportunistiche o per crisi cardiaca e deperimento.
L’AIDS si trasmette attraverso rapporti sessuali non protetti, contatto tra fluidi biologici
infettati e mucose anche se intatte, scambi di sangue, uso di aghi contaminati, contatto tra
pelle con ferite e sangue infetto e trasfusioni con sangue infetto. Può essere trasmesso
anche dalla madre al figlio durante il parto o l’allattamento. Sebbene sia molto virulento, il
contagio non avviene facilmente, infatti non viene trasmesso con abbracci, baci, saliva,
colpi di tosse e starnuti o con l’uso di piatti o gabinetti.
Sebbene non sia possibile curarlo, ci sono diverse armi contro HIV, quali:
- La prevenzione è l’arma più efficace e consiste nell’uso del preservativo e di siringhe
sterili e monouso
- Farmaci esistono farmaci che interrompono il ciclo di riproduzione del virus all’interno
delle cellule infettate, inibendo la sintesi delle proteine virali come l’AZT. L’uso precoce
degli antivirali limita anche il contagio.
È praticamente impossibile trovare un vaccino contro HIV perché ha la capacità di sviluppare
mutazioni che lo rendono resistente ai farmaci. Queste mutazioni sono dovute ai geni virali che
codificano il rivestimento proteico. Il che rende difficile concepire un vaccino funzionante contro
tutte le forme del virus all’interno dei due ceppi esistenti (HIV 1 e HIV 2) Per questo vi sono ben
150 combinazioni possibili di antivirali, che comprendono dei cocktail di farmaci che agiscono a
diversi livelli. Vi è inoltre la necessità di una duplice risposta sia umorale che cellulare.
Per le terapie in uso i costi per le ricerche sono ingenti e i farmaci hanno costi proibitivi per le
popolazioni più povere anche se esistono dei progetti d’aiuto.