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Appunti di Farmacologia Generale Prof.

ssa Prato
Anno Accademico 2002- 2003

Farmaco: sostanza chimica che ha possibilità, ma non necessità di apportare variazioni favorevoli
(una o più) in organismo vivente, può essere medicamento o tossico.
• Medicamentoso: Sostanza chimica in grado di apportare FAVOREVOLMENTE,
BENEFICAMENTE, variazioni funzionali attraverso interazioni chimiche, fisiche, o
chimicofisiche.

• Tossico: interagisce apportando variazioni funzionali sfavorevoli all’omeostasi


dell’organismo.

Diagnostico quando si somministra ai fini della diagnosi.


Fattori inerenti al farmaco: DOSE, FORMA FARMACEUTICA (+ alta è la dose + si rischia
tossicità), PREPARAZIONE.

Fattori inerenti all’organismo: vie di assorbimento, metabolismo del farmaco nell’organismo,


processi di distribuzione, eliminazione del farmaco dall’organismo, fenomeni di intolleranza, età,
sesso.

Intolleranza: fenomeno presentabile su base genetica o su base immunologica.

Base genetica: farmacognetica  idiosincrasia ai farmaci su base genetica. Fenotipo che presiede
alla sintesi enzimatica, tale fenotipo è spesso responsabile di tale anomalia di rigetto.
Esempio: Succinilcolina, farmaco appartenente alla famiglia dei curari (miorilassante, efficace solo
su muscolatura scheletrica non su quella liscia), viene metabolizzata da pseudocolinesterasi, se si ha
difetto sintetico di tali enzimi si ha APNEA da Succinilcolina; l’intolleranza si presenta alla prima
somministrazione.

Base Immunitaria: l’intolleranza si presenta non subito, deve esserci prima una seconda dinamica.
Esempio: nel neonato alcune tossicità quali quelle da Cloramfenicolo nella Sindrome Grigia del
bambino, da Sulfamidici (competizione a livello dell’Acido Glicuronico, nel neonato la bilirubina è
già alta di per sé, anch’essa è metabolizzata con l’Acido Glicuronico).
Negli anziani: deficit metabolici, depurativi.

FARMACOCINETICA: Movimento del farmaco, tappe che si hanno nell’organismo


dall’introduzione alla eliminazione.
FARMACODINAMICA: Meccanismo di azione, modalità d’azione (come agisce: analgesico,
antinfiammatorio), quali i meccanismi recettoriali, enzimatici etc.
TOSSICOLOGIA: effetti tossici del farmaco, intossicazione acute (esposizione abnorme,
elevazione del dosaggio) e croniche.
FARMACOTERAPIA: quale l’aspetto terapeutico, quali le controindicazioni, l’efficacia, il
contesto, tutte le azioni correlate.
FARMACOLOGIA CLINICA: aspetti sperimentali del farmaco all’inizio della
commercializzazione, osservazione dell’efficacia.

Azione fondamentale: azione che caratterizza il farmaco.


Azione collaterale: azione che potrebbe presentarsi in relazione ad altri contesti.
Azione secondaria: azione (ed effetto) direttamente consequenziale dell’azione fondamentale.
Droga: miscela di sostanze in cui è presente il principio attivo, ma anche sostanze inerti sotto il
profilo farmacologico; possono essere organizzate e non.

Farmaci sintomatici: agiscono sui sintomi ------- Farmaci etiotopi: curanti la noxa, la causa.
Farmaci patogenetici: curanti la patogenesi, sequela di eventi patologici accompagnanti la malattia.
Etiotropi: antibiotici, antineoplastici.
Sintomatici: anti tosse, febbre, diarrea (il sintomo non va mai bloccato eccessivamente).
Patogenetici: es. ipertensione (causa ignota)  bloccanti la via patogenetica, l’evoluzione della
patologia, limitanti le conseguenze.

Farmaci orfani: hanno un’indicazione  malattie rare, orfani perché destinati a rare malattie.

Test di tossicità acuta: in Ascisse  dose del farmaco (mg/ pro kg); in Ordinate  mortalità in % ;

Coefficiente Terapeutico o Indice Terapeutico: ___DL 50_ Dose Letale su Dose efficace
D. Eff. 50
Es: 400/100 = 4

Dopo aver superato il Test di tossicità acuta si provvede alla realizzazione ex novo del prodotto
farmaceutico, nuovo disegno, struttura chimica.

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Analisi genoma 
Identificazione del bersaglio biologico (target)
Conoscenza patologica a livello molecolare

Profilo farmaco: studi livello molecolare (legame sostanza chimica su eventuali recettori), studi
interazione enzimatica (legame farmaco – recettore è simile al legame farmaco – enzimi).
Bisogna verificare se il farmaco si comporta da substrato o inibitore con gli enzimi.
Interazione substrati (tipo citocromo P450): è importante capire se induce o inibisce.
Studi a livello cellulare permettono di evidenziare il comportamento a livello recettoriale, cioè se
l’azione è da agonista o antagonista (azione di tipo cellulare).
Studi in vitro su organi isolati, simulazioni modello della malattia per verificare effetti collaterali.
Completati tali studi si passa al Test di Tossicità.
Tossicità subacuta: somministrazione a 2 specie animali, diverse dosi di farmaco, ma non prodie,
anche per 2 o 3 settimane, questo perché si vuole stabilire la dose minima tossica e la dose
massima tollerata.
Tossicità cronica: somministrazione di farmaco per lunghi periodi.
Test di mutagenicità permette di conoscere la genicità e di conseguenza il potenziale mutageno, per
far ciò bisogna prima capire cosa si vuol individuare (mutazioni puntiformi, cromosomiche,
genomiche).
Mutazioni puntiformi: tratti piccoli sul cromosoma (alcuni geni), si usano batteri, lieviti, insetti;
nel Test di Ames (Salmonella Tiphy Murium) si nota una “Mutazione in avanti”, per ottenere una
mutazione di ritroso, se essa avviene la sostanza in esperimento è abbastanza mutagena.

Si testa anche con estratti microsomiali epatici di ratto  per enzimi



per riscontare attivazione di una sostanza che non avrebbe di
per sé principio attivo su organo, ma in coltura potrebbe acquisirlo.
Mutazione cromosomica: tutti più estesi i tratti del danno, tali mutazioni portano anche a letalità la
cellula coinvolta in tali mutazioni.
Analisi citogenetiche (Test dominante letale) su cellule germinali o somatiche di animali esposti al
composto chimico per un periodo di tempo apprezzabile.
Test D. L. = condotto su roditori; il roditore maschio, trattato con la sostanza per lungo periodo, poi
si fa accoppiare a femmina non trattata, quindi  accoppiamento, fine gravidanza, si procede nel
notare se ci sono embrioni morti o blastocisti impiantati.
Se la sostanza è tossica ci saranno embrioni morti e nessun impianto.

Poliploidia, monosemia, trisomia, per questi fenomeni si applicano gli stessi test citati in
precedenza.
Teratogenicità: azione di tipo malformante.

Test di tollerabilità locale: test speciali su neonati di ratto se la terapia è indirizzata in pediatria.
A test effettuato, dosaggio stabilito, la ditta farmaceutica chiede la sperimentazione: 4 FASI.

FASE 1: farmaco provato su volontari sani, denotata orientativamente la dose massima tollerata e la
dose minima efficace (curva dose - effetto), si approfondisce la farmacocinetica e si osserva anche
la via somministrativa.
FASE 2: farmaco su pazienti, scelte le dosi efficaci (da 200 a 300 pazienti), durata 2, 3 anni ad una
dose corrisponde una certa efficacia.
FASE 3: Ricerche allargate in molti centri al fine di confermare efficacia e tollerabilità e stabilire il
profilo terapeutico: posologia, indicazioni, controindicazioni, fenomeni secondari, precauzioni. Da
1000 a 3000 pazienti per una durata di 2, 4 anni. Se il risultato è positivo la ditta chiede
l’autorizzazione all’ammissione in commercio (AIC) da parte delle autorità regolanti il
procedimento.
FASE 4: Approfondimento delle interazioni, farmaco vigilanza, determinazione valore terapeutico
rispetto ad altri farmaci.
Vi sono criteri di inclusione: età, sesso, stile di vita, si cercherà di rendere i gruppi omogenei, si
utilizzerà sempre il consenso informato (sottolineando benefici e rischi).

Studio sperimentale “In open”: si somministra il farmaco a pazienti senza aver gruppo di controllo
(persone sane) con placebo.
Gruppo controllo: pazienti ai quali somministro un placebo (sostanza deficiente del principio attivo,
struttura uguale, ma senza esso); la vera somministrazione avviene fra il gruppo trattato ed il gruppo
controllo.
Vi sono 2 metodi:
Cieco semplice Cieco doppio
Il medico sa cosa somministra, il paziente no Nessuno conosce nulla, né medico, né paziente

Tutto è diretto dal ricercatore, il paziente deve essere informato (consenso informato) che potrebbe
ricevere placebo, spesso per non ricorrere a molti gruppi si ricorre a che il gruppo diventi
controllore di sé stesso.
La metodica del “Cross over” consiste nello sperimentare assumendo come termine di paragone un
altro prodotto efficace.
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FASE 1  Studio farmacocinetico: tempo di emivita (T 1/2) ai fini dell’effetto farmacologico,


indica il tempo necessario a che il farmaco passi al 50% nell’uomo;
FASE 2  si trattano i raggruppamenti di pazienti;
FASE 3  gruppi sempre più allungati;
FASE 4  richiesta commercializzazione farmaco, fase della farmacovigilanza.

Vari criteri:
Criterio della randomizzazione (scelta assolutamente casuale);
Cross Over: la sperimentazione avviene in relazione ad un altro farmaco già testato;
Wash Out: prima della somministrazione il paziente non deve avere assunto nessun altro farmaco;
Wash Out relativo: relativo cioè alla condizione del paziente;
Wash out assoluto: quando si è totalmente “puliti” da qualunque farmaco.
Bisogna sempre analizzare patologie e farmaci (periodo di attività del farmaco).
Drop Out: registrazione di soggetti che durante la fase della sperimentazione hanno presentato
effetti tossici; se i soggetti superano il 20% la sperimentazione viene invalidata;
Serendipità: (casualità) dopo alcuni anni di utilizzo del farmaco, si verifica casualmente un effetto
non previsto.

Rischi da farmaco durante la gravidanza


Con l’assunzione di farmaci sono a rischio d’esposizione sia l’embrione che il feto, i processi
proliferativi e differenziativi sono talmente attivi che può avvenire una mutazione; è importante
evidenziare che l’azione tossica compare ancora prima del concepimento, inoltre nei primi mesi
sono assenti sia il rene che il fegato, vi è quindi l’impossibilità di filtrazione ed eliminazione
dell’effetto tossico.
La placenta non subisce attraversamento delle grosse molecole, ma di quelle piccole sì; la madre
potrebbe avere patologie che la obbligano a venir in contatto con farmaci anche durante la
gravidanza (diabete, epilessia). Possono essere usati antistaminici, antibiotici, antiemetici, vitamine,
sali minerali, analgesici, antinfiammatori, ansiolitici, ormoni, anticoagulanti.
Effetto gametotossico, embriotossico, fetotossico, relativamente ai periodi della gravidanza

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2^ settimana: se il danno è elevato avremo aborto (possiamo assistere a danni riparati, ma l’aborto è
la condizione più frequente);
3^ settimana - fine 3° mese (embriotossicità): malformazioni di tipo strutturale, difetti congeniti 
deficit di tipo metabolico – funzionale, questi 2 tipi possono essere notati alla fine del processo
embrionale oppure non prima della nascita.
Generalmente il danno metabolico si sviluppa in contesto embrionale, quello funzionale lo si
avverte solo post nascita.
Fine gestazione: patisce il SNC, taledomite, vi sono effetti che si verificano nel bambino, ma non
nella madre (teratogenesi).
Il danno a livello embrionale non è esercitato direttamente, bensì sulla placenta (ad
esempio)tossicità indiretta (ipoglicemia, ipovitanemia); l’effetto diretto è dato dall’alterazione
dell’equilibrio omeostatico.
Agenti teratogeni: citotossico, embriotossico, interferenti nell’unità materno – fetale.
Citotossici: Agenti alchilanti, antineoplastici, antifolici, immunosoppressori agiscono a livello
DNA.
Embriotossici: l’utilizzo sporadico non da grossi rischi, ma a lungo farmaci come le penicilline o
sulfamidici provocano palatoschisi; la Tetraciclina somministrata dopo il 4° mese provoca
ingiallimento del dente deciduo, negli ultimi mesi causa ingiallimento anche nel dente definitivo.
Sono tossici anche gli anti TBC, Rifampicina, Streptomicina (deformazione agli arti, sordità
congenita).
Ormoni sessuali: Testosterone, Estrogeni, stimolano androgeni  mascolinizzazione;
Progestativi di sintesi  Ditilsilvestrolo durante la gravidanza alla figlia trapassa in età
adolescenziale adenosi vaginale, o cisti testicolare (nel maschio).
Agenti antitiroidei, corticosteroidi, Insulina, ipoglicemizzanti, anticoagulanti (es. Warfarin 
antagonista Vit. K) portano a displasia SNC, ipoplasia nasale, nei mesi a rischio si da Eparina, in
quelli sicuri si torna al Warfarin, alla fine di nuovo all’Eparina.
Alcol  Teratogenesi  Sindrome alcolica fetale, malformazione cranica, faccia, palpebre,
ipoplasie mascellari, strabismo, anomalie alle orecchie, deficit della crescita (non per tutti i casi) ed
intellettivo.
Antiepilettici  Difenildidantoina, un farmaco più leggero è la Benzodiazepina (Diazepam).
Antistaminici: l’Istamina è prodotta tanto dalle strutture embrionali, se blocchiamo tale processo
nell’embrione provocheremo teratogenesi.
Interferenti struttura materno – fetale: Aspirina, Indometacina, cortisonici, purganti, disinfettanti
intestinali.

Meccanismi di tossicità: 2 livelli  locale e sistemico.


Locale: risulta tossicità poiché si ha interruzione diretta (cute, mucose), possiamo subire dermatite
da acidi o basi forti, con le mucose (gastroenteriche, respiratorie) edema da vapore di Cloro oppure
gastroenterite emorragica; si instaura processo necrotico tramite reazioni locali.

Sistemico: la sostanza non agisce direttamente sul sito, ma previa introduzione, assorbimento ed
azione sul sito bersaglio (nefrotossicità, cardiotossicità, neurotossicità); presume sempre una
interazione con una struttura recettoriale
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Strutture enzimatiche: Arsenico, Mercurio (metallo tossico), interazione inibendo gruppi tiolici,
sulfidrilici (SH) a livello renale; Digitale inibisce ATPasi Na+ - K+ a livello cardiaco (inibizione
enzimatica); insetticidi ortofosforici  inibizione Acetilcolinesterasi.
Strutture proteiche non enzimatiche: Ossido di Carbonio si lega competendo con Hb;
Paracetamolo (Tachipirina) dà luogo a metabolita molto attivo (radicale libero) che intacca la
struttura del DNA delle cellule renali ed epatiche; presenti difetti di alterazione ed accumulo, difetti
del sistema enzimatico.

21/10/02
Tipi di brevetto: brevetto di sintesi  concesso a chi scopre la molecola;
brevetto d’uso  concesso a chi scopre l’attività biologica, farmacologica.
Ad ogni molecola può essere ricondotto più d un brevetto d’uso; il primo nome di registrazione è di
proprietà assoluta di chi lo commercia per primo; dopo gli anni stabiliti (15 - 20), un’altra ditta può
commercializzare quella data molecola, però con nome diverso.

Farmaci generici: prove di bioequivalenza, devono ottenere gli stessi risultati sotto il profilo
biologico (concetto di BIOEQUIVALENZA).
TERAPIA GENICA: applicazione terapeutica su patologie attraverso i geni; nasce negli anni ’70
come presupposto biologico di intervento in patologie ereditarie
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SHID  assenza genetica di un particolare enzima, il deficit di Adenosina Deaminasi causa
tossicità della popolazione leucocitaria, nella Fibrosi cistica o nelle vie respiratorie si denotano
anomalie di una proteina regolatrice la conduttanza di Ioni Cloro, così come addensamento delle
mucose, collabbimento delle sierose.
Nella Talassemia si preferisce, invece di curare a valle, intervenire a monte: si procede cioè
all’eliminazione del gene anomalo, con un gene sano.
Il gene è un tratto di DNA, ogni tipo di cellula esprime un determinato settore del patrimonio
genico (concetto di ESPRESSIVITA’).
Vi sono però anche le patologie (non ereditarie) acquisite  tumori, AIDS, patologie degenerative
e SNC (Alzheimer, Parkinson, Sclerosi laterale amiotrofica).

Metodi: Ex Vivo, In Vivo, In Situ

Ex Vivo: coltivazione in vitro di linfociti, trattare l’elemento con un vettore che trasferisce il gene
corretto nei linfociti sforniti di geni sani; si estrae poi il gene malato, si cura l’anomalia, si
reintroduce il gene corretto tramite vettore; si fornisce l’informazione nuova, ma appena muoiono i
linfociti dovremo reinserire nuovi linfociti corretti; bisognerebbe agire sulle cellule staminali.
In Vivo: introdurre direttamente nel soggetto il vettore con l’informazione genica corretta che vada
a colpire selettivamente il tessuto, l’organo bisognoso della correzione.
In Situ: inoculazione diretta sulla struttura malata, del nostro vettore contenente l’informazione
genica corretta.
Terapia genica sostitutiva, additiva: la prima non si effettua quasi mai, si procede invece con quella
aggiuntiva, anche questa però comporta dei rischi: il gene viene inserito secondo casualità (“cade
dove capita”), può quindi attivare oncogeni o commutare oncosoppressori, è però un’eventualità
accaduta raramente.

Vettori  trasportatori di messaggio genico.


Virus infettanti, danno il loro DNA, obbligano la cellula a sintetizzare le proteine a loro necessarie;
questi devono essere trattati: bisogna eliminare i processi proliferativi e patogenici: non devono
accrescere, né far danno.

Retrovirus, Adenovirus, Virus Adenoassociati, Liposomi, DNA nudo.


Retrovirus: non hanno grande selettività, integrano i geni terapeutici nell’ospite a livello del DNA
 stabilità a lungo termine; purtroppo si integrano a caso e molti infettano solo cellule in divisione
Adenovirus: la maggior parte non causa gravi malattie, possono accogliere geni estranei di grandi
dimensioni, a volte però i geni funzionano transitoriamente per la mancata integrazione o attacco
del sistema immunitario sono fortemente immunogeni.
Virus Adenoassociati: integrano i geni nei cromosomi dell’ospite, non ci sono malattie umane note.
Però non possono accogliere i geni estranei di grandi dimensioni.
Liposomi: non hanno geni virali e pertanto non ci sono malattie, sono però meno efficienti dei virus
nel trasferire geni alle cellule. Essi sono strutture lipidiche multistratificate contenenti il farmaco o
l’informazione genetica; devono essere specifici, selettivi, hanno poca stabilità, frequente
preparazione (ad es. l’Insulina tramite Liposoma).
DNA nudo: come i Liposomi si prevede che sia utile per le vaccinazioni, è però inefficiente nel
trasferimento genico ed instabile in gran parte dei tessuti dell’organismo.
HerpesVirus: particolare tropismo per le cellule neuronali, però non riescono ad integrare a livello
DNA nelle cellule dell’ospite.
Anche se il virus è stato trattato a causa di ricombinazione il virus può tornare dannifero, si pensa
quindi ad altri vettori.
Geni terapeutici: (caso AIDS) devono bloccare l’evento nocivo, stimolare le difese; (caso tumori)
P53 apoptosi, BCL2bloccante l’apoptosi; (caso Parkinson) Tirosina Idrossilasi; (caso
Alzheimer); Distrofia muscolare Distrofina.
Questi sono tutti campi d’azione per i geni terapeutici.
Nel caso dei tumori la terapia può fornire alle cellule trattate la capacità di trasformare un
chemioterapico da profarmaco a farmaco attivo.
Profarmaco: sostanza chimica che non può agire così come è, ma deve essere attivato,
 trasformazione a metabolica attivo.
Farmacocinetica: insieme di metodiche finalizzate all’introduzione di un farmaco come viene
introdotto, quali le barriere che un farmaco deve superare per raggiungere il suo target.
La barriera più rilevante è la Membrana cellulare (tranne nella somministrazione endovenosa); il
farmaco deve avere buona idrofilia, lipofilia (può così attraversare le membrane biologiche).
In genere i farmaci sono acidi e basi deboli, esistono sotto forma di molecole ionizzate, indissociate,
ciò dipende dal ph dell’ambiente e dal loro pKa (costante di dissociazione); quando il ph è = a
pKa 50 % delle molecole ionizzate, 50 % molecole indissociate.
In genere le indissociate sono quelle liposolubili, sono quelle favorite nel passaggio.
Un acido debole nello stomaco è in forma INDISSOCIATA  rapporto ph / pKa, dovrebbe essere
assorbito di più assorbito nello stomaco.
Se abbiamo un’intossicazione di acidi deboli (barbiturici) nell’eliminazione dobbiamo potenziare
l’eliminazione e non l’assorbimento  bisogna alcalinizzare le urine e favorire la forma ionizzata
 così si favorisce l’eliminazione

23/10/02
Relativamente alle vie di assorbimento, assume importanza rilevante il dosaggio, si possono
evidenziare infatti variabilità di tipo farmacocinetico (interindividuale).

Variabilità dell’assorbimento per velocità;


variabilità di distribuzione negli scomparti dell’organismo;
variabilità di legame di proteine plasmatiche e tissutali;
variabilità di velocità di metabolismo;
variabilità di velocità di escrezione.

Qualunque sia la via enterale o parenterale eccetto la endovena, comporta il superamento di


determinate barriere biologiche.

Enterale: via orale, via buccale o sottolinguale, rettale.


Parenterale: le altre vie  endovenosa, transdermica, intramuscolare, sottocute.

Coefficiente di ripartizione olio – acqua  si può stabilire idrofilia e lipofilia  vediamo come il
farmaco si scioglie in acqua ed in olio, viene fuori un coefficiente  + alto è il numero + è lipofila
la sostanza e l’inverso accade per l’idrofilia.
Capacità di dissociazione (ionizzazione) legata al ph dell’ambiente e al pKa (costante di
dissociazione del farmaco); è la molecola indissociata ad essere liposolubile: + è indissociata +
attraversa le membrane.
Diffusione passiva: diffusione facile se il coefficiente di ripartizione è adeguato; il passaggio
avviene secondo gradiente di concentrazione, maggiore è la differenza di concentrazione dall’una
all’altra parte, non c’è dispendio d’energia (cinetica di ordine primo  non sono sistemi subenti
saturazione).
Il flusso è proporzionale all’estensione della membrana, il passaggio avviene più facilmente tanto
più sottile è la membrana.
Passaggio attraverso endocitosi, esocitosi, transcitosi; il farmaco si ingloba in una vescicola per poi
riversarsi (transcitosi).
Endocitosi mediata da recettore: complesso ligando – proteina – recettore  invaginazione 
mantellamento clatrina (proteina?), più vescicole possono fondersi insieme  Endosoma.
Recupero del recettore, il ligando resta sulla cellula, ma può anche essere degradato dal sistema
(es.LDL), il recettore si ricicla.
Può anche avvenire (Transferrina) che recettore e ligando vengano entrambi recuperati.
La Transferrina avendo un’affinità forte solo quando lega il Fe, quando non lo ha, lo va a cercare.
Un altro caso, in cui recettore e ligando vengono degradati, è quello dell’EGF.

- Alto grado di selettività, specificità, dispendio energetico: ciò avviene in caso di idrofilia.
- Trasporto attivo contro gradiente elettrochimico, proteine carriers  è un trasporto attivo:
richiede cioè energia, il flusso dipende dalle proteine trasportate.
- Diffusione facilitata simile alla passiva, l’unica differenza consiste nell’aiuto di sistemi di
trasporto, ma non dispendio di energia, va sempre contro gradiente elettrochimico.
- Attraverso pori intercellulari, canali di membrana.

Vie di introduzione dei farmaci

Via orale (gastroenterica): molto sfruttata, sicura, economicamente vantaggiosa;


assorbimento esterno: passaggio del farmaco dall’esterno dell’organismo al torrente circolatorio;
assorbimento interno: passaggio del farmaco dal circolo ematico ai siti bersaglio.
Biodisponibilità quantità di farmaco che può essere assorbito e che è disponibile ai fini
dell’effetto farmacologico.
Dipendentemente dalla via usata, il farmaco potrà diminuire poiché costretto ad interagire con i
sistemi degradanti che lo incontrano prima che esso arrivi a bersaglio.
In genere il picco ematico si raggiunge nell’arco di 2 ore.
Picco ematico: concentrazione massima a livello del sangue.
La natura chimica del farmaco influenza la via, si presta attenzione alla forma farmaceutica (buona
idrofilia o lipofilia) ed allo stato di preparazione del farmaco: + diviso è meglio è si aumenta la
superficie fra farmaco e superficie assorbente  otteniamo dunque una maggiore capacità di
dissoluzione, di sciogliersi.
A tale scopo gli eccipienti favoriscono tale capacità (effervescenza), alcuni principi  Acido
Citrico, Carbonato di Calcio.
Le Tetracicline venivano preparate con eccipienti che davano chelati, adducenti composti tossici.
Preparazioni Long – Acting  il composto viene stratificato più volte per prolungare nel tempo
l’efficacia (preparazioni un po’ in disuso, ma garantiscono sempre ciò per cui sono state ideate).
L’assorbimento avviene quasi sempre nella parte alta dell’intestino (tenue).
La motilità intestinale può influire sull’assorbimento, un aumento ostacola l’assorbimento, al
contrario per la stasi intestinale (gli anticolinergici, parasimpaticolitici inducono stasi).
La presenza di cibo ostacola un buon assorbimento del farmaco.
I farmaci del resto possono agire con alimenti (es. il Calcio non dovrebbe essere somministrato con
le Tetracicline).
Vascolarizzazione intestinale  il farmaco somministrato per os ha dosi + alte  dopo
assorbimento e passaggio nell’ematico, tramite vena porta arriva al fegato e qui avviene grande
detossificazione  in attivazione del farmaco EFFETTO DI PRIMO PASSAGGIO EPATICO.