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Unità 3 Occlusione: morfologia e contatti

Unità 3 Occlusione: morfologia e contatti

Contenuti Abilità
Propriocettività come meccanismo di regolazione Sapere descrivere le caratteristiche morfologiche dei
del movimento mandibolare denti anteriori e posteriori mettendole in relazione
Bruxismo con l’occlusione e con il movimento mandibolare
Morfologia dentale e occlusione Saper spiegare la differenza funzionale tra i vari punti
Contatti tra i denti di contatto dentale
Tipi di intercuspidazione Saper distinguere le caratteristiche
Caratteristiche dei punti di contatto dell’intercuspidazione dente a dente da quelle
Allineamento dei punti di contatto dell’intercuspidazione dente a due denti di tipo I e di
tipo II.
Saper indicare quale tipo di intercuspidazione è
preferibile nei vari casi protesici
Saper descrivere i punti di contatto ABC, spiegandone
le caratteristiche funzionali
Sapere qual è l’importanza dell’allineamento sui vari
piani dei punti di contatto tra antagonisti

Propriocettività e dinamiche di movimento

Il concetto di occlusione non può prescindere da quello di disclusione, Occlusione e disclusione


il suo contrario. Se nelle realizzazioni protesiche è necessario creare
una stabile occlusione (della quale trattiamo in questa Unità), ancora
più importante è quindi garantire un’adeguata disclusione (oggetto
della prossima Unità), la cui importanza è maggiore, in quanto mec-
canismo di protezione del sistema.

La masticazione e le altre funzioni della bocca si svolgono non solo con l’a-
pertura e la chiusura della bocca (abbassamento e innalzamento mandi-
bolare), ma comportano anche movimenti complessi, (protrusivi, laterali e
misti).
Il sistema stomatognatico è un sistema che genera potenti forze, sia du-
rante la masticazione sia nelle parafunzioni diurne e notturne. Da queste
forze il sistema si deve “difendere” soprattutto in fase dinamica, cioè du-
rante il movimento, riducendo al minimo gli attriti tra denti antagonisti, in
modo da neutralizzare ogni tipo di stress funzionale e parafunzionale.
Questo vale sia per i denti naturali, sia per le riabilitazioni protesiche: Forma e funzione
l’inscindibile binomio forma-funzione ci ricorda infatti che non esiste
anatomia al di fuori della funzione: non basta quindi conoscere la forma
dei denti per rendere una protesi funzionale, ma è necessario anche trovare il
giusto rapporto articolare tra mandibola e mascellare, considerare sempre
i corretti volumi dentali e stabilire la loro corretta inclinazione rispetto

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Modulo 1 Anatomia e fisiologia del sistema stomatognatico

alla cresta ossea, per far sì che i denti risultino adeguatamente inseriti nel
corridoio muscolare (zona neutra).
Se i denti si trovano infatti correttamente conformati e posizionati nell’ar-
cata, il loro equatore (vestibolare e linguale) potrà “comunicare” la loro po-
sizione ai muscoli e alla lingua esercitando nei loro confronti la medesima
pressione. L’informazione arriva ai muscoli attraverso meccanismi proprio-
cettivi, che rilevano immediatamente la posizione dei denti e guidano il
movimento mandibolare, attraverso i muscoli, in modo da non fargli subire
traumi.

Meccanismi di evitamento Se la forma delle arcate è ben armonizzata, lo sarà anche la funzione;
se invece la forma non è armonica, la funzione dovrà adattarsi, creando
quelli che Slavicek ha definito i meccanismi di evitamento, ossia modelli
di guida muscolare altamente complessi e capaci di causare alterazioni
funzionali in presenza di cattive occlusioni.

In presenza di interferenze o disallineamenti, il sistema stomatognatico cer-


cherà di porre rimedio alla situazione tentando di eliminare l’ostacolo, a volte
Parafunzioni instaurando funzioni anomale (parafunzioni) che hanno il solo fine di eli-
minare il disturbo e che spesso, non riuscendoci, si trasformano in abitudini
patologiche (come nel caso del bruxismo).

Il bruxismo

Bruxismo Il bruxismo è un’azione generalmente patologica che coinvolge l’ATM


e che porta i denti a stridere tra loro, consumandone le superfici.

Ci sono varie teorie sull’origine del bruxismo:


• Cause psicologiche (oggi percentualmente meno considerate). Tra queste
Lettura e-book
cause troviamo stress, ansia, rabbia e aggressività (per non aggredire, il
PDF Bruxismo soggetto “spunta le proprie armi”, consumandone la punta per non ferire). A
volte, il bruxismo può comparire anche durante la gravidanza, per il forte
stress ormonale subito dal corpo femminile.
• Cause fisio-patologiche, tra le quali la causa occlusale è la più accre-
ditata. Essendo presenti interferenze occlusali, il sistema cerca di levigarli,
bruxando nel tentativo di ottenere il corretto contatto tra le arcate. Un’altra
ipotesi vede il bruxismo legato alle malattie neurologiche che presentano
spasmi e contrazioni muscolari involontarie di vario grado.
• Cause sistemiche. Per esempio, l’uso di antidepressivi, l’abuso di al-
col, l’eccesso di caffeina aumentano lo stress, con le conseguenze citate
in precedenza. Altre cause potrebbero essere la carenza nutrizionale (per
esempio la mancanza di vitamina B5 o di minerali come il calcio). Da non
trascurare anche il parassitismo intestinale, che può dare una risposta di
tipo nervoso-irritativo che funge da innesco per il bruxismo.

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Unità 3 Occlusione: morfologia e contatti

Generalmente considerato una patologia, il bruxismo potrebbe tuttavia eserci-


tare unÕazione di compenso: diversi Autori sostengono infatti che lo spazio
che si perde in verticalità, ossia a livello della colonna vertebrale, lÕorganismo
lo debba compensare a livello orizzontale, attraverso lÕabrasione dei denti.
Se ad esempio l’altezza della persona
diminuisce di 4 mm perché le vertebre
D6 e D7 si sono compresse di 2 mm a
causa di un trauma (e di conseguenza
anche L5 e S1 – per favorire il
movimento – hanno perso ulteriori 2
mm), i denti devono consumarsi in
proporzione di circa 4 mm.

Occlusione

Occlusione

si realizza tra

denti antagonisti

sferici
con diversi tipi di

contatti che devono essere puntiformi

di tipo tra denti


allineati

dente a dente dente a due denti anteriori posteriori

distinta in tra cuspidi

tipo II tipo II lavoranti bilancianti

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Modulo 1 Anatomia e fisiologia del sistema stomatognatico

Contatti in chiusura La chiusura della bocca deve prevedere un contatto sicuro, stabile e si-
multaneo dei denti antagonisti da canino ad ultimo molare, che entreranno
in contatto reciproco con i rispettivi tavolati occlusali, mentre i quattro incisivi,
invece, dovrebbero mantenere uno spazio tra gli antagonisti di almeno 200 µm.
Questo leggero spazio (gioco) funge da starter per permettere alle cuspidi
dei molari di sganciarsi pi• agevolmente dagli antagonisti non appena inizia
il movimento, muovendosi leggermente prima in senso anteriore anzichŽ
subito in senso verticale (il movimento in questo modo risulta infatti pi•
dolce).
Contatti in movimento é tuttavia necessario che i denti anteriori contattino immediatamente non
appena inizia il movimento di protrusiva, per guidare il movimento (guida o
protezione anteriore) e impedire che i denti posteriori entrino in contatto.
In tutti questi movimenti • molto importante che non avvengano mai
contatti accidentali che potrebbero rovinare i denti o le ATM. I denti devono
cio• poter discludere, ovvero perdere immediatamente il contatto non ap-
pena si passa dallÕocclusione ad unÕaltra Ð diversa Ð posizione mandibolare.

Caratteristiche morfologiche della dentatura

I denti sono le uniche strutture dell’organismo umano ad esse-


re strutturalmente mature (la corona dentale è già completa prima
dell’eruzione) prima dell’entrata in funzione. Dopo, possono esse-
re modificati soltanto attraverso una distruzione irreversibile della
struttura stessa.

LÕUomo • un essere vivente eterodonte, cio• i suoi denti hanno forma diversa,
non sono tutti uguali.
Morfologia generale Questa diversitˆ di forme ci permette di masticare con la stessa facilitˆ
cibi molto diversi, riunendo in una stessa dentatura caratteristiche di ani-
mali molto pi• specializzati (roditori, felini, erbivori), ma nello stesso tempo
offre anche numerosi vantaggi dal punto di vista funzionale, soprattutto per
quanto riguarda lo scarico delle forze dai denti allÕosso mascellare nel
quale sono infissi.
Infatti, anche le forze che si sviluppano con la masticazione non sono
tutte uguali: • quindi indispensabile che il sistema stomatognatico possa
sopportarle tutte senza danni per la dentatura.

Forze verticali e orizzontali In genere, anche se le forze sono di tipo e direzioni innumerevoli, per
convenzione le si raggruppa in forze (o carichi) verticali e forze oriz-
zontali (o tangenziali).

Per il sistema stomatognatico, le forze tangenziali sono molto pi• pericolose


dei carichi verticali.

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Unità 3 Occlusione: morfologia e contatti

L’Uomo riunisce nella sua dentatura le caratteristiche


proprie di altri animali molto più specializzati.
Si confrontino ad esempio i canini, gli incisivi e i molari
umani con quelli – rispettivamente – del gatto, del
castoro e della mucca: l’alimentazione di questi animali
ha notevolmente influito sul particolare sviluppo di
alcuni denti, mentre nell’Uomo, pur essendo presenti
forti differenze tra gli elementi dentari, il fatto di essere
onnivoro e avere un’alimentazione molto varia ha fatto Cranio di gatto
sì che non si sviluppassero eccessivamente solo alcuni
elementi rispetto agli altri.

Cranio umano

Cranio di bovino Cranio di castoro

Questo avviene, nonostante i carichi verticali siano notevolmente più potenti,


in conseguenza della disposizione dei denti sulle due arcate: l’inclinazione
degli assi e la disposizione in due file contrapposte – cioè le due arcate an-
tagoniste, quella superiore e quella inferiore – favoriscono infatti una maggio-
re resistenza in direzione verticale, perché le forze si scaricano sulle due ossa
mascellari in senso assiale, cioè in modo tale che il dente possa opporvisi con
tutta la propria lunghezza e secondo la stessa direzione.

Forze occlusali
Il carico delle forze occlusali cui i denti
La disposizione degli assi sono sottoposti in deglutizione è di circa
dentali e la curvatura delle 4.800 kg al giorno.
arcate favoriscono lo scarico Si deglutisce infatti circa due volte al mi-
delle forze della masticazione nuto durante la veglia, una volta al mi-
in senso perpendicolare al nuto durante il sonno, esercitando ogni
tavolato occlusale dei denti. volta una pressione media che scarica
sui denti una forza tra 1 e 3 kg. La forza
quotidiana risultante è enorme: se calco-
liamo una media di 2 kg X 2 volte al mi-
Curvatura delle arcate nuto abbiamo 4 kg al minuto, cioè 240
kg/h, che moltiplicato per le circa 16 ore
di veglia origina una pressione diurna di
3.840 kg. Se a questi aggiungiamo i 2
kg/minuto nelle ore di sonno (2 kg X 60
min X 8 ore = 960 kg) arriviamo appunto
a 4.800 kg nelle 24 ore.

Archi di scarico delle forze verticali


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Modulo 1 Anatomia e fisiologia del sistema stomatognatico

La natura ha selezionato i denti umani in modo che essi possano sopportare


I denti posteriori, grossi, tozzi e dalle
i diversi carichi in modo differente a seconda della loro funzione, della loro
radici multiple, offrono una migliore
resistenza alle forze verticali, mentre forma e della posizione che essi occupano nelle due arcate.
quelli anteriori sopportano meglio
le forze orizzontali al loro asse, in I denti anteriori sopportano meglio le forze orizzontali, mentre quelli
virtù della loro radice di maggiore posteriori sopportano meglio i carichi verticali.
lunghezza.

Caratteristiche morfologiche dei denti anteriori


Creste marginali. I denti anteriori superiori presentano creste marginali
sviluppate, che facilitano nei vari movimenti (in particolare, in protrusione)
lo scorrimento dei bordi incisali dei denti anteriori inferiori, diminuendo gli
attriti. Questo assicura una minore usura delle superfici dentali a contatto,
che potranno cos“ subire nel tempo meno danni e svolgere pi• facilmente i
movimenti.
Allo stesso modo di come i pattini di
una slitta scorrono senza attrito sul
fondo di una pista innevata, le creste
marginali dei denti anteriori superiori
facilitano lo scorrimento dei bordi
incisali dei denti anteriori inferiori.

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Unità 3 Occlusione: morfologia e contatti

Corrispondenza morfologica tra superfici palatali e cavità glenoide. Al-


cuni Autori hanno sottolineato la corrispondenza tra la morfologia delle cavità
glenoidi e la forma della concavità palatale dei denti anteriori superiori. Questo
dimostrerebbe la stretta corrispondenza tra il movimento dei condili durante
i movimenti (protrusione e lateralità) e la funzione di guida e di protezione
svolta dai denti anteriori.

Gerber e altri hanno


sottolineato come
esista una discreta
corrispondenza tra la
forma dell’eminenza
articolare e la concavità
palatale dei denti
anteriori superiori.

Le caratteristiche morfologiche dei denti anteriori


presentano inoltre alcune altre particolarità: Il bbordo
o incisale dei denti
anteriori superiori e inferiori si
ante
• Il bordo incisale degli incisivi, o la cuspi-
trova sulla proiezione del canale
trov ale
de nel caso del canino, si trovano quasi sem- radicolare.
rad
pre sulla proiezione del canale radicolare.
Questo fa sì che le pressioni verticali tendano
a scaricarsi in modo assiale sulla radice, dimi-
nuendo i meccanismi di leva.
• Il bordo incisale, esaminato sul piano oriz-
zontale, si trova posizionato a circa due terzi 1 terzo
del diametro linguo-vestibolare nei denti su- 2 terzi
periori, circa a metà del diametro linguo-ve-
stibolare nei denti inferiori. Questo rende più metà
solide le parti in antagonismo (la superficie metà

palatale nei superiori, quella vestibolare negli


inferiori.
• Il cingolo tende ad occupare circa un terzo
dell’altezza coronale anatomica del dente. Il Il bordo incisale dei denti
anteriori superiori si trova a circa
cingolo, così come altre strutture orali (per
due terzi del diametro linguo-
esempio, il torus palatino o il tubercolo del Ca- vestibolare, quello dei denti
rabelli), rappresenta un’importante repere per anteriori inferiori circa a metà.
la lingua, nei confronti della quale costituisce
uno dei limiti che ne guidano il movimento.

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Modulo 1 Anatomia e fisiologia del sistema stomatognatico

Importanza del canino Particolarità del canino. La forma appuntita dei canini non permette solo la la-
cerazione del cibo, ma esercita una importante funzione propriocettiva e fornisce
soprattutto un’immediata protezione degli altri denti durante i movimenti laterali:
infatti, non appena la mandibola si sposta di lato, in un bocca funzionalmente sana i
canini del lato lavorante dovrebbero entrare in contatto e impedire che gli altri denti
possano contrarre contatti anomali che li potrebbero danneggiare.

Lunghezza e robustezza della radice, e la particolare forma anatomica,


rendono i canini i denti più adatti a sopportare le forze orizzontali che
si sviluppano durante la lateralità.

Nei movimenti laterali i canini


antagonisti proteggono gli altri denti
dalle forze orizzontali, entrando in
contatto tra loro e impedendo contatti
accidentali tra i denti posteriori che li
seguono nell’arcata.

Lettura e-book Contatto canino


PDF Caratteristiche dei denti anteriori

Caratteristiche morfologiche dei denti posteriori

I denti posteriori sono caratterizzati dalle cuspidi, importanti rilievi se-


parati da fosse e solchi.

Morfologia denti posteriori Indipendentemente dal tipo di dente, le cuspidi delle facce occlusali dei denti
posteriori della stessa emiarcata si trovano sempre a formare due file allineate,
separate dal solco intercuspidale mesio-distale, il solco principale del dente:
Allineamento (nel rispetto delle curve
di compenso) delle cuspidi e dei solchi
intercuspidali dei denti posteriori.

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Unità 3 Occlusione: morfologia e contatti

• le cuspidi lavoranti (dette anche cuspidi di stampo o cuspidi di centri-


ca), più voluminose e che contraggono un maggior numero di contatti con Cuspidi lavoranti
l’antagonista. Sono le cuspidi palatali dei denti posteriori superiori e le Cuspidi bilancianti
cuspidi vestibolari dei denti posteriori inferiori.
• le cuspidi bilancianti (dette anche cuspidi di taglio o cuspidi eccentri-
che), più piccole e appuntite e che contraggono contatti con l’antagonista
su uno solo dei loro versanti cuspidali. Sono le cuspidi vestibolari dei denti
posteriori superiori e le linguali dei denti posteriori inferiori.

Le cuspidi lavoranti sono molto importanti per la masticazione, perché assi-


curano al sistema stomatognatico una grande stabilità in occlusione. Al ter-
mine della deglutizione, infatti, il loro contatto con gli antagonisti avviene su
entrambi i versanti cuspidali, con direzioni opposte, per cui stabilizzano
il dente sia in direzione vestibolo-palatale che in direzione opposta.
Inoltre, la loro sommità si trova più vicina all’asse del dente rispetto
a quella delle cuspidi bilancianti, per cui riescono a scaricare la pressione
masticatoria in modo più assiale rispetto alle radici. Risultano leggermente
più grandi e arrotondate di quelle bilancianti, costituendo mediamente il
60% del volume generale della corona.
Le cuspidi bilancianti contraggono contatti con l’antagonista solo sul Cuspidi lavoranti e bilancianti dei den-
loro versante interno, quello che va dalla sommità della cuspide al solco ti posteriori antagonisti viste sul piano
intercuspidale mesio-distale. Più piccole di quelle lavoranti (circa il 40% posteriore.
della volumetria complessiva della corona dentale), presentano una som-
mità cuspidale più lontana dall’asse dentale. La loro funzione di taglio si
caratterizza nella forma appuntita e nella maggiore estensione del versante
occlusale rispetto all’altro (quello vestibolare nei denti superiori e quello
linguale in quelli inferiori).

asse del dente


Le cuspidi lavoranti offrono al Cuspidi lavoranti
dente due diverse direzioni di e bilancianti
stabilizzazione in occlusione,
mentre quelle bilancianti una sola.
C. lav.
Le cuspidi lavoranti sono inoltre
generalmente più voluminose
e i loro punti di contatto con
C. lav.
l’antagonista risultano più vicini
all’asse dentale.

asse del dente

Le cuspidi dei denti posteriori sono separate da diversi solchi, il cui orienta-
mento non è casuale, ma risponde a precise esigenze gnatologiche: devono
infatti favorire sia la fuoriuscita del cibo già masticato dal tavolato occlusale,
sia lo svincolo (la “fuga”) delle cuspidi antagoniste durante i vari movi-

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Modulo 1 Anatomia e fisiologia del sistema stomatognatico

menti, impedendo quindi contatti accidentali che potrebbero apportare danni


al sistema.
Nei denti la direzione dei solchi e la
posizione delle fosse non è casuale,
ma risponde a criteri gnatologici: Movimento protrusivo
le cuspidi articolano con le fosse in
occlusione, mentre nei movimenti
protrusivi e laterali trovano un
ÒpassaggioÓ libero nei solchi. In questo
modo si evita che possano avvenire
contatti che potrebbero provocare
danni al sistema.
Movimento
laterale (lato
di lavoro)

Direzione dei solchi di


protrusiva, di lavoro e
bilanciante
Movimento
laterale (lato
bilanciante)

Proporzioni dentali La superficie del tavolato occlusale compresa dal perimetro cuspidale oc-
cupa all’incirca il 60% del diametro linguo-vestibolare del dente. Questo
permette di mantenere in un’area abbastanza ristretta le pressioni masticato-
rie, assicurando nello stesso tempo uno scarico delle forze più vicino all’asse
del dente. Anche l’area delimitata dai punti di contatto con gli antagonisti
risulta del 60% rispetto al diametro linguo-vestibolare del dente, sempre
per offrire un migliore scarico assiale della pressione masticatoria.
Il tavolato occlusale occupa allÕincirca
il 60% del diametro linguo-vestibolare
del dente.
LÕarea compresa tra i punti di contatto
con gli antagonisti occupa allÕincirca il
60% del diametro linguo-vestibolare 60%
del dente. 60%

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Unità 3 Occlusione: morfologia e contatti

Caratteristiche morfologiche delle radici

La forma delle radici dei denti posteriori, così come quella dei denti
anteriori, risponde a precise esigenze funzionali: le radici tozze e lar-
ghe dei denti posteriori sopportano meglio i carichi verticali, quelle
lunghe dei denti anteriori sopportano meglio le forze orizzontali.

I denti posteriori hanno radici diverse come numero e tipo, conformate in


modo da offrire un valido appoggio rispetto alle forze che si scaricano sul
dente in modo assiale. In altre parole, la forma tozza e robusta della corona
del dente posteriore appoggia sulle ÒgambeÓ corte ma robuste costituite dalla
sua (o dalle sue) radici. Questo permette al dente di assorbire meglio le forze
generate dai carichi verticali.
é inoltre da considerare che la posizione dei denti posteriori nelle due ar-
cate li rende molto pi• soggetti degli anteriori allÕazione di una muscolatura
potente come quella masticatoria: nella zona dei denti posteriori la pressione
esercitata da massetere e temporale • massima.
La mandibola • una leva di terza classe, nella quale il fulcro • rappresen-
tato dallÕATM, la potenza dai muscoli della masticazione e la resistenza dal
cibo interposto tra le arcate: di conseguenza, pi• la resistenza (il cibo) si av-
vicinerˆ alla potenza (i muscoli), pi• lÕazione pressoria esercitata dai muscoli
risulterˆ efficace; e quindi in questa zona sarˆ anche maggiore la necessitˆ di
una migliore capacitˆ dei denti di assorbire i carichi verticali.
La natura non a caso ha previsto la presenza in questa zona dei denti a
maggiore resistenza ai carichi verticali (i denti posteriori) mentre ha dislo-
cato nella parte pi• distante quelli meno resistenti (i denti anteriori).
La mandibola si comporta come una
leva di terza classe, nella quale il fulcro
è rappresentato dall’articolazione
temporo-mandibolare, la potenza dai
muscoli elevatori e la resistenza dai
Potenza denti e dal cibo interposto tra loro.

Fulcro

Resistenza Potenza

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Modulo 1 Anatomia e fisiologia del sistema stomatognatico

Contatti tra i denti


Nelle realizzazioni protesiche, il rispetto dei rapporti esistenti tra i denti assu-
me unÕimportanza fondamentale, poichŽ essi rappresentano uno dei pi• im-
portanti fattori funzionali che servono a garantire al paziente una corretta
occlusione.

I contatti tra i denti si possono ricondurre essenzialmente a due tipo-


logie:
· contatti interdentali tra i denti della stessa arcata;
· contatti tra denti antagonisti.

Contatti tra denti della stessa arcata


Contatti prossimali I contatti tra i denti della stessa arcata vengono detti punti di contatto inter-
dentali e avvengono per tutti i denti sulle due superfici prossimali (mesiale
e distale), ad eccezione degli ultimi molari che presentano il solo punto di
contatto mesiale. Essi sono la prosecuzione dellÕequatore vestibolare e di quello
linguale con i quali si raccordano: ogni dente, grazie al contatto con i denti
La pulizia degli spazi interdentali con adiacenti, pu˜ mantenere una posizione sufficientemente stabile, contra-
uno scovolino è un importante inter- stando le forze della masticazione che tenderebbero a farlo migrare. Inoltre,
vento di pulizia che mantiene in salute la disposizione dei punti di contatto interdentali, generalmente situata tra il
la papilla, il dente e il suo parodonto.
terzo medio e il terzo occlusale, offre unÕadeguata protezione per la papilla
e permette una sufficiente autodetersione degli spazi interdentali ad opera
della saliva.

Papilla

Spazio (o zona) Punto di contatto


interdentale interdentale

Profilo coronale

La particolare forma dei denti protegge il solco gengivale


dall’infiltrazione del cibo e protegge la papilla interdentale
Direzione di Direzione di sci- da eventuali traumi che potrebbero avvenire con la
scivolamento volamento del masticazione dei cibi. Inoltre, la posizione del punto di
del cibo cibo contatto (tra il terzo medio e il terzo occlusale) crea lo spazio
interdentale che facilita l’autodetersione dei denti da parte
della saliva.
Solco gengivale

La particolare forma della corona dei denti posteriori facilita lo slittamento del
cibo verso il basso e protegge il solco gengivale e la papilla dai cibi più duri, che
potrebbero traumatizzare i tessuti.

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Unità 3 Occlusione: morfologia e contatti

I punti di contatto prossimali devono essere punti, non aree (il punto di
contatto corretto può essere paragonato al contatto tra due uova). È molto
importante che queste entità anatomiche siano puntiformi, perché se le forze
occlusali hanno la necessità di modificare leggermente la posizione del dente
(per compensare ad esempio forze laterali), in presenza di un punto di con-
tatto lo spostamento tridimensionale diventa facile; al contrario, se la stessa
esigenza fosse necessaria tra un elemento naturale e un elemento protesico che
presenta un’area di contatto, la modifica non sarebbe possibile, in quanto la
superficie piatta impedirebbe il movimento.
Ricordiamo che gli spostamenti ortodontici non sono stati previsti dalla
natura, ma a livello protesico spesso avvengono ugualmente (e talvolta, pro-
tesicamente, fanno comodo).
Risulta evidente che in caso di danneggiamento importante di un elemen-
to dentale, o della sua perdita, si vengono a perdere anche i contatti con i
denti adiacenti che, privi dello stop laterale, tenderanno quindi a migrare,
variando la propria posizione (in genere, tenderanno a “chiudere” lo spazio
lasciato libero dal dente perduto o danneggiato).
A questo proposito va notato che in caso di mancanza di elementi denta-
ri, dove lo spazio lasciato dalle estrazioni si è ristretto di più, lì convergono
maggiormente le forze masticatorie.

Migrazione di 16 e 14 in seguito
alla perdita del 15. Spesso la
migrazione interessa anche il dente
o i denti antagonisti, che privi dello
ÒstopÓ occlusale tendono a uscire
dallÕalveolo (estrusione).

Migrazione dentale.
Contatti tra denti antagonisti
I contatti tra i denti antagonisti sono molto numerosi e avvengono, in forme Contatti tra antagonisti
e posizioni molto diverse, tra le creste e le cuspidi dei denti delle due arcate
in contatto reciproco, cioè con le arcate in occlusione.
In una bocca anatomicamente funzionale, i contatti in occlusione dovran-
no essenzialmente garantire alcuni requisiti:
• Contatti puntiformi e simultanei tra i denti, per non gravare singoli ele-
menti dentali di un carico masticatorio eccessivamente elevato. Se le forze
della masticazione si scaricano su più elementi dentali, il loro carico risul-
terà equamente suddiviso tra tutti i denti coinvolti, con minore stress per i
singoli elementi.
• Disclusione immediata in fase di movimento, per garantire lo scarico
immediato delle forze orizzontali della masticazione, le più dannose per gli

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Modulo 1 Anatomia e fisiologia del sistema stomatognatico

elementi dentali (fa eccezione il caso della protesi mobile totale, della
quale si tratterà più avanti).
• Assenza di precontatti e interferenze in fase di movimento, per evitare
che le arcate in movimento o in occlusione possano “inciampare” in contatti
anomali, con conseguente danneggiamento degli elementi dentali e l’as-
sunzione di comportamenti scorretti da parte del sistema nel suo complesso
(parafunzioni, dislocazioni ecc.).

Lo studio dei contatti tra antagonisti è fondamentale per la buona riuscita


di una protesi e avviene in modo differente a seconda del tipo di intercu-
spidazione del paziente e delle caratteristiche dei contatti, che risultano
particolarmente importanti per assicurare al sistema il rispetto dei necessari
requisiti funzionali.

Intercuspidazione
Tipi di intercuspidazione Osservando il rapporto esistente tra i canini antagonisti delle due emiarcate
dello stesso lato (sinistro o destro) possiamo osservare che questo contatto può
avvenire in due differenti modi:
• Con un rapporto dente a due denti. Il canino inferiore può articolare tra
il canino superiore e il laterale superiore, occupando con la sua cuspide lo
spazio tra i due denti antagonisti, quindi realizzando un rapporto tra un
dente di un’emiarcata e due denti dell’emiarcata antagonista;
• Con un rapporto dente a dente. Il canino inferiore può articolare con
la concavità mesiale del canino superiore, ponendo la sua cuspide nello
spazio esistente tra il cingolo e la cresta marginale del canino antagonista,
realizzando quindi un rapporto tra un dente di un’emiarcata e un dente
dell’emiarcata antagonista;

In entrambi i casi il tipo di rapporto tra i canini (dente a dente, o dente


a due denti) generalmente prosegue posteriormente, determinando
anche per i denti posteriori lo stesso tipo di intercuspidazione.

Intercuspidazione dente a dente. Intercuspidazione dente a due denti.

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Unitˆ 3 Occlusione: morfologia e contatti

Intercuspidazione dente a dente


In natura, nelle bocche anatomicamente funzionali, un rapporto intercuspidale Dente a dente
di tipo dente a dente • davvero raro, e si verifica mediamente in un 5% di
casi, per cui potrebbe essere considerato come una variante evolutiva sostan-
zialmente trascurabile. Tuttavia, l’intercuspidazione dente a dente offre anche
una serie di vantaggi che non possono essere ignorati.

Tripode. I contatti tra antagonisti, nel rapporto dente a dente si realizzano


prevalentemente tra la cuspide di un dente e la fossa del dente antagonista
con tre contatti diversi disposti a triangolo sulle varie creste che circonda-
no la fossa (tripode). Questo stabilizza notevolmente l’unitˆ occlusale, poichŽ
la cuspide, una volta in occlusione, ha un appoggio stabile ed equilibrato.
L’appoggio a tripode
garantisce notevole stabilità
ai contatti delle singole unità
occlusali.

carico nel dente carico nel dente


a due denti a dente

asse del
dente

Contatti assiali. Nell’intercuspidazione dente a dente la maggior parte dei


contatti avviene in punti vicini all’asse dentale, per cui le forze verticali gra-
vano sul parodonto senza sviluppare bracci di leva eccessivi che potrebbero
facilitare la rotazione del dente.

Numero di contatti. Con l’intercuspidazione dente a dente il numero di con-


tatti aumenta, per cui la pressione masticatoria si ritrova distribuita su un effetto leva nel
numero più elevato di punti, ognuno dei quali risulterˆ quindi gravato di un dente a dente
carico minore. effetto leva nel
dente a due
denti
Migliore igiene . La pressione delle cuspidi nelle fosse antagoniste, an-
zichŽ sulle creste marginali, evita che il cibo possa essere spinto con un
effetto ÒcuneoÓ negli spazi interdentali ( impacchettamento verticale
del cibo). Vantaggio del contatto assiale nell’inter-
cuspidazione dente a dente.
Per queste ragioni, nei casi in cui si deve procedere alla riabilitazione
completa dell’occlusione del paziente, oltre alla ricerca dell’occlusione
in relazione centrica è anche consigliabile adottare un’intercuspidazio-
ne di tipo dente a dente.

91
Modulo 1 Anatomia e fisiologia del sistema stomatognatico

Contatti dente a dente tra


i denti superiori e inferiori
di sinistra.

Occlusione dente a dente

Intercuspidazione dente a due denti


In natura, nelle bocche anatomicamente funzionali, un rapporto intercuspidale
di tipo dente a due denti è molto comune: il 95% di casi presenta infatti que-
sto tipo di intercuspidazione, nel quale prevalgono i contatti tra cuspidi e creste
marginali. Sono comunque presenti anche contatti del tipo cuspide-fossa.
Si possono distinguere due tipi di intercuspidazione dente a due denti,
che si differenziano per il tipo di contatto realizzato dalle cuspidi palatali
(lavoranti) dei premolari superiori:
• Nel tipo I le cuspidi palatali dei premolari superiori articolano con le creste
marginali distali dei premolari inferiori e con la cresta marginale mesiale
del primo molare inferiore. Si ha quindi in questo caso un’intercuspidazione
dente a due denti di questi elementi.
• Nel tipo II le cuspidi palatali dei premolari superiori articolano con le fosse
distali dei premolari inferiori. Si ha quindi in questo caso un’intercuspida-
zione dente a dente dei quattro premolari antagonisti. Gli altri contatti
sono uguali a quelli dell’intercuspidazione dente a due denti di tipo I.

A livello protesico, l’intercuspidazione dente a due denti viene utilizzata per


tutti i casi in cui si ha un rapporto dente a due denti tra gli altri elementi
dell’arcata ancora presenti.

Questo tipo di intercuspidazione, nonostante la sua ampia diffusione in


natura, non offre gli stessi vantaggi dell’intercuspidazione dente a den-
te, poiché lo scarico delle forze avviene in senso meno assiale, il numero
dei contatti è minore e si può avere un effetto cuneo sui denti antagonisti.

92
Unità 3 Occlusione: morfologia e contatti

Occlusione dente a due denti

Tipo I Tipo II

Differenza tra i contatti


Occlusione dente a dente dell’intercuspidazione dente a dente
e quelli dell’intercuspidazione dente a
due denti di tipo I e II.

Le viste sui piani orizzontale e sagittale


evidenziano come tra i due tipi di
intercuspidazione dente a due denti le
uniche differenze siano riconducibili
al rapporto tra le cuspidi palatali
dei premolari superiori e i rispettivi
antagonisti inferiori.

Occlusione dente a due denti

Tipo I. Le cuspidi dei premolari


superiori articolano con le creste
marginali antagoniste

Tipo II. Le cuspidi dei premolari


superiori articolano con le fosse
antagoniste

93
Modulo 1 Anatomia e fisiologia del sistema stomatognatico

Tavolato occlusale
Se in una bocca priva di difetti funzionali si osservano i denti posteriori sul
piano orizzontale, si può notare che le cuspidi lavoranti, i solchi mesio-distali
e le cuspidi bilancianti si trovano sostanzialmente allineati.
Tavolato occlusale La zona compresa tra la cima delle cuspidi lavoranti e la cima delle cuspi-
di bilancianti prende il nome di tavolato occlusale anatomico. In questa
zona si nota la presenza di fosse, solchi, creste triangolari, creste mar-
ginali che danno ai denti posteriori la caratteristica superficie in rilievo che
permette la triturazione del cibo.

Solco intercuspidale centro-linguale


Cuspide
Solco secondario
Fossa
Cresta triangolare

Solco intercuspidale mesio-distale Cresta marginale

Cresta secondaria
Versante cuspidale
Solco intercuspidale disto-vestibolare

Solco intercuspidale centro-vestibolare Sommità della cuspide

In realtà, tuttavia, la superficie interessata dall’occlusione è leggermente diver-


sa: il contatto con gli antagonisti avviene infatti nel tavolato occlusale fisio-
logico, che risulta leggermente spostato in senso palatale nei denti posteriori
superiori e in senso vestibolare nei denti posteriori inferiori.

La zona occlusale anatomica è compresa tra le cime delle cuspidi e le


creste marginali.
La zona occlusale fisiologica comprende invece tutte le aree che inte-
ressano l’occlusione.

Tavolati occlusali
anatomico (a sinistra) e
fisiologico (a destra).

94
Unitˆ 3 Occlusione: morfologia e contatti

Punti di contatto ABC


Analizzando i denti posteriori antagonisti in visione prossimale, notiamo che i
punti di contatto non si realizzano tra la cima delle cuspidi e la parte più pro-
fonda delle fosse, ma tra i versanti delle varie creste che dalla sommità cuspidale
scendono verso i solchi e le fosse. Questo accade perché il contatto deve sempre
avvenire tra superfici convesse, in modo da creare contatti puntiformi.
Questa caratteristica presenta diversi vantaggi:
• I contatti puntiformi non generano attriti. In un sistema sottoposto a forti
pressioni come quello masticatorio, infatti, in presenza di attriti si avrebbe
una rapida usura delle superfici a contatto dei denti. I recettori sensitivi presenti nella bocca
sono molto numerosi. La famosa rap-
• Durante la masticazione, i contatti tra gli antagonisti sono relativamente
presentazione dellÕhomunculus sensiti-
determinanti, perché il cibo viene sminuzzato soprattutto prima che gli an- vo, in origine ideata dal neurologo Pen-
tagonisti entrino in contatto tra loro. Tuttavia, nelle ultime fasi del ciclo ma- field (1891-1976), rappresenta il corpo
sticatorio il loro contatto “informa” immediatamente i recettori parodon- umano in base al numero dei recettori
tali, che immediatamente arrestano la pressione mandibolare in modo e appare con mano, piede e bocca
ingrandite perchŽ la loro grandezza •
da preservare i denti e l’intero sistema da stress eccessivi.
rappresentata proporzionalmente al
• La presenza di contatti tra superfici inclinate in opposizione tra loro numero di recettori in essa presenti.
stabilizza l’occlusione e impedisce che si sviluppino forze orizzontali, che
– come abbiamo visto – sono le più dannose per il sistema (e in particolare
per i denti posteriori).

Questi contatti tra i versanti cuspidali, secondo Charles Stuart possono essere
distinti in tre categorie: punti A, B e C.
• Punti di contatto A. Si realizzano tra le cuspidi vestibolari superiori
(versante linguale) e le cuspidi vestibolari inferiori (versante vestibolare).
Stabilizzano i denti inferiori (quelli in movimento) impedendo le escursioni
in senso linguo-vestibolare.
• Punti di contatto B. Si realizzano tra le cuspidi palatali superiori (versante
vestibolare) e le cuspidi vestibolari inferiori (versante linguale). Stabilizzano
i denti inferiori impedendo le escursioni in senso vestibolo-linguale.
• Punti di contatto C. Si realizzano tra le cuspidi palatali superiori (versante
palatale) e le cuspidi linguali inferiori (versante vestibolare). Stabilizzano i
denti inferiori impedendo le escursioni in senso linguo-vestibolare.
Disposizione dei punti di
asse del dente contatto A,B,C di Stuart.
cuspide lavorante

cuspide bilanciante

Punto di contatto A Punto di contatto C


cuspide bilanciante
cuspide lavorante

Punto di contatto B
asse del dente

95
Modulo 1 Anatomia e fisiologia del sistema stomatognatico

Importanza del contatto B Di questi tre punti, il punto di contatto B risulta il pi• particolare:
¥ é lÕunico punto che stabilizza i denti impedendo loro movimenti in senso
vestibolo linguale. I punti A e C, infatti, hanno entrambi Ð da questo punto
di vista Ð la funzione opposta.
¥ é il punto di contatto più vicino all’asse del dente, quindi il meno soggetto
ai bracci di leva ed il pi• adatto per lo scarico assiale delle forze.
¥ é lÕunico che si realizza tra le cuspidi lavoranti antagoniste, le pi• vo-
luminose di entrambi i denti coinvolti.
¥ é lÕunico che avviene in corrispondenza di entrambi i tavolati occlu-
sali anatomici antagonisti. Infatti, il punto A interessa la zona vestibolare
dei denti inferiori, il punto C quella palatale dei denti superiori, che fanno
entrambe parte del tavolato occlusale fisiologico ma non di quello anato-
mico.

Nelle realizzazioni protesiche, di conseguenza, è indispensabile che


il punto B sia sempre previsto per ogni unità occlusale. Paradossal-
mente, potrebbe risultare funzionale una protesi che prevedesse i soli
punti A e B, o i soli punti B e C, ma non lo sarà mai una che preveda
solo i punti A e C.

Stop anteroposteriori
Stop anteroposteriori I punti ABC stabilizzano la mandibola soprattutto in senso laterale e ne impe-
discono lo spostamento a destra o a sinistra.
Una notevole importanza hanno per˜ anche gli stop in senso antero-
posteriore, cio• quelli che stabilizzano la mandibola impedendone lo sci-
volamento in avanti. Questi punti si trovano sui versanti cuspidali distali
delle cuspidi dei denti superiori e su quelli mesiali delle cuspidi dei denti
inferiori.
Gli stop in senso anteroposteriore
stabilizzano la mandibola in chiusura,
impedendo che possa scivolare in
avanti.

Stop antero-posteriori Movimento di chiusura

96
Unità 3 Occlusione: morfologia e contatti

Allineamento dei punti di contatto


Osservando i punti di contatto ABC in visione prossimale, si pu˜ facilmente
notare che essi risultano sostanzialmente allineati lungo una direzione che li
rende, nel loro insieme, perpendicolari all’asse del dente.
Un allineamento analogo lo si pu˜ notare anche in visione occlusale, Allineamento punti
di contatto
osservando come sono disposti i punti di contatto dello stesso tipo sui vari
denti: tutti i punti di tipo A risultano disposti su una linea curva che attra-
versa i denti della stessa emiarcata, dal canino allÕultimo molare, e lo stesso
accade ai punti B e ai punti C.
Allo stesso modo, infine, un analogo allineamento lo troviamo anche in
visione sagittale: i punti di contatto risultano anche qui sostanzialmente
allineati.
Questi allineamenti partecipano a garantire una migliore stabilità allÕoc-
clusione, ma soprattutto favoriscono lÕabbandono dellÕocclusione senza che
si creino interferenze, cio• agevolano la disclusione, il pi• importante
meccanismo di protezione che il sistema stomatognatico prevede a tutela dei
denti e dellÕarticolazione temporo-mandibolare.

Allineamento sul piano


sagittale

I punti di contatto tra antagonisti dovrebbero sempre


trovarsi allineati sia sul piano sagittale che su quello
orizzontale. L’allineamento dovrebbe risultare anche
tra tutti i punti A, tutti i punti B e tutti i punti C di Stuart
Allineamento sul piano
della stessa emiarcata.
orizzontale

97
Modulo 1 Anatomia e fisiologia del sistema stomatognatico

TEST DI AUTOVERIFICA

1. Perché il concetto di occlusione è legato a quello di disclusione?


2. Quali sono le principali particolarità morfologiche che caratterizzano i denti anteriori? Qual è la
loro funzione?
3. Quali sono le principali particolarità morfologiche che caratterizzano i denti posteriori? Qual è la
loro funzione?
4. Quali tipi di punti di contatto presenta un dente? Con quali denti si realizzano i vari contatti?
5. Che cosa si intende per migrazione di un dente? E per estrusione?
6. Descrivi l’intercuspidazione dente a dente, elencandone i vantaggi.
7. Qual è la diferenza tra l’intercuspidazione dente a due denti di tipo I e quella di tipo II?
8. Qual è il tipo di intercuspidazione preferibilmente utilizzato nelle riabilitazioni protesiche? Perché
non può essere utilizzato anche nella realizzazione di altri tipi di protesi?
9. Spiega la diferenza tra tavolato occlusale anatomico e fisiologico.
10. Quali sono i punti di contatto definiti da Stuart? Di essi, qual è il più importante? Motiva la
risposta.
11. Su quali versanti cuspidali si trovano gli stop in senso antero-posteriore nei denti inferiori? E in
quelli superiori?
12. Perché i punti di contatto devono risultare allineati?
13. Definisci correttamente i punti di contatto evidenziati in figura e indica quali cuspidi sono lavoranti
e quali bilancianti.

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