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TRASK

La Lingua si evolve: qualcosa scompare, qualcosa cambia, qualcosa viene aggiunto.

Inglese: introdotto all’incirca 1500 anni fa da invasori anglosassoni → prima illetterati, poi cominciano a
scrivere opere nella loro lingua (ex. Anglo-Saxon Chronicles)

TAPPE:

1. Old English: (500 d.C. ca) non più comprensibile attualmente;

2. Middle English: (tardo medioevo, 1300/1400 ca);

3. Early Modern English: 1500/1600 ca, lingua di Shakespeare) cambiano vocali e grammatica;

4. Modern English: (1800 ca) mantiene ancora peculiarità ortografiche.

ACQUISIZIONE DI NUOVE PAROLE:

 PRESTITO: (loan word), si prende una parola da un’altra lingua


ex. KAYAK dall’eschimese, YOGURT dal turco ecc.; può succedere perché la parola non esiste nella
lingua d’arrivo, o perché fa più chic.
A volte il prestito è modificato nella lingua di arrivo ex. NOM DE GUERRE(franc) → NOME DE PLUME
(ingl), a volte si prende un termine specifico per un concetto generico ex. KANGAROO prima
indicava una specie particolare di canguri. Prima l’inglese prendeva molti prestiti (soprattutto da
francese), poi è diventata una lingua “donatrice”.

 CALCO: parola tradotta morfema per morfema ex. SIM(con)PATIA (pathos), dal greco, e
COM(con)PASSIO(pathos)

 COMBINING FORMS: saccheggiare singoli morfemi da una lingua


ex.THERMO(calore)METER(misura), dall’inglese. In più ci sono morfemi attaccabili a tutto, tipo –er
(drive, driver ecc.)

Nomi → sono presi in prestito più frequentemente di aggettivi o verbi.

Il vocabolario di base (pronomi, parti del corpo, verbi e aggettivi semplici, fenomeni naturali, forme
grammaticali) difficilmente viene preso in prestito.

o TRATTAMENTO FONOLOGICO: si adatta un po’ il modo di pronunciare per venire incontro alle
esigenze dei parlanti. Si può:
- cercare di riprodurre al meglio la parola;
- pronunciare la parola esattamente come se appartenesse alla propria lingua.
Se il primo caso predomina, si finirà per modificare il sistema fonologico della lingua d’arrivo (vedi
l’inserimento della V nel sistema dell’inglese antico)
ALLOFONO: suoni intercambiabili (ex. B e V nello spagnolo, che non creano opposizione fonologica)

o TRATTAMENTO MORFOLOGICO: passaggio da sostantivo a verbo utilizzando dei LIGHT VERBS ex. キ
ス(bacio) + する (fare). Eventuali complicazioni date dalle differenze morfologiche tra lingua di
partenza e di arrivo (sing/plu – casi – masch/femm) ex. in inglese DATUM(sing)/DATA(plu) → DATA
(sing e plu).
Le lingue con i casi nelle parole complesse generalmente non li applicano mentre per il genere di
solito si mette tutto al maschile.

FORMAZIONE DI NUOVE PAROLE:


 COMPOSIZIONE: 2 o più parole in una nuova (scritti con trattino o spazio o attaccati) ex.
PESCECANE, CROCEVIA, SALISCENDI. In inglese la testa del composto è sempre la parte finale.

Esistono poi anche i composti DVANDVA (due teste) e composti ESOCENTRICI dove l'elemento testa
è esterno alla parola (ex. PELLEROSSA).

 DERIVAZIONE: creazione di una nuova parola tramite un affisso (ex. Perfetto → Perfettamente). La
produttività di un affisso è il grado di libertà con cui si possono derivare nuove parole.
CONVERSIONE (derivazione zero): muoversi da una categoria ad un’altra senza modificare il
termine ex. TO DRINK → A DRINK.

 CLIPPING: parola corta da una lunga più con uguale significato (ex. TELEPHONE → PHONE).
In molti casi la parola clippata sostituisce l’altra e non è più un’abbreviazione.
Altre volte acquisisce suffissi curiosi ex. AMMUNITION → AMMO.
BLENDING: misto di composto e clipping, un unione di due pezzi (ex. SMOKE+FOG→SMOG).

 RETROFORMAZIONE: creazione di una parola dalla rimozione di un affisso apparente (ovvero non lo
è veramente, ex. SELF-DESTRUCTION→SELF-DESTRUCT).
A differenza del Clipping il significato può cambiare (ex. EDITOR→EDIT).

 REANALISI: interpretazione di una parola che non ha una struttura storicamente valida e ottenere
un nuovo morfema per coniare nuove parole.
Ex. HAMBURGER: dalla città di Hamburg. Visto che la prima sillaba suona come prosciutto
ne hanno dedotto che il resto è un panino.
Ex. BIKINI: da un atollo del Pacifico dove hanno fatto esperimenti nucleari + BI per i due pezzi

 PARETIMOLOGIA (o Pseudoetimologia): ogni tentativo non linguisticamente fondato di stabilire


relazioni di parentela fra voci di una stessa lingua ex. ZANAHORIA (spagnolo, dall’arabo)
→ZAIN(radice)HORI(giallo)A(articolo), in basco.

 ACRONIMI (quando si leggono come una parola sola ex. NATO) e INIZIALISM ex. FBI.

 ANTONOMASIA: ex. Cellophane era un marchio commerciale, ora è un prodotto generico.

 Inventare una nuova parola da zero.

CAMBIO SEMANTICO: cambio di significato

1. Disinterested: guadagno personale (ora intercambiabile con) → Uninterested: interesse mentale.


2. Cheer: dapprima “stato mentale”, neutro, ora con valenza positiva.
3. Car: prima carro, poi in opposizione con “Motor Car”, poi CAR assume la sola accezione di
automobile [SHIFT IN MARKEDNESS] → un termine MARCATO è meno usato:
Ex. In italiano: CAFFE’ (non marcato); CAFFE’ LUNGO (marcato).
In America è il contrario.

- Soggetti TABU’: aree semantiche che cambiano più rapidamente (per la ricerca di Eufenismi).
Il massimo del Tabù si trova in Australia (Ex. Linguaggi della Suocera: stili di parlato utilizzati
obbligatoriamente in presenza di certi parenti). Inoltre nei linguaggi indigeni alla morte di una persona
si rendono tabù le parole che somigliano al suo nome.
- Eufenismi per gentilezza: Ex. GENTILE (“di buona nascita”, poi si è esteso a “socialmente adeguato”).

Quando non è immediato il perché del cambio semantico a questo viene dato un nome preciso:

 GENERALIZZAZIONE: il significato da piccolo si allarga Ex. DOG → da razza di cane a cane universale.

 SPECIALIZZAZIONE: il significato si restringe Ex. MEAT → da cibo a carne.


 MIGLIORAMENTO: Ex. QUEEN-KNIGHT → inizialmente “donna”-“ragazzo”.

 PEGGIORAMENTO: Ex. VILLAIN → inizialmente “contadino”. Ex. Mrs. non è più abbreviazione di
niente perché MISTRESS è peggiorato in “zoccola”.

 METAFORA: si applica un significato improprio per sottolineare una somiglianza Ex. HEAD → da
“testa” a “cose o persona in alto”.

 METONIMIA: un attributo di X per indicare X → Ex. CROWN per il Re. A volte si è perso il motivo.

 SINEDDOCHE: una parte per il tutto e viceversa → Ex. FELINO per Gatto; FERRO per Spada.

Un significato può coesistere con il precedente o soppiantarlo (capita spesso con significati offensivi o
molto fraintendibili) → INTERFERENZA.

TRE PRINCIPI DI CAMBIAMENTO SEMANTICO DI ANTOINE MILLET:


1. Il cambiamento del mondo;

2. Il contesto linguistico;

3. Cambiamento risultato dal prestito.

TRE TENDENZE DEL CAMBIAMENTO SEMANTICO DI ELIZABETH TRAUGOTT:


(hanno in comune l’allontanamento dall’esterno oggettivo verso l’interno soggettivo (discorso interno))

1. Descrizioni esteriori della realtà diventano descrizioni interiori di percezioni e valutazioni Ex. FEEL →
inizialmente “toccare”;

2. Descrizioni esteriori/interiori diventano significati testuali Ex. WHILE → dapprima solo “periodo di
tempo”, ora anche “mentre”;

3. Significati diventano sempre più basati sull’atteggiamento e sulle convinzioni soggettive del
parlante Ex. PROBABLY → dapprima “plausibile”, ora “probabilmente”.

CAMBIO FONOLOGICO: tutti i cambiamenti nella pronuncia.


1- CAMBIO SINTAGMATICO: cambiamento nella pronuncia della sequenza di suoni della parola

 ASSIMILAZIONE: due suoni vicini nel parlato diventano simili.


1- TOTALE A CONTATTO (Ex. NOCTE → NOTTE); PARZIALE A CONTATTO (Ex. N+B → MB).
2- NON A CONTATTO.
3- REGRESSIVA: il suono successivo modifica quello precedente.
4- PROGRESSIVA: il suono precedente modifica quello successivo Ex. DOGS [S→Z].
5- RECIPROCA: i suoni si influenzano a vicenda.
Certe lingue danno un nome alle loro assimilazioni frequenze → UMLAUT: in tedesco designa
l’assimilazione regressiva vocalica non a contatto Ex. GAST/GÄSTE.

 DISSIMILAZIONE: rende i suoni più dissimili (in genere per evitare l’affaticamento della lingua e gli
organi fonatori) Ex. COLONNELLO → CORONELO in spagnolo.

 LENIZIONE: scala di valori in base all’ostruzione dell’area della bocca interessata: (T-
TAPPING?)
1- C. Geminata → Semplice: DEGEMINAZIONE, Ex. SICCU (latino) → SECO (spagnolo);
2- C. Occlusiva → Fricativa → Approssimante: SPIRANTIZZAZIONE, Ex. HABEBAT → AVEVA;
3- C. Occlusiva → Liquida: Ex. WATER (inglese) → WATER (pronuncia americana);
4- C. Occlusiva → Occlusiva Glottidale Sorda: DEBUCCALIZATION (rimozione di attiva dalla bocca),
Ex. Water (un po’ diverso);
5- Non Nasale → Nasale (ostruzione del naso): NASALIZZAZIONE, Ex. SABANU (latino, “aprire”) →
ZABANU (pre-basco) → ZAMAU (basco, “tovaglia”);
6- Sorda → Sonora (distanza da una vocale e tensione degli organi fonatori): VOICING (sonorizzaz.),
Ex. STRATA (latino) → STRADA;
A volte gli elementi si perdono e basta. Il PRESTITO contrasta la lenizione.

 RAFFORZAMENTO: evoluzione di una consonante nel verso opposto della lenizione:


1- GEMINAZIONE: Sapiat → Sappia;
2- Mayu → Maggio;
3- Erur (pre-basco, “neve”) → Edur (basco-occ.);
4- Non pervenuto;
5- DENASALIZZAZIONE: Musti (basco, “umido”) → Busti (dialetto);
6- DESONORIZZAZIONE: Drug (russo, “amico”) → Druk (russo).
VARIE:
 PALATALIZZAZIONE: Ex. KEY e CAR→ La K di KEY è articolata più avanti nella bocca della C di CAR a
causa della vocale successiva. A volte succede che va così avanti che il suono cambia Ex.
CHEESE/CHILO/CHIN inizialmente erano con la K fino a diventare CH.

 VELARIZZAZIONE: il retro della lingua si spinge verso il velo palatino Ex. MILK → MIWK (dialetto).

 NASALIZZAZIONE: abbassamento del velo durante l’articolazione, spesso indotto da una nasale
successiva Ex. CAN’T, DON’T pronunciati all’americana.

 SEGMENTAZIONE: gli aspetti fonetici, inizialmente in un unico segmento, si risolvono in due Ex.
CAÑÓN → CANYON (inglese); Ex. MUSIQUE (francese) → MUSIC.

 AFFRICAZIONE; LABIALIZZAZIONE; RETROFLESSIONE; DENTALIZZAZIONE; GLOTTOLIZZAZIONE;


ROTACISMO; LAMBDACISMO.

PER LE VOCALI SOLAMENTE:


 RAISING: Astoa →Astua (basco, “asino”);
 LOWERING: Wine (pre-francese) → Vin (francese);
 FRONTING: Dut (basco) → Düt;
 BAEKING: Daegas (pre-old-english) → Dagas (old-english);
 ROUNDING: Allum (pre-old norreno) → Ollum (old-norreno);
 UNROUNDING: Bysig (old-english) → Busy;
 CENTRALIZZAZIONE: Campu → Cȋmp (fiumeno);
 ALLUNGAMENTO: Cild (old-english) → Chi:ld (middle-english);
 ACCORCIAMENTO: Fi:fta (old-english) → Fifth;
 DITTONGHIZZAZIONE: Bene → Bien;
 MONOTTOGHINZZAZIONE: Aube (old-french) → O:b.

A volte è difficile capire il perché di questi cambiamenti; altre volte è facile:


STRESS (accento tonico): RIDUZIONE: quando una vocale non
STRUTTURA SILLABICA
una vocale accentata si può accentata in inglese perde le sue
preferita (CV → CVC).
allungare, dittoghinzare, ecc. caratteristiche fonetiche distintive.
IATO: si tende ad eliminare due vocali consecutive che non legano.
Il basco (per +a articolo) li fa diventare dittonghi (GLIDE FORMATION). ALLUNGAMENTO DI COMPENSO:
Altri due Glide (ex. nel basco) sono GLIDE INSERTION (Zaldi→Zaldija), Ex. Beste (old-french) → Bête.
GLIDE STRENGHTENING (Zaldisha) e COALESCENZA (Nesca-a→Nesca).
Alcuni cambi coinvolgono non solo la natura dei segmenti dei segmenti, ma anche il numero e l’ordine.
 Non tutte le sottrazioni sono lenizioni Ex. In KNEE, KNOT, KNIFE una volta si pronunciava anche la K,
ma poi è caduta senza lenizione per AFERESI (all’inizio) o come in francese con l’APOCOPE (alla
fine);
 SINCOPE: perdita di una lettera/sillaba all’interno Ex. DOMINA → DONNA.
Per le aggiunte:
 PROSTESI: aggiunta di un elemento (vocale di solito) a inizio parola Ex. SPATHA → ESPADA;
 EPITESI: aggiunta di un elemento a fine parola Ex. NO → NOPE;
 EPENTESI: aggiunta al centro Ex. BIASMA → BIASIMA.
---
 METATESI: cambiamento dell’ordine di successione dei fonemi Ex. SEMPER → SEMPRE;
 APLOLOGIA: scomparsa di una sillaba quando ce ne sono due consequenziali e uguali o simili Ex.
CAVALLI LEGGERI → CAVALLEGGERI.
I cambi fonologici di solito sono abbastanza regolari (anche se la Metatesi è sempre sporadica).

2- CAMBIO PARADIGMATICO: cambiamento direttamente nel sistema fonologico del linguaggio

Un cambio è regolare se si applica a ogni singola parola rilevante:


CAMBIO INCONDIZIONATO
CAMBIO CONDIZIONATO
Si applica a qualsiasi occorrenza di un particolare segmento
Si applica a un dato segmento solo in
indipendentemente dalla posizione nella parola e dalla natura
certe posizioni di parola; Ex. P-T-K in
dei segmenti vicini; Ex. I: (middle-english) → Ai.
latino sono diventati sonori nello
Hanno generalmente modeste conseguenze perché il numero
spagnolo in posizione intervocalica.
dei fonemi e la distribuzione nelle parole non cambia.

 Il CAMBIO INCONDIZIONATO in due casi ha effetti sul numero di fonemi del sistema:
1. CONFLUENZA: due fonemi si combinano in uno solo; Ex. B e V in spagnolo: BOTO
(monotono)/VOTO (voto) → si pronunciano uguali.
2. PERDITA: eliminazione di un fonema dalla lingua; Ex. perdita della H in francese e in spagnolo.

 I CAMBI CONDIZIONATI hanno un effetto più complesso sulla lingua:


o In pre-old-english c’era una velare plosiva K. La palatalizzazione è stata accentuata davanti a I, E,
EA, EO fino ad essere pronunciata CH. A quel punto CH e K erano allofoni, ma poi il primo
elemento di EA e EO dopo CH si perde e quindi CH si trovava anche davanti ad A e O. Quindi CH
non era più un allofono prevedibile di K, ma un fonema a parte che contrasta K. È avvenuta una
perdita del condizionamento ambientale che ha portato allo SPLIT SECONDARIO.
o SPLIT PRIMARIO: non aumenta il numero di fonemi del linguaggio; Ex. Rotacismo Latino: la S
intervocalica diventa Z e poi R liquida per lenizione, ma restano S e R come fonemi distinti che
né si fondono né si eliminano.
Conseguenza → introduce alternanza nelle forme di diverse parole: FLŌS, FLŌSES → FLŌZES
→ FLŌRES. Quindi si crea alternanza tra FLŌS e FLŌR.
Causa, Rosa, ecc. non cambiano → 1) Quelle parole non erano nel linguaggio al momento
del rotacismo; 2) Quelle parole erano già nel linguaggio, ma non contenevano S intervocalica
(CAUSSA→CAUSA, RODA→ROSA).

- SPAZIO FONOLOGICO: area dei fonemi di una lingua (per simmetria si tende ad equiparare il numero di
sorde e sonore.
- SPAZIO VOCALICO: spazio delle vocali

GREAT VOWEL SHIFT


Nel middle-english c’erano 7 vocali lunghe. Le 2 alte I:, U: sono state dittoghinzatte in ƎI ed ƎU. Le
medio-alte E: e O: sono state alzate in I: e U:. Le medio-basse Ɛ; e Ɔ in E: e O:. La bassa A: in Ɛ.
Se cambia una cambiano tutte → MUTAMENTO A CATENA.
IPOTESI: 1) DRAG (trazione) CHAIN → comincia dalla dittonghizzazione e poi tutti gli altri segmenti
slittano a coprire i buchi.
2) PUSH (propulsione) CHAIN → comincia dallo spostamento di A: in Ɛ:.
3) Infine è possibile una insieme dei precedenti.
[Pag. 87-90]
CAMBIO FONOLOGICO COME “RULE CHANGE”

 RULE ADDITION: Ex. Ad un certo stadio dello spagnolo [ - continuant, - friction] → [+ voice] / V __ V

 RULE LOSS: sempre nello spagnolo, quando si perse la regola precedente;

 RULE REORDERING: quando la sussistenza di due regole varia il risultato a seconda di quale delle due
viene prima, l’ordine delle regole diventa importante e il modificare questo ordine crea cambiamenti
fonologici. Quindi una regola può anche essere attivata solo se appare nella posizione da lei indicata
(feeding order).
[93]

 RULE SIPLIFICATION (Generalization): una regola che perde un suo tratto diventando più generale.

 RULE INVERSION: in genere in questo approccio per regole si dice che ogni morfema ha una FORMA
IMPLICITA che può essere cambiata foneticamente da una regola producendo una FORMA DERIVATA.
Ex. Nel basco ad un certo punto si è applicata la regola “l → r / V __ V” e parole come GALI (“grano”)
sono diventate GARI. Nonostante questo nei composti si perde la vocale finale e quindi si ritorna alla
Forma Implicita (GAL-BAHE, “setaccio per il grano”). La complicazione si ha con le parole che già
avevano una “r intervocalica” come ZAMARI (“cavallo”): nei composti si perde la vocale finale e la R
diventa L (ZAMAL-DUN, “cavallerizzo”) → la spiegazione è che ZAMARI è stata considerata una Forma
Derivata producendo una Regola Invertita “r → l / V __ + C”.

CAMBIO MORFOLOGICO:

 REANALISI: una parola che storicamente ha una particolare struttura morfologica viene percepita
dai parlanti come una seconda. Ex. come nel caso già visto di BIKINI, un morfema da cui ne sono
stati estrapolati due. Un altro esempio è la parola UNICORNO dal latino UNI- e CORNU, femminile.
In francese la parola è stata interpretata con l’articolo femminile indeterminativo “UNE ICORNE”;
infine essendo “L” l’articolo determinativo prima di una vocale si è passati da “L’ICORNE” all’attuale
LICORNE.

- Un particolare tipo di REANALISI è la META-ANALISI, cioè movimenti del confine del morfema. Ex. la
parola NAPRON che è stata confusa insieme all’articolo “a(n)” → “AN apron”.

 ANALOGIA: si ricorre ad una forma andando per analogia: questa può essere su basi in larga scala
(come i plurali inglesi i quali possono essere così regolari da avere delle regole ben precise), ma
anche no → Ex. il passato di CATCH, che era “Catched”, è diventato CAUGHT per la sua analogia con
“Teach, Taught” per esempio. Un altro Ex. ancora è l’uso del suffisso –ABLE (-bilis) esteso a i verbi di
origine non latina per l’esistenza di coppie prese in prestito dal latino come “imagine/imaginable”.
Infine l’Analogia può bloccare (ANALOGICAL MAINTENANCE) o rovesciare (ANALOGICAL
RESTORATION) l’effetto di un regolare cambio fonologico.
 → STURTEVANT’S PARADOX: sound change is regular, but produces irregularity; analogy is irregular,
but produces regularity; EX. Il caso già visto del cambio fonetico della S intervocalica in latino che
diventava R. Successivamente nei testi classici l’ANALOGIA ha cambiato la S in R eliminando
l’alternanza in moltissime parole (HONŌS, HONŌRES → HONŌR HONŌRES). In pratica un regolare
cambio di suono aveva distrutto un paradigma regolare e un analogia irregolare a ripristinato quasi
del tutto un paradigma regolare: questo processo si chiama ANALOGICAL LEVELLING.

A volte questo processo porta paradigmi entrambi regolari Ex. DEUS/DIVI. Il plurale non sembrava
appartenere al singolare e così ha preso un nuovo paradigma regolare, come però ha fatto anche il
singolare: il risultato è stato due nuove parole derivate dallo stesso antenato (DEUS/DEI e
DIVUS/DIVI).

- CONTAMINAZIONE: cambio irregolare di una parola dall’influenza di un’altra con cui è associata in
qualche modo Ex. il contrario di MALE era “FEMELLE”, poi FEMALE per rafforzare
l’associazione/opposizione.

- IPERCORREZIONE: occorre quando qualcuno deliberatamente prova tenta di adattare il suo


linguaggio verso una direzione ritenuta più prestigiosa, ma esagerando Ex. uno scolaro che equipara
“egli” a “lui” dagli insegnamenti scolastici differenziandoli solo per lingua scritta e parlata, in un
caso di ipercorrezione laddove volesse migliorare il suo stile potrebbe finire per scrivere “nessuno
andò con egli”.

SEI LEGGI DELL’ANALOGIA DI KURYŁOWICZ


1) A complex marking replaces a simple marking (per esempio nei casi in cui in tedesco il plurale
veniva accompagnato da un umlaut, questa forma è stata ampliata verso parole dove l’umlaut non
era regolare).

2) Una Forma Derivata è rimodellata più trasparente e più simile alle forme da cui è derivata.

3) Una forma che consiste in modo trasparente di radice+affisso serve da modello per rimodellare
forme correlate dove quella struttura è opaca.

4) Quando una forma subisce un cambiamento analogico la nuova prende la funzione primaria mentre
la vecchia rimane con funzione secondaria Ex. BROTHER/BRETHREN cui plurale per analogia è stato
reso semplicemente BROTHERS. Quello vecchio viene usato solo in certi contesti, specie religiosi.

5) Per ristabilire una distinzione centrale del significato la lingua abbandona distinzioni marginali. Per
esempio dall’Old-French all’attuale per mantenere chiara la distinzione fra singolare e plurale si è
abbandonata la distinzione dei vari casi latini.

6) Una forma nativa può essere rimodellata dall’influenza di una non-nativa, specie se prestigiosa.

NOVE TENDENZE DELL’ANALOGIA DI WITOLD MAŃCZAK


1) Parole lunghe sono spesso rimodellate su modello delle più corte che viceversa (eccetto in
paradigmi flessi).
2) Alternanza della radice è più abolita che introdotta (in conflitto con Kurlyowicz 1).
3) Forme flesse lunghe sono spesso rimodellate su modello delle più corte che viceversa (eccetto in
casi in cui una forma ha un “affisso zero” e un’altra un “affisso overt?”) Ex. latino CALEFACERE (fare
calore) è stato rimodellato su modello –ARE per produrre CALEFĀRE, origine di CHAUFFER (fr).
4) Desinenze-zero sono più spesso sostituite da Des.Overt? EX. World/World → World/Worlds.
5) Des. Monosillabiche sono più spesso sostituite da Polisillabiche.
6) Le forme del modo indicativo più spesso rimodellano gli altri modi.
7) Così come quelle del presente.
8) Nomi dei posti mantengono più facilmente arcaismi del modo locale.
9) Quando il place name subisce analogia le sue forme locali incidono spesso su quelle non locali [115]
 MORFOLOGIZZAZIONE: quando una parola indipendente viene ridotta ad un morfema legato,
tipicamente rimanendo con solo valore grammaticale Ex. MENS (mente) che appariva con stavi
mentali (CLARA MENTE) per poi essere reinterpretato come “modo”, con funzione avverbiale.
In genere si ha un processo di CLITICIZZAZIONE (specie nelle lingue romanze) con la formazione di
un CLITICO (un elemento che ha nel contempo alcune proprietà di una parola indipendente e di un
affisso) Ex. “PARLAMI” e “PARLA A ME”; per poi passare al morfema grammaticale.
- MORFOLOGIZZAZIONE DI REGOLE FONETICHE: quando processi fonologici regolari cessano di
essere produttivi, confinati solo ad alcune parole e forme che erano già nel linguaggio quando la
regola era attiva:
EX: Middle-english aveva set contrastanti di vocali lunghe e corte di qualità simile, ma in certe
circostanze le lunghe erano accorciate (spesso quando la vocale lunga era seguita da due o più
sillabe per il processo di TRISYLLABIC LAXING). Successivamente per la perdita della qualità
simmetrica delle vocali lunghe e corte a causa dell Great Vowel Shift e, più cruciale, per la
cessazione del ruolo fonologico del Trisyllabic Laxing, questo processo è diventato una regola
morfologica da applicare solo a certe parole. I resti della vecchia regola sono visibili ancora in
alcune parole (SANE/SANITY, VAIN/VANITY, SIGN/SIGNIFY), ma non è più automatica, bisogna
imparare a quali parole si applica e a quali no.

Uno degli approcci che tentano di spiegare questi processi è quello del NATURAL MORPHOLOGY
(NM) che afferma la naturalità (unmarked) di certi tipi di forme rispetto ad altre (non la loro
correttezza).
Forme non marcate (naturali):
 Compaiono spesso nelle lingue e in grandi varietà di contesto;
 “ lingue PIDGIN o introdotte presto in CREOLE;
 Aquisite presto dai bambini; Per questo motivo però forme cosiddette non-naturali
potrebbero persistere perché imparate prima delle regole per la loro particolare
frequenza fin dalla tenera età Ex. SEE/SAW;
 Resistenti all’afasia e ai cambiamenti;
 Risultano spesso dai cambiamenti;
 Sono esibite dai prestiti e dai neologismi;
 Sono poco affette da errori di pronuncia;
 (ALCUNE sono ICONICHE, cioè “un-significato-una-forma”). Ex. un plurale come
DOGS contiene più significato di un singolare DOG, quindi ha più materiale
morfologico. Plurali come radius/radii sono meno naturali in inglese.

Ad ogni modo come molte lingue diventano sempre più naturali altre non lo fanno (Tedesco,
Russo…) →
1) In primo luogo una morfologia innaturale potrebbe derivare da cambiamenti fonologici
regolari su morfologia naturale;

2) Riduzioni di costruzioni sintattiche in forme legate;

3) Lingue che hanno l’ideale iconico di avere distinti morfemi per ogni pezzo di
informazione grammaticale tendono ad avere parole lunghe che possono sembrare
innaturali da un altro punto di vista;

4) Ci sono differenti punti di vista di NATURALE, alcuni specifici del linguaggio.

 NM, WOLFGANG DRESSLER classifica i casi di morfologizzazione delle regole in tre tipi:
1) REGOLE FONOLOGICHE: si applicano senza eccezioni per creare forme pronunciabili e a
differenze delle seguenti due regole, questa trova sempre applicazione;
2) REGOLE MORFOLOGICHE: solo per certe parole, ma comunque regole formali come le
precedenti Ex. la regola inglese VELAR SOFTENING (una velare plosiva /K, G/ diventa /s,
ʃ, ʤ/) → electri[k], electri[s]ity;

3) REGOLE ALLOMORFICHE: simile alle precedenti, ma regole non formulabili (come


l’attuale Trisyllabic Laxing;

 CAMBIO DEL TIPO DI MORFOLOGICA: quando il sistema morfologico di una lingua viene
completamente sostituito da un altro diverso.

Hembolt riconosce tre tipi di morfologia:


1) In una lingua ISOLATA non ce n’è e ogni parola è un singolo morfema (Ex. vietnamita);

2) In una AGGLUTINANTE una singola parola può consistere in diversi morfemi, ma ognuno
chiaramente distinto nella sua forma uno dopo l’altro (Ex. turco);

3) In una FLESSIVA la parola consiste tipicamente in diversi morfemi i cui confini sono
difficili o impossibili da identificare, uniti insieme in un unico pacco. (Ex. latino, specie le
desinenze).

Col tempo ci può essere quindi un passaggio tra i tipi e inizialmente si pensava nell’ordine appena
dato passando a 2 con la “Composizione” e a 3 con complicati “Cambi Fonologici”: per esempio il
cinese da perfetta lingua isolante sta diventando sempre più agglutinante. Adesso comunque non
c’è motivo di credere che i cambi debbano procedere in un’unica direzione Ex. Old-English era un
linguaggio molto flesso, ma adesso non più a parte qualche traccia rimasta (HOT/HEAT,
GOOSE/GEESE), assumendo caratteri agglutinanti fino a molti isolanti attualmente.

Nel caso delle lingue derivanti dal latino che hanno perso il sistema dei casi questo è accaduto a
causa dei cambiamenti fonologici e all’introduzione sempre più massiccia di preposizioni per
rafforzare il caso fino a che non sussisteva più motivo di possedere un sistema a casi.

CAMBIO SINTATTICO:

 RIANALISI: Ex. La copula in cinese arcaico era un pronome dimostrativo “questo”, ma comparendo
sempre nella data frase “X dim Y” allora “X copula Y”, venendo rianalizzato come copula,
esattamente come è successo in ebraico con la copula HU, che è (ancora) il pronome di terza
persona singolare maschile.
Ex. Il tempo perfetto in inglese si forma con il verbo avere (+ participio passato). Il verbo avere di
possesso diventa quindi ausiliare per questa specifica forma → è da notare un’altra forma statica
che usa gli stessi elementi in un differente ordine dove, ha differenza del perfetto, non c’è nessun
vero indizio di azione propria: “I have a couple of ribs broken” → Old-english aveva solo
quest’ultima forma statica e il verbo avere e il seguente erano legati morfologicamente, legame che
successivamente è cominciato a sparire favorendo la rianalisi: il verbo avere è diventato un ausiliare
e la frase ha assunto il significato del tempo perfetto.

 SPOSTAMENTO DI VALORI DI MARCATURA: in inglese il comune ordine di parole (non-marcato) è


SVO mentre per esempio OSV è marcato ed usato solo in certe speciali circostanze per sottolineare
un particolare significato . Se la marcatura si invertisse si avrebbe lo spostamento e OSV sarebbe
l’ordine sintattico principale.
Ex. La Genesi è stata scritta in ebraico con un ordine non-marcato VSO (tipico dell’imperfetto),
mentre il perfetto aveva un ordine marcato SVO. Col tempo l’uso del perfetto si fece sempre più
grande e l’imperfetto cominciò a perdere le sue funzioni fino a che al tempo del Cantico de’ Cantici
di Salomone l’ebraico era una lingua SOV.
Ex. Esistono anche casi minori come “IN FRONT OF” che è diventata la forma non-marcata di
BEFORE in termini spaziali.
Ex. Infine una parola marcata può diventare ancora più marcata fino a sparire dalla lingua.

 GRAMMATICALIZZAZIONE: gli elementi lessicali possono essere ridotti a elementi grammaticali


senza perdere del tutto il loro stato come parole.
Ex. la forma progressiva di “GO” è disponibile da secoli in forme dove mantiene il suo significato
“I’m going home”. Questa stessa costruzione può avere anche “intenzione”: “I am going to visit
mother” mantenendo il suo significato come la precedente: [I] [am going] [to visit mother], ma può
essere pronunciata da qualcuno che sta andando come da qualcuno che sta per partire: col tempo
quindi c’è stata una rianalisi che ha portato la costruzione ad esprimere più intenzione per il futuro
prossimo che un movimento, tanto che una frase come la precedente poteva essere pronunciata
anche da qualcuno che poi non si sarebbe mosso di casa per molto. Perdendo il senso di
movimento [going to] è considerata una struttura grammaticale per l’”intenzione prossima” tanto
che può essere abbreviata [gonna] solo per questo caso (diverso dal caso “I’m going [to the
beach]”: questo processo di grammaticalizzazione è chiamato OPACIZZAZIONE.

- RENEWAL: sostituzione di forme andate perdute con altre diverse, ma con lo stesso scopo;
- La grammaticalizzazione non è limitata ad una frase: “I believe that. She will marry me” → “I
believe that she will marry me”;
- Riassumendo nella Grammaticalizzazione un ordinario elemento lessicale con un ordinario
significato comincia ad essere utilizzato in alcuni contesti particolari, il significato originario
viene Opacizzato e diventa un marcatore grammaticale di certe costruzioni sintattiche fino
a, eventualmente, essere ridotto ad un pezzo di morfologia.

 TIPOLOGIA: consiste nel tipo di ordine nella frase di una lingua (BASIC WORD ORDER, Greenberg) →
SOV, SVO , VSO/ VOS, OVS, OSV (dal più frequente ai tre minori). Una tipologia è utile se le lingue
che la utilizzano hanno molti altri tratti in comune oltre al semplice ordine si “soggetto, oggetto e
verbo” → una lingua che entra perfettamente negli schemi di una tipogia si dice esibisca un alto
grado di “ARMONIA TIPOLOGICA” (Ex. Giapponese per la lingua OV).

- Tutto questo è utile nel cambio sintattico perché quando avviene uno o due cambi
riguardante aspetti tipologici di solito subisce anche tutti gli altri o molti (un esempio
riguarda l’inglese che sembra fosse una lingua molto OV, poi cambiata in una molto VO);
- DRIFT: la caratteristica di una lingua di continuare a cambiare verso una stessa direzione;

 CASE STUDY: Ex. l’inglese è una lingua ACCUSATIVA, ovvero i soggetti di verbi intransitivi e transitivi
sono trattati ugualmente (“She smiled” / “She saw me”), al contrario dei complementi oggetto (“I
saw HER).
Ex. il basco invece è una lingua ERGATIVA, ovvero sono i soggetti intransitivi e i complementi
oggetto ad essere trattati ugualmente, al contrario dei soggetti transitivi. Spesso queste lingue
mostrano morfologia ergativa solo in alcune circostanze (spesso nel tempo passato o nel perfetto,
frequente punto di origine di costruzioni ergative).

→ Considerando il Sanscrito dove la posizione del soggetto era piuttosto libera: probabilmente i linguaggi
indo-iraniani devono la loro costruzione ergativa ai vecchi passivi. Sembra che questi passivi (almeno al
passato), venissero usati sempre di più (forse per “formalità”) fino a che, contrastando con la frase attiva,
non ne hanno assunto il ruolo mantenendo la stessa morfologia e generando una costruzione ergativa.
→ Se una costruzione ergativa deriva da un passivo o un possessivo deve passare da uno stadio dove i
complementi oggetti sono il soggetto della frase (influenzando quindi la sintassi) Ex. lingua austr. Dyirbal.

RESTRUCTURING OF GRAMMARS (David Lightfoot): l’idea si basa sul modo in cui i bambini imparano le
regole della propria lingua e le mettono insieme nella loro mente in modo da costruire e interpretare li
enunciati.
In generale la grammatica sarà simile a quelle delle generazioni precedenti vicine, ma con tutti i cambi
fonologici, morfologici e sintattici nel tempo gli enunciati e la grammatica mentale potrebbero diventare
sempre più complessi fino a sfociare in una nuova generazione di bambini che costruiscono per loro stessi
una grammatica mentale più vicina alla lingua.

- Lightfood analizza gli ausiliari modali moderni come can, will e might notando che nell’Old-english
non esistevano come ausiliari modali, ma come semplici verbi ance se già con caratteristiche
inusuali. Successivamente dopo una maggiore e progressiva diversificazione una nuova generazione
di parlanti invece di analizzarli come verbi li hanno infilati in una nuova grammatica e non come
verbi, ma come una nuova categoria inventata per lo scopo. Aggiunge di credere che il processo sia
stato improvviso, nonostante le critiche.

RELAZIONI FRA LE LINGUE:

 ORIGINE DEI DIALETTI: Quando gli anglo-sassoni si stabilirono in tribù in Gran Bretagna parlavano
già varianti, ma solo leggermente diversi. Nel tempo partirono tutti i cambi alla lingua come visto
sopra, ma non era detto che il cambiamento avvenuto in un luogo si sarebbe propagato a tutto il
paese (Ex. per antiche difficoltà di spostamento; oppure i vicini confinanti potevano come no
introdurre i cambiamenti influenzando un’eventuale propagazione). Con la nascita delle regioni
relativamente omogenee si hanno i DIALETTI REGIONALI molto marcati (e quindi gli ACCENTI
REGIONALI). Dal 1500, dove le difficoltà di comprensione erano molto marcate, i tipografi nelle loro
pubblicazioni furono responsabili nell’uso di un vocabolario che sarebbe stato accettato
gradualmente come l’inglese standard da chiunque affiancandola a una loro diversificazione
regionale, tutt’ora chiaramente presente.

 GEOGRAFIA DEI DIALETTI: una delle branche derivanti dal riconoscimento dell’importanza dei
dialetti al pari delle lingue morte da cui sono originati; si tratta della collezione di forme regionali
scelte usate a intervalli lungo una grande area.
Sono state tentate diverse tecniche, dall’intervista, al questionario e infine, per i problemi di
correttezza che ne derivavano, in Francia si è provato con un solo addetto specializzato che per
quattro anni ha girato per il paese facendo amicizie e collezionando di meno, ma affidabilissime
informazioni.

Le informazioni sono pubblicate poi in liste o le più utili MAPPE DIALETTALI che mostra le varianti
regionali per ogni singola variabile linguistica. Le località che usano la stessa variante si beccano lo
stesso simbolo sulla mappa e se i confini tra due forme vicine sono netti una linea chiamata
ISOGLOSSA (linee di estensione di un fenomeno) viene disegnata.
I risultati di solito vengono pubblicati in un ATLANTE DIALETTALE → si nota da essi che le isoglosse
di un fenomeno in un area sembrano non avere relazione con le altre di altri fenomeni della stessa
area, ma con dozzine e dozzine di mappe qualcosa dovrebbe emergere: più le isoglosse sono lunghe
e più e probabile trovarle vicine insieme (isogloss bundle) → questi insiemi rappresentano un
confine principale nei dialetti delle aree che separa (Ex. “langue d’oil” a nord e “langue d’oc” a sud
in Francia che hanno una parola differente per dire “sì”): tutto questo è stato determinante
nell’identificazione dei dialetti principali di un luogo.

 CLASSIFICAZIONE GENALOGICA: quando i cambi regionali sono accumulati per secoli diventano
totalmente incomprensibili anche dai paesi vicini. Ex. 2500 anni fa il latino era una piccola e oscura
lingua parlata a e intorno a Roma, ma con l’Impero divenne la lingua di prestigio, fino a diventare la
lingua principale di milioni di persone. Il latino continuò a cambiare, anche molto, ma le autorità
romane mantennero un’uniformità su vasta area, fino al crollo dell’Impero nel V secolo → il latino,
lasciato libero, si diversificò per tutti i territori fino a non potersi capire più tra loro. Verso il VIII e IX
si applicarono nomi diversi alle varianti, vere e proprie lingue, inserite però in un flusso dialettale.
Con il prestigio (letteratura, politica…) di certi dialetti (come il Toscano in Italia) si definirono nuovi
standard fino a esseri imposti sul flusso dialettale → LINGUE ROMANZE (francese. spagnolo,
italiano, portoghese, galego, catalano, occitano, romancio, sardo, friulano, rumeno/moldavo).
Le lingue romanze sono GENETICALLY RELATED e costituiscono quindi una FAMIGLIA LINGUISTICA
(Romanza), sviluppata da un PROTO-LINGUAGGIO, in questo caso conosciuto (latino e, in
particolare, latino volgare). [180 VS]
Altre famiglie sono quella Germanica, Celtica, Slava, Iraniana… e naturalmente le loro ancestrali
Proto-Italica, Proto-Germanica e Proto-Celtica tanto tempo fa non dovevano essere che varianti
dialettali di lingue ancora più antiche e visto che per millenni hanno occupato i territori dall’India
all’Europa Occidentale sono inserite nella grande FAMIGLIA INDO-EUROPEA e il suo antenato
remoto la PROTO-INDO-EUROPEA (PIE), probabilmente 6.000 anni fa.

 SCHLEICHER & SCHMITD: nelle stesse famiglie ci sono molto somiglianze e differenze fra le lingue.
Per rappresentarle SCHLEICHER propose il DIAGRAMMA AD ALBERO ricercando le innovazioni in
comune (pensando che le lingue che non le avevano probabilmente si erano divise più tempo
prima, mentre quelle molte legate avranno avuto un antenato comune da cui separate da meno
tempo), diverse dagli arcaismi in comune (rimasti semplicemente dalle origini).
→ questi diagrammi sono utili per l’immediatezza, ma sono molto imprecisi e suggeriscono
separazioni non realistiche, in più non rappresentano le isoglosse.

SCHMITD (suo allievo) propose quindi un nuovo modello chiamato A ONDA, somigliante ad una
mappa dialettale: i nomi delle lingue sono sparse per la pagina secondo un ordine conveniente e
ogni cambiamento significativo e rappresentato da una linea curva che circonda la lingua specifica.
→ “ mostrano graficamente il continuo contatto tra dialetti e lingue che hanno cominciato a
separarsi dimostrando l’irrealtà del modello ad albero e i suoi split arbitrari. Di contro non mostra
diversi periodi di una lingua allo stesso momento (al contrario del precedente), difficili da preparare
e consultare e quindi sono usati solo quando si vuole porre l’attenzione su particolari fatti specifici.

LE FAMIGLIE LINGUISTICHE DEL MONDO: partendo dalla vasta famiglia INDO-EUROPEA, questa si divide in:
Germanica, Italica, Celtica, Balto-Slava, Albanese, Greca, Traco-Frigia, Indo-Iraniana, Anatolica, Tocaria.
Contigua si ha la famiglia URALICA; ALTAICA: Turca, Mongola, Tungusa; CIUKOTKO-KAMCHATKE; SINO-
TIBETANA; DRAVIDICHE; AUSTRO-ASIATICHE; TAI; AUSTRONESIANA; PAPUANE (per geografia); PAMA-
NYUNGA; AFRO-ASIATICHE; NILO-SAHARIANE; KHOISAN; NIGER-KORDOFANIANE; (CAUCASICHE);
ISOLATE: singole lingue che sembrano non essere legate a niente Ex. Basco.
- Un problema rappresentano il giapponese e il coreano, per lungo tempo considerate Isolate, vista la
loro stressa relazione molti linguisti li attribuiscono alla vicina famiglia Altaica (forse al ramo
Tunguso) a cui sono più o meno legate, nonostante ancora non siano riusciti a convincere del tutto.

Le Americhe, con le loro numerose famiglie, sono diverse dal Vecchio Mondo. Alcune però sono
abbastanza grandi come l’ESCHIMO ALEUTINE; NA-DENE’; ALGOCHIANA; IROCHESE; SIOUAN;
MUSKOGEAN; HOKAN; CADDOAN; UTO-AZTECAN; CARAIBICHE; QUECHUA; TUPIAN.

METODO COMPARATIVO: metodi per determinare la genealogia comune di certe lingue:

 CORRISPONDENZE SISTEMATICHE: i cambiamenti fonologici sono regolari e quindi si possono


trovare corrispondenze fra parole di uguale significato nelle lingue se esse provengono da un
antenato in comune. Ex. Un esempio lo si trova paragonando parole sarde, francesi, italiane e
spagnole: “kεntu, sã, ʧεnto, Θjen”, “kεlu, sjεl , ʧelo, Θjelo”… queste e altre parole non sono
importanti per un eventuale somiglianza, ma per le iniziali che subiscono lo stesso regolare
cambiamento, dimostrando di provenire da una lingua comune con un parola e un suono unico in
quelle posizioni (chiaramente le lingue avranno allora un sacco di altre corrispondenze di diverso
tipo e altre volte qualche corrispondenza potrebbe essersi persa in certe lingue): sono
IMPARENTATE.
Trovare il suono originario è più difficile e l’approccio è domandarsi quale suono potrebbe essersi
più naturalmente evoluto in quelli delle lingue figlie, per esempio procedendo ricercando tra i
cambi più naturali (visti prima). In questo caso, dopo aver controllato tutte le ipotesi possibili si è
deciso per la *K (*=suono non pervenuto direttamente, ma ipotizzato tramite studi): la K in sardo è
rimasta inalterata, ma nelle altre lingue, di fronte a vocali frontali, deve essersi spostata in avanti
per assimilazione, fino a perdere l’occlusione diventando fricativa in francese e spagnolo (lenizione).
Infine chiaramente più gli antenati sono vicini e più è facile ricostruirli, persino con l’Indo-Europeo
di 6000 anni fa anche se in questo caso si ha la facilitazione del latino, greco, indo-iraniano e
anatolico che sono lingue vicine uno-due millenni.

 RICOSTRUZIONE COMPARATIVA: col metodo comparativo è possibile fare di più → [208]


1- Si decide da un’ispezione che certe lingue sono probabilmente imparentate;

2- Si posizionano accanto molte parole con simile significato:

3- Si esaminano quelle che sembrano corrispondenze sistematiche;

4- Si disegnano tabelle delle corrispondenze trovate;

5- Per ogni corrispondenza si sceglie un suono plausibile della lingua d’origine;

6- Per ogni parola sopravvissuta dal linguaggio di origine con i risultati del punto 5 si
ricostruisce la forma che doveva avere precedentemente;

7- Con i risultati dei due punti precedenti si ricostruisce il sistema fonologico che il linguaggio
doveva avere e le sue regole di combinazione.

Oltre a dover scegliere in modo oculato le lingue da prendere in considerazione è possibile riscontrare
diverse DIFFICOLTA’:
1- Il metodo non può recuperare le caratteristiche del linguaggio ancestrale che sono scomparse nelle
lingue figlie attestate;
2- A volte l’intuire relazioni fra alcune lingue;
3- La comparazione dei proto-linguaggi ricostruiti per cercare relazioni genealogiche remote;
4- Lo stare attenti a non scambiare le parole prese in PRESTITO da un’altra lingua per elementi che
attestano una genealogia comune con quella → un modo per evitare il problema è limitarsi ad
osservare i VOCABOLARI BASE, se non c’è praticamente niente in comune con l’altra lingua,
nonostante tante altre parole esterne ad esso, è molto difficile che esse siano parenti
5- Stare attenti alle semplici coincidenze, a volte difficile da credere, ma plausibili considerando le
leggi della probabilità applicate al numero di parole che una lingua ha bisogno di avere e il numero
limitato di suoni, spesso ancora più limitato con sistemi fonologici simili → occorre quindi stare
attenti, più che alle somiglianze, alle corrispondenze sistematiche;
6- NURSERY WORDS: parole come MAMA e TATA che si trovano ovunque e non rappresentano prova;
IMITATIVE WORDS: come le onomatopee;
PHONAESTHETIC WORDS: parole coniate più o meno dal nulla perché hanno un bel suono;
7- Lo stare attenti a non fidarsi delle informazioni ottenute solo perché trovate stampate;

- IPOTESI NEOGRAMMATICA: i cambi fonologici sono di solito regolati, regola confermata anche dalle
corrispondenze genealogiche trovate fra lingue lontane migliaia di anni, ma sembra ci siano casi dove la
regolarità non è osservata.
Un esempio è la PRIMA ROTAZIONE CONSONANTICA GERMANICA (LEGGE DI GRIMM) applicata al Proto-
Germanico regolarmente (usando per * le consonanti PIE) →
Occl.sorde diventano fricative sorde: *p>f, *t>Þ (Ө), *k>x
Occl.sonore “ occlusive sorde: *b>p, *d>t, *g>k
Fricative sonore asp. “ occl.sonore: *bh>b, *dh>d, *gh>g
Un altro incoraggiamento alla regolarità fu dato notando che davanti a un elemento sordo il primo cambio
non avveniva, il che rendeva la legge condizionata, ma pur sempre prevedibile.
Purtroppo però rimaneva un altro gruppo di parole dove il primo cambio non avveniva e senza motivi,
risultando, invece che nelle fricative, nelle rispettive occlusive sonore. Da quel momento la legge è stata
considerata come non-regolare fino al 1870 quando il linguista KARL VERNER capì la causa: il Proto-
Germanico perse l’accento PIE a favore di quello esclusivamente iniziale a differenza del sanscrito e del
greco (per esempio). Confrontandosi con queste lingue Verner si accorse che la legge di Grimm si applicava
regolarmente alle consonanti che non erano immediatamente precedute dall’accento (o non erano iniziali
di parola) mentre le altre diventavano occlusive sonore /b, d, g/ regolarmente.
→ Molti linguisti da questo punto si convinsero i cambi fonologici sono sempre regolari (non
tenedenze, ma LEGGI) e che le eccezioni sono solo quelle di cui non si è ancora identificata la causa
→ i linguisti più vecchi, poco convinti, chiamarono questi “giovani grammatici”, comunemente resa
in inglese come “neogrammarians”, NEOGRAMMATICI e la loro dottrina: Ipotesi Neogrammatica.

 RICOSTRUZIONE SEMANTICA: riguarda le parole di varie lingue che hanno corrispondenze


fonologiche sistematiche che suggerirebbero un legame di parentela, ma che hanno un significato
diverso Ex. parti della faccia (come già visto) spesso cambiano di significato: CHIN (inglese,
“mento”) parente di GENA (latino, “guancia”), di GIN (antico-irlandese, “bocca”) e GENUS (greco,
“mandibola”).
Ex. un altro caso più difficile è quello di CLEAN e KLEIN (tedesco, “piccolo”). La presunta parentela
fu attestata da un lavoro sui testi (necessario) arrivando a questa sequenza di mutamento
semantico: “shining” (parola originaria) → “clean” → “fine” → “delicate” → “small”.
- Nella maggioranza dei casi in cui non ci sono testi scritti l’ultima risorsa è l’esperienza, per esempio
nel sapere da altre lingue di cambi semantici molto frequenti.
- Ex. spesso occorre paragonare altre parole: PIE *agro- non si capiva se volesse dire “campo
coltivato” o “… non coltivato” e la risposta è arrivata paragonando parole derivate da quella come il
latino Agrestis che vuole dire “selvaggio”.
- Certe aree di significato del vocabolario sono potenzialmente strutturate (Ex. spesso pronomi,
numerali, colori, nomi di piante…) → DOMINIO LESSICALE/SEMANTICO.
Ex. PIE: ricostruendo *owi- (“pecora”) ci si chiede se i paranti PIE fossero avvezzi alle pecore ed
esaminando altre parole dello stesso dominio vediamo che si possono ricostruire anche le parole
per “agnello”, “lana”, “capra”, “caprone” e il prefisso *peku è presente nelle lingue figlie come
almeno de notatore di “pecore e capre” → quindi il piccolo bestiame probabilmente era parte
fondamentale della loro vita.
- Non si può essere sicuri che una caratteristica presente in tutte le lingue figlie fosse presente nel
linguaggio ancestrale: dopo aver ricostruito con confidenza i numeri PIE da 1 a 10 e attestato che,
se pur con modi molto diversi, nelle lingue figlie si va oltre il 10, si è tentato di trovare quei numeri
anche in PIE senza successo fino ad iniziare a pensare che probabilmente arrivavano davvero fino a
10 e le lingue figlie, una volta staccate dalla lingua comune, abbiano trovato il loro modo personale.

 L’USO DI TIPOLOGIA (classificazione per struttura) E UNIVERSALI (veri per tutte le lingue):
una specie di principio di un’informità in linguistica è “le lingue preistoriche non sono differenti da
quelle moderne”:
- Ex. fonologico: si provò a far derivare per apofonia tutte le vocali PIE dalla “e”, ma lingue-ad-
una-vocale non sono concepibili per quanto si sa da quelle fin’ora attestate;
- Ex. TEORIA GLOTTIDALE del PIE (da un’idea di Martinet, poi sviluppata da Hopper,
Gamkrelidze e Ivanov), più robusta e tipologicamente concepibile delle tradizionali →
notando che la /*b/ era particolarmente rara nel PIE ricostruito, hanno intuito che le due
serie delle non aspirate indoeuropee potessero essere in realtà unificabili in un'unica serie
di consonanti glottidalizzate, perché in tale tipo di consonante la pronuncia delle labiali è
particolarmente difficoltosa (questo spiegherebbe appunto la rarità della b). Dunque, ha
sostituito le due serie /p t k kw/ e /b d g gw/ con /p' t' k' kw'/, ricostruendo in questo modo
il sistema consonantico del PIE:
ph th kh khw
bh dh gh ghw
p' t' k' kw'

 RICOSTRUZIONE GRAMMATICALE: …delle lingue ancestrali. Dal lato della MORFOLOGIA è molto
fattibile Ex. tutte le vecchie lingue figlie del PIE avevano un sistema a casi, quindi probabilmente
anche il PIE… alcune hanno un numero diverso di casi, greco ne ha 4, sanscrito 7… è plausibile
pensare quindi che PIE avesse 7 o più casi, alcuni persi nelle lingue figlie.
Una delle prove più forti sono LE ANOMALIE IN COMUNE Ex. le anomalie fra inglese e tedesco come
“good/better/best” e “gut/besser/beste” che non solo sono prova di legame genealogico, ma ci
dicono qualcosa del Proto-Germanico stesso.

Con la SINTASSI ci sono difficoltà perché non è conservativa come un elemento lessicale o anche un
morfema grammaticale e non si sviluppa gradualmente verso lo stadio successivo, si possono solo
fare ipotesi in base ai piccoli elementi grammaticali.

Infine non si può essere sicuri di poter riprodurre anche solo parte delle lingue ancestrali fedelmente. [239]

INTERNAL RECONSTRUCTION: metodo interno da utilizzare quando abbiamo una lingua senza parenti o
quando sono estremamente distanti:

La procedura base è:
1- Si nota che un certo pattern è visibile in una lingua;
2- Si nota che alcune forme sono eccezioni di quel pattern;
3- Si ipotizza che quelle eccezioni una volta erano conformi al pattern (senza che intacchi il resto);
4- Si pone uno stadio ancestrale senza eccezioni;
5- Si identificano i cambiamenti che hanno sciolto il pattern perfetto introducendo le eccezioni;
Ex. in latino GERO/GERERE, GESSI/GESTUM (carry), URO/URERE, USSI/USTUM (burn). La prima ipotesi è di
prendere la radice con R regolare e le coppie di destra come *gersi e *gertum → *rs diventa ss e *rt
diventa st, ma il latino ha un sacco di parole come Ursus (orso) e Fortis che non mostrano questo
cambiamento… quindi si procede al contrario ipotizzando la regolarità della coppia a destra e a sinistra
*geso e *gesere… si nota il cambio di *s intervocalica ad R, un fenomeno già appurato precedentemente
(ALTERNANZE nella forma di certe radici verbali, molto frequenti in questo tipo di ricostruzione).
Si ricorda il Paradosso di Sturtevant: il cambio fonologico è regolare, ma produce irregolarità.

 ALTERNANZE E RICOSTRUZIONE INTERNA: come visto, alternanze di certe radici o affissi, spesso da
un cambio fonologico in morfemi regolari.

 CASE STUDY: LA TEORIA DELLE LARINGALI DEL PIE: con il metodo comparativo si sono ricostruite
centinaia di radici PIE. Per la grande presenza di ABLAUT (apofonia?), ovvero l’uso di cambi vocalici
nelle radici a scopi grammaticali, molte di loro sono state ricostruite con la stessa vocale implicita,
spesso la E. Oltretutto la struttura maggiore è la CVC-, ma ci sono eccezioni come CV- (di solito con
vocale lunga) o VC-… in più alcune sembra non possano essere ricostruite con *e, ma con *a od *o.
Nel 1879 lo studente svizzero SAUSSURE ha applicato la ricostruzione interna suggerendo che
queste anomalie una volta erano radici regolari del tipo CVC-, ma le irregolarità si sono formate con
la perdita di certe consonanti di un antenato del PIE, creando anche il fenomeno delle vocali lunghe
compensatorie. Infine ha proposto che alcune delle consonanti perdute ha influenzato la vocale
della radice cambiando la *e orinale in A od O → TEORIA DELLE LARINGALI (dall’ittita “laringeal”, il
termine indica più che altro che le consonanti dovevano essere esistite e poi perdute):
originariamente aveva due consonanti perdute, poi dopo altri studiosi ne hanno aggiunta una terza
(rappresentate arbitrariamente con *h”n”): *h1e > *e, *h2e > *a, *h3e > *o; *eh1 > *ē, *eh2 > *ā,
*eh3 > *ō.
Il suo studio è stato ripreso con le prove nel 1927: Kuryłowicz si accorse che certe parole IE
registrate nell’ITTITA erano registrate con una consonante nell’esatta posizione detta da Saussure
→ Ex. PIE *os- (osso), ricostruita da Saussure in *h3es-, appare in ittita come ḫastai. *h2 e *h3 di
Saussure sono rimaste in ittita come ḫ, mentre *h1 apparentemente sembra sparita senza traccia.

 RICOSTRUZIONE INTERNA DI GRAMMATICA E LESSICO: può essere fattibile quando si trova che
certe forme, funzioni o sensi sembrano fuori luogo con usi più comuni Ex. in inglese l’aggettivo
GOOD ha l’avverbio irregolare WELL che appare in certi aggettivi con participio (well built, well
liked…); BAD però ha un avverbio regolare BADLY, ma gli aggettivi correlati si formano con ILL (ill-
considered, ill-favoured...), quindi GOOD e BAD avevano un avverbio irregolare, ma ILL è stato
sostituito dal regolare BADLY (non si può dire *you have done ill, ma nella vecchia letteratura
inglese lo si può trovare) → quarta legge di Kuryłowicz.
Per quanto riguarda la sintassi sempre difficoltà, poche informazioni storiche in molte lingue. [261]

L’ORIGINE E LA PROPAGAZIONE DEL CAMBIAMENTO:

Da Saussure si è smesso di vedere la lingua come un insieme di elementi individuali (nel cambio uno
sostituisce l’altro), ma come un sistema di sistemi, di relazioni: nello STRUTTURALISMO quindi, l’elemento
individuale viene visto nel suo ruolo nel sistema → PARADOSSO DI SAUSSURE: come può una lingua
continuare ad essere usata efficacemente come mezzo di espressione e comunicazione mentre è nel mezzo
di un cambiamento o molti cambiamenti? Il cambio risulta essere non percepito o, se percepito, al
massimo il notare una o due parole nuove... se è vero che a volte questo è dovuto alla lentezza del cambio
(Ex. GVS), per la maggioranza dei casi (parole, forme grammaticali o costruzioni… sostituite) non è così. La
risposta arriverà negli anni 60 con la SOCIOLINGUISTICA.

VARIAZIONE E STRATIFICAZIONE SOCIALE: nessuna lingua è totalmente omogenea. Oltre alle varianti
regionali anche una singola località può presentare un sostanziale numero di variazioni…
- Sociale: le donne non parlano come gli uomini, così come le varie classi sociali e lavorative;
- Persino nello stesso gruppo ci sono variazioni individualistiche;
- Una stessa persona non parla sempre allo stesso modo.
I vecchi linguisti davano ben poca importanza a queste variazioni, consideravano il linguaggio delle persone
educate come l’unico degno di considerazione (a parte in dialettologia) e quello maschile; le variazioni
erano arbitrarie e insignificanti… fino all’avvento della SOCIOLINGUISTICA che hanno dimostrato il
contrario focalizzandosi proprio sulle variazioni.
Qui si colloca lo studio di WILLIAM LABOV (1960) del parlato dell’isola di Martha’s Vineyard (dalle coste del
Massachusetts), caratterizzato da una centralizzazione del primo elemento dei dittonghi /ai/ e /au/
presente in alcune varietà di inglese, ma non comune nel New England, tranne che lì… Labov rimase lì e
dopo aver collezionato dati vide come la caratteristica a volte era forte, a volte no, a volte mancasse…
proseguendo nel lavoro (dove altri linguisti si sarebbero fermati) decise di assegnare un numero da 0.00 a
3.00 per segnare il livello di centralizzazione ascoltato (metodo che da qui in poi sarà conosciuto come
APPROCCIO QUANTITATIVO alla variazione linguistica) … poi ha messo in correlazioni i numeri con l’età
notando come la centralizzazione aumentasse col diminuire dell’età, a parte per il gruppo più giovane 14-
30 ridiminuisce. Se si ignorano per un attimo appaiono due possibili spiegazioni:
1- Cambio generazionale: aumento della centralizzazione nel tempo.
2- Age-grading: con l’invecchiare è caratteristico dei parlanti di quest’isola modificare il proprio
modo di parlare diminuendo la centralizzazione.
Di solito per arrivare a una risposta occorre tempo, ma Labov è stato fortunato poiché l’isola era inclusa
nell’Atlante Linguistico del New England con un’indagine nel 1933 grazie al quale la seconda ipotesi viene
scartata. Si tratta quindi di cambio generazionale, ma più complicato del normale: ulteriori ricerche
evidenziarono come la centralizzazione fosse maggiore tra i pescatori rispetto agli altri e i contadini la
minore, ma le ricerche in base all’etnia non hanno prodotto risultati… quindi le cause devono essere sociali.
Il quadro che descrive alla fine: per secoli l’isola è stata isolata e autosufficiente, ma dal 1940, con le
guerre e i giovani che andavano nel continente per l’università. Nel mentre avveniva il declino economico
con quello della pesca, le spese dei macchinari agricoli e di trasporto all’estero… fino all’arrivo del turismo
che espose fra l’altro i giovani alle abitudini esterne… quasi tutta l’intera costa Nord fu acquistate da
esterni e i vecchi abitanti si ritiravano all’interno: il risultato è stata la pressione sociale sugli abitanti
dell’isola che da una parte rimanevano ancorati alla vecchia vita da isolani dove tutti si conoscono e le
stesse famiglie vanno avanti per generazioni, dall’altra l’eccitazione per il nuovo e le sue ricchezze e
possibilità. Labov divise nei tre gruppi “positivi” (persone legate all’isola che non se ne vogliono andare),
“neutrali” (non hanno grosse opinioni in proposito) e “negativi” (se ne vogliono andare, anche se ormai
molti se ne erano già andati al tempo). Da qui capì che “centralization has become a linguistic marker of a
postive attitude to the Island” → STRATIFICAZIONE SOCIALE. Un’ipotesi di Labov: nel clima di pressione dal
continente molte persona per legarsi più all’isola forse hanno cominciato a imitare il modo di parlare dei
pescatori, le persone più particolari e legate all’isola, imitando ed esagerando la loro centralizzazione
dell’/ai/ e cominciando quella di /au/ (spesso senza accorgersene).
Conclusioni →
1) L’approccio quantitativo alla variazione può rivelare differenze sistematiche in un gruppo
altrimenti non evidenti.
2) Una variabile linguistica può esibire una stratificazione sociale con i membri del gruppo che
usano differenti valori e variabili.
3) Un cambiamento in corso si mostra come una variazione.

Il caso di Martha’s Vineyard è particolare, spesso le cause sono più intuitive → classe sociale: il metodo di
indagine (sempre di Labov, lo stronzo) guarda simultaneamente alla classe sociale e al contesto (o grado di
formalità) → spesso i membri della seconda classe più alta applicano un OVERADJUSTMENT al loro
linguaggio verso forme prestigiose in un constesto molto formale come se fossero insicuri riguardo il loro
linguaggio e posizione sociale.
I sociolinguisti hanno mostrato come le variazioni siano normali nelle lingue e che spesso hanno rilevanza
sociale, infine hanno dimensione temporale… una variabile può rimanere stabili per secoli.
→ i cambiamenti possono procedere senza distruggere il sistema di una lingua perché il veicolo del cambio
è la variazione e la variazione è sempre presente, una caratteristica centrale.

*ROTICO (R non prevocalica prounciata: Ex. in more, car, dark, shirt) e NON-ROTICO (non pronunciata).

Come un cambiamento comincia? Come si propaga? → lo studio di ACTUATION (ancora difficoltoso) e


IMPLEMENTATION. Ex. di cambio che può essere solo capito in termini di variazione e stratificazione
sociale è quello tre delle vocali del Middle English, quelle di MATE (M.E. /a:/), MEAT (M.E. /ɛ:/), MEET (M.E.
/e:/). Non c’è dubbio (testimonianze rime…) che le tre vocali fossero distinte nel M.E. e che avevano quella
pronuncia → nei primi del sedicesimo secolo però c’è stata una fusione tra la vocale di MATE e quella di
MEAT diventando omofone (pronuncia sopravvissuta in parti dell’Irlanda) → chiamiamolo “SISTEMA 1”.
Nel diciassettesimo secolo a Londra però abbiamo una fusione tra MEAT e MEET con la vocale di MATE
rimasta distinta, non conforme al S1 → “SISTEMA 2” (in uso maggiormente oggi).
Il passaggio fra i due è enigmatico perché è come se ci fosse stato un inversione di fusione che è
teoricamente impossibile perché i parlanti dovrebbero essere consci della vecchia pronuncia, tornare
indietro e proporre una nuova fusione. Una prima ipotesi è stata che alcuni parlanti potrebbero avere un
ricordo ancestrale inconsapevole della vecchia pronuncia anche se mai sentita o utilizzata; Weinreich,
Labov e Herzgog hanno proposto una spiegazione non mistica → se si analizza il parlato negli scritti del
periodo (Ex. Shakespeare XVI-XVII) si trovano entrambi i sistemi, ma S1 si trova nel parlato della classe
superiore mentre S2 inferiore. Quindi probabilmente c’è stato un cambiamento sociale dei due sistemi
dove S2 diventò quello prestigioso e S1 inferiore/volgare ed essendo S2 quello registrato perché proprio
delle persone educate e prestigiose abbiamo più dati per lui, come S1 nel secolo precedente ma entrambi
sussistevano sempre. Forse il passaggio è avvenuto per un CAMBIAMENTO DAL BASSO con caratteristiche
del modo di parlare della classe inferiore che poco a poco si fanno strada verso quella superiore fino a
essere accettate… la frequenza di questi movimenti è alta, ma le motivazioni rimangono abbastanza
oscure.

 DIFFUSIONE LESSICALE: quando si è fortunati ad avere buone descrizioni di un linguaggio di vecchie


generazioni lo studio è detto REAL-TIME, si confrontano i vari risultati a tavolino. Altrimenti, se non
si vogliono aspettare troppi anni, si usa l’approccio APPARENT TIME: partendo dall’idea che dopo
l’adolescenza non si introducono cambiamenti rilevanti, si paragonano persone di diversa età di una
singola comunità per notare quali differenze esistono e concludere che sono differenze che hanno
influenzato solo i giovani.
Ex. l’ipotesi Neogrammatica già vista diceva che un cambiamento di suono si applica senza eccezione a
tutte le parole rilevanti. Molti dei loro esponenti pensavano che il cambio generalmente è “phonetically
gradual”… alcuni sembrano essere così, altri è impossibile: whole-segment insertion, loss, metathesis →
phonetically abrupt → ma anche desonorizzazione. Cmq fino a poco fa si pensava che fosse “phonetically
gradual” almeno i cambi di qualità delle vocali e che tutte le parole rilevanti vengono influenzate
simultaneamente, fino alla DIFFUSIONE LESSICALE → Ex. il caso di Philadelphia con la vocale /æ/ (lax
vowel: corta, vocale pura non-dittongo, non può concludere una sillaba) e che ha seguito il processo di
tensione avvenuto anche altrove allungandosi e alzandosi e generalmente diventando un dittongo… la
particolarità è che non tutte le parole rilevanti sono cambiate → è impossibile predire quale parola
mostrerà il cambiamento e quale no, il meglio che si può fare è notare l’ambiente fonologico dei cambi e
alcune classe-di-parole che favoriscono o meno il cambiamento → LEXICAL SPLIT (sembra che lo split sia
davvero incondizionato). Attualmente sembra che la situazione si stabile nel centro di Philadelphia, ma in
periferia delle parole subiscono il cambio e forse un giorno /æ/ vi sparirà, ma noi sappiamo che non sarà
stato un processo simultaneo, ma solo di alcune parole che si muovono da una classe all’altra, lasciando
altre parole rilevanti indietro; quindi Neogrammatici, sukate.
Ritornando al caso MEAT/MEET, la maggior parte delle parole che storicamente avevano la vocale di meat
si sono fuse con quella di meet… le parole di “meat” si sono mosse nella classe di “meet” per DIFFUSIONE
LESSICALE e dopo che la maggior parte delle parole rilevanti si sono trasferite le ultime parole della classe
“meat” (come great) non si sono mai trasferite → REFUSI del cambiamento (“sono state lasciate indietro”).
Quei refusi hanno subito la fusione con “mate” (verso S1) → entrambe le fusioni operavano allo stesso
tempo in competizione per il gruppo “meat” producendo altri casi → COMPETING CHANGES.

 NEAR-MERGERS: merger→confluenza→due fonemi che contrastavano la smettono e il numero dei


fonemi del sistema è ridotto, producendo anche omofoni Ex. sea e see. Per vedere se due parole
sono omofone si usa il TEST DELLE COPPIE MINIME (un parlante viene registrato mentre pronuncia
ognuna delle due parole più volte, poi le riascolta in ordine sparso e se sa distinguere le parole non
c’è stata fusione, altrimenti sì e per lui sono omofone). Quel grandissimo stronzo di Labov colleghi
hanno trovato un sacco di casi che chiamano NEAR-MERGERS → un parlante produce una
consistente, ma piuttosto piccola, differenza (che coinvolge le vocali) fra due set di parole, ma non
la distingue se riascoltata… il fatto è importante perché una volta che una vera fusione è avvenuta
non può essere invertita, mentre in questo caso non è così irreversibile.
Esiste anche una complessa relazione tra la fusione completa e vicina → Modern English ha
ereditato dal Middle English due vocali simili (low, back, rounded), quella di COT e quella di
CAUGHT, differenti solo per la lunghezza maggiore di CAUGHT, ma una delle conseguenze del GVS
era l’abbandonare la istintività della lunghezza a favore delle vocali pure e dei dittonghi, forma in
cui le due vocali entrarono nel Modern English. In termini in spazio vocalico però era scomodo
avere due vocali contrastanti strette così vicino. In Inghilterra la pressione è stata risolta alzando la
vocale di CAUGHT così che in America la pronuncia inglese di CAUCHT suona più come “coat” (la cui
pronuncia inglese suona agli americani come “kate”). Alcune varianti americane hanno risolto il
problema facendo fusione con la storicamente distinta vocale di father in modo che COT suona agli
inglesi come “cart”… Altre varianti sono fondere COT e CAUGHT (Ex. Scozia e Canada) rendendole
indistinguibili. Cercando un sollievo vocalico ci si aspetterebbe che il sistema risultante sia stabile,
ma chiaramente… Ex. In USA quella fusione tipica canadese in tempi recenti si trova in varie parti
dell’America e si espande da queste AREE FOCALI (sorprendentemente visto che la tipica
realizzazione vocalica americana di COT e CAUGHT non è simile). Guardando l’espansione in
Pennsylvania, Labov ha notato che i giovani nella zona centrale mostravano la fusione; gli anziani
nel loro parlato ordinario informale non c’era traccia della fusione, ma in un test di coppie minime
cambiavano pronuncia esibendo un Near-Merger con la tipica piccola differenza fra le vocali che
però avevano difficoltà nel riconoscerla o addirittura sentirla → in altre parole il cambiamento ha
influenzato il loro parlato cosciente producendo un near-merger, ma allo stesso tempo la pronuncia
imparata nella loro infanzia, il loro parlato spontaneo, è rimasto inalterato → BILL PETERS EFFECT
(by... Labov, dal primo individuo che ha mostrato il fenomeno). CONCLUSIONI:
1- È possibile per parlanti anziani acquisire modifiche;
2- Il parlato cosciente può essere influenzato dalle modifiche e quello spontaneo rimanere
inalterato;
3- Gli effetti del cambiamento nella vita possono sopprimere la conoscenza del proprio
parlato ordinario al punto di essere ignari della grossa differenziazione che si fa
normalmente.

Ricapitolando possiamo distinguere PHONETIC GRADUALNESS e ABRUPTNESS. Secondo poi LEXICAL GRAD.
e AB. Terzo INDIVIDUAL GRAD. e AB. con forme innovative che appaiono occasionalmente in un individuo
diventando sempre più frequenti rispetto la forma conservativa. Infine SOCIAL GRAD. e AB. Con la forma
che parte da alcuni individui (a volte solo in una sola comunità o in espansione geografica).

CONTATTO E NASCITA E MORTE DELLE LINGUE: storia delle lingue su vasta scala…

 LANGUAGE CONTACT: è rarissimo che una lingua rimanga isolata, multilinguismo è contatto
linguistico sono la regola e provoca conseguenze storiche nel loro sviluppo.
La conseguenza più ovvia è quella del PRESTITO di PAROLE, ma anche di FONEMI, MORFOLOGIA e
WORD-ORDER PATTERN (prestito grammaticale).
A volte i prestiti sono così numerosi che un paese può decidere di trovare parole genuine per
sostituirli (PURISMO Ex. Francia con i prestiti inglesi).
A volte nuovi contrasti fonologici introdotti dai prestiti rimangono confinati alle parole prese in
prestito però risultando in SISTEMI FONOLOGICI COESISTENTI (Ex. turco, dove, inoltre, i prestiti
vanno contro l’armonia vocalica propria della lingua).

PRINCIPI UNIVERSALI DI MORAVCSIK (1978) sul prestito grammaticale. In realtà rappresentano i casi
più comuni, ma non sono così universali (specie il terzo):
1- Prestiti grammaticali non possono essere prestati prima degli elementi lessicali;
2- Morfemi legati possono essere prestati solo come parti complete di parole. Suffissi come
–ette in inglese non possono essere stati presi in prestito direttamente dal francese ma
più estratti da loan-words come cigarette e statuette;
3- Verbi non possono essere presti in prestito direttamente (Ex. i sostantivi giapponesi
presti in prestito che diventano verbi con +SURU), il più palese in falsità però: il solo
inglese ha preso in prestito diversi verbi dal francese (desire, acquire…);
4- Inflectional morphemes non possono essere presi in prestito prima di alcuni derivational
(word-forming) morphemes;
5- Un elemento preposed non può essere preso in prestito come un postposed e viceversa;

*THOMASON & WOLFMAN (?): BORROWING (prestito, per contatto di lessico); S. INTERFERENCE
(un parlante è costretto a parlare un’altra lingua → interferenze di sostrato della sua lingua natia
per fonologia e grammatica).
 AREE LINGUISTICHE (Sprachbund): con secoli di contatto anche lingue scollegate possono arrivare
ad avere proprietà totalmente assenti tra i loro parenti genetici più vicini (Ex. le lingue del sud-est
asiatico che hanno tutti i toni, CONVERGENZA tra lingue probabilmente l’influenza del prestigio
cinese nel tempo). Una delle aree più famose è quella BALCANA (Pag. 315).

 NASCITA (PIDGIN e CREOLE): abbiamo già visto la nascita per separazione in dialetti regionali di una
singola espansa lingua che continuano a divergere producendo lingue figlie.
Un altro modo è un PIDGIN, lingua collage base e cruda, di pezzi di differenti lingue creata per
comunicare per necessità fra popoli diversi (ex. europei che commerciano per tutto il mediterraneo
o la loro espansione negli ultimi secoli). Ha quindi un vocabolario semplice, fonologia variabile e
poca grammatica e, per quanto non sia una lingua naturale, può anche durare per secoli.
A volte però è necessaria come solo mezzo di comunicazione di una comunità colonizzata e con
matrimoni e figliame è possibile che col tempo diventi sempre più complessa fino a creare una
nuova lingua naturale → una lingua derivata da una Pidgin in questo modo si chiama CREOLA (a
volte transitoria a volte permanente). Essendo lingue naturali è difficile essere sicuri che una lingua
non sia in realtà derivata da una Pidgin… esiste infatti anche un’ipotesi riguardo il GIAPPONESE
ANTICO anche se non esistono prove che possoano confermarla.

Uno dei cambiamenti che possono avvenire si presenta se la CREOLA rimane in contatto con una
lingua prestigiosa da cui deriva in parte può avere un grado di DECREOLIZZAZIONE con
l’inserimento di caratteristiche della lingua di prestigio arrivando a somigliarle di più… il processo
può continuare più forte in alcuni parlanti che in altri arrivando a un CREOLE CONTINUUM: una
gamma di varietà da una creola più conservativa a una quasi identica alla lingua di prestigio.

 MORTE DELLA LINGUA: una spiegazione è che tutti i parlanti semplicemente muoiono (ah ah ah)
per calamità naturali, ma, più frequentemente, per i potenti vicini incazzosi (Ex. inglesi in Tasmania,
ritenendo la popolazione locale un ostacolo alla colonizzazione e furono portati via o uccisi a vista
dai soldati fino a che i 200 rimasti confinati in una specie di campo di concentramento senza
trattamenti medici o adeguate cibarie morirono).
Più spesso i parlanti abbandono la lingua a favore di una più prestigiosa o utile → LANGUAGE SHIFT.
Attualmente esistono tra le 5000 e le 6000 lingue, ma buona parte rischia di sparire a favore delle
più prestigiose per lo sviluppo moderno di stati nazioni centralizzati, i commerci a lunga distanza e i
mass-media (Ex. Ainu in Giappone) → Ex. tipico dell’IRLANDESE fa capire che ciò che è buono per
una lingua di minoranza come una lingua non è sempre buono per i suoi parlanti: l’irlandese non è
stato perseguitato per generazioni e, anzi, ha ricevuto incoraggiamenti, ma i suoi parlanti sanno
che l’inglese apre al mondo intero.

Alla morte di una lingua elementi di quella generazioni non riescono a imparare la nuova, mentre
altri la acquisiscono naturalmente. La lingua morente potrebbe rimanere attiva solo in certi ambiti
conversazionali o comunque percepita inadatta per affari di commercio, politica e televisione anche
se ancora tutti la conoscessero. Alla fine si ridurrebbe ad ambiti cerimoniali e certe occasioni
speciali fino a sparire del tutto lasciando refusi in espressione tipiche, come quelle di saluto.
Nell’”agonia” potrebbe anche subire un processo di RILESSICAZIONE con numerosi prestiti dalla
lingua di prestigio; qualsiasi irregolarità potrebbe diventare regolare e ogni elemento grammaticale
semplificato come ogni forma complessa; ogni stile elevato perduto; il sistema fonologico potrebbe
avvicinarsi a quello della lingua figa perdendo contrasti non presenti in essa → LOGORAMENTO, la
lingua diventa MENO ricca, espressiva, flessibile, elaborata e usabile come veicolo di
comunicazione.
→ In linguistica la lingua muore quando non ha più un parlante nativo (e rimane morta, anche se
alcune possono trovare qualche utilizzo in ambiti scientifici o religiosi, come il latino dopo la sua
divisione nelle lingue figlie). L’unico caso conosciuto di una lingua morta che sia stata davvero
risuscitata è l’EBRAICO (morta con lo sparpagliamento degli ebrei nel mondo per le antiche ripetute
conquiste della loro mediterranea terra madre, anche se rimasta in alcuni limitati ambiti), grazie al
movimento SIONISTA che ha riportato molti membri della diaspora ebraica in Palestina dove si
stabilirono nel luogo che sarebbe diventato lo stato di Israele. Parlando di tutto, ma non avendo
una lingua in comune decisero di riportare in vita l’ebraico insegnandolo poi ai figli e i loro sforzi
furono premiati. Chiaramente l’ebraico biblico era inadatto come linguaggio moderno e gli sforzi
fatti sono stati enormi per riuscire a produrre un veicolo di comunicazione adatto, vedasi sotto.

 LANGUAGE PLANNING: cambiamenti voluti, cosa che accade anche spesso nelle società letterate
con l’introduzione di nuove parole che hanno radice nella lingua come “multitudinous” di
Shakespeare (dal latino), e i moderni neologismi (Ex. user-friendly).
Le decisioni possono anche essere UFFICIALI, Ex. l’opposto di starboard (“on a ship”) era larboard,
ma erano termini facilmente confondibili in una burrascosa uscita in mare con eventuali
catastrofismi, così che il ministero della Marina inglese nel 1844 la cambiò con PORT.
Ex. i linguistici storici in Germania che col successo delle loro attività coniarono un sacco di termini
tecnici che poi ebbero fortuna (e i linguisti inglesi sudarono sangue per trovare equivalenti per la
loro lingua successivamente). Oltre il vocabolario, anche la grammatica può subire cambi voluti per
essere meglio compresa.

Il colossale di costruzione di una forma standard di lingua che può usare chiunque e un numero
gigantesco di termini astratti e tecnici si chiama LANGUAGE PLANNING e per essere veramente
efficace richiede anche stabilità e unione nazionale, caso contrario porta a innumerevoli forme
come nel caso dell’arabo.
Un altro ostacolo è la presenza di varietà di una lingua parlata che si vuole prendere da modello e la
difficoltà nel scegliere la varietà più appropriato → Ex. caso della Norvegia e il norvegese dopo
l’indipendenza con la Danimarca: una corrente che sostiene il norvegese vicino al danese visto che
questo dano-norwegian è parlato da tutte le persone educate e minimizzerebbe lo sconvolgimento;
un'altra corrente vuole quello meno influenzato dal danese perché la forma più pura mostrando
anche un desiderio di ABSTAND (tedesco per “distanza linguistica”). Visto che nessuno dei due ha
vinto entrambe le lingue coesistono, vengono imparate a scuola e usate nei documenti governativi
in stampe separate. La prima corrente resiste anche perché non vuole parlare un linguaggio che
ritiene colloquiale e persino illetterato.

Punto finale, qualsiasi sia, se c’è, la politica di pianificazione adottata da una nazione, le lingue del
modo, specie quelle importanti abbastanza da essere utilizzate in molti ambiti, hanno visto il loro
vocabolario soggetto alla INTERNAZIONALIZZAZIONE, l’arricchirsi di un insieme di parole comuni →
Ex. i termini tecnici come thermometer, gas, radio, telephone, jet, gene, che, qualsiasi sia l’origine,
sono state accettate da tantissime lingue con giusto qualche adattamento fonetico…. Così come
parole semplici come cofee, tomato ski, yogurt, pizza, jazz, rock, hobby, striptease.
“Oro” è presente in natura da millenni e quindi ogni lingua ha il suo modo di nominarlo… Ossigeno
dal 1774 ed è stato battezzato con un nome dal greco che significa “acid-former” (erronea credenza
che l’ossigeno fosse la componente essenziale degli acidi) per poi essere prestato largamente;
invece il tedesco però ha scelto un calco “Sauerstoff” (acid-stuff), poi calcata in giapponese in
“SANSO” (acido semplice), mentre il cinese fece da sé. Altri elementi, più recenti, hanno avuto
sempre meno modifiche in tutte quelle lingue…. Tutte questa omogeneizzazione linguistica risulta
chiaramente utile e comoda per chi incontra simili termini, comprendendoli subito.

LINGUA E PREISTORIA

 ETIMOLOGIA: nome dato allo studio delle origini e storia delle singole parole o di una parola in
particolare; pratica che richiede grande erudizione e talento.
Ex. COOK a COOKIE. Sembrano imparentati, ma vedendo l’etimologia → il verbo COOK deriva dal
sostantivo “cook” (uno che cucina) che deriva dall’Old English “cōc” che si pensa derivi dal latino (tardo,
non attestato) *cōcus, un alterazione del latino classico “coquus” che deriva dal verbo latino “coquere”
(cucinare). Questo deriva dal pre-latino *kwekw- o *kwokw-, un’assimilazione dalla radice PIE *pekw-
(cucinare, maturare). La stessa radice appare mascherata in altre parole inglesi come cuisine, kiln (fornace),
kitchen, apricot (albicocca), biscuit, ricotta. Oltretutto *pekw- si è anche evoluta in pep- nel greco da cui
peptic (gastrico), dyspepsia (dispespia) e pumpink. Infine *pekw- produce il sanscrito pakwa (maturo) da
cui pukka (vero, autentico).
D’altro canto COOKIE è un prestito dal tedesco KOEKJE (piccola torta), diminuitivo di KOEK (torta) che
proviene dalla radice proto-germanica *kak- (cosa rotonda); la sua derivata del norvegese antico kaka
(torta) è da dove CAKE proviene.

Spesso nello studio etimologico si fanno paralleli tra linguistico e non-linguistico e a volte in direzione
opposta → dalle informazioni linguistiche si ottengono informazioni sulla società → approccio Wörten und
Sachen (“parole e cose”) di Jacob Grimm → Ex. la Old English “wergeld” (manpayment) che denota la tassa
che un killer doveva pagare (a seconda della gravità del reato) alla famiglia o il lord della sua vittima per
sfuggire da le comuni punizioni (prigione, fustigazione, esecuzione). Pratica in questo caso attestata anche
in molti documenti.

 PLACE NAMES: lo studio delle origini e storia dei nomi propri (di persona, nome e cognome,
abitazione, idronimo…) è chiamato ONOMASTICA.
Ex. con i toponimi: i nomi tendono a soffrire dei capricci della storia, influenzati da qualsiasi cosa
spesso senza nemmeno un valido motivo, tanto che è arduo rintracciare la storia di un nome
partendo solo dalla sua forma moderna, spesso ingannevole, Ex. la città di BRIDGWATER che
sembra voler dire una cosa, ma in realtà, da certi documenti, si sa che prima era BRIGEWALTIER,
“(place at) the bridge (held by a man named) Walter”.
Per fare un buon lavoro si tiene conto di:
1- L’importanza di localizzare e consultare tutta la documentazione disponibile, specie se
antica;
2- Tenere in considerazione tutte le informazioni disponibili;
3- Assicurarsi le corrispondenze fra le date e il nome nel tempo;
4- Provvedere a fornire un percorso plausibile per il quale il nome può essere passato per
arrivare dove e quando è attestato;
5- Essere preparati a considerare spiegazioni alternative a quella più possibile decisa.
In più l’importanza stabilire l’affidabilità delle fonti.

 PALEONTOLOGIA LINGUISTICA: tecnica di tirare conclusioni riguardo le culture materiali e non-


materiali di persone antiche estraendo prove (più che altro lessicali) dalla loro lingua. Ex. il caso più
famoso è quello del PIE che è stato possibile ricostruire nel vocabolario → si sono cercate prove nel
vocabolario per il problema INDO-EUROPEAN HOMELAND, scoprire dove era parlato: si trovano
parole per piante e animali, ma nessun esempio subtropicale… si trovano anche parole come neve,
ma apparentemente non mare… si può assumere che doveva essere una regione temperata, ricca
di animali e boscosa, distante dal mare → ma non è così semplice per la presenza di altre parole IE
come *laks-, salmone, che potrebbe però indicare anche qualche altro pesce. Vabbè, bla bla bla…

 COLLEGAMENTI CON L’ARCHEOLOGIA: continuano la ricerca linguistica precedente (che li


posizionava dall’Irlanda, all’India, fino all’Asia centrale). Per fare un collegamento si deve tener
conto della data (stabilita sui 6000 anni fa, 4000 a.C. in relazione con lo sviluppo delle sue lingue
figlie), e del luogo che è più difficile da indovinare, facendo ipotesi o basandosi sui dati archeologici
sulle migrazioni per vedere se tornano con i dati linguistici… senza troppo successo fin’ora………
Kurgan culture e Marija Gimbutas (pag 359), ma poi Colin Renfrew (pag 360)… e quindi deh, perché
sennò è tutto un deh, boia, e nulla, 5 e 5, pane e torta.
 METODI STATISTICI: più si va avanti nel tempo più le prove di relazioni genetiche fra le lingue
diventano scarse fino a scomparire o diventare inattendibili, ma campi fuori dalla linguistica hanno
trovato tecniche matematiche/statistiche per estrarre informazioni… la più semplice è la
LESSICOSTATISTICA → nel nostro caso viene applicata a una semplice procedura per stimare il
grado di distanza linguistica tra lingue geneticamente imparentate. Parte dall’idea che parole
individuali in ogni lingua sono state progressivamente sostituite e partendo dal presupposto che si
sappia della parentela fra due lingue e si abbia un sicuro elenco di vocaboli in comune, si può
calcolare la percentuale di vocabolario in comune… la lingua che ne avrà di più dimostra di essere
più imparentata rispetto a un’altra con minor percentuale (wow… fucking amazing…).

Morris Swadesh introdusse nella lessicostatistica l’elemento TEMPO (GLOTTOCRONOLOGIA) poiché


se si può assumere che il tasso di sostituzione del vocabolario è più o meno costante e possiamo
dargli un valore (tot parole sostituite in tot millenni) si può calcolare una data assoluta di
separazione fra due lingue imparentate → Robert Lees prese l’idea e ci fece l’equazione:
t = log c / 2 log r
t è la data dello split (in millenni, time depth), c è la percentuale di vocabolario condiviso (in
decimali), r è la costante glottocronologica (supposta costante di conservazione, in decimali),
ovvero la percentuale di parole ancestrali mantenute dalle lingue dopo mille anni, log è logaritmo
in base 10. Per poter usare questo metodo PRIMO ancora una volta bisogna essere certi che le
lingue siano imparentate e conoscere le parole in comune grazie a una solida indagine comparativa
che vada oltre la mera somiglianza fonologica; SECONDO serve un vocabolario stabilito su cui
lavorare, la SWADESH 100-WORD LIST e 200-WORD LIST (composta da vocaboli base di cui parlato
prima). TERZO la costante r che è stata con criterio decisa essere 81%.
I risultati di questa tecnica raramente sono reali, un po’ perché le lingue si separano troppo
gradualmente per trovare una data vera, un po’ perché i margini di errori variano troppo, a volte di
solo qualche secolo, a volte esageratamente. Ultimamente è stato stabilito che la costante r non è
affatto una costante perché alcune lingue indubbiamente cambiano il loro vocabolario più
velocemente di altre. Quindi questa pratica... madre mia… lasciamo stare.

In ogni caso qualche balordo ha confrontato lingue di interesse solo in base alla somiglianza
esteriore delle parole e, se è, il loro significato (MASS COMPARISON), basandosi sull’asserzione che
un numero statisticamente molto alto di corrispondenze denoterà la parentela tra le lingue.
DON RINGUE affrontato la questione mostrando per prima cosa che la probabilità di trovare
somiglianze di forma e significato tra lingue scelte arbitrariamente è più alta di quanto potremmo
aspettarci. I sostenitori del metodo criticano Ringue su questo perché lui lavorava su due lingue alla
volta mentre loro su come minimo sei alla volta sostenendo di ridurre la possibilità di somiglianza
casuale… RINGUE replica che anche se agiscono in quel modo sono soddisfatti anche se la parola
presa in considerazione non appare simile in tutte le sei o più lingue prese in considerazione, ma
solo in alcune, che variano con la parola dopo e così via → le possibilità di trovare casualmente
parole simili è in realtà più alta e ancora di più considerato che non si limitano al vocabolario base
di Swadesh… ancora peggio a loro basta la somiglianza fonologica, quella semantica non viene
controllata.

ROBERT OSWALT ha proposto lo SHIFT TEST per migliorare la cosa con lingue scelte arbitrariamente
→ si prendono per esempio le 100 di Swadesh in due lingue e si calcola la probabilità di somiglianza
(background score) paragonando in questo modo 1-2, 2-3 fino a 100-1. Poi si paragona in modo
normale 1-1, 2-2… 100-100 e solo se il risultato è molto migliore de background score allora forse si
può supporre di aver trovato lingue parenti.

Recentemente RINGUE e soci hanno sviluppato una nuova metodologia (usando pc) per
determinare i family trees delle famiglie linguistiche usando informazioni linguistiche codificate
tramite caratteri qualitativi, ovvero la presenza o l’assenza di un particolare elemento lessicale o
innovazione grammatica o fonologica, scelti con cura… il metodo è stato testato nella divisione del
PIE visto che le 10 (o più) lingue figlie non possono essere comparse nello stesso momento anche se
sicuramente ci vuole più struttura nella rappresentazione (ancora non trovata)… il metodo ha
confermato L’IPOTESI INDO-ITTITA di STURTEVANT (l’Ittita, Branca Anatolica, più che una figlia del
PIE è una sorella separata in modo binario dall’altro gruppo che contiene il resto della famiglia; pag
369). La posizione del Germanico è duplice nell’albero e risulta particolare, in termine di morfologia
appartiene al Balto-Slavo, ma in termini di vocabolario sta tra Western languages Latin e Irlandese
Antico → l’interpretazione è che il Germanico cominciò a evolversi a est insieme al Balto-Slavo, ma
poi i suoi parlanti migrarono verso ovest incontrando gli antenati del Celtico e del Latino prendendo
in prestito un sacco di vocabolario occidentale che ormai non è più distinguibile dalle parole native
Germaniche. Il metodo insomma è ancora agli inizi, ma sembra molto interessante.

PARENTELE MOLTO REMOTE: fin’ora i linguisti sono riusciti con successo a raggruppare le famiglie
linguistiche del mondo, alcune molto grandi… sia per il vecchio mondo che per il nuovo (seppur molto più
numerose e meno soddisfacenti in precisione). La questione è che gli antenati di almeno alcune di queste
famiglie devono essersi senza dubbio separate da antenati ancora più remoti nel modo delle famiglie.
La visione MAINSTREAM è questa:
- Il linguaggio umano è stato parlato per almeno 100.000 anni se non di più;
- La frequenza di cambiamento linguistico, sebbene piuttosto variabile, è grande abbastanza da
obliterare qualsiasi minima traccia di un’origine comune;
- I metodi affidabili sono solo per identificare un antenato in comune che non sia che alcuni millenni
precedente alle nostre più antiche informazioni;
- Testimonianze scritte sono molto recenti rispetto al parlato… massimo 5000 anni fa che si sappia.
Solo di alcune abbiamo testi vecchi di 2000 anni e gran parte delle lingue non ha conosciuto la
scrittura fino all’espansione europea dell’era moderna, molte ancora non oggi non si scrivono;
- Quindi non si può identificare una lingua ancestrale che è stata parlate più di qualche millennio fa,
nel migliore dei casi 6000-8000, sennò non più di 3000-4000. Collegamenti genetici più antichi
sicuramente esistono, ma fuori portata.
Nonostante questa rimanga la visione principale, qualche dissenso rilevante esiste oggi.

Molte ipotesi sono state date, ma è sempre un lavoro difficile, facilmente incline al fallimento, che si base
su prove grazie alle quali uno può avanzare un’idea, ma dove l’elemento tempo non è mai chiaro.

 SAPIR: pag. 378… per quel che vale. In mezzo propose la famiglia che chiamò Na-Déné con l’haida e
il tlingit (lingue dell’Alaska) + la grande famiglia Athabaskan del Canad-ovest e il sud-ovest USA.

 IPOTESI NOSTRATICA: di HOLGER PEDERSEN, la super-famiglia Nostratica che collegava tutte le UE,
Uraliche, Altaich, Afro-Asiatiche e Cartveli… ipotesi da lui tralasciata, ma ripresa tempo dopo da
DOLGOPOLSKY e ILLICH-SVITYCH (aggiunge Dravidica); lui soprattutto ricostruì 700 elementi lessicali
nel PROTO-NOSTRATICO, buona parte del sistema fonologico e aspetti della grammatica, prima di
morire in un incidente stradale… il lavoro si sviluppava cercando di ricostruire le proto-forme delle
sei famiglie per poi trovare rigorose corrispondenze sistematiche tra loro, dando valore massimo
solo a quegli elementi attestati in almeno tre delle sei famiglie (MEILLET’S PRINCIPLE).
Se esiste sarà 10000-15000 anni antica.
I linguisti mantengono un atteggiamento di aspettare per vedere che succede, ma DON RINGE
afferma che statisticamente le corrispondenze trovate potrebbero essere accidentali.

 Il metodo precedente, per quanto abbastanza solido è un dito al culo da fare, e ci si chiede se
esistono metodi più semplici… alcuni puntarono sul già visto MASS COMPARISON, come l’italiano
Alfredo Trombetti che dal cognome esemplifica la fine che ha fatto a fidarsi… ma un linguista
contemporaneo si è fatto nonostante ciò paladino di questa roba, rinominata MULTILATERAL
COMPARISON → JOSEPH GREENBERG, ottenendo ottimi risultati in Australia e in Africa (dove
ridusse le 1500 e passa lingue a solo quattro famiglie). I risultati, nonostante il metodo controverso,
rappresentarono un grande miglioramento e oggi non si dubita delle quattro famiglie africane.
Greenberg poi si spostò in Nuova Guinea e dintorni e concluse che tutte le lingue non-
austronesiane (Papuane) erano imparentate + le isole Andamane e la lingua estinta della
Tasmania… alla nuova super-famiglia diede il nome di INDO-PACIFICA. Tra consensi è scontenti,
Greenberg poi si mosse per tre decadi verso il grande problema che rappresentava l’America con le
sue 140-massimo 200 famiglie → un tot di 50 lingue sono lasciate stare nelle famiglie già stabilite
ESKIMO-AULET e Na-Déné (di Sapir)…. Tutte le altre 600 lingue nel Nord America, Sud America e
Caraibi vengono buttate in un’unica vasta famiglia chiamata AMERINDA. Una cascata di
disapprovazione cadde su Greenberg (cit. di un giudizio su quest’idea: “really depressing”).
Da una parte lo si accusa di aver ignorato fonti più attendibili e recenti, di aver trascurato le lingue
più studiate e che ha commesso enormi errori… dall’altra Greenberg ha trovato alternanze
grammaticali (prova molto forte) in lingue disperse mai collegate prima fra loro e, soprattutto,
inaspettati “quarters” (?): dalla genetica alla fisica antropologica.
Separatamente Luigi Luca Cavalli-Sforza ha pubblicato a map of genes in the cell nucleus dei nativi
Americani trovando tre distinti gruppi la quale distribuzione corrisponde a quella delle tre famiglie
di Greenberg. Allo stesso tempo Christy Turner ha trovato le tre corrispondenze analizzando
l’anatomia dentale, le quali ancora una volta corrispondono (sebbene quella con na-déné in modo
povero) .
→ Greenberg e soci avanzarono quindi l’ipotesi che quello che si stiamo osservando è il risultato di
tre separati popolamenti dal Vecchio Mondo: una prima Amerinda e una più recente Eskimo-Aleut,
gruppi abbastanza omogenei internamente, ma molti diversi fra loro.
Una tale coincidenza non ha precedenti e sorprende, anche perché i linguisti moderni tengono
come principio (rispetto a quelli del XIX) che le lingue non hanno particolari tendenze a
corrispondere alle differenze genetiche e fisiche.
Nel quadro dipinto da Greenberg la prima invasione dovrebbe essere avvenuta circa 13000 anni fa,
ma adesso le prove (seppur controverse) di insediamenti umani precedenti in America (20, 35 o
persino 50 mila anni fa) negano la possibilità di solo 3 etnie e 3 famiglie linguistiche, troppo poche.
Inoltre Johanna Nichols ha recentemente concluso che il grado di diversità strutturale tra le lingue
americane è così vasto che richiede una dozzina o più separati insediamenti che si datano almeno a
36 o 50 mila anni fa.

Greenberg ha poi indicato la proposta di una super-famiglia, EURASIATICA, racchiudente molte


famiglie dell’Europa e dell’Asia col solito pippa-metodo (scatenando ira), riprendendo un po’ il
nostratico, ma con significative differenze come l’esclusione dei linguaggi afro-asiatici. La questione
è se davvero uno col metodo puffo e mezzi limitati può davvero scoprire relazioni genetiche e così
ancestrali e sconvolgere il pubblico… tre modi di vederla per Trask:
1- Metodo adeguato da solo per stabilire raggruppamenti genetici non trovati prima;
2- Non è da solo adeguato per stabilire legami genetici, ma ha valore nel tirar fuori ipotesi
promettenti da verificare con metodi adeguati;
3- Fa schifo per qualsiasi cosa è pernicioso e di ostacolo al lavoro serio.
Per quanto riguarda l’AMERINDO, si vedrà.

 VERSO UN APPREZZAMENTO DELLE MACRO-FAMIGLIE: il tentativo nostratico rimane senza dubbio


il più plausibile fin’ora con ragioni storiche e soprattutto per l’attenersi sempre a metodi e prove
convenzionali (come visto) anche se potrebbe cadere. L’ipotesi nostratica comunque è testabile e
quella amerinda sarà oggetto di ricerca… le altre sono spesso un abisso di ignoranza.

 TOWARDS PROTO-WORLD?: molte delle parentele remote proposte si sovrappongono o sembrano


incompatibili come nel caso del giapponese che è stato legato al coreano, altaiche, austronesiano,
dravidico, sino-tibetano e larghi gruppi che includono IE, uralico, eskimo-aleut a altre nel marasma.
Potrebbe essere un valido motivo per abbandonare la pratica, ma esiste uno scenario dove tutti i
conflitti potrebbero essere in parte corretti… se tutte le lingue del mondo fossero geneticamente
imparentate (BBBOOM) → MONOGENESI, tutti discendenti da un solo antenato… un po’ diverso dal
PROTO-WORLD perché in questo secondo caso potrebbero essersi evoluti più lingue
individualmente che sono morte tutte, meno una, l’antenata di tutte le lingue. Ai sostenitori di ciò
raramente danno un buon lavoro. Comunque è impossibile sapere la verità visto che se è esisto
sarebbe 100.000 anni fa come minimo.
A favore ci stanno quel piccole numero di parole che sono sempre sopravvissute (PIE *nepot,
“nephew”) o quelle molte resistenti al cambiamento come i pronomi personali, i primi numerali e il
nome di certe parti del corpo su cui potersi basare, ma c’è sempre il rischio di trovare solo casualità
sempre presenti fra le lingue di tutto il mondo e quasi nessuno ci vuole veramente perdere tempo.
Un esempio è il lavoro di RUHLEN sulla radice Proto-World *tik (“uno, dito, punto”) e *pal (due) che
possono essere identificate nelle famiglie in tutto il mondo, ma è anche vero che è più probabile
abbia trovato solo alcune coincidenze… infatti Salmons, l’unico che ha scrutinato attentamente il
lavoro, ha trovato delle critiche distruttive che mettono in luce la casualità del lavoro. Questo per la
sua vaghezza non è smentibile a meno che non ci si metta a cercare parole di forma *tik che
vogliano dire però “due”, ma tanto ormai… che te lo dico a fa…

 LA PRIMITIVA DIFFUSIONE DELLE PERSONE E DELLE LINGUE: i paleoantropologi sono d’accordo


che il gene Homo nacque in Africa intorno ai 2 milioni e mezzo di anni fa e, la nostra specie
(Homo Sapiens) nacque sempre in Africa più di 100.000 anni fa (anche se altri immaginano
scenari più complessi). A parte l’Africa, prime prove si trovano nel sud-est asiatico, Europa medi
rionale, Middle East e Australia, il resto raggiunto successivamente.
L’espansione umana deve coincidere con l’espansione linguistica, quindi ci si chiede se nella
distribuzione delle lingue non si possano recuperare prove di questa originaria diffusione.
Almeno quattro tentativi importanti:
1- SWADESH: ciao di nuovo… LESSICOSTATISTICA e GLOTTOCRONOLOGIA e la Swadesh
word-list. (a parte la fallimentare ricerca fino alle origini animali dell’uomo), propone il
BULBING HUB PRINCIPLE secondo cui le famiglie linguistiche si sono ripetutamente
sparse in ondate da un epicentro collocato in Asia centrale-occidentale. Nonostante
alcune informazioni generali uniche il resto è miseria.
2- NICHOLS: ci sono un po’ tutti… Approccia dal punto di vista della TIPOLOGIA,
concentrandosi su caratteristiche grammaticali più resistenti nel tempo: distingue
RESIDUAL ZONES (grande diversità linguistica, senza sostituzioni o lingue dominanti, in
un piccolo territorio… in queste zone le lingue sopravvivono per millenni e si aggiungono
dando vita a famiglie considerevoli) da SPREAD ZONES (grande zona, ma piccola
diversità linguistica dominata da una singola famiglia e spesso da una singola lingua…
questa serve da lingua di prestigio per tutta l’area e in frequenti intervalli viene
soppiantata da un’altra intrusiva che diventa la nuova lingua di prestigio). Nichols
conclude che la distribuzione geografica tipologica insieme agli insediamenti è avvenuta
in quattro ondate dall’Africa e poi dall’Asia… la prima ondata nelle Americhe deve essere
arrivata almeno 35000 anni fa (data plausibile) e doveva avere almeno dieci differenti
gruppi linguistici inculandosi Greenberg… alla fine, sempre nell’incertezza della validità
dei metodi utilizzati abbiamo interesse, critiche, commenti acqua e sapone…
3- RENFREW: da bravo archeologo contemporaneo rifiuta l’idea che ogni innovazione nella
cultura e nel linguaggio sia accompagnata da un’invasione e vede più il mosaico di lingue
in termini di economia, ecologia e tecnologica (lode all’agricoltura). Abbiamo quattro
periodi di diffusione per differenti ragioni… la prima grande migrazione dall’Africa sui
100.000 anni fa e, cruciale, l’agricoltura che influenza la lingua circa 10.000 anni fa e si
espande nelle nuove regioni insieme al linguaggio. Inoltre riconosce il CLIMATE-RELATED
DISPERSAL (Big Bang Theory 4x15 streaming) con il riscaldamento continuo del globo che
ritrae i ghiacciai aprendo nuove regioni all’insediamento. Solo alla fine solo un alto grado
di salute e tecnologia insieme al clima favorevole hanno permesso le grandi conquiste
del vicinato con l’imposizione della propria lingua e i grandi imperi. Ogni affermazione
linguistica viene subordinata alle considerazioni archeologiche e, comunque, di nuovo
tutto rimane molto speculativo, sebbene non per questo non si possano trarre
interessanti informazioni.
4- LUIGI LUCA CAVALLI-SFORZA (genetista): ha preso campioni di geni da tutto il mondo
cercando di costruire un albero filogenetico assumendo che persone geneticamente
simili debbano avere antenati recenti in comune mentre le altre antenati in comune da
cui sono stati separati molto tempo prima → albero confrontato con le famiglie
linguistiche presupposte per vedere se c’è corrispondenza. Le lingue sono raggruppate in
gruppi linguistici, ma alcuni sono controversi (la parola preferita dalla linguistica) come
l’altaico, l’amerindo, austric e indo-pacific, nostratico, eurasiatic superphyla. Il genetista
afferma che corrispondenze sono impressionanti e che ogni gruppo linguistico
corrisponde a uno solo dei sei grandi gruppi genetici, concludendo che la distribuzioni
delle famiglie linguistiche nel pianeta riflette in larga misura la colonizzazione originaria
del pianeta. Tutto questo è stato attaccato da tutti i lati, alcuni erano rimasti colpiti, ma
in generale molti ritengono che non abbia stabilito niente alla fine, come questo intero
capitolo.

WORLDWIDE LOAN WORDS?: come visto, certe parole si danno in prestito ovunque, ma solo nel
caso moderno. Ci si chiede se questo possa essere avvenuto anche millenni fa, prima idea
chiaramente riguarda i termini tecnologici → BAUER sostiene che è il caso della “ruota”: gli
archeologi sono generalmente d’accordo nel dire che veicoli su ruota sono stati inventati una sola
volta (5000-6000 anni fa, forse nel Middle East) per poi diffondersi col nome di “ruota”, che deriva
dal PIE *kwelo-s, derivata da *kwel- (girare) da cui derivano tante altre parole presenti in molte
lingue UE come round, circle, ball e cart. BAUER però suggerendo che la radice si è diffusa anche al
di fuori dell’IE citando esempi da varie fonti… visto che non è inverosimile che il nome abbia
accompagnato l’oggetto non si può scartare a priori quest’ipotesi e definire coincidenza ogni
esempio che BAUER propone e sarebbe utili fare un controllo sul quelle regioni dove la ruota è
arrivata solo in tempi moderni per vedere se hanno anche loro forme simili per ruota (pag 403).

LAZZERONI
IL MUTAMENTO LINGUISTICO: le lingue si trasformano continuamente, spesso il mutamento è
documentato nella storia di una singola lingua, un archetipo conosciuto, si sviluppa in una dimensione
linguistica, sociale, geografica e storica in tutti i livelli della lingua e a volte la grafia rimane conservativa e
fonte di informazioni.

TIPOLOGIA E DINAMICA DEL MUTAMENTO: il mutamento fonetico è → “un mutamento di abitudine


nell’esecuzione dei movimenti articolatori”. Sono INDIPENDENTI i mutamenti la cui realizzazione non è
condizionata dal contesto. DIPEDENTENTI... quello (Ex. legge di Verner).

 I principali processi che determinano il mutamento sono:


- l’ASSIMILAZIONE: due articolazioni tendono ad acquisire in tutto o in parte tratti in
comune. Se fra suoni non contigui si chiama DILATAZIONE (Ex. UMLAUT o
metafonesi, modificazione di una vocale interna per effetto di una vocale finale).
Inoltre è PROGRESSIVA se domina il primo elemento, REGRESSIVA se il secondo.
L’assimilazione può agire tra consonante e vocale o fra vocali (Ex. legge delle palatali
o legge di Collitz e De Saussure); MONOTTONGAZIONE dei dittonghi;

- DIFFERENZIAZIONE: processo opposto all’assimilazione, rompendo la continuità del


movimento articolatorio. Se i suoni non sono continui si chiama DISSIMILAZIONE
(progressiva e regressiva) → Ex. legge di Grassmann;
- INVERSIONE: rovesciamento dell’ordine si successione di due suoni, contigui o a
distanza (METATESI).
Altri fenomeni sono la SINCOPE (caduta di vocali atone in posizione interna o finale
→ APOCOPE), EPENTESI (sviluppo, all’interno di un nesso, di un suono non
etimologico consonantico o vocalico → ANAPTISSI), SEMPLIFICAZIONE DI NESSI
CONSONANTICI, APLOLOGIA (caduta per dissimilazione di una sillaba interna identica
o simile a un’altra).

 I suoni di una lingua possono essere considerati anche come unità distintive dei significanti →
come manifestazioni di fonemi. Definizione del fonema di Jacobson: “l’insieme delle proprietà
foniche concomitanti usate in una data lingua per distinguere voci di differente significato”.
Pertanto è un’unità astratta che si manifesta attraverso suoni concreti → VARIANTI, libere se
indipendenti dal contento; di POSIZIONE (COMBINATORIE) se condizione da suoni continui.

La formula generale che riassume ogni mutamento fonologico è: A : B > A1 : B1 dove le lettere
rappresentano i termini di un rapporto rispettivamente prima e dopo un mutamento.
Dalla formula si ricava:
1- [A] : [B] > /A1/ : /B1/ → le varianti di un fonema diventano fonemi (FONOLOGIZZAZIONE
o SPLIT) quando vengono meno le condizioni contestuali che determinavano
automaticamente il tratto che distingueva le varianti;
2- /A/ : /B/ > [A1] : [B1] → due fonemi diventano varianti di un fonema
(DEFONOLOGIZZAZIONE) quando si producono condizioni contestuali che determinano
automaticamente il tratto che distingueva i fonemi;
3- /A/ : /B/ > /A1/ : /B1/ → i fonemi restano distinti anche dopo il cambiamento di uno o
più tratti distintivi (RIFONOLOGIZZAZIONE).
A questi tipi fondamentali si aggiungo:
1- PERDITA COMPLETA DI UN FONEMA;
2- FUSIONE COMPLETA DI FONEMI;
3- PERDITA PARZIALE DI UN FONEMA: quando si perde in determinate posizioni
sintagmatiche, ma si conserva in altre;
4- FUSIONE PARZIALE DI FONEMI: fusione limitata a determinate posizioni sintagmatiche.

→ La fonologizzazione, defonologizzazione, perdita completa e fusione completa modificano


l’inventario dei fonemi mentre la perdita parziale, fusione parziale modificano la loro distribuzione.
La rifonologizzazione modifica soltanto il sistema delle loro correlazioni.
- Due mutamenti infine, COALESCENZA e SCISSIONE, riguardano i gruppi di fonemi: fra i
fonemi contigui possono avvenire dei mutamenti fono tattici che producono fonemi nuovi o
sopprimono fonemi esistenti.

 MUTAMENTO MORFOLOGICO: per MEILLET le forme grammaticali si costituiscono in seguito a


due procedimenti → l’ANALOGIA e la GRAMMATICALIZZAZIONE di parole autonome,La
classificazione di Meillet considera la tipologia formale dei mutamenti grammaticali,
BENVENISTE ha proposto una categorizzazione funzionale che distingue tra MUTAMENTI
INNOVANTI (scomparsa o creazione di nuove categorie che perciò modificano l’organico delle
categorie preesistenti) e MUTAMENTI CONSERVANTI (sostituzione di una categoria formale con
un’altra della medesima funzione).
Conclusioni di carattere generale:
1- Nella grammaticalizzazione delle parole autonome opera lo stesso processo di rianalisi
che avviene nella formazione di nuovi morfemi. Nel primo caso oggetto della rianalisi è il
sintagma, nel secondo la parola. In ambedue i casi elementi originariamente
appartenenti a unità diverse sono reinterpretati come appartenenti alla stesa unità;
2- Per una classificazione funzionale dei mutamenti morfologici importa distinguere i
mutamenti che non hanno effetto sull’organizzazione strutturale del contenuto dai
mutamenti che, invece, la modificano.
Nella morfologia, come nella fonologia, un mutamento strutturale consiste, dunque, nella perdita o
nella sostituzione di un tratto distintivo.

 IL MUTAMENTO SEMANTICO-LESSICALE: secondo ULMANN si ha un mutamento semantico ogni


volta che un nuovo significante è riferito a un significato e ogni volta che nuovo significato è
riferito a un significante.
Per MEILLET le cause sono di TRE tipi:
1- Mutamenti derivati da particolari condizioni sintagmatiche Ex. pas (passo) e personne
(persona) in francese che hanno assunto connotazione negativa per influenza di NE con
cui si uniscono nella negazione (ne … pas) → personne significa “persona” e “nessuno”;
2- Cause storiche dovute al fatto che la lingua è più conservativa della civiltà materiale e
ideologica Ex. i criminali che una volta venivano condannati a remare nelle galere e ora
che questa pena è sparita “galera” significa “prigione”. Ex. umore che indica uno stato
d’animo, ma che si motiva nella dottrina aristotelica dei quattro liquidi fondamentali
(sangue, flemma, bile bianca e nera) la cui varia commistione (temperamento) si credeva
determinasse l’indole, il temperamento, appunto, di una persona. Ex. atomo,
“indivisibile”, anche se sappiamo ora che non è il più piccolo costituente della materia;
3- Le cause sociali sono effetto dell’articolazione sociale delle comunità di parlanti. Parole
della lingua comune assumono un significato più ristretto e specializzato nei linguaggi
settoriali di gruppi di particolari (mestieri, ecc…) e viceversa. Ex. il latino ad-ripare
(giungere alla riva) ha allargato il suo significato nell’italiano arrivare.

ULMANN distingue fra i mutamenti dovuti a:


1- Conservatorismo linguistico: mutamenti avvenuti nella realtà referenziale esterna (o nel
modo di percepirla) di fronte ai quali il sistema resta inalterato (come con “galera”);
2- Innovazione linguistica: mutamenti che si motivano nel mutare dei rapporti linguistici
(“pas” e “personne”).
La distinzione è importante perché introduce nello studio semantico una dimensione strutturale in
quanto elimina ogni possibile equivoco metodologico nell’attribuzione delle cause del mutamento
semantico a fattori esterni al sistema linguistico.ù

 LA CLASSIFICAZIONE DI ULLMANN: su tre criteri 1) CAUSE DEL MUTAMENTO; 2) LA SUA


NATURA E LE SUE CONDIZIONI; 3) I SUOI EFFETTI.

Alle cause di Meillet, ULLMANN aggiunge:


1- CAUSE PSICOLOGICHE: fattori emotivi come un avvenimento impressionante che ispira
metafore e similitudini create per denominare altre esperienze (ESPANSIONE) o che
diventa oggetto di denominazioni tratte per analogia da altri campi. Rientrano in questa
categoria anche i TABU’ (di solito religiosi o erotico-sessuali);
2- INFLUENZA STRANIERA: PRESTITO, ma soprattutto il CALCO;
3- CREAZIONE DI PAROLE NUOVE: (di solito, ma non necessariamente, per denominare un
nuovo oggetto o una nuova nozione), può farsi in tre modi → 1) Usando i mezzi
preesistenti; 2) Introducendo una parola straniera o di altra fonte; 3) Modificando il
significato di una parola già esistente.

 NATURA E CONDIZIONI DEL MUTAMENTO SEMANTICO: schema di ROUDET fondato su due


premesse:
1) Il significato è da intendersi come un “rapporto reciproco e reversibile fra nome e senso”;
2) Qualunque sia la causa, esiste sempre un legame associativo fra il vecchio significato e
quello nuovo.
Da queste premesse, due tipi di mutamento:
1) Quelli derivati da associazione fra i sensi;
2) Quelli derivati da associazione fra i nomi.
Entrambi sono a loro volta suddivisi in due sottocategorie a seconda che le associazioni siano per
somiglianza o per contiguità:
- La somiglianza fra i sensi dà luogo alla METAFORA (antropomorfe, animalesche, concreto
all’astratto, sinestetiche). La contiguità dei sensi dà luogo alla METONIMIA (Ex. “giubbe rosse”, il
nome delle guardie inglesi).
Non tutte le metonimie e le metafore danno luogo a mutamento lessicale → ciò avviene quando la
figura perde la sua connotazione stilistica e diventa la rappresentazione usuale, non marcata, di un
significato. Quando poi viene meno la coscienza del rapporto originario fra i referenti che aveva
motivato la matesemia, si produce uno sdoppiamento fra unità sentite, ormai, come omofone Ex.
penna (degli uccelli) e penna (per scrivere).
- La somiglianza fra i nomi dà luogo all’ETIMOLOGIA POPOLARE, frutto del tentativo di motivare
una parola opaca e modifica la forma (talvolta il significato) di una parola connettendola con
un’altra o con un sintagma simile per il suono. La contiguità dei nomi dà luogo all’ELLISSE (Ex. un
quotidiano per “giornale quotidiano”).
Questi quattro tipi possono combinarsi in MUTAMENTI COMPOSTI, Ex. un Picasso.

 CONSEGUENZE DEL MUTAMENTO SEMANTICO:


1- Mutamenti dell’aria semantica (estensione o restrizione del significato);
2- Mutamenti della valutazione (migliorativo o peggiorativo).

 CLASSIFICAZIONE STRUTTURALE DEL MUTAMENTO SEMANTICO: la classificazione di Ullmann,


per quanto fallatissima, rimane la più ampia sistemazione fatta.
Un tentativo importante dal punto di vista strutturale è quello di COSERIU → la differenza
fondamentale tra la semantica diacronica tradizionale e quella diacronica strutturale sta nel
fatto che la semantica tradizionale studia lo sviluppo storico delle forme e i mutamenti dei
rapporti di solidarietà fra forme e contenuti. Quella diacronica strutturale studia invece i
mutamenti che modificano le strutture lessicali del contenuto, cioè della sostanza semantica
organizzata lessicalmente [pag 28].

 LA DINAMICA DEL MUTAMENTO: si propaga nel tempo, nello spazio e negli strati socio-culturali
di una comunità di parlanti… il tentativo di misurare con un metodo statistico-matematico la
velocità di propagazione nel tempo calcolando in tal modo l’età di una lingua è stato fatto da
SWADESH con la GLOTTOCRONOLOGIA (suddetta…)……………………………

 LA GEOGRAFIA LINGUISTICA: diffusione del mutamento nello spazio → “teoria delle onde” di
SCHMIDT → Wenker si proporrà di individuare i confini dei dialetti tedeschi (… Ex. linea della
seconda rotazione consonantica)… davvero un sacco di bla…

 DIFFUSIONE DEL MUTAMENTO NELLA SOCIETA’: DAUZAT:


1- La lingua di una comunità non è unitaria;
2- Una variante diatopica può presentarsi, in un punto, come diastratica.
RICERCHE SULLA DISTRIBUZIONE DELLE VARIANTI DI LABOV SULL’INGLESE SI NEW YORK:
1- In ogni comunità linguistica esistono varianti in funzione dello strato socioculturale dei
parlanti e delle situazioni dell’enunciato;
2- Lo strato socioculturale più elevato usa il più alto grado in forme standard e il più basso
grado in forme stigmatizzate;
3- Ciascun parlante conosce, almeno virtualmente, tutte le varianti;
4- Un’innovazione può nascere in qualsiasi punto in un corpo sociale;
5- Le varianti possono coesistere a lungo in una situazione di equilibrio statico, ma
l’equilibrio può rompersi e una variante può progredire e generalizzarsi, notabile dal
gradiente attraverso le classi di età.
Il mutamento linguistico è connesso alla variazione, inizia quando una variante si diffonde in un
sottogruppo di una comunità e da semplice manifestazione delle variazioni caratteristiche di ogni
esecuzione linguistica, diventa simbolo dei valori sociali di quel gruppo. Se questo gruppo poi
impone la variante a tutta una comunità, la variante si generalizza diventando tratto da tratto
caratteristico di uno strato sociolinguistico a tratto caratteristico di punto linguistico
(diastratica→diatopica).

 LA REGOLARITA’ DEL MUTAMENTO: per i neogrammatici è “ineccepibilità delle leggi fonetiche”, in


modo meccanico si attua… ma abbiamo visto che erano invasati. Essendo conseguenza di
sostituzioni di varianti, la regolarità è tale se vista nella sua documentazione, nel suo risultato
(quando è definitivamente una costante), ma non nel suo svolgimento. Finché è in atto si configura
come una deviazione dalla norma standard, solo eccezionalmente viene registrato dalla scrittura.

 LA GRADUALITA’ DEL MUTAMENTO: non tutti i mutamenti sono rappresentabili secondo l’ipotesi
gradualistica (Ex. metatesi, assimilazioni, anaptissi, aggiunta e soppressione di fonemi) → in tal caso
il gradualismo si manifesta ugualmente in sincronia: ciò che varia progressivamente è la frequenza
con cui la forma antica e la nuova ricorrono nelle diverse situazioni sociolinguistiche.

 LA CRONOLOGIA RELATIVA: è quasi sempre impossibile stabilire la cronologia di un mutamento.


Tuttavia… [pag 42] (cagate…)

 IL MUTAMENTO LINGUISTICO TRA FUNZIONALISMO E TELEOLOGIA: l’interpretazione funzionale del


mutamento linguistico si fonda sul presupposto che la funzione sia un elemento importante nella
trasformazione delle lingue, in contrasto con la fonetica storica e tradizionale, dice JAKOBSON.
JESPERSEN → il linguaggio è un’attività diretta a uno scopo tendente alla comodità e alla
distinzione;
HARRIS → il mutamento si spiega nei termini di una tendenza inerente agli esseri umani a imporre
un ordine ai dati che essi affrontano e sperimentano e a organizzare e riorganizzare il materiale a
disposizione coerentemente ed economicamente. Le più importanti manifestazioni sono:
1- ISOMORFISMO FRA FORMA E SIGNIFICATO: “un significato – una forma” direttamente in
corrispondenza biunivoca a cui sono dovuti l’eliminazione degli omofoni, le azioni volte a
prevenire la formazione di omonimie e polisemie e la riduzione all’alloformismo;
2- EQUILIBRIO DEL SISTEMA: serie di mutamenti collegati possono essere una CATENA DI
SPINTA o CATENA DI TRAZIONE;
3- SIMMETRIA DEI TRATTI DISTINTIVI: il sistema fonologico migliore è quello che realizza il
maggior numero di fonemi col minor numero di tratti distintivi. Da ciò dipende la
circostanza che tutte le lingue mostrano nel loro sistema fonologico un certo grado di
simmetria (Ex. correlazione d’apertura realizzata nelle vocali palatali quanto in quelle
velari). La modificazione di un tratto distintivo in un’opposizione tende a estendersi a
tutte le opposizioni caratterizzate dal medesimo tratto.
4- RIEMPIMENTO DELLA “CASELLA VUOTA”: … quindi, i fonemi non integrati sarebbero
meno stabili degli altri. Se esiste una “casella vuota”, un punto di dissimmetria, il
mutamento tenderebbe a colmarlo.
5- RENDIMENTO FUNZIONALE: di un’opposizione fonologica è la misura del “lavoro”
compito dall’opposizione stessa. Corrisponde al numero delle coppie minime distinte
dall’opposizione (Ex. essendo in italiano alto il numero delle coppie distinte
dall’opposizione /p/ : /b/ si dice che ha un elevato rendimento funzionale). Un fonema è
tanto più resistente al mutamento quanto è più elevato il suo rendimento funzionale.

 ECONOMIA DEI MUTAMENTI FONETICI: il tentativo più completo di organizzare in una


teoria i principi del funzionalismo è stato fatto da quel pezzente di Martinet → il
mutamento è generato dall’antagonismo fra la necessità della comunicazione che tendono
ad aumentare i mezzi distintivi e la tendenza al minimo sforzo che tende a ridurli. Un
fonema è sottoposto a una pressione sintagmatica (pressione nella catena) da parte dei
fonemi contigui nell’enunciato e una pressione paradigmatica (pressione nel sistema) da
parte delle unità che avrebbero potuto figurare al suo posto. La pressione nella catena
tende ad assimilare il fonema al contesto e, perciò, a ridurre le opposizioni: la pressione nel
sistema tende alla massima differenziazione e, perciò, a conservarle (Ex. la parola RATA
dove la /t/ è sottoposta dalle vocali verso /d/ per assimilazione di sonorità, ma
controbilanciata dalla pressione nel sistema che la vuol tenere distinta da RADA).
L’equilibrio può rompersi in presenza di opposizione a basso rendimento funzionale, specie
se meno integrata in un sistema di correlazioni proporzionali. In più si aggiungono
l’asimmetria degli ordini di fonazione e il diverso grado di difficoltà di esecuzione di certe
situazioni.

Ad ogni modo nessuna di queste tendenze di funzionalità opera con carattere di necessità e
qualunque lingua presenta degli omofoni e varie. Poi, se la lingua è in perpetuo divenire,
ogni mutamento che riequilibri il sistema presuppone un mutamento che l’abbia
squilibrato. In un’interpretazione teleologica che faccia del “miglioramento” del sistema
l’unico scopo del mutamento, la motivazione dell’uno contraddice la motivazione dell’altro.
Infine, se è vero che le lingue tendono in generale verso forme “naturali”, non marcate, è
anche vero il contrario → le nozioni di “naturalezza” e di “marcatezza” derivano da
osservazioni empiriche e indicano perciò processi probabili, non necessari.
Il mutamento linguistico non è prevedibile. Se è vero in generale che si tende a equilibrare
non si sa la causa dello squilibrio. Inoltre allo stesso risultato si può giungere anche per
strade diverse (“strategie multiple”) non prevedibili.

Gli UNIVERSALI LINGUISTICI sono:


- ESSENZIALI … → proprietà dedotte dalla nozione stessa di lingua senza cui nessuna
lingua è tale (Ex. avere un’organizzazione grammaticale, esiste la parola come unità
lessicale, si articola sul piano dell’espressione e del contenuto);
- … o EMPIRICI → proprietà che si constatano in tutte le lingue conosciute e che
vengono attribuite, per induzione, anche alle lingue che non si conoscono; oppure
che si trovano nella maggior parte delle lingue note (universali statistici o “quasi
universali”) e che perciò si presumono, con un alto grado di probabilità, anche per le
lingue ignote.
- Si configurano spesso come IMPLICAZIONI: se una lingua ha la proprietà A, anche la
proprietà B, ma non viceversa;
- Quelli ESSENZIALI pongono restrizioni assolute al mutamento; quelli EMPIRICI
consentono previsioni probabilistiche (ma possono essere ignorati).

Poiché il mutamento linguistico è regolare può essere descritto da leggi, ma non predetto da leggi.
Le leggi della linguistica sono constatazioni a posteriori della regolarità di processi, non previsioni a
priori di eventi. La mancanza di ipotesi capaci di prevedere il mutamento è una caratteristica
comune a tutti gli studi sul comportamento sociale. Allo studioso di linguistica non chiedono di
predire, ma di interpretare.