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Parigi, il cane dei record. Nel 1954 trovò il tartufo più grande del mondo: 2.

520 grammi
Fu dato in regalo al presidente degli Stati Uniti Dwight Eisenhower

In una piccola valle fu trovato il 26 ottobre 1954 da Arturo Gallerini, soprannominato “Il Bego” e dal suo cane
Parigi, il tartufo più grosso del mondo. 2.520 grammi di prelibatezza che furono dati in dono all’allora
Presidente degli Stati Uniti d’America, Dwight Eisenhower. Un record che resiste a distanza di tanti anni, ed è
difficile da battere per i 400 tartufai dell’associazione che, con i loro cani, ogni anno si sfidano per
aggiudicarsi l’ambito “Tartufo d’oro”, premio per il tartufo più grande della stagione; vista la ricca produzione
di “Bianco Pregiato” di San Miniato, intorno ai 100 quintali circa (un quinto della produzione nazionale), per
ora nessuno è riuscito a superare il Bego.
Quel 26 ottobre di 61 anni fa, Arturo Gallerini, si alzò presto per essere in bosco già alle prime ore del
mattino. Era di casa nei boschi di San Miniato dove l’Egola e la Chiecina scorrono a valle, lui che di notti
bianche ne aveva vissute tante. Faceva freddo quella mattina d’autunno inoltrato. La lanterna in mano, il
vanghetto a tracolla e via per i sentieri. Il rumore del silenzio era quasi assordante, interrotto soltanto da
alcuni animali notturni. Il Bego conosceva bene le piante: il pioppo, il salice, la quercia, e conosceva bene,
senza darsi una risposta, anche il proverbio che “fra Doderi, Montoderi e Poggioderi c’è una bella margherita
che costa più di Firenze e Pisa”. Era nebbia in quella notte umida. Gli teneva compagnia Parigi, il suo
fedelissimo compagno, un cane bastardo, come si addice ai bravi cani da tartufo, di grossa taglia a pelo liscio
ed ondulato, con la coda a spazzola. Uno, due, tre, quattro chilometri per il bosco, poi altrettanti nel
fondovalle acquitrinoso. Parigi non si dava pace quella notte in cui non riusciva a fiutare neanche l’aroma di
un tartufo di piccola taglia. Era lui che faceva strada e guidava il Bego.
Una notte in bianco, più che una notte bianca, si stava consumando, quando Parigi improvvisamente
cominciò ad abbaiare, a girare velocemente, ad annusare, con grande concitazione. Poi iniziò a scavare.
Arturo corse veloce, raggiunse il suo cane. Posò la lanterna, anche lui si mise a scavare. Aveva il vanghino,
ma volle fare con delicatezza. Il profumo diventava sempre più forte, più intenso. Agli occhi di Bego apparve
un tartufo enorme, pesante, una cosa mai vista. Stanco lo assalì l’emozione. “Bravo Parigi, sei stato
bravo...”, diceva mentre lo accarezza e gli dava la meritata ricompensa. Intanto i primi bagliori dell’alba
illuminavano le sinuose colline che si coloravano, come per magia, con una pennellata di pallido sole
d’autunno e la rugiada si trasformava in argentee gocce sull’erba. Il tempo di arrivare a casa e prendere le
stadere.

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Due chili e diciotto tacche: 2.520 grammi. Annota il peso, il giorno e il luogo sul suo inseparabile calendario:
era il 26 ottobre 1954. Arturo Gazzarrini, il Bego, trovò il tartufo più grande del mondo. Il tartufo finì lontano,
tra le mani dell’allora Presidente degli Stati Uniti d’America Dwight Eisenhower, su dono del commerciante
Giacomo Morra. In ricordo di quella notte bianca e in memoria del suo fedele amico, il Bego darà a tanti altri
suoi cani il nome di Parigi.

San Miniato, 20 ottobre 2015

Con gentile preghiera di pubblicazione

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