Sei sulla pagina 1di 120

FENOMELOGIA

L’ABC: i modelli meccanici elementari

Un corpo elastico è schematizzato con la classica molla di Hooke: tra la


forza e lo spostamento corrispondente esiste una relazione di
reversibilità: al cessare della causa che ha prodotto lo spostamento
quest’ultimo si annulla. In particolare questa relazione la si può assumere
lineare: la costante di proporzionalità è la rigidezza della molla.
Presso un corpo assunto, per semplicità, elastico lineare. Se sottoposto ad
una spostamento u, il corpo reagirà con una forza proporzionale alla forza
per una costante, quest’ultima prende il nome di rigidezza.
1
Nel mezzo viscoso, schematizzato con un pistone idraulico, la forza è
proporzionale alla velocità.
Con questo mezzo si modellano vari fenomeni, tra cui l’interazione tra le
particelle solide e quelle fluide, il fenomeno della consolidazione, che si
può meglio schematizzare utilizzando un modello reologico che si
compone di una molla e di uno smorzatore.

2
Esiste il mezzo infinitamente rigido-perfettamente plastico, il classico
smorzatore alla Coulomb: fino a che la forza non raggiunge un certo
valore di soglia “r”, non esiste deformazione; raggiunto questo valore di
soglia il mezzo si deforma a forza costante.
Ad esempio nelle applicazioni della geotecnica per calcolare i cedimenti si
assimila il terreno ad un mezzo elastico equivalente; per calcolare il carico
limite ad un mezzo infinitamente rigido - perfettamente plastico; per
calcolare i tempi di consolidazione si inserisce anche la viscosità
(filtrazione alla Darcy).

3
Gli schemi reologici di riferimento

È rappresentato un oscillatore semplice, ovvero la combinazione di una


molla, uno smorzatore viscoso ed una massa inerziale: è possibile scrivere
la condizione di equilibrio dinamico sommando la forza d’inerzia, alla
componente di reazione viscosa e di richiamo elastico (tutte orientate in
verso opposto a quello supposto per lo spostamento u), ed eguagliando
tale somma a zero nel caso di oscillazioni libere ovvero alla pulsante F(t)
che eventualmente forza il moto oscillatorio.
L’analogo modello assunto per un mezzo continuo è il modello di Kelvin-
Voigt.

4
Quando si sollecita un oscillatore con una pulsante armonica, variabile nel
tempo tra due estremi, lo spostamento che insorge è ritardato rispetto
alla costante elastica dal mezzo viscoso: la composizione tra forza e
spostamento in questo caso è una relazione di tipo ellittico e l’energia
dissipata è l’integrale di questa relazione. Gli effetti dissipativi sono
riconducibili solamente ad effetti di viscosità.

Si consideri un modello elasto-plastico, ovvero una molla ed uno


smorzatore plastico disposti in serie sollecitato da una forza:

5
Considerando un modello elasto-plastico, ovvero si è in presenza di una
molla ed uno smorzatore plastico disposti in serie: sollecitati da una forza,
fintanto che quest’ultima non supera il valore di soglia dello scorrimento
di questo smorzatore si ha un comportamento elastico lineare. Attinto lo
spostamento al limite elastico, se la derivata dello spostamento al limite
elastico è concorde con lo stesso si ha una plasticizzazione.
Se la forza pulsante cicla si ha una dissipazione di energia di tipo plastico,
in un ciclo con punti angolosi che rappresenta il modello primordiale del
comportamento isteretico.

6
Il mezzo elasto-plastico incrudente
Il mezzo elasto-plastico incrudente può essere generato in vari modi. Un
primo sistema è quello di accoppiare in parallelo due sistemi in serie
molla-smorzatore plastico, ogni uno caratterizzato da valori diversi della
rigidezza e della soglia di plasticizzazione r.

Esiste una prima fase in cui tutte e due le molle si caricano e nessuno dei
due smorzatori scorre: il sistema reagisce con la somma delle due
rigidezze. Il sistema elasto-plastico più debole fra i due si plasticizza, allora
il sistema in parallelo per carichi che tendono a crescere oltre questo

7
valore di resistenza reagisce con una rigidezza uguale a quella del sistema
elasto-plastico più resistente, e contemporaneamente si incominciano ad
accumulare deformazioni irreversibili nel sistema più debole. Invertendo
il segno della sollecitazione, entrambe le molle si scaricano, quindi il
sistema reagisce con una rigidezza uguale a quella di primo carico, fino a
che possa plasticizzare il sistema meno resistente: espansione omotetica
di un fattore due del ramo di primo carico. In tal modo il sistema
incomincia a ciclare.

Si può pensare di clonare, per un numero molto elevato di volte, il mezzo


discreto con caratteristiche in genere variabili.

8
A mano a mano che si plasticizza il singolo sistema in serie, si configura
una spezzata costituita da infiniti rami e quindi una curva che tende, al
crescere dello spostamento, ad avere una tangente orizzontale.
All‘origine si può pensare che nessun sistema sia andato in campo
plastico, tale che la curva abbia pendenza uguale alla somma delle
rigidezze dei singoli sistemi in serie. Invertendo la sollecitazione,
qualunque sia lo spostamento dal quale si parte, ogni sistema reagisce
con la sua rigidezza, quindi il sistema complessivo allo scarico è
caratterizzato da una tangente uguale a quella con la quale partiva nella
fase di primo carico.

Il ciclo ha la classica forma di fuso, quello del materiale isteretico vero e


proprio. La non linearità, comportamento monotono nella fase di primo
carico, è determinata da progressivi scorrimenti plastici. L’energia
dissipata per il mezzo elasto-plastico incrudente, a comportamento
veramente isteretico, è definita appunto dalla non linearità della curva
che ne esprime il comportamento meccanico.

9
Il mezzo particellare più elementare
Si rappresenti il mezzo particellare come una pluralità di sfere a
comportamento elastico, con contatto ad attrito.
Si faccia riferimento nel dettaglio ad una coppia di particelle, caricata da
un sistema di forze assiali e tangenziali applicati nel baricentro delle due
sfere. Nel modello attrito applicando uno sforzo di compressione nasce
una resistenza al taglio (pari al valore dello sforzo normale per il
coefficiente d’attrito), che sollecitata da uno sforzo tangenziale può
essere attinta, verificandosi conseguentemente uno scorrimento plastico.
Si immagini allora una generica coppia di particelle sferiche sollecitate a
compressione: i baricentri rispetto alla configurazione in deformata
subiscono uno spostamento relativo α, e si configura un’area di contatto
tra le stesse.

Lo sforzo di compressione si distribuisce su aree sempre più grandi, per


cui la possibilità di deformare questo sistema diminuisce sempre più.

10
La relazione tra lo sforzo normale e lo spostamento è non lineare, a
rigidezza estensionale crescente ovvero a comprimibilità decrescente.
Il legame è reversibile: allo scarico si recuperano totalmente tutte le
deformazioni, fintanto infatti che le particelle rimangano a contatto fra
loro: qualora cominciassero ad avere dei moti relativi, con necessario
dispendio di energia, il legame non è più reversibile.

Applicando nella fase di compressione uno sforzo di taglio baricentrico


nelle due particelle, si genera uno spostamento relativo nella direzione
dello stesso, diciamolo delta, che aumenta sempre di più all' aumentare
dello sforzo: il mezzo diventa sempre più deformabile.

11
La deformazione non avviene esclusivamente in campo elastico, ma si
cominciano ad avere subito scorrimenti localizzati all’interfaccia: la
distribuzione di tensioni normali all’interfaccia anulare non è costante,
ma massima al centro e minima lateralmente. Quindi la resistenza si
raggiunge con scorrimenti progressivi che fanno diminuire l’area della
superficie anulare di contatto.
Quindi il legame è non lineare e non reversibile a deformabilità crescente.
Il terreno come mezzo particellare
Il modello a sfere elastiche è applicabile ad un terreno a grana grossa. Le
deformazioni elastiche sono molto limitate, significativa presenza di
scorrimenti per attrito.

12
Le particelle di argilla sono molto appiattite, ed i contatti sono mediati da
dal fenomeno dell’ adsorbimento. Il campo di elasticità rispetto ai terreni
a grana grossa è un poco più esteso. C’è allora una parte di energia di
deformazione che può essere spesa in deformazione elastica, soprattutto
di tipo flessionale, della particelle.

La dissipazione di energia non è prevalentemente plastica, mediante


scorrimenti, ma è anche di natura viscosa.
Risposta meccanica dei terreni alle azioni sismiche
Il terreno in situ si trova in condizioni litostatiche, soggetto cioè alle
tensioni efficaci orizzontali e verticali dovute al peso proprio ad una certa
profondità. Si immagini essere attraversato da un’onda sismica di taglio.
Ci si aspetta che lo stato deformativo prodotto da quest’onda di taglio sia
prevalentemente distorsionale e sollecitazioni elasticamente congruenti
prevalentemente tangenziali.

13
L’evento sismico è una sollecitazione in termini cinematici, spostamenti
velocità ed accelerazioni, che varia con legge irregolare nel tempo:
l’elemento di terreno è quindi caricato da una storia di tensioni
tangenziali altrettanto irregolare.
La sollecitazione sismica in genere si decompone nella somma di
sollecitazioni elementari regolari.
Se si applica una sollecitazione regolare, ad esempio ciclica con un certo
periodo su un elemento di terreno si osserva un ciclo tensione
deformazione caratterizzato da una fase di primo carico a deformabilità
crescente, quindi una fase di scarico che parte con la stessa tangente
della fase di primo carico, ed una fase di ricarico che in generale dovrebbe
portare a chiudere il ciclo.
Il generico ciclo allora è caratterizzato da una non linearità, e non
reversibilità delle deformazioni con lo stato tensionale.

La risposta in ogni fase di carico non è lineare: la deformabilità in genere è


crescente con la sollecitazione o deformazione.

14
Allo scarico tensionale è presente una deformazione residua.
Per ogni ciclo di carico esiste dissipazione di energia, ed accumulo di
deformazione residua plastica maggiore di quella del ciclo precedente.
Rappresentazione del comportamento meccanico
Si introduce il concetto di linearità equivalente: si immagina che il
materiale abbia raggiunto un determinato livello deformativo esibendo
una rigidezza costante:

Allora si definisce il modulo di taglio equivalente, preso tra i due estremi


del generico ciclo isteretico.
Il valore iniziale del modulo di taglio compete a deformazioni molto
piccole, tali che le particelle non abbiano scorrimenti relativi tra di loro. Si
attribuisce al campo di comportamento elastico del terreno. Quindi solo
per deformazioni infinitamente piccole vale la relazione di equilibrio
dinamico del continuo, per la quale la rigidezza al taglio G è legata alla
velocità di propagazione delle onde di taglio S.
15
Se le onde S si propagano attraverso il terreno, con deformazioni
significative hanno una velocità di propagazione legata ad un modulo di
rigidezza a taglio inferiore a G0.
Si definisce fattore di smorzamento D il rapporto dell’enerigia dissipata
nel generico ciclo, diviso per 4π volte l’energia elastica che il sistema
avrebbe accumulato in campo elastico lineare descritto dalla rigidezza
equivalente, soggetto allo stesso valore finale di deformazione di quel
ciclo.

16
Evidenza sperimentale della natura del legame τ-γ
Si immagina di applicare ampiezze della sollecitazione ciclica crescenti.

Il primo ciclo è caratterizzato da una deformazione tangenziale massima


dello 0.001%; è presente una bassissima dissipazione di energia, con
comportamento apparentemente lineare.
Al crescere dell’ampiezza dell’oscillazione la rigidezza equivalente
diminuisce, ed il fattore di smorzamento aumenta: il materiale dissipa
sempre più energia per mobilitazione di scorrimenti in un numero
crescente di contatti.
Si osserva quindi una degradazione ciclica del materiale.
I punti angolosi dimostrano i fenomeni plastici legati allo scorrimento fra
le particelle.
17
Fattore di smorzamento e rapporto critico di smorzamento
Un sistema visco-elastico in oscillazione armonica forzata con pulsazione
ω, la relazione forza spostamento è di forma ellittica:

Infatti lo spostamento è sfasato rispetto all'applicazione della forza per


effetto della viscosità del sistema.
Il fattore di smorzamento D vale:

D=
WD ∫ F u dt = ... = πcωu02 = cω = cω
= T
4πWS 4π 1 ku 2 2πku02 2k ccωn
0
2
dove:

- u0 = valore di picco dello spostamento;


- ωn =
k
= pulsazione naturale del sistema non smorzato;
m
k
- cc = 2 m ω n ≡ 2 k • m ≡ 2 = coefficiente di viscosità critica, per il quale
ωn
l’oscillatore si ferma al primo ciclo.

Si definisce il rapporto critico di smorzamento come:


c
- β_
cc

18
tale è una proprietà del sistema visco-elastico, tale che se è minore di 1 si
ha una oscillazione smorzata, se è uguale ad 1 il sistema tende ad
un’oscillazione critica, se è maggiore di 1 il sistema è sovrasmorzato e
quindi tende alla configurazione indeformata in condizioni statiche.
ω
Allora il fattore di smorzamento D vale: D= β
ωn

Si osserva come le proprietà dissipative in un mezzo visco-elastico variano


proporzionalmente alla frequenza di sollecitazione (pulsazione “w” della
sollecitazione).

β ≅ D quando ω ≅ ωn o è comunque prossima ad essa, cioè in oscillazione


libera dove ω = ωnd ≅ ωn, ed in oscillazione forzata, intorno alla risonanza,
dove ω=ωr ≅ ωn.

Dipendenza del comportamento dal livello deformativo

All’aumentare del livello deformativo massimo raggiunto per ogni ciclo γ il


modulo di rigidezza secante G diminuisce, mentre lo smorzamento D
aumenta:
1 25

0,8 20
G/G0 ∆ u/σ '0

0,6 15
D (%)

0,4 10

0,2 5

0 0
0,0001 0,001 0,01 0,1 1
19
deformazione tangenziale, γ (%)
Il terreno per variazione della tensione tangenziale risponde non solo con
deformazioni di tipo distorsionale, ma ha anche tendenza ad avere
deformazioni volumetriche: positive con tendenza all’addensamento,
ovvero negative. Infatti nel mezzo granulare le particelle per scorrere le
une rispetto alle altre devono scavalcarsi, con conseguente variazione di
volume del mezzo: negativa o positiva a seconda che siano molto
addensate o poco addensate.
Questo fenomeno si manifesta per livelli di deformazione intermedi tra
quelli in cui si incominciano ad osservare fenomeni di variabilità della
rigidezza e dello smorzamento con la deformazione, comportamento non
lineare, e quelle di rottura.

20
Per un terreno a grana fina, in condizioni non drenate, la tendenza alla
riduzione di volume è inibita dall’insorgere di sovrappressioni interstiziali
in accumulo.
Esistono due livelli di deformazione di soglia:
- Soglia di linearità: valore della deformazione tangenziale in cui si
incominciano ad osservare diminuzioni della rigidezza, per cui il
materiale non è più a comportamento lineare. Entro tale
deformazione i parametri sono indipendenti dalla deformazione e
non esiste accoppiamento volumetrico distorsionale. È definita dalla
deformazione a cui corrisponde una riduzione della rigidezza al 90%
circa del valore iniziale, oscilla tra 10^-2 e 10^-3%.
Si rientra in tali valori di deformazione in presenza di fenomeni di
vibrazione di bassa energia (passaggi di treni, macchine di cantiere,
terremoti di bassa magnitudo fino a quattro). Per terremoti di
magnitudo maggiori di quattro il comportamento è decisamente
non lineare, con rigidezze e smorzamento che variano con la
deformazione;
- Soglia volumetrica, in genere 10 volte quella lineare, in cui tendono
a variare le sovrappressioni interstiziali, ovvero il materiale tende ad
avere variazioni volumetriche, con conseguente variazione della
resistenza o della rigidezza.

21
Allo scarico della sollecitazione, oltre eventuale variazione volumetrica
rimane anche eventuale deformazione distorsionale residua
(permanente).
In genere per terremoti strong motion ci si trova ben oltre il livello delle
piccole deformazioni: non è corretto condurre analisi lineari.
Addensamento ciclico in condizioni drenate
In seguito ad una successione di carichi ciclici ad ampiezza costante di
deformazione distorsionale su terreni granulari, si accumulano
deformazioni volumetriche, con conseguente riduzione dell’indice dei
vuoti.

22
La graduale riduzione col numero di cicli dell’incremento di deformazione
volumetrica, testimonia che il terreno diventa progressivamente sempre
meno compressibile e deformabile.
Degradazione ciclica in condizioni non drenate: un esempio
Per cicli di sollecitazione ad ampiezza costante le caratteristiche
meccaniche del materiale degradano.

Tale fenomeno è enfatizzato con riferimento al materiale azzurro chiaro,


nel quale le sovrappressioni interstiziali aumentano più rapidamente con
il numero di cicli di quanto non accada per il materiale blu scuro: alla
conseguente riduzione delle tensioni efficaci è associata una minore
resistenza allo scorrimento delle particelle.

23
La variabilità del modulo di taglio equivalente con il numero di cicli è, per
una decina di cicli iniziali, la stesse, poi per il materiale azzurro chiaro il
modulo di taglio equivalente peggiora ulteriormente mentre per il
materiale azzurro scuro si attesta ad un valore costante.

24
Sovrappressioni interstiziali, liquefazione, mobilità ciclica
Per una sabbia sciolta sottoposta a cicli di tensione tangenziale di
ampiezza costante, le deformazioni tangenziali aumentano in modo
improvviso e si accumulano in modo irreversibile, ma gradualmente,
sovrappressioni interstiziali.

Le sovrappressioni neutre accumulate si avvicinano alla tensione efficace


litostatica, in corrispondenza di deformazioni distorsionali a rottura che si
attivano quasi istantaneamente verso il nono ciclo.

25
I cicli assumono un aspetto distorto con pendenza media che tende ad un
valore nullo. L'area racchiusa tende ad espandersi. Il comportamento post
ciclico è instabile.

Per la stessa sabbia, alla densità relativa del 75% piuttosto che del 47%,
avendo usato la stessa tensione di consolidazione e una ampiezza di
tensione tangenziale ciclica più elevata, l’aumento delle deformazioni è
graduale, maggiori fin dall’inizio perché la tensione è decisamente più
elevata.

26
Le sovrappressioni interstiziali hanno componenti reversibili maggiori
rispetto alle componenti irreversibili: Il materiale resiste alla liquefazione.

Allora per una sabbia sciolta, in cui la resistenza non ha la componente di


coesione efficace, ma solo quella attritiva legata allo stato tensionale
sferico efficace, quando l’incremento di sovrappressioni interstiziali
accumulato è prossimo allo stato tensionale efficace litostatico si attiva il
fenomeno della liquefazione.

27
I cicli si modificano più gradualmente con forma che tende a stabilizzarsi.
Il comportamento post-ciclico è stabile

La liquefazione non può verificarsi per le sabbie dense, in quanto le


sovrappressioni interstiziali non riescono ad accumularsi, a meno di
raggiungere in istanti di tempo singolari valore uguale alla tensione
efficace iniziale.

La condizione di liquefazione è anche definibile in termini deformativi,


quando la deformazione tangenziale raggiunge un valore limite
convenzionale, ad esempio del 5%.

Il fenomeno della liquefazione

Le particelle di sabbia sciolta inizialmente sono a contatto tra loro (σ′ > 0).

28
Per accumulo di sovrappressioni neutre fintanto che raggiungano la parte
sferica dello stato tensionale efficace litostatico c’è perdita dei contatti, e
le particelle tendono a navigare indipendentemente le une dalle altre. Il
terreno per questa fase ha perso completamente la capacità portante
diventando una fase fluida: si è in presenza di una sospensione di sabbia
in acqua. Prova ne è che arrivano in superficie picchi di sabbia sospinti
dalla sottospinta dell’acqua.

29
Al recupero dei contatti si verifica un addensamento del materiale: in
superficie un fenomeno di subsidenza(abbassamento del terreno in supe).

30
Effetti della liquefazione su terreni di fondazione e opere
Ricordiamo che per liquefazione intendiamo una perdita di resistenza a
taglio del terreno a seguito di sollecitazioni dinamiche.
Le Strutture fuori terra collassano per sprofondamento, mentre i
manufatti interrati sono soggetti a galleggiamento.
Rapporto tensionale ciclico a rottura
L’accumulo di sovrappressioni interstiziali produce una progressiva
migrazione del percorso di sollecitazione verso stati tensionali prossimi
alle condizioni di rottura. Questa si raggiunge con un rapporto tensionale
decrescente con il numero di cicli, e di norma minore di quello statico in
condizioni non drenate, che è a sua volte inferiore al rapporto tensionale
in condizioni di drenaggio libero, pari a tanφ’.

In condizioni statiche, applicando una sollecitazione non drenata, si


sarebbe andati a rottura con il classico percorso che devia verso sinistra,

31
raggiungendo una resistenza statica non drenata: il rapporto di tensione è
minore della tangente dell’angolo di resistenza al taglio del terreno.

La resistenza ciclica non drenata è certamente minore della tangente di


φ’, tanto minore quanto più è elevato il numero di cicli che si sta
considerando.
Il numero di cicli in cui si raggiunge una condizione di rottura, aumenta al
diminuire del rapporto tensionale ciclico: all’aumentare della tensione
tangenziale bastano meno cicli per poter raggiungere le condizioni di
rottura per liquefazione.
Il numero di cicli è una variabile correlata in qualche modo all’energia del
terremoto: è maggiore per terremoti più energetici. Quindi per una
scossa di breve durata, anche se di intensità elevata, le probabilità di
accumulare sovrappressioni neutre, e quindi far liquefare il terreno per
un fenomeno di transizione di fase vero e proprio, è minore.

32
La resistenza ciclica è definibile dal rapporto tensionale ciclico a rottura
(Cyclic Resistance Ratio)
La resistenza a rottura in condizioni cicliche è definita mediante il
τ
rapporto tensionale ciclico a rottura CRR =
σ 0′
= f (Nc ) : tale è una funzione
decrescente del numero di cicli per effetto del fenomeno di degradazione
ed affaticamento del terreno.

Questo rapporto, a parità di granulometria, natura e forma delle


particelle, è fortemente dipendente dalla densità relativa, per cui
all‘aumentare della densità relativa cresce.
Al di sotto di un certo valore del rapporto tensionale, il numero di cicli è
talmente elevato che il materiale praticamente non può liquefare.

33
Resistenza ciclica dei terreni a grana fine
L’accumulo di sovrappressioni interstiziali nei terreni fini non può
produrre fenomeni di liquefazione (transizione di fase), a causa della
natura elettrochimica dei legami interparticellari.
Le particelle non hanno una resistenza puramente attritiva: per i terreni a
grana fine, allora se pur si accumulino elevati valori di sovrappressioni
interstiziali, non perdono il loro contatto per interazione di tipo
elettrochimico. I legami dunque non si abbattono con il numero di cicli
per transizione di fase.

La resistenza non drenata dipende dal numero di cicli e, a differenza delle


sabbie, dalla rapidità di variazione dei carichi per effetto della viscosità
dovuta alla natura dei contatti di tipo elettrolitico: all’aumentare della
velocità di applicazione dei carichi l’argilla tende a deformarsi di meno, ed
avere una resistenza più elevata.

34
La degradazione ciclica, dipende dalla rottura progressiva dei legami
particellari di natura elettrochimica, ed è associata all'insorgere di
sovrappressioni neutre.

Sovrappressioni, dissipazione e ricompressione post-ciclica


Un evento sismico produce una crescita di sovrappressioni interstiziali.
Terminato il ciclo di sollecitazioni da sisma, le sovrappressioni interstiziali
tendono a dissiparsi perché sia ripristinato l’equilibrio con le condizioni
idrauliche al contorno: allora alla dissipazione delle sovrappressioni
neutre corrisponde un addensamento del materiale.

Generalmente per i terreni a grana fine il passaggio (S)(Tu) è


immediato, in seguito alla velocità della sollecitazione alta rispetto alla

35
permeabilità del terreno. Mentre il ritorno a (T’) di ripristino dello stato
tensionale efficace è lento.
Per i terreni a grana grossa saturi, la dissipazione di sovrappressioni
neutre indotte dalla elevata velocità di applicazione del carico in parte è
contestuale alla sollecitazione ciclica, e quindi l’accumulo di
sovrappressioni neutre al punto (Tu) è rapido ma non immediato. Finito il
fenomeno, la sovrappressione neutra è smaltita rapidamente, per cui
questo processo si ha in maniera quasi immediata.
Nei terreni a grana grossa non saturi, invece, si passa direttamente da (S)
a (T’) senza variazione di tensione efficace.
Allora i fenomeni di ricompressione post-ciclica possono avvenire più o
meno rapidamente a seconda della permeabilità dei terreni.
Resistenza post-sismica dei terreni a grana fine
In condizioni post-sismiche, qualunque sistema di terreno, l’accumulo di
deformazioni distorsionali permanenti comporta un degrado della
resistenza statica dopo l’azione ciclica, che tende a crescere tanto più
forte quanto lo è stata la deformazione ciclica.

36
La resistenza non drenata statica post-sismica decresce col rapporto tra
deformazioni cicliche (εc) e quelle di rottura in condizioni statiche (εs,f).
La verifica di stabilità di un pendio, opere di sostegno e fondazioni, in
condizioni statiche post-cicliche è condotta riducendo cautelativamente
dell’80% la resistenza rispetto a quella originaria misurata in condizioni
statiche.

37
PROVE IN SITO
Prove in sito: Misura sperimentale dei parametri meccanici
Le prove in situ si distinguono in:

- Prove penetrometriche. Si distinguono le prove SPT, CPT. Ai risultati


di tali prove si correlano parametri di rigidezza e parametri di
resistenza. In particolare al NSPT, ovvero alla qC, resta associata la VS
e quindi il modulo di rigidezza G0 a basse deformazioni.
La validità del risultato è limitata dal fatto che le prove sono
realizzate su terreno portato a rottura, mentre le velocità VS sono
caratteristiche di deformazioni molto piccole.
La prova SPT fornisce informazioni sulla resistenza al taglio per
terreni a grana grossa. La prova CPT la resistenza al taglio per i
terreni a grana grossa, e per i terreni a grana fine in condizioni
drenate e non.

- Prove geofisiche. Si distinguono in Down-Hole, Cross-Hole, SWM


(prova basata sulla propagazione dell’onde superficiali). Partono
tutte da uno stato tensionale che è quello litostatico in situ. Inoltre
generalmente le deformazioni indotte sono caratteristiche del
campo a comportamento elastico lineare, tipicamente minori di
10^-3%. Le frequenze con cui si ha a che fare sono in genere
superiori a quelle dei terremoti, 10-100Hz. Generalmente sono
misurate le velocità delle onde di tipo S, e nelle prove SWM si arriva
alle VS attraverso la misura delle VR. Lo smorzamento è possibile

38
misurarlo soltanto attraverso la prova Cross-Hole. I valori di energia
con cui si sollecita il terreno non sono sufficienti a portarlo a rottura.
Prove penetrometriche statiche e dinamiche
La prova SPT simula l’applicazione veloce di un carico, sottoponendo il
terreno a condizioni di drenaggio simili a quelle che si hanno durante il
sisma. È dunque indicata per le verifiche a liquefazione con metodi
semplificati.
Fonte Espressione Coefficienti Terreni
k=1634
Rix & Stokoe (1991) G0 = k(qc)a(σ′v0)b Sabbie quarzose
a=0.25, b =0.375
CPT
k=406
Mayne & Rix (1993) G0 = k(qc)a(e)b Argille
a=0.695, b =-1.13
a=102, b=0.29 Argille Olocene
a=81, b=0.33 Sabbie Olocene
Imai (1977) VS = aNb
a=114, b=0.29 Argille Pleistocene
a=97, b=0.32 Sabbie Pleistocene
α=1.0 Olocene
α=1.3 Pleistocene
SPT β=1.00 Argille
β=1.09 Sabbie fini
Ohta & Goto (1978) VS = 69αβz0.2N0.17 β=1.07 Sabbie medie
β=1.14 Sabbie grosse
β=1.15 Sabbie ghiaiose
β=1.45 Ghiaie
Baldi et al. (1988) VS = Kz0.16N0.10 K = f(terreno) Terreni Olocene

Le espressioni consentono di ricavare, in funzione dei risultati della CPT e


della SPT e di altri parametri che rappresentano lo stato dei terreni, le
velocità ed il modulo di resistenza al taglio alle basse deformazioni. I
coefficienti sono correlati ai vari tipi di terreno, però individuati in
maniera molto qualitativa (attraverso l’era geologica, ovvero la
granulometria). Tendenzialmente la velocità di propagazione nei terreni a
grana grossa è maggiore di quella dei terreni a grana fine.
39
Correlazioni tra qc e G0 per terreni a grana grossa

La resistenza penetrometrica qC e G0 sono entrambi crescenti con la


tensione efficace, quindi correlabili.
È una relazione dedotta da sperimentazione in camera di calibrazione su
sabbia frantumata.
Correlazioni tra qc e VS per terreni a grana fine

L’ultima relazione prescinde dall’indice dei vuoti

La dispersione è notevole: a parità di resistenza penetrometrica la VS varia


tra 20 e 100 m/s!

40
Correlazioni tra NSPT e VS

Questa correlazione si basa su 1654 punti sperimentali. Rapporta la Vs in


funzione del numero di colpi NSPT. La scala di rappresentazione è ancora
esponenziale, con dispersione lineare considerevole.

41
Correlazioni tra VS , qc e NSPT per terreni piroclastici
Per i terreni piroclastici (es. il tufo è un piroclastico indurito, quindi i
terreni di questo tipo provengono da fenomeni vulcanici) la resistenza
delle particelle è molto bassa: la resistenza penetrometrica, tradotta in
parametri di resistenza al taglio (angolo d’attrito), è sottostimante.
Sono riportate le correlazioni tra la VS e la qc oppure la VS e la NSPT.

600 600
pozzolane via Belvedere
pozzolane Astroni (Vinale,1983)
pozzolane Secondigliano-Poggioreale (Vinale & Simonelli, 1986)
500 500 pozzolane Secondigliano (Vinale & Simonelli,1986)
velocità onde S, Vs (m/s)
velocità onde S, Vs (m/s)

400 400

300 300

cenere
200 200

100 pozzolane Belvedere 100

pozzolane Secondigliano (Vinale & Simonelli,1986)

0 0
0 10 20 30 40 50 0 50 100 150 200 250
numero di colpi, Nspt resistenza alla punta, qc (kg/cmq)

Ad un certo valore della resistenza penetrometrica le correlazioni


saturano: non sembra aumentare altrettanto la Vs.
42
Metodi di indagine sismica in sito
L’incertezza sulle correlazioni ci stimola a misurare direttamente le
velocità di propagazione delle onde.

Le prove possono essere condotte generando impulsi in superficie o in


foro, tramite una sorgente generalmente meccanica polarizzata (che
genera cioè energia indirizzata prevalentemente in una certa direzione), e
registrando questi impulsi in superficie o in profondità mediante uno o
più ricettori al fine di ottenere le velocità di propagazione delle onde nel
terreno.
Ogni impulso è letto da un ricevitore ed è associato al generico tipo di
onda. Tipicamente arrivano prima le onde P, poi le onde S e poi le onde R.
Conoscendo dunque a priori il tipo di onda che si registra, noto il tempo di
arrivo e distanza percorsa se ne può calcolare la velocità.
43
Fissata un origine dei tempi si registrano i tempi di arrivo di una data
onda in ogni ricevitore: se la velocità di propagazione è costante i tempi
crescono linearmente con la distanza, per cui la velocità è data dal
reciproco dell’inclinazione della retta domocrona.
Il problema è nel generare impulsi nella modalità e direzione giusta, tale
da essere bene distinguibili l’onde in arrivo ed avere informazione circa i
percorsi che hanno seguito. Ad esempio un impulso verso il basso,
riproducibile con un martellata esercitata verticalmente, esercita
principalmente onde P verso il basso, le onde S lateralmente e le onde R
lungo la superficie. Allora in tale caso ponendo in profondità un
velocimetro che legga la componente di spostamento verticale è il miglior
modo per leggere la velocità dell’onda P; un velocimetro in superficie
consente di distinguere maggiormente una onda R che non P, ed ancora
meno l’onda S, a meno di leggere l’onda P riflessa. Va trovato allora il
giusto accoppiamento sorgente ricevitore, in funzione del tipo di velocità
che si vuole misurare e che quindi è necessario distinguere.
Analogamente le onde S che generano spostamenti orizzontali è
conveniente generarle con una sorgente orizzontale, e registrarle con un
ricevitore che legga le componenti orizzontali di spostamento, ovvero
orientato secondo la direzione prevalente degli spostamenti.

Prospezioni sismiche di superficie


44
Questo tipo di sorgente può essere utile per misurare la velocità di
propagazione dell’onda P sfruttandone il fenomeno di riflessione,
ammesso essere presente una superficie riflettente, che segue la legge di
Snell.
La sorgente produce tante onde P, delle quali ce ne sarà solo una cui
riflessa incida la superficie nel punto di installazione del ricevitore. Allora
se la superficie riflettente si trova ad una profondità H, e x è la distanza
fra sorgente e ricevitore, l’onda riflessa arriverà al ricevitore in un tempo
inversamente proporzionale alla velocità di propagazione nel mezzo e
direttamente proporzionale alla lunghezza del percorso in cui l’onda è
riflessa.

45
Nota fatti questo ragionamento: da un lato mando il segnale e dall’altro
lo ricevo (Hp di strato profondo completamente riflettente ossia rigido),
quando arriva il segnale sarà passato un certo tempo “tr” ossia il tempo
che il segnale arriva alla profondità “H” e poi ritorna in superficie fino al
mio ricevitore, dalla legge di Snel e dall’equilibrio e congruenza, so che
l’ampiezza e la velocità non sarà variata, quindi posso fare distanza
percorsa diviso il tempo che impiega il segnale ad arrivare così avrò la
velocità delle onde p, la distanza può essere calcolata come il doppio di
rad((x/2)^2+H^2)ossia l’ipotenusa
La dromocrona, che lega il tempo t di arrivo alla distanza in superficie x
fra sorgente e ricevitore, ha per intercetta il valore 2H/Vp1 e tende ad
avere un asintoto obliquo, la cui pendenza coincide con il reciproco della
velocità di propagazione delle onde P: la lunghezza del percorso tende a
coincidere con la distanza x in orizzontale. Per x0 , allora si potrebbe
dedurre lo spessore del banco.

46
Per conoscere anche la velocità di propagazione delle onde nel mezzo 2 si
usa la tecnica a rifrazione, per la quale si considera l’onda rifratta limite
che cammina parallelamente alla superficie di separazione (onda di testa)
con uno strato più rigido. Quest’ultima a sua volta tende a generare, per il
principio di reciprocità, altre onde rifratte che viaggiano rispetto alla
normale nel mezzo 1 proprio dell’angolo di incidenza critico, e che
tendono quindi a risalire verso la superficie. Se c’è un ricevitore ad una
distanza x dalla sorgente, una di questa sarà letta dallo stesso.
All‘aumentare della distanza x oltre un certo valore critico xc il tempo di
propagazione è influenzato linearmente dal tempo di propagazione nel
mezzo 2: l’onda rifratta arriva più velocemente di quella riflessa. Invece
per distanze inferiori a quella critica, arriva prima l’onda diretta, con
velocità Vp1<Vp2.

Allora dalle due pendenze si deducono le velocità, nota Vp1 ci si ricava


prima ic e poi lo spessore dello strato H.
Sismica a riflessione con onde S
Elaborazione di una sismica a riflessione, utilizzando stringhe di geofoni
(disposti con una densità di 1 ogni 0.5m) che eseguono le registrazioni.
47
E' evidente la presenza di una superficie 'riflettente' (substrato)
corrispondente a tempi di propagazione complessiva (a/r) di ≅ 250 ms,
cioè ad una variazione litologica a circa 16m.

Sismica a rifrazione con onde S


Interpretazione della sismica anche con l’ipotesi di mezzo a più strati, per
costruirne spessori e velocità.
Attrezzatura:
1. sorgente ‘polarizzata’ trasversale
2. batteria di geofoni orientati
3. registratore multicanale

48
Interpretazione:
dromocrone, e quindi velocità e spessori di strati successivi.

49
Indagini geoelettriche
Le indagini geoelettriche sono utili per la caratterizzazione litologica e
geometrica degli strati del sottosuolo. Vengono utilizzate non delle onde
elastiche, ma elettriche. Si genera il campo elettrico con delle coppie di
generatori (‘dipoli’) e si registrano le resistività elettriche a distanze
variabili con l’utilizzo dei galvanometri, riuscendo a distinguere i vari
geomateriali costituenti i vari strati. Questi ultimi infatti hanno un
comportamento diverso al passaggio della corrente elettrica: nella roccia,
soprattutto in presenza di acqua, si creano flussi fondamentalmente di
ioni (anioni e cationi); nei materiali conduttivi invece camminano gli
elettroni.
Quindi al variare delle resistività elettriche misurate si può risalire al
materiale, e alla presenza eventuale di acqua. La resistività aumenta per
materiali che presentano un grado di cementazione, e diminuisce per la
presenza dell’acqua e al diminuire della dimensione delle particelle (le
argille hanno resistività più bassa delle sabbie, che a loro volta hanno
resistività più bassa di quella delle rocce).
Esistono dei valori tipici di resistività elettrica per i vari geomateriali.

50
Indagini geoelettriche in mezzi eterogenei
Le prove di cui si è detto funzionano anche nei mezzi stratificati, in quanto
le deviazioni delle linee di flusso (e quindi la resistenza misurata) sono
condizionate da fenomeni di rifrazione alle interfacce (tipo Snell). I campi
elettrostatici si rincurvano verso materiali a resistività più bassa.

51
Tomografia di resistività elettrica (ERT)
Combinando più dipoli si generano più linee di flusso che, in una ipotetica
rete di punti in profondità, si sovrappongono in maniera diversa.

Si ottiene una pseudo sezione numerica, individuando tutti i punti che


hanno una resistività maggiore o minore di un certo valore.

52
Tale sezione è trasformata in un diagramma a contorni, che si riporta
quindi alla scala di una sezione vera assegnando vari colori a materiali che
hanno diversa resistività.

Metodi di indagine sismica da foro


Sorgente in superficie e ricevitori in profondità: Down-Hole.
La prova DH registra l’arrivo delle onde di tipo SH, al di fuori del piano
della figura, a profondità variabile del ricevitore rispetto alla sorgente che
rimane in superficie. Ci si aspetta dei tempi di arrivo che all‘aumentare
della profondità aumentano qualunque siano le velocità. Il gradiente con
cui varia il tempo con la profondità è crescente. Infatti verosimilmente la
velocità delle onde è crescente, in quanto gli strati diventano sempre più
rigidi. Contestualmente subentra il fenomeno dell’attenuazione
geometrica.

53
Sorgente e ricevitore in foro: Cross-Hole.

Nella prova CH sono generate e misurate onde SV. È bene che il ricevitore
sia orientato in direzione verticale in modo da leggere la massima
ampiezza dello spostamento generata da questa sorgente. Sorgente e
ricevitore viaggiano in parallelo. Può insorgere errore, che aumenta con la
profondità, per la perdita di verticalità del foro. Le distanze tra i due fori
vanno da due a cinque metri, confidando che non cambino le proprietà
stratigrafiche del terreno. Così si riesce a controllare l’effetto sui risultati
della prova dovuto al disturbo del terreno nei pressi dei fori, in seguito
alla loro realizzazione. All’aumentare della profondità i tempi misurati si

54
riducono, perché i materiali diventano più rigidi. Percentualmente di
contro aumenta l’errore che si può commettere.
Prove geofisiche in foro: Down-Hole
Schema di esecuzione di una prova Down-hole:

Piastra, fissata alla superficie, è sollecitata da un impulso, esercitato con


un colpo di martello in direzione longitudinale. Nel foro è disposta una
coppia di ricevitori a distanza fissa tra loro, che consente di effettuare una
analisi nel dominio delle frequenze. Per garantire il contatto del ricevitore
alla superficie del foro si usano delle camere ad espansione. Quindi le
tracce vengono registrate in superficie.
I ricevitori sono dotati di tre velocimetri, tipicamente due orizzontali
disposti mutuamente ortogonali, ed uno verticale. La loro orientazione è
meglio gestita nei ricevitori autoperforanti, di cui si riesce a controllare la
posizione dalla superficie.

55
Esempi di registrazione Down-Hole
Per non sbagliare circa l’individuazione della prima onda di arrivo,
utilizzando due geofoni ad una opportuna distanza fra loro isolati rispetto
all‘asta, ci si aspetta di vedere una onda simile al primo e secondo
geofono sfasate di un certo intervallo di tempo che diminuisce all’
aumentare della velocità di propagazione.

Allora conoscendo la distanza relativa (2.8m), e calcolando l’intervallo di


tempo necessario all’onda per viaggiare da un geofono all’altro (tempo
che passa tra la cresta dell’onda nel geofono 1 a quello nel 2, ossia
37.2ms=0.0372s), si stima una grandezza proporzionale alla velocità di
propagazione nel mezzo. L’intervallo è preso fra due punti caratteristici
della forma d’onda.
Interpretazione di prova DH a 1 ricevitore
Sono riportati i tempi diretti di primo arrivo, al variare della profondità.

56
Ai tempi diretti è associata una velocità media, tra la superficie dove
agisce la sorgente e la profondità del geofono.
2 2
VS = z +x
t
Si correggono i tempi di arrivo scalandoli di z/d, dove d è la distanza tra
sorgente e geofono e z la profondità dalla superficie del geofono (cioè si
immagina che a parità di velocità di propagazione Vs, con la quale l’onda
percorre nel tempo t la distanza d, l’onda percorre nel tempo corretto t*
la profondità d).

* z z
t = t= t
d 2
z +x
2

L’andamento dei tempi diretti è di tipo parabolico con la profondità,


mentre quello dei tempi corretti diventa lineare con la profondità.
57
Allora se si è all’interno di uno strato omogeneo la pendenza di questo
diagramma, che a partire da misure di tipo sperimentale è fornita da una
retta di regressione, fornisce la velocità all’ interno di questo stesso
strato.

58
All’aumentare della profondità il gradiente di questa spezzata diminuisce
sempre più: ovvero si è sempre più veloci, percorrendo l’unità di spessore
con tempi sempre più ridotti.
Il tempo equivalente è il valore del tempo che impiegherebbe la stessa
onda, supposto il mezzo essere omogeneo, per percorrere in verticale alla
velocità Vs la distanza fra la sorgente in superficie ed il geofono in foro.
Allora per conoscere la velocità media delle onde di taglio nel tratto
compreso fra i due geofoni è sufficiente calcolare il rapporto fra la
distanza dei geofoni e la differenza dei tempi equivalenti corrispondenti
alle due quote dei geofoni stessi, ovvero il rapporto fra la differenza di
distanza in obliquo dei geofoni rispetto alla sorgente e la differenza dei
tempi di arrivo non corretti.

59
L’interpretazione alternativa è quella cosiddetta dell’inversione, ovvero
un metodo di risoluzione per tentativi: si assegna una stratigrafia con
delle proprietà di tentativo; si verifica se tale stratigrafia simula un
andamento dei tempi di propagazione conforme con il risultato
sperimentale; la accetta o modifica in iterazioni successive.
L’inversione delle misure Down-Hole
Si supponga una stratigrafia, e quindi un percorso di propagazione.
Si dovrebbe esplicitare la relazione tra il tempo di viaggio tra la sorgente e
il ricevitore ad una generica posizione, ed il profilo di velocità fino allo
strato considerato. L’angolo di rifrazione dipende dai rapporti di velocità
fra i due mezzi successivi, quindi il sistema non è lineare proprio perché le
velocità sono incognite.
Il sistema allora va risolto per tentativi nelle incognite che contengono i
valori della velocità.
Si ipotizza che:
• il terreno è formato da una sequenza di M strati orizzontali ed
omogenei;
• il percorso del raggio sismico dalla sorgente al ricevitore è rettilineo
(o una spezzata);
• la sorgente genera solo onde SH (o SV).

60
La relazione tra i tempi di viaggio ti (i = 1, 2, 3, ..., N), ed il profilo di
velocità assunto Vi (i = 1, 2, 3, …, M) è data da:
p
L j / cos θi

j =1 V
= ti
j
in cui:

- p è lo strato nel quale è collocato il ricevitore per l’i-esima misura,


p −1
- Lj = spessore dello strato j, per j<p; per j=p: Lp = Di − ∑ L j
j =1 
H 
- θi = angolo tra la direzione del raggio sismico e la verticale θi = tan D 
 i 

Il sistema da risolvere è: [Gij] {mj} = {di} in cui:

61
Lp / cos θ1
:
- L1 / cos θ 2 Lp / cos θ 2 0
G= :
L1 / cos θi L2 / cos θi ... Lp / cos θi
:
L1 / cos θ N L2 / cos θ N ... LM−1 / cos θ N Lp / cos θ N

T
1 1 1 1
- m= ...
V1 V2 V3 VM

T
- d = t1 t2 t3 ... tN
L’affidabilità del metodo migliora introducendo la legge di Snell
nell’espressione di θ (che varia per ogni strato e dipende dalle Vj), e
risolvendo per via iterativa il sistema (Mok, 1987).

L’inversione può essere basata sui risultati di prove CPT. Il modello di


sottosuolo è bene immaginarlo leggendo le proprietà dei terreni, ed
interpretando i risultati contestualizzati alle modalità di indagine.

Interpretazione numerica della prova DH

Sono rappresentate in dettaglio due registrazioni al primo e secondo


ricevitore.

62
La funzione di Cross-Correlazione CCxy(τ) misura il ritardo temporale τ tra
due registrazioni X(t) ed Y(t). Al variare del ritardo temporale la posizione
migliore di sovrapponibilità dei due segnali fornisce lo sfasamento
temporale più probabile tra i due segnali.

A partire dalla registrazione del primo e secondo geofono, si sfasa la


seconda per un certo valore dell’intervallo τ. Quindi si calcolano i prodotti
delle ordinate del secondo segnale così sfasato per le ordinate del primo,
e per essi si esegue una sommatoria integrale facendo variare il tempo
dall’inizio alla fine del segnale.
+∞
CCxy( τ) = ∫ x(t) y(t+ τ) dt
-∞
63
Questo integrale va calcolato per ogni valore di τ di tentativo. Il suo valore
massima si ha in corrispondenza della migliore sovrapponibilità dei
segnali.

La Cross-Correlazione oscilla: esistono ritardi temporali per cui i due


segnali sono in fase, e quindi la Cross-Correlazione è positiva; altri valori
per cui i due segnali sono in opposizione di fase, e quindi la Cross-
Correlazione è negativa.
64
Il valore massimo della funzione di Cross-Correlazione corrisponde al
valore del ritardo temporale prossimo allo sfasamento, per cui è assunto
come differenza dei tempi di arrivo dei due segnali ai due geofoni.

Il dilatometro sismico (SDMT)

Il dilatometro Marchetti è uno strumento a penetrazione, auto


perforante. Il suo funzionamento si basa sulla misura della pressione di
primo distacco della pala, p0, e della pressione p1 corrispondente allo
spostamento di 1.1mm. È dotato inoltre di due geofoni tale da funzionare
come misuratore della velocità VS, eseguendo una Cross-Correlazione.

Risultati di una prova con il SDMT

65
Il profilo di VS in buon accordo con altre prove (Cross-Hole, SASW ):

Il piezocono sismico (SCPT)


66
SCPT è la versione sismica della prova penetro metrica statica. Si utilizza
un penetrometro dotato di trasduttore di pressione.

67
Risultati di una prova con il SCPT

Nei terreni a grana fine la resistenza, alla punta e laterale, è più regolare e
nascono rispetto alle condizioni idrauliche al contorno sovrappressioni
neutre.

68
Prova Cross-Hole (CH)

Schema prova Cross-Hole.

La sorgente deve produrre onde di tipo Sv.

L’onda raggiunge il velocimetro, che dovrebbe trovarsi alla stessa


profondità nel foro parallelo. Lo spostamento attivato è quello verticale.
Non c’è la necessità di orientare in senso azimutale il velocimetro, ma
proprio perché i fori all’aumentare della profondità deviano l’uno rispetto
all’ altro in direzione orizzontale, la distanza effettiva tra sorgente e
ricevitore all’aumentare della profondità rischia di essere sempre più
diversa rispetto a quella tra bocca foro in superficie. Per le prove
profonde allora è necessario misurare gli spostamenti relativi fra i fori
attraverso gli inclinometri.

Si possono arrivare anche a profondità elevate, senza fenomeni di


attenuazione con la profondità.

Può essere utile disporre in fori differenti due velocimetri.


69
Permette di leggere i ‘tempi di intervallo’ e di applicare l’analisi di Fourier
ricavando anche il fattore di smorzamento D0.

Esempi di registrazione Cross-Hole

Sono rappresentate le tracce dei tempi di arrivo in Cross-Hole a due


ricevitori.

70
La distanza del primo ricevitore dalla sorgente è di 4.35m, il tempo di
registrazione dell’onda è 55.1 ms e la velocità delle onde SV misurata è 79
m/s. Gli stessi dati sono riportati per il ricevitore 2, e relativamente per il
ricevitore 1 rispetto al ricevitore 2.

Si possono effettuare ulteriori interpretazioni di questi segnali utilizzando


gli spettri di Fourier delle registrazioni dei ricevitori.

71
Lo spettro incrociato di potenza è definito come il prodotto dello spettro
di Fourier, complesso, del segnale generico y per il coniugato dello
spettro di Fourier dell’altro segnale x.

Si dimostra che quanto più i segnali si assomigliano in contenuto in


frequenze, tanto più la magnitudo dello spettro incrociato di potenza è
elevata. La magnitudo è maggiore nel campo di frequenze in cui i segnali
sono ben correlabili. Questo campo di frequenza è ricavabile dallo spettro
incrociato di potenza (la Cross-Correlazione si dimostra essere uguale alla
trasformata inversa dello spettro incrociato di potenza). Ovvero
calcolando la funzione coerenza della coppia di segnali: ampiezza dello
spettro incrociato moltiplicato per l’ampiezza del coniugato dello spettro
incrociato diviso per uno spettro di un segnale y incrociato con se stesso
(moltiplicare lo stesso segnale per il suo coniugato equivale ad averne
l’ampiezza, il modulo del numero complesso) moltiplicato il modulo
complesso del coniugato dell’altro segnale.

Pensando al caso banale di funzioni armoniche si può dimostrare che


quando i segnali hanno esattamente la stessa forma, lo stesso
andamento, questa coerenza è eguale ad 1. La coerenza, che varia
analiticamente tra 0 e 1, fornisce nel campo di frequenza quali sono le
frequenza ben correlate tra i due segnali. Si nota che il campo di
frequenza ben correlato è quello tra 25 e 75 Hz. Quindi se pur l’energia
72
comune ai due segnali è concentrata prevalentemente intorno ai 50 Hz, la
coerenza informa che anche nella banda più larga intorno ai 50 Hz, le
altre frequenza, pur avendo energia più bassa, sono ben correlate, ovvero
coerentemente presenti entrambi.

La coerenza misura anche il rapporto segnale rumore.

CO yx ( f )
[S/N ]yx ( f ) =
1 − CO yx ( f )

Dove la coerenza è bassa significa che i segnali sono sporcati dal rumore;
si può allora calcolare il rapporto segnale rumore nel dominio delle
frequenze.

Lo spettro incrociato di potenza è utile per la fase: l’angolo di fase per


ciascuna armonica presente in ciascuno dei due segnali fornisce il ritardo
temporale, e quindi, nota la distanza, anche spaziale tra i due segnali.
Ovvero qualcosa che è rappresentativa della velocità di propagazione.

La lunghezza d’onda è la distanza fra due punti tra i quali viaggia diviso il
numero di oscillazioni che fa l’onda in questa distanza, ma è anche uguale
alla velocità diviso per la frequenza: le onde compiono un numero di cicli
diverso nella distanza fra i due punti al variare della frequenza.
∆r ∆r V(f)
λ(f) = =− =
N c (f) φCPS (f) 360 f

73
Il numero di cicli è lo sfasamento fra i segnali di quella frequenza tra i due
punti diviso per 360°: se lo sfasamento è giusto 360° significa che c’è
solamente un ciclo, se è invece è 720° ce ne sono due...

Allora Nc(f) si ottiene dividendo lo sfasamento, negativo perché relativo


del secondo segnale, in ritardo rispetto al primo, diviso 360°.

Invertendo questa espressione si ricava V(f)=λ(f) f: all'aumentare della


frequenza l’angolo di fase “srotolato” ha un andamento che decresce
linearmente. La velocità resta sostanzialmente costante: assunto il valore
di questa velocità nella zona di frequenza in cui il segnale è bello pulito,
ovvero ha coerenza prossima all‘unità, si ottiene la migliore stima
statistica della velocità media. Resta l’ipotesi di strato omogeneo, in cui
tutte le frequenze viaggiano con la stessa velocità di propagazione.

Potenzialità della prova CH

Sono rappresentati i risultati acquisiti su un corpo di una diga in


costruzione.
Con la prova CH si può dedurre lo spettro di frequenza dello
smorzamento di sito.

74
Lo smorzamento si può ottenere nel dominio delle frequenze attraverso
queste operazioni analitiche: avendo due velocimetri a distanze diverse
dalla sorgente l’ampiezza del segnale, letta nei due velocimetri, dipende
dall’espansione geometrica del fronte d’onda (inversamente
proporzionale alla distanza) e dalla dissipazione interna dovuta allo
smorzamento. Conoscendo lo spettro di ampiezza di entrambi i segnali e
calcolando l’angolo di fase si può estrarre l’unica incognita che è lo
smorzamento interno del materiale nel dominio delle frequenze.

Il rapporto VP/VS in terreni non saturi, quali quelli del corpo diga,
restituisce il coefficiente di Poisson, utile come parametro nella analisi
elastica e per la determinazione del coefficiente di spinta a riposo:

75
Cross-Hole: imprevisti in agguato

I problemi nascono in presenza di conversione modale. Le onde che


interferiscono con la SV diretta sono: l’onda P diretta (spostamenti
orizzontali); l’onde SV di testa (1 da SV e 1 da P); le onde riflesse (2 da SV, 2
da P):

76
Si possono dunque avere distanze sufficientemente elevate per cui sia al
primo che al secondo ricevitore l’onda rifratta arriva successivamente all’
onda diretta; si può invece avere una combinazione tra distanze e velocità
tali per cui l’onda diretta e quella rifratta arrivano insieme al secondo
ricevitore, oppure arriva prima della diretta sia al secondo ricevitore che

77
al primo. In tale problema si incorre quando il secondo strato è più veloce
del primo: lavorando con la prova Cross-Hole in strati deformabili
intrappolati da strati rigidi si perde completamente l’informazione
dell’onda che viaggia nello strato lento.

78
Onde di Rayleigh nei terreni stratificati

Nei terreni stratificati

il campo d’onda è dispersivo, ovvero la velocità delle onde VR dipende


dalla frequenza. La soluzione dell’equazione di propagazione non è più in
forma chiusa, ma di tipo numerico:

- Metodo delle matrici di trasferimento (Thomson, 1950)


- Metodo delle matrici di rigidezza (Kausel & Roesset, 1981)

La lunghezza d’onda dipende dalla velocità del mezzo di propagazione e


dalla frequenza imposta. A parità di velocità di propagazione per
frequenze basse si tendono ad avere alte lunghezze d’onda, e viceversa.
Considerando che la velocità di propagazione generalmente tende ad
aumentare con la profondità, le lunghezze d’onda tendono ad aumentare,
a parità delle basse frequenze, ancora di più.
Il campo di spostamenti significativi del campo d’onda di Rayleigh
dipende fortemente dalla lunghezza d’onda: si può dimostrare che in
genere si hanno spostamenti apprezzabili per profondità uguali ad un
terzo ovvero metà lunghezza d’onda. Tendenzialmente si assume come
79
profondità d’influenza dell’onda di Rayleigh metà della sua lunghezza
d’onda.

λR λR  
z≅ ÷  λR = V R 
3 2  f 

Essendo quest’ultima il rapporto della sua velocità di propagazione


rispetto alla frequenza, si può dedurre che per analizzare il
comportamento di strati superficiali conviene utilizzare frequenze
elevate. Volendo invece indagare strati profondi bisogna lavorare con
frequenze d’onda minori.

80
Comportamento dispersivo onde di Rayleigh

Tale prova va eseguita dosando opportunamente la lunghezza d’onda, e i


parametri geometrici nell’allestimento, per generare onde che viaggino in
strati a profondità crescente.

È rappresentato un mezzo omogeneo con velocità indipendente dalla


profondità, dello spessore di 20 m. Allora le onde di VR a frequenza
decrescente corrispondono a velocità di propagazione VR indipendenti
dalla profondità (cioè da λR) e quindi da f.
Al variare della frequenza di sollecitazione il mezzo deve rispondere
sempre con una velocità costante:

81
Il diagramma velocità di fase-frequenza associato ad una prova Cross-
Hole è costante: l’onda, al variare della frequenza dell’impulso transitorio,
cammina sempre nello stesso strato. Analogamente per un’onda VR,
generata dalla superficie a frequenze variabili, in un semispazio
omogeneo.
Nel mezzo stratificato la velocità VR, misurabile con impulsi in superficie a
frequenza variabile, varia con f in relazione alle proprietà medie di
rigidezza dello spessore di terreno investigato.

82
Al variare della frequenza di sollecitazione il mezzo risponde con una
velocità decrescente:

83
In particolare:

Dispersione geometrica e inversione

Il mezzo dispersivo è ad un esempio un mezzo a due strati con velocità


crescente con la profondità, nel quale impulsi generati in superficie con
frequenza variabile avranno velocità di propagazione variabile, in ragione
della velocità media dello spessore di strati corrispondente al campo di
profondità relativo alle lunghezze d’onda caratteristiche di tale impulso.

Ad esempio generando impulsi di frequenze maggiori di 18Hz, si rimane


nei primi dieci metri di profondità (lunghezze d’onda minori di 20m), nel
quale il materiale è omogeneo con velocità di propagazione di 375 m/s;
con frequenze invece ancora più basse, dell’ordine di 12Hz, il profilo ha
velocità medie di propagazione delle onde R dell’ordine di 500 m/s: lo si

84
sta campionando con lunghezze d’onda dell’ordine dei 40 m, ovvero nei
primi 20 m di profondità.

Allora variando le frequenze si trova una relazione tra velocità e


frequenza, in genere decrescente. Si chiama curva di dispersione.

Inversamente dall’interpretazione della curva di dispersione si può


ricavare il profilo delle velocità.

Dalle registrazioni ci si costruisce una curva sperimentale di dispersione, e


quindi si assegnano profili di sottosuolo di tentativo, caratterizzati in
termini di spessore dello strato, densità, coefficiente di Poisson e velocità
delle onde VR. Questi si analizzano con i metodi di risoluzione delle
equazioni di propagazione numerica delle onde VR nel mezzo dispersivo.
Si genere allora una curva di dispersione analitica, da confrontare con la
curva sperimentale in un ciclo iterativo sulla stratigrafia ipotizzata, che
termina quando risulta tollerata la differenza tra la curva di dispersione
teorica e la curva di dispersione sperimentale.

85
Prove basate sulla propagazione di onde superficiali (SWM)

Le tecniche si distinguono in:

- tecniche attive, nelle quali la sorgente è in superficie ed è


controllata dallo sperimentatore. Genera sollecitazioni armoniche
(vibrodine) o impulsive (martelli).
Esistono due famiglie di tecniche attive: a due stazioni (SASW), con
la sorgente che può assumere posizioni differenti rispetto alle
medesime; oppure multi stazione (MASW), in cui la sorgente è fissa,
mentre si dispone una stringa di velocimetri, analizzati a coppie. Da
ciascuna coppia di velocimetri si misura lo sfasamento temporale tra
i segnali, e nota la loro distanza si ricava la velocità per ciascuna
fase.

86
- tecniche passive, in cui il segnale è generato da fonti antropiche,
microsismi, fenomeni geotermici... La sorgente non è controllata e
localizzata in superficie, ma diffusa nel sottosuolo.
Si distinguono per la possibilità di utilizzo di Arrey lineari, cioè
allineamenti di velocimetri lungo una linea retta, ovvero Arrey
spaziali disposti secondo una circonferenza in superficie.

87
Integrazione SWM Attive-Passive

Le tecniche attive e passive non si escludono mutuamente, è invece


opportuno integrare i risultati: si può costruire una curva di dispersione
aggregata, fondendo i risultati delle tecniche attive, che funzionano
meglio alle alte frequenze, campionando frequenze medio alte di una
curva di dispersione di un sottosuolo stratificato; le tecniche passive
invece, anche per la disposizione con maggiore distanziamento degli
arrey, tendono a leggere in modo migliore i punti relativi alle frequenze
più basse della curva di dispersione.

88
Prova SASW (Spectral Analysis of Surface Waves)

È rappresentato un tipico allestimento.

La seconda posizione della sorgente è speculare, rispetto alla verticale


che si vuole indagare, alla posizione iniziale.
Le onde registrate sono rappresentative della verticale media tra i due
ricevitori. Questi leggono la componente verticale dello spostamento
associato all‘onda R. L’analizzatore di segnale sviluppa interamente la
prova.
La sorgente è di tipo impulsivo, la massa della sorgente viene
progressivamente aumentata per diminuire la frequenza degli impulsi, e
quindi indagare a profondità maggiori.
All’aumentare della profondità di indagine, facendo aumentare la massa
della sorgente, aumenta la distanza fra sorgente e ricevitore, e ricevitore
e ricevitore: la lunghezza d’onda infatti aumenta, e quindi per leggere un

89
qualcosa che è sempre ugualmente significativo di una stessa lunghezza
d’onda, va aumentata la distanza intercorrente tra i due ricevitori.
Ad esempio volendo leggere un numero significativo di lunghezze d’onda
fra due punti, all‘aumentare della lunghezza d’onda deve anche
aumentare la distanza fra i due punti stessi.
La curva di dispersione sperimentale, ovvero la velocità di fase in funzione
della frequenza, al variare di lambda, viene costruita per campi di
frequenza variabili, e quindi per lunghezze d’onda variabili.

Configurazioni sperimentali SASW

Si possono usare due diverse configurazioni sperimentali:


L’asse mediano si mantiene fisso. Vanno spostati quindi ricevitori, e per
ogni di tale manovra due volte la sorgente.
La sorgente è fissa, vengono spostati i ricevitori. In tal caso si perde la
verticale di riferimento. Configurazione quindi tendenzialmente
sconsigliata.
Procedura sperimentale SASW
Procedura:
- scelta configurazione geometrica, quindi della verticale da indagare.
Viene generata e registrata una perturbazione in superficie di
frequenza più elevata;
- si registrano i due segnali corrispondenti ai due ricevitori, in
generale diversi in ampiezza per attenuazione all’ allontanarsi dalla
superficie, ma simili come contenuto in frequenza. Con tali si

90
effettua la analisi di Fourier con il Cross Power Spettring , e quindi
dal Cross Power Spettrum si ricava il diagramma di fase. Dal
diagramma di fase cumulato si deduce la velocità al variare della
frequenza, ovvero della lunghezza d’onda, ottenendo una prima
curva di dispersione;
- si cambia la spaziatura, eventualmente con una sorgente più
pesante, ripetendo quanto nei punti precedenti: si ottiene una curva
di dispersione che è diversa, in quanto il campo di frequenze
generato presumibilmente è diverso e si sta viaggiando in strati più
profondi dove le velocità mediamente saranno differenti;
Allora, immaginando di effettuare due sperimentazioni, si avranno due
rami della curva di dispersione: una relativa alle basse lunghezze d’onda,
cioè alte frequenze, ed un’altra relativa alle alte frequenze d’onda, cioè
basse frequenze. Si fondono tali da creare un unica curva di dispersione
aggregata media del sottosuolo.

91
Si inverte e si ottiene un profilo di velocità.
Le incognite sono in generale le velocità delle onde S di propagazione e gli
spessori della stratigrafia, mentre gli altri vengono generalmente
empiricamente assegnati.

È importante ricordare che la velocità delle onde S è circa 1.1 volte quella
delle onde R, e che le profondità relative a ciascun campo di frequenza, o
lunghezza d’onda, sono all’incirca la metà della lunghezza d’onda che è
stata generata.

92
Elaborazione segnali SASW
Elaborazione di due segnali tipici. Al primo ed al secondo ricevitore sono
state registrate nel dominio del tempo le componenti verticali di
spostamento. Frequenze superiori a 100Hz.

x
VR ≅
∆t
Leggendo il tempo di viaggio dell’onda di Rayleigh da un ricevitore
all‘altro, analogamente a quanto si faccia per le prove Down-Hole e Cross-
Hole, si può ottenere una prima stima della velocità di propagazione delle
onde R (x è le distanza fra i due ricevitori, ∆t l’intervallo di tempo fra i

93
due impulsi. Si potrebbe anche pensare di fare in prima approssimazione
una Cross Correlazione per la determinazione di ∆t).
Generalmente si trasformano i due segnali nel dominio delle frequenze,
determinando il Cross Power Spectrum e da questo l’angolo di fase (sia
quello riavvolto che quello cumulato).

Se l’angolo di fase ha un andamento lineare con la frequenza, si prefigura


una velocità poco variabile con la frequenza.
È rappresentato l’andamento della coerenza: nel campo tra 25 e 150Hz. Si
osservi il disturbo alle frequenze di 50 e 100 Hz della corrente elettrica
alternata della rete.
Allora in teoria si dovrebbe scartare con il filtraggio le frequenze troppo
basse e quelle troppo alte, e con un filtraggio taglia banda anche i piccoli
intervalli intorno a 50 e 100Hz in modo da ripulire il segnale.
Quindi si considera l’angolo di fase in detto intervallo. Dividendolo per 2π
si ricava il numero di cicli corrispondente.

94
Essendo la distanza tra i ricevitori diviso per il numero di oscillazioni
uguale alla lunghezza d’onda, allora nota la relazione che intercorre tra la
velocità di propagazione, la lunghezza d’onda e la frequenza si calcola la
velocità di propagazione dell’onda R corrispondente ad un certo valore
dell’angolo di fase φ:
φ( f ) x 2πx 2πfx
NC ( f ) = ⇒ λ( f ) = = ⇒ VR ( f ) = λ ( f ) ⋅ f =
2π NC ( f ) φ ( f ) φ( f )

Se φ varia in modo lineare con la frequenza f, fissata la distanza fra i due


ricevitori, la velocità di propagazione delle onde R tende ad essere
costante. In particolare nel campo di frequenze di cui alla
sperimentazione dell’ordine di 200 m/s.

Notare che dal rapporto x/∆t si ha un valore superiore rispetto a quello


che sviluppa nell’intervallo di frequenze considerato, corrispondente a
valori delle frequenze più bassi perché il tempo di propagazione è
rappresentativo dello spostamento dell’intero segnale nello spazio e nel
tempo, e quindi dei contenuti in frequenza più bassi.
Siccome lambda dipende anche da x, per ogni modifica della
configurazione si ottiene una curva di dispersione differente.

95
Curva di dispersione sperimentale

La curva di dispersione complessiva è ottenuta con criteri statistici per


mediare i diversi segnali registrati per ogni posizione relativa sorgente-
ricevitori; le diverse curve elaborate per ogni distanza tra sorgente e
ricevitori.

Sono rappresentate tre curve relative a tre diverse distanze fra sorgenti e
ricevitori . Sono velocità dell’onde R rapportate alle lunghezze d’onda.

La distanza tra sorgente e ricevitore è dell’ordine di mezza lunghezza


d’onda, cioè l’estremo superiore del campo di lunghezze d’onda
96
significativo è pari a circa 2 volte la distanza fra sorgente e ricevitore.
Quindi per ogni una delle tre diverse distanze si ottengono tre rami della
curva di dispersione relativamente alla sorgente posta ad est ovvero ad
ovest.

Prova MASW (Multichannel Analysis of Surface Waves)

Si basa sulla generazione di impulsi verticali in superficie, mediante una


sorgente elettromeccanica con regolazione e ‘modulazione’ di frequenza,
e registrazione delle componenti verticali del moto.
Usando più ricevitori (fino a 24) con acquisizione in sincrono, e
mantenendone fissa la posizione così come quella della sorgente, è
possibile ottenere le curve di dispersione per campi di frequenza diversi
confrontando le risposte delle singole coppie di ricevitori.
Non richiede la esecuzione di fori.

La sorgente è una vibrodina: masse eccentriche messe in rotazione da un


motore elettrico, che forniscono sollecitazioni verticali in superficie
controllate da un generatore di segnale.
97
La risposta del sottosuolo è acquisita in sincrono dai ricevitori. Viene
amplificata e convertita in traccia digitale per poter essere letta da un
Computer.
Differenze principali dalla SASW. Possibilità di scendere anche a
profondità elevate. Possibilità di automazione della procedura, con
conseguente maggior dettaglio alte frequenze. Necessari al massimo due
riposizionamenti della sorgente Cambiare il posizionamento della
sorgente, in maniera speculare rispetto allo stendi mento che resta fisso,
al fine di compensare eventuali eterogeneità stratigrafiche, mediando
quindi sulle acquisizioni così ottenute per ricavare la curva di dispersione.
L’interpretazione numerica è più complessa (analisi multimodale).

98
Curva di dispersione multimodale del sottosuolo stratificato

Si consideri il caso di un profilo normalmente disperso, costituito da un


doppio strato su di un sub strato, con velocità crescenti con la profondità.

La relazione velocità di fase e frequenza, che nel caso di semispazio


omogeneo segue un andamento costante, diminuisce all‘aumentare della
frequenza (frequenze più basse, quindi con lunghezze d’onda maggiori,
campionano strati sempre più profondi quindi mediamente caratterizzati
da velocità crescenti).
Dalla prova SAWS si otteneva sostanzialmente una curva di dispersione
relativa al modo fondamentale di vibrazione del sottosuolo stratificato.
Invece interpretando la MAWS si farà riferimento non solo al modo
fondamentale, ma anche ai modi successivi, che corrispondono a parità di

99
frequenza a velocità più alte, ovvero a parità di velocità di fase a
frequenze maggiori.

Dispersion Curve
400
1th mode
2th mode
350 3th mode
Phase Velocity, Vr (m/s)

4the mode
300 5th mode
6th mode
"experimental" data
250

200

150

100
0 20 40 60 80 100
Frequency, f (Hz)

Invece nel caso di un profilo inversamente dispersivo,

ovvero con velocità che decresce con la profondità, può accadere che a
frequenze più alte il punto rappresentativo sulla curva di dispersione
sperimentale appartenga al ramo corrispondente a modi superiori del
sottosuolo.
100
La massima ampiezza, per una data frequenza, non corrisponde più al
primo ma ad uno dei modi superiori, e quindi il segnale risente più
sensibilmente della risposta dinamica al modo superiore.
Quindi si può avere una curva di dispersione sperimentale che andrebbe
invertita sul primo modo per una parte, per un modo superiore sulla
seconda. È necessario allora utilizzare algoritmi che portino in conto la
multimodalità del sottosuolo, per cercare la curva che interpreti al meglio
questa serie di dati sperimentali. Questo fenomeno si chiama salto di
moto, ed avviene prevalentemente per profili inversamente dispersi.
Allora per mancanza di informazione preliminare sulla stratigrafia, ovvero
degli algoritmi sufficientemente robusti da poter simulare anche la
risposta ai modi superiori, si rischia di leggere la stratigrafia con un
aumento di velocità con la profondità.
La frequenza di salto di modo corrisponde alla velocità di propagazione
delle onde R all‘interno del primo strato, diviso per il suo spessore.
101
Campionamento temporale e spaziale

Per poter avere una rappresentazione adeguata della risposta in


frequenza del sottosuolo è opportuno che il segnale sia campionato nel
tempo e nello spazio nella maniera più ottimale.
Le variabili del problema sono le frequenze e le durate del
campionamento, la spaziatura fra i geofoni e la lunghezza dello
stendimento.
È noto che se l’acquisizione dura un tempo T, ed è costituita da N punti
che in genere sono una potenza intera di due per poter effettuare le
trasformate di Fourier correttamente, con intervallo di campionamento
∆t, la frequenza di campionamento che è il reciproco di ∆t è uguale ad
N/T (inversamente proporzionale alla durata, dato N).
Per avere una buona risoluzione del segnale bisogna prestare attenzione
alla minima frequenza di campionamento letta, corrispondente al passo
nel campo di frequenze con cui effettuare le trasformate di Fourier ∆f,
che dà la risoluzione nel dominio delle frequenze, e definisce la curva di
dispersione, quest’ultima riprodotta per punti in corrispondenza di
frequenze distanziate di un certo valore ∆f.
Per il criterio di Rayleigh la frequenza minima che si può leggere è il
reciproco della durata di acquisizione T.
1 1 f
f min = ∆f = = = s
T N∆t N

102
Ad esempio volendo acquisire 2048 punti, con una frequenza di
campionamento di 100Hz, la frequenza minima è dell’ordine di 0.05Hz.
Se la frequenza di campionamento è fs, il massimo valore della frequenza
campionabile, ovvero quello che si chiama il Range dinamico, in base al
criterio di Nyquist deve limitarsi alla metà della frequenza di
campionamento.
fs
f max = f Nyquist =
2

Ad esempio campionando a 100Hz al massimo una risposta significativa


fino a 50Hz.
Si può provare ad applicare criteri analoghi nel dominio dello spazio,
ricordando che il periodo assume il significato di lunghezza d’onda, e
l’intervallo di campionamento di spaziatura tra i geofoni.
La frequenza minima nello spazio significa lunghezza dello stendi mento.
Questa è correlata alla lunghezza d’onda massima, a sua volta correlata
alla massima profondità di indagine.
λmax
L≅ ÷ λmax ≅ z max
2
Quindi con uno stendimento di 10m si riescono a leggere profondità di
sottosuolo fino al massimo di 10m, che corrispondono a lunghezze d’onda
che variano tra 10 e 20m.
Il numero d’onda è:


k=
103
λ
La spaziatura minima può essere ottenuta applicando il criterio di
Nyquist.
2π 2π π
k max = k Nyquist = = =
λmin 2d min d min

π λmin
Per cui il distanziamento minimo tra i geofoni è d min = =
k max 2

Alle massime frequenze che si stanno generando, corrispondenti alle


lunghezze d’onda più piccole, per poter leggere adeguatamente tali
lunghezze d’onda occorre avere almeno due geofoni ogni minima
lunghezza d’onda.

Applicando il criterio di Rayleigh:

Allora sapendo in che campo far variare la frequenza della sollecitazione


per un buon campionamento temporale, ed avendo una idea delle
velocità ci si può ricavare le lunghezze d’onda minima e massima, in base
alle quali stabilire l’intervallo spaziale tra i ricevitori e la lunghezza dello
stendi mento.

104
Effetti della dinamica della sorgente

Una sorgente impulsiva costringe a campionare il segnale scomponendolo


nelle diverse armoniche mediante l’analisi di Fourier, il che significa
risalire da questo segnale ad una curva di dispersione con un passo di
frequenze costante.

È necessario che le lunghezze d’onda, corrispondenti alla combinazione


tra velocità e campo di frequenze di una sorgente impulsiva, siano
compatibili con lo stendimento adoperato.

Se sullo stesso sito si esegue una prova con sorgente armonica, usando un
passo di frequenze variabili, quando si effettua l’inversione di dati relativi
a coppie di ricevitori più vicini si fa riferimento alle frequenze più alte,
mentre di coppie di ricevitori più lontani si fa riferimento alle frequenze

105
più basse. Per le prime si usa un ∆f nel generare questi segnali maggiore,
e per le seconde un passo ∆f minore. Il dato sperimentale è di più facile
interpretazione

È presumibile che nel caso di sorgente impulsiva, invece di andare a


leggere sempre i primi modi con la curva di dispersione, sia stato letto
qualche salto di modo superiore: tali curve allora sono sensibili al modo
con cui si fa partire il segnale.

106
Effetti della spaziatura degli stendimenti

Si consideri il caso di un Array lungo con spaziatura fissa, un Array lungo


con spaziatura variabile ed un Array più corto con spaziatura fissa, tra il
primo ed il secondo caso si verifica l’effetto della spaziatura tra i geofoni,
mentre tra il primo ed il terzo l’effetto della lunghezza complessiva degli
Array.

Registrazioni degli Arrey al variare della frequenza impressa:

107
la soluzione che approssima meglio la soluzione esatta (le due bacchette
nere) è quella blu, corrispondente all‘Array1, ovvero quello più lungo con
la spaziatura che aumenta progressivamente all’allontanarsi dalla
sorgente.
Per stabilire lunghezza ed interasse vengono utilizzati i criteri di cui si è
detto: la lunghezza influenza la risoluzione in termini di numero d’onda.
L’Array1 e 2 ha una lunghezza complessiva, fra il primo e l’ultimo
ricevitore, di 31m; assegnato il criterio per cui ∆k=2π/L la risoluzione in
termini di numero d’onda è 0.202 radianti a metro. Nell’Array3, che è più
corto, analogamente la funzione è campionata invece a 0.739 radianti per
metro, restituendo, con lo stesso numero di punti di partenza, una curva
completamente differente da quella che idealmente si vorrebbe
riprodurre.

108
Allo stesso modo giocano le spaziature tra i ricevitori, che influenzano il
massimo numero d’onda che si riesce a leggere: il primo e l’ultimo danno
luogo ad un numero d’onda massimo, secondo Nyquist, di circa 5, mentre
il secondo che ha una spaziatura più larga genera un numero d’onda
massimo uguale ad 1.4.

Avere gli Array con la spaziatura iniziale molto ridotta, e tirati al più al
lungo possibile, funziona meglio che avere invece una spaziatura regolare
oppure tenere i punti molto vicini. Allora incrementando la spaziatura con
la distanza si riesce a campionare nel miglior modo possibile elevate
profondità ed avere il giusto grado di risoluzione.

109
MASW: interpretazione della prova

Generato un impulso sinusoidale a 17Hz, frequenza relativamente bassa,


si registrano in otto canali le tracce con stessa durata di acquisizione.

All‘allontanarsi dalla sorgente la ampiezza diminuisce.


Aumentando la frequenza generata, per i punti più vicini si generano
ampiezze più elevate, ma soprattutto si vedono molti più cicli, a parità di
finestra temporale registrata.

110
Da ciascuna di queste registrazioni si può ottenere uno spettro f-k, che al
variare della frequenza generata, in alcune coppie di ricevitori si registra il
numero d’onda, e si vede il valore dello spettro corrispondente a ciascun
numero d’onda.

111
Da tale spettro si rileva la frequenza corrispondente al massimo. Per
questa frequenza, per la quale si conosce il numero d’onda
corrispondente, allora si ricava, in funzione del numero d’onda e della
frequenza, il valore della VR.

Cioè per ogni coppia di ricevitori si ripete la stessa cosa fatta per la prova
SAWS: con lo spettro di fase si ricava un valore della velocità di fase
relativo a quella particolare velocità generata, e da questo piazzare un
punto in questo diagramma: data la frequenza il valore della velocità di
fase corrispondente. Generando frequenze più elevate si generano
velocità di fase minori, generando frequenze più basse velocità di fase più
elevate.

112
Conventional Frequency-Wavenumber Beamformer

Lo spettro di fase, dati n velocimetri, lo si può ottenere in n ∙ n-1 modi, a


seconda di come si combinano le diverse coppie di ricevitori.

La matrice tende ad essere diagonale, infatti lo sfasamento fra il punto i


ed il punto j è l’opposto dello sfasamento fra il punto j ed il punto i, a
parità di segnale. E quindi si può ottenere un diagramma di fase diverso
per ogni una di queste coppie, ovvero uno spettro incrociato di potenza
per ogni una di queste coppie. Quindi si dispone di una matrice di spettri
incrociati di potenza, di tante righe e colonne quanti sono i ricevitori.

113
S11 (f) S12 (f)  S1M (f) 
S (f) S (f)  S (f) 
R(f) =  21 22 2M 
     
 
S M1 (f) S M2 (f)  S MM (f) 
Generando uno spettro di potenza, ci si ricorda, che il diagramma di fase
è dato dall’arco tangente del rapporto tra la parte immaginaria e la parte
reale.
Im(Sij ( f ))
∆φij ( f ) = arctg
Re(Sij ( f ))

Ovviamente ciascun segnale rispetto a se stesso è auto correlato.


Al variare della distanza fra sorgente e ricevitore, il fronte dell’onda R si
attenua con una legge in generale inversamente proporzionale alla
distanza. Per un fronte d’onda piano all‘aumentare della distanza la legge
di attenuazione è esponenziale complesso negativo che tiene conto della
diversa lunghezza d’onda: l’ampiezza cambia in funzione della posizione
del punto rispetto alla lunghezza d’onda.

[
e(k) = e -ikx1 , , e −ikx M ] k ∈ [k min , k max ]

Se il fronte d’onda è piano non si ha alcuna attenuazione geometrica. Per


ciascuna coppia si corregge la variazione di ampiezza, tenendo conto delle
diverse distanze dalla sorgente, per aumentare il peso dei ricevitori più
lontani rispetto a quelli più vicini e quindi svincolarci dalla distanza.
Volendo inserire l’attenuazione per aumento di volume del fronte d’onda
è necessario inserire un termine decrescente con la distanza.
114
Per ogni frequenza generata e per un generico numero d’onda, si ottiene
uno spettro di potenza.

Conventional Frequency-Wavenumber Beamformer

Rappresentazione dello spettro di potenza.

Lo spettro incrociato di potenza ha un valore massimo in corrispondenza


della frequenza di generazione del segnale, 50Hz.
Per ogni frequenza generata si può costruire uno spettro incrociato di
potenza.
Siccome poi dal numero d’onda è deducibile la velocità di fase

VR= ω/|kpeak|

tale diagramma è trasformato nel diagramma:

115
1000

900 0.9

800 0.8

700
Phase Velocity (m/sec)

0.7
600
0.6
500
0.5
400
0.4
300

200 0.3

100 0.2

0
0 20 40 60 80 100 120
Frequency (Hz)

I punti massimi della superficie di potenza diventa la curva di dispersione


sperimentale.

116
Inversione multimodale dei profili inversamente dispersi

Curva di dispersione sperimentale ottenuta per il profilo inversamente


disperso, per stendimento corto, quindi a bassa risoluzione, ed uno
stendiemnto lungo, idealmente di 200m. In tali curve di dispersione nella
bassa risoluzione non si distingue bene il campo di frequenze da
assegnare al primo modo, e quale invece al modo successivo. Mentre è
ben distinto per stendimenti ad alta risoluzione.

Allora nel fare il confronto tra curva teorica, associata ad una ipotizzata
stratigrafia, e quella sperimentale nel caso di stendimenti ad alta
risoluzione si è sicuri di come suddividere la serie di dati sperimentali per
poter avere il profilo più affidabile tra quelli analitici possibili (problema di
inversione: ammette infinite alla n soluzioni, e quindi per riuscire a
trovare il profilo che meglio interpreta il profilo sperimentale si devono
trovare dei criteri di minimizzazione dell’errore, e se possibile vincolare
l’inversione a dei dati già noti).

117
Il sistema MASW del D.I.G.A. (UniNa): la sorgente

Generatore di funzioni HP3314, controllata da Computer, che produce


segnali elettrici di 2V in ampiezza secondo un andamento sinusoidale nel
tempo di frequenza f = 5-100 Hz.

Il segnale del generatore viene tradotto dallo shaker in una forzante


dinamica che ha la stessa frequenza, ed ampiezza proporzionale a quella
del segnale di input, ma decrescente con la frequenza.

118
Quindi assunto un voltaggio di 2V trasmesso al generatore, la forzante
dinamica generata dallo shaker va da 445 N a 60 N se la frequenza varia
nel range 5-100 Hz, con una accelerazione che varia da 1.5g (5 Hz) fino a
0.2g (100 Hz).

Le prove comunque ad alta frequenza forniscono dati significativi per i


ricevitori più vicini (causa la maggiore energia con la quale è ad essi
trasmesso il segnale), mentre per le prove a bassa frequenza il contrario,
quindi è opportuno avere una ampiezza maggiore per i segnali trasmessi
allo shaker a bassa frequenza.

Il Sistema MASW del D.I.G.A. (UniNa): i ricevitori

Lavora con un’ampia gamma di frequenza, 0.05 – 500 Hz. È dotato di un


condizionatore di segnale.

Ciascun accelerometro è collegato ad un condizionatore di segnale che


alimenta il trasduttore, ne amplifica il segnale e lo trasmette al sistema di
acquisizione analogico digitale collegato al computer.

119
120