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Linee guida AGI Aspetti geotecnici della progettazione in zona sismica

Autore Formazione / Litotipo Fattore di Campo di Formazione/


amplificazione frequenze Litotipo
(Hz) di riferimento
Borcherdt e Gibbs Depositi fangosi di baia 11.2 0.5-2.5 granito
(1976) Alluvioni 3.9
Formazione di Santa Clara 2.7
Sequenza della Great 2.3
Valley 1.6
Formazione Franciscana 1.0
Granito
Shima (1978) Torba 1.6 0.1-10 limo
Terreno vegetale 1.4
Argilla 1.3
Limo 1.0
Sabbia 0.9
Midoriwaka Olocene 3.0 0.4-5 Pre-Terziario
(1987) Pleistocene 2.1
Rocce vulcaniche 1.6
quaternarie 1.5
Miocene 1.0
Pre-Terziario

Tabella 6.1 - Fattori di amplificazione in funzione della geologia di superficie (ISSMFE-TC4,


1999)

Parametro del moto Fattore di Note Riferimento


sismico amplificazione
Accelerazione di picco Aa=(Vs0/Vb)-0.47 Vr = 750 m/s Midoriwaka et al.
(1994)
Aa=( (Vs0/Vb)-0.37 Vr = 1400 m/s Boore et al. (1994)
Velocità di picco Av=( (Vs0/Vb)-0.45 Vr = 1190 m/s Joyner e Fumal
(1984)
Av=( (Vs0/Vb)-0.37 Vr = 600 m/s Midoriwaka et al.
(1994)
Accelerazione ASa=( (Vs1/Vb)-a a = 0.28-0.78* Joyner e Fumal
spettrale Vr = 590-1620 (1984)
(5% smorzamento m/s*
strutturale) ASa=(V s0/Vb)-a a = 0.2-0.71* Boore et al. (1994)
Vr = 1100-
2300 m/s*
ASa= (Vs0/Vb)-a a = 0.24 -0.87* Midoriwaka et al.
Vr = 430 -910 (1994)
m/s*
*
Funzione del periodo strutturale
Vs0= velocità media delle onde di taglio entro una profondità di 30 m dal piano campagna;
Vs1 = velocità media delle onde di taglio fino alla profondità di ¼ di lunghezza d’onda per
un periodo d’onda di 1 s; Vb = velocità delle onde di taglio nel basamento di riferimento

Tabella 6.2 - Correlazioni empiriche tra fattore di amplificazione e velocità delle onde di taglio

pag. 98 Cap. 6 – Risposta sismica locale


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7. LIQUEFAZIONE*

Filippo Santucci de Magistris

7.1 Premessa

In condizioni sismiche, il termine “liquefazione” comprende una serie di fenomeni


associati alla perdita di resistenza al taglio o ad accumulo di deformazioni plastiche in
terreni saturi, prevalentemente sabbiosi, sollecitati da azioni cicliche e dinamiche che
agiscono in condizioni non drenate. Tali fenomeni sono legati allo sviluppo di
sovrappressioni interstiziali (vedi Capitolo 2) che, se positive, causano una riduzione
della tensione media efficace presente nel terreno e, quindi, una riduzione della
resistenza a taglio. La riduzione della resistenza può rappresentare solo una condizione
temporanea, seguita da un successivo recupero, o può indurre nel terreno una
condizione di collasso generalizzata e definitiva1.
L’avvenuta liquefazione si manifesta, in condizioni di free-field (cioè di assenza di
manufatti sulla superficie del deposito), attraverso la formazione di vulcanelli di sabbia,
rotture o spostamenti laterali del terreno, ovvero in presenza di manufatti, attraverso la
perdita di capacità portante e/o lo sviluppo di elevati cedimenti e rotazioni.
Durante l’evento sismico, se la superficie del piano campagna è orizzontale questo
può subire oscillazioni di grande ampiezza. Al termine della sollecitazione, la
dissipazione delle sovrappressioni interstiziali e il conseguente riassestamento dei grani
possono dar luogo a fenomeni di subsidenza. Nei pendii, per la presenza di strati
liquefacibili, può manifestarsi durante il sisma uno spostamento permanente cumulato o
un flusso di terreno che può proseguire anche dopo il terremoto fino al raggiungimento
di una nuova condizione di equilibrio.

7.2 Posizione del problema

In linea di principio, l’analisi della suscettibilità alla liquefazione di un dato sito


richiede:

*
Alla redazione del presente Capitolo ha collaborato Claudia Madiai.
1
La liquefazione include tre principali tipi di fenomeni. Il primo è la “fluidificazione” che avviene quando
le tensioni tangenziali richieste per assicurare le condizioni di equilibrio statico sono maggiori della
resistenza al taglio del terreno al termine del terremoto. Ne consegue che una volta avviate, le
deformazioni prodotte dalla fluidificazione possono proseguire anche dopo il terremoto. Il secondo
fenomeno è quello della “mobilità ciclica” che si verifica quando le tensioni di taglio necessarie
all’equilibrio statico sono minori della resistenza del terreno al termine del terremoto; in tal caso le
deformazioni si sviluppano in maniera incrementale durante il terremoto. Il terzo fenomeno, che
rappresenta un caso particolare di mobilità ciclica, è quello della “liquefazione ciclica” che si verifica
nelle condizioni di free-field e piano campagna orizzontale.

pag. 99
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1. la valutazione delle caratteristiche dell’evento sismico atteso (fattore scatenante);


2. la caratterizzazione geotecnica del sottosuolo (fattore predisponente);
3. la stima degli effetti conseguenti alla liquefazione.
In relazione al tipo di analisi prescelto, le caratteristiche del moto sismico dovranno
essere valutate in termini di grandezze rappresentative (quali ad esempio: magnitudo,
PGA, durata) oppure di storia temporale delle accelerazioni (vedi Capitolo 4).
Per la caratterizzazione geotecnica del sito in esame dovranno essere effettuate
opportune indagini in sito e di laboratorio, finalizzate a determinare:
- la profondità della falda;
- le condizioni stratigrafiche;
- le proprietà fisiche e meccaniche dei terreni costituenti il deposito.
Sulla base dei risultati ottenuti dalle analisi di pericolosità di liquefazione, se il livello
di danno indotto dal fenomeno non è compatibile con la stabilità del sito, dovrà essere
eventualmente valutata la possibilità di:
- non utilizzare il sito;
- migliorare le caratteristiche meccaniche dei terreni;
- modificare le caratteristiche dei manufatti oggetto di studio.
Di seguito sono trattati gli aspetti relativi ai punti (1) e (2) prima indicati, che,
insieme, caratterizzano i diversi metodi di analisi per la valutazione della suscettibilità
alla liquefazione. Nello spirito del performance-based design method (vedi Capitolo 3)
si fa cenno ad una valutazione degli effetti della liquefazione sulle strutture. Non sono
invece affrontate le problematiche geotecniche connesse con il miglioramento dei
terreni finalizzato alla riduzione della pericolosità di liquefazione in condizioni
sismiche.

7.3 Motivi di esclusione dalla verifica a liquefazione

Sulla base di un’analisi preliminare della sismicità del sito e delle caratteristiche
geotecniche del deposito, si può ritenere che la probabilità che si verifiche la
liquefazione sia estremamente bassa o nulla nel caso in cui si manifesti almeno una
delle seguenti circostanze:
1. Eventi sismici attesi di magnitudo di momento M inferiore a 5;
2. Accelerazioni massime attese al piano campagna in condizioni free-field minori
di 0.1g;
3. Accelerazioni massime al piano campagna in condizioni free-field minori di
0.15g e terreni con caratteristiche ricadenti in una delle tre seguenti categorie:
− frazione di fine2, FC, superiore al 20%, con indice di plasticità PI > 10;
− FC ≥ 35% e resistenza (N1)60 > 20;
− FC ≤ 5% e resistenza (N1)60 > 25,
dove (N1)60 è il valore normalizzato della resistenza penetrometrica della prova
SPT, definito nell’Appendice E.

2
La frazione di fine è definita come la frazione passante al setaccio 200 ASTM (0.0074 mm).

pag. 100 Cap. 7– Liquefazione


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4. Distribuzione granulometrica esterna alle zone indicate nella Figura 7.1(a) nel
caso di materiale con coefficiente di uniformità Uc < 3.5 ed in Figura 7.1(b) per
coefficienti di uniformità3 Uc > 3.5.
5. Profondità media stagionale della falda superiore ai 15 m dal piano campagna4.

7.4 Metodi di analisi

Per valutare la possibilità di occorrenza della liquefazione in un sito sono state


proposte diverse metodologie che vanno da semplici metodi qualitativi e semi-empirici,
metodi di analisi semplificata, metodi di analisi dinamica, fino alla modellistica fisica.
Ai fini delle applicazioni ingegneristiche, i metodi qualitativi e semi-empirici sono
spesso troppo elementari per poter fornire indicazioni utili e con un certo grado di
affidabilità; viceversa l’onere richiesto per la modellazione fisica non è giustificabile
nella comune pratica ingegneristica e l’impiego di tale metodologia è riservato solo al
caso di opere di particolare importanza. Pertanto, nei paragrafi seguenti saranno trattati i
metodi che, nella logica del Capitolo 3, possono essere classificati come appartenenti
alle seguenti tre categorie, in ordine di complessità crescente:
− metodi di analisi semplificata;
− metodi di analisi dinamica semplificata;
− metodi di analisi dinamica avanzata.

7.5 Metodi di analisi semplificata

Nei metodi di analisi semplificata la verifica a liquefazione del deposito è effettuata


in condizioni di free-field. L’analisi della pericolosità di liquefazione per l’area in esame
viene eseguita in corrispondenza di un numero adeguato di verticali significative, alle
profondità in cui sono presenti materiali potenzialmente liquefacibili.
La sicurezza nei confronti della liquefazione, ad una generica profondità, è valutata in
termini di coefficiente di sicurezza, FL, definito come rapporto fra resistenza disponibile
alla liquefazione (stato di sforzo critico associato alla condizione di liquefazione o al
manifestarsi di grandi deformazioni plastiche)5 e sollecitazione indotta dall’azione
sismica6. Entrambi i parametri tensionali sono correntemente normalizzati rispetto alla
tensione verticale efficace agente alla profondità esaminata, in modo da definire un
rapporto di resistenza ciclica, CRR, e un rapporto di tensione ciclica, CSR.

3
L’indicatore è limitato ai casi in cui il materiale costituente la frazione fine abbia una plasticità ridotta.
Depositi a grana grossa possono essere soggetti a liquefazione se delimitati inferiormente e superiormente
da strati di materiale a bassa permeabilità o se di spessore elevato.
4
L’indicatore è valido solo nel caso di piano campagna orizzontale, in presenza di edifici con fondazioni
superficiali. Nel caso di pendii o in presenza di fondazioni profonde, le analisi di liquefazione devono
essere estese a profondità maggiori.
5
La resistenza ciclica dei terreni a grana grossa è definita nel Capitolo 2.
6
Per i metodi di analisi semplificata, l’Eurocodice 8 suggerisce un valore del coefficiente di sicurezza pari
a 1.25.

Cap. 7– Liquefazione pag.101


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Il termine CSR è stimato a partire dal valore dell’accelerazione massima attesa in


superficie, amax,s (vedi Capitolo 4), per eventi sismici di assegnata “probabilità di
eccedenza” in un arco temporale di riferimento (vedi Capitolo 3).
Il termine CRR è generalmente stimato mediante abachi, a partire dai risultati di prove
in sito di tipo SPT, CPT o da misure di velocità di propagazione delle onde di taglio7.
Negli abachi, tipicamente, è riportato in ordinata il carico sismico ed in ascissa la
resistenza del terreno normalizzata, stimata attraverso una delle prove in sito richiamate
in precedenza. Una curva separa i punti rappresentativi di case-histories per le quali si è
osservato il fenomeno della liquefazione (giacenti sopra la curva limite) da quelli per i
quali la liquefazione non è avvenuta (giacenti sotto la curva limite). Tale curva limite
rappresenta il luogo dei minimi rapporti tensionali ciclici, CSR, necessari affinché sia
raggiunta la condizione di liquefazione, e quindi rappresenta il luogo dei valori
corrispondenti alla resistenza ciclica, CRR.
Alcune procedure per il calcolo del rapporto di tensione ciclica, CSR, e del rapporto
di resistenza ciclica, CRR, a partire dai risultati di:
a. prove SPT,
b. prove CPT,
c. misure di velocità delle onde di taglio,
sono descritte nell’appendice E, evidenziando anche vantaggi e limiti nell’uso dei
diversi tipi di prova.
I metodi per la valutazione del rapporto di resistenza ciclica a partire dai risultati di
prove in sito sono applicabili nel caso di piano di campagna sub-orizzontale e stati
tensionali efficaci limitati. Tuttavia, anche in assenza di tali condizioni, è possibile
ottenere una stima approssimata del termine CRR attraverso l’introduzione di opportuni
fattori correttivi, in accordo con la procedura esposta nel nell’Appendice E.
In alternativa all’uso dei risultati di prove in sito, la resistenza alla liquefazione,
ovvero il termine CRR, può essere valutato anche a partire dai risultati delle prove
cicliche di laboratorio (si veda il § 2.4.1 e l’appendice B).

7.6 Metodi di analisi dinamica semplificata

Nei metodi di analisi dinamica semplificata, la verifica a liquefazione del deposito è


condotta in condizioni di free-field, in corrispondenza di un numero adeguato di
verticali significative. La verifica si esegue tipicamente valutando il carico sismico
attraverso un’analisi di risposta locale del sito; l’azione sismica pertanto deve essere
definita attraverso un accelerogramma al bedrock.
In linea di principio, tra i metodi dinamici semplificati per l’analisi della pericolosità
di liquefazione si possono distinguere due categorie principali:
a) metodi che eseguono l’analisi in termini di tensioni totali;
b) metodi che eseguono l’analisi in termini di tensioni efficaci.

7
Nel caso in cui lo spessore dei materiali potenzialmente liquefacibili sia limitato a poche decine di
centimetri, l’Eurocodice 8 suggerisce di utilizzare solo i risultati di prove CPT.

pag. 102 Cap. 7– Liquefazione


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a) Metodi di analisi dinamica semplificata in termini di tensioni totali


In questi metodi il carico sismico, ovvero il termine CSR, è determinato mediante
un’analisi 1-D della risposta sismica locale del sito condotta in termini di tensioni totali
(vedi Capitolo 6), prescindendo quindi dallo sviluppo delle sovrappressioni neutre
tipiche del processo di liquefazione8. Alle diverse profondità in cui sono presenti
materiali potenzialmente liquefacibili e in corrispondenza delle quali devono eseguite le
verifiche, l'azione sismica che innesca il fenomeno può essere ricavata in termini di
storia temporale delle tensioni tangenziali τ(t). Il rapporto di tensione ciclica, CSR, può
essere calcolato mediante la relazione:
τ 0.65τ max
CSR = media = (7.1)
σ vo'
σ vo
'

essendo τmax il valore della tensione tangenziale massima e σ’vo la tensione verticale
efficace alla profondità esaminata prima dell’evento sismico (non tenendo conto delle
sovrapressioni interstiziali indotte.
Il rapporto di tensione ciclica, così calcolato, è confrontato con la resistenza a
liquefazione, espressa attraverso il rapporto di resistenza ciclica, CRR, che può essere
stimato utilizzando i risultati di prove in sito come illustrato nell’Appendice E o a
partire dai risultati di prove di laboratorio (cfr. § 2.4.1).
La sicurezza nei confronti della liquefazione, alla profondità considerata, è valutata in
CRR
termini di coefficiente di sicurezza, FL = .
CSR

b) Metodi di analisi dinamica semplificata in termini di tensioni efficaci


Tali metodi si basano sull’applicazione di codici di calcolo 1-D che eseguono
l’analisi della risposta sismica locale in termini di tensioni efficaci, utilizzando modelli
non lineari del terreno, con integrazione delle equazioni del moto nel dominio nel
tempo9 (vedi Capitolo 6).
Con l’applicazione di questi metodi è possibile determinare lungo la verticale
esaminata, al variare della profondità e istante per istante durante l’evento sismico, il
rapporto di sovrapressione interstiziale ru =∆ u/σ’vo, essendo ∆u l’eccesso di pressione
interstiziale indotto dal sisma.
La verifica della sicurezza nei confronti della liquefazione, può essere effettuata
determinando il valore di ru che corrisponde ad un prefissato valore fattore di sicurezza,
FL. A questo scopo può essere impiegata la seguente relazione empirica (Tokimatsu e
Seed, 1987):

8
Nella letteratura tecnica tali analisi sono eseguite spesso con il codice Shake (Schnabel et al., 1972) o con
codici di calcolo da esso derivati, modellando il terreno come un mezzo lineare equivalente. In tal caso,
pur non cogliendo le reali caratteristiche del moto sismico quando si è in presenza di forti sovrappressioni
neutre, si opera generalmente a vantaggio di sicurezza.
9
Nella letteratura tecnica tali analisi sono eseguite spesso con il codice DESRA-2 (Lee e Finn, 1978) o con
codici di calcolo da esso derivati, che modellano il comportamento del terreno con leggi costitutive non
lineari e consentono di simulare i fenomeni di dissipazione e ridistribuzione delle sovrapressioni
interstiziali indotte dall’azione sismica.

Cap. 7– Liquefazione pag.103


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ru = FL-n (7.2)
dove n può essere assunto pari a 7. Dal confronto dell’andamento di ru in funzione della
profondità con il valore ottenuto dalla (7.2) è possibile individuare la posizione e lo
spessore degli strati potenzialmente liquefacibili.
I metodi dinamici semplificati per l’analisi della pericolosità di liquefazione in
termini di tensioni efficaci richiedono una stima accurata di alcuni parametri geotecnici
(vedi Capitolo 6) determinabili solo mediante prove in sito e di laboratorio mirate e
complesse. Per questo motivo la loro applicazione è allo stato attuale ancora poco
diffusa.
A titolo esemplificativo, è riportata in appendice E una procedura di analisi dinamica
semplificata correntemente impiegata in Giappone, ed indicata in PIANC (2001). La
metodologia può essere impiegata determinando il carico sismico sia in termini di
tensioni totali sia in tensioni efficaci.

7.7 Metodi di analisi dinamica avanzata

Nei problemi di ingegneria geotecnica sismica, l’analisi dinamica avanzata è


generalmente condotta in condizioni bi-dimensionali (raramente tri-dimensionali)
mediante l’impiego di codici di calcolo automatico ad elementi finiti o alle differenze
finite che prevedono in alcuni casi anche la modellazione integrata del sistema terreno-
fondazione-struttura. Pertanto, la verifica a liquefazione è implicitamente inclusa nella
verifica complessiva del sistema oggetto di studio e può esplicitamente essere effettuata
portando in conto i livelli di deformazione attinti dal sistema, ovvero l’entità delle
sovrappressioni neutre indotte dalla sollecitazione sismica.
In un’analisi dinamica avanzata l’azione sismica di riferimento e le condizioni
geotecniche del sito devono essere caratterizzate da un elevato grado di affidabilità; in
particolare, il problema della liquefazione può essere affrontato solo con un’adeguata
definizione:
1. del segnale sismico alla frontiera del dominio oggetto di studio;
2. delle caratteristiche geometriche del sottosuolo;
3. del comportamento tensio-deformativo dei terreni, preferibilmente in termini di
tensioni efficaci, ottenuto attraverso accurate indagini in sito ed in laboratorio.
Nella pratica, l’uso dei metodi dinamici avanzati per l’analisi del rischio di
liquefazione è pertanto limitato solo al caso di opere importanti (es. le dighe in terra) per
le quali è possibile definire con un buon livello di approssimazione le condizioni
geometriche e geotecniche, e per le quali può essere giustificato l’impiego di mezzi di
analisi e di indagini sofisticate.

7.8 Valutazione degli effetti della liquefazione

Il verificarsi di fenomeni di liquefazione non necessariamente produce perdita di


funzionalità o collasso delle strutture di o interagenti con il terreno. Quando il fenomeno
è innescato, riduzioni significative di capacità portante e cedimenti rilevanti sono
funzione di diversi parametri, tra cui lo spessore e l’estensione areale dello strato

pag. 104 Cap. 7– Liquefazione


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liquefatto, lo spessore di materiale non soggetto a liquefazione che ricopre lo strato


liquefatto, la pendenza del terreno e l’eventuale prossimità di una superficie libera.
Qualora una verifica a liquefazione non dovesse essere soddisfatta, è consigliabile
effettuare una stima dei suoi effetti prima di procedere alla progettazione di interventi di
miglioramento dei terreni, o a considerare il sito non idoneo a garantire condizioni di
sicurezza adeguate per la struttura in analisi.
A partire dall’istante in cui uno strato di terreno è soggetto a liquefazione, si verifica
una sensibile alterazione del moto sismico con un’attenuazione marcata delle
componenti ad alta frequenza ed una generale diminuzione delle accelerazioni. Ciò non
implica necessariamente una diminuzione del potenziale di danno dell’evento sismico.
E’ assai probabile che qualora all’opera geotecnica sia richiesta una classe A di
prestazione (cfr. §3.3) la liquefazione non debba manifestarsi con riferimento ad un
terremoto di livello L210 salvo valutare tale affermazione attraverso uno studio specifico
della geometria del sottosuolo e delle caratteristiche strutturali dell’opera. Per classi di
prestazione di tipo B o C la liquefazione non deve necessariamente essere evitata a
priori (in particolare per i terremoti di livello L2) ma, qualora avvenga, ne devono essere
attentamente stimati gli effetti.
Una valutazione quantitativa degli effetti ingegneristici associati al fenomeno della
liquefazione può ottenersi attraverso un’analisi dinamica avanzata del sistema terreno-
fondazione-struttura.
Alcune metodologie semplificate consentono, seppure con sensibili approssimazioni,
di stimare gli effetti della liquefazione. Per una disamina di tali procedure si rimanda a
Kramer (1996) o a ISSMGE (1999); nel seguito è illustrato il solo metodo di Iwasaki et
al. (1982), che fornisce una valutazione “integrale” degli effetti della liquefazione e che
spesso è utilizzato nella pratica tecnica.
Tale metodo introduce un indice degli effetti della liquefazione, detto indice del
potenziale di liquefazione, IL, definito mediante la seguente relazione:
20
IL = ∫0 F ( z ) w( z )dz (7.3)

in cui z è la profondità dal piano campagna in metri,


w( z ) = 10 − 0.5 z (7.4)
F = 1 − FL se FL ≤ 1.0 ovvero
F = 0 se FL > 1.0
con FL coefficiente di sicurezza alla liquefazione.
Gli autori suggeriscono che se:
- IL ≤ 5 il potenziale di rottura è basso
- 5 < IL ≤ 15 il potenziale di rottura è elevato
- IL > 15 il potenziale di rottura è estremamente elevato.

10
Ciò automaticamente implica il non verificarsi del fenomeno della liquefazione per terremoti di livello
L1.

Cap. 7– Liquefazione pag.105


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pag. 106 Cap. 7– Liquefazione


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Limo Sabbia Ghiaia


100
90
80
70
passante, p (%)

Elevata
60 possibilità di Uc<3.5
liquefazione
50
40
30
20 (a)
10 Possibilità di
0
0.001 0.01 0.1 1 10 100
diametro, d (mm)

Limo Sabbia Ghiaia


100
90
80
70
passante, p (%)

Elevata
60 possibilità di Uc>3.5
liquefazione
50
40
30
(b)
20 Possibilità di
10
0
0.001 0.01 0.1 1 10 100
diametro, d (mm)

Figura 7.1 - Fasce granulometriche per la valutazione preliminare della suscettibilità alla
liquefazione di un terreno.

pag. 108 Cap. 7– Liquefazione