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Corso di Teoria e Progetto di Strutture - 01GUYEM - 6 Crediti - II p.d.

A.A. 2009/2010 - Napoli/Sassone

05

L'analisi plastica delle strutture

1.

Introduzione

Nei primi tre moduli di questo corso sono stati approfonditi gli argomenti che stanno
alla base della teoria dell'elasticit: l'analisi dello stato di deformazione, l'analisi
dello stato di tensione e la formulazione rigorosa del comportamento dei mezzi
elastici. L'analisi elastica delle strutture lo strumento fondamentale di indagine sul
comportamento dei mezzi solidi, consente di determinare lo stato tensionale e lo
stato deformativo in un corpo di forma assegnata, soggetto a forze esterne e ad
appropriate condizioni di vincolo, e pu essere applicata a corpi di forma
particolare, come i solidi di De Saint Venant fornendo soluzioni semplici e spesso in
forma chiusa dei relativi problemi. L'importanza dell'analisi elastica, oltre alla sua
generalit, sta anche nel fatto che, per le applicazioni ingegneristiche, il
comportamento elastico quello che si vuole le strutture abbiano nelle loro
condizioni di utilizzo, le cosiddette condizioni di esercizio o di servizio. La
reversibilit dello stato di deformazione permette di dire che una struttura che lavori
in campo elastico non viene danneggiata o modificata in modo irreversibile dalle
azioni che chiamata a sopportare, e ci garanzia del suo corretto
funzionamento.
Abbiamo anche visto, nel quarto modulo del corso, come i materiali reali non si
comportino in modo perfettamente elastico per qualsiasi condizione di carico, ma
che, al crescere dello stato di tensione, si ha generalmente una transizione verso
stati di tipo diverso: la rottura fragile, se il materiale si spezza improvvisamente una
volta raggiunta la massima tensione che riesce a sopportare, la plasticizzazione, se
nel materiale si sviluppano deformazioni progressive a tensione costante, il
fenomeno dell'hardening, quando si ha una ripresa di rigidezza dopo una fase di
tipo plastico, l'elasticit non lineare, quando le deformazioni crescono in modo non
proporzionale alle tensioni ed infine il comportamento di tipo softening quando
addirittura le deformazioni crescono mentre le tensioni diminuiscono.
Fra tutti questi comportamenti meccanici la plasticit assume particolare
importanza, dal momento che, anche se le deformazioni plastiche non sono
reversibili, il fatto che alcune parti di una struttura inizino a plasticizzarsi non
compromette necessariamente la sicurezza strutturale, anzi, in determinate
circostanze pu risultare favorevole alla sicurezza. E' il caso delle strutture soggette
ad azione sismica, in cui la plasticizzazione di alcune parti consente di dissipare
l'energia trasmessa dal sisma, evitando che si inneschino oscillazioni pericolose. La
situazione analoga a quella delle sospensioni dei veicoli, in cui un dispositivo
elastico, generalmente una molla, associato ad un ammortizzatore, che ne
smorza le oscillazioni.
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Per studiare il comportamento di una struttura quando essa si plasticizza, almeno in


alcune sue parti, faremo riferimento alle strutture costituite da solidi di De Saint
Venant, ossia a strutture che come le travi, i telai e gli archi, possono essere
descritte da elementi monodimensionali. Faremo inoltre esplicitamente riferimento
alle sollecitazioni flessionali.
2.

Il momento plastico

Partiamo dal legame costitutivo elastoplastico rappresentato in figura 1. Da questo


diagramma si deduce che per valori di deformazione inferiori a el = el/E il
comportamento di tipo perfettamente elastico e le tensioni sono proporzionali alle
deformazioni; per deformazioni superiori a el invece la tensione si mantiene
costante. Ammetteremo che la deformazione plastica possa crescere
indefinitamente, anche se nella realt il tratto orizzontale del diagramma, definito
pianerottolo plastico, ha una estensione limitata. Chiameremo la tensione el
tensione di limite elastico o anche tensione di snervamento.

el

el

-el

-el

Figura 1
Vediamo ora cosa accade in una trave inflessa costituita da un materiale che abbia
legame costitutivo elastoplastico. Per studiarne il comportamento immagineremo di
applicare un momento flettente crescente. Per valori di momento flettente contenuti
il diagramma delle tensioni sar del tipo a farfalla e potr essere calcolato con la
formula (1)

z =

Mx y
Jx

(1)

Facendo crescere il momento flettente si raggiunger la situazione in cui nella fibra


pi sollecitata la tensione assume il valori limite el. Chiameremo momento limite
elastico la sollecitazione corrispondente a questa situazione. E' chiaro che, poich
in una fibra della sezione la tensione ha raggiunto il valore limite, ogni ulteriore

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incremento di momento produrr


successivamente di quelle adiacenti:

el

la

plasticizzazione

el

di

quella

fibra

el

el

el

el

el

Figura 2
Il valore asintotico del momento flettente, corrispondente ad una rotazione
tendente ad infinito e ad un diagramma di tensioni formato da due rettangoli, prende
il nome di momento plastico della sezione e dipende, oltre che dalle caratteristiche
geometriche della sezione stessa, anche dal valore della tensione di snervamento
el
M
Mpl
Mel
-el
el

-Mel
-Mpl

Figura 3
Per calcolare il momento plastico di una sezione inflessa scriviamo le equazioni di
equilibrio alla traslazione secondo z e alla rotazione:

F1 + F2 = 0

(2)

M pl = F1d1 + F2d 2

(3)

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el
1

F1
d1

F2

d2

el
Figura 4
Dalla prima delle due si ricava che la linea di separazione fra la zona tesa e quella
compressa, l'asse neutro plastico, divide la sezione in due parti di uguale area,
contrariamente a quanto accade in campo elastico, dove l'asse neutro taglia la
sezione in due parti che hanno momenti statici uguali (in valore assoluto):

el 1 + el 2 = 0

1 = 2

(4)

Nel caso generale, quindi, quando la sezione non simmetrica ed ha forma


qualsiasi, l'asse neutro plastico e l'asse neutro elastico hanno posizioni diverse.
Dall'equazione di equilibrio alla rotazione si ottiene che il momento plastico pari
alla somma, in valore assoluto, dei momenti statici delle due parti 1 e 1 della
sezione calcolati rispetto all'asse neutro plastico, moltiplicata per la tensione di
snervamento:

M pl = el 1d1 + el 2d 2
M pl = el (1d1 + 2d 2 )

(5)

M pl = el Z
Quest'ultima espressione, in cui Z prende il nome di modulo plastico, analoga a
quella elastica:

M = W

(6)

In cui W il modulo di resistenza J/ymax. Il modulo plastico sempre maggiore di


quello elastico e il rapporto fra i due valori, coincidente con il rapporto fra il modulo
plastico e il modulo di resistenza, prende il nome di fattore di forma:

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M pl
Mel

Z
W

(7)

Nel caso di sezione rettangolare semplice determinare questo valore: il modulo


plastico Z vale infatti:

bh h bh h bh 2 bh 2 bh 2
Z = 1d1 + 2d 2 =
+
=
+
=
2 4 2 4 8
8
4

(8)

mentre il modulo di resistenza in campo elastico vale:

W =

J
y max

bh 3
bh 2
12
=
=
h
6
2

(9)

Da queste due espressioni si ricava infine si ricava infine:

bh 2
Z
3
=
= 42 =
W bh
2
6

(10)

E' importante notare che il rapporto fra momento plastico e momento limite elastico
esprime una sorta di "risorsa" cui la sezione pu attingere una volta superato il
limite di elasticit. E' anche importante sottolineare che il modulo plastico,
contrariamente al modulo di resistenza, maggiore nelle sezioni di tipo compatto e
assume un valore basso per la sezione a doppia T. Si pu quindi affermare che la
risorsa plastica della sezione tanto maggiore quanto meno la sezione sfruttata
in campo elastico.

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2.

Il comportamento plastico delle strutture

A partire dalla descrizione data nel capitolo precedente su quanto accade a livello
della singola trave, in particolare il concetto di momento plastico, possiamo ora
passare all'analisi del comportamento plastico di una struttura nel suo complesso.
Introdurremo i teoremi fondamentali dell'analisi plastica insieme ai procedimenti di
calcolo che si basano su di essi.
Per poter procedere nel ragionamento dobbiamo per introdurre una
semplificazione. Abbiamo visto nel capitolo precedente che, a partire da un legame
costitutivo elastico - perfettamente plastico si pu arrivare a descrivere il
comportamento di una sezione inflessa mediante un diagramma momentocurvatura. Abbiamo anche visto come il momento plastico sia in realt ad un valore
asintotico, corrispondente alla plasticizzazione di tutte le fibre della sezione, e
quindi ad una curvatura infinita. Nel passaggio dalla plasticizzazione della prima
fibra, corrispondente al raggiungimento del momento limite elastico Mel, alla
plasticizzazione totale corrispondente al momento plastico Mpl, il momento cresce
di un fattore che dipende dalla geometria della sezione. Ammetteremo, nell'analisi
plastica delle strutture, che la transizione fra momento limite elastico e momento
plastico avvenga senza una fase di transizione, e che quindi il momento plastico
coincida con il momento limite elastico. Naturalmente in un calcolo rigoroso, come
quello che pu essere effettuato con l'ausilio di un calcolatore, non necessario
introdurre questa semplificazione e l'evoluzione del momento in ogni sezione pu
essere seguita in modo preciso. Nell'ambito dei metodi di calcolo che si basano sui
teoremi dell'analisi plastica d'altra parte questa semplificazione consente di
svolgere le analisi anche manualmente.
Per comprendere come il comportamento plastico del materiale, e quindi della
sezione, influenzi quello della struttura nel suo complesso, partiamo da due esempi
ben precisi: la mensola e la trave doppiamente incastrata, entrambe soggette a
carico uniforme.

qu
Mpl

ql2
2

qu l 2
2

Figura 5

05 La teoria della plasticit.doc

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Nel caso della mensola (Figura 5), al crescere del carico applicato q cresce il
momento all'incastro M, fino a ch si raggiunge il valore del momento plastico. A
questo punto nella sezione d'incastro il momento non pu pi crescere, avendo
raggiunto il valore massimo, e si dice che nella sezione d'incastro si formata una
cerniera plastica. Qualsiasi incremento nel carico q non pu pi essere equilibrato
dalla reazione di incastro: la struttura collassa.
q
M

ql2
12

Mpl

q1l2
12 -

Mpl

qUl2
16 -

q1
Mpl

qu
Mpl

Mpl

+
ql2
24

+
q1l2
24

ql2
12

q1l2
- 12

qUl2
- 16

qUl2
16

Figura 6
Nel caso della trave doppiamente incastrata (Figura 6), invece, al crescere del
carico il momento plastico viene raggiunto inizialmente nelle due sezioni di incastro,
dove il diagramma ha i valori massimi. In queste due sezioni si formano quindi due
cerniere plastiche, e il momento non pu pi crescere. Tuttavia, mentre la mensola,
quando si forma la prima cerniera plastica, diventa labile, la trave doppiamente
incastrata, che due volte iperstatica, se si esclude l'iperstaticit assiale che non
entra in gioco quando il carico agisce in direzione normale all'asse della trave,
diventa isostatica, perci la sua capacit portante non ancora esaurita. Se si fa
crescere ulteriormente il carico il diagramma di momento continua a crescere, pur
rimanendo costante nelle sezioni d'incastro, finch il momento plastico viene
raggiunto in una terza sezione, quella di mezzeria, per cui la struttura si trasforma
da isostatica a labile. Quando si forma la terza cerniera la struttura collassa.
Una prima considerazione generale che si pu trarre la seguente:
in una struttura isostatica la formazione della prima cerniera plastica porta al
collasso;
05 La teoria della plasticit.doc

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in una struttura iperstatica il numero di cerniere plastiche necessario per portare


la struttura a collasso pari al grado di iperstaticit pi uno.

Cerchiamo ora di determinare esplicitamente il valore del carico corrispondente al


collasso plastico della struttura. Nel caso della mensola il carico di collasso si
ottiene direttamente dal diagramma di momento elastico:

M pl

qu 2
=
2

qu =

2M pl

(11)

Nel caso della trave doppiamente incastrata, il carico q1 che porta alla formazione
delle cerniere plastiche alle estremit, il carico di prima plasticizzazione, si
determina nello stesso modo:

M pl

qu 2
=
12

qu =

12M pl
2

(12)

Dopo la formazione delle prime due cerniere, tuttavia, il momento flettente non pu
pi crescere alle estremit, per cui cresce solo al centro, e il diagramma cambia di
forma. Quando anche nelle sezione di mezzeria si raggiunto lo stesso valore che
nelle sezioni di estremit, cio Mpl, si ha la formazione della terza cerniera.

M pl =

qu 2
16

qu =

16M pl
2

(13)

Nel passaggio dalla formazione della prima (o delle prime) cerniera plastica, alla
completa plasticizzazione, il carico passa dal valore q1 al valore qU:

qu =

4
q1
3

(14)
q
qU
q1

(freccia in mezzeria)

Figura 7
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3.

I teoremi dell'analisi limite

Teorema cinematico:
fra tutte le possibili configurazioni congruenti (in cui la congruenza espressa in
funzione di n parametri cinematici i) e cinematicamente ammissibili (tali per cui
la struttura si trasforma in un cinematismo, ossia diventa labile), quella pi vicina
alla configurazione di collasso reale quella cui corrisponde il minimo moltiplicatore
di carico.
Teorema statico:
fra tutte le possibili configurazioni equilibrate (in cui l'equilibrio espresso in
funzione di n parametri iperstatici xi) e staticamente ammissibili (tali per cui in
nessuna sezione il momento flettente M superi il valore di momento plastico Mpl) la
pi vicina a quella reale quella cui corrisponde il massimo moltiplicatore di carico.
Teorema misto:
Se una determinata configurazione allo stesso tempo cinematicamente
ammissibile e staticamente ammissibile, allora essa la configurazione di
collasso reale.
Il primo teorema ci dice che se introduciamo nella struttura un numero di cerniere
plastiche, posizionate arbitrariamente, per cui la struttura diventa labile, e troviamo il
modo di calcolare il carico di collasso su questo schema, il valore che otteniamo
sar superiore o al pi uguale a quello reale. Scegliendo arbitrariamente la
posizione delle cerniere infatti, ben difficile che lo schema ottenuto corrisponda a
quello reale, in cui le cerniere si formano in posizioni precise; tuttavia, anche se lo
schema che assumiamo non quello giusto, il teorema ci d la certezza che il
carico di collasso che otteniamo una approssimazione per eccesso di quello
reale. Analogamente il secondo teorema afferma che se assumiamo una
distribuzione di sforzi interni e reazioni vincolari equilibrata, per esempio
interpretando la struttura come uno schema pi volte iperstatico e assegnando dei
valori arbitrari alle incognite, il carico di collasso che otteniamo sar inferiore o al
pi uguale a quello reale. Se nel primo caso necessario introdurre un numero di
cerniere tale da trasformare la struttura in un cinematismo, nel secondo bisogna
imporre che in nessuna sezione il momento flettente ottenuto assegnando
arbitrariamente i valori delle iperstatiche superi il valore di momento plastico della
sezione: se ci accadesse, infatti, violeremmo il principio per cui il momento plastico
rappresenta il massimo valore di momento che possiamo trovare in una sezione,
indipendentemente da quanto la flettiamo.
In conclusione i due teoremi ci permettono di stabilire un intervallo di valori per il
carico di collasso, all'interno del quale si trova il valore esatto. Tale intervallo pu
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essere ristretto a piacere, cambiando la scelta della posizione delle cerniere e la


distribuzione degli sforzi interni.
valore esatto

valori ottenuti con il


Teorema Statico

valori ottenuti con il


Teorema Cinematico

Figura 8
4.

Il metodo cinematico.

Per determinare il carico di collasso applicando il teorema cinematico si procede


come segue:

Si sceglie una disposizione arbitraria di cerniere plastiche, in numero tale da


rendere labile la struttura, definendo una possibile configurazione di collasso.
In ogni cerniera quindi presente un momento pari al momento plastico.
Si applica alla struttura resa labile uno spostamento virtuale, piccolissimo,
congruente e compatibile.
Si calcola il moltiplicatore di collasso uguagliando il lavoro compiuto dal carico a
quello subito dalle cerniere plastiche, applicando il PLV.
Si verifica se la configurazione sia anche staticamente ammissibile oppure no.

Proviamo ad applicare questo procedimento ad un semplice esempio: consideriamo


il portale zoppo di Figura 9A, soggetto alla forza orizzontale P. Assumiamo
arbitrariamente che le quattro cerniere plastiche necessarie per portare la struttura
a collasso si formino nei punti indicati in Figura 9B.

A
B

B
P

h/2
h
A

Figura 9

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Se applichiamo uno spostamento virtuale alla struttura resa labile, per esempio
facendo ruotare il piedritto a sinistra di un angolo le varie parti della struttura
ruoteranno e si sposteranno come indicato in Figura 10A: la struttura si comporta
cio come una catena cinematica e i movimenti rigidi di ogni sua parte possono
essere espressi in funzione di .
A
B
h
h
Mpl
Mpl
PU

Mpl

Mpl
Figura 10
Per effetto delle rotazioni (rotazioni relative nelle cerniere interne e rotazioni
assolute nelle cerniere esterne), in ognuna delle cerniere plastiche nasce un
momento plastico Mpl con segno tale da opporsi alle rotazioni virtuali imposte. Ci
significa che se la rotazione relativa tende a "chiudere" un angolo, il corrispondente
momento plastico tender ad "aprirlo". Applicando il PLV esprimiamo l'uguaglianza
fra il lavoro compiuto dal carico PU per lo spostamento h del suo punto di
applicazione e quello subito da tutti i momenti plastici Mpl per le corrispondenti
rotazioni virtuali:

PUh = M pl 2M pl ( M pl + M pl 2 ) M pl 2
D

(15)

da cui, eliminando , che virtuale e pertanto il suo valore non influente, e


risolvendo rispetto a PU si ottiene il valore del carico di collasso:

PU h = 8M pl

PU =

8M pl
h

(16)

Questo valore potrebbe non essere esatto, data l'erbitrariet con cui abbiamo
collocato le cerniere plastiche, ma sicuramente una approssimazione per
eccesso. Se, d'altra parte, si potesse verificare l'ammissibilit statica dello schema
scelto, allora il valore trovato risulterebbe quello esatto, e potremmo ritenerci
particolarmente fortunati. Per verificare se la configurazione staticamente
ammissibile dobbiamo ricostruire il diagramma di momento flettente, ovviamente
nella situazione con le quattro cerniere plastiche, e verificare che in nessun punto
della struttura il momento flettente superi quello plastico della sezione.

05 La teoria della plasticit.doc

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Determiniamo anzitutto le reazioni vincolari, scrivendo le equazioni di equilibrio alla


rotazione nelle sezioni B e E, guardando a sinistra:
Mpl

Mpl

8Mpl/h

Mpl
HA=2Mpl/(h/2)

Mpl

HA

HA=4Mpl/h

HA
Mpl

VA

VA

Mpl

HD

HD=4Mpl/h

Mpl

VD

VAh/2+2Mpl-4(Mpl/h)(h/2)=0
4Mpl/h

VA=0
Mpl
VD=0

VA
Figura 11

A questo punto troviamo il momento flettente nella sezione C (dove non c' cerniera
plastica), scrivendo l'equilibrio alla rotazione in C e guardando a destra:
Mpl

Mpl

4Mpl/h

8Mpl/h
MC

Mc+Mpl-4(Mpl/h)h=0
Mc=3Mpl

Mpl

4Mpl/h

Mpl

4Mpl/h
Mpl

Figura 12
Il diagramma di momento flettente quindi quello di Figura 13, chiaramente non
staticamente ammissibile:

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Mpl

3Mpl
Mpl
Mpl

Mpl
Figura 13
Assumiamo ora una diversa collocazione delle quattro cerniere plastiche necessarie
per portare la struttura a collasso: quella di Figura 14A. Lo spostamento virtuale
dello schema labile, ottenuto a partire da una rotazione nel punto D, descritto in
Figura 14B.

A
B

Mpl

Mpl

PU

Mpl

Mpl
D

Figura 14
Applicando come prima il PLV si ottiene:

PUh = M pl + M pl + M pl 2 + M pl 2
D

(17)

da cui, eliminando , e risolvendo rispetto a PU:

PU h = 6M pl

PU =

6M pl
h

(18)

Il fatto che il valore ottenuto sia inferiore a quello ottenuto in precedenza ci dice che
questa soluzione pi vicina a quella reale; anche in questo caso verifichiamo
quindi l'eventuale ammissibilit statica. Data la forma della struttura il calcolo delle
reazioni vincolari non necessario: poich noto il valore del momento in tutti i
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punti nodali della struttura e l'andamento dei diagrammi non pu che essere
rettilineo si ottiene il risultato di Figura 15, che staticamente ammissibile. La
disposizione di cerniere plastiche adottata quella che si verifica realmente
portando a collasso la struttura, e il valore del carico di collasso quello ottenuto
dal calcolo.
Mpl
6Mpl/h
Mpl
Mpl
Mpl

Mpl
Mpl

Mpl
Figura 15
5.

Il metodo statico.

Per determinare il carico di collasso applicando il teorema statico si procede come


segue:

Si considera la struttura come un anormale struttura iperstatica, si costruisce il


relativo schema principale isostatico e si definiscono le n incognite Xi.
Si assumono arbitrariamente dei valori per le incognite iperstatiche e si
determina il corrispondente diagramma di sollecitazione e le conseguenti
reazioni vincolari equilibrate.
Si verifica che in nessun punto della struttura il momento flettente superi quello
plastico.
Si determina il carico corrispondente alla configurazione di sforzi interni
assegnata.

Consideriamo la struttura vista in precedenza e adottiamo lo schema principale di


Figura 16B. Per esprimere gli sforzi interni e le reazioni vincolari in funzione delle
incognite ci conviene costruire separatamente i quattro diagrammi, quello dovuto al
solo carico e quelli dovuti alle singole incognite, e poi sommarli fra di loro.

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X1

h/2
h
A

X2

X3

Figura 16
P
B

X1
C

P
B

HA,0=P

X2

MC,3=X3h

B
C

X1

X3

MC,2=X2

MA,1=X1

HA,3=X3

MA,0=Ph/2

MA,3=X3h/2
VA,1=X1/h

VA,2=X2/h
D

X2
X3
D

VD,1=X1/h
VD,2=X2/h

VA,3=X3
VD,3=X3

Figura 17
VA =

V A,0 + V A,1 + V A,2 + V A,3 =

X1 X 2

+ X3
h
h

HA =

H A,0 + H A,1 + H A,2 + H A,3 =

P X3

M A = M A,0 + M A,1 + M A,2 + M A,3 =


VD =

VD ,0 + VD ,1 + VD ,2 + VD ,3 =

X h
Ph
X1 3
2
2
X1 X 2

+ X3
h
h

M B = M B ,0 + M B ,1 + M B ,2 + M B ,3 =

X1

MC = MC ,0 + MC ,1 + MC ,2 + MC ,3 =

X 2 X 3h

M D = M D ,0 + M D ,1 + M D ,2 + M D ,3 =

X2

(19)

Assumiamo ora una terna arbitraria di valori per le incognite iperstatiche, espressi in
funzione di Mpl, ad esempio: X1 = Mpl; X2 = 0; X3 = 0. La costruzione eseguita sopra
ci garantisce che lo schema ottenuto sostituendo questi valori nelle equazioni
precedenti necessariamente equilibrato:

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VA =

M pl
h

HA =

MA =

Ph
M pl
2
M pl

VD =

(20)

M B = M pl
MC = 0
MD = 0

Nei nodi B, C e D della struttura la condizione di ammissibilit statica verificata,


visto che i momenti flettenti sono o nulli o uguali a Mpl . Nel nodo A invece la
condizione di ammissibilit statica subordinata al valore della forza P. Se
imponiamo che MA sia uguale al momento plastico della sezione troviamo il
corrispondente valore del carico di collasso:

M A = M pl

Ph
M pl = M pl
2

PU =

4M pl
h

(21)

Come possiamo aspettarci dall'enunciato del teorema statico, questa soluzione


minore di quella esatta che abbiamo trovato in precedenza.
Andando per tentativi talvolta possibile ottenere la soluzione esatta anche con
questo procedimento, ma questa circostanza si limita a casi veramente elementari:
per la struttura che staimo studiando, in effetti, se si assume la particolare terna di
valori X1 = Mpl; X2 = Mpl; X3 = 2Mpl/h si ottiene la seguente configurazione:
VA =
HA =
MA =
VD =

M pl
h

M pl
h

2M pl

2M pl
h
P

2M pl

h
2M pl h
Ph
Ph
M pl
=
2M pl
2
h 2
2
M pl M pl 2M pl
2M pl

+
=
h
h
h
h

MB =
MC = M pl
MD =

2M pl
h

M pl

M pl

M pl

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(22)

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Anche in questo caso nei nodi B, C e D della struttura la condizione di ammissibilit


statica gi verificata, per cui il valore del carico di collasso si trova ponendo:

M A = M pl

Ph
2M pl = M pl
2

PU =

6M pl
h

(23)

che risulta uguale a quello trovato in precedenza.


Nella situazione generale l'applicazione del metodo basato sul teorema statico
conduce ad un problema di ottimizzazione vincolata nel senso che si tratta di
massimizzare il carico di collasso, muovendosi nel dominio delle variabili che
rappresentano le incognite iperstatiche, rispettando ocntemporaneamente un
insieme di disequazioni che impongono la condizione di ammissibilit statica del
sistema. Dal punto di vista matematico si parla allora di un problema di
programmazione lineare, che pu essere affrontato numericamente applicando l
cosiddetto metodo del simplesso.
6.

Il metodo incrementale.

Un ulteriore procedimento che consente di determinare per passi successivi il


carico di collasso di una struttura il cosiddetto metodo incrementale. Questo
metodo non determina direttamente il carico di collasso di una struttura, ma
consente di ripercorrere la formazione di tutte le cerniere plastiche, al crescere del
carico applicato, dalla prima, corrispondente al superamento del limite elastico, fino
all'ultima, corrispondente al raggiungimento della massima capacit portante della
struttura. Questo metodo si basa quindi sull'analisi delle successive configurazioni
che la struttura assume in corrispondenza di una serie ben definita di incrememti
del carico applicato.
Prendiamo nuovamente in considerazione il nostro esempio: Fino a ch la struttura
si mantiene interamnete in campo elastico, il diagramma di momento flettente ha
qualitativamente la forma indicata in figura 18B:

A
B

B
P

C
B

h/2
h
A

Figura 18
La sezione pi sollecitata la sezione A: al crescere della forza P logico
aspettarsi che la prima cerniera plastica si formi in questo punto, per un valore del
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carico che chiameremo P1 (Figura 19 1). Facendo crescere ulteriormente il carico la


forma del diagramma cambia: nella sezione A il momento rimane fisso al valore
Mpl, mentre nel resto della struttura continua a crescere perch si mantenga
l'equilibrio. Consideriamo ora lo schema di Figura 19 1-2, che ha una cerniera in A.
Applicando un incremento di carico P12 su questo schema si avra momento solo
nelle sezioni B, C e D. La situazione della struttura dopo la formazione della prima
cerniera pu essere scomposta nella somma dello schema 1, che rappresenta le
sollecitazioni sviluppatesi prima della formazione della cerniera plastica in A, e dello
schema 1-2, che rappresenta l'effetto dell'incremento P12 del carico. Dopo la
formazione della cerniera plastica in A il diagramma complessivo di momento pari
alla somma di una quota fissa e di una quota variabile. Al crescere del carico
logico attendersi che si formi una seconda cerniera nella sezione in cui la somma
dei due schemi massima (escludendo ovviamente la sezione A in cui la cerniera
si gi formata), cio, nel nostro caso, nella sezione B. Quando nello schema 1-2
l'incremento di carico tale da produrre un momento in B pari a Mpl-MB,1, allora la
sezione B si plasticizza e si raggiunge la configurazione 2.
1
1-2
2
Mpl
MB,1

Mpl-MB,1

P1

MC,1
C

MC,2-MC,1 P12

Mpl

P2

MC,2
C

Mpl
D

MD,1

MD,2-MD,1

MD,2

Figura 19
Analogamente si pu determinare l'evoluzione dalla seconda alla terza cerniera
plastica con l'ausilio dello schema di Figura 20 2-3. L'incremento di carico P23
applicato su tale schema genera momenti flettenti solo in C e in D, per cui
l'evoluzione fra la fase 2 (formazione della seconda cerniera plastica), e la fase tre
(formazione della terza), pu essere interpretata come una sovrapposizione della
configurazione 2 con l'effetto di un incremento applicato su 2-3.
2
2-3
3
Mpl
Mpl
P2

MC,2
B

Mpl-MC,2

Mpl
D

MD,2

MD,3-MD,2

P3

Mpl
C

P23

Mpl
D

MD,2

Figura 20
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Se l'incremento P23 tale da produrre sullo schema 2-3 un momento in C pari a


Mpl-MC,2, in questa sezione si forma la terza cerniera.
3
3-U
U
Mpl
Mpl
P3

Mpl

P3U

Mpl
D

MD,2

Mpl-MD,3

PU

Mpl

Mpl
D

Mpl

Figura 21
In Figura 21 infine rappresentata l'evoluzione dalla terza cerniera alla
configurazione di collasso, grazie allo schema 3-U.

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