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02 Principi costruttivi degli edifici

PRINCIPI COSTRUTTIVI DEGLI EDIFICI

1. Teoria delle strutture

Nel campo delle costruzioni il termine struttura spesso usato per indicare qualcosa di pi
specifico di un sistema di relazioni. Con tale termine si indica il complesso di opere
specificamente dedicate a sopportare i carichi che gravano su di esse e necessarie per la
stabilit dellinsieme.

I carichi si dividono in statici e dinamici. I carichi statici sono il peso proprio della
struttura, i carichi permanenti sulla struttura (pavimenti, manti di copertura, macchinari fissi,
ecc..) ed i carichi accidentali (o sovraccarichi), gravanti sulla struttura in modo non
permanente (persone, arredi, neve, vento, ecc.). I carichi dinamici sono forze di cui pu
variare lintensit, come lazione sismica. I carichi possono essere considerati concentrati se
agiscono su una superficie piccola e possono essere pensati come agenti in un punto della
struttura, oppure possono essere considerati distribuiti se la loro azione distribuita su una
superficie sufficientemente ampia.

La struttura tende a reagire ai carichi con forze di reazione espresse dai vincoli (reazioni
vincolari). La struttura in equilibrio statico quando le reazioni vincolari ed i carichi si
annullano a vicenda creando un sistema a risultante nulla.

!(Fc+Fv)=0

Un corpo in equilibrio nello spazio quando sono inibiti gli spostamenti in tre direzioni
(X, Y, Z), e le rotazioni attorno ai tre assi (X, Y, Z).

Ognuno di questi movimenti chiamato grado di libert. Nello spazio gli elementi hanno
dunque 6 gradi libert; nel piano XY solo 3 gradi di libert (spostamenti lungo X e lungo Y, e
rotazione attorno allorigine).

Vincoli

Affinch la struttura sia equilibrata staticamente si ricorre ai vincoli, che devono essere in
grado di offrire le reazioni necessarie ad inibire quegli spostamenti e quelle rotazioni. Ad ogni
grado di libert inibito corrisponde una reazione vincolare.
Per semplicit nella le strutture si iniziano a schematizzare sul piano, sia dal punto di vista
della rappresentazione che del funzionamento.
In questottica i vincoli si dividono in semplici, se tolgono un grado di libert, doppi se ne
tolgono due e tripli se ne tolgono tre.

Vincoli semplici sono lappoggio semplice, il carrello scorrevole e lasta o pendolo.


Vincoli doppi sono la cerniera fissa nel piano, il manicotto, il pattino e il bipendolo.
Vincoli tripli sono la cerniera ed il tripendolo.

Questi tipi di vincoli sono schematizzazioni e semplificazioni di quanto avviene nella


realt tra gli elementi strutturali.

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I vincoli pi importanti nel piano sono:


il carrello (inibisce un grado di libert e d una reazione),
la cerniera (inibisce due gradi di libert e d due reazioni),
lincastro (inibisce tre gradi di libert e d tre reazioni).

Sotto sono riportate le schematizzazioni dei vincoli nella Scienza delle Costruzioni.
Lappoggio semplice, il carrello scorrevole, il pendolo inibiscono un grado di libert; la
cerniera fissa, il manicotto, il pattino, il bipendolo e la cerniera (ideale) due gradi di libert;
lincastro e il tripendolo tre gradi di libert.

Nel caso del bipendolo (due pendoli paralleli ad una certa distanza) la struttura pu traslare
con piccoli movimenti solo parallelamente alle aste. Nel caso delle cerniera ideale nellultima
riga i due pendoli non paralleli impediscono tutte le traslazioni ma non la rotazione di un
corpo attorno al punto dincontro del prolungamento dei pendoli stessi.

Quando i vincoli sono insufficienti a tenere in equilibrio la struttura si dice che la struttura
labile. Quando i vincoli sono strettamente necessari a mantenere la struttura in equilibrio si
dice che essa isostatica. Quando i vincoli, al contrario, sono sovrabbondanti si dice che la
struttura iperstatica.

Se si pone:
Cr = componenti di reazione (max 3 componenti di vincolo)
A = aste o membrature nel piano (3 gradi di libert)

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Isostatica: Cr uguale ad Ax3


Iperstatica: Cr maggiore di Ax3
Labile: Cr minore di Ax3

Strutture piane isostatiche e iperstatiche in equilibrio statico.

Nel campo delle costruzioni, per schematizzare queste condizioni di equilibrio statico, ci si
riferisce allinizio, per semplicit, ad elementi snelli come sopra (dette aste - sono di fatto
travi pilastri), per i quali valgono le caratteristiche di deformazione elastica.
In natura non esistono corpi perfettamente elastici o perfettamente rigidi. Tutti i corpi,
sottoposti a delle sollecitazioni, si deformano e generano al loro interno delle tensioni
interne(!, ") che si oppongono alle deformazioni stesse. Le caratteristiche di deformazione di
un materiale dipendono dal proprio legame costitutivo, cio dalle propriet elastiche e di

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rottura, e dalle condizioni di isotropia od ortotropia, cio dal fatto di comportarsi rispetto
alla sollecitazione in modo uguale in tutte le direzioni oppure secondo direzioni privilegiate.
Ai fini della valutazione del comportamento delle strutture e della loro sicurezza, si
possono definire vari modelli di calcolo che portano ad analizzare gli elementi costruttivi per
la propria deformazione, elastica o meno, fino al punto di plasticizzazione e poi di rottura
(calcolo a rottura) oppure per le condizioni di stabilit o equilibrio.
Nel caso di corpi considerati rigidi, per esempio come le murature, un modello di calcolo
importante per valutarne la sicurezza quello di calcolarne lequilibrio rispetto allazione di
ribaltamento al di fuori del proprio piano mediano (perpendicolarmente ad esso) in seguito ad
azioni orizzontali come quella sismica o del vento. Nella storia delle costruzioni un modo
classico di valutare la sicurezza di un muro era di controllare il rapporto geometrico tra
laltezza e lo spessore del muro, che influenzava il rapporto tra momento stabilizzante ed il
momento ribaltante.

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Il coefficiente C indicatore del grado di sicurezza al ribaltamento del muro. La capacit


del muro di ribaltarsi attorno a ipotetiche cerniere alla base dipende dal fatto che esso pu
essere isolato, oppure collegato per un lato o per entrambi i lati a muri trasversali, nel qual
caso la sua stabilit al ribaltamento aumenta perch minore la parte di muro che tende a
staccarsi e a ribaltarsi.

Materiali elastici

Una prima generale suddivisione tra i materiali costruttivi si pu fare tra materiali elastici
ed anelastici. Nella realt tutti i materiali hanno una certa elasticit, ma la teoria delle
strutture parte per semplicit dalla teoria dellelasticit,cio dal considerare il comportamento
degli elementi strutturali per la loro caratteristica di elasticit. Se si vuole indagare una
struttura per il suo aspetto elastico, in quanto i materiali e gli elementi che la compongono
hanno quella caratteristica (per il materiale in s e per la forma) si pu dire che, per effetto dei
carichi, si generano nei materiali delle sollecitazioni interne che provocano delle tensioni
interne (forze per unit di superficie, in genere indicate con ! se normali al piano di
sollecitazione e " se tangenziali) che si oppongono alla deformazione.

Lelemento strutturale acquisisce una configurazione deformata che assicura lequilibrio


tra forze esterne e tensioni interne che si definisce equilibrio elastico. Le deformazioni sono
deformazioni elastiche, nel senso che, al cessare della sollecitazione, cessa anche la
deformazione. Oltre il livello massimo consentito dal materiale la deformazione elastica si
trasforma in deformazione plastica, nel qual caso essa diventa permanente ed il materiale si
plasticizza. Se le deformazioni elastiche sono direttamente proporzionali allintensit delle
tensioni, lelemento ha un comportamento elastico di tipo lineare e segue la cosiddetta legge
di Hooke: E (modulo elastico) = !/# ove # la deformazione in una generica direzione.

Per valutare le tensioni interne bisogna innanzitutto conoscere le caratteristiche di


sollecitazione interne. Ci sono sollecitazioni semplici e composte.

Quelle semplici sono:

A. trazione
B. compressione
C. flessione
D. taglio
E. torsione

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02 Principi costruttivi degli edifici

Il modo per individuare allinterno degli elementi le sollecitazioni quello di spezzarli in


due parti e di individuare delle forze interne che equilibrano quelle esterne (risultanti relative).

Nel caso specifico si pu scomporre la risultante relativa ad uno stato di sollecitazione


piano in una forza normale Rn al piano ed in una tangente Rt. La prima si pu sostituire con un
sistema equivalente (N e Mf) e cos pure la seconda (T e Mt).

N genera uno sforzo di trazione (o sforzo assiale); se fosse nellaltro senso sarebbe di
compressione
T genera una sollecitazione di taglio o scorrimento.
Mf rappresenta una sollecitazione di flessione (semplice)
Mt rappresenta una sollecitazione di torsione.

La presenza contemporanea di pi di una sollecitazione genera una sollecitazione composta.

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Trazione (o compressione semplice) e taglio

N
!= " ! amm
A
# = allungamento unitario = $L/L = N/EA
T
!= " ! amm
A
% = scorrimento unitario = !T/GA

! = fattore di taglio = 1.2 per sez. rett.)


G = modulo di elasticit tangenziale = E/2(1+&)
$ coeff. di Poisson

Flessione
M
"= ! " amm
W
I
W=
ymax

W = modulo di resistenza
I = momento dinerzia baricentrico della sezione; per sezione rettangolare W = bh2/6

M
!=
EI
I
W=
ymax

Torsione
Mt
!= " ! amm
Wt
Mt
! = rotazione.unitaria = q
GI p
q = fattore.di.torsione
I p = momento.d ' inerzia. polare

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Sollecitazioni semplici: trazione, compressione, taglio, momento, torsione

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Sollecitazioni composte: presso flessione


P Pe
" max = ! " amm
min A W
e = eccentricit

Per sezione rettangolare, con W=bh2/6, si ha un diagramma triangolare quando leccentricit


uguale a h/6.

Sollecitazioni composte: pressoflessione con centro di pressione comunque disposto

P Pex Pe y
" max = ! " amm
min A W y Wx
e = eccentricit

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02 Principi costruttivi degli edifici

Un altro problema quello dellequilibrio dei corpi elastici snelli rispetto ad un carico
verticale assiale (carico di punta). In questo caso si ingenera un fenomeno tale per cui non
sufficiente che la struttura resista alle sollecitazioni di compressione, ma che non si
instabilizzi.

Per il dimensionamento dellelemento si usa la formula di Eulero, con % rapporto di snellezza


e l0 lunghezza teorica di calcolo.
Il carico ammissibile dato dalla formula:

1 #2
Pamm = EJ min
n l02
l0
"=
! min

dove &min il raggio di inerzia e n un coefficiente di sicurezza; il rapporto di snellezza % varia


in ragione della lunghezza teorica di calcolo lo, che dipende dal tipo di vincolo dellelemento.

Nella verifica per determinare la tensione ammissibile si usa il metodo omega, dove ' dato
da tabelle specifiche sui materiali:

P"
! = # ! amm
A

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Meccanismi di rottura nelle murature nel loro piano

I materiali come il cemento o la pietra o il laterizio hanno una rottura di tipo fragile e sono
meno resistenti a trazione che a compressione, per cui la loro rottura avviene per trazione.
Nel caso di giunti di malta tra elementi di muratura, la rottura avviene spesso lungo questi
giunti, che costituiscono lanello debole del sistema murario. Per individuare il piano lungo
cui si ha la trazione massima bisogna conoscere lo stato tensionale della muratura rispetto alle
azioni di compressione verticali e a quelle orizzontali taglianti.

Cubetto elementare rispetto alle ! e alle ". Tali azioni possono essere tra loro combinate.

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Compressione di un ipotetico elemento murario vincolato sopra e sotto da una piastra pi o


meno rigida rispetto allelemento stesso, che pu ingenerare azioni orizzontali che si
oppongono alla deformazione orizzontale dovuta allo schiacciamento verticale.

Il piano in grassetto quello della rottura potenziale per trazione. Dallo schema si intuisce
landamento tensionale nei tre cubetti. Nel caso 2 la compressione genera una trazione in
senso perpendicolare. I casi 1 e 3 sono una combinazione di azione tagliante e di
compressione.

Estrapolando landamento della lesione nel cubetto ed applicando lo stesso principio su


tutto lelemento murario, si pu intuire la propagazione della lesione in tutto il muro. In
mezzo verticale e poi, via via, pi in diagonale. Se non ci fosse compressione sarebbe
perfettamente diagonale.

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02 Principi costruttivi degli edifici

Dato lo schema sopra riportato sempre possibile individuare per ogni cubetto elementare
una posizione tale per cui si abbia solo trazione e compressione (piani principali). In tale
posizione si genera una isostatica di massimo nel piano dove corre la trazione ed una
isostatica di minimo nel piano di compressione. La rottura avviene lungo lisostatica di
minimo (perpendicolarmente alla direzione di trazione dellis. di massimo). Pi precisamente
seguendo i punti lungo i quali si generano le massime isostatiche di massimo (isobare).

Disposizione delle isostatiche di massimo e di minimo in presenza di aperture dentro un


solido murario. Notare leffetto arco sopra larchitrave, che corrisponde alla potenziale linea
di frattura nel caso di cedimento dellarchitrave stesso.

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02 Principi costruttivi degli edifici

Lesioni tipiche dovute a spostamenti localizzati, dovute ad azioni localizzate:

a) per spostamento laterale dello spigolo delledificio;


b) per schiacciamento della struttura muraria;
c) per cedimento fondale della parete di facciata;
d) per spinta verso lesterno delle strutture di solaio;
e) per effetto di spinta della struttura a volta interna;
f) per presenza di copertura spingente;
g) per cedimento fondale nella zona intermedia di facciata.

Nel caso di forze orizzontali come i sismi, il primo modo di danno dato dal loro
ribaltamento (come spiegato prima). Una volta scongiurato questo meccanismo esse
subiscono unazione tagliante nel loro piano.

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02 Principi costruttivi degli edifici

Modalit di rottura della struttura muraria resistente in seguito ad azioni nel piano:
a) edifici con fasce di piano rigide; rottura dei maschi murari;
b) edifici con fasce di piano duttili; rottura della muratura fra le file di aperture.

Valutazione della sicurezza

Il metodo tradizionale di valutare la sicurezza di una struttura analizzata dal punto di vista
elastico quello di controllare che il livello calcolato di tensione allinterno del materiale
sottoposto al carico non raggiunga il limite di resistenza, cio il limite di rottura (!r o " r)
proprio del materiale diminuito di un coefficiente di sicurezza (in ragione del materiale, della
struttura e della sollecitazione) che superiore a 1, ma vale in genere da 3 a 10.
Il valore tensionale diminuito del coefficiente di sicurezza da non superare si definisce
tensione ammissibile, ed il metodo di valutazione di sicurezza della struttura si definisce
metodo delle tensioni ammissibili.
Negli ultimi cento anni si usato principalmente il metodo delle tensioni ammissibili per
valutare la sicurezza delle costruzioni, soprattutto di quelle in conglomerato cementizio
armato.
Tuttavia, si ritiene oggi che usare come valutazione della sicurezza solo il metodo delle
tensioni ammissibili sia meno efficace ed anche troppo cautelativo, per cui le norme tecniche
richiedono un altro metodo, conosciuto come metodo agli stati limite.
In questo secondo caso il controllo della sicurezza si basa su valutazioni di tipo statistico e
probabilistico che non portano a verificare lo stato tensionale interno del materiale nei punti di
maggiore sollecitazione, ma di valutare i cosiddetti stati limite (di esercizio SLE ed ultimi
SLU), assicurandosi attraverso luso di particolari coefficienti che le sollecitazioni non
superino condizioni strutturali ritenute statisticamente non sicure. Per fare ci tuttavia occorre
valutare lo stato di sollecitazione di una struttura sotto molteplici condizioni di carico, e ci
implica luso di strumenti di calcolo automatici.
Inoltre, nellottica del metodo degli stati limite, per struttura particolarmente complesse
valutare solo condizioni di elasticit lineare dei materiali appare riduttivo sia in termini di
margini di utilizzo del materiale, sia in termini di effettivo comportamento strutturale. Allora,
si mettono in gioco, nella valutazione delle sicurezza, le risorse plastiche del materiale, cio
il comportamento del materiale oltre uno stato di perfetta elasticit, che riguarda solo gli stadi
di sollecitazione pi bassi. Infine, sulla base di complessi algoritmi di calcolo, per avvicinarsi
maggiormente al comportamento reale dei materiali, si possono prevedere caratteristiche di
deformazione riferite a comportamenti elastici non lineari.

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02 Principi costruttivi degli edifici

2. Principi costruttivi degli edifici

Sulla base di quanto appena detto, le interazioni tra gli elementi costruttivi (o strutturali)
degli edifici portano a distinguere tre diversi principi statico-costruttivi principali, che
danno origine a tre differenti sistemi costruttivi (o strutturali) in rapporto al modo di
racchiudere e definire uno spazio con la costruzione.

1. sistema pesante (o trilitico): basato sul principio statico dellappoggio semplice


dellorizzontamento sui sostegni, fondato genericamente sulla trasmissione verticale delle
forze-peso.

2. sistema spingente: basato sul principio dellarco, o della solidariet dei singoli elementi
mediante la semplice forma cuneiforme, che permette di ottenere una successione continua in
cui gli sforzi inclinati genericamente non chiamano in causa sforzi di trazione. Lo scarico
delle forze degli elementi di orizzontamento sui sostegni avviene secondo direzioni inclinate.
Gli elementi lavorano quindi per mutuo contrasto.

3. sistema elastico (o intelaiato): basato sul principio del telaio, costituito da elementi con
spiccate propriet elastiche e basato sulla realizzazione tra gli elementi di vincoli di incastro o
comunque di solidariet.

Ci sono altri principi costruttivi, come quello del cavo, del triangolo, del fungo, del
pneumatico.

Nel principio del cavo anzich larchitrave o larco si predispone un cavo o fune appesa ai
piedritti, sfruttandone le capacit di resistenza a trazione e di assumere, data la capacit di
resistere a flessione, una configurazione di equilibrio sotto lazione del peso proprio e di altri
carichi verticali. La stabilit dellinsieme pu essere affidata ai soli piedritti oppure ai piedritti
e a tiranti ancorati al suolo che assorbono lazione orizzontale determinata dal cavo.

Nel principio del triangolo, per creare un vano agibile si utilizzano due soli elementi, a
giacitura inclinata, contrapposti e soggetti a compressione, che creano una configurazione a
triangolo.

Nel caso del principio dellalbero o del fungo lo spazio agibile definito da un elemento
verticale portante, il ritto, sorreggente un elemento di chiusura orizzontale aggettante.
Il principo del pneumatico si basa sulluso di elementi a camera daria gonfiabili.

Nota: i principi costruttivi generano, composti tra di loro, gli elementi di fabbrica (vedi Mandolesi)
e quindi lorganismo edilizio. In un primo caso il principio costruttivo generale dellorganismo
mirato alla creazione di un involucro globale (con procedimento a conci, a guscio, a cesto, a
pallone, a tenda, a capanna); in un secondo caso il principio costruttivo globale basato sul concetto di
involucro scatolare, che si pu ottenere procedendo per setti o a gabbia, o utilizzando entrambi i modi
(vedi Maretto, precedentemente).

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02 Principi costruttivi degli edifici

1. Sistema pesante (o trilitico) - Principio costruttivo elementare del trilite

il principio costruttivo pi intuitivo ed antico. Si basa sullappoggio di un elemento


orizzontale trasversale (architrave), soggetto a flessione e taglio, su due elementi verticali
(piedritti). Il limite principale costituito dal fatto di instabilizzarsi facilmente rispetto ad
unazione orizzontale.

Similmente al muro isolato, per lequilibrio del trilite si ha:

Mr = Fsism-piedrHpiedr/2 + Fsism-archit(Hpiedr+Harchit/2)

Ms = (Ppiedrb/2+(ParchitL/2

Ms/Mr = C

Ponendo C = 1 si ricava schematicamente la forza sismica limite Fsism-piedr che tende a ribaltare
il piedritto. Ovviamente questo succede nel caso di pura rotazione: nella realt le condizioni
di attrito tra gli elementi variano il valore della forza ribaltante.

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02 Principi costruttivi degli edifici

Per semplicit si pu pensare dunque al sistema costruttivo trilitico costituito da una trave
appoggiata su due muri, quindi ad una struttura isostatica. Per quanto riguarda i carichi
verticali entra in gioco quindi la capacit elastica dellelemento trasversale di deformarsi a
flessione. Tuttavia, siccome lelemento orizzontale non collegato a quelli verticali da un
vincolo rigido, il sistema costruttivo derivato da questo principio poco stabile e sicuro nel
caso di forze orizzontali. Nella realt oggi le travi appoggiate sfruttano comunque parte
dellincastro nella muratura o altre condizioni di vincolo attritivo per resistere alle orizzontali.

Schematizzazione ed analisi dellarchitrave (trave appoggiata), con comportamento


elastico e carico concentrato in mezzeria.

P P Pl 3
VA = VB = TAdes = VA = MA = MB = 0 f =
2 2 48 EJ
HA = 0 P Pl
TB = ! M max = + Pl 2
2 4 !=
16 EJ

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02 Principi costruttivi degli edifici

Schematizzazione ed analisi dellarchitrave con carico concentrato non in mezzeria.

TAdes = VA = TCsin Pb MA = MB = 0 1 Pa 2b 2
VA = fc =
! Pa l Pab 3 EJl
TCdes = MC = +
l Pa l Pb(l 2 ! b 2 )
VB = "=
Pb l Pb 6 EJl
Tx = Mx = x
l HA = 0 l

Schematizzazione ed analisi dellarchitrave con carico distribuito.

pl pl 5 pl 4
VA = VB = TAdes = VA = MA = MB = 0 f max =
2 2 384 EJ
HA = 0 pl pl 2
TB = ! M max = + pl 3
2 8 !=
24 EJ
pl
Tx = + ! px
2

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02 Principi costruttivi degli edifici

Trave inclinata, tipica di una copertura a falde inclinate con azione spingente sul muro
perimetrale. La trave, poich crea una spinta, viene chiamata anche puntone. E sottoposta sia
ad azione flettente da un carico concentrato P (dovuto alla presenza, per esempio, di un
arcareccio) e a compressione per parte della sua lunghezza.

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02 Principi costruttivi degli edifici

2. Sistema spingente - Principio costruttivo dellarco

Se allelemento unico dellarchitrave si sostituiscono due elementi che si reggono in


equilibrio per mutuo contrasto, si ottiene un sistema spingente. Le azioni sui piedritti non
sono pi verticali ma generano una spinta che tende a ribaltarli. Il valore della spinta in
rapporto allinclinazione dei due elementi.
Se si aumenta il numero degli elementi (conci) disponendoli lungo un asse curvilineo che
coincide con la funicolare dei carichi si ottiene una struttura spingente (ad arco) sottoposta in
ogni sezione a compressione semplice.

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02 Principi costruttivi degli edifici

Strutture con forme simili a quelle degli archi, ma con comportamento diverso.

La piattabanda ha un comportamento equivalente a quello di un arco; si pu pensare la


piattabanda come un arco con raggio di curvatura a raggio infinito per landamento interno
delle tensioni.

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02 Principi costruttivi degli edifici

Per capire il funzionamento di un arco si pu partire a rovescio, considerando il


funzionamento di una catenaria in cui un filo teso a cui sono attaccati dei pesi si dispone
secondo una curva quadratica.

Poleni: studio della forma della cupola di San Pietro. La forma dellarco deve seguire la
funicolare dei carichi, altrimenti si generano delle eccentricit (momenti flettenti) che le
strutture in muratura non possono sopportare

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02 Principi costruttivi degli edifici

Il problema nella storia stato di capire lequilibrio dellarco ed i meccanismi di rottura.

(1) Meccanismo di rottura a taglio

(2) Meccanismo di rottura per flessione, associandolo a quello di una trave.

I meccanismi di collasso di archi e piattabande sono stati studiati empiricamente attraverso


osservazioni dirette, arrivando a definire le sezioni dove avveniva il distacco e quindi la
rotazione.

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02 Principi costruttivi degli edifici

Disegni di Rondelet sui meccanismi di collasso di archi e piattabande.

Rondelet individua negli archi a tutto sesto cerniere poste a 45 sullorizzontale

Studi sperimentali di Mery

Arco a tutto sesto: cerniere a 30 sullorizzontale, apertura in chiave allintradosso.


Arco acuto: cerniere a 45, apertura in chiave allestradosso.

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02 Principi costruttivi degli edifici

Collasso per rotazione con cerniera quasi in chiave e 2 cerniere alle reni.

Semicupola lesionata in Asia minore, con meccanismo pi vicino al concetto di collasso per
taglio

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02 Principi costruttivi degli edifici

Se si concepisce un arco come elemento in cui c continuit materiale, si pu applicare il


concetto di corpo elastico, e lelemento costituisce un sistema iperstatico. Questo avviene nel
caso di archi in cemento armato. Non cos per gli archi a conci. Se si crea una cerniera in
chiave (arco a tre cerniere), allora il problema diventa isostatico, avvicinandosi alla
situazione reale dellarco a conci, in cui gli elementi sono tra loro collegati da vincoli
monolateri.
Il problema in realt non lineare, ma il meccanismo di formazione di cerniere pu
interpretare bene il comportamento di un arco.

02-28
02 Principi costruttivi degli edifici

Il meccanismo di collasso di un arco a tutto sesto si pu dunque pensare con la creazione di


5 cerniere: una in chiave, due al piano delle reni (30), due al piano dimposta dellarco.

Per creare le cerniere allestradosso e allintradosso, la curva delle pressioni deve passare
per tali cerniere. Per evitare questo fenomeno, deve rimanere allinterno della sezione. Dal
punto di vista tensionale, per non generare sforzi di trazione che potrebbero innescare
fessurazioni (se ammettiamo per sicurezza che il concio abbia resistenza nulla a trazione) la
risultante delle pressioni deve rimanere entro i limiti del terzo medio. Quando arriva al bordo
del terzo medio, allora incomincia lo sforzo di trazione.

Conoscendo il meccanismo di collasso, il problema da iperstatico diventa isostatico


schematizzando la struttura come sopra: si studia lequilibrio di uno dei conci intermedi nella
situazione fessurata allo stato limite ultimo di equilibrio.
In mezzeria si dispone una cerniera per simmetria di carichi e di forma

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02 Principi costruttivi degli edifici

Un metodo per lo studio della situazione limite di fessurazione si effettua considerando la


fascia delimitata dal terzo medio delle sezioni: metodo proposto da Mry, sulla base degli
studi di Navier (met XIX secolo)
Per contenere la curva delle pressioni allinterno del terzo medio si usano i rinfianchi.

02-30
02 Principi costruttivi degli edifici

Col metodo del Mery (1928) si controlla graficamente landamento della curva delle
pressioni. Considerando un arco simmetrico, si considera solo la met compresa tra il giunto
alle reni e lasse di simmetria, delimitando la parte di muro di rinfianco sovrastante
sostenuta dallarco.

Si divide arbitrariamente larco in n conci mediante giunti ideali e si innalzano le verticali


dalla linea di estradosso, dividendo la muratura soprastante in n blocchi. In base ai materiali
usati, si calcolano i pesi dei conci e dei blocchi e si applicano le forze al baricentro, ricavando
per ogni coppia la risultante.

Con un poligono funicolare di polo arbitrario H si determina, con lintersezione del primo
e ultimo lato (Hx e Hy traslati e fatti partire da p5 e p1), la retta dazione rr della risultante R
dei pesi Pi.

02-31
02 Principi costruttivi degli edifici

Se si conosce il valore di R si possono tracciare C1G e C0G, ove C1 e C0 sono i punti


limite oltre i quali la curva delle pressioni esce, rispettivamente allintradosso e allestradosso,
dal nocciolo centrale dinerzia.
Traslando C1G e C0G, nel poligono funicolare si tracciano a e f (la reazione limite
dellaltro semiarco) ed A, permettendo di individuare H1, e progressivamente le nuove
direttrici a, b, c, d, e, f delle pressioni, che si riportano nuovamente sullarco traslandole
allintersezione con i pesi, verificando che non escano dal terzo medio (o nocciolo). Se ci
avvenisse in una o pi sezioni, si avrebbe non solo compressione.

Se la sezione risulta solo parzialmente compressa in una sezione, in quel punto potrebbero
innescarsi delle fessurazioni date da tensioni di trazione che potrebbero portare a dei
distacchi.
Larco si pu dire comunque in sicurezza, secondo Mery, se la curva delle pressioni giace
allinterno del terzo medio.

02-32
02 Principi costruttivi degli edifici

Altro problema nellequilibrio degli archi quello di contrastare la spinta degli archi sui
piedritti.

Per secoli il problema fondamentale degli architetti stato: quale dimensione e peso devono
avere le spalle di un arco perch non ruotino e siano in grado di sostenere la spinta dellarco?

02-33
02 Principi costruttivi degli edifici

Storicamente, per contrastare la spinta, si ricorreva a soluzioni statiche particolari:


1. aumentando il peso del piedritto rispetto a quello dellarco,
2. con muri pi alti e pinnacolisopra di essi,per abbassare la direzione della spinta,
3. aumentando le dimensioni di base del piedritto stesso con sezioni murarie a scarpa o
contrafforti.

Questi concetti sono stati lorigine di forme e stili architettonici nella storia, dagli esempi
dellepoca romanica a quella gotica.

02-34
02 Principi costruttivi degli edifici

Archi rampanti di scarico delle spinte nelle cattedrali gotiche: la sezione di sinistra inscritta
in un triangolo equilatero.

Sotto, metodi per la determinazione grafica dello spessore dei piedritti (dal Milani, Ossatura
Murale)

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02 Principi costruttivi degli edifici

Aumento del peso specifico della sezione muraria nel Pantheon di Roma attraverso tecniche
costruttive diverse,ai fini della stabilizzazione della cupola.

02-36
02 Principi costruttivi degli edifici

Mentre nella storia si sono adottati modelli grafici che consideravano i corpi rigidi (ancora
validi in certe situazioni), oggi un modo per capire il funzionamento della piattabanda e
dellarco quello di utilizzare un modello numerico elastico.

In alto: arco di scarico


Il comportamento della piattabanda simile a quello dellarco: allinterno si realizza un arco,
che ha il centro in funzione dellinclinazione dei conci

02-37
02 Principi costruttivi degli edifici

Analisi fotoelastica del comportamento di una piattabanda

02-38
02 Principi costruttivi degli edifici

3. Sistema elastico - Principio costruttivo del telaio

Il principio del telaio si basa sul fatto che il piedritto e lorizzontamento sono collegati
tramite vincoli dincastro (pi o meno perfetti) oppure a cerniera e sfruttano le loro propriet
elastiche.

Alla base i piedritti possono essere incastrati o incernierati. La ripetizione delle aste di
piedritto in orizzontale o verticale dei telai genera schemi strutturali a gabbia o scheletro
indipendente. Le strutture sono dunque iperstatiche e per risolverle bisogna mettere in gioco
condizioni di congruenza e di sovrapposizione degli effetti. Per risolverle le strutture si usa in
nella Scienza e nella Tecnica delle Costruzioni o il metodo delle forze o il metodo degli
spostamenti.

Nelle strutture elastiche a scheletro indipendente le murature di chiusura dello spazio


delledificio sono necessariamente di tamponamento e svolgono una funzione portante non
principale (danno eventualmente solo un contributo alla rigidezza orizzontale).

A sinistra, concetto di telaio con nodi a cerniera e di telaio con nodi rigidi. A destra, telaio
primitivo con nodi non rigidi. Oggigiorno i telai complessi in conglomerato cementizio
armato sono considerati a nodi rigidi.

02-39
02 Principi costruttivi degli edifici

Nei telai in c.a. la rigidit del nodo assicurata dalla connessione tra le armature di travi e
pilastri. (immagine dal manuale CNR, anni 50)

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02 Principi costruttivi degli edifici

Schemi strutturali della trave incastrata con carico verticale uniformemente distribuito (tre
gradi iperstaticit) e della mensola (isostatico).

Le reazioni valogono:

pl pl pl 2 1 pl 4
VA = VB = TAdes = VA = MA = MB = ! f max =
2 2 12 384 EJ
HA = HB = 0 pl pl 2
1 pl 4 x 2 y 2
TB = ! M + max = fx =
2 24 24 EJ l 2 l 2
pl
Tx = + ! px
2

La rigidezza alla rotazione della trave sostituendo due cerniere al posto degli incastri e
applicando due momenti simmetrici, vale 2EJ/l.

Nel secondo caso:

px 2 pl 4
TB = 0 Mx = ! f =
VA = pl 2 8 EJ
HA = 0 TA = pl pl 3
pl 2 !=
Tx = px M A = M max = ! 6 EJ
2

02-41
02 Principi costruttivi degli edifici

Telaio del tipo portale con carico uniforme verticale sulla traversa

pl MA = MB = 0
VA = VB =
2 M C = M D = ! H Ah
pl 2
! HA = HB = 2k + 1 pl 2
4h(2k + 3) Ml/2 =
2k + 3 8
J h
k= t
Jh l

Telaio del tipo portale con carico concentrato orizzontale o con carico uniforme orizzontale

p ph 2 k ph 2
! VA = VB = MA = MB = 0 VA = VB = M C = M A ' H Ah +
2 l (1 + 6k ) 2
p ph
MC = ph 3 + 2k M D = M B ' H Bh
HA = HB = 2 HB =
2 8 2+k ph 2 & 3+ k 1 + 4k #
ph MA = '
MD = ! H A = ph ! H B 4 $ 6(2 + k ) + 1 + 6k !
2 % "
Jl h
k=
Jh l

La rigidezza alla traslazione dellasta verticale,incernierata alla base, vale 3EJ/l3. Se fosse
incastrata alla base varrebbe 12EJ/l3, 4 volte superiore.

02-42
02 Principi costruttivi degli edifici

Doppio telaio

Verifica strutturale

Per risolvere le strutture a telaio ci sono vari metodi della Scienza e della Tecnica delle
Costruzioni.
Nel metodo delle forze si sostituiscono i gradi di libert della struttura con le reazioni
vincolari corrispondenti, rendendo la struttura isostatica, e si pongono tali reazioni come
incognite. Si trovano le incognite ponendo le equazioni di congruenza (detto anche metodo
della congruenza).
I telai complessi vengono invece scomposti ed analizzati considerando i nodi fissi , cio in
grado di ruotare ma non di traslare, oppure i nodi non fissi, nel qual caso prevalente, per
esempio rispetto ad unazione orizzontale, la componente di spostamento orizzontale. In
rapporto al tipo di vincolo le aste hanno dunque una propria rigidezza alla traslazione e/o
alla rotazione, intendendo come rigidezza la forza o il momento in grado di assicurare la
rotazione o lo spostamento unitario in un nodo. Le forze ed i momenti si ripartiscono nei nodi
in rapporto alla rigidezza delle aste.
Nel metodo degli spostamenti o delle rigidezze, usato per la risoluzione dei telai
complessi, si procede applicando questa teoria. Si vincolano i nodi con incastri e si pongono
come incognite gli spostamenti o le rotazioni corrispondenti ai movimenti vincolati. Una
versione di questo approccio laborioso chiamato metodo di Cross. Oggi sono i software di
calcolo a velocizzare lanalisi dei telai complessi.

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