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MECCANICA E MACCHINE

G. Cornetti

MECCANICA E MACCHINE
Per Istituti Tecnici Industriali
Progetto grafico e copertina:
Valentino Oro

Realizzazione:
Ufficio tecnico Novidee - Torino

Videoimpaginazione e illustrazioni:
JGL - Torino

Realizzazione lastre CTP:


Lithonova - Torino

Stampa:
Signum Scuola - Torino

PrOPrIeT LeTTerArIA rISerVATA


Leditore, nellambito delle leggi internazionali sul copyright, a di-
sposizione degli aventi diritto non potuti rintracciare.

I diritti di traduzione, di riproduzione e di adattamento, totale o par-


ziale, con qualsiasi mezzo, compresi microlm e copie fotostatiche,
sono riservati per tutti i Paesi.

1 edizione: Marzo 2000

Ristampa:
10 9 8 7 6 2009 2008 2007 2006 2005
A questo volume allegato il diagramma
di Mollier del vapor dacqua.

eDIZIONI SIGNUM SCUOLA


Via Sansovino, 243/22 - 10151 Torino
Telefono 011/451.36.11
Internet: www.signumscuola.it
e-mail: info@signumscuola.it
In copertina:
Analisi fotoelastica della distribuzione
delle sollecitazioni nella biella
di un motore presso il Centro
Ricerche Iveco di Arbon in Svizzera.
PREFAZIONE

Il corso presenta i concetti di base della meccanica e delle macchine rispettando i limiti di un
corso annuale. Il capitolo introduttivo, dedicato ai principi della meccanica e delle macchine ed
alle unit di misura, seguito da undici capitoli di meccanica e dieci capitoli di macchine. La
meccanica inizia con il secondo capitolo su forze e momenti, seguono cinque capitoli di statica
e si conclude con cinque capitoli dedicati allo studio dei movimenti dei corpi, delle forze, che
accompagnano oppure causano questi movimenti, e delle applicazioni agli organi delle mac-
chine. Le macchine a fluido iniziano con il capitolo tredici, dedicato alle fonti di energia e alle
emissioni; seguono due capitoli di idraulica e macchine idrauliche e quindi sei capitoli dedicati
alle scienze termiche, termodinamica e trasmissione del calore, e alle macchine termiche. Il
corso termina con il capitolo ventidue che esamina la conversione di energia di sistemi diversi
nelle trasformazioni non cicliche, come avviene ad esempio nelle pile a combustibile, e nelle
trasformazioni cicliche, tipiche del motore termico.

Per rendere pi efficace la funzione didattica del testo, lapprofondimento dei principi fisici e
la loro applicazione allo studio della meccanica e delle macchine sono stati affrontati attraverso:
Il largo uso degli esempi (oltre 120) posti immediatamente a valle della presentazione della
teoria. Lesempio spesso seguito da commenti intesi a chiarire la procedura seguita e a inte-
grare la trattazione fatta nel testo. Alla fine di ogni capitolo, sono riportati degli esercizi piut-
tosto semplici (circa 350) con a fianco il risultato.
La conclusione di ogni capitolo con un sommario, sintesi dei concetti fondamentali e delle
formule principali.
Luso sistematico dellunit di misura che, posta accanto al numero, rende immediatamente
riconoscibile le dimensioni della grandezza trattata.
Limpiego dei colori per
evidenziare le equazioni pi importanti del singolo capitolo (arancio) oppure a livello gene-
rale (giallo);
isolare i diversi termini del bilancio energetico;
facilitare la comprensione dei disegni di meccanica e del funzionamento delle macchine.
Unappendice con:
richiami delle nozioni di base di matematica e di trigonometria;
i principali casi di travi inflesse;
le propriet e le trasformazioni dei gas perfetti.
Otto tabelle, le prime cinque allinterno della copertina e le ultime tre a fine volume, dalle
quali possibile ricavare:
i fattori di conversione e i prefissi delle unit di misura;
le costanti che pi ricorrono nella meccanica e nelle macchine;
VI PREFAZIONE

le principali formule trigonometriche;


le coordinate del baricentro, larea di una superficie e la lunghezza di una linea;
i momenti di inerzia delle superfici;
la massa e i momenti di inerzia di massa dei solidi.

LAutore desidera ringraziare coloro che hanno rivisto con pazienza lopera: il dr. Pietro
Cornetti e il prof. Fabrizio Pirri del Politecnico di Torino rispettivamente per la statica e la cine-
matica/dinamica. Un particolare ringraziamento va al prof. Livio Leonessa dalla cui lunga espe-
rienza didattica nata una collaborazione che ha portato alla stesura di parti di meccanica che
sono state evidenziate nel testo.
SIMBOLI

Simbolo Grandezza Unit


A Area di una sezione m2
a Accelerazione m/s2
C Corsa dello stantuffo mm
Cx Coefficiente di resistenza aerodinamica
cp Capacit termica massica a pressione costante kJ/(kgK)
cv Capacit termica massica a volume costante kJ/(kgK)
Ds Diametro specifico
E Modulo di elasticit o modulo di Young MPa
f Frequenza: numero di cicli al secondo Hz = 1/s
F Forza N
G Modulo di elasticit tangenziale MPa
g Accelerazione di gravit m/s2
Hi Potere calorifico inferiore MJ/kg
h Entalpia massica kJ/kg
I, I Momenti di inerzia geometrici m4
Ixx, Iyy, Izz Momenti di inerzia di massa rispetto a x, y, z kgm2
iV Cilindrata totale di un motore con i cilindri dm3
JO Momento di inerzia geometrico polare rispetto al punto O m4
k Rigidezza di una molla kN/m
L, l Lavoro, lavoro massico kJ, kJ/kg

L Lavoro nellunit di tempo (Potenza meccanica) kW


M Momento, momento flettente Nm
Mt Momento torcente Nm
m Massa kg
m Portata in massa kg/s
N Carico assiale normale alla sezione kN
n Coefficiente o fattore di sicurezza
Frequenza di rotazione (o frequenza rotazionale) s 1
P Potenza kW
p Pressione Pa
VIII SIMBOLI

Simbolo Grandezza Unit


Q, q Calore, calore massico kJ, kJ/kg

Q Calore scambiato nellunit di tempo (Potenza termica) kW
qb Consumo specifico di combustibile g/MJ
R Costante del gas nellequazione di stato kJ/(kgK)
Numero di Reynolds
Reazione vincolare N
Resistenza kN
s Entropia massica kJ/(kgK)
S Momento statico m3
T Forza di taglio tangente alla sezione N
Periodo s
Temperatura K, C
t Tempo s
U Coefficiente globale di scambio W/(m2K)
u Energia interna massica kJ/kg
V, v Volume, volume massico m3, m3/kg

V Portata in volume m3/s
v Velocit m/s
w Carico per unit di lunghezza (o carico lineico) kN/m
Z Modulo di resistenza a flessione o modulo della sezione m3

Simbolo
Grandezza Unit
(lettere greche)
(alfa) Angolo rad,
(beta) Rapporto di pressione
(gamma) Rapporto delle capacit termiche cp/cv
(epsilon) Accelerazione angolare rad/s2
(eta) Rendimento
(mi) Coefficiente di attrito
Viscosit dinamica (Ns)/m2
n (ni) Rapporto di Poisson
Viscosit cinematica mm2/s
(ro) Massa volumica kg/m3
Rapporto di compressione
Raggio di inerzia m
(sigma) Sforzo normale MPa
(tau) Sforzo tangenziale o sforzo di taglio MPa
Rapporto totale di trasmissione
(fi minuscolo) Angolo di attrito rad,
(omega) Velocit angolare rad/s
s Velocit specifica
SOMMARIO

Prefazione V

Simboli VII

PRINCIPI DELLA MECCANICA E DELLE MACCHINE

1. MECCANICA E MACCHINE
1.1 Che cosa tratta la meccanica 3
1.2 Fondamenti della meccanica elementare 4
1.3 Fondamenti delle scienze termiche 5
1.4 Dimensioni 6
1.5 Unit di misura 8
1.6 Sistemi di unit di misura 8
1.7 Unit fondamentali e unit derivate 8
1.8 Lunghezza, area e volume 10
1.9 Massa 10
1.10 Tempo 10
1.11 Temperatura 11
1.12 Angolo 12
Esempio 1.1 - Conversione di gradi decimali e radianti 12
Esempio 1.2 - Conversione di gradi sessagesimali 13
1.13 Velocit 13
1.14 Accelerazione 13
1.15 Forza 14
Esempio 1.3 - Misura della massa al polo nord e allequatore 14
1.16 Lavoro, energia e coppia 16
1.17 Potenza 16
1.18 Pressione 17
1.19 Grandezze specifiche 17
1.20 Simbologia 18
Esempio 1.4 - Conversione di unit di misura 19
1.21 Sommario 20
ESERCIZI PROPOSTI 21
X SOMMARIO

MECCANICA

2. FORZE E MOMENTI
2.1 Forze 25
2.2 Scalari e vettori 26
2.3 Composizione di forze nel piano 27
Esempio 2.1 - Composizione grafica e analitica di due forze 30
2.4 Scomposizione di forze 31
Esempio 2.2 - Scomposizione di una forza secondo due direzioni 32
2.5 Teorema delle proiezioni 33
Esempio 2.3 - Risultante di quattro forze 34
2.6 Momento di una forza 36
Esempio 2.4 - Momento di una forza rispetto a un punto 38
2.7 Teorema di Varignon 39
Esempio 2.5 - Calcolo del momento attraverso le componenti 40
Esempio 2.6 - Posizione della risultante di forze parallele 41
Esempio 2.7 - Momento risultante di un sistema di forze piano 43
2.8 Coppia di forze 44
2.9 Coppia di trasporto e sistemi equivalenti 45
Esempio 2.8 - Sostituzione di una coppia e di una forza con una unica
forza equivalente 47
Esempio 2.9 - Sistemi equivalenti di forze 49
2.10 Sommario 51
ESERCIZI PROPOSTI 52

3. LEQUILIBRIO STATICO
3.1 Equilibrio di un corpo rigido 57
Esempio 3.1 - Equilibrio di sistemi di forze 59
3.2 Diagramma di corpo libero 60
3.3 Vincoli 61
3.4 Forze esterne: carichi e reazioni 62
3.5 Strutture labili, isostatiche e iperstatiche 64
3.6 Determinazione delle reazioni vincolari 65
Esempio 3.2 - Trave appoggiata soggetta a forze parallele 65
Esempio 3.3 - Trave appoggiata soggetta a una forza inclinata 67
Esempio 3.4 - Carico concentrato e carico distribuito 69
Esempio 3.5 - Trave soggetta a carichi a sbalzo 70
Esempio 3.6 - Telaio ad A con carico orizzontale 71
Esempio 3.7 - Carico concentrato applicato ad una gru 72
Esempio 3.8 - Trave incastrata 74
Esempio 3.9 - Assi inclinati 74
3.7 Sommario 75
ESERCIZI PROPOSTI 76
SOMMARIO XI

4. BARICENTRI, MOMENTI STATICI


E MOMENTI DI INERZIA
4.1 Baricentro e momenti statici 82
Esempio 4.1 - Baricentro di un sistema di masse 85
Esempio 4.2 - Baricentro di una sezione a C 86
4.2 Teoremi di Pappo-Guldino 87
Esempio 4.3 - Baricentro di un triangolo rettangolo 89
Esempio 4.4 - Baricentri di semicerchio e semicirconferenza 90
4.3 Momenti e raggi di inerzia 90
Esempio 4.5 - Momento di inerzia polare di un rettangolo 93
Esempio 4.6 - Raggio di inerzia di un rettangolo 93
4.4 Teorema di trasposizione 94
Esempio 4.7 - Momento di inerzia baricentrico di un triangolo 95
Esempio 4.8 - Momento di inerzia di una sezione a C 95
Esempio 4.9 - Momenti di inerzia di una sezione a doppia T 97
4.5 Sommario 100
ESERCIZI PROPOSTI 101

5. SFORZI E DEFORMAZIONI
5.1 Resistenza di un materiale 106
5.2 Tensione e deformazione normali 108
Esempio 5.1 - Tensione normale 108
5.3 Prova di trazione ed elasticit 109
Esempio 5.2 - Allungamento di una barra con sezioni diverse 112
5.4 Rapporto di Poisson 113
Esempio 5.3 - Contrazione laterale di una barra 114
5.5 Tensione e deformazione tangenziali 114
Esempio 5.4 - Sforzi in un gancio 116
5.6 Sforzi termici 116
Esempio 5.5 - Sforzo termico in un distanziale 117
5.7 Creep e fatica 118
5.8 Fattore di sicurezza, progetto e verifica 120
Esempio 5.6 - Dimensionamento di unasta 122
5.9 Concentrazione degli sforzi 122
Esempio 5.7 - Dimensionamento di una barra scanalata 124
5.10 Propriet dei materiali 124
5.10.1 Metalli e loro leghe 124
5.10.2 Polimeri e plastiche 125
5.10.3 Fibre 126
5.10.4 Materiali compositi 126
5.11 Sommario 126
ESERCIZI PROPOSTI 127
XII SOMMARIO

6. SOLLECITAZIONI SEMPLICI
6.1 Sovrapposizione degli effetti e sollecitazioni 130
6.2 Forza normale (trazione o compressione) 131
Esempio 6.1 - Dimensionamento di un tirante 133
Esempio 6.2 - Barra composita con fili di ottone e acciaio 133
6.3 Flessione 134
Esempio 6.3 - Dimensionamento di una trave a flessione 136
Esempio 6.4 - Flessione di una trave a sezione rettangolare 137
6.4 Taglio 138
Esempio 6.5 - Trave con sezione a doppia T 140
Esempio 6.6 - Saldatura 140
6.5 Torsione 141
Esempio 6.7 - Confronto tra albero pieno e albero cavo 144
Esempio 6.8 - Dimensionamento di un albero cavo 145
6.6 Sommario 146
ESERCIZI PROPOSTI 147

7. TRAVI INFLESSE
7.1 Azioni interne nelle travi inflesse 150
Esempio 7.1 - Trave soggetta a un carico inclinato 153
Esempio 7.2 - Trave appoggiata soggetta a carichi combinati 156
Esempio 7.3 - Mensola soggetta a un carico concentrato inclinato 158
ESERCIZI PROPOSTI 160

8. CINEMATICA
8.1 Moto traslazionale 167
8.1.1 Spostamento, velocit e accelerazione 167
Esempio 8.1 - Velocit media 169
Esempio 8.2 - Accelerazione di un aeroplano al decollo 170
8.1.2 Equazioni del moto rettilineo ad accelerazione costante 172
8.1.3 Analisi grafica 173
Esempio 8.3 - Treno tra due stazioni 175
Esempio 8.4 - Tempo in un moto ad accelerazione costante 175
Esempio 8.5 - Accelerazione di gravit 176
Esempio 8.6 - Moto relativo 178
8.2 Moto rotazionale 180
Esempio 8.7 - Moto della ruota di unautomobile 182
8.3 Moto circolare: relazioni tra quantit lineari e angolari 183
Esempio 8.8 - Moto della pala di un elicottero 187
8.4 Sommario 187
ESERCIZI PROPOSTI 188
SOMMARIO XIII

9. DINAMICA
9.1 Dinamica del moto traslazionale 191
9.1.1 Principi della dinamica 191
Esempio 9.1 - Distanza percorsa da un carrello 194
Esempio 9.2 - Puleggia con masse 194
Esempio 9.3 - Piano inclinato 195
Esempio 9.4 - Decelerazione di un veicolo 196
Esempio 9.5 - Collisione di due vagoni ferroviari 198
Esempio 9.6 - Forza su una paletta di una turbina idraulica 199
9.1.2 Lavoro, energia e potenza 199
Esempio 9.7 - Lavoro su un piano inclinato 202
Esempio 9.8 - Energia per frenare una vettura 203
9.2 Dinamica del moto rotazionale 203
Esempio 9.9 - Rotazione di un cilindro cavo 207
Esempio 9.10 - Coppia per frenare un volano 207
Esempio 9.11 - Tamburo di montacarichi 208
Esempio 9.12 - Funzione del volano 208
Esempio 9.13 - Rotazione di due masse 210
9.3 Forza centrifuga 211
Esempio 9.14 - Angolo di sopraelevazione di una curva 213
9.4 Sommario 214
ESERCIZI PROPOSTI 215

10. VIBRAZIONI
10.1 Moto periodico 218
10.2 Moto armonico semplice 219
Esempio 10.1 - Manovellismo con elevato rapporto biella/manovella 221
10.3 Molla - massa 222
Esempio 10.2 - Blocco oscillante 224
10.4 Pendolo semplice 224
Esempio 10.3 - Pendolo semplice 225
10.5 Risonanza 226
Esempio 10.4 - Risonanza da sporgenze trasversali su una strada 228
10.6 Sommario 228
ESERCIZI PROPOSTI 229

11. RESISTENZE PASSIVE


11.1 Attrito radente 231
Esempio 11.1 - Massima velocit di una vettura in curva 234
11.2 Attrito volvente 235
11.3 Resistenza del mezzo 235
11.4 Forza motrice 236
Esempio 11.2 - Forza motrice massima 237
11.5 Sommario 237
ESERCIZI PROPOSTI 238
XIV SOMMARIO

12. TRASMISSIONE MECCANICA DELLA POTENZA


12.1 Rendimenti 241
12.2 Ruote di frizione 243
Esempio 12.1 - Frizione 243
12.3 Ruote dentate 245
Esempio 12.2 - Geometria di una ruota dentata 248
Esempio 12.3 - Dimensionamento di una coppia di ruote dentate 248
12.4 Cinghie 249
Esempio 12.4 - Cinghie piatte 251
12.5 Biella - manovella 251
Esempio 12.5 - Momento motore sulla manovella 253
12.6 Sommario 253
ESERCIZI PROPOSTI 254

MACCHINE A FLUIDO

13. ENERGIA, AMBIENTE E MACCHINE A FLUIDO


13.1 Sviluppo sostenibile 259
13.2 Fonti di energia 261
13.3 Risparmio energetico 264
13.4 Inquinanti 267
13.5 Classificazione delle macchine a fluido 269
13.5.1 Macchine motrici, operatrici e trasformatrici 269
13.5.2 Macchine idrauliche e termiche 270
13.5.3 Macchine volumetriche e dinamiche 270
13.5.4 Motori a combustione esterna e a combustione interna 271
13.5.5 Suddivisione delle macchine a fluido 272
13.6 Sommario 273

14. IDRAULICA
14.1 Fluidi 275
14.2 Pressione 276
Esempio 14.1 - Carico idraulico 280
14.3 Moto dei fluidi 281
Esempio 14.2 - Transizione da regime laminare a regime turbolento 283
14.4 Conservazione della massa 284
Esempio 14.3 - Relazione tra portata, diametro e velocit in un sistema di tubi 285
14.5 Conservazione dellenergia 286
Esempio 14.4 - Velocit e pressione in un condotto 290
14.6 Movimento dei liquidi ideali e reali nei condotti 291
Esempio 14.5 - Perdita di carico complessiva 295
14.7 Teorema di Torricelli 296
14.8 Sommario 298
ESERCIZI PROPOSTI 299
SOMMARIO XV

15. MACCHINE IDRAULICHE


15.1 Pompe dinamiche 301
15.1.1 Classificazione 301
15.1.2 Prevalenza manometrica e potenza della turbopompa 306
15.1.3 Coefficienti adimensionali 308
Esempio 15.1 - Caratteristiche al variare di velocit e diametro 313
Esempio 15.2 - Scelta di una turbopompa 314
15.2 Ventilatori 316
Esempio 15.3 - Prevalenza del ventilatore 317
15.3 Pompe volumetriche 318
15.4 Accoppiamento macchina operatrice e sistema 319
15.4.1 Punto di funzionamento 319
Esempio 15.4 - Due pompe uguali poste in parallelo e in serie 322
Esempio 15.5 - Punto di funzionamento di un ventilatore 323
15.4.2 Cavitazione 325
Esempio 15.6 - Pompa che aspira da un bacino 328
15.5 Turbine idrauliche 329
15.5.1 Classificazione 329
15.5.2 Caduta utile e potenza 333
15.5.3 Velocit e diametro specifici 336
Esempio 15.7 - Confronto tra due soluzioni di turbine 338
15.6 Macchine reversibili 340
15.7 Turbine eoliche 343
Esempio 15.8 - Aerogeneratore a due pale 344
15.8 Sommario 345
ESERCIZI PROPOSTI 346

16. TERMODINAMICA
16.1 Sistema termodinamico e trasformazioni 349
16.2 Calore 350
Esempio 16.1 - Vaporizzazione dellacqua 350
16.3 Primo principio della termodinamica 351
16.3.1 La conservazione dellenergia in un sistema chiuso 351
Esempio 16.2 - Corsa di compressione 352
16.3.2 La conservazione dellenergia in un sistema aperto 352
16.4 Secondo principio della termodinamica 354
16.4.1 Lentropia 354
16.4.2 I diagrammi termodinamici (applicazione ai vapori) 354
Esempio 16.3 - Propriet del vapore dal diagramma di Mollier 356
Esempio 16.4 - Bilancio energetico in una turbina 357
Esempio 16.5 - Lavoro e potenza in una turbina 358
16.5 Gas 359
16.5.1 Equazione di stato del gas perfetto 359
16.5.2 Grandezze termodinamiche del gas perfetto 359
16.5.3 Trasformazioni del gas perfetto 360
XVI SOMMARIO

16.5.3.1 Sistema chiuso 360


16.5.3.2 Sistema aperto 360
Esempio 16.6 - Trasformazione isotermica del gas perfetto 361
Esempio 16.7 - Trasformazione adiabatica del gas perfetto 361
Esempio 16.8 - Trasformazione politropica del gas perfetto 362
16.6 Cicli termodinamici 363
16.6.1 Il ciclo di Carnot 363
16.6.2 Le macchine termiche 364
16.6.3 Rendimento del ciclo 366
Esempio 16.9 - Coefficienti di prestazione 368
16.7 Rendimenti interni della macchina 369
Esempio 16.10 - Lavoro e temperatura di mandata in un compressore 370
16.8 Sommario 371
ESERCIZI PROPOSTI 372

17. TRASMISSIONE DEL CALORE


17.1 I tre modi di trasmissione del calore 374
17.2 Classificazione degli scambiatori di calore 375
17.2.1 Classificazione basata sullapplicazione 376
17.2.2 Classificazione basata sulla configurazione dei flussi 377
17.3 Progetto dello scambiatore di calore 378
Esempio 17.1 - Scambiatore in controcorrente 382
Esempio 17.2 - Scambiatore a correnti incrociate 383
17.4 Sommario 384
ESERCIZI PROPOSTI 384

18. IMPIANTO MOTORE A VAPORE


18.1 Impianto motore a vapore e ciclo Rankine 385
18.2 Rendimenti dellimpianto a vapore 389
Esempio 18.1 - Rendimento di un ciclo con surriscaldamento 391
Esempio 18.2 - Rendimenti dellimpianto a vapore 392
18.3 Cogenerazione 393
18.4 Sommario 395
ESERCIZI PROPOSTI 395

19. COMPRESSORI DI GAS


19.1 Macchine operatrici a gas 397
19.2 Lavoro richiesto nella compressione 400
Esempio 19.1 - Lavoro ideale di compressione per trasformazioni diverse 401
19.3 Compressori ideali multistadio interrefrigerati 402
Esempio 19.2 - Lavoro ideale richiesto da un compressore interrefrigerato 404
SOMMARIO XVII

19.4 Potenza e rendimenti 405


Esempio 19.3 - Potenza effettiva assorbita da un compressore 406
19.5 Curve caratteristiche 406
19.6 Sommario 408
ESERCIZI PROPOSTI 409

20. IMPIANTO MOTORE CON TURBINA A GAS


20.1 Impianto motore con turbina a gas 410
20.2 Ciclo Brayton 417
Esempio 20.1 - Ciclo Brayton ideale 420
20.3 Potenza e rendimenti 421
Esempio 20.2 - Rendimenti di un impianto con turbina a gas 422
20.4 Cicli combinati 423
20.5 Sommario 423
ESERCIZI PROPOSTI 424

21. MOTORI ALTERNATIVI A COMBUSTIONE INTERNA


21.1 Motori alternativi a combustione interna 425
21.1.1 Descrizione 425
21.1.2 Grandezze caratteristiche di un motore alternativo a combustione interna 428
Esempio 21.1 - Corsa e velocit media del pistone 429
Esempio 21.2 - Spazio morto e alesaggio 429
21.1.3 Motori a quattro tempi 430
21.1.4 Motori a due tempi 431
21.2 Ciclo indicato 432
Esempio 21.3 - Ciclo Otto 435
Esempio 21.4 - Ciclo Diesel 435
21.3 Rendimenti e consumo specifico di combustibile 436
21.4 Potenza 437
21.5 Pressione media effettiva e momento motore 438
21.6 Accoppiamento motore - veicolo 439
Esempio 21.5 - Prestazioni di un motore ad accensione comandata 442
Esempio 21.6 - Prestazioni di un motore Diesel aspirato 444
Esempio 21.7 - Dosatura di un motore Diesel sovralimentato 446
Esempio 21.8 - Utilizzazione del veicolo 447
21.7 Sommario 451
ESERCIZI PROPOSTI 452

22. CONFRONTO DEI SISTEMI ENERGETICI


22.1 Conversione dellenergia 454
22.2 Conversione dellenergia - Trasformazioni non cicliche 454
22.3 Conversione dellenergia - Trasformazioni cicliche 455
XVIII SOMMARIO

22.4 Rendimenti degli impianti termici 457


22.5 Il recupero dellenergia termica nel motore Diesel 460
22.6 Sommario 462

APPENDICE
A.1 Algebra 465
A.1.1 Proporzioni 465
A.1.2 Risoluzione di equazioni 465
A.1.3 Sistemi di equazioni 466
A.1.4 Equazioni di secondo grado 466
A.2 Esponenti e logaritmi 467
A.2.1 Esponenti 467
A.2.2 Logaritmi 468
A.3 Geometria e trigonometria 469
A.3.1 Angoli 469
A.3.2 Triangoli 470
A.3.3 Triangolo rettangolo 470
A.3.4 Triangolo qualunque 473
A.4 Travi inflesse 174
A.5 Propriet di alcuni gas perfetti 477
A.6 Trasformazioni del gas perfetto 477

Indice Analitico 481

Bibliografia 489

TABELLE DI COPERTINA

Tabella I Fattori di conversione delle unit di misura Prima di copertina


Tabella II Prefissi delle unit di misura SI Terza di copertina
Tabella III Grandezze importanti Terza di copertina
Tabella IV Formule di base del triangolo rettangolo Terza di copertina
Tabella V Formule di base del triangolo qualunque Terza di copertina

ALTRE TABELLE

Tabella VI Coordinate del baricentro, area della superficie o lunghezza della linea 492
Tabella VII Momenti di inerzia di superfici 493
Tabella VIII Massa e momenti di inerzia di massa di solidi 494
PRINCIPI
DELLA MECCANICA
E DELLE MACCHINE
Capitolo 1
MECCANICA
E MACCHINE

1. 1 CHE COSA TRATTA LA MECCANICA


La meccanica la scienza che descrive le condizioni di quiete oppure di moto di corpi soggetti
allazione di forze. Essa viene suddivisa in tre parti:
meccanica dei corpi rigidi,
meccanica dei corpi deformabili,
meccanica dei fluidi.
La meccanica dei corpi rigidi, che affronta con i metodi propri della matematica i principi fisici
generali che caratterizzano la quiete oppure il moto del corpo rigido, viene chiamata meccanica
razionale ed suddivisa in due branche principali: la statica, che studia lequilibrio dei corpi,
e la dinamica, che studia i movimenti dei corpi e le forze che accompagnano oppure causano
questi movimenti. Per renderne pi agevole lo studio, la trattazione della dinamica viene pre-
ceduta da unaltra branca della meccanica razionale, chiamata cinematica, basata solo su con-
siderazioni di spazio e di tempo. Una volta definiti i principi fisici generali, lo studio della mec-
canica del corpo rigido pu venire applicato in modo specifico alle macchine ed allora prende
il nome di meccanica delle macchine.
Nella trattazione della meccanica dei corpi rigidi si fa lipotesi che i corpi siano perfettamente
rigidi. Tuttavia, le strutture e le macchine non sono mai assolutamente rigide: esse quindi si
deformano sotto lazione dei carichi. Ma queste deformazioni sono di solito piccole e non
influenzano in modo apprezzabile le condizioni di equilibrio oppure di moto della struttura con-
siderata. Le deformazioni diventano invece importanti quando viene considerata la resistenza
a rottura della struttura e vengono allora studiate nellambito della resistenza dei materiali,
scienza che fa parte della meccanica dei corpi deformabili.
La meccanica dei fluidi prende in considerazione lo studio dei fluidi incomprimibili, come lac-
qua, oppure dei fluidi comprimibili, come un gas o un vapore. Lo studio della meccanica dei
fluidi richiede, a sua volta, la conoscenza di tre discipline legate, in modo particolare, allenergia
termica:
la termodinamica: scienza che abbraccia lo studio delle trasformazioni dellenergia e la
relazione tra le varie propriet di una sostanza, conseguenza oppure causa di queste stesse tra-
sformazioni;
la fluidodinamica: scienza che tratta il trasporto di energia e la resistenza al movimento, asso-
ciata con lo scorrimento dei fluidi;
la trasmissione del calore: scienza che descrive la trasmissione di una specifica forma di ener-
gia, risultante dallesistenza di una differenza di temperatura.
Nellapplicazione della meccanica dei fluidi alle macchine si fa distinzione tra le macchine che
trattano fluidi incomprimibili, chiamate macchine idrauliche, e quelle che trattano fluidi com-
primibili, chiamate macchine termiche, in quanto la compressione e lespansione di un gas sono
accompagnate da variazione di temperatura.
4 CAPITOLO 1. MECCANICA E MACCHINE

1. 2 FONDAMENTI DELLA MECCANICA ELEMENTARE


Bench lo studio della meccanica risalga fino ad Aristotele (384-322 a.C.) e ad Archimede
(287-212 a.C.), solo dopo le osservazioni di Galileo (1564-1642), premesse per ricavare le
leggi del moto di un corpo indipendentemente dalla sua natura, che Newton (1642-1727)1.1, con
le definizioni di massa e di forza, riesce a formulare i principi fondamentali della meccanica.
Da allora1.2 questi principi caratterizzano la meccanica elementare o meccanica newtoniana1.1
che ancora oggi, sia pure con i limiti enunciati da Einstein nella teoria della relativit (1905)1.3,
rimane la base per le applicazioni della tecnica.
I quattro concetti fondamentali della meccanica, frutto dellintuizione e dellesperienza del-
luomo, sono quelli di spazio, tempo, massa e forza:
Il concetto di spazio associato alla posizione del punto P; questa posizione pu essere defi-
nita da tre lunghezze, le coordinate di P, misurate a partire da un dato punto di riferimento,
lorigine, lungo tre direzioni prefissate1.4.
Per definire un evento non basta individuare la posizione del punto P nello spazio; occorre
anche assegnare il tempo in cui quel dato evento si verifica.
Per caratterizzare e confrontare i corpi viene usato il concetto di massa; sulla base di alcuni
esperimenti fondamentali, si pu, ad esempio, affermare che due corpi di ugual massa ven-
gono attratti dalla terra nello stesso modo oppure che essi offrono la stessa resistenza ad una
variazione del moto di traslazione.
La forza legata allazione di un corpo su un altro corpo; essa pu venire esercitata da un con-
tatto effettivo oppure a distanza come nel caso della forza di gravit o di forze magnetiche.
Una forza caratterizzata dal suo punto di applicazione, dalla sua intensit ( la grandezza
della forza) e dalla sua direzione: un ente cos definito costituisce un vettore.
Mentre i concetti di spazio, tempo e massa sono, nella meccanica newtoniana, concetti indi-
pendenti luno dallaltro1.3, il concetto di forza dipende dai primi tre: uno dei principi fonda-
mentali della meccanica newtoniana stabilisce che la forza risultante che agisce su un corpo
legata alla massa del corpo e al modo in cui la sua velocit varia con il tempo.
I quattro concetti di spazio, tempo, massa e forza consentono di studiare le condizioni di equi-
librio oppure di movimento delle particelle o dei corpi rigidi. Per particella si intende una quan-
tit molto piccola di materia, talmente piccola da poter essere considerata coincidente con un
punto dello spazio. Per corpo rigido si intende invece la combinazione di un gran numero di par-
ticelle che occupano posizioni fisse le une rispetto alle altre. La meccanica delle particelle il
presupposto indispensabile per affrontare lo studio pi complesso della meccanica dei corpi
rigidi; i risultati ottenuti nello studio delle particelle possono venire inoltre direttamente appli-
cati a molti problemi che si incontrano nelle applicazioni.

1.1 - Pronunciare Newton e meccanica assoluti nel senso che ciascuno indi- e la costanza della velocit della luce
newtoniana rispettivamente niuton e pendente dallaltro; in particolare per (299.792,5 km/s). Il principio di relati-
meccanica niutoniana. Newton il tempo assoluto, vero e mate- vit, formulato per la prima volta da
matico, di per s e per sua natura, scorre Galileo, stato aggiornato da Einstein:
1.2 - I principi di Newton sono stati in modo regolare senza rapporti con esso afferma che tutte le leggi della
successivamente esposti in forma mo- alcunch di esterno. Ma ci non pi fisica sono le stesse in tutti i sistemi non
dificata da dAlembert (1717-1783), vero nella meccanica relativistica di sottoposti ad accelerazioni.
Lagrange (1736-1813) e Hamilton Einstein (1879-1955), dove il tempo di
(1805-1865). un evento dipende dalla sua posizione e 1.4 - Nel piano sono sufficienti due sole
dove la massa di un corpo varia con la coordinate per definire la posizione del
1.3 - Nella meccanica newtoniana, lo sua velocit. La teoria della relativit si punto P.
spazio, il tempo e la massa sono concetti basa su due fatti: il principio di relativit
1.3. FONDAMENTI DELLE SCIENZE TERMICHE 5

I sei principi su cui si basa la meccanica elementare sono ricavati dallesperienza1.5:


La legge del parallelogramma per la somma delle forze, scoperta da Leonardo da Vinci
(1452-1519): due forze che agiscono su una particella possono venire sostituite da una sola
forza, la loro risultante, ottenuta tracciando la diagonale del parallelogramma avente lati
uguali alle forze date.
Il postulato di trasmissibilit: la condizione di equilibrio oppure di movimento di un corpo
rigido rimarr inalterato se una forza che agisce in un dato punto di un corpo rigido viene
sostituita da una forza della stessa intensit e con la stessa direzione, ma applicata in un punto
diverso, purch le due forze abbiano la stessa retta dazione.
I tre principi della dinamica o leggi di Newton1.6:
Primo principio: Se la forza risultante che agisce su una particella nulla, la particella
rimarr in quiete se originariamente era in quiete oppure si sposter con velocit costante
lungo una linea retta se originariamente era in movimento.
Secondo principio: Se la forza risultante che agisce su una particella non nulla, la parti-
cella si sposter con una accelerazione proporzionale allintensit della risultante e nella
direzione di questa forza risultante1.7.
Terzo principio: le forze di azione e reazione tra corpi a contatto hanno la stessa intensit,
la stessa retta dazione e verso opposto.
La legge di gravit di Newton: due particelle si attraggono tra loro con due forze uguali ed
opposte; la grandezza della forza di attrazione risulta direttamente proporzionale al prodotto
delle masse delle due particelle e inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza.

1. 3 FONDAMENTI DELLE SCIENZE TERMICHE


La termodinamica riguarda lo studio dellenergia associata con una data quantit di materia
(sistema termodinamico) oppure con un volume chiaramente delimitato nello spazio (volume
di controllo). La base della termodinamica sempre losservazione sperimentale, riassunta in
alcuni principi. Il primo principio stabilisce la conservazione dellenergia: la somma algebrica
di calore e di lavoro, le due forme dellenergia che attraversano il contorno del sistema termo-
dinamico, deve essere uguale al cambiamento netto di energia immagazzinata, o posseduta,
allinterno del sistema. Per poter valutare lenergia immagazzinata, occorre allora conoscere il
comportamento di quella data sostanza e le relazioni che intercorrono tra determinate propriet
della sostanza. Alcuni cambiamenti delle propriet procedono soltanto secondo un dato verso:
il verso naturale della trasformazione fornito dal secondo principio della termodinamica. Se
un oggetto viene lasciato scivolare con velocit uniforme lungo un piano inclinato, la diminu-
zione nellenergia potenziale (lenergia legata alla quota che loggetto ha nel campo gravita-

1.5 - I principi della meccanica elemen- dinamica nella letteratura italiana. A questo studio richiede lintroduzione di
tare vengono chiamati in modo diverso parte la differenza di denominazione tutte le tre leggi di Newton e di altri con-
nelle varie letterature tecniche. Cos (principio, legge o postulato), si vuole cetti ancora.
quella che la regola (o anche il me- qui sottolineare che in generale questi
todo) del parallelogramma per la lette- principi vengono proposti sulla base del- 1.6 - Galileo ha scoperto le prime due
ratura italiana, diviene la legge del paral- levidenza sperimentale in quanto non leggi della dinamica, ma Newton ne ha
lelogramma nella letteratura di lingua possono essere provati oppure derivati dato la formulazione definitiva. Queste
inglese; il principio di trasmissibilit per matematicamente. Alcuni potrebbero leggi vengono perci ricordate nella let-
la letteratura di lingua inglese diviene essere derivati, ma allora occorrerebbe teratura internazionale come leggi di
un postulato per la letteratura italiana, far ricorso a concetti che verranno intro- Newton.
intendendosi per postulato una verit dotti pi avanti nel corso. Ad esempio, il
fondamentale che viene ammessa senza postulato di trasmissibilit, che viene 1.7 - Il secondo principio di Newton
dimostrazione; le tre leggi fondamentali introdotto nei primi capitoli della sta- verr ripreso nella definizione del new-
di Newton per la letteratura di lingua tica, potrebbe essere derivato dallo stu- ton, che lunit di misura delle forze.
inglese divengono i tre principi della dio della dinamica dei corpi rigidi, ma
6 CAPITOLO 1. MECCANICA E MACCHINE

zionale terrestre) dissipata dallattrito tra loggetto e il piano. Anche nellipotesi che lener-
gia dovuta allattrito venga in qualche modo immagazzinata nelloggetto oppure nel piano, non
vi alcuna possibilit di reimpiegare quellenergia per far ritornare loggetto al livello che ini-
zialmente possedeva sul piano inclinato. Esiste perci un verso naturale per questo tipo di tra-
sformazione e il secondo principio afferma che il verso opposto impossibile. In modo pi signi-
ficativo, il secondo principio afferma che il lavoro pu venire completamente e continuamente
convertito in calore, ma che la trasformazione opposta impossibile. Ogni volta che in un
sistema si vuole realizzare la conversione continua di calore in lavoro, soltanto una parte del
calore fornito al sistema pu essere convertita in lavoro; la parte rimanente viene rigettata: esi-
ste perci un limite teorico, indipendente dalle propriet della sostanza oppure dal tipo di tra-
sformazione o di macchina impiegata, alla frazione di calore fornito che pu essere convertito
in lavoro. Il secondo principio misura anche lo scostamento di una trasformazione reale da quella
ideale, definita quale trasformazione reversibile, permettendo cos di confrontare tra loro le varie
trasformazioni reali e di scegliere quella che raggiunge il rendimento pi elevato.
Una volta individuata la sorgente di energia, questa va utilmente impiegata trasportandola da una
posizione ad unaltra, come avviene, ad esempio, per lacqua calda oppure laria calda che, for-
nita da una caldaia che in un sotteraneo brucia del gasolio, viene fatta circolare con una deter-
minata spesa di energia (lenergia elettrica che aziona la pompa oppure il ventilatore) fino ai
diversi piani di un edificio. Occorre allora individuare le forze che si oppongono al moto del
fluido e poterne calcolare intensit e direzione in modo da poter progettare la struttura del cir-
cuito che convoglia il fluido e rendere minima lenergia richiesta per poter trasportare il fluido
tra i diversi livelli delledificio. La fluidodinamica studia il tipo di flusso (laminare o turbolento)
con cui si muove il fluido, le sue propriet di trasporto (viscosit, conduttivit, ecc.) e quelle
propriet del fluido che sono indipendenti dal movimento ma che lo distinguono dagli altri fluidi
(come densit, tensione di vapore, velocit del suono, ecc.).
Se un pacchetto di piselli surgelati viene posto in un recipiente contenente dellacqua, la tem-
peratura del pacchetto sale mentre quella dellacqua diminuisce progressivamente finch le due
temperature, quella dei piselli e quella dellacqua, divengono uguali. La trasmissione del
calore il trasferimento di energia che avviene come conseguenza della sola differenza di tem-
peratura, cos come avviene tra due sostanze inizialmente a temperature diverse, e non viene
svolto alcun lavoro sulle o dalle sostanze. La trasmissione del calore pu avvenire secondo tre
diversi modi: conduzione, convezione ed irraggiamento. La legge di Fourier consente di cal-
colare la conduzione, trasferimento di energia che avviene attraverso una sostanza, rappresen-
tata da un solido o da un fluido, provocato da un gradiente (variazione lungo una data direzione)
di temperatura allinterno della sostanza. La cosiddetta legge di Newton consente di calcolare
la convezione, trasferimento di energia tra il fluido e la superficie di un solido, nella direzione
perpendicolare allinterfaccia superficie-fluido, in funzione dellarea superficiale del corpo e
della differenza di temperatura. Lirraggiamento il trasferimento di energia per mezzo di onde
elettromagnetiche; tutti i corpi che si trovano ad una temperatura maggiore dello zero assoluto
irradiano energia. Lenergia pu venire trasferita per irraggiamento tra un gas ed una superficie
solida oppure tra due o pi superfici. Lirraggiamento emesso da una superficie ideale, chiamato
il corpo nero, , per la legge di Stefan-Boltzmann, funzione della quarta potenza della tempe-
ratura della superficie.

1. 4 DIMENSIONI
Qualsiasi situazione fisica, sia che coinvolga un oggetto singolo oppure un sistema completo,
pu essere descritta facendo riferimento a un certo numero di propriet riconoscibili che log-
getto oppure il sistema possiede. Per esempio un oggetto che si muove dovrebbe essere descritto
in termini di massa, lunghezza, area oppure volume, velocit e accelerazione. Anche altre pro-
priet di tale oggetto potrebbero essere interessanti, come la sua temperatura oppure la densit
1.4. DIMENSIONI 7

e la viscosit del mezzo in cui esso di muove. Tutte le propriet misurabili utilizzate per descri-
vere lo stato fisico di un corpo o di un sistema sono le sue dimensioni. La notazione usualmente
adottata per indicare una dimensione racchiudere il nome oppure il simbolo della grandezza
interessata allinterno di parentesi quadre: cos [lunghezza] indica la dimensione lunghezza e non
una particolare lunghezza con un valore numerico definito, ad esempio 1 metro.
Una equazione che traduce una determinata situazione fisica per essere vera deve avere i due
membri, a destra e a sinistra del segno di uguale, uguali sia numericamente che dimensional-
mente. In altre parole, lequazione
2+4=6
corretta in termini numerici, ma potrebbe non essere pi vera dal punto di vista fisico qualora
scrivessimo che
2 dromedari + 4 treni = 6 giorni
Lequazione ancora valida se scriviamo che
2 metri + 4 metri = 6 metri
in quanto abbiamo confrontato delle lunghezze con delle altre lunghezze.
Possiamo concludere che unequazione che descrive una determinata situazione fisica vera se
tutti i suoi termini sono della stessa specie e hanno le stesse dimensioni. In tal caso lequazione
si dice dimensionalmente omogenea ed valida solo in relazione a queste dimensioni.
Lanalisi dimensionale dei fenomeni fisici coinvolti nel funzionamento delle macchine a fluido
appunto il metodo che ci consentir di definire le relazioni fondamentali utili per descrivere
il comportamento della singola macchina. Sarebbe possibile attribuire a ogni grandezza fisica
una dimensione indipendente; molto pi comodo tuttavia, in modo da facilitare la compren-
sione delle relazioni che intercorrono tra le varie grandezze, scegliere alcune dimensioni fon-
damentali ed esprimere le altre dimensioni, dette dimensioni derivate, in funzione delle prime.
Qualora si scelga come dimensione fondamentale la lunghezza, larea e il volume vanno con-
siderati come dimensioni derivate. La superficie di un rettangolo avente i lati di lunghezza a e
di lunghezza b espressa infatti da
Area del rettangolo = Lunghezza a Lunghezza b
e quindi, trattandosi di dimensioni omogenee, si pu scrivere

[Area] = [Lunghezza] [Lunghezza] = [Lunghezza2] 1-1

dove le dimensioni dellarea sono rappresentate dal quadrato della lunghezza. Analogamente per
il volume di un recipiente con spigoli di lughezza a, b, c si pu scrivere
Volume recipiente = Lunghezza a Lunghezza b Lunghezza c
e quindi

[Volume] = [Lunghezza] [Lunghezza] [Lunghezza] = [Lunghezza3] 1-2

dove le dimensioni del volume, dimensione derivata dalla lunghezza, sono rappresentate dal
cubo della lunghezza. Qualora vengano prese come dimensioni fondamentali la lunghezza e il
tempo, allora la velocit (spazio percorso nellunit di tempo) data da

[Velocit] = [Lunghezza]/[Tempo] = [Lunghezza Tempo1] 1-3

ricordando che 1/Tempo = Tempo 1. Lesponente negativo indica infatti che la grandezza al
denominatore; esempio: 1/Tempo2 = Tempo 2.
Abbiamo infine delle grandezze senza dimensioni, dette adimensionali; esse sono quindi dei puri
numeri. Se consideriamo ad esempio la deformazione di una trave, rapporto tra lallunga-
8 CAPITOLO 1. MECCANICA E MACCHINE

mento L ( la variazione di lunghezza rispetto alla lunghezza originale) e la lunghezza origi-


nale L, abbiamo:
Allungamento L
Deformazione = =
Lunghezza originale L
Trattandosi del rapporto tra due lunghezze, la dimensione della deformazione data da

[Lunghezza]
[Deformazione] = = [Lunghezza +1 Lunghezza 1 ] = [Lunghezza 0 ] = [1] 1-4
[Lunghezza]

in quanto, essendo la base [Lunghezza] comune, si sommano gli esponenti + 1 e 1; il risultato


di questa somma zero, e un qualsiasi numero elevato a zero d come risultato 1. Tutte le volte
che incontreremo una grandezza con esponente zero, avremo una quantit senza dimensioni.

1. 5 UNIT DI MISURA
La descrizione della situazione fisica di un oggetto oppure di un sistema non completa se non
si conosce il valore di ciascuna dimensione. Non sufficiente sapere, ad esempio, che un oggetto
ha le dimensioni di una lunghezza; occorre anche conoscere quanto vale questa lunghezza. Per
far questo abbiamo bisogno delle unit di misura.
Una lunghezza deve venire valutata in una unit universalmente accettata: il metro. cos che
possiamo, ad esempio, dire che quel tale oggetto lungo 7 metri. Analogamente occorre accor-
darsi su altre unit per poter misurare le altre dimensioni. Qual la distinzione tra unit e dimen-
sioni? Le dimensioni sono propriet che possono essere misurate mentre le unit sono quei cri-
teri concordati a livello della comunit per poter descrivere quantitativamente le dimensioni e
assegnare a queste dei valori numerici.

1. 6 SISTEMI DI UNIT DI MISURA


Nel corso della storia laccordo sulle unit di misura si andato progressivamente allargando
dalla comunit locale a comunit sempre pi vaste, sia per dimensioni che per interessi, fino ad
abbracciare tutti i paesi. Il Sistema Internazionale (abbreviato SI in tutte le lingue) rappresenta
il tentativo pi recente di fornire un sistema unico, comprensivo di tutte le unit di misura, che
possa essere utilizzato a livello mondiale. Creato nel 1960 a seguito della revisione del sistema
metrico, il nuovo sistema SI ha sostituito tutti gli altri sistemi fino a ora impiegati, come il
sistema Giorgi (cgs: centimetro, grammo e secondo; MKS: metro, kilogrammo e secondo), il
sistema tecnico e i sistemi inglesi.
Nel seguito verranno riportate le principali grandezze fisiche e le relative unit di misura nel
sistema SI. Verranno anche riportati i fattori di conversione per passare dai vecchi al nuovo
sistema, in modo da poter affrontare tutti quei problemi per cui i dati, forniti sotto forma di
tabelle e/o diagrammi, sono ancora, per una lunga consuetudine derivante da decenni di appli-
cazioni, espressi nei vecchi sistemi.

1. 7 UNIT FONDAMENTALI ED UNIT DERIVATE


Parallelamente a quanto viene fatto per le dimensioni, in modo da facilitare la comprensione
delle relazioni che intercorrono tra le varie grandezze fisiche, vengono scelte delle unit di
misura fondamentali o primitive in funzione delle quali vengono a loro volta espresse tutte le
altre unit, dette unit di misura derivate. Ad esempio, una volta scelta la lunghezza come
1.7. UNIT FONDAMENTALI ED UNIT DERIVATE 9

dimensione fondamentale e parallelamente definito il metro come unit di misura della lun-
ghezza, converr esprimere larea del rettangolo come prodotto di due lunghezze e quindi pro-
dotto dei valori in metri delle lunghezze dei due lati, piuttosto che ricorrere alla definizione di
una nuova dimensione e della relativa unit di misura valida solo per larea.
Nel sistema SI ci sono sette unit di misura fondamentali (Tabella 1.1):
metro (simbolo: m) come unit di misura della lunghezza
kilogrammo (simbolo: kg) come unit di misura della massa
secondo (simbolo: s) come unit di tempo
kelvin (simbolo: K) come unit di temperatura
mole (simbolo: mol) come unit di quantit di sostanza
ampere (simbolo: A) come unit di corrente elettrica
candela (simbolo: cd) come unit di intensit luminosa.
Di queste, solo le prime cinque verranno utilizzate in questo corso dedicato alla meccanica e alle
macchine a fluido.

Tabella 1.1
Grandezze fondamentali del sistema SI
Grandezza fondamentale Nome dellunit Simbolo dellunit
Lunghezza metro m
Massa kilogrammo kg
Tempo secondo s
Temperatura kelvin K
Quantit di sostanza mole mol
Intensit di corrente elettrica ampere A
Intensit luminosa candela cd

La definizione delle unit di misura fondamentali riportata nella Tabella 1.2.


Tutte le altre unit di misura sono derivate da quelle fondamentali.
Molto spesso conveniente utilizzare dei multipli delle unit SI: la tabella, con i fattori di mol-
tiplicazione di ciascun prefisso e il relativo simbolo, riportata nella terza pagina di copertina
(in fondo al volume).

Tabella 1.2
Definizione delle unit di misura fondamentali
Il metro la lunghezza del tragitto compiuto dalla luce nel vuoto in un intervallo di tempo pari a
1/299.792.458 di secondo.
Il kilogrammo la massa pari a quella del campione internazionale in platino-iridio conservato nel
museo di Svres.
Il secondo la durata di 9.192.631.770 periodi della radiazione corrispondente alla transizione tra i
due livelli iperfini dello stato fondamentale dellatomo di cesio 133.
Il kelvin la frazione 1/273,16 della temperatura termodinamica del punto triplo dellacqua.
La mole la quantit di sostanza di un sistema che contiene tante entit elementari quanti sono gli
atomi in 0,012 kilogrammi di carbonio 12. Le entit elementari possono essere atomi, molecole, ioni,
elettroni, altre particelle oppure raggruppamenti specificati di tali particelle.
Lampere lintensit di una corrente elettrica costante che, circolando in due conduttori paralleli ret-
tilinei di lunghezza infinita e di sezione trascurabile posti alla distanza di un metro luno dallaltro nel
vuoto, produce tra questi due conduttori una forza uguale a 2 10 7 newton su ogni metro di lunghezza.
La candela pari a 1/60 dellintensit luminosa, emessa in direzione normale, da una superficie pari
a 1 cm2 di corpo nero alla temperatura di fusione del platino.
10 CAPITOLO 1. MECCANICA E MACCHINE

1. 8 LUNGHEZZA, AREA, VOLUME


Lunit di lunghezza il metro [m]. I suoi derivati sono il metro quadrato [m2] per le superfici
e il metro cubo [m3] per i volumi. Esempi di prefissi applicati al metro sono (Tabella II di coper-
tina) il kilometro [1 km = 1000 m], il millimetro [1 mm = 0,001 m], ecc. Nel convertire super-
fici e volumi, occorre tener presente che i valori di questi sono in relazione rispettivamente con
il quadrato e con il cubo di una lunghezza; avremo cos:
1 km2 = (1000 m)2 = 1000 m 1000 m = 1.000.000 m2 = 106 m2
oppure, operando sugli esponenti ( la via che verr seguita in questo corso):
1 km2 = (1000 m)2 = (103 m)2 = (103)2 m2 = 103 2 m2 = 106 m2
1 mm2 = (0,001 m)2 = (10 3 m)2 = (10 3)2 m2 = 10 (3 2) m2 = 10 6 m2
1 km3 = (1000 m)3 = (103)3 m3 = 103 3 m3 = 109 m3
1 mm3 = (0,001 m)3 = (10 3 m)3 = (10 3)3 m3 = 10 (3 3) m3 = 10 9 m3

1. 9 MASSA
A causa di un incidente storico, il kilogrammo [kg] (Figura 1.1) a fungere da unit di massa,
e non il grammo [g], come ci si sarebbe potuti aspettare. Poich aggiungere un prefisso a un pre-
fisso potrebbe causare confusione, i multipli e i sottomultipli dellunit sono formati con la
parola grammo. Cos avremo, ad esempio, 1 milligrammo [mg], pari a un milionesimo di kg, e
1 megagrammo [Mg], pari a 1000 kg, cio a 1 tonnellata.

Fig. 1.1 - Il campione internazionale del kilogrammo conservato nel museo di Svres (insieme
con altre sei copie).

1. 10 TEMPO
Il secondo [s] lunit di tempo del sistema SI. Esso sostituisce tutte le unit fin qui usualmente
impiegate, come minuti [min], ore [h] e giorni. Diamo qui di seguito alcuni esempi di applica-
zione:
1 ks [kilosecondo] equivale a circa un quarto dora (15 min 60 s/min = 900 s = 0,9 ks 1 ks);
in un giorno vi sono circa 100 ks (1 giorno 24 h/giorno 3600 s/h = 86.400 s = 86,4 ks
100 ks);
1.11. TEMPERATURA 11

let del ferro inizia circa 100 Gs [gigasecondi] fa (preso come riferimento lanno 2000 e ricor-
dando che ogni quattro anni c un giorno in pi, il tempo che ci separa dal 1500 avanti Cristo,
inizio dellet del ferro, pu essere calcolato cos: (1500 + 2000) anni 365,25 giorni/anno
24 h/giorno 3600 s/h = 110 109 s 100 Gs).
Si sottolinea che il simbolo del secondo s e non sec e che, come tutte le altre unit di
misura, non deve mai essere seguito dal punto ( un errore scrivere s.).

1. 11 TEMPERATURA
Il kelvin (tutte le unit di misura iniziano con la lettera minuscola, anche quando devono il loro
nome a persone) lunit di misura della temperatura e il suo simbolo K (non deve essere
preceduto dal segno di grado : sbagliato scrivere K). Il kelvin pu essere messo in relazione
con i gradi Celsius o centigradi (simbolo: C) tenendo presente che 273,16 K (0 C) il punto
di congelamento dellacqua e che 373,16 K (100 C) il suo punto di ebollizione. Abitualmente
la costante viene posta a 273,15 oppure, pi semplicemente, arrotondata a 273.
La temperatura T perci data in kelvin da
[K]
platino
2000 T [K] = T [C] + 273,15 T [C] + 273 1-5

1800 oppure in gradi centigradi da


acciaio

1600 T [C] = T [K] 273,15 T [K] 273 1-5

ghisa
1400
Ad esempio, la temperatura di 40 C, espressa in kelvin, diviene
rame per la 1-5

1200 40 C + 273,15 = 313,15 K 313 K


sale
mentre la temperatura di 1500 K, espressa in gradi centigradi,
1000
diviene per la 1-5
alluminio

800 1500 K 273,15 = 1226,85 C 1227 C


zinco
Luso dei gradi centigradi al posto dei kelvin lunica deroga che
600 qualche volta ci permetteremo allimpiego del sistema SI. Nel
stagno dimensionare gli elementi della macchina avremo spesso a che fare
400
con delle differenze di temperatura T; una variazione di tempe-
paraffina ratura ha lo stesso valore in ambedue le scale, in quanto queste dif-
ghiaccio (0 C) feriscono tra loro per una costante (273,15); perci, ad esempio,
200 ammoniaca
T = 400 C 350 C = 50 C
aria
0 273,15 C
T = 673 K 623 K = 50 K
Fig. 1.2 - Punti di fusione di varie sostanze
in kelvin. A scopo orientativo, sono riportati, nella Figura 1.2 i punti di
fusione di varie sostanze in funzione della temperatura in kelvin.
12 CAPITOLO 1. MECCANICA E MACCHINE

1. 12 ANGOLO
Lunit angolare il radiante (simbolo: [rad]). 1 rad langolo sotteso da un arco di circon-
ferenza uguale al raggio (Figura 1.3). Il radiante viene considerato una grandezza supplemen-
tare1.8 in quanto completa il sistema SI pur non potendo a rigore rientrare nel gruppo delle gran-
dezze fondamentali. una grandezza adimensionale, cio un puro numero determinato dal
rapporto tra due lunghezze (lunghezza dellarco di cerchio e lunghezza del raggio del cerchio):
[Lunghezza]
[Angolo] = = [Lunghezza0] 1-6
[Lunghezza]
Lultimo termine tra parentesi quadre la lunghezza elevata
rad a zero (non si confonda lesponente zero 0 con il segno
3 rad
indicante grado ). Di solito il simbolo rad non viene scritto
2 rad
vicino alla grandezza a meno che ci sia necessario per evi-
R
tare confusione.
1 rad Per quanto il grado non sia una unit coerente, i 360 del-
R langolo giro possono an cora essere accettati, fermo
restando che le ulteriori suddivisioni in minuti dangolo []
e secondi dangolo [] (nel seguito individuati come gradi
sessagesimali ) vengano sostituite da suddivisioni deci-
Fig. 1.3 - Definizione di radiante.
mali: i gradi sessadecimali (nel seguito indicati come gradi
decimali o semplicemente come gradi ).

1.8 - Vi sono due grandezze supplemen- misura dellangolo piano, e lo stera- dellangolo solido.
tari nel sistema SI: il radiante, unit di diante (simbolo: [sr]), unit di misura

Esempio 1.1 Conversione di gradi decimali e radianti


Convertire:
a) langolo 0,0572 in mrad (milliradianti);
b) langolo di 1 rad in gradi.

SOLUZIONE
a) Dalla definizione sappiamo che un angolo piatto (180) equivale a rad (Figura 1.3). Per passare da
y gradi a z radianti facciamo allora la proporzione:
[rad] z [rad] 3,14 [rad]
= z [rad] = y = 0,0175 [rad/1] y 1-7
180 y 180

z = 0,0175 rad/1 0,0572 = 0,001 rad = 1 mrad

b) Per passare dallangolo espresso in radianti al corrispondente angolo in gradi occorre invece dividere
per 0,0175 rad/l. Dalla 1-7 abbiamo infatti:
z [rad]
z [rad] = 0,0175 [rad/1] y y = 1-7
0,0175 [rad/1]
1 rad
y= = 57,2
0,0175 rad/1
1.14. ACCELERAZIONE 13

Esempio 1.2 Conversione di gradi sessagesimali


Convertire:
a) langolo di 14 25 36 in gradi decimali;
b) langolo di 22 30 in gradi decimali e quindi in radianti.

SOLUZIONE
a) Per passare dai gradi sessagesimali ai gradi decimali occorre tenere presente che 1 minuto dangolo []
corrisponde a 1/60 di grado, mentre 1 secondo dangolo [] corrisponde a 1/(60 60) = 1/3600 di grado.
Abbiamo allora:
14 +
25/60 = 0,416667 +
36/3600 = 0,01 +
14,426667 = 14,43
b) Applichiamo prima la procedura precedente per passare da gradi sessagesimali a gradi decimali:
22 +
30/60 = 0,5 +
00/3600 = 0,00 +
22,50
Applichiamo poi la relazione 1-7:
0,0175 rad/1 22,5 = 0,39 rad

1. 13 VELOCIT
La velocit una unit derivata; nel caso di moto lineare (movimento cio di un punto lungo
una linea) essa determinata dal rapporto tra la distanza percorsa e il tempo. Dimensionalmente
si era gi visto:

[Spostamento]
[Velocit] = = [Lunghezza Tempo 1 ] (1-3)
[Tempo]

Lunit di misura rappresentata da metro/secondo ([m/s] oppure [ms 1]).

1. 14 ACCELERAZIONE
A sua volta laccelerazione data dal rapporto tra velocit e tempo. Dimensionalmente :

[Velocit] [Lunghezza Tempo 1 ]


[Accelerazione] = = = [Lunghezza Tempo 2 ] 1-8
[Tempo] [Tempo]

Lunit di misura il metro/secondo al quadrato [m/s2]. Laccelerazione di gravit (usualmente


indicata con la lettera g) varia da punto a punto della superficie terrestre; nei calcoli conside-
reremo un valore medio pari a 9,81 m/s2.
14 CAPITOLO 1. MECCANICA E MACCHINE

1. 15 FORZA
La seconda legge di Newton ci dice che il prodotto della massa m per laccelerazione a uguale
alla forza F:
F = ma 1-9

Dimensionalmente si ha (1-8):
[Forza] = [Massa] [Accelerazione] = [Massa Lunghezza Tempo 2] 1-9
Parallelamente viene definito, come unit di misura della forza, il newton1.1: esso rappresenta la
forza necessaria per imprimere alla massa di 1 kg laccelerazione di 1 m/s2. Si tratta quindi di
ununit derivata, espressa da
kgms 2
oppure da
kgm/s2
Il simbolo del newton N. La distinzione tra lunit di misura della massa e lunit di misura
della forza una delle principali differenze tra il sistema SI e il vecchio sistema tecnico. Nel
sistema tecnico lunit di forza, il kilogrammo peso [kp], era definito come la forza generata
dalla massa unitaria nel campo gravitazionale terrestre. In questo modo i valori della forza e
della massa rimanevano numericamente gli stessi e ambedue venivano riferiti al peso.
Ma laccelerazione di gravit non la stessa in tutti i punti della Terra; si pensi poi a luoghi al
di fuori del campo gravitazionale terrestre come, ad esempio, un satellite in orbita, oppure la
Luna. Si preferito allora eliminare una possibile confusione ponendo una netta distinzione tra
unit di massa e unit di forza. La conversione dellunit fondamentale di forza del sistema tec-
nico, il kilogrammo peso [kp], nel newton viene fatta prendendo un valore medio dellaccele-
razione di gravit pari a 9,80665 m/s2, arrotondato a 9,81 m/s2. La Tabella II di copertina
riporta i fattori di conversione delle principali grandezze del sistema tecnico nel sistema SI. Si
pu dunque vedere che
1 kp (kilogrammo peso) = 9,81 N (newton) 1-10
Se nella seconda legge di Newton 1-9, si pone al posto dellaccelerazione generica a laccele-
razione di gravit g = 9,81 m/s2, la forza cos ottenuta si chiama forza peso P o, pi semplice-
mente, peso del corpo di massa m; il peso di un corpo allora dato dal prodotto della sua massa
per laccelerazione di gravit:
P = mg 1-10

Quanto grande la forza di un newton? Si pu pensare a Newton e al suo albero da cui sarebbe
caduta la mela che gli avrebbe ispirato lidea della legge che porta il suo nome: una piccola mela,
con massa allincirca uguale a 100 grammi (m 100 g = 0,1 kg), esercita la forza peso di
1 newton come risulta applicando la 1-10:
Pmela = mmela g = 0,1 kg 9,81 m/s2 = 0,981 N 1 N

Esempio 1.3 Misura della massa al polo nord e allequatore


Un paese N, situato al polo nord, spedisce una certa quantit di oro al paese E, che si trova allequatore.
Questa quantit viene determinata per mezzo di una scala azionata dalla deformazione di una molla.
Anche il sistema di misura viene inviato al paese E, dove viene ripetuta la misura, riscontrando per che
nel frattempo la quantit di oro diminuita (Figura 1.4-a). Perch avviene questo fenomeno?
1.15. FORZA 15

100 kg 99,5 kg

kg kg

ORO ORO

paese N paese E

Fig. 1.4-a - Lindicazione data dalla deformazione della molla dello strumento una misura della forza di gra-
vit e non della massa.

SOLUZIONE
Questo esempio illustra la distinzione tra il numero che traduce la massa e il numero che traduce la forza
partendo dal fatto che laccelerazione di gravit (al livello del mare) diversa tra le regioni polari
(9,83 m/s2) e le regioni equatoriali (9,78 m/s2). La scala dello strumento, che basata sulla deformazione
di una molla, misura infatti la forza di gravit e non la massa. Laccelerazione di gravit pi bassa alle-
quatore e quindi lago dello strumento indica un valore inferiore.

COMMENTI
Se al contrario la scala viene interpretata come unit di forza, noi potremmo determinare la massa
applicando la legge di Newton 1-9 (Figura 1.4-b): letta in questo modo (m = F/a,), la massa risulta uguale
nei due paesi. La scala che permette di ottenere lo stesso valore delle masse in due luoghi diversi si basa
sul confronto diretto delle masse: questo il tipo di misura da sempre impiegato nel campo dei metalli
preziosi (Figura 1.4-c).
Il sistema, descritto nella Figura 1.4-b, pu essere convenientemente impiegato per la misura della
massa. Si applica cio una forza nota F alloggetto di massa m, si misura la sua accelerazione a e si cal-
cola m = F/a (1-9). Nella pratica questo viene fatto attaccando loggetto a un sistema costituito da una
molla, disturbandolo (lo si allontana cio dalla sua posizione di equilibrio) e calcolando la massa in base
al tempo di risposta delloscillazione libera.

(m = F/a)

983 N 978 N

N N
983 kgm/s2 978 kgm/s2
2
= 100 kg =
9,83 m/s 9,78 m/s2

ORO ORO

paese N paese E

Fig. 1.4-b - La massa viene misurata in modo corretto come rapporto tra la forza F in newton misurata nei due
paesi e la rispettiva accelerazione di gravit a.
16 CAPITOLO 1. MECCANICA E MACCHINE

100
ORO kg

Fig. 1.4-c - Il confronto tra le masse il metodo corretto per la misura di una massa in
qualsiasi paese.

1. 16 LAVORO, ENERGIA, COPPIA


Il lavoro il prodotto di una forza per uno spostamento; quindi dimensionalmente (1-9 ):

[Lavoro] = [Forza] [Spostamento] = [Massa Lunghezza Tempo 2] [Lunghezza] = [Massa Lunghezza2 Tempo 2] 1-11

e in unit SI si esprime in Nm. In onore dello scienziato inglese James Prescott Joule, si dato
a questa unit il nome di joule (si pronuncia giul, e non giaul); il suo simbolo J. Il joule
anche lunit di energia. Il lavoro pu essere il risultato del prodotto di una coppia per una
rotazione rappresentata da un angolo, numero puro (cio senza dimensioni) espresso in radianti:

[Lavoro] = [Coppia] [Angolo] 1-12

Si preferisce esprimere la coppia in Nm e il lavoro o lenergia in J in modo da evidenziare la


differenza fisica tra queste grandezze.
Luso del joule permette di eliminare numerose unit e, in primo luogo, quelle del sistema tec-
nico che potevano far pensare a una diversit sostanzialmente erronea tra calore e lavoro.
Calore equivale a lavoro, come si vedr nella termodinamica, e va quindi espresso in joule come
qualsiasi altra forma di energia. Le vecchie unit del sistema tecnico che misuravano il calore
(piccola caloria [cal] e grande caloria [kcal]) equivalgono rispettivamente a 4,186 J e a 4,186 kJ
(Tabella I di copertina).

1. 17 POTENZA
La potenza definita come il lavoro nellunit di tempo. Dimensionalmente (1-11):

[Lavoro] [Massa Lunghezza 2 Tempo 2 ]


[Potenza] = = = [Massa Lunghezza 2 Tempo 3 ] 1-13
[Tempo] [Tempo]

e in unit SI si esprime in J/s. A questa unit stato dato il nome di watt (simbolo: W), in onore
dello scienziato inglese che introdusse il termine cavallo-vapore. Il watt (spesso viene utilizzato
il suo multiplo, il kW) sostituisce non solo le unit di misura tradizionali della potenza del tipo
1.19. GRANDEZZE SPECIFICHE 17

appunto del cavallo-vapore1.9, ma anche data lequivalenza tra calore e lavoro le unit soli-
tamente usate per esprimere la potenza termica (cio il calore trasmesso nellunit di tempo)
come, ad esempio, la kilocaloria al secondo [kcal/s].
Alcune volte lenergia viene ricavata dal valore della potenza moltiplicata per il tempo, poich
come si detto pi sopra la potenza il lavoro fatto nellunit di tempo. Troviamo cos, ad esem-
pio, il kilowattora (kWh) che equivale a 3,6 MJ oppure a 3,6 103 kJ (Tabella I di copertina).
Si tenga sempre ben presente che energia e potenza sono due grandezze diverse: lenergia [J]
la misura di quanto lavoro viene effettuato, la potenza [W] misura con quanta rapidit il lavoro
viene svolto. Una cosa la quantit di energia elettrica che paghiamo ogni mese allente che
rifornisce la nostra casa, altra cosa la quantit di energia elettrica erogata nellunit di tempo,
e cio la potenza che ci permette di far funzionare contemporaneamente lavastoviglie, lava-
biancheria e scaldabagno elettrico.

1. 18 PRESSIONE
La pressione p definita come lazione di una forza F su una superficie di area A:

F
p= 1-14
A

Dimensionalmente si ha (1-9 e 1-1):

[Forza ] [ Massa Lunghezza Tempo 2 ]


[Pressione] = = = [ Massa Lunghezza 1 Tempo 2 ] 1-14
[Area] [Lunghezza 2 ]

Nel sistema SI la pressione si esprime in N/m2 oppure Nm 2, unit che prende il nome di pascal
(simbolo: Pa), in onore dello scienziato francese. Il pascal, introdotto nel 1971, lultimo
nome di una lunga lista di unit di pressione tra cui ricordiamo tra le tante latmosfera [atm],
il bar, il torr (o mm di mercurio: simbolo chimico Hg) e il mm di colonna dacqua (simbolo chi-
mico dellacqua: H2O). I fattori di conversione tra le unit utilizzate in passato e il pascal sono
riportati nella Tabella I di copertina.
1 Pa rappresenta una pressione relativamente bassa. I micropascal (1 Pa = 10 6 Pa) e i milli-
pascal (1 mPa = 10 3 Pa = 0,001 Pa) sono prevalentemente utilizzati in acustica e nelle tecniche
del vuoto, mentre i gigapascal (1 GPa = 109 Pa) vengono utilizzati nel valutare la resistenza dei
materiali. Nelle macchine a fluido conviene far ricorso ai kPa (1 kPa = 103 Pa = 1000 Pa) oppure
ai MPa (1 MPa = 106 Pa = 1.000.000 Pa). La pressione atmosferica vale 101.325 Pa = 101,325 kPa
e di solito viene arrotondata a 101,32 kPa (Tabella III di copertina). 1 bar esattamente uguale
a 100 kPa oppure a 0,1 MPa.

1. 19 GRANDEZZE SPECIFICHE
Lo studio della meccanica e delle macchine pu richiedere luso anche di grandezze diverse da
quelle che sono state fino a ora presentate; le loro dimensioni e le relative unit di misura ver-
ranno illustrate con il procedere del corso. La Tabella I di copertina riassume i fattori di con-

1.9 - Si presti attenzione al fatto che il diverso dal cavallo-vapore internazio-


cavallo-vapore in unit inglesi [HP] nale [CV] (Tabella I di copertina).
18 CAPITOLO 1. MECCANICA E MACCHINE

versione necessari per passare da unit di misura espresse nei vecchi sistemi al sistema SI, e vice-
versa.
Esistono poi delle grandezze riferite ad altre grandezze come, per esempio, massa, peso,
volume, area, ecc.: in passato, esse venivano genericamente indicate con il nome di grandezze
specifiche; adesso si preferisce precisare di volta in volta a quale grandezza si fa riferimento.
Cos non diremo pi energia specifica ma preciseremo se si tratta di energia per unit di massa
(o energia massica), per unit di peso (o pesica), per unit di volume (o volumica) e per unit
di area (o areica). In particolare al posto di volume specifico utilizzeremo il termine di volume
massico [m3/kg] e, al posto dellabituale densit, verr utilizzato il termine di massa volumica
[kg/m3], che appunto indicher la massa per unit di volume. Il termine densit indicher
invece il rapporto adimensionale tra la massa volumica di un corpo e quella di un corpo di rife-
rimento (solitamente lacqua).
La capacit di un fluido di scambiare calore sotto una data variazione di temperatura prende il
nome di capacit termica del fluido; quando la capacit termica viene riferita allunit di massa,
viene indicata come capacit termica massica e sostituisce la vecchia denominazione di
calore specifico. Dimensionalmente, dato che il calore equivale al lavoro, la capacit termica
massica rappresentata da

[Lavoro]
[Capacit termica massica] = 1-15
[Massa] [Temperatura]

mentre in unit SI la capacit termica massica espressa da J/(kgK) oppure, utilizzando un mul-
tiplo del joule, da kJ/(kgK).
Conserveremo il termine specifico per quelle grandezze, come il consumo specifico di com-
bustibile, per le quali la precisazione del riferimento porterebbe a inutili forzature. Il consumo
specifico di combustibile il rapporto tra la portata di combustibile [kg/s] che alimenta la mac-
china e la potenza ottenuta [W]; la sua unit di misura quindi espressa da

(kg /s)/W = kg /(Ws) = kg /J

in quanto il prodotto della potenza di 1 W per il tempo di 1 s d il lavoro di 1 J. opportuno


esprimere il consumo specifico in g/MJ in modo da evitare di ottenere numeri troppo piccoli.
Come esempio possiamo citare il consumo specifico minimo di gasolio raggiungibile con un
motore Diesel di 0,01 m3 (10 litri) di cilindrata, che risulta pari a 55 g/MJ (198 g /(kWh)).

1. 20 SIMBOLOGIA
Dei due segni ( oppure ) che possono essere utilizzati per indicare la moltiplicazione tra
unit di misura, si preferisce utilizzare il punto ; il per ( ), caratteristico del prodotto, viene
invece impiegato per indicare la moltiplicazione tra numeri. Per esempio:
grandezza coppia
unit newton metro
simbolo Nm

La divisione tra unit di misura viene indicata con la barretta / oppure, meno abitualmente,
con la linea di frazione , di solito riservata alle operazioni tra numeri. Una generica gran-
dezza G frazionaria pu essere scritta 1/G oppure G 1, facendo cio ricorso agli esponenti nega-
tivi. Per esempio:
1.20. SIMBOLOGIA 19

grandezza accelerazione
unit metro diviso secondo elevato al quadrato
m
simbolo m/s2, ms 2,
s2

Quando si adotta la barretta per segnalare la divisione, essenziale separare chiaramente i pro-
dotti presenti al numeratore da quelli al denominatore facendo uso delle parentesi. Le unit di
misura della capacit termica massica vanno, ad esempio, rappresentate con
kJ/(kgK)
e non con
kJ/kgK
perch questultima espressione pu far pensare al lettore meno esperto che si tratti di kJ/kg mol-
tiplicati (e non divisi) per K.

Esempio 1.4 Conversione di unit di misura


Convertire in:
a) kilojoule [kJ], il lavoro L = 15 kpm
b) kilogrammi peso per metro [kpm], il lavoro L = 15 J
c) kilowatt [kW], la potenza P = 250 CV
d) grammi al cavallo ora [g/(CVh)] e grammi al kilowattora [g/(kWh)], il consumo di combustibile
csf = 55 g/MJ
e) radianti [rad], langolo = 45
f) kilocalorie riferite a ora, metro e grado centigrado [kcal/(hmC)], la conduttivit dellargento
k = 429 W/(mK).

SOLUZIONE
Per rispondere alle domande dellEsempio, utilizziamo la Tabella I di copertina.
a) L = 15 kpm 9,81 J/(kpm) = 147,1 J = 0,1471 kJ
15 J
b) L= = 1,53 kpm
9,81 J/(kpm)

c) P = 250 CV 0,735 kW/CV = 183,75 kW


55 g/MJ
d) c sf = = 145,8 g/(CVh)
g/MJ
0,3776
g/(CVh)

55 g/MJ
c sf = = 198 g/(kWh)
g/MJ
0,2778
g/(kWh)
Si poteva anche passare direttamente dal consumo di combustibile in g/(CVh) al consumo in g/(kWh)
convertendo i CV in kW.
145,8 g/(CVh)
c sf = = 198 g/(kWh)
0,735 kW/CV
20 CAPITOLO 1. MECCANICA E MACCHINE

e) = 45 0,0175 rad/1 = 0,78 rad

429 W/(mK)
f) k = = 369 kcal/(hmC)
W/(mK)
1,163
kcal/(hmC)

1. 21 SOMMARIO
La meccanica, che la scienza che descrive le condizioni di quiete oppure di moto di corpi sog-
getti allazione di forze, si rivolge ai corpi rigidi, ai corpi deformabili e ai fluidi. La meccanica
dei corpi rigidi, quando affronta con metodi matematici i principi fisici generali, viene chiamata
meccanica razionale, mentre, quando viene applicata alle macchine, prende il nome di mecca-
nica delle macchine. Qualora il corpo non possa pi essere considerato rigido, come avviene
vicino a rottura, occorre passare alla meccanica dei corpi deformabili e in particolare alla resi-
stenza dei materiali. La meccanica dei fluidi si occupa infine dello studio dei fluidi incompri-
mibili impiegati nelle macchine idrauliche e di quello dei fluidi comprimibili utilizzati nelle mac-
chine termiche.
I concetti fondamentali della meccanica elementare sono quelli di spazio, tempo, massa e
forza; questi quattro concetti consentono di studiare le condizioni di equilibrio (statica) oppure
di movimento (dinamica) delle particelle o dei corpi rigidi. Mentre i primi tre concetti sono, nella
meccanica newtoniana, indipendenti luno dallaltro, il concetto di forza dipende dallo spazio,
dal tempo e dalla massa.
Lo studio della meccanica dei fluidi richiede la conoscenza di tre discipline legate, in modo par-
ticolare, allenergia termica:
la termodinamica: scienza che abbraccia lo studio delle trasformazioni dellenergia e la
relazione tra le varie propriet di una sostanza, conseguenza oppure causa di queste stesse tra-
sformazioni;
la fluidodinamica: scienza che tratta il trasporto di energia e la resistenza al movimento, asso-
ciata con lo scorrimento dei fluidi;
la trasmissione del calore: scienza che descrive la trasmissione di una specifica forma di ener-
gia, risultante dallesistenza di una differenza di temperatura.
Per descrivere lo stato fisico di un corpo o di un sistema facciamo uso delle dimensioni. A que-
ste sono associate delle unit di misura che, per legge, vanno espresse nel Sistema Internazio-
nale (SI).
Unequazione che descrive una determinata situazione fisica vera se tutti i suoi termini sono
della stessa specie e hanno le stesse dimensioni, se cio dimensionalmente omogenea. Mentre
non ha senso scrivere
10 aeroplani 6 aquile = 4 mesi
corretto scrivere lequazione
10 kg 6 kg = 4 kg
Quando poi incontriamo lequazione
10 kg 6 ?? = 4 kg
noi sappiamo che lunit di misura del secondo termine posto a sinistra del segno di uguale, non
pu che essere il kg in quanto, accanto agli altri termini, c appunto il kg.
1.21. SOMMARIO 21

Le grandezze fondamentali e le corrispondenti unit di misura pi frequentemente utilizzate


nello studio della meccanica e delle macchine sono:
lunghezza metro [m]
massa kilogrammo [kg]
tempo secondo [s]
temperatura kelvin [K]
Molto spesso conveniente utilizzare dei multipli oppure dei sottomultipli delle unit SI; se con-
sideriamo, ad esempio, il metro (unit di misura della lunghezza), abbiamo:
1 km = 1 m 1000 = 1000 m = 103 m
1 mm = 1 m/1000 = 0,001 m = 10 3 m
1 m = 1 m/1.000.000 = 0,000001 m = 10 6 m
Lunit di misura dellangolo piano il radiante [rad]: si tratta di una grandezza senza dimen-
sioni in quanto si ottiene come rapporto di due lunghezze (lunghezza dellarco di cerchio e lun-
ghezza del raggio del cerchio). Al posto della misura in radianti, langolo pu essere misurato
in gradi decimali, facendo riferimento allangolo giro pari a 360.

Esercizi proposti Con il contributo del prof. L. Leonessa

1.1 Esprimere in cm2 ed in mm2 larea di 4,26 m2. 1.8 Convertire le seguenti misure:
4,26 m2 = 4,26 104 cm2 = 4,26 106 mm2 18,9 rad/s in giri/min 18,9 rad/s = 180 giri/min

1 giro/giorno in rad/s 1 giro/giorno = 72,7 10 6 rad/s


1.2 Esprimere in dm3 ed in m3 il volume di 1600 cm3.
1600 cm3 = 1,6 dm3 = 1,6 10 3 m3
1.9 Convertire in unit SI la velocit di unautomo-
bile pari a 140 km/h.
1.3 Esprimere in kg/m3 la massa volumica di una 140 km/h = 38,9 m/s
benzina pari a 0,835 kg/dm3.
0,835 kg/dm3 = 835 kg/m3 1.10 Qual la velocit, in km/h, di un aereo che
vola a 416 m/s?
1.4 Quanti gigasecondi fa, rispetto al 1990, iniziata 416 m/s = 1498 km/h
let del bronzo, che viene datata nel 3000 avanti Cristo?
157 Gs 1.11 Assumendo unaccelerazione di gravit pari a
9,81 m/s2, calcolare il peso P di una massa di 800 kg.
1.5 Esprimere in rad langolo di 87. P = 7848 N
87 = 1,52 rad
1.12 Qual il valore della pressione atmosferica
1.6 Trasformare prima in gradi decimali e poi in rad standard p0 al livello del mare?
p0 = 101,32 kPa
langolo di 95 15 30.
95 15 30 = 95,26 = 1,667 rad
1.13 Esprimere in MN/m2 la pressione di 460 kPa.
1.7 Convertire le seguenti misure: 460 kPa = 0,46 MN/m2
1,5 giri in radianti 1,5 giri = 9,4248 rad
1.14 Trasformare in giri al minuto e rad/s la velocit
60 in radianti 60 = 1,05 rad di rotazione di una turbina pari a 500 giri/s.
120 giri/minuto in rad/s 120 giri/min = 12,56 rad/s 500 giri/s = 30.000 giri/min = 52,3 rad/s
22 CAPITOLO 1. MECCANICA E MACCHINE

1.15 Convertire in C la temperatura di 170 K. 1.18 Convertire in unit SI la conduttivit termica di


un acciaio inossidabile AISI 304 (Paragrafo 5.10.1) pari a
170 K = 103 C 12,8 kcal/(hmC).
12,8 kcal/(hmC) = 14,9 W/(mK)

1.16 Convertire in K la temperatura di 250 C. 1.19 Calcolare laccorciamento percentuale di un


campione che misurava inizialmente 25 cm, e misura,
250 C = 523 K dopo esser stato sottoposto a compressione, 24,6 cm.
= 1,6%

1.17 Convertire in unit SI il potere calorifico infe- 1.20 Una barra lunga 14 cm viene sottoposta a tra-
riore (Paragrafo 13.1) di un gasolio pari a 10.330 kcal/kg. zione allungandosi dello 0,7%. Calcolare la lunghezza
finale l.
10.330 kcal = 43,2 MJ/kg l = 14,098 cm
MECCANICA
Capitolo 2
FORZE E MOMENTI

2. 1 FORZE
Una forza rappresenta lazione di un corpo su un altro
a Scala delle forze: corpo. Per descrivere una forza applicata ad un corpo
lunghezza AB = 1 kN a
A B C
occorre conoscere tre elementi (Figura 2.1):
punto di applicazione,
kN
10 intensit,
B
A 30
direzione orientata.
x
Il punto di applicazione il punto del corpo a cui
applicata la forza (il punto A della figura). Lintensit
a (oppure il modulo o la grandezza) di una forza il
b
numero espresso in newton [N] che misura il valore
della forza: facendo uso di una scala appropriata delle
kN forze con il segmento AB uguale a 1 kN, la lunghezza
10
del segmento AC rappresenta lintensit della forza. La
A 30
direzione orientata di una forza definita dalla retta di
x
azione e dal verso della forza: la retta di azione la retta
lungo la quale agisce la forza (ad esempio la retta incli-
nata di 30 sullasse x della figura), mentre il verso
c corrisponde allorientamento indicato dalla freccia
(nella Figura 2.1-a il verso della forza risulta ascen-
dente, da sinistra verso destra).

di
F Levidenza sperimentale mostra che le due forze P e Q,
ione applicate nel punto A, possono venire riassunte dallu-
d az
tta nica forza R, che esercita lo stesso effetto su A (Figura
Re
2.2-c): la forza R, che viene indicata come la risul-
tante delle due forze P e Q, si ottiene (Figura 2.2-b)
rzaF
Fo tracciando la diagonale passante per A del parallelo-
gramma, che ha per lati P e Q. questa la legge (o
Punto dapplicazione di F
regola) del parallelogramma con la quale si effettua la
somma di due forze.
Fig. 2.1 - a) Forza con punto di applicazione in A, di
intensit pari a 10 kN (segmento AC ) e direzione indivi-
duata dalla retta dazione a inclinata di un angolo di 30
rispetto allasse orizzontale x e dal verso ascendente.
b) Forza di verso opposto (discendente) rispetto alla
forza rappresentata in Figura 2.1-a.
c) Retta dazione di una forza.
26 CAPITOLO 2. FORZE E MOMENTI

a b c
P P R R

A Q A Q A

Fig. 2.2 - a) Due forze P e Q applicate nel punto A.


b) La diagonale del parallelogramma che ha per lati P e Q d la forza risultante R, somma delle due forze P e Q.
c) La forza risultante R sul punto A ha lo stesso effetto delle due forze originali P e Q.

2. 2 SCALARI E VETTORI
Le forze, per quanto detto sopra, vengono sommate seguendo la legge del parallelogramma e
non secondo i criteri appresi nellalgebra ordinaria. Ad esempio, la somma di due forze, tra loro
perpendicolari, di 3 kN e 4 kN d come risultato (Figura 2.3-a) una forza di 5 kN e non di 7 kN;
la loro somma sarebbe invece risultata ancora uguale a 7 kN solo nel caso illustrato nella
Figura 2.3-b: due forze con la stessa retta di azione e uguale verso. Non solo le forze, ma anche
altre quantit fisiche, come, ad esempio, i momenti, le velocit e le accelerazioni, sono definite
solo quando siano note intensit e direzione orientata; ognuna di queste quantit va quindi som-
mata con la legge del parallelogramma. Si definiscono vettori2.1 le quantit fisiche che possie-
dono intensit (sempre positiva) e direzione orientata e che vengono sommati tra loro con la
legge del parallelogramma.
Per definire altre quantit fisiche chiamate scalari, pi semplici perch fanno a meno della di-
rezione propria dei vettori, invece sufficiente un numero preceduto da un segno e seguito dal-

a Scala delle forze: b Scala delle forze:


lunghezza AB = 1 kN lunghezza AB = 1 kN
A B A B
5 kN
3 kN

4 kN
7 kN
A
A
4 kN 3 kN

Fig. 2.3 - a) Somma di due forze, che formano tra loro un angolo di 90, secondo la legge del parallelo-
gramma; langolo retto fa s che il parallelogramma sia un rettangolo.
b) Somma di due forze situate sulla stessa retta dazione e concordi; in questo caso il parallelogramma si
appiattisce fino a diventare un segmento di retta.

2.1 - Di seguito vengono riportate le essere spostato senza modificare le quantit fisiche come le forze agenti
definizioni di alcuni tipi di vettori trattati condizioni del problema. su un corpo rigido che possono venir
nel corso: Vettore libero: un vettore che espri- fatte scorrere liberamente lungo la
Vettore applicato: un vettore con un me quantit fisiche, come le coppie, loro retta dazione.
punto di applicazione ben definito che possono essere rappresentate da Vettore nullo: lintensit del vettore
come nel caso di una forza che si vettori che si muovono liberamente uguale a zero.
esercita nel punto A di un corpo gene- nello spazio. Versore (vettore unitario): vettore con
rico; il vettore applicato non pu Cursore: il vettore che esprime intensit uguale a 1.
2.3. COMPOSIZIONE DI FORZE NEL PIANO 27

lunit di misura della quantit fisica considerata. Cos lascissa x di un punto P, che individua
una lunghezza, sar rappresentata, secondo una data scala, da un determinato numero misu-
rato in metri, numero preceduto dal segno + o dal segno a seconda che si trovi sul semiasse
positivo o negativo rispetto allorigine dellasse: ad esempio, + 5 m oppure 5 m. Un altro esem-
pio di scalare la temperatura di + 100 C. Lo scalare dunque individuato dallunit di mi-
sura e da un numero reale, positivo o negativo, che ne d la misura nellunit considerata.
Scalare diviene il numero che rappresenta lintensit di un vettore, nel momento in cui, sulla
base di una convenzione, lo si fa precedere da un segno + o dal segno , che ne indica il verso
rispetto ad un riferimento assegnato. Le operazioni sugli scalari seguono le normali regole del-
lalgebra ordinaria.
Il vettore viene indicato con una lettera scritta in grassetto, ad esempio
B B B
P, mentre la lettera in corsivo (P) ne indica lintensit2.2. Il vettore
forza F viene espresso dal numero accompagnato dallunit di misura
P P P
(newton), che definisce lintensit F del vettore, seguito dalla dire-
zione orientata; ad esempio:
F = 100 N (forza di 100 newton orientata nel verso positivo del-
lasse y),
F = 20 kN (forza di 20 kilonewton orientata nel verso negativo
dellasse x),
A A A
F = 800 N 6 30 (forza di 800 newton inclinata di 30 sul semiasse
Fig. 2.4 - Rappresentazione grafica di
x positivo).
vettori: i tre vettori, che hanno la stessa
intensit e la stessa direzione con lo Nelle illustrazioni, il vettore rappresentato da un segmento orientato
stesso verso, sono uguali indipenden- (ad esempio il segmento AB di Figura 2.4 ), la cui lunghezza, letta in
temente dal fatto che abbiano o non una scala opportuna, fornisce lintensit del vettore stesso. Tutti i seg-
abbiano lo stesso punto di applica-
zione; vengono perci indicati con la
menti orientati AB, AB e AB ecc. equipollenti, aventi cio la stessa
stessa lettera P. lunghezza, la stessa direzione e lo stesso verso, rappresentano lo stesso
vettore.

2. 3 COMPOSIZIONE DI FORZE NEL PIANO


Linsieme di due o pi forze, agenti contemporaneamente su un corpo, costituisce un sistema
di forze; in un sistema piano di forze, le rette dazione di tutte le forze giacciono sul medesimo
piano e le forze si dicono complanari (Figura 2.5-a). La somma dei due vettori P e Q, che rap-
presentano due forze non parallele, viene ottenuta (Paragrafo 2.1) portando i due vettori nello
stesso punto A e costruendo un parallelogramma avente per lati P e Q (Figura 2.6-a): la dia-
gonale, che passa per A, rappresenta la somma dei due vettori e viene rappresentata dal vettore
risultante (o risultante) R = P + Q. I due vettori possono essere paralleli, come le due forze F1
ed F2 rappresentate nella Figura 2.6-b; in questo caso i due vettori vengono combinati aggiun-
gendo dapprima le due forze F e F uguali ed opposte e con la stessa retta dazione, che prese
insieme non producono alcun effetto sul corpo2.3, e quindi si procede alla somma delle due risul-
tanti R1 = F1 + F ed R2 = F2 + ( F) ottenendo R = R1 + R2 = [F1 + F] + [F2 + ( F)] = F1 + F2.

2.2 - In questo corso, i vettori verranno su di esso si bilanciano in modo tale che getto allazione di due forze, si pu af-
indicati con la lettera scritta in grassetto il loro effetto complessivo f inale fermare che il corpo sar in equilibrio se
quando vi sia la necessit di evitare con- quello di lasciare invariati la posizione le due forze hanno la stessa intensit, la
fusioni tra operazioni su vettori e opera- del corpo (se esso era originariamente in stessa retta dazione e verso opposto
zioni su scalari. quiete) oppure lo stato di moto a velocit dando luogo cos a una risultante uguale
costante secondo una linea retta (se il a zero (Figura 2.5-b).
2.3 - Un corpo soggetto a pi forze in corpo era originariamente in moto). Con-
equilibrio se tutte le forze che agiscono siderando, per semplicit, un corpo sog-
28 CAPITOLO 2. FORZE E MOMENTI

a b
B Punto per il quale passano le rette
P dazione delle due forze
A Q
S
C
Forza di 10 N Forza di 10 N

Corpo

Fig. 2.5 - a) Forze complanari che costituiscono un sistema piano di forze.


b) Due forze in equilibrio.

Il metodo del triangolo rappresenta una procedura alternativa a quella del parallelogramma per
il calcolo della risultante di 2 vettori anche se non ne consente la determinazione del punto di
applicazione: si consideri la Figura 2.7, dove la somma dei due vettori P e Q stata ottenuta con
il parallelogramma. Essendo il lato del parallelogramma opposto a Q (Figura 2.6-a) uguale in
intensit, direzione e verso a Q, si pu considerare soltanto la met superiore del parallelogramma
(Figura 2.7-a) di modo che la somma dei due vettori pu
essere ottenuta disponendo la coda di Q sulla punta di P e
a R=P+Q
congiungendo poi la coda di P con la punta di Q. Se fosse
P stata presa la met inferiore del parallelogramma (Figura
2.7-b), si sarebbe ottenuto lo stesso risultato.
La sottrazione tra due vettori (si voglia, ad esempio, sot-
A Q trarre al vettore P il vettore Q) viene ottenuta sommando a
P il vettore Q cambiato di segno o con la regola del paralle-
b logramma, analogamente a quanto fatto nella Figura 2.6-b a
proposito della somma F2 + ( F), oppure con il metodo del
F triangolo (Figura 2.8): P Q = P + ( Q).
Si consideri ora la somma di tre o pi vettori. La somma di
F tre vettori, ad esempio i vettori P, Q ed S, si ottiene, per defi-
F2 nizione, sommando con il metodo del parallelogramma i
R2 primi due vettori P e Q e quindi aggiungendo al risultato di
R1 questa somma, sempre con il metodo del parallelogramma,
F1

a Q
R1
P
P+Q

R2
A Q
R
b Q+P
P P

Fig. 2.6 - a) Facendo uso della legge del paralle-


logramma vengono sommati i due vettori P e Q, che A Q
rappresentano due forze non parallele.
Fig. 2.7 - Somma di due vettori P e Q con il metodo del triangolo.
b) Somma, con la legge del parallelogramma,
di due vettori F1 ed F2, che rappresentano due forze a) Met superiore del parallelogramma.
parallele. b) Met inferiore del parallelogramma.
2.3. COMPOSIZIONE DI FORZE NEL PIANO 29

a b Q Q
P

P
PQ
P S
P+Q
A Q
A
P+Q+S
Fig. 2.8 - Sottrazione di due vettori con il metodo del triangolo.
a) I due vettori P e Q. Fig. 2.9 - Applicazione ripetuta del metodo
b) Somma di P e Q con il metodo del triangolo. del triangolo alla somma di tre vettori.

il terzo vettore S: P + Q + S = (P + Q) + S. Si potrebbe anche utilizzare il metodo del triangolo


che, per applicazioni ripetute, risulta pi conveniente di quello del parallelogramma anche se,
come gi detto, non consente di determinare il punto dapplicazione. Cos la somma dei tre
vettori P, Q ed S si ottiene (Figura 2.9) sommando dapprima P
Q
e Q e quindi aggiungendo a ( P + Q) il terzo vettore S. Si
a potrebbe tuttavia omettere la determinazione del vettore somma
(P + Q) e congiungere direttamente (Figura 2.10-a), dopo aver
disposto i vettori luno di seguito allaltro in modo che la punta
P S
del vettore che precede tocchi la coda del successivo, la coda del
primo vettore con la punta dellultimo (metodo del poligono) 2.4;
quando i vettori sono rappresentati da forze il procedimento
P+Q+S grafico illustrato prende il nome di poligono delle forze. Nel caso
in cui le rette dazione2.5 delle forze convergono in un unico
b Q

P
a b
S
F1 F1 F2

P
P+Q+S F3
R R

A
Q F3 A
S F2

Fig. 2.10 - a) Metodo del poligono applicato


alla somma di tre o pi vettori. Fig. 2.11 - a) Tre forze complanari, rappresentate dai vettori F1, F2 ed
b) Lordine, in cui vengono disposti i vettori F3 le cui rette dazione passano per il punto A.
nel poligono, non influenza il risultato della b) Procedimento del poligono delle forze applicato alle tre forze con-
somma. correnti; indifferente lordine in cui vengono disposti i vettori F1, F2 ed F3.

2.4 - indifferente lordine nel quale, ma della Figura 2.7, costruito su P e Q, pure di moto del corpo rigido rimango-
facendo la somma, vengono disposti i non dipende dallordine in cui vengono no invariate se la forza F, che agisce in
vettori nel poligono: cambiando infatti la scelti P e Q. un dato punto del corpo, viene sostitui-
successione dei vettori, la somma d ta con la forza equivalente F, che ha la
sempre lo stesso risultato (propriet 2.5 - Una forza pu essere fatta scorre- stessa intensit e la stessa direzione ma
commutativa). Ci poteva essere osser- re lungo la propria retta dazione per il che agisce in un punto diverso, purch
vato anche nel parallelogramma e nel postulato di trasmissibilit che stabili- le due forze abbiano la stessa retta da-
triangolo; ad esempio il parallelogram- sce che le condizioni di equilibrio op- zione.
30 CAPITOLO 2. FORZE E MOMENTI

punto (forze concorrenti), come ad esempio il punto A per le tre forze della Figura 2.11-a, allora
la risultante R, determinata col poligono delle forze (Figura 2.11-b), ha A come punto di
applicazione.

Esempio 2. 1 Composizione grafica e analitica di due forze


Due forze F1 e F2 (Figura 2.12-a) sono applicate al bullone A; la loro
F2 = 60 N intensit vale rispettivamente F1 = 42 N e F2 = 60 N. Langolo tra le due
forze vale + = 25, mentre langolo tra la forza F1 e lorizzontale
vale = 20. Determinare la risultante R delle due forze mediante:
+ = 25
F1 = 42 N a) il procedimento grafico: metodi del parallelogramma e del triangolo;
A = 20
b) il procedimento analitico con la trigonometria richiamata in Ap-
pendice (pagine 470-473).

Fig. 2.12-a - Bullone A con applicate le due


forze di intensit F1 = 42 N e F2 = 60 N.

SOLUZIONE
a) Fissata la scala delle forze, si traccia, seguendo il metodo illustrato nella Figura 2.6-a, un parallelo-
gramma avente per lati le forze F1 ed F2: la lunghezza dei lati rappresenta, secondo la scala adottata,
lintensit delle forze, mentre la direzione delle forze espressa dagli angoli assegnati (Figura
2.12-b). Si legge, sulla scala delle forze, la lunghezza R della diagonale del parallelogramma, men-
tre la direzione della risultante viene rilevata leggendo sul disegno langolo , al quale va aggiunto
langolo assegnato = 20 in modo da fare riferimento allorizzontale con il metodo del triangolo
(Figura 2.12-c); alla punta della forza F1 si collega la coda della forza F2 e si misura intensit e dire-
zione della risultante R.

R = 100 N + = 15 + 20 = 35 R = 100 N 6 35

b) Al metodo grafico si contrappone il metodo analitico (vedere lAppendice A.3), basato cio sul calcolo
dellintensit con il teorema del coseno e della direzione con il teorema dei seni (Figura 2.12-d):

A.3-13: R 2 = F12 + F22 2 F1 F2 cos R= F12 + F22 2 F1 F2 cos

b c d C
R 10
F2 R
R = 10
F2 F2 = 60 N
= 10 10
+ = 25
= 15 15
= 15
B = 155
F1 F1 F1 = 42 N
A A A
Scala delle forze: 1 mm = 2 N = 20

Fig. 2.12 - b) Soluzione grafica basata sul metodo del parallelogramma.


c) Soluzione grafica basata sul metodo del triangolo.
d) Soluzione analitica con la trigonometria.
2.4. SCOMPOSIZIONE DI FORZE 31

Paragrafo A.3.2: ++= = ( + )


Tabella A.3.1: cos = cos [ ( + )] = cos ( + )

R= F12 + F22 + 2 F1 F2 cos ( + ) = (42 N )2 + (60 N)2 + 2 42 N 60 N cos 25 = 99,658 N 100 N

F1 F2 R F2 R F2
A.3-14: = = = sen = sen
sen sen sen sen sen R
Tabella A.3.1: sen = sen [ ( + )] = sen ( + )
F2 60 N
sen = sen ( + ) = sen 25 = 0,254
R 99, 658 N
= arcsen 0,254 = 14,71 15 + = 15 + 20 = 35

2. 4 SCOMPOSIZIONE DI FORZE
La forza F, che agisce in un punto A, pu venire sostituita (scomposizione) con due o pi forze
(componenti) che, insieme, hanno lo stesso effetto. Anche volendo scomporre la forza F in due
sole componenti 2.6, rimane illimitato il numero delle coppie di componenti in cui la stessa forza
F pu venire risolta nelle due componenti F1 ed F2 (Figura 2.13).
Qualora si voglia risolvere la forza F nelle due componenti F1 ed F2 passanti per il suo punto
di applicazione A, due sono i casi di particolare interesse nelle applicazioni:
1. nota una sola delle due componenti (F1). La seconda componente (F2 ) si ottiene
mediante il metodo del triangolo, congiungendo la punta di F1 alla punta di F (Figura
2.14-a); una volta determinata F2, si applicano ad A ambedue le componenti F1 ed F2.

F2

F2
F2
F F F

A A
A
F1
F1 F1

Fig. 2.13 - Tre esempi, tra il numero illimitato di modi in cui la stessa forza F pu venire scomposta nelle due
componenti F1 ed F2.

2.6 - Nella scomposizione dellunica dazione di F: il problema impossi- questo modo un quadrilatero: il pro-
forza F secondo tre componenti, definite bile; blema possibile e determinato.
dalle rispettive rette dazione, si possono b) le tre rette e la retta dazione di F si
presentare i seguenti casi: incontrano tutte nello stesso punto: Per maggiori dettagli in proposito si
a) le tre rette si incontrano tutte in un il problema indeterminato; rimanda a Scienza delle costruzioni,
punto che non appartiene alla retta c) le tre rette e la retta dazione di F si Volume primo, Paragrafo 38, di Odone
incontrano due a due formando in Belluzzi, editore Zanichelli.
32 CAPITOLO 2. FORZE E MOMENTI

a b
F1 F2
F2
F F
A
A
F2 F1

Fig. 2.14 - a) Scomposizione della forza F in due componenti quando nota una delle componenti (ad
esempio F1).
b) Scomposizione della forza F in due componenti quando sono note le rette dazione delle componenti F1
ed F2.

2. sono note le rette dazione di ciascuna componente. Tirando per la punta di F (regola del
parallelogramma illustrata nella Figura 2.14-b) le parallele alle due rette dazione assegnate,
si ottengono intensit e verso di F1 ed F2.

Esempio 2. 2 Scomposizione di una forza secondo due direzioni


Risolvere (Figura 2.15-a) la forza F = 10 N 30 0 nelle due componenti F1 ( ) ed F2 (45 9) applicando:
a) il procedimento grafico;
b) il procedimento analitico.

a Scala delle forze: 2 mm = 1 N b


Retta dazione di F1 F1

30
F F 30

45 45
F2
Retta dazione di F2

c d F2 sen 45

F2 F2
F2 cos 45
= 45
F1
F1
= 105 F = 30 F cos 30
F

F sen 30

Fig. 2.15 - a) Dati dellEsempio: la forza F, di intensit F = 10 N, e le rette dazione delle due forze F1 ed
F2 in cui si vuole scomporre la forza F; le tre forze si trovano tutte nel piano del disegno.
b) Scomposizione grafica secondo i criteri rappresentati nella Figura 2.14-b.
c) Scomposizione analitica seguendo i criteri della trigonometria.
d) Metodo delle proiezioni applicato alla scomposizione della forza F, la cui intensit F = 10 N.
2.5. TEOREMA DELLE PROIEZIONI 33

SOLUZIONE
a) Seguendo i criteri illustrati nella Figura 2.14-b, si tracciano (Figura 2.15-b) le parallele, a partire dalla
punta della forza, alle rette dazione di F1 ed F2, fino ad intercettare i segmenti la cui lunghezza, letta
sulla scala delle forze, fornisce lintensit delle due forze in cui stata scomposta F:
F1 = 13,7 N F2 = 7,1 N
b) un procedimento analogo a quello seguito nellEsempio 2.1 per la composizione delle forze.
Applicando il teorema dei seni (pag. 474) al triangolo della Figura 2.15-c, si calcola lintensit delle
due forze F1 ed F2, in cui stata risolta la forza F:
F1 F2 F
A.3-14: = =
sen sen sen

Figura A.3.3: ++= = ( + ) = 180 (30 + 105) = 45

F sen 10 N sen 105


F1 = = = 13,66 N
sen sen 45

F sen 10 N sen 30
F2 = = = 7,07 N
sen sen 45

COMMENTI
Il procedimento analitico poteva anche essere impostato considerando (Figura 2.15-d) le proiezioni oriz-
zontali e verticali delle forze secondo un metodo che verr ripreso nel paragrafo che segue:
1. La proiezione orizzontale di F2 deve essere uguale alla proiezione orizzontale di F (A.3-3 a pag. 470):
10 N 0,5
F2 sen 45 = F sen 30 = 10 N sen 30 F2 = = 7,07 N
0,707

2. F1 la somma della proiezione verticale di F e di F2 (A.3-4 a pag. 471):


F1 = F cos 30 + F2 cos 45 = 10 N 0,866 + 7,07 N 0,707 = 8,66 N + 4,99 N = 13,65 N

2. 5 TEOREMA DELLE PROIEZIONI


La risultante R della somma di pi forze, ad esempio F1, F2 ed F3 che agiscono in un punto O,
si esprime con lequazione vettoriale R = F1 + F2 + F3; la soluzione di questa equazione
richiede di tenere presenti quelle regole di calcolo vettoriale che si rifanno sostanzialmente alla
legge del parallelogramma. Ma, ciascuna forza di questa equazione, sia il vettore R sia i tre vet-
tori F1, F2 ed F3, pu venire risolta nelle sue componenti rettangolari, ottenute proiettando la
forza lungo gli assi x e y (Figura 2.16): il numero, che misura quella data componente, sar pre-
ceduto dal segno +, oppure dal segno , a seconda che essa sia orientata, oppure non sia orien-
tata, nel verso positivo dellasse considerato. Allequazione vettoriale, citata sopra, si possono
cos sostituire le due equazioni scalari Rx = F1x + F2x + F3x ed Ry = F1y + F2y + F3y, una per cia-
scun asse x e y, che danno le componenti scalari Rx ed Ry, della risultante R come somma alge-
brica delle corrispondenti componenti scalari Fx ed Fy (teorema delle proiezioni); Rx ed Ry pos-
sono venire espresse, pi sinteticamente, come sommatoria (indicata con il simbolo ) di tutte
le componenti rettangolari delle forze rispettivamente lungo lasse x e lasse y:

Rx = F x Ry = F y 2-1
34 CAPITOLO 2. FORZE E MOMENTI

a Scala delle forze: 1 cm = 1 kN b c y F1x = + 1,4 kN


y
F1y
F1
F
F1y = + 2,9 kN
F3x = 1,4 kN
F sen
F3
F3y = + 0,9 kN F3y
F1x
O F cos x O F3x O F2x x
F2 F2y = 1,4 kN
F2y

F2x = + 0,9 kN
e y
d y f
R
Ry Ry
F1
R
R y = + 2,4 kN
F2
Rx F1x
F2x
O x O Rx O x
F1x Rx
R x = + 0,9 kN

Fig. 2.16 - Somma delle forze attraverso la somma delle componenti rettangolari lungo gli assi x e y.
a) Componenti rettangolari della generica forza F lungo gli assi x e y (Tabella IV di copertina); langolo viene misurato in
senso antiorario a partire dal semiasse x positivo.
b) Tre forze F1, F2 ed F3 applicate al punto O.
c) Componenti rettangolari delle tre forze F1, F2 ed F3 lungo x e y.
d) Componenti rettangolari Rx ed Ry della risultante lungo x e y.
e) Determinazione della risultante R con la legge del parallelogramma.
f) La dimostrazione geometrica della somma delle componenti rettangolari, applicata al caso semplificato di due sole forze,
si basa sulluguaglianza dei triangoli rosa. Per semplicit, la dimostrazione considera le sole componenti delle forze e della risul-
tante lungo lasse x.

Esempio 2. 3 Risultante di quattro forze


Determinare, attraverso il calcolo dellintensit R e direzione (angolo rispetto al semiasse x positivo),
la risultante R di quattro forze F1, F2, F3 ed F4, applicate al gancio della Figura 2.17-a.

SOLUZIONE
La risultante R delle quattro forze applicate al gancio avr come componenti scalari Rx e Ry la somma delle
componenti scalari delle forze rispettivamente lungo gli assi x e y (2-1):

Rx = Fx = F1x + F2 x + F3 x + F4 x Ry = Fy = F1y + F2 y + F3 y + F4 y

Nella tabella sono riportate le componenti delle forze calcolate con (A.3-4 ed A.3-3) Fx = F cos e
Fy = F sen . Langolo , per convenzione, si misura in senso antiorario a partire dal semiasse x positivo
(Figura 2.17-b).
2.5. TEOREMA DELLE PROIEZIONI 35

a y y
b
F2x F1x
F2
20
F2 F1 F2y 2 = 110 F1 F1y

30 A 1 = 30
A
15 x F4y x
F4 3 = 270
F4 x F4
4 = 345
F3 F3 F3y

c d
y
F2 cos 20 F2y F1y F1
F2
F1 sen 30 y
Ry R x = + 398,3 N
F1 cos 30
F2x F1x
R y = + 28,5 N
F2 sen 20 A x Rx x
F4x 3 = 4,1
F4y F4 cos 15
F4 sen 15 F4
F3
F3y

Fig. 2.17 - a) Forze F1 = 300 N, F2 = 160 N, F3 = 220 N ed F4 = 200 N applicate al gancio A.


b) Angoli (misurati in senso antiorario) che le forze assegnate formano con il semiasse x positivo.
c) Risoluzione di ciascuna forza nelle componenti rettangolari.
d) Risultante delle quattro forze.

La Tabella A.3.1 a pag. 472 d:


cos 110 = cos (90 + 20) = sen 20 = 0,342 sen 110 = sen (90 + 20) = + cos 20 = + 0,94
cos 345 = cos (270 + 75) = + sen 75 = + 0,966 sen 345 = sen (270 + 75) = cos 75 = 0,259

Intensit Componente secondo x Componente secondo y


Forza
[N] [N] [N]
F1 300 F1x = 300 cos 30 = + 259,8 F1y = 300 sen 30 = + 150
F2 160 F2x = 160 cos 110 = 54,7 F2y = 160 sen 110 = + 150,3
F3 220 0 F3y F3 = 220
F4 200 F4x = 200 cos 345 = + 193,2 F4y = 200 sen 345 = 51,8
Rx = + 398,3 Ry = + 28,5

Tenendo presente che la componente della forza positiva se orientata nel senso positivo dellasse con-
siderato (verso destra per x e verso lalto per y) e in caso contrario negativa, le componenti di F2 ed F4
36 CAPITOLO 2. FORZE E MOMENTI

potevano essere anche calcolate (Figura 2.17-c) facendo uso degli angoli assegnati inizialmente (Figura
2.17-a):
F2x = 160 N sen 20 = 54,7 N F2y = + 160 N cos 20 = + 150,3 N
F4x = + 200 N cos 15 = + 193,2 N F4y = 200 N sen 15 = 51,8 N
Seguendo le convenzioni di segno, le componenti vettoriali delle forze e della risultante lungo gli assi si
esprimono con:
F1x = 259,8 N F1y = 150,0 N
F2x = 54,7 N F2y = 150,3 N
F3x = 0 F3y = 220,0 N
F4x = 193,2 N F4y = 51,8 N
R x = 398,3 N R y = 28,5 N
Lintensit R della risultante (A.3-2):

R= Rx2 + Ry2 = (398,3 N)2 + (28,5 N)2 = 158.643 N 2 + 812 N 2 = 159.455 N 2 = 399.3 N
e la direzione (Figura 2.17-d) individuata dallangolo (A.3-5 a pag. 471):
Ry 28,5 N
tan = = = 0,07155 = arctan 0,07155 = 4,1
Rx 398,3 N
permettono di definire il vettore risultante R:
R = 399,3 N 6 4,1

2. 6 MOMENTO DI UNA FORZA


Una forza F viene applicata nel punto A della barretta OA (Figura 2.18);
O F la posizione di A definita dal vettore posizione r che congiunge il punto
r fisso di riferimento O con A; sulla figura inoltre rappresentata la distanza

A b, perpendicolare tracciata dal punto O alla retta dazione di F. Il
b momento della forza F rispetto al punto O il vettore M O, rappresen-
B tato con un segmento orientato che termina con una doppia freccia, avente
come:
Fig. 2.18 - Forza F applicata ad un
pezzo meccanico che genera un punto di applicazione: il punto O;
momento MO rispetto al punto O. intensit MO: il prodotto dellintensit F della forza per la distanza b
(braccio) tra il punto O (polo) e la retta dazione della forza;
direzione: la perpendicolare al piano definito dal punto O e dalla retta dazione della forza;
verso: quello descritto nelle Figure 2.19 e 2.20.
Il momento misura la tendenza della forza F a far ruotare un corpo attorno ad un asse fisso
diretto lungo M O, tendenza che risulta tanto maggiore quanto pi elevate sono lintensit F e
la distanza b da questo asse:
MO = Fb 2-2

Essendo la forza espressa in newton [N] e la distanza in metri [m], il momento di una forza sar
espresso in newton-metro [Nm]. Il verso della direzione del momento M O definito dal senso
di rotazione che porta (Figura 2.19) il vettore r in linea con il vettore F: tale rotazione deve esse-
re vista come antioraria da un osservatore che ha la testa al livello della punta di M O. Un altro
modo di definire il verso del momento basato sulla regola della mano destra (Figura 2.20):
2.6. MOMENTO DI UNA FORZA 37

MO

MO

F

r
O
F
b A
B O r

Fig. 2.19 - Rappresentazione generale del momento MO Fig. 2.20 - Regola del pollice della mano
della forza F rispetto al punto O. destra per stabilire il verso del momento.

chiudendo la mano destra in modo tale che le dita siano piegate facendo una curva nel senso
della rotazione che F dovrebbe impartire al corpo rigido attorno alla retta dazione di M O, il pol-
lice indicher il verso del momento M O. Nel caso in cui la forza F avesse verso opposto a quello
indicato nella Figura 2.19, allora la rotazione e il verso del vettore momento sarebbero oppo-
sti a quelli indicati in figura; analogo risultato si sarebbe ottenuto applicando la regola della mano
destra, con il pollice rivolto, nel caso di rotazione oraria, verso il basso.
Nelle strutture piane (bidimensionali) possibile trascurare una dimensione (la profondit)
rispetto alle altre due dimensioni (lunghezza e larghezza): queste strutture possono perci
essere rappresentate su un foglio, come la piastra della Figura 2.21 soggetta alla forza F, con-
tenuta nel piano. Il momento di F rispetto a un punto O, scelto sul piano della figura, rappre-
sentato dal vettore M O perpendicolare al foglio e di intensit Fb. Nel caso della Figura 2.21-a
il vettore M O esce dal foglio, mentre nel caso della Figura 2.21-b entra nel foglio; guardando
la figura, si osserva che nel primo caso la forza F d luogo ad una rotazione antioraria (fi), men-
tre nel secondo caso la rotazione oraria (fl). Nei problemi piani si pu allora rappresentare sem-

a b
MO
F MO

b b
O O F

Fig. 2.21 - Rappresentazione convenzionale semplificata del momento nel caso di una forza che agisce su una
piastra, tipica struttura bidimensionale.
a) Il vettore momento MO, di direzione perpendicolare al foglio, ha verso uscente dal foglio. Allintensit del
momento viene associato il segno positivo (+) quando la forza genera una rotazione di verso antiorario:
MO = + Fb.
b) Il vettore momento MO, di direzione perpendicolare al foglio, ha verso entrante nel foglio. Allintensit
del momento viene associato il segno negativo () quando la forza genera una rotazione di verso orario:
MO = Fb.
38 CAPITOLO 2. FORZE E MOMENTI

plicemente il momento facendo riferimento al senso di


rotazione di F rispetto ad O: ad esempio, M O = 300
Nm fl indicher un momento di 300 newton-metro
orario con il vettore momento entrante nel foglio. Nel
F||
caso in cui si debba operare su pi momenti
A Parallela ad (Paragrafo successivo) occorre stabilire una conven-
a
F
zione di segno che associa allintensit M O il segno
F positivo (+ Fb) in presenza di rotazione antioraria (fi)
B
b oppure negativo ( Fb) nel caso di rotazione oraria (fl):
a
Retta a si ottengono cos degli scalari che possono essere
O
sommati algebricamente tra loro.
Il momento di una forza F rispetto ad un asse, di
solito asse di rotazione di un corpo rigido, si ottiene
Fig. 2.22 - Determinazione del momento assiale Ma della
considerando (Figura 2.22) la componente F della
forza F rispetto alla retta di direzione a (a ne indica il forza F perpendicolare allasse, che tende a generare
verso). Si costruisce un piano perpendicolare ad a: sia O la una rotazione del corpo tanto maggiore quanto pi
sua intersezione con lasse a e A la sua intersezione con la grande F e quanto maggiore la sua distanza b dal-
retta dazione di F. Si scompone la forza F nelle due com- lasse a. Essendo F = F cos , con angolo tra la
ponenti F|| ed F rispettivamente parallela e perpendico-
lare ad a. Al contrario di F||, la componente normale F
forza F e la sua componente normale F, il momento
tende a mettere in rotazione il corpo attorno allasse a. assiale Ma della forza F rispetto allasse dato da
Ma = Fb = Fb cos .

Esempio 2. 4 Momento di una forza rispetto a un punto


Allestremit di una leva, lunga r = 600 mm e inclinata dellangolo = 60 rispetto allorizzontale, appli-
cata una forza verticale di intensit Fv = 1 kN (Figura 2.23-a). Determinare:
a) il momento M O della forza verticale Fv rispetto al punto O;
b) lintensit Fo di una forza orizzontale Fo che, applicata nel punto A, generi, rispetto ad O, lo stesso
momento di quello prodotto dalla forza verticale Fv;
c) lintensit della pi piccola forza che, applicata in A, dia luogo allo stesso momento rispetto ad O.

SOLUZIONE
a) Si calcola prima (A.3-4) il braccio b = r cos e poi (2-2) lintensit MO del momento generato dalla
forza Fv = 1 kN = 1000 N rispetto al punto O (Figura 2.23-b). Il vettore momento M O, di direzione
perpendicolare al piano della figura, ha verso entrante nel foglio poich la forza tende a imprimere una
rotazione di senso orario:

b = r cos = 0,6 m cos 60 = 0,6 m 0,5 = 0,3 m

MO = Fvb = 1000 N 0,3 m = 300 Nm M O = 300 Nm fl

b) La forza orizzontale Fo ha, rispetto ad O, un braccio bo (Figura 2.23-c) dato da (A.3-3):

b = r sen = 0,6 m sen 60 = 0,6 m 0,866 = 0,52 m

Si impone che il momento della forza orizzontale Fo rispetto ad O conservi la stessa intensit
(300 Nm) di quella ottenuta con la forza verticale Fv (Figura 2.23-c):
300 Nm
M O = Fob = 300 Nm Fo = = 576,9 Fo = 576,9 N
0,52 m
2.7. TEOREMA DI VARIGNON 39

a A
b A

m
0m

0m
60

60
Fv = 1 kN Fv

r=

r=
= 60 = 60
MO O
O b = r cos

c d 90
A FO

mm
m

F
0m

00
A

b = r sen

=6
60

r
r=

b
= 60
MO MO
O O

Fig. 2.23 - Leva trattata nellEsempio 2.4.


a) Dimensioni e condizioni di carico della leva.
b) Calcolo del momento rispetto ad O della forza verticale Fv.
c) Calcolo del momento rispetto ad O della forza orizzontale Fo.
d) Determinazione della forza pi piccola F.

c) Dovendo rimanere costante il valore del momento MO , la forza F raggiunge il valore minimo quando
il braccio massimo e cio quando coincide con la lunghezza della leva (b r = 600 mm), mentre
la forza risulta perpendicolare ad r (Figura 2.23-d ):
300 Nm
F b = 300 Nm F = = 500 N F = 500 N 8 30
0,6 m

2. 7 TEOREMA DI VARIGNON
Si immagini che nel punto A della cassa della Figura 2.24 siano applicate le forze F1 ed F2,
aventi i bracci b1 e b2 rispetto al punto O; la risultante R di queste due forze ha invece il brac-
cio b rispetto ad O; per il teorema di Varignon2.7, il momento della risultante rispetto ad O
(MO = Rb) uguale alla somma dei momenti delle due forze rispetto al punto O (M1O = F1b1 ed
M2O = F2b2 ): MO = Rb = F1b1 + F2 b2. Considerando un sistema di n forze complanari, si pu scri-
vere, in forma sintetica, che il momento della risultante Rb rispetto ad O uguale alla somma-
toria (simbolo ) del prodotto della generica forza Fi per il proprio braccio bi rispetto ad O:

Rb = Fb i i 2-3

2.7 - Il teorema di Varignon, dal mate- Nel caso di forze complanari, esso si Nel caso invece della coppia di forze
matico francese Pierre Varignon (1654- pu ancora applicare ad ogni passo (Paragrafo 2.8), non si pu pi appli-
1722), afferma che il momento rispetto della composizione delle forze (le care in quanto, non esistendo la risul-
ad un dato punto O della risultante di prime due forze tra loro, quindi la loro tante di una coppia (R = 0 e mancanza
pi forze concorrenti nello spazio risultante con la terza e cos via) e della retta dazione), non si pu cono-
uguale alla somma dei momenti delle quindi il teorema di Vari gnon vale scere la distanza b di R e il prodotto
varie forze rispetto allo stesso punto O. anche per i sistemi di forze complanari. Rb risulta indeterminato.
40 CAPITOLO 2. FORZE E MOMENTI

a F2 R b F2 R

A A
F1 F1
b b1

b2
O O

Fig. 2.24 - a) Cassa da imballaggio sollecitata dalle forze F1 ed F2, di risultante R.


b) Braccio dei momenti delle forze F1 ed F2 e della risultante R rispetto al punto O.

Esempio 2. 5 Calcolo del momento attraverso le componenti


Determinare il momento MO della forza F rispetto al punto O risolvendola in componenti tali da facili-
tare il calcolo del momento relativamente alle condizioni di carico presentate:
a) nella staffa di Figura 2.25-a;
b) nella leva di Figura 2.26-a.

a b y c y
Fy F
F F

= 60 = 60 = 60
A A A
Fx 30
bx = 0,115 m bx = 0,115 m r = 0,23 m
115 mm O O O
30
x x
200 mm by = 0,2 m by = 0,2 m
MO MO

Fig. 2.25 - Staffa trattata nella prima domanda dellEsempio 2.5.


a) Forza F di intensit pari a 1000 N applicata allestremit A della staffa.
b) Calcolo del momento dopo aver risolto la forza nelle sue componenti rettangolari dirette secondo gli assi x e y.
c) Verifica del teorema di Varignon.

a b F||
F
= 20
F A = 70
A
= 40 = 40
1m

F
1m

=
b

50
MO
O
O

Fig. 2.26 - Leva trattata nella seconda domanda dellEsempio 2.5.


a) Forza F di intensit pari a 120 N applicata allestremit A della leva.
b) Risoluzione della forza F nelle due componenti, luna diretta secondo lasse della leva (F||) e laltra per-
pendicolare allasse (F).
2.7. TEOREMA DI VARIGNON 41

SOLUZIONE
a) Si risolve la forza F nelle sue due componenti rettangolari Fx ed Fy (Figura 2-25):

Fx = + F cos = + 1000 N cos 60 = + 1000 N 0,5 = + 500 N Fx = 500 N

Fy = + F sen = + 1000 N sen 60 = + 1000 N 0,866 = + 866 N Fy = 866 N

La forza F la risultante di Fx ed Fy e il problema pu essere trattato con il teorema di Varignon (equa-


zione 2-3). Le forze Fx ed Fy danno luogo ad una rotazione oraria rispetto ad O e quindi i loro
momenti sono negativi (convenzione di Figura 2.21):

MO = Fxbx Fyby = (500 N 0,115 m) (866 N 0,2 m) = 230 Nm

Il momento M O di F rispetto ad O un vettore di direzione perpendicolare al piano della figura e con


verso entrante nel foglio in quanto, essendo negativo lo scalare che rappresenta il momento
( 230 Nm), la rotazione ha senso orario:

M O = 230 Nm fl

b) La forza F viene risolta in una componente parallela F|| e in una componente perpendicolare F alla
leva (Figura 2.26-b). Mentre il momento di F|| rispetto ad O uguale a zero in quanto la sua retta da-
zione passa per O, la componente normale F ha un braccio pari alla lunghezza della leva (b = 1 m).

A.3-4: F = F cos 70 = 120 N 0,342 = 41 N F = 41 N 8 40

MO = Fb = (120 N 1 m) = 120 Nm M O = 120 Nm fl

COMMENTI
Nella Figura 2.25-c la forza F perpendicolare ad r, distanza di A dal polo O; r perci il braccio b della
forza:
A.3-2: r = (0,115 m)2 + (0,2 m)2 = 0,0132 m 2 + 0,04 m 2 = 0,0532 m 2 = 0,23 m
2-2: MO = Fb = (1000 N 0,23 m) = 230 Nm
Questo valore, momento di F rispetto ad O, coincide con quanto era stato trovato nella risposta alla prima
domanda dellesempio, facendo il momento delle due componenti Fx ed Fy rispetto ad O. In tal modo si
verificato il teorema di Varignon che afferma che il momento della risultante (la forza F) rispetto al punto
O uguale alla somma dei momenti delle due componenti Fx ed Fy rispetto allo stesso punto O.

Esempio 2. 6 Posizione della risultante di forze parallele


Utilizzare il teorema di Varignon per determinare la posizione b del vettore risultante R di:
a) forze complanari parallele concordi (Figura 2.27-a);
b) forze complanari parallele discordi (Figura 2.27-b).

SOLUZIONE

a) Assunte come forze positive quelle orientate nel verso positivo dellasse y [], la somma algebrica
delle quattro forze parallele concordi d un valore negativo ( 6 kN); anche il vettore risultante R
perci orientato verso il basso (verso negativo dellasse y):
R = 1 kN 1,5 kN 2 kN 1,5 kN = 6 kN R = 6 kN
42 CAPITOLO 2. FORZE E MOMENTI

a b

F1 = 1 kN

F2 = 1,5 kN

F3 = 2 kN

F4 = 1,5 kN

F1 = 200 N

F2 = 100 N

F3 = 150 N

F4 = 200 N

F5 = 100 N
b2 = 1 m b 2 = 2,5 m
R
b 3 = 2,5 m
b 3 = 3,5 m
b=?m b=?m
b 4 = 4,5 m
b 4 = 5,5 m
O
R b5 = 7 m
O

Fig. 2.27 - a) Forze complanari parallele concordi F1 = 1 kN , F2 = 1,5 kN , F3 = 2 kN e F4 = 1,5 kN .


b) Forze complanari parallele discordi F1 = 200 N , F2 = 100 N , F3 = 150 N , F4 = 200 N e F5 = 100 N .

Il punto O, rispetto al quale vanno calcolati i momenti, viene scelto arbitrariamente sulla retta dazione
della forza F1 (Figura 2.27-a): essendo cos nullo il braccio (b1 = 0), il momento di F1 risulta uguale
a zero (F1b1 = 0). Si ignora la posizione della risultante; si fa allora lipotesi che la retta dazione della
risultante R si trovi alla distanza b da O: questa lincognita del problema. Nellapplicare il teorema
di Varignon (2-3) si ricorda che (convenzione di Figura 2.21) i momenti vanno assunti positivi se di
verso antiorario [ ]:

Rb = Fi bi = 0 F2b2 F3b3 F4b4 Rb = F2b2 + F3b3 + F4b4

F2b2 + F3b3 + F4b4 1,5 kN 1 m + 2 kN 2,5 m + 1,5 kN 4,5 m 13,25 kNm


b= = = = 2,2 m
R 6 kN 6 kN

Il valore positivo di b indica che la posizione ipotizzata inizialmente per la risultante, a destra di O,
corretta; un valore negativo di b avrebbe invece indicato che occorreva spostare la retta dazione della
risultante dalla parte opposta di O, rispetto a quanto era stato ipotizzato inizialmente, in modo da rista-
bilire una rotazione corretta del momento generato dalla risultante. Se, ad esempio, si fosse ipotizzata
la risultante passare alla sinistra di O, il momento della risultante sarebbe risultato + Rb, perch di senso
antiorario, e il calcolo avrebbe fornito b = 2,2 m evidenziando che la retta dazione della risultante
deve invece passare a destra di O in modo da generare un momento orario.

b) Sulla Figura 2.27-b mostrata la disposizione delle forze parallele discordi, cio non tutte orientate
nello stesso modo.

R = 200 N + 100 N 150 N 200 N + 100 N = 350 N R = 350 N

Rb = Fi bi = 0 + F2b2 F3b3 F4b4 + F5b5 Rb = F2b2 + F3b3 + F4b4 F5b5

F2b2 + F3b3 + F4b4 F5b5 100 N 2,5 m + 150 N 3,5 m + 200 N 5,5 m 100 N 7 m
b= = = 1,93 m
R 350 N
2.7. TEOREMA DI VARIGNON 43

Esempio 2. 7 Momento risultante di un sistema di forze piano


La trave della Figura 2.28-a caricata
a con le forze F1, F2, F3 ed F4 di intensit
F4 = 250 N y
F1 = 650 N, F2 = 500 N, F3 = 1700 N ed
F4 = 250 N
F4 = 250 N. Determinare il momento risul-
b4I = 2,85 m x tante M RA delle forze rispetto al punto A.

8 F3 = 1,7 kN
b4II = 4,35 m SOLUZIONE
15
A
Il momento risultante MR rispetto ad un
12 4 dato punto di un sistema piano di forze ha
3 come direzione la direzione comune di tutti
5 F2 = 500 N
F1 = 650 N i momenti componenti, che quella della
1,2 m 2,4 m 3m 1,8 m perpendicolare al piano delle forze, e come
valore la somma algebrica dei momenti di
tutte le forze rispetto allo stesso punto. Per
b rendere pi semplice la ricerca del mo-
F3 = 28,1 mento generato da tutte le forze che agi-
3
F3 y scono sulla trave della Figura 2.28-a ri-
A
F1x F2x F3x spetto al punto A, conviene applicare il
teorema di Varignon (2-3) risolvendo le
1 = 67,4 2 = 53,1 forze inclinate (F1, F2 ed F3) nelle due com-
F2y ponenti rettangolari, orientata luna (Fx )
F1 y F2
secondo lasse x che lasse della trave
F1
principale, e laltra (Fy ) secondo lasse y.
Tutte le componenti dirette secondo lasse x
Fig. 2.28 - Ricerca dei momenti generati dai carichi applicati alla trave non producono momento in quanto, pas-
dellEsempio 2.7. sando per il punto A, hanno braccio nullo;
a) Condizioni di carico della trave. le componenti delle forze lungo y hanno
b) Risoluzione di ciascuna forza inclinata nelle due componenti rettango-
invece per braccio la distanza tra il punto di
lari Fx ed Fy. applicazione della forza relativa e il punto
A, braccio che pu quindi essere letto im-
mediatamente sul disegno. Per poter scom-
porre ciascuna forza nella componente Fy ( infatti inutile ricavare laltra componente Fx che non d con-
tributo al momento) si utilizzano le pendenze indicate dai triangolini posti sotto ciascuna forza seguendo
le formule A.3-7 che (Figura A.3.5-b dellAppendice) danno il cateto verticale a (cio Fy ) in funzione del
valore dellipotenusa b (cio F) e dei numeri m (quota verticale) ed n (quota orizzontale) posti accanto
alla retta dazione di ciascuna forza.

650 N 650 N 650 N 650 N


F1y = 12 = 12 = 12 = 12 = 12 50 N = 600 N
2
5 + 12 2
169 13 2 13

500 N 500 N 500 N 500 N


F2 y = 4 =4 =4 =4 = 4 100 N = 400 N
2
3 +4 2
25 52 5

1700 N 1700 N 1700 N 1700 N


F3 y = 8 =8 =8 =8 = 8 100 N = 800 N
15 + 82 2
289 17 2 17


Si applica la convenzione di segno dei momenti: positivo se senso di rotazione antiorario [ ] oppure nega-
tivo se orario [].
44 CAPITOLO 2. FORZE E MOMENTI

F1yb1 = (600 N 1,2 m) = 720 Nm


F2yb2 = (400 N 2,4 m) = 960 Nm
+ F3yb3 = + (800 N 6,6 m) = + 5280 Nm
+ F4b4I = + (250 N 2,85 m) = + 712,5 Nm
F4b4II = (250 N 4,35 m) = 1087,5 Nm
+ 3225,0 Nm

M AR = + 3225 Nm M RA = 3225 Nm fi
I valori delle componenti Fy potevano anche essere calcolati applicando lespressione A.3-3 del seno dopo
aver ricavato gli angoli (Figura 2.28-b) con la definizione A.3-5 di tangente.

COMMENTI
Come verr spiegato nel paragrafo successivo, le due forze F4 aventi rette dazione parallele e verso op-
posto danno origine ad una coppia. La caratteristica principale delle coppie che il loro momento, dato
dal prodotto di una delle due forze per la loro distanza { [250 N 1,5 m] = 375 Nm} lo stesso
rispetto a qualsiasi punto. Questo valore infatti uguale al momento delle due forze rispetto al punto A:
+ F4b4I F4b4II = + 712,5 Nm 1087,5 Nm = 375 Nm.

2. 8 COPPIA DI FORZE
Due forze F e F, aventi stessa intensit, rette dazione parallele e versi opposti, formano una
coppia (Figura 2.29-a). La risultante della coppia nulla poich la somma delle due forze lungo
qualsiasi direzione uguale a zero; al contrario, la somma dei momenti delle due forze rispetto
ad un punto determinato non nulla: lintensit del momento M rispetto al punto O (Figura
2.29-b) data da:
M = + F (b + d) Fd = Fb 2-4

a
M

F
F
b F
c

b
M
O d+b
O d + b d
b
d F F
M F

Fig. 2.29 - a) Coppia di forze.


b) Lintensit del momento di una coppia di forze non dipende dal punto rispetto al quale viene calcolato.
c) Le dita piegate della mano destra accompagnano leffetto di rotazione di F e di F nel loro piano, men-
tre il pollice indica il verso dellasse di rotazione della coppia.
2.9. COPPIA DI TRASPORTO E SISTEMI EQUIVALENTI 45

Se, al posto della distanza d che figura in questa formula, si fosse considerata la nuova distanza
d relativa ad un diverso punto O rispetto al quale calcolare il momento, si sarebbe ottenuto
ancora Fb: il momento di una coppia lo stesso rispetto a qualsiasi punto. La coppia di forze
risulta cos un vettore libero2.1 (pu cio essere applicato a qualsiasi punto) di direzione per-
pendicolare al piano definito dalle rette dazione delle due forze (Figura 2.29-a) e di verso defi-
nito dalla regola della mano destra (Figura 2.29-c).
Dalla definizione di momento di una coppia si ricava che due coppie, una costituita dalle forze
F1 e F1 e laltra dalle forze F2 e F2 (Figura 2.30-a) avranno momenti uguali M se hanno
uguale intensit (F1b1 = F2b2) e se le due coppie giacciono in piani paralleli (oppure nello stesso
piano) e hanno lo stesso verso. Diremo equivalenti le tre coppie della Figura 2.30-b oppure
quelle della Figura 2.30-c, che hanno tutte:
la stessa intensit pari a 120 Nm;
forze le cui rette dazione, giacendo nello stesso piano o in piani
F1 b1 F1 paralleli, determinano una stessa direzione del momento (in questo
caso quella dellasse y);
lo stesso senso di rotazione antiorario che determina lorientamento
F2 della direzione del momento nel verso dellasse y positiva.
F2 b2
Di conseguenza, una coppia pu venire:
trasformata in unaltra di uguale intensit;
Fig. 2.30-a - Due coppie aventi lo
stesso momento M sono equivalenti. pu venire trasportata dal suo piano in altri piani paralleli;
pu essere fatta traslare oppure ruotare nel suo piano.

y y y
b M M M
300 N

300 N
x 300 N x x
0,4 m 0,4 m
200 N 300 N
0,6 m 200 N
z z z

c
120 N
30 N

1m
5
m

4m 24 N
24 N
120 N

30 N

Fig. 2.30 - b) Esempio di coppie aventi lo stesso momento M: intensit pari a 120 Nm, direzione perpen-
dicolare al piano definito dagli assi x e z, verso nel senso dellasse y positiva.
c) Esempio di coppie costituite da forze le cui rette dazione giacciono sul piano della pagina; ciascuna delle
tre coppie vale 120 Nm antiorario.

2. 9 COPPIA DI TRASPORTO E SISTEMI EQUIVALENTI


Una forza F (Figura 2.31-a) agisce su un corpo rigido nel punto A distante b da un punto O; si
vuole far agire la forza nel punto O. La forza F pu essere fatta scorrere lungo la sua retta da-
zione2.5; ma la forza non pu venire spostata dalla retta dazione originale fino al punto O senza
46 CAPITOLO 2. FORZE E MOMENTI

a b c

MO

O O
F O
F b F
b = =
A F A F
A

Fig. 2.31 - Sistema forza-coppia.


a) Forza che agisce nel punto A del corpo rigido; il piano rappresentato in prospettiva pu essere quello della pagina del libro.
b) Nel punto O vengono applicate le due forze F e F.
c) Nel punto O sono adesso applicati i vettori forza F e coppia M O equivalenti alla forza F applicata originariamente in A; essendo
i due vettori tra loro perpendicolari, la forza F giace nel piano del foglio, mentre la coppia, di senso antiorario e di intensit pari a
Fb, un vettore che esce dal foglio.

modificare in modo sostanziale la sua azione sul corpo rigido. tuttavia possibile applicare, nel
punto O, due forze, luna uguale a F e laltra uguale a F, senza modificare2.3 lazione della forza
originale sul corpo rigido (Figura 2.31-b). Risultato di questa trasformazione che adesso nel
punto O applicata una forza F, mentre le altre due forze formano una coppia di momento
MO = Fb. Ne segue che una forza qualsiasi F, che agisce su un corpo rigido, pu essere spostata
fino ad un punto O arbitrario, purch venga aggiunta una coppia, detta coppia di trasporto, di
momento uguale al momento di F rispetto ad O. La coppia tende ad impartire al corpo rigido
quello stesso movimento di rotazione rispetto ad O che la forza F tendeva a produrre prima di
venire trasferita dal punto A al punto O. La coppia rappresentata dal vettore coppia M O per-
pendicolare al piano che contiene b ed F. Essendo M O un vettore libero pu venire applicato
in qualsiasi punto; di solito si preferisce tuttavia applicare il vettore coppia nel punto O
insieme con la forza F: la combinazione cos ottenuta (Figura 2.31-c) costituisce un sistema
forza-coppia.
Anche un sistema di pi forze agenti su un corpo rigido pu essere ridotto a un sistema forza-
coppia riferito a un punto O qualsiasi; trattandosi di pi forze, occorre (Figura 2.32) calcolare
la forza risultante R, sommando le componenti rettangolari della forze lungo lasse x (Fx ) e le
componenti rettangolari lungo lasse y (Fy ), e il momento risultante della coppia M OR, som-
mando i momenti di tutte le forze rispetto ad O (MO). Il nuovo sistema equivalente forza-cop-
pia caratterizza completamente leffetto di tutte le forze agenti sul corpo rigido. Due sistemi S1
ed S2 di forze, appartenenti al piano x-y, sono perci equivalenti quando possono venire ridotti
allo stesso sistema forza-coppia riferito ad O: ci si esprime scrivendo che la somma delle com-
ponenti rettangolari delle forze lungo x e y e dei momenti rispetto ad O 2.8 uguale per i due
sistemi S1 ed S2:

[ F ] = [ F ]
x
1
x
2
[ F ] = [ F ]
y
1
y
2
[ M ] = [ M ]
O
1
O
2
2-5

2.8 - Per provare che i due sistemi S1 ed viene scritta rispetto al punto O. Tuttavia, luguaglianza dei momenti vale rispetto
S2 di forze sono equivalenti, lequazione se i due sistemi 1 e 2 sono equivalenti, a qualsiasi altro punto.
che esprime luguaglianza dei momenti
2.9. COPPIA DI TRASPORTO E SISTEMI EQUIVALENTI 47

a b
y y y
F2y F2

O x R
Ry
z

A2 F2x

x
= x
F1 F1y O M OR O Rx
F3x
A3
F1x
A1
F3y
F3

Fig. 2.32 - Riduzione di un sistema di tre forze complanari ad una forza R e ad una coppia risultante MOR riferite al punto O.
a) Sistema di tre forze risolte nelle rispettive componenti secondo gli assi x e y.
R
b) Riduzione del sistema di tre forze a risultante R e coppia risultante M O riferite al punto O.

possibile passare da un sistema S1 di vettori ad un sistema equivalente S2 applicando ai vet-


tori di S1 la traslazione lungo la propria retta dazione 2.5 e la regola del parallelogramma. La
somma delle componenti delle forze secondo x e y misura la tendenza del sistema ad impar-
tire al corpo rigido un movimento di traslazione nelle direzioni rispettivamente di x e di y; ana-
logamente, la somma dei momenti delle componenti Fx ed Fy rispetto ad O misura la tendenza
del sistema ad impartire al corpo rigido un movimento di rotazione rispetto allasse z, passante
per O e perpendicolare al piano x-y. Due sistemi di forze complanari equivalenti tendono per-
ci ad impartire al corpo rigido:
a) la stessa traslazione nella direzione dellasse x;
b) la stessa traslazione nella direzione dellasse y;
c) la stessa rotazione attorno al punto O, origine degli assi.

Esempio 2. 8 Sostituzione di una coppia e di una forza con ununica


forza equivalente
La leva della Figura 2.33-a soggetta alla coppia costituita da due forze di intensit
pari a 240 N, applicate ad un disco di diametro 120 mm con centro O, e alla forza
F = 430 N applicata in A. Questa coppia e questa forza vanno sostituite da unu-
A nica forza, sempre di intensit pari a 430 N. Determinare la distanza, tra O e il nuovo
punto di applicazione B, dellunica forza equivalente al sistema assegnato.
0mm
28

F
r=

240 N SOLUZIONE
= 60
Sono assegnate la forza F = 430 N e la coppia M = 28,8 Nm fl di momento (2-4)
O M = Fb = [240 N 0,12 m] = 28,8 Nm, essendo b pari al diametro del disco
240 N di 120 mm. Il problema si pu risolvere nei due modi che seguono:
a) Si porta F dal punto A fino al punto O; si calcola il momento complessivo dato
Fig. 2.33-a - Forze applicate alla dalla somma del momento della coppia di trasporto e del momento della coppia
leva. assegnata; infine si determina a quale distanza da O occorre spostare la forza F
lungo la leva in modo da annullare il momento complessivo (Figura 2.33-b).
48 CAPITOLO 2. FORZE E MOMENTI

b
B
A

F
F = 28,8 Nm
= 89 Nm
=
28,8 Nm
= 60
O O O O
60,2 Nm
b = 140 mm
F F

c 28,8 Nm
B
A
A A

F
F = F =
28,8 Nm
= 60
O O O

b = 140 mm

Fig. 2.33 - b) I diversi passaggi necessari per risolvere lEsempio con il primo metodo.
c) I diversi passaggi necessari per risolvere lEsempio con il secondo metodo.

Si calcola il momento (fl) della coppia di trasporto affinch si possa applicare la forza F nel punto O:

A.3-4: b = r cos = 280 mm cos 60 = 280 mm 0,5 = 140 mm = 0,14 m

2-2: MO = Fb = (430 N 0,14 m) = 60,2 Nm

La somma di questa coppia e della coppia assegnata d una coppia risultante di momento comples-
sivo M pari a:
M = 60,2 Nm 28,8 Nm = 89 Nm
Nel punto O esiste adesso un sistema forza-coppia rappresentato da F = 430 N e da M = 89 Nm fl.
Questultima coppia pu essere eliminata portando la forza F dal punto O ad un nuovo punto di appli-
cazione B distante una lunghezza OB tale da generare un momento Fb in grado di eliminare il
momento della coppia:

89 N m = Fb = (430 N OB cos 60) = (430 N OB 0,5)

89 N m 89 N m
OB = = = 0,414 m = 414 mm
430 N 0,5 215 N

b) Si porta M in A, dove applicata F, concentrando cos in A la forza e la coppia; si sposta poi la forza
dal punto A lungo la leva fino ad un nuovo punto in cui il momento della forza rispetto ad A diviene
uguale al momento da eliminare (Figura 2.33-c).

Rimanendo invariato rispetto a qualsiasi punto il momento di una coppia, la coppia M = 28,8 Nm fl
pu venire spostata dal punto O al punto A, dove applicata F. Adesso, nel punto A presente un
sistema forza-coppia dato da F = 430 N e da M = 28,8 Nm fl . Questa coppia pu essere eliminata
2.9. COPPIA DI TRASPORTO E SISTEMI EQUIVALENTI 49

portando la forza F dal punto A ad un nuovo punto di applicazione B distante una lunghezza AB tale
da generare un momento Fb in grado di eliminare il momento della coppia:
28,8 N m = Fb = (430 N AB cos 60) = (430 N AB 0,5)
28,8 N m 28,8 N m
AB = = = 0,134 m = 134 mm
430 N 0,5 215 N
Per ottenere la lunghezza complessiva OB occorre aggiungere alla lunghezza r = 280 mm, tra O ed
A, la lunghezza AB = 134 mm appena trovata (OB = 280 mm + 134 mm = 414 mm), riottenendo cos
il valore ricavato con il primo metodo.

Esempio 2. 9 Sistemi equivalenti di forze


Tra le varie condizioni di carico applicate alla trave della Figura 2.34, determinare quali casi possono
essere considerati appartenere a sistemi di forze equivalenti.

a b c d 500 N
300 N 300 N
200 N 200 N
3m 400 Nm

A B
400 Nm 400 Nm 400 Nm
200 N
300 N

e 800 N f g 800 N h

300 N 300 N
200 N 200 N
400 Nm 400 Nm

1000 Nm 400 Nm 1000 Nm 500 Nm 200 Nm

300 N 300 N

Fig. 2.34 - Condizioni di carico diverse di una trave lunga 3 m (Esempio 2.9); i sistemi di forze considerati sono soltanto quelli rap-
presentati dai carichi, prescindendo da qualsiasi considerazione sullequilibrio della trave.

SOLUZIONE
Essendo le forze tutte verticali (dirette secondo y), non si considera Fx = 0, prima equazione delle 2-5,
in quanto risulta identicamente verificata per tutti i sistemi. Dal momento che luguaglianza dei momenti,
terza equazione delle 2-5, vera rispetto a un qualsiasi punto del piano x-y (vedere i Commenti
dellEsempio), i momenti vengono calcolati rispetto al punto A, estremo di sinistra della trave.

Sistema S1 (Figura 2.34-a):


Fy = 300 N 200 N = 500 N
MA = 400 Nm (200 N 3 m) = 1000 Nm
Sistema S2 (Figura 2.34-b)
Fy = + 200 N + 300 N = + 500 N
MA = 400 Nm + (300 N 3 m) = + 500 Nm
50 CAPITOLO 2. FORZE E MOMENTI

Sistema S3 (Figura 2.34-c)


Fy = 200 N 300 N = 500 N
MA = + 400 Nm (300 N 3 m) = 500 Nm
Sistema S4 (Figura 2.34-d)
Fy = 500 N = 500 N
MA = + 400 Nm (500 N 3 m) = 1100 Nm
Sistema S5 (Figura 2.34-e)
Fy = + 300 N 800 N = 500 N
MA = + 400 Nm + 1000 Nm (800 N 3 m) = 1000 Nm
Sistema S6 (Figura 2.34-f)
Fy = 300 N 200 N = 500 N
MA = + 400 Nm (200 N 3 m) = 200 Nm
Sistema S7 (Figura 2.34-g)
Fy = 800 N + 300 N = 500 N
MA = 1000 Nm 400 Nm + (300 N 3 m) = 500 Nm
Sistema S8 (Figura 2.34-h)
Fy = 200 N 300 N = 500 N
MA = + 500 Nm + 200 Nm (300 N 3 m) = 200 Nm
Risultano allora sistemi di forze equivalenti:
S1 e S5 (Figure 2.34-a e 2.34-e), Fy = 500 N MA = 1000 Nm
S3 e S7 (Figure 2.34-c e 2.34-g), Fy = 500 N MA = 500 Nm
S6 e S8 (Figure 2.34-f e 2.34-h), Fy = 500 N MA = 200 Nm

COMMENTI
Se due sistemi di forze sono equivalenti, la seconda equazione delle 2-5 che impone luguaglianza dei
momenti risulta verificata anche se il momento delle forze viene calcolato rispetto ad un altro punto2.8.
Si prenda, ad esempio, lestremo destro B della trave al posto di A:

Sistema S1 (Figura 2.34-a)


MB = 400 Nm + (300 N 3 m) = + 500 Nm

Sistema S5 (Figura 2.34-e)


MB = + 400 Nm + 1000 Nm (300 N 3 m) = + 500 Nm

Sistema S3 (Figura 2.34-c)


MB = + 400 Nm + (200 N 3 m) = + 1000 Nm

Sistema S7 (Figura 2.34-g)


MB = 1000 Nm 400 Nm + (800 N 3 m) = + 1000 Nm

Sistema S6 (Figura 2.34-f)


MB = + 400 Nm + (300 N 3 m) = + 1300 Nm

Sistema S8 (Figura 2.34-h)


MB = + 500 Nm + 200 Nm + (200 N 3 m) = + 1300 Nm
2.10. SOMMARIO 51

2. 10 SOMMARIO
Una forza rappresenta lazione di un corpo su un altro corpo. Le forze sono dei vettori definiti
da punto di applicazione, intensit e direzione orientata (es.: F = 5 kN ); la loro somma si basa
sulla legge del parallelogramma. Gli scalari invece sono definiti da un numero preceduto da un
segno e seguito dallunit di misura della quantit fisica considerata (es.: T = + 100 C); la
somma degli scalari si effettua con le normali regole dellalgebra ordinaria.

La forza F, che agisce in un punto A, pu venire sostituita (scomposizione) con due o pi forze
(componenti) che, insieme, hanno lo stesso effetto.
La risultante della somma di pi forze, ad esempio 3, si esprime con lequazione vettoriale
R = F1 + F2 + F3. Allequazione vettoriale si possono sostituire (teorema delle proiezioni) le due
equazioni scalari Rx = Fx ed Ry = Fy, una per ciascun asse x e y, che danno le componenti ret-
tangolari Rx ed Ry della risultante R come somma algebrica delle corrispondenti componenti ret-
tangolari Fx ed Fy delle forze.

Il momento della forza F rispetto al punto O il vettore MO avente come:


punto di applicazione: il punto O;
intensit MO: il prodotto dellintensit F della forza per la distanza b (braccio) tra il punto O
(polo) e la retta dazione della forza;
direzione: la perpendicolare al piano definito dal punto O e dalla retta dazione della forza;
verso: quello stabilito dalla regola della mano destra.

Nelle strutture piane il momento di F rispetto a un punto O, scelto sul piano della figura, rap-
presentato dal vettore MO perpendicolare al foglio e di intensit Fb. Il momento viene rappre-
sentato facendo riferimento al senso di rotazione di F rispetto ad O: ad esempio, MO = 300 Nm fl
indicher un momento di 300 newton-metro orario con il vettore momento entrante nel foglio.
Volendo sommare algebricamente i momenti come scalari, si segue una convenzione di segno
che associa allintensit MO il segno positivo (+ Fb) in presenza di rotazione antioraria (fi) oppure
il segno negativo ( Fb) nel caso di rotazione oraria (fl).

Per n forze complanari, il momento della risultante rispetto ad O uguale alla somma dei
momenti delle forze rispetto al punto O: Rb = Fi bi con b braccio della risultante R e bi brac-
cio della generica forza Fi (teorema di Varignon).

Due forze F e F, aventi stessa intensit, rette dazione parallele e versi opposti, formano una
coppia, vettore libero di momento M = Fb uguale rispetto a qualsiasi punto, di direzione per-
pendicolare al piano definito dalle rette dazione delle due forze e di verso definito dalla regola
della mano destra.

Una forza qualsiasi F, che agisce su un corpo rigido, pu essere spostata fino ad un punto O arbi-
trario, purch venga aggiunta la coppia di trasporto, di momento uguale al momento di F
rispetto ad O: la combinazione della forza pi la coppia di trasporto costituisce un sistema forza-
coppia. Anche un sistema di pi forze, agenti su un corpo rigido, pu essere ridotto a un
sistema forza-coppia riferito a un punto O; il nuovo sistema equivalente forza-coppia caratte-
rizza completamente leffetto delle forze agenti sul corpo rigido. Due sistemi di forze compla-
nari sono equivalenti quando tendono ad impartire al corpo rigido:
a) la stessa traslazione nella direzione dellasse x;
b) la stessa traslazione nella direzione dellasse y;
c) la stessa rotazione attorno al punto O, origine degli assi.
52 CAPITOLO 2. FORZE E MOMENTI

Esercizi proposti Con il contributo del prof. L. Leonessa

2.1 Rappresentare graficamente, nella scala


a 1000 N
1 mm = 50 N, le forze: F1 = 2800 N 6 45; F2 = 3400 N F2
20 7; F3 = 1600 N 60 9; F4 = 2200 N 8 40.
4

2.2 Interpretare, nella scala 1 mm = 20 N, linten- 3


A 900 N
sit e la direzione delle forze Fa, Fb ed Fc, rappresentate F1
dai lati di un triangolo rettangolo (Figura 2.35) che misu-
rano rispettivamente: a = 4,5 cm, b = 7,5 cm, c = 6 cm.
Fa = 900 N 6 53,13;
Fb = 1500 N ;
Fc = 1200 N 36,87 7
b Scala delle forze:
1 cm = 400 N
Scala delle forze:
1 mm = 20 N
F2 R

a = 4,5 cm c = 6 cm = 25 4
= 127
3
= 28 +
F1

b = 7,5 cm c Scala delle forze:


1 cm = 400 N
F1
Fig. 2.35 - Forze dellEsercizio 2.2. R
F2
R
F2
2.3 Sulla cassa da imballaggio della Figura 2.36-a,
due cavi esercitano la forza F1 = 900 N e la forza
F2 = 1 kN 6 53 (linclinazione di F2 anche espressa
mediante la verticale 4 e lorizzontale 3). Determinare F1
graficamente, mediante i metodi del parallelogramma
(Figura 2.36-b) e del triangolo (Figura 2.36-c), la risultante
R, specificando gli angoli (Figura 2.36-b) (tra R ed F1), Fig. 2.36 - Cassa dellEsercizio 2.3.
(opposto a R) e (tra R ed F2). a) Cassa da imballaggio trascinata mediante due cavi.
b) Legge del parallelogramma.
R = 1,7 kN 6 28; c) Metodo del triangolo; i due triangoli costruiti ponendo indif-
= 28; ferentemente prima una oppure laltra delle due forze confermano
= 127; = 25 la propriet commutativa della somma dei vettori.

2.4 Determinare graficamente ed analiticamente la ri- 2.6 Un cilindro, pesante F = 290 N, appoggiato
sultante R di due forze F1 = 800 N 6 30 ed F2 = 500 N 6 75 (Figura 2.37 ) su una guida a V. Calcolare lintensit della
e langolo tra R ed F1. forza di destra e della forza di sinistra che il cilindro
scambia con le pareti della guida. Il cilindro sostenuto
R = 1206,5 N 6 47;
dalle forze generate dal contatto con le pareti della guida
= 17
e perpendicolari a queste. Si scompone quindi la forza
peso col metodo del triangolo nella forza di destra che
2.5 Nello stesso punto di una staffa sono applicate le forma langolo di 45 con la verticale e nella forza di sini-
forze F1 = 30 kN 25 7 ed F2 = 20 kN 50 9. Determinare stra che forma langolo di 30 con la verticale. Langolo
graficamente ed analiticamente la risultante R nonch opposto ad F misura 180 45 30 = 105. Si applica
langolo tra F1 ed R. quindi il teorema dei seni (A.3-14).
R = 40,1 kN 3,8 9; forza di destra = 150 N;
= 28,8 forza di sinistra = 212 N
ESERCIZI PROPOSTI 53

(Figura 2.39-d ) fino a trovarne il valore minimo F1 min


(Figura 2.39-e).
= 105; F1 = 25,9 kN; F2 = 36,6 kN;
= 90; = 60; F1 min = 25,0 kN
45
30
a
A

Fig. 2.37 - Cilindro sulla guida a V dellEsercizio 2.6. 2


= 30
B
= 45
2.7 La sfera della Figura 2.38 in equilibrio. Nota la 1
forza FB = 500 , calcolare le forze FA ed FC.
FA = 866 N ;
C
FC = 1000 N 30 7

b c
Scala delle forze: 1 cm = 20 kN
FA
F2
30 = 30 F = 50 kN = 30
F = 50 kN
FC = 45 = 105
= 45 F2
F1
F1
FB

Fig. 2.38 - Sfera in equilibrio dellEsercizio 2.7. d e


1 1 1
F = 50 kN 2 F = 50 kN = 30
2.8 Determinare la forza F della quale si conoscono le
componenti rettangolari Fx = 700 N ed Fy = 1500 N . = 60
= 90 F2
F1 min
F = 1655 N 6 65
1
1
2.9 Calcolare le componenti rettangolari Fx ed Fy 2
1
della forza F = 10 kN 60 7, che forma langolo = 120
antiorario con lasse x positivo. Fig. 2.39 - Chiatta trainata da rimorchiatori (Esercizio 2.10).
Fx = 5 kN ; a) Presentazione del problema fisico.
Fy = 8,66 kN b) Legge del parallelogramma applicata alla determinazione
delle due componenti F1 ed F2.
c) Metodo del triangolo.
2.10 Una chiatta trainata da due rimorchiatori
d) Il disegno mostra la direzione 2-2 assegnata alla tensione F2
(Figura 2.39-a). La forza risultante R, che viene esercitata e varie direzioni della linea 1-1, associata alla tensione F1; tra le
mediante i cavi di traino, ha intensit R = 50 kN ed diverse possibili direzioni di F1 , la lunghezza minima (F1 min) si
diretta secondo lasse della chiatta. Sapendo che gli raggiunge quando F1 perpendicolare ad F2 (cio = 90).
angoli formati dai due cavi con lasse della chiatta val- e) Triangolo con le due tensioni F1 ed F2 perpendicolari tra loro
gono rispettivamente = 45 e = 30, determinare gra- ( = 90), secondo la ricerca fatta nella Figura 2.37-d ; sono indi-
cati il minimo di F1 (F1 min) e i corrispondenti valori degli angoli
ficamente (Figura 2.39-b) lintensit delle due tensioni e .
F1 ed F2 alle quali sono assoggettati i due cavi dei rimor-
chiatori. Verificare poi con il calcolo (Figura 2.39-c) lan-
golo opposto alla risultante delle due forze F1 ed F2 non- 2.11 Unautomobile in avaria viene trainata con due
ch la loro intensit. Mantenendo fisso langolo = 30, cavi (Figura 2.40). Si conosce la tensione F2 (intensit
valutare infine il nuovo valore (e quindi ) che tale F2 = 3 kN ed angolo = 30 con lorizzontale) esercitata
angolo deve assumere affinch la tensione nel cavo 1 sia lungo il secondo cavo; sono inoltre conosciute la retta
minima (F1 min); per questo si provino a tracciare, con il dazione della forza risultante di traino F (diretta lungo
metodo del triangolo, varie posizioni della tensione F1 lasse dellautomobile) e la direzione dellaltra forza F1
54 CAPITOLO 2. FORZE E MOMENTI

(angolo = 20 con lorizzontale) che viene impiegata


per trainare lautomobile. Determinare graficamente ed b y
analiticamente le intensit della forza di traino F e della
F1 = 40 kN F
tensione F1 nel primo cavo. 1y
1 = 120
F = 6,7 kN; F1 = 4,4 kN 2 = 225
F1 x F4 x
F2 x O x
F2 3 = 270
4 = 330
F4 y F4 = 80 kN
F2 y
A = 30 F
F2 = 100 kN
= 20

F1
F3 y F3 = 150 kN
Fig. 2.40 - Esercizio 2.11.

y
2.12 La piastra nodale di testa della Figura 2.41-a c
soggetta a quattro forze concorrenti F1 = 40 kN 60 7, = 264,6 R x = 21,4 kN
F2 = 100 kN 45 9, F3 = 150 kN ed F4 = 80 kN 8 30.
Dopo aver calcolato le componenti rettangolari Fx ed Fy di Rx O
ciascuna forza (Figura 2.41-b), determinare, mediante il x
teorema delle proiezioni, prima le componenti Rx ed Ry e
poi la risultante R. Esprimere la direzione di R sia come R y = 226,1 kN
= 84,6
angolo di verso antiorario rispetto allasse x positivo, sia
come angolo rispetto allasse y negativo (Figura 2.41-c). R
Ry
F1x = 20 kN ; F2x = 70,7 kN ;
F3x = 0; F4x = 69,3 kN ; = 5,4
F1y = 34,6 kN ; F2y = 70,7 kN ;
F3y = 150 kN ; F4y = 40 kN ; Fig. 2.41 - Esercizio 2.12.
Rx = 21,4 kN ; Ry = 226,1 kN ; b) Componenti rettangolari delle forze lungo gli assi.
R = 227,1 kN 84,6 9; = 264,6; = 5,4 c) Risultante del sistema di forze concorrenti.

a 2.13 Determinare il momento M della coppia di


forze di intensit pari a 100 N, generata da un uomo per
smontare una ruota con una chiave a tubo (Figura 2.42).
M = 40 Nm fi

F3 = 150 kN
y

F1 = 40 kN 100 N

y F2 = 100 kN

30 400 mm
F4 = 80 kN x
30

45
30 O

O z
100 N
x

Fig. 2.41 - Esercizio 2.12.


a) Piastra nodale di testa con le forze applicate. Fig. 2.42 - Esercizio 2.13.
ESERCIZI PROPOSTI 55

2.14 Per sbloccare il bullone centrale della puleggia


Fx
(Figura 2.43) richiesto un momento di 46 Nm. Deter- A
minare lintensit F della forza da applicare alla chiave. 25
Fy
F
F = 173,6 N
bx

65
B

O by

Fig. 2.45 - Esercizio 2.16.


b = 265 mm
300 mm
2.17 Un sistema di forze parallele concordi F1 = 4 kN ,
F2 = 6 kN ed F3 = 2 kN applicato alla trave della
F
Figura 2.46. Determinare la risultante R e la sua posizione
xR rispetto allestremo A della trave.
R = 12 kN ; xR = 1,83 m

Fig. 2.43 - Chiave dellEsercizio 2.14. R

2.15 Sul pedale della F2 = 6 kN


F1 = 4 kN
Figura 2.44 si vuole appli- F F3 = 2 kN
care, mediante una forza, A
A B
il momento di 100 Nm fl.
Dopo aver calcolato la di-
stanza AB, determinare in 2m 3m
225 mm
direzione e in intensit la xR
pi piccola forza F che va
esercitata sul pedale per Fig. 2.46 - Esercizio 2.17.
B
ottenere il momento citato
sopra. 2.18 Un sistema di
R
AB = 250 mm; forze parallele discordi
F = 400 N 8 26 F1 = 12 kN ,
110 mm
F2 = 8 kN ,
Fig. 2.44 - Esercizio 2.15. F3 = 14 kN ,
applicato alla trave
yR

verticale della Figura


2.16 La forza F = 100 N 8 25 applicata nel punto 2.47.
A allasta di controllo AB, lunga 230 mm (Figura 2.45). Determinare la risultan-
Dopo aver scomposto la forza nelle componenti rettan- te R e la sua posizione A
yR rispetto allestremo A F1
golari Fx ed Fy e aver calcolato i loro bracci bx e by rispetto
della trave.
3m

al punto B, determinare il momento MB della forza F


rispetto a B. R = 6 kN ;
yR = 7,67 m F2
Fx = 90,6 N ;
2m

Fy = 42,3 N ;
bx = 0,208 m; F3
B
by = 0,097 m;
MB = 14,7 Nm fl Fig. 2.47 - Esercizio 2.18.
56

a CAPITOLO 2. FORZE E MOMENTI

FA

A
200 mm

Fig. 2.48 - Esercizio 2.19.


B

C
a
2.19 La forza FA di 300 N agisce nel punto A della
staffa della Figura 2.48, fissata alla parete con le due viti
applicate nei punti B e C. Si chiede di sostituire FA con il
sistema forza-coppia FA-MB applicato nel punto B, dove
MB il momento della coppia di trasporto, e successiva-
mente di trovare due forze orizzontali FB ed FC applicate
rispettivamente in B e in C, equivalenti alla coppia MB.

120 mm 80 mm
FA = 300 N ;
MB = 60 Nm fi;
FB = 500 N ;
FC = 500 N

2.20 Allangolare della Figura 2.49 sono applicate le


tre forze FA = 1 kN , FB = 2,5 kN 6 60 ed FC = 4 kN
e la coppia di momento M incognito. Dopo aver risolto la
forza FB nelle due componenti FBx ed FBy , determinare il
momento imponendo, di volta in volta, che la retta da-
zione della risultante del sistema di forze passi per il
punto A (caso a) oppure per il punto B (caso b) oppure
infine per il punto C (caso c). Risolvere lEsercizio,
ponendo sempre zero nel primo membro dellequazione
2-3 del teorema di Varignon, poich il braccio b della
risultante , di volta in volta, b = 0.

FA

M
A
FBx = 1,25 kN ; FBy = 2,17 kN ;
a) 150 Nm fi; b) 500 Nm fi; c) 50 Nm fl

300 mm

C
FB
60

200 mm
FC

Fig. 2.49 - Angolare trattato nellEsercizio 2.20.

2.21 La mensola ( il nome di una trave incastrata)


della Figura 2.50 soggetta ad un sistema di carichi, tra
i quali stato indicato (punto C) il carico mobile di 12 kN
che dista della lunghezza variabile x dallestremo di sini-
stra A. Determinare la risultante dei carichi R e la posi-
zione b della sua retta dazione rispetto ad A; questa
posizione verr espressa in funzione della ascissa varia-
bile x.

A
3 kN
1m
R = 20 kN ; b = 0,25 m + 0,6x

Fig. 2.50 - Esercizio 2.21.


5 kN

12 kN
C
2m

D
Capitolo 3
LEQUILIBRIO
STATICO

3. 1 EQUILIBRIO DI UN CORPO RIGIDO


Un sistema di pi forze F, che agisce sul corpo rigido, pu venir ridotto (Paragrafo 2.9) a un
sistema equivalente forza-coppia costituito dalla forza risultante R, applicata in un punto O
scelto in modo arbitrario, e dalla coppia risultante M OR; R espressa dalle somme delle com-
ponenti rettangolari delle forze lungo gli assi x ed y, mentre M OR espresso dalla somma dei
momenti di tutte le forze rispetto ad O. Il corpo rigido in equilibrio quando la somma delle
forze (risultante) e la somma dei momenti delle forze rispetto ad O (momento risultante) sono
ambedue uguali a zero. Nel caso di un corpo rigido bidimensionale (o piano), soggetto a forze
e momenti che agiscono nel suo piano, le condizioni di equilibrio si scrivono:

F x =0 F
y =0 M O =0 3-1

Con le prime due equazioni di equilibrio alla traslazione le sommatorie delle componenti
delle forze Fx ed Fy, lungo gli assi x e y, vengono poste uguali a zero e quindi le forze non sono
in grado di generare alcun moto di traslazione rispettivamente lungo x e lungo y; con la terza
equazione di equilibrio alla rotazione la sommatoria dei momenti MO delle componenti Fx ed
Fy, rispetto al punto O arbitrario, posta uguale a zero e non vi quindi la possibilit di gene-
rare una rotazione attorno a un punto. Il sistema di forze esterne non potr impartire al corpo
rigido il movimento elementare composto appunto, nel piano, da due traslazioni secondo i due
assi x e y e da una rotazione attorno allasse z
C y perpendicolare al piano x-y: il corpo conside-
rato, inizialmente in quiete, continuer a rima-
x nere in quiete.

L/2 Per garantire lequilibrio del sistema di forze, le


PV tre equazioni vanno verificate tutte insieme;
HA A PH B esse possono essere risolte per non pi di tre
incognite. Nello scrivere queste equazioni si
D
VA RB raccomanda di specificare sempre, accanto ad
ogni equazione, la relativa convenzione di segno
L/2 L/2
delle forze e dei momenti. Come esempio, si
L
applichino le equazioni di equilibrio al sistema
di forze applicate ad un corpo rigido, rappre-
Fig. 3.1 - Sistema di forze PH e PV note e HA, VA e R B incognite, sentato dalla trave della Figura 3.1, in cui le
applicate ad un corpo rigido rappresentato da una trave di lun-
ghezza L. forze incognite sono HA, VA e R B (in verde),
mentre le forze note sono PH e PV (in blu).
58 CAPITOLO 3. LEQUILIBRIO STATICO

Si scrive che deve essere uguale a zero:


la somma dei momenti rispetto allestremo A della trave;
la somma delle forze lungo lasse x;
la somma delle forze lungo lasse y.
MA = 0 + RB L PV ( L/2) = 0 RB = PV /2
Fx = 0 HA PH = 0 HA = PH
Fy = 0 VA PV + RB = 0 VA = PV RB = PV PV /2 = PV /2
Si potrebbero scrivere delle equazioni addizionali imponendo che la somma dei momenti delle
forze rispetto a punti diversi da A sia uguale a zero: ad esempio, MB = 0. Tale equazione non
aggiungerebbe, tuttavia, alcuna nuova informazione in quanto gi stato stabilito che il sistema
delle forze della Figura 3.1 in equilibrio. Lequazione addizionale non indipendente dalle
equazioni precedenti; pu rivelarsi utile per controllare la soluzione:
M B = 0 VA L + PV ( L/2) = 0 ( PV /2) L + PV ( L/ 2 ) = 0 0=0
Mentre alle tre equazioni di equilibrio non si possono aggiungere altre equazioni, ciascuna di
esse pu venire sostituita con una nuova equazione. Un sistema di equazioni alternativo :

F x =0 M A =0 M B =0 3-2

dove la linea AB va scelta in una direzione diversa da quella dellasse y (Figura 3.1). Le tre equa-
zioni 3-2 sono sufficienti per lequilibrio della trave: le prime due equazioni, imponendo lan-
nullarsi della somma sia delle forze orizzontali che dei momenti di tutte le forze rispetto ad A,
indicano che le forze devono ridursi ad ununica forza verticale passante per A, mentre la terza
equazione, imponendo che il momento di questa unica forza verticale sia uguale a zero rispetto
ad un punto B che non sta sulla sua retta dazione (rappresentata appunto dallasse y), stabili-
sce che anche questultima forza deve essere nulla, facendo cos risultare il corpo rigido in equi-
librio.
Un terzo possibile sistema di equazioni consiste in:

M A =0 M B =0 M C =0 3-3

dove i punti A, B e C non devono stare sulla stessa retta (Figura 3.1). La prima equazione
impone che le forze si riducano ad ununica forza passante per A; la seconda equazione impone
che questa forza passi per B; infine la terza equazione impone il suo passaggio per C. Non appar-
tenendo questi tre punti alla stessa retta, la forza nulla e la trave risulta in equilibrio. Scrivendo
il sistema delle tre equazioni 3-3 per la trave della Figura 3.1, si ottiene:
MA = 0 + R B L PV ( L/2 ) = 0 R B = PV /2
MB = 0 VA L + PV ( L/2) = 0 VA = PV /2
M C = 0 + HA ( L/2) PH ( L/2) PV ( L/2) + RB L = 0 HA = PH ( L/2) PV ( L/2) + ( PV /2) L = PH ( L/2)
Se, al contrario, fossero stati scelti tre punti allineati, come, ad esempio, il punto D che,
essendo situato in mezzeria, appartiene allasse della trave analogamente ai punti A e B, la terza
equazione sarebbe stata:
M D = 0 VA ( L/2) + R B( L/2) = 0 VA = R B
una inutile ripetizione delle prime due, senza fornire informazioni sulla incognita HA che
invece occorreva ricavare.
Da ultimo, si suggerisce di fare attenzione a scegliere, dove possibile, delle equazioni di equi-
librio contenenti soltanto unincognita in modo da eliminare la necessit di dover poi risolvere
un sistema di equazioni.
3.1. EQUILIBRIO DI UN CORPO RIGIDO 59

Esempio 3. 1 Equilibrio di sistemi di forze


Verificare lequilibrio dei seguenti sistemi di forze (Figura 3.2):
1. F1 = 3,2 kN , F2 = 8,5 kN 6 30, F3 = 4,5 kN 30 9 e F4 = 5,0 kN 45 7;
2. F1 = 3,2 kN , F2 = 8,5 kN 6 30, F3 = 4,5 kN 30 9, F4 = 5,0 kN 45 7 e F5 = 6,4 kN 8 60;
3. F1 = 3,2 kN , F2 = 8,5 kN 6 30, F3 = 4,5 kN 30 9, F4 = 5,0 kN 45 7, F5 = 6,4 kN 8 60,
F6 = 8,6 kN e F7 = 8,6 kN .

m y

0,6

F7
0,5

0,4
F1
F2
0,3
F3 F6
0,2
F4
0,1

x
0
O F5
m

0 0,1 0,2 0,3 0,4 0,5 0,6 0,7 0,8

Fig. 3.2 - Sistemi di forze complanari trattati nellEsempio 3.1.

SOLUZIONE
Si applicano le equazioni 3-1 dopo aver ricavato le componenti di ciascuna forza lungo gli assi x e y. Il
momento delle componenti delle forze viene preso rispetto al punto O, origine degli assi; ma poteva essere
preso qualsiasi altro punto. La Tabella 3.1 riporta i calcoli eseguiti nel rispetto delle convenzioni di segno
relative a forze e momenti: , , . Volendo, ad esempio, valutare componenti e momento della forza
F3 = 4,5 kN 30 9, si ha:
F3x = F3cos 30 = (4,5 kN 0,866) = 3,9 kN
F3y = F3 sen 30 = (4,5 kN 0,5) = 2,25 kN
M3O = + (F3xb3x) (F3yb3y) = + (3,9 kN 0,3 m) (2,25 kN 0,5 m) = + 0,045 kNm

1. Fx = 3,2 kN Fy = + 5,5 kN MO = + 1,825 kNm


2. Fx = 0 Fy = 0 MO = 1,29 kNm
3. Fx = 0 Fy = 0 MO = 0

Solo il terzo sistema di forze in equilibrio.


60 CAPITOLO 3. LEQUILIBRIO STATICO

Tabella 3.1
Calcoli relativi ai sistemi di forze esaminati nellEsempio 3.1
Fx bx O Fy by O MO
Forze
[kN] [m] [kN] [m] [kNm]
F1 = 3,2 kN 3,2 0,35 0 + 1,12
F2 = 8,5 kN 6 30 + 7,4 0,10 + 4,25 0 0,74
F3 = 4,5 kN 30 9 3,9 0,30 2,25 0,50 + 0,045
F4 = 5,0 kN 45 7 3,5 0 + 3,5 0,40 + 1,4
3,2 + 5,5 + 1,825
F5 = 6,4 kN 8 60 + 3,2 0,20 5,5 0,45 3,115
0 0 1,29
F6 = 8,6 kN 0 8,6 0,60
+ 1,29
F7 = 8,6 kN 0 + 8,6 0,75
0 0 0

3. 2 DIAGRAMMA DI CORPO LIBERO


Nel risolvere un problema riguardante lequilibrio del corpo rigido essenziale considerare tutte
le forze che agiscono sul corpo, come pure importante escludere qualsiasi forza che non sia
direttamente applicata al corpo; si rischia infatti di stravolgere le condizioni di equilibrio qua-
lora si tralasci anche una sola delle forze agenti sul corpo oppure se ne aggiunga unaltra che
non agisce su quello stesso corpo. Il diagramma di corpo libero mostra la struttura comple-
tamente isolata, dopo averla staccata dal terreno e separata da ogni altro corpo, soggetta a tutte
quelle forze esterne (e a quei momenti) che il terreno e i corpi che sono stati separati esercitano
sulla struttura. Sul diagramma di corpo libero vanno chiaramente segnalate intensit e direzione
delle forze esterne (e delle coppie) note; parti-
colare cura va messa nellindicare il verso della
a forza esercitata sul corpo libero. Sulla base di
cavo ipotesi, vanno rappresentati anche direzione e
verso delle forze esterne incognite: queste con-
sistono solitamente nelle reazioni che il terreno
A braccio B
o gli altri corpi oppongono al possibile movi-
mento del corpo libero, costringendolo cos a
rimanere nella posizione assegnata; queste rea-
P zioni vengono esercitate nei punti in cui la strut-
tura supportata o collegata agli altri corpi. Il
diagramma di corpo libero dovrebbe infine
b B includere anche quelle dimensioni che sono

necessarie per il calcolo dei momenti delle
A forze applicate, mentre qualsiasi altro dettaglio
P
andrebbe omesso.
Si consideri, ad esempio, il braccio della gru
(Figura 3.3) sottoposto al carico P e soggetto ai
Fig. 3.3 - Braccio di una gru soggetta al carico P. vincoli presenti nel punto A (estremo a sinistra
a) Schematizzazione del problema fisico. del braccio della gru) e nel punto B (estremo a
b) Diagramma di corpo libero. destra). Il diagramma di corpo libero (Figura
3.3-b) presenta lo schema del braccio della gru
3.3. VINCOLI 61

isolato, soggetto alle forze esterne rappresentate dal carico P noto e dalle reazioni incognite
necessarie per mantenere il braccio immobile nella posizione originale. Queste reazioni consi-
stono in:
A reazione della cerniera sul braccio della gru, incognita in intensit e direzione;
B trazione che il cavo esercita sul braccio della gru, nota come direzione ( quella del cavo)
ma incognita come intensit.

3. 3 VINCOLI
Per struttura si intende una costruzione destinata a sopportare un determinato sistema di forze
esterne. Con trave3.1 si intende una struttura (Figura 3.4) formata da un solido la cui lunghezza
notevolmente superiore alle dimensioni della sezione perpendicolare (o sezione trasversale)
allasse geometrico. Se lasse geometrico contenuto in un piano la trave viene detta piana. La
trave piana si dice rettilinea quando il suo asse geometrico una retta.

Il corpo rigido, libero di muoversi, ha tre possibilit di movimento: le due traslazioni generate
dalle componenti delle forze secondo i due assi x e y, e la rotazione attorno allasse z normale
al piano x-y e passante per lorigine O degli assi x e y. Queste tre possibilit di movimento costi-
tuiscono i tre gradi di libert del corpo rigido nel piano. Volendosi realizzare lequilibrio del
corpo rigido, occorre sopprimere i tre gradi di libert del corpo rigido introducendo dei vincoli
che lo colleghino alle altri parti della struttura oppure al terreno in modo tale che il corpo non
abbia pi alcuna possibilit di movimento. I vincoli che si incontrano nella pratica possono ricon-

a Asse geometrico

Sezione trasversale

b Asse geometrico

Sezione trasversale

Fig. 3.4 - a) Trave piana


b) Trave piana rettilinea.

3.1 - Condizione necessaria affinch un superiore a 10 volte quella della mag- superi di 10 volte la maggiore dimen-
solido possa definirsi una trave che giore dimensione trasversale e che il pi sione trasversale (Figura 3.4-a).
lasse della trave abbia una lunghezza piccolo valore del raggio di curvatura
62 CAPITOLO 3. LEQUILIBRIO STATICO

Tabella 3.2
I vincoli pi comuni nel piano: carrello, cerniera e incastro
Schema N gradi di Possibilit
Denominazione Raffigurazione del vincolo
del vincolo libert eliminati di movimento
SI
Carrello
SI
(appoggio 1
semplice)
NO

SI

Cerniera NO
2
fissa
NO

NO
NO
Incastro 3 NO

dursi ad alcuni tipi fondamentali che vengono classificati in funzione del numero di gradi di
libert che riescono a sopprimere (Tabella 3.2):
Vincoli semplici, perch sopprimono un solo grado di libert del corpo considerato, rappre-
sentati dal carrello o appoggio semplice che blocca la sola traslazione nella direzione per-
pendicolare al piano di scorrimento, mentre consente la traslazione lungo il piano di scorri-
mento e la rotazione3.2;
Vincoli doppi, perch sopprimono due gradi di libert del corpo, rappresentati dalla cerniera,
che sopprime solo le due traslazioni, mentre consente la rotazione relativa attorno allasse pas-
sante per la cerniera e perpendicolare al piano;
Vincoli tripli, perch sopprimono tutti e tre i gradi di libert del corpo, rappresentati dal-
lincastro che blocca ogni possibilit di movimento nel piano e cio le due traslazioni e la
rotazione.

3. 4 FORZE ESTERNE: CARICHI E REAZIONI


Le forze esterne applicate alla struttura si possono suddividere nei carichi (o forze attive) asse-
gnati allinizio del progetto e nelle reazioni dei vincoli (o forze reattive) incognite che
nascono per impedire gli spostamenti dei punti vincolati, che si muoverebbero sotto leffetto dei
carichi. Le reazioni vincolari incognite sono perci funzione dei carichi assegnati e si deter-
minano, nel caso piano, attraverso le 3 equazioni di equilibrio 3-1.
I carichi possono essere originati dal contatto con altri corpi, dalla forza peso relativa alla trave
stessa (prodotto della massa della trave per laccelerazione di gravit), da azioni naturali come

3.2 - Il carrello va inteso come un vin- mento in ambedue i sensi. Ad esempio, cale del corpo sia verso il basso che
colo bilaterale poich, lungo una deter- il carrello della Tabella 3.2 un vincolo verso lalto.
minata direzione, contrasta lo sposta- che si oppone allo spostamento verti-
3.4. FORZE ESTERNE: CARICHI E REAZIONI 63

il vento, la neve, ecc. I carichi sono concentrati quando


W [N] agiscono in un punto isolato della superficie della trave,
sono invece distribuiti (oppure ripartiti o diffusi)
w [ N/m] quando agiscono su una porzione di trave. La Figura
3.5 mostra un esempio di carico distribuito in modo
A B uniforme su un tratto di trave lungo l. Lintensit del
carico w [N/m] rappresenta il valore del carico [N] rife-
rito al tratto l della trave [m]; il carico complessivo W
l/2 dato perci dal prodotto dellintensit del carico w mol-
l tiplicato per il tratto di trave lungo l:
L
W = wl 3-4

Fig. 3.5 - Carico distribuito di intensit w [N/m] applicato Nel calcolo delle reazioni possibile sostituire al carico
in modo uniforme lungo un tratto l della trave. uniformemente distribuito w un carico concentrato
equivalente al carico totale W, applicato, per motivi di
simmetria, a met di l (cio a l/2)3.3.
Sono in equilibrio quelle strutture nelle quali ogni elemento, attraverso le reazioni esercitate dai
vincoli, risulta bloccato nei riguardi di qualunque moto rigido. Le reazioni suscitate dal vincolo
corrispondono agli spostamenti che vengono bloccati dal vincolo stesso. Cos (Figura 3.6):
il carrello o appoggio, vincolo semplice che blocca la traslazione perpendicolare al piano di
scorrimento, esercita la forza di reazione R perpendicolare al piano di scorrimento passante
per il punto di applicazione del vincolo;
la cerniera, vincolo doppio che blocca sia la componente orizzontale che la componente ver-
ticale dello spostamento, esercita la reazione orizzontale H e la reazione verticale V;
lincastro, vincolo triplo che blocca le due traslazioni e la rotazione, reagisce con la forza ver-
ticale V, la forza orizzontale H e la coppia di incastro avente il momento M.

a b c
R V R
R V

H H

Fig. 3.6 - Reazioni dei diversi vincoli nel caso piano.


a) Carrello o appoggio semplice: reagisce con una forza R di cui si conosce la retta dazione.
b) Cerniera: reagisce con una forza R di cui non si conosce la direzione; la reazione R ha la componente orizzontale H e la com-
ponente verticale V.
c) Incastro: reagisce con la forza R, di cui non si conosce la direzione, e la coppia di momento M; la reazione R ha la compo-
nente orizzontale H e la componente verticale V.

3.3 - La sostituzione del carico distri- W [N] lecita soltanto nei calcoli delle statiche; non invece accettabile nel cal-
buito w [N/m] con un carico concentrato reazioni dei vincoli nelle strutture iso- colo delle azioni interne (Paragrafo 5.1).
64 CAPITOLO 3. LEQUILIBRIO STATICO

3. 5 STRUTTURE LABILI, ISOSTATICHE E IPERSTATICHE


Le reazioni vincolari incognite, funzione dei carichi assegnati, si
a determinano attraverso le 3 equazioni di equilibrio 3-1. Avendo a
F
disposizione 3 equazioni di equilibrio, si possono presentare, nel
caso della trave della Figura 3.7, i casi seguenti:
a) il numero di incognite introdotte dalle reazioni dei vincoli
minore del numero di equazioni di equilibrio Il sistema delle
equazioni 3-1 impossibile3.4 in quanto 3 sono i gradi di libert
del corpo rigido, nel caso piano; la struttura, che dunque
caratterizzata da una prevalenza dei gradi di libert (che sono 3)
sui gradi di vincolo (che sono meno di 3), si dice labile ed ha
b la possibilit di compiere quei movimenti concessi dai gradi di
F
libert residui che non sono stati sottratti dai vincoli;
b) le incognite introdotte dalle reazioni dei vincoli sono 3 come le
equazioni di equilibrio Il sistema di equazioni possibile e non
ammette che una sola soluzione in quanto i 3 vincoli sono in
numero strettamente sufficiente per bloccare ogni spostamento
della struttura relativo ai 3 gradi di libert dellelemento. La
c struttura risulta staticamente determinata e si dice isostatica3.5;
F
c) il numero di incognite introdotte dalle reazioni dei vincoli
eccede il numero di equazioni Il sistema indeterminato in
quanto, essendo i vincoli (pi di 3) in eccesso (sovrabbondanti)
rispetto ai 3 gradi di libert della struttura, esistono infinite
soluzioni equilibrate. La struttura si dice iperstatica3.6.

Fig. 3.7 - I diversi tipi di strutture nel caso


delle travi piane. F1
RA RB
a) Struttura labile: 3 gradi di libert della
trave ma solo 2 gradi di vincolo dovuti alla
F2
cerniera. La trave libera di ruotare.
F1cos
b) Struttura isostatica: 3 gradi di libert e
3 gradi di vincolo dovuti allincastro.
c) Struttura iperstatica: 3 gradi di libert A B
della trave e 6 gradi di vincolo dovuti ai due
incastri. Fig. 3.8 - Trave su due appoggi in equilibrio apparentemente labile.

3.4 - Se i carichi assegnati soddisfano cos lequilibrio del sistema. che, essendo il numero delle incognite
determinate condizioni in modo che superiore a quello delle equazioni di
complessivamente si possano scrivere 3.5 - In modo generale si dice che un equilibrio della struttura piana, la deter-
tante equazioni quanti sono i gradi di sistema isostatico quando il numero minazione delle reazioni vincolari non
libert, allora anche un sistema con un delle incognite, rappresentate dai gradi pu pi avvenire con le equazioni della
numero di reazioni vincolari inferiori a di vincolo, uguale al numero dei gradi statica 3-1. In realt lindeterminazione
tre diventa possibile. Considerata, ad di libert, che vengono coperti dalle del sistema solo apparente. Trattandosi
esempio, la trave su due appoggi della equazioni di equilibrio. Naturalmente i infatti di sistemi materiali che si defor-
Figura 3.8, accanto alle due equazioni vincoli devono essere ben disposti in mano sotto lazione delle forze, lo studio
contenenti le reazioni dei due appoggi modo da bloccare effettivamente ogni delle deformazioni (Capitolo 5) per-
RA ed RB, occorre aggiungere una equa- elemento costituente la struttura nei mette di scrivere quelle equazioni sup-
zione tra le forze F1 ed F2 (F1 cos = F2) riguardi di ogni possibile moto rigido. plementari, basate sulle propriet del
in modo tale da annullare la componente materiale, che, aggiunte alle equazioni
orizzontale dei carichi, non contrastata 3.6 - Le strutture iperstatiche sono stati- della statica, sono in grado di rimuovere
dalla reazione dei vincoli, e garantire camente indeterminate dal momento lindeterminazione.
3.6. DETERMINAZIONE DELLE REAZIONI VINCOLARI 65

Nel caso di una struttura compo-


sta, formata da pi corpi sempli-
ci collegati tra loro mediante ap-
poggi e/o cerniere, la valutazione
del tipo di struttura (labile, iso-
statica o iperstatica) avviene at-
Fig. 3.9 - Esempio di struttura composta: due travi vincolate con cerniera, appoggio
e incastro; la struttura isostatica in quanto i sei gradi di libert vengono saturati dai
traverso il confronto del numero
sei vincoli. complessivo dei gradi di libert
della struttura con il numero com-
plessivo dei gradi di vincolo: il
numero complessivo dei gradi di libert uguale al numero degli elementi della struttura mol-
tiplicati per 3 (ogni elemento ha infatti 3 gradi di libert), mentre il numero complessivo dei
gradi di vincolo rappresentato dalla somma dei vincoli di tutta la struttura. Ad esempio, nel
caso della struttura di Figura 3.9, composta da due travi vincolate esternamente con un incastro
e un carrello e connesse tramite una cerniera si ha:
gradi di libert
2 travi 3 = 6 gradi di libert complessivi
trave
vincoli vincolo vincoli
1 cerniera 2 + 1 carrello 1 + 1 incastro 3 = 6 vincoli complessivi
cerniera carrello incastro

3. 6 DETERMINAZIONE DELLE REAZIONI VINCOLARI


Le equazioni della statica 3-1, oppure le equazioni alternative 3-2 e 3-3, consentono di deter-
minare le reazioni vincolari. In accordo con le prime due equazioni di equilibrio, si suggeri-
sce di scomporre le forze esterne, carichi e reazioni, secondo la direzione degli assi, tra loro per-
pendicolari, x e y.
Quando non appare immediatamente evidente il verso della reazione incognita, sia questa rap-
presentata da una forza oppure da una coppia, non va fatto alcun tentativo per indovinare il verso
della forza (oppure il senso di rotazione della coppia). Il verso della forza incognita (oppure il
senso di rotazione della coppia incognita) viene assunto in modo arbitrario allinizio delleser-
cizio; il segno positivo (+) davanti al numero, che rappresenta alla fine dellesercizio il valore
della forza (oppure della coppia) di reazione, significa che lassunzione iniziale era corretta,
mentre il segno negativo () indica che lipotesi di partenza non era corretta e che quindi
occorre rovesciare quel verso della forza di reazione (oppure quel senso di rotazione della cop-
pia di reazione), che era stato assunto inizialmente.
Una volta trovati i valori delle reazioni incognite, conviene sempre effettuare un controllo dei
risultati ottenuti: si verifica, ad esempio, che il momento delle forze esterne calcolato rispetto
ad un punto diverso dal punto O (equazioni 3-1) risulti uguale a zero, dovendo essere uguale a
zero in un sistema equilibrato la somma dei momenti di tutte le forze esterne rispetto ad un qual-
siasi punto.

Esempio 3. 2 Trave appoggiata soggetta a forze parallele


La trave della Figura 3.10-a, vincolata con carrello in A e cerniera in B, lunga L = 7 m ed soggetta
ad un sistema di forze parallele rappresentate da F1 = 7,5 kN , F2 = 5 kN , F3 = 10 kN ed F4 = 5 kN ,
che distano dallestremo di sinistra A rispettivamente b1 = 1 m, b2 = 2,5 m, b3 = 4 m e b4 = 5 m. Deter-
minare le reazioni R1 ed R2, rispettivamente del carrello e della cerniera.
66 CAPITOLO 3. LEQUILIBRIO STATICO

a 1 m 1,5 m 1,5 m 1m 2m

F1 F2 F3 F4

A B

L=7m

F1 F2 F3 F4
H2 = 0

R1 R2 = V2
1 m 1,5 m 1,5 m 1m 2m

L=7m

Fig. 3.10 - Trave appoggiata soggetta ad un sistema di forze parallele trat-


tata nellEsempio 3.2.
a) Condizioni di carico e di vincolo.
b) Diagramma di corpo libero.

SOLUZIONE
Si traccia il diagramma di corpo libero (Figura 3.10-b), si fissa in modo arbitrario il verso delle due rea-
zioni e si applicano le equazioni di equilibrio 3-1.
Fx = 0 + H2 = 0 H2 = 0
Essendo nulla la componente orizzontale H2 della reazione della cerniera, la sua reazione si riduce alla
sola componente verticale V2 e quindi risulta R2 = V2. Invece di scrivere la seconda equazione di equili-
brio alla traslazione secondo y, si scriva adesso lequilibrio alla rotazione prendendo i momenti delle forze
rispetto ad A; in tal modo la reazione R1, che passa per A, non compare e nellequazione rimane la sola
incognita R2. Se invece si fosse scritta subito lequazione di equilibrio alla traslazione secondo y, si sarebbe
ottenuta unequazione con due incognite (R1 ed R2) da risolversi simultaneamente alla terza equazione del-
lequilibrio dei momenti.
MA = 0 (7,5 kN 1 m) + (5 kN 2,5 m) (10 kN 4 m) (5 kN 5 m) + (R2 7 m) = 0
7,5 kNm 12,5 kNm + 40 kNm + 25 kNm
R2 = = + 8,57 kN R 2 = 8,57 kN
7m
Fy = 0 R1 7,5 kN + 5 kN 10 kN 5 kN + R2 = 0
R1 = 7,5 kN 5kN + 10 kN + 5 kN 8,57 kN R1 = + 8,93 kN R1 = 8,93 kN
Il verso delle due reazioni R1 ed R2, ipotizzato allinizio, quello corretto perch il risultato positivo:
rispettivamente + 8,93 kN e + 8,57 kN.
Controllo Il calcolo viene verificato, prendendo i momenti delle forze esterne rispetto a B (estremo
destro della trave), diverso dal punto A gi utilizzato per il calcolo delle reazioni:
MB = 0 (8,93 kN 7 m) + (7,5 kN 6 m) (5 kN 4,5 m) + (10 kN 3 m) + (5 kN 2 m) = 0 0=0
3.6. DETERMINAZIONE DELLE REAZIONI VINCOLARI 67

COMMENTI
In questo Esempio ambedue le reazioni sono verticali perch:
in A, la trave supportata da un carrello e quindi la reazione non pu avere una componente orizzon-
tale;
in B, dove la trave vincolata con una cerniera, la componente orizzontale H2 della reazione uguale
a zero poich nessuna delle altre forze esterne ha una componente orizzontale.
Si sarebbe potuto osservare subito che, sotto un sistema di carichi paralleli, la reazione in B doveva essere
verticale e disegnare cos una trave semplicemente appoggiata, vincolata cio con due appoggi semplici
anzich con un appoggio semplice e cerniera. Occorre tuttavia verificare sempre, nel caso di una trave vin-
colata con carrello e cerniera, che non vi siano componenti orizzontali da bilanciare. Si visto inoltre che
la reazione orizzontale della cerniera H2 nulla dopo aver scritto lequazione Fx = 0; se si fosse posto
subito H2 = 0, si sarebbe potuto dimenticare di aver gi fatto implicitamente uso di questa equazione e
non sarebbe cos rimasta traccia del numero complessivo delle equazioni che si hanno a disposizione per
risolvere lEsempio, equazioni che rimangono soltanto 3 compresa la prima Fx = 0 anche se questa non
viene materialmente scritta.

Esempio 3. 3 Trave appoggiata soggetta a una forza inclinata


Una trave, lunga L = 8 m con cerniera allestremo sinistro A e carrello nellestremo destro B, soggetta
al carico P = 520 N 8 78 applicato alla distanza a = 6 m da A (Figura 3.11-a). Determinare le reazioni
della cerniera RA e del carrello R B.

SOLUZIONE
a) Si traccia il diagramma di corpo libero (Figura 3.11-b), si assumono in modo arbitrario i versi delle
due componenti orizzontale HA e verticale VA della reazione RA della cerniera e della reazione R B del
carrello, si calcolano le componenti orizzontale PH e verticale PV (negativa perch orientata nel verso
negativo di y) del carico P e si applicano le equazioni di equilibrio 3-1, scrivendo prima Fx = 0, quindi
MA = 0 e finalmente Fy = 0 in modo da avere sempre una sola incognita in ogni equazione:

A.3-4: PH = + P cos = + 520 N cos 78 = + 108,1 N PH = 108,1 N

A.3-3: PV = P sen = 520 N sen 78 = 508,6 N PV = 508,6 N


Fx = 0 + 108,1 N HA = 0 HA = + 108,1 N HA = 108,1 N
MA = 0 (PV 6 m) + (RB 8 m) = 0
508,6 N 6 m
RB = = + 381,45 N R B = 381,45 N
8m
Fy = 0 VA + R B 508,6 N = 0 VA + 381,45 N 508,6 N = 0
VA = + 127,15 N VA = 127,15 N

Le tre reazioni HA, VA ed R B risultano orientate in accordo con il verso assunto inizialmente poich
sono misurate da numeri positivi. Note le componenti HA = 108,1 N e VA = 127,15 N, si calcola la rea-
zione della cerniera RA e la sua inclinazione (Figura 3.11-b):

A.3-2: RA = H A2 + VA2 = (108,1 N) 2 + (127,15 N) 2 = 166,9 N

VA 127,15 N
A.3-5: tan = = = 1,176 = arctg 1,176 = 49,6
HA 108, 1 N

RA = 166,9 N 49,6 7
68 CAPITOLO 3. LEQUILIBRIO STATICO

Controllo Si verifichino i risultati ottenuti, prendendo i


a momenti delle forze esterne rispetto allestremo di destra
della trave B diverso da A gi considerato:
P MB = 0 (127,15 N 8 m) + (508,6 N 2 m) =
0
0=0
= 78
A B

COMMENTI
a=6m b=2m Sotto condizioni di carico piuttosto semplici, come il caso
L=8m dellEsempio, si pu effettuare il calcolo grafico delle rea-
zioni vincolari. Fissata la scala delle forze, si traccia la retta
dazione b nota della reazione R B del carrello ( la verticale
b passante per B) che incontra nel punto O la retta dazione del
HA PH = Pcos carico P (Figura 3.11-c). Per questo punto deve anche passare
A B la retta dazione incognita della reazione RA della cerniera: le
RA
VA RB tre forze esterne (P, RA ed R B), passando tutte per lo stesso
punto O, diventano cos forze concorrenti (Paragrafo 2.3); in
PV = Psen P tal caso la chiusura del poligono delle forze ( il triangolo
della Figura 3.11-d) condizione necessaria e sufficiente per
lequilibrio. Sono infatti verificate le due condizioni di:
equilibrio alla traslazione: il poligono delle forze chiuso
a=6m b=2m (la punta dellultima forza coincide con la coda della prima
L=8m forza del sistema) e quindi il vettore risultante R delle
forze esterne nullo (R = 0);
equilibrio alla rotazione: preso O come polo, i momenti
c delle tre forze risultano nulli poich le loro rette dazione
passano tutte per O e quindi il momento risultante nullo
P
(M OR = 0).
d Si scompone infine P secondo le direzioni a e b individuate
sopra e si ottengono (Figura 3.11-d) in intensit (RA = 170 N,
= 78
A B RB = 380 N) e verso le reazioni cercate.
RA
RB
RB
P

RA

Fig. 3.11 - Carico inclinato applicato ad una trave vinco-


lata con cerniera e carrello (Esempio 3.3).
a) Condizioni di carico e di vincolo.
b) Diagramma di corpo libero.
c) Costruzione grafica per la ricerca delle reazioni.
d) Triangolo delle forze.
3.6. DETERMINAZIONE DELLE REAZIONI VINCOLARI 69

Esempio 3. 4 Carico concentrato e carico distribuito


Determinare le reazioni dei vincoli nella trave appoggiata della Figura 3.12-a soggetta ad un carico distri-
buito di intensit w = 2 kN/m e ad un carico concentrato P = 6 kN .

a w = 2 kN/m
P = 6 kN

A B

l=6m 2m 2m
L = 10 m

b y

x W = 12 kN

P = 6 kN
HA

VA 3m
RB
8m 2m

Fig. 3.12 - Trave appoggiata trattata nellEsempio 3.4.


a) Condizioni di carico e di vincolo.
b) Diagramma di corpo libero.

SOLUZIONE
Nel diagramma di corpo libero della Figura 3.12-b sono indicati i versi delle due reazioni e i carichi con-
centrati P e W; questultimo vale (3-4) W = wl = 2 kN/m 6 m = 12 kN e viene applicato, per simmetria,
alla distanza l/2 = 6 m/2 = 3 m dalla cerniera A. Con le equazioni di equilibrio 3-1 si trova:
Fx = 0 + HA = 0 HA = 0
Si scrive subito la terza equazione dellequilibrio alla rotazione, prendendo i momenti delle forze rispetto
ad A in modo che compaia la sola incognita RB:
MA = 0 (12 kN 3 m) (6 kN 8 m) + (RB 10 m) = 0
36 kN m + 48 kN m
RB = = + 8,4 kN R B = 8,4 kN
10 m

Fy = 0 VA 12 kN 6 kN + RB = 0 VA 12 kN 6 kN + 8,4 kN = 0
VA = 12 kN + 6 kN 8,4 kN VA = + 9,6 kN VA = + 9,6 kN

Controllo I risultati ottenuti si verificano prendendo i momenti delle forze esterne rispetto allestremo
di destra della trave B, diverso da A gi utilizzato:
MB = 0 (9,6 kN 10 m) + (12 kN 7 m) + (6 kN 2 m) = 0 0=0
70 CAPITOLO 3. LEQUILIBRIO STATICO

Esempio 3. 5 Trave soggetta a carichi a sbalzo


Una trave vincolata con carrello e cerniera (Figura
a 3.13-a) soggetta ai tre carichi concentrati F1 = 15 kN ,
F1 = 15 kN F2 = 6 kN F3 = 6 kN F2 = 6 kN ed F3 = 6 kN ; gli ultimi due carichi sono
applicati nel tratto a sbalzo della trave. Determinare le
reazioni R A ed R B del carrello e della cerniera.
A B

3m 6m 2m 2m

L= 13 m

b
15 kN 6 kN 6 kN

RA RB

3m 6m 2m 2m

L= 13 m

Fig. 3.13 - Trave trattata nellEsempio 3.5.


a) Essendo tutti i carichi verticali, la trave potrebbe venire
vincolata con due appoggi semplici (o carrelli) al posto del
carrello e della cerniera, richiesta quando occorre equilibrare
anche carichi orizzontali.
b) Diagramma di corpo libero.

SOLUZIONE
Si usano le equazioni 3-2 con lequilibrio alla rotazione scritto rispetto ai punti A e B; la prima equazione
di equilibrio delle forze orizzontali gi verificata in quanto non vi sono carichi (e quindi reazioni) oriz-
zontali.
MA = 0 (15 kN 3 m) + (RB 9 m) (6 kN 11 m) (6 kN 13 m) = 0
45 kNm + 66 kNm + 78 kNm
RB = = + 21 kN R B = 21 kN
9m

MB = 0 (RA 9 m) + (15 kN 6 m) (6 kN 2 m) (6 kN 4 m) = 0
+ 90 kNm 12 kNm 24 kNm
RA = = + 6 kN R A = 6 kN
9m

Controllo La verifica dei risultati viene fatta con lequilibrio alla traslazione verticale Fy = 0, equa-
zione che non figurava nel sistema di equazioni 3-2 utilizzato per risolvere lEsempio:

Fy = 0 RA 15 kN + R B 6 kN 6 kN = 0
+ 6 kN 15 kN + 21 kN 6 kN 6 kN = 0 0=0
3.6. DETERMINAZIONE DELLE REAZIONI VINCOLARI 71

Esempio 3. 6 Telaio ad A con carico orizzontale


Il telaio della Figura 3.14-a soggetto al carico orizzontale Q = 375 N . Determinare la reazione R A
della cerniera, sulla base delle due componenti HA e VA, e la reazione R C del carrello.

a Q = 375 kN b y Q = 375 kN c
B B
x

HA
4m 4m
= 45
VA
6 0 A C R C H = 0,866 R C RA
A C
HA 3m RC
60
VA R C V = 0,5 R C = 30
1,5 m 1,5 m

Fig. 3.14 - Telaio, fatto ad A, trattato nellEsempio 3.6.


a) Condizioni di carico e di vincolo.
b) Diagramma di corpo libero.
c) Verso corretto della reazione verticale VA della cerniera A.

SOLUZIONE
Si traccia il diagramma di corpo libero (Figura 3.14-b) in cui sono evidenziati i versi arbitrariamente asse-
gnati alle due componenti orizzontale HA e verticale VA della reazione della cerniera R A, della quale non
si conosce la direzione, e la reazione RC del carrello, perpendicolare al piano di appoggio. La reazione
R C viene scomposta nelle due componenti orizzontale R CH (negativa perch orientata nel verso negativo
dellasse x) e verticale R CV (positiva perch orientata nel verso positivo di y). Si applicano le equazioni
di equilibrio 3-1, scrivendo prima MA = 0, quindi Fx = 0 e finalmente Fy = 0 in modo da avere, di volta
in volta, una sola incognita in ciascuna equazione.
A.3-4: R CH = R C cos = R C cos 30 = 0,866 R C
A.3-3: RCV = + R C sen = + R C sen 30 = + 0,5 R C
MA = 0 + (RCV 3 m) (Q 4 m) = 0 + (0,5 R C 3 m) (375 N 4 m) = 0
1 (375 N 4 m)
RC = = + 1000 N R C = 1000 N 30 7
0,5 3m
R CH = 0,866RC = 0,866 (1000 N) = 866 N R CH = 866 N
R CV = + 0,5RC = + 0,5 (1000 N) = + 500 N R CV = 500 N
Fx = 0 HA + 375 N 866 N = 0
HA = 866 N 375 N = + 491 N HA = 491 N
Fy = 0 VA + R CV = 0 VA + 500 N = 0 VA = 500 N
Mentre le reazioni HA ed R C , che sono risultate positive, conservano il verso assunto inizialmente, il segno
meno davanti al numero che misura il valore della reazione verticale della cerniera, indica che (Paragrafo
3.6) occorre rovesciare il verso di VA (Figura 3.14-c):
VA = 500 N
72 CAPITOLO 3. LEQUILIBRIO STATICO

A.3-2: RA = H A2 + VA2 = ( 491 N) 2 + ( 500 N) 2 = 700,77 N 700 N


VA 500 N
A.3-5: tan = = = 1, 018 = arctg 1,018 = 45,5 45
HA 491 N
R A = 700 N 8 45
Controllo La verifica dei risultati ottenuti pu essere effettuata, prendendo i momenti delle forze
esterne, carico e reazioni, rispetto al punto C:
MC = 0 + (VA 3 m) (Q 4 m) = + (500 N 3 m) (375 N 4 m) = 0 0=0

COMMENTI
Guardando la Figura 3.14-a, si intuisce che il carico Q tende a strappare la cerniera A e a comprimere
il carrello C, e che quindi la reazione R A della cerniera e, pi in particolare, la reazione verticale VA
devono essere orientate verso il basso (Figura 3.14-c) e non verso lalto.

Esempio 3. 7 Carico concentrato applicato ad una gru


Una gru fissa (Figura 3.15-a), avente una massa di 1020 kg, vincolata in A con una cerniera e in B con
un carrello; essa viene utilizzata per sollevare una cassa avente una massa di 2549 kg. Moltiplicando le
masse della gru e della cassa per laccelerazione di gravit 9,81 m/s2 si ottengono (1-10 ) la forza peso
P1 = 1020 kg 9,81 m/s 2 = 10 kN e la forza peso P2 = 2549 kg 9,81 m/s 2 = 25 kN : queste forze
rappresentano due carichi concentrati, applicati il primo nel punto G, baricentro della gru (Capitolo 4),
e il secondo nel punto C. Determinare la reazione R A della cerniera, sulla base delle due componenti oriz-
zontale HA e verticale VA, e la reazione R B del carrello.

SOLUZIONE
Si traccia il diagramma di corpo libero (Figura 3.15-b) in cui sono evidenziate le due componenti oriz-
zontale HA e verticale VA della reazione della cerniera R A, della quale non nota la direzione, e la rea-
zione R C del carrello, orizzontale perch perpendicolare alla parete; come verso delle reazioni, si assume
quello coincidente con il verso positivo degli assi x e y. Le equazioni di equilibrio sono le 3-1; si scrive
prima MA = 0, quindi Fx = 0 e finalmente Fy = 0 in modo da avere, di volta in volta, una sola inco-
gnita in ciascuna equazione:
MA = 0 + (RB 1,5 m) (P1 2 m) (P2 6 m) = 0
R B 1,5 m = 10 kN 2 m + 25 kN 6 m
20 kNm + 150 kNm
RB = = + 113,3 kN R B = 113,3 kN
1,5 m
Fx = 0 HA + R B = 0 HA + 113,3 kN = 0 HA = 113,3 kN
Il risultato negativo di questa reazione indica che il verso di HA opposto a quello che stato ipotizzato
allinizio (Figura 3.15-c):
HA = 113,3 kN
Fy = 0 VA 10 kN 25 kN = 0 VA = + 35 kN VA = 35 kN

A.3-2: RA = H A2 + VA2 = (113,3 kN) 2 + ( 35 kN) 2 = 118,6 kN


VA 35 kN
A.3-5: tan = = = 0,3089 = arctg 0,3089 = 17,2
HA 113,3 kN
R A = 118,6 kN 17,2 7
3.6. DETERMINAZIONE DELLE REAZIONI VINCOLARI 73

a C

A G

2549 k g
1,5 m

2m 4m

y C
b
x

VA
P2 = 25 kN
HA A G

P1 = 10 kN
RB

B 2m 4m

C
c

RA = 118,6 kN VA = 35 kN P2 = 25 kN
= 17,2 A G

HA = 113,3 kN

P1 = 10 kN
R B = 113,3 kN
B 2m 4m

Fig. 3.15 - Gru trattata nellEsempio 3.7. a) Condizioni di carico e di vincolo. b) Diagramma di corpo
libero. c) Valore delle reazioni con indicato il verso corretto.

Controllo Il momento di tutte le forze esterne rispetto ad un qualsiasi punto deve essere uguale a zero;
preso, ad esempio il punto B, si ha (Figura 3.15-c):
MB = 0 + (HA 1,5 m) (P1 2 m) (P2 6 m) = 0
113,3 kN 1,5 m 10 kN 2 m 25 kN 6 m = 0
170 kNm 20 kNm 150 kNm = 0 0=0
74 CAPITOLO 3. LEQUILIBRIO STATICO

Esempio 3. 8 Trave incastrata


La trave a mensola, incastrata in A, di lunghezza L = 4,5
a a = 3,3 m
m della Figura 3.16-a soggetta al carico di intensit
w = 4 kN/m P w = 4 kN/m distribuito uniformemente sulla lunghezza
= 30 l = 2 m, al carico concentrato P = 6 kN 6 30 e alla cop-
pia di momento M L = 2,1 kNm . Determinare le rea-
A B zioni HA e VA ed il momento di incastro M i .
l=2m ML
L = 4,5 m
SOLUZIONE
b Si traccia il diagramma di corpo libero (Figura 3.16-b) in
y
cui vengono evidenziate le reazioni dellincastro compo-
x l/2 = 1 m ste (Figura 3.16-c) dalla forza orizzontale HA, dalla forza
W
verticale VA e dalla coppia di momento M i: si fa lipotesi
PV
HA A PH B che le due reazioni HA e VA siano orientate nel verso posi-
tivo degli assi, mentre il senso di rotazione di M i sia antio-
VA rario. Sono anche riportati i carichi applicati alla mensola:
Mi a = 3,3 m ML
coppia di momento M L = 2,1 kNm ,
L = 4,5 m
carico concentrato verticale (3-4)
Fig. 3.16 - Trave incastrata trattata nellEsempio 3.8. W = wl = 4 kN/m 2 m = 8 kN applicato alla distanza
a) Condizioni di carico.
l /2 = 2 m/2 = 1 m dallincastro A,
b) Diagramma di corpo libero. componente orizzontale PH e componente verticale PV
del carico concentrato P = 6 kN 6 30; queste compo-
nenti, ambedue negative perch orientate nel verso
negativo degli assi x e y, valgono:
A.3-4: PH = P cos = 6 kN cos 30 = 5,196 kN 5,2 kN PH = 5,2 kN
A.3-3: PV = P sen = 6 kN sen 30 = 3 kN PV = 3 kN
Fx = 0 HA 5,2 kN = 0 HA = + 5,2 kN HA = 5,2 kN
Fy = 0 VA 8 kN 3 kN = 0 VA = + 11 kN VA = 11 kN
MA = 0 + M i W (l /2) PV a ML = 0 M i = W (l /2) + PV a + ML
M i = 8 kN 1 m + 3 kN 3,3 m + 2,1 kNm = + 20 kNm M i = 20 kNm
Le reazioni HA e VA come pure il momento di incastro Mi sono risultati positivi; essi conservano perci
il verso e il senso di rotazione che erano stati assunti allinizio.

Controllo I risultati ottenuti vengono verificati prendendo il momento delle forze esterne (carichi pi
reazioni) rispetto al punto B:
M B = 0 + M i VA L + W ( L l /2) + PV ( L a) ML = 0
+ 20 kNm 11 kN 4,5 m + 8 kN 3,5 m + 3 kN 1,2 m 2,1 kNm = 0 0=0

Esempio 3. 9 Assi inclinati


Un carrello di una miniera (Figura 3.17-a) del peso P = 30 kN , applicato nel punto G in mezzo ai due
assi A e B, viene fatto scorrere, mediante un cavo su un binario, inclinato dellangolo = 30 rispetto alla
verticale. Determinare la forza T, che agisce lungo il cavo, e le reazioni R A ed R B di ciascun paio di ruote
del carrello.
3.7. SOMMARIO 75

a
SOLUZIONE
Per comodit, si fissa (Figura 3.17-b) un sistema di assi x e y, diretti
mm rispettivamente secondo il binario e secondo la normale al binario. Nel
600 diagramma di corpo libero sono evidenziate le reazioni dei vincoli con
il verso scelto: la tensione T, diretta lungo il cavo, e le reazioni R A ed
R B , perpendicolari al terreno. Si risolve la forza peso P (applicata in
= 30 G al carrello) nelle due componenti Px e Py ; si applicano le equazioni
G di equilibrio 3-2, avendo lavvertenza di scrivere prima le due equa-
zioni dei momenti in modo da avere sempre una sola incognita in
650 mm ogni equazione.

650 mm A.3-4: Px = + P cos = + 30 kN cos 30 = + 25,98 kN + 26 kN


P = 30 kN Px = 26 kN 1

A.3-3: Py = P sen = 30 kN sen 30 = 15 kN


Py = 15 kN 4
b
MA = 0 (15 kN 0,65 m) (26 kN 0,15 m) +
T
+ R B (0,65 m + 0,65 m) = 0
y

mm 9,75 kNm + 3,9 kNm


600 RB = = + 10,5 kN R B = 10,5 kN 2
1,3 m
x

A
MB = 0 [RA (0,65 m + 0,65 m)] +
G
RA = 30 + (15 kN 0,65 m) (26 kN 0,15 m) = 0
Py
650 mm 9,75 kNm 3,9 kNm
B Px RA = = + 4,5 kN R A = 4,5 kN 2
1,3 m
650 mm 150 mm
Fx = 0 T + 26 kN = 0 T = + 26 kN
RB
P = 30 kN
T = 26 kN 3
Fig. 3.17 - Carrello trattato nellEsempio 3.9.
Controllo La verifica viene fatta scrivendo lequazione Fy = 0 che
a) Condizioni di carico e di vincolo.
non stata utilizzata sopra:
b) Diagramma di corpo libero.
Fy = 0 + 4,5 kN 15 kN + 10,5 kN = 0 0=0

3. 7 SOMMARIO
Il corpo rigido in equilibrio quando la somma delle forze e la somma dei momenti delle forze
rispetto ad O del sistema sono ambedue uguali a zero. Nel caso di un corpo rigido bidimen-
sionale (o piano) si hanno due equazioni di equilibrio alla traslazione e una alla rotazione:

F x =0 F y =0 M O =0

Con il diagramma di corpo libero si rappresenta la struttura completamente isolata, dopo averla
staccata dal terreno e separata da ogni altro corpo, soggetta a tutte quelle forze esterne (carichi
e reazioni) che il terreno e i corpi che sono stati separati esercitano sulla struttura. Una strut-
tura tipica la trave piana ad asse rettilineo, il cui asse contenuto nel piano della figura.
Il corpo rigido, libero di muoversi, ha tre possibilit di movimento: le due traslazioni generate
dalle componenti delle forze secondo i due assi x e y, e la rotazione attorno allasse z normale
76 CAPITOLO 3. LEQUILIBRIO STATICO

al piano x-y e passante per lorigine O degli assi x e y. Queste tre possibilit di movimento costi-
tuiscono i tre gradi di libert del corpo rigido nel piano. Volendosi realizzare lequilibrio del
corpo rigido, occorre sopprimere i tre gradi di libert del corpo rigido introducendo dei vincoli
che lo colleghino alle altri parti della struttura oppure al terreno in modo tale che il corpo non
abbia pi alcuna possibilit di movimento. I vincoli pi usati sono il carrello, la cerniera e lin-
castro che sopprimono rispettivamente uno, due e tre gradi di libert.
Sono in equilibrio quelle strutture nelle quali ogni elemento, attraverso le reazioni esercitate dai
vincoli, risulta bloccato nei riguardi di qualunque moto rigido. Le reazioni suscitate dal vincolo
si determinano attraverso le tre equazioni di equilibrio. Si possono presentare tre casi:
a) le incognite introdotte dalle reazioni dei vincoli sono meno di 3. Il problema impossibile
in quanto tre sono i gradi di libert del corpo rigido e la struttura si dice labile;
b) le incognite introdotte dalle reazioni dei vincoli sono tre. La struttura, che risulta staticamente
determinata, isostatica;
c) le incognite introdotte dalle reazioni dei vincoli sono pi di tre. Essendo i vincoli sovrab-
bondanti rispetto ai tre gradi di libert della struttura, esistono infinite soluzioni equilibrate
e la struttura si dice iperstatica.

Esercizi proposti Con il contributo del prof. L. Leonessa

3.1 Determinare le reazioni RA ed RB della trave sem-


1,5 m
plicemente appoggiata della Figura 3.18 soggetta ad un
sistema di forze parallele concordi. w

RA = 7,75 kN ; RB = 4,25 kN
A B

6 kN
4 kN 4m 1m

2 kN
Fig. 3.19 - Trave con carico distribuito dellEsercizio 3.2.
A B

8 kN
6 kN 6 kN
1 m 2m 3m 2m
4 kN
2 kN

Fig. 3.18 - Trave trattata nellEsercizio 3.1.


A B

3.2 Calcolare le reazioni RA ed RB della trave della 1,5 m 1,5 m 2m 1,5 m 1 m 2m


Figura 3.19 soggetta al carico distribuito di intensit
w = 1,4 kN/m. Fig. 3.20 - Trave trattata nellEsercizio 3.3.

RA = 0,13 kN ; RB = 2,23 kN
3.4 Determinare la reazione RA del carrello A, le
reazioni RC ed MC dellincastro C e lintensit RB della rea-
3.3 Determinare le reazioni RA ed RB della trave sem- zione che le due travi della struttura composta di Figura
plicemente appoggiata della Figura 3.20 soggetta ad un 3.21, soggetta al carico P = 40 kN , si scambiano attra-
sistema di forze parallele discordi. verso la cerniera B.
RA = 20 kN ; RC = 20 kN ;
RA = 0,67 kN ; RB = 13,33 kN MC = 60 kNm ; RB = 20 kN
ESERCIZI PROPOSTI 77

a C F1
P = 40 kN
A B C

1,5 m
F2
RB

1m
RA
5m 3m VA
B
HA A F3 F4
b P = 40 kN
A B 1,5 m 1,5 m 1,5 m
RA RB
RB Fig. 3.23 - Struttura con cerniera e carrello dellEsercizio 3.6.
C

RC
FC
MC
A = 18 C B
Fig. 3.21 - Trave trattata nellEsercizio 3.4.
a) Condizioni di carico e di vincolo.
b) Diagramma di corpo libero della struttura smembrata in due
travi. 4m 2m

Fig. 3.24 - Trave dellEsercizio 3.7.


3.5 Determinare le reazioni RA ed RB della trave sem-
plicemente appoggiata della Figura 3.22 soggetta alle
due forze parallele concordi P1 = 1 kN e P2 = 4 kN , 3.8 Determinare la reazione del carrello RA e la rea-
delle quali una a sbalzo. zione della cerniera RB (sulla base delle componenti HB e
VB) della gru, mostrata nella Figura 3.25, soggetta alle
RA = 2,5 kN ; RB = 7,5 kN forze P1 = 2 kN , P2 = 2 kN e P3 = 1 kN .
RA = 6 kN ; HB = 6 kN ;
VB = 5 kN ; RB = 7,81 kN 6 39,8
RB

1m 1m 1m
A
A B
P1 = 1 kN
RA

P2 = 4 kN
1,5 m
2m 2m 3m

Fig. 3.22 - Trave semplicemente appoggiata dellEsercizio 3.5.


B

3.6 Determinare la reazione RA della cerniera, sulla


base delle componenti HA e VA, e la reazione del carrello 1m 1m 1m
R B della trave della Figura 3.23 soggetta alle forze RA A
F1 = 1,5 kN , F2 = 1 kN , F3 = 1 kN ed F4 = 2 kN .
P3
P1 RB
HA = 2,5 kN ; VA = 0,28 kN ; VB P2
RA = 2,52 kN 6,4 7; RB = 2,72 kN 1,5 m

3.7 Trovare le reazioni RA ed RB della trave della


Figura 3.24 e caricata dalla forza FC = 20 kN 18 7. B HB

RA = 19,13 kN 8 6,15; RB = 4,12 kN Fig. 3.25 - Gru con cerniera e carrello trattata nellEsercizio 3.8.
78 CAPITOLO 3. LEQUILIBRIO STATICO

3.9 Calcolare le reazioni RA ed RB della trave della


a 3,6 m
Figura 3.26 con cerniera e carrello caricata con una forza
verticale di 300 N e con una coppia di 50 Nm. A

RA = 250 N ; RB = 50 N 2,4 kN
2,7 m

C
300 N B D

2,7 m
0,5 m 0,6 m

E F
A B

50 N m
4,8 m
2m

b 3,6 m
Fig. 3.26 - Trave con cerniera e carrello dellEsercizio 3.9. A y

2,4 kN x
2,7 m

3.10 Calcolare le reazioni RA e RB della trave sem- C


plicemente appoggiata della Figura 3.27 soggetta ad un B D
carico concentrato verticale di 20 kN e ad un carico
uniformemente distribuito su un tratto a sbalzo lungo 5 m 2,7 m
avente unintensit pari a 4 kN/m.
HE
RA = 35 kN ; RB = 5 kN E F
VE RF

4,8 m
20 kN

c 2,4 m 1,2 m

2,4 kN
4 kN/m VB VC

D
HB B C HC
A B
VA
A HA
5m 5m 5m A
HA
VA
2,7 m
2,4 m
Fig. 3.27 - Trave con carico distribuito a sbalzo dellEsercizio 3.10. VB
HB C
B
HC
VC
3.11 Risolvere la struttura isostatica composta vin-
2,7 m
colata con cerniera in E e carrello in F della Figura 3.28,
calcolando dapprima le reazioni RF, VE ed HE e quindi le
forze VC e VB (membro BCD), HB, HA e VA (membro ABE) E F
e infine HC (ancora membro BCD) che si trasmettono VE = 0,6 kN R F = 1,8 kN
attraverso i vincoli interni. Da ultimo, si effettui il con-
trollo dei risultati verificando, attraverso il momento Fig. 3.28 - Struttura rigida trattata nellEsercizio 3.11.
rispetto a C, che il membro ACF in equilibrio. a) Condizioni di carico e di vincolo.
b) Diagramma di corpo libero della struttura nel suo insieme.
RF = 1,8 kN ; VE = 0,6 kN ; HE = 0; VC = + 3,6 kN; c) Diagramma di corpo libero di ciascuno dei tre elementi della
VB = + 1,2 kN; HB = HA = 0; VA = + 1,8 kN; HC = 0 struttura.
ESERCIZI PROPOSTI 79

3.12 Ciascuna trave della struttura isostatica a tre carrello G della trave intermedia, cambiata di segno,
travi della Figura 3.29 lunga L = 4 m. La trave superiore diventer il carico applicato sulla trave inferiore DE; alla
soggetta ai carichi P1 = 24 kN e P2 = 48 kN . La strut- fine, ricomporre la struttura verificando, attraverso il dia-
tura vincolata con tre cerniere in A, B e D ed un carrello gramma di corpo libero complessivo, che si annullino le
in E. Determinare le reazioni dei vincoli esterni nonch le forze presenti in F e G.
forze che si trasmettono attraverso gli appoggi interni F e
HA = HB = HD = 0; VA = 8 kN ; VB = 20 kN ;
G. Risolvere dapprima la trave superiore AC, la reazione
VD = 45 kN ; RE = 15 kN ;
presente in F diventa, cambiata di segno, carico applicato
VF = 80 kN ; VG = 60 kN
alla trave intermedia GB; analogamente la reazione del

a P2 = 48 kN e 48 kN
24 kN
P1 = 24 kN A C
L L L
2 4 4 8 kN 80 kN
A C
F
B F
G
D E
80 kN

L 3 60 kN 30 kN
L
4 4
L=4m L
4 G

b P2 = 48 kN 60 kN

P1 = 24 kN D E
L L
HA A 2 2 15 kN
45 kN
C
VA 3 VF
L
4

c L VF 3 48 kN
L f 24 kN
4 4
B
G A C
HB F
VG VB 8 kN
B
G
D E 30 kN
d VG
L 3
L 15 kN
4 4 45 kN
D
E
HD
VD RE

Fig. 3.29 - a) Struttura a pi elementi dellEsercizio 3.12; i rulli F e G sono gli appoggi interni (cio i carrelli) che permettono di trasferire i cari-
chi al resto della struttura.
b) Diagramma di corpo libero della trave superiore.
c) Diagramma di corpo libero della trave centrale.
d) Diagramma di corpo libero della trave inferiore.
e) Intensit delle forze esterne ed interne; sono stati isolati i due appoggi interni F e G su cui agiscono le forze uguali ed opposte provenienti
dalle travi confinanti.
f) Controllo dei risultati con la struttura soggetta alle forze esterne (carichi e reazioni vincolari).
80 CAPITOLO 3. LEQUILIBRIO STATICO

3.13 La trave della Figura 3.30 lunga L = 8 m ed


soggetta ai carichi concentrati P1 = 2134 N , P2 = 2000 N
e P3 = 1000 N 60 9 ed alle coppie di estremit di momento
M1 = 2000 Nm ed M2 = 2536 Nm . Dopo aver calcolato
le componenti orizzontale P3H e verticale P3V di P3, deter-
minare le reazioni della cerniera HA e VA e la reazione RB 250 N
del carrello.

P3H = 500 N ; P3V = 866 N ; HA = 500 N ;


VA = 2500 N ; RB = 2500 N
60 N

a P1 P2
P3

A 60 B

M1 M2

2m 3m 1m 2m
a a 700 mm
L=8m a = 150 mm

Fig. 3.32 - Carriola dellEsercizio 3.15 con applicate le due forze di


b P1 P2
P3 60 N e 250 N.

HA A 60 B
3.16 Nel gioco dellaltalena, una trave labile
M1 M2 intorno ad una sola cerniera. Dalla parte sinistra dellal-
VA RB talena, ed alla distanza di 1,2 m dalla cerniera, seduta
una bambina del peso di 240 N. Calcolare la distanza d
Fig. 3.30 - Trave con cerniera e carrello trattata nellEsercizio 3.13. dalla cerniera alla quale potr sedere, dalla parte destra,
una seconda bambina pesante 180 N.
d = 1,6 m
3.14 Determinare le reazioni della cerniera HA e VA
e la reazione del carrello RB di una trave (Figura 3.31) 3.17 Ad una trave sostenuta dai due cavi passanti
lunga L = 5 m a cui applicata la coppia di momento per A e per B (Figura 3.33) sono applicati due carichi ver-
M = 50 kNm . ticali: uno noto pari a 7,5 kN e laltro P incognito.
Determinare lintervallo di valori che pu assumere P in
HA = 0; VA = 10 kN ; RB = 10 kN modo che il cavo passante per B non diventi lasco (RB 0)
oppure non superi la forza di 12 kN (RB 12 kN), che
costituisce il valore massimo sopportabile dal cavo.
A B
1,25 kN < P < 10,25 kN
HA

1,8 m
VA RB
L

Fig. 3.31 - Trave soggetta ad una coppia distante 1,8 m da A; osser- 7,5 kN P
vare come il risultato dellEsercizio 3.14 dia una reazione VA di
verso opposto a quanto assunto sul disegno in modo da generare,
insieme ad RB, una rotazione antioraria che equilibra la coppia.

A B
3.15 Quale forza deve esercitare con ciascuna mano 0,5 m 2,25 m 0,75 m
una donna per trasportare con la carriola della Figura 3.32
un sacco di fertilizzante? Fig. 3.33 - Valutazione dellintervallo di valori che rende sicura
42 N lapplicazione di un dato carico (Esercizio 3.17 ).
ESERCIZI PROPOSTI 81

3.18 La trave della Figura 3.34 lunga L = 3 m ed


soggetta ad un carico distribuito di intensit w = 30 kN/m, 12 kN/m
ad un carico concentrato P = 40 kN e a due coppie di
250 kNm
estremit di momento M1 = 34 kNm ed M2 = 39,8 kNm .
Determinare le reazioni della cerniera HA e VA e la rea- A B
zione del carrello RB. L=6m

HA = 0; VA = 59,1 kN ; RB = 70,9 kN
Fig. 3.35 - Mensola trattata nellEsercizio 3.19.

3.20 Calcolare le reazioni orizzontale e verticale HA


w e VA e il momento di incastro MA della mensola, lunga
L = 4 m, soggetta al carico concentrato P = 40 N appli-
M1 M2 cato alla distanza di 3 m dallincastro.
A B
HA = 0; VA = 40 kN ; MA = 120 kNm
1,8 m 1,2 m
L=3m
P
Fig. 3.34 - Trave con cerniera e carrello dellEsercizio 3.18. 3m

3.19 La mensola della Figura 3.35 soggetta ad un HA A B


carico uniformemente distribuito di intensit pari a Mi
L
12 kN/m su tutta la sua lunghezza L = 6 m e ad una cop- VA
pia antioraria allestremo libero di momento pari a
250 kNm. Dopo aver sostituito al carico distribuito il
carico totale W applicato a met trave, calcolare le reazioni
orizzontale e verticale HA e VA e il momento di incastro MA.
Fig. 3.36 - Mensola con carico concentrato trattata nellEserci-
W = 72 kN ; HA = 0; VA = 72 kN ; MA = 34 kNm zio 3.20.
Capitolo 4
BARICENTRO,
MOMENTI STATICI E
MOMENTI DI INERZIA

4. 1 BARICENTRO E MOMENTI STATICI


Lazione esercitata dalla gravit su un corpo rigido (Figura 4.1)
dovrebbe venire rappresentata da un gran numero di piccole forze
P1 P2 peso P1, P2, P3 , , Pn, dirette verso il centro della terra e
G quindi, praticamente, parallele tra loro; tutte queste piccole forze Pi
P3 possono venire sostituite da ununica forza peso equivalente P,
P4
P5 Pn avente:
per direzione la loro stessa direzione,
P come intensit la somma delle forze elementari (P = Pi ),
come punto di applicazione il baricentro di coordinate x e y
(Figura 4.2).
Fig. 4.1 - La forza peso P di un corpo la
risultante delle forze peso elementari Pi
Tutti i corpi, e quindi anche le lastre (Figura 4.2) e i fili (Figura 4.3),
che agiscono sulle masse dei singoli ele- hanno un baricentro.
menti in cui si pu immaginare scomposto
Essendo in un dato luogo costante laccelerazione di gravit g, la
il corpo solido; il baricentro G il punto di
applicazione di questa risultante. forza peso P risulta proporzionale alla massa m (1-10: P = mg); il
peso di ciascun elemento di un corpo, ad esempio la lastra della

z z

y y

P Pi
xi Ai
x
G s yi s
O y O
x x

Fig. 4.2-a - Le coordinate x e y del baricentro G di una lastra (disegno di sinistra) si ottengono scrivendo che,
per il teorema di Varignon (2-3), i momenti di P rispetto agli assi y e x sono uguali alla somma dei corrispon-
denti momenti delle forze peso elementari Pi rispetto agli stessi assi:

(P x ) x = P
( Pi xi )
M : y P x = P1 x1 + P2 x2 + P3 x3 + + Pn xn = i i

M : x P y = P1 y1 + P2 y2 + P3 y3 + + Pn yn = ( P y ) y =
i i
(P y ) i i

P
4.1. BARICENTRO E MOMENTI STATICI 83

Figura 4.2-a, pu allora venire conside-


rato in funzione della massa dellelemento
A B stesso che origina quella data forza peso.
Come prima la risultante di tutti i vettori
A che esprimevano le forze peso elementari
B G aveva come punto di applicazione il bari-
centro del corpo, adesso la risultante di
tutti i vettori funzioni delle masse elemen-
tari avr ancora lo stesso punto di applica-
Fig. 4.2-b - Determinazione sperimentale del baricentro. Il corpo viene zione che rappresenta per il centro delle
sospeso al punto A generico: si raggiunger lequilibrio quando i momenti masse (o centro di massa) che, con la loro
delle particelle costituenti il corpo generano un momento orario che distribuzione continua, tutte insieme costi-
bilancia esattamente quelle che provocano un momento antiorario; quando tuiscono la lastra. Il centro di massa coin-
ci avviene il baricentro giace lungo la verticale passante per A. Se il cide perci con il baricentro del corpo e,
corpo viene sospeso ad un altro punto B, in condizioni di equilibrio il bari-
centro si trover lungo la verticale passante per B. Lintersezione delle
per semplicit, si user ancora nel seguito
linee passanti per A e per B individua la posizione del baricentro G. il termine di baricentro anche per indicare
il centro di un sistema di masse4.1.

La massa m [kg] il prodotto della massa volumica [kg/m3] per il volume V [m3] del corpo, volume
che a sua volta si ottiene moltiplicando larea A [m2] per lo spessore s [m]: m = V = (As) = sA.
Si consideri ancora la lastra della Figura 4.2-a; si assume che questa lastra sia omogenea: abbia
cio in ciascuno dei suoi punti la medesima costituzione ed una struttura uniforme in modo tale
che siano costanti la massa volumica e lo spessore s. Essendo costanti la massa volumica
e lo spessore s, la massa di ciascun elemento della lastra risulta proporzionale a ciascuna area
elementare: ciascun elemento della piastra non viene pi considerato per la forza peso originata
dalla massa dellelemento ma per la sua area. Come prima la risultante di tutti i vettori che espri-
mevano le forze peso elementari aveva come punto di applicazione il baricentro di un corpo

z z

y y

P Pi
xi
x
G yi
O y O
x x

Fig. 4.3 - Baricentro di un filo; le coordinate del baricentro si calcolano dividendo il filo in tanti elementi (tron-
chetti elementari): nel disegno di destra stato indicato il generico tratto di filo di coordinate xi ed yi, sul quale
si esercita la forza Pi.

4.1 - Il termine centro di massa (in delle forze esercitate dalla gravit su una linea oppure una superficie oppure
inglese center of mass) fa riferimento quel corpo. Nel caso in cui il campo un volume, in italiano si fa ancora uso
al centro relativo alla distribuzione gravitazionale sia uniforme e parallelo, del termine baricentro, mentre in inglese
della massa in un corpo, mentre il ter- il baricentro indipendente dallorien- si preferisce usare la parola centroid
mine baricentro (in inglese center of tamento del corpo ed ha la stessa posi- (che si potrebbe tradurre in italiano
gravity o centro di gravit) indica il zione del centro di massa. Passando come centroide) anzich center of
punto di applicazione della risultante poi ad una figura geometrica, sia questa gravity.
84 CAPITOLO 4. BARICENTRO, MOMENTI STATICI E MOMENTI DI INERZIA

rigido (la lastra), adesso la risultante di tutti i vettori funzioni delle aree elementari avr ancora
lo stesso punto di applicazione che rappresenta per il baricentro di unarea: al posto del peso
P oppure della massa m del corpo rigido si considera la figura geometrica di area A. Questo
ragionamento pu essere esteso anche alla linea L, schematizzazione del filo omogeneo di
sezione trasversale uniforme rappresentato nella Figura 4.34.2.

Se unarea A (oppure una linea L) possiede unasse di


a simmetria, il suo baricentro G si trova su quellasse
P B
(Figura 4.4). Se poi una superficie (oppure una linea)
possiede due assi di simmetria, il suo baricentro G
coincide con il punto di intersezione dei due assi di
P
simmetria (Figura 4.5). Questa propriet consente di
B
individuare immediatamente il baricentro di super-

b y
a b
x x
G
A A G
G
A
O x

Fig. 4.5 - Il baricentro G di figure geometriche aventi due


Fig. 4.4 - Determinazione del baricentro di una superficie assi di simmetria cade nellintersezione dei due assi di sim-
simmetrica di area A. metria.
a) Superficie simmetrica rispetto allasse BB. a) Triangolo equilatero.
b) Superficie simmetrica rispetto allasse y. b) Sezione ad I.

y fici come cerchi, ellissi, quadrati, rettangoli, triangoli


x equilateri nonch il baricentro di linee come la cir-
conferenza di un cerchio, il perimetro di un quadrato,
A A ecc. Se una superficie simmetrica rispetto ad un
centro O (Figura 4.6) il baricentro G della superficie
y coincide con il centro di simmetria O (O G)4.3.
Al concetto di baricentro di una figura geometrica, sia
x
OG questa una linea o una superficie oppure un volume,
y associato il concetto di momento statico o
momento primo di quella figura geometrica rispetto
A ad un asse. Preso infatti lasse x, il momento statico
Fig. 4.6 - Figura di area A
Sx la sommatoria dei prodotti delle varie aree ele-
x
simmetrica rispetto ad un
centro O. mentari Ai, in cui si pu immaginare scomposta una
data superficie ( Figura 4.7 ), per le rispettive

4.2 - Le coordinate x e y del bari- 4.3 - Una figura che possiede un centro 4.5-a). Tuttavia se una figura possiede
centro, larea della superficie oppure la di simmetria non necessariamente pos- due assi di simmetria perpendicolari
lunghezza della linea delle figure geo- siede un asse di simmetria (Figura 4.6), luno allaltro, il punto di intersezione di
metriche, che si incontrano pi fre - mentre una figura che possiede due assi questi assi sar un centro di simmetria
quentemente nelle applicazioni, sono di simmetria non necessariamente pos- (Figura 4.5-b).
riportate nella Tabella VI a pag. 492. siede un centro di simmetria (Figura
4.1. BARICENTRO E MOMENTI STATICI 85

distanze yi dallasse x: Sx = (Aiyi), termine che figura al numeratore della formula che d la
coordinata del baricentro x (didascalia di Figura 4.2), qualora si sostituisca al peso larea. Le
coordinate del baricentro di una figura geometrica di area A sono allora date da:

x =
A1 x1 + A2 x2 + + An xn
=
(A x ) = S
i i y

A1 + A2 + + An A A
4-1

y =
A1 y1 + A2 y2 + + An yn
=
(A y ) = S
i i
x
A1 + A2 + + An A A

Qualora siano note le coordinate del bari-


y centro di unarea, le equazioni 4-1 possono
A2 essere invertite per il calcolo dei momenti
A1 A3
statici di tale area rispetto ad un asse qual-
y1 y2 y3 siasi. Essendo il prodotto di unarea [mm2]
y5 x
per una lunghezza [mm], il momento statico
y4 y6 si misura in mm3. Il momento statico pu
A5 risultare sia positivo che negativo in fun-
A6
A4 zione del valore positivo oppure negativo
che la distanza dellarea considerata assume
Fig. 4.7 - Il momento statico Sx della superficie di area A rispetto allasse rispetto allasse di riferimento (Figura 4.7).
x la somma dei prodotti delle diverse aree elementari A1, A2, A3,
, A6 per le rispettive distanze y1, y2, y3 , , y6 dallasse x; esso
pu perci assumere valori positivi oppure negativi a seconda che pre-
valgano i prodotti Aiyi positivi oppure i prodotti Aiyi negativi.

Esempio 4.1 Baricentro di un sistema di masse


Determinare le coordinate x ed y del baricentro G del sistema di masse costituito da una sfera di massa
m1 = 10 kg e da due barre uniformi di massa m2 = 6 kg ed m3 = 4 kg (Figura 4.8 ).

y
x = 1,55 m
2m
3m
G2 G1
m1 = 10 kg
m2 = 6 kg x
1m G y = 0,2 m
2m m3 = 4 kg G3

1,5 m 1,5 m 1m

Fig. 4.8 - Sistema di masse trattato nellEsempio 4.1.

SOLUZIONE
Prima si scrivono le equazioni 4-1 in funzione delle masse elementari mi al posto delle aree elementari
Ai; si sostituiscono poi alle masse elementari mi, le masse m1, m2 ed m3 concentrate nei rispettivi bari-
86 CAPITOLO 4. BARICENTRO, MOMENTI STATICI E MOMENTI DI INERZIA

centri di coordinate x1 y1 , x2 y2 e x3 y3 . Si fissi lorigine degli assi x ed y nel centro della sfera. Il centro
della sfera anche il suo baricentro G1 poich la sfera una figura simmetrica rispetto ad un centro.
Essendo le barre uniformi, i baricentri G2 e G3 delle due barre cadono nel mezzo di ciascuna barra.

Corpo Massa Coordinate del baricentro


i mi [kg] x [m] y [m]
1 10 0 0
2 6 2,5 0
3 4 4 1

m1 x1 + m2 x2 + m3 x3 10 kg 0 + 6 kg ( 2, 5 m) + 4 kg ( 4 m)
x = = = 1, 55 m
m1 + m2 + m3 10 kg + 6 kg + 4 kg

m1 y1 + m2 y2 + m3 y3 10 kg 0 + 6 kg 0 + 4 kg ( 1 m)
y = = = 0, 2 m
m1 + m2 + m3 10 kg + 6 kg + 4 kg

COMMENTI
I corpi dellEsempio vanno considerati nello spazio in quanto sia la sfera che le due barre hanno anche
una dimensione lungo il terzo asse z. Essendo tuttavia tali corpi simmetrici rispetto allasse z, la terza coor-
dinata z del baricentro G del sistema di masse sar nulla per simmetria.

Esempio 4.2 Baricentro di una sezione a C


Determinare le coordinate x ed y del baricentro della trave con sezione traversale a C illustrata nella
Figura 4.9-a.

a y b c y y
175 mm
G1 200 mm 150 mm
50 mm
600 mm

G3
Gp Gv
50 mm
G2
50 mm
x 25 mm x x
350 mm
200 mm 150 mm

Fig. 4.9 - Trave con sezione trasversale a C trattata nellEsempio 4.2.


a) Dati dellEsempio.
b) Posizione dei baricentri dei tre rettangoli che compongono la sezione a C.
c) Soluzione alternativa come differenza tra un rettangolo pieno di area Ap e un rettangolo vuoto di area Av.
4.2. TEOREMI DI PAPPO-GULDINO 87

SOLUZIONE
Essendo la figura simmetrica rispetto ad un asse parallelo ad x e passante a met dellaltezza del rettan-
golo di sinistra (Figura 4.9-a), lordinata del baricentro G vale:
y = 300 m
Lascissa x si determina con la prima delle 4-1: x = ( S y / A). Il momento statico Sy , rispetto allasse y,
si calcola con il metodo delle parti composte. Con
questo metodo, al posto delle aree elementari A1, A2, , A n che figurano nelle 4-1, si considerano
le aree A1, A2 , , An (la cui somma d larea A totale della superficie composta) concentrate nel proprio
baricentro di coordinate x1 y1 , x2 y2 , , x n y n . Nel caso dellEsempio la sezione a C si pu considerare
composta da tre rettangoli aventi i baricentri G1, G2 e G3
(Figure 4.9-a e 4.9-b):
Rettangolo 1: Base = 350 mm 50 mm = 300 mm Altezza = 50 mm
Rettangolo 2: Base = 350 mm 50 mm = 300 mm Altezza = 50 mm
Rettangolo 3: Base = 50 mm Altezza = 600 mm

Parte Ai [mm2 ] xi [mm] Ai xi [mm 3 ]


Rettangolo 1 + 15.000 + 200 + 3.000.000
Rettangolo 2 + 15.000 + 200 + 3.000.000
Rettangolo 3 + 30.000 + 25 + 750.000
SOMMATORIA 60.000 + 6.750.000

Sy + 6.750.000 mm 3
S y = ( Ai xi ) = + 6.750.000 mm 3 x = = = + 112,5 mm
A 60.000 mm 2

COMMENTI
Larea della sezione composta pu essere anche ottenuta come (Figura 4.9-c) differenza tra due rettan-
goli, uno pieno di area Ap ed uno vuoto di area Av (questultima area va quindi considerata negativa), di
dimensioni:
Pieno: Base = 350 mm Altezza = 600 mm
Vuoto: Base = 350 mm 50 mm = 300 mm Altezza = 600 mm 2 50 mm = 500 mm

Parte Ai [mm2] xi [mm] Ai xi [mm 3 ]


Rettangolo pieno + 210.000 + 175 + 36.750.000
Rettangolo vuoto 150.000 + 200 30.000.000
SOMMATORIA 60.000 + 6.750.000

4. 2 TEOREMI DI PAPPO-GULDINO
Il calcolo dellarea di una superficie di rotazione (Figura 4.10-a) oppure il volume di un corpo di
rotazione (Figura 4.10-b) direttamente legato alla determinazione del baricentro della linea e del-
larea usata per generare quella superficie o quel corpo di rotazione; cos possibile calcolare:
nota lordinata y del baricentro, una superficie o un volume di rotazione oppure
noti la superficie o il volume di rotazione, lordinata y del baricentro.
88 CAPITOLO 4. BARICENTRO, MOMENTI STATICI E MOMENTI DI INERZIA

B B

A C A C A C
Sfera Cono Toro

Fig. 4.10-a - Una superficie di rotazione la superficie che pu essere generata facendo ruotare una linea piana,
detta linea generatrice, attorno ad un asse fisso:
superficie della sfera per rotazione della semicirconferenza ABC attorno al diametro AC;
superficie laterale del cono per rotazione del segmento di retta AB attorno allasse AC;
superficie di un anello per rotazione di una circonferenza attorno ad un asse che non la interseca.

Sfera Cono Toro

Fig. 4.10-b - Un solido di rotazione il volume che pu essere generato facendo ruotare unarea piana, detta
superficie generatrice, attorno ad un asse fisso:
volume della sfera per rotazione del semicerchio;
volume del cono per rotazione del triangolo rettangolo;
volume di un anello per rotazione di un cerchio.

Per il primo teorema di Pappo-Guldino4.4, larea A di una superficie di rotazione uguale al


prodotto della lunghezza L della linea generatrice per la lunghezza 2 y della circonferenza
descritta dal suo baricentro (Figura 4-11-a):

A = L2 y = 2 y L 4-2

y y

Superficie di
rotazione A y
L
y
x

x
z
2 y
Fig. 4-11-a - Primo teorema di Pappo-Guldino.

4.4 - I due teoremi sono attribuiti a Paolo Guldino (1577-1643) ne rivendic Guldino sono immediate facendo uso
Pappo di Alessandria, studioso greco di la paternit, anche se apparentemente degli integrali; per semplicit, in questo
geometria che visse nel terzo secolo gli erano noti i lavori di Pappo. Le dimo- corso vengono omesse.
avanti Cristo. Il matematico svizzero strazioni dei due teoremi di Pappo-
4.2. TEOREMI DI PAPPO-GULDINO 89

Per il secondo teorema di Pappo-Guldino, il volume V di un solido di rotazione uguale al


prodotto dellarea A della superficie generatrice per la lunghezza 2 y della circonferenza
descritta dal suo baricentro (Figura 4.11-b):

V = A2 y = 2 y A 4-3

y y

Volume V
del solido
di rotazione

x
y
A
x z y
2 y

Fig. 4-11-b - Secondo teorema di Pappo-Guldino.

Esempio 4.3 Baricentro di un triangolo rettangolo


Calcolare le coordinate del baricentro del triangolo rettangolo di base b e di altezza h, mostrato nella
Figura 4.12.

a b y
y

G h G h

y = h/3
x x
b x = b/3
b

Fig. 4.12 - Determinazione delle coordinate del baricentro di un triangolo rettangolo.


a) Rotazione attorno allasse x. b) Rotazione attorno allasse y.

SOLUZIONE
Facendo ruotare il triangolo rettangolo (Figura 4.12-a) attorno allasse x si genera un cono il cui volume
V uguale ad 1/3 dellarea del cerchio di base h2 per laltezza del cono b: V = (h2b)/3. Per il secondo
teorema di Pappo-Guldino (4-3) questo volume V pari al prodotto dellarea del triangolo A = (1/2)bh
per la lunghezza della circonferenza descritta dal baricentro:
h 2b
2
V 3 = 1 h b = h
V = 2 yA y = =
2 A bh 3 bh 3
2
2
90 CAPITOLO 4. BARICENTRO, MOMENTI STATICI E MOMENTI DI INERZIA

Facendo ruotare adesso il triangolo rettangolo (Figura 4.12-b) attorno allasse y si genera un cono il cui
volume V uguale ad 1/3 dellarea del cerchio di base b 2 per laltezza del cono h. Adesso si pone 2 x
come lunghezza della circonferenza descritta dal baricentro poich la rotazione avviene attorno allasse y:
b2h
V 1 b 2 h b
V = 2 xA x = = 3 = =
2A bh 3 bh 3
2
2

COMMENTI
questo un modo non comune per determinare il baricentro di un triangolo in quanto si voluto
mostrare lapplicazione del teorema di Pappo-Guldino. Pi semplicemente il baricentro di un triangolo
il punto di incontro delle tre mediane. Queste infatti dividono il triangolo in aree uguali.

Esempio 4.4 Baricentri di semicerchio e semicirconferenza


Determinare lordinata y r2
del baricentro di: a A= b L = r
2
a) un semicerchio; G
G
y
b) una semicirconferenza. r y r
x x

Fig. 4.13 - Determinazione del baricentro di solidi o superfici generati per rotazione.
a) Semicerchio. b) Semicironferenza.

SOLUZIONE
a) Facendo ruotare attorno allasse x (Figura 4.13-a) il semicerchio di area A = (r2)/2, si genera la sfera
di volume V = (4/3)r3. Per il secondo teorema di Pappo-Guldino (4-3) questo volume V pari al pro-
dotto dellarea A per la lunghezza della circonferenza descritta dal suo baricentro:
4 r 3
V 3 4r
V = 2 yA y = = =
2 A r2 3
2
2
b) Facendo ruotare attorno allasse x (Figura 4.13-b) la semicirconferenza di lunghezza L = r si genera
la sfera avente unarea superficiale A = 4 r 2. Per il primo teorema di Pappo-Guldino (4-2), larea A
pari al prodotto di L per la lunghezza della circonferenza descritta dal suo baricentro:
A 4 r 2 2r
A = 2 yL y = = =
2 L 2 r

4. 3 MOMENTI E RAGGI DI INERZIA


Il momento di inerzia di una superficie rispetto ad un asse la somma dei prodotti delle aree ele-
mentari per il quadrato della distanza da quellasse; ad esempio il momento di inerzia assiale
rispetto a x vale Ix = (Aiy i2 ) con Ai area elementare e yi distanza dallasse x (Figura
4.14-a). In realt, essendo la superficie un sistema continuo, il momento di inerzia va espresso
4.3. MOMENTI E RAGGI DI INERZIA 91

y y
a b
A A
xi Ai x dA

ri yi r y

O x O x

Fig. 4.14 - Momenti di inerzia di una superficie di area A rispetto agli assi coordinati x ed y e rispetto al polo
O. Lasse z (non rappresentato nella figura) lasse passante per lorigine O e perpendicolare al piano x-y.
a) La superficie di area A si considera composta da tanti elementi discreti di area Ai.
b) La superficie di area A viene trattata come un insieme continuo a cui appartiene larea infinitesima dA.

integrando larea infinitesima dA sullintera area A della super-


a y
ficie (Figura 4.14-b); si ottengono cos nel piano x-y i due
momenti di inerzia assiali, Ix rispetto ad x ed Iy rispetto ad y, e
A il momento di inerzia polare JO rispetto al polo O:

O x Ix =
y dA
2
Iy =
x dA
2
JO =
r dA
2
4-4

Essendo per il teorema di Pitagora x2 + y2 = r 2, il momento


y
polare risulta uguale alla somma dei due momenti assiali:
b A
JO = Ix + I y 4-5
x
relazione questa che consente il calcolo del momento polare JO
O x rispetto al punto O quando siano noti i due momenti assiali Ix ed
Iy rispetto ai due assi perpendicolari x ed y passanti per quello
y stesso punto O, origine degli assi coordinati4.5. Il momento di
c y inerzia anche detto momento quadratico in quanto dato da
unarea moltiplicata per il quadrato di una distanza; di conse-
guenza il momento di inerzia di una superficie4.6 risulta sempre
una quantit positiva. Essendo il prodotto di unarea [mm2] per
O x
il quadrato di una lunghezza [mm2], il momento di inerzia si
A misura in mm4.
Si consideri la superficie di area A (Figura 4.15-a) che ha i
y
d A momenti di inerzia assiali Ix ed Iy e polare JO. Si immagini di
concentrare tutta larea A in una sottilissima strisciolina sempre
O

O x
4.5 - Le formule che esprimono i sono gli assi principali della
momenti di inerzia delle superfici superficie rispetto ad O, mentre i
di uso pi comune sono riportate momenti sono chiamati i momenti
nella Tabella VII a pag. 493. principali di inerzia della superfi-
Fig. 4.15 - Definizione del raggio di inerzia di cie rispetto ad O. Quando il punto
una superficie. 4.6 - Per ogni superficie esistono O coincide con il baricentro G
due assi, perpendicolari luno della superficie, i due assi princi-
a) Superficie di area totale A.
allaltro passanti per un punto O, pali della superficie passanti per il
b) Raggio di inerzia x rispetto allasse x. rispetto ai quali i momenti di iner- suo baricentro vengono individuati
c) Raggio di inerzia y rispetto allasse y. zia risultano uno massimo (Imax) e quali assi principali baricentrici
laltro minimo (Imin): questi assi della superficie.
d) Raggio di inerzia O rispetto al polo O.
92 CAPITOLO 4. BARICENTRO, MOMENTI STATICI E MOMENTI DI INERZIA

di area A posta ad una distanza x dallasse x (Figura 4.15-b). Il momento di inerzia della stri-
sciolina rispetto ad x sar lo stesso di quello dellarea originale se x2 A = I x . La distanza x
nota come raggio di inerzia della superficie rispetto allasse x. Si pu scrivere una relazione
analoga nel confronto dellasse y immaginando che tutta larea A venga adesso concentrata in
una sottilissima strisciolina parallela allasse y cos come mostrato nella Figura 4.15-c. Se infine
si immagina di concentrare tutta larea in un anello sottilissimo di raggio O (Figura 4.15-d ),
si pu esprimere il momento polare di inerzia come O2 A = J O . Il raggio di inerzia perci una
misura della distribuzione dellarea rispetto allasse
o al polo considerato:

x = I x /A y = I y /A O = JO / A 4-6

Anche al raggio di inerzia si pu applicare unequazione analoga alla 4-5:

O2 = x2 + 2y 4-7

Si consideri una piccola massa m montata su unasticella di massa trascurabile che pu ruo-
tare liberamente attorno allasse AA (Figura 4.16). Se viene applicata una coppia al sistema,
lasta e la massa, che inizialmente erano in quiete, cominceranno a ruotare attorno ad AA. Il
tempo richiesto dal sistema per raggiungere una data velocit di rotazione proporzionale alla
massa m e al quadrato della sua distanza r dallasse. Il prodotto mr 2 rappresenta perci una
misura dellinerzia del sistema dove per inerzia si intende la resistenza offerta dal sistema allor-
ch lo si vuole porre in movi-
mento. Per questo motivo il pro-
a A b A c A dotto mr 2 viene chiamato il mo-
mento di inerzia della massa m
rispetto allasse AA. Se si indica
con dm lelemento infinitesimo di
r1 massa del corpo continuo, il mo-
mento di inerzia di massa del
m1 m
corpo espresso dallintegrale:
m
r m2
r2
r3
I =
r dm
2
4-8
m3
ed ha le dimensioni di una massa
A A A [kg] per il quadrato di una lun-
Fig. 4.16 - Linerzia rappresenta la resistenza offerta dalla piccola massa m ad
ghezza [mm2] 4.7. In analogia con le
essere posta in rotazione. Il momento di inerzia rappresenta la reazione del corpo 4-6, il raggio di inerzia di massa
di massa m alla rotazione rispetto allasse AA sia che il corpo mantenga la sua = I /m rappresenta la distanza
forma originale (b) sia che venga concentrato (c).
a) Una piccola massa m libera di ruotare attorno ad un asse.
alla quale dovrebbe essere con-
b) Un corpo di massa m composto da pi masse elementari posto in rotazione
centrata lintera massa del corpo
attorno ad un asse. in modo che il suo momento di
c) Definizione del raggio di inerzia di massa.
inerzia rispetto allasse AA riman-
ga invariato (Figura 4.16-c).

4.7 - Nella Tabella VIII a pag. 494 sono momenti di inerzia di massa dei corpi corpo rigido calcolati rispetto agli assi x,
riportati la massa, in funzione del rigidi di uso pi comune; i simboli Ixx, Iyy y e z.
volume e della massa volumica , e i ed Izz indicano i momenti di inerzia del
4.3. MOMENTI E RAGGI DI INERZIA 93

Esempio 4.5 Momento di inerzia polare di un rettangolo


Sulla base dellespressione dei momenti di inerzia Ix 0
y0
ed Iy 0 rispetto agli assi ortogonali baricentrici x0
ed y0 , calcolare il momento polare di inerzia bari-
centrico JG del rettangolo della Figura 4.17 di cui si
conosce la base b = 15 mm e laltezza h = 25 mm.
G
h
x0

Fig. 4.17 - Rettangolo trattato nellEsempio 4.5.

SOLUZIONE
Si applica la 4-5 alle espressioni dei due momenti di inerzia assiali baricentrici Ix0 ed Iy0 del rettangolo che
si leggono sulla Tabella VII a pag. 493; si verifica lespressione del momento di inerzia polare baricentrico
JG (il polo G lorigine degli assi x0 ed y0) con quella che si legge sempre sulla Tabella VII:
bh 3 b 3h bh 3 b 3h bh(b 2 + h 2 )
I x0 = I y0 = J G = I x0 + I y0 = + =
12 12 12 12 12

bh (b 2 + h 2 ) 15 mm 25 mm [(15 mm)2 + (25 mm)2 ]


JG = = = 26.562, 5 mm 4
12 12

COMMENTI
Nel caso particolare del quadrato, del cerchio oppure della corona circolare, i momenti di inerzia Ix0 ed
Iy0 rispetto agli assi ortogonali

baricentrici

x0 ed y0 risultano uguali Ix0 = Iy0 = I e il momento polare JG
diviene: JG = Ix0 + Iy0 = I + I = 2I . Ad esempio, per un quadrato di lato a (b = h = a) si ha (Tabella VII a
pag. 493):
bh 3 aa 3 a4 b 3h a 3a a4 a4 a4 a4
I x0 = = = I y0 = = = I x0 = I y0 = I = JG = 2I = 2 =
12 12 12 12 12 12 12 12 6

Esempio 4.6 Raggio di inerzia di un rettangolo


Assegnato il momento di inerzia Ix rispetto alla
base del rettangolo, calcolare il raggio di inerzia x
del rettangolo della Figura 4.18 di cui si conosce
laltezza h = 27 mm.

h
G
x y
Fig. 4.18 -
Rettangolo
trattato
b nellEsempio 4.6.
94 CAPITOLO 4. BARICENTRO, MOMENTI STATICI E MOMENTI DI INERZIA

SOLUZIONE
Ricavata dalla Tabella VII a pag. 493 lespressione del momento di inerzia Ix rispetto alla base del ret-
tangolo, si applica la 4-6:

COMMENTI
Il raggio di inerzia x = 0,577h del rettangolo valutato rispetto ad x (Figura 4.18), non va confuso con lor-
dinata del baricentro del rettangolo. Il raggio di inerzia x infatti legato al momento
quadratico, mentre lordinata del baricentro G collegata al momento statico Sx della superficie.

4. 4 TEOREMA DI TRASPOSIZIONE
Presi due assi paralleli qualsiasi di cui uno x0 passante per il baricentro (Figura 4.19), il teorema
di trasposizione afferma4.8 che il momento di inerzia I dellarea A rispetto al primo asse uguale
al momento di inerzia dellarea rispetto allasse baricentrico pi il termine di trasporto Ad 2,
prodotto dellarea A per il quadrato della distanza d tra i due assi x ed x04.9:

4-9

Si sottolineano due punti:


1. Gli assi tra i quali avviene la trasposizione del
momento di inerzia devono essere paralleli.
x0 2. Uno dei due assi deve passare per il baricentro
G
d
della superficie. Se si desidera operare la tra-
sposizione tra due assi paralleli, ad esempio
x ed x, nessuno dei quali passa per il bari-
x centro, necessario passare dapprima dallasse
Fig. 4.19 - Significato del teorema di tra-
x allasse parallelo baricentrico x0 e successi-
sposizione applicato ad assi paralleli oriz-
zontali. vamente dallasse baricentrico x0 al secondo
asse x.

4.8 - Il teorema di trasposizione pu stessa rispetto al suo baricentro G, il teo- inglese, di tracciare una lineetta sopra
essere anche espresso in funzione del rema di trasposizione si scrive: un dato simbolo per indicare che la
raggio di inerzia, ponendo 2A al posto J O = J G + Ad 2 e O2 = G2 + d 2 quantit fisica rappresentata da quel
di I e 2 A al posto di I ( il raggio (con d distanza tra O e G). simbolo riferita al baricentro. Cos con
di inerzia baricentrico): 2 = 2 + d 2 . x , y , I , J e si intendono rispettiva-
Se JO il momento polare di inerzia di 4.9 - In questo testo si usata la con- mente le coordinate del baricentro, i
unarea rispetto al punto O e J G il venzione, seguita a livello internazio- momenti di inerzia assiali e polari bari-
momento polare di inerzia dellarea nale soprattutto dagli autori di lingua centrici e il raggio di inerzia baricentrico.
4.4. TEOREMA DI TRASPOSIZIONE 95

Esempio 4.7 Momento di inerzia baricentrico di un triangolo


Noto il momento di inerzia Ix rispetto ad un asse
passante per la base, calcolare il momento di x

inerzia baricentrico I x0 e il momento di inerzia Ix 2


d = h
rispetto allasse parallelo 3
h
x passante per il vertice del triangolo (Figura
4.20) di base b = 26 mm ed altezza h = 30 mm. x0
1 G
d = h
3
x
b

Fig. 4.20 - Triangolo trattato nellEsempio 4.7.

SOLUZIONE
Si legge sulla Tabella VII a pag. 493 lespressione del momento di inerzia del triangolo rispetto ad un asse
passante per la base che dista d = h/3 dal baricentro G e si risolve rispetto al momento di inerzia bari-
centrico il teorema di trasposizione (4-9):
2
bh 3 bh h bh 3 bh 3 3bh 3 2bh 3 bh 3
I x = I x0 + Ad 2 I x0 = I x Ad 2 = = = =
12 2 3 12 18 36 36
bh 3 26 mm (30 mm)3 26 mm 27.000 mm 3 702.000 mm 4
Ix = = = = = 19.500 mm 4
0
36 36 36 36
Applicando ancora la 4-9, si trova il momento di inerzia rispetto allasse orizzontale x che dista
d = (2/3)h dal baricentro G:
2
bh 3 bh 2h bh 3 2bh 3 bh 3 + 8bh 3 9bh 3 bh 3
I x = I x0 + Ad 2 = + = + = = =
36 2 3 36 9 36 36 4

bh 3 26 mm (30 mm)3 26 mm 27.000 mm 3 702.000 mm 4


I x = = = = = 175.500 mm 4
4 4 4 4

COMMENTI
2
La presenza del termine di trasporto Ad nella relazione 4-9 fa s che il momento di inerzia I baricen-
trico sia inferiore a quello calcolato rispetto a qualsiasi altro asse parallelo allasse baricentrico: il pro-
dotto Ad 2 viene infatti aggiunto nel passare da un asse baricentrico ad un altro asse parallelo; viene invece
sottratto quando si trasporta il momento di inerzia allasse baricentrico. Dal valore minimo del momento
di inerzia tra tutti gli assi paralleli, che si raggiunge sullasse baricentrico, si passa a valori via via pi ele-
vati mano a mano che aumenta la distanza dal baricentro.

Esempio 4.8 Momento di inerzia di una sezione a C


Determinare il momento di inerzia della sezione a C della Figura 4.21-a rispetto allasse x0 baricentrico
considerando la sezione a C composta come:
a) somma di tre rettangoli;
b) differenza di un rettangolo pieno ed un rettangolo vuoto.
96 CAPITOLO 4. BARICENTRO, MOMENTI STATICI E MOMENTI DI INERZIA

a 90 mm b c
1
12 mm

1 2
154 mm

3
x0 x0 x0
G

2
12 mm
O x
78 mm

Fig. 4.21 - Sezione a C trattata nellEsempio 4.8.


a) Dimensioni della sezione composta; sono indicati i due assi paralleli: lasse orizzontale x e lasse x0 passante per il bari-
centro G della sezione composta rispetto al quale va determinato il momento di inerzia.
b) Momento di inerzia della sezione composta ottenuto considerando larea complessiva come somma di tre rettangoli.
c) Momento di inerzia della sezione composta ottenuto considerando larea complessiva come differenza di un rettangolo
pieno e di un rettangolo vuoto.

SOLUZIONE
a) Il momento di inerzia di unarea composta A rispetto ad un dato asse dato dalla somma dei momenti
di inerzia delle sue aree componenti A1, A2, A3, ecc. rispetto allo stesso asse. Il teorema di trasposizione
(4-9) fornisce per ciascuna parte i il momento di inerzia Ii rispetto allasse desiderato: I i = I i + Ai d i2 .
Il momento di inerzia I dellintera sezione composta si ottiene facendo la somma () dei momenti di
inerzia Ii di ciascuna parte i:

I = I i = ( I i + Ai d i2 ) = I i + Ai d i2

Si considera la sezione a C composta dalle tre parti indicate nella Figura 6.39-b:
Parte 1: rettangolo 1 con base b = 78 mm ed altezza h = 12 mm;
Parte 2: rettangolo 2 con base b = 78 mm ed altezza h = 12 mm;
Parte 3: rettangolo 3 con base b = 12 mm ed altezza h = 154 mm.

I rettangoli 1 e 2 sono uguali, mentre la distanza d3 tra il baricentro del rettangolo 3 e lasse x0 uguale
a zero perch il baricentro del rettangolo 3 giace su questasse.
A1 = A2 = b1h1 = 78 mm 12 mm = 936 mm 2 d1 = d 2 = (154 mm)/2 (12 mm)/2 = 71 mm

b1h13 78 mm (12 mm)3


I1 = I 2 = = = 11.232 mm 4
12 12
b3h33 12 mm (154 mm)3
A3 = b3h3 = 12 mm 154 mm = 1848 mm 2 I3 = = = 3.652.264 mm 4
12 12

I dati vengono disposti in una tabella che, per ciascuna parte i, riporta:
larea Ai,
il momento di inerzia I i dellarea Ai rispetto allasse passante per il proprio baricentro,
la distanza di dallasse baricentrico di Ai allasse rispetto al quale viene calcolato il momento di iner-
zia dellintera area composta A,
il prodotto Ai d i2 .
4.4. TEOREMA DI TRASPOSIZIONE 97

Dalla tabella: Ix0 = 13.111.480 mm4

Ai di Ai d i2 Ii I = I i + Ai d i2
Parte
[mm2] [mm] [mm4] [mm4] [mm4]
Rettangolo 1 936 71 4.718.376 11.232
Rettangolo 2 936 71 4.718.376 11.232
Rettangolo 3 1.848 0 0 3.652.264
SOMME 9.436.752 3.674.728 13.111.480

b) Larea complessiva (Figura 4.21-c) viene ottenuta come differenza del rettangolo pieno 1 ( parte
positiva) e del rettangolo vuoto 2 (parte negativa). Il momento di inerzia dellarea negativa 2 viene per-
ci trattato come una quantit negativa. Essendo d1 = d2 = 0 in quanto i baricentri dei due rettangoli
si trovano sullasse x0 , il prodotto Ai d i2 risulta nullo.

b1h13 90 mm (154 mm)3


A1 = b1h1 = 154 mm 90 mm = 13.860 mm 2 I1 = = = 27.391.980 mm 4
12 12
b2 h 32 78 mm (130 mm)3
A2 = b2 h2 = 78 mm 130 mm = 10.140 mm 2 I2 = = = 14.280.500 mm 4
12 12

Ai di Ai d i2 Ii I = I i + Ai d i2
Parte
[mm2] [mm] [mm4] [mm4] [mm4]
Rettangolo 1 13.860 0 0 27.391.980
Rettangolo 2 10.140 0 0 14.280.500
SOMME 0 13.111.480 13.111.480

COMMENTI
1. Il contributo al momento di inerzia complessivo I dei due rettangoli estremi della sezione composta
(prima domanda) molto alto (9.436.752
mm4/13.111.480 mm4 = 0,72 = 72%) perch, nonostante il
basso momento di inerzia baricentrico Ii di ciascun rettangolo (11.232 mm4), il termine di trasporto
Ai di2 relativo a ciascun rettangolo, essendo funzione del quadrato della distanza di , molto grande
(4.718.376 mm4).
2. Il momento di inerzia di un rettangolo molto pi sensibile allaltezza h che alla base b perch h nella
formula elevata al cubo. Cos il rettangolo 3 della prima domanda, avente per base b = 12 mm e per
altezza h = 154 mm, ha un momento di inerzia baricentrico pari a 3.652.264 mm4, mentre se si fosse
considerato un rettangolo con le dimensioni scambiate (b = 154 mm e h = 12 mm) il momento di iner-
zia sarebbe stato 160 volte pi piccolo (22.176 mm4 ).

Esempio 4.9 Momenti di inerzia di una sezione a doppia T


La sezione trasversale di una trave ad ali larghe e parallele alta h = 360 mm, larga b = 300 mm ed ha
come spessore dellanima a = 12,5 mm e delle ali e = 22,5 mm (Figura 4.22-a). Trascurando il raccordo
delle ali con lanima, determinare:
a) il momento di inerzia rispetto allasse baricentrico x0;
98 CAPITOLO 4. BARICENTRO, MOMENTI STATICI E MOMENTI DI INERZIA

b) il momento di inerzia rispetto allasse baricentrico y0;


c) i raggi di inerzia baricentrici rispetto agli assi;
d) il momento di inerzia e il raggio di inerzia polari rispetto al baricentro G.

y0
a b
e
h = altezza
l = altezza dellanima
b = base
h l a = spessore dellanima
x0
G e = spessore delle ali
a x0 = asse baricentrico orizzontale
y0 = asse baricentrico verticale

Fig. 4.22 - a) Sezione a doppia T trattata nellEsempio 4.9.


b) Calcolo del momento di inerzia di una sezione a doppia T ottenuta come differenza di un rettangolo pieno
e di due rettangoli vuoti.

SOLUZIONE
a) Il momento di inerzia della sezione composta viene calcolato rispetto allasse x0. Si considera la
sezione a doppia T composta da tre rettangoli: le due ali aventi ciascuna la base b = 30 cm e laltezza
e = 2,25 cm e lanima avente base a = 1,25 cm ed altezza l = h 2e = 31,5 cm. Si applica quindi il
metodo illustrato nellEsempio 4.8 che richiede di calcolare per ciascun rettangolo i (con i = 1, 2 ,3):
larea Ai = bihi ,
la distanza di tra il baricentro di ciascun rettangolo e lasse rispetto al quale va calcolato il momento
di inerzia della sezione composta,
il momento di inerzia I i = (bi h 3i )/12 (Tabella VII a pag. 493) rispetto ad un asse x passante per il
baricentro di ciascun rettangolo.
In queste formule i simboli bi ed hi indicano la base e laltezza di ciascun rettangolo; essi verranno
sostituiti dai simboli usati nella Figura 4.22-a. La distanza d3x0 tra il baricentro dellanima e lasse x0
uguale a zero perch questo baricentro si trova sullasse x0.
A1 = A2 = be = 30 cm 2,25 cm = 67,5 cm 2 d1x0 = d 2 x0 = (36 cm)/2 (2, 25 cm)/2 = 16, 9 cm

be 3 30 cm (2, 25 cm)3
I1x = I 2 x = = = 28, 5 cm 4
12 12
al 3 1,25 cm (31,5 cm)3
A3 = al = 1, 25 cm 31,5 cm = 39,4 cm 2 I 3x = = = 3.255,8 cm 4
12 12
Dalla tabella: Ix0 = 41.870 cm4

Ai dix0 Ai d ix20 I ix I x0 = I ix + Ai d ix20


Parte
[cm2 ] [cm] [cm4 ] [cm4 ] [cm4 ]
1. Ala superiore 67,5 16,9 19.278,7 28,5
2. Ala inferiore 67,5 16,9 19.278,7 28,5
3. Anima 39,4 0 0 3.255,8
SOMME 38.557,4 3.312,8 41.870,2
4.4. TEOREMA DI TRASPOSIZIONE 99

b) Si calcola il momento di inerzia della sezione composta rispetto ad y0. Si considerano sempre tre ret-
tangoli (le due ali e lanima) nei quali, a causa del nuovo asse di riferimento (y0 e non pi x0 ), quella
che prima era la base diviene adesso laltezza, mentre laltezza di prima adesso la base. Inoltre il bari-
centro di tutti e tre i rettangoli cade sullasse y0 e quindi d1y0 = d2y0 = d3 = 0.

eb 3 2,25 cm (30 cm)3


A1 = A2 = eb = 2,25 cm 30 cm = 67,5 cm 2 I1y = I 2 y = = = 5062,5 cm 4
12 12

la 3 31,5 cm (1,25 cm)3


A3 = la = 31,5 cm 1,25 cm = 39,4 cm 2 I 3y = = = 5,1 cm 4
12 12
Dalla tabella: Iy0 = 10.130 cm4

Ai diy0 Ai d iy2 0 I iy I y0 = I iy + Ai d iy2 0


Parte
[cm2] [cm] [cm4] [cm4] [cm4]
1. Ala superiore 67,5 0 0 5.062,5
2. Ala inferiore 67,5 0 0 5.062,5
3. Anima 39,4 0 0 5,1
SOMME 0 10.130,1 10.130,1

c) Noti i momenti di inerzia assiali baricentrici e larea totale della sezione composta A = 67,5 cm2 +
+ 67,5 cm2 + 39,4 cm2 = 174,4 cm2, si possono calcolare i raggi di inerzia baricentrici (4-6):

I x0 41.870 cm 4 I y0 10.130 cm 4
x0 = = = 15,5 cm y0 = = = 7,6 cm
A 174, 4 cm 2 A 174,4 cm 2

d) Il momento di inerzia polare JG rispetto al baricentro G della sezione a doppia T si calcola con la 4-5:
JG = Ix0 + Iy0 = 41.870 cm4 + 10.130 cm4 = 52.000 cm4
mentre il raggio di inerzia polare baricentrico vale (4-6):

JG 52.000 cm 4
G = = = 17,3 cm
A 174,4 cm 2

COMMENTI
1. Le ali contribuiscono per il 92% (38.557 cm4/41.870 cm4 = 0,92) al momento di inerzia della sezione
composta rispetto a x0 a causa del valore elevato del termine di trasporto Ai d i2 .

2. Il contributo dellanima al momento di inerzia della sezione composta rispetto a y0 insignificante


(5 cm4/10.130 cm4 = 0,0005 = 0,05%) in quanto larea dellanima molto vicina a y0.

3. Invece di considerare la sezione composta dalla somma di tre rettangoli (le due ali pi lanima), si
poteva (Figura 4.22-b) considerare la sezione differenza tra un rettangolo pieno (area positiva) e due
vuoti (aree negative): i momenti di inerzia delle due aree negative vanno sottratti al momento di iner-
zia dellarea positiva.
100 CAPITOLO 4. BARICENTRO, MOMENTI STATICI E MOMENTI DI INERZIA

4. 5 SOMMARIO
Il baricentro il punto in cui applicata la risultante delle forze peso elementari esercitate dalla
gravit su un corpo rigido. Il baricentro anche il centro di un sistema di masse, di un volume,
di una superficie oppure di una linea. Se unarea possiede unasse di simmetria, il suo baricentro
si trova su quellasse; se larea possiede due assi di simmetria, il suo baricentro coincide con il
punto di intersezione dei due assi di simmetria. Al concetto di baricentro di una figura geome-
trica associato il concetto di momento statico di quella figura geometrica rispetto ad un asse,
dove per momento statico si intende la sommatoria dei prodotti delle varie aree elementari, in
cui si pu immaginare scomposta una data superficie, per le rispettive distanze da un asse di rife-
rimento. Essendo il prodotto di unarea [mm2] per una lunghezza [mm], il momento statico si
misura in mm3. Il momento statico pu risultare sia positivo che negativo in funzione del
valore positivo oppure negativo che la distanza dellarea considerata assume rispetto allasse di
riferimento.
Il calcolo dellarea di una superficie di rotazione oppure il volume di un corpo di rotazione
direttamente legato alla determinazione del baricentro della linea e dellarea usata per gene-
rare quella superficie o quel corpo di rotazione; cos possibile calcolare con i due teoremi di
Pappo-Guldino:
nota lordinata y del baricentro, una superficie o un volume di rotazione oppure
noti la superficie o il volume di rotazione, lordinata y del baricentro.
Il momento di inerzia di una superficie rispetto ad un asse oppure rispetto ad un polo la somma
dei prodotti delle aree elementari per il quadrato della distanza da quellasse oppure da quel polo;
essendo il prodotto di unarea [mm2] per il quadrato di una lunghezza [mm2], il momento di iner-
zia sempre positivo e si misura in mm4. Il raggio di inerzia, misura della distribuzione dellarea
rispetto allasse o al polo considerato, dato dalla radice quadrata del momento di inerzia diviso
per larea.
Analogamente a quanto fatto per una superficie, si definisce il momento di inerzia di massa che
ha le dimensioni di una massa [kg] per il quadrato di una lunghezza [mm2]. Il raggio di inerzia
di massa rappresenta la distanza alla quale dovrebbe essere concentrata lintera massa del
corpo in modo che il suo momento di inerzia rispetto allasse di riferimento rimanga invariato.
Presi due assi paralleli qualsiasi di cui uno x0 passante per il baricentro, il teorema di trasposi-
zione afferma che il momento di inerzia I dellarea A rispetto al primo asse uguale al momento
di inerzia I dellarea rispetto allasse baricentrico pi il termine di trasporto Ad 2, prodotto
dellarea A per il quadrato della distanza d tra i due assi x ed x0.
ESERCIZI PROPOSTI 101

Esercizi proposti Con il contributo del prof. L. Leonessa

4.1 Determinare larea complessiva A, i momenti baricentro della sezione ad L ottenuta per differenza
statici Sx ed Sy rispetto agli assi x ed y e le coordinate x ed (Figura 4.25) tra il rettangolo pieno che abbraccia tutta le
y del baricentro della trave con sezione trasversale a T sezione e il rettangolo vuoto situato allinterno della
illustrata nella Figura 4.23. sezione ad L.
A = 2400 mm2; Sx = 120.000 mm3; A = 15.300 mm2; Sx = 1.444.500 mm3;
Sy = 0; x = 0; y = 50 mm Sy = 2.686.500 mm3; x = 175,6 mm; y = 94,4 mm

60 mm y 30 mm

20 mm

300 mm
y
60 mm

30 mm
x
20 mm
x
240 mm
Fig. 4.23 - Trave con sezione trasversale a T trattata nellEserci-
zio 4.1.
Fig. 4.25 - Sezione ad L trattata nellEsercizio 4.3.

4.2 Determinare larea totale A, i momenti statici Sx


ed Sy rispetto agli assi x ed y e le coordinate x ed y del 4.4 Determinare larea totale A, i momenti statici Sx
baricentro della sezione composta della Figura 4.24. ed Sy rispetto agli assi x ed y e le coordinate x ed y del
baricentro della sezione (Figura 4.26) ottenuta per diffe-
A = 14 m2; Sx = 21 m3; Sy = 34 m3; renza tra un rettangolo pieno che abbraccia tutta le
x = 2,43 m; y = 1,50 m sezione composta e le due aree costituite da un triangolo
vuoto e da un rettangolo vuoto.
y
A = 3088 mm2; Sx = 147.872 mm3;
Sy = 142.834 mm3; x = 46,2 mm; y = 47,9 mm

2m y

2m
4m G1
48 mm

2m
y = 2 m G3 2m
1
1m G2 y = 1 m
3

O x = 1 m x
y = 0,5 m

1
x = 3 m
32 mm

2
2

x = 5 m
3

Fig. 4.24 - Superficie composta trattata nellEsercizio 4.2.


x
42 mm 26 mm

4.3 Determinare larea totale A, i momenti statici Sx Fig. 4.26 - Sezione composta trattata nellEsercizio 4.4.
ed Sy rispetto agli assi x ed y e le coordinate x ed y del
102 CAPITOLO 4. BARICENTRO, MOMENTI STATICI E MOMENTI DI INERZIA

4.5 Determinare larea complessiva A, i momenti 4.7 Determinare lascissa x del baricentro del sistema
statici Sx ed Sy rispetto agli assi x ed y e le coordinate x ed di masse presentato nella Figura 4.29.
y del baricentro della figura composta ottenuta per diffe- x = 0,7 m
renza tra un rettangolo pieno e un triangolo vuoto (Figura
4.27). 4 kg 2 kg 3 kg 8 kg 5 kg
2 3
A = 3300 mm ; Sx = 138.000 mm ;

Sy = 108.000 mm3; x = 32,7 mm; y = 41,8 mm

0,2 m 0,3 m 0,4 m 0,3 m


y
Fig. 4.29 - Sistema di masse trattato nellEsercizio 4.7.
60 mm

4.8 assegnato (Figura 4.30) un albero omogeneo in


acciaio composto da due tratti lunghi L1 = 2000 mm ed
L2 = 1500 mm aventi i raggi r1 = 20 mm ed r2 = 25 mm.
40 mm

Dopo aver calcolato i volumi V1 e V2 dei due tratti


(V = r 2L) e le ascisse x1 ed x2 dei rispettivi baricentri,
determinare lascissa x del baricentro dellalbero. Essendo
la massa volumica costante poich lalbero omoge-
neo, i volumi risultano proporzionali alle masse (m = V )
e quindi i volumi V1 e V2 possono essere sostituiti alle
masse m1 e m2 nellequazione 4-1.
30 mm

V1 = 2.513.274 mm3; V2 = 2.945.243 mm3;


x 1 = 1000 mm; x2 = 2750 mm; x = 1944 mm

x
y
Fig. 4.27 - Figura composta trattata nellEsercizio 4.5.
D1 = 40 mm D2 = 50 mm

4.6 Determinare larea complessiva A, i momenti x


statici Sx ed Sy rispetto agli assi x ed y e le coordinate x ed L1 = 2000 mm L2 = 1500 mm
y del baricentro della sezione (Figura 4.28) ottenuta per
differenza tra un rettangolo pieno che abbraccia tutta le Fig. 4.30 - Albero con due sezioni di diametro D1 e D2 (Esercizio 4.8).
sezione composta e il semicerchio vuoto di raggio pari a
50 mm. Lordinata y2 del baricentro del semicerchio va
calcolata con la formula citata nella Tabella VI a pag. 492. 4.9 Una trave appoggiata lunga L = 7 m soggetta al
carico di intensit w [kN/m] distribuito secondo il dia-
A = 88,7 mm2; y2 = 58,8 mm; Sx = 2809 mm3; gramma della Figura 4.31. Determinare il carico totale W,
S = 0; x = 0; y = 31,7 mm
y lascissa x del punto di applicazione di W (lorigine
posta allestremit di sinistra della trave) e le reazioni dei
y
due appoggi RA ed RB.
W = 12 kN; x = 3 m; RA = 9,6 kN ; RB = 2,4 kN

w = 2 kN/m

50 mm

80 mm
A B

x 2m 3m 2m
80 mm 80 mm
Fig. 4.31 - Trave appoggiata dellEsercizio 4.9 soggetta ad un carico
Fig. 4.28 - Superficie trattata nellEsercizio 4.6. distribuito.
ESERCIZI PROPOSTI 103

4.10 Una mensola soggetta al carico di intensit


w [kN/m] distribuito secondo il diagramma della Figura
4.32. Determinare il carico totale W, lascissa x del punto r
di applicazione di W (lorigine posta in A) e la reazione
verticale VA e il momento di incastro M i della mensola.
Nel calcolo dellarea del diagramma di carico occorre y R
tener presente che le due aree (quella del rettangolo e
x
quella del triangolo) avranno segni opposti in quanto le
ordinate del diagramma rettangolare sono orientate verso
il basso mentre le ordinate del diagramma triangolare
sono orientate verso lalto.

W = 4,6 kN ; x = 0,33 m;
VA = 4,6 kN ; Mi = 1,5 kNm fi
Fig. 4.34 - Rotazione di una circonferenza (Esercizio 4.12).

4 kN/m
4.13 Facendo uso del secondo teorema di Pappo-
Guldino, in cui si pone 2 x come lunghezza della cir-
conferenza descritta dal baricentro in quanto la rotazione
della corona circolare avviene attorno allasse y (Figura
A B
4.35), calcolare il volume V di un toro cavo.
V = 2 2R (Re2 Ri2 )
3 kN/m
1,6 m 1,2 m
y
Fig. 4.32 - Carico distribuito applicato alla mensola trattata nel-
lEsercizio 4.10.

Ri
4.11 Facendo uso del primo teorema di Pappo- R
Guldino, calcolare la superficie laterale A del cono cir- Rc x
colare retto generato dalla rotazione intorno ad x del
segmento lungo L (Figura 4.33).
A = r r 2 + h2 Fig. 4.35 - Volume del toro cavo trattato nellEsercizio 4.13.

4.14 Noto il volume del cono V = (Abaseh)/3, ricavare,


y servendosi dei teoremi di Pappo-Guldino, le coordinate
L del baricentro della sezione triangolare retta che ha gene-
rato il cono per rotazione (Figura 4.36).
G
r
x = b/3; y = h/3
r
y =
2

h x
a y

Fig. 4.33 - Rotazione di un segmento dellEsercizio 4.11.

h
4.12 Facendo uso del primo teorema di Pappo- G
Guldino, calcolare la superficie laterale A di un toro h
y =
generata dalla rotazione intorno ad x della circonferenza 3
x
della Figura 4.34. b
A = 2 2Rr
104 CAPITOLO 4. BARICENTRO, MOMENTI STATICI E MOMENTI DI INERZIA

b 4.16 Facendo uso del teorema di trasposizione deter-


y
minare il momento di inerzia It di unarea circolare
rispetto alla tangente t alla circonferenza della Figura 4.38
di raggio r = 12 mm.
It = 81.430 mm4

h
G

x G
b
x = r
3
b d=r

t
Fig. 4.36 - Volume di rotazione di un cono (Esercizio 4.14).
a) Rotazione attorno allasse x. Fig. 4.38 - Calcolo del momento di inerzia rispetto ad una tangente
b) Rotazione attorno allasse y. alla circonferenza (Esercizio 4.16 ).

4.15 La diga illustrata in Figura 4.37 abbraccia un 4.17 Calcolare il momento di inerzia Ix rispetto
arco di 90. Dopo aver calcolato le aree A R e A T del ret- allasse x di una sezione composta ottenuto come somma
tangolo e del triangolo, i rispettivi baricentri xR, xT e dei momenti di inerzia I1x, I2x e I3x dei tre rettangoli della
quello xG della sezione composta, determinare, con il Figura 4.39; indicare le distanze d1, d2 e d3 dei baricen-
secondo teorema di Pappo-Guldino, il volume V di cal- tri che vengono utilizzate nel teorema di trasposizione.
cestruzzo necessario alla costruzione della diga.
d1 = 70 cm; d2 = d3 = 30 cm; I1x = 5.920.000 cm4;
AR = 48 m2; A T = 96 m2; xR = 98,5 m; I2x = I3x = 1.440.000 cm4; Ix = 8.800.000 cm4
x = 93 m; x = 94,8 m; V = 21.443 m3

T G

a b
60 cm
y
x
R 1
x
G
x
80 cm

T bR = 3 m
60 cm

2 3

h = 16 m

AT AR x x x
x 20 cm

4 b T = 12 m
Fig. 4.39 - Sezione composta dellEsercizio 4.17.
3
a) Dimensioni della sezione.
R = 100 m
b) Sezione decomposta nei rettangoli 1, 2 e 3.

b=3m
4.18 Calcolare i momenti di inerzia Ix0 ed Iy0, rispetto
agli assi baricentrici x0 ed y0 di una sezione a Z, ottenuti
come somma dei momenti di inerzia rispettivamente I1x0,
I2x0 e I3x0 e I1y0, I2y0 e I3y0 dei tre rettangoli della Figura 4.40;
indicare le distanze d1x0, d2x0 e d3x0 nonch d1y0, d2y0 e d3y0
dei baricentri da utilizzare nel teorema di trasposizione.
m

d1x0 = d3x0 = 70 mm; d2x0 = 0; d1y0 = d3y0 = 50 mm;


0
10

d2y0 = 0; I1x0 = I3x0 = 7.893.333 mm4;


=
R

I2x0 = 6.826.667 mm4; Ix0 = 22.613.334 mm4 = 2261 cm4;


I1y0 = I3y0 = 4.853.333 mm4; I2y0 = 106.667 mm4;
Fig. 4.37 - Diga dellEsercizio 4.15. Iy0 = 9.813.333 mm4 = 981 cm4
ESERCIZI PROPOSTI 105

a 100 mm
50
20 mm

y0
25
140 mm

x0

20 mm
20 mm 400

z 50 100 z
100 mm G

b 1

y0

x0

2 50
3
100
150
Fig. 4.40 - Sezione a Z trattata nellEsercizio 4.18.
a) Dimensioni della sezione. Fig. 4.41 - Volano dacciaio dellEsercizio 4.19: le dimensioni sono
b) Sezione decomposta nei tre rettangoli 1, 2 e 3. in millimetri.

4.20 Determinare la massa m, il momento di inerzia


baricentrico Izz e il momento di inerzia Iz z rispetto allasse
4.19 Determinare il momento Izz e il raggio di inerzia parallelo z dellanello della Figura 4.42 in acciaio (massa
z del volano in acciaio di massa volumica = 7850 kg/m3 volumica = 7850 kg/m3) utilizzando le formule della
rispetto allasse z (Figura 4.41). Facendo riferimento alle Tabella VIII a pag. 494. I raggi interno ed esterno dellanel-
formule del cilindro cavo citate nella Tabella VIII a lo valgono rispettivamente ri = 100 mm ed re = 200 mm,
pag. 494, calcolare nellordine: massa m1 e momento di mentre laltezza l = 150 mm.
inerzia I1zz della corona interna, massa m2 e momento di m = 110,98 kg; Izz = 2,77 kgm2; Iz z = 3,88 kgm2
inerzia I2zz della corona intermedia e infine massa m3 e
momento di inerzia I3zz della corona esterna. La somma di
questi tre momenti baricentrici d il momento di inerzia
del volano. z z
rc
ri
z z
m1 = 6,94 kg;
I1zz = 10.844 kgmm2;
m2 = 12,33 kg;
I2zz = 154.125 kgmm2;
m3 = 43,16 kg; l
I3zz = 1.348.750 kgmm2;
Izz = 1.513.719 kgmm2 = 1,51 kgm2; Fig. 4.42 - Momento di inerzia di un cilindro cavo rispetto ad un
z = 155,7 mm asse non baricentrico (Esercizio 4.20).
Capitolo 5
SFORZI E
DEFORMAZIONI

5. 1 RESISTENZA DI UN MATERIALE
La verifica di resistenza di un elemento di macchina consiste nel verificare che i diversi carichi
applicati non assumano valori tali da produrre il cedimento dellelemento. Il modo pi completo
per eseguire la verifica di resistenza quello di sottoporre lelemento di macchina ad una prova
di carico e valutarne il comportamento; le condizioni di questa prova dovranno essere tali da
riprodurre perfettamente il funzionamento dellelemento della macchina non solo come valore
dei carichi e del tipo di vincoli, ma anche come tempo e velocit con cui i carichi vengono appli-
cati, come temperatura a cui il pezzo viene fatto lavorare, ecc. Tale metodo, di natura speri-
mentale, richiede una prova per ogni elemento di macchina, ogni condizione di carico, ecc. con
conseguenze inaccettabili nei costi e nei tempi che intercorrono tra la progettazione e la pro-
duzione. Si ricorre allora, nel progetto delle macchine, ad un procedimento teorico che, partendo
sempre da prove sperimentali realizzate in condizioni di carico standard, permette di effettuare
con il calcolo la verifica di resistenza dellelemento facendo a meno della lunga e costosa inda-
gine sperimentale. Alla base del metodo teorico c lipotesi fondamentale che il cedimento sia
dovuto non allo stato complessivo dei carichi, ma allo stato locale di sollecitazione dellele-
mento di macchina; il progetto dellelemento basato cio sulla stima, la pi accurata possibile,
della natura e del valore degli sforzi a cui verranno assoggettati i materiali impiegati e sulla cono-
scenza, la pi estesa possibile, della loro capacit di resistenza in modo da verificare che le sol-
lecitazioni del materiale in esame non raggiungano valori tali da provocarne il cedimento.
Ma in che cosa consiste lo stato di sollecitazione in un elemento di macchina e quali sono i fat-
tori che occorre conoscere per poterlo definire? Un corpo materiale5.1 costituito da piccole par-
ticelle tra cui si esercitano delle forze (Figura 5.1); queste forze interne si oppongono alla modi-
fica nella forma del corpo che le forze esterne, cio carichi (incluso il peso del corpo) e
reazioni vincolari, cercano di produrre. Sotto lazione delle forze esterne le particelle del corpo
si muovono; il corpo allora si deforma dando luogo a forze interne che crescono fino a quando
non si raggiunge lequilibrio con le forze esterne5.2: si dice che il corpo si trova in uno stato di

5.1 - Nellambito di questa trattazione ci oppure di impurezze. Si definisce iso- seguito delle deformazioni che il solido
limiteremo allo studio dei corpi omo- tropo un materiale che esibisce pro- subisce, deformazioni che, a loro volta,
genei ed isotropi. Si definisce omoge- priet meccaniche uniformi secondo sono il risultato delle applicazioni delle
neo un materiale che in ciascuno dei tutte le direzioni attorno a un punto forze esterne; solo perci attraverso
suoi punti possiede la medesima costi- qualsiasi. Per converso quando un mate- la deformazione che le forze esterne
tuzione e una struttura uniforme. Un riale non esibisce questo comporta- applicate al corpo danno origine alle
materiale non omogeneo (o disomoge- mento uniforme viene detto non iso- forze interne. Al crescere delle forze
neo), come ad esempio la ghisa di qua- tropo (o anisotropo). esterne, il solido si deforma progressi-
lit modesta, avr perci una struttura vamente f ino al momento in cui le
che varia da punto a punto in funzione 5.2 - Le forze interne rappresentano le forze interne generate raggiungono
dei suoi costituenti e a causa della pre- reazioni molecolari che il solido op- valori tali da equilibrare le forze
senza di porosit derivanti dalla fusione pone alla deformazione: esse nascono a esterne.
5.1. RESISTENZA DI UN MATERIALE 107

a b c

F F
F
G G

A
A

Fig. 5.1 - a) Trave incastrata, a sezione quadrata costante di area A, sollecitata dal F
solo carico assiale F (si fa lipotesi che il peso sia trascurabile); questa forza tende
ad allungare le fibre del materiale di cui composta la trave.
b) Al posto dellincastro si pu sostituire la reazione del vincolo, uguale al carico
F, e isolare la trave come corpo libero. Quindi la trave viene divisa in due parti distinte
con un piano perpendicolare allasse della trave stessa.
c) Lintero corpo in equilibrio e quindi anche qualsiasi parte di esso dovr essere in equilibrio; in particolare nelle due sezioni
affacciate, originate dal taglio della trave, agiranno le forze interne necessarie per equilibrare le forze esterne (carico F e reazione
dellincastro F ) applicate allestremit di ciascun tronco. Le forze interne generano lo sforzo .

sollecitazione. La misura dellintensit delle forze interne presenti nel materiale generate dal-
lapplicazione delle forze esterne lo sforzo, definito come la forza esterna F rapportata
allarea A sulla quale agisce:
forza F
sforzo = = 5-1
area A

Sforzo il termine generale per indicare una forza [N] diviso larea [m2]; si misura perci in pascal
[Pa = N/m2] come la pressione; volendo evitare di avere a che fare con numeri troppo grandi, abi-
tualmente si fa uso del megapascal [MPa = N/mm2 = 106 Pa]. Nei casi specifici useremo spesso
il termine equivalente e pi intuitivo di tensione5.3. Si parla di tensione normale quando la linea
di azione della forza esterna F perpendicolare allarea A su cui agisce (Figura 5.2); la tensione
tangenziale invece tangente allarea in quanto la forza F applicata sullo stesso piano della-
rea A interessata dallo sforzo (Figura 5.12). Lo stato di sollecitazione di un elemento di macchina
determinato quando sono note, in ogni punto del materiale e per ogni giacitura nellintorno del
punto, la tensione normale e la tensione tangenziale .

5.3 - Molti Autori (ad esempio, Bruno tensione. Si allora fatto uso di ten- sioni, si sono indicate col nome di forza
Finzi in Meccanica razionale/Statica e sione nei casi specifici (tensione nor- normale N e di forza tagliante T, in
Giovanni Jacazio in Progettazione delle male, tensione ammissibile, ecc.) men- quanto forze misurate in newton, quelle
strutture meccaniche) usano il termine tre si parla di sforzo come termine azioni interne (trattate nel Capitolo 6)
sforzo, laddove altri autori (si veda generale per indicare la forza rappor- che altri autori designano con il nome di
Alberto Carpinteri in Scienza delle tata alla superficie. Inoltre, per non sforzi.
costruzioni) e le stesse norme parlano di generare una confusione sulle dimen-
108 CAPITOLO 5. SFORZI E DEFORMAZIONI

5. 2 TENSIONE E DEFORMAZIONE NORMALI


Allorch (Figura 5.2) si assoggetta una barra al carico F normale alla superficie A e quindi alla
tensione normale , la sua lunghezza l varia di l; la deformazione normale (o dilatazione)
viene definita da:

Deformazione = l/l variazione di lunghezza l


= = 5-2
F F lunghezza originaria l

La deformazione un puro numero5.4, non ha cio dimensioni


l l essendo il rapporto tra le due lunghezze l ed l; spesso viene
espressa come percentuale della lunghezza originaria (Esempio
Fig. 5.2 - Deformazione normale di una 5.2). Gli sforzi e le deformazioni di trazione (Figura 5.2), che pro-
barra sotto lazione della tensione normale ducono un aumento della lunghezza, vengono considerati positivi;
, rapporto tra forza F ed area A perpendi-
colare alla retta dazione della forza.
gli sforzi e le deformazioni di compressione, che danno luogo ad un
accorciamento del materiale, vengono considerati negativi.

Esempio 5. 1 Tensione normale


Calcolare il valore dello sforzo nei seguenti casi:
trave di sezione trasversale normale allasse A = 119 mm2 a cui applicata la forza F = 5000 N;
filo di acciaio del diametro D = 5 mm a cui applicato un carico assiale F = 3000 N;
tubo, di diametro esterno D = 50 mm e interno d = 45 mm, soggetto al carico assiale di trazione
F = 37,3 kN.

SOLUZIONE
Lo sforzo (equazione 5-1) rappresentato dalla tensione normale , perch agisce su una sezione per-
pendicolare allasse del corpo:
F 5000 N
= = = 42 MPa
A 119 mm 2

F F 3000 N
= = = = 153 MPa
A ( D 2 ) /4 (5 mm)2
4

F F 37.300 N
= = = = 100 MPa
A [ ( D 2 d 2 )]/4 [(50 mm )2 (45 mm )2 ]
4

5.4 - Trattandosi di una quantit senza deformazione unitaria o relativa; per deformazione.
dimensioni, si dovrebbe parlare di semplicit, si preferisce abbreviare in
5.3. PROVA DI TRAZIONE ED ELASTICIT 109

5. 3 PROVA DI TRAZIONE ED ELASTICIT


Lo sforzo, che esiste nellelemento di una macchina, acquista un significato nel momento in cui
viene confrontato con la resistenza del materiale. Una prova tipica per accertare la resistenza del
materiale la prova di trazione5.5. In questa prova, un campione del materiale in esame, detto
provino o provetta, avente una sezione circolare uniforme A, viene sollecitato con un carico di
trazione F diretto secondo lasse del provino; il carico viene gradualmente aumentato fino a rea-
lizzare la rottura del provino. La misura con estensimetri (Figura 5.3) della variazione l di una
determinata lunghezza l del provino, scelta come lunghezza di misura, durante lapplicazione
della forza F permette di ottenere il diagramma caratteristico della Figura 5.4 avente in ordi-
nate la tensione normale = F/A [MPa] e in ascisse la deformazione = l/l.

a Fili connettori b
Filo molto sottile

Materiale
sollecitato

Base
Cemento di carta
legante

Fig. 5.3 - a) Per la misura delle deformazioni del materiale vengono utilizzati degli estensimetri elettrici. Si
tratta di un filo molto sottile che viene incollato al materiale sollecitato. Allorch viene applicato il carico, il mate-
riale subisce degli allungamenti oppure delle contrazioni e parallelamente il filo molto sottile si allunga oppure
si contrae. Queste variazioni di lunghezza alterano la resistenza elettrica del filo ed perci possibile, attraverso
unadeguata taratura del circuito elettrico di misura, risalire alla deformazione avvenuta nel materiale.
b) Anche la resistenza elettrica di un film metallico sottilissimo (foglia) pu venire utilizzato come estensi-
metro; la figura mostra un tipico estensimetro a foglia costituito da un solo elemento: la parte centrale, costi-
tuita da tanti filetti orizzontali paralleli, la parte sensibile dellestensimetro, mentre i due rettangoli alle estre-
mit raccolgono e trasferiscono allesterno il segnale elettrico dovuto alla variazione di resistenza elettrica dei
filetti centrali; lingrossamento alle due estremit della superficie del film permette di ottenere, analogamente
ai fili connettori della Figura 5.3-a, una resistenza elettrica molto pi bassa e quindi trascurabile rispetto a quella
della parte sensibile dellestensimetro.

Il diagramma mostra una parte iniziale lineare OP dove la tensione proporzionale alla defor-
mazione; qui il materiale si comporta elasticamente poich, come avviene per una molla,
allorch il carico viene rimosso il materiale riassume completamente le dimensioni che aveva
prima dellapplicazione del carico. La legge di Hooke (pronuncia uc) stabilisce che, nel
campo elastico, esiste una proporzionalit tra tensione e deformazione : il rapporto / cos

5.5 - Le propriet a trazione di un mate- prova di trazione sono pi facilmente carichi ciclici, oppure di taglio, oppure
riale vengono utilizzate come base nel disponibili di qualsiasi altro dato relativo durto, perch informazioni pi ade-
progetto degli elementi della struttura alle propriet dei materiali. Molto spesso guate sul comportamento del materiale
molto pi frequentemente di quelle otte- il progettista costretto a basare i suoi in quelle determinate condizioni di
nute attraverso le altre prove meccaniche calcoli sulle propriet di trazione, anche carico non sono disponibili.
sui materiali, anche perch i dati della quando la struttura viene sollecitata con
110 CAPITOLO 5. SFORZI E DEFORMAZIONI

uguale ad una costante, indicata con E, che prende il nome di modulo di elasticit o modulo
di Young (pronuncia iang):

tensione normale
= = costante = E = E 5-3
deformazione normale

Il modulo di elasticit E, come rapporto tra [Pa] ed [-], ha le dimensioni di uno sforzo [Pa];
essendo sempre molto piccolo (in molte applicazioni non supera 0,003), E risulta molto grande
e viene di solito espresso in gigapascal [GPa = kN/mm2 = 109 Pa]; ad esempio, per gli acciai, il
suo valore oscilla tra 200 e 207 GPa. Noto il modulo di elasticit del materiale, la misura delle
deformazioni5.2 consente di risalire agli sforzi presenti nellelemento di macchina sotto esame.

Elastico
F
Parzialmente plastico
Provino
U
u

s SS
F E F Sezione
Sforzo

P SI trasversale Lunghezza di riferimento


circolare A (o di misura) l

F
O s u F
Deformazione
Fig. 5.4 - Curva dello sforzo in funzione della deformazione in una prova tipica di trazione per un materiale
duttile (acciaio a basso tenore di carbonio). Questo stesso diagramma potrebbe essere tracciato riportando il
carico applicato F [N] in funzione dellallungamento l [m] del provino. Il punto P individua il limite di pro-
porzionalit, E il limite elastico, SS il limite di snervamento superiore, SI il limite di snervamento inferiore, U
il punto in cui si raggiunge la sollecitazione massima, F il punto in cui avviene la frattura del provino.

Dal punto P in avanti il diagramma della


Limite di snervamento S Figura 5.4 inizia a deviare dalla linea retta;
corrispondente a = 0,2%
per questo motivo che il punto P prende
nome di limite di proporzionalit. Per un
breve tratto, oltre a P e fino al punto E, il dia-
ico

gramma non segue pi una linea retta, ma il


Sforzo

r
di sca

materiale manifesta ancora un comporta-


mento elastico nel senso che se il carico
Linea

viene rimosso la deformazione ritorna a zero,


nel provino cio non rimane alcuna defor-
mazione permanente; il punto E viene perci
chiamato limite elastico. Al di l del punto E,
0 0,2% Deformazione quando il carico viene rimosso, nel provino
Deformazione permanente
rimane sempre una deformazione perma-
Fig. 5.5 - Determinazione del punto di snervamento sulla curva
sforzi/deformazioni di un materiale duttile sulla base di una deforma-
nente: si dice che la deformazione plastica.
zione permanente pari a 0,2%. Si traccia una linea parallela al tratto Proseguendo lungo il diagramma, in campo
lineare del diagramma sforzi-deformazioni e passante per una defor- plastico, si arriva a un momento in cui
mazione = 0,2%. Il limite di snervamento S dello 0,2% il valore avviene lo snervamento del materiale: la
dello sforzo che corrisponde alla deformazione permanente dello 0,2%. deformazione comincia a crescere molto
La pendenza della retta passante per lorigine rappresenta, per la 5-3,
rapidamente senza che si verifichi un corri-
il modulo di elasticit E.
spondente elevato aumento dello sforzo; il
5.3. PROVA DI TRAZIONE ED ELASTICIT 111

momento in cui si ha lo snervamento definito cio dal pi basso valore di sollecitazione s al


di l del quale lallungamento aumenta senza aumento dello sforzo. Sul diagramma si possono
distinguere i due punti molto vicini SS (limite di snervamento superiore) ed SI (limite di sner-
vamento inferiore). Ma per molti materiali, come ad esempio i materiali non ferrosi, questi due
punti coincidono in un unico punto di snervamento. Per altri materiali addirittura impossibile
individuare sulla curva anche questo unico punto; si assume allora come limite di snerva-
mento la tensione s a cui corrisponde un dato valore della deformazione permanente (di
solito lo 0,2%, = 0,002), cos come mostrato nella Figura 5.5.
Proseguendo nellapplicazione del carico (Figura 5.4), si arriva al punto
U, dove si raggiunge il valore massimo u dello sforzo detto resistenza
a trazione: la sollecitazione massima (o ultima) raggiunta dal provino
in una prova di trazione semplice data dal carico nel punto U diviso la
sezione originaria della barra. Quando il materiale si trova tra SI e U, si
Forma dice che nello stato elasto-plastico; se infatti il carico viene rimosso
del provino
in prossimit parte della sezione rimane elastica e quindi contribuisce a recuperare la
del punto forma originaria, mentre la parte restante rimane deformata in modo per-
di rottura
manente. Dopo U, la sezione del provino inizia rapidamente a ridursi in
corrispondenza di un tratto centrale del provino relativamente corto
(Figura 5.6) finch si arriva alla frattura del provino nel punto F (Figura
5.4), mentre nel frattempo il carico si riduce.
A partire dal punto di snervamento S fino alla rottura F, il diagramma
sforzi/deformazioni (Figura 5.4 ) risulta piuttosto piatto e interessa un
Diametro intervallo di deformazioni ben superiore al tratto coperto in campo ela-
originale del
provino stico. La capacit di un materiale a sottostare a notevoli deformazioni pla-
stiche prima della frattura un indice di una propriet del materiale che
Fig. 5.6 - Contrazione tipica di un prende il nome di duttilit; i materiali che manifestano unelevata dutti-
provino di acciaio dolce vicino al lit vengono detti duttili. Lallungamento (percentuale) a rottura5.6 che
punto di rottura in una prova di tra- confronta la lunghezza finale del provino, ottenuta accostandone i due
zione.
pezzi dopo la frattura, con la lunghezza iniziale:
lunghezza finale lunghezza iniziale
allungamento % = 100
lunghezza iniziale
una misura indicativa della duttilit del materiale: maggiore il valore
dellallungamento percentuale e pi il materiale duttile. I materiali
invece che hanno bassa duttilit, come la ghisa, vengono chiamati fragili:
Sforzo

questi materiali manifestano un allungamento del provino in prossimit


della frattura molto pi contenuto cosicch la regione parzialmente pla-
stica del diagramma sforzi/deformazioni risulta estremamente ridotta
(Figura 5.7 ); i materiali fragili mantengono cio un comportamento
elastico fin quasi alla frattura. Anche laspetto della frattura (Figura
5.8 ) evidenzia la notevole deformazione che avviene nei materiali dut-
Deformazione tili in contrapposizione alla deformazione trascurabile di un materiale fra-
gile. I diagrammi sforzi/deformazioni di alcuni metalli e di fili incruditi
Fig. 5.7 - Diagramma tipico sforzi/
deformazioni per un materiale fra-
sono riportati nelle Figure 5.9-a e 5.9-b; per i valori del limite di sner-
gile. vamento, della resistenza a trazione e di altre propriet dei materiali, che
si possono ricavare dalla prova di trazione, si rimanda ai manuali.

5.6 - Analogamente allallungamento individuare la duttilit del materiale, trasversale iniziale del provino con quel-
percentuale, dalla prova di trazione si chiamata riduzione percentuale del - la dellarea trasversale pi piccola che si
pu ottenere unaltra quantit, utile per larea che confronta la misura dellarea riscontra al momento della frattura.
112 CAPITOLO 5. SFORZI E DEFORMAZIONI

a b c

Fig. 5.8 - Fratture a cono-coppa duttili per (a) lacciaio A572 e per (b) la lega
di alluminio 6061-T6. Rottura fragile (c) per la ghisa.

a Acciaio Nichel-Cromo b
1500 Acciaio dolce
600
Acciaio semidolce
con trattamento termico
1200
450
Sforzo [MPa]

Rame
Sforzo [MPa]

900 Acciaio rullato a freddo


Acciaio semidolce ricotto
300
600 Alluminio
Bronzo duro
Acciaio dolce
150
300
Ottone dolce

0
10 20 30 40 50 2 4 6
Deformazione [%] Deformazione [%]

Fig. 5.9 - a) Comportamento in prove di trazione per metalli diversi.


b) Comportamento in prove di trazione per fili incruditi (osservare la riduzione notevole delle deformazioni rispetto ai materiali
della Figura 5.9-a).

Esempio 5. 2 Allungamento di una barra con sezioni diverse


Una barra di acciaio (modulo di elasticit E = 207 GPa) composta da tre diverse sezioni circolari aventi
le dimensioni indicate nella Figura 5.10; la barra soggetta ad un carico assiale di trazione F = 22 kN.
Determinare:
a) gli sforzi che agiscono su ciascuna sezione normale allasse;
b) lallungamento totale l della barra.
5.4. RAPPORTO DI POISSON 113

SOLUZIONE
a) Gli sforzi, che agiscono sulle sezioni perpendicolari allasse
d2 = 30 mm
d1 = 20 mm della barra, sono tensioni normali e si calcolano con la 5-1
d3 = 15 mm che assume la forma = F/A = F/(d 2/4) con F = 22.000 N:
F = 22 kN F = 22 kN
d1 = 20 mm A1 = 314 mm2 1 = 70,1 MPa
2
d2 = 30 mm A2 = 707 mm 2 = 31,1 MPa
l1 = 250 mm l3 = 400 mm d3 = 15 mm A3 = 177 mm 2
3 = 124,3 MPa
l2 = 100 mm b) Lallungamento totale l della barra la somma degli allun-
gamenti l1, l2 e l3 dei tre tratti a sezione diversa di cui
Fig. 5.10 - Barra sottoposta ad un carico assiale di tra- composta la barra. Lallungamento di ciascun tratto si calcola
zione dellEsempio 5.2.
combinando insieme lespressione 5-2 della deformazione con
il legame 5-3 tra tensioni e deformazioni normali dato dalla
legge di Hooke:
l1 1l1 70,1 MPa 250 mm
1 = E1 = E l1 = = = 84,7 m
l1 E 207.000 MPa

2 l2 31,1 MPa 100 m


l2 = = = 15,0 m
E 207.000 MPa
3l3 124,3 MPa 400 m
l3 = = = 240,2 m
E 207.000 MPa
l = l1 + l2 + l3 = 84, 7 m + 15,0 m + 240,2 m = 339 m

COMMENTI
Lallungamento l sempre estremamente contenuto e viene quindi espresso in m = 10 3 mm = 10 6 m;
altrettanto modesta la deformazione = l/l (5-2), di solito espressa in percentuale:

l1 0,0000847 m
1 = = = 0,000339 = 0,0339%
l1 0,25 m

l2 0,000015 m
2 = = = 0,00015 = 0,015%
l2 0,100 m

l3 0,00002402 m
3 = = = 0,00006 = 0,006%
l3 0,400 m

5. 4 RAPPORTO DI POISSON
Entro i limiti di applicazione della legge di Hooke, un materiale, quando sottoposto a carico
assiale, subisce, in aggiunta alla deformazione assiale lungo la direzione del carico, una defor-
mazione laterale nelle direzioni perpendicolari alla prima (Figura 5.11 ). Queste due deforma-
zioni sono legate luna allaltra dalla relazione:

( deformazione laterale)
v= 5-4
deformazione assiale

dove v, rapporto di Poisson (pronuncia puasn), una quantit senza dimensioni essendo il
rapporto tra due deformazioni, anchesse senza dimensioni. Il segno meno al numeratore del-
114 CAPITOLO 5. SFORZI E DEFORMAZIONI

a Forma finale Forma finale


b

F F

F F

Forma iniziale Forma iniziale

Fig. 5.11 - a) Effetto di Poisson: contrazione laterale di un solido soggetto a una forza assiale di trazione.
b) Effetto di Poisson: espansione laterale di un solido soggetto a una forza assiale di compressione.

lequazione 5-4 sta ad indicare che la deformazione assiale d luogo ad una deformazione late-
rale di segno opposto: uno sforzo assiale di trazione induce una contrazione laterale. Per molti
materiali usati nelle costruzioni, il valore di v compreso tra 0,25 e 0,33; in particolare nel caso
dei materiali metallici il rapporto di Poisson vale circa 0,3. Essendo la deformazione assiale data
da = /E (5-3), la deformazione laterale per la 5-4 risulta:

deformazione laterale = v = v 5-5
E

Esempio 5. 3 Contrazione laterale di una barra


Calcolare la variazione laterale del diametro d = 25 mm di una barra di acciaio (modulo di elasticit
E = 206 GPa e rapporto di Poisson v = 0,29) soggetta ad un carico assiale che d luogo alla tensione nor-
male = 240 MPa.

SOLUZIONE
La deformazione laterale d/d della barra, funzione della deformazione assiale , si calcola con la 5-5:
d 240 MPa
= v = 0,29 = 0,0000338
d E 206.000 MPa
e quindi il diametro d della barra subisce una contrazione d (il numero risulta infatti negativo) pari a:
d = 0,0000338 d = 0,0000338 25 mm = 8,44 10 3 mm

5. 5 TENSIONE E DEFORMAZIONE TANGENZIALI


Area A su cui
x La Figura 5.12-a mostra come un materiale pu
applicata la forza venire assoggettato al taglio: le due forze vengono
applicate in modo tale da far scorrere uno strato del
Angolo materiale sopra lo strato adiacente; questo sistema
F
l potrebbe venire realizzato dal blocchetto di gomma
del freno di una bicicletta nel momento in cui viene
F
frenata la ruota. Lo sforzo , diretto secondo la
tangente al piano della sezione, viene chiamato
Fig. 5.12-a - Deformazione tangenziale o scorrimento angolare tensione tangenziale o di taglio; questultimo
di un cubo soggetto a forze di taglio F. Sullarea A agisce la nome legato alla disposizione caratteristica delle
tensione tangenziale .
due forze uguali ed opposte della Figura 5.12-b,
5.5. TENSIONE E DEFORMAZIONE TANGENZIALI 115

che tendono a tagliare il materiale


F
con una tensione di taglio uguale
al rapporto tra la forza di taglio F e
larea A interessata dallo sforzo. La
F tensione di taglio genera una defor-
mazione tangenziale o scorrimento
F
angolare che, come rapporto tra
F due lunghezze (dalla Figura 5.12-a
risulta tan = x/l e quindi, per angoli
piccoli, x/l ), un puro numero e
si misura in radianti. In campo ela-
Fig. 5.12-b - Schematizzazione dellapplicazione delle forze di taglio F e della ten- stico (legge di Hooke) la deforma-
sione di taglio risultante. Al contrario della tensione normale sempre perpendi-
colare allarea interessata, la tensione di taglio tangente allarea sulla quale agi- zione tangenziale risulta propor-
sce. zionale allo sforzo tangenziale che
lha generata:

tensione tangenziale
= = costante = G = G 5-6
deformazione tangenziale

attraverso la costante di proporzionalit G 5.7, propriet caratteristica del materiale chiamata


modulo di elasticit tangenziale; essendo un puro numero, G ha le dimensioni di uno
sforzo [Pa]. Nel caso degli acciai il modulo di elasticit tangenziale G si aggira attorno a 80 GPa;
per le ghise circa 30 GPa, mentre per leghe di alluminio, titanio e per gli ottoni vale rispetti-
vamente 27, 48 e 40 GPa.

Fino ad ora si sono considerate condizioni di taglio semplice in cui (Figura 5.13-a) la tensione
tangenziale , generata dalle forze di taglio F, interessa un solo piano e viene quindi calcolato
applicando la 5-1 allarea coinvolta A. Esistono tuttavia casi in cui, come per la chiodatura a
doppio coprigiunto della Figura 5.13-b, ciascun chiodo viene sollecitato al taglio sulle due
facce, e cio ad un taglio doppio; in tal caso larea trasversale A del chiodo che resiste alle forze
applicate doppia e quindi la tensione di taglio vale = F/2A anzich F/A, come avviene per
il taglio semplice.

a b
F
F F F

Cedimento della Cedimento della


chiodatura sotto chiodatura sotto
taglio semplice taglio doppio

Fig. 5.13 - a) Giunzioni chiodate: chiodatura a sovrapposizione semplice sollecitata al taglio semplice.
b) Giunzioni chiodate: chiodatura a doppio coprigiunto sollecitata al taglio doppio.

5.7 - Le tre costanti E (modulo di elasti- introdotte rispettivamente dalle equa- Esse sono legate tra loro dalla relazione:
cit normale), G (modulo di elasticit zioni 5-3, 5-6 e 5-5 (o 5 -4) sono le E = 2G (1 + v).
tangenziale) e v (rapporto di Poisson) costanti elastiche.
116 CAPITOLO 5. SFORZI E DEFORMAZIONI

Esempio 5. 4 Sforzi in un gancio


Il gancio di acciaio della Figura 5.14 progettato per trasmettere una forza di trazione F = 56 kN. Sapendo
che il perno ha diametro d = 16 mm, determinare:
a) la tensione di taglio nel perno;
b) la tensione normale sulla piastra;
c) la tensione normale sui due rami della forcella.

Perno
28 kN
7 mm 56 kN 56 kN
50 mm
56 kN
28 kN
7 mm 7 mm Sollecitazione
7 mm
di taglio
sul perno

Fig. 5.14 - Gancio trattato nellEsempio 5.4; a sinistra illustrata la sollecitazione di taglio doppio applicata
al perno.

SOLUZIONE

a) Il perno soggetto ad una tensione di taglio sulle due facce e cio ad un doppio taglio (Figura 5.14);
perci larea che resiste al carico applicato due volte larea A della sezione del perno (5-1):
F F 2F 2 56.000 N
= = = = = 139,3 MPa
2A d2 d2 (16 mm)2
2
4
b) La forza F applicata perpendicolarmente alla sezione rettangolare A della piastra genera la tensione
normale (5-1):
F 56.000 N
= = = 160 MPa
A 50 mm 7 mm
c) Ciascuno dei due rami della forcella sopporta un carico pari alla met della forza F (F/2 = 28.000 N),
che genera la tensione normale (5-1):

F/2 28.000 N
= = = 80 MPa
A 50 mm 7 mm

5. 6 SFORZI TERMICI
Allorch la temperatura di un elemento di una struttura meccanica viene aumentata oppure dimi-
nuita, il materiale si allunga oppure si accorcia. Se non si interviene in alcun modo per impe-
dire la variazione di lunghezza, questo processo si realizza senza che nascano sforzi nella
struttura. Al contrario, se le variazioni nelle dimensioni del pezzo vengono contrastate dai
vincoli, allora, allinterno del materiale, si generano degli sforzi termici, che sono di com-
pressione nel caso di un allungamento del pezzo e di trazione nel caso di un suo accorciamento.
5.6. SFORZI TERMICI 117

Si consideri una barra di un materiale di lunghezza originaria l sottoposto ad un aumento di tem-


peratura T. Se la barra libera di espandersi, si verifica un allungamento l dato da5.8:

l = l T 5-7

dove [K 1] il coefficiente di dilatazione termica lineare del materiale. Ma se questo allun-


gamento viene completamente impedito nasce nella barra una deformazione di compressione:
l
= = T 5-8
l

che, a sua volta, per la 5-3, genera uno sforzo pari a:


= E = E T 5-8

5.8 - La 5-7 si ricava dalla definizione l rapportato alla lunghezza originaria l e una differenza di temperatura indiffe-
tradizionale del coefficiente di dilata- alla variazione di temperatura T. Le rente usare i gradi centigradi oppure i
zione termica lineare = l/(lT ), dimensioni di sono quindi [K 1 ] kelvin; esempio: T = 363 K 313 K =
quale variazione di dimensione lineare oppure [C 1], in quanto trattandosi di = 50 K = 90 C 40 C = 50 C.

Esempio 5. 5 Sforzo termico in un distanziale


Un distanziale in ottone OT95 (modulo di elasticit E = 117 GPa, coefficiente di dilatazione termica
lineare = 18 10 6 K 1) ha, alla temperatura di 20 C, una lunghezza l = 250 mm e un diametro
d = 28 mm. Il distanziale viene portato alla temperatura di 100 C, mentre la dilatazione viene comple-
tamente impedita. Calcolare:
a) la tensione normale ;
b) la forza F generata dalla dilatazione termica.

SOLUZIONE
a) Nota la variazione di temperatura T = 100 C 20 C = 80 C = 80 K5.8, si determina la deforma-
zione unitaria con la 5-8:
= T = 18 10 6 K 1 80 K = 0,00144
e poi con la 5-3 (oppure, saltando il passaggio precedente, con la 5-8 ) lo sforzo di compressione
generato dalla dilatazione impedita del distanziale:
= E = 117.000 MPa 0,00144 = 168,5 MPa
b) Si risolve la 5-1 rispetto alla forza F sul distanziale:
d2 (28 10 3 m)2
F = A = = 168,5 10 6 Pa = 103,7 kN
4 4

COMMENTI
Lallungamento l del distanziale, qualora non si impedisse la dilatazione, sarebbe pari a (5-7):
1 = lT = 250 mm 18 10 6 K 1 80 K = 360 m
Si tratta di un allungamento imponente (360 m) che giustifica i valori estremamente elevati della ten-
sione (168,5 MPa) e della forza F (103,7 kN) di compressione che nascono nel momento in cui si impe-
118 CAPITOLO 5. SFORZI E DEFORMAZIONI

disce questo allungamento. Se, ad esempio, si considerasse anche una differenza di temperatura di solo
1 C, si avrebbe sempre un allungamento non trascurabile di 4,5 m; per ottenere infatti questo stesso
allungamento l = 4,5 m, facendo ricorso ad una forza e non ad una variazione di temperatura, sarebbe
necessaria una tensione di trazione (5-3 e 5-2):
l 0,0045 mm
= E = E = 117.000 MPa = 2,1 MPa
l 250 mm
e un carico di trazione F non certo trascurabile (5-1):
F = A = 2,1 106 Pa 6,157 10 4 m2 = 1,3 kN
Negli organi delle macchine, anche non termiche, il funzionamento d luogo ad aumenti di temperatura
spesso importanti di 10, 20, 40 C ed oltre dovute a quelle dissipazioni di energia che vengono espresse
dal concetto di rendimento. In un cambio di velocit, ad esempio, lenergia meccanica entrante supe-
riore a quella che viene restituita: la differenza di energia tra ingresso e uscita viene dissipata negli attriti
dei vari organi (cuscinetti, ingranaggi, ecc.) e viene scambiata sotto forma di calore con aumenti locali
della temperatura. Gli aumenti di temperatura sono non solo diversi per i vari organi (gli alberi del cam-
bio di velocit lavorano ad una temperatura pi alta del carter che ha la possibilit di essere raffreddato
dallaria ambiente), ma danno origine anche ad effetti diversi in quanto i materiali differenti con cui ven-
gono realizzate le diverse parti della macchina hanno coefficienti di dilatazione tra loro diversi. Nel pro-
getto degli organi della macchina occorre quindi fare attenzione ad adottare un disegno e dei materiali
che consentano di minimizzare gli effetti delle variazioni di temperatura.

5. 7 CREEP E FATICA
Esistono delle condizioni di carico per cui il
Frattura cedimento del materiale pu avvenire per
Sforzo o Frattura valori dello sforzo molto inferiori a quanto si
temperatura elevati verifica nella prova di trazione (Paragrafo 5.3);
Deformazione

queste condizioni sono rappresentate dal creep


Sforzo o
temperatura bassi
(pronuncia crip) e dalla fatica. Il creep (scor-
rimento plastico a caldo) laumento graduale
della deformazione plastica in un materiale
con il tempo sotto carico costante. Alcuni
materiali sono soggetti a questo fenomeno par-
Creep Creep Creep ticolarmente a temperature elevate: anche sotto
Deformazione
iniziale primario secondario terziario un carico costante le deformazioni dovute al
creep possono aumentare continuamente fino
Tempo alla frattura. Questa forma di frattura di par-
ticolare interesse nel caso di organi di mac-
Fig. 5.15 - Curva tipica di creep. chine sollecitati ad alta temperatura, come, ad
esempio, palette delle turbine termiche, com-
ponenti di reattori nucleari, motori a razzo. La Figura 5.15 presenta la forma tipica del diagramma
della deformazione in funzione del tempo o curva di creep per due condizioni di bassa ed alta
temperatura. In ciascun caso la curva mostra le seguenti caratteristiche principali:
a) una deformazione iniziale, dovuta allapplicazione del carico. In molti casi si tratta di una
deformazione elastica;
b) una regione di creep primario, durante la quale la velocit di creep (pendenza del grafico)
diminuisce;
c) una regione di creep secondario, quando la velocit di creep sensibilmente costante (il gra-
fico una linea retta);
d) una regione di creep terziario, durante la quale la velocit di creep accelera fino alla frattura.
5.7. CREEP E FATICA 119

Trazione (+)
Sforzo
Cicli
1

Compressione ()
1 3 1
2
4 4

b
Ampiezza
a delloscillazione
Sforzo (+ )

dello sforzo
Intervallo r
dello sforzo max
Sforzo
m
medio
min

Tempo (t)

Fig. 5.16 - I tipi pi diffusi di sollecitazione a fatica.


a) Fatica alternata (simmetrica): la sollecitazione espressa da uno sforzo variabile tra due valori uguali, ma
di segno opposto.
b) Fatica pulsatoria ondulata: le alternanze oscillano fra un valore massimo ed uno minimo entrambi dello
stesso segno (in questo caso positivo).

Il materiale sensibile agli effetti del creep dovr allora essere soggetto nella sua vita soltanto a
sforzi che non facciano uscire quel determinato elemento di macchina dalla regione secondaria.
La fatica il cedimento del materiale sotto sforzi non pi statici ma dinamici. La fatica inte-
ressa in modo particolare quegli elementi meccanici, come componenti di motori, palette di tur-

a b
Ampiezza delloscillazione

Ampiezza delloscillazione
dello sforzo ( a)

dello sforzo ( a)

Limite a fatica ( f) Resistenza a fatica ( )


N

N
Numero di cicli a rottura (N ) Numero di cicli a rottura (N )

Fig. 5.17 - Diagrammi tipici di resistenza a fatica (curva di Whler) con 1ampiezza di oscillazione della sol-
lecitazione a in funzione del numero di cicli N che determina la frattura del provino (N pu arrivare fino ad oltre
100 milioni di cicli).
a) Curva per cui esiste il limite di fatica f (potrebbe essere quella di un acciaio dolce).
b) Curva per cui non esiste il limite di fatica (potrebbe essere una lega leggera); in tal caso viene preso il valore
dellampiezza delloscillazione dello sforzo ( la resistenza a fatica N) al di sotto della quale il provino in grado
di raggiungere una vita a fatica di N cicli.
120 CAPITOLO 5. SFORZI E DEFORMAZIONI

bine, sospensioni dei veicoli, ecc., che durante la loro vita sono soggetti a fluttuazioni cicliche
del carico (Figura 5.16 ). Il comportamento dei materiali a fatica viene di solito descritto dalla
curva di Whler (Figura 5.17), un diagramma avente in ordinate lampiezza delloscillazione
della sollecitazione a (Figura 5.16) e in ascisse il corrispondente numero di cicli N che porta
alla frattura del provino. Laspetto fondamentale della curva di Whler (Figura 5.17-a) il valore
asintotico dello sforzo f , chiamato limite di fatica, al di sotto del quale non si verifica il cedi-
mento del provino per fatica qualunque sia il numero di cicli N (ad esempio, superiore a
100 milioni): il pezzo viene progettato in modo che gli sforzi non superino il limite di fatica ed
il pezzo pu cos raggiungere una vita infinita. Ci, tuttavia, implica molto spesso un sovradi-
mensionamento del pezzo sia in termini di massa che di qualit del materiale anche in quei casi
in cui lo sforzo supera solo occasionalmente il limite di fatica, come pu avvenire per le strut-
ture aeronautiche; la situazione viene ulteriormente complicata dal fatto che molti materiali non
mostrano un limite di fatica (Figura 5.17-b). Il pezzo viene allora progettato per rispettare un
valore dello sforzo, chiamato resistenza a fatica N , al di sotto della quale il pezzo in grado
di raggiungere una vita finita di N cicli accettando che sul lavoro gli sforzi superino occasio-
nalmente N .

5. 8 FATTORE DI SICUREZZA, PROGETTO E VERIFICA


Vi sempre il rischio che lo sforzo, al quale, durante il lavoro, soggetto un membro di una
struttura meccanica, possa eccedere la resistenza del materiale con cui quel membro stato rea-
lizzato. Lo scopo del fattore (o coefficiente o grado) di sicurezza n proprio quello di rendere
minimo questo rischio; esso definito dal rapporto tra un valore caratteristico della resistenza
del materiale e la tensione ammissibile che il valore dello sforzo che, in un determinato mem-
bro di una struttura meccanica, non deve essere superato durante il lavoro per evitare danni alla
struttura:

resistenza del materiale


n= 5-9
tensione ammissibile

Il valore caratteristico della resistenza del materiale rappresentato da:


il limite di snervamento s per i materiali duttili, come gli acciai, di cui si vuole limitare lec-
cessiva deformazione, causata dalla deformazione plastica al di l del punto di snervamento;
la resistenza a trazione o a compressione u5.9, nel caso dei materiali fragili per i quali il cedi-
mento coincide con la rottura;
il limite di fatica f oppure la resistenza a fatica N5.10, nel caso in cui il pezzo sia sottopo-
sto a carichi dinamici.
Un valore del fattore di sicurezza pari a 3 significa, ad esempio, che nel progetto si previsto
che la tensione ammissibile dovr essere inferiore di 3 volte alla resistenza del materiale con cui
realizzato il membro della struttura oppure che quel dato membro della struttura in grado
di sopportare fino a 3 volte il valore dello sforzo a cui il membro sar soggetto nelle normali con-

5.9 - Nei materiali fragili la resistenza a materiali, non siano conosciuti n il li- da costruzione il limite di fatica f ri-
compressione uc normalmente mag- mite di fatica f n la resistenza a fatica sulta (0,4 0,6) u per la flessione al-
giore della resistenza a trazione ut. N , si adotta un valore ridotto della resi- ternata, (0,3 0,45) u per la trazione-
stenza a trazione u, di solito riportato compressione assiale alternata e (0,23
5.10 - Allorch, come accade per molti nei manuali. Ad esempio, per gli acciai 0,35) u per la torsione alternata.
5.8. FATTORE DI SICUREZZA, PROGETTO E VERIFICA 121

dizioni di lavoro. Il fattore di sicurezza tiene conto di diverse fonti di incertezza relative al pro-
getto della struttura meccanica:
a) Natura del carico Anche se il progetto viene basato su carichi considerati statici, variazioni
nelle condizioni del servizio oppure disattenzioni da parte degli operatori possono portare
a condizioni di carico dinamico oppure durto che comportano un aumento significativo nel
livello degli sforzi massimi.
b) Natura degli sforzi I metodi di fabbricazione e di assemblaggio del componente possono
incidere significativamente sulla sua vita in opera; si pensi agli sforzi residui introdotti dal
processo di lavorazione e trattamento oppure agli sforzi indotti dal montaggio (ad esempio
con saldature oppure provocando deformazioni oltre il limite elastico), come pure ai possi-
bili danneggiamenti subiti durante la manipolazione e il trasporto. Agli sforzi vanno colle-
gate le propriet meccaniche del materiale usato che non sono mai perfettamente conosciute.
I valori elastici standard riportati nei manuali si riferiscono infatti a materiali ideali5.1 con
uguale resistenza in tutte le direzioni. Questo comportamento si riscontra raramente nella
realt e gli effetti di discontinuit interne, inclusioni ed altri difetti possono indebolire in
modo significativo il materiale.
c) Tipo di servizio Il componente della struttura pu trovarsi a lavorare in condizioni anche
molto diverse da quelle previste in sede di progetto. Ad esempio la variabilit delle condi-
zioni ambientali, ed in particolare la presenza di fenomeni di corrosione, pu far insorgere
degli effetti non previsti dal progetto. Occorre allora introdurre un fattore di rischio che tenga
conto, tra laltro, della possibilit che una rottura possa provocare danni a persone.
I valori del fattore di sicurezza variano perci in funzione del tipo di industria e dellarea di appli-
cazione a cui quel dato componente destinato. La Tabella 5.1 mostra, per alcuni casi scelti
come esempio, il fattore di sicurezza complessivo ottenuto moltiplicando i valori specifici
relativi ai diversi aspetti elencati sopra. I valori tipici del fattore di sicurezza n oscillano da 2,5
(casi di carico statico e rischio modesto) fino a 10 (carichi durto e applicazioni ad altissimo
rischio).

Tabella 5.1
Come i diversi aspetti del progetto della struttura meccanica possono influenzare il fattore di sicu-
rezza n
(a) (b) (c) Fattore di
Applicazione Natura Natura Tipo di sicurezza
del carico dello sforzo servizio (a b c)
Acciaio per costruzioni 1,2 1 2 2,4
Recipienti in pressione 1 1 3 3

Allorch si vuole procedere al progetto di un elemento di una struttura meccanica, si fissa il


valore del fattore di sicurezza n e si legge sulle tabelle dei manuali il valore caratteristico della
resistenza del materiale; si ricava quindi (5-9) la tensione ammissibile, valore dello sforzo da
non superarsi se si vuole evitare il cedimento:

resistenza del materiale


tensione ammissibile = 5-10
n

e infine si risolve, rispetto alle dimensioni dellelemento meccanico (area A), lequazione 5-1,
in cui al posto dello sforzo si considera la tensione ammissibile. Nel calcolo di verifica vengono
invece assegnate le dimensioni dellelemento e si vuole verificare che lo sforzo, calcolato con
la 5-1, risulti inferiore alla tensione ammissibile, data dalla 5-10.
122 CAPITOLO 5. SFORZI E DEFORMAZIONI

Esempio 5. 6 Dimensionamento di unasta


Unasta di sezione rettangolare, realizzata con un acciaio da bonifica 42 Cr Mo 4 avente un limite di sner-
vamento s = 900 MPa, sollecitata a trazione da una forza F = 50 kN. Nellipotesi di adottare un fat-
tore di sicurezza n = 5 e sapendo che la larghezza b uguale a 6 volte lo spessore c, determinare le dimen-
sioni della sezione A dellasta.

SOLUZIONE
Il valore caratteristico della resistenza del materiale da introdurre nellequazione 5-10, che d la tensione
ammissibile amm, il limite di snervamento s, poich il materiale un acciaio (materiale duttile):
s 900 MPa
amm = = = 180 MPa
n 5

Una volta determinata la tensione ammissibile amm, si calcola con la 5-1, che ora si scrive amm = F/A,
la sezione A; questa, essendo lasta di sezione rettangolare, vale A = bc = 6cc = 6c2, poich la larghezza
b uguale a 6 volte lo spessore c (b = 6c):

F F F
amm = 6c 2 = c2 =
A amm 6 amm

50.000 N
c= = 6,8 mm b = 6c = 6 6,8 mm = 40,8 mm
6 180 166 Pa

COMMENTI
1. Per esercizio si rifacciano i calcoli con un diverso valore del fattore di sicurezza, ad esempio n = 2,5.
In tal caso le dimensioni della sezione trasversale dellasta risulterebbero: c = 4,8 mm e b = 28,8 mm.
Come si vede le dimensioni e quindi la massa dellasta vengono notevolmente modificate al variare
del valore del fattore di sicurezza, parametro che tra i pi importanti nel progetto di una struttura mec-
canica e che quindi va scelto con particolare attenzione. Il fattore di sicurezza non deve essere cio
troppo basso perch in tal caso si rischia il cedimento della struttura, ma neanche troppo alto perch,
a parte gli sprechi di materiale, masse eccessive rendono praticamente irrealizzabile la struttura:
tipico il caso dei motori alternativi a combustione interna dove masse eccessive del manovellismo sono
fonte di forze di inerzia non pi dominabili.

2. Si voglia adesso verificare, per il materiale avente amm = 180 MPa, la resistenza di unasta di area
A = bc = 44 mm 7,1 mm = 312,5 mm 2. La sollecitazione nellelemento, data da (5-1)
= F/A = 50.000 N / 312,5 mm2 = 160 MPa, risulta inferiore a amm ed il pezzo quindi verificato.
Se al contrario lasta da verificare avesse avuto una sezione pi piccola, ad esempio A = 250 mm2, la
sollecitazione sarebbe risultata = 200 MPa, valore maggiore dello sforzo amm = 180 MPa che si
ammette per la sicurezza dellelemento in quelle date condizioni di lavoro; lelemento di macchina in
questultimo caso potrebbe arrivare al cedimento.

5. 9 CONCENTRAZIONE DEGLI SFORZI


Un carico concentrato (Figura 5.18) determina la presenza nelle immediate vicinanze del
punto di applicazione di sforzi particolarmente elevati che diventano uniformi con un valore pari
a quello dello sforzo medio, o sforzo nominale nom, solo a partire da una distanza pari alla lar-
5.9. CONCENTRAZIONE DEGLI SFORZI 123

a b c d
F F F F

b/2
b
b/4
nom = F/A
nom
max = 2,575 nom max = 1,387 nom nom
b
max = 1,027 nom

Fig. 5.18 - Distribuzione degli sforzi in prossimit del carico concentrato F applicato ad una colonna corta ottenuta facendo uso dei
metodi della teoria della elasticit.
a) Colonna sollecitata a compressione dalle forze F applicate alle due estremit.
b) Distribuzione degli sforzi ad una distanza pari ad un quarto della larghezza b della colonna.
c) Distribuzione degli sforzi ad una distanza pari a met della larghezza b della colonna.
d) Distribuzione degli sforzi ad una distanza uguale alla larghezza b della colonna.

ghezza b della colonna 5.11 (Figura 5.18-d). Allo stesso modo (Figura 5.19) la presenza di bru-
sche variazioni della sezione resistente, fori, intagli, scanalature, ecc. determina un aumento,
anche notevole, degli sforzi locali. Questi sforzi massimi dipendono soltanto dalle proporzioni
geometriche dellelemento e vengono messi in relazione
nom
con lo sforzo nominale, dato dallequazione 5-1, mediante
il fattore teorico di concentrazione degli sforzi Kt :
sforzo massimo
Kt = 5-11
max
sforzo nominale
rapporto tra lo sforzo massimo raggiunto a causa della
presenza della discontinuit e lo sforzo nominale relativo
ad una distribuzione uniforme del carico sulla sezione
lontana in cui non presente lindebolimento provocato
dalla discontinuit (Figura 5.19 ). Lo sforzo massimo va
nom confrontato con la tensione ammissibile (equazione 5-10)
in quanto superando localmente lo sforzo massimo si veri-
Fig. 5.19 - In corrispondenza della sezione con il foro fica il cedimento della struttura. Nel dimensionamento, il
la distribuzione degli sforzi non pi uniforme: max
la tensione normale massima, mentre nom la ten-
valore dello sforzo massimo viene uguagliato alla ten-
sione normale nominale. sione ammissibile in modo da ricavare la dimensione inco-
gnita del membro della struttura che si vuole progettare.

5.11 - Per un materiale puramente ela- tutti i materiali esibiscono qualche com- della regione dove il carico applicato.
stico lo sforzo massimo max diviene teo- portamento plastico; ne segue che im- Perci, nella determinazione degli sforzi
ricamente infinito nel punto in cui con- possibile raggiungere uno sforzo infinito. in una trave, verranno considerate quel-
centrato il carico, poich la forza finita F Il principio di Saint Venant, enunciato le sezioni, che distano dal carico con-
agisce su unarea che vale zero ( larea dal grande scienziato francese nel 1855, centrato di una distanza maggiore della
del punto). Tuttavia, nelle situazioni reali, afferma che il modo di applicazione del larghezza della trave stessa in quanto su
non possibile imbattersi in un carico carico importante, ai fini della distri- queste sezioni possibile assumere una
veramente concentrato e virtualmente buzione degli sforzi, solo nelle vicinanze distribuzione uniforme degli sforzi.
124 CAPITOLO 5. SFORZI E DEFORMAZIONI

Esempio 5. 7 Dimensionamento di una barra scanalata


Una barra circolare, realizzata in acciaio inossidabile AISI 403
F = 300 kN F = 300 kN indurito e temprato avente un limite di snervamento s = 585 MPa,
D d sollecitata a trazione pura da una forza F = 300 kN. La barra
reca una scanalatura (Figura 5.20) alla quale corrisponde un
fattore di concentrazione degli sforzi Kt = 1,6. Nellipotesi di
Fig. 5.20 - Barra sollecitata a trazione dellEsempio 5.6. adottare un fattore di sicurezza n = 3, determinare il diametro D
della barra.

SOLUZIONE
La tensione ammissibile amm , per la 5-10, data da:
s 585 MPa
amm = = = 195 MPa
n 3
Lo sforzo nominale la tensione normale riferita alla sezione di diametro D in cui non presente la
scanalatura; lo sforzo massimo invece la tensione normale massima max che si raggiunge nella sezione
indebolita di diametro d in cui presente la scanalatura e coincide, per il dimensionamento, con la ten-
sione ammissibile amm (max = amm). Con la 5-11 si ricava la tensione normale nominale (nom = ):

sforzo massimo amm 195 MPa


Kt = = max = = = 121,9 MPa
sforzo nominale nom Kt 1,6

e quindi, con la 5-1, la sezione A della barra di diametro D:


F F 300.000 N
= A= = = 0,002461 m 2 = 2461 mm 2
A 121,9 10 6 Pa

D 2 4A 4 2461 mm 2
A= D= = = 56 mm
4

5. 10 PROPRIET DEI MATERIALI

5. 10. 1 Metalli e loro leghe


I metalli utilizzati nelle macchine possono essere divisi in due gruppi sulla base del loro con-
tenuto di ferro: quelli costituiti prevalentemente da ferro vengono chiamati metalli ferrosi, men-
tre tutti gli altri sono detti non ferrosi. I metalli leggeri comprendono alluminio, magnesio e tita-
nio; i metalli refrattari, caratterizzati da una elevata resistenza al calore, comprendono tungsteno
e molibdeno.
Le leghe vengono ottenute aggiungendo quantit, che possono essere anche estremamente
modeste, di elementi diversi al metallo di base che, in tal modo, acquista propriet significati-
vamente differenti da quelle dei singoli costituenti. Le leghe pi usate sono quelle a base di ferro
con piccole quantit di carbonio, di solito inferiore al 4% in massa, in modo da produrre
acciaio oppure ghisa. Lacciaio contiene meno del 1,5% di carbonio; i comuni acciai al carbo-
nio, composti quasi interamente di ferro e carbonio, si suddividono in acciai dolci o basso tenore
di carbonio (carbonio inferiore a 0,25%), acciai a medio (carbonio da 0,25 a 0,6%) e acciai ad
alto tenore di carbonio (carbonio da 0,6 a 0,9%). Prende il nome di acciaio legato quellacciaio
5.10. PROPRIET DEI MATERIALI 125

a cui, oltre al carbonio, vengono aggiunti altri elementi; lelemento predominante aggiunto deter-
mina il nome dellacciaio: ad esempio, lacciaio al silicio usato per fare le molle. Le ghise hanno
un pi alto contenuto di carbonio (maggiore del 2,11%) insieme ad altri elementi quali silicio,
magnesio, zolfo e fosforo. La ghisa pi comune la ghisa grigia, molto fragile, facilmente lavo-
rabile di macchina, che conduce bene il calore; laggiunta di piccole quantit di magnesio alla
ghisa allo stato liquido porta alla ghisa sferoidale, materiale resistente, tenace e duttile.
Tra i metalli non ferrosi e le loro leghe occorre citare in primo luogo lalluminio, metallo a basso
punto di fusione di elevata conducibilit elettrica e termica e con buona resistenza alla corro-
sione; dopo lacciaio, il materiale pi usato a causa dellelevato rapporto tra resistenza e massa.
Il rame, in lega con lo zinco (fino al 40%) e a piccole quantit di altri elementi come lo stagno
d luogo allottone; quando invece il rame viene legato, non allo zinco, ma ad altri elementi
come stagno, fosforo, silicio o alluminio si ha il bronzo, di cui alcuni tipi, come il bronzo fosfo-
roso (bronzo a base di stagno con aggiunto fosforo) oppure il bronzo-manganese sono parti-
colarmente resistenti alla corrosione provocata dallacqua salata. Altre leghe non ferrose sono
quelle basate su nichel (dure e resistenti), magnesio (il metallo pi leggero) e titanio (leggere
e particolarmente resistenti anche ad alta temperatura).

5. 10. 2 Polimeri e plastiche


Un polimero una sostanza costituita principalmente da atomi di carbonio e creata legando tra
loro piccole molecole, dette monomeri, in modo da formare molecole grandi o macromolecole.
In funzione del tipo di legame tra i monomeri, il polimero risultante pu essere cristallino oppure
amorfo o una combinazione di questi due stati. Esempi esistenti in natura sono il diamante (poli-
mero cristallino), la gomma e la cellulosa (ambedue polimeri amorfi).
Plastica indica di solito il polimero sintetico ( il polimero che viene ottenuto artificialmente,
cio per sintesi, chiamato anche resina) a cui sono state aggiunte sostanze diverse, chiamate
additivi. Le plastiche, a meno che non vengano rinforzate con altri materiali, sono poco adatte
a sopportare i carichi soprattutto a causa delle modeste propriet elastiche e della bassa resistenza
a trazione o a compressione. Tuttavia la bassa densit delle plastiche permette di ottenere un rap-
porto ancora moderatamente favorevole tra la sia pure modesta resistenza e la loro densit con-
sentendone la diffusione nelle pi diverse applicazioni.
I valori del modulo di elasticit, della resistenza alla trazione e della percentuale di allunga-
mento a frattura delle plastiche sono grandemente influenzate dalle condizioni di temperatura
e dalla velocit e dalla durata di applicazione del carico. Si possono distinguere tre categorie
di plastiche:
a) Termoplastiche Sono di solito derivate dalletilene ( lidrocarburo C2H4 con due atomi
di carbonio e quattro atomi di idrogeno); una volta formate, possono essere rammollite e
colate negli stampi scaldandole. Sono in genere duttili, con alti allungamenti sotto carico,
buona resistenza allurto ma molto sensibili al calore. Il nailon (in inglese nylon) un
esempio di termoplastica, tenace, resistente agli urti e alla corrosione e con buone propriet
autolubrificanti.
b) Plastiche termoindurenti Sono formate da polimeri amorfi che vengono fatti diventare
cristallini quando scaldati ad una data temperatura che funzione del tipo di polimero. Sono
fragili, ma piuttosto resistenti. Vengono danneggiate se scaldate o sottoposte a pressione.
Esempi di plastiche termoindurenti sono le resine epossidiche.
c) Elastomeri Vengono cos chiamate le gomme naturali e sintetiche e tutte quelle materie
plastiche che hanno propriet simili alle gomme. Lelastomero, quando sottoposto ad un
carico di trazione alla temperatura ambiente, si allunga moltissimo con corrispondente
riduzione della sezione trasversale; proprio a causa della sensibile riduzione dellarea tra-
sversale, allaumentare del carico, questi materiali non seguono la legge di Hooke.
126 CAPITOLO 5. SFORZI E DEFORMAZIONI

5. 10. 3 Fibre
Le fibre inorganiche, principalmente vetro, carbonio e acciaio, rappresentano lo sviluppo del
concetto di fibra organica utilizzata nei tessuti. La differenza tra la propriet del materiale e la
fibra , ad esempio, messa in evidenza dalle fibre di vetro: il vetro ordinario ha una resistenza
a trazione generalmente inferiore a 170 MPa, ma in forma di fibre pu arrivare fino a 3000 MPa.
Le fibre di carbonio hanno un modulo di elasticit molto alto pari a 410 GPa ed una resistenza
a trazione fino a 2000 MPa.

5. 10. 4 Materiali compositi


Le fibre vengono utilizzate per rinforzare le plastiche ed altri materiali in modo da migliorarne
alcune propriet come, ad esempio, il rapporto tra resistenza e massa oppure la capacit da parte
di un materiale debole di sopportare un carico di trazione. Questo rinforzo pu essere fatto sotto
forma di nervature (fibre molto lunghe disposte come un tessuto) oppure con una matassa con-
tinua di fibre molto sottili ma pi spesso le fibre vengono sminuzzate in piccoli pezzi di filato
sotto forma di feltro. Il rinforzo delle materie plastiche, mediante fibre di vetro, di carbonio
oppure di acciaio agglomerate nella plastica, d luogo a materiali particolarmente leggeri,
detti materiali compositi, in cui la plastica protegge le fibre da sfregamento e da attacchi chi-
mici, mentre le fibre sopportano i carichi di trazione.
Le propriet del materiale composito dipendono non solo da quelle delle fibre e della plastica
che le ospita, ma anche dalla lunghezza e dalla massa delle fibre contenute oltre che dal tipo di
legame tra fibra e plastica. I valori risultanti del modulo di elasticit e della resistenza a trazione
del materiale rinforzato sono di solito pi bassi di quelli delle fibre impiegate nel rinforzo. Una
tipica termoplastica, come il poliestere, ha, quando non ancora rinforzato, bassi valori del
modulo elastico (E = 500 MPa) e della resistenza a trazione (u < 70 MPa) e un elevato allun-
gamento (dal 60 al 110%); quando il poliestere viene rinforzato, a seconda delle fibre, il
modulo elastico aumenta fino a tre volte e la resistenza fino a 10 volte, mentre si verifica una
perdita di duttilit e di resistenza allurto. Significative applicazioni dei materiali compositi sono
rappresentate da pale per le eliche di turboelica oppure per i rotori delle turbine eoliche.

5. 11 SOMMARIO
Le forze interne si oppongono alla modifica nella forma del corpo, che le forze esterne rap-
presentate dai carichi (incluso il peso del corpo) e dalle reazioni vincolari cercano di produrre,
generando degli sforzi, rapporto tra la forza esterna F e larea A interessata. Lo sforzo si
misura in pascal [Pa = N/m2] o pi abitualmente in megapascal [MPa = N/mm2 = 106 Pa]. Nei
casi specifici useremo spesso il termine equivalente e pi intuitivo di tensione; si ha cos la ten-
sione normale quando larea A interessata dallo sforzo forma un angolo retto con la linea di
azione della forza esterna F, mentre la tensione tangenziale o di taglio tangente allarea in
quanto la forza F applicata sullo stesso piano dellarea A interessata dallo sforzo. Alle due ten-
sioni e corrispondono delle deformazioni del corpo espresse da puri numeri (cio senza
dimensioni): deformazione normale (o dilatazione) , rapporto tra la variazione di lunghezza l
e la lunghezza originaria l, e la deformazione tangenziale (o scorrimento angolare) . Nel
campo elastico, le tensioni sono proporzionali alle deformazioni attraverso i moduli di elasti-
cit normale E e tangenziale G: = E , = G ; esiste, inoltre, il rapporto di Poisson v tra defor-
mazione laterale e deformazione assiale.
Il fattore di sicurezza n il rapporto tra un valore caratteristico della resistenza del materiale e
la tensione ammissibile che il valore dello sforzo che, in un determinato membro di una strut-
5.11. SOMMARIO 127

tura meccanica, non deve essere superato durante il lavoro per evitare danni alla struttura. Il
valore caratteristico della resistenza del materiale rappresentato da:
il limite di snervamento s per i materiali duttili, come gli acciai, di cui si vuole limitare lec-
cessiva deformazione, causata dalla deformazione plastica al di l del punto di snervamento;
la resistenza a trazione o a compressione u, nel caso dei materiali fragili per i quali il cedi-
mento coincide con la rottura;
il limite di fatica f oppure la resistenza a fatica N, nel caso in cui il pezzo sia sottoposto a
carichi dinamici.
Nel progetto di un elemento di una struttura meccanica, si fissa il valore del fattore di sicurezza
n e si legge sulle tabelle dei manuali il valore caratteristico della resistenza del materiale; si
ricava quindi la tensione ammissibile (rapporto tra resistenza del materiale ed n); si risolve infine
lequazione sforzo = F/A, in cui al posto dello sforzo si considera la tensione ammissibile,
rispetto alle dimensioni dellelemento meccanico. Nel calcolo di verifica vengono invece asse-
gnate le dimensioni dellelemento e si vuole verificare che lo sforzo risulti inferiore alla tensione
ammissibile.

Esercizi proposti
5.1 Trovare lallungamento di una barra di acciaio 5.6 Calcolare la deformazione di un provino,
lunga 3 m che, sottoposta a trazione, si allunga di 1,8 mm. avente una lunghezza di misura pari a 50 mm, che sot-
toposto ad una prova di trazione aumenta la sua lun-
= 0,0006 ghezza di 25 m.
= 0,0005 = 0,05%

5.2 Calcolare il tipo e il valore dello sforzo esercitato


da un carico di trazione pari a 1 kN sulla sezione tra- 5.7 Una barra di alluminio lunga 300 mm e con un
sversale di 50 mm2 di una barra. diametro di 50 mm, quando sottoposta ad una forza di tra-
zione di 100 kN, subisce un allungamento di 0,219 mm,
sforzo = = 20 MPa mentre il diametro subisce una contrazione di 0,01215 mm.
Calcolare il rapporto di Poisson e il modulo di elasticit E.

5.3 Sapendo che il modulo di elasticit E di un = 0,33; E = 70 GPa


acciaio pari a 206 GPa, determinare la deformazione
prodotta da uno sforzo di 310 MPa. 5.8 Calcolare la deformazione corrispondente ad
= 0,0015 una tensione normale di 9,5 MPa su una barra in lega di
alluminio (avional 24 ricotto) avente un modulo di ela-
sticit pari a 73 GPa.
5.4 Calcolare il tipo e il valore dello sforzo esercitato = 0,00013 = 0,013%
da un carico di trazione pari a 59 kN sulla sezione tra-
sversale di un tubo avente un diametro esterno di 40 mm
5.9 Una barra di diametro pari a 30 mm, quando
e un diametro interno di 35 mm.
sottoposta ad un carico assiale di trazione pari a 101,4 kN,
sforzo = = 200 MPa manifesta una deformazione lungo lasse dello 0,2%, men-
tre il diametro subisce una contrazione di 0,002 mm.
Calcolare i valori delle costanti elastiche E, G e .
5.5 Calcolare la tensione sulla sezione trasversale
(6,0 mm 25 mm) di una barra di acciaio lunga 5 m sol- E = 71,7 GPa; G = 26,95 GPa; = 0,33
lecitata da un carico di 22,5 kN. Sapendo che il materiale
della barra acciaio con modulo di elasticit E = 206 GPa, 5.10 Calcolare il tipo e il valore dello sforzo in una
determinare la deformazione e lallungamento comples- barra di ottone di sezione circolare con diametro 27,6 mm
sivo . a cui applicato un carico di taglio pari a 30 kN.
= 150 MPa; = 0,000728; = 3,64 mm sforzo = = 50 MPa
128 CAPITOLO 5. SFORZI E DEFORMAZIONI

5.11 Unasta in acciaio (E = 200 GPa, = 11,7 10 6 K 1) 5.17 Unasta di una struttura in lega di alluminio
lunga l = 5 m di una struttura viene posta tra due pareti 2024-T3 (E = 73 GPa, = 23 10 6 K 1) lunga 170 mm
ciascuna delle quali consente una dilatazione di 0,4 mm. e ha un diametro di 9,5 mm alla temperatura di 20 C.
Determinare lo sforzo di compressione che viene gene- Calcolare lallungamento I quando la temperatura del-
rato, qualora si verifichi un aumento di temperatura lasta viene portata a 75 C. Determinare poi, nel caso di
T = 50 C. A differenza dellEsempio 5.5 dove la dilata- dilatazione completamente impedita, lo sforzo e il
zione del distanziale era completamente impedita, in carico F nellasta.
questo caso le pareti laterali, in mezzo alle quali si trova
l = 0,215 mm; = 92,3 MPa; F = 6,5 kN
lasta di acciaio, sono in grado di impedirne solo par-
zialmente la dilatazione. Occorre allora tener conto che
la dilatazione libera dellasta l = lT viene contrastata 5.18 Calcolare la tensione di taglio in un gancio,
solo per la parte Ip = l L dove L la dilazione con- supportato da un blocchetto a base rettangolare di area
sentita ai due estremi dellasta dalla permeabilit delle pari a 200 mm2 incollato ad una parete verticale, che
due pareti; nel nostro caso L vale 2 0,4 mm = 0,8 mm sostiene un carico complessivo (incluso il peso del gan-
in quanto, trattandosi di due pareti, occorre moltiplicare cio) di 200 N.
per le 2 la dilatazione di 0,4 mm consentita da una sola = 1 MPa
parete.
= 85 MPa 5.19 Quale valore deve avere il diametro interno d
di una barra cilindrica avente un diametro esterno di
25 mm soggetta ad un carico assiale di 100 kN in modo
5.12 Calcolare lo sforzo sulla sezione trasversale
da rispettare una tensione ammissibile di 240 MPa.
(30 mm 50 mm) normale allasse di una barra di acciaio
a cui applicata una forza di 19,5 kN. d = 9,7 mm

sforzo = = 13 MPa
5.20 Calcolare la dilatazione e la contrazione late-
rale di una barra in lega di ferro per alta temperatura (A
5.13 Determinare il massimo diametro d del foro in 286 con coefficiente di Poisson = 0,31) lunga 100 mm
una lastra in lega di alluminio (amm = 120 MPa) dello e larga 11 mm, sapendo che sotto carico la barra si
spessore di 15 mm sapendo che la forza di punzonatura allunga di 0,012 mm.
va limitata a 80 kN.
d = 14 mm = 0,00012 = 0,012%;
contrazione laterale = 0,0004 mm

5.14 Calcolare il modulo di elasticit E del mate- 5.21 Una barra di acciaio da bonifica al nichel-
riale di una barra lunga 200 mm che, sotto lazione di un cromo 35 Ni Cr 9 (E = 200 GPa, = 11,7 106 K1)
carico assiale di 100 kN, subisce un allungamento di lunga 685 mm ed ha una sezione circolare costante di
0,000196 mm. diametro pari a 11 mm. La barra, che ha i due estremi fissi,
E = 208 GPa
viene riscaldata in modo tale che la temperatura del
primo estremo pari a 15 C mentre quella del secondo
5.15 Ad una barra di acciaio a sezione circolare estremo pari a 75 C con una distribuzione lineare
applicato un carico di taglio uguale a 31,5 kN. Deter- della temperatura dal primo verso il secondo estremo; la
minare il diametro D della sezione necessario per non variazione di temperatura T da considerare allora un
eccedere una tensione di taglio pari a 100 MPa. valor medio rappresentato dalla semisomma delle tem-
perature ai due estremi: T = (15 C + 85 C)/2 = 50 C.
D = 20,0 mm Calcolare lo sforzo di compressione e il carico F sulla
barra; determinare infine lallungamento I nel caso in cui
la barra fosse libera di muoversi ai due estremi.
5.16 Determinare il carico massimo F che pu essere
= 117 MPa; F = 11,1 kN; l = 0,4 mm
applicato ad un perno (diametro 11 mm) di un gancio del
tipo di quello mostrato nella Figura 5.14, sapendo che la
tensione di taglio ammissibile pari a 200 MPa. Il perno 5.22 Determinare il massimo carico F sopportabile
sollecitato a taglio doppio e quindi larea interessata dal da una barra di acciaio avente una sezione trasversale
taglio il doppio della sezione trasversale del perno. pari a 34 mm 15 mm qualora la tensione ammissibile
sia pari a 400 MPa.
F = 38 kN F = 204 kN
ESERCIZI PROPOSTI 129

5.23 Unasta di sezione circolare, realizzata con un = 11,7 106 K 1) limitata da due supporti rigidi a causa
acciaio avente un limite di snervamento s = 360 MPa, di un aumento di temperatura di 9 C.
sollecitata a trazione pura da una forza di 113,15 kN. = 21,8 MPa
Nellipotesi di adottare un fattore di sicurezza pari a 4,
calcolare la sollecitazione ammissibile amm, larea A 5.26 Una barra circolare, realizzata in acciaio inos-
della sezione trasversale e il diametro d dellasta. sidabile AISI 301 lavorato a freddo (limite di snervamento
s = 965 MPa), sollecitata da un carico di trazione
amm = 90 MPa; A = 1257 mm2; d = 40 mm
assiale pari a 438,6 kN. La barra indebolita da una sca-
nalatura alla quale corrisponde un fattore di concentra-
5.24 Una barra a sezione circolare, realizzata in zione degli sforzi K O = 1,8. Il fattore di sicurezza pari a
acciaio avente un limite di snervamento s = 300 MPa, 2,4. Calcolare la tensione ammissibile amm, lo sforzo
soggetta ad un carico di trazione assiale di 200 kN. nominale , la sezione della barra A e il suo diametro D.
Sapendo che occorre assumere un fattore di sicurezza
n = 4 e che il fattore di concentrazione degli sforzi Kt amm = 402,1 MPa; = 223,4 MPa;
uguale a 1, calcolare la tensione ammissibile amm, larea A = 1963 mm2; D = 50 mm
A della sezione della barra e il suo diametro D.
5.27 Determinare il minimo diametro d di un bul-
amm = 75 MPa; A = 0,002667 m2; lone in acciaio strutturale (limite di snervamento
D = 58,3 mm 60 mm s = 300 MPa) che deve resistere a un carico di 700 kN,
sapendo che per quella data applicazione si richiede un
5.25 Calcolare lo sforzo provocato in una barra di fattore di sicurezza pari a 3.
d = 94,4 mm
acciaio strutturale (modulo di elasticit E = 207 GPa,
Capitolo 6
SOLLECITAZIONI
SEMPLICI

6. 1 SOVRAPPOSIZIONE DEGLI EFFETTI E SOLLECITAZIONI


Il principio di sovrapposizione degli effetti afferma che lo sforzo oppure la deformazione
risultante in un sistema soggetto a pi forze rappresentato dalla somma algebrica degli effetti
delle forze stesse qualora le singole forze vengano applicate separatamente. Se si considera, ad
esempio, la mensola della Figura 6.1, la somma algebrica delle singole frecce prodotte da cia-
scun carico preso singolarmente d luogo alla freccia totale prodotta dalla applicazione con-
temporanea dei due carichi. Ma la sovrapposizione degli effetti pu, a rigore, essere applicata solo
se ciascun effetto legato in modo lineare alla forza che lo produce. Si visto infatti che, quando
il materiale rimane elastico (Paragrafo 5.3), la relazione tra forze e deformazioni di tipo
lineare, nel senso che (Figura 6.2), raddoppiando il carico (da F a 2F ), raddoppia anche la defor-
mazione (da 1 a 2 ); ci non avviene per un sistema non-lineare, per cui non esiste una pro-
porzionalit diretta tra carico (che passa da F a 2F ) e deformazione (che aumenta da 1 a 2 ).
Oltre alla condizione che il materiale abbia un comportamento elastico lineare, occorre anche
verificare, per poter applicare il principio di sovrapposizione, che le deformazioni siano mode-
ste: nel caso, ad esempio, della Figura 6.1, una flessione molto ampia della trave produrrebbe una
deviazione inaccettabile delle linee di azione dei carichi relativamente allasse della trave.
In virt del principio di sovrapposizione degli effetti lecito considerare separatamente i
sistemi di carico che danno luogo agli sforzi presenti allinterno dellelemento meccanico, soli-
tamente assimilato ad una trave6.1; si possono cos considerare quattro sollecitazioni, dette sem-

F2
F1 F2
F1

f1
= f1
+ f2
f
f2

Fig. 6.1 - Trave incastrata soggetta ai due carichi F1 ed F2; linflessione della trave (spostamento dellasse della trave rispetto allo-
rizzontale) di entit estremamente modesta anche se stata grandemente esagerata per renderla visibile.

6.1 - Una trave un solido lungo in con- di tutte le sezioni rette una linea chia- giore dimensione trasversale e che il pi
fronto alla sua sezione retta, che la mata asse geometrico della trave; lasse piccolo valore del raggio di curvatura
sezione trasversale perpendicolare geometrico pu essere un segmento di superi di 10 volte la maggiore dimensione
allasse longitudinale. La forma della retta oppure una linea curva continua. trasversale. Si definisce piana una trave
sezione retta pu essere qualsiasi e le Condizione necessaria affinch questo il cui asse geometrico tutto contenuto
sue dimensioni possono variare lungo solido possa definirsi una trave che in un piano che contiene anche uno degli
la trave, ma lentamente e in modo con- lasse geometrico abbia una lunghezza assi principali di inerzia della sezione
tinuo. La curva descritta dai baricentri G superiore a 10 volte quella della mag- retta (si veda anche il Paragrafo 3.3).
6.2. FORZA NORMALE (TRAZIONE O COMPRESSIONE) 131

plici (o pure) in quanto ciascuna sollecitazione si presenta isolata dalle


Materiale altre, di forza normale, flessione, taglio e torsione. Preso un tratto infini-
elastico
lineare tesimo di trave, si calcolano le tensioni che risultano dalle sollecitazioni
2F semplici6.2; queste tensioni, opportunamente combinate, vanno poi con-
frontate con la tensione ammissibile del materiale in modo da procedere
al progetto oppure alla verifica dellelemento seguendo il metodo illu-
strato nel Paragrafo 5.8.
Forze

Sistema
non-lineare
F

6. 2 FORZA NORMALE
1 (TRAZIONE O COMPRESSIONE)
0 1 2 2 Si verifica una sollecitazione di forza normale quando la trave ad asse
Deformazioni geometrico rettilineo soggetta sulle basi estreme alle due forze uguali
Fig. 6.2 - Confronto di due diverse
ed opposte N dirette secondo lasse della trave; se le due forze tendono ad
relazioni tra forze F e deformazioni allungare la trave la sollecitazione di trazione (Figura 6.3), mentre se
per sistemi lineari e sistemi non- le due forze tendono ad accorciare la trave la sollecitazione di com-
lineari. pressione. Il calcolo degli sforzi viene fatto tenendo presente le consi-
derazioni introdotte nei primi tre paragrafi del Capitolo 5. Il carico assiale

A N N A N N A N

G G G

Asse della trave

c A

N N
( A) = N
dx N
=
A
Fig. 6.3 - Trave caricata assialmente dalla forza di trazione N applicata alla sezione retta.
a) Sezione perpendicolare (o normale) A allasse della trave.
b) Tronco di trave a sinistra e tronco di trave a destra della sezione trasversale A; N a sinistra (in verde) indica la reazione vin-
colare.
c) Tratto infinitesimo di trave con distribuzione dello sforzo normale . La sommatoria delle forze elementari A pari a N.

6.2 - Si parla di sollecitazioni composte simultanea di pi sollecitazioni semplici, tazioni composte si rimanda ai manuali
(o combinate) quando le forze applicate variamente combinate tra loro. Per il cal- specializzati.
sono tali da determinare la presenza colo degli sforzi risultanti dalle solleci-
132 CAPITOLO 6. SOLLECITAZIONI SEMPLICI

a F
b

F F

Fig. 6.4 - a) Trave soggetta al carico assiale di compressione F; la trave corta sollecitata a compressione sem-
plice, mentre la trave snella ha problemi di stabilit: in questultimo caso la trave va progettata al carico di punta
consultando i manuali.
b) Ingobbamento di un tubo sottile pressurizzato sollecitato a compressione.

N deve essere equilibrato dalla sommatoria delle tensioni normali per ciascuna area elemen-
tare A, in cui si pu immaginare suddivisa una sezione perpendicolare allasse della trave;
essendo costante, pu essere portato fuori dalla sommatoria, mentre la sommatoria delle aree
elementari d larea complessiva A della sezione; cos possibile ricavare il valore della tensione
normale :

N = ( A) = A = A =

6-1

Sostituendo il valore di N dato dalla 6-1, nella espressione della legge di Hooke (5-3) si ottiene
lallungamento nella trazione (o laccorciamento se compressione) l di una trave lunga l defi-
nito dalla 5-2:
Nl
l = l = l = 6-2
E EA

Nel progetto o nella verifica di una trave a compressione occorre limitarsi a quelle travi che
hanno un rapporto tra la lunghezza l e la dimensione minore della sezione trasversale della trave
inferiore a 10 (trave tozza). Nel caso in cui tale rapporto sia superiore a 10 (trave snella in Figura
6.4-a), si pu verificare infatti un fenomeno di instabilit tale per cui leventuale inflessione
generata dal carico non viene sufficientemente contrastata dalle reazioni elastiche: si determina
prima lincurvamento e quindi il cedimento (si dice per carico di punta) molto prima che
venga raggiunto il limite di snervamento a compressione del materiale. Fenomeni di instabilit
della struttura sono particolarmente frequenti nelle situazioni dove sono presenti sforzi di com-
pressione: un tubo con la parete sottile si deforma come un fazzoletto di carta quando viene sot-
toposto a un carico assiale di compressione (Figura 6.4-b). Questi fenomeni di incurvamento
oppure di ingobbamento, che si osservano negli elementi sollecitati, possono manifestarsi
improvvisamente; per questo motivo che i cedimenti dovuti ad instabilit strutturale sono
spesso spettacolari e sempre pericolosi.
6.2. FORZA NORMALE (TRAZIONE O COMPRESSIONE) 133

Esempio 6. 1 Dimensionamento di un tirante


Un tirante a sezione circolare in acciaio strutturale Fe 42, avente un limite di snervamento s = 240 MPa
e un modulo di elasticit E = 207 GPa, lungo l = 3 m ed caricato da una forza assiale N = 100 kN. Si
chiede di:
a) determinare il diametro D del tirante, assumendo un fattore di sicurezza n = 3;
b) calcolarne lallungamento l.

SOLUZIONE
a) La determinazione del diametro D viene fatta uguagliando la tensione normale (6-1) alla tensione
ammissibile amm (5-10), in cui figura come valore caratteristico della resistenza del materiale il
limite di snervamento s:
N nN D 2 nN 4nN
= = amm = s A= = D2 =
A n s 4 s s
4nN 4 3 100.000 N
D= = = 40 mm
s 240 N/mm 2

b) Lallungamento del tirante l si ricava con la 6-2:


Nl Nl 4 Nl 4 100 103 N 3 m
l = = = = = 115
, mm
EA D2 ED 2 207 109 Pa (0,04 m)2
E
4

Esempio 6. 2 Barra composita con fili di ottone e acciaio


Una barra composita, formata da 4 fili di ottone, aventi ciascuno un diametro do = 2,5 mm, e un filo di
acciaio, avente un diametro da = 1,5 mm, soggetta ad un carico assiale di trazione N = 1000 N. Sapendo
che il modulo elastico dellottone Eo = 103 GPa e quello dellacciaio Ea = 200 GPa, si chiede di:
a) calcolare i carichi No ed Na sostenuti rispettivamente dai fili di ottone e da quello di acciaio;
b) verificare la resistenza della barra composita, sapendo che le tensioni ammissibili dei fili di ottone e
acciaio valgono amm,o = 45 MPa e amm,a = 110 MPa.

SOLUZIONE
a) La barra composita una barra in cui due o pi membri sono rigidamente collegati tra loro in modo
tale da sostenere insieme lo stesso carico totale e subire lo stesso allungamento oppure accorciamento.
Sotto le ipotesi che:
ciascun membro si allunga o si contrae della stessa quantit l,
la quota di carico sostenuta dal membro i il prodotto della tensione i per larea Ai,
il carico totale N la somma dei carichi Ni sostenuti dai singoli membri;
si trova che il carico sopportato da ciascun membro i dato da6.3:
Ei Ai
Ni = N 6-3
E A
i
i i

6.3 - Ciascun membro della barra in bedue la lunghezza originaria l, i due totale N = N 1 + N 2 in funzione delle
materiale composito, subisce lo stesso materiali subiranno lo stesso allun - sezioni trasversali A1 ed A2 e dei moduli
allungamento o lo stesso accorciamento. gamento l e quindi uguale deforma- di elasticit E1 ed E2 dei due materiali e
Considerando, ad esempio, una barra zione 1 = 2 = l/l; risultando allora quindi i carichi N1 ed N2 sostenuti dai
composita sollecitata a trazione e costi- 1 = 1/E1 = (N1/A1)/E1 = 2 = 2/E2 = singoli membri (equazione 6-3).
tuita da due materiali 1 e 2 aventi am- = (N2/A2)/E2, si pu ricavare il carico
134 CAPITOLO 6. SOLLECITAZIONI SEMPLICI

d o2
4 Eo
4 {Fili} Eo Ao 4 Eo d o2
No = N = 2 2
N = N =
4 {Fili} Eo Ao + E a Aa do d a 2 d a2
4 Eo + Ea E o d + E a
o
4 4 4
103.000 MPa (2,5 mm)2
= 1000 N = 850 N
(1,5 mm)2
103.000 MPa (2,5 mm)2 + 200.000 MPa
4
Si pu ottenere il carico Na sostenuto dal filo di acciaio applicando ancora la 6-3 oppure, pi
semplicemente, per differenza del carico sullottone No dal carico totale N:
Na = N No = 1000 N 850 N = 150 N
b) La barra composita risulta verificata se le tensioni (6-1) presenti nei 4 fili di ottone o e nel filo di
acciaio a sono inferiori alle rispettive tensioni ammissibili:

No 850 N
o = 2
= = 43,3 MPa < amm,o = 45 MPa
d o (2,5 mm)2
4 {Fili}
4
Na 4 150 N
a = 2
= = 85 MPa < amm, a = 110 MPa
da (1,5 mm)2
4

6. 3 FLESSIONE
y
Una trave ad asse geometrico rettilineo e di sezione costante
Figura 6.5) sollecitata a flessione semplice quando, per tutta la
Mf
lunghezza, soggetta ad un momento costante, quale pu essere
ottenuto applicando alle due estremit due coppie uguali e contra-
z
rie di momento Mf , che agiscono in un piano, detto piano di sol-
lecitazione, contenente lasse geometrico della trave6.4. Flettendo
Mf
tra le dita un blocchetto di gomma a sezione trasversale rettango-
lare (Figura 6.6), sulla faccia inferiore (convessa) della gomma le
x
fibre risultano allungate, mentre sulla faccia superiore (concava) le
fibre risultano accorciate. Uno strato neutro, caratterizzato da fibre,
Fig. 6.5 - Flessione della trave originata dalle
che non sono n allungate n accorciate, lelemento di separa-
due coppie uguali e contrarie di momento Mf
applicate alle due sezioni estreme. zione tra le due regioni; lintersezione dello strato neutro con la
sezione trasversale costituisce lasse neutro. La trave si flette con
una deformazione che, a causa della costanza del valore del
momento flettente Mf , si mantiene costante in ogni tratto: lasse della trave diviene una curva
(la linea elastica) che risulta essere un arco di cerchio di raggio e centro O. Le fibre parallele
allasse della trave si incurvano anchesse secondo archi circolari: sul lato convesso della trave
le fibre risultano tese con tensione normale di trazione e quindi positiva, mentre sul lato con-
cavo le fibre risultano compresse con tensione normale di compressione e quindi negativa; le

6.4 - La trattazione quella della fles- uno degli assi di simmetria della se- sollecitazione non contiene un asse di
sione retta che si verifica quando il zione; per la dimostrazione delle for- simmetria della sezione, si parla di fles-
piano di sollecitazione contiene, oltre mule si rimanda ai trattati sulla resi- sione deviata.
allasse geometrico della trave, anche stenza dei materiali. Quando il piano di
6.3. FLESSIONE 135

a b O
Fibre compresse
y
Piano di simmetria
e piano di flessione Asse neutro
Mf
Strato neutro

Strato neutro
z Asse neutro
Mf Fibre tese
della trave

Asse neutro
della sezione x

Fig. 6.6 - Sotto lazione delle due coppie uguali e contrarie di momento Mf lasse della trave si trasforma in una
curva (la linea elastica) rappresentata dallarco circolare di raggio e centro O.
a) Tratto di trave non ancora deformato.
b) Tratto di trave deformato dalla flessione.

fibre cio non possono essere o tutte tese o tutte compresse poich, complessivamente, la trave
non risulta n tesa n compressa dal momento Mf applicato. Si dimostra che, quale che sia la
forma della sezione, lasse neutro passa sempre per il suo baricentro.
La tensione normale , che perpendicolare alla sezione ed quindi diretta secondo lasse della
trave, aumenta con laumentare del momento flettente Mf applicato alla trave, risulta tanto
maggiore quanto maggiore la distanza y delle fibre dallasse neutro (Figura 6.7) ed inver-
samente proporzionale al momento di inerzia I (della sezione trasversale calcolato rispetto
allasse neutro) in quanto, minore il momento di inerzia, maggiore la flessibilit della trave
e pi grande risulta :
Mf
= y 6-4
I

La Figura 6.7 mostra tipiche distribuzioni delle tensioni normali in travi aventi sezione tra-
sversale diversa; a differenza della tensione normale generata dalla forza normale, nella flessione
le tensioni normali sono variabili da punto a punto e cambiano segno attraversando lasse neu-
tro: il materiale vicino allasse neutro soggetto a tensioni relativamente basse, mentre nella
fibra pi distante dallasse neutro si raggiunge la tensione massima max. Per ottenere la mas-
sima resistenza alla flessione perci opportuno impiegare sezioni trasversali aventi il materiale
disposto il pi possibile lontano dallasse neutro, come le sezioni a doppia T oppure a T, in modo
da massimizzare I.

a b max
Mf A
y Mf
Fibre compresse A
ymax
Asse neutro +y z
z G

Fibre tese

Fig. 6.7 - Distribuzione delle tensioni normali in una trave inflessa con due diverse sezioni trasversali:
a) Sezione rettangolare.
b) Sezione trapezia.
136 CAPITOLO 6. SOLLECITAZIONI SEMPLICI

Il raggio di curvatura di una trave, a cui applicato il momento Mf , viene misurato rispetto
allasse neutro (Figura 6.6 ):
EI
= 6-5
Mf

Il raggio di curvatura una misura diretta del grado di flessibilit della trave: maggiore il valore
di , pi piccola risulta linflessione e pi grande la sua rigidezza; per uno stesso valore del
momento flettente Mf applicato alla trave, linflessione tanto minore quanto maggiore sono il
momento di inerzia I e il modulo elastico E. Il loro prodotto EI viene perci chiamato rigidezza
flessionale della trave. La rigidezza di travi aventi sezioni diverse e/o costituite da materiali dif-
ferenti pu allora essere facilmente ottenuta confrontando i valori di EI. Tenendo presente che
langolo , di cui ruotano tra loro le due sezioni estreme della trave (Figura 6.6-b), moltipli-
cato per il raggio di curvatura d la lunghezza di tutta la trave l ( = l ), si pu ricavare dalla
6-5 lespressione di in radianti:

l l Ml
= = = f 6-6
EI/M f EI

Come ricordato nel Paragrafo 6.1, la verifica di resistenza a flessione richiede che la tensione
massima max, calcolata (6-4) per la fibra (tesa o compressa) che si trova alla distanza ymax pi
lontana dallasse neutro sia inferiore alla tensione ammissibile. La formula 6-4 si pu sempli-
ficare considerando il modulo di resistenza a flessione o modulo della sezione Z = I/ymax (citato
nella Tabella VII a pag. 493 insieme ai momenti di inerzia):

Mf
max = 6-7
Z

Esempio 6. 3 Dimensionamento di una trave a flessione


Sapendo che il limite di snervamento del materiale vale s = 300 MPa ( quello di un acciaio con valore
uguale sia a trazione che a compressione) e che lapplicazione richiede un fattore di sicurezza n = 3,
dimensionare la sezione trasversale di una trave soggetta al momento flettente Mf = 84 kNm per tre diverse
forme:
a) circolare di diametro d;
b) rettangolare di base b e di altezza h con rapporto b/h = 0,6;
c) a doppia T avente come dimensioni i seguenti rapporti: d/t = 45, h/t = 42 e b/t = 21 con d altezza della
sezione, h altezza dellanima, b larghezza delle ali e t larghezza dellanima.

SOLUZIONE
Uguagliando la tensione massima max data dalla 6-7 (max ha lo stesso valore assoluto sia per le fibre tese
che per quelle compresse perch la sezione simmetrica) alla tensione ammissibile amm data dalla 5-10,
si ricava il modulo di resistenza a flessione Z, che viene utilizzato per dimensionare la sezione leggen-
done lespressione sulla Tabella VII a pag. 493:
Mf Mf Mf 84 106 Nmm
max = = amm Z = = = = 840.000 mm 3
Z amm s /n 300 MPa /3
6.3. FLESSIONE 137

a) Nota lespressione di Z per un cerchio, si ricavano diametro d ed area A:


1/3 0, 33
Z 840.000 mm 3
Z 0,1d 3 d = = = 203 mm
0,1 0,1

d2 (203 mm)2
A= = = 32.365 mm 2
4 4
b) Con riferimento al rapporto assegnato tra base b e altezza h della sezione rettangolare, si ricava il valore
b = 0,6h da inserire nellespressione di Z:
0, 33
bh 2 0,6h 3 6 840.000 mm 3
Z = = h= = 203 mm
6 6 0,6

b = 0,6h = 0,6 203 mm = 122 mm


A = bh = 122 mm 203 mm = 24.766 mm2
c) Le quote sono quelle indicate per la sezione a doppia T della Tabella VII a pag. 493. Si risolve rispetto
alla larghezza dellanima t lespressione di Z e quindi si ricavano le dimensioni della sezione facendo
uso dei rapporti assegnati d/t = 45, h/t = 42 e b/t = 21:

bd 3 h 3 (b t ) 21t (45t )3 (42t )3 (21t t )


Z = = = 840.000 mm 3
6d 6 45t
t = 8 mm d = 360 mm h = 336 mm b = 168 mm
A = bd h (b t) = 168 360 mm2 336 (168 8) mm2 = 6720 mm2
Il profilo a doppia T, che ha una sezione notevolmente inferiore a quella del cerchio ed anche a quella
del rettangolo, d luogo ad una trave pi leggera e quindi quello pi vantaggioso dal punto di vista
economico.

Esempio 6. 4 Flessione di una trave a sezione rettangolare


Una trave in acciaio, lunga l = 5050 mm e avente la sezione trasversale rettangolare di larghezza
b = 24 mm e di altezza h = 100 mm, sollecitata a flessione da due coppie uguali ed opposte di momento
Mf = 10 kNm. Assegnati modulo elastico E = 206 GPa, limite di snervamento s = 810 MPa (uguale in
valore assoluto sia a trazione che a compressione) e fattore di sicurezza n = 3, si chiede di:
a) calcolare il raggio di curvatura dellasse neutro e langolo di cui ruotano tra loro le due sezioni
estreme della trave;
b) verificare la resistenza della trave.

SOLUZIONE
a) Ricavati il momento di inerzia I ( quello baricentrico indicato con Ix0 nelle formule della Tabella VII
a pag. 493):
bh 3 24 mm (100 mm)3
I = = = 2 10 6 mm 4
12 12

e la rigidezza flessionale EI:


EI = 206 103 N/mm2 2 106 mm4 = 4,12 1011 Nmm2
138 CAPITOLO 6. SOLLECITAZIONI SEMPLICI

si calcolano il raggio di curvatura della trave inflessa e langolo rispettivamente con la 6-5 e
la 6-6 (langolo viene convertito dai radianti ai gradi utilizzando le formule della Tabella I di
copertina):
EI 4,12 1011 Nmm 2
= = = 41.200 mm = 41,2 m
Mf 10 106 Nmm

Mf l 10 106 Nmm 5050 mm


= = = 0,12257 rad = 7
EI 4,12 1011 Nmm 2

b) Le massime tensioni max di trazione e di compressione si raggiungono sulle fibre estreme che si tro-
vano alla distanza y max = y = 100 mm/2 = 50 mm dallasse neutro; queste tensioni sono uguali
in valore assoluto, poich la distanza y dallasse neutro che passa per il baricentro uguale per le fibre
tese e per quelle compresse, e si calcolano con la 6-4 in cui si pone y = ymax:
Mf 10 10 6 Nmm
max, trazione = ( + y max ) = ( + 50 mm) = + 250 MPa
I 2 10 6 mm 4
max, compressione = 250 MPa
La trave risulta verificata poich, in valore assoluto, la tensione massima inferiore alla tensione
ammissibile amm (5-10):

s 810 MPa
max = 250 MPa < amm = = = 270 MPa
n 3

6. 4 TAGLIO
La sezione trasversale S di una trave sollecitata al
y
taglio semplice quando la risultante di tutte le forze
T
esterne, che precedono la sezione, d luogo alla sola
S0
forza tagliante T che giace nel piano della sezione e
S passa per il suo baricentro (Figura 6.8). Questa forza
Mf0 G G inseparabilmente legata alla variazione del momento
z flettente Mf nelle sezioni vicine; lequilibrio del tronco
T x di trave viene assicurato dalla presenza, nella sezione
l S0 alla base del tronco, da una forza uguale ed oppo-
sta a T e da una coppia flettente Mf0 = Tl necessaria per
Fig. 6.8 - Trave soggetta al taglio semplice nella sezione tra- impedire la rotazione attorno allasse z.
sversale S; la forza tagliante T diretta secondo lasse y, che
asse di simmetria della sezione. Situazioni tipiche di sollecitazione di taglio sono state
esaminate nel Paragrafo 5.5.
Si considerino due travi appoggiate luna sullaltra (Figura 6.9-a); si applichi un carico ver-
ticale e si faccia lipotesi che lattrito tra le superfici a contatto delle due travi sia trascurabile;
ciascuna trave si infletter, luna indipendentemente dallaltra, e di conseguenza la superficie
sottostante della trave superiore scorrer relativamente alla superficie sovrastante della trave
inferiore (Figura 6.9-b). Se le due travi vengono unite strettamente tra loro con chiodature
oppure con una colla in modo da formare una sola trave, dovr nascere dentro questa unica
trave un sistema di forze interne, e quindi di sforzi, tali da contrastare lo scorrimento delle fibre
centrali provocate dalla flessione (Figura 6.9-c). Dal momento che le tensioni normali
generate dalla flessione sono uguali a zero al centro della sezione rettangolare della trave (cio
sullasse neutro), lo scorrimento pu essere solo impedito da tensioni tangenziali orizzontali;
si pu dimostrare che alle orizzontali corrispondono delle tensioni verticali complemen-
6.4. TAGLIO 139

tari di uguale valore (Figura 6.9-d). Non possono invece essere presenti delle orizzontali sulla
superficie inferiore o superiore della trave, perch qui non agiscono i carichi; quindi per un ele-
mentino, che si trovi agli estremi della sezione, saranno uguali a zero anche le verticali. La
forza tagliante T genera perci una tensione di taglio che raggiunge il valore massimo in cor-
rispondenza dellasse baricentrico orizzontale mentre si annulla alle estremit della sezione;
landamento della tensione di taglio quindi opposto a quello della tensione normale gene-
rata dalla flessione, che si annulla sullasse neutro e raggiunge il valore massimo nei punti pi
distanti da esso.
Il massimo sforzo di taglio max, raggiunto sullasse baricentrico, si esprime come prodotto di
, fattore senza dimensioni funzione della forma della sezione, per il valor medio medio = T/A:
T
max = 6-8
A
Nel caso di un chiodo si pu ipotizzare una distribuzione uniforme della tensioni di taglio sulla
sezione per cui possibile assumere come tensione massima di taglio il valore medio T/A (cio
= 1). Tuttavia, di solito il valore del fattore maggiore di 1: vale 1,5 per una sezione rettan-
golare (Figura 6.9-d) e 1,33 per una sezione circolare. La distribuzione di sulla sezione a dop-
pia T, ancora parabolica, come per la sezione rettangolare, con una forte discontinuit tra gli
sforzi nelle ali, decisamente bassi, e quelli nellanima, notevolmente elevati; si trascurano allora
le tensioni di taglio delle ali e si approssima max considerando la tensione di taglio riferita alla-
rea della sola anima. Dal momento che lanima lavora bene al taglio mentre le ali lavorano bene
a flessione (Paragrafo 6.3), il profilato a doppia T si presta ad essere utilizzato in quelle strutture
metalliche dove sono contemporaneamente presenti le sollecitazioni di flessione e di taglio.

a c Tensioni di taglio
b Scorrimento relativo nelle fibre centrali
F tra le due travi F

A B
RA RB RA RB

d medio =
T
A

T
max = 1, 5
A
max
x

T
T

Fig. 6.9 - a) Due travi (non collegate tra loro) sostenute da appoggi semplici prima dellapplicazione del carico.
b) Scorrimento relativo tra i piani adiacenti delle due travi sollecitate a flessione.
c) Allorch le due travi vengono unite strettamente tra loro con chiodature, nelle fibre centrali della trave unica nasce una ten-
sione di taglio per contrastare lo scorrimento relativo della trave sollecitata a flessione.
d) Distribuzione delle tensioni di taglio sulla sezione rettangolare della trave.
140 CAPITOLO 6. SOLLECITAZIONI SEMPLICI

La max va confrontata con la tensione tangenziale ammissibile amm; il valore caratteristico della
resistenza del materiale da considerarsi nella formula 5-10 che d la tensione ammissibile , per
i materiali duttili, il limite di snervamento a sforzo tangenziale s che pu venire espresso in fun-
zione del limite di snervamento a trazione s (s = 0,577s). Un altro valore caratteristico della
resistenza del materiale allo sforzo tangenziale la resistenza al taglio u i cui valori tipici sono:
360 MPa per lacciaio dolce;
150 MPa per lottone e la ghisa;
680 MPa per lacciaio da utensili temprato.

Esempio 6. 5 Trave con sezione a doppia T


Verificare la resistenza al taglio di una trave in acciaio dolce costituita da un profilato a doppia T, la cui
anima alta h = 275 mm e larga t = 12,5 mm (le quote sono quelle indicate nella Tabella VII a pag. 493),
sapendo che al centro della sezione viene applicato il carico di taglio T = 440 kN e che il fattore di sicu-
rezza vale n = 4.

SOLUZIONE
Nella trave a doppia T, la tensione massima max di taglio viene approssimata (Paragrafo 6.4) con la rife-
rita alla sola area A = ht dellanima:
T 220.000 N
max anima = = = 64 MPa
ht 275 mm 12,5 mm
La verifica di resistenza richiede che la tensione max sia inferiore alla tensione tangenziale ammissibile
amm (5-10) che (fine del Paragrafo 6.4) viene espressa in funzione della resistenza al taglio u = 360 MPa
per lacciaio dolce:
360 MPa
max = 64 MPa < amm = u = = 90 MPa
n 4

Esempio 6. 6 Saldatura
Un ferro piatto da carpenteria
Saldatura
viene saldato su una struttura con
2 due cordoni di saldatura ad angolo
aventi lo spessore a = 5 mm (Figura
1 Saldatura 6.10). Calcolare la lunghezza l da
dare alla saldatura in modo che il
collegamento tra il ferro e la strut-
tura sia in grado di sopportare la
forza F = 30 kN, nellipotesi che la
l tensione ammissibile al taglio valga
F amm = 180 MPa.

Fig. 6.10 - Saldatura trattata nellEsempio 6.6.


6.5. TORSIONE 141

SOLUZIONE
Sotto lazione della forza F i due cordoni di saldatura sono sollecitati al taglio lungo la sezione minima della
saldatura corrispondente allo spessore a (Figura 6.10). La sezione resistente, relativa ad un cordone di sal-
datura, vale l (lunghezza della saldatura) moltiplicato lo spessore a; la sezione complessiva A, relativa ai due
cordoni, sar perci data da 2al. La tensione di taglio = T/A (con T = F = 30 kN) va uguagliata alla ten-
sione ammissibile amm = 180 MPa in modo da ottenere l:

F F 30.000 N
= = amm = l = = = 17 mm
2al 2a amm 2 5 mm 180 MPa

COMMENTI
Lo sforzo di taglio ammissibile amm in una saldatura pu venire espresso, a seconda delle norme, in fun-
zione del limite di snervamento s (amm = 0,65s) oppure della resistenza di trazione u (amm = 0,3u).
A queste norme occorre rifarsi anche per ottenere, a fronte dei diversi tipi di saldature, i coefficienti cor-
rettivi del fattore di sicurezza, funzioni principalmente dello spessore a del cordone di saldatura e della
posizione della saldatura rispetto alla forza F applicata.

6. 5 TORSIONE
Nella torsione semplice (Figura
Mt
6.11) la trave6.5 soggetta sulle
basi estreme a due coppie uguali
ed opposte che imprimono il
z momento torcente Mt. Allorch
viene applicato un momento tor-
cente ad un albero circolare
(Figura 6.12), una sezione qual-
siasi perpendicolare allasse del-
y
R lalbero si conserva piana e per-
l
pendicolare allasse geometrico
G
della barra senza manifestare
alcun ingobbamento. Sotto la-
Mt
x zione del momento torcente, il
raggio R = O1D, sulla faccia di
destra del tratto di un albero,
Fig. 6.11 - Albero (trave di forma cilindrica a sezione circolare) soggetto a due cop- ruota da D a D con angolo di
pie uguali ed opposte di momento torcente Mt, applicate alle facce estreme.
torsione (Figura 6.13).
Langolo , sulla faccia di
destra, sottende langolo , che
visualizza lo spostamento, rispetto alla faccia di sinistra, della generatrice CD in CD. Langolo
, di cui viene deformato lalbero, la deformazione tangenziale (o scorrimento angolare) gene-
rata dalla torsione (gi introdotta nel Paragrafo 5.5). La deformazione tangenziale perci
r
legata allangolo di torsione dalla relazione l = r: = aumenta proporzionalmente al gene-
l

6.5 - La torsione pu essere affrontata con un procedimento elementare rigoroso solo nel caso delle travi cilin-
driche aventi come sezione retta un cerchio pieno oppure cavo.
142 CAPITOLO 6. SOLLECITAZIONI SEMPLICI

Fig. 6.12 - Albero circolare prima (a) e dopo (b) lapplicazione del momento torcente; le sezioni piane per-
pendicolari allasse geometrico dellalbero, che sono dei cerchi, si deformano conservandosi per piane e per-
pendicolari allasse: le sezioni circolari rimangono circolari.

Mt O 3C = R
O3E = r

l
E r O3
C

O2
B
B R

max O1
D U
Mt
D

Fig. 6.13 - Deformazione del tronco lungo l di un albero a seguito dellapplicazione del momento torcente Mt.
La deformazione tangenziale varia linearmente dallasse centrale raggiungendo il valore massimo max sulla
periferia. Langolo di torsione tanto maggiore quanto maggiore la distanza l tra le due facce estreme; se,
ad esempio, venisse considerata una faccia intermedia, langolo di cui ruota il raggio O2B, per portarsi in O2B
risulterebbe inferiore a per la minore distanza della faccia intermedia dalla faccia di sinistra.

rico raggio r della sezione circolare arrivando al valore massimo max quando il raggio diviene
uguale a R. Essendo proporzionale allo scorrimento angolare (5-6), le tensioni tangenziali
generate dalla torsione (Figura 6.14) sono perpendicolari al raggio r e crescono linearmente
con questo da un valore nullo, nel centro del cerchio O, fino al massimo max, sulla periferia del
cerchio (Figura 6.14-a); nel caso della sezione circolare cava (Figura 6.14-b) le passano dal
valore minimo min al bordo interno della corona circolare fino al massimo max sulla periferia.

La distribuzione delle tensioni tangenziali, generate dalla torsione, crescente dal centro alla peri-
feria, dove raggiunge il massimo, analoga a quella delle tensioni normali, generate dalla fles-
sione, che passava dal valore zero sullasse neutro al massimo nella fibra pi distante dallasse
6.5. TORSIONE 143

a max
b max

r
max
R R R min

O
O Ri
r

Fig. 6.14 - Distribuzione delle tensioni tangenziali originate dalla torsione.


a) Variazione delle lungo una sezione circolare piena: dal valore nullo al centro O fino al valore massimo
sulla periferia.
b) Variazione delle in una sezione circolare cava.

neutro; alla simmetria assiale della flessione, si sostituisce cos la simmetria polare (il polo il
centro del cerchio) della torsione. Si possono allora, per analogia, dedurre dalla flessione le for-
mule da applicare alla torsione, avendo cura di operare le seguenti sostituzioni:
le tensioni tangenziali [MPa] alle tensioni normali ;
il momento di inerzia polare J [mm4] al momento di inerzia assiale I;
il raggio generico r [mm] alla distanza dallasse neutro y;
il momento torcente Mt [Nm] al momento flettente Mf ;
il modulo di elasticit tangenziale G [GPa], introdotto nel Paragrafo 5.5, al modulo di elasticit
normale E;
langolo di torsione [rad] allangolo , di cui ruotano tra loro le due sezioni estreme della
trave nella flessione;
la rigidezza tangenziale GJ [kNm2] alla rigidezza flessionale EI.
Si possono cos ricavare le espressioni della tensione tangenziale (o di taglio) e dellangolo
di torsione :

Mtr M tl
= 6-9 U = 6-10
J GJ

Nella Tabella VII a pag. 493 sono riportate le espressioni per il calcolo dei momenti di inerzia
polare J del cerchio e della corona circolare, che sono le sezioni interessate dalla torsione6.5.
Per procedere al dimensionamento di un albero occorre individuare in primo luogo la sezione
in cui si raggiunge il massimo valore del momento torcente Mtmax (questa procedura verr
spiegata in dettaglio per le azioni interne di taglio e momento flettente sulle travi inflesse trat-
tate nel Capitolo 7). Se alle facce estreme dellalbero della Figura 6.15 vengono applicate due
coppie uguali ed opposte (ad esempio, la prima dovuta al carico e la seconda generata dalla rea-
zione vincolare) il momento Mt costante su tutta la lunghezza dellalbero. Qualora invece siano
applicate pi coppie il valore del momento torcente interno Mt risulta costante solo lungo il tratto
di albero compreso tra due coppie consecutive; nel caso della Figura 6.15, il momento torcente
interno risulta pari a 20 Nm nel tratto tra A e B (esempio: sezione S1) e a 30 Nm nel tratto tra
B e C (esempio: sezione S2 ). Il momento torcente massimo si raggiunge su qualsiasi sezione (ad
esempio la S2) del tratto B-C. Si calcola infine, con la 6-9, la tensione massima di taglio max, che
si raggiunge quando il raggio r della generica circonferenza situata tra il baricentro dellalbero
e la periferia diventa uguale al raggio R della circonferenza periferica; la max va confrontata con
i valori di amm riportati alla fine del Paragrafo precedente.
144 CAPITOLO 6. SOLLECITAZIONI SEMPLICI

a b
30 Nm 30 Nm
x x

10 Nm 10 Nm
C C
20 Nm S2 S2
B B
S1
Momento torcente interno
S1 Mt = 20 Nm
A

Fig. 6.15 - Determinazione del momento torcente Mt in un albero.


a) I momenti torcenti esterni sono equilibrati in quanto il momento in C (30 Nm antiorario) bilanciato dai
momenti in A (20 Nm orario) e in B (10 Nm orario). Lintero corpo risulta perci in equilibrio.
b) Isolando come corpo libero quella parte dellalbero che confina con la sezione S1, perpendicolare allasse
dellalbero, e applicando lequazione dellequilibrio tra momenti esterni e momento interno (Mt = 0), si
ottiene il momento torcente interno Mt = 20 Nm. Considerazioni analoghe portano alla conclusione che il
momento torcente interno presente nel tratto di albero tra B e C, vale Mt = 30 Nm.

Esempio 6. 7 Confronto tra albero pieno e albero cavo


Un albero in acciaio, lungo l = 1370 mm e con diametro esterno D = 100 mm, soggetto al momento tor-
cente Mt = 10 kNm. Si chiede di:
a) calcolare le tensioni tangenziali massime max e minime min per un albero pieno e per un albero cavo
(in questultimo caso il diametro interno vale Di = 60 mm);
b) determinare le riduzioni percentuali di momento torcente e di massa nellipotesi che lalbero cavo
debba rispettare la stessa tensione di taglio max dellalbero pieno.

SOLUZIONE
a) Dopo aver ricavato i momenti polari di inerzia J per le due sezioni (piena e cava) leggendone le espres-
sioni sulla Tabella VII a pag. 493 ( quello baricentrico JG ), si calcola (6-9) la tensione tangenziale mas-
sima max, tensione che si raggiunge alla periferia estrema della sezione dove il generico raggio r
assume il valore R = D/2 = 100 mm/2 = 50 mm:

D 4 (100 mm) 4
J piena = = = 9,8 10 6 mm 4
32 32


Jcava = ( D 4 Di4 ) = [(100 mm) 4 (60 mm) 4 ] = 8,5 106 mm 4
32 32

Mt R 10 106 Nmm 50 mm
max, piena = = = 51,0 MPa
J piena 9,8 106 mm 4

M t R 10 106 Nmm 50 mm
max, cava = = = 58,8 MPa
Jcava 8,5 106 mm 4
6.5. TORSIONE 145

La tensione tangenziale minima si raggiunge in corrispondenza del valore minimo del raggio; per la
sezione piena min nullo in quanto il raggio nel centro del cerchio uguale a zero, mentre per la
sezione cava si calcola per r = Di /2 = 30 mm:

M t Di /2 10 106 N mm 30 mm
min, cava = = = 35,3 MPa
Jcava 8,5 106 mm 4

b) Se la sezione cava deve rispettare la stessa tensione max = 51,0 MPa dellalbero pieno, il momento tor-
cente Mt,cavo corrispondente vale (6-9):

M t, cavo R max J 51 MPa 8,5 106 mm 4


max = M t, cavo = = = 8,67 kNm
J R 50 mm

con una riduzione percentuale del momento:

M t M t, cavo 10 kNm 8,67 kNm


100 = 100 = 13,3%
Mt 10 kNm

e una riduzione percentuale della massa (la massa uguale al prodotto dellarea della sezione inte-
ressata per la lunghezza l dellalbero e per la massa volumica dellacciaio ) data da:

D2 ( D 2 Di2 )
l l
4 4 Di2 (60 mm)2
100 = 100 = 100 = 36%
D2 D2 (100 mm)2
l
4

COMMENTI
Esiste un deciso vantaggio nel passare dallalbero pieno a quello cavo: a fronte di una riduzione del 13%
del momento torcente sopportabile risulta infatti ben il 36% di riduzione della massa: la sezione resi-
stente in tal modo concentrata prevalentemente in periferia dove maggiori sono le (Figura 6.14 ). Il
caso limite rappresentato dai tubi con spessore di parete sottile per i quali tutto il materiale viene con-
centrato in periferia e lavora approssimativamente allo stesso livello di sforzo. per tale motivo che i
tubi in parete sottile sono pi efficaci nel trasmettere la coppia torcente degli alberi pieni; tuttavia, lo
spessore di parete non deve essere troppo sottile e la lunghezza del tubo non deve essere eccessivamente
lunga allo scopo di evitare fenomeni di instabilit elastica a torsione analoghi di quelli a compressione
(Paragrafo 6.2).

Esempio 6. 8 Dimensionamento di un albero cavo


Un albero cavo in acciaio (modulo di elasticit tangenziale G = 80 GPa), lungo l = 4000 mm con il dia-
metro interno Di = 0,75D (D il diametro esterno), deve trasmettere la potenza P = 75,4 kW alla velo-
cit angolare = 25,13 s 1. Sapendo che il momento torcente Mt = P/ (verr trattato nel Paragrafo 9.2),
si proceda al dimensionamento dellalbero in modo da rispettare due vincoli:
a) max amm = 70 MPa;
b) angolo di torsione 3,6.
146 CAPITOLO 6. SOLLECITAZIONI SEMPLICI

SOLUZIONE
a) Il momento torcente Mt dellalbero vale Mt = P/ = 75.400 W / 25,13 s 1 = 3000 Nm. Il valore del
diametro esterno D, necessario per dimensionare la sezione, si ricava uguagliando la tensione massima
max (6-9 in cui si pone r = D/2) alla tensione ammissibile amm, dopo aver ricavato lespressione del
momento di inerzia polare J della sezione (JG della corona circolare della Tabella VII a pag. 493) in
funzione di D:

J = ( D 4 Di4 ) = [ D 4 (0,75) 4 ( D ) 4 ] = [1 (0,75) 4 ]D 4 = 0,067 D 4
32 32 32
(1/3) 0, 33
M t D/2 7,46 M t 7,46 3 106 Nmm
max = = amm D= = = 68 mm
0,067 D 4 amm 70 MPa

D = 68 mm Di = 0,75D = 51 mm

b) Si pone la condizione limite = 3,6 0,0175 rad/1 = 0,063 rad (Tabella I di copertina) nella equa-
zione 6-10 per soddisfare il vincolo dellangolo di torsione assegnato:
(1/4 )
M tl 3 106 Nmm 4000 mm
U = = 0,063 D= = 77 mm
G (0,067 D 4 ) 80.000 MPa 0,067 0,063

D = 77 mm Di = 0,75D = 58 mm

Lalbero va perci dimensionato rispettando il vincolo dellangolo di torsione perch pi severo.

COMMENTI
necessario determinare langolo di torsione per i seguenti motivi:
lalbero va dimensionato non solo perch sia sufficientemente resistente ma anche in modo che non
si deformi eccessivamente;
nellanalisi delle vibrazioni torsionali delle macchine richiesta la conoscenza dellentit delle rota-
zioni angolari degli alberi;
langolo di torsione dellelemento meccanico necessario per trattare problemi torsionali staticamente
indeterminati.

6. 6 SOMMARIO
Il principio di sovrapposizione degli effetti consente di isolare i sistemi di carico che danno luogo
alle quattro sollecitazioni semplici: forza normale, flessione, taglio e torsione. Le tensioni che
risultano dalle sollecitazioni semplici, opportunamente combinate, vanno confrontate con la ten-
sione ammissibile del materiale in modo da procedere al progetto oppure alla verifica dellele-
mento.
Le sollecitazioni di forza normale provocata dalla forza assiale N normale alla sezione e di fles-
sione provocata dal momento flettente Mf , generano delle tensioni normali espresse da:
N
= << forza normale >>
A
M f ymax
max = << flessione >>
I
6.6. SOMMARIO 147

con A area della sezione trasversale della trave, I momento di inerzia della sezione rispetto
allasse baricentrico (coincidente con lasse neutro) ed ymax distanza delle fibre pi lontane dal-
lasse neutro.
Le sollecitazioni di taglio provocate dalla forza tagliante T e di torsione provocata dal momento
torcente Mt danno origine a tensioni tangenziali o di taglio espresse da:

T
max = << taglio >>
A
Mt R
max = << torsione di alberi circolari >>
J
con fattore di taglio funzione della forma della sezione di area A, R raggio della sezione cir-
colare e J momento di inerzia polare rispetto al centro del cerchio.
La distribuzione delle dovute alla forza normale N uniforme; la distribuzione delle
dovute alla flessione e delle dovute alla torsione lineare raggiungendo il valore massimo in
corrispondenza delle fibre pi lontane rispettivamente dallasse neutro e dal centro del cerchio;
le generate dalla forza tagliante raggiungono il valor massimo a livello baricentrico, mentre
si annullano sulle fibre estreme.

Esercizi proposti
6.1 Un tirante, in acciaio avente modulo di elasticit 6.3 Calcolare lallungamento l e la deformazione
E = 200 GPa e rapporto di Poisson = 0,28, lungo l = 4 di una barra a sezione circolare di diametro 18 mm e
m e ha una sezione circolare di diametro d = 24 mm. Il lunga 700 mm sottoposta ad un carico assiale di 4,8 kN.
tirante soggetto al carico assiale N = 30 kN. Determinare Il materiale della barra acciaio avente un modulo di ela-
la tensione sulle sezioni rette, lallungamento l del sticit pari a 200 GPa.
tirante, la variazione laterale d del diametro.
l = 0,066 mm; = 0,0094%
= 66,3 MPa;
l = 1,32 mm;
6.4 Un tirante, avente una sezione quadrata di lato
d = 0,0022 mm
15 mm, soggetto ad un carico statico di trazione
(negativa perch una contrazione)
22,5 kN. Lacciaio del tirante ha un limite di snervamento
306 MPa. Verificare il tirante tenendo conto di un fattore
di sicurezza pari a 1,7 e, a causa di un raccordo presente
6.2 Calcolare la tensione presente in unasta di
sulle due estremit del tirante, di un fattore teorico di
un freno sollecitato da un carico dinamico di trazione pari
concentrazione degli sforzi Kt = 1,5.
a 4,8 kN, sapendo che il tirante ha la sezione circolare di
diametro d = 18 mm ed realizzato in acciaio C 20 = 100 MPa; amm = 180 MPa; nom = 120 MPa;
avente un limite di fatica f = 240 MPa. Calcolare la ten- = 100 MPa < nom = 120 MPa
sione ammissibile amm, per un fattore di sicurezza n = 4,
e lulteriore riduzione della amm alla tensione nominale
nom, dovuta al fattore teorico di concentrazione degli 6.5 Assumendo un fattore di sicurezza n = 2, dimen-
sforzi Kt = 2,5 per la presenza di un foro sulle due estre- sionare il diametro d di un tirante, a sezione circolare in
mit del tirante. Effettuare infine la verifica di resistenza. acciaio avente un limite di snervamento s = 320 MPa,
caricato da una forza assiale di 114 kN. Calcolarne poi
= 18,9 MPa; lallungamento l sapendo che il tirante lungo 2 m,
amm = 60 MPa; mentre lacciaio ha un modulo di elasticit E = 207 GPa.
nom = 24 MPa;
= 18,9 MPa < nom = 24 MPa d = 30 mm; l = 1,56 mm
148 CAPITOLO 6. SOLLECITAZIONI SEMPLICI

6.6 Una colonna, sottoposta ad un carico di com- sopportabile da ciascuna sezione in corrispondenza di
pressione pari a 200 kN, composta da un tubo di acciaio max = 76 MPa.
di diametro interno d = 80 mm riempito con calcestruzzo;
Cerchio Rettangolo T semplice Doppia T
il diametro esterno del tubo pari a 85 mm. Sono asse-
A [mm2 ] 8742 8750 8750 8741
gnati il modulo elastico dellacciaio Ea = 200 GPa e il
y [mm] 52,75 87,5 152,5 200,0
modulo elastico del calcestruzzo Ec = 20 GPa. Si consi-
I [mm4 ] 6,1 106 22,3 106 44,1 106 240,2 106
derano inoltre trascurabili gli sforzi generati dallinterfe-
Z [mm3 ] 0,11 106 0,25 106 0,29 106 , 106
12
renza tra acciaio e calcestruzzo. Dopo aver calcolato le
Mfmax [kNm] 8,6 19,1 216
, 90,1
aree delle sezioni resistenti rispettivamente del calce-
struzzo Ac e dellacciaio Aa, determinare la forza Nc soste-
nuta dal calcestruzzo e quella Na sostenuta dallacciaio. d = 105,5 mm b = 50 mm
Verificare quindi che le tensioni c e a presenti nel cal-
cestruzzo e nellacciaio siano inferiori alle rispettive ten-

h = 175 mm
sioni ammissibili amm,c = 21 MPa e amm,a = 200 MPa.

Ac = 5026 mm2; Aa = 648 mm2;


Nc = 87,4 kN; Na = 112,6 MPa;
c = 17,4 MPa < 21 MPa;
a = 173,8 MPa < 200 MPa b = 150 mm

h = 200 mm s
d = 225 mm
6.7 Calcolare il modulo di resistenza Z e determinare
la tensione massima a flessione max di una trave a t = s = 25 mm
sezione rettangolare (base 120 mm, altezza 40 mm) sog-
getta al momento Mf = 1,2 kNm.
b = 150 mm
Z = 32.000 mm3;
max = 37,5 MPa
(per la simmetria della sezione, le max a trazione s = 19 mm
d = 400 mm

h = 362 mm

e a compressione sono uguali in valore assoluto)


t = 8,4 mm

6.8 La sezione trasversale di una trave a doppia T ha


le seguenti misure (i simboli che indicano le quote sono
b = 150 mm
quelli citati nella Tabella VII a pag. 493): altezza della
Fig. 6.16 - Dimensioni delle sezioni trattate nellEsercizio 6.9.
sezione d = 300 mm, altezza dellanima h = 260 mm, lar-
ghezza delle ali b = 200 mm e spessore dellanima
t = 20 mm. Dopo aver calcolato il valore del modulo di
resistenza a flessione Z, determinare la tensione mas- 6.10 Calcolare il diametro d della sezione circolare
sima a flessione max sapendo che sulla sezione presente di una trave in acciaio (amm = 100 MPa) soggetta al mo-
il momento Mf = 65,6 kNm. mento Mf = 1,2 kNm.
d = 50 mm
Z = 0,00126 mm3;
max = 51,8 MPa 6.11 Una saldatura composta da due cordoni dello
(per la simmetria della sezione, le max a trazione
spessore di 4 mm sollecitata da una forza di 120 kN
e a compressione sono uguali in valore assoluto)
(Figura 6.10). Sapendo che la tensione di taglio ammissibile
pari a 125 MPa, calcolare la lunghezza l della saldatura.
6.9 Una trave pu essere realizzata con una sezione l = 120 mm
trasversale a forma di cerchio oppure di rettangolo oppure
di T semplice oppure infine di doppia T (Figura 6.16).
Si chiede di calcolare larea A di queste diverse sezioni 6.12 A due piastre sovrapposte sono applicati quat-
e di verificare che il suo valore sia sempre pari a circa tro chiodi aventi ciascuno il diametro di 25 mm. Sapendo
8750 mm2. Dopo aver calcolato la posizione y dellasse che la tensione ammissibile amm = 76,4 MPa, calcolare
neutro rispetto alla fibra pi sollecitata, il il massimo carico F a cui possibile sottoporre le piastre.
momento di inerzia I e il modulo di resistenza Z, deter-
minare il massimo valore del momento flettente Mfmax F = 150 kN
ESERCIZI PROPOSTI 149

6.13 Sapendo che la massima tensione ammissibile di 6.17 Determinare langolo di torsione di un albero
un punzone amm = 450 MPa e che la resistenza al taglio pieno, in acciaio (G = 80 GPa) di 100 mm di diametro e
di un foglio di lamiera in acciaio dolce u = 350 MPa, lungo 1300 mm, al quale viene applicato un momento
determinare lo spessore massimo t della lamiera nel caso torcente di 3 kNm.
si voglia ricavare un foro di 15,6 mm di diametro. = 0,005 rad = 0,28

t = 5 mm
6.18 Calcolare la massima tensione di taglio max di un
6.14 Un tubo di diametro esterno pari a 20 mm e albero circolare pieno, avente un diametro di 10 mm, al
diametro interno pari a 16 mm soggetto ad un momento quale viene applicato un momento torcente pari a 30 Nm.
torcente di 40 Nm. Calcolare le tensioni di taglio mas- max = 153 MPa
simo max e minimo min.
max = 43,1 MPa; min = 34,5 MPa
6.19 Sapendo che la tensione di taglio ammissibile
pari a 55 MPa, calcolare il diametro D di un albero pieno
6.15 Confrontare la rigidezza torsionale GJ di due che deve trasmettere la potenza di 7,5 kW alla velocit
alberi: uno pieno in acciaio (G = 80 GPa) con diametro di angolare = 188,5 s 1.
50 mm e laltro cavo in lega di alluminio (G = 27 GPa) con D = 15,4 mm
diametro esterno di 75 mm e diametro interno di 50 mm.
GJ dellalbero pieno = 49 kNm2; 6.20 La coppia applicata ad un albero in acciaio
GJ dellalbero cavo = 67 kNm2 lungo 400 mm pari a 33 Nm. Sapendo che il diametro
dellalbero uguale a 25 mm e che il modulo tangenziale
6.16 Calcolare il diametro D di un albero pieno che vale 80 GPa, calcolare il momento di inerzia polare J,
deve trasmettere la potenza di 150 kW alla velocit ango- langolo di torsione e la tensione massima di taglio max.
lare = 52,36 s 1. Il momento torcente Mt si calcola con
il procedimento illustrato nellEsempio 6.8. J = 38.350 mm4;
= 0,0043 rad = 0,25;
Mt = 2865 Nm; D = 79 mm max = 172 MPa
Capitolo 7
TRAVI INFLESSE

7. 1 AZIONI INTERNE NELLE TRAVI INFLESSE


Si divida (Figura 7.1) una trave ad asse ret-
a
F1 F2 tilineo vincolata con carrello e cerniera in
due parti; attraverso la sezione si trasmet-
tono delle azioni interne (forza normale N,
forza tagliante T e momento flettente M) che
A B vengono chiamate caratteristiche della sol-
lecitazione. Le azioni interne, in corrispon-
denza di una generica sezione, vengono cal-
colate, una volta determinate le reazioni
vincolari, come quei valori che sono neces-
sari per ripristinare lequilibrio esistente ori-
b ginariamente nella trave non suddivisa in cia-
RA F1 F2 RB scuno dei due tronchi ottenuti dividendo la
trave con la sezione. Per lequilibrio del
tronco di sinistra della trave (Figura 7.1-c)
occorre considerare insieme alle forze
A B esterne (il carico F1 e la reazione RA) anche
le azioni interne agenti sulla sezione trasver-
sale: queste rappresentano lazione della por-
c zione di destra della trave sulla porzione di
sinistra. Le azioni interne (N, T ed M) devono
F1 F2 RB
RA
T essere tali da equilibrare le forze esterne F1
M M
ed RA; in particolare, una volta fissate le con-
venzioni di segno (Figura 7.2), dovr essere:
G N N G
A B la forza normale N uguale ed opposta alle
T componenti delle forze esterne secondo la
direzione di N ( lasse orizzontale della
Fig. 7.1 - a) Trave piana soggetta ai carichi inclinati F1 ed F2 vin- trave);
colata con carrello e cerniera.
b) La trave viene isolata come corpo libero su cui agiscono le forze la forza tagliante T uguale ed opposta alle
esterne: carichi (F1 ed F2) e reazioni (RA ed RB). componenti delle forze esterne secondo la
c) Azioni interne sulla sezione (forza normale N, forza tagliante T direzione di T ( la perpendicolare allasse
e momento flettente M) della trave divisa in due tronchi; queste azioni della trave);
sono richieste per ripristinare lequilibrio della trave originale indivisa:
se infatti lintera struttura in equilibrio, dovr essere altrettanto in il momento flettente M uguale e con senso
equilibrio ciascun tronco. Il verso delle azioni interne presenti su una
di rotazione opposto ai momenti delle
faccia della sezione opposto a quello delle azioni interne presenti sul-
laltra faccia. forze esterne rispetto al baricentro G della
sezione con cui si divisa la trave.
7.1. AZIONI INTERNE NELLE TRAVI INFLESSE 151

a N+ N+ N N

negativo
positivo

y
b

Elemento isolato T+
T+ T+
a sinistra x

Tronco di trave

Elemento isolato T+ T+
a destra

Sezione arbitraria

Fig. 7.2 - Convenzioni di segno delle azioni interne.


a) Forza normale N La retta dazione di N sempre diretta secondo il baricentro della sezione trasversale della trave. La forza
normale N deve soddisfare lequazione di equilibrio Fx = 0. La forza normale positiva nel caso in cui sia una forza di trazione,
mentre negativa se di compressione.
b) Forza tagliante T Sulla sezione generica sono presenti la forza di taglio T perpendicolare allasse della trave e il momento
flettente M. Per mantenere un elemento isolato della trave in equilibrio, T deve soddisfare lequazione Fy = 0; la forza di taglio
perci uguale alla somma algebrica di tutte le componenti verticali delle forze esterne che agiscono sullelemento isolato della trave,
ma ha verso opposto. Definizione di taglio positivo: una forza tagliante T diretta verso il basso sulla sezione di un elemento di trave
isolato a sinistra, oppure una forza tagliante T diretta verso lalto che agisce sulla stessa sezione di un elemento di trave isolato a
destra, corrisponde ad un taglio positivo T +; nella Figura anche rappresentata una forza di taglio positiva T + su un tronco estratto
dalla trave oppure tra due sezioni affacciate.

Le azioni interne possono essere anche calcolate sulla base delle forze esterne (F2 ed RB) che
si trovano nel tronco situato a destra della sezione; in tal caso occorre tener presente che il verso
delle azioni interne si inverte (Figura 7.1-c) rispetto a quanto avveniva per il tronco di sinistra.
Per poter dimensionare o verificare la trave occorre individuare la sezione in cui le azioni
interne (N, T ed M) raggiungono i valori pi elevati: le tensioni oppure vanno infatti calcolate
ponendo nelle formule del Capitolo 6 il momento flettente massimo oppure la forza tagliante
massima. Ci si ottiene tracciando dei diagrammi7.1 che mostrano la variazione delle azioni
interne lungo la trave; questi diagrammi si ottengono sezionando progressivamente la trave a par-

7.1 - Nel tracciare il diagramma dei mo- sentazione grafica del taglio e della forza abitualmente adottata, per il solo mo-
menti flettenti, si sono riportati i mo- normale, comune a quasi tutte le lette- mento flettente, una rappresentazione
menti positivi al di sopra dellasse della rature ed in particolare a quella inglese contraria a quella proposta dalle altre
trave e quelli negativi al di sotto dellas- (si veda il terzo capitolo di Mechanics of letterature, con i momenti positivi diret-
se; in altre parole, se si considera come Materials di E.J. Hearn, Pergamon ti verso il basso in modo che il dia-
zero l