Sei sulla pagina 1di 94

Linee guida per la progettazione della viabilit forestale in Lombardia: stabilit delle scarpate e opere di stabilizzazione

Prof. Gian Battista Bischetti Dr. Tommaso Simonato

Istituto di Idraulica Agraria dellUniversit degli Studi di Milano Via Celoria, 2 20133 Milano

Documento redatto nellambito del contratto di ricerca tra Universit degli Studi di Milano, Regione Lombardia D.G. Agricoltura e C.M. della Valsassina, Valvarrone, Val dEsine e riviera, Interazione tra processi idrologici e viabilit forestale nel bacino sperimentale del t. Pioverna orientale (Valsassina) - ipotesi di criteri di progettazione della viabilit forestale.

Milano, 2005

La viabilit agro-silvo-pastorale rappresenta un fattore strategico per il mantenimento e lo sviluppo socio-economico delle popolazioni residenti nelle aree montane e collinari della regione Lombardia. Per tutelare le attivit agro-forestali in questi territori, necessario ampliare e conservare una diffusa ed efficiente rete viaria che permetta una corretta e moderna gestione agricola e forestale. Bisogna per prendere atto che la realizzazione di nuove strade agro-silvo-pastorali, costruite senza idonee opere di regimazione delle acque superficiali e di contenimento dei versanti, nonch la carente manutenzione della viabilit esistente, costituiscono una delle potenziali cause dinnesco dei fenomeni di dissesto idrogeologico. La Regione Lombardia, gi con la direttiva adottata con deliberazione n. VII/14016 del 8 agosto 2003, ha definito le strade agro-silvo-pastorali suddividendole in classi di transitabilit, anche sulla base delle caratteristiche costruttive (larghezza, pendenza ecc.). Inoltre ha fornito una metodologia per il loro censimento anche in funzione della programmazione degli interventi di manutenzione, ed ha indicato delle soluzioni tecniche-amministrative atte a migliorarne le caratteristiche costruttive, promuoverne la gestione e la regolamentazione del transito. Con questo manuale la Regione Lombardia intende fornire ai tecnici di tutti gli enti competenti, Comunit Montane, Amministrazioni Provinciali e Comuni, e ai liberi professionisti uno strumento per una corretta progettazione e realizzazione delle strade agro-silvo-pastorali. Attualmente nella pratica progettuale e realizzativa corrente della viabilit continuano ad essere ripetute una serie di cattive pratiche. Generalmente i progettisti non sviluppano a sufficienza i progetti che risultano carenti nella raccolta dei dati topografici, geomorfologici, idrologici, idrogeologici. Inoltre non vengono generalmente utilizzate al meglio le informazioni territoriali che la Regione rende disponibili attraverso il suo Sistema Informativo Territoriale. Spesso la limitata disponibilit finanziaria determina la scelta di privilegiare lo sviluppo lineare della strada a discapito della realizzazione delle opere accessorie di regimazione delle acque superficiali e di consolidamento delle scarpate, anche se questo pu comportare maggiori oneri costruttivi. Mentre queste opere di fatto risultano determinanti nella riduzione dellimpatto ambientale e consentono di limitare gli interventi di manutenzione e quindi i costi di gestione. In particolare il volume ha come finalit di riassumere le conoscenze e le innovazioni tecniche relative ai rapporti tra la circolazione idrica, la stabilit del pendii e la viabilit agro-silvo-pastorale, cercando di fornire una revisione critica ed un aggiornamento alle tecniche di regimazione delle acque e di consolidamento dei versanti fino ad oggi adottate, anche alla luce delle diverse esigenze connesse allaumento della fruizione turistico-ricreativa.

Vicepresidente della Regione Lombardia e Assessore allAgricoltura Viviana Beccalossi

INDICE
1 2 INTRODUZIONE .............................................................................................................1 DISSESTI E VIABILIT FORESTALE .........................................................................3 2.1 2.2 Introduzione..............................................................................................................3 Instabilit di versante...............................................................................................3 Definizione .........................................................................................................3 Tipologie di movimento .....................................................................................3 Attivit................................................................................................................6 Cause delle frane ................................................................................................8 Ruolo dellacqua nellinstabilit di versante ......................................................8

2.2.1 2.2.2 2.2.3 2.2.4 2.2.5 2.3 2.4

Instabilit dei pendii artificiali................................................................................9 Tipologie di dissesto pi frequenti nellambito della viabilit agro-silvo-

pastorale ..............................................................................................................................11 2.5 2.6 3 Valutazione della stabilit dei versanti.................................................................12 Identificazione delle aree suscettive dinstabilit ................................................15

PROGETTAZIONE E REALIZZAZIONE DELLE SEZIONI.....................................17 3.1 3.2 Introduzione............................................................................................................17 Tecniche costruttive ...............................................................................................17 Compensazione scavo-riporto ..........................................................................18 Riporto parziale ................................................................................................19 Scavo ................................................................................................................19 Rilevato ............................................................................................................20 Gradonatura ......................................................................................................20 Attraversamento di frane superficiali con meccanismo rotazionale.................21

3.2.1 3.2.2 3.2.3 3.2.4 3.2.5 3.2.6 3.3

Pendenza delle scarpate .........................................................................................21 Scarpate in roccia .............................................................................................22 Scarpate in terreni.............................................................................................23

3.3.1 3.3.2 4

INTERVENTI DI STABILIZZAZIONE DELLE SEZIONI ........................................26 4.1 Introduzione............................................................................................................26


I

4.2

Opere di drenaggio della scarpata ........................................................................27

I metodi che possono essere applicati per migliorare le condizioni di drenaggio, sia superficiale che profondo, e conseguentemente per migliorare le condizioni di stabilit di una scarpata sono prioritari rispetto ad altri metodi di stabilizzazione, perch generalmente producono sostanziali benefici a costi significativamente inferiori. ......27 4.2.1 4.2.2 4.2.3 4.3 Fosso di guardia................................................................................................28 Dreni suborizzontali .........................................................................................28 Cuneo drenante.................................................................................................29

Opere di sostegno....................................................................................................29 Generalit .........................................................................................................29 Criteri di progetto .............................................................................................30 Palificate...........................................................................................................32 Generalit .....................................................................................................32 Tecnica costruttiva .......................................................................................34 Materiali impiegati e tempi di realizzazione ................................................37 Messa a dimora delle talee ...........................................................................39 Dimensionamento delle palificate a parete doppia.......................................40 Scogliere e muri in pietrame ............................................................................43

4.3.1 4.3.2 4.3.3 4.3.3.1 4.3.3.2 4.3.3.3 4.3.3.4 4.3.3.5 4.3.4 4.4

OPERE DI RINFORZO E DI COPERTURA.....................................................45 Gradonate .........................................................................................................45 Dimensionamento.........................................................................................46 Grate vive .........................................................................................................49 Inerbimenti .......................................................................................................50 Coperture diffuse..............................................................................................51

4.4.1 4.4.1.1 4.4.2 4.4.3 4.4.4 5

BIBLIOGRAFIA .............................................................................................................53

APPENDICE 1: ANALISI DI STABILITA DEI PENDII ..................................................58 Introduzione........................................................................................................................58 Metodo del pendio indefinito.............................................................................................58 Scivolamenti planari...........................................................................................................60 Presenza di acqua lungo il pendio ....................................................................................61 Frattura di trazione ...........................................................................................................62 Carico uniformemente distribuito ....................................................................................63
II

Metodo di Bishop semplificato (1955) ..............................................................................64 APPENDICE 2: VERIFICHE DELLE OPERE DI SOSTEGNO........................................68 Forze agenti e cenni sul calcolo della spinta delle terre ..................................................68 Estensione teoria di Rankine .............................................................................................70 Presenza di una falda........................................................................................................70 Effetto di un sovraccarico uniforme .................................................................................70 Opera con base inclinata...................................................................................................72 Verifiche dei muri di sostegno...........................................................................................72 Verifica alla traslazione....................................................................................................73 5.1.1 5.1.2 Verifica al ribaltamento....................................................................................75 Verifica al carico limite dellinsieme fondazione-terreno (schiacciamento)....76

APPENDICE 3: TERMINI DELLA LEGENDA DELLA CARTA LITOLOGICA ALLA SCALA 1:10.000 (CARTOGRAFIA GEOAMBIENTALE, REGIONE LOMBARDIA) .....83

INDICE delle FIGURE


Figura 1: tipologie di frana maggiormente diffuse in ambito agro-silvo-pastorale: a) Frana di crollo, b) Scivolamento rotazionale, c) Scivolamento traslazionale, d) Colamenti o flussi. ............................................................................................................................................5 Figura 2: Principali dissesti che possono verificarsi lungo una strada forestale: A) frana lungo la scarpata di scavo (cutslope slide); B) frana che ha interessato la scarpata di riporto (fillslope slide); C) colata detritica che attraversa la strada in corrispondenza di un impluvio. ..................................................................................................................12 Figura 3: effetto della diversione di un corso dacqua (da Furniss et al., 1997) ....................12 Figura 4: compensazione scavo-riporto ..................................................................................18 Figura 5: realizzazione dellunghia di valle ............................................................................18 Figura 6: schema di realizzazione con riporto parziale ..........................................................19 Figura 7: realizzazione in scavo ..............................................................................................19 Figura 8: realizzazione in rilevato ...........................................................................................20 Figura 9: realizzazione con gradonatura ................................................................................20 Figura 10: alleggerimento della testata e carico del piede di una frana potenziale nellambito della costruzione di una strada agro-silvo-pastorale mediante compensazione sterririporti ...............................................................................................................................21
III

Figura 11: fosso di guardia......................................................................................................28 Figura 12: drenaggio suborizzontale .......................................................................................28 Figura 13: cuneo drenante con grata e palificata ...................................................................28 Figura 14: Tipologie di muro di contenimento. .......................................................................30 Figura 15: verifica di stabilit globale dellinsieme muro-terreno. ........................................32 Figura 16: Palificata (vista frontale). ......................................................................................32 Figura 17: palificate a parete semplice e a parete doppia (sezione) .......................................33 Figura 18: Drenaggio delle fondazioni....................................................................................34 Figura 19: Congiunzione dei tronchi (da: Regione Lombardia, 2000). ..................................34 Figura 20: Disposizione continua ed alternata degli elementi trasversali (vista frontale). ....35 Figura 21: Vista assonometrica di una palificata e del relativo riempimento (ridisegnato da DAgostino, 2000). ...........................................................................................................36 Figura 22: Messa a dimora delle talee (da: Regione Lombardia, 2000). ...............................40 Figura 23 Rappresentazione schematica di unopera di sostegno in pietrame .......................44 Figura 24: Schema di costruzione di un muro in pietrame con terreno di riporto e tubo drenante a tergo (ridisegnato da Gray e Sotir, 1996). .....................................................44 Figura 25:schema costruttivo delle gradonate (da Regione Lombardia, 2000) ......................45 Figura 26: similitudine tra rinforzo sintetico e con talea ........................................................46 Figura 27: schema di rinforzo di un pendio sistemato a gradonata ........................................47 Figura 28: schema costruttivo della grata viva (da Regione Lombardia, 2000) .....................50 Figura 29: idrosemina su scarpate stradali .............................................................................51 Figura 30: copertura diffusa su scarpata stradale ..................................................................52 Figura 31: schema del pendio indefinito .................................................................................59 Figura 32: schema dello scivolamento planare di un cuneo di riporto ...................................61 Figura 33:distribuzione delle pressioni con valore massimo a met altezza ..........................62 Figura 34: scivolamento del blocco in presenza di una frattura di trazione ...........................63 Figura 35: schema delle forze nel caso di cuneo caricato .......................................................64 Figura 36: schema delle forze sul concio nel metodo di Bishop ..............................................65 Figura 37: schema delle forze nel metodo di Bishop semplificato ..........................................66 Figura 38: schema delle forze agenti su unopera di sostegno................................................68 Figura 39: Diagramma della spinta attiva di un terreno non coesivo su una parete verticale liscia .................................................................................................................................69 Figura 40: Diagramma della spinta attiva di un terreno non coesivo sottoposto ad un sovraccarico uniformemente distribuito. .........................................................................71
IV

Figura 41: Schema statico di una palificata inclinata rispetto allorizzontale (sezione). .......74 Figura 42: Sezione basale della palificata. Centro di sollecitazione (a) interno al nocciolo centrale della sezione di base; (b) coincidente con lestremo del nocciolo centrale; (c) interno al terzo medio di valle ..........................................................................................78 Figura 43: Schema di rottura del terreno per il calcolo di qlim ...............................................80

INDICE delle TABELLE


Tabella I Tipologia dei movimenti franosi (modificato da: Varnes, 1978)..............................4 Tabella II: scala dellintensit delle frane in base alla velocit ................................................7 Tabella III: classificazione di Cruden e Varnes (1994) .............................................................8 Tabella IV: fattori che governano la stabilit dei versanti (in evidenza i fattori che maggiormente interessano la viabilit agro-silvo-pastorale) ..........................................10 Tabella V: Valori medi delle pendenze di scarpate in roccia. .................................................23 Tabella VI: Linee guida per la pendenza delle scarpate di scavo e di riporto (modificato da British Columbia Forest Code, 1995) ..............................................................................24 Tabella VII: Propriet fisico-meccaniche e indicazioni a scopo ingegneristico dei terreni (da: Washington Division of Geology and Earth Resources Bulletin 78-1989, modificato) ...25 Tabella VIII: Valori di resistenza di alcuni tipi di legname sottoposti a differenti sollecitazioni meccaniche (da Giordano, 1988). ....................................................................................38 Tabella IX: durabilit nei confronti dei patogeni e resistenza nei confronti degli insetti del legname (mod. da De Antonis e Molinari, 2003) .............................................................39 Tabella X: Materiale e tempi di costruzione per m2 di paramento esterno (da Carbonari e Mezzanotte, 1993). ...........................................................................................................39 Tabella XI: Formule per il calcolo della base B dellopera. ...................................................41 Tabella XII: Parametri utilizzati nel calcolo del rapporto B/H delle palificate. ....................41 Tabella XIII: Valori del rapporto B/H. ...................................................................................42 Tabella XIV: distanze tra i gradoni in funzione delle caratteristiche del materiale e la pendenza del versante a fine lavori, per talee di salice rosso di 1 m di lunghezza, 5 cm di diametro e 10 pezzi/m .......................................................................................................48 Tabella XV: distanze tra i gradoni in funzione delle caratteristiche del materiale e la pendenza del versante dopo 15 mesi dallimpianto, per talee di salice rosso di 1 m di lunghezza, 5 cm di diametro e 10 pezzi/m ........................................................................49

Tabella XVI: Valori di in relazione alla granulometria del terreno (da Terzaghi e Peck, 1967).................................................................................................................................72 Tabella XVII: Valori del carico di sicurezza del terreno in relazione alla caratteristiche del terreno di fondazione (modificato da Colombo, 1977). ...................................................77 Tabella XVIII: Valori dei fattori di capacit portante secondo Terzaghi (da Lancellotta, 1993).................................................................................................................................81

VI

INTRODUZIONE

Tra tutti i possibili impatti della presenza di una strada agro-silvo-pastorale in ambito montano e collinare vi sono quelli relativi al dissesto idrogeologico, che possono costituire un fattore rilevante sia ai fini dellefficienza della strada stessa (riduzione della sicurezza di transito fino alla totale interruzione), sia un fattore di degrado a scala di versante e di bacino (aumento del sedimento prodotto e peggioramento della qualit dei corpi idrici, sovralluvionamento degli alvei e predisposizione allinnesco di colate detritiche). In diverse aree del mondo numerosi Autori (McCashion e Rice, 1983; Meghan, 1984; Rood, 1984; Amaranthus et al., 1985; Sidle, 1985; McClelland et al., 1999), hanno dimostrato che la presenza di strade negli ambienti agro-silvo-pastorali una causa importante per linnesco di fenomeni di franamento superficiale; secondo Gucinski et al. (2000) in ambito forestale la presenza di strade comporterebbe un aumento di frane in proporzione variabile tra 1 a 30 e 1 a 300. In genere, le frane associate alle strade agro-silvo-pastorali sono fenomeni di tipo superficiale che mobilitano piccole quantit di materiale che a causa del loro numero (McClelland et al., 1999), tuttavia, possono costituire un grosso problema di sicurezza della strada e un notevole onere in termini di manutenzione. La movimentazione diffusa di materiale solido, inoltre, pu intasare gli impluvi predisponendo le condizioni per linnesco di colate detritiche. La presenza di strade come causa dei franamenti, in particolare, sembra essere particolarmente rilevante in ambienti caratterizzati da pendenze modeste dove in condizioni naturali non si avrebbero fenomeni di dissesto (McClelland et al., 1999; Jakob, 2000). Le cause dei franamenti innescati dalla presenza di una strada sono dovuti sostanzialmente a tre ordini di fattori: la creazione di scarpate con minor stabilit rispetto al versante naturale, a causa della maggiore pendenza e delle caratteristiche del terreno (poco compatto con forte presenza di materiale organico) che anche pi facilmente erodibile perch privo di copertura vegetale; la maggior probabilit di saturazione della scarpata di valle, a causa della cattiva gestione del deflusso superficiale che vi si riversa;

la diversione dei piccoli impluvi, dovuta allinadeguatezza e soprattutto allinefficienza dei manufatti idraulici (Donald et al., 1996; Furniss et al., 1997) che fa s che il deflusso si riversi dapprima sulla sede stradale e poi sulla scarpata di valle, determinandone lerosione o la saturazione.

Il presente documento si pone lobiettivo di riassumere le conoscenze relative ai rapporti tra la stabilit dei versanti e viabilit agro-silvo-pastorale e di fornire elementi utili per una corretta progettazione e realizzazione degli interventi sistematori maggiormente indicati in tale contesto. Per quanto riguarda la struttura del documento, esso pu essere idealmente diviso in due parti: la prima di carattere prevalentemente metodologico e richiama i principi di stabilit dei versanti con riferimento alle tipologie di dissesto, alla loro attivit, alle possibili cause dinnesco, per concludere con una rassegna dei pi comuni dissesti associati alla realizzazione delle strade agro-silvo-pastorali; la seconda invece di carattere applicativo e tratta degli elementi progettuali e realizzativi delle opere di sostegno e di rinforzo pi diffuse in ambito forestale, che consentono di prevenire fenomeni di dissesto lungo le scarpate di valle e/o monte.

DISSESTI E VIABILIT FORESTALE

2.1 Introduzione
Le relazioni fra strade e territorio montano sono molto pi intense di quanto si possa pensare soprattutto in un territorio, quale quello lombardo, dove la natura dei terreni e del clima portano a fenomeni di dissesto idrogeologico (in atto o potenziale) che risultano spesso problematici rispetto alle esigenze di mobilit delluomo. Labbandono del territorio montano, inoltre, ha spesso contribuito ad alterare il gi precario equilibrio tra uomo e montagna, venendo meno lattenta opera di vigilanza e di capillare e tempestivo intervento eseguito sia dai proprietari, che dal personale degli Enti preposti. La conseguenza di ci lattivazione (o la riattivazione) di fenomeni gravitativi indesiderati (frane, caduta massi e smottamenti di terreno) che risulta particolarmente accentuata in concomitanza delle infrastrutture viarie in occasione degli eventi meteorici intensi. Nel presente capitolo verranno richiamati i principi inerenti la stabilit dei versanti e delle scarpate artificiali e descritte le principali forme che interessano la viabilit agro-silvopastorale.

2.2 Instabilit di versante


2.2.1 Definizione In accordo con Varnes (1978) con il termine frana sintende un fenomeno naturale in cui, sotto lazione della forza di gravit, si verifica lungo una superficie definita un movimento verso il basso o verso lesterno del pendio, del materiale (roccia, terreno, rinterri, ecc.) che costituisce il versante (naturale o artificiale). Tali fenomeni vengono comunemente definiti anche come movimenti in massa, cio movimenti di versante che si realizzano sotto linfluenza della gravit e senza un vero mezzo di trasporto; a questo termine pu essere opposto quello di trasporto in massa, ossia di materiale trasportato (sempre a causa della gravit) in un mezzo di movimento, come ad esempio lacqua (Crosta, 2001). 2.2.2 Tipologie di movimento

La distinzione in diversi tipi di movimento secondo cui pu avvenire una frana costituisce, oltre che un comune e affermato sistema di classificazione, un punto di partenza sia per la scelta del modello di analisi di stabilit, sia per la programmazione dindagini specifiche, sia per lindividuazione delle tecniche sistematorie pi opportune.

Tabella I Tipologia dei movimenti franosi (modificato da: Varnes, 1978). TIPO DI MATERIALE terra (earth) detrito (debris) roccia (rock) crolli (falls) crollo di terra crollo di detrito crollo di roccia ribaltamenti (topples) ribaltamenti di ribaltamenti di ribaltamenti di terra detrito roccia scivolamenti scivolamenti scivolamenti rotazionali rotazionali di rotazionali di rotazionali di scivolamenti terra detrito roccia (slides) scivolamenti scivolamenti scivolamenti traslativi traslazionali di traslazionali di traslazionali di terra detrito roccia espandimenti laterali espandimenti espandimenti espandimenti (lateral spreads) laterali di terra laterali di detrito laterali di roccia colamenti o flussi (flows) colata di terra colata di detrito flusso in roccia frane complesse (complex) combinazione di due o pi tipi di movimento TIPO DI MOVIMENTO La classificazione dei fenomeni franosi pi nota ed utilizzata senza dubbio quella di Varnes (1978), riportata in Tabella I; di seguito si riportano le definizioni relative alle diverse tipologie di fenomeno: Crolli: movimenti di una massa di dimensioni variabili che si stacca da una parete lungo una superficie con minimo spostamento di taglio e procede per caduta libera, rimbalzi, rotolamento e talora scivolamento (Figura 1a). Il movimento molto rapido od estremamente rapido e normalmente il pendio da cui ha origine il crollo fortemente inclinato (> 70). Ribaltamenti: movimenti per rotazione verso lesterno del pendio in genere di elementi rocciosi attorno ad un punto di rotazione situato al di sotto del baricentro della massa interessata, per azione della gravit, di fluidi e/o di sollecitazioni sismiche. Scivolamenti: spostamenti a blocchi multipli o a blocco singolo intatto per scorrimento lungo una o pi superfici di rottura o lungo una zona di limitato spessore soggetta a intense deformazioni di taglio. Nel caso di scivolamenti rotazionali (Figura 1b) la superficie di rottura curva e concava verso lalto; essi sono dovuti a forze che producono quindi un movimento di rotazione attorno ad un punto situato al di sopra del centro di gravit della massa. Gli scivolamenti traslazionali (Figura 1c) si verificano, invece, in prevalenza lungo una superficie piana o debolmente ondulata che corrisponde spesso a discontinuit geologico-strutturali come piani di faglia o di strato e fratture maggiori, oppure lungo superfici di contatto tra substrato roccioso e copertura di terreno.

profilo a V e lasciano depositi laterali. Le colate in terra o fango (earthflow e mudflow) coinvolgono in genere materiali fini, con morfologie variabili in funzione del contenuto dacqua, ma generalmente presentano una forma stretta e allungata con una zona di svuotamento prevalente a monte e con lobo di accumulo al piede, mentre la zona intermedia caratterizzata da un settore pi o meno incanalato (Crosta, 2001). Frane complesse: la definizione di frana complessa stata proposta e impiegata pi volte con significati differenti e quindi diverse tipologie di fenomeno sono state classificate in tale gruppo. Varnes (1978), ad esempio, intende con tale termine il movimento di una massa risultante dalla combinazione di una o pi tipologie di movimento sia in settori diversi (suddivisione spaziale) sia in fasi diverse di sviluppo del movimento stesso (suddivisione temporale), mentre per frane composite intende quelle in cui la superficie di movimento formata dalla combinazione di elementi piani e curvi. Secondo le indicazioni del Working Party on World Lanslide Inventory (WP/WLI 1993, 1994) le frane composite prevedono invece la combinazione simultanea di pi tipologie di movimento. 2.2.3 Attivit

Nellambito degli studi relativi alla stabilit dei versanti fondamentale, oltre allindividuazione della tipologia del fenomeno, anche la valutazione dello stato dattivit, stile e distribuzione dell'attivit del movimento (WP\WLI, 1993, 1994). Senza entrare nel dettaglio, di seguito vengono trattati alcuni aspetti riguardanti lo stato di attivit di una frana, mentre per quanto riguarda lo stile e la distribuzione di attivit se ne danno solo le definizioni rimandando a testi specialistici per un approfondimento. Lo stato di attivit descrive le informazioni disponibili circa il momento in cui si realizzato il movimento ed quindi utile per prevedere il tipo di evoluzione temporale; il fenomeno pu quindi essere distinto in: Attivo: se attualmente in movimento, ossia se al momento dellosservazione o dellesecuzione dello studio si sono rilevati indizi di movimento Sospeso: se mossasi nellultimo ciclo stagionale ma non attualmente attiva Riattivato: se attiva dopo essere stata inattiva Inattivo: se mossasi per lultima volta prima dellultimo ciclo stagionale. Pu dividersi inoltre secondo le classi seguenti: o Quiescente: quando inattiva ma riattivabile dalle sue cause originali tuttora esistenti
6

o Naturalmente stabilizzato: se inattiva e non pi influenzata dalle sue cause originali o Artificialmente stabilizzato: se inattiva e protetta dalle cause originali tramite misure di stabilizzazione di origine antropica o Relitto: se inattiva e sviluppatasi in condizioni morfologiche e climatiche considerevolmente diverse dalle attuali. Sinonimi di relitta ritrovabili in letteratura sono antica, fossile e paleofrana Lo stile di attivit descrive il modo con cui i diversi meccanismi di movimento contribuiscano alla frana in esame. La distribuzione di attivit, infine, descrive il modo in cui la frana si sta evolvendo o muovendo, e quindi fornisce informazioni circa levoluzione spaziale del dissesto. Risulta inoltre evidente come lo stato di attivit influenzi notevolmente qualsiasi analisi del rischio di frana, influenzando lintensit del fenomeno di instabilit e, di conseguenza, sono state proposte diverse classificazioni riguardanti la velocit di movimento (Tabella II). Tabella II: scala dellintensit delle frane in base alla velocit Varnes (1978) mm/s
3 m/s 0.3 m/min 1.5 m/g 1.5 m/mese 1.5 m/anno 0.06 m/anno 3*103 5*100 17*10-3 0.6*10-3 48*10-6 1.*10-6

Cruden e Varnes (1994) classe


VII VI V IV III II I

descrizione
estremamente rapido molto rapido rapido moderato lento molto lento estremamente lento 5 m/s 3 m/min. 1.8 m/h 13 m/mese 16 m/a 16 mm/a

mm/s
5*103 50 0.5 5*10-3 5*10-5 0.5*10-6

Hungr (1981) mm/s


1.1*103

3.5*10-3 3.5*10-5

In particolare, la scala di Cruden e Varnes (1994) comprende anche una classificazione dellintensit del fenomeno franoso sulla base dei danni attesi per le classi di velocit individuate (Tabella III)

Tabella III: classificazione di Cruden e Varnes (1994) CLASSE


VII

DESCRIZIONE

Edifici distrutti per impatto del materiale; qualsiasi tentativo di porsi in salvo impossibile; catastrofe di eccezionale violenza perdita di alcune vite umane, l'evacuazione completa della popolazione VI impossibile l'evacuazione della popolazione possibile, distruzione di immobili ed V installazioni permanenti IV possibile mantenimento di strutture temporanee o poco danneggiabili possibilit di intraprendere lavori di rinforzo e restauro durante il movimento; III strutture meno danneggiabili e mantenibili con frequenti lavori di rinforzo, salvo accelerazioni del movimento II alcune strutture permanenti possono essere danneggiate dal movimento movimento impercettibile senza monitoraggio; costruzione edifici possibile I con precauzioni 2.2.4 Cause delle frane Lidentificazione, la classificazione, lanalisi di un fenomeno franoso sono fortemente influenzate dal riconoscimento dei fattori che ne controllano il processo, e in particolare delle cause predisponenti e innescanti (Sowers e Sowers, 1970). Le cause principali dei movimenti franosi sono da ascrivere a fattori tettonici (storia tettonica e neotettonica, sismicit), litologici (composizione, tessitura, alterazione dei materiali), morfologici (topografia e morfometria dei versanti), idrogeologici (idrografia, drenaggio,

caratteristiche delle falde acquifere), meteorologici (condizioni climatiche generali), pedologici (tipo di suolo), antropici (azioni delluomo che influenzano lequilibrio del versante). Tali fattori si ripercuotono in termini di forze agenti sul versante, sforzi di taglio che agiscono in senso destabilizzante e resistenza al taglio che agisce in senso stabilizzante e possono essere distinti in due gruppi: fattori che aumentano le tensioni di taglio e fattori che riducono la resistenza al taglio (Tabella IV). 2.2.5 Ruolo dellacqua nellinstabilit di versante

Da quanto precedentemente illustrato lacqua rappresenta un fattore dominante nellinstabilit di versante e in particolare nellinnesco dei movimenti franosi, come del resto evidente anche dalla concomitanza tra frane ed eventi meteorici caratterizzati da precipitazioni abbondanti e/o intense. La presenza dellacqua nel terreno pu essere dovuta a fenomeni di tipo differente quali la presenza di falde sotterranee o sospese, lumidit del terreno nella zona non satura, il deflusso superficiale e sottosuperficiale, lacqua di
8

idratazione dei minerali. In tali fenomeni pu essere rilevante, oltre alle condizioni climatiche (entit e caratteristiche spazio-temporali delle precipitazioni) ed al regime idrologico, anche lazione delluomo in termini di gestione delle acque superficiali e sottosuperficiali (presenza e gestione di invasi naturali e/o artificiali, perdite dai sottoservizi o serbatoi e gestione del deflusso in corrispondenza della rete viaria).

2.3 Instabilit dei pendii artificiali


I pendii artificiali possono essere realizzati tramite scavo (trincee), riporto (rilevati), o scavo e parziale riporto sopra la topografia preesistente (il caso pi frequente nelle strade Agro-Silvo-Pastorali) e possono essere realizzati con materiale naturale (terreno di scavo) o artificiale (inerti, rifiuti vari, ecc.) disposto senza tecniche particolari, con tecniche semplici (compattazione), o rinforzato (terre rinforzate), con appoggio diretto sulla vecchia topografia o su una topografia modificata (Crosta, 2001). Nel caso di scarpate realizzate in scavo su terreno naturale, chiaramente, vale quanto esposto in precedenza per i pendii naturali, anche se per essi nello studio dei problemi di stabilit si dovr prestare particolare attenzione ad alcuni fattori che possono influenzare la tipologia delle superfici di rottura; tra essi ricordiamo:

la struttura dellopera (geometria, eterogeneit, anisotropia, ecc.); il metodo e i tempi di esecuzione; le caratteristiche fisico-meccaniche dei materiali impiegati nella realizzazione; le caratteristiche dei terreni di fondazione; le tipologie degli eventuali elementi di rinforzo (geometria, posizione, resistenza, ecc.); le condizioni idrauliche e idrogeologiche dellarea.

Per quanto riguarda la viabilit minore, i dissesti possono essenzialmente riguardare la scarpata di monte e quella di valle. Per questultima, secondo Gray e Sotir (1996), i fenomeni pi comuni si originano dal materiale di riporto e sono caratterizzati da movimenti pi o meno superficiali lungo superfici approssimativamente planari, essenzialmente secondo tre diverse modalit: una prima tipologia quella in cui si ha uno scivolamento superficiale del margine esterno del riporto. Si tratta di una sorta di scivolamento traslazionale, che pu essere analizzato attraverso il metodo del pendio indefinito, in quanto lo spessore della massa instabile molto inferiore alla lunghezza del riporto stesso (Gonsior e Gardner, 1971, suggeriscono un valore minimo del rapporto lunghezza/spessore pari a 20);

Tabella IV: fattori che governano la stabilit dei versanti (in evidenza i fattori che maggiormente interessano la viabilit agro-silvo-pastorale)

FATTORI CHE AUMENTANO GLI SFORZI DI TAGLIO

erosione glaciale, fluviale, marina Rimozione del frane che modificano la topografia del versante supporto laterale azioni antropiche: strade, cave, scavo/riporto, canali, ecc. sottoescavazione fluviale Rimozione del alterazione ed erosione sotterranea di rocce solubili o supporto sottostante materiali argillosi estrazione mineraria naturale (precipitazioni solide e/o liquide; accumulo di detrito di versante; vegetazione; pressioni di filtrazione) Sovraccarico antropico (es.: rinterri e rilevati; discariche; peso di strutture varie e/o mezzi meccanici; perdite di acqua dai sottoservizi) spinta idrostatica dellacqua in fratture o cavit spinta dovuta alla presenza di ghiaccio nelle fratture effetto del vento Spinta laterale rigonfiamento per fenomeni di idratazione delle argille, dei gessi o di anidrite movimenti positivi o negativi dei versanti in seguito a variazioni di pressione nella camera magmatica terremoti con collasso della colonna eruttiva intrusione di dicchi esplosioni freatomagmatiche terremoti vibrazioni (es.: esplosivi, transito mezzi, ecc.)

Processi vulcanici

Sforzi transitori Tettonica regionale

rammollimento delle argille fessurate essicazione delle argille Processi dalterazione fisico- migrazione delle acque verso il fronte di saturazione chimica disintegrazione fisica di rocce granulari idratazione di minerali Variazione delle immersione in acqua totale o parziale del versante forze intergranulari per contenuto dacqua e pressione nei pori e/ o nelle fratture Variazioni nella fessurazione struttura rimaneggiamento di materiali strutturati riduzione dellazione delle radici Disboscamento riduzione dellevapotraspirazione perdita progressiva di resistenza per creep Altre cause presenza di tane di animali ...
10

FATTORI CHE CAUSANO UNA DIMINUZIONE DELLA RESISTENZA AL TAGLIO

una seconda tipologia di rottura prevede lo scivolamento dellintera massa riportata, lungo il contatto con la superficie naturale del pendio (sia essa costituita da depositi superficiali o da roccia in posto). Tale fenomenologia comune secondo gli Autori nel caso di riporti costituiti da materiale sciolto, semplicemente accatastato a valle e non costipato, lungo pendii ripidi, come nel caso delle strade realizzate attraverso la consueta tecnica scavo-riporto); in tale caso risulta maggiormente appropriata pi appropriata lanalisi di stabilit secondo il metodo dello scivolamento a cuneo (cfr. Appendice 1);

una terza tipologia, infine, costituita dai dissesti pi complessi che finiscono per interessare il materiale posto al di sotto del riporto; in questi casi la superficie di scivolamento pu essere anche pi profonda del contatto riporto-versante e presentare forme articolate. In queste situazioni si consiglia di eseguire tutte le verifiche del caso (ad esempio attraverso il metodo dei conci; cfr. Appendice 1), ipotizzando una serie di superfici di scivolamento curve, al fine di individuare la pi critica, e prevedere la realizzazione di opere accessorie di sostegno del versante.

2.4 Tipologie di dissesto pi frequenti nellambito della viabilit agrosilvo-pastorale


La presenza di una strada agro-silvo-pastorale, come precedentemente accennato, comporta una serie di alterazioni che interessano la geometria del versante, la dinamica della circolazione idrica e le caratteristiche del substrato (Bischetti, 2005). Queste incidono direttamente sui fattori che regolano la stabilit sia del versante naturale, che delle scarpate che si formano con la realizzazione della strada, aumentando la probabilit dinnesco di alcune tipologie di dissesti. In particolare si pu avere il collasso della scarpata o del versante a monte dellinfrastruttura (Figura 2A), il cedimento della scarpata di riporto (spesso non rinforzata con adeguate opere di sostegno; Figura 2B), erosione o deposito di materiale solido in corrispondenza degli impluvi che convogliano colate detritiche originatesi nel tratto di monte dellimpluvio stesso (Figura 2C). Una delle cause del cedimento della scarpata di valle sicuramente laumento del contenuto idrico causato dallalterazione del naturale percorso dellacqua o, molto pi spesso, dalla deviazione del deflusso inalveato (ad esempio a causa dellinefficienza del manufatto realizzato per il suo attraversamento) che una volta arrivato sulla sede stradale la
11

segue fino a sfociare su una porzione


C

di

versante

non

protetta (Figura 3). Si tenga presente che questo tipo di

A B

fenomeno molto spesso la fonte primaria di detrito e la causa principale di cedimento delle pastorali strade agro-silvoet al.,

(Furniss

1997); le conseguenze della Figura 2: Principali dissesti che possono verificarsi lungo una strada forestale: A) frana lungo la scarpata di scavo diversione e del successivo (cutslope slide); B) frana che ha interessato la scarpata deflusso sul versante non di riporto (fillslope slide); C) colata detritica che protetto, infatti, consistono attraversa la strada in corrispondenza di un impluvio. nellincisione di un nuovo canale che rimane instabile per un periodo pi o meno lungo, nellinnesco di franamenti che

evolvono in colate detritiche che si riversano a valle nella rete idrografica o su tratti sottostanti della strada con un effetto cascata. In ogni caso, linterazione tra le strade e i fenomeni di dissesto pu modificare la magnitudo e la direzione del deflusso superficiale e delle colate detritiche e pu facilitare il passaggio da semplice deflusso a colata di detriti e materiale vegetale, causando notevoli danni alle infrastrutture.

2.5 Valutazione

della

stabilit

dei

Figura 3: effetto della diversione di versanti un corso dacqua (da Furniss et al., 1997) La valutazione della stabilit di un versante, sia esso naturale o artificiale, tesa a verificarne le condizioni di sicurezza in senso globale. A tal fine possibile ricorrere a diversi metodi, tra cui i metodi per lequilibrio limite (per valutare la rottura o lo stato limite) e i metodi numerici (differenze finite, elementi finiti,

12

ecc.) per la valutazione dei limiti di funzionalit delle strutture naturali o non (Crosta, 2001). Lanalisi della stabilit globale di un versante effettuata tramite lapplicazione dei metodi dellequilibrio limite, in genere, ha come risultato il calcolo di un fattore di sicurezza. I metodi dellequilibrio limite, infatti, risolvono il problema dellequilibrio globale della massa di terreno delimitato dalla superficie di rottura e inteso come corpo rigido; essi si basano sulle seguenti ipotesi: si assume un meccanismo di rottura specifico (reale per frane avvenute, potenziale -la pi critica- per frane temute); il criterio di rottura in genere assunto lineare e solitamente quello di MohrCoulomb:

= c ' + ' tan '

[1]

che intoduce due parametri principali di resistenza (coesione, c, e angolo di resistenza al teglio, ) e fa uso della componente normale dello sforzo agente sul piano di rottura; il materiale assunto rigido perfettamente plastico; non sono considerati gli sforzi interni ai singoli blocchi assunti rigidi; i metodi devono risultare versatili nel consentire analisi con superfici di tipo diverso, terreni eterogenei e condizioni idrauliche differenti; il valore della resistenza al taglio mobilizzata o necessaria allequilibrio rapportata a quella disponibile a meno di un determinato fattore di sicurezza (FS), ossia: FS =

f mob

[2]

il fattore di sicurezza uniforme lungo la superficie di scorrimento, ossia la medesima percentuale di resistenza al taglio mobilitata sullintera superficie di scorrimento e lo stesso fattore di sicurezza applicato ad entrambi i termini di resistenza:

f =

c' tan ' + ' FS FS

[3]

Allequilibrio si ha f =mob (cio FS = 1) ed i pendii per cui FS>1 potrebbero essere considerati in linea di principio stabili. In realt occorre tenere conto dellincertezza introdotta dalle ipotesi semplificatrici degli schemi di calcolo e soprattutto dellincertezza e dellelevata variabilit spaziale che caratterizza i parametri geotecnici. Nella prassi
13

applicativa, di conseguenza, vengono considerati stabili i versanti in cui la resistenza al taglio supera le tensioni di taglio di una certa quota; secondo la normativa geotecnica vigente (D.M. 11/3/1988) tale quota fissata nel 30 % ed il progettista tenuto a verificare o garantire un FS 1.3 per: fronti di scavo in terreni omogenei; rilevati stradali di tutti i tipi; pendii naturali interessati da lavori di qualsiasi tipo.

Valori diversi (ma sempre maggiori di 1.3) possono essere giustificati, caso per caso, tenendo conto della complessit geologica e dell'importanza dell'opera. Per quanto riguarda invece i versanti naturali, la scelta lasciata direttamente al progettista, ossia in funzione delle condizioni locali e ambientali, delle caratteristiche dei materiali, del rischio connesso, ecc., sar possibile determinare un fattore di sicurezza significativo. In relazione ai valori del fattore di sicurezza, si possono perci distinguere tre casi: FS < 1 : il pendio si trova in condizioni di instabilit globale; 1 FS 1.3 : il pendio si trova in condizioni prossime allequilibrio limite, anche un piccolo incremento degli sforzi tangenziali o una riduzione delle resistenze al taglio sulla superficie potenziale di rottura pu innescare un fenomeno franoso; FS > 1.3 : il pendio si trova in condizioni di stabilit globale.

I metodi che fanno riferimento al principio dellequilibrio limite possono a loro volta essere distinti in lineari e non lineari. I metodi lineari dellequilibrio limite sono di uso semplice poich per essi esiste unequazione lineare per il calcolo di FS (Nash, 1987). I casi che possono essere analizzati con i metodi di tipo lineare sono quelli del pendio indefinito, dellanalisi u = 0, del metodo ordinario dei conci, dello scivolamento di blocco o cuneo, del ribaltamento (gli ultimi due sono generalmente adatti a problemi di instabilit in roccia). Poich il pendio non sempre omogeneo e possono sussistere condizioni di flusso non facilmente schematizzabili, per unanalisi in condizioni drenate indispensabile far ricorso a metodi che suddividono la massa interessata da un movimento in un numero conveniente di conci, in modo da valutare in diversi punti lungo la superficie di rottura gli sforzi efficaci. Tuttavia in questi approcci di calcolo molte delle forze in gioco non sono note

14

allinizio dellanalisi per cui si devono introdurre ipotesi che portano a soluzioni di tipo non lineare. Alcuni dei metodi, lineari e non lineari, dinteresse per la viabilit agro-silvo-pastorale sono illustrati in Appendice 1.

2.6 Identificazione delle aree suscettive dinstabilit


Nellambito della progettazione e della realizzazione della viabilit agro-silvo-pastorale il riconoscimento delle aree o dei punti suscettivi dinstabilit costituisce un elemento di primaria importanza sia per la sicurezza del transito, sia per la funzionalit e la durata dellinfrastruttura. Evitare lattraversamento di aree caratterizzate da uninstabilit in atto o potenziale, infatti, costituisce il primo e fondamentale metodo per non dover effettuare interventi di stabilizzazione in fase di realizzazione o fine lavori; sebbene tale considerazione appaia del tutto ovvia, nella realt non quasi mai tenuta in debito conto durante le fasi di pianificazione della viabilit agro-silvo-pastorale, che dovrebbe essere proprio il momento pi adatto per recuperare tutte le informazioni disponibili per larea in esame sottoforma di carte di base e tematiche (topografia, geolitologia, geomorfologia, pedologia, uso del suolo, idrologia, ecc.), di inventario dei dissesti idrogeologici (cartografia e schede frane), di fotografie aeree, di studi e rapporti specialistici. A tale proposito, negli ultimi anni la Regione Lombardia ha pubblicato un certo numero di monografie sui dissesti idrogeologici, riferite a zone specifiche del territorio lombardo, tra cui ricordiamo: Cartografia geoambientale (in scala 1:10.000); Carte del Censimento dei Dissesti della Regione Lombardia (in scala 1:25.000); Atlanti dei Centri Abitati Instabili (nellambito del progetto SCAI); Atlante dei Conoidi (in corso di allestimento); Carte Inventario delle Frane e dei Dissesti Idrogeologici della Regione Lombardia (in scala 1:10.000). Le considerazioni che possono essere tratte dallanalisi della documentazione reperita, non devono prescindere dallaffidabilit, dallaggiornamento e, nel caso delle carte, dalla scala di rilevamento e di restituzione; nel caso in cui dalla documentazione emergesse una anche moderata suscettivit dinstabilit (in atto o potenziale) delle aree interessate dallinfrastruttura, diviene quanto mai opportuno eseguire un sopralluogo con tecnici competenti.
15

Anche nel caso in cui la documentazione disponibile per la zona non presenti elementi di preoccupazione bene, sia nel corso dei sopralluoghi per la definizione del tracciato, sia durante la realizzazione delle infrastrutture, prestare attenzione ad alcuni semplici indicatori di instabilit che sono di seguito richiamati: dissesti recenti che indicano una propensione al dissesto dellarea; erosioni o depositi di detrito sciolto o di materiale legnoso in concomitanza di impluvi o alla base dei versanti che indicano il verificarsi di fenomeni di colate detritiche; fratture di trazione che indicano la presenza di movimenti in atto; segni di distacco recente da affioramenti rocciosi (sono costituiti da zone di colore pi chiaro) o da accumulo di detrito alla base del pendio; segni di saturazione ricorrente (dati da orizzonti di suolo grigiastri o macchie giallorossastre); affioramenti di deflusso sottosuperficiale; depressioni del terreno sia nel senso della pendenza che trasversali, le prime indicano una possibile scarpata di frana relitta o un punto di deflusso concentrato, le seconde indicano una zona di concentrazione del deflusso sottosuperficiale; anomalie della rete di drenaggio superficiale; masse di terreno di forma irregolare pi o meno lobata, rigonfiamenti lungo il versante che indicano aree di accumulo; elementi rettilinei (strade, tubazioni, linee elettriche) traslati localmente o spezzati o ribassati; presenza di vegetazione igrofila; piante eccessivamente inclinate o curvate (tronchi a J) che indicano un movimento degli strati superficiali del terreno. Qualora, anche durante la costruzione dellinfrastruttura si riscontrasse la presenza di alcuni di questi caratteri e/o delle loro associazioni tipici delle aree in frana o suscettibili a franare, occorre considerare la possibilit di cambiare il tracciato o se ci non fosse possibile, di intervenire con opere di sostegno e di rinforzo. Gli interventi eseguiti in fase di costruzione, infatti, risultano sicuramente pi efficaci ed economici (senza considerare la sicurezza del transito), rispetto a quelli che andranno eseguiti a fronte di un fenomeno di dissesto in atto.

16

PROGETTAZIONE E REALIZZAZIONE DELLE SEZIONI

3.1 Introduzione
La realizzazione di una strada che attraversa un versante comporta, come precedentemente accennato, una serie di alterazioni alla geometria originaria del versante che possono essere causa di successivi dissesti. In particolare, occorrer prestare particolare attenzione ai seguenti aspetti: avere cura che leventuale sbancamento non provochi il cedimento del versante a monte e che la pendenza della relativa scarpata sia compatibile con le caratteristiche del materiale e le condizioni idrologiche (ricorrendo eventualmente alla realizzazione di opere di rinforzo o di sostegno); avere cura che la scarpata di valle garantisca la stabilit del versante anche in condizioni di eventi meteorici intensi, evitando un eccessivo appesantimento del versante dovuto al peso del materiale e soprattutto alleccesso idrico ed evitando il rischio di diversioni degli impluvi (cfr. 2.4). Dal punto di vista progettuale e costruttivo si tratta di realizzare scarpate di pendenza compatibile con le caratteristiche del materiale, di utilizzare tecniche costruttive adeguate e di gestire adeguatamente il deflusso superficiale e sottosuperficiale.

3.2 Tecniche costruttive


Una delle cause pi diffuse di dissesti legati alla viabilit agro-silvo-pastorale costituita dal sovraccarico del riporto che costituisce la scarpata di valle (Chatwin et al., 1994) e soprattutto in concomitanza di un elevato contenuto dacqua, dovuto alla pendenza del piano stradale verso valle o da uninefficace gestione del deflusso. Le strade agro-silvo-pastorali che attraversano un versante possono essere realizzate seguendo differenti tecniche costruttive; in genere, questo tipo di strade vengono realizzate secondo il principio della compensazione tra scavi e riporti (Bortoli, 1982; Mazzalai, 1984), mentre dal punto di vista della stabilit andrebbe adottato lo schema pi adeguato alle caratteristiche di ciascuna sezione. Nei paragrafi seguenti vengono illustrati sia lo schema della compensazione tra scavo e riporto, sia alcuni metodi poco utilizzati in Italia ma che andrebbero presi in considerazione nelle situazioni particolarmente problematiche.

17

3.2.1

Compensazione scavo-riporto

Il metodo prevede di eseguire una prima pista per lavanzamento dellescavatore che verr poi progressivamente allargata realizzando in scavo la scarpata di monte e con riporto quella di valle (Figura 4). Il materiale pi superficiale bene sia accantonato per poter essere utilizzato per Figura 4: compensazione scavo-riporto la finitura delle scarpate; il terreno pi grossolano pu essere invece utilizzato per realizzare ununghia che consenta il deposito del materiale derivante dallo scavo (riducendo il rotolamento di

materiale a valle) e sia di supporto per la scarpata di riporto (Figura 5). Lutilizzo di piante messe di traverso per ancorare il materiale, suggerito in diversi manuali di origine statunitense, una soluzione Figura 5: realizzazione dellunghia di valle valida solo per tracciati temporanei, in quanto dopo 57 anni il legname non pi in grado di esercitare una funzione di supporto (Chatwin et al., 1994). La scarpata di valle, infine, deve essere adeguatamente compattata al fine di aumentarne la resistenza al taglio. Il materiale grossolano derivante dallo scavo della scarpata di monte pu essere utilizzato anche per la realizzazione dello strato di base della sede viaria. Al fine di ridurre la possibilit di scivolamento della scarpata di valle, in generale, occorre limitare il pi possibile la quantit di materiale riportato sul versante di valle; tale quantit legata alla larghezza della strada ed alla pendenza del versante. Per una larghezza del riporto di 1.5 m, infatti, passando da una pendenza del versante del 50% al 70% il volume del materiale depositato sul versante di valle raddoppia e per una pendenza del 50% passando da una larghezza del riporto da 1.5 a 2 m il volume aumenta del 50%. Per quanto riguarda le pendenze limite che possono essere assegnate alla scarpata di valle, Chatwin et al. (1994) indicano 55-60% (circa 30), tali valori si riducono drasticamente
18

quando il grado di saturazione della scarpata aumenta per linefficienza del sistema di drenaggio. Tali indicazioni sono anche confermate dalle analisi condotte secondo lo schema del cuneo (cfr. Appendice 1 (Bassi, 2002).
3.2.2 Riporto parziale

Questo tipo di schema viene utilizzato su pendenze elevate, superiori al 60%, dove il materiale proveniente dallo scavo e riversato sul versante di valle non riesce a formare un cuneo

sufficientemente stabile, ma solamente uno strato di terreno che si prolunga sul versante fino ad una variazione di pendenza o a ridosso di grossi massi o Figura 6: schema di realizzazione con riporto ceppaie; in questultimo caso, tuttavia, parziale occorre avere cura che non si formino zone con pendenze eccessive, in quanto massi e ceppaie non garantiscono la stabilit sul lungo periodo. Lo scavo della banchina nel terreno naturale raggiunge i della larghezza dellintera strada. Secondo Chatwin et al. (1994), questa soluzione attuabile solamente in presenza di materiale grossolano, mentre da evitare in terreni a tessitura fine.
3.2.3 Scavo

Il metodo prevede la realizzazione della sede stradale interamente in scavo (Figura 7) e viene utilizzato quando le caratteristiche del materiale e/o le pendenze in gioco non garantiscono la realizzazione di una seppur minima scarpata di riporto. Il materiale di scavo viene riversato sul versante di valle, con un forte impatto sullambiente Figura 7: realizzazione in scavo

circostante, oppure riutilizzato per proteggere

il fondo stradale altrove o portato dove non crea problemi richiedendo oneri aggiuntivi. Questa soluzione da evitare in presenza di un substrato instabile e in terreni a matrice fine e di spessore elevato, dove pu innescare movimenti profondi di tipo rotazionale anche consistenti.
19

3.2.4

Rilevato

Questo schema prevede lo scavo di una banchina interamente nel versante

naturale ed il deposito del materiale sul tratto retrostante; in questo modo si viene a creare un rilevato rispetto al versante naturale (Figura 8). una soluzione che pu essere attuata per evitare di riversare il materiale sul versante di valle o di Figura 8: realizzazione in rilevato doverlo trasportare altrove con costi aggiuntivi. Condizione indispensabile affinch questa soluzione non crei problemi che il materiale sia sufficientemente grossolano e drenante.
3.2.5 Gradonatura

Si tratta di realizzare una piccola banchina completamente in scavo alcuni metri sotto il piano stradale di progetto; a causa del ridotto volume il materiale pu essere riversato sul versante senza grossi problemi. Completata la prima banchina, ci si muove verso monte scavandone unaltra e riversando il Figura 9: realizzazione con gradonatura materiale sulla prima banchina e cos via

fino alla quota di progetto del piano stradale (Figura 9). una buona soluzione per ottenere un piano stradale stabile minimizzando la quantit di materiale riversato lungo il versante; occorre per prestare molta attenzione al drenaggio per evitare la saturazione della scarpata di valle. Le banchine interposte tra i gradoni dovranno pertanto essere equipaggiate con canalette drenanti che intercettano le acque di dilavamento. La costruzione di gradonature comporta indubbiamente un aumento delle attivit e conseguentemente un aumento dei costi di scavo, tuttavia pu successivamente ridurre i costi di manutenzione.

20

3.2.6

Attraversamento di frane superficiali con meccanismo rotazionale

Nel caso in cui non sia possibile evitare lattraversamento di aree interessate da un dissesto di tipo rotazionale, in atto o potenziale, possibile realizzare

linfrastruttura minimizzando il rischio o addirittura incrementando la stabilit del versante (Chatwin et al., 1994). In Figura 10: alleggerimento della testata e carico del piede di una frana potenziale generale, infatti, su di una frana si pu nellambito della costruzione di una strada agire caricandone il piede ed agro-silvo-pastorale mediante compensazione sterri-riporti alleggerendo la testata; nella costruzione della strada scavi e riporti, quindi dovranno essere effettuati seguendo tale schema (Figura
10). Nel caso lunico tracciato possibile vada ad interagire con dissesti estesi (Chatwin et

al., 1994), la strada dovrebbe attraversarne il piede minimizzando lo sbancamento ed effettuando un riporto adeguato alla pendenza; qualora si debba invece attraversarne la testata, occorre lavorare completamente in scavo evitando il riporto sul versante di valle instabile. In nessun caso lo si deve attraversare nella porzione mediana. Si sottolinea che una tale soluzione richiede tassativamente che la superficie di scivolamento e le caratteristiche geomeccaniche siano correttamente identificate e supportate da adeguate campagne di misura, e che la valutazione della stabilit sia eseguita da parte di tecnici specializzati con comprovata esperienza nel settore.

3.3 Pendenza delle scarpate


Per scarpata sintende la superficie di raccordo tra il solido stradale e il terreno naturale. La progettazione di un fronte di scavo ha come scopo quello di determinare unaltezza e uninclinazione media del fronte tale da garantire, nel rispetto delle esigenze economiche in fase di realizzazione, la stabilit dello scavo per un previsto periodo di tempo. In generale, le scarpate hanno pendenza unica che dipende da molteplici fattori quali le caratteristiche del terreno/roccia, la stabilit geotecnica, la presenza o meno di acqua sia in superficie che nel sottosuolo, gli interventi di consolidamento previsti, la possibilit di erosione e i problemi dimpatto ambientale.
21

La normativa nazionale per le strade civili (C.N.R., 1980) e per scarpate daltezza non elevate (intorno ai 3 metri) d alcune indicazioni di massima, consigliando pendenze non superiori ad 1:5. Quando per motivi pratici tale pendenza non risulti adottabile, e comunque per altezze maggiori di 3 metri, diventa pi conveniente arrivare gradatamente a pendenze di 2:3, realizzando contemporaneamente opere di contenimento del terreno e di drenaggio. Volendo affrontare largomento con un maggior dettaglio, occorre innanzitutto differenziare la pendenza da assegnare alle scarpate in funzione del tipo di substrato in cui si realizza lo scavo, distinguendo tra scarpate in roccia e scarpate in terreni.
3.3.1 Scarpate in roccia

Nelle situazioni di scavo in rocce compatte, non alterate e con modesta anisotropia meccanica, in genere non si manifestano grossi problemi di stabilit per cui, in linea di principio, sarebbe possibile adottare pendenze elevate, pressoch verticali. Tale soluzione, sebbene minimizzi lo scavo, sconsigliabile in termini di sicurezza del transito e di costi di manutenzione; essa, infatti, pu portare ad un degrado della scarpata pi o meno rapido in funzione del tipo di roccia e dellintensit dei fenomeni atmosferici, con conseguente caduta di elementi di varia grandezza sulla sede stradale. Per ovviare a tali inconvenienti buona norma assegnare alle scarpate pendenze minori di quelle strettamente richieste in termini di stabilit; in generale, per altezze inferiori a 8-10 metri si pu far riferimento ai valori di massima riportati nella Tabella V. La letteratura, in ogni caso, riporta valori della pendenza delle scarpate di scavo in roccia mai superiori ad un rapporto di 4 a 1 (76). In genere, inoltre, le scarpate di riporto si realizzeranno secondo uninclinazione inferiore rispetto a quelle di scavo. Nel caso di rocce tenere, come ad esempio marne, conglomerati o argilloscisti, la tecnica costruttiva pu prevedere la realizzazione di una gradonatura che ha il vantaggio da un lato, di minimizzare i rischi di cadute di massi e blocchi sulla strada, dallaltro di rallentare e ridurre il degrado e lerosione dellammasso roccioso, dovuti a fenomeni di dilavamento, poich il gradone dissipa lenergia della corrente. Se lo scavo viene realizzato in rocce stratificate e fratturate (caso piuttosto frequente nella pratica), possono verificarsi problemi di stabilit anche molto complessi in funzione delle caratteristiche geomeccaniche dellammasso roccioso e delle caratteristiche delle discontinuit presenti. Lo studio della stabilit in questi casi pu diventare complesso, sia per la quantit di informazioni geologiche necessarie, sia perch molto spesso la superficie di distacco non pu essere considerata piana. Per situazioni di questo tipo si raccomanda di
22

Tabella V: Valori medi delle pendenze di scarpate in roccia.


Tipo di roccia Pendenza Legenda Carta Litologica Cartografia Geoambientale scarpata (vert/orizz) Regione Lombardia1 IA, IB, EA, EB, FL 4/1 2/1

Rocce ignee Rocce sedimentarie arenarie e calcari massicci Ac, As, Cm, Cn, Dm rocce stratificate (orizzontali o a reggipoggio) Cs, Dm (se stratificata) marne e argilliti Al, Fl, Am, Mc, Ss Rocce metamorfiche gneiss, scisti, serpentiniti, marmi GN, MQ, MC ardesie, filladi FD ricorrere a tecnici specializzati in grado di utilizzare una schematizzazione

4/1 2/1 2/1 1.33/1 1.33/1 1/1 4/1 2/1 2/1 1.33/1 adeguata dei

problemi di stabilit dei pendii in roccia.

3.3.2

Scarpate in terreni

Quando lo scavo interessa i terreni sciolti, la pendenza della scarpata deve essere assegnata in modo tale da garantire la stabilit del pendio con un opportuno coefficiente di sicurezza (si ricorda che la normativa geotecnica in materia di pendii fissa il Fattore di Sicurezza minimo nel valore di 1.3). Tralasciando qui ogni dettaglio circa i diversi metodi danalisi di stabilit dei pendii, vengono di seguito proposte alcune indicazioni di massima circa linclinazione delle scarpate. Nel caso in cui non siano disponibili studi specifici (per esempio relazioni geotecniche) riguardanti la tipologia del terreno interessato dalle operazioni di scavo, di norma in Italia la scarpata di monte si realizza con una pendenza di 1:1, anche se sono tuttavia possibili inclinazioni maggiori sino a 3:2 sui terreni pi stabili (di natura grossolana). Dovranno invece essere ridotte a 2:3 per terreni fini coesivi, soprattutto in presenza di acque sottosuperficiali. Nelle scarpate di riporto, il materiale pu essere disposto secondo langolo naturale di attrito interno (Bortoli, 1982). Anche nella letteratura straniera i riferimenti relativi allinclinazione delle scarpate sono scarsi, soprattutto in relazione alla classificazione granulometrica del terreno interessato dallo scavo. In Tabella VI si riportano i valori utilizzati in Canada e negli Stati Uniti dAmerica, in funzione della granulometria del materiale.

Per una definizione particolareggiata delle litologie si rimanda allAppendice 3. 23

Si noti che tali valori nellambiente italiano devono essere intesi come indicativi e soprattutto, essi valgono per scarpate daltezza inferiore a 3 metri. La fonte stessa della tabella, inoltre, consiglia di ridurre le pendenze in corso dopera, nel caso vi sia la presenza di fratture di trazione di neoformazione (o a monte della scarpata o sulla superficie stradale) o nel caso in cui insorgano fenomeni di instabilit lungo il pendio interessato dallopera. Altri valori che oltre alla classificazione granulometrica del terreno fanno riferimento anche alla sua origine sono riportati in Tabella VII, che fornisce anche lindicazione di alcuni parametri geotecnici utili per i principali impieghi dei materiali in ambito ingegneristico. Tabella VI: Linee guida per la pendenza delle scarpate di scavo e di riporto (modificato da British Columbia Forest Code, 1995)
Scarpate di scavo materiale2 miscele di sabbia e ghiaia (GP) sabbie da sciolte ad addensate (SW, SP) pendenza Scarpate di riporto materiale pendenza miscele di sabbia e ghiaia (GP) sabbie (SW, SP) 1/1.5 miscele di ghiaia, sabbia, limo e argilla (GM, GC)

1/1.5

sabbie limose (SM) limi da addensati a molto addensati sino a cementati (ML) limi soffici, limi argillosi (MH) argille limose (CL) argille inorganiche (CH)

1/1

1/0.75 1/1.5 1/1 limi (ML, MH) argille (CL, CH) 1/2.5

classificazione USCS (Unified Soil Classification System)riportata nellAppendice 4. 24

Tabella VII: Propriet fisico-meccaniche e indicazioni a scopo ingegneristico dei terreni (da: Washington Division of Geology and Earth Resources Bulletin 78-1989, modificato)
classificazione origine alluvionali alta energia USCS Peso di angolo di coesione volume resistenza secco al taglio 3 g/cm kg/cm2 erodibilit relativa capacit difficolt inclinazione portante di scavo scarpata kg/ cm2 %

GW, GP, 1,85 - 2,10 GM bassa energia ML, SM, 1,45 - 1,85 SP, SW glaciali till fluvioglaciali SM, ML 1,90 - 2,25

30 - 35 15 - 30

0 0 0,25

bassa medioalta mediobassa mediobassa medioalta

0,75 1,00 0,25 0,75

bassa bassa

5065 2550

35 - 45 0,50 2,00 30 - 40 30 - 40 0 0,50 0 1,50

0,75 2,50

GW, GP 1,85 - 2,10 SW,SP,SM ML, glaciolacustri 1,60 - 1,90 SP,SM lacustri inorganici organici eolici loess ML, SM 1,25 - 1,60

medioalta medio0,75 1,50 bassa 0,50 1,00 media

50100 5070 2550

ML, SM, 1,10 - 1,60 5,0 - 20 MH OL, PT 0,15 - 1,10 0 - 10

0 0,10 0 0,10

alta alta

0 0,25 0 0,25

bassa bassa

025 025

20 - 30 0,25 0,50

molto alta

0,25 0,50

bassa

2550

25

INTERVENTI DI STABILIZZAZIONE DELLE SEZIONI

4.1 Introduzione
Il principale modo per rendere stabili le sezioni che compongono la viabilit agro-silvopastorale , come precedentemente illustrato, quello di evitare di attraversare aree potenzialmente instabili o peggio con dissesti in atto. Poich ci non sempre possibile e la precisa identificazione di tali aree non n semplice, n scevra da incertezza, spesso ci si trova a dover effettuare interventi di stabilizzazione in corso dopera o su strade gi realizzate. Nel caso della viabilit agro-silvo-pastorale, gli interventi dovranno combinare la sicurezza con leconomicit delle opere ed il ridotto impatto ambientale. Gli interventi che possono essere realizzati in ambito agro-silvo-pastorale possono essere essenzialmente suddivisi nei seguenti tipi: protezione del corpo stradale da caduta massi e franamenti: la caduta massi un fenomeno sottovalutato nellambito della viabilit agro-silvopastorale anche se dal punto di vista del rischio per il transito rappresenta un evento estremamente pericoloso, data anche la rapidit con cui si manifesta. Per questo motivo fondamentale in fase di realizzazione o di completamento dei lavori rimuovere gli ammassi instabili di maggiore dimensione. Gli interventi di sistemazione sono costituiti da interventi puntuali di disgaggio, effettuati mediante rimozione meccanica dei blocchi rocciosi pericolanti, e da interventi di copertura e messa in sicurezza delle pendici di monte, costituiti dalla posa in opera di reti metalliche tirantate e funi in acciaio; in taluni casi pu essere sufficiente la posa di stuoie e lidrosemina. Le reti in aderenza, in particolare, ben si adattano alla morfologia del territorio, costituiscono soluzione valida ed economicamente poco onerosa pur necessitando di mano dopera specializzata per la manutenzione ordinaria e straordinaria; consolidamento delle scarpate di monte: in generale, la stabilit delle scarpate di monte dipende dalla pendenza che viene loro conferita durante la realizzazione del corpo stradale, in relazione al tipo di substrato ed alla presenza di acqua. Talvolta le condizioni del versante attraversato richiedono di realizzare scarpate con una pendenza che da sola non ne garantirebbe la stabilit con ragionevole sicurezza; in tali casi, di conseguenza, occorre effettuare adeguati interventi che contribuiscono da una parte a favorire lo smaltimento delle acque, dallaltra a rinforzare o sostenere la scarpata stessa.
26

In tale situazione essenziale la ricerca della provenienza delle acque superficiali e dinfiltrazione e la loro regimazione che pu essere conseguita mediante fossi di guardia costruiti sul versante a monte della scarpata e sistemi di drenaggio superficiale, sottosuperficiale e profondo. In taluni casi pu essere necessario ricorrere al principio del cuneo drenante ricostruendo la scarpata con materiale grossolano ad elevata capacit drenante. Le opere di sostegno pi indicate nellambito della viabilit agro-silvopastorale sono le palificate, le gabbionate metalliche, i muri e/o le scogliere a secco, limitando ai casi pi critici la costruzione di muri in calcestruzzo o in cemento armato e le terre rinforzate con elementi sintetici. Le opere di rinforzo e copertura possono essere realizzate mediante gradonate, fascinate, inerbimento, geostuoie, ecc.; consolidamento delle scarpate a valle: linstabilit delle scarpate di valle si verifica nella maggior parte dei casi a causa del sovraccarico del cuneo di riporto dovuto alle sue dimensioni ed alla presenza di acqua; ulteriore causa dinstabilit lerosione dovuta al deflusso convogliato sulla scarpata dal piano viario o dallinefficienza del sistema di drenaggio. Unultima causa, seppure meno frequente, lerosione spondale di corsi dacqua fiancheggianti la strada stessa. Gli interventi, in questo caso, consisteranno quindi in unattenta progettazione, esecuzione e manutenzione della rete di smaltimento dei deflussi provenienti dal piano stradale e dagli impluvi (Bischetti, 2005), e in opere di sostegno e di rinforzo come per la scarpata di monte. Al fine di scongiurare invece le erosioni spondali consigliato in molti casi procedere alla costruzione di scogliere in materiale lapideo, oltre alla regimazione idraulica per mezzo di briglie, soglie e pennelli.

4.2 Opere di drenaggio della scarpata


I metodi che possono essere applicati per migliorare le condizioni di drenaggio, sia superficiale che profondo, e conseguentemente per migliorare le condizioni di stabilit di una scarpata sono prioritari rispetto ad altri metodi di stabilizzazione, perch generalmente producono sostanziali benefici a costi significativamente inferiori. Nel presente paragrafo verranno illustrati i sistemi di drenaggio che interessano il corpo della scarpata, mentre per i sistemi di drenaggio superficiale si rimanda a Bischetti (2005). I drenaggi profondi potranno essere correttamente progettati e realizzati solamente dopo aver effettuato studi idrologici ed idrogeologici in un intorno significativo dellarea, in
27

fini fino a 10-15 m in terreni sabbiosi (Chatwin et al., 1994).


4.2.3 Cuneo drenante

Si tratta di riempire il piede della scarpata con pietrame in modo da avere un duplice effetto, da una parte viene favorito il drenaggio, dallaltra viene aumentato il carico alla base della scarpata stessa. In genere per favorire il trattenimento del materiale grossolano viene realizzata una grata viva, a sua volta fondata su una scogliera a secco o una palificata (Figura 13).

4.3 Opere di sostegno


4.3.1 Generalit

Le opere di sostegno possono essere definite come strutture in grado di contenere e contrastare le spinte esercitate da un fronte di terreno. In generale si distinguono in opere rigide o flessibili, le seconde a differenza delle prime sono caratterizzate da una certa deformabilit (Lancellotta, 1993). In entrambi i casi lentit e la distribuzione delle azioni che il terreno esercita sullopera dipendono dallentit e dalla tipologia di movimento che la struttura manifesta e pertanto la determinazione di queste azioni richiede la risoluzione di un problema legato allinterazione terreno-opera di sostegno. Nella totalit dei casi per le opere rigide si ricorre a soluzioni di tipo approssimato (ad esempio quelle ricavabili con il metodo dellequilibrio limite globale), la cui validit applicativa giustificata non tanto dallimpostazione del problema fisico pi o meno corretta, quanto dalle conferme che le previsioni teoriche hanno avuto da osservazioni e sperimentazioni sul comportamento delle strutture reali o in scala (Lancellotta, 1993; Lambe e Whitman, 1997). In base ai materiali con cui vengono costruiti, si possono individuare diverse tipologie di muro di sostegno: muri in cemento armato, in calcestruzzo, in malta e pietrame, cellulari (crib walls), in pietrame a secco, misti in legno e pietrame (palificate), gabbionate, terre rinforzate. In ogni caso, fatta eccezione per i muri in cemento armato che consentono svariate soluzioni costruttive tali da alleggerire lintera struttura di sostegno, le tipologie sopra elencate possono essere considerate a tutti gli effetti muri a gravit essendo opere massicce e pesanti che si oppongo con il proprio peso alle sollecitazioni cui sono sottoposte. I muri di sostegno vengono utilizzati frequentemente per sostenere terrapieni e manufatti quando, per esigenze costruttive o topografiche, non si riesca a dare ai terreni rimossi una
29

pendenza inferiore allangolo di attrito del materiale. Tali opere trovano largo impiego nellambito delle costruzioni stradali (ordinarie e agro-silvo-pastorali) lungo i versanti. Nellambito della viabilit ordinaria e non, i muri di sostegno (indipendentemente dal materiale con cui vengono realizzati) in base alla loro funzione possono essere distinti in (Figura 14): muri di sostegno propriamente detti, che sostengono un rilevato raggiungendo in genere il piano della carreggiata; muri di sottoscarpa, che pur sostenendo un rilevato non si sviluppano in altezza sino al piano viabile, per cui tra tale piano e il muro di contenimento, in genere, il terreno si dispone secondo la scarpata naturale; muri di controripa, destinati a limitare la scarpata di una trincea o di uno scavo, sostengono cio il terreno dalla parte verso monte.
Piano stradale

muro di sostegno

muro di sottoscarpa

muro di controripa

Figura 14: Tipologie di muro di contenimento. Nei primi due casi lopera, indipendentemente dalle sue caratteristiche costruttive, sar sottoposta sia allazione della spinta delle terre del rilevato che dei carichi che transitano sulla strada; i muri di controripa invece saranno, in linea di massima, sollecitati solo dalla spinta delle terre. Da ci risulta chiaro che forma e dimensioni di unopera di sostegno dipendono, oltre che dal materiale e dagli accorgimenti costruttivi che si intendono adottare, da vari fattori relativi alla natura e condizioni dei terreni da contenere, nonch dai sovraccarichi ammissibili sul piano viabile.
4.3.2 Criteri di progetto

Il comportamento dellopera di sostegno, intesa come complesso struttura-terreno, deve essere esaminata tenendo conto di diversi fattori, fra cui: topografia del terreno prima e dopo linserimento dellopera; modalit di esecuzione dellopera e del rinterro;
30

successione stratigrafica e propriet fisico-meccaniche dei terreni di fondazione e di eventuali materiali di riporto interessati dallopera;

eventuali falde idriche; drenaggi e opere accessorie per lo smaltimento delle acque superficiali e sotterranee; manufatti o altre opere antropiche circostanti; caratteristiche di resistenza e deformabilit dellopera.

Andranno inoltre effettuate le verifiche previste dalla normativa vigente nel campo delle opere di sostegno nelle condizioni corrispondenti alle diverse fasi costruttive ed al termine della costruzione, tenendo conto delle eventuali oscillazioni del livello dellacqua nel sottosuolo. Nella progettazione di unopera di sostegno, cos come previsto dal DM 11/03/88 (sezione D), a prescindere dal materiale con cui si realizza il manufatto, devono essere eseguite le seguenti verifiche di stabilit: alla traslazione sul piano di posa: se le forze di attrito al contatto fondazione-terreno non sono in grado di contrastare la componente orizzontale della spinta attiva, il muro cede, scivolando lungo il piano di posa. Per la sicurezza nei confronti di tale instabilit, il rapporto tra la somma delle forze resistenti nella direzione dello scorrimento e la somma delle componenti nella medesima direzione delle azioni sul muro dovr essere 1.3; al ribaltamento: affinch lopera non si ribalti attorno allo spigolo di valle, la risultante dei carichi non deve cadere al di fuori del nocciolo dinerzia dellintera sezione di base del muro. Perci, per assicurarne la stabilit, il rapporto tra il momento delle forze stabilizzanti e quello delle forze ribaltanti calcolati rispetto allo spigolo di valle dovr essere 1.5; al carico limite dellinsieme fondazione-terreno (schiacciamento): la stabilit allo schiacciamento verificata quando la tensione di compressione massima, cui sottoposta lopera, minore del carico di sicurezza a compressione (Cs) del terreno di fondazione; globale dellinsieme opera-terreno:

31

Dopo aver verificato le tre condizioni di stabilit esterna dellopera di sostegno, soprattutto in presenza di strati coesivi profondi di scarse caratteristiche

meccaniche, dovr essere analizzata la stabilit globale del complesso operaterreno nei confronti dei fenomeni di Figura 15: verifica di stabilit globale scorrimento pi o meno profondo (Figura dellinsieme muro-terreno. 15). Il metodo di calcolo per la verifica della stabilit deve essere scelto tenendo conto della posizione e della forma delle possibili superfici di scorrimento, dell'assetto strutturale, delle caratteristiche meccaniche del terreno, nonch della distribuzione delle pressioni neutre. Quando sussistano condizioni tali da non consentire una esatta valutazione delle pressioni neutre, i calcoli di verifica devono essere effettuati assumendo le pi sfavorevoli condizioni che ragionevolmente si possono prevedere per la situazione in esame. In ogni caso si proceder valutando le superfici di scorrimento cinematicamente possibili, in numero sufficiente per ricercare la superficie cui corrisponde, nella situazione considerata, il coefficiente di sicurezza pi basso. Nel caso di terreni omogenei e nei quali le pressioni neutre siano note con sufficiente attendibilit, il coefficiente di sicurezza non deve essere minore di 1.3 (DM 11/03/88, Sezione G). Per una trattazione di maggior dettaglio sulle verifiche delle opere di sostegno si rimanda allAppendice 2 ed ai testi di scienza e tecnica delle costruzioni.
4.3.3 Palificate 4.3.3.1 Generalit

La palificata, o muro in legname e pietrame, costituita da una struttura portante in legno formata da elementi longitudinali (correnti) e da elementi trasversali (traversi o tiranti). La Figura 16: Palificata (vista frontale). sovrapposizione di un piano di correnti e uno di tiranti si definisce strato (o
32

piano) e lopera viene realizzata sovrapponendo con cura uno strato allaltro sino a raggiungere laltezza di progetto (Figura 16). Nel campo delle sistemazioni di versante, in funzione delle modalit costruttive le palificate di sostegno si dividono in: Palificate a parete semplice, con

correnti disposti su una sola fila orizzontale esterna, mentre i traversi appoggiano con la parte terminale (in genere infissa) nella parete dello scavo; Palificate a parete doppia, con i correnti disposti su due file orizzontali, una Figura 17: palificate a parete semplice e a parete doppia (sezione) esterna e una interna alla struttura (Figura 17).

Lunione tra correnti e tiranti, rafforzata dallinfissione di chiodi o bulloni, determina la formazione di una sorta di gabbia di legno che successivamente viene stabilizzata dal peso del materiale di riempimento (normalmente il materiale lapideo o la terra di riempimento vengono scavati o comunque reperiti in loco). Il riempimento della struttura con materiale lapideo e/o terroso conferisce allopera alcune caratteristiche, tra cui ricordiamo peso, rigidit, stabilit e permeabilit, che fanno della palificata un pregevole intervento sistematorio nel campo dell'ingegneria naturalistica. Lopera, inoltre, possiede anche una certa elasticit che le permette di sopportare gli assestamenti del terreno senza subire significative alterazioni strutturali. possibile inserire tra i correnti delle talee (palificata viva) che, una volta radicate, permettono di combinare la funzione di sostegno con quella di rinforzo che si prolunga nel tempo, oltre la durata dell'opera stessa. Le piante sviluppate, infatti, sostituiscono gradualmente la funzione di sostegno della palificata che via, via si disgrega, e riducono il contenuto idrico della scarpata retrostante assorbendo acqua. Le dimensioni delle opere sono molto variabili a seconda del tipo di dissesto, di norma per per le palificate a doppia parete si mantiene una profondit di 2 m e unaltezza non superiore ai 2-2.5 m, in modo da garantirne la stabilit. Nellambito delle dimensioni indicate, infatti, il rispetto della regola secondo cui laltezza dellopera (H) pressoch
33

tubo drenante

Figura 19: Congiunzione dei tronchi (da: Regione Lombardia, 2000). uguale alla sua base (B) offre soddisfacenti

Figura 18: fondazioni.

Drenaggio

delle

garanzie di stabilit globale anche nei terreni caratterizzanti da ridotta capacit portante.
4.3.3.2 Tecnica costruttiva

Per la costruzione delle palificate, la prima operazione da realizzare lo scavo della banchina. Le fasi costruttive di tali opere seguono una procedura ormai consolidata nel tempo (Regione Lombardia, 2000; DAgostino, 2000). Una volta preparato il legname necessario, si procede allo scavo del piano di posa a forma di L, realizzandolo a reggipoggio con una leggera pendenza verso monte (indicativamente 5-10). Lo scavo deve raggiungere un piano di fondazione stabile ed una profondit in cui compaiono eventuali infiltrazioni dacqua. In questo caso per evitare che le acque si accumulino lungo il piano di posa, garantendo cos stabilit e una maggior durata allopera, necessario captare lacqua che fuoriesce mediante la posa in opera (partendo dal paramento di monte) di elementi drenanti longitudinali (tubazioni da 100-130 mm di diametro; Figura 18), collegati con elementi ortogonali inclinati verso valle; affinch il sistema drenante risulti efficiente, andr garantita una pendenza di scarico verso valle di almeno 3-4% (DAgostino, 2000). Per limitare linnesco di fenomeni erosivi poi necessario prevedere la realizzazione di una protezione alluscita verso valle del tubo drenante. Successivamente si procede alla posa in opera della prima fila di correnti (legname disposto parallelamente al versante) posizionandoli in modo che appoggino sul terreno per tutta la loro lunghezza (favorendo in tal modo la distribuzione uniforme dei carichi), realizzando gli appoggi e i fissaggi con tondini in ferro tra legni successivi. Sopra i correnti viene poi posta in opera la prima serie dei traversi, fissati saldamente ai correnti mediante chiodi (diametro minimo 10 mm), bulloni e graffe.
34

Successivamente viene controllata la sporgenza e laltezza dei tronchetti dei traversi con un cordino teso dal primo all'ultimo tronco. Nel caso di palificate lunghe importante controllare anche che la curvatura non sia eccessiva (<1 m). Per aumentare la stabilit della struttura bisogna realizzare inoltre degli intagli che migliorano il collegamento tra gli elementi strutturali e che consentono alla chiodatura una maggior profondit di penetrazione (Figura 19). Gli elementi trasversali dei diversi corsi possono essere posizionati lungo la stessa linea verticale, disposizione continua, oppure in maniera sfalsata tra di loro, disposizione alternata (Figura 20). Nel primo caso, la palificata risulter pi rigida e robusta, mentre nel secondo sar caratterizzata da una maggior elasticit, pur conservando una sua stabilit. Per quanto riguarda linterasse tra gli elementi trasversali, esso compreso generalmente, tra 0.8 e 2 metri (DAgostino, 2000). Nel caso delle palificate vive, bene ricordare che gli strati successivi di tronchi di legno vengono messi in posto secondo lo schema descritto, avendo cura di posizionare i diversi ordini di correnti in posizione pi arretrata rispetto al sottostante, in modo da conferire al fronte dellopera una inclinazione di circa 20-30 per garantire la migliore crescita delle piante. Durante la costruzione del telaio (Figura 21), in genere dopo 2-4 ordini di legname, si procede al riempimento della struttura, avendo cura di posizionare gli elementi lapidei di maggiori dimensioni in corrispondenza degli spazi vuoti del paramento di valle, per evitare che, in caso di pioggia, il terreno venga asportato. Il materiale di riempimento utilizzato costituito principalmente da pietrame trovato sul posto, da inerti provenienti dallo scavo o da scarti di cava. La granulometria del riempimento influenza direttamente la capacit drenante dellopera e conseguentemente la stabilit dellintera struttura. Per tale motivo la

Figura 20: Disposizione continua ed alternata degli elementi trasversali (vista frontale). 35

granulometria del materiale non deve essere troppo ridotta e il diametro ottimale pu indicativamente essere compreso tra i 15 e i 20 cm. Nel caso di palificate vive parte del riempimento deve essere effettuato con terreno vegetale, opportunamente

compattato. Le talee vengono poi messe a dimora negli interstizi tra i tronchi Figura 21: Vista assonometrica di una palificata e del relativo riempimento disposti orizzontalmente; esse devono (ridisegnato da DAgostino, 2000). sporgere di circa 25 cm dal fronte della palificata e raggiungere il terreno naturale nella parte posteriore del manufatto. Da notare come limpiego delle terre a grana fine (terreni limoso-sabbiosi e argillosi) porta a due tipi di inconveniente. Da un lato lelevata probabilit che si verifichi la fuoriuscita del materiale di riempimento per opera dellazione dellacqua, che pu essere ovviato con lutilizzo di geotessuto posto a ridosso del paramento di valle a partire dal piano di fondazione a formare una sorta di sacco; dallaltro una diminuzione della capacit filtrante dellopera con conseguente incremento della spinta agente a monte, nonch della vulnerabilit della struttura. A ci si cerca di porre rimedio prevedendo drenaggi alla base, avvolti in geotessile e posti in prossimit del piano di fondazione; con la medesima funzione drenante possono essere impiegati anche letti di ramaglia (ottimale risulta essere labete bianco; DAgostino, 2000). A fine lavori, la palificata viene ultimata mediante copertura con terreno e livellamento del pendio retrostante a mano o con mezzo meccanico, in modo da raccordare il terreno di riporto con il versante a tergo. Durante la copertura, la costipazione deve essere eseguita con cura soprattutto dove non sono tollerabili cedimenti. La palificata pu anche essere ancorata in profondit attraverso piloti in legno o in profilato metallico di lunghezza di 2 m, infissi nel terreno per almeno della lunghezza. Questa metodologia costruttiva viene normalmente utilizzata nel caso di sistemazione e consolidamento di scarpate di frana ed da utilizzarsi con cautela, poich questo tipo di strutture in legname, con un piano di fondazione ridotto, non si prestano in genere a situazioni caratterizzate da superfici di scivolamento profonde.
36

4.3.3.3 Materiali impiegati e tempi di realizzazione

I materiali costruttivi utilizzati per la realizzazione delle palificata possono essere distinti in base alla loro funzione in (Cavalli e DAgostino, 2000):
materiali di struttura: legname tondo, legname squadrato, traversine ferroviarie in

legno, alberi scortecciati;


materiali di assemblamento: chiodi, tondini di ferro o acciaio, graffe, bulloni da legno.

A seconda delle modalit e dei problemi costruttivi possono essere necessari:


materiali di completamento: tubi drenanti, fascine drenanti, ramaglia, geotessuti di

contenimento, reti metalliche di acciaio zincato, funi;


materiali di riempimento: pietrame per vespai drenanti, ciottoli, pietrisco, terra; materiali vivi: talee, piantine radicate.

La conoscenza delle caratteristiche fisico-meccaniche del legname utilizzato per la realizzazione dellopera condiziona sia la scelta operata dal progettista, che la previsione della durata della palificata nel tempo. Al fine di garantire un tempo di esercizio sufficiente, indipendente dal tipo di legno utilizzato, sarebbe conveniente scortecciare tutte le parti della costruzione non ricoperte da terra per almeno 20 cm. Nella pratica di cantiere per ormai consueto utilizzare tondame interamente scortecciato, in quanto il maggior onere costruttivo costituisce una garanzia di maggior durata soprattutto delle parti destinate alla fondazione del manufatto (Cavalli e DAgostino, 2000). Per quanto riguarda le caratteristiche meccaniche del legno, va ricordato innanzitutto che tale materiale meccanicamente anisotropo, presentando valori di resistenza differenti in funzione del tipo di sollecitazione a cui sottoposto. Senza entrare nel dettaglio circa le sollecitazioni cui pu essere sottoposto il legno utilizzato nelle sistemazioni forestali, di seguito (Tabella VIII) vengono proposti una serie di valori di resistenza per diverse specie legnose di facile reperimento in Regione Lombardia: La scelta del legname da costruzione, oltre che dalle caratteristiche di resistenza meccanica, deve essere guidata anche dalla resistenza dello stesso, in particolare per quanto riguarda la resistenza allattacco di batteri, muffe e funghi lignivori (Tabella IX). In questo senso il campo della scelta del legname da impiegare nella realizzazione delle palificate si restringe a quello del larice, per le conifere, e quello di castagno, per le latifoglie, poich entrambi soddisfano sia la condizione di resistenza meccanica che di durabilit allattacco dei funghi. Caratteristiche simili di resistenza vengono offerte anche
37

Tabella VIII: Valori di resistenza di alcuni tipi di legname sottoposti a differenti sollecitazioni meccaniche (da Giordano, 1988).
specie

abete bianco abete rosso 4.212.4 63.0186.0 49.0118.0 4.311.2 larice 5.414.8 81.0222.0 47.0132.0 4.910.3 castagno 4.312.8 64.5192.0 50.0140.0 5.79.2 dalla robinia e dalla quercia, ma i costi e la limitata disponibilit, in termini di pezzi impiegabili nelle costruzioni, fanno s che entrambe le specie perdano di validit nel campo delle sistemazioni forestali. Per la realizzazione di una palificata, secondo il Quaderno opere tipo di ingegneria naturalistica (Regione Lombardia, 2000) si pu far indicativamente riferimento alle seguenti tipologie di materiali: legname tondo scortecciato, avente diametro compreso tra 20 e 30 cm di lunghezza superiore a 1,5-2 m; chiodi di ferro o tondini di ferro con diametro compreso tra 10 e 14 mm; filo di ferro zincato con diametro pari a 3 mm; talee e/o piantine di specie legnose, dotate di buona capacit vegetativa, con lunghezza di 25 cm maggiore rispetto alla profondit della palificata e tale da arrivare al terreno naturale; stuoie e georeti in materiale biodegradabile (paglia-legno, juta, fibra di cocco, ecc.).

Compressione trasversale alle fibre (N/mm2) 5.013.0

Resistenza trazione parallela flessione alle fibre statica (N/mm2) (N/mm2) 75.0195.0 41.0130.0

taglio (N/mm2) 3.46.7

Per quanto riguarda i tempi di costruzione valori indicativi sono riportati in Tabella X, mentre per quanto riguarda la quantit di legname necessario, Palmeri e Zanoni (1999) propongono una procedura di calcolo speditiva per avere unindicazione circa la quantit di pali e il numero di chiodi necessari per la realizzazione di una palificata viva di sostegno a doppia parete.

38

Tabella IX: durabilit nei confronti dei patogeni e resistenza nei confronti degli insetti del legname (mod. da De Antonis e Molinari, 2003)
specie abete bianco abete di Douglas abete rosso larice funghi poco durabile durabile poco durabile estremam. durabile durabile durabile poco durabile molto durabile poco durabile estremam. durabile poco durabile Estremam. durabile poco durabile insetti non resistente resistente non resistente resistente resistente resistente resistente resistente non resistente molto resistente non resistente resistente non resistente

pino silvestre castagno quercia robinia

durame alburno durame alburno durame alburno durame alburno durame alburno

Tabella X: Materiale e tempi di costruzione per m2 di paramento esterno (da Carbonari e Mezzanotte, 1993). Manodopera noleggi (ragno meccanico e trattore) legname tondo scortecciato (diametro 15-35 cm) chiodi o cambre piantine a radice nuda o in fitocella talee di salice
4.3.3.4 Messa a dimora delle talee

4 h/operaio 0.6 h 0.4 m3 8 10 20

Nella realizzazione delle palificate vive si utilizzano talee e ramaglia (in genere di salice per la loro capacit di radicazione); esse devono essere sistemate sui correnti (Figura 22) ed inserite nel terreno retrostante, in modo che radichino pi facilmente. Le talee dovranno essere disposte a pettine una accanto allaltra con una densit variabile secondo la specie e le condizioni pedoclimatiche, da 5 a 10 per metro. Come gi detto, le talee devono sporgere per circa 1025 cm dal paramento esterno della palificata, infisse nel terreno per 1520 cm. Le talee devono essere prelevate durante il riposo vegetativo e conservate in maniera adeguata fino allimpiego per evitare la differenziazione delle gemme e lessiccamento. La raccolta deve avvenire con tagli netti delle piante che diventeranno cos nuove ceppaie e riserva per altro materiale. Per la scelta del materiale pi idoneo nelle diverse situazioni, si rimanda al Quaderno delle opere tipo di Ingegneria Naturalistica
39

(Regione Lombardia, 2000) ed ai numerosi testi disponibili sul tema dellingegneria naturalistica.
4.3.3.5 Dimensionamento delle palificate a parete doppia

Nella progettazione delle palificate di sostegno a parete doppia molto spesso ci si basa solo sullesperienza e sulle tradizioni locali, senza le necessarie verifiche statiche. Per analogia alle briglie in legname e pietrame, in genere, le palificate vengono costruite con una base (B) di larghezza superiore alla met dellaltezza (H) (DAgostino e Mantovani, 2000), anche se gi allinizio del secolo scorso Valentini (1912) suggeriva invece di porre la base pari allaltezza (B/H=1). Rimanendo nellambito di una trattazione semplificata, in sintonia con lelementarit di queste opere, comunque possibile definire dei criteri di dimensionamento trattando il problema della stabilit esterna delle palificate attraverso lanalisi statica del manufatto considerato come corpo un rigido indeformabile; occorre tuttavia ricordare che a complemento andrebbe sempre eseguita la verifica dellequilibrio globale prevista dalla normativa vigente (cfr. 2.5). Per la sola stabilit esterna, riferendosi ad una schematizzazione del problema in termini bidimensionali (i calcoli si riferiscono sempre ad un metro di struttura), applicando lo schema delle forze agenti sullopera riportato nellAppendice 2 e il metodo dellanalisi allequilibrio limite, Simonato e Bischetti (2003) hanno sviluppato le relazioni del fattore di sicurezza relative alla verifica alla traslazione lungo il piano di posa dellopera e alla verifica al ribaltamento attorno al vertice esterno. Nella Tabella XI sono riportate le formule utilizzabili per il calcolo della base B della palificata, ricavate in condizioni asciutte e di completa saturazione del terreno di monte. Sulla base delle relazioni sviluppate, una volta assegnate le caratteristiche dellopera, possibile determinare i valori del rapporto base/altezza corrispondenti a

differenti condizioni di pendenza e caratteristiche del substrato (riassunte in Tabella XII), tali da garantire i coefficienti di sicurezza allo Figura 22: Messa a dimora delle talee (da: Regione Lombardia, 2000).
40

scivolamento e al ribaltamento.

Tabella XI: Formule per il calcolo della base B dellopera.


terreno asciutto
B FS sc Q Ka ter K a H cos + f + FS sc tan 2 op op
2

verifica allo scivolamento verifica al ribaltamento

FS rib H tan H tan B H cos ter K a H cos + QK a + 2 2 op 2

terreno saturo
B FS sc ' Q w h cos + K a H cos + Ka f + FS sc tan 2 2 op op op
2

verifica allo scivolamento

FSrib ' H tan H tan B H cos w H cos + K a H cos + QK a + 2 op 2 2 2

verifica al ribaltamento

Tabella XII: Parametri utilizzati nel calcolo del rapporto B/H delle palificate.
altezza h inclinazione inclinazione i angolo di dellopera (m) della base () del pendio () resistenza al taglio () 1.0 0 27 (1 a 2) 27 1.5 5 34 (2 a 3) 30 2.0 10 45 (1 a 1) 35 2.5 20 56 (3 a 2) 40

Per quanto riguarda il peso proprio dellopera, in accordo con quanto reperito in letteratura, si ipotizzata una disposizione del legname e del riempimento tale da garantire allopera la massima leggerezza (Pugi et al., 2000) in modo da operare a favore di sicurezza visto (lopera deve resistere per gravit alle sollecitazioni esterne). Lanalisi dei pochi dati esistenti ha consentito di assumere un valore per il peso dellunit di volume dellopera pari a 15 kN/m3 in caso di riempimento asciutto e di 18 kN/m3 quando lo stesso risulti saturo (ipotizzando una porosit del 30%). Per quanto riguarda, invece, la spinta delle terre, sono state analizzate le condizioni di terreno asciutto e saturo; nel caso di terreno saturo stato ipotizzato che il materiale di riempimento della palificata si intasi con il passare del tempo impedendo la filtrazione dellacqua, e che di conseguenza a monte dellopera si instaurino condizioni sostanzialmente idrostatiche, (Pugi et al., 2000). Anche per il terreno naturale a tergo dellopera sono stati ipotizzati valori del peso dellunit di volume, utilizzando 18 kN/m3 in caso di materiale asciutto e di 21 kN/m3 in condizioni sature (porosit pari al 30%). I risultati ottenuti sono riportati in Tabella XIII, distinti per i casi esaminati con terreno asciutto e terreno saturo. Una volta ottenuti i valori di B/H per ciascuna combinazione sono
41

Tabella XIII: Valori del rapporto B/H.


CONDIZIONI ASCIUTTE
= 27
Pendenza a monte (i) 27 34 45 56 (2 a 1) (2 a 3) (1 a 1) (3 a 2) Inclinazione della base () 0 5 1.0 (1) 1.0 (3) = 30 10 0.9 1.0 (1) 1.0 (3) 20 0.6 0.7 0.9 (2) Pendenza a monte (i) 27 34 45 56 (2 a 1) (3 a 2) (1 a 1) (3 a 2) 0 -

CONDIZIONI SATURE
= 27
Inclinazione della base () 5 -

= 30

10 1.0 (3) -

20 0.8 1.0 0.9 (3) -

Pendenza a monte (i) 27 (2 a 1) 34 (2 a 3) 45 (1 a 1) 56 (3 a 2) Pendenza a monte (i) 27 34 45 56 (2 a 1) (2 a 3) (1 a 1) (3 a 2)

Inclinazione della base () 0 1.0 (2) 1.0 (3) 5 0.9 1.0


(1)

Pendenza a monte (i) 27 (2 a 1) 34 (3 a 2) 45 (1 a 1) 56 (3 a 2) Pendenza a monte (i) 27 34 45 56 (2 a 1) (3 a 2) (1 a 1) (3 a 2) -

Inclinazione della base () = 35 1.0 (2) 1.0 (2) 0.7 0.8 1.0 (1) -

10 0.7 0.9 0.9 (3)

20 0.5 0.6 1.0 -

= 35

Inclinazione della base () 0 0.7 0.8 1.0 (1) 5 0.6 0.7 0.9 = 40 10 0.5 0.5 0.8 0.9 (3) 20 0.4 0.5 0.5 1.0 (1)

Inclinazione della base () 1.0 1.0 (2) = 40 0.8 0.9 1.0 (1) 0.6 0.6 0.8 0.9 (3)

Pendenza a monte (i) 27 34 45 56 (2 a 1) (2 a 3) (1 a 1) (3 a 2)

Inclinazione della base () 0 0.5 0.5 0.7 1.0 (1) 5 0.5 0.5 0.6 1.0
(1) (2) (3)

Pendenza a monte (i) 27 34 45 56 (2 a 1) (3 a 2) (1 a 1) (3 a 2)

Inclinazione della base () 1.0 1.0 (1) 1.0 (3) 0.8 0.9 1.0 1.0 (3)
(1) (2) (3)

NOTE

10 20 0.4 0.3 0.5 0.4 0.5 0.4 0.8 0.6 per H < 2.5 m per H < 2.0 m per H < 1.5 m

NOTE

0.7 0.6 0.7 0.6 0.8 0.6 0.9 (2) 0.9 per H < 2.5 m per H < 2.0 m per H < 1.5 m

stati scartati i valori del rapporto maggiori dellunit (B/H>1) in quanto rappresentano soluzioni costruttive troppo onerose ed stato riportato, sempre a favore di sicurezza, il valore pi alto di B/H, confrontando di volta in volta la verifica allo scivolamento e quella al ribaltamento della palificata. In accordo con quanto riportato in letteratura per le briglie (DAgostino e Mantovani, 2000; Pugi et al., 2000) appare evidente come la regola empirica secondo cui la base dellopera a cassoni deve essere pari a 0.5 volte laltezza della stessa, non garantisce il raggiungimento dei coefficienti di sicurezza indicati dalla normativa vigente, ad eccezione di terreni caratterizzati da buone propriet meccaniche in condizioni asciutte e/o con contropendenze elevate. Nel caso pi critico, di spinta delle terre in condizioni sature,
42

risulta altrettanto evidente che il criterio empirico per cui la base pari allaltezza si avvicini maggiormente alle condizioni che assicurano la stabilit allo scivolamento e al ribaltamento; tuttavia vero che la palificata unopera di sostegno per sua natura drenante, ed i valori relativi alle condizioni sature potrebbero sembrare eccessivamente cautelativi. Tale scelta compito del progettista in relazione alla situazione locale specifica ed a valutazioni inerenti il rischio che si genererebbe in caso di cedimento. Nonostante la manutenzione sia spesso trascurata, controlli regolari e piccoli interventi di riparazione eseguiti periodicamente sono fondamentali per garantire la durata di esercizio delle opere di sostegno in legno, a vantaggio della sicurezza.

4.3.4

Scogliere e muri in pietrame

Sono interventi che utilizzano come materiale da costruzione il pietrame a secco ed hanno lo scopo di aumentare la stabilit del versante incrementando le forze resistenti e diminuendo, quindi, la resistenza al taglio mobilitata. Tali opere possono anche essere utilizzate come opere di difesa spondale longitudinale, disposte cio parallelamente al corso dacqua. Le scogliere sono costituite da grossi massi (0.5 1 m3) o da blocchi di roccia nei cui interstizi possono essere inseriti fino a raggiungere il terreno naturale talee e astoni di salice (scogliere in massi rinverdite) o di altre specie dotate di analoghe capacit biotecniche che radicando consentono una maggiore stabilizzazione del manufatto. Questo tipo di opere deve possedere fondazioni profonde, appoggiate su porzioni stabili del versante (per esempio a profondit maggiore della superficie di scivolamento). In genere le opere in pietrame sono realizzate con materiale reperito in loco, che deve essere lavorato in modo da conferirgli una forma il pi possibile poliedrica ed evitando blocchi eccessivamente arrotondati, in modo da assicurare la massima superficie dappoggio e il miglior incastro possibile. Solitamente il muro ha una sezione trapezoidale ottenuta posizionando in basso i blocchi di dimensione maggiore, mentre le fondazioni hanno una base rettangolare in leggera contropendenza (massimo 10); possono essere costruiti con varie pendenze e quindi essere adattati allinclinazione della scarpata naturale o artificiale da proteggere. Laltezza di queste opere mediamente non supera i 2 metri, anche se in casi particolari e con limpiego di mezzi meccanici adeguati possibile realizzare muri di sostegno e/o scogliere fino ad altezze di 3-4 metri (purch lo spessore della base venga adeguatamente proporzionato allaltezza).
43

Dal punto di vista del dimensionamento, lunico riferimento bibliografico reperito per questo tipo di opere quello di Gray e Sotir (1996), secondo i quali il Fattore di Sicurezza nei confronti del ribaltamento dellopera in pietrame (Figura 23) pu essere scritto (nel caso di terreno privo di coesione) come:
0.5 R (H / B )cos / sin 2 + 0.5 R [ 4] FS rib = 2 0.5 t K A 0.33(H / B ) cos / sin (H / B )sin Dove H laltezza dellopera, B la larghezza dellopera (misurata alla base), linclinazione dellopera (riferita

allorizzontale), R il peso di volume dei blocchi rocciosi, t il peso di volume del terreno a tergo dellopera, langolo di resistenza al taglio del terreno, KA il coefficiente di spinta attiva del terreno. Risolvendo lequazione [ 4] pu essere ricavato il valore del rapporto (H/B) in
Figura 23 Rappresentazione schematica di funzione del valore del fattore di sicurezza unopera di sostegno in pietrame adottato:
2 H 0.5b b + 0.33( FS ) t R K A cos / sin = B 0.33 t K A (FS )cos / sin

[ 5]

dove:
b = 0.5 R cos / sin 2 + t K A (FS )sin [ 6]

Gli Autori raccomandano poi di realizzare


2 1

sempre una fondazione o di ammorsare il blocco basale in una trincea scavata

appositamente nel terreno naturale avendo cura di costipare preventivamente il terreno. Inoltre, per limitare le pressioni interstiziali a tergo del muro, gli stessi consigliano di realizzare un filtro in ghiaia tra lo scavo e il Figura 24: Schema di costruzione di un manufatto o di posizione un tubo drenante per muro in pietrame con terreno di riporto e allontanare le acque dalla base dellopera tubo drenante a tergo (ridisegnato da (Figura 24). Gray e Sotir, 1996).
44

Indicazioni pi dettagliate circa le modalit costruttive, gli interventi sistematori collegati e il periodo di intervento per le opere in pietrame (rinverdite o meno) si trovano allinterno del Quaderno opere tipo di ingegneria naturalistica (Regione Lombardia, 2000). bene comunque ricordare che tali opere offrono notevoli vantaggi nei riguardi delle opere in malta e pietrame o in calcestruzzo, ascrivibili alla loro permeabilit, che in genere consente un buon drenaggio del terreno a tergo e di conseguenza una diminuzione della spinta delle terre e delle sovrapressioni idrauliche. A tutto ci si aggiungono la semplicit costruttiva, il costo ridotto e la perfetta integrazione paesaggistica nellambiente montano; di contro, necessitano di periodiche manutenzioni.

4.4 OPERE DI RINFORZO E DI COPERTURA


4.4.1 Gradonate

Le gradonate vengono realizzate collocando a dimora talee (o piantine radicate) sul fondo di banchine scavate nel versante o nelle scarpate (Figura 25), sono opere che combinano la funzione di copertura esercitata dallapparato epigeo con quella di stabilizzazione esercitata dallapparato ipogeo. Oltre allazione di rinforzo esercitata dalle radici, le talee (o i fusti delle piantine) fungono da rinforzi in maniera analoga agli elementi sintetici delle terre rinforzate (Figura 26). Lesecuzione avviene procedendo dal basso verso lalto, realizzando nel versante un gradone cui viene conferita una pendenza verso monte di circa il 10%; sul fondo della banchina vengono poi poste in tutta profondit talee (in genere di salice), astoni o piantine radicate con una densit di almeno 10 pezzi/metro. La banchina viene poi riempita con il materiale proveniente dallo scavo della banchina superiore. Per ulteriori dettagli si rimanda al Manuale delle opere tipo di Ingegneria Naturalistica (Regione Lombardia, 2000) ed ai numerosi testi specializzati.

Figura 25:schema costruttivo delle gradonate (da Regione Lombardia, 2000)


45

PARAMENTO ESTERNO

RINFORZO

TALEA RADICATA

Figura 26: similitudine tra rinforzo sintetico e con talea


4.4.1.1 Dimensionamento

Facendo riferimento agli schemi sviluppati per le terre rinforzate, Bischetti e DAgostino (2002) hanno sviluppato uno schema di calcolo per valutare il fattore di sicurezza dei versanti sistemati a gradonata in funzione sia delle caratteristiche geometriche e geotecniche del versante, sia ai parametri progettuali della sistemazione (numero, lunghezza e diametro delle talee, distanza tra i gradoni). In analogia a tali schemi il rinforzo esercitato dalle talee pu essere calcolato basandosi sullanalisi delle forze allequilibrio limite (cfr. Appendice 1) ed in particolare calcolando la resistenza mobilizzata dal rinforzo al di sotto del generico piano di scivolamento. Con riferimento alla Figura 27, il fattore di sicurezza (FS) del pendio dato dalla seguente relazione:
FS = c l1 + nR sin ( + ) + ( t a m )z cos 2 l1 tg t l1 z sin cos nR cos( + )

[7]

dove z la profondit del generico piano di scivolamento [m], m la frazione di z interessata dalla falda, t il peso nellunit di volume del terreno [kN/m3], a il peso specifico dellacqua [kN/m3], c la coesione del terreno [kN/m2], n la densit delle talee [numero/m], s lo spessore del terreno al di sopra del piano di scivolamento [m], s* la lunghezza della talea sopra il piano di scivolamento [m], l3 la lunghezza della talea [m],

(l3 s *)

la lunghezza della talea al di sotto del generico piano di scivolamento [m],

linclinazione del versante, linclinazione del piano di posa delle talee, langolo di resistenza al taglio del terreno, R la resistenza allo sfilamento mobilizzata dalla talea [kN/m].

46

Figura 27: schema di rinforzo di un pendio sistemato a gradonata Nel caso dei rinforzi sintetici, si assume che la forza mobilizzata, R, sia rappresentata dalla resistenza allo sfilamento assicurata dalle forze dattrito allinterfaccia terreno-rinforzo. Nel caso delle talee tale meccanismo valido solamente nel primo periodo dopo la messa a dimora, in quanto gi dopo pochi mesi la talea ha emesso una significativa quantit di germogli radicali. Bischetti e Vitali (2001) hanno osservato per talee di salice rosso dopo tre mesi dalla messa a dimora, un numero medio dei germogli radicali (sebbene solamente di pochi centimetri) che andava da alcune decine fino ad oltre cento per metro. Nel caso delle talee radicate, quindi, oltre alle forze di attrito durante lo sfilamento, viene mobilizzata una resistenza dovuta alla presenza delle radici che si originano dalla talea stessa. Per valutare tale resistenza ragionevole ipotizzare che il punto pi debole dei germogli radicali sia la loro inserzione sulla talea. La forza dattrito complessiva che si genera tra il terreno e le singole radici che compongono le ramificazioni di ciascun germoglio, infatti, pu essere assunta superiore alla resistenza alla trazione del germoglio nel suo punto dinserzione. Applicando lo schema illustrato sulla base dei dati di Bischetti e Vitali (2001) sono state calcolate le distanze massime tra i gradoni affinch sia garantito un fattore di sicurezza superiore a 1.3 nel caso di una gradonata realizzata con talee di salice rosso di 1 metro di lunghezza, poste a dimora con un angolo di 10 e una densit di 10 talee/m. In Tabella XIV sono riportati i valori per diverse tipologie di terreno, caratterizzati da angoli di resistenza al taglio di 27, 30, 35 e 40, senza considerare, in via cautelativa, leventuale coesione del terreno ed adottando un peso del terreno di 20 kN/m3 (in tali casi il Fattore di Sicurezza per
47

versanti non sistemati sempre inferiore a 1.3, salvo il caso di un terreno con di 40 e pendenza 25). I calcoli sono stati effettuati per due diversi gradi di saturazione (0.5 e 0.7) e per profondit di 50 cm e 70 cm, ponendosi nella condizione di fine lavori, trascurando cio il contributo delle radici. I valori calcolati per la medesima situazione dopo un periodo di 15 mesi sono invece riportati in Tabella XV. Dai risultati riportati possibile evidenziare che lefficacia della sistemazione aumenta allaumentare della pendenza del versante; tale effetto dovuto sostanzialmente al fatto che a parit di profondit (z, cfr. Figura 27) e mantenendo uninclinazione della talea di 10, la porzione di talea che si trova dietro il piano di taglio aumenta con la pendenza del piano stesso (si ricorda che nel caso del pendio indefinito, il piano di taglio viene ipotizzato parallelo alla superficie). Nel caso di pendenze inferiori a 30, la porzione di terreno che pu essere stabilizzata (FS>1.3) con talee di 1 m, in genere non supera i 50 cm, mentre oltre i 30 supera i 70 cm. Per quanto riguarda la distanza tra i gradoni, per versanti caratterizzati da materiale avente angolo di resistenza al taglio fino a 35, la distanza minima non supera i 3 m (fino a 5 m per pari a 40) al termine dei lavori; dopo 15 mesi, leffetto delle radici permette di ottenere la stabilizzazione del versante anche con distanze tra i gradoni di 7-10 m. Si ritiene comunque opportuno consigliare una certa cautela nelladozione generalizzata di tali valori, che pur essendo cautelativi ( stata trascurata leventuale coesione del terreno ed stato assunto un peso del terreno piuttosto elevato), sono frutto di una sperimentazione al Tabella XIV: distanze tra i gradoni in funzione delle caratteristiche del materiale e la pendenza del versante a fine lavori, per talee di salice rosso di 1 m di lunghezza, 5 cm di diametro e 10 pezzi/m
m=0.5 pendenza 25 30 35 40 45 m=0.7 pendenza 25 30 35 40 45

=27 z=0.5 4.5 4.5 5.0 5.0 5.5 =27 z=0.5


4.0 4.5 4.5 4.5 4.5

z=0.7 2.5 2.5 2.5

=30 z=0.5 6.5 6.0 6.0 6.5 7.0 =30 z=0.5


4.5 4.5 5.0 5.0 5.5

z=0.7 2.5 2.5 3.5

=35 z=0.5 10.0 9.0 8.0 8.0 8.0 =35 z=0.5


7.0 7.0 7.5 7.5 8.5

z=0.7 2.5 3.0 4.0

=40 z=0.5 10.0 10.0 10.0 9.5 9.0 =40 z=0.5


10.0 10.0 9.0 9.0 9.0

z=0.7 4.0 5.0 5.0

z=0.7 2.5 2.5 2.5

z=0.7 2.5 2.5 2.5 48

z=0.7 2.5 2.5 3.0

z=0.7 3.0 4.0 4.5

Tabella XV: distanze tra i gradoni in funzione delle caratteristiche del materiale e la pendenza del versante dopo 15 mesi dallimpianto, per talee di salice rosso di 1 m di lunghezza, 5 cm di diametro e 10 pezzi/m
m=0.5 pendenza 25 30 35 40 45 m=0.7 pendenza 25 30 35 40 45

=27 z=0.5 10.0 10.0 10.0 10.0 10.0 =27 z=0.5


10.0 10.0 10.0 10.0 10.0

z=0.7 7.5 8.5 8.5 8.5

=30 z=0.5 10.0 10.0 10.0 10.0 10.0 =30 z=0.5


10.0 10.0 10.0 10.0 10.0

z=0.7 8.5 9.0 9.0 8.5

=35 z=0.5 10.0 10.0 10.0 10.0 10.0 =35 z=0.5


10.0 10.0 10.0 10.0 10.0

z=0.7 10.0 10.0 10.0 10.0

=40 z=0.5 10.0 10.0 10.0 10.0 10.0 =40 z=0.5


10.0 10.0 10.0 10.0 10.0

z=0.7 stabile 10.0 10.0 10.0 10.0

z=0.7 6.0 8.0 8.5 9.0

z=0.7 7.5 8.5 9.0 9.0

z=0.7 9.0 9.5 9.5 9.5

z=0.7 10.0 10.0 10.0 10.0

momento limitata e che andr estesa ad altre specie e contesti di crescita. Dal punto di vista puramente meccanico, infine, dai risultati emerge che al fine di mantenere la maggior porzione possibile di talea oltre il piano di taglio sarebbe opportuno variare linclinazione delle talee in relazione allinclinazione del versante; tali osservazioni devono per essere contemperate con considerazioni relative alla distribuzione delle sostanze responsabili della radicazione, che sono influenzate dallinclinazione data alla talea stessa.
4.4.2 Grate vive

Si tratta di opere realizzate con pali in legname disposti tra loro perpendicolarmente a formare dei riquadri (camere) in cui vengono messe a dimora talee e/o piantine radicate (Figura 28). La grata viva agisce quindi come sostegno del terreno fino a che non si sono sviluppati gli elementi vivi che, con lo sviluppo degli apparati radicali, producono un effetto stabilizzante. Queste opere sono utilizzate con successo negli interventi di sistemazione e stabilizzazione di pendii in erosione o in frana, caratterizzati da inclinazioni molto elevate (anche superiori a 45), dove non possibile ridurre con mezzi meccanici la pendenza del versante e non sono applicabili altre tecniche di ingegneria naturalistica. La tecnica costruttiva consiste nel rivestire larea interessata con una griglia di pali in larice o castagno aventi diametro di 1520 cm, disposti a formare camere di 1,52,0 metri di lato. La difficolt consiste nel fare aderire il pi possibile questa struttura rigida alla
49

superficie del terreno, che deve essere fissata al substrato stabile mediante linfissione di picchetti di legno della lunghezza di 1 metro circa. Si procede poi al riempimento delle camere con materiale inerte e terreno

vegetale ed alla messa a dimora di talee, ramaglia e/o piantine radicate (con leventuale

supporto di una rete metallica o di una biostuoia per il

contenimento del terreno fine). La superficie esterna della grata pu poi essere inerbita per una migliore resistenza allerosione. Maggiori indicazioni circa le modalit costruttive, gli

interventi sistematori collegati e Figura 28: schema costruttivo della grata viva (da il periodo di intervento per le Regione Lombardia, 2000) grate vive si trovano allinterno del Quaderno opere tipo di ingegneria naturalistica (Regione Lombardia, 2000) e vengono ampiamente trattate allinterno dei numerosi manuali e testi scientifici di ingegneria naturalistica.
4.4.3 Inerbimenti

Il rivestimento delle scarpate con specie erbacee, di norma sufficiente a proteggere gli strati pi superficiali del terreno dallazione battente delle acque meteoriche e dal deflusso superficiale. Linerbimento di pendii e scarpate rappresenta una delle soluzioni a minor impatto ambientale, combinando lefficacia tecnico-funzionale agli aspetti paesaggistici e naturalistici. Le tecniche ed i materiali impiegati sono differenti in relazione al campo di impiego (versanti franosi, scarpate naturali ed artificiali, argini fluviali, ecc.) e alle caratteristiche litologiche, pedologiche, morfologiche e climatiche dellarea dintervento. Diverse sono le
50

tipologie di inerbimento per semina o per posa in opera di rivestimenti vegetali, tra cui si ricordano la semina a spaglio, la copertura con zolle erbose, il sistema nero-verde, lidrosemina. In questa sede si ritiene di dover sottolineare come nel caso dellinerbimento delle scarpate stradali, sia particolarmente indicato il ricorso allidrosemina, che per essere realizzata necessita di unattrezzatura che solitamente caricata su mezzi (Figura 29). Per indicazioni dettagliate circa la scelta della specie, le modalit e il periodo dintervento, gli interventi sistematori collegati si rimanda al Quaderno opere tipo di ingegneria naturalistica (Regione Lombardia, 2000) ed agli ormai numerosi testi che si occupano di ingegneria naturalistica e di sistemazioni idraulico-forestali.

Figura 29: idrosemina su scarpate stradali


4.4.4 Coperture diffuse

Si tratta di opere usate tipicamente in ambito di sistemazione delle sponde dei corsi dacqua, ma che possono essere efficacemente utilizzate anche per la stabilizzazione delle scarpate stradali, talvolta in combinazione con opere di sostegno quali le palificate (Figura
30) Oltre allazione di copertura ad opera dellapparato epigeo, le radici che si originano

dagli astoni forniscono un rinforzo che pu essere espresso in termini di coesione aggiuntiva, consentendo di creare scarpate con una pendenza superiore a quella consentita dal solo materiale. Tale effetto che pu esercitarsi fino ad una profondit nellordine del metro, pu essere quantificato da alcuni kPa ad alcune decine di kPa, in funzione della specie e soprattutto della densit (Hammod et al., 1992; Bischetti, 2001; Bischetti et al., 2002).

51

Lesecuzione dellopera, nel caso delle scarpate stradali, si riduce alla posa di uno strato continuo di astoni di salice o talee in senso trasversale alla strada, collocando la base in un fosso al piede della scarpata stessa; al fine di mantenere gli astoni a contatto con il terreno e facilitarne la radicazione, opportuno fissare gli astoni Figura 30: copertura diffusa su scarpata con filo di ferro zincato ancorato a paletti ed stradale effettuare una copertura con un sottile strato di terreno vegetale.

52

BIBLIOGRAFIA
related to increased debris slides in southwestern Oregon, Journal of forestry, 83(4), 229233.

Amaranthus, M.P., Rice, R.M., Barr, N.R., Ziemer, R.R. (1985) Logging forest roads

Bartle, H. (1999) Analyzing the effectiveness of common road construction and deactivation techniques, Watershed restoration Technical Bulletin - Streamline, vol.4, no.2, pp.1-8. British Columbia. Bassi, L. (2002) Studio sui carichi massimi ammissibili al transito sulle strade agro-silvopastorali, Tesi per il conseguimento della Laurea in Scienze Agrarie, A.A. 2001/2002, Universit degli Studi di Milano. Benini, G. (1990) Sistemazioni idraulico-forestali, UTET, Torino. Bischetti, G.B. (2000) Quantificazione delleffetto dellapparato radicale sulla stabilit dei versanti, Rivista di Ingegneria Agraria, 2, 70-81. Bischetti, G.B. (2005) Linee guida per la progettazione della viabilit agro-silvo-pastorale in Lombardia, Universit degli Studi di Milano, Regione Lombardia e Comunit Montana della Valsassina, Valvarrone, Val dEsine e Riviera, Italia. Bischetti, G.B., Vitali, B. (2001) Caratteristiche biotecniche delle talee di salice rosso, presentato al Convegno su Ingegneria Naturalistica: dal Progetto ai Risultati, Milano, 15 novembre 2001. Bischetti, G.B., DAgostino, V. (2002) Sullutilizzo delle talee nelle sistemazioni di versante, 28 Convegno di Idraulica e Costruzioni idrauliche, Potenza 16-19 settembre 2002, vol.5, 231-238. Bischetti, G.B., Chiaradia, E., Simonato, T. (2002) Il ruolo della vegetazione nellanalisi di stabilit dei fenomeni franosi superficiali. Lesempio di Vararo (VA) del 3 maggio 2002, presentato al Convegno Nazionale La difesa della Montagna, Assisi, 11-12 dicembre 2002. Bishop, A.W. (1955). The use of the slip circle in the stability analysis of slopes. Geotechnique, vol. 5, n1. Brinch Hansen, J. (1970) A Revised Formula for Bearing Capacity. The Danish Geotechnical Institute, Bull. N.11, Copenhagen. Caquot, A., Kerisel, J. (1948) Tables for the Calculation of Passive Pressure, Active Pressure and bearing Capacity of Foundations. Gautiers-Villars, Parigi.
53

Carbonari, A., Mezzanotte, M. (1993) Tecniche naturalistiche nella sistemazione del territorio, Provincia Autonoma di Trento. Chatwin, S.C., Howes, D.E., Schwab, J.W., Swanston, D.N. (1994) A guide for management of landslide-prone terrain in the Pacific Northwest, Land Management Handbook n. 18, Ministero delle foreste della British Columbia, Canada, 220 pp. Cavalli, R., DAgostino, V. (2000) Il materiale strutturale. In: Andrich, A., DAgostino, V.(Eds.) Le opere in legno nella sistemazione dei torrenti montani, Regione del Veneto, A.R.P.A.V., Centro Valanghe di Arabba (BL). C.N.R. (1980) Caratteristiche geometriche delle Strade extraurbane, Roma. Coulomb, C.A. (1773) Essai sur une Application des Regles de Maximis et Minimis a Quelques Problemes de Statique Relatifs a larchitecture, Mem. Div. Sav. Acad., vol.7. Colombo, G. (1977) Manuale dellIngegnere civile ed industriale. Ed. U. Hoepli, Milano. Crosta, G.B. (1998) Regionalization of rainfall thresholds: an aid to landslide hazard evaluation. Environmental Geology, 35 (2-3), pp. 131-145. Crosta, G.B. (2001) Rilevamento geologico tecnico in aree con problemi di stabilit dei pendii. In: Cancelli A. e Crosta G.B. (a cura di) Principi e metodi di rilevamento geologico-tecnico, Geo-Graph, Segrate (MI). Cruden, D.M., Varnes, D.J. (1994) Landslides types and processes. In: Landslide: Investigation and Mitigation, Transportation Research Board. Natural Academy of Science. DAgostino, V. (2000) Le tipologie costruttive. In: Andrich, A., DAgostino, V.(Eds.) Le opere in legno nella sistemazione dei torrenti montani, Regione del Veneto, A.R.P.A.V., Centro Valanghe di Arabba (BL). DAgostino, G., Mantovani, D. (2000) Analisi strutturale delle opere a cassoni. In: Andrich, A., DAgostino, V.(a cura di) Le opere in legno nella sistemazione dei torrenti montani, Regione del Veneto, A.R.P.A.V., Centro Valanghe di Arabba (BL). Donald, J.A., Wemple, B.C., Grant, G.E., Swanson, F.J. (1996) Interaction of logging roads with hillslope and channel processes during the February 1996 flood in western Oregon. [Abstract], EOS Transactions, American Geophysical Union, AGU Fall Meeting, 15-19 dicembre 1996, San Francisco, USA, 77(46), F273. Furniss, M.J., Love, M.A., Flanagan, S.A. (1997) Diversion potential at road-stream crossings. Water/Road Interaction Technology Series, 9777-1814-SDTDC, San Dimas,
54

California, U.S.A., U.S.D.A., Forest Service, Technology and Development Program, 12 p. Giordano G. (1988) Tecnologia del legno, vol. I. UTET, Torino. Gonsior, M.J. e Gardner, R.B. (1971) Investigation of slope failures in the Idaho Batholith, USDA Forest Service Research Paper INT-97, 34 pp. Gray, D.H. e Sotir, R.B. (1996) Biotechnical and soil bioengineering-Slope Stabilization. A pratical guide for erosion control, John Wiley & Sons, Inc., New York. Gucinski, H., Furniss, M.J., Ziemer, R.R., Brookes, M.H. (2000) Forest roads: a synthesis of scientific information, USDA Forest Service, giugno 2000. Higman, S.L. e Patrick, R.A. (2001) Stability analysis of timber cribbed road fill on a steep slope. The International Mountain Logging and 11th Pacific Northwest Skyline Symposium, pp.115-127. Hammond, C., Hall, D., Miller, S., Swetik, P. (1992). Levei I Stability Analysis (LISA) documentation for version 2.0. Gen. Tech. Rep. INT-285. Forest Service U.S. Dept. Of Agric., Ogden, Utah. Hungr O. (1981) Dynamics of rock avalanches and other types of mass movements, Tesi di dottorato, University of Alberta. Jakob, M. (2000) The impacts of logging on landslide activity at Clayoquot Sound, British Columbia, Catena, 38, 279300. McCashion, J.D., Rice, R.M. (1983) Erosion on logging roads in northwestern California: how much is avoidable?, Journal of Forestry, 81, 23-26. McClelland, D.E., Folz, R.B., Falter, C.M., Wilson, W.D., Cundy, T., Schuster, R.L., Saurbier, J., Rabe, C., Heineman, R. (1999) Relative effects on a low volume road system of landslides resulting from episodic storms in Northern Idaho, Transportation Research Record, n. 1652, vol.2, 235-243. Megahan, W.F. (1984) Tagli di bosco e strade: impatto ecologico e danno economico, Economia Montana, 3, 3-6. Lambe T.W. e Whitman R.V. (1997) Meccanica dei terreni, Edizione italiana. Dario Flaccovio Editore, Palermo. Lancellotta R. (1993) Geotecnica, Seconda edizione. Zanichelli, Milano. Meyerhof, G.G. (1953) The Bearing Capacity of Foundations under Eccentric and Inclined Loads. Proc. III ICSMFE, vol.1, Zurigo.
55

Ministero dei Lavori Pubblici (1988) D.M. 11 marzo 1988. Norme tecniche riguardanti le indagini sui terreni e sulle rocce, la stabilit dei pendii naturali e delle scarpate, i criteri generali e le prescrizioni per la progettazione, l'esecuzione e il collaudo delle opere di sostegno delle terre e delle opere di fondazione. Suppl. Ord. G.U. Repubblica Italiana, n.127, 1 giugno 1988. Nash, D. (1987) A comparative review of limit equilibrium methods of stability analysis. In: Anderson M.G., Richards K.S. (Eds.) Slope Stability. John Wiley & Sons Ltd. Palmeri, F., Zanoni, C. (1999) Sembra facile e lo , Acer, n1, pp. 52-55. Prandtl, L. (1921) Eindringungsfestigkeit und festigkeit von schneiden. Zeit. F. Angew. Math. U. Mech. 1, 15. Pugi, F., Paris, E., Ceccotti, A. (2000) Sui criteri progettuali delle briglie in legno, Atti del XXVII Convegno di Idraulica e Costruzioni Idrauliche, 3 (C), pp. 449-456, Genova. Rankine, W.J.M. (1857) On the stability of Loose Earth, Philosophical Transactions of the Royal Society, vol.147, pp.9-27. Regione Lombardia (2000) Deliberazione Giunta Regionale 29/02/00, n.6/48740, Approvazione direttiva Quaderno opere tipo di ingegneria naturalistica, B.U.R.L. 19, 1 suppl. str. al n.19 9 maggio 2000. De Antonis, L. e Molinari, V.M. (a cura di ) (2003) Interventi di sistemazione del territorio con tecniche di ingegneria naturalistica, Regione Piemonte. Reissner, H. (1924) Zum Erddruckproblem, Proceedings First International Conference on Applied Mechanics, Delft, pp.295-311. Rocscience, Inc. (2001) RocPlane. Planar sliding stability analysis for rock slopes. Theory Manual. Rood, K.M. (1984) An aerial photograph inventory of hte frequency and yield mass wasting of the Queen Charlotte Islands, Land Management Report n. 34, Ministry of Forests, British Columbia, Canada. Simonato, T., Bischetti, G.B. (2003) Dimensionamento delle palificate a parete doppia. Rivista di Ingegneria Agraria, 3, 49-54. Sidle, R.C. (1985) Factors influencing the stability of slopes, Proceedings of a workshop on slope stability: problems and solution in forest managment, Seattle, U.S.A., USDA General Technical Report PNW-180. Skempton, A.W. e Delory, F.A. (1957) Stability of natural slopes. In: London clay, Proc. 4th Inst. Conf. Soil Mech., London, v. 2, 378-381.
56

Sowers, G.B. e Sowers, G.F. (1970) Introductory Soil Mechanics & Foundations, 3rd ed. The Macmillan Co. Terzaghi, K. (1943) Theoretical Soil Mechanics. John Wiley & Sons, N.Y. Terzaghi, K., Peck, R.B. (1967) Soil Mechanics in Engineering Practice. John Wiley & Sons, N.Y. Valentini, C. (1912) Sistemazione dei torrenti e dei bacini montani. Hoepli Editore, Milano. Varnes, D.J. (1978). Slope movements, type and process. In Landslides: Analysis and Control, Transp. Board. Nat. Acad. of Sciences, Special report 176, pp.11-33. Vesic, A.S. (1970) Tests on Instrumented Piles, Ogeechee River Site, JSMFD, ASCE, vol.96, n. SM2, Proc. Paper 7170, March. Vesic, A.S. (1973) Analysis of Ultimate Loads of Shallow Foundations. JSMFD, ASCE, Jan., pp.45-73. WP\WLI (1993) Int. Geotechnical societies UNESCO Working Party on World Landslide Inventory. A suggested method for describing the activity of a landslide. IAEG Bull., v.47, pp. 53-57. WP\WLI (1994) Int. Geotechnical societies UNESCO Working Party on World Landslide Inventory. Multilingual glossary for landslides. IAEG Bull.

57

APPENDICE 1: ANALISI DI STABILITA DEI PENDII Introduzione


Quando il piano campagna non orizzontale, come nel caso dei pendii naturali e delle scarpate artificiali, le tensioni di taglio indotte dalle forze gravitazionali tendono ad innescare il movimento del terreno stesso (o della roccia) lungo potenziali superfici di
scorrimento. Quando le tensioni tangenziali superano le resistenze al taglio vengono a

mancare le condizioni di equilibrio globale per cui la massa di terreno scivola verso valle fino al raggiungimento di un nuovo stato di equilibrio. La complessit del sistema versante, la variabilit delle condizioni climatico-ambientali e i diversi scopi di analisi fanno s che i fattori da considerare nel corso di unanalisi di stabilit siano differenti; tra questi ricordiamo: la geometria del pendio; il tipo di pendio (naturale, artificiale, in rilevato, in scavo); la struttura geologica dellarea in esame; il materiale geologico coinvolto (roccia, terreno, ecc.); le condizioni idrogeologiche (e loro variazioni); le forze esterne (sovraccarichi, sismicit, ecc.); le conseguenze di una ipotetica rottura. Tra i diversi metodi a disposizione, quelli maggiormente utilizzati fanno riferimento al principio dellequilibrio limite; nel caso dei movimenti che caratterizzano lambiente agrosilvo-pastorale particolarmente utili, sebbene drasticamente semplificati, sono i metodi lineari del pendio indefinito, degli scivolamenti planari e quello non lineare di Bishop.

Metodo del pendio indefinito


Il metodo del pendio indefinito stato sviluppato da Skempton e Delory (1957) per lanalisi di tutti quei versanti in cui la lunghezza del fenomeno di instabilit di gran lunga pi grande rispetto alla profondit e in cui non esistono forti effetti dovuti al controllo laterale. Il caso tipico quello dellinstabilit delle coperture detritiche o di terreni sciolti in genere (di spessore contenuto) posti al di sopra di un substrato resistente. La superficie di scivolamento quindi assunta coincidente con il piano di contatto roccia-terreno e tale piano assunto essere parallelo alla superficie topografica e, se esiste, alla superficie della falda. Tutte queste ipotesi facilitano la risoluzione e consentono di analizzare la stabilit
58

del analizzando di un

pendio quella singolo di

elemento

lunghezza unitaria, poich lestensione longitudinale della

schematizzazione consente trascurare delle di lazione di

forze

interconcio (Figura Figura 31: schema del pendio indefinito 31). Le variabili necessarie per lanalisi comprendono: le propriet del terreno: c (coesione efficace), (angolo di resistenza al taglio efficace), t peso di volume del terreno; il peso di volume dellacqua: w; il peso dellelemento di terreno: W=tzb; la pressione neutra alla base del piano di scivolamento: u=whw e ru=u/tz;

Poich il versante infinitamente esteso, le risultanti interconcio sono pari sui due lati: IL=IR. Le forze agenti alla base del concio saranno le due componenti (P normale, T tangenziale) dovute al peso del concio stesso: P=W cos T=W sin ed i relativi sforzi (forza/area) alla base del concio saranno: [ 8] [ 9]

= (W/b) cos2 = (W/b) sin cos


La resistenza a rottura sulla base del principio di Mohr-Coulomb sar: s = c + tan = c + (-u) tan e allequilibrio deve valere:

[ 10] [ 11]

[ 12]

59

s FS

[ 13]

per cui utilizzando le espressioni sopra riportate, si ottiene:

c'+ z cos 2 u tan ' FS = t z sin cos


oppure:
c' + cos 2 ru tan ' t z FS = sin cos

[ 14]

[ 15]

dove ru avr valore controllato dalla pendenza del versante; nel caso di filtrazione parallela al versante ed esprimendo laltezza della superficie piezometrica in termini di frazione (m) della profondit z:

FS =

c'+ z ( t m w )cos 2 tan ' t z sin cos

[ 16]

Un caso particolare rappresentato dalla presenza di terreni incoerenti (c=0) con falda a piano campagna (m=1):

FS =

( t w ) tan '
t tan

[ 17]

In assenza di acqua nel versante (sempre per terreni non coesivi), il fattore di sicurezza si riduce a: FS = tan ' tan [ 18]

Casi decisamente pi complessi, e in verit pi realistici, saranno quelli con linee di flusso non parallele allinclinazione del versante e di conseguenza in grado di considerare condizioni di deflusso locali o particolari. La soluzione generalizzata della stabilit di un pendio indefinito in caso di filtrazione variabile decisamente pi complicata, pertanto si rimanda a pubblicazioni specifiche di stabilit e di idrologia dei versanti.

Scivolamenti planari
Come gi accennato, questo tipo di analisi si utilizza in genere per frane in roccia anche se la procedura pu essere applicata agli scivolamenti nei terreni. Indipendentemente dal materiale coinvolto, le analisi per gli scivolamenti planari possono essere condotte in diverso modo in funzione della geometria del blocco interessato. Tali verifiche possono essere effettuate con il metodo dellequilibrio limite, verificando in diverse condizioni il
60

grado di stabilit del blocco stesso. Indipendentemente dalla geometria, lo schema implica alcune

condizioni (Figura 32): venuta a giorno del piano di scivolamento: > ; inclinazione scivolamento allangolo di del piano di Figura 32: schema dello scivolamento planare di un cuneo di riporto

superiore attrito del

materiale: > ; immersione del piano di scivolamento entro lintervallo 20 dallimmersione della scarpata esterna del blocco; presenza di due piani laterali e ortogonali al piano di scivolamento tali da isolare un blocco e che non sviluppino resistenza ai lati della massa in movimento, oppure profilo trasversale del pendio convesso (sperone). In termini generali lo scivolamento di un cuneo (ma anche di blocchi di forma complessa) pu essere schematizzato nellambito dellequilibrio alla traslazione lungo il piano inclinato, ottenendo per le condizioni asciutte la seguente espressione generale per il calcolo del fattore di sicurezza: FS = dove: A larea del tratto di superficie di scivolamento considerato (che considerando una larghezza unitaria coincide con la sua lunghezza L), langolo di inclinazione della superficie di scivolamento, W il peso del blocco, C la coesione totale (dovuta cio alla coesione del terreno e al contributo della vegetazione), langolo di resistenza al taglio del materiale. Di seguito vengono proposte le soluzioni per alcuni casi particolari.
Presenza di acqua lungo il pendio

C A + W cos tan ' W sin

[ 19]

Per tener conto della presenza dellacqua nei calcoli del fattore di sicurezza con i metodi dellequilibrio limite, possibile introdurre la sottospinta idraulica U dovuta alle pressioni neutre distribuite lungo la superficie di scivolamento. La definizione delle condizioni
61

idrauliche realmente esistenti per problematica; in assenza di fratture e supponendo che il pendio sia completamente saturo, ragionevole ipotizzare che la

pressione massima si abbia in corrispondenza di met

dellaltezza del blocco (RocPlane Theory Manual, 2001; Figura 33). Figura 33:distribuzione delle pressioni con valore Di conseguenza, la pressione massimo a met altezza massima (condizione idrostatica) : dellacqua nei pori

1 Pw = w H 2 e la relativa sottospinta idraulica:


U=

[ 20]

1 1 Pw L = w HL 2 4

[ 21]

Il Fattore di Sicurezza pu quindi essere scritto come:


FS = C A + (W cos U ) tan ' W sin

[22]

Unulteriore opzione, meno rigorosa, quella di trascurare le forze esterne e utilizzare nelle verifiche il peso di volume sommerso del terreno , dato dalla differenza tra il peso di volume saturo del terreno e il peso di volume dell'acqua. Tale soluzione pu essere utilizzata in prima approssimazione nei casi in cui non si riesca a tener conto della reale distribuzione delle pressioni neutre.
Frattura di trazione

In presenza di movimenti franosi incipienti o in evoluzione frequente che in superficie si formino fratture di trazione. Queste, oltre a rappresentare vie preferenziali per linfiltrazione e lo scorrimento delle acque di superficiali nel corpo di frana, a lungo termine possono portare alla formazione di ristagni superficiali agenti come sovraccarichi sul pendio.

62

In questi casi possibile adottare il meccanismo di rottura per scivolamento scorrimento planare, o senza

resistenza

mobilitata lungo la frattura di trazione. Per il calcolo di FS in questo caso si deve tenere conto anche della spinta idrostatica V (Figura 34) esercitata dallacqua presente
Figura 34: scivolamento del blocco in presenza di una frattura di trazione

nelleventuale frattura di trazione posta a monte del blocco instabile:

FS =

C A + (W cos U V sin ) tan (W sin + V cos )

[ 23]

dove 1 V = wz2 2 1 U = wz L 2 [ 24] [ 25]

con z altezza dellacqua nella frattura di trazione e L lunghezza della superficie di scivolamento.
Carico uniformemente distribuito

Un ulteriore caso, frequente nellambito della viabilit agro-silvo-pastorale, quello in cui sulla superficie del blocco viene posizionato un sovraccarico, come ad esempio un mezzo meccanico (Figura 35). Con lapplicazione di un carico generico, Q, assunto uniformemente distribuito si ha una variazione positiva o negativa (a seconda dellinclinazione del sovraccarico rispetto alla superficie potenziale di rottura) sia delle forze normali sia di quelle tangenziali, con conseguente modifica dei valori di resistenza al taglio massima e di quella mobilitata. Il fattore di sicurezza diventa:

63

FS =

cA + (W cos + Q cos ) tan W sin + Q sin

[ 26]

Ovviamente questa soluzione pu essere accoppiata con la soluzione del caso precedente, anzi nel caso in cui la strada sia realizzata con materiali scadenti, per nulla o poco costipati, e sia priva di un adeguato strato protettivo in superficie, il passaggio di mezzi eccessivamente pesanti pu contribuire alla formazione di fratture di trazione. Queste, approfondendosi e saturandosi (caso frequente in aree particolarmente umide e piovose) possono portare alla rottura del solido stradale secondo la geometria indicata in Figura 34. Allo stato attuale delle conoscenze, nella letteratura statunitense questi meccanismi di rottura, che associano il transito di mezzi pesanti alla formazione di fratture di trazione sul piano viario e alla neoformazione di frane che finiscono per coinvolgere la scarpata di valle, sono ben documentati (Bartle, 1999; Higman e Patrick, 2001); in Italia non vi sono informazioni sufficienti su tali tipologie di dissesto lungo le strade agro-silvo-pastorali.

Metodo di Bishop semplificato (1955)


Poich il pendio non sempre omogeneo e possono sussistere condizioni di flusso non facilmente schematizzabili, per unanalisi in termini di sforzi efficaci indispensabile far ricorso a metodi che suddividono la massa interessata da un movimento in un numero conveniente di conci. Se si hanno n conci (Figura 36) il problema presenta le seguenti incognite:
n valori delle forze

normali Ni agenti alla base di ciascun concio


n

valori

della

coordinata del punto di applicazione delle Ni

(n-1) forze normali e (n-1) forze tangenziali agenti dei conci sullinterfaccia

Figura 35: schema delle forze nel caso di cuneo caricato


64

(n-1)

valori

della

coordinata del punto di

applicazione

delle

forze

normali

agenti sullinterfaccia. Sommate allulteriore incognita costituita da


FS, richiedono (5n-2) condizioni per rendere

staticamente determinato il problema, mentre si dispone solamente di 3n equazioni di equilibrio. Occorre quindi introdurre alcune ipotesi aggiuntive; quelle pi comunemente adottate sono:
n punti di applicazione delle forze N Figura 36: schema delle forze sul concio nel metodo di Bishop al centro della base del concio.

(n-1) inclinazioni delle forze interconcio o posizione, altezza, h della linea di spinta

In questo modo il numero totale delle assunzioni (2n-1) maggiore di quelle richieste rendendo di conseguenza il problema sovradeterminato; ci risolto valutando due fattori di sicurezza, rispettivamente per i momenti e per le forze. I valori di FSM e FSF sono uguali per un certo valore di , ossia di inclinazione delle forze interconcio. I diversi metodi reperibili in letteratura si differenziano tra loro nellintroduzione delle condizioni relative alle forze interconcio. Il metodo di Bishop semplificato si basa sulle seguenti ipotesi (Figura 37):
la rottura avviene per scorrimento della massa di terreno lungo una superficie cilindrica

centrata in O;
le forze interconcio sono orizzontali, quelle di taglio verticale sono trascurate (XR-

XL=0);
si esamina lequilibrio dei momenti;

il criterio di rottura quello di Mohr-Coloumb (cfr. [ 12])

Sulla base di tale schema, le forze agenti alla base del concio sono:
P = l T = l

[ 27]

da cui si ricava

65

Figura 37: schema delle forze nel metodo di Bishop semplificato


T=

1 [c' l + (P ul ) tan '] FS

[ 28]

Risolvendo verticalmente si avr:


P cos + T sin = W - (XR-XL)

[ 29]

e assumendo che XR=XL=0 (ossia forze interconcio orizzontali):


1 (c' l sin ul tan ' sin ) W FS P= m dove: tan m = cos 1 + tan FS Per lequilibrio dei momenti rispetto al centro O si ha: [ 31] [ 30]

WR sin = TR
e sostituendo per T si otterr:
FS m =

[ 32]

[c' l + (P ul ) tan '] W sin

[ 33]

Questa equazione contiene FS nel termine di destra e la risoluzione ottenuta in modo iterativo con convergenza rapida; il metodo accurato salvo nel caso di problemi numerici. Lerrore insito nel metodo, infatti, modesto e in genere minore del 5% ma tende a crescere per cerchi profondi (10-15%). In ogni caso, al fine di ridurre al minimo le incertezze sui risultati ottenuti opportuno confrontare tali valori con quelli ottenuti da analisi in condizioni simili, eseguire le
66

verifiche con altri metodi sia pi semplici, che pi complessi ed, infine, effettuare una analisi di sensitivit in modo da verificare se i risultati delle analisi condotte con parametri differenti mantengono una loro ragionevolezza (Crosta, 2001). Il metodo semplificato di Bishop inoltre utilizzabile per superfici di scivolamento non circolari, adottando un centro di rotazione fittizio. Comunque per quanto riguarda le assunzioni circa la geometria della superficie di scivolamento, si ritiene che le superfici di forma circolare rappresentino in genere le pi critiche per tutti i casi che interessano materiali omogenei in assenza di discontinuit geologiche e/o strutturali particolari.

67

APPENDICE 2: VERIFICHE DELLE OPERE DI SOSTEGNO Forze agenti e cenni sul calcolo della spinta delle terre
Secondo quanto previsto dalla normativa vigente circa le opere di sostegno, le forze agenti sul manufatto dovranno essere calcolate in modo da pervenire, di volta in volta, alla condizione pi sfavorevole nei confronti delle diverse verifiche da effettuare. In particolare, tutte le ipotesi di calcolo delle spinte sulle opere di sostegno devono essere giustificate con considerazioni sui prevedibili spostamenti relativi del manufatto rispetto al terreno (D.M. 11/03/88). Di conseguenza, per dimensionare correttamente opera di sostegno ( p. es. una palificata) si devono considerare le principali forze che entrano in che gioco, le

assicurandosi

semplificazioni introdotte nello schema di calcolo siano sempre a favore di sicurezza. Se consideriamo lo schema

riportato in Figura 38, evidente come le forze agenti sullopera siano: il peso proprio dellopera (P), Figura 38: schema delle forze agenti su unopera di sostegno materiale; la spinta attiva del terreno (Sa), che dipende dallaltezza della palificata e dalle caratteristiche del terreno; la spinta passiva del terreno (Sp), rappresenta la resistenza (forza stabilizzante) del terreno alla pressione esercitata dal manufatto, poich ne ostacola il ribaltamento e lo scivolamento lungo il piano di posa dellopera stessa (in genere risulta modesta rispetto alle altre azioni sollecitanti e, a favore di sicurezza, si preferisce trascurarla nei calcoli); leventuale sovraccarico (Q) esistente a tergo dellopera, assunto uniformemente distribuito.
68

di facile determinazione noti il volume del manufatto e il peso nellunit di volume del

Per il calcolo della spinta delle terre si pu far riferimento alla teoria degli stati di equilibrio limite di Rankine (1857), della quale si richiamano brevemente le ipotesi: il terreno assunto privo di coesione (c=0; 0); la superficie di rottura piana cos come la superficie del terrapieno (che per pu anche essere inclinato); il cuneo di terreno contro il muro si comporta come un corpo rigido che subisce lo spostamento senza deformarsi; non viene considerato lattrito terreno-opera; la parete interna del muro considerata verticale; il problema si riferisce ad una unit di opera (o terreno). Come noto, tali ipotesi portano a valori di spinta superiori, e quindi a favore di sicurezza, rispetto a quelli calcolati secondo la teoria di Coulomb (1773) che tiene conto anche dellattrito che si genera tra lopera di sostegno e il terreno. Secondo la teoria di Rankine, in condizione di equilibrio limite attivo lo sforzo che agisce su un piano verticale posto alla generica profondit z sotto il piano campagna, perpendicolare al piano stesso e vale:

a = t zK a

[ 34]

dove t il peso dellunit di volume del terreno e Ka il coefficiente di spinta attiva del terreno, il quale, sempre secondo Rankine, pu essere calcolato come:

K a = tan 2 45 2
con angolo di resistenza al taglio del terreno.

[ 35]

Il diagramma delle pressioni che ne risulta di forma triangolare (lo sforzo attivo aumenta infatti linearmente con la profondit) e per unit di opera vale (area del triangolo nella Figura 39):

Figura 39: Diagramma della spinta attiva di un terreno non coesivo su una parete verticale liscia
69

1 S a = a dz = t H 2 K a 2 0

[ 36]

dove H laltezza del terreno considerato (che coincide con laltezza dellopera di sostegno indicata in figura), misurata dal piano di fondazione. La spinta attiva cos calcolata applicata ad una distanza pari a 1/3 H dal piano stesso (o a profondit 2/3 H dal piano campagna).

Estensione teoria di Rankine


Presenza di una falda

Nel caso di terreno completamente saturo, in condizioni idrostatiche in assenza cio di moti di filtrazione dietro lopera, il valore della spinta attiva del terreno (spinta efficace) diviene: 1 ' Sa = ' H 2Ka 2 [ 37]

dove il peso dellunit di volume di terreno immerso in acqua, calcolato come (sat w) con sat peso dellunit di volume di terreno saturo e w peso specifico dellacqua. Anche in questo caso la spinta applicata ad un terzo dellaltezza dellopera a partire dal piano di fondazione. Per ottenere la spinta attiva totale agente a tergo dellopera occorre aggiungere la pressione idrostatica totale: 1 Sw = w H 2 2 Per cui la spinta attiva totale varr: 1 1 tot Sa = wH 2 + ' H 2Ka 2 2 [ 39] [ 38]

Anche in questo caso il diagramma delle pressioni che ne deriva di tipo triangolare e la presenza dellacqua non altera il coefficiente di spinta Ka del terreno, n la posizione della superficie di rottura, mentre si modifica sensibilmente il valore della spinta totale agente sul manufatto.
Effetto di un sovraccarico uniforme

Nel caso in cui il terrapieno sia soggetto ad un carico Q uniformemente distribuito applicato su unarea infinitamente estesa, il problema pu essere risolto notando che la pressione che agisce alla generica profondit z sotto il piano campagna perpendicolare al piano stesso e la [ 34] diviene:
70

Figura 40: Diagramma della spinta attiva di un terreno non coesivo sottoposto ad un sovraccarico uniformemente distribuito.

a = t zK a + QK a

[ 40]

Il diagramma delle pressioni che ne risulta di forma trapezioidale (aree del triangolo e del rettangolo nella Figura 40) e lespressione della spinta attiva diviene: 1 Sa = t H 2 K a + QHK a 2 [ 41]

In maniera analoga, nel caso di terreno completamente saturo, il carico Q viene inserito nel calcolo della spinta attiva totale (cfr. [ 39]. Per identificare il punto dapplicazione della spinta, il carico pu essere opportunamente trasformato in altezza di terra equivalente: H eq = Q t [ 42]

a partire dal piano di fondazione dellopera e pu essere calcolata come: H '= H H + 3H eq 3 H + 2 H eq [ 43]

In presenza del sovraccarico, quindi, la spinta attiva totale applicata ad una distanza che varia da 1/3 H sino a 1/2 H. Per tutte le situazioni considerate in precedenza, i parametri del terreno (t e ) necessari per determinare la spinta delle terre dovrebbero essere ricavati, ogni qualvolta ve ne sia la possibilit, mediante apposite indagini geognostiche e prove di laboratorio. In alternativa, i valori dei parametri del terreno possono essere stimati in funzione della granulometria del
71

terrapieno, avvalendosi eventualmente dellesperienza acquisita dal progettista e/o di dati gi reperiti in situazioni analoghe. Nella Tabella XVI, ad esempio in relazione alla composizione granulometrica del terreno sono riportati alcuni valori dellangolo di resistenza al taglio del terreno. Tabella XVI: Valori di in relazione alla granulometria del terreno (da Terzaghi e Peck, 1967). Terreno Addensamento sciolto compatto 34 45 50 30-35 30-35

sabbia a granuli arrotondati, 27.5 uniforme sabbia a spigoli vivi, ben 33 gradata ghiaia sabbiosa 35 sabbia limosa 27-33 limo inorganico 27-30
Opera con base inclinata

Secondo la teoria degli stati di equilibrio limite di Rankine (1857), il paramento interno dellopera dovrebbe essere verticale, cio langolo dinclinazione della base () pressoch nullo. Il calcolo della spinta delle terre con tale teoria pu per essere esteso anche al caso di opere realizzate in lieve contropendenza (massimo 10-15%, che ad esempio per le palificate il legno e pietrame costituisce tra laltro la prassi costruttiva), introducendo nelle verifiche di stabilit, la scomposizione della spinta attiva in due componenti, una normale e laltra parallela al piano di appoggio del manufatto.

Verifiche dei muri di sostegno


Come previsto dal DM 11/03/88 (cfr. 4.3.2), per quanto riguarda la verifica della stabilit esterna le opere a gravit devono soddisfare le seguenti condizioni, dettate dai consueti criteri di equilibrio: stabilit alla traslazione sul piano di posa; stabilit al ribaltamento; stabilit al carico limite dellinsieme fondazione-terreno; stabilit globale dellinsieme opera-terreno;

Prima di esaminare nel dettaglio le relazioni per il dimensionamento e le verifiche delle opere di sostegno, vale la pena ricordare che normalmente i calcoli statici sviluppati si

72

riferiscono ad una schematizzazione del problema in termini bidimensionali, ovvero tali calcoli si riferiscono sempre ad una unit di struttura.
Verifica alla traslazione

Per la verifica allo scorrimento si ipotizza che lopera di sostegno possa scorrere senza alcuna deformazione propria lungo piano di posa, sotto lazione della componente tangenziale della risultante delle forze agenti (T). A questa azione si oppone la resistenza di attrito (fN), che si ha sempre lungo il piano di posa del muro, dove f il coefficiente di attrito tra la fondazione e il terreno. Secondo Terzaghi e Peck (1967) il coefficiente di attrito pu essere calcolato, prudenzialmente, come f=tan ponendo usualmente:

1 2 2 3

[ 44]

con =angolo di resistenza al taglio del terreno. Traducendo tutto questo in termini di Fattore di Sicurezza, si pu quindi scrivere: FS s = per cui allequilibrio risulta: f N = FS s T Facendo riferimento alla Figura 41, lungo la base dellopera si ricava: f (P cos ) = FS s (S a Psen ) dove: P = op H B
[48] [47]

f N T

[ 45]

[ 46]

equivale al peso proprio dellopera (adef), con op peso di volume della palificata, H altezza e B larghezza dellopera stessa; e 1 1 2 2 Sa = w H + 'H K a + QH K a 2 2
[ 49]

la spinta attiva totale a tergo del muro e agisce perpendicolarmente alla parete di monte del manufatto; essa comprende tre termini: la spinta esercitata dallacqua interstiziale presente nel caso di terreno completamente saturo. La sua intensit coincide con quella che lacqua eserciterebbe sul muro in assenza del terreno (spinta idrostatica);
73

la

spinta

esercitata

dallo

scheletro solido (grani) del terreno per effetto del peso proprio. Si noti che in questo caso compare il peso dellunit di volume del terreno

sommerso ( = sat - w): la spinta esercitata sul muro dal terreno eventuale (uniformemente
Figura 41: Schema statico di una palificata inclinata rispetto allorizzontale (sezione).

per

effetto carico

di

un Q

distribuito)

presente a tergo del muro. H laltezza verticale dellopera

H = H cos e Ka coefficiente di spinta attiva (cfr. Figura 40). La [ 49] introduce una serie di semplificazioni: nel caso di terreno a tergo saturo si suppone che esso sia a grana grossolana in modo da poter considerare il problema in condizioni drenate e trascurare il contributo della coesione, il fondo e lopera sono considerate impermeabili, le pressioni neutre a tergo sono idrostatiche in modo da non avere un moto di filtrazione. Ovviamente, nel caso di terreno asciutto e in assenza di carichi sulla superficie il primo e il terzo termine della [ 49] si elidono e nel secondo compare in luogo di , il peso di volume del terreno (t). Sostituendo la [48] e la [ 49] nella [47], si ottiene: 1 1 [50] f op HB cos = FS s w H 2 cos 2 + ' K a H 2 cos 2 + QK a H cos op BHsen 2 2 e con opportuni passaggi si ricava:
' Q B ( f + FS s tan ) = FS s w H cos + HK a cos + Ka 2 op 2 op op infine, si arriva alla condizione: [ 51]

74

' Q FS s w H cos + HK a cos + Ka 2 2 op op op B= f + FS s tan Adottando per FS il valore di 1.3 come previsto dal DM 11/03/88, si ottiene: B
Q ' 1.3 w H cos + HK a cos + Ka op f + 1.3 tan 2 op 2 op

[ 52]

[ 53]

Nel caso di terreno asciutto sempre con carico esterno uniformemente distribuito la [ 53] si semplifica: B
Q 1.3 t HK a cos + Ka op f + 1.3 tan 2 op

[ 54]

dove t il peso dellunit di volume del terreno allo stato naturale.


5.1.1 Verifica al ribaltamento

Per assicurarne la stabilit, il rapporto tra il momento delle forze stabilizzanti (Ms) e quello delle forze ribaltanti (Mr) calcolati rispetto allo spigolo di valle, dovr essere 1.5. Tradotto in termini di Fattore di Sicurezza, si pu scrivere: FS r = Ms Mr [ 55]

Lavorando nellambito della statica dei sistemi rigidi e con riferimento alla Figura 41, risulta FS r = dove bP il braccio della forza peso:
bP = x cos = 1 (B + H tan ) cos 2

P bP S A bS

[ 56]

[ 57]

e bS il braccio della spinta attiva. Sebbene in realt il punto di applicazione della spinta attiva cada tra 1/3 e 1/2 dellaltezza dellopera (cfr. 0), in genere in assenza di carichi la spinta applicata ad un terzo dellaltezza dellopera misurata verticalmente (come precedentemente illustrato e in accordo con DAgostino e Mantovani, 2000): bS 1 1 H = H cos 3 3 [ 58]

75

Nel caso sia presente un sovraccarico, invece, il punto di applicazione della spinta totale 1 viene assunto, a favore di sicurezza, pari a H : 2 bS La [ 57] diviene quindi: 1 1 H = H cos 2 2 [ 59]

1 op HB cos (B + H tan ) 2 FS r = 1 1 H 2 2 w H + 'H K a + QH K a 2 2 2 da cui, risolvendo per B si ricava: B 2 + B H tan FS r ' H cos w H cos + HK a cos + QK a op 2 2

[ 60]

[ 61]

Considerando la sola radice positiva in B, si arriva alla condizione:

B =

(H tan ) 2
4

FS r

op

' w H cos H cos + HK a cos + QK a 2 2

tan b 2

[ 62]

Assumendo come valore di FS quello di 1.5, come previsto dal DM 11/03/88 si ottiene la condizione per la verifica al ribaltamento: B >

(H tan ) 2
4

1.5

op

' w H cos H cos + HK a cos + QK a 2 2

tan 2

[ 63]

Nel caso di terreno asciutto, la [ 63] diviene: B >

(H tan ) 2
4

1.5

op

t H cos 2 HK a cos + QK a

tan 2

[ 64]

5.1.2

Verifica al carico limite dellinsieme fondazione-terreno (schiacciamento)

La stabilit allo schiacciamento verificata quando la tensione di compressione massima (M), cui sottoposta lopera di sostegno, minore del carico di sicurezza a compressione (Cs) del terreno di fondazione. Traducendo tutto questo in termini di Fattore di Sicurezza, si pu scrivere: FS s = Cs M [ 65]

76

I carichi di sicurezza del terreno sono reperibili nella letteratura relativa alla meccanica delle terre; in Tabella XVII se ne riporta un esempio. Tabella XVII: Valori del carico di sicurezza del terreno in relazione alla caratteristiche del terreno di fondazione (modificato da Colombo, 1977). Tipi di terreno Carico di sicurezza Cs (kPa) 098 196 294 392

Terreni smossi, non compattati, di riporto Terreni incoerenti compatti sabbia con particelle di dimensione inferiore a 1 mm sabbia con particelle tra 1 e 3 mm sabbia e ghiaia (almeno 1/3 di ghiaia) Terreni coerenti (classificabili in base al contenuto dacqua presente allo stato naturale) fluido, fluido-plastico molle-plastico solido-plastico semisolido solido Rocce in buone condizioni (se fessurate o disgregabili i carichi di sicurezza indicati vanno ridotti almeno della met) arenarie, calcari, rocce vulcaniche, ecc.

0 39 78 147 294

9801470

Fissate le dimensioni dellopera di sostegno, la risultante (R) delle forze agenti sulla struttura (peso proprio dellopera, P, e spinta delle terre, Sa) pu essere scomposta in una componente normale ed una tangente alla base del manufatto, V e O; il in cui la retta di azione di R incontra la base dellopera, rappresenta il centro di sollecitazione C. Con riferimento alla Figura 42 si possono distinguere tre casi (Benini, 1990): il centro di sollecitazione interno al nocciolo centrale di inerzia della sezione di base: Se definiamo eccentricit (e) la distanza del centro di sollecitazione C dal baricentro della sezione, per unopera con sezione rettangolare e base B vale:

77

Figura 42: Sezione basale della palificata. Centro di sollecitazione (a) interno al nocciolo centrale della sezione di base; (b) coincidente con lestremo del nocciolo centrale; (c) interno al terzo medio di valle B u 2

e=

[ 66]

dove u la distanza della risultante dallo spigolo di valle della sezione: u= M stab M rib V [ 67]

Quando C interno al nocciolo centrale, la condizione pu essere vista come e<B/6 (o u>B/3). La tensione di pressoflessione massima viene esplicata dalla reazione del terreno in corrispondenza dello spigolo di valle del piano di appoggio e vale: V 6e 1 + B B V 6e 1 B B

M =

[ 68]

mentre la sollecitazione minima vale:

m =

[ 69]

In questo caso tutta la sezione di base sollecitata a compressione e il diagramma delle sollecitazioni di tipo trapezoidale (Figura 42). il centro di sollecitazione coincide con uno degli estremi del nocciolo centrale di inerzia.
78

Se il centro di sollecitazione coincide con uno degli estremi del nocciolo centrale del muro, cio risulta che e=B/6 (o u=B/3), il diagramma delle sollecitazioni diventa triangolare poich m=0 nello spigolo di monte, e la sollecitazione massima sul lembo di valle si ricava facilmente come: 2V B

M =

[ 70]

il centro di sollecitazione interno al terzo medio di valle nel caso di opere di sostegno realizzate con materiali sopportano male gli sforzi di trazione (ad es. muratura in pietrame; Benini, 1990), le formule viste in precedenza non valgono pi, e per determinare il diagramma delle tensioni si deve considerare solo la porzione di sezione reagente. Perci, quando il centro di sollecitazione C cade nel terzo medio di valle della sezione (condizione per e>B/6, oppure u<B/3), la [ 67] deve essere sostituita con lespressione che considera come reagente la sola zona dellopera sollecitata a compressione,; questa pu essere valutata come:

M =

2V 3u

[ 71]

mentre la m nulla ad una distanza dallo spigolo di valle pari a 3u. La verifica allo schiacciamento pu anche essere effettuata considerando il carico limite (Qlim) dellinsieme fondazione-terreno, un parametro che dipende sia dalle caratteristiche fisico-meccaniche del terreno sia dalla geometria dellopera di sostegno, anzich il carico di sicurezza del terreno. La verifica dovr inoltre essere effettuata tenendo conto dellinclinazione e delleccentricit della risultante delle forze trasmesse dal manufatto al terreno di fondazione e il fattore di sicurezza dovr essere 2 (DM 11/03/88, Sezione D). Tale verifica prevede quindi il calcolo della capacit portante del complesso terrenofondazione (DM 11/03/88, Sezione C). In termini di Fattore di Sicurezza deve risultare: FS cl = Qlim V [ 72]

dove V la componente normale della forza risultante delle azioni agenti sul piano di posa della palificata. Il carico limite valutato sulla base della pressione limite, qlim: Qlim = qlim B' L [ 73]

79

Una volta ricavata la pressione limite del terreno di fondazione qlim si pu calcolare il carico limite Qlim e successivamente Sicurezza dellinsieme secondo la [ 72]. Per calcolare il valore di qlim occorre conoscere lesatta forma della superficie di rottura del terreno; Figura 43: Schema di rottura del terreno per il poich solitamente questa non nota, calcolo di qlim in genere viene ipotizzato che il terreno si rompa in seguito al cedimento verticale della fondazione in maniera solidale con un cuneo di terra sottostante, che provoca la rottura laterale del terreno lungo una superficie arcuata (Figura 43). In letteratura possibile reperire diverse equazioni per calcolare la pressione limite, ma le pi diffuse sono tutte composte da tre termini che tengono conto delle forze di attrito dovute al peso proprio del terreno, della coesione del terreno agente lungo la superficie di rottura e del sovraccarico dello strato di terreno ai lati della fondazione; tale caratteristiche sono riflesse in coefficienti, adimensionali, detti coefficienti di capacit portante variabili in funzione dellangolo di resistenza al taglio, indicati come N , Nc e Nq. La relazione pi diffusa e verificata per il calcolo di qlim, senza dubbio quella di Terzaghi (1943) valida per risultante dei carichi (R) verticale e centrata sulla fondazione. Essa affidabile per fondazioni superficiali, cio per profondit dincastro della fondazione (D) minori della larghezza della fondazione (B): 1 qlim = t BN s + cN c sc + qN q 2 [ 74] al il Fattore di carico limite

terreno-fondazione

in cui c la coesione e t il peso di volume del terreno di fondazione, D la profondit del piano di posa del manufatto a partire dal piano campagna, q il sovraccarico agente ai lati della fondazione pari a tD, N , Nc e Nq sono i fattori di capacit portante (Tabella XVIII), s, sc sono i fattori di forma della fondazione (s = 1.0 per fondazioni nastriformi, cio con una lunghezza L>> della sua larghezza B, s = 0.8 per fondazioni quadrate; sc = 1.0 per fondazioni nastriformi e sc = 1.3 per fondazioni quadrate).
80

Poich Terzaghi ipotizza un terreno molto addensato, nel caso di terreni poco addensati lAutore stesso consiglia di ridurre i fattori di capacit portante effettuando i calcoli con valori di e di c ridotti a 2/3 del loro valore effettivo.

Tabella XVIII: Valori dei fattori di capacit portante secondo Terzaghi (da Lancellotta, 1993).

() 0 5 10 15 20 25 30 35 40

N (-) 0 0.5 1.2 2.5 5.0 10 20 42 100

Nc (-) 5.7 7.3 9.6 13 18 25 37 53 95

Nq (-) 1 1.6 2.7 4.4 7.5 13 22 41 81

Nel caso ci ritrovi in condizioni in cui si verifichi uneccentricit della risultante sul piano di base della fondazione e la conseguente deviazione di R dalla verticale, la [ 74] non pi valida e deve essere modificata per tenere conto dei relativi effetti: 1 qlim = t B ' N s i + cN c sc ic + qN q iq 2 [ 75]

dove B la larghezza ridotta della fondazione, introdotta per tenere conto delleccentricit e della risultante e pari a B ' = B 2e ; i, ic e iq sono i fattori correttivi che tengono conto dellinclinazione del carico rispetto alla verticale. Secondo Vesic (1970) per ricavare tali fattori correttivi si possono utilizzare le seguenti espressioni ricavate empiricamente:
O i = 1 V + BLc cot g
m +1

[ 76]
m

O iq = 1 V + BLc cot g

[ 77]

ic = i q con m = 2+ B/L 1+ B / L

1 iq N c tan

[ 78]

81

I fattori di capacit portante possono essere valutati anche mediante espressioni diverse da quelle proposte da Terzaghi (1943); per quanto Nc e Nq, ad esempio, in letteratura normalmente si fa riferimento alle espressioni ricavate da Prandtl (1921) e Reissner (1924):

' N q = tan 2 45 + e tan ' 2


N c = N q 1 cot '

[ 79] [ 80]

mentre per N la soluzione pi accreditata risulta quella proposta da Caquot e Krisel (1953), approssimabile con lespressione di Vesic (1970): N = 2 N q + 1 tan ' [ 81]

In letteratura, infine, si possono trovare molte altre relazioni analitiche per valutare la capacit portante di una fondazione di tipo superficiale, tra cui le pi utilizzate e attendibili sono quelle di Meyerhof (1951), Brinch Hansen (1970) e Vesic (1973), che introducono una serie di fattori correttivi rispetto alla formulazione originale di Terzaghi (1943), per tener conto ad esempio della profondit di posa e inclinazione della base della fondazione e/o della topografia originaria (es. fondazioni su pendio).

82

APPENDICE 3: TERMINI DELLA LEGENDA DELLA CARTA LITOLOGICA ALLA SCALA 1:10.000 (CARTOGRAFIA GEOAMBIENTALE, REGIONE LOMBARDIA)
Simbolo Descrizione
Rocce Ignee

IA IB EA EB FL

rocce intrusive acide rocce intrusive basiche rocce effusive acide rocce effusive basiche rocce filoniane
Rocce sedimentarie

Ac As Al Fl Am Cm Cs Cn Dm Mc Ss

arenaria massiccia o stratificata ben cementata arenaria poco cementata argillite flysch argille e marne con livelli e lenti arenacei e/o calcarei calcare massiccio e stratificato in grossi banchi calcare mediamente e sottilmente stratificato, non selcifero calcare selcifero dolomia massiccia o stratificata marna e marna calcarea roccia sedimentaria silicea
Rocce Metamorfiche

GN FD MQ SR MC

gneiss filladi e argilloscisti micascisti serpentiniti e altre rocce ultramafiche rocce metamorfiche carbonatiche

83

APPENDICE 4: CLASSIFICAZIONE DEI TERRENI USCS (UNIFIED SOIL CLASSIFICATION SYSTEM)


Simbolo del gruppo

Denominazioni tipiche

Terreni a grana grossolana (pi del 50% costituito da particelle con diametro > di 75 m)

GW GP GM GC SW SP SM SC ML CL OL MH CH OH Pt

ghiaie ben classate, miscele di ghiaia e sabbia, senza o con poco fine ghiaie mal classate, miscele di ghiaia e sabbia, senza o con poco fine ghiaie limose, miscele di ghiaia-sabbia-limo mal classate ghiaie argillose, miscele di ghiaia-sabbia-argilla mal classate sabbie ben classate, sabbie ghiaiose, senza o con poco fine sabbie mal classate, sabbie ghiaiose, senza o con poco fine sabbie limose, miscele di sabbia e limo mal classate sabbie argillose, miscele di sabbia e argilla mal classate limi inorganici e sabbie molto fini, sabbie fini limose o argillose di bassa plasticit, terreni limosi o sabbiosi fini argille inorganiche di plasticit da media a bassa, argille ghiaiose, argille sabbiose, argille limose; argille magre limi organici e argille limose organiche di bassa plasticit limi inorganici, terreni sabbiosi (sabbie fini) o limosi micacei, limi elastici argille inorganiche di elevata plasticit; argille grasse argille organiche di plasticit da media ad elevata
Terreni ad alto contenuto di sostanza organica

Terreni a grana fine (pi del 50% costituito da particelle con diametro < di 75 m)

torbe e altri terreni ricchi di materia organica

Casi particolari:
- termini doppi: i terreni con caratteristiche a cavallo di due gruppi vengono designati con i simboli di entrambi i gruppi. Ad esempio: GW-GC, GP-GM, etc. necessari qualora la % di fini sia compresa tra il 5 ed il 12%, o per intervalli particolari della carta di plasticit; - termini di confine: da adottare per terreni le cui propriet variano in modo tale da non consentire una precisa identificazione in un singolo gruppo (CL/CH, SC/CL, GM/SM, etc.). Per esempio quando la percentuale dei fini varia tra 45% e 55% (es.: GM/ML, CL/SC) o quando la percentuale di sabbia e di ghiaia varia tra il 45% ed il 55% (es.: GP/SP, SC/GC, GM/SM, etc.) mentre difficile avere un simbolo del tipo GW/SW; nel caso di difficile distinzione tra limo e argilla, specie in campagna, potremo avere: CL/ML, CH/MH, SC/SM cos come quando sar difficile distinguere tra terreni molto o poco compressibili: CL/CH, MH/ML. In genere le sigle saranno ordinate in funzione della frequenza e importanza con cui altri terreni sono stati classificati in prossimit delle aree dubbie

84