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Gianmaria Draghi IV E

Relazione dell'esperienza di laboratorio (FISICA) con il calorimetro

Obiettivo: calcolare il valore del calore specifico dei materiali forniti.

Esperimento: utilizzando un calorimetro e un fornello elettrico misurare i tempi e le


temperature di equilibrio di acqua e materiale immerso.

• materiale: acqua; un pezzo di rame (m=50,3g); un pezzo di alluminio


(m=7,7g); un calorimetro: un contenitore, che assomiglia a un vaso nella
forma, aperto sulla parte superiore, su cui viene posto un coperchio, con le
pareti interne riflettenti di modo che non avvengano scambi di calore con
l'esterno (trasformazione adiabatica) e fornito di un agitatore e un termometro
per controllarne la temperatura; un pentolino; un fornelletto; un termometro a
sonda collegato al computer per avere un grafico rispetto al tempo della
variazione di temperatura.
• dati:
1. massa alluminio = 7,7g
2. massa rame = 50,3g
3. massa acqua = 100-200ml
4. temperatura iniziale rame e alluminio = 100°C
5. temperatura iniziale acqua = 18-20,9°C
• preparazione: si scalda l'acqua dentro al pentolino e vi si immerge il pezzo di
metallo; quando l'acqua bolle si presuppone che anche il metallo si trovi alla
temperatura di 100°C e lo si sposta all'interno del calorimetro in cui era stata
introdotta precedentemente una quantità d'acqua di massa e temperatura note;
si chiude velocemente il coperchio, in modo che ci siano minime dispersioni di
energia; si registra la variazione di temperatura nel tempo agitando lentamente
il contenuto del calorimetro mediante l'agitatore posto sul coperchio; si ricordi
che le masse dell'acqua nel calorimetro e dei metalli e le rispettive temperature,
sia iniziali che finale, sono note (oltre al valore del calore specifico dell'acqua,
noto grazie agli esperimenti di Joule).
• funzionamento: innanzitutto la temperatura del metallo si presuppone sia
quella dell'acqua, e nello specifico dell'acqua che bolle, in quanto i metalli
sono ottimi conduttori di calore e presentano coefficienti di conducibilità
termica molto alti, cioè cedono o assorbono molto velocemente il loro calore;
quando immergiamo il metallo nel calorimetro esso comincia a scambiare
energia con l'acqua e le due fasi cercano di ottenere un equilibrio termico, cioè
entrambi cercano di arrivare alla stessa temperatura; siccome il contenitore
viene considerato un sistema isolato e senza scambi di calore, e quindi di
energia, con l'esterno, allora la quantità di calore totale è uguale a zero, poiché
l'energia ceduta dal ferro viene acquistata dall'acqua e, in totale, si conserva:
Q1Q2=0
le quantità di energia ceduta e acquisita rispettivamente dal metallo e
dall'acqua sono date da:
Q1=Q H2O=c H2O  m H2O   T
Q2=Q metallo=c met  mmet   T
che sostituite alla formula che enuncia la conservazione dell'energia danno un
sistema in grado di fornire il valore del calore specifico del metallo conoscendo
tutte le altre variabili:
c  H2O m H2O T e −T i c met  m met  T e −T ii =0
che diventa:
c H2O  m H2O  T i−T e 
c ii =
mmet  T e −T ii 
dove cii è il calore specifico del metallo, Te la temperatura di equilibrio, Ti e Tii
rispettivamente le temperatuire iniziali di acqua e metallo.
Prima di effettuare le misurazioni possiamo prevedere la temperatura di
equilibrio (Te) del sistema se conosciamo il calore specifico del metallo da dati
sperimentali e inserendo i valori nella formula:
c H2O m H2O T ic ii mmet  T ii
T e=
c  H2O m H2Ocii m met 
in questo modo, assumendo cii = 387 J/(kg·K) per il rame e cii= 880 J/(kg·K)
per l'alluminio, si prevede che le temperature di equilibrio saranno (con massa
dell'acqua = 200ml):
CASO CON IL RAME: Te = 19,9-22,7°C (assumendo come temperatura
iniziale dell'acqua un valore fra 18° e 20,9°C)
CASO CON L'ALLUMINIO: Te = 18,6-21,5°C (assumendo come temperatura
iniziale dell'acqua un valore fra 18° e 20,9°C);
se i valori che verranno trovati con l'esperimento saranno compresi
nell'intervallo di valori trovati, l'esperimento potrà dirsi riuscito;

Calcoli:
RAME
• Prima stima:
1. m(H20)=200ml
2. m(rame)=50,3g
3. T(H2O)=18°C il calore specico calcolato è c=416J/(kg·K)
4. T(rame)=100°C
5. c(H2O)=4186 J/(kg·K)
6. Te=20°C
• Seconda stima:
1. m(H20)=100ml
2. m(rame)=50,3g
3. T(H2O)=20,4°C il calore specico calcolato è c=417J/(kg·K)
4. T(rame)=100°C
5. c(H2O)=4186 J/(kg·K)
6. Te=24,2°C
ALLUMINIO
• Prima stima:
1. m(H20)=200ml
2. m(all)=7,7g
3. T(H2O)=20,4°C il calore specico calcolato è c=825J/(kg·K)
4. T(all)=100°C
5. c(H2O)=4186 J/(kg·K)
6. Te=21°C
• Seconda stima:
1. m(H20)=100ml
2. m(all)=7,7g
3. T(H2O)=20,9°C il calore specico calcolato è c=837J/(kg·K)
4. T(all)=100°C
5. c(H2O)=4186 J/(kg·K)
6. Te=22,1°C

• 1^ conclusione (errore di misura): si notano delle discrepanze di circa 30J per il


rame e di 50J circa per l'alluminio; esse sono determinate da dispersioni dovute
allo spostamento del pezzo di metallo dal pentolino al calorimetro; si nota
inoltre che l'errore di misura è maggiore nel caso dell'alluminio in quanto il suo
valore è circa il doppio del calore specifico del rame, però entrambi sono
calcolati con numeri dello stesso ordine di grandezza (variazione di
temperatura dell'ordine di alcuni gradi soltanto) e ciò rende le nostre
misurazione più imprecise nel caso dell'alluminio rispetto al rame; la
temperatura del metallo si presuppone sia quella dell'acqua anche se sarebbe
più preciso, ma difficile, misurare anche la temperatura del pezzo di metallo, si
nota però che i calori specifici si avvicinano molto ai valori sperimentali
ufficiali e ciò ci induce a pensare che supporre una temperatura del metallo
uguale a quella di ebollizione dell'acqua sia una buona approssimazione.
• 2^ conclusione (tempi di equilibrio termico): si nota che in poco meno di un
minuto il sistema raggiunge l'equilibrio termico; nel grafico T-t (temperatura-
tempo) vediamo una rapida salita (anche di 5-6°C) e subito dopo una ridiscesa
della curva di qualche grado fino ad ottenere l'equilibrio termico, cioè una linea
quasi retta o comunque stabile intorno a una variazione di temperatura molto
piccola; il picco viene spiegato anche in quanto la temperatura è diversa in
zone diverse del sistema e prima che si diffonda in tutti i punti abbiamo una
zona più calda (picco) che man mano cede calore alle altre zone (ridiscesa
della curva).