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Snamprogetti

CRITERI DI PROGETTAZIONE

PROTEZIONE PASSIVA ANTINCENDIO


( FIREPROOFING )

PRG.AF.FPR.0004

Rev. 0

Ottobre 2003

Cod. modulo : MDT.GG.QUA.0508 Fg. 01/Rev. 1.94 Cod.file:CRIDESBI.DOT File dati: prg_af_fpr_0004_r00_i_f.doc
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Rev. 0 Data Ott. 2003

Foglio 2 (22)

INDICE

1 GENERALITÀ 3
1.1 Scopo e campo di applicazione 3
1.2 Riferimenti 3

2 DEFINIZIONI E CRITERI GENERALI 5


2.1 Fluidi pericolosi 5
2.2 Sorgente di pericolo 5
2.3 Area a pericolo di incendio (Fireproofing Zone) 5
2.4 Tempo di protezione 6
2.5 Curve standard di riferimento 7

3 APPARECCHIATURE, STRUTTURE E COMPONENTI DA PROTEGGERE


MEDIANTE PROTEZIONE PASSIVA DAL FUOCO 9
3.1 Considerazioni generali 9
3.2 Supporti e strutture portanti metalliche 9
3.3 Supporti metallici di tubazioni (piperack e altre strutture di sostegno) 10
3.4 Strutture portanti per air-cooler 10
3.5 Strutture portanti per forni e caldaie 10
3.6 Supporti per compressori sorgenti di pericolo 11
3.7 Serbatoi in pressione di gas liquefatti 11
3.8 Valvole di blocco di emergenza 11
3.9 Sistemi di alimentazione, elettrici, strumentali e di controllo 11
3.10 Fabbricati 12

4 SELEZIONE DEI MATERIALI PER PROTEZIONE PASSIVA DAL FUOCO 19


4.1 Considerazioni generali 19
4.2 Materiali protettivi impiegabili 20

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Foglio 3 (22)

1 GENERALITÀ

1.1 Scopo e campo di applicazione

1.1.1 Il presente documento ha lo scopo di individuare i criteri di riferimento per la definizione dei requisiti
per l'applicazione dei rivestimenti protettivi antincendio (fireproofing). Questi rivestimenti hanno la
funzione di proteggere strutture/items coinvolti in un incendio ed il cui collasso potrebbe determinare
un pericoloso aggravio dell’evento incidentale.

1.1.2 Quanto contenuto nel presente documento deve considerarsi applicabile esclusivamente a quei
progetti dove non vi siano specifiche richieste contrattuali e/o normative inerenti la protezione
passiva contro il fuoco (ad esempio, Rif. [6]).

1.1.3 I criteri di protezione passiva dal fuoco dettagliati nella presente PRG fanno riferimento a scenari
incidentali che abbiano come conseguenza lo svilupparsi di un incendio di pozza gravoso.
La protezione a fronte di eventi incidentali che abbiano come conseguenza la formazione di un Jet
Fire esula dal campo di applicazione della presente PRG e sarà eventualmente oggetto di
valutazioni specifiche (es. Analisi di Rischio) per tenere conto delle particolarità di questo evento
(altamente direzionale, possibilità di depressurizzazione/intercettazione, probabilità di impingement
e maggiore carico termico). Fanno eccezione a questa considerazione i compressori di gas
infiammabili con potenza >150kW e i recipienti contenenti fluidi in condizioni di autoaccensione.

1.1.4 I criteri definiti nel presente documento devono essere intesi come criteri minimi necessari a
garantire un livello di sicurezza uniforme su tutti i progetti. Sia l’identificazione delle sorgenti di
pericolo che l’estensione delle aree a rischio di incendio esulano quindi da considerazioni legate
all’analisi di rischio, per cui non si tiene conto né della probabilità dell’evento né della presenza di
sistemi per la mitigazione o limitazione degli effetti (es. eliminazione delle connessioni flangiate,
allontanamento/confinamento del liquido infiammabile sversato, intercettazione delle perdite, ecc.)

1.1.5 Il presente documento non considera:

• isolamento dal caldo/freddo per ragioni di processo o stoccaggio;


• protezioni contro il rilascio accidentale di liquidi criogenici (“cold-splash”), che sono necessarie
per evitare l’infragilimento delle strutture metalliche investite;
• installazioni offshore;
• condotte di trasferimento di fluidi pericolosi (fuori dai limiti dell’impianto)

1.1.6 Il processo di lavoro e le relative responsabilità sono individuati nella Procedura di Società
OPR.GS.XE.5090 “Protezione Passiva Antifuoco (Fireproofing)”.

1.2 Riferimenti

Rif. [1] OPR.GS.XE.5090, "Protezione Passiva Antifuoco (Fireproofing)”, Rev. 0, 2002


Rif. [2] NFPA 49, “Hazardous Chemicals Data”, 1994
Rif. [3] NFPA 325, “Fire Hazard Properties of Flammable Liquids, Gases, and Volatile Solids”,
1994
Rif. [4] UL 1709, “Standard for Rapid Rise Tests of Protection Materials for Structural Steel”,
1998

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Rif. [5] ASTM E 1529, “ Standard Test Methods for Determining Effects of Large Hydrocarbon
Pool Fires on Structural Members and Assemblies”, 2000
Rif. [6] API 2218, “Fireproofing Practices in Petroleum and Petrochemical Processing Plants”,
2nd ed., 1999
Rif. [7] API 2030, “Application of Fixed Water Spray Systems for Fire Protection in the Petroleum
Industry”, 2nd ed., 1998
Rif. [8] UNI ENV 13381-4, “Test Methods for Determining the Contribution to the Fire Resistance
of Structural Members – Applied Protection to Steel Members”, 2002
Rif. [9] API 6FA, “Fire Test for Valves”, 1999
Rif. [10] UNI 9503, "Procedimento Analitico per Valutare la Resistenza al Fuoco degli Elementi
Costruttivi di Acciaio", 1989
Rif. [11] Chemical Hazard Response Information System (CHRIS), “Hazardous Chemical Data”,
USCG, 1984

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2 DEFINIZIONI E CRITERI GENERALI

2.1 Fluidi pericolosi

2.1.1 Al fine di individuare le potenziali sorgenti di pericolo vengono definiti “fluidi pericolosi” ai fini della
protezione passiva antincendio:

a. Liquidi infiammabili (liquidi aventi punto di infiammabilità – flash point – ≤55°C);

b. Liquidi combustibili (temperatura di infiammabilità ≥55°C) operanti a temperature superiori di


oltre 8°C alla loro temperatura di infiammabilità;

c. Liquidi, gas o vapori infiammabili trattati a temperature maggiori di 315°C o maggiori della
propria temperatura di autoaccensione (auto-ignition temperature);

d. Fluidi piroforici (materiali che a contatto con l’aria si infiammano spontaneamente).

2.1.2 Per la determinazione delle caratteristiche chimico-fisiche delle sostanze necessarie per la
classificazione si può fare riferimento alle fonti di dati riportate in Rif. [3] e in Rif. [11].

2.2 Sorgente di pericolo

2.2.1 Si definisce “sorgente di pericolo” ogni apparecchiatura contenente i fluidi pericolosi definiti al
capitolo 2.1, nei limiti stabiliti nel seguente paragrafo 2.2.2, in quanto in grado di generare un
incendio con fuoco sostenuto.

2.2.2 Vengono di norma individuate come sorgenti di pericolo le seguenti apparecchiature


contenenti/trattanti fluidi pericolosi:

• apparecchiature con fluidi pericolosi ≥5,5t;


• pompe con portata ≥45m3/h;
• forni di processo (lato tubi).

2.2.3 Sono inoltre da considerarsi sorgenti di pericolo i compressori per gas infiammabili con potenza
≥150kW se non protetti da sistema automatico di spegnimento, per via dei rischi associati ai
quantitativi di olio presenti nel sistema (Rif. [7]).

2.2.4 In questo contesto le tubazioni contenenti fluidi pericolosi non vengono considerate sorgenti di
pericolo. Esse però vanno considerate nel contesto della definizione dei sistemi da proteggere,
come specificato nel paragrafo 3.3.1.

2.3 Area a pericolo di incendio (Fireproofing Zone)

2.3.1 Viene definita “area a pericolo di incendio” la zona circostante una sorgente di pericolo entro la
quale possono essere coinvolte, in caso di incendio, apparecchiature, macchine e strutture portanti.

2.3.2 L’estensione dell’area a pericolo di incendio viene fissata di norma come segue:

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Foglio 6 (22)

In orizzontale per una distanza di 6m dalla sorgente di pericolo;

per una distanza di 15m dalla sorgente di pericolo per recipienti a pressione, per
esempio sfere, sigari o bomboloni contenenti GPL, con volume di liquido >50m3 e
prive di bacino di contenimento per l’inera capacità;

In verticale fino ad un’altezza di 8m dal terreno o dal primo pavimento continuo1 posto al di
sotto della sorgente di pericolo.

La rappresentazione grafica di quanto sopra è mostrata in Figura 1.

2.3.3 Sono inoltre da considerarsi aree a pericolo di incendio le seguenti zone particolari:

• La zona all’interno di un bacino di contenimento di una sorgente di pericolo. L’area a pericolo di


incendio si estende dal suolo fino a 8m di altezza all’interno del bacino;

• La zona che si estende per 1m orizzontalmente dal bordo di canali superficiali e/o scoperti
dedicati al convogliamento di fluidi pericolosi in aree sicure, per un altezza di 2m;

• Lo spazio che si estende per 30m orizzontalmente da collettori (manifold) o terminali di


carico/scarico marini in cui sono trattati fluidi pericolosi. L’estensione verticale della zona
pericolosa dovrà essere definita in funzione della tipologia della struttura da proteggere
(terminale marino, molo, manifold di carico e scarico nave), valutando la possibilità che la zona
pericolosa si estenda dalla superficie dell’acqua fino all’altezza del pontile inclusa.

2.3.4 Sono da considerarsi aree a pericolo di incendio anche eventuali superfici calde o inneschi, qualora
un fluido combustibile (anche non rientrante nella definizione di fluidi pericolosi, di cui al capitolo 2.1,
ad esempio lube oil) accidentalmente rilasciato da un’apparecchiatura circostante (a meno di 6m)
possa venire innescato (ovvero portato ad una temperatura maggiore a quella di autoaccensione).
In questo caso, come protezione è sufficiente la coibentazione della superficie calda (per evitare
l’innesco) e non è richiesta la protezione passiva di tutte le strutture interessate, a meno che
ricadenti nelle zone pericolose sopra definite.

2.3.5 Per pompe e compressori la distanza in orizzontale si misura dalla tenuta; per tutte le altre
apparecchiature dal limite dell’apparecchiatura stessa.

2.4 Tempo di protezione

2.4.1 Viene definito “tempo di protezione” il periodo di tempo per il quale la protezione passiva antifuoco è
in grado di mantenere la superficie metallica protetta ad una temperatura tale da non compromettere
la stabilità della struttura o dell’apparecchiatura esposta all’incendio, così da permettere la messa in
sicurezza dell’impianto e l’intervento delle squadre di emergenza.

2.4.2 I requisiti generali in termini di tempo di protezione da applicare alle strutture/apparecchiature


ubicate nell’area a pericolo di incendio sono i seguenti:

1
Per pavimento continuo si intende qualunque superficie non forata, al di sopra della quale si può accumulare il liquido accidentalmente
rilasciato

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• Tempo di protezione di 90 minuti fino all’altezza di 4,5m (fino a 8m per le strutture portanti gli
air-cooler, anche se ubicati sopra il piperack);

• Tempo di protezione di 30 minuti dall’altezza di 4,5m fino a 8m.

Si rimanda alla sezione 3 per ulteriori indicazioni relative a strutture specifiche. Si rimanda alla
sezione 4 per informazioni su modalità e tipologia dei rivestimenti.

2.5 Curve standard di riferimento

2.5.1 Le caratteristiche di protezione dal fuoco sono da determinare facendo riferimento come caso test
ad un incendio di idrocarburi che comporti un innalzamento di temperatura come definito negli
standard UL-1709 o ASTM E 1529, Rif. [4] e Rif. [5].

2.5.2 Con riferimento alle prove a fuoco sopra descritte, UL-1709 o ASTM E 1529, e per prove della
durata richiesta dalla protezione (pari a 90 minuti e 30 minuti, come specificato al paragrafo 2.4.2), i
rivestimenti protettivi dovranno garantire il non raggiungimento della temperatura di 300°C in
strutture in acciaio, sulla superficie metallica non esposta alla fiamma (427°C nel caso di mantelli di
recipienti in pressione, di cui al capitolo 3.7).

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Figura 1 - Estensione della zona pericolosa (fireproofing zone)

VISTA LATERALE

8m

8m

PAVIMENTO
CONTINUO
LIVELLO DEL
TERRENO

PIANTA

6m (*)
6m (*)

(*) distanza incrementata a 15m per stoccaggi in pressione SORGENTE DI PERICOLO


con volume di liquido pericoloso >50m3
AREA A PERICOLO DI INCENDIO

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Foglio 9 (22)

3 APPARECCHIATURE, STRUTTURE E COMPONENTI DA PROTEGGERE MEDIANTE


PROTEZIONE PASSIVA DAL FUOCO

I successivi paragrafi 3.2÷3.9 definiscono i criteri per identificare le apparecchiature, le strutture ed i


componenti per cui deve essere prevista la protezione passiva da fuoco mediante idoneo
rivestimento.

3.1 Considerazioni generali

3.1.1 La protezione passiva deve essere estesa limitatamente alla parte di struttura che ricade all’interno
di una area a pericolo di incendio (vedi capitolo 2.3).

3.1.2 Per apparecchiature, strutture e componenti che ricadono all’esterno di aree a pericolo di incendio
non deve essere prevista la protezione passiva con rivestimento antincendio.

3.2 Supporti e strutture portanti metalliche

3.2.1 Deve essere prevista la protezione passiva dal fuoco per le gonne/gambe/selle e le strutture portanti
metalliche di tutte le apparecchiature individuate come sorgente di pericolo.

3.2.2 Devono essere inoltre protette le gonne/gambe/selle o le strutture portanti metalliche delle seguenti
apparecchiature:

• Apparecchiature contenenti fluidi non pericolosi, il cui peso complessivo (apparecchiatura +


fluido) ≥10t;
• Apparecchiature contenenti fluidi pericolosi (di cui al capitolo 2.1), in quantità ≥2t;
• Apparecchiature contenenti fluidi tossici, in quantità ≥1t.

3.2.3 Le grandi apparecchiature (>10t) contenenti fluidi non pericolosi sono state considerate in quanto, in
caso di collasso, potrebbero portare ad una possibile “escalation” dell’incendio iniziale.

3.2.4 Le apparecchiature con significativi contenuti di fluido tossico (>1t) sono considerate in quanto una
eventuale fuoriuscita del contenuto, causata da un incendio circostante, verrebbe ad ostacolare
l’intervento della squadra antincendio. A tal fine un fluido è considerato tossico se nella sua
composizione è presente una percentuale superiore al 5% di una sostanza definita a livello 2
“health” dalla NFPA 49 (Rif. [2]).

3.2.5 Le strutture portanti devono essere protette per un tempo di 90 minuti fino ad una elevazione di
4,5m dal livello del terreno o dal primo pavimento continuo, e per un tempo di 30 minuti
dall’elevazione di 4,5m fino a 8m (vedere Fig. 2).

3.2.6 Entro i campi definiti, devono essere protette le strutture portanti metalliche principali (montanti e
travi che sostengono direttamente o indirettamente le apparecchiature), escludendo le travi di
impalcato secondarie, i controventi, le scale e le passerelle.

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3.2.7 I recipienti verticali con diametro >1,4m (vedere Fig. 3) devono avere le gonne protette sia
esternamente che internamente. Per recipienti verticali con diametro <1,4m deve essere prevista la
sola protezione esterna delle gonne.

3.2.8 Nel caso di recipienti orizzontali, la protezione della struttura metallica di supporto (sella) è richiesta
solo se la distanza tra il fondo dell’apparecchiatura e il suolo è superiore a 0.3m. In questo caso la
struttura deve essere protetta per un tempo di 90 minuti fino ad una altezza di 4,5m dal piano
dell’incendio, e per un tempo di 30 minuti dall’elevazione di 4,5m fino a 8m (vedere Fig. 4).

3.3 Supporti metallici di tubazioni (piperack e altre strutture di sostegno)

3.3.1 Deve essere prevista la protezione passiva antifuoco per le strutture che supportano le seguenti
tipologie di tubazioni:

• tubazioni contenenti fluidi infiammabili o combustibili, aventi diametro superiore a 6”;


• tubazioni contenenti fluidi tossici (vedi paragrafo 3.2.4);
• collettori di blowdown/torcia;
• tubazioni antincendio;
• tubazioni contenenti ossigeno.

3.3.2 Nel caso il primo piano portante le tubazioni sia ad altezza inferiore a 4,5m, il rivestimento deve
garantire la protezione per un tempo di 90 minuti fino ad una elevazione di 0,5m al di sotto
dell’intradosso della prima trave portante orizzontale. La parte superiore, fino all’altezza di 8m, deve
essere protetta per un tempo di 30 minuti (vedere Fig. 5).

3.3.3 Entro i campi definiti, devono essere protette le strutture portanti metalliche principali (montanti e
travi), escludendo i collegamenti longitudinali, le traverse secondarie ed i controventi.

3.4 Strutture portanti per air-cooler

3.4.1 I refrigeranti ad aria (air-cooler) devono avere strutture portanti protette per un tempo di 90 minuti
fino ad una elevazione di 8m.

3.4.2 Entro i campi definiti, devono essere protette le strutture portanti metalliche principali (montanti e
travi, incluse le travi longitudinali che portano direttamente o indirettamente gli air-coolers)
escludendo i collegamenti longitudinali inferiori (anche qualora supportino le uscite dei tubi), le
traverse secondarie ed i controventi (vedere Fig. 6).

3.5 Strutture portanti per forni e caldaie

3.5.1 I supporti di forni e caldaie devono essere protetti per un tempo di 90 minuti fino ad una elevazione
di 0,5m al di sotto dell’intradosso della trave orizzontale a contatto con l’apparecchiatura, e
comunque ad una elevazione non superiore a 4,5m dal livello del terreno (o dal primo pavimento
continuo). Non è richiesta alcuna protezione antifuoco al di sopra di 4,5m.

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3.5.2 Entro i campi definiti, devono essere protette le strutture portanti metalliche principali (montanti e
travi) escludendo i collegamenti longitudinali, le traverse secondarie ed i controventi (vedere Fig. 7).

3.6 Supporti per compressori sorgenti di pericolo

3.6.1 Le strutture metalliche che supportano i compressori rientranti nella definizione di sorgente di
pericolo devono avere i montanti e le travi principali protetti per un tempo di 90 minuti fino ad una
elevazione di 4,5m dal terreno o dal primo pavimento continuo.

3.7 Serbatoi in pressione di gas liquefatti

3.7.1 I mantelli dei serbatoi di accumulo e/o dei vessel di processo contenenti gas infiammabili liquefatti
per pressione (es. GPL) o liquidi infiammabili suscettibili a flash (es. grezzi non stabilizzati) perché
stoccati al di sopra del loro Normal Boiling Point, con capacità superiore a 10m3 e non muniti di
sistema di raffreddamento fisso a diluvio (portata specifica di acqua su tutta la superficie ≥10,2
l/min/m2, secondo API 2510A, API 2030 e NFPA 15), devono essere protetti con fireproofing al fine
di evitare il fenomeno del BLEVE (Boiling Liquid Expanding Vapor Explosion)/Fireball in seguito al
surriscaldamento della parete asciutta.

3.7.2 La durata della protezione richiesta è di 90 minuti se installati ad altezze inferiori a 4,5m dal terreno
o dal primo pavimento continuo, e di almeno 30 minuti se installati ad altezze comprese tra 4,5 e 8m.
La protezione del mantello deve essere prevista solo per la parte al di sotto delle altezze indicate.
Il valore di temperatura critica da considerare in questi casi per evitare il collasso del serbatoio è di
427°C, come indicato nel D.M. 15 maggio 1996 ”Criteri di analisi e valutazione dei sistemi di
sicurezza relativi a depositi di gas di petrolio liquefatto (GPL)” e in accordo ad ASME “PV Code” VIII,
Div. 1.

3.8 Valvole di blocco di emergenza

3.8.1 Deve essere prevista la protezione passiva dal fuoco per le valvole di blocco di emergenza (ESDV e
BDV), includendo attuatore, motore e cavi.

3.8.2 Al fine di garantire il tempo di intervento da parte dell’operatore, necessario alla chiusura/apertura
completa delle valvole, il tempo di protezione richiesto per le valvole di blocco di emergenza deve
essere pari a 30 minuti.

3.8.3 Valvole o altri componenti progettati per essere “firesafe” (ad esempio, valvole progettate secondo la
API 6FA, Rif. [9]) non necessitano di una ulteriore protezione dal fuoco.

3.9 Sistemi di alimentazione, elettrici, strumentali e di controllo

3.9.1 Deve essere prevista la protezione dal fuoco per i sistemi di alimentazione, i sistemi elettrici,
strumentali e di controllo necessari per la gestione di una situazione di emergenza, nel caso in cui la
mancanza dei suddetti sistemi a causa dell’esposizione al fuoco non permetta una messa in
sicurezza dell’unità/impianto.

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3.9.2 La protezione passiva antifuoco deve garantire la funzionalità dei componenti esposti all’incendio
per un tempo pari a 30 minuti.

3.9.3 Nel caso in cui la logica dei sistemi di blocco sia del tipo “failsafe” e/o i cavi siano del tipo “fire-
resistant” e l’unità sia posta in condizioni di sicurezza la protezione passiva non è richiesta.

3.10 Fabbricati

3.10.1 In questo Criterio di Progettazione non viene indicato un metodo univoco per la protezione dei
fabbricati (fabbricati uffici, sale controllo, cabine elettriche, laboratori, magazzini di stoccaggio), ad
esempio con pareti tagliafuoco (REI).

3.10.2 Per la protezione dei fabbricati valgono gli obblighi legislativi nazionali o le specifiche contrattuali
applicabili. In mancanza di essi, le scelte sono basate sulla valutazione del “carico di incendio”, che
deve essere definito per ogni caso specifico.

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Foglio 13 (22)

Figura 2 - Protezione passiva dal fuoco per strutture portanti metalliche

TEMPO DI
PROTEZIONE
30 minuti

TEMPO DI
PROTEZIONE
30 minuti

8m ≤4,5m >4,5m

TEMPO DI
PROTEZIONE
90 minuti
TEMPO DI
4,5m PROTEZIONE
90 minuti 4,5m TERRENO O
PAVIMENTO
CONTINUO
0,00

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Foglio 14 (22)

Figura 3 - Protezione passiva dal fuoco per supporti metallici di recipienti verticali aventi diametro >1,4m

≤4,5m ≤8m >8m

TEMPO DI
PROTEZIONE TEMPO DI
30 minuti PROTEZIONE
TEMPO DI 30 minuti
TERRENO O PROTEZIONE TEMPO DI
PAVIMENTO 90 minuti TEMPO DI PROTEZIONE
CONTINUO PROTEZIONE 8m 4,5m 90 minuti
4,5m 90 minuti
0,00

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Foglio 15 (22)

Figura 4 - Protezione passiva dal fuoco per i supporti metallici di recipienti orizzontali

≤4,5m

TEMPO DI
TERRENO, PROTEZIONE
PAVIMENTO h>0,3m
90 minuti
CONTINUO O 0,00
BASAMENTO

TEMPO DI
PROTEZIONE
≤8m
30 minuti

TERRENO, TEMPO DI
PAVIMENTO h>0,3m
0,00 4,5m PROTEZIONE
CONTINUO O 90 minuti
BASAMENTO

TEMPO DI
PROTEZIONE
>8m 30 minuti

TERRENO,
PAVIMENTO 8m TEMPO DI h>0,3m
CONTINUO O 0,00 PROTEZIONE
4,5m
BASAMENTO 90 minuti

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Foglio 16 (22)

Figura 5 - Protezione passiva dal fuoco per piperack e altre strutture di supporto per tubazioni

TEMPO DI
PROTEZIONE
30 minuti

TEMPO DI
PROTEZIONE
30 minuti

PRIMO PIANO PRIMO PIANO


8m
PORTANTE PORTANTE
≤4,5m >4,5m

TEMPO DI
0,5m PROTEZIONE
TEMPO DI 90 minuti
PROTEZIONE
90 minuti 4,5m TERRENO O
PAVIMENTO
CONTINUO
0,00

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Foglio 17 (22)

Figura 6 - Protezione passiva dal fuoco per supporti metallici di refrigeranti ad aria (air-cooler)

AIR-COOLER INSTALLATO SU PIPERACK

≤8m
>8m

TEMPO DI
PROTEZIONE
90 minuti

8m
TEMPO DI
PROTEZIONE
90 minuti

0,00

AIR-COOLER INSTALLATO SU STRUTTURA

≤8m
>8m

TEMPO DI
PROTEZIONE
90 minuti

8m
TEMPO DI
PROTEZIONE
90 minuti

0,00

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Foglio 18 (22)

Figura 7 - Protezione passiva dal fuoco per supporti di forni e caldaie

NESSUNA
PROTEZIONE
TEMPO DI RICHIESTA
PROTEZIONE
90 minuti
≤4,5m >4,5m

0,5m TERRENO O
PAVIMENTO
TEMPO DI
CONTINUO
PROTEZIONE 4,5m
0,00
90 minuti

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Foglio 19 (22)

4 SELEZIONE DEI MATERIALI PER PROTEZIONE PASSIVA DAL FUOCO

4.1 Considerazioni generali

4.1.1 I materiali da applicare come rivestimento protettivo dal fuoco di strutture ed apparecchiature
devono essere in grado di garantire che, per tutto il tempo di protezione previsto, gli elementi protetti
non superino la temperatura critica quando siano sottoposti ad un incendio normalizzato come
definito al capitolo 2.5.

4.1.2 Per “temperatura critica” si intende la temperatura alla quale l'elemento considerato non è più in
grado di portare il carico agente su di esso in concomitanza con l'incendio: la temperatura critica
pertanto, oltre che dalle caratteristiche di resistenza dell'acciaio, dipende anche dal suo stato di
sollecitazione. Per valutare lo stato di sollecitazione del materiale vanno tenuti in conto i soli carichi
che ci si può ragionevolmente attendere agiscano in concomitanza con l'incendio, escludendo
pertanto, per quanto riguarda le strutture, il sisma e le azioni dinamiche trasmesse dagli apparecchi
di sollevamento, ed applicando valori ridotti dei sovraccarichi di esercizio e del vento.

4.1.3 La temperatura che un elemento raggiunge durante il tempo di esposizione ad un incendio può
essere valutata analiticamente utilizzando i metodi di calcolo riportati ad esempio nella UNI 9503
(Rif. [10]), tenendo conto delle caratteristiche fisiche e dello spessore del materiale di rivestimento.
In alternativa può essere eseguita una prova di resistenza al fuoco su uno o più elementi
rappresentativi delle tipologie ricorrenti, in accordo a uno dei metodi definiti nelle UL 1709 o ASTM E
1529 (Rif. [4] e [5]).
In tale prova l'elemento metallico, completo del rivestimento e soggetto ad una condizione di carico
significativa, viene sottoposto ad un incendio che determini la variazione di temperatura ambientale
definita dalla norma applicabile durante il tempo di protezione richiesto. Come risultato della prova si
deve verificare che:

• l'elemento testato non sia collassato e non presenti deformazioni che ne compromettano la
affidabilità;

• la temperatura misurata nei punti significativi dell'elemento non abbia superato la temperatura
massima definita dalla norma applicabile, dalla presente specifica o dalla specifica di progetto.

4.1.4 Per rivestimenti protettivi non costituiti da calcestruzzo normale o alleggerito è necessario eseguire
la predetta prova o comunque ottenere dal fornitore del materiale la documentazione di prove già
eseguite su tipologie strutturali assimilabili a quelle per cui si richiede la protezione al fuoco.

4.1.5 Come riferimento per determinare la temperatura critica di un elemento strutturale (trave, colonna) si
può considerare che la resistenza a snervamento dei normali acciai da carpenteria (ASTM A 36,
S235JR, S275JR etc. ) alla temperatura di 400°C è valutabile come il 70% di quella a temperatura
ambiente; alla temperatura di 500°C tale resistenza si riduce al 50%.
Tenendo conto dei normali coefficienti di sicurezza rispetto allo snervamento applicati nelle verifiche
in condizioni di esercizio, per i singoli elementi strutturali la temperatura critica deve essere minore
di 400°C; temperature maggiori possono essere accettate qualora si tenga conto del tipo di vincolo
degli elementi considerati, della riduzione dei carichi applicati nella situazione eccezionale di
incendio rispetto a quella dì esercizio e del comportamento globale della struttura.

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Foglio 20 (22)

4.2 Materiali protettivi impiegabili

4.2.1 I materiali protettivi impiegabili per la protezione passiva dal fuoco possono essere di diversa natura.
Secondo il tipo di materiale, le proprietà protettive possono essere associate alla bassa conduttività
termica, all’alto potere calorifico o a una combinazione di entrambe le proprietà. Oltre a queste, nella
scelta del tipo di materiale protettivo dal fuoco si dovrà tener conto anche delle seguenti
caratteristiche:

• peso specifico
• comportamento in esposizione diretta al fuoco (in particolare, assenza di emissione di sostanze
tossiche e/o inquinanti)
• adesione all'acciaio
• resistenza agli agenti atmosferici e chimici
• resistenza all’azione delle lance di raffreddamento anticendio
• resistenza meccanica agli urti
• coefficiente di dilatazione

4.2.2 I materiali di uso comune per la protezione dal fuoco delle strutture sono di tipo cementizio. Le
caratteristiche di quelli più usati sono di seguito riassunte:

Calcestruzzo normale ha buone caratteristiche di durabilità e resistenza meccanica ed è stato


largamente sperimentato all'esposizione diretta al fuoco;
è reperibile ovunque e ha costo relativamente basso;
ha conduttività termica (1,3÷1,7W/m°C) e peso specifico
(2200÷2400kg/m3) maggiori rispetto ad altri materiali;
richiede normalmente casseri per la posa in opera e rete metallica
leggera per l'ancoraggio al supporto metallico.

Calcestruzzo alleggerito è più leggero del calcestruzzo normale (1000÷1600kg/m3) ed ha minor


conduttività termica (circa 0,8÷1,0W/m°C);
normalmente non richiede casseratura;
è poroso e più soggetto alla penetrazione di liquidi ed umidità;
è meno resistente agli urti;
il costo unitario è maggiore.

Calcestruzzo cellulare è più leggero del calcestruzzo normale (600÷1000kg/m3) ed ha minore


(con perlite o vermiculite) conduttività termica;
normalmente non richiede casseratura;
non è reperibile ovunque;
ha bassa resistenza meccanica ed ha costo unitario maggiore del
calcestruzzo normale.

4.2.3 Se per le strutture in acciaio si adotta un rivestimento protettivo in calcestruzzo normale con sezione
rettangolare, questo avrà spessore non inferiore a 50mm.

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Foglio 21 (22)

4.2.4 Per particolari esigenze di progettazione (per esempio, su strutture soggette ad elevate dilatazioni
termiche) o di installazione, i materiali cementizi possono essere sostituiti da altre tipologie di
materiali protettivi. La tabella seguente riassume le principali caratteristiche e le modalità di
protezione di tali famiglie di materiali:

Intonaci leggeri refrattari sono più leggeri dei materiali cementizi tradizionali;
possono essere applicati a spruzzo o sopra una rete metallica ancorata
alla superficie da proteggere;
hanno bassa densità (550÷800kg/m3);
hanno bassa resistenza meccanica (se applicati in esterni, richiedono
un rivestimento protettivo e impermeabile).
Vernici sublimanti la protezione termica è realizzata attraverso il passaggio di stato della
vernice da solido a gas; il fenomeno comincia a una temperatura di
160°C e procede fino al consumo del prodotto applicato;
il prodotto applicato mantiene una elevata elasticità;
permette la riparazione localizzata a seguito di eventuali
danneggiamenti;
l’applicazione prevede uno spessore variabile tra 8 e 20mm, secondo il
grado di protezione richiesto.
Mastici riscaldati a 250÷300°C, rilasciano gas che gonfiano il rivestimento
intumescenti formando una schiuma termoisolante (lo spessore aumenta fino a 4÷6
(resine volte);
epossidiche hanno elevata viscosità a temperatura ambiente, consentendo
modificate) l’applicazione di spessori di alcuni mm in un’unica mano;
l’applicazione richiede apparecchiature “non convenzionali”; per
particolari strutture può essere necessario l’uso di una rete di rinforzo;
lo spessore minimo applicabile è di circa 5÷6mm;
hanno elevato peso specifico (1000÷1100kg/m3); il limitato spessore di
applicazione permette comunque di mantenere leggera la struttura;
Prodotti intumescenti

hanno elevata durabilità, buona protezione anticorrosiva, elevata


adesione al substrato e resistenza all’impatto e all’abrasione;
i gas rilasciati possono essere tossici, quindi l’applicazione è consentita
solo in ambienti aperti;
hanno un costo elevato.
Rivestimenti a film il meccanismo di protezione è analogo a quello dei mastici intumescenti;
sottile (resine possono essere applicati a spruzzo, rullo o pennello, in spessori variabili
acriliche o tra 500µm e alcuni mm;
viniliche, prodotti
gli attuali materiali manifestano una certa sensibilità all’umidità
termoplastici)
atmosferica, che inficia la durabilità del prodotto;
la resistenza all’impatto e all’abrasione è inferiore a quella dei materiali
a base epossidica; l’applicazione di questi materiali in ambienti
aggressivi richiede la ricopertura con un materiale isolante;
molti prodotti hanno ricevuto finora solo certificazione per esposizione a
curve di fuoco definite secondo la ASTM-119.

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Foglio 22 (22)

4.2.5 La scelta di materiali alternativi al calcestruzzo è accettabile a condizione che siano applicati in modo
tale da garantire il grado di protezione richiesto, e che il materiale sia stato preventivamente certificato
dalle autorità/enti normatori competenti.

Memorandum revisioni

Ottobre 2003 Emissione in sostituzione della PRG.IP.FPR.0005 del 1995

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