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03 – Principi ambientali degli edifici

PRINCIPI AMBIENTALI DEGLI EDIFICI

1. Benessere degli utenti

Esigenze degli utenti

In base alla Direttiva CE 89/106 le esigenze primarie degli utilizzatori di un organismo


edilizio sono quelle di sicurezza, fruibilità e igiene (o salute).

La sicurezza riguarda innanzitutto l’assicurazione che l’edificio abbia resistenza


meccanica e stabilità. Comprende inoltre la sicurezza in caso d’incendio e nell’uso (o
impiego).

La fruibilità degli spazi dipende dalla presenza di spazi minimi per le funzioni richieste e
dal livello di accessibilità agli spazi stessi.

La salute è legata all’assenza di sostanze nocive emesse dai materiali e alla qualità
dell’aria negli ambienti (compreso il grado di ventilazione). È inoltre legata strettamente alla
regolazione della temperatura e dell’umidità interne. Fattore di salute e sono la protezione del
rumore ed il grado di illuminazione dell’edificio. La salute è dunque legata al concetto di
comfort.

La parola igiene, di origine più antica (la parola salute oggi la comprende) riguarda più
specificamente la qualità dell’aria e dell’acqua. Ancora oggi la si usa per definire gli impianti
di smaltimento delle acque di scarico (impianto igienico-sanitario).
Sono i regolamenti edilizi ed i regolamenti d’igiene che trattano i problemi di igiene e
salute negli ambienti degli edifici.

Un problema da porsi nel progetto di un edificio, forse anche prima dell’individuazione dei
principi costruttivi che lo caratterizzano, è che l’ambiente interno sia usato dagli utenti in
modo efficace e confortevole. L’ambiente interno di un edificio deve quindi fornire all’utente
un determinato livello di comfort.

Benessere termoigrometrico e fruibilità

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Una buona organizzazione degli spazi (funzionalità) consente la loro fruibilità (adattabilità,
visitabilità, accessibilità), la loro arredabilità ed inoltre favorisce la sicurezza e la facilità
nell’uso. La confortevolezza degli spazi è legata alla specifica condizione psico-fisica di
comfort o benessere.

Trascurando l’aspetto psicologico, il benessere propriamente fisico si può distinguere in un


benessere igrotermico, un benessere visivo e un benessere acustico. Una progettazione
corretta mette quindi in gioco da subito tutti questi fattori (o principi) appena menzionati.

Il comfort in un ambiente interno deriva dalle prestazioni che è in grado di fornire la parte
edilizia dell’organismo (in particolare l’involucro insieme all’organizzazione degli spazi),
associata alla parte impiantistica.

Il concetto di comfort (benessere) in un edificio dipende inoltre in modo decisivo (ed è


sempre dipeso nella storia) dai fattori climatici locali e dalle condizioni culturali ed
economiche di chi lo usa.

Assicurare certi livelli di comfort significa affrontare il problema dello scambio


energetico tra l’ambiente interno e l’ambiente esterno all’edificio, tenendo conto del luogo
dove si opera.

Un architettura particolarmente sensibile verso i problemi ambientali, in armonia con


l’ambiente naturale, risparmiosa di energia, si definisce architettura bioclimatica.

Recentemente si sono diffusi altri approcci simili legati particolarmente alla “naturalità”
del progetto, come quello di bioarchitettura, architettura sostenibile, architettura
ecocompatibile, ecc.

Da sempre nella storia dell’edilizia si è cercato di costruire in sintonia con l’ambiente


circostante, anche quando lo sviluppo dell’impiantistica non si era ancora manifestato con
l’avvento dell’era industriale. Dopo anni recenti, in cui lo sviluppo dell’impiantistica ha fatto
trascurare il rapporto tra edificio ed ambiente circostante, si sta oggi rivalutando un approccio
diverso, in maggiore sintonia con il luogo e le risorse locali. L’impianto si evolve e si integra
meglio con l’edificio.

Si definiscono in un edificio: interventi passivi (sistemi passivi) quelli che per il


raggiungimento di un obiettivo bioclimatico sfruttano solo l’edificio (orientazione, forma,
rapporto superficie-volume, aperture, materiali, ecc.); interventi attivi (sistemi attivi) quelli
che coinvolgono la parte impiantistica per raggiungere gli stessi scopi di bioclimatica.

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2. Benessere termoigrometrico

Equilibrio termico del corpo umano: M ± C - E = 0.

M è il calore prodotto dal corpo nell’unità di tempo nel processo metabolico, C il calore
assorbito o dissipato nell’unità di tempo per conduzione, convezione e irraggiamento, E il
calore dissipato per evaporazione.

Diagramma bioclimatico (Szokolay, 1984)

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Il diagramma bioclimatico di Szokolay tiene conto del tipo di attività svolta, del tipo di
vestiario e delle condizioni dell’ambiente in cui ci si trova (umidità relativa, radiazione solare
diretta e velocità dell’aria, temperatura media radiante delle superfici e temperatura dell’aria).
Ai fini del benessere igrotermico, è fondamentale la temperatura delle superfici interne
dell’edificio. Un ambiente con la temperatura dell’aria di 18°C e pareti a 16°C può essere
considerato confortevole, mentre potrebbe non esserlo con temperatura dell’aria a 22°C e le
pareti a 14°C.

Per valutare le condizioni termoigrometriche di un ambiente si usa di norma il diagramma


psicrometrico. Ogni punto del diagramma individua una condizione termoigrometrica
interna: umidità relativa (curve inclinate, con valori da 0 a 100%), temperatura a bulbo secco
(ascissa), umidità specifica, o quantità di vapor acqueo nell’aria (ordinata), entalpia (rette
inclinate).
Dalla misura della temperatura a bulbo asciutto e a bulbo umido si ricava l’umidità
relativa.

Al fine di mantenere, all’interno di un ambiente, una quantità di vapor d’acqua, e cioè una
determinata umidità relativa, è necessario che sia verificata la seguente espressione:

Qp = Qu – Qe

dove:
Qu = quantità di vapore d’acqua che viene espulsa in un’ora dall’ambiente considerato [Kg/h]
Qe = quantità di vapore d’acqua che viene immessa in un’ora nell’ambiente considerato [kg/h]
Qp = quantità di vapore d’acqua che viene prodotta in un’ora all’interno dell’ambiente
considerato [kg/h].

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La quantità di vapor d’acqua Qu, è data dalla somma della quantità di vapor d’acqua che viene
espulsa con il ricambio dell’aria e di quella, modesta, espulsa attraverso le pareti. Dato che,
per gli scopi del presente calcolo, quest’ultimo fattore può essere prudenzialmente trascurato,
risulta:

Qu = n • V •! !i • Xi

dove:

n = numero di ricambi d’aria orario


V = volume dell’ambiente considerato
!i = peso specifico dell’aria secca all’interno dell’ambiente che, per gli scopi del presente
calcolo si può assumere pari a 1.2 kg/m3
Xi = umidità assoluta, cioè quantità di vapor d’acqua contenuta nell’unità di peso di aria
secca all’interno dell’ambiente considerato, ricavabile, come sotto indicato, dal
diagramma psicrometrico in funzione della temperatura dell’aria interna (ti) e
dell’umidità relativa interna (UR).

La quantità di vapor d’acqua Qe è pari alla quantità di vapor d’acqua immessa nell’ambiente
con il ricambio dell’aria, quindi:

Qe = n • V •! !e • Xe

dove:
n = numero di ricambi d’aria orario
V = volume dell’ambiente considerato
!e = peso specifico dell’aria secca all’esterno, che per gli scopi del presente calcolo può
assumere un valore compreso tra 1.25 kg/m3 e 1.30 kg/m3
Xe = umidità assoluta dell’aria esterna, cioè quantità di vapor d’acqua contenuta nell’unità di
peso di aria secca, ricavabile, come indicato, dal diagramma psicrometrico in funzione
della temperatura dell’aria esterna (te) e dell’umidità relativa esterna.

La determinazione di ”X”, mediante l’uso del diagramma psicrometrico, avviene


individuando il punto d’intersezione tra la retta verticale corrispondente al valore della
temperatura dell’aria e la curva corrispondente al grado igrometrico.

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Il diagramma psicrometrico ha comunque un uso generale nella valutazione delle


condizioni termoigrometriche.
All’interno del diagramma psicrometrico è possibile determinare delle aree entro cui, in
ragione delle condizioni climatiche esterne (temperatura, umidità, ventilazione, irraggiamento
solare), della tipologia muraria, della presenza di un impianto di climatizzazione e dell’ora
della giornata, vi è comfort igrotermico.

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Fenomeni termoigrometrici su pareti e coperture

Una parete o una copertura (chiusure) devono assicurare un determinato isolamento


termico e devono essere realizzate in modo da non creare situazioni termoigrometriche
critiche, riscontrabili in particolare con clima invernale quando gli ambienti interni sono
riscaldati e le temperature esterne sono ridotte. Queste situazioni, se non risolte, possono
portare alla formazione di vapor d’acqua, presente negli ambienti caldi sotto la copertura o
nelle pareti verticali dei bagni o delle cucine, sia in superficie (soffitti, angoli di parete ecc.),
sia all’interno dei pacchetti murari.
Le condensazioni superficiali si possono formare quando l’aria, ad una certa temperatura e
con un certo tasso d’umidità, si raffredda al contatto con superfici a temperature inferiori
(superfici fredde) e il vapore in eccesso rispetto alla quantità di saturazione condensa.
Sotto sono riportate le espressioni analitiche, in regime stazionario, che regolano la
trasmissione del calore attraverso una parete.

Densità di flusso termico (W/m2):

Q (t " t )
= (ti " te )# K = i e =
(ti " te )
n s
A R 1 1
+ +! j
% i % e j =1 $ j

con ti e te temperature interna ed esterna, R = resistenza termica della parete, K (chiamata


anche U)= trasmittanza termica della parete (inverso della resistenza), ! j = conducibilità
termica del materiale dello strato j (W/m K), sj spessore dello strato j di parete.
1 1
e = coefficienti di scambio liminare termico interno ed esterno
!i !e
La predisposizione di opportuni strati di isolamento termico permette di innalzare la tsi fino a
quasi il valore della temperatura interna, giocando sulla resistenza termica della parete.

Temperatura nello strato r:

r s # r s #
&1 (t ( t ) & 1
tr = ti ( k ' (ti ( te )' $ + + ) j ! = ti ( ' i e ' $ + + ) j !
$+ !
j =1 * j " R $+ !
j =1 * j "
% i % i

Temperatura superficiale interna:

t si = ti "
k (t " t )
! (ti " te ) = ti " i e !
#i #i ! R

Le condensazioni all’interno degli elementi edilizi dipendono dal fatto che il vapor d’acqua si
diffonde attraverso i materiali edilizi, spesso porosi, o migra per effetto di moti convettivi
dell’aria interna calda e umida attraverso discontinuità e fessure. Questo avviene per diversità
di concentrazione e per differenza di pressione. Negli ambienti abitati e riscaldati, in clima
invernale, si hanno pressioni parziali del vapor d’acqua maggiori di quelle esterne; nei vari
strati della parete o della copertura si creano pressioni di vapore che dipendono dalla
resistenza che gli stessi presentano alla diffusione del vapore. Quando si raggiunge il valore di
saturazione si hanno condensazioni. Il fenomeno della diffusione del vapore attraverso una

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parete può essere studiato, analogamente allo scambio termico, accettando ipotesi
semplificative analoghe a quelle relative allo scambio termico.
La densità di flusso del vapore G vale:

G (pi ( pe ) (pi ( pe )
& kg #
= = n $ 2 !
A Z tot mh
)sj ' µj ' N % "
j =1
1,81
RD ! T & T # & hPa #
N= e D = 0,083 ' $ ! $$ !!
D % 273 " % kg "

pi e pe pressioni parziali del vapor d’acqua dell’ambiente interno ed esterno (Pa),


Ztot resistenza alla diffusione della parete (h m2 Pa/kg),
sj spessore dello strato j di parete
µ j fattore di resistenza alla diffusione del vapore (espresso in rapporto alla resistenza
dell’aria: µaria = 1)
R costante caratteristica del vapor d’acqua: 462 J/(kg K),
T = temperatura assoluta (K),
D = coefficiente di diffusione del vapor d’acqua nell’aria statica (m2/h),

In prima approssimazione, per calcoli semplificativi e procedimenti grafici si può assumere


N= 1,5x106

La pressione del vapore nello strato r vale:

pr = pi
(p # pe ) " n
# i
Z tot
!s
j =1
j "µj " N

La verifica della formazione di condensa si può attuare mediante il confronto tra i valori
delle pressioni p del vapore negli strati e il valore delle pressioni di saturazione ps che
dipendono dalle temperature degli strati stessi. Il confronto si effettua graficamente.
La diversa dislocazione degli strati con caratteristiche diverse (s, ", µ) influisce in modo
decisivo sul comportamento idrometrico. Quando lo strato termoisolante spostato verso
l’esterno, gli strati sottostanti sono a temperature vicine a quella interna e le pressioni di
saturazione sono più alte e più difficilmente raggiungibili. Viceversa, con lo strato
termoisolante spostato verso l’interno, gli strati ad esso esterni hanno temperature vicine a
quella esterna e le pressioni di vapore sono più facilmente raggiungibili da parte del vapore
diffuso nella parete e copertura.
Inoltre, se si hanno verso l’interno strati che si oppongono alla diffusione e all’esterno
strati che permettono facilmente la diffusione, la pressione del vapore si stabilizza su valori
che difficilmente raggiungeranno quelli di saturazione, Sono validi i ragionamenti inversi. Gli
strati che si oppongono alla diffusione del vapore si chiamano barriere al vapore.
In sintesi si ha una situazione ottimale per evitare le condensazioni quando si dispongono
lo strato di isolamento termico verso l’esterno e contemporaneamente quello di barriera alla
vapore al suo interno, lasciando all’esterno strati che facilitano la diffusione. Occorre notare
tuttavia che l’inserimento di barriere al vapore conviene venga limitato allo stretto
indispensabile per evitare possibili ristagni di umidità da costruzione all’interno delle
strutture. Questo soprattutto quando si hanno elementi in calcestruzzo gettato in opera.
Il sistema grafico semplificato di Glaser permette di fare le valutazioni sopra riportate.

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Diagramma di Glaser

Dal punto di vista igrometrico una parete esterna (chiusura verticale) è sottoposta agli
agenti atmosferici esterni (pioggia, neve), alle infiltrazioni di acqua dal sottosuolo, alle
condensazioni del vapor d’acqua prodotto internamente. Tali fenomeni possono provocare il
deposito di sali all’interno della parete.

Fenomeni igrometrici all’interno di una parete

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3. Benessere visivo e acustico

Il comfort visivo riguarda due aspetti: la qualità della luce e la qualità di veduta. Il
progettista può intervenire sulla qualità della luce ottimizzando lo sfruttamento della luce
naturale.
I parametri esterni che intervengono nella progettazione dell’illuminazione naturale sono
l’area visibile del cielo e l’area visibile di superficie riflettente l’orientamento delle aperture.
I parametri interni di progetto sono l’area vetrata in rapporto alle superfici interne
(dimensioni e distanze) e la riflettività delle pareti (materiali, colori, ostacoli). Inoltre vi sono
fattori di correzione come il tipo di vetro (qualità e trasparenza), la presenza di schermature,
ecc.

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03 – Principi ambientali degli edifici

Il diagramma solare o carta del sole permette di calcolare inclinazione zenitale ed


azimutale del sole nei mesi dell’anno per ogni latitudine terrestre.

Esempi di elementi frangisole o brise-soleil per diminuire la radiazione solare diretta.

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Requisiti acustici passivi degli edifici

I rumori non solo arrecano disturbo, ma danneggiano la salute. La loro eliminazione


avviene sia intervenendo sulle fonti di rumore, sia adottando accorgimenti nella
progettazione: barriere naturali, filari di alberi, affacci degli edifici, ecc. Il controllo del
comfort acustico dipende inoltre dalla scelta dei materiali nei singoli elementi costruttivi.

Quando un’onda sonora viene a contatto con un materiale, per esempio quando investe una
parete, si suddivide in tre componenti:
# onda riflessa
# onda assorbita
# onda trasmessa

Indichiamo ora con Ia, Ir, It le intensità sonore delle tre componenti e con Ii l’intensità
incidente cioè l’intensità che ha l’onda appena prima di entrare in contatto con il materiale, si
ottiene:
Ii = Ia + Ir + It
Dividendo per Ii entrambi i membri dell’equazione e ponendo
Ia / Ii = a coefficiente di assorbimento del materiale
Ir / Ii = r coefficiente di riflessione del materiale
It / Ii = t coefficiente di trasmissione del materiale

si trova:

a + r+ t = 1

il coefficiente di assorbimento è dato da a = 1 – r – t


Tuttavia in acustica per valutare la capacità di assorbimento di un materiale è molto più usato
il coefficiente di assorbimento apparente " , il cui valore è:
" = a + t = 1# r
Il coefficiente $ ingloba anche le onde trasmesse, che apparentemente sembrano assorbite.

Per valutare la capacità di assorbimento di un materiale non importa la quantità di suono


assorbito o trasmesso ad un ambiente esterno collegato, ma la quantità di onde riflesse; è
anche per questo che tale coefficiente è detto di assorbimento apparente; la condizione
migliore si ha quando non c’e riflessione, quindi r = 0 e " =1, in tal caso si parla di materiali
perfettamente Fonoassorbenti, nel caso invece di " = 0 e r = 1 si parla di materiali
perfettamente Riflettenti.
In generale i materiali detti Fonoassorbenti, come i materiali espansi, hanno valori di "
prossimi a 1. La loro caratteristica comune è che si lasciano attraversare dall’aria opponendo
resistenza, presentando cioè alta impedenza per le onde sonore. Tali materiali tendono ad
incanalare le onde sonore in tanti cunicoli di piccolissime dimensioni smorzando le onde
sonore per effetto del loro attrito contro le pareti di tali cunicoli.
Definiamo invece Fonoisolante un materiale con basso coefficiente di trasmissione t. Ad
esempio una tenda appesa in una stanza è altamente fonoassorbente ma poco fonoisolante
perché l’energia incidente viene in parte convertita in calore per attrito passando attraverso il
tessuto e in gran parte viene trasmessa attraverso la tenda.
Un muro massiccio è invece molto fonoisolante ma poco fonoassorbente.

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Il rispetto delle condizioni di benessere acustico negli ambienti di vita e di lavoro è sempre
più richiesto come requisito essenziale degli edifici. Un ambiente può essere considerato
soddisfacente ai fini dell'ottenimento del comfort acustico quando il rumore a cui sono
sottoposti gli occupanti è tale da non nuocere alla salute e consentire adeguate condizioni per
il riposo e il lavoro.
Convenzionalmente si distinguono due modalità di propagazione della energia sonora in
relazione alla via di propagazione:
1) per via aerea, nel caso in cui le onde sonore, direttamente o attraverso pareti divisorie, si
trasmettono dalla sorgente all'ascoltatore;
2) per via strutturale, nel caso in cui le onde sonore che raggiungono l'ascoltatore, sono
generate da urti e vibrazioni prodotte sulle strutture dell'edificio in cui si trova l'ambiente
disturbato.
I parametri da misurare per qualificare acusticamente gli elementi edilizi o gli ambienti
sono diversi in relazione a queste diverse modalità di propagazione della energia sonora. Il
DPCM 5 dicembre 1997, che riguarda la Determinazione dei requisiti acustici passivi degli
edifici, considera essenzialmente l’isolamento al rumore aereo, il livello di rumore di
calpestio e il tempo di riverberazione.

Il DPCM 5 dicembre 1997 classifica gli ambienti abitativi in sette categorie e stabilisce
per ognuna di esse i requisiti acustici passivi degli edifici, definendo nel contempo i livelli
massimi di rumore per gli impianti tecnologici, al fine di ridurre l’esposizione umana al
rumore. Gli ambienti abitativi sono distinti nelle categorie indicate nella tabella A allegata al
decreto.

Tabella A CLASSIFICAZIONI DEGLI AMBIENTI ABITATIVI (art. 2)


categoria A : edifici adibiti a residenza o assimilabili;
categoria B : edifici adibiti ad uffici e assimilabili;
categoria C : edifici adibiti ad alberghi, pensioni ed attività assimilabili;
categoria D : edifici adibiti ad ospedali, cliniche, case di cura e assimilabili;

categoria E : edifici adibiti ad attività scolastiche a tutti i livelli e assimilabili;

categoria F : edifici adibiti ad attività ricreative o di culto o assimilabili;


categoria G : edifici adibiti ad attività commerciali o assimilabili.

Sono componenti degli edifici le partizioni orizzontali e verticali. Sono servizi a


funzionamento discontinuo gli ascensori, gli scarichi idraulici, i bagni, i servizi igienici e la
rubinetteria. Sono servizi a funzionamento continuo gli impianti di riscaldamento, aerazione e
condizionamento.

Le grandezze che caratterizzano i requisiti acustici passivi degli edifici sono:

1. il tempo di riverberazione (T), definito dalla norma ISO 3382:1975;


2. il potere fonoisolante apparente di elementi di separazione fra ambienti (R’), definito
dalla norma EN ISO 140-5:1996;
3. l’isolamento acustico standardizzato di facciata (D2m,nT), definito da:

D2m,nT = D2m + 10 log T/T0

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dove:
D2m = L1,2m - L2 è la differenza di livello;
L1,2m è il livello di pressione sonora esterno a 2 metri dalla facciata, prodotto da rumore
da traffico se prevalente, o da altoparlante con incidenza del suono di 45° sulla facciata;
L2 è il livello di pressione sonora medio nell’ambiente ricevente, valutato a partire dai
livelli misurati nell’ambiente ricevente mediante la seguente formula:
n Li
&1 #
L 2 = 10 log $$ ' 10 10 !
!
%n i =1 "

Le misure dei livelli Li devono essere eseguite in numero di n per ciascuna banda di terzi di
ottava. Il numero n è il numero intero immediatamente superiore ad un decimo del volume
dell’ambiente; in ogni caso, il valore minimo di n è cinque;
T è il tempo di riverberazione nell’ambiente ricevente, in sec;
T0 è il tempo di riverberazione di riferimento assunto, pari a 0,5 s;

4. il livello di rumore di calpestio di solai normalizzato (L’n) definito dalla norma EN ISO
140-6:1996:

5. LASmax: livello massimo di pressione sonora, ponderata A con costante di tempo slow;

6. LAeq: livello continuo equivalente di pressione sonora, ponderata A.

Gli indici di valutazione che caratterizzano i requisiti acustici passivi degli edifici sono:
a. indice del potere fonoisolante apparente di partizioni fra ambienti (R’w) da calcolare
secondo la norma UNI 8270:1987, Parte 7^, par. 5.1.
b. indice dell’isolamento acustico standardizzato di facciata (D2m,nT,w) da calcolare secondo le
stesse procedure di cui al precedente punto a.;
c. indice del livello di rumore di calpestio di solai, normalizzato (L’n,w) da calcolare secondo
la procedura descritta dalla norma UNI 8270:1987, Parte 7^, par. 5.2.

La rumorosità prodotta dagli impianti tecnologici non deve superare i seguenti limiti:
a) 35 dB(A) LAmax con costante di tempo slow per i servizi a funzionamento discontinuo;
b) 25 dB(A) LAeq per i servizi a funzionamento continuo.
Le misure di livello sonoro devono essere eseguite nell’ambiente nel quale il livello di
rumore è più elevato. Tale ambiente deve essere diverso da quello in cui il rumore si origina.
Al fine di ridurre l’esposizione umana al rumore, i valori limite previsti dal DPCM sono
riportati in tabella B.

Tabella B REQUISITI ACUSTICI PASSIVI DEGLI EDIFICI, DEI LORO COMPONENTI E DEGLI
IMPIANTI TECNOLOGICI
Ca te go rie di P aram etri
cui a lla T ab . A R’w (*) D2m,nT,w L’n,w LAsmax LAeq
1. D 55 45 58 35 25
2. A, C 50 40 63 35 35
3. E 50 48 58 35 25
4. B, F, G 50 42 55 35 35

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(*) Valori di R’w riferiti a elementi di separazione tra due distinte unità immobiliari.
Nota: con riferimento all’edilizia scolastica, i limiti per il tempo di riverberazione sono quelli riportati
nella circolare del Ministero dei lavori pubblici n. 3150 del 22 maggio 1967, recante i criteri di
valutazione e collaudo dei requisiti acustici negli edifici scolastici.

Questi livelli sonori vengono misurati strumentalmente alla fine dei lavori di
costruzione.

Barriera antirumore e protezione acustica di facciata.

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4. Ventilazione naturale

In una progettazione edilizia sensibile ai problemi di bioclimatica si dovrebbero tenere in


considerazione i movimenti naturali dell’aria in modo tale che le brezze estive agiscano in
modo efficace ed i venti invernali freddi siano in qualche modo ostacolati.
La progettazione del verde ha particolare effetto sull’ambiente acustico esterno ed interno
ed inoltre sull’andamento dei flussi d’aria e sulla temperatura dell’edificio.
La dimensione e la posizione delle aperture degli edifici influenzano notevolmente il flusso
d’aria all’interno dell’edificio.

Ventilazione interna degli edifici

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Gli edifici rurali della pianura emiliana sono sempre stati sensibili alle condizioni
ambientali orientando i lati lunghi sull’asse Est-Ovest. Per riparare dall’eccessivo
soleggiamento i portici erano orientati a Sud; la ventilazione naturale dell’abitazione e della
parte rustica erano controllate attraverso opportune aperture.

In basso le“gelosie“ per permettere la ventilazione naturale.

Torri del vento nell’architettura del deserto.

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5. Prestazione energetica degli edifici

L’orientazione dell’edificio incide dunque sull’apporto termico dei singoli ambienti


dell’edificio. Dal punto di vista termico un fattore importante è caratterizzato dal rapporto tra
superficie e volume. A parità di volume negli edifici l’aumento delle superfici a contatto con
l’ambiente esterno provoca un aumento delle dispersioni di calore per unità di superficie
calpestabile.

Nella normativa italiana bisogna calcolare un parametro molto importante ai fini del
contenimento del consumo energetico, la prestazione energetica per la climatizzazione
invernale (kWh/m2a); questo parametro dipende dal rapporto S/V tra superficie del volume
riscaldato dell’edificio e volume dell’edificio (la tabella contempla valori da 0,2 a 0,9) e dalla
zona climatica italiana, che fornisce i Gradi Giorno, cioè il prodotto tra i giorni di
riscaldamento durante l’anno e le differenze giornaliere tra esterno e parte riscaldata
dell’edificio. Il consumo viene diviso per la i m2 della superficie utile dell’edificio.
Rapporto di Zona climatica
forma A B C E F
dell’edificio Fino a 601 a 900 a 901 a a a a a oltre
S/V a 600 GG GG GG 1400 1401 2100 2101 3000 3000
GG GG GG GG GG GG GG
Valori vigenti
$0.2 10 10 15 15 25 25 40 40 55 55
%0.9 45 45 60 60 85 85 110 110 145 145
Dal 1 gennaio 2008
$0.2 9,5 9,5 14 14 23 23 37 37 52 52
%0.9 41 41 55 55 78 78 100 100 133 133
Dal 1 gennaio 2010
$0.2 8,5 8,5 12,8 12,8 21,3 21,3 34 34 46,8 46,8
%0.9 36 36 48 48 68 68 88 88 116 116

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Le dispersioni di calore di un ambiente verso l’esterno (immaginando di essere quindi in


inverno) avvengono per:
• conduzione, convenzione e irraggiamento dei materiali di involucro
• ventilazione

Gli apporti di calore provengono dall’interno (apparecchiature, calore umano,


illuminazione, ecc.) e dagli apporti solari.

Nel bilancio termico di un edificio il fabbisogno termico dello spazio riscaldato, per
ciascun periodo di calcolo, è dato dalla relazione:

Qh = QI " # ! Qg

dove:
la dispersione termica QI è data dalla somma di QT e QV con
QT = energia dispersa per trasmissione
QV = energia dispersa per ventilazione
! = fattore di riduzione degli apporti termici che tiene conto del comportamento dinamico
dell’edificio.

Gli apporti termici Qg sono dati dalla somma di Qs e Qi


con
Qs = contributo dovuto alla radiazione solare
Qi = apporto di energia dovuto alle sorgenti interne

Bilancio termico di un edificio per il fabbisogno dello spazio riscaldato

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03 – Principi ambientali degli edifici

La dispersione di calore attraverso le superfici esterne dell’edificio dipende dalle


caratteristiche termofisiche dei materiali dell’involucro, in particolare da:
• trasmittanza,
• calore specifico volumetrico
• comportamento rispetto alla radiazione (assorbenza, riflettenza, emissività,
trasparenza)

Nei calcoli di normativa (L.10/91, Dlgs 192/2005 e sue integrazioni) si trascurano le


caratteristiche di radiazione dei materiali e di inerzia termica e per semplicità ci si basa sulle
dispersioni che dipendono dalle caratteristiche di trasmittanza delle pareti, cioè la quantità di
calore trasmessa per conduzione attraverso la superficie delle pareti per ogni grado di
differenza di temperatura.

Caratteristiche di trasmittanza delle pareti opache normalmente in uso


Nuovi valori limite della trasmittanza termica utile U delle strutture componenti l’involucro edilizio espressa in (W/m2K):
zona Strutture opache Strutture opache Strutture opache orizzontali
climatica verticali orizzontali o inclinate o inclinate
U (W/m2K) (coperture) (Pavimenti verso locali non
U (W/m2K) riscaldati o verso l’esterno)
U (W/m2K)
01- 01- 01- 01-01- 01-01- 01-01- 01-01- 01-01- 01-01-
01-06 01-08 01-10 06 08 10 06 08 10
A 0,85 0,72 0,62 0,80 0,42 0,38 0,80 0,74 0,65
B 0,64 0,54 0,48 0,60 0,42 0,38 0,60 0,55 0,49
C 0,57 0,46 0,40 0,55 0,42 0,38 0,55 0,49 0,42
D 0,50 0,40 0,36 0,46 0,35 0,32 0,46 0,41 0,36
E 0,46 0,37 0,34 0,43 0,32 0,30 0,43 0,38 0,33
F 0,44 0,35 0,33 0,41 0,31 0,29 0,41 0,36 0,32

03-22
03 – Principi ambientali degli edifici

Caratteristiche di trasmittanza delle pareti opache e vetrate normalmente in uso.

Isolamenti termici di facciata “a cappotto”, nell’intercapedine, e con parete ventilata.

03-23
03 – Principi ambientali degli edifici

Legate alla trasmissione di calore sono dunque le caratteristiche di isolamento termico


delle pareti: più bassa la trasmittanza (W/m2°K), che è l’inverso della resistenza termica, più
alto l’isolamento delle pareti. Di particolare importanza il controllo dei cosiddetti “ponti
termici”. Una delle principali cause dello spreco di energia in edilizia è quindi il cattivo
isolamento degli edifici.

Sarebbe importante calcolare un altro parametro, cioè la capacità di accumulo termico


delle pareti: più grande è la capacità di accumulo termico (inerzia termica) maggiore è il
tempo di rilascio del calore verso l’esterno. Problema opposto avviene d’estate, dove pareti a
grande accumulo sono molto utili laddove impediscono l’eccessivo riscaldamento degli
ambienti interni e permettono un miglior raffrescamento.

Fenomeno dell’inerzia termica

Vi è infine un fabbisogno energetico derivato dalla necessità di far funzionare gli impianti
di riscaldamento dell’acqua calda. In definitiva possiamo individuare quattro tipi di edifici a
seconda del tipo di Fabbisogno Energetico Complessivo (FEC) per il riscaldamento degli
spazi interni e dell’acqua calda:

1. Edifici ad alta dispersione termica (con conseguente alto fabbisogno energetico): sono gli
edifici costruiti fino a ieri senza vincoli riguardo la coibentazione delle strutture. (FEC > 100
kWh/m2a)

2. Edifici a bassa dispersione termica: sono gli edifici costruiti secondo precisi criteri sia di
coibentazione sia relativamente ai rendimenti minimi degli impianti termici previsti dalle
recenti leggi di risparmio. (FEC < 100 kWh/m2a)

3. Edifici a basso consumo energetico: dotati di sistemi solari passivi ed attivi e di un


impiantistica evoluta, consentono elevati risparmi energetici. Sono edifici ancora poco diffusi
ma rappresentano l’evoluzione futura delle nostre abitazioni. (FEC < 30 kWh/m2a)

4. Edifici energeticamente autonomi: a zero consumo energetico, utilizzano unicamente


fonti rinnovabili e tecnologie costruttive d’avanguardia. Esistono solo come prototipi e centri
sperimentali a causa dell’elevato costo dei materiali e degli impianti. (FEC = 0 kWh/m2a)

03-24
03 – Principi ambientali degli edifici

Uso di pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica.

Edifici sensibili al clima e a basso consumo energetico in Austria, che in particolare


sfruttano l’orientamento a Sud per immagazzinare energia attraverso vetrate e “serre solari”,
proteggono le facciate dai raggi solari a Sud nei periodi di maggiore irraggiamento, hanno
particolare coibentazione, soprattutto nelle pareti a Nord, fanno uso particolare
dell’impiantistica.

Edifici a Solar City in Austria.

03-25
03 – Principi ambientali degli edifici

6. Igiene, salute e fruibilità negli alloggi in base alla normativa

Igiene e salute - DM 05-07-75

In Italia è vigente un Decreto Ministeriale, del 05-07-75, che pone alcune regole generali a
livello nazionale ma molto vincolanti per gli alloggi, riguardo a:
• altezze dei locali
• superfici
• temperatura interna dei locali
• illuminazione naturale
• ventilazione
• materiali

In particolare:

Altezze (DM 05-07-75)


L’altezza minima interna utile dei locali adibiti ad abitazione è fissata in m 2,70 riducibili a
m 2,40 per i corridoi, i disimpegni in genere, i bagni, i gabinetti ed i ripostigli.
Nei comuni montani al di sopra dei m 1000 sul livello del mare può essere consentita,
tenuto conto delle condizioni climatiche locali e della locale tipologia edilizia, una riduzione
dell'altezza minima dei locali abitabili a m 2,55.

Superfici (DM 05-07-75)


Per ogni abitante deve essere assicurata una superficie abitabile non inferiore a mq 14, per i
primi 4 abitanti, ed a mq 10, per ciascuno dei successivi.
Le stanze da letto debbono avere una superficie minima di mq 9, se per una persona, e di
mq 14, se per due persone.
Ogni alloggio deve essere dotato di una stanza di soggiorno di almeno mq 14.
Le stanze da letto, il soggiorno e la cucina debbono essere provvisti di finestra apribile.
Ferma restando l'altezza minima interna di m 2,70, l'alloggio monostanza, per una persona,
deve avere una superficie minima, comprensiva dei servizi, non inferiore a mq 28, e non
inferiore a mq 38, se per due persone.

Temperatura interna (DM 05-07-75)


Gli alloggi debbono essere dotati di impianti di riscaldamento ove le condizioni climatiche
lo richiedano.
La temperatura di progetto dell'aria interna deve essere compresa tra i 18ºC ed i 20ºC e
deve essere uguale in tutti gli ambienti abitati e nei servizi, esclusi i ripostigli. Nelle
condizioni di occupazione e di uso degli alloggi, le superfici interne delle parti opache delle
pareti non debbono presentare tracce di condensazione permanente.

Illuminazione naturale (DM 05-07-75)


Tutti i locali degli alloggi, eccettuati quelli destinati a servizi igienici, disimpegni, corridoi,
vani-scala e ripostigli debbono fruire di illuminazione naturale diretta, adeguata alla
destinazione d'uso.
Per ciascun locale d'abitazione, l'ampiezza della finestra deve essere proporzionata in
modo da assicurare un valore di fattore luce diurna medio non inferiore al 2%, e
comunque la superficie finestrata apribile non dovrà essere inferiore a 1/8 della superficie del
pavimento.

03-26
03 – Principi ambientali degli edifici

Per gli edifici compresi nell'edilizia pubblica residenziale occorre assicurare, sulla base di
quanto sopra disposto e dei risultati e sperimentazioni razionali, l'adozione di dimensioni
unificate di finestre e, quindi, dei relativi infissi.

Ventilazione (DM 05-07-75)


Quando le caratteristiche tipologiche degli alloggi diano luogo a condizioni che non
consentano di fruire di ventilazione naturale, si dovrà ricorrere alla ventilazione meccanica
centralizzata immettendo aria opportunamente captata e con requisiti igienici confacenti.
È comunque da assicurare, in ogni caso, l'aspirazione di fumi, vapori ed esalazioni nei
punti di produzione (cucine, gabinetti, ecc.) prima che si diffondano.
Il “posto di cottura”, eventualmente annesso al locale di soggiorno, deve comunicare
ampiamente con quest'ultimo e deve essere adeguatamente munito di impianto di aspirazione
forzata sui fornelli.
La stanza da bagno deve essere fornita di apertura all'esterno per il ricambio dell'aria o
dotata di impianto di aspirazione meccanica.
Nelle stanze da bagno sprovviste di apertura all'esterno è proibita l'installazione di
apparecchi a fiamma libera.
Per ciascun alloggio, almeno una stanza da bagno deve essere dotata dei seguenti impianti
igienici: vaso, bidet, vasca da bagno o doccia, lavabo.

Materiali (DM 05-07-75)


I materiali utilizzati per le costruzioni di alloggi e la loro messa in opera debbono garantire
un’adeguata protezione acustica agli ambienti per quanto concerne i rumori da calpestio,
rumori da traffico, rumori da impianti o apparecchi comunque installati nel fabbricato, rumori
o suoni aerei provenienti da alloggi contigui e da locali o spazi destinati a servizi comuni.
All’uopo, per una completa osservanza di quanto sopra disposto occorre far riferimento ai
lavori ed agli standards consigliati dal Ministero dei lavori pubblici o da altri qualificati
organi pubblici.

NTR Emilia-Romagna

Al fine di migliorare la qualità ambientale e tecnologica degli organismi abitativi e di


garantire la sicurezza degli utenti, contenendo i costi di costruzione e di gestione, l’Emilia
Romagna ha stabilito con la legge 48 del 9-11-1984 una prima normativa tecnica (detta
Normativa Tecnica Regionale - NTR) concernente i requisiti ambientali tipologici e fisici
per l’edilizia residenziale pubblica, riferiti agli organismi abitativi e alle loro parti.

La legge, anche se riferita ed applicata solo all’edilizia residenziale pubblica (nuova o da


ristrutturare), per esempio alle case popolari, è stata ed è ancora importante nella definizione
dei requisiti ambientali delle costruzioni.

In base alla legge, in fase progettuale devono essere verificati dal professionista alcuni
requisiti ambientali (cioè riferiti allo spazio ambientale) fondamentali, definiti da parametri
espressamente riportati.

Organismo abitativo (dalla NTR Em. Rom. -L.48-84)

Si intende per organismo abitativo l’insieme degli spazi, progettati unitariamente con
caratteristiche di continuità fisica e autonomia funzionale e prevalentemente destinati ad uso
abitativo, dotati di infrastrutture e/o attrezzature di propria pertinenza.

03-27
03 – Principi ambientali degli edifici

Gli organismi abitativi si considerano suddivisi in alloggi, pertinenze degli alloggi, spazi
di servizio, spazi di circolazione.

1.1. Requisiti relativi all'accessibilità


In ogni organismo abitativo deve essere garantita l’accessibilità anche da parte di portatori
di handicap fisici. (…)

1.2. Requisiti relativi alla sicurezza


1.2.1. In tutti gli spazi praticabili devono essere previsti dispositivi adeguati di protezione da
cadute accidentali. Tali dispositivi dovranno consentire la prospezione esterna ai bambini in
condizioni di sicurezza, limitandone i rischi di scalabilità. La prima parte del requisito si
ritiene rispettata se: l’altezza dei davanzali delle finestre, dei parapetti degli spazi aperti
nonché di tutti gli spazi praticabili privati e comuni non è inferiore a m 1,10; (…)

Alloggio
(dalla NTR Em. Rom. -L.48-84)

2.1. Requisiti relativi alla distribuzione e al dimensionamento


2.1.1. In tutti gli alloggi dovranno essere previsti spazi che per quanto riguarda il loro numero
ed il loro tipo siano rispondenti alle esigenze dei nuclei familiari ai quali sono potenzialmente
destinati e di quelli residenti.

Il requisito si intende rispettato se negli alloggi piccoli, medi e grandi sono previste le
dotazioni minime di cui all'allegato B, scheda 1 (sotto riportata)

Identificazione Spazio Spazi di servizio Spazi individuali Letti


del tipo di Coll. Potenz.
spazio (1) C
Tipo di
alloggio e
gamma delle
superfici di
riferimento
Cucina Rip. Bagno Matrim Sing. Doppio Auton.
K Bagno B . Ss Sd Sa
Rid. SM (2)
R/Br
< 5,40 > 5,40
m? m?
Piccoli < 50 ! ! ! ! 2
50/65 ! ! ! ! " " " 3-4
Medi 65/75 ! ! ! ! ! " " 4
75/90 ! ! ! ! ! " " ! 5-6
Grandi > 90 ! ! ! ! ! ! ! 6

• (1) Quando nelle righe sono presenti i tondi vuoti ognuno di questi è da prevedersi in
alternativa agli altri tondi vuoti.
• (2) In alternattiva ad uno spazio individuale dopio possono essere previsti due spazi
individuati singoli.

03-28
03 – Principi ambientali degli edifici

2.2. Requisiti relativi all'arredabilità


2.2.1. In tutti gli alloggi deve essere garantito un sufficiente grado di arredabilità tenuto
conto dei vincoli edilizi ed impiantistici.
Il requisito si intende rispettato se nel progetto degli spazi dell’alloggio sono previste
almeno due soluzioni di arredo e se ogni soluzione è tale da non creare ostacoli
all’illuminazione naturale e se sono evitate le interferenze tra arredo e vincoli degli impianti.
A tale scopo nel progetto saranno indicate le posizioni dei vincoli edilizi, le quali non
dovranno variare in sede di realizzazione.

2.3. Requisiti relativi all’accessibilità


2.3.1. I vani d'accesso ed i disimpegni degli alloggi devono essere dimensionati in modo da
consentire un agevole uso degli stessi da parte degli utenti.
Il requisito si intende rispettato se:
- la larghezza netta dei vani di accesso agli alloggi non è minore di m 0,90;
- la larghezza netta dei vani di accesso degli spazi dell'alloggio non destinati a locali di
servizio non è minore di m 0,80; (...)

Esempi di MINIMI FUNZIONALI RELATIVI ALL'USO DELLE ATTREZZATURE E


DEGLI ARREDI (dalla NTR)

03-29
03 – Principi ambientali degli edifici

Esempi di MINIMI FUNZIONALI RELATIVI ALL'USO DELLE ATTREZZATURE E


DEGLI ARREDI (dalla NTR Em. Rom. - L.48-84)

03-30
03 – Principi ambientali degli edifici

Esempi di MINIMI FUNZIONALI RELATIVI ALL'USO DELLE ATTREZZATURE E


DEGLI ARREDI (dalla NTR Em. Rom. - L.48-84)

03-31
03 – Principi ambientali degli edifici

Esempi di MINIMI FUNZIONALI RELATIVI ALL'USO DELLE ATTREZZATURE E


DEGLI ARREDI (dalla NTR Em. Rom. - L.48-84)

03-32
03 – Principi ambientali degli edifici

Esempi di regole di misurazione - scale (dalla NTR Em. Rom. - L.48-84)

La dimensione delle pedate e delle alzate delle scale interne deve essere tale da verificare la
seguente uguaglianza con una alzata massima di cm 20: 2a + p = 62 ÷ 64.

Altezza parapetto 1m, calcolato come da figura.



03-33
03 – Principi ambientali degli edifici

Regolamento Edilizio Tipo Regione Emilia-Romagna

Sugli stessi temi del DM 05-07-75, e dopo la NTR regionale, la Regione Emilia-Romagna
ha sviluppato un Regolamento Edilizio Tipo, che dovrebbe fungere da riferimento per
l’elaborazione dei Regolamenti Edilizi comunali. In particolare il Reg. Ed. Tipo cura gli
aspetti ambientali attraverso una famiglia di REQUISITI che l’edificio deve avere, ricalcando
anche la Direttiva CE 89/106.

In base al Reg. Ed. Tipo:

L’opera deve essere concepita e costruita in modo da favorire il benessere degli occupanti,
da non compromettere l’igiene e la salute dei fruitori e degli interessati ed in particolare in
modo da non provocare sviluppo di gas tossici, presenza nell’aria di particelle o di gas
pericolosi, emissione di radiazioni pericolose, inquinamento o tossicità dell’acqua o del
suolo, difetti nell’eliminazione delle acque di scarico, dei fumi o dei rifiuti solidi o liquidi,
formazione di umidità su parti o pareti dell’opera.

Fanno parte della famiglia relativa all’igiene e salute, e quindi agli aspetti tipicamente
ambientali (famiglia 3 - si vedranno in seguito gli altri requisiti ) i seguenti requisiti:
• RC 3.1 : controllo delle emissioni dannose
• RC 3.2 : SMALTIMENTO degli aeriformi
• RC 3.3 : APPROVVIGIONAMENTO IDRICO
• RC 3.4 : SMALTIMENTO DELLE ACQUE REFLUE
• RC 3.5 : TENUTA ALL’ACQUA
• RC 3.6 : ILLUMINAMENTO NATURALE
• RC 3.7 : OSCURABILITÀ
• RC 3.8 : TEMPERATURA DELL’ARIA INTERNA
• RC 3.9 : TEMPERATURA SUPERFICIALE
• RC 3.10: VENTILAZIONE
• RC 3.11: PROTEZIONE DALLE INTRUSIONI DI ANIMALI NOCIVI

ove il simbolo RC sta per requisito cogente, cioè obbligatorio, quindi fondamentale,
inderogabile.

3.6 Illuminamento naturale (Reg. Ed. Tipo)

Il controllo dell’illuminamento naturale è uno dei requisiti che concorrono al


mantenimento dell’equilibrio omeostatico dell’uomo ed in particolare al soddisfacimento
dell’esigenza di benessere visivo. L’omeostasi è la capacità di autoregolazione degli esseri
viventi rivolta a mantenere la stabilità delle normali condizioni dell’organismo in relazione
dinamica col contesto.
In particolare, in base al Reg. Ed. Tipo, per la funzione abitativa (R. C. 3.6.1), negli
interventi di nuova costruzione e di ristrutturazione edilizia globale, per gli spazi di fruizione
per attività principale il livello del fattore di luce diurna medio deve essere: FLDm % 2%

Ove
t A " #
FLDm = ------------
S ( 1 $ rm )

03-34
03 – Principi ambientali degli edifici

t = Coefficiente di trasparenza del vetro


A = Area della superficie trasparente della finestra [ m2 ]
" = Fattore finestra inteso come rapporto tra illuminamento della finestra e radianza del cielo;
# = Coefficiente che tiene conto dell’arretramento del piano della finestra rispetto al filo
esterno della facciata
rm = coefficiente medio di riflessione luminosa delle superfici interne, comprese le finest
S = Area delle superfici interne che delimitano lo spazio [ m2 ]

i coefficienti sopra menzionati si ottengono da tabelle apposite.

Il requisito di ill. naturale è convenzionalmente soddisfatto con il rapporto 1/8 (più


facile) già menzionato col Dm del ’75.

In realtà il Reg. Ed. Tipo ammette che si può usare il rapporto 1/8 se sono rispettate le
seguenti condizioni:nel rapporto di illuminazione Ri > 1/8 è esclusa quella posta ad un’altezza
compresa tra il pavimento e 60 cm, ed al netto di velette, elementi architettonici verticali del
medesimo organismo edilizio che riducano l'effettiva superficie illuminante (es. pilastri,
colonne, velette esterne, ecc.);
• superfici vetrate con coefficienti di trasparenza t > 0,7;
• profondità dello spazio (ambiente), misurata perpendicolarmente al piano della parete
finestrata, minore od uguale a 2,5 volte l'altezza dal pavimento del punto più alto della
superficie trasparente dell’infisso;per finestre che si affacciano sotto porticati, il rapporto
di illuminazione Ri va calcolato con riferimento alla superficie del pavimento dello spazio
interessato, aumentata della quota di superficie del porticato prospiciente l'ambiente
stesso;per finestre con superficie trasparente ostruita da balconi o aggetti di profondità
superiore a 1m, la dimensione della superficie illuminante dovrà essere aumentata di 0,05
m2 ogni 5 cm di ulteriore aggetto oltre 1 m.

Queste regole variano da comune a comune e si trovano nei regolamenti edilizi.

3.8 Temperatura dell’aria interna (Reg. Ed. Tipo)

Il controllo della temperatura dell’aria interna concorre al mantenimento dell’equilibrio


omeostatico dell’uomo ed in particolare al soddisfacimento dell’esigenza di benessere
termoigrometrico. Negli spazi chiusi dell’organismo edilizio deve essere, pertanto, assicurata,
nella stagione fredda, una temperatura dell’aria interna idonea allo svolgimento delle attività
previste (benessere termico). La temperatura dell’aria deve essere contenuta entro opportuni
valori, oltre a non presentare eccessive disuniformità all’interno dello spazio. Nella stagione
fredda, se gli spazi chiusi sono riscaldati con un impianto termico, la temperatura dell’aria
deve essere opportunamente limitata al fine di contenere i consumi energetici.

Il requisito si ritiene soddisfatto se è garantita la temperatura dell’aria interna ti per i


seguenti spazi dell’organismo edilizio:

• spazi chiusi per attività principale e secondaria: 18°C < ti < 22°

(inoltre la temperatura ti non deve presentare, nei punti lungo la verticale dell’ambiente, ad
un’altezza compresa entro 1.8 m dal pavimento ed a una distanza dalle pareti superiore a 60
cm, una disuniformità superiore a 2°C.

03-35
03 – Principi ambientali degli edifici

• spazi di pertinenza destinati al deposito (cantine e simili): ti > 4°c


• spazi chiusi di circolazione e di collegamento ad uso comune: t i > 7°C

Nel caso in cui l’organismo edilizio sia classificato E8 (edifici adibiti ad attività industriali
ed artigianali ed assimilabili), la temperatura dall’aria non deve superare 18 °C + 2 °C di
tolleranza durante la stagione fredda dovendo soddisfare anche le esigenze connesse al
risparmio energetico.

3.9 Temperatura superficiale

Le temperature delle superfici interne degli spazi chiusi vanno contenute entro opportuni
valori, al fine di limitare i disagi dovuti sia ad irraggiamento sia ad eccessivi moti convettivi
dell’aria.

Inoltre le temperature superficiali di qualunque parte accessibile con cui l’utenza possa
accidentalmente venire a contatto, devono essere opportunamente contenute, al fine di
garantire l’incolumità degli utenti.

Negli interventi di nuova costruzione e ristrutturazione globale, per le superfici interne


opache la temperatura &i [°C] deve essere contenuta, nel periodo di funzionamento
dell’impianto, entro i limiti seguenti:

• &i superiore alla temperatura di rugiada e in ogni modo non inferiore a 14 °C, per le
partizioni e chiusure, (compresi i ponti termici), degli spazi per attività principale (il
valore della temperatura di rugiada è in funzione della temperatura dell’aria interna e
dell’umidità relativa). Per le pareti interne ed esterne è consigliato che la temperatura
delle pareti sia compresa in un intervallo di 3 °C rispetto alla temperatura dell’aria; è
opportuno provvedere alla coibentazione delle superfici nelle quali possono formarsi
ponti temici, quali colonne, montanti, velette, punti d’angolo ecc.

• &i ' 27 °C (+ 2 °C di tolleranza) per pavimenti a pannelli radianti in spazi per attività
principale, secondaria e per spazi di circolazione e collegamento interni all’unità
immobiliare.

Per i pavimenti nei bagni è ammessa una tolleranza di 5 °C.

Corpi scaldanti - per tutte le parti calde con cui l’utenza possa accidentalmente venire a
contatto, è ammessa una temperatura superficiale inferiore od uguale a 70 °C (è consigliata
non superiore a 65 °C); sono ammesse temperature superiori per le superfici non accessibili o
protette.

Superfici vetrate e infissi - I valori della temperatura superficiale devono essere tali da
evitare fenomeni di condensa non momentanea, relativamente agli spazi per attività
principale, secondaria e spazi di circolazione e collegamento interni all’unità immobiliare.

3.9 Ventilazione

Il controllo della ventilazione degli spazi chiusi è un altro dei requisiti che concorrono al
mantenimento dell’equilibrio omeostatico dell’uomo ed in particolare al soddisfacimento
dell’esigenza del benessere termoigrometrico e del benessere respiratorio-olfattivo.

03-36
03 – Principi ambientali degli edifici

La ventilazione negli spazi chiusi è finalizzata a:


• controllare il grado di umidità relativa, per garantire adeguati livelli di benessere
igrotermico invernale, contenere gli effetti della condensa del vapore ed evitare la
formazione di colonie microbiche;contribuire al raggiungimento di un sufficiente
benessere igrotermico estivo;
• assicurare le condizioni di benessere respiratorio olfattivo;
• assicurare un adeguato ricambio d’aria, per evitare la presenza di impurità dell’aria e
di gas nocivi;assicurare l’afflusso dell’aria richiesta dalla combustione nei locali in cui
sono installati apparecchi a combustione.

Il livello di prestazione è espresso in numero di ricambi d’aria orario n [m3/hm3]. Il numero


di ricambi d'aria orario n rappresenta il rapporto tra il volume dello spazio e il volume d’aria
rinnovato in un’ora all’interno del medesimo spazio.

I ricambi d’aria si distinguono in:

• continui, se ottenuti attraverso la permeabilità degli infissi e attraverso le prese d’aria


esterne;
• discontinui, se avvengono con il controllo da parte dell’utente, ad esempio, tramite
l’apertura delle finestre, oppure tramite la ventilazione meccanica comandata
dall’utente.

Qualora la permeabilità degli infissi e le prese d'aria esterna non riescano a garantire il
raggiungimento dei ricambi d’aria continui prescritti, occorre ricorrere anche alla ventilazione
continua meccanica. Oltre a metodi di calcolo per ricami d’aria continui si ha un metodo,
proposto dal Reg. Ed. Tipo, per il calcolo dei ricambi discontinui, valido per infissi
schematizzabili come rettangolari:

SL • ( h
n= ------------ • 103
2,5 • V

SL = base della superficie libera x altezza della superficie libera h [m2]


V = volume dell’ambiente considerato [m3]

Per interventi di nuova costruzione e ristrutturazione:


Spazi per attività principale:
# superficie apribile > 1/8 della superficie di pavimento (ricambio discontinuo)
# n > 0,5 m3/hm3
# in particolare per le cucine, comprese quelle in nicchia, o zona cottura:- superficie
apribile > 1/8 della superficie di pavimento (compresa la superficie della zona
cottura).- n > 0,5 m3/hm3 e, in aggiunta, n > 3 m3/hm3 (ricambio discontinuo) da
ubicare in corrispondenza dei punti di cottura, con collegamento esterno tramite canna
di esalazione.

Bagni, servizi igienici:


# n > 0,5 m3/hm3 se dotati di apertura all’esterno
# n > 5 m3/hm3 se non dotati di apertura all’esterno, assicurata da di impianto di
estrazione forzata (ricambi discontinui).

03-37
03 – Principi ambientali degli edifici

Spazi di circolazione e collegamento ad uso comune:


# n > 0,5 m3/hm3
# nelle scale i ricambi discontinui devono essere garantiti dalla presenza di finestre
apribili ovvero devono essere garantite adeguate condizioni di sicurezza e di igiene

Nei locali in cui sono installati apparecchi a gas di tipo A o B o apparecchi di cottura deve
affluire tanta aria quanta ne viene richiesta dalla combustione (punto 3.1 della UNI 7129).

Tipo A sono gli apparecchi previsti per non essere collegati a un condotto o a un
dispositivo di evacuazione dei prodotti della combustione verso l’esterno del locale. Tipo B
sono gli apparecchi previsti per essere collegati a un condotto o a un dispositivo di
evacuazione dei prodotti della combustione verso l’esterno del locale; l’aria comburente è
prelevata direttamente nell’ambiente dove gli apparecchi sono installati.

Nella UNI 7129 (norme per la sicurezza per gli apparecchi a gas per uso domestico aventi
portata termica non superiore a 35 kW) si dice che l’afflusso dell’aria di combustione deve
preferibilmente avvenire per via diretta tramite aperture permanenti praticate sulle pareti
esterne dei locali da ventilare o condotti di ventilazione singoli oppure ramificati.
In base al punto 3.2 della Uni le aperture su pareti esterne del locale da ventilare devono:
- avere sezione libera netta di almeno 6 cm2 per ogni kW con un minimo di 100 cm2;
- essere situate ad una quota prossima a quella del pavimento e, ove questo non sia
possibile, la sezione dovrà essere aumentata di almeno il 50%.

Per gli apparecchi a gas privi del dispositivo di sicurezza per assenza di fiamma, le
aperture di ventilazione devono essere maggiorate del 100% con un minimo di 200 cm2.

03-38