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01 – Organismo edilizio

ORGANISMO EDILIZIO

1. Architettura

L’architettura è una disciplina volta a conformare spazi e produrre oggetti che servono ai
bisogni dell’uomo ed hanno una durata più o meno lunga. La parola architettura deriva dal
greco tekton (da cui anche “tettonica”), che significa costruzione; il termine è legato dunque
all’idea di costruire. Si potrebbe dire che l’architettura è l’arte del costruire.

L’architettura è l’arte dello spazio. Leon Battista Alberti (1406-1472)

L’architettura non è altro che l’ordine, la disposizione, la bella apparenza, la proporzione


delle parti fra loro, la convenienza e la distribuzione. Michelangelo (1475-1564)

L’architettura è l’applicazione dell’arte all’Ingegneria. William Le Baron Jenney (1832-


1907)

L’architettura è il magistrale, corretto e splendido giuoco dei volumi nella luce.


L’architettura è lo stabilire rapporti emozionanti per mezzo dei materiali grezzi.
L’architettura è plastica. L’architettura è di là dall’utilitario. Le Corbusier (1887-1965)

L’architettura è il vero campo di battaglia dello spirito. L’architettura è la volontà di


un’epoca tradotta in spazio; vivente, mutevole, nuova. L’architettura è l’atto di dare un senso
a un avvenimento storico. Ludwig Mies van Der Rohe (1886-1969)

L’architettura è: a) ispirazione poetica; b) perfetta conoscenza e assoluta padronanza della


tecnica costruttiva; c) indice e frutto della maturità intellettuale dell’ambiente. Pier Luigi
Nervi (1891-1979)

L’architettura è incidere sull’uomo con lo spazio. Giovanni Michelucci (1891-1990)

L’architettura è la coesistenza, in un equilibrio idealmente composto, dei fattori utilitario,


economico, tecnico, sociologico, umanistico, artistico, ed altri ancora, nessuno dei quali deve
predominare sugli altri o essere trascurato; essa è caratterizzata dall’individualità creativa e
da una formidabile passione, da un istinto atavico a costruire. Marcel Breuer (1902-1981)

L’architettura non è certamente l’assetto dello spazio né l’aggregazione dei volumi; è


l’organizzazione del movimento dell’uomo; essa esiste nel tempo. Philip Johnson (1906-)

L’architettura è connaturata al formarsi della civiltà ed è un fatto permanente, universale e


necessario Aldo Rossi (1931-1995)

L’architettura è la relazione che unisce nel tempo le architetture. Giorgio Grassi (1935-)

L’architettura è un rifugio con sopra le decorazioni. Robert Venturi (1925-)

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Triade vitruviana

Il primo vero e proprio trattatista nel campo dell’architettura è Vitruvio, di epoca romana.
Vitruvio è conosciuto per aver proposto un modo organico di concepire l’architettura e quindi
gli edifici, secondo una triade la cui origine è di tipo filosofico. In base a tale triade gli edifici
devono essere dotati contemporaneamente di:

• utilitas (utilità, cioè funzionalità, e quindi organizzazione distributiva),

• firmitas (solidità, resistenza alle sollecitazioni ed agli agenti esterni),

• venustas (bellezza, quindi gradevolezza estetica).

Il richiamo alla triade vitruviana, se appare datata, in realtà è ancora attuale in quanto una
concezione unitaria,e quindi organica, degli edifici, fa ancora richiamo, perlomeno nella
filosofia occidentale, alla distinzione e nello stesso tempo alla stretta correlazione tra questi
aspetti.

Divisione dei Dieci Libri di Architettura di Vitruvio


Il campo di studio dell’architettura secondo Vitruvio è definito nel trattato “De
Architectura”, diviso in Dieci Libri.

Libro I - Definizione e parti dell’Architettura. Scelta del sito per gli edifici pubblici.
Libro II – De’ materiali
Libro III, IV, V, Degli Ordini e degli Edifici Pubblici
Libro VI – Degli edifici privati
Libro VII – De’ pulimenti d’intonachi e pitture
Libro VIII – Delle acque, ed Acquedotti
Libro IX – Della gnomonica
Libro X – Della meccanica: Civile e Militare

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Il campo di studio dell’architettura secondo Vitruvio è diviso in idraulica, civile e militare.

Origine II, 1

Divisione I, 3 Idraulica
ARCHITETTURA

Civile Gnomonica IX
Fabbricazione Teorica
Pratica
Meccanica X
Militare Stabile I, 5
Mobile X, 13
Requisiti I, 1

Numeri I, 1
Essa si esprime con

Linee I, 2 Pianta
Alzato
Profilo

L’architettura consiste in fortezza (firmitas), comodo (utilitas), bellezza (venustas).

Fortezza, distribuzione I, 3 Scelta I, 5 Mattoni II, 3


Uso dei materiali Arena II, 4
II, 8; III, 3; VI, 11;Calce II, 5
IV, 12 Pozzolana II, 6
Pietre II, 7
Legni II, 9, 10
Comodo I, 3 Quantità, ordinazione Pubblica VI, 1, 2
I, 2 Privata VI
Essa consiste in

Qualità, disposizione Pubblica I, 4, 5, 6, 7; IV, 5


I, 2 Privata VI, 7
Bellezza I, 3 Simmetria I, 2 Pubblica III, 1, 2; IV, 1, 7
Privata VI, 2, 7, 8
Euritmia I, 2 Pubblica III, IV, V
Privata VI
Decoro I, 2 Quantità Ordini III, 3 IV,
1, 2, 3, 6, 7
Pulimento VIII
Uso Statuto
Consuetudine
Natura

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2. Edificio come organismo e come struttura

Edilizia
Da Mandolesi E., Edilizia, vol. 1, Hoepli, Milano, 1978-82

Nella sua accezione più ampia edilizia sta a significare l’attività e le opere dell’uomo per
rendere il territorio agibile a fini insediativi.
L’edilizia, intesa come attività, investe la complessa sfera di interessi (politici, economici,
giuridici, tecnici, scientifici, artistici, sociali, ecc.) rivolta alla determinazione dell’assetto
territoriale, ed ha per oggetto la costruzione

Si parla dunque di organismo architettonico se il concetto di organismo viene applicato al


campo dell’architettura, di organismo edilizio se la definizione di tale organismo (edificio)
non contiene solo la descrizione dell’oggetto, ma anche l’attività edilizia che lo compete.

Diz. Gabrielli
Organo: parte elemento costitutivo di un corpo organico, destinato a una propria funzione,
dal lat. organum, che è dal gr. organon, deriv. di érgon, lavoro, opera.
Organismo:
1. (biol) Ogni essere vivente, in quanto costituito da organi disposti armonicamente e
funzionanti in modo coordinato
2. fig. Sistema costituito di vari elementi coordinati e funzionanti per un fine determinato

Struttura
1. (arch) Complesso organizzato delle parti di una costruzione, con particolar riferimento
ai rapporti e alle proporzioni reciproche
2. Disposizione, modo con cui sono ordinate le singole parti di un organismo, di
un’opera e sim.

Struttura del DNA, organizzazione di una cellula

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01 – Organismo edilizio

Confronto tra organizzazioni strutturali di organismi viventi (sezione di una pianta, dettaglio
di tessuto epiteliale e scheletro di rettile) e di insediamenti abitativi (Garden City di Howard)
ed edifici (edificio per uffici con reti tecnologiche e serra di S. Calatrava a Valencia)

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Leon Battista Alberti così iniziava il terzo libro del “De re aedificatoria”:
“Il modo di eseguire una costruzione consiste tutto nel ricavare da diversi materiali, disposti
in un certo ordine e congiunti ad arte, una struttura compatta e – nei limiti del possibile –
integra ed unitaria.
Si dirà integro ed unitario quel complesso che non contenga parti scisse o separate dalle
altre o fuori del loro posto, bensì in tutta l’estensione delle sue linee dimostri coerenza e
necessità.
Bisogna quindi ricercare, nella struttura, quali siano le parti fondamentali, quali il loro
ordinamento, quali le linee di cui si compongono”.

Alberti usa le parole latine structura e constructio a proposito di problemi costruttivi, ma è


facile leggere il passo riferendosi agli aspetti funzionali o estetici, in quanto richiama i
concetti di “ordinamento” e di “linee compositive”. Egli considera il concetto di organismo
unitario sinonimo di struttura.

Organismo è parola proposta dall’ideologia nel Rinascimento, ma utilizzata anche prima


nel Medioevo e nell’antichità. Parlare di organismo significava rapportare ogni opera creata
dall’uomo alla struttura del corpo umano.
Un edificio è dunque una struttura nel senso che ogni suo spazio ed ogni sua membratura deve
essere in rapporto stretto rispettivamente con tutti gli altri e le altre e con l’insieme.
I trattatisti rinascimentali riportano l’iconografia del corpo umano associata a quella
dell’edificio.

“dal corpo umano sono derivate tutte le misure … e in


esso si trovano tutti i rapporti e le proporzioni che Dio
usa per rivelare i più reconditi aspetti della natura”
(Luca Pacioli)

Nell’immagine di Luca Pacioli il concetto di organismo


architettonico si esplica nel rapporto proporzionale tra il
corpo umano e l’edificio (nello specifico la pianta di una
chiesa).

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01 – Organismo edilizio

Immagini dal trattato di Francesco di Giorgio Martini.

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01 – Organismo edilizio

Rif. Ludovico Quaroni, Progettare un edificio. Otto lezioni di architettura, Gangemi, Roma,
1993.

L’edificio si può associare al concetto di struttura.


La parola “struttura” è traslazione del verbo latino struere = costruire; il primo uso è stato
fatto proprio per le costruzioni architettoniche, limitando il significato alla parte resistente
della struttura stessa. Le prime estensioni d’uso furono fatte nelle scienze naturali per
individuare l’organizzazione fisica degli animali e delle piante, nonché del suolo terrestre; di
seguito si sono anche indicati la composizione, l’ordine ed il modo di essere di un organismo
statale, politico, ecc.
Il concetto si estende ad ogni cosa; come una lingua è una “organizzazione degli elementi e
dei sotto-insiemi di un insieme”, oppure un “sistema di sottoinsiemi dell’insieme, o di un altro
insieme che si ottenga da quello e da altri a esso collegati”.
Sono stati gli studi linguistici a riportare all’architetto l’uso della parola struttura:

“ serve a designare, in opposizione a una semplice opposizione di elementi, un tutto formato


di fenomeni solidali, tale che ciascuno dipenda dagli altri e non possa quella che è se non in
virtù della sua relazione, e nella sua relazione con essi cioè un’entità autonoma di
dipendenze interne”
(Hjelmslev)

La struttura di relazioni rappresentata dall’edificio è divisibile in:

• Struttura di spazi: organizzati in stretta relazione con la struttura sociale-


istituzionale. Il contenitore è idoneo alle funzioni sociali che vi si svolgeranno.

• Struttura tecnologica: capace di realizzare materialmente gli spazi


(separazione e comunicazione tra loro e tra interno ed eterno), difendendoli dal
tempo e dagli agenti atmosferici

• Struttura figurativa: usando i termini dell’arte figurativa, intendendo la


parola “figura” come “immagine”, in quanto l’architettura rappresenta le
finalità ed i modi per e con cui una cultura l’ha voluta.

Questa suddivisione riprende logicamente la suddivisione della triade vitruviana.

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3. Apparecchiatura costruttiva
Da Mandolesi E., Edilizia, vol. 1, Hoepli, Milano, 1978-82

La lettura in chiave tecnico-costruttiva di un organismo edilizio, sia esso ripetibile o no,


porta a considerare la sua “struttura”, intendendo tale termine in senso generale, come
risultato di un sistema di relazioni. Tali relazioni permettono di materializzare la forma
dell’organismo e di individuare il ruolo delle sue parti.
Ogni parte ha quindi un proprio ruolo funzionale:
• ai fini della delimitazione e classificazione dello spazio (a livello di fruibilità e di
percezione),
• ai fini del comfort ambientale,
• ai fini della sicurezza (statica, dinamica, in caso d’incendio, …).
Il sistema di relazioni dà luogo all’apparecchiatura costruttiva, che è l’organismo stesso
analizzato sotto il profilo costruttivo. L’apparecchiatura costruttiva, in quanto sistema, è
costituita da un insieme di parti tra loro correlate ed integrate: gli elementi di fabbrica. Gli
elementi di fabbrica hanno appunto caratteristiche e attributi specifici di utilizzazione e
collocazione, con le funzioni di delimitare e classificare lo spazio e assicurare condizioni di
comfort e garantire la sicurezza (statica, dinamica, in caso d’incendio, …).

Si possono individuare, secondo Mandolesi, i seguenti elementi di fabbrica:

• Involucro Globale (IG)

• Chiusure Verticali (CV)

• Chiusure Orizzontali (CO)

• Partizioni Interne (PI)

• Elementi di Comunicazione Verticale (ECV)

• Blocchi Funzionali (BF)

• Scheletro Portante (SP)

• Cellule Spaziali (CS)

Schematizzando quanto detto prima, rispetto ad una configurazione globale (per esempio un
palazzetto dello sport od un centro fieristico) oppure scatolare (per esempio un edificio
tradizionale, tipo condominio), si individuano ancora gli schemi di:
• Involucro Globale (IG)
• Chiusure Verticali (CV)
• Chiusure Orizzontali di Copertura (COC), di Base (COB) o Interne (COI)
• Partizioni Interne (PI)
• Elementi di Comunicazione Verticale (ECV)
• Blocchi Funzionali (BF)
• Scheletro Portante (SP)

Si possono poi avere casi speciali edifici (in basso), per esempio prefabbricati, dati
dall’unione di Cellule Spaziali (CS)

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Elementi di Fabbrica (da Mandolesi)

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Elementi di Fabbrica (da Mandolesi)

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Le parti costituenti gli elementi di fabbrica sono gli elementi costruttivi funzionali. Sono
caratterizzati da una o più funzioni specifiche all’interno degli elementi di fabbrica per
definire lo “spazio costruito”, per assicurare il comfort ambientale e la sicurezza.
Gli elementi costruttivi funzionali possiedono proprie caratteristiche morfologiche,
appropriate capacità di prestazione ed una ben individuata organizzazione interna ai fini della
loro costruibilità. Richiedono specifici costituenti ed implicano uno specifico ciclo di
lavorazione o produzione. Se costruiti in opera, si concretizzano come entità finite ed
individuali solo alla fine del procedimento di costruzione in sito; tuttavia, in tutto od in parte,
possono essere costruiti a pie’ d’opera o prefabbricati in stabilimento; in tal caso possono
essere assimilati a materiali da costruzione. Gli elementi costruttivi funzionali possono essere
costituiti da un insieme di altri elementi costruttivi e quindi risultare complessi.

Procedendo nello smembramento degli elementi costruttivi funzionali, si possono quindi


individuare gli elementi costruttivi di base, o materiali di base, che compongono quelli
funzionali. Gli elementi costruttivi di base, rispetto alla loro capacità di comporre attraverso la
loro combinazione elementi più complessi, compiuti e quindi funzionali, possono essere
classificati in:
• monovalenti (p. es. la pignatta del solaio, certi profilati ferro-finestra) o polivalenti, se
possono servire più elementi funzionali (mattoni, barre d’acciaio, ecc..);
• preformati, se monopezzo (conci di pietra…), o preassemblati, se compositi (p. es. il
telaio di un serramento…).

Materiali base sono gli impasti, le miscele, ecc…

Più i materiali sono elementari, di base, e formano elementi costruttivi in cantiere, più sono
“classici”, tradizionali. Le forme di assemblaggio e costruzione prima della fase di cantiere,
per comporre elementi complessi, appartengono invece a procedimenti di carattere
industrializzato ed avanzato.

Tabella sintetica finale: corrispondenze tra termini nella lettura tecnico-costruttiva o


sistemica dell’organismo edilizio, dal generale al particolare. Gli elementi di fabbrica
corrispondono a dei sub-sistemi del sistema generale costituito dall’apparecchiatura
costruttiva.
Lettura tecnico -costruttiva Lettura sistemica
Apparecchiatura costruttiva Sistema
Elementi di fabbrica Sub -sistemi
Elementi costruttivi funzionali Componenti
Elementi costruttivi di base – materiali di base Sub -componenti
Materie prime per l’edilizia Materie prime per l’edilizia

Il sistema edilizio è dunque l’organismo edilizio letto dal punto di vista sistemico. Le parti
del sistema sono definite sub-sistemi, e le parti dei sub-sistemi componenti.
Per correttezza terminologica il sistema edilizio si dovrebbe scomporre in un sub-sistema
tecnologico, la parte “fisica” dell’edificio, ed un sub-sistema ambientale, che costituisce lo
spazio racchiuso dall’edificio stesso. Tuttavia il sub-sistema tecnologico e il sub-sistema
ambientale, pur costituendo di fatto dei sottosistemi del sistema edilizio, inteso come
organismo generale, vengono chiamati anch’essi, data la loro complessità, sistema
tecnologico e sistema ambientale. Il sistema tecnologico corrisponderebbe dunque, in questa
seconda accezione, all’apparecchiatura costruttiva e i sub-sistemi del sistema tecnologico, le
unità tecnologiche secondo la norma UNI 8290, agli elementi di fabbrica.

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Elementi costruttivi funzionali (da Mandolesi)

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Materiali di base (da Mandolesi)

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Materiali e strutture
Da P. Maretto, Realtà naturale, realtà costruita, Alinea, Firenze.

TIPOLOGIA BASE DEI MATERIALI ARCHITETTONICI


Rispetto alla concezione in quanto materie naturali i materiali possono essere:
leggeri pesanti

Rispetto alla costituzione in quanto materiale costruttivo possono essere:


standardizzati (a strumentalità specializzata) organici (a strumentalità polivalente).

Rispetto all’applicazione possono essere:


elastici (resistenti a flessione) rigidi (resistenti a compressione).

Rispetto alla conformazione in quanto componenti architettoniche possono essere:


lineari plastici

TIPOLOGIA BASE DELLE STRUTTURE


lineari planari
discontinue composite continue unificate
aperte (portanti non chiudenti) chiuse (portanti chiudenti)

I tipi strutturali possono indefinitamente moltiplicarsi a seguito di specificazioni sempre più


sottili, ma quelli essenziali sono quattro tipi di strutturazioni, che si possono leggere per
modalità di costituzione degli elementi in sistema:
strutturazioni per giustapposizione
strutturazioni per sovrapposizione
strutturazioni per connessione
strutturazioni per stratificazione

TIPOLOGIA GENERALE DELLE STRUTTURAZIONI ARCHITETTONICHE


Concezione rispetto Omogenee lineari Composite Composite Omogenee plastiche
agli elementi (materiali leggeri) (materiali leggeri, (materiali pesanti, (materiali pesanti)
tecnologici materiali pesanti) materiali leggeri)
Costituzione in Discontinue per Discontinue per Continue per Continue per
elementi strutturali giustapposizione sovrapposizione connessione stratificazione
(elementi (elementi tipizzati) (elementi (elementi organici)
standardizzati) determinati)
Applicazione in Indifferenziate Diversificate aperte Specificate aperte Unificate chiuse
impianti spaziali aperte (portanti non (portanti non (portanti non (portanti chiudenti)
chiudenti) chiudenti) chiudenti)
Conformazione cellulari modulari ritmiche unitarie
volumetrica e
figurativa
esempi Telai, gabbie e Triligne, trilite e Coperture Coperture continue
tralicci lignei, simili, portali, cassettonate, su sostegno
metallici e in capriate e solai costolonate, rigate continuo
elementi discontinui su e continue su
prefabbricati murature piedritti puntiformi;
tralicci in c.a.
gettato in opera
“L’ordine di collocazione sta a indicare una progressione di unitarietà del sistema
strutturale, in una sorta di anelata riconquista coscienziale-operativa della massima
organicità strutturale concepibile dall’uomo, quella della madre terra, nella versione più
duratura di suolo roccioso”.

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Tipi di strutturazioni concettualmente opposte: strutturazione per stratificazione (materiale plastico


stratificato scavato a Matera) e strutturazione per giustapposizione (elementi lineari lignei di un
riparo a Ravenna).

Strutturazione per giustapposizione di elementi lignei: edificio a traliccio (fachwerk) in


Germania con dettagli.

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Strutturazioni per stratificazione nel deserto africano e nel Sud-Ovest degli Stati Uniti

Strutturazione per sovrapposizione: edificio in Emilia-Romagna

Strutturazione per connessione: Maison Dom-Ino, Le Corbusier.

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Utilizzazione dello spazio nel caso di edificio con struttura pesante (muratura) o con struttura
leggera (telaio puntiforme)

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Equivalenza tra i termini organismo edilizio e sistema edilizio

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Esempio di scomposizione dell’organismo edilizio: edificio per uffici nel quale è messa in
evidenza l’integrazione tra il sub-sistema telaio in conglomerato cementizio armato (scheletro
portante) su trave di fondazione rovescia con sezione a L, i solai monolitici in c.a. con
controsoffitto per l’alloggiamento dell’impianto di condizionamento (chiusure orizzontali
interne) e le chiusure verticali di tamponamento in laterizio. La facciata vetrata della porzione
dell’edificio a destra nasconde lo stesso tipo di scheletro portante.

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Esempio di scomposizione dell’organismo edilizio: edificio per uffici nel quale è messa in
evidenza l’integrazione tra il sub-sistema muratura in blocchi di cemento (chiusura verticale)
su cordolo di fondazione in cemento armato e il solaio con struttura in travi reticolari di
acciaio che permettono il passaggio degli impianti (chiusura orizzontale).

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4. Edificio come tipo o modello

Mentre il termine struttura è comunque di uso generico, i termini “tipo” e “modello” sono
di uso più concreto, nonostante permanga una certa ambiguità. Un chiarimento dei significati
dovrebbe passare attraverso la distinzione dei processi a cui i termini fanno riferimento:
procedimento artigianale, produzione industriale, procedimento artistico. Nel processo di
ideazione progettuale entrambi i termini sono importanti.

Differenza tra “tipo” e “modello”

Il tipo edilizio è il riconoscimento di un oggetto edilizio (un edificio) attraverso i propri


caratteri morfologici e funzionali. Tanti edifici con caratteristiche simili e comuni generano
un tipo edilizio. La tipologia è l’insieme dei tipi riconosciuti, è la classificazione dei diversi
tipi edilizi. Il tipo è quindi un’astrazione logica fatta per potere comparare e accomunare tra
loro edifici diversi e quindi classificarli, e basata sull’analisi della realtà. Ma soprattutto è il
riferimento culturale, la schematizzazione logica che usiamo quando vogliamo progettare un
nuovo edificio (per es. il tipo “casa a schiera“, oppure il tipo “palazzina“ o “villetta“ -gli
ultimi due in realtà non molto corretti). Per questo motivo diventa un riferimento astratto,
generale.

Il modello è invece un modo di riconoscere un oggetto o di proporne uno nuovo attraverso


un riferimento culturale unico e ben preciso, che ha un riscontro oggettivo nella realtà.

Per Quatremère de Quincy , Dizionario storico dell’architettura:

“La parola tipo non rappresenta tanto l’immagine di una cosa da copiarsi o da imitarsi
perfettamente quanto l’idea di un elemento che deve esso stesso servire di regola al
modello… Il modello inteso secondo l’esecuzione pratica dell’arte, è un oggetto che si deve
ripetere tal quale è; il tipo è, per contrario, un oggetto secondo il quale ognuno può
concepire delle opere che non si assomiglieranno punto tra loro. Tutto è preciso e dato nel
modello; tutto è più o meno vago nel tipo”.

La parola “modello” conserva nell’uso corrente, nonostante la definizione di Quatremère


de Quincy, il riferimento diretto e traslato ad un’opera unica ed irriproducibile, tale tuttavia da
spingere altri operatori, diverso dall’autore originario, a ripeterne alcune delle caratteristiche
(fa da modello a…) e questo proprio per il suo carattere di perfezione, di esemplare.
Simile l’ambiguità della parola “tipo”, usata a volte con accezione simile a quella di
modello: essa implica spesso le qualità progettuali di un preciso edificio, e cioè la messa a
punto architettonica, pezzo per pezzo in pianta, prospetto e sezioni, di un generico modello di
riferimento.
Il “tipo” si perfeziona attraverso il tempo ma si può anche trasformare quando esigenze
sociali-economiche o tecniche specifiche lo richiedano. La permanenza del tipo edilizio,
naturale per le culture preindustriali, quando, non esistendo la figura del progettista,
l’artigianato popolare, tendeva a ripetere, con opportuni adattamenti, un tipo consolidato nel
tempo, rimane ancora oggi quando il progettista non vuole elaborare nuovi tipi o modelli.
D’altra parte la produzione di nuovi tipi è sempre rischiosa. La rivoluzione del cosiddetto
movimento moderno è stata innanzitutto una rivoluzione tipologica.

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Tipo edilizio alpino (maso trentino) con tecnica costruttiva dei tronchi di legno disposti
orizzontalmente (blockbau)

Questa concezione, che relega il tipo a puro strumento astratto e classificatorio,


esasperando i caratteri di singolarità, concretezza e perfezione ed esemplarità del modello,
costituisce comunque la base di riferimento corrente dei termini tipo e modello, avendo
perduto l’accentuazione del concetto di imitazione come base del processo artistico, la quale è
la caratteristica più tipica del pensiero classico sull’arte. In base a tale definizione la casa a
schiera è un tipo, l’Unità d’abitazione di Le Corbusier un modello.
In ogni caso la progettazione e la successiva costruzione di un edificio collocano una
precisa tipologia edilizia all’interno di una morfologia urbana o territoriale, o prevista nelle
grandi scale della stessa progettazione. Da un lato la disposizione del tipo determina
praticamente certi aspetti morfologici, dall’altro l’aspetto morfologico dovrebbe risultare
compatibile con certi aspetti tipologici.

Esempio di modello per l’edilizia: Le Corbusier, Unità d’Abitazione a Marsiglia, circa 1950
Unità immobiliari a duplex all’interno dell’Unità d’abitazione di Marsiglia

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01 – Organismo edilizio

La nave, servita a sua volta come modello per l’Unitè di Le Corbusier

A sinistra i cosiddetti “pilotis” (pilieri, pilastri, o piloni), elementi strutturali che staccano
l’edificio da terra, e costituiscono l’embrione concettuale degli odierni pilastri allabase di
molti nostri “condomini moderni“ attuali.
A destra il tetto orizzontale, che funge da piazza aperta ed accoglie inoltre spazi di servizio
comuni per le persone che abitano nell’edificio (asilo, negozi, palestra, ritrovo, ecc.). Un
principio di Le Corbusier era l’uso del “tetto giardino“.

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Modelli per l’architettura moderna: Le Corbusier, casa Savoye, F.L. Wright, casa sulla
cascata.

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01 – Organismo edilizio

Voce Tipologia: (Giulio Carlo Argan, Enciclopedia Universale dell’Arte, Roma, Venezia,
1960)

Tipologia. Il termine tipologia significa studio dei tipi (dal greco impronta, modello, poi
anche figura). Pertanto la tipologia, intesa nell’accezione comune, come in quella specifica
della storia e della critica dell’arte, considera gli oggetti della produzione nei loro aspetti
formali di serie, dovuti a una funzione comune o a una reciproca imitazione, in contrasto con
gli aspetti individuali.

Da ciò si deduce una certa implicita antinomia fra tipologia e invenzione artistica.

Ovviamente, il concetto di tipologia suole essere riferito, di preferenza, all’architettura e


alle arti applicate, nelle quali la forma funzionale dell’edificio e dell’oggetto assume un
valore di prevalente evidenza e continuità. Tuttavia, per estensione, esso può essere applicato
anche alle parti figurative, nel senso ed entro i limiti che saranno definiti più avanti.

Risulta anche chiaro che il concetto di tipologia vale come principio di classificazione dei
fatti artistici secondo certe analogie. Infatti quando si abbia di fronte un vasto insieme di
fenomeni, si avverte la necessità di raggrupparli e ordinarli per categorie o per classi. Il
raggruppamento tipologico non ha la finalità della valutazione artistica né della definizione
storica: opere d’altissimo livello e comuni manufatti di qualsiasi tempo e luogo possono
rientrare in una medesima classe tipologica.

Del resto, il criterio tipologico non conduce mai a risultati definitivi: sia perché sono molti
e diversi i temi su cui si può procedere alla catalogazione (funzioni, strutture, planimetrie,
schemi formali, modi ornamentali ecc.) sia perché, formata che sia una classe, è sempre
possibile suddividerla ulteriormente in altre classi più specifiche, con un processo che si
arresta soltanto davanti all’opera d’arte singola, all’unicum.

Il criterio tipologico viene infatti applicato soltanto per formare repertori: quando, dopo
aver stabilito, per esempio, il tipo dell’edificio rotondo periptero dell’architettura classica, si
passa a ricercare il prototipo o a distinguere gli esemplari greci da quelli romani o a
classificarli per funzioni, epoche e stili,si introduce già un criterio critico-storiografico
totalmente distinto dal tipologico, che non considera l’opera originale se non in quanto abbia
dato o possa dar luogo a una serie di forme analoghe e cioè si sia costituita o possa
costituirsi come prototipo.

Come metodo critico, infine, il punto di vista tipologico non conduce mai a termine
l’analisi dell’opera d’arte, arrestandosi a quello che costituisce l’ultimo livello delle analogie
con altre opere.”

Un’affinità o, se si vuole, un parallelismo indubbiamente esiste tra la tipologia, in


architettura, e l’iconologia nelle arti figurative. Può dirsi che la prescrizione o la tradizione
iconografica possono bensì costituire una condizione a priori dell’opera figurativa o un
limite dell’espressione artistica, ma non intervengono, come la tipologia nel processo
operativo (progettistico ed esecutivo) dell’opera.

Quando il Bramante decide di costruire il tempietto di S. Pietro in Montorio secondo il


tipo del tempio rotondo classico, investe indubbiamente nella scelta un interesse storico ed

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una intenzionalità estetica e inoltre, nel momento stesso in cui pone alla propria opera una
condizione tipologica, si propone di costituire un tipo valido per un ulteriore sviluppo. (…)

Vi sono dunque casi in cui la tipologia si presenta come componente o fattore del
procedimento artistico o come determinante, sia pure parziale, del valore estetico.

Tempietto di S. Pietro in Montorio, Roma

Il concetto della vaghezza o genericità del tipo, che dunque non può influire direttamente
sull’invenzione e la qualità estetica delle forme, spiega anche la genesi, il suo modo di
formarsi. Esso, ovviamente, non è formulato a priori, ma sempre dedotto da una serie di
esemplari. Il tipo del tempio rotondo non è mai identificabile con questo o quel tempio
rotondo, anche se un determinato edificio possa avere avuto e conservare un’importanza
particolare nella costituzione dello schema, ma è sempre il risultato di un confronto e quasi
di una sovrapposizione selettiva di tutti i templi rotondi. La nascita di un tipo è dunque
condizionata dal fatto che esista una serie di edifici aventi tra loro un’evidente analogia
funzionale e formale; in altri termini, quando un tipo si fissa nella teoria e nella prassi
architettonica esso già esiste, in una determinata condizione storico-culturale, come risposta
a una serie di esigenze ideologiche o religiose o pratiche”

Stando alla definizione del Quatremère, si può dire che il tipo si costituisce nel momento
stesso in cui l’arte del passato cessa di proporsi come modello condizionante dell’artista che
opera. La scelta di un modello, infatti, implica un giudizio di valore che riconosce la
perfezione o l’esemplarità dell’opera, sollecitando all’imitazione o all’interpretazione di
essa.

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01 – Organismo edilizio

Ma quando l’opera rientra nella schematicità e in distinzione del tipo non può più esservi
un giudizio di valore, né una presa di posizione interpretativa che impegnino l’azione
individuale dell’artista: il tipo viene accettato come una premessa, cioè come il risultato di
un’indagine culturale preliminare all’operare artistico, né può essere imitato, sia perché
manca di consistenza formale, sia perché, ove venisse ripetuto pedissequamente,
escluderebbe proprio quella ‘mimesi’ che, nella tradizione del pensiero estetico, è un
momento creativo.

Infine, il momento dell’accettazione del tipo è un momento di sospensione del giudizio


storico; e come tale è un momento negativo, ma ‘intenzionato’, nel senso della formulazione
di un nuovo valore in quanto, per la sua stessa negatività, pone l’artista nella condizione di
dover procedere a una nuova ideazione formale, cioè affrontare la fase attiva e non più
soltanto informativa, nella sua progettazione.

E’ vero che l’assunzione di un tipo come punto di partenza della progettazione o ideazione
formale non esaurisce l’interesse dell’artista nei confronti dei dati storici, cioè non gli
impedisce di assumere o rifiutare come modello una forma artistica determinata.

Il tempietto di S. Pietro in Montorio del Bramante, dinanzi citato, è un esempio classico di


questo processo. Esso, infatti,dipende chiaramente da un tipo e precisamente dal tipo del
tempio rotondo periptero descritto da Vitruvio(IV, 8); ma integra l’astrattezza del tipo
ricollegandosi a modelli storici (per es. il tempio della sibilla a Tivoli); e finalmente mira a
porsi, a un tempo, come tipo e come modello, essendo propria del classicismo bramantesco
l’aspirazione a identificare o a riunire sincretisticamente un’antichità ideale, sostanzialmente
“tipica”, e un’antichità storica avente valore di modello formale.

Che questa posizione sia propria del pensiero artistico del Rinascimento, quello appunto
che fonda la tipologia architettonica classica, è dimostrato da altri fatti, dai quali
chiaramente emerge che il trattato di Vitruvio viene considerato soprattutto come il
repertorio di tutte le tipologie classiche. Poiché però si riconosce che il trattato di
Vitruvio‘porge una grande luce, ma non tanto che basti’, si procede allo studio dei
monumenti antichi che, ridotti allo stato di rovine, lasciano scorgere soltanto lo schema
strutturale.

Un caso praticamente inverso è dato dall’architettura neoclassica, che si fonda sulla scienza
dell’antichità e sulla catalogazione delle opere antiche per tipi, ma finisce per assumere a
modello la tipologia architettonica e non l’architettura classica, giungendo così a produrre
opere che altro non sono che la trascrizione materiale dei tipi e che quindi mancano di quella
concretezza formale che solo può nascere (come implicitamente notava il Quatremère), al di
là del tipo.

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Tipo edilizio e lettura del contesto costruito

Alcuni autori, propugnatori di una “teoria dell’architettura” e di una “scienza urbana”


(Muratori, Caniggia, e altri…) hanno messo in luce, a partire dagli anni Cinquanta,
l’importanza della tipologia, cioè l’analisi o lo studio dei tipi come principio scientifico
dell’architettura. In questo caso il concetto di tipo è dato in parallelo ad un’accezione di
modello vicina a quella di “modello teorico” in uso nelle discipline scientifiche. Lo studio
analitico prende il nome di lettura.
Per essi il “tipo edilizio” è una sorta di progetto non disegnato, concettuale, sintesi della
cultura edilizia di un luogo e di un’epoca, finalizzato, nella mente dell’artefice, alla
prefigurazione dell’edificio che si accinge a fare. Dal punto di vista concettuale, secondo gli
autori, la produzione del tipo è frutto di “sintesi a priori”, mentre la lettura del tipo viene
intesa come “analisi a posteriori”. In sostanza quando noi progettiamo astraiamo il concetto di
tipo in base a tutta l’esperienza che ci siamo fatti, ma anche in base ad un’idea di casa “a
priori” che atavicamente abbiamo dentro di noi; quando invece analizziamo la città,
procediamo attraverso un operazione “a posteriori” di riconoscimento del tipo che vediamo.
E’ possibile infatti identificare i tipi dalla lettura del contesto costruito. Esistono una
tipologia urbana, una tipologia edilizia ed una tipologia architettonica, oltre che vari tipi di
materiali (vedi classificazione di Maretto). Ne conseguono una lettura del tessuto urbano e
quindi una lettura dell’edificio nella sua conformazione strutturale e nei suoi materiali,
secondo un approccio per scale di dettaglio successive, cioè di tipo scalare.
La tipologia è lo studio, o la classificazione dei tipi.
Gli edifici (tipi edilizi) si possono distinguere, per Caniggia, in edilizia di base (atta in
genere alla residenza di una o più famiglie) ed in edilizia specialistica (di norma destinati ad
usi non residenziali), creando i tipi edilizi di base ed i tipi specialistici. In base alle teorie
analitiche sulla tipologia, gli edifici studiati, che si possono trovare all’interno di un tessuto
urbano o dispersi nel territorio, modificano le loro caratteristiche tipologiche nel tempo in
quanto si trasformano attraverso i secoli. Essi danno origine, in tal modo, a processi
tipologici. I processi tipologici variano da luogo a luogo e nel tempo (attraverso varianti nello
stesso periodo di tempo – varianti sincroniche-, ed in periodi di tempo diversi – varianti
diacroniche).
Nell’edilizia di base un processo alquanto comune è quello che segue la legge dei
successivi raddoppi: la casa a schiera si può spesso trasformare in casa in linea, generando in
tal modo una nuova tipologia. I tipi possono essere più o meno maturi, più o meno avanzati;
gli edifici che li rappresentano possono presentare un maggiore o minore livello di tipicità
Nella lettura delle stratificazioni degli edifici, nel caso in cui esse esistano o siano
ipotizzabili, si può spesso arrivare ad individuare le origini del tipo. Si riesce cioè a risalire al
tipo base, quello originale, in genere rappresentato dall’abitazione monocellulare.
L’abitazione monocellulare si può considerare come matrice elementare.

Nella storia, prima di costruire un edificio, è sempre stato necessario concepire un


percorso, cioè una struttura atta a consentire il raggiungimento di un luogo partendo da un
altro. I percorsi si sono generati di solito congiungendo poli o polarità (edifici o punti del
territorio importanti e funzionali); si distinguono in percorsi matrice se preesistono
all’edilizia ed in percorsi di impianto edilizio se concepiti in previsione di un’edificazione ai
loro margini. Sui diversi tipi di percorso si innestano i tessuti edilizi. Altri tipi di percorso
sono quelli di collegamento tra quelli d’impianto e, quando il tessuto è maturo, quelli di
ristrutturazione. Il modulo dell’aggregato è rappresentato dal lotto edificato, tendente in
genere ad una forma rettangolare con affaccio sul percorso.

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01 – Organismo edilizio

L’analisi degli insediamenti storici italiani ha portato gli studiosi al riconoscimento di


percorsi matrice, d’impianto, di collegamento e di ristrutturazione, e alla individuazione di
specifici tessuti urbani e del territorio.

L’analisi tipologica è da molti ritenuta importante perché in base all’analisi (cioè alla lettura
del territorio ed al riconoscimento dei tipi) si può quindi procedere per deduzione alla
progettazione del proprio edificio, prendendo spunto dalla tipologia riscontrata nel luogo.

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Figura a sinistra: rilievi murari a Roma con tipi a schiera


Figura a destra: processo tipologico che porta di una casa a schiera fiorentina di origine
medievale (A), in una casa in linea ad un alloggio per piano, ottenuto in epoca successiva,
probabilmente seicentesca, per fusione di due case a schiera attigue (B).

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Figura: esempi di abitazioni all’origine del processo: abitazioni monocellulari di tipo


elementare che nel tempo si trasformano ”raddoppiandosi”.

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Figura: schema ricostruttivo delle principali mutazioni diacroniche del tipo di base in tra aree
campione a Firenze, Roma, Genova.

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Edilizia storica a schiera a Parma: notare le notazioni dimensionali dell’epoca.

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Figura sopra: casa in linea fiorentina dei primi anni del secolo XX staccata dagli edifici
adiacenti
Figura sotto: casa in linea milanese corrispondente ad un angolo di un isolato, anch’essa dei
primi anni del secolo XX. La sequenza di case in linea in un isolato chiuso sviluppa una
corte.

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Tipi edilizi specialistici: tavola comparativa che mostra l’evoluzione del tipo specialistico
teatro nel tempo (da Pierre Patte, Saggio sull’architettura dei teatri, Parigi, 1782).

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