01 - Organismo Edilizio
01 - Organismo Edilizio
ORGANISMO EDILIZIO
1. Architettura
L’architettura è una disciplina volta a conformare spazi e produrre oggetti che servono ai
bisogni dell’uomo ed hanno una durata più o meno lunga. La parola architettura deriva dal
greco tekton (da cui anche “tettonica”), che significa costruzione; il termine è legato dunque
all’idea di costruire. Si potrebbe dire che l’architettura è l’arte del costruire.
L’architettura è la relazione che unisce nel tempo le architetture. Giorgio Grassi (1935-)
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Triade vitruviana
Il primo vero e proprio trattatista nel campo dell’architettura è Vitruvio, di epoca romana.
Vitruvio è conosciuto per aver proposto un modo organico di concepire l’architettura e quindi
gli edifici, secondo una triade la cui origine è di tipo filosofico. In base a tale triade gli edifici
devono essere dotati contemporaneamente di:
Il richiamo alla triade vitruviana, se appare datata, in realtà è ancora attuale in quanto una
concezione unitaria,e quindi organica, degli edifici, fa ancora richiamo, perlomeno nella
filosofia occidentale, alla distinzione e nello stesso tempo alla stretta correlazione tra questi
aspetti.
Libro I - Definizione e parti dell’Architettura. Scelta del sito per gli edifici pubblici.
Libro II – De’ materiali
Libro III, IV, V, Degli Ordini e degli Edifici Pubblici
Libro VI – Degli edifici privati
Libro VII – De’ pulimenti d’intonachi e pitture
Libro VIII – Delle acque, ed Acquedotti
Libro IX – Della gnomonica
Libro X – Della meccanica: Civile e Militare
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Origine II, 1
Divisione I, 3 Idraulica
ARCHITETTURA
Civile Gnomonica IX
Fabbricazione Teorica
Pratica
Meccanica X
Militare Stabile I, 5
Mobile X, 13
Requisiti I, 1
Numeri I, 1
Essa si esprime con
Linee I, 2 Pianta
Alzato
Profilo
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Edilizia
Da Mandolesi E., Edilizia, vol. 1, Hoepli, Milano, 1978-82
Nella sua accezione più ampia edilizia sta a significare l’attività e le opere dell’uomo per
rendere il territorio agibile a fini insediativi.
L’edilizia, intesa come attività, investe la complessa sfera di interessi (politici, economici,
giuridici, tecnici, scientifici, artistici, sociali, ecc.) rivolta alla determinazione dell’assetto
territoriale, ed ha per oggetto la costruzione
Diz. Gabrielli
Organo: parte elemento costitutivo di un corpo organico, destinato a una propria funzione,
dal lat. organum, che è dal gr. organon, deriv. di érgon, lavoro, opera.
Organismo:
1. (biol) Ogni essere vivente, in quanto costituito da organi disposti armonicamente e
funzionanti in modo coordinato
2. fig. Sistema costituito di vari elementi coordinati e funzionanti per un fine determinato
Struttura
1. (arch) Complesso organizzato delle parti di una costruzione, con particolar riferimento
ai rapporti e alle proporzioni reciproche
2. Disposizione, modo con cui sono ordinate le singole parti di un organismo, di
un’opera e sim.
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Confronto tra organizzazioni strutturali di organismi viventi (sezione di una pianta, dettaglio
di tessuto epiteliale e scheletro di rettile) e di insediamenti abitativi (Garden City di Howard)
ed edifici (edificio per uffici con reti tecnologiche e serra di S. Calatrava a Valencia)
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Leon Battista Alberti così iniziava il terzo libro del “De re aedificatoria”:
“Il modo di eseguire una costruzione consiste tutto nel ricavare da diversi materiali, disposti
in un certo ordine e congiunti ad arte, una struttura compatta e – nei limiti del possibile –
integra ed unitaria.
Si dirà integro ed unitario quel complesso che non contenga parti scisse o separate dalle
altre o fuori del loro posto, bensì in tutta l’estensione delle sue linee dimostri coerenza e
necessità.
Bisogna quindi ricercare, nella struttura, quali siano le parti fondamentali, quali il loro
ordinamento, quali le linee di cui si compongono”.
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Rif. Ludovico Quaroni, Progettare un edificio. Otto lezioni di architettura, Gangemi, Roma,
1993.
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3. Apparecchiatura costruttiva
Da Mandolesi E., Edilizia, vol. 1, Hoepli, Milano, 1978-82
Schematizzando quanto detto prima, rispetto ad una configurazione globale (per esempio un
palazzetto dello sport od un centro fieristico) oppure scatolare (per esempio un edificio
tradizionale, tipo condominio), si individuano ancora gli schemi di:
• Involucro Globale (IG)
• Chiusure Verticali (CV)
• Chiusure Orizzontali di Copertura (COC), di Base (COB) o Interne (COI)
• Partizioni Interne (PI)
• Elementi di Comunicazione Verticale (ECV)
• Blocchi Funzionali (BF)
• Scheletro Portante (SP)
Si possono poi avere casi speciali edifici (in basso), per esempio prefabbricati, dati
dall’unione di Cellule Spaziali (CS)
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Le parti costituenti gli elementi di fabbrica sono gli elementi costruttivi funzionali. Sono
caratterizzati da una o più funzioni specifiche all’interno degli elementi di fabbrica per
definire lo “spazio costruito”, per assicurare il comfort ambientale e la sicurezza.
Gli elementi costruttivi funzionali possiedono proprie caratteristiche morfologiche,
appropriate capacità di prestazione ed una ben individuata organizzazione interna ai fini della
loro costruibilità. Richiedono specifici costituenti ed implicano uno specifico ciclo di
lavorazione o produzione. Se costruiti in opera, si concretizzano come entità finite ed
individuali solo alla fine del procedimento di costruzione in sito; tuttavia, in tutto od in parte,
possono essere costruiti a pie’ d’opera o prefabbricati in stabilimento; in tal caso possono
essere assimilati a materiali da costruzione. Gli elementi costruttivi funzionali possono essere
costituiti da un insieme di altri elementi costruttivi e quindi risultare complessi.
Più i materiali sono elementari, di base, e formano elementi costruttivi in cantiere, più sono
“classici”, tradizionali. Le forme di assemblaggio e costruzione prima della fase di cantiere,
per comporre elementi complessi, appartengono invece a procedimenti di carattere
industrializzato ed avanzato.
Il sistema edilizio è dunque l’organismo edilizio letto dal punto di vista sistemico. Le parti
del sistema sono definite sub-sistemi, e le parti dei sub-sistemi componenti.
Per correttezza terminologica il sistema edilizio si dovrebbe scomporre in un sub-sistema
tecnologico, la parte “fisica” dell’edificio, ed un sub-sistema ambientale, che costituisce lo
spazio racchiuso dall’edificio stesso. Tuttavia il sub-sistema tecnologico e il sub-sistema
ambientale, pur costituendo di fatto dei sottosistemi del sistema edilizio, inteso come
organismo generale, vengono chiamati anch’essi, data la loro complessità, sistema
tecnologico e sistema ambientale. Il sistema tecnologico corrisponderebbe dunque, in questa
seconda accezione, all’apparecchiatura costruttiva e i sub-sistemi del sistema tecnologico, le
unità tecnologiche secondo la norma UNI 8290, agli elementi di fabbrica.
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Materiali e strutture
Da P. Maretto, Realtà naturale, realtà costruita, Alinea, Firenze.
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Strutturazioni per stratificazione nel deserto africano e nel Sud-Ovest degli Stati Uniti
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Utilizzazione dello spazio nel caso di edificio con struttura pesante (muratura) o con struttura
leggera (telaio puntiforme)
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Esempio di scomposizione dell’organismo edilizio: edificio per uffici nel quale è messa in
evidenza l’integrazione tra il sub-sistema telaio in conglomerato cementizio armato (scheletro
portante) su trave di fondazione rovescia con sezione a L, i solai monolitici in c.a. con
controsoffitto per l’alloggiamento dell’impianto di condizionamento (chiusure orizzontali
interne) e le chiusure verticali di tamponamento in laterizio. La facciata vetrata della porzione
dell’edificio a destra nasconde lo stesso tipo di scheletro portante.
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Esempio di scomposizione dell’organismo edilizio: edificio per uffici nel quale è messa in
evidenza l’integrazione tra il sub-sistema muratura in blocchi di cemento (chiusura verticale)
su cordolo di fondazione in cemento armato e il solaio con struttura in travi reticolari di
acciaio che permettono il passaggio degli impianti (chiusura orizzontale).
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Mentre il termine struttura è comunque di uso generico, i termini “tipo” e “modello” sono
di uso più concreto, nonostante permanga una certa ambiguità. Un chiarimento dei significati
dovrebbe passare attraverso la distinzione dei processi a cui i termini fanno riferimento:
procedimento artigianale, produzione industriale, procedimento artistico. Nel processo di
ideazione progettuale entrambi i termini sono importanti.
“La parola tipo non rappresenta tanto l’immagine di una cosa da copiarsi o da imitarsi
perfettamente quanto l’idea di un elemento che deve esso stesso servire di regola al
modello… Il modello inteso secondo l’esecuzione pratica dell’arte, è un oggetto che si deve
ripetere tal quale è; il tipo è, per contrario, un oggetto secondo il quale ognuno può
concepire delle opere che non si assomiglieranno punto tra loro. Tutto è preciso e dato nel
modello; tutto è più o meno vago nel tipo”.
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Tipo edilizio alpino (maso trentino) con tecnica costruttiva dei tronchi di legno disposti
orizzontalmente (blockbau)
Esempio di modello per l’edilizia: Le Corbusier, Unità d’Abitazione a Marsiglia, circa 1950
Unità immobiliari a duplex all’interno dell’Unità d’abitazione di Marsiglia
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A sinistra i cosiddetti “pilotis” (pilieri, pilastri, o piloni), elementi strutturali che staccano
l’edificio da terra, e costituiscono l’embrione concettuale degli odierni pilastri allabase di
molti nostri “condomini moderni“ attuali.
A destra il tetto orizzontale, che funge da piazza aperta ed accoglie inoltre spazi di servizio
comuni per le persone che abitano nell’edificio (asilo, negozi, palestra, ritrovo, ecc.). Un
principio di Le Corbusier era l’uso del “tetto giardino“.
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Modelli per l’architettura moderna: Le Corbusier, casa Savoye, F.L. Wright, casa sulla
cascata.
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Voce Tipologia: (Giulio Carlo Argan, Enciclopedia Universale dell’Arte, Roma, Venezia,
1960)
Tipologia. Il termine tipologia significa studio dei tipi (dal greco impronta, modello, poi
anche figura). Pertanto la tipologia, intesa nell’accezione comune, come in quella specifica
della storia e della critica dell’arte, considera gli oggetti della produzione nei loro aspetti
formali di serie, dovuti a una funzione comune o a una reciproca imitazione, in contrasto con
gli aspetti individuali.
Da ciò si deduce una certa implicita antinomia fra tipologia e invenzione artistica.
Risulta anche chiaro che il concetto di tipologia vale come principio di classificazione dei
fatti artistici secondo certe analogie. Infatti quando si abbia di fronte un vasto insieme di
fenomeni, si avverte la necessità di raggrupparli e ordinarli per categorie o per classi. Il
raggruppamento tipologico non ha la finalità della valutazione artistica né della definizione
storica: opere d’altissimo livello e comuni manufatti di qualsiasi tempo e luogo possono
rientrare in una medesima classe tipologica.
Del resto, il criterio tipologico non conduce mai a risultati definitivi: sia perché sono molti
e diversi i temi su cui si può procedere alla catalogazione (funzioni, strutture, planimetrie,
schemi formali, modi ornamentali ecc.) sia perché, formata che sia una classe, è sempre
possibile suddividerla ulteriormente in altre classi più specifiche, con un processo che si
arresta soltanto davanti all’opera d’arte singola, all’unicum.
Il criterio tipologico viene infatti applicato soltanto per formare repertori: quando, dopo
aver stabilito, per esempio, il tipo dell’edificio rotondo periptero dell’architettura classica, si
passa a ricercare il prototipo o a distinguere gli esemplari greci da quelli romani o a
classificarli per funzioni, epoche e stili,si introduce già un criterio critico-storiografico
totalmente distinto dal tipologico, che non considera l’opera originale se non in quanto abbia
dato o possa dar luogo a una serie di forme analoghe e cioè si sia costituita o possa
costituirsi come prototipo.
Come metodo critico, infine, il punto di vista tipologico non conduce mai a termine
l’analisi dell’opera d’arte, arrestandosi a quello che costituisce l’ultimo livello delle analogie
con altre opere.”
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una intenzionalità estetica e inoltre, nel momento stesso in cui pone alla propria opera una
condizione tipologica, si propone di costituire un tipo valido per un ulteriore sviluppo. (…)
Vi sono dunque casi in cui la tipologia si presenta come componente o fattore del
procedimento artistico o come determinante, sia pure parziale, del valore estetico.
Il concetto della vaghezza o genericità del tipo, che dunque non può influire direttamente
sull’invenzione e la qualità estetica delle forme, spiega anche la genesi, il suo modo di
formarsi. Esso, ovviamente, non è formulato a priori, ma sempre dedotto da una serie di
esemplari. Il tipo del tempio rotondo non è mai identificabile con questo o quel tempio
rotondo, anche se un determinato edificio possa avere avuto e conservare un’importanza
particolare nella costituzione dello schema, ma è sempre il risultato di un confronto e quasi
di una sovrapposizione selettiva di tutti i templi rotondi. La nascita di un tipo è dunque
condizionata dal fatto che esista una serie di edifici aventi tra loro un’evidente analogia
funzionale e formale; in altri termini, quando un tipo si fissa nella teoria e nella prassi
architettonica esso già esiste, in una determinata condizione storico-culturale, come risposta
a una serie di esigenze ideologiche o religiose o pratiche”
Stando alla definizione del Quatremère, si può dire che il tipo si costituisce nel momento
stesso in cui l’arte del passato cessa di proporsi come modello condizionante dell’artista che
opera. La scelta di un modello, infatti, implica un giudizio di valore che riconosce la
perfezione o l’esemplarità dell’opera, sollecitando all’imitazione o all’interpretazione di
essa.
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Ma quando l’opera rientra nella schematicità e in distinzione del tipo non può più esservi
un giudizio di valore, né una presa di posizione interpretativa che impegnino l’azione
individuale dell’artista: il tipo viene accettato come una premessa, cioè come il risultato di
un’indagine culturale preliminare all’operare artistico, né può essere imitato, sia perché
manca di consistenza formale, sia perché, ove venisse ripetuto pedissequamente,
escluderebbe proprio quella ‘mimesi’ che, nella tradizione del pensiero estetico, è un
momento creativo.
E’ vero che l’assunzione di un tipo come punto di partenza della progettazione o ideazione
formale non esaurisce l’interesse dell’artista nei confronti dei dati storici, cioè non gli
impedisce di assumere o rifiutare come modello una forma artistica determinata.
Che questa posizione sia propria del pensiero artistico del Rinascimento, quello appunto
che fonda la tipologia architettonica classica, è dimostrato da altri fatti, dai quali
chiaramente emerge che il trattato di Vitruvio viene considerato soprattutto come il
repertorio di tutte le tipologie classiche. Poiché però si riconosce che il trattato di
Vitruvio‘porge una grande luce, ma non tanto che basti’, si procede allo studio dei
monumenti antichi che, ridotti allo stato di rovine, lasciano scorgere soltanto lo schema
strutturale.
Un caso praticamente inverso è dato dall’architettura neoclassica, che si fonda sulla scienza
dell’antichità e sulla catalogazione delle opere antiche per tipi, ma finisce per assumere a
modello la tipologia architettonica e non l’architettura classica, giungendo così a produrre
opere che altro non sono che la trascrizione materiale dei tipi e che quindi mancano di quella
concretezza formale che solo può nascere (come implicitamente notava il Quatremère), al di
là del tipo.
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L’analisi tipologica è da molti ritenuta importante perché in base all’analisi (cioè alla lettura
del territorio ed al riconoscimento dei tipi) si può quindi procedere per deduzione alla
progettazione del proprio edificio, prendendo spunto dalla tipologia riscontrata nel luogo.
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Figura: schema ricostruttivo delle principali mutazioni diacroniche del tipo di base in tra aree
campione a Firenze, Roma, Genova.
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Figura sopra: casa in linea fiorentina dei primi anni del secolo XX staccata dagli edifici
adiacenti
Figura sotto: casa in linea milanese corrispondente ad un angolo di un isolato, anch’essa dei
primi anni del secolo XX. La sequenza di case in linea in un isolato chiuso sviluppa una
corte.
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Tipi edilizi specialistici: tavola comparativa che mostra l’evoluzione del tipo specialistico
teatro nel tempo (da Pierre Patte, Saggio sull’architettura dei teatri, Parigi, 1782).
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