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Marco Vitruvio Pollione (Marcus Vitruvius Pollio, in latino) nasce circa nell'80 avanti Cristo, in un

luogo geografico che non è mai stato identificato (a questo proposito sono state avanzate diverse
ipotesi, da Fano a Roma, da Verona a Fondi, dalla Campania a Formia, anche se non è mancato chi
gli ha attribuito origini in Numidia).

Sugli eventi che hanno caratterizzato la sua esistenza si hanno poche notizie certe: tutto quello che si
sa è estratto o dedotto dalle note autobiografiche che ha inserito nel "De architectura"
("Sull'architettura"), il suo celebre trattato. Possiamo ipotizzare, quindi, che Vitruvio sia stato
ufficiale sovrintendente alle macchine da guerra con Giulio Cesare e che sotto Augusto sia diventato
architetto e ingegnere.

Da questo punto di vista, però, la sua attività è stata più teorica che pratica, nel senso che la sola opera
che ha progettato e costruito - o che, comunque, egli stesso si è attribuito - è la basilica di Fano. La
stesura del "De architectura" è iniziata una volta che Vitruvio, ottenuta una pensione, si è ritirato,
proprio nel momento in cui Augusto si impegnava nella realizzazione di un programma di sviluppo
edilizio.

Vitruvio e il "De architectura"


Grazie al "De architectura", Vitruvio viene considerato il teorico dell'architettura più celebre di tutti
i tempi. Il trattato, che si articola in dieci libri, è stato scritto con tutta probabilità nel giro di sei anni,
a partire dal 29 avanti Cristo, per essere portato a termine intorno al 23. Dedicato ad Augusto, che era
colui che aveva materialmente concesso la pensione a Vitruvio, si inseriva in un contesto particolare,
gli anni in cui lo stesso princeps stava organizzando un complessivo rinnovamento dell'edilizia
pubblica. Attraverso il "De architectura", quindi, Vitruvio tentava di entrare nelle grazie del sovrano:
anche per questo motivo in ognuna delle introduzioni che precedono ciascun libro c'è un appello
diretto dell'autore ad Augusto. L'importanza di questa opera va individuata nel fatto che si tratta
del solo testo latino di architettura giunto a noi integralmente (mentre di tutti gli altri sono rimasti
solo pochi frammenti): proprio tale unicità è il motivo dell'influenza che ha esercitato, e che esercita
ancora oggi, sulla cultura occidentale. Curiosamente, ai tempi l'opera non è stata particolarmente
apprezzata né considerata come rilevante: forse anche perché è stata portata a termine in un'epoca di
profondo rinnovamento per l'architettura romana, caratterizzato dal ricorso a volte, cupole e
costruzioni in laterizio, di cui nel "De architectura" non si fa minimamente menzione.

I dieci libri
Vitruvio ha suddiviso la propria opera in dieci libri, ognuno dei quali è preceduto da un proemio. Il
primo libro si occupa di definire l'ampio settore dell'architettura, con una trattazione di urbanistica
che include anche la precisazione delle competenze degli architetti.

Nel secondo libro l'autore parla di tecniche di edificazione, di murature e di materiali, affrontando
anche la celebre esposizione dedicata alle origini della disciplina in cui racconta di un mondo
primitivo in cui l'uomo realizza i primi ripari in legno e scopre il fuoco, così da generare il mito delle
capanna primigenia come origine di tutte le forme architettoniche e della colonna lignea come base
di partenza del tempio dorico.

Nel terzo e nel quarto libro si parla di templi ed edifici sacri e di ordini architettonici, mentre
l'argomentazione del quinto libro è incentrata sugli edifici pubblici, e più nel dettaglio sui teatri, sulla
basilica e sul foro. Nel sesto e nel settimo libro i protagonisti sono gli edifici privati, con spiegazioni
su tipologie, pavimenti e intonaci, mentre l'ottavo libro descrive le opere idrauliche e le mirabilia
aquarum. Se il nono libro propone una digressione di carattere astrologico e astronomico in cui non
mancano elementi di gnomonica (dagli orologi solari alla realizzazione dell'analemma), il decimo e
ultimo libro è incentrato sulla meccanica, con resoconti dedicati a macchine belliche e idrauliche,
alla vite senza fine e a varie apparecchiature destinate al sollevamento dei pesi in cantiere con
combinazioni di verricelli, paranchi e carrucole.

Vitruvio suddivide l'architettura in sei categorie e più precisamente:

- Ordine (Ordinatio)
- Disposizione (Dispositio)
- Armonia (Eurythmia)
- Proporzione (Symmetria)
- Decoro (Decor)
- Distribuzione (Distributio)

E in tre parti:
- Costruzione (sul pubblico - militari, religiose, civili e sul privato)
- Gnomonica - costruzione di orologi solari
- Meccanica - costruzioni di macchine (da guerra, civili)

Ogni costruzione deve avere inoltre i seguenti tre requisiti:

- Utilitas (utilità nella funzione)


- Firmitas (solidità nella statica e nei materiali)
- Venustas (venustà, bellezza, estetica)

La filosofia di Vitruvio
Con il "De architectura" (che, in realtà, non ha avuto alcuna influenza nell'ambito dell'architettura
fino al periodo medievale compreso, pur esercitando in questo periodo un certo interesse dal punto di
vista filologico), Vitruvio ha conferito alla disciplina un marchio scientifico, e al tempo stesso l'ha
voluta considerare superiore a tutte le altre forme di conoscenza, che in un certo senso sono comprese
in essa. Per l'autore, infatti, un architetto doveva essere esperto di matematica e di geometria, ma
anche di astronomia e di teologia, di legge e di acustica, di ottica e di medicina, di meteorologia e di
anatomia (in quanto tutti gli edifici sono costruiti per la vita dell'uomo). Marco Vitruvio Pollione
muore nel 15 avanti Cristo circa, presumibilmente a Roma, ma anche in questo caso non si hanno
dettagli precisi in proposito.

"Un architetto non deve né potrebbe essere un grammatico come fu Aristarco (211-145 a.C. - Bibliotecario di
Alessandria), ma neppure un analfabeta; né un musicista come Aristosseno (c. 350 a.C. - filosofo e musico
discepolo di Aristotele), ma neppure un ignorante in materia musicale; non un pittore come Apelle (IV Sec.
a.C. - famosissimo pittore) tuttavia abile nel disegno; non uno scultore come Mirone (V Sec. a.C. famoso
scultore) però esperto nell'arte plastica; non un medico come Ippocrate (c. 470-350 a.C. considerato il
fondatore dell'arte medica) ma nemmeno privo di conoscenze igienico sanitarie; non deve infine eccellere
particolarmente né essere del tutto digiuno di ogni altra scienza."

L'uomo vitruviano
L'uomo vitruviano è un celebre disegno di Leonardo da Vinci: esso è una rappresentazione basata su
studi condotti da Vitruvio sulle proporzioni del corpo umano.