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L’oratoria è una funzione particolare della comunicazione verbale, in altre parole l’insieme delle abilità (innate o acquisite) che
consentono a chi parla di persuadere chi lo ascolta.

La retorica è la disciplina che insegna le tecniche attraverso le quali chi parla possa raggiungere il livello massimo di persuasione.

La retorica è come una scuola d’oratoria.

La retorica è stata talmente importante che è giunta fino ai giorni nostri e non ha perso minimamente d’importanza, poiché anche
oggi è necessario saper persuadere chi ascolta (ad esempio in politica).

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• Nella società greca arcaica:


Il valore dell’eroe (il cui massimo esempio era Ulisse) si misurava sia nell’ambito delle armi sia della parola.
Si sviluppa l’idea del guerriero abile parlatore.
• Ad Atene:
Il terreno era quindi pronto per dare forma artistica all’eloquenza, quando la comunicazione scritta in prosa divenne
d’importanza rilevante nella vita quotidiana della società. La retorica quindi nacque, crebbe e si sviluppò ad Atene, dove,
infatti, nacquero i primi manuali tecnici dedicati all’arte dell’eloquenza, essi:
o Fornivano le regole generali della retorica;
o Fornivano discorsi modello cui ci si poteva rifare per apprendere tale arte.

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Atene fu un gran laboratorio d’eloquenza, luogo in cui essa crebbe maggiormente fu il tribunale, data la varietà di temi giudiziari
trattati, che portò ad un arricchimento e ad un raffinamento di tale tecnica. Quando qualcuno era accusato di un reato o doveva
accusare qualcun altro di un reato, doveva sostenere o la difesa o l’accusa, e, se non era in grado di farlo da solo, doveva pagare un
consulente legale (logografo). Dopo che erano esposti i fatti e che erano presentate le prove, la decisione spettava alla
maggioranza dei giurati, dato questo è intuibile che l’obbiettivo primario era di conquistare la simpatia o compassione di questi
ultimi.

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Essa è generalmente orale (e non scritta), in quanto i suoi discorsi sono legati all’occasione, spesso improvvisati e molto pragmatici.
Per il fatto che era principalmente orale non ci è rimasto molto, solamente alcuni testi di Tucidide.

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Epidettico, ovvero “dimostrativo” o d’occasione. Legato all’ambito degli elogi funebri, encomi, discorsi di critica o d’apparato.

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• Inventio: Trovare i temi da trattare.


• Dispositio: Collegare temi ed argomenti, il loro ordine poteva essere naturale o artificiale.
Nel “de Oratore” Cicerone identifica 6 momenti del discorso argomentativo/persuasivo:
o 1. Exordium: Prefazione per attirare l’attenzione di chi ascolta.
o 2. Narratio: Narrazione dei fatti avvenuti.
o 3. Propositio: Esposizione della nostra tesi, ovvero quello che mettiamo in contestazione.
o 4. Probatio: Esposizione delle prove (per la difesa o l’accusa).
o 5. Refutatio: Confutazione delle prove e delle tesi dell’avversario.
o 6. Peroratio: Parte finale, fondamentale per avere il consenso di chi ascolta.
• Elocutio: Trattare tali argomenti in forma linguistica (proprietà di linguaggio, chiarezza d’esposizione, collocazione dei termini, sensibilità
di adattare il discorso all’uditorio ed alle circostanze).
• Memoria: Tecnica per memorizzare il discorso, attraverso l’associazione mentale d’immagini visive.
• Actio o pronuntatio: Studio del porgere il discorso, con l’intonazione della voce e con l’utilizzo di gesti appropriati.

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ASIANESIMO -> CICERONE -> ATTICISMO

Dopo Atene, anche Roma fu una straordinaria “palestra” d’eloquenza, in cui si scontrarono principalmente due scuole nate in Grecia:

Asianesimo:
Esso si configurava come un attacco alla tradizione, aveva quindi uno stile abbondantemente espressivo.
Esso aveva preso il sopravvento fino alla superiore sintesi retorica ciceroniana. Il fondatore fu Egesia di Magnesia.
Esso rappresentò l’arma degli innovatori e dei “moderni”, utilizzava uno stile “anomalo”, con frasi brevi, ad effetto.
Anomalismo: Giudicavano la lingua un fatto di natura e come tale soggetto un’evoluzione storica; essa produce nell’uso linguistico
le “anomalie”.

Atticismo:
Aveva uno stile sobrio e conciso, caratterizzato da una purezza linguistica e una linearità espositiva. Cesare fu il più notevole atticista.
Le virtù ammirate erano: l’equilibrio, la sobrietà, la misura nella scelta degli argomenti, l’ordine, la simmetria, la correttezza ecc…
Analogismo: Consideravano la lingua un fatto di convenzione (un tacito accordo tra gli uomini); quindi è possibile razionalizzare le
leggi linguistiche e governarne l’esecuzione.

Scuola rodiese:
A cui apparteneva Cicerone, una sorta di via di mezzo tra asianesimo ed atticismo.