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CAPITOLO

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SINTASSI DEL PERIODO

Il periodo

La proposizione (o frase) semplice ha un solo predicato. In genere le proposizioni si legano in unit di senso pi ampio, i periodi (o frasi complesse). Un periodo quindi formato da due o pi proposizioni collegate tra loro in un rapporto di coordinazione o di subordinazione. Il rapporto di coordinazione (o paratassi) quando le proposizioni sono poste sullo stesso piano sintattico; la coordinazione pu avvenire attraverso luso di congiunzioni coordinanti ( 10.1) o per semplice accostamento (asindeto): Odi Odio
proposizione principale

et e
congiunzione coordinante

amo amo
proposizione coordinata

Il rapporto invece di subordinazione (o ipotassi) quando le proposizioni sono poste su piani diversi e in rapporto di dipendenza; la subordinazione pu avvenire attraverso luso di congiunzioni subordinanti ( 10.2) o per semplice accostamento: Exegisti a me Hai preteso da me
congiunzione subordinante proposizione principale

ut che

scriberem epistulam scrivessi una lettera

proposizione subordinata

Allinterno di ciascun periodo si trova una proposizione indipendente dal punto di vista sintattico e dotata di senso compiuto, detta principale; le altre proposizioni sono invece coordinate oppure dipendenti dalla principale o da altre proposizioni. La sintassi del periodo analizza come si uniscono le proposizioni e di che tipo sono.

27.1 Le proposizioni indipendenti


Le proposizioni indipendenti si caratterizzano per luso di modi finiti (indicativo, congiuntivo o imperativo), a eccezione dellinfinito storico e di quello esclamativo. In latino, come in italiano, si distinguono diversi tipi di proposizioni indipendenti in base allo scopo comunicativo: le enunciative, le interrogative dirette, le volitive, le esclamative e le incidentali (o parentetiche). Per praticit si possono distinguere anche in indipendenti con il modo indicativo e indipendenti con il modo congiuntivo.
Proposizioni indipendenti con il modo indicativo

Le proposizioni enunciative enunciano unaffermazione, una constatazione, un dato di fatto (la negazione non o haud). Clarissimi sunt potae Graeciae. (Cic.) I poeti greci sono molto famosi.
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Le proposizioni interrogative dirette formulano una domanda rivolta direttamente allinterlocutore; presentano il punto interrogativo alla fine. Possono essere introdotte da pronomi, aggettivi o avverbi interrogativi, oppure dalle particelle interrogative -ne, num, nonne ( anche 28.2.1). Uter igitur facilius suae sententiae rationem redderet? (Cic.) Chi dei due renderebbe pi facilmente ragione del proprio voto? Le proposizioni esclamative sono introdotte da aggettivi, pronomi o avverbi esclamativi (in genere gli stessi che hanno valore interrogativo 6.6), oppure da interiezioni ( 11): Quam non est facilis virtus! (Cic.) Quanto poco facile la virt!
Proposizioni indipendenti con il modo congiuntivo

Le proposizioni indipendenti che prevedono luso del congiuntivo ( 21) possono avere una sfumatura esortativa, desiderativa (o ottativa), concessiva, potenziale, dubitativa, suppositiva (o ipotetica), irreale. In particolare, le proposizioni principali costruite con i congiuntivi esortativo, desiderativo e concessivo sono dette volitive, in quanto esprimono unesortazione, un desiderio, una manifestazione di volont. Le proposizioni volitive possono essere costruite anche con il modo imperativo, quando esprimono un comando. Amemus patriam! (Cic.) Amiamo la patria! [esortativa] Utinam di omen avertant! Che gli di tengano lontano questo (cattivo) presagio! [desiderativa] Sint sane superbi Rhodienses: quid id ad nos attinet? (Gell.) Ammettiamo pure che i Rodiesi siano tracotanti: (ma) che ce ne importa?
[concessiva]

Proposizioni incidentali

Le proposizioni incidentali (o parentetiche) non appartengono n alla categoria delle proposizioni indipendenti n al gruppo delle subordinate. Esse infatti sono frasi indipendenti dal punto di vista sintattico, ma non sono enunciati autonomi al di fuori del contesto in cui compaiono. Queste proposizioni formano degli incisi, cio delle parentesi chiarificatrici allinterno del discorso principale. Ex quo efficitur id quod ego dixi miseram esse senectutem, quae se oratione defenderet. (Cic.) Da ci deriva cosa che io ho gi detto che una vecchiaia costretta a difendersi a parole fonte di compassione.

27.2 Le proposizioni subordinate: classificazione


Le proposizioni subordinate possono essere classificate in tre gruppi in base alla funzione che svolgono allinterno del periodo. Immaginiamo il periodo come una grande frase, nella quale ogni elemento ha subto una espansione, fino a trasformarsi a sua volta in una proposizione: avremo cos proposizioni che svolgono la funzione di soggetto (soggettive), di complemento oggetto (oggettive), di attributo o apposizione (relative), di complemento di tempo (temporali), causa (causali), paragone (comparative) ecc. Utilizzando questa chiave di
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lettura, dunque, si constata che le subordinate di un periodo complesso svolgono le stesse funzioni degli elementi che compongono la frase semplice. Seguendo questo criterio, parleremo di: proposizioni completive (o complementari dirette o sostantive), cos chiamate in quanto completano in modo necessario la proposizione reggente. Esse svolgono la funzione di soggetto o di complemento oggetto rispetto al predicato della proposizione reggente (funzione che, nella frase semplice, svolta dal sostantivo non retto da preposizione). Appartengono a questo gruppo: le proposizioni infinitive soggettive, oggettive ed epesegetiche; le interrogative indirette; le completive introdotte da quod (dichiarativo), ut (ut non, ne), quin, e quelle rette dai verba impediendi, recusandi e timendi. proposizioni circostanziali (o complementari indirette o avverbiali), che svolgono, rispetto alla proposizione reggente, la stessa funzione che nella frase semplice svolgono i complementi indiretti, esprimono cio le circostanze in cui realizzata unazione. Esse completano in modo accessorio linformazione espressa dalla sovraordinata. Appartengono a questo gruppo le subordinate: finali consecutive causali temporali avversative concessive comparative limitative modali eccettuative condizionali o suppositive (

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proposizioni attributive (o aggettive), che svolgono la funzione di attributo o apposizione rispetto a un termine della proposizione reggente. Appartengono a questo gruppo le subordinate relative.
Subordinate esplicite e implicite

A seconda che il verbo utilizzato nella subordinata sia di modo finito (indicativo e congiuntivo) o indefinito (infinito, participio, gerundio, gerundivo e supino), le proposizioni subordinate si possono distinguere anche in esplicite e implicite. Anche nelle subordinate, come nelle proposizioni indipendenti, lindicativo riporta un evento reale, unaffermazione oggettiva, mentre il congiuntivo presenta il processo verbale in modo soggettivo, come un fatto supposto, eventuale, possibile, desiderato ecc.

27.3 Uso dei tempi nelle subordinate: la consecutio temporum


Il tempo del verbo della subordinata dipende dal rapporto temporale (di contemporaneit, anteriorit o posteriorit) che essa ha con la frase reggente: la consecutio temporum (correlazione dei tempi) linsieme delle norme che regolano questo rapporto. Esaminiamo, per esempio, il seguente breve periodo: Ignoro quid facias. Non so che cosa tu faccia. In questo caso, lazione espressa dal verbo della subordinata contemporanea rispetto allazione espressa dal verbo della reggente: entrambe avvengono nel presente.
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La stessa frase pu essere modificata per esprimere un diverso rapporto temporale: Ignoro quid feceris. Non so che cosa tu abbia fatto. Nel nuovo esempio, lazione della subordinata anteriore rispetto a quella della reggente: la subordinata si colloca nel passato (e infatti presenta un tempo passato, il congiuntivo perfetto), mentre la reggente si colloca nel presente (tempo presente). Modificando per lultima volta lesempio di partenza, avremo: Ignoro quid facturus sis. Non so che cosa tu farai. In questo caso, lazione espressa dalla subordinata posteriore rispetto a quella della reggente: la subordinata si colloca nel futuro (tempo futuro, perifrastica attiva), mentre la reggente si colloca nel presente (tempo presente).
Tempi principali e tempi storici

Per comprendere il meccanismo della consecutio temporum bisogna ricordare innanzitutto che i tempi dei verbi in latino si distinguono in tempi principali e tempi storici come vediamo nella tabella seguente:
tempi principali tempi storici

indicativo

presente futuro semplice futuro anteriore perfetti-presenti memini, novi ecc. presente dipendente e indipendente (esortativo, potenziale ecc.) perfetto derivato da perfetto-presente (meminerim ecc.) perfetto indipendente (potenziale, imperativo negativo) presente futuro presente esclamativo

imperfetto perfetto piuccheperfetto imperfetto dipendente e indipendente (potenziale del passato, irreale ecc.) perfetto dipendente e indipendente (ottativo, concessivo) piuccheperfetto dipendente e indipendente (potenziale del passato, irreale ecc.)

congiuntivo

imperativo infinito

presente storico perfetto esclamativo perfetto dipendente

27.3.1

La consecutio temporum dellindicativo


Vediamo come si regolano i tempi di una subordinata allindicativo rispetto al verbo della frase reggente: Rapporto di contemporaneit:
frase reggente frase subordinata esempio

Dico quod sentio. Dico ci che penso. imperfetto imperfetto (o perfetto) Dixi quod sentiebam. perfetto o piuccheperfetto Dissi ci che pensavo. futuro semplice futuro semplice Dicam quod sentiam. Dir ci che penser.
presente presente
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Quo iure Atticus quae voluit dixit? (Cic.) Con quale diritto Attico disse ci che volle? Rapporto di anteriorit: la lingua latina molto rigorosa nel porre lazione espressa dal verbo della frase subordinata in un tempo che indichi tale anteriorit (si tratta della cosiddetta legge dellanteriorit), secondo questo schema:
frase reggente frase subordinata esempio

presente imperfetto perfetto futuro semplice

perfetto piuccheperfetto futuro anteriore

Dico quod sensi. Dico ci che ho pensato. Dicebam/Dixi quod senseram. Dicevo/Dissi ci che avevo pensato. Dicam quod sensero. Dir ci che avr pensato.

Qui restiterunt discedunt saepissime superiores. (Cic.) Quelli che resistono (lett.: hanno resistito) assai spesso risultano vincitori. Caesar quos laborantes suspexerat, his subsidia submittebat. (Ces.) Cesare inviava aiuti a coloro che vedeva (lett.: aveva visto) in difficolt. Si enim sapientiam invocaveris, et scientiam Dei invenies. (prov.) Infatti se invocherai (lett.: avrai invocato) la sapienza, troverai anche la conoscenza di Dio. Rapporto di posteriorit: il latino ricorre alla coniugazione perifrastica attiva ( 24.3.3):
frase reggente frase subordinata esempio

presente imperfetto perfetto piuccheperfetto futuro

presente della perifrastica attiva imperfetto della perifrastica attiva futuro della perifrastica attiva

Dico quod scripturus sum. Dico ci che scriver. Dixi quod scripturus eram. Dissi ci che avrei scritto. Dicam quod scripturus ero. Dir ci che sar disposto a scrivere.

Consul abiit in Siciliam die quo plebis concilium futurum erat. (Liv.) Il console part per la Sicilia nel giorno in cui ci sarebbe stata lassemblea della plebe.
Osservazioni e note Nellesprimere il rapporto di anteriorit nel futuro, come in genere nelluso di tutto il sistema verbale, la lingua latina pi precisa di quella italiana. Mentre per noi sono molto comuni frasi come Quando arriver a casa, vedr mio fratello, in latino troveremo rigorosamente: Cum domum venero, fratrem meum videbo, Quando sar arrivato a casa, vedr mio fratello: Romam cum venero, scribam ad te. (Cic.) Quando sar giunto (giunger) a Roma, ti scriver. Nel caso si voglia indicare che due fatti avverranno contemporaneamente nel futuro, possiamo trovare, indifferentemente, due futuri semplici o due futuri anteriori: Erit (oppure Fuerit) magni momenti si venies (oppure veneris). Sar molto importante se verrai. Si osservi, comunque, che al rapporto di posteriorit il latino ricorre raramente; pi comunemente vi sostituisce il rapporto di contemporaneit o utilizza il verbo con valore assoluto.
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27.3.2

La consecutio temporum del congiuntivo nelle subordinate di 1 grado


Vediamo ora come si regolano i tempi di una subordinata al congiuntivo rispetto al verbo della frase reggente quando la subordinata di 1 grado, cio dipende direttamente dalla principale. Se nella principale vi un tempo principale, nella subordinata si avr: congiuntivo presente congiuntivo perfetto perifrastica attiva con sim, sis... rapporto di contemporaneit rapporto di anteriorit rapporto di posteriorit

Se nella principale vi un tempo storico, nella subordinata si avr: congiuntivo imperfetto congiuntivo piuccheperfetto perifrastica attiva con essem, esses... rapporto di contemporaneit rapporto di anteriorit rapporto di posteriorit

Vediamo come varia il breve periodo Ignoro quid facias modificando il tempo della principale e la qualit del rapporto tra le due proposizioni:
PROPOSIZIONE PRINCIPALE tempi principali PROPOSIZIONE SUBORDINATA DI 1 GRADO contemporaneit cong. presente anteriorit cong. perfetto posteriorit perif. attiva con sim

ignoro, ignorabo, ignoravero non so, non sapr, non avr saputo
tempi storici

quid facias che cosa tu faccia


contemporaneit

quid feceris che cosa tu abbia fatto


anteriorit cong. piuccheperfetto

quid facturus sis che cosa tu farai


posteriorit perif. attiva con essem

ignorabam, ignoravi, cong. imperfetto ignoraveram quid faceres non sapevo, non ho saputo, che cosa tu facessi non avevo saputo

quid fecisses che cosa tu avessi fatto

quid facturus esses che cosa tu avresti fatto

Osservazioni sul valore dei tempi e dei modi

Il presente storico, di per s tempo principale poich si tratta di un presente, talvolta sentito dagli autori come un tempo storico e quindi pu presentare nelle subordinate sia le reggenze dei tempi principali sia quelle dei tempi storici: Omnes Verres certiores facit quid opus esset. (Cic.) Verre inform tutti su che cosa fosse necessario. Allo stesso modo si comporta il cosiddetto presente letterario: Chrysippus disputat aethera esse quem homines Iovem appellarent. (Cic.) Crisippo sostiene che il cielo quello che gli uomini chiamano Giove. Il perfetto logico viene generalmente sentito dagli scrittori latini come un tempo storico, ma i perfetti logico-attuali con valore di presente (memini, novi, didici, consuevi, oblitus sum ecc.) vengono sentiti come tempi principali: Patriam nobis mundum professi sumus ut liceret latiorem virtuti campum dare. (Sen.) Abbiamo dichiarato di avere come patria il mondo, affinch fosse lecito concedere alla virt un campo (dazione) pi vasto. Oblitus es quid initio dixerim. (Cic.) Hai scordato che cosa io abbia detto allinizio. [Oblitus es sentito come tempo
principale, perch se ne sottolinea la conseguenza presente]

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Sono considerati tempi principali limperativo presente e futuro, il congiuntivo presente dipendente e indipendente (esortativo, potenziale ecc.), il congiuntivo perfetto derivato da perfetti logico-attuali (meminerim ecc.) e il congiuntivo perfetto indipendente (potenziale, imperativo negativo): Cura ut valeas. (Cic.) Cerca di star bene. Tu ne quaesieris quem mihi, quem tibi finem dii dederint. (Or.) Non cercare di sapere quale destino gli di abbiano assegnato a me, quale a te. Sono considerati tempi storici il congiuntivo imperfetto e piuccheperfetto dipendente e indipendente (potenziale nel passato, irreale ecc.), il congiuntivo perfetto con valore di passato dipendente e indipendente (ottativo, concessivo ecc.) e linfinito presente storico: Fecerit aliquid Philippus, cur adversus eum hoc decerneremus. (Liv.) Ammettiamo pure che Filippo abbia commesso qualcosa, perch noi prendiamo una decisione contro di lui. Valerius Horatiusque vociferari ut de re publica liceret dicere. (Liv.) Valerio e Orazio dichiaravano apertamente che lecito parlare della situazione politica. Ci sono alcuni casi in cui la lingua latina ritiene superfluo esprimere la posteriorit della subordinata, perch tale collocazione temporale gi implicita nel periodo, e allora ricorre ai tempi della contemporaneit (presente e imperfetto). Questo si verifica precisamente: con i verbi che implicano lidea di futuro (possum, volo, nolo, malo, debeo, necesse est, perifrastica passiva); nelle finali; nelle completive che hanno sfumatura volitiva o iussiva, rette da verbi che significano esorto, comando ecc.; quando la subordinata dipende da un verbo che significa temere o impedire o simili, che implicano laspettativa di qualcosa che pu accadere; quando la reggente della subordinata ha gi in s idea di futuro, per esempio unoggettiva con linfinito futuro.

27.3.3
Subordinate che dipendono da un congiuntivo (o indicativo)

La consecutio temporum del congiuntivo nelle subordinate di grado superiore al 1


Una subordinata di grado superiore al 1 che dipende da unaltra subordinata con il verbo al congiuntivo (o allindicativo), regola il suo verbo sul tempo di questultima, in base alle norme della consecutio temporum: Caesar equitatum omnem praemittit / qui videant / quas in partes hostes iter faciant. (Ces.) [subordinata di 2 grado al cong. pres. (faciant), contemporanea alla subordinata di 1
grado reggente al cong. pres. (videant)]

Cesare manda avanti tutta la cavalleria / per vedere / verso quali luoghi i nemici si dirigano. Exegisti a me / ut scriberem / quemadmodum posset ira leniri. (Sen.) [subordinata di 2
grado al cong. impf. (posset), contemporanea alla subordinata di 1 grado reggente al cong. impf. (scriberem)]

Hai preteso da me / che scrivessi / come si possa calmare lira.


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Subordinate che dipendono da un infinito

Una subordinata che dipende da unaltra subordinata con il verbo allinfinito presente o futuro, regola il suo verbo sul tempo della proposizione che regge linfinito, in base alle norme della consecutio temporum: Minus habeo necesse / scribere / quid sim facturus. (Cic.) [subordinata di 2 grado in
rapporto di posteriorit (cong. perifrastico sim facturus) regolato sulla principale (habeo), non rispetto alla subordinata di 1 grado reggente (scribere)]

Non ho alcuna necessit / di scrivere / ci che far. Una subordinata che dipende da unaltra subordinata con il verbo allinfinito perfetto, regola il suo verbo su questo infinito, in base alle norme della consecutio temporum, pertanto con le reggenze dei tempi storici: Satis docuisse / videor / quanto hominis natura omnes anteiret animantes. (Cic.) [subordinata di 2 grado al cong. impf. (anteiret), contemporanea alla subordinata di 1 grado reggente, allinf. pf. (docuisse)] Mi pare / di avere sufficientemente dimostrato / quanto la natura umana sia superiore a tutti gli altri esseri viventi.
Subordinate che dipendono da altre forme nominali

Una subordinata che dipende da unaltra subordinata che presenta una forma nominale del verbo (participio, gerundio, supino, gerundivo), regola il suo verbo sul tempo della proposizione che regge la forma nominale del verbo, in base alle norme della consecutio temporum. Questa regola vale anche se la subordinata retta da un aggettivo o sostantivo che ha senso verbale: Lacrimae meorum me interdum molliunt / precantium, / ut de Hispaniis exspectemus. (Cic.) [subordinata di 2 grado al cong. pres. (expectemus), in rapporto di contemporaneit
regolato sul tempo della principale, allind. pres. (molliunt)]

Talvolta mi inteneriscono le lacrime dei miei (parenti) / che mi pregano / di aspettare protezione in Spagna. Vive memor / quam sis aevi brevis. (Or.) [subordinata retta da un aggettivo in funzione
predicativa]

Vivi memore (= ricordandoti) / di quanto sia breve la tua vita.

27.3.4

Proposizioni che non seguono la consecutio temporum del congiuntivo


Non seguono le regole della consecutio alcune proposizioni in cui il congiuntivo esprime un significato potenziale, dubitativo o irreale e altre in cui i tempi verbali sono impiegati con valore proprio e non relativo. Esse sono: le proposizioni potenziali e dubitative riferite al passato, che mantengono limperfetto congiuntivo che loro proprio, anche quando dipendono da tempi principali: Quaero a te cur C. Cornelium non defenderem. (Cic.) Ti chiedo perch non avrei dovuto difendere Gaio Cornelio. le proposizioni comparative ipotetiche e la protasi del periodo ipotetico dipendente di 3 tipo dove il tempo esprime lidea stessa di irrealt: Tecum agam non secus ac si meus esset frater isto in loco. (Cic.) Ti tratter non diversamente che se ci fosse mio fratello al posto tuo.

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le proposizioni incidentali di tipo restrittivo-limitativo, come quod sciam (per quel che so/sappia), quod audierim (per quel che abbia sentito), quod meminerim (per quel che ricordi) ecc., essendo sintatticamente slegate dal periodo nel quale sono inserite, sono svincolate da legami di tempo con la reggente e pertanto anche dai rapporti di consecutio: Sed, quod in litteris extet, Pherecydes Syrius primus dixit animos esse hominum sempiternos. (Cic.) Ma, per quanto appare dagli scritti, Ferecide di Siro per primo afferm che lanima degli uomini immortale. le proposizioni consecutive, che indicano la conseguenza di un fatto espresso nella reggente, poich esprimono un rapporto di causa-effetto, non di tempo: Hortensius ardebat cupiditate sic ut in nullo umquam flagrantius studium viderim. (Cic.) Ortensio ardeva di passione [per leloquenza] tanto che io non ho mai visto in nessuno zelo pi ardente. Le proposizioni avversative ( 29.5), concessive ( 29.6) e le proposizioni al congiuntivo eventuale, obliquo o per attrazione modale ( 27.4 e 27.5) ammettono un uso pi libero delle norme della consecutio temporum.

27.4 Lattrazione modale


Le proposizioni subordinate, specialmente le relative, le temporali, le causali ecc., che per loro natura vorrebbero il verbo al modo indicativo, se dipendono da una proposizione subordinata con il verbo allinfinito o al congiuntivo, per attrazione possano passare anchesse al congiuntivo, secondo le norme della consecutio temporum, purch siano legate grammaticalmente e logicamente alla reggente. Questo fenomeno detto attrazione modale. Negli scrittori classici lattrazione modale si ritrova soprattutto in dipendenza dai tempi storici e quando si riporta un pensiero altrui: Nemo adhuc inventus est cui, quod haberet, satis esset. (Cic.) Finora non si trovato nessuno che sia soddisfatto di quello che ha. [c il congiuntivo haberet per attrazione della reggente cui satis esset]

Virtus facit ut eos diligamus, in quibus ipsa inesse videatur. (Cic.) La virt fa in modo che amiamo coloro nei quali essa sembra sia presente. [videatur attratto dal congiuntivo diligamus]

La proposizione subordinata non subisce lattrazione modale e rimane allindicativo quando: non integrante della reggente o ha prevalente valore di parentetica; equivale a un sostantivo o a un participio, per esempio: ea quae terra gignit (Cic.), i frutti della terra; aggiunge informazioni ritenute accessorie, per esempio: Tantum exarsit intestinum bellum, ut numquam in pari periculo fuerit Carthago, nisi cum deleta est. (Nep.) Sorse una cos violenta guerra civile che Cartagine non fu mai in simile pericolo, se non quando fu distrutta.
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SINTASSI DEL PERIODO

27.5 Particolari valori semantici del congiuntivo


In realt il discorso sullattrazione modale non cos meccanico come pu risultare dalla norma duso appena enunciata. Infatti, anzitutto lattrazione modale facoltativa: dipende dalla sensibilit, dalle scelte e dallo stile dellautore. Inoltre spesso il congiuntivo nella subordinata assume una sfumatura particolare, legata alla sua natura di modo delleventualit, del desiderio, del pensiero, tanto che non si pu parlare di fenomeno meccanico di attrazione. Per esempio, il congiuntivo pu essere: obliquo (o indiretto, o soggettivo): esprime in tal caso un pensiero che lo scrittore attribuisce a un personaggio citato, con cui egli non si identifica; si pu rendere in italiano con il condizionale, preferibilmente unito alla formula secondo lui, o secondo loro, o a suo dire, a suo parere: Helvetii de suis finibus migrare cupiebant, quod angustiores essent. (Ces.) Gli Elvezi volevano lasciare i loro territori in quanto, a loro parere, sarebbero stati troppo angusti (perch a loro dire erano troppo angusti). eventuale: esprime leventualit che un fatto si verifichi: Caelius occisurus erat tum quos invenisset. (Cic.) Celio allora era intenzionato a uccidere coloro che avesse incontrato. caratterizzante: esprime una caratteristica tipica di una persona, cosa o gruppo rispetto agli altri e dipende da espressioni tipiche come sunt qui..., reperiuntur/inveniuntur qui..., adsunt qui..., nemo est qui..., dignus/indignus qui...: FuEre qui crederent M. Licinium Crassum non ignarum eius consilii fuisse. (Sall.) Ci furono quelli che pensavano che Marco Licinio Crasso non fosse stato alloscuro di quel progetto. di congettura: esprime un fatto o un pensiero la cui spiegazione non certa, ma ipotizzata ( appunto una congettura): Accidit ut nonnulli milites, qui lignationis causa in silvas discessissent, repentino equitum adventu interciperentur. (Ces.) Accadde che alcuni soldati, che presumibilmente si erano avventurati nei boschi per far legna, furono sorpresi dallimprovviso sopraggiungere dei cavalieri. Gli stessi grammatici non sono concordi nel trattare il problema dellattrazione modale: alcuni, infatti, la distinguono dai congiuntivi appena esaminati, altri invece tendono ad assimilarla a essi; inoltre, frequente il caso in cui il congiuntivo della subordinata trovi anche pi di una spiegazione tra quelle enunciate.

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Le subordinate completive
28.1 Le proposizioni infinitive
Le proposizioni infinitive sono subordinate completive di valore enunciativo che presentano il soggetto in accusativo e il predicato allinfinito (perci si parla anche di costruzione dellaccusativo e infinito). Si distinguono in soggettive e oggettive. Le soggettive svolgono la funzione di soggetto del verbo della proposizione reggente, che devessere impersonale. Le oggettive svolgono la funzione di complemento oggetto del verbo della proposizione reggente, che esprime opinioni, stati danimo o pensieri. In italiano sia le soggettive sia le oggettive sono generalmente introdotte dalla congiunzione che e hanno il verbo allindicativo o al congiuntivo, se sono esplicite (Sembra che Matteo sia daccordo; Giovanna ha detto che arriver domani); sono introdotte dalla preposizione di seguita dallinfinito, se sono implicite (Si sperava di vincere la partita; Pensiamo di rientrare domani).
Il soggetto

Come si detto, in latino il soggetto dellinfinitiva si trova in caso accusativo e deve sempre essere espresso, anche quando in italiano pu essere sottinteso. In particolare, per la 3a persona singolare e plurale, quando il soggetto dellinfinitiva coincide con quello della reggente si trova il pronome riflessivo se; quando invece non coincide si usa il dimostrativo is o ille nelle forme dellaccusativo. Ogni elemento riferito al soggetto dellinfinitiva , ovviamente, posto allaccusativo: Galbam, Africanum, Laelium doctos fuisse traditum est. (Cic.) stato tramandato che Galba, lAfricano e Lelio furono uomini colti. Ligarius nullo se implicari negotio passus est. (Cic.) Ligario non consent di venire coinvolto in alcun impegno. Apparet eum esse commotum. (Cic.) chiaro che egli turbato.

Osservazioni e note Nelle infinitive con il verbo di forma attiva pu avvenire lincontro di due accusativi, luno soggetto e laltro complemento oggetto dellinfinitiva stessa. Per evitare ambiguit, i Latini volgevano la frase al passivo. famoso lesempio Aio te, Aecida, Romanos vincere posse: sarebbe questa, secondo il poeta Ennio, lambigua risposta data dalloracolo di Delfi a Pirro, re dellEpiro. Essa, infatti, poteva significare sia Dico che tu, discendente di Eaco, potrai vincere i Romani sia Dico che i Romani potranno vincere te.... Per avere un senso univoco, si dovrebbe trovare invece: Aio a te Romanos vinci posse.
Il predicato (consecutio temporum dellinfinito)

Nelle proposizioni infinitive il predicato si presenta al modo infinito, che ha sempre valore relativo rispetto a quello della reggente. Precisamente troviamo: infinito presente, quando lazione dellinfinitiva risulta contemporanea a quella espressa dalla reggente: Scio quidvis homini accidere posse. (Cic.) So che a un uomo pu capitare qualunque cosa.

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SINTASSI DEL PERIODO

Consules negarunt foedus fieri posse. (Liv.) I consoli dissero che non si poteva stipulare il trattato. infinito perfetto, quando lazione anteriore rispetto a quella della reggente: Satis constat servos paratos fuisse ad dimicandum. (Liv.) Si sa che i servi erano pronti a combattere. Piso negavit se triumphi cupidum umquam fuisse. (Cic.) Pisone ha dichiarato di non essere mai stato ansioso di celebrare il trionfo. infinito futuro, quando lazione posteriore a quella della reggente: Sperant se maximum fructum esse capturos. (Cic.) Sperano di ottenere (che otterranno) il massimo vantaggio. Curio iussit mihi nuntiari mox se venturum esse. (Cic.) Curione mi fece sapere che sarebbe venuto presto.
Verbi che introducono le infinitive

In latino le proposizioni soggettive si trovano dopo: un verbo o una costruzione impersonali: convenit, decet, expedit, oportet (conviene); necesse est, opus est (bisogna); licet (si pu); patet, constat ( noto); praestat ( meglio); sufficit (basta); fugit, praeterit (sfugge); piget, pudet (vergognarsi) ecc.; traditum est ( stato tramandato), dicendum est (va detto), intellegi potest (si pu capire) ecc. espressioni impersonali, formate da un sostantivo o da un aggettivo neutro o da un genitivo di convenienza, uniti a est o ad altro verbo copulativo (fit, evadit, exsistit, videtur, habetur ecc.): tempus/locus est ( tempo/luogo); fama/opinio/rumor est ( fama); officium/consilium est ( dovere/intenzione); fas/nefas est ( lecito/illecito); rectum/verisimile est ( giusto/verisimile); sapientis est ( da saggio); mihi integrum non est (non mi pi possibile) ecc. Le proposizioni oggettive si trovano, pi in particolare, dopo: i verba sentiendi, che esprimono una percezione fisica o intellettuale: video, cerno, aspicio (vedo, scorgo); audio, sentio (sento); scio, cognosco (so); nescio, ignoro (non so); animadverto (noto); meditor (rifletto); iudico, credo, arbitror (penso, stimo); spero/despero (spero/non spero); fido/diffido (ho fiducia/diffido); recordor/obliviscor (mi ricordo/mi dimentico) ecc. i verba dicendi o declarandi, che esprimono unaffermazione o una negazione: dico, aio, affirmo (dico); nego (nego); fateor (confesso); concedo (ammetto); promitto, polliceor (prometto); scribo (scrivo); respondeo (rispondo); doceo, certiorem facio (informo); auctor sum (attesto); minor (minaccio) ecc. i verba voluntatis, che esprimono un volere, un comando o un divieto: volo, nolo, malo (voglio, non voglio, preferisco); cupio, opto (desidero); conor, studeo (cerco di); iubeo, impero (comando); veto, prohibeo (vieto); sino, patior (permetto); in animo habeo (ho intenzione di); in animum induco, consilium capio (decido di) ecc. i verba affectuum, che esprimono un sentimento dellanimo o la sua manifestazione: gaudeo, laetor (mi rallegro); doleo, queror (mi dolgo); afficior dolore (sono afflitto da un dolore); miror (mi meraviglio); gratulor (mi congratulo) ecc. Molti dei verbi citati in relazione alle proposizioni oggettive prevedono anche la reggenza di costrutti alternativi (quod dichiarativo, ut + congiuntivo ecc., 28.3-28.5): sar quindi sempre opportuna unattenta consultazione del dizionario.

Le infinitive epesegetiche

Si definisce epesegetica la proposizione infinitiva che chiarisce un termine della proposizione reggente: un pronome neutro (hoc, illud), un avverbio (ita, sic) o un sostantivo (cogitatio, opinio, spes ecc.):
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CAPITOLO 28 Le subordinate completive

Illud me movet, in tanta militum paucitate abesse tres cohortes. (Ces.) Questo mi preoccupa, che in una cos grave scarsit di truppe manchino tre coorti.

28.2 Le proposizioni interrogative


Le proposizioni interrogative possono essere dirette o indirette: le prime sono proposizioni principali ( 27.1), le seconde sono invece subordinate. Dal momento che presentano molti elementi comuni, le tratteremo nello stesso paragrafo, partendo dalle interrogative dirette.

28.2.1

Le interrogative dirette
Le proposizioni interrogative dirette si riconoscono facilmente, perch presentano il punto interrogativo finale e formulano una domanda rivolta direttamente allinterlocutore. Si trovano espresse per lo pi al modo indicativo; se hanno valore potenziale o dubitativo presentano il modo congiuntivo ( 21.4 e 21.5). Si distinguono in interrogative semplici, se sono costituite da una sola proposizione, e interrogative disgiuntive (o doppie), se sono formate da due o pi proposizioni che si escludono a vicenda. Si distinguono anche in interrogative reali, se non si conosce la risposta alla domanda, e retoriche, se la risposta implicita nella domanda.

Interrogative dirette semplici

Possono essere introdotte da aggettivi e pronomi interrogativi ( avverbi interrogativi ( 8.6):

6.6) oppure da

Quae potest esse vitae iucunditas, sublatis amicitiis? (Cic.) Quale pu essere la gioia della vita, se si sono escluse le amicizie? Uter igitur facilius suae sententiae rationem redderet? (Cic.) Chi dei due renderebbe pi facilmente ragione del proprio voto? Ubi sunt qui Antonium Graece negant scire? (Cic.) Dove sono quelli che dicono che Antonio non sa il greco? Cur iustitia laudatur? (Cic.) Perch lodata la giustizia? Arcessivit aliquem, at quando? (Cic.) Ha fatto chiamare qualcuno, ma quando? Le proposizioni interrogative dirette semplici possono essere introdotte anche da particelle interrogative il cui uso generalmente obbligatorio quando manca laggettivo o il pronome o lavverbio interrogativo. Esse sono: -ne enclitica (forse?, forse che?): introduce una domanda reale, la cui risposta pu essere affermativa o negativa. Si unisce alla parola che ha il rilievo maggiore e che pu anche non essere la prima della frase; non sempre si traduce in italiano: Omnisne pecunia dissoluta est? (Cic.) (Forse che) tutto il denaro fu speso? num, talvolta numquid (forse?, forse che?): introduce una domanda retorica, che attende risposta negativa: Num negare audes? (Cic.) (Forse che) osi negare?
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SINTASSI DEL PERIODO

nonne, da non + ne interrogativo (forse che non?, non... forse?, non...?): introduce una domanda retorica, che attende risposta affermativa: Nonne meministi? (Cic.) (Forse che) non ti ricordi?
Osservazioni e note Talvolta lenclitica -ne usata con lo stesso valore retorico di num o di nonne, soprattutto in espressioni come videtisne..., potestne...: Potestne virtus servire? (Cic.) La virt pu forse essere serva? [qui assume il valore di num potest] Se vi una serie di domande, di solito non si trova ripetuto il -ne; dopo il primo nonne, si trova solitamente ripetuto non; num invece si ripete. Oltre alle interrogative reali o retoriche, si possono individuare anche quelle enfatiche, che, tanto in italiano quanto in latino, presentano il verbo allinfinito (infinitum indignantis), perch sottintendono un verbo di opinione: Me id fecisse?, Io aver fatto questo? (Pensi davvero che io possa aver fatto questo?).

Interrogative dirette disgiuntive

Linterrogativa disgiuntiva costituita da due o pi membri, ciascuno dei quali introdotto dalle seguenti particelle interrogative, corrispondenti allitaliano ... o/oppure:
1 membro 2 membro

utrum -ne /

an (o) an (o) an (o)

Eventuali terzi o ulteriori membri vengono sempre introdotti da an. Vediamo alcuni esempi: Utrum hoc honestum an turpe est? (Cic.) Questo onesto o disonesto? Ferrum nunc hebet? dextrae torpent? An quid prodigi est aliud? (Liv.) Il ferro (= la spada) spuntato? le destre dormono? O vi qualche altro prodigio? La disgiuntiva abbreviata (o no?) espressa con an non?: Pater eius rediit an non? (Ter.) Suo padre tornato o no?
Le risposte alle domande

Per rispondere alle domande, la lingua latina non presenta forme sintetiche come le italiane s/no. Perci si comporta in questo modo: per rispondere affermativamente, o ripete la parola pi importante della domanda (di solito il predicato), oppure impiega espressioni affermative come ita, sane, quidem, omnino, certe, ita est ecc.: Estne frater intus? Est. (Ter.) dentro tuo fratello? S. Ita inquit Antonius. (Cic.) S rispose Antonio.

per rispondere negativamente, o ripete la parola pi importante della domanda (di solito il predicato), preceduta dalla negazione, oppure impiega espressioni negative come minime, minime vero, non ita ecc. Riferendoci ai due esempi precedenti, quindi, le risposte negative sarebbero potute essere, rispettivamente, Non est e Minime.
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CAPITOLO 28 Le subordinate completive

28.2.2

Le interrogative indirette
Le proposizioni interrogative indirette sono subordinate completive e dipendono da verbi che significano chiedere, domandare, pensare, cercare, dubitare ecc. Mentre in italiano si possono trovare anche allindicativo, in latino sono espresse al modo congiuntivo, secondo le norme della consecutio temporum. Anche per le interrogative indirette vale la stessa distinzione che abbiamo visto nel paragrafo precedente per le dirette, cio possono essere semplici e disgiuntive (o doppie).

Interrogative indirette semplici

Vengono introdotte dagli stessi aggettivi, pronomi o avverbi interrogativi gi esaminati per le interrogative dirette ( 6.6 e 8.6), ma presentano, come si gi detto, il congiuntivo: Concupiit scire, quid faceret. (Sen.) Desider sapere che cosa facesse. Non ego istuc curo, qui sit, unde sit. (Plaut.) Non mi preoccupo di questo, chi sia (), da dove venga (viene). Possono essere introdotte da alcune particelle, comuni alle interrogative dirette, ma con qualche sfumatura diversa nel significato: -ne (enclitica) oppure num (se), se si prevede risposta incerta; nonne (se non), se si prevede risposta affermativa; num (se), se si prevede risposta negativa (ma uso pi raro): Animadverte, rectene hanc sententiam interpreter. (Cic.) Bada se interpreto bene questa affermazione. Iusserunt speculari num sollicitati animi sociorum ab rege Perseo essent. (Liv.) Ordinarono di osservare se gli animi degli alleati fossero stati turbati dal re Perseo. Quaero a te nonne oppressam rem publicam putes. (Cic.) Ti chiedo se non pensi che lo stato sia oppresso. [si attende risposta affermativa: S,
lo penso]

Osservazioni e note Dopo i verbi o le espressioni che esprimono dubbio e incertezza (nescio, haud scio, dubito, incertum est ecc.) vengono usate le seguenti particelle: an, se si propende per il s; an non, se si propende per il no (la negazione pu anche essere assorbita da un pronome o da un avverbio negativi: an nemo, an numquam ecc.); -ne o num, se si tratta di un dubbio assoluto: Haud scio an ita sit. (Cic.) Non so se non sia cos. [cio credo che sia cos] Haud scio an non possis. (Cic.) Non so se tu possa. [cio credo che tu non possa] Dubitabam num has litteras accepturus esses. (da Cic.) Ero incerto se avresti ricevuto questa lettera. [cio non lo sapevo proprio] Le espressioni nescio quis/qui (non so chi, quale), nescio quid (non so che cosa), nescio quomodo (non so come) e simili hanno praticamente valore avverbiale e non influiscono sul modo del predicato che accompagnano: Hoc nescio quis dixit. (Cic.) Lha detto non so chi. Nescio quomodo bonae mentis soror est paupertas. (Petr.) Non so come, la povert sorella dellonest.
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SINTASSI DEL PERIODO

Interrogative indirette disgiuntive

I membri che formano le interrogative indirette sono introdotti dalle seguenti particelle interrogative, corrispondenti allitaliano ... se ... o:
1 membro 2 membro

utrum (se) -ne (se) / /

an (o) an (o) an (o) -ne (o)

Eventuali terzi o ulteriori membri vengono sempre introdotti da an. Per esempio, la semplice frase: Utrum lagoenam an dolium impleas vino, nihil refert. (Sen.) Non importa nulla se tu riempia di vino una bottiglia o una botte. avrebbe potuto presentarsi anche nelle seguenti forme: Lagoenamne an dolium impleas... Lagoenam an dolium impleas... Lagoenam doliumne impleas... La forma abbreviata dellinterrogativa indiretta disgiuntiva (o no) necne: Erro qui quaeram, utrum emeris necne. (Cic.) Sbaglio io che chiedo se tu hai comprato o no. Dii utrum sint necne sint quaeritur. (Cic.) Ci si domanda se gli di esistano oppure no.

28.3 Le completive introdotte da quod (o dichiarative)


Le proposizioni dichiarative sono subordinate completive che completano e chiariscono il senso della proposizione reggente da cui dipendono. Sono introdotte dalla congiunzione quod seguita generalmente dallindicativo, poich il fatto considerato reale; in italiano sono introdotte da espressioni come che, il fatto che, cio che/perch. Le completive dichiarative si trovano: dopo espressioni che esprimono un giudizio, come bene/male/recte/opportune/commode fit (accidit, evenit) quod, bene/male/opportuno/piacevole che...; gratum/iucundum est quod, cosa gradita/piacevole che...; bene/male/recte... facio quod, faccio bene/male a...: Percommode accidit quod non adest Aquilius. (Cic.) Capita molto a proposito che non sia presente Aquilio. Bene facis quod me adiuvas. (Cic.) Fai bene ad aiutarmi. con i verba affectuum, come gaudeo, laetor, delector, paenitet, miseret, queror, indignor, irascor, suscenseo, doleo, invideo, moleste fero, miror, admiror ecc.; in questo caso il valore di quod dichiarativo-causale: In Epirum quod me non invitas subirascor. (Cic.) Sono contrariato del fatto che tu non mi inviti in Epiro.
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CAPITOLO 28 Le subordinate completive

Quod prima disputatio Tusculana te confirmat, sane gaudeo. (Cic.) Sono entusiasta del fatto che il (mio) primo libro delle Tusculane ti infonda fermezza. dopo i verbi che significano tralasciare o aggiungere, come praetereo, mitto, omitto, e dopo lespressione (huc, eo, ad id) accedit quod..., (a ci) si aggiunge il fatto che...: Omitto illa vetera, quod istum in rem publicam ille aluit, auxit, armavit. (Cic.) Non parlo del passato, cio del fatto che egli ha allevato, educato, armato un simile nemico (lett.: costui) contro la repubblica. Accedit quod Caesar mirifice ingeniis excellentibus delectatur. (Cic.) Si aggiunge il fatto che Cesare si entusiasma straordinariamente per le (gli uomini dalle) menti elevate. dopo verbi che indicano lode, biasimo, accusa, perdono, condanna, come laudo, reprehendo, vitupero, obiurgo, accuso, criminor, damno, condemno, ignosco, gratulor ecc.: Quod bene cogitasti aliquando laudo, quod non indicasti gratias ago. (Cic.) Ti lodo per aver riflettuto bene una volta tanto, ti ringrazio di non avere sporto denuncia. per chiarire un pronome, un nome o un avverbio contenuti nella reggente e aventi funzione prolettica, come hoc, illud, id; laus, dolor; sic ecc. In questo caso prendono il nome di epesegetiche o esplicative: Illud moleste tuli, quod triumphum esse tibi ereptum videbam. (Cic.) Questo mi addolor, (il fatto) di vederti sottratto il trionfo. Me una consolatio sustentat, quod tibi a me nullum pietatis officium defuit. (Cic.) Un solo conforto mi sostiene, cio che non ho mai mancato ad alcun dovere di affetto verso di te. allinizio di periodo, con il valore di quanto al fatto che, quando si vuole segnare il passaggio da un argomento allaltro o introdurre unosservazione: Quod me Agamemnonem aemulari putas, falleris. (Nep.) Riguardo al fatto che tu creda che io voglia emulare Agamennone, ti sbagli. Quod Silius te cum Clodio loqui vult, potes id mea voluntate facere. (Cic.) Riguardo allintenzione di Silio (se Silio vuole) che tu parli con Clodio, lo puoi fare con il mio consenso.

28.3.1

Altri modi per esprimere le dichiarative


Talvolta le proposizioni dichiarative vengono espresse in latino con la costruzione dellaccusativo con linfinito ( 28.1). Anche la congiunzione ut, con lindicativo o il congiuntivo, pu introdurre una dichiarativa; ci avviene specialmente con il verbo sum e con una sfumatura di valore causale, ma anche con altri verbi, come accedit: Illud magnificum Romanis est, ut Graecis de philosophiae litteris non egeant. (Cic.) Questa una cosa stupenda per i Romani, che non abbiano bisogno dei testi greci di filosofia. Ad Appii Claudii senectutem accedebat etiam ut caecus esset. (Cic.) Alla vecchiaia di Appio Claudio si aggiungeva anche il fatto che egli fosse cieco.

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SINTASSI DEL PERIODO

Invece del quod dichiarativo si pu trovare a volte, con la stessa funzione, il cosiddetto cum explicativum per spiegare lazione enunciata dalla principale, in particolare dopo le locuzioni bene/recte/prudenter/male ecc. facere, far bene/rettamente/saggiamente/male ecc.: Bene facitis, cum venitis. (Rhet. ad Her.) Fate bene a venire. Frequenti sono anche le espressioni quid est quod...? (che dire del fatto che...?), praeterquam quod... (oltre al fatto che...), nisi quod... (se non che...), tantum quod... (solo che..., proprio allora...), tutte costruite con un quod di tipo dichiarativo.

28.4 Le completive circostanziali o di fatto introdotte da ut/ut non


Le proposizioni completive di fatto sono dette cos perch constatano appunto un fatto. Sono introdotte da ut (che), presentano il verbo al modo congiuntivo e seguono le regole della consecutio temporum (in pratica, solo per contemporaneit e anteriorit, perch si constata un fatto che successo nel passato o che succede ora: la constatazione non funziona per il futuro). La loro negazione ut non (che non) oppure, secondo le necessit, ut nemo, ut nihil (che nessuno, che niente). Queste subordinate si trovano dopo alcuni gruppi di verbi o espressioni: verbi che indicano accadimento, come fit, accidit, evenit, fieri non potest ecc.: Fit saepe ut non respondeant ad tempus. (Cic.) Spesso avviene che non rispondano a tempo. Eadem nocte accidit ut esset luna plena. (Ces.) Nella stessa notte capit che ci fosse il plenilunio. Se sono accompagnati da un avverbio come opportune, commode ecc., questi verbi preferiscono il costrutto con il quod dichiarativo ( 28.3). verbi che indicano conseguenza o risultato, come facio/efficio/perficio ut..., faccio s che..., committo ut..., do motivo di..., sia in forma personale sia impersonale (sequitur ut..., consegue che...): Obsides ut inter sese dent perficit. (Ces.) Ottiene che si scambino ostaggi tra loro. Atticus efficiebat ut nulla intercederet obtrectatio. (Nep.) Attico faceva in modo che non vi fosse alcun astio. alcune espressioni impersonali, generalmente formate dallunione di sum con un pronome, aggettivo, sostantivo, avverbio, come reliquum est (relinquitur), resta che; satis est, basta/ sufficiente che; optimum/verum/rectum est, cosa ottima/vera/giusta che; novum/inauditum est, straordinario/inaudito che; mirum/commune est, incredibile/cosa comune che; meum/alicuius est, caratteristica mia/di qualcuno che; locus est, il momento di; mos/consuetudo est, costume/abitudine che: Verum est ut populus Romanus omnes gentes virtute superaverit. (Nep.) vero che il popolo romano ha superato tutti i popoli in valore.
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CAPITOLO 28 Le subordinate completive

Neque hic locus est ut de moribus maiorum loquamur. (Cic.) Non questo il momento di parlare dei costumi degli antichi. In generale quasi tutte queste espressioni che sono seguite da ut + congiuntivo possono essere accompagnate da infinitive o completive introdotte da quod.

28.5 Le completive volitive introdotte da ut/ne


Quando la subordinata completiva introdotta da ut esprime volont, desiderio, timore, comando, in generale si parla di completiva volitiva; essa presenta sempre il verbo al modo congiuntivo e la negazione ne (ne quis, ne quid, ne ullus ecc.). I tempi del congiuntivo impiegati sono: il presente, in dipendenza da una reggente con verbo in tempo principale; limperfetto, in dipendenza da un tempo storico. Questo ristretto uso dei tempi dipende dal fatto che la volont che qualcosa accada sentita come contemporanea rispetto alla reggente. La completiva volitiva si trova in particolare con alcuni gruppi di verbi o espressioni: verbi che significano esortare, convincere, incitare, comandare, consigliare come hortor, moneo, suadeo, induco, impero, praecipio ecc.: Caninus me admonuit ut scriberem. (Cic.) Canino mi ha spinto a scrivere. Ne facerem suasisti. (Plin.) Mi hai convinto a non agire.

verbi che significano chiedere, pregare, desiderare come oro, rogo, peto, opto ecc.: Hoc te primum rogo, ne animum demittas. (Cic.) Questo in primo luogo ti chiedo vivamente, di non deprimerti. Ne id facias a te peto. (Cic.) Ti chiedo di non farlo. verbi ed espressioni che significano cercare di..., sforzarsi di..., provvedere, curare come curo, video, facio, efficio, studeo, enitor, consulo, operam do ecc.: Cura ut quam primum venias. (Cic.) Cerca di venire al pi presto. Magni mea interest ut te videam. (Cic.) Mi interessa molto vederti. Mihi placuit ut explicarem. (Cic.) Mi sembrato opportuno dare una spiegazione.
Osservazioni e note Con molti di questi verbi ed espressioni la proposizione completiva pu essere collegata direttamente alla reggente, senza bisogno di ut: Tribunos hortatur ab eruptionibus caveant. (Ces.) Me velim diligas. (Cic.) Egli esorta i tribuni ad astenersi dalle sortite. Vorrei che tu mi amassi. Alcuni dei verbi sopra citati (suadeo, oportet ecc.) presentano anche la costruzione con laccusativo e linfinito, quando il valore enunciativo prevale su quello volitivo.
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Effice ut valeas. (Cic.) Cerca di stare bene.

verbi ed espressioni impersonali come interest, licet, necesse est, placet, oportet:

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SINTASSI DEL PERIODO

28.6 Le completive rette dai verba timendi


I verba timendi, come timeo, metuo, vereor, o espressioni equivalenti, quali timor/metus est ecc., reggono un tipo particolare di completive volitive, con il verbo al modo congiuntivo, secondo la consecutio temporum. Esse sono introdotte da: ne (ne quis, ne quid, ne ullus ecc.) quando si teme che il fatto avvenga, o, in altre parole, se non si vuole che si verifichi loggetto del timore: Metuisti ne aes alienum tibi cresceret. (Cic.) Hai temuto che i tuoi debiti aumentassero. [cio non volevi che aumentassero] Ne Divitiaci animum offenderet verebatur. (Ces.) Egli temeva di offendere Diviziaco. [cio non voleva offendere] ut oppure ne non (ne nemo, ne nihil, ne nullus ecc.) quando si teme che il fatto non avvenga, cio si desidera che avvenga: Vereor ut Dolabella ipse satis nobis prodesse possit. (Cic.) Temo che lo stesso Dolabella non ci possa aiutare adeguatamente. [cio desidererei che ci aiutasse]

Labienus veritus est ne hostium impetum sustinEre non posset. (Ces.) Labieno temette di non poter sostenere lattacco dei nemici. [cio desider di
poter sostenere...]

Osservazioni e note

Se il verbo che esprime timore preceduto da una negazione (non timeo...), al posto di ut si trova sempre ne non. I verbi vereor e timeo, quando assumono il significato di esitare, sono seguiti dallinfinito: Nec iurare time. (Tib.) E non esitare a giurare!

28.7 Le completive rette dai verba dubitandi


I verbi non dubito (non dubito) e le espressioni di significato affine, come dubium non est, nulla dubitatio/suspicio est (non vi alcun dubbio/sospetto), dubitari non potest (non si pu dubitare), reggono solitamente una subordinata completiva introdotta dalla congiunzione quin. Come si pu vedere, quin si trova sempre dopo espressioni o proposizioni negative, oppure dopo interrogative retoriche di senso negativo. La proposizione introdotta da quin presenta il verbo al modo congiuntivo in base ai tempi della consecutio; per lo pi rende un rapporto di contemporaneit con la reggente. In italiano, si traducono con proposizioni di forma esplicita introdotte da che o in forma implicita con linfinito preceduto da di se il soggetto il medesimo della reggente. Quis dubitet quin in virtute divitiae sint? (Cic.) Chi potrebbe dubitare che la ricchezza sia posta nella virt?
Osservazioni e note Quando il verbo dubito assume il significato di esitare seguito dallinfinito: Pro patria qui bonus dubitet mortem oppetere? (Cic.) Quale uomo retto esiterebbe ad affrontare la morte in difesa della patria? 284
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CAPITOLO 28 Le subordinate completive

28.8 Le completive rette dai verba impediendi e recusandi


Le proposizioni completive possono essere rette dai cosiddetti verba impediendi e recusandi, cio da quei verbi che esprimono i concetti di impedimento, rifiuto, opposizione, resistenza, come impedio, prohibeo, deterreo, obsto, obsisto, recuso. Tali subordinate presentano il verbo al modo congiuntivo presente o imperfetto, secondo la consecutio temporum, per rendere un rapporto di contemporaneit con la reggente. Se la frase reggente positiva, la subordinata completiva pu essere introdotta da quominus oppure ne, che nella traduzione non deve essere reso con valore negativo, ma con di, da, che..., secondo il contesto: Regulus sententiam ne diceret recusavit. (Cic.) Regolo rifiut di esporre il suo parere. Se la frase reggente negativa, la subordinata completiva pu essere introdotta da quominus oppure quin: Non possumus quin alii a nobis dissentiant recusare. (Cic.) Non possiamo non ammettere che altri abbiano opinioni diverse dalle nostre.

28.8.1

Altre completive rette da quin e quom nus


Si costruiscono con quin (talvolta quominus) e il congiuntivo anche altre espressioni di significato affine a quello dei verba impediendi e recusandi. Le pi frequenti sono: fieri (non) potest quin..., (non) si pu fare a meno di...; facere non possum quin..., non posso fare a meno di...; nihil praetermitto quin..., non trascuro nulla per...; non multum (paucum) abest quin..., non molto (poco) manca che...; suspicio non abest quin..., non manca il sospetto che...; vix me contineo quin..., a stento mi trattengo da...: Facere non possum quin cotidie ad te mittam litteras. (Cic.) Non posso fare a meno di inviarti ogni giorno una lettera.

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CAPITOLO

29

SINTASSI DEL PERIODO

Le subordinate circostanziali
29.1 Le proposizioni finali
La finale una proposizione subordinata circostanziale, equivalente a quello che in analisi logica il complemento di fine o scopo, che dichiara per quale fine o intenzione si verifica quanto viene affermato nella reggente. In latino viene espressa con la congiunzione ut o uti e il congiuntivo presente o imperfetto, a seconda che dipenda da un verbo reggente di tempo principale o storico: segue cio la consecutio temporum per quanto riguarda il rapporto di contemporaneit, perch il fine sentito come contemporaneo rispetto allazione che si compie per raggiungerlo. Se la finale negativa, viene introdotta da ne (affinch non, per non). In italiano si traduce con affinch, perch e il congiuntivo, quando in forma esplicita, e con per, a e linfinito, in forma implicita: Lento adiutorio opus est contra mala continua et fecunda, non ut desinant, sed ne vincant. (Sen.) Contro i mali continui e che si moltiplicano c bisogno di un lento rimedio, non perch cessino, ma perch non prevalgano. Caesar Rhenum transivit ut contra Ariovistum pugnaret. (Ces.) Cesare attravers il Reno per combattere contro Ariovisto. Quando la subordinata finale contiene un comparativo, generalmente non introdotta da ut bens da quo (= ut eo, affinch con ci): Eo scripsi quo plus auctoritatis haberem. (Cic.) Lho scritto proprio (lelemento prolettico Eo potrebbe anche essere omesso nella traduzione) per ottenere una maggiore efficacia. Pompeius ignes fieri prohibuit, quo occultior esset eius adventus. (Ces.) Pompeo proib che si accendessero i fuochi, perch il suo arrivo fosse pi segreto. La coordinazione negativa (e affinch non) avviene mediante le congiunzioni neque o nec, dopo una finale positiva, e neve o neu dopo una finale negativa: Decius Magius restiterat, ea ne fierent, neu legatio mitteretur. (Liv.) Decio Magio aveva insistito perch non si facessero quelle cose n si inviasse unambasceria. Nella proposizione finale la lingua latina anticipa leventuale negazione nella congiunzione introduttiva, per cui si avr: ne quis ne ullus ne quid ne umquam ne usquam ne quando
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affinch nessuno (pronome) affinch nessuno (aggettivo) affinch nulla affinch mai affinch in nessun luogo affinch qualche volta non
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CAPITOLO 29 Le subordinate circostanziali

Per esempio: Romanus dux praesidia disposuit ne quis impetus in castra fieret. (Liv.) Il comandante romano dispose delle guarnigioni perch nessun assalto fosse fatto allaccampamento. Rem dilucide narrabimus, ne quid contorte dicamus. (Cic.) Racconteremo il fatto chiaramente, per non esporre nulla in modo contorto.
Osservazioni e note Alcune frasi fatte, che vengono frequentemente usate, pur avendo valore finale sfuggono alla consecutio temporum, perch vengono avvertite come incidentali, e quindi staccate dalla struttura verbale del periodo: ut intellegamus per capirci ut ita dicam per cos dire ut vere dicam a dire il vero ne dicam per non dire (usata per mitigare unespressione forte) ut non dicam per non parlare di... Si pu trovare ut non invece di ne quando la negazione non si riferisce a tutta la frase, ma solo a un elemento: Ne dolEre quidem possum, ut non ingratus videar. (Cic.) Non posso neppure lamentarmi, per sembrare non ingrato.

29.1.1

Altri modi per esprimere le finali


La proposizione finale positiva in latino pu essere espressa, oltre che con ut (secondo la norma generale), anche nei seguenti modi: frasi relative improprie al congiuntivo ( 30.2), in particolare dopo i verbi di moto e dopo mitto e i suoi composti; i tempi verbali, in questo caso, seguono la consecutio temporum come le finali introdotte da ut: Caesar equitatum, qui sustineret hostium impetum, misit. (Ces.) Cesare invi la cavalleria per sostenere (che sostenesse) lassalto dei nemici. genitivo del gerundio o del gerundivo seguiti da causA o gratiA: Bellandi causA inferebat id. (Cic.) Adduceva ci per muovere guerra. ad e laccusativo del gerundio o del gerundivo: Consul ad magistratus subrogandos Romam venit. (Liv.) Il console venne a Roma per fare eleggere i (nuovi) magistrati. participio futuro e, talvolta, presente: Venerunt legati pacem petituri/petentes. Vennero gli ambasciatori per chiedere la pace. supino attivo (-um) dopo i verbi di moto: Venerunt legati pacem petitum. (Liv.) Vennero gli ambasciatori per chiedere la pace.

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SINTASSI DEL PERIODO

Per ricapitolare, la frase Lucio venne a Roma per far visita agli amici in latino pu essere espressa cos: Lucius Romam venit ut amicos viseret (norma generale) qui amicos viseret (relativa finale) amicos visendi causA (causA + gerundio genitivo) amicorum visendorum causA (causA + gerundivo genitivo) ad amicos visendos (ad + gerundivo accusativo) amicos visurus (participio futuro) amicos visens (participio presente) amicos visum (supino attivo).

29.2 Le proposizioni consecutive


La consecutiva una proposizione subordinata circostanziale che indica la conseguenza di quanto viene affermato nella reggente. In latino introdotta dalla congiunzione ut e pu essere anticipata nella frase reggente da pronomi, avverbi o aggettivi correlativi, come is, talis, tot, tantus, ita, sic, tam, adeo, eo ecc.; se tale elemento correlativo manca, allora ut assume il significato di cos che, tanto che. Quando la consecutiva negativa, introdotta da ut non, ut nemo, ut nihil, ut nullus, ut numquam ecc.; la coordinazione negativa avviene mediante neque/nec. Il verbo della consecutiva al modo congiuntivo. In italiano si traduce con che + un verbo di modo finito, se esplicita; con da + infinito, se implicita. Vediamo alcuni esempi: Potae ita sunt dulces, ut non legantur modo, sed etiam ediscantur. (Cic.) I poeti sono talmente piacevoli, che non solo vengono letti, ma anche imparati a memoria. Liger ex nivibus creverat, ut omnino vado non posse transiri videretur. (Ces.) La Loira era cresciuta a causa delle nevi, tanto che sembrava che non si potesse assolutamente guadare. I tempi del congiuntivo latino generalmente corrispondono ai tempi dellindicativo italiano, con le seguenti precisazioni: la consecutiva sfugge alla legge della consecutio temporum; il congiuntivo presente viene impiegato se la conseguenza espressa sussiste nel presente; i congiuntivi imperfetto e perfetto vengono impiegati se la conseguenza riferita al passato, con la differenza che limperfetto evidenzia il valore durativo dellazione, cio prolungato nel tempo, mentre il perfetto indica un aspetto momentaneo, oppure il valore assoluto della conseguenza, che, cio, viene considerata slegata da riferimenti temporali. Vediamo alcuni esempi: Ita vixi ut non frustra me natum existimem. (Cic.) Sono vissuto in modo tale che non credo di essere nato inutilmente. Dixi tanta contentione, tanto clamore consensuque populi, ut nihil umquam simile viderim. (Cic.) Ho parlato con tanta passione, con tanti applausi e consenso del popolo, che non ho mai visto niente di simile.
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CAPITOLO 29 Le subordinate circostanziali

Summa difficultate rei frumentariae exercitus laborabat usque eo ut complures dies milites caruerint et extremam famem sustentarent. (Ces.) Lesercito soffriva per la gravissima difficolt di approvvigionamento di grano, a tal punto che i soldati (ne) restarono privi per molti giorni e sopportavano una fame disperata. [il congiuntivo perfetto caruerint segnala che le scorte di grano finirono in un momento preciso, aspetto momentaneo, mentre limperfetto sustentarent indica che i soldati dovevano sopportare la fame per un periodo di tempo prolungato, valore durativo]

29.2.1

Tipi particolari di consecutive


Come gi abbiamo visto per le proposizioni finali rese dalle relative, talvolta in latino si incontrano anche relative improprie con valore consecutivo, introdotte da qui, quae, quod se positive ( 30.2) e da quin (o qui non, quae non, quod non) se negative: Tiberius corpore fuit amplo atque robusto, staturA quae iustam excederet. (Svet.) Tiberio fu di corporatura grande e robusta, di statura tale che superava la media. Nihil tam difficile est quin quaerendo investigari possit. (Ter.) Nulla tanto difficile che non si possa scoprire con la ricerca. La congiunzione quin pu introdurre una consecutiva non solo con valore di pronome relativo, ma anche semplicemente sostituendo ut non: Numquam tam male est Siculis, quin aliquid facete et commode dicant. (Cic.) Non va mai tanto male ai Siciliani che non dicano facezie appropriate. Rientrano tra le relative con valore consecutivo anche i seguenti costrutti, spesso impiegati nella lingua latina: is/talis qui..., tale che...; dignus/indignus qui..., degno/indegno di...; idoneus qui..., idoneo a...; homo bonus et qui..., uomo buono e tale che...; locus ubi..., luogo tale dove...; tempus cum..., tempo tale che...; causa cur..., motivo tale per cui...; sunt qui..., vi sono tali uomini che.../c chi...; est ubi/cum/quod/cur..., c luogo/occasione che...; invenitur qui..., si trova chi..., e simili: Nec tu is es qui, quid sis, nescias. (Cic.) Tu non sei tale da ignorare che cosa sei. Hominem cognosces dignum qui a te diligatur. (Cic.) Conoscerai un uomo degno di essere da te apprezzato. Alcune consecutive presentano un significato restrittivo (consecutive restrittive), che limita laffermazione della reggente; sono introdotte da ita tamen ut..., cos tuttavia che..., ea condicione ut..., solo a patto che..., e simili: Ea condicione nati sumus, ut nihil, quod homini accidere possit, recusare debeamus. (Cic.) Siamo nati sotto questa condizione, che non dobbiamo rifiutare niente che possa accadere a un uomo. Sono particolari tipi di consecutive anche le subordinate introdotte da maior quam ut..., troppo grande per..., e tantum abest ut... ut etiam..., sono tanto lontano da... che anzi...: Maior sum [...] quam ut mancipium sim mei corporis. (Sen.) Sono troppo grande [...] per essere schiavo del mio corpo. Philosophia tantum abest ut laudetur, ut a multis etiam vituperetur. (Cic.) La filosofia tanto lontana dallessere lodata, che anzi biasimata da molti.

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SINTASSI DEL PERIODO

29.3 Le proposizioni causali


La causale una proposizione subordinata circostanziale che esprime la causa di quanto viene affermato nella reggente. Le congiunzioni usate per introdurre le causali sono quod, quia, quoniam, quandoquidem, siquidem, propterea quod, quando, nel senso di poich, dato che, perch, in quanto, siccome. In italiano, le causali esplicite sono introdotte da congiunzioni o locuzioni come poich, dato che..., seguite per lo pi dallindicativo; le implicite sono invece espresse dal gerundio o da per seguito dallinfinito. Quoniam iam nox est, in vestra tecta discedite. (Cic.) Poich gi notte, tornate a casa vostra. Id omitto, quando vobis ita placet. (Cic.) Tralascio questo, dal momento che a voi piace cos.
Causali oggettive e soggettive

In latino si distinguono causali oggettive (o reali) e causali soggettive (o oblique). considerata oggettiva (o reale) una causa che risulta obiettivamente vera o che ritenuta tale, e quindi condivisa, dallo scrittore; espressa con il modo indicativo: Caesar longius prosequi veritus (est), quod silvae paludesque intercedebant. (Ces.) Cesare ebbe timore a proseguire oltre, perch si frapponevano foreste e paludi. considerata soggettiva (o obliqua) una causa, vera o falsa che sia, enunciata come pensiero non dello scrittore, bens di un altro, solitamente il soggetto della reggente; espressa con il modo congiuntivo, secondo la consecutio temporum: Supplicatio decreta est quod Italiam bello libera(vi)ssem. (Cic.) Fu decretato un solenne ringraziamento perch avevo liberato lItalia dalla guerra. [viene riferita la motivazione addotta dal senato] Nella resa italiana delle causali soggettive spesso opportuno segnalare la presa di distanza dellautore rispetto alla causa addotta da altri mediante espressioni come secondo lui (lei, loro); a suo (loro) parere; con il pretesto che...; stando a quello che diceva.... Vediamo, per esempio, la diversa resa di due frasi di Tacito, simili come contenuto, ma diverse come punto di vista: Filii Mithridatis, quod caedibus parentum illacrimaverant, trucidati sunt. (Tac.) I figli di Mitridate furono trucidati, perch avevano pianto luccisione dei genitori. [causa oggettiva] Necata est anus Fufii Gemini mater, quod filii necem flevisset. (Tac.) Lanziana madre di Fufio Gemino venne uccisa, con il pretesto che aveva pianto luccisione del figlio. [causa soggettiva] Prestiamo per attenzione a frasi come la seguente: Amicum rogavit ut, quoniam sibi vivo non subvenisset, mortem suam ne inultam esse pateretur. (Cic.) Supplic lamico che non lasciasse invendicata la sua morte, dal momento che non era venuto in suo aiuto quandera vivo. In questo caso la causale quoniam... non subvenisset esprime una causa reale: il congiuntivo si spiega, infatti, con lattrazione modale ( 27.4), in quanto la causale dipende da una reggente con il verbo al congiuntivo (pateretur).

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CAPITOLO 29 Le subordinate circostanziali

29.3.1

Altri modi per esprimere le causali


La proposizione causale pu essere espressa anche con la congiunzione cum seguita dal congiuntivo, secondo la consecutio temporum ( 29.4.2). Questo costrutto indica la causa determinante della circostanza espressa nella reggente, indipendentemente dalla sua effettiva realt: Cum solitudo et vita sine amicis insidiarum et metus plena sit, ratio ipsa monet amicitias comparare. (Cic.) Dato che la solitudine e la vita senza amici sono piene di pericoli e di paura, la stessa ragione esorta a procurarsi delle amicizie. Talvolta si pu trovare il congiuntivo retto da utpote cum (com naturale, poich), praesertim cum (soprattutto perch), quippe cum (naturalmente perch): Senex est meliore condicione quam adulescens, praesertim cum id, quod ille sperat, hic consecutus sit. (Cic.) Un vecchio si trova in una condizione migliore di un giovane, soprattutto perch egli ha (gi) raggiunto ci che quello spera. Come per altri tipi di subordinate circostanziali, il rapporto di causa pu essere espresso anche da relative improprie al congiuntivo ( 30.2); il pronome relativo talvolta pu essere rafforzato con quippe, utpote, ut: Tu es lapide silice stultior, qui hanc ames. (Plaut.) Tu sei pi stupido di un sasso ad amare (letteralmente: tu che ami) costei! ( La proposizione causale pu essere espressa anche con il participio congiunto 24.3.1) e con lablativo assoluto ( 24.3.2).

29.3.2

Osservazioni sulle causali


La congiunzione quod si trova, con valore tra causale e dichiarativo, con lindicativo (causa oggettiva) o il congiuntivo (causa soggettiva) dopo i verba affectuum (che esprimono sentimenti dellanimo), come gaudeo, laetor (mi rallegro, gioisco), queror (mi lamento), indignor (mindigno, mi adiro) ecc.; dopo i verbi che significano lodare, biasimare, accusare, condannare, come laudo (lodo), reprehendo, exprobro (rimprovero), accuso, insimulo (accuso), vitupero (biasimo), damno, condemno (condanno) ecc.; dopo i verbi che esprimono un ringraziamento, come gratulor, laetor (mi rallegro, mi congratulo), gratias ago (ringrazio), gratiam habeo (sono riconoscente) ecc.: Sane gaudeo quod te interpellavi. (Cic.) Mi compiaccio veramente daverti interrotto (letteralmente: perch ti ho interrotto). Laudat Africanum Panaetius quod fuerit abstinens. (Cic.) Panezio elogia lAfricano perch, a suo parere, fu disinteressato. Reggono il congiuntivo le seguenti locuzioni: est quod, causa est quod (c motivo perch); habeo quod (ho motivo di); nihil est quod, nihil causae est quod (non c motivo che); quae causa est, cur?, quid est quod? (che motivo c perch?): Nihil est quod adventum nostrum extimescas. (Cic.) Non c motivo per cui tu debba temere il nostro arrivo. Quae causa est, cur amicitiam funditus tollamus e vita? (Cic.) Che ragione c per eliminare totalmente lamicizia dalla vita?

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SINTASSI DEL PERIODO

Lespressione italiana non perch... ma perch..., con la quale si esclude la prima causa addotta, per sostenere invece la validit della seconda, corrisponde in latino alla formula non quod/quia + congiuntivo... sed quod/quia + indicativo: Pugiles in iactandis caestibus ingemiscunt, non quod doleant, sed quia profundenda voce omne corpus intenditur. (Cic.) I pugili nellagitare i cesti (= una specie di guantoni di cuoio) emettono lamenti, non perch soffrano, ma perch nellemettere la voce tutto il corpo si tende (nello sforzo). A volte nella proposizione reggente sono presenti formule prolettiche che annunciano la successiva causale, come eo, ideo, idcirco, ob eam causam, ea re (per questo, appunto per questo motivo): Tuis lectis litteris putavi iam aliquid rescribendum esse ea re maxime, quod ostendis te pendEre animi. (Cic.) Dopo avere letto la tua lettera, ho ritenuto di doverti subito rispondere qualcosa, soprattutto per questa ragione, perch tu riveli di essere in cuor tuo titubante. Si notino le espressioni correlative: sive quod... sive quod, sive quia... sive quia (o perch... o perch, sia perch... sia perch), partim quod... partim quod (in parte perch... in parte perch): Dumnorix omnibus precibus petere contendit ut in Gallia relinqueretur, partim quod insuetus navigandi mare timeret, partim quod religionibus impediri sese diceret. (Ces.) Dumnorige cerc insistentemente con ogni tipo di preghiera di essere lasciato in Gallia, in parte perch, stando a quello che diceva, aveva paura del mare da inesperto (qual era) di navigazione, in parte perch sosteneva che glielo impedivano motivi di ordine religioso.

29.4 Le proposizioni temporali


La temporale una proposizione subordinata circostanziale che esprime una circostanza di tempo, in rapporto di contemporaneit, anteriorit o posteriorit rispetto a quanto viene affermato nella reggente. Molte e diverse sono le congiunzioni che possono introdurre le frasi temporali in latino; il modo di norma lindicativo, ma si pu trovare anche il congiuntivo, ove vi siano particolari sfumature (per esempio, eventualit). In italiano, le proposizioni temporali si traducono in forma esplicita con le diverse congiunzioni corrispondenti a quelle latine e un verbo di modo finito, o in forma implicita con il gerundio, il participio o linfinito. La congiunzione pi comune per introdurre le temporali cum, che pu essere seguita dal predicato al modo indicativo o congiuntivo.

29.4.1

Cum e lindicativo
Cum seguito dal predicato al modo indicativo impiegato nel senso generico di quando: Senes cum rem publicam consilio defendebant, nihil agebant? (Cic.) I vecchi, quando difendevano con il loro consiglio lo stato, non facevano nulla? Animus nec cum adest, nec cum discedit, apparet. (Cic.) Lanima non si vede, n quando c, n quando se ne va.

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CAPITOLO 29 Le subordinate circostanziali

Oltre a questo significato, cum pu assumere valori pi specifici. Un uso particolare del cum temporale con lindicativo rappresentato dal cosiddetto cum inversum: esso introduce una subordinata, di solito al perfetto o al presente storico, che esprime un fatto improvviso e inatteso e in genere si colloca dopo una reggente allindicativo imperfetto accompagnato da iam (gi), vix (a stento), nondum (non ancora).Viene chiamato inversum perch, a rigor di logica, inverte i rapporti gerarchici tra la reggente e la subordinata: la subordinata temporale, infatti, a contenere lidea principale. Si traduce per lo pi con quandecco, allorch. Hannibal iam subibat muros, cum repente in eum erumpunt Romani. (Liv.) Gi Annibale si avvicinava alle mura, quandecco che improvvisamente i Romani fanno una sortita contro di lui. [la subordinata temporale esprime levento
principale del periodo]

Il cum iterativum impiegato per esprimere un evento che si ripete regolarmente (ogni volta che): Cum pater familiae inlustriore loco natus decessit, eius propinqui conveniunt. (Ces.) Ogni volta che muore (lett.: morto) un capo famiglia nobile, i suoi parenti si radunano. [la subordinata rispetta rigorosamente il rapporto di anteriorit rispetto alla
reggente.]

Lazione iterativa pu essere espressa anche da termini quali quotiens, quotienscumque (ogni volta che). Il cum unito a interea o interim introduce una proposizione temporale simultanea alla reggente, con sfumatura avversativa (e intanto, ma invece): Caedebatur virgis, cum interea nullus gemitus (erat). (Cic.) Veniva battuto con le verghe, ma intanto non (vi era) alcun gemito. Il cum coincidens introduce una subordinata con significato tra temporale e dichiarativo (nel momento stesso in cui, per il fatto che): Quae cum taces, nulla esse concedis. (Cic.) Nel momento stesso in cui taci queste cose, ammetti che sono inesistenti. Cum primum... esprime la coincidenza o la precedenza immediata (come simul ac/atque, ut, ut primum, ubi, ubi primum ecc., 29.4.4) e significa non appena, come...: Cum primum ab aliquo poterit esse levamen, a te erit. (Cic.) Non appena potr esserci una consolazione da parte di qualcuno, sar da parte tua.

29.4.2

Cum e il congiuntivo (cum narrativum)


Il costrutto del cum e il congiuntivo (cum historicum o narrativum) ricorre spesso nella lingua latina, specie nei prosatori. Introduce una proposizione subordinata che indica circostanze di tempo, spesso associate a sfumature causali (o concessive, o avversative). dunque una costruzione polivalente, che occorre saper rendere adeguatamente in italiano. I tempi del congiuntivo sono utilizzati secondo le norme della consecutio temporum. In particolare: presente e imperfetto per indicare la contemporaneit rispettivamente con un tempo principale o con uno storico; perfetto e piuccheperfetto per indicare lanteriorit rispettivamente con un tempo principale o con uno storico.

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SINTASSI DEL PERIODO

Tale costrutto pu essere tradotto, in un primo momento, con il semplice gerundio presente o passato:
rapporto di latino italiano gerundio semplice contemporaneit cum + congiuntivo presente o imperfetto

Cum pater meus veniat/veniret, beatus sum/eram.


anteriorit

Arrivando mio padre, sono/ero felice.


gerundio composto

cum + congiuntivo perfetto o piuccheperfetto

Cum pater meus venerit/venisset, beatus sum/eram.

Essendo arrivato mio padre, sono/ero felice.

Tuttavia, nella traduzione del cum narrativum occorre valutare di volta in volta, in rapporto al contesto, se non risulti pi espressiva e fedele al testo latino una proposizione italiana esplicita, evitando preferibilmente il gerundio. Pertanto, dovremo verificare se sia prevalente il senso temporale oppure quello causale, quello concessivo o quello avversativo. Per esempio, il seguente periodo di Cesare: Cum Caesar venisset in Italiam, Pompeius in Orientem fugit. nella forma implicita risulta tradotto: Essendo giunto Cesare in Italia, Pompeo fugg in Oriente. Se, invece, preferiamo utilizzare la forma esplicita, possiamo scegliere fra: la temporale Dopo che Cesare era giunto in Italia..., oppure la causale Poich Cesare era giunto..., entrambe esatte, ma ciascuna caratterizzata da un valore preciso, di tempo o di causa. Dipende, allora, dalla nostra sensibilit e dalla nostra capacit di interpretazione del testo decidere con quale tipo di dipendente sia pi opportuno rendere la frase latina. Per chiarire ulteriormente il discorso, vediamo ancora due esempi: Lysander, cum vellet Lycurgi leges commutare, prohibitus est religione. (Cic.) Lisandro, pur volendo (bench volesse) modificare le leggi di Licurgo, ne fu impedito da una motivazione religiosa. [valore concessivo] Cum iam amplius horis sex continenter pugnaretur, Sextius Baculus et item Caius Volusenus, tribunus militum, ad Galbam accurrunt. (Ces.) Poich (Quando) si combatteva ormai senza sosta da pi di sei ore, Sesto Baculo e Gaio Voluseno, tribuno militare, si precipitarono da Galba.

29.4.3

Temporali introdotte da dum, donec, quoad, quamdiu


Le congiunzioni dum (mentre, finch), donec, quoad, quamdiu (finch, finch non, per tutto il tempo che) introducono subordinate temporali con il predicato allindicativo se si tratta di temporali pure e semplici, al congiuntivo se contengono anche unidea di intenzionalit, fine, eventualit: Dum ea Romani parant, iam Saguntum summa vi oppugnabatur. (Liv.) Mentre i Romani preparavano queste iniziative, ormai Sagunto era attaccata con grandissima violenza. Non minor caedes in urbe quam in proelio fuit, donec hostes, abiectis armis, dictatori deduntur. (Liv.) La strage in citt non fu minore che in combattimento, finch (fino al momento in cui) i nemici, gettate le armi, (non) si arresero al dittatore.

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CAPITOLO 29 Le subordinate circostanziali

Nihil trepidabant donec continenti velut ponte agerentur. (Liv.) (Gli elefanti) non avevano paura finch venivano condotti su quella sorta di ponte continuo. [sfumatura eventuale] Quoad Catilina in hac urbe fuit, omnibus eius consiliis occurri atque obstiti. (Cic.) Finch (Per tutto il tempo che) Catilina rimasto in questa citt, io mi sono opposto a tutte le sue trame e le ho contrastate.
Osservazioni e note Come si pu notare dal primo esempio, quando esprime contemporaneit con il predicato della reggente, dum significa mentre e richiede sempre lindicativo presente (presente storico), indipendentemente dal tempo della reggente, anche quando in italiano traduciamo con limperfetto. Quando dum indica unazione durativa che avviene parallelamente a quella della reggente equivale a finch, per tutto il tempo che ed in genere accompagnata da tutti i tempi dellindicativo: Hoc feci dum licuit. (Cic.) Lo feci finch fu possibile. Quando dum indica successione immediata equivale a fino al momento che, finch non e pu essere accompagnata dallindicativo, oppure dal congiuntivo con valore di eventualit, attesa o intenzionalit: Lupus observavit dum dormitarent canes. (Plaut.) Il lupo rimase a spiare finch i cani non si addormentassero.

29.4.4

Temporali introdotte da ut, ut primum, ubi, ubi primum, simul ac/atque, statim ut
Le congiunzioni ut, ut primum, ubi, ubi primum, simul ac (o simul atque), statim ut (non appena, appena che, quando) introducono subordinate temporali con il predicato allindicativo e indicano un evento che si verifica in coincidenza o immediatamente prima di quello espresso dalla reggente. Ut advenit, legiones signa ferre iussit. (Liv.) Non appena arriv, ordin che le legioni andassero allattacco. Ubi primum nostros equites conspexerunt, impetu facto, celeriter nostros perturbaverunt. (Ces.) Non appena videro i nostri cavalieri, dopo averli attaccati, in breve li dispersero. Il tempo dellindicativo in latino segue rigorosamente la legge dellanteriorit ( 27.3.1) quando la frase temporale ha valore iterativo, cio esprime unazione ripetuta: Ut quisque istius animum offenderat, in Lautumias statim coniciebatur. (Cic.) Non appena (Ogni volta che) qualcuno offendeva la suscettibilit di costui, egli subito lo faceva gettare nelle Latomie (= cave). [letteralmente sarebbe: aveva offeso,
perch lazione anteriore a quella della reggente]

29.4.5

Temporali introdotte da antequam e priusquam


Le congiunzioni antequam e priusquam, che possono anche essere scomposte in ante... quam, prius... quam (prima che, prima di), introducono una subordinata temporale che esprime successione rispetto alla reggente. Il predicato allindicativo se indica un fatto reale, al congiuntivo se indica un fatto possibile o atteso: Antequam ad sententiam redeo, de me pauca dicam. (Cic.) Prima di tornare allargomento, dir poche cose su di me. [fatto reale]

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SINTASSI DEL PERIODO

Ante videmus fulgurationem quam sonum audiamus. (Sen.) Vediamo il bagliore prima di sentire il fragore. [fatto atteso e possibile] Hostes terga verterunt neque prius fugere destiterunt, quam ad flumen Rhenum pervenerunt. (Ces.) I nemici volsero le spalle e non smisero di fuggire prima di essere giunti al fiume Reno. [fatto reale] Prius Cassius ad Messanam navibus advolavit, quam Pomponius de eius adventu cognosceret. (Ces.) Cassio corse a Messina con le navi prima che Pomponio venisse a sapere del suo arrivo. [fatto possibile] De Carthagine non ante verEri desinam, quam illam excisam esse cognovero. (Cic.) Non smetter di temere Cartagine prima di avere saputo che stata distrutta. Da notare in questultimo esempio il rigoroso rispetto dellanteriorit: lazione espressa dalla subordinata sar perfettamente compiuta nel futuro prima che accada lazione espressa dalla reggente, sempre nel futuro, pertanto la lingua latina usa in questo caso il futuro anteriore; il modo indicativo dipende dal fatto che laffermazione presentata come un dato di fatto incontrovertibile.

29.4.6

Temporali introdotte da postquam


La congiunzione postquam, pi rara posteaquam o postea... quam (dopo che, da quando), introduce una subordinata temporale che esprime unazione anteriore rispetto a quella della reggente. Quando postquam significa dopo che seguita dallindicativo perfetto (pi raramente dal presente storico), se la temporale precede immediatamente lazione della reggente; dallindicativo piuccheperfetto, se fra le due azioni vi intervallo di tempo, cio se la successione temporale non immediata: Catilina, postquam vidit montibus atque copiis hostium sese clausum, statuit cum Antonio quam primum confligere. (da Sall.) Catilina, dopo aver constatato di essere chiuso dai monti e dalle truppe nemiche, decise di scontrarsi al pi presto con Antonio. [Catilina, prima constata e poi
decide (principale)]

Hamilcar, nono anno postquam in Hispaniam venerat, in proelio pugnans occisus est. (Nep.) Amilcare, otto anni dopo che era giunto in Spagna, fu ucciso mentre combatteva in battaglia. [Amilcare prima giunge in Spagna, poi viene ucciso (principale)] Postquam pu inoltre reggere lindicativo presente, se lazione dura ancora nel presente (da quando), o lindicativo imperfetto, se la circostanza concomitante con unaltra nel passato; in tal caso c anche una sfumatura causale (dopo che = poich): Relegatus mihi videor, postquam in Formiano sum. (Cic.) Mi sembra di essere relegato, da quando mi trovo nella mia villa di Formia. Metellus, postquam nox aderat, in castra revertitur. (Sall.) Metello, poich la notte si avvicinava, torn allaccampamento.
Osservazioni e note Le proposizioni temporali si possono esprimere anche con il participio congiunto ( tivo assoluto ( 24.3.2). 296
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24.3.1) e con labla-

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CAPITOLO 29 Le subordinate circostanziali

29.5 Le proposizioni avversative


Lavversativa una proposizione subordinata circostanziale che esprime un rapporto di opposizione nei confronti della reggente. In latino si trova sempre con il modo congiuntivo ed introdotta solitamente dalla congiunzione cum (mentre, mentre invece); la sua negazione non. In italiano si traduce in genere in forma esplicita con una proposizione introdotta da mentre (invece): Cum silices depereant aevo, carmina morte carent. (Cic.) Mentre le pietre si frantumano con il tempo, le poesie non muoiono. Ante id tempus nemo aut miles aut eques a Caesare ad Pompeium transierat, cum paene cotidie a Pompeio ad Caesarem perfugerent. (Ces.) Prima di quel momento nessuno, n soldato n cavaliere, era passato da Cesare a Pompeo, mentre invece quasi ogni giorno fuggivano da Pompeo a Cesare. Socratis ingenium variosque sermones immortalitati scriptis suis Plato tradidit, cum ipse litteram Socrates nullam reliquisset. (Cic.) Platone nelle sue opere immortal lingegno di Socrate e diversi suoi discorsi, mentre quelluomo da parte sua non aveva lasciato alcuno scritto. Subordinate con valore avversativo possono essere introdotte anche dal pronome relativo ( 30.2), purch nella reggente compaia un termine al quale il pronome possa riferirsi: Pompeiani exercitui Caesaris luxuriem obiciebant, cui semper omnia ad necessarium usum defuisset. (Ces.) I Pompeiani rinfacciavano il lusso allesercito di Cesare, al quale invece era sempre mancato tutto il necessario.

29.6 Le proposizioni concessive


La concessiva una proposizione subordinata circostanziale che indica la circostanza, reale o supposta, nonostante la quale si verifica quanto espresso nella reggente. In latino introdotta da diverse congiunzioni (quamquam, etsi, tametsi, cum, quamvis, etiamsi, ut, licet) seguite dallindicativo o dal congiuntivo. Se la proposizione reggente segue la concessiva, presenta di solito la congiunzione correlativa tuttavia, di valore avversativo, corrispondente in latino a tamen. Altri elementi correlativi possono essere verum tamen, tamen certe, nihilo minus (nondimeno). In italiano introdotta dalle congiunzioni sebbene, bench, quantunque, per quanto, ancorch, quandanche, nonostante (con il congiuntivo), anche se (con lindicativo) o pure (con il gerundio). In latino la concessiva reale, quando indica la constatazione di un fatto; viene introdotta dalle congiunzioni quamquam, etsi, tametsi seguite per lo pi dallindicativo, oppure da cum seguito dal congiuntivo: Mihi quidem Scipio, quamquam est subito ereptus, vivit tamen. (Cic.) Per me Scipione, sebbene mi sia stato strappato improvvisamente, vive tuttavia. Nostri tametsi a duce et a fortuna deserebantur, tamen omnem spem salutis in virtute ponebant. (Ces.) I nostri, sebbene fossero abbandonati dal comandante e dalla fortuna, tuttavia ponevano ogni speranza di salvezza nel valore.
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SINTASSI DEL PERIODO

Phocion fuit perpetuo pauper, cum divitissimus esse posset. (Nep.) Focione fu perennemente povero, bench potesse essere ricchissimo. La concessiva ipotetica, quando la circostanza viene presentata come eventuale o supposta; viene introdotta dalle congiunzioni quamvis, etiamsi, licet, ut seguite dal congiuntivo, generalmente secondo la consecutio temporum: Quamvis amemus Gnaeum nostrum, tamen laudare non possumus. (Cic.) Per quanto vogliamo bene al nostro Gneo, tuttavia non possiamo lodarlo. Utilitas ipsa efflorescit ex amicitia, etiamsi tu eam minus secutus sis. (Cic.) Lutilit scaturisce dallamicizia stessa, anche se tu non lhai (espressamente) ricercata. Ut desint vires, tamen est laudanda voluntas. (Ov.) Anche se mancano le forze, pure si deve lodare la buona volont. Si incontrano pure relative improprie di natura concessiva, che hanno il verbo al congiuntivo ( 30.2): Egomet, qui sero ac leviter Graecas litteras attigissem, tamen complures tum ibi dies sum commoratus. (Cic.) Proprio io, che pure avevo affrontato solo tardi e in modo superficiale la letteratura greca, tuttavia mi fermai parecchi giorni l (= ad Atene).
Osservazioni e note La congiunzione quamvis viene spesso usata davanti ad aggettivi e avverbi per conferire sfumatura concessiva: quamvis strenuus, bench coraggioso; quamvis celeriter, per quanto rapidamente. Etiamsi, che di solito seguita dal congiuntivo, pu essere accompagnata anche dallindicativo: Etiamsi quid scribas non habebis, scribito tamen! (Cic.), Anche se non avrai nulla di cui scrivere, tuttavia scrivi! Licet si trova solo con le forme della consecutio temporum dei tempi principali, quindi pu reggere il congiuntivo presente o perfetto.

29.7 Le proposizioni comparative


La comparativa una proposizione subordinata circostanziale che, allinterno di una comparazione, svolge la funzione di secondo termine di paragone. Si distinguono due tipi fondamentali di proposizioni comparative: le comparative reali; le comparative ipotetiche.

29.7.1

Le comparative reali
La proposizione comparativa reale stabilisce un confronto tra due fatti reali; presenta il verbo allindicativo, anche se spesso non viene espresso perch identico a quello della reggente, o, pi raramente, al congiuntivo (potenziale, obliquo ecc.).

Comparativa di uguaglianza

introdotta dalle particelle correlative tam... quam, tantum... quantum, tantus... quantus, ita... ut, sic... ut, tanto... quanto, talis... qualis, tot... quot, tamquam... sic, quemadmodum... eodem modo: Ut bona naturA appetimus, sic a malis naturA declinamus. (Cic.) Come per natura ricerchiamo la felicit, cos per natura evitiamo le sofferenze.

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CAPITOLO 29 Le subordinate circostanziali

Quanto in pectore hanc rem meo magis voluto, tanto mihi aegritudo auctior est in animo. (Plaut.) Quanto pi rivolgo nel mio animo questo fatto, tanto pi forte in me il rammarico.
Comparativa di identit o differenza

introdotta da atque o ac e dipende da unespressione che indica identit o differenza, come aequus ac..., uguale a...; alius ac..., diverso da...; contrarius ac..., contrario a...; idem ac..., il medesimo che...; par ac..., pari a...; similis/dissimilis ac..., simile/dissimile a/da...; aliter ac..., diversamente da...; aeque/pariter/perinde ac..., ugualmente a...; contra ac..., contrariamente a...; similiter ac..., similmente a...; secus ac..., diversamente da...: De Africanis rebus longe alia nobis ac tu scripseras nuntiantur. (Cic.) Sulle vicende africane ci vengono annunciate cose ben diverse da come (= quelle che) tu avevi scritto. Non dixi secus ac sentiebam. (Cic.) Non ho parlato diversamente da come pensavo (pensassi).

Osservazioni e note Oltre a idem ac..., possiamo trovare idem e il pronome relativo, con lo stesso significato; si tratta di una relativa impropria: Et idem sum in re publica qui fui semper. (Cic.) E nello stato io sono la medesima persona che sono sempre stata.

Comparativa di minoranza o maggioranza

preceduta nella reggente da un aggettivo o avverbio comparativo (minus, potius, magis ecc.) ed introdotta da quam; il verbo al modo indicativo, mentre in italiano spesso preferibile il congiuntivo: Locutus sum minus libere quam mea consuetudo; liberius tamen, quam periculi minae postulabant. (Cic.) Ho parlato meno francamente di quanto ( [sia]) mia abitudine; ma pi liberamente di quanto esigevano (esigessero) le minacce di un pericolo. Lespressione troppo grande per..., che esprime lidea di sproporzione, resa in latino con maior quam ut... (oppure maior quam e il pronome relativo) e il verbo al modo congiuntivo: Ista res maior est quam ut credi possit. (Sen.) Questa faccenda troppo grande per poter essere creduta. La comparativa introdotta da potius... quam (piuttosto che) presenta il predicato al congiuntivo, secondo la consecutio temporum, se mette a confronto due fatti possibili, di cui uno preferibile; allindicativo, quando mette a confronto due fatti, dei quali uno si avvera e laltro no: Zeno perpessus est omnia potius quam conscios delendae tyrannidis indicaret. (Cic.) Zenone sopport ogni cosa piuttosto che svelare i complici del complotto contro la tirannia. Non ego id quod deest antiquitati flagito, potius quam laudo quod est. (Cic.) Io non rinfaccio ci che manca agli antichi, quanto piuttosto lodo quel che c. Allo stesso modo di potius... quam si comportano le frasi introdotte da magis... quam (pi che), citius... quam (pi rapidamente che), saepius... quam (pi spesso che).

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299

SINTASSI DEL PERIODO

29.7.2

Le comparative ipotetiche
La proposizione comparativa ipotetica una subordinata che, nello stesso tempo, pone un paragone e formula unipotesi. In italiano introdotta da come se, quasi che e simili. In latino presenta il verbo al modo congiuntivo, secondo la consecutio temporum, ed introdotta dalle seguenti congiunzioni: quam si, ut si, tamquam si, perinde ac si (come se); ut, tamquam, quasi (come se); non minus quam si (non meno che se); non secus ac si (non altrimenti che se): Sic vive cum hominibus tamquam deus videat. (Sen.) Vivi con gli uomini come se un dio (ti) vedesse. Inter se impii cives, quasi vicissent, gratulabantur. (Cic.) I malvagi cittadini si congratulavano fra loro, come se avessero vinto.

Osservazioni e note Talvolta anche una relativa pu avere valore di comparativa ipotetica: Tum quidam, quasi qui omnia sciret, inquit. (Cic.) Allora un tizio, come se sapesse tutto, prese la parola. La comparativa ipotetica pu presentarsi anche in forma implicita (participio congiunto o ablativo assoluto): Tamquam semper victuri vivitis. (Sen.) Vivete come se doveste vivere per sempre. A volte quasi, proinde quasi, quasi vero possono introdurre frasi con sfumatura ironica: Sedent quasi sint frugi. (Plaut.) Stanno seduti quasi fossero brave persone.

29.8 Le proposizioni limitative (o restrittive)


La limitativa una proposizione subordinata circostanziale che limita, restringe laffermazione della reggente. In latino essa viene espressa con il verbo al modo indicativo, raramente al congiuntivo, introdotto dalle congiunzioni ut, quoad, quatenus, prout, quantum, quod (per quanto, secondo che, almeno per quello che): Quoad potero, tuam famam et dignitatem tuebor. (Cic.) Per quanto mi sar possibile, difender la tua fama e la tua dignit.
Osservazioni e note Alcune proposizioni condizionali ( 31) hanno senso limitativo-restrittivo quando sono introdotte da dum, dummodo, modo (purch, a patto che, pur di) e presentano il verbo al modo congiuntivo (secondo la consecutio): Omnia postposui, dummodo praeceptis patris parerem. (Cic.) Ho posposto ogni cosa, pur di obbedire (o: purch obbedissi) agli insegnamenti di mio padre. Si possono trovare anche delle relative con sfumatura limitativa ( 30.2) con il pronome di solito accompagnato da quidem (per lo meno): Antiquissimi sunt oratores, quorum quidem scripta constent, Pericles atque Alcibiades. (Cic.) Gli oratori pi antichi, dei quali per lo meno rimangono le opere, sono Pericle e Alcibiade. Rientrano tra le relative limitative anche le espressioni quod sciam (per quanto io sappia), quod meminerim (per quanto io ricordi) e simili. La proposizione limitativa si pu esprimere anche in forma implicita con il supino passivo ( 300
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26).

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CAPITOLO 29 Le subordinate circostanziali

29.9 Le proposizioni modali


La modale una proposizione subordinata circostanziale che svolge nel periodo la stessa funzione del complemento di modo, esprime cio le modalit attraverso le quali avviene ci che descritto nella reggente. In latino essa introdotta dalle congiunzioni ut, velut, sicut, quemadmodum (come, nel modo che), utcumque (comunque) seguite dal verbo al modo indicativo, nei tempi corrispondenti a quelli che si usano in italiano; a volte viene resa anche con il participio presente: Haec, utcumque erunt, haud in magno equidem ponam discrimine. (Cic.) Queste cose, comunque saranno, non le terr certamente in grande considerazione. Servus flens loquebatur. (Val. Mass.) Lo schiavo parlava piangendo.

29.10 Le proposizioni eccettuative


Leccettuativa una proposizione subordinata circostanziale che indica eccetto cosa valida laffermazione della reggente: crea, in pratica, uneccezione rispetto a quanto viene affermato. In latino viene resa con il verbo allindicativo (per circostanze reali) o al congiuntivo (per circostanze possibili) introdotti da praeterquam quod (eccetto che) o nisi quod (se non che): Nullum a vobis praemium virtutis postulo, praeterquam quod huius diei memoriam sempiternam retineatis. (Cic.) Io non vi chiedo alcuna ricompensa per il mio coraggio, eccetto che conserviate un eterno ricordo di questo giorno. Caesar nihil videbat quod timeret, nisi quod omnia incerta erant. (Ces.) Cesare non vedeva nulla per cui dovesse temere, se non che tutto era incerto.

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CAPITOLO

30

SINTASSI DEL PERIODO

Le subordinate attributive (relative)

Costituiscono il gruppo delle subordinate attributive le proposizioni relative, collegate alla reggente attraverso pronomi (qui, quisquis, quicumque), aggettivi (qui, qualis, quantus) o avverbi relativi (ubi, quo, unde). Le subordinate relative si dividono in proprie e improprie: le relative proprie svolgono nel periodo la medesima funzione che nella frase viene svolta dallattributo o dallapposizione: per tale motivo sono anche chiamate aggettive, attributive o appositive; le relative improprie svolgono la medesima funzione di alcuni complementi ed equivalgono pertanto a delle proposizioni circostanziali (o avverbiali o complementari indirette): a seconda del contesto, infatti, il pronome o avverbio relativo fa le veci di una congiunzione finale, consecutiva, causale ecc. Se una relativa propria fornisce uninformazione indispensabile per la comprensione del senso generale della frase si dice necessaria; altrimenti detta accessoria.

30.1 Le proposizioni relative proprie


Relative proprie allindicativo

Le relative proprie presentano il modo indicativo: quando esprimono un fatto certo, reale: Numquam in hac urbe civium iura tenuerunt qui a re publica defecerunt. (Cic.) In questa citt mai hanno conservato i diritti di cittadinanza coloro che si sono ribellati allo stato. quando sono introdotte da pronomi o avverbi raddoppiati, oppure uscenti in -cumque, come quisquis, quotquot, quicumque, ubicumque ecc.: Quicumque is est, ei me profiteor inimicum. (Cic.) Chiunque egli sia, io mi dichiaro suo nemico.

Osservazioni e note Le relative si presentano inoltre allindicativo: quando si tratta di perifrasi che spesso in italiano si possono tradurre con un sostantivo: ii qui legunt, i lettori; ea quae terra gignit, i prodotti della terra; ea quae nuntiantur, le notizie; quando hanno il valore di proposizioni incidentali, come in quA prudentiA es, quae est tua prudentia (accorto come sei, vista la tua prudenza) e costrutti analoghi: QuA prudentiA es, nihil te fugiet. (Dec. Br.) Accorto come sei, non ti sfuggir nulla. Quod si mihi permisisses, qui meus in te amor est, confecissem. (Cic.) Se tu mi avessi affidato questo incarico, con il bene che ti voglio, lavrei condotto a termine. 302
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CAPITOLO 30 Le subordinate attributive (relative)

Relative proprie al congiuntivo

Le relative proprie presentano il modo congiuntivo: quando esprimono il pensiero non di chi parla o scrive, bens di un altro, che generalmente il soggetto della proposizione reggente; sono le cosiddette relative oblique: Socrates exsecrari eum solebat, qui primus utilitatem ab iure seiunxisset. (Cic.) Socrate era solito biasimare colui che per primo aveva separato, a suo dire, lutilit dalla legge. quando subiscono lattrazione modale ( 27.4), perch dipendenti da un verbo al congiuntivo o allinfinito; solo le relative necessarie sono soggette allattrazione: Milo suspicari debuit Clodium ad villam suam, quae viam tangeret, deversurum. (Cic.) Milone avrebbe dovuto sospettare che Clodio si sarebbe diretto alla sua villa che era vicina alla strada. [si allude proprio a quella villa: lindicazione necessaria] quando hanno valore eventuale, cio ipotizzano non un fatto reale, ma possibile: Mos est Athenis laudari in contione eos, qui in proeliis interfecti sint. (Cic.) Ad Atene vi lusanza di elogiare in unassemblea pubblica coloro che eventualmente siano stati uccisi in combattimento.

30.2 Le proposizioni relative improprie


Le proposizioni relative improprie, come abbiamo visto nella trattazione delle subordinate circostanziali ( 29), svolgono nel periodo la funzione di complemento indiretto o avverbio. Esse presentano il verbo al modo congiuntivo e hanno una sfumatura di volta in volta finale, consecutiva, causale ecc. Rispetto alla consecutio temporum, si comportano come le proposizioni di cui assumono il valore. Le proposizioni relative improprie, dunque, possono essere: finali (qui = ut ego, tu, is...): Dux misit legatos, qui pacem peterent. (Ces.) Il comandante invi ambasciatori che chiedessero (per chiedere) la pace. consecutive (qui = ut ego, tu, is...): Vercingetorix neque is est, qui mortis periculo terreatur. (Ces.) E Vercingetorige non tale che si lasci spaventare (da lasciarsi spaventare) dal rischio di morire. Sono di natura consecutiva anche le relative introdotte da sunt qui, reperiuntur qui, exsistunt qui (si trovano alcuni che); ego sum qui (io sono tale che); nemo est qui (non c nessuno che); nihil est quod (non c nulla che); dignus/indignus/aptus/idoneus qui (degno di/indegno di/adatto a) ecc.: Sunt homines quos infamiae suae neque pudeat neque taedeat. (Cic.) Vi sono persone che non si vergognano e neppure provano disgusto per la loro pessima reputazione. causali (qui = cum/quod ego, tu, is...): O fortunate adulescens, qui tuae virtutis Homerum praeconem inveneris! (Cic.) O giovane fortunato, che hai trovato (poich hai trovato) in Omero un banditore del tuo valore! condizionali o ipotetiche (qui = si quis); corrispondono a una prtasi di periodo ipotetico di 1, 2 o 3 tipo ( 31): Haec qui videat, nonne cogatur confitEri deos esse? (Cic.) Chi vedesse (se qualcuno vedesse) queste realt, non sarebbe costretto ad ammettere lesistenza degli di?
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SINTASSI DEL PERIODO

concessive (qui = quamvis ego, tu, is...): Quae Genabi oriente sole gesta essent, ante primam vigiliam in finibus Arvernorum audita sunt. (Ces.) Bench queste azioni fossero state compiute a Cenabo allalba, furono conosciute nel territorio degli Arverni prima della prima vigilia (= del primo turno di guardia). limitative; spesso sono accompagnate da quidem o modo (almeno) e presentano il congiuntivo con valore proprio, svincolato dalla consecutio temporum: Cinna M.Antonii, omnium eloquentissimi, quos ego audiverim, praecidi caput iussit. (Cic.) Cinna fece decapitare Marco Antonio, il pi eloquente di tutti, almeno quelli che io ho ascoltato. avversative (qui = cum ego, tu, is...): O mi Marce, quam tu tuum vitium non nosti, qui aliena tam facile discas! O mio Marco, quanto non sai riconoscere il tuo difetto, tu che invece (mentre invece) tanto facilmente individui quelli altrui!

30.3 Prolessi e attrazione del relativo


Il latino prevede alcuni usi particolari del pronome relativo.
Prolessi del relativo

Quando la proposizione relativa viene anticipata rispetto alla propria reggente e poi ripresa da un elemento correlativo nella reggente stessa, si ha la cosiddetta prolessi (= anticipazione) del relativo, procedimento frequente nella lingua latina: Est oratoris, quaecumque res infinita posita sit, de ea posse dicere. (Cic.) compito delloratore potere parlare di qualunque argomento generale sia posto.
[lett.: compito delloratore, qualunque argomento generale sia posto, potere parlare di questo]

Attrazione del relativo

Frequente il fenomeno dellattrazione del relativo che si verifica: quando il relativo assume il caso del suo antecedente, ossia del termine della reggente a cui si riferisce (attrazione diretta): Notante iudice quo nosti populo. (Or.) Mostrando stima il pubblico, il quale quel (buon) giudice che tu conosci.
[il costrutto allitaliana prevederebbe il quem]

quando la proposizione relativa anticipata rispetto alla reggente e il sostantivo che dovrebbe essere lantecedente del relativo viene assorbito dalla subordinata relativa e concordato con il pronome relativo stesso (attrazione inversa): Qua in vita est aliquid mali, ea beata esse non potest. (Cic.) La vita nella quale c qualche male non pu essere felice. [in questo caso vita, richiamato nella principale da ea, collocato allinterno della relativa anticipata e concorda con il relativo stesso]

quando il relativo concorda nel genere (talvolta anche nel numero), anzich con il suo antecedente, con un complemento predicativo che accompagna il verbo della relativa stessa: Animal hoc providum, sagax, multiplex, acutum, memor, quem vocamus hominem. (Cic.) Questo essere preveggente, sagace, versatile, acuto, dotato di memoria, che chiamiamo uomo. Per la trattazione della concordanza del relativo e del nesso relativo
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6.5.1.

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CAPITOLO

31

SINTASSI DEL PERIODO

Il periodo ipotetico
Esaminiamo in un capitolo a s il periodo ipotetico, in quanto costituisce una struttura unitaria composta da una subordinata condizionale strettamente legata alla sua reggente. La subordinata, detta prtasi, pone una premessa; la reggente, detta apdosi, esprime la conseguenza.
La proposizione condizionale

La condizionale (o suppositiva o ipotetica) una proposizione subordinata circostanziale che esprime la condizione necessaria perch si verifichi oppure no quanto viene affermato nella reggente. In latino, la protasi introdotta da si (se), si forte (se per caso), si modo (se solo), si quidem (se vero che), quodsi (e se, che se), sin autem (se invece). Le negazioni pi frequenti sono nisi (se non), che nega lintera proposizione subordinata, e si non, che nega solo un elemento della subordinata; sono usate pure ni e si minus. In italiano, la proposizione condizionale in forma esplicita viene introdotta da congiunzioni, come se, qualora, o da locuzioni di significato affine, come a patto che, a condizione che, seguite da voci dellindicativo o del congiuntivo; la condizionale in forma implicita viene espressa con il gerundio, con il participio passato, eventualmente preceduto da se, o con la preposizione a seguita dallinfinito. In latino come in italiano, il periodo ipotetico si distingue in: indipendente, quando lapodosi costituita dalla proposizione principale: Si curris, advola! (Cic.) Se corri, vola! dipendente, quando lapodosi costituita da una proposizione subordinata, ossia che dipende sintatticamente da unaltra proposizione: Deos didici securum agere aevum, nec si quid miri faciat natura, deos id ex caeli demittere tecto. (Or.) So bene che gli di conducono una vita imperturbabile e che se la natura fa qualcosa di straordinario, non sono gli di a mandarlo dalla volta del cielo.

Tipi di periodo ipotetico

Inoltre il periodo ipotetico, sia indipendente sia dipendente, pu essere di tre tipi: della realt (o oggettivit o di 1 tipo), quando la condizione ritenuta reale e, quindi, la conseguenza inevitabile; della possibilit (o eventualit o di 2 tipo), quando la condizione ritenuta possibile, ma potrebbe anche non avverarsi; dellirrealt (o impossibilit o di 3 tipo), quando lipotesi formulata chiaramente impossibile o irrealizzabile, dunque falsa.

Osservazioni e note La protasi pu anche essere espressa da una proposizione relativa allindicativo o al congiuntivo in base ai modi e ai tempi richiesti dal tipo di periodo ipotetico ( 30.2): Qui (= Si quis) hoc diceret, erraret. Chi dicesse questo, sbaglierebbe. La protasi di un periodo ipotetico indipendente o dipendente pu essere espressa in forma implicita con il participio congiunto ( 24.3.1) o lablativo assoluto ( 24.3.2): Reluctante natura, inritus labor est. (Sen.) Se la natura si oppone, limpegno vano. [la protasi qui espressa con un ablativo assoluto]
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SINTASSI DEL PERIODO

Riassumiamo qui luso dei modi e dei tempi nei diversi tipi di periodo ipotetico e la loro resa in italiano.
PERIODO IPOTETICO INDIPENDENTE 1 tipo PROTASI indicativo APODOSI indicativo, congiuntivo, imperativo

(italiano: indicativo)

(italiano: come in latino)

Si hoc dicis Si volumus liberi esse

(Se dici questo) erras (Se vogliamo essere liberi)

(sbagli)

philosophorum praecepta sequamur! (seguiamo gli insegnamenti dei filosofi!)


congiuntivo presente/perfetto

2 tipo

congiuntivo presente/perfetto

presente (possibilit nel presente o futuro) perfetto (possibilit nel passato)


(italiano: congiuntivo imperfetto o trapassato)

presente (per il presente o futuro) perfetto (per il passato)


(italiano: condizionale presente o passato)

Si hoc dicas Si hoc dixeris Si erraveris


3 tipo

(Se tu dicessi questo) erres (Se tu avessi detto questo) erraveris (Se tu avessi sbagliato) te reprehendamus

(sbaglieresti) (avresti sbagliato) (ti rimprovereremmo)

congiuntivo imperfetto/piuccheperfetto

congiuntivo imperfetto/piuccheperfetto

imperfetto (irrealt nel presente) piuccheperfetto (irrealt nel passato)


(italiano: congiuntivo imperfetto o trapassato)

imperfetto (per il presente) piuccheperfetto (per il passato)


(italiano: condizionale presente o passato)

Si hoc diceres Si hoc dixisses Si hoc fecisses Si hoc fecisses

(Se tu dicessi questo) errares (Se tu avessi detto questo) erravisses (Se tu avessi fatto questo) beatum te esse dicerem

(sbaglieresti) (avresti sbagliato) (direi che sei felice)

(Se tu avessi fatto questo) beatum te esse dixissem (avrei detto che sei felice)

PERIODO IPOTETICO DIPENDENTE (CON APODOSI ALLINFINITO) 1 tipo APODOSI infinito presente, perfetto, futuro PROTASI congiuntivo, secondo la consecutio

Puto te (Penso che tu)

errare (sbagliassi) Putabam te erravisse (avessi sbagliato) si hoc (Pensavo che tu) erraturum esse (avresti sbagliato)
2 tipo infinito futuro (in -urum esse)

{ {

errare (sbagli) erravisse (abbia sbagliato) si hoc erraturum esse (sbaglierai)

{ {

dicas dixeris dicas diceres dixisses diceres dicas

(se dici questo) (se hai detto questo) (se dirai questo) (se dicevi questo) (se avevi detto questo) (se avessi detto questo [poi]) (se dicessi questo) (se avessi detto questo) (se avessi detto questo) (se avessi detto questo)

congiuntivo, secondo la consecutio

Puto te erraturum esse

(Penso che tu sbaglieresti) si hoc

{ dixeris { dixisses
diceres

Putabam te erraturum esse (Pensavo che tu avresti sbagliato) si hoc


3 tipo infinito futuro (in -urum fuisse)

congiuntivo imperfetto o piuccheperfetto

Puto te erraturum fuisse si hoc diceres (Penso che tu sbaglieresti) Putabam te erraturum fuisse si hoc dixisses (Pensavo che tu avresti sbagliato)
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(se dicessi questo) (se avessi detto questo)

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CAPITOLO 31 Il periodo ipotetico

PERIODO IPOTETICO DIPENDENTE (CON APODOSI AL CONGIUNTIVO) APODOSI 1 e 2 tipo congiuntivo PROTASI congiuntivo

(secondo la consecutio) erres Non dubito quin erraveris (Sono certo che) erraturus sis

Non dubitabam quin (Ero certo che)


3 tipo

{ {

(secondo la consecutio) (sbagli) dicas (hai sbagliato) si id dixeris (sbaglierai) dicas

{ {

(se dici questo) (se hai detto questo) (se dirai questo)

errares (sbagliavi) diceres erravisses (avevi sbagliato) si id dixisses erraturus esses (avresti sbagliato) diceres

(se dicevi questo) (se avevi detto questo) (se avessi detto questo [poi])

Nota: 1 o 2 tipo si riconoscono solo dal contesto


congiuntivo imperfetto o piuccheperfetto congiuntivo imperfetto o piuccheperfetto

senza consecutio (con gli stessi tempi senza consecutio (con gli stessi tempi dellitaliano) dellitaliano) Non dubito quin errares (sbaglieresti) diceres (se dicessi questo) si id dixisses (Sono certo che) erravisses (avresti sbagliato) (se avessi detto questo)

{ {

Non dubitabam quin errares (avresti sbagliato) diceres si id dixisses (Ero certo che) erravisses (avresti sbagliato)

(se avessi detto questo) (se avessi detto questo)

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CAPITOLO

32

SINTASSI DEL PERIODO

Il discorso indiretto (oratio obliqua)


Il discorso diretto (o oratio recta) riporta le esatte parole usate da qualcuno, cio la citazione precisa, e fa ricorso ai segni dinterpunzione caratteristici, quali i due punti e le virgolette. Il discorso indiretto (o oratio obliqua), invece, riferisce indirettamente le parole pronunciate o scritte da qualcuno, riformulandole in una frase subordinata introdotta da un verbo dichiarativo o interrogativo esplicito o sottinteso. Vediamo un esempio: Scipioni redduntur a Pompeio litterae dicentes: Caesar mare transiit cum legionibus; propera ad me venire cum exercitu!. (da Ces.) Da parte di Pompeo fu recapitata a Scipione una lettera che dichiarava: Cesare ha attraversato il mare con le legioni; affrttati a venire da me con lesercito.
[discorso diretto]

Scipioni litterae redduntur a Pompeio mare transisse cum legionibus Caesarem, properaret ad se cum exercitu venire. (Ces.) Da parte di Pompeo fu recapitata a Scipione una lettera (che dichiarava) che Cesare aveva attraversato il mare con le legioni e che (Scipione) si affrettasse ad andare da lui (= Pompeo) con lesercito. [discorso indiretto] Nel discorso indiretto la proposizione enunciativa (Caesar transiit) del primo esempio diviene uninfinitiva oggettiva (transisse Caesarem), mentre la volitiva espressa allimperativo (propera ad me!) si muta in una subordinata volitiva al congiuntivo (properaret), nella quale il pronome di 1a persona (ad me) diviene riflessivo di 3a persona (ad se). Le norme che regolano in latino il passaggio dal discorso diretto al discorso indiretto sono cos schematizzabili:
COME CAMBIANO I MODI VERBALI NELLE PROPOSIZIONI PRINCIPALI discorso diretto discorso indiretto ENUNCIATIVE

accusativo con linfinito (secondo le norme delle infinitive) Cicero respondit: Non est consuetudo populi Romani ullam Cicero respondit non esse consuetudinem populi Romani ullam accipere ab hoste armato condicionem. (Ces.) accipere ab hoste armato condicionem.
Cicerone rispose: Non consuetudine del popolo roma- Cicerone rispose che non era consuetudine del popolo romano accettare alcuna condizione da un nemico arno accettare alcuna condizione da un nemico armato. mato.
VOLITIVE

indicativo, congiuntivo potenziale e irreale

imperativo, congiuntivo esortativo, ottativo, concessivo Antonius Attico scripsit: Noli timEre statimque ad me veni!. Antonio scrisse ad Attico: Non temere e vieni subito da me!.
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congiuntivo (secondo la consecutio temporum) (affermativo: senza ut; negativo: con ne) Antonius Attico scripsit ne timeret statimque ad se veniret. (Nep.)
Antonio scrisse ad Attico di non temere e di recarsi subito da lui.
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CAPITOLO 32 Il discorso indiretto (oratio obliqua)

discorso diretto

discorso indiretto INTERROGATIVE

indicativo e congiuntivo (reali) Ariovistus conclamavit: Quid ad me venitis?.


Ariovisto chiese a gran voce: Perch venite da me?.

congiuntivo (secondo la consecutio temporum) Ariovistus conclamavit quid ad se venirent. (Ces.)


Ariovisto chiese a gran voce perch si recassero da lui.

indicativo e congiuntivo (retoriche) Caesar respondit: Si veteris contumeliae oblivisci velim, num ego etiam recentium iniuriarum memoriam deponere possum?.

accusativo con linfinito Caesar respondit: si veteris contumeliae oblivisci vellet, num se etiam recentium iniuriarum memoriam deponere posse? (Ces.).

Cesare rispose: Se pure voglio dimenticare lantica offe- Cesare rispose: se pure voleva dimenticare lantica offesa, posso forse rimuovere il ricordo dei recenti torti?. sa, poteva forse (egli) rimuovere il ricordo dei recenti torti? [interrog. retorica; risposta: No, non posso]
ESCLAMATIVE

indicativo
Querebantur: Quam multa passi sumus! Si lamentavano: Quante sofferenze abbiamo patito!

accusativo con linfinito (secondo le norme delle infinitive) (Querebantur) quam se multa passos esse! (Si lamentavano) quante sofferenze avevano patito!

COME CAMBIANO I MODI VERBALI NELLE PROPOSIZIONI SUBORDINATE discorso diretto discorso indiretto

indicativo congiuntivo infinito


COME CAMBIANO PRONOMI, AGGETTIVI E AVVERBI discorso diretto

congiuntivo (secondo la consecutio temporum) congiuntivo (secondo la consecutio temporum) infinito

discorso indiretto PRONOMI PERSONALI

ego nos tu vos hic, haec/iste, ista hi, hae/isti, istae meus noster tuus vester hic o hoc loco (qui) nunc (ora) adhuc (ancora) heri (ieri) hodie (oggi) cras (domani)
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se nominativo: ipse, ipsa ipsi, ipsae negli altri casi: sui, sibi, se (riflessivo)

ille, illa oppure is, ea illi, illae oppure ii, eae


PRONOMI E AGGETTIVI DIMOSTRATIVI

ille, illa oppure is, ea illi, illae oppure ii, eae


PRONOMI E AGGETTIVI POSSESSIVI

suus, -a, -um suus, -a, -um eius oppure illius eorum, earum oppure illorum, illarum
AVVERBI

illic o illo loco (in quel luogo) tum o tunc (allora) ad id tempus (fino a quel momento) pridie (il giorno prima) eo die (quel giorno) postero die (il giorno dopo)
Angelo Diotti, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori

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