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RVF, CLII

Questa humil fera, un cor di tigre o dorsa,


che n vista humana e n forma dangel vne,
in riso e n pianto, fra paura et spene
mi rota s chogni mio stato inforsa.

Se n breve non maccoglie o non mi smorsa,


ma pur come suol far tra due mi tene,
per quel chio sento al cor gir fra le vene
dolce veneno, Amor, mia vita corsa.

Non p pi la vert fragile et stanca


tante varetati omai soffrire;
che n un punto arde, agghiaccia, arrossa e nbianca.

11

Fuggendo spera i suoi dolor finire,


come colei che dora in ora manca:
ch ben p nulla chi non p morire.

14

Sonetto CLII del Canzoniere di Francesco Petrarca.


Questo sonetto diviso in due quartine e in due terzine endecasillabi con rima ABBA ABBA
CDC DCD. Le due quartine rimano in maniera incrociata, in modo che il primo verso rima col
quarto e il secondo con il terzo (come nello schema ABBA). Possiamo vedere anche che le terzine
rimano in maniera incatenata, ovvero il primo verso della prima terzina rima con il terzo, mentre
il secondo rima con il primo verso della terzina seguente incatenandola alla prima (secondo lo
schema CDC DCD).

Il sonetto CLII affronta di nuovo due temi presenti nel Canzoniere dallinizio alla fine:
Madonna Laura e il tempo che fugge. Tra questi due temi possiamo vedere anche il dolore del
poeta e una delle sue maggiori convinzioni: la morte la fine del martirio (Fuggendo spera i
suoi dolor finire; RVF, CLII, v.12).
Per quanto riguarda le parole-rima, vediamo che ci sono rime derivate (quando costituita
da parole che hanno la stessa radice): la prima parola-rima (orsa; RVF, CLII, v.1) la radice
delle prossime parole-rima che rimano come A (inforsa, smorsa, corsa; RVF, CLII, vv.4-8).
Grazie a questo ricorso, Petrarca d una leggerezza ai suoi versi frammezzata con, come bene
dice lui, la dubbia (chogni mio stato inforsa; RVF, CLII, v.4) di avanzare. Petrarca gioca anche
nelle quartine con la rima equivoca, rimando due parole che presentano lo stesso suono ma
diverso significato (vne e vene; RVF, CLII, vv.2, 7). Peraltro, dobbiamo parlare anche delle
terzine, dove troviamo la intercalazione di sentenziosit (stanca, nbianca e manca; RVF, CLII,
vv.9, 11, 13) e fluidit (soffrire, finire e morire; RVF, CLII, vv.10, 12, 14).
La intercalazione gi detta si pu vedere non solamente nelle parole-rima, bens in tutte le
parole che costituiscono i versi; cominciando, ovviamente, dal primo verso: Questa humil fera,
un cor di tigre o dorsa (RVF, CLII, v.1). Qui possiamo vedere chiaramente lantitesi, cio, la
contrapposizione di due termini che creano un paradosso nella significato. Come una fera pu
essere humil? Petrarca vedeva questo in Madonna Laura, come se lei potesse ucciderlo come
una tigre ma gli dava la vita e la protezione come unorsa. In questa maniera e attraverso
metafore come quella di humil fera, tigre ed orsa, Petrarca descrive la sua amata. Nonostante
ci, la descrizione segue alla maniera stilnovistica: la donna angelicata (che n vista humana e
n forma dangel vne; RVF, CLII, v.2).
Dopotutto, Petrarca ci racconta (nella seconda quartina) come quel angel non mangia e non
lo lascia mangiare (non maccoglie o non mi smorsa; RVF, CLII, v.5) e come sempre il dubbio
presente fino a che il dolce veneno (altra antitesi) lo condanna alla morte (mia vita corsa;
RVF, CLII, v.8). Petrarca si riferisce alla morte definendola bella1, perch una morte per
amore. Dopo questo, il poeta esprime attraverso una personificazione come si trova il suo cuore,
il suo amore: Non p pi la vert fragile et stanca (RVF, CLII, v.9). Questa personificazione
completata con una enumerazione che sar anche una antitesi (che n un punto arde, agghiaccia,
arrosa e n bianca; RVF, CLII, v.11), in cui Petrarca mostra le contraddizioni d Amore, il
dolore che provoca e come muta di volta in volta.
Per finire, lultima terzina sentenziosa. Questa caratteristica della chiusura sentenziosa2 si
vede gi nel sonetto proemiale del Canzoniere, che si chiude con lamara costatazione che
quanto piace al mondo breve sogno (RVF, I, v.14). In questa terzina possiamo dire che
lultimo verso (ch ben p nulla chi non p morire; RVF, CLII, v.14) il pi importante perch
quello in cui Petrarca passa dalle riflessioni soggettive a riflessioni generali, applicando, cos,
Cfr. Cicerone, Pro Quinctio XV, 49 mors honesta saepe vitam quoque turpem exornat.
Cfr. Elena Strada, Suggelli ingegnosi, Per un avvio dindagine sullo stile sentenzioso del Petrarca,
p.384.
1
2

la massima dalla experientia alla sapientia3. Questo verso riprende anche la idea della bella
morte, come si vede in altri componimenti del Canzionere:

RVF, CXL, v.14: Ch bel fin fa chi ben amando more 4


RVF, CLII, v.14: ch ben p nulla chi non p morire 5
RVF, CCVII, v.91: ch ben muor chi morendo esce di doglia
RVF, LIX, v.15: ma perch ben morendo honor sacquista 6
RVF, CCVII, v.65: chun bel morir tutta la vita honora 7
RVF, LXXXVI, v.4: ch bel morir, mentre la vita dextra

In definitiva, Petrarca voleva dire che lui era sul punto di morire, ma lo pu fare con il sorriso
perch chiunque muore damore8, avr una bellissima morte.

3
Cfr. Elena Strada, Suggelli ingegnosi, Per un avvio dindagine sullo stile sentenzioso del Petrarca,
p.383.
4
Cfr. Bernart de Ventadorn, Can par la flors, 13: e som ja per ben amar mor.
5
Cfr. Ludovico Ariosto, Rime, Cap. 27, 48: che ben pu nulla chi non pu morire; Matteo Bandello, Rime
140, 14: ch ben pu nulla chi non pu morire; Vittoria Colonna, Rime Amorose 56, 14: che nulla pu quel che
non pu morire.
6
Cfr. Alessandro Sforza, Canzoniere 160, 8: ch in bel morir cos se acquista honore e 241, 14 pensa che
in bel morir sacquista gratia; Benedetto Gareth (Chariteo), Endimione 54, 39: ch men doglia si sente ben
morendo.
7
Serafino Aquilano, Rime, Son. 15, 14: che solo un bel morir fa lomo eterno.
8
Cfr. Elena Strada, Suggelli ingegnosi, Per un avvio dindagine sullo stile sentenzioso del Petrarca,
p.385.