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LJÓÐA EDDA

BALDRS DRAUMAR

I SOGNI DI BALDR

Titoli Baldrs draumar, «Sogni di Baldr»


Vegtamskviða, «Carme del Viandante»
Genere Poema mitologico
Voci Narrazione e dialogo (2 voci)
Lingua Norreno
Epoca Composizione: IX-X secolo (?)
Redazione: Inizi XIV secolo
Manoscritti [A] Reykjavík, Stofnun Árna Magnússonar. Codex
Arnamagnæanus, ms. AM 748 4to

LJÓÐA EDDA

BALDRS DRAUMAR

I SOGNI DI BALDR

- Il poema
- La redazione
- Il contesto
- Genere e metrica
- Edizioni italiane
- The descent of Odin

Il poema

Il Baldrs Draumar o «Sogni di Baldr» (o Vegtamskviða «Carme del Viandante») è una composizione di


argomento mitologico che svolge, in forma di dialogo sapienziale, alcuni temi relativi al ciclo di Baldr.

Attestata unicamente nel Codex Arnamagnæanus, il breve poema non è compreso nella raccolta del Codex
Regius, ragione per cui viene normalmente classificato nel corpus della «Eddica Minora». La dizione non va
tuttavia intesa in senso riduttivo: il Baldrs Draumar è un testo affascinante, che non sfigura affatto accanto
ai poemi del Codex Regius, e un'ideale raccolta della poesia eddica non può assolutamente ignorarlo.

Il poema svolge la cavalcata sotterranea di Óðinn nel regno di Hel, e il serratissimo dialogo che questi
intreccia con una defunta veggente [vǫlva], fatta appositamente risorgere dal gelo della morte affinché
risponda alle sue domande sul tragico fato di suo figlio Baldr. Questo espediente permette di approfondire i
dettagli del mito di Baldr attraverso le vaghe e fugaci allusioni profetiche della vǫlva. L'argomento del
poema è dunque sapienziale, eppure il gusto dell'erudizione mitologica passa in secondo piano rispetto al
quadro vivido e fosco della scena infernale.
Vegtamr cavalca verso Hel (✍ 1908)
William Gershom Collingwood (1854-1932). Illustrazione (Bray 1908)

La redazione

Il Baldrs Draumar è tramandato in un unico manoscritto, il Codex Arnamagnæanus [A], redatto agli inizi
del XIV secolo e oggi custodito nella biblioteca dell'Istituto Árne Magnússon, a Reykjavík, con la
segnatura AM 748 I 4°. Pervenutoci assai frammentario, tale manoscritto era probabilmente, in origine, una
raccolta di poemi eddici, così come il più antico e famoso Codex Regius [R]. Nei soli sei fogli conservati,
l'Arnamagnæanus riporta infatti sette composizioni, di cui sei sono contenute anche nel Regius. La settima,
il Baldrs Draumar, è invece un unicum, presente soltanto in questo manoscritto, al verso del primo foglio e
al recto del secondo. Segue l'Hárbarðsljóð e precede lo Skírnismál.

Riguardo all'epoca di composizione sussistono seri dubbi. Secondo Sophus Bugge, il poema, almeno nella
forma a noi a pervenuta, sarebbe piuttosto recente, databile all'età dello stesso manoscritto (Bugge 1867). In
epoca più recente, Einar Ólafur Sveinsson, lo assegna – seppure con un ampio margine di dubbio – al
periodo arcaico della poesia eddica, quindi tra la fine del IX a tutto il X secolo. (Sveinsson 1962)

Lo stile del Baldrs Draumar ha molti punti in comune con quello della Þrymskviða. Addirittura, le due
composizioni inglobano un'identica sequenza di sei semiversi, quella relativa al þing degli dèi
(Þrymskviða [14a-14f] e Baldrs Draumar [1a-1f]), anche se il contesto dei due poemi è piuttosto diverso:
nel primo caso gli dèi si stanno chiedendo come recuperare il martello di Þórr, rubato dal gigante Þrymr,
mentre qui deliberano sulla natura dei sogni fatti da Baldr. Al riguardo, alcuni filologi hanno proposto di
identificare tra loro gli autori dei due poemi.

D'altra parte, il Baldrs Draumar rassomiglia, dal punto di vista formale, alla Vǫluspá, e anche in questo caso
i due poemi presentano una comune sequenza di sei semiversi (Vǫluspá [32e-33d] e Baldrs Draumar [11c-
11j]). Anche qui si potrebbe pensare che i due testi abbiano un solo autore, ma è assai più probabile che gli
ignoti autori o redattori delle varie composizioni abbiano attinto, secondo il loro gusto, a un corpus di
materiale strofico, adattandolo alle proprie esigenze.
L'estrema brevità del poemetto, quattordici strofe in tutto, unito al fatto che alcuni sezioni sembrano
semplicemente giustapposte (si veda la discussione sulla domanda che permette alla vǫlva di
riconoscere Óðinn [infra]), fa pensare che parecchie sequenze siano andate perdute. L'impressione è
avvalorata da altre considerazioni, non ultima delle quali il fatto che il manoscritto spezza due strofe (la [3] e
la [12]) segnalandole come difettive in numero di versi.
Le due pagine manoscritte che contengono il Baldrs Draumar. Codex Arnamagnæanus, ms. AM 748 I 4°, ff
1v e 2r.
Dall'edizione facsimile di Finnur Jónsson, 1896

Il contesto

Il poema Baldrs Draumar si iscrive nel ciclo di Baldr narrato da Snorri nella Prose Edda. Vediamo in sintesi
il contesto del mito.

La morte di Baldr (✍ 1817)


Dipinto di Christoffer Wilhelm Eckersberg (1783-1853)
Museo: [Eckersberg]
Nel racconto di Snorri, il sonno di Baldr era funestato da sogni premonitori di morte. Gli Æsir si riunirono
allora in un þing e decisero di cercare protezione per il dio nei confronti di qualsiasi minaccia. Sua
madre Frigg pretese che tutte gli elementi e le creature promettessero che non avrebbero mai arrecato del
male a Baldr, e raccolse tale giuramento dal fuoco e dall'acqua, dal ferro e dai metalli, dagli animali, dagli
uccelli e dai serpenti, dal veleno, dalle pietre e da tutte le cose esistenti. Fatto e proclamato ciò,
gli Æsir presero allora a divertirsi: posto Baldr al centro dell'assemblea, gli scagliavano contro armi, pietre o
altri oggetti, e si meravigliavano nel vedere che il dio rimaneva indenne con qualunque cosa lo si
bersagliasse. Il livoroso Loki scoprì però che una pianticella di vischio non aveva prestato giuramento. Ne
trasse una lancia e la mise in mano al dio cieco Hǫðr, convincendolo a celebrare l'invulnerabilità di suo
fratello, e gli indicò dove colpire. Hǫðr scagliò la lancia e Baldr cadde ucciso. In seguito il cadavere del dio
– insieme a quello della sua sposa Nanna, morta di dolore – venne deposto sulla nave Hringhorni, che venne
affidata alle onde e data alle fiamme. Intanto, Hermóðr il veloce, figlio di Óðinn, scese negli inferi per
chiedere a Hel di restituire la vita a Baldr. Penetrato nel palazzo Éljúðnir, Hermóðr poté
incontrare Baldr e Nanna, assisi nella sala da banchetto dei morti. Ma Hel si rifiutò di liberare Baldr, a meno
che tutte le creature della terra non piangessero la sua dipartita. Subito gli dèi mandarono messaggeri in tutto
il mondo a chiedere che Baldr fosse pianto. E tutti lo fecero: gli uomini, gli animali, la terra, le pietre, gli
alberi e i metalli. Tranne una gigantessa in una caverna, a nome Þǫkk, che rifiutò di versare lacrime
per Baldr. A causa sua, il dio non poté tornare alla vita e dovette rimanere negli inferi. (Gylfaginning [49])

Questo il racconto narrato da Snorri. Il Baldrs Draumar ne riprende la scena iniziale, il dettaglio degli incubi
che funestano il sonno del dio, ma poi svolge un episodio affatto nuovo: durante l'assemblea divina, Óðinn,
dissimulato sotto il falso nome di Vegtamr «viandante», scende negli inferi per risvegliare una vǫlva dal
sonno della morte e obbligarla a rivelare quanto essa sa sul destino che attende Baldr. Seppure di
malavoglia, la morta donna rivela quale sarà la tragica sorte del pacifico dio, rivela chi sarà a ucciderlo e chi
a vendicarlo. Un'ultima domanda, relativa all'identità delle fanciulle che leveranno il canto funebre
per Baldr, fa' sì che la vǫlva smascheri Óðinn e lo cacci rifiutando di rispondere ad altre
domande. Óðinn reagisce rivelando l'identità della vǫlva: non è una donna sapiente, ma piuttosto un
malvagia madre di giganti, quindi ritorna al regno degli dèi.

Il fatto che Snorri non citi questo episodio, fa pensare che non conoscesse il poemetto. D'altra parte, egli
sembra ignorare diversi altri elementi citati nel Baldrs Draumar. Ad esempio, non fa alcun riferimento al
fatto che la morte di Baldr verrà vendicata da Váli, figlio di Óðinn e Rindr. Di tale episodio si accenna
oscuramente nella Vǫluspá, testo che Snorri aveva ben presente e cita più volte nel corso della sua opera, ma
è solo nel Baldrs Draumar che viene rivelata l'identità del vendicatore. È dunque possibile che Snorri, non
disponendo del Baldrs Draumar, non abbia saputo dare un senso all'oscuro accenno contenuto
nella Vǫluspá e abbia preferito ignorare il problema. È anche possibile, tuttavia, che alcuni elementi
del Baldrs Draumar siano comunque confluiti per altra via nella Prose Edda. Ad esempio, il viaggio
ipoctonio di Hermóðr, narrato da Snorri, ha molti punti in comune con quello di Óðinn di cui si tratta in
questo poemetto.

In entrambi i casi, la cavalcata infernale viene compiuta in groppa a Sleipnir, il cavallo a otto zampe
appartenente a Óðinn, il quale è in grado di scavalcare con un balzo i cancelli di Éljúðnir; nei due episodi,
inoltre, è presente il motivo della visita alla sala dei banchetti di Hel: ma mentre nelpoema Óðinn può solo
constatare che il salone sia stato approntato per accogliere un ospite di riguardo, nel testo in
prosa Hermóðr trova Baldr e Nanna già assisi sui loro funebri troni.

D'altra parte, come abbiamo detto, il Baldrs Draumar ha molti elementi in comune con un altro importante
poema eddico, la  Vǫluspá. Il primo punto da sottolineare, il più ovvio, è che in entrambi i poemi è
una vǫlva, interrogata da Óðinn, a fornire elementi di sapienza mitologica. Ma mentre il Baldrs Draumar è
un dialogo a due voci, incentrato sulla morte di Baldr, la Vǫluspá è un vertiginoso monologo in cui
la vǫlva narra l'inizio e la fine dell'universo. In questo più ampio contesto tuttavia, l'episodio della morte
di Baldr diventa un tema centrale, e vi è una strofa – quella appunto sul vendicatore Váli – di cui sei
semiversi compaiono in forma pressoché identica nei due poemi (Vǫluspá [32e-33d] e Baldrs
Draumar [11c-11j]). Certo, vi sono anche delle differenze altrettanto eclatanti. Ad esempio,
nella Vǫluspá non è chiaro se la profetessa sia stata risvegliata dalla morte, anche se l'ultimo semiverso, «ora
lei s'inabissa» [nú mun hon sǫkkvask], è forse interpretabile col ritorno della vǫlva nel tumulo dal quale è
stata risvegliata (Vǫluspá [66h]).
Nel poema d'apertura del Codex Regius, inoltre, la vǫlva sembra trattare del destino di Baldr al passato.
Nel Baldrs Draumar, invece, la vǫlva si riferisce a un evento in fieri, che è prossimo ad accadere, ma a cui –
secondo le rigide leggi del fatalismo germanico – non è possibile opporsi in nessun modo.

Genere e metrica

Il Baldrs Draumar è un poema mitologico, svolgendo un episodio appartenente al ciclo di Baldr. Allo stesso
tempo, ha carattere gnomico-sapienziale, riguardando temi di erudizione inerenti la vicenda della morte del
dio. Il poema unisce la forma narrativa (prime quattro strofe) a quella dialogica (le dieci successive). Queste
riportano via via le domande poste di Óðinn e le risposte della vǫlva. Nel manoscritto manca l'indicazione
delle voci (Óðinn kvað «disse Óðinn», vǫlva kvað «disse la vǫlva»), che viene generalmente integrata nelle
edizioni moderne. L'ultima strofa, la quattordicesima, contiene entrambe le voci.
Il metro è il fornyrðislag o «metro antico», formato in generale da quattro strofe divise in due semiversi
ciascuna. Di seguito un esempio della divisione metrica del primo verso:

Senn váru æsir allir á þingi


ok ásynjur allar á máli,
ok um þat réðu ríkir tívar,
hví væri Baldri ballir draumar.
ís, er yfir kemr, ǫl, er drukkit
er.

Edizioni italiane

Escludendo le strofe scorporate presenti nelle antologie, la prima traduzione integrale del Baldrs Draumar è
quella presente nel libro I canti dell'Edda, a cura di Olga Gogala di Leesthal, pubblicato nella collana «I
grandi scrittori stranieri» dalla UTET (Torino 1939). Riportata con il titolo alternativo
di Vetamskvidha [sic], è una traduzione metrica in quartine di endecasillabi. Sebbene non possa essere
considerata una traduzione letterale, è sorretta da un buon corredo di note.

Convengon gli Asa tutti al giudizio


e le Asìnne tutte al consiglio;
si concertarono i saggi Dei
quai mali sogni sognasse Baldr.

Segue la traduzione di Alberto Mastrelli, in L'Edda. Carmi norreni, nella collana «Classici della religione»,
edita da Sansoni (Firenze 1951, 1982). Intitolata I sogni di Baldr, è in versi liberi, con le coppie di semiversi
«cucite» in versi interi. Abbastanza libera, ma rigorosa, fittamente annotata.

Subito si riunirono tutti gli Asi all'assemblea


e le donne degli Asi tutte a consiglio,
e su ciò discussero quei potenti dèi
perché Baldr facesse dei cattivi sogni.

A nostra conoscenza, non vi sono altre traduzioni.

The descent of Odin, un'ode di Thomas Gray

In appendice a questa pagina, riportiamo un'ispirata, suggestiva riscrittura del Baldrs draumar, eseguita nel
1761 da Thomas Gray (1716-1771), uno dei maggiori esponenti del pre-romanticismo inglese, fondatore
della cosiddetta scuola cimiteriale. Ai lettori, il piacere di individuare affinità e differenze tra il testo
originale e la rielaborazione di Gray.
Vedi oltre le Note
LJÓÐA EDDA

BALDRS DRAUMAR

I SOGNI DI BALDR

- Discesa di Óðinn agli inferi


- Le domande di Óðinn e le risposte della veggente
- La veggente riconosce Óðinn

BALDRS DRAUMAR
[VEGTAMSKVIÐA]

I SOGNI DI BALDR
[CARME DEL VIANDANTE]

Discesa di 1 Senn váru æsir Radunati erano tutti


Óðinn agli allir á þingi gli æsir in assemblea,
inferi ok ásynjur e le ásynjur 
allar á máli, tutte a discutere,
ok um þat réðu e si consultarono,
ríkir tívar, gli dèi potenti,
hví væri Baldri perché facesse Baldr
ballir draumar. sogni premonitori di rovina.
2 Upp reis Óðinn, Si alzò Óðinn,
alda gautr, gautr dell'umanità,
ok hann á Sleipni e mise la sella
sǫðul of lagði; a Sleipnir.
reið hann niðr þaðan Cavalcò giù
niflheljar til; fino a Niflhel
mætti hann hvelpi, e incontrò il cane,
þeim er ór helju kom. che veniva da Hel.
3 Sá var blóðugr Era macchiato di sangue
um brjóst framan davanti sul petto
ok galdrs fǫður e al padre degli incantesimi
gól of lengi; abbaiò a lungo.
fram reið Óðinn, Continuò a cavalcare Óðinn,
foldvegr dunði; il solido suolo rimbombava;
hann kom at hávu e all'alta dimora
Heljar ranni. di Hel arrivò.
4 Þá reið Óðinn Allora cavalcò Óðinn
fyrir austan dyrr, verso la porta orientale
þar er hann vissi dove sapeva che era
vǫlu leiði; sepolta una veggente.
nam hann vittugri Per la strega
valgaldr kveða, intonò l'incantesimo,
unz nauðig reis, finché ella costretta, risorse.
nás orð of kvað: Subito parlò la morta:
5 “Hvat er manna þat “Chi è colui,
mér ókunnra, a me sconosciuto,
er mér hefir aukit che al duro viaggio
erfitt sinni? mi costringe?
Var ek snivin snævi Sono ricoperta di neve,
ok slegin regni sferzata dalla pioggia,
ok drifin dǫggu, e intrisa di rugiada:
dauð var ek lengi”. da tempo sono morta”.
Le domande di 6 Óðinn kvað: Disse Óðinn:
Óðinn e le “Vegtamr ek heiti, “Mi chiamo Vegtamr,
risposte della sonr em ek Valtams; e sono figlio di Valtamr.
veggente segðu mér ór helju, Parlami di Hel:
ek mun ór heimi: dal mondo io te lo chiedo.
Hveim eru bekkir Per chi sono le panche
baugum sánir, giuncate d'anelli
flet fagrlig e le belle pareti
flóuð gulli?” ricoperte d'oro?”
7 Vǫlva kvað: Disse la vǫlva:
“Hér stendr Baldri “Qui sta l'idromele
of brugginn mjǫðr, preparato per Baldr,
skírar veigar, la chiara bevanda
liggr skjǫldr yfir, coperta da uno scudo.
en ásmegir I figli degli æsir
í ofvæni; sono angosciati.
nauðug sagðak, Costretta ho parlato,
nú mun ek þegja”. ora voglio tacere”.
8 Óðinn kvað: Disse Óðinn:
“Þegj-at-tu, vǫlva, “Non zittirti, veggente!
þik vil ek fregna, Io chiederò
unz alkunna, finché non saprò tutto.
vil ek enn vita: Questo voglio ancora sapere:
Hverr mun Baldri chi sarà di Baldr
at bana verða  l'assassino
ok Óðins son e priverà della vita
aldri ræna?” il figlio di Óðinn?”
9 Vǫlva kvað: Disse la vǫlva:
“Hǫðr berr hávan “Hǫðr porterà quaggiù
hróðrbaðm þinig,  il grande eroe;
hann mun Baldri lui sarà di Baldr
at bana verða l'assassino
ok Óðins son e priverà della vita
aldri ræna; il figlio di Óðinn.
nauðug sagðak, Costretta ho parlato,
nú mun ek þegja”. ora voglio tacere”.
10 Óðinn kvað: Disse Óðinn:
“Þegj-at-tu, vǫlva, “Non zittirti, veggente!
þik vil ek fregna, Io chiederò
unz alkunna, finché non saprò tutto.
vil ek enn vita: Questo voglio ancora sapere:
Hverr mun heift Heði chi il misfatto di Hǫðr
hefnt of vinna vendicherà
eða Baldrs bana o l'assassino di Baldr
á bál vega?” porterà sul rogo?”
11 Vǫlva kvað: Disse la vǫlva:
“Rindr berr Vála “Rindr partorirà Váli
í vestrsǫlum, in Vestrsalir.
sá mun Óðins sonr Il figlio di Óðinn combatterà
einnættr vega: nato da una sola notte:
hǫnd of þvær non si laverà le mani
né hǫfuð kembir, né si pettinerà la testa,
áðr á bál of berr prima che abbia portato sul rogo
Baldrs andskota; l'uccisore di Baldr.
nauðug sagðak, Costretta ho parlato,
nú mun ek þegja”. ora voglio tacere”.
12 Óðinn kvað: Disse Óðinn:
“Þegj-at-tu, vǫlva, “Non zittirti, veggente!
þik vil ek fregna, Io chiederò
unz alkunna, finché non saprò tutto.
vil ek enn vita: Questo voglio ancora sapere:
Hverjar ro þær meyjar, chi sono le fanciulle,
er at muni gráta che canteranno il lamento funebre
ok á himin verpa gettando al cielo
halsa skautum?” i loro veli?”
La veggente 13 Vǫlva kvað: Disse la vǫlva:
riconosce “Ert-at-tu Vegtamr, “Tu non sei Vegtamr,
Óðinn sem ek hugða, come mi hai fatto credere,
heldr ertu Óðinn, piuttosto Óðinn,
aldinn gautr”. gautr dell'umanità”.
Óðinn kvað: Disse Óðinn:
“Ert-at-tu vǫlva “Tu non sei una veggente,
né vís kona, né una donna sapiente!
heldr ertu þriggja Piuttosto sei di tre
þursa móðir”. giganti la madre”.
14 Vǫlva kvað: Disse la vǫlva:
“Heim ríð þú, Óðinn, “Tornatene a casa, Óðinn,
ok ver hróðigr, a vantare il tuo orgoglio.
svá komir manna Così che nessun altro
meir aftr á vit, mi rivedrà più
er lauss Loki fino al giorno in cui Loki
líðr ór bǫndum si libererà dalle sue catene
ok ragna rǫk e quelli che distruggeranno tutto,
rjúfendr koma”. verranno per il ragnarǫk”.
Traduzione di Luca Taglianetti

NOTE

1 — I primi sei semiversi di questa strofa li ritroviamo, formalmente identici, in una scena della Þrymskviða,
dove gli dèi e le dee si riuniscono per discutere sul come recuperare il martello di Þórr, rubato dal
gigante Þrymr.

Senn váru æsir Radunati erano tutti


allir á þingi gli æsir in assemblea,
ok ásynjur e le ásynjur 
allar á máli, tutte a discutere.
ok um þat réðu E si consultarono,
ríkir tívar gli dèi potenti,
hvé þeir Hlórriða come di Hlórriði
hamar of sætti. il martello riprendersi.

Ljóða Edda > Þrymskviða [14]
Nel Baldrs Draumar, il þing divino è ovviamente finalizzato a un altro scopo: stabilire se gli inquietanti
sogni che Baldr ha riferito loro, siano premonitori di una qualche sciagura. E, nel caso, quali provvedimenti
prendere per salvaguardare la vita del dio. Questa scena era stata già narrata nella Prose Edda di Snorri.

En þat er upphaf þessar sǫgu at Baldr inn góða Questa storia ebbe inizio quando Baldr il buono fece
dreymði drauma stóra ok hættliga um líf sitt. En er sogni grandiosi e terribili che riguardavano la sua
hann sagði ásunum draumana, þá báru þeir saman vita. Egli raccontò questi sogni agli Æsir, ed essi si
ráð sín, ok var þat gert at beiða griða Baldri fyrir radunarono allora in consiglio e fu deciso di
alls konar háska. proteggere Baldr da ogni tipo di pericolo.

Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning [49]

Nel racconto di Snorri, gli dèi sembrano subito consci della terribile premonizione contenuta nei sogni fatti
da Baldr e subito stabiliscono di proteggere il dio da ogni tipo di pericolo. Al contrario, in questo poema, il
senso dei sogni sembra rimanere ostico agli dèi e, prima di prendere qualunque decisione, Óðinn stabilisce
di recarsi negli inferi per interrogare una defunta vǫlva, affinché gli sveli il significato di quei sogni e gli
riveli il destino che attende Baldr. 

2 — (a) Gautr: epiteto di Óðinn, compare due volte in questo poema: in [2a] e in [13d], nella
forma alda/aldinn gautr  «gautr dell'umanità» (o «antico gautr», come prediligevano le vecchie traduzioni).
Di non facile interpretazione, è probabilmente inerente a una qualificazione di Óðinn come dio o antenato
dei Goti. L'epiteto si connette infatti con la regione del Götland (Svezia occidentale), toponimo che
presuppone la forma antica Gautar come designazione del popolo che la abitava (cfr anglosassone Geātes).
Da essi si sarebbero mossi, intorno al I secolo, genti destinate a formare il popolo germanico orientale dei
Goti (Ostrogoti e Visigoti). Questo farebbe pensare a un possibile collegamento con Gapt, il progenitore
degli Amali (famiglia reale degli Ostrogoti) secondo Iordanes (De origine actibusque Getarum [XIV: 79]).
Nel testo, abbiamo preferito non tradurlo. — (2g-3b) È il cane che si erge di guardia sulla strada che
conduce negli inferi, secondo un motivo ben conosciuto alla tradizione di tutto il mondo. Vi corrisponde
ovviamente, quale archetipo classico, il cane a tre teste Kérberos, che nel mito greco è incatenato alle porte
dell'Ade. Questi animali hanno il compito di impedire il passaggio, nei due sensi, tra il mondo dei vivi e
quello dei morti. L'animale che qui compare viene in genere identificato con Garmr, il cane incatenato
davanti a Gnipahellir, di cui la Vǫluspá [44 | 49 | 58] prevede lo scioglimento alla vigilia del ragnarǫk. Tale
identificazione è tuttavia priva di elementi probanti, tantopiù che il cane citato nei Baldrs Draumar non
risulta incatenato. Affatto nuovo, invece, è il motivo del petto insanguinato di questo cane, a indicarne
l'assoluta ferocia e malvagità. 

3 — (c) «Padre degli incantesimi» [galdrs fǫður], splendida kenning a indicare Óðinn, in virtù della sua
sapienza e della sua capacità di dominare gli elementi e le creature con canti magici [galdrar]. Si veda in
proposito l'impressionante quadro dei poteri magici del dio in Ynglingasaga [7]. — (e) Il manoscritto marca
il quinto semiverso come inizio di una nuova strofa. Di conseguenza, alcune edizioni moderne combinano in
maniera differente le strofe successive. È probabile che il testo, così come ci è pervenuto, sia piuttosto
lacunoso. — (g-h) La dimora di Hel aveva nome Éljúðnir: era un palazzo dalla pareti e dal tetto fatti di
serpenti intrecciati, protetto da un'alta quanto impenetrabile palizzata. Nel suo salone principale, gelido e
triste, sedevano le anime di tutti coloro che, non essendo stati in vita dei guerrieri, non potevano accedere
alla Valhǫll. 

4 — Questa strofa presenta un interessante quadro delle tecniche necromantiche e del linguaggio inerente.
Che Óðinn fosse in grado di far parlare i morti è attestato nell'Hávamál, dove si dice conoscesse un
incantesimo che gli permettesse di discorrere con gli impiccati:

Ef ek sé á tré uppi Se io vedo su un albero in alto


váfa virgilná, un impiccato oscillare,
svá ek ríst in tal modo incido
ok í rúnum fák e in rune dipingo
at sá gengr gumi così che quell'uomo cammini
ok mælir við mik. e parli con me.

Ljóða Edda > Hávamál  [157]

Anche Snorri ricorda che Óðinn «a volte resuscitava dalla terra i morti o si sedeva sotto i corpi penzolanti
dalle forche; perciò era detto signore degli spiriti dei morti o degli impiccati» [en stundum vakti hann upp
dauða menn or jǫrðu, eða settist undir hanga; fyrir því var hann kallaðr drauga dróttinn eða hanga
dróttinn] (Ynglingasaga [7]). — (g) Valgaldr, letteralmente «incantesimo dei caduti», è il termine qui
attribuito al canto magico in grado di resuscitare i morti. — (h) Letteralmente: «pronunciò parole di
cadavere». Nás orð sono le parole pronunciate da un defunto. 

6 — (a-b) Óðinn si presenta alla vǫlva con due epiteti piuttosto trasparenti. Vegtamr è «aduso alle vie»,
dunque «viandante», con riferimento al carattere pellegrino e vagabondo del dio. Valtamr, che nella
presentazione fatta dal dio sarebbe il presunto padre di Vegtamr, è anch'esso epiteto inerente alla natura del
dio: «aduso [alla scelta] dei caduti». Il fatto che Óðinn debba nascondere la sua identità è, in questo caso,
abbastanza logico, visto che a quanto pare la vǫlva appartiene alla razza dei giganti [13] e potrebbe non
volere rispondere alle domande di un dio. — (e-h) «Per chi sono le panche giuncate d'anelli e le belle pareti
ricoperte d'oro?» è la prima domanda che Óðinn pone alla vǫlva. Il dio si riferisce al salone del palazzo
di Hel, nel quale egli ha avuto evidentemente modo di gettare un'occhiata mentre vi cavalcava accanto. Il
salone è stato addobbato per una festa di benvenuto, segno evidente che in Éljúðnir fervono i preparativi per
accogliere un ospite di rango. Óðinn teme possa trattarsi di Baldr, e la risposta della vǫlva conferma i suoi
timori. 

7 — (d) Uno scudo è qui usato come coperchio del calderone dell'idromele, forse per proteggerlo dal
malocchio? (Gering 1927-1931). — (g-h) «Costretta ho parlato, | ora voglio tacere» [nauðug sagðak, | nú
mun ek þegja]: la formula conclusiva nelle risposte della vǫlva esprime l'estrema riluttanza dei morti a essere
risvegliati e obbligati a rivelare i segreti a loro accessibili. Nel manoscritto, tale formula è indicata con un
acrostico nelle strofe [9] e [11].

8 — (a-c) «Non zittirti, veggente! | Io chiederò | finché non saprò tutto» [Þegj-at-tu, vǫlva, | þik vil ek
fregna, | unz alkunna]: all'accorata preghiera della vǫlva di tornare al suo sonno di morte, corrisponde la
formula imperiosa con la quale Óðinn la obbliga a parlare. Nel manoscritto, tale formula è indicata con un
acrostico nelle strofe [10] e [12].

9 — (a-f). Cfr. Prose Edda > Gylfaginning [49]. Per i dettagli, vedi l'introduzione [supra]. 

11 — (a-f). Del dio Váli, Snorri dice semplicemente: «Áli o Váli si chiama un áss figlio di Óðinn e di Rindr.
Egli è coraggioso in battaglia e un esperto tiratore» [Áli eða Váli heitir einn, sonr Óðins ok Rindar. Hann er
djarfr í orrostum ok mjǫk happskeytr]. Detto questo, Snorri ignora del tutto il ruolo di questo dio quale
vendicatore di Baldr, nonostante il motivo sia citato in un passo della Vǫluspá:

Baldrs bróðir vas Era il fratello di Baldr


of borinn snimma, nato precocemente;
sá nam Óðins sonr il figlio di Óðinn
einnættr vega. vecchio di una notte combatté.
Þó hann æva hendr Non lavò mai le mani
né hǫfuð kembði, né si pettinò il capo
áðr á bál of bar finché non trascinò sul rogo
Baldrs andskota. il nemico di Baldr.

Ljóða Edda > Vǫluspá  [32-33]

La somiglianza tra Vǫluspá  [32e-33d] e Baldrs Draumar [11c-11j] mostra che entrambi i passi dipendono


da una fonte comune.

Baldrs bróðir vas Rindr berr Vála


of borinn snimma, í vestrsǫlum,
sá nam Óðins sonr sá mun Óðins sonr
einnættr vega. einnættr vega:
Þó hann æva hendr hǫnd of þvær
né hǫfuð kembði, né hǫfuð kembir,
áðr á bál of bar áðr á bál of berr
Baldrs andskota. Baldrs andskota...

Tra l'altro, è proprio dal confronto tra i due poemi che si evince che sia proprio Váli l'anonimo personaggio a
cui il sopracitato passo della Vǫluspá attribuisce la vendetta dell'assassinio di Baldr. È possibile che, in
qualche fase di interpolazione del passo nella Vǫluspá, sia caduto il verso in cui il vendicatore veniva
presentato come Váli. Tale verso è stato invece conservato nel Baldrs Draumar; se non disponessimo di
quest'ultimo testo, dunque, avremmo serie difficoltà a comprendere a chi si riferisca la Vǫluspá. Forse Snorri
non conosceva il Baldrs Draumar, ragione per cui evitò di citare la presenza di un vendicatore di cui non
comprendeva l'identità. Sembra comunque evidente che il brano originale sia pervenuto mutilo in entrambi i
testi. Nel caso del Baldrs Draumar, si nota che l'aggiunta della formula di chiusura «Costretta ho parlato, |
ora voglio tacere» porta la strofa a dieci semiversi, in luogo dei canonici otto. Questo suggerisce ancora una
volta che il testo originale sia stato oggetto di pesanti manomissioni. — (b) Vestrsalir «sale d'occidente»:
questo toponimo, dimora di Rindr, non è citato in nessun'altra fonte.

12 — Chi sono queste misteriose fanciulle che intonano il canto funebre e gettano al cielo i loro veli?
Sophus Bugge rimanda alla scena del funerale di Baldr narrata da Snorri:

En æsirnir tóku lík Baldrs ok fluttu til sævar. Hringhorni Gli Æsir  in seguito presero il corpo di Baldr e lo
hét skip Baldrs. Hann var allra skipa mestr [...]. Þá var condussero al mare. Hringhorni si chiamava la nave
borit út á skipit lík Baldrs, ok er þat sá kona hans, Nanna di Baldr e di tutte era la più grande [...]. Venne allora posto
Nepsdóttir, þá sprakk hon af harmi ok dó. Var hon borin á sulla nave il corpo di Baldr e quando lo vide sua
bálit ok slegit í eldi. moglie, Nanna figlia di Nepr, per il dolore il cuore le
cedette e morì. Fu posta anche ella sulla pira e venne
appiccato il fuoco.

Snorri Sturluson: Prose Edda > Gylfaginning [49]

Sulla scolta di questo brano, Bugge identifica le fanciulle citate da Óðinn come le nove figlie di Ægir e Rán,
personificazioni delle onde del mare, che sollevano la nave Hringhorni in modo che la vela arrivi a toccare il
cielo, e vi vede un parallelo con Teti e le figlie di Nereo che piangono Achille  (Bugge 1881-1889). Skaut, in
norreno, è un lenzuolo, un velo, un mantello, o la vela di una nave; e secondo Gustav Neckel, però,
l'espressione halsa skaut indicherebbe tanto il «fazzoletto da collo» che la «scotta della vela» (Neckel 1962).
H.A. Bellows traduce in quest'ultimo senso: «Chi sono le fanciulle | che leveranno lamenti | e getteranno al
cielo | i pennoni delle vele?» [What maidens are they | who then shall weep, | and toss to the sky | the yards
of the sails?] (Bellows 1923). Più attendibile ancora, il suggerimento di Finnur Jónnson, tuttavia, il quale
spiega halsa skaut come kenning per la schiuma del mare proiettata in alto dalle onde (Egilsson ~ Jónsson
1860). (Ránar skaut «velo di Rán» è infatti una nota kenning per «onde». (Cleasby ~ Vigfússon 1874)) 

13 — Che cosa ha permesso alla vǫlva di riconoscere Óðinn? La domanda che questi le aveva posto
in [12] – chi siano le fanciulle che avrebbero intonato per Baldr il canto funebre – non sembra infatti così
significativa da suscitare lo smascheramento del dio. Il parallelo va al certamen di sapienza tra Óðinn e il
gigante Vafþrúðnir; anche qui Óðinn si è presentato sotto mentite spoglie, ma quando chiede al gigante:
«Che cosa disse Óðinn, | a chi saliva sul rogo | lui stesso nell'orecchio del figlio?» (Vafþrúðnismál [54]),
viene immediatamente riconosciuto. È evidente che solo Óðinn può rispondere a un simile
indovinello: Vafþrúðnir scopre l'identità del suo sfidante, ma intanto ha perduto la gara. Se
nel Vafþrúðnismál le domande scambiate tra Óðinn e il gigante hanno lo scopo di mettersi la prova l'un
l'altro, nel Baldrs Draumar hanno una ragione informativa: Óðinn chiede alla vǫlva quanto desidera sapere
sul destino di suo figlio. Ma non è chiaro che cosa, nella banale domanda sull'identità delle prefiche
di Baldr, permetta alla vǫlva di smascherare Óðinn. Sembra ragionevole presumere che la domanda giusta,
quella destinata a suscitare il riconoscimento del dio, fosse in realtà la stessa già posta
da Óðinn e Vafþrúðnir. La medesima domanda viene pure formulata in una scena nella Hervarar saga ok
Heiðreks, dove Óðinn, qui anche qui dissimulato sotto una falsa identità, intrattiene re Heiðrekr con un
gioco di indovinelli; e quand'egli chiede: «Che cosa disse Óðinn | all'orecchio di Baldr | prima che fosse
issato sul rogo?», il re riconosce il dio e tenta di colpirlo (Hervarar saga ok Heiðreks [10]). È evidente che
tale motivo che doveva essere ben noto alla poesia norrena. È dunque possibile che, in un ipotetico antigrafo
del Baldrs Draumar, Vegtamr chiedesse alla vǫlva, alla fine di una lunga serie di domande riguardo al
destino di Baldr, che cosa avrebbe mormorato Óðinn all'orecchio del figlio morto, e che da questa domanda
la veggente avrebbe riconosciuto il dio; in seguito, quando il poema venne redatto nella sua forma a noi
nota, è possibile che questa parte sia andata perduta e i versi riguardanti la domanda di Óðinn sull'identità
delle prefiche di Baldr e riguardanti il riconoscimento da parte della vǫlva siano stati disposti l'una di seguito
all'altro per semplice giustapposizione. Va anche notate che il manoscritto del Codex
Arnamagnæanus contrassegna il quinto semiverso [12e] come incipit di una nuova strofa, evidenziando la
possibile presenza di una lacuna. — (d) Aldinn gautr «antico gautr»: v. nota 2 [supra]. — (g-h) «Piuttosto
sei di tre giganti la madre»: Óðinn risponde al riconoscimento da parte della vǫlva identificandola a sua
volta come un essere appartenente alla stirpe dei giganti. Alberto Mastrelli suggerisce si tratti forse
di Angrboða, madre di Fenrir, Hel e Jǫrmungandr (Mastrelli 1951).
Thomas Gray

THE DESCENT OF ODIN. AN ODE

LA DISCESA DI ODIN. UN'ODE

THE DESCENT OF ODIN. AN ODELA DISCESA DI ODIN. UN'ODE     

THE DESCENT OF ODIN. AN ODE


LA DISCESA DI ODIN. UN'ODE

Uprose the King of Men with speed, S'alzò il Re degli Uomini rapidamente,
And saddled straight his coal-black steed; e sellò subito il suo destriero nero carbone;
Down the yawning steep he rode, scese cavalcando il pendio aperto
That leads to Hela's drear abode. che conduce alla terribile dimora di Hela.
Him the dog of darkness spied, Lo spiò il cane delle tenebre,
5 His shaggy throat he opened wide, la sua gola pelosa spalancò,
While from his jaws, with carnage filled, mentre dalle sue mascelle, piene di carneficina,
Foam and human gore distilled: gocciolavano schiuma e sangue umano:
 
Hoarse he bays with hideous din, abbaia rauco con spaventoso frastuono,
Eyes that glow and fangs that grin; occhi che rifulgono e zanne che ghignano;
10 And long pursues with fruitless yell e a lungo insegue con vane grida
The father of the powerful spell. il padre dei possenti incantesimi.
Onward still his way he takes, Continua il suo cammino,
(The groaning earth beneath him shakes,) (trema sotto di lui la terra che geme)
Till full before his fearless eyes fino a che dinanzi ai suoi occhi impavidi
15 The portals nine of hell arise. si innalzano le nove porte dell'inferno.
Right against the eastern gate, Proprio di fronte al cancello orientale,  
By the moss-grown pile he sate, Si sedette accanto al pilastro coperto di muschio,
Where long of yore to sleep was laid Dove anticamente fu messa a dormire
20 The dust of the prophetic maid. La polvere della vergine profetica.
Facing to the northern clime, Rivolto al clima nordico,
Thrice he traced the runic rhyme; tre volte tracciò la rima runica;
Thrice pronounced, in accents dread, tre volte pronunciò, in terribili accenti,
The thrilling verse that wakes the dead; il verso acuto che sveglia i morti;
25 Till from out the hollow ground finché dal terreno incavato,
Slowly breathed a sullen sound. un suono cupo lentamente trapelò.
Pr. Profetessa:  
“What call unknown, what charms, “Quale richiamo sconosciuto, quali incanti,
presume osano
To break the quiet of the tomb? rompere la quiete della tomba?
30 Who thus afflicts my troubled sprite, Chi affligge in tal maniera il mio spirito turbato,
And drags me from the realms of night? e mi trascina fuori dai reami della notte?
Long on these mouldering bones have beat A lungo su queste ossa in sfacelo hanno battuto
 
The winter's snow, the summer's heat, la neve dell'inverno, il calore dell'estate,
The drenching dews, and driving rain! la rugiada che inzuppa e la pioggia che
35 Let me, let me sleep again. precipita!
Who is he, with voice unblest, Lasciami, lasciami dormire ancora.
That calls me from the bed of rest?” Chi è colui che, con voce sacrilega,
mi chiama dal letto del riposo?”
O. Odin:  
“A Traveller, to thee unknown, “Un Viaggiatore , a te ignoto,
Is he that calls, a Warrior's son. è colui che chiama, figlio di un Guerriero.
Thou the deeds of light shalt know; Conoscerai gli atti della luce,
 
40 Tell me what is done below, dimmi cosa succede qui sotto,
For whom yon glittering board is spread, per chi sono apparecchiate le tavole splendenti,
Dressed for whom yon golden bed.” per chi rivestito quel letto dorato.”
Pr. Profetessa:  
“Mantling in the goblet see “Vedi ammantata nella coppa
The pure beverage of the bee, la pura bevanda delle api,
45 O'er it hangs the shield of gold; pende sopra di essa lo scudo d'oro;
'Tis the drink of Balder bold: è la bevanda del fiero Balder:
 
Balder's head to death is given. la testa di Balder è consegnata alla morte.
Pain can reach the sons of Heaven! Il dolore può raggiungere i figli celesti!
Unwilling I my lips unclose: Riluttante ho dischiuso le mie labbra:
50 Leave me, leave me to repose.” lasciami, lasciami riposare.”
O. Odin:  
“Once again my call obey. “Obbedisci di nuovo al mio richiamo.
Prophetess, arise and say, Profetessa, alzati e parla,
 
What dangers Odin's child await, Quali pericoli aspettano il figlio di Odin,
Who the author of his fate.” chi l'autore del suo fato?”
Pr. Profetessa:  
55 “In Hoder's hand the hero's doom: “Nella mano di Hoder sta il destino dell'eroe:
His brother sends him to the tomb. suo fratello lo manderà alla tomba.
 
Now my weary lips I close: Ora chiudo le mie labbra stanche:
Leave me, leave me to repose. lasciami, lasciami riposare.”
O. Odin:  
“Prophetess, my spell obey, “Profetessa, obbedisci al mio incantesimo,
60 Once again arise and say, àlzati di nuovo e parla,
 
Who the avenger of his guilt, chi sarà il vendicatore della sua colpa,
By whom shall Hoder's blood be spilt.” da chi sarà versato il sangue di Hoder?”
Pr. Profetessa:  
“Pr. In the caverns of the west, “Nelle caverne occidentali,
By Odin's fierce embrace compressed, stretta dall'ardente abbraccio di Odin,
65 A wondrous boy shall Rinda bear, un ragazzo meraviglioso Rinda partorirà,
Who ne'er shall comb his raven-hair, che non si pettinerà i capelli neri corvini,
Nor wash his visage in the stream, né si laverà il volto nel ruscello,
Nor see the sun's departing beam: né vedrà gli ultimi raggi del sole:
Till he on Hoder's corse shall smile prima che sul cadavere di Hoder sorrida
70 Flaming on the funeral pile. la fiamma del rogo funereo.
Now my weary lips I close: Ora chiudo le mie labbra stanche:
Leave me, leave me to repose.” lasciami, lasciami riposare.”
O. Odin:  
“Yet a while my call obey. “Ancora per un po' obbedisci al mio richiamo.
Prophetess, awake and say, Profetessa, svegliati e parla,
75 What virgins these, in speechless woe, chi sono queste vergini, in muto dolore,
That bend to earth their solemn brow, che piegano le loro solenni fronti a terra,
That their flaxen tresses tear, che si strappano le trecce biondissime,  
And snowy veils, that float in air. e i veli bianchi come la neve, che fluttuano in
Tell me whence their sorrows rose: aria.
80 Then I leave thee to repose.” Dimmi da dove provengono le loro sofferenze:
poi ti lascerò riposare.”
Pr. Profetessa:  
“Ha! no Traveller art thou, “Ha! non sei un Viaggiatore,
King of Men, I know thee now, Re degli Uomini, ti riconosco ora,  
Mightiest of a mighty line—” Il più potente di una potente stirpe...”
O. Odin:  
“No boding maid of skill divine “Non donna di abilità divina nel presagire,
85 Art thou, nor prophetess of good; sei tu, né profetessa del bene;  
But mother of the giant-brood!” ma madre della razza dei giganti!"”
Pr. Profetessa:  
“Hie thee hence and boast at home, “Vattene da qui svelto e vàntati a casa tua,
That never shall enquirer come che nessun indagatore verrà
To break my iron-sleep again, di nuovo a rompere il mio sonno di ferro,
90 Till Lok has burst his tenfold chain; finché Lok avrà distrutto le sue catene dieci
Never, till substantial Night volte;
 
Has reassumed her ancient right; mai più, fino a che la grande Notte
Till wrapped in flames, in ruin hurled, avrà ripreso il suo antico diritto;
Sinks the fabric of the world.” fino a che avvolto dalle fiamme, gettato in
rovina,
affonderà l'edificio del mondo.”
Traduzione di Luca Taglianetti 

Bibliografia

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