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Vol.

CLXXXIX

ANNO CXXIX

2o trimestre 2012

Fasc. 626

DIRETTO DA

F. BRUNI - S. CARRAI - M. CHIESA - A. DI BENEDETTO - M. MARTI - M. POZZI

2012

LOESCHER EDITORE
TORINO

BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO
Guittone dArezzo. Sonets damor, a cura di Eduard Vilella. Santa Coloma de Queralt, Obrador Edndum Publicacions URV (La flor inversa. Literatura medieval, 1), 2008, pp. 129.
Si tratta di unantologia, con traduzione in catalano a fronte, di ventisette degli ottantasei sonetti di Guittone dArezzo che compongono il canzoniere raccolto nel codice Laurenziano Redi 7 (siglato L), edito da Lino Leonardi, Torino, Einaudi, 1994. La scelta operata da Vilella risponde a criteri tematici e privilegia quei componimenti nei quali attraverso la tenzone fittizia tra due personaggi, la dama e il suo innamorato risulti ben visibile el joc virtual de laparena com a tema, per donar mostres dels moments significatius daquesta srie de sonets, concebentlos com una narraci de caire mimtic [p. 44]. In effetti, la silloge laurenziana presenta un disegno organizzativo e, in senso lato, narrativo ben reperibile alla base degli accorpamenti testuali del manoscritto, fondato su accorgimenti tecnici di concatenazione infra- ed intertestuali (interrelazione progressiva per cap-cauda e cap-fin tra un sonetto e laltro, indicatori di trapasso, corrispondenze rimiche, sintattiche, lessicali tra le partizioni interne del sonetto e tra pi sonetti, ecc.) che sono indizio di una responsabilit ordinatrice dautore. Al riguardo, sono fondamentali le osservazioni di Lino Leonardi, Struttura, contenuti e fonti di una raccolta dautore, contenute nellultimo dei quattro volumi dei Canzonieri della Lirica Italiana delle Origini (CLIO). Vaticano, Laurenziano, Palatino, Tavarnuzze Impruneta - Firenze, Sismel - Edizioni del Galluzzo, 2000-2001, pp. 155-214 [ripubblicati nel 2007, per lEdizione nazionale dei canzonieri della lirica italiana delle origini], volumi non inclusi nella Bibliografia, altrimenti aggiornata fino al 2004. I Sonets damor antologizzati sono accompagnati da note di commento [pp. 83-121] e sono anticipati da una Introducci [pp. 9-51] che ne contestualizza la composizione allinterno delle vicende biografico-letterarie del loro autore e dellepoca. Di taglio divulgativo, il saggio iniziale si rivolge a tutti quei lettori che guardano al mondo medievale come ad un gran desconegut, clivellat encara de prejudicis [p. 9] e a Guittone dArezzo come ad una delle personalit artistiche pi oscure e difficili, per la profondit degli intenti didattico-poetici della sua opera e per la densit espressiva del suo linguaggio. Vilella esemplifica, sulla scorta del famoso giudizio dantesco di

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Purgatorio XXIV.55-57, il nodo che salda lAretino alla tradizione prestilnovista, trobadorica e siciliana, spiegandone il ruolo di caposcuola dei cosiddetti siculo-toscani, e ponendo la sua esperienza estetica e la sua produzione al crocevia di un ricco intreccio di influssi teorici e formali, fondamentali nella costituzione della letteratura coeva in volgare, rappresentativa della nuova cultura comunale, notarile e borghese dellItalia centrale (e non solo) di met Duecento. Manca a tuttoggi unedizione critica completa e commentata del corpus lirico guittoniano (non potendosi considerare sufficienti in tal senso le peraltro ormai datate edizioni Pellegrini 1901 ed Egidi 1940), una mancanza supplita da alcune edizioni parziali che privilegiano quei raggruppamenti di testi intrinsecamente dotati di una struttura macrotestuale dautore e cos compattamente consegnatici dalla tradizione manoscritta: la silloge di 24 sonetti in forma di ars amandi contenuta nel codice Vaticano latino 3793 (siglato V), edita da dArco Silvio Avalle, Milano - Napoli, Ricciardi, 1977; la corona di 15 sonetti contro il carnale amore trdita dal codice Escorialense e.III.23 (siglato E), edita dalla scrivente, Roma, Carocci, 2007; e il gi citato ciclo laurenziano. La prima e la seconda silloge sono tra loro speculari ed esemplificative del bifrontismo guittoniano concettuale e stilistico, prodotto dallo spartiacque biografico della conversione (avvenuta nel 1265), giacch nelluna lautore si rif al De amore di Andrea Cappellano per trattare della passione amorosa secondo i canoni dellamore cortese, mentre nellaltra la medesima passione viene condannata come peccaminosa devianza rispetto ai princpi cristiani di castit e spiritualit. La terza e pi cospicua silloge laurenziana sviluppa come riconosciuto e dimostrato da Lino Leonardi un pi sottile e complesso gioco intellettuale e retorico di ripresa, rielaborazione e rifunzionalizzazione dei modelli in chiave ironica, per cui la mise en scne fittizia del servizio damore del poeta-amante nei confronti dellamata-midons mira a smascherare, per via di consapevole e non passiva emulazione, lanacronismo ormai palese della tradizione. Questa lunga digressione si rende necessaria perch Vilella sottolinea giustamente che la lrica de lpoca s difcil de copsar si no s en aquesta mena de referncia constant dels autors als seus predecessors [p. 31], ma poi non estende lo studio dei fenomeni di intertextualitat e interdiscursivitat allinterno della produzione di Guittone; il raffronto incrociato, analogico o contrastivo, tra i sonetti laurenziani e i sonetti delle sillogi vaticana ed escorialense aiuta invece a mettere in evidenza certe costanti formali del corpus guittoniano e la polisemia del suo vocabolario, programmaticamente piegato di volta in volta alle esigenze della funzione imitativa (in V), della funzione didascalica (in E) o di quella, appunto, demistificatrice (in L). Questa operazione, funzionale anzitutto allesegesi del testo guittoniano, si rende ancor pi indispensabile per la sua resa in una lingua straniera, specialmente quando si abbia a che fare con un dettato qual appunto quello dellAretino che pu racchiudere in un singolo termine un ventaglio ricchissimo di implicazioni semantiche e dottrinali; quella che Vilella definisce la capacit guittoniana al desplegament analtic que sembla buscar la concisi dun sol instant expressiu simultani que englobi el sentit de manera sincrnica [pp. 110-111], la cui essenza rimanda per non allermeneutica novecentesca di Gadamer, bens a SantAgostino e alla riflessione sul tempo come dimensione psicologica, alla filosofia dellcole de Chartres, allAristotelismo. Il sonetto cui tali considerazioni rinviano Ben meraviglio como om conoscente (Vilel-

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la XIX; Leonardi 69, dora in avanti indicato solo col numero dordine tra parentesi quadre): in esso si assiste, sin dallincipit, ad un ribaltamento della poetica della conoscenza, con attuazione della dialettica dellonore/disonore suggellata nel senso del secondo dallexplicit:
sello pur guardar vl lo passaggio e lom de gir soffrir non p, follia li cresce s che i monta onte dannaggio. (vv. 12-14)

La morale del sonetto un topos della finamors: luomo che ama un bona domna saggio e stimato, luomo che ama una mala femna pazzo e criticato, tanto pi se ci accade per ipocrisia. Tuttavia, alla sintesi espressa nel sonetto laurenziano, nel quale lom conoscente ha valore sottilmente antifrastico ed la spia del sarcasmo di Guittone nei confronti del marito tradito e beato, si arriva passando per la spiegazione della conoscenza quale virt del perfetto amante, nellars amandi vaticana, e della conoscenza quale virt che fa difetto allinnamorato lascivo e dissennato, nellEscorialense:

- [V] son. E vuole essere lommo soferente bene


E li convene bene essere conosciente del volere dela donna e di che fare (vv. 9-10) - [E] son. De lui, cui dico morte, la figura Donqu lamante, simel chAmor, nudo di vert, di saver, di canoxena. (vv. 9-10)

Inoltre, la medesima dinamica del disonore, polarizzata dai terminichiave (s)montare di pregio o onta/danno, nel sonetto laurenziano serve a ridicolizzare luomo che per convenzione sociale e dabbenaggine si tiene una donna fedifraga (vv. 13-14), mentre nella cobbola escorialense serve a stigmatizzare il lussurioso recidivo:
non sofrir tal onta ch pur di pregio smonta lo Nemico obedire. (vv. 9-11)

Questo tipo di confronto in orizzontale, condotto entro il corpus guittoniano e in rapporto ad attestazioni letterarie coeve, permette ad esempio di chiarire il senso del sostantivo oppinone nel son. XXII [81], v. 14, che non quello di inters, dubitativamente proposto da Vilella bens, sulla scorta delloccorrenza nel son. XXIV [83], v. 8 e delle numerose occorrenze in altri testi non solo guittoniani, consultabili anche on line nelle banche dati dellOpera del Vocabolario Italiano e col supporto del Tesoro della Lingua Italiana delle Origini (www.ovi.cnr.it), quello di pensiero, inclinazione, intento. Lo spoglio del vocabolario guittoniano e della lirica amorosa di ascendenza trobadorica permette inoltre di diversificare il significato di possanza e signoraggio nel sonetto dapertura (rispettivamente al v. 4: dapoi che priso tanto di possanza e al v. 10: [Amore,] chi t dato di me tal signoraggio), tradotti entrambi con poder, ma indicanti luno la forza, lintensit crescente della passione, laltro la signoria, il controllo esercitato dal dio damore sullinnamorato. In questo quadro convenzionale del servitium amoris cortese, il loco gioioso precluso al poeta nel son. IX [25], vv. 3-4: poi cheo non posso

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in quel loco intrare | chadorna lom de gioia e de savere, non sar tanto la cort damor (p. 99), quanto piuttosto uno dei luoghi dellamore per eccellenza, il verziere o la camera dellamata, lo spazio conclusus dove si appagano il piacere sensuale (gaug) e il piacere spirituale (joi). A questo immediatamente precedente e, come questo, da contestualizzarsi nella tradizione della lirica aulica occitanica e siciliana, il son. VIII [24] Ai Deo!, chi vidde mai tal malatia e il capgirament del topos de la malaltia damor (p. 98) in esso descritto, pu allora leggersi in chiave di sardonico contrappunto al sonetto Molti amadori la loro malatia di Giacomo da Lentini. Le riflessioni in questa direzione potrebbero moltiplicarsi, con ricadute sul terreno della filologia e dellecdotica, poich latto di tradurre soprattutto quando risponde a princpi di accuratezza esplicativa e fedelt alloriginale, qual il caso della prosa di Vilella porta anche a confrontarsi coi loci critici della tradizione testuale. Avanzo un paio di proposte: son. II [4], v. 9: Torto ben tal, non vidi ancor pare, tradotto: Una injustcia tan gran com aquesta no lhavia vist mai. Leonardi rileva gli accenti anomali di 5a e 7a [pp. 11-13]. In apparato, V reca: Torto tale no lo vidi anco[r] pare, mentre la Giuntina del 1527 ha: Torto ben ch no lo vi unqua pare. Sebbene sia ammissibile una certa eccentricit ritmica degli endecasillabi guittoniani, con non sporadici casi di ictus di 5a, si potrebbe recuperare la regolarit del verso ipotizzando la seguente lezione originaria: Tort: ben tal non vidi ancor pare Ho torto: il bene tale che mai ne vidi di pari, con pare aggettivo, in rima, col valore di simile, paragonale, uguale [sulle asperit sintattiche guittoniane, si tenga presente il saggio di Aldo Menichetti, Metrica e stile in Guittone, in Guittone dArezzo nel VII centenario della morte, a cura di M. Picone, Firenze, Cesati, 1995, pp. 205-217]. La seconda congettura concerne il son. VI [19], v. 1: S como ciascun, quasi enfingitore, tradotto: Com qualsevol home que fingeixi amb enganys. Leonardi segnala anche in questo caso laccentazione dubbia (5a e 6a) della lezione di L; poich V banalizza: ciaschuno omo emfingidore, si potrebbe ipotizzare una lectio difficilior: S como ciascun que si nfingitore Cos come colui che fenhedor [su questo tecnicismo del lessico amoroso trobadorico si sofferma peraltro Leonardi, pp. xli-xlii]. Stando alla traduzione vera e propria, per scrupolo di completezza va detto che, nel son. X [31], v. 3: che gioia sete ha pi valore relativo di voi che siete gioia, che valore causale di perqu sou joia, mentre nel son. XII [42], vv. 5-6: E, folle o saggio cheo taggia trovato, | resposto taggio senpre a pian parere, la resa in forma interrogativa retorica: I, thagi trobat foll o savi, no the respost amb un comportament humil i clar? appare ridondante. Infine, nel son. XI, v. 5, si corregga la svista tipografica comenzzar in comenzar. Spiace che Vilella non abbia tradotto lintegralit del ciclo di sonetti del codice Laurenziano, ma la sua scelta provvede comunque a valorar aquesta potica en la seva peculiaritat sense jutjar-la amb categories externes i de forma retroactiva [p. 36], lasciando intravedere anche al lettore meno esperto dellimpervio Guittone la vastit del suo sapere enciclopedico. Roberta Capelli