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Petrarca

Percorso 0 L’amore per Laura sotto accusa

In questo passo tratto dalla parte iniziale del libro III, S. Agostino mette sotto accusa l'amore di Francesco
per Laura col dire che la donna è una creatura mortale, soggetta all'invecchiamento come tutti gli esseri
umani, dunque il poeta ha amato in modo turpe qualcosa di caduco che lo ha distolto dalla ricerca del vero
bene e della virtù. Dopo le iniziali resistenze, l'autore è costretto ad ammettere che in realtà ha amato
soprattutto il corpo di Laura e la sua bellezza, anche se tale conclusione non lo indurrà a rinnegare i suoi
sentimenti per lei.

Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono

È il sonetto proemiale della raccolta, scritto probabilmente intorno al 1350 e quindi posteriore alla morte di
Laura, come dimostra il fatto che l'autore guarda in modo retrospettivo al suo amore infelice: Petrarca lo
definisce un "giovenile errore" dal quale si è in parte liberato con la maturità, consapevole di essere venuto
meno alla sua dignità di intellettuale e di essersi esposto alle derisioni del mondo, con una concezione
classica che rimanda forse al carme 8 di Catullo. La raffinatezza retorica della costruzione impreziosisce la
lirica, che apre il "Canzoniere" con uno stile decisamente elevato e ricercato.

Di pensier in pensier, di monte in monte

questa lirica è dedicata all'amore infelice di Petrarca per Laura e presenta una situazione assai simile al
sonetto "Solo et pensoso", con il poeta che ricerca appositamente luoghi remoti e solitari in cui sfuggire il
contatto con altre persone (che potrebbero leggergli in volto la pena per il sentimento non corrisposto) e la
descrizione della natura con cui dialoga idealmente, credendo di scorgere il volto della donna amata in ogni
elemento del paesaggio. La canzone si gioca tutta sul contrasto tra l'infelicità dell'autore e la sua illusione
che Laura possa pensare a lui benché lontana, mentre l'alternarsi di momenti di speranza e sconforto segue
una logica interna che non è oggettivata in nessun dato esteriore.

Percorso 1 L’invenzione dell’amore

Era il giorno ch’al sol si scoloraro

In questo sonetto, composto dopo il 1348 e perciò in seguito alla morte di Laura, è descritto il primo
incontro tra la donna e Petrarca, avvenuto il 6 aprile 1327 nella chiesa di S. Chiara ad Avignone, il giorno
dell'anniversario della passione di Cristo. L'innamoramento del poeta è presentato come fulmineo,
attraverso la tradizionale simbologia della freccia del dio Amore che colpisce il cuore in una giornata, tra
l'altro, in cui l'occasione liturgica non suggeriva certo all'autore di guardarsi dalle lusinghe dell'amore.

L’oro et le perle

In questo sonetto composto prima del 1336 Petrarca descrive una Laura narcisistica, intenta ad ammirarsi e
ad agghindarsi allo specchio ignorando a bella posta il poeta, al quale non rivolge mai lo sguardo: lui ne
soffre e vorrebbe che i fiori con cui lei si adorna seccassero, mentre gli specchi vengono presentati quali
strumenti diabolici di seduzione e accusati di dare la morte all'autore in quanto hanno zittito i richiami di
Amore. Il ritratto di Laura è quindi quello di una donna molto terrena, preda della più classica vanità
femminile e molto lontana dall'idealizzazione della "donna-angelo" dello Stilnovo. Il testo, che ha una sottile
venatura misogina e riprende alla lontana lo stereotipo medievale della donna-seduttrice, presenta uno stile
aspro e suoni duri che sembrano ispirarsi almeno in parte alle "Petrose" di Dante.

Benedetto sia ‘l giorno, e ‘l mese et l’anno

In questo sonetto Petrarca racconta il luogo e il modo in cui vide per la prima volta Laura. Non è una
dichiarazione d’amore: il poeta esprime infatti il suo dissidio interiore. Racconta il momento in cui fu colpito
dalle frecce dell’Amore. Benedice tutti i sentimenti che lo legano alla donna concludendo che Laura è
l’unica donna che può averne parte.Petrarca rappresenta il sentimento amoroso in vari aspetti come il
potere salvifico della donna di stilnovistica memoria, la solitudine del poeta, l'assenza dell'amata e la sua
bellezza , una donna dolce e mansueta. Quello con Laura è infatti un rapporto sentimentalmente difficile e
contraddittorio che oscilla fra l'inclinazione del poeta a cedere all'illusione e alle vane speranze e la crudeltà
della donna , bella e indifferente.

Altro aspetto legato all'amore per Laura è costituito dai luoghi che tendono a perdere i loro contorni reali e
fisici e a diventare luoghi letterari, tradizionalmente deputati a esprimere un particolare stato d'animo
dell'autore.

S’amor non è,che dunque è quelch’io sento?

Nei primi versi si rivolge a se stesso,nelle quartine, in fine verso, è presente sempre il punto interrogativo
che nelle terzine non c'è. Questo è dovuto al fatto che Petrarca nella prima parte della lirica svolge
un'indagine con se stesso, si domanda determinate cose. Nella seconda parte l'indagine si è conclusa: il
poeta ha preso coscienza della sua situazione.Nella lirica si individuano due campi semantici relativi
all'amore: uno positivo, di un amore che procura piacere e uno negativo, dell'amore come forza distruttrice.
I termini legati all'aspetto positivo sono ad esempio "bona; dolce tormento;", quelli appartenenti all'aspetto
negativo sono "aspro;mortale;lamento; pianto; doglio";

Pace non trovo, et non ò da far guerra

Il concetto di amore come alla base della sofferenza, espresso in questa strofa, viene ripreso e portato alle
estreme conseguenze nella prima terzina; in questo caso, la passione ha accecato l’io lirico, ma gli
permette ancora di “vedere”, cioè di accorgersi del suo errore, e la sofferenza lo fa gridare di dolore,
facendogli desiderare la morte, dato che non è in grado di sottrarsi a questa forza incessante che lo attira
verso il basso, allontanandolo dalla via del bene. Proprio per questa sua incapacità di opporsi, l’io lirico odia
se stesso, ma non può fare a meno di amare l’Amore in sé; è quindi come diviso in due, e la sua sofferenza
è accentuata ancora dall’oscillazione fra questi due estremi.

Percorso 2 Un autoritratto poetico

Movesi il vecchierel canuto et bianco

Composto intorno al 1337 in occasione di un viaggio a Roma,il sonetto propone un bizzarro paragone tra il
poeta, che cerca nel volto delle altre donne le fattezze di quello di Laura, e un anziano pellegrino che va a S.
Pietro a vedere il velo della Veronica, per scorgere nella reliquia i lineamenti del volto di Cristo. La
similitudine, lungi dall'assegnare un qualche valore religioso al sentimento per Laura, presenta un
accostamento tra tema sacro e profano che è segno della modernità di Petrarca rispetto alla tradizione
della lirica precedente.

Passa la nave mia colma d’oblio

Petrarca descrive la sua situazione esistenziale attraverso l’allegoria della vita paragonata ad un viaggio per
mare.
Il poeta dice che la sua nave, carica di dimenticanze, attraversa un mare tempestoso, nel cuore della notte e
durante l’inverno, in un luogo infido come lo stretto di Messina: al timone della nave sta Amore, suo signore,
anzi, addirittura nemico.La continua sofferenza, l’alternarsi di speranze e delusioni,  hanno fiaccato le forze
positive e razionali del suo animo, travolte da una lunga serie di errori e dalla consapevolezza di non saper
gestire la sua passione.

Vergine bella, che di sol vestita

È la canzone dedicata alla Vergine che chiude la raccolta, con un'intonazione da cantico religioso che da un
lato si ricollega alla tradizione della poesia del Duecento (incluso il "Paradiso" di Dante, specie l'inizio del
canto XXXIII), dall'altro esprime il consueto dissidio interiore del poeta diviso tra le lusinghe del mondo cui
non sa rinunciare fino in fondo e l'aspirazione a una vita dedita alla virtù per cui chiede l'assistenza del
cielo, ormai alla fine della sua vita terrena. Il testo presenta una costruzione retorica assai raffinata e tocca
uno dei punti poeticamente più alti dell'opera, chiudendo idealmente il discorso aperto dal sonetto
proemiale e concernente l'amara consapevolezza della vanità della vita umana

Percorso 3 tempo e memoria

Erano i capei d’oro a l’aura sparsi

In questo sonetto composto tra 1339 e 1347 l'autore rievoca a distanza di anni il primo incontro con Laura,
avvenuto nella chiesa di S. Chiara ad Avignone, quando si innamorò di lei colpito dalla sua folgorante
bellezza che ora, a causa dell'età, comincia a sfiorire sul volto della donna; nonostante questo, però, il
poeta continua ad amarla come il primo giorno e a soffrire le pene di questo amore infelice in quanto non
corrisposto. La novità del componimento è nel contrasto tra la Laura del passato, la cui descrizione ricalca
a livello esteriore i canoni dello Stilnovo, e la Laura del presente, invecchiata come tutte le donne terrene e
perciò assai lontana dall'idealizzazione religiosa della donna-angelo.

La vita fugge, et non s’arresta una hora

Composto "In morte di Madonna Laura", questo sonetto esprime il rimpianto per la vita trascorsa
inutilmente nell'amore vano per la donna ormai scomparsa e il timore della morte imminente, nella
consapevolezza di aver peccato e di essere prossimo a rendere conto della propria condotta di fronte a Dio.
Il dissidio interiore è espresso attraverso la metafora del viaggio in un mare tempestoso, in cui l'unica luce
era rappresentata dagli occhi di Laura e che riprende una simbologia largamente usata nella letteratura
religiosa del Duecento

Percorso 4 il paesaggio e lo stato d’animo

Di pensier in pensier, di monte in monte

Collocata subito dopo la canzone "Italia mia" unico componimento politico della raccolta, questa lirica è
dedicata all'amore infelice di Petrarca per Laura e presenta una situazione assai simile al sonetto "Solo et
pensoso", con il poeta che ricerca appositamente luoghi remoti e solitari in cui sfuggire il contatto con altre
persone (che potrebbero leggergli in volto la pena per il sentimento non corrisposto) e la descrizione della
natura con cui dialoga idealmente, credendo di scorgere il volto della donna amata in ogni elemento del
paesaggio. La canzone si gioca tutta sul contrasto tra l'infelicità dell'autore e la sua illusione che Laura
possa pensare a lui benché lontana, mentre l'alternarsi di momenti di speranza e sconforto segue una
logica interna che non è oggettivata in nessun dato esteriore.

Zephiro torna, e ’l bel tempo rimena

Il sonetto Zephiro torna si rifà per certi aspetti a un genere poetico della lirica provenzale, le chansons de
primtemps, che descrivono ed esaltano il ritorno della stagione primaverile; ma la tradizione provenzale è
qui rovesciata, perché il tempo felice dell’anno è periodo di lutto per Petrarca che in esso, precisamente in
aprile, ha visto la scomparsa dell’amata Laura.Anche dal punto di vista stilistico è possibile osservare
in Zephiro torna una distinzione fra l’aspetto linguistico, soprattutto fonico, dolce e piano delle quartine, e la
ricerca di effetti aspri nelle terzine. Tipicamente di Petrarca è la regolarità data dalla distribuzione degli
elementi sintattici in gruppi di due

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