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LETTERATURA ITALIANA 10 novembre 2020

366 - La costruzione collassa nuovamente su se stessa e il desiderio ma anche la parola poetica no si


rivolgono più alla donna amata ma ad un oggetto d’amore che è alternativo alla donna amata, cioè la vergine
maria che è definita come autentico e legittimo oggetto d’amore, un amore che si contrappone al desiderio
fuorviante per Laura, per l’oggetto terreno. È l’ennesima conferma del fatto che Petrarca divide ciò che
Dante ha unito. Dante nel II canto dell’inferno disegna una complicata rete di relazioni che coinvolge
Virgilio, Beatrice, la Vergine, Santa lucia, tutte coinvolte per collaborare al progetto salvifico. In Petrarca
tale rete di relazioni è chiamata solo a evidenziare il carattere peccaminoso dell’amore per laura. In questa
canzone Petrarca riferisce una serie di definizioni che nell’ambito della tradizione stilnovistica vengono
riferite alla donna amata anche in quanto mediatrice con l’assoluto.
Vv.1-13
Qui si fa riferimento all’amore che lega il creatore alla Vergine. Si fa riferimento all’amore come movente,
forza motrice della parola poetica (amor mi mosse che mi fa parlare, Dante).
Vv. 40-52
Petrarca si rivolge alla vergine identificandola come vera Beatrice (52). Ciò significa contrappone la
Vergine alle false Beatrici che caratterizzano la tradizione dell’amore cortese. Lo stesso Francesco, nella
stessa misura in cui ha fatto di Laura una Beatrice ha commesso quello che poi il poeta stesso considererà un
errore.
Vv. 100-112
Contrapposizione tra vera Beatrice e donna amata che viene chiamata in causa e definita Medusa. Quella
dinamica di mortificazione e pietrificazione del soggetto qui è denunciata come traviamento. Laura, la donna
amata non è più un oggetto capace di indirizzare il desiderio di Francesco verso la dimensione della
beatitudine, oltre i limiti della vita terrena, ma è una medusa pietrificante. E il desiderio a lei rivolto è un
desiderio che non è primo di insanie e di cui bisogna riconoscere la follia, la natura malsana. Questo non è
un punto d’arrivo, si tratta di un punto che sta a segnare l’affrancamento di quell’amore che il libro continua
a configurare nel suo percorso labirintico che viene proposto a noi lettori. Si contrappone frontalmente a
quello proposto da Dante ed è un percorso che il libro testimonia proprio nella sua ambiguità, poiché il libro
a parte questa svolta penitenziale finale, il libro non consente di costruire un processo di liberazione che
viene per esempio presentato nella salita al monte ventoso, in una posizione di superiorità e distacco dal
proprio errore: c’è nel testo la consapevolezza dell’errore, ma anche il senso della sconfitta nel tentativo di
distanziarsene una volta per tutte. Petrarca nel proemio annuncia di essere cambiato, però è un cambiamento
che non è mai definitivo e non conduce mai a un definitivo distacco né da Laura né dall’opera poetica che
possiede Laura al suo centro, che si proclama come celebrazione di questa sconfitta stessa.