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CRITICA DELLA RAGION PRATICA.

DI COSA SI OCCUPA?
Kant ha l'idea che la ragione non governa solo la conoscenza dell'uomo ma anche il suo agire. Kant si occupa quindi
di studiare la critica della ragion pratica perch essa si occupa dei limiti della morale dell'uomo, ovvero i limiti
dell'azione stessa dell'uomo. La ragion pratica dunque detiene dei limiti che sono gi dati, in quanto l'azione morale ha
dei limiti invalicabili naturali.

LUOMO DEVE SPINGERSI OLTRE LAMBITO FENOMENICO.
Nella ragion pura il problema della conoscenza umana era quello di limitarla al suo ambito fenomenico e quindi
bisogna tenere l'uomo nell'ambito fenomenico e ricordargli che l'ambito noumenico non conoscitivo. Nella ragion
pratica bisogna spingere l'uomo ad uscire dall'ambito fenomenico. Bisogna ricordare all'uomo che fa parte del fenomeno,
che fatto di istinti, ma pu costruire un mondo noumenico.

DOGMATISMO, FANATISMO MORALE, SANTITA E LIBERTA
La critica della ragion pura aveva come nemico il dogmatismo, cio l'arroganza della ragione di andare oltre il
fenomenico, il nemico della ragion pratica il fanatismo morale. Il fanatismo morale la pretesa dell'uomo di poter
arrivare alla santit, tuttavia l'uomo non santo, un essere morale. Dio santo, ma noi non siamo Dio. Per santit si
intende piena aderenza tra volont e ragione. L'uomo deve quindi sforzarsi ad adeguare la nostra volont alla ragione.
Se la volont prevale sulla ragione allora siamo nel mondo animale puramente fenomenico. Bisogna cercare quindi di
entrare nel campo morale, sforzandoci di adeguare la nostra volont alla ragione. Dio non fa nessuno sforzo poich nel
suo caso volont e ragione coincidono. Lo sforzo che fa l'uomo di adeguare la volont alla ragione si chiama "libert".

LA FIGURA DELLUOMO.
L'uomo libero solo quando un essere morale, non quando si comporta come un animale. L'idea di Kant che
l'uomo un essere libero quando rispetta la legge morale, non quando la infrange. Chi non rispetta la legge non lo fa
perch non all'altezza, lo fa perch non un essere morale, ma istintuale. Kant rovescia il detto di San Paolo "Puoi
dunque devi" in "Devi dunque puoi", dato che l'uomo libero quando fa ci che deve fare. Quindi nel campo animale
non c' alcuna libert, dato che gli animali fanno ci che gli istinti gli impongono di fare. Nel mondo divino la parola
"libert" non ha nessun significato perch volont e ragione sono la stessa cosa. Dunque la legge morale ha il suo
ambito solo nella morale e non nel campo animale e divino. La legge c' perch l'uomo libero. L'uomo deve sforzarsi
per far coincidere volont e ragione, questo fatto dato dalla stessa natura finita del mondo. L'uomo ha una mente
finita anche nella ragion pratica. In fondo il Fanatismo morale e il Dogmatismo conoscitivo hanno la stessa radice, cio
di volere un uomo infinito, tuttavia l'uomo finito. Quindi la legge diventa un imperativo dell'uomo a spegnere la sua
volont e ad agire secondo ragione, sottomettendosi ad essa.

LEGGE MORALE E FELICITA.
L'uomo pu scegliere la ragione come sua guida o scegliere gli istinti. Allora la moralit lontana sia dal mondo
istintuale sia dal mondo divino. Noi siamo esseri di mezzo. Ma l'uomo non pu agire moralmente scegliendo come punto
di riferimento l'effetto del suo desiderio e l'oggetto del desiderio per eccellenza la felicit. Dunque la felicit non pu
essere la base di una legge morale e non pu nemmeno essere lo scopo.
La legge morale afinalistica, ovvero senza scopi. L'unico scopo la legge morale stessa. L'imperativo della legge per
kant l'imperativo categorico. L'imperativo categorico sempre formale, cio non dice mai cosa fare e non mi dice
secondo quali criteri io devo scegliere cosa fare. La massima una legge morale ma che io mi impongo e che secondo
me rispecchia la legge morale.

GLI IMPERATIVI CATEGORICI...
1) opera in modo che la massima della tua volont possa sempre valere come principio di una legislazione
universale. La fonte della legge morale non pu essere una legge esterna all'uomo, cio non pu essere una legge
eteronoma ma sempre autonoma. Una legge morale autonoma significa che la ragione l'unica fonte della l'egge
morale, quindi l'IO. Non pu essere Dio la fonte della legge morale perch vorrebbe dire che sarei diretto da altro, cio
non sarei autonomo. La legge di Dio ha valore dal momento che coincide con quello che io ho stabilito come legislatore
universale morale. Questa la rivoluzione COPERNICANA-MORALE mentre nella ragion pura la rivoluzione stabilisce
che noi diamo le leggi alla natura. Invece nella ragion pratica la rivoluzione sta nel fatto che l'IO il legislatore naturale
morale perch siamo esseri autonomi.

TAVOLA DEI MOTIVI DETERMINANTI DELLA VITA MORALE.
E allora Kant elabora la TAVOLA DEI MOTIVI DETERMINANTI DELLA VITA MORALE ci ci che mi spinge ad
agire... lo scopo di un'azione. Vi sono i motivi soggettivi, oggettivi esterni e interni. I motivi sono sei e sono
l'educazione,il governo civile, il sententimento fisico, il sentimento morale, la perfezione e la volont di Dio. Tutti
questi 6 motivi non sono in grado di fondare un imperativo categorico. Tutti danno vita a imperativi ipotetici. Questi
sono obblighi condizionati o da circostanze esterne o da sentimenti e non sono in grado di giustificare una validit
universale della legge morale, perci vanno scartati perch dipendono dal desiderio ma rispettano la volont di
una legge che deve essere seguita in modo incondizionato.

BENE E MALE, SECONDO KANT.
Invece il formalismo della legge morale che Kant propone parte da un principio fondamentale, secondo il quale bene
e male non precedono la legge morale ma la seguono., cio bene o male non sono principi esterni alla legge morale,
allora il bene rappresentato dalle azioni conformi alla legge morale, il male rappresentato dalle azioni
deformi. Bene e male non sono al di sopra della legge. Ma possibile che io compia delle azioni che sono conformi alle
leggi morali ma non sono morali. La legge morale non accetta nessun sentimento, sen non uno: il rispetto della
legge morale.

SECONDO E TERZO IMPERATIVO CATEGORICO.
Tutti questi chiarimenti stabiliscono un mondo neumenico. Il mondo della legge morale non esiste nella natura, lo
dobbiamo creare noi. Lo sforzo per uscire dal fenomeno per arrivare ad un mondo neumenico uno sforzo positivo ed
lo sforzo contrario a quello della critica della ragion pura. In questo mondo neumenico valgono 3 imperativi, il primo
gi stato esposto, mentre il secondo dice: Vedi nellumanit un fine e non solo un mezzo. Cio non bisogna usare
gli altri, dato che non sono strumenti. Il terzo imperativo categorico dice: Agisci in modo che la volont possa considerare
s stessa mediante la sua massima come universalmente legislatrice. Mentre nel primo imperativo si mette laccento
sulla massima, nel terzo si mette laccento sulla volont.

IL REGNO DEI FINI.
LIO diventa la fonte della legge morale delluomo. Questa la vera rivoluzione copernicana. Perci la volont
universalmente legislatrice, il che significa che ha fatto lo sforzo massimo di arrivare alla ragione. Questi tre imperativi
portano luomo alla costruzione di un mondo noumenico. Questo mondo chiamato il Regno dei Fini da Kant. Il regno
dei fini quel mondo dove luno lo scopo dellaltro, e non il mezzo. E quel mondo dove nessuno re, nessuno
suddito, tutti sono cittadini e a comandare in questo mondo la ragione.
Ma se chiaro allora che noi costruiamo un mondo neumenico, andando oltre la fenomicit, quindi i nostri istinti li
possiamo domare, ma mai eliminare. Luomo non si liberer mai del mondo degli istinti, ma deve sempre
combattere per essere razionale. Ma luomo ha sempre un richiamo degli istinti, perch vorrebbe essere premiato per la
sua azione virtuosa.

QUALE IL PREMIO CHE PRETENDE LUOMO?
Il premio che pretende la felicit, che non pu essere il fondamento di una legge morale, ma un richiamo invincibile
del mondo fenomenico. Vi quindi un BINOMIO ANTINOMICO tra virt e felicit. Se fossimo solo razionali ci
basterebbe la virt, ma dato che siamo anche degli animali vogliamo anche la felicit. Tuttavia virt e felicit non vanno
mai daccordo.

DIALETTICA DELLA RAGION PRATICA:
Virt e felicit sono due parallele che non si incontrano mai.
Noi umani, dato che siamo esseri finiti, abbiamo la pretesa di unire virt e felicit, ma abbiamo bisogno di un tempo
infinito, che non abbiamo.
Se postuliamo che lanima immortale, ma il tempo a disposizione lo abbiamo, significa che noi abbiamo lesigenza
che lanima sia immortale, allora la postuliamo immortale. Ma postulare non significa conoscere, quindi Kant non
vuole contraddire la critica della ragion pura, infatti lanima non conoscibile. E solo la nostra esigenza di un
tempo infinito che ci porta a considerarla immortale. Comunque c differenza tra esigenza e conoscenza. Affinch
lanima sia immortale necessario che anche Dio esista.