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10/6/2021 Sergio Leone - Wikipedia

Sergio Leone
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Sergio Leone (Roma, 3 gennaio 1929 – Roma, 30 aprile 1989) è


stato un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico
italiano.

È riconosciuto come uno dei più importanti e influenti registi


della storia del cinema,[1] particolarmente noto per i suoi film del
genere spaghetti-western.[2] Nonostante abbia diretto pochi film,
la sua regia ha fatto scuola e ha contribuito alla rinascita del
western negli anni sessanta, grazie a titoli come Per un pugno di
dollari, Per qualche dollaro in più, Il buono, il brutto, il cattivo
(che formano la cosiddetta "trilogia del dollaro"), C'era una volta
il West e Giù la testa, mentre con C'era una volta in America ha
profondamente rinnovato il lessico dei gangster movie (queste Sergio Leone premiato al Giffoni
ultime tre pellicole compongono invece la "trilogia della II^ Film Festival nel 1987
frontiera americana", come definita dallo stesso Leone, altresì
conosciuta in seguito come "trilogia del tempo" da una
definizione datagli dal critico cinematografico Morandini o anche, infine, "trilogia della fiaba").

Nel 1972 con Giù la testa è stato vincitore del David di Donatello per il miglior regista. Nel 1984 gli è
stato inoltre assegnato il David René Clair. Nel 1985 con C'era una volta in America ha vinto il Nastro
d'argento al regista del miglior film ed è stato candidato al Golden Globe per il miglior regista e al
David di Donatello per il miglior regista straniero. Il 9 ottobre 2014 gli è stato attribuito, alla
cerimonia del Premio America presso la Camera dei deputati, un premio speciale alla memoria dalla
Fondazione Italia USA.[3]

Indice
Biografia
Le origini e gli inizi
Gli anni cinquanta: i peplum e i primi lavori importanti
Gli anni sessanta: gli "spaghetti-western" e il successo
Gli anni settanta: i film negli USA
Gli anni ottanta: il ritorno in Italia
Gli ultimi progetti e la morte
Lo stile e la tecnica del western
Matrimonio
Influenza culturale
Curiosità su Sergio Leone
Filmografia
Regista e sceneggiatore
Assistente regista
Direttore della seconda unità

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Sceneggiatore
Attore
Produttore esecutivo
Riconoscimenti
David di Donatello
Nastro d'argento
Giffoni Film Festival
Golden Globe
Premio BAFTA
Note
Bibliografia
Altri progetti
Collegamenti esterni

Biografia

Le origini e gli inizi

Sergio Leone nacque a Roma, presso il Palazzo Lazzaroni sito in


Via dei Lucchesi, a pochi metri dalla fontana di Trevi, il 3 gennaio
del 1929, figlio di Roberto Roberti (nome d'arte di Vincenzo
Leone; 1879-1959), un regista e attore originario di Torella dei
Lombardi (in provincia di Avellino), considerato uno dei pionieri
del cinema muto italiano, e di Bice Waleran (pseudonimo di
Edvige Valcarenghi; 1886-1969), un'attrice romana, nata in una
famiglia milanese che vantava anche delle remote origini
austriache.
Sergio Leone (primo da destra) in
Ladri di biciclette (1948)
Nel 1931, la famiglia Leone si trasferì a Via Filippo Casini, nel
quartiere popolare di Trastevere: "Il mio modo di vedere le cose
talvolta è ingenuo, un po' infantile, ma sincero. Come i bambini
della scalinata di Viale Glorioso": la targa con questa scritta è stata affissa per segnalare la casa in cui
Leone ha vissuto gli anni dell’infanzia e della gioventù lungo la scalinata di viale Glorioso che scende
verso Trastevere.[4][5]

Studiò presso i lasalliani, su scelta della famiglia, che avversava l'organizzazione pubblica fascista
dell'educazione, dove proprio tra i banchi di scuola delle elementari conobbe uno tra i suoi futuri, più
stretti e celebri collaboratori: il compositore Ennio Morricone.[6] Non eccelso negli studi, si avvicinò
con interesse già da quegli anni alla Storia e all'Italiano[7]

Antifascista convinto, a quattordici anni decise di unirsi alla Resistenza, venendo però dissuaso dalla
madre.[7]

Appassionato fin da bambino al cinema statunitense[7] (adorava John Ford e Charlie Chaplin), Leone,
dopo le prime esperienze col padre Vincenzo, iniziò a lavorare nell'ambiente cinematografico già
all'età di diciotto anni.
Ebbe infatti una piccola parte, come comparsa, in Ladri di biciclette di Vittorio
De Sica, di cui fu per quel film assistente non retribuito[7]: quando i protagonisti Antonio e Bruno
vengono sorpresi a Porta Portese da un temporale si riparano sotto un cornicione dove arrivano anche
dei seminaristi stranieri tra cui Leone. Successivamente, Leone incomincerà a interessarsi del genere
peplum, basato su azioni eroiche ed epiche di soldati e imperatori sia greci sia romani.
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Nel 1949 il padre Vincenzo si ritira con la moglie Edvige al paese natio di Torella dei Lombardi: il
ventenne Sergio, iscrittosi all'università a giurisprudenza decide di restare a Roma e di lavorare nel
cinema, entrando in contatto con le conoscenze paterne nel mondo cinematografico.[7] (Carmine
Gallone, Mario Camerini e, soprattutto Mario Bonnard, che lo prende sotto la sua ala protettrice).

Gli anni cinquanta: i peplum e i primi lavori importanti

Valutò agli albori degli anni cinquanta il suo esordio alla regia, avendo scritto la sceneggiatura di un
film, mai prodotto, Viale Glorioso che ricalcava le tematiche espresse da Federico Fellini ne I vitelloni
del 1953. L'uscita di questo film convinse temporaneamente Leone ad abbandonare le velleità
registiche, dedicandosi all'aiuto regia.[7] I primi lavori di un certo rilievo lo videro prima come
assistente regista del padre in Il folle di Marechiaro, successivamente di Carmine Gallone e
Alessandro Blasetti, e poi dell'amico di famiglia Mario Camerini.[7] Ricoprì lo stesso ruolo o quello di
direttore della seconda unità (non accreditato) in alcune produzioni hollywoodiane di grande
importanza, girate agli studi di Cinecittà a Roma, nel periodo della cosiddetta Hollywood sul Tevere:
quelli degni di nota sono Quo vadis di Mervyn LeRoy (1951) e soprattutto il colossal Ben-Hur di
William Wyler (1959), vincitore di 11 Oscar, di cui Leone diresse la importante e spettacolare scena del
"duello delle quadrighe". Nel 1954 dirige il suo primo film da regista: il cortometraggio
documentaristico "Taxi... signore?". Nel 1959 subentra a Mario Bonnard, colpito da una malattia che
lo costrinse ad abbandonare il set (ma Leone racconterà poi che Bonnard in realtà "scappò a dirigere
il film 'Gastone', con Alberto Sordi, affidandogli la regia del film che stava abbandonando ed in cui lui
era stato imbarcato come aiuto regista"), alla regia di Gli ultimi giorni di Pompei, al quale aveva
collaborato alla sceneggiatura.

Tuttavia i titoli di apertura del film non riportano il suo nome ma solo quello di Bonnard. I produttori
affidarono lo sviluppo di una nuova opera cinematografica a Leone (che nel frattempo nel 1960 aveva
sposato Carla Ranalli, ballerina del Teatro dell'Opera di Roma), il quale sviluppò la stessa come una
ridicolizzazione del genere, pur restando fedele alla struttura di base. Da questo intento esordì alla sua
prima regia accreditata con Il colosso di Rodi (1961).[7] Grazie alla lunga esperienza, Leone riuscì a
produrre il film con un basso budget che sembrasse tanto spettacolare quanto un vero e proprio
kolossal di Hollywood. La vicenda, ambientata nell'isola di Rodi, aveva come protagonisti due amanti:
un viaggiatore e la figlia del re di Rodi, finanziatore della costruzione di un enorme gigante di bronzo
in grado di versare braci ardenti sui viaggiatori nemici che osavano avvicinarsi troppo all'isola. Questo
film rappresentò l'ultima esperienza nel genere peplum per Leone, che rifiutò le numerose proposte
successive dei produttori cinematografici per riprendere la tematica della sua prima regia.[7]

Gli anni sessanta: gli "spaghetti-western" e il successo

Nei primi anni sessanta, la richiesta di peplum si esaurì, anche se Leone, dopo un biennio di
collaborazioni alle sceneggiature di film del genere, dopo "Il colosso di Rodi", stava lavorando alla
preparazione del suo terzo peplum, o "film sandalone" (come lo chiamava egli stesso): "Le aquile di
Roma", una sorta di remake di "I sette samurai" in chiave peplum. In questo periodo a Leone fu
affidata la stesura della sceneggiatura di un western, tratto dall'omonimo romanzo western "The
Bounty Killer", di coproduzione italo-spagnola, avviata dall'ispanico José Gutiérrez Maesso e
sostenuta dall'italiana "Jolly Film" di Papi e Colombo. Ma l'opera di Leone fu bocciata da Maesso.
Nella primavera 1963 l'operatore Stelvio Massi ed il direttore della fotografia Enzo Barboni
incontrarono Sergio Leone al bar "Rosati" in piazza del Popolo. Gli dissero che avevano appena visto
al vicino cinema "Arlecchino" il film giapponese "La sfida del samurai", suggerendogli di farne un
western. Leone fu tra i primi pionieri di quello che divenne il genere preferito dal grande pubblico, il
western, dando addirittura vita ad un importante sottogenere di matrice italiana, noto con il nome di
spaghetti-western, il cui modello stilistico sarà proprio il primo western di Leone, Per un pugno di

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dollari del 1964, uno dei film più famosi del genere, che ricalca in gran parte la trama de La sfida del
samurai (in giapponese Yojimbo), film di Akira Kurosawa del 1961, come ammesso dallo stesso
Leone.[7]

Il regista giapponese accusò Leone di plagio, vincendo la causa legale e ottenendo come risarcimento i
diritti esclusivi di distribuzione di Per un pugno di dollari in Giappone, Corea del Sud e Taiwan,
nonché il 15% dello sfruttamento commerciale in tutto il mondo.[8]

L'esigenza di dedicarsi al nuovo genere nacque dalla crisi cinematografica dei primi anni sessanta e
dalla ricerca di Leone di forme narrative ispirate al cinema tedesco di genere in voga in quegli anni.
Non essendo un amante del genere originale statunitense, decise di lavorare sul gioco delle maschere,
ispirandosi alle opere di Carlo Goldoni.[7]

Lavorando a questo film, Sergio Leone ha lanciato nel


firmamento delle star Clint Eastwood, che fino ad allora era
rimasto un modesto attore televisivo statunitense con pochi ruoli
al suo attivo. Per la regia Leone si firmò Bob Robertson,
un'anglofonizzazione del nome d'arte usato dal padre Vincenzo,
Roberto Roberti, e con l'intenzione di proclamarsi figlio di
Roberti.[7] Dovendo essere spacciato come western americano, i
nomi nei titoli dovevano sembrare americani: così Gian Maria
Volontè si chiamò John Wells ed Ennio Morricone si firmò Dan
Savio. La versione definitiva del film fu fortemente condizionata
dai problemi di budget basso e in parte alle numerose ubicazioni
spagnole; presenta una violenta e moralmente complessa visione
del Far West statunitense che sembra da un lato rendere tributo
ai classici western, mentre da un altro se ne distacca nei toni.

I due film seguenti, Per qualche dollaro in più (1965) e Il buono,


il brutto, il cattivo (1966), completano quella che è conosciuta
come la "trilogia del dollaro". Ciascuno di questi film ha potuto
beneficiare di un budget sempre maggiore e di migliori mezzi Set di vari film western diretti sia da
tecnici del precedente, e le capacità del regista sono riuscite anche Sergio Leone che da altri registi
a produrre risultati via via superiori anche al botteghino, dato il situato ad Almería in Andalusia
successo di pubblico. Si pensi che quando emissari influenti della
United Artists vennero a Roma per sincerarsi del successo di
pubblico dei film di Leone, videro che alla prima del film "Per qualche dollaro in più" c'era stato un
vero e proprio assalto alla cassa!... Gli americani, poco dopo a cena, chiesero a Sergio Leone "Next
movie?", cioè quale fosse il prossimo film. Leone, spiazzato, volse lo sguardo in cerca d'aiuto a
Luciano Vincenzoni, cosceneggiatore di "Per qualche dollaro in più", il quale senza scomporsi
raccontò la trama del film "La grande guerra", di cui era stato sceneggiatore, in chiave western. E
tanto bastò ad entusiasmare gli americani che misero sul piatto un anticipo di circa un miliardo di lire
per dare il via al terzo western di Sergio Leone, che infatti, inizialmente, si intitolò "Due magnifici
straccioni". Poi verrà imbarcato il terzo protagonista, il brutto Eli Wallach... Tutti e tre i film si
avvalsero delle notevoli colonne sonore di Ennio Morricone (il quale, proprio con "Il buono, il brutto,
il cattivo", inizia a comporre le musiche prima del film sulla base della sceneggiatura, e non dopo, sul
montato), compositore reso noto proprio grazie a queste opere, che accompagnerà Leone nella
realizzazione dei tre successivi film fino a C'era una volta in America nel 1984.

Basandosi su questi successi, nel 1968 Leone dirige quello che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere
il suo ultimo western, C'era una volta il West. Girato negli scenari della Monument Valley, in Italia e
in Spagna, il film risultò come una lunga, violenta e quasi "onirica" meditazione sulla mitologia del
West. Al soggetto collaborarono anche due altri grandi registi, Bernardo Bertolucci e Dario Argento;
quest'ultimo, all'epoca, era ancora quasi completamente sconosciuto. La sceneggiatura fu invece
scritta da Sergio Donati, insieme con Leone.

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Prima dell'uscita nelle sale, tuttavia, il film fu ritoccato e modificato dai responsabili dello studio
portando ad una versione accorciata, della durata di circa 165 minuti. La pellicola originale, con il
montaggio del regista che dura complessivamente circa 175 minuti, è stata riscoperta e rivalutata solo
anni dopo. Il film, insieme con Il buono, il brutto, il cattivo e C'era una volta in America, è
considerato tra i migliori del regista, ed è uno dei capisaldi del genere western.

Gli anni settanta: i film negli USA

Nel 1970, venne contattato dalla Paramount per dirigere il film Il


padrino, ma Leone declinò l'offerta[9].

Successivamente diresse Giù la testa nel 1971, un progetto messo


su in poco tempo con un budget medio, interpretato da James
Coburn e Rod Steiger. Inizialmente il film doveva avere Leone
(che già da 4 anni stava pensando al suo "C'era una volta
l'America", titolo iniziale del film) come produttore esecutivo e
come registi furono presi in considerazione Peter Bogdanovich,
Sam Peckinpah e Giarcarlo Santi, che era stato aiuto regista di
Leone in "Il buono, il brutto, il cattivo" e "C'era una volta il West".
Ma alla fine Leone curò la regia del progetto, in quello che è il film
Sergio Leone durante le riprese di
dove manifesta maggiormente le sue riflessioni sull'umanità e la
Un genio, due compari, un pollo
politica. Secondo alcuni si tratterebbe di un film scomodo,
(1975)
bombarolo, visto il messaggio politico prima dei titoli di apertura
tratto dai pensieri di Mao Tse-tung e anche il titolo statunitense:
A Fistful of Dynamite (oltre a "Duck You Sucker!"), ovvero "un
pugno di dinamite".

Il riflesso di questo si trova in un film collettivo di controinformazione dello stesso anno 1971: "12
dicembre or document on Pinelli", in cui c'è la firma anche di Sergio Leone.

Nel frattempo Leone non rimase completamente inattivo: fondata col cognato Fulvio Morsella la casa
di produzione "RAFRAN Cinematografica" (acronimo dai nomi dei suoi tre figli: RAfaella, FRancesca,
ANdrea), avviò la produzione di due western "picareschi": il primo, con la regia di Tonino Valerii Il
mio nome è Nessuno con Terence Hill e Henry Fonda (dove Leone diresse — per sua stessa
ammissione — due sequenze del film, ma si fece accreditare solo come produttore esecutivo e
soggettista). Poi, con la regia di Damiano Damiani la pellicola Un genio, due compari, un pollo,
girandone (dopo l'abbandono del set da parte del regista) le scene iniziali (altre sequenze furono
girate da Giuliano Montaldo) e diventandone assieme a Claudio Mancini il produttore esecutivo.
Anche durante la lavorazione di questo film, il nome di Sergio Leone non fu accreditato nei titoli di
apertura.

Venne contattato dal regista Stanley Kubrick, che in quel periodo stava girando Barry Lyndon, che
voleva sapere come Leone fosse riuscito ad armonizzare musica e immagini nelle sequenze di "C'era
una volta il West", per poter replicare la stessa tecnica per il suo film[10].

Successivamente con la sua casa di produzione Rafran produsse anche Il gatto del 1977 di Luigi
Comencini e Il giocattolo del 1979 di Giuliano Montaldo.

Gli anni ottanta: il ritorno in Italia

All'inizio degli anni ottanta Leone fece produrre dalla Medusa due film di Carlo Verdone: Un sacco
bello (1980) e Bianco, rosso e Verdone (1981). Infatti il regista era molto amico del padre di Carlo,
Mario Verdone, noto critico di cinema, e come un padre Leone aiutò Carlo nella realizzazione dei suoi
primi due film, consigliandolo nelle scelte di regista.
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Nel 1986 si ritrova di nuovo a lavorare con l'amico Carlo Verdone,


questa volta nella realizzazione del film Troppo forte con lo stesso
Verdone, Mario Brega e Alberto Sordi protagonisti. Leone ne
scrisse il soggetto e la sceneggiatura assieme a Verdone e a
Rodolfo Sonego.

Dalla seconda metà degli anni sessanta fino agli anni ottanta
Sergio Leone lavorò per circa quindici anni a un proprio progetto
epico, questa volta incentrato sull'amicizia di due gangster ebrei a
New York: C'era una volta in America (1984), un'idea nata prima
ancora di C'era una volta il West. Il film ebbe grande successo di
pubblico e critica in tutto il mondo, tranne che negli USA in cui fu
proposta dalla produzione una versione ridotta nella durata (140
minuti anziché 220) e sconvolta nella struttura temporale. Il
rimontaggio dell'opera, fatto in ordine cronologico stravolgendo
l'impostazione originale dei flashback e flashforward, causò
dunque un flop sul mercato statunitense, anche se la versione Sergio Leone sul set di C'era una
volta in America (1984)
originale, proposta in Europa e quella proposta anni dopo sia in
VHS sia in DVD, riscosse grande apprezzamento.

Nel 2011 i figli di Sergio Leone hanno acquistato i diritti del film per l'Italia e hanno annunciato
un'opera di restauro della pellicola. L'operazione ha previsto anche l'aggiunta di 25 minuti di scene
eliminate, presenti nel primo montaggio realizzato dal regista, e il ripristino del doppiaggio originale.
La pellicola, restaurata dalla Cineteca di Bologna, è stata proiettata il 18 maggio 2012 al 65º Festival
di Cannes[11], con la presenza in sala di Robert De Niro, James Woods, Jennifer Connelly, Elizabeth
McGovern ed Ennio Morricone.[12] Il film in versione restaurata è stato proiettato al cinema dal 18 al
21 ottobre 2012 e dall'8 all'11 novembre 2012.[13]. È uscito in DVD e Blu-Ray il 4 dicembre 2012.

Gli ultimi progetti e la morte

All'inizio del 1989 fondò la Leone Film Group, casa di produzione cinematografica.[14] Quando morì
era al lavoro su un progetto che avrebbe dovuto riguardare l'Assedio di Leningrado durante la
Seconda guerra mondiale. Il film avrebbe dovuto raccontare, oltre che le pagine più drammatiche
della guerra in Russia, una storia d'amore tra un giornalista statunitense e una ragazza russa, in un
ideale messaggio di pace fra le due superpotenze. L'URSS di Gorbačëv, in piena perestrojka, aveva già
concesso alla casa di produzione del regista un'autorizzazione di massima per le riprese sul suolo
sovietico, ma la morte di Leone fece sfumare tutto. Nel 2001 il regista Jean-Jacques Annaud si ispirò a
questo soggetto per Il nemico alle porte, trasferendo però l'azione nell'Assedio di Stalingrado.

Sergio Leone è stato anche regista di sette spot pubblicitari, come nel caso del primo, il premiatissimo
"Il diesel si scatena", girato nel 1981, su commissione della Publicis, per reclamizzare la Renault 18.[15]
Nel 2004 è stato reso pubblico dal figlio un lungo trattamento inedito, quasi una pre-sceneggiatura, di
una cinquantina di pagine, intitolato Un posto che solo Mary conosce, pubblicato poi in esclusiva
mondiale dal mensile di cinema italiano Ciak. Quest'ultimo progetto - scritto insieme a Luca Morsella
(suo aiuto-regista in C'era una volta in America) e a Fabio Toncelli (autore di documentari) - è l'unico
di cui rimane una stesura completa ed esauriente della trama e dei personaggi. Si trattava di un
progetto di un nuovo film western pensato per due grandi attori statunitensi (si parlò allora delle
stelle nascenti Richard Gere e Mickey Rourke).[16] Le vicende dei protagonisti si svolgono sullo sfondo
di un grande affresco storico, la Guerra di secessione americana, secondo le linee e le tematiche più
pure del cinema "leoniano"; il titolo richiama un verso dell'Antologia di Spoon River ("a secret none
but Mary knows") tratto dall'epitaffio di Francis Turner.

Sergio Leone morì il 30 aprile 1989, all'età di 60 anni, per un arresto cardiocircolatorio[17].

La salma del regista è sepolta nel piccolo cimitero del borgo di Pratica di Mare.[18][19]
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Lo stile e la tecnica del western

Leone portò nel genere western (e non solo) grandi novità ed il


suo stile è influente ancora oggi. Nei western tradizionali
statunitensi, tanto gli eroi, quanto i cattivi tendono a avere dei
tratti caratteriali idealizzati e stereotipati. Al contrario i
personaggi di Leone presentano elementi di marcato realismo e
verità: raramente sono sbarbati e appaiono sporchi e talvolta
rozzi. Si presentano in genere come antieroi, personaggi dalle
personalità complesse, astuti e spesso senza alcuno scrupolo.
Sergio Leone negli anni ottanta
Questi elementi di crudo realismo continuano a vivere in alcuni
western odierni.

"Da C'era una volta il West in poi il sogno americano di Leone inventa una delle più entusiasmanti
avventure di emigrazione intellettuale di un europeo verso gli Stati Uniti degli ultimi cinquant'anni.
Lo sguardo si allarga e il regista, pur mantenendo la capacità analitica di scomposizione dell'azione e
di arresto del tempo, conquista il senso dello sguardo fordiano, il piacere di far cavalcare l'occhio
entro coordinate geografiche conosciute" (G. Brunetta[20]).

Matrimonio

Sergio Leone è stato sposato con Carla Ranalli per 29 anni, fino alla morte del regista. Lavorò anche
lei in ambito artistico: fu prima ballerina del Teatro dell'Opera di Roma e, in seguito, lavorò come
coreografa nel film "Il colosso di Rodi" diretto dal marito (mentre le coreografie del film "C'era una
volta in America" sono di Gino Landi). Dalla loro unione nacquero tre figli: Francesca, Raffaella ed
Andrea, gli ultimi due titolari e amministratori della casa di produzione Leone Film Group.[21][22]

Influenza culturale
Quentin Tarantino lo ha definito il primo regista post-moderno,[23] che ha influenzato numerosissimi
registi.[24]

Stanley Kubrick dichiarò che non avrebbe potuto realizzare Arancia meccanica, se non avesse visto Il
buono, il brutto, il cattivo.[25]

Per la sua importanza nello sviluppo del cinema, non solo per quel che riguarda il western, nel 1992
Clint Eastwood, regista e interprete de Gli spietati, inserì nei titoli di coda la dedica "A Sergio". Lo
stesso ha fatto undici anni dopo, nel 2003, Quentin Tarantino, nei titoli di Kill Bill: Volume 2. Grande
amante del cinema italiano e di Leone, secondo un aneddoto raccontato dallo stesso regista sul set de
Le iene del 1992, agli inizi della propria carriera, non conoscendo ancora tutti i termini tecnici
cinematografici era solito chiedere ai propri cameraman "give me a Leone", ovvero "datemi un
Leone", per avere uno di quei suggestivi primissimi piani sui dettagli, marchio di fabbrica del regista
romano.

Stephen King, nell’introduzione all’edizione del 2003 de La Torre Nera, una serie di romanzi di
genere fantastico (una commistione di fantasy, fantascienza, horror e western), indica tra le fonti Il
Signore degli Anelli e Il buono, il brutto, il cattivo. Scrive King: «Nel 1970 [...] , in una sala
cinematografica quasi deserta, vidi un film diretto da Sergio Leone. Si intitolava “Il buono, il brutto, il
cattivo” e prima ancora di essere arrivato a metà capii che quello che volevo scrivere era un romanzo
che contenesse il senso della ricerca e la magia di Tolkien, ma avesse come scenario il West quasi
assurdamente maestoso di Leone. [...] “Il buono, il brutto, il cattivo” è un film epico che rivaleggia con
“Ben Hur”».[26]

Nel 2013 il gruppo rap italiano Colle Der Fomento gli ha dedicato una canzone col titolo Sergio Leone.
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Curiosità su Sergio Leone


Nel 1969, durante un viaggio di lavoro negli USA, Sergio Leone e lo sceneggiatore Luciano Vincenzoni
ricevettero un invito per un dopocena da uno scrittore statunitense amico di Vincenzoni a casa di
Sharon Tate (all'epoca moglie di Roman Polański). A causa di un secondo invito nei confronti di
Vincenzoni da parte di un produttore a trascorrere il fine settimana a casa sua, il regista rimase solo.
Il giorno successivo alla serata, Vincenzoni apprese dalla televisione del massacro avvenuto in casa di
Sharon Tate nel quale erano stati tutti assassinati dalla banda di Charles Manson e pensò che Leone
fosse morto assieme agli altri. Solo più tardi apprese che all'ultimo minuto Sergio aveva rinunciato
all'invito perché, parlando male l'inglese, non era andato alla festa.[27]

Filmografia

Regista e sceneggiatore
Il colosso di Rodi (1961)
Per un pugno di dollari (1964)
Per qualche dollaro in più (1965)
Il buono, il brutto, il cattivo (1966)
C'era una volta il West (1968)
Giù la testa (1971)
C'era una volta in America (1984)

Assistente regista

Il trovatore (1949)
La forza del destino (1949)
Taxi di notte, regia di Carmine Gallone (1950)
Il voto (1950)
Il brigante Musolino (1950)
I tre corsari (1952)
Il folle di Marechiaro, regia di Roberto Roberti (1952)
La tratta delle bianche, regia di Luigi Comencini (1952)
Jolanda, la figlia del Corsaro Nero (1953)
L'uomo, la bestia e la virtù (1953)
Frine, cortigiana d'Oriente (1953)
Tradita, regia di Mario Bonnard (1954)
Questa è la vita (1954)
La ladra (1955)
Mi permette, babbo! (1956)
Il maestro... (1957)
Afrodite, dea dell'amore, regia di Mario Bonnard (1958)
La legge mi incolpa (1959)
Il figlio del corsaro rosso (1959)
Gastone, regia di Mario Bonnard (1960),
Sodoma e Gomorra, regia di Robert Aldrich (1962)

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Direttore della seconda unità

Quo vadis? (1951) (non accreditato)


Elena di Troia (1956) (non accreditato)
Ben-Hur (1959) (non accreditato)
Sodoma e Gomorra (1962) (non accreditato)
Gli ultimi giorni di Pompei, regia di Mario Bonnard (1959)

Sceneggiatore
Afrodite, dea dell'amore, regia di Mario Bonnard (1958)
Nel segno di Roma (1959)
Gli ultimi giorni di Pompei (1959)
Le sette sfide, regia di Primo Zeglio (1961)
Romolo e Remo (1961)
Le verdi bandiere di Allah, regia di Giacomo Gentilomo e Guido Zurli (1963)
Troppo forte (1986)

Attore
La bocca sulla strada, regia di Roberto Roberti (1941)
Ladri di biciclette, regia di Vittorio De Sica (1948) (non accreditato)
Milano miliardaria, regia di Marcello Marchesi e Vittorio Metz (1951) (non accreditato)
Il folle di Marechiaro, regia di Roberto Roberti (1952)
Hanno rubato un tram, regia di Aldo Fabrizi (1954)
Per qualche dollaro in più, regia di Sergio Leone (1965) (voce) (non accreditato)
Sai cosa faceva Stalin alle donne?, regia di Maurizio Liverani (1969)
Salvate Sad Hill, regia di Guillermo de Oliveira (2017) (immagini di repertorio)

Produttore esecutivo
Il mio nome è Nessuno (1973) (non accreditato) di Tonino Valerii
Un genio, due compari, un pollo (1975) (non accreditato) di Damiano Damiani
Il gatto (1977) di Luigi Comencini
Il giocattolo (1979) (non accreditato) di Giuliano Montaldo
Troppo forte (1986) (non accreditato) di Carlo Verdone

Seguì da vicino Carlo Verdone nella realizzazione dei film Un sacco bello e Bianco, rosso e Verdone, di
cui acquistò i diritti, per poi rivenderli alla Medusa Distribuzione.

Riconoscimenti

David di Donatello
1972 - Miglior regista per Giù la testa
1984 - David René Clair
1985 - Candidatura al Miglior regista straniero per C'era una volta in America

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Nastro d'argento
1985 - Nastro d'argento al regista del miglior film per C'era una volta in America

Giffoni Film Festival


1987 - Nocciola d'Oro

Golden Globe
1985 - Candidatura al Miglior regista per C'era una volta in America

Premio BAFTA
1985 - Candidatura al Miglior regista per C'era una volta in America

Note
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Bibliografia
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Roberto Donati, Il cinema di Sergio Leone, Falsopiano Editore, 2004
Francesco Mininni, Sergio Leone, Il Castoro Editore, 2007
Italo Moscati, Sergio Leone. Quando il cinema era grande, Lindau Editore, 2007
Fabio Melelli, Sergio Leone e il western all'italiana, tra mito e storia, Morlacchi Editore, 2010
Diego Gabutti, C'era una volta in America. Un'avventura al saloon con Sergio Leone, Rizzoli,
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Diego Gabutti, C'era una volta in America. Un'avventura al saloon con Sergio Leone, Milieu,
ristampa 2015, ISBN 978-88-98600-37-3.

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Collegamenti esterni

(EN) Sergio Leone, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.

https://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Leone 11/12
10/6/2021 Sergio Leone - Wikipedia

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