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CORSO DI ROCCIA

Come legarsi
Prima di tutto introduciamo due piccoli concetti:
la cordata = è costituita dalle persone che sono legate insieme e progrediscono lungo la "via di
salita". Deve essere formata da due o tre persone: i "compagni di cordata".
il capo cordata = è il componente della cordata che "sale" per primo. Il compagno sarà quindi il
"secondo"

Abbiamo detto che la cordata deve essere formata da due o tre persone: vediamo, nei due casi, come
si legano i compagni di cordata.

cordata a due - Avendo una corda intera, i compagni, utilizzano ciascuno un capo della corda per
fare il nodo ad otto ripassato o "nodo delle guide" attraverso le asole del proprio imbrago. Allo
stesso modo, arrampicando con due "mezze corde", si utilizza uno dei capi di entrambe le corde per
realizzare il nodo.
Così facendo la cordata avrà a disposizione tutta la lunghezza di corda per la progressione e per le
manovre.
N.B. NON UTILIZZARE UN MOSCHETTONE PER COLLEGARE LA CORDA AL
PROPRIO IMBRAGO.

(Sul significato di mezza corda o corda intera si rimanda alla pagina relativa all'attrezzatura da
roccia; come legare la corda all'imbrago, è descritto nella lezione sui nodi).

cordata a tre - In questo caso si devono usare necessariamente due corde, anche se decidessimo di
arrampicare con la corda intera: il capo cordata utilizzerà un capo di entrambe le corde sul proprio
imbrago; i compagni useranno, ciascuno, un capo di una delle due corde.
Da notare che, nel caso di cordata a due, il capo cordata potrà essere indistintamente uno o l'altro
compagno; nella cordata a tre potrà fare il capo cordata solo chi utilizza entrambe le corde
sull'imbrago.

Prima ancora di iniziare ad indossare l'imbrago, non appena giungete ai piedi di una parete,
METTERE IL CASCO !

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Come assicurarsi
Una volta che la cordata si è legata come spiegato nella 1^ lezione, bisogna stabilire come i
componenti intendono progredire (in base alle difficoltà del terreno e al numero dei componenti), e
chi è il primo di cordata (in base alle capacità). Vorrei sottolineare che la via di arrampicata (e
quindi le difficoltà che si dovranno affrontare), deve essere scelta in base alle capacità
tecnico/fisiche di tutti i componenti della cordata.

Per un terreno estremamente facile, si potrà decidere di progredire insieme: senza "assicurarsi". In
tali percorsi sarà sufficiente che i componenti della cordata siano legati alla stessa corda e si
procede "di conserva".
Normalmente, nell'arrampicata, si procede uno per volta e, a seconda dei casi, formando la cordata
nei seguenti modi:
cordata a due - si individua chi ha le maggiori capacità tecniche per fare il capo cordata: questi sarà
il primo a procedere in salita (e spesso il secondo nelle discese). Se i componenti sono allo stesso
livello tecnico (o qualora le difficoltà della salita non siano costanti), possono alternarsi nel
condurre la cordata, ossia "a tiri alterni".

cordata a tre - Come già detto nella prima lezione, è il capo cordata (ossia il migliore), a legare nel
proprio imbrago un capo di entrambe le corde: salendo per primo, con entrambe le corde, può
quindi "assicurare" e "recuperare" i compagni che lo raggiungono uno per volta (progressione
"distesa" della cordata), oppure contemporaneamente a breve distanza l'uno dall'altro (progressione
a "forbice" della cordata).
In tutti i modi la prima operazione è quella di assicurare la cordata; introduciamo perciò altri due
concetti:

autoassicurazione - è il modo per fissare la cordata (o uno dei suoi componenti) alla parete. Si
utilizza a questo scopo il nodo barcaiolo: ponendo degli ancoraggi nella roccia e collegandoli con
un moschettone, su quest'ultimo si esegue un barcaiolo utilizzando la parte di corda
immediatamente vicina all'imbrago.

assicurazione - è il modo con cui un componente della cordata mantiene il compagno collegato alla
propria autoassicurazione, pur permettendogli di progredire. A questo scopo si utilizza il nodo
mezzo barcaiolo che, con il minimo sforzo, permette sempre di bloccare un'eventuale caduta del
compagno durante la sua progressione in salita o di "calarlo" in discesa.
In alternativa è possibile assicurare il compagno in vita (nell'anello dell'imbrago), utilizzando un
"secchiello" od altro attrezzo idoneo.

N.B. E' evidente la necessità di conoscere perfettamente i nodi, saperli eseguire in qualsiasi
condizione e posizione
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Ancoraggi e punti di sosta
Abbiamo già visto come si forma una cordata e come quest'ultima si assicura alla parete. Ma
vediamo nel dettaglio cosa significa realizzare una sosta (prima cosa da farse prima di iniziare
qualsiasi via di arrampicata), quali aspetti non bisogna mai sottovalutare e come possono essere gli
ancoraggi.

Per capire meglio questi concetti, ho suddiviso la spiegazione in 5 punti:


• Proprietà delle soste
• Le soste in linea
• Le soste a triangolo
• Scelta del tipo di sosta
• Le soste già attrezzate

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Proprietà delle soste
La sosta, dunque, è il nostro punto di partenza ma è anche il punto in cui arriva il primo di cordata
per recuperare il compagno: è il punto che tiene sempre la cordata vincolata alla parete di roccia e
che limita i danni in caso di caduta di un componente della cordata. Le caratteristiche di una sosta
devono essere le seguenti:
• sicura al 100%: qualsiasi cosa succeda non deve staccarsi dalla roccia;
• deve quindi resistere a tutte le sollecitazioni, in qualsiasi direzione (strappo verso il basso,
tiro verso l'alto, tensioni ai lati...);
• quando la sosta è costituita da più di un punto di ancoraggio (situazione ottimale), nel caso
di cedimento di uno di questi, gli altri ancoraggi non devono subire strappi violenti che
porterebbero all'effetto cerniera lampo (vedi foto 1);
• di semplice costituzione (facile da attrezzare e da smontare), usando poco materiale, ma in
grado di suddividere i carichi sui vari ancoraggi.

FOTO 1: La sosta è costiuita da due punti di ancoraggio sui quali è


fissato un solo cordino ed un moschettone.

In questo caso, se cedesse ad esempio l'ancoraggio sul moschettone


rosso, il secondo punto subirebbe uno strappo. Usando un cordino
differente su ogni ancoraggio, riduremmo la sollecitazione nel caso
di un cedimento parziale della sosta (infatti, il cordino posto sul
secondo ancoraggio, sarebbe già in tensione).

Questo concetto lo rivediamo comunque più avanti.

Ma andiamo con ordine ed iniziamo a vedere che materiale può servire per attrezzare una sosta.
Premesso che vi è già un capitolo dedicato ai materiali per l'attività su roccia, aggiungiamo qualche
indicazione specifica:
• i moschettoni da usare sono di tipo a pera, larghi, e che garantiscano un'alta resistenza (22
kN);
• i cordini dovranno avere un diametro di almeno 7 mm. Sono consigliati anelli di cordino
con una circonferenza compresa tra i 120 cm e i 200 cm;
• le fettucce, preferibilmente del tipo a tubolare, non dovrebbero avere una larghezza
superiore a 2 cm (misure maggiori possono creare tensioni laterali sui moschettoni). Le
lunghezze consigliate degli anelli sono le stesse già indicate per i cordini;
• chiodi e blocchetti dipendono essenzialmente dalla roccia e dalla lunghezza della via:
spesso sulle guide vengono date indicazioni su quale attrezzatura utilizzare e la quantità.
Attrezzare una sosta significa creare più ancoraggi sulla roccia da collegare insieme: a seconda del
tipo e conformazione della roccia, possiamo riassumere il tipo di sosta in due gruppi:
1. sosta in linea
2. soste a triangolo
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Soste in linea
Metodo di preparazione di una sosta usata prevalentemente nei seguenti casi:
• i punti di ancoraggio sono molto distanti tra di loro;
• i punti di ancoraggio non danno la stessa garanzia di tenuta.

E' soprattutto in quest'ultimo caso che dovremo porre maggiore attenzione a collegare i punti in
modo da evitare l'effetto cerniera lampo (si dice così quando, cedendo un punto di ancoraggio,
quello successivo riceve una forte tensione a strappo che ne compromette la tenuta). Un esempio di
sosta in linea è riportato nella figura 2.
FIGURA 2: Esempio di sosta in linea. Nella foto possiamo distinguere:

• il moschettone 1 (più in alto), in questo caso rappresenta il punto


di ancoraggio che dà maggior affidamento: su questo si
autoassicura con un barcaiolo chi è nella sosta (il capo A della
corda è legato all'imbrago di chi manovra);
• Il moschettone 2, posto sul secondo punto di ancoraggio, è
contemporaneamente collegato al moschettone 1;
• Il moschettone 3 sul quale assicuriamo il compagno di cordata
con il mezzo barcaiolo (il capo B della corda è legato
all'imbrago del compagno).

DA OSSERVARE CHE:

• il tratto di corda tra i moschettoni 1 e 2 è in tensione: in caso di


cedimento del punto 2, sul primo punto non si trasmettono
strappi;
• i moschettoni 2 e 3 sono collegati insieme (preferibilmente con
un nodo delle guide): se cede il secondo punto di ancoraggio il
moschettone 3 è comunque fissato al primo moschettone;
• i moschettoni usati sono tutti del tipo a pera con ghiera.
• Il mezzo barcaiolo sul moschettone 3 rappresenta il centro della
sosta: esso dovrà trovarsi il più possibile sulla verticale del
punto 1.

Mentre in figura è rappresentata una sosta in linea verticale (il secondo punto di ancoraggio è
praticamente sulla verticale del primo), analogalmente potremo realizzare una sosta in linea
orizzontale o in diagonale: in questi casi il centro della sosta dovrà necessariamente essere il punto
di ancoraggio più affidabile, che dovrà essere il più possibile sulla verticale della cordata per evitare
il possibile effetto cerniera lampo.
Tutte le soste in linea (orizzontale, verticale, diagonale), potranno essere realizzate anche con più di
due punti di ancoraggio, la manovra rimane sempre la stessa:
• posizionare un moschettone su ogni punto;
• individuare il centro della sosta (l'ancoraggio più solido), sul quale la cordata sarà legata,
ponendo attenzione che questo risulti sulla verticale della cordata;
• far passare la corda in tutti i moschettoni;
• realizzare un nodo barcaiolo su tutti i moschettoni della sosta;
• regolare i nodi in modo da avere la corda sufficientemente tesa in tutti i moschettoni;

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Soste a triangolo
Di uso molto frequente, si utilizzano quando i punti di ancoraggio offrono tutti buone garanzie di
tenuta e non sono troppo distanti tra loro (circa 50 cm). Con la preparazione a triangolo, il centro
della sosta distribuisce il carico in modo pressochè uniforme su tutti i punti. Per la costruzione
utilizziamo come esempio una sosta semplice, costituita da due punti di ancoraggio come indicato
in foto 1:
• si utilizza un moschettone su ogni ancoraggio (facendo attenzione che le ghiere di chiusura
siano contrapposte);
• passiamo un cordino (di almeno 7 mm) nei moschettoni (il cordino è più dinamico rispetto
alla fettuccia);
• con la parte superire del cordino facciamo un'asola;
• passiamo un moscettone nell'asola e nella parte inferiore del cordino.
ALCUNE AVVERTENZE PER LA PREPARAZIONE.

Innanzi tutto attenzione all'angolo che il cordino forma al centro della sosta: un angolo molto ampio
crea forti tensioni sugli ancoraggi. Nella seguente tabella, nel caso di sosta a triangolo con due
ancoraggi, è indicato come viene distribuito il carico su ciascun punto al variare dell'angolo: è
consigliabile un angolo che non superi mai i 60°

Distribuzione del Esempio


Angolo carico su ciascun per un peso
ancoraggio di 100 kg
30° 52% del carico 52 kg
60° 58 % del carico 58 kg
90° 71 % del carico 71 kg
120° 100% del carico 100 kg
150° 193% del carico 193 kg
180° tende ad infinito infinito

Posizionare il cordino in modo che il nodo di chiusura rimanga ad una distanza intermedia tra il
moschettone posto sull'ancoraggio e quello al centro della sosta.
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Scelta della sosta
Abbiamo visto solo alcuni esempi di come possono essere attrezzate le soste (forse i più usati, ma
sicuramente non sono gli unici!): vediamo ora alcune considerazioni.
• con le soste in linea è possibile suddividere i carichi sui vari punti di ancoraggio in base alla
loro resistenza, alleggerendo così i punti che offrono minor garanzia; mentre con le soste a
triangolo si ottiene una suddivisione uniforme del carico;
• le soste in linea, generalmente, si montano collegando i punti con la stessa corda: la stessa
che utilizziamo per arrampicare. Se da un lato questo permette di risparmiare l'uso di
materiale (cordini o fettucce), dall'altra riduce i metri di corda disponibili e crea una fatica
aggiuntiva sulla corda da arrampicata;
• la sosta in linea richiede, da parte di chi la attrezza, una buona valutazione sulla tenuta e
resistenza degli ancoraggi per suddividere al meglio i carichi e per posizionare il centro della
sosta;
• le soste a triangolo richiedono degli ancoraggi che offrano identiche garanzie di resistenza.

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Soste già attrezzate
In molte delle vie di arrampicata in montagna e soprattutto nelle falesie, le soste sono già attrezzate:
con dei cordini messi intorno ad un albero (tronco o radice), o con delle piastrine di metallo
cementate alla parete, magari unite anche da una catena a maglie o a trefolo (cordino in acciaio).

USATE SEMPRE UN MOSCHETTONE NEGLI ANELLI DELLE PIASTRINE E SUI TREFOLI


DI ACCIAIO: un cordino sottoposto a forte sollecitazione, difficilmente resiste al "taglio" della
parte metallica.

Inoltre fate sempre molta attenzione alle condizioni in cui trovate la sosta (verifica degli ancoraggi).
In generale (soprattutto in alta montagna), il sole, il vento, la neve o adirittura il ghiaccio possono
compromettere la tenuta di un cordino se non addirittura dell'ancoraggio. Inoltre, soprattutto in
falesia, non sempre chi ha chiodato la via è un "esperto in opere murarie".
In certi casi potrebbe risultare necessario "rinforzare" la sosta (magari ci si rimette un chiodo od un
cordino ... ma si rientra a casa più tranquilli).

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Tecniche di arrampicata
Abbiamo attrezzato la sosta alla base della parete (o meglio all'attacco della via), il secondo di
cordata è legato alla sosta con un nodo barcaiolo ed è pronto a fare le manovre di corda assicurando
il proprio capo cordata con il mezzo barcaiolo: la nostra cordata è pronta per attaccare la via.
Come già detto il mezzo barcaiolo permette alla corda di scorrere: un capo della corda che esce dal
nodo sarà collegato all'imbrago del capocordata (mediante il nodo delle guide od il bulino ripassato)
e, chi manovra, dovrà sempre tenere saldamente in mano la parte di corda che esce dall'altra parte
del nodo.

In pratica, mentre il capo cordata comincia ad arrampicare, il compagno manovra utilizzando


entrambe le mani: con una mano "tira" la corda verso il compagno e contemporaneamente con
l'altra mano "accompagna" la corda dentro il nodo. E' con quest'ultima mano che in caso di caduta
del compagno, chi fa sicura, riesce a bloccare la corda praticamente senza sforzo.

Nella figura si riconoscono: la mano destra, con la quale chi assicura "tira" la corda verso il
capocordata e la mano sinistra, che contemporaneamente "accompagna" la corda favorendone lo
scorrimento nel nodo. E' quest'ultimo lato della corda che non deve mai essere lasciato libero con la
mano per essere in grado di bloccare il nodo in qualsiasi momento. Da sottolineare che le mani non
devono mai essesre troppo vicine al nodo: in caso di strappo improvviso le dita andrebbero ad
incastrarsi nel nodo stesso dentro al moschettone.
N.B. In queste pagine descrivo come si esegue la manovra "classica", senza l'uso di attrezzi
specifici come il secchiello.

Ma passiamo ad osservare quali sono le principali tecniche utilizzate per la progressione su roccia:
• I Fondamentali
• L' uso degli arti inferiori
• L' uso degli arti superiori
• Le Forme Rocciose

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Tecniche di arrampicata: i fondamentali
Per tecnica di arrampicata si intende l'insieme delle posizioni e movimenti che ci permette di salire,
con il minimo sforzo possibile, superfici verticali. Ogni tecnica richiede comunque un allenamento
ed un'esperienza specifiche. Ma iniziamo a precisare alcuni concetti dando qualche definizione: per
una progressione verticale se non adirittura strapiombante (cioè che supera l'inclinazione della
verticale) è fondamentale capire immediatamente il concetto di equilibrio. La posizione naturale di
equilibrio si impara già da piccoli, facendo i primi passi. Ma alla base di un buon equilibrio deve
esserci la conoscenza del termine di "baricentro", che tecnicamente non è altro che il punto di
applicazione della risultante di tutte le forze/pesi che agiscono su un corpo. Nel corpo umano,
normalmente, il baricentro è identificato con il bacino: più il bacino è sulla verticale dei piedi (punti
di appoggio), più avremo un buon equilibrio. Nelle seguenti figure capiamo subito l'importanza di
non restare con il corpo "aderente" alla superficie di una parete quasi verticale per mantenere
l'equilibrio.

Nella prima figura vediamo come agisce, su qualsiasi corpo, la forza di gravità. Indipentemente
dall'inclinazione del terreno.
Nel disegno di destra è indicata la corretta posizione del corpo durante l'arrampicata: il busto rimane
staccato dalla parete, il bacino (e quindi il nostro baricentro), rispetto ai piedi è sulla stessa retta
della forza di gravità, ottenendo così un buon equilibrio.
Viceversa se avvicinassimo il busto e l'anca verso la parete, mantenendo i piedi nella stessa
posizione del disegno, la direzione bacino/piedi avrebbe un'inclinazione nettamente diversa rispetto
alla forza di gravità (indicata dalla linea rossa tratteggiata), causando la perdita dell'equilibrio (i
piedi e di conseguenza il corpo tenderebbero a scivolare).

Ma se nella figura appena vista è possibile mantenere l'equilibrio utilizzando quasi ed


esclusivamente la forza delle gambe, quando la progressione avviene su un terreno sempre più
verticale, bisogna necessariamente ricorrere all'uso delle mani.
Nella posizione indicata nel disegno, per mantenere l'equilibrio, è
indispensabile utilizzare anche gli arti superiori: la freccia 3 indica la
direzione del peso del corpo a causa della forza di gravità; le frecce 1 e 2
indicano le direzioni degli sforzi che compiono rispettivamente gli arti
superiori e quelli inferiori.
Da sottolineare che è fondamentale imparare a distribuire correttamente il
peso del corpo: le mani devono essere utilizzate in trazione solo per evitare
la caduta, mentre la maggior parte del peso deve essere scaricata sui piedi
che "premono" contro la parete. Durante la progressione saranno le gambe a
spingere verso l'alto, mentre le mani accompagneranno il movimento di
salita.
Non dimentichiamo infatti che quelli delle gambe sono i muscoli più forti e
sono in grado di reggere grossi sforzi anche prolungati; le braccia (e
soprattutto le dita), si stancano ben presto!
LA PROGRESSIONE:
La posizione segnata in figura è molto importante: esaminiamola bene per
capire i movimenti in progressione. Le mani sono circa all'altezza del viso,
la gamba A è praticamente distesa (e su di essa grava il peso del corpo),
mentre l'altra (indicata come B), è pronta ad effettuare il passo successivo: il
peso del corpo verrà progressivamente caricato su quest'ultimo arto
permettendo di salire fino a che che la gamba B risulti distesa.
Contemporaneamente, mantenendo fermi gli arti superiori, anche la gamba
A viene sollevata sino a portarsi all'altezza dell'appoggio dell'arto B. A
questo punto abbiamo raggiunto una posizione in cui entrambe le gambe
sono distese e le mani sono ad un'altezza inferiore rispetto le spalle:
muovendo una mano alla volta, cercheremo degli appigli più in alto per
ristabilire la posizione degli arti superiori come in figura (ossia all'altezza
del viso).
Attenzione: muovere solo un arto per volta per garantire la massima
sicurezza.

Nei disegni di questa pagina il nostro alpinista è raffigurato durante un'arrampicata diretta: è
posizionato frontalmente alla parete e, per la sua progressione, sfrutta le asperità della roccia poste
sul piano che ha di fronte a sè. Se oltre ad avere una parete davanti, ne avesse un'altra di fianco
(come se si trovasse nell'angolo di una stanza), durante la progressione potrebbe utilizzare le
asperità di entrambe le pareti rocciose: questo tipo di arrampicata si definisce arrampicata in
opposizione. Visti questi primi concetti, possiamo ora parlare delle tecniche che si utilizzano per
salire su una parete di roccia sfruttando tutte le sue asperità che si distinguono in:
- appoggi se sfruttate dai piedi;
- appigli se utilizzate dalle mani.

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Tecniche di arrampicata: gli arti inferiori
I piedi possono sfruttare le asperità rocciose lavorando in:
• appoggio: esempio di un gradino;
• in aderenza: quando il gradino non è in piano ma più o meno inclinato. A volte il gradino
può essere quasi inesistente, come su placcha: in questo caso si sfrutta quasi esclusivamente
l'attrito tra suola e roccia;
• ad incastro: se è presente una fessura sufficientemente larga nella parete cercheremo di
incastrarci il piede.
Piede su un appoggio marcato: il "gradino"
Piede su un appoggio poco marcato: in questo
sufficientemente ampio, permette di appoggiare
caso è necessario usare la punta del piede
buona parte della pianta del piede.

Premesso che in arrampicata vengono utilizzate quasi sempre le "scarpette" già illustrate nell'
attrezzatura da roccia, in generale vale il discorso che quando il terreno presenta molte asperità poco
marcate (come nel caso del secondo disegno), è più adatta una calzatura rigida, che aiuti a sostenere
il piede. In ogni caso in appoggio bisogna tenere il tallone del piede più in basso rispetto alla punta:
in questa posizione infatti il muscolo del polpaccio rimane rilassato.

L'incastro di piede è di uso frequente con le pedule o


con le scarpette, come nella figura a lato. (Con gli
scarponi rigidi, le fessure strette della roccia, sono
difficilmente utilizzabili).
In pratica si sfrutta sia l'aderenza e l'attrito tra la scarpa e
roccia, sia la torsione dell'insieme piede e caviglia.

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Tecniche di arrampicata: gli arti superiori
In linea generale si può affermare che un appoggio può essere anche un appiglio ma non viceversa.
Gli appigli possono essere:

• a trazione: la mano, posta più in alto rispetto al resto del corpo, aiuta la progressione tirando
verso l'alto;
• a spinta: la mano è posta più in basso rispetto al corpo e, generalmente con il palmo, aiuta la
progressione spingendo dal basso verso l'alto.
Appiglio in trazione: la mano "prende"
Appiglio in spinta: la mano preme sulla
l'appiglio, che può anche essere costituito da una
superficie rocciosa (sfruttando anche l'attrito tra
fessura o un incastro della roccia, facendo sforzo
mano e roccia), "spingendo" il corpo.
di trazione per "tirare" il corpo.

Le strutture rocciose offrono una varietà infinita di appigli che spesso, per poter essere sfuttati,
richiedono allenamento e preparazione specifica, soprattutto quando per la loro conformazione
richiedono molta forza nelle dita.

Tra le varie tipologie di appigli i più utilizzati sono quelli orizzontali, verticali ed obliqui, rovesci
(quando uno spuntone di roccia è inclinato verso il basso e si sfruttano facendo trazione dal basso
verso l'alto), ad incastro (a seconda della larghezza della fessura possiamo incastrare le dita, la
mano o il pugno). L'importante è cercare gli appigli più comodi rispetto alla linea di salita piuttosto
che per la conformazione: spesso gli appigli più invitanti e marcati sono distanti e in posizione tale
da richiedere movimenti faticosi.

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Tecniche di arrampicata: le forme rocciose
Salendo una via di roccia è necessario modificare la tecnica da utilizzare in funzione del tipo di
roccia e della sua conformazione. Riguardo quest'ultima, possiamo trovarci ad arrampicare in:
• PARETE
• DIEDRO
• CAMINO
• FESSURA
• SPIGOLO / CRESTA
• TETTO / STRAPIOMBO

La parete
E' la conformazione rocciosa più semplice: è sufficiente pensare ad un muro o alla facciata di un
edificio. E' quindi sviluppata essenzialmente su un unico piano (sul quale sale chi arrampica), pur
avendo inclinazioni differenti, buchi o asperità, fessure ed offrire appoggi e appigli più o meno
evidenti o frequenti. Le situazioni che presenta una parete sono comunque confrontabili con quelle
delle altre formazioni rocciose descritte di seguito, identiche sono quindi le tecniche utilizzabili.
Il diedro
E' costituito da due pareti che formano un angolo più o meno aperto. Permette un'arrampicata molto
varia. La più classica è l'arrampicata in opposizione: si sfruttano entrambe le pareti avendo
l'accortezza di mantenere gli arti inferiori in spaccata, ossia sufficientemente distanti e non
all'interno dell'angolo che porterebbe a sbilanciare il corpo e ad affaticare eccessivamente le braccia.

Esempio di arrampicata in diedro. Da notare che


non viene sfruttata la fessura (se pur molto larga)
presente in fondo al diedro che porterebbe il
corpo a sbilanciarsi o ad incastrarsi tra le due
pareti del diedro. I piedi molto distanti
(posizione in spaccata), permettono di scaricare
il peso del corpo senza affaticare eccessivamente
i muscoli.

Il camino
E' così detta quella conformazione costituita da du pareti contrapposte, quasi parallele,
sufficientemente distanti tra loro da permettere a chi arrampica di muoversi al loro interno. Anche
nel camino si usa una tecnica di opposizione, il cui stile è comunque in funzione dell'ampiezza del
camino stesso.

Esempi di arrampicata in opposizione in un camino

La fessura
Spaccatura della roccia di diversa inclinazione ma sufficientemente larga da poter essere sfruttata da
parte di chi arrampica per la progressione, sia essa in verticale o in traverso. Non abbastanza larga
da poterci entrare con il corpo ma per incastrare, con tecniche differenti, le dita, la mano, le braccia
o i piedi. Le fessure possiamo trovarle nelle pareti, nei diedri (generalmente sul fondo) o nei camini.
Tipica arrampicata in fessura, per altro anche
estremamente faticosa, è la tecnica alla
"Comici": le mani esercitano una forte pressione
sulle labbra della fessura (come per allargarla),
mentre i piedi all'esterno lavorano in appoggio o
in aderenza.

Lo spigolo e la cresta
Su di esso si svolgono arrampicate generalmente molto esposte (verso il vuoto), e nel contempo
esaltanti. E' possibile proggredire "cavalcando" lo spigolo (sfruttando appoggi e appigli posti sulle
pareti che formano lo spigolo), oppure utilizzando altre tecniche come la "Dulfer": mentre le mani
"tirano" lo spigolo verso il corpo, i piedi lavorano in appoggio o in aderenza sulla parete. Il corpo è
disposto lateramente su una delle due pareti e leggermente appoggiato (inclinato), verso la parete
stessa. Anche questa è una tecnica faticosa (non consente situazioni di riposo), e richiede piccoli ma
rapidi movimenti.

Esempio di arrampicata in Dulfer

Il tetto e lo strapiombo
Sono costituiti da tratti di roccia orizzontali o molto al di fuori della verticale e, quindi, sporgenti
rispetto alla superficie della parete. Tendono a sbilanciare l'arrampicatore e a farlo cadere
all'indietro. Per superarli sono necessarie elevate condizioni di allenamento (sia fisico sia tecnico), e
richiedono molta energia, movimenti rapidi ma precisi e coordinazione.

CORSO DI ROCCIA
Progressione della cordata
Prima di tutto non dimentichiamoci della cosa più importante: la cordata deve sempre essere
assicurata ad una sosta, dopo di chè i passaggi principali nel corso dell'arrampicata sono i seguenti:
la sosta è un punto di partenza dove un componente della cordata deve essere legato;
il capocordata inizia ad arrampicare mentre il compagno lo mantiene collegato alla stessa sosta con
delle manovre di corda;
il capocordata, arrampicando, raggiunge la sosta successiva (che in questo caso è un punto di
arrivo), dove si lega ed assicura la cordata;
solo dopo aver ricevuto il segnale, il compagno si libera dalla sosta di partenza e raggiunge il
capocordata a quella sucessiva;
la seconda sosta diventa ora di nuovo un punto di partenza e ricomuncia lo stesso ciclo ...... sino ad
arrivare in vetta (o comunque alla fine della via).

Nei seguenti paragrafi vediamo in che modo proggredisce la cordata:

• I tiri di corda
• Posizionare un rinvio
• I comandi
• Il fattore di caduta

superamento di un tetto

CORSO DI ROCCIA
Progressione: i tiri di corda
E' al primo di cordata che spetta il compito più difficile. Mentre arrampica, infatti, deve prestare
molta attenzione a diversi aspetti, tra cui:

• osservare quali appoggi e appigli possono essere sfruttati lungo la via di salita. A questo
scopo è importante guardare più in alto rispetto al passaggio che si sta affrontando: intanto
per aver sempre presente la direzione della via, e poi per dare continuità di movimenti
all'arrampicata. Il fatto di fare un passaggio e fermarsi per studiare quello successivo
significa interrompere sempre la progressione (ripartire ad ogni passo è comunque più
stancante rispetto ad una progressione dinamica), e spesso ci si ferma in posizioni scomode e
quindi faticose;
• guardare cosa offre la roccia per posizionare delle protezioni intermedie (nuts, friends,
chiodi, cordini da incastrare in qualche spuntone di roccia ecc.). Spesso le vie sono già
abbondantemente protette: sono già attrezzate con spit o chiodi posizionati lungo la via e nei
passaggi più impegnativi. In questo caso il primo dovrà solo posizionare i propri rinvii nelle
protezioni esistenti, il suo compito è reso più agevole anche perchè non deve "cercare" la via
(a volte si pone il problema: "e adesso da che parte bisogna andare???"), ma basterà seguire
il percorso dei chiodi esistenti. (sempre che questi siano sufficientemente ravvicinati !!)

Nella foto è rappresentata una via già chiodata (punti di protezione indicati dalle frecce).

Ma cosa significa esattamente "proteggersi" la via di arrampicata ?


Quando il primo di cordata inizia ad arrampicare allontanandosi dal punto di sosta, in caso di
caduta, è soggetto ad un volo pari al doppio del dislivello che ha percorso (senza tener conto
dell'allungamento della corda). Nel momento in cui posiziona un punto di protezione intermedio
(utilizzando un un rinvio), azzera la caduta: il suo volo è arrestato dall'ultima protezione.
Proseguendo l'arrampicata si ripete la sitazione già descritta sino alla protezione successiva.
Se il nostro alpinista è salito 2 m rispetto all'ultimo rinvio, in caso di caduta farà un volo di 4 metri
(oltre all'allungamento della corda in base alla sua elasticità).
Per questo motivo la distanza H1 (tra il 1° ed il 2° rinvio) deve essere minore di H (cioè della
distanza del 1° rinvio dalla sosta.

Quando il primo di cordata raggiunge la sosta successiva, dopo averla attrezzata, chiama il
compagno che lo raggiunge arrampicando per il medesimo percorso. Ovviamente durante
l'arrampicata il secondo di cordata recupera tutto il materiale lasciato dal compagno che l'ha
preceduto (rinvii, cordini ecc.).
In questo frangente è il primo di cordata che esegue le manovre, recuperando la corda attraverso il
mezzo barcaiolo durante la progressione del compagno: la corda, sempre tesa, impedirà al secondo
di subire qualunque volo in caso di caduta.
Quando anche il secondo avrà raggiunto la sosta, la cordata potrà proseguire con il tiro di corda
successivo. Riassumendo i passaggi essenziali per fare un tiro sono i seguenti:

• I componenti della cordata sono assicurati entrambi alla stessa sosta: il "secondo" attrezza
un moschettone (a pera con ghiera) e con un mezzo barcaiolo assicura il compagno. Il primo
di cordata si appresta ad arrampicare;
• Durante la sua progressione, il primo di cordata, protegge la via creando (se non sono già
esistenti), dei punti fissi intermedi: posiziona un rinvio in ogni punto fisso, attraverso i quali
scorre la corda;
• la lunghezza del tiro è in funzione della lunghezza della corda a disposizione e della
conformazione della roccia (laddove la salita permette di attrezzare una sosta);
• legatosi alla sosta con un nodo barcaiolo, ed una volta eseguito il mezzo barcaiolo per
assicurare il compagno, permette al secondo di salire, recuperando via via la corda che sarà
sempre tesa;
• il secondo raggiunge il compagno alla sosta, recuperando il materiale che ritrova nei punti
fissi intermedi. Normalmente, quando anche il compagno giunge in sosta, lo stesso riparte
per il tiro successivo, diventando quindi il primo di cordata. In questo modo (procedendo
quindi per tiri alterni), la cordata riduce il tempo necessario per fare le manovre e,
contemporaneamente, si dà modo ad entrambi di non affaticarsi eccessivamente. Ma
soprattutto di dà ad entrambi la possibilità di divertirsi !
CORSO DI ROCCIA
Progressione: rinviare
Con il termine "rinviare" si intende posizionare un punto fisso lungo la via di salita e collegarlo alla
corda utilizzando un rinvio.
Questo, come abbiamo detto, serve a ridurre "il volo" derivante da un'eventuale caduta. Ma
vediamo nel dettaglio come viene posizionato un rinvio e come bisogna moschettonare la corda.
Parlando dell'attrezzatura da roccia abbiamo visto che un rinvio è costituito da due moschettoni
semplici (a "D" senza ghiera), collegati tra loro mediante una fettuccia. In genere i moschettoni
usati sono uno a leva diritta ed uno a leva curva.

Nella foto possiamo osservare che:


• il punto fisso è costituito da un chiodo (in alto a sinistra) piantato nella roccia (del chiodo
spunta solo l'occhiello nero);
• il moschettone con leva diritta è inserito con la leva di chiusura opposta all'occhiello del
chiodo (qualsiasi movimento del rinvio non rischia di aprire il moschettone);
• la leva del moschettone in basso è opposta rispetto al moschettone in alto (anche se le ultime
"direttive" della Commissione Nazionale Scuola di Alpinismo e Sci Alpinismo consigliano il
contrario di quanto illustrato);
• la leva curva del moschettone in basso è opposta alla direzione di salita (cosa molto più
importante rispetto al punto precedente);
• la corda "entra" dall'interno (tra roccia e moschettone), ed esce verso l'esterno del
moschettone (tra moschettone ed alpinista).

CORSO DI ROCCIA
Progressione: i comandi
Un aspetto molto importante durante l'arrampicata è rappresentato dai "comandi": in che modo i
compagni di cordata comunicano.
Spesso la sola presenza del vento, sommata alla distanza che li separa e all'impossibilità di vedersi,
impedisce alla cordata di comunicare adeguatamente e può capitare di chiedersi: "perchè non
prosegue? Non chiede più corda, sarà arrivato alla sosta? Mi ha detto di salire ? .....".
Ecco allora che se urlare diventa obbligatorio, usare pochi termini e chiari è imperativo. Durante
l'arrampicata il primo può usare termini come:
"corda" = dammi un pò di corda;
"recupera" = la corda è troppo molla, tirala verso di te;

Quando il primo giunge in sosta, la prima cosa da fare è quella di assicurarsi e rendersi indipendente
dalla sicura del compagno. A questo punto deve avere la possibilità di essere lui a fare le manovre:
comunicando "libera" o "molla tutto" al compagno, il secondo di cordata capisce che non è più
necessario utilizzare il mezzo barcaiolo: libera la corda, recupera il moschettone che stava
utilizzando e, rimanendo legato alla sosta, dà il segnale al compagno: "recupera".

Il primo a questo punto recupera la corda sino a quando non viene più: significa che la corda è in
tiro e il compagno, che è legato all'altro capo, ha la corda tesa legata all'imbrago.
Il primo deve perciò utilizzare un moschettone sulla sosta dove assicurare il compagno con il mezzo
barcaiolo. Effettuata questa manovra, deve comunicare che è tutto pronto gridando "sali" e,
mantenendo ben ferma la corda sul mezzo barcaiolo, attende la risposta del compagno. E' solo in
questo momento che il secondo di cordata può liberarsi dell'autoassicurazione e recuperare tutto il
materiale utilizzato per montare la sosta: è tranquillo che in questo momento è assicurato dal
compagno. Fatto questo, apprestandosi ad arrampicare, comunica al primo che è pronto dicendo
"salgo".

Ora il primo è al corrente che il compagno inizia la salita per raggiungerlo: via via che la corda si
allenta la recupera prontamente.

In queste manovre (che bisogna saper eseguire rapidamente, senza incertezze e soprattutto senza
errori), è molto importante l'affiatamento dei compagni, la pazienza ed il reciproco rispetto.
Con una buona intesa tra i compagni di cordata spesso non è necessaria nemmeno la comunicazione
diretta: so che quando il mio compagno arriva in sosta, fà un barcaiolo utilizzando una delle due
corde. Mi accorgo che "chiama" solo una corda il che significa che è in procinto di assicurarsi ...

Può anche capitare (e non di rado), che i componenti della cordata abbiano difficoltà a sentirsi a
causa, magari, del vento, o per la distanza tra i due. Possono esserci tanti metodi per "cercare" di
sopperire a questo inconveniente: dal fischietto all'uso di radioline ... Un buon metodo potrebbe
essere quello di "tirare la corda". Se il primo di cordata tira la corda con forza per due volte
significa che è arrivato in sosta ... Basta mettersi d'accordo prima e restare vigili e sensibili ai
movimenti della corda. Una raccomandazione: cerchiamo di non rendere la montagna un mercato
del pesce: la presenza di più cordate, i cui componenti continuano a "gridarsi" segnali, creano solo
confusione e possono portare all'errore un'altra cordata (oltre a rovinare la quiete dell'ambiente
montano !!).

vignetta tratta dal sito di Caio: http://www.traversella.net


CORSO DI ROCCIA
Progressione: il fattore di caduta
Un breve cenno ad un concetto fondamentale per l'uso corretto dell'attrezzatura d'alpinismo, per
capire anche con quali caratteristiche meccaniche la stessa viene costruita.
Il fattore di caduta "Fc" è il rapporto tra l'altezza H di caduta libera e la lunghezza L della corda
coinvolta dal volo. Per meglio comprendere questa definizione prendiamo in esame alcuni esempi.

1° CASO. Ci troviamo in una sosta in parete (punto S in


figura), il primo di cordata sale 3 m rispetto al punto di
sosta (senza aver collocato nessun rinvio), e cade: il suo
volo sarà di 6 m (i 3 m che ha percorso più i 3 m di
corda libera come rappresentata in figura dalla linea blu
tratteggiata), mentre la corda utilizzata per il tratto di
salita ha una lunghezza di 3 m (rappresentata in figura
dalla linea blu intera). Per cui avremo che:
FC = 6/3 = 2.
Il fattore di caduta è uguale a 2

2° CASO. Ci troviamo in sosta come in figura: il primo


di cordata posiziona alcuni rinvii durante l'arrampicata e
cade quando si trova a 10 m di altezza dalla sosta ma a
soli 3 m di altezza dall'ultimo rinvio messo.
Anche in questo caso il suo volo sarà di 6 m, tuttavia la
lunghezza della corda interessata dal volo (e quindi
sottoposta a sforzo) è di 10 m (ossia tutta la lunghezza di
corda impiegata per la salita). Pertanto avremo che:
FC = 6/10 = 0,6.
Il fattore di caduta è uguale a 0,6

Possiamo quindi osservare che:

• il valore massimo che il fattore di caduta può raggiungere nella pratica alpinistica è pari a 2
(come visto nel 1° caso);
• tale valore massimo si riduce notevolmente se, allontanandoci dalla sosta e avendo quindi
una lunghezza maggiore di corda a disposizione, interrompiamo la possibilità di volo
posizionando dei rinvii.

E' doveroso fare anche alcune considerazioni:

• gli esempi riportati non tengono conto dell'allungamento della corda. Ricordo che per questo
sport devono essere usate sempre corde dinamiche (non statiche), proprio per la loro
capacità di deformazione e di assorbire quindi una parte dell'energia creatasi con la caduta;
• gli stessi esempi presuppongono che la corda sia bloccata nel punto di sosta e non tengono
conto dell'uso di altra attrezzatura che ha comunque una funzione di freno (tra l'altro alcuni
attrezzi possono rendere il freno più "dinamico" rispetto ad altri strumenti "statici");

Da notare che in realtà esiste un'attività in montagna in cui il fattore di caduta supera
abbondantemente il valore di 2: nelle vie ferrate.
Sono così detti i percorsi su roccia attrezzati con funi e corde metalliche, scale o gradini in ferro.
Tali attrezzature sono fissate stabilmente alla roccia mediante chiodi ed anelli in acciaio (ancoraggi
o fittoni), ad una distanza variabile dai tre ai cinque metri. Pensiamo quindi ad una fune metallica,
disposta verticalmente sulla parete rocciosa, fissata ogni 5 metri alla parete stessa. In questo caso
l'alpinista non è legato insieme ad un compagno, ma procede singolarmente assicurandosi
direttamente alla fune. A questo scopo si potrebbero utilizzare due spezzoni di cordino legati
all'imbragatura e dotati, all'estremità, di un moschettone ciascuno. Ma così legato cosa mi
accadrebbe in caso di caduta ?
Premesso che non è lo scopo di questa lezione illustrare la progressione sulle vie ferrate, diamo solo
una breve descrizione dei passaggi principali, tralasciando le avvertenze e le raccomandazioni che
sono d'obbligo per questa attività nonchè la tipologia dell'attrezzatura specifica.
Percorrendo una via ferrata, utilizzando uno degli spezzoni di corda citati (che sono legati
all'imbrago), mediante il moschettone ci assicuriamo alla fune: raggiunto il primo fittone, per
proseguire, sarà necessario togliere il moschettone dalla fune. Utilizziamo allora il secondo
spezzone di corda: inseriamo il secondo moschettone nella fune ma a monte del fittone e,
successivamente, togliamo il primo moschettone posto a valle del fittone stesso. A questo punto
possiamo proseguire la nostra salita sino all'ancoraggio successivo dove ripeteremo la stessa
manovra.
Nella figura sono indicati con i diversi colori:
Nero: la parete di roccia;
Blu: il cavo in acciaio ancorato alla parete;
Verde: i punti di ancoraggio (fittoni) sui quali è fissata la
fune;

Supponiamo che il nostro alpinista abbia raggiunto il


punto A: deve ancora mettere il secondo moschettone a
monte del fittone ed in quel momento cade. Il moschettone
che sta utilizzando, posto a valle del punto A, scorre lungo
il tratto di cavo sino ad incontrare il fittone posto nel
punto B dove si blocca arrestando la caduta dell'alpinista.
Quest'ultimo ha quindi fatto un volo di oltre 5 m a fronte
di uno spezzone di corda di assicurazione che
generalmente non è più lungo di 80-90 cm. Per comodità
di calcolo poniamolo lungo 1 metro. Pertanto avremo che:
FC = 5/1 = 5.
Il fattore di caduta è uguale a 5

In conclusione, un volo così fatto porterebbe al collasso dello spezzone di corda causandone la
rottura e comunque l'impatto subito dall'alpinista (dovuto all'arresto improvviso del volo), sarebbe
eccessivamente elevato. Per ovviare a questa situazione, i due spezzoni di corda utilizzati sono
provvisti di un ulteriore tratto di corda che passa attraverso ad un dissipatore: una piastra metallica,
costituita da alcuni fori entro cui può scorrere la corda stessa in caso di cadute violente. L'energia
creata dalla caduta viene così "dissipata", assorbita, dal tratto di corda che scorre: il fattore di caduta
viene così drasticamente diminuito. L'attrezzatura descritta (dissipatore + spezzoni di corda +
moschettoni), viene chiamata KIT DA FERRATA (il Kit viene messo in commercio preassemblato e
garantito dal costruttore). Penso sia superfluo dire che in caso di caduta (con conseguente
scorrimento della corda nel dissipatore) il Kit deve essere necessariamente sostituito.

CORSO DI ROCCIA
Discesa in corda doppia
La nostra via è terminata: non ci resta che goderci un pò il panorama, una foto di vetta, mangiare
qualche cosa e prepararci per tornare alla base.
Già, ma non sempre c'è il sentiero che ci riporta a valle. E allora?
In questo caso, sicuramente, ci sono delle soste attrezzate anche per calarsi con la corda.

Le manovre da eseguire sono semplici ma sempre delicate: la minima distrazione può essere fatale.
Ma eseguita con la giusta attenzione, la corda doppia, permette di superare agevolmente in discesa
qualsiasi tratto che in salita sarebbe impercorribile.

Procediamo con ordine e vediamo i vari passaggi:


1. Siamo sull'ultima sosta e ben assicurati: legati alla sosta in modo da non tenere impegnata la
corda in alcun modo (con un cordino od una fettuccia). Per prima cosa garantiamoci che la
corda non possa cadere in basso: se la perdiamo non abbiamo più alcun modo per scendere!
2. si utilizza l'anello della sosta per far passare dentro un capo della corda; la si fa scorrere sino
a giungere alla sua metà. Se invece utilizziamo due corde, si infila l'anello dello sosta con
una delle due corde, il capo di questa deve essere collegato alla seconda corda con un nodo
semplice (detto nodo galleggiante: per l'esecuzione vai alla lezione dei nodi);
Nel caso di discesa con due corde, è preferibile lasciare il nodo di unione verso la parete: al
momento del recupero eviteremo di "strozzare" il ramo sottostante.
3. ora è necessario raccogliere gli estremi della (o delle) corda, facendo degli anelli di
avvolgimento, e si lanciano le corde nella direzione di discesa (verso la sosta sottostante nel
caso di più tiri, o comunque verso la base della parete). Al momento del lancio, gridare
sempre "CORDA": se un'altra cordata fosse sotto di voi, potrebbe pagarne le conseguenze!
Nel caso utilizzassimo due corde, collegate con il nodo, facciamo molta attenzione a quale
capo bisognerà recuperare una volta terminata la discesa: tirando il capo sbagliato il nodo si
incastrerebbe dentro l'anello della sosta e sarebbe impossibile recuperare le corde.

In genere, le calate già attrezzate, sono costituite da vere e proprie


catene con un grosso anello all'interno del quale quale vengono
fatte passare le corde per la discesa.

Nel caso raffigurato nella foto si tratta, invece, di una calata


costituita da doppio cordino con un moschettone a maglia rapida.

In ogni caso è importante che la metà della corda sia posta sul
moschettone della calata per poter sfruttare tutta la lunghezza della
corda (questo problema non si presenta nel caso usassimo due
corde, di pari lunghezza, unite tra loro).
La corda è quindi sistemata per l'allestimento della doppia. Per ricordarci che ogni passaggio deve
essere eseguito con molta attenzione, tranquillità e con un certo ordine, vediamoli singolarmente:
• Assicurarsi
• Il discensore
• Calarsi

CORSO DI ROCCIA
Discesa in corda doppia: Assicurarsi.
Una volta attrezzata la corda sulla sosta, è necessario assicurarsi sulla corda stessa per poterci
liberare dalla sosta.
Bisogna pertanto utilizzare un cordino, realizzare un nodo autobloccante sulla corda e legarlo
all'imbrago.

Il nodo autobloccante viene eseguito sulla corda doppia


immediatamente a valle dell'anello della sosta.

Il cordino deve essere quindi collegato all'imbrago


utilizzando un moschettone. Ricordatevi sempre di
chiudere la ghiera del moschettone.

A questo punto possiamo togliere la nostra assicurazione dalla sosta: in caso di caduta
l'autobloccante ci fermerebbe sulla corda di calata.

CORSO DI ROCCIA
Discesa in corda doppia: Utilizzo del
discensore.
Ora bisogna posizionare il nostro discensore sulla corda.
Esistono diversi attrezzi adibiti a questo scopo: per il loro corretto utilizzo è necessario consultare le
istruzioni allegate all'attrezzo al momento dell'acquisto. In questa sede mi limito a descrivere
l'utilizzo del discensore ad otto.
In tutti i casi è importante che il discensore venga posizionato a monte del nodo autobloccante: tra il
nodo e l'anello di calata.

Fare passare la corda doppia dentro l'anello più largo del


discensore. In questo modo si crea un'asola.

Far passare l'asola intorno all'anello più piccolo del


discensore.

CORSO DI ROCCIA
Discesa in corda doppia: la calata.
Ora sì che viene il bello !!
La doppia l'abbiamo allestita: non resta che mettersi nella posizione corretta e in pochi istanti
scendiamo di una lunghezza di corda senza nessuno sforzo.
Innanzi tutto, con la faccia rivolta a monte, facciamo in modo ce la corda di calata non passi in
mezzo ai piedi ma da un lato.

Quindi teniamo, con una mano, il nodo autobloccante: l'altra mano deve restare libera, non bisogna
assolutamente aggrapparsi alla corda.
Ora è necessario che il nostro peso gravi sul discensore: basta "buttare" il sedere indietro e puntare i
piedi contro la parete. In pratica bisogna letteralmente "sedersi" sull'imbrago. Le prime volte farà
sicuramente impressione pensare di buttarsi all'indietro senza sapere con precisione cosa succede o
in che modo possa essere sorretto il nostro peso ..... ma dopo le prime titubanze vi assicuro che
prendere dimistichezza con questa tecnica è estremamente facile e divertente.
Bisogna tenenre presente che per rallentare od aumentare la velocità di discesa è sufficiente
compiere pochi movimenti con il braccio con cui si tiene in mano l'autobloccante: avvicinando ed
allontanando corda, lateralmente rispetto al corpo, possiamo regolare il ritmo di discesa.

Inoltre, in caso necessità, è sufficiente lasciare il nodo perchè questo entri in funzione come freno e
ci fermeremo immediatamente.

Il peso del corpo deve gravare sul discensore: bisogna appendersi al


cordino che collega il discensore con l'imbrago (quello blu nella foto).

Contemporaneamente, con una mano, prendiamo il nodo autobloccante permettendogli di scorrere


lungo la corda.

A qusto punto sarà sufficiente allontanare / avvicinare il braccio dal busto per regolare la velocità di
discesa.
Mettere un altro cordino dentro l'anello più piccolo del discensore e collegare il cordino
all'imbrago con un secondo moschettone.

Tutto è pronto: bastano poche e semplici manovre per scendere vincendo, almeno le prime volte, la
paura di "buttare" la schiena verso il vuoto.