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CLUB ALPINO ITALIANO

Sezione Ligure

SOTTOSEZIONE BOLZANETO

A cura di Marcello Lucentini e Lucia Goldoni


Febbraio 2001

PREMESSA

Pag. 5

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PARTE PRIMA

Pag. 7

Articolo 1 - Arresto e decelerazione

Pag. 8

Articolo 2 - Corda bloccata

Pag. 9

Articolo 3 - Assicurazione dinamica

Pag. 13

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PARTE SECONDA

Pag. 15

Articolo 4 - Corda

Pag. 17

Articolo 5 - Freni

Pag. 24

Articolo 6 - Prove sperimentali

Pag. 29

Articolo 7 - Ancoraggi

Pag. 34

Articolo 8 - Moschettoni e rinvii

Pag. 40

Articolo 9 - Fettucce e cordini

Pag. 45

Articolo 10 - Imbragature

Pag. 50

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

La catena di sicurezza

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Pag. 2

ALPINISMO E RISCHIO
come la pensano i grandi

Per provare il massimo piacere dovevo arrampicare al


limite delle mie capacit. Dovevo trovare vie sempre pi
ripide, con meno appigli e scoprire cose nuove sulla
roccia e in me stesso. Lelemento rischio era un fattore
importante: sapere che non potevo commettere uno
sbaglio perch altrimenti sarei caduto o forse morto.
Ma non cercavo il rischio in s e certamente non mi
piaceva rischiare, perch per molti versi io sono timido
e detesto aver paura, non vorrei mai mettermi in una
situazione in cui devo lottare per salvarmi la vita.
Apparentemente questi sentimenti sono contraddittori,
ma ogni volta che affronto una salita cerco il massimo
della sicurezza, usando punti di assicurazione e rinvii,
ragionando su ogni mossa prima di farla, tornando
indietro se penso che la via stia diventando troppo
difficile. Facendo questo, baro con il pericolo, perch
trasformo un qualcosa che in s rischioso in una cosa
perfettamente sicura. Chris

Bonington.

Lessenza dellalpinismo pu essere definita come il


controllo dei rischi, quanto maggiore il rischio tanto
pi difficile diventa fare la cosa giusta e la cosa giusta
quella che ti consente di sopravvivere. Tornare sani
tutto! Lunico modo di praticare lalpinismo in maniera
responsabile fermandosi nel momento in cui la
previsione dei rischi non pi possibile. Chi si espone al
pericolo senza essere in grado di evitarlo non
unalpinista consapevole e responsabile. E ognuno di noi
dovrebbe sforzarsi di essere almeno questo: la
responsabilit pi importante di qualsiasi montagna
del mondo.,

Reinhold Messner.

Un certo tipo di rischio d sapore alle cose ed


certamente una componente dellavventura; per un
cavallo di cui bisogna saper tenere ben salde le briglie.,

Walter Bonatti.

La catena di sicurezza

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Gli alpinisti amano e rispettano i grandi spazi, la vita e


lamicizia, non il gusto del rischio. Per fare dellalpinismo
ci vuole entusiasmo, essere disposti a portare uno zaino,
dormire pi o meno bene, alzarsi presto, aver freddo,
aver caldo, aver fame, aver sete, partire sapendo che
non si pu interrompere il gioco a proprio piacimento,
anche se si allo stremo delle forze. E molto bello,
eccezionale avere a che fare con la roccia, la neve, il
cielo, il sole e il vento. Ci vuole entusiasmo, ma anche
lucidit; occorre cio rapportare costantemente la
propria forza morale e fisica alle difficolt da
affrontare. Gaston

Rebuffat.

La catena di sicurezza

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Qualunque sia la nostra concezione dellalpinismo e dei rischi che questo comporta, non
possiamo fare a meno di vivere le nostre avventure servendoci di determinati materiali
che ci consentono non solo di scalare una montagna, ma anche di farlo in sicurezza.
Nessuno che voglia praticare alpinismo pu fare a meno di certe attrezzature che sono
indispensabili per provare il gusto della conquista in totale libert.
Ecco perch cos importante disporre di unadeguata attrezzatura da utilizzare
correttamente in modo da annullare o comunque ridurre i rischi derivanti da qualsiasi
imprevisto possa capitare, quale per esempio una caduta.
Con il tempo tali attrezzature sono state sempre pi affinate fino a costituire gli
elementi essenziali di quella che oggi si chiama la catena di sicurezza.
Mentre si arrampica, si talmente concentrati sulla via e sulla vetta da raggiungere che
non si ha il tempo di pensare ad eventuali imprevisti.
Ma pu capitare che un piede scivoli o un appiglio si stacchi dalla parete, e allora facile
perdere lequilibrio e, nella caduta che ne consegue, trovarsi soggetti alla dura legge di
gravit.
A questo punto (per fortuna) entra in gioco la catena di sicurezza che impedisce che si
verifichino danni a chi cade, a chi assicura e ai materiali utilizzati o, per lo meno, riduce
al minimo le conseguenze dannose della caduta stessa.
La catena di sicurezza, infatti, ha la funzione specifica di contrastare gli effetti della
forza di gravit, frenando la caduta fino ad arrestarla.

Lo scopo della catena di sicurezza appunto quello di sostenere


lurto e di assorbire lenergia cinetica che il corpo acquista nella
caduta, al fine di ridurre le sollecitazioni sullalpinista e sugli
elementi della catena di sicurezza.

Da un lato, la catena di sicurezza deve ridurre e temperare limpatto di arresto subto


dal corpo che cade, impatto che, se eccessivo, diventa pericoloso per la cordata.
Dallaltro lato, la catena di sicurezza deve anche contrastare quelle sollecitazioni della
caduta che possono essere pericolose per le protezioni intermedie e la sosta, soprattutto
in situazioni in cui gli ancoraggi hanno una dubbia resistenza, come quelli su ghiaccio o su
roccia di scarsa qualit.

Per pura curiosit, nello schema seguente si ricordano alcune date importanti nella storia
dellalpinismo relative allintroduzione dei materiali che costituiscono la catena di
sicurezza.
E interessante notare come lo studio dal punto di vista scientifico e quindi le prove
sperimentali siano avvenuti in anni successivi allintroduzione dei materiali stessi.

La catena di sicurezza

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A titolo di esempio, il moschettone, introdotto nel 1912, divenuto oggetto di studi solo
a partire dal 1962 (ben 50 anni dopo!).

1900

Pedula-Ramponi

1909
1910
1912
1920

Chiodo
Discesa in corda doppia
Moschettone
Assicurazione a spalla

1924
1929
1931
1932

Chiodo da ghiaccio
Ramponi a 12 punte
Nodo prusik
Arrampicata artificiale

1935
1941
1945

Scarponi a suola di gomma


Chiodo a pressione
Corde di nylon

Premesso ci, la presente relazione si propone di:

esaminare le conseguenze di una caduta nello


svolgimento
delle
pratiche
alpinistiche
e
descrivere la funzione della catena di sicurezza;

esaminare i materiali e le attrezzature che


costituiscono i singoli elementi della catena di
sicurezza.

La catena di sicurezza

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Nella prima parte della presente relazione ci si sofferma sulla dinamica della caduta e sui
principi che intervengono in essa: forza di arresto, decelerazione, etc. (articolo 1).
La caduta (e relativi principi) viene esaminata in due distinte situazioni: la caduta a corda
bloccata e la caduta con assicurazione dinamica (articolo 2 e 3).

Unit di misura
Nei presenti appunti verranno utilizzate le unit di misura del Sistema Internazionale
SI:
N (Newton) per le forze.
1 Newton la forza che applicata alla massa di un Kg, le imprime laccelerazione di 1
m/s2
daN (deca Newton) 1 daN = 10 N
kN (chilo Newton) 1 kN = 1000 N
kg (chilogrammo) per le masse.
m/s2 (metri al secondo quadrato) per le accelerazioni
Per semplicit e per avere unordine di grandezza, si pu considerare che 1 daN sia uguale
a circa 1 Kg peso (unit di misura non pi in uso - vietata per legge) per cui ad esempio i
1200 daN, citati nel testo , corrispondono circa a 1200 kg peso.

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Quando si cade durante unarrampicata, a parte le escoriazioni o, al peggio, le fratture


che lurto contro la roccia pu provocare, i danni e le lesioni pi gravi possono derivare
dallimpatto dellarresto sullalpinista.
Un corpo che cade acquista unenergia cinetica che funzione della massa del corpo e
dellaltezza di caduta: a parit di massa, maggiore laltezza di caduta e maggiore
lenergia cinetica acquistata dal corpo.
Attraverso la catena di sicurezza tale energia viene trasformata in energia di
deformazione della corda e/o in energia termica attraverso lattrito nel freno, a seconda
che la caduta avvenga con corda bloccata o con assicurazione dinamica, come si vedr
rispettivamente nei successivi articoli 2 e 3 dei presenti appunti.
Per mezzo di tali trasformazioni si realizza larresto della caduta. La forza di arresto
appunto la forza che ferma il corpo che cade.
Larresto ha come effetto una decelerazione, cio una forza di inerzia che riduce i danni
di colui che cade.
Pi brusca la decelerazione e pi dannosa per il corpo umano.
Pi morbido larresto, maggiormente ridotta sar la decelerazione e quindi minori
saranno i danni dellalpinista.
Ecco due esempi pratici che possono chiarire il rapporto tra la forza di arresto e la
decelerazione.
Se in una caduta il corpo si arresta a terra, la forza di arresto al massimo dei suoi
valori, come massima la decelerazione perch il corpo in caduta libera raggiunge la
massima velocit che azzera in un tempo infinitesimo quando tocca e si ferma a terra.
Se invece (come dovrebbe avvenire nellalpinismo), il corpo che cade viene trattenuto da
una corda attraverso un freno, si passa dalla massima velocit nel momento in cui la corda
entra in tensione ad una velocit nulla in un tempo relativamente lungo, grazie
allelasticit della corda e allintervento del freno. Larresto e la decelerazione vengono
cos ad avere valori pi bassi.
Come anticipato in premessa, una forza di arresto ridotta evita altres lestrazione o la
rottura degli ancoraggi pi sollecitati, quali lultimo rinvio e la sosta.
Per introdurre valori pi precisi, si richiama il principio di accelerazione di gravit a cui
sottoposto un qualsiasi corpo che cade sulla terra e che pari ad 1 g = 9,81 m/s2 .
Ci posto, da prove sperimentali condotte in materia, risulta che la massima
decelerazione sopportabile dal corpo umano (che nella caduta mantenga la posizione
eretta a testa in su) di 15 volte il valore dellaccelerazione di gravit (= 15 g).
Tale valore si riduce a 2 3 g nel caso in cui lalpinista cada a testa in gi perch, a causa
della posizione, il sangue che fluisce verso il cervello, anzich verso i piedi, provoca una
pericolosa pressione sul cervello stesso.
In funzione del valore massimo di decelerazione pari a 15 g, il limite massimo di sicurezza
della forza di arresto sopportabile da un alpinista di massa pari a 80 kg (valore standard)
equivale ad una forza pari a 1200 daN (pari a circa 1200 Kg peso).
Pertanto tutti i materiali che compongono la catena di sicurezza sono stati testati e
garantiti dal costruttore per resistere, se usati correttamente, alle sollecitazioni
prodotte da una forza di arresto massima di 1200 daN, come si vedr nella seconda parte
dei presenti appunti, dedicata appunto ai materiali.

La catena di sicurezza

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Tutti gli studi e le ricerche sui materiali sono stati condotti nella situazione limite della
corda bloccata per studiare il loro comportamento nelle peggiori condizioni di impiego.
Tale ipotesi estremamente rara nellarrampicata perch normalmente vengono utilizzati
i freni che consentono unassicurazione dinamica. Lunico esempio di corda bloccata che
pu capitare nellarrampicata si ha quando la corda si impiglia in uno spuntone o in una
fessura, o rimane bloccata in sosta.
In questo articolo si vogliono esaminare gli effetti di una caduta nellipotesi in cui la
corda sia bloccata per capire meglio i fenomeni che intervengono nella caduta e nel
relativo arresto.
Nellipotesi in esame, lunico elemento che assorbe lenergia della caduta e che pu
ridurre la forza di arresto la corda grazie alla sua deformazione elastica
(allungamento).
Pi lunga la corda interessata alla caduta e maggiore la sua capacit di deformarsi. Ad
esempio, se una corda da 1 m soggetta ad un carico di 80 kg si allunga di 8 cm, una corda
da 50 m soggetta allo stesso carico di 80 kg si allungher di 4 m.
Il rapporto tra laltezza di caduta e la lunghezza della corda interessata al volo si chiama
fattore di caduta.
Il calcolo di tale fattore varia a seconda della presenza o meno di rinvii, come nei tre
esempi sotto riportati.
Si vedr nel seguito (vedi calcolo della forza di arresto Fa) che ai fini di ridurre la forza
di arresto si deve ridurre il fattore di caduta Fc.

Calcolo del fattore di caduta Fc


I primi due esempi riguardano una caduta senza collocazione di rinvii lungo la via, nei quali
si determina il valore massimo ( 2 ) che il fattore di caduta pu raggiungere nella normale
pratica alpinistica.

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Il terzo esempio riguarda lipotesi in cui sono stati inseriti dei rinvii: si pu notare che in
questo caso il fattore di caduta si riduce.

Il valore massimo 2 pu essere superato solo in casi particolari quali la progressione su


ferrata (non nella normale arrampicata), come si vede nellesempio qui sotto.

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Calcolo della forza di arresto Fa


Per gli amanti delle formule e della matematica, si riporta il calcolo della forza di
arresto.
La formula sotto descritta conservativa nel senso che fornisce valori della forza
superiori a quelli che si realizzano in pratica, in quanto essa non tiene conto ad esempio:

della presenza del freno: essa presuppone infatti la corda bloccata in sosta

dellattrito che si genera a causa dello strisciamento sulla roccia del sistema cordaarrampicatore

dellattrito che si genera a causa del passaggio a zig-zag nei diversi rinvii che
precedono lultimo

del serraggio dei nodi a seguito della caduta

dellelasticit dellimbrago e della deformazione del corpo dellarrampicatore.

Assumendo che una forza F applicata ad una corda di lunghezza l e avente coefficiente di
elasticit k determini un allungamento temporaneo X pari a:
X = F.k.l
Utilizzando il principio della conservazione dellenergia nel sistema corda-alpinista dal
momento t=0 appena prima della caduta fino al momento in cui la velocit di caduta
diventa pari a zero (cio nel momento in cui viene arrestata la caduta).
Indicando con:
Fa la forza di arresto
k il coefficiente di elasticit della corda
m la massa dellalpinista
g laccelerazione di gravit pari a 9,81 m/s2
h laltezza della caduta prima che la corda inizi ad allungarsi
l la lunghezza della corda interessata al volo
f c il fattore di caduta pari a fc = h/l
xm il massimo allungamento subito dalla corda.
Il sistema corda-alpinista perde, a seguito della caduta, lenergia potenziale:
Ep = m.g.(h + xm)
Il sistema acquista energia sotto forma di tensione nella corda pari a:
xm

xm

F dx = (1/k.l).x dx = (1/k.l).xm2.

Per il principio di conservazione dellenergia:

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(1/k.l).xm2 = m.g.(h + xm)


Sostituendo xm con

Fa .k.l si ha:

Fa2.k.l = m.g.(h + Fa.k.l)


Risolvendo lequazione per

Fa sia ha:
__________________

Fa = m.g + m2.g2 + 2.(1/k). (h/l) m.g =


__________________
= [1 +

1 + 2.(1/k). (h/l) / (m.g)] . m.g

Per ottenere Fa in kN, se m in kg e considerando che il rapporto h/l proprio il fattore


di caduta Fc si ha:

_________________
Fa = [1 +

1 + 20.(1/k). Fc / (m.g)] . (m.g)/10

Il valore del rapporto 1/k dipende dal tipo di corda, in generale si pu assumere pari a
2700.
La formula precedente utile per capire le correlazioni fra i diversi fattori.
In particolare si nota che la forza di arresto (Fa) influenzata dalla massa (m)
dellalpinista, dal fattore di caduta (Fc) e dallelasticit della corda (k), in particolare la
forza Fa aumenta allaumentare di m, di Fc e del rapporto 1/k.
Esempio di calcolo della forza di arresto per mezzo della formula teorica:
h = 20 m
l = 10 m
Quindi Fc = h/l = 2
M = 80 kg
1/k = 2700
Si ha:

___________________
Fa = [1 +

1 + 20.2700. 2 /(80.9,81)] . (80.9,81)/10 =~ 1000 daN

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Si visto che la corda bloccata in caso di caduta (ipotesi descritta nellarticolo


precedente) assorbe interamente lenergia di caduta.
Invece, in una normale arrampicata con assicurazione dinamica, cio con lutilizzo dei
freni (otto, mezzo barcaiolo, tubo o secchiello, etc.), sono proprio questi ultimi che
intervengono a dissipare la maggior parte dellenergia di caduta, generando una forza che
resiste allo scorrimento della corda.
Anche in questa ipotesi (come nel caso di corda bloccata) la corda, deformandosi,
assorbe una parte dellenergia ma in quantit molto pi bassa rispetto a quella dissipata
dal freno.
Il freno dissipa lenergia di caduta trasformandola in energia termica mediante lo
scorrimento della corda nel freno stesso con produzione di calore.
La forza generata dal freno dipende essenzialmente dal tipo di freno, dalle modalit di
assicurazione (forza di trattenuta, angolazione della corda, etc.) e dalla corda utilizzata.
1)

Il tipo di freno incide sul valore della forza di arresto; infatti, a parit di condizioni,
a seconda del tipo di freno si generano forze diverse.
Nel mezzo barcaiolo, ad esempio, la forza frenante varia considerevolmente a
seconda dellangolo della corda rispetto al freno e della forza con cui la si trattiene.
Si passa da valori di 300 daN se si tiene con forza debole e la corda aperta
(trazione verso lalto corda trattenuta verso il basso), fino a valori di 600/700
daN se si tiene con forza massima e si alza il braccio che blocca (trazione verso
lalto corda tenuta verso lalto).
Come si vede, il mezzo barcaiolo usato nella seconda maniera descritta pu portare a
dei valori della forza frenante paragonabili a quelli della corda bloccata, e quindi
eccessivi.
A titolo indicativo si riportano i valori delle forze rilevate in funzione del tipo di
freno utilizzato nel corso di prove effettuate dalla Commissione Materiali e
Tecniche del CAI:

Mezzo barcaiolo: 300-350 daN


Otto: 300-350 daN
Otto veloce (su moschettone): 150-200 daN
Tubo o secchiello: 300-350 daN
GRIGRI: 900-1000 daN.
2) La forza generata dal freno dipende anche dalla tecnica di assicurazione, cio da
come il freno viene tenuto dallassicuratore.
Lalpinista applicando una forza media di 20-30 kg dovr essere in grado di fermare
la caduta senza eccessivi scorrimenti e senza che si creino eccessive forze di
arresto.

La catena di sicurezza

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Il freno potrebbe essere visto come un moltiplicatore della forza della mano, un po
come il servofreno dellautomobile.
3) Un altro fattore che influisce sulla forza generata dal freno il tipo di corda: ad
esempio, migliore la scorrevolezza della corda e minore sar la forza
sullancoraggio, ma pi difficoltosa sar la frenata per la maggiore lunghezza di corda
che scorre nel freno (si rinvia allarticolo 4, relativo alla corda, per un
approfondimento).
Anche il diametro della corda pu influire perch corde pi sottili sono pi difficili da
impugnare con conseguente riduzione dellazione e della forza della mano.
Nel caso in esame di assicurazione dinamica, laltezza di caduta non interviene sul valore
della forza al freno ma sulla lunghezza di corda che scorre nel freno e cio ad una
maggiore altezza di caduta corrisponde una maggiore lunghezza di corda che scorre nel
freno.
Nelle cadute forti (= con rilevanti altezze di caduta), in cui i valori tipici della forza di
arresto dei freni possono essere ampiamente superati, si verifica uno scorrimento
notevole della corda con il rischio di far scottare la mano di chi assicura e quindi di fargli
lasciare la presa della corda con ovvie conseguenze.
Con il GRIGRI si elimina questo rischio ma il bloccaggio repentino della corda pu portare
a forze di arresto molto alte, simili a quelle che si hanno con corda bloccata, e pertanto
si possono avere eccessive sollecitazioni sia sullalpinista sia sugli ancoraggi.
Non ci sono invece problemi ad usare il GRIGRI nellarrampicata su vie attrezzate in
falesia dove la resistenza minima degli ancoraggi (prevista dalle norme) di 2500 daN e
dove vi sono numerosi rinvii intermedi, che contribuiscono alla riduzione della zona di
arresto.
Per tale motivo, in montagna su grandi vie di roccia e su ghiaccio, se gli ancoraggi sono
improvvisati e probabilmente di resistenza inferiore a quella prevista dalle norme, luso
del GRIGRI sconsigliato.
In conclusione, un buon freno dovr realizzare un compromesso tra le precedenti
condizioni cio basso valore della forza di arresto ma anche scorrimenti limitati.
Il freno ideale dovrebbe permettere uno scorrimento non superiore a 50-70 cm.
In alpinismo il freno mezzo barcaiolo soddisfa pienamente queste esigenze ma in
determinate condizioni (uso di mezze corde, corde ghiacciate, uso di guanti, etc.) altri
tipi di freno quali otto, tubo, etc. possono dare prestazioni anche migliori del mezzo
barcaiolo (per esempio in caso di due mezze corde il tubo fornisce prestazioni migliori,
come evidenziato nelle prove sperimentali di cui allArt. 6 della presente relazione).

Si rinvia allarticolo 5 per maggiori dati e informazioni tecniche sui freni.

La catena di sicurezza

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La seconda parte della presente relazione dedicata alla descrizione pi dettagliata dei
singoli elementi che compongono la catena di sicurezza, con cenni alle loro
caratteristiche tecniche e alla loro disponibilit sul mercato.
Tali elementi sono:

v Corda
v Freni
v Ancoraggi
v Moschettoni e rinvii
v Fettucce e cordini
v Imbragatura
Da quanto esposto nella prima parte della presente relazione, chiaro che la corda e i
freni sono gli elementi principali della catena di sicurezza, destinati alla funzione
essenziale di assorbire lenergia di caduta.
Gli altri elementi sono componenti rigidi che non contribuiscono alla dissipazione
dellenergia provocata dalla caduta; essi hanno principalmente la funzione di permettere
lo scorrimento della corda e di vincolarla in modo sicuro alla parete, o di ripartire la
forza di arresto sullalpinista.
Pertanto gli altri elementi della catena di sicurezza sono caratterizzati da resistenza a
trazione e non da forze di arresto.
Tutti i materiali che compongono la catena di sicurezza sono oggetto di una precisa
regolamentazione normativa che stabilisce la resistenza degli stessi, gli elementi di
funzionalit e le condizioni di prova.
Di conseguenza, tutti i prodotti per lalpinismo, per poter essere venduti sul mercato
europeo, devono obbligatoriamente corrispondere alle norme EN (European Norms) ed
avere il corrispondente marchio CE della Comunit Europea.
In passato per tali prodotti era sufficiente il marchio UIAA (Unione Internazionale delle
Associazioni di Alpinismo). In sostanza comunque le vecchie norme UIAA (a parte piccole
eccezioni) sono state integralmente recepite dalle norme europee quindi in generale un
materiale marcato CE sostanzialmente equivalente allanalogo precedentemente
marchiato UIAA.

Elenco delle norme applicabili ai materiali per alpinismo


Le Norme UNI EN indicate nel seguito sono la versione ufficiale adottata dallUNI (Ente
di normazione italiano) in lingua italiana delle corrispondenti norme europee indicate con
la sigla EN e con lo stesso numero.
Ad esempio la norma UNI EN 12275 - 30/06/2000 Attrezzatura per alpinismo Connettori - Requisiti di sicurezza e metodi di prova la traduzione adottata dallUNI

La catena di sicurezza

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della norma europea EN 12275 Mountaineering equipment Connectors Safety


requirements and test methods
UNI EN 12270 - 31/03/2000 - Attrezzatura per alpinismo - Blocchi da incastro Requisiti di sicurezza e metodi di prova.
UNI EN 12275 - 30/06/2000 - Attrezzatura per alpinismo - Connettori - Requisiti di
sicurezza e metodi di prova
UNI EN 12276 - 30/06/2000 - Attrezzatura per alpinismo - Ancoraggi regolabili Requisiti di sicurezza e metodi di prova
UNI EN 12277 - 30/09/2000 - Attrezzatura per alpinismo - Imbracature - Requisiti di
sicurezza e metodi di prova
UNI EN 12278 - 30/06/2000 - Attrezzatura per alpinismo - Pulegge - Requisiti di
sicurezza e metodi di prova
UNI EN 564 - 31/07/1998 - Attrezzatura per alpinismo - Cordino - Requisiti di
sicurezza e metodi di prova.
UNI EN 565 - 31/07/1998 - Attrezzatura per alpinismo - Fettuccia - Requisiti di
sicurezza e metodi di prova.
UNI EN 566 - 31/07/1998 - Attrezzatura per alpinismo - Anelli - Requisiti di sicurezza
e metodi di prova.
UNI EN 567 - 31/07/1998 - Attrezzatura per alpinismo - Bloccanti - Requisiti di
sicurezza e metodi di prova.
UNI EN 568 - 31/07/1998 - Attrezzatura per alpinismo - Ancoraggi da ghiaccio Requisiti di sicurezza e metodi di prova.
UNI EN 569 - 31/07/1998 - Attrezzatura per alpinismo - Chiodi - Requisiti di sicurezza
e metodi di prova.
UNI EN 892 - 30/09/1997 - Attrezzatura per alpinismo. Corde dinamiche per alpinismo.
Requisiti di sicurezza e metodi di prova.
UNI EN 958 - 30/09/1997 - Attrezzatura per alpinismo. Dissipatori di energia utilizzati
nelle ascensioni per via ferrata. Requisiti di sicurezza e metodi di prova.
UNI EN 959 - 31/12/1998 - Attrezzatura per alpinismo - Chiodi da roccia - Requisiti di
sicurezza e metodi di prova (loriginale in inglese Rock Anchors e cio Ancoraggi da
roccia).

La catena di sicurezza

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La corda pu essere considerata lelemento pi importante della


catena di sicurezza, in funzione della riduzione della decelerazione:

limita lampiezza di caduta (senza la corda cadremmo fino a


terra)

trasmette gli sforzi agli altri elementi della catena di sicurezza

assorbe parte dellenergia di caduta, contribuendo a rendere


morbida la caduta.
Le corde devono rispondere ai requisiti richiesti dalla norma europea
EN 892.
Indicazioni presenti sulle corde:

La caratteristica fondamentale della corda la sua deformabilit.


Nellipotesi di corda bloccata esaminata allart. 2 della presente relazione, essa lunico
elemento della catena che assorbe lenergia di caduta trasformandola in energia di
deformazione.
Tanto pi alta la deformabilit, cio la capacit di allungarsi della corda, tanto minori
saranno le forze in gioco, sullalpinista e sugli ancoraggi.
Poich, per, corde troppo deformabili (troppo elastiche) creerebbero
difficolt nelle manovre di corda e potrebbero risultare pericolose, la
normativa ha fissato un valore massimo dellallungamento percentuale a
seconda del tipo di corda, misurato sotto un carico statico di 80 kg
(precarico di 5 kg):

Corda intera (semplice), minore dell8%

Mezza corda, minore del 10%

Corde gemellari, minore dell8%.


Per capire meglio il concetto di allungamento percentuale, si propone il seguente esempio.
Si consideri una corda avente allungamento percentuale pari all8% a cui si appende un
corpo di 80 kg: ad 1 m detta corda si allungher di 8 cm, mentre su una lunghezza di 50 m
lo stesso peso produrr un allungamento di 4 m.

La catena di sicurezza

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Unaltra caratteristica importante della corda la forza di arresto cio il valore


massimo della forza sul corpo che cade, che si genera tra linizio della caduta e il suo
arresto.
Essa nel caso di corda bloccata, cio senza lintervento del freno, dipende essenzialmente
dalle caratteristiche della corda.
La normativa impone il valore massimo della forza di arresto (alla prima caduta) e il
massimo allungamento.
Le corde intere devono resistere ad un minimo di 5 cadute (5 anche per le mezze corde,
12 per le corde gemellari) in sequenza effettuate ogni 5 minuti e le caratteristiche di
deformabilit devono garantire che la forza di arresto della caduta di un corpo di 80 kg
(stesso valore per le corde gemellari, 55 kg per le mezze corde), con fattore di caduta 2,
non superi i 1200 daN (stesso valore per le corde gemellari, 800 daN per le mezze corde)
alla prima caduta (1200 daN quel valore massimo sopportabile dal corpo umano in
caduta visto nellarticolo 1).
I produttori di corde tendono a fornire corde con forze di arresto molto inferiori al
valore massimo ammissibile.
In generale, una corda con una forza di arresto massima bassa conserver sufficienti
propriet dinamiche molto pi a lungo di unaltra corda.
Caduta dopo caduta le capacit dinamiche della corda diminuiscono e quindi la forza di
arresto aumenta.
Attenzione a non confondere la forza di arresto con la resistenza

a rottura per

trazione cio la massima forza di trazione (statica) che porta alla rottura della corda.

Come ordine di grandezza, il carico di rottura a trazione (resistenza statica) di una corda
intera si pu assumere intorno a 1900 2000 daN.
Poich nel caso dellassicurazione dinamica, non pi la corda che assorbe lenergia di
caduta ma il freno, perde un po di importanza la forza di arresto che trasmette la corda;
resta comunque preferibile che la corda abbia una forza di arresto bassa.
Visto che lenergia della caduta trasformata dal freno in energia di calore per attrito,
laccoppiamento tipo di freno/tipo di corda determina anche la forza di arresto.
In altre parole, se un freno ha una frenata meno forte, per dissipare comunque la
stessa energia, la corda dovr scorrere di pi; in questo caso si avr un basso valore della
forza sullancoraggio o sullalpinista ma, per contro, una maggiore difficolt di frenata a
causa della maggiore lunghezza di corda che scorre nel freno.
Analogamente utilizzando un freno pi forte si avr una migliore facilit di tenuta della
caduta da parte di chi assicura ma, per contro, forze superiori graveranno sugli ancoraggi
o sullalpinista.
Si intuisce, quindi, che un altro fattore importante la scorrevolezza della corda:
migliore la scorrevolezza e minore sar la forza sullancoraggio ma pi difficoltosa sar
lazione di frenata da parte di chi assicura (con rischio di bruciature alle mani).
Le caratteristiche della corda che influenzano la forza messa in gioco dal freno sono
quindi la flessibilit e la scorrevolezza superficiale.
La situazione descritta di seguito pu essere esemplificativa.
Quando lalpinista cade, ad un certo punto della caduta mette in tensione la corda e
quindi inizia ad aumentare il valore della forza sul freno. Quando tale forza supera un
certo valore, caratteristico dellaccoppiamento freno/corda, la corda inizia a scorrere
nel freno e la forza a questo punto si mantiene pressoch costante fino allarresto
graduale della caduta. Ovviamente nel processo interviene anche lassicuratore che,
esercitando una certa forza (20-30 kg) per frenare la corsa della corda, modula il valore
della forza di arresto.

La catena di sicurezza

Pag. 18

Praticamente la corda che


dellallungamento della stessa.

scorre

nel

freno

sostituisce

ampiamente

leffetto

Vi sono altre caratteristiche della corda (oltre allallungamento/deformabilit e alla


forza di arresto) per cui le norme stabiliscono dei limiti:

Flessibilit sul nodo (annodabilit): il diametro interno di un

nodo semplice sotto un carico di 10 kg deve essere inferiore a 1,1


volte il diametro della corda. Pi questo valore basso, pi la
corda flessibile.
-

Scorrimento della calza: Lanima e la calza della corda (come si spiega meglio

pi sotto) sono due elementi indipendenti che tendono a separarsi e a scorrere luna
rispetto allaltra, se la costruzione non stata accuratamente studiata. La calza
quindi si deforma poco a poco sotto leffetto ad esempio del discensore, creando una
zona molle attorno allanima e dei punti di rigonfiamento effetto calzino. Questo
fenomeno comporta unusura pi rapida e anche rischi di bloccaggio nel discensore o
nel freno.
E lunica caratteristica per cui la norma europea e la
norma UIAA non hanno gli stessi requisiti. Dopo il
passaggio di due metri di corda attraverso un
apparecchio che la comprime, la norma europea
richiede che lo scorrimento della calza sia inferiore
a 40 mm, ossia il 2%. La norma UIAA, pi severa,
impone un valore inferiore a 20 mm, ossia l1%.

COMPOSIZIONE DELLA CORDA


Schema composizione corda
Monofilamento: filo continuo in poliammide
Stoppino: pi monofilamenti attorcigliati
Trefolo: pi stoppini attorcigliati
Anima: pi trefoli attorcigliati
Calza: pi stoppini intrecciati
Corda: anima pi calza
Una corda per alpinismo costituita da sottili fili continui
(monofilamenti), in prevalenza poliammide 6 (nylon, perlon,
etc.), aventi spessore di circa 30 m (ossia 30 millesimi di
millimetro, vale a dire la met di un normale capello). Una
corda di diametro 11 mm ne pu contenere fino a 60-70.000.
La corda composta da due parti ben distinte: un agglomerato interno chiamato
generalmente anima ed un involucro esterno detto camicia (o calza o guaina o mantello).

La catena di sicurezza

Pag. 19

Lanima costituita da un insieme di trefoli, ossia un fascio pi o


meno grosso di fili ritorti e/o intrecciati tra loro, il cui numero varia
da produttore a produttore.
Nella figura qui a fianco sono rappresentati due trefoli. Si noti la
costruzione tipica dei trefoli, con le loro caratteristiche torsioni a
Z a sinistra e ad S a destra. Poich torsioni di un solo tipo (o solo
a S o solo a Z) tenderebbero ad attorcigliare la corda nel senso della
torsione. Lanima quindi generalmente composta da un numero
uguale di trefoli a S e di trefoli a Z.

La camicia invece un tessuto a costruzione tubolare


ottenuto per intreccio del tipo trama-ordito di un insieme di
fili (gli stoppini), blandamente torsionati fra loro.
Nella figura qui a fianco si nota il particolare dellintreccio di
stoppini.
Si sente spesso affermare che lanima deputata ad assorbire lenergia di caduta,
mentre la camicia esterna svolge una mera funzione protettiva e di contenimento,
contribuendo solo in minima parte allassorbimento di energia.
Tale opinione errata.
Infatti, anche la camicia contribuisce alla resistenza della corda e allassorbimento di
energia: tanto maggiore il peso della camicia (proporzionale al numero di filamenti da
cui composta), tanto pi elevato sar il contributo dato dalla camicia stessa in termini
di resistenza a rottura quando la corda viene sottoposta a trazione.
Ad esempio, se il peso della camicia allincirca 1/3 del peso globale della corda, il
contributo di resistenza alla trazione della sola camicia sar 1/3 di quello della corda
stessa.
Ci stato confermato da una serie di test eseguiti su una corda da 10,5 mm di diametro.
Nel corso dei test stato prima determinato il carico di rottura a trazione lenta
(resistenza statica o nominale) della corda integra; quindi, separatamente, quello della
sola camicia e della sola anima.
I risultati dei test sono riportati nella sottostante tabella, nella quale sono indicati anche
i pesi dei componenti (camicia e anima) e le rispettive percentuali.
Correlazione tra carico a rottura nominale e peso unitario dei componenti della corda
Campione
Corda

g/m
70,0

Anima (14 trefoli)


Camicia

49,2
20,8

Peso unitario
%
100,0
70,3
29,7

Carico di rottura nominale


DaN
%
1902
100,0
1337
560

(1897)

70,5
29,5

Dalle prove eseguite con lapparecchio Dodero, utilizzato normalmente per la verifica
delle caratteristiche di resistenza dinamica delle corde richieste dalle norme EN o
UIAA, emerso ancor pi chiaramente quanto sia determinante il contributo della
camicia ai fini delle prestazioni globali della corda.
Nello schema successivo rappresentato lapparecchio Dodero.

La catena di sicurezza

Pag. 20

Il test Dodero stato eseguito su uno spezzone di corda cui era stata tagliata la camicia
in posizione allincirca centrale.

I risultati ottenuti sono riportati nella seguente tabella.


Campione
Corda integra
Corda con camicia tagliata

Test Dodero Standard


Forza di arresto, in daN
N. di cadute sopportate
910
8-9
870

Dal loro esame appare evidente come, a fronte di una riduzione peraltro modesta della
forza di arresto (senza il contributo della camicia, la corda diventa pi deformabile), la
resistenza dinamica crolli vertiginosamente, passando dalle 8-9 cadute sopportate dalla
corda integra ad una sola caduta sopportata dalla corda con camicia tagliata.
Dai risultati ottenuti, emerge quindi chiaramente quanto sia importante il ruolo svolto
dalla camicia.
In conclusione, qualsiasi indebolimento della camicia, vuoi per abrasioni superficiali
(dovute allo sfregamento della corda sulla roccia, alluso di discensori, allimpiego della
corda in moulinette, agli eventuali voli, etc.), per micro-stress da polvere o sporcizia,
oppure per effetto della componente UV della luce solare (degradazione fotochimica) pu
compromettere, a seconda della sua gravit, anche seriamente le prestazioni dinamiche
della corda, abbassandone le garanzie di tenuta in caso di caduta.

La catena di sicurezza

Pag. 21

Prove su corde bagnate o ghiacciate

Quando si pratica alpinismo su ghiaccio o in condizioni di pioggia le caratteristiche delle


corde subiscono dei cambiamenti che possono influenzare la sicurezza.
Gli inconvenienti che derivano da pioggia o ghiaccio (aumento del peso, difficolt di
manovra, etc.) possono essere ridotti utilizzando corde trattate con additivi
idrorepellenti, trattamento dry. Le caratteristiche di idrorepellenza diminuiscono
progressivamente in proporzione alluso della corda ed alle condizioni meteorologiche
dimpiego.
La Commissione Materiali e Tecniche del CAI ha accertato il decadimento delle
caratteristiche della corda bagnata o ghiacciata con una serie di prove (concluse nel
2000), sia su corde nuove che usate, in versione normale e dry. Le prove sono state
eseguite su spezzoni ricavati dalle seguenti corde:
- corda NUOVA, diametro 10,5 mm, versione normale (cio non dry)
- corda NUOVA, diametro 10,5 mm, versione dry
- corda USATA, diametro 10,5 mm, versione normale (cio non dry).
Su tali corde stato effettuato il test Dodero nelle seguenti condizioni:
1) normali (cio n bagnate n ghiacciate), per avere i valori di confronto
2) bagnate (immersione in acqua per almeno 48 ore a temperatura ambiente)
3) ghiacciate (bagnate come sopra e poi tenute a 30C per almeno 48 ore)
4) bagnate e asciugate normalmente (bagnate come sopra, poi distese in ambiente
aerato al riparo dal sole, come sarebbe opportuno fare per la propria corda)
5) bagnate e sottoposte ad essiccazione spinta (bagnate come sopra, centrifugate,
asciugate a temperatura ambiente, infine essiccate sotto vuoto con anidrificatore
chimico).
A conclusione delle prove effettuate si dedotto che la presenza di acqua e/o di
ghiaccio nelle corde produce un profondo cambiamento delle loro propriet,
caratteristiche e prestazioni, ed in particolare:
a) la

resistenza dinamica, cio il numero di cadute sopportate al test Dodero,

decade vistosamente specialmente per le corde bagnate (siano esse nuove o usate,
dry e non) mentre per le corde ghiacciate il decadimento pi contenuto. In
particolare:
Corda bagnata
- nel caso di corda nuova, si passa dalle 8 o pi cadute in condizioni normali alle 23 cadute con corda bagnata.
- nel caso di corda usata il fenomeno ancora pi allarmante, si passa infatti dalle
4 cadute in condizioni normali ad 1-2 cadute con corda bagnata. Con luso di
corde vecchie e bagnate il margine di sicurezza si riduce quindi pericolosamente.
Corda ghiacciata
- nel caso di corda nuova, si passa dalle 8 o pi cadute in condizioni normali alle 45 cadute con corda ghiacciata.
- nel caso di corda usata si passa dalle 4 cadute in condizioni normali a 3 cadute
con corda ghiacciata. Si noti come la riduzione nel numero di cadute della corda
usata non cos preoccupante come nel caso di corda bagnata.
Il deleterio effetto dellacqua sulle prestazioni dinamiche delle corde si manifesta
anche per tempi di imbibizione relativamente brevi e persino seppur con
decadimento pi contenuto per effetto di una semplice spruzzata sotto la doccia.
Tale comportamento indesiderato permane fintanto che la corda imbevuta dacqua,
ma dopo lessiccamento (purch eseguito in luogo fresco, ventilato e al riparo dalla

La catena di sicurezza

Pag. 22

luce solare) essa recupera completamente (o quasi) le prestazioni dinamiche iniziali,


recupero che garantito anche dopo numerosi cicli di bagna-asciuga.
Le corde dry per immersioni prolungate (48 ore) hanno un comportamento analogo
alle corde normali (non dry) probabilmente per il fatto che la prolungata immersione
rende inefficace il trattamento idrorepellente. Purtroppo per tempi di immersione
inferiori (pi vicini alle condizioni di reale utilizzo) non sono disponibili risultati di
prove comparate.
b) lallungamento e la forza di arresto, cio le caratteristiche legate alla
deformabilit della corda, subiscono una variazione meno vistosa rispetto alla
variazione della resistenza dinamica ma non per questo di secondaria importanza.
In particolare si riscontrato che la forza di arresto, rispetto alla corda in
condizioni normali, aumenta del 5-11% nel caso di corda bagnata e, al contrario,
diminuisce del 5-14% nel caso di corda ghiacciata.
Inoltre, per quanto riguarda lallungamento, la corda dopo imbibizione in acqua risulta
pi lunga del 4-5%.
Dopo essiccamento la corda si accorcia e, a seconda del grado di essiccamento, la
percentuale di riduzione in lunghezza varia dal 4% (essiccamento normale) fino al 8%
(essiccamento molto spinto).
La conclusione che si trae la necessit di utilizzare corde in buone condizioni, cio con
una buona riserva di resistenza, perch basta un improvviso acquazzone per ridurne
notevolmente le caratteristiche fino a renderle insufficienti ai fini della sicurezza.
Pertanto una stessa corda che in caso di volo in condizioni asciutte non darebbe problemi,
se bagnata potrebbe rompersi semplicemente perch va a gravare su uno spigolo o
perch rimane incastrata in una fessura.
Ovviamente il degrado delle caratteristiche delle corde bagnate si sente di pi in
montagna che in falesia, dove i voli sono meno critici e comunque in caso di pioggia si fa
presto a smettere di arrampicare e tornarsene a casa.
Il problema un po meno sentito nel caso di salite su ghiaccio, ma anche qui attenzione
alla temperatura perch se vicina allo 0C (il ghiaccio diventa acqua!) il rischio che si
ricada nelle condizioni di corda bagnata, anzich ghiacciata, notevole.

Fattori di invecchiamento delle corde

Diversi sono i fattori che possono portare al degrado delle qualit di una corda:
invecchiamento naturale: la corda perde il 5-10% del carico di rottura a trazione
dopo il primo anno; in seguito il decadimento pu continuare in tale percentuale o in
misura minore a seconda delluso
invecchiamento fisico: dovuto a calpestio, intrusione di microcristalli (polvere o
sporcizia), abrasioni per sfregamenti sulle rocce, raggi ultravioletti, uso di
discensori, assicurazione a moulinette, effetto nodi (alle estremit), acqua piovana
invecchiamento chimico: dovuto alluso di sostanze chimiche (acidi, carburanti, olii,
detersivi, etc.), nastri adesivi, vernici. Anche luso di inchiostri comuni per segnare ad
esempio la mezzeria della corda possono danneggiare la corda stessa (esistono in
commercio inchiostri specifici per tale scopo).
invecchiamento biologico: dovuto a muffe e batteri.

La catena di sicurezza

Pag. 23

Esistono sul mercato diversi tipi di


freni, adatti ad usi svariati, quali
discensore, recupero compagno in
sosta, assicurazione in moulinette.
La loro scelta dovrebbe quindi
avvenire in funzione del loro uso
prevalente, per esempio su vie di pi
tiri con discesa in corda doppia
oppure su strutture artificiali, etc.
I freni si possono suddividere in due categorie:

freni autobloccanti
freni non autobloccanti.

Freni autobloccanti

GRIGRI
Single rope controller
YO-YO

Sono freni che impediscono lo scorrimento della corda, bloccandola meccanicamente in


seguito alla caduta del compagno, senza alcun intervento manuale da parte
dellassicuratore.
I freni autobloccanti possono essere utilizzati solo su corda singola (10-11 mm) e sono
estremamente comodi per lassicuratore a cui consentono un maggior riposo.
Per rendere dinamica lassicurazione necessario utilizzarli in vita (assicurazione
ventrale) e assecondare la caduta spostandosi in alto-avanti (a volte anche saltando).
Questi freni assolutamente sconsigliato in alpinismo (montagna e ghiaccio), mentre
vengono utilizzati prevalentemente in falesia e in moulinette.

Ecco alcune schede che aiutano a conoscere meglio i diversi freni autobloccanti:

La catena di sicurezza

Pag. 24

GRIGRI: il pi conosciuto e diffuso fra gli autobloccanti.


GRIGRI
A FAVORE
Robustezza
Comodit duso

CONTRO
Richiede esperienza
Peso elevato

NOTE
Ottimo per lavori in
discensore-bloccante.
Difficolt in calata

parete

come

Costo elevato
Non utilizzabile con due
mezze corde

Single

rope

controller: Attrezzo semplice ed

efficace che costituisce assieme allo Yo-Yo unalternativa valida ed economica al GRIGRI.

Single rope controller


A FAVORE
Autobloccante

Semplicit duso
Leggerezza

CONTRO
Richiede un moschettone
a base larga (HMS), non
utilizzabile con i
moschettoni da rinvio
Non facile dare corda
al compagno
Non utilizzabile con due
mezze corde

NOTE
Adatto soprattutto per lassicurazione
in moulinette. Rispetto al GRIGRI
presenta maggiore semplicit duso e
minor velocit di calata. Attenzione
alla differente frenata con corde e
moschettoni diversi.

Costo non elevato

La catena di sicurezza

Pag. 25

YO-YO: Simile al Single rope controller ma con differente sistema


darresto. Lazione determinata infatti non solo dallattrito sul moschettone, ma anche
da una particolare strozzatura a forma di V, nella quale tende a bloccarsi la corda
sottoposta a sollecitazione.

YO-YO
A FAVORE
Semplicit duso

Leggerezza
Costo non elevato

CONTRO
Richiede un moschettone
a base larga (HMS), non
utilizzabile con i
moschettoni da rinvio
Non facile dare corda
al compagno
Non utilizzabile con due
mezze corde

NOTE
Adatto soprattutto per lassicurazione
in
moulinette.
Attenzione
alla
differente frenata con corde e
moschettoni diversi.

Freni non autobloccanti

Tubo
Placchetta con molla
Freni a otto

Si tratta di freni adatti specialmente a vie lunghe e su terreno alpinistico, che


consentono lutilizzo di due mezze corde sia in fase di assicurazione (anche con la tecnica
delle corde passate separate nelle protezioni) che in discesa.
Se ne sconsiglia luso in sosta per il recupero del secondo. Esistono moltissimi modelli in
commercio, ma la tendenza attuale rivolta al freno a tubo (chiamato anche secchiello),
considerato il migliore.
Ecco le singole schede identificative.

La catena di sicurezza

Pag. 26

Tubo

Tubo
A FAVORE
Semplicit
duso.
Indispensabile con
due corde.
Ottimo
discensore
(mantiene separate
le
corde
senza
attorcigliarle)
Leggerezza

CONTRO

NOTE
Nelluso
come
discensore:
la
particolare
forma
assimetrica
consente, montando il freno girato, di
aumentare la frenata, molto utile
quando si usano corde molto sottili.
In caso di cadute forti si pu
verificare un notevole scorrimento
della corda nel freno.

Costo non elevato


Utilizzabile
in
falesia
o
in
montagna con una o
due corde

Placchetta con molla: era un freno molto apprezzato prima della


diffusione del tubo, pi efficace.

PLACCHETTA CON MOLLA


A FAVORE
Semplicit duso

Utilizzabile in falesia o
in montagna con una o
due corde
Costo non elevato

CONTRO
Per non perderlo occorre
utilizzare un cordino di
collegamento al
moschettone (scomodo)
Maggiore difficolt
rispetto ai tubi per dare
corda al compagno

NOTE
Oramai soppiantato dai freni a
tubo.

Leggerezza
Discreto discensore
(mantiene separate le
corde senza
attorcigliarle)

La catena di sicurezza

Pag. 27

Freni ad OTTO
OTTO NORMALE

OTTO VELOCE

FRENI AD OTTO
A FAVORE
Semplicit e variet
duso
Leggerezza

Costo non elevato


Utilizzabile
in
falesia
o
in
montagna con una o
due corde

CONTRO
Se ne sconsiglia luso
come assicuratore con
due corde
Come discensore non
mantiene
separate
le
corde e le attorciglia
Come
otto
veloce,
difficolt di uso.
Come
otto
veloce
utilizzato come freno si
possono
verificare
notevoli
scorrimenti
della corda nel freno.

NOTE
In discesa in corda doppia, attenzione
a non perderlo accidentalmente in fase
di montaggio come otto normale,
tenerlo collegato al moschettone per il
buco grande passare la corda e quindi
passare il moschettone nel buco pi
piccolo essendo ora il freno trattenuto
dalla corda.
Lotto, utilizzato come freno, non
consigliabile con due mezze corde con
passaggi
alternati
nei
rinvii
(danneggiamento delle corde per
sfregamento)

Discensore

La catena di sicurezza

Pag. 28

Si ritiene utile far conoscere, mediante il presente articolo, i risultati di alcune prove
pratiche (eseguite alla Torre di Padova dalla Commissione Materiali e Tecniche del CAI
tra il 1997 e il 1998), su cadute con corde intere o con mezze corde (con passaggio
alternato o appaiato nei rinvii) e con limpiego di diversi tipi di freni in sosta, quali un
mezzo barcaiolo, un otto o un tubo.
In pratica si cercato di stabilire sperimentalmente quali siano le condizioni di
assicurazione migliori in termini di funzionalit e di riduzione delle forze in gioco,
soprattutto quelle sullultimo rinvio.
Sono stati determinati la corsa della corda nel freno e le forze applicate alla sosta e
allultimo rinvio (che costituisce il punto critico del sistema in quanto si sommano le forze
che agiscono sui due rami di corda, paralleli nelle condizioni di prova, che vanno alla sosta
e allarrampicatore), verificando anche come tali parametri vengano influenzati dal tipo di
freno utilizzato.
Le prove sono state eseguite nei seguenti modi:

1.

Trattenendo la caduta sia con una


corda semplice di diametro 10,5 mm
che con una coppia di mezze corde di
diametro 8,5 mm, passando queste
ultime sia appaiate che alternate nei
rinvii, come indicato nella figura posta
qui
di
fianco
(rispettivamente
configurazione A e B).

2. Eseguendo lassicurazione con freni dotati di diverse caratteristiche di scorrimento,


quali il mezzo barcaiolo, lotto e il tubo
3. Variando opportunamente il fattore di caduta da Fc = 0,5 a Fc = 1,5 con altezza del
volo costante (H0 = 6m per tutti i test, ossia lasciando cadere la massa di 80 kg da 3
m sopra lultimo rinvio) e modificando adeguatamente la posizione della sosta in modo
da agire con tratti di corda di diversa lunghezza.
I risultati ottenuti, raggruppati per serie omogenea di condizioni operative e per tipo di
freno utilizzato, sono riportati nella seguente tabella e sono poi sinteticamente
commentati, con particolare attenzione alla forza applicata sullultimo rinvio.

La catena di sicurezza

Pag. 29

Confronto delle prestazioni nel caso di voli trattenuti da una corda intera
e da una coppia di mezze corde con passaggio alternato o appaiato nei rinvii
Tipo di
corda

Una corda
intera
Due
mezze
corde

Condizioni di test
Tipo di
L1, L2,
configuraz
H0,
ione
Fc=(H0/L)
A
L1=9m
L2=3m
H0=6m
A
Fc=0,5
(appaiate)

Una corda
intera
Due
mezze
corde

Una corda
intera
Due
mezze
corde

Barc

Freno in sosta
Corsa, in
Carico, in
metri
kp
0,73
0,41
0,42
0,49
0,54
0,59
0,37
0,88

154
175
188
179
271
177
194
199

Otto 2

2,50
1,52
0,75
0,59
0,56
0,50
2,9+0,6

131
169
153
166
162
179
119

Otto 2a

4,0+1,0

111

Otto 2b

2,7+0,6

128

Tubo

A
(appaiate)

Tubo-2

B
(alternate)
Un solo
rinvio

Tubo-2

1,08
0,93
0,97
0,90
0,93
4,2+1.1

121
140
128
139
130
106

1,82
1,55
0,85
3,90
2,26

153
171
278
130
162

B
(alternate)

Una corda
intera
Due
mezze
corde

Tipo

Barc-2

Barc-2
Barc-1
Barc-1
Otto

A
A
(appaiate)
B
(alternate)

Otto-2

L1=1m
L2=3m
H0=6m
Fc=1,5

Barc
Barc-2
Barc-1
Tubo-2

Note

Ved. Nota
3

Ved. Note
1e2
Ved. Note
1e2
Ved. Note
1e2

Ved. Nota
1

Carico al
rinvio

636
685
760
722
709
730
787
517
365
470
635
691
688
742
327
256
351
528
576
558
603
564
260
449
457
770
309
472

Barc: assicurazione con corda intera su mezzo barcaiolo


Barc-1: mezzo barcaiolo su una sola mezza corda
Barc-2: mezzo barcaiolo su entrambe le mezze corde
Otto: assicurazione con corda intera su otto classico
Otto-2: otto classico su entrambe le mezze corde
Otto-2a: otto con passaggio corda primaria su moschettone (tipo otto veloce),
secondaria su otto classico
Otto-2b: otto con passaggio corda primaria su otto classico, secondaria su moschettone
(tipo otto veloce)
Tubo: assicurazione con corda intera su tubo
Tubo-2: passaggio di entrambe le mezze corde nel tubo

La catena di sicurezza

Pag. 30

NOTA 1: per effetto dellelevata corsa della corda primaria nel freno, anche la
secondaria entrata in azione (con corsa ovviamente inferiore)
NOTA 2: corda secondaria segata
NOTA 3: fusione della camicia corda primaria, rottura camicia corda secondaria

Considerazioni sui risultati delle prove


Effetti del freno
Nelle prove, il comportamento del mezzo barcaiolo risultato equivalente a quello
dellotto: infatti la corsa della corda nel freno e il valore della forza applicata alla sosta e
allultimo rinvio sono risultati analoghi per i due tipi di freno.
In pratica le condizioni di prova, cio gli angoli di entrata-uscita della corda nel freno
erano sfavorevoli nel caso del mezzo barcaiolo (mezzo giro in meno per effetto della
trazione verso lalto) ed ottimali invece nel caso dellotto.
Il tubo ha fatto registrare scorrimenti pi elevati rispetto al mezzo barcaiolo e allotto,
con corrispondenti valori delle forze applicate allultimo rinvio notevolmente inferiori.
Il tubo decisamente consigliabile nel caso di due mezze corde, mentre improponibile
lassicurazione con un unico mezzo barcaiolo o con lotto, con due mezze corde con
passaggi alternati nei rinvii. Infatti nel trattenere la caduta solo una delle due corde
entra in azione nel freno, con il risultato che esse si danneggiano per effetto dello
sfregamento delluna sullaltra (possono arrivare alla fusione), come stato evidenziato
nel corso delle prove (vedere Note alla Tabella precedente).
In sintesi
Mezzo barcaiolo e otto risultati analoghi, con lotto abbiamo forze minori ma
scorrimenti superiori.
Tubo notevole scorrimento e di conseguenza forze applicate minori ma indispensabile
con due mezze corde.

Effetti della corda


La tabella mostra che con una corda intera e con una coppia di mezze corde appaiate si
ha un valore medio alto delle forze applicate alla sosta e allultimo rinvio, con conseguente
scorrimento nel freno modesto, indipendentemente dal freno usato, perch la corda
intera e le due mezze corde assieme si impugnano bene, la trattenuta della mano
efficace, lattrito nel freno notevole.
Rispetto alluso della corda intera, utilizzando una coppia di mezze corde con passaggio
appaiato nei rinvii (secondo la configurazione A del disegno), le forze applicate tendono
ad aumentare leggermente (circa il 10% in pi), mentre diminuiscono vistosamente (3040% in meno) con la tecnica del passaggio alternato (configurazione B).
Si precisa che la vistosa riduzione delle forze applicate allultimo rinvio, nel caso delle
due mezze corde, con passaggi alternati nei rinvii, non deriva dalla maggiore elasticit
della mezza corda che agisce da sola, quanto piuttosto dalla pi ridotta efficienza del

La catena di sicurezza

Pag. 31

freno (in termini di minor attrito sviluppato dalla singola corda) e soprattutto dalla
difficolt, da parte di chi assicura, di effettuare una buona trattenuta su ununica corda
sottile. Se la mano trattiene con forze pi basse si avranno di conseguenza forze
applicate alla sosta e allultimo rinvio basse ma scorrimenti alti.
Limpiego alternato delle mezze corde nei rinvii riducendo la forza darresto a valori assai
bassi particolarmente consigliato su terreni dubbi quali cascate, roccia friabile,
ancoraggi precari, etc.
In sintesi
Comportamento sostanzialmente analogo fra una corda intera e due mezze corde
impiegate appaiate.
Forze applicate minori ma alti scorrimenti nel caso di due mezze corde con passaggio
alternato nei rinvii.

Effetto del fattore di caduta


Si osserva che le forze applicate alla sosta non sono influenzate dal fattore di caduta; la
forza di attivazione del freno una caratteristica intrinseca del freno stesso e quindi
non influenzata dal fattore di caduta.
Variano invece i valori dello scorrimento della corda nel freno ed il carico sullultimo
rinvio.
A parit di tutte le altre condizioni, allaumentare del fattore di caduta cresce
vistosamente lo scorrimento nel freno e si riduce sensibilmente il carico sullultimo rinvio.
Con fattore di caduta basso, lenergia viene smaltita in prevalenza per deformazione
della corda (molto lunga in questo caso) e per attrito sui numerosi rinvii; sufficiente
quindi un modesto scorrimento della corda nel freno per dissipare la scarsa energia
residua.
Al contrario, con fattore di caduta elevato, lassorbimento di energia da parte di corda e
rinvio bassa; prevale quindi la dissipazione sul freno che si manifesta con uno
scorrimento di rilevante ampiezza.
Per quanto riguarda i carichi sullultimo rinvio, infine, essi sono condizionati dagli sforzi
via via crescenti che si determinano, per attrito sui moschettoni, lungo i vari tratti di
corda tra rinvio e rinvio. Tanto pi numerosi sono i rinvii (fattore di caduta basso), tanto
maggiore lattrito e quindi pi elevata la tensione sul ramo di corda in entrata
sullultimo rinvio, con conseguente incremento del carico globale ivi applicato.
In sintesi
Fattore di caduta alto (es. un solo rivio): scorrimenti alti e bassi valori della forza
applicata sullultimo rinvio.
Fattore di caduta basso (tanti rinvii): scorrimenti bassi ma alte forze applicate
sullultimo rinvio.

La catena di sicurezza

Pag. 32

Fattore di riduzione dei carichi sullultimo rinvio


Durante la caduta la corda che scorre nel moschettone dellultimo rinvio, per effetto
dellattrito ivi prodotto, presenta sforzi diversi nel ramo che va alla sosta rispetto a
quello che va allalpinista. In particolare il rapporto o fattore di riduzione tra lo sforzo
F2 del ramo che va allarrampicatore e lo sforzo F1 del ramo che va alla sosta risultato
sperimentalmente come segue:
F2/F1=1,47 corda intera, diametro 10,5 mm
F2/F1=1,50 coppia di mezze corde, diametro 8,5 mm
F2/F1=1,35 singola mezza corda, diametro 8,5 mm.
Cio lo sforzo sul ramo che va alla sosta (F1) minore di quello sul ramo che va
allarrampicatore (F2) ed in pratica si pu assumere F2 1,5 F1 (o F1 2/3 F2), vedere
disegno seguente.

La catena di sicurezza

Pag. 33

Le protezioni per

larrampicata su roccia possono essere catalogate in tre grandi

classi:
Chiodi tradizionali, che richiedono limpiego del martello per il loro inserimento e per
il successivo recupero;
2. Nuts e friends, che si posizionano e si rimuovono velocemente sfruttando le fessure
esistenti nella roccia senza usare il martello;
3. Spit e resinati, che sono ancoraggi permanenti e necessitano di un foro artificiale
nella roccia per essere posizionati.
1.

Nellarrampicata su ghiaccio sono utilizzati i chiodi da ghiaccio che si suddividono


in due tipi principali:

1. Chiodi a vite
2. Chiodi a percussione
Nella

progressione su neve o neve dura vengono utilizzati:

1. fittoni
2. corpi morti.

Chiodi da roccia
Il chiodo un dispositivo che, inserito in
una fessura della roccia per mezzo di un
martello,
costituisce
un
punto
di
ancoraggio.

Il chiodo composto di tre parti fondamentali: lama, anello e testa.

In commercio si trovano chiodi di diverse forme e materiali.


Si possono distinguere tre forme principali:
chiodi verticali, con lanello nello stesso piano della lama

La catena di sicurezza

Pag. 34

chiodi orizzontali, con lanello normale alla lama


chiodi universali con lanello a 45 rispetto alla lama.

In funzione del materiale i chiodi si distinguono:


chiodi di acciaio dolce: si deformano facilmente allo scopo di prendere la forma della
fessura. Si possono utilizzare sia in rocce tenere (calcare) sia in rocce dure (granito).
La loro deformabilit ne limita il numero di utilizzazioni successive.
chiodi di acciaio speciale bonificato: si deformano difficilmente in rocce dure e nulla
in rocce tenere. Dopo lutilizzo si ritrovano in generale nella loro forma iniziale. Il
numero di riutilizzazioni successive molto elevato.
Le norme EN 569 forniscono i requisiti di sicurezza ed i metodi di prova.
Schema prove di resistenza
Il chiodo viene trattenuto da
una morsa con ganasce a bordo
arrotondato (1) di cui una
ruotabile (2) per adattarsi alla
forma del chiodo. Al chiodo,
opportunamente bloccato con
spinotti passanti (3) o altro
sistema equivalente, vengono
applicate le forze di prova (F1,
F2 ed F3) in tre direzioni.
F1 = direzione normale
F2 = direzione inversa
F3 = direzione trasversale
I valori minimi richiesti dalle norme del carico di rottura dei chiodi sono:
Tipo
Chiodi di sicurezza
Chiodi di progressione

Direzione della forza


F1
25 kN
12,5 kN

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F2
10 kN
5 kN

Pag. 35

F3
15 kN
7,5 kN

Nuts e Friends
I nuts e i friends sono dispositivi di ancoraggio ad incastro (nuts) e ad incastro regolabile
(friends); essi sono composti da un corpo metallico a forma di cuneo o a camme rotanti su
asse metallico. Muniti di anello tessile o cavo metallico per il collegamento.
I nuts e i friends devono rispettivamente rispondere alle norme europee EN 12270 e EN
12276.
Nuts

Friends

Esempio di uso dei nuts

Spit e resinati
Gli spit (che prendono il nome dallomonima ditta che produce materiale industriale), sono
costituiti da una placchetta ancorata da un tassello ad espansione, mentre nei resinati
lanello di pezzo con la barra che viene fissata nella roccia per mezzo di resina
epossidica.
Le norme europee (EN 959) specificano che devono essere in acciaio inossidabile, ai fini
della resistenza e della durata e fissano il limite minimo della tenuta radiale in 2500 daN
e quello della tenuta assiale (in estrazione) in 1800 daN.
Nelle prove di resistenza lancoraggio viene infisso in un blocco di calcestruzzo di
dimensioni 200x200x200 mm. Esso deve avere una resistenza a compressione di almeno
50 10 N/mm2 .
Il carico fissato assialmente per mezzo di uno spinotto di diametro 9 mm inserito
nellocchiello fino a rottura o estrazione dellancoraggio e la velocit di trazione pari a
100 20 mm/min.

La catena di sicurezza

Pag. 36

Esistono in commercio placchette specifiche per larrampicata su placca o su strapiombo.

I resinati sono ancoraggi permanenti e definitivi. Hanno il vantaggio di permettere


grande facilit di manovra con il moschettone, eccellente durata e resistenza.
Ladesione alla roccia assoluta, in caso di cedimento: pi probabile addirittura il
cedimento della roccia intorno al tassello che lestrazione del tassello dal foro.
Si trovano in commercio ancoraggi spit e resinati di diverse case costruttrici.
Si riportano alcuni esempi della Ditta Petzl.
Placchetta per spit

Spit completo

Resinato

25kN

25kN

50 kN

Chiodi da Ghiaccio
I chiodi da ghiaccio devono presentare le seguenti caratteristiche generali:
semplicit e facilit duso
tenuta sufficiente, cio forza di estrazione sufficientemente elevata
scarsa tendenza a rompere il ghiaccio circostante
Si possono suddividere in:

La catena di sicurezza

Pag. 37

chiodi a vite pi comunemente chiamati viti da ghiaccio


chiodi a percussione generalmente indicati come chiodi da ghiaccio.

Entrambi i tipi devono essere tubolari e devono corrispondere alle norme EN 568 (quelli a
corpo pieno non sono pi ammessi dalle norme).
Essi sono caratterizzati dalla lunghezza di infissione e dalla forza di estrazione.
La tenuta misurata dalla forza di estrazione, cio dalla forza radiale che applicata
allanello del chiodo completamente infisso ne determina la fuoriuscita dal ghiaccio o la
rottura.
Le norme prescrivono una forza di estrazione non inferiore a 10 kN. Comunque, la tenuta
in condizioni operative dipende essenzialmente dal corretto uso dellancoraggio
(infissione) e dalle caratteristiche del ghiaccio.

Nelle viti da ghiaccio (vedere figure a lato), la


lunghezza, insieme al diametro, concorre in misura
essenziale a determinare le caratteristiche di tenuta
dellancoraggio. Esiste quindi, per ciascun tipo di vite,
una lunghezza minima che garantisce la tenuta minima
dettata dalle norme (10 kN). Tale lunghezza
normalmente compresa fra 15 e 25 cm: le lunghezze
minori sono proprie delle viti di maggior diametro e
con filettatura profonda, le maggiori delle viti di
diametro minore e filettatura pi superficiale.
Lunghezze maggiori di 25 cm non sono necessarie e
rendono lattrezzo poco maneggevole. La tenuta delle
viti attualmente in commercio compresa fra 10 e 16
kN.

I chiodi a percussione (vedere figura a lato) si


inseriscono a colpi di martello. Essi presentano una
filettatura esterna a volte appena accennata. Sono di
solito abbastanza veloci da inserire e da togliere e
danno delle buone garanzie di sicurezza e di tenuta.
La tenuta dei chiodi in commercio normalmente
compresa fra 10 e 13 kN, in media un poco inferiore a
quella delle viti.

La catena di sicurezza

Pag. 38

Fittoni e corpi morti


I fittoni ed i corpi morti sono attrezzi da ancoraggio su neve o neve dura.
I fittoni di norma sono costruiti in lega
leggera (tubolare o profilato), solitamente
presentano una fila di uncini per
aumentarne la tenuta e hanno una
lunghezza non inferiore a 40 cm, che pu
giungere a 60-80 cm.
Il loro uso analogo a quello della piccozza
su neve, ma vengono utilizzati, in
sostituzione di questa, quando la neve non
presenta buona consistenza. Vanno inseriti
mediante martello, a meno che non vengano
utilizzati orizzontalmente come ancoraggio
a T in modo simile alla piccozza.

I corpi morti sono costituiti da una piastra


angolata (a forma di V molto aperta e
solitamente provvista di perforazioni per
aumentare la tenuta) in lega di alluminio a
cui collegato, tramite due rami, un
cavetto di acciaio abbastanza lungo da
facilitarne
linserimento
nella
neve.
Vengono infilati nella neve in genere
utilizzando il martello, con inclinazione di
poco superiore a quella del pendio e si
tirano verso il basso con il cavetto fino a
che non si bloccano completamente in
posizione stabile. Da prove effettuate si
visto che, quando sollecitati, invece di
inserirsi pi profondamente nella neve ne
vengono strappati fuori; vanno quindi
utilizzati soltanto in condizioni che non
comportano sollecitazioni eccessive.

La catena di sicurezza

Pag. 39

I moschettoni e i rinvii sono elementi statici della catena di sicurezza.

Moschettoni

I moschettoni sono costruiti in


lega leggera e le loro parti
principali sono indicate nella
figura qui di fianco.

In commercio si trovano moschettoni di forme diverse a seconda del loro utilizzo


prevalente: a base larga per assicurazione con il mezzo barcaiolo, di forma trapezoidale
per la progressione, etc.
In base alla normativa europea (EN 12275) essi si suddividono in tre categorie, ciascuna
caratterizzata da:
- resistenza statica a trazione garantita nella direzione dellasse maggiore a leva chiusa
(Rm1 )
- resistenza statica a trazione garantita nella direzione dellasse maggiore a leva aperta
(Rm10)
- resistenza statica a trazione garantita nella direzione trasversale allasse maggiore
(asse minore) (Rm2 )

La catena di sicurezza

Pag. 40

In tabella sono riportati tali dati per alcuni tipi di maggiore interesse:
Tipo
C

Descrizione
Normale,universale,
generale

di

uso

Per assicurazione (HMS-mezzo


barcaiolo), dotato di bloccaggio a
ghiera automatico (a baionetta) o
non automatico (a vite), con leva
non bloccabile in posizione aperta.
In genere a base larga.
La sigla HMS deriva dalla parola
tedesca HalbMastwurfSicherung.
Direzionale, cio di costruzione
tale da definire univocamente
lasse di applicazione della forza

Rm1 , in kN
20

20

20

Rm10, in kN
7 (non richiesto se il
dispositivo dotato
di
bloccaggio
automatico)
6 (non richiesto se il
dispositivo dotato
di
bloccaggio
automatico)

Rm2 , in kN
7

7 (non richiesto se il
dispositivo dotato
di
bloccaggio
automatico)

Oltre a quelli elencati in tabella, le norme prevedono altri quattro tipi di moschettoni
destinati ad applicazioni specifiche, quali assicurazione su vie ferrate (tipo K),
collegamento con particolari ancoraggi (tipo A) etc.

Le prove richieste dalle norme riguardano solo la resistenza statica e non sono di tipo
dinamico.
Il valore minimo di 2000 daN richiesto per la resistenza secondo lasse maggiore con leva
chiusa deriva dalla seguente considerazione:
2000 daN la resistenza necessaria a sopportare la massima forza di arresto di 1200
daN. Tale valore infatti la somma delle due forze applicate al moschettone e
provenienti dai due rami di corda (in ingresso ed in uscita) pari a 1200 daN (max forza di
arresto) del ramo di corda collegato allalpinista, in uscita dal moschettone, ed un valore
minore ((2/3)x1200=800 daN) giustificato dagli attriti della corda sullo stesso
moschettone del ramo di corda in entrata, collegato alla sosta.
La resistenza statica nella direzione trasversale allasse maggiore (asse minore)
richiesta per garantire una sufficiente resistenza anche nel caso in cui il moschettone
non lavori in modo perfettamente assiale.

La catena di sicurezza

Pag. 41

Rinvii
Per i preparati, comunemente chiamati rinvii, le norme fissano i
carichi di rottura dei singoli componenti (moschettoni e fettuccia)
senza per dare prescrizioni specifiche sul comportamento del
preparato nella sua interezza. Inoltre a seguito di prove ormai
datate e svolte in modo poco organico erano sorte perplessit e
incertezze sullargomento. Proprio per fare chiarezza su questo
punto e per fugare qualsiasi ombra di dubbio, la Commissione
Lombarda Materiali e Tecniche del CAI ha svolto una serie di test
per valutare lentit degli effetti dellaccoppiamento fettucciamoschettone e soprattutto per verificare che tali effetti non
pregiudicassero la tenuta dellattrezzo.
In totale sono state provate 11 tipologie differenti di rinvii ed eseguiti un centinaio di
test, operando quindi a largo raggio e dando cos consistenza alle seguenti conclusioni:

Il rinvio mostra un carico di rottura superiore a quanto richiesto dalle norme per il
moschettone o la fettuccia presi singolarmente

Anche nella situazione di funzionamento a leva aperta, che si pensava essere la


posizione pi gravosa, il rinvio risulta affidabile (resistenza maggiore di 7 kN)

Esiste un effetto accoppiamento tra fettuccia e moschettone che dipende molto


dalla geometria di quest'ultimo; in termini minori anche la tipologia della fettuccia
(tubolare o piatta) interviene nelleffetto accoppiamento

Nel rinvio il moschettone che viene maggiormente indebolito dalleffetto


accoppiamento: la maggior parte delle rotture si sono avute infatti nel moschettone.

Uso dei moschettoni


Lutilizzo dei moschettoni richiede un attento controllo e una particolare attenzione,
anche nelle manovre pi semplici.
Il solo passare la corda nel moschettone un'operazione delicata. E' molto importante
agire con decisione, in quanto questo il momento dell'arrampicata dove il rischio di
caduta potenzialmente pi alto.
A seconda della mano libera e dell'orientamento del moschettone, vengono suggerite
queste due tecniche:

La catena di sicurezza

Pag. 42

1. Tenere il moschettone con il dito medio e passare la


corda con il pollice e l'indice (Fig. 1).

2. Tenere il moschettone con il pollice e passare la corda


con l'indice e il medio (Fig. 2).

I moschettoni presentano una preoccupante caratteristica, l'autoapertura.

3. In una caduta violenta pu succedere che la corda, per


effetto del colpo di frusta, formi un anello attorno alla
leva del moschettone, facendola aprire e fuoriuscendo
(Fig. 3).

4. E' necessario che la corda entri nel moschettone dalla


parte posteriore. Al contrario si rischia che il
moschettone ruoti, favorendo la fuoriuscita della corda o
lo sgancio del moschettone stesso (Fig. 4).

5. Se la progressione dell'arrampicata sulla via si sviluppa in


diagonale o in traverso, la leva del moschettone deve essere posta in
senso
opposto
rispetto
alla
direzione
di
progressione
dell'arrampicatore (Fig. 5).
Infatti se la leva posta nella stessa direzione dell'arrampicatore,
al momento della caduta si incorre di nuovo nel rischio di sgancio del
moschettone per effetto del colpo di frusta (Fig. 3).
Quando si passa la corda nel moschettone molto importante ricordare che due elementi
influiscono sulla sua resistenza massima:

La catena di sicurezza

Pag. 43

1) Il posizionamento del moschettone.


Qualsiasi ostacolo o punto d'appoggio esterno ne riducono la resistenza
(Fig. 6).
Inoltre, il moschettone va posizionato in modo da essere sollecitato sul
suo asse maggiore Fig. 7. Qualsiasi altra posizione riduce la resistenza.

2) E' la leva che, una volta chiusa, conferisce la massima resistenza al moschettone.
Ma, contrariamente a quanto si pensa comunemente, la leva non sempre resta chiusa
quando il moschettone viene sollecitato. Tre possono essere le cause di apertura della
leva:

1.

L'urto contro la roccia. L'inerzia della leva porta all'apertura


completa del moschettone nel momento in cui avviene
l'arresto (Fig. 8).

2. La sporgenza della superficie rocciosa spinge all'interno la


leva del moschettone aprendola. Si pu ovviare a questo
inconveniente semplicemente utilizzando un rinvio di
lunghezza appropriata (Fig. 9).

3. Durante una caduta l'effetto del colpo di frusta della corda


che scorre rapidamente nel moschettone pu causare sul
corpo di questo delle vibrazioni capaci di far aprire la leva
(Fig. 10).

Se la forza di arresto della caduta si trasmette sul moschettone proprio nell'istante in


cui la leva aperta, c' effettivamente il rischio di rottura del moschettone.

La catena di sicurezza

Pag. 44

Anche le fettucce ed i cordini sono elementi statici della catena di sicurezza che non
contribuiscono allassorbimento di energia.
Come le corde, le fettucce e i cordini sono in fibre poliammidiche ma la loro struttura e
quindi le loro caratteristiche sono diverse.
I cordini, oltre che in fibre poliammidiche, si possono trovare anche in kevlar.
Le prove richieste dalle norme riguardano solo la resistenza statica e non sono di tipo
dinamico.
Entrambi sono caratterizzati dal valore del carico di rottura (statico).

Fettucce
Le fettucce possono essere in bobina o ad anello cucito.
Le fettucce in bobina sono in tessuto piatto o tubolare. Le norme europee EN 565
richiedono che lindicazione del carico di rottura sia posta direttamente sulla fettuccia
per mezzo di fili paralleli, colorati, equidistanti, chiaramente identificabili, incorporati
nella fettuccia lungo la sua lunghezza: ciascun filo rappresenta 500 daN (ad esempio 3
fili corrispondono a 1500 daN).
Carico di rottura = Numero di fili spia x 500 daN.

Per le fettucce cucite ad anello le norme europee EN 566 prescrivono


un carico di rottura uguale o superiore a 2200 daN.
Si trovano in commercio anelli di diversa lunghezza ad esempio la
Petzl produce anelli da 12, 16, 24 cm (anelli da rinvio) e 60, 80, 120,
150 cm, tutti con carico di rottura di 2200 daN.

La catena di sicurezza

Pag. 45

Oltre alle fettucce ad anello esistono in commercio fettucce da rinvio


cucite al centro, con carico di rottura di 2200 daN. Ad esempio la Petzl
fornisce fettucce da rinvio da 11, 17 e 25 cm.

Cordini
I cordini hanno una struttura simile alle corde (anima pi calza), il loro diametro varia da
4 a 8 mm e sono disponibili in bobina.
I cordini devono avere, secondo le norme europee EN 564, un carico di rottura minimo Rc
in funzione del diametro nominale del cordino D dato nella tabella che segue. Tale valore
del carico di rottura minimo pu essere dedotto anche con la seguente formula, dove f
un fattore da assumere pari a 20 daN/mm2 .
Carico minimo di rottura
D, in mm
4
5
6
7
8

Rc D2.f

Rc, in daN
320
500
720
980
1280

La catena di sicurezza

Pag. 46

Effetto nodo e del passaggio su spigoli


Effetto dei nodi
Tipi di nodo

Fattore di riduzione
della resistenza

Nodo fettuccia
Nodo delle guide
Effetto degli spigoli (bordi con sezione a forte curvatura
o smussati)
Caratteristiche tecniche
Anello passante per foro =30mm
ricavato su lamiera: spessore 4mm
bordo arrotondato
Spessore 3 mm, bordo smussato

Passante per locchiello del chiodo


(foro ovale punzonato, spessore
lamiera 4 mm)

Fettucce
0,63
0,42

Cordini
0,54
0,48

0,52

0,51

0,33

0,45

0,36

0,44

Anello passante a strozzo

nodo sul braccio sottostante

0,34

nodo sul braccio sovrastante

0,27

0,48

Anello passante per locchiello del


chiodo (4 rami)

rami sovrapposti

0,23

rami non sovrapposti

0,27

Come si vede dalla tabella precedente i fattori di riduzione della resistenza sono notevoli
per cui molto importante saper calcolare il numero di rami di cordino o fettuccia da
utilizzare in modo da ottenere sempre una resistenza a rottura uguale o superiore a
quella del moschettone (2000 daN). E infatti logico richiedere al collegamento cordachiodo di resistere almeno quanto il moschettone ad eventuali cadute.

La catena di sicurezza

Pag. 47

In altri termini si dovr impiegare un numero di rami N tali che la resistenza complessiva
sia superiore a 2000 daN:
f.N.Rn 2000 daN
dove:
f = fattore di riduzione
N = numero di rami
Rn = carico di rottura nominale del cordino o della fettuccia senza nodo.
Dallesame della precedente tabella si evidenzia quanto segue:
Leffetto del solo nodo porta ad una riduzione di circa il 50%. Dati i valori
decisamente inferiori si sconsiglia luso del nodo delle guide.
Gli effetti spigolo e strozzo, rispetto alleffetto nodo, comportano riduzioni
trascurabili per i cordini e notevoli per le fettucce. Si sconsiglia pertanto luso delle
fettucce nelle soste.
In generale, per avere una resistenza sufficiente si devono utilizzare almeno quattro
rami.
Tabella: esempi di calcolo dello sforzo sopportabile
diametro avente quindi Rn pari a 980 daN

Dato
luso
del
moschettone si ha
solo leffetto nodo
per
cui
f=0,54.
Passaggio
doppio
quindi N=4.
f.N.Rn
=
0,54.4.980 = 2116
daN

Dato il passaggio
nel chiodo leffetto
spigolo
comporta
f=0,44.
Passaggio
doppio quindi N=4.
f.N.Rn
=
0,44.4.980 = 1724
daN

da un cordino di 7 mm di

Dato
luso
del
moschettone
si
ha solo leffetto
nodo
per
cui
f=0,54. Passaggio
semplice
quindi
N=2.

Dato il passaggio
nel
chiodo
con
strozzo
leffetto
spigolo
comporta
f=0,48.
Passaggio
semplice
quindi
N=2.

f.N.Rn
0,54.2.980
1058 daN

f.N.Rn
0,48.2.980
daN

La catena di sicurezza

Pag. 48

=
=

=
940

Tabella: esempi di calcolo dello sforzo sopportabile


1500daN (3 fili spia)

Dato
luso
del
moschettone si ha
solo leffetto nodo
per
cui
f=0,63.
Passaggio
semplice
quindi N=2.
f.N.Rn
0,63.2.1500
1890 daN

=
=

Come
nel
caso
precedente
non
essendoci
effetto
spigolo la riduzione
dello
sforzo
sopportabile

dovuta al solo nodo


quindi
f=0,63.
Passaggio
doppio
quindi N=4.
f.N.Rn
0,63.4.1500
3780 daN

da una fettuccia avente Rn pari

Dato il passaggio
nel chiodo con
rami
sovrapposti
leffetto
spigolo
comporta f=0,23.
Passaggio doppio
quindi N=4.
f.N.Rn
0,23.4.1500
1380 daN

=
=

=
=

Dato il passaggio
nel
chiodo
con
strozzo con nodo sul
braccio sovrastante
leffetto
spigolo
comporta
f=0,27.
Passaggio
semplice
quindi N=2.
f.N.Rn
0,27.2.1500
810daN

=
=

Sul mercato, oltre ai normali cordini in fibre poliammidiche, si possono trovare cordini in
kevlar.
Si tratta di una fibra aramidica con caratteristiche fisico-meccaniche eccezionali
(resistenza alla rottura 3-4 volte superiore ai normali cordini di pari peso) sia a trazione
sia sotto leffetto di nodi e di spigoli.
Si trovano sul mercato cordini in kevlar di diametro 5,5 e 6 mm con un carico di rottura
di circa 1800 - 1900 daN.

La catena di sicurezza

Pag. 49

Lultimo (ma non in ordine di importanza) elemento della catena di sicurezza che si prende
in considerazione limbragatura che ha lo scopo, in caso di caduta, di ripartire, in modo
razionale e non traumatico, la forza di arresto sul corpo umano, nonch di favorire la
sospensione indolore del corpo.
La forma dellimbragatura deve essere idonea:

alla corretta posizione nella caduta

al rispetto delle zone delicate del corpo

alla non fuoriuscita del corpo

alla libert di movimento

allindossabilit o regolabilit
Anche le imbragature, come gli altri elementi della catena di sicurezza, sono soggette a
precise norme EN che ne definiscono le caratteristiche e i requisiti di prova (EN 12277).
La resistenza stabilita dalle norme stata verificata su di un manichino con una prova
statica di rottura a trazione.
Limbrago pu essere completo, combinato o basso.
La scelta del tipo di imbragatura da anni oggetto di dibattiti e ricerche da parte delle
varie commissioni di sicurezza.
In un articolo apparso sul n. 161 di ALP (settembre 1998), con la collaborazione della
Commissione Tecnica Guide Alpine, stato riportato un confronto tra imbrago basso e
completo. Sono state eseguite prove di caduta con la testa rivolta verso lalto e di caduta
con ribaltamento dellarrampicatore.
Il tipo di caduta, o meglio la posizione assunta dallarrampicatore nel momento
dellarresto del volo, non dipende dal tipo di imbrago, ma dalla posizione di chi cade al
momento del distacco dalla parete, ed eventualmente da ulteriori urti che possono
avvenire nella fase del volo.

La catena di sicurezza

Pag. 50

Unaltra variabile considerata lo stato di chi cade: questi pu essere cosciente o in


stato di non coscienza.
Si rimanda allarticolo citato per ulteriori dettagli, mentre si riassumono qui di seguito le
conclusioni:
Nella caduta con i piedi verso il basso esiste sempre il rischio di shock contro la parete;
limbragatura bassa meno traumatizzante di quella completa tranne il caso di caduta in
caso di non coscienza.
Nella caduta con i piedi verso lalto, per entrambe si assiste ad un ritorno della testa
verso lalto, ci impedisce il rischio di shock posteriori (da alcuni ritenuti pi probabili
con imbragature basse).
In tutti i casi limbrago basso meno traumatizzante di quello alto. La posizione di
arresto di una persona in stato di non coscienza dipende dal modello di imbragatura.
La posizione derivante dallutilizzo di un imbrago completo pi traumatizzante: a livello
medico per una persona non cosciente, o peggio ancora traumatizzata, sfavorevole la
posizione semi eretta rispetto a quella a testa leggermente rivolta in basso.
Su La rivista del Club Alpino Italiano del maggio-giugno 1999 si legge la posizione del
CAI sulla scelta del tipo di imbrago, in un articolo che riporta gli esiti di prove
effettuate su imbraghi bassi, completi e combinati dalla CMT (Commissione Materiali e
Tecniche), in collaborazione con la SCA (Scuola Centrale di Alpinismo).
Le prove eseguite sia su ghiacciaio sia in arrampicata hanno fornito i risultati descritti
qui di seguito e riassunti nella tabella posta alla fine del presente articolo.

Prove di tenuta di caduta in crepaccio


Si sono svolte prove simulate con massa di 80 kg al Passo Rolle e alla Torre di Padova e
prove in condizioni reali su ghiacciaio (Monte Bianco) con la caduta in crepaccio di un
volontario (di una cordata di due persone).
I risultati di tali serie di prove hanno concordato nel migliore comportamento
dellimbrago basso: stato riscontrato che il fatto di avere lattacco della corda in basso
agevola la tenuta, in quanto con lattacco alto si genera una sollecitazione che tende a
ribaltare chi trattiene la caduta e comunque a rendere pi problematica la tenuta. In
generale, tanto pi in basso il punto di collegamento della corda al corpo, tanto maggiori
sono le possibilit di tenere il volo (vedere Figura 1).

Figura 1 Effetto della sollecitazione su chi


trattiene, nel caso di caduta in crepaccio

In particolare dalle prove sono emersi anche gli altri fattori che intervengono nella
pronta tenuta del volo del compagno; in ordine di importanza si possono elencare:
1. Corda tesa: con corda lasca nessuno in pratica riuscito a tenere la caduta,
indipendentemente dal tipo di imbrago

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2. Attenzione: se chi trattiene distratto, difficilmente ha il tempo e la possibilit di


reagire prima di essere trascinato a terra
3. Differenza di peso: di fatto ben difficile trattenere la caduta di un compagno che
pesa 20-30 kg di pi
4. Modo di impugnare la corda: il classico modo di bloccare la corda tramite un prusik
ha linconveniente di trasmettere la forza di arresto al braccio e quindi alla spalla,
cio in un punto alto del corpo. Si visto che un ottimo risultato si ottiene
impugnando direttamente la corda, senza nodi, come illustrato in Figura 2.

Figura 2 Modo di impugnare la corda su


ghiacciaio

Prove di volo di piccola entit


Le prove sono state eseguite alla Torre di Padova trattenendo in assicurazione dinamica
(con freno collegato ad un punto fisso) il volo dei volontari con fattore di caduta Fc=1.
Sono stati simulati due casi:
a) caduta cosciente verticale (in piedi);
b) caduta inaspettata (con ribaltamento e volo a testa in gi, caso frequente in parete)
Nel caso a) (vedere Figura 3), non sono state riscontrate significative differenze tra i
tipi di imbrago, piccola preferenza si potrebbe dare allimbrago basso per via della
maggiore imbottitura e quindi comodit.
Figura 3 Caduta verticale in piedi con
imbrago basso (in caso di imbrago completo o
combinato leffetto simile)

Nel caso b), si sono osservati i seguenti comportamenti:

con luso dellimbrago basso successo pi volte che un volo iniziato a testa in gi si
sia concluso a testa in gi, cio non c stato il riequilibrio verticale dellalpinista
(vedere Figura 4). Inoltre per riportarsi in posizione verticale corretta in genere
necessario un certo sforzo. Linconveniente delluso dellimbrago basso pu essere sia
quello di sbattere la testa durante il volo sia di rimanere appesi a testa in gi in stato
di incoscienza.

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Figura 4 Imbragatura bassa, caduta a


testa in gi
A - Corpo verticale al momento dellimpatto

B - Corpo inclinato allindietro al momento

dellimpatto

Con luso dellimbrago completo (o combinato) avviene un graduale ribaltamento che


riporta alla posizione a testa in su. Questo implica un colpo del coniglio al collo e,
forse conseguenza pi grave, una rotazione che tende a far sbattere la faccia contro
la parete, mentre le braccia, per inerzia, in questo movimento rimangono dietro il
corpo (vedere Figura 5). Limbrago completo, rispetto a quello combinato, di solito
esalta questi inconvenienti a causa del punto di legatura troppo alto.
Figura 5 I due casi pericolosi: caduta a
testa in gi con imbrago completo e caduta
orizzontale con imbrago basso
Imbragatura combinata, caduta a testa in gi. Si
noti la forte accelerazione di rotazione (b) e la
proiezione verso la parete (c).

Imbragatura bassa: inarcamento del corpo che si


trovato orizzontale al momento dellimpatto

Prove di volo di entit pi rilevante


Le prove sono state eseguite al Climbing Stadium di Arco con fattore di caduta
intermedio fra 1 e 2 e volo libero di circa 7 metri. Le prove hanno sostanzialmente
confermato i risultati delle prove effettuate alla Torre di Padova per voli di piccola
entit, accentuando peraltro, dato il volo maggiore, i fenomeni gi riscontrati.
In particolare sullimbrago basso, se la sollecitazione della corda su chi cade avviene
quando il corpo orizzontale, si crea una forte sollecitazione che tende a spezzare la
schiena (vedere Figura 5 precedente). Stesso discorso (ancora pi marcato) vale, nel
caso di imbrago completo, per il colpo di coniglio al collo per il ribaltamento che fa
sbattere la faccia contro la parete.

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A seguito delle suddette prove, le indicazioni decise dalla Scuola Centrale di Alpinismo
sono le seguenti
.durante i corsi di alpinismo e di arrampicata libera deve essere consigliato luso
dellimbragatura combinata. Lutilizzo della sola parte bassa consigliabile solo quando si
arrampica senza zaino. Per quanto riguarda la progressione su ghiacciaio, il collegamento
corda-imbragatura deve avvenire in modo tale che leventuale strappo conseguente ad una
caduta interessi solo la parte bassa dellimbragatura stessa.
TABELLA RIASSUNTIVA
Situazione

Tenuta del compagno che


cade in un crepaccio

Caduta con testa in alto

Caduta a testa in basso

Imbrago basso

Imbrago
completo)

combinato

(o

Progressione su ghiacciaio
Bene.
Non consigliabile
Migliore se si tiene la corda Limbrago alto causa una
in mano (non con prusik). Se proiezione
in
avanti
si vuole tenere un prusik dellassicuratore. Se si ha
sulla corda non tenerlo in limbrago combinato legarsi
mano. Limbrago basso direttamente
alla
parte
migliore anche durante le bassa.
operazioni
che
seguono
larresto.
Arrampicata (roccia e ghiaccio)
Bene ambedue.
Qui: modesto
ribaltamento

rischio

di

Si pu rimanere a testa in
basso e urtare la parete di
schiena

Con zaino, con caduta sia a Maggiore rischio di trovarsi


testa in alto che in basso
in posizione orizzontale al
momento
del
colpo
di
arresto.
Difficolt
nella
sospensione dopo larresto.
Caduta
con
corpo
in Rischio di danni alla colonna
posizione orizzontale
Da secondo
Un
piccolo
rischio
di
ribaltamento,
specie
in
traversata

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Bene ambedue.
Qui: modesto colpo di
frusta. Pi consigliabile se
si arrampica con lo zaino.
Ribaltamento a testa in alto
pi o meno violento.
Colpo di frusta sul collo.
Proiezone pi veloce contro
la parete, quasi sempre di
faccia.
Meglio limbrago combinato

Migliore, anche se c colpo


di frusta al collo.
Migliore

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Bedogni V. (Commissioni Reg. Lombarda e Nazionale Materiali & Tecniche del CAI)
Preparati per arrampicata Rivista del Club Alpino Italiano maggio/giugno 2000

Signoretti G. (Commissione Centrale Materiali & Tecniche del CAI) L acqua che non
ti aspetti - Rivista del Club Alpino Italiano gennaio/febbraio 2001

Zanantoni C. e Melchiorri C. (Commissione Centrale Materiali & Tecniche del CAI) Le


imbragature a confronto Rivista del Club Alpino Italiano maggio/giugno 1999

Bressan G. (Commissione Interregionale Materiali & Tecniche del CAI) e Signoretti


G. (Commissione Centrale Materiali & Tecniche del CAI) Assicurazione su terreni
delicati e precari

Manuale Didattico della Commissione Interregionale Materiali & Tecniche del CAI
La Catena di assicurazione Edizione gennaio 1995

Signoretti G. (Commissione Centrale Materiali & Tecniche del CAI) Senza una
camicia coi baffi non ci rimane che lanima! Rivista del Club Alpino Italiano
maggio/giugno 1997

Paolo Mantovani Imbragature a confronto n. 161 di ALP (settembre 1998)

I Manuali del Club Alpino Italiano Tecnica di ghiaccio Ediz. 1995

PlanetMountain.com Freni per lassicurazione in arrampicata

Cataloghi vari produttori: Petzl, Beal

Bonington C. Ho scelto di arrampicare Vivalda Editori

Bonatti W. Montagne di una vita Baldini & Castoldi Editori

Rebuffat G. La montagna il mio mondo Vivalda Editori

Comici E. Alpinismo eroico Vivalda Editori

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