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ESCURSIONISMO IN MONTAGNA

Camminare costituisce certamente l'attivita fisica piu spontanea e naturale per l'uomo. L'uomo, infatti, ha sempre camminato per necessita di vita, spostandosi da villaggio a villaggio, da paese a paese. Grandi camminatori del passato, in epoche diverse, sono stati i mercanti, i pellegrini, i soldati, gli esploratori, quanti cioe, spinti dalle piu diverse motivazioni, effettuavano lunghi percorsi il piu delle volte a piedi. La rivoluzione industriale del XVIII secolo segna il trionfo delle macchine e poco alla volta la necessita di viaggiare a piedi si Meta d Itinerario 3.10 riduce fino a scomparire, Oggi sembra di non poter fare a meno del treno, dell'aereo e soprattutto dell'automobile che usiamo anche per spostamenti di poche centinaia di metri per raggiungere il giornalaio o un negozio, Camminare e diventato uno sport, un esercizio da riservare per il tempo libero, un'attivita di svago per ritemprarsi fisicamente e spiritualmente, per combattere l'eccessiva sedentarieta e i relativi disturbi psicofisici. A differenza della pianura e della collina dove le tradizionali vie di comunicazione sono state sostituite da strade e autostrade, il mondo della montagna mantiene ancora in gran parte la storica rete di sentieri e di mulattiere legate alla tradizionale attivita agro-pastorale. Si presta quindi ottimamente alla pratica dell'escursionismo, per trovare una pausa di distensione a confatto della natura e dei segni lasciati dall' uomo nel corso dei secoli. Sui sentieri di montagna non esiste spirito agonistico; non si cammina solo per fare esercizio fisico, ma , per ritornare a gustare il valore e il senso del tempo e dello spazio a misura d' uomo. ESCURSIONISMO E TREKKING To trek e un verbo della lingua afrikaans e si riferisce alla grande migrazione cui furono costretti verso la meta del XIX secolo i coloni olandesi del Sudafrica (i Boeri) per sfuggire all' avanzata degli inglesi. Da allora i termini trek e trekking sono entrati nel mondo linguistico anglosassone ad indicare in un primo tempo solo un viaggio su carri trainati da buoi, piu tardi qualsiasi genere di viaggio avventuroso e di notevole lunghezza effettuato a piedi o con I' ausilio di mezzi locali (cavalli, cammelli, carri ecc.). Come molte altre parole di origine inglese, anche trekking ha successo e poco alla volta si affianca e si sostituisce, a volte a sproposito, al termine escursionismo. L'escursione e infatti una semplice gita di poche ore al massimo di un paio di giorni su sentieri dove si incontrano comode strutture logistiche come alberghetti e rifugi in cui pernottare. La meta puo essere un lago, le baite di un alpeggio, una facile cima panoramica. Il trekking invece e qualcosa di piu impegnativo: il percorso di una traversata con uno sviluppo di piu giorni e in un ambiente piu severo. Richiede dei dislivelli da superare. Non a caso il trekking classico e nato sulle montagne himalayane dove ancora oggi i villaggi sono collegati solo dalla tradizionale rete di sentieri percorsi dagli abitanti per le diverse esigenze

di vita. Con l' aiuto dei portatori o degli animali da soma e dormendo nelle tende e possibile risalire in carovana le grandi vallate e raggiungere le basi delle piu alte montagne della Terra. Non e pero indispensabile viaggiare fino in Himalaya per vivere gratificanti esperienze di trekking, anche l'ltalia e l'Europa offrono terreni piu adatti, specialmente nelle aree di media e di alta montagna dove gli antichi sentieri non sono ancora stati sostituiti da strade carrozzabili. Percorrerli a piedi vuol dire anche contribuire a mantenerli in vita e in alcuni casi ad evitare il completo degrado di una montagna gia in gran parte abbandonata. Il periodo migliore per compiere escursioni sui sentieri dipende in gran parte dalla quota alla quale si cammina e dalle caratteristiche del percorso. Oltre i 1000 metri i mesi migliori sono quelli estivi (luglio e agosto) quando la neve si e ormai sciolta anche nei settori piu elevati e i sentieri sono percorribili con facilita. In anni favorevoli si puo prolungare l'attivita fino alla fine di settembre godendo cosi dello straordinario cromatismo dei boschi autunnali. Sotto i 1000 metri le stagioni climatiche piu favorevoli sono la primavera e l'autunno.

DALL'ESCURSIONISMO ALL'ALPINISMO
Gli esperti non sono d'accordo a chi attribuire la gloria della prima scalata della storia. Potrebbe essere stata quella di Mose sul Sinai oppure l'ascensione del monte Ventoso effettuata dai fratelli Petrarca nel XIV secolo. Sta di fatto che fino a pochi secoli fa la montagna, oltre il limite altitudinale degli alpeggi e quindi del suo sfruttamento economico, era considerata il regno di draghi e di spiriti maligni e quindi una zona che si doveva evitare. Solo nel Settecento, l'epoca dei lumi, gli uomini hanno cominciato a scalare le vette delle montagne, ma si trattava di studiosi che finalizzavano la salita alla realizzazione di esperimenti scientifici e si facevano per questo accompagnare da file di guide e di portatori curvi sotto il peso di monumentali barometri. E in un simile contesto, ad esempio, che si e svolta nel 1787 la prima scalata del monte Bianco patrocinata dallo scienziato ginevrino Horace-Benedict de Saussure. La storia moderna dell'alpinismo comincia invece nel secolo successivo con le imprese degli scalatori inglesi che introducono anche in montagna il concetto di sport e in breve tempo vincono tutte le principali vette delle Alpi. Nel 1863 viene fondato a T orino, sul modello di quello inglese, il Club alpino italiano grazie al quale l'alpinismo, inizialmente fenomeno di elite, si allarga a tutti gli strati del- la popolazione. Oggi il CAI conta piu di 300.000 soci e di 750 fra sezioni e sottosezioni sparse in tutta Italia.

FILOSOFIA DELL ESCURSIONISTA


Escursionismo e camminare per conoscere, vivere e leggere l ambiente intorno a noi, imparando a rispettarlo, a vivere in

armonia con esso. Se salendo sui monti oggi, ci siamo smarriti, quel che piu di ogni altra cosa ci si puo servire e una maggiore cultura, maggiore conoscenza e maggiore coscienza. Prevenzione e sensibilizzazione = sicurezza.

SCELTA E PREPARAZIONE DI UNA ESCURSIONE


Prima di intraprendere un uscita in montagna e bene cercare di organizzarla nei minimi particolari, tenendo conto degli aspetti orografici, climatici, antropici, geomorfologici, infrastrutturali, ecc... Una analisi piu specifica dellargomento verra effettuata nei seguenti punti: SCELTA DELL ITINERARIO Concetto: scegliere un percorso adatto, tenendo conto dei limiti, dei vincoli e della propria esperienza. - L itinerario deve contenere un obiettivo. - Il percorso deve essere adatto alle proprie capacita e forze. -E bene raccogliere informazioni da chi gia lo conosce o leggere materiale cartaceo. Se esistono rifugi di appoggio verificare se sono aperti. STUDIO DEL PERCORSO Concetto: devo analizzare e studiare il percorso cercando di memorizzarlo nei minimi particolari. - Studio del percorso su carta topografica: sentieri, segnaletica, orientamento, dislivelli, lunghezza. - Caratteristiche del luogo e asprezza del terreno: boschi, prati, nevai, cenge. -Esposizione al sole(Sud,Nord). - Difficolta, passaggi delicati. - Percorso alternativo e vie di fuga. PREPARAZIONE ED ALLENAMENTO Concetto: il corpo e la mente devono rispondere positivamente per tutta l escursione. - Durante la gita vi e un evidente dispendio di energie fisiche e psichiche. Bisogna quindi: - Abituare gradualmente il corpo agli sforzi che dovra produrre. - Abituare gradualmente la psiche alle pressioni che dovra subire Una maggiore forza fisica determina una maggiore forza psicologica. Una maggiore forza psicologica implica un minor dispendio di energie. Per conseguire tali risultati bisogna tenere una gradualita nellallenamento a seconda degli obbiettivi prefissati. Dobbiamo quindi irrobustire i muscoli delle gambe e delle braccia preparando ad acquisire resistenza. PREVISIONI METEO Concetto: prima di partire e fondamentale conoscere quale sara l evoluzione del tempo meterologico durante la giornata. - Tre giorni prima delluscita cominciare ad informarsi sullevoluzione generale. - Il giorno prima consultare il bollettino meteo locale e studiarne i vari aspetti. - Lo stesso giorno della gita osservare il tempo e prestare attenzione ai repentini cambiamenti atmosferici (pressione, vento, colori).

TEMPI DI PERCORRENZA TEMPI DI MARCIA APPROSSIMATIVI


- 4 km/ora su terreno pianeggiante senza ostacoli - 300 m/ora di dislivello su sentieri in salita - 400-500 m/ora di dislivello in discesa CALCOLO DEL TEMPO DI MARCIA EFFETTIVA Il calcolo si basa sulla constatazione che il rapporto tra il lavoro fisico svolto

per camminare in salita e dieci volte maggiore di quello necessario per la pianura. Pertanto il tempo di marcia effettiva, espresso in minuti e occorrente a percorrere un determinato itinerario, risulta uguale a: T (min ) = [ L (Km ) + 10H ( Km ) ] x C ( min/Km ) Dove: T ( min ) = tempo di marcia effettiva espresso in minuti senza che avvengano soste. L ( Km ) = lunghezza del percorso espressa in chilometri. H ( Km ) = dislivello dellitinerario espresso in chilometri. C ( min/Km ) = coefficiente che tiene conto del tipo di terreno e di attrito nel procedere, i cui valori possono essere ricavati dalla seguente tabella:

Esempio: da Passo Croce dAune (Vette Feltrine) vogliamo raggiungere il rifugio Dal Piaz per mulattiera e sentiero con coefficiente C=12. Lo sviluppo dellitinerario e di circa 2500 metri, mentre il dislivello e di circa 980 metri. Quindi: T(min) = [2,5 (sviluppo in Km) + 10x0,98 (dislivello in Km)] x 12 (min/Km) = 148 minuti cioe circa 2,5 ore (due e mezza)di cammino effettivo senza soste. N.B.: La formula non tiene conto della quota di altitudine.

ABBIGLIAMENTO
Concetto: garantire al corpo il giusto calore e la praticita necessaria per non ostacolare i movimenti. Bisognerebbe portare con se solo cio che potrebbe servire. Peso: il tutto deve essere meno pesante possibile. Ingombro: si deve considerare che nello zaino il tutto occupa spazio. Praticita: materiale ed abbigliamento devono essere comodi e funzionali al tipo di percorso ed al clima. Dobbiamo prevenire una adattabilita alle condizioni variabili del tempo: caldo, freddo, vento, neve, pioggia. Il criterio da tener presente nella

scelta dell'abbigliamento e quello della "cipolla" o degli strati sovrapposti. Per ottenere la protezione piu efficace nei confronti del freddo e del vento, infatti, e meglio ricorrere a piu capi di vestiario relativamente leggeri indossati gli uni sugli altri piuttosto che ad uno solo spesso e pesante. Questa scelta consente anche di adeguare con facilita il grado di copertura al variare delle condizioni climatiche e di affidare alle diverse componenti dell'abbigliamento le tre principali funzioni che esso deve assolvere: - trasmissione del vapor acqueo essudato: questa funzione e assolta in prevalenza dalla biancheria intima che e a diretto contatto con la pelle; - isolamento dal caldo e dal freddo: si ottiene creando attorno al corpo uno strato di uno o piu indumenti: dolcevita, camicia, maglione, giacca che forma una barriera termica contro l'ambiente esterno grazie soprattutto all'aria in esso incorporata; - protezione dal vento e dalla pioggia: si ottiene ricorrendo ai tessuti veramente impermeabili e nello stesso tempo traspiranti, tipo Goretex. Maglioni: Oggi sono sempre piu sostituiti da analoghi capi in pile, generalmente tagliati a giacca. Calze e calzettoni: a seconda del clima, dell'ambiente e quindi della calzatura, si usera una calza di differenti fibre, naturali o tecnologiche (sempre con una rapida asciugatura). Calzoni: in tessuto elasticizzato piu o meno pesante (dipende dallambiente e dalla stagione), spesso dotate di utili tasconi : (comodi ad esempio per tenere a portata di mano la carta topografica e la bussola). Nella scelta badare che il pantalone consenta la massima liberta di movimento. Giacca a vento: impermeabile e traspirante in Goretex o simile (meglio non imbottita). La giacca di vero piumino costituisce la migliore difesa dal freddo, ma non dalla pioggia. Se si bagna, anzi, sara poi difficilissimo asciugarla (meglio usarla abbinata una giacca a vento. Le calzature sono una componente fondamentale dell'equipaggiamento e per il suo acquisto si consiglia di non fare alcuna economia scegliendo il modello piu funzionale rispetto allattivita svolta.

GLI ACCESSORI
Contro il freddo: per le mani il miglior sistema di difesa dal freddo e il guanto a cinque dita o le muffole. Per la testa va bene un berretto di lana o in pile. Contro la pioggia: molti adottano le classiche mantelline di nailon. Hanno il vantaggio di proteggere anche lo zaino, ma si inzuppano presto e, in climi caldi e umidi, non lasciano traspirare facendo piu danno che bene. Meglio quindi la giacca a vento magari abbinata a un copri pantalone e un copri zaino. Chi proviene da esperienze himalayane, trova molto funzionale anche l'ombrello pieghevole che offre una comoda protezione sui percorsi

facili, al di fuori dei boschi fitti. Le ghette: sono un accessorio utile per il trekking in alta quota e invernale e per l'alpinismo, ha la funzione di impedire l'ingresso della neve nel collo della scarpa. Contro il sole: occorrono un copricapo che ombreggi anche gli occhi e sia ben aerato e gli occhiali da sole. Questi ultimi Sono assolutamente indispensabili ad alta quota e soprattutto su neve e ghiaccio. Molti escursionisti e alpinisti non tralasciano mai di portare un foulard. Si tratta di un oggetto molto versatile e dai mille usi: copricapo, fascia per trattenere il sudore dalla fronte, maschera contro la polvere, sciarpa per proteggere il collo dal vento, sostegno per appendere un braccio ferito, una legatura emostatica ecc. Contro la sete: avere a disposizione una borraccia e sempre consigliabile, soprattutto se si cammina su terreni calcarei poveri di acque superficiali. Nelle escursioni invernali la borraccia puo essere sostituita da un termos ripieno di te o di bevande calde ed energetiche. Contro la fame: i viveri da consumare lungo la marcia o al rifugio si trasportano in un sacchetto di plastica che alla fine servira da contenitore per i rifiuti. Se non sono comprimibili li si mettera in un contenitore rigido di plastica o di alluminio, il piu leggero possibile. Contro gli incidenti: e previdente portarsi una piccola farmacia personale con cerotti, disinfettanti, bende e quanto altro puo servire in casi di emergenza. Esistono funzionali confezioni gia predisposte.

LO ZAINO
- Va preparato sempre alla sera. - Deve contenere il necessario ed essere il meno pesante possibile. - Deve essere ben distribuito; - Dallo zaino non deve sporgere o ciondolare nulla in modo da avere piu equilibrio e stabilita. Nello zaino si puo scegliere di mettere i seguenti oggetti, a seconda del tipo di percorso e dellattivita che si intende fare: - indumenti non indossati - cibo e bevande - pila frontale - coltellino multiuso - kit di primo soccorso - crema protettiva - lacci di riserva per scarponi - bussola - macchina fotografica - cellulare - tessera CAI

- saccone nero - materiale tecnico: Bastoncini, kit da ferrata, corda, cordini, moschettoni, ecc.

REGOLAZIONE DELLO ZAINO


1 - Determinare la lunghezza dello schienale (il centro del cinturone deve appoggiare sull'osso iliaco; le spalle devono essere completamente racchiuse dagli spallacci). 2 - aggiustare la lunghezza in modo che il centro degli spallacci venga a trovarsi Sopra il centro delle spalle (e possibile solo negli zaini con bastino regolabile in altezza). 3 - Agendo sulle cinghie, regolare la Lunghezza dello spallacccio. 4 - regolare i tiranti di alleggerimento sugli spallacci (angolazione 30 - 50) in modo da formare un triangolo equilatero. Se stretti:Maggior stabilita. Se allentati: miglior ventilazione.

COME RIEMPIRLO CORRETTAMENTE


In linea di principio vige la regola secondo cui i pesi maggiori vanno posti quanto piu vicino alla schiena e quanto piu in alto sulle spalle. A Cio significa che gli oggetti voluminosi ma leggeri, come il sacco letto, vanno collocati nel fondo. B Al di sopra vanno posti oggetti di peso moderato, ad esempio abiti. C Gli oggetti pesanti, quali prodotti alimentari, acqua, moschettoni, etc., Devono trovare posto nella terza parte Superiore dello zaino, appoggiati alla parete. D Sopra di essi vanno collocati oggetti piu leggeri. Nella parte piu alta porre oggetti moderatamente pesanti, nella tasca del cappuccio, piccoli oggetti e attrezzatura importante (macchina fotografica, occhiali da sole, protezione solare....).

DECALOGO DELL' ESCURSIONISTA MODELLO


Possiamo tentare di riassumere in un breve "decalogo" pratico le norme di comportamento alle quali dovrebbe attenersi un escursionista rispettoso dell'ambiente secondo la TAM (Commissione Tutela Ambiente montano del CAI). 1 .Scegliere di preferenza cibi e bevande che non richiedano imballaggi pesanti e non biodegradabili. Utilizzare invece borracce e contenitori multiuso. 2. Non lasciare tracce -visibili o nascoste -del proprio passaggio. Riporre sempre nello zaino ogni rifiuto. Ricordiamoci che molte sostanze, pur essendo biodegradabili, non si volatilizzano nello spazio di poche ore. ma restano sul posto, anche per una intera stagione, con grave detrimento della qualita del paesaggio. 3. Non depositare mai le proprie immondizie nei contenitori dei rifugi. 4. Non farsi vincere da falsi pudori e riprendere, con ferma gentilezza, gli altri escursionisti, quando abbandonano i loro rifiuti in natura. 5. Lungo il sentiero in discesa, fermarsi a raccogliere almeno qualche lattina e qualche sacchetto di plastica, anche se non sono stati abbandonati da noi. 6. Segnalare alle sezioni proprietarie e alle competenti commissioni TAM del CAI, la presenza di discariche selvagge" in zone montane (boschi, cave abbandonate, grotte, canaloni, greti di torrenti ecc.). 7. Partecipare volontariamente alle iniziative promosse dal CAI per ripulire la montagna e per sensibilizzare i suoi frequentatori. Non delegare sempre agli altri la responsabilita e il peso della difesa di un patrimonio prezioso che appartiene a tutti noi .

L ESCURSIONE
L'escursionismo e una attivita connessa con la montagna come l'alpinismo, ma si differenzia da questo per gli obiettivi. L'alpinismo e nato e si e sviluppato, prima per conquistare le vette, poi per scalarne le vie piu difficili. L'escursionismo si propone di godere delle bellezze naturali delle montagne senza necessariamente doverne salire le cime. Si parla di escursionismo di bassa quota quando si percorrono sentieri ben tracciati e segnalati senza superare i 2000-2500 metri di altitudine; di alta quota quando invece si affrontano itinerari piu impegnativi, sentieri accidentati non segnalati o addirittura assenti, quando si attraversano nevai o zone impervie. A qualsiasi livello si pratichi I'escursionismo, comunque, e necessario possedere delle conoscenze di base per l'orientamento, per una corretta alimentazione, e alcune nozioni di pronto

soccorso. Se poi si pratica dell'escursionismo piu impegnativo, diventa indispensabile prendere confidenza con alcune tecniche che sono proprie dell'alpinismo, come quelle relative all'arrampicata in roccia e alla progressione sul ghiaccio.

SUL SENTIERO
Non esiste alcuna tecnica particolare per camminare su di un sentiero, ma solo alcune regole da osservare per non affaticarsi piu del necessario e per non correre rischi inutili. Sembra inverosimile, ma le statistiche affermano che il 68% degli incidenti in montagna avvengono proprio sui sentieri e sugli itinerari facili che l'escursionista affronta senza la necessaria concentrazione proprio per la mancanza di difficolta. La disattenzione e quindi il pericolo piu grave per cui si raccomanda di concentrarsi sempre sulla marcia guardando dove si sta andando e dove si mettono i piedi. E soprattutto al mattino, quando si muovono i primi passi, oppure al ritorno da una gita quando si e presi dalla stanchezza, che bisogna richiamare l'attenzione perch vigili sui riflessi nel momento in cui sono piu appannati. La camminata su di un sentiero non e molto diversa da quella normale anche se risulta influenzata dalla calzatura. E fuori discussione che si cammina molto meglio con una pedula leggera che non con uno scarpone pesante a suola rigida. Una certa importanza va invece data alla ampiezza del passo e al ritmo: percio passi proporzionati alle proprie gambe (comunque di preferenza corti se si affronta un sentiero ripido) e un ritmo regolare senza strappi. In genere e bene iniziare a marciare lentamente per dar modo ai muscoli di riscaldarsi e solo in seguito si puo eventualmente forzare il ritmo Si evitino le scorciatoie che tagliano i tornanti: in salita, perch sottopongono il fisico ad una specie di faticoso interval-training, in discesa perch, uscendo dal tracciato, si finisce alla lunga per contribuire al degrado del suolo. Se ad un certo punto non si trova ritornare subito sui propri passi individuato e da li riprendere la segnale successivo o vagliando le alternative. piu il segnavia seguito, e bene fino all'ultimo segnale marcia facendo piu attenzione al eventuali possibilita

La sosta
Ci si ferma a riposare ad intervalli regolari e non ogni qualvolta il cuore da un modesto sintomo di accelerazione. Su di un tempo medio di marcia di tre-quattro ore si possono prevedere soste di una decina di minuti ogni ora. Durante la pausa sara opportuno mettere a terra lo zaino, specialmente se pesante, e approfittarne per assumere qualche cibo e bevanda energetica (mai ghiacciata).Se si e sudati, ci si dovrebbe sempre coprire con la giacca per evitare un eccessivo raffreddamento.

Progressione su terreno impegnativo


Quando l'itinerario si snoda in zone prive di sentiero, si deve accentuare l'attenzione, sia per individuare il percorso piu conveniente che deve tener conto della morfologia del terreno, sia per non inciampare o scivolare. E un tipo di terreno sul quale si trovano a disagio molti escursionisti anche ben allenati ma abituati solo a camminare su sentieri battuti. Richiede equilibrio e conoscenza dell'ambiente dell'alta montagna. Procedendo su grossi massi morenici, si faccia molta attenzione alla loro stabilita. Dovendo invece risalire un canale ghiaioso (accade spesso nelle zone dolomitiche e calcaree), si preferisca tenersi ai bordi o comunque nelle zone dove si trovano le pietre piu grosse o dove la ghiaia lascia posto al piu compatto terreno sottostante. Tanto e noiosa la salita nei canali o sui pendii ghiaiosi, altrettanto puo essere divertente la discesa specialmente se le pietre sono minute: si scende quasi saltellando affondando con decisione il tallone dello scarpone (e da evitare assolutamente la corsa incontrollata). Un ripido pendio privo di tracce si risale zigzagando e se e franoso richiede la massima attenzione per non far precipitare pietre sulle teste degli escursionisti che seguono. Su di un terreno cosi precario, le comitive procedono molto ravvicinate proprio per prevenire che venga colpito da una scarica chi si trova in coda. Il pendio erboso e quello che offre le maggiori insidie, specialmente dove e presente un'erba a fili lunghi che lo rendono molto scivoloso soprattutto dopo un periodo di piogge. Su questo terreno sara opportuno calzare scarponi con suola rigida che offrono piu garanzie di stabilita. Si procede cercando di sfruttare, se e possibile, i cuscinetti erbosi; altre volte si dovra conficcare con energia il bordo dello scarpone nel terreno; si eviti invece sempre di procedere strisciando, sia in salita che in discesa.

Progressione su terreno innevato


Puo capitare quando al termine della stagione invernale o al principio della primavera si trovano tratti ancora ricoperti dalla neve. Sono situazioni in cui l'escursionista si muove su di un terreno che rientra nel campo dell'alpinismo e richiede una tecnica particolare. In questi casi ci si deve sempre informare prima della partenza sullo stato del sentiero per evitare di trovarsi impreparati (magari con le scarpe da ginnastica) di fronte a passaggi brevi ma impegnativi. E sufficiente la traversata di un canalino rivestito di neve dura per mettere in crisi il piu esperto degli escursionisti. L'importante e di essere consapevoli del pericolo che simili ostacoli presentano in mancanza di ramponi e di piccozza. Se ad esempio si deve risalire un canalone innevato, si fara un gradino per ogni piede, preferibilmente lungo la linea di massima pendenza, cosi da evitare tratti in diagonale che

risultano sempre i piu pericolosi per il mantenimento dell'equilibrio e perche accentuano il senso del vuoto. Se la neve e dura si incidera una tacca con ripetuti colpi della punta dello scarpone. Se e molle o crostosa, si fara il passo in due fasi: nella prima, di assestamento, si comprime la neve con lo scarpone; nella seconda si carica progressivamente su di essa l'intero peso del corpo. Con una tale precauzione si evita di affondare ad ogni passo in modo eccessivo e si limita la fatica. Nei percorsi diagonali, invece, la tacca nella neve viene creata di volta in volta con un colpo dato col bordo degli scarponi. In ogni caso, se non si e abbastanza sicuri, e meglio ritornare indietro e ritentare piu avanti nella stagione quando lo scioglimento della neve rendera quel passaggio privo di qualsiasi pericolo

La discesa
La discesa comporta in genere piu problemi della salita anche per la fatica accumulata nelle gambe e per la sollecitazione cui sono soggetti ginocchia e reni. L' errore piu comune e quello di spostare il peso del corpo all'indietro alla ricerca di un appoggio il che porta a scivolare con i piedi e a cadere sul sedere. Per una corretta discesa si possono dare queste regole: -tenere una posizione eretta, con leggera inclinazione del busto in avanti e il peso sui talloni, cosi si evita di scivolare e cadere sul dorso; - controllare la velocita facendo piccoli passi veloci ; -se si ha uno zaino sulle spalle, allacciare la cinghia ventrale, per evitare i dondolii e le scosse; - in ogni caso, utilizzare le braccia come bilanciere per mantenere l'equilibrio; - avere sempre gli occhi in anticipo sui piedi, ad ogni passo aver gia previsto i due seguenti.

Sui sentieri attrezzati e sulle vie ferrate


I sentieri attrezzati sono quelli che solitamente si snodano in ambienti molto suggestivi ma che, a motivo dell'esposizione e della difficolta, potrebbero risultare pericolosi se non fossero stati resi sicuri mediante funi metalliche fisse e talvolta con scalette. Un sentiero attrezzato non porta quasi mai in vetta (il "Sentiero delle Bocchette" in Brenta e tra i piu noti), ma gira attorno alle montagne, favorisce il passaggio di una bocchetta o di un colle e talvolta aiuta a superare un tratto di una via alpinistica normale.

La via ferrata
La via ferrata e invece una specie di forzatura dell'escursionismo, quasi un surrogato dell'alpinismo. Si tratta infatti di una vera e propria via di roccia che e stata completamente attrezzata con pioli, catene e scale per consentire

a qualsiasi escursionista di cimentarsi con una parete verticale. Le vie ferrate sono oggi di moda e sono presenti soprattutto nelle Dolomiti. Per affrontare sentieri attrezzati e vie ferrate non sono richieste capacita tecniche particolari: bisogna camminare con passo sicuro, con grande senso dell'equilibrio e assenza di vertigini, sapersi servire correttamente di scale e di corde fisse e conoscere le elementari tecniche di arrampicata. E fondamentale, ad esempio, evitare di issarsi a forza di braccia lungo la corda fissa come capita per istinto. Gli arti superiori sono infatti meno allenati di quelli inferiori e presto i muscoli delle braccia si induriranno diventando come di legno. Occorre invece procedere con calma, caricando il peso del corpo sempre sui piedi, ricorrendo alle mani solo per mantenere l'equilibrio e badando a tenere il piu possibile il corpo distante dalla parete rocciosa. Per affrontare una via ferrata e obbligatorio essere forniti di un set per ferrata consistente in: - imbragatura completa - caschetto - set da ferrata (2 spezzoni di corda con dissipatore e 2 moschettoni per ferrata; deve essere preconfezionato e certificato CE). -Il dissipatore permette di dissipare o assorbire per attrito l'energia cinetica del corpo in caso di caduta, mediante il passaggio della corda nei fori di cui e costituito. Questo carico di assorbimento si aggira attorno ai 300-400 kg. La regola fondamentale e quella di muoversi sempre in sicurezza, per cio si dovra sempre avere un moschettone agganciato alla fune. Sulle scale ci si aggancia ai pioli oppure al cavo dove e presente. Puo essere utile aggiungere all'attrezzatura da ferrata anche un paio di guanti: un simile accessorio riveste una certa importanza perche senza eliminare la sensibilita delle dita, protegge molto bene la mano da fastidiose e antipatiche escoriazioni.

SCALA ESCURSIONISTICA
T = turistico Itinerari su stradine, mulattiere o comodi sentieri con percorsi ben evidenti e che non pongono incertezze o problemi di orientamento. Si svolgono in genere sotto i 2000 m e costituiscono di solito l accesso ad alpeggi o rifugi. Richiedono una certa conoscenza dellambiente montano e una preparazione fisica alla camminata. E = escursionistico Itinerari che si svolgono quasi sempre su sentieri, oppure su tracce di passaggio in terreno vario (pascoli, detriti, pietraie), di solito con segnalazioni; possono esservi brevi tratti pianeggianti o lievemente inclinati di neve residua, quando, in caso di caduta, la scivolata si arresta in breve spazio e senza pericoli. Si sviluppano a volte su terreni aperti, senza sentieri ma non problematici sempre con segnalazioni adeguate. Possono svolgersi su pendii ripidi; i tratti esposti sono in

genere protetti (barriere) o assicurati (cavi). Possono avere singoli passaggi su roccia, non esposti, o tratti brevi e non faticosi ne impegnativi grazie ad attrezzature (scalette, pioli, cavi) che pero non necessitano l'uso di equipaggiamento specifico (imbragatura, moschettoni ecc.). Richiedono un certo senso di orientamento, come pure una certa esperienza e conoscenza del territorio montagnoso, allenamento alla camminata, oltre a calzature ed equipaggiamento adeguati. EE = per escursionisti esperti Si tratta di itinerari generalmente segnalati ma che implicano una capacita di muoversi su terreni particolari. Sentieri o tracce su terreno impervio e infido (pendii ripidi e/o scivolosi di erba, o misti di rocce ed erba, o di roccia e detriti). Terreno vario, a quote relativamente elevate (pietraie, brevi nevai non ripidi, pendii aperti senza punti di riferimento ecc.). Tratti rocciosi, con lievi difficolta tecniche (percorsi attrezzati, vie ferrate fra quelle di minor impegno). Rimangono invece esclusi i percorsi su ghiacciai, anche se pianeggianti e/o all'apparenza senza crepacci (perch il loro attraversamento richiederebbe l'uso della corda e della piccozza e la conoscenza delle relative manovre di assicurazione). Necessitano: esperienza di montagna in generale e buona conoscenza dell'ambiente alpino; passo sicuro e assenza di vertigini; equipaggiamento, attrezzatura e preparazione fisica adeguati. EEA=Escursionistico per Esperti con Attrezzatura: Siamo al top, in presenza di vie ferrate e sentieri attrezzati con corde, scale, pioli, ecc...dove l esposizione e notevole e a volte, vertiginosa. Serve una preparazione tecnico-atletica pari almeno a quella necessaria per vincere le basse difficolta alpinistiche. Non e raro, infatti, trovarsi a tu per tu con passaggi su roccia di 1 e 2 grado e in assenza di attrezzature fisse; cosa che implica una buona conoscenza dellalpinismo vero e proprio, anche se a livello elementare. Su questi terreni e d obbligo (per la propria e altrui incolumita) procedere con adeguata attrezzatura e in auto-sicurezza (imbrago, cordino con dissipatore, moschettoni, casco) EAI= Escursionismo in ambiente innevato : Itinerari che richiedono lutilizzo di racchette da neve, con percorsi e riconoscibili vie di accesso, di fondo valle o in zone boschive non impervie o su crinali aperti e poco esposti, con dislivelli e difficolta generalmente contenuti che garantiscono sicurezza di percorribilita.

SCALA ALPINISTICA
I = primo grado E la forma piu semplice dell'arrampicata, bisogna gia scegliere l'appoggio per i piedi; le mani utilizzano frequentemente gli appigli per mantenere l'equilibrio. Non e adatto a chi soffre di vertigini, II= secondo grado Qui iniziai l' arrampicata vera e propria, che richiede lo spostamento di un arto per volta e una corretta impostazione dei movimenti. Appigli e appoggi sono ancora

abbondanti III = terzo grado La struttura rocciosa, gia piu ripida o addirittura verticale, offre appigli e appoggi piu rari e puo gia richiedere l'uso della forza. Di solito i passaggi non si risolvono ancora in maniera obbligata. IV = quarto grado Appigli e appoggi divengono ancora piu rari e/o esigui. Richiede una buona tecnica di arrampicata applicata alle varie strutture rocciose (camini, fessure, spigoli ecc.), come pure un certo grado di allenamento specifico. v = quinto grado Appigli e appoggi sono decisamente rari e esigui. L'arrampicata diviene delicata (placche ecc.) o faticosa (per l'opposizione o incastro in fessure e camini). Richiede normalmente l'esame preventivo del passaggio. VI= sesto grado Appigli e/o appoggi sono esigui e disposti in modo da richiedere una combinazione particolare di movimenti ben studiati. La struttura rocciosa puo costringere a un'arrampicata delicatissima, oppure decisamente faticosa dov'e strapiombante. Necessita un allenamento speciale e forza notevole nelle braccia e nelle mani. VII = settimo grado Sono presenti appigli e/o appoggi minimi e molto distanziati. Richiede un allenamento sofisticato con particolare sviluppo della forza delle dita, delle doti di equilibrio e delle tecniche di aderenza. Dal settimo grado le difficolta aumentano fino all'attuale limite estremo (il decimo grado). Ogni grado puo avere una ulteriore suddivisione di inferiore ( -) o superiore (+). La difficolta su roccia viene spesso espressa anche mediante una valutazione d'insieme: F = facile - PD = poco difficile - AD = abbastanza difficile - D = difficile TD=molto difficile -ED=estremamente difficile -EX=eccezionalmente difficile

DIFFICOLTA SU NEVE E GHIACCIO


Si usano le stesse sigle della valutazione d'insieme considerando condizioni mediamente buone della montagna. L'inclinazione dei pendii di ghiaccio sono espresse in gradi. Se si arrampica su terreno misto (roccia e neve) si indicano anche i gradi dei passaggi rocciosi.

DIFFICOLTA SCIALPINISTICHE
La piu comune e la scala Blachere che valuta nel suo insieme l'itinerario con riferimento alla capacita tecnica dello sciatore alpinista: MS = itinerario per sciatore medio. - BS = itinerario per buon sciatore. OS = itinerario per ottimo sciatore.

Pronto soccorso
Durante l'escursione possono verificarsi piccoli incidenti o malesseri: impara a riconoscerli e a curarli con i mezzi che hai a disposizione. Ma soprattutto impara a prevenirli. Non lasciare mai solo chi si e infortunato o sta male: fermati con lui, aiutalo prestandogli assistenza. Soprattutto mantieni ed aiuta gli altri a mantenere la calma. Se si rivelasse qualcosa di piu grave di cio che appare, nell'incertezza di una diagnosi sicura o in caso di grave incidente, chiedi sempre l'intervento del Soccorso Alpino: sappi che in caso di prestazione di soccorso errata si rischia la denuncia penale. Dopo avere prestato la prima assistenza, in mancanza di copertura del vostro cellulare, uno del gruppo dovra raggiungere il posto telefonico piu vicino (presso un rifugio o a valle) e dare informazioni precise sul luogo e il tipo di incidente. PER PICCOLI INCIDENTI SI INTENDONO: CONTUSIONI Come riconoscerle: dolore, gonfiore, colorito bluastro. Cosa fare: impacchi freddi (con acqua o neve); non affaticare la parte interessata. DISTORSIONI Come riconoscerle: traumi di un'articolazione, provocati da movimenti esagerati o di senso contrario; dolore forte, gonfiore, colorito bluastro, grande difficolta nel suo uso. Cosa fare: impacchi freddi, immobilizzare la parte ed evitarne l'uso per quanto possibile. A casa, fate sempre un controllo medico. PICCOLE FERITE Come riconoscerle: pelle lacerata, con esposizione dei tessuti sottostanti. Cosa fare: nel caso di abrasioni (ferite poco profonde) disinfettare o almeno lavare abbondantemente con acqua corrente, poi proteggere con garze sterili o altro materiale pulito. Nel caso di ferite profonde limitarsi ad arrestare eventuali emorragie con bendaggi compressivi. PER MALESSERI S'INTENDONO: ESAURIMENTO DA CALORE Come riconoscerlo: debolezza, vertigini, nausea e mancanza di appetito, pupille dilatate. Cosa fare: cercare una zona fresca (ad es. all'ombra di un albero o di una roccia) e ventilata (eventualmente ventilare con un indumento). In caso di svenimento, sollevare le gambe per favorire l'afflusso di sangue al cervello. Come prevenirlo: evitare sforzi prolungati a temperature eccessive, bere abbondantemente, ripararsi il capo dal sole con un berretto USTIONI DA SOLE E OFTALMIA Come riconoscerle: arrossamento e bruciore della pelle e degli occhi per l'eccessiva esposizione ai raggi solari; il rischio e maggiore in presenza di neve. Cosa fare: impacchi freddi, collirio per gli occhi e protezione con garza o fazzoletto pulito per evitare esposizioni al sole. Come prevenirle: coprirsi con indumenti, usare creme e occhiali a protezione UV.

LESIONI DA FREDDO Come riconoscerle: possono riguardare zone localizzate, in particolare mani, piedi, naso, che si presentano prima pallidi, freddi, poi cianotici, gonfi, dolenti (prime fasi del congelamento); o interessare l'intero organismo, con abbassamento della temperatura corporea, sfinimento, sonnolenza (assideramento). Cosa fare: riscaldare lentamente le parti colpite, anche con massaggi leggeri, somministrare bevande calde (non alcoliche), coprire con indumenti caldi e asciutti, allentare lacci (ad es. delle scarpe), cercare un posto riparato. Come prevenirle: vestirsi adeguatamente, sostituire il vestiario bagnato, alimentarsi correttamente e allenarsi. MAL DI MONTAGNA Come riconoscerlo: puo comparire oltre una certa quota, raramente sotto i 2500 metri, con cefalea, nausea, spossatezza, respirazione affannosa, talvolta stato di eccitazione. Cosa fare: scendere immediatamente a quote inferiori. Come prevenirlo: adattarsi gradualmente all'altitudine; attenzione alle rapide ascensioni (es. in funivia). PUNTURE DI INSETTI Come riconoscerle: di solito si nota un piccolo segno cutaneo, con gonfiore e arrossamento, dolore o prurito. Cosa fare: rimuovere eventuali pungiglioni, lavare con acqua, impacchi freddi. A casa, applicare pomate antistaminiche. Come prevenirle: osserva l'ambiente che percorri, per evitare nidi ecc. non molestare gli insetti. MORSO DI VIPERA Come riconoscerlo: due forellini distanti circa un centimetro, tumefazione, dolore intenso; dopo alcuni minuti compaiono vertigini, nausea, tachicardia, disturbi della respirazione. Cosa fare: far sdraiare la vittima e tenerla calma, stringere un fazzoletto a monte del morso, facilitare l'uscita del sangue spremendo la zona interessata, non somministrare bevande alcoliche. Trasportare al piu presto in ospedale. Come prevenirlo: usare calzature alte, attenzione quando ci si siede per terra, attenzione a zaini e indumenti lasciati incustuditi. Il Club Alpino Italiano ha costituito da molti anni il Corpo di Soccorso Alpino e Speleologico. E composto da alpinisti e speleologi volontari, grandi conoscitori della montagna, delle grotte e delle tecniche di soccorso, che in qualsiasi momento e situazione si mettono a disposizione di chi ne ha bisogno. Per far capire che sei in difficolta e hai bisogno di aiuto devi rispettare il piu possibile il codice stabilito per convenzione internazionale. A seconda che sia possibile o meno il contatto visivo tra chi invia e chi deve ricevere il messaggio, vengono usati due tipi di segnali: di tipo acustico - in genere la voce o il fischietto; di natura ottica - in genere una segnalazione luminosa: oppure vengono utilizzati particolari atteggiamenti o posizioni del corpo di una o piu persone. La segnalazione acustica o ottica e codificata per due casi di interesse: richiesta (chiamata) di soccorso e risposta di soccorso. Va da se che l emissione sconsiderata di segnali acustici o ottici costituisca grave e irresponsabile violazione delle norme del comportamento alpinistico.

CHIAMATA DI SOCCORSO
Emettere richiami acustici o ottici in numero di 6 ogni minuto Continuare l alternanza di segni e intervalli fino alla certezza di essere stati localizzati

RISPOSTA DI SOCCORSO
Emettere richiami acustici o ottici in numero di 3 ogni minuto Quando esiste il contatto visivo tra colui o coloro che necessitano di aiuto e colui o coloro che possono intervenire direttamente (soccorso), i segnali da utilizzare sono i seguenti: Un individuo in piedi con le braccia alzate e aperte a Y, trasmette la seguente informazione: - Si ! Abbiamo bisogno di soccorso. Se un braccio invece e abbassato significa: - No! Non abbiamo bisogno di soccorso.

TEMPORALI E PIOGGIA
D estate si hanno spesso dei temporali locali. i cosiddetti temporali "da caldo"; i periodi di bel tempo prolungati e la pressione atmosferica elevata, distribuita uniformemente su tutta l'Europa. Creano le condizioni favorevoli per le formazioni temporalesche. Queste sono precedute da momenti di calma. In seguito alla diversa posizione delle valli, le masse d'aria sovrastanti si riscaldano in maniera eterogenea e cio fino a quando non si verifichino degli squilibri nelle masse differentemente temperate tali da dare origine al temporale. Questo scoppia solo dopo che il sole ha passato lo Zenit ed e da considerarsi percio fenomeno pomeridiano per eccellenza. Riconoscimento del pericolo di temporale Esistono alcuni segni premonitori che ogni alpinista dovrebbe conoscere alcuni segni che sono tipici dell'avvicinarsi di un temporale: formazione di potenti cumuli nell'ora del mezzogiorno sopra il crinale dei monti; aria senza vento, caldo o afa con un cielo senza nubi. Le cosiddette pecorelle. da temporale. Questo tipo di nuvola che si trova a livelli molto alti (2000-3000 m) e che generalmente compare gia di mattina presto, presenta parti visibilmente chiare che .si stagliano sullo strato uniforme piu scuro. Poco tempo prima del temporale questi cumuli assumono una notevole grossezza. La distanza di un temporale puo essere determinata in base alla seguente semplicissima operazione: tempo in secondi tra fulmine e tuono diviso per tre. Si ottiene la distanza in km. 3 sec = 1 km. Il tuono puo essere avvertito, a seconda dell'altitudine dei rilievi interposti, a una distanza compresa tra 10 e 25 km. Comportamento in caso di temporale Tralasciando per ora il pericolo del fulmine (lo tratteremo piu avanti), l'unico elemento ostile di un temporale rimane la pioggia che normalmente lo accompagna e lo segue. Non rappresenta un pericolo troppo grave per l'alpinista, in confronto alle altre difficolta, finche egli si muove. Se il muoversi diventa impossibile o possibile soltanto dopo lunghe soste, l'inzupparsi degli abiti e il conseguente raffreddamento del corpo possono diventare molto pericolosi. Inoltre i polpastrelli delle dita si logorano rapidamente sulla roccia bagnata di modo che qualsiasi ulteriore contatto con superfici ruvide provoca dolori lancinanti. Quando un temporale viene inequivocabilmente riconosciuto come fenomeno locale, la migliore cosa da fare e di sedersi sotto il sacco da bivacco -osservando le norme previste per il pericolo da fulmine e aspettarne la fine. Non ci si deve pero fermare ne in canali ne in camini perche li si convogliano le masse d'acqua e si concentrano le cadute di pietre. Perfino le piu moderne corde in perlon assorbono l'acqua; diventano quindi piu pesanti e scorrono con difficolta nei moschettoni. Attenzione nel calarsi in corda doppia; i vestiti inzuppati e le corde bagnate non consentono uno scivolamento uniforme. La calata e possibile soltanto in maniera

discontinua e questo fa si che il chiodo di calata sia soggetto a pericolose sollecitazioni de strappo.

IL PERICOLO DA FULMINE
Il pericolo piu serio di un temporale e rappresentato dal fulmine. Nella sola estate del 1967, 400 persone sono morte in Europa, colpite da un fulmine. Naturalmente non tutte in montagna, ma non c'e stagione alpinistica nella quale non si senta parlare di infortuni di questo genere. Che cos'e Il fulmine Una scarica elettrica tra le nubi e la terra oppure tra una nube e l'altra da origine a tensioni dell'ordine anche di parecchi milioni di Volt. La temperatura del fulmine e di 30.000 gradi; la sua velocita di 10.000 km/sec. A causa dell'elevata temperatura si ha un forte riscaldamento dell'aria che si trova nella scia della corrente; l'improvvisa onda di pressione creata dall'effetto di dilatazione viene percepita come tuono. La forma piu frequente di fulmine e quella lineare. Quali sono i segni premonitori del pericolo di fulmine Per esperienza si puo affermare che il pericolo della caduta di un fulmine e maggiore sulla roccia che non sulla neve o sul ghiaccio a causa della migliore compensazione della tensione che si verifica tra l' atmosfera e la terra. Il pericolo si preannuncia solitamente nel modo seguente. 1. Aree di epidermide scoperte comunicano una sensazione di solletico come se fossero rivestite di ragnatele. 2. Prurito sul cuoio capelluto. 3. Capelli che si drizzano. 4. Vibrazione sonora degli oggetti metallici. 5. Leggero fruscio e fiammelle azzurrognole (fuochi di Sant'Elmo) in corrispondenza di oggetti metallici particolarmente esposti (croci di vetta ecc.). Questi sono i segni di una scarica costante,

la cosiddetta" scarica silenziosa ", che investe la zona interessata. Se questa" scarica silenziosa " non e sufficiente a realizzare la compensazione della tensione, arriva il colpo di fulmine. Esistono anche delle eccezioni : quando per esempio al di sotto della nube da temporale vera e pro pria si trova una nube fino ad allora neutra, che cioe non ha esercitato alcuna azione sulla terra, le due nubi creano insieme un condensatore. Ora se tra le due nubi avviene una scarica, la carica della nube inferiore rivolta verso terra rimane libera e tanto accresciuta da dar luogo alla scarica verso terra. In tal caso non vi sono segni premonitori. Sulle vette frequentemente colpite da scariche di fulmine (per esempio sul Pflerscher Triblaun) i segnavie in pietra sono distrutti e sulla roccia sono visibili zone vetrificate dal fulmine, dello spessore di alcuni millimetri. Per l'enorme calore sprigionato dal fulmine la superficie della roccia fonde e vetrifica. Comportamento di fronte al pericolo da fulmine La tesi frequentemente sostenuta che il fulmine colpisce soltanto la vetta piu alta, e giusta solo in parte. Infatti una nube carica puo trovarsi al di sotto della vetta piu alta, per cui il fulmine va a scaricarsi su una vetta laterale piu bassa oppure sull'estremita di una cresta.

Come deve comportarsi l'alpinista in caso di pericolo da fulmine? 1. Evitare vette, creste e altri punti esposti. Distanza minima: 15 m. A 150 m al di sotto di detti punti l'effetto e ancora 10 volte piu attenuato che alla distanza di 15 m. 2. Parti metalliche dell'equipaggiamento vanno depositate a una certa distanza. 3. Occorre evitare canaloni e letti di torrente percorsi da acqua, e anche crepe riempite di terra, cavita, grotte e loro accessi (che costituiscono ponti di cortocircuito), 4. Strapiombi e nicchie non offrono riparo alle correnti di terra, a meno che non siano date le condizioni citate al punto 6. 5. Il contatto con funi d'acciaio e particolarmente pericoloso. Quando minaccia temporale e opportuno rinunciare a percorsi assicurati in questo modo. 6. Il punto (asciutto) nel quale ci si rannicchia, deve essere distante di almeno 1 m (meglio se di piu) da qualsiasi parete verticale. Una eventuale parete deve essere a sua volta da cinque a dieci volte piu alta della persona rannicchiata. Distanza minima dalle guglie di roccia: 15 m. 7. La posizione migliore e quella rannicchiata, i piedi uno accanto all'altro, le ginocchia tirate vicino al corpo. Questa posizione offre anche la piu efficace protezione contro le correnti di terra. 8. Se si viene sorpresi dal temporale durante un'arrampicata, ci si deve assicurare immediatamente, anzi, si deve provvedere a piu di una assicurazione, perch la scarica

puo tranciare la corda. 9. Nella calata in corda doppia, bisogna toccare la parete a piedi uniti. Fino a quando la corda e asciutta, non esiste quasi pericolo; e comunque possibile che la corda venga tranciata da una scarica. 10. Qualsiasi tenda isolata e esposta al fulmine. Durante i temporali e consigliabile assumere la posizione rannicchiata e non toccare le pareti. 11. Esistono ancora delle scatole da bivacco che non sono provviste di presa a terra come sicurezza contro le scariche. La migliore protezione la si trova allora nella cuccia, avvolti nelle coperte.

EFFETTI DEL CLIMA E DELLA METEOROLOGIA SUL CORPO


Le condizioni meteorologiche in montagna sono caratterizzate, oltre che dalla instabilita, anche dalla notevole variabilita, che si puo facilmente riscontrare tra zone abbastanza vicine perche l'orografia consente la costituzione di diverse nicchie climatiche. All'aumentare della quota tutti sanno: che diminuisce le pressione atmosferica e si riduce l'assorbimento di ossigeno; che la temperatura scende; che invece aumenta irraggiamento ultravioletto; che l'umidita dell'aria decresce con molta rapidita (piu velocemente della temperatura); che aumenta la presenza del vento. Inoltre a parita di quota la temperatura e generalmente piu bassa sui versanti nord che sui versanti sud e la presenza di un ghiacciaio ha effetti di riduzione sulla temperatura del suo ambiente circostante. In sostanza - sebbene possa far conto su equipaggiamenti, indumenti e materiali attualmente molto evoluti il corpo anche in una semplice escursione deve rispondere nella stessa giornata con adattamenti particolari almeno alle condizioni indotte dalla variazione di quota, che corrispondono di fatto ad ambienti con diverse caratteristiche climatiche. Ma addirittura puo trovarsi ad affrontare cambiamenti meteorologici repentini, con possibilita di temporali (da cui il pericolo di frane, di fulmini, oltre che di indumenti bagnati che comportano una forte dispersione del calore corporeo), o addirittura di nevicate. Un pericolo spesso poco conosciuto, o sottovalutato, e pero quello derivante dal vento. Poiche esso asporta dal corpo una grande quantita di calore, peraltro via via maggiore all'aumentare della sua velocita, i suoi effetti sono analoghi a quelli provocati da un ambiente senza vento ma a temperature molto piu basse. Di conseguenza si puo giungere facilmente al congelamento e all'assideramento. La tabella qui sotto riporta la temperatura "percepita" dal corpo in relazione alla temperatura effettiva dell'aria e alla velocita del vento. Incidenza del vento sulla temperatura corporea effetto WIND CHILL

TOPOGRAFIA ED ORIENTAMENTO
CARTA TOPOGRFICA E' COMPOSTA DA 5 PARTICOLARITA': 1- LA SCALA e le grandezze il rapporto tra la realta e il disegno 2- IL DISEGNO e la simbologia sono tutti oggetti geografici 3- I COLORI sono utili nella lettura della cartina 4- L' ALTIMETRIA descrive la forma del terreno 5- L' ORIENTAMENTO la nostra posizione rispetto al Nord 1- LA SCALA Della carta e sempre rapportata ad una unita rappresentata E' molto importante sapere quanto rimpicciolita e la carta rispetto alla realta, per valutare se un certo tratto della carta, lungo pochi centimetri, corrisponde a poche centinaia di metri oppure a diversi chilometri. Scala 1:100.000 Scala 1:50.000 Scala 1:25.000 Scala 1:20.000 Scala 1:10.000 Scala 1:5.000 1 cm = 1.000 metri 1 cm = 500 metri 1 cm = 250 metri 1 cm = 200 metri 1 cm = 100 metri 1 cm = 50 metri 1 cm = 1 chilometro 2 cm = 1 chilometro 4 cm = 1 chilometro 5 cm = 1 chilometro 10 cm = 1 chilometro 20 cm = 1 chilometro

SCALA GEOGRAFICA: si tratta di quella linea segmentata disegnata in un angolo della mappa, sulla quale sono riportate anche le effettive lunghezze sul terreno. 2- IL DISEGNO Cartografico in qualsiasi scala, e la rappresentazione grafica RIDOTTA-GENERALIZZATA-SIMBOLICA della realta esistente nel territorio -RIDOTTA perche bisogna ridurre le dimensioni del territorio affinche il foglio possa contenere il luogo da rappresentare; il rapporto di dimensioni tra realta e disegno e detto SCALA. -GENERALIZZATA perche il disegnatore (cartografo) effettua una scelta degli oggetti geografici da disegnare, in base alla scala e all' utilizzo della carta -SIMBOLICA perche ogni oggetto geografico (monte, campagna,fiume, opera costruita) viene rappresentato con un colore, simbolo o segno convenzionale, che viene riportato anche ai margini della carta con la sua spiegazione o LEGENDA. 3- I COLORI Principali della carta topografica sono quattro: -MARRONE: per indicare le forme del terreno, le colline, attraversale curve di livello. -VERDE: per coprire il territorio con la vegetazione: boschi, siepi, vigneti, alberi .-AZZURRO: per segnalare la presenza dell' acqua: sorgenti, fontane, torrenti, fiumi. - NERO: per tracciare le opere costruite: muretti, sentieri e strade,

edifici e paesi. 4- LA MORFOLOGIA E L' ALTIMETRIA Le forme del terreno (montagne, avvallamenti, ecc.) sono disegnate su ogni cartina con delle sottili linee in colore marrone: sono le CURVE DI LIVELLO, o ISOIPSE. Queste linee immaginarie scorrono lungo i punti del terreno che hanno la stessa altitudine sul livello del mare, la loro quota e scritta talvolta lungo le linee direttrici (ogni 25-50-100 metri). La differenza di livello (dislivello) tra le curve si chiama equidistanza. CURVE DI LIVELLO DIRETTRICI disegnate con linea grossa continua - INTERMEDIE linee sottili continue - AUSILIARIE linea a piccoli tratti sottili Nelle carte IGM scala 1:25.000 e 1:50.000 l' equidistanza e di 25 metri Le curve DIRETTRICI a 100 metri - Le curve INTERMEDIE a 25 metri - Le curve AUSILIARIE a 5 metri Con pendenze oltre i 45 speciali rappresentazioni fanno conoscere se si tratta di pareti rocciose, burroni, rocce frantumate ecc. 5 -ORIENTAMENTO Anche la carta topografica, che e una fotografia di un luogo presa dall' alto, ha un NORD e un SUD. Abbiamo uno strumento che indica sempre il NORD: l' AGO MAGNETICO della BUSSOLA. Lo utilizziamo insieme alla cartina. 1- Teniamo la cartina davanti a noi, orizzontale. 2- Posiamo la bussola sulla cartina, lungo uno dei margini laterali. 3- Con cartina e bussola in mano: giriamo su noi stessi,fino che il margine laterale della cartina e l' ago magnetico della bussola saranno paralleli. 4- Ora la cartina e orientata a NORD e anche noi guardiamo a NORD. 5- Solo adesso siamo certi di trovare gli oggetti nella stessa posizione sul territorio e sulla carta.