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LETTERATURA ITALIANA MODERNA E CONTEMPORANEA

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·Romanzo storico > Manzoni – ripasso teoria romanzo storico che affonda le radici in un
clima europeo identificato identificabile< ciò che sta dietro il romanzo per seguire un
percorso di “attenzione” ai testi che va dai primi dell’800 alla contemporaneità.
Si parte da Manzoni valutando cambiamenti del modello manzoniano nel corso del tempo;
- della SCAPIGLIATURA, ovvero si parla di GIUSEPPE ROVANI autore di “CENTO
ANNI”; “LE CONFESSIONI DI UN ITALIANO” di IPPOLITO NIEVO; “I VICERE” di
FDERICO DE ROBERTO. > il romanzo inizia a scomparire dall’orizzonte della scrittura,
contestato dalla cultura letteraria novecentesca. Due eccezioni: PIRANDELLO, “I
VECCHI E I GIOVANI” 1913/14 composto e finito nel ’33 – BACCHELLI, “IL
MULINO DEL PO”.
Dopo di che c’è una grossa frattura in cui il romanzo storico scompare quasi
definitivamente a causa della prima guerra mondiale, il fascismo, la seconda guerra
mondiale.
- Romanzo neostorico, “IL GATTOPARDO”> spartiacque che riporta in auge il
RACCONTO misto di storia e invenzione in una nuova dimensione > modernità letteraria.
Già prima c’era stato un tentativo di ripresa del romanzo storico (‘47) “ARTEMISIA”
opera di ANNA BANTI, scrittrice che recupera il romanzo manzoniano descrivendo la
storia di Artemisia Gentileschi pittrice del 600 ricostruendo un ambito storico particolare.
·Dal Gattopardo si leggeranno testi novecenteschi:
1.ARTEMISIA(200 pag) /NOI CREDEVAMO di Anna Banti. (uno dei due obbligatorio)
2.Leonardo Sciascia, IL CONSIGLIO D’EGITTO 1963
3.Vincenzo Consolo, 1970, IL SORRISO DELL’IGNOTO MARINAIO
Elsa Morante, LA STORIA (NON obbligatorio)
1.Sebastiano Vassalli, LA CHIMERA
4.Antonio Tabucchi, PIAZZA D’ITALIA
5.Antonio Scurati, M IL FIGLIO DEL SECOLO/UNA STORIA ROMANTICA
·Critica:
1.IL ROMANZO STORICO IN ITALIA, Margherita Ganeri
2.Hanna Sekoska, DOPO IL ROMANZO STORICO NELLA LETTERATURA
ITALIANA NEL 900> solo primo capitolo che parla di Anna Banti e capitolo 4
3.IL ROMANZO NEOSTORICO ITALIANO, storia, memoria e narrazione, di Giuliana
Benvenuti > il 4 non ci interessa, solo 1 2 e 3
4.Mario Domenichelli, LO SCRIBA E L’OBLIO, teoria e critica nell’epoca borghese
·Saggi:
1.ELISA DEI, IL ROMANZO STORICO NEL 900 FRA MODERNO E
POSTMODERNO
2.GIOVANNA ROSA, DI STORIA IN STORIA
3.MARINO BIOND, RISORGIMENTO, LETTERATURE E ROMANZI
CONTEMPORANEI da IL DISCORSO LETTERARIO su LA NAZIONE, 2012
1. Teoria > tutte le tematiche + lettura testi = commento, analisi, critica e valutazione.
I TESTI DI LETTURA DEVONO ESSERE PORTATI FISICAMENTE ALL’ESAME!

ROMANZO ANTIROMANZESCO
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• Il peccato di inverosimiglianza della tragedia classica e la funzione etica concepita
come sviluppo della forza morale-> centralità della storia: il vero storico e il vero morale
• la “narrazione” e il “racconto” coinvolgono sia il discorso storico che il discorso
romanzesco
• ridefinizione concetto poetico di invenzione come operazione di selezione e
integrazione- rifiuto del “falso” romanzesco
• la sutura tra Storia e la storia da raccontare (che deve comunque rappresentare la
storia) è data dal “verosimile”, una combinazione creativa che possa apparire come una
storia vera appena scoperta
• relata refero: il manoscritto, l’effetto realtà, il narratore attendibile, l’appello ai
lettori

Lettre à Monsieur Chauvet sur l’unité du temps et de lieu dans la tragédie


(1820, pubblicata nel 1823)
confutazione delle 3 unità della tragedia aristotelica in nome della fedeltà al VERO della
storia e dell’ ”effetto realtà”
a) discussione della funzione del poeta diversificata da quella dello storico (concetto
manzoniano di INVENZIONE) e critica del ROMANZESCO (rapporto tra storia e
invenzione, vero storico e vero poetico) b) il fine etico
a) il poeta e lo storico: il “deviner” ovvero: “intuire, comprendere e rendere”
l’individualità nella storia-> definizione del concetto di INVENZIONE:
=> “trovare una serie di fatti tali da costituire propriamente un’azione, conoscere i caratteri
dei protagonisti, dare a questa azione e a questi caratteri uno sviluppo armonico,
COMPLETARE LA STORIA, restituendo per così dire la parte perduta, immaginare
anche dei fatti là dove la storia non dà che delle indicazioni, inventare al bisogno dei
personaggi x rappresentare i costumi noti di un’epoca conosciuta, prendere infine tutto
ciò che esiste e aggiungere quello che manca, ma in modo che l’invenzione si accordi
con la realtà”
b) “E’ dalla storia che il poeta tragico può far scaturire dei sentimenti umani che sono
sempre i + nobili […] E’ alla vista delle passioni che hanno tormentato gli uomini che
possiamo sentire quel fondo comune di miseria e debolezza che dispone all’indulgenza che
deriva non da stanchezza o rimprovero, ma da ragione e amore. Facendoci assistere a dei
fatti che non ci interessano come attori, di cui non siamo che testimoni, ci può aiutare a
prendere l’abitudine di fissare il nostro pensiero su quelle idee calme e grandi che
s’indeboliscono e svaniscono sotto l’urto della realtà quotidiana della vita e che più
coltivate e più rese presenti, ci renderebbero senza dubbio + saggi e + dignitosi”.
=> lettre à Chauvet: esigenza di verosimiglianza e verità si coniuga e si inserisce in una
dimensione nuova nella prosa 800, si caratterizza x rottura con il romanzo, dall’idea del
favoloso, bisogno di contestualizzare aspetti della realtà quotidiana pur trattandosi di
un’operazione di carattere creativo, esigenza in parallelo con l’ascesa classe borghese->
molti scrittori in questo periodo precisano che si tratta di incursione dei fatti reali
W. Scott punto di riferimento: Ivanhoe è ambientato al tempo della conquista normanna
dell’Inghilterra, primo esempio di ibridazione tra storia e invenzione, fa agire
personaggi inventati e personaggi storici e ci dà un quadro storico di un momento
drammatico della storia-> definizione di G. Cerati indiscrezione romanzesca= sguardo
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indiscreto si infila oltre la superficie esterna degli eventi x entrare nelle storie private,
esercita questa curiosità che privilegia l’interno-> il romanzo storico si inserisce
all’interno di questa definizione, di questa visione e metodo di rappresentazione.
=> obbiettivo di Scott è la volontà di colmare i vuoti della storia ufficiale: la grande
storia è un grande racconto e si fonda sull’analisi dei grandi eventi, è la storiografia,
ricostruisce in un disegno globale le trasformazioni in atto tuttavia manca la storia interna,
sono condannati al silenzio le voci degli strati subalterni, accantonati, “il volgo
disperso che volto non ha” di cui non ci si occupa. Uno degli aspetti fondamentali del
romanzo di Scott e che Manzoni fa proprio è dare voce a coloro di cui la grande storia
non fa parola, ma si tratta anche di dar voce agli sconfitti, quei personaggi che risultano
vinti dalla grande storia xk la storia la scrive chi vince. Il conte di Carmagnola è uno
sconfitto.
Il romanzo storico si serve della finzione x riscattare le zone opache della storia,
utilizza la verosimiglianza x eliminare le opacità della storia, è un’operazione
contraddittoria ma è la contraddizione su cui si basa la nascita del genere stesso (1815)
Un’altra prospettiva storica è la prospettiva critica sottolineata da Domenichelli “Lo
scriba e l’oblio”= il silenzio esteso su certe zone della storia-> lui parte da una riflessione
in pieno 900 sulla scrittura del tempo passato definita un ascolto della voce dei morti-
> un romanzo storico dà voce a ciò che è finito, lo scrittore ha la funzione di riportare in
vita questi fatti e voci, nei Promessi sposi dice di riportare in vita dall’imbalsamazione
della storia, funzione negromantica-> è la infrastoria= storia studiata dall’interno tant’è
vero che si dice che il romanzo storico può dire di più del passato di quanto possa dire
la storiografia.
Scott rivela di quel periodo storico + di quanto sia stato scritto nei testi storiografici-> il
giudizio di uno storico che vede nel romanzo storico un ritratto + fedele e persuasivo della
storia, stessa cosa che afferma Manzoni che vuole completare la storia, riempire i vuoti,
illuminarne le opacità-> quest’idea è possibile affidandosi ai meccanismi della
finzione e qui si inserisce il topos del manoscritto ritrovato, “relata refero” nato da
Scott: manoscritto conservato in un antiquario, la fonte inventata-> il romanziere storico
costruisce il romanzo basandosi su una ricerca documentaria e Manzoni esibisce le
sue fonti come solide basi storiche. Manzoni imita la retorica seicentesca, e si pone poi
come traduttore della storia nel manoscritto (finzione)
anacronismo= gli sposi attualizzano la storia, la rendono leggibile in un contesto storico
diverso, con un linguaggio non riferibile a quei personaggi xò l’anacronismo era
necessario per dare voce a quel personaggio nel presente, non si tratta di operazioni
antiquarie, ma si tratta di una visione del passato che deve parlare nel presente, non
deve essere considerato un elemento di contradditorietà bensì intrinsenco del
romanzo storico (Domenichelli)

Tra il discorso storico e il romanzo ci sono affinità di discorso: quando si affronta la


lettura critica ogni compagine testuale si caratterizza x la storia (fabula= insieme degli
eventi così come si immagina si siano svolti, il contenuto dei fatti nella loro logica di
eventi) e il discorso (intreccio= la modalità con cui l’autore presenta al lettore gli eventi e
non è detto che segua in maniera lineare la logica degli eventi, x rendere la storia +
interessante e anche + enigmatica, possibilità di manipolare il discorso)-> il romanzo
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storico presuppone un narratore esterno onniscente-> il discorso della storia è in parte
uguale al discorso xk costruisce un discorso organico leggendo i documenti storici, vedi
Scurati. Lo storico racconta i fatti e all’evidenza dei documenti deve aggiungere,
congetturare quello che non c’è nei documenti, fa parlare i documenti, li rende
interpretabili, leggibili, spesso nella storiografia esiste l’ipotesi di un discorso x esempio,
una congettura verosimile, tenendo conto di quei dati l’autore riempe il discorso storico->
la storia è la maggiore espressione di un’opera retorica

Del romanzo storico e dei componimenti misti di storia e d’invenzione


Manzoni ritiene le posizioni espresse nella Lettre superate, non le nega, giudicherà il
lettore se questo è sbagliato o meno e la novità teorica degli scritti manzoniani è l’appello
al lettore, il rapporto con il lettore è molto importante difatti parte dal suo pdv, dalle
osservazioni di un lettore critico nei confronti del romanzo storico= 2 obiezioni
contrapposte (giallo e verde)->
1 critica= all’interno del romanzo storico non si distingue la storia dall’invenzione
inficiando la funzione stessa del romanzo quindi Manzoni si immedesima in questo lettore
e sostiene le sue ragioni-> differenza tra carta geografica e carta topografica-> il
dilettevole manzoniano si affianca all’utile e al vero (poetica manzoniana)-> il lettore
impara xk si diverte x la rappresentazione vivace, ricca di azioni e personaggi ma viene
meno l’assunto del romanzo storico.
2 critica= distinzione tra la parte storica e l’invenzione- la risposta di Manzoni
MANZONI DA RAGIONE A ENTRAMBE!
racconto di 2 litiganti davanti al Giudice di pace, dà ragione a tutti e due e anche a un
bambino che assiste alla scena-> spiega le ragioni x cui le parti hanno anche torto: a
coloro che chiedono la separazione di storia e invenzione Manzoni risponde che è
impossibile
-> il romanzo storico non può essere unitario-> tesi= ricapitolando si conclude che
hanno ragione entrambi ma hanno torto gli uni e gli altri, chiedono cose giuste e
indispensabili a chi non le può dare. Manzoni dice che il romanzo storico non si può
fare! Non si possono conciliare due condizioni essenziali.
Nella lettre il romanzo storico completa la storia xò ribalta il discorso: è la storia che deve
imparare a mettere in luce ciò che ha tralasciato, la storia deve mutare discorso, la
strada verso la verità è della storia!
lucerna= metafora dei componimenti misti-> il romanzo storico è una specie di genere
falso
Dopo la revisione di tipo linguistico dei Promessi sposi, Manzoni non rinnega il romanzo
ma lo ripropone, xò da pdv teorico giudica irrealizzabile il componimento misto che
ambisca a una struttura di storia e invenzione e rifiuta la categoria del verosimile, sia da
pdv coerenza testuale sia da pdv coerenza con un recupero storico ed etico-> inserisce la
Storia della colonna infame, narrazione di un processo vs uomo accusato di essere untore
cioè diffusore peste-> si avvale della documentazione del processo stesso, racconto di una
storia, messa in narrazione di un episodio storico. Accusa la razionalità x smontare
pregiudizi, dimostra l’irragionevolezza della storia, l’assurdo.

ROMANZO STORICO DELL’ETA’ ROMANTICA E RISORGIMENTALE


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“Romanzo storico in Italia” di Ganeri: cap. 1 dedicato al modello romantico
risorgimentale-> sviluppo genere o modo del romanzo storico nell’età romantica e
risorgimentale fino agli anni ’30/40 Ottocento diviso in 2 momenti: anni 20 e anni 30
In epoca romantica il romanzo storico si afferma in parallelo alla rivalutazione storia a
partire da Scott. Dopo la caduta di Napoleone si ha un recupero delle identità
nazionali. Il romanzo storico si colora di una matrice risorgimentale, si cercano episodi
che definiscano l’identità del popolo italiano sotto la dominazione austriaca (Tommaso
Grossi, Federico Guerrazzi) in base a quanto lo stesso Manzoni aveva proclamato nelle
tragedie (conte Carmagnola, Marzo 1821). Il romanzo storico rappresenta le varie
tendenze ideologiche che andranno a depauperarsi successivamente.

referente centrale è la storiografia connessa all’idea completamento tramite


l’invenzione letteraria e il “verosimile” xk testimonia la volontà di affermare il ruolo
formativo ed educativo dell’intellettuale-> Manzoni instaura rapporto di coinvolgimento
del lettore, si rivolge x mantenere il filo comunicazione con il pubblico
il romanzo storico è una forma letteraria che nasce con l’idea diffusione ideologie
liberali borghesi
In Italia è lo specchio aspirazioni nazionali, soprattutto negli anni 30 capace di
documentare le diverse ideologie risorgimentali
cap. 2 fase di ridefinizione xk a partire anni 50 si assiste non alla negazione rapporto con
la storia bensì a una sua ridefinizione-> rapporto tra scrittura e storia si rimodula
nella seconda metà 800-> 2 testi esemplari: “Le confessioni di un italiano” di I.Nievo
(1858 pubblicato nel 1867 intitolato “Confessioni di un ottuagenario” xk parlare di
italianità non era politicamente corretto) + “Cento anni” di Giuseppe Rovani
(Scapigliatura) considerato anticonformista, considerato il “padre” del gruppo->
“romanzo sinfonia” di Rovani= risposta a Manzoni sul romanzo storico, romanzo che
nasce dalle appendici di un giornale-> letteratura d’appendice xk nei quotidiani diffusi
compariva un romanzo a puntate in relazione alla fruibilità, ampliamento pubblico
Copre periodo 1750-1850= già questo è un elemento d’infrazione rispetto al modello
precedente romanzo storico, non c’è più narratore esterno onniscente, il narratore parla in
1 persona che si identifica con l’autore che ci dice di interpretare le memorie orali del
protagonista nonagenario, non è un racconto autobiografico ma di un testimone che a
posteriori ricostruisce gli eventi storici relativi a Milano= narrazione analettica
(retrospettiva)-> va in crisi l’onniscenza, il narratore si fida della memoria del
protagonista quindi non può andare oltre i suoi ricordi xò non si limita a questo: si lascia
l’opportunità di integrare quanto detto dalla testimonianza con un gioco continuo di
digressioni a carattere puntualizzazioni a livello cronachistico e giornalistico relativo
agli usi, costumi, comportamenti, cronaca spicciola- attenzione all’aneddotica realistica
fondata sulla ricerca documentaria, riduzione grande storia ai “minuzzoli della storia”-
> nelle varie puntate si attua un dialogo con i destinatari. Si inventa un escamotage
narrativa per tenere insieme i 100 anni, l’autore afferma di aver trovato un resoconto di
un processo, un’azione giudiziaria intentata da una famiglia milanese a causa di un
testamento trafugato che fa da collante della storia di una famiglia seguita attraverso le 4
generazioni in relazione al romanzo ciclico di Balzac.

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Saggio “Sinfonia di un romanzo” 1856 nella Gazzetta ufficiale-> pubblicato nel primo
volume dell’edizione a stampa del romanzo a metà anni 50 con titolo ‘Preludio’ =
sinonimo di una caratteristica tipica della Scapigliatura, idea sinestesia delle varie arti,
riunire in un unic organismo di espressioni diverse stessa arte-> sinfonia= idea
molteplicità x un effetto unitario sotto la direzione direttore, nel caso romanzo è l’autore->
presentare vita quotidiana in momenti storici precisi. Rovani dice che è un testo che
difende l’idea di romanzo, cerca di dare una risposta alla sentenza manzoniana
(Rovani aveva iniziato la carriera con 3 romanzi storici di tipo manzoniano) x diffondere
idee e conoscenze in tutti gli strati sociali, in ciò sta la sua forza, strumento conoscenza,
diffonde valori ma anche disvalori, compito fondamentale è acogliere la realtà pubblica
e privata in tutti i suoi molteplici aspetti attraverso un intreccio avvincente.
citazioni da Cento anni: “la storia per essere completa deve rifarla dentro e fuori, deve
entrare nelle case private x indagare come la vita intima della società segua l’impulso della
vita pubblica”= il racconto di figure ignote, il dramma domestico si atteggia alla vita
storica-> si differenzia da Manzoni per la storia di persone realmente vissute, si ha
un’immagine + diretta della vita pubblica-> 2 citazione moderna e + attuale di
Manzoni- idea controstoria= “ricerca in manoscritti e documenti nascosti, espunti dalla
storia ufficiale x rimediare alle bugie e dissimulazioni di alcune storie più lette e che in
realtà portano molta merce di contrabbando, lontana dalla verità”-> anche Sciascia
riprende questo elemento.
Al contrario Manzoni non mette in dubbio la buona fede degli storiografi-> bisogno di
verità assoluta tramite documenti celati discutendo il rapporto tra storia e invenzione.
Durante il racconto si rende conto che spesso la realtà e verità presentano circostanze
che appaiono inverosimili e ne approfitta x spezzare la lancia sulla fedeltà assoluta
allo svolgimento dei fatti nella realtà, difende la realtà di ciò che racconta. “Un libro che
raccolga la nostra esperienza e studi e si facciano noti al pubblico molti accidenti non
consegnati alla storia”, racconto diverso dalla storiografia che tende a ricercare quegli
eventi che favorirono l’eccidio. L’intenzione di Rovani è scrivere storia non
romanzata, non manipolata-> significa raccontare la storia, utilizzare il racconto per
renderlo piacevole, deve avere valore documentario, no evasione. L’ultima opera è la
“Giovinezza di Giulio Cesare”.

CONFESSIONI DI UN ITALIANO DI NIEVO


Il modello del romanzo storico viene ridiscusso e modificato e cambiano i rapporti tra
scrittura e storia-> nel 1858, stesso periodo, si inserisce Nievo con le “Confessioni di un
italiano”, uno di quegli intellettuali che è rimasto deluso dal trattato di Campomorfio
con la ceduta di Venezia all’Austria, credeva nell’Unità- è il suo capolavoro che racconta
la storia del protagonista Carlino Altoviti-> racconta la sua vita tra il 1775 e il 1850,
dalla caduta dell’ancien régime fino alle guerre dell’indipendenza (riduzione distanza
storica)-> ormai novantenne un io narrante testimone, in prima persona, narratore
omonarrativo che può essere di 2 specie= omodegetico (nella storia non protagonista) e
autodegetico (racconta la propria storia e testimone, la sua vita si interseca con le vicende
storiche)-> il personaggio racconta in una dimensione autobiografica dal momento in cui
era bambino ripercorre la propria esistenza. E’ un romanzo storico xk la vta si interseca
con i momenti fondamentali della storia in cui Carlino è personalmente coinvolto, non
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come Renzo e Lucia succubi della storia, xk Carlino agisce nel percorso storico,
agisce sul palcoscenico della storia seppur in piccolo, viene incarcerato, rischia la cecità,
vivrà un periodo in esilio. Racconta le sue avventure dal basso, non ha la
consapevolezza e l’onniscenza del narratore esterno, narratore in retrospettiva.
Riduzione distanza storica, avvicinamento al presente a differenza del modello
manzoniano. Il narratore, seppur finizione narrativa, è portato a fidarsi, d’altra parte
sottolinea, professa continuamente la propria attendibilità, la veridicità al destinatario.
Chi garantisce il racconto della verità? Continuo richiamo all’attendibilità xk il
racconto è soggettivo, un pdv interno.

=>autobiografismo= visione dal basso, relativa, soggettiva e limitata, interpreta la realtà e


ciò comporta uno spostamento della vicenda storica ai margini del racconto, si riduce
quindi la funzione della documentazione storica e delle fonti storiche a vantaggio del
soggetto diversamente dal romanzo manzoniano.

• recensione al romanzo Scapigliatura di Arrighi (1858) Nievo identifica la sua idea


di romanzo storico: “vivificare dal passato le passioni e le idee che possono giovare al
presente”= funzione civile ed educativa tornando a discorso del negromatico, recuperare
i germi del passato che possono essere utili x il presente.
• Bildungsroman o romanzo di formazione= tipologia che si afferma in
concomitanza con la progressiva affermazione della classe borghese alla fine 700-> “Gli
anni di apprendistato” di Goethe (1796) romanzo che ha inaugurato il genere-> è il
romanzo che presenta la formazione della coscienza civile del protagonista nel momento
in cui assume come propri i valori sociali in cui è inserito x nascita, raggiunta felice
integrazione, il matrimonio non necessariamente d’amore è il punto di arrivo della
formazione xk ha una dimensione simbolica, è una forma di contratto sociale,
compromesso. Il giovane diventa il simbolo dei cambiamenti in atto nela società,
dinamismo ricchezza nonostante le sue incertezze e ciò spiega la scelta di personaggi
giovani. Nel caso italiano è molto ristretto il concetto di romanzo di formazione. Nei
Promessi sposi i protagonisti hanno una loro formazione e si capisce dal capitolo finale
quando si tirano le fila della storia: Lucia ha percepito la dimensione del male esistente a
prescindere dalla volontà del’individuo. formazione come coscienza civile= specchio del
cammino di un’intera generazione che ha condiviso gli ideali unitari e ha combattuto x
essi. Riflesso di tanti di noi che hanno composto la gran sorte nazionale italiana, fase di
transizione ma che semina i germi dell’Unità.
• Se si pensa a ‘confessione’, vengono in mente le Confessioni di Sant’Agostino->
racconto di conversione ma qui confessione come confessio fidei in senso patriottico
ovvero una confessione e una professione di fede: dall’identità particolaristica all’identità
nazionale, una conversione all’idea dell’Italia unita e una testimonianza di impegno attivo
nel portare avanti una professione di fede. vedi Ganieri: morale= nato veneziano, morto
italiano non sono confessioni come Renzo e Lucia, individuali, qui la morale si allarga a
una dimensione collettiva.

romanzi parodistici del romanzo storico “L’innominato”, sequel Promessi sposi, “I figli di
Renzo e Lucia”
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aspetti dei caratteri formativi del romanzo storico sopravvivono in un genere-> 1870-1871
annessione di Roma evento che porta un riflesso, crea un settore teatrale e narrativo
che porta la tematica storica relativa a Roma antica-> Pietro Cossa produce drammi
teatrali-> vedi anche ‘La giovinezza di Giulio Cesare’ di Rovani in cui si sottolineano
anche i lati negativi.
Raffaello Giovagnoli “Spartaco”(1874), capo rivolta gladiatori che coinvolge le
popolazioni italiche sottomesse a Roma e ha forte valore simbolico xk i gladiatori erano
prigionieri, lotta x la libertà xk non è solo lotta individuale ma è rivendicazione x le
genti non romane, stranieri, barbari-> personaggio di grande spessore ideologico,
diventa un pericolo x Roma, attorno a lui si coagula un esercito che combatte x
affermazione diritto alla libertà-> non è un romanzo archeologico, x gusto di esotismo, x
una fuga dal presente, il suo recupero della romanitas si deve porre come modello,
richiamo ai valori ideali fondativi x il nuovo Stato= libertà individuale, salvaguardia
del diritto alla diversità (politica e sociale), conserva valore educativo del romanzo
storico e costruisce una dimensione di attualizzazione mescolando elementi di realtà e
invenzione (personaggio reale con un intreccio sentimentale e politico)-> dimensione di
romanzo, ricostruzione usi, costumi e battaglie mescolando aspetto romanzesco e
documentario ma con una leggera falsificazione storica-> ragioni sconfitta di Spartaco->
testimonianza perseveranza del filone del romanzo storico nel periodo naturalista,
positivistico.

SAGGIO M.GANERI
3 capitolo Ganeri= rottura naturalismo propedeutico a Federico De Roberto ->
esistono 2 tendenze: “trascrizione nuda e impersonale” vs “fantasia analitica”=
processo di immaginazione empatetica di analisi psicologica-> attento a definire il metodo
d’arte x trattare una materia nell’ambito del realismo.
metodo impersonale-> fantasia analitica comporta il monologo interiore in cui si
riportano i pensieri del personaggio-> flusso di coscienza o stream of consciousness del
900, flusso che vuole riprodurre i flussi alogici della coscienza senza alcun controllo
razionale x riportare i meccanismi mentali
romanzo verista= i veristi in realtà sono illusionisti, non si pensa a un rapporto di
trasparenza, conta l’effetto che si realizza eclissandosi dal racconto-> racconta fatti
contemporanei, raccontare un fatto particolare di un individuo per rappresentare la
storia di un’epoca-> anche Flaubert si nasconde, l’impersonalità si può raggiungere
attraverso gli espedienti formali.
Nei romanzi veristi lo scrittore è uno scienziato e il narratore è impersonale<=>
romanzo psicologico

3 principi di Zola (razza ambiente e storia) + Balzac= cicli, persistenza dei personaggi->
Viceré= famiglia aristocratica siciliana tra il 1855 e 1876= eventi storici che hanno
portato all’Unità, presa di Roma nel 1870. E’ un modo di avvicinarsi alla storia simile a
Rovani e Nievo (accorciamento distanza storica)
Viceré= anticipazione romanzo antistorico= non rifiuta il confronto con la storia, ma
presenta una visione immobilista.

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E’ un romanzo corale e polifonico= non c’è narratore onniscente, affollato di
personaggi che intervengono nella storia con le loro voci, i fatti non sono raccontati da
un narratore ma la storia viene filtrata dai punti di vista e dalla parola dei personaggi
coinvolti nelle vicende storiche. Si realizza un’intersezione tra la storia della famiglia e i
fatti storici che si riflettono sulla vita familiare-> vita familiare e pubblica si incrociano
nella loro visione e nel loro linguaggio. Si ha una sorta di ‘degradazione della storia’ xk
le varie individualità vivono secondo la visione abbassata della storia. Come dice
Domenichelli diversamente dalla grande storia risorgimentale, i Viceré mettono in crisi la
mitografia risorgimentale: Il romanzo storico nella nuova Italia e il principio del
negativo: “controcanto stridente che i romanzi antistorici offrono nei confronti della
costruzione ideale della nostra unità nazionale (Meridione arretrato x il malgoverno
straniero e ogni azione contro di esso aveva una ragione di riscatto e liberazione)> la
grande narrazione risorgimentale funziona così: l’Italia culturalmente unita dalla
lingua canonica italiana combatte eroicamente e giunge dopo il 21, 31 e 48 alla
realizzazione del sogno, nel 1870 a Roma, costruzione di una storia ideale x “fare gli
italiani dopo che si era fatta l’Italia”.
I romanzi antistorici rappresentano il controcanto a questa master fiction.

I VICERE’
De Roberto: 3 romanzi antistorici= Gattopardo, I Vecchi e i giovani e I Viceré
romanzo psicologico in cui si ha un monologo interiore.
De Roberto dimostra che ciò che racconta sulla famiglia e i momenti storici derivano da
una ricerca storica e documentaria e si mantiene il rapporto con la realtà. Mentre il
narratore storico ribadiva che si trattava del manoscritto ritrovato, De Roberto parte da
una visione diversa anche se c’è un documento citato + volte.
Il romanzo è diviso in 3 parti ciascuna composta da 9 capitoli, cerca un equilibrio interno-
> i 9 capitoli sono costruiti nello stesso modo, sono un climax ascendente che culmina in
ciascuno dei 9 capitoli.
racconto privato= morte Donna Teresa Risà, moglie di Consalvo VII principe di
Francalanza-> si apre con il funerale di lei, occasione x la riunione della famiglia, presenta
i componenti, i personaggi commentano l’accaduto, clima di attesa che ruota attorno al
motivo del testamento, presente anche nei 100 anni. Si creano i presupposti dell’intreccio
di tutto il romanzo familiare, “bellum omnium contra omnes”-> la scintilla che aizza e
acuisce i rapporti non idilliaci.
Donna Teresa ha 7 figli, principessa molto autoritaria, si è ritrovoata in una famiglia
dissestata dal pdv economico e aveva risanato il patrimonio familiare-> le storie dei 7
fratelli sono l’intreccio del romanzo. Tommaso di Lampedusa diceva che De Roberto
guardava dal buco della serratura.
• Don Giacomo= primogenito, capo famiglia, tramanda il nome della famiglia,
afflitto da manie, forma di terrore superstizioso nei confronti della iettatura.
•Don Lodovico= secondogenito, come tutti i cadetti destinato alla carriera ecclesiastica,
incarna l’ambizione x potere, avidità di potere, diventerà cardinale, ipocrita alle richieste
ecclesiastiche

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•Don Raimondo= terzogenito, conte di Lumera, figlio prediletto cui viene concesso il
capriccio di ogni desiderio, vita dissipata tant’é che gli cercano una moglie x garantirgli il
benessere contro la sua volta, pietra scandalo
•Don Ferdinando= di secondo rilievo
•Angiolina= destinata al convento
•Donna Chiara cui viene imposto un matrimonio d’interesse, il marchese rinuncia alla
dote
• Donna Lucrezia che si invaghisce di un borghese Benedetto Giulente, altro scandalo,
matrimonio simbolico che prefigura il matrimonio del Gattopardo in cui Tancredi sposerà
Angelica, aristocrazia in decadenza economica e borghesia in ascesa=> decadenza +
accentuata nei Vecchi giovani e Viceré.
De Roberto racconta i conflitti x testamento: dichiarate le eredità vengono nominati 2
eredi universali ma tradizione vuole che l’erede sia il figlio maggiore, primogenito x
rispondere al principio medievale del ‘maggiorasco’ x mantenere intatta la sostanza e
venivano poi stabiliti lasciti agli altri figli. Il primogenito trasmetteva il titolo ai propri
figli ma qui è diverso: Giacomo e Raimondo sono gli eredi. Elemento di scandalo è
l’assegnazione a Raimondo una parte del palazzo, da cui si scatenano le reazioni
sotterranee.
Si aggiungono anche 4 cognati con funzione importante tra cui Don Gaspare Uzeda che
entra nelle dinamiche politiche. Don Blasco personaggio di dirompente cattiveria,
benedettino ma non si accontenta della regola benedettina, vive una vita dissoluta, è la
voce + blasfema, seminatore di zizzania.
Donna Ferdinanda è l’alter ego femminile di Don Blasco, mai sposata, borbonica fino alla
fine.
Consalvo e Teresina sono i nipoti-> Consalvo destinato ad essere erede della casato, 2
personalità opposte, lui ribelle e si porrà in diretto contrasto con il padre, lei docile che ha
come unico scopo quella di compiacere gli altri.
Attorno a loro ci sono altri personaggi privati e pubblici tracui i fratellli Radalì, cugini di
Consalvo, Matilde Palmi moglie di Raimondo, Isabella Fersa amante di Raimondo,
seconda moglie, Baldassare Crimi, figlio illegittimo di Consalvo.
Quest’ultimo è costruito sulla base di un personaggio realmente esistito, Antonino Paternò
Castello, principe di San Giuliano, sindaco di Palermo.
De Roberto si concede un capitolo in cui fornisce al lettore le loro storie, vicende personali
x arricchire il quadro con notizie che deve avere x capire le dinamiche-> 3 capitolo
analettico-> da quel giorno Don Blasco non ebbe + pace, ficcare il naso nei fatti degli altri.

progetto manunzio: Viceré pdf su liberliberi.it


cap 9= il + importante con l’arrivo di Garibaldi dal pdv di Don Blasco
tradimento x opportunismo della stessa famiglia e appare a Don Blasco un traditore.
=> contrazione della durata del racconto rispetto al Gattopardo-> durata del racconto
non ha niente a che vedere con i tempi storici ma riguarda lo spazio narrativo concesso
dall’autore a un episodio, è il numero delle pagine, può essere diverso dalla durata
dell’episodio, si possono riassumere 10 anni in una pagina come raccontare una giornata in
tante pagine. Qui sono poche righe diversamente dal Gattopardo che si estende-> qui si
punta l’obbiettivo sulla propaganda per il si al plebiscito<=> Gattopardo= racconto come
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gli abitanti si recano dal principe x avere un’indicazione di voto. Il principe di Francalanza
consiglia di votare si ma non è convincente e su questo elemento T. di Lampedusa
racconta la versione negativa con un episodio particolare: Don Fabrizio, dopo il voto e la
roclamazione del risultato unanime, è molto insospettito xk ha capito che molti che erano
andati a chiedere consiglio non avevano votato si-> ritiene di evitare ai compaesani una
presa di mira ma dopo il risultato è perplesso. Durante una battuta di caccia prende da
parte il guardiacaccia borbonico e gli chiede quale fosse il suo voto e poi dice si-> alla fine
riesce a fargli confessare che aveva votato no tradendo l’illusione di una partecipazione
democratica x la nascita di un nuovo Stato-> motivo che ritorna nel Gattopardo. Il
romanzo dei Viceré è vissuto con le voci familiari, racconta in modo anonimo veicolando
il fatto attraverso i punti di vista.
Nei capitoli ci sono cesure, spazi tipografici= non è scelta casuale, sottolineano i
cambiamenti di scena, scelta strutturale x muoversi anche dal pdv ambientale senza
intervenire come narratore.
I rampolli aristocratici erano educati al convento-> incontro al consiglio dei San
Benedettini
cap.9 costruzione analoga e metaforica dei noni capitoli= un passaggio fondamentale della
storia nazionale….
3 parti= parto mostruoso di Chiara Uzeda che x diversi anni non era riuscita a essere
incinta, ma questa gravidanza è durata 11 anni e sta x finire con il plebiscito-> feto
mostruoso che rappresenta allegoricamente la decadenza fisica della razza dei Viceré e
in generale dell’aristocrazia xk i matrimoni erano combinati spesso tra i componenti della
stessa famiglia, impoverimento testimoniato da un fatto reale. Il fatto negativo si incrocia
con la rivoluzione garibaldina e l’annessione della Sicilia- ha forte valore simbolico,
entrambe sotto il bollo della deformità, uno la rappresentazione dell’altro, il parto allude
alla deformità della nascita del nuovo stato, entrambe viziate all’origine xò a questa
visione negativa si aggiunge un 3 motivo che ne è il prodotto, un evento ambiguo: il duca
d’Oragua viene eletto deputato nel nuovo parlamento dopo aver cambiato casata ed essersi
avvicinato ai liberali rivoluzionari dopo essere stato borbonico fino ad allora. La famiglia
Uzeda continua ad avere rilevanza politica. Inserisce episodi di controstoria, visione
polemica-> schema= evento negativo della famiglia, evento storico ed evento positivo
della famiglia si ripete in tutti i capitoli

nel 9 capitolo della 2 parte la triade è : morte di Federico, fratello di GIacomo, poi la
conquista di Roma e la definitiva liberazione da quel giogo ecclesiastico di Don
Blasco.
rivoluzione parlamentare= si presenta il nuovo governo ma viene votata la sfiducia->
destra liberale. Risultato della formazione di Consalvo è che riesce a farsi eleggere
deputato dei democratici, quella che sembra la parte vincente-> qui si chiude il romanzo.
Il narratore è eclissato, è il lettore che deve inferire dalla lettura, si riproducono nei
dialoghi le situazioni, polifonia di voci, c’è anche dell’ironia, commento velenoso del
narratore alla nascita del feto.
duca d’Oragua aiutato dai Giulente, rappresentanti classe borghese-> assurdità cosa. il
duca è incapace perfino di tenere un discorso e quando lo chiamano al bancone del palazzo
xk faccia un discorso ai concittadini non riesce a parlare quindi parla Benedetto Giulente.
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“Bisogna che tutto cambi perchè resti uguale”= frase di Tancredi quando saluta o zio, x
mantenere lo status quo-> idea antistoricistica già presente nella prima parte del
romanzo ma diversamente dal Gattopardo De Roberto è radicalmente negativo rispetto
a T. di Lampedusa
=> fine romanzo: i Viceré non sono solo romanzo antistoria risorgimentale che dice i
mali della questione meridionale ma allarga il discorso negando valore a una visione
progressista generale dell’umanità e in questa visione negativa c’è ua comonente
culturale leopardiana, ha scritto un volume a lui dedicato ed ideologicamente affine
all’idea di quelle insulse sorti progressive che Leopardi stigmatizza in poesie come la
Ginestra= l’uomo crede di essere padrone di se stesso ma basta un movimento x farlo
vacillare.
Dopo aver attraversato la storia di Teresa e Consalvo quest’ultimo trascorre la giovinezza
in maniera dispendiosa, in contrasto con il padre. Spinge a farlo studiare fuori, seguito dal
maestro Baldassare-> studia in Italia ma non matura nel modo che intendeva il padre
Giacomo.
Cercano di trovargli sposa, mettergli la testa a posto, porta il titolo famiglia, rifiuta il
matrimonio xk vuole arrivare al parlamento e si sta formando in questa direzione. Lo
scontro con il padre è violentissimo, nel 1876 si arriva alle nuove elezioni, momento x
prendere in mano l’opportunità, Consalvo capisce che non è la destra a vincere le elezioni
e sposerà la causa democratica andando vs la propria gente.
Consalvo si presenta come candidato, questa parte è dedicata al suo discorso elettorale,
comizio pubblico.
banda deve prepararsi alla marcia reale e all’inno di Garibaldi-> evidente contraddizzione-
> suo programma= libertà, progresso e democrazia
fulmine di guerra= reminiscenza letteraria, qui parla di Garibaldi ma ricorda il 5
Maggio di Manzoni con riferimento a Napoleone.
programma universale- riforme ma tradizione, pace e rispeto, libertà e ordine.
Consalvo viene eletto a grande maggioranza, dopo l’elezione va a trovare la zia
Ferdinanda, la zitellona che era sempre rimasta profondamente borbonica e disapprovava
il suo comportamento, giustifica il tradimento della classe, il cambiamento casata.
E’ + facile governare il gregge umano numeroso ma servile, il popolo piuttoto che farlo
fare a un re pieno della sua potenza. “Tutti si lagnano della corruzione… i voti si
comprano”= prassi politica.
Qui abbiamo il salto, non più concezione antirisorgimentale, la storia è una monotona
ripetizione xk gli uomini saranno sempre gli stessi, ha radici in un pessimismo umano
riguardante non la storia bensì l’uomo avido di potere, corruttibile, natura umana alla
base delle distorsioni storiche.
La storia famiglia è piena di conversioni repentine, la nostra razza xò non è degenerata, è
sempre al potere.

Argomento precedente: I VICERE’. Era da leggere capitolo 8 e 9 del libro.


Lettura di parte del capitolo 9 > parte prima e parte terza, con colloquio del giovane ZEDA
con la ZIA FERDINANDA all’indomani dell’elezione di zeda al parlamento italiano del
1876, elezioni dopo rivoluzione parlamentare.

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Antistoricismo > la storia non cambia, non muta, il progresso storico è illusorio. Gli
uomini sono sempre gli stessi e i meccanismi storici si presentano sempre uguali.
Coloro che prima erano viceré adesso, caduti, cercano di far parte del parlamento.
Virus del trasformismo > fine 800, attraversa e colpisce la storia del nostro paese.

Prandello.web > cercare i vecchi e i giovani.


Tipologia del romanzo secondo margherita Ganeri
Nella sua pubblicazione del 1895 i viceré non trovò nessun apprezzamento: fu stroncato
da Benedetto Croce.
Siamo in pieno estetismo: D’Annunzio fa successo, anni di simbolismo decadente di
Pascoli, di Carducci. I viceré appaiono come un prodotto fuori dalla norma e ciò fa sì
che il romanzo resti sconosciuto. Stesso destino tocca ai vecchi e i giovani di Pirandello.
Sono due romanzi che vengono rivalutati solo dopo il successo del Gattopardo del 58.
Erano ostici non solo per le tematiche, ma anche dal punto di vista della costruzione del
romanzo: si apre la discussione sull’anomalia tipologica del romanzo stesso, il quale
non era né storico, perché la distanza storica era ridotta e perché la storia non è trattata in
maniera oggettiva ma filtrata dal soggettivo dei protagonisti e perché non c’era
narratore onnisciente, né un romanzo sociale o di costume, perché la storia
effettivamente è presente.
Quando negli anni 60/70 torna alla ribalta il testo, una delle questioni della critica era
definire la tipologia tecnica.
Anti progressismo > romanzo antistorico < uno dei temi.
Uno dei maggiori valorizzatori del romanzo: CARLO ALBERTO MADRIGNANI.
La Ganeri stralcia un saggio dal libro di Madrignani:
-“I VICERE’ NON E’ UN ROMANZO STORICO”. Negazione al modello del realismo
storico.
Non dà l’affresco di un’età vista da un osservatore esterno che coglie meccanismi di
mutamenti. > non ricostruisce una sequenza di fatti dal punto di vista di un osservatore
esterno. De Roberto studia con spirito scientifico (aderente al verismo e naturalismo)
la storia di una famiglia, e non si fa sfuggire nessun elemento che possa completare il
quadro, ma non risale a ipotesi o deduzioni universali > si concentra sul particolare senza
risalire a osservazioni globali. È una visione della storia di un positivista che analizza
un campione di vista sociale dopo averla posta entro limiti cronologici precisi > ha una
visione ristretta della storia sociale. È artista del particolare: nessuna ambizione alla
grande sintesi, anti hegeliano di istinto (contro le sintesi appunto) con un forte gusto
storico concreto (=gusto dei particolari empirici) opposto di ogni infatuazione storicistica.
ROMANZO SOCIALE E DI COSTUME, FORSE.
periodo storico preciso, ambientazione precisa, all’interno di una famiglia ben
identificata.
MANCA LA FIDUCIA NELLA SCIENZA STORICA E NELLA COMPLETEZZA
DELLA STORIA in De Roberto> elemento di contestazione: comunica un’idea di
contestazione dell’idea storica del risorgimento ufficiale. L’effetto è quello di mettere
in crisi il discorso della storia ufficiale, che era la creazione di una nazione liberata
dall’oppressione del governo straniero, mitologia del sud arretrato, riscatto sociale e

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nuova giustizia sociale (=mitografia del risorgimento)-> anche Pirandello critica la
mitografia rinascimentale come De Roberto
-Peter de meyer definisce de roberto “STORICO IMPERSONALE E DEGRADATO”
dove c’è tensione storica, impersonalità senza ispirazione ad una visione globale ma
negativa.
-Gianni grana studio accurato del romanzo che dimostra l’apparato documentario che sta
sotto il romanzo. Sottolinea il lavoro negli archivi, nelle biblioteche di De Roberto, e la
non invenzione riguardo la storia della famiglia. Non è ancora romanzo storico, non basta
il lavoro di archivio per la definizione di romanzo storico.
RACCONTO DI INVENZIONE. Senza pretese di storicità, i viceré è estraneo ai canoni
storici del primo romanticismo italiano ribadendo madrignani. Non c’è passione
conoscitiva e sincerità storica del Manzoni > caratteri somiglianti al vero? Ci sono! Ma
manca la tensione conoscitiva globale che era del manzoni, per questo tende verso il
romanzo contemporaneo.
ROMANZO SOCIALE CONTEMPORANEO diverso da Le confessioni di Nievo e i
cento anni di Rovani.
-Posizione conciliativa > la Ganeri registra la posizione compromissoria di Borri, il quale
afferma che i viceré sono meno del romanzo storico ma anche di più- > situazione ancora
paludosa: se è vero che nei viceré la protagonista assoluta non è la storia, non si può
nemmeno negare che sia presente (=vedi intreccio fra storia privata e pubblica). Esaminare
la prospettiva rispetto agli avvenimenti! > prospettive personaggi azioni e posizione
dell’autore rispetto a tutto il romanzo fanno dei viceré qualcosa di meno del romanzo
storico (meno= non ha ambizione sintetica e tensione storicista), il più= irriducibile
tendenza all’osservazione capillare, caso per caso e persona per persona. Ha una valenza
contestativa dell’immagine ufficiale del risorgimento, una componente di tipo
grottesco ed espressionistico che lo rende estremamente moderno rispetto ai romanzi
precedenti: nelle Confessioni e nei centro anni non c’è la carica sarcastica e deformante
che troviamo nei viceré, semmai in Pirandello, il quale scrive il suo romanzo nel 1899.
-Non ci sono personaggi simpatici nei vicere, ma umanamente negativi, dominati da
ossessioni, scontri, rivalità, ostinazione e volubilità messi a nudo nei loro peggiori aspetti
umani.
Volontà di scandalo e contestazione degli obbrobri della storia > tutto sommato se ci si
chiede la posizione dell’autore, forse è una sorta di impegno civile e storico
nell’apparente indifferenza. La storia è falsa e ingannevole! Resoconto schifato dei fatti
raccontati > consapevolezza del tradimento risorgimentale. In tale resoconto si coglie la
delusione dell’intellettuale borghese per il fallimento del sogno risorgimentale >
messaggio critico negativo dei viceré i cui esiti sono più drammatici di quelli del
Gattopardo.
> romanzo dai toni drammatici (viceré) =/= toni nostalgici e morbidi (gattopardo)
De Roberto è antistoricista, non crede nel progresso storico o nella storia come
progresso, ma ne dà comunque un giudizio critico!
-> nonostante non sia romanzo storico tradizionale, riesce comunque a dare una
rappresentazione esemplare e lucida di ciò che è stato il processo storico
risorgimentale, sia nella situazione particolare ma anche come exemplum o paradigma
delle dinamiche storiche, dove i potenti hanno sempre il successo.
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I viceré è razza padrona anche dopo il crollo! = giudizio del processo storico. La razza
padrona degenere e tarata continua trasformandosi ad essere razza padrona. > punto su cui
la Ganieri insiste per rendersi conto della portata rivoluzionaria del romanzo.

I VECCHI E I GIOVANI DI PIRANDELLO


Pirandello ha scritto 7 romanzi: i vecchi e i giovani non è stato considerato molto.
Pubblicato integralmente in due volumi nel 1913, prima solo a puntate dal 1899 al
1909 su “Rassegna contemporanea”: rispetto a tutta l’attività di Pirandello appare come
un passo indietro, dall’impianto percepito come infortunio del narratore. Edizione
definitiva nel 1931
Testo in cui è coinvolto come siciliano e dal punto di vista familiare
Estremamente particolare:
-Momento storico: tempo e luogo raccontati.
Ulteriore riduzione della prospettiva > se i viceré andavano dal 1855 al 1876 (20 anni),
qui il tempo storico raccontato è nel giro di 2 anni, 1892-1894. È una storia
contemporanea!
-Luoghi: Girgenti, luogo di nascita dell’autore, e Roma, luogo di studi dell’autore.
-Eventi storici contemporanei: elezioni politiche del 1982 a livello nazionale,
nascita/organizzazione/sviluppo/battaglie dei fasci siciliani (= organizzazioni di
lavoratori contadini salariati in gran parte e lavoratori di miniere di zolfo, di aspirazione
vagamente socialista, presenti in tutta la Sicilia. Non sono movimenti disorganizzati, ma
tendono a manifestazioni, richieste nei confronti della classe dei proprietari, come
diverse condizioni e contrattualità di lavoro per un miglioramento delle condizioni di
vita. Il movimento molto radicato dette origine a molte manifestazioni combattute dallo
stato centrale in maniera decisa e cruenta (= esercito regio reprime le manifestazioni che
partivano anche a livello pacifico, che a causa di ciò, divennero veri e propri scontri).
Rimasero molti morti, ci furono eccidi. Gli scontri si radicalizzarono dal 1894 quando,
poiché il livello di scontro si era alzato, il governo italiano dichiarò lo stato di assedio:
una condizione di limitazione assoluta delle libertà e mano libera all’esercito per la
repressione. A farlo fu il primo ministro di allora al terzo mandato come presidente del
consiglio, Crispi, che ordinò la chiusura di tutte le organizzazioni, la repressione nel
sangue e la fuga dei dirigenti dei fasci. Crispi era luogotenente di Garibaldi. Lui valoroso
soldato di Garibaldi che, una volta eletto, inizia la carriera politica che lo porta sempre più
a destra fino all’ordine degli eccidi dei fasci. L’altro evento storico è lo scandalo della
banca romana: la spregiudicatezza dei dirigenti della banca li porta a compiere
investimenti sballati approfittando della bolla immobiliare. Dopo l’Unità d’Italia e lo
spostamento a Roma, il mercato immobiliare si impenna, e i dirigenti della banca
prestano soldi a chiunque glieli chieda. Alla fine gli investimenti non sono più coperti o
riscuotibili: esauriscono le riserve economiche e che fare? Stampano moneta facendo finta
di sostituire banconote usurate. Stampano soldi con lo stesso numero di serie di quelle
usurate creando una bolla inflazionistica, creano doppioni illegali. La cosa viene per
caso scoperta. Lo scandalo economico travolge parte della vita politica con effetti
tragici: un politico coinvolto nello scandalo si suicida, prima di venire arrestato! Scandalo
di vaste dimensioni che portò alla discussione del sistema bancario italiano: di 6 istituti di
emissione, solo la Banca d’Italia poté stampare moneta. La banca Romana fu liquidata.
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-Il romanzo è di invenzione per certi aspetti ma anche con personaggi storici.
È presente anche la storia precedente, non solo quella contemporanea: c’è il risorgimento,
raccontata come memoria, ricordo che si scontra con il presente degli scandali, degli
eccidi. Si crea un corto circuito esplosivo che termina in una visione assolutamente
negativa della storia. In più c’è anche la visione pirandelliana della vita già ampiamente
rappresentata nelle altre opere: umorismo pirandelliano.
-RICERCA DOCUMENTARIA E MEMORIA FAMILIARE.
Per capire questo romanzo si parte dai personaggi.
a. Perché si intitola i vecchi e i giovani?
Dedica ai figli: Giovani oggi e vecchi domani.
I viceré è denotativo, dice di chi si parla > indicazione precisa.
Ma chi sono i vecchi e i giovani? È paradigmatico: ci racconta il rapporto fra due
generazioni, che non è uno scontro, ma il fallimento di una transazione, una mancata
eredità fra i vecchi che hanno fatto il risorgimento e i giovani, che non sono stati in grado
di raccoglierla, perché i padri non l’hanno trasmessa!
Dimensione fallimentare che accomuna sia vecchi che giovani.

C’è la stessa situazione sociale dei viceré: specchio della Sicilia > aristocratici in
decadenza economica (come i viceré) da una parte e dall’altra la classe in ascesa della
borghesia, che si arricchisce acquistando proprietà dagli aristocratici.
Gli aristocratici perdono prestigio economico ma non sociale!
FAMIGLIA LAURENTANO- > protagonista aristocrazia.
I fratelli Laurentano sono tre, figli del principe Gerlando Laurentano, rivoluzionario
antiborbonico che muore suicida in esilio a Malta, dove ancora in vita continua la sua
attività di cospirazione.
Il progenitore dei protagonisti è di invenzione ma ispirato ad una figura reale:
GIOVANNI RICCI GRAMITTO, avvocato organizzatore dei moti anti borbonici a
Palermo del 1848. Anche lui esiliato a Malta dove morirà di stenti. È il padre di
Caterina Ricci Gramitto, madre di Pirandello. Caterina eredita dal padre la stessa
passione politica, fa propri gli ideali del padre: è una fervente antiborbonica, una donna
che si legherà ai movimenti garibaldini.
Chi sono i fratelli? Il maggiore è DON IPPOLITO, erede del casato. È borbonico
fedelissimo, passatista, conservatore che non condivide le idee del padre e ora nel 1890
preso atto di ciò che è successo vive nel suo feudo e si interessa di archeologia, il suo
mondo è finito. Nel suo palazzo ha ancora una 20ina di sgherri borbonici, simbolo del suo
legame col passato. Il romanzo si apre con il matrimonio di don ippolito: Si deve
sposare con ADELAIDE SALVO, figlia di un ricco proprietario di terre. DON COSMO,
fratello minore, è il filosofo. Vive fuori dal mondo a Valsanìa (sanità mentale che non c’è),
studiando piante e universo. L’ultimo figlio è DONNA CATERINA (figura della madre di
Pirandello), di fede garibaldina e mazziniana, che sposa il rivoluzionario STEFANO
AURITI che muore a Milazzo. Stefano è appunto il nome del padre di Luigi Pirandello che
in realtà non muore in battaglia, mentre caterina nel romanzo è vedova. Donna Caterina
non ha niente a che vedere con i fratelli: vive in povertà a Girgenti rifiutando qualsiasi loro
aiuto economico per via della sua ideologia risorgimentale. È la madre di uno dei giovani
di cui si parlerà: ROBERTO AURITI.
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Un altro “VECCHIO” è MAURO MORTANA, guardiacaccia che gira accompagnato da
tre mastini, vive solo al servizio dei due fratelli maschi, ha partecipato ai moti del 48,
garibaldino. È il custode, la vestale, si una stanza segreta nel palazzo di Don Cosmo che
chiama “il camerone del generale” dove stanno i cimeli del grande LAURENTANO
GERLANDO. Una sorta di tempio della rivoluzione e degli ideali rinascimentali.
Attraverso di lui abbiamo la storia rammemorata che entra nel romanzo.
Ancora ci sono i BORGHESI vecchi> FLAMINIO SALVO, ADELAIDE SALVO.
Flaminio è sposato con una donna che presto dà segni di pazzia > matrimonio infelice,
figlie protagoniste del racconto. Possedente terriero e zolfare, vicino alle tendenze di
destra, cognato di don IGNAZIO CAPOLINOA, esponente del partito clericale che
diventerà deputato.
LANDO LAURENTANO figlio di IPPOLITO è un giovane, contrario alle idee del padre:
progressista socialista e membro importante del comitato centrale dei fasci siciliani.
Finirà in esilio
ROBERTO AURITI, figlio di caterina, studia giurisprudenza. È avvocato. Lavora a Roma
e poi in Siclia come esponente del pd per partecipare alle elezioni del 92. Perde e torna a
roma, verrà coinvolto nello scandalo della banca romana. Si aggancia l’altro aspetto
storico: con lando i fasci, con lui la banca romana-> verrà arrestato
Anche roberto ha un riscontro reale nella famiglia Pirandello: figura di ROCCO RICCI
GRANITTO.
I vecchi e i giovani- diviso in 2 parti ambientato nei dintorni di Agrigento-> la
divisione giustificata dal prevalere dell’elemento romano (Roma). I fatti di Sicilia arrivano
a Roma tramite i giornali
-> una parte dedicata alla presentazione dei personaggi e delle dinamiche familiari
che si interseca con la macrostoria. E’ un romanzo molto parlato secondo una tecnica
pirandelliana, teatrale ma c’è spazio anche x la narrazione, Pirandello non rinuncia al
suo ruolo di NARRATORE ESTERNO, NELL’IMMAGINE DELLE DINAMICHE
INTERIORI DEI PERSONAGGI.
Abbiamo una focalizzazione interna dei vari personaggi, ciò che racconta è filtrato dal
pdv, autoanalisi dei vari personaggi, dimensione soggettiva secondo l’idea di Pirandello
della nuova arte romanzesca, presente nei romanzi precedenti teorizzata nel Saggio
sull’umorismo. Pirandello rivitalizza una tipologia di romanzo storico che non è
considerato + attuale attraverso le iniezioni della sua poetica (Fu Mattia Pascal + Saggio) e
rappresenta la tendenza letteraria dei primi 20 anni 900 = modernismo, non più
Decandentismo. Nella categoria del modernismo si avvicinano Svevo, Ungaretti, il primo
Montale, categoria critica chesi estende a livello europeo-> Kafka, Joyce, Eliot, Mann->
etichetta che non indica un movimento, non c’è un manifesto o dichiarazione poetica ma
riunisce scrittori diversi ma accomunati d caratteristiche di carattere sperimentale, non di
carattere avanguardistico-> l’Avanguardia è un movimento con un programma e un
manifesto, riunisce intellettuali e soprattutto è una frattura con il passato-> nuova
sensibilità, segno dei mutamenti dela visione della realtà e dei fondamenti epistemiologici
come il rapporto tra l’io e il mondo (frontiere fisica, pscicanalisi) che travolgono le
certezze ottocentesche, spostano lo sguardo dall’oggetto al soggetto x cui uno dei
meccanismi narrativi più frequenti è l’io narrante il cui tratto è l’inattendibilità, non può
farsi interprete (Non chiedeteci la parola, Zeno). => letteratura asservita alla dinamiche
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del mercato x soddisfare anche il pubblico meno istruto xk tra fine 800 e inizio 900 si
diffonde la letteratura di consumo, il romanzo diventa un genere di facile fruibilità,
prodotto di consumo che scade nella considerazione del main stream letteratura (scrittura
autobiografica, scrittura del frammento)-> l’unico romanziere che continua a vendere è
D’Annunzio. Si cerca di restiture velleità al romanzo senza rinnegare la forma
romanzo ma allo stesso tempo si attualizza x nuova sensibilità ed è quello che fa
Pirandello con I vecchi e i giovani.
definizione umorismo di Pirandello= sentimento del contrario che si esercita sulla
realtà attraverso la riflessione, meccanismo filosofico, non linguistico, atteggiamento
filosofico di approccio alla realtà, l’apparenza è sottoposta all’indagine della riflessione
che deve andare oltre ed esercitare la capacità di capire le vere ragioni delle cose, lo
scrittore umorista è condannato ad interrogarsi a ciò che sta dietro alla maschera, ciò che
l’individuo fa di sé e che gli altri fannodi lui.
dialogo tra cardinale Borromeo e don Abbondio-> dice P che Borromeo manifsta tutta la
sua fede,rimprovera Don Abbondio, il lettore sa che non è stata una scelta di vocazione e
Don Abbondio risponde giustificando la sua sofferenza->Manzoni dà al curato la stessa
forza di rispondere dimostrando di saper dar spazio anche alle ragioni altrui “del coniglio”,
andare al di là dell’apparenza x andare nell’animo e nella sua sofferenza interiore->
l’umorismo è una dimensione drammatica, duplice, una faccia ride, una piange, ciò
che appare ridicolo è drammatico anche se si sfonda a volte nel grottesco.
La scrittura che deriva da quest’idea che tipo di arte è quella umoristica? Che tipo di
narrativa emerge? L’elemento fondamentale è la scomposizione= mentre l’arte classica
tende ad una composizione ideale dei contrasti x eliminare il chiaroscuro, idealizza le
forme x un ideale estetico, l’arte umoristica cerca i contrasti, scompone il reale x far
emergere gli elementi discordanti, “i fatti son dei sacchi vuoti” e x capirli bisogna
riempirli delle ragioni interiori, della sensibilità dei soggetti-> la dimensione della
veritàvaria a seconda del sggetto, non è assoluta, la mutevolezza e la relatività
caratterizzano la poetica pirandelliana.
Il romanzo I vecchi e i giovani: prevalgono le prospettive soggettive<=>Viceré= tutto era
affidato all’esterno, si tratta di tipi più che i personaggi, non c’è vita interire, quello che
sappiamo di loro si deduce dai loro comportamenti e atteggiamenti.
Ne I vecchi e i giovani, i personaggi hanno una profonda interiorità che emerge a
controcanto degli eventi dando spazio ad un continuo monologo interiore x
approfondirne l’interiorità-> persino Crispi è raccontato nella sua intimità, lo sguardo
indiscreto del narratore entra in casa sua, sottoposto ad un trattamento di congettura che
ne fa un personaggio pirandelliano pur essendo un personaggio storico e ciò vale x tutti i
personaggi, oggetto di uno scavo interiore non lasciato al narratore onniscente ma
incentrato dalla riflessione su di sé. Il narratore onniscente è presente nelle descrizioni di
luoghi.
Don Laurentano ha un esercito con divise borboniche il cui capo è Placido Sciaralla->
atmosfera cupa, di disfacimento<=> incipit Viceré scena-> qui è una pausa descrittiva,
si parte da una atmosfera-> “la pioggia caduta a diluvio durante la notte…”
=> miseria, inutilismo, città abbandonata in questo scenario, Sicilia (fichi d’india
appuntiti), tutto squallido e rozzo, uccelli perduti, anticipa elemento fantoccio e

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borbonico. Quando parla di Placido c’è già umorismo, personaggio residuo, ridicolo ed è
fuori dal tempo, tutti lo prendono in giro
scomposizione umoristica delle maschere= rimpianto giovinezza perduta,
aristocrazia decadenta ancora riverita-> un personaggio di 2 piano x avviare il
racconto scomposto nella sua maschera.
descrizione paesaggistica in cui si inserisce il personaggio-> tecnica non dissimile di
Pirandello-> si presenta il contesto della vicenda e il filo conduttore è un personaggio,
Placido Sciaralla, personaggio secondario-> in questo incipit tradizionale possiamo
identificare un romanzo sperimentale-> carattere connotativo della descrizione->
elemento denotativo= referente di una parola, indica qcs, valore referenziale, presenta
dettagli<=> elemento connotativo= si inserisce quando il piano referenziale si arricchisce
di elementi, dando una qualifica all’elemento referenziale secondo una determinata
prospettiva.
Impostazione di romanzo orientata verso una direzione di senso + trattazione personaggio
minore che porta i crismi del trattamento dei personaggi, Sciaralla è un fantoccio, un
personaggio straniato, oggetto di scherno, risata e comicità, visto come un prodotto
storico esaurito. Pirandello scava a fondo, va dietro quella maschera, dietro le ragioni che
lo costringono a indossarla. In apertura verifichiamo la tendenza alla scrittura umoristica.
Moscarda di Uno, nessuno e centomila: personaggio esemplare appartenente ai
personaggi filosofi, coloro che “hanno capito il giuoco”, cioè il non senso della vita,
rifiutando le dinamiche vane della realtà, evitando di farsi compromettere-> hanno
capito i meccanismi di finzione e illusione-> l’uomo è un burattino nelle mani del
caso-> il caso sostituisce la categoria di causa, dominante nel positivismo-> si innesca
una catena di coincidenze non più governabile e prevedibile-> basta qcs di
imprevedibile x dare alle cose un proseguo imprevedibile e spesso drammatico.
Una delle prime novelle di Pirandello è “Se”-> se succede questo piuttosto che l’altro
premessa al Fu Mattia Pascal= inorniciato da un paio di premesse e da un’avvertenza
finale sugli scrupoli della fantasia. Nelle premesse lo scrittore discute sulla sua visione
della realtà basandosi su Copernico, il primo grande umorista della storia xk ha
ribaltato la visione della realtà
senso di vanitas vanitatum-> il protagonista guarda dal telescopio e si rende conto di
essere piccolissimo-> visione leopardiana

I vecchi e i giovani: Vincenzo Capolino rimane abbagliato dalla biblioteca. Don Cosmo è
contrario a tutto le elucubrazioni dell’uomo, è l’eco del Pirandello del Fu Mattia
Pascal-> lanterninosofia= l’uomo è un essere immerso nel buio della storia e delle cose e
per orientarsi la lanternina gli permette di vedere ciò che ha attorno ma oltre al cerchio del
lanternino non vedrà più niente, ha bisogno di crearsi illusioni di conoscenza, ne ha
bisogno per sopravvivere-> i grandi sistemi sono i piccoli lanternini che possono
illuminare solo una parte.
fuga di Laurentano, fallisce la rivolta, si rifugia dallo zio Don Cosmo e poi esiliato a
Malta. Pirandello parla attraverso Don Cosmo, quasi un’autocitazione-> personaggio
che capisce la sua sitazione di burattino, non riesce più a rientrare nella situazione di
prima, si separa da se stesso, quando vede se stesso come un altro diventa spettatore-
chi non si rende conto della propria situazione vive in maniera ingenua, x questo gli
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animali sono felici, si contentano del soddisfare i propri bisogni essenziali-> l’uomo non
può essere felice se non in una condizione di naturalezza e accettazione inebetita.
ennesima enunciazione del disastro risorgimentale-> questi giovani ora dormono nel
momento della sconfitta e si dimenticano di aver incitato la rivolta dando modo al governo
di giustificare la repressione quindi non avevano ottenuto altro effetto che di far calpestare
la Sicilia, solo miseria e abbandono.
nodo di intreccio sono le elezioni del 1892-> ritorna in Sicilia da Roma Roberto
Aurriti x essere eletto come deputato, in realtà sconfitto dal partito clericale con Ignazio
Capolino che ha dalla sua parte tutta l’aristocrazia. Tornato in Sicilia va dalla madre
Caterina, contraria alla sua candidatura, lui che aveva seguito impresa garibaldina.
Pirandello descrive i suoi personaggi come persone brutte, deformazione di tipo
espressionistico, vuole farcene un ritratto che però ha forti tinte espressionistiche,
coglie tratti della deformazione, decadenza, scompone i tratti fisici-> sottolineatura x
indicare il passaggio da una scrittura all’altra: la calata dei brutti (Giacomo de Benedetti
autore del romanzo del Novecento, uno dei capisaldi della critica del romanzo del 900->
una delle discriminanti fra romanzo romantico e nuovo è questa calata dei brutti che
acquistano legittimità letteraria, il brutto, laido, deforme erano aspetti spunti dalla
realtà, il passaggio dal romanzo naturalista è questo ‘diritto di cittadinanza’ di questi
aspetti. Tra il brutto naturalistico e quello dei romanzi espressionistici novecenteschi:
nel primo deriva da una ragione ereditaria, risultato della degenerazione fisica,
scientificamente dimostrabile, dipendente da cause oggettive<=> nella narrativa
primonovecentesca il brutto ha un’altra origine, è l’emergenza del lato oscuro,
dell’inconscio, ha valenza di carattere pscicoanalitico, tendenza a mostrare l’interno,
ricerca del profondo, andare oltre la superficie, l’ombra che si proietta è mobile, mutevole,
idea che si rifà a una mobilità evanescente che si contrappone alla rigidità del corpo,
l’ombra è metafora della mobilità dell’anima, costretta nella gabbia fisica del corpo.
Si utilizza il pdv di un personaggio restando fedele al narratore che si eclissa, non fa
excursus storici, utilizza un personaggio x raccontare fatti storici.
La prima parte finisce con Aurriti a Roma portandosi il cugino Giulio; la parte
seconda si riapre con Roma con descrizione dello studio di Francesco d’Atri, lo
sguardo prospettico è affidato al personaggio di Cavalier Tao segretario (Crispi/Atri)
Questo esito di decadenza si manifesta nelle pagine finali del romanzo: il portatore di
questo tema è Mauro Mortara, guardiacaccia di Don Cosmo, combattente con
Laurentano, custode della memoria risorgimentale, eroe del Risorgimento, a lui è
affidata la fine.
Don Cosmo rappresenta la linea filosofica umoristica pirandelliana-> Don Cosmo cita
Pirandello, l’autore si autocita: la realtà è un teatrino in cui l’uomo è manovrato da un
burattinaio. In occasione della rappresentazione del dramma shakespiriano Oreste si
osserva che se si rompesse, si creerebbe uno strappo nel cielo di carta e da quel buco, si
scoprirebbe che si tratta di una recita, lui non sarebbe più lui ma Amleto, sabbe il
principe del dubbio-> la stessa situazione si presenta per Don Cosmo.
Lando Laurentano non riesce come i giovani a raccogliere l’eredità dei vecchi ma questa è
solo la superficie, è un personaggio particolare (capitolo II della 2 parte, pag.370
ambientata a Roma): “Laurentano covava un dispetto amaro, inquietudine, esternamente
padrone di sé ma scontento del tempo in cui gli è toccato vivere”- metafora vinificazione,
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una botte che sa di secco. Il frutto del Risorgimento ormai si è inacidito, corrotto
come il vino, L è inaridito, sorta miserabile dell’eroe che sopravvive a se stesso ->
distanza tra l’Italia ideale repubblicana e l’Italia estranea a se stessa, inforestierata-
purtroppo le necessità storiche avevano portato alla seconda-> considerazioni sul
Risorgimento: idea rappresentata anche nel Gattopardo. Pirandello parla attraverso i
suoi ragionamenti, tutto quello che ha fatto in gioventù sembra inutile-> Laurentano si
era istruito ma non gli sembra altro che vita rappresa, da cancellare-> si trasforma in
un personaggio pirandelliano, percependo la finzione della vita pretendendo di fissare
qcs di mutevole e mobile= flusso della vita-> la pesantezza fisica del corpo è
un’ossessione x P xk limita l’espansione di sé, xk invecchia, irrigendo il movimento
sempre di più fino alla morte.
senso di estraneità è lo stesso di Gerardo M. in “Uno nessuno e centomila”
momento epifanico-> novella ‘Il treno ha fischiato’ che rappresenta il momento di
straripamento degli argini della consuetudine e si rivela che c’è qcs che va oltre, si
parla di pazzia= comportamento non normale quando si presenta un momento d
sospensione che sconvolge la vita. La trasformazione di personaggi inseriti in una
realtà storica in personaggi pirandelliano. Laurentano si dichiara socialista ma è un
sentimento ambiguo e falso, mente con la + ingenua semplicità, si costruisce un’identità
chiamandosi così ma non lo è realmente xk non accetta nessun tipo di autorità. A Roma
Lando incontra Mauro Mortara che voleva avere notizie certe su Auriti-> Mauro è il
vecchio guardiacaccia del generale Laurentano, nonno di Lando-> è stato uno dei
protagonisti dell’impresa dei Mille e legato al passato e all’idea risorgimentale, è una
reliquia ma rimasto legato a questa idea. La forza umoristica di questo romanzo si
concentrano nelle pagine finali, ci sono 2 momenti drammatici; lo scioglimento dei fasci
siciliani con la fuga di Lando e l’eccidio di Aragona-> in questo episodio di finzione
tuttavia si rappresenta il climax drammatico del romanzo che coinvolge due personaggi
giovani la cui fine li eleva a vittime inconsapevoli della storia e dell’opportunismo e
sconsideratezza di alcuni protagonisti-> Aurelio Costa, giovane ingeniere minerario alle
dipendenze di Don Flaminio Salvo ma questo contribuisce alla sua formazione. Abbiamo
intrecci di un romanzo erotico-sentimentale
procedimento analettico: l’eccidio raccontato così attraverso la lettura del giornale e a
ritroso racconta questo evento, i fatti di Aragona che prendono spazio nel romanzo.
Mauro Mortara è protagonista assoluto del finale, custode del passato. Dopo l’eccidio
il primo ministro dichiara lo stato d’assedio che comporta la repressione armata, siamo
ad Agrigento e il momento è quello di un intervento teso a sedare una manifestazione di
protesta di contadini e minatori, si sta preparando una manifestazione vs Stato, la
gestione goverativa siciliana-> situazione non condivisa da Mauro Mortara che è anti-
socialista, non concepisce una rivolta vs lo Stato che ha contribuito a formare, è molto
patriottico, è un’offesa da rinnegare e quando ha notizia, atmosfera simile all’incipit
(buio, pioggia che prefiguravano l’atmosfera cupa) pag 616-617 circa-> si sente sempre a
casa xk l’ha liberata, si imbatte nei soldati, nonostante la proclamazione delllo stato
d’assedio era stato bruciato il municipio, ci sono stati morti e feriti e si unisce ai soldati,
alla compagnia dei militari x sedare la rivolta (gambe garibaldine, senti di essere la
vecchia Sicilia contro i nuovi nemici). P ci fa intuire lo scontro, il fumo dei fucili e la
piazza vuota con 5 cadaveri a terra. Un cadavere non identificato in realtà è Mortara,
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sparato dagli stessi soldati-> chi avevano ucciso? frase finale= il Risorgimento, le
utopie e le illusioni, le aspettative di un percorso storico di cui Mortara era l’ultimo
rappresentante-> carica umoristica pirandelliana, la scomposizione umoristica, la sua
stessa identità è disarticolata.
RIEPILOGO VECCHI E GIOVANI: aspetti fondamentali-> discontinuità con il
romanzo storico 800 che si avvale delle acquisizioni del Verismo (discorso indiretto
libero) ma queste acquisizioni sono proiettate, arricchite cui dà un orizzonte
problematico che approda ad una tecnica narrativa: infrazione al narratore
onniscente ma la focalizzazione sistematica dell’interiorità dei personaggi attraverso
monologo (situazione rivissuta e discorso indiretto libero)-> P utilizza il monologo
riflessivo x riflettere molteplici punti di vista, il narratore non ha + ruolo di mediazione tra
presente e passato ma lascia questo compito ai personaggi= negazione storicismo, non c’è
ottimismo, visione copernicana epistemiologica, la storia è vista dalla soggettività, c’è
cronaca, non c’è storia se non attraverso la memoria. Il presente è degenerazione del
passato
-> Don Cosmo e Laurentano; ultimo punto slide. Si può leggere la storia sotto un’altra
prospettiva e di vedere la profondità storica, vedere il Risorgimento come è stato
realmente, si rilegge il passato in modo diverso e si capiscono certe dinamiche che si
sono perse al momento e comporta anche una rivitalizzazione della conoscenza storica,
cioè un evento storico nel momento in cui si fa ha una certa consapevolezza e il momento
storico si può comprendere in maniera diversa a seconda del presente in cui si è, a
seconda dei vari presenti successivi-> aspetto su cui ci indirizza, relativizzazione della
storia-> => dimensione ermeneutica= di interpretazione, conoscenza dei fatti
relativizzata ai vari presenti= snodo fondamentale che si fonda anche sulla riflessione del
rapporto tra storia e memoria, realtà e memoria, presente e passato che è una percezione
che mette in discussione i fondamentali epistemologici della storia- vedi romanzo
neostorico

Elisa Dei “Il romanzo storico del 900 tra moderno e postmoderno”
Parte dall’enunciazione di considerazioni di carattere generale: il 900 è un secolo in cui i
cambiamenti nella strutturazione sociale, industriale capitalistica e culturale
interferiscono sulla determinazione dei generi letterari tant’è che dagli anni 50-60
viene meno quella separazione abbastanza netta tra letteratura popolare e la
Letteratura, colta xk si configurano nuove caratteristiche anche a livello di fruizione
letteraria, si ampia e si adegua alla nuova potenzialità di letteratura quando la
scolarizzazione riesce a diminuire l’analfabetismo e semialfabetismo-> necessità di
fornire al pubblico prodotti letterari fruibili e di una qualità sostenibile-> negli anni 50
nasce la televisione, strumento di divulgazione culturale quindi si spalanca una nuova
dimensione con cui la letteratura fa i conti. La letteratura alta cerca di adattarsi alle
nuove richieste e conciliare la penetrabilità e di mantenere una qualità-> bestsellers
trovano una comunicazione x salvaguardare la ricerca letteraria (Gattopardo, romanzi di
G. Bassani…). La letteratura d’autore era stata molto forte, “in cui confluisce la
letteratura problematica che si fa carico della riflessione poetica…”-> romanzo
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poliziesco, sentimentale rispondevano a modelli che cominciano a perdere i confini
così da creare prodotti ibridi-> ‘Il nome della rosa’ è un romanzo storico poliziesco ed
encicopedico x certi versi. Elisa Dei, data la situazione, pone un problema di metodo xk
diventa impraticabile e inefficace un approccio descrittivo allo studio del romanzo storico
del 900 e si rischia di inanellare una serie di esempi e frammentare il discorso e di non
riuscire a creare delle tipologie. Elisa Dei suggerisce che il discorso del romanzo
storico dovrà confrontarsi con questioni più ampie, culturali che riguardano il rapporto
tra rappresentazione e realtà. Non solo: non esiste una storia del romanzo storico…
storia della forma romanzesca… si connette all’epistemologia storia-> nella seconda parte
900 si riflette sula riflessione dei fondamenti delle discipline. Cosa significa storia? Chi
la scrive? La storia è messa in discussione, si segna un discrimine tra 2 sistemi culturali:
-moderno (dagli anni 50 a 70)
- postmoderno (dagli anni 70-80 in poi)
=> 2 modelli di romanzo storico: il contenuto del romanzo storico d’autore è sempre
anche storiografico= offre una testimonianza della riflessione sulla storia e sulla sua
riproducibilità. Uno dei momenti fondamentali è che ogni presente rilegge la storia del
passato, recupera ciò che serve nella dimensione interpretativa utile al presente=
valore storiografico. Nel 3 paragrafo si parla di Svevo che non c’entra niente con questo
discorso, Svevo rappresenta un momento di transito: sulla memoria come elemento di
ricostruzione dice la sua, l’opera di Svevo ci presenta un modello di conoscenza del
passato, di tipo ermeneutico-> La coscienza di Zeno (1923), non compiuto + Le
confessioni del vegliardo, romanzo continuazione di Zeno che ci pongono di fronte
all’idea di ricostruzione del passato. Modello ermeneutico governato dal presente, la
memoria è una funzione fallibile e limitata, un passato da cui emergono dettagli che
non sono restituibili nella loro oggettiva referenziale oggettività, il presente organizza
e reinterpreta il passato alla luce del presente stesso-> il presente dirige il passato come
un direttore d’orchestra (Svevo), gli strumenti sono gli eventi. L’opera di Svevo è una
scrittura memoriale, memoria del passato. Lacoscienza di Zeno non è un diario ma un
memoriale.
• diario è una registrazione pressoché quotidiana, il tempo scrittura e del vissuto
sono ravvicinati
• memoriale è un insieme di ricordi e memorie non necessariamente legati al nunc
del vissuto, il tempo scrittura e vissuto sono dilatati e non è detto che segua in modo
scandito una sequenza, la memoria è selettiva
• autobiografia comporta uno sguardo complessivo retrospettivo dell’autore sulla
propria vita-> l’autore è sia narratore sia protagonista-> Alfieri ricostruisce
cronologicamente la sua vita fino a quando inizia a scrivere. La coscienza di Zeno è in
gran parte un memoriale con un destinatario, il dottor S. che pubblica il memoriale e
questo ha una sua linearità ma seleziona una parte della vita gli avvenimenti a partire dalla
morte del padre-> la parte iniziale in cui abbraccia la propria vita è il fumo capitolo
tematico in cui individua la causa di tutti i suoi mali. Zeno racconta con memoria
selettiva, a volte inattendibile e bugiardo. Dalla critica testuale ci si rende conto che le
immagini del passato sono parziali quindi è fondamentale l’atteggiamento ermeneutico,
a volte viene messa in discussione l’autenticità=> nel 900 si mette in dubbio la validità

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assoluta della storiografia. Uno degli elementi che entra in crisi è
la categoria tempo e il Gattopardo ne presenta già un esempio.

IL GATTOPARDO
Ambientato tra il 1860 e il 1910. Don Fabrizio Salina è il
protagonista, un principe. E’ un romanzo che come i Viceré ha
come protagonista una famiglia appartenente all’aristocrazia, un
romanzo antistorico.
-> pubblicazione controversa: quella della Feltrinelli nel 1958 è stata messa in
discussione per il ritrovamento del manoscritto originale, ci si accorge che la prima
pubblicazione presentava difformità con il manoscritto-> ulteriore edizione di oggi.
L’immagine di copertina è lo stemma di famiglia, è sempre stato ritenuto incompiuto,
uscito postumo, sorprendente è il successo di pubblico, a partire dagli anni 20 non se n’è
più parlato, un ibrido. Siamo ai confini del neorealismo-> esperienza neorealistica si sta
esaurendo, poi ci sono stati altri generi (libri sulla Shoah)
Piacque a Bassani, consulente editoriale di Feltrinelli che ebbe fiuto-> sensibilità di
Bassani era + fine di Vittorini che ne parlò come un romanzo interessante che vale la pena
di prendere in considerazione, ma ne sconsigliava la pubblicazione perché riteneva
l’argomento ideologicamente potenzialmente pericoloso x l’astoricità, romanzo
decostruttivo della storia risorgimentale, il trasformismo di Tancredi è indicativo (bisogna
che tutto cambi perché tutto resti uguale). Romanzo complesso che presenta livelli di
lettura in cui la storia entra al negativo.
partendo da Elisa Dei sulla dimensione tempo, il romanzo presenta una destrutturazione
del tempo: è organizzato in 8 parti che coprono il periodo 1860-1910 ma ci sono delle
ellissi, vuoti, non si segue una linea temporale, c’è una sproporzione tra ciò che è
raccontato nelle prime 6 parti e il dopo. La prima ellisse è alla fine della 6 parte-> le prime
6 parti sono tra il 1860 e il 1862 e si conclude con il balo del fidanzamento di Tancredi e
Angelica Sedara. La 7 parte è datata luglio 1883, tutte le parti hanno sempre indicazione
temporale-> morte del principe Fabrizio. Il racconto ha un ulteriore ellissi x arrivare al
maggio 1910-> capitolo finale: il fatto che l’autore non abbia concluso il romanzo ci dice
che il protagonista della storia è il gattopardo come simbolo araldico dell’aristocrazia
siciliana, l’essenza è la dissoluzione di una classe, T. di Lampedusa è discendente della
famiglia, è uno sguardo di rimpianto e nostalgia di un mondo che scompare-> 8 parte: i
protagonisti sono quasi tutti estinti, sono sopravissute una delle figlie, Concetta, e
Angelica rimasta vedova, amata e odiata xk nell’intreccio Concetta era innamorata del
cugino Tancredi tanto che Concetta si era illusa di coronare il suo sogno. Il nodo centrale
del racconto è la questione delle reliquie e c’è una cappella privata x la loro venerazione
e xk era prestigioso averne una-> le reliquie sono una dei bluff/fake news, la cappella ne è
piena ma nel 1910 c’è una bolla papale x mettere ordine e verificarne l’autenticità
quindi arriva in Sicilia arriva un sacerdote che deve verificare l’autenticità delle reliquie,
con grande sconcerto di Concetta-> dopo diversi gg di lavoro decide che solo 2 o 3
possono essere considerati degni di venerazione e devozione-> episodio di forte carica
simbolica xk rappresenta il punto di arrivo della dissoluzione familiare, penultimo atto
finale che testimona la decadenza e dissoluzione della famiglia aristocratica dei Salina ma
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c’è un altra finale sconfitta in questa parte, finale interno che riguarda la storia della
famiglia: Concetta è rimasta zitella, forse anche in virtù della delusione con Tancredi ma
ha preparato il suo corredo x un futuro matrimonio, conservato in una cassa e accanto ad
essa c’è il cane imbalsamato, Bendicò, cane da caccia preferito da Don Fabrizio, rimasto
sempre in casa Salina a testimonianza dell’affetto del padrone, presenza costante,
simbolica e metaforica. Angelica va a trovare Concetta, si è stabilito un rapporto sereno di
parentela e si presenta a omaggiare Concetta un cmpagno d’armi di Tancredi. Attraverso il
ricordo si svela a Concetta una circostanza del passato che distrugge la sua costruzione
mentale di ciò che era successo. Antefatto: Angelica, prima del ballo, era stata presentata
da Don Fabrizio a una cena con Tancredi e compagni d’armi, tra episodi raccontati viene
citata l’invasione in un convento e si racconta un incontro ravvicinato con le novizie.
Angelica ride alla battuta lusingata, Concetta se ne risente subito, sconveniente il
comportamento del cugino e non rivolgerà + la parola a Tancredi x molto tempo lasciando
campo libero ad Angelica. Nell’ultimo capitolo il compagno rievoca il ricordo della cena,
il racconto del convento non era mai successo-> rivelazione di aver sacrificato le sue
possibilità x un moto d’orgoglio su un gioco, è un colpo definitivo e non si rende ragione
di ciò che è successo, la bugia le ha rovinato l’esistenza, getta fuori tutto il corredo in un
gesto estremo di ribellione, scaraventa anche il cane.

Il romanzo stabilisce la rinascita del genere romanzesco, prodotto letterario fuori tempo
xk viene a inserirsi in un clima narrativo, si sta esaurendo la spinta neorealistica,
corrente narrativa che si era sviluppata dalla fine seconda guerra mondiale e si fonda su
un esigenza di rappresentazione immediata della realtà contemporanea o realtà molto
vicina come la guerra o la Shoah.
-> esperienza narrativa che si nutre di una forte componente ideologica legata al progetto
politico del partito comunista è egemone-> la sinistra si fonda su indicazioni di una
letteratura che si fa rappresentazione ideologica. L’eccessiva componente ideologica
diventa invece un momento di crisi.
Boris Pasternak, Il dottor Zivago: romanzo storico, complesso, rivoluzione il modello
dostojesvkiano-> il protagonista è una vittima dei processi storici, vicende tra il 1905 e il
1917-> tra la guerra nipponica e la rivoluzione russa, pubblicato in Francia e tradotto in
Italia, riceve una grande attenzione da parte degli intellettuali italiani.

Per tornare al Gattopardo, si è parlato della dimensione temporale.


Si deve rilevare una particolare distribuzione della materia narrativa sul piano temporale:
ogni parte inizia con indicazione temporale, tempo scandito in frazioni temporali
staccate l’una dall’altra-> la 6a è 1862= ulteriore buco, ellisse-> nelle prime 5 del 1860 il
tempo è lineare ma costruito x frammenti con salti interni
Si presentano i personaggi in una scena collettiva come in De Roberto, piccoli paragrafi
che affrontano momenti diversi.
Il racconto inizia con maggio 1860, la 2a parte è ad agosto 1860-> cambia il
cronotopo= formula critica proposta dallo studioso Michail Bachtin, russo della scuola
formalista-> neologismo x indicare che l’aspetto spaziale e temporale sono inscindibili,
rappresentano un elemento unitario. Lo spazio era sempre ritenuto accessorio, faceva

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parte dell’aspetto statico, il tempo è la parte dinamica. La sua idea ha avuto riscontro
nella critica fino ad oggi.
Il passaggio dalla prima alla seconda parte coinvolge una frattura temporale ma anche
uno spostamento nello spazio-> tenuta di Donna Fugata;
la 3a parte ci proietta nell’ottobre 1860, la 4a parte è a novembre 1860 ma l’autore
mantiene sempre una separatezza; la 6a parte è a novembre 1862 ed è la scena del ballo.
differenza di durata del racconto-> durata narrativa= durata del racconto rispetto
all’estensione temporale dei fatti-> durata narrativa x estensione e riduzione, anche qui al
1860 sono dedicate 5 parti quindi dura + della metà del romanzo, da pdv racconto la parte
preponderante. Nel 1862 viene raccontato un solo evento (ballo), nella 7 parte un solo
episodio (morte di Don Fabrizio)=> non siamo nella dimensione tipologica del romanzo
storico, è una diversa valutazione del tempo.
prospettiva non manzoniana ma quella di De Roberto= la storia viene raccontata dalla
prospettiva dei personaggi che entrano negli eventi e ci raccontano dal loro pdv, i
contrasti si fanno stridenti-> narratore esterno ma diverso dal narratore dei vecchi e
giovani xk guarda con una forte carica di distanza ironica, non si esime attraverso
giudizi trasparenti.
Il primo personaggio in scena è Bendicò, simbolo del principe descritto subito dopo. Si
risofferma a descriverci il soffitto del salone dove viene recitato il rosario, generalmente
scene di carattere mitologico x celebrare il casato. Serve a creare l’idea di un passato,
una storia familiare che si percepisce ormai stantia, finita.
Le ragazze educate nel convento sono fatte rientrare x paura di disordini, il fatto storico “si
affaccia dalla finestra”
Don Paolo-> 2 passioni= donne e cavalli
Maria Stella = moglie di Don Fabrizio
La figura del protagonista domina sempre la scena, è uno studioso di matematica,
astronomia e si dedica con successo all’osservazione dell’universo xk scopre due
pianeti= Svelto (dal cane da caccia) e Salina=> ricorda Don Cosmo che si diletta
nell’osservare gi altri, indicando una situazione, ha una sorta di criticità di ciò che
accade attorno a lui e mantiene una certa distanza. Don Fabrizio viveva sempre in modo
scontento: è consapevole della decadenza dell’aristocrazia, accelerata dalla
rivoluzione garibaldina. La storia si materializza nella seconda parte e responsabile di
ciò è Bendicò: frugando nel giardino, scopre un cadavere di un giovane soldato->
procedimento di analessi= anacronico- si torna indietro di un mese, dopo il rosario
Fabrizio si reca in giardino e ricorda quell’episodio.
Il motivo della morte serpeggia nel testo, la morte individuale incombe come una
presenza inquietante ed è un filo sotteraneo tematico che sempre più s’ingrossa, perfino
nella scena + gioiosa del ballo, vero memento mori. La morte del soldato è piuttosto
prevedibile, nell’ordine ma deve essere giustificata-> perché e x chi è morto? Lo scopo è
il disfacimento della proprietà privata.
analessi= si parla del re Don Fabrizio si ricorda delle sue visite-> l’ultima visita meno
cordiale xk Salina gli chiede del nipote Tancredi Falconeri, principe di Francalanza,
mantenuto totalmente da Don Fabrizio-> lui farebbe di tutto x suo nipote, come il figlio
mai avuto. Il re si rivolge in dialetto “si guardi il collo” (minaccia).
antistoricismo= Tomasi ci esprime sfiducia in un effettivo cambiamento e chi verrà dietro
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-> se invece del re venisse Don Peppino Mazzini con l’idea di Reppublica
cena defiinta servita con il fasto… tovaglia rattoppata, piatti spaiati
la fine si prefigura alla fine 2 parte con il passaggio alla tenuta di Donna Fugata
Angelica Sedara, figlia di Don Calogero, tornata da Firenze dove è stata educata alle
buone maniere in collegio-> Don Fabrizio si ricordava di lei come una ragazza bruttina e
rozza.
non interessa se Tancredi sia o meno innamorato di Concetta che ha una dote ridotta e
non potrà sanare la sua situazione, x fare carriera ha bisogno di un matrimonio
sostanzioso, pensa forse a Tancredi + che alla figlia.
Arriva Angelica alla cena in casa Salina: “alta e ben fatta in base a generosi criteri”
esprime una carica di sensualità che rapisce Tancredi- innamoramento che ha alla base
degli interessi x entrambi, sempre sottolineato x lei di restigio xk diventerebbe
principessa e si proietta nei palazzi nobiliari di Palermo. Si tende sempre a stendere
un’ombra sul romanticismo sentimentale- ci sono anche prolessi che proiettano in avanti e
ci dirà che non sarà un matrimonio felice, vivono innamoramento con grandi illusioni
messe alla prova dei fatti.

Colloquio fra Don Fabrizio e Don Ciccio:


Chiede a Don Ciccio cosa ne pensa di Don Calogero Sedara e di Angelica.
Lui è sorpreso, quando Don Fabrizio gli dice che Tancredi sposerà Angelica e che così
siano unite due classe sociali diversi.
Incontro a casa di Donna Fugata tra Don Fabrizio e un emissario del nuovo governo:
Il capitano Chevalley di Monterzuolo, per offrirli il ruolo del senatore del nuovo regno.
Ci fa capire che comunque il nuovo regno si affida alla vecchia classe nobiliare
aristocratica.
La risposta di Don Fabrizio è una risposta negativa, si rifiuta. Fa riferimento a una
sicilianità una situazione esistenziale della Sicilia.
Anni e secoli di dominio straniero di persone che non parlavano la nostra lingua e che non
avevano la stessa religione. Lui si fa carico di questa attitudine di spaccare i cappelli in
quattro. I viceré spagnoli, gli arabi ecc.
Adesione (Zustimmung) e non partecipazione adattamento alla situazione, un altro
conto e partecipare. La partecipazione implica un impegno. Questo perché il governo ha
fatto tante cose senza chiedere la Sicilia e solo adesso arrivano a chiedere ai siciliani.
(Sciascia non poteva accettare questo fatto).
25 secoli di storia che i siciliani portano sulle spalle e così i siciliani sono vecchi. Sono
venuti dei popoli nuovi che avevano già la loro identità e i siciliani si sono adattati. Ma in
realtà nessuna civiltà è autoctona (alteingesessen) della Sicilia.
È un’atmosfera di stanchezza, la storia c’è ma in una visione di fine. Questa visione
sarà dominante nel romanzo, un senso di sfinimento. Sentito come connotato da una
comunità. La storia contemporanea non è nient’altro che la storia precedente, una nuova
invasione dalla parte dei piemontesi. Infine non si cambia niente e si è stanco di ripetere
sempre lo stesso gioco.
Sicilia come una vecchia che non vuole sapere niente, che si infischia dalla modernità. I
siciliani vogliono il sonno.

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Il colloquio si conclude con un suggerimento: lui indica la persona adatta, che suggerisce
per il senato. Parla di Calogero Sedara. Il principe che per primo fa riferimento a un
borghese.
Esclude un certo tipo di qualità per far vedere altre qualità, cioè quelle borghesi.
Una sorta di passaggio di consegna (Übergabe) deve essere veloce, perché vuole fare
candidatura come deputato.
La conclusione: l’amministrazione nuova cambierà tutto (opinione di Chevalley) vs. il
principe tutto quello non dovrebbe durare, ma durerà per sempre. “Noi fummo i
gattopardi, gli uomini che vengono dopo di noi saranno le iene.
La sesta parte (1862):
Elissi temporale interna. La seconda alla quinta parte sono collocate nella campagna di
Donna Fugata.
Nella sesta parte si torna nel castello e si ha la scena del ballo, che nel film è la parte
finale. Siamo nell’inverno.
Nel film, la scelta della fine con il ballo, è una scena conclusiva, perché si concentrano
tutti gli aspetti che si ha visto fino qui.
Tutto che è successo non ha cambiato nulla. Gli aristocratici hanno solo preso un nuovo
fiato e continuano con la vita di sempre.
Il ballo dal nobile nella sua casa Ponte Leone, dove la famiglia Salina è ospite. Tancredi
c’è anche ed è l’occasione per fare vedere Angelica.
Una bella anfora colma di monete descrizione del narratore di Angelica. È un
matrimonio d’amore, ma anche una questione economica.
Don Fabrizio si sente estraneo in quell’atmosfera felice del ballo. È quasi estraniato in
questa situazione. Cresce il disagio e l’insofferenza (Unduldsamkeit) del principe. Trova
tutto di cattivo gusto, non gli piacevano neanche le donne. Si rende conto che ha passato i
suoi anni migliori correndo dietro di donne, che oggi gli sembrano brutte.
Due situazioni opposte: Angelica, la bellezza e la ricchezza vs. Don Fabrizio che si ritira,
si allontana sempre di più dalla sala di ballo e si ritira nella biblioteca.
La situazione in biblioteca:
Un quadro in cui viene rappresentata una scena di morte (la morte del giusto).
Diego Ponte Leone è il padrone del castello.
Don Fabrizio si chiede se la sua morte sia simile a quella che si trova sul quadro.
L’idea della morte gioca un ruolo sempre più importante. La considerazione della
propria morte come motivo di consolazione.
Mentre nel ballo ridono, lui pensa alle tombe di famiglia. Sta corteggiando (umwerben) la
morte, si affascina alla morte, si apre la porta della biblioteca ed entra Tancredi con
Angelica.
Loro due rappresentano la gioventù e rompono il buio in cui si trova Don Fabrizio.
Angelica gli chiede per un ballo e lui nega la sua richiesta, perché è un ballo impegnativo
(il bazooka), ma accetta un Walzer.
Il ballo con Angelica:
Fanno una bella figura sul palcoscenico.
Angelica ringrazia per il ballo. Don Fabrizio dice che lei è bella e che Tancredi non
avrebbe potuto negare la tentazione per Angelica.
Si rende però anche conto dell’amore di Concetta per Tancredi.
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Per un momento Don Fabrizio balla solo con Angelica e dimentica la morte per un attimo.
El colonello Pallavicini (dell’esercito sabaudo):
Lui che ha fermato Garibaldi ad Aspromonte e viene presentato come eroe di Aspromonte.
Garibaldi è stato ferito e arrestato.
Dice a Don Fabrizio che può essere felice di non essere stato ancora sul continente. Ogni
città ha le sue preoccupazioni, Torino come capitale, Firenze ha paura che le rubino le
opere d’arte, Napoli è triste del potere perduto.
Il suo giudizio è di una morte collettiva, un futuro nero. Non siamo mai stati così divisi
come nel momento dell’unione.
La morte di Don Fabrizio:
Muore in Sicilia, non nella sua città, ma in Catania.
È stato a Roma e durante il ritorno non ha la forza per arrivare fino a casa. Si ferma in un
albergo.
Lui capisce che è alla fine, si rende conto che la morte è vicina e fa il bilancio della propria
vita.
Una prospettiva interiore i momenti felici, li conta.
¬Prima e dopo il suo matrimonio.
¬La nascita del primogenito.
¬Alcune situazioni con Giovanni, il secondo genito.
¬Molte ore in osservatorio.
¬I momenti con Tancredi.
Fa un bilancio di attivo e passivo e si rende conto che il bilancio è in perdita.
Sono stati rari i momenti di felicità. Si chiede per quanto tempo avrebbe vissuto. Un
totale di sei mesi?
Lui ha 73 anni e avrà vissuto in totale 2 o 3 anni al massimo. È un bilancio negativo.
Sta nel letto e accanto a lui ci sono tutti. Si avvicina anche una bella fanciulla, che
rappresenta la morte.
Il romanzo neo storico (anni’ 60’-70) PDF
Uno schema che fa vedere i romanzi antistorici.
Altri due testi che si muovono nello stesso decennio: Le armi l’amore 1963 di Emilio
Tadini (linea risorgimentale) e Noi credevamo 1967 di Anna Banti (linea post-unitaria).
Si collocano all’interno del negativo della storia.
Il gattopardo (neorealismo fine) e Noi credevamo sono post-unitario, l’altro invece
riguarda il periodo risorgimentale.
Gli argomenti fondamentali troviamo alla parte destra dello schema.
Il movimento della neoavanguardia:
Il recupero di un romanzo storico appare abbastanza anomalo per l’epoca.
Funzione anti-neorealistica che viene messa al recupero del romanzo storico. Fa capire il
successo del Gattopardo.
1963 è un anno particolare per la storia letteraria perché è la fondazione della
neoavanguardia. Filosofi e narratori che vogliono recupera la frazione e la rottura di
cambiamento della direzione culturale e dà due obiettivi polemici:
1.Il neorealismo un movimento che definisce esaurita la stagione neorealista. Propone
invece una nuova direzione della scrittura, liberata da ogni intenzionalità di impegno
formativo ed educativo, che si concentri sull’unica realtà, cioè la realtà della scrittura e
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della letteratura, dell’arte in generale. La scrittura viene oggetto e strumento della
ricerca.
2.Comincia nel 1956 con il giornale/ rivista “Il Verri” di impostazione filosofica storio-
letteraria. Aspetti fenomenologici (geistige Anschauung des Wesens) senza alcuna
intenzione di carattere ideologico. I cinque cosiddetti Novissimi (Alfredo Giuliani,
Edoardo Sanguineti, Antonio Porta, Nanni Balestrini e Elio Pagliarani). Nel 1961 esce
l’antologia “I Novissimi”, che sono delle poesie da questi cinque autori.
La neoavanguardia non ha un manifesto, ma è un’area anticonsumistica, che si oppone
all’idea di una mercificazione letteraria e culturale. Rivendica (fordern/ geltend machen)
una ricerca letteraria, in casi di difficile consumo.
Nel 1963 il gruppo di poeti che si riconoscevano in quel sentire comune si riunivano a
Palermo e formano una sorta di gruppo: gruppo 63. C’è Umberto Eco e altri importanti.
Le armi l’amore di Emilio Tadini (1963): la trama
Ricorda ad Ariosto. Uno dei poemi cavallereschi.
Il protagonista del romanzo potrebbe essere identificato con un eroe cavalleresco.
Tratta della spedizione di Sapri di Carlo Pisacane come evento storico.
¬Un intellettuale nobile studioso, mazziniano, educazione repubblicana.
¬1848 e 1849 a fianco di Garibaldi un attivo protagonista della storia risorgimentale.
¬Tende un po’più verso una concezione anarchica. Pensa che la prima cosa fondamentale
sia liberare il popolo dai bisogni primari. La prima rivoluzione da fare è spingere il popolo
a nutrirsi e non alla educazione del popolo. La prima mossa da fare sia il sollevamento
(Ansteigen) del popolo che vive in condizioni di miseria e a portarlo proprio a una
rivoluzione.
¬Per lui l’azione è fondamentale, anche presupponendo la morte, la perdita di sé davanti
all’ideale.
¬Decise di fare una spedizione (Expedition): decise di muovere da Genova verso il
Meridione e sbarcare per liberare gli amici, i rivoluzionari antiborbonici. Ha bisogno di
armi e di sostegno economico. Liberazione dei detenuti politici dalla prigione borbonica di
Ponza.
¬Ci sono dei problemi con il trasporto delle armi e non gli arrivano. Decide di seguire lo
stesso la sua spedizione, confidando sulla possibilità di spingere il popolo a ribellarsi
contro il Borbone. Anziché trovare la folla alla sua parte, stanno contro di lui. Un
movimento popolare di resistenza, grazie a dei fakenews.
¬Vengono sconfitti due volte. Riesce a salvarsi da un primo scontro. Alla fine un
compagno (Nicotero) viene catturato e condannato a morte e poi sarà liberato da Garibaldi,
invece Pisacane cadde sul campo. Non si sa se è stato ucciso o se si è suicidato.
¬Tutto questo accade nel 1857 in giugno. (le spigolatrici di Sapri).
Protagonista principale è Carlo Pisacane.
È un romanzo storico, che in maniera avanguardistica decostruisce il romanzo storico.
Decostruire dall’interno il modello, ma operando un’attualizzazione/ aggiornamento del
romanzo.
La struttura del romanzo:
I fatti storici sono fatti, non si mette in dubbio la realtà dei fatti. Qui invece succede
proprio questo. Tutto si sposta dal piano del fatto reale al piano dell’ipotetico. Ciò che
potrebbe succedere e non quello che è successo.
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Un particolarissimo uso della griglia temporale di raccontare gli eventi. La
dimensione ipotetica si realizza attraverso un sistema di utilizzazione di tempi verbali
sorprendente. I fatti accaduti sono raccontati con il tempo futuro. Ciò che è accaduto
non è dato come qualcosa accaduto, ma come qualcosa che accadrà, cioè qualcosa
ipotetico.
Il Gattopardo fa da trait d’union tra romanzi storici dell’800 (De Roberto e Pirandello)
e i romanzi storici di una nuova linea che si concentra negli anni 60 quando cambia il
clima letterario con la neoavanguardia.

1961 in prospettiva di questo si producono romanzi risorgimentali-> nel 1963 pubblicato il


libro di Tadini “Le armi e l’amore”= intellettuale, artista a tutto tondo che si muove
nell’Avanguardia e recupera il modello del romanzo storico e opera sul modello
tradizionale una decostruzione + profonda, il recupero passa attraverso una struttura
“terremotata” del romanzo storico. Il grande Riasorgimento è duplice: da una parte
l’idea di Liberazione (Borboni a sud, Austriaci a nord), dall’altra parte c’è l’idea di
rivoluzione sociale, giobertiana, moderata, federalista il cui punto di riferimento è la
monarchia sabauda e rivoluzionaria di Mazzini che porta avanti l’idea di Repubblica.
Carlo Pisacane è rappresentante della 2a visione e si fa promotore di un sollevamento
dal basso, di carattere sociale ed economico=> risultato fallimentare xk il gruppo è male
armato e sfortunato allo sbarco a Napoli
libro Tadini= parodia che mette in discussione i fatti accaduti, sostituisce all’idea del
fatto storico una dimensione ipotetica della storia-> il lettore si trova di fronte a un tale
effetto attraverso un uso dei tempi della narrazione rivoluzionario x il romanzo storico.
1 -> il tempo narrativo di Tadini non è tradizionale (imperfetto, passato remoto, piùche
perfetto) ma i fatti sono raccontati al futuro che non è un tempo reale, non è detto che
la cosa futura avrà una sua effettiva concretezza.
Non c’è strutturazione organizzata, la sistematizzazione della materia narrativa-> quelli
visti finora hanno una struttura calibrata-> il Prologo è della partenza da Genova
2 -> il protagonista non è nominato (altro aspetto caratterizzante- non ci sono nomi
propri) x allontanare la storia dal fatto in sé e sollevarla a livello di epica- Pisacane è
indicato con pronome indiretto ‘lui’-> trasposizione dell’io nel discorso indiretto
libero, è un artificio come se il romanzo fosse tutto un discorso indiretto libero.

Inserisce all’interno della linea narrativa e alla spedizione delle lunghe parti tra
parentesi al cui interno si aprono finestre memoriali in cui Pisacane ricorda il suo
passato lontano o recente e ricostruisce la tela degli eventi x completare il racconto come
una contro-narrazione rispetto al futuro e troviamo anche il modo condizionale che
registra le elucubrazioni del protagonista, i suoi dubbi, domande e incertezze, idee, ansie
sia relative a come ha preparato la spedizione sia all’esito.
A Tadini non interessa la facilità della comunicazione ma è un’opera complessa per il
meccanismo narrativo frammentato e contraddittorio-> questa decostruzione
innovativa del rapporto tra storia e invenzione (mondo finzionale di Pisacane, il suo
rovello interiore, rapporto d’amore) si sottrae alla tirannia dei fatti e procede sul piano
dell’ipotetico. Mentre con il romanzo tradizionale la finzione narrativa si adatta a
rappresentare il fatto storico e si impegna a raccontare il fatto storico, qui la storia è
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raccontata secondo le esigenze narrative x cui si crea effetto di doppio->
raddoppiamento dovuto all’uso dei tempi, fatti virtuali che accadranno.

3 -> al tempo stesso il meccanismo narrativo si arricchisce di materiali eterogenei riferibili


a Pisacane: se da una parte si ha sganciamento dal fatto accaduto, dall’altra Tadini
inserisce stralci di documenti, reali o finzionali (il lettore non se ne rende conto)-> altro
punto da tener presente!
Esilio, dibattito con il “colonnello” e amico Giovanni Nicotera
Accetta l’idea del suicidio e alla fine del romanzo si rievoca l’ultima battaglia: colloquio
tra colonnello che rievoca i momenti iniziali e Pisacane è concentrato sul presente che
sarà-> fenomeno brigantaggio che si radicalizza come rivoluzione antistatale, anti
Piemonte, nasce dalla radicalizzazione della miseria nell’ex Regno delle due Sicilie
attivismo di Pisacane-> volontà di trovare tutte le strade
parentesi-> condizionale-> ricordo figura femminile
finale: le campane suonano in fretta, ci sono rumori di processioni di gente in allarme x
arrivo dei briganti, non c’ è punteggiatura, concitazione.
Giuliano Gramigna, ipotesi di uso del futuro_> è vero che il
futuro svuota di concretezza storica gli eventi xk li sposta in una
dimensione di ciò che accadra, anche in un senso di destino e
inesorabilità, qcs che fatalmente accadrà. Il protagonista resta
prigioniero di un destino che si è creato.

ANNA BANTI: ARTEMISIA (1947)


Pubblicata nello stesso anno del Sentiero dei nidi di ragno,
anno clou della narrativa neorealista-> ricostruisce la vita
dell’artista Artemisia, figlia di Orazio Gentileschi, pittore
famoso ma lei è molto più brava. Ha autoconsapevolezza del
proprio talento e capacità di viverlo a prescindere dalle convenzioni-> è un romanzo
storico! Quando costruisce l’opera, i documenti sembrano sparire, sovrappone se stessa
ad Artemisia, il passato è schiacciato sul presente, il passato è servito al presente di
Anna e su questa base documentale Anna procede x il procedimento della supposizione=
non è invenzione e neanche verosimiglianza ma la capacità di penetrare nella psicologia
dei personaggi in maniera collegata al presente sovrapponendo all’interiorità dei
personaggi ciò che suppone trasferendo nella loro psicologia quella del presente. E’ la
fantasia che prevale sul presente.

Nel 1945 Anna pubblica un intervento su un articolo ragionando su 2 modi di


affrontare il romanzo storico/ 2 modi x fare poesia nella storia:
-tagliare i ponti con il presente e navigare liberamente nel passato, calarsi nel passato
come con Le memorie di Adriano
-richiamare al giudizio della nostra età la costante umana di esseri che non possono più
parlare (idea di negromanzia di Domenichelli) non x interesse documentario ma x sentire
l’universale umano che collega il passato al presente in quanto esseri umani e spiegare le
azioni e i pensieri non relativamente al passato ma al presente con gli strumenti alla luce
della moderna psicologia, forse superando lo stesso Manzoni (monaca di Monza)
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Il topos del manoscritto ritrovato torna ma si tratta di un manoscritto particolare, è il suo
primo romanzo nella sua stesura che decide di continuare.
trasferimento del fatto crudo all’ordine della supposizione o immaginazione della scrittrice
Artemisia esce in piena stagione neorealistica-> scelta controcorrente relativamente al
trend principale della narrativa xk Anna si impegna a raccontarci la storia di una pittrice
del Seicento. Per rivendicare il diritto di fantasia sceglie di riferirsi al modello
manzoniano, scelta consapevole di poetica ben meditata e su si impegna a dare
giustificazione-> scrive ‘Opinioni’, saggi e facciamo riferimento a 3 che escono sulla
rivista Paragone:
-Il romanzo e il romanzo storico
-Manzoni e noi
-Una recensione al Gattopardo
recuperando la lezione manzoniana ma anche discutendola e apportando delle
modifiche, non condivide l’ibrido di storia e invenzione. Anna Banti esce da questa
dicotomia, la supera attraverso la categoria della supposizione ridando voce all’idea
dell’immagine inventiva che rivendica i suoi diritti sulla storia. Si lascia il diritto di
inserire nella storia un approfondimento psicologico, leggere la storia di Artemisia
attraverso il presente e l’universale umano, rivendicare la poesia: 2 strade: quella di
Margherita Yorsenard e Maria Bellonci-> Anna predilige la seconda, non è + interessante
discutere l’invenzione ma ricreare la storia attraverso una sintonia con il presente e
ciò comporta un ribaltamento della prospettiva romanzesca manzoniana, anche rispetto a
Nievo e Verga. L’elemento di fondo dei 3 testi di questi autori è l’ambizione di una
rappresentazione collettiva, fornire un quadro collettivo di una situazione sociale ed
economica (anche in Le Confessioni, pur essendo il personaggio a parlare, delinea un
quadro generale).
Secondo Anna bisogna ribaltare questa impostazione e fondare il racconto sui personaggi,
in particolare il personaggio deve risaltare sullo sfondo.
Anna parla con le sue riflessioni e si permette di creare infrazioni storiche: contraddice la
realtà storica per esaltare la figura della pittrice. Artemisia è sola e incompresa dalla
figlia, personaggio bandiera delle rivendicazioni femministe.
Ciò che Anna ammira in Manzoni è la capacità di costruzione dei personaggi,
esemplari universali umani come Don Abbondio ma non le piacciono Lucia ed
Ermengarda, due figure femminili caricate, slavate, la seconda è la faccia nobile di Lucia.
Gertrude invece è il personaggio prediletto dalla Banti, una vittima di un sistema
storico sociale ma è una creatura piena di contrasti, di violenza, non del tutto innocente
ma neanche del tutto colpevole, un personaggio buono per tutti i tempi, cambia da
Fermo e Lucia-> qui è la colpevole, in tutta la sua malvagità, nei Promessi sposi concentra
la sua storia nella frase “La sventurata rispose”-> + moderna di Madame Bovary secondo
la Banti.
Lavinia Fuggita= racconto di un luogo a Venezia che ospitava orfane ed educava dal pdv
musicale, Lavinia è una delle fanciulle allieve di Vivaldi con grande talento, grandi doti
vocali e compone-> Banti immagina che queste composizioni siano state “rubate” da
Vivaldi, poi Lavinia fugge dal collegio-> il libro di Anna parla della sua fuga-> la S, la
critica, nomina Lavinia quando parla di Artemisia.
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Banti sostituisce la prospettiva risorgimentale con il racconto di un destino
individuale in cui entra con la sua creatività mescolando la sua voce alla storia.
Il Gattopardo fu oggetto della critica militante di sinistra, Anna si pone controcorrente
valutando positivi quelli che sono stati indicati come difetti di questo romanzo-> la 1 cosa
è l’eccessiva popolarità che va troppo incontro ai gusti del pubblico= ciò che testimonia la
sua forza, è importante che si scriva per qualcuno, intenzione pure manzoniana; lo
spostamento dal piano storico al piano del personaggio, la storia non conta tanto
piuttosto l’analisi; la volontà di far emergere personaggi anonimi e accampano i loro
diritti nell’ambito del racconto, conta fare poesia della storia; si fa + complicato quando
Banti affronta il tema storia risorgimentale su cui si è creata una mitografia= nel G ci si
confronta con una storia recente. Anna costruisce un nuovo romanzo come atto
d’accusa affidato alla confessione di un protagonista che è stato rivoluzionario, che è
stato in carcere e ha subito l’umiliazione di essere impiegato dallo Stato sabaudo.

ANNA BANTI: NOI CREDEVAMO (1967)


Si inserisce nell’ambito del centenario (1860-1960) quando si dovrebbe celebrare
anziché criticare. Il titolo del libro è emblematico. E’ evidente l’elemento della sconfitta,
è un titolo ambiguo: credo che non sia possibile.
Intervento critico della Serkowska dedicato ad Anna Banti: Lucia Lopresti sceglie di
scrivere con lo pseudonimo di Anna Banti, il protagonosta si chiama Domenico Lopresti,
prozio di Anna, fa ricorso a una memoria familiare un pò come Tomasi di Lampedusa.
Noi credevamo non è il primo romanzo storico, è molto coinvolta ed è molto manzoniana
per elezione, sceglie programmaticamente la strada del romanzo storico. Anna Banti è
una scrittrice che in pieno Neorealismo si affidano al modello del romanzo storico, è
estranea al mainstream letterario. Per tutto il secolo precedente le scrittrici non sono
mai state inserite nel panorama culturale e letterario xk erano controcorrente. essere donna
e l’esordio con un romanzo storico nel Neorealismo son ostati i suoi 2 “peccati” oltre al
pregiudizio antifemminista.
Lo schema di fondo è quello di Nievo: è un memoriale ma sono diversi-> Banti dice che
le confessioni sono un certo tipo di romanzo colettivo. Qui il protagonista dice di scrivere
le sue memorie di rivoluzionario, Domenico Lopresti, prozio di Anna Banti è
antimonarchico facente parte società segrete antiborboniche, mette in atto tentativi di
rivoluzione che falliscono e rimane in prigione x gran parte della sua giovinezza. E’ di
famiglia nobile, si poteva comunicare con la corona e un compagno d’armi di Domenico
chiede la grazia ma Domenico no ma verrà liberato in seguito all’impresa di Garibaldi. E’
costretto ad accettare un impiego statale monarchico, ovviamente non è la realizzazione
del suo credo politico. Viene denunciato x la persistenza delle sue idee radicali, si confida
con collega che scrive una lettera di denuncia, trasferito a Torino con un misero
impiego. Questa vicenda gli fa riprendere in considerazione tutta la sua vita, si chiude
in se stesso, un mutismo da cui esce attraverso la scrittura, sente il desiderio di
compensare il silenzio e la sconfitta con il racconto della sua vita. Questo inizio istintivo
diventa una necessità quotidiana e lo fa di nascosto, non ha intenzione di pubblicare le
sue memorie.
Il romanzo è dominato dalla 1 persona rievocando il passato quindi si ha una
sovrapposizione dei piani temporali, il presente in cui Domenico riflette sul sé e il
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passato: inizio “Credono che dorma…., sto sempre con gli occhi chiusi quando non sono
da solo… una vita che non mi interessa più-> chiuso al mondo, condizione di assoluto
sfinimento, rifiuto del mondo esterno.
Il materiale su cui si basa Banti è documentario, ha scoperto x caso il manoscritto di
Domenico e spinta dal ritrovamento, si documenta e trova il suo prozio e il suo compagno
di cella e d’armi il Marchese di Castelvetrano.
E’ straniato dal mondo esterno come se non gli interessassero neanche i figli, racconta
una sconfitta storica per quanto successo dopo il Risorgimento, per l’incapacità di
gestione-> lui è stato in prigione durante il Risorgimento quindi non è stato partecipe ma
quando ne esce si chiede: Cosa abbiamo fatto? Cosa ho fatto? Perché la storia ha preso
la direzione monarchica? Perché non abbiamo avuto la forza di costruire il futuro in
cui credevamo?
Dopo aver descritto la sua situazione presente identifica la sua colpa maggiore: la
coerenza-> racconta l’episodio del tradimento e da lì racconta la sua storia. Il risultato del
suo esame= coerenza e il risultato negativo-> coerenza che lo aveva guidato e spinto ad
accettare il carcere. Dà poco spazio alle ragioni della galera
Gli aristocratici potevano chiedere la grazia e ricevevano denaro da casa x ricevere
trattamenti migliori-> carcere= luogo di disuguaglianze sociali-> Domenico insiste sulle
condizioni terribili e la contrapposizine sociale.

Rivisitazione modello manzoniano -> valorizza quel che per Manzoni era l’elemento
infattibile del romanzo, ovvero l’utilizzo del verosimile.
Un personaggio auto diegetico (=narratore di sé stesso e della propria storia) > parente
strutturale delle confessioni, tanto più che Domenico Lopresti parla più volte della sua
scrittura memoriale come di una confessione. C’è una consapevolezza di una non
assoluta attendibilità della confessione: ribadisce che quando si scrivono le memorie è
difficile essere sinceri fino in fondo, anche se l’intenzione è quella di auto critica/analisi
dell’esperienza di rivoluzionario, la quale si rivela distruttiva > racconto di una vita
spesa al seguito di un ideale profondamente fallito. Il presente finisce per svuotare di
significato quello che è stato il passato, nel momento in cui viene preso in
considerazione-> illusioni e speranze del Risorgimento non hanno operato un
cambiamento della storia (del popolo, punto di riferimento fondamentale per
Domenico)=> si parte da un presente di sconfitta e in base a ciò si svela il passato, lo si
scardina nel profondo degli errori dei rivoluzionari, esprimendo alla fine un giudizio
negativo su se stesso come uomo, sulla generazione e sulla storia.
Autoanalisi lucida, sofferta e autodistruttiva > profonda ricerca di sé perché scriver per
sé stesso, non vuole la pubblicazione della propria esperienza. Non la vuole spiegare ad
altri, ma la vuole autochiarificare. Non vuole far vedere la propria faccia al pubblico, ma
vuole vedere bene senza di te <=> Nievo, esempio o segno della sua presenza nella storia
agli altri.
Bisogno interiore di auto analisi > chiede alla figlia, l’unica che si accorge e rispetta il
silenzio e solitudine, di non rivelare il suo segreto.
“Le confessioni di un italiano” => il personaggio cresce, matura, si forma a contatto
con la storia –> percorso positivo. Nella stagione delle illusioni storiche, Nievo non sa

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cosa viene dopo, non misura perciò la distanza fra ideale e realizzazione perché morirà
poco dopo aver scritto il romanzo.
Anna racconta la storia di un personaggio che ha visto il dopo => scarto. (Serkowska a
volte si dimentica di questo).
Scelta di Anna di concentrare tutto il racconto attraverso l’emergenza di un unico
personaggio, un PROTAGONISTA CENTRALE, come nel Gattopardo, di cui interessano
i tormenti, le auto analisi e la psicologia. (Anna apprezza il Gattopardo per questo motivo).
Forza del Gattopardo secondo Anna è la scelta di un punto di vista focalizzato
Novità del G. “ “ “ è la capacità di presentarsi come romanzo leggibile e
coinvolgente = successo editoriale. Gli altri critici lo considerano al contrario un elemento
negativo.
Il romanzo storico è un modello che sfonda dal punto di vista della lettura perché suscita
l’interesse del pubblico e la fruizione del lettore.
Il grande tema del romanzo è secondo la Serkowska il disegno stravolto della storia
della patria: il romanzo quindi racconta soprattutto umiliazioni, sconfitte, romanzo anti-
eroico in cui non c’è crisma di eroicità del protagonista, non è eroe tormentato di
Pisacane, anzi tende a scrollarsi di dosso questo epiteto (rifiuta di scrivere le memorie
pubbliche). È dovuto a scendere a dei compromessi, alla fine, di cui si vergogna e che non
accetta.
Domenico > avo, bisnonno di Lucia Lopresti (Anna) che scrive il romanzo dopo la
documentazione nel diario e sulle memorie di altri rivoluzionari, soprattutto fra le
memorie di Don Sigismondo, Castro Mediano duca di Gibellino, uno dei rivoluzionari
monarchici.
C’era linea moderata monarchica e un’altra repubblicana rivoluzionaria mazziniana >
prevale l’anima monarchica perché conforme al progetto Cavouriano, vero vincitore
del Risorgimento. Castro mediano dunque è un rivoluzionario di grande coerenza
morale che appartiene alla prima linea, Domenico appartiene alla parte democratica,
radicale, mazziniana. Si trovano però nella stessa situazione, nello stesso carcere
(movimenti del 48 sconfitti) e stessi “Galeotti”=> anche Mediano scrive le sue memorie
in cui racconta l’amicizia con Domenico, Anna si rifà alla indicazioni di Castro.
1848 Domenico è in Calabria nel penitenziario di Procida (con vari spostamenti in
galere del regno borbonico) dove resta fino al 1860 quando Garibaldi libera le due Sicilie
e i carcerati politici.
Che senso ha avuto il sacrificio della vita in 20 anni? > domanda di Domenico. Il bilancio,
nel caso di risposta negativa, è in assoluta perdita.
Anche il personaggio di Nievo è stato in carcere (Carlino) -> durata ristretta del
carcere <=> Domenico che è stato tantissimo in galera, umiliato. Nel primo caso è un
passaggio, esperienza drammatica e sofferta, nel secondo no.
Aspettative di un giovane <=> risultati da vecchio.
-> avvicinamento alle sette, società segrete. > si formano nel 1820-21, Carboneria: una
delle riflessioni iniziali è come si sia potuto inserire nel loro circuito. [brano dal libro].
Vita come destino di sconfitta > “NOI” destinati al carcere.

Nati del fondo delle province più arretrate > D nasce in un paesino calabrese.

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Governo torbido e crudele, uomini oziosi e prepotenti, miseria paurosa > l’unico modo per
pensare di poter cambiare il corso delle cose era la Setta.
Ricostruisce la giovinezza per capire da dove viene la fiamma rivoluzionaria.
Fantasia di un bambino, è curioso i parenti si riuniscono di notte, segreti capitali, luoghi
misteriosi.
Il padre nutriva idee giacobine, rivoluzionarie > “Giacobino” sinonimo di Diavolo e
disgrazia.
I Carbonari facevano congetture paurose e attraentissime.
Educazione del giovane Domenico> rivelazione che il canonico Zimadone che lo
istruisce gli fa, rivela chi sono i carbonari “teste matte ma è un peccato perché in realtà
hanno ragione”.
1833, nuova setta di Mazziniana > GIOVANE ITALIA< dove partecipa ai suoi 20 anni.
Inizia così la sua attività di rivoluzionario finché mette insieme un tentativo di
insurrezione che fallisce, lo fa catturare e condannare al carcere.
La descrizione del carcere punta fortemente sulla condizione di DISUMANIZZAZIONE
> carceri in cui la condizione dei detenuti è di totale abbrutimento. A Procida ad esempio
sono incatenati a due a due, perquisiti quotidianamente nella paura della continuazione
delle loro attività, no panche/brande/giacigli su cui stendersi, è una vera e propria caverna
naturale.
Si crea una sorta di solidarietà fra detenuti (popolani, galantuomini (origine ricca) e
nobili) imposta dalla convivenza forzata, non in celle ma in ampi spazi. La cosa che
colpisce è che si riproduce all’interno della cella la stessa situazione della vita di fuori
servi/padroni in maniera molto naturale.

Mai avvenne che cadessero le barriere della disuguaglianza sociale. Sembrava che esse si
rafforzassero.

Da un lato resta da parte dei subalterni il senso di rispetto nonostante la familiarità di


contatto; dall’altro c’è un comportamento molto paternalistico. Domenico pensa alla
immutabilità di fondo di certe situazioni.
Nel 1860, grazie all’Avanzata di Garibaldi a Napoli e in Sicilia, esce di galera da eroe
non accettando nessun tipo di compromesso. Si ritrova a Livorno dove viene accolto, c’è
chi vuole dei cimeli ad esempio.
A questo punto c’è lo scontro di Garibaldi e Cavour: quando il primo minaccia di
arrivare a Roma, bisogna riprenderlo-> dubbi di Domenico sul proprio progetto di
rivoluzione.
1861: Domenico incontra Garibaldi andando verso sud= ulteriore tassello nel percorso
della sua disillusione: si fa introdurre a G attraverso un amico. Con umiltà gli racconta
della sua esperienza da Napoli. “La repubblica è morta, e io non ho saputo parlare in suo
nome” afferma Dome. “Tocca a noi democratici, evitare il peggio” dice il piccolo
Garibaldi. Ha consapevolezza piena di quel che succederà-> “Mi si accuserà di non aver
realizzato quel che avevo promesso al popolo. La terra ai contadini.” È consapevole che la
rivoluzione non può esserlo appieno, ma incita Domenico a tener viva la fede in una
versa giustizia per tutti, il quale non sarà in grado di portare avanti dopo i fatti di
Aspromonte.
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-> plebiscito= Garibaldi non voleva il plebiscito, ma che prima fosse indetta una
assemblea costituente che prefigurasse un progetto di nuovo stato, e su questo progetto
chiedere consenso popolare-> ma prevale la linea di Cavour: indizione del plebiscito.
Quello che conta è l’annessione dell’Italia del Sud al Regno di Sardegna, e lo si fa
indipendentemente dal progetto di Nazione.
Costituzione <=> annessione.
La sconfitta di G è completa da un pdv politico nel momento in cui si indice il
plebiscito.
A Domenico viene dato l’incarico da Garibaldi di coordinatore delle nuove
amministrazioni comunali che si stanno formando nel nuovo regno delle due Sicilie
liberato dai Borboni. Quindi viaggia per il sud e si rende conto di cosa stia accadendo
davvero, non è al di fuori ma verifica sul terreno: [lettura] l’adesione entusiastica al nord
non è scontata!
-Eccidio di molto galantuomini da parte di contadini.
-I mercanti si preoccupavano dei loro traffici, non molto favoriti
-Imprenditori minacciati dalla concorrenza del nord
Rallentare l’annessione – guadagnare tempo per arrivare a Roma-> situazione non
semplice da gestire. Cavour vuole bloccare Garibaldi diretto verso Roma.
Domenico percepisce quello che succede, nonostante debba coordinare il Sud. Si fa
testimone del brigantaggio= si sfrutta questo fenomeno pagando e assoldando i
briganti perché facciano i briganti, e cioè portino avanti una sorta di contro
rivoluzione sotto la bandiera della difesa del re cacciato ingiustamente. Braccio
armato che vuole difendere propri privilegi.
Da agitatore rivoluzionario Domenico si ritrova a dare la caccia ai briganti per il
mantenimento di uno Stato che non gli andava poi tanto a genio. Vessillo bianco con
giglio d’oro, stemma borbonico.
Cavour ha vinto > plebiscito prima di riflessione ampia sul da farsi. 1860 il re entra a
Napoli.
Domenico rifiuta la somma di denaro che gli offre il governo (risarcimento) ma non
può rifiutare l’impiego statale. Viene messo al servizio di Dogana, sorveglianza delle
dogane. > ulteriore compromesso che scava la ferita nella sua coscienza: stare alla
dogana non è una cosa semplice, poiché deve combattere continuamente contro i briganti
(poveracci disperati che soffrono miseria e fame) e contro i contrabbandieri. Il
contrabbando prospera, burocrazia e costume corrotto, bisogna riorganizzare il sistema. Le
ferite si fanno sempre più profonde e dolorose: vede crollare tutto il suo sistema ideale e
ha dovuto accettare tutto ci contro cui lottava.
I piemontesi, i settentrionali… > vezzeggiativi.
utopica fratellanza dell’unità-> qui nasce anche il pregiudizio verso il sud.
È la narrazione delle cose che conta, non le cose in sé, non si danno mai i fatti, ma una
narrazione dei fatti che cambia la sostanza dei fatti stessi. = la situazione reale è
diversa dall’interpretazione che davano le gazzette ministeriali. -> giornalismo di potere
che dà ai fatti una accezione che torna bene.
considerazioni relative al trattamento del tempo + durata narrativa= questa riguarda lo
spazio riservato al racconto di un lasso di tempo x dilatazione o x contrazione
(sommario)-> nel caso G dal 1860 al 1862; stessa cosa nel romanzo di Banti: il memoriale
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è distinto in 2 fasi. primi 10 anni (1 parte) + tra 60-61 dopo la liberazione occupa la 2
parte-> dal pdv durata dello storia è breve ma dal pdv del racconto si definisce ciò che
accade dopo= la delusione profonda dopo la liberazione. Trova il modo di trasformare
l’impiego in un’iniziativa autonoma= crea una flotta di fedeli marinai, indipendente,
sganciandosi dalle direttive statali. Rimane in sospeso la questione di Roma-> scontri tra
Cavour e Garibaldi. A un certo punto arriva la notizia di Garibaldi che sta sbarcando
nuovamente in Sicilia x proseguire la marcia verso Roma (novembre 1861)->
Domenico decide di aggregarsi alla nuova impresa servendosi di quella flotta di pescatori
che condividevano gli ideali rivoluzionari. Lui è un funzionario statale, è un atto di
insubordinazione. Dopo uno scontro a fuoco G si rifugia in montagna verso
Aspromonte dove ci sarà lo scontro finale, Domenico fugge verso Reggio Calabria e lì
viene arrestato, accusato di diserzione. Vive come se fosse un’immaginazione, un viaggio
senza destinazione, rievoca i suoi pensieri da giovane, è un estraneo, un personaggio di
un romanzo (non letto ma vissuto)-> una vita x amor d’avventura più che x ideologia:
diventa un “burocrate pasticcione”-> la destinazione lo porterà ad incontrare una vecchia
amica Florence, con cui aveva un’intesa intellettuale, di origine irlandese, moglie di un
prefetto sabaudo, Cornero. Gli sta preparando la fuga, Domenico è irritato dal fatto che
qualcun altro decida per lui. Lo porta fino a Napoli e lo farà approdare a Genova e da lì
andrà a Torino.

fine romanzo= si rende conto che sta per morire, tiene gli occhi chiusi, il dottore pensa
non capisca più niente e che la scrittura gli faccia bene-> scarabocchi incomprensibili-> la
figlia li terrà per poi bruciarli. Non gli importa di lasciare i suoi problemi insoluti, il suo
fallimento, ha sofferto invano, finche scrive pensa. Non ho taciuto e risparmiato nulla,
scrivendo compie un’autoanalisi delle proprie responsabilità e altrui e non ho rintracciato
l’errore/inganno tessuto senza volerlo attraverso il setaccio della sua vita-> dopo usa il
“noi” facendosi portavoce del fallimento di una generazione come Pirandello ne I vecchi e
i giovani-> nel finale Pisacane viene rievocato, seppe far meglio xk è studioso e uomo
d’azione + dirompente-> la lotta dovevamo cominciarla quando uscivano dal carcere->
NOI DOLCE PAROLE, NOI CREDEVAMO… si condensa in quest’espressione tutto il
senso di rivisitazione di una vita dentro la storia ma non al punto da cambiarla, quelli
come Domenico che credevano negli ideali risorgimentali.
rapporto tra scrittura e storia= la storia del paese dalla Rivoluzione ad Aspromonte e il
modello manzoniano vengono rifiltrati attraverso la prospettiva soggettiva memoriale in
maniera nuova rispetto a Nievo.

LUCIANO BIANCIARDI
Nato in provincia di Grosseto nel 1922 ed è uno degli scrittori più controcorrente della
narrativa novecentesca e muore nel 1971.
Romanziere e traduttore, da Grosseto si allontana per la carriera di giornalista e scrittore a
Milano-> il suo romanzo “La vita agra” è un racconto semi-autobiografico, romanzo
d’inchiesta sui minatori della Maremma, in particolare con riferimento a una tragedia,
episodio di cronaca con lo scopo di denuncia.

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Nasce dall’idea di un atto di contestazione, in conseguenza del fatto vuole mettere in atto
un attentato terroristico nei confronti dell’industria che gestisce le miniere e si reca a
Milano con bersaglio il grattacielo ma non metterà in atto il sup proposito.
Racconta le difficoltà della vita cittadina, scrive altri romanzi ironici.
C’è un settore della sua narrativa che comprende i romanzi risorgimentali: 3 romanzi, una
biografia e un racconto per ragazzi.

1. “Da Quarto a Torino”(1961): racconta l’impresa garibaldina


2.“La battaglia soda” (1964): la sconfitta di Custozza, 3 guerra d’indipendenza
3.“Aprire il fuoco”(1969): racconto delle 5 giornate di Milano (1848) come se la
ribellione fosse accaduta nel 1859, trasportando nel contemporaneo eventi passati->
parallelo tra 5 giornate di Milano e le rivoluzioni del 1968
Intorno a questi romanzi si colloca una biografia di Garibaldi e “Daghela avanti un passo”,
verso di una canzone patriottica x trasformare il risorgimento in un’epopea da raccontare
ai giovani-> il narratore si rivolge ai ragazzi come se fossero lì presenti, suscitandone
l’interesse (lettori impliciti, destinatari che l’autore immagina e che non sono i lettori
empirici e non corrispondono per forza).

Imput fondamentale= dato dal fatto che quando aveva circa 8 anni riceve dal padre un
libro che resta per la vita: resoconto memoriale dell’impresa dei Mille scritta da G.
Bandi, livornese concittadino di Bianciardi. Libro che legge come fosse un romanzo
d’avventura tant’è vero che ricorda che la prima reazione fu “Meglio di Salgari”. Nel
1958-59 gli chiesero di scrivere qcs per il centenario-> scrive un libro ispiraziondosi a
Bandi come ipotesto-> memorie prolungate fino a Torino capitale del nuovo Regno. Le
fonti comprendono anche ricerche storiche d’archivio indirizzate non nella ricerca di tipo
storiografico ma nel recupero di memorie che non hanno lo statuto di documento, non
pienamente affidabile.
testimonianza diretta di un immagine di Garibaldi
termine ricorrente è bell’avventura dell’impresa garibaldina
-> né spassionato, né obbiettivo= non è una ricostruzione storica ma un’epopea, è dalla
parte di Garibaldi anche se poi è stato Cavour a vincere. Alla base del romanzo, sulle sue
motivazioni rievoca la sua ispirazione nelle ultime pagine: è incredibile che si conosca
meglio la guerra civile americana, la lotta vs indiani e non il nostro Risorgimento-> ciò
che racconta sono avventure pittoresche.
-> la voce di Bandi diventa la voce di narratore ne “La battaglia soda” e lo stesso
procedimento di identificazione si trova in “Aprire il fuoco”, protagonista intellettuale,
ambientato a Nesci, paese ligure (Bianciardi trascorse del tempo là in esilio)
La battaglia soda
Prima edizione nel 1964, seconda edizione nel 1997.
introduzione di Emilio Tadini che scopre qual’è il nervo nascosto, ci fa capire il senso
globale della rivisitazione del Risorgimento come analisi del momento in cui la nazione
si fonda in modo avventuroso.
Il romanzo storico come paradigma dei vecchi vizi italiani, sorta di codice genetico del
paese in modo determinante x quanto riguarda il futuro. Tadini sottolinea subito che non è
un’operazione archeologica, negromantica ma per capire nel passato le radici del presente-
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> NON è LETTURA DEL PASSATO O PRESENTE, MA DELLE RAGIONI PER
SPIEGARE IL PRESENTE.
Si manifesta il legame tra tempo storico raccontato e l’attualità in cui vive lo scrittore,
all’Italia del secondo dopoguerra, inizio boom economico.
passato allegoria del presente= la Rivoluzione mancata del risorgimento, parlando
dei garibaldini parla dei partigiani che vivono un’avventura in qualche modo come se
parlando dei militari piemontesi dell’800 parlasse dei democristiani-> parallelismo come
se parlando di una deviazione del Risorgimento, parlasse di una deviazione della
Resistenza in un momento in cui non se ne parla più
Si pone x B una vera e propria operazione della lingua: sceglie il toscano con un accento
sul Bernacolo? legami con la terra importanti (protagonista Bandi), fedeltà alle proprie
origini soprattutto sociali. fede in un’utopia, l’identità linguistica con territorio ed
estrazione sociale, Bianciardi condivide l’idea rivoluzionaria alla base del Risorgimento e
della Resistenza. Tadini è uno scrittore d’avanguardia, giudica dal pdv linguistico l’opera
di Bianciardi un’utopia.
controepopea= storiadi Bandi vista da una prospettiva del basso, attenzione per i
particolari minimi quotidiani, senso di avventura, valore dell’impresa e Risorgimento
come resistenza (Tadini)

LEONARDO SCIASCIA
Romanzo neostorico anni 60-70. Si colloca nel 1963, anni esplosivi per la produzione
narrativa (escono i romanzi di Sanguineti legati all’avanguardia).
E’ a tutti gli effetti un romanzo neostorico non assimilabile come costruzione e
intenzionalità al romanzo storico ottocentesco. Sciascia è autore siciliano nato in provincia
di Agrigento nei primi anni 20 e morto negli ultimi annni 80, maestro alle elementari,
presenza forte nell’ambito della cultura nazionale che partecipa alle vicende storico-
politiche. Sarà deputato al Parlamento e farà parte di una Commissione indagando sul
sequestro e assassinio di Aldo Moro nel 1968 ad opera delle Brigate rosse-> scrive
“L’affaire Moro” dove smaschera le finzioni di come è stato trattato il caso, crea scandalo
in nome della ricerca della verità che può essere trovata più nella letteratura che non nei
documenti e nella storia. L scrittore è capace di andare oltre, attivare un percorso di ricerca
che riesca a scavare in profondità oltre l’opacità della storia e dei documenti.
Il magistero pirandelliano è un punto di riferimento anche se non sarà immediato da parte
di Sciascia-> scrive qualcosa su Pirandello, ma critica la sua posizione politica negli anni
’20-’30 di acquiescenza del regime fascista. Successivamente supererà questa antipatia per
Pirandello prendendo in considerazione il contesto in cui irandello si era trovato. Era
capocomico, aveva una compagnia teatrale, solo con un atto di apparente sottomissione al
regime fascista può portare avanti la sua attività. La differenza di fondo tra l’idea
pirandelliana della verità (=verità che esiste solo in relazione al soggetto) e l’idea di verità
di Sciascia: i fatti hanno una sostanza di verità, il problema per lui è quello di manifestare
la verità e renderla limpida perché si accumulano imposture costruite per interessi politici
che nascondono la verità. E’ un meccanismo che Sciascia vuole smontare per fare
emergere la verità sostituita da menzogna spacciata per verità= impostura.

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=> idea di scrittura come ricerca di verità che solo attraverso gli strumenti di ricerca di
indizi, letteratura inquirente e scrittore come investigatore-> dal pdv del modello è
naturale giustificare la scelta del romanzo poliziesco dove il protagonista è l’investigatore
che indaga su un delitto, a partire dalle tracce e deve costruire un percorso di ricerca per
mettere insieme i frammenti della realtà disgregata.
Sciasciaè uno scrittore molto interessato al modello del poliziesco: nei primi anni 50 scrive
alcuni articoli pubblicati su un settimanale dedicati all’analisi di uno dei personaggi più
noti: Maigret di Simenon, considerata letteratura d’intrattenimento dedicata ad una
fruizione ‘distratta’, di classe B, prodotto di 2° livello. Sciascia considera una
degenerazione la linea americana (hard boiled)-> il romanzo polixziesco deve essere
sottratto al sottobosco letterario per essere un modelo letterario che abbia intenzioni di
carattere conoscitivo-> poliziesco= metafora di ricerca della verità. Sciascia comincia con
dei racconti di ambiente siciliano; nel 1958 viene pubblicato il romanzo di Emilio Gadda
“Quel pasticciaccio brutto di via Merulana” che rappresentò un punto di riferimento per
Sciascia: una donna trovata sgozzata e la donna che abita di fronte ha subito un furto di
gioielli. Il commissario é Francesco Ingravallo, detto Don Ciccio, molisano.
pasticcio= termine culinario, insieme di ingredienti mescolati che rimanda all’idea di
difficoltà di comprensione. Il romanzo si apre in modo inusuale: presentazione del
commissario che ha una precisa idea della realtà, soprattutto quando investita da tali fatti.
rapporto univoco tra causa ed effetto= Ingravallo è convinto che di fronte a qualsiasi
evento e in particolare un fattaccio non esiste un’unica causa ma una molteplicità di cause-
> c’è una causa finale, ma dietro l’atto finale si devono comprendere i moventi, causali
che ruotano attorno ad un fatto. Gadda utilizza una metafora di tipo meteorologico=
ciclone in cui i venti si mescolano tra loro producendo una depressione e diventa difficile
capire le influenze dei vari eventi- idea di pasticcio e garbuglio.
Non ci si meraviglia se alla fine non si scopre il colpevole, elemento essenziale del
poliziesco-> la ricostruzione a posteriori degli eventi non esiste, alla fine il lettore si trova
davanti a una conclusione senza conclusioni-> poliziesco paradossale xk affianca un
modello ma si risolve nella parodia del modello in quanto manca l’ultimo tassello-> sfida
intellettuale x cui la ferita che l’assassinio comporta nell’ordine sociale come emergenza
del male, risarcita quando il colpevole è scoperto viene definito ‘finale consolatorio’ in
senso dispregiativo. Perché usare il modello poliziesco per poi negarlo? Il punto è la
ricerca, non il punto d’arrivo, importa il processo inquirente, la ricerca della verità. Il
finale è negativo ma rappresenta anche il meccanismo stesso su cui si fonda la vicenda, il
dubbio e la curiosità possono essere produttivi di una nuova ricerca, al contrario le
certezze chiudono, producono accettazione-> dubbio motore di cognizione
assenza del dubbio= uno dei difetti del romanzo neorealista per Gadda.

Il giorno della civetta


Sciascia parte da questi input per raccontare una realtà siciliana, applicare il metodo al
racconto per scavare il tessuto criminale della società mafiosa siciliana coinvolgendo molti
lettori-> romanzo leggero, accattivante capace di investigare su una realtà che nessuno si
era azzardato a raccontare. Si allarga dalla Sicilia all’Italia-> metafora nazionale. 6
romanzi: ‘Il giorno della civetta’, ‘A ciascuno il suo’, Todo Modo (romanzo profetico), Il
cavaliere e la morte (carattere complottistico), Il contesto e Una storia semplice: il più
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problematico che vuole rispondere ad un interrogativo-> epigrafe con citazione da
Friedrich Dürrenmatt: Requiem per il romanzo poliziesco-“ voglio verificare quante
possibilità restano alla giustizia e la risposta è data da questo romanzo alla fine del quale la
verità emersa apparentemente assodata è messa in discussione alla fine-> attraverso chi
parla si rende conto che gli vogliano servire la soluzione su un piatto d’argento, vendetta
di un delitto passionale, ma il poliziotto non è convinto finché non capisce che dietro ci
sono interessi precisi. Sciascia rappresenta un vizio endemico della 1 Repubblica è
l’impossibilità o meglio non volontà di fare chiarezza.
microstoria= termine coniato da uno storico Carlo Isburg (pag.339 Serkovska)-> universo
di un mugnaio del 500, prospettiva non macrostorica bens^ microscopica che si esercita
sulla storia del quotidiano e di piccoli frammenti della storia-> impossibile la ricostruzione
globale del passato xk la conoscenza storica non può essere che frammentaria-
neostoricismo degli anni 70= storicismo del particolare, del frammento, del singolare, di
eventi apparentemente marginali- più produttiva la concentrazione su microstorie,
frammenti in cui si rispecchia in modo ampio la macrostoria, un’epoca intera. Intuisce il
rapporto tra scrittura romanzesca e storiografica= lo storico utilizza documenti e da essi
costruisce un discorso, li colloca in una narrazione e le narraziini obbediscono a
determinati meccanismi, i documenti non riportano la verità trasparente ma acquistano
valore nel romanzo.
Sciascia prefigura quest’idea di storia-> pag. 339: scegliendo di trattare un fatto storico ma
non eclatante si scopre una verità storica non già in un testo di storia, bensì nelle pagine di
un romanzo= dichiarazione di poetica, dichiarazione di fede nella letteratura che affida al
romanzo un destino di verità quando il romanzo è vocato all’investigazione autonoma,
razionale, capace di smontare le narrazioni confezionate, nella letteratura trovo le risposte
che non trovo negli analisti che vorrebbero fornire spiegazioni esaurienti e soluzioni. Se la
storia mente, la letteratura è luogo della verità.

Il consiglio d’Egitto
Letteratura inquirente (Untersuchungs-/ Ermittlungsliteratur):
Il procedimento investigativo-indiziano sulla realtà.
I romanzi storici di Sciascia: romanzi microstorici, dei microcosmi della storia siciliana.
-> volontà di riscattare (befreien) dall’oblio (Vergessenheit) questi fatti microstorici della
storia, perché questi fatti hanno un legame allegorico (gleichend) con il presente (gli anni
60 del 900).
Il Consiglio d’Egitto (1963), la morte dell’inquisitore (Ermittler, 1964) e l’ultimo romanzo
storico di Sciascia è la strega e il capitano (1987).
Saggio di Serkowska: precursore (Vorläufer) del romanzo storico degli anni 80 che partirà
effettivamente con Eco.
-> Citazione osservazione recuperata da un intervento critico di Sciascia “Verga e il
risorgimento”:
¬Nel “Malavoglia” libertà e altri valori che fanno anche parte del risorgimento, un tema
che torna spesso nei suoi romanzi.
¬Ragiona sul romanzo storico (pagina 331): il termine del romanzo storico evoca il
passato umano muovendolo come sfondo/ atmosfera, in generale. In effetti però
dovrebbero essere romanzo storico anche le opere in cui gli accadimenti sono parte di una
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realtà storicizzata, cioè conosciuta e situata in valore e terminazioni in rapporto al
presente. = i veri romanzi storici non sono quelli con lo sfondo storico, (non basta!),
ma quelli che hanno una realtà che si è fatta storia e quindi è conosciuta. Ogni
storicizzazione parte dal presente in cui si compie la valutazione dei fatti storici.
Storicizzazione avviene in relazione al presente.
¬PASSATO RIVISSUTO IN FUNZIONE DEL PRESENTE: PASSATO CHE SI FA
PRESENTE. Il legame presente/ passato è strettissimo. critica al Gattopardo, il quale
secondo Sciscia opera in senso opposto, ovvero il presente si fa passato.
¬Il RS negli scrittori siciliani ha questa caratterizzazione: il passato non è morto e
sepolto, non viene riesumato (exhumieren), ma insiste minacciosamente sul presente e lo
determina. Sicilia è metafora della nazione, vi sono impliciti i meccanismi dello stato
nazionale.
¬“Ho cercato nelle sconfitte del passato la ragione della sconfitta di oggi.” Walter
Mauro. Non è solo cercare nel passato le ragioni delle sconfitte di oggi, ma è che quel
passato non è affatto passato, non c’è stato un superamento effettivo delle distorsioni
(Verzerrung) e ingiustizie del passato. Il presente è uno SPECCHIO di quel passato, non
solo derivato da quello, ma ne mantiene pure le caratteristiche.
Il consiglio d’Egitto:
⎝1782 – 1794/95, romanzo che si colloca in un passato preciso.
⎝Ha rilevanza addirittura europea.
⎝Il caso di un monaco di origine maltese. Don Giuseppe Vella, che crea una vera e propria
truffa storica inventando due documenti storici relativi alla storia antica della Sicilia. Alla
scoperta dell’imbroglio, l’abate viene rinchiuso.
⎝A questa prima linea si intreccia una seconda storia: quella di un tentativo di rivoluzione
giacobina a Palermo condotta da un gruppo di giovani guidati da un nobile avvocato,
Paolo Di Blasi. Rivoluzione che muore ancora prima di nascere a causa di una spia che
denuncia tutti prima che potessero agire: i congiurati (Verschwörer) vengono catturati,
processati e condannati a morte.
I due eventi microstorici del romanzo:
⎝Non sono esattamente contemporanei. Di Blasi e Vella sono temporalmente sfasati.
⎝Prima forzatura/ infrazione alla verità storica = “Contemporaneizzare” di eventi
lontani (5 anni di differenza) addirittura si immagina un rapporto di amicizia fra i due.
La scena d’ingresso:
⎝Si apre con un naufragio. Una nave proveniente dal mondo arabo è costretta ad approdare
a Palermo, nella nave c’è un emiro (Befehlshaber) che viene ospitato da Monsignore
Airoldi, appassionato da manoscritti e uomo di grande cultura.
⎝L’emiro per ringraziarlo, gli regala un manoscritto in lingua araba.
⎝Egli vorrebbe tradurlo, chiama quindi il frate Vella, che vive in miserie condizioni.
⎝Vella si rende conto che è un documento non molto importante, ma comincia l’imbroglio,
inventando che si tratti di un documento storico di fondamentale importanza per la storia
che si riferisce alla dominazione araba in Sicilia.
¬Il sistema dei baroni in Sicilia nasce dalla dominazione araba fondamento del potere
delle famiglie aristocratiche e nobiliari di oggi in Sicilia. Potere autonomo da qualsiasi
potere centrale.

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¬In Sicilia si trova un viceré cresciuto in Francia che si chiama Caracciolo, cresciuti
fra ideali illuministici. Viene mandato in Sicilia da re per ridurre il potere dei baroni e di
ammodernare (erneuern) la struttura socio economica della Sicilia.
⎝Trovare un documento che legittima il potere baronale è un grosso punto a favore della
Sicilia in confronto al re: Vella allora può fare fortuna grazie al manoscritto che tradurrà =
trasformerà in un documento storico. MANIPOLAZIONE DELLA STORIA. Vengono
nominate le casate più importanti dei baroni. Titolerà quel documento: il Consiglio di
Sicilia.
Monsignor Airoldi gli offre una casa e migliori condizioni di vita. Tutta la nobiltà cerca di
farlo dei regali, per avere la sua buona volontà.
Sciascia vuole dimostrare come il mito del manoscritto/ documento storico cada: è
un’impostura (Schwindel), perché si crea una falsa verità, che viene trattata come una
verità vera e storica.
Capitolo IX della prima parte: informazioni generali
Il Consiglio di Sicilia è quasi pronto e Vella sta facendo una bella vita. Ma non gli basta.
Vuole diventare abate e avere una vita con dei servi. Vuole la pazzia e raggiungere il
massimo, si sente sicuro, perché prende in giro tutta la nobiltà siciliana.
Ha una nuova idea di inventare un codice. Acquista della carta per scrivere un documento
ex-nuovo, cioè falso, che sarebbe il Consiglio d’Egitto. Si inventa che si tratta di un
documento relativo a un altro periodo della Sicilia, l’epoca normanna. Si tratta di uno
scambio di lettere tra i re normanni e i baroni siciliani, rovesciando completamente la
prospettiva storica e sottolineando il potere del re e negando il potere baronale. Lo manda
al re, per ottenere il suo d’accordo.
Siamo in fronte a due documenti falsificati della storia in relazione al potere, al cui i
documenti servono. Il potere, in qualche modo, regola la storia.
Il richiamo del filologo tedesco per la verifica del Consiglio di Sicilia: Hager per verificare
il Consiglio di Sicilia e per caso, proprio con il suo arrivo, il codice sparisce.
Nella conferenza cerca di dire al Vella che lui non capisce l’arabo, ma fallisce alla fine e
Vella vince la discussione della verità.

Capitolo IV: lettura del testo


È un romanzo che si sviluppa attraverso delle scene e non ci sono delle pesantezze.
capitolo VIII e IX sono i due fondamentali.
All’interno di una casa nobiliare in cui si trova l’avvocato Di Blasi in un momento di
intimità con una nobile palermitana sposata. Nel momento in cui Paolo si riveste e si
accinge (sich anschicken) ad andarsene, la contessa dice: “Sto leggendo “Le Mille”. parla
dei musulmani e poi parlano di Vella.
La contessa si preoccupa, perché nel Consiglio di Sicilia ci sono scritte delle cose che
riguardano la famiglia, ma il suo marito e anche lei hanno paura, che adesso nel
Consiglio d’Egitto vengono fuori delle altre cose. Che si mette in discussione del suo
feudo (Lehnsgut).
Chiede se Di Blasi potesse fare pressione sul Vella per cui venga confermato nel
Consiglio d’Egitto quello che stava scritto in quel di Sicilia.
Il nocciolo della questione affrontato con ironia da Di Blasi.
Nel capitolo successivo (XI):
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Di Blasi parla con Vella per chiarire la preoccupazione della contessa.
Vella cerca di farlo capire che la contessa non avrebbe niente da temere dalla nuova
traduzione del codice.
Di Blasi però capisce, che Vella è in grado di manipolare il documento. Ha dubbi sullo
scrupolo storico.
Un commento autoriale: prolessi, che solo dopo anni Di Blasi si fece preciso del
significato nella Di Blasi.
Il capitolo centrale (VIII):qui si trova la radice esplicativa.
La fabbricazione dei due documenti, specialmente del secondo codice (il Consiglio
d’Egitto è un manufatto tutto nuovo, è completamente inventato) richiede molto impegno
e perizia, e anche uno studio della storia siciliana: deve stare attento a non contraddire cose
storicamente assodate, a non fare errori.
Non ce la può fare da solo! Prende allora come aiutante un monaco conosciuto a Malta.
Man a mano che vanno avanti con il lavoro però, capisce che stanno portando avanti un
imbroglio ed esprime a don Giuseppe dei dubbi. “Non è che facciamo una cattiva
azione?”
La spiegazione del Vella: il lavoro dello storico è tutto un imbroglio/ impostura, c’è più
merito ad inventare la storia che a trascriverla da cose antiche, anche perché ci vuole più
lavoro e quindi anche più compenso!
I documenti possono essere falsificati o inventati ragionamento di Sciascia tramite il
ragionamento di Vella.
La finzione si sovrappone e rappresenta il fatto storico.
Il passato è come un albero che perde le foglie in autunno, si rifaranno in primavera, e
così via. Se ogni foglia scrivesse la sua storia, se quest’albero scrivesse la sua, forse
potremmo parlare di storia, ma altri scrivono la storia, non chi la vive, e viene scritta
appunto in funzione della idea del potere.
¬“1984” di Orwell dice la stessa cosa: propaganda del potere, manipolazione attraverso
una distopia =/= Sciascia che rappresenta tutto attraverso la storia. Stesso resultato.
¬Vella dice, se al monaco non sta bene di collaborare, può anche tornare a Malta nelle sue
condizioni di vita non molto buone e dimenticare. Questo argomento però convince il
monaco a rimanere.
Gli storici non hanno proprio l’orecchio per capire la storia e così la storia non esiste
e Vella non fa nient’altro come tutti gli altri: si adegua a un sistema e inventa la storia.
La storia non parla della fame, degli umili, delle difficoltà e cambia! Se al potere c’è il re,
la storia sostiene il re, se sono i baroni, allora la storia starà sotto le loro esigenze di
potere! distrugge le basi epistemologiche (scienza dei limiti della conoscenza della
storia) della storiografia.
L’interesse di Sciascia per il Caracciolo:
Appassionato per questo viceré, e alle ricerche e d’Archivio, incontra la Vice
(Stellvertreter) che prova a scardinare (aus den Angeln heben) e ridimensionare il
potere dei baroni dando all’isola un assetto più moderno.
Ridurre i festeggiamenti di Santa Rosalia da 5 a 2 giorni nessuno gli dà retta, rottura
profonda con le classi nobiliari siciliane fino alla rimozione (Absetzung) dall’incarico
(Amt). Rimane molto colpito. (Copertina della prima edizione del libro ritratto di
Caracciolo).
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Il personaggio Di Blasi:
Rivoluzione giacobina + impostura tentativo fallito di insurrezione (Aufstand) si
scrive sotto etichetta di impostura (Schwindel), seppur nobile. Lo stesso Di Blasi si
rende conto di questo, quando la congiura viene scoperta e viene arrestato, interrogato
sotto tortura (metodo dell’inquisizione, non dell’inquirenza (Untersuchung)).
La prima parte dal presupposto di colpevolezza dell’accusato (Angeklagte) e questo deve
dimostrare l’innocenza attraverso la confessione (Beichte/ Geständnis)
La seconda parte della presunzione (Anmaßung/ Vermutung) dell’innocenza è il tribunale,
che deve dimostrarne la colpevolezza.
La tortura per Di Blasi viene fatta per ottenere la denuncia di tutti i partecipanti alla
congiura per confermare la condanna (Verrat). Egli ovviamente resiste alla sofferenza, non
vuole nominare i propri campagni.
La seconda parte del romanzo racconta proprio la tortura di Di Blasi con tanti particolari
documentati da metodi dell’inquisizione. Durante il processo interrogatorio, nelle varie
fasi della tortura, Di Blasi ragiona sul fallimento della propria iniziativa e capisce che
questo fallimento è dovuto alla sua incapacità di capire fino in fondo la situazione storica e
valutare la profonda distanza fra i suoi ideali da rivoluzionario illuminista e l’impossibilità
di applicarle alla contemporaneità.
Capisce la folla della sua idea, poiché maturata sui libri. Tutto il bagaglio è scollato dalla
realtà! È improponibile (undenkbar) una sua attualizzazione. Ha rimorso di aver divulgato
queste idee e di aver imposto un disegno illusorio irrealizzabile e folle trascinandoli
alla morte. Sente di essere in parte autore di una impostura. Si sente uguale al Vella.
Il fallimento della sua ideologia, vengono ribaditi nel momento della morte. Tutti vengono
impiccati (erhängt), ma lui viene decapitato (enthauptet): impiccagione (das Erhängen) =
morte dei ladri/ malfattori/ assassini – morte infamante.
Decapitazione (die Enthauptung) = morte pulita, immediata, nobile. Gli viene quindi
riconosciuto un onore negato agli altri, estremo disvelamento (Enthüllung) dell’impostura.
La forzatura della realtà narrativa ha una dimensione di senso di Sciascia! DI BLASI /
VELLA accomunati (vereinigt) sul piano dell’imbroglio.
Lettura rapporto storia/ letteratura – Serkowska
Negazione della storia, negazione del valore della documentazione storica.
Si scopre una verità storica non in un testo di storia, ma nelle pagine di un romanzo. Non
in una dotta analisi, ma grazie ad una descrizione romanzata.
Storia/ invenzione non è più un problema, povero Manzoni, perché la finzione letteraria
dice di più! Un po’ come fa Anna Banti con la supposizione romanzesca.
La storia è finzione e costruzione del potere, la letteratura scava oltre le finzioni. Va
oltre i documenti ufficiali. (Pasolini afferma le stesse cose – io lo so come sono andate le
cose attraverso la mia immaginazione di letterato, perché so capire cosa si nasconde dietro
le verità condizionate).
Se la storia è menzogna, tutte le teorie nate da ragionamenti storici che nascono, sono
anch’esse delle menzogne. La storia è il luogo della menzogna.
Costruzione fittizia in cui Sciascia è capace di coinvolgere un pubblico.
La storia è sconfitta della ragione, perché predominano gli interessi di gruppi o
individui di potere. precursore dell’idea della caduta di scrittura letteraria/storica. Se per
Manzoni era insormontabile (unüberwindbar) al punto da considerare il RS infattibile e
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prendendo la storiografia come buona, per Sciascia la linea di separazione fra storia/
letteratura viene azzerata (zurückgesetzt) a favore della letteratura che diventa unica
depositaria di verità (?).
Storiografia e letteratura hanno una storia simile, sono opere di finzione! Sono narrazioni
“ad essere contestata in Sciasca è la stessa separazione scrittura letteraria/ storica. La forza
di entrambe le scritture deriva dalla verosimiglianza, non da oggettività. Sono
COSTRUTTI LINGUISTICI CONVENZIONALIZZATI NELLA STRUTTURA E
NELLA SCELTA DI FORME STORICHE E NARRATIVE. Appaiono intertestuali, si
riferiscono cioè ad eventi del passato. Il Consiglio d’Egitto cerca di dissolvere (auflösen)
la dicotomia (Zweiteiliung) vero/ falso e finzione/ verità perché dimostra come la verità
storia sia problematica. Il senso è quindi costrutto, non è negli eventi stessi. Si possono
cambiare tante cose quando si cambia la narrazione: revisionismo storico. Sciascia
anticipa ideologia di romanzi definiti post-moderni della Serkowska. Avvia una
riflessione sul tema della storia che caratterizza romanzi anni 70 non ancora del tutto posto
moderni, solo anticipa Consolo, Tabucchi, Morante. (C’è una profonda differenza:
impianto (Anlage/ Aufbau) ontologico (Lehre vom sein) = post moderno; impianto
ermeneutico/ epistemologico = Consiglio d’Egitto).

falsificazione delle conoscenze, imposizione di una visione rivoluzionaria coinvolgendo


altri.
Di Biasi= è l’unico, il primo a intuire che l’operazione di Vella è di un falsario, nel
momento del confronto con filologo tedesco chiamato a verificare la veridicità dei
documenti-> discussione pubblica in cui si contesta la falsità-> Vella riesce a vincere lo
scontro con una escamotage perché chiede al filologo di tradurre ipso facto il manoscritto,
lo chiama alla sfida della sua traduzione-> Di Biasi capisce l’inganno
La 1 parte come si svolge la truffa, elaborazione impostura, la 2 parte è una lettera di
Vella al Re, mutamento, nella 3 parte le vicende si sciolgono, ci sono sospetti, viene
interrogato il monaco, confessa di averlo trascritto e avanza il sospetto del coinvolgimento
di Vella. Il manoscritto non si trova, Vella si finge malato e confessa con orgoglio dopo
l’arresto di Di Biasi.
All’inizio del capitolo IX della 3 parte-> Di Biasi commenta: l’attualizzazione del tema
dell’impostura, ogni società crea quella menzogna che le si addice, che il tessuto sociale
esprime-> affermazione globale di Sciascia “ uno dei fatti che definiscono un momento
storico” ( pag. 118): la condizione x cui si è potuta realizzare è che la Sicilia baronale è
portatrice dell’inganno, la cultura è in mano del potere baronale quindi finzione di per sé,
falsificazione della realtà e della storia, si utlizza per la propria autogiustificazione.
Si rovescia un crimine da sempre esistente in Sicilia-> il capitolo IX è un impegno dal
pdv sociale-> Di Blasi spiega l’idea con un’affermazione importante legata a Consolo= la
crisi dell’economia siciliana è attribuita ai contadini, dovuta all’ignoranza-> ‘diritto del
contadino di essere uomo’ -> la razionaità non può disgiungersi dal diritto, devono
partecipare consapevolmente al diritto
accusa non specificata
impostura circola ma esce dal fatto in sé, cominciando a investire una problematica di
carattere universale, nell’attacco al potere falsificatore.

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cap. XIV 3 parte= interrogatorio di Di Biasi attraverso tortura, gli si chiede la denuncia dei
partecipanti, Di Biasi resiste al dolore fisico richiamandosi alla capacità di staccarsi dal
corpo-> Sciascia si cala nel pensiero del personaggio e nelle sue riflessioni.
Sa di avere il destino segnato e nel suo delirio immagina di dare l’addio a tutte le cose
viste e vissute, momento in cui il desiderio di vita si presenta più forte e nel suo deliderio
gli viene in mente Vella e qui Sciascia simula un monologo interiore di DI Blasi: Vella ha
costruita un’impostura divertente, ha svelato il teatrino della storia, per Di Blasi è tragica.
Non ha rimorso per coloro che sono stati zitti perché hanno dimostrato la loro dignità.
Prima di morire, l’abate Vella lo vede salire sul carro che lo porterà al supplizio, rimane
sconvolto, è giovane ma ha i capelli bianchi, gli manda un messaggio di conforto e Di
Blasi risponde: ‘La tua è stata divertente, la mia tragica’ e si conclude con la decapitazione
di Di Blasi.

La morte dell’inquisitore (1967)


Definito saggio storico a modello della storia della colonna infame di Manzoni. Saggio
scritto come un racconto che narra evento di microstoria riguardante una cittadina
agrigentina: protagonista un frate domenicano che pur essendo arrivato ai secondi ordini
vestiva in modo secolare, Diego La Matina, incarcerato sotto accuse di vario tipo e
processato dal Tribunale dell’Inquisizione, nasce nel 1622, morto al rogo nel 1658. In uno
degli ultimi interrogatori uccide con le catene l’inquistore che lo stava interrogando-> fatto
particolare che aveva dato origine ad una leggenda popolare trasformando il frate in
‘Robin Hood’ + romanzo pubblicato negli anni 20 sulle appendici del giornale di Sicilia e
l’autore era un giornalista storico Luigi Natoli che si dilettava nello scrivere romanzi
storici nel senso tradizionale del termine-> pseudonimo: William Galt
“I beati Paoli”: romanzo considerato il primo in cui si raccontano i fenomeni mafiosi
siciliani, germe della prima mafia, i rituali dell’affiliazione alla famiglia mafiosa sono gli
stessi raccontati da Natoli
Nella descrizione di La Matina Sciascia fa riferimento a Natoli, cerca resoconti, documenti
del processo e riprende leggende popolari fino a fare delle ipotesi-> esempio della
letteratura inquirente di Sciascia mettendo in risalto le contraddizioni, lavorando sul
linguaggio, interpretando in maniera ermeneutica.
agisce con unattenta decostruzione dei documenti che ritiene artefatti, uno dei testi più
appassionati-> ho lavorato con più passione xk è un saggio di metodo che non è valido
solo per la saggistica ma per la letteratura in genere: Natoli fornisce un’intuizione che ci
dà una dimensione diversa, intuisce che in lui si rappresenta la coscienza del popolo come
giusta e necessaria: la sua vicenda è tale da far supporre avversione per il dominio
spagnolo e la necessità di rivolta-> idea di Diego non storica ma di un romanziere.
L’intuizione è sovrastata dal ciarpame dell’intrigo e romanzesco.
Sciascia si diverte a pensare Natoli come una doppia personalità giocando sullo
pseudonimo-> Galt ha preso il sopravvento.
debito verso Galt: personaggi come di Blasi e La Matina-> Sciascia crea un legame tra Il
consiglio d’Egitto e La morte dell’inquisitore,la fonte letteraria è suggestionata dalla
fantasia di personaggi, suggestione riferita a Di Blasi.
=> idea della letteratura come verità.
morte dell’inquisitore: citazione di fonti
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nota di Serkowska: Giuseppe Traina, critico letterario e studioso di Sciascia, ha
sottolineato come nel Consiglio d’Egitto si possono rinvenire numerosi accenni alla realtà
del presente di Sciascia, riferimenti allusivi come un fatto che ebbe scalpore negli anni 50,
storia del bandito Salvatore Giuliano, usato dallo Stato per reprimere le rivolte dei
contadini ma l’allusione più evidente si trova in una delle riflessioni di Di Blasi nella notte
dell’interrogatorio: uomini che possono assistere impassivamente alla tortura di un essere
umano e ha un’illusione di un mondo pacificato dalla ragione-> allusione
diretta all’autore che conosce il futuro- “avrebbero distrutto la vita di altri
umani…”-> l’illusione di Di Blasi si sarebbe trasformata in disperazione per
guomini caaci di costruire metodi per distruggere altri esseri umani, il passato
si lega strettamente al presente!

VINCENZO CONSOLO: IL SORRISO DELL’IGNOTO MARINAIO


(1976)
Consolo è siciliano e si occupa di una storia recente<=> Sciascia
linea del romanzo post-unitario (anni 60).
periodo 75-76= mentre si sta esaurendo il clima del 1968, esce il libro “La storia” di Elsa
Morante, primo esempio di un romanzo di una scrittrice già affermata ma esce in edizione
economica x veicolare una massima diffusione + libro nel 75 che rappresenta il romanzo
d’esordio di Antonio Tabucchi: Piazza d’Italia, estraneo al percorso dell’autore che
affronta tematiche di carattere storico (1845-1945) + “Sostiene Pereira” con riferimenti
alla memoria storica.

titolo: la storia comincia con il ritrovamento di un ritratto di Antonello da Messina da


parte di un nobile barone siciliano Enrico Piraino di Mandralisca, naturalista, studioso
di lumache. Compra il ritratto per esporlo nel suo palazzo-> il libro si apre con il viaggio
di ritorno in nave durante il quale incontra un misterioso marinaio che somiglia al
ritratto di quel quadro-> sorriso ambiguo come la Gioconda tant’è vero che un’epigrafe è
estratta da un saggio di Sciascia L’ordine delle somiglianze stabilendo un diretto contatto.
Il romanzo ha avuto 2 tempi-> metà anni 60 e lo stesso Consolo disse che l’idea nacque
dalla visita al museo Mandralisca a Cefalù e che contiene collezioni private, sito
archeologico-> dipinto acquistato presso uno speziale, tavoletta di legno.
Lo speziale vende volentieri il quadro perché aveva un volto somigliante al fidanzato
della figlia dello speziale, giovane donna già considerata zitella che si era innamorato di
un rivoluzionario sempre in esilio-> l’immagine turbava la giovane tant’é che pare lo
abbia sfregiato (graffio).
Da qui nasce l’idea del racconto incentrato su questa storia e scrive i primi 2 capitoli: Il
sorriso dell’ignoto marinaio e L’albero delle 4 arance. Mentre si trova a Trapani per
seguire un processo alla Corte d’assise sul caso di cronaca nera del mostro di Marsala (un
tale rapisce 3 bambine e le getta in un pozzo, no caso di pedofilia ma non si riescono a
capire i moventi) l’editore prende i 2 racconti e ne fa una plachette dal titolo Il sorriso
dell’ignoto marinaio.

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acquaforte di Renato Gottuso: copia in bianco e nero del ritratto di Antonello da Messina.
Quando circola il libro nel 1975, viene sollecitato a continuare e nel 1976 pubblica il
romanzo per intero.
Viene fuori un romanzo storico sperimentale e si lega all’idea della letteratura
sperimentale attraverso la vita e definisce la sua linea-> sperimentalismo= agire
all’interno della tradizione senza rifiutarla per costruire una linea narrativa moderna->
ripresa modello tradizionale del romanzo storico nell’intenzionalità di Manzoni, colui
che ha inteso il romanzo storico in senso metaforico= per Consolo il recupero del
passato deve essere fatto scegliendo degli episodi che possano essere metafore del
presente e insiste sul fatto che il 600 di Manzoni è una scelta che d’altra parte vuole
rappresentare un’affinità con la situazione lombarda dell’800 (dominazione spagnola e
austriaca).
nocciolo= fatto siciliano nel maggio 1860 in un paesino, teatro di una rivolta di contadini e
minatori vs notabili del paese- episodio simile a Pronte, raccontato da Verga ne “La
libertà” e a questo seguì la repressione delle autorità centrali + condanna e
imprigionamento dei manifestanti.
Qual’è il legame con gli anni 70? raffronto possibile pensando all’ondata di contestazione
rivoluzionaria del 68 con speranze, illusioni, spinta pacifista per la giustizia sociale-
potrebbe corrispondere all’incendio di Garibaldi, l’arrivo dei garibaldini è dettato dalla
promessa della terra, da attese che poi verranno disilluse e negate (brigantaggio e pratiche
mafiose)-> il 68 avrà un esito terroristico.
romanzo complesso xk non segue l’andamento romanzesco lineare ma è diviso in 9
capitoli, ciascuno titolato, che infrangono la linea temporale e di diversa natura: ad
esempio un capitolo è rappresentato da una lettera e un altro da una memoria.
Tra capitolo e capitolo ci sono appendici quindi la linea diegetica, narrativa è interrotta.
Nelle appendici ci sono documenti, si costruisce un dialogo per mettere in contrasto il
racconto con quanto dice il documento storico, il racconto si fa interpretazione del
documento= gioco di specchi tra documento e racconto, cioè si dà un’immagine
invertita, già utilizzato da La storia di Morante. Non sono certificazione della verità bensì
una sorta di paradosso.
E’ curioso che il 1 capitolo inizi con un antefatto= acquisto del quadro.
Il racconto parte dal momento in cui il barone sta tornando in nave da Lipari a Cefalù; si
tratta di un valore allegorico= Lipari è un’isola in cui Consolo legge l’elemento della
natura, Cefalù è una città operosa. Il barone è uno studioso aristocratico, personaggio
che vive al di fuori della vita politica contemporanea ma nel 1848 a Palermo era stato
vicino ai rivoluzionari, ha un’ alta coscienza etica e morale, consapevole delle
distorsioni della vita siciliana e delle condizioni delle classe subalterne. Il primo incontro
è con un operaio, cavatore di pomice (materiale vulcanico), lavoro a rischio, si respira la
pomice che si trasforma in pietra nei polmoni=> mal di pietra-> stessa descrizione di
Mandralisca del ritratto di Antonello da Messina. L’identità dell’uomo è svelata nel
secondo capitolo, intando il barone è arrivato e dà un ricevimento per presentare il quadro
e fa un ecfrasis= si descrive il quadro, nell’osservarlo da vicino M. rileva la somiglianza
dell’ignoto marinaio anche se il titolo del quadro era Ritratto di ignoto. Gli osservatori
sono colpiti dal sorriso ambiguo.

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appendice prima= stralcio dalla lettera, prefazione che il barone scrive per il catalogo dei
molluschi, ci presenta il personaggio del barone.
Il 2 capitolo si colloca 4 anni dopo il viaggio, non sappiamo l’anno ma si può intuire
dalla appendice prima del secondo capitolo= moto di Cefalù del 1856 quindi il viaggio
risale al 1852.

L’albero delle 4 arance= definisce il quadro pre-rivoluzionario di Sicilia. Dal mare arriva
un bastimento e due uomini giungono con una cassetta contenente un volto in terracotta da
consegnare al barone-> i mercanti si recano al palazzo del barone e uno di loro si presenta
come Giovanni Interdonato, uno dei protagonisti dell’insurrezione palermitana-> il
barone riconosce l’ignoto marinaio=> tutto si salda in quest’idea di somiglianza con il
ritratto.

-> colloquio tra Interdonato e Mandralisca: Giovanni viene ricevuto nello studio del
barone e rimane impressionato dalla quantità di libri e da un affresco con lo stemma di
Cefalù: bipartito, nella parte superiore è rappresentato il re normanno Ruggero, colui che
ha voluto la costruzione del duomo di Cefalù; nella parte inferirore c’è l’icona di Cefalù=
3 cefali (Fische) che addentano una pagnotta (Brot)-> stemma che ricorda lo stemma
della Sicilia, tema giustizia sociale.
Interdonato è convinto di essere alla vigilia di un cambiamento-> cefalo= testa,
ragione perciò attraverso il discorso indiretto libero Consolo fa venire a galla la voce di
Interdonato, una delle tante che caraterrizzano tale romanzo definito plurivocale=
concorrono alla definizione del racconto molteplici punti di vista.
Nel momento in cui Interdonato ha una visione futura si opererà una sorta di risvegio del
barone e inizia un romanzo di formazione del barone che agirà in base ad una nuova
coscienza sociale perché dopo il fallimento risorgimentale si era ritirato, ma qui si
risveglia lo spirito rivoluzionario.
La testa di terracotta è cava, da questa Interdonato estrae un panno di seta, specie di
bandiera con un ricamo che pare un albero su cui spiccano 4 arance ma se il panno lo si
guarda controverso questo disegno cambia forma e pare l’Italia e le 4 arance sono
posizionate in corrispondenza delle 4 isole vulcaniche meridionali= da queste eruzioni
si preannuncia la nascita di una nuova Italia.
-> ellissi narrativa e temporale (dal 1856 al 1860)<=> 3 capitolo slegato, racconta una
storia di violenza operata da un eremita all’interno di una chiesa su una ragazza
creduta morta-> il fatto avviene però nel paesino di Alcara Li Fusi, unico indizio di
collegamento con il resto.
litografie di Goya rappresentano scene tragiche di guerra, violenze con sottotitolo:
“presentimento di ciò che sta per accadere”(pagina 61 del libro scritte in spagnolo)
16 Maggio 1860 (pagina 90-91)-> incitazione al massacro
“segnale di giustizia e non Viva l’Italia”= sviluppo del tema del significato della parola
=> preparazione dello scannamento dei cappelli dei nobili autori di tanti soprusi.
Alla fine del V capitolo non c’è appendice. La rivolta non viene subito raccontata, il
capitolo VI e VII costituiscono un’unità di 2 elementi: una lettera del barone destinata ad
Interdonato e una memoria in cui il barone racconta cosa ha visto dopo perché ci si è

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trovato per caso, non è stato testimone-> conosciamo il prima e il dopo della strage ma la
rivolta in sé non si conosce!
Ci sono stati arresti e i congiurati sono sotto processo, il giudice è Interdonato. Il
barone decide di scrivergli per “spezzare la lancia” a favore dei rivoltosi per entrare nelle
ragioni dell’accaduto, situazione giustificata da una serie di soprusi.
fatti microstorici-> confronto con il presente, scelta meditata in funzione di una lettura del
presente.
episodio di rivolta dei contadini ad Alcara Li Fusi vs galantuomini o cappelli: non
raccontato dal narratore ma il resoconto è affidato alla memoria del protagonista che
passa qualche giorno dopo
-> struttura decostruita, racconto frammentato in 9 capitoli intervallati da appendici in cui
si inseriscono documenti storici che non servono tanto ad autenticare quanto a creare
frizione tra la diegesi (= narrazione) e i racconti dei documenti
• cap.V prefigura la rivolta: riunione dei congiurati e preparazione della rivolta.
• cap VI contiene la lettera di Mandralisca a Interdonato sui fatti di Alcara Li Fusi:
narratore interno autodiegetico, lettera punto focale xk abbiamo la testimonianza del
risveglio del barone quando capisce che l’intellettuale non può astrarsi dalla realtà, rifiuta
l’atteggiamento di separatezza e si fa carico di una possibilità di azione.
9 ottobre 1860= salto temporale da maggio. La scrive durante il processo dei rivoltosi,
nell’attesa della sentenza per dare voce a chi non ha capacità di narrare la verità,
consapevolezza che gli accusati che parlano in dialetto sono impossibilitati a far conoscere
la verità, non possono difendersi.
La scrittura/parola come strumento di conoscenza e trasmissione del vero, chi non la
possiede inevitabilmente restaa escluso dalla storia: “Cosa è stata la scrittura, Egregio?
Una scrittura di privilegiati”(pag.98)= la storia è fatta da chi sa scrivere, quindi vuole dare
voce a chi non ce l’ha.
sproporzione tra quello detto nei giornali e l’incapacità di Beppe Sirna, zappatore, a dire la
sua.
autoaccusa di Enrico Pirrajino è possibile che noi intellettuali raccontiamo come lo
zappatore= stigma di una classe che ha troppe storture (Krümmung), falsità perché non
può sostituirsi alla parola diretta dei subalterni.
testimonianze raggelate nei codici della lingua, uno scriba/trascrittore/cancelliere
significato delle parole diverso
racconta une episodio che gli è capitato a Palermo: incontra un disgraziato incarcerato, nel
chiedergli chi fosse questi gli rispose in dialetto (vedi cap.IV)-> picchiato dal principe
presso il quale Mandralisca aveva soggiornato.
discorso della lingua: loro parlano una lingua diversa, la lingua è espressione di un modo
di essere, pensare, sentire, lo tengono loro intellettuali? Noi non conosciamo il codice
linguistico, e neanche il modo di essere, lo abbiamo imposto e i subalterni capiranno
quando avranno raggiunto i diritti fondamentali, cose che noi intellettuali abbiamo x
nascita-> si sancisce un’incomunicabilità
codice politico dell’acclamata libertà, la libertà può avere lo stesso significato?
chicciola= lumaca simbolo di una classe intellettuale che si rivolge su se stessa e non va
oltre, negatività della lumaca, confessione di inutilità del suo stesso studio di lumacologo=
lo scontro violento con la storia lo porta ad abbandonare questo studio, si risveglia e deve
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agire-> ricorda la sua partecipazione al moto di Cefalù nel ’56. La fede, l’ideale sono una
lumaca, nel senso che sotto c’è la terra ed è per questa che c’è stata la rivolta, allora
Mandralisca comunica a Interdonato la sua intenzione= lasciare la casa, i beni e destinarli
all’insegnamento, ad una scuola x l’alfabetizzazione dei figli del popolo così che la storia
la scriveranno loro da sé.
I libri saranno una biblioteca pubblica che ancora esiste a Cefalù
sorriso del marinaio è la lumaca= sorriso di chi sta fuori, dipinto sfregiato sul labbro
“Ma ora tocca a voi, voi dovete fare il vostro, non per l’ideale che è una lumaca, ma per
qualcosa di vero, voi (Interdonato) che siete in posizione di giudicare una violenza
giustificata e comprensibile
pagina 103: riporta una lettera,la rivoluzione di Pisacane doveva essere distruzione di chi
usurpa ma non fu così. Si concentra su punti di cui è portavoce Mandralisca ma anche
Consolo-> la scrittura non può essere impostura se riporta le parole di chi non ha voce,
scrivere per conto di chi non può farlo.
• cap. VII: memoria (15 ottobre 1860), concepita come una via crucis, parla di
stazioni xk trova segni tragici di quella rivolta. modo di raccontare simile a una vera via
crucis-> nella 1 stazione si contempla, 2 stazione…
verità morta-> pag 112 versione ufficiale della storia
di fronte a questa versione M si sente in dovere di raccontare la sua facendo un’infrazione
al codice ufficiale
• cap. VIII in cui racconta a Interdonato la visita al carcere dove sono stati rinchiusi i
rivoltosi in attesa di giudizio-> carcere a chiocciola, come un inferno dantesco
• cap. IX contiene le scritte dei muri del carcere per conoscere la storia che viene su
dal basso perché i legami tra passato e presente ci possono aiutare a proiettarsi nel futuro,
dal profondo del carcere salgono le voci autentiche, M. lascia la parola agli altri contro
l’impostura, evoca delle voci in maniera diretta senza mediazioni intellettuali, 12 scritte
che raccontano frammenti di una ribellione
-> scritta finale: fame senza fine di libertà della terra, dai bisogni primari!
-> appendici finali relativi al processo + commenti dei giornali e la decisione, alcuni a
estremo supplizio, alcuni a pene temporanee, altri hano avuto la concessione di clemenza.
sentenza del procuratore generale Interdonato: difende in qualche modo gli imputati->
ulteriore apporto alla rivoluzione, la violenza contro i notabili come ribellione sociale al
regime imposto dai borboni, viene stigmatizzata l’opera di Interdonato che avrebbe
giustificato la rivolta.

romanzo trattato nel capitolo Serkovska + uso particolare del linguaggio= tipo di scrittura
non paragonabile con esperienze precedenti, ci sono scelte di linguaggio aristocratico,
allusione a Leopardi, citazioni dai Promessi sosi, linguaggio arcaico, lingua non
immediatamente comunicativa-> oggetto di discussione tra Sciascia e Consolo: il primo,
pur condividendo il concetto di distorsione della scrittura da parte degli intellettuali ma era
in contraddizione con la lingua perché è un romanzo portatore di tematiche importanti, non
solo destinate a persone colte. Consolo si difende dalla critica precisando l’intenzione
tematica che deriva dal confronto con Il Gattopardo con la stessa figura di intellettuale
tant’ è verio che Il sorriso dell’ignoto marinaio è definito anti-Gattopardo.

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forma della ricerca d’azione: intellettuale che non si astrae dalla storia che vuole capire
perché si arriva agli estremi in certi momenti della storia=> idea di Consolo della storia
NON METASTORICA e FATALISTA<=> Tomasi di Lampedusa
problema della scrittura: COnsolo considera 2 modalità:
-scritture della speranza= Moravia, Morante, Calvino che fa del proprio assunto
fondamentale la comunicabilità, scrittura razionale, limpida, xk speravano che dopo la
guerra e il fascismo si sarebbe creata una società giusta.
-scritture della Neoavanguardia= linguaggio libero dalla comunicazione omologata
le aspirazioni non si sono realizzate a causa del boom economico, è una società non
armonica quindi la lingua che questa società esprimeva non era da lui praticabile-> lingua
di massa e di omologazione-> gli scrittori hanno il dovere di non praticarla bensì la
lingua della memoria ricca della sua tradizione e fà un’operazione diversa valorizzando la
carica espressiva del dialetto xk di fronte al linguaggio omologato il dialetto conserva la
sua capacità e potenza espressiva= il linguaggio dello scrittore lontano dal linguaggio del
codice-> diversamente dall’Avanguardia è importante che ci siano possibilità di intervento
etico e morale, Consolo instaura un rapporto con la storia, mentre le Neoavanguardie la
rifiutano.
romanzo microstorico-> Consolo, Sciascia

Andrea Camilleri: uno dei maggiori seguaci di Sciascia-> linea narrativa percorsa fin
dagli anni 80= romanzi ripubblicati grazie al traino del successo dei romanzi polizieschi.
Si tratta di romanzi politico-civili superando la dicotomia tra storia e invenzione, sono
racconti finzionali costruiti da suggestioni dall’incontro casuale con reperti siciliani->
immaginazine distinta per la volontà di rappresentazione della società siciliana, il modo
di essere dei siciliani. Alcuni romanzi nascono da occasioni (documenti di famiglia) come
“La concessione del telefono” pubblicato nel 1999 nato dal ritrovameto di una richiesta
del nonno per l’installazione e concessione della linea telefonica. Camilleri si inventa i
documenti, universo burocratico che costringono i lettori a seguire la vicenda affiancando
a questo mondo il racconto, condotto attraverso scene di carattere teatrale
(è stato insegnante di drammaturgia a Roma), dialoghi per seguire la retroscena.
-> altri romanzi (1992-1994-> da un’inchiesta sulle condizioni economiche della Sicilia,
questione meridionale post-unitaria): La stagione della caccia, La bolla di componenda,
La strage dimenticata. L’ultimo è il + importante per dare voce a un episodio dimenticato
(damnatio memoriae)
La mossa del cavallo ispirato da un’inchiesta giornalistica, il protagonista riesce a
scampare da un’accusa di omicidio grazie a questa mossa.
3 romanzi ambientati nel periodo fascista: Privo di titolo (spedizione punitiva di un
socialista da parte dei fascisti), La pensione Eva, La presa di Macallè (famiglia borghese,
educazione fascista, giovane come soldato di Cristo che darà adito a grottesche
rappresentazioni, romanzo più discusso, finale grottesco, punta il dito contro
un’educazione impostata). Il più storico è il Re di Girgenti (2001)=> fatto storico
realmente avvenuto, cacciata di un viceré sabaudo nel 1718 ed era stato nominato re al suo
posto il contadino Zosimo, entrato nelle grazie dei notabili. Camilleri si documenta e
costruisce la storia di Zosimo, legata alla storia ma anche costruita sull’invenzione, scritto
in dialetto.
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Commissario Montalbano (e non solo) ambientati nel paese inventato di
Vigata

ANTONIO TABUCCHI: PIAZZA D’ITALIA (1975)


Periodo di contestazione. Romanzo già scritto 2 anni prima (nota alla 2
edizione)
sottotitolo: non appare in copertina ma nel frontespizio interno.
‘romanzo’= termine più accattivante<=> ‘racconto popolare’…-> titolo
che dà info importanti, non si presenta come romanzo-> 2 elementi:
-favola= forma di narrativa dalle origini orali=> richiamo a una tradizione
antichissima. Una favola si caratterizza per la componente fantastica come convenzione di
lettura
-popolare= implicazione che ha come protagonisti gente del popolo

racconto storico che racchiude 100 anni di storia (1845-1945) costruendo una sorta di saga
familiare in un paesino presso le Alpi Apuane, Borgo-> famiglia di cavatori di marmo, di
profonda convinzione anarchica. Non abbiamo dati per collocare il luogo, conosciamo
solo i nomi propri.
La piazza è il cuore del paese dove si svolgono le principali attività (duomo, palazzo del
comune, ritrovi, locali, mercato, monumento riferito a eventi storici o personaggi)-> nella
piazza di Borgo il monumento ha valore metaforico, cambierà aspetto.
epilogo + appendice: info di carattere tecnico, ci avverte sulla struttura del romanzo,
diviso in 3 tempi (non parti!) xk dichiara una struttura somigliante alla tecnica
cinematografica, in particolare per il montaggio. Idea nata dopo aver letto la pubblicazine
nel 1975 delle “lezioni di regia” di Eizenstein (corazzata Potëmkin)-> rimontò le pagine di
quest’opera;
vedi indice di Piazza d’Italia: 3 parti non omogenee, ciascuno dei tempi è frammentato in
una serie di quadri/scene indipendenti-> il lettore ricostruisce la storia. I tempi
corrispondono a momenti storici.
•1 tempo: 1848 con i rivoluzionari e l’Unità celebrata dal monumento
•2 tempo: periodo dall’Unità fino alla 2 guerra mondiale
•3 tempo: immediato dopoguerra
=> cambiamento statua tra un tempo e l’altro
=> inizio: si comincia dalla fine= tecnica narrativa già utilizzata il cui maestro fu
Pirandello nelle Novelle per un anno-> procedimento a ritroso.
Nella parte conclusiva si comprenderà l’epilogo. Ha un titolo S’è sciolto il fiocco (titoli
allusivi, metaforici, simbolici, ironici o che colgono un particolare-> funzione
accattivante): Garibaldo colpito da una pallottola sparato da forze pubbliche e prima di
morire dice: ‘Abbasso il Re!’ ma si rende conto che il Re non c’è (si parla di Repubblica e
costituzione)
voce narratore: “storia del protagonista che correrà su fili speciali”
-> nella parte finale Tabucchi tenterà di adottare la tecnica della simultaneità-> alterna 2
storie facendole ricongiungere nel finale (nel cinema è più semplice tramite montaggio)
si serve dell’escamotage delle 3 generazioni: il capostipite è Plinio, anarchico,
mazziniano, garibaldino, uno dei volontari che hanno combattuto per conquistare Roma e
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fondò la Repubblica romana. Aveva perso un piede e leggendariamente si vantava di
averlo scagliato nei giardini del Vaticano e preso a calci il Pontefice Pio IX.
> paragrafetto Rispettosi saluti (rivolti alla moglie)-> figli Garibaldo, Quarto e Volturno
1 tempo si chiude con la statua che celebra l’Unità: giovane guerriero che offre ad una
figura reale (effige di Vittorio Emanuele II) una bambina appena nata che rappresenta
l’Unità d’Italia. Poi la figura del Re verrà sostituita da Mussolini e nel 3 tempo caduto
Mussolini sarà la Repubblica italiana al centro del monumento.

Nel romanzo non ci sono date, non c’è nessuna tentazione storiografica partendo dal
presupposto che il lettore conosca la storia, gli interessa una visione storica dal basso,
vissuta dai suoi protagonisti x costruire una sorta di controstoria. E’ un romanzo storico
con 2 caratteristiche:
microstoria come attenzione a fatti in un luogo ristretto ma sono anche episodi della
grande storia
controstoria= altra visione della storia, dalla prospettiva dei vinti, non si nega il
dinamismo storico nonostante il cambiamento della statua<=> antistoria-> vedi
Gattopardo
Testo realizzato in 3 tempi di disuguale durata:
•1 tempo= dall’impresa garibaldina fino alle soglie del Novecento compresa la prima
espansione coloniale in Italia
•2 tempo= dall’inizio 900 fino alla Liberazione (1945 ca.), si fa riferimento alla nascita
del futuro Re Umberto di Savoia. Per un errore tipografico Tabucchi immagina che sui
manifesti fosse scritto Imberto e molti nuovi nati si chiamavano così.
•3 tempo= dalla Liberazione alle elezioni del 48 con la vittoria della Democrazia Cristiana
I 3 tempi finiscono con una morte o una sparizione: nel primo muore Garibaldo, nel
secondo sparisce Don Livio e il terzo finisce con la morte del secondo Garibaldo.
Il padre e il figlio sono accomunati dal credere negli ideali rivoluzionari, agiscono ma
saranno sconfitti xò restano personaggi positivi perché non si sono rassegnati.
Il romanzo si apre sull’utimo dialogo tra Plinio e suo figlio Garibaldo-> Plinio muore
ucciso da un guardiacaccia
Volturno: si incontra nel frammento 14, presenta una patologia definita il “mal del tempo”,
assume una dimensione metanarrativa come se attraverso la malattia Tabucchi avesse
voluto creare un asse del tempo che si sviluppa su analessi (flashback) e prolessi (in
avanti, nel futuro).
Tende a somatizzare (in körperliche Beschwerden umwandeln) le proprie sconfitte e il mal
del tempo è non avere idee del passare del tempo o ricordarsi fatti non ancora accaduti.
Dapprima viene presa in giro questa percezione anomala del tempo, tuttavia diventa
preoccupante quando prevede la morte del fratello in Africa.
Zelmira= zingara con dono di prevedere il futuro, personaggio di riferimento per
contadini, protagonista dell’appendice perciò è fondamentale e rappresenta la parte
favolistica, ha 2 funzioni narrative: predizione e oroscopo perché l’oroscopo è l’elemento
caratterizzante il secondo Garibaldo, ma Zelmina è anche depositaria di un segreto
confidatole dal parroco Don Milvio e che si scoprirà nell’appendice.

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Un altro elemento importante nel 2 frammento è il tema della statua= cambia effige
(aspetto) segnando i passaggi storici importanti. Il 2 frammento dove compare si intitola
‘Si cambia padrone’. Si descrive il monumento dal punto di vista di Plinio. Si parla di
Garibaldi che consegna l’Italia al nuovo padrone.

2 tempo-> pagina 89: Un altro cambio (paragrafo 32)


Si dà un’immagine grottesca della statua, la statua viene sottratta dai fascisti, viene
ritenuto un atto vandalico allora si propone di cambiarla. Al posto del granduca prima
c’era Vittorio Emanuele poi al posto di Vittorio Emanuele Mussolini.

3 tempo-> ultima apparizione della statua. Le immagini del duce scompaiono e il


monumento questa volta viene descritto come la consegna dell’Italia al nuovo Stato
democratico. Il problema è che Garibaldo sale sul piedistallo per tenere il suo comizio e la
rappresentazione si fa drammatica-> collegamento all’epilogo dove abbiamo già visto
Garibaldo sul piedistallo della statua: viene ucciso dalle guardie mentre era abbracciato
alla statua come simbolo di democrazia. Significa che le classi subalterne restano sconfitte
in ogni caso-> non c’è trionfalismo, visione negativa.

pag.28-> Quarto (personaggio) si trova in un paese caldo (‘rovente’)


come muore il primo Garibaldo? In un inverno di fine 800, di carestia, di fame nera.
Situazione all’origine dell’entrata in scena di Don Milvio che patisce e capisce che deriva
da una diseguale distribuzione delle risorse. Lui ha un sogno: immagina una “macchina
idraulica dell’uguaglianza”, un macchinario per pompare (pumpen) grano nella casa dei
parrocchiani. Vede arrivare Garibaldo e lo chiama e gli chiede: Cosa aspettate a prendere
il grano? Volete morire di fame?-> prete rivoluzionario.
Garibaldo resta stupito perché gli dà una giustificazione per una rivoluzione. Garibaldo
scopre l’enorme quantità di grano nel granaio municipale, ne prende un pò e lo mostra di
casa in casa.
“Ufficialmente alle sette di sera”: ultimo capitolo del primo tempo-> Garibaldo morì il 24
Gennaio 1899, unica data che non serve per riflettere sulla grande storia, bensì è la data
della morte del personaggio, è microstoria.

2 tempo= raccoglie gli eventi più drammatici della storia del 900. Le storie sono
raccontate per flash/immagini. Si rappresenta un eccidio come specchio di ciò che è
avvenuto in tanti luoghi italiani. Tratta questi eventi in modo allusivo.

pag.122: Garibaldo tiene un comizio nel cinema Splendor, c’è un assalto e alla fine
ribellione Garibaldo resta ucciso.

Alla fine della storia viene ripreso l’epilogo-> paragrafo 15 del terzo tempo-> La morte
non si compra, titolo del paragrafo conclusivo, sottotitolo Due quadri dati in uno per la
contemporaneità= tentativo di creare una simultaneità, anche tipograficamente si fa capire
questa idea.

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morte di Garibaldo= evento soprannaturale che sembra sottolineare la tragicità
dell’accaduto, occhiaie delle case riferite alla morte, finestre saltate che potrebbero
rimandare ai bombardamenti degli Alleati.
Asmara, donna del secondo Garibaldo, interpreta il segno come malaugurio e consulta
Zelmina mentre sta preparando la torta per il compleanno di Garibaldo e mentre
quest’ultimo sta dicendo La morte non si compra, Zelmira ha una rivelazione e capì il
significato dell’oroscopo-> morte di Garibaldo a 60 anni.
=> chiusura narrativa= spiegazione dell’epilogo ma la storia non è finita perché c’è
l’appendice come apertura sul futuro per porre davanti agli occhi dei lettori il problema
irrisolto-> segreto confessato a Zelmira da Don Milvio-> L’uguaglianza non si ottiene con
le macchine idrauliche, è un’utopia, non basta credere che siamo tutti figli di Dio.

Tabucchi si è occupato del rapporto tra storia, letteratura e memoria-> romanzo più
conosciuto a proposito è ‘Sostiene Pereira’(1994) che ha sancito il suo successo anche
grazie a una riduzione cinematografica.
Tabucchi riflette sul tema letteratura-storia-> intro a Piazza d’Italia scritto come dice in
un colloquio (Serkovska non fotocopiato): memoria recente della Resistenza, non può
essere identificato come romanzo storico, prende 2 strade, una autobiografica,
memoriale e la strada della rappresentazione romanzesca, meno praticato-> Calvino
ammette che di fronte alla numerosa pratica della memorialistica è piuttosto scarsa la
letteratura resistenziale nel senso romanzesco, non sono molte le elaborazioni finzionali
del Partigiano.
escamotage Calvino per non scrivere un romanzo autobiografico (Il sentiero dei nidi di
ragno), racconta i fatti dal pdv di un bambino<=> Vittorini
Tristano muore: opera di Tabucchiil protagonista ha vissuto la Rwsitenza, ha una cancrena
alla gamba, rievoca il passato e racconta la sua esperienza-> Serkovska: 2008 Lugano=
“storia capricciosa creatura che tutti hanno indagato senza venirne a capo”, confrontarsi
letterariamente con la storia, definizione che vuole dire che i processi storici sono ambigui,
resta inafferrabile la ragione e il senso di certi processi storici così pensai di accettare la
sfida letteraria, scrivere un romanzo che si occupasse della nostra storia (Piazza d’Italia),
storia di esclusi, dal pdv di coloro che l’avevano vissuta ma non ci erano rimasti dentro.
Zona garibaldina, mazziniana, reubblicana. Scelta ideologica alla base del romanzo,
invenzione e finzione= famiglia, vicende tragiche anche se non di rado trattate in maniera
comica (quotidiano, basso) e grottesca.
Sostiene Pereira
Romanzo che ha come sottotitolo “Una testimonianza”= meccanismo narrativo, finge che
sia Pereira a raccontare la storia come se fosse davanti a un Inquisitore e che registri con
un linguaggio procedurale: “Sostiene Pereira di averlo conosciuto in una magnifica
giornata soleggiata a Lisbona”-> la formula originale è di una testimonianza attribuita al
protagonista, forma di deresponsabilizzazione perché il narratore si nasconde dietro la sua
voce. Non abbiamo indicazioni temporali, chi ha conosciuto Pereira? Lui ha 60 anni,
giornalista incontra un ragazzo, Monteiro Rossi xk guidato dall’ossessione della morte ha
trovato un articolo estratto dalla tesi di laurea di questo ragazzo e decide di conoscerlo.
Monteiro impiegato per preparare coccodrilli= necrologi anticipati
incontro con M= motore storia
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giornale non politico, astrazione dalle tematiche contemporanee, P dirige una pagina
culturale, no cronaca
-> 1938 a Lisbona e il capitolo si chiude con un riferimento importante= necrologio di
Pirandello, siamo nel regime di Franco, il 38 è l’anno delle legge razziali in Italia e non è
lontano il 39 con i primi segnali dello scoppio della guerra.
Pirandello (necrologio a 2 anni dalla morte): Tabucchi lo presenta come personaggio in
cerca d’autore (nella novella Colloquio P si immagina che i personaggi compaiano e
raccontino la storia).
Pereira è un personaggio reale che Tabucchi aveva fuggevolmente conosciuto a Parigi che
era riuscito ad agire vs regime di Sarazar-> libro risarcimento x recuperare la voce di chi
non è ascoltato. Pereira si dichiara cattolico anche se non praticante( si pone il problema
anima + resurrezione carne)
Pereira, personaggio fantasmatico che compare a Tabucchi-> gli disse che si confidasse->
spazio tra sogno e veglia, non a caso Pirandello era stato rappresentato con un dramma
“Sogno ma forse no”
Pereira= dall’ebraico albero del pero, nella finzione il nome è dato da Tabucchi ma non a
caso, x indicare le sue origini ebraiche->omaggio agli ebrei oggetto di discriminazione +
motivo letterario: piccolo intermezzo di Eliot “What about Pereira?”
Pereira era vedovo, cardiopatico, infelice, ossessionato dalla morte, migliore confidente
Padre Antonio=> Tabucchi racconta un mese importante nella vita di Pereira= agosto
1938, Europa sull’orlo del disastro 2 guerra mondiale, guerra civile spagnola…
Scrive il romanzo nel 1993, uscirà nel 1994, letto come testo anti-berlusconiano proprio
quando salì al potere.
Non ha le caratteristiche proprie romanzo storico ma la veridicità è presente, non si ha
esibizione/citazione documenti storici, ben lontano dal periodo 75, è letteratura post-
moderna.
ruolo intellettuale nei confronti della storia= tema fondo, storia esemplare simbolica e
metaforica, storia di un risveglio, personaggio appartato che si trova a dover fare i conti
con la storia nella figura di Rossi ed è costretto a prendere atto della situazione storico fino
a risvegliare la coscienza civile scrivendo un articolo che causerà l’esilio.
divisione in capitoli titolati e numerati, inizio a luglio 1938.
Fin dal 2 capitolo si evidenzia la separatezza del protagonista dalle vicende storiche
> incontro in un bar davanti al portone, agitazioni
-> info auto-censurata, il giornale decide di non dare notizia, Pereira si rende conto ma non
gli interessa. Decide di andare a trovare Padre Antonio, distrutto: “Ci sono scioperi… Ma
in che mondo vivi?” Vive nel suo mondo chiuso, accusa rivolto a Pereira ma anche a una
classe di intellettuali, in quanto giornalista non dà notizie.
Da questa situazione di stasi, da morto vivente lo tira fuori Rossi e Marta, sua fidanzata.
avvio di un dialogo con Marta
primo necrologio su Garcia Lorca, poeta ucciso dalla dittatura salazarista-> non può
pubblicarlo ma l paga lo stesso Monteiro Rossi che si mantiene, vede in lui il figlio mai
avuto.
necrologio Marinetti: capì che l’articolo era inutile
formula x sottolineare l’incapacità di comprendere l’incontro con Rossi, non riesce a
spiegarsi il suo comportamento.
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Percepisce che si può utilizzare la letteratura x formare una nuova coscienza, traduce
racconti di Maupassant, naturalista. Cerca di recuperare un ruolo attivo da un pdv
letterario, romanzo di formazione all’inverso (da adulto si forma)
> passaggio: trascorre una settimana di benessere con Dott Silva cui confessa il suo
disagio, crisi esistenziale (funzione maieutica di Silva)-> lascia fare, Marinetti è un
terrorista, carogna-> Pereira comincia a recuperare l’idea della sua funzione intellettuale:
ciò detto di Marinetti è quello che gli aveva detto Rossi.
Dott. Cardoso= personaggio fondamentale in questa fase, cui racconta il dissidio interiore
e chiede consiglio, lui gli dà una spiegazione che è rimando pirandelliano-> il modo di
essere di ciascuno di noi non è statica e fissa ma un insieme di anime diverse in cui può
prevalere una o l’altra quindi diventa l’anima egemone cui corrisponde un certo
comportamento, le altre restano silenti.
Sottolinea la molteplicità dell’io-> personaggi in cui emerge una parte nascosta dell’io,
l’identità dell’uomo è mutevole, l’interiorità è complessa, in noi convivono esperienze
passate che emergono-> in Pirandello ha esito tragico, in Pereira x assecondare la nuova
dimensione e farsene una ragione-> Cardoso farà crescere il personaggio e provocherà il
definitivo scontro di Pereira con la storia, l’irrompere in quell’affetto creatosi in Rossi.
Rossi nascosto in casa di Pereira, arrivano le guardie, P. viene interrogato, Monteiro
muore inaspettatamente, lasciano l’appartamento minacciando P di non dire niente P
prende la decisione di scrivere un articolo di cronaca in cui racconta l’accaduto, lo manda
al giornale ma sa che è difficilmente pubblicabile, soggetto a censura, lo manda al
tipografo, in composizione, telefona a Cardoso dicendo che riceverà dalla tipografia e lui
dovrà dire di averlo visto e poi chiama la topografia che a sua volta chiama Cardoso.
Pereira lascerà il Portogallo= beffa al regime salazarista è la pubblicazione.
risveglio coscienziose di un intellettuale che arriva a compiere un atto di ribellione, a
riconsiderare la sua posizione che si concretizza in un atto di scrittura, articolo di cronaca
nera in cui racconta l’omicidio di Rossi> si deve costringere a una vita d’esilio.

=> interrogarsi sul perché si comporta in un certo modo e perché si avvia a questo
percorso, anche alla fine quando si è compromesso al punto di ospitarli: per riempire
un’assenza, saluta la moglie in una sorta di congedo al passato e apertura ad una nuova
vita, era abituato a raccontare al ritratto della moglie.
I poliziotti in borghese devono perquisire l’appartamento-> P. cerca di opporsi, fa capire
che non hanno alcun permesso di entrare, manrovescio di uno e poi dell’altro, P barcolla,
non hanno niente vs lui, sono la polizia politica quindi è un’intrusione.
Il poliziotto spara vs Rossi-> sanno tutti di loro e non si sono accorti di una minima
ribellione che lui fa attraverso la letteratura, scelta letteraria, al posto del patriottismo lui
cita autori francesi, idea patriottica della chiusura autarchica.
Lo minacciano perché la volta seguente potrebbero venire per lui.
Rossi non dà segno di vita, Pereira gli chiuse gli occhi, sostiene che gli venne un’idea
folle= raccontare le cose come sono andate, un racconto dal titolo Assassinato un
giornalista. Sa benissimo che non potrebbe essere pubblicato, lo firma con il proprio
cognome, non è un’improvvisazione bensì P risveglia il se stesso di anni prima. Nei regimi
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totalitari la cronaca nera è quella maggiormente sacrificata per garantire la sicurezza dei
cittadini-> è UN MANTRA DI COESIONE E CONSENSO, I FATTI DI CRONACA
INCRINANO QUESTO EQUILIBRIO.
Ciò spiega l’avversione del regime per il romanzo poliziesco: il delitto fuori Italia, la
vittima straniera e l’investigatore doveva risolvere in fretta il caso.
Pereira confezione quella truffa facendo in modo che la tipografia si metta in contatto con
Cardoso, lascia l’articolo al tipografo e torna a casa. Prepara lo stretto necessario portando
con sé i necrologi di Rossi, il ritratto della moglie, prende un passaporto francese tra quelli
che Rossi aveva da consegnare a dei clandestini e fugge.
tema di fondo= non tanto rapporto tra storia e invenzione, romanzo collocato nel 1938
gravido di segnali drammatici e tragici, la storia è finzionale anche se alla base c’è stato un
incontro reale con il giornalista portoghese esule che gli ha messo il seme di questa storia.
L’intellettuale vive in una situazione storica precisa del regime salazarista x cui non si ha
bisogno di documenti.
Il protagonista vive la storia, è legata all’individuo, conta il rapporto che l’intellettuale
costruisce con il momento storico dapprima di assenza e non consapevolezza e poi diventa
più attivo. Il punto di interesse di Tabucchi è l’operatività dell’intellettuale all’interno
della società, la funzione di uno scrittore, il ruolo dell’intellettuale nella sua opposizione.
Tabucchi è uno degli ultimi eredi di un’idea di scrittura razionalmente impegnata nel
disvelamento della critica della contemporaneità, nella comprensione del senso della storia
e senso della realtà.
cap. 4: P sostiene di aver incontrato Rossi in un’ambiente particolare, ad una festa del
regime salazarista xk è stato invitato a cantare x guadagnare, qui incontra anche Marta. P e
Rossi parlano di letteratura e filosofia, avviano una conversazione, cita suo zio letteratio
fallito dicendo che la letteratura sembra immaginazinone, senza una dimensione
conoscitiva ma forse è proprio il contrario cioè può rappresentare il vero-> le fantasie
letterarie rivelano la verità (vedi Sciascia: la letteratura può svelare la verità)
Quest’idea si trova nel romanzo non storico: La testa perduta di Damasceno Monteiro:
romanzo contemoraneo che parla di un assassinio, fatto cronaca che vede il ritrovamento
di una testa senza cadavere. La verità verrà scovata da un giovane giornalista mandato dal
giornale a seguire le indagini perché l’omicidio è avvenuto all’interno della polizia—>
ampia dimensione di tipo metanarrativo che conferma l’idea di Tabucchi ha del ruolo dello
scrittore.
Sostiene Pereira va letto in chiave politica-> non ha nessun legame politico con il 1994,
altra faccia della medaglia= controllo dell’informazione
Il romanzo esce quando diventa Presidente del Consiglio Berlusconi, proprietario di
giornali e canali televisivi=> conflitto di interessi, non si è mai trovato il coraggio di
risolvere il problema, romanzo visto in questa direzione. E’ vero che si parla di un regime
totalitario che non ha niente a che vedere, ma fu visto come metafora della situazione
politica del 1994.
L’oca al passo + La gastrite di Platone= risposta a Eco, dialogo con un intellettuale
che aveva fatto una riflessione sul ruolo dell’intellettuale sull’ espresso settimanale “La
bustina di Minerva” (fiammiferi)
-> spinta gnoseologica= non sufficiente segnalare il problema, lo scrittore deve andare alle
radici, essere curioso sulle ragioni, importante accendere i fiammiferi per illuminare una
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verità di fondo per tenere acceso il desiderio di raccontare e illuminare il buio dietro i
fatti= suo rapporto con la realtà e la storia.

Tristano muore
Lungo monologo con un destinatario=> il protagonista è Tristano di cui non si sa molto,
in fin di vita, consumato dalla cancrena, sente il bisogno di raccontarsi cioè di dettare la
sua storia quindi chiama uno scrittore per dare corpo ai ricordi.
ricordi sono come granelli di sabbia.
Si istituisce un legame diretto tra storia e letteratura attraverso la memoria, Tabucchi
parla attraverso Tristano: “la letteratura è una forma di memoria nuda che si contrappone
alla memoria breve tipica del nostro tempo, la memoria è anche collettiva che trattiene il
tempo<=> info dei mass media” -> l’unica cosa che può rallentare il tempo è la
letteratura come testimonianza.
Il mondo è fatto di atti che passano, la storia è fatta di azioni che succedono in quel
momento e poi scomparirebbero se non ci fosse la scrittura che permetta agli eventi di
essere= ‘verba volant, scripta manent’= le parole dette volano, le parole scritte restano
desiderio di segnalare l’incendio + comprensione ragioni dell’incendio-> Tristano non
scrive la sua storia ma la racconta ad un immaginario scrittore che ha il compito di
scriverla quindi la responsabilità della rielaborazione dei frammenti di vita è dello scrittore
quale intermediario.

tornando a Pereira: lo stesso personaggio non ha la perfetta consapevolezza della sua


azione, si dà risposte ipotetiche. Anche Tristano non troverebbe il senso della vita, si
affida allora alla scrittura altrui che può ricostruire un ordine nei granelli di sabbia Il
quadro d’insieme dell’esistenza sfugge allo stesso protagonista, il singolo non può
intravedere il senso globale del tutto nonostante agisca nel tutto
Per Tabucchi la storia della Resistenza è tra le + nobili, unico momento eroico del 900 x 2
ragioni= prova di responsabilità e per un desiderio di riscatto riguardante la storia italiana
sotto il fascismo. Tabucchi non può accettare la cancellazione della Resistenza dalla nostra
storia.

Calvino e Pavese hanno posizioni diverse: Pavese intellettuale che si è tenuto fuori, mai
partigiano e allo scoppio della guerra si rifugia in collina-> romanzo La casa in collina
(1948) riflettendo sulla violenza: i morti chiedono la ragione, i morti sono tutti uguali.
Il sentiero dei nidi di ragno (1947): Calvino ha combattuto in Liguria quale partigiano,
racconta la sua storia attraverso gli occhi di un bambino e affronta il problema ideologico
attraverso un dialogo tra 2 partigiani e si chiede: Perché si combatte? Desiderio di riscatto
anche da situazioni personali dice uno, ma non siamo uguali ai partigiani, combattiamo per
un sogno futuro di libertà per liberarsi dalle catene politiche<=> partigiani la cui morte è
uno spreco.
In conclusione le morti non sono tutte uguali secondo Calvino, non tutti i sacrifici hanno
lo stesso valore-> Tabucchi si allinea su questa opinione e mette in discussione la
Resistenza: non si hanno molti momenti di cui essere fieri, l’Italia ha dato prova di una
forza mai dimostrata prima.

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Ciò non significa guardare la storia solo dal pdv di eroismo: Tabucchi non è creatore di
eroi, lui stesso parla di anti-eroismo e anti-storia= i personaggi di Piazza d’Italia sono tutti
perdenti, antistoria nel senso di controstoria dall’impresa dei Mille al secondo dopoguerra
vista dal pdv di perdenti ma attivi.

Tristano muore rappresenta una riflessione metanarrativa sul rapporto tra letteratura,
storia e memoria è reso esplicito dai 2 protagonisti: da una parte Tristano giunto alla fine
della sua vita, identificato come eroe della Resistenza, rappresenta la storia vissuta
individualmente e la storia collettiva; dall’altra parte c’è lo scrittore che dovrà trasformare
in letteratura quello che Tristano gli racconta, rappresenta la scrittura. Il rapporto tra
Tristano e lo scrittore (senza identità) rappresenta il rapporto tra la storia vissuta e
l’operazione di scrittura.

tema eroismo e manipolabilità del passato= Tristano rifiuta non tanto l’esperienza di cui
riconosce l’importanza ma rifiuta che certi momenti storici possano essere manipolati nel
futuro a fini politici contraddicendo gli ideali alla base di quei momenti. Tristano dice di
essere stato considerato eroe dalla propaganda politica che ha strumentalizzato la sua
esperienza-> “spesso gli eroismi finiscono in merda”, parodia del discorso celebrativo,
l’atto del singolo celebrato come un atto che coinvolge la collettività, un milite ignoto
rapresentativo dell’umanità= parodia sarcastica.
La manipolazione consiste nel farsi scherno della resistenza per negare una realtà
storica: il popolo italiano non è mai stato fascista!= NON E’ VERO! La colpa di un
acquiescenza al regime c’è, ma la resistenza non può essere considerata un rimedio.

lettura: “la storia la scriviamo noi, è una nostra invenzione, se solo avessimo la forza di
dirle signora storia nonesisti ma solo come vogliamo che tu sia”= si apre una nuova
questione: rimorso/nostalgia nei confronti di ciò che si è fatto nel passato, potevano
andare diversamente le cose? Potevano esserci alternative?

Tabucchi definisce il gioco del rovescio= interrogarsi sull’alternativa presente negli


eventi, è chiaro che la storia può avere il suo rovescio ma resta una mera ipotesi che può
essere esperita attraverso la letteratura che costruisce la storia mai realizzata.
sottogenere romanzo ucronico= romanzo storico che parte da una domanda di fondo:
cosa sarebbe successo se… immaginano un corso degli eventi potenziale diverso da ciò
che è stato.
G. Morselli immagina l’Austria vittoriosa alla fine della prima guerra mondiale:
Contropassato prossimo -> i soldati austriaci avrebbero scavato un tunnel aggirando i
soldati italiani. Forse si sarebbero risparmiate certe conseguenza, forse l’Europa sarebbe
stata più unita…
Se è possibile immaginare una storia diversa significa che nelle cose era insita la
possibilità del diverso, così spiega Tristano, allora la letteratura può dare voce a queste
ipotesi (sogni, immaginazioni)=> Tabucchi ha un’idea della storia non lineare ma
frammentata, ha la possibilità di rompere le catene deterministiche di causa ed effetto->
male del tempo, confusione dei piani temporali.

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Se partiamo dal ‘se’ la letteratura ha 2 funzioni:
-fissare sulla pagina, testimoniare una memoria del passato
-compito conoscitivo e ogni tipo di cognizione non può prescindere dalla formulazione di
domande e dubbi, necessari per aprire le porte alla conoscenza della verità-> in ciò si
allinea a Pasolini, a Sciascia, ma l’origine viene da Gadda-> quel pasticiaccio si conclude
con il dubbio dell’investigatore (romanzo poliiesco) ma non rappresenta una sconfitta. Al
contrario pone domande, il dubbio è produttivo di una nuova indagine. La Letteratura
secondo Tabucchi ha il compito di insinuare dubbi, fa crescere. Ci pensano teologi e
politici ad affermare la verità che conviene.
=> “La letteratura è un pensiero del mondo differente dal pensiero dominante o
meglio dal pensiero al potere”

tema ripetibilità e circolarità della storia= ripensando a De Roberto, Pirandello, Tomasi


di Lampedusa, qui si riflette diversamente. In questo caso capiamo attraverso la voce di
Tristano: “Sai quanto tutto gli fu chiaro? Quando tutto pareva chiaro e già finito, il 6
agosto 1945 alle 8.15”. Tristano parla di sé in terza persona, ha un’illuminazione, capì che
“il mostro mai vinto (prima bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki) stava lasciando
posto alla mostruosità dei vincitori, al secondo crimine contro l’umanità” (primo crimine
contro l’umanità= guerra + Olocausto)
“(Gli atti criminali) non furono un errore, ai vincitori furono utilissime e fecero capire al
mondo che erano loro i vincitori, davanti al nemico se vinci neanche i morti saranno al
sicuro, la violenza suscita inevitabilmente una risposta violenta… ecco che il bene ha vinto
sul male solo che nel bene c’è il male”-> il male e il bene sono connaturati.
Se la storia è raccontata dal punto di vista dei perdenti come in Tabucchi, è un
profondo inganno e si misura sul riflesso che ha sul vissuto.
Tabucchi misura l’intreccio della vita dei perdenti con la grande storia.

ELSA MORANTE: La Storia


Costruisce un romanzo più tradizionale che ha come base il romanzo manzoniano,
romanzo storico con una consequenzialità ma è la storia raccontata attraverso le vicende
del singolo escluso-> rapporto con la storia decisivo ma il singolo non è protagonista.
Pubblica il romanzo La Storia nel 1975: stesso anno di Consolo e Tabucchi-> non è una
coincidenza! Sono narratori così diversi che in quegli anni sentono il desiderio di scrivere
romanzi che si confrontano con il tema storico perché è un modo per cercare nel passato
le ragioni del presente e delle sue contraddizioni-> gli anni tra il 68 e il 78 sono anni
duri, di stragi e attentati.
E’ già scrittrice affermata e pubblica il romanzo La Storia con una dedica agli analfabeti
facendo la parodia alla dedica di Manzoni ai 25 lettori.
“La Storia è uno scandalo che dura da 10.000 anni”

Dal titolo viene dequalificata la Storia, lo scandalo (dal greco pietra d’inciampo, elemento
di disturbo) denunciato ad apertura.
Romanzo ambientato a Roma nell’immediato dopoguerra, racconta la storia degli umili
come Manzoni, ma non sono popolani. Protagonista è una maestra, si apre con un atto di
violenza realmente consumato= stupro di Ida da parte di un sergente tedesco e avrà un
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bambino Useppe, malato di epilessia e morirà dopo poco. Ida aveva già un figlio più
grande dal marito ormai defunto. Il ragazzo è diffcie, rimarrà ucciso in operazioni di
contrabbando.
Morante inserisce degli intermezzi in cui trascrive documenti storici come Consolo->
questa alternanza tra finzione e documento ci dice che il romanzo non si presenta più come
un misto di storia e invenzione.
Si potrebbe dire che anche Manzoni fa la stessa cosa ma è lui come autore onniscente a
raccontare i fatti storici con sguardo storico<=> Consolo + Morante= letteratura e
documenti storici sono nettamente separati.
Elsa parla di vittime (passività) e non di perdenti come Tabucchi

secondo paragrafo dell’ultimo capitolo della Serkowska: romanzo Elsa come parodia di
Manzoni-Serkowska sostiene che il romanzo della Morante può essere considerato post-
moderno in quanto parodia (NO! secondo la Bacchereti)
parodia= andare insieme con/andare contro, riproposizione di un modello e
ammodernamento del modello stesso), da una parte rappresenta un’ammirazione perché si
valorizza qualcosa di rilevante.

=> distinzione tra storia e racconto ha come conseguenza il fatto che la storia si capisce
dalla vita degli individui, la vera storia è la microstoria!
riflessione della Morante da un intervento saggistico “Sul romanzo”:
“In un frammento di vita, in questo caso la vita di Ida, si può comprendere la storia. Lo
storico di professione non riesce ad andare a comprendere cosa è accaduto davvero, perché
fa un discorso sovrastorico: la storia è vissuta dagli individui, al tempo stesso l’individuo
che vive la storia non è consapevole di essere lui stesso il portatore della storia perciò la
vita dei singoli è significativa”= La Storia è ADDIZIONE DELLE VITE DEI SINGOLI,
NON QUELLA DEGLI INTERMEZZI.

Conoscere la Storia in 2 modi:


-la Storia è individuale anche quando si cerca di conoscerla nelle sue linee più ampie
-rappresentazione attraverso la letteratura/romanzo

Morante sceglie di pubblicare il romanzo in edizione economica (Universale Einaudi):


questa scelta deriva dalla consapevolezza che questo romanzo che presenta storie di
violenza, sopraffazione, fame ecc. ha una componente fortemente emotiva in alcuni casi
molto sensibili, affidandosi al sentimentale tipico della letteratura popolare per renderlo
leggibile ai semplici, agli analfabeti.

Ci sono 2 parti: storia di facile comprensione + storia che presuppone un altro lettore,
quella che riguarda il figlio di Ida-> discussioni ideologiche, rappresenta le contestazioni
giovanili, ma è una valutazine negativa.
Quindi questo romanzo in realtà ha un pubblico diversificato come farà Eco nel 1980 con
Il nome della rosa.

altre riflessioni sul romanzo neostorico-> vedi saggio Benvenuti primi 3 capitoli
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La prima questione che affronta è rapporto tra stortiografia e letteratura nella corrente di
pensiero americana a partire dagli anni 70= The new storicism, nasce da un gruppo di
storici nell’università di Berkley in contrapposizione al New Criticism che privilegia le
strutture testuali e la dimensione ermeneutica, relativistica del testo fino alla deriva
decostruzionistica= analisi dei testi escludendo qualsiasi rapporto con il mondo esterno al
testo, il testo interagisce con altri testi, si studia l’intertestualità, tutto si affida
all’interpretazione soggettiva=> infinita produttività del testo fino a non avere un’identità
precisa da cui deriva decostruzionista
New storicism= tende a ricostruire il rapporto del testo con la storia, economia, politica,
religione prima considerati non pertinenti-> le arti sono rappresentazioni simboliche di
queste superfici dure, le interpreta e le rappresenta. Stephen Greenblatt maggiore filosofo
di questa corrente, fece uno studio sul Rinascimento inglese, nel 1983 uscì Representation
e nel 1988 Shakespeare’s negotiations= negoziazione tra opera d’arte e contesto, si basa
sul compromesso, è un accordo tra 2 parti, si basa sull’energia sociale, cioè l’insieme delle
idee, concezioni condivise in un determinato tempo e luogo, insieme della tradizione
appartenente a un luogo in un tempo specifico. Questo insieme di fattori sociali condiviso
in una comunità è inevitabilmente presente in qualsiasi espressione artistica e culturale di
quel tempo e luogo.
Greenblatt usa il termine ‘pregiudizio’ in senso positivo= insieme di conoscenze
preacquisite appartenenti a una comunità e presenti in qualsiasi opera d’arte.
Il discorso culturale è quindi una rappresentazione metaforica dell’energia sociale, ne è un
indice di quella collettività in un momento storico. Al tempo stesso però può assumere
valore orientativo, motore interpretativo della stessa energia sociale e il significato di un
testo si costruisce attraverso un’opera di negoziazione tra il testo stesso e il suo lettore
tenendo conto di risonanza del contesto ed energia sociale. L’intreccio del new storicism
con il romanzo neostorico è evidente.
La Benvenuti parte dallo studio di Domenichelli e l’operazione negromantica
identificando nella fnzione del romanzo storico la volontà di interrogare i morti-> nel
romanzo neostorico effetto di ammutolire la storia ufficiale per dare voce alle voci
fantasma costruendo anche una forma di controstoria: “Ora il desiderio di far parlare le
voci dei morti rivisita le forme e scopi del romanzo storico (2 paragrafo pag.8)… sono i
soggetti sconfitti che devono parlare”
Hayden White autore di saggi storici sul rapporto tra letteratura e storia-> Metahistory=
forme di storia dalla realtà alla narrazione (2008) testi risalenti agli anni 70: la tesi di
White è che la storiografia non è altro che una forma di racconto, non esiste uno iato tra
storia e romanzo, la narrazione storica è un discorso i cui contenuti possono essere sia
trovati nei documenti e fatti ma anche inventati perché i fatti e dati di per sé non dicono
nulla-> storiograia= costruzione di strutture d’intreccio=> di conseguenza la storia si
consegna alle più varie interpretazioni creando distorsioni, si dà spazio a ipotesi
leggitimistiche-> Guisburg e l’olocausto
-> già nella stessa teoria di White ci sono distorsioni= difficoltà di stabilire la verità
storica, si ha una deriva ermeneutica.
l’evento ha una sua verità incontestabile, salta ogni distinzione tra realtà e finzione
Sciascia anticipa questo problema, cerca di correggere le teorie di White nella necessità di
rivedere lo statuto epistemiologico della storia.
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Guisburg, nonostante la critica a White è grande estimatore di Manzoni perché il valore
del rs manzoniano è aver prefigurato i connotati della ricerca storica contemporanea che
dà voce agli umili, sommersi, individui, gruppi sociali lasciando da parte condottieri e
protagonisti della storia politica, è a vita quotidiana che diventa oggetto di storia.
Benvenuti (pag. 13): la letteratura avrebbe il primato sulla ricerca di nuove forme
espressive capace di superare il realismo ingenuo= illusione che la realtà parli
attraverso in maniera diretta, idea che ci sia una rappresentatività immediata tra lingua e
realtà.
discorso realistico e discorso d’immaginazione- nascono nuove forme di narrazione anche
nella pratica cinematografica (docufiction= racconti documentari, intersezione tra fatto e
finzione)-> queste commistioni indissolubili non sono difetti di conoscenza, anzi
attraverso l’idea di neostorico è visto come potenziamento conoscitivo rispetto alla storia
stessa.
pag.14-15 Benvenuti: “rispetto al romanzo storico tradizionale le nuove forme di
narrazione finzionale della storia mostrano un depotenziamento della funzione
referenziale, mettono in atto un patto narrativo che non permette al lettore di separare
eventi immaginari da eventi reali, eludono distinzioni nette”

definizione del nuovo patto narrativo riguarda il meccanismo stesso di narratività=


richiamo a Coleridge, “sospensione dell’incredulità”-> io lettore so che si tratta di
romanzo e sono disposto a credere, a immergermi totalmente in quel mondo, pur sapendo
che non è reale.
Si tratta di nuova narrativa… Manzoni aiutava il lettore a separare verità storica dal
racconto.
paragrafo finale Benvenuti: Fine della storia?
L’impossibile distinzione tra realtà e finzione si intreccia con un aspetto degli anni 80
derivante dalla corrente postmodernismo, la fine della storia. Già nel postmodernismo è
implicita idea di qcs che viene dopo, quando tutto è stato detto accomunata al vivere in un
eterno presente dove il passato non ha più una vera e propria relazione con il presente e
qui la storia ha la sua fine.

modernità liquida= stato mutevole, scorrevole quanto inafferabile, si vive in una società
liquida senza solidi su cui formare una propria identità, riferibile agli anni 00 dopo la
rivoluzione informatica.

negromanzia di Domenichelli si è trasformata= si è indagato il volto nascosto della


storia considerando che la storiografia ufficiale tende a nascondere una verità storica
scomoda al potere + direzione oscura della storia, complotti che dal pozzo della storia
dirigono gli eventi di cui si percepisce la superficie. E’ la ricerca di un senso che il
lettore affida alla lettura del romanzo. Si ha l’idea di perdita della coscienza storica ma i rs
rappresentano un filone di grande successo perché se la storia è caduta in discredito, la
letteratura si è appropriata della storia (letteratura, cinema) che diventa depositaria
della verità storica.

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Postmoderno/postmodernismo (slide)-> si diffonde in USA come metodo di
interpretazione dagli anni 80, dimensione considerat superata dal fenomeno
globalizzazione.
3 elementi fondamentali per capire l’idea di postmodernità:
pensiero debole= si afferma a partire da metà anni 70 <=> pensiero forte cioè una
definizione globale, interpretazione totalizzante dei fenomeni che contraddistinguono un
periodo storico per ricondurre a un sistema globalmente interpretativola realtà (l’idealismo
o lo storicismo è un pensiero forte diversamente dal neostoricismo). Il pensiero debole ci
mette di fronte a una relatività e mutevolezza, prevale la parcellizzazione, non si ha più
l’ambizione di razionalizzare in senso completo la realtà=> contrapposizione di modalità
interpretativa.
essere postumi= richiamo alla stanchezza
astoricità= percezione del vivere in un presente continuo e difficoltà a recuperare una
coscienza profondamente storico-> postmodernismo come traduzione di questo aspetto

modernità<=> postmodernismo
• totalità vs discontinuità= percezione di una possibile interpretazione totalizzante in
crisi con il prevalere del molteplice e del frammentario-> i capisaldi del pensiero forte
sono soppiantati da un senso di indeterminatezza e incertezza
• tensione gnoseologica vs relatività ontologica= la prima è tensione conoscitiva con
volontà di razionalizzazione; nella postmoderna la caduta degli ideali provoca una
reazione diversa con la prevalenza dei fenomeni x cui non è possibile una conoscenza
globale ma solo relativa.
-> trattamento della storia nel rs moderno è effettuato in una dimensione gnoseologica-
la microstoria è un aspetto, un piccolo evento che ha l’ambizione di far conoscere ma nei
rs postmoderni prevale la dimensione ontologica= la storia è insieme di fatti non messi in
discussione.
• tempo vs spazio= nella dimensione postmoderna il tempo riduce la sua centralità a
favore della dimensione spaziale che assume caratteri simbolici e metaforici. Si creano
figurazioni allegoriche ricorrenti: figure del labirinto, rappresentazione della difficoltà di
muoversi all’interno di percorsi + biblioteca come figura della molteplicità del sapere
• canone vs eclettismo= viene meno in epoca postmoderna l’idea di modello
prestabilito cui far riferimento (es. rs tradizionale) e vi si sostituisce una contaminazione di
pi generi e canoni (vedi Eco che assume in sé modalità narrative un tempo distinguibili)->
ne deriva un rapporto di tipo ermenutico tra autore e lettore
• narrazione vs metanarrazione/virtualismo= fine del realismo ingenuo, autori che
tendono a mettere in luce i meccanismi della lettura, si smascherano i meccanismi
narrativi, l’illusione di specchio della realtà alla base del realismo ottocentesco, si trovano
afermazioni che dimostrano che l’opera è finzionale, trasformazione del racconto in
un’opera di scrittura.
Il romanzo rappresenta se stesso come una costruzione
• riuso= forma di intertestetualità, operazione di riutilizzo di testi tradizionali,
riscrive in modo diverso opere già note
• citazionismo= partendo dall’idea di libro inserito in una biblioteca con altri libri
affini è molto diffusa la pratica della citazione come patchwork, insieme di altre scritture.
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cit. esplicite= casi meno evidenti, il lettore opera sforzo ermeneutico
cit. implicite (+ diffuse): il lettore deve essere in grado di riconoscerle
• epigrafe
• parodia/ironia
• gioco verbale
• assemblaggio

UMBERTO ECO: IL NOME DELLA ROSA


E’ un romanzo paradossale: ambientato in epoca medioevale, infarcito di
escursioni di carattere filosofico, storico, citazioni dotte, di non immediata
fruibilità. In pochi mesi nel 1980 divenne un bestseller, tradotto in 40
lingue, successo planetario. Primo romanzo di Eco, primo studioso dei
fenomeni mediatici, intellettuale finissimo.
Ha una potenzialità di coinvolgimento di diverse tipologie di lettori senza
pregiudiziale, soprattutto 3:
•lettore base interessato all’intreccio tipicamente poliziesco-> nella strutturazione del
testo Eco mette un occhiello che riassume il contenuto del capitolo così il lettore può
costruirsi il suo romanzo
• lettore appassionato/curioso di ricostruzioni di carattere storico/filosofico-> leggerà
tutto il romanzo
•lettore ideale che ha la stessa o quasi cultura dell’autore che quindi coglie il sistema
intertestuale del romanzo all’interno del romanzo stesso, vede le citazioni più o meno le
citazioni esplicite.
=> esemplare del romanzo postmoderno

Nel 1983 in una 2 edizione Eco aggiunge un intervento: Postille a Il Nome della rosa,
pubblicato su una rivista in risposta a recensioni e osservazioni, fornisce chiavi di lettura->
ragione successo attribuita al double coding= molteplicità di destinazione dei codici
linguistici e della lettura. Nei primi anni 70 era centrale il lettore, prima il referente era
l’autore, poi ci si è spostati sul ricevente/lettore, non è solo destinatario ma coautore del
libro perché il lettore fa il libro, altrimenti non esiste.
Trama
incontro diplomatico di conciliazione tra rappresentanti dei domenicani e francescani e
pontefice-> il mediatore è il frate francescano Guglielmo da Baskerville. Quando giunge
all’abbazia accadono una serie di assassini (7 delitti) e poiché ha fama di grandi capacità
deduttive, l’abate gli conferisce l’incarico di indagare. Al centro della vicenda vi è la
biblioteca, ci si rende conto che i delitti sono collegati tra loro nella biblioteca dove i
monaci ammanuensi lavoravano.
Il bibliotecario è cieco, tutto ruota attorno alla sparizione di un libro, secondo libro della
Poetica di Aristotele dedicata allo studio del comico e del riso. L’indagine si intreccia
con lo scontro tra ordini e con altre vicende.
Il romanzo è organizzato in giornate: introduzione (“naturalmente un manoscritto”),
prologo, 7 giornate suddivise in sottocapitoli identificati da un’indicazione cronologica
secondo la scansione del tempo nei conventi in base alle pratiche religiose.

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riproduzione di un labirinto sulla copertina (sul pavimento cattedrale di Rhèmes) per
capire chi è stato l’autore dei delitti + movente: il problema è il libro di Aristotele e il
colpevole è il bibliotecario che uccise tutti coloro che erano venuti a contatto con il libro
considerato blasfemo (da non copiare e diffondere)-> quando trova il bibliotecario per
caso scoppia l’incendio in biblioteca.

E’ romanzo a più facce, introdotto da “Naturalmente un manoscritto”: qui dice che la


storia l’ha trovata in un testo, dà certificazione di autenticità, nell’avverbio è esplicito
l’aspetto parodico del topos/ intenzione ironica. In realtà il manoscritto si è perduto e la
storia è arrivata da una trasmissione indiretta.
16.8.1968: movimenti, contestazioni, si apre un rapporto con storia recente, “mi fu messo
tra le mani un libro, una copia trovata nel monastero di Melk del 1842 di Vallet”;
immagina di trovarsi a Praga in attesa di una persona cara, è fuggito, ha risalito la valle del
Danubio fino all’abbazia di Malek-> traduce la versione francese della riproduzione del
manoscritto xciò la veridicità del manoscritto si indebolisce.
Nella biblioteca del monastero non trova il manoscritto originale, il libro tradotto da lui
sparisce con la persona cara, rimasero quaderni manoscritti di suo pugno.
Alla fine rimasero note traduttive di cui iniziò ad essere dubbioso-> da dove viene la
storia? Nel 1970 a Buenos Aires gli capitò tra le mani la versione castigliana di un libro di
Temesvar che Eco userà come pseudonimo-> “Dell’uso degli specchi nel gioco degli
scacchi”- mette in atto un gioco di specchi, fa riferimento a una sua opera.
Ha cercato conciliazione tra gusti del pubblico e l’offerta del consumo, dice che
l’interesse per la storia di Adso (novizio che accompagna Guglielmo e narratore del
racconto) non è antiquario ma nasce da una sua volontà di proposta narrativa attuale
inserita in un contesto aperta da apocalittici e integrati
-> apocalittico vs integrato: integrato prende atto di una trasformazioni sociali e culturali
cercando la possibilità fra avere un pubblico numeroso senza danneggiare la qualità di
racconto.

I fatti narrati risalgono a novembre 1327: manoscritto è ricostruzione memoriale di


Adso da Melk quando era novizio e si dimostra autore reticente-> scarse ragioni per
stampare la versione italiana di una versione neogotica francese di un’edizione latina 600
scritta da un tedesco.
dichiarazione finale equivalente all’excusatio non petita= accusatio manifesta perché Eco
nega qualsiasi rapporto della storia con la contemporaneità, affermazione
retoricamente pesante appartenente a un tono ironico un pò come Manzoni che ne I
promessi sposi dice: “Così andavano i tempi” (e continuano ad andare così), aggiunge
avverbi come ‘icommensurabilmente lontana’.
persona cara= idea del socialismo dal volto umano, socialismo reale sperimentato a
Praga. Idea messa in crisi dalla reazione sovietica, i carri armati pongono fine
all’esperimento. Lui fugge in Austria portando con sé l’idea poi verificata incompatibile
con gli sviluppi della crisi in Cecoslovacchia.
Nella prefazione allude a una vicenda biografica intellettuale.
esperienza praghese-> delusione politica-> fallimento di un’idea

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da una parte sembra negare rapporti con attualità, dall’altra dopo la pubblicazione
nelle postille e nelle interviste dissemina indizi che ci danno chiave di lettura attuale: 2
direzioni-> il senso profondo del testo e nella direzione della figurazione allegorica del
medioevo del presente= no evasione dalla realtà perché presenta profonde connessioni con
il presente.

PER IL NOME DELLA ROSA VEDI SLIDE


questione della parodia del manoscritto (prima slide)
seconda slide: romanzo come esempio della contaminazione postmoderna
nell’abbattimento del confine tra i generi-> è anche romanzo di formazione perché si
tratta del memoriale di Adso che ricorda la sua esperienza/fatti dell’abbazia, Adso è un
giovane novizio che comincia il suo percorso spirituale ed è affidato a un maestro,
Guglielmo-> quest’ultimo chiarisce i dubbi del giovane Adso.
-> resoconto a posteriori di una crescita formativa
-> è un romanzo popolare e gotico per l’atmosfera, le torture e l’Inquisizione
-> romanzo a tesi relativamente al furto che suscita certe riflessioni
-> finale del romanzo porta all’identificazione dell’autore ma in fondo è una sconfitta
perché Guglielmo si rende conto di aver capito solo grazie a una coincidenza e non salva il
testo addiritura causando l’incendio. Se c’è una sconfitta della ragione c’è anche un
depotenziamento della funzione dell’intellettuale rappresentato da Guglielmo- riflette la
stessa sconfitta di Eco che in maniera retorica dice che la storia non ha niente a che vedere
con la storia contemporanea (in qualità di intellettuale rinuncia ad operare nella realtà)
-> pluralità dei livelli di lettura (vedi sopra)
-> contrapposizione tra cultura alta e bassa
-> “arte del bricolage”= definizione di Eco in un saggio dedicato all’analisi della cultura
medievale Verso un nuovo Medioevo (1972)- consiste nell’utilizzo di brani, citazioni e
materiali attinti da fonti diverse, infarcisce il racconto con allusioni e citazioni, parafrasi
da altri testi.
Interessante è che Eco definisce quest’ arte del bricolage la tipologia artistica caratteristica
del Medioevo in cui i testi mescolavano le fonti in maniera disinvolta attraverso una
dimensione enciclopedica del sapere (filosofico, teologico, linguistico) <=> in Eco c’è una
consapevolezza metodologica.
Perciò la struttura del romanzo riecheggia questa modalità, apprezza l’arte medievale “non
sistematica ma additiva e compositiva… assemblage dovuto all’esigenza di scomporre e
rigiudicare i detriti di un mondo precedente, forse armonico ma ormai desueto” (vedi
slide)

Chiavi di lettura allegorica del presente


A. Il nome della rosa: “intemporalmente estraneo al presente?” se non ci fidiamo di
Eco, ci sono indizi che giustificano una lettura in chiave allegorica del presente che è
legittimata dallo stesso Eco in interviste e precisazioni nelle Postille-> vedi intervista ad
Andrea Fagioli ‘Il romanziere e lo storico’: relativamente al rapporto tra letteratura,
storia e attualità si accorse che “emergevano, attraverso questi fenomeni medievali di
rivolta non organizzate, aspetti affini al terrorismo che stavano vivendo proprio nel
periodo in cui scrivevo, più o meno verso la fine degli anni 70”-> movimenti eretici nel
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libro che interpretano disagi di carattere popolare quasi assimilabili alle formazioni
terroristiche degli anni 70, prima fra tutte le Brigate rosse.
-> analogia evidente che conferisce al romanzo la forza di rappresentazione di una
realtà attuale
-> continua “Certamente anche se non avevo un’intenzione precisa tutto ciò mi ha portato
a sottolineare questa somiglianza tanto che ho scoperto che quando la moglie di Fra
Dolcino, Margherita come Margherita Cagol, moglie di Curcio, morta in condizioni
analoghe creando una strizzatina d’occhio al lettore”
Fra Dolcino: capo di un movimento eretico tra 1260 e 1300, movimento degli apostoli
citato anche da Dante che proclamava la povertà e la messa in comune dei beni e non
accettava il celibato clercicale, eresia che si collocava in Piemonte e viveva secondo regole
blasfeme. Il Papato fece una crociata contro di loro, furono sterminati.
Curcio: ideatore delle Brigate rosse
Sui delitti dell’abbazia si svolgono 2 indagini:
1.una di Guglielmo attraverso un metodo inquirente nel cercare indizi e tracce
4.indagine condotta dall’abate che si avvale di Guglielmo e del Tribunale
dell’Inquisizione-> questo ricorre a un metodo inquisitorio che parte dalla presunzione
di colpevolezza ottenendo la confessione attraverso la tortura

3a giornata: intero capitolo dedicato alla descrizione dell’insieme di movimenti.


E’ un discorso anacronistico cioè viene attribuito al frate Guglielmo pensieri, idee,
riflessioni e ideologie anacronistiche rispetto alla realtà storica medievale perché incarna
un intellettuale moderno, fuori da quella realtà storica. Già il nome è un paradosso da
Baskerville (riferito al personaggio dell’autore E.A. Poe, Sherlock Holmes, campione del
ragionamento deduttivo) ma non solo: si fa riferimento a Voltaire (Candide)-> episodio di
Guglielmo che durante il viaggio incontra un gruppo di cavalieri e riesce a individuare il
cavallo dell’abate (per rappresentare il personaggio di Guglielmo)
nome Guglielmo: riferimento a Guglielmo da Hockam che sosteneva i limiti della ragione
nel raggiungere una conoscenza assoluta. Da un lato Hockam studia i meccanismi
razionali per arrivare alla conoscenza del mondo, dall’altro riconosce i limiti della ragione.
Identifica nell’eresia identifica movimenti di rivolta vs potere che umilia e mantiene in
condizione di povertà gli umili e poveri.

Perché le eresie hanno tanto successo? Sono contrapposizioni al potere papale, ti


considerano profeta-> ciò che è detto dai predicatori viene ascoltato dai semplici e
illetterati che non hanno sottigliezza dottrinale e non sono in grado di riconoscere l’eresia
-> catari e valdesi: nonostante le differenze, i semplici non possono scegliere la loro
eresia, si aggrappano a chi parla nella loro terra.
-> non è facile ricostruire la storia di Fra Dolcino perché la ricostruzione storica è fatta
dalla Chiesa.
eretici come lebbrosi-> esclusi dalla società, non li giudica attraverso parametri del
bene/male, ma dall’esclusione dal tessuto sociale-> Guglielmo richiama San Francesco e
la predica agli uccelli (demistificazione del mito)-> gli uccelli non sono tenere creature,
ma sparvieri e corvi. San Francesco li chiama a comporre il gregge (fondando l’ordine dei
francescani), per far rientrare gli esclusi doveva avere l’approvazione della Chiesa. Gli
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eretici sono rimasti comunque esclusi: “tutte le eresie sono bandiere di una realtà di
esclusione”
-> se si va oltre l’eresia troverai l’escluso, ogni battaglia vs eresia vuole che l’eretico
rimanga tale, non porta il cambiamento. Gli eretici potrebbero allora essere assimilati a
quei movimenti terroristici degli anni 70, è un segno da interpretare e valutare come
sintomo di una situazione sociale di disagio.

B. La sconfitta politica ne “Il nome della rosa”


Guglielmo da Baskerville rappresenta il disagio dell’intellettuale di sinistra U. Eco:
estremizzazione delle idee di sinistra che porta a una deriva delle idee di partenza.
-> eretici= brigate rosse
-> francescani= partito comunista
-> delegazione pontificia= forze conservatrici (centro e destra)
-> Guglielmo= è l’intellettuale che vorrebbe porsi a difesa di istanze progressiste, in nome
di una capacità di conciliare le varie posizioni ma ne esce sconfitto-> si ripiega su di sé, si
ritira nel privato come all’inizio quando Eco citava quel Tommaso da Kempis “Ho cercato
la pace il riposo ovunque e non l’ho trovato se non nel libro (confronto con Tabucchi->
Eco affida all’intellettuale una funzione limitata

C. La sconfitta intellettuale ne “Il nome della rosa”


Perché il bibliotecario è accanito contro il libro che parla di riso e del comico? Questo
libro faceva paura perché era il libro del Filosofo-> Aristotele è l’istruttore della
decostruzione del Verbo, ha trasformato il cosmo in materia sorda, lo ha deprivato della
spiritualità per trasformarlo in materia.
Ancora più danni fece il traduttore nel medioevo che ne diffuse i saperi-> questo libro
varca ogni limite.
Non si elimina il riso eliminando il libro-> il bibliotecario fa la differenza: il riso è la
debolezza della carne, può essere uno sfogo dalle fatiche quotidiane, può essere tollerato
finché è puro divertimento ma il problema è quando la comicità investe l’universo
intellettuale e diventa un’arma del rovesciamento intellettuale la realtà e il rapporto tra
uomo e potere.
Guglielmo dice al bibliotecario che lui è il Diavolo= assolutismo ideologico, l’arroganza
dello spirito, la verità mai presa dal dubbio.
Alla fine Guglielmo impartisce una lezione ad Adso: la distruzione della biblioteca no n
può che favorire tempi apocalittici e dell’Anticristo, senza il sapere e la conoscenza,
d’altra parte lo hanno già visto nel viso del bibliotecario.
Eco condanna la radicalizzazione di qualsiasi tipo di fede, portare all’estremo le proprie
idee si ribalta in una dannosissima forma di distruzione.
Aristotele ha insegnato a trasformare il volto di ogni verità, l’unica verità è imparare a
liberarci dalla passione insana per una nostra rigida verità= questo è l’Anticristo!
Guglielmo è il campione dell’applicazione dei meccanismi razionali, investigatore per
eccellenza (cognome anacronistico con riferimento a Sherlock Holmes) quindi il suo
compito è di mediazione tra forze contrastanti degli ordini e di rimettere ordine
nell’abbazia sconvolta dai 7 delitti.

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Guglielmo aveva pensato ci fosse un’intenzionalità seriale dietro questi delitti come di un
serial killer, credeva si configurassero in relazione ai libri dell’Apocalisse in realtà erano
nati per circostanze diverse.
Ad Adso dice che non c’è un ordine e Guglielmo scopre tutto per caso e da ciò deriva una
conclusione significativa= non v’è ordine nelle cose e anche i metodi scientificamente più
corretti o la razionalità riesce a conquistare vere certezza se non che non c’è certezza
assoluta-> quei sistemi interpretativi totalizzanti (ragione o fede religiosa) non servono,
mette in dubbio la sua stessa fede!
-> di ciò è testimonianza allegorica con l’incendio della biblioteca, incendio della
conoscenza e del sapere, l’insufficienza e impossibilità di arrivare a una piena conoscenza
delle cose=> pessimismo epistemiologico-> ultimo folio capitolo conclusivo, parte
conclusiva del memoriale.
I due protagonisti si separano a Monaco e Adso torna a Melk, ebbe notizia che Guglielmo
morì durante una pestilenza e poi racconta che molti anni dopo ebbe occasione di tornare
in Italia e va a rivedere quei luoghi e trova solo rovine. Si mette a rovistare e trova
brandelli di pergamena nello scriptorum come tesori sepolti ma resta un insieme di
frammenti non ricomponibile come se gli dessero un’indicazione, parti di citazioni, libri,
un resto di biblioteca, fa un elenco senza logica, ho l’impressione che sia un acrostico che
non dice niente, ciò che ha scritto fin qui non gli sembra vero, meno riesce a capire se
esista una trama.
Per Manzoni c’è sempre un senso, trasmette un significato alla propria storia cioè la
Provvidenza ma qui in Eco tutto perde il senso.

de contemptu mundi= sul disprezzo delle cose terrene autore Bernardo Morliacense: “
stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus”= la rosa esiste solo nel nome dunque
possediamo i nudi nomi=> Ceserani interpreta con questa frase il pessimismo
epistemiologico di Eco-> titolo= non teniamo le cose nella loro sostanza, essenza e
profondità, la lingua è uno strumento convenzionale<=>frase iniziale del racconto,
prologo: ‘In principio era il Verbo’… (inizio vangelo di Giovanni)-> nuda parola della
fine<=> verbo divino all’inizio del romanzo.
Dobbiamo immaginare che sia scritto da un monaco, ciò che dice è anacronistico, legato
all’attualità è un’accusa alla decadenza dell’uomo, un rovesciamento di valori.
Postille (slide): Guglielmo è anacronistico, come ci sono altre zone tali, anacronismi che
non riguardano le vicende, parla di ircocervi concettuali dando ai personaggi fittizi la
capacità di estrarre dalle idee di un personaggio medievale delle idee appartenenti alla
modernità, sa che Guglielmo che è portatore di un’ideologia non risalente al Medioevo.
-> idea di romanzo storico= “non solo individuare nel passato le cause di ciò che è
avvenuto dopo, ma anche disegnare il processo per cui quelle cause si sono avviate
lentamente a produrre i loro effetti, non solo individuare i fatti e cause ma identificare il
processo. Se il suo personaggio ha due idee medievali, però ha estratto da tali concetti
un’idea nuova e moderna, non fa altro che fare ciò che ha fatto la cultura, ha lavorato su
idee precedenti per costruirne di nuove.
Il suo romanzo storico assolve due compiti: trovare le radici nel passato e capire come si
siano costruiti certi processi mentali.

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-> idea di base delle forme dell’arte di Eco (dal saggio Opera aperta 1989)= “metafora
epistemologica del tempo in cui è prodotta” cioè in ogni secolo il modo in cui le forme
artistiche si strutturano riflette in guisa di similitudine e metafora il modo in cui la
scienza/cultura dell’epoca vede la realtà (vedi energia sociale sopra). Eco ha narrato nel
Medioevo, ha trasferito l’idea della realtà degli anni ’80 per cui non c’è preoccupazione di
verità storica.

Qual’è l’idea di Medioevo di Eco? 2 volti da cui risulta un’immagine stereotipo, scolastica
in cui prevale la superstizione, violenza il secolo buio, sfondo su cui si muove Guglielmo
come se il positivo nel Medioevo in realtà facesse parte del nostro tempo es. Petrarca
rappresenta un minimo delle sue opere letterarie, tutte in latino, non c’è ricostruzione
storica ma Eco scrive ciò che si aspetta dal Medioevo

2 capitolo Benvenuti dedicato a delineare un panorama gen delle tendenze della narrative
degli anni ’00 e il caso del romanzo storico-> fuga dalla storia (Eco pag.32)-> riuso e
messa in discussione delle forme tradizionali.
Esiste il modello base ma il romanzo di Eco è plurale e mette in crisi lo stesso modello di
base-> ritorno all’ordine per il gusto di raccontare storie.
rivista romana La Ronda con l’incendio delle neoavanguardie è un recupero delle forme
tradizionali, ricostruzione di un periodo storico.
romanzo neostorico: Eco riflette sul fatto che più un romanzo crea confusione tra realtà e
finzione più ottiene il consenso del pubblico.

ITALO CALVINO
Benvenuti fa poi un parallelo tra Eco e Calvino: sembrano autori divergenti ma nel 1979
Calvino pubblica l’ultimo romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore che ha per
protagonista un lettore e un lettrice. Si parla sempre di un libro scomparso, rimane un
incipit.
libro di Calvino: niente a che vedere con il romanzo storico ma costruisce una cornice
narrativa in cui inserisce 10 inizi di romanzo che interrompe perché dietro a questa
operazione c’è la potenzialità narrativa di cui l’incipit è esempio: non deve contenere la
previsione di ciò che accadrà ma superata una certa soglia del racconto, le potenzialità
possono essere infinite, l’incipit può dar luogo a storie diverse.
idea di pluralità e molteplicità= secondo Benvenuti corrisponerebbe a quell’incertezza
della conoscenza, a quella sconfitta di Guglielmo per la consapevolezza della
frammentazione del sapere e della conoscenza, impossibilità di arrivare a un’idea
conclusiva=> percezione molto postmoderna
Entrambi sono conquistati da un’esigenza di ordine per quanto discussa per cui allo stesso
tempo vi è la consapevolezza della frammentarietà del reale, tutto è provvisorio, idea della
letteratura che abbia la visione di trasporre una sorta di conoscenza, nonostante la
frammentarietà.
Il rapporto con la storia di Calvino è il contemporaneo, il vissuto della Resistenza, l’unico
è ‘Il barone rampante’ perché vengono nominati personaggi storici.

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pag.38 Benvenuti su Eco: riflessione sulla possibilità della conoscenza che finisce con
l’affermazione di prima sul nome delle cose. Il nome della rosa mette in scena il Medioevo
come manifesto postmoderno

tema complotto= molto diffuso nella narrativa degli anni ’00 e Benvenuti parte da ‘Il
codice da Vinci’, esempio del romanzo fondato sul complottismo che alimenta il desiderio
di conoscenza ma anche profonda inquietudine ma tutto sommato ciò che appare caotico
ha una trama e l’apparente caos non è così disordinato.
ultimi sviluppi del rapporto tra letteratura e storia-> tematica che si incarna nei pseudo-
romanzi che raccontano fatti storici sotto il temaa del complotto partendo dall’idea che
sotto la superficie della storiaci sono oscure trame di potere che guidano gli eventi storici
quindi si genera un sospetto che crea inquietudine xk decostruisce l’idea del passato,
dall’altro ha un effetto consolatorio xk dà una risposta per quanto misteriosa a interrogativi
rimasti insoluti nel disordine.
Dan Brown con Il Codice da Vinci racconta una storia risolta attraverso un’operazione
crittografica ma anche Eco contribuisce a questo tipo di tematica.
Molto spesso queste costruzioni finzionali finiscono per diventare più reali della storia, il
confine realtà-finzione è eliminato, non ha più importanza interrogarsi su cosa sia storico e
cosa sia finzionale.
Eco utilizza il complotto in maniera ironica x far emergere questo tipo di procedimento
narrativo in alcuni romanzi: Il pendolo di Foucault in cui fa vedere come confezionando
documenti falsi si possono governare gli eventi storici rappresentando la storia come
insieme di trame sotteranee + Il cimitero di Praga il cui protagonista è un falsario alla base
dell’antisemitismo. Svela i meccanismo di creazione di complotti che si sostituiscono al
reale.
Il numero Zero: altro romanzo che si colloca tra i romanzi complottistici, non è storico ma
si concentra sul giornalismo contemporaneo prendendo di mira la “macchina del fango”=
indagini false costruite in un certo modo per screditare persone, idee, correnti di pensiero.
Si conducono inchieste false e quella centrale del romanzo riguarda la morte di Mussolini,
indagine ucronica, fa ricerche sulla sparizione del cadavere di Mussolini e sua amante. Eco
immagina che uno dei giornalisti abbia prove indiziarie che i cadaveri appesi non fossero
loro e che Mussolini fosse riuscito a fuggire in America del Sud.
Benvenuti: spesso gli eventi sono prodotti da documenti falsi e conclude dicendo che la
predilezione di Eco x i romanzi storici va in direzione dell’interrogarsi sui meccanismi per
cui la finzionalità non ha un ruolo secondario, tutto è narrazione xk l’evento per avere
consistenza è trasformato in discorso quindi è artificioso.
Ogni narrazione può implicare un’interpretazione e il fatto può assumere dimensioni
diverse, avere significati diversi, non è farantita la perfetta aderenza.
social= apparentemente si fa informazione ma in realtà si dà interpretazione, un
telegiornale è insieme di finestre in cui voci danno una lettura di fatti e mancano strumenti
per verificare la veridicità dei fatti e confrontarle in relazione a dati sicuri-> relativismo
eticamente pericoloso, tutte le narraziini sullo stesso piano.

SEBASTIANO VASSALLI: LA CHIMERA (1990)

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Apparentemente ci riporta a Manzoni, derivato dall’idea di romanzo storico manzoniano
anche se ci sono differenze.
Esce 10 anni dopo Il nome della rosa.
Vassalli è autore piemontese nato vicino a Novara nel 1941 e ha una produzione ampia,
riservato e schivo, fuori dai circuiti del mainstream, ha avuto successo all’estero tanto che
nel 2015 si era proposto il Nobel della letteratura.
Esordisce tardi perché inizia a scrivere negli anni 80, negli anni 60 ha attraversato
l’esperienza di Avanguardia, ha partecipato al Congresso di Palermo e seguì quella
rivoluzione avanguardistica del linguaggio ma se ne allontana presto xk pur convinto del
valore della parola come segno interpretativo della realtà non riesce a rinunciare al
confronto con storia e tematiche etiche. Vuole usare la letteratura in senso etico e civile.
Una biografia: primo romanzo, biografia di Dino Campana sulla storia romana più che la
storia da poeta.
La Chimera: elemento fondamentale che caratterizza le sue scelte è il 600 ma si distanzia
da Manzoni che parla di grande storia in cui si inserisce la storia dei due umili
protagonisti. Il 600 di Vassalli è meno conosciuto, di una provincia novarese, luogo
periferico ed è il 600 del popolo, dei risaroli, camminanti, chiesa dopo il concilio di Trento
che si muove tra corruzzione e tentativi di Restaurazione, 600 + cupo e dramatico nei suoi
aspetti della vita quotidiana.
Vassalli è negromante, ascolta, dà voce a chi non ha avuto parola nella Storia, dà voce alle
storie individuali basandosi su un’attenta ricerca documentaria e d’archivio=> ritorna
l’idea della costruzione del racconto finzionale costruito su racconti ben precisi. Il
personaggio principale è una vicenda realmente accaduta casualmente trovata dall’autore
nel consultare un archivio di una parrocchia.
Giovane trovatella orfana allevata in un paese del novarese, Zardino che non esiste più,
che si trovava nella bassa. Raggiunta una certaa età, viene presa in adozione da una
famigloa di contadini. Era detta esposta, si chiama Antonia perché trovata nel giorno di
Sant’Antonio, di cognome Spagnolini perché ambrata di colore.
Adottata secondo una pratica frequente: adozioni delle esposte in cambio di un contributo.
Adolescente diventa molto bella eintelligiente creando dicerie, invidie, pettegolezzi, una
macchina del fango. Vassalli ci racconta come si creano questi pettegolezzi Gli
atteggiamenti di Antonia sono anticonvenzionali, ha una sua visione viene ritenuta non
credente, accusata di stregoneria, viene processata secondo i metodi inquisitori, subirà la
tortura.
Vassalli ci dà i documenti del processo: la messa al rogo come rito propiziatorio in un
periodo di estrema siccità di cui è ritenuta responsabile=> dopo il rogo piove.
Ricorda Manzoni nella conclusione quando Renzo su richiesta di Fra Cristoforo perdona
Don Rodrigo.
pioggia finale scatena la bestiale gioia dei presenti attraverso il sacrificio di Antonia.
Intorno alla storia di Antonia ricostruisce l’immagine del 600 con lo stesso atteggiamento
del narratore onniscente manzoniano, accompagna i lettori senza risparmiare aperte
allusioni al presente rendendo il 600 uno specchio del presente=> idea di partenza=
ricostruzione di vicende di umili, comuni ma ciò che conta è l’analogia con la
contemporaneità, nn tanto lo studio del passato, una cd. ‘archeologia del presente’ cioè
cercare nel passato quegli aspetti di consonanza con il presente. Vassalli condivide con
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Croce il fatto che la storia è sempre contemporanea, xk si legge la storia in base al nostro
presente.
Non è possibile parlare del presente perché quest’ultimo è dominato dal rumore, insieme
di voci che ci impediscono di afferrare veramente la realtà delle cose perciò l’unico modo
per capire il presente è recuperare il silenzio del passato che non ha avuto voce che ci
può dare una chiave di lettura.
Come si creano le dicerie su Antonia: Vassalli interviene nel testo aprendo digressioni
30 capitoli incorniciati da una premessa e un congedo che hanno lo stesso titolo ‘Il
nulla’. Ogni capitolo ha un titolo che concentra il tema di fondo, gran parte nomi dei
personaggi tra cui il pittore di edicole.
Vassalli racconta che a Zardino la vita era monotona soprattutto d’inverno. Le comari
parlavano, lì nascevano le voci che ancora oggi sono elemento essenziale e irrinunciabile
ma che x effetto del progresso si intrecciano con il telefono, lettere anonime, televisione…
All’inizio del 600 nascevano i pettegolezzi dalle ossessioni messe in circolazione da bocca
a orecchio con rapidità, menzogne o mezze verità che si sovrapponevano alle verità
odio: si trasforma in odio astratto, disinteressato, diventa elemento sociale, muove
l’universo e sopravvive a tutto, forza motrice.
L’amore tanto cantato dai poeti è granello d’oro nel fiume della vita-> carattere etico-
filosofico.
=> da una lite si crea un universo di liti: del resto la storia di Antonia è una storia di
odio nei suoi confronti xk non rientra nel modello femminile che ci si aspetta, perché è
libera di vivere la sua sensualità, perché ha le sue idee e non ha paura di esprimerle quindi
si costruisce una diceria e interpretazione in senso stregonesco dei suoi comportamenti
(incontro con amante presso una quercia diventa un sabbah del rituale stregonesco)-> Don
Teresio contribuisce a questo pettegolezzo, primo a costruire le accuse, bigotto.
20 capitolo ‘I testimoni’: le voci del paese testimoniano vs Antonia presso il Tribunale di
Sant’Uffizio di Novara-> tutti a suo sfavore e Vassalli ricostruisce le testimonianze dai
documenti del processo (incontro con il Diavolo-> “io vado a incobtrarmi con il vostro
nemico”)-> Antonia è un grande personaggio, forte, segue la sua chimera, forte come
anche il vescovo Bascapè, prelato che si batte vs paganizzazione della Chiesa, corruzione,
pratiche non consentite, cerca di restaurare l’autenticità andando vs autorità papale->
confinato a Novara continua la sua opera ma non riuscirà a portarla a compimento.
Inseguono coerentemente la loro chimera, titolo del romanzo= animale etrusco, fantastico
ma diventa metaforicamente l’illusione, aspirazione, ricerca illusioria e vana. I personaggi
forti son ocoloro che sono capaci di seguirla fino alla fine, anche fino alla sconfitta
(Bascapè e la riforma, Antonia e la felicità/libertà)
Antonia è un tipo imprudente, libera di costumi e libera di parola x cui le sue affermazioni
finiscono inevitabilmente per essere considerate blasfeme, eresie: “Avendola Don Teresio
minacciato… lei aveva avuto il coraggio di dire che inferno e Paradiso sono su questa
terra, non c’è nulla oltre”-> atti del processo, accuse ma Vassalli dice che risulta che
Antonia non rispettava quelle imposizioni dic carattere vessatorio nei confronti dei
contadini, sbeffeggiava i tributi, esisteva la pratica di incassare tributi dai contadini= altro
mestiere del prete (ricordo Don Abbondio che diventa prete x mestiere)
La storia di Antonia apre uno squarcio sulla vessazione ecclesiastica dei contadini.

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Antonia testimonia la violenza della storia, interpreta la sua ansia di libertà, indipendente
come una forza diabolica.
Nel capitolo I testimoni rappresenta come si possa costruire una falsità attorno a una
persona che determina applicazione della violenza.
-> grandezza del personaggio di Antonia che nonostante la tortura afferma la propria
individualità rendendo grottesco l’inquisitore.
Vassalli indica il resoconto processuale descrivendo i meccanismi della tortura non
citati nei documenti.
Nessuna voce si leva in sua difesa, nemmeno i suoi genitori adottivi che temono di essere
coinvolti nell’accusa.
cap.24 La tortura= Antonia si difese, lottò contro gli inservienti dell’Inquisizione
-> al servizio del Tribunale delI’Inquisizione ci sono due briganti divenuti frati laici.
-> subisce un’umiliazione equivalente allo stupro, si scoperchia una prassi inquisitoria che
dà ragioni non esclusivamente di carattere religiosa, anzi peccaminose (condanna del sesso
che riemerge come freudianamente desiderio represso)
Dopo che il periodo Inquisizione finì, tutto l’affare delle streghe svanì-> prototipo della
strega ottocentesco è un falso storico perché nella realtà coloro che erano processate
come streghe erano giovani donne, “in verità se si potesse andare a fondo della faccenda,
le streghe erano comari tra 30 e 50 anni”
citazione di Caterina De Medici-> ripresa da uno dei 3 romanzi storici di Sciascia “La
strega e il capitano”-> finì arsa viva a Milano nel 1617
-> la ribellione di Antonia alla tortura è la sua condanna-> inizia la sua confessione:
“Non so chi sia il diavolo ma se è il contrario di voi, io sono la sua sposa”
Confessa ma ribalta le attese dell’inquisitore, è sarcastica-> alla prima sottoposizione
alla tortura Antonia si ribella dimostrando un comportamento da strega.
L’unica cosa vera è la relazione con il camminante identificato con il Diavolo: “io m
incontravo con il Diavolo ma non sapevo che lo fosse, Diavolo o no lo avrei incontrato in
ogni caso”
capitolo finale “La festa”=spettacolo da non perdere, ormai è conosciuta come la strega di
Zardino, è agosto e c’è siccità. Fin dalla mattina la gente aspetta in piazza, viene fatta
salire sulla carrozza e da lì osserva le persone
-> Antonia vie in una sorta di bolla, è straniata, tutto attorno a lei perde senso->
Vassalli ha lo stesso punto di vista di Antonia che mette in evidenza l’insensatezza della
violenza e odio, Vassalli ricostruisce il non-senso della storia
Mentre si compie l’assassinio di Antonia legata al palo vicino alla quercia, si svolge la
processione alla Madonna con litanie recitate dal prete
-> beve qualcosa per stordirsi, si accende il fuoco-> “allora finalmente incominciò la
festa”
prologo e congedo “Il nulla”: si chiude la cornice del romanzo, prologo e congedo sono
speculari. Perché il romanzo ci richiama al nulla? Nel prologo si ha una concezione
nichilista, non c’è un senso nella storia, ma è un nichilismo attivo.
-> nel prologo il Monte Rosa irraggiungibile è metafora della chimera, dell’illusione , il
richiamo a Campana e all’amore anticipa la storia di Antonia
La sua storia è una grande storia perché legata alla chimera, proiettare lo sguardo nel
nulla serve a recuperare le storie dei singoli, le piccole grandi storie avvolte nell’oblio
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Le carte hanno riportato in vita questa storia nel disordine, “io che avevo avuto occasione
di imbattermi in questa storia volevo raccontare”
Vassalli ha esitato a raccontare perché la storia poteva sembrare troppo lontana ma ha
capito guardando il nulla ho capito che nel presente non c’è niente che valga la pena di
raccontare, bisogna uscire dal rumore (disordine del presente)= cercare le chiavi del
presente in questa storia allora il congedo si riallaccia al prologo, chiude nel cerchio del
nulla- la pioggia alla fine è salvifica, “guardo il nulla dalla finestra, là è Zardino in un
punto imprecisato ma centrale, là morì Antonia…”, racconta la morte del vescovo Bascapè
5 anni dopo Antonia, altro personaggio forte, infine “continuarono a vivere in quel
frastuono del presente, poi il nulla li riprese, il tempo si chiuse su di loro e questa è la
storia del mondo”
-> citazione da Fernando di Pessoa da ‘Ulisse’, mitologia portoghese secondo cui il
Portogallo ebbe origine dall’approdo di Ulisse eppure su questo mito si è fondata la storia
di un popolo ed un paese, ha creato una verità, il mito è bastato a costruire un’identità=
affermazione del valore salvifico della parola, unica cosa che preserva dal nulla è la
letteratura, la parola, la scrittura. Di un uomo non resta nulla se non la storia e
quest’ultima resta se qualcuno la racconta.

Vassalli scrive il romanzo Un infinito numero in cui immagina il viaggio di Virgilio con
Mecenate da Roma ad Arezzo, sta scrivendo l’Eneide e desidera conoscere la situazione
dell’Italia prima della fondazione di Roma per scendere alle radici della civiltà etrusca
(Mecenate è di origine aretina): una delle storie che possono emergere dall’oblio della
storia-> viaggio come vera discesa agli inferi, il popolo etrusco mette in contatto Virgilio
con la voce dei morti e sconfitti. Virgilio entra in crisi e non riesce più a scrivere
(storicamente testimoniato)

ANTONIO SCURATI
Prima di essere scrittore, è professore alla Iulm di Milano e ricercatore.
Il ssuo romanzo d’esordio è un romanzo storico ambientato tra la fine 400-inizio 500 Il
rumore sodo della battaglia”-> si utilizzano per la prima volta le armi da fuoco che
comportano un cambiamento sostanziale di fare la guerra con un’accentuazione della
distruzione, momento di forte cambiamento.
Nella 2 edizione aggiunge un’introduzione sul problema del rapporto tra leteratura, storia,
realtà e finzione intitolata ‘La letteratura dell’inesperienza’ affronta la Benvenuti: come
si può rccontare oggi la guerra ad esempio? Quando se ne ha un’esprienza mediatica, la
sfida è raccontare una storia partendo da una non-esperienza diretta, da diverse forme di
mediazione.

Una storia romantica: 5 giornate di Milano (1848): pieno Romanticismo e Scurati


sottolinea quest’atmosfera.
Aspasia promessa sposadi Italo Morrosini-> Aspasia è una patriota che incarna in modo
anticipato le idee patriottiche risorgimentali ma anche di un protofemminismo. Anche qui
abbiamo personaggi finzionali e storici, componimento misto di storia e invenzione.
Aspasia è il riflesso di donna vissuta in epoca romantica quindi la storia si concentra sul
triangolo amoroso, durante le 5 giornate scoppia la passione tra Aspasia e Jacopo, amico di
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Italo. Vivono con rimorso la storia, sono costretti a separarsi, Jacopo entra nell’esercito
piemontese contro gli austriaci e pare rimanga ucciso. Aspasia sposerà Italo.
La storia inizia dalla fine, 1885 nello studio di Italo, diventato senatore e ha avuto l’idea di
istituire una medaglia al valore per i sopravvissuti alle 5 giornate di Milano.
Crede Jacopo morto ma arriva un manoscritto in cui si racconta la storia.

Tabula gratulatoria e Tabula mistificatoria-> 2 dichiarazioni di teoria del romanzo e della


letteratura, consapevolezza raffinata delle tecniche di finzione da cui nn si può prescindere
-tabula gratulatoria= Scurati dice quali sono state le fonti, è un ringraziamento che
diventa una lezione-> non ci sono vie brevi, se la letteratura vuole dirci qcs sulla verità
dell’uomo non può percorrere strade brevi, la letteratura compierebbe una navigazione
fluviale, la vita reale divenuta equivoca… e forse la vita reale sarà quella su cui è passata
la fiction-> vita reale= equivioca per i mass media e la tv che presenta immagini come
reali-> opera di bracconaggio (caccia in territori altrui) da altre opere d’arte (anche musica,
poesia)-> questione delle fonti e documentazione importante, Scurati si è concesso la
massima libertà con attenzione storica al periodo romantico, senza alcuna discriminazione,
colte o popolari, prestiti ed usi mescolati, trascrizioni di interi passaggi, trascrizione
travisante di brani famosi-> Scurati denuncia le stesse fonti-> romanzo a tecnica mista,
non saggio! Non si tratta solo di immergersi nella storia, l’ambizione suggerita, il lettore
che vorrebbe come destinatario è quello stimolato dalla lettura a riscoprire quei testi e
citazioni entrate nel romanzo, la letteratura come fiume che scorre, essere invogliato a
costruire un insieme di altre letture-> il passato sembra aver perso la sua forza, non ci
obbliga più ma ci viene a salvare quindi scrivere significa togliere le virgolette cioè essere
consapevoli della fruizione della letteratura allora Scurati ci racconta la costruzione del
discorso narrativo: nel capitolo Vigilia si ha la citazione da una lettera inviata a una grande
donna risorgimentale, principessa di Belgioioso-> è un’invenzione ma basata su una
riscrittura di un documento reale, saggio autentico pubblicato nel 1866 “Della presente
condizione delle donne e del loro avvenire”, nella lettera ci sono espressioni ricavate da
Baudelaire. I materiali epistolari di Jacopo sono autentici di Emilio Morrosini, fratello del
personaggio Italo
-tabula mistificatoria= falsificazione, inganno, affronta il rapporto tra storia e
invenzione-> fatti minuziosamente ricostruite su base di conoscenze attendibili, rivendica
la storicità assoluta del contesto e dei fatti più importanti. “Come è normale nei
componimenti misti di storia e invenzione in molti passaggi (Scurati) si è concesso “la
libertà creativa per colmare le lacune della storia attenendosi al principio del verosimile”
(vedi Manzoni), la letteratura ci deve dire di più della storia-> funzione di conoscenza più
profonda della letteratura, così ha fatto interagire personaggi storici con personaggi fittizi.
Non solo anacronismi ma mistificazioni della realtà storica, “le parole sono in alcuni casi
entrate a far parte dell’immaginario collettivo, perlopiù parole malvagie nel senso che il
male non solo è detto ma attraverso di esse è fatto”. Nella storia le formulazioni del male
tendono a tornare, si ripropongono a prescindere dai contesti, di epoca in epoca identiche a
se stesse, il male tende ad apparirci più universale del bene, ci si abbandona alla
rassegnazione, attraversare il male per liberarsene come dallo pschiatra-> alla letteratura
Scurati affida la funzione di superamento del male e come nella tabula gratulatoria mette a
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nudo le mistificazioni (parole di Stalin riprese da Aspasia,ormai entrate nella memoria
collettiva)
Questo romanzo rivisita il romanzo storico, testimonia la produttività di questa tradizione
rivisitata ma ancora funzionale ad una percezione della narrativa come impegno etico.

M Il figlio del secolo: Scurati ha continuato la tradizione con l’ultimo romanzo, fa parte di
una trilogia, ricostruzione romanzesca della nostra storia.
Il primo volume rappresenta il primo step, progetto ambizioso e pericoloso e originale, ci
sono vari stralci ma è un tentativo di fare i conti attraverso la letteratura, scrittura
romanzesca con questo periodo dal 1919 al 1925 con affermazione del regime.
La personalità di Mussolini con cui conduce la sua ascesa politica è determinante.
Interprete di una situazione che lo trascende e che riesce a interpretare secondo una
prospettiva di potere ma le circostanze storiche vanno al di là della sua stessa personalità
messa a nudo nei suoi aspetti contraddittori, a volte con tipizzati che ricordano la polemica
anti-Mussolini di Gadda anche se meno sarcastico.
Scurati racconta il tessuto capillare in cui si origina il movimento, escalation di violenza
che nasce dalla formazione delle squadre fasciste <=> movimenti di rivolta delle masse
contadine, operai, nascita delpartito comunista nel 1921-> tutto genera un disordine,
Mussolini si inserisce bene in questo clima fino ad ottenere dal Re il titolo di Primo
Ministro e si impadronirà del potere nonostante le opposizioni parlamentari. Mateotti
denuncia le nefandezze del parlamento e verrà ucciso, consolidando il regime, Mussolini
rivendica la responsabilità politica dell’assassinio.
romanzo costruito in capitoli brevi che raccontano episodi che riportano le date
(continuum cronologico) ma sceglie di raccontare e illuminare e circostanze in una
parte/particolare attraverso dialoghi inventati, supposizioni. Gli aspetti + interessanti è la
rappresentazione di come si è arrivati e la potenzialità di un diverso sviluppo non
concretizzato, il tessuto sociale si è conformato, forse non c’è stata percezione reale di ciò
che stava succedendo, le notizie avevano tempi lunghi quando magari le cose si erano già
sviluppate, da parte dei Prefetti c’è la pressione di dichiarare lo stato d’assedio durante la
marcia su Roma finchè si viene a sapere che il Re non firmerà mai, M chiamato a Roma e
gli viene conferito l’incarico.
In ‘Una storia romantica’ non si hanno documenti, è un prodotto ibrido<=> in M alla fine
dei capitoli leggiamo i documenti che hanno consentito l’elaborazione finzionale che
scava nelle pieghe dei documenti, incuriosisce il trattamento dei personaggi storici x
maggior parte, non è storia romanzata, non c’è invenzione bensì racconto di fatti veri,
tentativo di restituire attraverso la parola figure, modi di essere e pensare, eventi e
circostanze.
Si può pensare alla moderna docu-fiction in cui l’invenzione si fonda su un rapporto
documentale precisa, storia reale trasformata in racconto.

Elisa Dei (conclusioni): la pubblicazione del nome della rosa a prescindere dall’apertura
mercato e l’input realizza un progetto culturale che non trova continuità a partire dagli
anni ’80, l’opera di Eco resta singolare pur dando il via ad altri romanzi storici-> romanzo
moderno e post-moderno:

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-moderno= riferito a Sciascia, Consolo che si fondano su una base epistemologica cioè
riflettono sui fondamenti epistemologici della conoscenza storica mettendo in discussione
le fondamenta della storia come operazione al servizio del potere come impostura,
mistificazione e sordità a certe voci
-postmoderno= percezione di una dimensione ontologica della storia, qcs che si dà ed
esiste e può servire come sfondo x ambientare in tempi storici i rapporti con il presente
spostando la visione nella dimensione del presente ma non è messa in discussione la storia
in sé.
Non possiamo negare a Eco essere portatore di senso e discussione di alcuni aspetti di
carattere ideologico, riso, censura, totalitarismo che richiamano a una riflessione sul
contemporaneo.
Il 600 di Vassalli vuole essere ammonimento del presente, visione nihilista positiva, si
ragiona su problemi del presente, sull’odio pregiudiziale di un periodo chiuso e bigotto che
non si perde mai quindi non sono romanzi di disimpegno.
Ogni opera d’arte nasce in un contesto storico per interpretare quel contesto stesso,
richiamando il passato per parlare dell’oggi.
Altra cosa è la riflessione politica, vecchia concezione dell’impegno risalente al
neorealismo è il richiamo politico ma non è più solo quello.

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