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GRANDE LESSICO

DEL
NUOVO TESTAMENTO

Fondato da Gr.RHARD KITTEL

Continuato da GERHARD FRIEDRICH

Edizion e italiana a cura di


F . MONTAGNINI - G. SCARPAT - O. SOFFRITTI

VOL. XI

PAIDEIA
Titolo originale dell'opera

T heologisches worterbuch Ztlln Neuen T estament


in Verbindung mit zahlreichen Fachgcnossen
bcgrundet von GERHARD KITTEL
herausgegebcn von GP.RHARD FRIEDRICll

All'edizione itaUana di questo undicesimo volume


ha11110 collaborato come trad111tori

ll:O:-.EDETTl:-iE DEI. MONASTERO DI S. SCOJ.ASTICA


GINO CRCCHI
GIANFRANCO FORZA
FRANCO RONCHI

Tutti i diritti so110 riservati. È rigorosamente vielata, a term:m


di legge, In riprod11;;.io11c anche parziale delle voci o U riass1111to
delle stesse.

© W. KOHLHAMMRR VERLAG, STU'.l'TG;\l\T 1959 e 1964

© l'AIDEIA, BRESCill 1977


PREMESSA AL SETTIMO VOLUME TEDESCO

Dopo un intervallo di cinque anni vede la luce un altro volume del


T heologisches W orterbuch zum N. T ., a servizio della ricerca scientifica
e del ministero pastorale. In questi ultimi tempi in comunicazioni epi-
stolari e in pubblicazioni sono stati espressi desideri, proposte e critiche
di vario genere, che vanno dalla valutazione dei singoli articoli alla di-
scussione di problemi di metodo e di esattezza scientifica. Tuttavia sul
medesimo problema le varie voci non sono affatto concordi, anzi tal-
volta sono diametralmente opposte. Secondo alcuni gli articoli sono
troppo ampi; secondo altri, per la preparazione alla predicazione forse
non sono sempre abbastanza estesi. Taluni trovano eccessivo il ricorso
al giudaismo, perché il Nuovo Testamento è un libro greco per lettori
greci e il rapporto tra cristianesimo e giudaismo reca più netti i segni
della discontinuità che della continuità. Altri ritengono di poter consta-
rare nel .Yheologisches Worterbuch tendenze antisemitiche, perché la
posizione riformatoria assunta da Paolo nei riguardi della Legge offre
un'immagine deformata del giudaismo d'allora. Si è ritenuto che il Theo-
logisches W orterbuch manchi d'esattezza critico-storica, perché si preoc-
cuperebbe di mettere in evidenza l'immutato spirito che pervade !>An-
tico e il Nuovo Testamento. Viceversa, c'è chi ha sconsigliato di asse-
gnare l'elaborazione di un articolo a due distinti autori - l'uno specia-
lista dell'Antico, l'altro del Nuovo Testamento-, perché nelle due trat-
tazioni andrebbe perduta la prospettiva unitaria della Bibbia. Alcuni
raccomandano di attenersi a una rigorosa esposizione lessicografica del
significato dei singoli vocaboli, altri richiedono estese trattazioni dei
concetti in tutta la loro ampiezza, sì da illustrare non soltanto il relativo
lemma, ma la sostanza stessa dei contenuti. C'è chi è tutto preso dall'e-
timologia, altri pretende che il significato di un vocabolo sia ricavato
non dalla sua storia, bensì dalla singola frase. La pubblicazione del Theo-
logisches W orterbuch procura al Direttore non pochi affanni, ma anche
qualche opportunità di buon umore quando articoli, da teologi giudicati
completamente sbagliati, riscuotono la massima lode da parte di filologi,
e, viceversa, articoli aspramente criticati da filologi vengono celebrati
da teologi come sommamente importanti.
I contrastanti giudizi e desideri mostrano che il T heologisches W or-
VIII PREMESSA AL SETTIMO VOLUME TEDESCO

terbuch è sulla strada giusta. Il Direttore si sforza di dare soddisfazione


ad ogni critica fondata e di eliminare ogni errore reale. Gli articoli degli
ultimi volumi evitano di trarre conclusioni teologiche importanti dall'e-
timologia di un vocabolo ed insistono quasi troppo diffusamente sul si-
gnifìcato dei singoli passi, sicché si è dovuto procedere a drastiche ab-
breviazioni. Alla storia del vocabolo non si può rinunciare per la natura
stessa delle cose. Le parole non sono pietre inanimate, immutabili, tes-
sere destinate a comporre un mosaico; esse sono entità viventi, che si
sviluppano e che possono anche atrofizzarsi. Come in un albero certi
rami muoiono ed altri ne spuntano, così le parole perdono certi signifi-
cati e ne acquistano di nuovi. Sicuramente si erra quando dall'assenza o
presenza di una parola in una lingua si traggono precipitose conclusioni
nei riguardi del relativo popolo; ma non si potrà negare che il modo di
pensare varia col variar dei popoli e che questo pensiero acquista forma
nella lingua. Non è qui il luogo per discutere se questa diversità abbia i
suoi presupposti nell'etnologia o nel processo evolutivo o nella storia
della cultura: essa comunque esiste. Da questa diversità sorgono certi
problemi allorché vengono a contatto due popoli di lingua diversa. Già
l'autore del proemio dell'Ecclesiastico dice che è difficile tradurre espres-
sioni d'una in altra lingua mantenendo inalterato il senso. Per la mag-
gior parte gli autori degli scritti neotestamentari sono giudei che ripor-
tano in greco ciò che in parte hanno ricevuto in aramaico. Per compren-
derli è importante considerare che cosa significhi il rispettivo vocabolo
nel mondo greco, nell'Antico Testamento, nei LXX, negli scritti rabbi-
nici, nel Nuovo Testamento, nella Chiesa antica.
La traduzione in altre lingue renderà accessibile il Theologisches Wor-
terbuch anche a studiosi che non conoscono il tedesco. Dal x949 presso
Black di Londra singoli articoli del Theologisches Worterbuch com-
paiono in forma di piccole monografie. Sono previsti in tutto 14 volu-
metti. In simil guisa saranno tradotti in giapponese 36 articoli. ·L'intera
opera viene edita. in inglese da Eerdmans di Grand Rapids, Michigan.
È da poco uscito il primo volume di questa edizione. L'Editrice Paideia
di Brescia prepara l'edizione italiana di tutta l'opera; sono usciti i pri-
mi due fascicoli del primo volume. Sono in corso trattative per una edi-
zione, in Israele, in ebraico moderno.
Anche in questi ultimi cinque anni la morte ci ha privati di alcuni
collaboratori. Ricordo con riconoscenza J. Herrmann, H. Kleinknecht,
P. Katz e J. Fichtner.
Meritano un particolare ringraziamento i molti che hanno prestato il
loro aiuto con la lettura critica dei manoscritti e deJle bozze; senza la
loro collaborazione gli articoli del Theologisches W orterbuch non avreb-
bero il valore che hanno. Con riconoscenza per una collaborazione di
vario genere ricordo H. Balz, G. Bertram, A. Bohlig, P. Boendermaker,
E. Dammann, A. Dihle, G. Egg, G . Fohrer, E. P. D. Gooding, A. Hiller,
W. Kasch, P. Katz, H. Kleinknecht, H. Kramer, W. Lohse, C.F.D.Mou-
le, E. Nestle, C. H. Peisker, K. Reinhard, K. H. Rengstorf, E. Risch, K.
H. Schelkle, G. Schlichting, W. Schneemelcher, S. Schulz, K. Staab, H .
Traub e K. Zimmermann. H. Riesenfeld ha messo a disposizione del
Theologisches Worterbuch il suo ampio catalogo di schede bibliografì-
che e K. H. Rengstorf le concordanze di Flavio Giuseppe, per la parte
già approntata. Anche in questa sede vada ad entrambi il mio cordiale
ringraziamento.
G. FRIEDRICH
Buckenhof presso Erlagen, 16 giugno 1964
AVVERTENZA ALL'UNDICESIMO VOLUME ITALIANO

L'undicesimo volume italiano comprende l'ultima parte del sesto vo-


lume tedesco (pp. 624-1004) e le prime voci del settimo volume tede-
sco (pp. 1-195).
AUTORI
DELLE VOCI CONTENUTE NELL'UNDICESIMO VOLUME

Direttore
GERHARD fRIEDIUCH, professore ordinario di N.T., Erlangen.

Collaboratori
ERNST B.\...'-l:MEL, libero docente di· N .T., Erlangcn.
OTTO BAUE.RNFEIND, professore ordin:1rio di N.T., emel'ito, Tiibingen.
fnIEDRICH BAUMGARTEL, professore ordinario di A.T., emerito, Erlangen.
GEor.G BERTRAM, già professore ordinario di N.T., Giessen.
WERNER BIEDER, professore straordinario di scienza delle missioni e libero docente di N.T., Basel.
GiiNWER BoRN'KAMM, professore ordinario di N.T., Hcidelberg.
WERNER Fo1rnsTER, professore ordinario di N.T., Miinster.
HmNRICH GREEVEN, professore ordinario di N.T., Kicl.
t FRIEDRICH HAUCK, professore straordinario di N.T., Erlangcn.
CLAUS-HUN~O HUNZINGER, libero docente di N .T., GOttingen.
]OACHIM }EREMIAS, professore ordinario di N .T., Gottingen.
\VII.HELM KAscH, assistente, Kiel.
HELMUT KR.AMER, professore di filologia classica, Bethel.
KARL GEORG KuHN, professore ordinario di N.T., Heidelberg.
FnIEDRICH LANG, professore ordinario di N .T., Tiibingen.
EouARD LoHSE, professore ordinario di N.T., Gottingen.
CHRISTIAN MAURER, professore di N.T., Bethel.
RuDOLF MEYER, professore con cattedra di A.T., Jena.
\VILHELM M1CHAELis, professore ordinario di N.T., Bcrn.
Orro M.ICHEL, professore ordinario di N.T., Tiibingen.
t HERBERT P.REISKER, professore con cattedra di N.T., Jena.
Bo RacKE, professore ordinario di N .T., Base!.
RoLF RENDTORFF, professore dì A .T ., BerJin.Zehlendorf.
K.'l.RL HEINRICH RENGSTORF, professore ordinario di N .T., Miinstcr.
t KARL LunwIG ScHMIDT, professore ordinario di N.T., Base!.
CARL ScHNEIDER, professore ordinario, Speyer.
SIEGFRIED ScHULZ, Jibeto docente di N .T., Erlangcn.
EouARD ScHWEIZER, professore ordinario di N.T., Zi.irich.
GusTAV SriiHLIN, prof~_~sorc ordinario di N.T., Mainz.
KONRAD WEiss, professore con cattedra di N.T., Rostock.
INDICE DELLE VOCI

1tovc:; (Weiss) ... . .... . ..... . .. .. ..... . ......... . .. . ..... . .... . 5


1tpacrcrw, 1tpiiyµa, r;payµanla., 1tpa:yµa-cEuoµcu, 0La1tpa.yµa.-w.Joµa.L,
r.pax-cwp, 1tpii~Lc:; (Maurer) ... . ..... . ... . ..... . . . .... .. . . .. ... . 2 '7
I
npaum~llELct -+ 1x, coli. l090 5s.
-;.:pa.uc:;, 7tpa.i}tl)ç (Hauck-Schulz) . .. .. .. . ............ . . . .... . ..... .
1tpfo(3uc:;, 1tpECT~U-CEpoc:;, 7tpEcr(3u"tl}ç, vuµr;:pEo-(3v.-Epoc;, 1tpwf3u-cÉpLOV, 1tpE-
o-(3EVW (Bornkamm) . . ... . ............... . .... . . . .. . .. . ..... . .
7tp6 ( Reicke) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
7tpoayw -+ 1, coli. 349 ss.
1tp6Pa.'tOV, 7tpoPci't'LoV (Preisker-Schulz) ... . .... . .. . .. . . . ..... . .... .
7tpoyLVW<TXW ~ II, coli. 53i ss.
7tp6yvw:nc; -+ u, coli. j34 s.
r.poyp&.qiw ~ u, coll. 679 ss.
7tp6opoµoc; -+ -.pÉxw
7tpoEÀ.nlsw -+ m, coli. 551 s.
7tpomayyÉÀ.Àoµ«L -+ ur, coli. 696 ss.
7tpOE'tOLµ&.1'.,w ~ III, coli. 1015 ss.
7tpowcx.yyeM!'.,oµaL -+ m, coll. uo6
7tpoÉxoµa.L (Maurer) ....... . ..... .. .. . .. . . . .. ... .. . .... . ... . .. . 199
1tPOY)yÉoµaL -+ IV ' coli. 14 s.
7tp61}qcnc; -+ 'tlllT]µL
7tp6Duµoc;, r;:poi}uµla. (Rengstorf) .......... .. .... .. .... ... .. . ... . . . 203
1tpotcr-cl}~~L (Reicke) ..... .... . . .. . .. . . . . . ... . .... . .... . ..... .. . . 22!
JCpoxaÀÉoµ«L ~IV, col. 1479
7tpOXCI"CayyÉÀÀ.W -+ I, coli. 192 55.
7tp6XELµCIL-+ v, col. 318
7tp0Xl)p{ICTO"W -+ v, coli. 479 ss.
1tpOX01t1i, 1tPOXO'lt'tW (StaWin) .... . ........ . ....... . ... . ......... . 229
1tp6xpiµa-+ v, coli. uo6 s.
1tpoxup6w -> v, coli. 1503 s.
npoÀaµ~&.vw -+VI, coll. 47 s.
11;poµcxpi:upoµaL -+ v1, coll. 1386 s.
npoµEpLµv6.w -+ VII, coli. 65 ss.
r.povoÉw -+ vu, coll. n97 5s,
7tp6voLct -+ vn, coli. 1:201 ss.
npoopaw -+ VIII, coli. 1071 ss.
npoopll;w -+ vm, coli. 1:278 ss.
7tpo7tacrxw -+ rx, coli. 1045 5.
1tpbç (Reicke) ..... . ..... . .... .. ... . .............. . ...... .. . . . 277
npoo-&:yw -+ 1, coli. 351 ss.
7tpoo-aywyq -+ I, coli. 358 ss.
npocrcx.va'tllll)µL .-+ 1, coli. 951 ss.
1tpocroÉoµaL -+ u, coll. 845 ss.
npoo-IÌÉxoµaL -+ n, coli. 885 s5.
XIV !!'DICE DELJ,E VOCI

1.pomSoxciw, npouocxla (Maurer) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 293


npocrtpxoµaL -'> m, coli. 959 ss.
r.pornvxoµat, 7tporrEuxfi -.,, nr, col!. 1294 ss.
npocr'l)ÀvToç (Kuhn) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 297
7tp6crxat9oç -'> 1v, coli. l 385 ss.
7tpocrxcc.ÀÉW -'> IV, coll. 1488 ss.
7tpocrxa:p't'EPÉW -'> v, coll. 22 5 ss.
7tpocrxcc.p-.Éfl11CT1.ç -'> v, coll. 229 s.
>tPOO'XÀT]p6w -'> V' coli. 604 ss.
npoc;xoÀÀaw -.,, v, coli. 759 s.
rtpocrx61t'1:w, npoO"xoµµa, 7tpouxo..-:1}, ci.o.p6crxo1toç (Stiihlin) . . . . . . . . . . . . . 34 3
'itpocrxuvÉw, 7tpocrxU\li)T1)ç (Greevcn) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 379
7tpocrÀaµ{3c:i;voµa~ -'> VI, coli. 48 s.
7tpocrÀ:riµ\jiLç ~ v1, coll. 48 s.
;:pocrµÉvw -'>- VII, coli. 39 s.
npo<r-raCiO'CI> -> 't'UCT<Ttù
7tp6crcpa.Toç, 7tpocrcpa:•wc, (Maurer) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 40 r
npqcrcpÉpw ~ q>Épw
7tpcxnpopc:i; -'>- q>Épw
'
7tpOO'W7tO\I, • '
EV7tpOO'W7tEW, 7tpocrw;;o) •i)µtyta,
!.' '\ '
7tpOO'WitOA.1]µ7t't'1}t;, 7tp0<1W7t0·
À.i)µ7t-cÉw, <i'rrpocrwr.cÀ1Jµ7t'tW<; (Lohse) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 40 5
7tPO\lftT]!..l.L -> 'tlih]µL
;i;pocpTj'tTJ<;, 7tpocpij'tic;, 1.pocprrm'.iw, 1.poqnrn:la, 7tpccp11-.ix6c;, \}JEuoonpocpl}·t"l)C,
(Kriimer, Rendtorff, Meyer, Friedrich) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 439
7tPOXELplsw (Michaelis) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6 51
7tpG'l.-oç, 7tpW't'O\I, 7tpw-.oxa:i}Eopla, '-PW"t'OXÀ.LO'La, 7tPW'tO't0XO<;, itpW'tO'tO-
xda, npw'tEuw (Michaelis) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 659
n'talw (K. L. Schmidt) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 705
7.'tEPV'YLOV ~ IV, coll. 779 s.
7t'tWl..ta: -'> x, coli. 315 ss.
?t'tW<TL<; -> x, coli. 317 ss.
7t'twx6c;, 7t'tli.lXELCX:, 7t-cwxe:uw (Hauck, Bammel) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 709
7tu·yµ1J, nuxnuw (K. L . Schmidt) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 789
itui}wv (Foerster) .. . .. ... ...... . . .. ... . .. . ... .... . ........ . .. - . 795
1tUX'tEVW ~ coli. 791 SS.
7tUÀ.lJ, '1tVÀW\I (Joach. Jeremias) . _. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 803
nup, 7tVp6w, 'ltupwcnc;, 'ltupwoc,, 7tUpp6c; (Lang) ..... . . . . _. . . . . . . . . . . . . 821
nupyoc; (Michaelis) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 887
r.vpÉcrcrw, nupe:-r6c; (Weiss) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 897
1tvpwoç ~ coll. 883 ss.
nup6w-> coll. 876 ss.
1tupp6ç ~ coli. 885 ss.
7tVPW<TLç -'> coli. 882. ss.
7twÀ.oc; (Michel) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 905
nwp6w, 1tWPW<TLç ~ IX, coli. 1336 ss.
'Pa.b.{3-'>- IV, coli. I46 s.
pa;(3(3l, pa;f3(3ouvl (Lohse) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9n
pci~lìoc,, pa.(3W;,w, pa:~lìouxoc; (C. Schneider) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 921
pq.01ovpy11µa., pq.&oupy!'.cx (Bauernfeind) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 935
pcxxci (Joach. Jeremias) .......... . ... . - ................ · .. . .. · . 939
lNDICE DELf.E VOCI XV

pav'tl~w, prl.\l'rnrµ6ç (Hunzinger) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 947


'PaxaP - > Iv, coli. 141 ss.
{riiµa --+ VJ , coll. 199 ss.
pi.sa., pL1;,6w, f.xpLs6w (Maurer) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 967
pl7t'tW, ÉmpL1t't"W, a7topl7t-rw (Bieder) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 98 5
poµ<prJ..LrJ.. (Michaelis) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 989
'PoM --+ IV, coli. 1 4 1 ss.
puoµrli (Kasch) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1003
<ra'3'3rl-rov, rra(3(3rJ..wrµ6ç, 7trJ..prlvxw1] (Lohse) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1019
:Eaooovxa~oç (Meyer) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . n o7
utllvw (Lang) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . l l 55
u<X.xxoç (Stahlin) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . l 161
O'O:ÀEUW, uaÀ.oç (Bertram) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . n8 l
aaÀ.m:y~, crrJ..À.1'l?;w, uaÀ.1tLO"'tTJC, (Ftiedrich) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . XI 97
I:a.µapEia, :Ea.µapln1c,, l:a.µap~-ric; (Joach. Jeremias ) ... .. . .. .. . .... . . . 123 9
11avoci.À.Lov --+ vm , coli. 871 ss.
cra.1tp6ç, 0"1Ji.w (Bauernfeind) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . l 2 5 5
<rap~, crapx.ix6c;, crapxwoc, (Schweizer, Baumgartel, Meyer ) . .. .. ... . .. . . 1265
a-a-rci.vtl.c; (Foerster, Schiiferdiek) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 139 7
<rBÉvwµi (Lang) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . I 4 3 3
crÉ(3oµm, crE(3a1;,01.1.a.i, crÉ(3a.:rµa, .f a:(3a.u-t6ç, EÙcrE(31)ç, EÙcrÉ(3ELa., EÙcn:(3Éw, ci:!n:-
'3ilc,, ào-É(3nrl, à.o-E(3Éw, vEµv6c; , <rEµv6-c1)ç (Foerster) . . . . . . . . . . . . . . . . q4 1
LESSICO
II
(continllazione)

I
7touc;

SOMMARIO: no: pes, ped-is; antico indiano: pad-;


A. Uso del termine nella greci/() profano. germanico: fot 1) è usato sin da Omero
B. La storia delle religioni. sia nel significato proprio di piede (di
C. L'A.T. e il giudaismo: uomo e animale, anche zampa, zoccolo,
r. l'uso nei LXX; artiglio) sia, in senso lato, per indicare
2. l'uso traslato; tutta l'estremità inferiore. Anche i 'pie-
3. l'uso simbolico; di' di artefatti di ogni genere si chiama-
4. denudazione del piede; no 'lt60E<; 2• 'ltovç ha però anche il signifi-
5. il piede della divinità.
cato più generale di estremità inferiore
D.Il N.T.:
I. come designazione di tutta la persona; e viene usato in tale accezione anche per
2. uso traslato; indicare oggetti o parti che non hanno la
3. simbolo del potere; sia pur minima rassomiglianza con un
4. espressione cli subordinazione; piede 3• La lingua greca ha in comune
5. espressione cli venerazione per Gesù; con molte altre 1'uso del termine e del-
6. la lavanda dei piedi; 1'oggetto 'ltouç come misura di lunghez-
7. la denudazione cultuale del piede. za 4 • Il significato di 'piede' come unità
ritmica della metrica classica 5 non de-
A. USO DEL TERMINE NELLA GRECITÀ
riva dal piede come arto, bensl dalla sua
attività, dal procedere, dall'andatura. Lo
PROFANA
stesso vale per la metafora xpovou 'ltovç 6•
'ltoui; (antico vocabolo europeo; lati- Più significativo è un altro amplia-
r.ouc; ca la parte più bassa della vela { =
scotta)
PAssow, LmDELL-ScoTT, MouLTON-MrLLlGAN, (Horn., Od. 5,260) o anche delfa nave (Pind.,
PRBUSCHBN-BAUER •, PREISIGKE, Wort., s.v.; Nem. 6,55: -rò 8È itàp 1toot va.òc; H..~crcr6µsvov
J.C. SUICERUS, Thesaurus ecclesìaslicus e pa- a.tEl xvµai:wv ).
tribus Graecis' (I746) Il 8I4·8I6; G. BOCHNBR, 4 Cfr. W. BECHER, art. Pes, in PAULY-W. 19
Biblische Real. tmd V erbai -Hand -Co11cor- (1938) I085 S.
dam. n, ed. H. L. HnuBNER (1877) s.v. 'Bein', 5 Aristoph., ron. 1323. itovç può anche signifi·
'Fuss'. care verso, stico; Luc., pro imaginibus 18:
I WALDE-POK. II 23 s. i:cx.iha CTO~ ~XµE1:plt ~~ìo~e XIX.L un:Èp 'l'ÒV it6-
2 I fenomeni per cui i nomi delle parti del 8ci.. itm;c; = frase detto d'un fiato; Luc., De-
corpo vengono usati per oggetti sono molto mon. 65: rl7twv 7tpbc; ""toùc; 'ltrxp6v·rnc; 'l'Ò\I
diffusi; dr., ed es., H. PAuL, Prim.ipien der Éva.yti>\1~0'11 'tW\I X1)pVXW\I 1t61ìrx.
Sprachgeschichle' (1937) 95 s. ~ Eur., Alexandros, fr. 42 (T.G.F. 374): xa.L
J Horn ., Il. 2,824; 20,59; piede dd monte xp6\IO\I 7tpovfkt.WE. itouc;, e Ba. 889: lìapÒ\I
Ida. Come termine tecnico nautico 1tOÙç indi- xp6vou it61ìa..
r-ouç A-B (K. Weiss) (vr,625) 8

mento dell'uso, in virtù del quale lenza comune tra ~ xdp e ouva.µtc; (-7
7touc; viene a indicare l'intera persona. II, coli. r49r s. e n. 34) ha il suo ri-
Questa accezione si riferisce alla perso- scontro perfetto in 1touc; e ouva.:µ~c; 13 •
na in azione, in primo luogo natural- In espl'essioni di riverenza e sottomis-
mente a quella che cammina 7, ed è pre- sione l'umile e l'inferiore si rivolgono
sente anche nel modo di dire 7t6&a. EX~W ai piedi del potente e del superiore 14 •
E\/ "tL'VL, che equivale al nostro 'metter- Virtù e vizi personificati vengono ca-
ci lo zampino' oppure 'averci mano', ratterizzati col temperamento del loro
doè aver parte in qualcosa 8 • Lo stesso 'piede' e col suo uso simbolico 15•
vale per 1a maggior parte delle locu7.io-
ni avverbiali composte con 7tOuç: il rap- B. LA STORIA DELLE RELIGIONI
porto spaziale che esse esprimono (vici-
nanza o lontananza, altezza o profondi- Alla simbologia generale del piede=
tà, ecc.) si riferisce naturalmente all'in- _potenza si associa l'idea che il piede (o
tera persona e non soltanto al piede 9 • l'orma del piede) della divinità, di se-
Tali locuzioni possono anche esprimere midei e anche di altre determinate per-
una valutazione della cosa che esse met- sone compia guarigioni miracolose. Plu-
tono in rapporto con la persona 10, op- tarco 16 racconta che ciò avvenne con
pure anche della persona stessa, come Pirro, Tacito (hist. 4,81) e Svetonio
nel caso di àq>'11cruxou 'ltoo6c; (Eur., (Caes. 7,2) con Vespasiano e Serapi-
Med. 217) 11 • Un semplice cenno ai pie- de 17• La venerazione dei piede di Sera-
di può bastare a indicare il potere di cui pide è attestata da un busto di Serapi-
può disporre una persona 12 • L'equivn- de eretto su un piede colossale 18 e quel-

1 Eur., Or. 1217: 1tapllÉvov !itxov -:t6!ia, «a- stro perché glielo bad (Sen., ben. 2,12). Sul
spetta l'arrivo della fanciulla»; Eur., Hipp. fregio di Pergamo Afrodite pone il piede sul
661: uùv 7tlt'tpbç µoÀ.wv 7tOOl. volto dell'avversario sconfitto: per il signifi-
8 Pind., Olymp. 6,8: Év i;ou-tip 7tElìlÀ.ip oa1r cato (in origine magico) del gesto cfr. A.
µòv~ov 1t6li'~xwv. GoTSMICH, Die 'grausnme' Aphrodiie am Gi-
9 àwì. 1tÒlìa (similmente É1tt 7t61ìa) = a ri- ga11ten/ries des Pergame11er Altars: Archaolo.
gischer Anzeiger 56 (1941) 844-879 [KLEIN·
troso, all'indietro; lx 7to86ç (similmente xa-
KNECHT]. P. Oxy. I 128,9 ss. (a un alto fun-
'ttt 7tÒlìaç) = alle calcagna (però: h7tolìwv
zionario): xo.i;o.t;u.:iCT"n li ùµei;~pa. l\llìol;6"tTJ<;
= lontano, fuori mano); ÉV 1tOO'l, ɵm>lìc!iv
... Émi;pÉljim al'.mji &.vEÀ.i>ELV dç -coùc; lvlì6-
(similmente 7trtpà 7tolì6ç, 1tpÒ 1to86ç) = vi-
l;ovç a1hfjc; TI61ìaç, cfr. 128,8; PREISIGKE,
cino.
Sa111melbt1ch 4323,5 (un figlio al padre): xa-
10 7tapà 1to86ç = a porla/a di mano; 1tEpL -cacp~)..ijom i;oùç 'ttµlovç a1hov 7t6!iaç; inol-
1t61ìa = adatto; imò 1t61ìa = piccolo, sempre tre i testi indicati in PREISIGKE, Wort., s.v.
in riferimento all'intera persona, non al piede. 1tOUç: espressioni bizantine di sottomissione.
Il Cfr. anche Pind., Nem. 3AI ss.: ljieq>Evvòç
0
avi}p if.)..ì,.01:' IJ.ì,.ì,.a TCVÉWV OU 1tO't a'fpEXEL XU- 1s Soph., Oed. Tyr. 878 s.: vPptç,.. ov
1toot
i;É~a 'ltolìl.
XP'llolµip xpiji;ai. Eur., fr. 979 (T.G.F. 676):
.ilx1J ... (Jpaoer 7toot cri;Elxovuo..
12 Arisoph., av. 35: &.µq>oi:v -coi:\I 'ltolìo~v,
16 vita Pyrrhi 3 (r 384); v . WEINREICH, Ant.
<~con tutta Ja forza»; Aeschin., fals. leg. 115:
i;~µwP'l)crew xaL xnpl. xa.L 'ltolìL xal cpwvjj Heil. 67.
xaL mXCTTJ Svvaµu. 11 Cfr. S. MoRENZ, Vespasia11, Heilrmd der
Il WErNREICH, Antike Heìltmgswunder 71 n. Kranken: Wiirzburger Jahrbuch 4 (1949/50)
74. 373 s.
14 In segno della grazia concessagli, Caligola 18 Cfr. HAAs, fascicolo 9/rr LEIPOLDT (1926)
porge a un condannato a morte il piede sini- v e fig. r5.
9 (v1,625) 7tOV<; tl (K. \VCISSJ \VJ.,U~V) J.U

la della sua orma è documentata da un nell'esercizio delle loro funzioni, ma an-


monumento siriaco che mostra un'aqui- che tutti coloro che partecipano all'a-
la sopra il piede di Serapide con la so- zione cultuale o entrano nel luogo sa-
prascritta (x\loç E:xwv, 1t68' <iv'Cxvoc; E- cro 21. In questo ambito rientra anche
xwv, àvÉthpm. l:Epa1tEL 19• A questi e- l'usanza, diffusa, che chi è in lutto o
sempi dell'età ellenistica se ne aggiun- fa penitenza si denudi i piedi 24 • An-
gono altri di tutti i tempi presso tutti che pellegrinaggi e processioni di ogni
i popoli 211 • tipo e di tutte le religioni vengono com-
L'apparizione della divinità può esse- piuti a piedi scalzi 25 • In queste usanze
re simboleggiata da un accenno ai suoi il piede sta ancora una volta per tutta
piedi o alle sue impronte 21 • Determina- la persona (~ coll. 6 s.), giacché la
te descrizioni di apoteosi mostrano solo nudità del piede non è che il tardo sur-
i piedi della persona, ormai divenuta di- rogato delJa nudità totale richiesta in
vina, che spuntano da una nuvola 22• origine 26 • I motivi dellA denudazione
possono essere costituiti da esigenze di
In tutti i culti e in tutte le usanze purezza cultuale (allontanamento di in-
superstiziose è importante il dovere, dumenti profanati 27 , soprattutto quelli
per chi si avvicina alla divinità, di de- di pelle o pelliccia animale 28 ), il convin-
nudare il piede. Questo dovere riguarda cimento magico che la divinità possa a-
naturalmente in prima linea i sacerdoti gire direttamente sul corpo nudo 29 o
19 Vedi O. WEINREICH, Ei11 Spzm:auber: KENBACH, De 1111dilate sacra, RVV 9,3 (19II)
ARW 28 (1930) 184. 23-29; WXCHTEK, Reinheilsvorschriftc11
TH.

20 Vedi G . WlLKE, Weitere Beitriige zur Hcil-


im griech. Kult, RVV 9,1 (19rn) 23 s. 57.
k1mde in der indoeuropiiischen Vorzeit: Man- 2~ Vedi H ECKENBACH, op. cit. (~ n. 23) 31;
nus 7 ( 1915) r-9; E. STEMPLINGER, art. 'Fuss- E. SAMTER, Zu rom. Bestalttmgsbrii11chen,
spur', in Handworterbuch des de11tsche11 A- Festschr. fUr O. Hirschfeld (1903) 253 s.
bcrglaubens III (1930-31) 240-243; O. Eiss- 25 E. MARBACH, art . 'Nudipedalia', in PAULY-
FELDT, Der Goti Karmel, SAB 1953, I (1953) W. 17 (1936) 1240 s.; WEINHOLD, op. cit. (~
tavole 1v-vr; K. GALLING, Der Goti Karmel n. 23) 18-26; HECKENBACH, op. cit. (~ n. 23)
und die Ji.chtung der fremde11 Gotter in: 29s.67s.
Geschichte tmd A.T., Festschrift A. Alt 26 Cfr. W. A. MiiLLER, Nackthcit und E11t-
(1953) IIO·I2X. bl0smng in der altorie11talische11 1111d iilteren
21 Rappresentazioni preistoriche di piante di griech. Kmzst, Diss. Leipzig (1906) 42; HEK·
piedi su dolmen, in disegni sulle rocce e su KllN.BACH, op. cit. (~ n. 23) 14-21.34; F.
pietre tombali, vengono interpretate, probabil- DiiMMLER, Der Ursprung der Elegie: Philol
mente con ragione, come simboli di teofania; 53 (1894) 212. Per gli Arabi: J. WELLHAU-
cfr:. F. A. v. ScHl!LTll.MA, art. 'Fussohlendarstel- SEN, Skiu.en und Vorarbeite11III(1887)106 s.
lung', in RVL 4,1 (1926) 162 s. Per: il cristia- 27 WmNHOLD, op. cit. (~ n. 23) 5. Gli Arabi
nesimo cfr. H. L ECLERCQ, art. 'Pied', in Dic- si cambiano gli abiti e le scarpe; vedi WftLL·
tio1111aire d'Archéologie chrétienne et de Li- HAUSl!N, op. cit. (~ n. 26) rn6.
turgie 14,r (1939) 8r8 s. 28 WXcHTER, op. cit. (~ n . 23) 57.61; HEK-
22 Ad es., la tavola raffigurante l'ascensione KENBACH, op. cii. (~ n. 23) 24 s.
nella 'Piccola Passione' di Di.iter. Cfr. l'e- 29 WmNHOLD, op. cit. (~ n. 23) 5. Forse ab-
lenco scelto di tali raffigurazioni in S. H. GuT- biamo questo motivo anche nel comportamen-
Bl!RLET, Die l:Iim111cl/ahrt Christi ili der bil- to del 11abì, che nell'estasi si spoglia (vedi,
de11de11 K1111st (1934) 247-250 e tavole xxix e ad es., I Sam. 19,24). Cfr. anche F. DOMMLER,
xxx. Sittengeschichiliche Parallelcn: Philol 56
2J Vedi C. WEINHOLD, Z11r veJ,·tJicbte des (1897) 6 s. a Is. 20, 2 ; WEINHOLD, op. cit. <~
heidniscbe11 Ritt1s, AAB (1896) 4 s.; J. HEK· n. 23) 6; HllCKENBACH, op. cit. (~n. 23) 21-23.
u (v1,626) 1tovc:; B-C 3 (K. Wdss)

anche il desiderio di allontanare osta- metaforico (-7 VII1, coll. 139ss.). In


coli magici costituiti o emanati da no- realtà, qui 'ltovi; indica la persona che
di e legamenti degli abiti 30• percorre la via, giacché ciò che, ad es.,
Sap. r 4,1 l dice dei n6oEc; àcpp6vwv ed
C. 1
L A.T. E IL GIUDAISMO Ecclus 21,22 del 1touc; µwpov, è diretto
propriamente agli stolti e ai folli. Nel
l. Nei LXX 1touc; traduce tutta una parallelismo di 1tOOEc; e ~ux.ii (~ 56,7 e
serie di parole ebraiche: oltre ai termi- 6 5 ,9) 1tovc; non indica, naturalmente, il
ni propri per piede (regel) e pianta del camminare fisico, il moto dei piedi,
piede (kaf-regel), rende anche 'iiqéb = bensì il cammino o il percorso della vita
calcagno o zoccolo (Gen. 49,19) e parsa dell'uomo 32 •
nell'accezione di zoccolo (Is. 5,28), ed
anche k"rii'aiim = gamba (dal piede al 3. L'A.T. offre esempi eccezionali
ginocchio: Ex. 12,9; 29,17; Lev. 1,9. dell'uso simbolico del piede per espri-
13; 8,21; 9,14). È inoltre l'equivalente mere il potere(~ n. 12) di una perso-
di pa' am = passo, al plurale piedi di arte- na. Gli ufficiali di Giosuè pongono il
/atti (Iud. 5,28; 4 Brur. 19,24; ~1iJ6,7; piede sul collo dei cinque re amorrei
Prov. 29,5) e traduce infine il concetto sconfitti (los. 10,24). Mosè giura: «La
molto ampio di marg•lot=ciò che giace terra dove si satà posato il tuo piede sa-
ai piedi e i piedi stessi (Ruth 3,4.7.8. rà per te e per i tuoi figli un'eredità
I4l· I LXX usano cosl il termine, pre- che vi apparterrà in eterno» ( Ios. 14,9;
scindendo dai suoi significati tecnici, in cfr. Deut. u,24; Ios. l,3; 2 Reg. 21,
tutta l'ampiezza semantica che 7tOuc; ha 8) 33 , David loda Dio che gli ha posto i
nella tradizione linguistica greca. nemici sotto i piedi (2 Sam. 22a9=Ps.
18,39; cfr. I Reg. 5,17; Ps. 47,4). Se-
2. Lo stesso vale per l'uso traslato condo l'immagine di Ps. 58,II, il giusto
del termine. 7touc; ricorre frequentemen- nel suo cammino (p"'iimiiw) si laverà i
te 31 nell'immagine del cammino, del piedi nel sangue degli empi 34 (cfr. Mal.
sentiero della vita, della via in senso 3,21 ).
Là dove si attribuiscono alla terra poteri ma- rappresenti il piede. Cfr. G. }UNGBAUER, art.
gici, si stendono i neonati o i morti nudi sul 'Schuh' ia; 18 a.b, in Ha11dwiirterbt1cb des
suolo e lo stregone opera a piedi scalzi: HEK· de11tsche11 Abergla11be1JS VII ( 1935) n92.1346
KENBACH, op. cit. (--> n. 23) 46-49. Cfr. anche s.; P. SARTORI, Der Schuh im Volksglaube11:
HAAs, fascicolo 9/n LEIPOLDT, fig. 190; fa- Zeitschrift des Vercins fiir Volkskunde 4
scicolo 13/14 RuMPF, fig. 148. (1894) 179 s.; L. L EvY, Die Scbuhsymbolik
30 \Xf.i\CHTER, op. cit. (--> n. 23) 24; HECKEN· im jiid. Rit11s: MGWJ, N.F. 26 (1918) 179 s.
BACH, op. cit. (--> n. 23) 23, che cita uno scho- R. FoRRER, att. 'Fussanhiinger', in Reallexiko11
lion a Vcrgil., Aen. 4,518: i11 sacris 11ibil solet der praehistoriscbe11, klassiscbe11 tmd friih·
esse religa/11111. Per tutta la questione dr. F. christliche11 Altertiimer (1907) 257 s. con
EcKSTEIN, art. 'barfuss', in Ha11dwi:irterb11cb De11t. I I ,24 spiega come norma giuridica an-
des deutschen Aberglaubens I (1928) 9u-922. che l'uso di un sigillo forse romano a forma
31 Ad es., Gen. 30,30; I Sam. 2,9; lob 23,n; di piede (riprodotto ibid.) per indicare il di-
lji n8,105; Deut. 32,35: O't'(ZV aqicxÀ.ij 6 nove; ritto di proprietà su una data cosa.
CXÙ't'WV. - 34 I LXX traducono qui (l)i ,57,n) e altrove
32 Ma Ier. 38,22, di Sedecia che con la sua XE~pEc; invece cbe 7tOl.iEç; da ciò risulta parti-
politica si è messo sulla strada sbagliata, dice: colarmente chiaro che in questi casi non si
«i tuoi piedi affondano nella melma». tratta del piede fisico in sé, bensl del piede
33 Si spiega forse cosl anche l'uso di scalzarsi come simbolo della potenza della persona (-->
per indicare la rinuncia a un'eredità (Ri1tb. 4, nn. 19 e u), la quale può essere appunto sim-
7; Deut. 25,9), se si suppone che la scarpa boleggiata anche dalla mnno.
r3 (vr,626) nou~ C 3-5 (K. Weiss) \ Vl,b27J 14

In netto contrasto con quest'uso sim- vrebbe essere il timore reverenziale, an-
bolico sta la scarsa considerazione del zi l'umiliazione davanti alla divinità 39 •
piede che si esprime nell'uso eufemisti- Il giudeo che nei giorni del digiuno e
co di regel/1tovr:, per indicare gli orga- del perdono cammina scalzo compare
ni sessuali 35 • davanti a Dio come uno schiavo davanti
al suo padrone. Lo stesso fanno il sacer-
4. L'A.T. e il giudaismo conoscono dote e l'uomo pio quando si tolgono i
come altre religioni (~ coll. 9 s.) l'u- calzari prima di metter piede sul suolo
so di denudare i piedi per motivi reli- sacro 40 •
giosi. In primo piano stanno gli episodi
narrati in Ex. 3,5 e Ios. 5,13-15, quan- 5 . Nell'A.T. il piede della divinità ha
do Mosè e Giosuè ricevono l'ordine di una sua parte nelle descrizioni di teofa-
togliersi i calzari a motivo della santita nie. Certamente l'A.T. conosce diverse
del luogo in cui appaiono Dio o il suo forme di teofania: da quella nei feno-
inviato. Tutto l'A .T. presuppone poi meni naturali all'epifania in forme uma-
che i sacerdoti svolgano il loro servizio ne, fino alle manifestazioni spiritualiz-
scalzi 36 • Nel Talmud le norme dell'A.T. zate 41 • Dove però vigono concezioni co-
vengono specificate ed estese a chiun- me quella espressa in Ex. 33,20-23, con
que ponga piede sul monte del tempio e il principio «la mia faccia non si può
nei luoghi santi 37 • Resta da vedere fino vedere» ( v. 2 3) e «nessuno può vede1·-
a che punto i motivi addotti sopra (--'> mi e restar vivo» (v. 20), è quasi natu-
coli. 10 s.) per la nudità cultuale valga- rale che si descriva l'apparizione divina
no anche per l 'A.T. 38• Nella religione non solo di spalle ('àbor, v. 23), ma an-
dell'A.T. e del giudaismo il vero mo- che dai piedi o anche solo da ciò che
tivo della denudazione dei piedi do- sta sotto i piedi oppure dalle orme. Co-

Js Cosl 2 Reg. 18,27 (cocl. Q): me ragléhem vato anche nei giorni festivi (Joma j. 8,1 [44
= urina, e I ud. 3,24: cbtOXEVOVV -.oòt; n6- d 29 s.]).
lìa.t;. È dubbio se anche l'espressione ebrairn 8 In Is. 32,n e Micb. 1,8 la nudità sembra es-
hesck raglaifm (lud. 3,24 e I Sam. 24A) sia un sere espressione di lutto. Cfr. F. SCHWALI.Y,
eufemismo; cfr. GESENIUS·BUHL e KOHLER- Das Lcben nach de111 Tode (1892) 13.
BAUMGARTNER, s.v. skk hlf'il e --'> SUlCERUS, 39 Cfr. JuNGBAUER, op. cit. (~ n. 33) 1349 s.;
s.v. I 3. Anche in Is. 6,2 regel può essere in- MOLLBR, op. cii. (~ n 26) 5. Con l'andare a
teso sia in senso proprio sia in senso eufemi- piedi scalzi è legato il portare il !4q, segno in-
stico. L'esortazione di David a Uria di anda- confondibile di umiliazione: dr. MOLLBR,
re a casa a lavarsi i piedi (2 Sam. n,8) impli- ibid. 41; I Reg. 20,31; 21,27. Se il !4q era in-
ca forse già la vera intenzione di David (vv. dossato senza tunica, le donne avevano anche
u ss.), cioè che Uria abbia rapporti con la il petto scoperto: Is. 3,24; 32,u; d r. I. B EN-
moglie. Cfr. la locuzione che troviamo in Cic., ZIGER, Hebr. Archiio/ogie 3 (1927) 75.
Alt. 2,1,5 e in Mart. l0,81,4; u,71,8: tollere t:> Rabbah ben R. Hona esigeva che coloro
pedem (pedes) (scii. ad conwbitum). che gli si presentavano per il giudizio si levas-
36 Non si menzionano mai le scarpe dei sa- sero i calzari (Shebu. b. 31 a), evidentemente
cerdoti: né nella regola che impone loro di perché Dio è presente nel diritto. Secondo
lavarsi mani e piedi prima di iniziare il loro Ios., allt. 14,172 l'imputato doveva presen·
servizio (Ex. 30,19) né nel rituale che prevede tarsi nl giudice in abito da penitente. Peni-
l'aspersione con sangue dell'alluce destro (Ex. tenza e lutto, che avviliscono l'uomo, sono
29,20; Lcv. 8,23 s.) né nella meticolosa descri- anch'essi accompagnati dalla denudazione del
zione dei paramenti sacerdotali (Lev. 8). piede. Cfr. LEVY, op. cit. (--'> n . 33) 181 s.
37 Vedi S. KRAUSS, Taltìludische Archiiologie 41 Cfr. EICHRODT, TheoJ A.T. n r-18 (§ 12);
1 (1910) 183 s. Il piede nudo deve essere la- ~ µopqi1J vn, coll. 499 ss.
1touç C ,5-D r (K. Weiss) (v1,628) 16

sl abbiamo Ex. 24,ro, con la descrizione 1touc; (il co<l. D legge anche in Le. 5,8
del prezioso poggiapiedi, ma non della 1t0<1L\I, e non y()V(X<T~v ).
persona di Dio. Ps. r8,ro ( = 2 Sam. In questa sede non è necessario di-
22,ro) descrive cosl la teofania: «Ave- scutere i passi in cui 7touc; indica sem-
va sotto i piedi una nube oscura». Da- plicemente il piede come arto inferiore
vid chiama l'arca «sgabello dei piedi o come mezzo di locomozione, senza
del nostro Dio» (I Par. 28,2; cfr. Ez. alcun contenuto semantico di rilievo,
43,7; Ps. 99,5; 132,7; Lam. 2,1) 42• Ps. oppure nei quali il termine è aggiunto
77,20 parla della via, del sentiero, delle a verbi di stato, di moto, ecc. sempli-
orme di Dio invece che di Dio stesso; cemente come rafforzativo (ad es., A-
Nah. 1,3 solo della polvere alzata dai poc. 11,II; Act. 26,16). 'ltouc; indica il
suoi piedi, Abac. 3,5 dei suoi passi. La piede come unità di misura in Act. 7,5:
venuta di Jahvé nel giorno del giudizio oùOÈ ~Tjµcx. -ito.56ç, «neanche un piede
è descritta da Zach. I4,4 in questi ter- di tertal> 44 • Ci limiteremo invece a trat-
mini: «I suoi piedi poseranno quel tare quei testi in cui la menzione di
giorno sul Monte degli Ulivi». 1touc; ha più ampie associazioni.
l . Anche nel N.T. r.ovc; (o il plura-
D. IL NUOVO TESTAMENTO
le 1tOOEc;) può indicare tutta quanta la
Il N.T. fa un uso molto limitato dei
vocaboli che possono indicare le estre- persona (in moto o ferma, -7 coli. 6
mità inferiori. Oltre a 'ltouç e yow, ab- s.). In Act. 5,9 si legge: tooù oi 1tooEc;
biamo 1t'tÉpva., calcagno, solo in Io. 13, -rwv ìJmji&.v-rwv -ròv a:vopa. crou btt -rn
18 (citazioni di ~ 40,ro, ove i LXX leg- Mp~ :>w.i Èl;oicrou<rlv <re, «ecco, i piedi
gono 1t-rEpVt<rµ6c,), e tre volte cncÉÀ.oç,
(osso della) gamba, nella pericope pe- di coloro che hanno appena seppellito
culiare a Giovanni della deposizione tuo marito sono alla porta e ti porte·
dalla croce (Io. 19,31-37). Già questo ranno via», e ciò significa, naturalmen-
fatto ci fa sospettare che nel N.T. 'ltouc;
non indichi soltanto il piede, ma - pro- te: «ecco, gli uomini che hanno appena
prio come nei LXX (-7 coll. I I ss.) - an- seppellito ecc.». In Mt. 4,6 par. il dia-
che la gamba, tutta intera o le sue par- volo incita Gesù a gettarsi dal pinna-
ti 43• Poiché, inoltre, frasi come «cadere
colo del tempio con le parole di lji 90,
ai piedi di Gesù» (1tL1t't'Et\I 'lta.pcX. 't'oÙc; a 1.1....,.,, '
1 r . r 2 : ... µ'1')1tO'tE 'ltpocrxo'I' uc; r.poc; 11.t-
I "\I
'1t6ocxc; 'Iti<rou: Le. 8,41; 17,16) e «get-
tarsi alle ginocchia di Gesù» (1tpo<r1tl- itov -ròv n6oa. crou, <<. .. che tu non urti
1t-rEt'V -ro~c; y6vCX<Tt'V 'Iti<Tou: Le. 5 ,8) so- col piede contro qualche pietral>; grazie
no per la sostanza assolutamente paral-
lele, bisogna pensare che anche yow sia all'omissione del v. II b nella citazione
stato assorbito nell'area semantica di di o/ 90, cade l'immagine di un cammi-

42 Non è sempre facile dire con sicurezza, in nei paesi di lingua tedesca si usa 'gamba' per
certi testi, se lo sgabello dci piedi di Dio sia 'piede' (Triibners deutsches Worterbuch, ed.
il tempio o l'arca. A. GoTzE I [ x939] 269) e 'piede' per 'gam-
43 Ciò è vero sicuramente per Apoc. 1,15; 2, ba' (P. KRE'l'SCHMllR, Wortgeographie der
18; 10,r s.; 13,2; verosimilmente per Io. u,4-1 bochdeutscbe11 Umgangssprache [ 1918) no
e I Cor. 12,15; probabilmente anche per Mc. 9, s.). [DEBRUNNER].
45 par.; Mt. 28,9; Act. 14,8.xo; 16,24. Anche 4-1 Anche Herm., vis. 4,1,6 e 4,2,r.
17 (VI,628) 1touç D 1-3 (K. Weiss)

no arduo per un sentiero sassoso dove mo che agisce scandalosamente, mentre


il piede può inciampare, e il testo vie- il piede può essere al massimo il mezzo
ne adattato alla situazione del momen- che permette all'uomo l'attuazione della
to, nella quale non corre pericolo solo sua malvagia volontà.
il piede, bensl tutta la persona.
3·. Il N.T. conosce anche l'uso di
2. Per assunzione diretta della fra- TIOuc; quale simbolo del potere. In que-
seologia dell'A.T. (-7 coll. I I s.), asso- st'uso particolare si manifesta però ]a
ciata con le metafore della via = con- differenza costituita dal messaggio cri-
dotta ecc. (oooc;, ~ vrn, col!. 239 ss.), stiano rispetto all'A.T. per quanto ri-
dell'armatura, del cingersi (-7 VIII, coll. guarda il rapporto della comunità di
862 ss.), la parola 7touc; acquista il signi- Dio col mondo e i suoi abitanti. Questo
ficato traslato di persona pronta all'a- rapporto ha subito infatti un notevole
zione o già in azione. Cosl Le. l ,79 (ri- mutamento. Mentre spesso nella reli-
prendendo Is. 59,8 ): -rou xa-revi)uw.lL gione dell'A.T. il piede viene usato sim-
~oùç 7toocxc; i]µwv Elç ooòv dpTjv'J'}ç, «per bolicamente in contesti che descrivono
guidare i nostri piedi ( = noi) sulla via l'oppressione, la sottomissione, l'asser-
della pace», e Hebr. r2,r3 (riprendendo vimento di un uomo da parte di un al-
Prov. 4,26): 'tPOXLà.c; òpMc; TCOLEL't'E -roi:c; tro, di popoli stranieri da parte del po-
r.:ocrìv vµwv, «fate dei sentieri dritti per polo eletto, del paese da parte dei
i vostri piedi ( = per voi)». Le parole suoi potenti conquistatori (--7 col. 12 ),
di Rom. 10,15 (che riprendono Is. 52, nel N.T. ritroviamo quest'ordine d'idee
7); wc; wpatoL ol 7COOE<; -cwv EÙr.t:yyEÀL- unicamente nell'Apocalisse, ed anche
soµÉVWV ayai>a, «quanto sono belli i qui esplicitamente soltanto in Apoc. 3,
pied~ di coloro che portano buone noti- 9, che è una citazione di Is. 49,23. Nel
zie», non lodano i piedi, bensì i predi- resto del N.T. il piede non è mai sim-
catori della salvezza e la loro opera, an- bolo della potenza umana e la promessa
che se l'immagine mette in risalto so- di Dio alla sua comunità in Rom. 16,20
prattutto il loro corso per il mondo. annuncia che Dio stesso «triterà pre-
L'oggetto e l'immagine sono dunque sto Satana sotto i vostri piedi». L'eser-
ancora molto vicini. Lo stesso vale per cizio del potere è rimandato dunque al-
Eph. 6,15 e~ VIII, coll. 875 s.). Anche la fonte del potere, a Dio stesso. La
il detto di Gesù sullo crx<ivfoÀov pro- ragione di questo spostamento va vista
vocato dal piede (Mc. 9,45) va inteso palesemente nel carattere integralmen-
metà in senso reale e metà in senso fi- te escatologico del messaggio del N.T.
gurato, poiché causa e fonte dello crx&.v- Qui non si tratta più del dramma alter-
OaÀov sono la condotta perversa o l'uo- no della storia, nel quale il potere tocca
1touc; D .3-4 (K. Weiss)

ora all'uno ora all'altro attore, bensì de o cade ai piedi di una persona in se-
della storia che giunge alla sua conclu- gno di inferiorità soltanto quando tale
sione nell'ultimo scontro di Dio con il persona goda di un particolare rapporto
principe di questo mondo e coi suoi ac- con la potenza e la sublimità di Dio 45 •
coliti. Perciò si attuano ora nella figura Act. 22,3 dice che Paolo era stato «alle-
di Gesù, potente principe escatologico, vato ai piedi di Gamaliele» ( &:va"t'E·
le promesse di ~ 8,7: 1t<i.'ll'ta. Ù1tÉ'Ta.l;a.c; ìlpa.µµivoc;... 1tCl.pa -roùc; n6om; ra.µa.-
i'mox<i.'tw i:wv 7toowv a.u'tou, «hai po- À.t1}À. ). Questa frase non vuole soltanto
sto ogni cosa sotto i suoi piedi» (I Cor. descrivere la posizione esteriore dello
r5,27; Eph. r,22.; Hebr. 2,8), e di 1)1 studente che siede letteralmente ai pie- ·
xo9 ,r: ... l!wc; ll'll 1'w -roùc; éxi>povc; <Tov di del maestro, bensì anche esprimere
U1t07tOOtO'll "CW'll 1tOOW'll O"ou, «finché ab- la riverenza per la torà, che spinge lo
bia posto i tuoi nemici a sgabello dei studente a tale atteggiamento 46 ( ~ n.
tuoi piedi» (Mc. I2,36 par.; Act. 2,35; 40; -+ vr, col. 1171). Gli apostoli, ai
I Cor. 15,25; Hebr. 1,13; xo,13; Barn. cui piedi si depone in offerta il ricavato
12,10). Anche nel caso di altri perso- dalla vendita dei beni (Act. 4,35.37; 5,
naggi apocalittici la descrizione della 2), rappresentano il Signore e Dio : in·
persona e della sua potenza si limita a fotti quando Saffira vuole imbrogliare,
menzionare, oltre la testa, i soli piedi e Pietro accusa lei e il marito di «tentare
le gambe, raffigurati in atteggiamento di lo Spirito del Signore» (Act. 5 ,9 ).
potenza o di dominio: cosi nel caso del- Quando la donna cade morta ai piedi
1'angelo di Apoc. 10,1, le cui gambe so- dell'apostolo (v. 10), è segno che la po-
no come colonne di fuoco posate una tenza punitrice e giudicatrice di Dio o-
sul mare e una sulla terra, dominando il pera mediante Pietro.
mondo intero; cosi ancora nel caso del- In questo contesto si colloca anche
la donna di Apoc. 12,1, che con la luna l'immagine di scuotere la polvere dai
sotto i piedi assume il carattere di un piedi (Mc. 6,r1 par. e Act. 13,51) 47 • Si
personaggio potente di dimensioni co- tratta evidentemente di un gesto che
smiche; cosl, infine, nel caso deJla be- esprime giudizio e condanna. Come mo·
stia venuta dal mare (Apoc. 13,2), le strano le parole dç m7..p-.uptov a.Ù'to~c;
cui estremità sono come zampe di orso. (Mc. 6,n) ovvero bt' a.ui:ouç (Le. 9,
5) (-+ vr, coll. 1356 s.), lo scuotere
4. Nel N.T. si dice che qualcuno sie- la polvere è una prova a carico dell'im-

45 Cfr. J. HoRsT, Prosky11ei11 (1932) 51-67.115 l'interpretazione di ScHLATTER, Kom111. Ml.


s. ~ 'ltPQCTXV\IEL\I; ~ y6vv Il, coli. 593 ss. 334, secondo cui si tratterebbe della polvere
% Cfr. STRACK-BILLERBECK II 764 (e). sollevata dai piedi camminando, che viene poi
41 Il · testo di Mc. 6,n e Le. 9,5 sta contro scossa via dalla veste.
n (v1,630) 1tovc; D 4-5 (K. Weiss) (v1,630) 22

putato 48 • Si tratta quindi di una azio- connessi col titolo di xvpto<; ( ~ v, coll.
ne potente degli apostoli, compiuta per 1481 ss.) 49 • Nella maggior parte dei ca·
l'autorità di Dio e di Cristo. Questi po- si, l'atto di sedere o cadere ai piedi di
teri degli apostoli sono però limitati: Gesù è del tutto naturale, o per la si-
quando Cornelio (Act. 10,25) si getta ai tuazione oggettiva o perché esprime l'o-
piedi di Pietro in atto di venerazione, nore reso comunemente anche ad un
l'apostolo lo rialza dicendogli d'essere rabbino (segno di rispetto), o la venera-
soltanto un uomo. Persino l'angelo apo- zione dovuta al Messia ritenuto presen-
calittico (Apoc. 19,10; 22,8 s.) impedi- te in Gesù. S'interpreterà però corret-
sce al veggente di gettarsi ai suoi piedi tamente l'opinione degli agiografi, an-
in gesto di adorazione: opa. µ1) ... i:@ che dove non è assolutamente esplicita,
i1E0 'itpoO"xuvricrov, «guardati dal farlo! vedendo generalmente nel gesto un se-
... adora Dio». gno di adorazione divina. Ciò vale per
l'episodio di Giairo (Mc. 5,22 = Le. 8,
5. Illimitate e incontestate sono in- 41), della donna sito-fenicia (Mc. 7,25),
vece le espressioni di subordinazione, dei malati deposti ai piedi di Gesù (Mt.
sottomissione e adorazione ai piedi di 15,30), di Maria a Betania (Io. u,32),
Gesù. Il Battista dichiara (Mc. r,7; cfr. per tutti i casi nei quali la venerazione
Act. l 3 ,2 5) di non esser degno di chi- divina è accompagnata dalla richiesta di
narsi davanti a lui neanche per scio- aiuto, come in Le. 17,16 (il lebbroso sa-
gliergli i legacci dei calzari (~ IV, coll. maritano; cfr. anche Pietro, Le. 5 ,8 ), e
935 s.). Il veggente (Apoc. 1,r7) cade dove l'adorazione si accompagna al rin-
come corpo morto ai piedi di Gesù, graziamento per Gesù e alla lode di
soggiogato dalla divinità della sua appa- Dio. Il gesto del samaritano che si get-
rizione. A dire il vero, resta da chie- ta ai piedi di Gesù con la faccia a ter-
dersi se anche negli altri passi in cui il ra 50 mostra che a Gesù viene ricono-
il N.T. descrive persone che siedono, sciuta una dignità regale e gli viene
cadono o vengono deposte ai piedi di quindi reso l'onore appropriato (così
Gesù si voglia esprimere questo effetto Dio, assiso sul suo trono, viene onorato
della divinità del Cristo, come avviene dagli angeli, dagli anziani e dai quattro
palesemente nei casi menzionati. Que- animali in Apoc. 7,11 e n,r6; cfr. Mt.
sto problema rientra però tra quelli 17,6; I Cor. 14,25). Nel caso dell'inde-

43 Come risulta chiaramente soprattutto da un 30 (1931) 97-123.


confronto di Mc. 6,n con Mt. ro,14 s. e Le. SO Per il gesto di gettarsi con la faccia a terra
IO,II s., ma anche dal gesto di Paolo in Act. cfr. HoRST, op. cit. (~ n. 45) 53-55; STRACK-
18,6 (conformemente a Ez. 3,18 s.; 33,1-9). BILLERIJECK u 260 s.; S. KRAUSS, Sy11agogalc
49 E. v. D<.lBscHiiTz, Kvp~oç 'Irwoui;;: ZNW Aitertiimer (1922) 348 s.
'ltovç D 5-6 CK. Wciss) (v1,631) 24

moniato geraseno guarito (Le. B,35) e con quello della donna, allora si coglie
di Maria (Le. 10,39) che siedono ai pie- tutto il significato delle azioni di que-
di di Gesù, non è invece possibile dire st'ultima. Gesù, che per la sua natura
se la posizione sia più di un semplice divina è visto come colui che rimette i
segno di attaccamento riconoscente o di peccati, è fuori della portata dell'uomo
ardente desiderio cl' apprendere 51 • In peccatore. Come nelle teofanie (~ coll.
Mt. 28,9 l'abbracciare i piedi e il 1tpocr- 14 s.) 53 , il mondo peccatore può giun-
xuvEi:v sono invece ovvio segno di o- gere a toccare soltanto l'estremità infe-
maggio divino 51 • riore del corpo divino, i piedi, ed è
Tutto ciò trova la sua espressione quindi ai piedi che esso deve rivolgere
massima nell'episodio della grande pec- l'onore, l'adorazione, tutta Ja sua dedi-
catrice (Le. 7,36-50). In questo episo- zione. Questa interpretazione dell'epi-
dio non solo ricorrono tutti insieme i sodio lucano è suffragata efficacemente
gesti di devozione che potevano venir dal confronto del racconto di Matteo
compiuti ai piedi della persona da ono- (26,6-13) e Marco (14,J-9) con quello
rare (lavare, asciugare, profumare, ba- giovanneo (lo. 12,1-8) dell'unzione di
ciare i piedi), non solo tutti questi gesti Betania 54 • Marco e Matteo dicono che
avvengono in modo particolare (i piedi la donna unse il capo di Gesù, Giovan-
vengono lavati con le lacrime invece ni i piedi (Io. n,2; 12,3). Ancora una
che con l'acqua, asciugati coi capelli in- volta il motivo di questa modifica del
vece che con un panno, unti con profu- quarto evangelista è trasparente: ci si
mo prezioso invece che con olio), ma può avvicinare con un simile atto di
viene fatto ai piedi ciò che spetterebbe devozione soltanto ai piedi del Cristo
al capo (vv. 45 s.). Se inoltre si con- della gloria, oggetto della rappresenta-
fronta il comportamento dell'ospite ver- zione di questo evangelista.
so Gesù (il padrone di casa è un fariseo
che ospita un rabbino: si rivolge infatti 6. Così, finalmente, siamo in grado
a Gesù chiamandolo oto<iaxaÀ.E: V. 40) di intendere l'atto della lavanda dei pie-

51 Per HORST, op. cit. (-7 n. 45) 243 'sedere mentaria che fa terra sia lo sgabello dei piedi
ai piedi di Gesù' sarebbe una frase del lin- di Dio.
guaggio religioso della comuntà indicante l'ac- 51 Per il nostro scopo non qui è necessario
cettazione entusiastica della predicazione mis- decidere, in un senso o nell'altro, l'annosa
sionari:i. questione se si tratti dello stesso episodio di
52 Secondo HoRSl', op. cit. (-7 n. 45) 234 le
cui ci parla Luca. Cfr. K. Wmss, Der wesl-
donne :ibbracdano i piedi di Gesù pet· ba- liche Test. Lk. 7,46 und sein Werl: ZNW 46
ciarli. Tale interpretazione mi sembrn assolu- (1955) 241-245: in questo saggio ho cercato
tamente fuori luogo. di mostrare che l'unzione dei piedi ecc. in Le.
53 Mt. _5,35; Aci. 7,49; Bam. 16,:z riprendono, 7 rappresenta un'inserzione posteriore ripresa
con le parole di Is. 66,1, l'idea vetcrotesta- da Io. 12.
25 (v1,631 l rcovç D 6-7 (K. Weiss)

di (-7 IV, coH. 1289 s.; -7 vn, coll. 'tWV btElvov ... EÀ.EyEv). Erodoto ci ha
1025 s.). A tutta prima ciò che Gesù fa conservato un oracolo delfico sulla ca·
duta di Mileto, nel quale tra l'altro si
ai discepoli (Io. 13,1-20) appare certa- legge: crn.t o'o).oxot 7tOÀ.À.ofot 1tOO<X<; vl-
mente incomprensibile dopo quanto ab- tjJovcn xoµ1}'taL<;, «e le tue spose lave-
biamo detto, giacché in questo episo- ranno i piedi a molti lungochiomati»;
l'adempimento di questa profezia è de-
dio ci troviamo davanti al paradosso del scritto, poco dopo, cosl: yuvai:xE<; xat
Signore glorioso che si china ai piedi 'tÉxva Èv à.vopa.1toowv À.oy4J Èylvov-.o,
degli uomini. Ma è proprio questo pa- «le donne e i figli furono tenuti in con-
tadosso il cuore del racconto. La perico- to di schiavi» (Hdt. 6,19). Plut., Pomp.
73 (r 658 d): ~Ep<.t.7tEuwv oa-a oE<T1to'taç,
pe non intende fissare un particolare rito oouÀ.ot µÉXPL vltj;Ewc; 7toowv ... OLE'tÉÀE-
battesimale per fornirgli un fondamento O"EV, «da allora... continuò a prestargli
eziologico, né respingere falsi riti 55 , ben- tutti i servizi che gli schiavi rendono ai
padroni, sino a lavargli i piedi» 56 •
sl illustrare l'opera salvifica di Gesù,
che si abbassa, si umilia fino a lavare i Quando Io. r3,r5 chiama la lavanda
piedi in un servizio riservato agli schia- dei piedi un Ù1tOOEtyµa (~ 11, coll. 822
vi; si spoglia della sua gloria divina e ss.) e affida al gruppo dei discepoli (v.
procura così la salvezza all'uomo og- q) lo stesso servizio in uguale umiltà,
getto di questo servizio. allora la missione dei discepoli nel mon-
do acquista tutta la dignità della passio-
Questo episodio poteva effettivamen- ne e della crocifissione di Gesù.
te essere interpretato dai presenti in ta-
le senso, perché gli antichi considerava- Secondo I Tim . 5,IO tra i servizi affi-
no il lavare i piedi come un servizio dati alle vedove della comunità (~ n,
riservato esclusivamente agli schiavi, colL 72 5 ss.) c'è quello di lavare i piedi
come espressione della massima dedi-
agli &ytot: quest'atto di umiltà va inte-
zione. Quando David chiede Abigail in
sposa, la donna risponde gettandosi con so alla luce di Io. 13, ed anzi la prassi è
la faccia a terra e dicendo: «Ecco, la stata forse inaugurata proprio dalla tra-
tua serva sarà come una schiava per la- dizione deUa lavanda dei piedi fatta dn
vare i piedi dei servi del mio signore»
(rBcm.25,41). Raccontando il medesi- Gesù 57 •
mo episodio, Flavio Giuseppe rafforza 7. Il N.T. non conosce l'obbligo del-
ancor più l'espressione della prontezza la denudazione cultuale del piede (-7
di Abigail al servizio: «Ma ella disse a coll. 9 ss. 13 s.). Tale usanza compare
quelli ch'erano stati mandati di non es- solo in Act. 7,33 come reminiscenza sto-
sere degna neanche di toccare i piedi di rica (Stefano cita Ex. 3,5).
lui ( = di David)» (ant. 6,308: 'Ì"i oÈ
aval;la 1.dv etvw xat 7tOOWV &tj;aoi>a~ K. Wmss

ss Vedi Bultmann, ]oh. 357 n. 5 a Io. 13,lO. s1 ~ SurcERus, s.v. 1 2 documenta la prassi e
56 Per gli scritti rabbinici vedi STRACK-BIL. l'interpretazione della lavanda dei piedi pres-
LJ!RBECK J[ 557; I 428. so i Padri greci.
r.:pa<r<rw A I I re. Mnurer)

npa<Jcrw, npéiyµet.., npayµa:n:la.,


7tpayµa:t"EUO(J.CU.,
ota.7tpayµet..'l"Euoµm., 7tpax-rwp,
7tpu~tç

t 1tpci<T<TW tra sponda), compiere un cammino,


transitare, andare avanti (Horn., Od. 9,
SOMMARIO:
491; Il. 14,282; 24,264 e passim). Si
A. Fuori del N.T.: arriva cosl al significato successivo. b)
I. La grecità profana:
I. il significato di r.p&.ucrw;
Compiere un cammino per procurarsi
2. 1tpa<r<rw con soggetto divino; qualcom: xÀéoç E7tp<t.~EV, «ottenne fa-
3. TCpaauw con soggetto umano; ma}> (Pind., Isthm. 5,8). c) Se l'imma-
II. i LXX; gine della strada viene applicata a quel-
III. Filone e Giuseppe: la dell'azione intesa in termini astratti
x. Filone; e globali, non si guarda tanto all'esito
2. Flavio Giuseppe. raggiunto 2 , quanto all'occupazione, più
Il. Il N.T.: o meno intensa, con la cosa che si sta fa-
I. l'azione valutata posith·amente;
2. l'azione valutata negativamente;
cendo. Il verbo significa dunque essere
3. 'Ttp&.crcrw in Aci. 26,31 e passim. affaccendato, occupato con qualcosa, oc-
C. I Padri aposlolici. cuparsi di qualcosa, praticare, esercita-
re, fare. Plat., Charm. 162 a e passim:
A. 7tpcX<TC1W FUORI DEL N.T. TCpa't'tl!L'V "\Ù. [ "\Ò] fou'tov, «occuparsi
I. La grecità profana delle cose proprie»; Plat., ap. 31 d:
7tp6-.'t'tEt\I 'tÙ. 7tOÀ~'t~Xà ( 'ltpayµCX.'tll.],
1. Il vocabolo deriva dalla radice in- «occuparsi di politica}>; Demosth., or.
doeuropea per ed ha assunto la forma I 9,77; 26 ,2: 1tp6-.'t'tEt\I 'tl 'tL"\I~ [ ur.Ép
ionica 7tpljvcrw, attica 'ltpch'tw, passan- 'tt\loç], «occuparsi di qualcosa nell'in-
do per 7tÉp&(v), *7tpi'i-xo, *7tpiix-jw 1• Il teresse di qualcuno»; Suidas, s.v.: op&.-
verbo significa giungere oltre, attraver- µa'ta TCpWrCTEL"V, «studiare drammi». d)
sare, compiere, fare. a) Bisogna partire Quando si tratta di danaro, soprattut-
dall'espressione, che ricorre nell'epica, to delle entrate ed uscite dello stato:
npljcrcre:L'V aÀ<i., xÉÀEU~O\I, Mìo~o: attra- esigere, riscuotere (quest'accezione è as-
versare il mare (cioè, andare fino all'al- sodata anche all'idea di irregolarità,

'ltp&.<raw X•À.
PAssow, LIDDELL-ScoTT, MouLTON-MILLIGAN, das Ha11deln im Drama: Philol Supplement-
PREISIGKE, Worl., PREUSCHEN-BAU.ER ', s.v.; band 20 (1928) u esagera però quando affer-
molto utile è sempre J. H. H. SCHMIDT, Syno- ma che la differenza tra 7tp&.-t.-m1 e no~e~v
nymik der griech. Sprache I (:r876) 397-423. consiste nel fatto che 7tp&.-r-tELV indude l'idea
Per l'antica poesia greca dr. O. BECKER, Das del compimento. Ha invece ragione J. H. H.
Dild des \Veges u11d verwa11dte Vorstellungen SCHMIDT, Handbuch der lat. twd griech. Sy-
im friihgriech . Denke11 in: Hermes, Ein- no11y111ìk {:r889) 297: in attico 7tp&.-r-tew in-
zelschriftcn zur klass. Philologie 4 (:r937) s.v. dica «l'attività o l'occupazione diretta a un
1 Per l'etùnologia vedi Bo1sACQ 8rn; HoF- fine preciso, nella quale il soggetto dell'azione
MANN 282; POKORNY 81I . sembra essere più o meno impegnato». Per la
2 Nel greco più antico 7tpa.-·n:w indica in ma- comprensione globale è importante distingue-
niera più forte che in epoca più recente un'a- re l'uso linguistico più antico dall'uso attico.
zione tesa ad un fine. B. SNELL, Aìschylos u11d (H. SCHRECKENBERG].
'l':pticnrw A r r-:a (C. Maurer) {VI,633) 30

di abuso): Hom., batrachomyomachia guistico di Platone, che condizionerà i


18 5: 1tpcl.crcrc:r, µe "tOXOV, «riscuote da secoli successivi. Tra le centinaia di e-
me un balzello». Generalmente al me- sempi, soltanto tre si riferiscono - ma
dio: Plat., Hi. I 282C: T.pri.."t'tEcrl>o:t XPTi- in modo sorprendente - all'operare di-
p,a-.a, µtcri}òv x-cÀ.., «pretendere, pat- vino. Secondo Plat., resp. 3,391 e, non
tuire un salario ecc.»; al passivo in bisogna dire nulla che getti discredito
Thuc. 8 ,5 ,5 : Ù1tÒ f3runHwc; 1tE7tpct:yµÉ- sugli dèi, «perché allora ognuno sarà in-
voc; cp6pouc;, «costretto dal re a pagare dulgente con la propria cattiveria, se è
il tributo». e) Se passa totalmente in convinto che i consanguinei degli dèi
secondo piano l'intensità dell'occupa- (scii. gli dèi stessi) commettono e com-
zione con l'oggetto, si arriva al signifi- mettevano simili colpe ("TOL«.U"t«. 'ltpcl't'-
cato astratto di fare, agire; spesso ab- 't'OVcrl -rE xo:t ~'ltpct.'t''t'OV)». L'azione de-
biamo l'uso assoluto nella locuzione gli dèi non si distingue qui fondamen-
1tpcl."t"tELV xo:i Myc:w, «fare e dire». Un talmente da quelJa degli uomini, ma è
oggetto in accusativo precisa poi addi- sottopostA come questa (sia pure con o-
rittura la qualità dell'azione: 1tpci.-c-rELV gni cautela) al giudizio morale. Simile
òlxo:to: fi &otxa, «fare cose giuste o in- è il caso di leg. ro,901 b, dove si-con-
giuste» (Plat. , ap. 28 b). f) L'uso del- danna il comportamento di chi, «sia dio
l'avverbio caratterizza l'azione sotto l'a- sia uomo» (EL't'E ~eòc; eh'&vi)pw'ltoc;), si
spetto del suo valore morale: 1tpét:t"TEtV occupa solo delle cose grandi e trascura
[ 'tt J òpl>wc;, c;wcpp6vwc;, otxalwc;, ev, «a- le piccole. Ancor più scialbo è l'uso del
gire giustamente, saggiamente, ccc.; fa- verbo in Phaedr. 247 a: ogni divinità
re [qualcosa] bene» (Plat., Gorg. 488 «fa la sua parte» (1tpa"T"tWV 't'Ò ~o:u't'ou)
a; 507 c; Alc. I n6 be). Nella maggior per contribuire alle felici evoluzioni del
parte dei casi l'avverbio esprime però coro divino. Il racconto della nascita del
una situazione esteriore o interiore; cosmo nel Timeo indica l'azione creatri-
Plat., Phaed. 58 e: Ev, xaÀwc;, xaxwc; ce degli dèi coi verbi 7tOtei:v (~ x, coll.
'ltpci."C't'W, «sto bene, sto male, ecc.» ( cfr. 1n9 s.), Èpya~ecri}aL (~ m, col. 831),
il nostro modo di dire 'passarsela bene, 'ltÀci.'t''t'Etv (-4 x, col. 555), O'l'}µtoup-
male'); Hdt. 3 ,26: ò cn6Àoc; oihwc; E- yei:v, yc.vvfi.v, ylyvc.c;l>m, ecc., ma non
'ltp'l'}çe, «la spedizione terminò cosi». con 7tpcX"t't'Et\I (dr. soprattutto Tim. 27
g) 'ltpci.o-uetv è anche termine tecnico nei d-42 e). Anche in Senofonte, nell'unico
testi magici: compiere incantesimi, atti passo in cui npci."t"tELV indica l'operare
magici (Preisendanz, Zaub. 14,951.1396 divino (mem. 4,3,13), ritroviamo la me-
s.; sostituito da 'ltOtEi:v: ibidem 5,338). desima situazione: .qui si dice che il dio
h) Va notato particolarmente che ben supremo ordina e mantiene tutto il
presto il verbo è già usato sensu malo, mondo, e «si vede che fa le cose più
particolarmente nella storiografia, per grandi, ma proprio come ordinatore di
indicare tradimenti: 'ltpci.'t''tEW 't'1]V 1t6- queste cose è per noi invisibile» {oihoç
À.w, «tradire la città» (Polyb. 4,17,12); 't'& µÉytcna µÈv 7tpa"t't'WV òpa"ta~, "ta-
uso assoluto: oi 7tpci.crc;ov"tec;, «i tradi- oe OÈ olxovoµWv a6p~'t"Oc; 'i)µi:v fo't't\I ).
tori» (Thuc.4,89,2; 113,1). In questo passo np&.-.-.w.i riassume in sé,
piattamente, il governo di colui che, in
2. Uno sguardo generale ci permette quanto bene assoluto, concede a ciascu-
una prima constatazione di notevole no ogni cosa al momento giusto. Il ver-
portata: solo in rari casi 'ltpcl't''t'ELV è bo indica quindi soltanto lontanamente
usato per indicare l'agire degli dèi. È l'azione divina creatrice e ordinatrice
particolarmente sintomatico l'uso lin- del cosmo. Riepilogando: soltanto in
r.pauc;w A 1 2-3 (C. Maurer)

casi eccezionali 'ltpa"t'"t'ELV indica un'a- zione. si coglie cosl più facilmente la
zione divina, ma anche allora non mette differenza tra EÙ, xaÀ.wc; 'ltOLEL\I "t'L =
in risalto l'aspetto creatore, come fa, fare bene (a fare qualcosa) ed EÙ, xa.-
ad es., TCOLELV (~ x, coll. I l 18 ss. ). Il À.wç 7tpa"t'"t'EW = stare bene. Istruttivo
verbo 1tpcX:t'"t'EL\I è piuttosto usato dove al proposito è un passo platonico (Plat.,
l'attività divina è considerata analoga a Phaid. 60 e-61 a) nel quale si racconta
quella umana, ma allo stesso tempo, a- come Socrate venisse visitato spesso da
stratta com'è, si sottrae al giudizio u- un sogno che gli diceva «componi e fa'
mano. musica» (µoucrtxTiv 1tOlEt xai €py&..t,ou)
Risultati simili emergono da un esa- e lui, alla fine, obbedisse componendo
me della poesia più antica 3 • Anche qui poesie. Prima, però, Socrate aveva pen-
abbiamo testi in cui si parla, in maniera sato che il sogno chiamasse musica ln
irriflessa, dell'agire divino negli stessi filosofia e lo incitasse, pertanto, «a fa-
termini dell'operare umano: 1tpfj~a.t ò' re quello che già facevo)> (o7tEP i:'npa"t'-
i:'µ'Jt11ç ou "t't ovvi)crEat, «eppure nulla "t'OV ). Con ciò non è stato detto niente
potrai fate» (Horn., Il. 1,562); un uso circa l'intensità di tale occupazione; ma
simile del verbo anche in Aesch ., Prom. d'altra parte si dice altrettanto poco del
75; Soph., El. 200. Oppure si prefe- suo risultato. In un altro testo platoni-
risce volutamente 1tpa-ç"t'EL\I al verbo co (Charm. 163 a-c). Crizia distingue tra
Sp<iv (al quale sono associati giudizi di "t'a Èa.u'tou npch-cEw nel senso di fare
valore etico) per indicare in modo neu- il proprio dovere, cioè fare: ciò che è
trale i disegni e il governo divino che giusto, buono, e "t'a Èau'tov 1tOLEL\I =
sono sottratti a qualsiasi problematica prodm·re le proprie cose (e non quelle
etica: dç •Ò 'TtOCV E1tpr.d;aç wv 1ta.val- degli altri). Socrate respinge, è vero,
"t'Lo<;, «(sovrano Apollo) ... tu solo face- questa distinzione sofista, ma usa an-
sti tutto, tu sei responsabile di tutto» ch'egli il verbo 1tpch"t'EW quando si
(Aesch., Ettm. 200). tratta di indicare con avverbi il caratte-
re di questo agire (Charm. 163 d-164 c).
3. Anche quando 1tpci"t'"t'EW indica Da questi esempi risulta che il termine
l'operare umano si nota un certo distac- 7tpa"t'"t'ELV si presta bene all'analisi teo-
co rispetto a 'TtOLELV. Certamente i due retico-filosofica intesa a valutare l'ope-
gruppi di termini si sovrappongono in rare umano astraendo al massimo dal
notevole misura e possono cosl essere contenuto e dagli oggetti dell'azione.
usati promiscuamente; ma singole locu- Per questa ragione 7tpa't''tELV compare
zioni formatesi parallelamente mostra- con tanta frequenza non solo nel lin-
no ancora una volta la differenza tra i guaggio quotidiano, bensl anche nella
due gruppi. Cosl Elpi)v11v 1tOtELV (~ letteratura filosofica. In questo secondo
III, coll. 241 ss.) significa fare, conclu- caso si tratta della maniera in cui si a-
dere la pace, invece 'TtEpt Elpi)vl]c; 'Ttpa't- gisce (xaÀ.wc;, òpìJwc;: Plat., symp. 180
"t'EW significa adoperarsi per fare la pa- e-181 a; Pro!. 332 a ss.) o dello scopo e
ce (Xenoph., hist. Graec. 6,3,3) e Etp1}- intento dell'azione (Gorg. 467 c ss.). L'a-
V1)\I 1tpU"t'"t'EW mantenere la pace (Xe- zione deve avere per fine il bene (Gorg.
noph., hist. Graec. 3,4,6). Da questi e- 499 e). La filosofia greca si pone soprat-
sempi vediamo che, almeno nel greco tutto il problema della conoscenza dal-
più tardo, 1tp&:t"t'ELV indica più l'attività la quale nasce l'azione che porta alla
in sé che la conclusione positiva dell'a- beatitudine (Plat., Charm. 173 cd; Prot.
l I passi seguenti mi sono stati gentilmente indicati per lettera da H . Sc HRECKENBERG.
r.p&.crcrw A Hl (C. Maurer) lVI,6J)) .34

3 5 2 c ss.) e meno il problema cli un pos- 1tpciu11wJ traduce i verbi ebraici 'afii,
sibile contrasto tra conoscenza e azione fare (5 volte), pa'al, operare (4 volte),
(~ 7tOLÉW x, coll. u37 s.). A base del- halak, camminare (2 volte). Lo scarso
l'azione scorretta non c'è una mancanza uso di 7r:pacnrwJ dipende certamente
di capacità o di volontà, bensl la à.µa- dal fatto che il significato astratto di
iHa.., la mancanza di Émcr-r1Jµ11 (Pbt., questo verbo è troppo debole per de-
Prot. 357e; Gorg. 488a). Questa conce- scrivere l'azione dinamica e creatrice di
zione è presente in molte variazioni, che Dio, oppure l'azione dell'uomo dettata
non possiamo esporre qui particolareg- dall'obbedienza personale. Forse nel
giatamente, in tutta la filosofia postpla- verbo si sente troppo anche un certo
tonica, fìno alla Stoa. Secondo Epittcto tono commerciale. Si capisce così anche
l'uomo buono non fa niente per amore perché quasi sempre 'ItpacrO"ELV compor-
dell'apparenza, bensì agisce per l'agir be- ti una nota etica negativa. Il fenomeno
ne {-rou 7trnpiixl)aL xaÀ.wç Evexa.). Infa t- è particolarmente sensibile ne11a lettera-
ti l'azione buona e giusta (-rà xa..Àà xa.t tura sapienziale: µE't'à ci.BouÀlac; (Prov.
OLX(l.LOC 7tpa:t"'tEL\I) è già premio a se 14;17; cfr. 25,28); 'Jt(>MO't:LV 't't É'll Ep-
stessa (diss. 3,24,50 s.), proprio come la yotç vBpi;wç, «agire con arroganza»
legge di vita dell'uomo che è per natu- (Ecclus 10,6; cfr. 3 Mach. 2,3); 'ltp&.cr-
ra capace del bene consiste «nell'agire ITéLV a'to1ta (lob 27,6; 36,21; 2 Mach.
secondo natura» ('t'Ò &x6Àou~ov -rn cpu- 14,23); èHÌtxoc (Iob 36,23); xocxci (Prov.
cn:i 1tp6:'t''tEW, diss. l,26,1 ). D'altro can- I0,23; 13,IO); cfr. 'ltpaO"<rew &q>p6vwç
to il peccato che è nell'uomo, la con- (Gen. 31,28); uso assoluto: Sap. 14,10.
traddizione tra volere e fare ('JtOLEt'll ), è Sorprendente è Sap. 12>4 con la sua ac-
riconosciuto e superato con la conoscen- cusa («facevano le cose più detestabi-
za, che l'uomo può acquisire (diss. 2,26, li») di atti magici e di riti empi, duran-
y5). In questo modo, però, benché si te i quali, in eccessi di furore mistico,
usino quasi le stesse parole di Paolo si uccidevano dei bambini. Il linguaggio
sulla contraddizione tra azione e cono- figurato con cui Prov. 30,20 descrive
scenza, si giunge a una visione tadical- l'opera della donna adultera {essa «man-
mente diversa dell'operare umano (~ gia», dice l'ebraico) è sostituito nei
IV, coll. 280 ss.). LXX da un eufemistico o't'ocv 'ltp6:~u.
espressione simile a quella che troviamo
II. I LXX già in Theocr., idyll. 2,143. Il nostro
Rispetto a 'ItOLEi:v ( ~ x, coli. r 142 ss. ), verbo ha un significato chiaramente po-
4
7tpa1TCTELV ha nei LXX un ruolo del tut- sitivo solo nei libri storici: xa..Àwç 'Itp<icr-
to secondario: vi è usato solo 38 volte, O"ew, «comportarsi bene» (4 Mach .. 3,
con netta prevalenza degli scritti poste- 20 ); xocÀwc; xat 1w"•Elwç 1tPOC't''tEW, <ea-
silid (ad es., si riscontra solo 1 volta gire bene e nobilmente» (2 Mach. 12,
ciascuno in Gen. e Ios., 8 volte ciascu- 4 3 ). In connessione con at 'ltpci~EL<; nel
no in Iob e Prov. 5, 7 volte in 1-4 senso di res gestae, abbiamo in 1 'E<rop.
Mach.). Per ragioni a noi sconosciute r,31 't'Ò TCpcx.xitÉv 6• Dei molti composti

~ La fonna 1tPc.t't''t'- è usata soltanto in 2 e 4 i.Book o/ Job, Lunds Universitets Arsskrift


Mach.; THACKERAY 122 s.; HELDJNG 19 s. N.F. Avd. I Bd. 43,2 (1946) 17, secondo il
s La singolare posizione dei due libri (per quale essi sarebbero stati tradotti dalla stes-
quanto attiene all'uso di 7tp&.cr<rEW) potrebbe sa mano. Ma anche negli esempi da lui ad-
costituire un ulteriore argomento per la tesi dotti compaiono spesso :i-4Mach. [KATZ].
di G. GERLEMAN, St11dies in the Sept11agi11I. 6 Cfr. come fonte di questo passo 2 Par. 35,
35 (v1,635) 1tp&.a-o-w A Il - B (C. Maurer)

greci di 1tpa-.'t€LV i LXX usano soltan- fondo, equiparato alla <pVuLç intesa in
to ow.'ltpcia'"créw e 1tpOCT1tp6.crcri::w, con- senso stoico: 'tÒ OtXEL<)'t'U.'t'OV avi}pW1tOU
fermando il loro distacco nei confronti cpucm i:ò i::u xo:t SovÀ.EvwDai Y.cxL -itpch-
del nostro verbo. 'tétv xa.t À.Éyew, «ciò che è più confor-
La traduzione di Simmaco (II sec. me aJla natura dell'uomo è di delibe-
d.C.) si allontana sensibilmente dai rare, agire e parlare bene» (mut. nom.
LXX, in quanto usa 'ltpacrcrw.1 persino I 97 ). Così la concezione filosofica di
per indicare l'operare di Dio (tjJ 17,26; 1tptX.Tt'Etv si muove decisamente sul ter-
u8,1:26; anche tjJ 45,9: & ÒLE'ltpa~o:'t'o reno della filosofia ellenistico-stoica. In
XUpLO<;). questo contesto la discrepanza tra il fa-
re, da una parte, e il volere e il dire,
III. Filone e Giuseppe dall'altra, al massimo è un cattivo se-
1 . Solo una volta Filone usa 1tpacr- gno di sofisticheria, non un genuino pro-
créw in riferimento a Dio, distinguendo blema del saggio (poster. C. 86). Coloro
nettamente l'attività teologica del de- che agiscono soltanto per amore di sé,
miurgo al momento della creazione (1tOL- non per amore del prossimo o di Dfo,
€LV~ X, coli. 1125 ss.) dalla sua occupa- sono posseduti da un catti\•o demone
zione nel presente, quando la sua attivi- (Deus imm. 17).
tà non segue un disegno preciso (7tp6.cr- Oltre al verbo semplice 1tpa't',..ELV
2.
cre:w ): lo spirito umano indaga chi sia =fare, agire (ad es·., ant. 8,252; 18,
il demiurgo, «che cosa abbia fatto con 264), Flavio Giuseppe usa diversi com-
un disegno ben preciso e che cosa fac- posti (à..vi:t-, El<;-, xo:•o:-, crvµ7.pa't'tw) e
cia ora e quale sia la sua occupazione altre voci del gruppo (à..7tpo:~lo:, EÙ1tpa-
e vita» ( xo:i i:l OtO:VO'r)tMc; È1tolEt xat ~la, xo:xo1tpa.yla., ecc.).
•l vuv 7tpa-i:-ret xo:ì. •le; a.1h4) oto:ywy'ÌJ
xa1 0loc;: Abr. 163). L'agire umano co-
stituisce l'arte pratica della virtù, che si B. IL NUOVO TESTAMENTO
affianca aJl'arte teoretica (leg. alt. I ,57 Nel N.T. si rafforza ed appare ancor
s.). Si tratta quindi, in conformità con
l'ideale stoico dell'uomo saggio, di giun- più netta quella linea che abbiamo ri-
gere a una sintesi armoniosa di pensie- levato nella grecità profana (~ coli. 2 7
ro, volontà e azione (poster. C. 85-88; ss.) e soprattutto nei LXX (~ coll. 33
vit. Mos. 1,29 ecc.). Perciò incontriamo
spesso in Filone la frase eterogenea ss.). Mentre i verbi 7tOtEL'v (Mc. 5,19;
7tpa-r'tELV xat À.Éyi::tv (op. mund. q4; }lf.t. 19'4 e passim, ~ coli. n33 ss.),
Abr. 6; decal. 101 ecc.). Certamente Èpy&..t;,Ecri)m (lo. 5,17 ~ III, coll. 842
l'Alessandrino sottolinea di continuo i1
s.) e XO:'tépycit;,ecri>o:t (Rom. 15,18; 2
motivo veterotestamentario dell'amore
di Dio come esigenza assoluta: la vera Cor. 12,12) vengono usati come predi-
pietà consiste nel fare tutto soltanto per cati di Dio o di Cristo, Dio non è mai
amore di Dio (leg. all. 3,209; cfr. 126). soggetto di 1tp&..crcr&w 7• Questo termine
Ma anche con questa esigenza l'uomo
non è messo veramente a confronto con scialbo è usato unicamente per indicare
un altro soggetto, perché Dio viene, in l'attività umana, e anche qui con un
27, dove W. RunOLPH, Die Chronikbiicher, 7 La forma attica r;pctT't'- compare .5 volte in
Handbuch A.T. I 21 (1955) ad I., vorrebbe varianti testuali: Le. 3,13; Act. 5,35; 17,7;
leggere d'riikiiiw invece di d'biiriijw. 19,36; I Tbesr. 4,1r.
37 {Vl,635) 7tpàaaw B 1-2 (C. Maurer)

giudizio prevalentemente negativo. l'alternativa &:ya1'0v 1] q>ct.vÀ.o\I e simili


I. I 39 passi del N.T. nei quali ri- (Act. 5,35; Rom. 9,n; 2 Cor. 5,10). U-
corre il nostro verbo cadono tutti, con na considerazione analoga possiamo fa-
sole due eccezioni (in Giovanni), negli re pet Act. 26,26 e I Cor. 9,17, dove si
scritti di Luca (Le. 6 volte, Act. l 3 vol- vuol mettere in risalto più il modo in
te) e di Paolo ( l 8 volte), e solo rara- cui avviene l'azione che l'azione stessa.
mente mostrano una nota etica positi- Il verbo ha valore neutro anche in I
va. Act. 26,20 rende in modo scialbo Thess. 4,n: 'itpM<rWJ -tà totcx, «farsi i
10
l'espressivo xcxp1toÙç 'ltOLEL\I dei vangeli fatti propri». Le. 3,13 e 19,23 presen-
(Mt. 3,8; Le. 3,8 ): &çLcx "t"fjt; µE-rcxvolcxt; tano l'accezione riscuotere (tributi, in-
f:py<X. 'ltpacrO'o\1-rcxç, «essendo attivi in teressi).
opere degne del ravvedimento». In 2. Circa due terzi dei passi associano

Rom. 2,25 troviamo, insieme con altri a 1tpaO'O'EL\I un giudizio negativo, che
verbi ( cpvÀ.a<TO'EW, v .2 6; -.e:ÀEZ\I, v. 27; generalmente risulta dal contesto. Cosl
'ltOLELV, V. 14), anche v6µo\I 'ltpaO'O'EL'J. Act. 19,19 (-.<X. ne:plEpya 7tpa<10'EW, «e-
Phil. 4,9 invita a imitare l'Apostolo. In sercitare le arti magiche») richiama il
questo gruppo di testi rientra verosimil- termine tecnico delle pratiche magiche
mente anche Act. 15,29, ove EV 'ltpaçe:- (--7 col. 29). Singolare nel N.T. è il
-re: significa «farete bene a», anche se costrutto µT)oÈv 1tp&.l;11ç O'E<tu-t0 xcx-
non sarebbe impossibile vedel'e nel te- x6v, «non farti alcun male» 11 (Act. 16,
sto la promessa di una benedizione e 28; locuzioni simili: Le. 22,23; Act, 17,
tradurre «sarete benedetti», «Dio vi sa- 7; l9,J6; r Cor. 5,2; 2 Cor. I2,21; Gal.
rà propizio» e simili 8• Questa tradu- 5,21). Quando in Act. 3,17 Pietro am-
zione sarebbe certamente conforme al- mette che i suoi ascoltatori abbiano a-
l'uso linguistico greco, che compare an- gito per ignoranza (xa.-.à &yvot<X.'\J È-
che in Eph. 6,21; ma la traduzione so- TCpal;a-.E), non intende certamente ad-
lita si adatta meglio al participio prece- durre circostanze attenuanti d'ordine
dente, secondo quanto è attestato an- psicologico 12• In realtà i versetti succes-
che dall'uso linguistico cristiano 9 • In sivi (vv.I8s.) e i passi paralleJi (Act.
altri passi si ha un uso neutrale, senza 13,27; 17,30) dimostrano (~ I, coll.
alcuna valutazione implicita, oppure con 313 ss.) che quanto è avvenuto compor-

8 BBNGEL; ZAHN, Ag.; WENDT, Ag.; BAUERN- Il II costrutto 'ltpét't'tE~v -.wl 't~ è unico nel
J.'EIND, Ag. N.T. Il senso richiederebbe in questo caso
9 Cfr. i paralleli indicati da HAENCHEN, Ag., 'ltO~E~V
(cosi il cod. E); dr. BLASS·DEBRUNNER
ad/. : lgn., Eph. 4,2; Sm. IX,J Iust., apol. r57,1 appendice.
28,3.
to Variante a Le. 19,23: &.vfopal;a, richiedere 12 Cosi WENDT, Ag.; BAUERNFETND, Ag.;
(codd. A®). HAENCHEN, Ag.
39 (v1,636) -n;pacrcrw B z (C. Maurer)

ta una colpevolezza, ma nella nuova età 2,3 l'Apostolo sceglie con cura le paro-
della rivelazione viene inserito nella le: ot 1tpacr<TOV'tEç (v. 3 2) 15 sono la
sconfinata misericordia di Dio. La linea massa di coloro che vegetano nella mor-
negativa risalta ancor più quando con- ta gora della viziosità pagana; al con-
frontiamo npcicrcrEw con gli altri verbi trario l'operare di coloro che conosco-
di fare. Invero abbiamo anche nel N.T. no la volontà di Dio si pone più decisa-
un'area di coincidenza entro la quale i mente come trasgressione consapevole
diversi vetbi possono essere usati come e viene descritto con 'ltOLELV 16• L'Apo-
sinonim'i; cosl Rom. 2,25 (~ coli. 37 stolo non pensa qui soltanto ai filosofi e
s.); Rom. l3,4: xaxòv 11:pacr(n:w = alle autorità pagane che dànno l'esem-
xaxòv 'ltOLEi:v; oppure I Cor. 5,2 s.: ò pio dei vizi maggiori, ma ha già presen-
r.pcX.~ac; 13 = ò xa't'e:pyacrG.µe:voc;. Non te il giudaismo edotto dalla legge, del
esiste invece alcun parallelismo tra quale parla subito dopo ( 2,r ss.). Anche
'ltPtX<TO'ELV 'tà. t&a e (pyci~e:<Ti>aL in z esaminando il caso dei Giudei Paolo di-
Thess. 4,u 14 • Già i due passi giovan- stingue il note:i:v di coloro che, pur co-
nei con 7tp<lcrouv mostrano però la dif- noscendo Dio, si ergono a giudici degli
ferenza fondamentale esistente tra il no- altri (v. 3), dal 1tpao-oav ìmpreci~ato
stro verbo e 1tOLe:iv. In fo.3,2os. e 5, di;:i vv. 1-3 ab, ottenendo un'efficace gra-
29 sj distingue nettamente tra cpavÀ.a dazione. Per quanto riguarda il nostro
'ltptX11<TEW, e 1tOLe:iv 't'OC à.yai}cX. o 'tlJV verbo possiamo dunque affermare che,
à.A.1)i}rnx:v. Anche se Giovanni usa tal- anche quando sì tratta di descrivere il
volta note:i:v in senso negativo (ad es., peccato, 'ltpacrcre:L\I ha un senso_ più in-
8,34.44; 13,27 ~ coll. u82 ss.), pure definito e generale rispetto a quello più
ciò non significa molto, considerata l'al- preciso di 1tOLE~\I, come l'incontro con
ta frequenza di 'ltOte:i:v, mentre 'ltp&:<i- la legge espone l'uomo peccatore al giu-
cre:w è usato senza eccezioni in senso dizio di Dio in _un senso molto più
negativo. preciso.
Negli scritti paolini la differenza Probabilmente dobbiamo intendere in
compare ad altro livello. In Rom. r,32 - modo analogo la differenza tra ?tpclO'.O'ELV

B Invece i codd. P 46 BDG pm leggono 7tOL1)- vute al fraintendimento dcl participio dativo
craç. 1tpaCTcrovow, va però accettiita la lezione del
14 La Vulgata distingue quasi costantemente Nestle.
tra il più generico e astratto 1tp&.crcreiv = 16 Bisogna cosl concordare col BRNGEL (a
=
agere ( occuparsi di qualcosa, fare qualcosa), Rom. r ,32) per la spiegazione di 1tO~E~v ( etiar11
il produttivo -n;o~Ei:v = facere ( = produrre, a/feclu et ratione), mentre quella di 1tp&.cr11Ew
creare) e il concreto tpyal;ecri>m = opcrari non è pertinente (hoc verbum... accurate ex-
( :== affaticar#, realiztare q11alcosa co!l fatica). primit pet11lantiam flagitiosorum divi11ae iusti-
15 Ln varianti testuali potrebbero essere do- liae prorsus contrariam ).
.p (v1,637)

e 'ltoLEtV in Rom. 7,15.19(~x,coll. 1180 il bene, che pure si vorrebbe. Non resta
s.; ~ rv, coll. 276ss.) 17 • Con riguardo al che una vita spenta, in cui l'uomo è
v. 16, già nel v.15 b l'attenzione si ap- occupato a fare il male che non vuole
punta sul volere e non già sul fore: per- ( 1tprX<TCTEL\I).
ciò, in un primo momento, l'Apostolo
usa 'ltpa/.TCTEW ( = essere occupato in 3. ·Particolare attenzione meritano le
qualcosa, venir facendo) per indicare un parole degli Atti che stabiliscono l'in-
fare che non mira all'adempimento del- nocenza di Paolo nel processo di Geru-
la volontà 18 • Invece pel caso contrario, salemme e che culminano nelle parole
quando l'uomo fa ciò che odia, Paolo di Pesto ad Agrippa n: i:ht o-ÒoÈv ilcivci-
usa il ben più definito r.otELV, giacché in 't"OV 1) OEO"µWV èt~t.OV 'ltpaO'CTEL Ò livi)pw-
questo caso l'azione si attua completa- 'ltO<;, oih·oc;, «quest'uomo non fa nulla
mente, si compie. La pericope di Rom. che vada punito con la morte o con il
7,18-20 esamina invece l'operare (xa- carcere» (Act. 26,31; cfr. 25,n.25; pa-
'tt:pyrisEcrila.L) dominato dal peccato. Se ralleli di fatto sono, anche se non vi
per quanto riguarda il volere si può a- compare il verbo 1tpamn:w, Act. 23,9.
vere ancora l 'impressione che l'uomo 29; 25,18; 28,18). Anche qui sussiste,
resti in qualche misura autonomo, quan- come trala morte di Stefano e quella di
do si passa all'operare si vede che il Gesù, un parallelismo intenzionale tra
peccato, che porta a fare il male, è si- l'innocenza di Paolo e la triplice consta-
gnore incontrastato (v. 18). Davanti al tazione dell'innocenza di Gesù da parte
peccato 1a volontà di fare il bene spari- di Pilato (Le. 23,4.14 s. 22) 19.
sce dalla scena ( v. 20). Di qui si capisce Il significato di questo particolare
il cambio dei verbi nel v. 19: il verbo schema espositivo di Luca non si esau-
'ltOtEtv, più forte e implicante l'idea di risce nella supposta tendenza a incolpa-
re i Giudei e a discolpare le autorità ro-
azione portata a termine, sottolinea ap- mane per difendere cosl la giovane cri-
punto la tragedia di non riuscire a fare stianità davanti allo stato romano 21l. In-

17 Per la bibliografia su Rom. 7 cfr. W. G. die A11thropologie des Paulus, in Imago Dei,
KiiMMEL, Rom. 7 u11d die Bekebru11g des Pau- Festschrift fi.ir G. Kriiger ( 1932) 60 s. ha vo-
/11s (1929) vn-xv; P. ALTHAUS, Paulu:r tmd luto vedere come oggetto la 'morte' e la 'vita'
L11ther iiber de11 Me11:rche11 2 (1951) 12; inol- anche nel v. 15.
tre K. DARl'H, Kirchliche Dogmatik 1v 1 19 Cfr. R. MoRGENTHALER, Die /11ka11i:rche Ge-

( 1953) 648-659; Mrc HEL, Rom., ad i. :rchicht:rchreib1111g als Zeugnis I (1948) :182 s.
1s Oggetto di i}f>,ew, 'ltpa<r<mv e not.E~v (v. 20 BAUERNFEIND, Ag. 266; M. Drneuus, Pa11-
15) e di xa-rEpya!;evcr1'cu (v. 17) è il 'bene' lus in der Apostelge:rchichte, in Auf:riitie zur
ovvero il 'male', mentre la proposizione tema- Ag., cd. H. GREEVEN 2 (1953) 179 s. (secondo
tica (v. 15 ") si riferisce all'effetto complessivo il Dibelius Luca vorrebbe anche mostrare ai
dell'agire umano, al risultato incomprensibile cristiani come comportarsi davanti ai giudid);
e non voluto 'delle azioni umane: cfr. BuLT- H. CoNZELMANN, Vie Mitte der Zeit (1954)
MANN, Tbeol. 244. R. BuLTMANN, Ri:J11i. 7 u11d u7-u4; HAENCHEN, Ag. 621 a Act. 26,J2;
43 (vr,638) T>pcicruw B 3 - T>pi'iyµa. l (C. Maurer)

fatti, in primo luogo queste solenni il nome di Gesù Nazareno» (Act. 26 ,9 ),


dichiarazioni d'innocenza sono fatte fa notare con le sue stesse parole fa dif-
insieme e concordemente dal procu- ferenza tra lui e Gesi1, nel quale soltan-
ratore romano e dal re giudeo (Le. to si fonda l'innocenza dell'Apostolo.
23,14 s.; Act. 26,31); in secondo luogo,
Ja decisione definitiva e ufficiale di Pi- C. I PADRI APOSTOLICI
lato, indicata inequivocabilmente me-
diante il verbo Èmxplvmi (Le. 23,24) 21 , Nei Padri apostolici 1tpacrcrEw è usa-
mette in evidente risalto l'abuso, la vio- to come nel N.T. a livelli diversi, con
lazione della legge da parte di quell'au- una netta prevalenza anche qui dell'uso
torità romana che era stata insediata negativo: 1tpacrcrELV indica generalmen-
proprio per proteggere e garantire la te l'agire riprovevole (cfr. r Clem. 35,6;
giustizia. Dobbiamo inoltre presumere 2 Clem. 4,5; 10,5; Herm., mand. 3,3 e
che il frequente riferimento al tribuna- passim).
le imperiale (Act. 25,n s. 21.25; 26a2,
ecc.) non sminuisca ma renda ancor t1tp&yµa
maggiore la responsabilita di Roma per
la morte dell'Apostolo, presupposta e 1. r.ptiyµa è propriamente il concreto
sottintesa in tutto il racconto (dr. Act. di 1tpli~Lr.;, ma talvolta ne diviene quasi
20,25). In terzo !uogo, l'innocenza di sinonimo. Possiamo fissare il significato
Gesù non è riconosciuta solo da Pilato, di 1tpliyµa lungo le seguenti linee. a)
ma anche dal centurione ai piedi della L'attività a cui qualcuno attende perché
croce (Le. 2 3.47) e, soprattutto, dal la- costituisce il suo compito: impresa, man-
drone alla destra di Gesù (Le. 23,41 ). sione, affare, compito, dovere, incom-
Nel terzo Vangelo al centro degli av- benza : Plat., ap. 31 d: ..-à. 1tOÀ.L'tLXÒ'.
venimenti sta Gesù, la cui innocenza 1tpctyµa-.u., «gli affari dello stato»; Phi-
viene proclamata da testimoni cosl dub- lo, plant. 146: -.«
(ÒLa 'tE xa.t xowà.
bi come l'autorità romana e giudaica e 1tpayµa:ra, «gli affari privati e pubbli-
il malfattore in croce. In questo modo ci» . Anche in senso negativo: 1tpécyp,a-
il problema giuridico della colpa della -.a. EXELV, avere faccende antipatiche, af-
morte di Gesù viene sottratto alla veri- fanni, noie: Epic., sententiae selectae 1:
- flca umana e Luca indica piuttosto la ..-ò µa.xapLov xa.i èi<p1>ap•ov ov-.E
a.1hò
strana giustizia del OEL divino e~ II, 1tpctyµa..-et EXEL OV"tE lf).,),<i> 'ltGtPÉXEL,
coll. 796 ss.) per la quale l'innocente «l'essere beato e incorruttibile non ha
redime i colpevoli 22 • In maniera del tut- lui né reca ad altri affanni». b) Indica
to simile ora, secondo gli Atti, Paolo, l'oggetto dell'attività umana espresso in
strumento del Cristo glorificato, dichia- termini generici e impersonali: cosa, af-
rato innocente da tutti e pure trattato fare, questione, ecc.; -.à µ€..-ÉWpet 1tpa:y-
da colpevole, porta l'evangelo a Roma. µet"ttx, «i fenomeni celesti» (Aristoph.,
Quando però l'Apostolo confessa aper- nub. 228 ); -.à. •i)r.; q>Va-Ewç 1tpci.yµa..-oc,
tamente di essere stato in passato con- «i fenomeni naturali» dell'universo (Phi-
vinto «di dover fare molte cose contro lo, som. 1,5 3 ); 1tp&:yµa'ta. àcrwµu.i:cx,
664 s. Che Luca voglia discolpare Pilato è ne- Ios., beli. 6,416; a11t. 14,192; D1TT., Or. II
gato, ad es., da M. J. LAGRllNGE, Evangile se· 483,1 ss.; Act. 25,25.
1
lo11 Saint Luc (1948) 575· 22 Contro CoNZELMANN, op. cit. (~ n. 20) 71
21 Èn~xpl\IEW indica la decisione ufficiale del s. rzo. Questo aspetto fondamentale esclude
procuratore (contro CONZE.LMANN, op. cit. [ ~ anche ogni analogia coi martiri giudei che sof-
n. 20] 7r s.): cfr. 2 Mach. 4,47; J Mach. 4 12; frono innocenti.
;;piiyµo. 1-2 (C. Maurer}

i>Ei:a, vo'J')"C6:, «le realtà incorporee, di- traduce /:Jefef = cosa, oggetto 2 • Altri
vine, intelligibili» (rer. div. ber. 63.66); equivalenti ricorrono in tutto l'A.T . solo
"Cà "Cou f3lou 'ltpayµ(x:m, «le attività del- isolatamente.
la vita» (decal. i50) ecc. Viene sottoli- Potrebbe sorprendere che alcune vol-
neata l'importanza, la portata di qualco- te i LXX usino 7tpéiy1ux. per indicare le
sa: où 1tpiiyµ6: É<T"CW, ovoÈv 1tpa:yµa, opere di Dio, ma un esame più attento
ecc., <<non significa niente», «non impor- dei passi mostra quanto quest'uso sia ca-
ta affatto» (Plat., Crat. 393 d) ecc.; suale. Is. 25,1: É'ltol'l")<Ta.ç i>auµa<T"Ca
in senso positivo: µÉytcr"Co\/ 'ltpijyp.u.., 1tpayµa-.a = 'iiSitii pele', «hai compiu-
«grandissima influenza» (Hdt. 3,132). e) to meraviglie». Abbiamo qui una forma
Indica l'esito dell'attività: fatto, dato di collaterale arbitraria di 'tÒ: i>a.uµaO'LOC,
fatto, avvenimento, ecc., ad es. i fatti che altrove rende pele' (tjl 76,12.I5; 77,
storici: •t"fJ\/ tcr"toplav -.wv rçpa:yµa'twv 12; 87,n.13; 88,6). Un costrutto analo-
"COV'tW\/ &.vaypaq>EtV, «scrivere la storia go si trova in Is. 28,22: cruv't'E'tEÀECTµÉ.\/a
di questi fatti» (Ios., vit. 40 ecc.) d) Il xa.t (1\)\/'tE'tµ'l")µÉva. 7tp6:yµa.-.a., «cose
termine indica anche le cose nel loro ef- portate a termine e compiutel> ( = kiila
fetto sugli uomini: le circostanze, le wene/:Jeriifa, «distruzione e giudizio»).
condizioni, la situazione; ..a. xowa 1tp6:y- Cfr. al proposito Is. 10,23, dove la me-
µa-.a, «gli affari comunil> (Eur., Iph. desima locuzione ebraica è resa con À.6-
Taur. 1062 ); -.a. &.vi'tpw'lt1}ta 7tp1ryµa:ta:, yoc; <1\JV't'E'tµ"l}µÉvoç . Inoltre ... 7tp<iyµa.
«le vicende umane» (Hdt. l ,207; Philo, >-.OLTJO'EL µE"Cà crou ò i}E6c;, «Dio compirà
som. l,153 ss.); in senso cattivo: Év 'tOL- un'impresa con te» (Iudith n,6). In
ov'totç 1tp6:yµaow, «in una situazione Am. 3,7 ( oò µ1} 1tOL1)cr11 x.vpwç ò ~Eòç
cosl critica» (Xenoph., an. 2,1,16). e) Si- 1tpiiyµa, «il Signore Dio non farà cosa
gnificato particolare: azione giudiziaria, alcuna») 7tpéiyµa. è determinato da una
causa, processo: 'ltpéi:yµa EXEW 1tp6ç 't'L- negazione; cfr. oùSÈv 7tp<i.yµa., che si-
voc, «essere in causa con qualcuno» (P. gnifica nttlla (Gen. I9,22; Num. 20,19;
Oxy. 1v743,19 [r sec. a.C.]; Ios., Ap. Deut. ·24,5 ). In proposizioni negative o
2,177). condizionali nfiv 7tpilyµa. significa sem-
plicemente qualcosa (Lev. 5,2; Iud. 19,
2. I LXX usano 1tpiiyp.a in questo si- 19 ecc.). Non si tratta invece di opere
gnificato generale. Dei 125 esempi di di Dio in senso stretto in Aa.v. 4,37''
1tpiiyµoc, pii1 della metà compaiono nei (Dio cambia ùm:pµEyrn11 o µEyaÀ.oc
libri scritti in greco nell'età ellenistica. 'ltpayµa.'ta. nella vita di un uomo) o in
Negli altri casi 7tpiiyµa. traduce quasi o- Num. 22,8 (Balaam annuncia i 1tpa:yµa.-
vunque diibiir nel senso di cosa, affare 1• "Ca detti a lui dal Signore).
Due volte (lfJ 63,4; Prov. I3,I3) diibiir è Vanno notati i seguenti casi partico-
tradotto con 'ltp<iyµoc, benché significhi lari. Nei LXX 'ltpéi.yµa può indicare an-
chiaramente parola. 3 Ba:cr. 10,22c: «Sa- che il male: 7tpcl.yµa. &.xcX.i}a.p-.ov (Lev.
lomone non diede alcuno dei figli d'I- 7,21 ecc.); 'ltovnpòv (Deut. I7,5 cod. A;
sraele Elç 1tpiiyµm> cioè, in base al con- ecc.); 'ltctp6:voµov (tjJ IOO,J); ttO'XT)µov
testo (cfr. 2 Par. 8,9), in ischiavitt't. Al- (Deut. 24,1 ); similmente anche 'tÒ npiiy-
trove (Ecc!. 3,r.I7; 5,7; 8,6) rcpéiyµa. µu.. -ro\ho (!ud. 6,29 e passim). Nei libri

7tptiyµa
l Per il rapporto tra {njµ~ e 7tpiiyµo. nella iJJ der Septuaginta (1951) 160 s. 190 s.
traduzione di diibiir cfr. E . REPO, Der Begrifl 2 Come nell'ebraico moderno; cfr. GnSENIUS-
'Rhèma' im Bibliscb-Griechischen 1: 'Rhema' BUHL, s.v.
47 (v1,639) TCpfi:yµa 2-3 (C. Maurer)

dei Maccabei 'tà. 7tpa:yµa-w. significa ge contiene solo un'ombra, non l'essenza
spesso gli affari di stato (2 Mach. 9,24 e delle cose, cioè il compimento stesso
passim; cfr. Dan. 2,48-49), anzi persino
della salvezza ( ro,1 [ ~ III, coli. 177
gli affari di governo (2 Mach. 3,38; 1r,
r9 e passim); ot 'tE'tet:yµÈvo~ È'Itt 7tpay- s.] ). La fede (~ x, coli. 42 7 ss.) è ?tprxy-
µa:twv, «i funzionari statali» (3 Mach. 7, µ6:twv ~ÀEyxoc:; où (3À.E:7toµÉvwv, «di-
r ); ò È7tt "tWV 'ltpayµa'twv, «l'ammini- mostrazione di cose che non si vedono»
stratore imperiale» (2 Mach. 3,7; rr,r 4
ecc.). Inoltre: imprese eroiche (Iudith (Hebr. II,1) . Il genitivo non è sogget-
8,32; rr,16), processi, cause (I Mach. tivo 5, quasi che le cose invisibili addu-
rn,35.63). cessero esse stesse una prova della pro-
pria realtà. Per quanto nella Lettera agli
3. Nel N.T. TipiX:yµu è usato II volte.
Ebrei la fede si fondi tutta su Dio, pure
6 volte il termine presenta un'accezione
il soggetto qui sottinteso è la fede stes-
del tutto neutra: Gestt promette che la
sa e non già Dio 6 , Le 'cose invisibili',
preghiera verrà ascoltata, qualunque co-
a differenza della filosofia di Filone e di
sa sia richiesta ('ltEpt rcuv•òc; ?tpayµa-
qualsiasi altra filosofia, sono i beni pro-
'toç: Mt. r8, r 9) e Paolo si raccomanda
messi della salvezza 1 • Qui è impossibile
che Febe venga assistita in qualunque
intendere 7tpayµa't"a. nel senso di fatto,
richiesta (Rom. 16,2). Le. r,r menziona
avvenimento, azione, quasi che il termi-
gli eventi che si sono compiuti tra di noi
ne indicasse l 'esercizio del ministero sa-
(.-&. 1tE1tÀ1)pocpopl)µÈva Év Tjµi:\I 7tp&.y-
cerdotale di Cristo nei cieli 8 •
µu•a ): sono gli eventi salvifici narrati
In tono di condanna Pietro chiede ad
nel Vangelo di Luca fino all'ascensione
Anania (Act. 5,4): «Perché ti sei prefis-
di Gesù 3 . Nella Lettera agli Ebrei si co-
so questa cosa (cattiva)?». 2 Cor. 7,u:
glie quasi il ricordo dei 7tpayµa.'ta. 1Ma.,
È\J 'lt(X.V'tt CTUVECT'tl}ei<J.'tE Èa.V'tOÙ<; a:yvoÙc;
VOl)'t"é.<. di Filone (~ coll. 44 s.). La fer-
Et\la.~ 't@ 7tp<X.yµ.a.'tt, «in ogni modo a-
ma fiducia di ricevere il bene sperato,
vete dimostrato d'essere innocenti in
già pronto per i credenti, si fonda su
q~ella (triste) faccenda»; Iac, 3,16: miv
due cose, precisamente su due eventi,
<ptluÀov npélyp.a., «ogni cattiveria».
avvenimenti (Hebr. 6,r8): la promessa e
il giuramento di Dio (6,r 3. r 7). La leg- Per I Thess. 4,6 sono possibili tre in-

3 Cosi M. J. LAGRANGE, Eva11gite selo11 Saint 6 Con MICHEL, H ebr., ad l., contro F. BiicH-
Luc' (1948 ), ad l.; S cHLATTER, Komm. Lk ., SEL, art. EÀEYXO<;: ~ 111, coll. 397 s.
ad l. Secondo ZAHN, Lk. 50; KLOSTERMANN,
7 Secondo ]. H ÉRING, L'Epitre a11x Hébreux
Lk. ; HAUCK, Lk., ad l. sono invece inclusi an-
(1954), ad l., proprio il riferimento al mondo
che gli eventi narrati negli Atti.
4 Per ragioni ritmiche TCpa·(µ<l.'tw'll non va ri- futuro segn:i la differenza decisiva dl!lla filo-
sofia contemporanea.
ferito a ÉÀmsoµÉvwv (cosi P"), bensl a ~ÀE·
'ltOµl'llW'\I. 8 Contro C. S PICQ, L'épilre aux Héhreux II
5 Così Glaube 524 s.
S c H LATTER, (1953 ) 339.
49 (v1,640) r.péiyµa 3 IC. Maurer) (VI,<>40) 50

terpretazioni: senso più generico di «la faccenda in pa-


a) il danneggiamento del frate1lo va rola» e di precisare in base al conte.sto
messo in relazione con gli affari, il com- la natura di questa faccenda. La cosa piì:1
mercio 9 • Ma questa interpretazione, do- semplice è allora di considerare gli infi-
vuta alle traduzioni latine, è insosteni- niti dei vv. 3 s. 6 come proposizioni fi-
bile: r.pri:yµa. coincide sl in larga mi- nali implicite dipendenti da -.ò i}ÉÀ.T)µa.
sura con negotium, ma del termine la- {v. 3): in questo costrutto la mancanza
tino non condivide l'accezione specifi- di congiunzione davanti al v. 6 dimostrn
ca di affare, occupazione, impresa com- appunto che il v. 6 tratta lo stesso ar-
merciale 10• Anche se in luogo di Èv -ri{) gomento dei versetti precedenti 1 ~. V1tép-
1tpa:yµa·n si legge EV ~~ 7tpayµa-.~ (con ~a.lvEtv e 1t).EO\IEX'tE~v n9n contengono
-.41 enclitico) 11 , 1tpiiyµa va preso neces- di per sé alcun riferimento alla sfera ses-
sariamente nell'accezione più generica di suale 15, ma indicano soltanto il supera-
«in qualsiasi faccenda», senza limitare mento, da parte de1l'uomo, della misura
dunque il termine alla vita commerciale. assegnatagli, oppure la trasgressione del-
b) 7tpocyµa potrebbe significare lite, le norme che si devono osservare per po-
causa,. processo 12• Questa accezione è ter vivel'e in società 16• In questo conte-
certamente ben documentata (~ col. sto l'inganno ha luogo quando uno e-
45) negli stessi scritti paolini (I Cor. sce dalla sua legittima sfera d'azione e
6,r) 13 • Ma questo significato particolare sconfina nella vita coniugale del fra-
risulta generalmente dal contesto, men- tello 17•
tre nel passo in esame non c'è nulla che
lo richieda necessariamente. È pensabile In I Thess. 4,6 7tplly1.1.a è dunque un
che Paolo esortasse i Tessalonicesi a sostituto eufemistico della sfera sessua-
moderarsi nel ricorrere all'azione giudi-
ziaria, senza spendere una parola per in- le, parallelo a quello attestato per 7tpau-
vitare (come in I Cor. 6,7 s.) i membri O'Etv (~ coJ. 34) e 7tpéi~~<; (~col. 57).
della comunità alla pace e alla con- Possiamo così tradurre il passo, libe-
cordia?
ramente: «e nessuno si permetta di vio-
c) La soluzione più naturale sembra
dunque quella di prendere 7tpiiyµa nel lare arrogantemente i diritti del frate!-

9Cosl già Hier. a Epb. 4,17 ss. (MPL :i6,622); l6 DELLING ( - x, col!. 587 s. 590 ss. 597) ha
DonscHiirz, Tbess.; WOHLENBERG, Thess.; dimostrato irrefutabilmente che 1tÀ.EOVEX-tEi:\I
Bibbia di Lutero; JoH. ScmmIDER, - 1x, coll. ha questa e~tensione nel greco extrabiblico e
)I7 S. in Filone. Cfr. particolarmente l'equiparazione
io L'unico esempio a sostegno di questo signi- di 1tÀ.EOVEl;(oc con Ù'ltop~'fi\IOCL 't'Ò olxoctoV in
ficato registrato in MouLTON-MrLLIGAN (un te- Dio Chrys., or. 67,12 <- x, col.591). Questa
sto di Teadelfia) è dovuto in realtà a un frain- ampiezza semantica rimane anche nel N.T. <-
tendimento di una nota al testo in Mrn·ms- "• coli. 598 ss.); dr. soprattutto 2 Cor. 2,u.
WILCKE.N r 2,99 n. 1.
li Armeno (~v 'tLVL, congettura di GROZIO). 17 In diversi passi dcl N.T., soprattutto negli
12 CREMER-KOGEL; DnrnLius, TheJS.; DEL- elenchi di vizi, l'avidità e l'impudicizia ven-
tING, - x, coli. 599 s. gono menzionate insieme (r Cor. J,Io; 6,9 s.;
13 Cfr. sulla questione L. VISCHER, Die Ausle- Eph. 4,19; J,3.5; Col. 3,5; 2 Petr. 2,14); nrn
grmgsgeschicbte vo11 1 Kor. 6,1-n. {1955) 7-9. questa non è una ragione sufficiente per limi-
14 BF.NGEL, ad l. tare unilaterahnentc in r Tbess. 4,6 il signifi-
1s Contro E. KLAAR, 7tÀ.EOVE~la, -Éx-r'l}<;, 'ltÀ.Eo- cato di 1tÀ.EOVEX't'ELV, preferendo l'accezione di
VEX'tE~v : ThZ 10 (1954) 395-397. 'avidità'.
7tpiiyµet 3 - 7tptt.yµa:tda. 2 (C. Maurer)

lo nella questione in parola (scii. l'im- cui o con cui ci si occupa: il lavoro, l'at-
pudicizia)» 18• Con questa interpretazio- tività: Ti -rou otaÀ.Éye.critai. 'ltpayµa.-rElcc,
«la pratica del disputare» (Plat., Theaet.
ne la pericope di I Thess. 4,3-8 appare 161 e); a.t 'tOU ~lou 'ltpa.yµa.-rEtaL, «le
come un tutto omogeneo. Pattendo dal faccende della vita quotidiana» (Philo,
principio della santificazione in senso la- spec. leg. 2,65); anche gli affari di sta-
to: a.t 7tpa.yµtX'tEtett, «i doveri ufficiali»
to, si pone sotto il giudizio della volon-
(P. Tebt. 15,143 ecc.). e) Affari com-
tà divina uno dei problemi decisivi della merciali: Ti -rwv ùnosuylwv swwv 'Ì)µw'll
comunità etnico-cristiana. Riferendo ~ npayµa•Ela., «il nostro affare con ani-
crxEuoc; (v. 4) alla donna, in primo luo- mali da tiro» (P. Oxy. IV 806 [1 sec.
a.C.]). d) Indica anche il risultato di un
go si rilìu ta il libero amore ( v. 3 ); in se- lavoro, specialmente intellettuale: la
condo luogo si inculca la santità del pro- trattazione, lo scritto, specialmente l'o-
prio matrimonio (v. 4); in terzo luogo si pera storica (Polyb. l,I,4; 3 1 1; Ios., ant.
1,5; 14,218).
vuol proteggere il matrimonio del fra-
tello (v. 6). Infine viene ·ribadito (v. 8) 2. Gli 8 esempi dei LXX non ci for-
niscono alcuna nuova indicazione. L'ac-
che non si tratta di semplici rapporti u-
cezione impegno, attività intensa può es-
mani, bens1 dell'ubbidienza dovuta a ser presente in 3 Bacr. 9,1, particolar-
Dio, il quale ha reso il corpo strumento mente se si pensa al corrispondente e·
braico peJeq, desiderio profondo, cosa
del suo Spirito.
desiderata. Un confronto con 3 Ba.cr. 10,
4. Tra i Padri apostolici, 1tpo.yµa è 22 ( = 1 Reg. 9,19) ci fa però preferire
8

usato più di tutti nel Pastore di Erma il significato di attività esercitata, opera
( 19 volte), principalmente nell'accezione svolta, perché anche se troviamo qui i1
sbiadita di cosa, faccenda, questione; ad medesimo termine ebraico, non si tratta
es., -roc ~tW't'txà 'ltpa:yµa:rn., «le faccen- più di progetti e desideri, bensl dei la-
de della vita quotidiana» (vis. 3,n,3; vori compiuti da Salomone a Gerusa-
mand. 5,2,2). lemme. 1tpayµa-çflet in 3 Bcx.<r. 7,19 ( =
I Reg. 7,33) è una versione errata : il
traduttore ha letto peieq = lavoro ese-
t 7tpa.yµa."tEt<X. guito, invece di piJiuq = razza. 'ltpa.y-
µa.-çEla significa compito, incarico, ordi~
r. Derìva da 'ltpa.yµa't'Euoµa.t e signi- ne, servizio in I Par. 28,21 (m"lii'kii) e
fica: a) attività solerte, occupazione, im- aa\I. 6 14; in 3 Bcxcr. 10,228 indica l'ese-
pegno in qualcosa: 'ltO'llW\I 'ltoÀÀW'll xa.L cuzione (diibiir) del lavoro forzato . Un
'ltpa:yµa.-çElac; EL\la.L, «essere persona di semplice errore di scrittura ha dato
molte fatiche e impegno» (De!nosth., 'ltpa.yµa.•Elcxç invece di ypa.µµa.-rElaç in
or. 8,48 ); &.'Vi>pW'ltWV 'ltpa.yµcx:rEla., «le \j/70,15 (cod. B). Abbiamo l'accezione
occupazioni (o anche le faccende) degli di opera storica in 2 Mach. 2,3 r; cfr. 'lto-
uomini» (Plat., resp. 6,500 c); TCpa.yµa.- À.u'ltpa.yµove.L'v =
investigare a fondo
't'Ela. 'ltEpl 'tLVoc; o 1tEpl 't'L (Epict., diss. (2,30).
1,7,1.12). b) Può indicare anche ciò di

18 Crisostomo; BENGEL; Sct1LATTER, Erl.; W. 11ia11s, MNTC (1950); MouLTON-MILLIGAN,


NEIL, The Epistle o/ Patii to the Thessalo- s.v.; Bibbia cli Zurigo.
53 (vr,641) 7tpa.yµet"tE~IJ. } • v•.v."I'~ 1 1~- ... ·.-· -· , _

3. Nella letteratura rabbinica trovin- t 1tpayµa. ..m'.ioµa.L,


mo oltre a pragma/ewtés = npocyµa- t ÒLa.npa.yµa.·m'.ioµa.L
•EU'tlJç = uomo d'affari, anche l'im-
1

prestito pragmafiii' (var.: praqma{ja' ) 1. npayµa't'EuoµaL, medio 1 : esercita-


col significato di commercio, ti/fare (R. re attivamente, occuparsi di, adoperar-
H. 3r b Bar.; B.M. 42 a) i. si per, m:pl ·nvo<;, bel 'tLVL e altri co-
strutti: Hdt. 2,87; Xenoph., mem. r,3 ,
4. Nel N.T. 1tpocyµa."tdoc è usato solo I 5; Philo, som. I ,5 3 e passim; Ios., beli.
una volta (2 Tim. 2,4). Il contesto non 2,594; ant. r6,180; 3 Bav. 10,22". Il si-
richiede affatto la traduzione speciale «Ì gnificato del verbo si sviluppa soprat-
tutto lungo tre direttrici: a) attendere
commerci che gli permettono di vive- agli affari di stato (Dan . 8,27); ot rcpay-
te» 3 ( ~ il significato commerciale indi- µa't'Eu6µEVOL, «gli incaricati degli affari
cato sopra, r e 3 ). Bisogna invece prefe- di stato» (P. Petr. n136 verso 14); b)
impegnarsi in attività intellettuali: ela-
rire il significato generale (--? 1b): il
borare, trattare, scrivere, comporre, det-
soldato non si occupa delle molteplici to specialmente degli storici: 7Cpcqµa.-
faccende della vita civile che potrebbe1·0 't'EVECT1lat -rài; 1tpa.yµWt'Ela<;, «esporre
impedirgli di intervenire e agire con la gli avvenimenti storici» (Polyb. r ,4,3)
ecc.; c) svolgere un'attività commercia-
necessaria prontezza 4• 2 Tim. 2,4 differi- le: 1tpayµtJ.'t'EUEcrl>o:t &.nò èµnoplaç xaL
sce da I Cor. 9,7 in quanto nel nostro òctvwrµNv, «concludere affari col com-
passo non sta in primo piano la questio- mercio di prodotti e di capitali» (Plut.,
Cato minor 59 [1788c]); ot 7tpayµoc-
ne del soldo, bensl quella dell'abbando- 't'Eu6µEVOL, negotiatores, mercanti (Ditt.,
no di tutti gli impegni lieti e tristi della Or. n 532,6); cruµ1tpayµa't'EU6µEvoi.,
vita e della completa dedizione al servi- compagni di commercio (3 Mach. 3,ro).
zio di Cristo 5 •
L'unico esempio nel N.T. è Le. r9,13,
ove npayµa."n:uoµa.L significa commer·
5. Erma è l'unico dei Padri apostolici
che usi il nostro termine ( ro volte): ciare, trafficare, far fruttare il capitale
le molteplici faccende di questo eone (~ c).
(mand. IO,I>4bi sim. 9,20,1 s.); affari
commerciali (vis. 3,6,5; mand. ro,1,4"). 2. ou:rnpa.yµa't'EUoµat, medio: tratta-

'itpayµct.'t'Ela mo cenno del generale trapassa in quella del


1 7tpa.yµa.'tEV"ti)<; = actor = age!Jte di com- consigliere della città, che poco può occuparsi
mercio, da Plutarco in poi. delle cose di casa sua -(l>Alya; µÈ\/ SEL otxovo-
z STRACK-BlLLl'.RDECK III 657 a 2 Tim. 2,4; I µELV).
592; M. JASTROW, A Dictionary o/ the Tar- 5 PREUSCHEN - BAUERs, s.v.; WoHr,ENBE RG,
gumim, the Talmud Bah/i and Yerushalmi . Past., ad l. (gli affari, le brighe della vita).
and the Midrasbic Literalt1re II (1950) 1214 s.
l ScHLATTER, Past.; DmELIUS, Past.; Jo.a.cH. r.pa;yµa.'tEUoµa.t
]EREMIAS, Die Briefe aiz Ti1t1othe11s 111111 Titus, I Formato direttamente dal tema 'ltpa:yµa:-;-;
N.T. Deutsch' (1954); BENGEL, ad l. non esiste la forma 1tpa.yµa."tEV<;: cfr. BLAss-
~ Epict., diss. 3,24,34-36: l'immagine del sol- DEBRUNNER § rnB,5; DEBRUNNER, Gricch_
dato pronto all'azione e attento ad ogni mini· Wortb. §§ 213-215.
OLr1.7tpa:yµa.-.<voµm-7tpiil;Lç 1 (C. M:iurcr)

re a fondo, investigare accuratamente 6). In Flavio Giuseppe il termine non


(-7 b). Plat., Phaed. 77d: «Mi sembra compare.
che a te e a Simmia piacerebbe investi-
gare un poco più a fondo anche questo 2. Nei LXX 1tptix'twp rende noges,
punto (-roti"t'ov -.òv À.oyov)»; ibid. 95e: autorità tirannica (Is. 3,12) 5 • Per parte
«ricercare accuratamente la causa (-.1}v sua il verbo ebraico è usato per indicare
al't"lav) della generazione e della corru- la riscossione di tributi (2 Reg. 23,35) e
zione delle cose». per la costrizione dei creditori (Deut.
15,2s.).

Nel N.T. OLa.'ltpayµa:tEvoµaL si tro- 3.Nel N.T. il termine è usato una


va solo in Le. I9,15, nel senso di gua- sola volta, in una parabola (Le. 12,58).
dagnare commerciando, far fruttare il Rispetto a Mt. 5 ,25 s. (o Ù1tr}PÉTTJc;) il
capitale iniziale(--'> 'ltpayµa"t'EVoµaL c). vocabolo è dovuto, dal punto di vista
linguistico, a un adattamento alla prassi
giudiziaria romana e, dal punto di vista
del contenuto, a una prospettiva escato-
I . L'antica desinenza del nomen agen- logica. Mentre in Matteo si tratta di un
tis in -'t"Wp si è conservata in attico (e caso concreto, di trovare cioè un accor-
ionico) quasi esclusivamente nella sfera do con la controparte prima di arrivare
sacrale e del diritto pubblico 1• a) Da
Tipao-uEL\I = riscuotere; in senso sacrale davanti a un giudice terreno, Luca ci
vendicatore, retributore; Aesch., Eum. offre invece una vera parabola 6 • Il 1tpcix-
319: 'ltpaX"t'Wp atµa't"oc;, «vendicato- >Wp è qui l'ufficiale giudiziario, il carce-
re del sangue»; nel diritto pubblico
indica un funzionario minore che svolge riere che funge da guardiano della pri-
varie mansioni 2 : ufficiale giudiziario, e- gione per debitori morosi 7 • La parabola
sattore delle multe o delle ammende de- invita a ravvedersi prima che venga pre-
cise dal tribunale 3 (Antiphon, or. 6,49;
Demosth., or. 25,28; Ditt., Or. u483, sa l'imminente decisione divina e prima
7 ); in età tolemaica e soprattutto roma· che l'esecuzione della condanna inizi il
na: esattore delle imposte sui capitali, suo corso inarrestabile.
sul grano, ecc. 4 : 7tp<bt't"WP àpyup~xwv
(BGU n 434,3 ). Da 1tpacnmv = opera-
re, fare: 7tpax't"opEc; cixoucrlwv, «autori
di qualcosa di involontario», «provo-
catori involontari» (Antiphon, or. 2,2, x. Nell'uso del termine nel greco pro-

1.p1h-.wp s Aquila rende noges con El<r1tp&:>t"t'1)<; I d0"-


1 DEBRUNNER, Griech. \\7ortb. § 346 sulle or- 1tpacrcrt:w: cfr. anche Ex. 5,13; lob 3,18; 39,
me di E. FRAENKEL, Gesch. dcr griech. Nomi- 7; Zach. 10A·
na agentis 1 (1910) 220; Il (1912) 8 s. 49 s.
z PREISIGKE, \'(lori. III x44a-147a;
'I.
PREUSCHEN-
6 ]OACH. JnREMTAS, Die Gleichnisse ]es11'
(1956) 32 s.; M. J. LAGRANGE, Evangile selon
BAUER\ S.V. Saint L11c' (1948) ad I.
3 Cfr. MrTTEIS-WILCKEN II 1,19 s. 7 Il testo greco ha qiu'ì..aidi; in D1TT., Or. II
4 M1TTEIS-WILCKF.N I 1,185.212 s. 669,15.17 si trova 7tpax-t6po~O\I.
57 (VI,643) 11péi.~Lc; l-3 (C. Maurer) \ \ '•V""t.)/ ,J'_.

fano vanno messi in particolare rilievo to, usano 7tpéi.ç~c; di rndo e, ancor più
i seguenti significati, in parte specifici. che nel caso del verbo, prevalentemente
a) Rispetto a ciò che viene o dovrebbe negli scritti influenzati dall'ellenismo. Il
venir fatto: azione, atto, faccenda, im- termine è usato 23 volte: 3 per rendere
presa, affare, occupazione; 7tpijçLç 8'f)8' l'ebraico derek = via, 3 per po'al =
l8l1'), où 81]µLoc;, «e questa è una faccen- opera umana, in senso neutro, e 2
da privata, non pubblica» (Horn., Od. (Ecclus 11,ro; 38,24) per il termine tar-
3,82 ); può includere anche il risultato, <logiudaico 'eseq (ovvero 'eieq), faccen-
soprattutto nel senso positivo di succes- da, impresa. Nella maggior parte dei ca-
so, esito favorevole : oòc; -:t6po'V xd 1tpii- si 7tpéi.!;tç indica una comune azione u-
sw -rQ -romp -rou.-cp (Preisend:mz, Zaub. mana o anche un progetto (lob 24,5;
I 4,2366). b) Come nome astratto: l'a- Prov. 13,13'; Iudith 8,34). Una volta
gire, il fare: 1) 'CWV àyr.d)wv TCpéi.!;,Lç, «il abbiamo il significato <li esazione delle
fare il bene» (Plat., Cbarm. 163e); 1) imposte ( 2 Mach. 4,28 ). 6 volte abbia-
7tpéi!;L<'., i) 1tOÀ.EµLX1), 1tOÀ.L't'LXTJ, 1tOVT)'tL- mo il plurale nel senso di res gestae, i
x1), «l'arte bellica, politica, poetica» fatti copiuti da un sovrano (2 Par. 12,
(Plat., resp. 3,399a e passim). c) La sin- 15; 13,22; 27,7; 28,26; r Mach . 16,23;
gola azione compiuta (Soph., Oed. Tyr. 2 Mach., subscriptio; cfr. r 'E<rop. r ,3 l ).
895; Isoc. 12,127); al plurale nel senso Si vede subito che l'uso linguistico dei
di reS gestae I: 7tpaçrn; 'CE XaL OWpEat LXX si ricollega a quello comune e a
LE~acr-.oi:i 1'Eoi:i, «le imprese e i doni quello della storiografia greca, non al
del dio Augusto» 2 . Ios., ant. !4,68: ot linguaggio filosofico. Viceversa, però, 1a
't'àç xa't'à Iloµ1tiJLov 'ltpaçw; àva.ypa- traduzione con 1tpciçLç indebolisce il si·
\jlcx.v-.E~,,
«coloro che scrissero le impre- gnifìcato di derek. Interessante è Ecclus
se di Pompeo». d) In parallelo a EV 35,22: Dio retribuisce l'uomo xa-.à. -.&..e,
1tpaO'CTEW X't'À..: lo stato, la condizione, npcii;ELC, cx.ù.-ou, «secondo le sue azioni»;
disposizione: EV'tVX'lÌ<; 7tpéi.!;,tc; (Soph., qui in via del tutto eccezionale npéi.l;Lç
Trach. 294 e passim); xcx.xat npciçE~ç ha valore religioso che solitamente è as-
(Soph., Ant. 1305); vicenda, esperien- sociato ad epyov (~ III, coll. 833 s.).
za, condizione, destino, sorte (Aesch., Proprio in ciò si scorge la distanza del
Prom. 695; Hdt. 3,65). e) Gesto magi- Siracide dalla lin..-:a seguita dai LXX..
co, incantesimo, formula magica: Prei- Simmaco si allontana :mcor più ·dal-
sendanz, Zat1b. I r,275 s.; 4,1227; insie- l'uso dei LXX. Soprattutto nel salterio
me con 7tol11cnç: Preis., Zaub. I r ,14i. egli usa np1H;rLi; al .posto di epycx. per
f) Nella storiografia 7tpéi!;tc; è usato an- tradurre p'''allm, ma'ìWm, ecc.: Dio re-
che nel senso deteriore di inganno, tra- tribuisce in base alle opere (tji 2 7,4);
dimento, astuzia: Ènl 't'Wa (Polyb. 2,9, Dio giudicherà tutte le opere (tji 27,5;
2; 5,96,4), xa-.6: •twoç (Polyb. 4,71,6 ). 65,5; 76,13 [dr. anche~ 142,5 Aqui-
g) In alcune formulazioni indica, in ba- la]). Si manifesta così una nuova on-
se al contesto, i rapporti sessuali (Pind., data di parole ellenistiche con un con-
fr. 127; Aeschin., Tim. 158; Aristot., tenuto veterotestamentario.
hist.an.5,2 [p.539b20]).
3. In Filone npii!;,tç dipende in tutto
2. I LXX, contrari al pensiero astra t- da 'ltpÙ:-r'tEW. Qui non si parla mai di

7tpéil;,Lç
1 A. WIKENHAUSER, Die Apostelgeschichte 2 Inscripliones Graecae ad res Romanas perli-
tmd ibr Geschicbtswert (1921) 94-104. 11entes, ed. R. CAGNAT m (1906) nr. 159·
59 (vr,643) 7tpéil;Lç 3-4 (C. Maurer)

una 1tpa'.!;L<; di Dio. Di un agire umano ne in l\Jt. I6,27 fa da riscontro a Ecclus


in astratto si parh raramente, ad es. 35,22, dove ttpéi!;tç nel significato di
nella spiegazione allegorica della mano
che rappresenta simbolicamente l'azione itpyov = opera, azione, è associato al
(leg. alt_ 2,89; spec. leg. 4,1 38; cfr. vit. giudizio divino 3 • In Le. 23,51 riecheggia
Mos. 2,130). Prescindendo <la alcuni at- l'unità stoica di pensiero, volontà e a-
ti singoli, Filone parla quasi costante-
zione, quando Giuseppe d' Arimatea non
mente al plurale di atti, opere. Quest'u-
so linguistico tradisce l'influema dell' A. è d'accordo con la decisione del sinedrio
T .; ma sotto questa spoglia riemerge la e con la sua esecuzione.
sapienza stoica, come appare già dagli
epiteti stereotipati: xa.Àal, Èmx.wE-tal, Valore chiaramente astratto ha 7tpéi-
cr'ltouocci:oct, xa-t' àpE'taç, xa.-.à. "t'Ò\I Blov, !;~ç in Rom. 8,13 e Col. 3,9. Per la com-
ecc. Tutte le affermazioni riguardano pe-
prensione dci due passi è importante ri-
rò sempre l'ideale del perfetto saggio.
È vero che si sottolinea che i fatti han- cordare due punti: innanzi tutto che
no un peso maggiore delle p arole e del- 'itpii!;Lç ha il significato astratto (~ col.
le teorie (congr. 46; det. pot. ins. 97; 57) di modo d'agire, metodo dell'a-
mut. nom. 243), ma il discorso verte
sempre sull'unità di ),6yot, PouÀal, rcp6.- zione, procedura, prassi; in secondo luo-
!;Eiç (poster. C. 85 ss.; viri. 183 s.; nmt. go che il termine presenta una fotte
nom. 236 ss. e passim). Ancora una vol- nota etica negativa (-> col. 57 ). Cosl
ta la corrispondenza tra legge di Dio e
Rom. 8,13 non si riferisce agli 'atti del
cosmo garantisce la possibilità che nel
saggio la volontà della legge e la sua n;1- corpo', bensl al cattivo modo di agire
t11ra vengano a coincidere (op. mund. 3); che è insito nel corpo che vive xa.'tà
cfr. anche l'immagine delle buone opere
crocpxcc. L'Apostolo afferma che non si
seminate da Dio nel grembo della virtù
(leg. alt. 3,181 e passim). Nell'accezione deve vivere secondo la carne nell'esi-
di fatti storici. Filone fa menzione di stenza dominata dal peccato, la quale
mx.Àa.Lcct 1tpa!;ELç: mxÀa.LW\I 1tpa!;EW\I sfocia nella morte, bensl si devono «uc-
icr-ropla., «il racconto dei fatti antichi»
(cher. 105 ); 7ta.Àa.twv 1tpoc!;i::wv \moµ\11]- cidere nello spirito i cattivi modi d'agire
µa.-.a., «i ricordi delle antiche vicende» del corpo» e cosl vivere. Il corpo in sé
(vit. Mos. 2,48). non va ucciso, ma sottomesso al nuovo-
4. Nel N.T. 7tpéi!;tç è usato 7 volte Signore 4. Col. 3,9 presenta un caso si-
(3 in P aolo, 3 in Luca, 1 in Matteo), mile : qui i credenti si sono svestiti «del-
ma non si nota una linea d'uso unitaria, l'uomo vecchio e delle sue pratiche, del
anche se nella maggior parte dei casi suo modo malvagio d'agire» e rivestiti
si coglie una nota deteriore. La citazio- dell'uomo nuovo già nel passato 5 • In pa-

J La correzione nei codd. S* F i.22.28 ecc. crapx6ç perché confondono la persona, di cui
('Tà itpyoc) non è dovuta tanto alla sensibilità si parla nel testo, con l'orientamento dell'esi-
linguistica, quanto al testo di lji 61,13; Prov. stenza al peccato, indicato col termine aapl;.
24,12. s I participi aoristi non hnnno valore impera-
4 I codd. DEFG latt Ir'" ecc. leggono "t'ijç tivo (DrBELIUS, Kol.), ma esprimono ciò che è
1tpiit;~ç 4-5 (C. Maurer)

rallelo con questa affermazione la nuova 1tpa~Et<; nell'accezione di res gestae d'i-
era della salvezza inaugurata da Cristo spirazione veterotestamentaria o elleni-
stica (-7 coll. 57. 58); e Cl1tOO''\"OÀOL
compare in tutto il capitolo come moti- sono per lui {fatta eccezione per Act. 14,
vazione deU 'esigenza etica presente (cfr. 4.14) soltanto i testimoni di tutta la
oùv: vv.5 e 12; vvvl: v. 8; inoltre vv. passione e della risurrezione di Gesù
(Act. ·I,21 s.), una definizione nella qua-
r3 e r5). le non rientra Paolo, il protagonista di
Act. r9,r8: le 1tpal;w; confessate da- Atti. Soprattutto, però, per Luca sogget-
gli Efesini potrebbero essere semplice- to dei fatti non sono gli apostoli, bensl
mente le 'azioni malvagie' in senso ge- il Signore glorificato che agisce median-
te la sua parola, con la quale egli si muo-
nerale, giacché solo nel v. 19 si parla di ve da Gerusalemme a Roma, centro del
arti magiche; ma tutto il contesto (v. mondo. L'insistenza di Luca sull'opera
12: spiriti maligni, vv. 13 ss.: esorci- di Cristo pone d'altra parte in dubbio
se meglio risponda alla materia la pro-
smi) fa propendere per il senso tecnico posta traduzione del titolo con fatti ed
di incantesimi, pratiche magiche, ecc. Si esperienze 9 ( ~ col. 57) anziché quel-
ha cosl la descrizione impressionante di la tradizionale che pone in rilievo le res
una grande vittoria del nome di Gesù gestae.
sull'ampia sfera della magia e dell'esor- 5. Come 1tpB.yµa: e 1tpa.yµa;'tEla., cosl
cistica antica. anche 7tpd.l;tc; è usato nei Padri aposto-
lici soprattutto da Erma (47 volte), do-
Il titolo degli Atti, Ttpal;e:tc; ànocr't6- ve il termine indica prevalentemente l'o-
À.wv 6, non è dovuto a Luca stesso 7, ma perare umano e significa agire, azione,
è stato dato all'opera probabilmente nel opera (mand. 7,r; 10,2,3), specialmente
nella accezione negativa dal punto di vi-
II secolo.
sta etico-religioso (mand. 4,2,r; sim. 4,
Nessuna delle due parole del titolo 4). L'uso linguistico popolare non pre-
coincide con l'uso linguistico e con l'in- senta particolarità degne di nota.
tenzione di Luca 8, il quale non usa mai c. MAURER
'ltpa.uit<'ti)e:ta. ~ ix, coll. 1090 ss.

già avvenuto. ScHLATTER, Eri.; H. Rendtorff, 395; ZAHN, Ag. 8 e BAUERNFEIND, Ag. 16.
Der Brief an die Kolosser, N.T. Deutsch 8' 7 Cosl ZAHN, Ag. 7 s.; A. W1KENHAUSER, op.
(1955), adl.; C.MAssoN, L'épitre de Saint cii. (~ n. 1) 105 s.
Pat1l a11x Colossie11s (1950) 143 n. 6.
6 Il testo esatto del titolo è incerto (la forma
8 Cfr.
BAUERNFEIND, Ag. 16; llAENCHEN, Ag.
meglio attestata è ri;pat;E~ç [ '\W\I) &.7toO"t6Àwv; 91; W. MICHAELIS, Einleitung in das N .T.'
al tre forme: 1tpcH;e~ç, actt1s, acta apostolo- (1954) 129.
mm); per la questìone dr., oltre alle edizioni 9 H. HOMMEL, Neue Forscbungen wr Areo-
critiche del testo, anche ZAHN, Einl. II 337. pagrede Ag. z7 : ZNW 46 (1955) 146.
r.pa.uc;, ~pa.u't"Y)ç A 1 (F. Hauck-S. Schtll:r.)

t n:pa.uc;, 1tpa.i'.i-t1)c;

SOMMARIO: c), cpwvi] (Xenoph., sym. r,ro), f.v 'ltpa.É-


cn )..6yoLc; ... \lovìtE-i-E~\J, «ammonire con
A. Il greco profano:
1.TCpcxuc;; parole miti» (Plat., leg . ro,888a); anche
2.TCPCl.U't'l'}c;. lenitivo: cp6:p~tctxov (Pind., Olymp. 13,
B. I LXX e il giudaismo ellenistica: 8 5 ); calmante, mitigante (Xenoph., eq.
1. l'A.T.; 9,3). b) Detto di animali significa mite,
2. Filone; mansueto: ~1t7tOL (Xenoph., Cyrop. 2,1,
3. Flavio Giuseppe; 29); lxMwv µEya)..w\I xa.t 7tpc<Éwv ouc;
4. i testi di Qumran. oi. :LvpoL ikoùc; èv6µL~ov, «dei pesci gran-
C.II N.T.: di e quasi domestici che i Siri considera-
i.Matteo; vano dèi» (Xenoph., an. r ,4,9 ); ijµE-
2. Paolo; pouv significa domare animali selvatici
3. le lettere pastorali; ( aypta.), 'ltpO:U\IELV invece calmai·e ani-
4.Gfacomo.
mali eccitati o innervositi (Xenoph.,
D. Padri apostolici. mem. 2,3,9; eq. 9,ro). c) Detto di per-
sone significa mite, soave, gentile, dolce,
A. IL GRECO PROFANO benevolo; è il contrario di tude, duro,
irascibile (Xa.À.rnoc;: Plat., resp. 2,375c.;
I. 1tp<X.U<;
Isoc., or. 3,55; Plat., resp. I,354a [con-
trario di xa)..rna.l\IEL\J]; 6,493b [con-
1tpctuc; 1, etimologicamente connesso trario di xaÀ.rnoc;, 6py{j] ) oppure di
con friion, 'amare', e frionds, 'amico' 2 , adirato (Epict., diss. 3,20,9 insieme con
indica ciò che al nostro tatto risulta leg- aOpYJl'°'Oc;, a\IEX·nxoc;, paziente) e di vio-
gero, delicato, tenero, ciò il cui tocco è lento (~lmoc; ~ col. 65 ). È usato co-
grato e piacevole. Può essere usato per me sinonimo di 0..EW<;, benigno (Plat.,
cose, animali, persone, azioni e senti- resp. 8,566e), ÒT}µo-i-tx6c;, affabile, alla
menti. a) Detto di cose significa dolce, mano (Plat., Euthyd. 303d); indica una
blando, mite: cp\mc;; (Plat., resp. 2,375 delle qualità che si richiedono in un

npa.Oc;, rcpaihTJc;
Avvertenza: l'articolo, assegnato ortgmaria- licher (1927) 1-15; K. THIEME, Die christliche
mente a F. HAUCK, è stato portato a termine Demut 1 ( 1906); In., Die -.a;rcm1ocppouVV'r)
da S. SCHULZ. Questi non si è limitato a com- Phil. 2 1md Rolll. n: ZNW 8 (1907) spec. 29-
pletare il manoscritto, ma lo ha in parte cri- 41; TRENCH 84-93 .239; A. V6GTLE, Die T11-
ticamente rielaborato e in parte completamente gend- u11d Lasterkataloge im N.T ., Nt.liche.
rifatto. Abh. 16 4/5 (1936) indice s.v.; K. WINKLER,
Bibliografia: art, 'Clementia', in RAG III (1955) 206·.231.
CREMER-KOGEL 962-966; H. BIRKELAND, 'Ani 1 Per le forme -itp<'ioc; e rcpauc; (cosl sempre
1111d 'anaw in de11 Psalmen, Skriften utgitt av nel N.T.) dr. KiiHNER-BLAss-GERTH 1 .532 s.;
det Norske Videnskaps-Akademi (1932); A. BLASS-DEDRUNNER § 26, appendice; THACKl!-
HARNACK, San/1111111, Huld und Dem111 i11 der llAY 180 s. In questo articolo scriviamo sem-
alte11 Kirche, in Festgabe fiir J. Kaftan (1920) pre -itpavc;, setl2a iota sottoscrittò, benché que-
II3-129; E. HATCH, Essays i11 Biblica{ Greek sta grafia si trovi in codici. Cfr. LIDDELL-
(1889) 73-77; A. RAHLFS, 'ii111 u11d 'ii11iiw in ScoTT, s.v. TCpaéc; e BLAss-DEBRUNNER § 26
den Psal111en {1892); \Y/. SATTLER, Die A11a- appendice.
wim illl Zeitalter Jesu, in Festgabe filr A. Jii- 2 W°ALDE-PQKORNY II 87; HOFMANN 282 S.
7tpauc;, npo.u·n1c; A 1 -2 (F. Hauck-::>. ::>chulZJ

amico, insieme con i')µEpoc; e cruyyvwµo- Dio Cass. 43,3,6: insieme con <ptÀa.v-
Vtx6ç (Epict., diss. 2,22,36), con èlcpfro- i)pwTCwc;). A proposito della divinità
voç (Plat., resp. 6,5ooa) e µEycr.Mi)uµoç stoica leggiamo: à.)..À.'fo,..w EÙyvwµwv
(Plat., resp. 2,375c). d) È detto anche Oi}E6ç, W<; l}Eoç, oiµrt.L, xat <pÉpEL 'ltpcl:wc;
di azioni e sentimenti. Al contrario della 't'TJV 'tW'V 7tOÀ.À.wv &vota.V, «ma la divi-
guerra l'agricoltura è un' «arte amica de- nità è indulgente, come s'addice, credo,
gli uomini e gentile» (q>tÀ.cb1i)pw1to<; xa.1. alla divinità, e sopporta senza adirarsi la
7tpm:fo. "ÉXV'l']: Xenoph., oec. 19,17); un stoltezza di tanti uomini» (Dio Chrys.,
genere di danza ha «piaceri meno inten- or. 32,50).
si» (Tioovcr.t 7tpa.6upm) di un altro
(Plat., leg. 7,815e). Platone parla di un 2. 'ltpoci'.i't'I']<;
«ragionamento mite» (À.oytCTµÒç 7tpéioc;:
leg. l,645a; l'opposto è f3lcmc;); egli 'ltpo:u'tTJ<; indica la gentilezza dolce,
si attende l'approvazione di chi è di mite, pacata, l'opposto di una natura
carattere nobile e mite (yEwédiac; e rozza e rnde ( cl:ypLo-.T}<;: Plat., symp.
np!ioc; 'tÒ Tji)oc;: (Phaedr. 243c); per i l97d), della irritabilità (Aristot., rhet.
reati commessi senza premeditazione e 2,3 [p.138oa6]), dell'irascibilità (òp-
all'improvviso vanno comminate pene ')''LÀO't'TJ<;: Aristot., cth. Nic. 4,u [p.
più blande (leg. 9,867b; l'opposto è xa- n25b 26]) e dell'asprezza (émo,..oµla.:
À.E7toc;). e) L'avverbio rcpawc; è un ter- PJut., lib. educ. 187 [II l3d]); si accom-
mine favorito per indicare la calma, il pagna invece alla ÉmelxEirx. (~ III, col.
modo di fare gentile e pacato di chi non 704), cioè alla clemenza che mitiga una
si irrita o adira contro ciò che è spiace- norma rigorosa (Luc., Alex. 61; som-
vole, sia che si tratti di uomini (Epict., nium lO; Dio Cass. 53,6,1), alla cpLÀocv-
ench. 42) o di destino avverso. Il termi- i}pw'ltlo: (Luc., Phalaris 1,3), alla &vd;L-
ne indica anche in questo caso un atteg- Y.axla, cioè alla sopportazione che tolle-
giamento attivo, un'accettazione volon- ra pnzientemente l'avversità (Plut., de
taria e non solo una pazienza passiva; capienda ex inimicis utilitate 9 [u p.
dr. Epict., diss. 3,10,6: llv E'tL Éyw rca- 9oe] ). La 'ltpo:ui:T}c; consiste «nel non
pmrxwacrwµat 1Cpòc; 'tÒ 7tpawc; cpÉpEw essere né pronto a punire né vendicati-
'tà O"uµ(1o:lvov't'o:, 8 i>fÀEt ywfol}w, «ma vo, bensì conciliante, ben disposto e in-
se io continuerò a prepararmi a soppor- dulgente», µi}"E xoÀct.CT't'txòv Elva.i, µ1}-
tare pacamente i casi della sorte, avven- 'tE 'tLµWP1J't'Lx6v, Ò.À.À.à. LÀEWV xat EÒµe-
ga ciò che vuole»; 4,7,12; Xenoph., an. v~xòv xat cruyyvwµov~x6v (Aristot., de
1,5,14. La grandezza dell'animo si mo- virtutibus et vitiis 8 [p. 1251b 31]).
stra proprio in questa calma superiore: La mite gentilezza ha presso i Greci
µEyrù,6i}uµoL 7tp6.wc; dcrl -.wec; 1)cruxu un posto d'onore quale virtù sociale che
xat ofov cìopyi),..wc; 'ltpch,..ovi:ec;, «ci so- si esplica nei rapporti umani; d'altra
no persone di nobile sentire che agisco- parte, ha bisogno di venire. compensata
no garbatamente, con calma e quasi sen- in qualche modo per non degenerare in
za collera» (Epict., fr. 12 ); µEya.ÀolJiv- debolezza e difetto. La sentenza delfica
Xt'll 't'Ò <pÉpEw rcpa.Éwc; rcÀ.T}µµ~Àwx.v, «è òµlÀEL itp&:wc;, «comportati con genti-
magnanimità sopportare serenamente gli lezza», assume quest'altra forma più pre-
eccessi» (Democr., fr. 46 [Diels II 156, cisa: 'toi<; O"W.\J"'t'OU 1tpiioc; icri)t, «sii mite
1

3 s.] )_II saggio mostra una pacata indif- con i tuoi» (Diels1 r 63,22), e il saggio
ferenza per il possesso di beni ed onori Chilone ricorda che solo il forte può
esteriori, ma va con ardore (Épw·n?CWc;) permettersi la mitezza: µE'tèt. 'ri}c; lO"xuoc;
alla conquista di amici (Plat., Lys. 2ue; "'ÌJV 7tpo:6i:11't"a tr~~E (Stob. 4,255,2). Bi-
7tpa0i;, 1'tpaihrii; A 2 - B l <F. Hauck-S. Schulz) (vr,647) 68

sogna essere miti con i familiari ( otxdoc; ()O'VV1J, EÙO'É~ELa, ÈmEii<:ELa, ecc. (som-
~ vru, col. 378), duri con i nemici 3 • nittm r o ). La tenera dolcezza è una del-
Le leggi devono essere severe, ma il giu- ie principali virtù femminili (Plut.,
dice deve punire con minor rigore di praec. coniug. 45 [II 144e); consolatio
quanto esse prevedono (Isaeus, fr. 33). ad uxorem 2 [n 6o8d] ). Cosl viene at-
Isocrate loda gli Ateniesi perché sono i tribuita anche alle divinità femminili 8.
più pietosi e clementi (ÉÀE11JJ·ovfo-ra:roL Platone, a lode degli abitanti di Atlanti-
xat 7tpa6-ra"tot) dei Greci ed anche i de imparentati con gli dèi, dice che «essi
più miti e socievoli (r-pao't'a"toL xat xoL- usavano moderazione e saviezza in tutti
vwv6-.cx.-ot: Isocr. 15,20.300). A sua i casi occorrenti e nei loro rapporti reci-
volta Demostene (8,33) dice che anche proci» ('ltpaO't't)'t'L µE't'à. cppOVlJCTEW<; 1tp6c;
nell'assemblea popolare essi sono 7tpiiot 'tE -ràc; àd auµ~m'Jofoac; 't'ux;ac; xat
xat cpLÀ6.vì>plù7tOL. Questa mitezza, che ;.pòc; àÀÀl]À.ovc; XPW~VoL: Critias 120
spesso è messa in risalto insieme con e). Qui confluiscono i punti di vista del-
l'affabile cpLÀ.avì>pw'ltla. (Dio Cass. 43,3, l'etica sociale e dell'etica individuale. Il
6), non deve d'altra patte portare all'au- sistematico Aristotele colloca la 1tp(J.6'tt)c;
todegradazione, all'umiliazione (7tpi1e<; tra le virtù etiche (1}~t.xai Ò'..pE't'al: eth.
El;w 't'OU 't'a'ltELvou: Dio Cass. 74,5,7). Nic. 1,13 [p. 1103a 4 ss.]), che sono
Essa distingue proprio chi ha l'animo distinte da quelle intellettive ( SLa.VOl}"tL-
grande (~ya)..OihJµ~c;: Epict., fr. 12) e xrx.t), e la considera media tra la Òpyt.M-
nobile (Plat., Phaedr. 243 c; leg. 5, 't'1')c; (ira, collera) e la scialba inettitudi-
731d), la persona colta (7tat.òw·nxoc; &v- ne della à.opy11ala. (eth . m. r,23 [p.
i7pw7toc; 1MÀ.wv EÌ:vat èi<nm 7tpa.O't''ll't'CX, rr9rb 24] ). Poiché valuta positivamen-
«se vuoi essere veramente colto, pra- te l'ira giusta e moderata (eth. Nic. 2,7
tica la massima mitezza») 4, perciò par- (p. no8a 6]), la mitezza è per Aristo-
ticolarmente il saggio (insieme con x6!l'- tele, insieme con la pacatezza (Eù6py11-
µt.oc; e iJuux;Loc; in Stob. 2,u5,ro), che -;ov ), l'aureo mezzo tra gli estremi dell'i-
rimane gentile e calmo anche quando è ra e dell'insensibilità 9 •
insultato (Epict., ench. 42): anche per
questo rispetto Socrate è esemplare B. I LXX E IL GIUDAISMO ELLENISTI CO
(Plat., Phaed. 116c). Perciò negli enco-
mi è sempre lodata la mitezza di uomini I. Nell'A.T. 'ltpa.vc; ha 12 volte un
preminenti 5 e nei ritratti dei principi corrispondente ebraico nel testo mas.;
questa virtù occupa uno dei primi po- inoltre è usa to in Ecclus 3 1 19; 10,14;
sti 6• La retorica l'annovera tra i com- lob 36,15; JoeJ, 4,II e A.a:v. 4,19. Nel
moda animi 7• Luciano la considera un Salterio (ove ricorre 7 volte: l); 24,9
ornamento dell'anima insieme con Stxat.· (bis]; 33,3; 36,II; 75,10; 146,6; 149,
3 Plat., resp. 2,375c; Tim. 17d-18a; Polyb. r8, 6 Xenoph., Ag. u,2.6.20; Isocr., or. 2,23; ~
37,7: ?toÀEµ.ouv-ca.ç yàp 8E~ 't'oùc; à:ya.i>oùi; V6GTLE 73-77; F. WrumLM, Der Regenten-
li.v8pa.c; f3apEtç Er\lat Xa.t fulµt?COV<;, 'lÌ"C't'WµÉ· spiegel des Sopatros (Stob. IV 215,20 ss.; 217,
voui; SÈ ytvva.lovc; xal µtyaMcppovac;, vtxwv- 9): Rhein Mus 72 (1917/18) 374-402, spec.
-rac; yt µfiv µt-cplouc; xal TqiaE'Lç xat <ptÀa.v- 39z-39il.
~pc!.mouc;. 1 Aristot., rhet. 1,9 (p. 1366b r ss.).
4 Pythagoreerpriiche, ed. SCHENKL: Wiener 8 Artemide: Anth. Pal. 6,271 (cfr. anche 9,525,
Studien 8 (1886) 84. 17); Lcto; Plat., Crat. 406a.
5 Theon, progymnasmata 8 (Rbet. Graec. II
9 Aristot., eth. m. 1,7 (p. n86a 23); cfr. 1,25
rn,27 s.). (p. II91b 36).
1tpa.i'.lç, 1tpC1:u-c11ç I3 x (F. Hauck-S. Schulz)

4), e Num. 12,3 r.pauc, rende 'iiniiw; al- tomesso. Anche 'iiniiw indica dapprima
trimenti traduce 5 volte 'iint (lob 24,4; colui che si trova in condizione bassa,
Is. 26,6; Zach. 9,9; Ecclus ro,14; Soph. subordinata, ma poi viene a significare
3,12; solo il codice A legge 1tOÀUv). prevalentemente colui che si sente servo
-..pau't'1JC, ricorre 4 volte nell'Ecclesia- rispetto a Dio e gli si sottomette senza
stico (3,17; 4,8; 10,28; 45'4) ove ren- proteste o riserve 14 • Per tutto il proble-
de 'anàwiì; in Ecclus 36,23 manca il cor- ma cfr. tuttavia ~ 'lt-i:wx6c;. In questo
rispondente ebraico. 7tpet.U't'1]<; è usato significato è contenuta la ragione della
anche in~ 44,5; 89,10; 131,r e Esth. 5, scelta di 7tpauç quale traduzione favo-
r• (senza equivalente ebraico). Infine ab- rita di 'iiniiw: i LXX scelsero 7tpcx.i'.i<; per-
biamo 7tpa.O't'1JC, in Ecclus r,27 (insieme ché questo termine indica già in greco
con 1tpath1]ç) e in Esth. 3,13b 10 • l'accettazione tranquilla e volontaria di
Anche se la traduzione dei sinonimi un particolare destino e dell'ingiustizia
ebraici 'ebjon, dal, riis, 'ànt e 'iiniiw con umana(~ col. 65).
1\ÉVT}ç ( ~ IX, coll. I4 5 8 ss. ), ~ 1t't'W- Nel Pentateuco 7tpoci'.iç (per 'iinaw) si
x6ç, ~ 't'a.1tELv6ç e 7tpocuç è assoluta- trova solo in Num. 12,3, come attributo
mente arbitraria, pure è chiaro che di Mosè. Le parole sono probabilmente
7tpa.uç è il termine preferito per tradur- un'aggiunta posteriore 15, e riflettono
re 'iiniiw 11 • 'iinz e 'iiniiw sono connessi forse l'ideale religioso dell'età successi-
con il verbo 'nh, che significa trovarsi in va o anche l'ideale ellenistico del prin-
uno stato di depressione, di umiltà, di cipe. Lo stesso vale per Ecclus 45.4·
pochezza 12. Basta questo a spiegare co- La profezia preesilica non conosce an-
me mai, a differenza dell'uso greco pro- cora la figura di un uomo che sopporta
fano, nell'A.T. 1tpavç non sia mai rife- ogni cosa con fede e mansuetudine. Al
rito a Dio 13• 'iint è in prima linea un massimo si potrebbe citare a questo pro-
concetto economico - sociologico, come posito Ioel 4,n; ma nel testo ebraico
'ebjon, dal, riis indica colui che si tro- manca l'equivalente di 7tp<x.i'i<;. Si è cerca-
va nella condizione servile. 'iinl è chi to di emendare il testo masoretico di
non possiede un fondo rustico e quindi questo passo in conformità coi LXX; ma
deve guadagnarsi il pane lavorando al la correzione rimane dubbia, perché al-
servizio di altri (~ 11:svnc;, IX, col. trove la radice m20h non è mai tradotta
1459); poi passa a significare umile, sot- con 1tpocvc; ecc., né 'iinl né 'iiniiw sono
lJ Il testo non è del tutto sicuro e presenta mente la 7tpa6-cnc; (divina) e il nmoEuEcri>m
qualche variante. dell'uomo in tV 89,xo. I LXX banno 2 volte
li 'ii11iiw ricorre 21 volte nell'A.T.: è tradot- 'ltpa.uvEw (1)1 93,13; Prov. 18,14), ma non nel
to 8 volte con 7tpa.Oç, 4 con 1t-cwx6ç, 5 con significato greco di placare gli dèi; cfr. G.
"t!l.1tEW6ç (x volta come variante) e 4 con Bl!RTRAM, Der Begri/J der Erziehrmg in der
ni!.v11ç. 'iini è tradotto 6 volte con vari voca- griecb. Bibel, in Imago Dei, Festschrift fiir G .
boli (Ex. 22,24; Deut. 24,12; Ez. 18,17; lob K1iiger (1932) 45 s.
24,9; 36,x5; Prov. 22,22). 5 volte i LXX han. 14 È incerto se si debba leggere 'iint oppure
no un testo diverso o una diversa interpreta- 'iiniiw.
zione. (I.r. xo,30; Zach. xr,7.rr; Prov. 15,x5; li Cfr. H. HoLZINGER, Num., Kurzer Rand.
lob 24,14). Commentar zum A.T. 4 (1903) e B. BAE."ITSCH,
12 Per questo punto dr. --+ BIRKELAND 7-xo. Num., Handkommentar zum A.T. II 2 (1903)
13 L'unica eccezione è P.r. x8,36, il cui testo od l.; inoltre KAUTZSCH, ad l.; ~ RAHLFS 95-
base è però incerto: Aquila e In Quinta leg- 100. Questa aifermazione non si adatta all'im-
gono 1tpa6't'T)t;, i LXX e Teodozionc 1t«Lòda. magine di Mosè tramandataci dall'A.T. (Ex.
I LXX e Teodozione hanno collegato diretta- 2,12; 32,19 ecc.).
'ltpa:Oç, itpaihf)ç B 1 (F. Hauck-S. Schulz)

usati in Gioele, che tra l'altro sembra della educazione profana; essi lasciano
postesilico 16• Nel passo in questione il aperta la possibilità di una interpretà-
profeta invita alla guerra santa: gli stru- zione escatologica, traducendo entrambi
menti pacifici devono essere mutati in i passi (Prov. 15,33 e r8,r2) con Eµ-
armi e anche chi è mite deve diventare 1tpocri>Ev o6!;TJc; 7tpocihric; (i LXX tradu-
un guerriero 17• cono Prov. 18,12 con 1tpÒ 06!;1}1; -çoc1tEL-
Dopo l'esilio Zach. 9,9 s. descrive il VOU"t'<tL [xa.polcx. avop6ç] ); cfr. anche
re escatologico come re di pace: sia for- Simmaco in Prov. 22,4: v~-tEpov 1tpau-
malmente (per la metrica) sia contenuti- 't"TJnç cpoffoc; xuplou. Anche qui si pensa
sticamente (per il messaggio dell'araldo evidentemente a una ricompensa terre-
cfr. Is. 40,9ss.) 18 i due versetti si stac- na. Diversa è invece la valutazione della
cano dal contesto. Il motivo del re mes- 1tpa.u"t'TJ<; nell'Ecclesiastico, ove la so-
sianico che cavalca un asino appartiene stanza di 'aniiwa traspare chiaramente
in origine a un'antichissima tradizione dall'involucro greco: la 1tpOCV"t'TJc; gode
messianica 19 cli provenienza accadica, ma il favore di Dio (Ecclus r,27), che in-
qui è stato reinterpretato ln maniera ca- nalza i 7tpa.E~ç (10,14), ed è segno ·di-
ratteristica. Questa nuova intetpretazio· stintivo di Mosè (45,4); essa adorna la
ne dell'antico motivo è particolarmente donna (36,23), conquista l'amore del
evidente nel v. lO: il re messianico abo- prossimo (3,17), va usata anche col
lisce le armi e 1 carri da guerra e pro- mendicante (4,8) e serve ad evitare ogni
clama ai popoli la pace. presunzione nel valutare se stessi (10,
In ~ 44,5 la 7tpcx.v"t'T)ç è, insieme con 28).
la verità e la giustizia, una delle qualità Già anticamente i profeti censuraro-
distintive del prode re guerriero (v. 4),
che poco dopo (vv. 7-8) è descritto co- no aspramente e senza riserve i peccati
me principe di pace 211 • Nelle sezioni più dei ricchi. In seguito questa condanna
antiche dei Proverbi manca 7tpix:uç; più si sviluppò nel senso che gli umili e i
precisamente, qui i LXX hanno tradotto
'iint e 'iiniiw in modo diverso. In Prov. miseri si sentirono i depositari della pro-
15,33 Simmaco e Teodozione rendono messa divina (dr. Ps. 37,n). Sono essi
come una sentenza di sapienza pratica la coloro che adempiono la volontà di Dio
frase ebraica wlpnj kbwd 'nwh, «l'umil-
(Sopb. 2,3; 3,12 s.) e pertanto sono con-
tà viene prima della gloria», che i LXX
hanno frainteso. La massima ebraica ha sapevoli del favore divino nonostante
un indubbio carattere intramondano, co- questa loro umiltà esteriore, anzi pro-
me si vede chiaramente dal suo uso an- prio in essa. Così la sopportazione mu-
titetico in Prov. l8,l2, e certamente an-
che Simmaco e Teodozione intendono ta, paziente, ma insieme sempre piena
la sentenza in primo luogo nel senso di incrollabile speranza, del duro fato

16 Cfr. O. EissFELDT, Eiflleilung in das A .T.' 18Cfr. A. WEISER, Die Psalmen, A.T. Dcutsch
(1956) 481 s. x4 (1950) ad l.
17 Il testo base sembra trascritto male; la frase
19 RomNSON, op. cii. (~ n. 17) ad l.; cfr. an-
è forse un'aggiunta posteriore: dr. TH. H. Ro· che la locuzione «dal fiume (Eufrate)».
BINSON, Die Zwiiif Kleinen Prophelen, Rand·
buch A.T. 14 (1954); A. WmsER, Das Buch 20 WEISER, op. cit. (~ n. 18) ad l.; H.
der Zwii/f Klei11e11 Prophe/en, A.T. Deutsch ScHMrnT, Die Psalmen, Handbuch A.T. 15
24 (1949) e KAUTZSCH, ad l. ( 1934) ad l. e KAUTZSCH, ad l.
7tpet.O:;, 7tpr.tu\TJ<; B 1-2 (F. ttauck-:>. ;:,cnu1zJ

dell'esilio, accettato senza mormorazio- lo egli rimase fedele all'ideale del prin-
ne o ribellione o scoppi d'ira, diventa cipe, mostrandosi 'ltpa.é't'a:toç e 1)µEpw-
't<X.'t'O<; pur essendo turbato profonda-
ora il segno della pietà, un segno assolu- mente dalla ribellione del popolo ( vit.
tamente sconosciuto alla mentalità lar- Mos. 2,279). Come legislatore diede
gamente predominante nel passato, nei buone leggi: ai servi perché servissero
con amore i padroni ( Elc; U1tEpTJ<rla..v cpt-
tempi felici della nazione. Ma altrettan-
À.oOÉ<r1to"toY); ai padroni perché fossero
to netta è la distinzione dall'uso lingui- gentili e dementi ed evitassero cosl le
stico greco profano. La pacatezza e la ingiustizie ( Elç 1}mo't'T)-ta xo:t 1tpo:6't'TJ-
't'r:J. 8t' W\/ É~t<TOU't'(J.L 'tÒ a\/LC1'0\/: deeal.
mansuetudine dell'A.T. sono radicate in
167); ai sacerdoti, per i quali la parte
Dio. Alla mite, umile serenità corri- grassa del petto delle vittime loro spet-
sponde la vittoriosa speranza in Dio (Is. tante doveva simboleggiare «la gentile
26,6) e non il superiore distacco del mitezza applicata alla parte irascibile»
(cruµBùov... -cfjç 1tEpt 't'Ò\/ ~uµòv LÀ.EW
saggio. La 1tpa..U't'l')<; dell 'A.T. è radicata 1tpa6"tT)'to<;: spec. leg. l ,145 ). Filone ri-
nella speranza escatologica (Ps. 76,ro) serva alte lodi ai Giudei che nella perse-
che Dio giudicherà il mondo ( l 4 7 ,6; cuzione si mostrarono i più miti di tutti
( 1tU\/'t'W\/ 1jira,v 1tpctO'ltC.d)fo"tct.'COL: leg.
l 49.4) e darà il paese agli umili, ai sot-
Gai. 335).
tomessi, cioè a coloro che «conoscono
3. Flavio Giuseppe usa npa.uvw (ant.
l'attesa della speranza» (Ps. 37,9). Ps. 3,316), 'ltpa.vc; (ant. 17,212; 19,330) e
3 7 ,9-n si allaccia cosl a promesse del 1tpd:wç (ant. 14,46; 19,33). Lo storico
paese che in origine riguardavano Abra- parla più volte della gentile pacatezza
nel sopportare la sorte avversa (-ant. 3,
mo e la sua discendenza ed ora vengono 97; 5,167; 6,9; 7,117). Nei Testamenti
interpretate dal salmista in riferimento dei xu Patriarchi 7tptioç e 1tpcto't''l)<; com-
al suo tempo. paiono solo in due passi (test. D. 6,9;
test. Iudae 24,6), che sembrano però in-
2. Filone, che non conosceva l'ebraico
terpolazioni cristiane 22•
e ignorava quindi anche la connessione 4. Nei testi di Qumran 1a mansuetu-
tra 'iiniiw e 7tpa..u<;, dipende dal linguag- dine ('aniiwa) è menzionata spesso (ad
gio dei LXX e dell'etica filosofica greca. es., I QS 2,24; 3,8; 4,3 e passim). I QS
Egli parla della clemenza di Dio giudi- 10,26 si rifà chiaramente a forme del-
ce 21 e descrive Mosè adolescente che l'A.T. (--7 coli. 72 s.) quando parla di
placava (È7tpauvEv: vit. Mos. 1,26) ogni umiliati e scoraggiati. Ai membri del-
giorno di più i 7td:l>1) con uno sforzo la setta è richiesta la 'anawa, che in
di carattere particolarmente notevole I Qs 4,1 ss. viene menzionata in una
(conf. ling. 165), poiché solo l'età avan- specie di elenco sommario di virtù e vi-
zata, quando le passioni sono per lo più zi, conforme alla concezione dualistica
doma te ("twv 'lto:i}wv É7tt 1tÀ.Éov 1Jrupw- delle potenze, secondo la quale l'umiltà
i>Év'twv ), dà la ÈmELXE~a.. e la 'ltpa..o"t1'J<; mansueta è una qualità essenziale dei fi-
(op. mrmd. rn3). Come guida del popo- gli della luce.

21 Philo, det. poi. ins. 146: xo:>.<it;wv ol: ÈttLEL· '12 Cfr. KAUTZSCH, Apkr. u. Pseudepigr. II
Y.W<; "tE xaì. 'ltpawç U\E XP'llO''\'Ò<; ifiv. 485 .
?tpai'.ic;, 'ltpaU'tT)<; e I (F. Hauck-S. Schulz)

C. IL NUOVO TESTAMENTO pericope di Mt. n,25-30 (~ IX, coll.


1244 ss.), una tradizione non ancora del
Nell'uso linguistico del N.T. la distri-
tutto chiarita sotto l'aspetto storico-re-
buzione ineguale dei nostri termini nei
ligioso 23. Verosimilmente i vv. 28-30 si
vari gruppi di scritti è degna di nota.
articolano secondo lo schema del discor-
Sia l'aggettivo che il sostantivo manca-
so rivelatorio di P1·ov. 8,4 ss.; Ecclus 24,
no del tutto in Marco, Luca (vangelo
3-22 e 51,23-30 24 • La missione di Gesù
e Atti), nella Lettera agli Ebrei e negli
si compie su questa terra in umiltà e de-
scritti giovannei; in Paolo troviamo uni-
bolezza ( = 1tpai'ic;); la sua vita non si
camente il sostantivo. L'assenza dei no-
svolge nell'alterigia, ma è la vita di uno
stri vocaboli da questi scritti è connessa
che è umile di cuore, che cioè dipende
con le loro particolari cristologie. Mar-
in tutto e per tutto da Dio ( = 't'a.7tEt·
co e Luca hanno una cristologia incen-
v6c,) 25• Ma proprio per questo egli può
trata sull'idea dcl Figlio di Dio(-> ui.òc;
pronunciare il suo invito autorevole (si
l>EOV) O del XUptoc;; la cristologia giovan-
notino bene i due imperativi 8Ev't"~ e
nea è imperniata sulla figura del potente
&pa."t'E) e assicurare il compimento della
~ ul6c; o ~ ui.òc; "t'OV &:v1'pw1tou, men-
promessa contenuta nell'invito. Serven-
tre quella paolina ha al centro il XVpLoc;
dosi della citazione profetica di Zach . 9,
(-7 v, coli. 1468 ss. ); infine la cristolo-
9 (-7 col. 71) di cui afferma il com-
gia della Lettera agli Ebrei descrive in
pimento, Mt. 21,5 descrive l'ingresso di
categorie sacerdotali la figura centrale
Gesù in Gerusalemme come la venuta
dell'&:pxtEpEuc; ( ~ 1v, coli. 883 ss.).
del mansueto e pacifico re salvatore e
r. Tra i sinottici, dunque, solo Mat- principe di pace. In questo modo Gesù
teo ha uno dei nostri termini, precisa- assume una posizione fondamentalmente
mente 1tpauc; (3 volte: 5 ,5; rr,29 e 21, antitetica a quella degli Zeloti (-7 m,
5 ). Una particolare importanza assume, coli. 1506 ss.) e di tutti i sostenitori di
anche per quel che ci riguarda, il predi- un messianismo politico. Nelle beatitu-
cato che Gesù stesso si attribuisce nella dini (Mt. 5 ,5) ~ appaiono i 1tpa.E~<;, cioè

23 Per la questione cfr., ad es., W. GRUND- 956s.


MANN, Jes11s der Galiliier (1940) 209-223; J. 24 H. BECKER, Die Rede11 des Joh.-Ev. 11nd der
B1ENECK, Sohn Gottes als Christ11sbe:t.eichmmg Stil der g11ostiscben Offenbartmgsrede, FRL
der Synopt. (1951) 75-87; W. MANSON, Bist N.F. 50 (1956) 41-53; BuLTMANN, Trad. 172.
Du, der da kommen soll? (1952) 89-95, spec. 25 J. SCHNIEWIND, Das Evangeli111t1 nach lo;[f.,
92; E. PERCY, Die Botschaft Jcsu (1953) 108- N.T. D eutsch 2 3 (1950) ad I.
rro; W. D. DAvms, Knowledge itt the Dead 26 A differenza delle altre beatitudini, la terza
Sca Scrolls aml Alatthew II,25-30 : HThR 46 è una citazione (Ps. 37,u). Ln sua posizione
(1953) II3-139. Inoltre --) Émywwcrxw u, nella pericope è incerta sotto l'aspetto della
coll. 526 ss.; ~ ~uy6c; m, coll. 1549 ss.; ~ critica testuale: WELUiAUSEN, Mt. e KLOSTER-
µavM.vw v1, coli. IIOJ s.; ~ vipt~oc; vn, coli. MANN, M.t., ad I.
coloro che, stando sottomessi e umili, sto ha dato l'esempio ai suoi durante la
non seguono la propria volontà, ma vita terrena. Questa 7tpa.u-c11c; non è per.
quella grande e benigna di Dio. A co- tanto neanche una virtù in senso greco-
storo Gesù promette l'eredità (~ v, eUenistico (~ coll. 66 ss.), ma è un do-
col. 654) dell'eone futuro, la quale in- no dello Spirito, come mostrano chiara-
clude però (cfr. Mt. 19,29) «la dimora mente Gal. 5,23 e 6,1. La 'ltpaihT)c; si
sicura nel proprio paese» Z7. Al contra- colloca tra la nl<r·nc; e la Eyxpa-ceta.
rio della prima beatitudine (Mt. 5 ,3 ), (Gal. 5 ,23) 30 e rende il cristiano capace
dove sono nominati i 'poveri' (~ 'lt"t'W- di ammonire senza arroganza, impazien-
xol, sinonimo di 7CpUE~ç), nella terza za e ira il fratello che sbaglia (Gal. 6,r).
l'accento è posto sulla promessa futura: Infine la mansuetudine è uno dei doni
coloro che adesso son oppressi e umilin- che vengono con la elezione (Col. 3,12)
ti nell'eschaton governeranno il mondo. e la vocazione divina (Eph. 4,2).

2.Il termine 7Cpa.u-.T)ç 28 è usato da 3. Nell'uso linguistico delle lettere pa-


Paolo z volte, significativamente en- storali non mancano alcuni tratti mora-
trambe nella polemica con i pneumatici listici. Il servitore di Cristo dev'essere
di Corinto. Paolo aveva mille ragioni mite con tutti, ma particolarmente dolce
per prendersela con i Corinzi a motivo quando ammonisce gli oppositori, per-
della loro presunzione e della loro arro- ché comportandosi cosl riesce forse a
ganza; tuttavia essi non devono impe-. strapparli a Satana (2 Tim. 2,25 ) 31• Se-
dirgli di usare con loro la mansuetudine condo Tit. 3,2 tale atteggiamento di soa-
di Cristo (2 Cor. 10,r ) 29• Questa man- ve comprensione va tenuto verso tutti
suetudine scaturisce dall'agape; perciò gli uomini. r Petr. 3,16 esorta i cristiani
l'Apostolo desidera astenersi dal punire a rispondere sempre, anche quando po-
severamente anche i disubbidienti (r trebbero essere irritati e indisposti per
Cor. 4,21). È fuori questione che il suo l'ingiustizia subita, con mansuetudine e
comportamento non va confuso con la gentilezza alle autorità o a chiunque
mollezza o con la debolezza e che non chieda conto della loro vita di fede.
passa per tale, giacché esso è ispirato
alla mansuetudine e all'amore di cui Cri- 4. Iac. 1,21 contrappone la 'ltpetu-cl}c;

27 LOHMEYER, Mt. , nd l. questa ipotesi è molto dubbia; cfr. WINDISCH,


13 Nel N.T. ln forma prevalente è 1tpo:U'tTJ<; 2 Kor., ad l.
(1tpa.6'tTJc; è attestato solo come variante), men- 30 Cfr. ScHLIER, Gal. a 5,23.
tre Ignazio ed Erma hanno sempre 1tpa:6't'f)ç.
29 ---) TmEME 24 s .; ~ liA«NACH r13 e ~ 31 Cfr. al proposito Ign., Tr. 4,2: XPTI~W oùv
V&TLE 152 pensano che si tratti di una espli- 1tpa.6't'f)-toç, Èvnxa:'taME'tct.~ ò lipxwv -.oli
cita reminiscenza della parola di Gesi:1, ma O'.twvo<; 'tOV'tOV.
79 (vr,650) 7tpeti'Jç, 7tp1Xui:ric; C 4 - D (F. Hauck-S. Schulz) (v1,651) 80

alla òpy-fi (v. 20): mentre questa è con- Più frequente è invece l'uso di 1tpa.i'.ic; in
traria alla giustizia di Dio, quella rende Erma: mand. 5,2,3 e 6,2,3 presentano
1'associazione di 7tpa.uc; e 1}uux1oc; (che
docili e pronti a lasciarsi ammaestrare fa pensare a un'in.ffuenza indiretta di Is.
dalla parola di Dio senza adirarsi contro 66,2) entrata già come locuzione fissa
chi la insegna. La mansuetudine è il se- nel linguaggio di edificazione. In mand.
5,2,6 1tpaé'tT)c; compare accanto a ljuv-
gno distintivo della vera pietà, del vero xla. e in mand. 12,3,1 accanto a 1ttCT'tLc;
credente che è animato dalla sapienza di- e ad altre virtù. Il sostantivo ricorre
vina {3, 13: E\i 1tpocu·t"'fJ'tL <roqilocc;; v. 17: inoltre in combinazione con altre virtù;
ad es. in I Clem. 30,8 (con È'TmlxeLa.,
Etpi}\itXTJ, È1ttEtxi}c;). Essa si manifesta
come in 2 Cor. lo,1), in Did. 5,2 (con
in tutto il comportamento del credente Ù1toµo\ii}) e in rClem . 61,2 (con Elpi}-
e sta in benefica antitesi all'amara ge- vn). Invece Diogn. 7>4 sembra ripren-
losia ed alla presunzione litigiosa (3,14; dere 2 Cor. 10,i. Per Ignazio la 1tpa.é-
"1Jc; è una virtù essenziale dei cristiani
cfr. Ecclus 3,17; inoltre I Petr. 3,4). (cfr. Tr. 4,2) e ci si aspetta che il ve-
scovo ne sia dotato (Tr. 3,2; Pol. 2,1;
D. PADRI APOSTOLICI 32
6,2). Anche Did. 15,1 prescrive che solo
èlvopec; 1tpaei:c; debbano essere eletti ve-
Nei Padri apostolici incontriamo un scovi e diaconi (i quali inoltre devono
uso di 1tpauc; e 1tpocu'tT)c; (7tpaé-.T)c; in risultare anche Ò'.q>LÀ.apyvpovc;, Ò'.À.T)~ELC,,
Ignazio ed Erma) simile a quello esami- OEOoxip,cccrµÉvovç) . Tutto sommato pos-
nato sopra. In Did. 3,7 'ltpavc; è da solo; siamo dire che nei Padri apostolici ap-
ma questo passo è influenzato dall'uso pare ancor più chiaro quello che si è no-
linguistico di Mt. 5,5 o forse di~ 36,n, tato già per il N.T. (--? col. 78): la
poiché la seconda parte della proposi- 1tpCX.U't"1JC, è diventata una virtù cristiana
zione è chiaramente una citazione. Al- essenziale. A questo proposito si nota
.trave l'aggettivo compare in elenchi o con sorpresa che nell'esortazione alla
comunque insieme con altre virtù. In 7tpa.un1c, l'esempio di Gesù non ha al-
r Clem . 13>4 (insieme con 1]<Tux1oc;, co- cuna parte.
me in I Petr. 3,4) è citato da Is. 66,2 . F. HAUCK-S. ScttuLz

32 In questa sezione sono state inserite osser- vazioni di SCHNEBMELCHER.


81 (vr,65J) 1tpÉcrpvç x-rÀ.. (G. Bornkamm) lVI,ù5lJ ts2

7tpÉcr~uc;, 7tPECTBV't'Epoc;,
7tpEcrBv't''f)c;, cruµ7tpEO"~V't'Epoc;,
npECTBu't'Éptov, 7tpECT~EUW

t TC{)ÉO'~uc;, t rcpw~l'.m:poc;, sinagogali del giudaismo ellenistico.


t cruµ;cpEuBu-.Epoc; (~ rn, col. 756 C. La mxptioocrtç -.wv 1tfmrPu-.Épwv 11ella pre-
ss. btiO'XO'Jtoc;), t 'ltpEO'Bu'tÉp~o\I dicazione di GestÌ.
D. I presbiteri nelle comunitcì protocristiane:
SOMMARIO: x. !a protocomunità gerosolimitana;
2. fa mancanza di presbiteri nelle comunità
A. Sig11ificato .e uso. paoline;
B. Gli 'anziani' 11ella storia dell'ordi11ame11to 3. lo sviluppo dell'ordinamento presbiterale
israelitico-giudaico: per l'influenza della sinagoga della dia.
x. la storiografia jahvista ed clohista; spora:
2. l'età dei giudici e dei re; a) la Lettera di Giacomo;
3. il Deuteronomio; b) gli Atti degli Apostoli;
4. l'età csilica e postesilica; e) la prima Lettera di Pietro;
5. gli 'anziani' nel sinedrio gerosolimitano; d) le Pastorali;
6. zaqen come epiteto degli scribi; 4. i 24 1tPECT{3V1'€pot dell'Apocalisse giovan-
7. 1tPEO'~u-rEpot negli ordinamenti lm:ali e nea;

7tpfo~vç X"t"À.. .11.a11isatio11 der jiid. Ortsge111einde11 ÙI talmud.


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teste': EJ Il 505-507; M. WmNBERG, Die Or- ( 1902) cfr. indice; R. l<NOPF, Das 1Jachaposto-
83 (VI,651) 'ltpfopvç xù. A 1 (G. Bornkamm)

5. il 7tpE<r~u-r€poc; di 2 lo. e 3 Io. o o


due persone): utòç 1tpEcr~\rn:poç, «il
E. Gli 'a11zia11i' nei Padri apostolici ,. 11ell!l figlio maggiore» (cfr. Aelian., var. hist.
chiesa antica: 9.42): Le. 15,25; Bam. 13,5; può indi-
r. la prima Lettera di Clemente; care coloro che appartengono alla gene-
2.Erma; razione precedente in contrapposizione a
3. Ignazio;
4. Policarpo di Smirne;
coloro che sono di una generazione più
5. i 'presbiteri' di Papia, Ireneo, Clemente giovane ( vw.vlcrxoL, vÉo~, w:wTEpo~ ecc.).
Alessandrino, Origene; Il senso comparativo può però passa-
6. la Didascalia siriaca e la Tradizione apo- re in secondo piano 1 e r.pEcr~u-.rpoç
stolica d'Ippolito. signifìca allora semplicamente vecchio,
anziano, gli anziani: Ios., ant. 13,226.
A. SIGNIFICATO E USO DEI TERMINI
292; Herm., vis. 3,1 r,3; 12,2. Confor-
memente a quest'accezione la chiesa ap-
1. 1tpEO'~U'tEpoç è propriamente il pare in Herm., vis. 3,ro,3 Àlu..v TIPEO-~u­
comparativo di 1tpfoBuç ed è usato nei 'tÉpa., «molto anziana>> ( cfr. vis. 3,II,2
modi seguenti. e 2,1,3; 3,1,2 ecc.). Diversamente da al-
a) Per indicare l'età avanzata, soprat- tri termini indicanti l'età (ad es. yÉpwv,
tutto delle persone (usato cosl da Ome- 1ta.Àa.L6ç), il gruppo -rtpEO-~- è privo di
rn, nelle iscrizioni, nei papiri, nei LXX, qualsiasi connotazione negativa (debo-
in Filone, in Flavio Giuseppe, nella let- lezza ecc.), mentre ha insita la nota po-
teratura cristiana). Comune è il signifì- sitiva del rispetto, dell'onore, della con-
cato più vecchio, maggiore (d'età, fra siderazione 2 • Si capisce cos} il valore del-

lische Zeitalter (1905) 147-222; A. HARNACK, indice s.1".; P. C. SPICQ, Les Epitres pastora/es,
E111s1ehung rmd EntwicklU11g der Kirche11ver- Etudcs Bibliques (1947) XLIII-LI; R. LOEWE,
fass1mg und des Kirchc11rccbts in den ersten Die Ordmmg in der Kirche im Lichte des Ti-
:avei Jahrhr111derte11 (1910) spec. 40-;6; H. tusbriefes (1947) 26-37; T. \Y/. MANSON, The
LrnTzMANN, Zur altchr. V crfassr111gsgeschichle: Churcb's Ministry (1948) 53-77; PH. MENOUD,
ZwTh 55 (1913) 97-153; K.MiiLLER, Beilriige L''Eglise et !es mi11istères sclon le N.T. (1949)
wr Gescbichte der Ver/assu11g ili der alte11 35-55 spec. 50-55; J. BROSCH, Charismen rmd
Kirche, AAB r9u, 3 (1922) 3-5; ID., K/eille ii.mter in dcr Urkirche (1951) lJ7-r41; H.
Beitriìge :wr a!ten Kirchengeschichte 16: Die Sc11LIER, Die Zeit der Kirche (r956) n9-147;
ii/teste Dischofswahl 1111d -weihe in Rom 11nd H. W. Bi::YER-H. KARPP, art. 'Bischof': RAC II
Alexandrien: ZNW 28 (1929) 274-296; B. H. ( r9,54) 394-407; W. M1CHAELIS, Das Altesten-
STREETI!R, The Primitive Church (1929) 67- amt (1953); H. v. CAMPENHAUSEN, Kirchli-
97; O. LtNTON, Das Problem der Urkirche in chcs Amt 1111d geistlicbe Vollmacht i11 de11
der 11eueren Forsclmng (r932) 110-u3; A. C. ersten drei Jahrhu11derlen (r953) spec. 82-134;
HEAm.AM-F. GERKE, The Origin o/ the Chris· A. EHRHARDT, Tbc Apostolic Successio11 (r953)
tian Ministry, in A. HEADLAM - R. DoN- cfr. indice s.v. 'Elder', 'Presbyter'; DrnELIUS,
KERLY, The Ministry and the Sacraments Past.l spec. 44-47.60 s. Cfr. anche la bibliogra-
(1937) 326-367; E. J. PALMER, A IJCtv Ap- fia a btlcrxo7toç "'4 III, coli. 756 ss.
proach lo a11 old Problem: Tbc Develop- I Cfr. BLASS-DEBRUNNER § 244,2; SCHWYZER
mcnt o/ the Christian Mi11istry: ibid. 768 II 184 s.; ST. C. CARATZAS, Sur l'histoire du
ss.; J. M1CHL, Die 24 .ii.ltesten in der Apoka- suffixe de comparati/ -'t'Epoç (7tpE!TP{m:poç, t-
lypse des Hl. ]ohannes (1938); K. L. ScHMIDT, !;w-rEpoç, vEW"l'Epoç): Glotta 32 (1953) 248·
Le ministère et les mi11istères da11s /'Église d11 261; K. }AB ERG, Elatiot1 tmd Komparation, in
N .T.: RHPhR 17 (.r937) 3r4-336; In., Amt 'Festschrift Ed. Tièche (1947) 56 s.
1111d .ii.mter im N.T.: ThZ l (1945) 309-311; 2 Per l'etimologia cfr. HoFMANN, s.v. 7tpÉ-
K. E. KIRK, The Apostofic Ministry (1946) dr. 11Bvc;. Per la sinonimica cfr. J. H. H. SCHMIDT,
indice; E. SCHWElZER, Das Leben des Herm Synonymik der griech. Sprache n (1878) 87 s.;
in der Gemeinde tmd ihre11 Die11ste11 (1946) IV (r886) 3II.
'itpfo{3uç X'tÀ.. A I (G. Bornkamm) (v1,653) 86

la distinzione fatta da Sofocle quando Plat., apol. 3rb; Iarnbl., vit. Pyth. 8,40 3
Nicia lo invitò a prendere per primo la e anche il glossolano, divertente apofteg-
parola perché era il più vecchio dei pre- ma in Plut., apophth. Lac. 12 (u 232
senti: «Io sono il più vecchio, ma tu s. ): l8w\I <ttc; è:v &:r.oxwp1]crEt i>axÉo\l't'ac;
(scil. Nicia) sei il più anziano (scil. il più bd OL<ppW\I ri.vi)'prJmouç 'µ1) ')'É\IOL't'O' E!.'-
degno di rispetto)», è:yw 1ta.Àmo'W."t"oc; 'itE\I 'ÈvTavi}a xa.i>ltrat, 8i)'E\I oùx ii<nw
Elµt, <1Ù oÈ npEcr{3uTa.Toc; (Plut., Nicias è:!;avacr't'lj\laL 7tpE<r(3vTÉp~', «un tale ve-
r5,2 [I 533b]). Questa intrinseca con- dendo alcuni seduti su delle assi nell'at-
notazione positiva spiega l'impiego cor- to <li fare i loro bisogni, 'Non sia mai',
rente sia del comparativo sia del super- disse, 'che io mi sieda su un posto dal
lativo per indicare ciò che ha importan- quale non mi possa alzare per rispetto a
za e possiede un valore superiore o som- chi è più anziano'» . Anche nelle senten-
mo; leggiamo cosl che gli Spartani «te- ze sapienziali bibliche si parla spesso
nevano in maggiore considerazione le co- dell'onore dovuto all'anzianità (Prov.
se del dio che quelle degli uomini>>, 'tÒ. 20,29; Sap. 2,rn; cfr. Lev. r9,32). Per
nu ìtEou 7tpE<1{3UTEpa È7toLoiiv'to i] 'tà 1a lode alla sapienza, all'esperienza vis-
'tW\I ri.vìtpw7tw\I (Hdt. 5,63; cfr. Eur., suta, alla capacità di giudizio e al timor
fr. 959; Thuc. 4,6r). Istruttivo è anche <li Dio degli anziani, cfr. soprattutto
Plat., symp. 2r8d: è:µot µi\I yàp ov&Év Eccltts 6,34; 25,4-6.
è:cr·n 1tpE<r{31hEpO\I 'tOU wc; O'tL {3É À'ttO"'tO\I
ÈµÈ yEvÉcri>at, «infatti per me nulla è b) Per l'uso linguistico biblico è par-
più importante che divenire quanto è ticolarmente importante notare che
possibile migliore». Un rilievo partico- 1iPÉa'~vc; compare nella costituzione di
lare è dato al consiglio ed alla sapienza Sparta anche come titolo politico e indi-
deg1i anziani: ot o-oq>oL xat 7tpE<r{3u'tEpoi, ca il presidente di un collegio: -.wv Èq>o-
«i saggi e anziani» (Aristot., eth. Eud. 1, pwv (IG 5,r,51,27; 6,552,n), \loµoq>u-
4 [p. 12r5a23]); {3ouÀaL 7tpEcr{3u't'Epat, À.axwv (6,555b 19), f3t&Éwv = efebi (6,
«i piani degli anziani» in antitesi alla te- 556,6), uuvapxlaç = assemblea di ma-
merarietà dei giovani (Pind., Pyth. 2, gistrati (6,504,16). Indipendenti da que-
65). L'onore che va reso agli anziani ov- st'uso sono gli esempi di 7tpEo-(3u't'Epoi
vero all'età è un motivo costante della come titolo in iscrizioni e papiri egizia-
deontologia popolare: [ci.El 7t]O'tE µi\I ni (dell'epoca tolemaica e imperiale) 4•
1tpEcr{3u-.É(pouc; 'ttµW\I wc; ')'O\IEqç, 't'OÙç In questi documenti vengono indicati
OÈ xa1>1}ÀLxac; wc; rÌ.OEÀ.q>ouç, "t"OÙç OÈ con '1tPE<r(3u't'Epot comitati e collegi di
[ \IEW't'Épouc; W<; itClLÒac;], «Onorando ogni genere: il direttivo, eletto libera-
sempre i più anziani come genitori, i mente, dei contadini statali uniti in con-
coetanei come fratelli, i più giovani co- sorteria (7tpE<r(3u"tEpoi yewpywv: BGU I
me figli» (Inscr. Priene [I secolo a.C.) 85,9 ss.; P. Tebt. 13,5; 40,17 s.; 43,8;
II7,55 s.); "t'Otç µÈv i}À.LXLW'ta.Lc; itp00"- 50,20; P. Gen. 42,15; P. Lond. 11 255,
q>Ep6/µ:::voç wc; à.OEÀ.q>oç, 'tOLç OÈ -p;pE- 7 ); anche i consigli direttivi delle cor-
crBu't'ÉpoLç wc; ut6c;,_,f-.oic; &è itcrnrL\I wç porazioni: r.pEcr{3u"tEpoL "tW\I ÒÀ.upox6-
?i:a't'-i]p (IPE I 22,28 ss.); cfr. anche r.wv (corporazione dei mugnai di Ales-

3 Cfr. Dll!SSMANN, L.O. :i63; DIBl!LIUS, Post! MANN, L.0., indice s.v. 7tPEO'~V-çEpoç; __,,
a r Tim. 5,r. LrnTZMANN n7; _,, Dnmuus, excursus a r
' Cfr. Mn'TEIS·\Xl'ILCKEN r l,:i75; DEISSMANN, Tim. 5,17; soprattutto - > SAN NrcoLÒ I l69-
B. 153-155; DEisSMANN, N.B. 6o-6:i; DEiss- r73; II 90-96 (documentazione spcc. 94 s.).
-;:pÉ1J~u<; x.-rÀ. A 1 (G. llomkamm) (vr,654) 88

sandria, capeggiata da s~i 1tpEcr(3u"tEpot sociazioni di persone d'età più matura


presieduti da un tEpEuc;; III sec. a.C.) 5• (in contrapposizione alle associazioni
Similmente appaiono 1tpEcrf3u•Epot come giovanili): tali sono certamente gli ù-
organi dell'amministrazione autonoma f.L\l~oot npEcr0u1:Epot di un'iscrizione tro-
dei villaggi: 1tpECT(3U1:EpOt ·djc; XWµTjç 6 • vata a Raclanovo 9 e i frequentissimi
Essi hanno funzioni amministrative ed clubs di notabili formati da coloro che
anche giudiziarie, variano di numero ( 2 appartenevano alla gerusia 10• Altrove
o 4, ma anche più di ro) e durano in npEcr0u-.Epot indica l'età, l'antichità di
carica un anno. È importante notare che un'associazione professionale rispetto ad
anche per il clero «del grande dio Sok- un'altra più recente li: cruvoooc; 't'WV ÉV
nopaios» abbiamo un testo (BGU r 16, 'A)..E~avopEl~ 1tpwSv1:Épwv èyooxÉwv,
5 s.) in cui 1tpEcr(3u1:Epoi ha valore di ti- «antica associazione degli spedizionieri
tolo: si tratta di una giunta composta di Alessandria» (Ditt., Or. r I40,7 ss.);
di 5 o 6 membri che viene rinnovata 1tpea(3u-.Epot yÉpotot (tessitori) 12 o "tÉ-
ogni anno ed i cui compiti sono il di- X1:0VEç 1tpecr0u-.Ep0t 13 •
sbrigo degli affari correnti, l'ammini- L'uso linguistico egiziano potrebbe
strazione dei beni ed i contatti con le spiegare la preferenza dei LXX per npE-
autorità; i membri della segreteria non uSu"tEpot (invece di yÉpoV1:Ec;) come tra-
sono affatto anziani (il testo parla di pre- duzione di zeqènlm. Viceversa dobbiamo
sbiteri di 45, 35 e 30 anni) 7 . Di unge- tener conto dell'influenza giudaica pres-
nere diverso sono i 1tpEcrBu-.epot delle so le comunità del i)~òc; uifit0"1:0c; 14, sulla
associazioni greche, per i quali esiste cui organizzazione siamo perfettamente
un'abbondante documentazione 8 . Qui informati grazie alle iscrizioni riuovate
non si può dire che il nostro termine sia in Crimea e risalenti ai primi tre secoli
usato come titolo, poiché 1tPE<r(3u·upot dell'era volgare 15• Qui all'interno delle
indica non dei funzionari, bensl varie as- comunità troviamo delle cerchie pitt ri-

3 M. L. STRACK, Inscbr. aus ptolemiììscher 9 =ZrnBARTH 90; -7 PoLAND 556 (sotto 13


'l.eit: APF 2 (1903) 544; inoltre In., Die 84).
Miillerinmmg in Alexa11drie11: ZN\'Q' 4 (1903) io Costoro si chiamano di solito anche (e più
213-234, con un elenco della documentazione spesso) yqia:tol, ')'Epouo-taa-ral; --> PoLAND 98-
più antica 230 s. 102; --Y LrnTZMANN n6 s.
0 BGU I 195,30; P. Oxy. XVII 2121,4; P. Ze- li --> Z1EBARTH 213; --> POLAND 171 s.; --Y
non III 520,4 (cd. C. C. EDGAR, in Catalogue Lrn·rzMANN u6 s.; contro STRACK, MiHlerin-
Générnl des Antiquités égyptlennes du Musée 11ung (-7 n. 5) 23.z, per il quale 1tpEu(lunpoL
<lu Caire 85 [1928) 234); F. B1LABEL, Gr. Pap. è il titolo dei membri più anziani della rela-
(Urkt1nde11, Briefe, M11mienc1ikette11), Ver- tiva professione.
offentlichungcn aus den badischen Papyrus- 12 Egypt. Exploratio11 Ftmd III, Faylim Towus
sammlungen Heft 2 (1923) nr. 32,1; dr. anche mzd their Papyri (1900) 53, iscrizione 6.
H. HAUSCHILDT, IlPE:EBYTEPOI i11 Agypten 13 I nscriptiom:s Graecae ad n:s Romanas per-
im !.-III. ]abrh.: ZNW 4 (1903) 235-.z42; L. ti11e11tcs, ed. R. CAGNAT I (19n) nr. n55.
WENGER, Die Stellvcrtretrmg im Rechte der 14 Per queste comunità vedi E. ScHiiRER, Die
Papyri (1906) n3-II5; R. TAUDENSCHLAG, The ]11de11 im bospora11ische11 Reiche und die Gc-
Law o/ Greco-Roman Egypt in the Ligbt of meimcbaften der UE~6~\lot f>EÒ\I ilij.itO""t"O\I
the Papyri1 (1955) 580 s.; -7 LIETZMANN ebendaselbst: SAB (1897) 200-225; G. BoRN-
JI7 s. KAMM, Das Endc des Gesetzcs (1952) 153-
7 \Y/. Orro, Priester :md Tcmpel I ( 1905) 47· 156.
52. 15Le iscrizioni sono raccolte in IPE II 437-
s Documentazione in - > ZrnBARTll e soprnt- 467; per l'organizzazione di queste comunità
tutto -7 PflLAND. passim. ~ LrnrzMANN n8-123.
»PÉ<Tf3uç %"t'h. A 1-2 (G. Bornkmmn)

strette {di misti) formate da membri di Clem. l,3) rivelano che il termine desi-
provata fedeltà i quali sono chiamati, in gna allo stesso tempo una posizione di
contrapposizione alla comunità più am-
pia dei tiasoti, Elcr7tot11•ot ~oe:À.cpol, riguardo in seno alla comunità. 'ltpEcr~v­
«fratelli adottivi» {vale a dire «figli di -rEpoc; indica chiaramente un titolo an-
Dio»). A capo di essi stanno dei 7tpe:cr~v­ che quando denota i membri di un'auto-
'tEpot 16 , né si fa cenno di altre cariche.
Evidentemente questo titolo è ripreso rità locale (yepou<rla.), del sinedrio ge-
dalla costituzione sinagogale giudaica rosolimitano (~ col. 103), delle auto-
(~ cruva:ywy1)) e non indica uno dei rità locali dcl paese (~ coll. 107 s.),
numerosi uffici della comunità generale, delle sinagoghe (~ col. 108 ), oppure
ma è riservato alla conventicola 17•
quando i 'ltPE0'{3u-rEpot appaiono come i
responsabili delle comunità cristiane in-
c) Il problema particolare dell'uso di
7tpe:cr~u-re:poç nel giudaismo e nel cristia-
sediati a capo delle medesime e investiti
nesimo sorge dal duplice significato del- di determinate funzioni ufficiali.
la parola che può indicare sia l'età di 2. 'tÒ 1CpEcr{3u-rÉpto\I (sempre al singo-
una persona sia il titolo di chi copre lare) compare nella letteratura precri-
. stiana soltanto in Sus. 50 (Theod.): xcx.t
una data carica. Spesso non è possibile
e:i'ltct.\I aù-rQ oi. 7tpEcr{3u-re:pot AEupo x6.-
distinguere nettamente i due significati; ~t<To\I f.v !J.É<Tcp xa.t civciyye:tÀ.o\I 1)µLv·
in molti passi, come ad es. in Gen. 18, O'tt crot 8ÉòwxEv ò ~EÒ<; -.ò '1tpEcr{3u-rÉpiov
II s.; l9,4.3r.34; 24,1; 35,29, il ter- (codd. B 88 410: 1tpE<T{3Eto\I). Evidente-
mente il nostro termine indica qui la
mine indica chiaramente l'età avanzata dignità d'anziano 18 conferita da Dio, in
o molto avanzata. Quest'accezione si virtù della quale Daniele, benché giova-
conserva anche nella letteratura cristia- ne, è autorizzato a parlare nel consiglio
dei 'ltpE0'{3u-rEpOt.
na: Io. 8,9; Act. 2,17 (loel 3,1: oppo-
sto di \IE<X.\llcrxot); I Tim. 5,r.2; I Petr. All'infuori di questo esempio il ter-
5 15 (opposto di \IEW'tEpoç) e altrove; dr. mine ricorre soltanto nella letteratura
anche Hebr. II ,2: 7tpECT~U'tEPOL = «g1i cristiana, ove significa il collegio degli
avi», «i maggiori». Però già alcuni pas- anziani. Questo collegio può essere: a)
si, come Mt. 15,2; Mc. 7,35 (7tap6.oocnç ]a somma autorità giudaica di Gerusa-
'tW\I 7tpEa~u't€pwv ), mostrano che i lemme {generalmente chiamata. cruvÉ-
7tpEO"~V'tEpot sono considerati i deposi- optov ): Le. 22,66; Act. 22,5 (si tratta
tari della tradizione dottrinale norma- certamente di una denominazione cor-
tiva, mentre altri passi (I Petr. 5 ,5; I rente nel giudaismo ellenistico, non di
16 IPEII nrr. 450.4_52.456. ta da un »PEcravnpoç che si può individuare
•1 Come sostiene, con prove convincenti, -'» in :1 lo. e 3 Io. (-'»coli. 135 ss.).
LIETZMANN 120-123. Anche se le iscrizioni ap- 18 Cfr. J. ]EREMIAS, IlPEl:BYTEPION aus-
vartenessero al Ili sec. d.C,r pure è degno di serchristlich bezeugt: ZNW 48 (1957) 127 s.,
nota il parallelismo con la conventicola guida- ove si dìscutono anche i problemi del testo.
npfo(3vç X'tÀ. A2 -B I (G. Dornkamm)

una iMovazione apportata dall'uso lin- B. GLI 'ANZIANI' NELLA STORIA DELL'OR-
guistico cristiano); h) il consiglio degli DINAMENTO ISRAELITICO-GIUDAICO

anziani delle comunità cristiane: I Tim. r. Per l'A.T., in tutti i suoi strati tra-
4,14 (--+ colJ. 123 ss.). dizionali, gli anziani (hazt'qe11'im)2il co-
stituiscono un dato di fatto acquisito.
Il termine ricorre con sorprendente Non c'è alcun passo che c'informi sul-
frequenza in Ignazio (ben x3 volte, con- l'insediamento e la composizione dei 10-
tro l'assoluta assenia in tutti gli altri Pa- 1·0 collegi. È opinione generale che la
dri apostolici), associato con vescovo e loro origine vada ricercata nell'antichis-
diaconi: Eph. 2,2; 4,1; 20,2; Mg. 2; Tr. simo ordinamento patriarcale d'Israele
2,2; 13,2; Sm. 8,r. Poiché, secondo I- fondato sui parentadi, in vigore molto
gnazio, la posizione gerarchica dei pre- prima che Israele divenisse sedentario e
sbiteri corrisponde agli apostoli, in Phld. le sue tribù si unissero in popolo. Quali
5, r gli ù.:1t60"'toÀoL possono essere dii a- capi e rappresentanti delle grandi fami-
mati 1tpECT~\)"'tÉpLO\I ÈXXÀ:l')O"lac;. Il pre- glie e dei parentadi, gli anziani eserci-
sbiterio è il consiglio (cruviopLO\I) del ve- tavano il potere direttivo sui gruppi
scovo (Phld. 8,r) e, poiché questi «è ti- sempre più grandi che si andavano for-
po del Padre», il presbiterio è il cruvf.- mando. Già nelle più antiche fonti della
OpLOV di Dio (Tr. 3,1). storia delle origini d'Israele quale po-
polo, vale a dire nell'opera storica jahvi-
o
3. cruµ1tpEO"~U"t'Epoc;, che si riscontra sta ed elohista, non c'è quasi più traccia
unicamente nella letteratura cristiana, del nesso degli anziani con l'ordinamen-
indica il co-anziano, cioè uno che è in- to gentilizio 21 • In queste tradizioni sto·
ziano insieme con altri o al pari di altri: riche gli anziani appaiono ormai costan-
I Petr. 5,1; Iren., ep. ad Victorem (in
temente quali rappresentanti di tutto il
Eus., hist. eccl. 5,24,14), e l'antimonta- popolo, più precisamente come puri rap-
nista (Eus., hìst. ecci. 5,16,5). Più tardi presentanti, senza alcuna potestà di go-
diventa, come cruÀ.À.EL'tOupy6c;, cruµµu- verno, privi di qualsiasi iniziativa auto-
O"'t'l")c; (e i loro equivalenti latini), una
noma e sempre associati e subordinati
forma comune di appellazione collegiale ai personaggi preminenti (Mosè, Gio-
con la quale i vescovi si rivolgono ai lo- suè)12. In questioni importanti che ri-
ro presbiteri 19• guardano tutto il popolo essi vengono
riuniti per accettare la volontà di Jahvé.
Per incarico di Jahvé, Mosè deve con-

1~ Cfr. H. Ac1mL1s, Das Chrislenlrun in de11 popolo. Cfr. M. NoTH, Geschichte Israels 3
erste11 drei Jahrhunder/en II (1912) 16; E. (1956) 104.
G. SELWYN, The first Epistle of St. Peter 11 Traspare ancora, ad es., in Ex. 12,21.
(1955) 228; ~ n, 158.
20 ziiqen indica in origine chi ha la barba, cioè 22 M. NoTH, Oberliefer1111gsgeschichte des Pe11-
l'uomo che ha ormai il diritto di partecipare tate11chs (1948) 172-191 mostra che nelle nar-
all'assemblea papolare; pai il termine è venu- ra:doni premosaiche dell'esodo dall'Egitto e
to a significare particolarmente la persona in della rivelazione al Sinai gli anziani erano in
età avanzarn, il vecchio. Cfr. KoHLER-BAuM- origine i capi del popolo; solo in un secondo
GARTNER, s.v. ziiqe11. Con gli anziani vengono momento, quando prevalse la tendenza a met-
poi formati, in senso più stretto, i collegi dei tere in risalto il ruolo preminente di Mosè
scniori, i 'senati', che rappresentano responsa- quale condottiero, essi furono degradati a mu-
bilmente il parentado, la città, Ja regione, il te comparse e a personaggi secondari.
r.pfo~v<; X"t"À. B l (G. Bornkmnm) Cn,656) 94

vocate gli anziani d'Israele per annun- stituisce un dato di fatto e non ha bi-
ciare loro, e quindi al popolo in Egitto, sogno né di una legittimazione partico-
l'imminente liberazione (Ex. 3,16; 4, lare né di essere stabilita con legge. In
29) e per presentarsi insieme con loro verità non tutti gli anziani partecipano
davanti al faraone (Ex. 3,18). Essi devo- al governo d'Israele, bensì soltanto co-
no provvedere alla macellazione delle loro che sono stati scelti da Mosè. È
vittime pasquali nelle famiglie (Ex. 12, questo il senso della narrazione elohista
21), partecipano con Ietro al banchetto (?) 25 dell'insediamento dei 70 anziani 26
sacrificale (Ex. l 8,12) ed al Sinai ricevo- ordinato da Jahvé (Num. II,16 s. 24 s.),
no dalla bocca di Mosè la rivelazione di anziani che Mosè nomina a suo sgravio
Jahvé (Ex. 19,7). «Alcuni degli anziani e Jahvé dota di una parte dello spirito
d'Israele» assistono, quali testimoni, al che era su Mosè. Si tratta evidentemen-
miracolo della sorgente in Hoteb (Ex. te di una saga eziologica che si è forma-
17,5 s.); «settanta degli anziani d'Israe- ta per influsso del movimento profetico
le» mirano la gloria di Jahvé nel rac- estatico n e che si riallaccia sl all'antico
conto della conclusione dell'alleanza con ordinamento presbiterale, ma al tempo
Mosè ed i suoi tre accompagnatori sul stesso lo altera in maniera essenziale in
Sinai (Ex. 24,1.9 ). Nella loro qualità di quanto ora è Mosè che opera una sele-
rappresentanti di tutto il popolo «gli zione e si subordina i settanta quali de-
anziani d'Israele» accompagnano Mosè tentori dello spirito da lui ricevuto; con
nella spedizione punitiva contro Datan ciò essi vengono del pari legittimati qua-
e Abiram (Nmn. 16,25) e insieme con li titolari di una pubblica mansione.
Giosuè fanno espiaziC'ne per il furto Questo racconto è chiaramente collega-
commesso da Acan (Io~·. 7,6) 23 • Al se- to con il resoconto jahvista della condu-
guito di Giosuè marciano alla testa del sione del patto al Sinai (Ex. 24,1 .9: ma-
popolo contro Ai (los. 8,rn). Ancora nifestazione della gloria di Jahvé davan-
Giosuè li convoca in occasione dell'as- ti a Mosè e a settanta «degli anziani d'I-
semblea di tutte le tribù d'Israele per sraele») e costituisce, altrettanto chiara-
la dieta di Sichem (Ios. 24,r; cfr. 23,2). mente, una variante di Ex. 18,13 ss., do-
Istruttiva è la locuzione «gli anziani d'I- ve, per consiglio di Ietro, Mosè scelse,
sraele» (Ex. 3,16.18; 12,21; 18,12; 24, fra tutto Israele, uomini capaci 28 e li
1.9 ecc.) 24 , cosl cara all'Elohista eppure costituì capi (Sar2m) di migliaia, di cen-
certamente non storica perché presup- tinaia, di cinquantine e capi di decine,
pone l'unità del popolo d'Israele ancor affidando loro anche il giudizio di cause
prima della conquista di Canaan, e i- minori. Infine lo stesso processo è de-
struttiva è la palese tendenza a porre al scritto anche in Deut. 1,9-18, ad un pun-
servizio del governo di tutto il popolo to molto rappresentativo de] discorso di
l'autorità degli anziani, autorità che ca- Mosè 29• Già il fatto che le diverse tradi-

'.J Il contesto di Ios. 7,16-18 fa scorgere nnco· cananea (~ n. 37) e rimandi alla cifra tonda
ra chiaramente l'articolazione delle tribt1 in di una grande famiglia aristocratica particolar-
parentadi. mente eminente: cfr. fod. 8,30; 9,2.5; 124.
24 Cfr. anche Ex. 4,29: ziq11é b'né iiiro'el; Ex. 21 Per la concezione dello spirito ed il signi-
19,7 : ziqné hifom; cosl anche in Num. rr,16. ficato dell'episodio degli anziani di Num. l 1
24. dr. Nora, op. cii. (~ n. 2 2) 141-143.
t5 Norn, op. cii. (~ n. 22) 34 nttribuisce que- 18 Certamente Ex. r8 non parla né di anziani
sta narrazione 11 J. né dell'elezione di 70 persone.
"16 Sembra che il numero di 70 sia di origine 19 Anche qui non si fa parola di anziani, ma si
'itpÉo-(3vi; X't:X.. B 1-~ (G. Bornkamm\ (vr,656) 96

zioni diano un tale peso a questa scelta al trono di Dio jn Apoc. 4 (~ coll. I 29
e investitura degli anziani ci rivela che ss.). Anche nell'esegesi rabbinica Ex. 24,
la pericope di Num. u,r.6 s. 24 s. non associato a Is. 24, ha una parte impor-
vuole narrare semplicemente un miraco- tante, con la differenza che qui si vuole
lo eccezionale, come fa la pericope suc- sottolineare l'onore particolare di cui
cessiva con la storia delle quaglie (Num. hanno goduto una volta e godranno an-
II ,3 l ss. ), ma vuole presentare la costi- cora nel mondo futuro gli anziani. Cfr.
tuzione di incaricati 30 e ricondurne l'i- S.Num.92 a 11,16: «Non soltanto in
stituzione a Mosè, anche se il consesso un passo e non soltanto in due passi
cosl formato non ha ancora carattere di Dio conferisce onore agli anziani, ma
'autorità' 31 • dovunque tu trovi la parola 'anziani'
Dio dà onore agli anziani» 33 •
I due racconti dì Ex. 24 e Num. II
hanno una lunga storia sia nella stessa Num. n,16s. 24s. offre il modello
Bibbia sia nell'esegesi giudaica. Con per il sinedrio e per il numero dei suoi
chiaro riferimento a Ex. 24,9 s. l'Apo- componenti (~ coll. r.o4 s.) 34 ed è la
calisse di Isaia, un'opera molto tarda, principale prova scritturistica per l'or-
fa terminare la descrizione del giudizio dinazione dei rabbini 35• Anche la chiesa
universale e della manifestazione del ve- antica si è talvolta servita di questo pas-
niente regno di Jahvé sul monte Sian e so per l'ordinazione dei presbiteri 36•
in Gerusalemme con le parole di Is. 24,
2 3: «E davanti ai suoi anziani è glo- 2. Mentre nelle tradizioni storiche re-
ria». Questo passo è una prima prova
lative all'epoca precedente la conquista
che dimostra come l'apocalittica svilup-
pi di preferenza le sue immagini escato- di Canaan ci muoviamo, per quanto ri-
logiche riallacciandosi a testi sacri e sia guarda la questione degli anziani, sul
quindi essa stessa, in larga mìsura, ese- terreno quanto mai incerto di finzioni
gesi 32• Ritroviamo più tardi lo stesso
fenomeno (e si tratta ancora di Is. 24, retrospettive e di tendenze manifeste,
23) neila visione dei 24 anziani davanti troviamo un quadro totalmente diverso

usano termini correntemente sinonimi di an- collegi di 70 membri: Giuseppe nomina 70


ziani: «Uomini saggi, intelligenti e prudenti anziani col compito di amministr11re la Gali-
scelti tra i capi delle vostre tribù)> (Deut. 1,13. lea (beli. 2,570 s.); gli Zeloti insediano a Geru-
15). Anche altrove il Deuteronomio evita, in salemme un tribunale di 70 giudici (bell. 4,336.
modo caratteristico, di usare l'espressione 'an- 341); 70 giudei eminenti stanno a capo della
ziani d'Israele'; esso conosce solo anziani lo- colonia di giudei babilonesi in Batanea (beli.
cali con limitate funzioni giudiziarie (~ coll. 2A82; vit. 56) e della comunità giudaica di
98 ss.). Alessandria (Sukka j. 5,r [55a, 70 s.]). Anche
Ja In N11111. 11 lo 'spirito' è divenuto dunque gli Ebioniti avevano un collegio di 70 anziani
'spirito d'autorità', cioè spirito che conferisce con funzioni dottrinali (ep. Petri ad Iacobum
un ufficio, o che ad esso compete: cfr. ErèH- 1,26 [GCS 42,r p. x s.)). Cfr. H.J.ScHOEPS,
2
RODT, Theol. A.T. n 23 n. 7. Theol rmd Geschichte des Judenchristenlt1m:r
31 Ancora "in Et. 8,n si menzionano i 70 an· (1949) 290.
ziani come rappresentanza di tutto il popolo. JS Cfr. K. G. KuttN, Sifre Numeri (1934) 247-
251; ~ LoHSE 21 S. 25-27.
3Z Indicazione di G. v. RAD.
36 Hipp., Traditio apostolica 32,2 (ed. F. X.
33 Cfr. anche Lev. r. xr (u3b) in STRACK·BIL- FUNK, Didascalia et Comi. Ap. li [ 1905) I03).
LERBECK lll 653 S, Cfr. anche Orig., hom. in Num. 22,4 (GCS 30,
34 S'incontrano anche altrove, frequentemente, 208).
r.pfo~vc:; x-r:>... B 2-3 (G. Bomkamm)

non appena passiamo all'epoca successi- chiede di venire riabilitato davanti agli
va alla conquista. Qui, per la prima vol- anziani del popolo (I Sam. 15,30). Da-
vid ottiene il trono grazie ad un accordo
ta, gli anziani appaiono quali uomini raggiunto con gli anziani d'Israele (2
preminenti della nobiltà cittadina di sin- Sam. 5 ,3 ), dopo che Abner li aveva con-
gole località, anzi di città non solo israe- vinti ad appoggiarlo (2Sam. 3,17). In
litiche ma anche non israelitiche 37 • A occasione della rivolta di Assalonne gli
anziani d'Israele abbandonano David (2
questi anziani competono le decisioni in Sam. 17,4.15) e questi può tornare a re-
questioni politiche e militari e l'ammini- gnare soltanto dopo essersene riguada.
strazione della giustizia 38• Fuori dell'am- gnato il favore (2 Sam. 19,12). Alla de-
dicazione del tempio salomonico incon-
bito più strettamente locale, gli anziani triamo per l'ultima volta gli 'anziani d'I-
appaiono però come gli uomini più in sraele' quali rappresentanti di tutto il
vista di regioni e di molte o di tutte le popolo (I Reg. 8,I.3); dopo lo scisma
politico essi compaiono come rappresen-
singole tribù (!ud. u,5; I Sam. 30,26; tanti di singole parti del popolo, della
2 Sam. 19,12): essi esercitano un'auto- popolazione del paese (I Reg. 20,7 s.) o
rità collegiale e non di rado, in tale fun- di singole città (I Reg. 21,8.u; 2 Reg.
zione, sono detti 'gli anziani d'Israele' 10,I.5). L'età in cui si forma una buro-
crazia reale limita notevolmente l'influ-
(2 Sam. 3,17; 5,3 e passim). La storia enza degli anziani, eppure costoro ri-
dell'età dei giudici e dei re mostra quan- mangono una forza il cui appoggio la di-
to grande fosse il loro potere, massima- nastia reale deve assicurarsi in situazio-
ni critiche (I Reg. 20,7 s.) o quando si
mente in tempo di guerra, e quanto fos- tratti di eseguire decisioni importanti
se utile per il monarca regnante, ma an- (I Reg. 21,8.II). 2 Reg. 6,32 e 10,I.5
che per i suoi rivali, conquistare il loro mostrano che l'opposizione profetica e
favore. politica contro il sovrano regnante cer·
cava e trovava appoggio presso gli an-
Gli anziani d'Israele decidono di far ziani.
venire nell'accampamento l'arca durante 3. II Deuteronomio dà ovvero lascia
la guerra contro i Filistei (I Sam. 4,3) e agli anziani determinate e ben delimita-
chiedono a Samuele l'istituzione della
monarchia (r Sam. BA). Dopo essere ca- te competenze giudiziarie, collegandosi
duto in disgrazia agli occhi di Dio, Saul chiaramente ad antichi usi giudiziari an-

37 Incontriamo anziani moabiti e rriadianiti già 38 È difficile decidere in che misura gl'Israeliti
in Num. 22A·7 (glosse), mentre ai funerali di nbbiano ripreso l'ordinamento degli anziani
Giuseppe sono già menzionati gli anziani d'E- nelle città dai Cananei e in che misura essi
gitto (nel senso cli dignitari egiziani: Ge11. 50, abbiano conservato il loro antico ordinamen-
7). Troviamo anziani in città non israelitiche to in parentadi, più o meno mutato e adatta-
(Gabaon: Ios. 9,u; Succot: Iud. 8,14.r6; Si. to, dopo l'insediamento in Canaan. Sicuramen-
chem: Iud. 9,2) come in città e regioni israe- te bisogna tener conto di entrambi. Il governo
litiche (Galaad: !ud. II,3-n; Jabes: ; Sam. aristocratico delle città è documentato già per
n,5-10; Betlemme: .r Sam. 16,4; gli anziani l'età di Amarna: dr.]. A. KNunTZON, Die El·
delle città di Giuda: 1 Sa;11. 30,26-31; cfr. an- Amama-Tafeln, Vorderasiatische Bibliothek 2
che Ruth 4). (1907) nr. 59; 89,48 s.
1tpfo~uç x-r),, B .N (G. Bornkamm)

cora vigenti (cfr. Ruth 4,2.9.u); allo no la legge insieme con Mosè (Deut. 27,
stesso tempo limita però tali competen- l) talora la ricevono responsabilmente
(Deut. 5,23; 3r,9), e compaiono di so-
ze a casi locali ed affianca ai loro colle- lito anche negli altri casi in cui tutto il
gi giudici e funzionari subalterni . popolo, in solenne adunanza, è chiama-
to a impegnarsi (Deut. 29,9; 31,28; Ios.
Una casistica regola i casi che gli an-
8,33; 23,2; 24,r). Qui g1i anziani non
ziani sono competenti a giudicare. Essi
sono però mai presentati come un corpo
devono consegnare 'al vendicatore del
di magistrati e nella maggior parte dei
sangue' un omicida che abbia cercato ri-
casi al loro fianco compaiono detenni-
fugio nella loro città (Deut. r9,u-r3);
nati funzionati.
se nella circoscrizione della loro città
si è avuto un caso insoluto di omicidio, 4. Già verso la fine dell'età pl"eesilica
tocca a loro compiere l'espiazione (Deut. l'ordinamento dei parentadi è in piena
2r,1-9); devono giudicare secondo nor-
me precise il caso di un figlio ribelle che fissoluzione e rovina completamente do-
i genitori non riescano pili a tenere sot- po la deportazione. Nonostante ciò, gli
to controllo (Deut. 21,r8-2I} o di un anziani continuano ad avere una fun-
marito che accusi la moglie d'immorali-
zione rappresentativa sia tra coloro che
tà (Deut. 22,13-21); devono curare l'ap-
plicazione della legge àel levirato (Deut. sono rimasti nel paese sia tra gli esuli.
25 ,5-10). Essi amministrano fo giustizia )er quanto riguarda 1n madrepatria biso-
alla porta della città (Deut. 22,15; 25,7; gna però distinguere tra paese e capi-
dr. Prov. 31,23). Oltre agli anziani e ac-
canto ad essi i testi menzionano in parti- tale. Anziani del paese ( 'aniis2m mizzi·
colare giudici (Sof'!fm: Deut. 1,r6; 25, qne hii'iire~) si oppongono alle decisioni
2) e capidistretto (Sotrim: Deut. 20,5. del trib.unale gerosolimitano e prendono
8; entrambi sono nominati in 16,18;
giudici e anziani: 21,2). Si può spiegare le parti del profeta Geremia (Ier. 26,
cosl il rapporto dei tre gruppi tra loro: 17). Gli anziani di Gerusalemme ven-
i giudici, in quanto singoli funzionari gono menzionati anche in una visione
pubblici nella circoscrizione urbana (in di Ezechiele (8,u s.): il profeta vede
Det1t. 2 5 ,2 sofé! è al singolare), ed i ca-
pidistretto, in quanto funzionari subal- da Babilonia, in ispirito, i 70 anziani di
terni, dovettero essere nominati ex novo Gerusalemme (che qui evidentemente
(Deut. r6,r8), mentre gli anziani, do- significano tutto il popolo rimasto in
ve conservarono funzioni giudiziarie in
quanto consigli locali, divennero sl una patria) che compiono atti di culto in
magistratura, ma appunto con compe- onore degl'idoli. Ma anche a capo della
tenze limitate. La legittimazione che se- comunità degli esuli in Babilonia tro-
condo Ntm1. I I era stata conferita agli
anziani è ora trasferita ai funzionari pub- viamo degli anziani (Ier. 29,1; Ez. 8,1;
blici (Deut. 1,15 s.). 14,1; 20,1 .3 ). Anzi, proprio in terra d'e-
Mentre nella legislazione deuterono- silio, quando tutte le altre forme poli-
mica gli 'anziani d'Israele' passano in tiche si sono dissolte, gli anziani svolgo-
secondo piano, nella storiografia deute-
ronomistica essi continuano ad avere no ancora una volta un ruolo di primo
una loro importanza: talora proclama- piano come sttuttura portante di una li-
1tpfo~v.:; x..-)... B 4 (G. Bornkamm) (vr,658) ro2

mitata autonomia amministrativa, an- Questi nuovi dirigenti sono detti anche
che se l'esilio segna una profonda tra- 'anziani', ma con la parola aramaica sab,
che i LXX traducono fedelmente con
sformazione di questa antica istituzio-
7tp€G'~V't'Epoi; (Esdr. 5,9; 6,7.8.14). Essi
ne. Con il dissolvimento dei parentadi stanno a capo del popolo e il governa-
cresce l'importanza delle singole fami- tore persiano tratta con loro; insieme
con il 'governatore dei Giudei' dirigono
glie (le cosiddette 'case del padre') 39 ,
la ricostruzione del tempio e la riorga-
che dopo l'esilio costituiscono il fonda- nizzazione dcl popolo. La loro autorità
mento della nuova comunità nazionale, su tutto il popolo deve essere imposta
e cresce anche l'importanza di alcune fa- con molta fatica, come prova la lotta di
Ncemia contro i 'notabili e magistrati'
miglie eminenti i cui capi si troveranno (hapiMm w"hass"giinT.m) che avevano an·
poi a governare il popolo dopo il ritm- cora un notevole potere nel paese
no in patria. Soltanto ora è appropriato (Neem. 2,16; 4,8.13; 5,7; 7,5). Anche
Esd1'. 10,7-17 mostra che l'istituto degli
dire che gli anziani e le famiglie da cui 'anziani della città' ( ro,14) non è dcl
sono tratti formano l'aristocrazia giudai- tutto scomparso nel paese. Quando la
ca. Il diploma di nobiltà di queste fami- comunità degli esuli riunita in assem-
blea a Gerusalemme decide il divorzio
glie che permette l'ereditarietà deJla ca-
di coloro che hanno contratto un matri-
rica è costituito dall'appartenenza, uflì- monio misto, sentiamo parlare ancora,
cialmentc e debitamente documentata, conformemente all'antico ordinamento,
alla gol1ì (Esdr. 8,1-14; Neem. 7,6-65, di 'giudici e anziani delle singole città'
(ziqne 'lr wii'tr), che devono comparire
dove tuttavia non compare il termine a Gerusalemme insieme con coloro di
z0qénim). Se in passato gli anziani dove- cui tratta la legge. Tuttavia questi an-
vano la loro autorità alla posizione che ziani non sono gli stessi di 10,8 (hassii-
r2m wchazt'qenim) che hanno convocato
occupavano entro le grandi famiglie e i l'assemblea degli esuli 41 • Va anche os-
parentadi, ora essa dipende unicamente servato che Esdra nomina la commis-
dalla posizione delle loro famiglie nel sione giudicante a cui è affidata l'appli-
cazione della legge scegliendone i mem-
popolo stesso.
bri tra i capifamiglia (ro,16). C'è la
Questo mutamento di struttura si ri- chiara tendenza a porre il popolo sotto
flette già nella terminologia della lette- il governo di un organo centralizzato
ratura postesilica: il termine z."qenim, composto di rappresentanti delle fa-
nato nell'antico e ormai tramontato or- miglie aristocratiche di Getusalemme.
dinamento dei parentadi, scompare rapi- Incontriamo questi 'senatori' (hass"gii-
damente 40 ed al suo posto compaiono n2m ), 150 di numero, quotidianamente
altri nomi (capifamiglia, capi, rettori). invitati a pranzo dal governatore (Neem.

39 Per il concetto e la sua ricorrenza ~ RosT sente ed in Esdra compare soltanto in 10,8.14
56-59. (in 3,12 si tratta di anziani d'età). Cfr. ~
«i Questo vocabolo ricorre in z-2 Par. solo RosT 61-64.
nella rielaborazione di antichi testi di I-2 Sam. 41 Soltanto in questo passo riemerge ancora il
e z-2 Reg.; nella tradizione sacerdotale (P) è titolo arcaico <li z'qenlm per indicare i rappre·
ormai molto raro; in Neem. è del tutto as- sentanti di tutto il popolo.
TCpÉ<r{3uc; Y."'t'À.. B 4-5 (G. Bornkamm)

5,17). Sia l'abbondanza dei sinonimi u- dote a cui spettava 1a presidenza del !iÌ-
sati per indicarli sia ìl loro alto numero nedrio, dall'altra dal gruppo formato
mostra che il loro collegio non è una dai teologi, detti ypcx.1..1.µa't'Ei:c;. Eviden-
magistratura, ma un'assemblea di no- temente il governo del sinedrio non fu
tabili. mai nelle mani di questi 7tpe:crBu't'Epot.
Comunque è lecito supporre che gli an-
5. L'esistenza di un 'consiglio degli ziani, in quanto rappresentanti del pri-
vilegiato patriziato gerosolimitano, di
anziani' nel senso di somma autorità go-
regola fossero seguaci del partito sacer-
vernativa giudaica dai profili ben defini- dotale-sadduceo 44. In ogni caso i nume-
ti è documentata soltanto a partire dal- rosi sinonimi usati in Giuseppe, nel N.
l'età dei Seleucidi (Antioco m, 223-187 T. e nel Talmud per indicare gli anziani
rivelano concordemente che gli anziani
a.C.), ma gl'inizi di questa yEpovula sedevano e votavano nel sinedrio quali
aristocratica (il futuro ~ cruvÉoptov) rappresentanti della nobiltà laica 45• La
risalgono probabilmente all'epoca per- loro debolezza rispetto alle altre due
componenti nel sinedrio è rispecchiata
siana 42 • anche dalle formule del N.T. che no-
minano i sinedriti generalmente in que-
Nel corso della storia, alterna e tutta st'ordine: <Ì.PXLEPEL<;, ypcx.µµa.'t'EL<;, 7tpE-
piena di rivalità partitiche, di questo or- rJ'~V'tépo~ NeJla maggior parte dci testi
gano di governo, il concetto di 1tpEO'~u ­ gli àpXtEpEi:c; stanno al primo posto (for-
't'Epot subisce una notevole trasforma- malmente erano ancora il gruppo do-
zione. All'inizio 1tpEO'~U't'Epot sono tutti minante, mentre in realtà il potere era
i membri della yEpouula 43 e solo col passato da molto tempo ai ypcx.µµa't'Etc;),
passare del tempo e gradualmente ven- i 1tpEcrPu't'Epo~ aIl 'ultimo 46 •
gono a chiamarsi cosl soltanto i membri
laici, per distinguerli da un lato dai rap- Dopo la distruzione di Gerusalemme,
presentanti delle famiglie sacerdotali, continuazione ed erede del grande si-
dalle quali veniva eletto il sommo sacer- nedrio gerosolimitano diventa il sinedrio
12 Ios., ant. 12,138-144. Cfr. ScHiiRBR n 239. con àpxu:pE4°t;, ypttµµa:tEi:c;); i primi della cit-
o =
Yi yEpouula; ot TepEu'3uTEpoL; dr. 2 Mach. tà (Ios., vii. 9); i capi del popolo (Ios., vit.
r,10; 4,44; u;q con I Mach. 7,33 e soprnt- 194); i notabili (Ios., beli. 2,410); i maggio-
tutto I Mach. 12,6 con 1 Mach. 14,20 ecc. renti (beli. 2,316), ecc. In Ios., beli. 2AII i tre
gruppi che si riuniscono per discutere fa gra-
44 los., atlt. 18,17 dice espressamente che i no- ve situazione politica sono i maggiorenti (8u-
tabili appartenevano al partito dei Sadducei. va."tol), i sommi sacerdoti e i notabili dei Fa-
Con il tracollo dello stato giudaico (70 d.C.) risei. Nel Talmud la parte laica della classe
spariscono il partito sadduceo e la nobiltà lai- dirigente è chiamata ripetutamente «i grandi
ca ad esso connessa. Si spiega cosl, presumi- della generazione», «Ì grandi di Gerusalem-
bilmente, l'eliminazione rabbinica di una par- me», «i notabili di Gerusalemme». Ulteriori
ticolare beraka sugli anziani nelle Diciotto Be- indicazioni in -+ JEREMIAS 88-100.
neclliioni, beraka che, secondo T. Ber. 4,25, de- 46 È però possibile trovate anche un ordine
ve essere esistita in determinate versioni. Cfr. diverso (ad es., Mc. 8,31 par.: TepEU~U't'Epo~.
K .G. Ku.i-1N, Acht1.ehngebet und Vaterrmser &.pxu:pEi:.;, ypa.µµttTEtc;). Nei primi tre evan-
und der Reitn (1950) 18 s. ;zi s. gelisti la denominazione dei sinedriti non è
45 Istruttivo per 1a determinazione degli an- costante e varia anche sensibilmente. Mentre
ziani come nobiltà laica è un esame della sino- Marco spesso nomina nell'ordine à.px~epEt't;,
nimica: i primi del popolo (Le. 19,47, insieme ypaµµtt"tEtt;, 1tpECT~V't'EPO~ (Mc. II,27; I4.43·
IOJ (vr,659)

di Jabne (Jamnia), che fa risalire an- diritto ~iikàm, «sapiente», sia eo ipso
ch'esso i suoì 72 'anziani' al consiglio uno :riiqèn: ~iikiim rimane il termine più
degli anziani istituito da Mosè. Certa-
mente, rispetto al sommo consiglio di ampio e ziiqén un particolare titolo
Gerusalemme, il sinedrio di Jamnia ha d'onore, più o meno equivalente a se-
cambiato volto poiché gli sono state sot- natore.
tratte tutte le competenze politiche e gli
è rimasto un potere giudiziario molto li- Questo avvicinamento dei concetti ha-
mitato. Esso è composto esclusivamente kàmlm e z"qénim che si compie nélla
di rabbini aderenti al fariseismo, men- Mishna deve essere però cominciato
tre sono scomparse l'aristocrazia sacer- molto prima e traspare già nella leg-
dotale e la nobiltà laica. In questa nuo- genda dei LXX (prima metà del r secolo
va forma, quale suprema autorità per a.C.) narrata nell'Epistola di Aristea
l'interpretazione e applicazione della leg- (32.39 .46). Secondo questa leggenda
ge e quale accademia dell'erudizione rab- Tolomeo chiede al sommo sacerdote E-
binica, questo sinedrio divenne ben pre- leazaro di nominare 72 anziani di pro-
sto la massima autorità di tutto il giu- vata fiducia e di sicura conoscenza del-
daismo. la legge a cui affidare la traduzione del-
1'A. T. Certamente 'ltpEO'~U't'Epo~ non è
6. In base a questo sviluppo la tra- usato qui come titolo, giacché essi ven-
dizione giudaica assoda al titolo onori- gono scelti in base al loro sapere e
fico di ziiqèn, che essa attribuisce ai som- non già nominati 'anziani'. In questa
selezione dei 72 ( 6 per ciascuna delle 12
mi maestri antichi 47, l'idea della loro tribù) si rispecchia certamente l'antica
appartenenza al sinedrio 48 • Eppure an- rappresentanza dell'intero popolo d'I-
che i membri di gerusie locali si chiama- sraele. 1tpEO'B1hEpot. nell'accezione di
'scribi', 'legisti', 'scritturisti', si incon-
no zcqénim 49• In ogni caso un tale zàqèn tra anche in Mc. 7 ,3 (m~paOoO't~ -.wv
deve essere riconosciuto come maestro: 1tpE<T~u-.Épwv) e in Ios., ant. 13,292
«Solo chi ha sapienza è uno :diqén» ( <X.xouoµEv mxpoc -.wv 1tpea-Bu't'Épwv ).
(Qidd. 32b). Si comprende così perché Gli scritti della setta di Qumran ci
nella Mishna i sapienti ordinati vengano offrono (per ora?) ben poche informa-
spesso chiamati z"qénim 50 • Quest'uso zioni per la storia dell'istituto degli an-
ziani. La Regola della comunità (r Qs
mishnaico non significa tuttavia che 6,8-10) nomina una volta gli z"qénim,
chiunque possa essere chiamato a buon quando indica l'ordine dei seggi nell'as-

53; 15,1; così anche Mt. 16,21; 27>41), Matteo 15); cfr. ancora 6,12; 24,I.
preferisce la formula bipartita 0:.pXtEpEi:ç xa.t 41 Orla 2,5; Sukka 2,8 (Shammai); Ar. 94;
ol rcpEU~V'tEpot ('t'OV À.a.ov) (Mt. 21 ,23 ; 26,3; Sbeb. l0,3 (Hillel); i loro discepoli si dùama-
27,I.3.12.20; 28,u s.). In Matteo colpisce In no b'11e haz1."qe11im (Sukka 2,7). Cfr. ~ LoH-
frequente omissione dei ypet.µµa:tELç. Indub- S E 50-52.
biamente il primato dell'imprecisione nella de- 18 Cfr. A. SAMMTER, Dic sechs Ordmmgen der
nominazione delle autorità spetta al Vangelo Mischna 12 (1927) 181 n. 8a.
di Luca (cfr. 7,3; 9,22; 20,1; 22,52); negli Atti
49 Cfr. S. KRAUSS, Synagogale Altcrtiitm:r
troviam:) llpxov"m;, 'ltpEa!i1hEpoL, ypet.µµ«'t'E~ç
( 4,5 ); &pxov-cEç 't'OU ÀCt.OU XCt.t 1tpEU~V't'EpOL (1922) 143 s.
(4,8); ripXtEpELç, TCpEU~U't'Epot (4,23 ; 23,14; 25, 50 Er. 3,4; 8,7; Sanh. n,1-4; A .Z. 4.7.
107 (VI,660) 11:pÉa'~vc; xù. B 6-7 (G. Bomkamm) (v1,661) 108

semblea generale della setta: agli anzia- del popolo, il senato di Gerusalemme :u,
ni viene assegnato il secondo posto, do- sia alle autorità locali del paese 5~. Pe;:ò
po i sacerdoti e prima c.lel popolo, con 1tpEO"~U't"Epot può indicare anche i nota·
la disposizione che quest'ordine deve es- rili in senso lato e questi 'anziani' pos·
sere seguito anche per quanto riguarda sono essere distinti dai me:nbri della
le «domande sulla legge e su ogni sen- gerusia (J Mach. l,8.23) e dagli apxcv-
tenza o cosa che sia proposta all'assem- -rEç (r Mach. l,26). Alcuni passi (I
blea», ma non è chiaro quale sia la loro Mach. q,9; 2 Mach. 5,r3; 8,30) mo-
funzione precisa. È possibile che essi strano inoltre che era corrente anche il
vadano identificati con i 12 uomini che significato comune di 'vecchi', 'anziani'
devono decidere insieme con 3 sacerdoti (in opposizione a 'giovani'). In questo
circa le violazioni della legge (I QS 8,1 ). periodo 7tpEO"~U-i-Epot rimane pertanto
In ogni caso essi sono rappresentanti un termine molto lato. La storia di Su-
laici associati e subordinati ai sacerdoti, sanna, che riflette l'ambiente della dia-
come risulta sia dai passi succitati sia da spora babilonese, parla espressamente
I QM 13,I. Anche il Documento di Da- di anziani che «in quell'anno erano sta-
masco conosce un concistoro di 'giudici' ti nominati giudici» (Sus. 5 [Theod.] e
che devono essere tutti esperti nelle 29,34 [LXX]).
scritture e di età compresa tra i 25 e i
60 anni (CD 10,5 s. [II ,2]: «4 dalla Il più antico ordinamento municipale
tribì1 di Levi e di Aronne e 6 da Israe- della comunità giudaica locale si conser-
le»). Questo gruppo è sottoposto al me- va nella costituzione della sinagoga (-7
baqqer (-7 III, coll. 783 ss.) e collabora o-uva.ywy1)). Al consiglio municipale,
con lui anche nell'assistenza ai poveri che di regola è formato di 7 membri,
(CD 12,n-18 [q,12-16]) 51 . corrisponde, nelle località con una co-
munità religiosa giudaica distinta, il
7. Il significato politico degli anziani consiglio sinagogale. Si conserva anche
nell'uso linguistico del giudaismo di lin- il titolo di 7tpE0"[3V't"Epot per i responsa-
gua greca risulta chiaro dal fatto che i bili del governo della comunità e del-
LXX tendono il termine ebraico z"qenzm l'applicazione della disciplina sinagoga-
ora con 1tpEo-Bu-rEpo~ ora con yEpovo-la. 52 • le (cfr. Le. 7,3) 55• Tuttavia è singolare
Il libro di Giuditta ed i libri dei Mac- che l'uso di 7tpEO"~i'.lupot come titolo va-
cabei sono le nostre fonti primarie per da svanendo nelle sinagoghe della dia-
l'età maccabaica: in questo periodo l'e- spora nei primi secoli dell'era cristiana.
spressione patriarcale 1tpE0"[3V'tEpo~ indi- Troviamo invece un corrispondente in-
ca un ufficio pubblico, sia che si riferi- cremento dell'uso di titoli politico-am-
sca ai membri della massima autorità ministrativi che erano più comuni neila

51Cfr. B. REICKn, Die Ver/ammg der Urge- 23; 8,10; 10,6), distinti dalla yepovula. di Ge-
meinde im Lichte jiid. Dokumente; ThZ 10 rusalemme (4,8; n,14; 15,8). 7tpEuç3ù-.EpoL
(1954) 95-u2. -cfiç xwpa.c; (I Mach. 14,28). ~ LrnTZMANN
52 yEpovula.: Ex. 3,16.18; 4,29; 12,21; Lev. 9, u4-126.
l.3; Num. 22,4.7; Deut. 5,23 ecc. Ex. 24,9 55 Molto importante è l'uso di 1tPEO"~V<E(JOL
(cod. B): Èf3Bo1.1.1JxovTa. -cfiç yepovula.<; 'Icr- come titolo ufficiale dei capi della sinagoga in
pa.i}À.; cod. A: ~~6oµ1)xov-.a. -cGiv 7tpEO"f3V<É- una iscrizione gerosolimitana anteriore al 70
pwv 'JO"pa.'l))... d .C.: Suppi. Epigr. Graec. vm 170,9; testo e
53 I Mach. 1,26; 7,33; n,23; 12,35; 13,36; 14, spiegazione in DEISSMANN, L.O. 378-380 e ~
20; 2 Mach. 13,13; 14,37. FREY, Corpus 11 nr. 1404 (con abbondanti in-
5~ Gli anziani di Betulia (Iudith 6,16.21; 7, dicazioni bibliografiche).
7tpfo-{3vc; X'\À. B 7 - e (G. Bornkamm) (VI,661) IIO

terminologia costituzionale greca ( yE- tolo non sia più frequente. Ciò avviene
pourrla, yEpOUO'LapX'l'J<;, èlpXO\l't'E<;, rppOV- non tanto perché npEcr~u•Epo<; era un
'W7T{]<;, ypcq.L(J.C-<.'t'EUc;, 7tp0CT't'a"'O'}<;) 55. titolo onorifico che non indicava una
Nelle numerosissime iscrizioni tombali precisa carica pubblica 63 (ciò poteva an-
delle comunità giudaiche di Roma risa- zi renderlo particolarmente adatto all'u-
lenti ai primi secoli della nostra era tro- so epigrafico), quanto perché esso non
viamo forse un solo esempio di 1tpErr{3u- era molto usato in gteco per indicare
•Epo<; si. Un po' più numerosi, ma tardi, una dignità o una carica 61 . Le testimo-
sono gli esempi che troviamo in Asia nianze in nostro possesso mostrano che
Minore, in Siria e in Palestina 58. 7tpE- il titolo non scompare del tutto nelle
rr{3u't'Epoc; non indica qui un funzionario sinagoghe della diaspora, massimamente
né semplicemente una persona anziana, di quella orientale. Ciò è confermato dai
ma è un titolo onorifico per i capi di codici di Teodosio e di Giustiniano (se-
famiglie eminenti (come il titolo roma- coli IV e V), molte disposizioni dei quali
no di senator) 59• Anche le famiglie ave- c'informano che i presbiteri erano mem-
vano parte al grado di questi 'senatori', bri del consiglio della sinagoga 65 ,
come dimostra l'aggiunta del titolo al
nome dei padri e degli avi dei defunti c. I.A 7t<t.paoo1nç 't'WV 7tpEa-Bu-.Épwv NEL-
sulle iscl'izioni tombali 60 e soprattutto LA PREDICAZIONE DI GESÙ
l'uso di npw~u•Épa per le donne bi, Nella disputa sul puro e l'impuro
quando si trattava della moglie di un
'anziano' 62• Rimane strano che nei pri- (Mc. 7,1 -23; Mt. 15,1-20) 66 Gesù con-
mi secoli l'uso di 7tpEcr(3u't'Epoi come ti- trappone il comandamento di Dio alla

56 Cfr.-+ ScHliRER m 91 s. Vanno anche no- oo Cfr. Tu. REINACH, ll1scription j11ive dcs en-
tati tutti gli altri termini del linguaggio poli- virons de Co11sla11tinople: RE] 26 (1893) 167-
tico greco: ~ovk~, f3ovÀEv-.-lic;, "(pctµµa.'t"EV<; 171; ~ FREY, Corpus n nr. 792.
'\'ijç f3ovÀijç, O"vvÉOpLov, oLXctO"'t"TJ<;, xpL't"i)ç, 61 ~ FREY, Corpus I nrr. 581.590.597 (tre
lìExaitpw-.oc;, NlvapxTJc;. L'uso di questi ter- esempi da Venosa). 692 (Tracia).
mini del buon greco rivelano che anche nella 62 È possibile che il titolo venisse conferito,
diaspora le comWJ.ità giudaiche si considerava- come apXLCNVc:i:y<..l"yoç e patcressa ( = mater
no un popolo e non un i>la<roç. sy11agogae), anche a donne meritevoli, per a-
S7[M]TJ"t(l6[o]wpoç [npEO"~)V.,Epoç [ÉvMos nalogia con l'usanza greco-romana. Cfr. ~
XE]~'tE ~ FRBY, Corpus I nr. 378 e su questo ScHURER n 512; ru 17.95 s .; ~ FREY, Corpus
testo ibid. pp. LXXXVI s. Per l'Italia meridio- I nr. 606; E. DmHL, foscriptio11es Latiflae
nale (Venosa) e la Spagna (Elcke) dr. ~ chrislianae veteres II ( 1927) nr. 4900.
FREY, Corpus I nrr. 595.663 . 6J Cosl E , SCHÙRER, Die Gemci11devcrfass1111g
58 ~ FREY, Corpus II nrr. 735.739: 'HpTJVO- der ]11dc11 i11 Rom (1879) 19; - > PR1w, Cor-
rco~(ò}ç 1tp(EO"~V't"Epoç) x(at) mx.-.i}p -roii cr-tɵ- pus I pp. LXXXVI s.
[µ]a-roç ... 790. 792. 8oo.8or. 803. 828. 829. 93r. 6-1 Per l'uso di 1tpEcr~u-.Epoç come titolo di di-
u77.1404. C&. anche l'epitafio ebraico, ibid. gnitario in Egitto e come termine (non politi-
nr. 1299 (Gerusalemme): 'bwnh I Jm'wn sb' I co) dell'associazionismo greco (soprattutto nel-
ihwsp brh (sb' == 7tpEcr{3v-.Epoc;; non è però l'arca microasiatica) ~ coli. 86 ss.
chiaro se questo Simeone sia chiamato 'il vec- 65 Documentazione in ScHiiRER m 89 s.; ~
chio' oppure 'l'anziano', nel senso dì membro LIETZMANN 130 s.
di un qualche organo collegiale (sinedrio?]). 66 KLOSTERMANN, Mk. 67: «Si tratta di un di-
59 In Lev. r. 2,4 ziiqen indica il scrn::tore roma· battito polemico e didattico che elabora anti-
no. La traduzione greca comune di se11ator chi detti di Gesù. Esso doveva essere eviden-
non è però 1tPECT~V'tEpoç, . bensl ~oVÀEV't"TJt; temente molto importante per i lettori di Mar-
o ytpwv. · co per venire tirato cosl per le lunghe». Per
1J I (YI,661) 7tpfo~uç X'tÀ.. e (G. Bornkamro) (VI,662) I 12

7tap6:oocnc; -.wv 'ltpEcr(3u't'Épwv e chiama namento della torà non viene per se
quest'ultima una 7ta.paoocrLc; "tW\I à.v- stesso criticato, ma presupposto come
ovvio 70, e nella sua polemica Gesù può
~pwrtwv (Mc. 7,8; cfr. vv. 9 e 13 ~ n, persino fare uso positivo d'istruzioni
coli. u87 s. ). L'uso linguistico di 7tpE- della halaka 11 che altrove (ad es. in Mc.
cr{3u-tEpoL in questo passo è già quello 7) invece critica severamente.
Che in questi casi si riveli la posi-
che più tardi sarà l'uso corrente nel giu-
zione di Gesù stesso verso la legge e la
daismo ( 7tpEcr(3u·n:po~ = scribi, scrittu- tradizione e non solo la teologia del-
risti, ~ coll. 105 s.}. la comunità cristiana risulta chiaramen-
te dal fatto che Marco sottolinea inten-
Farisei e rabbini pongono la «tradi- zionalmente (Mc. 7,9.13) che l'opposi-
zione degli scribi» sullo stesso piano zione tra la E.vnÀ'i} di Dio e la 1tct.pa-
della torà 67 , mentre i Sadducci rifiutano 001nc; dell'uomo è un'opposizione di
qualsiasi integrazione della torà~- Con principio ed interpreta il logion di Gesù
la sua critica Gesù si contrappone ad ( 7, 15) con un elenco di vizi ellenistico
entrambi i gruppi poiché egli non di- per meglio concretizzarlo (vv. 20-23) 72,
scute affatto la torà e la tradizione co- mentre al contrario Matteo, certamente
me autorità formali, ma giudica entram- senza potersi staccare dal testo primario
be con criteri contenutistici. Perciò egli di Marco, contesta sl la contaminazione
può ora contrapporre la legge e i pro- causata dalle mani sporche (Mc. 15,20),
feti alla 'lta.paoocnc; (Mc. 7,6-13 ecc.) ora ma cancella l'affermazione generale della
criticare le norme della stessa torà mo- purità di tutti i cibi (Mc. 7 ,I 9) e appun-
saica in base al vero comandamento di ta la sua critica non sulla 7ta.paoocr~c;
Dio. L'esempio più lampante di questa "tW\I 1tpEO'~\J't'~pwv e sul magistero eser-
critica alla torà ci è offerto da Mc. 10,1- citato dagli scribi in sé (Mt. 23,2) 73,
12, ma anche dal logion di Mc. 7,15, bensl soltanto sulla loro interpretazione
dove Gesù contesta in linea di princi- ipocrita e parziale che trascura le cose
pio che i cibi possano rendere impuri, principali della legge. Per Matteo la leg-
opponendosi di fatto non soltanto alla ge cerimoniale non è dunque affatto abo-
7tapaoo1nc;, ma alla stessa legge cultua- lita 74, ma è subordinata al comandamen-
le mosaica ffi . D'altra parte il pcrfezio- to dell'amore 75.

l'analisi della pericope dr. M. DrnELIUS, Die 70 Per es., Mt. 5,43.
Formgeschichte des Evangelit1ms 1 (1933) 222 71 Mt. 12, n; ulteriori indicazioni in KiiMMll.L,
s.; B. H. BRANSCOMD, ]esus and the Law o/ op. cìt. e~ n . 66) Il9 s.
Moses (1930) 156-182; W. G. KtiMMl?.L, Jest1s 72 Mt. 15,19 riduce l'elenco di vizi a quelli
rmd der iiid. Traditiomgedanke: ZNW 33 condannati nel decalogo.
(1934} I05·l 30, spec. 122-125; BULTMANN, 73 Mt. 5,23 s.; 17,24-27; 23,16-22; 24,20. Cfr.
Trod. 15 s. G. BARTH, UnJersuch1111gen zum Gesetzesver-
67 Shobb. 3ra; Ab. 1,1; 3,r4; Sanh. u,3; Moo- stiindnis des Evangelisten Mt., Diss. Heidel-
RE I 251-262. berg (1955), dattiloscritto, 48·5:3·
6'l Ios., ani. 13,297 s.; KwsTERMANN, Mk., 74 Cfr. G. D. KILPATRICK, The Origins o/ the
exc11rst1s a 2,16. Gospel according lo St. Matthew (1946) 108;
(I} Per la portata teologica di questo aspetto E. HAENCHEN, Mot1hii11s 23: ZThK 48 (1951)
cfr. E. KASEMANN, Das Problem des histo- 38-63; BARTH, op. cit. (~ n. 73) 44-48. In
rische11 Jem: ZThK 51 (1954) spec. 144-148; Mt. 23,23 vengono espressamente riconosciute
G. BoRNKAMM, ]esus von Nazareth 1 (1957) norme della tradizione.
88-92. 75 Il comandamento dell'amore come essenza
113 (vr,662) 7'pfopvç x~),. D 1 (G. Bornkamm) \ v1,oo jJ " ·•

D. I PRESBITERI NELLE COMUNITÀ PRO- a capo del loro collegio 11 •


TOCRISTIANE
Nel racconto degli Atti questi pre-
r. Stando alle indicazioni degli At- sbiteri compaiono relativamente tardi.
76 Fino ad Act. IIJ30 non se ne fa parola,
ti , nella protocomunità di Gerusalem-
benché già prima e non poche volte la
me c'erano degli anziani. Li incontria- comunità si sia trovata in condizione di
mo per la prima volta quando Paolo e dover essere rappresentata o prendere
Barnaba portano la colletta, raccolta ad decisioni. Poco dopo la notizia di II,
30 incontriamo per la prima volta Gia-
Antiochia, ai 7tpeo-Bu-i-Epot di Gerusalem- como come capo della comunità ( 12,
me (Act. II ,JO ); li ritroviamo poì nel I 7 ). La notizia della consegna della col-

racconto del concilio apostolico e del- letta ai presbiteri di Gerusalemme è sta-


ta certamente inserita dall'autore degli
la stesura del decreto apostolico (Act. Atti al posto sbagliato, cioè troppo pre-
15 ,2.4.6. 22 s.; 16,4); infine quando sto 78 • Act. 21 ,17-26 elabora senza dub-
Paolo giunge a Gerusalemme e s'incon- bio una tradizione precedente. Proprio
tra con Giacomo (Act. 21 ,18). Un con- il contesto di questi passi fornisce l'ar-
gomento principale per criticare l'espo-
fronto di questi passi mostra che sol- sìzione che Act. 15 ci offre del concilio
tanto in rr,30 e 21,18 i 7tpeu~u-repot apostolico e del relativo decreto e per
vengono menzionati da soli, senza gli confermare invece quella di Gal. 2 che
non fa parola di tale decreto. Il raccon-
&.7toO'-.oÀ.ct, con i quali formano un col- to di Paolo contraddice anche l'imma-
legio chiuso in tutti i passi di Act. 15 e gine dell'ordinamento della comunità of-
in 16,4; inoltre che in 11,30 e 21,18 ferta da Act. 15: i ooxo\.hJ-i-Ec;, coi quali
Paolo tratta a quattr'occhi (Gal. 2,2),
essi sono semplicemente rappresentanti
sono in Gal. esclusivamente i tre aposto-
della comunità locale gerosolimitana, li chiamati cr-.uÀ.o~ (Gal. 2,2 .6 .9), men-
presumibilmente dunque secondo il mo- tre Act. 15 parla costantemente di cbto-
dello di un consiglio sinagogale giudai- 0'-i-oÀ.ot xcxL 'ltpEcr~u-.EpoL e precisamente
in un senso che non differisce solo da
co. Secondo 2 l ,I 8 essi si raccolgono at- Gal. 2, bensl anche da Act. rr,30; 2 r,
torno a Giacomo che sta evidentemente 18.

e contenuto delln legge e dei profeti (7,12; 9, il rapporto di Giacomo coi presbiteri ncl sen-
r 3; 12,7; 22,40) si profila già in Mt. 5,17-19, so di un presbiterato 'monarchico', è un pro-
dove si nfferma, con locuzioni giudeo-cristiane, blema che possiamo qui esimerci dal trattare.
l'illimitata validità della legge: dr. E. S CHWEI- Per la questione del 'califfato' o anche dell"c-
ZER, Matth. 5,17-:10 - An111erku11ge11 Zt//lt Ge- piscopato' di Giacomo cfr. E. S TAUFFER, Zt1111
setzesverstii11d11is des Mt.: ThLZ 77 ( 1952) Ka/ifat des Jakobt1s : Zeitschrift fi.ir Religions-
479-484. und Geistesgeschichte 4 (1952) l 9J-214; H .
76 Va da sé che si può contestare, dal punto
v. CAMPENHAUSEN, Die Nachfolge des Jako-
di vista storico, la trattazione della materia pri- bus: ZKG 63 (1950/51) 133-144; In., Lebrer-
ma secondo gli scritti canonici del N.T. e poi reihe11 11nd Bischofsreiben i111 2 . Jahrbtmderl:
secondo gli scritti extracanonici. Noi scguinmo In Memoriam E. Lohmeyer (1951) 240-249;
~ v. CAMPENHAUSEN 21 s. Per Act. II,30 e
quest'ordine solo per nmor di chiarezza.
21,18 cfr. HAENCHEN, Ag. 325.544.
;7 Se e in che misura questo passo stilizzi già 78 Il racconto è inconciliabile con Gal. l e 2.
TipÉo'~uc; ~'t'À. D 1-2 (G. Bornkomm) (VI,663) II6

Secondo Act. 15 e 16,4 gli a1tOO'">OÀ.OL raggiungere le proporzioni di una spe-


ed i 7tpEcrBu-rEpoL costituiscono la mas- cie di sinedrio con potere di giudizio
e di magistero su tutta la chiesa.
sima autorità giudicante e docente con
giurisdizione sull'intera chiesa. Nel caso Dal punto di vista storico il risultato
concreto quest'organo prende con il de- di questa analisi è che la formazione di
creto apostolico una decisione vincolan- un ordinamento presbiteriale, dapprima
te circa l'osservanza minima della legge secondo il modello della sinagoga e poi
da imporre ai pagani. à:it6o--.oÀ.ot e 1tpE- (probabilmente in connessione con il de-
crBu'tEPOL vanno considerati dunque qui creto apostolico) con pretese sinedriali ,
totalmente secondo l'analogia del sine- è avvenuta soltanto dopo l'allontana-
drio giudaico (~ col. 103) e quindi né mento di Pietro e dopo la crescente giu-
più né meno che una sorta di consiglìo daizzazione della comunità madre - di
sinagogale (~ col. 108). A tale loro cui Act. 21,17-26 offre una chiara imma-
mutata posizione fa riscontro preciso il gine - sotto la guida di Giacomo. Que-
fatto che b:1t6CT'toÀ.ot e 7tpecrf31'.nepoL ven- sta ipotesi è confermata anche da tutti i
gono nominati da soli (sen~a E.xxÀ:ricrla.) dati interni: scomparsa dei Dodici; evo-
in 15,2.6.23; 16,4, cioè in quei passi voluzionc degli &.1t6CT-.oÀ.oL a gruppo 'i-
dove essi vengono presentati come au- deale'; crescita della comunità 79 ; pre-
torità per l'intera chiesa (le cose stanno senza nella chiesa di membri di età a-
diversamente in 15,4.22). vanzata e di provata fedeltà idonei a
un presbiterato.
È questa un'ulteriore prova della
scarsa attendibilità storica di Act. 15 2. In confronto a questo ordinamento
non solo per quel che riguarda il risul- della chiesa madre modellato sull'esem-
tato principale del concilio (il famoso pio giudaico, le comunità ellenistiche
decreto), ma anche per quanto riguarda della missione paolina mostrano a tutta
l'autorità che emana il decreto. Per prima un quadro tutto diverso ro. Nelle
quanto possa essere notevole l'interven- lettere incontestatamente paoline non si
to letterario e teologico dell'autore in parla mai di presbiteri, benché nelle co-
questo episodio di Act. 15 (raggruppa- munità paoline non manchino certamen-
mento degli oratori, tendenza ad armo- te né un'organizzazione né determinati
nizzare i loro discorsi), pure per la nar- organi dirigenti. Coloro che nelle co-
razione egli dipende certamente da una munità locali esercitavano questi uffici
tradizione giudeocristiana, di cui Luca sono però solo raramente nominati da
si serve anche altrove abbondantemente Paolo con un titolo ufficiale (Staxo\loç
per la propria opera storica. Già in que- ~ II, coll. 972 ss.; È1tlO'X01tO<; ~ III,
sta tradizione prelucana dovrebbe essere coll. 775 ss.). Nella massima parte dei
avvenuta la dilatazione dell'autorità del casi egli li chiama secondo la funzione
presbiterio locale gerosolimitano fìno a che svolgono in seno alln comunità

19 Cfr. la notizia esagerata di 21,20. steher bei Paulus: ZNW 44 (1952/53) 1-43;
si Cfr. H. GREEVEN, Propheten, Lehrer, Vor- ~ V. CAMPENHAUSEN 59-81.
rr7 (vr,663) r.pfo(3vç x-çì,. D :z-3a (G. Bcrnkamm) l Vl,004} IIO

(Rom. u,7 s.; I Cor. 12,28; r Thess. 5, ordinamento nel giudeo -cristianesimo
u): essi sono i :.po~cr't<i(.LE\IOL (~ col. (ellenistico). Quale unico ministero Iac.
224), i xomwv-r:Eç (~ v, coll. 777 ss.),
coloro a cni è dato il xapLCT(J.a della Ù.'J- 5,14 menziona .i presbiteri 82 : se un
-cOvqµ\jJL<; (~ 1, col. roo8), delln xv~Ép­ membro della comunità si ammala, bi-
VTJCTLç (~ v, coli. 1332 ss.), della OLO.XO· sogna chiamare «gli anziani della comu-
vloc (~ II, coli. 967 s.) ecc. Ad essi si nità» (oL 1tpEcrBl'.rrnpoL ·tfj~ Èx1')1:l')crlaç)
deve ubbidienza. Tuttavia la loro auto-
rità viene fotta scaturire dal servizio che sicché con la preghiera e l'unzione «nel
essi hanno assunto e svolgono, non già nome del Signore» essi guariscano il ma.
da una loro particolare posizione: non lato(~ I, coll. 619ss.; III, col. 388) 83 •
sono persone dotate di autorità partico-
lare per l'età o per la lunga appartenen- Evidentemente il testo intende riferirsi
za alla comunità. Il principio informato- a ministri della comunità (si noti l'arti-
re dell'ordinamento comunitario è la colo) e non semplicemente a persone an-
molteplicità dei carismi, non già quello
di una tradizione cresciuta naturalmente ziane dotate di un particolare carisma;
che abiliti i suoi depositari e garanti al altrettanto chiaro è che costoro sono
governo della comunità. considerati muniti del dono della pre-
ghiera efficace in virtù del loro ufficio 84 •
3. I primi documenti che mostrano Per quanto questi presbiteri possano
con sicurezza il sorgere e il formarsi di essere simili a quelli del govemo sina-
un ordinamento ecclesiastico presbitera- gogale, la naturalezza con cui si presu-
le alla maniera e secondo il modello del- me che essi siano abilitati, per la loro
posizione e collegialmente, alla preghie-
la sinagoga sono gli scritti dell'età suba- ra terapeutica non trova riscontro nel
postolica, i quali, anche per altri aspetti, giudaismo, ma presuppone l'esperienza
soggiacciono alla forte influenza del giu- protocristiana dei carismi, che nel no-
stro caso è, in verità, ormai legata ad
daismo ellenistico 81 • Nel N .T. questo un ufficio. Nonostante questa indubbia
tipo di ordinamento è attestato dalla differenza, la reputazione di saggi che
Lettera di Giacomo, dagli Atti, dalla godevano gli anziani nel tardo giudai-
smo è quanto mai prossima all'imma-
prima Lettera di Pietro e, soprattutto,
gine degli anziani che ci è offerta da
dalle Pastorali. Iac. 5,14. Cfr. B.B. n6a: «Chi ha in
casa un malato vada da un sapiente, sic-
a) La Lettera di Giacomo è il più ché questi implori misericordia per
chiaro testimone dell'esistenza di questo lui» 85 • Tuttavia il giudaismo non attri-

81 Cfr. BuLTMANN, Theol. 448. nel giudaismo della diaspora e sfugge a qual-
82 Purtroppo non siamo più in grndo d'iden- . siasi tentativo di localizzazione geografica. Cfr.
tificare con sicurezza a quale area ecclesiasti- DrnELIUS, ]ak. 29-33.
ca appartenga la Lettera di Giacomo. Spesso 81 L'azione degli anziani ha valore di esorci-
è stata sottolineata la vicinanza di Iac. a I smo e mira alla guarigione dcl malato. Non si
Petr., a r Clem. e a Erma; ma non si tratta tratta della 'estrema unzione' di moribondi.
di una dipendenza letteraria, bensl dell'uso di S1 DIBELIUS, Jak., ad l.
una medesima tradizione che ha le sue radici 35 Per l'intercessione miracolosa e il dono di
itpÉ<r~vi; x-rÀ.. D 3a-c (G. Bornk:tmm) (v1,665) 120

buisce mai ai suoi anziani in genere una ministrare l'eredità lasciata loro dall'A-
tale dote. Poiché in Iac. 51 16 non si par- postolo, seguire il suo esempio e veglia-
la affatto di una confessione dei peccati
ai presbiteri, bensl della confessione dei re sulla comunità per difenderla dal pe-
peccati e dell'intercessione reciproca dei ricolo dell'eresia (~ VI, col. 836, M-
credenti tra loro e dell'efficacia della xoç) che la minaccia dall'esterno (v. 29)
preghiera del giusto in generale, l'istru- e dall'interno (v. 3 o). I presbiteri com-
zione data in 5,14 non permette di con-
cludere che i presbiteri esercitassero nel- paiono dunque qui per la prima volta,
la comunità la funzione di confessori 86 in corpore, come custodi della tradizio-
o in genere di ministri del culto della ne degli apostoli, insediati da costoro e
comunità 87•
incaricati del governo della comunità.
b) I passi più antichi che presentano Per quanto riguarda la storia deU'or-
i presbiteri come capi delle comunità et- dinamento ecclesiastico è di particolare
nico-cristiane sono contenuti nel libro interesse che i 7tpEcrBu'ti;;poL vengano qui
(Act. 20,28) chiamati È'ltl<lXO'JtOL (~III,
degli Atti (14,23; 20,17-38). Per quan- col!. 776 ss.). Per quanto Luca usi fre-
to questi passi non siano indicativi per quentemente il titolo di presbitero,
l'epoca paolina stessa, tuttavia sono quello di episcopo gli è del tutto scono-
sciuto, fatta eccezione appunto per Act.
quanto mai ricchi d'informazioni (so-
20,28, dove è usato per descrivere l'at-
prattutto Act. 20,17-3 8) circa l'impor- tività dei presbiteri. Il titolo corrente
tanza e i compiti dei presbiteri nelle co- qui è dunque senz'altro 7tpEcrBunpot.
Evidentemente Luca inserisce a questo
munità subapostoliche. Al momento di
punto il termine di É1tl<lxo1tOL (che pro-
lasciare le comunità da loro fondate, viene dal campo della missione paolina,
Paolo e Barnaba eleggono «dappertutto anche se in Paolo non ha neanche lon-
nelle comunità» degli anziani e li racco- tanamente tutta 1a portata di Act. 20,
28) per una ragione precisa, cioè «per
mandano, «pregando e digiunando», al equiparare gli È1tlO'x0'1tOL agli 'anziani',
Signore (Act. 14,23). Soprattutto il lun- com'egli li concepiva, e fondere così
go discorso deil'apostolo Paolo ai pre- insieme le due tradizioni» 88 •
sbiteri di Efeso (Act. 20,18-35, special- c) La prima Lettera di Pietro non
mente vv. 28 ss.) mostra quale grande presenta un quadro essenzialmente di-
importanza fosse loro attribuita: lo Spi- verso. Anche se il luogo di composizio-
rito santo li ha costituiti sorveglianti (e- ne di questo scritto dovesse essere ve-
piscopi) e pastori della comunità e l'A- ramente Roma, l'intestazione della let-
postolo ha fatto loro conoscere a fondo tera rimanda al territorio della missione
«tutta la volontà di Dio»; devono am- paolina in Asia Minore. Nell'epistola in-

guarigione di singoli rabbini cfr. Ab. R. Nat. (193 0) 164 S.


41; Hag. 3a; Ber.;. 5,6 [9d,21); Ber. 34b 86 Cosl B. PoscHMANN, Paenitentia secunda
(STRACK-BILLl!RBl!CK I 526; II 10441 ecc.; IV (1940) 54-62. 87 Cosl--+ KNOPF 176 s.
534 s.). Cfr. A. MEYBR, Das Riitsel des Jak. 88 Cfr. ~ V. CAMPENHAUSEN 88; HABNCHEN,
r21 (vr,665) 1tpÉ<T~Vç xi:À.. D 3c (G. Bornkamm) {vr,666) 122

contriamo i npea{3v-tepot nel quadro di posto dell'istruzione a esercitare questo


una esortazione rivolta prima agli an- ufficio «non per forza, ma spontanea-
ziani (5,I-4), poi ai giovani (v. 5a) e in- mente»; dall'accenno al pericolo di ap-
fine a tutti i membri della comunità (vv. propriazione indebita si capisce che i
5b-9 ). La contrapposizione 7tpeu(3u"t'Epot presbiteri potevano disporre dei fondi
/vE<lYtEpot potrebbe dapprima indurre a della comunità; infine l'esortazione a
credere che i 7tPE0'(3U'tEpot rappresenti- guardarsi dalla smania di dominio (v. 3)
no uno degli 'stoti' naturali che anche allude probabilmente anche alla loro au-
altrove costituiscono l'articolazione del- torità disciplinare 89 . Di fronte ad ogni
la comunità secondo la nostra lettera possibile abuso del loro ufficio si esor-
(schiavi/padroni: 2,I8 ss.; mogli/mari- tano gli anziani ad essere d'esempio al
ti: 3,r ss.). Tuttavia questa coordinazio- gregge e si ricorda loro la venuta di Cri-
ne prova soltanto il carattere patriarca- sto, 'il grande pastore' e~ x, coll. r2r4
le del presbiterato, ma non fa dubitare s., àpxv1i:olµriv ), che darà ai degni «la
che gli anziani siano qui un collegio che corona radiosa che non appassisce» (v.
guida la comunità, che dunque i 7tpE0'(3u- 4). Con ogni parola si rifiuta cosl di
'tEpot siano dei ministri della comunità. concepire la loro autorità come auto-
Anche in I Petr. 5 ,2 il loro ufficio, come noma e fondata sui fattori naturali e
in Act. 20,28, è qualificato come ufficio storici connessi all'ufficio stesso di pre-
di pastori: «Pascete il gregge di Dio ... ». sbitero. L'ufficio di pastore rimane chia-
Le specifiche, anche se tipiche, esorta- ramente subordinato all'autorità di Cri-
zioni di 5 ,2 s. ci rivelano però alcuni sto, 'il grande pastore', al quale soltanto
particolari interessanti. L'elezione al è riservato ( 2 ,25) 90 anche il titolo di
presbiterato e i doveri ad esso connessi t7tlO'x'onoc; (~ III, coli. 774 s.). L'ener-
costituiscono evidentemente il presup- gia con cui qui s'insiste suHe tentazioni

Ag. 530 s. 5.35· Nel fatto stesso che il termine indica la 'par-
89 xÀ:i'jpoL è termine parallelo a 1tolµVLOV ( vv. te' assegnata da Dio è chiaramente insito il
2 s.) e non va dunque riferito a contributi od pericolo di una degenerazione autoritaria che
offerte materiali (come intende Wor·JLF..'IBERG, trasformi l'ufficio in vn diritto di proprietà e
Pt., ad/.). Esso indica le singole comunità che di dominio. Difficilmente accettabile è l'opi-
sono state affidate alla guida degli anziani nione di SELWYN, op. cii. (--+ n. 19) a I Pctr.
(WINDISCH, Pt., ad l. e --+ v, coli. 600 s.). Na· 5,3, secondo cui Y.Àijpo~ indica «the severa!
turalmcnte l'espressione non significa che un parts of the spiritual XÀ'l')povoµlet.» (r,4), cioè
territorio sia suddiviso in comunità locali op- «le diverse parti della XÀ'l')povoµla. spirituale».
pure una comunità in 'settori pastorali', as-
segnati ciascuno o ciascuna ad un presbitero. 90 É1tl<Tx01toç non è certamente usato qui in
Il plurale xÀ:TjpoL si spiega piuttosto col ca- senso tecnico-ecclesiastico, ma dovrebbe però
rattere circolare, di 'enciclica', della lettera contenere un'allusione al titolo di vescovo. Cfr.
(come concetto ecclesiologico 7tolµvtov non --+ v. CAMPENHAUSEN 90 n. 4; A. M. FARRER,
può avere il plurale), cfr. --+ KNoPF 175 n. I . Thc Mi11istry in the N.T., in~ KrnK 16r-r63.
123 (v1 ,666) Ttpl:<1(3uc, x-i;ì•. D 3c-d (G. Bornkamm) (vt,666) r:q

che potrebbero insidiare coloro che eser- fusione non rappresenta semplicemente
citano l'ufficio di presbitero mostra, ri- il prodotto del lavoro teologico e lette-
spetto al passo di Act. 20 che per altri rario dell'autore). L'uso linguistico dei
versi è cosl simile al nostro, un più alto quattro passi delle Pastorali in cui com·
grado di delineazione e di consolida- pare il termine 7tpEcrf3u~Epo<; non è affat-
mento di questo ufficio. La sua dignità to omogeneo. In I Tim. 5,1 'ltpEcrf3u~E·
risulta anche da come 'Pietro' chiama po<; (cfr. anche il v. 2) indica senz'altro
se stesso: ò cruµ'ltpEcr~u~Epoç {5,r). Cer- l'età avanzata (opposto: VEW'\"Epoç,). Que-
tamente l'apostolo si pone così, con ac· st'unico passo non deve però indurci ad
centuata modestia, sullo stesso piano assumere la medesima accezione anche
dei presbiteri, ma allo stesso tempo po- per gli altri tte; infatti altrove nelle Pa-
ne anche loro al proprio fianco. Ancora storali 7tpE<rBu·n:poc; è palesemente il tet·
un punto è degno di nota: I Petr. 5 non mine tecnico per indicare coloro che
presenta l'ufficio di presbitero quale cu- hanno l'ufficio di governare la comuni-
stode della tradizione apostolica a ba- tà. Costato formano un collegio {'ltpE·
luardo contro l'eresia. crBv-.ÉpLoV: z Tim. 4,14) che ha avuto
d) Nella storia della costituzione ec- una parte anche nell'insediamento di Ti.
clesiastica dcl primo cristianesimo tradi- moteo avvenuto mediante l'imposizione
zioni, in origine diverse, riguardanti gli delle mani 92 • Per amore d'ordine Tito
uffici della comunità si sono effettiva- deve «costituire» TIPE<TBu~Epot nelle sin-
mente fuse insieme in vari modi, come gole comunità locali (xtX~à 'ltOÀLv: Tit.
mostrano particolarmente le lettere Pa- r,5). Probabilmente I Tim. 5,22 con·
storali 91 (già negli Atti, ricordiamo, tale tiene un avvertimento a Timoteo pet·

91 Cfr. -> SPICQ, excursus XLIV-XLVII; DIBE- che quindi qui il gesto è stato compiuto da
uus, excursus a I Tim. 3,7 e 5,r7. una sola persona, là da molte (analogo è Act.
92 Secondo l'interpretazione piì1 comune, in- 8,18: 8tà -cijc, Énd)forwc; -.wv XELPWV 'tWV
fatti, le parole di I Tim. 4,r4 µe-tà. f.miléo'Ewç CÌ.7tOCT't6Àwv). Inoltre nelle Pastorali non si ac-
't"WY XELpwv 't"OV 'ltpEo-(3v't"Eplov significano che cenna mai alla dignità presbìteriale di Timo-
il collegio dei presbiteri è l'organo preposto teo (o di Tito) e nella nostra letteratura 1tpto-·
all'ordinazione (-co\i 1tPEU(3V'tEplov = genitivo ~IJ't"ÉpLo\I indica sempre e solo un organo col-
soggettivo). Tale lettura è stata però contestata lettivo (~ coli. 90 s.). Cosl neanche .Sus. 50
da D. DAUllE, Evangclisten und Rabbinen: (Theod.), l'unico esempio cioè di 1tPE<T~V'tÉ·
ZNW 48 (1957) n9-u6, spec. 125, e]. ]ERE· ptov come nome astratto (= «dignità d'anzia-
MIAS, op. cit. (~ n. r8), che vedono riflessn no»: del resto anche qui si tratta dell'inseri-
in quella frase la formula giudaica s'mtkat -i:- mento in un collegio concreto), rappresenta un
qén1m della nomina ad anziano (quindi -.oi'.i sostegno sufficiente per l'ipotesi di Daubc e
1tpw~1nEplov = genitivo finale). Verrebbe co- Jeremias. La differenza tra I Tim. 4,14 e 2
sl a cadere la contraddizione esistente tra I Tim. r,6 potrebbe essere spiegata soddisfacen-
Tim. 4,14 e 2 Tim. l,6. Eppure proprio 2 Tim. temente con H diverso carattere delle due let-
l,6 (otÒ; 'tijç lmi>ÉuEWC, 'tWV XEtpWV l.lOU) mo- tere (regola comunitaria / testamento aposto-
stra che si tratta di un genitivo soggettivo e lico): dr. ~ DIBELIUS, Past.' 56 s.
· ~ ,, ' . -·- -

ché non ordini nessuno con eccessiva rimmente rra costoro quelli che operano
facilità e con precipitazione 93 • Secondo «con la parola e l'insegnamento»? A-
vremmo cosl quattro gruppi ottenuti di-
I Tim. 5,r9 i presbiteri godono di una
stinguendo le persone ora in base agli
particolare protezione giuridica e quelli uffici ora in base alla qualità delle loro
di loro che si distinguono nelln condu- prestazioni. Questa suddivisione è però
impossibile perché già l'attribuzione di
zione della presidenza vanno onorati
colmo che curano la parola e l'insegna·
due volte ( 1 Tim. 5 ,r 7 ). È discusso se mento al gruppo dei xa)..wc; 'ltpoEcr-.w.-r:c;
omÀ;ijc; ·nµ'ijc; 0:l;toucri}wcra.\I, «Siano re- mostra che s'intende parlare di anziani
putati degni di doppio onore», vada in- che svolgono determinati ministeri nel-
]u comunità. La frase ot 'X(x.À.W<; rcpo·
teso nel senso di un compenso materia- EIY't"W't"E<; serve quindi a l'icordate l'opera
le, cioè di un 'onorario', oppure di ono- di coloro che I Clem. 44,3 chiama xa.-
re in senso morale; I Tùn. 5,18 favo- -;a.C1.-ai}év'tE<; e Herm., vis. 2,4,3 'ltpo-
fo'tciµEVOL itpE<YPu.-Epot. La comunità ri-
risce indubbiamente la prima interpre- compensa dunque concretamente il lo-
t~zione 9~. ro particolare servizio e non solo la
qualità del lavoro svolto. Il carattere
1Tim. 5,17 ci fa intravedere in una patriarcale dell'ordinamento comunita-
certa misura quali fossero le funzioni de- rio resta comunque intatto. Da I Tim.
gli anzinni. Non si può però dire con as- 5,17 si può capire come le esigenze con-
soluta sicurezza che cosa significhino crete del governo e della cura della co-
precisamente le due proposizioni rela- munità abbiano comportato automatica·
tive oi. xrù.wc; 'ltposcr-.w.-Ec; (~ col. 145 mente la scelta e la distinzione di de-
n. 140) e µaÀtcr.-a oi. xomwV'tEc; EV M- terminati presbiteri, anche se nel nostro
'Y4> xcd Ùtoa<Jxa.À.lq.. La prima propo- caso non si rimase del tutto entro i li-
sizione significa forse che in seno al col- miti dell'ordinamento presbiteriale col-
legio dei presbiteri un gruppo (o in cia- legiale.
scuno collegio un singolo?) sia investito
dell'ufficio di presidente e di questo La lettura delle Pastorali ci riserva
gruppo solo i xa.Àwc; 'ltpOECT'\'W't"E<; vada-
no ricompensati con una particolare re- però una notevole sorpresa: oltre i pre-
tribuzione? E la seconda distingue ulte- sbiteri, anche l'episcopo (--> III, coli.

9J Così intendono numerosi commentatori, ad v. CAMPENHAUSEN r6o s.; ~ DIBELIOS, Past.l


es. J. ]EREMrAs, Die Briefe a11 Timothe11s tmd 62 s.
Titus, N.T. Dcutsch 91 (1954) ad l.; ~ LOHSE
88; -> MICHAELIS 77 s.; ~ ScHLIEll 143. Pe- 9-1 ~ M1cuA.ELIS u2-n9, che sostiene la se-
rò bisogna porre la cesura già tra il v. 19 e il conda interpretazione, è però costretto a eli-
v. 20 (si noti il plurale nel v. 20) e quindi ri- minare il v. r8 ritenuto, senza validi motivi',
ferire più esattamente il v. 22 nlla l'iammis- una glossa. Il fatto che, com'egli fa notare, i
sione di peccatori pentiti. Cfr. P. GALTIER, La funzionari della comunità conservassero la loro
réconciliation des pécheurs dans la première professione civile (3,4.12), non è un argomen-
ép1tre à Thimotée: Recherches de Science Re- to a sfavore della nostra interpretazione, poi-
ligieuse 39 (1951/52) 317-320; W. LocK, A ché l'espressione om).:Tj ·nµ1J può senz'altro
Critica{ and Exegetical Comme11tary 011 the non riferirsi ad uno 'stipendio' per un incarico
Pastora/ Epistles, ICC (1924) 63 s.; B. S. normale bensl appunto soltanto ad un 'onora-
EASTON, The Pastoral Epiitles (1948) 160; ~ rio'.
127 (v1,667) ;:pfo~vç X'\ À.. D 3<l (G. Bornknmm) (VI,668) 128

780 ss.) ha in esse una parte importante vengono mai menzionati insieme, non li
e le sue funzioni coincidono con quelle si può disporre senz'altro secondo lo
schema di una gerarchia tripartita 96 • Il
dei presbiteri (cfr. con 1 Tim. 5,17 1tpo- primo punto da fissare è piuttosto que-
<T'ti)vrn in I Tim. 3 ,5; OLoa.xnx6v in I sto: nei passi che parlano dell'episcopo
Tifn. 3,2; cfr. anche Tit. i,9). Sembre- si manifesta un principio costituzionale
diverso da quello dei passi che riguarda-
rebbe cos} logico pensare che nelle Pa-
no i presbiteri; l'ufficio episcopale, che
storali i due uffici siano identici in tutto si sta movendo già verso l'episcopato
e per tutto. Solo cosl sembra infatti monarchico, nelle Pastorali è in procin-
spiegarsi come al passo che esorta Tito to di concrescere con l'ordinamento pre-
sbiteriale proveniente dalla tradizione
a costituire anziani in ogni comunità giudaica, secondo un processo attestato
(Tit. 1 ,5) segua immediatamente uno anche da Act. 20,17.28 (sia pure in uno
specchio dell'episcopo (vv. 7 ss.). Tutta- stadio meno avanzato di sviluppo) per
la medesima area geografica (Asia Mi-
via sarebbe errore dedurne immediata- nore) e I Clem. (~ coll. r40 ss.) per Ro-
mente che nelle Pastorali si giunga a ma 97 • Questo processo si spiega facil-
una tale identificazione: lo dimostra il mente col fatto che già da molto tempo
i 7tpeo-Bv'tEpoL non erano più considerati
semplice fatto che in queste lettere È7tl-
i rappresentanti naturali della comunità,
<TX01toc; è sempre al singolare, mentre i bensì costituivano il collegio dei respon-
7tpEu0v'te:poL formano un collegio 95 • sabili della comunità insediato dagli a-
postoli (Act. 14,2 3) o dai loro successo-
Bisogna inoltre notare che i passi che ri (Tit. r,5) nelle comunità locali, ed era
parlano dei 7tpE<T0u'te:poi sono netta- divenuto necessario che, salva restando
mente distinti da quelli che trattano del- l'autorità patriarcale di tutti i presbiteri,
l'È7tl<Txo7to<; (e OLaxovoc;) (I Tim. 3,1- determinate funzioni amministrative ve-
7 .8-13 ). Soltanto in Tit. I ,5 s. 7-9 le i- nissero assunte e svolte da una sola per-
struzioni per i presbiteri (plurale!) e per sona. Così nella struttura totale dell'or-
l'episcopo (singolare!) si susseguono im- dinamento ecclesiastico gli episcopi del-
mediatamente, ma già il diverso numero le Pastorali vanno appunto visti come
grnmmaticale e l'elencazione separata 7tpE<T~U't'EpOL 'ltpoECT't'W't'E<; (ovvero Ém-
dei requisiti necessari costituiscono un <TX07tOU\l'tEc; ). «In ogni modo questa i-
argomento validissimo contro l'identità dentificazione è frutto di uno sviluppo,
dei due titoli. Dato però che i tre uffici non già un dato iniziale» 93 •
di episcopo, presbitero e diacono non

93 Per l'identificazione di episcopi e presbiteri fatto diverso dai r.pEU~U'tEPOL, ma è pur sem-
nell'esegesi cattolka dr, U. HOLZMEISTER, 'Si pre un 'ltpEcr~u-rEpoç xa-r' lt;ox-fi"11 che si di-
quis episcopatmn desiderai, bonum opus de- stingue dagli altri per il xa.Mv ltpyov (x Tim.
siderai' (I Tim. J,I) : Biblica 12 (x931) 41-69. 3,1) della otxoooµ-fi della comunità, ltpyov per
Contro una comprensione generica di ~'l':Laxo­ il quale egli divi'ene collaboratore e successore
'ltOç dovrebbe valere il fatto che quest'uso lin- degli apostoli.
guistico non si trova quando si parla delle al- 97 Non c'è alcuna ragione cogente per conside-
tre cariche. rare interpolazioni posteriori i passi in cui si
96 Per SPICQ 91-96 I't1tluxoltoç è sl un pri11111s parla dell'episcopo.
inter pares, per dignità sacerdotale niente nf- 98 ~ DIBELIUS, Pasl.l 46.
I29 (Vt,668)

4. Particolari problemi sono connessi Nulla indica che questi anziani siano
con le visioni dell'Apocalisse in cui il degli esseri umani redenti e trasfigurn-
veggente vede 24 anziani che stanno ti 100; anzi essi vengono chiaramente di·
con le quattro creature viventi attorno stinti tanto dalle masse dei glorificati
al trono di Dio in cielo (Apoc. 4,4.10; (Apoc. 7 e 14) quanto dalle miriadi an-
5,6.8.1r.r4; 7,n; lr,r6; 14,3; 19,4)9'J. geliche (5,n; 7,n) che si affollano at-
I troni sui quali siedono (4,4; r1,6), le torno al trono, ai 24 anziani ed alle
vesti bianche che indossano e le corone creature viventi. Rispetto a queste mi-
d'oro che ornano il loro capo (4,4) li riadi gli anziani sembrano costituire un
fanno apparire :figure celesti, mentre il ordine angelico superiore, più vicino de.
titolo di TCpE<T~vnpo~ fa pensare che essi gli altri al trono divino e particolarmen-
formino come un senato di Dio. Pure te addentro nei misteri divini. «Uno
non si dice mai che Dio si consulti con degli anziani» funge da angelus inter-
loro e che essi esercitino l'ufficio di giu- pres (5,5; 7,13) e il veggente gli si ri-
dici (cfr. 20,4). La loro funzione non volge col titolo onorifico di xuptoc; ( 7,
consiste nell'esercizio di un potere pro- !4).
prio, ma semplicemente nell'adorazione
L'immagine di questi anziani deriva
della maestà di «colui che siede sul tro- dalla diffusa concezione veterotestamen-
no» (4,10; r9,4) e dell'agnello glorifi- taria e apocalittica del celeste consiglio
cato (5,8-10) ~ l}p6voc; IV, coll. 586 ss. di Dio (cfr. I Reg. 22,r9; Ps. 89,8; lob
r,6; 2,r; Dan. 7,9 s.; Hen. I,4.9; 47,3
Essi si prostrano, rendono omaggio al ss.; 6 o, 2 ecc.) 101 • Il parallelo più antico
sommo ed eterno Signore e gettano le e anche più vicino è offerto da Is. 24,
loro corone davanti al suo trono (4,10) 2 3 : ~CW-~À.EUCTEt XUp~oç È.V kLW'V XctL Èv
lEpoucraÀ:T)µ xat ÈVWTCLOV 't'W\I TCpECT~U­
tra canti di lode (4,n; 5,9 s.; u,17 s.;
't'Épwv ooçaCTl}1}o-E'tctL, «il Signore regne-
I9>4 ecc.). «Con una cetra e coppe d'o· rà in Sion e in Gerusalemme e sarà glo-
ro per i profumi» gli anziani prestano rificato davanti agli anziani» (~ col.
servizio sacerdotale per la comunità ter- 95). Singolare è comunque il numero
degli anziani, che non trova riscontro
rena (5,8) ed il culto ch'essi celebrano fuori dell'Apocalisse. È possibile che
in cielo accompagna gli eventi della re- questo numero risalga a speculazioni a-
denzione e del giudizio sulla terra, even- strali: secondo l'astrologia babilonese d
sono 24 stelle, chiamate oixwr'ta.t 't'WV
ti che gli anziani aprono e chiudono col oÀ.wv, «giudici di tutte le cose» 100, che
gesto e il canto. stanno metà a nord e metà a sud dello

w Cfr. ~ MICHL, che offre anche un'accurata 101 Tuttavia i·n questi passi non s'incontra mai
panoramica della storia delle interpretazioni. la parola 'anziani'. Per l'immagine delle schie-
100 ~ Mrcnt 91-u4 ritiene che gli anziani sia- re celesti intorno al trono di Dio cfr. VoLz,
no qui i giusti dell'antico patto, visti' come Esch. 276 s.
presbiteri celesti del popolo cristiano. La sua 102 Diod. S. 2,31 14; cfr. H . GuNKEL, Zmn reli-
tesi mi sembra però insostenibile. gìonsgeschichtlichen Verstiindnis des N.T. 3

• ~ · ...A., 1 ....... t'I 'l!1


npfof3uc; X't'À. D 4 (G. Bornkamm)

zodiaco; secondo test. Ad. 4,19 potenze 24,5 ss.; 25 ,1ss.) 1 ~, tanto più che i capi
angeliche rendono omaggio e sacrificano delle classi sacerdotali sono chiamati
alle ( 24) ore del dl e della notte 103 • Van- 'principi' (I Par. 24,5) 107 e nel giudai-
no inoltre ricordati i 24 Yazata, le divi- smo più tardo anche 'anziani' 108 e che il
nità subordinate che nella d'ottrina per- compito dei cantori del tempio, consi-
siana formano il pantheon di Ahura stente nel «profetizzare al suono di ce-
Mazda 11». Questi paralleli tratti dalla tre, arpe e cembali» (r Par. 25,1), con-
storia delle religioni assumono un no- corda benissimo con le funzioni degli
tevole valore probante per quanto ri- anziani in Apoc. 5 ,8 .
guarda l'origine della concezione degli
anziani nell'Apocalisse, qualora si con- Dal coro dei 24 presbiteri celesti non
sideri che nel giudaismo il confronto è possibile dedurre informazioni atte a
con le religioni dell'Antico Oriente è av- chiarire l'ordinamento né di una comu-
venuto proprio sul terreno dell'angelo- nità giudaica né delle comunità cristiane
logia, che anche altrove cifre e simboli nelle quali l'Apocalisse è nata e per le
dell'Apocalisse accennano nella medesi- quali è stata scritta 100• Al contrario l'A-
ma direzione e fanno supporre il mede- pocalisse mostra costantemente l'imma-
simo sfondo 105 e che infine gli anziani gine, o almeno la finzione, di una comu-
sono descritti come esseri celesti. Però nità con una struttura pneumatico.profe-
·nell'Apocalisse il significato astrale pri- tica e non già ordinata secondo ministe-
mitivo delJe figure riprese da una più ri precisi e stabili. Nell'Apocalisse non si
antica tradizione è del tutto svanito. fa mai parola né di vescovi né di diaco-
Quindi, per quanto riguarda le funzioni ni né di dottori né di pastori né di an-
cultuali degli anziani si dovrà pensare ziani delJa comunità. L'unica autorità,
principalmente alla suddivisione dei sa- accanto agli apostoli 110, è costituita dai
cerdoti e dei leviti in 24 classi (I Par. ptofcti 111 (rappresentati dal veggente

(1930) 43; F. BOLL, Aus der Ofjenbnrung Joh. dei troni su cur siedono i 24 anziani non è
(1914) 35 s. lecito vedere un riferimento alle protocattedre
IOJ J. WELLHAUSEN, Analyse der Offenbarung occupate dai presbiteri terreni durante il culto,
Joh. (1907) 9; BoLL, op. cit. (~ n. 102) 36; perché i i>p6voL dei 24 anziani sono seggi re-
ID., Sphaira (1903) 317. gali (-)- iv, coll. 587 .590), come regale è il
te» BoussET, Apk. 247; LOHMEYER, Apk., ad l. segno della loro dignità (~ U't{q>a.voc;) che de-
rimanda alle speculazioni numeriche dei Pi- pongono davanti al trono di Dio.
tagorici per i quali il 24 è il numero del CO· 110 Il concetto di apostolo nell'Apocalisse non
smo (24 lettere, 24 toni). Questi pensieri a- è univoco. In Apoc. 2,2 si tratta evidentemen-
stratti dovrebbero però essere molto remoti te di predicatori itineranti che pretendono per
dall'Apocalisse. sé questo titolo, ma che la comunità ha sma·
105 BoLL, op. cit. (-7 n. xo2) spec. 16-29. scherato come bugiardi· e impostori. Si pre-
106 Cfr. ~ ScniiRER u 286-290. suppone quindi un concetto ampio di apostolo
101 I Par. 24,5 : fiiré qodeI w'Hire hii'eloh1m; nel senso di missionario autorizzato, incarica-
cfr. fiiré hakkohìi11/m: Esdr. 8,24.29; 10,5; 2 to. Invece secondo Apoc. 21,14 i 12 nomi <lei
Par. 36,14. 12 apostoli dell'agnello stanno sulle pietre fon-
ICI<! Joma l,5; Tamid 1,1; Mid. 1,8. dament!Ùi della nuovn Gerusalemme.
100 Contro -7 M1CHL 38 e -7 v. CAMPENHAU- 111 Gli apostoli e i profeti sono nominati in-
SEN 90: «Ma la loro attività dovrebbe tro- sieme in Apoc. 18,20 come in Eph. 2,:20; 3,
vare senza dubbio riscontro nel presbiterio .5· In entrambi gli scritti i profeti sono i pro-
terreno della chiesa, oppure è rappresentata, feti cristiani (diversamente intende LoHMEYJ.m,
con le sue tinte di fiamma, pur sempre nello Apk. a 18,20). Per i passi di Eph. cfr. DIBE-
stesso quadro generale. Anche nel particolare uus, Gefbr. 72 s. Nell'Apocalisse non si parla
1'pÉ<r~uc; hù. D 4 (G. Bornkamm) (v1,670) l34

stesso ) e da «tutti i suoi fratelli che han- comunità nell'Apocalisse non ha che fa-
no la testimonianza di Gesù», cioè «lo re con Paolo stesso 113• L'idea di comu-
spirito della profezia» ( 19,10; 22,6 ). nità rappresentata nell'Apocalisse sem-
Questa profezia dell'Apocalisse si rivol- bra invece essersi conservata in partico-
ge direttamente alle singole comunità ed lari conventicole giudeo-cristiane 114 nel-
alla loro totalità, senza il tramite di mi- le quali si è evidentemente perpetuata
nistri o incaricati 112 • un'antica tradizione apocalittica d'ori-
Se queste osservazioni sono esatte, si gine palestinese 115 che nel frattempo ha
pone allora il non facile problema di in- continuato a svilupparsi ed ha trovato
dividuare la posizione del tipo di comu- espressione letteraria. L'origine di que-
nità riflesso dall'Apocalisse nella storia sta tradizione dovrebbe risalire ad un
dell'ordinamento ecclesiastico. È assolu- tempo, abbastanza remoto, in cui l'ele-
tamente escluso che le comunità di Efe- mento pneumatico-profetico era ancora
so e delle altre città microasiatiche no- predominante sia nella teologia sia nel-
minate nell'Apocalisse, cioè le comunità l'organizzazione della comunità. L'Apo-
dell'antico territorio missionario di Pao- calisse e la sua ecclesiologia non hanno
lo, avessero ancora, verso la fìne del 1 nulla in comune con il tipo deUa comu-
secolo, una direzione pneumatico-profe- nità gerosolimitana al tempo di Giaco-
tica senza uffici ben definiti. L'esistenza mo né, anzi ancor meno, con il giudeo-
di un simile tipo di comunità è inoltre cristianesin10 legalistico e settario del-
affatto inconciliabile con il quadro della l'età successiva, nel quale la profezia fu
medesima regione ecclesiastica che ci radicalmente soppressa 116• La conserva-
viene offerto, contemporaneamente o zione e la continuazione della tradizione
pochi decenni più tardi, da tutta una apocalittica arcaica, due momenti facil-
serie di altri scritti (Atti degli Apostoli, mente rilevabili nell'Apocalisse, costi-
Pastorali, I Petr., Ignazio e Policarpo). tuiscono l'immediata premessa del sor-
Altrettanto certo è che la struttura delle gere del montanismo nella seconda me-

affatto dei profeti dell'A.T. come figure indi· pccalittico Giovanni cd il suo libro siano rap-
pendenti. Tutt'al più sono figure dei profeci presentativi della chiesa del loro tempo e del·
cristiani (Apoc. 1.1,10.18). L'uso abbondante e la loro regione. Cfr. BAUER, op. cit. e~ n. u3)
libero dì detti di profeti cristiani è un tratto 81 s.
caratteristico dello stile dcl discorso profetico 115 Per gli stretti rapporti tra l'Asia Minore e
dell'Apocalisse (che però non presenta mai si- la Palestina dr. K. HOLL, Der KirchenbegriU
mili oracoli come citazione scritturistica). An- dcs Paulus in seinem Verhiiltnis w dem
che Apoc. i ,3;· 10,7; i6,6; 19,10; 22,6 s. 9.18 s. dcr Urgemeùrdc, in Gesammelte Anfsiitze II
attestano In presenza di profeti' nella comunità (r928) 66 s.; E. SCHWARTZ, Uni:eitgcmiisse
cristiana e il valore della profezia in essa. Betracht1111ge11 zu den Clemcntinm: ZNW 31
112 Come non si può stabilire un rapporto tra (1932) 191; H. LrnTZMANN, Geschichte der
gli anziani celesti ed i presbiteri terreni, cosl Alten Kirchc 1' (1953) 198 s.; E. HIRSCH, Stu-
non si può stabi1ire un riscontro tra gli ayys- dien :mm vierten Eva11geli11m (1936) 149·152 e
ÀO~ delle lettere e gli episcopi (-+ I, coll. soprattutto BAUER, op. cit. (-+ n. u3) 89-92
229 s.). (qui la tesi di Holl riceve la dovuta correzio-
ne). Anche i quarto<lecimani mostrano, nel
1l3 Non c'è nulla che ricordi l'attività dell'A-
modo più palese, l'influenza del giudeo-cristia-
postolo nell'Asia Minore e la fondazione della nesimo palestinese sull'Asia Minore ancorn nel
comunità di Efeso da parte di Paolo. Cfr. W. n secolo. Per la questione vedi Il. LoHsE, Das
IlAUllR, Recbtgliiubigkeit tmd Keti:erei (1934) Passnfest der Q11artadei:i111n11er ( r953) spcc. 94-
87 s. 98.
114 Ci- si deve dunque liberare dell'idea che l'a- 116 Cfr. ~ V. CAMPENHAUSEN 196-198.
rçpÉ<rf3uç X'tÀ.. D 4-5 (G. Bornkamm)

tà del II secolo 117• plinari esclude che si tratti di un con-


trasto meramente personale, bisognerà
5 . La terza Lettera di Giovanni riflet- concludere che le differenze riguardino,
te l'aperto conflitto tra il titolare di un per cosl dire, il diritto canonico: diffa-
ufficio ecclesiastico, che va senz'altro av- mando il presbitero e i suoi messi l'in-
caricato di un ufficio della comunità lo-
vicinato all'episcopato monarchico, e il cale impedisce (a quanto sembra, con
rappresentante di un'autorità libera, non successo) che qualcuno s'immischi dal-
esclusivamente locale. Nell'intestazione l'esterno nel governo della sua comuni-
tà 12(). È lecito supporre che costui, eser-
di 2 Io. e 3 Io. l'autore si presenta sem-
citando l'autorità conferitagli dal suo
plicemente, senza ulteriore indicazione ufficio, abbia cacciato gl'inviati del pre-
né di nome né d'altro, come ò 7tpEcr~u­ sbitero (che questi raccomanda perso-
'tEpo<; e si richiama cosl ad un'autorità
nalmente in 3 I o. 5-8 quali servitori del-
la verità, dopo averli nettamente di-
che fmora gli è stata riconosciuta da al- stinti in 2 Io. ro s. dagli eretici itineran-
tri oitre che dalla comunità destinataria, ti} considerandoli apostoli itineranti ille-
autorità che ora gli viene invece conte- gittimi.
stata in seno a tale comunità dal suo Che significa qui 7tpEo-Su'tiopoç? Non
avversario Diotrefe. è possibile che voglia semplicemente in-
dicare l'età fisica dell'autore; anzi è evi-
L'espressione <pLÀ.onpw'tEUWV (3 Io.
9) contiene sl una chiara critica dell'ar- dente che esso deve esprimere autorità e
roganza dell'avversario, ma le afferma- dignità particolari. È altrettanto impro-
zioni riguardanti il suo comportamento babile che l'autore abbia scelto questo
non lasciano dubbio che Diotrefe eser-
cita già, e non soltanto mira ad esercita- termine per indicare con modestia la sua
re, diritti monarchici di guida sulla co- dignità apostolica, giacché il comporta-
munità: si è rifiutato di far conoscere mento dell'avversario sarebbe incom-
alla comunità una lettera inviatale dal
prensibile se si fosse trattato di un apo-
7tpioo-Pu-.iopoç, ha scacciato gl'inviati di
costui e ha punito con la scomunica co- stolo; inoltre l'autore non avrebbe cer-
loro che li hanno accolti (3 Io. 9 s.) 118• tamente esitato, in un simile conflitto,
Poiché non si fa parola di differenze a richiamarsi al suo rango di aposto-
dogmatiche (per quanto queste potes-
sero benissimo esistere e alimentare j] o
lo. Infine la parola 7tpt'.O"Su'tiopo<; non
conflitto 119 ) ed il ricorso a misure disci- può neanche indicare il membro del
m Cfr. H. KRAFT, Die altkirchliche Propbetie comportamento (disprezzo e inosservanza del
rmd die Entstebung des Mo11tanis11111s: ThZ I I diritto d'ospitalità). L'autore non difende dun·
(r955) 249-271, spiega il rilievo dato alla fi- que una forma di governo, diciamo, presbite·
gura ed all'ufficio del vescovo nell'epistolario riale della chiesa contro certe :ispirazioni 111l'e-
ignazi'ano con l'opposizione alle comunità pro- . piscopato monarchico.
fetiche dell'Apocalisse. 119 BAUER, op. cit. (--> n. u3) 97 chiama a tor-
118 Benché l'espressione qit>..orcpw'tEUWV con-
to Diotrefe «Capo eretico».
tenga un'indubbia nota di disapprovazione,
l'autore di 3 Io. non critica in realtà la posi- 12ll M . GOGUEL, L'église primitive (1947) 136
zione di Diotrefe in sé, bensl soltanto il suo s.; ~ v. CAMPENHAUSEN x32.
137 {vr,671) 'ltpÉcr~uç x.-tÀ. D 5 (G. Bornkamm)

presbiterio di una comunità locale 121 . Il e 3 Io. I non può quindi essere ricon-
senso del titolo 'ltpEcr~unpoç, in 2 Io. 1 dotto né ad un ordinamento episcopale
121 E. KiisEMANN, Ketzer 1111d Zeuge: ZThK. poco, mal si conciliano col titolo di presbitero
48 (1951) 292-3n (con ampia bibliografia del- di una comunità locale. Ancora una volta no-
le opere meno recenti·, tra cui va ricordato tiamo che anche questo fatto, stando almeno
particolarmente A. HARNACK, V ber den 3. Job.- a quanto ci dicono le lettere, non è dovuto a
Brief, TU r5,3b [1897]) ripropone la tesi che cause di forza maggiore (la presunta scomu-
l'autore di 2 lo. e 3 Io. si chiami 'presbitero' nica). Infatti la precedente lettera alla comu-
in senso tecnico-ecclesiastico, quale dignitario nità (2 Io.?) menzi'Onata in 3 Io. 9 deve essere
di una comunità locale. In questo saggio, gra- stata scritta nella presunzione, se non altro,
vido di conseguenze importanti"ssime per la che la comunità fosse disposta a ricevere sia
posizione storica e teologica del vangelo e del- la lettera sia i fratelli inviati. Per la cura
le lettere di Giovanni, il Kasemann cerca di pastorale delle comunità il 'presbitero' si ser-
provare che l'autore degli scritti giovannei (A- ve di' messi che non vengono affatto inviati
pocali-sse esclusa) era un presbitero scomuni- ad hoc alla comunità con la quale egli si tro-
cato dal rappresentante dell'episcopato monar- verebbe in pieno conflitto. Questi messi sono
chico. Questo presbitero «avrebbe conservato piuttosto missionari che vanno di comunità
il titolo e continuato il suo lavoro nonostante in comunità, rendendo in ciascuna la propria
il verdetto dell'ortodossia, avrebbe inoltre or- testimonianza (J Io. 7); accolti già in prece-
ganizzato una propria associazione ecclesiale denza da Gaio come persone di provata fidu-
con una sua missione 11r pagani accanto alla cia (3 Io. 5 s.), anche questa volta erano cer-
comunità ortodossa, senza per questo abbando- tamente autorizzati n ricevere ospitalità e ad
nare né la volontà né la speranza di giungere essere forniti• del necessario per continuare il
ad un accomodamento con la controparte» (p. loro servizio missionario (per '1tP0'1tEµq>i}flva:~,
301 ). Questa tesi è però contraddetta già da dr. Rom. 15,24), cosa che Diotrefe e compagni
ciò che le lettere ci dicono circa la posizione si sono, a dire il vero, vergognosamente rifiu-
e l'opera del 'presbitero'. Possiamo notare, in- tati di fare. Il loro ritorno in quella comunità
tanto, che manca il nome del presbitero. A ha provocato, o almeno acuito al massimo, il
questo riguardo E. ScHWARTZ, Ober den Tod conflitto trii Diotrefe e ]"anziano'. Non c'è
der Sohne Zebedai, AGG 7.5 (1904) 47 s. e comunque il minimo accenno ad una 'sco-
MEYER, Ursprrmg m 638 con poca chiarezza munica' del presbitero. Secondo Kasemann
hanno sostenuto che questo nome sarebbe sta- tale scomunica avrebbe provocato l'uscita
to e11ncellato in un secondo tempo; esso infatti del presbitero dalla comunità tiranneggia-
non sarebbe stato 'Giovanni' ed andava quindi ta da Diotrefc e spiegherebbe l'insistenza
eliminato per permettere alle due lettere di dell'autore sulla sua dignità discussa. Se le cose
essere accolte tra gli seri tti gi'Ovannei. Ancora stessero cosl, l'autore non avrebbe certo avu-
prima va però detto, contro Kasemann, che to bisogno di dare rHievo a] suo titolo già
sarebbe piuttosto strano che un individuo in- nella 2 Io., dove non c'è ombra di conflitto.
vestito di un11 dignità ecclesiastica locale ve- O forse la 'scomunica' è stata comminata al-
nisse chiamato 'il presbitero', dato che la ca- l'anziano in absentia? Ma come dovrebbe 'sco-
rica di presbitero esiste sempre e solo nell'am- municare' un assente un vescovo locale, che
bito di un collegio e non si dà mai il caso non può assolutamente venire trasformato in
di un presbitero isolato. L'obiezione che H no- un vescovo di una chiesa 'cattolica' 'ortodossa'
stro presbitero sarebbe stato isolato appunto che si sovrappone e impone ad una comuni1à
perché scomunicato non convince, perché l'au- locale? (lx~6:).).Ew significa «espellere dalla
tore si presenta con questo titolo già nell'in- comunità locnle>>). In effetti non si può parlare
testazione di 2 Io. dove non c'è traccia né fondatamente di scomunica neanche nei ri-
del conflitto con Di'Otrefc né di una contesta- guardi dei forestieri che portavano i messaggi
zione delfo sua autorità. In terzo luogo il 'pre- dell'anzi-ano; anzi, secondo 3 Io. 10, ne sono
sbitero' esercita, 11ttraverso lettere e inviati, la colpiti soltanto quei membri della comunità
sua influenza oltre i limiti di una comunità lo- che vogliono ospitarli.
cale, arrogandosi cosl competenze che, a <lit
7tpfo~vc; i<'t"À.. D 5 - E r (G. Ilornkamm)

né ad un ordinamento presbiteriale. Bi- riaffermazione di un'autorità locale, di


sogna piuttosto convenire che l'anziano cui abbiamo un chiaro esempio nel com-
portamento di Diotrefe. Anche l'autore
si trova «con In sua volontà e azione, al delle tre lettere di Giovanni ritiene di
di qua di ogni ordinamento ecclesin- essere depositario e tramite di tradizio-
stÌCQ}> 122• In questo 'anziano' si dovrà ne, in particolare di tradizioni giovan-
nee 125, come risulta soprattutto dal con-
quindi vedere non una persona investi-
fronto di I Io. con il quarto Vangelo 126,
ta d'una carica, bensl un maestro (~ invero senza per questo dare alcun peso,
col. 15 2) di particolare prestigio o un anzi senza lasciare alcuno spazio al mi-
profeta della generazione precedente: ò nistero istituzionale. Alla fine quest'ulti-
mo è risultato però vincitore e il 'cri-
npEcr0u-rEpoç indicherebbe quindi un an- stìanesimo giovanneo', che rappresenta-
ziano nel senso in cui Papia e alcuni dei va e difendeva un tipo più antico dico-
Padri della chiesa seriori (--Holl. 15 2 munità, nel frattempo completamente
screditato, fu spinto e confinato nello
ss.) sono chiamati anziani o padri anti- spazio ristretto della conventicola 127•
chi, cioè discepoli degli apostoli e garan-
ti della tradizione che ad essi risale 123• E. GLI ANZIANI NEI PADRI APOSTOLICI
E NELLA CHIESA ANTICA
Va riconosciuto che l'attendibilità di
questa 'tradizione' degli 'anziani' è piut- 1. La prima Lettera di Clemente, il
tosto relativa e che proprio questa cer- documento più importante per 1a storia
chia di persone ha accolto, conservato e del ptesbiterato nell'età subapostolica,
trasmesso una tradizione incontrollata e dovrebbe collocarsi vicino alla prima
spontanea 124 : anch~ fo gnosi si è spesso Lettera di Pietro sia geograficamente sia
e volentieri richiamata a tradizioni apo- cronologicamente. Con un' argomenta-
stoliche per sostenere le proprie posi- zione quanto mai ampia questo scritto
zioni. Tutto ciò spiega più che sufficien- difende i diritti e la posizione dei pre-
temente la volontà di screditare la di- sbiteri contro una comunità che si era
gnità di questo 'anziano' e la rigorosa lasciata indurre da certi agitatori a d~-

In -+V. CAMPENHAUSEN 132. sogna comunque osservare che gli scritti gio-
12.l Cfr. C. H. Dooo, The ]oba1111ine Epistles vannei non si presentano mai come tradizione
( 1947) 155 s. di un 'apostolo', un concetto che non ha parte
m Cosl KAsnMANN, op. cii. (-+ n. 121) 3 00. alcuna né nel vangelo né nelle lettere di Gio-
11.S Con ciò non si è risolto ancora il proble-
vanni.
ma se il 'presbitero' di 2 Io. e 3 Io. vada iden- 126 Sulla questione vedi H . CoNZE.LMANN, 'Was
tificato con !"anziano' Giovnnni dell'Asin Mi- von An/ang war', in: Neutestamentliche St11-
nore di cui siamo informati con sicurezza da dien fiir R. B11ltmam1 (1954) 194-2or. In que-
Papia (in Eus., hist. eccl. 3,39,4). Qu~ possia- sto saggio è mostrato chiaramente {p. 201 n.
mo fissare questi punti fermi: r. esisteva, in· 22) che l'antitesi tra tradizione e spirito (KA.-
dipendentemente dalle cariche comunitarie, u- SE.MANN, op. cit. [ ~ n. 121) 309) non corri-
na categoria onorifica di 'anziani', doè di dot- sponde ai fatti.
tori, che furono considerati mediatori e ga· m Qui coglie nel giusto Ki\SEMANN, op. cit.
ranti di una tradizione autentica; 2. tali 'an- (-+ n. 12r) 303. Snlvc restando tutte le diffe-
ziani~ appaiono particolarmente, anche se non renze di sostanza, dn questo fatto risulta una
esclusivamente, come garanti autorevoli della relazÌ'one sociologica tra l'Apocalisse e gli altri
tradizione giovannea. A questo proposito bi- scritti giovannei (~ coli. 133 ss.).
1tpfo~uç ;{'tÀ. El (G. Bornkamm) {vr,673) 142

stituire alcuni dei suoi presbiteri. Pur- (3,]). Va da sé che l'autore può argo-
troppo ignoriamo completamente i mo- mentare in questa maniera soltanto per-
tivi della sollevazione 128 e lo scritto non ché i presbiteri costituiscono effettiva-
dice nulla sulla natura di questi avver- mente un collegio patriarcale e hanno
sari né sulle presunte colpe dei presbite- dfritto all'onore che i membri della co-
ri. Già la rimozione di alcuni singoli pre- munità sono tenuti a rendere agli anzia-
sbiteri equivale per x Clem. ad una ri- ni/vecchi 129 in generale (cfr. ---7 coli.
bellione contro i presbiteti in genere 120 ss.).
(44,5; 47,6; dr. anche 54,2; 57,1).
Dal collegio dei presbiteri si distin-
Il primo e spesso ripetuto argomento guono chiaramente gl'incaricati ai quali
ài I Clem. contro la ribellione della co- è affidato il culto sacrificale ( È1tLCTX01tTJ:
munità corinzia è che tale gesto costi- 44,r.4). Costoro sono chiamati 'capi'
tuisce una trasgressione del comanda- (1}yovµ.é\IOL: 1,3; 1tp01))'0UµE\IOL: 21,
mento di onorare gli 'anziani': 1tpEcrPu- 6) 130 e ricevono anche - cosa di parti-
upoL è usato in questa accezione generi- colare importanza - il titolo di gnlcrxo-
ca all'inizio della lettera ( l ,3; 3 ,3; 2 l, 1tOL (cfr. 42,4 s:; 44,1 e 44,6) 131 • Que-
6), mentre più avanti, quando si entra sto ufficio contestato nella comunità di
nel vivo del caso in discussione, 'ltpEcrPu- Corinto è per Clemente, come viene dif-
•EpoL assume il significato tecnico di fusamente spiegato, rappresentazione e
persone rivestite dell'ufficio di presbite- veicolo di un ordine voluto e istituito
ro (44,5; 47,6; 54,2; 57,1). I due si- da Dio m. Pe1· la prima volta nella sto-
gnicati tendono comunque a confonder- ria del cristianesimo è questa la prospet-
si quando la sottomissione ai capi (fi· tiva dominante in cui vengono visti l'uf-
youµavoL) e l'onore dovuto agli anziani fido di presbitero e la comunità: anzi
vengono avvicinati ( 1,3 e 21,6) e, vice- vengono considerati così con una coe-
versa, quando gli eventi di Corinto ven- rente e costante accentuazione dell'idea
gono energicamente e aspramente cen- di gerarchia che sa già di principio dog-
surati dal punto di vista morale come matico 133• Il fatto centrale e nuovo è
ribellione dei «giovani contro i vecchi» che qui non è più soltanto il presbite-

m Sono state avanzate le ipotesi pit'1 diverse: i dottori tra gli 1)youµtvoL; però costoro non
rivolta di gnostici entusiasti e di pneumatici vengono mai menzionati in r Clem.
{BAUER, op. cit. [-+ n. 113] 99-109; P. MEIN- 131 «Gli btlO"xonaL sono presbiteri {44,4.5 ), ma
HOLD, Geschehen imd De11t1111g in .1 Cl. : non tutti i presbiteri sono ~nlcrxonoL»: -+
ZKG 58 [r939] 82-r29); smania di predomi- MiiLLER, Dischofswahl 275. Cfr. già-+ SoHM
nio e abuso di potere dei presbited (M. Go- 95-103. ~ v. CAMPENHAUSEN 91 : Ja fusione
GUEI., La 11aissance dt1 Christianisme [1946] dei titoli mostra che «l'ordinamento presbite-
4l8, nota; però dr. 1 Clem. 44,3); generico riale si è impregnato degli elementi di un or-
conflitto di generazioni• (LmTzMANN, op. cii. dinamento episcopale, che a Roma era proba-
[ ~ n. n5] 2ol ); brighe personali tra fazioni bilmente più antico». Entrambi i titoli ven-
{A. v . HARNACK, Ein/iilmmg in die Alte Kir- gono usati soltanto al plurale. 1 Ctem. non
chengescbichte (1929) 91). conosce un episcopato monarchico. Insieme
129 In 3>3 sono detti anche E\l>~µo~, gvoo~oi, con i vescovi vengono nominati anche i dia-
cpp6vLµoL. La stima di cui godono non è do- coni (42.4 s.) .
vuta soltanto alla loro età, bcnsl anche alla m L'idea dell'ordine che troviamo in r Clem.
loro lunga e fedele vita in seno alla comunità proviene dalla dottrina stoica del cosmo e del-
(1,3; 63,3). lo stato.
no -+ K NOPI' 168 s. novera anche i profeti e 133 A ragione ~ v . CAMPENHAUSEN 102 s. so-
143 (v1,673) npfof3uç X't),. E 1-2 (G. Bornkamm)

rato ad avere il compito di conservare e stia comunitaria. r Clem. 40-43 li pone


difendere la tradizione apostolica, ma espressamente nella successione dei sa-
l'istituzione in sé è dichiarata elemento cerdoti dell'A.T. e li rende cosi, per 1n
portante della tradizione apostolica, giu- prima volta nella storia della chiesa, un
stificando così il principio dell'intangi- clero che viene distinto, in seno alla
bilità dell'ufficio. Infatti il ministero di comunità, dai 'laici' 137 per i propri par-
presbitero deriva immediatamente dagli ticolari diritti e doveri. L'orientamento
apostoli e attraverso di essi da Cristo esclusivamente cultuale dell'ufficio di
e da Dio (42 e 44). Conformemente al- presbitero - non si parla mai del magi-
l'idea dell'ordine cosmico e della dispo- stero dottrinale dei presbiteri - e la sua
sizione divina che conferisce alla comu- palese clericalizzazione offrono a r Clem.
nità la sua natura di organismo e ponç la possibilità di proclamare l'inamovi-
sotto una intangibile e sacra legge il bilità dei ministri e la dul'ata a vita del
tempo, il luogo e le persone del suo loro ufficio (44,5 ), a meno che non si
culto, anche i presbiteri hanno il loro siano resi colpevoli d'indegnità o d'inos-
'posto stabilito' 134• I Clem. 44,3 dice co- servanza dei loro doveri. Cosl il com-
me avvenne la trasmissione dell'ufficio: ponimento del conflitto a Corinto può
quando non fu più effettuata dagli apo- avvenire soltanto con la riabilitazione
stoli stessi o da coloro che erano stati dei presbiteri rimossi, la sottomissione
stabiliti direttamente dagli apostoli, essa dei ribelli ai presbiteri (57, r) 138 e 1a
avvenne per mezzo «di altri esimi uo- partenza volontaria per un esilio fissato
mini con l'approvazione di tutta la dalla comunità (54) 139, cosl che «il greg-
chiesa» 135• ge di Cristo viva in pace con i presbite-
ri costituiti» (54,2 ).
Il servizio (À.n"t'oupyla.: 40,2; 44,2
s. 6) 136 dei presbiteri ovvero degli epi- 2. Il Pastore di Erma, un'opera com-
scopi è un servizio cultuale. Essi devono posta alcuni decenni dopo r Clem., ri-
offrire le oblazioni della comunità (44, flette, più o meno, il medesimo tipo
4), sono dunque i celebranti dell'eucari- di ordinamento ecclesiastico della lette-

stiene con energra che questo aspetto costitui- sola approvazione (acclamazione) .
sce il vero contributo originale di I Clem. 136 Per il concetto di À.n-coupyla cfr. F . GER-
lM Si noti l'espressione µi} 'tl.ç a.inoùç µE'ta- KE, Die Stellrmg des I Cl. innerhalb der Ent-
cr-t1}01J -tou tlipuµlvov aù-to~ç -t61tov ( 44,5 ). wicklung der altkirchlicbe11 Gemeindeverfas-
135 -toùç ouv xa-tao--tal>tv-taç ù1t'ÉxElvwv i'} srmg t11Jd im Kircbemecht, TU 47,1 (1931)
µE"tcd;ò ùcp'h~pwv ÈÀ.À.oylµwv &.vlip<7lv ovvEu- n6-122 e ~ v1, coll. 624 ss.
lloxT)u&.crnr; -tfiç ÉxXÀT)crlar; 7t6:.<r-r]ç (44,3). 137 Il termine À.ai:xoç è usato nell'accezione,
L'analogia con la prima generazione richiede
ora corrente, di 'laico' per la prima volta in
che anche gli <mominr esimi» di quelle suc-
I Clem. 40,5, con riferimento immediato e an·
cessive siano presbiteri che esercitano il pro-
titctico ai sacerdoti dell'A.T., ma anche con ri-
prio ufficio in una comunità locale. Cfr. -+
guardo alla situazione esistente nella comunità
MOLLER, Bischofswahl 276. - > v. CAMPENHAU-
cristiana. Cfr. PREUSCHEN-BAuER', s.v.
SEN 97 n. 2 si oppone a ragione all'interpreta-
zk:me di G. Dix, Thc Ministry in the early 138 È impossibile che si tratti soltanto di quel-
Church c. A.D. 90-4ro, in -+ KIRK 257-266, li che sono rimasti in carica (contro v. HAR-
secondo il quale z C/em. 44,3 non uatterebbe NACK, op. cit. [~ n. 128] 95).
del mantenimento dell'ufficio locale, bensl del- 139 Considerando i due passi insieme si dedu·
la particolare potestà apostolica di istituzione. cc che i presbiteri amministravano la discipli-
La partecipazione della comunità ( ovvElloxE~v) na, alla presenza però dell'intera comunitìi.
all'insediamento dei presbi~eri si limita alla Cfr. anche 63,1 .
145 (v1,673) itpfo~uc; X't'À.. E 2-3 (G. Bornkamm)

ra clementina. C'è però una differenza: va tra gli apostoli e i dottori di un tem-
in Erma la gerarchia non è più proble- po 142• Nel Pastore non c'è la minima al-
matica né ha bisogno di una motivazio- lusione ad un conflitto tra profeti e mi-
ne e il profetismo libero, rappresentato nistri della comunità 143 • C'è ancora pro-
dallo stesso Erma, parJa ancora diretta- fezia nella comunità, ma è prevalente-
mente ai 'santi' (vis.3,8,n) ed è indi- mente falsa e bisogna guardarsene atten-
pendente dalla gerarchia, anche se non tamente (mand. I 1 ). Nonostante sia uno
ad essa contrapposto. Il governo della scrittore di tipo apocalittico, Erma stes-
comunità è retto però anche qui da un so non si chiama mai 'profeta' e gli vie-
collegio di presbiteri (viS.2,4,2S.; 3,r. ne detto di consegnare il libro «ai pre-
8) del quale fanno parte episcopi e dia- sbiteri» e di leggerlo alla comunità in
coni (vis. 3,5,r; sim. 9,26,2; 27,2), re- loro presenza (vis. 2,4,2 s.). Anche l'in-
sponsabili entrambi dell'assistenza ai po- vio dello scritto ad altre comunità fuori
veri e dell'amministrazione delle finanze Roma deve avvenire tramite un mem-
della comunità. In quanto guide della bro del presbiterio appositamente in-
comunità i presbiteri vengono chiamati caricato (vis. 2,4,3) 1-». La concorrenza
'pastori', un titolo che indica qui, come tra ministeri istituzionali e libera pro-
altrove, l'ufficio 'pastorale', cioè della fezia è dunque finita. Pretendere il pri-
cura d'anime (sim. 9,31,5 s.), e hanno mo posto è eo ipso segno di una profe-
nelle assemblee comunitarie il posto d'o- zia vana e presuntuosa (mand. 1 r ,12 ),
nore (vis. 3,9,7) 140• Il loro accostamento mentre il vero profeta si distingue per
agli apostoli (vis. 3,5,r) 141 mostra in l'umiltà e la mansuetudine (mand. II,
quanta considerazione fossero tenuti i 8) 145 • Erma ci presenta dunque il qua-
presbiteri, la cui posizione nella comu- dro di un ordinamento presbiteriale
nità non viene minimamente contestata, consolidato, non più contestato dal
anche se non si risparmia un severo rim- pneumatismo libero, ma altrettanto lon-
provero per le loro meschine gelosie tano dall'episcopato monarchico.
(sim. 8,7,4; vis. 3,9,7 ecc.), richiamando
a loro vergogna la concordia che regna- 3. Completamente diversa è la posi-
140 Le parole (vis. 2 >'h3) µt 't'Ù 't'WV npEaf3v-tÉ- presbitero, ma solo corrispondente della co-
pwv 't'WV npoi:u-raµivwv 't'TJc; btxÀ:11ulo.c; (per munità. Il contesto (vis. 2,4,2) non lascia però
tale espressione cfr. I Tim. 5,17 e I Clem. 54, dubbi circa la sua appartenenza al presbiterio.
2) mostrano che si fa distinzione tra i presbite- 145 ln vis. 3,1,8 s. Erma è invitato a sedersi
ri, che svolgono le funzioni del loro ufficio, ed prima dei presbiteri, ai quali egli voleva la-
una cerchia più ampia composta di persone sciare la precedenza: è questo l'unico passo da
ragguardevol i. cui sembra possibile dedurre che il pneumati-
Ml Tra le «pietre bianche squadrate» stan- co abbi>a un diritto alla 'ltPW't'Oxal>dìpla ( =
no, qui acrnnto agli apostoli, anche i dottori. il primo seggio). Cosl suggerisce ~ KNOPI'
Per Erma (sim. 9,16,5; 25,:z) costoro sono fi- 185, che senza giustificazione novera anche i
gure ideali del passato, «che predicarono in profeti tra coloro che stanno a capo (1tpoT)yov-
tutto il mondo», dunque non sono persone in- lkEVOq della chiesa e che occupano i primi
vestite d'una qualche funzione nella comunità. seggi (1tpW't'OxaJklìp(~m), di cui si parla in
Coloro che ricoprono una carica ecclesiastica, vis. 3,9,7 ss., e li include tra i vescovi, dottori
epii:scopi e diaconi, vengono comunque asso- e diaconi nominati in vis. 3,5,I. Però il posto
ciati a loro senza esitazione. d'onore a siriistra (quello di destra è riservato
ai martiri) è assegnato a Erma non in quanto
142 Cfr. -7 V. CAMPENHAUSEN 104 s.
profeta, bensl in quanto cristiano disposto al
143 Dumuus, Herm. 454.457.635. pentimento. Cfr. DIBELIUS, Herm., ad l.; ~
Hl Clemente non vien detto espressamente V . CAMPENHAUSEN 103 s.
147 (v1,674) 'ltpÉa~uç x-.À. E 3 (G. Bornkamm)

zione dei presbiteri nell'epistolario igna- comandamento della riverenza dovuta


ziano. Qui i presbiteri hanno un posto agli anziani (come in I Pett'. e I Clem.)
fisso in una gerarchia completamente né sull'argomento canonico della loro
articolata secondo una scala gerarchica costituzione da parte degli apostoli e
al cui vertice si trova il vescovo. I mem- della loro autorità di depositari della
bri del presbiterio 146 (Phld. 8,1) circon- tradizione, bensl unicamente sul miste-
dano il vescovo come suo 'consiglio' ro dell'unità della chiesa nella quale si
(auvÉOptO'J), uniti con lui in un'armo- riflette il mistero dei rapporti che lega-
nica unità «come le corde alla cetra» no Dio, Cristo e gli apostoli e si pre-
(Eph. 4,1). Non si fa parola di una qual- senta come realtà cultuale-eonica 150• La
sivoglia autonomia di competenze e at- gerarchia celeste e quella terrena si cor-
tività goduta dai presbiteri, e la loro rispondono perfettamente 151 e perciò I-
funzione si limita ad essere «preziosa gnazio può dire: «Seguite tutti il ve-
corona spirituale» del vescovo (Mg. 13, scovo, come Gesù Cristo segue il Pa-
l), al quale sono sottomessi (Mg. 3 ,1; dre, e il collegio degli episcopi come gli
Tr. 12,2) ma anche associati quali rap- apostoli; quanto ai diaconi, venerateli
presentanti della gerarchia che in lui come il comandamento di Dio» (Sm. 8,
culmina 141, cosi che anche ad essi spet- r). Questo ripetuto 'come' (w<;) signi-
ta, per il loro stato spirituale e santo 143, fica qualcosa di più di un semplice pa-
l'ubbidienza della comunità (Eph. 2,2; ragone e include l'idea di una reale rap-
Mg. 7,1; Tr. 2,2; Pol. 6,r) 149• L'aspet- presentanza, come mostra soprattutto
to essenziale e caratteristico della con- Mg. 6,r: « ... procurate di fare ogni cosa
cezione ignaziana della chiesa e dei mi- ... sotto la guida dcl vescovo, che tiene
nisteri è costituito dalla motivazione il luogo di Dio (Et<; -tÒ1tOV DEoO), e dei
dell'obbligo di obbedienza della comu- presbiteri, che tengono il posto del se-
nità. Questo dovere non si basa né sul nato degli apostoli (El<; -rÒ1tov CTU\IEOplov

146 È sintomatica la preferenza d'Ignazio per pre al terzo posto nella sequenza degli uffici,
la parola 7tPE<r~u-.Éptov che è impersonale ed non hanno un rango propriamente spirituale
evoca immediatamente l'idea dell'ordinamento e sono sottoposti al presbiterio; non compaio-
gerarchico (Eph. 2,2; 4,1; 20,2; Mg. 2; Tr. 2, no mai per sé congiunti in unità col vescovo,
2; 7,2; 13,:.; Phld. 4; 5,1; 7,1; Sm. 8,1; 12,2); come invece avviene dei•presbiteri (cfr. BAUER,
tuttavia abbiamo non di rado anche ol 'ltpEO'~u­ lg11. 202).
-çepot (Mg. 3,1; 7,1; Tr. 3,1; 12,2; Phld., 150 Per questo modo ignaziano di dare fondn-
imcriplio; Pol. 6,1). Questa preferenza per men to n tale ministero e per la mancanza del-
7tpEO'~U'tÉpiov è tanto più notevole in quanto la motivazione giuridica e dell'argomento della
il termine è totalmente assente negli altri Padri tradizione cfr. - v. CAMPENHAUSEN 106-II2.
apostolici. 151 Funzione principale del 'ltpE<T~V'tÉpto'J è di
m Dunque non viceversa! Non è mai detto rappresentare il mistero della gerarchia celeste.
che il vescovo stesso sia uno del collegio dei È questo il motivo costantemente addotto dal-
presbiteri. La parola uuµ.'ltpEO'~V'tEpoç (- n. l'esortazione a sottomettersi ai presbiteri. Essi
15 8) sarebbe inapplicabile al vescovo ignazin· sono perciò detti anche <TINÉ8ptov l>eov xat
no. BAUER, lg11., ad l. traduce giustamente « ... oU\IOE<TIJ.O<; cl'ltOO''t"6Xwv (Tr. 3,1), come gli a-
con i presbiteri ed i diaconi (in unione) con postoli" vengono viceversa chiamati r.pEuBu'tl-
lui (.rcil. il vescovo)» la frase greca 'tO~<; rrùv piov txx.À7)!'1lac; (Phld. 5,1). Il diacono Zo-
aù-.i;i 'ltpEuBu'tÉpoi.ç xaL 8tax6votç (Phld., tione «è sottomesso al vescovo come alla gra-
in.rcriplio ). zia di Dio ( 'té;> lmux.67tC(J wç x6:.pt't"t i>eov) cd
m Cfr. Mg. 3,1: -.oùç àylouç 'ltpEO'~u-çÉpouç. al collegio dei presbiteri come alla legge di
149 La comunità deve rispetto e ubbidienza an- Gesù Cristo ('t"ti) 'ltEO'~U'tEpltp wc; v611tii 'I71<rov
che ai diiaconi; eppure costoro appaiono sem- Xptu-.ou)» (Mg. 2).
149 (v1,675J

-.wv &.1tocr-.6À.uw) 152 ••• ». In Ignazio tro- ma unicamente di diaconi (5 ,2) e pre-
viamo spesso questa coordinazione di sbiteri ( 6, r ). Certamente anche in que-
presbiterio e apostoli 153• Le lettere d'I- sto scritto si sottolinea la sottomissione
gnazio testimoniano cosi un ordinamen- a questi due uffici, ma manca del tutto
to ecclesiastico fondamentalmente di- l'estremismo ignaziano. Questa situazio-
verso da quello che la comunità di Ro- ne non può essere certamente spiega-
ma ha in quel medesimo tempo e avrà ta con l'ipotesi che proprio a Filippi,
ancora nei decenni successivi 154 • dove sappiamo esserci stati episcopi e
diaconi già ai tempi di Paolo (Phil. r,1;
4. L'energia con cui Ignazio si batte -> III, coll. 778 s.) 1 non ci fossero 've-
per il riconoscimento della gerarchia e scovi'. Non abbiamo neanche prove per
per la posizione del vescovo fa capire affetmare che nella lettera di Policarpo
che l'ordinamento la lui considerato vin- non si padi del 'vescovo' di Filippi
colante non si era affatto affermato in perché eretico 156• La spiegazione giusta
tutte le comunità dell'Asia Minore, co- dovrebbe piuttosto essere un'altra: gli
me conferma puntualmente la lettera di episcopi di Filippi, investiti di un uffi-
Policarpo di Smirne, il quale per altri cio che ern ancora esercitato collettiva-
aspetti è invece quanto mai vicino a I- mente, sono stati assorbiti da lungo
gnazio. Se si osserva come Ignazio sot- tempo nell'ordine piì1 ampio dei presbi-
tolinea la posizione unica del vescovo teri 157 e non vengono chiamati episcopi
proprio nella sua lettera a PoHcarpo ( 1, perché per Policarpo questo titolo in-
2; 4,1; 5,2; 6,r), appare ancora più sor- dica già il vescovo monarchico. Invero
prendente che nella lettera di Policarpo egli stesso non considera questo ufficio
ai Filippesi non ci sia il minimo cenno episcopale in maniera gerarchica, ma lo
di una particolare posizione dcl vesco- pone decisamente sullo stesso piano dei
vo, anzi che non si parli affatto né di presbiteri 158•
episcopi né tanto meno dell'episcopo 155, C'è un altro passo, oltre a quello già

m Per la congettura t:lç 'tV7tOV in entrambi ol O'Ùv au't'Q 7>pEu(3v't'Epot, che dobbil3mo tra-
i passi cfr. BAUER, lgn., ad l. durre: «Policarpo ed i presbiteri che lo sono
m Cfr. ancora Tr. 2,2; 3,1; Phld. 5,1 (è qui con lui»; l'espressione ha quindi lo stesso va-
::he gli apostoli' vengono chiamati viceversa lore di ò cruµ7tpE<r(3V't'Epoç (I Petr. 5,1 ). Que-
7tpE<T~U't'ÉpLO\I ÈXXÀ'l')O'l11.ç). st'ultimo termine, attestato anche altrove pro-
m Questa differemm si riflette anche nel fatto prio per l'Asia Minore (Eus., bist. ecci. 5,16,5),
che soltanto nella lettera ignaziana ai Romani diventerà in seguito (-4 col. 91) un appellativo
manca qualsiasi allusione ali 'ufficio di vescovo corrente usato <lai vescovi nel rivolgersi ai loro
in quella città, mentre i vescovi vengono cspli• presbiteri. Per l'interpretazione delle parole di
cit~mente menzionati in quasi tutte le altre Policarpo succitate dr. soprattutto v. CAM-
lettere; anche in Phld., che t: l'unica eccezione, NHAUSEN, op. cit. (~ n. 155) 36 e~ V. CAM-
Ignazio non manca di insistere almeno sul· PENHAUSEN 130 n. l. Non è dunque lecito in-
l'dç E7tl<TXO'P:Oç (1,1; 3,2; 4). tendere senz'altro la formula di1 Policarpo all0
155 Cfr. H. v. CAMPENHAUSEN, Polykarp von stesso ·modo di quella formalmente molto si
Smyma 1111d die Past., SAH 1951 Abh. 2 mile d'Ignaiio in Pbld., inscriptio: Èà.v Èv f.vt
(1951) 3n6. WO'W O'VV 'ti;) Émux6m.~> xat -toi:'ç crùv au-r4i
156 Cosl BAUER, op. cit. ( ~ n. 113) 77 s. TI(JE0'(3U't'Épotç xat OLax6voi.c;.. In Ignazio i pre-
1s1 L'ordinamento presbiteriale ha quindi as· sbiteri e i diaconi formano il clero associato
sorbito qui quello più antico dell'età paolina. e sottoposto al vescovo; i•n Policarpo i presbi·
Cfr. ~ V. CAMPENHAUSEN lJO n. l , teri rappresentano i colleghi ai quali egli, qua-
158 Come si deduce dalle parole con cui si le prim11s inter pares, modestamente si equi-
apre la lettera ai Filippesi: IIoMxap7toç xo.t para. Anche in seguito si continttel'à dapprim:1
(VJ,676) 152

citato ( 6,1), che ci dice quali fossero le 5. Dall'uso linguistico di 'itpEo-~{m:­


funzioni dei presbiteri: dal caso di Va- poc; trattato finora e connesso con la sto-
lente (u,r s.), il presbitero rimosso dal ria dell'ordinamento ecclesiastico proto-
suo 'ufficio' 159 per appropriazione inde- cristiano va distinto un uso totalmente
bita (complice la moglie: rr,I.4) dei diverso del nostro termine, uso che è
fondi della comunità, apprendiamo che riccamente attestato soprattutto in Pa-
i presbiteri avevano compiti di carattere pia ed Ireneo, ma anche in Clemente A-
economico e caritativo, ai quali si ag- lessandrino, Origene e Ippolito. In que-
giungevano funzioni disciplinari e, so- st'accezione 7tpEO'~U't'Epoc; {al singolare o
prattutto, la cura d'anime e la predica- al plurale) non è più un titolo, non in-
zione 160• I1 quadro dipinto cosl da Po- dica più una persona investita di un
lical'po è più che simile a quello che ab- ufficio della comunità locale, bens1 co-
biamo ricavato dagli Atti, da I Petr. e loro che, appartenendo alla generazione
specialmente dalle Pastorali che sono cristiana più antica, erano considerati
chiaramente vicinissime, sia cronologi- trasmettitori di una tradizione genuina
camente che geografìcamente, alla lette- e maestri attendibili. La traduzione mi-
ra di Policarpo 161 • Le Pastorali mostra- gliore del titolo onorifico di 1tpEcr~u"t'E­
no come Policarpo che l'ufficio di epi- poç conferito loro è padre, secondo
scopo, che nella prassi si andava gra- un'accezione di questa parola assai co-
dualmente evolvendo verso l'episcopato mune anche nel giudaismo (~ IX, coli.
monarchico, poteva unirsi - senza ten- r199s . )162.
dere affatto ad una superiorità gerarchi-
ca - con l'ordinamento presbiteriale, a) Per quanto riguarda Papia il passo
senza soluzione di continuità. A diffe- più importante è Ja famosa citazione
renza delle Pastorali, la lettera di Poli- dalla prefazione della sua Interpreta-
carpo implica tuttavia soltanto de facto zione dei detti del Signore che troviamo
l'esistenza di questo ufficio episcopale, in Eus., hist. eccl. 3,39,3 s. Qui Papia
ma non lo indica mai con il titolo ap- dichiara di volere combinare con le sue
propriato. 'interpretazioni' tutto ciò che aveva im-

a ritenere necessario, per la sua pos1~10ne e triige 29 s. e -l> ID., Bischofswahl 274-296.
dignità, che il vescovo appartenga al presbi- 159 /oc11s = 't61toç, come in lgn., Pol. 1,2.
terio. Ancora Ireneo, ep. nd V ictorem (Eus., 160 Diversamente da Ignazio, qui non è mai
hist. ecci. 5,24,14-16) chiama costantemente il
detto che il vescovo debba presiedere alla ce-
vescovo di Roma e i suoi predecessori 7tpE<T~V·
lebrazione eucaristica.
i:epoi. KRAFT, op. cii. (-l> n. n7) 267 s. con-
fronta con ciò la deci<Sa esaltazione della digni- 161 Come ha dimostrato v. CAMPENHAUSEN, op.
tà episcopale nella lettera, pitt o meno contem- cit. (-l> n. 155). La validità di tale dimostra-
poranea di quella a Vittore, di Policrate d'Efe- zione è indipendente dall'accettazione o dal
so {Eur., hist. eccl. 6,24,2-7) e sospetta che Ire- rifiuto della tesi particolare che le Pastorali
neo, vescovo originario dell'Asia Minore e fa- siano state scritte da Policarpo stesso o da
vorevole al montanismo, mascheri con la sua una persona a Jui vicina.
1 ~2 Cosl a ragione secondo ZAHN, Forsch. VI
terminologia, che al Kraft appare «per lo me-
no antiquata», una precisa tendenza riguardo 83, V. CAMPENHAUSEN 177 s. Pure l'espressio-
al governo della chiesa. Eppure la terminologia ne usata da questi di «guide della chiesa)>
d'Ireneo riflette fedelmente il rapporto dci (Fiibrer der Kirche) è equivoca perché non
presbiteri rispetto al vescovo, cosl come esso tiene affatto conto dell'importanza esclusiva
sussisteva ancora intorno al 200 a Roma e ad di questi presbiteri nella trasmissione della
Alessandria. Per la questione -l> Mi.il.LER, Bei- dottrina di cui erano garanti.
'ltpfcrpuç X"tÀ.. E 5a (G. tlornkammJ \ \' 1,0/lJ , )'t

parato bene «dagli anziani» (ovvero scepoli degli apostoli». Richiamandosi a


«dai Padri»: mxpà, .-Gl'V 7tpEO·Bv1:Épwv) questi 'anziani/Padri' Papia si distanzia
e che ricordava con precisione, per po- sl espressamente dalla tradizione e dal-
terne così garantire la verità 163• Papia la dottrina eretica (Eus., hist. ecci. 3,39,
chiama questi 7tpEo-Bv>Epot i suoi garan- 3), tuttavia il metodo ch'egli professa di
ti, benché egli non si richiami ad una seguire per giungere all'incorrotta dot-
conoscenza diretta di essi, ma soltanto a trina è affatto uguale alle abitudini dei
quella dei loro discepoli 164 : «Ma se ve- concorrenti gnostici. Proprio presso gli
niva qualcuno che avesse seguito i Padri Gnostici è di moda richiamarsi a singo-
( 7tpE<r~U't'EpOL), allora cercavo di sapere li apostoli ed alla tradizione da loro tra-
quali fossero state le parole dei Padri, smessa, come è corrente l'immagine de-
che cosa avesse detto (EfoEv) Andrea o gli apostoli quali maestri che raccolgono
Pietro o Filippo o Tommaso o Giacomo intorno a sé una 'cerchia di discepoli',
o Giovanni o Matteo o un altro dei di- la quale ne trasmette l'insegnamento
scepoli del Signore e che cosa dicessero ed elabora per iscritto quanto ha ricevu-
( À.Éyouow) Aristione e l'anziano Giovan- to oralmente 166• Gli ampi stralci, che
ni (ò 7tpE<TBu'tEpoc; 'Iwrl.wl}c;), discepoli Eusebio riporta, delle notizie che Papia
del Signore. Io ritenevo infatti che ciò fa risalire ai 'presbiteri' ci offrono una
che si può apprendere dai libri non mi chiara idea di questa tradizione per vari
sarebbe stato tanto utile quanto ciò che aspetti fantastica, presentata appunto
si sente da una voce viva che rimane im- come autentica, la quale contiene anche
pressa (-rà, 7tapà. sw<T1)c; cpwvijc; xaL µE- informazioni dotte su singoli scritti,
vov<Tl)ç)». In nessun caso è lecito con- come quella riguardante l'origine dei
fondere i '!tpE<TBunpoi a cui Papia si ri- vangeli di Marco e Matteo 167• Dai verbi
ferisce con gli apostoli ricordati per no- usati da Papia per descrivere la maniera
me, benché senza un particolare attri- in cui i suoi garanti furono discepoli dei
buto 165• Tali 1tpEO'~U'tEpot. vanno piutto- 7tpE<T(3vnpot e il loro comportamento
sto considerati, come li chiamerà espres- (non tanto 1tapaxoÀ.ovl}E~\I quanto ifp-
samente Ireneo (-7 coli. x55 s.), «di- XEcrl}at: 3,39,4.7) risulta che la 'scuo-

163 Le parole lìw:.PE{kitovµtvoç u'ltÈp rJ.Ò-cwv vangeli all'attività di una 'scuola'. Secondo Pa-
àJ.:fiDetrJ.V vanno riferite alle ÈP(J.'ll\IELfJ.L di' Pa- pia, infatti, Marco avrebbe raccolto a memoria
pia, non alla dottrina dei presbiteri (dr. il e scritto le 'lezioni' di Pietro (dr. W . Bous-
contesto). SET, Jiid.-christ. Sch11lbetrieb in Alexandrien
IM Lo dice il frammento stesso. Che Papia tmd Rom, FRL N.F. 6 [1915) 314). L'espres-
non fosse uno dei diretti discepoli degli apo- sione tpµ'T]VEV"ttJ<; IlÉ"tpov indica dunque
stoli è affermato con piena ragione da Eus., Marco come mediatore delle &oa.:rxrJ.)..lai (-
hist. ecci. 3,39,2; non si tratta di un'aaerma- m, coli. 905 s. n. 3) apostoliche.
zione tendenziosa. 167 - n. 166. Secondo. Eus., hist. eccl. 3,39,15
165 La chiara distinzione tra l'apostolo Giovan- Papia presenta espressamente soltanto la no-
ni e il presbitero Giovanni, già sottolineata dal tizia riguardante Marco come informazione
cambiamento di• tempo dci verbi usati e da «del presbitero», ma certamente ciò vale anche
Eusebio considerata indubbiamente corretta per la parte che riguarda Matteo. «Il presbi-
(hist. ecci. 3,39,5 ), non può essere resa muso- tero» non può essere, secondo il contesto, che
ria mediante il tentativo, ripetutamente com- il Giovanni menzionato in 3,39,4 e più volte in
piuto, di far coincidere i due personaggi. seguito. Cfr. soprattutto 3,39,14 dove sono
166 La testi'Illonianza di Papia riguardo al van- ricordate le spiegazioni (OL'T)yiicrtLç) clelle pa-
velo di Marco mostra che Papia, ovvero i suoi role del Signore fatte da Aristione e le tradi-
predecessori, fanno risalire anche la nascita dei zioni (itapalì60'Etç) dell'anziano Giovanni.
l55 (VI,677) 7tptu0uç :>t\À.. E 5a-b (G. Bornkamm)

la' qui esercitata presuppone un inse- xa.t a:1tOO"'tCÀLxÒc; JtpECT~U1:Epoc;, «il bea-
gnamento itinerante. Nulla ci fa pensare to presbitero discepolo degli apostoli»:
ad un nesso degli 'anziani' e dei loro di- ep. ad Florimnn in Eus., hist. ecci. 5,20,
scepoli con gli uffici di una comunità 7) avrebbe fatto parte della loro cerchia.
perfettamente ordinata. Il quadro che Ireneo giovane aveva sentito Policarpo
si ricava da Papia coincide quindi con parlare della sua consuetudine con Gio-
quello fornitoci da 2 Io. e 3 Io. (-7 coli. vanni e con gli altri che avevano visto il
135 ss.), con la differenza che in Papia si Signore e delle loro memorie dei mira-
sottolinea per la prima volta la partico- coli e dell'insegnamento del Signore
lare autorità dei 7tpEcr~ui:EpOL nella loro (Eus., hist. ecci. 5,20'4 ss.) 171 • Ireneo as-
qualità di discepoli degli apostoli e quin- segna a questa cerchia anche Papia (che
di la legittimità dei loro discepoli, men- egli conosce solo dagli scritti) conside-
tre il 'presbitero' delle lettere giovannee randolo «uditore di Giovanni e compa-
non aveva bisogno di addurre alcuna gno di Policarpo» ( 'Iwcivvou µÈv chov-
prova del genere per sé e per i suoi cr·t"TJ<;, IloÀ.uxcip1tov oÈ. ha~poc; yEyovwc;)
inviati 168• e chiamandolo ò:pxa.Loc; &v1]p, cioè «Uo-
mo del tempo antico» (haer. 5.33,4).
b) Mentre Papia c'informa sugl'inizi Nonostante la parte di mediatore let-
di questa scuola dei presbiteri, Ireneo terario che Papia ha chiaramente avuta
ce la presenta in una forma molto più per Ireneo in, questi nelle sue opere in-
avanzata 169• Ireneo, che si servl abbon- troduce i presbiteri direttamente, cioè
dantemente dei 5 libri delle È~TJyiJcrw; non soltanto come garanti delle noti-
di Papia, riporta nelle sue opere un nu- zie riguardanti la persona e le parole del
mero considerevole di insegnamenti at- Gesù terreno (cosl haer. 2,22,5; 5,33,3
tribuiti espressamente ai presbiteri, che s.), ma anche, e per lo più, come auto-
egli chiama &7too-i:6À.wv µai>n'to:l (haer. rità nella retta interpretazione della
5,5,1; 36,2; epid . .3) e ai quali attribui- scrittura e nelle dottrine, soprattutto di
sce una grande familiarità con Giovan- contenuto escatologico, dibattute e con-
ni, il discepolo del Signore 110, che essi testate proprio nella lotta contro l'ere-
avrebbero conosciuto personalmente in sia (baer. 5,_30,1; 33.3 s.; 36,r s.; epid.
Asia (haer. 2,22,5; 5,_30,r; 33,J). Secon- 61 ). Una tale trattazione dci presbiteri,
do Ireneo anche Policarpo (o µo:xcipLoc; che difendeva contro Marciane l'unità

16:1 Il fatto che Giovanni, ancora in vita, ven- 169 Non mi sembra fondato sostenere che tut-
ga distinto da altri ':mziani' mediante l'epiteto ta la tradizione degli anziani di Ireneo prove-
di ò 7tpEa'3D-tEpoç, non rende affatto sicura la nisse da Pnpia, come vuole invece la tesi di
sua identità con l'autore di 2 Io. e J Io. Pa- A. HARNACK, Die Chro11ologic der altkirchli-
pia stesso conosceva certamente r lo. e anche cben Literalur bis Eusebiur I (1897) 334-340
Apoc., tuttavia non c'è traccia di menzione al- e di F. LooFs, Theophilur von Antiachien ad-
cuna delle altre lettere e del Vangelo di Gio- versus Marcioncm, TU 46,2 (1930) 310-338.
vanni, il che significa che Papia non conosce- 17G Per Ireneo si tratta del figlio di Zebedeo.
va il quatto vangelo o ne ha volutamente ta-
171 Eus., hist. eccl. 5,20,6 s. parla di 'lezioni'
ciuto (BAmm, op. cit. [-7 n. u3] I89). Se-
(6~aÀ.Él;E~<;) di Policarpo, che Ireneo non a-
condo le citazioni di Eusebio, che in realtà
non apprezza molto Papia ma nota scrupo- vrebbe scritte, ma conservate in cuore.
losamente gli scritti da lui citati (hist. eccl. 3, 172 Cfr. HARNACK, op. cit. (-7 n. 169) 333-340;
39,14-17), l'anziano Giovanni appare unica- P. CoRSSl!N, Wlarum ist das 4. Ev. fiir ein
mente quale autorità decisiva per i due primi \Y/erk des Ap. Job. erk/iirt worden?: ZNW 2
vangeli. Cfr. -7 n . 167. (1901) 202-227; BoussET, Apk. 40 s.
157 (vr,677) itpfo-Bvç x-rÀ. E 5b (G. Dornkamm)

del Dio padre di Gesù Cristo e del Dio vincola all'obbedienza, assegnando loro
creatore del mondo e l'unità dei due te- non solo Ja successione apostolica della
stamenti con una diffusa argomentazio- dottrina, ma anche dell'episcopato 176•
ne, è stata evidentemente inserita da I- Invero Ireneo è ben lungi dal distin-
reneo nella sua opera contro le eresie guere un particolare carisma di governo
(4,27-32) 11J. L'abbondanza delle citazio- dal charisma veritatis, cioè dalla dottri-
ni dall'A.T. e dal N.T. intessute in que- na ttàdita m; tuttavia identifica espres-
sta sezione omogenea ci permette di ve- samente, almeno in alcuni passi 178, pre-
dere quanto sia stato grande il contri- sbiteri e vescovi, apportando cosl un'in-
buto di questi 'presbiteri' proprio allo novazione indubbiamente importante ri-
sviluppo del canone del N.T. nel perio- spetto alla situazione descritta da Papia.
do tra Papia e Ireneo. Solo nella loro Tale identificazione, compiuta con un
scuola 174 si può apprendere la retta let- chiaro intento apologetico-polemico per
tura e interpretazione della Scrittura, assicurare Ja dottrina ecclesiastica rispet-
dalla quale proviene poi la fissazione to all'eresia ed alle sue tradizioni parti-
dell'intera dottrina 175 • Nell'introduzione colari 179, è stata senz'altro resa possibile
alla suddetta sezione che risale ai presbi-· dal doppio senso di 7tpEc;f3vi;Epoç ( dot-
teri (haer. 4,26,2) Ireneo contrappone tore della generazione antica e incari-
nettamente costoro a falsi presbiteri e cato dell'ufficio di governo della comu-
sottolinea l'autorità di quelli veri, che nità), ma principalmente dalla clerica-
173 Com'è stato provato da BoussET, op. cit. dimus; qui cum cpiscopat11s successione cha-
(~ n. 166) 272-282 che ha ripreso, modifican- risma veritatis... acceperunl.
dola, la tesi di HARNACK, Der Prcshyter-Predi- 117 Per l'interpretazione della locuzione cha-
ger dcs Jrcnaeus, in: Philothcsia Paul Kleinert risma veritatis (~ n. 176) dr. K. MiiLLER,
{1907) 1-38. Secondo Harnack il p~sso di Iren., Kleine Beitriige wr alten Kirchengeschichte 3:
baer. 4,27-32 sarebbe basato sull'omelia di un Das cbarisma vcritatis rm dcr Episkopat 'tles
presbitero. Cfr. M. WIDMANN, lremeus tmd Irc11iius: ZNW 23 (1924) 216-222 e ~ v.
seine thcologischen Vi!ter: ZThK 54 (1957) CAMPENHAUSEN 188. Cfr. ancora, in partico·
r56-173. lare, la descrizione del vero presbitero in haer.
174 Si può considerare questa scuola, c11111 gra- 4,26,4: qui et apostolorum, sicut praediximus,
no salis e nella forma che bisogna presuppor- doctri11af1J rnstodizmt et cu111 prcsbyterii ordi-
re per i tempi d'Ireneo, una delle prime fa. ne ser111011e111 sanum cl conversationem sine
coltà teologiche? Nella scuola per presbiteri o/lensa praesfant ad con/irmatiouem et cor-
d'Ireneo torna rn auge l'autorità di Paolo e il reptionem reliqrwmm. Nella pericope succes-
Vangelo di Giovanni viene parificato agli al- siva i presbiteri vengono chiamati «episcopi
tri. L'interpretazione dell'A.T si allaccia a in giustizia», utilizzando la parola profetica
quella del N.T. La teologia acquista la sua fi- (Is. 6o,I7) già citata in I C!em. 42,5, e si• attri-
sionomia in questa scuola proprio nella lotta buisce la vera dottrina soltanto a coloro apud
conuo Marci'one. Per aspetti particolati delln qt1os est l'fl q11ae est ab apostolis ecclesiae suc-
dottrina circa ìl canone, Dio, Cristo e lo Spi- cessio. Segue quindi il riepilogo molto carat-
rito insegnata in questa scuola, cfr. W. Bous- teristico della loro dottrina: hi enim et eam
2
SET, Kyrios Christos (1926) 27.192 n. 2.255.
quae est in 1mm11 deum, qui omnia /ecit, /idem
11ostram custodi:mt: et eam quae est in filium
11s haer. 4,32,1: post deinde cl om11is scr1110 ci
dei dilectio11cm ndaugelll... et scripturas sine
comtabit, si et script11ras diligenter legerit periculo 11obis expo111111t 11eq11e deum blasphe-
apud eos, qui i11 ecclesia stmt presbyleri, apud mantes neque patri11rcbas exhonorantes neque
q11os est apostolica doctri11a ... prophetas contem11entes (26,5).
176 haer. 4,26,2: qttapropter eis qr1i in eccle- m Oltre che in haer. 4,26,2.4 ancora in hner.
sia rnnt, presbyteris obaudire oportet, his qui 5,20,1.2.
s11ccessio11cm habent ab apostolis, sicut osten- m ~ V. CAMPENHAUSEN 188.
'ltpÉ<T~vç x-rÀ.. E 5b·c (G. Bornkamm) (v1,679) 160

lizzazione (avvenuta sicuramente nel autore i 1tpEO'~V'tEflOL costituiscono le


frattempo) dello stato, una volta libero, autorità per la raccolta e la trasmissione
di dottore. Nondimeno non bisogna di- di notizie sugli apostoli e per la retta
sconoscere che lo stato di dottore e l'uf- interpretazione degli scritti dell'A.T. e
ficio di vescovo furono accoppiati da del N.T. 182• I 1tflEO'~V'tEpoL non sono pe-
Ireneo in un secondo tempo al fine di rò unicamente i 'discepoli degli aposto-
assicurare cosl per due vie la continuità li', giacché Clemente Alessandrino chia-
della dottrina apostolica. Infatti le ci- ma così anche altri dottori della gene-
tazioni stesse dei presbiteri non si appel- razione precedente 183, nella misura in
lano mai all'ufficio episcopale di questi cui hanno trasmesso la tradizione apo·
'discepoli degli apostoli'. stolica e la vera conoscenza, in primo
luogo il suo maestro Panteno, il µcx.xa-
c) Mentre in Ireneo si afferma, come pto<; 1tpE<T~U'tEpoc; 184 • Secondo ecl. proph.
abbiamo appena visto, la tendenza a i- 27 essi trasmisero le loro tradizioni o-
dentificare la successione della dottrina ralmente e lasciarono ad altri il compito
e dell'ufficio, in Clemente Alessandrino di scrivere libri, ma il 'pegno' deposita-
l'ufficio di dottore è conservato ancora to presso di loro richiedeva un'elabora-
in tutta la sua forma libera. Anche l'A· zione letteraria.
lessandrino si richiama agli anziani nella
loro qualità di dottori antichi 180 : «Co. Nei tratti essenziali l'immagine dei
storo conservano la vera tradizione della rcpea~v'tEflOL in Clemente Alessandrino
beata dottrina che avevano ricevuta, CO· è uguale a quella che abbiamo trovato
me figli dal padre, dai santi apostoli Pie. in Papia (~ coll. 152 ss.) e Ireneo (~
tro e Giacomo, Giovanni e Paolo... e coll. 155 ss.) 185, tuttavia esiste una pro·
con l'aiuto di Dio giunsero cosl fino a fonda differenza tra Clemente Alessan-
noi per deporre (in noi) quel seme avi- drino e Ireneo: il primo, benché cono-
to e apostolico» 181 • Anche per questo scesse il secondo, non affermò mai Jn

180 Egli riferisce come tradizione dei presbi- 2.L'espressione 'discepoli degli apostoli' non
teri più antichi che i vangeli scritti' per primi compare in Clemente Alessandrino, benché
sarebbero quelli contenenti la genealogia di questi pretenda e insista cli giungere vicinissi-
Gesì1; poi, leggermente diversa, la notizia (no- mo alla tradizione apostolica: 'ltEpt fo:u-roii OT)·
ta da Papia) circa l'origine del Vangelo di )...oi: wc; ~yytO'"t'ct. -rijc; 'tW\I cbtocn6À.WV )'EVO·
Marco; infine la famosa definizione del Van- µivou ota.lìoxiic; (Eus., hist. ecci. 6,13,8).
gelo di Giovanni quale ultimo, «spirituale
Clem. Al., /r. n (hypolyposeis); anche do-
184
evangelo.». Cfr. Clem. AI., fr. 8 (bypalyposeis).
ve si nomina semplicemente 'il presbitero' do·
181 strom. 1,n,3: sintomaticamente la vera vrebbe trattarsi di Panteno. Clemente Ales-
dottrina viene ricondotta, come nella gnosi, sandrino chiama Panteno «ape sicula» perché
ad una cerchia più ristretta degli apostoli «suggeva miele dai fiori del prato dei profeti
(HENNECKE 138). e degli apostoli e produceva negli animi dei
1s2 In Clemente Alessandrino troviamo per la suoi ascoltatori un puro liquore di conoscen-
prima volta l'espressione 'Nuovo Testamento' za» (strom. I,II,2).
come denominazione del canone cristiano. 185 Anche Giustino rappresenta questo tipo:
183 La posizione particolare dei 1tpta~v-rEpoL in dia/. 3 egli fa risalire la sua dottrina ad un
nel processo della tradizione è sottolineata da 1ta.">..ct.L6c; "tLc; "it()EO'~V'tT)c;; dal suo Martirio
attributi come ol 6.vlxalkv 1tpEO'~V't'EPOL (cap. 3) sappiamo che Giustino svolse la sua
(Clem. Al., fr. 8 [hypotypo.reis]); ol àpxa~oL attività didattica in una particolare scuola a
'ltpEO'~V't'EPOL (fr. 25 [de pascha]). Per la que- Roma. Cfr. BousSET, op. cit. e~ n. 166) 282·
stione vedi BAUER, op. cit. (-4 n. u3) 123 n. 308.
r.pÉcr~vç x-tÀ. E 5c-d (G. Bornkamm) (VI,680) 162

coincidenza della successione dottrinale i suoi predecessori si è spesso indicata


dci presbiteri con la successione dell'uf- come analogia, e a ragione, la forma-
ficio episcopale 186 • Al contrario l'ufficio zione contemporanea della successione
di dottore è libero rispetto ai ministeri del magistero nel rabbinato e si sono
della comunità, dei quali in realtà Cle- intese le sentenze dei presbiteri al mo-
mente Alessandrino parla sorprenden- do dei 'detti dei padri' rabbinici 189• An-
temente poco. Anzi questi uffici sono che per gli Alessanddni cristiani è ca-
in realtà per il nostro Clemente soltan- ratteristico, come per Filone 190, l'abbi-
to riproduzioni del mondo celeste; il namento di una diretta lettura scritturi-
vero presbitero e diacono è per lui lo stica al richiamo alla tradizione orale dci
gnostico, ed anche senza ufficio questi Padri.
viene annoverato nella schiera dei 24 an-
ziani dell'Apocalisse(~ coli. 129ss.) 187• d) Già in Origene non si parla più di
Per il contenuto e il genere del loro in- un libero magistero 191 indipendente dal
segnamento i maestri di Clemente Ales- ministero clericale, anche se non con-
sandrino sono, sotto molti aspetti, vici- trapposto ad esso, cosl come invece se
ni a quelli della gnosi; eppure l'aderen- ne padava in Clemente Alessandrino.
za all'A.T. ed al canone del N.T. per- Certamente troviamo anche in Origene,
mette a Clemente Alessandrino di parte- come in Clemente, il richiamo alle spie-
cipare intensamente alla battaglia anti- gazioni di esegeti più antichi che ven-
gnostica della chiesa 188• gono chiamati TCpEo-Bu,,-spoi 192 ; tuttavia
per lui è un punto acquisito e impor-
Per la posizione e funzione degli 'an- tante che il dottore sia membro del cle-
ziani' presso Clemente Alessandrino ed ro e quindi che non esista più uno iato

ISS ~ V. c...MPENHAUSEN 22I. detta espressamente dottrina segreta (diamar-


1s1 strom. 6,103 ss., spec. zo6,2; BoussET, op. tyria 2,5 [ibid. p. 3 s.]) per assicurare la con-
cit. (~ n. 166) 242 s. Ulteriori rimandi in ~ tinuità e proteggerla da adulterazione.
V. CAMPENHAUSEN 220 n. 7· J9J vita Mos. 1,4: ù.)..)..' ~ywyE... -rà 'ltEpt -.ò\I
1~8 ~ V. CAMPENHAUSEN 221-224. a\lopa. µT)VUO'W, µa~wv IXU'tà xà.x ~l~Àwv
189 I-IENNECKE 130; STAUFFER, op. cit. (~
n. -tW\I LEpwv... xal 7ta.p6. -.wwv à.nò "t'oii itDvouc;
77) 207-214. L'ordinamento ecclesiastico del- npEu~u-.tpwv. "t'à yàp À.EyoµEva. -ro~c; &.va.-
le Pseudo-Clementine mostra un manifesto ac- yLvwo-xoµÉvoLc; 6.Et <ruvuq.iawov. Per le formu-
coglimento della categoria giudaica dei dottori le con cui Filone introduce tali tradizioni c&.
nell'organizzazione della comunità. Cfr. C. E. BRÉHIER, Les idées philosophiq11es et reli-
SCHMIDT, S111dien w den Pse11do-Cle111cntine11, gieuses de Philon (1908) 55 s.; BoUSSET, op.
TU 46,1 (r929) 314-334; H. J. SCHOEPS, cit. (~ n. 166) 44 s. Anche la conduzione del-
T heol. und Gesch. dcs ]11denchriste11t11ms le scuole filosofiche offre però un'nnalogia n
(1949) 289-296. Qui i 70 presbiteri-dottori so- questo tipo di tradizione: dr. Iambl., vii.
no presentati come il collegio degli anziani in- Pyth. 105 ss. e, in proposito, BoussET, op. cit.
sediato da Mosè, quindi, del tutto secondo il (--> n. r66) 4 s.
modello dell'accademia giudaica dei dotti, com- 191 Ancora Metodio di Olimpo appartiene a
petente per le questioni dottrinali. La vera questo tipo, come dimostra K. QUENSELL, Die
dotttina veniva trasmessn soltanto a questi wabre kirchlicbe Stellu11g und Tatigkeit des
presbiteri 11! termine di sei anni di studio e fiilscblicb sog, Biscbofs Methodius von Olym-
tirocinio, dopo una solenne ordinazione e p11s, Diss. Heidelberg (1953).
obbligazione (diamartyria 1.2.5 [GCS 42,r p. 192 Rimandi in A. HARNACK, Der kirchenge-
2 s. 4]; ep. Petr. 1-3 [ibid. p. 1 s.]). La loro schicbtliche Ertrag der exegetiscbe11 Arbeite11
ordinazione compete al vescovo, a cui è sotto- dcs Origenes 1, TU 42,3 (1918) 28; n, TU 42,
posto la categoria dei dottori. La dottrina è 4 (r919) 14; ZAHN, Forsch. VI 60.
163 (VI,680) 1tpÉ<l~uc; x-cÀ.. E 5d · r.pEO'~Evw 1 (G. Bornkamm) (v1,680) 164

tra lo stato di maestro e lo stato cleri- linguistica tedesca) d'Ippolito 197, com-
cale. Origene stesso non si accontentò posta a Roma ma ben ptesto accolta
infatti della professione di teologo lai- nei codici di diritto canonico delle chie-
co, che egli aveva ed esercitava in A- se orientali, ci presenta il quadro, or-
lessandria, ma cercò sempre di ottenere mai definitivo, di un clero articolato in
quell'ordinazione a presbitero che final- vari gradi di ordinazioni sacramentali
mente ricevette a Cesarea, divenendo nel quale i vescovi, quali 'sommi sacer-
cosl chierico 193 • La situazione in Ales- doti', sono sl i soli a possedere la pote-
sandria e Cesarea è cosi divenuta affine stà di trasmettere l'ufficio ministeriale 19d
a quella dell'Asia Minore 194 • ma anche i presbiteri a loro sottoposti
hanno dignità sacerdotale ( 32 e 3 3) in
6. La Didascalia siriaca e la Tradi- quanto 'consiglieri' e partecipi dello
zione apostolica d'Ippolito presentano 'spirito della grandezza' (con richiamo
una certa conclusione dello sviluppo esplicito a Num. II,16 s. 24 s.); tale di-
suesposto. La Didascalia sottolinea con gnità li rende idonei ad amministrate il
solenne energia la preminenza dell'uffi- battesimo e ad assistete il vescovo nel-
cio di vescovo su tutto quanto, come la celebrazione eucaristica, tenendo il
avviene in Ignazio. Tale superiorità non calice e offrendo il pane (46).
è però dedotta, come in Ignazio, dal
mistero della chiesa, ma è affermata ri-
chiamando i fondamenti canonici della
t 7tpEO'~EUW
sua posizione e le funzioni sacramen- l . Conformemente al significato fon-
tali, amministrative e disciplinari con- damentale di 7tpÉu~uc; (~ coll. 83 ss.)
centrate nel vescovo 195 • Anche i presbi- 7tpEO'~EVW può significare essere più vec-
teri associati o sottoposti al vescovo chio (anziano) o essere il più vecchio
conservano però il rango di successori (anziano) (generalmente con il genitivo
degli apostoli, ma questo riconoscimen- comparntivo): Soph., Oed. Col. 1422;
to non implica più una loro diretta e Plat., leg. 12,951e, ecc.); anche occupa-
propria dignità, giacché essi appaiono re il primo posto (Soph., Ant. 720) op·
piuttosto come 'apostoli del vescovo' 196 • pure (uso transitivo) tenere in gran con-
La Tradizione apostolica (nota anche co- to, onorare, venerare qualcuno o qual-
me Ordinamento ecclesiastico o Costi- cosa: Aesch., Eum. 1; Choeph. 488;
tuzione apostolica, soprattutto nell'arca Plat., symp. 186b ecc. In base al signi-

193 --,>v. CAMPENllAUSEN 274 s.; Io., Griechi- (ed. P. DE LAGARDE [1858)) non rifletta l'an-
sche Kirchenvater (19.n) 56 s. Per la conce- tica sinonimia tra È'ltlaxonoi e 1tpEcr~v-cEpOL e
zione origeniana dell'episcopato e del sacerdo- indichi cosl un collegio giudicante composto
zio dr. --,> MiiLLER, Bischofswahl 285-293. di vescovi, come sostiene HAMEL, op. cit.
194 Istruttivi sono i richiami d'Ippolito agli 172 s.
'anziani' (dr. A. HAMEL, Die Kircbe bei Hipp. 11>5 Cfr. H. AcHELIS e J. FLEMMING, Dìe syr.
vo11 Rom [1951) 106 s.) visti come coloro che Didaskalìa, TU 25,2 (1904) 270; --,> V. CAM-
hanno ancora avuto contatti con gli apostoli o l'ilNHAUSEN 264-272.
con i loro discepoli (la stessa situnzione, quin- 196 dìdasc. 2,28,4: nam et ipsi tamquam apo-
di, che abbiamo rilevata in Papia, Ireneo e stoli et conciliarii ho11oret1tur et corona eccle-
Clemente Alessandrino); però, secondo lui, es- siae; su11t enim co11silium et curia ecclesiae.
sendo custodi della vera dottrina i presbiteri 197 Ed. F. X. FuNK, Didasc. el Const. Ap. II
di Smirne hanno anche il potere disciplinare (1905).
in quanto hanno scomunicato Nocto, a meno m Per la cons11crai:ionc del vescovo è detto:
che la parola 'TtPE<T~v-cEpoL in co11lra Noe/11111 1 et presbylerium adstet q11iesce11s (68).
165 (v1,680) otpE<T~Evw 1-2 (G. Bornkamm) (v1,681) 166

ficato particolare di 1tpfo[3vc; = amba- 't"à. "t"01hou X~"t"Écrxov ... , «e, incaricato
sciatore, inviato (~ col. r 72 ), il no- di trattare per costui (sci!. FOl'mione),
stro verbo viene a significare essere am- se n'è andato per nave a Bisanzio, men-
basciatore, inviato, ovvero svolgere l'at- tre coloro trattenevano le navi di co-
tività di inviato, /ungere da ambascia- stui». Per il costrutto 1tPE0'(3Euw l'.m:Ép
tore, portare un messaggio, trattare, ecc. 't"Lvoc; cfr. ancora Ditt., Q,., I 339,6;
In tale aècezione politico-giuridica è Syll.' II 656,19; 805,6; P. Lond. III
frequentissima la forma media di 'itpE- IX78,14; P. Lips. 35,12. In senso tra-
<rPEuw, che corrisponde in quest'uso a slato, con l'accusativo della cosa, 7tpE-
'ltpE<rBrn·t"TJc; (Erodoto, Tucidide, Seno- crPEvw può essere usato anche nel signifi-
fonte, Aristofane, Platone, iscrizioni, cato di sostenere una causa, un'opinio-
papiri, Filone, Flavio Giuseppe ecc.). ne: Epict., diss. 4,8,IO; Luc., piscatol'
L'ambasciatore rappresenta legalmente 23; Gal., de bonis et malis sucis r,ro
il governo o l'autorità che Io ha inviato (CMG 5,4,2 p. 391,18) ecc.
e le sue competenze dipendono dall'or-
dinamento del suo stato. Atene aveva i 2. Per l'uso linguistico protocristiano
7tpÉ<T~E~<; ~U-.OXpa"tOpEc; che godevano è importante notare che l'idea d'inviato
di una certa libertà di negoziare que- passò anche nella sfera religiosa. In Fi-
stioni particolari, ma non etano pleni- lone r.pE<r(3Eu•Tic; indica gl'inviati o i
potenziari che potessero concludere va- messi divini, ad es. gli angeli che riferi-
lidamente trattati di sorta 1• Nell'epoca scono agli uomini il messaggio di Dio
romana 'ltpEcrBEU"tTJc; è l'equivalente gre- (Abr. I I5) o rappresentano gli uomini
co di legatus (Polyb. 35'4·5; Plut., Mar. davanti a Dio (gig. 16), oppure Mosè
7,r [r 409a] ecc.) 2, usato spesso per nella sna funzione di mediatore (quale
indicare i legati imperiali 3 • Anche nella &.pxci.yyEÀ.oc; e 1CpEo-(3u-.a-.oc; À.6yoc;): òS'
sfera del diritto privato il rappresen- 0:1hòc; bci.-c11c; µÉv Èa-t1 'tOU WlJ"tOU xn-
tante o l'incaricato di un'altra persona pa.lvovoc; àeL npòc; -rò liq>i}ap-çov, 1tpE-
può essere chiamato 7tpEO'~EU't"lJc;, senza <rBEU'ti)c; S~ -.ou 1)yEµ6voç npòc; 'tÒ ùtj-
che il termine sia però l'espressione tec- xoov, «ma egli è sempre intercessore
nica per indicare un rappresentante le- presso l'Incorruttibile a favore del mor-
gale o un procuratore. Spesso la persona tale affiitto, inviato del sommo Signore
che conferisce l'incarico o il potere è presso i suoi sudditi» (rer. div. ber.
introdotto con U7tÉp, ad es. Demosth., 205 ). Il concetto d'inviato ha una par-
or. 45,64 (a proposito di un amico in- te di primo piano, soprattutto nei testi
caricato di certe trattative): xat U1tÈp gnostici ove esprime l'origine celeste e
'tov'tou 7tpEcrPe:v't"'Ì}ç µàv 4'.>xE-.' dc; Bu- la missione rivelatrice del redentore 4 ,
~ci.v'tLov nÀ.Éwv, 1rvlx' ÈXEi:vo1 "ttX 7tÀ.oi:a benché raramente si usino qui 1tPECT~Eu-
'ltpEO·BEvw 4 Cfr. R. BuLTMANN, Die Bedeutu11g der neu-
l Cfr. A. HEUSS, Abschluss rmd Be11rk1mdung erschlosse11en 111andìiiscben tmd ma11ichi:iischen
des griech. rmd rom. Sta(ltsvertrages: Clio 27 Quellen fiir das Versti:indnis des Joh.-Ev.:
( r9_34) 14-53 . ZNW 24 (1925) 105 s.; BuLTMANN, ]oh. 30
2 Circa le mansioni, l'inviolabilità, l'onore e n. 3 e passim; H. SCHLIER, Religionsgeschicht-
i diritti dei legati dr. A. v. PREMERSTEIN, att. liche Untersuchu11gen ZII den lg11atiusbriefen,
legatus in: PAULY-W1ssowA 12 (1925) 1138. Beih. z. ZNW 8 (1929) 34-39; G. BORNKAMM,
3 Documentazione in D. MAGIE, De Roma· Mythos rmd Legende i11 den apokryphe11 Tho-
11orum iuris publici sacrique vocabulis solem- 111asakte11 (1933) 9 s.; G. WmENGREN, Meso-
nibus in Graecmn sermo11em co11versis (1905) potamian E/emen/s in Manischeism, Uppsala
86-90. Universitets Ai:sskiiEt 1946, 3 (1946) 168-174;
167 (VI,681) 1tpEcr(3Evw 2-3 {G. Bornkamm) (vr,682) 168

•Tic; e rcpEcrf3Euw. Cfr. comunque i pre- da Dio. In quest'uso linguistico si nota


dicati del redentore: o npEcrBw-.i)ç ò ad ogni modo con assoluta chiarezza che
a7tÒ \OU \.hjJouc; &.nocr't'aÀElc;, «l'amba- il termine 7tpE<r~Eu'"tl]ç non indica un
sciatore inviato dall'alto» (act. Thom. ufficio fisso, ma una funzione del mo-
IO); ÉÀl>È o7CpEcrBEu\iic; \W\I 7tÉ\l't'E µE- mento. Tale funzione consiste unica-
Àwv 5, «vieni, inviato delle cinque mem- mente nella comunicazione di un mes-
bra» (ibid. 27; cfr. 85). Nei testi mani- saggio divino, mentre mancano assolu-
chei 6 gl'inviati celesti sono costante- tamente sia tutte le normali incomben-
mente chiamati 7CpECT~EU>1}c;, così pure ze di un 'ambasciatore' o 'inviato' in
Mani e i predicatori della dottrina ma- senso profano-politico (ad es., negoziare
nichea 7 , Anche i filosofi stoico-cinici iti- con la controparte, riferire l'esito della
neranti dell'età ellenistica (~ I, coli. missione ai mandanti, ecc.), sia le altre
1093 ss.; V, coll. 4r4 ss.) si circondano idee connesse con tale ufficio (immunità
dell'alone di messi ed araldi degli dèi 8 • diplomatica, posizione giuridica, ecc.) 9 •
Anche nel cristianesimo antico 7CpEcr(3Eu-
>l)c; è usato per indicare i messi di Dio: 3. Paolo si serve dunque di un'idea
Ignazio esorta i cristiani di Filadelfia a già ben definita, come mostra l'uso lin-
scegliere un otcixovoc; da mandare ad
guistico appena descritto, quando un'u-
Antiochia Elc; 't"Ò rcpEcrf3Eucrat bce~ 1}Eou
-.-cpEcrBElav (Phld. ro,r); cfr. anche Sm. nica volta 10, sia pure in un passo impor-
II ,2: XELPO't'O\lfjcrat ..• 1}eo7tpE<T(3EU't"1}v. tante (2 Cor. 5,20), chiama la propria
Con questa espressione Ignazio vuol di- predicazione una 'ambasciata': U1tEP
re che il messaggio portato da simili
inviati alla comunità di destinazione riu- Xp~<i't"OU oùv 7tpEa-BEuoµE\I wc;
'"tOU i>Eov
nita per il culto è autorizzato e ispirato 7ttlpaxaÀoU\l"t"Oç ot'1)µWv· OEOf.1Eila V7CÈp

In., The Creai Voh11 Manab a11d tbe Apostle correvano qui con gli scritti del re».
o/ God, Uppsala Univetsitets .Arsskrift 1945, 5 8 Già cln W.ENDLANo, Hc//. Kult. 88-96 costo·
{1945) passim. In Hehr. 3,1 Cristo è detto ro vengono giustamente paragonati ai predi·
1bt61rroÀ.o<; e viene «contrapposto, quale in- catori itineranti cristiani. Ulteriori indicazioni
viato divino senza pari, al massimo tramite in HEINRICI, Se11dschr. II a 2 Cor. 5,20 e
di rivelazione dell'A.T., cioè a Mosè» (RIGGEN- Wrno1scH, 2 Kor. a 2 Cor. ),20; inoltre H.
BACH, Komm. Hbr., ad l.). Per la provenienza WINDlSCH, Pa11/us tmd Cbristt1s (1934) 49-52
gnostica del titolo dr. E. KAsEMANN, Das e passim; K. H. Rt::NGSTORF 4 I, coli. 1093-
wandernde Gottesvolk 1 (1957) 95 s. XIOJ.
s Per la lezione 1tpE<1(3EV't"1)c; in act. Thom. 27 9 Poll., 0110111. 8,137 mostra quanto sia preva-
e l'origine manichea del predicato dr. W. lente nel termine 1tPEO"aeu-n'Jç l'idea del ser-
BoussET, Manichiiiscbes in den Thomas-Ak- vizio di ambasciatore e araldo: ò lìÈ npi;:crf3EU·
ten: ZNW 18 (1917/18) 2; BORNKAMM, op. -ri)c;, El'J) 8.v iJ:yyi;:À.o<; xat lìi.6.xovoç· hÉpa.ç
cii. (~ n. 4) IOO·I03. oÈ xpdac;, xrjpu~ xa.L CT'ltovlìoq:i6poc;. Anche
6 Cfr. l'indice dei manoscritti manichei della nei papiri 1tpEiraEvEW è attestato nell'accezio-
collezione A. Chester Beatty I (Ma11ichiiischc ne generica di essere messaggero, portare una
Homilien, ed. H.J.PoLOTSKY (1934]); n (A notizia; cfr. P. Oxy. xn 1477,16; PREISIGKE,
Manichiian Psalm-Book, ed. C. R. C. ALLBERY 'Y/ort., s.v.
(1938]); anche Kepbalaia I (ed. C. ScHMIDT 10 T utto sommato è abbastanza significativo
[1940]) 4,34; 43,15; 45,1; 52,20.32; 56,15. che Paolo non si veda alla maniera degl'in-
r9.27; 57,16 s. e passim. viati divini dell'ellenismo ed eviti (anche in
1 Cfr. Manicbiiische Homilien (~ n. 6) 12,18 2 Cor. 5) lo stile del discorso rivelatorio apo-
ss.: «Essa (la nÀ.«VTJ) uccideva i messi che dittico.
1 r;~ (v1,682) 1CpE<1(3EùW 3 (G. Hornkamm)

Xptu'tou, xa'ta.ÀÀ.a:yt}u 'ti{) i}e4), <<noi vezza Paolo può indicare la propria at-
dunque siamo ambasciatori cli Cristo, tività col verbo O"VVEpydv (6,x) e pro-
come se Dio stesso vi esortasse per mez- clamare l'inizio del giorno della salvez-
zo nostro; vi supplichiamo da parte di za finale (nello spirito di ls. 49,8) con
Cristo: riconciliatevi con Dio». L'uso l'annuncio del messaggio della riconci-
della solenne e ufficiale espressione liazfone ( 6,2 ). La locuzione Ù7tÈp XpL-
1tpEcrBEl'iw viene motivato (oùv) dall'A- O''tOU 7tpecr(3EVELV (5,20) esprime pro-
postolo con l'argomento che l'opera di prio, nella maniera più incisiva e pre-
riconciliazione col mondo compiuta da gnante, questo carattere autorevole, uf-
Dio in Cristo comporta allo stesso tem- ficiale della predicazione 11 • Ciò signifi-
po l'inizio del messaggio della riconci- ca che l'autorità del messaggio è data
liazione (5 ,r 8: OW,.Y.OVta 't'Q<; XCl.'tl'l.À.- dal fatto che Cristo stesso parla per
Àa.yf}ç, «il ministero della riconcilia- bocca del suo inviato, ovvero (il che
zione»; v. r 9: Àoyoc; 'ti)ç xa'ta.ÀÀ.a:yfjç, per l'Apostolo è la stessa cosa) che Dio
«la parola della riconciliazione»). L'o- esorta direttamente gli uomini usando
pera e il messaggio della riconciliazione l'Apostolo come sua bocca. Nel mini-
sono uniti indissolubilmente e vengono stero e nell'annuncio della riconcilia-
associati e legati l'uno all'altra nelle lo- zione l'opera della riconciliazione già
cuzioni parallele "ou xa.'taÀ.À.a~av'toç compiuta in Cristo diventa realtà pre-
1}µ&.ç ÈCt.U't'ci> OtCÌ. Xpt<T..ou xat o6v'toç sente, si attua come proposta e invito
·(jµi:v "Tiv Otaxovlav 'ti)<; xa'tcx.À.Àay'ijc;, alla fede che accetta questo evento. A
«(Dio) che ci ha riconciliati con sé per tal proposito è importante notare che la
mezzo di Cristo e ci ha affidato il mini- nostra affermazione intende mettere in
stero della riconciliazione» (5, 18 ), e nel- risalto l'autorevolezza del (contenuto
la successiva spiegazione dell'opera e del) messaggio e non l'autorità (forma-
del messaggio di Dio (5,19). La predi- le) di una persona investita di un dato
cazione non costituisce cosl semplice- ufficio. Anche quando si tratta di difen-
mente un'appendice, una comunicazione dere il proprio apostolato Paolo non
successiva dell'evento salvifico, bensl insiste sull'autorità formale del suo uf-
forma con questo un tutt'uno essenzial- ficio apostolico (Gal. 1,8; IThess. 2,7).
mente omogeneo, gli è intrinsecamente
Il doppio v1tÈp XptO"°'ou (5 ,20• e 20.,)
unita. Soltanto per questa unità intrin- non può quindi essere assolutamente in-
seca di opera e predicazione della sal- teso in due modi diversi 12• Piuttosto 5,

11 Il v. 20• vuole stabilite un <lato di fatto: 12 Cosl K. H. RENGSTORF, ApostoJat und Pre-
a tale constatazione segue poi (v. 20') la c O· digtamt' (1955) 19 n. 52: <dl secondo Ù1tÉp
municazione del messaggio. dovrebbe andare oltre il primo... ».
171 (v1,682)

2oa spiega perché l'Apostolo possa dire so di un complemento di vantaggio).


che la sua supplica è una supplica «per
Cristo»: perché è Cristo stesso che par- 1tpEcr(3u't1JC:.
la nelle parole del suo ambasciatore. In
questo senso Paolo 'rappresenta' Cristo. Paolo si dice 1tpE<T(3u-r11c; in Philm. 9 :
Non è quindi sufficiente tradurre imèp qui il termine significa senz'altro vec-
XpL<r-rov 7tpE<TfkvoµEv (5 ,20) con «per
la causa di Cristo» 13, perché una simile chio o anziano (in senso d'età) e non
traduzione non mette nel giusto risalto ambasciatore 1, che è invece il signifi-
due tratti importanti e particolari di cato di 2 Cor. 5,20 e Eph. 6,20. Certa-
questa 'ambasceria': la rappresentanza
di Cristo e l'autorevolezza del messag- mente da un punto di vista puramente
gio che consegue da questo incarico 14 • linguistico anche questa traduzione sa-
Quindi, ad evitare ogni equivoco, inve- rebbe possibile, poiché tanto la forma
ce che «per Cristo» sarà meglio tradur-
1tpEO'~V'tTJC:. quanto la forma 7tpE<T(3Eu't1)c;
re «da parte di Cristo» o «in luogo di
Cristo», come fa Lutero. Deve però es- sono correnti, cosi che non c'è affatto
sere chiaro che u7tÈP XpLO''tov non indi- bisogno di ricorrere a una congettura 2 •
ca fa rappresentanza di una persona as- Però nel contesto (vv. 8 s.) Paolo rinun-
sente della quale si fanno le veci (vice
et loco) e neanche significa che il mini- cia espressamente a far valere la sua au-
stero dell'Apostolo sia una continua- torità apostolica e si contenta di appel-
zione dell'opera di Cristo 15• larsi dell'amore di Filemone, facendogli
notare, come argomenti corroboranti, la
Anche Eph. 6,20 si riferisce alla pre-
propria età avanzata, le catene che lo
dicazione dell'Apostolo: u7tÈp ou 7tpE-
avvincono e la paternità spirituale nei
O'~EUW Èv à.M<TEt, «per il quale ( =
l'e-
confronti di Onesimo.
vangelo) sono ambascia tore in ceppi».
Dal passo non si possono trarre in-
A differenza di .2 Cor. 5,20 qui l'evan-
formazioni più precise circa l'età dell'A-
gelo ha preso il posto della persona del postolo. Secondo Pseud.-Hippocr., 7tEpt
Cristo esaltato. Cade cosl l'idea, deter- èf3ooµcHìwv (un'opera citata, tra gli al-
minante in 2 Cor. 5,20, che una terza tri, anche da Filone, op. mund. IO 5)
r.pE0'"(3U'tTJ<; indica la sesta delle sette
persona (Dio, Cristo) parli per bocca parti della vita (tra <Ì'VTJP e ')'Épwv ), cioè
dell'Apostolo. In questo caso bisognerà l'età compresa tra i 49 e i 56 anni 3•
dunque tradurre 'Ù7tÉp con 'per' (nel sen- G. BoRNKAMM

Il Cosl, ad es., LrnTZMANN, Kor., ad l. ad l., e altrì.


Cfr. BULTMANN, Theol. 299 s.
14
15 Cosl inerpreta malamente G. SASs, Apo- = ambasciatore, inviato, messag-
2 itpEcrf3v-cT]<;
gero: 2 Mach. 11,34; 2 Par. 32,31 (cod. B); I
stelarnt und Kirche (1939) 81: «L'Apostolo sta
Mach. r4,22; 15,I? (cod. N).
cosl per Dio al posto dove prima (sic!) stava
Cristo, quale continuatore (sic!) dell'opera di 3 Cfr. F. BoLL, Die Lebensalter, N. J:ilubuch
Cristo». KI. Alt. 31 (1913) 89·145, spec. 114-u8; Dr.
itpEcr~v·t"Jl<; · BELIUS, Gejbr., ad l.; PREUSCHEN·BAUER., s.v.
I Cosl trad, 1tpEo-{3v't'l'}ç LoHMEYER, Philm., 1tpE0"(3U'"CT}<;.
173 (v1,683) 7tp6 A I (B. Reicke) (VI,683) 174

7tp6

SOMMARIO: zioni latine prae, pro e simili. Molto u-


A. Uso di 'ltp6 nel N.T. (dati li11gr1istici): sato fìn da Omero, 11:p6 è presente anche
1. di luogo; nei LXX, circa 260 volte; nel N.T. è
2. cli tempo; usato solo 48-49 volte e nei Padri apo-
3. uso metaforico. stolici 21 volte. Inoltre è usato in molti
B. Uso biblico·teologico di 7i:p6 nel contesto composti, come 1tpo&.yrn1 (~ I, coll.
della storia della salvezza: 349 ss.) ecc.
1.A.T.;
2.N.T.;
3. Padri apostolici. A . uso DI 1tPO NEL N.T. (DATI LINGUI-
STICI)
'ltpo col genitivo significa davanti a;
è affine a mx.pcX. (-+ Ix, coll. 467 ss.), I. Di luogo. 7tpÒ 'tfi<; Mpa.<;, «davanti
a -+ 1tp6<; ecc., come anche alle preposi- alla porta» (Act. 12,6); similmente 'ltpÒ

rcp6 MOULE, An Idiom-Book of N.T. Greek (1953)


Per A: 74; PRIWSCHEN-BAUERs, s.v.; BLASS-DEBRUN-
]. F. A. PROCKSCH, Z11r Bedeutu11g vo11 'ltpé: Nl!R9 §§ 213.:u7,1 .395.403.406,3; anche la bi-
Zeitschrift fiir das Gymnasial-Wescn 32 (1878) bliografia generale sulle preposizioni in PREU-
321-326; J, GouscH, Z11r Bedeulrmg der Prii- SCHl!l-f-BAUER', s.v. 1h1&. e ~ II, coli. 907 s.
position rcp6: Jahrbuch fi.ir Phil. n9 (1879) bibl. per 8~&.; ~ ix, coli. 469 s. bibl. per
806 s.; P. VIERECK, Sermo graecus (1888) 81; 'lta.pck.
W. Sct-IMID, Der Atti:dsmus III (1893) 287 s.; Per B:
IV (1896) 464.614.629; W. Sc11MIDT, De Flavii P. LonSTEIN, La 110tion de la préexistence du
Josephi elocutione observatio11es criticae, Jahr- Fils de Die11. Fragment de christologie expé-
buch fiir classische Philologie Supplementband ri111e1JJale (1883) 11-124; H. SCHUMACHER,
20 (1894) 395.513 s.; A. N. ]ANNARIS, A11 Christus in seiner Priiexistenz 11. Kenose nach
Histarical Greek Grommar (1897) §§ 1644- Phil. 2.J·8, 1(x914)131-232; u (1921) 95-266.
1653; Ki.iHNBR-BLASS-GERTH Il l , 454-456; 307- 327 . 388 - 397; E . BARNIKOL, Me11sch
W. ScHULZE, Graeca latina, Programm zut tmd Messias. Der flichtpaulinische Ursprtmg
akademischen Preisverteilung G<:ittingen (1901) der Priiexisten:1.-Christologie, Forschungen zur
14-18; E. A. AnBOTT, Johannine Grommar Entstehung des Urchristentums 6 (1932); J.
(1906) 227; J. H. MouLTON, A Grammar of GRoss, Le mystère de l'Homme-Dieu danr la
N.T. Greek 1 (1906) mo s.; J. RouFFJAc, théologie récellte: Revue des Sciences Reli-
Recherches sur les caractères d11 grec dans le gieuses 20 (1940) 379-397; J.BARBEL, Christos
N.T. d'après les inscriptions de Priène, Bi- A11gelos. Vie Anschauung von Christus als
bliothèque de l'École dcs hautes étudcs, Scien- Bote u11d Engel in der gelebrten und volk-
ces religieuses, 24,2 (19u) 29; P. REGARD, stiimliche11 Literatur des Altert11ms (1941) 37-
Conlributio11s à l'étude des prépasitio11s d1111s 311; O. CuLLMANN, Christus und die Zeit.
la langue du N.T. (19x8) 544-549; A. T. Ro- Die urchristliche Zeit- tifi Gescbichtsail"lfasstmg
BERTSON, A Grammar of the Greek N.T. 1 (1946) 13-189; H. VOGEL, Christologie I (1949)
(1919) 620·622; BAUER, ]oh. a Io. 12,1; Jo· 79-218; G. LINDBSKOG, St11die11 wm nt.lichefJ
HANNESSOHN 184-198; F. M. ABEL, Grammaire Schop/11ngsgedanken, Uppsala Universitets
du grec bibliq11e, Études bibliques (1927) § Arsskrift 1952, I I (1952) IJ-83.163-272; E .
46 i; J. WACKERNAGEL, Varlesu11ge11 i.iber Syn- ]ENNI, Das Wort 'oliim im A.T.: ZAW 64
tax' n (1928) 194-196.2n s. 231-233.237-240. (1952) 197-248; 65 (1953) l-35; O. CuLL-
320 s . ; MAYSER II x,19 e passim; 2,390-392 e MANN, Die Christologie des N.T. (1957) 253-
passim; 3,60; SCHWYZER II 505-508; C. F. 3:z3.
175 (VI,683) 'ltp6 A r (B. Reickc)

-rou 1tUÀ.wvoc;, «davanti al portone» Almeno il testo del codice D ha pro-


(Act . 12,14). Iac. 5,9 ha una locuzione babilmente questo significato: oi. 8È i.E-
pc.i:c; 't"OU ov-.oc; ALÒ<; 1t()Ò -r.6À.Ewc;, «ma i
simile, ma in senso figurato: looù ò :x:p~­ sacerdoti dello Zeus locale (ov'toc; qui è
't..i}c:; 1tpÒ •WV i}upwv fo'tTJXEV, «ecco, il preposto al nome del dio), protettore
giudice (escatologico) sta alle parte». della città». Infatti, non solo abbiamo il
costrutto npò 1t6À.Ewc; senza articolo,
Calco dell'A.T. (ebraico: li/ne) è la lo-
ma il significato locale «prima (oppure :
cuzione 1tpÒ 1CpOO"W7tOU i;w6c;, avanti all'entrata) della città» non si adatta a
qualcuno, innanzi a qualcuno (preceden- O'JToç = «locale (del luogo)». In nume-
dolo), prima di qualcuno: Mt. II,10; rose iscrizioni greche compare la for-
mula analoga "Ap'tEl.LLç npò 1tOÀ.Ewc:;
Mc. 1,2; Le. 7,27 (tre citazioni di Mal. ccc. 5 e l'editore del Corpus lnscriptio-
3,1; cfr. Ex. 23,20); inoltre Le. 9,52; num Graecartttn ha finito per tradurre
10,1 (Act. 13,24 ~col. 179) 1• 1tpo 1t6Àt::wc; con ante ttrbem, mentre in
un primo tempo aveva optato per la tra-
Act. 14,13 : ò lEpeùc; 't"OV Atòc:; i;ou
duzione tutor ùrbis 6 • Gli studiosi suc-
ov-roc; 1tpÒ 't"fjc; 7tOÀ.Ewc; è solitamente cessivi lo hanno poi seguito nel suo
tradotto «il sacerdote del tempio di ripensamento. Rimane però da conside-
Giove posto all'entrata della città (di rare il fatto che le summenzionate iscri-
zioni non sono state trovate fuori dcl
Listra)». Analogamente a casi in cui perimetro urbano e non è affatto pro-
1tp6 indica l'idea di una divinità protet- vato che i templi in origine fossero si-
trice 2, il testo potrebbe però riferirsi a tuati, come si suppone, fuori città. Tut-
tavia il fatto che nelle iscrizioni suddet-
Zeus quale patrono della città, cosl che te l'attributo 1tpÒ 1toÀEwc; sia ripetuta-
la frase 7tpÒ i;fjc; noÀ.Ewc; potrebbe essere mente associato con epiteti e nomi elo-
considerata sinonima di 1tOÀLEuc:;, «pro- giativi corrobora la convinzione che si
tratti di divinità tutelari della città. Per
tettore della città» 3, un epiteto caratte-
quanto riguarda Act. 14,13 bisogna i-
ristico di Zeus, benché anche altri dèi noltre notare che si tratta proprio del
appaiano quali protettori e patroni di dio Zeus che nell'Asia Minore appare
città 4 • talvolta come patrono della città 7• È
cosl lecito chiedere se non si debba pos-
1 Presso i Padri apostolici troviamo le locu- e le altre divinità».
zioni 1tpÒ 6q>ita.À.µWv EXEW o À.a.µ{3éc.vm1 e 5 Cfr. CIG II 1462. 2963 c. 2796. 3194. 32n .
rcpò 6q>i>aÀ.µwv 'twoç Etvat: mart. Pol. 2,3; 3493; G. RADET, Inscriptions de Lydie: BCH
I Clem. 5,3; I Clem. 2,1; 39 13. L'ultimo mo-
I I (1887) 29,5 (p.469); TH. WIEGAND, Mi/et,
do di dire viene dai LXX (Deut. n,18; lob Ergchnisse dcr Ausgrabunge11 und Untersu-
4,16). chungen seit dem Jahre 1899, I 7 (1924) 299
1 ~ JANNARIS § 1648.
nr. 204 a 6.
l G. KRUSE, art. 'Polieus' in PAULY-WISSOWA
:lI (1952) 1376-1378.
6 A. BoECKH, CIG u (1843) 605a 2963c.
4 Cfr. l'elenco dei patroni della città di Nicea 7 Esempi: protettore di Sardi: CÌPXLEpÉa 'tij<;
in Bitinia ripottato in Dio Chrys., or. 39,8: 'Acrla<; vawv 'tW\I t-.1 Av&lcy. .tap&Lo;vwv, xo;ì
«Invoco Dioniso, patrono cli qucstn città; Era- lEpÉa JJ.Eylcr'tOV IloÀ.~Éwç Atòç &le; (CIG JI
cle, fondatore di questa città; Zens, protettore 3461,3); di Ilio: 1tpolhleubat -r~ Atl 't0 Ilo.
della città (lloÀ.~eu<;); Atena, Afrodite, Filia... À.LEt -rà 1ttµµa'ta; (CIG II 3599,24).
;;i;6 A l-2 (.B. Reicke)

sibilmente riferire anche il testo usuale squa}> (lo. l l ,5 5 ); «avanti la festa del-
di Act. 14,13 a Zeus tutore di Listra, la pasqua» (Io. 13,1); «quattordici anni
benché qui la frase npò 'ttl<; 7t6À.Ew<;, sia
per la posizione di èhrroç sia per la pre-
fa» (2 Cor. r2,2); «prima dell'inverno»
senza dell'articolo, non costituisca cer- (2 Tim. 4,ZI). 1tp6 ha una notevole im-
tamente un epiteto. Le circostanze og- portanza in riferimento a Cristo e al-
gettive possono confortare tale interpre- l'elezione: <cavanti la fondazione del
tazione. Se si tratta infatti del dio cit-
tadino di Listra, si capisce benissimo mondo» (Io. 17,24; Eph. X,4; I Petr.1,
perché la gente fosse subito pronta a 20); «prima dei secoli» (r Coi·. 2,7);
identificarlo con Barnaba e a sacrificar- «infiniti secoli fa» (2 Tim. I,9; Tit. l,
gli. Considerando poi la numerosa par-
tecipazione degli abitanti al sacrificio, ìl 2); «prima di ogni secolo» (Iudae 25 ),
tempio in questione sembrerebbe piut- e altre csp1·essioni simili (-?col!. 183 ss. ).
tosto situato o nella città o proprio alle Il 1tp6 temporale precede anche un pro-
sue porte, giacché le colonne davanti al-
nome insieme col quale forma un attri-
le quali il sacerdote sacrifica possono es-
sere messe in relazione o con il tempio 8 buto o un avverbio: -toùç 1tpocp1rrn.<;
o con la porta della città. Nel primo -rouc; 7tpo uµwv, «i profeti che vissero
caso sarebbe inevitabile tradurre «pro- prima di voi» (Mt. 5,12); similmente
tettore della città», nel secondo questo
significato potrebbe coincidere con quel- Act. 7.4 (variante); 1tpÒ iµou (lo. 5,7) e
lo locale perché un dio posto all'in- passim; ot 1tpÒ iµou IÌ.1too"toÀ.oL, «coloro
gresso della città, appena fuori delle che erano apostoli prima di me» (Gal.
porte, molto spesso era considerato il
1,17). Inoltre non di rado 1tp6 è co-
protettore della città.
struito, analogamente a molti casi nei
Nel N.T. 1tp6 è usato relativamente LXX, con l'accusativo e ]'infinito (gene-
poco come preposizione di luogo e ciò ralmente aoristo) preceduto dall'artico-
dipende dal fatto che sia nel greco elle- lo al genitivo; in questo costrutto signi-
nistico sia nei LXX alcune preposizioni fica prima che (come 1tplv con l'infinito
improprie hanno preso sempre più il senza articolo): 7tpÒ -rou ùr..1.iic; a.l'tijo-ru,
posto del np6 locale 9 • Cosi anche nel «prima che nbbiate chiesto» (Mt. 6,8;
N.T. questo 7tpo è sostituito general- cfr. Le. 2,21 ecc.); 1tpò -rou yEvfona~,
mente da E[J.1tpocri}Ev, E\ICl\l"t'L, Èvt;,'lt~?\I e <cprima che avvenga» (lo. 13,19). In
simili 10• questi casi bisogna tener conto, a mo-
2. Di tempo. 7tpÒ "t'Oi.i xa•cxxÀ.uo-µou, tivo dell'aoristo, del compimento (teo-
«avanti il ( = prima del) diluvio» (Mt. ricamente presupposto) dell'azione li.
24,38); similmente si dice «prima del Soltanto una volta abbiamo l'infinito
pasto» (Le. II,38); «prima della pa- presente 12, per esprimere la continua-

8 W. M. RAMSAY, St. Paul the Tmveller " 10 BLAss-DEBRUNNER9 § 214.


( 1908) II 8 S. Il MAYSER II 1,1 5 2.
9 MAYSF.R n 2,539; JoHANNESSOHN 189 -198. 12 Buss-DEBRUNNER' § 403.
1tp6 A 2 (B. Reicke) (vr,685) i8o

zione dell'azione: 1tpÒ 't"OV 't"ÒV xéaµo'\I µE"ttX 1)µÉpw; EfaOO"L 'tlJc; 'ltpO"tÉpC1.<) Òp6:.-
dvm, «prima che il mondo cominciasse 0"EW<), «venti giorni dopo che era av-
venuta la prima visione» (Herm., vis. 4,
ad esistere» (Io. 17,5). 13
l,I) • Questo modo di dire è attestato
In un caso (Act. 13,24) il semitismo anche nel greco seriore 14 e può in origi-
1tpÒ -7 'ltpOO"W'ltOU 't wéc; (-7 coll. I 74 s.) gine non essere un latinismo. Per ana-
sta al limite tra il significato locale e loghe locuzioni con 'ltpo ci sono anche
quello temporale: 7tpOXT)put;a'll"toc; 'Iw- esempi preromani: 'ltpÒ 'tpLW\I "ÌJµEpwv
ti:wou -n:pò -n:po<rw-n:ou -.Tjc; Elcr6oou av- 'tljc; 't'EÀ.EUTl'jc;, «tre giorni prima della
't'ou, «poiché Giovanni, ancora prima fine» (Hippocr., epid. 7,5r) 15 ; npò ouo
della sua ( = di Gesù) comparsa, aveva hwv 'tou <1wrµou, «due anni prima del
già predicato». Da un lato il semitismo terremoto» (Am. r,r (LXX]; cfr. 4,7);
è preferito al semplice 'ltpÒ per far risal- 1tpò µtéic; 1JµÉpac; 'tfjc; Mapooxai:xijç
tare ]'aspetto spaziale del concetto di 1}µEpaç, «un giorno prima (cioè la vi-
d:croooç: Giovanni precede Gesù quale gilia del giorno) di Mardocheo» ( 2
suo precursore (-7 VIII, col. 304 e n. 13, Mach. I5,36); 1tpÒ ét.µEpéiv oÉxa 'tW\I
&roooc;); dall'altro E(croooç esprime in- µuO"'tT)plwv, «dieci giorni prima della ce-
negabilmente un evento storico, così lebrazione dei misteri» (iscrizione dori-
che non si può trascurare neanche il si- ca di Andania in Messenia, del 91 a.
gnificato temporale. C.) 16. Questo modo di dire popolare di-
venne però veramente comune soltanto
La locuzione peculiare 'ltpÒ 2t; 1}µEpw'll in epoca romana 17, ma non si tratta af-
fatto - come si pensava una volta - di
-:ou 'ltacrxa (Is. 12,1) significa letteral-
un vero latinismo. Neanche date indi-
mente «sei giorni prima contando dalla cate in base al calenda.rio romano, come
pasqua», cioè «sei giorni prima della ad es. 1tpb ÈWÉa. KaÀavow\I kE1t"tEµ-
~plwv, «nove giorni prima delle calende
pasqua».
di settembre» { = il 24 agosto: lgn.,
Casi analoghi con un µE."ta che regge Rom. 10,3; dr. mart. Pol. 2 r ), sono la-
l'accusativo mostrano che nel nostro tinismi perfetti, anzitutto perché si usa
passo 7tp6 è legato solo al primo geni- un numerale cardinale e non ordinale,
tivo, mentre il secondo genitivo va in- come richiederebbe il latino (ante diem
teso come ablativo: µE"tà òf.xa. hn -.ou nonum) 18, e poi perché il giorno che ser-
obcfjcrm 'A~pൠÈv 'YTI Xavciav, «do- ve da riferimento fisso per il computo
po dieci anni che Abramo dimorava nel sta al genitivo e non all'accusativo, co-
paese di Canaan» (Gen. 16,3 [LXX]); me in latino (Kalendas) 19 • In tutti que-
13 In Act. 1 ,5 abbiamo una forma ibrida di is Ed. LITTRÉ 5,420. Generalmente questa
di questo costrutto dovuta ad una assimila- parte delle epidemiae è considerata spuria, ma
zione del caso: ov µE't"CÌ 1tOÀ.À.CÌç 't"CXU'tcxç può ugunlrnente essere addotta come docu-
)̵Épcxç (invece 'di 'tOU'tWV i)µEpwv; dr. la mento dell'età preromana; cft. PREUSCHEN-
Vulgata: non post multos hos dies); BLASS- -BAUER.', s.v. 'f̵Ép!X. 2; BLASS-D.EBRUNNER?
-DEBRUNNER9 § 226. Non si può dire con cer- § 213, appendice.
tezza se anche nell'uso di 1tp6 si tratti talvol- 16 Cu. MICHEL, Recucil d'inscriptions grccques
ta, in questi testi, di assimilAzione del caso (-+ (1901) nr. 694,70; DITT., Syll.l Il 736,70.
ScHMID ur 287; iv 614 parla a questo propo· 11 -+ ScHULZE 15.
sito di attrazione del caso), perché 1tp6 regge 18 -:) AilEL § 46 i.
9
già di per sé il genitivo. 19 Ulteriori indicazioni in BLAss-DEBRUNNER
14 -> ScHMrn 1v 458; -+ ScHuLZE 15.17. §§ 213.226, appendice; SCHWYZER II 98 c.
IISI lVI,M5J 1tp0 I\ 2 - il I (il. KCICkCJ (VJ,M6) 11!2

sti casi 7Cpo ha propriamente valore d'av- trovano un significativo impiego teolo-
verbio: prima. Cfr. 7CpÒ µLiic;, «un gico. A questo proposito bisogna ricor-
giorno prima» (Did. 7,4; Herm., sim.
dare in primo luogo tutte le affermazio-
6,5,3)2(),
ni che sottolineano la premondanità o
3. Uso metaforico. In quest'uso par- addirittura l'eternità di Dio, ad es. Ps.
ticolare 7tp6 indica preferenza: 7tpÒ miv- 90,2: «Prima che i monti fossero nati
'tWV «soprattutto», «prima di ogni co-
e la terra e l'universo fossero creati, sl
sa», ecc. (Iac. 5,12; I Petr. 4,8; Did. IO, da eternità in eternità tu sei, o Dio».
4); cfr. rtpò 7CctV't'6c;, «prima di tutto» Queste locuzioni, talvolta formulate in
(Polyc., ep. 5,3); oppure anche prote- maniera liturgica, hanno lo scopo di far
zione: probabilmente va inteso cosl il risaltare l'eccellenza e la grandezza di
7tp6 di Act. 14,r3 (~ coll. 175 ss.). Dio e in tale orizzonte non si pone affat-
to il problema logico di come Dio po.
B. USO BIBLICO-TEOLOGICO DI 7Cp0 NEL tesse esistere già prima del mondo e del
CONTESTO DELLA STORIA DELLA SAL- tempo. Questo fatto non dipende sol-
VEZZA tanto dal carattere dossologico dell'af-
fermazione teologica, bensl anche dalla
r. Antico Testamento
mancanza in essa, per l'A.T., di qual-
Poiché l'A.T. ha un senso tutto par- sivoglia antinomia. Da un lato, infatti,
ticolare del tempo e delle situazioni ]"eternità' non è concepita alla manie-
temporali (storia delle origini, storia del ra filosofica come una entità astratta,
popolo di Dio, escatologia), i concetti senza contenuto e senza tempo, ma in
di tempo primordiale (~ r, coli. 535- modo irriflesso come un tempo il più
545, al.wv), di priorità e di anzianità vi lontano immaginabile, ma pur sempre
hanno una parte importante. Ciò che con un preciso contenuto 21 ; dall'altro
esisteva già ai primordi o almeno nel- Dio, il signore della storia; è considerato
!'antichità ha una dignità tutta partico- anche il signore del tempo (ad es., Is. 40,
22
lare, come ad es. i patriarchi. In tale 28) , cosl che la sua 'eternità' coincide
contesto le espressioni che indicano la con la sua onnipotenza 23 • Alle afferma-
priorità, che significano prima, avanti zioni sulla premondanità di Dio fanno
(ebraico: b"!erem, li/ne; LXX: 7tp6), inoltre riscontro quelle sulla preesisten-

20 7tp6 può avere questo valore avverbiale an- xoulwv, «non erano infatti molto lontani dalla
che nell'accezione spaziale: 'ltpb 'lto)..)..o\i 't'ijç riva, ma ne distavano circa 200 braccia» (Io.
'ltOÀEWt; (ablativo; SCHWYZER II 96): «molto 2r,8).
prima, calcolando dalla città = molto prima 21 ~ ] ENNI 25,50.55 S,
della città» (Dion. Hal., ani. Rom. 9,95,5). 22 ~ ]ENNI
Cfr. il costruto con èm6: oò yà.p 'l'io-cxv µcx- 67-70.
xpà.v ct1tÒ 'tljç yfjç, aÀ.Àà wç <hÒ mJXWV OLCX- 23 ~ ]ENNI 55 S,
I 83 (VI,686) o.p6 Il 1 -2 (Il. Rcicke)

za della sapienza che sarebbe stata crea- sottolinea che Dio ha preordinato il Fi-
ta prima del mondo e dell'universo e glio e la salvezza da lui portata «prima
perciò avrebbe partecipato alla crea- di tutti i secoli», «prima della fonda-
zione. Queste affermazioni sono concen- zione del mondo», ecc. (-> col. 178).
trate soprattutto in Prov. 8,22-31 ed Tuttavia 1tp6 è usato in questo modo
Ecclus 24,9 (r4), dove la sapienza, in specifico soltanto in Giovanni, in Pao-
connessione con la scuola di maestri di lo e nelle lettere più tarde. Conforme-
sapienza, parla di se stessa in simili mente alla persuasione che a Dio spet-
termini. Queste idee precorrono in pat- tano «gloria, maestà, potenza e domi-
te le affermazioni del N.T. sulla pree- nio da ogni e tcrnità » (I udae 2 5), Ge-
sistenza di Cristo(~ qui sotto, 2). Per sù è consapevole di aver avuto gloria
il resto il concetto di prima si trova nei divina <{prima della fondazione del mon-
contesti pit1 diversi, quando si pada di do» 25 · (Io . 17,5.24). Nel prologo gio-
momenti nello sviluppo del mondo, del vanneo sul Logos (Io. l,1-18) vengono
popolo di Dio e del singolo uomo: an- esposti in termini teologici la preesi-
che in questi casi l'accento cade spesso stenza <li Cristo e il suo significato fon-
sulla sovranità di Dio (ad es., Is. 42,9; damentale per la creazione (con un ri-
I er. r ,5 ), cosl da far risaltare la sua po- chiamo immediato alle idee sulla sa-
sizione di signore del tempo (-7 rv, coli. pienza rilevate a proposito dell'A.T. ~
1371 SS., XCX.t.p6ç). coll. r 8 2 s.), senza che per altro sia usa-
to 7tp6. Anche nel famoso passo che par-
2. Nuovo Testamento la della kenosis di Cristo (Phil. 2,5-8)
ed è cosl fruttuoso per lo studio della
Anche nel N.T. la premondanità di cristologia paolina della preesistenza
Dio non va riferita a una idea astratta non si trova 7tp6. In Col. x,qa abbiamo
Jell'atemporalità, bensl alla signoria di invece np6: Cristo esiste <{avanti ogni
Dio sul mondo e sulla storia 24 • np6 è cosa», e il contesto afferma che l'uni-
usato così particolarmente neJl'ambito verso fu creato mediante lui, il primo-
della storia salvifica vera e propria e genito della creazione (v. 15), cosl co-
della rivelazione di Cristo, quando si me in lui sussiste e in vista di lui esi-

u ]OACll. ]EREMIAS, Jesus als \Veltvolie11der, 25 Il Gesù sinottico ern nlttettanto consape-
BFrh 33,4 (1930) 8-12; ~ CULLMANN, Zeit vole della propria preesistenza? La risposta a
55: «Il cl'istianesimo primitivo non conosce tale interrogativo dipende da come si giudico
un Dio atemporale ... Se vogliamo comptende- il titolo di 'Figlio dell'uomo'. Cfr. nnche la
l'e il concetto protocristiano di eternità dob- questione riguardane il 'Figlio di David'; G.
biamo sforzarci, per prima cosa, di liberarci H. IlOODYl!R, Mark xii. 35-37 a11d tbe Pre-
di tutte le categorie filosofiche» . Existence of Jesus i11 Mark: ExptT 5r (r939/
40) 393 s.
r;p6 B 2 (B. Reicke) (VI,688) 186

ste (vv. l6.17b). La preesistenza di Cri- quell'opera di Dio che consiste nell'e-
sto non è qui un teologumeno specu- vento di Cristo e nel kerygma di Cristo
fotivo, bensl un'espressione dinamica e che, per l'inestimabile grazia di Dio,
dell'illimitata e universale signoria di è concesso proprio all'umanità presente
colui al qmtle è sottoposta la chiesa con di conoscere, di vedere, di provare. In
la sua missione universale. In altra pro- coincidenza con questa particolare e pri-
spettiva I Cor. 2,7 (7tpÒ -.w'Y a.lwvwv, vilegiata posizione dei credenti quali de-
<<avanti i secoli») sottolinea la prede- stinatari della grazia eterna, in Eph. r,
terminazione del mistero di Cristo e I 4 ('1tpÒ xa.-.a~oÀ:ijc; x6crµou) si parla
Petr. r,20 (npò xa:-.a.BoÀ:'ijc; x6crµov, «a- dell'elezione precosmica (~ vr, coJI.
vanti la creazione del mondo») 1a pre- 400 ss., ÉxÀ.ÉyoµaL) dei credenti alla co-
determinazione delle sofferenze di Cri- munione con Cristo, così che in questo
sto, cosl da far riconoscere il valore in- passo si accenna all'idea (cfr. 7tpoopL-
finito del kerygma che risuona soltanto crl>év-n:c; al V. I I; ~VIII, coll. 1278 ss.,
adesso. In questa maniera si pone in ri- 1tpoopl~w) della preesistenza della chie-
salto anche la priorità della grazia divi- sa (-? IV, coli. r513 ss., ÈxxÀ:r1crla.).
na, come avviene espressamente in 2 Anche in rapporti meno specifici Tt:p6
Tim. r,9 (1tpÒ xpovwv alwvlwv, «infi- è spesso usato per esprimere che Dio
niti secoli fa») a proposito della voca- predetermina o prevede le cose. Dio de-
zione dell'apostolo e in Tit. l,2 (71;pÒ cide in anticipo il nome del figlio di Ma-
xpovwv a.lwvltv\I) a proposito della pro- ria (Le. 2,21); sa già anticipatamente di
messa della vita eterna. Comune ai che gli uomini hanno bisogno (Mt. 6,8).
quattro ultimi passi (I Cor. 2,7; I Petr. Secondo Io. 1,48 e l3,r9 anche Gesù è
l,20; 2 Tim. l,9 e Tit. l,2) è una spe- dotato di prescienza 26 • Gli eventi del-
cifica contrapposizione, che si rileva la storia della salvezza si compiono se-
dal contesto, tra occultezza premondana condo un piano divino, sicché l'uno de-
e rivelazione presente. Il mistero eterno ve precedere l'altro (Le. 2r,12; 22,
27
viene conosciuto dagli uomini non in l 5) • Secondo il piano salvifico di Dio,

virtù della loro speculazione, bensì per prima che apparisse la fede l'uomo era
un intervento divino nella storia, per un prigioniero sotto la legge (Gal. 3,

26 Sulla questione delle facoltà conoscitive di di Luca, mentre sarebbe stata meno sviluppa-
Gesù cfr., ad es., E. GuTWENGER, Das men- ta nella tradizione evangelica più antica. È
schliche Wissen des irdischen Jesus: Zeit- anche sintomatico che il '1tp6 dci succitati pas-
schrift fiir katholische Thcologie 76 ( 1954) si lucani non abbia riscontro negli altri sinot-
170-186. tici. Tuttavia il concetto di piano salvifico è
27 H. CONZELMANN, Die Mille der Zeit (1954) presente anche nei due primi vangeli, ad es.
Br s. n2 s, n6 .128-133 ccc., sostiene che l'ide11 Mt. 8,29 (discusso nel corpo dell'articolo) e
di un piano di salve-.lza è una caratteristica Mc. 14,41.
187 (v1,688) 'ltpb B 2-3 (B. Reickc) (vr,688) 188

2 3 ). Persino gli spiriti malvagi hanno i discepoli rispetto al Signore della chie-
un'idea dello svolgimento predetermi- sa (Le. 9,52; 10,1); al contrario i sedut-
nato della storia della salvezza, benché tori del popolo, che Io. l0,8 chiama la-
ne valutino male i movimenti, così da dri e banditi, sono comparsi prima del-
credere che il Figlio di Dio sia venuto la venuta di Gesù, senza alcuna coinci-
«innanzi tempo», «in anticipo», «prima denza col piano salvifico di Dio. In di-
del previsto» (Mt. 8,29: 1tpÒ xatpou). versi di questi casi abbiamo l'espressio-
Troviamo la medesima espressione in ne rafforzata 7tpÒ 1tpOO'W7tOU (~ col.
I Cor. 4,5: i credenti non dovrebbero 175) che conferisce al concetto di pre-
giudicare «prematuramente», prima che cursore una sfumatura di significato spa-
sia venuto il Signore. Per Paolo anche ziale(-? col. 179).
Ja priorità nella fede in Cristo o nella
3. Padri apostolici
chiamata alJ'apostolato ha una grande
importanza (Rom. 16,7; Gal. 1,17; cfr. La preesistenza di Cristo è menziona-
le sue considerazioni sulla priorità dei ta in Ign., Mg. 6,1: <<. .. Gesù Cristo, il
quale prima dei secoli (7tpÒ et.lwvwv) era
Giudei in Rom. 3,1 s. ecc.). Anche ogni presso il Padre» (cfr. Io. l,18). 2 Clem.
volta che si parla di precursori c'è un 14,1 parla della preesistenza della chie-
riferimento implicito ad un piano della sa: « ... apparterremo alla prima chie-
sa, quella spirituale, creata prima del
salvezza che si svolge secondo un deter- sole e della luna». Nel saluto che apre
minato ordine cronologico. Come pre·· 1a sua lettera agli Efesini, Ignazio affer-
cursori compaiono i profeti (Mt. 5,u), ma che la loro chiesa è «predestinata
prima dei secoli ( 7tpÒ a..lwvwv) ad una
il Battista (Mt. n,ro; Mc. l,2; Le. l,76 gloria eterna».
[variante]; Act. 13,24), in parte anche B. REJCKE
7tpoayw ~ r, coll. 349 ss.
189 (VI,688) 'ltp6{3a:tov A 1-3 (H. Preisker/S. Schulz)

t 7tp6~cx:tov, t rtpo~ci-ri:.ov
A. IL TERMINE FUORI DEL N.T. presto 7tp6f3a-i-o\I indica il bestiame mi-
nuto: Hom., Il. 23,550 (opposto: LTI-
r. La pecora domestica va distinta TIOL); in Hdt. l,133; 8,137 -i-à. Àrn-i-à
dalle pecore selvatiche che vivono a "'tW\I rcpof3ci't't•W, «i capi di bestiame mi-
branchi sulle montagne e nelle steppe nuto», sono pecore e capre. In attico
di tutti i continenti. Il valore principale 7tp6BC1.."'tO\I indica prevalentemente le pe-
della pecora domestica è dato dalla pro- core (Aristoph., av. 714), cosl anche nei
duzione della lana 1• Il clima e le ca- papiri (P. Tebt. I 53.7; 64b 16). b) 7tp6-
ratteristiche del territorio condizionano f3et."'tO\I è chiamato poi· figuratamente
le variazioni delle razze ovine 2• In Pa- l'uomo semplice: Aristoph., nub. 1203.
lestina l'allevamento delle pecore è l'at- c) Anche un pesce di mare è così deno-
tività più diffusa insieme con l'agricol- minato in Oppianus, de piscatione 1,
tura. La carne di pecora è considerata 146; 3,139 5 ; Ael., nat. an. 9.38. Gli
deliziosa e oltremondo ricercata 3 • Inol- Stoici usano spesso Tip6f3et.'t'OV come ter-
tre la pecora è frequentemente usata per mine di paragone per esprimere inferio-
i sacrifici. Le pelli di pecora conciate rità o stupidità: Epict., diss. 1,23,7 s.;
forniscono ai pastori mantelli e giubbe, 28,15. Epict., ench. 46,2 si serve dell'e-
mentre la lana serve per confezionare i sempio delle pecore che producono lana
principali capi d'abbigliamento 4• e latte per illustrare il comportamento
concreto dell'uomo. Per Epict., diss. 3,
2. Il tctmine Tip6Ba:rov è poco usato 22,35 è affatto naturale che i pastori
nel greco arcaico e manca del tutto siano affezionati alle pecore; in questo
presso i tragici. Anche il diminutivo passo le pecore sono anche immagine de-
TipoB<i·nov è d'uso raro nella letteratura gli uomini che il cinico deve guidare.
greca. Possiamo distinguere tre signifi-
cati di rcp6~1nov. a) In genere 7tp6~a­ 3. I LXX si servono di 1tp6f3rx.-i-ov pre-
"'tO\I indica i quadrupedi, in contrappo- valente men te per tradurre l'ebraico ~o'n,
sizione agli animali che nuotano e stri- talvolta per feh, raramente invece per
sciano, in particolare gli animali dome- kebef, kabSd, keieb, soneh e riihel. Gene-
stici mansueti: Horn., Il. 14,124; Hdt. ralmente rcp6f3a.'t'ov· indica il° bestiame
4,61; Pind., fr. 305 (le puledre di Dio- minuto: Gen. 30,38.4os.; Lev. l,2;
mede); Hdt. 4,61 (buoi); 6,56 (cavalli); Deut. 7,13; Is. 7,21; Am. 7,15 6 ; Neem.
1,188 .207 (bestiame per i sacrifici). Ben 5,18 ecc.; può però anche assumere il

'ltp6{3u-tov core nere di grande mole e di robusta ossa-


AVVERTENZA. Il presente articolo si basa su tura che produco110 una lana molto più mor-
di un manoscritto preparato da H. PREISKER, bida delle pecore e delle capre allevate nella
cha ha dovuto essere però rielaborato e in parte meridionnle del paese; cfr. E. KLIPPEL,
parte ampliato da S. SCHULZ. \Vandemngen im Heilige11 Lande (r927) 253;
Etimologia: ciò che procede, i 'beni mobili' DALMAN, Arbeit VI 180,
in contrapposizione ai ;mµ-f})...La., i 'beni im- 3 DALMAN, Àrbeit VI 194 S.
mobili': Horn, Od. 2,75; sulla questione vedi 4 DALMAN, Arbeit VI 195 s.
SCHWYZER I 499. [DEBRUNNER]. s Ed. F. S. LEHRS in Poetae Bucolici et Di-
I G. DALMAN, Arbeit vr (r939) 184 s. dactici (1862).
2 Cosl, ad es., pastori algerini allevano nel 6 Secqndo Am. 7,15 il profeta è chiamato. da
nord della Palestina, nella valle dell'Aube, pe- Dio ÉX -.wv 1l'po~c1.-twv (cod. B.: tx -twv 1\'PO·
19r (VI,689) 7:f.oBa""tov A 3 (H. Preisker/S. Schulz)

significato più specifico di animale da sa- come gregge sperduto (IEp. 23,r.2; 27,
crificio (Gen. 22,7; Lev. 22,2I; Num. 17) e pastori infedeli causano alle pe-
15,3; Deut. 12,6; 16,2), capi di bottino
(Nmn. 3 l ,28 ss.) e del dono che si fa core grandi sofferenze (Ez. 34,23 ss.).
allo schiavo quando lo si affranca (Deut. Anche il salmista grida a Dio come
15,14). una pecora che vaga perduta (ljJ n8,
176). In Is. 53,6 i «noi», i «molti»(->
In senso traslato 7tp6f3a:to'll è usato x, coll. 1333 s.), sono i peccatori che
per indicare il popolo (2 Sam. 24,17; camminano uno accanto all'altro, sbada-
ljJ 76,21; 77,52; Is. 63,II; lEp. 13,20; tamente, come pecore. A queste pecore
27,6; Ez. 34,2 ss.). In Num. 27,17 Mo- sbandate e sviate viene contrapposto,
sè prega Jahvé di dargli un successore in netto contrasto, il comportamento
adatto affinché il popolo di Jahvé non del Servo di Jalwé (Is. 53,7): il Servo
sia come 1tp6f3a-ra, o~ oùx fo·tw 7tot- viene condotto wi; np6~a-.ov É1tt crqia-
µ1Jv. Nella profezia consolatoria dell'e- y+,v, «come pecora al macello». Que-
silio Israele è detto 1tp6f3a:ta 'lloµfji; st'uso linguistico affonda probabilmente
(ler. 23,1 s.; anche ljJ 73,1; dr. Zach. le sue rndici nella tradizione profetica
9,16; n,5 ss.), il cui pastore (~ x, di Ier. u,19. Mentre in Geremia l'ac-
coll. n97 ss.) è Dio stesso (Ps. lOo,3), cento è però posto sull'inconsapevolezza
che li ha miracolosamente tratti dalle della vittima, in Is. 53 si vuole invece
situazioni più cririche alla salvezza (ljJ mettere in evidenza il paziente silenzio
76,21; 77,52; Is. 63,u; Ez. 34,10 ss.; del Servo (dr. anche Ps. 39,10) 7 . Ai
Zach. 9,16 ecc.). II re (Ier. 13,20 -> 11, deportati Ezechiele promette che alla
coll. 140 ss.) o Mosè (ljJ 76,21) possono nuova creazione d'Israele (36,24.36) gli
sottentrare a Dio nella funzione di le- abitanti si moltiplicheranno come 1tp6-
gittimi pastori delle pecore. Ad Israele ~a't'a. (36,J7), anzi i 7tp6~a'ta ~'lltl'pw-
viene concessa questa particolare con- 1tW'll saranno grandi e numerosi come le
solazione, perché il popolo va vagando greggi di pecore che «si era soliti vedere

.(jlTJ'"tCiv). Il T.M. in 7,15 ha !0'11, ma in 7, allevatore di pecore, può valere come termi-
14 bOqér, che viene ricondotto a biiqiir = bo- ne tecnico cultuale: dr. M. Brc, Der Prophet
vino e ttadotto con 111a11driano. btJqér deri- Amos - eÌll Haepatoskopos: VT 1 (1951)
va però da bqr, che va inteso come termine 293-:1.96. L11 chiamata di Amos Èx -.wv 'ltpo-
tecnico cultuale e indica una funzione sacer- ~&.-.wv vorrebbe allora signific:ire che egli fu
dotale: cfr. Lev. 13,36; 19,20; .:i7,33; .2 Reg. riçhiamato dall'ufficio cultuale di esaminatore
16,15; Ps. 27,4; Prov. 20,25. Secondo Ez. 34, delle vittime e di aruspice ( epntoscopo) e poté
1i.12 Dio è sacerdote e insieme pastore per· cosl opporsi, nella sua qualità - potremmo
ché 'esamina' e 'visita' le sue pecore. Soltanto dire - di esperto, nl sommo sacerdote dì Bc-
in Ecclus H,7 abbia.mo un uso puramente tel. (BER'fRAM].
profano. Anche la parola 11oqéd (Am. 1,1), 7 P. VoLz, ]esaia II, Komm. zum A.T. 9
generalmente intesa nel senso di pastore o (1932) ad I.
1tp6f311.•ov A 3-B 2 (H. Prciskcr/~. ::ichulz)

a Gerusalemme durante le feste, dove 13. rtp6Ba:rov NEL N .'l'.


vengono raccolte per i sacrifici» 8 •
r. Nel N.T. 7tp6~cx:rov è usato più
4. Anche nella teologia rabbinica si volte in senso proprio; ad es. quando
parla di greggi di pecore (Ex.r. 2 [ 68b]; Gesù spiega ai suoi avversari i motivi
M. Ex. 21,37 [95a]); in senso traslato
questa .figura significa il popolo d'Israe- per cui guarisce anche in giorno di sa-
le (Pesikt. r. 26; Num. r. 23 [193c]). bato con l'esempio pratico della pecora
Nella grande visione onirica di Hen. che proprio in questo giorno cade in un
aeth. 89 e 90 (la cosiddetta 'apocalisse
pozzo e naturalmente ne viene tratta
delle pecore') l'apocalittico, che presen-
ta gli uomini come mandrie 9 , vede nel- fuori (Mt. 12,II ). Similmente l'amore
la figura del 7tp6Pcx:to\I i grandi uomini, premuroso e la grande gioia riguardano
profeti e re come Mosè (89,16), Aronne proprio la pecora che si è sl smarrita,
(89,18), Samuele (89,41-50), Saul (89,
42), David (89,45), Noè (89,1 s.), A- ma è stata ritrovata (Mt. 18,12 par.).
bramo {89,ro) ecc., oppure tutto quan- Tra i più importanti beni d'importazio-
to il popolo d'Israele o i giudei fedeli ne di Roma sono ricordate proprio le
alla legge (90,6). Egli distingue tra pe-
core sorde (90,7), cieche (89,74) e ac- pecore (Apoc. 18,13). Le pecore come
cecate (90,26 s.) da una parte, e pecore animali per il sacrificio sono nominate
bianche (i giudei rimasti fedeli) dall'al- in Io. 2,14 s. (cfr. 1 Clem. 4,1-6, citazio-
tra. La santa, nuova comunità, che è
ne di Gen. 4,3-8).
passata per mille sofferenze, è rappre-
sentata dalle pecore bianche (90,32) a 2. In senso traslato (si noti l'wc; che
cui alla fine rendono omaggio tutti i pa-
gani (90,30 ). Di conseguenza Dio è chia- introduce l'immagine) -,i;p6Ba.'tov è usato
mato il «signore delle pecore» (89,16. nella tradizione ritmica di r Petr. 2,21-
30 e passim). Filone usa la parola sia 25 («eravate come pecore erranti») e
in senso proprio (op. mmzd. 85; agr. 42;
spec. leg. l,163 [animali per il sacrifi- riferita allo stato di errore e di perdi-
cio]; 4,rr) sia, ripetutamente, in sen- zione dei lettori prima della conversio-
so allegorico. Nell'interpretazione alle- ne a Cristo ( 2 ,2 5 ), con una trasforma-
gorica di Ex. 13,13 (sacr. A. C. rr2) l'a-
sino equivale a ò mSvoç e la pecora alla zione a cui ha contribuito Ez. 34,5. An-
7tpoxom1: in tale maniera il comanda- che in altri casi l'uso del N.T. si rifà
mento viene a significare che il 7t6voç a quello dell'A.T. dove, come abbiamo
deve essere sostituito con la rtpoxo1t1]. visto(~ coll. 191 ss.), le pecore signifi-
Secondo sacr. A .C. 45 il Nove; è il pa-
store delle pecore, cioè «delle potenze cano il popolo di Dio. Queste pecore
irrazionali dell'anima», 'tWV xa:rà. lj;u- costituiscono il fine specifico dell'azione
X'Ì'J'J àMyw\I owaµewv (cfr. mut. nom. escatologica di Gesù, Figlio dell'uomo e
no; som. r,199).
re, che allora separerà, come (6'.lcntEp) fo
il pastore, i montoni dalle pecore, per-

s G. FoHRER, Ezechiel, Handbuch zum A.T. I 9 Cfr. He11. aeth. 89,2 ss. e G. BEER in
r3 (1955) ad l. KAUTZSCH, Apkr. tmd Pseudepigr., ad l.
7tp6{3r!:to'1 B 2 (H. Preisker/S. Schulz)

ché i ;;p6(3a-ra hanno fatto, consapevol· della sua comunità, passa agli apostoli
mente o inconsapevolmente, la volontà quali depositari della sua parola e della
di Dio (Mt. 25,32 ss.). Il popolo giudai· sua É~ouO'(a (lo. 21,16s.).
co dei tempi di Gesi1 ha bisogno di es· Nel discorso figurato del buon pasto-
sere ammaestrato e nutrito dal pastore re (Io. 10,1 ss. -7 x, coll. 1216 ss.) il
(Mc. 6,35-44) perché è simile ad un rapporto tra pastore e gregge è visto in
gregge senza pastore e perciò maltratta- maniera diversa. Il pastore non raduna
to (Mc. 6,34 = Mt. 9,36). In Mt. io,16 il popolo di Dio 11 , bensì i suoi, pecore
i 'ltpo~a:ta sono la nuova schiera di di- sperdute nel mondo, sulle quali però il
scepoli di Gesù nelle mille tribolazioni e pastore ha un diritto di proprietà per la
difficoltà del secolo presente: il loro pa· loro pretemporale destinazione, nono-
store Gesù li manda come pecore indi- stante la loro più diversa provenienza
fese nel mondo brulicante di lupi vora- (rn,3 ss. 14.16). Questa reciproca appar-
ci. Dietro la terribile dispersione delle tenza che lega pastore e gregge trova la
pecore c'è, secondo la parola di Gesù sua espressione nel grido del pastore e
(Mc. 14,27=Mt. 26,31; cfr. Zach. 13,7 nell'ascolto del gregge (10,3), nella mu-
e Barn. 5,I2}, la mano di Dio che con tua conoscenza, nella vicendevole fami-
la motte sulla croce colpisce il proprio liarità ( 10,14), nel precedere e nel se-
pastore a morte e disperde cosl il suo guire (10,4), nella prontezza del pasto·
gregge. La similitudine del gregge di re, che porta «vita e pienezza», a met-
Mt. 7,15 contiene però anche un severo tere la propria vita a repentaglio per le
avvertimento alla comunità di Gesù per- pecore e nella prontezza dei suoi ad ac-
ché si guardi da quei nemici che man- cogliere colui che li salva dal pericolo in
tengono un aspetto esteriore innocuo, cui si trovano. In questo discorso del
ma sono per questo tanto più pericolosi Gesù giovanneo il pastore non è il re
e perniciosi. Ma Gesù è vicino proprio e il gregge non è il popolo di Dio, ben-
ai figli di Dio che soffrono ogni tipo di sì quegli è il Figlio al quale fa riscon-
tribolazione (Rom. 8,36, citazione di Ps. tro la comunità, il gregge. Anche se al-
44,2 3) e perciò egli viene chiamato «il cuni tratti del buon pastore sono con-
gran pastore delle pecore», "tÒ\I 'ltOL!J.ÉWJ.. formi alla tradizione veterotestamenta-
'tWV 7tpoB1hwv i;Òv µÉya.v (Hebr. 13, ria, pure le analogie. concettuali e i pa-
10
20) • Dopo la morte di Gesù l'ufficio ralleli oggettivi si trovano per la mag-
di pastore delle sue pecore (7tpof3&:·na. ), gior parte nell'ambito della letteratura

10 E. SCHWEIZER, Das Leben des HerrJJ in 11 Abbiamo un pensiero in certa misura ana-
der Gemeinde u11d ihren Die11ste11, AThANT logo in Dam. x3,9 s. (16,2 s.) (~ x, coll. 120.i
8 ( 1946) 22 s. s. r226).
1tp6Bu.-tov B z - C (H. Prcisker/S. Schulz)

extragiudaica, gnostico-ellenistica 12 • dell'ufficio episcopale nella comunità, il


Cosl, quando non è usato in senso gregge segue il vescovo quale suo pa-
store (Phld. 2,r ), perché il vescovo può
proprio, ma fìgmato, esemplare e para- tenere lont::ini i lupi soltanto se nella
bolico, il termine 1tp6f3a-tov è nel N .T. chiesa regna l'unità (Phld. 2,2). Nelle si-
figura, da un lato, dell'antico popolo di militudini di Erma (sim. 6,1,5 s.; 6,2,3
s.; 6,2,6; 6,3,2 s.) le pecore che salta-
Dio nella sua lontananza da Dio e, dal- no allegramente tutt'attorno sono fi-
l'altro, del nuovo popolo di Dio nella gura degli «uomini che si dànno ai pia-
sua situazione escatologica di l}:X.i:1jl~ç e ceri del mondo» e che poi si troveranno
<TW't'T)plo:, quando i suoi ascoltano sol-
esposti ai tormenti dei rnvi, cioè al bi-
sogno, alle malattie ecc. Il gregge di-
tanto la voce del buon pastore. Secondo sperso, sfinito, privo di pastore, smar-
la tradizione e il messaggio del N.T. rito tra i cespugli di rovi, si è trasfor-
Gesù pastore è tanto il signore e re dcl mato per Erma, con la saa decisa fe-
de nella retribuzione, in pecore disub-
suo popolo ( = pecore) quanto il vero bidienti che vengono punite con le spi-
rivelatore per i suoi ( = pecore). ne. In un'altra similitudine (9,r,9; 9,27,
1 ) le pecore che si riposano placidamen-

c. IL TERMINE PRESSO I PADar APO-


te all'ombrn degli alberi raffigurano i po-
STOLICI
veri che vengono protetti dai vescovi e
dai membri ospitali della comunità. I-
Nei Padri apostolici non si nota al- noltre 13 il termine tcp6~anv ricorre piì1
cuno sviluppo pat·ticolare e caratteristi- volte in citazioni: r Clem. r6,7 (Is. 53);
co deH'uso figurato (in singole immag.i.- 59>4 (~ 99,3) in una preghiera che è
ni o in discorsi) della pecora. Come se- probabilmente d'origine giudaica;. Barn.
condo Dettt. 18,4 i primi nati delle pe- 5,2 (Is. 53); 16,5 (Hen. aeth. 89). Que-
core appartenevano al sacerdote, così o- st'uso ha un'importanza particolare per-
ra essi dovrebbero essere riservati ai ché in queste citazioni l'origine dell'uso
profeti, sacetdoti della comunità cristia- di np6~a'toV si trova effettivamente nel-
na (Did. 13 ,3 ). In Ignazio, il paladino la metafora.
H. PREISKER/S . SCHULZ

1i:pO')'L\/WO'XW ~ II' coll. 5 3 2 ss. 'ltpoEÀ.7tlsw ~ III, coll. 551 s.


1tp6yvwcnc; ~ II, coli. 534 s. npornayyÉÀ.ÀO(..lat ~III, coli. 696 ss.
1tpoypci.cpw ~ n, coli. 679 ss. 7tpOE'tO~µaC:w ~III, coll. 1015 ss.
'ltpoopoµoc; ~ •PÉxw 1tpOEUO:yyEÀ.lsoµm ~ III, col. II06

12 Cfr. BuL'l'MANN, ]oh. 479 s . ; BAUER, ]oh., JJ Queste ultime righe sono dovute a ScHNEE-
ad l.; B. NoACK, Zur joh. Trnditio11 (I954) 55 s. MELCIIER.
r.poÉpxoµo:L I-2 (C. Maurer)

I I
"f 1't(JOEXOµCX.L

1. 7tpoÉxoµm fuori del N.T. clerio della moglie o del marito altrui
...» (Herm., mand. 12,2,1). b) Col ge-
Transitivo: a) tenere davanti a sé, nitivo della persona e il dativo della
tenere avanti, tenere davanti. Attivo: cosa: superare, eccellere, distinguersi,
'tW XELPE 7tpOÉXEW, «tenere le mani avan- essere avvantaggiato: b 7tpoéxwv, «colui
ti per proteggersi» (Xenoph., Cyrop. 2 , che si trova in vantaggio rispetto agli
3,10). Anche il medio: 7Cpò oÈ oovpcx.'t' altri» (Thuc. l,39,1 ); 'tÉxvcx. yàp 'tÉxvac;
EXOV'tO, «tenevano le lance avanti» É'tÉpa.ç 7tpoUXEL, «arte che supera l'ar-
(Horn., Il. 17,355). In senso traslato: te altrui» (Soph., Phil. 138 s.); 'ltpOÉ·
addurre come scusa, come pretesto, pre- xw yàp aÙ'tÉWv 't'OO'OU'tO\I ocrov ò ZEÙ<;
sentare, avanzare un pretesto: uù µ€v 't'WV aÀ.À.wv ìkwv, «poiché sono loro
'tao' iiv 7tpouxoi', «quello che dici è tut- superiore tanto quanto Zeus è su-
to un pretesto» (Soph., Ant. 80); µ&.- periore agli altri dèi» (Hdt. 2,136,4);
À.tO''t'CX. 7CpOUXOV't<XL ... µ:1ì llv ylyvEcrl)ai pwµ11 'ltpOÉXEtV, «essere superiore di for-
'tÒ\I 7tOÀ.Eµov, «soprattutto vanno cian- za» (Ios., ant. 7,237). Raramente abbia-
ciando che ... non ci sarebbe la guerra» mo l'accusativo della persona: lvt µ6v~
(Thuc. 1,140,4); 7CpOÉXECTl)E 'tàç ÉV'tEU- 7tpoÉxouow oi. L7t7tE~ç [ iJµéiç], «i cava-
l;nc; uµwv dç µ.vl]µ601Jvov, «presentate lieri (ci] sono superiori per una sola
le vostre preghiere come testimonianza» cosa» (Xenoph., an. 3,2,19); inoltre un
(Hen. 99,3). b) Avere prima, avere ri- caso singolare di passivo: iCet.'t'' ouì)È\I
cevuto precedentemente, sapere in an- 1tpoExoµEvoL \mò 'tou Atoç, «i quali non
ticipo: 7tpoéxwv µÈv 'tW\I 'Al>l]valwv ou sono superati da Zeus in nulla» (Plut.,
cptÀ.lCM; yvwµcx.ç, «pur sapendo in antici- Stoic. rep. 13 [n rn38d] ).
po che gli Ateniesi non erano di parere Nei LXX il verbo 7tpOÉXELV è attesta-
favorevole» (Hdt. 9,4,2); U7toÀ.6yl]CTO\I to soltanto in una variante del codice A
o 'ltpoéxovcrw, «metti in conto ciò che a lob. 27,6 (con valore intransitivo): OL-
hanno già ricevuto in anticipo» (P. Petr. xa.LOG'UV'fl OÈ 7tpoÉxwv, «segnalandosi
II 12 fr. 4 [p. 32]). per giustizia». Il T.M. parla del diritto,
le altre lezioni dei LXX della giustizia a
Intransitivo attivo: a) sporgere in cui Giobbe vuole attenersi: 1tpocrÉxwv
fuori, superare, sorpassare, sovrastare = f;zq. Similmente Eccl. 10 110 (Sym.):
ccc. In senso locale: detto di colline, 7tpoÉXEt oÈ ò yopyEucr&.µi;voc; Elç crocpla.v.
città, montagne (Horn., Il. 22,97; Hdt.
4,177). In senso temporale: 'J̵Épt)ç ... 2 . 1tpoéxoµa.t nel N.T.
ò&qi 7CpoÉxov·tw; 'tW\I IlEpcrÉwv, «pre-
cedendo di un giorno di cammino i Rom. 3,9 va letto sicuramente secon-
Persiani» (Hdt. 4,120,3 ); con riferi- do il testo egiziano 1: -.l ouv; 1tpoEx6µE-
mento al rango: oi 7tpOÉXOV'tEç, «i cit- i)a.; où 1tanwç. A "favore di tale prefe-
tadini eminenti» (Thuc. 5 ,17,I); miv- renza sta non soltanto la testimonianza
't'lù\I 7tpoÉxoucra. ~mi)uµla ..., «di tutti esterna, ma anche il fatto che le varianti,
i desideri malvagi il primo è il desi- in particolare quella del testo occidenta-

7tpo~xoµai
PAssow; LIDDELL-SCOTT; MOULTON-MILLIGAN; I Con quasi tuttt 1 commentntoti, contro
5
PRmstGKE, \Vort.; PREUSCHEN-BAUER , s.v. BLASS-DEDRUNNER § 433,2.
r.poEi;xoµm 2 t l-. niaurer 1

le 2, vogliono ovviare alla difficoltà co- gio (per quanto riguarda l'imputazione
stituita dalla forma ?tpoExoµd}cx. e per- dei peccati)?» 5 • Questa soluzione è però
tanto la presuppongono .
troppo goffa e laboriosa, sia dal punto
Ci sono tre possibilità d'interpretare di vista linguistico sia da quello sostan-
1tpOEX6µt:i)cx.. a) Come nell'uso linguisti- ziale. c) Per questi motivi oggi si prefe-
co profano -..poExoµdkt. può essere una risce generalmente 6 interpretate 7tpOEX6-
forma media con valore transitivo atti- µE~cx. come forma media di valore in-
vo (~ col. I 99 ). Due sono allora i ca- transitivo attivo (~ coll. 199 s.) e tra-
si: o i Giudei chiedono all'Apostolo se durre: «Che dunque? Abbiamo una
possano proteggersi con qualcosa dal qualche superiorità? Niente affatto». La
giudizio di Dio e Paolo nega decisamen- scarsità di testi d'appoggio non significa
te che ciò sia possibile 3, oppute Paolo è molto se si considera che non è questo
il soggetto che risponde ironicamente l'unico esempio di un simile cambio di
alle accuse giudaiche di libertinismo ( v. diatesi nel N.T. 7• Dopo aver discusso
8): «Cerco forse delle scappatoie? Nien- nei vv. 5-8 tutta una serie di obiezioni e
te affatto» 4• A parte il fatto che i Giu- di equivoci, Paolo riprende l'argomento
dei non chiederebbero mai una cosa si- della superiorità dei Giudei sui pagani
mile e che Paolo non sta sulla difensiva, (3,r) per negarla recisamente 8 • Le pro-
bensl all'attacco, la forma media transi- messe di Dio non attenuano minima-
tiva di 1tpOÉXE<r~cu richiede chiaramente mente la colpa dei Giudei, che è ap-
un oggetto all'accusativo. b) In base punto la questione discussa in Rom. 2:
al passo di Plutarco, Stoic. rep. I 3 (u infatti il possesso dei À.oyLcx. non è asso-
ro38d) (~ col. 200) si potrebbe inten- lutamente un argomento a discarico, ma
dere 7tpOEX6µEacx. come passivo: «Siamo piuttosto a carico d'Israele (3,2-4.r9).
noi (scil. i Giudei) superati, stiamo peg- Il problema particolare dell'intreccio

z 'tl 00\1 [ 1tpO]XU.'tÉXOµEV 7tEpt<T<T6v; (trala- MANN, Rom., ad l.; M . ]. LAGRANGE, Sailll
sciando oò 1ta\l"tW<;), «quale vantaggio dun- Paul. Epitre a11x Romaills' (1950) ad l.; C.
que abbiamo noi?». Cosl leggono i codd. DG H. Doon, The Epistlc o/ Pa11l lo the Roma11s,
e altri con diverse varianti• particolari: vedi MNTC (1932) ad l.; M1c1mL, Rom., ad l.
LrnTzMANN, Rom., ad l. 7 BLAss-Dr.BRUNNER § 3x6. Perciò, contraria-
l R. A. L1Psrns, Der Brie/ an die Romer, mente a quanto sostengono ZAHN, Rom. e
Band-Commentar zum N.T.1 (x892) ad l.; A. SCHLATTER, Rom., il medio non implica il si-
Ji.iucHER, Der Drie/ an die Romer, Schriften gnilkato particolare «pretendiamo di essere
des N.T.' (1917) ad l. qualcosa d~ speciale» (in antitesi a «siamo
qualcosa di speciale»).
4 PREUSCHEN-BAUER" s.v. 2 (in alternntiva
! oò 1tclV"tW<; non ha qui valore limitativo
con avere un vantaggio).
(<mon per ogni aspcttm>): cfr. BLASS-DEBRUN-
5\Y/. SANDAY-A. C. HEADLAM, A Criticai a11d NER § 433,2; ScHLAl'TER, Rom. contro LmTZ-
Exegetical Commentary on the Epistle lo lhe M/\NN, Rom.; M1cttr.L, Rom.; LAGRANGE, op.
Roma11s', ICC (x925) adl. cit. (-4 n. 6) ad l.; E . GAUGLllR, Der Brief a11
6 Ampia esposizione specialmente in LIETZ- dic Romer (1945) ad l.
r.p60uµoç 1\ l -2 {K. H. l\eagstort) ~VI ,094} :1.04

della promessa salvifica di Dio e della soltanto nei capp. 9-1r.


colpa d'Israele sarà sollevato e risolto C. MAURER

7tporiyfoµ.et.L ~IV, coll. 14 s.


-;;;p6Ù'lOCTL<; ~ 'tli>'l']µ.L

~p6auµoç, npo~uµla

punto la mancanza d'iniziativa intesa co-


me senso del dovere nei sacerdoti che
A. L'uso LINGUISTICO FUORI DEL N.T. attendono svogliatamente alle loro man-
sioni senza il dovuto zelo (µrixÉ'tL 7tEpt
l. Usato frequentemente a partire dal -.à.c; À.Eti;oupyla<; r.p6i}uµo~). Un atteg-
v secolo a.C. 1, 1tp6wµoc; significa pron- giamento di questa natura, come si con-
to, disposto, solerte e persino attivo, viene al pio in una situazione difficile,
veemente, ardente. Nell'uso l'aggettivo gli viene dall'attendere assiduamente al-
abbastanza spesso non si distingue dal la legge e ai profeti e dal ricordo dei
participio del verbo 7tpowµ.foµat (non passati &.ywvE<; felicemente superati (2
usato nel N.T.). II neutro sostantivato Mach. 15,9) 3• Anche l'esempio può ren-
si avvicina per significato a 1tpowµla dere 7tpoi}uµouµEvo<; (r Par. 29,1 ss.).
(--;> col. 213) e talvolta coincide perfet- Anche qui si può notare, come in altri
tamente con questo termine. passi già citati e altrove (-7 coli. 216 s.),
il momento della spontaneità. Per il re-
2.Nei LXX sussiste(~ coll.214s.) sto altri passi (ad es. 2 Mach. u,7; 15,
un chiaro rapporto con la radice ndb, 9; 4 Mach. 16,16) mostrano che, paral-
precisamente con nad1b nel significato di lelamente a quanto avviene per "ltpoi}u.
volenteroso, generoso, bendisposto ( 1 µla. (-Holl. 214 s.), 7tp61}up,oc; può ave-
Par. 28,21; 2 Par. 29,>1); soprattutto re anche il significato di deciso, corag·
2
2 Par. 29a1 fa vedere l'attività e l'ini- gioso, valoroso, sia in battaglia sia di
ziativa che si manifestano in tale com- fronte alla morte. In tutto ciò si riflette
portamento. 2 Mach. 4,14 lamenta ap- la connessione esistente nei LXX tra il

np6lhJµoç anche in 1QM10,5 : kwl 'twdi h111l&111b ndibi


1 Indicazioni nei lessici. Per la derivazione lb lh&t.iq bgbwrt 'l, «tutti coloro che sr sono
dr. SCHWYZER I 435; Il 505: colt1i il Clii preparati alla battaglia, di cuore generoso, af-
lhJµ6ç sta avanti. finché stiano saldi nella potenza di Dio». Cfr.
ancora I Q 25 r,7 (11djbjm); 1 Q 28' ( =
2 kol-n'dib leb = na.; 1tpoi)vµo~ tj) xcr.p8~
1 QS') 3,i7 (incerto).
(-7 coli. 214 s. a proposito di Ecc/11s 45,23 e
cfr. I Par. 29,9 [lv xa.pSley. 1tÀ.TJPEt 1tpodhiµ'l'}- 3 1tp6Dv1wç insieme con à:ywv anche in 2
lh]cra.v]; 29,17 ). ndjb-lb in questo significato Mach. 6,z8; 4 Mach. 16,16.
contenuto dcl termine greco e il conte- mine tecnico per indicare un ex voto (-+
nuto dell'ebtaico ndb (htndb). La con- ..:poituµla col. 2 r 5) 6, cosl che possia-
cordanza è particolarmente degna di no- mo esimerci dall'analizzare quest'uso.
ta perché il termine è usato per rendere
questa radice ebraica soltanto in I Par. 4 . In Filone 7tp6t)uµoc; è associato
e 2 Par. ( vit. Mos. r ,260) 7 all'idea di à..ywv (-+
col!. 204 s. e-+ r, coll. 364 s.) e signifìca,
3. Questo parallelismo tra 1tpo-itu1.1.oç in questo caso, coraggioso 3• Non man-
e r.poàuµ,ouiu:voç nei LXX corrisponde a cano però le accezioni di pronto (Abr.
quello tra nwdbjm e mt11dbjm nei testi 109: 'R!)OUUµO't'et:tOL 1tpÒc; -ç&ç 't'W\I ~éVL­
di Qumran 4 , e ciò prova che nei LXX i ~oµÉ\IWV VT.TJpErrla.c;, «prontissimi a se1'-
nostri due termini sono semanticamente vire i forestieri»), volentieri, volente-
influenzati dall'ebraico anche dove nel roso (spec. leg. I,49; virt. 83), zelante-
testo di partenza manca il vocabolo mente ( vit. Mos. I ,5 2 ), talvolta anche al
corrispondente 5 • Nell'ebraico rabbinico superlativo nel senso di con la migliore
htndb ha poi perso del tutto questo si- volontà (spec. leg. 4,170). È però chiaro
gnificato specifico ed è diventato un ter- che 7Cp6Duµoç non indica per Filone una

l Cfr. ad es. I QS 1,7 s.: kwl lmdbjm l'swl 10 e passim), mentre nell'ebraico rabbinico
!Jwqj 'l bbrjt !ml, «tutti coloro che sono pron- persino l'attivo ndb ricorre anche nel signifi-
ti ad attuare fa legge di Dio nel patto di cato di giurare, promettere sole1111emente, ad
grazia»; 1,u: ku.-l b11dbj111 l'mtw, «tutti co- es. in Net!. b. rna Bar.: nodeb timqajjem,
loro che si dedicano alla verità»; e poi 5,1: «prometta e lo mantenga». Quest'uso di ndb
wzb bsrk l'nsj bj!Jd hmtndbim liwb mkrvl r', sembra r appresentare uno sviluppo ulteriore
«questa è la regola per i membri della comu- della locuzione biblica 11db lbw. Cfr. anche la
nità disposti a distogliersi da ogni male» (dr. nota seguente sullo sviluppo linguistico di
6.8.rn.:n.22; I Q i4 ro,7; I Q JI l,l [incer- btndb.
to]). Nel primo caso ( I QS 1,7 s.) si tratta de- s In base all'uso di htndb nei passi succitati i
gli aspiranti alla comunità d~ Dio (i!1d 'l) che mt11dbj111 sembrano una sorta di co11Jederati.
devono essere ancora ammessi o devono perfe- Quest'uso dovrebbe dipendere da un consa-
zionare la loro ammissione; nel secondo (I QS pevole richiamo a Iud. 5,2.9; Nce1n. u,2; 2
5,1) di coloro che in base alla loro decisione Par. 17,16. Tale collegamento è tanto più ve-
sono stati già accolti nello j};d 'l. Y . YADIN, rosimile in quanto nnche ;iltri aspetti dell'or-
The Scroti of the War of the Sons of Light ganizzazione della comunità di Qumran rive-
ogainst the Sons of Dark11ess, (ebraico) (1955) lano, a quanto risulta dai testi, un voluto
301b rimanda con ragione a 2 Par. 17,16, dove nesso con i grandi esempi della storia d'Israe-
i LXX traducono hmtndb con 1tpowµovµe.vo.;. le. Si sente qui l'influen:r.a dell'eredità profe-
J. L1cm, mwig b11dbh bktwbih Il kt mdbr tica (dr. sulla questione anche O. PLèiGER,
jhrvdh ( = The Conccpt o/ Nednbah in tbe Prophetirches Erbe in dc11 Sekten tles /riibe11
Dead Sea Scrolls), in J. LIVER, 'i11mj111 bmgilwt Jude11/111ns: ThLZ 79 [1954] 291-296); pur-
mdbr jhwdh ( = SJ11dics in the Dead Sea troppo a questo aspetto non è stata prestata
Scrolls) (1957) 77-84 vorrebbe vocalizzare la anco,ra la dovuta attenzione.
forma ndb non in nOdeb, ma in niddiib e ve-
6 Si tratta di uno sviluppo caratteristico per
dere nell'accostamento di 11iddiib e 111it11addeb
i r apporti linguistici tra l'ebraico rabbinico ed
un argomento per sostenere che al tempo del-
i testi di Qumran.
la composizione di I QS la forma grammati-
cale del concetto non era ancorn fissata (ibid. 1 Gli Israeliti sono <letti EÙ'toÀµ6·n:pol 'TE
80). Tuttavia né l'ebraico biblico né l'ebraico x<Xt iiywv~O'-ta.l 7tp6tluµo~: dr. tutto il conte-
rabbinico conoscono un nif'al di ndb con va- sto (258 ss.) e inoltre, ad es., vit. Mos. l,333.
lore <li riflessivo (basti ricordare In frequente s In virt. 27 Tip6ihiµoç è associato a aX<X'ta-
locuzione kol Jehiì' niddiir w_'nùldiib: Meg. I, 7tÀT]X't"O<;.
7tp6l>vµoi; A 4 - B l (K. H. Rengstorf)

virtù (come conferma puntualmente e la contrapposizione ad àrri)Ev1)c; 12 con


senza alcun dubbio virt. 205 ), ma unica- la forza richiesta dalle particelle µlv ...
mente un comportamento, soprattutto
quando si tratta dell'avverbio. ÙÉ. In base alla storia del termine pos-
siamo tradurre il nostro testo così: «Lo
Oltre che come avverbio, col signifi-
cato di volenterosamente (ant. 6a26; spirito preme sì con fervore, ma la car-
bell. 2 ,624 e passim), volentieri, gioio- ne è impotenteJ>, oppure «lo spirito è
samente (ant. 20,50; vit. 152) e zelan- sì sollecito, ma la carne è impotente».
temente (ant. 7 ,91: npoi)uµo-.Epov =
«con uno zelo ancora maggiore»), Giu-
seppe usa 7tp6i)uµoc; soprattutto (come L'autenticità del logion è molto di-
3 Mach. 5,26) al neutro, con valore di scussa. Effettivamente, dal punto di vi-
sostantivo equivalente a 1tpoi)vµla (~ sta stilistico, la frase non si adatta trop-
col. 215) e significa premura, prontezza po bene al contesto e dà l'impressione
(ant. 4>42; 6,326) 9 , zelo (ant. 4,178) e che si sia passati dall'esortazione all'aro·
13
talora persino cura (ant. 4,213: 't'Ò 1tEpt maestramento • Di regola il dubbio non
ct.Ù"t"oùç np6t7up.ov 't'oli i)Eou, «la cura riguarda però soltanto la seconda metà,
di Dio per loro»). ma tutto il versetto: si afferma cosl, ad
es., che qui l'evangelista offre «la mo-
B. 7tpMuµoc; NEL N.T. rale di questo racconto, scritto per ri-
svegliare ed edificare senza posa la co-
I. Nel giardino del Getsemani, vol- munità di tutti i tempi» 14, oppure che il
gendosi a Pietro, Gesù esorta i suoi di- logion è «certamente... un aforisma del-
la formazione cristiana trasferito nel
scepoli sfiniti e assonnati a vegliate e a
testo evangelico» 15• Non mancano però
pregare per non cadere in tentazione, critici, anche severi 16, i quali, pur rite-
perché, aggiunge quasi a motivazione 10, nendo secondaria l'attuale collocazione
•Ò µÈv 'ltVEuµa 7tp6t7uµov, Ti oÈ o-àpl; del versetto (compresa la seconda par-
te), non sono tuttavia alieni dall'attri-
àcr1h:v1Jc; (Mt. 26,41b = Mc. 14a8b; ---? buire a Gesù questo detto.
x, coll. 947 s.) 11 • Comunemente si tra-
duce 1tp6i)uµoc; con pronto («lo spirito Le obiezioni più serie all'autenticità
è sl pronto, ma la carne è debole»), per- del detto traggono però motivo dalla
presenza nel nostro testo dell'antitesi
dendo cosl gran parte della pregnanza nvi::uµa./rr&p!;. In tale antitesi si pensa
del termine e soprattutto senza rendere di riconoscere 17 un tratto tipico del !in-

9 Cfr. anche bell. :ZA66: 'tÒ ).la.v 7tp6lhJµov, tetico redattore (R). La seconda metà del ver-
<1zelo eccessivo» setto è considerata un'.aggiuntn redazionale an-
10 Tuttavfa manca il yttp esplicativo che ci che da A. PALUS, Notes on St. Mark and St.
si aspetterebbe. Motthew' ( 1932) 101 s.
11 Luca non ha accolto il logion, ma non è la 14 J. Wmss, Das ii/teste Ev. (1903) 300. Cfr.
prima volta che abbrevia o altera la sua fonte. anche HAUCK, Mk. l73·
12 Di solito il contrario di 6:ultw(]i; è tuxup6i; 1s BuLTMANN, Trad. 288
(cfr. 2 Cor. 10,10 e ~ I, col. 1306). 15 Cosl WELLHAUSEN, Mk., ad l.
B E. HrnscH, Fruhgeschichte des Ev. 1 (1941) 17 Cfr. già H . v. SoDEN, Das Interesse des

158. Hirsch attribuisce l'emistichio al suo ipo- apostolische11 Ze,italters an der evangelischen
r.p6ftu1toc; B z (K. H. Reng;,wrf1

guaggio paolino 18, quale si desume ad tale fatto mostra che i confini dei ter-
es. da Gal. 5,16 ss., e di là da esso una mini non sono netti. Sappiamo inoltre
concezione tipicamente dualistica del- che nei LXX i vocaboli ebraici leb e
l'uomo, le cui radici sembrano ora esse- riiafl possono essere resi anche con cpp6-
re venute finalmente alla luce grazie ai Vl]viç e vouç. Ora è vero che nei LXX
reperti del Mar Morto che hanno rive- r.w:uµct non rende mai leb, benché assai
lato il deciso dualismo a cui s'ispira la presto leb e ruafl appaiano talvolta in-
dottrina della setta di Qumran 19• Tut- terscambiabili (~ col. 209) ed alme-
tavia s'impongono alcune considerazio- no una volta (Ez. 13,3) i LXX tradu-
ni. In primo luogo Paolo concepisce cano riiah con xao5lct 25 • Può natural-
l'antitesi tra spirito e carne in modo di- mente tràttarsi di ~n caso fortuito. ma
verso dal logion evangelico 20 • In se- intanto va notato 26 • Ci sono però ~em­
condo luogo l'antitesi paolina non ha pre due osservazioni da fare. Da un lato
a che vedere 21 con Ja dottrina rabbinica lo sviluppo dell'uso di 'Xa..pòla nel greco
della coesistenza dell'istinto buono con giudaico mostra la crescente influenza
quello cattivo 22• In realtà nei due casi del razionalismo greco: %ctpòla.. viene u-
'ltVf:vµa significa due cose molto diverse. sato sempre più esclusivamente per de-
7tpowµ- va collegato con la radice ebrai- signare il cuore come organo fisico che.
ca ndb. Ora, non solo in Ecclus 45,23 in quanto tale, non esercita alcuna in-
(~ col. 2r4) ma anche in Ex. 25,2 e fluenza sui processi psichici n _D'altro la-
35 ,29 soggetto dell'azione indicata per to ruab/J..'J<-Uµ'Y.. e biisar/rr&..p'F,, sono ter-
mezzo di tale radice è il 'cuore' (leb ), mini cl'uso comune e conente quando si
mentre in Ex. 35,21 è menzionato sl lo tratti dei limiti imposti all'uomo dalla
'spirito' (rua{1 ), ma immediatamente ac- sua corporeità e quindi dalla sua caduci-
canto a leb, cosl che anche qui il vero tà (cfr. ad es. Ecclus 48,12); ruaPfr.v<-u-
soggetto agente è il 'cuore'. Il termine µct è inoltre il termine che meglio si pre-
ebraico leb è tradotto in Ex. 25,2 e 35, sta a sottolineare la necessità di agire se-
2r con xapolct 23, in Ex. 35,29 con OLci- condo criteri oggettivi e non solo secon-
voLcr. 24, in Ecclus 45,23 con ~u;çfi. In do l'aspirazione del momento o le cono-
Ex. 35,21 rua{J è reso con ~uxiJ. Già scenze personali ( 1 QS 9,15: 'jJ krw{uv

Geschichte, in Tbeol. Abha11dlu11ge11 Jiir C.11. 25 Cfr. però ancora la traduzione che di T1if.h
Weizsiicker (1892) 144: «... ricorda Paolo». in ls. 66,2 offrono Teodozione (xo;p/)la.) e A-
is E. WENDLING, Die E11tstcb1111g des Mc.-Ev. quila (ffilEU~\GC).
( 1908) 171. 26 In l:Lp. 9,9 stanno in parallelis11111s 111<:111·
19 K. G. KuHN, 7tE~pao-µ6ç - à.µa.p'tla. - crii.p~ bromm 1i lfivxTi o-ou (leb) e -.ò TWEuµo; crov.
im N.T. rmd die damit zusamme11hiingende11 Il testo base è rc~ò cosl incerto d~ non per-
\Iorstell1111ge11; ZThK 49 ( 1952) 200-222. metterci alcuna conclusione. M. Z. SEGAL 1 spr
b11 sjr' hS/111 ( 1953) 48 pensa a un errore di
20 WELLHAUSl!N, Mk., ad/. e dr. soprattutto
scrittura: invece di bdmk (oXµa.'t~) il copista a-
F. NoTSCHER, Zur theologìscben Terminologie
vrebbe scritto bnv!1k (TCvEvµa.'tt) . Cfr. quanto
der Qtm1ra11-Te>:lc (r956) 85 s. aveva già osservato V. RYSSEI, in KAUTZSCH,
21 Come ritiene probabilmente anche STR.\CK-
Apkr. rmd Pseudepigr., ad l.
BILLERBJ:::CK I. 996 a Mt. 26,41. 27 Questo sviluppo è marcatissimo in Havio
22 STRACK-BILLERDECK IV 466-483, excursus Giuseppe, che perciò ricorre a 6t&.vota. anche
'Der gute und der bose Trieb'. per rendere il significato di leb (dr. SCHLAT-
23Cfr. ancora Iud. 5,9; Ex. 35,5; r Par. 29,9. TER, Theol. des ]udt. 2I). In Deut. 6,J il
I7; :i Par. 29,3 I cod. Il' legge 6ta.vola.ç invece di xa.polo:ç (dr.
24 Cfr ancora Ex. JJ,22. anche Mc. 12,30 = Le. rn,27).
~pòl)vµor., Il I - e (K. H. Rengstorf)

kn l'swt mspfw, «per giudicare ciascuno lo afferma la propria volontà di predi-


secondo il suo spirito»). In simili discor- care l'evangelo anche a Roma: xa..t ùµiv
si rua[J / nvevµa è cosl vicino a léb / xa..p-
òlo. (basti ricordare .r Reg. 3,9) da far -roi:ç Èv 'Pw~tn Eua:yy~).lcra..a-am (Rom.
pensare ad una sinonimicità più ampia. l ,15 ). Nell'espressione 'tÒ xa't' EµE 1tp6-
Tuttavia in ruah/1tw.\Jµa c'è una mag- ì>uµov il neutro 'tÒ TIPO~uµc:i'J, che equi-
gior misura di obiettività, senza che si
vale al. sostantivo +i "Jtpol)uµla. (~ col.
possa arrivare a parlare di una «dote del-
lo spirito» in senso cristiano. Ad ogni 203), è unito a xa't6: con l'accusati-
28

modo, decisivo è ciò che avviene. Si vo: una perifrasi del genitivo abbastanza
ttatta d'imboccare la 'via' giusta e su comune nell'ellenismo 29 che nel nostro
questa ci pone lo spirito (1tVEVp,a) in
quanto è 11;p6l}uµov. caso sostituisce il genitivo µ.ou o l'agget-
tivo possessivo èµ6v 30 , Paolo esprim::
Nel Getsemani il problema che i di- con queste parole la propria decisione di
scepoli devono affrontare è proprio il
rivolgere il suo ministero apostolico an-
problema della 'via' giusta. Nella sua
che ai Romani, tuttora sconosciuti 31 •
attuale collocazione il logion vuol dire
Tuttavia egli non ha preso tale decisio·
che non si può perconere questa 'via'
ne per aver visto qui un compito allet-
spinti soltanto da un moto interiore, ma
tante, ma perché è consapevole, proprio
unicamente con l'ubbidienza e l'impe-
nell'ambito della sua qualifica d'aposto-
gno. Se si agisce soltanto in base ad
lo, di avere un obbligo particolare anche
un sentimento, Ja limitatezza dell'uomo
e proprio verso Roma (Rom. 1,r.5 s.) n.
porta inevitabilmente all'insuccesso. In
questa maniera il logion collega la so-
C. L'uso LINGUISTICO DEI PADRI APO-
lenne dichiarnzione con cui i discepoli
STOLICI
promettono di essere fedeli a Gesù fino
alla morte (lvit. 26,35 par.) con il loro L'uso linguistico dei Padri apostolici
è in tutto e per tutto conforme a quello
venir meno per 'strada', quando avreb- del N.T, Anche in questi scritti 1tp61}u-
bero dovuto effettivamente camminare µoç significa pronto, volenteroso, deci-
con lui, facendo capire l'inevit.lbilità del so, risoluto, e precisamente al bene ( .r
Clem. 34,2: elç &:ya1)o1toLtav, «a fare
loro fallimento.
il bene»; Herm., mand. 12,5,1: "tèc<; Èv-
2. Con un giro di frase che, ineccepi-
'tOÀ.àç -cov iteov cpuÀacraEw, «a osserva-
re i comandamenti di Dio»; sim. 9,2,4:
bile in greco, a noi moderni sembra un accanto a O"ap6ç come virtù cristiana).
po' pesante ( 'tÒ xa't' ÈµÈ 11;p61)uµov) Pao- L'avverbio 7tpoìJUµwç è usato anch'esso

28 Questa è l'infelice traduzione (ted . Gcistbe- 4:a n. 3, ad l.


gabtmg) che G. MouN, Die Siihne des Licbtcs 31 Cfr. ZAHN, Rom., ad l.
(1954) dà di riWIJ in I QS 2,20 e 9,15. 32 I testimoni cl Or Ambst leggono invece <li
29 Esempi in PREUSCHllN-BAUER ', s.v. xa'ta 1tp6ilvµov il nominntivo maschile 1tp6l>vµoc;
n 7b/c. (scii. Elµ~). Si tratta forse di un'antica con-
30 BLAss-DEBRUNNER § 224,r; M1cHBL, Rom. gettura.
1.poil•J1.1ù1. A 1-3 1K. H. RengstorfJ

più volte, tra l'altro (mart . Pol_ 8,3 e meglio definita come a.ù-.:oiç{À.EUO'-to<;
13,1 insieme con fJ.fià <TTtov8fjc;) in ri- (vit. Mos. 2,137; spec. leg. 1,144) o È-
ferimento al martirio (Herm., sim. 9,28, VEÀ.ovpyòc; xa.t au'toXÉÀ.wcr'toc; ( vit.
2 [cfr. anche 4]: r.poOu[J.wc; e'ltc.d}o\1 :H; Mos. 1,63; mut. nom. 270). Varie volte
oÀ"i')c; ·djc; xapòlac;, «risolutamente sof- Filone associa la 1tpoìl'u1..r.la all'idea di
fersero con tutto il cuore»). aywv(ad es., decal. 146; vit. Mos. l,
315; spec. leg. 4,1u) 4 • Ci si muove an-
t 1tpoìl'uµla cora nell'area di questa associazione (cfr.
ad es. agric. 165 dove rispunta à.ywv)
A. L'uso LINGUISTICO FUORI DEL N.'1'. quando si afferma che è pericoloso fare
affidamento sulla l8la ri;poì}v~Lla invece
1. Il sostantivo 1tpoìl'vµla., derivato da che sulla È-rttcppoo-vvl] ih:ov, cercando in
r.p6i}uµoc; (~ col. 203) e d'uso molto questo modo di ottenere per forza ciò
frequente 1, ptesenta nel greco extrabi- che può essere ricevuto soltanto da Dio
blico ed extracristiano una vasta gamma (agric. 169). Filone conosce cosl un uso
di significati che vanno da inclinazione, della Ti:poi}vµfo. che i'uomo deve rifiuta-
tendenza, propensione, prontezza, pre- re in quanto non avviene in armonia
mura (ad es., Horn., Il. 2,588), a desi- con la volontà di Dio.
derio e aspirazione (ad es., Lys. 12,99),
fino a tenacia, determinazione (ad es., 3. Nei LXX rcpoi>v1..r.la., dove compare
Plut., leg. 3,697d) e zelo (ad es., Hdt. una sola volta (Ecc!us 45 ,2 3: iv b..ya-
4,98 ), senza che al vocabolo venga asso- 1}6-.·f}'t~ 1tpoì}uµla.c; tVuxfic; a.ù'toiJ ), sem-
ciata una valutazione etica, mentre il bra, a prima vista, conformarsi al co-
nesso con ìl'uµoc; (~ 1v, coli. 589 ss.), mune uso linguistico greco e quindi di-
termine che richiama la natura intima e scostarsi dalla psicologia biblica, per la
il comportamento di una persona, fa quale il 'cuore'(~ v, coli. 195 ss., xap-
sentire sl la sua influenza, ma general- 8la..) è sede e origine di tutti i processi
mente a livello inconscio. 1tpoìl'vµla. è interioti deila vita umana. Di fatto però
usato spesso e volentieri nelle iscdzioni le cose non stanno così, ovvero non do-
onorifiche. vrebbero stare cosl. Ciò risulta anzitut-
to dal testo ebraico che legge 'Jr ndbw
2. Anche Filone si allinea a quest'uso lbw 5, nel quale il soggetto attivo, mo-
del nostro vocabolo 2• In una serie di vente, è il cuore; in secondo luogo dal
passi la parola sembra però assumere in contesto nella traduzione dei LXX, dove
lui un po' la nota dell'autoconsapevo- non si toglie niente all'iniziativa di Fi-
lezza e dell'autodetel'minazione 3 , ad es. nehes, il nipote di Aronne (cfr. Num.
in alcuni casi in mi la 1tpoìl'vµla viene 2 5, 7 ss.), iniziati va che il passo pone in

'ltpoltuµl« 3 In :rpec. leg. 4,rn 71poiJu~iiC1.L xet~ --:éÀ.µ:J.1.


1 Numeros~ esempi tratti dalla letteratura (da appaiono esplicitamente espressione di xetp·n:-
Omero in poi), dalle iscrizioni e dai papiri in pla. xai Éyxp&.:tE~et. L'immagine e la scelta
PASSOW, MOULTON-MILLIGAN, LIDDELL-SCOTT dei termini situano qui Filone in piena tradi-
5.
e PIUluSCHl!N-BAUER :r.v. zone grc:ca; cfr. I. HEINEMANN, Pbilo11s griccb.
2 'itpoDuµla è usato, ad es., insieme con c:rr.ov- 1111d j;id. Bild1111g (1932) 162.
81) (sacr. A . C. 59; :rpec. leg. 1,144; vit. col!t.
71; migr. Abr. 218), con 't6˵TJ (spec. leg. 4,
4 Cfr. anche vit. Mos. l ,260: Ù.yWVL<T'ta;Ì. 7tp6-
1)uµo~.
ux; cfr. vit. Mos. 1,260), con 'taxoc; (:rpec.
{eg. 2,83). 5 Ebraico antico: Ex. 25,2; 35,29; cfr. 35,21.
itpoDuµla. A 3-6 (K. H. Rengstorf)

pieno risalto. Per il traduttore 1tpol>uµla. to di sacrificio volontario, cioè di offer-


indica l'iniziativa di Finehes, che qui si ta fatta in seguito a un voto e pertanto
afferma e attua e nella quale si esprimo- distinta dalle offerte obbligatorie (Men.
no insieme coraggio, decisione e ubbi- 1,r; Qinnim 1,r ss. e passim). Anche
dienza verso l'ordinamento divino. Ap- una pioggia leggera, gradita, oppure ab-
punto questo passo mostra tuttavia che bondante può essere detta gJm ndbh
7tpowµ- non è propriamente atto a ren- (Taan. 3,8). Sia nel primo {offerte vo-
dere con precisione ciò che ndb significa. lontarie: Ex. 35,29 e passim) sia nel
La conferma viene dai passi dei LXX secondo caso (Ps. 68,ro: gJm ndbwt 1,
dove sono usate altre parole della me- <cpiogge abbondanti») l'ebraico rabbini-
desima radice (-7 coli. 203 ss. ). co riprende l'uso linguistico dell'A.T.
Il tratto comune alle due accezioni è l'i-
4. In Giuseppe, che usa 7tpol>uµla al- dea di atipicità ed è indifferente se tale
cune volte, il vocabolo significa dispo- anormalità si manifesti come spontanei·
sizione, inclinazione, propensione (ani . tà o come abbondanza 8 •
15,193: "t'Ì')v ȵl}-v 7tpoi)uµlav, «la mia
propensione [per Antonio]»), impeto, 6. Considerato il rapporto stabilito in
foga, slancio nella battaglia (ant. 15, Ecclus 45 ,2 3 tra 1tpoi>uµlcx. e 11dbh, as-
r. 24: 1.1.e-rii ?tao-71ç 7tpol}uµla<;, «con tut- sume particolare importanza la presen-
to lo slancio»; dr. ani. 7,236: mx.cr-o za di ndbh anche nei testi di Qumran.
1tpol}uµlq. XPW~vwv), oppure (al plura- Nel cosiddetto Rotolo della guerra (I
le) segni di {decisa) prontezza. Anche in QM) i .figli della luce vengono chiamati
Giuseppe sembra che a 7tpo1Juµla. sia as - 'nJj ndbt ml/;Jmh, che possiamo tradurre
sodata l'idea di una iniziativa presa, ma con «combattenti volontari» (I QM 7,
ancora una volta il nostro vocabolo non 5 ): infatti essi combattono per libera
è adatto a esprimere chiaramente que- scelta e non già perché costretti 9• Im-
sta idea 6 • portante è anche I QH r 5,ro : il salmi-
sta esprime il voto di adempiere il co-
5. Il vocabolo JJediibil, derivato dalla mandamento di De11t. 6,5 amando Dio
radice 11db che nella redazione ebraica bndbh, un'espressione che evidentemen-
del Siracide costituisce il corrispondente te vuole interpretare sinteticamente il
di rtpoi)uµla (-7 col. 214), ricorre nel testo biblico (bkl tb ecc.) nel senso di
tardo giudaismo rabbinico col significa- dedizione spontanea. Al contrario I QS

6 Senza nlludcre alla storia del concetto di 9 Y. YADIN, The Scro/l of the War of the Sons
r.polhiµla. A. ScHALIT, qdmwniwt hjhwdim' of Light agai11st the Sons o/ Darkness (in ebrai-
n (1955) 2.i9 (traduzione in ebraico moderno co) (1955) 301b, ad l. interpreta il nostro testo
di 1111!.) hn scelto l'espressione molto moderna cosi: hjjmo hmqrjbim 't ·~mm lmll;mt b-
bkl htlhbwtm per rendere 'ltlla"(J 1tpolhiµlq. di mr~wnm ( = di spontanea volontà). Cfr. an-
a11t. 7,236. che J. L1cm, m.wsg h11dbh bktwbih Ii kt
7 I LXX traducono con ~pox7} lxo6cnoç. (lii mdbr ;hwdh ( = The Concept o/ Nedabah i11
67,ro). the Dead Sea Scrolls) in J. LIVER, 'iw11i111
s Perciò bindiiba significa in pratica spo11ta- =
bmgjlwt mdbr jhwdh ( Studies in the Dead
11eame11Je (Num. 15,3; Ps. 54,8; I QS 9,:z4; I Sea Scrolls) (1957) 80, secondo il quale dietro
QH 15,10). Secondo Taan. 6,5 nel tempio c'c· a nbdh c'è sempre il concetto di libero arbi-
rano due tipi dr cassette per la raccolta di of- trio. In questi casi non va dimenticato che già
ferte: oltre a quelle per le offerte vincolate, nei più antichi testi dell'A.T . hwdb indica
con indicata la destinazione, altre sei li11diibr1, porprio la prontezza al servizio militare (Iud.
«per l'uso liberm>. 5,:z e passim).
~polhJµla A 6 - B 2 (K. 11. RcngstorfJ

9,24 è un passo ancora troppo oscuro B. 7tpoDuµla NEL N.T.


per poterci essere in qualche misura uti-
le 10• Soprattutto ci si dovrebbe guar- L'uso di 1tpo1'uµla. nel N.T. non è
dare dal leggervi un parallelo a certe uniforme.
idee professate dagli Stoici e tendenti
ad afl:ermare l'estrema nullità della vo- r. Act. 17,n: sotto l'impressione su-
lontà umana l'ispetto a quella divina. scitata dalla predicazione di Paolo e Si-
Tentativi di questo genere 11 rimangono
insoddisfacenti e dubbi. Complessiva- la, i Giudei di Berea Éoi~a.v-to -ròv M-
mente l'uso di ndbh nei testi del Mar yov 1.1.e-.à i.&:o-l]ç 7tpo1'vµla.ç, «ricevet-
Morto dà l'impressione che la parola si tero l'cvangelo con grande entusiasmo».
riferisca ad un particolare atteggiamen-
to dettato dalla conversione e caratteriz- La formulazione riprende una locuzio-
zato dal cammino volenteroso e lieto ne corrente 13 e intende indicare, per
sulla via di Dio imboccata con la con- quanto ne sappiamo (~ anche n. 2), la
versione. Potremmo quindi definire
ndbh così: l'atteggiamento di chi, con- premura, l'entusiasmo, l'interesse, la sol-
vertendosi, ha accolto nella sua vo- lecitudine che gli ascoltatori, per pro-
lontà la volontà di Dio, ovvero ha gioio- pria libera decisione, hanno per l'evan-
samente subordinato la propria volontà gelo e per i suoi predicatori.
a quella di Dio. Se nei testi di Qumran
pubblicati finora questo aspetto non è 2. Raccomandando ai Corinzi la col-
espresso in maniera più chiara, ciò è
dovuto al fatto che essi non hanno in- letta da lui organizzata per la comunità
teressi teoretici, bensl pratici 12 • di Gerusalemme, Paolo usa ben quattro
volte la parola itpoihJµlcx.. Tre volte ( 2

IO H. BARDTKE, Dù: Handschrif tenfunde vom ZNW 34 (r935) 62-69, al fatto che il tradut-
Tote11 Meer (x952) xo3 ha certamente torto tore prese la locuzione da lui usata dalla tradi-
a intendere qui 11dbh nell'accezione rabbinica zione ellenistica, la quale vede nel 7t\1Evµo:.
(-> coll. 2r5 s.) di «offerta spontanea». A. Du- la forza che «in virtù della ragione in esso
PONT-SOMMBR: Évidences No ,58 (Ju.in/]uillet insita governa tutta la mia vita psichica e
r956) 29 traduce la frase kwl hn'sh bw irFh m'indica costantemente la giusta via da se-
b11dbh cosl: «En tout ce qui a été fait par guire» (69). Però 1)yEµovLx6v potrebbe piut-
Lui il se complaira de bon coeur». Anche que- tosto rimandare a ò'ò6ç/derek (~ col. 211).
sta traduzione non è felice. Contro l'ipotesi di un'influenza stoirn su Ps.
11 LICHT, op. cit. (~ n . 9) 82-84. ,5I,r4 si pronuncia P. KATz nella sua recen-
12 Ps. ,51,14 presenta con la locuzione rlììi~ sione di I. SoISALON-SOININEN, Die Text/orm
11'dlbii un problema di esegesi e di storia del- der Sept11agi11ta-Oberset:r.1mg des Richterbu-
l'interpretazione che nel nostro caso non è ches ( r 951): ThL~ 77 (1952) 157.
lecito passare sotto silenzio. I LXX traducono u Ios., ant. 15,124: µe-rà 1ta<NJç 7tpoi}uµlaç;
rtiìih 11'dib/J con 7tVEiiµa 1\yEµovLx6v, la Vul- Philo, Abr. 246: -ròv y,),,ijpov ... µe-rà 7tpolN-
gatà con spir.ilus principalis: entrambe queste µlaç 1ta<NJç à.vE'òÉXE-ro (dr. sacr. A .C. 59;
antiche versioni rimangono cosl entro la tr:i- migr. Abr. 218; vii. colll. 7r); DITT., Sy/l.' I
dizione esegetica giudaica (dr. Rashi, ad/.). 532,6 s.: µe[ 'tÒ:.) micmç 1tpoihJµ[Caç] 'tÒ:.V
Probabibnente la traduzione esatta è «spi.rito &.7t65E~tµ 7tOLoUµÉwx. Altri rimandi alle testi·
della prontezza (al bene)» (cfr. i commenti, monianze epigrafiche in PREUSCHllN-BAUBR ~,
ad l.). La traduzione dei LXX è dovuta, se- s.v.; ]ACKSON-LAKE I 4,z48 (ad Act. 19,29).
condo ]. SCHNEIDER, IlvEiiµa 1)yEµO\ILX6V : Vedi anche I Clem. 33,r: µE'tà 1tpoi)vµlaç.
r.:poi)vp.la. B 2-3 (K. H. Rengstorf}

Cor. 8, 1 r. r 2; 9 ,2) J'Apostolo indica con faccenda: Ja loro partecipazione alla col-
questo termine l'atteggiamento che egli letta per Gerusalemme non ridonda so-
si aspetta e spera che i Corinzi assuma- lo a maggior gloria di Dio, ma consente
no in questa occasione; la quarta (8,19) all'Apostolo di non perdere la propria
7.poitup.lcx. si riferisce alla sua personale 7tpo~uµla che a sua volta influisce su
partecipazione alla raccolta. Paolo in- quella (8,r9). L'intera sezione dedicata
siste perché la comunità vada oltre la all'argomento della colletta è in istretta
pronta accettazione della sua proposta, relazione con la testimonianza di libertà
assuma un atteggiamento di attiva par- di Paolo u e questo aspetto avvicina lu
tecipazione e di spontaneità dettato da posizione dell'Apostolo al modo in cui
un'obbligazione liberamente e consape- la comunità di Qumran intende se stes-
volmente presa e non già da un ordine sa per quanto riguarda il suo compito,
o da una legge. Il periodate di Paolo è la sua missione di comunità di Dio (-l>
pesante e difficile forse perché, da un ccl. 217). Considerando tale rapporto
foto, l'Apostolo non vuole insistere ec- possiamo fissare 15 il significato di 7tpo-
cessivamente e, dall'altro, non può per- ~uµla in 2 Cor. 8-9 all'incirca nei se-
mettere, proprio per il bt:ne dei Corinzi, guenti termini: lieta risoluzione, gioio-
che non si dia ora corso ad una deci- sa fermezza o decisione 16, caratteristi-
sione presa in passato (8,II s.). L'uso di ca inseparabile dalla condizione di cri-
1tpoituµlu è dettato dalla necessità di stiano 17 •
dire ciò chiaramente, pur con tutta 1a
3. Per l'uso linguistico dei Padri apo-
dovuta cautela e diplomazfa. Perciò Pao- stolici -7 n. 13; dr. inoltre I Clem. 2,3;
lo usa r.poi)uµlct anche in riferimento a Herm., sim. 5,3,4; Diogn. 1,1 (usato
sé (8,19), per sottolineare cosl la pro- sempre in bonam partem ).
pria solidarietà con i Corinzi in questa K . H. RENGSTORF

14 Cfr. ScHLATTER, Kor. 596-599. 234.


lS Il termine greco qui è condizionato seman- 16 Wrno1sc1-1, 2 Kor. 264 ha giustamente col-
ticamente da ndb (htmlb) (~col. 203). Per 1a to tale si>gnificato trnducendo 'ltpÒc; ... 1tpobv-
discrepanza tra forma (greca) e contenuto (se· µ(a.v l)µwv (2 Cor. 8,19) con «per accrescere
mitico) in Paolo in 2 Cor. cfr. (riguardo ad la nostra letizia>.>.
un'altra pericope) W. C. VAN UNNIK, Reiseplii- l7 F. DELITZSCtl ha giustamente messo in evi-
ne und Ame11-Sage11, Zusam111enhang rmd Ge- denza la corrispondenza sostanziale tra 'ltpo~v­
dankenfolge ili 2 Kor. I,54-24, in St11dia Pa11- µfo. in 2 Cor. 8-9 e ndb nella sua traduzione
li11a in honorem ]oh. de Zwaa11 (1953) 215- del N .T . in ebraico (bpdsb spri hbrjt [1883]).
221 (Vr,700) 11potcr·o1µ~ r (B. Reickc)

I . Il verbo 7tpofo"t1]µL è attestato ab- b) È anche naturale pensare che qual-


bondantemente nella letteratura greca. cuno stia davanti o si ponga davanti ad
In Omero ricorre una sola volta (Il. 4, una persona a sua protezione: ot ÒoplJ-
156), mai in Esiodo; quanto mai fre- cpopoL oi. Macrlcr-i:Ew 11:p0Écr-c11cra.v (Hdt.
quente è invece negli scritti posteriori. 9,107 ). Da questo significato deriva quel-
Nell'uso transitivo il verbo significa met- lo di stare o farsi vicino, assistere e poi,
tere davantì, presentare (ad es., Horn., più precisamente, proteggere, rappresen-
Il. 4,r56; Polyb. 1,33,7), ma nel N.T. tare, sostenere, prendersi pensiero, op-
tale accezione non compare. La forma pure aiutare a progredire, promuovere:
media intransitiva 7tpotcr-caµaL (aoristo -roL01hwv çlvwv 7tpo\Jcr-c11n (Eur., He-
1tpOÉO''t"1JV, perfetto 1.p0Éei't"1]Xe<) significa racl. ro36 s., dr. 306); 1tpotcr-cacriìaL
mettersi a capo, farsi avanti, al perfetto 't'WV 'EÀ.À.1)vwv xcd.... .-oi:c; ò:òixouµÉvoLc;
presiedere. In un caso (ammesso che il Po'T]iìEi:v (Demosth., or. I0,46); -cljc; Ei.-
testo giuntoci sia corretto) abbiamo un PYJV'T]ç (Aesch., fals. leg. r61); -i:fjc; Èva..v-
significato strettamente spaziale: crÈ... .-lo:ç yvwp.'T]c;, «sostenere l'opinione con-
7tpoì.icr-c11v, «sono venuto davanti a te» traria» (Polyb. 5 ,5 ,8 ); Év -i:ai:c; &.µap-
(Soph., El. 1377 s.), altrimenti il verbo -i:lmc; crou ... 7tpoÉCT"t'T]V crou, «nonostante
è usato in senso traslato. Un primo si- i tuoi peccati. .. ti niutai» (Is. 43,24);
gnificato traslato è superare (ad es., 1tpOéO"'t'W'CE<;, rappresentanti, curatori
1tcXV'tWV 1tpocr•iio-a: Plat., Tim. 25b) 1; (ep. Ar. 182: maestri di cerimonie della
altri significati metaforici sono tuttavia corte egiziana che avevano il compito di
più importanti. a) Il più importante si- ricevere le legazioni straniere); 1'Elou v6-
gnificato traslato di rcpotcr.-1]µL è essere µou 'ltpOECi'flJXCXCiLV 'ÌjµG}V OL OOpUcpopoL,
a capo, presiedere nel senso di guidare, «i lanceri (in realtà) ci assistono quali
reggere, governare, dirigere, amministra- rappresentanti di una legge divina» (4
re: 1tpOEO"'\"OCWn '\"ijc; 'EÀ.À.aooc; (Hdt. l, Mach. n,27; così come secondo 11,12
69; 5 ,49 ); 'ltpoì.icr-c1] '\"fjc; 'ltOÀ.EW<; (Thuc. il tiranno senza volerlo aiuta i fratelli
2 ,6 5 ,5 ); 'ltpow1.-1)xEcrav -cijc; µE'\"CX~oÀ.fjç straziati a morte a manifestare con la
(Thuc. 8,75,2); o1tpOECT't1JXW<; 'tOU otxou sofferenza la loro fedeltà alla legge); ot
(2 Sam. 13,17; dr. Prov. 23,5; A111. 6, aµd..wc; 7tpOO"'taV't'E<; 'COU XOL\ITI cruµcpÉ-
10; Dan. [LXX] Bel 8 ); 7tp6cr-c1)'te 'toi:i pOV'\"O<; (Ios., ant. 5,90); 01tW<;... b &.pXLE-
À.aoù, «prendete la guida del popolo» pEÙç... 7tpoi:O"-clj-rcn .-wv à.oLxovµÉvwv
(I Mach. 5 ,19 ); OLXe<lwc; 'ltpocr-cijvaL '\"OU (ibid. 14,196); -ròv ... 1}µ.Wv ... Tipoi:cr-ra-
1tÀ1)i}ouç (Ios., ant. 8,300); 't<';> µE-cà µEvov, «colui che ci_ assiste», cioè Dio
't<XU'tct 1tpOLO'°'>CXµÉVfV (Ios., vit. 93 ); ot (Epict., diss. 3 ,24,3 ); onwc; Éyòwv-.al µ.E
't'OU 11:À:1]i}ouç 1t!JOEO'°'"CW'tEç (ibid. 168) 2• mh@ 'ltpoi:cr-raµÉv~, «sicché essi (scil.

7tpot<T'tT]µ~ SCHUTZ, Tb. a I Thess. 5,12; H. GREEVEN,

Thes. Steph.; PAssow; MouLTON-MrLLIGAN; Propheten, Lehrer, Vorsteher bei Pa11lt1s. Zt1r
PREISIGKE, Wort.; LIDDELL - ScoTT; PR1w-
Fr11ge der 'A.111/er' im Urcbriste11111m: ZNW
scHEN-BAuER 5, s.v.; b.. b.'l'J!lTJ'tpchoç, MÉya. 44 (r952f53) 1-43.
1 Cfr. inoltre KiiHNER-BLASS-GERTll n 1 §
MsLxov Tilç ÈÀ.À.TJVLxfiç y À.wcr<rTJç 7 ( r 949)
s.v.; A. BAILLY, Diction1111ire grec-fra11çais i; 420,2b.
(r950) s.v.; SCH\"1YZUR II 505 s.; MAYSER I 2 Frequente anche nei papiri: ..-.+ MouLTON-
3,230; 11 1,98,193 s. 215; u 2,2n s. 236; Don- MILLIGAN; ---+ PREISIGKE; MAYSER II 2,336.
,;potcr-tl)J.l~ 1-3 (B. Rcicke) (Vl,701) 224

i genitori) mi facciano sposare lui che verbo negli scritti pseudoepigrafìci ba-
si prenda cura di me ( = mi mantenga sti ricordare test. Ios. 2,6, dove è detto
quale moglie)» (BGU IV 1105,5 s.; I che Dio 1tpot<r-ra.-.a.t, offre protezione o
sec. d.C.); xa.Àwc; 1toL1)cra.-.e 1tpoi:cnav- protegge in ogni situazione.
'n:<; IlE't'1)crtoç, «per favore, prendetevi
buona cura di Petesi» (P. Fay. 13,5: II 3. Nel N.T. 'ltpotO''t'l')µt è usato otto
sec. d.C.) 3 • c) Il verbo può indicare an- volte, sempre in forma intransitiva. Il
che semplicemente l'occupazione del verbo compare nelle lettere di Paolo e
soggetto con l'oggetto in questione, sen-
za che si senta più il valore della prepo- nelle Pastorali, usato nelle accezioni a),
sizione 1tp6 né esista più il rapporto da b) e c) esaminate sopra(~ coli. 221 ss.).
essa stabilito fra soggetto e oggetto. In Nella maggior parte dei casi 7Cpok'tTJ-
tale maniera il verbo assume i significati
di curare, assistere, provvedere, ordina- µt sembra avere dapprima il significato
re, trattare, gestire, esercitare, ecc. (tal- di guidare, ma il contesto mostra che bi-
volta può trattarsi di un'attività del tut- sogna associargli anche quello di pren-
to casuale): ovx òpl>wc; crEwi.i·nu 1tpoÉ- dersi pensiero (~ col. 222 ). Questo
<T't1JXac;, «non ti comporti rettamente»
(Hdt. 2,173 ); 't'OLOW ~xl>poLc;... 1tPOÒ- fatto si spiega tenendo presente che l'as-
<T'l'1)'t'T)\I q>ovou, «entrambi compirono un sistenza competeva a coloro che stavano
omicidio a danno dei nemici» (Soph., a capo della giovane comunità. Abbia-
El. 979 s.}; Et µovov "tou Èau't'Ou ~lou
xaÀwc; 1tOEcr-.1)xot, «se provvede bene mo così Rom. 12;8, dove Paolo dice: ò
soltanto all'amministrazione dei propri µE't(J.OLOoÙç ÈV 1i.1tÀ6-.'l')-.L, b 1tpOi:O''ta-
beni» (Xenoph., mem. 3,2,2); ò 1tpoe- µevoç è:v 0'7COUOij, b ÈÀEWV ÈV tÀa.pO'tT]-
<T'twç aÀÀO'tpla.c; XpL<TE(J)ç, «Chi si occu-
'tL. La seconda espressione fo eviden-
pa di una causa non sua» (Prov. 26,
17) 4 ; 1tpotcnmrl>oct Èpy®la.ç, 'l'ÉXVTJc;, temente riscontro alle altre due che in-
«esercitare un'attività, un'arte» (Plut., dicano un'opera caritativa; dobbiamo
Pericl. 24,5 [1 165c]; Athen. 13,94); pertanto tradurre all'incirca: «chi di-
c:ptÀocrocplaç, «dedicarsi alla filosofia»
(Philostr., ep. Apollonii 53 [I 358,8]). stribuisce i doni lo faccia con onestà,
chi è addetto aU'assistenza operi con
5
2. Per quanto riguarda i LXX , da zelo, chi cura la beneficenza faccia il suo
cui abbiamo già citato alcuni esempi
nella sezione precedente, dobbiamo ag- lavoro con letizia». Tutto il contesto di
giungere che 7Cpot<T-t:T]µt vi è usato per Rom. 12,8 tratta però dei carismi; ot
tradurre diversi termini ebraici e che npota"•aµEvot. sono dunque un gruppo
talora il T.M. non ha un riscontro diret- di uomini fidati 1 scelti dallo Spirito, de-
to. È necessario vedere caso per caso
perché i LXX abbiano usato 1tpOLCT'l'TJµL. diti soprattutto all'assistenza 6 (cfr. 1
Come esempio dell'uso del nostro Cor. 12,28; civ'ttÀ1)µljJEtc;, xuBE;pv1J-

l Per i papiri dr. -4 MouLTON-MILLIGAN; -4 5 HELJ.llNG, Kasussylllax 187.


PREJSIGKE; MAYSER u 2,21r s. con ulteriori 6 M. J.LAGRANGll, Saint Paul, Epìtre aux Ro-
esempi per il significato df proteggere ecc. maills ( 1922) ad I.: «Costoro che centralizza-
~ T.M.: mit'abber 'al == tmo che si accalora no i doni, sono come gli intermediari tcu i
per. ricchi e i poveri o i malati...».
225 (v1,7or) 'ltpotui;nµ~ 3 (B . Reicke)

O"E~<;).Abbiamo 1a medesima situazione mc un uomo «che governi bene (-n;poi:-


in r Thess. 5,r2: dÒÉVClt -roùc; XO"lttwv- O''taµEvov) la propria famiglia» e sap-
-ra.c; Èv ùµ~v xat npoi:11-ro:µ€vouc; ùµwv pia tenere sottomessi i figli. E subito
f:v xupl~ xal. vouih:-rouv·rnc; ùµac;, «vi dopo (v. 5) aggiunge: «Se uno non sa
preghiamo di riconoscere coloro che fa- governare (-n;poaTTjvo:t) la propria fami-
ticano tra voi, che vi guidano nel Signo- glia, come potrà aver cura ( ÈmµEÀ.1)aE-
re e vi ammoniscono». Secondo il con- 'tClL) della chiesa di Dio?». Di fatto qui
testo, il compito dei 1tpoi:O""t"aµEvot con- governare e curare indicano la stessa co-
siste in gran parte nella cura pastorale e sa. Cfr. anche 5 ,8 : «Se uno non prov-
l'accento non è posto sulla loro premi- vede ( ttpovoEi:) ai su~i parenti e in par-
nenza o sulla loro autorità, bensl sulle ticolare alla sua famiglia ... ». Poco dopo
loro fatiche per la salvezza eterna dei (r Tim. 3,12) leggiamo che i diaconi de-
credenti 7 . Si discute ancora vivacemen- vono pl'Ovvedere ( 'l'Cpoi:o..taµEvot) ai loro
te se e in che misura i due passi succi- figli e alle loro case (cioè alle famiglie e
tati (Rom. 12,8 e I Thess. 5,12) si rife- alla servitù). Certamente l'autore della
riscano a due particolari uffici ecclesia- lettera presuppone l'autorità del capo-
stici: il carisma presupposto in Rom. famiglia, la patria potestas (-+ rx, coli.
r2,8 non è comunque un argomento III9 ss. rx54 ss. r275 ss.), ma non po-

contro la possibilità che si tratti di un ne l'accento sull'aspetto dell'autorità e


ufficio, perché nel N.T. non esiste la dell'esercizio di essa, bensl sull'avvedu-
contrapposizione tra Spirito e ufficio (ad tezza e sulla cura di cui deve dar prova
es. Mt. 7,29; Act. 6,3) 8 . Anche in I chi goda di tale autorità. Abbiamo infi-
Tim., ove il verbo appare più volte, par- ne I Tim. 5,x7: ot xa.Àwc; 1tpoE<T"t"W"t'Ec;
ticolarmente al participio 9 , il discorso 1tpEa~1hepoL (~coli. r25 s.) devono es-
sottolinea sia l'idea della guida sia l'idea sere considerati degni di una doppia ri-
dell'assistenza. In questa lettera si trat- compensa, particolarmente coloro «che
ta comunque chiaramente di ministri di- faticano nella predicazione e nell'inse-
rigenti della comunità. Dapprima r Tim. gnamento». Il contesto fa capire che
3,4 descrive un candidato 'vescovo' co- non si tratta qui semplicemente degli

7DoBSCHUTZ, Th. a 1 Thess. 5,12; cfr. F. J. Arsskrift 1932 Teol. 2 (1932) 127.195-211;
A. HORT, Tbe Christian Ecclesia (1897) u6 G. FRIEDRICH, Geist 1111d Amt, in: Wort und
s. (non si tratta di un titolo specifico, ma di Dienst. Jahrbuch der Theol. Schule Bethd,
persone investite ufficialmente d'un ministero N.F. 3 (1952) 80 n. 65.81-85 ; ~ GREEVEN 32·
ecclesiastico); ~ GREBVEN 32 n. 74 (a Rom. 39.42; H. v. CAMPENHAUSEN, Kirchliches Ami
12,8 e I Thess. 5,12: assistenza dn parte dio su- 11t1d geistliche Vol/macht i11 den erste11 drei
periori). Jahrht111derte11 (.1953) 323-332.
8 O . LINTON, Das Problem der Urkirche i11 9 C. SPICQ, Saint Paul, Les épitres pastora/es
der 11eueren Forsch11ng, Uppsala Universitets (r947) 87 s.
rcpotcr"tnµ~ 3-4 (B. Rcicke)

«anziani che esercitano bene la presi- L'importanza dell'idea di assistenza


denza», ma particolarmente degli anzia- nell'uso di 7tpotcr't'aµm nel N.T. risulta
anche dal fotto che 1tpocnchtc; significa
ni che esercitano l'assistenza in maniera protettrice o patrona (Rom . 16,2) 13 • Si-
onesta: la seconda metà del versetto milmente 7tpO<r-tét't''l']<; (un termine che
precisa infatti che il criterio per giudi- non ricorre nel N.T.) significa protetto-
care il loro lavoro è la cura d'anime. Ciò re in r Clem. 36,1; 61,3; 64 14 • In que-
sti passi TCpoui;éti;nc; è sempre riferito a
non significa tuttavia che secondo que- Cristo e costantemente associato ad &:p-
sto passo i 1tpotO"'t'aµEvot non abbiano XtEpEuc;, cosi da riproporre la doppia
una particolare dignità e in quanto 'an- idea del presiedere e dell'assistere 15•
ziani' non abbiano una posizione diretti-
Nella Lettera a Tito troviamo due vol-
va nella comunità 10• Da tutti questi pas-
te l'accezione dedicarsi, attendere, eser-
si risulta dunque che nella maggior par-
citare, quando si csottano i cristiani a
te dei casi il nostro verbo ha nel N.T.
xu.Àwv itpywv 7tpofoi;aO"i}ai, «a dedi-
il significato di guidare e assistere 11 . Ta-
carsi a degne opete (sociali) 16» (Tit.
le significato è del tutto conforme alla
3,8.14) 11.
natura particolare che il N.T. attribuisce
all'ufficio ecclesiastico, secondo il prin- 4. Nei Padri apostolici troviamo una
cipio evangelico (Le. 22,26) che «chi go- sola volta ciascuno i significati di go-
vernare e sostenere. a) Il primo si ri-
verna ( ò i)youµEvoc;) sia come colui che scontra in Herm., vis. 2,4,3 : ol 1tpEuBu-
serve» 12• 't'Epoi oi. 7tpoi:<r't'aµEvot 't'ijc; bx)1:r1crlac;,

10 DIDELIUS, Past.', ad l. Nell'ordinamento ver11are e di assistere/sovvenire per quanto


delle associazioni greche anche b 1tpOEO'"tWc; riguarda i succitati passi dcl N.T. Cfr. anche,
era un particolnre dignitario: F. PoLAND, Ge- ad es, E. ScnWEIZER, Das Leben des Herrn in
schichtc des griechischc11 Vereinswesens, Preis- der Gemeinde tmd ihre11 Die11ste11, AThANT
schriften der Fiirstlichen Jablonowskischen 8 (1946) 56 n. 26.
Gesellschaft 38 (r909), indice s.v. 7'poE<r-ct:iç; 12 ~ t1tlrrxo11oc; m, coli. 761 s. («opera pro-
~ GREEVEN 38 n. 91. tettival>), 774 ss.; ~ xv(3Épvt]<ni; V, coll. I332
11 DonscHiiTZ, Th. sottolinea, particolarmente ss.; ~ 'ltotµ?Jv x, coll. 1205 ss.
nel commento a I Thess. 5,12, come nell'uso B PRHUSCHEN-BAUER 5, s.v. 7'pocr-r&.'\t.c;.
linguistico dcl N .T. 1tpot<r'\ct.vbcx~ tenda al si- u PREUSCHEN-BAUER ', s. V. 7'f>OO''t'a'\'1lc;, con
gnificato di assistere, provvedere, e porta mol- bibl. s.v. 1tporr-r&.'t'tc;. Inoltre PoLANO, op. cii.
ti argomenti linguistici a sostegno della sua (~ Il, IO) 363-368 e indice S.V. 'lt{lOfl't'<hr)c;.
tesi. A. HARNACK, Ko'lto:; (xomE.v, oi xomwv- Cfr. ;b;d. anche indice s.v. 'ltpota"twc;.
'\Ec;) im friihchris1lichcm Sprachgebrauch:
15 Cfr. anche 'ltpO<r't'ct."tÉW (Lmom.L-SCOTT,
ZNW 27 (I928) 1-10 è parziaLncnte d'accordo
s.v.), che però non è usato nel N.T.
con lui, ammettendo (p. 10) che si tratta sen-
z'altro di «un'opera assistenziale»; aggiunge 16 Per le 'buone opere' nelle Pastorali cfr. B.
però a ragione, in contrasto con DoBSCHiiTZ, REICKE, The Disobedient Spirits a11d Christian
Th., che coloro che presiedevano a quest'ope- Baptism (1946) l77.2n-213.223; SPICQ, op.
ra erano realmente dei ministri ecclesiastici cit. (-7 n. 9) a TU. 3,8 con excurms.
(pp. 8-10). Non è quindi il caso di porre, co- 17 G. D. KYPKE, Observationes sacrae in Noui
me avviene in PREUSCHEN-BAUER5, s.v., una ri- Foederis libros 11 (1755) 380 s.; \V/. LocK, Tbe
gicla alternativa tra le accezioni di guidare/ go- Pastoral Epistles, ICC (1952) a Tit. 3,B.
'ltpoxo1d1 (G. Stiihlin)

<d presbiteri che guidano/governano la presente in Diogn. 5 ,3: i cristiani non


chiesa». Qui non si tratta affatto della si separano dalla società ouo~ o6yµanc;
funzione assistenziale, ma unicamente di &.vt1pw7tlvou 7tpOEO"-céicrtv, «né sostengo-
quella amministrativa degli anziani (-> no una dottrina umana».
coll. I 45 s.). b) Il secondo significato è B. REICKE

7tpoxctÀ.Éoµat ~ IV, col. 1479 7tpOXEtµat ~V, col. 318


7tpoxa-.a;yyÉÀ.À.w ~ r, coll. 192 ss. 7tpOX'Y}pUCTCTW ~ v, col!. 479 ss.

T 1tp0X01ti), J.I 7tp0%0'it't'W


I I I

(~ m'>~<ivw x, coll. 628 ss.; ~ 7tEptcr- 1. LXX, Simmaco, Testamenti dei xn Pa-
rm)w x, col. 13; ~ 7tÀ.'Y}ihJvw x, coll. triarchi, Lettera di Aristea, Giuseppe;
622 ss.; ~ 7tpo6.yw 1, coll. 349 ss.; ~ 2.'ltpoxo7tTJ come concetto etico in Filone.
'tEÀ.EtOW) D. Il gruppo di termini nel N.T.:
r. collocazione linguistica;
2. la 'ltpoxom'J individuale;
SOMMARIO: 3. la 1tpoxon1) della comunità e dell'evan-
A. Il gruppo di termini in greco: gelo;
r. storia e signilìcato dei termini; 4. la 'ltpaxom'J dell'eresia;
2.1tpoxom1 come termine tecnico nella Stoa 5. la 7tpoxom'J degli eoni.
e nelle sue propaggini. E. Il gruppo di termini nella prima letteratu-
B. L'idea di progresso 11ell'A.T. ra cristiana dopo il N .T. :
C. Il gr11ppo di termini nella letteratura del r. i Padri apostolici e gli apologisti;
giudaismo elle11istico: 2. Clemente Alessandrino.

npoxom'J, 7tPOX67t'tW V6LKER r), Fortschritt tmd Vollendtmg bei


Per A: Philo von Alexandrien (1938) 154-262, spec.
PAPE, PASSOW, LIDDELL-SCOTT, 1-IERWERDEN, 229-238; J. S. BouGHTON, The Ide,1 o/ Pro-
MouLTON-MlLLIGAN, PREISIGKB, ìVort., s.v.; gress in Philo ludaeus (per il significato di
A. BONHOFFBR, Epiktet tmd das N.T. (19n) 'progresso' dr. p. vm), Diss. New York
128; G. H. PuTZNER, Die ethische11 Systeme (1932); E. BRÉHIER, Les idées philosopbiqt1es
Platos und der Stoa, Diss. Leipzig (1913) 94- et religieuses de Philo11 d'Alexa11drie 3 (1950)
98; M. PoHLENZ, Die Stoa I (1948) 154 (anche 250·3xo, spec. 302 s.
n' [1955] 83) e passim; In., Stoa rmd Stoiker Per D:
(1950) 164-170; K ZmGLEll, art. 'Plutarchos':
PAULY-W1ssowA 21 (1952) 771 s.; P . BARTH-
G. STii.HLIN, Fortschritt u11d Wnchstt1m. Z11r
A. GoEDECKl!MEYER, Die Stoa • (1946) 34 s. Herktm/t tmd \Va11dlung 111.licher A11sdrucks-
xr4 s. 202 s. e passim. /orme11, in Fcstg;ibc fiir J. Lortz II (1957)
Per C: 13-25.
E. TuROWSKI, Die 1Viderspiegeltmg des stoi- Per E:
sche11 Systems bei Philo11 vo11 Alexa11dreia, W. V6LKER ( = VoLKllR n), Der wahre Gno-
Diss. Konigsberg (1927) 42; W. V5LKER ( = stiker nach Clem. Alex. (1952).
7tpoxo7ti) A rn-c (G. Stiihlin)

A. IL GRUPPO DI TERMINI IN GRECO classica e significa avanzare, fare pro-


gressi, progredire, crescere bene; cfr.
r. Storia e significato dei termini Aristot., de plantis 3 (p. 824 b 38
s.); probabilmente anche Thuc. 7 ,56,3;
a) Probabilmente 1tpox61t't'W è in ori- Sext. Emp., math. 5,7I ecc.
gine un termine nautico che significa far Il sostantivo 1tpoxon1) = progresso,
avanzare con colpi un'imbarcazione 1; è avanzamento, non compare affatto pri-
cioè una delle numerose metafore nau- ma del periodo ellenistico 5 ove è fre-
tiche di cui è pieno il linguaggio popola- quente anche al plurale, specialmente in
re greco. Meno verosimile è invece che Filone, spesso anche in locuzioni ver-
il verbo derivi dall'attività del fabbro bali fisse, ad es. À.aµBavw 1tpoxmt1}v
che allunga il ferro a colpi di maglio 2• (Polyb. 8,15,6; I0,47,12; Philo, leg.
ali. 3,165 ecc.), inoltre nella figura eti-
mologica 1tpOX01ti)V 1tPOX01t"CW (Plut.,
b) 1tpox61t't'W è usato in origine tran-
de profectibus in virtute 7 [II 79b);
sitivamente: spingere avanti, far pro-
dr. la figura sinonima av;11ow av!;w
gredire, promuovere, favorire: ad es.
in Col. 2,19).
Eur., Alc. 1079; Ree. 961; Xenoph., eq.
mag. 6,5. Analogamente il medio signifi- c) In sé 7tpox6n't'w e 1tpoxon1) sono
ca avanzare, progredire: ad es. Hdt. l, voces mediae, possono cioè indicare il
190; 3,56. Già in attico 3 compare però progredire sia nel male che nel bene 6•
l'uso intransitivo della forma attiva 4 , Nel male: 1J È'ltL -çÒ XELpov '7tpoxon1]
uso che prevale poi nella lingua post- (Ios., ant. 4,59; 2 Tim. 3,13 [--7 col!.
1 Cfr. PAssow, s.11.; H . BLUMNER, Die Me- Plut., de profectibus in vìrtule 3 [n 76d] con
lapher bei Herodotos : Jahrbuch. fi.ir Phil. 143 10 [Il 81d]) oppure anche insieme (lust.,
(1891) 45. dia/. 2,6 ~ col. 269; Ios., vìt. 8, ~ col. 235).
2 PAPE, s.11. e altri. Una terza teoria, sostenuta Lo stesso non si fa scrupolo di usare 7tPO-
per primo da A. CoRAY, Am11erkungen z. Iwc. xo7t'!W conformemente all'uso corrente del
II (1807) 121 s. ed accettata evidentemente an- suo tempo (Hermot. 63; cfr. ancora amores
che da LIDDELL-SCOTT e da altri, fa derivare il 2r); egli si serve allo stesso modo anche di
significato del verbo dall'azione di un eser- npoxom') (Alex. 22), anche se, dd resto, pur
cito che in un bosco procede abbattendo gli essendo un atticista, non è mai pedante; cfr.
alberi per farsi strada. Si tratta però di una R. ] . DEFERRARI, Luciano's Atticism, Diss.
specie di etimologia popolare, benché talvol- Princeton (1916).
ta 7tpox611'tw significhi procedere, avanzare su 4 Talvolta si può dubitare di quale uso si
una strada, ad es. Chion, ep. 4,2 (ed R. HER- tratti, ad es. nella locuzione npox6'1l"t"w oòOÉv
CHllR, Epistolographi Graeci [ 1873] 196); (Alcaeus, Jr. 91 [DIEHL 11 4,135]; Xenoph.,
Ios., ant. 2,133.340; Suidas, s.v.; cfr. anche bis/. Graec. 7,1,6; Polyb. 27,8,14). Probabil-
Babrius, fabulae l IIA (ed. O. CRUSIUS mente si tratta ancora dell'uso transitivo; il
[ 1897]) e benché in tale uso "ltpox61':'tW ven- verbo è dunque costruito, come del resto as-
gn derivato, quale specie di opposto di tyx6- sai spesso, con un oggetto neutro (dr. Lm-
7t'!W (~ V, col. 845), dal medesimo ambito se- DELL-SCoTT, s.v.).
mantico di quest'ultimo verbo. Tale deriva· 5 Cfr. C. A. LOBECK, Phrynichi Ecloga (1820)
zione è però fuori strada già per il fatto di 85: rcpox67t'!EW )..lyov<n (scil. gli Attici, ma
riallacciarsi al tardo uso intransitivo del verbo. dr. ~ n. 3), -rò l'ìÈ 3voµa npoxomì oòx fo">tL
3 Ancora Platone evita 'l':polt&rt>tw ed usa in- mxp' a.ò-ro"ic;. Sulla questione dr. anche W. G.
vece tml'ìll'ìwµ~. come nota giustamente Luc., RuTHHRFORD, Tbe New Phrynìchus (1881)
soloec. 6. Nel periodo postclassico i due verbi, 158.
ovvero i sostantivi connessi npoxor.i) ed htl- 6 Cfr. il doppio uso del sinonimo nopEvoµa.L
/'ìocnc;, possono essere usati come sinonimi (cfr. in LXX 2 Ba.u. 3,1.
1tpoxomi A xc-d (G. Stahlin)

264 s.]; dr. Polyb, 5,16,9; test. Iudae 233,16; ZEu :I:apaì}l]vé, 1tpoxo1t1}v 'Ap-
2I,8: É1tÌ. 'tÒ xaxov [variante: ÉTCÌ. xo.- xe:l6:~ 'louÀlou, «O Zeus Sarateno, con-
xi{'>], spiegato con la successiva locuzio- cedi buona fortuna ad Archelao .figlio di
ne participiale É'Y 7tÀ.EO'YEf;l~ ùljiovµE'YoL). Giulio»: Ditt., Or. II 627,2) e di predi-
Nel bene: 1) btì. 'tÒ f3ÉÀ:nov 1tpoxoID}: zioni astrologiche 7• Affine è l'uso che
Polyb. I,I2,7. Comunque, come avviene troviamo in un epitafio della metà dell'e-
anche per la nostra parola 'progresso', poca tolemaica 8 : È.'Y 7tpoxorta.i'<;, «in buo-
sia il verbo che il sostantivo vengono ne condizioni di vita»; altrettanto ampio
quasi costantemente intesi a parte po- è il significato di 1tpoxort1} swi]ç, «felici-
tiore (cfr. Plut., de profectibus in vir- tà di vita», in test. Iudae 15,5. Come al
tute 7 [II 79b]: ètÀ.'J)ihìc; 7tpoxorcl}), va- benessere economico (cfr. Diod. S. 11,87,
le a dire che r.pox07tlJ si avvicina a f3e:À.- 5: -ça.i:c; ov<7la.tç; anche test. Gad 4,5
•lwcnç (Philo, sacr. A .C. H3; mut. [-'>- n. 44], dove la 7tpoxomi è oggetto
nom. I9; agric. I66; aet. mund. 43), ad di odio e d'invidia; Epict., diss. 1,10,9:
civaM.À.À.WO"Lç (P. Masp. 1 2,3,21), ad TCpoxoTCal=proprietà ecc.) in queste lo-
e:Ò1)µe:pla (P. Ryl. n 233,I6; 2 Mach. 8, cuzioni stereotipe ci si riferisce alla cre-
8; ~ col. 2 4 6), anzi a O'U\l't'ÉÀ.e:Lc.t (Po- scita dei figli (P. Masp. I 2,3,n; Vett.
lyb. 2,37,10), e 7tpox67t"!W è usato insie- Val. 4,12 [p. q9,25] ), al successo nel-
me con f3e:),;nouµm (Philo, post. C. 78; la professione (P. Oxy. XIV r631,20;
mut. nom. 23 s.), Eppwµcu, ùytalvw ecc. Diod. S. r,33,9), alla promozione (BGU
(-7 qui sotto d) e anche, ad es., con e:i.ç II 423,17; Flav. Ios., bell. 2,27; 6,142),
Ù.W1tÉpf3À'l'J'tO\I 'tUXTJV xwpÉw (Vett. alla superiorità di rango, dignità, distin-
Val. 9,1 [p. 332,7]). zione, onore e prestigio 9 ( o6ça xa.i 7tpo-
xotj, «gloria e onore»: ep. Ar. 242;
d) In questo significato positivo rcpo- µdso-Yoç 7tpoxo7tijç ahtoç, «causa di
X07t'tW e rcpoxortn divengono oggetto maggior prestigio»: Flav. Ios., beli. r,
(spesso con significato prossimo a bene- l 9 5; 7tp0X07t"'CW É\I af;l~, «Cresco di pre-
dizione, successo, fortuna, felicità) di au- stigio»: Vett. Val. 2,4 [p. 60,19] 10; cfr.
guri e preghiere ( e:uxoµal cn ùytalve:w anche FJav. Ios., ani. 20,205) e a cose
xa.ì. 1tpoxo1t't'EW, «ti auguro buona sa- simili. Accezioni particolari sono la for-
lute e felicità»: P . Gen. I 74,J; 7tpox6- tuna bellica (ad es., i::òayyEÀ.l~o\l"t'L "!à
7t"t'EW e:uxoµat, «ti auguro buona fortu- 't'ijç ve:lxl]ç a.ù-rou xai 7tpoxo1ti'jç :
na»: P. Oxy. 1 122,15; cfr. P. Ryl. u P. Giess. 27,7; 2 Mach. 8,8; ~ 44,5

7 Certi pianeti in una determinata congiunzio- BCH 20 (.r896) 191, iscriz. da Fayum (?) r
ne a7tÒ VE6TIJTOC, 'tètC, 1tflOX01tècC, tt'l'CO'tE)..o(icrw; 12: l'editore traduce da11s lettT f/eur (nel loro
P. Tebt. II 276,39; spesso in Vett. Val., ad es. Iìorc).
r,22 (p. 45,36); insieme con xTi)cnç r,22 (p.
9 In questa accezione il termine è passato an-
47,26); con Ùp)(al, ·nµa.l, -e&. àyaM 2,4 (p.
che nel linguaggio dei rabbini (p'roq'té o p'-
60,3 s.); con EÙi:ux!a~ 2,37 (p. n6,r9 s.); con roqofé, ad es. Ber. r. 12,16 a ZA ~); cfr.
1tl<T'tLç, ti>q>H.ELa, µa.xapL6T'IJC,, EÙEpyEcrla 6,1 STRACK-BILLERBECK III 619 a Phil. :r,12; S.
(p. 247,19 s.); dr. ancora 2,6 (p. 62,27); 4,16
KRAUSS, Griech. tmd lat. Lehmoorter im Tal-
(p. 185,18 s.}; 5,9 (p. 225,28 s.); 7,5 (p. 292, mud, Midrasch rmd Targttm u (i899) 487 a.
16); 9,1 (p. 331,25 s.). Nel medesimo signi.li-
cato è usato anche il verbo: É1tt "ti)ç 1tpWT'IJ<; 10 In Vett. Val. troviamo anche il derivato
TJÀ~xlaç 1tpox6lJ!avTEC, xu.L ·nµ1]l>Évnç Ù1tÒ r.:poxo1tT~x6ç, avanzato, avva11taggiato (4,II
1tOÀÀwv (2,25 (p. 92,16 s.)); cfr. ancora 4,7 [p. 178,2]; 2,21 [p. 84,17]) e come opposto
(p. :r67,r); 4,u (p. 178,3). .. 0;1tp6xo1toç, sfortunato, senza fortt1na e sue·
8 P. JoUGUl!T, lnscriptio11s grecques d'F.gypte: cesso (2,25 [p. 92,30)).
7tpoxo1<1] A l<l-f (G. Stiihlin)

[Sym.]; dr. Vett. Val. 2,4 [p. 60,15]: ligiosa (1tpOX01t"t'ELV µÉxp~
-réiç 't"WV :EE-
Èv À.u.(J:itpet.i:ç <r't'pa:'t'dcw; 7i:pox6\jJEt, an- ~Cl<T'tWV yvwo-Ewc; 15
e specialmente nel-
)
che 5,3 [p. 213,1]) e i progressi nella la virtù 16. Ma in questo ambito, anche
11
guarigione • quando è usato assolutamente, il terrni-
ne 7tpOXO'ltlJ significa univocamente pro-
e) Accanto a questo uso di 7tpoxo"Tt1) gresso 11ella formazione intellettuale e
per progresso e benessere 12 in senso fi- morale (quale unità inscindibile), come
sico, economico e sociale, uso che si nel gioco di parole di Bione (riportato
situa soprattutto nel linguaggio popolare in Diog. L. 4,50) -r:Tiv o~TJ<TLV eÀEYE 7tpo-
non letterario, si riscontra un uso di xo1t1'jç Èyxomiv (~ V, col. 84 5), «chia-
gran lunga più importante nella lingua mava la presunzione un intralcio alla
letteraria dell'ellenismo, precisamente formazione», e nel trattato di Epitteto
nella filosofia stoica e nelJe sue emana- (diss. I ,4) 7tEpt 7tpoxoitfjç. Cfr. anche ep.
zioni, dove npoxo'ltTj indica il progresso, Socraticorum 27 17 e la frase di Ios., a!li.
lo sviluppo, il divenire etico e spirituale 10,189: ot' U1tEp~oÀ1}v EÙqJuta.ç xat
dell'uomo 13 • Questo divenire può essere 0'1tOUofiç -djc, 7'Ept 'tlJV 'lt<1.:t0EVO-LV xat
ulteriormente precisato come progresso, uocpla;ç Èv 7tpoxo1tii ylvoµc:x.t, «fare gran-
avanzamento nell'educazione ( [ 1tEpt -rnv di progressi per la straordinaria buona
7W.L]OELC1.V 1tp0X07t't'EL 14 ; [Pitagora] 1tpO- indole, per l'eccezionale zelo nello stu-
XEXO<pWç ilon Èv 7CC1.LOEiq.: Diod. s. IO, dio e per la non comune sapienza». In-
3,1 e anche 17,69,4; Etc, µEyaÀ.T}v Tim- fine rcpoxo1t1j può anche significare cul-
oElw; 7tpovxon..-ov È1ttOOOW: Flav. Ios., mine, acme, punto massimo dell'a-
vit. 8; Cic., Att. 15,16), nelle scienze scesa 18 •
(... 1tpOVX01t'tOV Èv 't'OL<; µo;ihiµet.<rL:
Luc., Hmnot. 63 ; ÈTIÌ 7tÀÉov ... 7tpox6- f) In tutte queste forme di 1tpoxotj
\jJet.L Èv P'rJ't'Optxfi: M. Ant. 1,17), nella
si tratta del progresso individuale. L'u-
filosofia (Diod. S. 16,6,3; vÉ({> ... &.vopt
so di 7tpoxo1tlJ nel senso di un progres-
yw<raµÉvcp 7tpoxoit1'jç à).nl}ovç Èv cpt-
À.ocrocpiq.: Plut., de pro/ectibus in vir- so generale dell'umanità o del mondo è
tute ro [II 81d] ), nella conoscenza re- completamente estraneo all'antichità, co-

IlAd es. Asclepiade Prusense in Gal., de cot11- l4P. Jandanae 3,5 (ed. K. KALBFLEISCH
positio11e medica111e11tomm sec11nd11111 locos x, (1912) IO S.).
2 (KiiHN 12,413); Erodoto medico in Oriba- 15 IPE I 47,6.
sius, collectionmn medicarum reliquiae rn,8,17
16 Chrysipp., /r. 217 (v. ARNIM m 51,37); dr.
(CMG VI l,2 p. 54).
Cic., fin. 3,14,18 e soprattutto l'opera di Plu·
12 È singolare come -r-po:v.o1tl], un concetto in-
tarco de profectib11s in virttlte (II 75a-86a).
trinsecamente dinamico, venga usato variamen-
17 Ed. HERCHER, op. cit. e~ n. 2) 627; abbia-
te con un significato statico: benessere, pos-
sesso, posizione 011ori/ica, dignità, anche stadio mo un analogo uso assoluto del verbo in
preparatorio (~ col. 273) e culmine (~ coli. Iust.; dial. 2,6: ... xa.t r.poÉX01t't"OV xa.t 1tÀEL-
236.271). O"'t"OV 0:10V ÈXaO"'t"1')ç 'ÌJ!!fpll.<; É1tE8l801>V.
Il Qui si congiungono le immagini della cre- 18 Così, ad es., nella rapida sintesi del corso
scita e del progresso; meglio ancora: i con- della vita: yÉwa., à.va.-tpoq>l], npoxo1tl], à7to-
cetti che provengono dalle due sfere d'imma- ~lt..1crL<; (in L . STE:tNBJ\CH, Fabularum Aesopia-
gini vengono completamente assimilati tra lo- 1"11111 Sy/loge [1894] 65) npoX07tTJ si avvicina
ro. Cfr. Philo, fug. 176: ... al 1tflOX01tal xo:t ~cnza dubbio al significato di àxµ1J, fiore (de-
a.ù~1)0"E~ç xat xi:qmwv y~'VfoEt<;, ~ STiiHLIN gli anni); cfr. anche i passi di Clem. Al. citati
18, -> n. 77. alla ~ col. 27z.
rçpoxoTC1) A 1f-2 (G. Stahlin)

me tutta l'idea moderna di progresso. verità dottrinaria della prima Stoa che,
Ciò è dovuto a diverse ragioni, tra cui a differenza dei Peripatetici, non ricono-
sce valori mcdi tra la virtù e il vizio
la dottrina dell'eterno divenire e trapas- (Chrysipp., Jr. 536 [v. Arnim III 143,
sare delle cose {Eraclito, Aristotele) e r 5 s.] ), classifica anche i 1tpox61t-cov"E<;
la tesi della perfezione del mondo soste- tra gli àvol}'t'Ot x<Xt µoxi>TJpol, tra i sum-
me miseri et improbissimi (fr. 539
nuta dalla Stoa.
[ibid. III 144,r]; Jr. 530 [ibid. III 142,
34 s.]) 20• Persino chi, sulla via del pro-
2. 1tpoxon1} come termine tecnico nella gresso, è avanzato al massimo ( ò f.'lt'
Stoa e nelle sue propaggini èf.xpov 1tpox67t'tW\I = ad summa proce-
dens: Sen., ep. 71,28 = qui non longe
L'idea della 7tpOX07ti) ha un posto di a sapientia abest: Chrysipp., fr. 425 [v.
primo piano nel sistema etico della Stoa. Arnim 111 ro4,18] ), osserva già perfet-
La 1tpoxomi indica la via dalla àcppocn'.i- tamente -r(Ì xa:ihixov..a (~ IV, colt.
V'ft alla O'o<pla. ( cfr. Chrysipp., fr. 42 5 l 3 I 9 s. con n. 2) e non ne trascura nul-
[ v. Arnim III ro4,18] ), dalla xa.xla. al- la, non è tuttavia considerato ancora fe-
la àpE-.i} (fr. 217 [ibid. III 51,37]; JI'. lice (fr. 5ro [ibid. III 137,43-138,3]).
530 [ibid. III I42,17 s.]; fr. 532 [ibid. La tarda Stoa ha poi corretto tale dot-
III 142,33 s.)) e pertanto dalla xaxooat- trina. Cosl Seneca ha distinto chiaramen-
µo\lla alla Euomp.ovla (cfr. Epict., diss. te il 7tpOX01t't'WV ( =
qui proficit) tanto
1 ,4,3 ). Questa 1tpoxomi è l'unica che dagli stulti (pur noverandolo ancora tra
rappresenti un valore reale (Epict., diss. costoro) quanto dal vir consummatae
l A,5 ). Tuttavia la prima Stoa la classi- sapientiae (ep. 75,8; 72,6). Parallela-
fica soltanto tra i µfoa (cfr. Chrysipp., mente a tale correzione avviene però
fr. 538 [v. Arnim III 143,35 s.], i co- un processo per il quale l'ideale del ve-
siddetti valori intermedi, tra i 7tpol}yµÉ- ro saggio, che per Crisippo aveva costi-
va (le cose preferite, cioè i valori rela- tuito una realtà realizzabile (cfr. Jr. 544-
tivi: cfr. fr. 126 s. [ibid. III 30,25 s.; 656 [v. Arnim Ili 146-164]), «comin-
31,2-5]; fr . 136 [ibid. III 32 s.]), che ciò a svanire in una lontananza nebulo-
sono al servizio della vita secondo na- sa» 21 • Già la Stoa di mezzo ammette
tura (O'Uµq>w\lwc; -rft q>U<TEL SfJ\I: cfr., che in realtà invece del saggio si trovi
ad es., Epict., diss. I,4,15). Il 7tpox6- sempre e solo il 1tpox6n,;wv. Cosl Po-
7t-rwv, in quanto i}pyµÉvoc:; 7tatoEuE<ri>at sidonio classifica anche Socrate tra i 1tpo-
(Epict., ench. 5 ), si colloca quindi tra x67t't'OV't'Eç 22, dopo che Zenone aveva
l'à1talow..oc:; e il TIEm:dirnµÉvoc:; (Chry- fatto lo stesso anche con Platone 23 , e
sipp., fr. 543 [v. Arnim III 145,5 ss.]), Seneca confessa (vita beata r 7): non
tra l'lotw'tnc:; (-> 1v, col. 726) e il cpt- sum sapiens ... nec ero. Infine, dato che
M<rocpoc; (Epict., ench. 48) 19• Ma la se- tutti i 'valori medi' hanno insita la ten-

19 Cfr. Plat., symp . .io4b, dove il q>~Ma-ocpoç degli occhi eppure sono ancora ciechi come
sta tra il uoq>6ç e 1'àµafh1ç, quindi al posto quelli nppena neti (-7 PmtLENZ, Stoa imd
che la Stoa assegna al TCpox67t'tW\I. Stoikcr 165).
20 In entrambi i passi abbiamo il doppio pa- 21 -7 PuTZNER 95; cfr. -7 Pol!LllNZ, Stoa und
ragone dei 11pox6TC'tO\l'tE<; con coloro che in Stoiker 170.
mare annegano comunque, sia in nn metro che
in 250 metri d'acqua, e con i cagnolini che 22 Cfr. -7 PUTZNER 97.

nel loro sviluppo stanno per ricevere la luce 23 Cfr. -7 BARTI!-GOEDECKEMEYER 34·
TCpoxomi A 2 (G. St1ihlin)

<lenza al livellamento, si arriva a consi- ricadute fatali (Epict., ench. 5 I ,2: 'ltt'.X-
derare 7tpoxém'tOV"t'E<; tutti gli uomini. pà: µlav 1'j"t'-.av x<Xt ~voocnv 25 x<Xt &.1t6À.-
Comunque Seneca precisa (ep. 75,8) che À.u-rat 7tpox07t'Ìl xat O'~JL,E.-aL, <{con una
inter ipsos quoque proficientes sunt ma- sola sconfitta e con un solo cedimento il
gna discrimina e seguendo Crisippo di- progresso è perduto o salvato»). La co-
stingue tre gradi di proficienti ( ep. 7 5, noscenza di sé porta il 7tpoxlm"t'WV al-
9.r3.14), conformemente alla divisione l'autoaccusa a motivo dei suoi errori,
dei 7tpo1)yµÉw1.. (-7 col. 23 7) in tre grup- mentre lo stolto getta la colpa su altri
pi (ep. 66). ed il saggio non commette errori (Chry-
sipp., fr. 543 [v. Arnim III 145,6-9];
Secondo la Stoa il presupposto deci- Epict., ench. 5 ). Abbiamo cosl men-
sivo per una &.!;.~6À.oyoc; 1tpoxo7t'Ì) ... rtpòc; zionato uno dei segni della 1tpoxo'lt'/),
"t'à.<; à.pE"t'6:c; è insito nell'indole natura- dei quali si era già occupato Zenone 26 •
le dell'uomo (Chrysipp., fr. 217 [v. Ar- A questi segni Plutarco dedica la parte
nim III 51,37 s.] ). Un contributo essen- principale (capp. 4-17) del suo scritto
ziale allo sviluppo della disposizione na- sulla conoscibilità dei progressi nella
turale è dato, oltre che dalla natura, dal- virtù 21 (de profectibus in virtute [II
l'ammaestramento (fr. 532 [ibid. III 76 f-86 a]). Anche Epitteto (ench. 48)
142,32 s.]) dei filosofi, dall'incitamento elenca i O'"f}µE~t'.X 1tpox61t'tOV'to<;; offre i-
degli amici e soprattutto dalla volontà noltre una descrizione del 7tpox67t"t'WV
del soggetto stesso (1i 'ltpo<XlpE<nc;: E- (diss. l,4,I8-2I) e istruzioni per la 1tpo·
pict., diss. 1,4,18): magna pars est pro- X01tYJ (ench. 12 s.): entrambi i capitoli
fectus velie proficere (Sen., ep. 71,36). cominciano con le parole Ei. 1tpox64im
Decisivo a questo proposito è l'essere ~ÉÀ.E~c;. <{Se vuoi raggiungere la meta del
rivolti con fermezza alla 7tpoxoTC1], co- progredire» 28 • La meta o il fine della
me Seneca riconosce nel suo caso 24 , al- 1tpo:x:o'lt1} sono crocpla e &.pe-.i) insieme e
l'autoperfezionamento, alla realizzazione per ciò EÒfotµovla e Ei.lpott'.X (Epict.,
di sé nella vita (Epkt., diss. 1,4,II, cfr. diss. r,4,3), cioè la personalità perfetta
r 7 ). Fa parte di tale fermezza d'orienta- (cfr. _ ibid. I,4,24; Sen., ben. 7,r,7 ecc.).
mento l'esame quotidiano di se stessi, Il passaggio dalla 7tpoxoit1) alla 'tEÀ.Et6-
quell'autoesame che permette, per es., 't1)<; si compie, benché in un'improvvisa
a Seneca di osservare e constatare i pro- µE•a~oÀ.1} (Plut., de profectibus in vir-
gressi verso il bene. Da una simile 'ltpo· tute l [11 75c]), senza che il saggio
X07tTJ sono pertanto inseparabili il .-pÉ- stesso se ne accorga ( OtaÀ.EÀ.T)ilw<; O'O·
µE~V e il 'ltEVl)E~V (Epict., diss. I,4,I2; c:p6c;) 29.
cfr. Phil. 2,12 s.), giacché ci sono anche

24 Cfr.-> PoHLENZ, Stoa I 318 s. (p. n67b 4 ss.).


2.'i ~vtiocn.ç ( = cedimento) non si adatta al 27 È la risposta di Plutarco a Crisippo, per il
contesto: a motivo della contrapposizione à- quale neanche colui che è diventato saggio sa
TC6À.À.v-c<:u-cri;i1;E't'et.t si dovrebbe avere un'an- di essere giunto alla fine della 1tPOX07tTJ: Plut.,
titesi positiva a Yj't'-ta.; forse bisogna leggere de pro/ectibus in virtute 1 (n 75e).
23 Per quest'uso dell'aoristo cfr. -> col. 267
btlOocrw. (DEBRUNNER].
26 Zenone traeva le sue deduzioni dal genere con n. 85.
dei sogni; dr. /r. 234 (v. ARNIM I 56): 1-#ou 29 Chrysipp., f r. 539-541 (v. ARNIM III 143 s.);
cXTCÒ 't'W\I 6velpw\I ~XCt.CT't'OV Ct.U't'OV auvet.tcrlM.- Sen., ep. 71,4; 75,9; Philo, agr. 16i.165 ccc.;
\IEcrl}tti 1tpox61t-covi:oç, cfr. -> PoHLENZ, Stoa cfr. I. HEINEMANN, in L. COHN-}.HEJNEMANN,
und Stoiker 164. Qualcosa di simile troviamo Die \Verke Philos vo11 Alexa11dreia in Deut-
in Plat., resp. 9.57IC e Aristot., eth. Nic. 9,6 scher Obersetzung IV {1923) 143 n. r .
7tpox.o7ti} B l-2 (G. Stiihlin)

B. L'IDEA DI PROGRESSO NELL'A.T. sa fluisce da una estrema profondità 32 •


Fuori figura ciò significa che tutti gli
r. Ad un pensiero eminentemente sto- stimoli decisivi di questa progressione
rico com'è quello dell'A.T., con la sua vengono da Dio: atti di elezione e di
«assoluta precedenza dell'evento sul 'lo- missione e, risposte alla ribellione e al-
l'apostasia del popolo, punizione e ri-
gos'» 30, l'idea di una Tipoxo-r::i} non po- getto; ma anche rinnovellati atti di gra-
teva assolutamente essere estranea. Ef- zia e rinnovamenti del patto. Le conclu-
fettivamente le visuali storiche delle sin- sioni dell'alleanza sono - e ciò vale in
misura particolare per la storiografia
gole fonti che confluiscono nei libri sto- dell'Esateuco - le pietre miliari del pro-
rici dell'A.T. tengono tutte conto di un gredire storico-salvifico 33•
progresso della storia della salvezza. Il contributo umano al progresso del-
Tuttavia questo avanzamento non è mai la storia è proprio di natura opposta.
L'uomo viene certamente confrontato
chiamato 7tpoxon1) e le singole concezio- con l'esigenza divina che dovrebbe sti-
ni di questa progrediente storia della sal- molarlo ad un avanzamento positivo, ad
vezza divergono notevolmente tra di lo- essere come Dio (ad es. Lev. 19,2). Ma
proprio questo fìne, certamente nella
ro, nei particolari, a partire dall'indivi- subdola suggestione del tentatore (Gen.
duazione dell'evento centrale della sto- 3,5 ), offre all'uomo uno spunto per pro-
ria della salvezza, cioè della meta a cui gredire verso il male, per un avanza-
mento negativo di cui lo jahvista regi-
tende quel progredire: per l'Esateuco è stra efficacemente le tappe dalla caduta
la conquista di Canaan, per la storio- del primo uomo (Gen. 3) fino alla cadu-
grafia deuteronomistica è il regno di ta dei figli di Dio e dell'intera umanità
(Gen. 6 e n). Anche la tradizione sa-
David.
cerdotale (P: Gen. 6,u s.) ed il deute-
ronomista (cfr. la tipica narrazione in
Comune a tutte le concezioni e a tut- Iud. 2,11-23) non vedono le cose diver-
te le fonti è però la convinzione che la samente 34 •
storia di Dio si svolge secondo un pia-
no divino. La ·visione di questo svolgi- 2. La visuale che guida la narrazione
mento ordinato della storia deila salvez- dei libri storici scorge, nelle sue diverse
za secondo il piano divino implica na- forme, il progresso della storia diretto
turalmente l'idea «della tensione fina- per la maggior parte verso le grandi me-
listica di una storia che si muove irre- te del passato. Anche qui fa però tal-
sistibilmente dalla promessa all'adempi- volta capolino una meta futura (cfr., ad
mento» 31 • Perciò la storia di Dio non es., Ex. 32,J4 [E!ohista]); in partico-
sta ferma. Nel suo procedere essa so- lare la storiografia sacerdotale vede un
miglia ad una sorgente che riceve l'ac- tale fine nella ricostruzione della comu-
qua, la raccoglie e la lascia zampillare nità israelitica dopo l'esilio, ricostruzio-
con flusso costante, mentre la vena stes- ne già cominciata ai tempi di P. Uni-
3ll G. v. RAD, Theol. dcs A.T. I (1957) 121. 3l Cfr. TH. C. VRIEZEN, Theol. des A.T. im
li Questa felice definizione della 7tpoxo7ti} sto- Gru11dzuge11 (1956) 30 s.
rico·salvifica dell'A.T. si trova in W . ZIMMER- 33 Cfr. v. RAD, op. cit. (-> n. 30) 135-140.
LI, Dos Memchenbild des A.T.: Theol. Ex. 34 Cfr. EicHRODT, Theol. A .T. m' 99 s.; ZIM-
N.F. x4 (1949) 8. MERLI, op. cit. <~ n. 31) Il .
7-po;i;on-/1 B 2-3 (G. Stahlin)

formandosi al programma contenuto nel- Ma è soprattutto la 'sapienza' dei Pro·


la legge mosaica la comunità postesili- ve1·bi quella che delinea l'immagine del-
ca si muave verso la meta proclamata l'uomo attivo che tende al guadagno ed
nel passato. Ma è soprattutto nella vi- al progresso e vede in questa attivitìi
suale storica dei profeti che tutto è ri- il compito affidatogli dal Creatore 39•
volto verso un traguardo futuro 35 • An- Spesso la sapienza parla della sua &.px'~
che per i profeti tutto quanto tende ad {cfr. Prov. 1,7; 9,10; 15,33; Ps. III ,
un fine ultimo con ogni singolo evento IO) e proprio questa parola implica già
ordinato secondo un grande piano (cfr., anche l'idea di una meta da raggiungere
ad es., Is. IO,I2; 45,21). Questo fine e di una via che vi conduce e quindi
ultimo spiegherà tutta la storia trascor- anche l'idea di un avanzamento verso
sa e le darà il suo senso, ma non sarà un traguardo. Anche per la sapienza (~
raggiunto con un progresso ininterrotto, col. 240) il fine ultimo è una forma-
bensl soltanto attrnverso una nuova zione completa della personalità, il cui
creazione 3.~. ideale è rappresentato, ad es., da Giu-
seppe 40 •
3. In questa prospettiva l'A.T. non
vede però soltanto la storia del popolo, Nonostante questa visione teologica,
bensì anche la storia individuale proce- in parte fondamentale, di un progresso
dere da un punto di partenza ad un storico sia della collettività sia dell'in-
punto d'arrivo 37• Cosl già le storie dei
patriarchi mostrano esempi di purifica- dividuo, l'A.T. in complesso non for-
zione e di cambiamento dell'uomo al co- mula mai esplicitamente la sua certez-
spetto di Dio e sotto la sua guida: pri- za di una 1tpoxonl) guidata da Dio. Que-
mi fra tutti Abramo e Giacobbe 33, ai
quali si aggiungono altri che si sono sta concezione globale fu certamente
conformati in alto grado alla volontà di- compromessa dal fatto che ogni singolo
vina, ad es. Enoc e Noè (~ n. 63 ). An- evento venne sempre interpretato ad
che l'epoca successiva mostra esempi si-
hoc 41 e da ciò dipende anche l'assenza
mili: David e il salmista di Ps. 32. Ma
nella maggior parte di questi casi si pas- di un termine ebraico che corrisponda al
sa, come avviene per la storia del popo- greco 1tpoxomi. Soltanto una volta e
lo, attraverso un fallimento che viene tardi, nell'Ecclesiastico {..5 1 , r 7), e per
neutralizzato e superato soltanto grazie
ad un intervento salvifico di Dio ed al di più verosimilmente per un errore di
suo perdono. traduzione ~2 , il vocabolo 1tpoxo1t1) è u-

35 Cfr. O. EISSFELDT, Einleit1111g i11 das A.T. 2 col. 252 con n. 63).
(1956) 240 s. 245 s.; ErC!lRODT, Theol. A.T. 1' 39 Cfr. ZIMMERLI, op. cit. (4 n. 31) 20.
257; anche le indicazioni in v. RAD, op. cit.
"'' Cfr. v. RAo, op. cit. (-'> n. 30) 4i9-432; Io..
(4 n. 30) x33 s.
Josephsgescbichrc 1111d iìlrcre Chochma, VT
.10 Cfr. EicHRODT, Theol. A.T. 1' 230-263, spec.
Supplemcnt I (1953) 120-127.
256-260.
37 Cfr. ZrMMERLI, op. cii. (-l> n. 31) 10 s. 41 Cfr. v. RAD, op. cii. (-'> n . 30) 123; anche
38 Filone offre un'interpretazione totalmente ErcHRODT, Theot. A.1'. 1' 256.
alterata della storia dei patriarchi presentan- 42 Cfr. R . SMEND, Die Weisheif des ]esus Si-
dola come un esempio della 1tpoxi:mi] umani- racb (1906) 505 ad l.; STR,\CK-BILLERBECK m
stica, sebbene in un variazione fìloniana (- > 652 (a r Tim. 4,15).
npoxo11d1 B 3 - C 2 (G. Stnhlin)

sato come termine tecnico per indicare X01t'tW nell'ambito dell'A.T.: Simmaco
la via della sapienza: 7t'poxorci} ÉyÉvi::-t6 usa questo verbo in \j; 44,5 (LXX: xa-
ilwooou}.
µoi Év mhfi (scil_ -tii crocplq..). Anche in Anche la restante letteratura giudaica
questo caso è incerto e discusso se si in greco usa i vocaboli non diversamente
debba tradurre «riuscii a progredire nel- dal mondo circostante, e precisamente
1tpox67t-tw per significare progredire nel
la sapienza» oppure, secondo l'accezione male (test. Iudae 21,8 [ ~ coll. 232 s. ];
corrente di 7tpoxomi, «Ottenni benedi- Ios., bell. 6,r; 6,Il; ant. 4,59 [~col.
zione (~ coll. 2 3 3 s.) mediante la sapien- 232]; 20,214) o nel bene (Ios., ant.
18,340; 20,205 [~col. 254]; vit. 8);
za». Il contesto rende però probabile
avanzare (Ios., ant. 2,340}; giungere al-
che almeno il traduttore e i lettori del la meta (Ios., ant. 2,133}; e 1tpoxo1tlj
testo greco pensassero ad un avanza- nelle accezioni di progresso, sviluppo
mento nella 7tmoElcx. (v. r6) e nella O'o- (Ios., ant. ro,r89 [~col. 236]: yl-
voµaL F..v TipoxoTiij, «fare grandi progres-
<plcx. (v. r7b; cfr. anche~ coll. 257 ss.). si», «svilupparsi magnificamente»}, pro-
mozione (Ios., bell. 2,27; 6,142), presti-
C. IL GRUPPO DI TERMINI NELLA LET- gio (ep. Ar. 242; Ios., bell. r,195), be-
TERATURA DEL GIUDAISMO ELLENI- nessere (test. Gad 4,5 44 ), forttma (test.
STICO Iudae r5,5 l'ec. A).
r. I LXX e Simmaco; i Testamenti dei 2. 1tpoxo'J'A} come concetto etico in Fi-
xn Patriarchi, la Lettera di Aristea lone
e Flavio Giuseppe
In questo quadro Filone assume una
Oltre che in Ecclus 51,17 il vocabolo posizione patticolare perché impiega le
r.poxomi 43
compare nei LXX soltanto in espressioni 6 7tpox.6Jt-.wv e 1i 7tpoxo-:t1)
2 Mach., vale a dire in un altro scritto in un significato tecnico che risale in-
fortemente influenzato dal pensiero el- dubbiamente alla Stoa. 1tpoxorni e 1tpo-
lenistico. In 2 Mach. 8,8 la locuzione x61t-twv (oppure la lfiuxTi 45 1tpox611:"t'ou-
i!pxoµai Eiç 1tpoxon1)v è usata più o me- crcx.: fug. 202.213) sono concetti centrali
no nello stesso senso della frase succes- anche dell'etica filosofica di Filone 46 •
siva ('1tuxv6-tEpov èv 't"CX.L<; EÒ'()µEplmç L'idea di progresso è intesa da Filone
7tpo~cx.lvw} e indica pertanto i successi anzitutto in senso totalmente ellenisti-
in guerra(~ colI. 234 s.). Lo stesso vale co, cioè completamente individualisti-
per l'unico esempio documentato di 7tpo- co 47 e perciò anche completamente non

43 Il verbo mancn nei LXX (mentre è presente 45 La npoxon:Ti ljiuxfiç però presuppone e in-
in Sym. [lj/44,5], test. ludae:u,S~coll.232 clude fa 1tpOX07t'Ì] o-wµ(noc;.
s., Giuseppe); tuttavia a 3 Mach. 5,18 nei LXX 45 Per questa sezione cfr. principalmente ~
cod. A bisogna probabilmente leggere npoxo- VoLKEa 1 47-350.
7t'tOVOTJc; ( = var. 7tpO~U.WOVO''TJt.;) 'l'i)c; oµù.lu.c; 47 Cfr., ad es., V6LKER l passim; VoLZ, Escb.
invece di 1tpOO'X07t'tOV0'1')c;; cfr. Iust., dial. n , 59 s. Una certa eccezione è costituita dalla par-
5: 7tpoxon'tonwv !)µi:'.I 'tWV Myw'.I. te finale dell'opera exsecr. (164-r72), ma an-
44 (A proposito dell'invidia e dell'odio) lv che qui persiste sullo sfondo l'allcgoresi non
7tpoxonii G.xouwv xa.t òpwv mino'"l'E clul}EvE~, escatologica e individualistica; cfr. 172 e già
«si ammala sempre quando vede o sente che 159-161, Similmente Filone intende "~ 7tpÒç
uno è fortunato». ~E).'tlwow ÈmooO'ELc; nelle generazioni da Set
1tpOKOlti) e2 (G. Stiihlin)

escatologico 43 • L'idea ftloniana di pro- ma e ultima di ogni 1tpoxo1t1) è Dio


gresso si muove in ambiti che sono, no- stesso 51 • Leggiamo cosl (leg. alt. 2,93)
nostante sfumature e prospettive diver- che l'anima deve ammettere che tutti i
se, sostanzialmente quelli della Stoa (~ suoi progressi vengono da Dio e non
coll. 237 ss.), eppure Filone la trasforma può pertanto attribuirli a sé. Altrove
includendola nella visione teocentrica (agric. 168) Filone pone le 7tpoxo1tcr.l in-
globale del pensiero biblico, ad es. già sieme con le EÙµà.i}wxL e le "EÀ.ELO"TJ'tE<;
per il fatto di contrapporre a Dio, co- tra i doni della C{JU(TLc;, anzi tra i doni
lui «che è assolutamente immutabile» della grazia divina (X.cZPL"Ec;, cfr. 2 Cor.
(ì'.a'oç a.ihòç èo:u-r@ xat op.oLoç), le 1tpO- 9,8), oppure dice (mut. 11om. 24) che il
xo7ta.l (insieme con aùç,l]crE1.c; e ~EÀ:nw­ proficiente raggiunge la perfezione (so-
O'ELc;, ~ coll.232 ss.) come realtà confor- lo) per il favore di Dio (cfr. anche post.
mi alla natura umana (aet. mund. 43). C. 154). D'altra parte, però, anche il
maestro umano del 1tpox6n'°'w" (fug.
Come la Stoa fa procedere la 1tpoxo- 172 52 ) e soprattutto il proficiente stesso
7tlJ dalla cpucr1.c;, cosl anche per Filone la hanno una grande importanza per In
&.px.'ÌJ 1tpoxo7ti}c; è -rò Evcpuéc; (sacr. A.C. 7tpoxon1). In ultima analisi, anche per
49
120) o la Evqiuto: . Questa è cosl il pri-
quanto riguarda la 7tpoxom1, Filone è
mo elemento della triade etica fonda- indubbiamente su posizioni sinergisti-
mentale: Evcputcr. 50, 7tpoxon1), à.pE-r'ÌJ -rE- che 53 •
'X.Ela (leg. all. 3,249). In Filone la cpvcnc;
non è però soltanto il punto di parten- A queste tre cause prime che favo-
za della 7tpoxoit1i, ma ne è anche l'a- riscono la 1tpoxon1) fanno riscontro le
gente, in quanto egli identifica 1J àpl<T"TJ sue tre principali forze motrici: a Dio
cpucrLc; con Dio (/ug. 172). Filone può la EÙqiuta, al maestro la µ~i>TJ<TL<; .st o
effettivamente affermare che fonte pri- 'itapalvEcrLc; {leg. ali. l ,93 s.) e la OL-
<t Mosè soprattutto come gradi di sviluppo rende superflua ogni 7tpoXOltlJ. Essa è quindi
dell'anima che progredisce (poster. C. 174). Un parallela alle due vie principali ( &crx'T]cnc; e
primo passo nell'applicazione dell'idea di '!tpo- µ&ih]cnç) che portano alla '!tpoxo1ti) ed è la
xomi n tutto il genere umano si trova in cbr. via più alta che conduce alla perfezione (cfr.
34 (cfr. in propasito M.ADLER in CoH.N-HEI- al contrario I Cor. 12,31): cosl poster. C. 130-
NEMANN, op. cit. [ ~ n. 29] V [1929] 19 n. 3), 169; praem. poe11. 49-5r. Rappresentante e
ma anche questo spunto non viene sviluppato simbolo di tale ti.icputa è Isacco (cfr. praem.
a motivo dell'interesse individualistico di Fi- poe11. 31; poster. C. 132-153 e anche~ n. 63).
lone. Questo è uno dei tanti casi che ci fanno ve-
4S Tutta la speranza escatologica nazionale del- dere come le asserzioni di Flone, prese sin-
l'A.T. è trasferita da Filone sull'individuo (dr. golarmente, siano piene di tensioni e contrad-
VoLz, Erc/1. 60-62.131 s.) e dove nel N .T. dizioni e come egli non abbia ordinato la to-
abbiamo la àvao"•acri.ç degli ftvrrtà crwµ.a-ta talità delle sue interpretazioni allegoriche del-
(cfr. Rom. 8,n), in Filone troviamo 'l'i 1\"pÒc; l'A.T. in un sistema pienamente unitario (cfr.
'tÒ\I O\l't'CX µe-rawicr-to;utc; lJiuxfic; -rEÀdaç, «il ~ V6LKER I l -12 e passim, ad es. 121 s.
passaggio dell'anima perfetta all'essere» (sacr. 193 s.).
A.e. 10). ·51 Per questo motivo dr. ~ V6LKE.R l rq-
49 Cfr. in pcopasito Chrysipp., fr. 366 (v. AR- 12r.
NIM m 89,15 ss.); Jr. 136 (ibid. 33,14 ss.); /r.
52 Qui Filone dice che le 11poxo'!tal possono
716 (ibid. 180,14 ss.). Secondo Filone essa è
essere inculcate anche da un maestro, la Elt'
costituita da tre elementi: Eùlh.!;la (pronta i11-
ilxpov -re">..n6-n1c; solo da Dio.
tellige11za), lmµovi} e µviJµ'fJ (leg. ali. 1,55;
cfr. cher. 10:z; som. :z,37). 53 Cfr. ~ V6LKl!R I IOJ-II6.
5D In Filone c'è però anche una ei.icputa che 5~ Cfr. ~ V6LKER I 158-198.
249 (v1,710) 1tpoxomi C 2 (G. Stahlin) (v1,7n) 250

oa.crxalla. (sacr. A.C. 7), al proficiente del 1tpox6'lt'tWV, che l'Alessandrino clas-
stesso la èi.CTXT]CTL<;, 55 • Alla a~lCT]CTL<; ap- sifica immediatamente dopo il crocp6c;
partiene la lotta senza quartiere al pec- (som. 2,237). Egli loda le ferme convin-
cato, ai 1tcii)T] e al mondo 56 e l'inces- zioni dei 7tpoxExoqioTE<; che si distin-
sante 1tovoc; e xaµa.nc; che può essere guono anche per questo dai principian-
sopportato soltanto 1tpOX01tfj<; xapL'\I ti (ot ap'tL µavMVEW àpx6µ1::VOL: det.
(sacr. A.C. u3). Vale però la pena di pof. ins. 12 ). Cosl, differenziandosi an-
permutare il 'ltoVoc; in 1tpoxomi (sacr. cora una volta dalla Stoa, Filone può
A.C. u2.r14) e infine le 1tpoxomzl in noverare la 7tpoxomi da un lato accanto
"tEÀ.EL6·n1c; (ebr. 82); infatti l'impulso alla o~oaCTxa.À.la. e alle 1tpocpl}'t'Eta.L e
predominante nel 1tpox61t't'WV è di ten- dall'altro, con la 0'1touo1) e l'itpwc; 'toG
dere sempre alle cose somme (<T1tEU- xaiTopiTovv 59, persino tra gli àya.?>6:
8ELV àEt 1tpòc; àxpo't'TJ't'G.: mut. nom. 2). (congr. 112) oppure, insieme con le EÙ-
La 7tpoxo1t1} riguarda l'intero ambito 57 µ6:l}ELG.L e le -.EÀ.ELO't'l}'t'E<;, tra le xapL-
del bene e del vero, della sapienza e "tE:ç, i doni della grazia divina (agric.
della virtù. In questo processo l'avan- x68, ~col. 248). Se per questo rispetto
zamento nella conoscenza, nei l}Ewpi)- il 1tpox61t't'WV è talvolta avvicinato al
µcna. q>pov1}crEwc; (agric. r58), non è TÉÀELO<;, pure nella maggior parte dei
mai disgiunto dal progresso etico, giac- casi si sottolinea il loro distacco, l'am-
ché l'àpET!i si adatta continuamente al- pio intervallo che li separa (cfr. parti-
lo stato della µ6:i}T]cnc; in ogni singolo colarmente leg. a/l. 3,140-144), come av-
momento 58. viene esemplarmente nella definizione
della 7tpoxomi in leg. ali. 3,249: à"EÀÈc;
A motivo di tutti questi sforzi e di è.qnɵEVO\I 't'OG -.ÉÀ.ouc;, «imperfezione
tutte queste prestazioni Filone ricono- che aspira alla perfezione}>, oppure
sce al 7tpox61t't'WV un valore notevole, quando Filone chiama à't'EÀ.i)c; il 1tpo-
specialmente quando lo paragona a co- x67t"tW'\I (agric. 160) o quando parla del-
lui che muove appena i primi passi sul- 1'&.'t'EÀ.ÉCT't'Epoc; xa.t Ém7t6V(fl 1tpOXO'ltTI
la via della µ6:i}T]tnc;. A differenza della xpwµevoc;, «colui che non ha ancora
Stoa (ad es., Chrysipp., fr. 510 [v. Ar- conseguito la perfezione ed ancora s'af-
nim III l 3 7 s.]) Filone può quindi par- fatica per conseguirla» (det. pot. ins.
lare della costanza, della fermezza, della 46) 60• A tale 'mediocrità' della natura
permanente e immutabile perseveranza del rcpoxo1t't'WV corrisponde la posizio-

55 Cfr. -+ VOLKER I 198-239. tutto ciò in cui l'acrxTJ't'fi<;, cioè il 1tpoxo7t"t'wv


56 Cfr. -+ VOLKER I 105-154. si sforza di progredire.
57 Caratterizza tale ampiezza l'abbondanza dei 58 Cfr. ~ VOLKER 1 l97 con n. 6.
genitivi che Filone può associare a ò aCTXT}'t'i]<; 59 Come nel caso di xal)6pl}wµa (leg. all. 1,
(= ò 1tpox61t-twv, cfr. leg. all. 3,144.169; 93) cosl qui abbiamo una terminologia tecni-
poster. C. 78; som. J,152 ecc.): da un Iato cro- ca che Filone ha ripreso dalla Stoa.
(jll~ (cbr. 48; viri. 4), cppov-/icrtw<; (leg. all. l , "° Da un Iato il 1tPOX61t"t'W\I è imperfetto nel-
So; som. 2,65.134), E7tLCT't'DµTJ<; (det. poi. ins. la sua conoscenza (fug. 202: o07tw yttp fo't'tv
3), (jlLÀouocpla<; (011111. prob. lib. 43; vit. coni. lxav1) ljiuxi) npox61'-toUO'U. 'tcj) tTOqJW<; axpa·
69), ·djç a)..'l'}fttl~ (leg. ali. 3,36), dall'altro "'~ 7tO'tclJ x()iicrl)m, cfr. I Cor. 3,r s.). Certa-
-tfji; à.pe'tfj<; (som. 2,133), 't'WV xa)..wv (migr. mente egli riceve già la visione dell'incorpo-
Abr. 153), xa)..wv Mpywv xat Mywv (Abr. 37; reus intelligibilirque m11nd11r (quaest. in Gen.
dr. dct. poi. ins. 35), eùuef3ela<; (sobr. 40), 3,42; cfr. ~ VOLKER I 191-196; -+ BRÉHmR
ÒCTLO't' l'J"O<; (spcc. leg. 1,z71), xap't'eplo:ç (det. 152-157), ma non quella di Dio stesso (-+
pot. ins. q; leg. alt. 3,u). Il genitivo indica n. 63; cfr. del. pot. ins. 31). Dall'altro egli è
TI!'OX07tlJ e;! . D Hl (G. StiihJin)

ne mediana di questi 61 , posizione che voç (µavM.vew) e il 'tE"tEÀELwµÉvoc;:


Filone definisce variamente in termini agric. r59; cfr. l60.r65 (analogamente
non molto dissimili da quelli stoici: le 7tpo:xorcal stanno a metà strada tra
I fl f.ll'
!\'
µEuopioc; <
... a:y~wv XCX.LI pEj..1U/\.WV t
... CX.1t0- le b.pxal e le '1.""E).. ELo-.T)-.eç: agric. 157) ~2•
&op6:o-xwv µÈV -r;à, cpa.iJÀ.a, µ1)TCW o'txo..-
VÒ<; wv -r:EÀ.EloLc; <ruµf3LOUV à:yai}oic;, «(il Filone trova nell'A.T. molti esempi
proficiente è) situato a metà strada tra di questi diversi gradi 63, esempi di cui
H sacro e il profano... fugge sl il male, si serve non solo per illustrare la via,
ma non è ancora in grado di condurre ma anche la meta della 1tpoxom1. A pro-
una vita perfettamente buona» (fug. posito di questa meta Filone può dire
213). O con altra immagine: il 1tpox6- una volta (congr. I06) che, raggiuntala,
1t't'WV vive «nella regione mediana tra i la ~vx-ii npoxo'lt•ov<ro.. diventa un <pÉy- ·
vivi ed i morti» (Èv 't'TI µe'taçv xwpq. yoc; oupOCVLOV, «una luce celeste», e che
SWV't'W\I xai 't'EWT)XO'tWV ), dove i 'vivi' poi - come la luna piena alla fine della
sono quelli 'sposati' con la cpp6vT)<rLc;, sua Tiapau!;·f)cnç - offrirà a Dio, sacri-
i 'morti' quelli 'sposati' con la àcppocru- Ecio immacolato, i gradi di perfezione
VT) (som. 2,234). Filone ama soffermarsi raggiunti: perfetta <rocpla, à.pE'tYJ e EV-
spesso e diffusamente su tale posizione oa.tµ.ovlo.. (cfr. leg. alt. 3,140. r47. 249;
mediana del 'ltpOXo'lt'tWV (µfooc;, MXT)· Abr. 58).
'tlJ<;) tra il cpcxuÀ.oc; (xax6c;) e il 'tÉ-
ÀELoc; (o-novoa~oc;, &pLa-'toc;): som. 2, D. IL GRUPPO DI TERMINI NEL N.T.
234-237; l,151 s.; mut. nom. 19.23;
leg. ali. l,93; oppure - quando conside- I. Collocazione linguistica
ra soltanto la 'ltpoxo'lt'fi - tra l'&pxoµE- a) 'Jl;poxon1) e 7tpox6'1t-.w non sono

ancora imperfetto nel suo ethos, è solo oeu- zione nella quale si trova il 7tpoxon't'wv (ri-
~Epo<; rispetto al ikocp~ì,,1Jc; (leg. alt. 2,8r ), al spetto al <pauÀ.oc; e al -çÉÀ.Etoc;) serve a Filone
·dÀ.:;:Lo<;: questi possiede già la à:m'ti>m1., men· per una peculiare clnssificazione del nome di
tre il 1tPOY.61t'tWV è giunto semplicemente al- Dio ncll'A.T.: al 7tpox6rc'TWV corrisponde i>E6<;,
la µe-.pLonafim1. (leg. alt. 3,r31 s.; cfr. ~ Vi:>L- al <pct.uÀ.oi; xupLoc; e OECT1tO'tl)<;, all'lXpLU"'t"Oç Y.o:L
Klllt I 134). Egli corre ancora il pericolo cli •n:ÀEL6'TrJ.'tO<; il nesso XVpLO<; ilEoç (mt1t. 110111.
regredire invece che progredire (som, l,152), 19).
anzi addirittura il pericolo che la èH..oyoc; òp- 63 I principali esempi veterotestamentari della
µ1) (~ vm, col. r312, diversamente col. 13rr) 7t{)OX01tYJ sono Abramo, Giacobbe e Aronne
torni a 'bruciare' dcl tutto la 7tpoxomi (leg. (dr. poster. C. 78), quelli della nÀEt6't11<; Noè
all. 249). (Abr. 47 ), Isacco (ad es. det. pot. ù1s. 46) e
61 Cfr. ~ VOLKER 1 233 e passim. Mosè (ad es. leg. alt. 2,8i.91), Nel caso di Gia-
62 Dalla varietà dci momenti iniziali (<pct.UÀ.oc;- cobbe si ha però una trasformazione di un
&.px61m1oc;) risulta anche la possibilità di una o\iµ~oÀ.ov 7t6vou xat 7tpoxo7tijc; (sacr. A .C.
gradazione con quattro momenti (leg. all. 3, 120) nel paradigma di un "t'ÉÀ.Etoc;, simboleggia-
r59: il <p~ì,,1Joovoc; corrisponde al <pct.vÀ.oc;). ta nel cambiamento del suo nome in 'Israele'
Talvolta Filone allude anche a due gradi dei (dr. ebr. 82; co11f. li11g. 7:i.; su questo punto
">ÉÀELOL, uno definitivo ed uno provvisorio. In dr. E. STnIN in CoHN-HI!INEMANN, op. cit. [ ~
quest'ultimo stadio si trovano gli appena per- n. :i.9] V 121 n. x; M. Anurn, ibid. 34 n. 4). In-
fetti (agric. 165), che sono ancora inconsape- fatti per Filone questo nome deriva da r'h e
voli della loro perfezione (agric. 161; dr. il significa colui che vede Dio (~ IV, col. n44;
uocpòc; oict.ÀE)..11Dwc; nella Stoa, ~ col. 240) e vm, coli. 948 ss. n. 113); e la i>Ewp(a ilEov è
non sono ancora ben saldi ncll'à:pnlj (agric. il segno distintivo del 't'tÀ.E~oc;, proprio come
160.158 alla fine; dr. Chrysipp., Jr. 510 [v. È~ axofjc; Y.CXL ùcpnyljutwc; I.Lct.VMVEW lo è
ARNIM III x37 s.]). La doppia contrapposi- dcl 7tpox67t't'WV (sacr. A.C. 7).
npoxomi D xa-c (G. Stiihlin)

voces biblicae in senso proptio, ma ap- che Evagora divenisse troppo potente»
partengono piuttosto agli elementi de- (Diod. S. r4,98,3: 7tpox61t'tEL'\I = avere
successo, acquistare potere, divenire po-
cisamente ellenistici del greco del N.T. tente, -7 233 s.); inoltre ÈTIL 7tÀ.Éov ...
A questo proposito è sintomatico che da 1tpox6\jia.L Év PtJ't'OptxT\, «aver fatto mag-
un lato i nostri termini vengano usati giori progressi nella retorica» (M. Ant.
l, l 7) e anche (&.À.a.sovEla)... -.Tiv Ént
ben poco (in tutto solo 9 volte) e, dal-
1tÀ.fov mxpau!;T)utv où À.aµ~avEL, «(la
l'altro, che ricorrano unicamente presso boria) non può svilupparsi ulteriormen-
quegli scrittoti del N.T. che anche per te» (Philo, virt. r62) e ~wpwv &.BÀ.a~EL<;
altri aspetti si avvicinano più nettamen- É1tÌ. 'tÒ 7COÀ.ÌJ 1tpOXEXOCj>O't'a.ç (Ios., ant.
2,340; inoltre r 8,r8r: npouXO'lt'tEV Ént
te alla koinè della classe colta o perfi- µÉya.). Con É1tt nÀ.EL'ov ... 1tpox6\jiouuw
no si servono più ampiamente della lin- &.11EBElaç, «avanzeranno sempre più nel-
gua e delle espressioni della diatriba ci- l'empietà» (2 Tim. 2,16; -7 n. 79) dr.
xa.i>' Éxauu1v Tjµépa.v Ént µÉya 7tpov-
nico-stoica: ci riferiamo a Paolo (Gal. xon1:E 06!;11c;, «ogni giorno avanzava
r,r4; Rom. 13,I2; Phil. r ,12.25) ed ai grandemente in reputazione» (Ios., ant.
suoi discepoli, cioè Luca (Le. 2,52) e 20,205 ). Con 1tO\lt]pot &vi>pw7toi xrd
l'autore (o gli autori?) delle Lettere pa- y61)"t'Eç npox6ljJouow É7tt i;Ò XEL°pov, «gli
uomini malvagi ed impostori progredi-
storali (I Tim. 4,15; 2 Tim . 2,16; 3 ,9 . ranno sempre in peggio» (2 Tim. 3,13)
r3) M. Nella tradizione dei detti di Ge- cfr. 't'à... mii>11 'ltpouxo1t'tEV xai>' 'iJµÉ-
sù, anche negli strati più tardi, i due vo- pav É7tÌ. i;ò xtL'pov, «le sofferenze diven-
tavano ogni giorno maggiori e peggiori»
caboli sono totalmente assenti, come as- (los., beli. 6,r); G'UVÉB1J 't'Ì)'V n6À.iv 'Ì)-
senti sono in Giovanni, il quale anche µwv \IOUEL'V 7tp0X01t't6'V't<.ù\I 'lta\l't'W\I ÉTIL
per questo rispetto dimostra che le pro- 1:Ò xdpov, «avvenne che la nostra città
soffrisse perché ogni cosa precipitava
prie radici non affondano nell'ellenismo verso il peggio» (Ios., ant. 20,2r4); X/J.-
di stampo occidentale. À.rnw't'Épav ÈÀ.aµBavE -rfjc; É7tÌ. -cò xt'L-
pov npoxoni'jc; al'tlav, «(la sedizione dei
b) In parte gli autori del N.T. non partigiani di Core) prese occasione di
fanno altro che prendere le locuzioni progredire verso il peggio» (Ios., ant.
con 7tpoxo7t"t'tù e il loro uso direttamen- 4,59); vedi anche (Tj q>uutc;) 7tpòc; 'tÒ
te dal linguaggio quotidiano. Cfr. cosl XE'Lpov o(XE't'at cpEpoµÉv1), «(la natura)
Ti vù!; 7tpoÉxoljJE\I, «la notte è già avan- viene trascinata al peggio» (Plut., de
zata» (Rom. 13,I2) con... 'tfjc; WX1:Ò<; profectibus in virtute 3 [n 76e]).
npoxo7t-.ovu1)ç, «quando la notte si a-
vanza» (Ios., bell. 4,298) e con 1i !JµÉ- c) In tre locuzioni si coglie invece l'e-
pa 7tpox6n'ttt, «H giorno si avanza» co della filosofia popolare ellenistica,
(lust., dia!. 56,16). Con où npox61jiouutv senza che l'accostamento sia univoco:
È7ti 7tÀ.Ei:ov, «(gli eretici) non faranno con 'l11crouç 7tpoÉxo1t't'EV Év Tfi crocplf!.
ulteriori progressi» (2 Tim. 3,9) cfr. où xaì. 'iJÀ.txlf!, X'tÀ.. (Le. 2,52 -7 col. 257)
~ouÀ6µEvoç... "t'ÒV Eùay6pav Ènt 1tÀ.Et:ov e 7tpoÉxon'tov Év "~ 'Iouoaì:O"~, «pro-
7tpox6n-tELV, «(Artaserse) non volendo gredivo nel giudaismo» (Gal. l,14),

6-1 Un po' diversamente intende~ B oNHOFFER 128.


TIPOXOitTJ D rc-:ib (G. Stahlin)

cfr. Plut., de pro/ectibus in virtute IO 2. La 7tpoxo7t1j individuale


(II 81d) -? col. 2 35; &.viJp È.v qnÀo·
<iocplq. µEyaÀ:riv EXWV -r-poxo1t1}v, <mn a) Come nell'uso linguistico della cul-
uomo che possedeva una grande compe- tura ellenistica cosl anche nel N.T. sog-
tenza in fìlosofìm> (Diod. S. 16,6,3); getto della 1tpoxorcl} è, nella maggior
Luc., Hermot. 63-? col. 235; -? n. 3; parte dei casi, una persona (Le. 2,52;
M. Ant. I,IJ (-? col. 254); partico- Gal. 1,14; 2 Tim. 3,9.13; probabilmen-
larmente con Le. 2,52 cfr. 7tpox6'lt-.WV te anche 2,16 ~ col. 265 e n. 79; I
i:ft 1]Àtxlq. (Apollonius, vita Aeschinis Tim. 4,15) e soltanto in pochi casi (li-
4 65 ); ['tij] -.e i)À.Lxlq, 7tpox6r.-cwv xa.t mitati a Paolo) una cosa (Rom. 13,12:
7tpoay6µEvoç Eiç -rò l}Eo<J"EBEtV, «avan- 1i vu~; Phil. l,12: "'CÒ EÙayyÉÀtov; pro-
zando in età e portato alla pietà religio- babilmente anche l ,25: Ti 7tlO''ttç, -?
sa» (Ditt., Syll. ' II 708,18 [-? IV, col. coll. 262 s.).
104]; xr.d)' 7}Àtxla.ç 'ltpoxomi (Clem. b) I 'progressi' personali di cui parla
Al., ecl. proph. 18,1) «>. Con "t'o.iha. µE-
ÀÉ-ra, Èv .-ou-cotç foìh, i:va crou 7} 'ltpo- il N.T. sono in parte individuali lcome
xoID) cpavEpà Ti 'ltC~:crtv, «occupati di nell'ellenismo: -7 coli. 235 . 236 s. e
queste cose, dedicati totalmente ad esse, in parte collettivi (2 Tim. 3,9.13 ; 2,
affinché il tuo progresso sia evidente a
tutti» (I Tim. 4,15) cfr. il carattere per- 16; dr. Phil. 1,25). Il N .T . si avvicina
sonale di 1tpoxorc1), ad es. in Epict., diss. di più al diffusissimo uso linguistico
1,4,12: cru• ouv., EV'tauva
, -!lo, µoi. oet<,OV
~ :-t:'
crou de11a filosofia popolare ellenistica quan-
"t'l')v 'ltpoxomiv, «tu dunque mostrnmi
do parla del progredire personale di sin-
qui il tuo progresso» (dr. Iac. 2,18).
goli individui (Le. 2,52; I Tim. 4,15, ed
d) Carattere originale, o almeno sen- anche Gal. r,14).
za evidente nesso con il linguaggio co- Parlando della fanciullezza di Gesù
mune del tempo, hanno due frasi pao- l'ellenista Luca ci dice che il bambino
line nella Lettera ai Filippesi: -.à M:t' 7tpoÉX01t"'CEV Èv 'tTI <J"ocplq., «progrediva
ÈµÈ µ<iÀÀov Elç 7tpoxotjv -rov EÙayyE- nella sapienza» (Le. 2,52). Questa noti-
À.lou H.'l)À.uÌ}Ev, «le mie ·vicissitudini zia sembra a tutta prima contenere un
hanno preso a svolgersi in maniera più elemento caratteristico della formazione
favorevole al progresso dell'evangelo» culturale ellenistica, ma non è così.
(Phil. l,12 -? coll. 263 s.) e µe.vw xaL
mxpa~vw 7tiicnv ùµt:v Ei.c; -r'Ì')v ùµwv I biografi e i romanzieri antichi era-
no soliti sottolineare come i loro per-
7tpOX01tTJ\I xai xapa\I -ri}c; 7tl<T'tEWç, «ri-
sonaggi si sviluppassero eccezionalmen-
marrò e continuerò a rimanere con voi te di pari passo nel corpo e nello spi-
tutti per il progresso e la gioia della vo- rito, rilevando in particolare anche l'am-
stra fede» ( l ,2 5 ~ col. 262 ). mirazione generale di cui erano ogget-
to. Nei tre sommari paralleli (1 ,80;
2,40.52) con cui Luca segna la fine di
una sezione del suo racconto, sembra
65 Ed. F. Buss, Aeschinis Orationes 1 (1908) u Cfr. anche la locuzione sinonima npo~a:lvw
6,II. 't"ij 1))..txf.ct. in Vett. Val. :i ,10 (p. 65,21).
257 (v1,712) 11poxon·~ D 2b (G. Stahlin)

anch'egli servirsi di questo diffuso sche- tutto dal chiaro parallelo - non elleni-
ma convenzionale 67 . Sembrerebbe quin- stico - che si legge in 2,40 (e in r,80):
di logico pensare che la locuzione 7tpo- hpoc't'a.toG•o ( 'ltVEuµoc·n) 7CÀ.1Jpovµevo\I
%07t'tW Èv <locplq. fosse d'uso corrente. crocplfl.. Usando la frase in questione Lu-
Per quanto ne sappiamo, invece, il lin- ca deve aver pensato alla crvvErrt<; di
guaggio tecnico dei filosofi e dei loro Gesù, della quale ha poco prima (v.
amici preferiva 68 parlare più accurata- 47) narrato un esempio 70, e ad un lo-
mente solo di progressi in q>LÀocrocpla, gion ( 1 r ,31, da Q) nel quale lo stesso
µa?Hn..w:rn., 1tat8Ela. (~ col. 2 3 5 ) e si- Gesù parla della propria O'ocploc supe-
mili(~ coll. 237 ss.). È però anche pos- riore a quella di Salomone, una crocpla.
sibile che Le. 2,52 si colleghi a Eeclus che assieme al suo x-fipuyµa. ( := appello
51,17 (-7 coll. 244 s.): in questo caso alla penitenza: v. 32) avrebbe dovuto
l'evangelista avrebbe interpretato la fra- suscitato la fede. Il nesso, spesso at-
se 7tpoxo7t'Ì) ylvE-ra.l µot Èv <locplq. eviden- testato anche altrove (~ col. 255), di
temente come sinonimo di r.pox6-n-rw È.V 7CpOX01t'tW ( 1tpOX07t1j) con TJÀLXLOC indi-
crocplq,. Tuttavia tale ipotesi è, almeno, ca generalmente l'età(~rv,coll. 103 s.);
altrettanto probabile dell'altra che ve- in Le. 2,52 però, dato il parallelismo col
de in Le. 2,52 un'allusione a I Sam. 2, v. 40, sembra più naturale supporre che
2r.26; 3,1; Prov. 3,1-4: in questi passi si tratti della statura(~ IV, coli. 103 s.;
i LXX non hanno né 7tpox67t-cw né uo- ltpox6rc•w 1}Àtxl<1- := a.uçavw). Tutta-
cpla. né i}Àtxla né x.aptç (in Pl'ov. 3,3 via è ancora più verosimile che per Luca
il termine è usato in un contesto diver- 1])..L:v.la (~IV, col. 104) indichi la matu-
so) (f). Proprio una tale allusione sarebbe rità spirituale (1tpox67t't'W 1}À.tXLfl. :=
un indizio bastevole del fatto che il te- :v.pa.'t'octoi:iµa.t 1t\1Evµa.'t'~ di Le. r,80; 2,
sto non intende la sapienza della filoso- 40 [variante]; cfr. Eph. 4,13; 3,16 ~
fìa greca, bensl si riallaccia alla conce- v, coll. 998 s.). Un più chiaro collega-
zione tardogiudaica della {1okma, con- mento con l'A.T. sussiste per il terzo
formemente a quanto avviene negli altri elemento, xapt<;, che ha il duplice va-
esempi di ~ rrocpla nella tradizione si- lore di favore presso Dio e presso gli
nottica (ad es. Le. 7,35; u,49). Che il uomini (dr. I Sam. 2,26; Prov. 3,4 71 ;
concetto espresso in 2,52 vada comun- Ecclus 45,1 ). Risulta cosl che Luca ha
que inteso alla luce di premesse giudai- riempito lo schema della biografia elle-
che è suggerito già dal colorito giudeo- nistica di cui si parlava sopra (~ coll.
cristiano di tutta la storia lucana dell'in- 256 s.) con un contenuto di tutt'altra na-
fanzia che termina con 2,52, e soprat- tura. Soltanto Le. 2,40 si riferisce alla

67 Cfr. i passi indicati sopra in r c), inclusa 10 Qunndo le sue fonti (dr. Mc. 6,2) gli of-
la n, 66, e in WETTSTEIN a Le. 2,52; A. FRID· frono di nuovo lo spunto per accennare alla
RICHSEN, Ra11dbe111erk1111gen :mr Kindeitsge- sapienza di Gesù, Luca (4,22) parla di Myo~
schichte des Lukas in: SyrnbOsl 6 (r928) 36- 'tij<; xapL'tO<; (~ IV' col. 244). Del resto an-
38 e il materiale ivi offerto. che Luca, come gli altri sinottici, sottolinea
che faceva una fortissima impressione la t!;ou-
6.'l Cfr. però Ios., a11t. 10,x89 (~ col. 236) e cna. di Gesù (Le. 4,32) e non già la sua aoqila..
anche Ael. Arist., or. 46 (DINDORF II 405): 71 Tuttavia anche qui il testo base non è quel-
'ltpOXO'ltT} 't''ij<; O'O<pla.ç. lo dei LXX a noi noto (I Sam. 2,26: à.yaM\I;
69 Tuttavia di rado le citazioni di Luca coin· Prov. 3,4: xa.À.&.). Da Prov. 3,4 (T.M.) potreb-
cidono letteralmente col testo dei LXX a noi be venire anche l'associazione di x«p~<; e o-o-
pervenuto: anche in 2,40 e x,80 abbiamo 'l)U- <pla, che però ricorre nel N.T. anche altrove;
~CX.\IE\I invece di 'l)U~i}lh}. dr. Act. 7,ro; 6,8.10; Eph. 1,8.
259 (v1,713) 7tpOX07t'~ D 2b (G. Stiihlin)

crescita fisica, mentre Le. 2,52 mette e- La sua npoxon1} deve manifestarsi nella
sclusivamente in evidenza il momento fede e nell'opera (v. 12), soprattutto
della maturazione spirituale, che pure e-
ra già presente nel passo precedente. In nell'esercizio della 7tapéL.xÀ.l}trt<; e della
entrambi i passi la xcX.pii; divina prende otocxGxa)d.a:: (v. 13), e precisamente in
il posto del favore generale (~ n. 67 ), maniera concreta e visibile perché Ti-
giacché anche la xapt<; 7tap' à:.vl>pw7tot<;
moteo, in quanto otcixovoç XptcT'tOU 'll}-
non è che il riflesso terreno del favore
che Gesù gode presso Dio (cfr. 9,35). crou (V. 6), U\lìJpW1tO<; i7EOU ( 6,II) ed
eua::yyEÀtcT't'lJ<; ( 2 T im. 4,5 ), proprio in
Luca non sviluppa minimamente que- ciò deve essere un -i-tmo<; per i credenti
sti accenni ad una 7tpoxo'lt1} di Gesù e (v. 12). In questo passo ci sono due im-
non si distingue cosi affatto, per questo portanti osservazioni da fare. In primo
rispetto, dagli altri evangelisti. È anche luogo il vero progresso spirituale del cri-
discutibile se le.fonti permettano di pa.r- stiano può essere riconosciuto anche da
lare, in qualche modo, di progressi di altri e non soltanto dall'interessato (~
Gesù per ciò che riguarda, ad es., la co- col. 240 e n. 27). In secondo luogo,
noscenza del suo destino e della sua per- benché nella parenesi pratico-pastorale
sona, o addirittura del suo sviluppo eti- della nostra pericope la 7tpoxo7tTJ sia og-
co (dr. al massimo Hebr. 5,8 s.), per getto di uno sforzo umano (-.cx.u-.a:; µE-
quanto i moderni biografi di Gesù si ÀÉ't'a, È\I -.ou't'ot<; (cri}~), in ultima ana-
sbizzarriscano a manovrare variamente lisi anch'essa è un dono di Dio, come
con tali concetti 72 • ogni genuina 7tpoxo7t1} nel N.T. (cfr. ~
La massima (relativa) prossimità al coll. 247 s. 250), perché è frutto e svi-
concetto ellenistico di 7tpoxomi è rag- luppo di un xaptcrµa. 73 •
giunta nel N.T. da I Tim. 4,15. La 1tpo- 11 testo più antico del N.T. in cui
xo'lt1) di Timoteo è lo sviluppo del x&.- compare 1Cpox67t't'W è probabilmente
ptaµcx. che egli ha ricevuto con l'ordina- Gal. 1,14. Qui, riguardando al suo passa-
zione da parte del 7tpEcrBu't'Éptov (v. x4). to precristiano 74, Paolo ricorda come

n Per due esempi diversi dr. A. ScHWBIT· XaPltÒ<; vµwv <PC1.VEPÒ<; -o ÉV 'l>éi.aw ). Peral-
ò
ZER, Gesch. der Lehen-Jesu-Forscbu11g • (1926) tro proprio il concetto caratteristico di pro-
392-443; M. GoGuEL, Das Lebe11 Jesu (1934) gresso viene qui sostituito con quello di frut-
252-256. Per la questione di uno sviluppo mo- to. Come tutta la sua lettera, cosl anche
rale di Gesù dr. H. STRATHMANN, Der Brie/ questa frase di Policarpo è composta di varie
an die Hebr., N.T. Deutsch 91 (1954) a 4,14· reminiscenze del N.T. Per il parallelismo del-
5,10. le immagini di progresso e crescita e di fnit-
7.1Cfr. ~ STAHLIN 22 s. con n. 24. H. v. CAM· to, cfr. - STii.HLJN 14 s. 18 s. 20 s.
PENHAUSEN. Polykarp vo11 Smyma rmd die 74 Cfr. E. BARNIKOL, Die vorchr. 1111d frìihcbr.
Past. (1951) 27 constata la grande affinità di Zeit des Paulr1s (1929) 13 n. 2; anche 31-46
questo passo con Polyc. 12,3: ut fructus vester (la traduzione di 7tpox67>-cW con- distinguersi,
ma11i/estus sit in omnibus, ul sitis in ilio per- superare, segnalarsi e simili è peraltro ine-
f ecti (retroversione di v. CAMPENHAUSE.N: tw.t satta).
7tpoxon1) D 2b-3 (G. Stiihlin)

progredisse «nella perfetta osservanza 3 . La 7tpoxo1t1} della comunità e dell'e-


sv
del giudaismo ( -.4'.> 'Iouocwrµ~, -7 iv, vangelo
col. 1176) più di tutti i coetanei». La
Il carattere peculiare dell'uso neote-
'ltpoxomi si manifesta qui in uno è'.;ijÀ.oç
stamentario di Ttpox61t'tW / 1tpoxomi è
teorico e pratico nell'ambito della reli-
messo in evidenza, ancor più che dall'u-
gione avita (-p;cx-.pLxcxt 7ta.pcx86<retç). Si
so individuale dei termini, dal loro im-
può anche suppotre che qui il concetto
piego parallelo in riferimento alla co-
della 7tpoxo7t·~ includa l'elemento sup-
munità e all'cvangelo in Phil. l,25.12.
plementare di un 'vantaggio' conquista-
Phil. 1,25 (-+col. 255) è aperto a una
to, come in una gara di corsa, sul grup-
duplice comprensione: si può intendere
po dei giovani osservanti giudei, coeta-
7tpoxom] assolutamente, cioè come 7tpo-
nei di Saulo (a questo tipo d'immagine
xo1t1} personale (dunque come in I Tim .
si richiama anche r Tim. 4,15; cfr. vv.
4,15) nel senso di una crescita spirituale
7 s.). Ad ogni modo, almeno in prima
(-+ col. 258), oppure come concetto
linea, 7tpoxom'J indica qui un consegui-
appaiato a xa.pci e quindi collegato a
mento umano e costituiva perciò per
1tl<r·n:wç. In quest'ultimo caso uµWv si
Paolo oggetto di un xavxTJµcl umano
riferisce all'intera frase, anche se il pro-
(-7 v, coli. 298 ss.; cfr. Act. 22,3 e per
nome appare forse piuttosto pleonastico
contro Phil. l,25 s.; r Cor. r,29.31; 2
accanto a uµ'i:v, immediatamente prece-
Cor. 10,15-17). Ma ora (vv. 15 ss.) que-
dente (tuttavia uµt:v dipende dal 1tG.p~
sto 7tpox67t'tEW acquista quasi un sotto-
di napG.µEvw ). Nonostante tutto, que-
tono ìronico 75 , perché quei 'progressi'
st'ultima interpretazione («per un gio-
di Saulo erano esattamente l'opposto di
ioso progresso della vostra vita nella fe-
ciò che è ora per Paolo 7tpoxom1 (cfr.
de» o, più liberamente, «per un gioioso
Phil. l,12 .25; inoltre r Tim. 4 ,15), o
progresso nella fede») è forse più fedele
meglio erano ciò che 2 Tim. 2,16 chiama
, , (l , e conforme all'abitudine che ha Paolo
un bd. 7tÀ.ELo\I 7tpOX07t'n:w ttCTE)JELaç,
di usare locuzioni complesse ed anche al
«progredire ancor più nell'empietà
pensiero da lui espresso in altri casi.
(quanto si dice in Rom. l,18 e 5,6 vale
anche per i Giudei), un andare di male Benché ci sia una sola fede (Eph. 4,5)
in peggio (2 Tim. 3,13: br;t 'tÒ XEi:pov per la quale si è salvati (Rom. 3,,28 e
passim), Paolo come lo stesso Gesu (cfr.
7tpOX01t'tELV ). Mc. 4,24b.25a) conosce (-7 x, coll. 460
s.) misure e gradi diversi di fede (Rom .
r2,r3; cfr. Mt. 8,ro; 15,28; 17,20; r

73 Guardando indietro al suo passato il Pa?· &.vi]p che n quei tempi era in auge (~ IV,
Io cristiano lo vede proprio come una spe31e coll. 471 s.).
di immagine invertita deJia figura del llEtoc;
1tpoxom'J D 3-4 (G. Stiihlin)

Cor. 13,2.7; anche r Thess. 3,rn) e di di penetrazione nei cuori (v. r 4), dive-
conseguenza anche un progresso ed una nendo nuovamente, anche nella presen-
crescita nella fede (cfr. Le. 17,5; 2 Cor.
rn,15; 2 Thess. l,J; anche Eph. 4,29 te circostanza, una forza motrice missio-
[variante]). Causa motrice di tale 1tpo- :natia e servendo cosl alla diffusione del-
X07ttJ è per Paolo il fotto che egli resta la parola(~ v, col. 849)n.
in vita e può quindi continuare ad oc~
cuparsi della comunità (v. 26; cfr. Rom.
1,II s.; 15,29), cioè, in una parola, ad 4. La 7tpoxo'lt1) dell'eresia
esercitare il ministero apostolico. Per
Paolo la vera forza motrice di ogni ge- Le Pastorali, in particolar modo la se-
nuina 1tpoxon1} è però, in ultima ana- conda Lettera a Timoteo, parlano di un
lisi, sempre il 'ltVt:tiµa. 76.
riscontro negativo, di un fenomeno op-
A Phil. 1,25 corrisponde Phil. l,12 posto alla '1tpoxo1t1j dell'evangelo e della
(-7 col. 255): come l'opera di Paolo gio- comunità, cioè di una 1tpoxomi dell'ere-
va alla 7tpoxon;1) della vita cristiana del- sia e degli eretici. Anche qui si trova
la comunità, cosl la sua sofferenza giova (dapprima) una 'ltpoxo'lt1] nutrita da for-
alla n;poxo'lt1] dell'evangelo. Noi non sia- ze ultraterrene, che può essere parago-
mo in grado di ricostruire la particolare nata ad una crescita : non però alla cre-
situazione che Paolo ha in mente e a scita organica del frutto donato da Dio,
cui si riferisce. Evidentemente il sem- bensl alla crescita maligna di un cancro
plice fatto della carcerazione che Paolo (2 Tim. 2,17); la forza che la provoca
soffre in quanto cristiano ha avuto un non è poi la potenza della parola di Dio,
effetto missionario presso pagani e cri- bensl la forza della n;À.a\IT) che viene
stiani. Il «progresso dell'evangelo» non prodotta dal 1tÀ.avoc; xa't'È~oxliv (cfr.
significa soltanto che, benché l'Apostolo v. 26; 2 Io. 7) e a sua volta provoca con-
sia stato messo fuori causa, l'evangelo tinuamente nuova 1tÀ.6..vT) (2 Tim. 3,13):
continua la sua avanzata vittoriosa nel gli eretici sono 'ltÀ.avwv-.Ec; xa.I. 1tÀ.a.vw-
mondo, ma anche che in tale situazione µEvoi, «ingannatori e ingannati» 78 . La
esso dispiega ancor più la propria forza loro 7tpoxomi è perciò anche «un pro-

76 Cfr. JoH. WEiss, 1 Kor. 72. L'interpretazio- cfr. --+ STii.HLIN 21; per l'idea affine delln cre-
ne della 1tpox<mlJ proposta da LoHMEYER, scita in genere ibid. 13-16; --+ x , coll. 628 ss.;
Phil., ad l. («progredire significa... non lasciar- O. BAUERNFEIND, 'Wacbsen ÌtJ al/en SUJcken':
si allontanare dalla via del martirio, bensl per- ZSTh 14 (1937) 465-494. Forse anche ìl Van-
correrla fino in fondo con ferm=a interiore gelo di Giovanni parla una volta (8,37) del-
ed esteriore») enuncia certamente una verità l'ava11zamet110 della parola; cfr. PREUSCHEN·
da lui stesso comprovata, ma per quel che ri- BAUER5, s.v. xwplw 2. La correlazione di mis-
guarda Phil. 1,25 non è sufficientemente am- sione e sofferenza, accennata in Phil. r,12, è
pia. chiara a tutto il primo cristianesimo; cfr., tra
n Per l'applicazione parallela delle immagini gli altri, G. STAHLIN, art. 'Urchr. Mission' in
del progresso e delJa crescita alla 'parola', al- Evangelisches Kircbenlexikon II (1958) 1340.
l'evangelo (Aci. 6,7; 12,24; 19,20; Col. 1,6) 7B L'espressione inga11natori ingannati è un
r.poxoTii) D 4-5 (G. Stiihlin)

gressivo allontanamento da Dio» (2, 5 . La 1tpoxomi degli eoni


79
l 6) con una conseguente «sempre più
Già le osservazioni fatte fin qui ci
profonda perdizione» ( 3 ,13: È7tt 't'Ò XE~­
hanno insegnato che, prescindendo dal-
pov) 80 • Il triplice uso di 1tpox6rc"w a par-
l'uso individuale (specialmente Le. 2,52
te peiore (~ coli. 2 32 s.) in uno spazio
e Gal. 1,14), l'uso dei vocaboli 1tpoxomi
relativamente breve (2 Tim. 2,16-3,13)
e 7tpoxo7t't'W nel N .T. presenta una co-
costituisce forse la risposta dell'autore
stante nota escatologica. Tale nota ha
di 2 Tim. al fatto che gli eretici si con-
però la massima evidenza in Rom. 13,
sideravano e chiamavano «teologi pro-
12, dove Paolo esprime la propria con-
grediti» (cfr. il sinonimo rcpoa:ywv in
cezione del trapasso degli eoni e la con-
2 Io. 9, ~ I, col. 351) : i progressi de-
81
sapevolezza escatologica del tempo che
gli eretici appartengono al rcÀ.T}fi'uviìi)w1.L
volge rapidamente alla fine (cfr. v. II)
della &:voµla. (Mt. 24,12 ), cioè alle tri-
con la .figura della notte che sta per fi-
bolazioni premessianiche sa. Ma come
nire (~ vn, col. 15 II) e del giorno im-
tutte queste tribolazioni (cfr. Mt. 24,22.
minente(~ IV, col. 134), che proviene
i 3) anche quei progressi hanno un limi-
dall'interpretazione rabbinica di Is. 21,
te (2 Tim. 3,9): où npoxoijJouow f.;:t
II s, 83 : 'ÌJ VÙ~ r.pOÉXO~E\I, TJ OÈ 1)µÉpct
TIÀELoV.
iiYY~XEV, «la notte è avanzata, il giorno

gioco di parole, ma non è solo convenzionale ~ col. 233) bisogna supporre che 'ltpox61t-tw
(contro DIBELIUS, Past. 3 , ad l.; H.B.RAUN ~ ~nt 't"Ò XEi:pov rappresenti un'espressione lissa.
~ x, coli. 493 s. 542 s.), bensl è usata dnndo È pertanto improbabile che tm -rò xei:pov sia
ad entrambi i suoi elementi il loro pieno pe- costruito liberamente, come suppone WoHLEN-
so, come nel caso di l>lxa.Loc; xa.t l>Lxa.t.Wv BBRG, Past., ad l.: «Essi avranno un seguito
(Rom. 3,26) o anche di 'salvatore salvato' (dr., sempre maggiore, ma per una perdizione sem-
ad es., W/. SCHMITHALS, Die Gnosis in Ka- pre peggiore».
rinth [ r 956] 82-134). a1 In 2 Io. 9 ritroviamo la stessa contrappo-
79 Il genitivo ciO'E'3Etac; potrebbe dipendere ;iiione di 2 Tim. 3,13 s. tra andare avanti e
direttamente da 1tpox6~ouaw (come in Thuc. restare fermi. Cfr., ad es., W. UiTGERT, Die
4,60,2); in questo caso il soggetto sarebbe Irrlehrer der Past. (1909) 66.
XEvoipw•1la.L: <<il vano discorrere degli eretici sz L'apocalitùca giudaica parla più volte di
fa progredire sempre più l'empietà». Ma in una progressione delle affiizioni escatologiche:
primo luogo è inverosimile che nel N.T. ri- cfr. Bar. syr. 27 (x:z periodi); Sa11h. b. 97a 5
spunti il costrutto classico di 11pox61t't"W col Bar., citato in STRACK-BILLERIIECK IV 981 s.
genitivo ( == far progredire, favorire, incre- (À.) (7 periodi). Anche altrove si descrive spes-
mentare) attestato per l'ultima volta in Tu- so l'aumento escatologico del male; cfr. Iub.
cidide; in secondo luogo la continuazione (v. 23,n s.; 4 Esdr. 5,2.10 e altri passi indicati in
17) fa apparire più probabile che soggetto STRACK-BILLERBECK IV 982 e passim.
siano gli eretici stessi. 83 Cfr. STRACK-BILLERBECK IV 853 s. 855; III
so Il nesso tra empietà e perdizione è stretto 749· I rabbini hanno però inteso il passo an-
come quello tra fede e salvezza (cfr., ad es., che diversamente: mentre per Israele è gior-
1 Petr. 2,8). Considerando i paralleli (-7 col. no, per le nazioni è notte; dr., ad es., STRACK·
254; dr. anche 1tpox6n't"W Èni -rò ~O.mov BILLEIIBECK I 164.599 S.j IV 248. 1028 a 3·
z67 (vr 17l6) ;tpOXO'itlJ D 5 -E I (G. Stiihlin)

è vicino». 7tpox67t't"W indica qui, come sto mondo. Anche se per ragion.i com-
Eyyli;w, l'incerto stadio intermedio 84 pletamente diverse (---'> cfr. coll. 236 s.;
tra gli eoni che si toccano nel punto in anche coli. 244 s.), il N.T. ignora to-
cui il precedente continua e il successi- talmente, come la filosofia popolare con-
vo non comincia ancora. Questi due a- temporanea, una cosa simile. Nella con-
spetti sono indicati dal doppio valore cezione biblica la storia, nella misura in
dell'aoristo 7tpoÉxo\jJEv. Da un lato que- cui è storia del 'mondo', è priva di teo-
sta forma significa che «la notte è già logia e perciò non conosce neanche un
molto avanzata»: è ormai quell'ora del- progresso 86• Soltanto partendo dalla pre-
la notte che precede l'inizio del crepu- messa dell'evangelo diviene visibile nel-
scolo, quando regna l'oscurità più pro- la 'storia' - ad un livello totalmente di-
fonda, simbolo della grande crisi che verso - una 7tpoxo1t1} fissata da Dio.
precede la fine. Allo stesso tempo - e
questo aspetto sta qui in primo piano - E. IL GRUPPO DI TERMINI NEI.LA PRIMA
LETTERATURA CRISTIANA
questo aoristo 8.5 ha in sé il momento del-
l'imminente conclusione: «la notte è 1. I Padri apostolici e gli apologisti
quasi finita», è già ora di alzarsi ( v. II). Nella più antica letteratura cristiana
L'identificazione dell'ora presente serve postcanonica si cerca dapprima invano
un qualche uso specifico e teologico dcl
qui a Paolo da motivo determinante del-
nostro gruppo di termini. Come avviene
la sua parenesi (vv. r2b-q). per molti altri aspetti, anche nel nostro
In questa consapevolezza dell'avan- caso si sente nettamente la mancanza di
zata dei tempi prestabiliti da Dio non una valida e sensibile influenza del pen-
siero del N.T. Nei Padri apostolici 1tpo-
c'è posto per una qualche idea di pro- x61t't"W è usato un'unica volta, in 2
gressi dell'umanità nella storia di que- Clem. 17,3; ... 1tEtpwµdet 7CPOX01t'tEW

84 È lo stesso momento che caratterizza il tica, è la storia di Adamo, giacché incominciò


7tpox67t't'EW dei filosofi come stadio intermedio con fa sua storia per p:>i conformarsi sempre
(o npox67t-rwv = ò µfooc;); dr.~ coll. z37 s. di nuovo - e questa è appunto la parola, il
251. giudizio di Dio su di essa, questa è la ra-
ss Si può osservare il medesimo aspetto nel- gione della sua impressionante monotonia, per-
l'uso linguistico di Epitteto (~col. 240); cfr. ciò in essa non vi può essere alcun 'progres-
diss. 2,17,40: Èyyùc; fo6µd)a: -i-ou 7tpox6-lim. so' - alla sua storia». E ancora (565): «Si de-
Inoltre diss. 3,19,3; 4,2,4; ench. 51,1 [DE- ve riconoscere il fatto tremendo che non si
llRUNNER]. Anche il perfetto si avvicina a que- può certo negare la presenza di ogni sorta cli
sto significato, ad es. Ios., ant. 2,133: 't'TJ\I progressi particolari, ma che si è dimostrato
Olìòv 11:poxExo1plvaL, «esser giunti alla meta molto più impossibile individuare una teleolo-
del viaggio»; cosl anche Philo, det. pot. itJs. gia, una progressione globale della storia dcl
12 (~ col. 250) e similmente anche Rom. mondo, nonostante i ripetuti tentativi fatti
13,12, dove 1\yyL:XE\I corrisponde a npoho-liEv in questa direzione... È l'uomo in sé che, pre-
(cfr. Mc. l,15 par.). scindendo da tutti i mutamenti delle sue for-
86 Cfr. K. BARTH, Kirchliche Dogmatik iv 1 me e attività storiche, 11011 è proprio 'progres-
(1953) '67: «La storia del mondo è adami- sivo'».
1tpoxomi E x-2 (G. Stiihlin)

Èv 'tai:c; Èv'toÀ.ai:c; 't'~ù xuplou, «cerchia- platonica (...D..oc; -.Tjc; IlÀ.ci'twvoc; cpt-
mo di progredire nei comandamenti del À.ocrorpiac;): l'immediata visione di Dio
Signore». Sia per la forma (parenesi in ( CXÙ't'LXa XCX"t'Oi)IEcrfr~L "tÒV 1iE6v, -7 col.
forma esortativa) sia per il contenuto il 275; n. 63).
passo in cui si riscontra 7tpox61t'tW è ti- Per contro Ireneo parla spesso di un
pico della concezione legalistica della vi- 'ltpoxon:'t'EL'V verso Dio (ad es. haer. 4,n,
ta cristiana che domina questa lettera- 2; - 38,J), ma d'altra parte combatte l'i-
tura. II mezzo che consente un tale pro- dea di sviluppo degli Gnostici che si
gresso consiste nell'ascoltare l'ammoni- dànno il nome di proficienti (~ col.
zione dei presbiteri ( voul>e't'Ei:cri>rxt Ù7tÒ 265)88.
"tW\I 1tpEcr~u-rÉpwv) frequentando assi-
duamente le riunioni di culto, nel ricor- 2. Clemente Alessandrino
dare i precetti del Signore (µvriµovevEt\I
'tWV "tOV xuplou Èv•rx)..µ.chwv) anche do- Un uso ben più ampio e importante
po essere tornati a casa, nel resistere ai del verbo n;poxon:"tw e ancora di più del
desideri mondani (6.v-rmapÉÀ.xEcri>at ci- sostantivo 7tpoxon:Ji fa invece Clemente
7tÒ "tWV :x:ocrµtxwv É:r.d)uµtwv ); sua ca- Alessandrino. Le sue opere si affiancano
ratteristica è la concordia (7taV't'Ec; "tÒ a quelle degli Stoici e di Filone come
aÙ"tÒ q>povou'J't'E<;), suo fine l'unione per terzo gruppo di scritti in cui npoxonli e
la vita (l:va. .. O"VVT)yµÉvot 87 wµi::v !-id 1tpox61t"tW costituiscono termini tecnici
't''Ì]V SWTJV ). dell'intero sistema. Come Filone dipen-
A giudicare dagli scritti che ci sono de dalla Stoa, cosl Clemente dipende in
pervenuti, i primi apologisti cristiani u- larga misura da entrambi per il suo uso
sano 7tpOX01t't'W secondo la lingua popo- linguistico, però con due significative
lare corrente (Iust., dial. rr,5 -7 n. 43; differenze. In primo luogo l'idea di pro-
56,I6 -7 col. 253 ). Soltanto Iust., dial. gresso ha in lui un'importanza, un'am-
2,6 riflette l'uso linguistico della filoso- piezza ed una varietà d'uso assolutamen-
fia popolare del tempo: Giustino dice te senza precedenti; in secondo luogo, e
che, accostatosi al platonismo, vi faceva questa è la sua caratteristica principale,
grandi e quotidiani progressi: 7tpofao- essa ha in Clemente un contenuto ·bi-
TI"tOV Y..aÌ. 1tÀ.ELcr't'O\I 00"0'11 ÉxM-.1)c; 'ÌJµÉ- blico che è completamente sconosciuto a
pac; E1tEOtoouv (-7 n . 3 ). La spinta per ta- Filone. Conformemente a tutto il pen-
le avanzamento quotidiano viene dal siero clementina, anche per questo ri-
maestro (-7 coll. 239 s. 248 s.) con il spetto i concetti stoici e platonici ven-
suo insegnamento e la sua frequenta- gono subordinati al N .T. 89 • Un partico-
zione, dall'acquisita conoscenza delle lare sviluppo semantico del sostantivo
realtà incorporee ('t'WV à.crwµ6:'t'wv vori- 7tpoxomi sta al servizio del ricco sistema
CTLc;) e dalla contemplazione delle idee teologico-filosofico di Clemente d'Ales-
(xaì. Ti 1'Ewpla -twv lòEwv); la meta del sandria, per il quale npoxomi non signi-
progredire è il line stesso della filosofia fica soltanto progresso, avanzamento, a-

87 Il senso escatologico di auv&:yw è assicu- II,4.6; I3 1 I5.16.19; 15,2,


rato da quanto segue (cfr. Mt. 3,12; I3,JO; 88 Cfr. W. BousSET, Kyrios Christos' (1921)
Did. 9.4; 111art. Pol. 22,3 ecc.). Nello stesso spi- 352-355.
rito di .2 CJem. si muove anche l'uso di 1tpo- 89 Cfr., ad es., O. STXllLIN, Die alte/Jr. gr. Li-
X07t't'W e 7tpoxo7tTj in Serapione di Tmuis, sa- teratt1r (1924) r3x6; ~ VoLKBR II 49 n . 2; 50
cramentarium (in Didascalia et Constitutiones n. 2; 332-354; H. CHADWICK, art. 'Clemens, Ti-
Apostolorum, e<l. F. X. FUNK II [r905]) 3,3; tus Flavius, von Alexandria': RGG3 I 1836.
7tpoxoITT) E 2 (G. Stahlin)

scesa gradt1ale (ad es. exc. Theod. 90 exaltationis di Cristo (4 1: i.'.va. µcl.1'"n
1
91
l 5 1 1: i<:CX."t'à 7tpOX07tTJV "t'EÀ.ELOVµEVOL, 't'1)v 7tpOX01tlJV .:X.Ù"t'OU µE't'à 'tlJV Èx -.tjç
«divenendo perfetti con uno sviluppo tTu.pxòc; E~oòov, «affinché [la chiesa] im-
graduale»), bensl anche grado dell'asce- pari quale sia il suo [ = di Cristo] sta-
sa, in particolare il sommo grado, l'ulti- to glorioso dopo l'uscita dalla carne»).
mo grado (exc. Theod. 12,2; strom. 2, Concretizzazione di queste dignità cele-
75 ,2: 7J µeylcr"t''ll 7tCX.CTWV 7tpOX07tTJ, «il sti sono le 1tpoxom:xl (profectus) degli
massimo grado»; fr. 24 a I Pett·. 1,12: angeli, cioè le loro gerarchie (/r. 24 a I
profectus perfectionis). In quest'ultima Petr. 3,22 e Iudae 6).
accezione 7tpoxom1 assume quasi il si- Per Clemente Alessandtino l'infini-
gnificato di ascesa completa, grado della to 92 progresso è uno dei principi fonda-
perfezione (vedi anche strom. 6,ro2,5; mentali che Dio ha fissato per l'intera
cfr. 103,1; inoltre exc. Theod. n,1; 17, creazione. Basti ricordare strom. 6,152,
3; 19,3; strom. 7,68,4). Il nostro so- 3: «Ogni creatura si è sviluppata e si
stantivo viene poi a significare addirit- sviluppa ancora, avanzando cosl conti-
tura dignità, rango, condizione onorifica, nuamente verso un essere migliore di
posizione elevata sia in terra (~ col!. quanto essa non fosse in precedenza»
234 s. 275; strom. 6,ro7,2: cx.l Èv- (1tpox67t-.ov elç "t'Ò mhou &µewov 93 ; cfr.
"t'cx.ui>cx. xa.-.à "t'lJV ÈXXÀ.'r'JO"la.v 7tpOX01tU.t anche 6,154,1 alla fìne)9'1. Clemente at·
È7tta'Xo7twv, 7tpeu~v"t'Épwv, Sta.xovwv, ttibuisce alla 1tpoxo7tfi un valore così
«le dignità esistenti qui nella chiesa di grande 95 da credere che essa continui
episcopi, presbiteri, diaconi») sia in cie- anche nell'altro mondo: «La vita eterna
lo (strom. 7>4717: Xct."t'OC 't'àç ocpetÀ.oµÉ- deve significare un progresso eterno» !>6
va.ç ÈvÌtÉovç 7tpoX07trl<; "t'E xu.t OLOLXTJ- (~ n . 103). Per Clemente il progresso è
11rn;, «secondo i debiti gradi di onore e innanzi tutto una funzione della storia
di governo voluti da Dio», exc. Theod. della salvezza e pertanto un concetto
II,r ~ col. .274), o persino lo status che caratterizza la natura del suo pen-

Negli excerpta ex Theodoto è difficile dire


'1.1 mente Alessandrino abbraccia «in una impo-
con sicurezza se l'uso linguistico e il pensiero nente concezione la totalità dell'esistenza u-
sia di Clemente stesso o del valentiniano Teo- mana come uno sviluppo in costante progres·
doto: dr. R. P. CASEY (ed.), The Excerpta ex so, come una crescita organica che, salendo len-
Theodoto o/ Clement of Alexandria (1934) tamente, porta a somme alte-.lze» e~ VòLJC.BR
~pec. 98 s.; F. SAGN'ARD (ed.), Clément d'Ale· I( 388).
xandrie, Extraits de Théodote (1948) l0.59 95 Per questa sua valutazione della npoxomi
n. 4 (7tPOX01tTJ = «termine caratteristico di Clemente Alessandrino si distingue chiara-
Clemente», utile quindi per distinguere le mente dalla Stoa, per la quale la -rtpoxo-ITT} è
glosse di Clemente dagli enunciati di Teodo- un valore soltanto provvisorio(~ coli. 237 s.),
to: vedi p. 59 n. 2). ed anche da Filone (~ col. 251). Perciò è an-
91 Questo costrutto con preposizioni è molto che solo relativamente esatto che per Clemen-
frequen•c in Clemente Alessandrino, e pre- te Alessandrino il 1tpox61t-twv occupi una po-
senta del pari diverse sfumature semantiche. sizione intermedia simile a quella che gli as-
segnano Filone e la Stoa (dr. ~ BARTH-GOE-
92 O per lo meno in Clemente il 'tÉÀELOV ap-
DECl<EMEYER 269), giacché per Io scrittore cri-
pare assai lontano.
stiano proprio il vero gnostico è il 'l\pox6-
93 Un po' diversamente intende O. STii.HLIN 1t-rwv. Questo termine indica quindi il grado
nella sua traduzione: Clemens IV in Biblio- massimo dell'esistenza umana.
thek der Kirchenviiter (1937). 96 J. PATRICI<, Clcment o/ Alexandria (1914)
94 Cfr. ~ VOLKER II 89. In particolare Cle- 167.
'ltpoxowft E 2 (G. Stii.hlio) (VI,7l9) 274

siero operante con categorie storico-sal- l'avvio dall'osservazione del cosmo e del
vifiche. «Il governo divino del mondo» suo divenire ( = xocrµoyovlcx.: strom.
(1) i)Ei:ct 0LOLX1}CTL<;: strom. 6,r54,1) in- 4,3,1 s.).
serisce l'intera umanità, greci e barba- Questo doppio binario su cui scorre
ri, filosofi e È't'Ep65o~oL ( = gli uomini la 7tpoxon1} riappare anche quando Cle-
della Bibbia) in questo progresso verso mente indica i mezzi che la promuovono
la meta fissata da Dio, la salvezza e favoriscono. Da un lato si tratta, co-
(strom. 7,n ,2: dalla 1tpoxomi [ = pri- me per Filone (~ coll. 248 s.), di li.ax11-
mo grado, stadio preparatorio] sia gre- <rtc; xa.i ot&cxcrxa.À.la (strom. 2,75,2),
ca sia giudaica Dio porta alla 'tEÀ.EiwcrLc; cioè dell'opera del 1tpox61t't'W\I stesso e
mediante la fede cristiana; cfr. anche del suo maestro; dall'altro di Dio, fon-
6,153,1; 154,1). Gtazie al suo obiettivo te, come in tutto il creato, di ogni pro-
finale già la stessa 1tpoxo1t1}, anche quel- gresso. Questa concezione risulta già
la di coloro che erano prima pagani, può dalla locuzione 1tpoxo1tÌ]v (&.7to )À.a.µPti-
essere chiamata swil (strom. 2,47,2 con vw (strom. 7,68,4; exc. Theod. n,1; ~
riferimento a Lev. 18 ,5 97 ). Cosl si sus- col. 232) o dall'interpretazione del giogo
seguono, similmente ordinati secondo il di Mt. u,30 (strom. 2,12613): Cristo è
piano divino della salvezza ( oixovoµi- lo 1rvloxoc; ( = il guidatore, l'auriga)
xwç OEOoµÉvat), la legge e l'evangelo «che fa avanzare ciascuno di noi xa.-rtl.
«conformemente al grado di sviluppo 'Jl;poxon1)v verso la salvezza». Anche
taggiunto ad una data età» (xa.i)'i}À.t- 'l'ottimismo etico' 100 del vero gnostico,
xlcx.v xat 1t'poxo1t1]v: strom. 2,29,2; dr. vale a dire la convinzione di progredire
4,130,4) 98 • sempre verso il meglio ( Ei.c; 'tÒ liµewov
Punto d'inizio dell'ascesa umana è, a iU!. -.i}v 1tpoXo1ttJ\I 1t'po~Éva.t: strom. 7,
quanto ci dice una volta Clemente, «l'ar- 45,3), poggia su questa componente di-
dente desiderio di cambiare»: è allora vina. Nella prospettiva storico-salvifica
che «si fa il primo passo verso il dive- di Clemente i mezzi fondamentali per
nire» (strom. 6,50,6). Ai primi gradi l'ascesa sono, dal lato della grecità l'edu-
dell'ascesa appartiene persino il qi6Boc; cazione generale e particolarmente la fi-
(ad es., ecl. proph. 19,1) e quindi, come losofia (strom. 6,83,1; l,27,2), dal lato
prima conseguenza di questo, la <hcoxi} dell'A.T. la legge (~ col. 273); ma
'tW\I xaxwv ( = ÈmBcX-i)pa. 1tpoxo1tljç µe:- su tutte si erge l'evangelo, la yvWa'i.c;
ylo..t'I]<;: strom. 4,135,1; dr. 7,49,1) 99 • B&ppa.poc;, alla cui scuola anche la filo-
Ogni genuina 7tpoxo7ttJ ha però, quale sofia deve andare, se vuole «avanzare
fondamento e forza motrice decisiva, la verso la verità» (1tpox61t'1:Ew dc; lù1]-
fede (dr. 'strom. 7,55,5) e anche in se- 1'etav: strom. 6,r53,1). Infatti l'evange-
guito si muove innanzitutto Èx 7tlCT'tEW<; lo è in realtà l'unico ambito in cui può
Elc; 7ttCT'ttV (strom. 2,126,J), ma poi, su- avvenire lascesa del vero yvw<r'ttx6c;
perato questo stadio, porta alla yvw01.c; (strom. 4,130,4; dr. 2,29,2) perché es-
(cfr. strom. 4,136,5; ecl. proph. 19,1). so è la fonte della yvwcrtc;, la quale è
Per il 7tt<T't'6c;, che è ora diventato yvw- insieme forza motrice, veicolo e meta
<r'ttx6c;, ha inizio una nuova fase dell'a- della vera npoxo7t1) (cfr. strom. 7,49,1;
scesa, che secondo Clemente prende 66,1; 4,136,5).

?7 Cfr. la diversa interpretazione di Paolo n Cfr. su questo punto~ VoLKER n 262-270.


(Gal. 3,r2) dal quale Clemente Alessandrino 99 Cfr. ~ VOLKER II 299 s.
si allontana anche altre volte, spesso in ma-
niera notevole. 100 Cfr. ~ VOLKER II 514 con n. 2 .
Jtpoxon1] E 2 {G. Stiihlinl

Anche la meta a cui tende la 1tpoxo- chiamo a Eph. 4,13; strom. 6,87,2), la
ni) yvwo-'t't.x1J (strom. 4,I70,4) ovvero O'W't'T)pla (strom. 2,I26,3), la uto1}E~la;
tendono le npoxo'ltcct µucr't'txcx.l, alle qua- (ecl. proph. I9,I; in strom. 2,75,2 lauto-
li la yvw:nc; «guida (l'uomo) con una ile:rJ'la. è chiamata «il sommo grado di
luce tutta sua» (strom. 7,57,1), può es- avanzamento», Ti µe:yl<r't''l'J 1r.r1.11wv 1tpo-
sere indicata e descritta nelle maniere xoni)), la celeste xÀ.T]povoµla,, che Cle-
più diverse: in forma semplice eppure mente nomina insieme con la perfetta
completa come «il bene stesso» (cx.1hò yvwrJ'~c; (strom. 7,ro,1), e la celeste ètvu-
't'Ò &:yccMv: strom. 7,45,3); con la Stoa naucrt.c; (strom. 7,57,1). Anche se di
come EùSet.tµovltx (strom . 2,I26,3) e à- rado Clemente Alessandrino si riallac-
ncifrwx. (strom. 7,10,1); con Platone (e cia direttamente all'uso neotestamenta-
i misteri) come «la visione di Dio» rio di 'ltpoxonl] e 7tpoxo7t'tW (però cfr.,
(strom. 7,68,4; cfr. 57,I); con il lin- ad es., xa.'t'à 'ltpoxoni)v 7tL<T'tEWc; in
euaggio dei culti misterici come ti.mx.- strom. 7,60,2 con Phil. r,25; inoltre
1'ava:•l~EW (strom. 4,160,3: «mediante exc. Theod. 61,2), pure la sua concezio-
la catena delle nascite [che comincia col ne del progresso del vero gnostico e del-
battesimo] in graduale ascesa verso la meta a cui esso tende è influenzata in
l'immortalità»), come i>Et.O't''l')c; 101 (strom. prima linea e in maniera determinante
.J,ro2,2) e 't'EÀ.Elwcrt.c; (c&. strom. 6,IJ3, proprio dal pensiero globale del N.T .
r; 7 ,II ,2 ); con il linguaggio della gnosi Lo yvwcr·ttx6c; clementina guarda, sen-
come yvwcrt.c; (~ col. 274), crlivecrt.c; za dar peso a tutte le significative espe-
(strom. 6,I54,1) e &.À:{jì}mi (strom. 6, rienze 'gnostiche' del presente, al mon-
r 5 3,r ), o anche come àvi)p 't'ÉÀ.Et.oc; do di là, nel quale Io attendono ancora
(strom. 6,107,2: &xptc; llv Elc; -.ÉÀ.Etov ulteriori 'ltpoxonal, le quali non signifi-
ii..vopa ccuç1}crwcrw, e passim). Le ultime cano solo progressi, bensl anche gradi e
cinque espressioni (e anche la «visione dignità sempre più alti 102• Infatti, se-
di Dio») appartengono però anche al condo Clemente Alessandrino, non tutti
linguaggio del N.T. (specialmente l'e- hanno la medesima sorte celeste (cfr. ~
spressione OCVlJp 't'ÉÀ.Etoc; viene general- IV, col!. ro84 ss. e n. 36) 103 , bensl cia-
mente usata con riferimento a Eph. 4, scuno sortirà una posizione diversa xcx.-
13, ad es. in strom. 7,ro,r). Cosl Cle- 't'CÌ. -.1)v Uilcx.v npoxomiv (ecl. proph . .57,
mente può indicare quale meta del «pro- 2) ovvero xa.-ç'&.çlcx.v (spesso, ad es.
gresso mistico» dello gnostico anche la strom. 5,102,2) 11».
Èvon1c; 't'i)c; ?tlcr't'Ewc; (similmente con ri- G. STAHLIN

101 cfr. ~ VotKER 11 597-609 . lGI Questi pensieri di Clemente Alessandrino


102 Cfr. ~ VoLKl!R u 524 con un. 2 e 3. sono stati poi sviluppati dal suo discepolo Ori-
IOJ Le affermazioni su questo punto mostra- gene (cfr., ad es., princ. 4,4 110; inoltre \Y/.
no, come del resto molti altti aspetti del pen- VoLKER, Das Volkommenheitsideal des Orig.
siero clementina, di verse incongruenze e con- [ r931) 62-n) e massimamente da Gregorio
trn<ldizio!li (cfr. ~ n. 50). Il N.T. non sa di Nissa. Secondo alcuni (e&. \YI. V6LKER,
assolutamente niente di una 1tpoxon1} di là Greg. Nyss. als Mystiker [1955] 186 n . 4 e in
della morte, anche se il concetto escatologico genere 131-143.186-195) le considerazioni del
della ~wiJ sembr:i alludere a un divenire di- Nisseno circa In npoxorn'} costituiscono la par-
namico e non ad un essere statico. Come esem- te più caratteristica della sua dottrina. Come
pio dell'ammissione di una 1tpoxon1) escato- Clemente Alessandrino anche Gregorio pre·
logica da parte degli studiosi anglosassoni dr. vede un àE1. 1tpox67t1'E~v (ili Canticum Ca11-
F. H. BRABANT, Time and Etemity in Chri- ticomm r2 [MPG 44,1037B)). Anche nella
stia11 Tbought ( 1936), chiesa occidentale le idee stoiche sul progres-
277 (VI,720) T<p6c; A (B. Reickc) (VI,720} 2/ll

np6xpiµa ~ v, coll. II06 s. 7.pOVOÉW ~ VII, coli. II97 ss.


7tpoxup6w ~ v, coll. lJ03 s. 1tp6vo~a. ~ VII, coli. l 201 ss.
npoÀaµBa\lw ~ VI, coll. 47 s. 1tpoopaw ~ vm, coll. 1071 ss.
r-poµap-.vpoµcu ~ vr, coll. 1386 s. 1tpooplsw ~ vnI, coll. 1278 ss.
7tpoµi:ptµ\llXW ~ vn, coll. 65 ss. 1tpo1t6:crxw ~ rx, col!. ro45 s.

7tp6c;, una prepos1z1one usata con il vanti o presso qualcosa, con l'accusativo
genitivo, il dativo o l'accusativo, è mol- un moto verso qualcosa 1• Come avver-
to frequente fin da Omero e anche nei
LXX. Nel N.T. è costruita r volta col bio col significato di inoltre non ricorre
genitivo, 6 volte col dativo, 679 volte nel N.T., mentre s'incontra nei Padri
con l'accusativo. Come conferma la for- apostolici (~ col. 280 ).
ma epica (propriamente preconsonanti-
ca) secondaria 7tpo-.l, 'ltpoc; deriva da una
forma (prevocalica) *'ltpo-.j ed è affine A. 7tp6c; COL GENITIVO
al sanscrito prati = di fronte e al latino Nel N.T. 1tp6c; è costruito col geniti-
pretium (cfr. anche per, ecc.).
tivo una sola volta, in un caso partico-
Il significato generale di 7tp6c; è (po- lare nel quale è congiunto a un nome in
co) davanti: col genitivo la preposizione posizione predicativa ed ha il significa-
indica conseguentemente la provenienza to traslato di (essere) essenziale per
da qualcosa, col dativo il trovarsi da- qualcuno o qualcosa. Il caso in qucstio-

so hanno continuato, cristianizzate, ad eserci- Gedc11k:rchri/t fiir W. Elert (1955) n9-127.


tare la loro influenza, sia pure parzialmente e 7<p6ç.
con minore profondità che in Oriente; cfr., Bibliografia per le preposizioni in generale:
ad es., Ambr., de olficiis 2,2; ep. 167,12 s.; --,) lì~«. u, coll. 907 s.; --,) dç, III, coli. 243 ss.;
Iloethius, de consolatione philo:rophiae 4,7,15 ·~ 1\'ttpa rx, coli. 469 s. Studi particolari: Z.
(CSEL 67,105). Attraverso la scolastica tali GRUNDSTROM, De 11s11 praepositio11iJ 'ltp6ç
idee hanno raggiunto anche M. Lutero che le apud Thuc. (1873); KiiHNER-BLASS-GERTH u
ba sostenute almeno nei suoi primi scritti. 1,515-521; W. A. LAMBERTON, 1tp6ç. with the
Come la Stoa e Filone anche Lutero ora distin- Accusative, Publications of the University of
gue tre gradi (conoscibili) del profectt1s nella Pennsylvania, Series in Philology I 3 (1891)
vita cristiana, ora parla invece, come Gregorio 1-47; H. }AconsoHN, Die Prop. 1tp6ç: Zeit-
di Nissa, di infiniti grad11s de claritate in cla- schrift fiir vergleichende Sprachforschung 4:z
ritatem, de virttlle in virtutem, cx fide in fi- (1909) 277-286; RADERMACHER l l37-r46; Jo-
dem (WA 3,512,:z6). I passi biblici addotti n HANNESSOHN, Priipos. :z59 s.; MouLTON-MIL·
sostegno della sua dottrina del progresso nel- LIGAN, s.v.; A. T. RoaenTSON, A Grammar of
la santificazione sono 2 Cor. 3,18; ljJ 83,8; the N.T. 5 (r931) 622.626; cfr. indice 1281 s.
Rom. 1,17, inoltre Io. l,16; 2 Cor. 4,16; Phil. q41; MAYSER n 2 § ri7 (con bibl.); SCHWY-
3,13. Negli scritti più tardi Lutero ha però ZER I 400 s.; II 508 s.; LIDDELL-SCOTT, s.v.;
riferito i medesimi passi al progresso nella PREUSCHEN-BAUER" s.v.; BLASS-DEDRUNNER.
fede e al progresso nella storia della salvezza §§ 239 s.
dall'Antico al Nuovo Patto. Su tale questione 1 ScHWYZER r 400 s.; n 508-517; PoKORNY
cfr. L. PINOMAA, Die pro/ectio bei Lt1ther, in 815 s.
itpòç A-C (B. RekkcJ l Vl,721 J 200

ne è Act. 27,34 1 : -roiho yàp 7tpÒc; -.l)c; "t"OLç µan.-oi:c;, «attorno al petto» (Apoc.
5
uµE'tÉpm; O"W'tT]plac; U7t<iPXEL, «giacché I' I 3 ) ; E\10.. 'ltpòc; -rn XEcpaÀ:ij xa.i eva
7tpÒç -roi:ç 7tOCTlv, «(gli angeli seduti) uno
ciò ( = mangiare il cibo benedetto da dalla parte del capo e uno dalla parte
Paolo) è essenziale (cioè necessario) al- dei piedi» (Io. 20,12 ). b) Per indicare
la vostra salvezza}> 3 . la direzione, e precisamente come pleo-
nasmo con un verbo che richiede il da-
Troviamo un'analoga costruzione in tivo: È.yylsov'to<; oÈ. mhou t]o'r] 1tpÒ<;
r Clem. 20,10: "ltapÉXOV't(i.t .-oùc; 7tpòc:; -c'fj x.a'ta~acrs:~ nu opovc;, «e come si av-
swijc; ùvl>p<.:motç µasouc;, «(le sorgenti vicinava ormai alla china del monte»
perenni) porgono le mammelle essen- (Le. 19,37). Al contrario con passaggio
ziali per la vita degli uomini». La frase all'accusativo: "ltpocrxoÀ:À:riiH1<rE'tGC~ 7tpÒç
che c'interessa non è però in posizione 'rTJ\I yuvai:x.a aÒ-çoi:i, «Si unirà alla sua
predicativa, ma attributiva; se però si donna» (Mc. ro,7 variante); Eph. 5,3r.
sottintende un ov""C"ac; prima di p.asouç,
2. '1tp6ç quantitativo: oltre, in ag-
si ottiene persino un'affinità con Act.
giunta a. Quest'accezione non è presen-
27,34 4 •
te nel N.T., ma si trova in r Clem.
r 7, 1: 7tpÒc; -rou'toLc;, «oltre a costoro
B. 7tpoc; COL DATIVO ( = i profeti Elia, Eliseo ed Ezechiele)».
r. 7tp6c; spaziale. a) Per indicare il
C. 1tp6c:; CON L'ACCUSATIVO
luogo: davanti, presso, a. Riferito a lo-
calità: 7tpòc; -.Q ~pEt, «presso il monte» Costrutto molto frequente per indi-
(Mc. 5 ,II); 7tpòc:; 'tll Mpq., «<lavanti alla care un moto a luogo: verso, a, in. In
porta» (Io. r8,r6); 7tpÒc; (variante: tv)
.-il} µVT]llft~, «presso il sepolcro» (lo. quest'uso, che anche dal punto di vista
20,n ). Riferito a parti del corpo: 7tpòc:; teologico è il più importante, 1tpoc; co-

2 B. REICKE, Die Mahlzeit mit Paul11s auf de11 l'uso traslato si ottiene logicamente il signifi-
W elien des Mitielmeeres Act. 27,33-38: ThZ 4 cato di per, in co11siderazione di, guardando a,
(1948) 401-410. ecc.
3 La frase non va intesa in senso finale, quasi 4 Un tale 7tp6c; ricorre particolarmente nel
significasse «serve per la vostra salvezza». greco letterario, ad es.: où 7tpÒç ·dic; Ù~"tÉpaç
Ios., ant. 16,313 ('1tpÒc; -.i)ç -.ov ~run).Euov-.oç 061;T)ç -.0:1fa, «ciò non si concilia con la vostra
0"(>.)"t1Jplw;, «per il bene del re») ha si un sen- gloria» (Thuc. 3,59,r); où yàp fjv 7tpÒc; "tOU
so finale, ma dal punto di vista della forma Kupou -.p6rcou ~xovi:oc µTj a1to&o6va.t, «non
linguistica non ha niente a che fare con Act. era nel carattere di Ciro avere e non pagare»
27,34, anche se vi compare il sostantivo uw- (Xen., a11. 1,2,u ). Questo 'ltp6ç completa sem-
"t"f)pla.. In Giuseppe il costrutto è infatti av- plicemente il genitivo partitivo in casi come
verbiale, in Act. 27,34 predicativo. Certamen- 5oxEi: -.alii:a xa.L oa'lt0:VTJc; µEya).T)ç xat 7t6-
te i due costrutti possono in un secondo mo- vwv 7to).Àwv xaL 7tpa.yµai:ela.c; Eiva.L, «ciò
mento coincidere, ma in principio sono di- sembra congiunto sia con una grave spesa
versi, checché ne dica MouL'l'ON-MILLIGAN 544. sia con molti sforzi e molto lavoro» (De-
Il significato finale di 'ltp6ç nel passo di Giu-
mosth., or. 8,48). Cfr. il latino alic11ius esse
seppe si spiega col fatto che i Greci, 111utatis = essere essenziale per qualcuno o qualcosa.
mutandis, dicevano spesso ab oriente versus KtiHNER-BLASs-GERTH II r 374 n . 2; SCHWY-
invece che ad orietltem versus (KiiHNER-BLAss- ZER II 515 s.; BLASS-DEBRUNNER' § 240,r.
GERTH n 1,515), ad es. Hdt. 3,101: 'ltpÒç v6·
't"OI) aVɵov, letteralmente «Calcolando dal 5 In tali casi c'è altrove spesso un dativo di
vento del sud in qua», cioè «verso sud)>. Nel- relazione: BLASs-DEDRUNNER 9 § 197.
stituisce praticamente un parallelo di Ei.c; «andrò a casa sua e cenerò con lui».
(~III, coli. 243 ss.). Tra le due prepo- 7tp6c; può anche seguire 7tpoO'a.ywy1} (-7
sizioni corre però una differenza fonda- I, coll. 358 ss.; 1x, coll. 1298.1300 ss.):
mentale che non viene sempre notata: 7tpocra.ywyi) 7tpÒc; -i:òv 7ta.-.tpa., «accesso
mentre il movimento indicato con 7tp6c; al Padre» (Epb. 2,r8; ~col. 283). In
si ferma al limite della meta del moto questo caso 1tp6c; indica l'avvicinamento
stesso, quello indicato con Elc; continua all'oggetto, non la penetrazione in esso,
fin dei:itro l'oggetto del movimento. mentre e:lc; avrebbe conferito all'espres-
sione un senso più 'mistico'. Si confron-
r. 1tp6c; spaziale: a qualcuno o qual-
ti come in Io. 7,33; 16,5 (ù·miyw 7tpÒç
cosa, verso. È usato in prima linea con
't'Òv 1tɵ\jJo:.v't&. µe:, «vado a colui che
verbi intransitivi o transitivi che indi-
mi ha inviato») 7tp6ç salvaguardi perfet-
cano un moto del corpo.
tamente la personalità di Dio. Talvolta
a) Con verbi intransitivi, come anda- 7tp6c; indica la venuta di qualcuno che
re, ecc. Meta del moto è di regola una si presenta per essere accolto in una co-
persona. Esempi: à:11a.~alvm1... 7tpòc; munione religiosa (cfr. il termine pro-
..oùc; à.?toc;-.oÀouc;, «salire dagli aposto- selito [->col. 297] ).
li» (Act. x5,2); epxoµm 1tpòc; ùµ~. Esempi: Él;rnopEue:-i:o 7tpòç aù-còv 'Ie:-
«vengo da voi» (2 Cor. 13,1). Talvolta poc;oÀuµa ovvero 7tficra. 1) 'Iovfola xw-
si pensa all'abitazione della persona ver- pa., <msciva per andare da lui tutta Ge-
rusalemme / tutta la Giudea» (Mt. 3,5;
so cui si va: CÌ.7tfjÀi}ov ovv mH.w 'ltpòc;
Mc. l ,5 ); crù EPXTI 1tpÒc; µÉ, «tu vieni da
a.ù-.ouc;, «se ne tornarono dunque a ca- me» (Mt. 3,I4); ~À.E-1m -i:òv 'IT]O"OU\I Ép-
sa» (Io. 20,IO ). Coi verbi composti con x6µe:vov 7tpòc; o.\nov, «vede Gesù venire
dc; che indicano l'entrata in una casa e da lui» (lo. l,29); e:Uìi::v 'Iwrouc; -i:òv
Na.i>a.vo:.1)À Épx6µe:11ov 1tpòc; aù ..6v (Io.
simili, 7tp6c; indica il momento conclu- I .47 ); OUOEL<; OÙVO:.'tO:.~ ÉÀ1'Et\I 'ltp6c; µE
sivo dell'avvicinamento della persona f.à.v µ1J ò 'ltct-ri]p ... H.xuc;n a.ù-t6v, «nes-
nella casa: El<rfjMe:v 7tpòc; -.òv IltÀ<i-.ov, suno può venire a me se non lo attrae
il Padre» (lo. 6,44; ~ b, col. 283).
«entrò da Pilato» (Mc. 15,43); Tj)...
i>ov 1tpòc; a.ù-.òv EÌ.ç 't'Ì]V !;e:vla.v, «anda- h) Con verbi transitivi, come manda-
rono da lui nel suo alloggio» (Act. 28, re, portare, condurre, ecc. Esempi: i]ya-
23); similmente Act. lr,3; 16,40; I yov CC.U't'Òv 'ltpòç -i:òv 'ITJ<rouv, «lo condus-
Thess. 1,9 ed anche passi teologicamente sero a Gesù» (Le. 19,35); 7tpocrx6ljiTJç
rilevanti come Act. 10,3: &yyEÀ.ov -rou 1tpòc; >..rnov ..òv 7t65cc. O'ou (Mt. 4,6 par.
i>e:ou e:i.o'EÀ.Mv't'a. 7tpòc; aìn:6v, «un an- Le. 4,n). Un enunciato di valore teolo-
gelo di Dio che andava a visitarlo ( = gico in questo campo è Io. 12,32: 'ltav-
Cornelio)»; Apoc. 3,20: EÌ.<re:Àe:uO'oµa.~ 't'aç t>..xucrw 7tpòc; ɵa.u't6v, «trarrò tut-
7tpÒc; a.ù-.òv xat &mtv1}0'w µe:-r' a.Ù'tou, ti a me». Gesù afferma qui che dopo la
;:p6~ C 1b-c (B. Reicke)

sua glorificazione strapperà tutti gli uo- ca a, presso, davanti a qualcuno o a


mini al diavolo e li attrarrà a sé, cioè qualcosa e indica lo stato in luogo no-
nella sua comunione (cfr. lo,I6) 6, il che nostante l'accusativo, perché il perfetto
indica contemporaneamente la chiesa e esprime oltre al movimento anche lo
la gloria celeste. Alla venuta dell'uomo stato che segue al moto, cioè la perma-
nella comunione religiosa (~ sopra, col. nenza, e questo momento, essendo quel-
282) corrisponde così un'attrazione a lo psicologicamente più importante, di-
entrare nella comunione esercitata su di viene predominante.
lui o da Gesù stesso (come nel nostro
Esempi: 1jv oÀ-T} Ti rcoÀ.iç È7ttO"UVTJY-
passo) o dal Padre (come in Io. 6,44; µÉVTJ 7tpÒc; T1]v Mpcx\I, «tutta la città
~ col. 382). La stessa idea è possi- stava radunata davanti alla porta» (Mc.
bile ricavare anche dalla frase npocrcx:yw- ra3); oEoEµÉvov npòc; i}upcx.v, «legato
davanti a una porta» (Mc. I r ,4); È~É­
yl) -rtpòc; Tòv 'ltct.'t'Épa (Eph. 2,18; ~ ~À'T)'t'O rcpòç 't'"Ò\I nvÀ.wva, «giaceva da-
col. 282), dove npocra.ywy'l) può esse- vanti al portone» (Le. 16,20); (D"uy)xa-
re inteso contemporaneamente in senso i}1Jµe\loc; ... 'ltpÒc; 't'Ò cpwc;, «seduto... ac-
canto al fuoco» (Mc. J4,54 p ar. Le. 22,
intransitivo e transitivo. La preposizio-
56); TJ àçl\11) TCpÒc; 't'1)\/ plSCk\I ... XEi:'tCX.L,
ne può però indicare anche l'attaccamen- «l'accetta è stata già posta alla radice»
to agl'idoli: npòc; TèL EÌ:OwÀ.a... fiye<117E (Mt. 3,10 par. Le. 3,9).
à:mi:yo~vot, «venivate attirati agli ido-
Questo costrutto è usato impropria-
li» (I Cor. I2,2). Del resto l'idea dell'a- mente anche in casi in cui non c'è alcun
desione al Signore è prossima al motivo riferimento a verbi di moto.
della conversione a Dio o a Cristo: Tivl-
xa ... ÈTCWtpÉ\jro 1tpÒc; XVpLOV, «quando Esempi con e!vcxL: 1tpÒc; 1}µii.c; etD"w,
«sono tra noi» (Mt. 13,56); Ewc; 1tO'tE
si convertirà al Signore» (2 Cor. 3,I6); 7tpÒc; ùµii.c; ltcroµcx.t;, «fino a quando starò
È7tEO"'tpÉlpa't'S 7tpÒc; 'tÒ\I 17EÒV à:1tÒ 't'W'IJ tra voi?» (Mc. 9,I9; Mt. 17,I7: ~i}'v­
d.owÀ.wv, «vi convertiste dagli .idoli a µwv); 11\1 npòc; 't'Ò\I 17e6v, «era presso
Dio» (Io. l,l s.). Costrutti simili: ~vcx.
Dio» (IThess. I,9). A tale movimento
1) àÀ.'l)i}ELCX.... OtCX~L\ITI npòc; vµéiç, «af-
verso Dio fa riscontro quello verso il finché la verità... rimanesse tra voi»
fratello: M.v ... ~'lt't'axtc; Èmcr't'pÉ\jro 7tpòc; (Gal. 2 ,5 ); "Kpoc; è costruito cosl anche
cre, «se sette volte ritorna a te» (Le. con il semplice µÉVELV e in diversi altri
nessi7.
I7,4).
In alcuni dci casi succitati sussiste
c) Con forme passive (di significato comunque implicitamente l'idea di moto
perfettivo) dei verbi di moto che vanno a luogo, benché a prima vista rcp6c; sem-
tradotte intransitivamente, npéc; signifi- bri indicare unicamente la permanenza

6 B. \Vmss, Das Ev. dcs Jobannes, Kritisch- Io. 12,32.


exegetischer Komm. iiber das N.T . 6 (1880) a 1 Indicati in PRF.USCHEN-BAUE.R ', s.v. m 7.
O:.V,) \ '&J/'-'-J

presso qualcuno. Cfr., ad es.: 1tpÒc, u€. quest'uso i] verbo di dire può talvolta
-;::;LGJ •Ò 1ta<Jxa, « [verrò e] celebrerò a essere sottinteso (Act. 10,33 ). Quest'u-
casa tua la pasqua» (Mt. 26,18); EVE?W. so è conforme alla funzione di 1tpoc, coi
-;ou q>CX.VEpwi}-ijWJ.L... 7tpÒC, Òµaç, «perché semplici verbi di dire (-7 sotto, 2 a).
fosse manifesta tra voi» (2 Cor. 7,12);
µ'Ì") 7taÀLV faMv•oc, µou •a:1mvwu11 µE 2. 1tpoç psicologico: a, verso, con ver-
... 1t;iòc, uµéic;, «e che, venendo di nuovo, bi e sostantivi che descrivono o indicano
(Dio) non mi umilii davanti a voi» (2 il movimento di un contenuto mentale
Cor. l 2,2 I); 7tpÒç o ovva.cri}E à.vcx.yLVW- verso un dato oggetto.
:iX0Vi:'EC, vof}o-a.L, «dove potere (rivolger-
a) Coi verbi di dire; dire, comunica-
vi), leggere e capire», Eph. 3,4); '~ ɵl} re qualcosa a qualcuno. Peraltro in que-
r.apoU<lla ·miÀ.LV 1tpÒC, uµàc,, «il mio ri-
st'uso 1tp6ç ricorre, in senso profano,
torno e la mia permanenza tra voi» al posto del semplice dativo solo pres-
(Phil. 1,26); i'.vcx. ò À.éyoc, ... 'tPÉXU Xt:lL so quegli scrittori che presentano cer-
oo;a~T)TCt.L ì((lÌ}WC, XCt.L 1tpÒC, uµéic,, «per- ti punti di contatto con la forma dia-
ché la parola si diffonda e sia glorificata logica della biografia greca, cioè presso
come (avvenne quando giunse) tra voi» Luca e Giovanni (Le. r,13.18 s. e pas-
(2Thess.3,1): l'accusativo che sostitui- sim; Act. r,7; 2,37 e passim; Io. 2,3;
sce qui il dativo, che sarebbe normale, 3,4 e passim). Tale uso s'incontra un'u-
è dovuto ad attrazione del contesto. nica volta in Matteo (3,15, variante),
Locuzioni stereotipe: Tà 7tp6c, 'tL, ad mai in Marco e una sola volta nel resto
es. 'tà 7tpÒc; 't'IÌV ihipav, «ciò che è ver- del N.T. (Phil. 4,6), se si prescinde da
so la porta», cioè «il posto davanti alla alcune poche forme reciproche e rifles-
porta» (Mc. 2,2); -rà. 7tpÒç 't"Òv lJEov,
«ciò che riguarda Dio» (Rom . 15,17; sive che richiedono una spiegazione a
Hebr. 2,17; 5,1); •l itpòc; 7)µaç;, «che parte (ad es. Mc. 9'33 s.). Altrimenti il
c'importa?» (Mt. 27,4); 'tL 7tpòc; crÉ;, costrutto 1tp6c, 't"LVct. À.!yEL\I e simili è
«che t'importa?» (lo. 21,22 s.).
riservato esclusivamente al discorso di
d) Associato a à1toCT'tÉÀ.Àw e 7tɵtcw e Dio e in questo caso non significa sem-
con un verbo di dire nel significato di plicemente dire a qualcuno, ma allo stes-
mandare un messaggio per comunicare, so tempo anche rivolgere una parola a
cioè mandare a dire, 1Cp6c, indica il de- qualcuno, far toccare qualcuno da una
stinata1·io del messaggio (Mt. 27,19; Mc. parola 8, cioè dire qualcosa che riguarda
3,31; Le. 7,19; Io. 1,19; Act. 19,31). In qualcuno. Esempi: 1tpòç 'tÒv 'Icrpa'Ì")À

8 Secondo l'esempio dcll'A.T. la parola divina und im AUen Oricnt (1938) 123; H. RINGGREN,
è presentata anche come una forza attiva: J. Word ond Wisdom (1947) r57-164; ~ VI,
PEDERSEN, Isroel 1/n (1920) 127 s.; L. DURR, coll. 261 s. 330 ss. ÀÉyw.
Die W erl1mg des golllichen Wortes im A.T.
otp6c; C :2a-b (B. KeickeJ

À.Éyi::t, «(riguardo) a Israele dice» (Rom . ne di qualcosa: EÀ.EyEv 7tapa.(3oÀi]v aù-


10,21); (À.ÉyEL) 7tpÒç 'tÒV"uì6v, «(riguar- •otç 'ltpòc; 'tò 8Et'J nav'to'te 1tpocrEvXE-
u1}m, «diceva loro questa parabola in
do) al Figlio (dice)» (Hebr. 1,8; cfr. r, considerazione della necessità di pregare
7.13; 5,5; 7,21; u,rS). In questi esem- in ogni tempo» (Le. 18,1 ). Come in Lu-
pi Dio rivolge la parola direttamente a ca leggiamo in un dialogo à.1toxplvoµat
7tp6c; 'ttva (invece che 'ttvl) = rispon-
Israele e a Cristo, ma non nel senso di
dere a qualcuno (Le. 4,4; 6,3; Act. 3,12;
dare loro una semplice comunicazione, 2 5, r 6 ), cosi leggiamo anche à.v·rn.7toxpt-
bensi nel senso di assegnare loro una Mjvat 7tpÒç -tau'ta = replicare a que-
determinata posizione e un preciso com- ste cose (Le. 14,6); cfr. oùx IÌ.1tExpW11
aù'tfi> 7tpòc; oùof. E\I pfjµa, «non gli ri-
pito nell'ambito della storia della sal- spose neanche una parola» (Mt. 2 7,14 ).
vezza: la parola di Dio che viene ripor-
b) Con verbi e sostantivi indicanti Ja
tata riguarda loro e ha effetto su di loro.
disposizione o l'atteggiamento, sia ami-
Casi simili nei quali si tratta di pa- chevole che ostile, verso una persona o
role di Dio riprese dall'A.T. o di para- una cosa. Spesso si tratta in particolare
bole di Gesù: 1tpÒç a.v-roùç 'T1)V 7tapa-
dello stato d'animo che si ha o si assu-
~oÀ-i}v Et'JtE, «disse la parabola per loro»
(Mc. 12,12); wµoO"EV 1tpÒç 'Af3pa.aµ, me nei riguardi di Dio, del prossimo o
«giurò (riguardo} ad Abramo» (Le. 1 , della potenza del male.
73); 1tpòc; 1Jµac; 'ti}v 'Ttapaaol-Tiv ... ÀÉ-
yEtc; iì xat 7tpòc; 'ltaV'taç;, «dici questa Esempi di rapporto amichevole: 7tE·
parabola per noi o anche per tutti?» 1tolih]uw, 7tappT)<Tlav EXELV 7tp6ç ( 2
(Le. 12>41 ); -ijpt;a-ço 'ltpòc; -ròv Àaòv À.É· Cor. 3'4i I Io. 3,21); 1tlcr·nç 7tpòc; 'tÒV
J'ELV 'tTJV napaaok/jv, «cominciò a rac- ì>Eov (I T hess. r ,8 ); µaxpoltuµEi:v 1tp6c;
contare la parabola (con riguardo) al po- (I Thess. 5,14); 1}mov Eì:vat 7tp6ç (2
popolo» (Le. 20,9); ÉXElvouc;... 1tpÒç ouç Tim. 2,24); ÈVOELXWO'ltct..L 7tpetV't1}'tCX.
ò Àbyoç 'toiJ 1'i::ov È:yÉVE't'O, «coloro ... 1tp6c; (Tit. 3,2). Cade qui anche il caso
che la parola di Dio riguardava» (Io. ro, di un'azione favorevole o benevola: Èp-
35 ); 't"Ì)v 1tpÒç -.oùç 'lta-rÉpaç hayyE- ya.~wµi;:t>'a. 'tò &.yaDòv 7tp6c; (Gal. 6,10)
Àla.v yEvoµÉvt)v, «la promessa fatta ri- o di un rapporto pacifico e positivo:
guardo ai padri» (Act. 13,32; dr. 26,6 otaì>1}xT)v Oto:'TlttEµat npéç (Act. 3 ,2 5;
variante). Coi verbi 'pregare', 'implora- Hebr. 10,16); dpljv11v ìtxoµEv npòc; 'tÒV
re', 'bestemmiare' abbiamo però spesso ì>EOV (Rom. 5 ,1 ); XOL\/WVL<X, cruµcpWVT]-
Dio o Gesù come destinatari indicati da CTL<; 1tp6c; (2 Cor. 6,14 s.).
7tp6ç; ad es. OETJlt1}'TE... 7tpòc; 'tÒV xùptov, Esempi di rapporto ostile: yoyyùsw,
«chiedete al Signore» (Act. 8,24; ~III, yoyyuO"µòç 7tp6c; (Le. 5,Jo; Act. 6,r); È:v
coli. 1294-1300 [ 1tpocr]Eùxoµat); (3la- ~xi}pq. ov'tE<; 1tpòc; au-roùç (Le. 23,12);
O"q>1)µla (~ 11, coll. 284-290) 1tpÒç -tòv Otaxplvoµat np6c; (Act. u,2); EL 'tt EXOL·
ltE6v, «bestemmia contro Dio» (Apoc. EV 'ltpòç ȵÉ, «se avessero un'accusa con-
13,6)9. tro di me» (Act. 24,19); ào"vµq>wvot
Possiamo avere anche ÀÉYELV 1tp6c; 'tL 1tpòc; &.À.À1}À.ouc; (Act. 28,25 ); 1tpéiyµa
= dire con riguardo a, in considerazio- EXEW 7tpÒc; (I Cor. 6,r ); mx.À.11 1tp6c;
9 Per contro, npòc; fo:v'tÒV npocrriuXETO (Le. 18,n) è modellato su 7tpòç fo.v·rov À.ÉyE~v.
(Eph. 6,12); µoµcpi)v (variante: Òpyi)v) fine di, talvolta per desiderio di: 1J &C1'Ì)É-
EXEW 7tp6c; (Col. 3,13 ); mxpalvoµat VELa oòx Ecr't'LV 1tpòc; M.va't'ov &_).).'ù1tÈp
1tp6c; (Col. 3,19); 7tpòc; -r-f)v à.µ.ap-rlav
ò:.v-.aywvts6µEvoL (Hebr. 12,4). ... 1'.va, ~<la malattia non condurrà al-
Esempi di rapporto irreprensibile ( u- la morte... » (Io. II,4); oÙ"toç 1)v ò 7tpÒc;
so neutro): àcrxw &.7tp6cn<:o1tov cruvELO'Y)- 't'TJV EÀE'l')µocn'.IV'l'}V xa.MJµEvoc;, «questi e-
crw EXELV npòç 't'Òv i)Eòv xat -roùc; àv-
ra cofoi che sedeva presso la porta Bella
i)pC.:mouc;, «mi sforzo di avere una co-
scienza incontaminata nei riguardi di a chiedere / per ricevere l'elemosina»
Dio e degli uomini» (Act. 24,16); Èv (Act. 3,10 ). Va probabilmente conside-
à.yL6-r'Y)"t'L... àvEcr-rpcicp'Y)µEv ... 1tpoc; ( 2 rato finale anche il 'ltp6c; in 2 Cor. 4,2 10 :
Cor. 1,12); Èv crocplq. 1tEpmGC't"EL"t'E 7tpÒç
't'OÙç E~w (Col. 4,5). 1rpòc; 7tfia'o.v cruvElOT]CJ'LV (accusativo!)
à.vilpw'ltwv, «al .fine di ottenere il con-
3. 7tp6ç temporale. a) Per indicare senso generale da parte degli uomini»,
l'approssimazione a un dato momento: e in Hebr. 6,1 r: ÈVOElxvvcrba;L 0"7tou8i)v
1tpÒc; Écr7tÉpav, «verso sera» (Le. 24,29). 7tpòc; •-!iv 7tÀ.TJpocpopla.v •flc; ÈÀ.'ltlooc;,
b) Per indicare la durata fino al compi- «manifestare zelo per il pieno sviluppo
mento di una data misura di tempo: della speranza» 11 •
'li:pòc; xaLpov, «fino a un certo tempo»
(Le. 8,13; I Cor. 7,5); 1tpòc; wpav, «per Altri esempi: rcpòc; "t'-i}v ~VOEL~W -tf}c;
OLXG.LOcrUV'l'}ç, «per dimostrare la giusti-
un po'» (Io. 5,35; 2 Cor. 7,8; Gal. 2,5; zia» (Rom. 3,26); 1tpÒc; olxo8oµ7}v (Rom.
p hilm. I 5 ); 7tpÒç XCx.tpÒV Wpa<;, «per Ull 15,2; I Cor. I4,12.26 e passim); 'ltpòc;
periodo di tempo» (r Thess. 2,17); 7tpÒç -rò crvµcpopov' Eucrxnµov' EUTCttpEOpov ( 1
Cor. 7 ,3 5); Èypa<p'Y) npòc; voubEo'locv ( 1
oÀ.lyac; 7}µÉpaç, «per pochi giorni» Cor. xo,n); 'ttll i>E('{) 1tpòc; o6~av (2 Cor.
(Hebr. 12,10); 7tpòc; ÒÀ.lyov, «per un 1,20) 12• Nell'uso finale 'ltpoc; è costruito
attimo» (Iac. 4,14); 7tpÒc; -tò 7tap6v, «pe1· spesso con l'infinito: rcpòc; -tÒ i>Eai)ijvo.t,
«per essere visti» (Mt. 6,1; 23,J) esimi-
il presente» (Hebr. 12,rr). Questo 'ltpoc; li 13 ; abbiamo anche esempi di accusativo
temporale si riferisce generalmente al con l'infinito: 1tpÒç -rÒ µ'Ìj a'tEVLCTtXL 'tOÙc;
futuro ed è pertanto molto vicino al utoùc; 'IcrpaTjÀ., «cosi che i figli d'Israele
7tpoc; finale (--,> sotto). non potessero vedere» (2 Cor. 3,13).
7tp6c; retto da un aggettivo: à.ycd)òv
rcp6c; (Eph. 4,29 ); &.obxiµoc; 1tp6c; (Tit.
4. 7tp6ç finale. a) Per indicare il fine l , l 6) e simili 14 •
a cui tende l'azione in parola: per, al Espressioni ellittiche: -.à 1tpÒc; Elp-fi-

IO Paolo espone sempre la verità per portare 11 Diversamente intende PREUSCHl!N-BAUER ',
l'uomo ad accettare la fede. Per uvvElo1111~c; S.V , III6.
nell'accezione di comenso, approvazione e si- 12 Cfr. inoltre PREUSCHEN·BAUER 5, s.v. m
mili (accezione che dovrenuno avere anche in 3 a.e.
2 Cor. 5,u) cfr. B. REICKE, The Disobedie11/ Il Altri esempi in PREUSCHEN-BAUER 1 , s.v.
Spirits and Christian Baplism (1946) 180; fo., m 3 a.
Syneidesis itr Rom. 2,r5: ThZ 12 (1956) 157- ·~ Altri esempi in PREUSCHBN-BAUJ!.R" s.v.
161. III 3 C,
1tp6ç C 4a-5 (B. Rcicke)

Vl)'ll, «ciò che riguarda la pace» (Le. 14, tO da un aggettivo: OÙX a~La 'tà. 1tai>1j-
31; 19,42); 7tpÒc; 'tl;, «a che scopo?» µoc'ta ... 7tpÒç 't'Ì]'ll µÉÀ.À.OUO'fX.'11 ooça'll, «le
(Io. 13,28); Ttt 7tpÒc; 'tàc; XPElac;, «il ne- sofferenze non sono paragonabili alla
cessario per i nostri bisogni» (Act. 28, gloria futural> (Rom. 8,18).
IO); 'tcX 7tpÒc; swi)v xat EVO"Éf3EtfX.'ll, «ciò
che serve alla vita e alla devozione» (2 5. 1tp6c; consecutivo: fino a un dato
Petr. 1,3).
risultato; così che (in parte ebraicizzan-
b) 7tp6c; modale. In questa accezione te) : À.wxal Ei.crw 1tpÒç ~Epwµ6v, «sono
particolare 1tp6c; significa fino a nel sen- abbastanza bianchi per la mietitura» (Io.
so (come l'inglese up to) di per raggitm- 4,35 ); &:rwa Èrr'tL\I.. . 1tpòc; 1tÀ.'l')crµovi)v
gere, adempiere, corrispondere, e ha il -.ijç o-apx6c;, «il che porta al riempimen-
valore di conformemente, secondo 15 • to della carne» (Col. 2,23) 17 ; 1tpòc; cpM-
Esempi: 'ltOtEi:'ll 'ltpÒç 'tÒ ~ÉÀ:l'jµtt av- \IO\I, «fino alla gelosia / persino con ge-
'tOU, «agire secondo la sua volontà» (Le. losia» (Iac. 4 ,5) 18 ; tkµap'tla. 1tpoç Mva-
12,47 ); 7tpÒ<; 'tlJ'll CTXÀ.'CJPOXapola'll vµGlv,
'tO\I, «peccato cosl grave da portare alla
«secondo il grado / la misura del vo-
stro indurimento» (Mt. 19,8 par. Mc. morte» (I Io. 5,16 s.). Con l'infinito: ò
ro,5 ); 7tpoc; 8. E7tpa~E'll, «conformemen- ~À.ÉTCW'll ywai:xo: npòç -.ò E1tLth>µijcraL
te a ciò che ha fatto» ( 2 Cor. 5 ,ro ); oÌJx ocu-r+tv, «chi guarda una donna cosl da
Òp~o7tooouaw 16 7tpÒç 'tlJV <Ì.À:fj~ELr):'\I,
«non camminavano diritto conforme- desiderarlal> (Mt. 5 ,28 ).
mente alla verità» (Gal. 2,14). 7tp6ç ret- B . REICKE

7tpOO"a')'W ~I , coJl. 351 ss. 1tpouoÉoµaL ~ II, coll. 845 ss.


7tporra:ywy1} ~ 1, coll. 358 ss. npoCTOÉXOµat --? II, coll. 885 SS.
7tporra\loc<tlih}µt ~ 1, coli. 951 ss.

15 MAYSER ][ 2 § 127,5. (1954) 269-274.


16 ~ vm, col. 1266 òp0o1tolìéw. C. H . Ro- 11 B. R.E1cKE, Zum sprachlichen Verstondnis
Bl!RTS, A Note on Gal. 2,14: JThSt 40 (1939) von Kol. 2,23: Studia theologica 6 (1953) 39·
55 s.; J. C. WINTER, Another Insta11ce o/ òpi}o- 53; diversamente interpreta R . LEANEY, Colos-
'lt05Ei:v: HThR 34 (1941) r6r s.; G. D. K1L- sians II 21-33. The Use o/ 'ltp6ç: ExpT 64
PATRICK, Gal. 2,14 òp0o1tolìouow, in N.T.liche (1952) 92 .
St11dìe11 /iir R. Bultmann, Beih. z. ZNW 21 18Analogie in MAYSl!R II 2 § 127,8.
7tpoulìox<iw A 1-2 (C. Maurer)

t TCpocroox<iw, t 7tpocrooxla.

A. IL GRUPPO DI VOCALI FUORI DEL N.T. 2. Nei LXX, dove r.:pocrooxéiv compare
1. 'lt'po<roox<X.w, derivato come ooxEuw soprattutto nei libri più recenti, l'attesa
dalla radice OEX-, oox- ( oÉxoµa~ = ac- è concentrata e diretta per lo più su Dio
1

cettare, ricevere, accogliere), è costruito e sul suo intervento. Cosl in 6 dei 12


generalmente con l'accusativo della cosa
o della persona oppure anche con (l'ac- passi in cui il verbo è usato la speranza
cusativo e) l'infinito: aspettare, atten- riguarda Dio stesso (~ 103,27), la sua
dere, guardare se arriva qualcuno o qual- salvezza(~ uS,166: in entrambi i passi
cosa. In questo significato risalta forte-
mente il momento della tensione dell'at-
il verbo traduce fbr al pi'el), la sua mi-
tesa, sia come timore sia come speranza. sericordia (Sap. 12,22), la vittoria da lui
Attesa piena di speranza: µ6xi)ou 't"Épµa. concessa (2 Mach. 15,8) e anche la ri-
(Aesch., Prom. rn26); xÉp&oc:;(Eur., Iph. surrezione finale (2 Mach . 7,14; 12,44).
Taur. 13rr); (ciya.ilà.) µÉÀ.Àov't"cx. xcx.t
7i:pocrooxwµEva., «i beni futuri e attesi» 2 L'impiego di 1tpocroox&.w per indicare
(Pbilo, leg. all. 3,87); gli dèi come crw- la speranza dell'A.T. spicca ancor più in
't"fjpa.c:; (Plat., Theaet. 17ob); 't"IÌ. fjEÀ-rlw confronto all'uso più esteso che ne fan-
(Ios., ant. 7,114); Dio come cruµµa.xov no Aquila, Simmaco e Teodozione. Con
(Ios., bell. 5>403); a riguardo di Nero- frequenza ancora superiore a quella dei
ne: Ò of. ·6jc:; olxovµÉvr}I; xa.t 'lt'pocroox'l')- LXX essi traducono con 7tpocr8ox&.w il
ì}dc:; xa.t D..mcri)Elc:; a.u"t"oxp1hwp, «l'at- vocabolo ebraico qwh al pi'el3: ~ 24 3
teso e sperato imperatore del mondol> Aq. (sive Ù1toµÉvov·m;); 4' 68,7 (Sym.');
(P. Oxy. VII 1021,6). Attesa piena di ti- Is. 49,23 (Sym.); 59,9.rr (Sym.); Ier.
more: 1tpocr&oxw\l't"E<; oÀ.ÉEO"ilcn (Hdt. 7, 14,22 (Sym.); t!J uB,95 (Sym., Theod.).
156); qicx\iÀa. (Ios., beli. 5,528). In sen- Fatta eccezione per l'ultimo passo citato,
so neutro: Lys. r9,47; Epict., ench . 48,1 oggetto diretto o indiretto dell'attesa è
(bis). sempre Dio.

1tpocrooxla, aspettativa, attesa: 't"W\I Nel caso di 7tpOO'Ooxlri tale concentra-


élyai>wv (Xenoph., Cyrop. 1,6 119); ~À.- zione è avvenuta invece in misura mino-
7tLc:;... 't"wv àya.itwv olicret. 1tpocrooxla re: solo 2 dei 9 passi dei LXX riferisco-
(Philo, poster. C. 26). II vocabolo è co- no il sostantivo a Dio (Gen. 49,10: il
munque usato abbastanza di frequente Messia; ljJ u8,r16); in 4 passi si tratta
quando ci si aspetta il peggio: xaxwv di un'aspettativa angosciosa (Ecclus 40,
ecc. (Plat., La. 198b; Philo, det. pot. ins. 2; 2 Mach. 3,21; 3 Mach. 5,41.49).
140; Ios., ant. 3 ,2 I 9 ); nel senso della
fede nella provvidenza: Ios., ant. 5,358.

7tpou8ox&.w, 7tpocrooxla. (1956) 77-81.


PAssow, LmnELL-ScoTT, MouLTON·MILLIGAN, 2 Per i rapporti tra 1tpocroox&.w ed n..mt;w
5
PREUSCHEN-BAUER , s.v.; CREMER-KOOEL 286. inteso in senso psicologico negli scritti di F i-
1 PoKORNY 189 s.; per le forme ~oEX"to, SéyµE- lone ~ m, col. 538.
voç, oEl>Eyµlvoç in Omero cfr. A. DEBRUNNER, 3 I LXX preferiscono l'.moµlvw (-4 vn, col.
~Éyµtvo<;, fo7t6µEvoç, àpx6µEvoç, in: MNH- 50) e traducono qwh al pi'el con 1tpo111lox&.w
MHl: XAPIN, P. Kretschmer-Gedenkschrift soltanto in Lam. 2,16.
295 (vr,726) 1tpocr8ox&.w l3 rn-b (C. Maurer)

B. IL GRUPPO DI VOCABOLI NEL N.T. ritardo della parusia. Le idee apocalitti-


r. Come 'ltpocrùÉxoµ~t (~ n, coll. che della futura deflagrazione mondiale
887 s.), anche 'ltpocrùoxciw rientra tra accolte dall'autore costituiscono solo lo
quei vocaboli che il N.T. usa per espri- sfondo sul quale si annuncia che la co-
mere l'attesa della salvezza. Ciò è palese munità va incontro al giorno del Signo-
sia nel caso di Q (5 volte) sia nella se- re, ormai prossimo (vv. n-13), e a que-
conda Lettera di Pietro {3 volte). Gli sto evento rimangono totalmente subor-
altri 8 esempi sono tutti in Luca. In al- dinati tutti gli altri (oL' i)v: v. 12h). I
cuni dei passi lucani si sente ancora l'e- participi del v. r2a non hanno valore im-
co della speranza escatologica (Le. 3,r5; perativo, ma indicativo e causale 5• Poi-
8,40), mentre in Le. r,2r; Aet. 3,5; 10, ché la comunità possiede il dono della
24; 27,33; 28,6(bis) non se ne ha speranza, ad essa si può chiedere -
traccia. al contrario degli schernitori (vv. 3 s.) -
il massimo davanti alla prospettiva della
a) In Mt. u,3 == Le. 7,r9 .20 si parla futura catastrofe universale: «Se tutte
della speranza dei contemporanei nel queste cose si dissolveranno così, quali
Messia venturo(~ III, coll. 923 ss.). Di devono ora essere, quanto a condotta
fronte alle opere di Gesù, che fanno santa, coloro 6 che hanno la speranza lo-
pensare al Messia ma sono ambigue, a ro data e la conseguente aspirazione 7 al-
Giovanni Battista si affaccia il dubbio se l'arrivo del giorno di Dio!» . Come nei
Gesù sia realmente il compimento della vv. 12 e r3, anche nel v. I4 il participio
speranza messianica 4 • non ha senso imperativo, ma indicativo
e causale 8 : «Perciò, miei cari, poiché
b) Al ritorno di Cristo si riferisce, aspettate queste grandi cose ... ». Cosl in
oltre che Mt. 24,50 ==Le. 12,46, so- 2 Petr. 1tpoaùoxtiv è perfettamente pre-
prattutto la pericope di 2 Petr. 3,12-14. servato da una sfilacciatura psicologiz-
Questo passo affronta il problema della zante e diretto decisamente alla speranza
condotta cristiana davanti all'evidente come speranza della salvezza.

4 Non è necessario considerare 1tpocr8oxwµev 6 Con ogni probabilità bisogna seguire la le-
un indicativo, come sostiene SCHLATTER, zione del cod. Vaticano, che omette òµaç (let-
Kamm. Mt., ad l. to invece dai codd, ACS1' ecc., mentre i codd.
s BENGEL, ScHLATTER, Eri., ad l. L'accento non S1' al leggono -l)µ(iç).
7 Qui CT1tEUOW può e deve significare aspi-
è affatto posto sulle affermazioni apocalittiche,
come se fossero uno dei tanti articoli della rare, ambire, tendere a qualcosa: PREUSCHEN-
dottrina cristiana. La venuta del giorno del BAUER5, s.v. CT1tEvow; ScHLATTER, Erl., ad I.
Signore non è solo il centro degli asserti esca- Non c'è traccia alcuna dell'idea che le buone
tologici in senso stretto, ma anche il fonda- opere possano accelerare Ja parusia, come in-
mento dell'etica del presente. Ciò va precisato terpretano invece WINDISCH, Ptbr., ad l.; KX-
contro E. Kii.SBMANN, Ei11e Apologie der tirchr. SEMANN, op. cii. (~ n. 5) 283.
Eschatologie: ZThK 49 (1952) 286 s. 8 BENGEL, Sc HLATTBR, Eri., ad/_
2. 7tpocrooxla compare solo in due ooxd:.w s'incontra 9 volte. Fatta ecce-
passi e mostra nuovamente quel signifi- zione per Herm., vis. 3,n,3 e Diogn.
9,2, il verbo riflette la speranza o l'a-
cato ellenistico popolare che il verbo ha spettazione di beni cristiani: l'attesa
spesso in Luca. Le. 2 I ,26: a1tÒ <po~ov profetica del o~SW:rxaÀ.oç (Ign., Mg. 9,
xat 7tpocroo;;c;lw; 'tW\I É1tEpxo1..tlvwv, «dal- 2 ); l'attesa del Cristo venturo (I Clem.
23,5; Ign., Pol. 3,2: l'attesa va riferita
l'attesa paurosa delle cose che verran-
qui a Cristo piuttosto che a Dio). Il so-
no». Act. 12,11: il Signore ha liberato stantivo 7tpocrooxla non è invece atte-
Pietro dall'attesa dei Giudei i quali si stato in questa letteratura. Tra gli apo-
aspettavano che Erode mettesse a morte logisti Giustino è l'unico che usi con
una certa frequenza sia 1tpocrooxaw (una
l'apostolo. trentina di volte) sia 7tpocrooxla ( ro vol-
te), prevalentemente in connessione con
C. I PADRI APOSTOLICI Je promesse dell'A.T. o del N.T. (ad es.,
dial. 52,r.2; 120,3).
Negli scritti dei Padri apostolici 1tpocr- C.MAURER

7tpocrlpxoµa~ ~ m, col!. 959 ss. 1tpOCTEVXOµaL, 1tpOCTEVX1i ~ III, coll.


1294 ss.

SOMMARIO: lestinese (esclusi gli scritti rabbinici):


I. le testimonianze più antiche;
A. Origine del termine. 2 . apocrifi, pseudepigrafi e Qunuan;
B. Il ger 11ell'A.T. III. il giudaismo rabbinico;
C. 1tpo<rfiÀ.v-roç/gér nel giudafrmo extrabibli· I . il concetto;
co: 2 . l'atteggiamento verso i proseliti;
I. 1tpocri)À.v-roç nel giudaismo ellenistico: 3. l'ammissione dei proseliti;
I. LXX; 4. la posizione giuridica dei proseliti;
2.Filone; 5. gr-twlb e ir' lmim.
3. Flavio Giuseppe; D. Il N.T.:
4. epigrafia giudaica; I. 1tpo0'1)À.v-roç;
II. itpoO'i)À.v-roç/ ger nel tardo giudaismo pa- II. uE~6~vo~ o cpo~ouµEvo~ -rbv ftE6v.

r.pOO"TJÀV'\O<; z1mg der Bibel' (1928) 349-354; F. M . DER·


WACTER, Preparìng the Way for Paul. The
In generale: Proselyte Movemenl i11 later J11daism (1930);
A. BERTHOLET, Die Stell1mg der Israelitc11 tmd K. G. KuHN, Urspru11g tmd W esen der talm11-
dcr Jude11 w de11 Fremde11 (1896); ScHURER dischet1 Einstellu11g wm Nicbti11de11: FJFr 3
lll 150-188 (con bibl. completa delle opere (1939) 199-234; In., Das Problem der Mission
più antiche); G . F. MooRE, ]udaism I (1927) in der Urchrislenheìt: Evangelische Missions-
323-353; A. GEIGER, Urscbri/t tmd fiberset· zeitschrift II (1954) 161-168.
rcpoa1j)..v-roç A-B (K. G. Kuhn) \VI 172!S} 300

A. ORIGINE DEL TERMINE Apul., met. u,26: eram cultor denique


adsiduus, /ani quidem advena, religionis
7tpoCT1}À.u-.oc; è un sostantivo formato autem indigena 3 •
dal tema -EÀ.U- (allungato in -'l')À.u-), che
a sua volta è un'astrazione erronea da B. IL ger NELL'A.T.
-'l')À.ucrlci o sim. 1; esso s'incontra uni-
camente negli scritti giudaici e cristia- L'A.T. distingue due categorie di
ni; non è attestato fuori di tale am- stranieri all'interno del paese d'Israele
bito letterario 2 • In greco profano sono
(--+ vur, coll. 25 s. e IX, coli. 801 ss.) e
invece correnti, in senso simile, i termi-
ni ~7t'l')À.uc; (da Eschilo, Sofocle, Erodo- questa distinzione è rigidamente mante-
to), ÉTI'l')ÀV-.'l')c; (da Thuc. 1,9,2 e Xe- nuta anche nella terminologia: alla pri-
noph., oec. rr,4) e È7tTJÀ.U't'oc; (Philo, ma categoria appartiene il forestiero che
som. 1,160). Analogamente al latino ad-
vena, gli ultimi termini furono forse si trova solo temporaneamente nel pae-
usati anche nel culto di Iside. Cfr. se, ad es. perché lo sta attraversando per

PcrB: the Age o/ the Tam1aim and Amoraim (1940);


E. v. DoescHurz, art. 'Proselyten 2: Die Gc- M. SJMON, Verus lsrael. Et11de sur /es relfl-
rim im A.T.': RE3 l6,n2-u5; G. RoSEN, Ju- tiom e11tre Chrétie11s et ]11i/s dans /'Empire
den rmd Phoni:z.ier, nuova ed. rielaborata da romain, Bibliothèque des écoles françaises d'A-
F. RosEN e G. BERTRAM (1929); K. L. thènes et de Rome (1948); B. J. BAMBERGER,
ScHMIDT, lsraels Stellung :w den Fremden art. 'Prosclyte', in The Universal Jewish En-
1md Beisassen und lsraels \l"issen um seinc cyclopedia rx (1948) r -3; F. M. ABEL, Histoire
Fremdlings- tmd Beisassemchafl: Judaica I de la Palestine II (1952) 107-109; J. Jeremias,
(1945/46) 269-296. Jem Verheissung /iic die Volker (1956) 9-16.
Per C: Per D:
W. C. ALLEN, On the Meaning o/ TCpoa1j)..v-toç M. MEINEllTZ, ]esus u11d die Heidemnission
i11 the Septuagint: Exp rv 10 (1894) 264-275; (1925). L'Autore ringrazia lo studente in teo-
K. .AxENFELD, Die jiid. Propaganda als Vorliiu· logia \VI. Eiss per la sua collaborazione alla
fcritJ der urchr. Mission: Missionswissen- stesura del presente articolo, particolarmente
schaftliche Studien fiir G. Warneck (1904) l- per la raccolta e il controllo del materiale, so-
80; I . LÉVI, Le prosélytisme iui/ (1905-1907); prattutto per quel che riguarda Filone, Flavio
In., The Attit11de o/ Talmud and Midrasb to- Giuseppe e le iscrizioni giudaiche.
ward Proselytism: REJ 57 (1906) 1-29; ]. l Indicazione di DlillRUNNER. ar. J. WACKER-
JusTER, Les ]ui/s dans l'Empire Romain I NAGEL, Studien wm griech. Per/., in Kleine
(1914) 253-290; F. KAHN, Die Juden als Rosse Schriften (1953) 1015; E. FRAENKF.L, Gescb.
und K11/t11rvolk (1922); G. PoLSTER, Der klei- der griech. Nomina age11tis II ( 1912) 74.
ne Talmudtraktat iiber die Proselyten: Ange-
los n (1926) 1-38; F. GAVIN, The ]ewish A11- 2 li rinvio ad Apoll. Rhod. l,834 in P.aw-
tecede11ts o/ the Christian Sacraments (r928); SCHEN-BAUER', s.v. è un errore (è stato infat-
STRACK-BILI.ERBECK I 924-931; II 715-721;
ti eliminato nell'ed. successiva). Cade cosl l'u-
cfr. anche I 102-n2; A. CAUSSE, Les disper- nica testimonianza anteriore all'uso giudaico e
sés d'Israel (1929); F. GOLDMANN, art. 'Pro- cristiano. ~ molto probabile che il termine
selyt': Jiid. Lex. IV (1930) 1146-n51; S. B1A- rcpo<rl)>..v-toc; sia stato coniato nella sinagoga
LODLOCKI, Die Be:t.iehungen des ]udelllmns :m
della diaspora come traduzione dell'ebraico
Proselyten u11d Proselytismus (1930); }ACKSON- ger (indicazione di DEBRUNNER).
LAKE 1 5,74.96; J. JEREMIAS, Jerusalem :t.ur 3 Cfr. REtTZENSTJUN, Hell. Myst. 193. Ilvo·
Zeit ]esu nB (1937) 191-207; B.J.BAMBER- cabolo advena in Apuleio corrisponde proba-
GER, Proselytism in the Talmudic Period bilmente a lm'J>..u-toc; e non a rcpo<ri))..v-roç,
(1939); W. G. BRAUDE, ]ewish Proselyting in come vorrebbe REITZENSTEIN (indicazione di
the firsl five Centuries of the common Era, DEBRUNNER).
....,.. ... v . , ... _ ·~~ - ,--· - - - - - -- ,,

recarsi altrove, dunque lo straniero in tempo 11 • Inoltre è facilmente esposto al-


senso proprio: nokrt (ad es., Deut. 14, arbitrio del patrono 12•
21; 15,3; 23,21; 29,21), come nome
Le più antiche leggi in favore del gèr
gentilizio ben-(han)nekiir (ad es., Ex.
si trovano nel Libro dell'Alleanza; e&.
!2,43; 2 Sam. 22,45 s.; Ez. 44,9 ecc.,~
Ex. 22,20 ss.: « ... Se in qualche modo
I, coli. 7 r 3 ss. ); alla seconda il forestiero
tu lo ( = il ger) opprimi ed egli grida
che risiede più a lungo o stabilmente nel
a me, io udrò il suo grido»; Ex. 23,9:
paese: il gèr (ad es., Ex. 12,49; Deut.
«Voi sapete bene come si senta un gér,
23,8; ·2 Par. 2,16: gerlm) 4.
giacché voi siete stati gèr'im in Egitto».
Il nokr1 stava fuori della comunità Particolarmente importante è la norma
nazionale e religiosa d'Israele ed era che prescrive anche al ger l'osservanza
assolutamente privo di protezione e di
del sabato (Ex. 20,ro; 23,12). Qui si
diritti 5• Questa posizione del nokr1 nel-
l'Israele più antico è analoga a quella vede chiaramente che già nel Libro del-
che ha lo straniero anche presso altri l'Alleanza il ger si trova in un partico-
popoli al medesimo livello di civiltà 6• lare rapporto religioso con Jahvé quale
Tuttavia già nell'antico Israele si colgo-
no segni di un atteggiamento verso gli Dio del popolo e della tribù in cui egli
stranieri senz'altro più benevolo di quel- vive. Ma non è questo rapporto religioso
lo solito nei popoli contemporanei 7• che lo rende quello che è, cioè un gér.
Al contrario, il ger corrisponde al µÉ-
8
'rOLXoç nello stato attico • Egli è sogget-
Tale rapporto è, piuttosto, la semplice
to a un patrono o alla tribù nella quale espressione del fatto sociologico che il
vive. La protezione del patrono gli ga- gér vive in un paese straniero e si trova
rantisce la sicurezza giuridica necessaria pertanto nella sfera di dominio del Dio
nel paese, lo obbliga anche a prestare
certi servizi al protettore e a dipendere a cui il paese appartiene 13 • Con l'ulte-
da lui. A differenza dello schiavo, il gèr riore evoluzione della religione d'Israele
gode però della libertà personale 9 e può cambia anche la posizione religiosa del
elevarsi socialmente ed economicamen-
tew. Tuttavia non può possedere terreni gèr. La tradizione dell'elezione, che ha
in proprio né venirne in possesso col conosciuto un risveglio proprio in virtù

4 Cfr. al proposito la forma verbale g1lr = ss. e 23 ,9 .


stabilirsi in qualche posto come straniero, co- 8 Vedi ScHiiRiill III 175; ~ KilliN, Urspru11g
me meteco. Per il termine twJb (gr) -+ coli. 201 s.; -+ BERTHOLET 43-50.
305.333 ss. 9 A differenza dello schiavo, egli riceve un
5 Cfr. l'assoluta mancanza di pietà e lo scher-
suo salario. Cfr. Deut. 24,14: il gér può lavo-
no verso lo straniero nel canto di Debora (!ud. rare come bracciante.
5) e in Geti. 4,14. Sulla questione ~ BERnIO-
IO ~ BllRTHOLF.T 39·
LET 9 . Si veda anche :l Sam. 8,2 e 4 B 1mTHo-
LBT 8-II. Il Proprio perché non appartiene per nascita
6 4 BERTIIOLET 9. Il diritto d'asilo dello stra- alla tribù.
niero era tenuto in gran conto. Cfr. Ge11. 18; 12 Cfr., ad es., Ge11. 31, spedahncnte i vv. 7.
19; 24; !ud. 19; 1 Reg. 17,7-13. 39 e 40.
7 Si vedano qui appresso passi come Ex. 22,20 Il 4 BERTHOLl!T 67-78.
7tpou1))...v-roc; B (K. G. Kuhn) (VI,730) 304

della predicazione profetica, fonda la co- può partecipare soltanto se circonciso 16,
scienza della posizione eccezionale d'I- mostra che la circoncisione, quale segno
sraele rispetto agli altri popoli. L'oppo- esteriore dell'appartenenza alla comuni-
sizione agli altri popoli non è più di ca- tà israelitica, non era obbligatoria per il
rattere nazionale, bensl religioso 14 • Que- ger, ma certo gli veniva raccomandata.
sto atteggiamento religioso ha avuto Solo con la circoncisione l'inserimento
una portata determinante per la legisla- del ger nella comunità religiosa giudaica
zione deuteronomica sugli stranieri, che è perfetto. Cosl il termine ger indica il
esige la separazione più netta da ogni non israelita che è inserito quasi perfet-
non giudeo, dal nokr2. Al contrario il tamente o anche del tutto (dopo la cir-
ger, che ha già determinati obblighi re- concisione) nell'ordinamento religioso
ligiosi, viene inserito sempre più neUa del popolo giudaico 17 • In senso religioso
comunità religiosa israelitica. Tale inse- il ger è quindi già prossimo al 'proselito'
rimento del ger nell'intera sfera dei do- tardo-giudaico 18• .

veri religiosi appare con particolare chia- Va tuttavia osservato che ger non
rezza nelle norme che regolano la cele- indica ancora semplicemente qualsiasi
brazione delle grandi festività religiose straniero che abbracci la religione giu-
(Deut. 5,14; 16,ro s.} e anche da Deut. daica, bensl sempre e solo quello stra-
29,9-14: «Oggi state tutti alla presenza niero che vive come meteco nel paese.
di Jahvé, vostro Dio, i vostri capitribù, Dal punto di vista sociale il ger conser-
i vostri anziani. .. e il tuo ger che è nel va dunque la sua vecchia posizione e
tuo accampamento... ». sotto questo aspetto non ha raggiunto
Nel codice sacerdotale continua la 1a parità con l'israelita 19• Per spiegare
tendenza inaugurata dal Deuteronomio questo fatto occorre notare che la strut-
e il ger è praticamente inserito nella co- tura sodale presupposta dal codice sa-
munità religiosa giudaica: egli ha fonda- cerdotale è ancora quella di prima, cioè
mentalmente gli stessi diritti e doveri di un corpo nazionale chiuso in Palesti-
religiosi dell'israelita 15• L'eccezione ri- na attorno a Gerusalemme e composto
guardante la Pasqua, alla quale il ger prevalentemente di agricoltori i.o. L'inse-

14 La parola g6im, che in origine significava Ll!T 168-171.


genericamente 'i popoli' ovvero 'gli altri po- 16 Vedi Ex. 12,48. Su,ll'argomento ·-7 BERTHO·
poli', viene ora ad assumere il significato di LET 172 s.; ~ KUHN, Urspru11g 205 .
'pagani'. Nell'ebraico talmudico dru nome in 11 ~ BERTHOLET 174; ~ KUHN, Ursprtmg
questa accezione si forma il singolare gwj= 205.
'il pagano'.~ KUID1, Urspru11g :io3 n . :z.
18 Vedi anche 4 ALLEN 264-275.
15 Cfr. N11m. 15,15 s.: «Nella comunità wia
soln legge vale sia per voi sia per il gér che H In P questo fatto si manifesta nell'incapa-
abita presso di voi. È una disposizione eterna cità del ger di possedere proprietà terriere
per tutte le vostre generazioni...». Vedi anche ereditarie.
In raccolta delle relative leggi in ~ BERTHO· 20 ~ KuJJN, Ursprrmg :206.
rimento dcl ger nella comunità religiosa, lito come espressione tecnica per indi-
operato dal codice sacerdotale, è deter- care ogni pagano passato in pieno, con
minato dalJ'idea della santità e purezza la circoncisione, al giudaismo, senza ri-
del popolo eletto di Dio. Quest'idea ri- guardo alla sua posizione nazionale e so-
chiede la netta separazione da ogni ele- ciale, non avvenne nel giudaismo pale-
mento straniero. Lo straniero residente stinese, bensì nel giudaismo della dia-
nel paese, dal quale non era possibile se- spora greco-romana 23 •
gregarsi, viene quindi assorbito nella co- In questo ambiente esistevano i pre-
munità religiosa 21 • supposti di una diversa struttura sociale
necessari perché questo fatto potesse av-
Al posto del termine ger nel signifi- venire. La dispersione del giudaismo eb-
cato primitivo, P usa ora il nuovo voca- be per conseguenza che il giudeo non
bolo tosiib. Questa parola indica solo la viveva più in una propria regione, insie-
struttura sociale del meteco, prescinden- me con ì suoi correligionari, bensì in
do dall'annessione religiosa, che è dive- altre parti del mondo in mezzo a popo-
nuta ormai la nota dominante nel ter- lazioni allogene, là dove lo portava la
mine ger (si veda~ coll. 333 ss.). sua professione 24 • Questo giudeo fa co-
noscenza con la cultura non giudaica, in
Alla conclusione dcl processo legisla- primo luogo con l'ellenismo 25 , e comin-
tivo giudaico il termine ger è bensì to- cia a propagandare tra i non giudei ciò
talmente determinato dall'aspetto reli- che egli sente come sua caratteristica
proptietà. Nasce così in seno al giudai-
gioso, ma continua ad essere conforme
smo della diaspora una vivace missione
alla struttura politico-sociale del giudai- giudaica u,. Questa s'inquadra certamen-
smo palestinese 22 • te nell'avanzata di tutte le religioni o-
rientali verso la fine dell'era antica; ma
la predicazione dell'unico vero Dio, in-
c. 7tpo111))..u-r:oc,/ger NEL GIUDAISMO EX· visibile e non adorato in immagini, crea-
TRABIBLICO
tore del cielo e della terra, e il finalismo
I. 7tpocr1}À.v-r:oc; nel giudaismo ellenistico pratico della religione giudaica mirante
a un'esistenza felice e morale 17, sono
Il conio definitivo del termine prose- elementi che distinguono nettamente la

21 -+ BERTHOLET 168. 2.l-+ Km-IN, Ursprung 207.


22 Is. 56,1-8 non contraddice questa conclu- 24 -+ Krn·IN, Ursprtmg 207 .
sione: la promessa dell'accoglimento nella co- 25 Per tale aspetto si veda particolarmente J.
munità religiosa israelitica riguarda il be11- WELLHAUSEN, Isr. u11d iiid. Geschichte• (1921)
ha1mekiir, cioè 'lo straniero' in generale (quin- zr9-2<p; ScHLATTER, Gesch. Isr. 9-45, spec.
di anche lo straniero che non viveva nel pae- 37-45; ScHURER III 27-89; ~ BERTHOLET 196-
se). Questo passo esprime l'universalismo esca- 207.
tologico della salve-Lza professato dal Deute- 26 Sulla questione si veda anche Boussu-
ro-Isaia, ma non d dice quale fosse l'effettiva GRESSMANN 77-79; ~ AXENFELD; -+ JERE-
e concreta situazione dello straniero in quel MIAS, Verheissu11g 9-16.
momento. Non è poi affntto certo, come ri- 21 Questi motivi risaltano con particolare chia-
tiene -+ BERTIIOLET 176-178, che nell'opera re7.za nel quarto libro degli Oracoli sibilli11i.
dcl Cronista il termine abbia ormai perso la Sull'argomento si veda ScHURER III 173; -+
sua concreta caratterizzazione sociologica. BERTHOT.ET 2 57-302; P. DAI.BERT, Dic Tbeo/.
rcpocriJÀvnc; e I I (K. G. Kuhn)

propaganda giudaica da quella di altre to la loro conversione. Per distinguerli


religioni e deve aver conseguito successi dai prosditi, costoro vengono chiamati
particolari 28 • Ciò nonostante i casi di
piena conversione, con l'indispensabile cultori o timorati di Dio ( ctE~Oµé\IOL "t'Ò\I
circoncisione, devono essere stati relati- ite:b'V, <po~ovµEvoL -còv ile:6v, ~ coll. 3 r 1
vamente rari 29 • s. 315 s. 334 ss. 339 ss.) 31•

Coloro che hanno abbracciato piena- La posizione del giudaismo della dia-
spora verso questi timorati di Dio è ef-
mente il giudaismo e accettato la circon-
ficacemente rappresentata dalle parole
cisione son detti, con termine tecnico del missionario giudeo Anania al re
greco-giudaico, 7tpo0'1}Àv-.ot.. Questo no- Izate di Adiabene, conquistato alla fede
me prende il posto dell'ebraico ger, cor- giudaica e intenzionato a passare al giu-
daismo: il re potrebbe adorare Dio an-
rispondendogli però per quanto riguar- che senza farsi circoncidere, se decidesse
da solo la posizione religiosa, non già di seguire gli usi cultuali dei Giudei,
quelia sociale del ger dell'A.T. Infatti che sono molto più importanti della cir-
concisione (los., ant. 20,4! s.) e~ coli.
questi convertiti al giudaismo sono tut- 318 s.).
t'altro che meteci nell'antico significato;
anzi, per posizione sociale essi sono Quindi per il giudaismo ellenistico
spesso di gran lunga superiori ai giudei nell'attività missionaria l'importante
veri e propri 30• non era tanto che i pagani accettassero
Numerosi pagani erano assidui al cul- la circoncisione e osservassero le norme
to della sinagoga, professavano il mono- cultuali, quanto che accettassero il mo-
teismo giudaico e si sottomettevano an- noteismo e seguissero le norme etiche
che a una parte della legge cerimoniale, fondamentali deJl'A.T. 32•
ma non compivano il passo decisivo dd- r. Nei LXX33 'ltpocniÀ.u-.oc; traduce 77
]a circoncisione, che avrebbe perfeziona- volte l'ebraico gér e almeno una volta

der jiid.-hell. Mirsionsliteratur, Theol. For- niti erroneamente 'una particolare classe di
schungen 4 (1954) 106-123. proseliti' o 'mezzo proseliti'. Contro questa
28 Sì veda ScHiiRER III 155-162. Ios., Ap. 2, diffusa, ma errata concezione, si vedano le
123; 2,284 testimonia il grande successo della precisazioni di MooRE I 326 s, e 339. Secondo
mis:;ionc giudaica. D.U.11ERT, op. cii. (-7 n. 27) 22 n. 5 le qualifi·
2~ Questa supposizione si basa partìcolannen- cazioni cna6µ.tVOL 'tÒV lle6V, q>oaovj.1.fVOL "tÒV
tc sul fatto che l'antisemitismo è frequente- lle6v e nporrlj>..v,.ov sarebbero state usate pro-
mente attestato. Cfr. anche il racconto (fos., miscuamente. Per contro l'uso attestato dalle
ani. 20,34-48) di Izatc, re di Adiabene, che, iscrizioni giudaiche e~ coli. 312 s.) prova la
pur avendo abbracciato il giudaismo, non vuo- netta separazione esistente tra i CTEaoJ.1.fVOL o
le dapprima farsi circoncidere per tema di per- q>oaovµtvoL -.òv lle6v da una parte e i rcpo-
dere il trono, poiché i suoi sudditi non avreb- a1)).v,.oL dall'altra; si tratta di due categorie
bero mai tollerato di essere governati da un totalmente diverse.
vero giudeo. 32 Si veda ScHfiRER m 173 e anche~ KuHN,
30 Cfr. parimenti il re lzate di Adiabene (-7 Problem der Mission 162.
n . 29) . 33 Sull'argomento -7 GEIGER 353 s.; -7 AL-
31 Spesso i <TE~6µ.tvoL -ròv l!E6v vengono dcfi- LEN 264-275; BRRTHOLl!T 259-261 ; ScHiiRER
(2 Par. 15,9) il verbo gur. In 14 casi i sce quindi termini noti ai suoi lettori pa-
LXX traducono ger con altri termini: II gani invece della parola TCpcxri}À.u"t'oc;,
volte con 1tapoLxoc; (Gen. 15,13; 23,4; che probabilmente era per essi oscura e
Ex. 2,22; 18,3; Deut. 14,21; 23,8; 2 andava quindi spiegata: -.01hovc; oÈ xa-
Ba.<T. l,13; I Par. 29,15; Ps. 39,13; n9, À.EL 7tpOC11JÀ.1hovc;, &.nò 'TOU rtpOO"EÀ.ljÀ.U-
19; Ier. 14,8); 2 volte con y(!:'.)Lwpw;, i)Éva.t xa.wjj xa:i qnÀ.oi>É~ TtoÀ.~'t'El~,
trascrizione greca dell'aramaico gjwr' = «a costoro dà il nome di proseliti per-
ebraico ger (Ex. 12,19; Is. 14,1); 1 vol- ché sono venuti ad una cittadinanza
ta con l;Évoc; (lob 3 r ,3 2 ). "apo•xoc; è al- nuova e devota» (spec. leg. 1,51). Persi-
lo stesso tempo la traduzione solita di no citando Deut. 10,17 s. Filone una
twsb (Ex. 12,45; Lev. 22,ro; 25,6.23 volta (spec. leg. 4,176 s.) usa È7tljÀ.u-toc;,
ecc.). Questa fluttuazione nella traduzio- benché altrove citi sempre il testo con
ne di ger si spiega in parte col fatto che TCpoa-ljÀ.u't'oc; (spec. leg. 1,308; cfr. l'al-
per i traduttori Tipocr'l)À.ui:oc; era già un lusione a Deut. 26,13 in som. 2,273).
concetto religioso e pertanto non era MTCtJÀUc; (cher. r 21; Piace. 54 e passim) e
sempre adatto a rendere l'ebraico ger f.1t'lJÀ.u-coc; (eber. l 20. r 2 l) sono poi usati
(ad es., Gen. 15,13; 23,4; Ex. 2,22; 18, anche nell'accezione più ampia di mete-
3; Deut. 14,21; 23,8; ~ 39,13; u9,9 co, nota anche al greco profano 35 , quin-
ecc.). In questi passi si evita di usare di come sinonimi di ~Évoc; 36• Filone de-
TCp0<11}À.v"tOc;, preferendogli 7tapoixoc; o finisce (spec. leg. l,52.309) 1tpoo"i]Àv't'oc;
/;Évoc; (cosl lob 31,32). Per contro, tal- chi ha lasciato patria, amici, parenti e
volta (Ex. 22,20; 23,9; Lev. 19,34; costumi aviti e si è sottoposto all'ordina-
Deut. 10,19) gli Israeliti in Egitto ven- mento giudaico. Tale definizione si a-
gono chiamati "pocrljÀ.v•o• e non, come dattta soltanto al proselito in senso pie-
ci aspetteremmo, 7tocpoixo•. Solo in al- no. Chi ha abbracciato il giudaismo ed è
cuni casi 7tpocr~)À.u-çoç nei LXX ha an- chiamato proselito è stato cer.t amente
cora un significato sociologico, analoga- circonciso; tuttavia, e questo aspetto è
mente al gèl' dell'A.T. (ad es., Lev. 19, caratteristico in linea di massima di tut-
ro; Deut. 24,21 ), mentre già Flavio to il giudaismo ellenistico, non è un (ve-
Giuseppe usa nel racconto corrisponden- ro) proselito colui «che è circonciso (sol-
te (ant. 4,2 3 l) non TipoailÀ.v't'oc;, bensl tanto) al prepuzio, ai piaceri e ai desi-
7tÉ'\l'Y]c;. deri e alle altre passioni dell'anima» 37 •
Questa comprensione del termine 7tpocr-
2. La nuova portata semantica del ter- 1}À.u't'oç viene trasferita da Filone an-
mine veterotestamentario è palese in Fi- che ai passi dell'A.T. che originariamen-
lone 34• Per indicare i pagani passati al te parlavano dello straniero che abitava
giudaismo Filone si serve tanto di 7tpocr- da meteco nel paese. Cosl, ad es., i ge-
1}À.v•oc; (:rom. 2,273; spec. leg. 1s1; l, rtm, che nella legislazione riguardante i
308) quanto, e più frequentemente, di poveri sono menzionati insieme con le
altri termini: ~7t1JÀ.uc; (Flacc. 54; exsecr. vedove e gli orfani (ad es., Deut. ro,18;
152), bt'Y]À.V't'lJc; (virt. 102.103.104.182. 26,r 3 ), diventano nell'interpretazione
219; spec. leg. l,52 s.) e É1c1jÀ.u't'oc; (virt. fìloniana coloro «che si sono sincera-
104; spec. leg. 4,176 s.). Filone preferi- mente innamorati della verità e si son
36Si veda anche -7 DERTHOLET 288.
III 176 nota.
37 Frammenti riguardanti Ex. 22,I9 in Biblio-
34 Vedi -7 BERTHOLET 285-290; ScHURER m
theca Sacra Patrum Ecclesiae Graecorttm 11
x76 s. (1828) 241; -7 BmlTHOLET 288. Cfr. Rom.
JS LIDDELL-ScoTT, s.v.; testi -7 col. 229. 2,28 s.
1tpocri)ÀV'lOC, e I 2-4 (K. G. Kuhn) (vr,733) 312

dati alla pietà» 38• Il concetto di 7tpocrTi- ÀaPEtV, «assumere i costumi dei Giu-
Àu'toc:; non definisce una condizione so- dei» (ant. 20,139); µE'tÉXEW i:wv i}µt:'tÉ·
ciale, bensl è un titolo religioso d'o- pwv, «partecipare alle nostre cose» (Ap.
nore 39. 2 ,209) e intÒ "t"OÙç cx.1'.l"t°oÙç i}µtV VOµouç
sflv Ù7tEÀ.i>EL\I, «Venire a vivere sotto le
3. Flavio Giuseppe 40 ha evitato 1tpocr- nostre stesse leggi» (Ap. 2,210); Ei.ç
T)Àu"toc:; probabilmente per le medesi- "toÙç l]µE'tÉpouc:; v6µouç Elo-g)..i}Ei:v, «ade-
me ragioni di Filone: scrivendo per let- rite alle nostre leggi» (Ap. 2,123). Tal-
tori pagani non ha usato un termine che volta il proselito è detto genericamente
era loro estraneo. Per contro, una volta 'Iouòet.i:oc:; (ant. 20,39), PÉ~cx.toç 'Iou-
si può notare (C111t. l 8 ,82) una chiara ocx.i:oc; (ant. 20,38). L'adesione al giudai-
allusione al concetto di 1tpocr1]Àu'toc:; smo è indicata altrettanto genericamente
nell'uso del verbo npocrÉPXEcri)a.L: Giu- con i:òv l)Eòv crÉ{kw (ant. 20,34); "t"oi:ç
seppe dice che Fulvia, una romana con- 'fouoalwv ei>E<nV xalpEtV (ant. 20,38);
vertitasi al giudaismo, era 1tpocrEÀ1)ÀU- iou8a.t1;nv (bell. 2,463: questo verbo si-
wfo.v 'tOL<; 'Iouoa.i:xoi:ç 41 • In un passo gnifica, come in Gal. 2,14, «vivere se-
(ant. 14,110) usa anche crE~éµEvoç "tÒV condo i costumi e i precetti giudaici»);
l>Eév in senso tecnico ("t'WV xa.'tà 'tlJV ot- 7tpoo-ayEO"i>m "'tai:'ç l>pl)crxElatç, «lasciar-
xouµÉVTJ\I 'Iouoa.lwv xa.t crEPoµÉvwv 'tÒV si attrarre ai riti religiosi» (beli. 7.4 5 ).
i)Eév) e forse, una volta, anche l>EocrE~TJc;
(ant. 20,195): NÉpwv ... 'tTI yuva.txt 4 . La struttura del concetto di 'ltpoo-1}-
Il07t7t(1.l~, l)EOO"E~1Ì<; yb_p -i'jv, V'ltÈp .-wv Àu"'toç riscontrata in Filone è conferma-
'Iouoix.lwv OE'Y}frElcru xixpt1;6µEvoc;, «Ne- ta dalle epigrafi giudaiche nelle quali ap-
rone ... concesse questo favore alla mo- pare il nostro termine. Si tratta, per la
glie Poppea, la quale, essendo una sim- precisione, di 2 iscrizioni trovate a Ge-
patizzante (del giudaismo), era interve- rusalemme 43 e di 8 (9) 44 trovate in Ita-
nuta a favore dei Giudei». Anche se non lia 45 • Di esse 7 ( 8) provengono dalla sola
i termini, la realtà indicata da 1tpocr1)lu- Roma. Di fronte alle .554 epigrafi giudai-
'tOc:; e <TEf36µ.t:voc:; 'tÒV i)Eév è spesso pre- che trova te in Italia, il numero di 8 ( 9) è
sente nelle opere di Flavio Giuseppe 42 • sorprendentemente basso 46• Tra le 533
Per indicare la piena conversione al giu- iscrizioni giudaiche rinvenute in Palesti-
daismo (come proselito) lo storico usa le na solo una aveva la parola "JçpocriJlu-
seguenti frasi: 'tà 'Iouoalwv Mfrn µE'ttx.- 'tOc:; 47 • Quasi tutte quelle col nostro

JS spec. leg. 1 ,309: ...yi\16µt:\IO~ &:'tvcplac, xat sche Inschr. aus Arabien, SAB (1885) 683,
0:À.T)frE~C, lpau-.:at yv1)CTLOL, f).E'tEXWPTJO'a\I iscr. 64; la seconda in ]. B. FREY, Corpus
r;pòc; EUO"~~ELav. Cfr. anche spec. leg. 4,177 s. Inscriptio11u111 ludaicamm II (1952) 318, iscr.
e viri. 102-104. 1385.
39 Cfr. spec. leg. r ,52 : Luo-.:~µla.v you\I li1tet.- # È dubbio se si debba colmare la lacuna del-
aw htTJÌ..V'tCXLC, l>Ll>oùc; xat xo:pLaaµt\loc; lScru. l'iscrizione 37 della catacomba giudaica della
xat -.o~c; o:u-r6xì}ouL. ~ BER'fHOLET 289. vin Nomentana a ·Roma come propone J. B.
4il Per questa parte si veda anche SCHLATTER, FREY, Corpus Inscriptionum Iudaicarum I
Komm. Mt. 675 s.; -)o BERTHOLET 291-294; ~ (1936) 28: 1tp001')M ]-tov TC«-t-fip.
DERWACT.ER 26. 45 FRE.Y, op. cit. (~ n. 44) iscr. 21.68.202.222.
•• Altrove Giuseppe usn 'ltpoO'ÉPXEcrl}ctL costan- 256.462.523. L'iscr. 576 proviene dalla cata-
temente nel senso letterale di 'avvicinarsi': comba giudaica di Venosa in Puglia.
cfr. be/I. 5,326.328; 6,188 e passim. 46 Cfr. FRRY, op. cit. (-)o n. 44) p. LXIII.
42 Si veda anche -)o DERWACTBR 26. 47 Precisamente nell'iscr. 1385 (su un ossll·
~J La prima riportata in J. EurING, Nabatiii- rio); si veda FREY, op. cit. (-)o n. 43) 318.
termine trovate a Roma provengono da lita, cioè membro del popolo eletto di
catacombe giudaiche 48 • Lì i proseliti ve- Dio 52 • Cfr. anche l'iscrizione 68: Cre-
nivano sepolti tra gli altri giudei, a dif- sce(n):r Sinicerius Iud( a)eus prosel(y)-
ferenza dci timorati di Dio, cioè di co- tus ;3. Talvolta i proseliti presentano al
loro che non avevano abbracciato pie- posto del loro vecchio nome pagano, o
namente il giudaismo, i quali trovavano accanto ad esso, anche un nome giudai-
sepoltura nei cimiteri pagani 49• Ciò si- co. Così in documenti aramaici di As-
gnifica che i proseliti si separavano scru- suan (416 a.C.) un proselito egiziano
polosamente, come i giudei di nascita, prima della conversione si chiama As-
da tutto ciò ch'era pagano (e proprio Hor, dopo Natan 54 • Nell'iscrizione 523 55
in tale rigida separazione va visto il la proselita Veturia appare col nome giu-
significato delle catacombe cristiane 50 ) daico di Sara 56 • Uno di questi nomi giu-
e che i proseliti, a loro volta, venivano daici, che s'incontra più volte, è anche
dai giudei annoverati tra i loro, mentre 0Eocn:P1Jç 57 • L'iscrizione di un ossario di
i timorati di Dio erano praticamente Gerusalemme(iscrizione 1385) 58 riguar-
considerati pagani 51 • da un proselito di nome Giuda, figlio
di Laganione: 'Iouòa.-toc; Aa.yu,vlwvoc;
Questo totale e perfetto inserimento 'l':povl)Àu'tcu. A differenza del padre, egli
dei proseliti nella comunità giudaica ri- ha un nome ebraico. In un'altra iscri-
sulta anche dagli attributi usati nei sin- zione di Gerusalemme appare una pro-
goli epitaffi. dei proseliti. Epitaffio di selita di nome Maria 59 ; ciò significa che
una bambina di tre anni e mezzo (iscri- come giudea ha il nome ebraico di Mi-
zione 21): Etpl}vri 1'pE1t"'CTJ 7tpocrT)À.u-coç riam ro.
mx-cpò.; xa.t µ'fJ"'Cpòc; ElovoÉa. 'Icròpal)À.l-
'tl}c;, «Irene, figlia adottiva, proselita per Delle iscrizioni trovate in Italia che
parte di padre e di madre, giudea, israe- nominano proseliti, 6 riguardano don-
lita»; essendo 7l;pocrT)À.u"t"oç, la bambina ne ~1 e solo 2 o 3 uomini 62 • È inoltre in-
è allo stesso tempo giudea e quindi israe- teressante notare come tra i proseliti ·

2(3) dalla catacomba della via Nomentana


4-'I ter synagognrum Campi.
(FREY, op. cit. E- n. 44] iscr. 21.[37 ] .68), 51 Si vedano le testimonianze in FREY, op. cit.
3 dalla catacomba della via Appia (ibid., iscr. (-+ n. 49) 256; cfr. anche FREY, op. cit. (-
202.222.256) e una da quella di Venosa (ibid., n. 44) iscr. 20 2.
5
iscr. 576). Di un'altra iscrizione (ibid., iscr. ~ In FREY, op. cit. (~ n . 43) 3r8. Cfr. E. L.
5 23) si ignora In provenienza precisa. Si veda SuKENIK, Jiid. Griiber ]erusnlems 11m Christi
ibid. 384. Geburt (193 r) 18 e tav. 3.
49 Si veda J. n. FREY, InscripJio11s inédites des 5
~ Vedi sopra -+ n. 43 e anche S. KLEIN, ]iid.-
cnlacombes juives de Rome: Rivista di Archeo- paliistiniscbes Corpus i11scriptiom1111 ( r9to) 24-
logia Cristiana 7 (1930) 253 s.; In., op. cit. 26.
(-+ n. 44) p. cxxx. Cfr. anche -+ JusTER J W Nel caso dell'iscr._ 462 (in FREY, op. cii.
480; Tu. MoMMSEN, Die Katakomben Roms in [ ~ n. 44} 340 s.) non si sa se il frammento
Reden und A11fsiitze (1905) 299. di parola NVENN contenga il secondo nome,
so Si veda FREY, op. cit. (-+ n. 44) p. LVI.CXXX. quello giudaico (Nucmi, Noemi), oppure se Fe-
51 Cfr. FREY, op. cit. <-
n. 44) p. cxxx. licitfls sia il nome giudaico. Cfr. FREY, op. cit.
52 - IV, col. IIIZ 'I11pa:/)À. FREY, op. cii. (- > (~ n. 44) 341; per la discussione si veda an-
n. 49) 254; Io., op. cit. (-+ n. 44) 19 s. che TH. REINACH, Le cimetièrc juif de Mollle-
53 Si veda FREY, op. cii. (-+ n. 44) 41. vcrdc, à propos d'1111 livre réce11t: RE] 71
54 Si veda ScHiiRER m 185. (1920) 124.
55 FREY, op. cit. (-+ n. 44) 384. 61 FREY, op. cit. (-+ n. 44) iscr. 21: Irene;
56 Questa donna che si è convertitn in età iscr. 202: Tbcoscbes; iscr. 222: Crysis; iscr.
avanzata al giudaismo è chiamata anche ma- 462: Fe/icitas; iscr. 523: Vet11ria Poula. Inol-
-;tpocni>..u-co.; C 1 .p1 (K. G. Kuhni

menzionati in queste iscrizioni si trovi- Aemilius Valens 15 (Roma).


no uno schiavo, una schiava ~J e una fi-
glia adottiva (f)prn-.1) =alumna) <>t. Ciò
II. rcpocr1)À.u't'oc; / ger nel tardo giudai-
si spiega con la considerazione che per
smo palestinese (esclusi gli scritti
le donne era più facile abbracciare il giu-
rabbinici)
daismo che non per gli uomini: alle
donne infatti non si richiedeva né cir- Nell'uso linguistico dcl tardo giudai-
concisione né sacrificio. Per gli schiavi smo palestinese 7tpocr1)À.unc; trova un
la conversione comportava senz'altro
notevoli vantaggi 65 e i bambini erano corrispondente esatto in gèr, che ora
comunque sottoposti alla potestà dei ge- ha perso del tutto la sua antica deter-
nitori adottivi 66 • Non è possibile dire minazione sociale ed è ormai un puro
con certezza se, e fino a che punto, si termine tecnico religioso. La cosa signi-
debba alle leggi sui Giudei emanate da
Adriano e da Antonino Pio 67 il fatto che ficata dal termine npocri)Àv-toç/ger, va-
il proselitismo si limitava essenzialmente le a dire la piena accettazione del giu-
a tali gruppi i;ociali 68 • daismo, circoncisione inclusa, ebbe anzi
I timorati di Dio vengono nominati
in un totale di 8 iscrizioni m, a) col nome per il giudaismo palestinese un'impor-
di 1)EocrEf31)c;: cosl nell'iscrizione 500 70 tanza essenzialmente maggiore che per il
un 'Aypl1t1mc; <I>ov11xou c:I>a.w1)crtoc; (Ro- giudaismo ellenistico. Nella maggior
ma); nell'iscrizione 7 54 71 un Eò1na1}toc;
parte dei casi quest'ultimo si acconten-
(Delilo presso Filadelfia); nell'iscrizione
748 72 è detto in generale: -.61toc; (E }l- tava di guadagnare quei pagani che con
ouo( al )wv "f:W\/ xcd 1}EoCTEf3( W)v (Mile- un certo devoto zelo frequentavano 1a
to) 73; b) con la designazione latina me- sinagoga giudaica, ma non completava-
tuens (Deum), corrispondente a cpof3ou-
µEvoc; (-.6v i>Eo\/): cosl nell'iscrizione no la loro conversione con la circonci-
5 74 un quindicenne cavaliere romano sione. La coscienza vivissima del valore

tre anche l'iscr. 72: Iu/ia Irene Arista. II (186:r:) 2;;9·324.


62 FlIBY, op. cii. <- n. 44) iscr. 68: Crescem w FREY, op. dt. <~ n. 44) 36;;.
Sinicerius; iscr. 2;;6: Nicelas; dubbia l'iscr. 11 FREY, op. cit. <~ n. 43) r8 s.
576: 'Avucr-.aO'(L)ç ( =Anastasios). 72 F1mY, op. cii. (~ n. 43) 14 s.
6J Nicelas (FREY, op. cii. [-..+ n. 44] iscr. 2;;6) 73 Si veda anche DmssMANN, L.0 . 391 s.;
e Felicitas (ibid., iscr. 462). SCHORBll m 174·
61 Irene (FRBY, op. cit. [ ~ n. 44] iscr. 21). 74 FREY, op. cit. (-') n. 44) 9.
Cfr. anche l'epigrafe di Rufina, una giudea di 75 Vecli FREY, op. cii. (~ n. 49) 2 _p . Cfr. inol-
Smirne, per i suoi figli adottivi (Dptµ[ µ)a.- tre FREY, op. cii. (-+ n. 44) iscr. 285: una ro-
ow): FREY, op. cit. (~ n.49) 255 n. 2. mana l.Arcia Quadrati/la (Roma); ibid., iscr.
M - BERTHOLET 254. ;;24: Maionia Ho111eriI (Roma); ibid., iscr.
66 Vedi FREY, op. cii. (~ n. 44) p. LXIV e ID., 529: una donna, il ·cui nome non è conser-
op. cii. (~ n. 49) 2;;5. vato, ... De)um metuens hic sita e(st): cfr. J.
67 Cfr. ScHURER m u8. BERNAYS, Die Gottes/iirchtigen bei Juvenal in
6., Per la questione vecli FREY, op. cit. (~ n. Commentatio11es philologae in honorem Th.
49) 2;;;; e fo., op. cii. (-') n. 44) p. LXIII. Cfr. Mommseni (1877) 563-569; FREY, op. cit. <~
anche -+ SIMON 330. n. 49) 251-255; infine ID., op. cii. (-') n. 44)
1H Cfr. anche M. L EVY, Epigraphische Beilriige iscr. 642: Aurelia Soter, con l'aggiunta matri
:wr Gesch. des J11de11tmns, in Jahrbuch fiir pienlissimae religio11is iud(a)eicae metuenti f(i-
<lie Ge~chichte der Juden und des Judentums lii) p(osuerunt) (Pola).
assoluto di tutte le leggi del!' A.T. e il re discende dai primi Giudei tornati
la volontà di applicarle rigidamente e in patria dall'esilio babilonese (los., ant.
14,9), non abbiamo che lo scoperto ten-
perfettamente, che caratterizzano il giu- tativo di occultare, per motivi apologe-
daismo palestinese, faceva si che chi tici, la reale origine di Erode n. Shimon,
passava al giudaismo si dovesse sotto- uno scriba fariseo, aizzò il popolo con-
mettere, senza mezzi termini, alla circon- tro Agrippa I, nipote d'Erode il Gran-
de, incitandolo ad impedire al re, <<non
cisione prevista dalla legge e a tutta la giudeo», di mettere piede nel tempio,
torà. Altrimenti questo simpatizzante cioè di entrare nel cortile delle donne e
sarebbe rimasto un pagano che agli oc- degli Israeliti 78 (Ios., ant. 19,332). Tipi-
co è, d'altra parte, il comportamento di
chi dei Giudei appariva poco o niente Agrippa (r o II) riferito dall'antico rac-
diverso dagli altri non giudei (~ coH. conto79 di Sola 7,8: piangendo e confes-
335 s.). sando la propria indegnità di esser re (in
quanto 'jS nkr;, secondo Deut. r7,r5)
l. Le più antiche attestazioni sia del egli cerca di muovere il popolo a com-
termine stesso sia della posizione dei passione, non senza riuscirci.
proseliti nel giudaismo palestinese risal-
gono al periodo compreso tra il II sec. b) La più grande vittoria della missio-
a.C. e il 1 sec. d.C. ne giudaica fu la conversione del re Iza-
te di Adiabene, di sua madre Elena e
a) Tra i proseliti rientrava la dinastia del fratello Monobazo, che divennero
reale degli Erodi. Infatti gli Erodi erano proseliti (los., ant. 20,34-48) durante
di origine idumea (los., ant. r4,8) e gli l'impero di Claudio 80 • Il racconto della
Idumei erano stati costretti ad abbrac- conversione del re lzate è l'esempio ti-
ciare il giudaismo da Giovanni Ircano pico della diversità di atteggiamento che
(los., ani. 13,257): erano dunque pro· fu tenuto dal giudaismo palestinese e da
seliti. Poiché secondo il costume giudai- quello della diaspora rispetto alla mis-
co non poteva salire al trono chi non sione tra i pagani (los., ani. 20,38-48).
fosse giudeo di nascita (los., ant. 14, Dopo il già menzionato (~ col. 308)
403) 76, agli occhi del popolo gli Erodi commerciante Anania, che era un giudeo
dovettero apparire usurpatori. Erode il della diaspora, viene al re un giudeo pa·
Grande era sprezzantemente considerato lestinese, un certo Elazar 81 , che esorta
un 'semigiudeo' (1}µLLOUO<Xto~) e pertan- Izate non solo a leggere ma ad osserva-
to indegno di sedere sul trono (Ios., re la legge (mettendo in pratica le norme
ant. 14,403 ). Dove Nicola Damasceno, cultuali e cerimoniali): di conseguenza
lo storico di corte .di Erode, affenna che il re si sarebbe dovuto fare circoncide-

76 Secondo il Talmud (B.B.b. 3b) per quest'u- vedi SCf:IURER Ili 170 n. 59.
so l'esegesi rabbinica si richiama a Deut. 17, 81 Quando Ios., arlt. 2043 dice che E lazar

15: «Di mezzo ai tuoi fratelli scegliti un re 7tavu nEpl. -t& 7to:tpLa. ooxwv àxpt(31}c; Eivo:~
come capo». 1tpot-.ptljia.-.o, è chiaro che Io designa come un
71 Cfr. Jos., ani. 14,9: ·to.ih°et. O~ ÀlyE~ X!t.P~· fariseo. Cfr. frasi simili per d esignare dei fa-
t;6µ.Evoc; 'Hp6Jli11. risei in ani. 17,41; bell. 2,T62; ani. 19,332. Sul-
78 ~ JEREMIAS, Jerusalem 205 . la questione vedi M. FRIEDLiiNDER, Die reJi-
giOsen Beweg1111gen innerhalb des Judmt11111s
79 ~ JEREMIAS, ]emsalem 207. im Zeitalter Jest1 (1905) 33; ~ D e.RWACTER
80 Cosl anche secondo Tac., 01111. 12,13.14 ecc.; 47S·
3.l9 (vr,7 J,5) TI{)OO"'TJÀ.U't'Oç C 1T Ib-2 \1\.. 1..7. l\.UDDJ

re 82• Questo invito di Elazar spinse poi gnifìca che Je elargizioni in parola vanno
Izate a passare pienamente al giudaismo soltanto a giudei e non anche agli allo-
accettando la circoncisione. geni residenti nel paese, come invece
presuppone ancora l'A.T. Ciò corrispon-
c) Nella ptima insurrezione giudaica de alla successiva esegesi rabbinica di
ebbe un ruolo importante come guerri- questi passi del Pentateuco 85 • Nel Do-
rigliero e poi, durante l'assedio, come cumento di Damasco il termine ger ri-
comnndante di una parte di Gerusalem- corre due volte (14,4 [17,J]; r4,6 [17,
me e avversario di Giovanni di Giscala, 4]) nella parte che ricorda la «regola
Ò ('toti) r~wpa l:{µwv (Ios., bell. 2,521;
per l'insediamento di tutti gli accampa-
2,652, 5,n; 7,154) ovvero uloç r~wpa menti» (srk mwsb kl hm~nwt) e preve-
(beli. 4,503), spesso chiamato anche de quest'ordine: « ...prima i sacerdoti,
semplicemente Zl~twv (ad es., bell. 4, poi i leviti, terzi i figli d'Israele e quarti
353 .5 14.516.524 e passim). Diane Cas- i proseliti» (bkhnjm lr'swnh whlwjm
sio (66,7,1) chiama questo personaggio Jnjm wbnj jfr'l S!Stm whgr rb;': 14,
Bcxpytopa<; e Tacito (hist. 5,12} Bargio- 4 [17,J], e letteralmente uguale x4,
ra 83 : il corrispondente aramaico origi- 6 [17,4]). Con quest'ordine va con-
nale e sm'wn br-giwr'. Il padre di Simo- frontato quello (rQS 2,19 s. e 6,8) del-
ne era dunque un proselito. la comunità essena di Qunu·an, dove
d) Per il materiale epigrafico palesti- compaiono solo i primi tre gruppi. Ciò
nese riguardante i proseliti~ col. 314. significa che il quarto, quello dei ger1m,
non esisteva a Qumran, ma soltanto nel-
2. Negli apocrifi, pseudepigrafi e te- le filiali dell'ordine esseno ( = mpnwt).
sti di Qumran il concetto di 7tpoo-1}À.v- La suddivisione religiosa della comuni-
-roç/ger s'incontra una sola volta nel Li- tà nei quattro gruppi di sacerdoti, levi-
bro di Tobia (1,8) e 3 volte nel Docu- ti, israeliti e ger2m corrisponde alla clas-
mento di Damasco (Dam. 6,21 [8,17]; sificazione rabbinica del popolo giudai-
14'4 (17,3] e 14,6 [17,4]). Una parte co (cfr. particolarmente Qid. 4,1 ). Le
dei codici in T ob. 1 ,8 84 elenca cosl i de- testimonianze più antiche che ci vengo-
stina tari dell'elemosina di Tobia: gli or- no dal giudaismo rabbinico sono conte-
fani, le vedove e i proseliti che si sono nute nel trattato Sheqalitn (1,3 e 1,6),
uniti ai figli d'Israele. La menzione dei le cui tradizioni risalgono certamente a
tre gruppi risale a Deut. 14,29 ovvero prima del 70 d.C. Anche qui gèrtm è il
27,19 ecc.; ger non indica però più, co- termine tecnico che corrisponde al gre-
me in questi passi; il gruppo sociale dei co 7tpOO"'/jÀ.vnt corrente nel giudaismo
meteci, bensl i proseliti in senso religio- ellenistico. Ciò risulta in particolare dal
so, come è confermato dalla precisazione fatto che anche i ger1m, in quanto giu-
«che si sono uniti (:=ebraico hnlwim) dei, sono obbligati a pagare la tassa per
ai figli d'Israele»: questa espressione è il tempio, ciò che invece secondo Sheq.
usata per indicare proprio la conversione 1 ,5, non è richiesto ai non giudei
al giudaismo (cfr. Esth. 9,27). Ciò si- (nkrim) e ai Samaritani.
&2 Ios., ant. 20A4= ).avM.VELç... w ~w:nÀEV, prannome a Gìovanni di Giscala; vedi SCHu-
"tà. µlytcr-.a -.oùc; v6p.ouc; xat lìt' aÌJ't'WV -.òv RER I 621 n. 73·
DEòv àStxwv· oò yàp &vaywwo-xEw O'E SE~ 84 Vedi il testo in R. H. CHARLES, Apocrypht1
µ6\IO\I aò-touc;, àU.ò: xat 1tp6't'Epov -rà. -itpoo-- a11d Pseudepigrapha o/ the O.T. I (1913) 203.
't'«<TcroµEva 'ltOLE~V Ùlt' G(U't'W\I' µlxpL -.lvoç as Cfr. particolarmente S. Dcut. no a 14,29,
Ò.ltEpl't'µ'rj't'O<; µÉ\IHç; inoltre STRACK-BILLERBECK IV 678-681 e Git.
Sl Tacito nttribuisce erroneamente questo so- 5,8 ~ coli. 332 s.
:i~ ... \ ... ,, ..J .... ,

Parallelo a Tob. 1,8 è Dam. 6,21 [8, fica costantemente il pagano diventato
17], dove coloro che entrano nell'al- giudeo. È un concetto religioso 83, privo
leanza vengono obbligati «a sostenere i
miseri e i poveri (dr. Ez. 16,49) e il ormai di qualsiasi connotazione sodale.
ger». Qui ger è una reminiscenza del-
l'A.T. dovuta al precedente 'nj (cfr. Accanto alla forma maschile ger tro-
viamo il femminile giijoret (Men. b . 44a)
l'ni wlgr: Lev. 19,10; 23,22). Anche
qui ger non significa sicuramente il me- e l'aramaico gijjorà' 89 e gérà' (Qid. ;. 4,1
[65b,69]; quest'ultimo termine è usato
teco nel senso dell'A.T., cioè l'abitante
allogeno del paese 86, bensl un giudeo e anche nell'accezione di straniero). Nel-
l'ebraico della Mishna dal vocabolo ger
precisamente il proselito che è passato,
in tutto e per tutto, dal paganesimo al nell'accezione religiosa si formò il nuo-
giudaismo. vo verbo hitgajiér = convertirsi o pas-
sare. al giudaismo, farsi proselito, con la
La realtà indicata dal termine 1tpoa1]- comspondente forma attiva gaijér, far
).,u-.oç appare in Bar. syr. 41.4 e 42,5. Il proseliti, far diventare giudeo, giudaiz-
primo passo parla di coloro «che hanno zare 90• Medesimo significato ha la pa-
abbandonato la loro vana natura e han- rola hitjahad (da (hUdi) = diventare
no cercato rifugio sotto Je ali» di Dio. giudeo (Esth. 8,17).
La seconda metà di questa frase è un'e-
spressione tecnica per indicare il passag- I pagarti che abbracciavano il giudai-
gio al giudaismo come proselito (cfr. smo per motivi mondani o disonesti e-
Ruth 2,12 ~col. 326). Simile è il secon- rano chiamati grj (h)Sqr = falsi proseli-
do passo: «Coloro che dapprima non ti 91• Nel numero di costoro rientrano,
conobbero la vita, ma la vennero a co- ad es., anche quei proseliti che sono di-
noscere solo in seguito e si mescolarono venuti tali 92 per poter sposare un giudeo
col seme del popolo che si è separato, il o una giudea oppure per godere dell'as-
cui 'tempo successivo' 87 è considerato sistenza ai poveri 93, inoltre i cosiddetti
come qualcosa di buono». proseliti del leone (grj 'rjwt, cioè coloro
che hanno abbracciato il giudaismo per
paura dei leoni: cfr. 2 Reg. 17,25 s.),
III. Il giudaismo rabbinico come sono chiamati i Samaritani con-
1. Il concetto vertiti ed i proseliti del tempo di Mar-
docheo ed Ester (divenuti giudei per
Nella letteratura rabbinica ger signi- paura), e i proseliti del sogno (grj h~lw-

86 Secondo Dam. 12,10 (14,n) è addirittura veda E . NESTLE, Z11r nram. Bezeichnung der
vietato dare i prodotti del suolo a un non Proselyten: ZNW 5 (1904) 263 s.; Iust., dia/.
giudeo. 122 (yri6paç.); Iulius Africanus, ep. ad Aristi-
87 Questa espressione indica il tempo succes- dem 5 (MPG lo,61A): Euseb., hist. ecci. 1,7,
sivo alla Joro conversione al giudaismo. Si ve- 13; Ios.! beli. 4,503 (-7 col. 319): v1òç nwpa.
90 Vedi MooRE 1 329 s.
da CHARLES, op. CÌI. (~ n. 84} 501.
91 B. M . ;. 5,7 (1oc,30); STRACK·BILLER1ll!CK 11
sa Cfr. particolarmente, nella Mishna, Sheq. 1,
3 e 1,6: i leviti, gli Israeliti e i proseliti ven· 717; MooRE I 338. Cfr. anche M. GU'.ITMANN,
gono contrapposti alle donne, agli schiavi e Das ]udenlum rmd seine Umwelt 1 (1927} 76-
ai minorenni. 78.
91 }eb. b. 24b: STRACK-BILLERBBCK II 717.
S9 Questa forma è già attestata nei LXX (y[E]L-
wpw;: Ex. 12,19; Is. 14,1) - col. 309 e anche 93 Jalqut Shim'oni 1,64:; a Lev. 23,22. Vedi
in Filone (conf. ling. 82). Per 1a questione si STRACK-BILLERBECK II 718.

Il iJT;>nde h n lco ~•
7tpocrlJÀu"to<; Cm 1-2 (K. G. Kuhn)

mwt, che cioè si sono convertiti m se- re l'opposto di gr twsb (M. Ex. 23,12;
guito a un sogno) 94 • Oltre a questi tipi ]eb. b. 48b bar.; Sanh. b. 96b) 102 e di
di proseliti troviamo anche i grjm grw- jr' Jmim (M. Ex. 22,20; Meg. j. 3,2 [ 74
rjm 95, i proseliti importuni (o non ri- a,J4)) 103, significando cosi il vero pro-
chiesti; lett. che impongono la loro pre- selito che ha accettato tutta quanta la
senza), dei quali sono esempio tipico i torà, in contrapposizione ai pagani che
Gabaoniti di Ios. 9. si limitano ad abbandonare l'idolatria
e osservano la legge noachica 161 • So-
Di contro ai grj (h)Iqr stanno i grj stanzialmente lo stesso significato ha l'e-
!dq, i veri proseliti 96 • Rientrano tra co- spressione grj 'mt = proseliti autenti-
storo quei non giudei che son passati ci 105, cioè coloro che si sono convertiti
al giudaismo per pura convinzione reli- per motivi religiosi autentici, diversa-
giosa, dunque «per amore di Dio» mente dai grj Jqr 106•
(lswm smjm)n, non per un qualsiasi
vantaggio esteriore 98, e che quindi vi- 2. L'atteggiamento verso i proseliti
vono secondo la volontà di Dio conte-
nuta nella torà. gr !dq è dunque il no- L'atteggiamento verso il proselitismo
me più preciso di ciò che i rabbini in- varia da rabbino a rabbino 107 • Già Hil-
tendono con gr in senso proprio 99• Il lel sosteneva il principio: «Appartieni
termine compare già nella 13a delle 18 ai discepoli di Aronne ... amando gli UO·
Benedizioni, nella recensione palestine- mini e avvicinandoli alla torà (cioè al
se e babilonese 110, e di lì penetra poi giudaismo)» 108• Shab. b. 3 ra bar. loda
negli scritti rabbinici, ove è usato fre- come prova di bontà il fatto che Hillel,
quentemente 101 • Esso può anche indica- al contrario di Shammai, accolse come

9l Jeb. b. 24b: STRACK-BII,/..llRllllCK II 717. mintm.


9 s Vedi Qid. j. 4,1 (65c,53) in STRACK-BILLER- 101 Si vedano i testi in S-rRACK-BILLERllECK 11
BECK u 718; anche A.Z.b. 3b e 24a. 717, spec. Jeb. b. 48b; Sanh. b. 96b; B. Q. b.
96 Vedi anche Mooim I 338 e K. G. KUHN, II3b.
Achtzeh11gebet und Vaterunser tmd der Reim 102 STRACK-BILLERBECK Il 717.
(1950) 2I. 103 STR.ACK-BILLERBECK Il 719.
97 Vedi STRACK-BILLERBllCK u 718; Gerim 1,7. 104 Vedi anche LEVY, Wiirt., s.v. ger; in M.
98 Vedi MOORE I 338. Ex. a 23,12 l'opposto di gr twib è gr !diq.
99 Cosl anche ScHtiRllR III 177; STRACK-Bn.- 105 Cosl anche STRACK-BILLERlll!CK II 716.
LERBECK II 715 e -> BAMDERGER, Proselyte J. Sanh. b. 85b; gjri 'mt; Nidda b. 56b: gri 'mt.
S. DEYLING, De O'E~6µEvo<; -ròv ilE6v, in Ob- Altri esempi in STRACK-BILLl!RBECK Il 719 e
servationes Sacrae II (1737) 462-469 e ancora MooRE 1 338.
ScHtiRER1 sostenevano l'antica opinione che la 106 L'espressione giri 'mt è usata per indicare
designazione gri !dq fosse sorta come antitesi i veri proseliti, in opposizione ai grj 'rjwt, «i
di gri h'f'r, «proseliti della porta}> ( = ue~O­ proseliti del leone» (~ col. 322), anche in
µEvot "tÒV ~e6v), per indicare i veri proseliti Sanh. b. 85b; Nidda b. 56b: secondo R. Meir
( = 7tpoul)).u-rot). Ma gr hI'r è un concetto (c. 150 d.C.) i Samaritani non sono grj 'riwt
che compare solo del Medioevo, per la prima (come pensano gli altri rabbini), bensl grj 'ml:
volta in R. Behai (xm sec.). Vedi MooRE r STRACK-BILLERlll!CK II 719.
341; STRACK-BlLLERBECK II 723; ScHtiRER u 1rn Sull'argomento si veda anche STRACK-BIL·
178 n. 7.5- LERllllCK I 924-931; ~ MOORE 341-348; ~
100 I grj h!dq stanno, insieme con gli Israe- LÉVI 1·29; J. KLAUSNER, The Messianic Idea
liti nominati nella 13" benedizione, volutamen- in I srael (I 9.55) 4 75-484.
te in rnntrapposizione agli apostati . dal giu· 108 Ab. 1,12; vedi MooRE r 342; H. L. STRACK,
daismo maledetti nella precedente birkat-hii- Abot• (1915) 5.
325 tv1,737J

proselito un pagano benché costui non terra e viene agli Israeliti. Si inquadra
fosse totalmente disposto ad apprendere in questo contesto anche il detto di
la torà orale ul'J. Per contro troviamo già R. Shimon b. Gamliel: «Quando uno
in R. Eliezer b. Hyrcanos (c. 90 d.C.) l'e· straniero viene per farsi proselito, gli si
spressione di una forte diffidenza verso deve porgere la mano per portarlo sotto
i proseliti: i proseliti sarebbero cattivi le ali della shekinà» (Lev. r. 2). Più tar·
per natura e la loro mente sarebbe tut- di spuntano nuovamente opinioni scet-
tora rivolta all'idolatria 110 ; possono per- tiche nei riguardi dei proseliti; dr.
tanto ricadere facilmente nel paganesi- Men. b. 44a; Sanh. ;. rn,2 (29b,40). Ca-
mo 111 • Apertamente favorevoli ai pro- ratteristica è la baraita di Jeb. b. 24b:
seliti sono invece alcune affermazioni nei giorni del Messia non si accoglie-
contenute in tradizioni formatesi duran- ranno più proseliti, perché essi non se-
te le persecuzioni del tempo di Adriano guono la legge giudaica per intima con-
(inizio del II sec.) 112• Il divieto de1la vinzione e trovandosi in pericolo, quan-
circoncisione per i Giudei sotto Adria- do ci sarà la guerra contro Gog e Ma-
no e per i non giudei sotto Antonino gog, ricadranno nel paganesimo (A.Z.b.
Pio 113 rese impossibile ai pagani il pas- 3b bar.) 116• Va ricordata qui anche l'af-
saggio al giudaismo in qualità di prose- fermazione che i proseliti ritardano la
liti e significò per i già convertiti una venuta del Messia (perché diminuisco-
dura prova, che poté esser superata so- no coi loro peccati i meriti d'Israele,
lo da chi aveva profonde convinzioni. necessari per tale evento: Nidda b. 13b
A quest'epoca risale particolarmente il bar.). Tuttavia il detto di R. Helbos (m
midrash di Ex. 22,20 114 : Abramo e Da- sec.), secondo il quale i proseliti sono
vid, che si attribuirono il predicato re- per Israele fastidiosi come la lebbra 111 ,
ligioso di ger, vengono presentati come non è che l'espressione isolata di una
i grandi esempi dei proseliti 115• Questo forte antipatia, e non rappresenta affat-
atteggiamento positivo verso i proseliti to l'atteggiamento generale del giudai-
è motivato con Deut. Io,18, dove è det· smo talmudico verso i proseliti 118•
to che Dio ama il ger. Cft. al proposito
la pericope (verosimilmente molto an- 3. L'ammissione dei pmseliti
tica) di Num. r. 8 (a Num. 5,6) con la
Negli scritti rabbinici l'ammissione
parabola del cervo che non dorme con 119
gli altri cervi nel deserto, ma entra nei dei proseliti viene indicata con qbl ,
chiusi insieme col bestiame del re, che 'accogliere', qrb tf;t knp; hSkinh , 've-
120
pertanto gli si affeziona in maniera par- nire sotto le ali della shekinà', e nkns
ticolare. Cosl anche Dio ama il proseli-
to perché rinuncia alla famiglia, al pa- lbrit, 'entrare nel patto'. Il rito di am-
rentado, al suo popolo e ai popoli della missione è articolato in tre momenti: cir-

10'.I STRACK-BILT.BRilECK I 930 s. 115 Secondo Gen. r. 39 a 12,5 lo stesso Abra-


110 Cosl concordemente B. M. b. 59b; Git. b. mo fece molti proseliti. Vedi MooRE I 344 n . i .
45b; cfr. B. B. b. mb. 116 STRACK-BILLERBECK I 929.
.117 ]eh. b. 47b; cfr. xo9b; Qid. b. 7ob; Nidda
111 Cfr. anche A. Z. b. 24n; inoltre BACHER,
Tannaite11 I 106 s.
b. r3b.
118 Cosl anche MooRE I 346 s. e ~ BAMBER·
112 Vedi MooRB I .345· GER, Proselyte, come anche ~ SIMON 319.
113 ~ Jusnm 1 266-268 e nnchc MooRB 1 119 Per es., Ger. r,r; 1,2.
351 n. 5· 1111 Secondo R11th 2,12; cfr. Lev. r. 2 (134b);
114 Geriln 4,2 ss. STRACK-BILLERBECK I 927.
1tpOO"lJÀ-V'"Coc; e lil 3a-b (K_ G. Kuhn) (v1,739) p.8

concisione, bagno di immetsione e of- sine qua non, per l'ammissione di un


ferta di un sacrificio nel tempio 121 _ proselito, sia la circoncisione sia il bat-
~~~W.@~~"l."''l\l.,,..,.:~· tesimo. A dire il vero c'è chi, come R.
a) La circoncisione, milh (~ x, coll. Jehoshua b. Hananja, contesta tale opi-
5 r ss.), la componente più antica e im- nione, ma essa viene motivata in ma-
portante del rito di ammissione, è già niera definitiva da R. Eliezer b. Hyrca-
presupposta nell'A.T. (~ coll. 303 s.); nos col richiamo a Ex. 19,10 (dove il
veniva praticata soltanto sui maschi. popolo riceve l'ordine di lavare le ve-
sti) 124 _ Nell'età adrianea l'immersione è
b) Negli scritti rabbinici non c'è al- parte integrante del rito di ammissione,
cun passo che c'illumini circa l'età, il come si può vedere nel rituale di ]eb. b.
significato primitivo e la forma più an· 46b bar. (par. Gerim l) che risale a
tica del bagno di immersione dei pro- quest'epoca 125 • In questo tituale non
seliti (!bjlh) (~ II, coll. 5 8 ss.) 122• Oggi si accenna minimamente che il batte-
si è in genere 123 d'accordo nel ritenere simo abbia valore di lustrazione cul-
che la testimonianza storica più antica tuale 126 ; esso è piuttosto un atto giuri-
di tale pratica sia la controversia tra dico, richiesto per essere ammessi nel-
shammaiti e hilleliti sulla liceità di am- l'associazione religiosa giudaica, che si
mettere alla celebrazione della Pasqua compie alla presenza di tre testimoni 127
un proselito di fresca data (Pes. 8,8; dr. dopo un periodo d'istruzione nella torà.
Ed. 5,2). Secondo gli shammaiti un non Cfr. anche ]eb. b. 46b, secondo cui il
giudeo che sia diventato proselito alla battesimo dei proseliti deve avvenire di
vigilia della festa di Pasqua può subito giorno ed ha quindi carattere pubbli-
immergersi (!bl) e poi partecipare alla co 128• Anche in testi recenti il rito di
Pasqua. Secondo gli hilleliti, invece, un ammissione comprende i due momenti
tale proselito non può ancora parteci- della circoncisione e dell'immersione.
pare alla Pasqua, poiché il grado della Così in Jeb. b. 46b (fine del III sec_):
sua impurità (in quanto ex-pagano) cor- «Si diventa proseliti soltanto dopo es-
risponde al grado di impurità di chi ab- sere stati circoncisi ed aver compiuto
bia toccato una tomba; egli può quindi l'immersione» 129• Presso Rabbi {fine II
purificarsi (secondo Num. 19,16) soltan- sec. d.C.) e poi comunemente nel Tal-
to dopo 7 giorni (dalla sua ammissione). mud si trova la seguente motivazione
In questa discussione il battesimo del dell'immersione dei proseliti (come ter-
proselito è considerato una lustrazione zo elemento accanto a circoncisione e
che elimina l'impurità cultuale che lo sacrificio): come nel deserto gli Israe-
contamina quale ex-pagano. Attorno al liti dovettero adempiere tre condizioni
90 d.C. l'opinione predominante tra i prima della conclusione dell'alleanza,
dottori rabbinici considerava conditio cioè la circoncisione {dr. Ex. 12,48),

121 I tre momenti sono menzionati nell'ordine lyte Baptism: NTSt 2 (1955/:;6) 193-198.
in S. Num. 108 (a Num. 15,14); vedi MooRE m Jeb. b. 46b; vedi STRACK-BlLLERBECK I 107.
I 331 n.5.
122 Vedi MooRB 1 332.
125 La datazione risulta dalla menzione delle
persecuzioni a motivo della circoncisione.
123 Per es., ScHiiRER m 183; BrLLERll!!CK in
126 Cosl anche MooRE I 334.
STRACK-BILLERBECK I I02; -7 ]EREMIAS, Jeru-
salem 196; F. ToRRANCE, Prorelyte Baptism:
T. m I «padri dell'immersione»: vedi, ad es.,
NTSt 1 (1954/:;5) 154; G. BBER, Pesachim Jeb. b. 47a.
(1912) 176. Per la questione vedi anche T. 128 Cfr. ToRRANCE, op. cit. (-7 n . 123) 15x.
M. TAYLOR, The Begim1ings of Jewirh Prose- 129 Cfr_ anche A. Z. b. 59a.
l'aspersione con acqua (cfr. Ex. 19,10) è tenuto ad osservare tutta quanta la
e l'offerta di un sacrificio (cfr. Ex. 24, legge».
5 ), cosl anche i proseliti devono adem-
piere le medesime tre condizioni quan- 4. La posizione giuridica dei proseliti
do entrano nell'alleanza 130 • Con ciò si
vuol dire che il proselito è, sotto ogni Secondo l'opinione predominante dei
rispetto, un israelita: «Come il cittadi- dottori, la posizione giuridica del prose-
no (israelita) è un membro dell'alleanza lito discende dal principio che «il prose-
(bn brjt), cosl anche il proselito è un
lito è come un bambino appena nato» 132•
membro dell'alleanza» 131 •
Questa sentenza significa che, da un
c) Chiunque abbracciava il giudaismo punto di vista giuridico, la sua prece-
doveva offrire un sacrificio (hr~iih) nel dente vita pagana non esiste e quindi
tempio. Con la fine del tempio finl que-
st'obbligo. non può venir punito per aver allora
trasgredito la torà. Conformemente a
tale principio il diritto giudaico non ha
Il non giudeo che veniva ammesso in
valore retroattivo, ma entra in vigore
tale maniera nel giudaismo era conside-
soltanto dal momento in cui l'ex-pagano
rato, dopo il rito di ammissione, «un
è diventato giudeo m.
giudeo sotto ogni rispetto» (Jeb. b. 47
b ). Ciò significa anzitutto che è tenuto, Per quanto attiene al diritto eredi-
come ogni giudeo, all'osservanza di tut- tario, il principio suddetto comporta
che i figli avuti dal proselito prima del-
ta la legge. Questo fatto è conforme al- la conversione non sono suoi consan-
le parole di Paolo (Gal. 5 ,3): f..Locp.-vpo- guinei. Pertanto non possono· essere
µa.L OÈ. miÀ.W '1tOC\l'tÌ. àvl)prJl'lt({) '1tEpL'tE· suoi eredi naturali, neanche se sono di-
µvoµiv~ O"tL 6cpELÀ.É"t1'}<; Ècr-.ì.v oÀ.ov 't'ÒV
venuti anch'essi proseliti 134 • Per il di-
ritto giudaico sono suoi discendenti ed
v6µov '1tOLfjcraL, «e di nuovo attesto a eredi soltanto i figli avuti dopo la con-
chiunque si faccia circoncidere che egli versione 135• Se muore senza eredi, la

130 Keretot b. 8rn; vedi STRACK-BILLERBECK passaggio al giudaismo: Bik. ;. 3,3 (65d,x-4]).
I 107. Comunque quest'affermazione riguarda il pas-
131 S. Lev. 17,15 (perek I2, inizio) in MooRE saggio al giudaismo in generale e non già par-
I 334· ticolarmente l'immersione. Di opinione diver-
132 Cfr. particolarmente la discussione tra R . sa è J. ]ERBMIAS, Hat die Urkircbe die Kin-
Johanan (t 279 d.C.) e Resh Laqish in Jeb. b. dertcm/e gekannt?' (i:949) 21 s.
62a. Vedi S·mACK-BILLERBECK 11 423 e anche 134 Ger. 3,8; ~ }EREMIAS, Jerusalem 200. An·
Jeb. b. 22a; 97b; Bek. b. 47a. che per il diritto romano un peregrint1s non
133 La frase «il proselito è come un neonato» poteva ereditare da un cittadino romano; per-
ha quindi wi significato esclusivamente giuri- ciò uno straniero che avesse ricevuto la citta-
dico, non religioso, sicché questo genere <li dinanza r omana non poteva nominare erede
ingresso nel giudaismo non significa una 'rina- il figlio che non l'avesse ricevuta. ~ BERTHO·
scita' religiosa. Soltanto in un testo rabbinico, LBT 166.
per di più recente, si dice che Dio perdona al m Jeb. b. 62a in riferimento alla (doppia) par-
proselito tutti i suoi peccati (al momento del te d'eredità del primogenito.
7tPO<Tlj).v'toc; e Hl 4 (K. G. Kuhn)

sua proprietà è res nullius e può esser zione sociale 142, fatta eccezione per lo
fatta propria da chiunque 136 • I suoi stato sacerdotale.
schiavi adulti divengono liberi 137 • Il pro-
selito stesso era però autorizzato ad ere- La norma che vietava alle proselite
ditare dal padre pagano, ma con l'obbli- di sposare un sacerdote risale a Lev. 21,
go di prendere soltanto quegli oggetti 13 s. Qui si legge che il sacerdote non
dell'eredità che non avessero alcun rap- può sposare «una vedova o una ripudia-
porto con il culto idolatrico 138• ta o una deflorata o una prostituta, per-
ché egli deve sposare soltanto una ver-
La rigida attuazione del principio che gine della sua stirpe» 143• Poiché secon-
il proselito va considerato, al momento do tale legge un sacerdote poteva spo-
in cui entra nel giudaismo, un neonato sare soltanto un'israelita di nascita, era
avrebbe richiesto che il matrimonio del escluso che potesse sposare una conver-
proselito non fosse in contrasto con tita. Nella letteratura rabbinica l'esclu-
gl'impedimenti previsti in Lev. 18, cioè sione è motivata in altro modo: la pro-
che il proselito non fosse unito con un selita è considerata una prostituta (rin-
coniuge il cui grado di parentela urtas· vio a Lev. 21,14a), essendo sospetta
se contro il divieto d'incesto dell'A.T. d'immoralità a motivo del suo passato
Tuttavia nella prassi questa conseguenza pagano 144 (cosi Jeb. 6,5 ecc.) 145 • Tut-
non fu applicata u 9 ; al proselito si vie- tavia secondo altri testi (Jeb. b. 6ob;
tava piuttosto soltanto di avere una mo- Qid. b. 78a ecc.) quelle donne che sono
glie proibita anche dal diritto pagano, passate al giudaismo prima di aver com-
cioè una consanguinea per parte di ma- piuto tre anni, sono atte a sposare un
dre, mentre non c'erano impedimenti se sacerdote (in questo caso il sospetto
1a donna gli era parente per parte di d'immoralità non sussiste); ma si tratta
padre 140• Ciò significa che per il prose- già di un'attenuazione della vecchia u-
lito non vigeva il divieto d'incesto del- sanza 146•
1'A.T. Questa norma veniva motivata Le norme assistenziali previste dal-
col principio che il non giudeo non ha 1'A.T. per lo straniero residente ne]
padre 141 , con la conseguenza che tutte paese - ammissione a) alla parte desti-
le parentele (pagane) per parte di padre nata ai poveri ndla mietitura [spigola-
vengono negate. Pedi resto il proselito, tura, frutti tralasciati, bordi del campo],
nell'ambito del giudaismo, poteva spo- b) alla decima per i poveri, c) alle prov-
sarsi con un membro di qualsiasi condi- videnze per i poveri - nella letteratura

136 Ger. 3,8; Git. b. 39a. Secondo Ger. 3,9 ss. 353 s.
ciò vale per tutti i beni, fatta eccezione per 140Vedi Jeb. b. 98a; Sanh. b. _57b bar., inoltre
quella parte che doveva servire per pagare la Rashi.
moglie o un eventuale creditore: Ger. 3,n- 141 STRACK·BILl.ERBECK III 353·
12; -:> ] .ERBMIAS, Jerusalem 200. HZ -:> ]EREMTAS, Jerusalem 198.
137 Ger. 3,8. 143 Cfr. anche test. L. 9,rn; 14,6 e los., Ap.
138 -:> }EREMIAS, Jemsalem 199 s. 1,3I.
1+1 Diversamente pensa ~ BhMBERGER, Pro-
139 Per la motivazione di questa prassi vedi
lyte 2.
Jeb. b. 22a: «Affinché essi non potessero dire
di esser passati da una maggiore a una minore 145 ~ ]ERBMJAS, Jemsalem r98.

santitàl> (nel senso che ora nel giudaismo fos- 146 Cfr. anche Qid. b. 78b: R. Jose b . Halafta
sero permesse Joro quelle nozze che prima (c. 150 d.C.) permette che la figlia di un pro-
erano vietate); vedi STRACK·BILLERBECK III selito sposi un sacerdote.
333 \ VI,740}

rabbinica vengono applicate ai proseli- que abbia preso su di sé i sette coman-


ti 147 • Cosl alla .6.ne della spiegazione di damenti che hanno preso su di sé i fi-
Lev. r9,ro, in S. Lev. r9,ro (348a) 148 gli di Noè» 150 • Davanti a questa defini-
si legge: «La Scrittura dice: 'al povero' zione religiosa l'antica determinazione
(Lev. 19,10). Come il povero è bisogno- sociologica del termine twsb è venuta a
so ed è un figlio del patto ( = un giu- cadere, prnprio come era successo già
deo), cosl tutti (coloro che fruiscono prima per ger. Per il diritto talmudico
della pea) devono essere bisognosi e fi- il gr twsb rientra nella categoria dei
gli del patto ( = giudei in senso pie- non giudei. Egli può, ad es., mangiare
no)». È solo «per amor di pace» (Git. nbjlwt (cioè animali non macellati ri-
5 ,8) che non si negano ai non giudei la tualmente) 151 ; per i Giudei vige il di-
spigolatura, i frutti tralasciati e la pea. vieto di contratte matrimonio con lui 152
e secondo la Mishna 153 è permesso esi-
gere da lui gli interessi. Certamente il
5. Jl gr twsb e lo jr' smjm (--? IX, coli. gr twsb ha per alcuni aspetti una posi-
818 ss.) zione particolare rispetto agli altri non
giudei, perché osserva i sette comanda-
Nell'A.T. (--? col. 305) il termine menti noachitici. Cosl, in particolare, la
tosab indica un non giudeo che risiede proibizione di aver contatti con un goj
in Israele e si trova nella condizione so- non riguarda il gr twsb: quello infatti
ciale di meteco, senza che il vocabolo è idolatra, mentre questi osserva il di-
implichi (a differenza di ger) una con- vieto noachitico dell'idolatria 154•
notazione religiosa. Per la comprensione
rabbinica del twsb nell'A.T. va da sé Nella categoria di quei non giudei
che costui, in quanto allogeno, deve co- che seguono in una certa misura i co-
munque osservare quei comandamenti
che vengono imposti anche ai non giu- mandamenti giudaici, più precisamente
dei, cioè i sette comandamenti della leg- la legge noachica, ma non si fanno cir-
ge noachitica. Partendo da tale premes- concidere, e dunque in pratica non pas-
sa, nella letteratura rabbinica il termine
( gr- ) twsb 149 indica semplicemente un sano al giudaismo e sono perciò grj
giudeo che osserva la legge noachica, a twsb, rientrano per i rabbini anche i
differenza del goj, il pagano che non os- <1EBOJ..l.E\IOL 't'ÒV ih:6v. Nella letteratura
serva nemmeno questi sette comanda- rabbinica costoro sono chiamati jir'e sii-
menti. Cfr. la classica definizione rab-
binica (A.Z.b. 64b): «Chi è un gr twsb? majim, «timorati di Dio». <po~ovµEvoi
... I dottori [rabbinici] dicono: Chiun- 't'Ò\I i>Eov è la traduzione letterale e se-

147 ~ col. 319 a Tob. 1,8. to non se ne avevano notizie più precise. -,)o
148 Vedi S1'RACK·BILLERBECK IV 690. KuHN, Ursprung 218 n. 6.
149 La denominazione corrente negli scritti 151 A . Z . b. 64b; vedi STRACK-BILI.ERBECK II
rabbinici, è gr-tw1b (secondo Lev. 25,47): a 722.
differenza del proselito (gr bn brjt, il ger cir- 152 Vedi Ger. 3,3.
conciso) egli è il gr 'rl (il ger incirconciso). Tg.
O. e Tg. ]. I a Lev. 25,4: 'rl twtb. 153 B. M . 5,6. Divctsamente in Ger. 3,3. Sulla
ISO Altre spiegazioni in STRACK-BILLERBECK u questione~ PoLSTER 9; anche MooRB 1 339.
7n s. Le differenze nella definizione mostrano 154 ii: per questa ragione, ad es., che i pro-
che nell'epoca talmudica questo gruppo di non dotti agricoli dcl gr twsb sono considerati pu·
giudei praticamente non esisteva più e pertan- ri: Ger. 3,2.
33.5 (v1,741) itpoa'fJÀ.u-to<; e UJ .5 - DI 1 (K. G . Kuhn)

mitizzante di tale denominazione, men- torà, se non si è fatto (prima) circon-


tre cn:B6µevoL 'tÒ\I l>Eov è la traduzione cidere» 1S6. Con questa severa richiesta
greca più libeta e migliore dal punto di del pieno passaggio del cnB6µEvoç 'tÒ'.I
vista linguistico. A questi jr'i smjm si 1'E6v concorda ora l'aut-aut davanti al
riferiscono alcune affermazioni del Tal- quale veniva messo senza mezzi termi-
mud, secondo le quali anche tra i non ni anche il twsb: se dopo aver osserva-
giudei ci sono persone pie. Cosl, ad e- to per dodici mesi, in quanto twsb, i
sempio, la sentenza di R. Jehoshua (c. sette comandamenti noachitici non fa.
90 d.C.): «Anche tra le nazioni ci sono ceva l'altro passo della piena conversio-
giusti che hanno parte nel mondo futu- ne e non diventava proselito, veniva
ro» (T. Sanh. 13,2; Sanh. b. 105a), op- considerato nuovamente, sotto ogni ri-
pure il famoso detto di R. Meir (c. 150 spetto, un g6j 157• Ciò dimostra che gli
d.C.): «Un g6i che osserva la legge va- jr'i fmjm erano classificati nel gruppo
le per Dio come lo stesso sommo sacer- dcl twsb.
dote» (S. Lev. 18,5 ecc.) 155• Più tardi non ci furono più <rEBoµEvot
Tuttavia nei rabbini prevale l'opinio- 'tÒV l>Eov e già verso la metà del III sec.
ne negativa verso questi jr'j Jmjm. Il i rabbini in parte non sanno più chi sia-
giudaismo talmudico di tradizione pale- no di preciso gli jr'j fmjm 158, che da al-
stinese non si accontentava, come face- lora sono erroneamente identificati coi
va invece il giudaismo ellenistico della proseliti 159•
diaspora (~ coli. 307 s.) che era la vera
patria degli jr'i smjm, di un'appartenen- D. IL NUOVO TESTAMENTO
za elastica di pagani incirconcisi, ma ri-
I. 1tpocniÀ.u•oç
conosceva soltanto coloro che passava-
no pienamente al giudaismo accettando Il termine 1tpocrlJÀ.unç compare 4
la circoncisione. Espressione tipica di volte nel N .T .
questo atteggiamento dei rabbini è la r. Nel severo monito di Gesù ai Fa-
risposta data da Aquila, che era un pro- risei (Mt. 23,15). L'immane sforzo dei
selito, a chi gli rimproverava il passo Farisei per conquistare anche un solo
fatto: «Avresti potuto imparare la torà proselito diviene comprensibile qualora
senza farti circoncidere», gli dicevano; si pensi alla profonda differenza esisten-
ed egli: «Uno non può mai imparare la te tra l'attività missionaria del giudai-

m Altri esempi in STRACK-BILLERllECK 11 719- 157 Jeb. ;. 8,1 (Bd,27 s.); dr. A. Z. b. 65a; ~
721; ~ KuHN, Ursprung 219 s. KuHN, Ursprung .l20.
156Tanh. 92a in STRACK-BILLERBECK III 489 s.; 15s Vedi STRACK-BILLERBECK II 720 s.
dr. anche gli altri esempi in STRACK-BILLER· 159 Cfr. Ge11. r. 28 (17d); STRACK-BILLERBBCK
BECK Il 719 S. II 721.
337 (VI ,742)

smo ellenistico da una parte (che si ac- daismo (=proseliti)» ed esprime «la ca-
contentava di un'adesione più elastica ratteristica religiosa comune» 162 dei
dei pagani come CTE~OµE\IOL 'tÒV ~EOV, ~ gruppi nazionali menzionati prima 163 •
col. 308) e quella del giudaismo pale- Poiché una tale indicazione può stare
stinese, in particolare del fariseismo, soltanto alla fine dell'elenco, lo stico
dall'altra (che considerava necessario pe1· successivo Kpfl-m; xai "Apa.{3Ec; va con-
la salvezza il passaggio pieno al giudai- siderato un'aggiunta posteriore (~ IX,
smo, con la circoncisione e l'obbligo di col!. 1490 s. n. 4