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ANTICO TESTAMENTO
G R A N D E LESSICO
DELL1

ANTICO TESTAMENTO

A cura di
G , Jo h a n n e s E o t t e r w e c k e H elm er R in g g r e n

Tn collaborazione con
G e o rg e W . A nderson, H en rì C a z e ll e s ,
D a v i d N. F r e e d m a n ,
S hemarjahu T almon e G erhard W a l l is

Edizione italiana a cura di


A lessan d ro C a t a s t im i e R ic c a r d o C o n t im i

Volume I

3K - rÒ A

PAIDEIA
Titolo originale dell'opera

Tbeologisches W órterbuch xum Alien Test ameni


In V erbin d u n g mit
G e o r g e W . A n d e r s o n , H e n r i C a z e l l e s , D a v id N. F ree d m a n ,
S h e m a r ja h u T a lm o n u n d G e r h a r d W a l l i s
herausgegeben von
G . J o h a n n es B o t t e r w e c k und H e l m e r R inggren

A ll’edizione italiana del primo volume


hanno collaborato come traduttori:

ALESSANDRO CATASTINI
RICCARDO CONTINI
FELICE MONTAGNINI
GIOVANNIODASSO
1 FRANCO RONCHI
G IU SE PP E STANCARI

ISBN 8 8 . 3 9 4 .O4 1 6 . 3

Tutti i diritti sono riservati


© Verlag W, Kohlhammer, Stuttgart 1973
© Paideia Editrice, Brescia 1988
PREMESSA

Un dizionario teologico dell’Antico Testamento è sempre un'impresa ar­


dua, poiché non si può mai stabilire con sicurezza se l ’attività di ricerca
abbia raggiunto un punto talmente definitivo, da considerarne i risultati
come validi per ogni tempo a venire. Tuttavia, possiamo nutrire a buon
diritto la speranza che il momento prescelto per la nostra impresa non
sia infelice. I metodi di ricerca basati sulla storia delle forme e delle tra­
dizioni sono ormai così perfezionati da poterci garantire risultati in buo­
na parte sicuri; il progredire degli studi ausiliari ha reso possibile l ’uti­
lizzo delle fonti accadiche ed egiziane, mentre con una certa prudenza ci
possiamo rivolgere anche a quelle di Ugarit. Infine, la ricerca semantica
- condotta nelPambito della linguistica generale - malgrado non abbia
forse sinora ottenuto una approvazione generale, ha provveduto nondi­
meno a mettere a fuoco il nostro sguardo su problemi così vasti, da con­
sentirci di sperare anche da essa un aiuto prezioso.
Non fa parte degli intenti di questo lessico intervenire nella discussio­
ne di metodo sulla semantica, prendendo posizione per uno dei vari in­
dirizzi di ricerca (paradigmatica, sintagmatica, generativa) o per una par­
ticolare teoria del campo linguistico. Tuttavia, occorre tracciare alcune li­
nee di indirizzo generale: nella presente opera, le etimologie sono inda­
gate con estrema cautela, le famiglie di parole sono distinte, i prestiti lin­
guistici e i cambiamenti di significato registrati con attenzione. L’ambito
linguistico di una parola è stabilito e delimitato per mezzo del suo rap­
porto con i sinonimi e i contrari. Oltre alla ricerca interna al paradigma,
è stata sentita la necessità di riportare una precisa analisi sintattica delle
caratteristiche lessematiche e delle corrispondenze oppositive. Poi, in­
sieme alle estensioni e limitazioni di significato, sono stati aggiunti quei
sintagmi stereotipati, che costituiscono di per se stessi dei veri e propri
topoi ricorrenti in schemi e formule precisi. Infine, 1Janalisi del contesto
ci ha aperto spiragli su luoghi ed epoche grazie alle informazioni relative
al momento storico: l ’indagine su una singola parola ha quindi permesso
di intravvedere un pezzo di storia, cultura, religione, nonché della vita
sociale e individuale degli uomini.
Ma - potremmo chiederci - che significato ha il termine «teologico»
PREM ESSA
V ili

per questa opera? Noi ci proponiamo, dal momento che l ’Antico Testa­
mento «parla di Dio», di analizzare le espressioni religiose con ogni pos­
sibile ausilio e quindi presentarle nella loro peculiarità così da chiarire,
per quanto è possibile, le relazioni di contenuto esistenti fra il testo, la
tradizione e le istituzioni. Il termine «teologico» deve essere quindi in­
teso in senso anzitutto descrittivo; ossia nel senso, più o meno, in cui si
parla di teologia agostiniana o luterana.
È ovvio che una siffatta impresa non può essere portata a termine da
un singolo, né da un ristretto gruppo di studiosi. Quest’ultimo, in verità,
potrebbe compiere un lavoro di particolare unitarietà, ma a scapito di
completezza e attendibilità. D’altro lato, soltanto un lavoro di gruppo
può consentire di raggiungere un esame onnicomprensivo del problema.
L ’odierna ricerca veterotestamentaria è svolta in ambito internazio­
nale, e non è caratterizzata da una precisa unità di vedute. Qualora aves­
simo voluto limitarci, in questo campo, ad accogliere una sola scuola e­
segetica, si sarebbe trattato di escludere parte dell’orizzonte che si offri­
va. Poiché invece questo è un dizionario teologico costruito su basi inter­
nazionali e interconfessionali, è possibile trovarvi trattazioni che spazia­
no in campi svariati. Fortunatamente, nell’ambito della nostra ricerca è
stato svolto un lavoro di gruppo che è andato al di là dei limiti posti dagli
interessi nazionali e confessionali, così da rendere ora possibile un’im­
presa di tal genere; ma è speranza della redazione che in questo modo si
sia teso anche all’obiettività del lavoro e sia stata resa possibile una più
ampia valorizzazione del materiale a disposizione. Ciò che con questo me­
todo può essere andato perso in unitarietà, ci auguriamo sarà riguadagna­
to in completezza grazie alla pluralità dei diversi punti di vista.
L’essersi limitati al solo materiale veterotestamentario è conseguenza
dell’aver posto la lingua ebraica alla base delle Voci del dizionario; tutta­
via, il carattere interconfessionale dell’opera ha rèso necessario un parti­
colare riguardo anche per la versione greca dei Settanta. I testi di Qum-
ran - quando possibile - sono stati presi brevemente in considerazione,
mentre è stato alquanto difficile introdurre la letteratura pseudoepigrafi­
ca nella discussione dei singoli vocaboli ebraici. Abbiamo dovuto rinun­
ciare anche alla letteratura rabbinica, a causa della difficoltà nello stabili­
re i limiti cronologici più tardi del giudaismo. Ne consegue che anche la
successiva storia neotestamentaria dei concetti veterotestamentari anda­
va al di là dei nostri propositi. Per questi due ultimi aspetti, possiamo ri­
mandare senz’altro al Grande Lessico del Nuovo Testamento.
Non si può comprendere appieno l ’Antico Testamento senza uno
sguardo comparativo con l ’ambiente estrabiblico circostante. È pur vero
PREM ESSA IX

che tale sguardo può estendersi al punto da far sembrare la fede dTsrae-
le soltanto come un ulteriore aspetto del pensiero dell’Oriente antico;
tuttavia, il materiale comparativo consente anche di mettere in rilievo
in maniera più precisa il carattere particolare della fede d ’Israele, quale
fu espressa nelFinsieme dei dogmi, nel culto e nella legge, in maniera che
i diversi concetti possano essere compresi più a fondo. Per questo moti­
vo, non abbiamo voluto sottrarci al compito di vagliare il materiale estra­
biblico, per quanto è stato reso possibile dai ristretti limiti del progetto
dell 'impresa. Così, non abbiamo trattato solo di parole imparentate eti­
mologicamente , ma soprattutto di rapporti di concetti e idee, anche se
non vi sono alla base parole collegate dalPetimologia.
Per quanto l ’analisi semantica delle parole sia senza dubbio della mas­
sima importanza, tuttavia l ’obiettivo principale degli studi contenuti in
questa opera è di mettere a disposizione dei lettori i concetti fondamen­
tali espressi dalle rispettive parole e termini, nonché i contesti tradizio­
nali nei quali essi ricorrono e le diverse sfumature di significato che pos­
sono rivestire in ogni singola tradizione. Noi riteniamo infatti che sia
proprio in questo campo che i contributi lessicali possano rendere un va­
lido servizio quali singoli componenti di un insieme che tenda a ricostrui­
re una teologia dell’Antico Testamento.
Il compimento del primo volume costituisce l ’occasione appropriata
per ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di
questo Lessico, Anzitutto Christel Matthias Schròder e i l C a r d in a l Ago­
stino Bea (f), che promossero il piano dell’opera; J. Bergman (Uppsala),
O. Loretz (Munster) e W. Frhr. von Soden (Mùnster), consulenti tecnici
rispettivamente per egittologia, ugaritologia e Oriente antico, che con la
loro competenza garantiscono i dati relativi alle corrispondenti discipli­
ne; i nostri collaboratori scientifici Gunnel André (Uppsala), H. Madl,
B.Beck e soprattutto H.-J. Fabry (Bonn), che sono stati di grande aiuto
nella revisione dei rinvii bibliografici e testuali e nella correzione delle
bozze; infine, l ’editore con A. Rutters, J. Halbe e J. Schneider, per la cu­
ra messa nell’edizione dell’opera. Uno speciale ringraziamento dobbiamo
agli autori delle singole voci per la loro valida collaborazione al Lessico.
La casa editrice e i curatori nutrono la speranza che esso costituirà un
utile strumento non solo per la ricerca esegetica, ma anche per l ’attività
pastorale,
G. J o h a n n e s B o t t e r w e c k - H e l m e r R i n g g r e n
Bonn-Uppsala, maggio 1 973.
AUTORI
D E LLE V Ó C I CO N TEN U TE N EL V O L . I

Direttori
Botterweck, G.J., prof. dr. dr., Ringgren, H., prof, dr.,
Bonn, Am Eichkamp 5. Dekanhuset, Box 511, 75120 Uppsala,
Svezia.

Collaboratori

Aalen, S,, prof, dr., Eising, H., prof, dr.,


Nadderudvn. 119 d, 1343 Eiksmarka, Miinster (Westf.), Besselweg 12,
N orvegia. Eissfeldt, O., prof. dr. (f),
Ahl.strom, G.W., prof, dr., 402 Halle/S.» Steffens-Str. 7, d p r .
The University of Chicago, The Divinity Erlandsson, S., docente dr.,
School, Chicago, III. 60637, u s a . Regins vag 5, 75440 Uppsala, Svezia.
Barth, Ch., prof, dr., Fabry, H.-J.,
Mainz, Auf der Steig 4. Bonn, Am alten Friedhof 13.
Baumarm, A., pastore, Freedman, D.N., prof, dr.,
Hannover, Haatstr, 6. 1520 Broadway, Ann Arbor, Mich. 48104,
Beck, B., USA.
Bonn, Newmanhaus, Adenauerallee 63-69. Fuhs, H.F., Akad. Rat dr. dr.,
Bergman, J., docente, Kòln 51, Mathiaskirchplatz 7.
Pumpg. 2, Linkoping, Svezia. Gamberoni, J., prof, dr.,
Bernhardt, K.-H., prof, dr., Paderborn, Katnp 6.
1043 Berlin, p s f 634, ddjr. Gorg, M., docente dr.,
Bratsiotis, N.P., prof, dr., Bochum, Biermannsweg 25,
Apostolou Pavlou 5, Agia Paraskevi-Attikis, Haag, H,, prof, dr.,
Grecia. , Tìibingen, Denzenberghalde 16.
Cazelles, H., prof, dr., Haldar, A., docente dr.,
21, due d’Assas, Paris 6e, Francia. Walling 1, Uppsala, Svezia.
Clements, R.E., rev. dr., Lecturer in Divinity, Hamp, V., prof, dr.,
8 Broókfield Road, Coton, Cambridge, Munchen 23, Karl-Theodor-Str. 47/1.
Gran Bretagna. Heintz, Jean-G., dr.,
Cross, F.M., prof, dr., 18, route de Mittelhausbergen,
Harvard University, Cambridge, Mass., u s a . 67 Dingsheim, Francia.
De Moor, J.C., prof, dr., Helfmeyer, F.J., dr.,
Seerattstraat 5, Kampen, Olanda. Bonn, Adenauerallee 19.
Dommershausen, W., prof. dr. dr., Hentschke, R., prof, dr.,
Trier-OIewig, St. Annastr. 33. Berlin 38, Teutonenstr, 18.
A U TO R I D ELLE VOCI

Hoffner, H.A., prof, dr., Ottosson, M., docente dr.,


61 Cburch Lane, Madison, Cono. 06443, S: t Johannesgatan 4 A 75221 Uppsala,
USA, Svezia.
Jepsen, A,, prof, dr., Otzen, B., prof, dr.,
22 Greifswald, BiUrothstr. 9, d d r . Institut for Gammel Testamente, Aarhus
Johnson, Elsìe, lic. in teol., Universitetet, Aarhus, Danimarca.
Jarnàkravagen 3 A 304, Lund, Svezia. Ploger, J.G., parroco dr.,
Kapelrud, A.S., prof, dr., Bonn, Kaiser-Karl-Ring 6.
Rektorhaugen 15, Oslo 8, Norvegia, Preuss, H.D., prof, dr.,
Kellermann, D., dr., Weende, Fòhrenweg 1.
Tubingen, Hasenbiihlsteige 21. Scharbert, J., prof, dr.,
Koch, K,, prof, dr., Munchen 70, Piihlstr. 7.
Hamburg 66, Diekbarg 138. Schilling, O., prof. dr. (f),
Kosmala, H,, dr., Bochum,
Long House, Compton Abdale, Cheltenham Schreiner, J., prof, dr.,
g l 54 4 dr, Gran Bretagna. Seminar fur Al ttestamen tltche Exegese,
Krecher, J,, prof, dr., Wurzburg, Sanderring 2.
Munster (Westf.), Hollandtstr. 42. Schunck, K.-D., prof, dr.,
Lohfink S.J., N., prof, dr., 25 Rostock, Kosterbecker Weg 5, d d r .
Frankfurt/Ma in 70, Offenbacher Landstr. Schiipphaus, J., dr.,
224. T roisdorf, Reichensteinstr. 70.
Lundbom, J., Studies in Rcligion, Seebass, H., prof, dr.,
University of Michigan, Ann Arbor, Gimbte, Grevener Str. 8, V
Michigan 48104, u s a . Tsevat, M., prof, dr.,
Maass, F., prof, dr., 764 Red Bud Avenue, Cincinnati,
Mainz, Am Gonsenheimer Spiess 8 v. Ohio 45229, u s a .
Mayer, G., prof. dr., Wagner, S., prof, dr.,
Mainz, Am Siidhang 11. 703 Leipzig, Meusdorfer Str. 5, d d r ,
Mosis, R., docente dr., Wallis, G., prof, dr.,
Freiburg, Reinhold-Schneider-Str. 37, 401 Halle/S., Henriettenstr. 22, d d r ,
Mulder, M.J., prof, dr., Weinfeld, M., prof, dr.,
Ampèrestr. 48, Badhoevedorp, Olanda, Hebrew University, Jerusalem, Israele.
Munderlein, G., Zobel, H.-J., docente dr., .
Kiel, Projensdorfer Str. 100 b. 401 Halle/S., Tulpenstr. r^, d d r .
INDICE DEL VOLUME I

Premessa .......................................................................... ................... ................. v ii

Autori delle voci contenute nel voi. i ........................ ....................................... x

3K fab (Ritìngiceli) . . : .........5


• rn|ir ■ ■ .
“I3K *àbad. 'àb<Mà™%xl'ànf 'àbaddón (Otzen) ...................................... 41
ufbTfjnomBWStjfA iiH.
rq * *m - r ; ; ........................................................................ 51
f^ 9 ih ,V. -q
; VèWjóri (Botteriveck).......................... .............................................. yj

“ VOK 'àbìr, abbir (K apelrud)................................................................... 87

'àbat, ’abel, 'ébel (Baumann)......................................................... 93

'ebeti (K apelrud)............................................................................ 103

D r n D fó 'abràhàm (Clements) ................................... .................................. 109

JÌ"ìK 'àdón> 'addnaj (Eissfeldt)............................................... .. ............. 125

*V':TK 'addir > 1adderei (Ahlstrom )......................... .................................. 153

EH K 'àdàm (Maass) ............................................................. 1 ^9

n DT "lK
T **»
sàdàmà (P lo ger)........................................... .................................... 187

n r iK ’àbab, ’ahabà, *abab, 'Òbab (Bergman, Haldar, W a llis)................. 209

bnk ’ohel, 'abai (K o ch )............ .................................... .. 253

H iK ’ób (H offner)................................................. ............................ 279

n ix ’àwd, 'atuwà (hawwà), ta’àwà, ma'àwijjim (M ayer)..................... 287

’ewtl, Hwwelet (Cazelles)....................................... ....................... 293

|1K ’àwen, po'àlé 'amen (Bernhardt)..................................................... 299


IN DICE DEL VOL. I XIII

*")1K 1ór (A a le n )........................... . . ............. ........................................ 315

n iK 5òt (H elfm eyer).................................................................................. 3^7

nK 'abt ’àhót (Ringgren) ........................................................ ............... 397

nnK 'ehàd (Lohfink, Bergman) ................................................................ 407

’T l K 'ahèr (Erlandsson) ............................................................................. 42^

n ilK \ahàrè (H elfm eyer).............................................. ........................ .. 431


*

rn n K *abarìt (Seebass).................................................................................. 437

HXJK 'àjab, ’ójèh, 'èbà (R inggren)................................... ...................... 449

HOT* ’èmà, ’àjòm, *'èmtàn (Z o b e l)............................................................ 463

SÌTK ’tt, 'issà (N.P. Bratsiotis) ................................................................. 469

'àkal> 'dkel, *oklà, 'àkUà, ma'akàl,ma'akelet,ma'akòlet (Ottosson) 499

*él ( C r o s s ) ................ ............ . . . . . . ............. 5 11

'àlà, là, ta'alà (Scharbert)............. .. ................................ ............. ^49


T“

’ièlòktm (Ringgren) ............................................. ........................... ^65

’éltl (P reu ss)....................................................................................... 609

n ró K ydtnànà} 'almànùt (H o ffn er).............................................................. 615


* * «

m 'àmany *èmùnà, ’àmen, 'èmet (je p se n )............................................ 625

’amas, ’dmes, ’àmsà, ’ammts, ma'àmàs (Schreiner)....................... 695

'amar, ’òmer, *emer, ’imrd, ’emrd, ma'amar>mè'mar (Wagner) . . 705

t&Ì3g 'enòl (M aass)................................................ .................. .. 747

FpX 'ànaf, *af (Bergman, Johnson) . . . . . . . . ....................................... 753

DDK ’P*> 'efes (H a m p )............... .............................................. ................. 781

J IIK ’àrón ( Z o b e l) ............................ ........................... ... .......................... 785

*HN 'arìy 'arjèh, gùrt kefìr, làbV, lajis} sahal (B otterw eck)................... 809
IN D ICE D EL VOL. I
XIV

’eres (Bergman, O tto sso n )............................. ................................. 839

n - iK *rrt me>èrà (Scharbert)................... ................................................... 877

ìès) 'i¥seh (Bergman, Krecher, Hamp) . ................ .............. . . . 907

’àsàm, 'àsam, yàsèm} "asma (D. Kelletmann) ................................ . 931

rn © « *àsèrà (De M o o r ) ..................................................... »...................... 9^1

‘H ttfK *asré (C azelles)........................................................... ........................ 967

riK 'èt} %
ìm (P reu ss)................................................................................. 975

HKS beìér} bór (H e in tz).......... ................... ............................ ................. 1007

b rVi ?” bàbel (R in ggren )..................................................


,
................. .. 1013

bàgady beged (Erlandsson)............................................................ .. 1021

in a bàdàdy bad, bàdad (Z o b e l)......................................... .... ................ 1029

bdl (Otzen) ................................................. ..................................... 1043

bhly behàlà ( O tz e n ) .......................................................................... 1049

H D rtS b'hèmày behémót (B o tterw eck).............. ....................................... 1053

X Ì3 bó\ ’àtà (P re u ss).................................................... .......................... 1083

l& tì bó$y bMày bòlety trfbùlìm (Seebass) ............................................... 1145

HÌ3 hàzà> bùz, bùzà (G o r g ).................................. ................................. .. 1x71

70 bxZy baz, sàlàl (R inggren)................ .......................................... 1181

in a bhtiy bàhòn (T sev a t)................................ .......................................... 1187

l" ìn 3 bàhar (Bergman-Ringgren, Seebass) ............................................... 1195

bàtab, betah} bitbà, bittàhón, mìbtàh (Jepsen)............................. 1231

|$P5 beten (Freedman, L un dbom ).................................. ......................1245

bìn> bìnày fbùnà (Ringgren)............................. . .......................... .. 125^

baìt (Hoffner) ................................................................... ............. .. 1275


IN DICE DEL VOL I XV

HDS bàkà (H a m p )................................................................................ .. , 1295

b'kór, bkr, bekòrà, bìkkùrìm (Tsevat) ................ .......................... 1305

nba bc&à (G am beroni)................................. . . . .................................r r 1319

BHijja al (Otzen) .................... ....................................................... .. 1327

P *?3 bàia, bela (Schupphaus) ........................................................ .. 1337

n»a bàmà (Sch un ck)................ ............................ ................................... 1345

J5 ben (Bergman - Ringgren, H. H a a g ) .......... .. 1357

ben-'àdàm (H. H a a g ) ................................................. ...................... 1385

H 35 bànà, binjdy btnjàn, *mibneh, tabnìt (Wagner) ............................. 1399

bpa bdal (De Moor, M u ld e r)........... . , .......... ............................ .. 1435

b'r, baar, ha ir (R inggren).............................................................. 1477

bs\ besa (D. K ellerm ann).................... ......................................... 1487

bàqàr (B e ck )........................................ .............................. ............... 1495

boqer (Bergman, Ringgren, B a rth )................................................. ijii

bìqqes, baqqàsa (W agner)....................................... ..................... 1533

in a bara* (Bergman, Ringgren, Bernhard*, Botterweck) . .................. 1^6^

barah, bàriah, bertah (G am beroni)................................................. 1581

^ 1? b€rìt (Weinfeld) ........................................................................... 1589

-p a brk, beràkà (Scharbert)................... ................................................ .. 164J

barar, bar, bòr, borii (H a m p )...................... ................................. 17 11

bsr, besòrà (Schilling f ) .................. * ............................ 1721

bàtàr (N.P. B ratsio tis)............. ....................................................... 1731

bai (H, H a a g )........................................ ............................................ 176^5

r ò v ia betùlà, betùlìm (Bergman - Ringgren, T s e v a t)................................ 1777


INDICE D EL VOL. I
XVI

r i *7 *? gà% gè'a, ge'eh, ga’àwà, gà'ón, (D. Kellermann) . . . 1789

gà'al, go'èl, (R in ggren)....................... ........... ........... 1803

rO J gàbah, g5bah> gàbdàh, (gàbèah?), gabhùt (H en tschke).............. 1815

boa g'bùl, gabal, gebMà (O ttosson )......................................................... 1827


*

'"O A gàbar, geburd) gebìr, gibbór, geber (K osm ala)............................. 1841

(S ch u n ck )......................... ...................................... i 377


«

*'r TA gedijjà (Botterweck) . . . . . . . . . ........... ............................ .. . 1881

gàdal, gàdól, gedullà, godei (Bergman-Ringgren, M o s is )........... 1893

gàdaf, giddufy giddùfà (W aU is)............................... ...................... 1951

góg, màgòg (Otzen) ................ ......................................................... 1957

"'lA 9PÌ (Botterweck, Clements) .......................................................... .. 1971

g'tvijjà, gufa, gaw, gèw, gaf (F a b ry )............. ................................. 1987


■* s

PU gàwa' (R in ggren)............................................................................... 1997

" 1U gàr, gir, gèrùt, nfgurìm (D. K ellerm ann).............................. .. 1999

góral (Dommershausen)...................................... ................... .. 2023

gàzd, gèzel, gàzèl, gezèlà {Schupphaus)........... ........................ .. 2039

nu gazar, gezer, gezèrà, magzèrà ( G ò r g ) ..................... .. 204^

ghl, gehàlìm, gabalè-ès, gahelet (Fuhs) ......................................... 2051

p rrA (Eising) ................................................................................... 2059

•n gjl> (Bergman-Ringgren, B a r th ) ............................. ............. 2067

gàlày góla, galùt (Z o b e l)................................................................... 2083

Indice analitico ....................................................................................................... *1


Indice del passi b ib lic i.......................................... ........................ ....................... *27
Sigle e abbreviazioni......................................................................................... .... *47
Corrigenda .................................... ............................ ............................................ *55
LESSICO
*àb (H. Ringgren) (1,2 ) 6

3K ’àb

S o m m a r io : re con il Kòhler che si tratta dì una vo­


I, II Vicino Oriente antico: ce infantile (Lallwort)l.
1. Egitto;
2. Mesopotamia; O
3. semiti occidentali.
I. IL VICINO ORIENTE ANTICO
II. UA.T,:
x. Fuso linguistico;
i .VEgìtto
2. il ruolo del padre; In egiziano padre si dice l t 2y nella
3. aspetti teologici dell'uso di 'ab; maggior parte dei casi con riferimento
4. Dio Padre. alla paternità naturale3; inoltre la pa­
rola è usata in senso lato col significato
Il vocabolo ra b ( u ) si riscontra, con di antenato, avo, spesso anche al plu­
minime variazioni, in tutte le lingue se­ rale.
mitiche. È inutile insistere nel tentati­ Il termine è usato figuratamente in
vo di derivare il nostro termine da una espressioni come «io fui un padre per
radice trilitterale ed è meglio consenti­ il ragazzo»; un tale era «padre degli

'àb
G, A h ls trò m } Psaltn 89 (Lund 1959); B. und in seiner Umwelt = BBB 14 (1958); R.
A lfr in k , L ’expression lakab ‘itn *ab5 tàw = d e V a u x , Das A.T. und seine Lebensordnun-
OTSt 2 (1943) 106-118; A, A l t , Der Goti gen 1 (*1964); J.N.M. W ijn g a a r d s , The Dra-
der Valer ~ BW ANT in 12 (1929) = Kl. matization of Salvific History in thè Deute-
Scbr. 1 1-78; B. C o lle s s , Dio la Patro: Bi- ronomic Schools = OTSt 16 (1969).
blxa Revuo 4:4 (1968) 5-19; F.M. C ross, Per 1:
Yahweb and thè God of thè Patriarchi:
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b e r t , Solidaritat in Segen und Fluch tm A.T. 3 Anche di animali: E rm a n -G ra p o w i 14 / 15 .
7 ih*) ’àb (H. Ringgren)

orfani, marito delle vedove» oppure il figlio ascolti suo padre8.


funzionario era «un buon padre per la Dato che nella mitologia egiziana le
sua gente». Così anche il re è chiamato famiglie e le genealogie degli dèi hanno
«padre dei due paesi» o «il buon porta­ una posizione di rilievo, si usa spesso
tore d ’acqua che mantiene in vita le ‘padre’ come epiteto divino. Così so­
sue truppe, padre e madre per tutti gli prattutto Osiride è noto come padre di
uomini»4, In questi casi è evidente che Horus, p, es. Pir. 650 b «padre di Ho-
il termine di paragone è costituito so­ rus, suo generatore»9, e Horus è detto
prattutto dalla cura con cui il padre «colui che interviene per suo padre»
provvede alle necessità dei suoi. (nd ìt. /)10. Molte divinità sono chiamate
È singolare che i nomi egiziani indi­ ‘padre degli dèi’ [it ntr.w), p. es. Atum,
canti i gradi di parentela si limitino ai Re, Nun, Geb, Ptah"11, D ’altra parte si
familiari più immediati: padre, madre, esalta il dio primordiale, il creatore, di­
figlio, figlia, fratello, sorella. Da questo cendo che era «senza padre né madre»
fatto si è dedotto che soltanto la fami­ o che è «toro di sua madre» (Kamutef),
glia più ristretta abbia avuto una parte vale a dire che si è generato da so lo 12.
nella vita sociale, come anche nell'am­ Come epiteto divino troviamo anche
ministrazione dello stato dove, all'ini­ ‘padre dei padri, madre delle madri’,
zio, i posti più alti potevano venire oc­ cioè padre e madre primordiale. È in­
cupati soltanto da principi reali5. teressante che uno stesso dio possa ap­
Nella vita di famiglia viene messo in parire come padre e come madre: così
risalto soprattutto il rispetto del figlio Ptah, Osiride, A m on 13. Amon è chia­
per il padre, una sua riverenza quasi mato spesso «padre e madre (o solo pa­
religiosa: il figlio è responsabile della dre) degli uomini», con particolare ri­
sepoltura del padre e del sacrificio guardo alla sua azione creatrice (cfr.
funebre. Così si vanta Chnumhotep, Àton «madre e padre di ciò che ha fat­
principe di una provincia: «Ho fatto to»; il dio del sole «madre per la ter­
crescere il nome di mio padre ed ho ra, padre degli uom ini»)14.
preparato il luogo per il culto dei mor­ Dal primo periodo intermedio in poi
ti e tutto quanto il necessario per es­ abbiamo una maggiore diffusione dei
so»6. Comunque si legge spesso l’esor­ nomi propri teofori, che indicano una
tazione generale di mostrare amore, gra­ data persona come ‘figlio del dio...’ . Ta­
titudine e rispetto per i genitori. li nomi teofori nell’antico impero erano
L ’educazione dei figli è compito del riservati soltanto ai re: i disordini so­
padre e questa usanza si manifesta an­ ciali del periodo intermedio hanno ope­
che nel fatto che molti libri sapienziali rato quindi una certa democratizzazio­
non vogliono esser altro che un am­ ne in questo settore. Nel periodo del
maestramento di un padre per il figlio7. nuovo impero incontriamo inoltre nomi
Si afferma con forza che è bene che il come «Amon è mio padre», «Chons è

4 -> G r a p o w 132 s. 10 -» Ibidem 135 ss.


5 H e l c k - O t t o , Kleines Worterbuch der À- Is -» Z andee 93 s,
gyptologìe 96 s,
12 Sono esaltati cosi soprattutto Amon e
6 —> E r m a n -R a n k e 184.
M in: B o n n e t 364.
7 D urr 15.
8 —> Ibidem 32 s. 13 —» Z a n d e e 93 ; K ees, Gótterglaube 162.
9 —> S a in t e -F àr e G arnq t 120 ss. 14 G r a po w 133.
*àb (H. Ringgren) (i>4) 10

mio padre», ecc.: indice, secondo il un re od un protettore vengono invo­


Ranke, di una maggiore religiosità 1S. cati (soprattutto in suppliche) come
Infine il re è chiamato «padre del «mio padre e signore» {abì bèli ed e­
fanciullo, nutrice dei piccoli» 16. Il tito­ spressioni simili) 20. G li sceicchi dei se­
lo sacerdotale it ntr> «padre di dio», minomadi vengono chiamati abu soprat­
che indica uno dei gradi più alti, non tutto a Mari, ma anche più tardi. In
ha ricevuto ancora una spiegazione sod­ alcuni casi abu significa funzionario> di­
disfacente 17, rettore o maestro; particolarmente in­
teressante è l ’espressione abu ummàni
2. La Mesopotamia kalàma, «un maestro di quell’arte» 21,
La famiglia mesopotamica era fonda­
a) Com’è stato m ostrato18, il sumeri­ mentalmente di tipo patriarcale, ma il
co aveva almeno tre diverse parole per potere del padre sui figli non era del
'padre’ : a (più tardi a-a) — padre ( = tutto illimitato: anche se poteva deci­
procreatore); ab-ba — padre ( = padro­ dere l’esposizione del neonato, il padre
ne di casa); ad-da, un termine attestato non aveva per il resto assoluto potere
soltanto in Nippur e connesso con la di vita o di morte sui suoi figli. Secon­
parola elamita per ‘padre’ . La differen­ do le leggi sumere un figlio che avesse
za tra i primi due termini si manifesta rinnegato il proprio padre poteva es­
chiaramente, p. es., in due epiteti di sere venduto come schiavo. Il codice di
Enlil: costui è ab-ba dingìr-dingir-e-ne, Hammurapi (§ 195) punisce il figlio
«padre di tutti gli dèi», cioè pater fa- che colpisce il padre e prevede che il
miltas del pantheon, e a-a-kalatn-ma, padre possa scacciare un figlio o dare i
«padre del paese», cioè procreatore e suoi figli in servitù per pagare i propri
creatore del mondo. debiti22.
b) Anche Taccadico ha, come le altre Come in Egitto, anche qui l’educa­
lingue semitiche, soltanto una parola zione dei figli è compito del padre. Ad
per i due significati: abu(m ). Quando es., in En. el. 7,147 si legge: «Il padre
indica il padre naturale è spesso asso­ narri questa ( = la storia della creazio­
ciato con bànù — procreatore> un suo ne) e l ’insegni a suo figlio»23, I fi­
frequente sinonimo. Talora il nostro gli devono curare il culto degli ante­
vocabolo è precisato con àlidànu = pa­ nati, anche se quest'obbligo non è sta­
dre naturale, in contrapposizione con bilito per legge, ma si basa su di un’an­
padrino o padre adottivo19. Anche altre tichissima usanza. Soltanto in documen­
persone vengono però chiamate abu: i ti che si riferiscono alla spartizione del­
re si riferiscono ai loro predecessori sul l ’eredità paterna gli eredi vengono spes­
trono chiamandoli «miei padri» (il plu­ so obbligati al mantenimento del culto
rale significa anche comunemente avi); degli antenati24.

15 R a n k e ir 233 s. 238; cfr. 226.243. 52 s.


16 —» G r a p o w 133; l ’ep iteto regale ìtj è cer­ 19 Cfr. D r i v e r - M i le s , Assyriatt Laws 223.
tam ente connesso con ìtj: cfr. K e e s , Toten- 20 Cfr. TCL 14,13:27: «Tu set mìo padre e
glauben 217, signore, non ho altro padre che te».
17 Significava forse in origine ‘padre delle fi­ 21 L a m b e r t 1 5 8 : 1 1 .
glie che si trovavano nelTharem del dio’? Cfr. 22 —> K lim a 1 9 0 s.
B o n n e t 256, 2Ì —> D u r r 67.
18 Cfr. M. L ambert : GLECS 9 (1960-63) 21 - > K l i m a 1 9 1 .
i t <i,4 ) ’àb (H. Ringgren) (1,5) 12

Anche in Mesopotamia è compito del ra» 29. In questi casi ‘padre’ è evidente­
padre nutrire e proteggere la famiglia. mente in parte sinonimo di creatore e
Da paragoni ed altre espressioni25 ve­ autore, in parte un nome che esprime
niamo ad apprendere le qualità attri­ potenza e autorità.
buite ad un buon padre, p. es.: ««il re Diverse volte il rapporto tra dio e
ha trattato i suoi servi come un padre uomo è descritto in termini del rappor­
i figli»; «fammi conoscere da ciò se mi to padre-figlio. Leggiamo così che un
ami come un padre». È considerato a­ certo dio si è impietosito come un pa­
normale che «un padre ed una madre dre o ha perdonato come un padre:
abbandonino il figlio»26; viceversa c'è «Si parla di Marduk come se fosse pa­
qualcosa che non va quando «i figli ol­ dre e madre». In questo modo si vo­
traggiano loro padre» o «figlio e padre gliono esprimere soprattutto la bontà e
litigano». la cura degli dèi. Il dio patrono viene
L'oracolo di sventura dell'epopea di invocato dal suo fedele come abty «pa­
Erra mostra lo stretto vincolo che lega dre m io»30.
le generazioni: «Il figlio non s'interes­ Un problema particolare è costituito
serà della salute del padre né il pa­ dalle affermazioni in cui un re asserisce
dre di quella del figlio». Lo stesso tra­ di non avere altro padre e altra madre
spare anche dal cenno alla «interdizio­ che una determinata divinità31. G li stu­
ne pronunciata dal padre o dalla ma­ diosi non sono d ’accordo se si voglia
dre», che certamente non va inteso nel esprimere così l'idea della procreazione
senso dx un imprigionamento familia­ naturale, o soltanto quella di una parti­
r e 27, e dalla riprovazione dei figli di re colare protezione che la divinità accor­
che provocano rivolte contro i loro ge­ di al re 32.
nitori o li uccidono28. Forse il problema può esser risolto
G li dèi in particolare vengono chia­ osservando l'uso di abu nei nomi pro­
mati spesso abu. Questo termine va in­ pri. Alcuni pochi nomi come dAnum-
teso in parte in senso proprio, data la ki-t-a-bì-ia, «Anu è come mio padre», e­
concezione delle genealogie divine, ma sprimono soltanto un paragone del rap­
si riscontra anche fuori di tale riferi­ porto padre-figlio; altri, come Samas-
mento genealogico. Anu, Enlil, Sin, As- abì «Samas è mio padre», Sin-abùìu,
sur e altri vengono chiamati abu ilànì «Sin è suo padre», ecc. attestano indub­
= «padre degli dèi». Con particolare biamente che una data divinità è consi­
frequenza Nanna-Sin è chiamato «pa­ derata il padre di quella determinata
dre» in assoluto, ma anche abu kibràti, persona. Lo Stamm considera tali no­
«padre dei quattro angoli della terra», mi «espressioni di una fiducia prospet­
e abu salmàt qaqqadì, «padre delle te­ tica» cui fanno riscontro i nomi che in­
ste nere» (cioè degli uomini), Anu è dicano una data persona come figlio di
abu sa ilàni bànù kalàma, «padre degli un certo dio ovvero come generato da
dèi, creatore dx tutti» e abu fame ù questi33. Certamente non si tratta di
ersetim, «padre del cielo e della ter­ una concezione mitologica, ma si vuol

25 Per la documentazione v, CAD , s.v. 30 -> S ta m m 54 s.


26 Teodicea, L a m b e r t 7 0 : 1 1 . 31 L a b a t 57; E n gn ell, Studies in Divine
21 Così —» S c h a r b e r t 53 ss. Kìngshtp (Uppsala 1943) 16.
26 CAD» s.v. 1 a, fine. 3- S j ò b e r g : R o B 20 (19 6 1) 14-29.
29 -»• T a llq v is t i s. 33 -» Stam m 208 s.; cfr. 222.
13 (i.5) 'àb (H, Ringgren) (i,6) 14

dire semplicemente che una determina­ garitico ha inoltre il termine htk che,
ta persona gode di una particolare pro­ probabilmente con diversa vocalizzazio­
tezione divina34. Incerto è invece il si­ ne, significa in parte ‘padre’ e in parte
gnificato di nomi composti semplice­ ‘patto’ 41.
mente con abì a sostituzione del preci­ Più volte incontriamo *b usato meta­
so nome divino, p. es. Abì-nàsir, «mio foricamente. Kilamuva dice: «Fui per
padre protegge», Abì-iddina, «mio pa­ il primo un padre, per il secondo una
dre ha dato». M. N o th 35 considera abu madre, per il terzo un fratello» (Don­
come elemento teoforo; ciò è certamen­ ner-Ròllig 24,10 s.) e nell’iscrizione di
te vero in molti c a s i m a forse in altri Karatepe leggiamo: «Baal rese me, Da-
indica il padre naturale secondo Palbero nuna, padre e madre» {ibid. 26 1 3): si
genealogico, tratta evidentemente del re come colui
che dà al popolo protezione e nutri­
3 .1 semiti occidentali mento. Ahiqar è detto «padre di tutta
1*Assiria» (Parole di Ahiqar 55): qui ‘pa­
Quanto troviamo presso i semiti oc­ dre* significa consigliere, perché un pae­
cidentali non si differenzia molto dai ri­ se dipende dal sapiente come da un
sultati della nostra indagine nel mondo padre.
accadico37. La maggior parte dei testi Nei testi dì Ras Samra Danel chia­
si riferisce al padre naturale; così p. ma El suo padre: «O toro El, padre
es., Mesa (stele di Moab, riga 2), mio»42. Non è chiaro se questa espres­
Ahiran (Donner-Ròllig 1,1), Barrakib sione indichi la figliolanza divina del
{ibid. 215,18) e Panammuva {ibid. 214, re; altrove troviamo la medesima invo­
8 s.) parlano di «mio padre» in senso cazione sulle labbra di B aal43, oppure
proprio. Nei testi ugaritici Keret e Dan- è detto che il toro E l è padre di B aal44.
el vengono chiamati ‘padri\ Il plurale Come epiteto divino 'b è attribuito a
indica i predecessori {ibid. 215,16; cfr. El: egli è chiamato ’b bn Si, padre dei
Jean-Hoftijzer 5); l’espressione bjt *b si figli degli dèi», cioè del pantheon
riferisce alla famiglia o alla dinastia38. (Herdner 32,25), yb ’dm, «padre degli
Nei testi ugaritici è ricordato un «Hrgb uomini», cioè dell’umanità {ibid. 14 [1
padre degli avvoltoi»39 accanto a «Sml} K ] 1 37,43 ecc.) e ’b ìn m 45.
madre delle aquile»40: si tratta eviden­ Un caso interessante ci è fornito dal­
temente di una coppia mitologica che la notizia che leggiamo in alcune iscrizio­
rappresenta la specie delle aquile. L*u- ni aramaiche: un re fu innalzato al trono

34 D h o r m e , Recueil Édouard Dhorme (Paris 42 H erd ner 1 7 ( 1 1 D ) 1 2 4 .


1956) 196 s. 43 H e rd n er 2 ( i n A B ) m 19,
35 N o t h , Pers. 66 ss. 44 H e r d n e r 2 ( n i A B ) 1 16 s.; 6 (1 A B ) v i 27,
36 Specialm ente quando si tratta della d iv in i­ ecc.
tà protettrice: cfr. - » S ta m m 54 s. 45 H e r d n e r 6 (1 A B ) 1 8; 4 (11 A B ) i v 24; 17
37 II m ateriale è raccolto in J e an -H o f t ij z e r . (n D ) v i 49, Questo epiteto non è stato an­
38 C fr. J ean -H o f t ij z e r 3; D onner -R ò l l ig 24,
cora spiegato esaurientemente. Molti dubita­
no della correttezza, sostenuta ancora dal D ri­
5; 214,9; 2 15 ,2 3 .
v e r , dell’interpretazione «padre degli anni»,
39 H e r d n e r 19 (iD ) 12 1.
propendendo per l’ipotesi che snm sia un no­
40 Ibidem 135. me di località, o il figlio di El (G o rd o n , glos­
41 C fr, van S e l m s 94; anche U F 1 (1969) sario) o la sua abitazione celeste (così A ist-
179 n. 4. le i t n e r ) .
T5 (1,6 ) 'ab (H. Ringgren) (1,8) 18

a motivo delia giustizia46 di suo pa­ il capo, la guida, il protettore»55. Non


dre47. Nell’epopea di Aqhat vengono de­ è possibile decidere con sicurezza qua­
scritti alcuni dei doveri del figlio verso le fosse l ’elemento predominante: se la
il padre: sembra si tratti soprattutto discendenza fisica dal dio o la protezio­
di assistenza per il cu lto4B. ne e cura divina. È probabile che que­
Nei nomi di persona abbiamo spesso st’ultimo aspetto divenisse sempre più
yb> che ne costituisce l'elemento teofo­ preminente,
ro: alcune volte ’b sostituisce il nome
della divinità, come in *brm} abi-ràmi,
«il padre è sublime», ’brps, abi-rapi, II. l ’a n t i c o t e s t a m e n t o

«il padre guarisce» (o «Rapi è pa­


dre»?); altre volte è la divinità a rice­ 1. L ’uso linguìstico
vere l ’attributo di padre come ’bmlk,
N ell’À.T. vengono chiamati *bf oltre
abimilku49, ’b b ' l * t r ' b t aì-tar-a-bis\
ra$ap-abi, rsp'b, ’brsp52. il padre naturale, a) il nonno (G en, 28,
N o th 53 ha stabilito che i nomi com­ 13; forse anche 49,29); t>)il capostipite
posti con ’b e ’h sono un fenomeno ge­
(Davide: 1 Reg. 1 5 ,1 1 ; 2 Reg. 14,3; 18,
nerale dell’area semitica settentrionale,
che si dev’esser quindi verificato in un 3) soprattutto di una tribù o di un po­
periodo in cui «i semiti settentrionali polo (Sem: Gen. 10,21; Àbramo: Gen,
costituivano ancora un’entità compat­ 17,4 s.; I s .5 1,2; Moab e Ben-Ammi:
ta». Col tempo questo tipo di nome di­
19,37 s.; Esaù: G è».36,9,43; G ia­
venta più raro presso i singoli popoli
anche se abbiamo nuove formulazioni. cobbe: Deut. 26,5; Is. 43,27; i patriar­
Va inoltre osservato che accanto a ’bjd* chi: Deut. 1,8; 6,10; 9,5; 29,12; 30,
abbiamo anche 7jd‘ , e a ’bkrb anche 20; 1 Par. 29,18); spesso i ‘padri’ sono
7krbt così che tutto sembra effettiva­
mente indicare che *b sia veramente un le prime o le precedenti generazioni del
elemento teoforo54. Secondo Noth que­ popolo, cioè gli avi (p. es., Ex. 3,15;
sto fenomeno si spiega col fatto che 20,5; Num. 20,15; 1 Reg- 1 4 Is- 5 1 »
nell’antica religione tribale dei semiti
2; Ier.y,22; i 6 , i i s . ; Ps. 22,5; 44,2;
nord-occidentali il dio tribale fosse con­
siderato padre (o fratello) della tribù. 106,7); c) il fondatore di un’arte o di
Con la scomparsa graduale di questa un modo di vita (Iabal il ‘padre’ degli
concezione non sparirono però i nomi
allevatori di bestiame, Iubal ‘padre’ dei
propri che la riflettevano : «In quanto
antenato della tribù il dio non ne era musicanti: Gen. 4,20 s.; Ionadab ben
però soltanto il procreatore, ma anche Recab ‘padre’, cioè fondatore del movi-

4f O p p u re della ‘lea ltà ’, sdq, di suo padre: v. 49 G ròndahl 315.360.


D o n n e r - R ò llig 2 x 5 ,1 1 . 50 D onner -R ò l l ig 5 ,1: 184,4.
47 D o n n e r - R ò llig 2 1 5 ,1 9 5 .; 2 16,4 s.; 2 I 9>4 J 51 Ibidem 324.378.
cfr. 2 15 ,1 s. d o v ’è m enzionato solo il padre. 52 Ibidem 349.361.408 s.; H u ffm o n 154.
43 H e r d n e r 17 ( n D ) 1 27-34; K o c h ; Z A N. 5i N o t h , Pers. 66 ss.
F. 24 (19 4 7) 214 ss.; afferm azioni sim ili già 54 —»■ S t a m m 53 avanza alcune riserve per
in E n g n e ll, Sltidies in Divine Kingskip (U p p ­ quanto riguarda certi nomi accadici.
sala 1943) 136 s. 55 N o th , Pers. 75.
1 7 ( 1 .8 ) 'ab (H. Ringgren) (i,8) 18

mento recabita: ler,35,6.8; cfr. 1 Mach, quella dei popoli nomadi che a quella
2,54)^; d)un uomo degno di partico­ delle civiltà urbane dell*Antico Oriente,
lare venerazione, p. es. un anziano ( i in quanto la struttura sociale determi­
Sam. 24,12), un maestro o un capo dei nante era quella della famiglia e della
(’
profeti (2 Reg. 2,12; 6,21; 13,14), un tribù, non del villaggio, della città, del
sacerdote (Iud. 17,10 ; 18,19; cfr. distretto. Come per i beduini, una vita
bn), il tipico indirizzo con cui il mae­ normale e piena era concepibile soltan­
stro di sapienza si rivolge al suo disce­ to nella comunità tribale58 e da ciò de­
polo); e) il protettore, che in un certo rivano da un lato la grande importanza
senso fa le veci del padre {Ps.68,6: «un della discendenza e della genealogia e,
padre per gli orfani»; cosi anche Ecclus dall’altro, il significato della figura del
4,io ; lob 29,16: «un padre per i po­ capostipite o del patriarca neirideolo-
veri»; Is. 22,21: «un padre per gli abi­ gia. Ancora nel Deutero-Isaia «Àbra­
tanti di Gerusalemme»); f ) il consiglie­ mo, vostro padre» costituisce un esem­
re {Gen. 45,8; 1 Mach. 2,65; 1 1 ,3 3 )57; pio dal quale si può imparare e trarre
g) Vautore (della pioggia: lo b 38,28). incoraggiamento {Is, 51,2).
La spiegazione di questo stato di co­ Nella famiglia il padre ha un'autori­
se è probabilmente la seguente: il se­ tà quasi illimitata: è il padrone di ca­
mitico in origine segnalava soltanto la
sa; i figli lo devono onorare e temere
differenza di generazioni, ma non i pre­
cisi gradi di parentela; pertanto qua­ {Mal. 1,6); dispone del familiari come
lunque rappresentante della generazio­ il vasaio dell'argilla {Is. 64,7), ma «non
ne antecedente è un ’b, e chiunque sia
è un despota isolato, bensì il centro dal
più giovane è un —> bn. Si spiega così
l ’uso di 'b come titolo onorifico. Nella quale irradiano forza e volontà per tut­
maggior parte dei casi Fuso ebraico ta la sfera che gli appartiene e cui egli
coincide però col nostro. appartiene. Nella parola ‘padre’ sono
contenuti il vincolo del sangue e l ’au­
2. Il ruolo del padre e la fcasa del padre*
torità. Quest’ultima è sentita dall’israe­
(bèt ’ab)
lita sempre nella parola, perciò Naaman
La società d’Israele era più vicina a è chiamato 'padre’ dai suoi servi {2

56 Quest’uso linguistico dipende probabil­ ove inventori delle arti e dei mestieri sono
mente dalla convinzione che le corporazioni vari dèi».
di sacerdoti, cantori, profeti risalissero ad un
antenato fondatore; cfr. A. H a ld a r , Asso- 57 V . de B o e r : VTS 3,57 ss.; secondo B ru n -
ciations of Cult Prophets (Uppsala 1945) 36 n e r: ZÀS 86 (1961) 99, nel primo dei due
ss. Per Q u e l l , art. iraTìf)p: ThWb v 960 ìl passi avremmo una traduzione dell’egiziano
termine significa invece patrono, —> S c h a r ­ /V nt_r = «educatore del principe ereditario».
b e r t 61: «L’À.T. si differenzia a questo pun­
to dalla mitologia fenicia di Filone di Biblos, 58 S c h a r b e r t , 76 ss.
i 9 (^ 9 ) ’àb (H. Ringgren) (i,9) 20

Reg. 5,13), il sacerdote è salutato ‘ pa­ la sua parentela (mwldt) e la sua fami­
dre* dalla comunità adunata per il cul­ glia (bjt ’b) per mettersi in cerca della
to (lu d . 18,19) ed Elia è chiamato ‘pa­ terra promessa. In questo passo è ben
dre5 dai suoi discepoli (2 Reg. 2,12). espresso il carattere inaudito della rot­
Attorno all'uomo si raduna ia casa, una tura con la sua comunità naturale che
comunità spirituale che riceve l ’impron­ gli viene richiesta (cfr. Gen. 20,13; 24 >
ta del padre. Donne, figli, schiavi, pro­ 7). Analogamente l ’abbandono del pa­
prietà sono assorbiti completamente da dre e della madre in Gen. 2,24 significa
questa unità»59. «Essere abbandonati la rottura con la vecchia famiglia e la
dal padre (e dalla madre) è un triste creazione di una nuova nella quale l’uo­
destino (Ps. 27,10), non avere un pa­ mo diviene a sua volta il ‘padre’ della
dre è motivo di lamento {Lam. 5,3 ì» 60. casa,
Dopo queste premesse ci sembrerà Nelle leggi i diritti del padre emer­
naturale che famiglia si dica normal­ gono soltanto frammentariamente. V e­
mente «casa del padre», bjt yb (simil­ niamo così a sapere, p, es., che il pa­
mente in accadico bit ahi). Purtroppo dre poteva vendere schiava la figlia (Ex.
la terminologia è incostante. Oltre che 21,7). Narrazioni più antiche mostrano
‘famiglia’ (Ex. 12,3; 1 Par. 7,2) bjt % che un padre poteva privare il figlio
può significare anche clan, cioè una sud­ della primogenitura (Gen. 49,4 ; 1 Reg.
divisione della tribù composta di più 1,11 ss.), ma la legislazione deuterono-
famiglie (Num. 3,24; 34,14) o persino mica vi si oppone (Deut. 21,15-17).
tribù (Num. 17,17 ; los. 22,14) 0 altfo Anche in altri casi il Deuteronomio rap­
gruppo diverso (Ex. 6,14; Num. i ,2 ) 61 presenta una fase più recente dello svi­
Come Elliger ha mostrato62, in Lev. luppo legislativo: in Gen. 38,24 Giuda
18 si riflette una 'grande famiglia* (bjt condanna la nuora a morte, mentre
’b) paleoisralita «nella quale convivono Deut. 21,18-21 prevede che la punizio­
normalmente quattro generazioni»63. ne di un figlio ribelle sia lasciata al con­
L ’espressione bjt ’b ricorre soprat­ siglio degli anziani.
tutto in elenchi, ma questi ed altri pas­ L ’ubbidienza al padre è un dovere fi­
si simili non ci permettono di cogliere liale, come si può dedurre indiretta­
il valore psicologico-sentimentale della mente già da Deut. 21,18; ma il quarto
famiglia. Da questo punto di vista è (quinto) comandamento è più profon­
però chiarissimo Gen. 12, dove Abramo do: «Onora (kbd) tuo padre e tua ma­
riceve l’ordine di lasciare il suo paese, dre» (la motivazione è un’aggiunta po-

5? P e d e r sen 1 62 s. 62 E lliger : ZAW 67 (1955) 1-25.


60 —> H e m p e l 133 .
61 Cfr. W o l f : JBL 65 (1946) 48. 63 H A T 4,239; cfr. —> P o r t e r 6 s.
21 (i,9 ) 'àb (H. Ringgren) (i,io) 22

s tenore). Il comandamento non è rivol­ 3. Aspetti teologici dell’uso di ’b


to soltanto ai giovani, ma anche e so­
In molte locuzioni con 'b (’bwt) si
prattutto agli adulti e non richiede in
manifesta il forte senso di solidarietà
primo luogo l’ubbidienza, ma un atteg­
delle generazioni.
giamento rivetente verso i genitori.
G li scritti sapienziali tornano mol­ a) La più immediata è forse l ’espres­

to più frequentemente su tale questio­ sione skb 'm 'bwtjw} «giacque con i

ne, che in quei testi si discute in pri­ suoi padri» = morì (Gen.47,30; Deut.

mo luogo dei doveri reciproci di geni­ 31,16; 2 Sam. 7,12 e 35 volte in 1-2

tori e figli64. L ’autorità del padre è in­ Reg. e 2 Par,). Come ha mostrato l ’Al-

contestata: è una grave vergogna che frink, l ’espressione è usata quasi uni­

un figlio maltratti i genitori (Prov. 19, camente per Ì re e soltanto in quei ca­

26) o li maledica (Prop. 20,20; cfr. an­ si in cui la morte sia naturale. DÌ signi­

che 28,24), La responsabilità del padre ficato analogo è l’altra espressione (li­

risulta indirettamente da lo b 5,4: i fi­ mitata al Pentateuco) n’sf 7 (m}w, «fu

gli dello stolto non hanno chi li pro­ riunito con i suoi parenti» (—» im) o

tegga. Il padre deve avere soprattutto anche n’sf 7 ’bwtjw, «fu riunito con Ì

timore riverenziale di Dio e allora sarà suoi padri» (lud, 2,10; 2 Reg. 22,20 =

un rifugio per i suoi figli (Prov. 14,26). 2 Par, 34,28). Secondo Pedersen a mon­
te di questo modo di dire ci sarebbe
A l centro delVinteresse c’è l ’educazione
dei figli; bisogna guidare bene il figlio, l ’usanza della sepoltura in tombe di fa­

altrimenti lo si rovina (Prov. 19,18); miglia67, Contro questa ipotesi si o­

gli si deve insegnare la via giusta (Prov. bietta però che la sepoltura è, general­

22,6); chi ha inculcato al figlio la sa­ mente menzionata a parte68; inoltre l ’e­

pienza ne ottiene gioia (Prov. 10,1; 23, spressione non si adatta sempre al luo­

24). Parecchi passi ci fanno capire la go di sepoltura69. Nonostante tutto ciò,

grande parte che avevano le punizioni in fondo s’intende dire che il morto
corporali (Prov. 3,12; 4,3 s.; 6,20-27; viene riunito nella morte con i padri o

13,1.24; 29,17 s.)65. i parenti deceduti prima di lui (—> s ’tol).

È dovere dei figli, d’altra parte, a­ La locuzione è divenuta poi stereotipa e

scoltare il padre (Prov, 23,22) ed esser non fu usata sempre coerentemente.

così motivo di gioia per i genitori b) Nelle tradizioni dell’esodo Jahvé è


(Prov. 15,20; 23,22.25) chiamato talora il Dio dei padri, p, es.

64 —> G a s p a r 29 ss. M Però 1 Reg. 11,21 mostra chiaramente che


65 Cfr. -» D urr 114 s. sàkab ecc. sono sinonimi dì mwt: Davide
66 Cfr. —» G a s p a r 10 2 s, «giace con i padri» e Ioab «muore».
67 P e d e r s e n 11 480 s. 69 A l f r in k 118 .
2 3 ( i,io ) 'àb (H. Ringgren) (1,11)24

Ex. 3,15 (E): «Jahvé, il Dio dei vostri 17; 2 Par. 20,33; 24,18.24; 29,5; 30,
padri, il Dio di Abramo, d ’Isacco e di 7; 36,15; Esdr. 7,27) per far risaltare
Giacobbe mi ha mandato a voi» (cfr, 3, quanto orribile sia l ’apostasia («ab­
6: «Io sono il Dio dei tuoi padri, il Dio bandonare il Dio dei loro padri» e si­
d’Àbramo, d’Isacco e di Giacobbe»). mili, p. es. 2 Par. 34,33) e quanto lode­
Nella forma attuale del testo viene sot­ vole il ritorno a lui (2 Par. 19,4; 30,
tolineata la continuità tra il Dio che si 22; 34,32). Tutto sommato, si tratta
rivela a Mosè e il Dio che ha guidato però di una espressione stereotipa che
i patriarchi. Nelle storie dei patriarchi si alterna con «Jahvé vostro/nostro
le antiche fonti del Pentateuco conser­ Dio» (2 Par. 13,12 [ 1 1 ] ; 28,9 [10 ];
vano il ricordo che 'Dio dei padri’ è un 29,5 [6 ]; 30,7 [8 ]; 34,30). La formu­
epiteto divino antico (Gen. 26,24 [J] ; la solenne vuole sottolineare la connes­
28,13 [Jl; 31,5.29.42 [E ]) che in ori­ sione con la storia antica e con la fede
gine designava il Dio personale protet­ degli a v i73.
tore e familiare dei patriarchi. Presso i c) Nella predicazione deuteronomisti-
Sumeri troviamo tali divinità persona­ ca ci si richiama spesso alle azioni
li; ‘il dio dell'uomo’ è il suo personale salvifiche che Dio compì per i padri.
intercessore e particolare protettore70. Jahvé ha amato ed eletto i padri (Deut.
In documenti paleoassiri troviamo l’ac­ 4,37; 10,15), ma il patto ch’egli ha
cenno «Assur e il dio di tuo padre», e stretto con loro è veramente un patto
da Mari ci viene un giuramento «per con la generazione presente che ora ri­
il dio di mio padre» 71. Infine, come ha vive nel culto la conclusione dell’al­
fatto notare Alt, presso i Nabatei, in­ leanza (5,3). Generalmente ci si imma­
torno agli inizi della nostra cronologia, gina che coloro cui viene ora rivolta
certi dèi personali vengono gradualmen­ la parola abbiano vissuto essi stessi
te a identificarsi con le grandi divinità l ’esodo, e che l ’interesse si concentri
del pantheon72. sulla promessa del paese. Senza limi­
Più tardi la locuzione ‘Dio dei padri’ tarsi ad alcuna formula fìssa, il predica­
ha una certa parte nei Deuteronomio tore deuteronomico ripete con molte
(Deut. 1,11.2 1; 4,1; 6,3; 12,1; 26,7; variazioni che Jahvé ha promesso so­
27,3; 29,24) per sottolineare la solida­ lennemente (nsb1) il paese ai padri
rietà della generazione dell’autore con (Deut. 1,8.35; 6,10.18.23; 7,13; 8,1;
le generazioni dell’età eroica d ’Israele 9,5; 10 ,11; 11,9 .2 1; 19,8; 26,3; 28,
(cfr. —» c, d), e nel Cronista ( 1 Par. 12, i r ; 30,20; 31,7; cfr. ancora Ios. 1,6;

73 S.N, K r a m e r, The Sumerians (Chicago 11 C fr. - » A l t , M ay, C ro ss.


1963) 126.
71 H y a t t 13 1 s. 73 -> S c h a r b e r t 201.
25 ( i , n ) 'àb (H, Ringgren) (1,12) 26

5,6; 21,43; iW . 2,1; 1 Reg. 8,40)74. poi Dio di adempiere ciò che aveva
La variazione dell’espressione sottoli­ promesso a suo padre Davide (8,23­
nea, con la molteplice ripetizione del 26), fa un altro riferimento all’uscita
tema mediante nuove parole, l'impor­ dei padri dall’Egitto (8,53) ed esprime
tanza dell’affermazione che fa da ri­ il voto che «Jahvé possa essere con
scontro alla frase che si ripete 23 vol­ noi come con i nostri padri,., così che
te; «il paese che Jahvé, tuo Dio, ti da­ osserviamo le leggi ch’egli ha dato ai
rà (ntn)»75. Qui la promessa divina del nostri padri» (8,575.), L ’intervento
possesso del paese viene attuata, viene salvifico dì Jahvé nel passato diviene
resa presente nell’azione liturgica in quindi una specie di garanzia per si­
quanto momento essenziale, fondamen­ mili opere future: Jahvé si comporte­
tale per l’esistenza del popolo76. Inol­ rà con la nostra generazione come una
tre l’espressione nsb* l'bwt è usata con volta con i padri, Nella celebrazione
riferimento al patto (Deut. 4,31 ; 7,12) cultuale ciò che accadde ai padri torna
e ad altre promesse (Deut. 7,8; 13,18); ad essere presente: «Non con i nostri
ricorre poi anche in Ex. 13,5.11 e Num. padri, ma con noi» (Deut. 5,3),
14,23, passi che sembra vadano consi­ Le azioni salvifiche di Jahvé verso i
derati (come forse anche Num. n , i 2 b) padri sono un tesoro dei fedeli, che
quali aggiunte deuteronomistiche. ne attingono coraggio e fiducia. Ciò
d) In due passi della storiografia deu- che Jahvé ha fatto ai padri e ciò che
teronomistica viene ripetuto un richia­ i padri hanno narrato (Ps. 44,2) ser­
mo alle grandi opere di Dio per i pa­ ve al poeta del lamento nazionale qua­
dri: Ios. 24 (assemblea di Sichem) e r le inizio e spunto per la supplica: nel
Reg. 8 (consacrazione del tempio). Nel passato Jahvé ha concesso la vittoria,
primo passo Giosuè ricorda che i padri possa egli aiutarci anche oggi. «I no­
abitarono una volta di là del fiume (24, stri padri gridarono a te e tu desti lo­
2), che Jahvé li fece uscire d’Egitto ro ascolto», leggiamo (Ps. 22,5) nel sal­
(24,6.17); ma nonostante ciò essi ado­ mo di lamento (regale?) ed a questo ri­
rarono altri (—> 'Jpr) dèi e furono pu­ cordo anche il salmista ritrova la spe­
niti (24,14 s.). Nella seconda occasio­ ranza (cfr. anche Iud. 6,13). Anche il
ne Salomone ricorda in primo luogo Ps. 78, in forma più didascalica, trae
il patto che Jahvé concluse coi padri ammaestramento dalla storia della sal­
mediante l ’esodo ( 1 Reg. 8,21) e prega vezza: ciò che i nostri padri ci hanno
1

74 PlÒGER 63 ss.; —> WlJNGAARDS 73 SS. 77 76 Senza che questo presupponga alcuna par­
ss. ticolare festa della conquista, come ipotizza il
73 W lJN G A A R D S 7 7 S. W lJN G A A R D S.
*7 ( l , ™ )
(H, Ringgren) (*,13) 2*

narrato vogliamo raccontarlo a nostra dre in figlio {Deut. 6,7; cfr, anche 32»
volta alle generazioni future (vv, 3S.): 7.4Ó), In Ps. 78Ì5 s, si tratta delle azio­
Dio ha dato ai padri una legge che de­ ni salvifiche di Dio in generale che ven­
ve essere insegnata ai figli (v. 5) per­ gono tramandate di generazione in ge­
ché regolino la loro vita su di essa. Si nerazione; in Gen. 18,19 della vita giù*
ricorda poi il miracolo deU'esodo {v. 12) sta che Àbramo deve insegnare, iti
e si biasima la disubbidienza del popo­ quanto padre, ai figli ed ai discenden­
lo (cfr. anche Ps, 106,7), La storia dei ti*
padri è dunque un patrimonio vivo, al Sorge così questa connessione, que­
quale si possono alimentare il coraggio sta saldatura delle generazioni con i!
e la fede, traendone anche un'ammoni­ padre che olire un insegnamento e un
zione. esempio. Che i figli seguano l'esempio
paterno, può essere un bene o un ma­
e) Il Deuteronomio sottolinea il do­
le; più volte risuona l 'ammonirneri­
vere che ha il padre d'inculcare ai figli
to a non seguite il cattivo esempio dei
la dottrina e l'amore di Dio (Deut, 6,
padri: Ps. 78,8.57; Ez. 20,18; Zac$. i,
7), Certi salmi trasferiscono questo in­
4; 2 Par. 30,7 s.; cfr. ler. 9,13; 23,27;
segnamento in un contesto cultuale, p.
implicitamente anche A ty .± y4, J)eut.
es, Is. 3 (al salmo di Ezechia): «II
32,17 ricorda l'interruzione di una tra­
padre farà conoscere ai figli la tua fe­
dizione buona: sacrificavano & degli dèi
deltà» (v. anche P j, 22,31), In entrambi
che non erano stati adorati dai loro
ì casi si tratta della salvezza dell'oran­
padri.
te dalla ‘morte', salvezza che deve esse­
re proclamata nella ‘grande assemblea' f) Un caso particolare della solidarie­
(Pi. 22,23,26) 77, Anche in Ios. 4,21 si tà delle generazioni è offerto da un'an­
accenna ad una tradizione cultuale: al­ tica formula omologica che ci è conser­
la domanda dei figli «che cosa signifi­ vata in parte come commento al co­
cano queste pietre?» il padre deve r i mandamento di adorare un solo D io in­
spendere narrando la storia del passag­ serito nel decalogo dopo il divieto del­
gio del Giordano. In modo simile la le immagini (J5je. 20,53. =■ Deut. 5 f9
tradizione dell'esodo deve essere spie­ s.), in parte nella storia delia visione
gata ai bambini in occasione della ce­ del roveto ardente (Ex. 34,6) e in par­
lebrazione della pasqua {Ex, 12,24 ss.; te in una preghiera d ’intercessione ele­
13,8). II Deuteronomio sottolinea la vata da Mosè (Num. 14,18). In questa
trasmissione dei comandamenti di pa- formula si legge che Jahvé ( il D io ge-

11 Cfr. Ringgren, Ismettiisefa Religion (1963) 78 Su questo punto cfr. D ure 107 s.
216,
2? < V 3) 'ab (H, Ringgren) 0 ,14) 3°

loso, «punisce i peccati dei padri su l fi­ d r iB1. In Lev, 26,40 troviamo inoltre Ja
gli, sui nipoti e sui pronipoti» 7?; nei confessione dei peccati propri e di quel­
decalogo segue Pafferm azione che, in­ li dei padri usata nel periodo postesiti-
vece» se si osservano i comandamenti co ( - * i).
il Signore «(usa benignità su mille (ge- Una formulazione ormai fissa de! me-
Aerazioni?)». In questo commento ag­ des imo principio ci è conservata nel
giuntivo è espresso, innanzi tutto, il proverbio tramandatoci da Geremia
principio che Ja benignità e ìa fedeltà (31,29) ed Ezechiele (18,2): «I padri
di Dio sono infinitamente p iù efficaci hanno mangiato l'uva acerba ed ai fi­
delle necessarie conseguenze delTolfesa gli si sono allappati i denti». In en­
delia gelosa santità divina (—►qn’h); ma trambi i profeti il proverbio è però re­
è anche affermata e sottolineata la so­ spinto perché falso: in Geremia è pre­
lidarietà delle generazioni nel bene e vista un’età nuova in cui le regole vec­
nel male. La punizione dei peccati ab­ chie non valgono più; in Ezechiele il
braccia tutta una 'grande famìglia’ di proverbio è citato a proposito del pro­
quattro generazioni » ma la grazia rag­ blema delta responsabilità personale:
giunge persino la millesima generasi 0- la conversione non è inutile, perché è
stata già comminata la punizione per i
Neila conclusione detta Legge di San­ peccati dei padri >In Ier, 32,18 a. incon*
tità il medesimo principio è impiegato triamo comunque una certa contraddi*
per il caso che il popolo insista nel pec­ zione tra la responsabilità individuale e
cato e debba andare in esìlio; «Quelli quella collettiva delle generazioni, una
tra voi che sopravviveranno si dissolve­ contraddizione che l'A ,T . non risolve
ranno nei paesi dei vostri nemici a cau­ mai veramente: da una parte c*è la so­
sa delle loro colpe; ma anche a causa lidarietà delle generazioni, dall’altra la
delle colpe dei loro padri si dissolveràn- responsabilità dell'individuo
no» {Lev, 26,39)8l. I figli aojl sono PS“ g) Anche gli storici deuteronomistici
rò innocenti, ma hanno imitata i loro pa- nel loro racconto della dinastia davidi-

n Cfr. SCHARBERT 127 s,; Knibrim 20J. nostri padri hanno peccato e noi dobbiamo
portare la loro colpa»; cfr, anche Is. 63,7.
w Scharbert 128,180 interpreta il nostro
passo un po' diversamente. Secondo lui la for­ 02 —► Scharbert 202; «Padri e figli,,, costi­
mala va inserita nell’antico schema di maledi­ tuiscono qtìi una sola unità volitiva condan­
zione e benedizione: la maledizione s'esauri­ nata insieme alla rovina».
sce presto, dorando fino all» quarta genera­ 81 Deut. ^4,16 afferma, sì, che i fig li non devo­
zione; la benedizione è invece inoomparabil* no essere uccisi per le colpe dei padri (un
mente più ricca e potente. passo ettaro e s p lic ita m e n te in 3 Rsgi. 14,6), ma
81 Proprio cosi si lamentano effettivamente ì si tratta della legge penale israelitica, non del­
superstiti rimasti in Giuda ( Lam. $,7): «I la punitone divina.
31 ( i , m ) 'àb (H. Ringgren) % *}) 32

ca mettono più volte in luce il rappor­ retrid» {Am, 2,7)


to contraddittorio tra padri e discen­ Anche Geremia conosce questa soli­
denti: da una parte Dio rimane fedele darietà nell’apostasia; già i padri han­
atta promessa fatta a Davide, così che no lasciato jahvé; «Che ingiustizia han­
sul trono siede sempre uno dei suoi di­ no trovato i padri in me per allontanar­
scendenti; anzi, perfino a discendenti si da me?i> (ler. 2,5); ma i figli non
empi Jahvé lascia «una lampada in G e­ agiscono diversamente: la presente ge­
rusalemme.,, perché Davide aveva fatto nerazione ha Ja cervice dura, è peggio­
ciò che piaceva a jahv^» (r .Reg- 1 5 4 re dei padri (7,26), segue 1 Baal come
s.)*4; d ’altra parte la fortuna dei re di­ loro (9,12 s,; 23,27), è tornata ai pec­
pende dalla loro propria posizione re­ cati paterni { r i ,i o ) e sacrifica come i
ligiosa. Se un re agisce «come suo pa­ padri alla regina del cielo (44,17), L ’e­
dre (Davide)» il suo regno è una be­ sempio dei padri si attua nei comporta­
nedizione frR eg . 15,11 ; 2243; 2 Reg. mento religioso della presente genera­
-H i ^8,1-7; * 3 >a5); zione e fa cadere su di essa la punizione
se invece fa ciò che dispiace a Jahvé die colpirà in uguale misura padri e fi­
«come suo padre», «come i suoi pa­ gli {6,21; 13,14; 1.6,3 s ,; cfr, 6>xi.
dri» {cioè come i suoi padri malvagi) 13 1*1. Gii accenni alle promesse fatte
viene riprovato ed il suo regno è una ai padri servono soltanto per mettere
sventura ( i f o g . 15,3; 2 Reg, 21^19 ss,; in maggior risalto l'apostasia {7,22; n *
24,19 ovvero 2 Reg. 23,22.37) *\ 37). Il patto fatto coi padri sarà però
hJNei profeti preesilici non ci si ri­ superato dai nuovo patto {31,32) per­
ferisce mai alle promesse fatte ai pa­ ché la nuova creazione dell’intimo de*
triarchi, mentre invece si accenna talo­ gli uomini garantirà la loro fedeltà ad
ra ad un’altra solidarietà morale con ì esso. È in questo contesto che si pone
padri: i padri hanno peccato, persino il la promessa del ritorno del popolo nel­
capostipite Giacobbe fu un imbroglio­ la terra data ai padri ^30,3), e promes­
ne {Os. 12,3); g l’israeliti di oggi sono sa c anche la permanenza nel paese dei
uguali ai padri (O*. 9,10; Am, 2,4), Le padri, a condizione che il popolo si
generazioni si uguagliano per apostasia; converta (2 5 ,5 )^
«Figlio e padre vanno dietro aìle me- Anche in Ezechiele troviamo la real^

E4 C fr . S c h a k b e ì i t 19 7 , pisce la presente generazione non per i pec­


85 Ibidem. «Mediante il comportamento cati dei padri, ma perché essa ha peccato co­
religioso dei singoli re si crea solidarietà me i padri. Tm padri e figli cfe una solida­
morale o con Davide e quei padri che furono rietà deppostitene a Dio».
fedeli al patto di Jahvé, o con quei padri che B? Cfr, —> ibidem 214 ss.
ruppero 1‘alita rm». ler. 3,x8 c *6 ,15 {ritorno degli esuli net lo ­
86 Ibidem?. 1 1 ; «La punizione divina coi- ro paese) sono invece aggiunte posteriori.
33 ( M 5 ) ’àb (H, Ringgren) (1,16)34

tà di questa solidarietà morale nell’a­ me del peccato dei vostri padri» (Is.
postasia; p. es.*. «Essi e i loro padri si 65,6 s.).
sono rivoltati contro di me» (2,3); «i i) Il senso di questa solidarietà nel
loro occhi stavano fissi sugli Ìdoli dei peccato trova espressione positiva an­
loro padri» (20,24); cfr. 16,44: «come che nella confessione dei peccati: «Ab­
la madre, così la figlia». Tutte le gene­ biamo peccato insieme con i nostri pa*
razioni verranno colpite dalla punizio­ dri» (Ps. 106,6; similmente ler. 3,25;
ne (9,6), e padri e figli si divoreranno 14,20). Un esempio concreto ci è of­
tra di loro (5,10). D ’altra parte Eze­ ferto da 2 Reg. 22,13: «Grande è l ’ira
chiele sa anche di una restaurazione fu­ di Jahvé, perché i nostri padri non han­
tura, quando il popolo potrà nuovamen­ no dato ascolto alle parole di questo
te dimorare con figli e nipoti nella ter­ libro» (qui non si parla però dei ‘no­
ra in cui abitarono i loro padri (i pa­ stri’ peccati). Lev. 26,40 (H; redazione
triarchi) (37,25), Il ritorno nella terra postesilica? ) prevede che gl’israeliti di­
che Jahvé ha data ai loro padri signifi­ spersi confesseranno i loro peccati e
ca contemporaneamente il rinnovo del quelli dei loro padri. Una tale confes­
patto (36,28: formula del patto) e il sione appare come formula liturgica
riconoscimento della potenza e della na­ nella preghiera penitenziale della comu­
tura di Jahvé (20,42), La terra promes­ nità postesilica (Esdr. 9,6 s.; Nehem. 1,
sa ai padri deve diventare nuovamente 6; Dan, 9,16; Tob. 3,3; cfr. Bar. 1,16
patrimonio d’Israele (47,14). La restau­ s.; 3 ,4 ss.)89. È difficile dire fino a che
razione significa dunque un ricupero punto la formula sia sorta in periodo
dell’antico rapporto tra Jahvé e i padri. preesilico, perché non è possibile stabi­
Il Deutero-Isaia conosce da una par­ lire con certezza l ’età della maggior
te la tradizione profetica del peccato parte dei passi rilevanti. Ier. 3,25 può
dei padri (Is. 43,27; cfr. 48,8), dalPal- rappresentare un ampliamento liturgi­
tra si trova sulla linea dei salmi che va­ co, ma Ier. 14,20 mostra che «già nel
lutano Ì padri positivamente: «Guarda­ culto gerosolimitano preesilico era pra­
te ad Àbramo nostro padre» (51,2), So­ ticato l ’obbligo di confessare, con la pro­
litamente Ì profeti postesilici mettono pria colpa (àwdn), anche quella dei pa­
in evidenza la solidarietà di padri e fi­ dri» 90, È comunque significativo che la
gli nel peccato (Zach, 1,2 s.; 8,145.; prima prova sicura di tale pratica si
Mal. 3,6 s.): Jahvé pagherà perciò «la trovi proprio in Geremia, il grande ‘in­
retribuzione del vostro peccato e insie­ dividualista’ .

89 Cfr. -> S c h a r be r t 202,247. 90 - » K n ie r im 20S.


'jb (H, Ringgren) {M 7)36

4. Dio Padre cato di 'bjm che è stato si interpretato


come Abija(hu) (Abia: iR eg . 14,31;
a} Un cerio numero di nomi propri 1 5 ,1 7 ) , ma che va probabilmente spie­
dell*A,T. contengono la componente 'b. gato in altro modo*1*
Va osservato che nella maggior parte
dei casi b costituisce la componente bJNcU’A /r, Jahvé è chiamato molto
teofora: «{mio padre Ha accol­
to»; 1bjgjt, «(mio) padre ha gioito» (?); di rado 'padre’ **. Talvolta è parago­
’bjdn, «mìo padre ha giudicato»; *bjdl, nato a un padre; è pietoso come un
<41 padre (mi) ha conosciuto»; ’bjbwd, padre verso i suoi figli (Pj. 103,13);
«(mio) padre è maestà» (oppure «sia lo­
punisce colui che ama come un padre
dato»); }bjbjl} «{mio} padre è terrore»;
}bjbjl} «(mio) padre è forza»; 'bjtwb, castiga ii figlio per ii suo bene (Prov.
«mio padre è bontà»; ’bjtl, «mio padre 3,12). Questi passi sono interessanti
è rugiada»; ’bjndb, «mio padre è stato
perché fanno vedere quali fossero ìe
generoso»; ib (j)n rì «il padre è lampa­
da»; *bjn'tn, «mio padre è benevolen­ qualità più apprezzate in un padre. La
za» (o epiteto dì Tammuz?); 'bjsf, «il medesima cosa vale, mutati* mutandh,
padre ha aggiunto»; ’ bf'zr, «mio padre per Num. 1 1,12 ove Mosè chicde pole­
è aiuto»; ’bjrm, «(mio) padre è eccelso»
micamente se sia stato lui a concepire e
(cfr. —> 1brbm); fjSf,g (significato incer­
to); 'bjftv*, «il padre è aiuto»; partorire il popolo, asserendo cioè in­
«(mio) padre è baluardo»; ybjtrs «il pa­ direttamente che Jahvé è la madre (!)
dre è abbondante» (o «dà abbondante­
del popolo e ne è responsabile. L'idea
mente»). Si tratta m parte di nomi an*
tichi che riflettono l'idea del dio triba­ principe è quella della cura e della re­
le come capostipite dei membri della sponsabilità.
tribù, ma è dubbio fino a che punto Jahvé è chiamato anche padre deì
quest’idea fosse ancora viva nell’Israe­
popolo. Già in E x t 4,22 (J) Jahvé chia­
le biblico. In alcuni casi forse vengono
chiamate ‘padre1 alcune divinità, com’è ma Israele il suo primogenito c ne chie­
certamente il caso di «(mio) padre de la liberazione perché possa servirlo:
è El» ( i S a m . 9 , 14,i l : il nonno di
in questo modo Jahvé afferma ;l suo
Saul); cfr. però W&* ™ S ps-
dre»; inoltre 1bjmlk, «mio padre è diritto sugli Lsraeiki e motiva il suo
Milk» (o «mio padre è re») e Ìbìlwmì intervento a loro favore. Nel canto di
«il padre è (il dio) Salom» o «il padre Mosè (Deut. 32) abbiamo altri due fi­
è pace», Potrebbero essere ricordati an­
che ’bjtl e *bjn'm qualora T al fosse se mpi; v. 6: «Non è egli tuo padre, co­
un dìo della rugiada e n*mt «il bene­ lui che ti creò <—» qnh), che ti ha fatto
volo» un epiteto di Baal o di Tam- e preparato?» L'accenno a jahvé quale
muz. Nei nomi jw b e ’ bjhw, infine,
creatore c autore del suo popolo serve
Jahvé è chiamato padre, cioè probabil­
mente 'protettore’ , Incerto è 11 signifi­ a motivate iJ diritto divino alla ricono-

91 Forse «mio padte è veramente {mi) X»? 91 Lagrange; Hbmpbl 131 ss,; -* Coj>
Così K qehler-B au m gàh tn er 1, les.s.
3 7 ( i,i8 ) ’àb (H. Ringgren) (1,18)38

scenza. ‘Fare’ e ‘preparare’ sono termi­ avresti chiamato padre e non ti saresti
ni comuni del vocabolario della crea­ allontanato da me»: il figlio rimane a
zione. Veramente, qnb può essere usa­ fianco del padre, ma Israele ha abban­
to sia per la creazione {Prov. 8,22) donato il suo Dio, In un altro passo di
che per la procreazione (Gen. 4,1); Geremia si mettono in evidenza l’amo­
ma in questo contesto non si può cer­ re e Ja cura paterna (31,9): Jahvé pro­
to parlare di generazione fisica, men­ teggerà gli esuli che tornano «perché
tre l'idea è già più vicina nel v. 18 ove sono diventato un padre per Israele,
si parla della «roccia che ti ha genera­ Efraim è il mio primogenito». Le pa­
to (jld)» e del «Dio che ti ha dato la role richiamano un poco Ex. 4,22.
vita {hwll)». Anche qui non si tratta G li altri passi rilevanti sottolineano
certamente di una procreazione mitolo­ invece l ’autorità del padre divino. Par­
gica da un dio roccia, perché altrove ticolarmente caratteristico è Is. 4^9-11
nel canto swr è usato figuratamente per con l’associazione della figura del padre
significare ‘rifugio* (vv. 15.37), Nean­ e del vasaio: come un padre non deve
che Ier. 2,27 può essere invocato a pro­ render conto ai figli ed il vasaio usa a
va dell’esistenza di un mito della nasci­ piacere la sua argilla, cosi Jahvé, il
ta da una roccia, perché il passo biasima creatore, dispone liberamente del suo
soltanto coloro «che dicono all’albero: popolo e si comporta con lui a suo pia­
Tu sei mio padre; ed alla pietra: Tu cere, senza che nessuno sia autorizzato
mi hai messo al mondo». ‘Albero’ (—> a prendersela con lui. Incontriamo il
‘s) e ‘pietra1 (ybn) appartengono al nor­ medesimo pensiero in Is. 64,7: «Tu sei
male vocabolario polemico contro gl’i­ nostro padre; noi siamo l’argilla, tu il
doli, e il passo di Geremia dice soltanto nostro plasmatore, noi tutti opera del­
che quelle persone si rivolgono agl’idoli le tue mani». Il contesto è un’invoca­
chiamandoli creatori e protettori. zione alla misericordia paterna di Dio,
Pur senza usare il termine yb Osea Is. 63,16 esalta la potenza del padre ce­
impiega l ’immagine del padre in i i , i leste ad aiutare e a redimere: Israele
s.: Jahvé ha chiamato Israele fuori dal­ si sente isolato dai suoi padri naturali
l’Egitto come un figlio, l ’ha allevato e e Jahvé è l’unico padre che possa aiu­
curato come un buon padre. Similmen­ tare, «il redentore (—> g*l) fin dai tem­
te in Is. 1,2 Jahvé dichiara di aver al­ pi antichi». Infine Malachia parla una
levato dei figli che gli si sono rivoltati volta del padre e creatore: «Non ab­
contro. In entrambi i passi trova espres­ biamo tutti noi un padre, non ci ha
sione la delusa speranza di un contrac­ creati (—> br’ ) un Dio unico? Perché
cambio. Il medesimo amaro sentimento allora siamo disonesti gli uni verso gli
ispira Ier. 3,19: «Pensavo che tu mi altri profanando il patto dei nostri pa­
39 (i*i9 ) 'àb (H. Ringgren) (i»i9 ) 40

dri?» (2,10). Qui l ’affermazione della Jahvé lo costituirà suo primogenito e


figliolanza d ’Israele serve a sottolinea­ re dei re.
re i suoi doveri filiali. Un’altra volta il
Sul significato esatto di queste affer­
profeta lamenta il disprezzo per l ’au­ mazioni gli studiosi non sono tutti d ’ac­
torità di Jahvé: un figlio deve onorare cordo._j£ben poco .probabile che ci sia
l’idea dì una procreazione fisica; piutto­
e rispettare il padre, ma Israele non
sto vien fatto di pensare ad un rapporto
onora né teme il suo padre divino (Mal. di adozione93 e Ps.2,y può effettivamen­
1.6). te essere interpretato come una formula
Da tutto ciò si può dedurre che l ’i­ di adozione. E singolare che tanto Ps.
2 che Ps. 89 si richiamino a Dio come
dea di Dio quale padre del suo popolo padre in una situazione in cui l ’autori­
non ha un posto centrale nella fede tà del re è in pericolo. Il fatto che il re
d’Israele; è solo una delle tante imma­ sia figlio di Dio serve dunque da garan­
zia divina del suo potere e della sua
gini che servono a descrivere il rappor­
autorità. Si tratta della potestà divina
to tra Jahvé ed Israele, Le immagini di esercitare il potere regale,
sembrano spontanee ed occasionali, sen­
d) Nel titolo del re atteso in Is. 9 (re
za alcuna radice mitologica, che è chiamato al v. 5 ‘figlio’) troviamo
l ’epiteto 'bj-'d, Il significato di questa
c) Più chiaramente definita, anche se
espressione è oscuro. *d può significare
non è attestata frequentemente, è in­ bottino e se si potesse provare che l ’e­
vece l ’idea del re come figlio di Dio. piteto 'padre del bottino’ significa «uno
Il testo classico è Ps. 2,7: «Tu sei mio che prende il bottino», tale spiegazione
si adatterebbe bene al contesto dell’in­
figlio, oggi io t’ho generato», che è evi­ tera pericope. Tale traduzione è però
dentemente una specie di formula d ’a­ dubbia perché un tale uso di ’b non è
dozione, Questa affermazione è am­ documentato. Se si suppone che *d si­
gnifichi eternità, avremmo allora l ’epite­
pliata così nella profezia di Natan: «Sa­
to regale ‘padre dell’eternità’ , cioè pa­
rò per lui un padre ed egli sarà per dre ( = protettore, ecc.) per tutto il fu­
me un figlio» (2 Sam. 7,14; cfr, 1 Par. turo. Questa interpretazione si adatta
molto bene a p i’ jw‘s e di per sé non
28.6). Più completa è la formulazione
starebbe in contraddizione con gli altri
di Ps, 89,27 s.: il re deve chiamare Jah­ nomi regali94,
vé «padre, Dio e roccia di rifugio», e H , R in g g r e n

93 A h l st r o m i i i s.; K r a u s (BK x v ) 19. l ’id e a d i e te rn ità ed il re v. Ps. 21,5,7.


94 Cfr. K a ise r (ATD) ad p er i l nesso tra
41 (1,20) }àbad (B. Otzen) (i ,2q ) 42

" ì? & m n«, p i a , ]i*p«


yàbady }abèdà, iabdàn) yabaddón

S o m m a r io ; un animale che si allontani dal branco


è generalmente perduto. Di solito si
1. Questioni lessicali.
pensa che anche l ’ebraico rispecchi que­
2. ?bd = errare.
sta situazione linguistica3.
3. Ifao teologico di ’bd:
Le cose sono più complesse per l ’ac-
a) forme hif'il e pi‘el con soggetto divino;
b) forma qal: la rovina voluta da Dio,
cadico. I lessici accadici più recenti par­
tono dal presupposto che ci siano due
4. Uso comune di ’bd:
a) le forme h ifil e pi'el;
radici ’bt: ’bt 1 = distruggere (passi­
b) la form a qal. vo: essere distrutto, rovinarsi) e ’bt n
5. ’abaddòn = il regno dei morti, — fuggire, correr via (detto solo di uo­
mini, p. es., schiavi o guerrieri)4. Deve
quindi essèr presa in seria considerazio­
1. Questioni lessicali
ne la possibilità che anche nelle altre
Nelle lingue semitiche nord-occiden­ lingue semitiche siano confluite insieme
tali 'bd significa prevalentemente anda­ due radici omofone in origine indipen­
re in rovina, perire1; alcune poche vol­ denti5. Comunque non si può ancora
te abbiamo il significato vagare, errare, dare una risposta definitiva al proble­
in riferimento soprattutto agli anima­ ma etimologico.
l i 2, Nelle altre lingue semitiche (arabo, NelPA.T. il verbo ricorre al qal più
etiopico, ecc.) quest’ultimo significato è di 100 volte, al p fe l circa 40 e alPhif'il
più diffuso. circa 25. Si aggiungono poi i sostantivi
Sembra quindi che dal significato fon­ ’àbèdà, ’abdàn, ’òbdàn e ’àbaddón, La
damentale fuggire, allontanarsi> si sia radice *bd 11 — durare ed il suo sostan­
passati airaccezione perire, andare di­ tivo ’dbéd = durata sono indipendenti
strutto, forse per analogia col fatto che da ybd 1 6.

’àbad
M A , Beek, Das Problem des aramàtschen tica 2 (1949) 31, In ugaritko il verbo è usa­
Stammvaters (Deut. x x v i 5) = OTSt 8 (1951) to in questo significato forse anche per esseri
193-212; E. J enni, Faktitiv und Kausativ von umani: cfr. H erdner 2 (ni AB) iv 3. Cfr. an­
’bd ’zugntnde gehen’ in: Hebràische Wort- che l ’oscura glossa cananea nel Pap. Ànastasi
forschung, Festschrift W. Baumgartner = 1 23 (v. però ÀN ET 477).
VTS 16 (1967) 143-157; J . L e w y , Gramma- 3 —» J enni 148 s., con indicazioni bibliografi­
tical and Lex'tcograpbìcal Studies: Or N.S. 29 che, e i lessici dell'A.T., spec. quello del
(i960) 20-45, spec. 22-27; A , O epke , art. K ònig ,
aTCÓXXupti. xtX.: ThWb 1 393-396 ( = GLNT
4 CAD 1/1 41-47; v. S o d en 1 5 abàtu(m);
i, coll. 1051-1064); D, Y e ll in , Some Fresh
questo lessico registra il secondo significato
Meanings of Hebrew Roots: JPOS 1 (1920)
sotto nàbutu(m) perché appare soltanto col
10 s.
tema in V . Diversa è l'opinione del CAD.
1 Cfr. J ean-H o ftijzer ed i lessici ebraici, ara- —> L e w y 22-29 assume per ’bt 11 il significa­
maici, siriaci, ugaritici, ecc.; cfr. anche ~> to transitivo 'abbandonare'.
J enni 151. 5 Per la differenza primitiva di significato v.
2 Cfr., p. es., 1 Sam. 9,3.20; Yostrakon (riga B rockelmann , Gramm. 11 137.
3) pubblicato da A. D upont -S o m m e r : Sémi- 6 V. Y e ll in .
43 ( M i ) 'àbad (B. Otzen) (i>2i )44

2. ’bd — errare 3, Uso teologico dì ’bd


N ell’A .T. è soltanto al qal che com­ a) Più frequente è il significato anda­
paiono entrambi i significati principali re in rovina, perire (qal) e far morire,
di ’bd, andare in rovina e vagare. In annientare, distruggere (pi'el ed hifil).
i Sam. 9,3.20 il verbo è usato in senso Per stabilire quali siano il soggetto e
concreto in riferimento ad alcuni ani­ l'oggetto del verbo e determinare così
mali che si sono allontanati dal branco. con maggiore precisione il significato
Molto più frequente è l ’uso traslato; del verbo stesso è consigliabile iniziare
Israele è come un animale che è stato con un esame delle forme causative
abbandonato dai suoi pastori (re ed al­ pi'el ed h ifil. Il primo problema è di
tri appartenenti alla classe dirigente) e vedere se ci sia effettivamente una dif­
perciò vaga perduto (Ier. 50,6; Ez. 34, ferenza tra queste due forme di ’bd.
4.16) oppure è come una pecora che si Secondo lo studio di Jenni il pi'el indi­
sente abbandonata dal suo pastore (Jah­ ca primariamente uno stato, mentre
vé: Ps. 119,176). Phif'il ha valore causativo e indica un’a­
Significativo è l ’uso di ’bd in Deut. zione; perciò l ’h ifil ha per oggetto ge­
26,5: ’rmj ’bd ’bj, «mio padre era un neralmente persone, il pi'el invece tan­
arameo errante ( ’òbèd)» oppure, co­ to persone quanto cose; Phif'il indica
me altri sostengono, «un arameo vici­ più spesso il futuro, il pi'el invece il pre­
no alla rovina»7. Albright propone «mio sente o l’aoristo. In linea di massima
padre era un arameo fuggiasco»8. Con queste distinzioni sono valide, ma lo
questa traduzione del termine, che è u­ stesso Jenni sottolinea che ci sono nu­
nica nell’A .T ., si stabilisce un riferimen­ merose eccezioni. Teologicamente, inve­
to particolare alla storia di Giacobbe ce, la distinzione non ha importanza.
(Giacobbe fugge da Esaù). La traduzio­ Quando sì considerino i circa 65 pas­
ne «errante», che tra l ’altro ha paralleli si in cui ricorrono le forme transitive
accadici9, va però preferita perché in pi'el ed hif'il, non si può fare a meno
questo modo si ottiene un più ampio di notare due particolarità: in quasi la
riferimento a tutta la storia dei padri e metà dei casi il soggetto è Jahvé10 ed
si sottolinea il legame delle antiche tri­ in più della metà dei casi si tratta di
bù israelitiche con gli Aramei nomadi. circostanze bellico-politiche. Non può
dunque destare meraviglia che in molti

7 —> B e e k 19 9 -2 0 1.2 11 s. ìndica altre tradu­ dentem ente un terzo significato d el verb o che
zioni possibili; v. anche K ò n ig (K AT i i i ) si avvicin a a ll’accadico abàtu 11.
ad l. 9 Prism a di T a y lo r v 22 s,: v. M a z à r ; BÀ 25
8 W.F. A lbrig h t , Voti der Steinzeit zum (1962) r o i.
Cbrhtentum (1949) 239; egli preferisce evi- 10 Je n n i 152 .
4^r (i ^ ì ) 'àbad {B. Otscn)

passi jahvé appaia come un 'guerriero’ distrugge il trasgressore (Lev, 23,30;


che si volge am ira i popoli distruggen­ Deut, 7,10), il bugiardo (P i. 5,7), Top*
do e devastando, p. es. contro i nemi­ pressore del giusto (Pj, 143,12), Que­
ci d'Israele al momento deH’esodo e sta concezione ha certamente la sua ori­
durante la conquista di Canaan {Deut. gine nei diritto sacro cultuale13 e può
§>20; 11,4). Soprattutto nei profeti ri­ essere associata all’idea di Jahvé distrut­
corre spesso l'idea che «alla fine dei tore del culto pagano (Ez. 6,3; cfr.
giornisi Jahvé distruggerà i pagani, ìi Mici>. 5,9).
singolare che il verbo *bd sia usato so­ Talora il verbo *bd c usato al pi'el
lo dai profeti del v ii e v i secolo ed ab­ ed alThifil per descrivete una situazio­
ne bellica in cui Israele distrugge il ne­
bia come oggetto Assur, Babele, l'Egit­
mico pagano o viceversa. In realtà la
to, Ammon ecc.: Soph. 2,5,13; & r. 49, differenza tra questi passi e quelli indi­
38; 51,55; E z.25> j.i6\ 28,16; 30,13; cati precedentemente, in cui autore del­
la distruzione era Jahvé, non è grande:
Abd. 8, In Geremia si park più in gene­
per l ’A .T. Jahvé è in tutte le circostan­
vaie della potenza distruttiva di Jahvé e ze colui che guida gli eventi storici ed
dei suoi profeti ( i >i o ; 12,17; 18*7), è sempre presente come primo autore
sempre in connessione con i verbi ‘ ab­ sìa che Israele annienti i suoi nemici
{De&t, 7,24; 9,3; cfr, Num. 24,19;
battere1 e ‘ sradicate', tipici di questo
Esth> 9,6.12) sia che i pagani distrug­
profeta. gano, quali strumenti di Jahvé, Israele
Nella predicazione profetica si rivol­ (Io s ,7,7; 2Reg. 13,7; 24,2; Deut. 28,
5 r; Latn. 2,9 ecc).
gono minacce simili anche ad Israele:
Jahvé si servirà dei pagani per distrug­ b) La forma intransitiva del verbo
gere Israele (Ier. 1 5 ,7 ; 2?,10; cfr. Deut. 1bd (qal) completa il quadro che abbia­
28,63; Ier£ 31,28). La concessione di mo appena tracciato. Anche senza che
Jahvé come colui che muove guerra e 10 si dica espressamente, è evidente che
distrugge ha certamente due radici: 1) in molti casi Jahvé è l’autore della ro­
l'antica immagine israelitica di Jahvé vina che viene descritta. L'Egitto (/?*,
come Dio guerriero 11 e 2 }l'idea cultua- 10,7), i Cananei (Deut. 7,20), i Filistei
ìe-mitica della lo tta dei popoli* nella fe­ (Am. i,8 ; Zach. 9,5), Moab (Num. 21,
sta del nuovo anno n. Jahvé non agisce 29 s.; Ier. 48,8,46), Tiro (Ez. 26,17), Ì
però soltanto come guerriero. Tutte le nemici d'Israele in generale ( 1W . 5,31;
forze antidivine nel popolo e nella co­ P i. 2,12; 9,4; 10*16; 80,17; ISé
munità devono cedere il passo; Jahvé 4 1 ,1 1 ; 60,12): tutti vengono colpiti

M Cfr, H. Fredìuksson, Jahwe ds Krieger 11 V. soprattutto $, Movpinckel, Psdmmtu-


(Lund 1945); G. von Rad, Der heillge Krìeg dien il (192^) 37 63.234-276,
(*1965),
47 (M 3 ) ’àbad (B. Otzen) {1,23)48

dal giudizio divino e vanno in rovina, però usato al pi'el ed ali'hif'il anche in
ed anche Israele perisce per la su** di­ senso più generale per indicare rdimi*
subbidienza alla legge {Lev, 26,38; nazione dell’avversario in disordini po­
Deut. 28,20.22 ; Ier. 9 ,11) 0 per la sua litici e religiosi ( 2 ^ ^ 1 0 ,1 9 ; 1 1 ,1 ; 19,
idolatria {Deut. 4,26; 8*193,; 11,17 ; 18; Ier. 4 6 ,8 )l4, il maltrattamento del
30,18; Ios, 23,13.16). In modo allatto popolo per mano di re e principi {Ier.
tipico leggiamo nella maggior parte dei 23,1; Ez. 22,27), k distruzione degl’i­
passi suelencati *bdtm m'I h'rs„ «sarete doli {Num. 33,5 2; De ut. 12,2 s(; 2 Reg.
spazzati via dal paese» o espressioni si­ 21,3: sempre forma pi'el; cfr, Ier, 10,5
mili. In questi testi, dunque, dove si [qal] e 10,11 [pefal atatnaico]), Nel­
tratta della conquista del territorio, la la letteratura sapienziale il verbo in*
punizione divina consiste nell’espulsio­ dica più volte la rovina causata dallo
ne dal paese. Altri passi dicono in mo­ stolto, dairempio o dai vizi umani
do ancora più esplicito che il popolo (sempre pi'el: Prov. 1,32; 29,3; EccL
perirà in esilio {ler. 27,10.15; Abd. 12; 7,7; 9,18; cfr, Pi, 119,95; Hcc/,3,6 [? ]
cfr, Jj, 27,13). e rQS 7 ,6 )!S.
Nella letteratura sapienziale e nei b) Infine 'bd ai qal presenta una va­
salmi affini si coglie l ’eco dell'uso di sta gamma di sfumature: in una dozzi­
'bd al qal nel diritto sacro: nella co­ na di casi il verbo si riferisce a cose 0
munità gli empi devono perire (P i. i (6; a persone che spariscono o vanno in ro­
37,20; 73,27; lo b 4,9; 18 ,17; 2°>7I vina (armi: iSam . 1,27; proprietà:
Prov. 11,10 ; 28,28); in prevalenza il Deut. 22,3; cfr. CD 9,10; carovane:
soggetto è r$\ Vempio, l 'iniquo, il lob 6,18 ecc.). Teologicamente più in­
trasgressorel3, e anche lì bugiardo {Prov. teressante è l ’uso nei testi profetici, do*
19,9; 2 t ,28), Con più concretezza t mi­ ve il verbo asserisce come in tempi di
nore genericità è detto che la casa di crisi, quando la malvagità cresce, ven­
Acab e coloro che parteciparono alla ri­ gano meno le qualità buone e i concet­
volta di Core devono perire (2 Reg, 9,8; ti positivi: la fedeltà (Ier. 7,28), la co­
Num. 16,33; cfr. Estb. 4,14). noscenza della legge {Ier. i8,*8; Bz- 7»
26), la sapienza e la saggezza (fi. 29,14;
4. Uso comune dì 'bd Ier. 18,18; 49,7; Ez. 7,26; cfr. Pi. 146,
a)Nei passi considerati finora si è 4; Deut. 32,28 e CD 5,17), la giustizia
trattato, più o meno esplicitamente, del­ {Mtcb. 7,2), il coraggio {Ier. 4,9), ecc.
la distruzione voluta da Dio, Il verbo è Rientrano in questo contesto anche le

13 C fr F anche le allusioni in 4 QpPs 37 3,4,8. niìk-RÓllig 181,7.


14 C fr . Ier. 40,13 e la s t c l c di M d S a : Don K V. JlìMNI TjZ i
'àbad tB .O ticn )
49t*>34>

due espressioni evidentemente fisse: «il y 'fibadetòn = il re^no dei morii


luogo di rifugio (mntvs) va penduto»* Con l'ultima sfumatura semantica di
cioè l'uomo non ha dove fuggire per ’bd arriviamo al più importante sostan­
salvarsi (A m .2 tn \ Ier. 23,3yt cfr, Pr. tivo derivato da questa radice, *bdwn
142,y. lob 11,20) e «la speranza (-+ ('Sbaddón; forma secondaria: *bdbt
tqwh) vien meno* (Ez. 19.5; 37*” J *abaddòh). Questo sostantivo significa
cfr* Ps. 9 , ì 9 ; lob 8,13; Ecclus 41,2; poche volte rovina (lob 31,12'*; forse
n Q P s* zi,8 ecc.). Facilmente com­ anche 1QM fr. 9,3); molto più spesso
prensibili sono alcuni significali pre­ nell* A.T., particolarmente nella lettera­
gnanti che si sono sviluppati da ’bd*. il tura sapienziale, significa il luogo del­
participio 1dbed indica più volte i biso­ la distruzione, cioè il regno dei mor­
gnosi, gl1indigenti ( l o b i 9,13; ti (in tre casi è parallelo a —¥ Vwtx lob
P r o v . l r , 6 ; c fr . Ecclus 1 1 , 1 2 ). S p e ssis­ 26,6] Prov. 27,20', una volta a
sim o il q al significa se m p lic e m e n te m o­ -> cjbr: Ps. 88,12 e una a -► mwt\
rire (p . e s ., Nu m. 1 7 , 2 7 ; lo b 28,22). In quest'ultimo passo
4 1,6; 49>n; M 4 7 .1 1 ,20; E«:J. 7 >*5 ; ’bdwn appare in una prosopopea della
fon, 1,6.14; cfr, la lettera dì Murab* morte Il termine usato anche in te­
bahat 4 j,7 c ir Q P s 'z z ,? ) , Quest’ultl* sti tardogiudaici d'impronta apocalitti­
mt accezione è presente comunque an­ ca <iQ H 3,16.19.32 e laramaico iQ G n
che in molti dei passi citati prim a14. Un apocr. 1 2 ,1 7 )“
significato simile appare anche in epi* B. O t ze n
grafi aramaichc1T.

V. J.L. P alach e, Sitai en Para» » V. però -► Y eu .ì* 1 1 .


ìotì c cfr, le form e pi'el in P j . 9,6; a i , n ; 1* Cfr Apoc. 9 ,ii c ThWb 1 4 (=* G LN T I,
Esth, j , m j ; 4.71 7*41 *,% 9.*4 * f° rm* coll. *3 **•).
atamaica ha Cai in Dtfit, 2 ,1 2 .ift.24 ch* a,Km* M Cfr. P. WBBNWKjO-MOtL»»! Tciuua 4
ftcono sem plicem ente giustiziare', -4 Jf.NVI 1 5 ° ( 1 964) 1J3 s. Per l fuso rabbìnico V. M o ti,
». HJ. Ejcha/otagìc {1934) 3i 8 i *ì C*inz»E*g(
IT v Donnkr-RO ujg 313 B7 ; 7 1 5 ,1 1 ; ttcndi of thè Jeu>t 1 10.15; SttlOt-Bllt-ER-
jo. Cfr. -+ Jewhi 151. SF.CK IH 3 IO.
Johnson) (W ) ja

r DTNV 'àbÀ

SOMMABlO: 35 e nell'opera del Cronista, in passi


I. Questioni lessicali, che ripetono alla lettera I testi paralle­
II. ’àbS nelVA.T.i li nei libri dì Samuele e dei Re, con
1, uso generala; l'eccezione di 1 Par. 19,19 che legge V
2. uso con lòtti?.
III. L ‘aspetto teologico:
’bh %
rmt mentre iS éftii 10,19 ha wjr'w
1 . D io com e soggetto; ’rm; la lezione di iP ar. 19,19 potrebbe
2. l’induram ento;
3. ’àbà come attcggminento vetso Dio. benissimo essere la più antica. Incon­
triamo inoltre il verbo nel testo ebrai­
co di Ecclus 6,53, Nei testi di Qumran
I. QUESTIONI LESSICALI
altri sinonimi prendono il posto di *&&,
r.L a radicale 'bh Cbj) si ritrova in
soprattutto rsh (che anche nell’ebraico
quasi tutte le lingue semitiche, man­
cando soltanto iti arcadico ove Pipote- moderno è diventato il verbo più co­
dea forma abu/ìtu — desiderio, non mune per volere).
esiste (v. Soden 1 89 s,). È singolare co­
2 . Honeymann presuppone per *hh e
me ’bj abbia in lingue diverse significa­
ti opposti: al significato voleret mo­ —» ’bjwn uno stesso significato fonda­
mentale mancare, essere bisognoso;
strarsi disposi# in ebraico, aramaico
egizio, aramaico giudaico (Targum) Bardi e altri, invece, suppongono si
ed anche in egiziano sì contrap­ tratti di radici diversel. Significati simi­
pongono in arabo 'abà e in etiopico li hanno anche —> ’wb ed 1 termini af­
*abajat non volere, ed anche t'bj, rifiu­ fini j ’b e t'b nel Ps. 119 z. TI significato
toij nell Antico arabo meridionale (Koeh- fondamentale che meglio si adatta ai
1e r-Baumga r tner3), passi dell’A .T . in cui ricorre il nostro
verbo è mostrare un*intenzione in una
NeU’À .T. il verbo appare soltanto determinata direzione: non si ttatta sol­
tanto della volontà come intimo fattore
nella forma qal. Il verbo appartiene
psicologico dell'uomo {cfr. *whf il cui
alia lingua classica e si trova nel Pen­ soggetto è di regola nfs); il peso seman­
tateuco e soprattutto nella storiogra­ tico cade sui primi gesti e sulle prime
fia deuteronomistica; ma non manca azioni con cui si manifesta la volontà.

neanche in Isaia ed Ezechiele. Incon­ N ell’A .T, *bb è quasi costantemente


triamo il nostro termine anche in Ps. in costruzione negativa con la negazio­
81^12; l o b 39,9; Prov. 1,10,25.30; 6, ne V {Ez. 3,7; ’jn; Prov. i >i o ; *1% Il

’m
J. B ak th , Wurzeluntersuchungen ( 19 0 2 ) 3-4; (*944) 81-82; L. KOhlsr, Bin verkannter
G, Gabbine Mote semitiche: Ricerche lingui­ hebraischer irreale? Bedittgungssatz: ZSem 4
stiche $ (1962) 179-181; F. H esss, Da* Ver- (1926) 196-197; Th. NÒLbEkk, Beitrìige zar
stackuttgsproblem tm A.T. — BZAW 74 setnittseben Spracbwissenschùfi (1904).
O 9 5 5 }; A.M. H o n evm a n , Some Devetop- 1 Cfr. !a bibliografìa a —> *bjw}j.
ments of thè Semitic Root *by\ JAOS 64 1 V. G arbini,
.53 0*26) Johnson)

verbo è usato senza negazione in Ij, i , scudiero non vuole uccidere il re Saut,
19; lob 39,9j Eccltts 6,33. Dato che in cioè lo scudiero non è in grado, per
arabo e in etiopico ii verbo ha il si­ paura e rispetto, di obbedire ail’ordine
gnificato negativo non volere1 Nolde- del re con un'azione positiva (cfr, an­
k e 1 suppone che tale accezione sia quel­ che 1 Reg. 22,50; Prov. 1,10),
la originale; la negazione in ebraico La persona o la cosa verso la quale
andrebbe quindi considerata soltanto non si mostra una reazione positiva è
come un rafforzamento del significato introdotta da l {Deut. 13,9; Pfw .i>3o),
negativo. Quest’opinione è stata però Come parallelo di Jbh abbiamo
giustamente respinta da Honeyman e m*n — rifiutarsi (Deut. 25,7), pr* —
Brockeìmanns, Sarebbe facile spiegare non osservare [Prov. 1,25) e tt’s =
come il significato fondamentale da noi respingere t rifiutare (Prov, 1,30).
proposto (mostrare un’intenzione in 2.'bb è spesso associato con ìm {\ in­
una determinata direzione) sia stato li­ contriamo frequentemente la costruzio­
bato in lingue diverse prevalentemente ne t' ’bh (l)$mw\ «non volle ascolta­
per una reazione positiva ovvero per re», ’bh non è qui un semplice verbo
una negativa, servile, come si vede chiaramente dai
casi in cui }bb e sm* sono paralleli, p.
IL ’^ n e l l ’a .t .
es. lud. 1 1 ,1 7 : «Il re di Edom non li
i, Nella maggior parte dei casi ?bk è ascoltò ( jV ) ... nemmeno il re di Moab
seguito da un infinito, secondo Io sche­ io volle (’bb)». It significato di sm1
ma *sì mostrò (non si mostrò} disposto e ybb non è identico e la differenza sem­
a fare questo o guest’aitro'; p, es. Gen. bra esser questa: ’bh indica l’inszio di
24,8; «se poi la donna non sarà disposta una reazione positiva e $tn' la completa
A seguirti»; Iu d ,ig tio: «ma l’uomo non itbbidierv/a, La successione dei due ver­
acconsenti a pernottare lì»; lo b 39*9: bi può cosi esprimere momenti d ’inten­
«vorrà il bufalo servirti?». L ’infinito sità crescente di una reazione: Deut.
più frequente dopo ’bh è —* sm', «(non) 13,9: -/Non acconsemirgK ( ’bb) e non
voler ascoltare» (-> sotto 2}. ascoltarlo (fw ‘ ); il tuo occhio non lo
Dato che in ebraico 'bb non è un risparmi,..». 1 Reg. zo,8 va interpreta­
verbo servile, non è opportuno, tradu­ to: «Non ubbidirgli ($m') e non mo­
cendo, aggiungere un infinito secondo strare alcuna compiacenza (*bb)», Cfr.
il nostro modulo linguistico quando *bb anche Is. 1,19; P.t*
c usato assolutamente, iSàtn. 31,4: lo Nei parallelismo sinonimico a tutta

ì Anche in arabo ci sono però eccezioni: 4 -» Nòldeke 66.


Brockeìmann, Synt. $ 32 b 5 V, anche Bkockelmann, Syrtt. § 16^ cf
’àbà(B. johnsoti)

l’espressione {/') lbh Ismtv* corrispon­ ramento (Lev. 26,21; Is. 1,1915.; 30,9;
dono la locuzione negativa ’tn tlkw im\ Bz- 3,7; cfr. anche il contesto di Is. 28,
<7*7, «se andrete contro di me» (l^ev. 12), La ribellione del popolo è riassun­
26,2 r) e 'm tm’nw wmrjtm, «se vi ri­ ta nelle parole «ma voi non avete vo­
fiutate e siete ribelli» (Is. i,a o ) od an­ luto» (Deut. 1,26; Is. 36,15; cfr. M t ,
che la frase positiva ’m ttb *znk> «se 23*37)-
pieghi il tuo orecchio» (Ecclus 6,33 ),
3, ’bb indica la reazione positiva nei
IIL l ’a s p e t t o t e o l o g i c o rispetti di Dio, la risposta deil'uomo
al suo Signore, Come jw ( significa tan­
1. Dio appare come soggetto del ver­
to ascoltare che ubbidire, cosi anche
bo 'bh nei tipici discorsi deuteronomi*
’bh non significa soltanto volere qual­
stici : «Jahvé non volle distruggervi»
cosa, ma mostrare concretamente tale
{D eu L io txo; 3 Reg,8,19; 13,23), «Jah­
volontà. Questi due aspetti sono inse­
vé non volle dare ascolto a Balaam»
parabili, Perciò }bh, esprimendo quella
{Deut. 23,6; Io*. 24,10), «Jahvé non
disponibilità per Dio che rappresenta
volle perdonare» (Detti. 29,19; 2 Reg.
il corretto atteggiamento delTuonfó ver­
24,4). Anche qui abbiamo l’accostamen­
so di lui nell’ambito del patto, viene
to di 'bh e Im' e Ì due verbi accennano
spesso a trovarsi insieme con altri ter­
alla situazione del p atto6: l'anione di
mini che esprimono fede, fiducia e cer­
Dio va intesa con riferimento all’allean­
tezza. ’bh ricorre spesso in una situa­
za e nel quadro di questa si richiede al
zione di scelta come quella descritta in
popolo una ‘reazione positiva *.
Is. 30,15; Jahvé, il Santo d ’Israele, ha
2-Dio, Signore del patto, dirige an­ offerto salvezza e liberazione: «Se tor­
che l’attività dei nemici del popolo. Il nate e state calmi sarete salvati; nella
Signore indurò il cuore di faraonCj così tranquillità e nella fiducia è la vostra
che costui non volesse lasciar partire ìl forza»; ma il popolo rifiuta (V ’bjtm) e
popoio {Ex. 10,27) ed anche il cuore di preferisce fidarsi delia forza dei cavalli
Seon (Deut. 2,30). Soggetto della ribel­ invece che di Dio (Is. 30,16). Is. 1,19:
lione è però spesso lo stesso popolo del il popolo deve dimostrare il proprio at­
patto. Il /’ ’ibh dei popolo diventa uno teggiamento positivo verso Dio, la con­
dei termini tipici delia concezione del' creta volontà di ubbidirgli; il caso con­
l'induram ento’ , parallelo a —> mrh trario è espresso con i vocaboli carat­
(jDetti. 1,26; Is. 30,9; Ez. 20,8) e ad aJ- teristici dell’indura mento, m'n e mrh
tre espressioni caratteristiche dell'indù- (/j. 1,20),

WlLDBEKGEH (B K X) a Is.
57 ( V ? ) ’ebfón (G.J. Botterweck) (*,a8 ) j 8

Negli scritti sapienziali ’bb non ri­ ì suoi consigli (Prov. 1,30) o, in gene­
guarda direttamente Dio, ma la sapien­ rale, gli ammonimenti e ìe esortazioni
za, i suoi ammaestramenti (Prov. 1,25), al figlio (Ecclus 633).
B, J o h n s o n

fTtlK ’ebjàn

S o m m a r io : 6. la condanna deli'oppressione del povero


in Ezechiele;
X- Questioni lessicali,
7, il te quale difensore dell’ *eb)6n.
II. Sussidi e provvidenze in favore dell*’ebjùn:
III. ’ebjdn nella letteratura sapienziale.
1. anno sabbatico, della remissione e det giù*
bileo; IV. L ’ ’ebjón in attesa delVatuto divino-,
2. protezione dei diritti del povero nel Libro 1. i nemici d e ll'1ebj&n;
dell' Alleanza; 1. difficoltà, malattia, isolamento, morte;
3, oppressione dellj 'ebjón e saddìq in Amos; }, collocazione religiosa dell’ ’ebjón;
4, 1’ 'ebjèn come fratello nei Deuteronomio; 4- Jahvé, il redentore degii 'ebjóntmi
y£tu5tkìa sociale e conoscenza di Dio in 5. ’ebjótt nei messaggio dei profeti posteriori.
G erem ia; V. Qumran,

’ebjón
S,W, Baron, Histoire d‘Urael 1 (Paris 1956); vres' 4 'hrael (Paris-Strasbotirg 1922); L. D e-
Che. Bauth, Die Errettung vom Tode in den lekat , Asylie und Scbutzorakel am Ziotiheb
indivìduelUn Klagc- und Dankliedern des A l­ Ugtum. Bine Untermcbung zu den privateti
ien Testamenti CZollikon 194?); W. Bxums- Feindpsalmen (Leiden 1967); Id., Zum he-
sin, Die alttestamentlìche Religton und die brdiscben Wor terbueb: VX 14 (1964) 7-66
A m em Prcussische Jahrbikher (1912) 209* spec. 35-49; J. Dmtor, Les pauvres datts la
224; J. Begrich, Die Vertrauem'àussetungen Bible (Paris 1903); F,G. F ensham , Wtdow,
irti israelitìschen Klcgelkd des Binzelnen und Qrphan and thè Poor in Andent Near Ba­
in seinem babylonischen Gegemtuck: ZAW sterà Legd and Wtsdom Literature: JNES
46 (1928) 221-160 = TbB 21,168-216; P. 21 (1962) 129-139; A, Gampek, G oti ah
van den Berghe, 'Ani et (Ànaw drns hs Richter in Mesopotamien und im Alten Te-
Psaumes\ Le Psautier, ed, R. uè Langhe stament. Zum Verstdndnis einer Gebetsbitte
(Louvain 1962} 273-295; W. BEirEUttN, Die {Innsbruck 1966}; R.À. G a u th ie r, Magnani­
Rettung der hedr'àngten in den Fcindpsalmen mite: Vidéal de Vbumilité dam la philoso-
der Einzelnen auf institutionelle Zusammen- pbie pdimne et dans la tbéologie chréticnne
bànge untersucM -= FRLANT 99 (1970); H. (Paris 1951) 375-404; A. G e lin , Les Pauvres
Birkeland, rÀni und ranàw in den Psalmen de Yabvé (Paris 1 *956), trad. tedesca; Die
— SNVAO (1932, 4) J933; X&,, Die Peinde Armen-Seìn Volk (3X9;5Ó); B- Gem ser, The
des tndividuum in der israelitiscben Vsalme n- rtb — or Cantraversy - Pattern in Hebrew
literatur (Oslo 1933)j In,, The Evildoers in Mentality. VTS 3 (1960) 120-137; G eor­
thè Bvok of Psalms = A N V A O (1955, 2); H. ge, art, 'Pauvre'; DBS 7 (igtìé) 387-406; II.
B k u p p a c h e r, Die Beurteìlung der Armut itn G r à e tz , Kritiscber Kommentar zu den Psd-
Alten Testement (1524); R Boni,, Die socia- men 1 (i&Sz) n (1883); H. Eeg-
len Verhahnisse der hraeliten (*899); A. bich, Binleitung in die Psalmen (1933}; E.
C a u ssf, D u groupe ethnique A la commu* H a m m e r s h a i m b , On thè Etbics of tbe O.T.
nauté religieuse (Paris 1937); In., Les ‘pau* Propbets: VTS 7 (i960) 75-101; F* Haitck,
59 (1,29) ’ebjón (G J. Botterweck) (1,29) 60

I. QUESTIONI LESSICALI l ’etiopico ed il tigraico ’abaja — non


volere, negare, rifiutare2 e l’antico sud­
i. L ’etimologia di 'bjwn rimane an­ arabico t'bj — rifiuto3, È degna di
cora incerta: si sostengono tanto una nota la mancanza di esempi accadici.
derivazione semitica quanto un impresti­ È quindi possibile stabilire una deri­
to egiziano, a) Generalmente ’hjwn è de­ vazione esclusivamente semitica soltan­
rivato da una radice -> ’bh (—> col. 52) to attraverso la deduzione di un signi­
che ha il significato fondamentale man­ ficato fondamentale; yb)wn è uno che
care, essere bisognoso. A ll’ebraico ybh = desidera qualcosa che non possiede,
acconsentire, volere, essere disposto, ac­ quindi un uomo povero e bisognoso4.
cettare l , fanno riscontro l’arabo *aba, L ’ugaritico yb jn ts = disgrazia, rovina,

art. 7téVT]<;t nEViXpàs: ThW b vi (1954) 37­ in den Psalmen (1892); E . R enan , Histoire
40; F, H a u c k -E . B a m m e l, art. du peuple d’Israèl m (Paris 1891) 37-50; N,
ThWb vi (1959) 885-915; C. H à u ret, Les H . R id d e r b q s , De Werkers der Ongerech-
ennemis-sorcìers dans les supplications indivi- tigkeit in de individueele Psalmen (Kampen
duelles = Rech. B ib liq u es 8 (Bruges-Paris 1939); H . S c h m id t, Das Gebet des Angek-
1967) 129-138; P. H u m b e r t , Le mot bibli- lagten im Alten Testament = BZAW 49
que ’ebyón: RHPhR (1952) 1-6; A.S. K a p e l­ {1928); K . S c h w a r z w a l l e r , Die Feinde des
ru d , New Ideas in Amos: VTS 15 (1966) Individuums in den Psalmen, Diss. datt.
r93-206; O. K e e l , Feinde und Gottesleug- (1963); W . S t a e r k , Die Gottlosen in den
ner, Studien zum Image der Widersacher in Psalmen. Ein Beitrag zur alttestamentlichen
den Indtvidualpsaltnen = SBM 7 (1969); R. Religionsgeschicbte : ThStKr 70 (1897) 449­
K i t t e l , Die Psalmen, excursus 8: ‘Die Ar- 488; J.J. S ta m m , Das Leiden der Unschuldi-
men und Elenden* (41929) 284-288; H.J. gen in Babylon und Israel — AThANT 10
K r a u s , Psalmen i, excursus 3: ‘Ani und (1946); H . S t e i n e r , Die G é’im in den Psal­
‘AnSw’ = B K x v 1 (*1966) 82-83; A. K u s c h - men, Diss. datt. (Bern-Lausanne 1925); R . de
k e, Arm und reich im Alten Testament mit V a u x , Das A.T. und seine Lebensordnungen
besonderer Beriicksichtigung der nachexili- P1964) 1 121-124; C. W e s t e r m a n n , Das Lo-
schen Zeit: ZAW 57 (1939) 31-57; E. K u t s c h , ben Gottes in den Psalmen (31963); Id .,
‘anàwàb ‘Demut’, eìn Beitrag zum Tbema Struktur und Geschickte der Klage im Alten
'Gott und Mensch im A.T/, Diss. datt. per Testament: ZA W 66 (1954) 44-80 = ThB 24
la libera docenza (1960); C. v a n L e e u w e n , Le (1964) 266-305; H .W . W o l f f , Amos' geistige
développement du sens social en Israel avant Heimat = W M ANT 18 (1964).
Vére chrétìenne — Studia Semitica Neerlan- 1 Cosi K oehler -B aum gartner \
dica (1955); J. L o eb , La littérature des pau­
2 W . L e s l a u , Ethiopic and South Arabie
vres dans la Bible (Paris 1892); J. M a ie r ,
Contribution to thè tìebr. Lexicon (1958) 9;
Die Armenfrdmmigkeit : Texte vom Toten
E rm a n -G rap o w 378 b.
Meer 2 (i960) 83-87; G. M a r s c h a l l , Die
‘Gottlosen’ des ersten Psalmenbuches (1929); 3 W.W. M ù l l e r , Die Wurzeln Mediae und
S. M o w in c k e l, Psalmenstudien 1: Awan und Tertiae Y /W im Altsudarabischen (1962) 25.
die individuellen Klagepsalmett (Kristiania, 4 Invece —> H u m b e r t 2 sostiene che ’bjwn
1921) X13-122; P.A. M u n c h , Einige Bemer- non ha un significato esclusivamente pri­
kungen zu den ‘anijjim und den reh'im in vativo o negativo: «Le sens est donc à la
den Psalmen\ M O (1936) 13-26; Id ., Das fois privatif et posìtif: c’est le pauvre sans
Problem des Reicbtums in den Psalmen 37, doute, mais en tant qu’il manifeste un désir,
4% 73: ZAW 55 (1937) 36-45; J. P e d e r s e n , un voeu, autrement dit en tant qu’il deman-
Israel, its Life and Culture 1-11 (1926 = 1946) de la charité, l’aumóne... Le mot nfexprime
III-IV (1940 = I947); J. VAN DER PlOEG, Les pas qu’un deficit, mais aussi une attente et
pauvres d’Israèl et leur piété = OTSt 7 une requète»,
(1950) 236-270; A. R a h l f s , ‘Ani und *anaw 5 H erdner 17 ( t i D ) i 17,
fri 0 ,3°) ■
iebf&tì (G J. Botterweck) (1,31)62

miseria6 ricorre in parallelismo con ’//$; che il primo sia un imprestito dell’e­
persone della città di ìU vengono chia­ braico *ebjòn l3.
mate ’bjnm 1. I termini ugaritici *bjnt e
’bjnm sono stati collegati all'ebraico 2T!s!eirA,Tt ebraico 'bjwn è attesta­
’ebjón da Baumgartner, Aisdeitner, to 61 volte; Ex. 23,6.11 {Libro dcITàl-
Gordon, Humbert e a ltri8. b) Recente­
mente è stata di nuovo sostenuta la de­ leanza) 2 volte; Deuteronomio 7 volte;
rivazione dall 'e g iz ia n o S e c o n d o Er- I Sam. 2,8 (canto di Anna); E stb.
man-Grapow (i 442 s.) bjn è attestato 22; Amos 5 volte; Isaia ^ volte (14,
già alla fine deU'Àntico Impero, Riferi­
to a persone bjn significa inetto, pigrot 30; *?,4; 29,19; 32*7; 41*17); Gere­
misero, malconcio; riferito ad animali mia 4 volte; Ezechiele 3 volte; Salmi
pericolosi significa dannoso, maligno; 23 volte (non 33!); Proverbi 4 volte;
riferito ad entità astratte, cattivo, mali­ Giobbe 6 volte. Si nota subito come
gno, disgraziato, fm e sto ì il maligno, U
male, al plurale cattive azioni, sventura. ’bjwn ricorra nel Libro dell’alleanza, ma
Secondo il Lambdin (-> n. 9) apparten­ non nelle tradizioni J ed E e neanche
gono alla radice bjn anche i termini cop­ nella storiografia deuteronomistica (ec­
ti boon = cattivo (£em. boone) ed
cetto che nei canto di Anna: i$amy%>
ebjèn = misero, infelice. Egli sostie­
n e 10 tino sviluppo fonetico (e)bùn e(w ) 8); è singolare anche l ’assenza del ter­
'ébjm e ( > ebraico ’ebjón) *ebjèn. A mine in P. Va notato anche l’uso relati­
causa del mutamento vocalico u > è nel vamente scarso del vocabolo nei profeti
tardo egi&iano e deìla vocale o nel so­
stantivo ebraico 'ebjàn Timprestito non (17 volte} contro le 23 volte dei Salmi.
può essere avvenuto più tardi del x ii
secolo. *ebjón sarebbe poi stato usato 3, Nell'area semantica di 'povero’
In senso spregiativo per indicare una rientrano, oltre 'bjwn, anche —> di (48
determinata classe di lavoratori semiti volte), dii (6 volte ), dlh-dU associati ad
(cananei), probabilmente i marittimi11. fm o ’rs (^ volte), mskn (6 volte: 4 in
Altri coptologEn separano invece etimo­ Bccl., 2 in Bcclus), —> {74 volte),
logicamente ebjèn da bòòn e pensano {nw (20 volte), *nj ( = miseria, oppres­

“ Gordon, Glossario nr* 24: toreichedness, se O .T.: JAOS 73 (1953) 14


sery. 145 s.
1 G o rd o n 313,6, w Insieme con W,F. à lb iu g h t, Vocalizatiotn
5 W,v, Joden, Zar ÌUrkunft von hebr. *ebjon of thè Egyptian Syllabic Orthography {19 3 4)
W/»’ ~ M IOF 13,2 (19(39) 322-326 ha fatto rS, ■ ■ :
notare la lagnanza abi-ia-tta^ku, «sono una
II Tu. O . Lambmn, op, cit. (~* n. 9) 146:
povera donna», neUe lettere di donne al te
«probabilmente in connessione con la vite ma­
Zimrilim trovate « Mari {ARM 10 = TJL
rinara e con le ciurme».
31 [1967} nr. 37,23; 44,xo); abijanum = po­
vero t per estensione afflitto, misero, sarebbe, 12 P. e s ., W . S f z k g e l b b r g , Koptìscbes Hand*-
come ì*Ujgaritico e l'ebraico 'ebjòn, un wtìrferbucb (1921) 23 n. W . W e s te n -

termine «vecchio- amorrideo» costrutto da una d o rp , Koptisches Handwarterbuch (19Ó5) 24


radice ’bì =■ povero, bisognoso, con il subisso s. ^ .

-n, ■ n W .v , Soden: MIOF 15,2 (19 6 9 ) 323 s i as­


9 Th. O. Lambdi*, Egyptian Loan Words in socia a questo parere;
’ebjàn (G J. Botterweck)

siones 36 volte), *nwh ( — umiltà, 4 boie ed ii bisognoso {di w’bjwn), salva­


volte), *nwé ( i volta), r$ (21 volte), ritfi telo dalla mano degli empi».
{3 volte), rjì (8 volte; 7 Prov., 1 Ec*
clus)\ hsr { = scemare, mancare, 23 vol­ 5 .N ei LXX ’bjwn è tradotto come
te), hàscr ( = uno che ha troppo poco, segue: (29 volte), irn o x ^ (10
l'indigente, 17 volte), —* heser ( — volte), ÉvSeVy; (5 volte), àSùvotro<; (4
mancanza, bisogno, 2 volte), hoser (3 volte), (2 volte),, (1
volte), hsrwn (1 volta), mhswr (13 vol­ volta), con forme di Setolai (3 volte),
te),
4. ’bjwn ricorre spesso nella formu­ II. s u s s ìd i e p r o v v id e n z e in eavore

lazione stereotipa *nj w'bjwn — misero dell ' ’ebjón


e bisognoso: Deut. 34,14; Ier. 2 2,1 6; 1. Nelle prescrizioni dei Libro dell'al­
E*, 16,49; 18,12; 22>2% P j.3 5 ,io (for­ leanza riguardanti Tanno sabbatico
se da espungere); 37,14; 4°>I 8; 7° T ’bjwn è chiaramente contrapposto ai
74,21; 86,1; iop,r6,22; Prov. 31,9; proprietari terrieri: mentre costoro nei
Job 24,14. Si noti particolarmente k s e t t im o a n n o , del m a g g e s e , p o s s o n o v i

ragione per cui l ’orante chiede di esse­ vere dei raccolto dell’annata preceden*
re ascoltato: (k j) w’nj ‘ nj w’bjwn, te, nell’anno sabbatico l ’ ’bjwn deve po­
«poiché misero son io e bisognoso» (Pi. ter consumare il prodotto spontaneo del
40,18; 70,6; 8 ó,i| 509,22), Inoltre maggese (Ex. 23,11) perché non ha né
abbiamo il parallelismo ybjwn-lnj nei terre né raccolto. Tale definitone del-
seguenti passi: Am. 8,4; Deut. | | , n ì r *bjwn non dipende dal problema se
les. 29,19; 32,7; 4 1,17 ; Ps. 9,19; 12, il fine sociale fosse strettamente con­
6; 72,4*12; 140,13; Prov. 30,14; lob giunto (come pensano, p. es., Jepsen
24,4. e Cazelles) o no fin dal principio con
Il nesso di w’bjwn è usato in Ps, 72, una restituito in integrum. In seguito
13; 82,4 e<4 A parallelismo d i-b jw n ri­ al cambiamento economico della socie­
corre in Am. 4,1; 8,6; Is. 14,30; 25,4; tà israelitica, al posto della pratica agra­
z Sam. 2,8; Ps, 72,12; r i 3,7; Prov. 14, ria del maggese sottentra, con una in­
31; lo b 5 ,15. terpretazione giuridica, una remissione
Soltanto una voita rf è assodato in (tmlh) dei debiti, per la quaìe ogni
un contesto più ampio con ’bjwrt: Ps. creditore rimetterà qualsiasi credito ab­
82,35.: «Difendete 11 debole (d l)li e bia verso il suo prossimo l5, NeH*anno
l’orfano (jtwm), fate giustìzia al misero del giubileo {Lev, 25,8 ss,) i connazio­
cd al povero (lnj wr$). Liberate il de- nali sono obbligati ad aiutare il fratello

H O è meglio leggere dM = l'oppresso, a mo­ dam la Bible t Atchives cTHistoìre du Drott


tivo di 4 ■? Orientai 2 (1938) 171-240, spec. 189; de
jp Cfr, H,M, W e il, */ cauthnmwent Vaux, Ltbensordttungen 1 *77.380.
^ ( 1,3*) 'ebjdff (G J . Botterweck) (1,32) 66

(“ » 1h ) che si trovi in difficoltà econo­ contesto contiene altre proibizioni: l ’in­


miche, prestandogli den aio senza inte­ nocente e ii giusto (nqj wsdjq) non de­
resse e fornendogli cibo senza aumento vono essere messi a morte (v. ed il
di prezzo (I^ev, 2^,36 s.); d'altra parte, forestiero {-*» gr) non deve essere op­
se il fratello si trova ad esser servo per presso (v, 9").
debiti, deve servire al massimo come
3. La protezione dei ‘poveri1 dall'ina
un operaio giornaliero (skfr) od uno
giustizia e dallo sfruttamento ha una
straniero residente {—> twib) e non co­
parte di primo piano nella profezia di
me un servo vero e proprio {—> (bd)t
Amos, Àbbìsnio ìbjwn in Ani, 2,6; 4,
finché non sia liberato nell'anno del giu­
x; 5,12; 8,4.6; di in 2,7; 4 ,1; 5,11; 8,
bileo {Lev, 25,39-43), Secondo Deut,
6 ; 1nwjm in 2,7; 8,4, Particolarmente si­
24,14 è vietato opprimere un braccian­
gnificativo è il parallelismo tra giusto e
te misero e bisognoso; $kjr (nj
povero {"bjwn e sdjq) nei due passi 2,6;
io*bjwn; egli deve invece lice vere ii sa­
5,12: sdjq ed rbjwn sono vittime del­
larlo lo stesso giorno, perché è misero
l'ingiustizia 0 > i2), 1 giusti (sdjqjm) in­
("«/) e lo aspetta con ansia (v. 15),
nocenti vengono vessati, si accettano Ì
soldi dati per corrompere o per ridur­
2, Il JUbto del?alleanza vieta espres­
re al silenzio, e nei giudizi presso la por­
samente (Ex.23,6} di violare i diritti dei
ta {Am. 5,r2) si opprimono i bisognosi
poveri: V tth mìpt ’bjnk brjbw. Proba­
[’bjwnjm): per la corruzione dei giudi­
bilmente alia base deHe prescrizioni
ci gl'innocenti divengono colpevoli e
tendenti a regolare il comportamento
ii diritto dei poveri è conculcato17,
dei giudici e della classe dirìgente (Ex.
Questo parallelismo tra sdjq ed *bjwn
23,t'9) c’è una sede di proibizioni (23*
si riscontra anche nelle invettive con­
r.0,8.9)16: la breve .forma «in non de­
tro Israele: Israele vende come schia­
vi violare il diritto» sarebbe venuta
vo l ’innocente per denaro e I’ 'bjwn per
quindi ad assumere un preciso aspetto
ii debituccio di un paio di scarpe (Àm.
sociale con l'aggiunta di 3bjnk e sareb­
* ,6 b).
be stata ampliata con un divieto di fa­
Alcuni commentatori (p, es., Cripps,
vorire i potenti (v, 3: leggi gdl). Oltre Selliti» Robinson) intendono la frase
alla protezione dei diritti delP ’bjwn il «vendono un giusto per denaro» nel

16 Cfr. anche W, Richteh, Rechi und Ethos Joro posto: fntojtn, ’bjutnjm, dljm, gente po­
4rcjtìé) 123. vera e bisognosa che era calpestata dai puten­
ti; erano questi i veri sdjqfnt. Essi erano pie*
17 Cfr. ■# K apelrujj 203 s.: «Coloro che do narrante! degni di avere i loro diritti nel!a so^
vevano rappresentare la giustizia e l’onestà, detà Israeli dea... la loro condizione e posizio­
che dovevano essere sd'fqjm per antonomasia, ne sociale costituivano parte integrante <telh
non lo facevano più,., Altri avevano preso il loro sdqhs'.
‘ebjótt {G.J. Botterweck)

senso che U giudice è corrotto dal de­ maltrattare i poveri (brsm t ybjwnjm)
naro offertogli per falsare il giudizio e spingendo i propri mariti a procurare
riferiscono la frase parallela «e ii pove­
bevande per gozzovigliare, il che avve*
ro per un paio di sandali» alfavìdità
dei creditori nei richiedere U pagamen­ niva evidentemente a spese degl'inermi
to di un debito anche minimo. Secondo e a danno dei poveri. Cfr. anche Am.
questa interpretazione il profeta non
8,4: s'f ’bjwn e hìbjt ‘njj-rs.
contesta la casistica legale dell'istituto
della schiavitù per d e b i t i m a vuole li­
mitare la pratica di tale schiavitù ai ca­ 4. Riallacci aifido si alle norme sociali
si di reale e grave indebitamento, elimi­ del Libro dell’ alleanza e continuando la
nando eccessi, ingiustizie ed abusi.
critica sociale dei profeti, il Deuterono­
Oltre alla vendita in schiavitù per mio cerca di costruire, nel quadro del
debid del sdjq ed 'bjwn {2,6 b), U pro­ suo progetto di riforma e restaurazione
feta menziona un secondo misfatto d ’I ­ d isfa sie, una ideale comunione di fra­
sraele: l'oppressione dei dljm e ‘nwjm telli tribali » ’£) nella quale, tra l’al­
(z>7a). La protezione degli innocenti e tro, sia garantita da numerose disposi­
dei socialmente deboli è parte integran­ zioni la partecipazione particolare del-
te delia struttura vitale d lsraele e tro­ 1* ’ bjwn alla nhlh 1 9 L ’omiiia delPanno
va quindi la sua espressione etico-so­ di remissione (Deut. 15,3-11) insiste
ciale in comandamenti, proibizioni ed particolarmente sul dovere dei bene­
esortazioni sapienziali ai fratelli tciba­ stanti di provvedere ai poveri: non si
li, in particolare alla classe più ricca deve chiudere il cuore ali’ 'bjwn (v. 7),
ed influente. Il parallelismo tra sdjq ma bisogna aprirgli la mano generosa­
e ’bjwn è dovuto alla vendita ingiusta mente e prestargli liberalmente tutto
del fratello come schiavo. Am. 8,6 in­ ciò che gli serva (v, 8); l'avarizia verso
veisce contro gli usurai che vendono il fratello della propria tribù che si tro­
come schiavi per quattro soldi i loro vi nel bisogno è una colpa ( b f ) agli oc­
debitori inermi {dljm) e per un paio di chi di jahvé (v, 9} il quale benedice chi
sandali il povero ('bjwn): in questo pas­ dona generosamente e non a malincuo­
so il sdjk di z ,6 b è sostituito da dljm> re twP-p* lb b k} v. io). Significativa è
mentre *bjwn rimane immutato in en­ la realistica conclusione (v. l i ) che
trambi i passi. Am. 4,1 accusa le don­ 1' *bjwn non sparirà mai dal paese e per­
ne dì Samaria, avide di piacere, di op­ tanto jahvé ordina di aprire bene la
primere gl’indifesi (h'ìqw t dljm) e di mano al (rateilo mìsero {‘«/) e bisogno-

iB Contro R. B a c h , Gottesreckt und weltli- l) Per questo B . Kenàn, Gescbìchte des V o i-


ckes Rechi in der Vetkuttdigung des Prophe- kes Israel in (1S94) voluto vedete aei
tett Amos ini Festschrìft A . Dehn (1957) 23­ Deuteronomio un sistema dì garanzie per i po­
34, spec. 28 s. veri a spese dei ricchi.
'ebjóti (G J. Botterweck) (*$ 4) 70

so {’bjwn), Neirinterpretazione propo­ remia 'bjwn significa colui che è social­


sta in Deut, 15,4-6 la fine della povertà mente indigente, che soJTre in mezzo ai
è legata alla promessa benedizione di­ ricchi tondi e lisci, perché costoro «non
vina: presupposto della benedizione, difendono la causa dell’orfano... né fan­
dei possesso del paese e della mancanza no giustizia ai poveri» (Ier. 5,26). Il re
di poveri {'bjwn) è che Israele ascolti Giosia viene invece lodato perché «giù*
la voce dt Jahvé. Deut. 15,6 mostra co­ dicava la causa del povero e del mise­
me tale benedizione sia intesa in ter­ ro», dn djn-'nj w'hjwn (22,16), ed il
mini concreti: «Quando Jahvé, tuo profeta chiama questo giusto giudizio,
Dio, ti avrà benedetto come tri ha prò- giusto anche socialmente, ia vera cono­
meSxSO, presterai a molte nazioni senza scenza di Dio (dlt ’t j) 11.
che tu debba prendere a prestito, do* Quando iì profeta, alla fine di un la­
minerai molti popoli sens:a ch’essi ti mento sulle proprie lotte, professa dì
dominino»-. Nella prospettiva di questa credere fermamente che Jahvé libera
comprensione concreta e materiale del­ {hsjl) la vita dell’ *bjwn dalla violenza
la benedizione bisogna necessariamente delPempio e chiama se stesso *bjwn
intendere concretamente V 'bjwn come (Ier. 20,13), il termine acquista il valo­
colui che è privo di tali possibilità re religioso che ha nei lamenti indivi­
materiali. Con riferimento all'interpre­ duali a . L ‘autenticità delia lode del v.
tazione giuridica riguardante il co­ 13 è comunque discussa23.
manda mento delPanno di remissione
6. Tra gli orribili misfatti degni di
{Deut, 15,2), V 'bjwn è il debitore che
morte (ùw'bwt) del figlio violento (jbn-
è in ‘mano’ del suo creditore che lo op­
prjs) descritti in Ez. 18,1053., compare
prime richiedendo 0 sollecitando coat­
anche l'oppressione del misero e del po­
tivamente la restituzione del prestito
vero (hwnk *nj wfbjwn); altri delitti
cfr. P-jgs)i. Colpisce «il giudizio
sono la rapina (cfr. I^ev. 19,13}, la
negativo e per nulla ascetico delia po­
mancata restituzione dei pegni (cfr. Ex.
vertà... tìpico dell'Israele antico. La po­
22,255.- Deut. ?.4>iO“i3 .r 7 ) t il dare ad
vertà è un male dal quale non si può
interesse e prendere il sovrappiù (cfr.
ottenere nulla di positivo»
Ez. 22,12; Ex. 22,24; Deut. 23,205.;
5, Come in Amos, così anche in Ge- 25,365.). I/elenco delle opere so-

» G .v . Rad (ÀTD 8} ad L n C fr. —> G k o u g s 3^3: « E gli indica cosi la


2Ì Cfr, G J, B o t t e r w e c k , Gott trkennzn ™ sua debolezza davanti tìUa ioro tem ibile po­
BBB i (1951}; Id. in; jf.B, Bàuek, Bibeltbeo- tenza, ma insiem e anche l’abbandono assoluto
loghchcs Wb. 1 {*1967} 320 ss, Cfr. inoltre che gli ha perm esso d ’essere salvato (1,17 -19 ;
ia formulatone incerta di ler.z, 34: dm njtwt 1^,19-21; 26,2024)».
’bjwnjm nqjjm, * Cfr. W. Rudolfh (HAT 1 12) ad i.
7 1 (i>3 5 ) 'ebjón (G.J. Botterweck) (l>35) 72

ciali del giusto {Ez, 18,6-8) ricorda, tra I I I . ’ebjón N ELLA LETTERATURA SA­

l ’altro, l’atto di nutrire gli affamati, di P IE N Z IA L E

vestire gli ignudi e di giudicare in modo


Nel Libro dei Proverbi il termine
spassionato ed equo (cfr. Ex. 23,6-8;
'bjwn ricorre soltanto nella 11 (14,31),
Deut. 16,18-20). Nell'oracolo diretto
vi (30,14) e v ii (31,9.20) raccolta,
contro la classe dirigente {Ez. 22,25-
mentre l ’idea è esprèssa per lo più da di
30)24, l ’aristocrazia di Giuda (v. 29) è
(15 volte) e rs (14 volte) oltre che da
accusata di violenza Csq), rapina, op­
lnj e *nw (9 volte). Dei 42 passi in que­
pressione {hwnw) dei miseri e dei biso­
stione 33 cadono nella 11 e v raccolta,
gnosi e di soprusi illegali (lsq) verso gli
sicuramente preesiliche. Nella 11 raccol­
stranieri25. Anche in Ezechiele 1’ 'bjwn
ta (10-22,16) la valutazione della po­
è (come 1’ *#/) un uomo bisognoso di
vertà e della ricchezza non è costante­
assistenza e protezione sociale e giuri­
mente neutrale26, ma alquanto diver­
dica, la cui oppressione economica o le­
sa 27 o, meglio, differenziata: la pover­
gale è bollata dal profeta come lwn (16,
tà è considerata come un male di cui
49) o tw'bh (18 ,12; 16,49?).
ha colpa il povero stesso a motivo
7, Secondo Ps. 72 il re ideale è dota­ della propria pigrizia o trascuratezza
to della giustizia di Jahvé per poter go­ ( io ,4 a; 14,23 b; 1 4 ,4 a; 19,15; 20,4b.
vernare con giustizia e rettitudine il 1 3 a; 2 1,17 .2 0 b) o indisciplina (13,
popolo di Jahvé (vv. 1 s.). In quanto di­ 1 8 a; cfr. 13 ,8 b). Il povero è odiato
fensore ed ultima istanza, egli «deve ( 10,15 b; 14,20 a; 15,15 a; 19,7 a) e do­
difendere i miseri del popolo (*«//- tm), minato dai ricchi (19,7 a). D ’altra parte
soccorrere {jwsj{) i figli del povero {bnj la sentenza di 1 4 ,3 1 28 ammonisce che
*bjwn) e schiacciare l ’oppressore» (v. ['oppressione del debole ({$q d i; secon­
4). Il governo giusto e sociale di tale do 17,5 lo scherno del rs) è un’offesa
re (vv. 13 s.) sarà ricompensato con il fatta al Creatore, che invece è onorato
dominio universale (vv. 8-11). Il suo quando si mostra misericordia per Ì bi­
intervento a favore di ybjwni (nj e di sognosi {hnn 'bjwn; cfr. 19 ,17 hnn di).
è espresso coi verbi hsjl, hws, hwsj\ Il povero innocente {'bjwn) sta eviden­
g'I (cfr Is. 11,4 s.; Prov. 29,4). temente sotto la protezione di Jahvé29.

24 L'oracolo è posteriore al 587: W. Z im m e r - [1937D51 s'


li (BK xiii / i ) 523.
27 Così U . S k la d n y , Die altesten Spruch-
25 Cfr. anche le accuse rivolte a Sodoma (16, sammlungen (1962) 20.
49): superbia, eccesso di pane, tranquillità
spensierata, mancata assistenza dei miseri e 28 Cfr. W . R i c h t e r , Rechi und Ethos 118,
bisognosi. 149.151.
26 Come afferma B. G e m s e r (H AT 1/16 29 Cfr, U. S k la d n y , op. cìt, (-> n, 27) 20.38 s.
73 ’ebjón (GJ. Boiterwecli) Jfej?) 74

Anche nell'elogio delia donna virtuosa privati con l'inganno e la violenza dei
(Prov,31,20} viene lodata la beneficenza campi e del bestiame, anzi dell'unico
verso il povero ( 'bjwn) ed il misero asino e dell’unico bue; scacciati dalle
('«/), Nella n raccolta i saggi d'Israele strade devono vivere nascosti; lavora­
stanno dalla parte dei miseri e degli no a giornata, affamati ed assetati, mie­
indifesi (14,21 'nwjm\ 21,13 22,16 tendo c vendemmiando; nudi o vestiti
di) e motivano religiosamente questa approssimativamente sono esposti al
loro posizione (14,31 'bjwn\ 17,5 rs; freddo e alla pioggia e soffrono la fa­
19,17 d l)ÌQ: il benefattore sarà a sua me. G li 'bjwnjm e (nwjm appaiono ac­
volta beneficato (19 ,17 ) e benedetto canto alla vedova (—> ’■
Imnh ed agli or­
(22,9) da Jahvé. fani (—* jtwm)*l> lob 24,14 parla del­
Nei Detti di Àgur tra gli atti degni l'assassino {rwsh) che uccide !’ 'bjwn e
di maledizione {calunnia, superbia, ma­ Y'nj.
ledizione dei genitori, ecc.) c’è anche Giobbe fa notare di aver aiutato 1
la distruzione (—> ’kl) degli 'bjwnjm e miseri ed i poveri (lo b 29,12 ss.): salvò
'nwjm {Prov, 30,14). Lemuel am m oni (mlt) il misero (lnj) e l'orfano, diede
sce: «Apri la tua bocca, giudica con gioia aì derelitti ( ’wbd) e alle vedove,
giustizia e difendi il mìsero cd il pove­ aiutò ciechi c storpi c fu un padre per
ro (*nj to'bjwn)» {Prov. 31,9). A l mise­ gli ’ bjwnjm {v, ió ); esaminò coscienzio­
ro ed al povero corrispondono (v, 8) i samente la causa di persone sconosciu­
piccoli muti ed abbandonati. Secondo te e sottrasse ai furfanti (*wl) la preda,
i vv. 6 ss. Ja bevanda inebriante serve cioè i beni dei poveri. In un giuramen­
a chi va in rovina (—> ybd) e agii ama­ to di purificazione Giobbe mette anco­
reggiati (mrj nf$) per dimenticare la po­ ra in evidenza l’aiuto prestato alV 'wbd
vertà (rji) e gli affanni (“ * ‘mi). ’ bjwn (31,19). Egli pensa dì aver di­
Nella problematica sapienziale dei ritto all’ascolto ed alla commiserazio­
rapporto tra azione e stato, Giobbe ri­ ne per aver pianto con chi si trovava
leva ii limite della ‘ sapienza’ : egli non nella sventura {qìh-jwm) e per aver a­
riesce ad accettare, né nei suo caso né in vuto pietà degli ’bjwnjm (30,25).
generale, il principio sapienziale che L ’ ’bjwn appartiene allo stesso gruppo
«Aon c'è sofferenza senza colpa». Così, di 'njj jtwm, ’Imnb, *wlt psb, di 1wbd.
ira l’altro, Giobbe esamina anche la Nei suo intervento Elifaz risolve la pro­
sorte degli 1bjwnjm e 'nivìm (lo b 24,1­ blematica della teodicea secondo le li­
24, spec, vv, 4 e 14}: costoro vengono nee tradizionali e cerca di superare I V

w Cfr. B. G e m s b r , op. cit. {-*■n, 26) 53. [1928]) 2&>: si riflette qui il lamentevole de­
stino di un proletariato reso schiavo da una
31 N , P ste rs, Das Bucb Job (EH AT 21 classe dominante ricca ed empia.
7 5 ih 37 ) lebjòn (G J. Botterweck) ( 1,37) 76

p o m con il richiamo alia fiducia ed al­ le virtù delPuomo timoroso di Dio c*è
la certexza: Dio salva 1' 3bjwn dalla vio­ anche la generosità vetsc gii ’bjwnjm
lenza dei piepotente (bzq) e infonde al (v . 9; cfr. anche vv. 4 b-5B).
di nuova speranza (5,15 s,; cfr. anche
34,19.28; 36,6.15), IV. L* 'ebjòtt IN A T T E SA DELL'AIU TO DI­

Il jPj. 37, un salmo acrostico della VINO

tarda letteratura sapienziale, tratta del­ 1, Un problema particolare c costi­


la sorte dei pii e degli empi; tmjm, tuito dai nemici delV *bjwn (—► V^)3Z*
sdjq ed 'bjwti nei tempo dell'afflizione Il bisogno di aiuto dell1 'bjwn è carat­
vengono a provare l'aiuto e la salvezza terizzato nelle suppliche individuali es­
di Jahvé (smk> tlw 'h, m'wz, *zr, pii), senzialmente dalla presenza o dall'a­
mentre i ri'jm appassiscono, seccano, zione di nemici {'wjb\ Pj. 9,4,7; 35,19;
muoiono, vengono sterminati. Nei v, 14 69,5.19; swrr\ 69,20), malvagi o empi
lnj ed. 'bjwn stanno in parallelismo con (—> rll \ Ps. 9,6.17».; 10,4; 12,9; x4°»
«coloro che camminano rettamente» 5.9), odiatori {§wn'\ P s. £>14; 35,19;
{jb j drk): gli empi cercano di abbat­ 69,5,15; 86,17; ^*0*’ $ } & 37>I2 -r4;
tere il misero ed il povero e di uccide­ cfr. r i 2,io}, persecutori {rwdf: Ps. 35,
re coloro che si comportano rettamen­ 3; 109,16), violenti {‘rjs: Pj, 86,14;
te, ’bjwtt ed sono associati a sdjkt cfr, 37,35), di gente violenta hmsjftt:
tmjm} jsr drk> bsjd. È tipica del pen­ Ps. 140,2.5), di rapinatori (gwzl: Pj.35,
siero sapienziale l'affermazione che alla io ), predatori {bzz: Ps. 109,11), usu­
resa dei conti, giusta il principio del rai {nwsh\ Ps. r o 9 ,n ) . Costoro com­
rapporto tra azione e stato, il ri* non battono {Ihtn: Ps. 35,1 ) il povero o ne
può sussistere, mentre nei salmi di minacciano la vita [mbqt nf$: Ps, 35,4;
supplica e di tamento Dio è invocato cfr. 70,3; 86,14) la rete (Pj. 10,9;
contro gli empi. Nel poema didascalico 35,7 s.; 140,6)* la trappola posta al suo­
del P i, 49 1’ 1bjwn è contrapposto allo lo (Pj.33,7) 0 di legno {Ps. 140,6), Sono
‘ sjr (v. 3); poiché la nullità della ric­ pericolosi come leoni (V/: Ps, 35,17),
chezza davanti alia morte non è giustifi­ serpenti (nhs) e vipere {'kfwb: P j.i4 0 t
cata né con motivi etici né com motivi 4). Affrontano V'bjwn superbi {g*b\
religiosi e lo ‘.f/V, d'altra parte, non è Ps. 140,6), grandiosi {fógdjl Hj\ Ps. 35,
identificato con Tempio, ’bjwn deve es­ 26) e forti {hxq: Pj. 35,10). Malvagi
sere anch’esso usato nel senso stretta­ ('dm if : Psf 140,2), essi meditano ro­
mente economico di povero, indigente. vina (hwsb r*tj: Ps. 35,4; cfr. 35,20),
Nei canto sapienziale del F j, 112 , tra ne gioiscono {smh\ P j.35,26) e ne han-

32 Cfr. H. Birxrland, Feinde 87*94; -* Efòdùcrs 59-87; Kbbl


7 TU, &) ’ebjón (G.J, Botterweck) m m 78

no piacere (fcfs\ Ps. 40* 15}, Insultano più profonda crisi od em ergenza che al­
(hwrj\ P s.6$ }10; cfr. ó ^ j .i q s . 20 s.; l'orante appare come segno dell’ira e del­
l'abbandono di Dio ed offre invece al­
109,2.5; cfr. anche 74,10.18,22), sono l'avversario l ’occasione per attaccare,
fanfaroni (*js Iston: Ps. 12,4) dalla lin­ schernire, insultare, deridere, umiliate
gua pungente (jPj. 140,4) o adulatdce il supplice. L ’orante ascrive a Dio tan­
to la causa dei suoi guai quanto la
{Ps. 12 s ) che nasconde danno ed insi­ salvezza dai medesimi: «Perseguitano
dia (Ps> 10,7) e che schizza veleno co­ colui die tu hai percosso, aggiungono
me una serpe (Pf. 140,4), La loro boc­ dolore ai dolori che tu gli hai inflitti»
(Pr. 69,27),
ca è piena di maledizione (P.F.10,7), In ­
fine testimoni violenti (*4 hms\ Ps. 35, 2. L'aiuto particolare di cui ha biso­
ir ), litigiosi (rjb: Ps, 3,5,1) e giudici gno di volta in volta V ’bjwn può esse­
iniqui f.fwft: Ps. 109,31) cercano di re dedotto dai salmi in questione; la
convincere di delitto 1 ' rbjwn innocen­ sua indigenza si mostra nell’angustia,
te. Le caratteristiche di questi 'nemi­ nella malattia, nella solitudine e nella
ci1 provengono dairambito della vita prossimità della morte, Il pio si trova
sociale, dalla sfera giuridica; le imma^ nell'angoscia e nel bisogno {P j . 69,18);
gini sono quelle della guerra, della cac­ egli invoca Dio nel giorno dell'angustia
cia, dei caos e del mondo infernale, {jwm srtj: P st 86,7; cfr. 10,1) comc
I passi delle suppliche individuali in fece Israele davanti alla minaccia ne­
cui sono menzionati gli *ebjónìm non mica. L’idea del giorno della distretta
contribuiscono alla soluzione definitiva
(jr) richiama anche l ’immagine profe­
deirannosa e ricorrente controversia sul
problema dei *nemici\ Le tinte con tica del giorno del giudizio (Aftt. 5,18­
cut vengono dipinti questi 'avversari1 20; l s . i ti2; 13,6-9 ecc.) così che ii pio
sono troppo diverse e molteplici per po­
che è nelPangoscia {j?*} e nella sventura
terli identificare con precisione33 come
nemici interni od esterni che minaccia­ Cml) si sente colpito dal giudizio di
no io stato34 oppure come un gruppo o Dio. Sofferente (r'w t) senza numero
partilo ben definito che si opponga ai {Ps. 40,13) circondano il supplice: r*h,
p ii35 oppure ancora come maghi, dèmo­
ni e cc,36 Altrettanto complessa e di dif­ 'ml> srb lo assalgono come una forza
ficile soluzione è la questione se Poppo- avversa e vengono sentiti come malat­
sizione dei nemici sìa il momento ini­ tie e disagi; il suo cuore si raggrinza
ziale, rappresenti l ’origine della situa­
{Ps. 109,22), egli si sente svanire come
zione pericolosa in cui si trova il sup­
plice, oppure se l ’ostilità dei nemici sia un‘ombra e morire come una cavalletta
unicamente la conseguenza di un’altra e {Pi. 109,23): crede che sia ormai giun-

Così sostengono anche Schwakzw Xl - Sm e n d , D u h m .


LKA, KSEL, H. G oEKE.
31 C o s ì - jjf B t f k e l a n b , 3(5 Così -> Mowwckel, P e d e r s e n , N i-
35 Così H upfeld , -► G raetz, C au ssb , K. kolsjc1, Eì KOCK'UTNE.
1ebjòn {G,J, Botterweck) (1,39) So

ta la fine {Pi, 69,4.21), Suppliche 22); essa viene precisata ulteriormente


(itbnwnh\ Ps, 86,6), sospiri ( lnqh: Ps. nel contesto: Ps, 40,17 = 70,5 men­
12,t6)t invocazioni (qt*\ P j. 69,4) e gri­ ziona «quelli che ti cercano» (mbqsjk)
da t/ q b i Pj.9, 13) caratterizzano la sua e «coloro che desiderano ardentemente
situazione di debolezza e necessità. Par­ il tuo aiuto» (’hbj tswHk), P j, 86,r: il
ticolarmente commossa ed efficace è la motivo 'nj 'nj w'bjwn è seguito dall’af­
descrizione dcU'abbattimento del sup­ fermazione «poiché sono pio», kj hsjd
plice in P j, 69,2 s.; l ’acqua gli è arriva­ 'n j3*. Ps. 69,30 presenta un ulteriore
ta alla gola, egli è immerso in un pro­ motivo; vediamo l ’orante chiedere a­
fondo fango ed affonda, la c o r te s e lo scolto a Dio: «io sono misero e sof­
travolge (cfr. vv. 15.16), Piogge torren­ ferente», w'nj 1nj u>ku)'b; cfr, inoltre
ziali e flutti tremendi sì scatenano con­ le espressioni «coloro che sperano in
tro lui fino a distruggerlo; si sente già te» (qwjk), «coloro che ti cercano»
nel regno dei motti (P j.9^ 4; s‘ rj mwt) {mbqsjkf v. 7) e «coloro che amano ii
o nello Twl {Ps, 86,13) dal quale solo suo nome» ('hbj smw, v .3 7 ); rafferma*
Jahvé può salvarlo. Amici e nemici lo zione di fiducia del v. 34 asserisce fer­
coprono di vergogna, vituperio e scher­ mamente che Jahvé «ascolta il povero
no (P i. 35,16,21; 40,16; 69,10 5.20 5, ('bjwn) e non disprezza i suoi prigionie­
34; 109,23); invano spera di ricevere ri (’j)jrjw )». Ps. 33,10: il supplice è as­
compassione e conforto (P j .69,21); so­ solutamente certo che Jahvé salva V (nj
lo (jhjd\ Ps, 2.5,16}, estraneo ai suoi dal 'forte' (htq) e 1* 'bjwn «dai suoi
stessi fratelli (mwzr, nkrj: Ps, 69,9), è predatori» (mgzttv); secondo il v. 20 «1
escluso dal consorzio umano e quindi mansueti delia terra» soffrono per le
daìla felicità della vita. Colui che sof­ parole degli avversari. A l supplice che
fre interpreta questo suo destino come lamenta la fine dei pii (hsjd) e dei vera­
un dolore decretato, in ultima analisi, ci ('mwftjm: Ps. 12,2), Jahvé promette
da Dio, come «turbamento di un’esi­ solennemente d Intervenire con la stia
stenza prospera* intera, integra»^. azione salvifica «per l'oppressione dei
miseri {msd ’ njjm) e per il gemito dei
3 .La collocazione religiosa dell” bjwn poveri (m'nqt *bjwnjm, v, 6)». Una cer­
può essere dedotta con sufficiente chia­ tezza simile esprime P j. 140,13: Jahvé
rezza dalPinvocazione con cui l'orante si occuperà della causa del misero (djfi
supplica Dio di aiutarlo: (kj) w’fij ‘nj '«;} e del diritto del povero (mspt
w'bjwn (Pi. 40,18 = 70,6; 86,1; 109, *bjwnjm): allora i sdjqjm lo ringrazie*

57 C. ’Westììhmann, Der Psalter {1:p6j) 53. 33 Cfr. il ‘servo* [lbdt w . 2,4.16; cfr. Ps, 109,
28) «che confida in te» (v. 2),
(i>39) 'ebjótt (G J. Bottcrweck) (l* o ) B*

ranno e gli jsrjm dimoreranno al suo sta in pericolo (msgb Idk: 9,10) ed un
cospetto {v. 14). Ps. 9,19: Forame e­ riparo {*z fsw'tjt 140,8) I verbi usa­
sprime la sua fiducia che V 'Bjwn non ti nelle invocazioni o nelle affermazio­
per sempre sarà dimenticato e che «la ni di certezza per esprimere l'interven*
speranza dei miseri» {tqwt 'nwjm) non to salvifico di Jahvé sono40: g'I (69,19);
andrà delusa per sempre; v t r i ; «colo­ ; l ‘ hiPII{f2,2; 69,36; 86,2.16; 109,26.
ro che conoscono il tuo nome confidano 31: dai malvagi o dai giudici), V. anche
in te (jbtbw bk) perché tu, o Jahvé, j ? >jsw'h (12,6; 35>3'9J 69>3o ;
non abbandoni coloro che ti cercano nsl h iM {35,10; 6 9 ,1 5i 70,2; 40*14;
{drfyk). Ps. 10,175.: l'esaudimento del 86,13; 140,2); PH pi^l (70,6; 40,18).
desiderio degli *nwjm è associato aik Cfr. anche P j. 82,8.
giustizia resa «all’orfano ed ali’oppres- J1 supplice in pericolo invoca prote­
sb {)twm wdk)%i zione: §gb (69,30); smr (86,2; 140,5);
Dato dunque il parallelismo e il con­ nsr (140,5), Jahvé è soccorritore e soc­
testo remoto, 1' ’ebjwnt insieme con corso ((zr ovvero ‘zrb: 10,14; 3 7°)
r 'tijj'nw , va annoverato tra coloro che 2.6; 40,14,18; 86,17; 109,26); sta alla
vengono anche chiamati *bd {86,2; 109, destra del povero Cmd Ijmjm 109,31),
a8), bsjd {12,2; 86,2), 'mwnìm ( 12,2), aumenta la sua forza (ntn *z: 86,16),
sdjqjm (140,14), }$rjr& (140 ,14)0 «man­ ne rende saldo il cuore (kwn\ 10,17),
sueti deila terra» {rg'j *rs)t Costoro ri­ ne protegge il capo (skb: 140,8), salva
cercano Jahvé {bq$\ 40,17 = 70 ty t la sua vita {bsjb: 3^,17) e gli dà vita
7; drh 9,11), desiderano (’hb) il suo (86,17). Questa speranza e questa cer­
aiuto {40,17 70,5}, confidano in lui tezza si fondano sulla fede del)’ *b}tvn:
(9,11; 86,2), sperano (qwb) in lui (69, Jahvé è benigno {86 ,5), clemente (bnn:
7), conoscono il suo nome (9 ,11) e io 9,14; 86,3.15.16), benevolo (bsd: 69,
amano {69*37). 14.17; 86,5.13.15) e fedele (86,15), Pa­
ziente (86,5) e misericordioso {rbmjm;
4, Jahvé è il salvatore degli 'bjwnjm. 69,17; 86,15) e pronto a perdonare
Nelle suppliche individuali è espressa (slh\ 86,5) ed a consolare {nbtn\ 86,17)
la fiduciosa speranza nella salvezza di­ nonostante errori e colpe (69,6). Jahvé
vina e la certezza dell’esaudimento da si compiace della salvezza del suo ser­
parte di Dio; Jahvé è la speranza dei vo (35,27) e benedice i! pio (109,26).
miseri (‘nwjm) e non dimentica gli Nella sua afflizione 1’ 'bjwn si rivolge
1bjwnjm (9,13-19); è un rifugio per chi sempre a Jahvé chiamandolo enfatica-

33 Cfr. anche m'wz Idi e bjwn in Is. 25,4. (1940}; -> Chk, B abth , Die Errettmg vom
Cfr. J.J, Stamm, Erlosen und Vergeben Tode 124-146.
M i , 40) *ebjòn (G J. Botterweck) (M *)*4

mente Hwhj {35,2$; 70,6; 40,18). Il di tipo liturgìco-cultuale, H. Scbmidt41


‘povero3 confida che Jahvé accolga la ha ipotizzato un processo liturgico che
avrebbe assolto un imputato innocente,
sua supplica 86,6; 140,7; hqìjb trattenuto nel tempio in carcere pre­
'wxn: 10,17; ‘ nh: 69,14,17.18 ; 86,7; ventivo, Forse i Pj, 35 e 69 si riferisco­
ìm h 10,17; 69,34) e volga a lui (pnb no a un'istruttoria di questo genere
L, D elekat41 propone un'altra soluzio­
%
ij: 69,17). Così il misero supplica Jalv
ne che prende le mosse dall’istituto del
vé che non taccia, non stia lontano {35, diritto di asilo: il supplice che si vede
22 cfr. io ,! ; 70,6; 40,r8), non nascon­ minacciato cerca presso il santuario ri­
paro dai creditori e dai nemici perso­
da ii suo volto (69,18), non abbandoni
nali. P. es., P j. 86,14-17 e 8 é ,i’ 3 sa­
chi Io cerca (9,11), bensì a motivo del- rebbero suppliche volte ad ottenere un
roppressione o del gemito dei miseri e oracolo di protezione dalle violenze dei
dei poveri si ahi (h'jrb, qu>mh\ 10,1:2; creditori; in Ps. 9-10; 35 e 40 un simi­
le oracolo sarebbe richiesto da perso­
12 ,6\ 35,2.23), combatta come un guer­ ne sospettate di furto: questo oracolo
riero {rjb, Ihm: 35,1 s,) e distrugga gli era una specie di garanzia per i credi­
avversari (cfr. 9,4-6; 10,14; 7°>3 = tori così che il supplice dopo tale as­
sicurazione di protezione poteva lascia­
4 6 * ! J 35>4^; 69,23-29; 1Q 9 M 9 Ì re il santuario. È possibile che nei ter­
140,11 s.). Cfr. anche Ps. 74,19*21. mini mhsb, msgb, fz o m'wz si conser­
Jahvé ha eretto ii suo trono per il vi, ancora il ricordo di santuari d ’asilo,
trasferito successivamente in categorie
giudìzio {9,8) e governa da giusto giu­
spirituali e inteso come comunione spi'
dice {9^): giudica il mondo con giu­ rituale con Jahvé nel tempio di Siòn
stizia (9,9), rende giustizia (9,17) e ven­ Recentemente44 le sentenze di libera­
zione sono state spiegate postulando
dica il sangue versato dai popoli (9,13:
l ’esistenza di una giurisprudenza che
i r f dmjm) così che essi cadano e peri­ amméttesse l ’ordalia ed U giuramento
scano (9,4.6), Così V'bjw n prega che come prove. Nelle affermazioni che par­
Jahvé vigili sul suo diritto e gli renda lano della liberazione ottenuta e sono
da riferirsi a tale istituzione, nei Pr. 3 ;
giustizia secondo la propria divina ret­
4; 5; 7; 11; 17; 23; 26; 27; 57; 63,
titudine (35,23.24), che difenda la cau­ non compare il termine ’bjwn; secondo
sa dei misero {djtt ‘tt}) e i diritti dei po­ il Beyerlin nei Ps, 9-10; 12; 86; 140
non c*è alcun riferimento, o non ve n*è
veri {mspt ^bjwnjmr 140,15; cfr. 10,
uno sicuro, aìristituzione giuridica sa­
18). . . cra. Anche se non è possibile indicare
Per interpretare le affermazioni della con sicurezza una precisa istituzione
liberazione dai nemici nelle suppliche in­ giuridica, pure è possibile stabilire con
dividuali da più parti e in modi diversi certezza che le suppliche individuali di
si è parlato di un’assistenza giudiziaria cui ci siamo occupati sono state pro­

+i H. Scrmipt, Das Gebet dei Àngekkgten ** L. DEr.EKÀT, Asylie und Scbuizorakel am


im A.T. =* BZAW 49 (*9 *«); !»■ (H AT 1, Zionbeìligttim. Etne Untersuchung zu den
15 IÌ 9341)' privaten Veindpsalmen
4Ì C osì O. E is s f e l d t , Eìnleitung 1 rèo. * B kverlin.
35 {I|4$ (G,J. Botterweck) 0 ,4*) 8*

n linciate nel tempio di Jahvé sul monte lo si sentono al sicuro» in Sion, che
Sion, Qui il supplice implorava, oltre al* Jahvé ha fondato. Qui il popolo di Jah­
l’interesse divino, all‘aiuto e alla salvez­
za, anche assistenza legale e un tribu­ vé è certamente caratterizzato come
nale onesto (cfr, 9,6-9,16 s, 18-21; 10, dljm ed ’bjwnjm ovvero *nwj ‘ m w ,
12-15,16^18; 35,23$.; 140,13)- dljm, 'bjwnjm e *nwjm dipendono in
Nel Px. r i * e nejfinno dì lode di modo particolare da Jahvé, godono del­
Anna { t Sain. il salmista de­ la sua cura particolare.
scrive Jahvé in atto di sollevare il di dal' Nella promessa (secondaria) di 1^29,
la polvere e togliere 1* 'bjwn dalla spor* 17-24 gli lnwjm e gli 'bjwnjm gioiran­
cizia per farli sedere coi principi e ren­ no ed esulteranno (v. 19) perché con la
derli eredi di un trono glorioso (&J1 trasformazione cosmica sono rovinati e
kbwd). Secondo il contesto di ed rbft&p ridotti all’impotenza i violenti (V/j),
appartengono al numero dei vacillanti, gli schernitori è coloro che tramano
degli affamati, dei poveri e dei pii; Jah­ danni (fydj *wn): questi ultimi «per
vé li ha innalzati (cfr, Le. 1,46-55 par,). una parola incolpano un uomo, in pub­
blico insidiano il giudice e p e r niente
5 . 1/oracolo di salvezza per gli *nwjm
opprimono il giusto» (v. zr). Gli lntojm
(ed ’bjwnjm; I?, 41,17-20) che cercano
e gli 'bjwnjm giubileranno perché sono
invano acqua durante la siccità e devo*
liberati da violenza, sventura, perver­
no quindi soffrite la sete, proclama la
sione e impedimento della giustizia.
promessa divina che Jahvé lì ascolterà
Non sì tratta però di oppressi soltanto
e non li abbandonerà: i vv, 18 s, colle­
materialmente o giuridicamente,- ma
gano la situazione dei momento con
piuttosto essi — ancora sotto la pro­
il portento dell*esodo, quando Jahvé don
messa - sono orientati totalmente ver­
nera al deserto acqua in abbondanza
so l ’adempimento divino delia promes­
(cfr, anche f *.43,20; 48,21; 49,10; E*,
sa, verso la salvezza di Jahvé.
17,1-7; Num, 20,2-13). Anche qui gli
*nwjm e gli 'bjwnjm hanno bisogno
dell’aiuto e delia salvezza divina. Stan* V.QUMRAN

do siU"oracolo contro 1 Filistei {Is, 14, Le idee veterotestamentarie di *nj ed


28-32)^, dopo l’invasione della Fili­ 1bjwn vengono riprese e continuate in
stea i dljm pascoleranno sui prati47 Qumran, G li *nwjm e gli ’bjwnjm del
Rotolo della guerra somigliano note­
di Jahvé e gii ’bjwnjm riposeranno si­ volmente a quelli dei Salmi e del Den*
curi; 14,32 «gli affitti del suo popo- tero-Isaia. I figli della luce che hanno

45 h» WKSTERMANN, hoben *91 ss, prima deiroccupazione dì Tiro c Gaza da par­


Ai Bisogna consentire con B, Duuht c colloca­ te di Alessandro Magno. -
re questo oracolo dopo la battaglia di Isso e i7 Leggi bkrj invece dì bkwfj, «primogeniti*.
87 (M *) Kapelrud) (M 3)*8

compiuta fa vendetta divina ed hanno zione dì Pj, 37,21 s. che riferisce ìe pa­
distrutto «tutti i popoli malvagi» (iQ M role del salmo alia «congregazione dei
14,7) vengono chiamati «poveri di spi­ poveri» i'd t 1bjwnjm: 4QpPs 37 3,
rito», *nwj rwh (cfr, Is. 66,2) e «colo­ 10); anche i miseri Cnwjm) che eredi­
ro che seguono ìa retta via», tmjmj drk teranno la terra (Pf. 3 7 ,11) sono inter­
( iQ M 14,2 ss.); «le truppe di Beliaì» pretati come gii ’bjwnjm deìla congre­
cadono per mezzo dei «poveri della re­ gazione (4QPPS37 2,9).
denzione», ’bjwnj pdw tfkb ( i Q M i e , Benché nella Regola della setta ven­
9); Dio consegna tutti quanti Ì nemi* ga prescritta una comunione dei beni
ci «in mano ai poveri (*bjwnjm) e in condizionata od assoluta49, in rQ S
mano a coloro che sono inginocchiati i nomi *njt 'nwjm, 'bjwnjm non fi­
nei la poivere {kwr*j 'fr)» ( iQ M 11,13). gurano come epiteti dei qumraniti; so­
Negli Inni Dio salva la vita del mìsero lo 8 volte ricorre lnwhr umiltà. Eviden­
(»/i ‘nj: iQ H 5 ,i3 ) , del misero e del temente i termini *nwjm ed 1bjwnjm
derelitto {nf$ 'nj wrs: 5,14), del pove­ non presentano alcun aspetto sociale od
ro {»fs ’bju>n\ 5,18; cfr, 2,321 3,25). economico, così che non sono rilevanti
Dio innalza tutti i «poveri della gra­ per questa forma di vita e di economia
zia» Cbjwnj òad) fuori dal tumulto (5, di tipo comunitario. Non è possìbile de­
22}. Questa povertà è un'indigenza di cidere con sicurezza se una stratta co­
misericordiosa benevolenza e di comu­ munione dei beni sia uno sforzo per rag’
nione di grazia49. iQ p H 12,3.6.10: gli giungere una purità cultuale e rituale,
’bjwnjm che sono distrutti o predati cioè una libertà dai beni contaminati,
dal sacerdote empio vengono equipara­ oppure «una rappresentazione della for­
ti agli eletti {bhjrjm). 4QpPs, 37 2,5 al­ ma di vita,,, che Dio porta con l'età a
tera il testo di Pj. 37,9 leggendo, invece venire»so.
di qw'j jhwb («quelli che sperano in Cfr. anche - * *nj con Vexcursus sul­
Jahvé»), *dt bhjrjw, «la comunità dei la povertà,
suol eletti», Significativa è 1Interpreta­ G . J oh . B o t t e r w e c k

T 3* KT, ' ™
'à b lr ^ a b b ìr

So m m a r io ; 1. Questioni lessicali
1. Questioni lessicali.
2. Uso linguìstico profano. t. La radice ’br è attestata in arcadi­
3. Uso traviato religioso. co, in ugaritko e in aramaico* In acea-

** Cfr. ii paradosso delia sottomissione ed eie- 12 {19^9) s= KlL Schr, 1 (1953) 178 ; W. Ca­
ssfone rilevato do ], M aiee ir 68.86 s. spa kr, H ebè abtr ah dynamistischer Aus-
1,3 Cfr, -*■Bammbl: ThWb Vi 898. druck : ZSem 6 (1928) 71-75; J- Debus, Die
Stirtde Jcrobeams (1967); O . ElSSEELBT, La-
^ Bammel 898. Cft. anche Maier ii 13 a de und Stìerbfld: ZAW 58 (*940/41) 190-
tQS Tj.i i .
E. Otto, Beitràge tur Geschichte der
’abìr Stierkulte in Àgypien — Untersuchungen zur
A. A l t , Der Goti der Valer — BW ANT in Geschichte und Aitertumskunde Àgyptens 13
89 (M 4) *àbìr (A 5 . Kapdtud) (E,44 ) 9°

dico troviamo abàru = forza, vigore t p. solo tre o quattro volte, toro\ anche
es. abaru u dunnut «forza e potenza»* in questi pochi casi si tratta di un uso
Secondo ii C A D il significato fonda­
poetico del termine. La forma col da­
mentale è forza, mentre il von Soden
ipotizza che sia graffa, fermaglio. L ’ag­ ges è usata io tutto un 17 volte con
gettivo abru = forte (von Soden) è in­ diversi significati. Dal modo in cui i ma-
certo1. Persone ed edifici possono ‘es­ soreti hanno distinto tra forma con e
sere forti’ . I termini non sono invece
riferiti al toro. Possiamo quindi dire senza dages in un testo puramente con­
die abàru significa forza, senza che il sonantico, si può concludere che in ’ bjr
toro venga a simbolizzarla in modo par­ essi hanno percepito chiaramente l'idea
ticolare, In ugarUko le cose stampo di­
versamente. In questa lingua ibr signi­ di ‘ toro'.
fica un animale forte e viene tradotto
toro o bufalo selvatico a seconda del 2. L ’uso linguistico accadico e uga­
contesto; «Come un toro selvatico den­ rit ìco mostra una doppia accezione del
tro ima trappola scavata»2. Dato che termine, ma è fotse possibile scorgere
nei Fan dea Ugarit vivevano gruppi etni­
ci diversi è stata anche avanzata Tipo­ un denominatore comune, N ell’À.T, 'bjr
tesi che il termine ugaridco ìbr vada è attributo di animali forti: non solo di
messo in relazione con Phurritico Swr tori e bufali, ma anche di stalloni e ca­
= signore1,
vali! da guerra. Nei canto di Debora
N e lT A X troviamo due forme di 'bjr, *bjr è parallelo a sws = cavallo e po­
una con dages nella secondi radicale trebbe quindi significare stallone (Iud.
ed una senza. Si è generalmente del­ 5,22); è probabile però che qui il voca­
l’opinione che si tratti di una distinzio­ bolo significhi forte> vigoroso e venga
ne artificiosa introdotta dai masoreti poi usato nel senso più specifico di
per evitare in ogni modo che si potesse stallone. In P j. 68,31 (il salmo è pro­
identificare Jahvé con il toro cultuale babilmente molto antico) abbiamo Pe*
in locuzioni cume vbjr }lqb e 1bjr jiÉ L spressione ‘dt ’bjrjm che va certamente
La forma senza dages è attestata sol­ tradotta «stuolo dei forti»; non si può
tanto $ volte; Gen, 49,24; ìs. 49,26; decidere se 'bjr indichi qui un animale
ó o ,ió ; P i. 132,2,^ {*bjr fq b ) ed Is. r, preciso o una schiera di nemici ed è
24 {*bjr jsrH). È sintomatico che la for­ pertanto meglio tradurre forte. In Ps.
ma col dages significhi di rado, forse 22,13 tf parallelismo con patini indica

(193S); J.A. Sogoin, Der ofateli geforderte f CAD 1/1 63 a.


Synkre/isrttHS in Israel wShiettd de $ xo, Jahr- 2 HeKjh*ei 12 (BH ) ti y 6 .
hunderts', ZA W 78 {1966) 139-304; H. Tohc- 3 A ì s t l e i t n e r 5 suggerisce ch e alcuni nom i
zvnér, *bjr keirt StìerbUdt ZAW 39 (1921) p ro p ri comtHWtt con ìbr contengano residui
256-300; M Wetpfb&t, Goti und Stìer- di precedenti strati lin guìstici e ipotizza il ri­
ZDPV 77 (1961) 93-117. ferim ento a li’h u rritico Jtvr. C fr . anche J. À I s t
LEITWEH: O L Z 62 (1967) 535.
'àbir (À,S, Kapelrud)
V1 <M4)

che ’bjrj bsn va tradotto «i tori di Ba­ «schiera degli angeli»; ma non è proba­
sane: si tratta comunque, qui come in bile che in questo caso si. debba tradur­
lud. } f22. di un'immagine per designa­ re cosi, mentre tale accezione è soste­
re i nemici. Anche in Ps. 50,13 il con­ nibile per Ps. 76,25, dove il Ihm *bjrjm,
fronto col v. 9 fa propendere per il si­ il «pane dei forti» o «pane degli ange­
gnificato tori, benché 'bjrjm possa indi­ li» dato al popolo significa la manna,
care qui qualsiasì animale forte. Come chiamata prima (2 4 b) dgn fmjm, «gra*
net canto di Debora, anche in Ier. 8,j 6; no del cielo» \
47*3; .50,11 il contesto fa propendere b) Soltanto in 5 passi in cui }bjr si
per il significato stalloni. Tutto ciò sta riferisce a Dio 1 masoreti ritennero ne­
a mostrare chiaramente che Pidea di cessario scrivere la parola senza dages
'toro1 non era necessariamente associa­ per esser certi chc non s'intendesse ‘ to­
ta alliì parola ’bjr, Soltanto in Ier.46,15 ro'. Forse essi avevano particolarmente
'bjrjm significa forti in generale, ma presente la situazione del regno dì Ge-
contiene un riferimento implicito ai roboamp 1 quando ne! territorio de!
buoi (l'Api degli Egiziani). nord venne istituito per decreto tea-
le il culto dei due vitelli d'oro a Betel
a, Uso linguìstico profano
c Dan {1 Reg, 12,1^-33). Non ® invece
'bjr può anche riferirsi a uomini for­ possibile stabilire se i masorcti pensas­
ti; capo dei pastori f i Sam. 21,8), eroe sero anche al culto cananeo di Baal ; mn
o tiranno (Jr, 10,13), ^ potente (Job si tratta di una possibilità piuttosto re
34,23; 54,20); similmente kl-bjrj(Latri. mota,
i,i 5) indica i potenti di Giuda; in que­ Gen. 49,24 mostra che 'bjr j‘qb è
sto canto del vi sec. il termine non è un'antica espressicne israelitica del nord
e v id e n te m e n te a s s o c ia to in a lc u n m o d o associata con Giuseppe nelta cosiddet­
k

niTidea di ‘ toro\ Ciò vale anche per la ta benedizione di Giacobbe. Anche nel­
frase ’bjrj lb t «i forti di cuore» {Pj, 76, l'antico salmo graduale (Pi. 132) che
6; Is, 46,12}. contiene espressioni provenienti dal­
l'ambito cultuale israelitico del nord ri­
*. Uso trasiato religioso corre l'appellativo «il forte di Giacob­
f

a) Nell'accczionc t forti, i potenti, be» (vv, 2.5) in un contesto che vede


‘bjrjm indica le potenze celesti. Già Davide e la sua stirpe associati stret­
Gunkel aveva ipotizzato per P j. 68,31 tii mente con. l'arca o l'alleanza: il sal­
il significato «schiera degli dèi» o mo è una testimonianza delTunifìcazio-

' Cfr. Pf, 105,40: Ibm lm}m, «pane del de- tu)*,
9i ’abd (E, Baumann) {*,46)94

ne d elie tradizioni cui It aali d ei nord e Is. 1,2 4 l'esp ression e è d iven tata addi­
del sud com piuta so tto D a v id e . rittura *kjr jsrH (Av Alt).
Q u e sto nom e d ì D io che p ro vien e da In fa, 49,26 e 6 0 ,1 6 {dip endente da
a m tradizione p re le v e rà ria ( A . A lt ) ha 49>26) abbiam o 'b jr f q b insiem e con
:p o tu to con servarsi com e a p p ellativo del g ’I in um oracolo di Jah vé:' là locu zion e
D io dei padri perché, so p ra ttu tto n el­ è, com e go'U , un e p ite to d iv in o orm ai
la p o esia, G ia co b b e è sin on im o d i Israe­ acq uisito: l'a n tico a p p ella tiv o del D ìo
le e quin di fii fo rte d i G ia c o b b e ’ v e n ­ dei p a d ri è d iv e n ta to q u i e p ite to d i Jah ­
ne considerato d i conseguenza un ap* vé, il D i o co n cep ito orm ai in term ini
p ella tlv o del D io d 'Isra e le ed a n z i'in u n iv e rsa listici3,
A>S, K a p e l r u d

boK Vaf,
’àbaly 1à b e lt ’ è b el

So m m a r io : con sign ificato d iverso , À U ’accadico abà-


L Questioni lessicali. ; lu “ s e c c a r e 1 fa n n o risco n tro n ell'erea
linguistica araba p aro le di questa radice
II. ’lb a U il lutto.
connesse con cordoglio e m alattìa, m en ­
ìli. la proclamazione del giudìzio,
tre n oti è a ttesta to il sign ificato "secca­
r e '2. I n u garitico non abbiam o esem p i
u n ivo ci m en tre l'u so siriaco, aram aico
I . QUESTIONI L E S S IC A L I e tard oeb raico è influenzato d&U’A .T .
i.L a radice ybl si riscontra in pareo Q u e sta situ azion e ren d e m o lto difficile
chie lingue semitiche, ma ogni volta l’id en tiiicazion e di un sign ificato fon d a­

5 Per un'ulteriore trattazione della voce 'toro’ t i Scbweìgens? : V T 12 {1961) 2673, 275;
e delle divinità taurine "fi/, ìwr, V. Ma AG, Text, 'Worticbatz und Be&ntfswelt

des Buches Amos {1951) 115-117; H. GftAP
’àbat . R rven tlow , Liturgie und propbetiscbes leb
K. ì Jultm ann , arr. ìtiyftx;, tcèv&ìw: ThWb bei Ier. (1963) 154 ss,; J, ScHarbeht, Der
vr (1959) 41 s.; G.K, DmvEttj Confused Scbmerz im A T , — BBB 8 (1955) 47 ss,; R.
Hebrew Roots in: Carter Anniversary Volu­ de Vaujc, Lebensordnungen 1 103-107; M.
me {London 1936) 73-75. R. G u illa u m e, W biss, Methodologiscbes ubet die Beband-
Hebrew and Arabie Lexicograpby; AbtvNah- lung der Meiapher, dargelegt an Am. 1,2'.
rain x (1959/60) 6.175.; A<$, K apblru nt }oel
ThZ 25 (1967) léss.
Scudies = UUÀ (1948); E, K u ts c h , 'Trauer-
( Così il v. Soden,
bruche' und 'Selbstmmderungsriten' im A.T.
— ThSt 78 (1965); W. L e sla u , Etbiopìc and 1 Così —» L eslau , G u illa u m e. Q u e s t i I-
South Arabie Contrìbutiom to tbe lìebrew tim o dim ostra com e la tra d izio n e 'abalatun —
Lexicon {1958) 9; N. Lqhfìnk, Ent biette*t fichi secchi sostenuta dal -+ D r i v e r non sia
die im A.T. bezeugten Kkgeriten cine Phase accettabile, ■
9 J ( M 6) 'àbd (E. Bau min n) (M 7 ) 9*

mentale comune a tutto il gruppo liti; II, *àbal E IL LUTTO


guistico semitico. Ci converrà quindi
partire dall'uso linguistico biblico. Un'area chiaramente delimitata del­
jll, —» sfd. l’uso di *H riguarda il cordoglio o, più
2, *bl sta in parallelismo con i se­ precisamente, il lutto, poiché il verbo
guenti verbi o è usato come loro sino­ non descrive in primo luogo lo stato
nimo: jb ì (p. es., Ier. 12,4; 23*10; lo el d ’animo della persona che fa cordoglio,
1,10; Am. 1,2), W / (/i. 19,8; * 4 >4 -7; bensì il suo comportamento esteriore.
3 3>9; 14,2; Lrffw, 2,8; O j . 4,3; J M Questo comportamento è determinato
j.io ) , (Pj. 35,14; Ier. 4,28; 14,2; da usi funebri correnti6 che talora ven­
Er, 31,15), —► bkh (2 Sam. 19,2; Neh- gono espressamente menzionati insieme
em, 1,4; 8,9; Esth. 4,3}, —> sfd {p, es,, con ’hi (cfr. Gen. 37,34; 2 Sam. 13,31­
Am. 5,16; Mich. 1,8}, Entrambi i signi­ 37). Tra queste pratiche rientrano l’u­
ficati principali chc si riscontrano nel­ so del cilicio {$£j)t il cospargersi il ca­
l'area semitica compaiono dunque an* po di cenere o polvere, il sedere per
che neH’À.T, A cominciare dal Driver terra, la rasatura della barba e dei ca­
si è quindi stati propensi a distribuire pelli. ’bl c evidentemente un termine
gli esempi in due gruppi riconducibili tecnico per designare l'insieme di ta­
a due radici omonime: *H I — fare li pratiche, seguite comunemente in Ca­
cordoglio, lamentare e ’bl il = asciu­ so di morte. %
bl si distingue da —>
garsi, seccare \ I/csame dei passi fa no­ sfr e —> bkh per il fatto che non indi­
tare immediatamente un fenomeno cu­ ca direttamente il lamento funebre du­
rioso: l'hitpa'cl, participio e sostantivo, rante il funerale, ma piuttosto tutto
è attestato solo per ’ bl j, mentre le for­ il lutto, anche dopo la sepoltura. Que­
me qal ed h ifil sono usate4 per entram­ sta ampiezza di *bl risalta chiaramente
be le radici, È molto più verosimile, pe­ quando il testo precisa, come spesso
rò, che si tratti di varianti semantiche avviene, la durata dell’azione: il lutto
di una medesima radice, anche se è dif­ dura sette giorni (Gen. 50,10), trenta
ficile stabilire la loro connessione in­ giorni (Deut. 34,8), molti giorni [jmjm
terna s. rbjm o jmjm: Gen. 37,34; 2 Sam. 13,
37; 14,2; 1 Par. 7,22; cfr. Gen. 27,41;
secondo 2 Sam. 13,38 il lutto può du-

j KOFmEH-BAUMGARWEB, -* MAAG, uno radice 'M Bl = chiudere, serrare sugge­


4 M a in m odo a lq u a n to d iv e r s o ; cfr. K o fit f- rita dallo ZiMMyttw ed accolta dal GasENius-
l c r - B a u m g a r t n r h *, K o e h l e r -B a u m g a k t n b r 1 Bujil per Ez. 31,15­
e -► K u tsch 35,
s A ragione non ha trovato favore l'ipotesi di 6 Cfr. -* de Vaux.
97 (M 7 ) 'àbal (E. Baumann) 0 ,4*) 9 &

tare anche tre anni, e secondo Gen, 37, re stato «come colui che consola chi è
35 persino tutta la vita). La fine del in lutto» {lob 29,25).
lutto è indicata chiaramente {Deut* 34,
8: wjtmw jm j bkj 'bl; 2 Sam. 11*27: I T I . ‘à b a l E LA F lì O CL AM AZIONE DEL
w fbr k'bl\ is. 60,20: slmw jmj 'è/); il GIUDÌZIO
lutto è 'compiuto* (‘$h }bl: Gen. ^o,
ro; Ier, 6,26; £ 2.24,17). Le caratteri­ Quando ricorre nella descrizione di
stiche esteriori del lutto sono palesate una sventura (iStfW, 6,15)), Njf potreb­
dalie espressioni concomitanti: abito da be essere ancora usato nell'accezione
lutto {bgdw-'bk 2 Sam. 14,2; ’bl mlth : precedente ed indicare quindi il lutto
I s .6 1,3), pane da lutto (thm % *bl; Is, per le persone morte in quel l’occasione.
16,7?}, casa in lutto (bjt-bl* £ ^ .7 ,2 .4 ). Ma quando alla sventura non si accom­
L ’osservanza particolarmente scrupolo­ pagnano vittime da piangere (Neh-
sa delle usarne funebri è segnalata me­ em. 1,4), quando la calamità non col­
diante espressioni come ‘grande* {'bl pisce che la natura (Ir. 33,9) o quan­
gdwl\ Esth, 4,3), ‘magnifico* {'bl kbd: do si tratta dell’annuncio di una sven­
G e n .ìo .x i), 'per l’unico figlio* (*bl jhjd: tura a venire (Esth. 4,3), il significato
ler. 6,26; Am. 8,10), fper la madre' {'bl accertato in precedenza non è piò adat­
'm\ Ps. 35,14?). L ’intensità del lutto è to; questo secondo uso di ’bl cade m
espressa anche mediante il numero dei un'area semantica ben distinta dalla
partecipanti ad esso: generalmente si prima (lutto ed usanze funebri). Anche
tratta di sìngoli, ma talora tutto il po­ in questa seconda accezione non si trat­
polo è in lutto (p. es., r Sam. 6,19; 2 ta tanto della tristezza, del cordoglio e
Sam. 19,3; 2 Par. 35,24). 2 Sam. 14,2 di sentimenti simili, quanto del com-
mostra chiaramente come il verbo indi­ pottamemo esteriore. Le particolari u ­
chi soprattutto l’osservanza esteriore sanze connesse col lutto vengono men­
delle usanze funebri : anche il fìnto lut­ zionate espressamente anche adesso in­
to è espresso semplicemente con 'bl. sieme con *bl\ e digiuno (lo el i , i o
Dobbiamo quindi concludere che la tra­ ss,), sedere pei te m (Jj, 3,26), rasatu­
duzione migliore di 'bl in questa acce­ ra funebre ( X w .8 ,io } 7, durata di quel
zione è essate in lutto} nei senso di os­ particolare comportamento (Nehem. 1,
servare il lutto secondo il costume cor­ 4; Dan. 10,2: tre settimane). In questi
rente. I/o stato d ’animo non è certa­ passi 'bl è legato a situazioni in cui vie­
mente escluso: Giobbe ricorda di esse­ ne emesso un verdetto, e indica una

7 Elenchi più o meno completi di tali usi siPj. 33,13 s,; Ier. 6,26; Micb. 5,8.
leggono in Esdr. iot6; Nehem. 1,4; Esth. 4,3;
99 (M S) ’àbal (E, Baumann) (M 9 ) 100

reazione ad una sentenza già eseguita o figlioletto. Spesso l'accusa è messa in


che sta per esserlo (x Sam.6, 19; Neh etti. tanta evidenza da oscurare il timido
1,4; Is. 3,26; 19,8; 24,4.7; 33,9; Ier. sprazzo di speranza (p. es., Ier, 4,28;
4,28; 14,2; Lfl/w. 1,4; 2,8; O j. i o j ; 14,2; Lam. 1,4; 2,8; Ioel 1,9 s.); talo­
Joe/1?9 s.) oppure alla minaccia di pu­ ra si può però sentire una muta attesa,
nizione (Ex. 33,4; 14,39; una tacita speranza che il compimento
15,35; 16,1; Esdr. 10,6; Esth. 4,3; 6, degli atti funebri riesca a cambiare la
12; 14,22; Ps. 35,14; Ier. 6,26; 12, situazione (Num. 14,39: qui l ’attesa è
4.11; 23,10; JBz. 7,12.27; 31,15; vana; Esdr. 10,6; Nehem. 1,4; Esth. 4,
1,2; 5,16; 8,8; 9,5; Af/c£. 1,8). Il ca­ 3; anche 1 Sam. 15,35; 16,1 va inter­
rattere di reazione è messo in eviden­ pretato in questa prospettiva), In Dan.
za da locuzioni introduttive come kSm(j y 10,2 'bl indica persino la preparazione
‘nel sentire’ (Nehem. 1,4; 8,9; cfr. Ex. per ricevere la rivelazione che annuncia
33,4) o 7-5:7 (Ier. 4,28; A w . 8,8; Micb. poi il mutamento di situazione. Pertan­
i,8; cfr. Os. 4,3). to la svolta verso la salvezza è spesso
La differenza tra questo comporta­ indicata semplicemente come passaggio
mento riflesso ed il lutto vero e pro­ dall’ 'bl alla gioia, al giubilo (Nehem. 8,
prio può essere colta leggendo 2 Sam. 9; Esth. 9,22; Is, 57,18 s.; 60,20; 61,
12,15 ss., benché in questo passo non 2 s.; 66,10; Ier. 3 1,13) e, viceversa,
compaia ?bl. Durante la malattia del l ’arrivo del giudizio è descritto come
suo bambino Davide compie tutti quei passaggio dalla gioia all’ *bl (lob 30*31;
gesti che sono solitamente connessi con Lam. 5,15; Am. 8,10; cfr. Is. 24,73.);
'bl, ma dopo la morte del piccolo smet­ 'bl indica in breve, in questo contesto,
te di compiere quegli atti poiché men­ il tempo del giudizio, È palese che nel­
tre il bambino era in vita egli sperava di l'ambito della proclamazione del giudi­
poter muovere Dio a misericordia con zio 'bl non può essere semplicemente
quelle pratiche, ma tutto ciò è inutile tradotto con afflìggersi, far cordoglio.
una volta sopraggiunta la morte (vv. 22 Il verbo vuole esprimere non solo l ’at­
s.). Quando c'è una situazione di giu­ teggiamento di chi è affranto ed umilia­
dizio o di minacciato giudizio ’bl indica to per il giudizio che è stato pronun­
dunque il comportamento tenuto nella ciato contro di lui o che gli è stato
speranza di poter cambiare le cose. Ra­ minacciato, ma contemporaneamente
ramente questo fatto è espresso con la un’autoumili azione mirante ad un atte­
chiarezza di 2 Sam. 12,22 s., però anche so cambiamento di situazione. Proprio
il comportamento descritto in Ps. 35, quest’ultimo aspetto viene messo in evi­
135. ricorda notevolmente quello di denza nei testi più tardi, ove è collega­
Davide in occasione della malattia del to con l ’idea del ravvedimento e della
i o i ( 1, 49) ’àbal (E. Baumann) (1,50) 102

conversione a D io 8. considerazione che essi rientrano nell’a­


rea della proclamazione del giudizio ed
2. Un problema particolare è costitui­
in genere esprimono un lamento per il
to dai passi in cui il soggetto di ybl non
giudizio avvenuto e i suoi effetti. Il
è l ’uomo, ma la natura è la vegetazione:
verbo serve dunque ad esprimere la to­
h 'r f '(Jj.24,4; 33,9; Ier.4,28; 12,4.11;
talità e l'ampiezza del giudizio: anche
23,10; 0 5.4,3), ’dmh (Ioel i,io ) , n’wt
la natura partecipa alla prostrazione, al­
(Am. 1,2), Giuda (Ier. 14,2), porte (Ir.
la «minorazione» 10 del popolo colpito
3,26), il mosto (Is. 24,7). Proprio il fat­
dal giudizio.
to che in questi casi fbl sia usato fre­
quentemente in parallelismo con jbs e Non son certo mancati i tentativi di
ymll ha portato a postulare una partico­ mostrare l’intima coesione dei vari si­
gnificati di 'bl. D riv e r11 pensava che le
lare seconda radice *bl 11 = seccare.
due radici fossero in fondo una stessa
Non si è però riusciti a delimitare chia­ parola. Scharbert12 pensa che dietro tut­
ramente l'uso di questa radice e non te le accezioni ci sia l’idea di una per­
dita di vitalità che si esprime in una
c’è una netta linea di separazione tra
trascuratezza esteriore. Qui però manca
i casi in cui }bl si riferisce agli uomini l’aspetto dell’autoumiliazione e pertan­
e quelli in cui è usato per la vegetazio­ to K utsch13 pensa che l ’idea primaria e
n e 9. È certamente possibile che, quan­ generale sia quella della «minorazione»
che abbraccia tanto l ’aspetto di una mi­
do è riferito alla natura, in 'bl non man­ norazione provocata dalla morte, dalla
chi l’idea di ‘seccare’ e, d ’altra parte, sciagura o dall’arsura quanto quello di
in questi casi non sono affatto ricor­ un’autominorazione rispetto all’esaudi­
mento di desideri, oppure in quanto
dati i singoli atti di lutto (però cfr.
conversione e pentimento. Per quanto
Ioel 1,13 s. con 1,9 ss.); ma anche que­ riguarda l ’origine dell’uso di riferire
ste constatazioni non permettono anco­ ybl alla natura, K apelrud14 ha voluto
ra di delimitare ed identificare una se­ risalire ai lamenti della vegetazione nel
culto cananeo; quest’ipotesi non è im­
conda radice. Anche per l ’interpretazio­ possibile, premesso però che si tratti di
ne di questi passi bisogna partire dalla un semplice imprestito form ale1S.
E, B aum ann

8 Cfr, Ì passi relativi in Esdra, Neemia, Ester, 10 —» K u t s c h : cfr. —» n. 13.


ma anche, p. es., 1 Mach. 3,47-51; 4,38-40 11 G.R. D r iv e r 75.
ecc. 12 J. S ch a r b e r t 5 1.54 .

9 Cfr. il parallelismo tra b’rs e jwìb bb (Oj. 13 E. K u t s c h 35 ss.


4,3; Am. 8,8; 9,5) o tra 'bl e *mll riferiti en­ 11 ~ > A .S . K a p e l r u d , che segue la tesi dello
trambi ad uomini (Is. 19,8; Ier. 14,2; Lam, 2, H v id be r g .
8 ). 15 - * H , R e v e n t l o w 158.
103 (*>5°) 1eben (A S . Kapelrud) 104

pK ’m e n

Sommario: G l’Israeliti impiegavano pietre e terra


t, yeben n ell’A .T , (mattoni non cotti) per costruire i loro
2, uso traslato e religioso di 'ebeti. altari, ma anche un semplice blocco di
pietra poteva servire da altare ( j Sam.
1, ’eb en neW AT.
6,14; 14,33). Sarà stato certamente
La radice 'bn ~ pietra è attestata in normale ammassare le pietre in forma
tutte le lingue semitiche, meno che in di cubo, ma non sappiamo con preci­
arabo k NelTA.T. ’bn ha diversi signifi­
cati, ma in tutti è presente quello di sione quante pietre venissero usate: ìn
pietra. 1 Reg. 18,31-32“ si parla di dodici pie­
a)Fin dai tempi piò antichi la pietra tre per simboleggiare le dodici tribù
è stata usata come materiale da costru­ d'Israele, ma è probabile che si tratti di
zione, tanto che si nota con meraviglia una glossa influenzata da E x . 24,4; Ios.
{Gen. 11,3) che in Mesopotamia si usa­
vano altri materiali per la costruzione di Le norme riguardanti l ’altare (£#.20,
grandi edipei. In Palestina c'era una ta­ 25; Deut.27,5; esecuzione: Ios.830 s.)
le abbondanza di pietre che le si usò vietano che le pietre vengano toccate
naturalmente per moki scopi oltre che con lo scalpello, per evitare il pericola
per Tedilizia. tJna pietra rotolata sul­ di profanazione : per il culto devono es­
l'apertura di una sorgente serviva a pro­ sere usate soltanto cose allo stato na­
teggerla (Gen. 29,a); il viaggiatore stan­ turale, È possibile anche che tale proi'
co usava una pietra come cuscino {Gen. bizione risalga all’idea che nelle pietre
28,11) e poi poteva erigerla in cippo ed risiedessero dei numìm.
ungerla con olio (Gen, 28,18; 35*14; È ovvio che le pietre venissero lan­
cfr. -■» 2 e —» msbh). A motivo della ciate {Ex, 21,18 ; iS a m .i6 ,6 ), anche
sua stabilità e durata, la pietra poteva fa­ cori la fionda (1 Sam, 17,40; 1 Par, 12,
cilmente servire da cippo, testimonian­ 2), Più volte si park della lapidazione
za, segnale ( G e n .^ i^ s ,; 1 Sam.y>iz). come pena capitale (rgm b ybn\ Lev. 20,

’ebeti
G. Bei;a, Steìttverebrung bei den Israeltien fìiNCsfcEN, Israelitiche Religion (19Ó3) 2.0
(1921); IVI, Dahood, h *Eben YUrtfèl a Di­ 23; A . S c h w a -R ze n b a c h , Die geographisebe
vine Tille (Gn. 4^24)?; Biblica 40 (1955) Terminologie tm Hebr. des A.T.s (Leiden
1002-1007; K . G a u jn g , Serubbabel und der 1954} 118 -12 2 ; W . R o b e r t s o n S m it h , The
Wtederaufbau des Tempels in Jermalem In: Religion of tbe Semites (London J1927)1 R .
Festschr. "W, Rudolph (ip ó i) 67-96; J* Jisjub* d e V a o x , Lebensùrdttungen 1 (*19 6 4 ).
mias, Golgotha (1926); G. van der Lesuw, * A ccalco abnu, ugarìtico *bn, siriaco 'abnà,
Phanomenologte der Religion (JX9J5) H. etiopico *èbn.
105 (1,5*) ’eben (A.S. Kapelrud) (1,52) 106

2.27; 24,23; Deut. 21,21; sql b'bnjm: a tutti (lo b 5,2 3 )3 ed anche Ì chicchi
Deut. 13 ,11; 17,5; 22,21 ) 2. La mag­ di grandine erano considerati pietre lan­
gior parte dei delitti puniti con la lapi­ ciate da Jahvé.
dazione di cui abbiamo notizia sono di 'bn significa anche materiale metalli­
natura teologica: apostasia da Jahvé fero (lob 28,2; Deut. 8,9)4 ed il ter­
(Deut. 13,11 = 17,5), bestemmia (Lev. mine ricorre in molti nessi in cui si par­
24,14.16.23; 1 Reg.21,10-14 cfr. 2 Par. la di pietre preziose, p. es. l ’onice ('bn
24,21), violazione del sabbato (Num. hshm: Gen. 2,12; Ex. 28,9 ss.; 35,27;
15,35 s.), sacrificio a Moloc (Lev. 20,2), Ez. 1,26). Le gemme vengono chiamate
magia e divinazione (Lev, 20,27), viola­ globalmente ‘pietre preziose5 ('bn jqrb:
zione di un tabu (Ex. 19,13; Ios. 7,25). 2 Sam. 12,30; 1 Reg. 10,2; Ez. 28,13),
Un secondo e minore tipo di delitti pu­ ma tale designazione non è univoca per­
niti con la lapidazione riguarda la sfera ché può indicare anche costose pietre
sessuale, soprattutto l ’adulterio (Deut. da costruzione (1 Reg. 5,31; 7,9-11; 2
22,21; Ez. 16,40; 23,47). Rientra in Par. 3,6; cfr. Is. 28,16; Ier. 51,26).
questa categoria anche il caso di una N ell’Antico Oriente le pietre aveva­
ragazza fidanzata che sia stata violenta­ no anche una notevole importanza nelle
ta in un centro abitato e non abbia in­ misure di peso, giacché i pesi erano spes­
vocato aiuto (Deut. 22,23). L ’etica del so fatti di pietra5: le «pietre nella bor­
clan richiede la lapidazione di un figlio sa» (Prov. 16 ,11) sono dei pesi; 'bn
ribelle che non ubbidisca neanche dopo kmlk significa il peso regio normale (2
ripetuti ammonimenti e castighi (Deut. Sam. 14,26); i pesi giusti sono 'bnj-sdq
21,18-21) e prevede la medesima pe­ (Lev. 19,36; cfr. Deut. 25,15: 'bn slmh
na per un bue che dia di cozzo dan­ wsdq; Prov. 11,1 : 'bn slmh) ed il loro
neggiando le persone (Ex. 21,28-32). contrario sono «pietre dell’inganno»
Abbiamo infine, in campo politico, la ('bnj mrmh), cioè pesi falsi (M ich.6,
lapidazione di Adoram, il sovrintenden­ 1 x ). I pesi doppi sono un abominio per
te ai lavori forzati (1 Reg. 12,18 = 2 Jahvé (Prov. 20,10.23; Deut. 25,13).
Par. 10,18). C ’erano inoltre, forse, pietre non lavo­
Le pietre del campo erano ben note rate che servivano per far di conto6.

2 -» DE V A U X 256 S. 63 s. ed HUGÀ 24 (1947) 102.


3 lob 5,23 sembra voler dire che il contadi­ 4 G l u e c k : AÀSOR 15 (19 3 5 ) 47 ss.
no vive in pace con le pietre che sono disse­ 5 —» de V aux 327; cfr. D ahood: Biblica 44
minate nel suo campo e gli danno fastidio. (1963) 291.
È però possibile che il testo sia corrotto; 6 E is s f e l d t : BSAW 105 (i960) 6 ne vede
sono state proposte altre lezioni, p, es. ’dnj un cenno nella «borsa dei viventi» (1 Sam.
hidh, «signori della terra» o «uomini della 25,29); secondo G à llin g : ZThK 58 (1961)
terra», oppure bnj hidh\ cfr. ZAW 35 (1917) 7 ss. anche Eccl. 3,5 («lanciar sassi e racco-
'eben (£,S. Kapelrud) (1,5$) 108

Per la circoncisione {Ex. 4,251 Ios, 5, 2. Uso traslato e religioso dì ’ehen


2 s.) si usava un coltello di pietra
Come abbiamo ricordato più sopra,
questo indica quanto antica sia Ja pra­
le pietre potevano servire da cippi, sim­
tica.
boli e testimoniarne {Gen, 31,45 s.; Ios.
Ciò che oggi chiamiamo 'piom biW
4,6.7 eoc.j 1 Sam. 7,12: *bn hKzr). Il
nell’Israele antico non era un piombo,
racconto di Giacobbe che a Betel unge
ma una pietra e perciò Isaia parla di
con olio una pietra {Gen. 28,18; 35,14)
«pietre della devastazione» {Is. 34,11:
mostra come la pietra avesse un posto
*bnj bbw) 1\ 'bn è però connesso anche
centrale nel culto e nella religiosità.
direttamente con 'tofrt, 'piombo' (Zacb,
Nel racconto di Gen. 28 si avverte l’an­
5,8: si tratta di un pesante coperchio
tica idea, secondo cui la pietra eretta sul
di piomba; 'pietra' qui significa coper­
luogo di culto è un simbolo dei dio.
chio).
Non è semplice chiarire quale sia il rap­
b) 'bn indica quasi sempre la pietra porto di un dio El-Betel o semplicemen­
in senso proprio, ma bisogna notare te di —> b jt-l con questa pietra. Forse
che il termine ha un significato più va­ Pepitelo divino ’bn jfr'l, «pietra d'Israe­
sto in ebraico che nelle nostre lingue le» può facilitare l’interpreta zione di
moderne, come abbiamo potuto consta­ questo tipo di nomi.
tare al punto precedente. Quando la In Gen, 49,24 Jahvé è chiamato in­
parola significa grandine, pesi o gemme sieme «pietra d ’Israele» e «il forte di
è facile vedere il rapporto con la pietra Giacobbe», un altro antico epìteto di­
vera c propria: caratteristica comune a vino ( ’ bjr fq b —» col.9 2 ). Come mostra­
tutti questi oggetti è la durezza e com­ no gli antichi racconti, la pietra poteva
pattezza (cfr, lo b 6ti2: «una forza co­ servire da simbolo della divinità, ma do­
me quella di una pietra»). La pietra è po la lotta profetica contro le antiche di­
immobile (Abac\ 2,19); per il terrore vinità cananee e contro gli dèi dei popoli
l’uomo diventa di sasso {Ex. 15/16}; un confinanti una tale concezione non ebbe
cuore dì pietra (E z. ìi ,z $ j 36,26) è un più alcuno spazio in Israele: la polemi­
cuore duro, testardo e ribelle che solo ca dei profeti contro l'idolatria attacca
Dio può cambiare. più volte con feroce ironia il culto reso
a pietra e legno {ler. 2,27; 3,9; Ez, 20,
32; Dan, 5,4.23; cfr. Ir. 37,19 e il di­

gliere pietre») conterrebbe un riferim ento a vengono usate anche per demolire; cfr. l ’uso
q u e st’uso. positivo in Zacb. 4,10: qui il - * G allìng 89
k, intende però h'btt bbdjl come pietra della
7 II nastro misuratore e le pietre deila livella decisione,
’abràhàm (R.E. Qcments} (1,53)110

vieto di pietre cultuali in Lev. 26,1). scartata è diventata pietra angolare».


Le «pietre sacre», ’bnj-qds, di cui si par­ Questo famoso versetto cela sicura­
la più tardi {Lam. 4,1), non sono die le mente un proverbio comune il cui si*
pietre del distrutta tempio gerosolimi­ gnifkato è palese: colui che era disprei­
tano. zato è giunto alla gloria passando per
Generalmente si spiega l'epiteto di* umiliazioni e oltraggi. Is. 28,16: Jahvé
vino ycbcn fórà'èl rimandando all'altro pone in Sion una pietra angolare, che è
epìteto swrf roccia. Il Dahood pensa
chiamata anche ’bn —* bhn, la quale do­
che questo accostamento sia arbitrario
e modifica il testo espungendo del tutto na fiducia al credente. Tanto quest'ul­
l'epiteto. timo passo che P j. 118,22 ricevono nel
R T . un'interpretazione messianica.
Is, 8,145,: Jahvé sarà pietra d'in­
ciampo e roccia di caduta per Israele. Secondo il Galling (72 s,) Is. 28,16
usa in senso figurato il termine edilizio
Nonostante le immagini venatorie del di *pietra angolare' o "commettitura
contesto, la nostra figura deriva dal d'angolo1, mentre secondo lo Jeremias
semplice e comune fatto che chi cam­ (73)® l'immagine primaria è quella del­
la pietra fondamentale {'bn Stjh) del
mina di notte inciampa facilmente nel­
tempio la quale trattiene le acque del
le pietre e cade {cfr. Ps. 91,12}. L ’im­ diluvio. Il problema consiste nel sapere
magine di Zacb, 1 2 è suggerita al pro­ se quest’idea, non attestata prima della
letteratura rabbinica, fosse già nota ai
feta dallo sport del sollevamento pesi: 1
tempi d ’Isaìa, In ogni caso il passo s’in­
giovani danno prova della loro forza serisce molto bene nel rilievo dato in
sollevando pesantissime pietre, Ps. 118, Isaia alle tradizioni di Sion.
2 2: «La pietra che i costruttori hanno A . S, K apelrud

D ’ahràhàm
T T I -

Sommario: 3. SIGNIFICATO DEL NOME

1 . Significato del nome,


TI, Im personalità storica di Abramo. Con e tim o lo g ia p o p o la r e G e n , 1 7 ,y
TTL Sviluppo teologico. s p ie g a il n o m e ’ b r h m co m e ’ é? 4- h m t o n

8 Così sndie B eh tzen , ad l 95; A. A lt, D e r G o t i d er V à ter = K t. Sch r,


1 1-7B; K .T . Andbksem, D e r G o t f m ti-
’abrahàm
nes V a t e n : StTh 16 (1962} 170*188; H . C v
W.F. à l m ì g h t , T b e N r n e s Sba dda ì and z e lle s , P a tm rch es : DBS vii R.E,
A b ra m : JB L 54 ( 1935) i 73-204; Id,, Y a b w e h C lìlm e n ts , A b ra h a m a n d D a v id , G en e si* X V
and th e G o d i o f Canaan (London 1968) 47- a n d its M eaning fo r Isra eliti1 T ra d itìo n
i n {t,54> 'abràbàm (R,E, Clcments) (1,55} 112

«s padre di una moltitudine; questa in­ quanto riguarda il padre (accusativo av­
terpretazione è fornita in occasione del verbiale) = è di nobile origine \ Sem­
cambiamento di nome: «Non ti chia­ bra comunque più verosimile conside­
merai più ’abràm, ma il tuo nome sarà ra te5 Abramo un nome teoforo; il pa­
'abrabàtn pefché ti ho costituito padre dre è eccelsotì, A favore di questa inter­
di una moltitudine di nasoni». Ma pretazione sta anche Tugaritico brm
nessuna delle interpretazioni corrispon­ (attestato due volte), cfr, a-bi-ra-mi1,
de alia vera storia del nome. L'inserl- Se il nome dei patriarca andasse quindi
mento della consonante b non rappre­ spiegato come nome teoforo, il rappor­
senta che una variazione ortografica dì to della divinità con la persona in que­
tipo dialettale C i sono tre possibili stione sarebbe visto secondo le catego­
etimologie. Se si suppone un nesso con rie dei rapporti umani di parentela
l ’accadico abam-ramà, «amate il pa­ (—> *b)\ ciò avrebbe una sua importan*
dre» ìf il nome equivale a un'esot fa­ 23per la natura della religione nei pe­
zione rivolta al neonato ed al suoi fra­ riodo patriarcale.
telli. È però piÈt probabile che ratn
significhi è eccelso-. Porigine del no­ II. l a p e s s o n a u t X s t o r ic a di
me non sarebbe allora accadica, ma ABRAMO
semitica occidentale; perciò VA lbrigh t3
interpreta egli è eccelso (stativo) per Il nucleo storico delle tradizioni di

StBTh N.S. 5 (London 1367); G. C o j r n f e l d - SBSt 28 (1967); Io., Mie Religion der Pa-
G.J. Botteuw eck, (edd,) Die Bibel und ibre tmrcbèn und die Konsequenten fur einé
W dt (1969) att. ‘Patrìarchen, Gesthkhte und Theologìe der nicbtchristlicben Religione n, Bi-
Rdigion1 1135-1:147, 1147-1153; F.M. C r o s s , belauslegung im Wandel (1967) 107-1*8; L
YabuJeh and thè God of thè Patriarchi : R ost, Dìe Gottesverebrung der Pqtrtarchen
H ThR 55 (1962) 22^-259; O. E is s s e ld t, Bl im Ucbte der Pentateuchquellen-, VTS 7
unà Jabwe: JSSt 1 (1956) 25-37 — KI. Scbr, (1960) 346-359; ELH. R ow ley, Recent Disco­
i t i (1366) 386-397, !&., Jahwe, der Goti der very and thè Patriarchìi Aget in: The Servavi
Vàter: ThLZ 88 (1963) 4&1-490 = KL Schr, of thè Lord (Oxford *1965) 281-318; R. DE
iv <x^68) 79-91; K| G a llin a , Die Ertoàh- V a u x , Die bebràischen Patriarchen und die
lunguradìttonen Israeli = BZAW 48 ( 1928); modernen Bnideckttngen (1961:}; Id,, Die Pa-
C.H. G o r d o n , Abraham and thè Merchantj triarchenenàhlungen und die Gescbichie =
of XJra\ JNES 17 {1958) *8-3*. Id., Ge- SBSt 3 (1965); M. Weidmann, Die Patriar­
schichllìche Grundlagen des A.T. f* 1961) 108­ chen und ibre Religion — FRLÀNT 94
128, lo ., Hebrew Origini in thè Ligbt of ifo (1968); A. W eiskr, ari. 'Abraham': R G G 1
cent Disc&very in: A. A ltm ann (ed.), Bibli­ 1 68-71; W- Zim m kru, Sinaibund und Ab-
cal and oiher Studies (London 1963) 3*14; rahambund, Gottes Offenbarung = Gesant-
H. G u n kel, art, 'Abraham1; R G G * 1 65-68; melte Aufsatze (3:963) 205-216,
M, Hàran, The Religion of thè Patriarchi:
ASTI 4 (1965) 30-35; J. H o ftijze k , Die J H. Bauer: ZA'W 48 (1930) 75- J A . Mont­
Verheissungen m die drei Envdter (Leiden gomery: JBL 45 {1926) 144.
*956}; J-M, H o lt, The Patriarchi of Israel 2 Stamm, Namengebnng 103.291 s.
(Nasiiviìk 1964); A . Jepsen, tur tlberliefe- J W ,F . À i b r i g h t X93 sa.
rmgsgescbichte der Vatergestalten: WL Leip­ 4 Cfr. anche —>■de V aux, Patriarchen 3,
zig 3 (1953/54) 265-281; À.S. K apélruh, 5 Con il Noth, Pers, 67 ss, 145.
Hvem var Abraham?: NoTT 64 (1963) 163­ 6 Cfr. anche in Festschrift {. A. A lt 143 a.
174; R. K ilian , Die vorpricstcrlicòen Abra- 7 G kq n m h l 44. 4 6 .315,360; Id.: OLZ 62
hamsuberlieferungen — BBB 24 (1966); N. (1967) ^35 è di altra opinione e propone di
Loììpink, Die Landverheìssung ds Eid — suddividere
153 U,55> *,abràbàm (R,E. Clemcnts) (1,56) 114

Àbramo è stato ed è ancora oggetto di ne, ne era un dato precostituito, A ll’m-


vivaci dibattiti in seguito agli sforzi di terno di questa tradizione dì J possia­
spiegare ed interpretare le tradizioni bi­
mo accertare anche uno stretto rappor­
bliche alla luce dei reperti archeologia
contemporanei o quasi contemporaneia. to di Àbramo con Hebron (Gen. 13,18
I documenti di Nuzu, i nomi propri di [J]; 18,1-15 t j h cfr. 23,1-10 [ P ] ) e
persona semitico-occidentali di Mari, i particolarmente con il santuario di
rapporti ed i movimenti amorritici tra
Canaan e la Mesopotamia sono stati uri- Mamre. Questa collocazione territoria­
lizzati per ricostruire l'ambiente storico le mostra Àbramo come un antenato
e culturale di Àbramo nelPUr mesopo- deila tribù giudaica insediatasi nelle vi­
tamica della prima metà del 11 millen­
cinanze di Hebron, in particolare dei
n io 5'. C ,H . Gordon sostenne una data­
zione più bassa, terzo quarto del 11 Calebiu (cfr, lo s , 15,13 ss,). L ’elevazio­
minenmOj supponendo un rapporto tra ne di Àbramo ad antenato di tutto
Abramo e Zittita Ura in Asia Minore e Israele può essere avvenuta soltanto in
considerando il patriarca un mercante
di carovana 10. H, Cazelles11 ipotizza per un periodo in cui esistevano stretti le­
l’età patriarcale due ondate migratorie, gami tra Giuda e Israele, e Giuda go­
una più amorritica ed una più aramaica, deva di una posizione predominante.
II fatto che Àbramo sta chiamato ‘ebreo*
Queste condizioni indicano come età
(Gen, 14,13} è considerato da alcuni un
indice della sua appartenenza agli R a ­ più adatta quella di Davide e del regno
pini (“ » Tali testimonianze ar­ davi dico-salomonico.
cheologiche possono contribuire a risol­
In questa sua qualità di antenato di
vere il nostro problema soltanto se sono
strettamente congiunte con un’analisi tutto Israele, Àbramo appare nei rac­
storico-tradizionale dei racconti patriar­ conti come condottiero {Gen. 14,14),
cali. intercessore sacerdotale del suo popolo
1. I racconti genesiaci presentano À ­(Gen. 18,22-23 [J 3)j profeta {Gen. 20,
bramo come padre d’Isacco e nonno di 7 [E ]) e modello di pietà ed ubbidien­
Giacobbe - Israele: egli è così ii grande za dell'uomo a Dio (Gen. 22 [J]). È in­
antenato di tutto il popolo d'Israele, teressante notare come nelle tradizio­
Questo schema artificiale è attestato per ni patriarcali la figura di Àbramo pre­
la prima volta In J. Ma quando il rac­ domini, oscurando in parte quella
conto di J fu redatto, la notizia ap­ d’Isacco.
parteneva certamente già alla tradizio­ 2. In concomitanza con la sua parte

8 A questo proposito vanno ricordati soprat­ 10 C f r . A lb iu g h t, Y d h w eb 5 6 ss.


tutto gli studi di W-F. Albiught, C.Rr Goa-
n -> C a z iìi.t,e s 1 4 1 .
j>qn, R . d e V aux, H J i. R q w l &y , ccc.
3 D e V àu X: i 6jo a,C.; WJEv Àu&ftiSHT e 12 C f t , l'e s p o s i z i o n e s in te tic a dcU a q u e s tio n e
S. M o scati:: 1700; R a so o : 165 o; J. R rig h T : in -*> G a z e l t , e s e W e ib m a n n pas­
xk-xvi BCC. sim.
I I J (r,J Ó ) 'abràhàm (R.E. CltràcnEs) <ltj 7) n é

di grande antenato di tutto ii popolo d ’Àbramo che si era trasferita nel ter­
Àbramo è presentato prevalentemente ritorio coltivato, H. G- May e K . T. An­
dersen hanno sostenuto l'esistenza del
come fondatore del culto. A parte l'al*
culto di un 'Dio di mio padre’, appor­
tare di Manire {Gen. 13,18; i8 ,is s , tando lievi modifiche alla tesi suespo­
LJ ] )> egli ne ha costruito uno anche a sta. Infatti in genere esso ha le me­
Sichem {Gen, 12,6 [ J ] ) f a Betel {Gen. desime caratteristiche, solo che il co ­
me del patriarca non appare diretta­
12,8 [J] ed a Bersabea {Gen. 21,33 mente nei nome della divinità. O . Eiss-
r J 1). Per la verità l ’edificazione detl’ul- feldt distingue nettamente le divinità
timo aitate apparteneva alia tradizione adorate dai patriarchi in Mesopotamia
[Gen. 35>i'7 J jojÈ 24,2.14-15) dagli dèi
d ’Isacco (cfr. Gen. 26,25 0® ma ^ ii cui nome è composto con El, i quali
trasferita a quella di A bram o13. Le tra­ sono sempre legati al paese di Canaan,
dizioni delia costruzione degli altari di Va notato lo iato esistente tra gl’inte­
ressi religioso-cultuali e tribale-popoiari
Sichem e Betel erano in origine legate a
dei patriarchi emigrati in Canaan. Men­
Giacobbe {Gen, 28,19 [ E ] ; 33*JCS>''20 tre per quanto riguarda le mogli dei pa­
[E ] ) e furono attribuite ad Àbramo so­ triarchi si dà importanza alla loro ori­
lo in un secondo momento, quando si gine mesopotamica od aramaica, per
quanto attiene al culto ed alla religione
cominciò a considerare il patriarca co­ Patteggiamento di Israele verso Canaan
me antenato di tutto IsraeleI4, La par­ è costantemente positivo* Nelle tradi­
te avuta da Àbramo negli inizi del cul­ zioni cultuali dei racconti patriarcali ap­
paiono ovunque divinità del tipo EL E
to deve pertanto essere collegata in pri­
e P affermano chiaramente che soltan­
mo luogo con Hebron-Mamre. to in Canaan Àbramo entrò in rappor­
to con la divinità che più tardi si ri­
Il problema della natura della reli­ velò a Mosè col nome di Jahvé. Secondo
gione patriarcale è ancora al centra di i complessi L e P la prima promessa di
vivaci dibattiti scientifici. Per A , Alt la questa divinità ad Àbramo fu pronun­
religione patriarcale era primariamente ciata ad Hcbton, secondo E a Bersa*
una religione tribale nella quale le divi­ bea. L'opinione di Eissfeìdt coincide
nità ricevettero il nome dell "evonimo al con quella di A". A lt per quanto riguarda
quale si erano rivelate. Il ‘Dio d ’Àbra­ l'identificazione del tipo di quelle divi­
mo’ (o ìtì ‘scudo d ’Àbramo*: Gen. 15,1) nità patriarcali; ma secondo lui le varie
era perciò la divinità adorata nella tri­ divinità nel cui nome compare El rap­
bù d ’Àbramo, Questa religione età es­ presentano ipostasi o manifestazioni
senzialmente quella di una famiglia di deìl’unico El, La sintesi delle varie di­
nomadi senza legame diretto con un vinità neirunico Dio dei padri, che poi
preciso santuario locale ed appartene­ a sua volta venne assorbito da Jahvé,
va alla sfera di vita nomade al di fuo­ sarebbe avvenuta nel periodo della con­
ri delia tetta coltivata, La ttadizione quista di Canaan. L'equiparazione di
di Abramo che erige l ’altare a Mam­ Jahvé con il Dio dei padri fu favorita
re si formò soltanto nella discendenza e facilitata dal fatto che la promessa

11 -*■A lt Jepsen 276 ss, 11 Jep sen , Le,


'abràbàm (ft.E. Ckaients} (i,j8) 118

della liberazione dall’Egitto e la pre­ 3, Un terzo tratto fondamentale del


messa del paese di Canaan toccano an* ciclo d'Àbramo è la tradizione di un
che il contenuto della fede net Dio dei
patto tra Dio ed il patriarca (Gen. 15
padri {Gen. 15,19-21; 12,1-3.7;
18,18 ecc,). Anche M. Haran mette in [J -fE ]} . Mancando nel racconto qual­
particolare risalto il nesso della conqui­ siasi indicazione di luogo, AH ha inter­
sta ed occupazione del paese con le p rò
pretato questo avvenimento come una
messe fatte ai patriarchi; nella conser­
vazione degli epiteti divini come anche leggenda della fondazione di un culto
di alcune istituzioni ed usanze delPetà appartenente alia tradizione sacra delle
molaica egli scorge l'eredità della reli­ tribù discese da Àbramo. È però molto
gione protoisraelita, Con ima tesi oppo­
sta a tali ricostruzioni di una religione più verosimile che questo evento vada
tribale nomade e rifacendosi a quanto messo in relazione con Hebron {cfr.
il Gressmann aveva sostenuto già, in Gen. 13,18 [J]) e con il molo di capo
passato, F,M. Cross sostiene che do­
che Àbramo esercitava nell'insediamen­
perà di Àbramo quale iniziatore cultua­
le denuncia un rapporto organico con to in quel territorio. Il contenuto pri~
!a religione cananea di El. Questo pun­ mario del patto è un giuramento con
to di vista viene confortato dal legame cui Dio promette solennemente ad A*
esistente con Mamte, dove una volta si
adorava un dio di tipo El (El-Saddai?) bramo e alla sua piogenie un territo­
e concorda con la testimonianza biblica rio {Gen, 15,18-21 ), A questa prima
che stabilisce un rapporto diretto tra promessa venne poi aggiunta in uri se­
Àbramo, capo di una migrazione tribale
condo momento quella di una discen­
nel territorio abitato, e questo territo­
rio stesso. Cazelles sottolinea soprattut* denza numerosa La tradizione
to l’aspetto del D io personale che parla del patto mostra dunque che oltre ad
all'uomo, gli impartisce ordini, gli fa essere patriarca e fondatore del culto
promesse, ecc. Questo Dio dei padri è
un dio tribale solo in seconda linea e Àbramo era anche a capo d d la colonia
non presenta i tratti caratteristici di un di seminòmadi amorrei che aveva preso
dio della fertilità e del tempo atmosfe­ stanza nei pressi di Hebron. Qui egli
rico. Quest’idea di un dio con caratte­
fondò di nuovo l’antico culto di Mamre
ristiche personali non era però del tut­
to estranea alla Mesopotamia della pri­ e si richiamò ad uh giuramento o ad un
ma metà del il millennio a.C., come patto divino che TEI del santuario ave­
mostrano le preghiere a Samas, ad
va concluso con lui e con il quale il
Ea, a ISlar, a Marduk e anche i testi
uga tirici dell'epica dì Keret e del poe­ paese era dato a lui ed ai suoi discen­
ma di Danel; è certo però che questo denti. Non ci sono indicazióni chiare
aspetto non rappresenta il tratto pre­ per fissare la data di questa migrazione
dominante di queste concezioni della di­
vinità. , di Àbramo nelle vicinanze di Hebron,
ma è lecito supporre che essa sia avve-

15 Opinione diversa professano D e V aux , C à- ZELLES, B r IGIIT, £CC.


H 9 (*»58 ) ’abràhàm (R.E. Clements) (1 ,59 ) 120

nuta o contemporaneamente al periodo gine una portata più limitata e locale,


di Amarna (x iv sec.) o poco prim a15. L ’autore divino del patto è ora presen­
tato chiaramente come Jahvé ed il ter­
III. SV ILU PPO TEOLOGICO
ritorio promesso agli abramiti sì esten­
de «dal fiume di Egitto fino al grande
i. Un certo numero di tradizioni di fiume, alTEufrate» (Gen. 1 5 ,1 8b). Il
Àbramo erano già state riunite in un ci­ racconto jahvista del patto fu successi­
clo prima che J le accogliesse nella sua vamente ampliato (Gen. 15,13-16.i8 bB.
storia epica delle origini d'Israele, Già 20 s.) e collegato con una tradizione di­
in uno stadio precedente di questo ci­ versa (Gen. 15,1 s. 4-6) che viene comu­
clo Àbramo deve esser stato collegato nemente attribuita ad E, benché molti
con Isacco e Giacobbe per costruire una oggi dubitino della giustezza di tale in­
storia continuata della famiglia. Questo dicazione. J vede l ’adempimento del pat­
stadio, che riflette una forte influenza to nell’impero davidico-salomonico con
giudaica, si formò quando le antiche tra­ a capo il re davidico, fonte della sua be­
dizioni abramite furono portate da He- nedizione (Gen. 12,3; cfr. Ps. 72,17). Il
bron-Mamre in Giudea da coloni cale- patto di Jahvé con Àbramo era antici­
biti. Questi Calebiti adoravano Jahvé pazione e promessa di un successivo
ed è a loro che va attribuita l’identifi­ patto divino con Davide (2 Sam. 7).
cazione del Dio d’Àbramo con Jahvé. Cazelles, invece, colloca la promessa ad
Nella storia di J la figura di Àbramo è Àbramo in J nel quadro dell’Antico
inserita in uno schema teologico di pro­ Oriente del 11 millennio e sostiene che
messa e adempimento che costituisce il la tradizione jahvista non era una
motivo fondamentale dell’opera, Jahvé tradizione assolutamente realista, non
ha fatto ad Àbramo una triplice pro­ era legata al re in quanto tale, ma
messa: la sua progenie sarebbe diventa­ piuttosto all’erede della promessa divi­
ta un popolo, questo avrebbe occupato il na, Per la fede di Àbramo, la quale si
paese di Canaan e sarebbe stato una be­ era sviluppata tra Egitto e Mesopota­
nedizione per le nazioni [Gen. 12,1-3; mia, il suo Dio doveva concedere, se
I j,7 - i2 .i7 .i8 ab,c). Questo giuramento non a lui almeno alla sua progenie,
viene confermato ancora una volta ai quanto Marduk, ad es., aveva dato ad
patriarchi Isacco e Giacobbe {Gen. 26, Hammurapi. Una speranza religiosa di
2-5; 28,13-15). La triplice promessa ha protezione e salvezza aveva però senso
il suo punto centrale nel patto di Dio soltanto se attribuiva alla divinità pro­
con Àbramo (Gen. 1 5 J .7 ) e si è certa­ tettrice un analogo potere universale.
mente formata su una tradizione più La divinità è presente nella tribù ed
antica di tale patto, che aveva in ori­ assicura la solida continuità della di­
1 2 1 (ljj59) ’abràbàm (R.E. Clements) (l,6o) 122

scendenza. Diversamente da tale con­ dell’elezione divina d’Israele nonostan­


cezione le promesse fatte dagli altri dèi te la perdita del paese e delPidentità
mesopotamici ai loro devoti (come av­ nazionale {Deut. 4,30 s.). Quest’uso del­
venne, ad es., per Gudea, Isme Dagan la figura di Abramo per confermare la
di Isin, Lipit-Istar, Sin-Iqisam di Lar- natura perpetua del patto concluso me­
sa ed anche per il re ugaritico Keret diante lui con Israele riappare anche
e l’eroe Danel) facevano nascere spe­ nella storiografia deuteronomistica in
ranze limitate alla gloria ed al successo un passo {2 Reg. 13,23) influenzato dal­
personale del re o dell'eroe in que­ la situazione provocata dalla disfatta di
stione, Giuda e dall’esperienza dell'esilio (cfr,
Nella tradizione elohista non è pos­ anche 1 Reg. 18,36).
sibile notare alcun chiaro sviluppo teo­
logico della figura di Abramo. Gen. 50, 3. Nei salmi Abramo è ricordato poco,
24 (forse E) ricorda la promessa del e la cosa ha di che sorprendere. In un
paese (cfr. anche Deut. 31,23: E?). salmo di intronizzazione di origine pree-
silica Israele è chiamato «il popolo del
2. La figura di Abramo ha una parte Dio di Abramo» (Pj.47,10), riflettendo
importante nelle parenesi introduttive cosi l’uso che della tradizione d’Àbramo
del Deuteronomio. Il patto di Jahvé si faceva nel culto regale di Gerusalem­
con Abramo riceve una collocazione me. Quest’osservazione coincide con
centrale nel complesso delle tradizioni quella già fatta in precedenza del rap­
dei patriarchi ed è interpretato come porto esistente tra patto d ’Àbramo e
giuramento pronunciato unilateralmen­ patto di Davide secondo la concezione
te da Dio, benché non manchi la pa­ jahvista. In Ps. 105 Israele è chiamato
rola brjt {Deut. 7,12; 8,18; cfr. 4,31). «germoglio d ’Àbramo» (v. 6) ed il pat­
Il patto con Abramo è esteso ai primi to d ’Àbramo, al quale ci si richiama, è
tre patriarchi {Deut. 1,8; 6,10; 7,12; detto «patto eterno» (vv, 8 ss. = 1 Par.
8,18; 9,5; i r ,9); non troviamo inoltre 16,15 ss.); questo patto, esteso a Isac­
alcun cenno all’impero davidico ed il co e Giacobbe, contiene la promessa
patto stesso diventa una promessa della del possesso di Canaan. Il salmo dipen­
futura elezione d’Israele che si attua de certamente dall’elaborazione postesi­
poi nel patto delPHoreb {Deut. 5,3 ss.). lica della tradizione d'Àbramo in P.
Davanti alia disubbidienza d ’Israele Nei profeti preesilici non troviamo
{Deut. 9,27) il patto giustifica il richia­ alcun riferimento autentico alle tradi­
mo, il ricorso alla grazia di Jahvé, e zioni d ’Àbramo. Mich. 7,20 è un oraco­
in una successiva aggiunta esilica ser­ lo postesilico e tale è anche, probabil­
ve a confermare la stabile continuità mente, Is. 29,22. Nei profeti dell’esilio,
123 M o ) 'abràbàm (R.E, Clements) (1,61) 124

Ezechiele e Deutero-Isaia, si nota una unilaterale di Dio che prometteva la


nuova valorizzazione teologica d'Àbra­ grandezza del popolo ed il possesso del
mo. Ez. 33,24 mostra che coloro che paese.
restarono in Giuda dopo la catastrofe 4, L ’aspetto più significativo assunto
del 586 a.C. si servivano della tradizio­ dalla tradizione d'Àbramo nel codice
ne del giuramento con cui Dio dava ad sacerdotale (P) è costituito dalla nuova
Abramo il paese per sostenere la pro­ interpretazione del patto divino con À ­
pria pretesa di essere il residuo d ’Israe­ bramo in Gen. 17. La divinità che con­
le eletto da Dio. Ezechiele respinge tale clude il patto si chiama El-SaddaÌ> poi­
pretesa (Ez. 33,27 ss.). Il Deutero-Isaia ché, secondo il rigido schema di P, il
si richiama invece alla figura di Abramo nome di Dio usato da Àbramo fino a
(Is. 41,8; 51,2) perché vi vede un’assi­ Mosè era El-Saddai. Il patto è *eter­
curazione della volontà divina di rista­ no’ (brjt lwlm). Questa locuzione pri­
bilire Israele, Questo rinnovato inte­ ma apparteneva alla tradizione del pat­
resse per Abramo che possiamo notare to davidico (2 Sam. 23,5; cfr. Is. 55,
nel periodo esilico e postesilico riflette 3). Così si rafforza ancor più la conce­
lo stato di crisi causato dalla perdita zione di J, secondo la quale il patto è
del paese e dalia caduta della monar­ un giuramento, un atto unilaterale di
chia davidica. Fu cosi naturale che ci si Dio. Tra le condizioni del patto è ora
richiamasse alla tradizione del patto, la espressamente prevista l ’istituzione del'
quale assicurava ad Israele il possesso la monarchia, mentre in precedenza es­
del paese per un giuramento divino. sa vi era inclusa solo tacitamente. A n­
Dato che la tradizione d ’Àbramo era che la triplice promessa ha subito qual­
particolarmente importante per i cir­ che mutamento: Abramo sarà padre di
coli monarchici di Gerusalemme, il fal­ molti popoli, la sua progenie possederà
limento della monarchia provocò un eternamente tutto il paese di Canaan,
riesame della tradizione ed un nuovo e El-Saddai sarà il loro Dio (Gen. 17,
richiamo ad Abramo come destinatario 4^8), L'ultima promessa va intesa nella
del giuramento che confermava la po­ prospettiva del culto, cioè come riferi­
tenza regale e la grandezza d ’Israele. mento alla ‘gloria’ {kbwd) divina che
Mentre il patto del Sinai-Horeb poneva abita in Israele. Secondo P questa pro­
un grosso interrogativo circa la reden­ messa si attua con l'erezione del ta­
zione futura d ’Israele, perché il popolo bernacolo dopo la rivelazione sul Sinai.
aveva certamente violato la legge (cfr. Per P il patto con Abramo è quello che
Ier, 31,31-34; Ez. 36,26-28), il patto di sopravvive a tutto, è il patto che man­
Àbramo venne ad assumere una nuova tiene Israele in vita. L ’evento del Sinai
importanza perché era un giuramento non stabilisce alcun nuovo patto, ma
125 (i.6x) ’àdón (O. Eissfeidt) (1,62) 126

inizia il compimento delle promesse Per quanto riguarda la figura d’Abra­


fatte ad Àbramo. mo, l’opera del Cronista ricalca le or­
Segno di questo patto con Abramo me di P; Abramo sta ad indicare che
è il rito della circoncisione che è chia­ Jahvé ha eletto Israele e gli ha dato il
ramente un rito religioso più che so­ paese. A l centro dell’interesse c’è pro­
ciale {Gen. 17,10-14). L ’importanza del­ prio la promessa del paese di Canaan
la conclusione del patto è sottolineata (2 Par. 20,7): in un salmo ripreso dal
inoltre dal doppio cambiamento di no­ Cronista questa promessa è confermata
me di Abram - Abraham e Sarai-Sara anche ai patriarchi Isacco e Giacobbe
(Gen, 17,5.15). In P la figura d’Abra- (1 Par. 16,15 ss.), Il riferimento a Jahvé
mo diventa il punto di riferimento sto­ come «Dio d ’Àbramo, d ’Isacco e dì
rico, quasi la radice storica della dot­ Giacobbe» (1 Pdr. 29,18; 2 Par. 30,6)
trina di un'eterna elezione divina d’I­ rispecchia indubbiamente questa pro­
sraele. Segno di tale elezione è la prassi messa.
del rito della circoncisione. Un’elezione La preghiera di Esdra (Nehem. 9,6­
simile non poteva essere inficiata o va­ 37) accenna al patto di Abramo (vv. 7
nificata da alcuna trasgressione della ss.) in modo tale da far supporre una
legge mosaica che Israele potesse com­ conoscenza del racconto di J e P 16.
mettere, R. E. C l e m e n t s

S o m m a r io : 1. uso di ’dttj;
2. la terminazione -àj;
L >dwm 3. la tesi del Dalman;
t. L ’etimologia; 4. la tesi del Baudissin;
2. i documenti estrabiblici; 5. i paralleli ugaritici;
3. A.T, 6. datazione;
II. 'dnj: 7. riepilogo.

w Cfr. il cambiamento di nome di Abramo lìgìonsgescbichte i- iv {1929); L , C e r f a u x , Le


(Gen. 17,y. P) e l’elenco delle popolazioni ca­ nom divin Kyrios dans la Bible grecque:
nanee che è stato aggiunto al racconto di J RSPhTh (1931) 27-51; Id ., Adonai et Ky­
(Gen. 15,20 s.). rios: ibidem 415-452; G.H. D a lm a n , Studien
'ddòn zur Bibliscben Theologie. Der Gottesname
W .W . G r a f B a u d is s in , Kyrios ah Gottesna- Adonaj und seine Geschichte (1889); O. Eiss-
me im judentum und seine Stelle in der Re- f e l d t , Adonis und Adonaj = SSAW 115,4
1*7 0 ^ *) 'àdùn (Q. Eissfeidt} M S )» 8

I, *dwn tra Egitto e Canaan. H. Bauer c P.


Leander2 credettero invece di dover at­
i v L'etimologia tribuite ’dwn, anzi ’dnj (giacché secon­
do loro *àwn rappresentava un'abbrt-
*àdòn o ’adàn — signore et! II fem­ viazione secondaria di ’<//?;), al sostrato
minile 'adm non sono attestati in meta presemitico ipotizzato per U Sina-Pale-
Targa linguistica semìtica, mi* - oltre stina. La spiegazione più verosimile ri­
che nell'ebraico dell’A.T. - soltanto in mane quella avanzata da H. L. Gins-
lamorreo\ cananeo, fenicio, punico e, berg1 e A . H erdner4: éà (’adàn) e
almeno la forma *adat, palmireno; 'àdd- 'adat sono voci infantili per dite
rtàj ricorre invece soliamo ncU’A .T. e i t e e madre. Questa spiegazione h so­
nella lettem ura da esso influenzati, È stenuta da due testi ugaritici \ 11 primo
inoltre lecito ricordare che, come il cul­ legge (righe 32-33): blh u h *à ‘d whlh
to, così anche il nome d d greco "ASw* tsh ìm /w, «ecco, lei grida: papi, papà!
vtc ha certamente avuto un precursore Ed ecco lei gridi; mamma, m am m ari
semìtico, verosimilmente fenicio, di no* i! secondo (righe 33 35); ’dttk jit msb
me yàdón c che u n lscm io n t può forni­ mtnm $mh kp mznmt «ti papà prepa­
re una prova sorprendente di questa ra il sostegno della bilancia e la mam­
supposizione: ciò avvenne per il cul­ ma i piatti della bilancia*. Lo svi­
to di Adone quando, nel 1 9**-23» « sor­ luppo semantico di ’ad, *adan — padre
presa e confutazione di quanti con­ — signore e di *adàt = madre = si­
sideravano Adone il puro sìmbolo di gnora non presenta difficoltà di aorta.
una certa visione del mondo, >:li archeo­ Per quanto riguarda i( rapporto ìingui
logi portarono alla luce a Dura Europos stico di ^adal con 1ad ed ’adàn (>*àdÓn)
un tempio del dio, dimostrando così ci sono due possibilità: o la definenti
inconfutabilmente che era invece una femminile - at è stata aggiunta ad *adt
vera figura cultuale, oggetto dì un vero o è stato aggiunto un - / ad % adàn\ que­
culto. Un esame anche rapido delle ope­ st'ultimo caso presuppone r&ssìmilauo
re indicate nell» bibliografia basta a ne della n finale di ’ùdàn al suffisso fem
mostrare la varietà di etimologie prò- minile —/*.
poste per spiegare il nostro vocabolo.
L’A lbrigh t1 propone di derivare *dwn 2, Nei mondo estrabiblicf’ 'adàn o
dall’egiziano idnw - amministratore, 'àdón sono usati, come nell’A,T., tanto
rinnovando così U tesi avanzata nei per uomini che per dèi e significano
1936 da S. Yeivin; l'imptestito sarebbe sempre signore. Gli esempi più antichi
avvenuto nel 111 millennio, in un pe­ drì nostro termine si trovano nelle let­
riodo dunque che conobbe fitti scambi tere di M ari1 e di Amarmi *: si frutta dì

(*97*0; W. FoHnsTtm G. Quitta arr, xùpua^; ritintiti GLECS 6 (ip ji -54) 67-68
ThWb in 10*8-1098 {= GLNT v, coll. 1341­ s H e r d n e r 23 (S S ) e 24 (N K ).
149®)' 6 Per u n ’u lteriore discussione del l'etim ologia
J W,F. A ld riu h t: JBL 69 (1950) 385-393; v. G r o n d a h lS c ) , H up^m un cfr. anche
recenti Èime di H. Gordon, Ugaritte Band KoHHLFJt-BAUMGÀKThMIt 3.
book, 1 IIufpmon 20.159: Adum-Adad‘f questi do>
1 B a u sr-L h a n u k k SS 28 l 61 i a , cu menti accaditi mostrano influenze amarri tl-
J H.L. G jnsuebo: OLZ J7 (2914) 475-475* che 0 cananee.
* A Hhrunkk, i t i nomt d e parcftté vn uga- ■ J,A. K nudtzon, Dte El^marnaTujtirt i t i
129(1,63) ’àdórt ( 0 . Eissfeidt) (1,64)130

nomi propri che dicono come un certo gli esempi dì '3h e 'ài, riferiti entrambi
dio sia il 'signore' di quella persona op­ tanto ad uomini che a divinità. In una
pure rappresentano forme abbreviate di epigrafe di Umm el- Àwamid del 132
tali nomi propri teofori. I testi di U- a.C, ’dn ricorre più volte, una volta nel*
garit, sia quelli in scrittura sillabica la frase Vdn Ib'l sniffi, «al signore, al
che quelli in scrittura cuneiforme alfa­ Baalshamem», e poi nel nesso Vdn
betica, presentano anch’essi 1àn come mlkmì «al signore dei re», che si ri­
componente di nomi, propri teofori op­ ferisce al re seleucìda del tempo, Per
pure come abbreviazione di tali nomi. quanto riguarda invece *dt, dal x sec.
In un testoy ’àn è riferito a un dio: a.C. in poi ia dea principale di Byblos,
il dio El, la somma divinità del pan­ Baalat Gebal, è chiamata spesso *dtw>
theon ugaritico, dice àd un altro dio «sua signora», da chi dedicò Pi scrizione
(evidentemente più giovane): V ’àn oppure nelle consacrazioni ivi ricordate.
tfir, «tu dovresti esser chiamato "signo­ Una donna è chiamata ydt = signora in
re'». Partroppo il contesto di queste un’iscrizione di Paimira del 142-143
parole è così frammentario che non è d .C .t2: un certo Male ha preparato la
possibile stabilire quale dìo riceva qui tomba cui si riferisce l ’epigrafe «per sé,
l'epiteto *dn. Probabilmente si tratta di per la sua consorte {l'dtk), per i suoi
Àlijan Baal, il dio della vegetazione pri­ figli, per le sue figlie e per i suoi ni­
maverile che sboccia e appassisce con poti», Nell’area punica migliaia d ’iscri­
uguale rapidità. In questo caso avrem­ zioni cominciano con queste parole:
mo una traccia del giovanile dio se* Irbt Unjt pn bH wVdn bbcl bmn'y esse
mitico che va considerato il precursore sono quindi dedicate oltre che a Baal
del greco "ASlùvi^, ma che stranamente Bammon, che è chiamato «signore» e
non è stato ancora possibile riscontrare compare generalmente a! secondo po­
in alcun luogo ; questa traccia è confer­ sto, «alla signora Tinit che sta al co­
mata dal lessicografo alessandrino Esi- spetto di Baal»: l ’appellativo onorifico
chio (vi sec. d.C.) che annota, per la di *signora' non è però espresso con
voce «per i Fenici Adone si­ ’<?/, ma con rbt. La forma punica ydn
gnifica ‘signore1 ed è il nome di Baal», ci è anche pervenuta in trascrizione gre­
"ÀSwviq SecrrcoT^ ùrti <I>owfocwv « a l ca e latina: in un’epigrafe punica, scrit­
BiXou #vqxa. Oltre che per gli dèi, *dft ta in caratteri greci, trovata sulla collina
è usato a Ugarit anche per gii uomini; di Ei-Hofra, presso Costantina (Alge­
simile uso conosce anche ’dt, ‘ signora’ . ria), leggiamo VotSouv, traslitterazio­
Olire che mlk ìg rl, «re di Ugarit», ne del punico Vdnn,t inoltre nel Poe-
Niqmad è quindi chiamato anche10 b*l nulus di Plauto, composto verso il 200
trmnt «padrone di trmm e ’dn irgb, a.C., troviamo donni {vv, 998-1001) che
«signore di jrgb^\ in uri altro passo 11 corrisponde ai punico adoni privato del-
tlmjn apostrofa la regina madre come Va iniziale. In questi due ultimi casi va
'dtj, «mia signora», professandosi con­ notato che aSouv si riferisce a un dio,
temporaneamente suo servo ff-bd). N u­ precisamente a BocX Apiouv, che nel l’i­
merosissimi sono nelle iscmioni fenicie scrizione segue «nostra signora Tinit,

(1907-15) 1556: A dun a . 12 Pubblicata da J, Cantineàu: Syria 17


# He &dnek r (vi AB) iv 17. (1936) 354-355­
H erdner 6 {1 AB) vr 56. 13 L ’iacmtonet del 11 sec. a.C,, è pubblicata
J1 K erdnek 52. da J. FriedmcH; ZDM G 107 {195?) 282-290.
IJ1 àdàn (O. Eissfeldt)

al cospetto di Baal», pvfìttfrtjov 0lvu) 16,24 dove si parla del signore di una
OavE BaX, mentre l ’apostrofe donni = montagna bhr) ed in Is, 19,4, do­
'dnj — 'mio signore1 è diretta ad un
ve il profeta minaccia l 'Egitto di con­
uomo.
segnarlo «in mano d'un duro padrone»
3. NdU’A.T. ’dwn si riferisce oltre (Jdnjm qsh)\ nel secondo caso il sostan­
300 volte ad un uomo e circa 30 volte tivo è al plurale mentre l'aggettivo è
(senza contare ’ addnàj) ad un essere di­ al singolare. In genere 'dwn sembra in­
vino* L ’esempio più antico e databile dicare «il signore net senso di sovrano,
coti certezza dell'uso del termine Jdwn di chi comanda» J5, mentre —» bll indi­
in Israele è costituito da 2 Sam, 3,4: il ca il padrone, colui che possiede, il pro­
figlio che Davide ha avuto da Aggit si prietario *
chiama ’dnjh o, secondo altri passi, Nella maggior parte dei casi, quando
*dnjhw, «Jahvé è il mio signore». Già un uomo è chiamato «mio signore»,
prima di questa occasione Israele ha 1adoni (talora ’addmj), si tratta di una
probabilmente chiamato ’dwn Dio o un forma di cortesia chc sostituisce il ‘ tu'
uomo. Altri passi che presuppongono nel discorso diretto o 'egli' parlando di
quest'uso (p. es,, Gen. 42,10; E*, 23, terze persone. Tra gii esempi ricordia­
1 7 ) 14 possono però averlo trasferito a mo le parole di Rachele al padre Laba-
posteriori ad un periodo più antico. Per no: «Non si adiri contro di me il mio
quanto riguarda i signori terreni, nel- signore» (*tjbr b'jnj 'dnj: Gen. 31,35)
1*A.T, essi sono tali rispetto a mogli e la preghiera del maggiordomo di
{Gett. 18,12), paesi {Gen. 42,30), case Àbramo (Gett. 24,27); «Sia lodato Jah­
(Gen, 45,8), territori 16,24) e vé, Dio del mìo signore ('adóni) Abra­
simili. Spessissimo il re è chiamato mo, che non ha tolto al mio signore
’dwn ed il lamento per il re morto sua^ ('adoni) la sua benevolenza e fedeltà»,
na hwj 'dwn (ler. 22,18; 34,5). Il più- Notiamo qui appresso, seguendo l'ordi­
raie del nostro vocabolo, *dwnjm, ram­ ne dei libri biblici, i passi in cui l ’epi­
pare come un vero plurale, ma non di teto 'Signore* ( ’dwn, h'dwn o il plurale
rado è invece un plurale di maestà ri­ di maestà 'dnjm ; non consideriamo,
ferito ad un singolo signore umano. per ora, ’àddnàj) è riferito a Jahvé in­
Abbiamo quest'uso, ad es,, in 1 Reg. sieme con altri appellativi che ne esal-

1* Gett. 41,10: i fratelli di Giacobbe, ebe non gnojte Jahvé», Vpfl/ b'dtvn jbu>h,
l'hanno riconosciuto, si rivolgono a lui chia­
<s L. K & ilek , Tb. A.T. (*1353) 12.
mandolo «mio ignote» (‘adóni) e chiamano
se stessi «i tuoi servi», rbdjk, Ex. 23,17: sul J6 Cfr. Pj. ro5f2 i: Giuseppe in quanto 'dwn
Mimii Dio ordina chc tutti gli uomini (Marac- ha autorità su tutta la casa del faraone, men­
compaiano tre volte l'anno «davanti al Sa- tre fc «prefetto («rii) di tutti 1 suoi beni».
133 (M>6 ) ’àdòn (O, Eissfeldt) (1 ,66 ) 134

tano la potenza ed ai quali 'dwn con­ premo, universale; i passi summenziona­


ferisce peso e solennità ancora maggio­ ti rendono quindi probabile e naturale
una simile interpretazione di 'dnj.
ri. £#.34,23: h'dn jhwh *lhj jsr'l, «Jah­
vé, il Signore, il Dio d ’Israele». Deut.
IL 'dnj
10,17: jhwh 'Ihjkm hw' ’lhj h'ihjm
w'dnj h'dnjm, «Jahvé, vostro Dio, è 1. Nell’A .T. 'addnàj ricorre 449 vol­
Dio degli dèi e Signore dei signori» 17; te: 134 volte l ’espressione è usata da
Ios. 3,13: jhwh 'dwn kl-h'rs, «Jahvé, sola, 3T5 insieme con Jahvé e più pre­
Signore di tutta la terra»; Is. 1,24: n'm cisamente 310 volte nell’ordine 'dnj
h'dwn jhwh sb'wt 'bjr jsr'l, «oracolo jhwh e 5 jhwh 'dnj. Nei libri storici
del Signore, Jahvé Sabaot, il Forte d ’I­ più antichi (Gen.-2 Reg.) 'dnj è relati­
sraele»; Is. 3,1; Is. 10,16; Is. 10,33: vamente raro (solo 21 volte). Nei pro­
h’dwn jhwh sb'wt, «il Signore, Jahvé feti l ’uso di 'dnj (da solo o con jhwh)
Sabaot»; Is. 19,4: n'm h'dwn jhwh è notevolmente più frequente, regi­
sb'wt, «oracolo del Signore, Jahvé Sa­ strando 320 casi, di cui ben 217 nel so­
baot»; Mich. 4,13: Ijhwh h fm whjlm lo libro di Ezechiele. Nella maggior par­
Vdwn kl-h'rs, «a Jahvé H loro guada­ te dei casi l ’espressione è usata nell’in­
gno e al Signore di tutta la terra il loro troduzione degli oracoli profetici (kh-
bottino»; Zach.6,5 e Ps. 97,5: 'dwn 'mr) e nella loro conclusione (n'm): co­
kl-h'rs} «il Signore di tutta la terra»; sì, ad es., Is. 10,24: kh-m r 'dnj jhwh
Ps. 114,7: mlfnj 'dwn hwlj 'rs tnlfnj sb'wt (introduzione) e Is. 3,15: n'm
’Iwh j‘ qb} «trema, o terra, alla presen­ 'dnj jhwh sb'wt (conclusione). Nei sal­
za del Signore, davanti al Dio di Gia­ mi 1dnj è usato 55 volte e nelle Lamen­
cobbe»; Ps. 135,5: gdwl jhwh w'dnjnw tazioni 14 volte. Evidentemente 'dnj e
m kl-lhjm , «grande è Jahvé ed il no­ 'dnj jhwh o jhwh 'dnj sono più adatti
stro Signore è più grande di tutti gli ai discorsi ed alle preghiere che alle
dèi»; Ps. 136,1-3: hwdw Ijhwh... Vlhj narrazioni, alle leggi ed alle sentenze
h'ihjm... l'dnj h'dnjm, «ringraziate Jah­ sapienziali.
vé, il Dio degli dèi, il Signore dei si­
2 .Per la parola 'dnj tutto dipende
gnori». dalla spiegazione della finale -àj: biso­
I passi esaminati sono importanti per gna cioè decidere se questa terminazio­
la comprensiione di 'addnàj, perché con­ ne sia - a prescindere dalla sua funzio­
fermano esplicitamente l ’impressione ne — un affermativo sostantivale oppure
che si ricava, come vedremo tra poco, rappresenti il suffisso pronominale pos­
dall’uso di 'dnj, cioè che questo epìte­ sessivo di i a persona singolare affisso al
to attribuisce a Jahvé un dominio su­ plurale 'dnjm, se dunque - presuppo-

17 Cfr. l'egiziano nb nbw d'identico significa­


135 ’àdón (O. Eissfeldt) (1,67) 136

nendo che Vaform ativo -a; rappresenti privata,,. In questo caso l'allungamen­
un rafforzamento intensivo "estensivo to dcWà andrà attribuito alla cura dei
del tema m *dnj vada tradotto sommo masoreti di dare una impronta sacra al­
Signore oppute mio Signore. Se andas­ la parola con un piccolo mezzo esterio­
se accolta quest’ultima traduzione, re* re». Per il supposto passaggio del vo­
sterebbe sempre aperta la possibilità18 cativo *dnj alla funzione di altri casi
che anche 'adonaj rappresenti il conso­ egli si richiama poi espressamente (n.
lidamento di una forma allocutiva in 109) al Baudissin, Kyrios n 35 ss.> il
una forma enunciativa* Mentre Dalman quale aveva addotto come paralleli di
(13) poteva ancora dire che «in genere ’dnj la forma tardoebraica rbjt il siria­
ora si afferma che 'dnj & stato nella let­ co mrj ed anche Taccadico beiti®. Dal
teratura dell’A .T . un epiteto divino au­ canto suo L, K òhler20 afferma; «Nel-
tonomo come ylhjm o h'ihjm e signifi­ l'A .T . il nome divino Jahvé è attestato
cava ‘il Signore1* fil Signore supremo'»*, più di 6700 volte. Invece di questo no­
oggi Topi mone contrada gode di un me il giudaismo dice 'dnjt ‘miei Signo*
consenso praticamente generale. Si è ri1 nel senso di ‘la mia Signoria’ e
giunti alla posizione odierna grazie alle questa espressione si è così consolidata
Studìen del Dalman e al Kyrios del nell'uso che ii modo migliore e più e­
Baudissin che è influenzato dal Dalman, satto di tradurla è // Signore. N e ll'A T .
d ia cui opera egli afferma di rifarsi (11 Dio si chiama U Signore», H. Ringg-
18)* Le più recenti discussioni del no­ re n 21 scrive: «Il vero nome proprio del
stro problema palesano infatti che l'o­ Dio d’Israele è però Jahvé.,, I D fX lo
pinione predominante considera la ter­ traducono semplicemente ‘ il Si­
minazione di 'dnj un suffisso possessi­ gnore' j perché a quel tempi il nome dì
vo, Nell'articolo xupio^ del ThW b, do­ Dio non veniva pronunciato per timo*
po essersi espresso per la natura pro­ re riverenziale ed era sostituito da 'ado­
nominale del suffisso aj di 'dnjy G. nti;> ‘il (mio) Signore’». Anche Th, C.
Quell aggiunge\ «D'altra patte, però, Vriezen si richiama al Baudissin e tra­
’àddnaj si trova anche in testi in prima duce 3Mona) jhwh «il mio Signore, Jah­
plurale (ad es., Ps. 44,24); per cui nei vé» 32. Infine H.J. van DIjk, conside­
testi biblici non lo si può interpreta­ rando l'espressione bai 'ammi ricorren­
te come forma possessiva («Signore te in Geremia e Lamentazioni, afferma
mio»)* salvo che non si ammetta che che anche in *dnj il suffisso ha perso
un originario vocativo si sia stabilmen­ ogni carattere proprio, così che 'adonaj
te consolidato in un nominativo- Ciò significa semplicemente Signore,
ammesso,., si potrebbe pensare che (LXX); trova anzi prova di questo fe­
Addnàj come designazione di Dio sia nomeno nell'ngarì tico bn adtj, «figlio
derivato da un vocativo di preghiera della Signora»23, Essendo necessario un

Anche in consideraMOiie dei numerosi pa­ gte vati het Onde Testament (*1966$ 373:
ralleli, p. es, Monsieur, Madame, Mister, Ma­ ■aSi incontra anche la giustapposizione 'Ado-
donna, ecc, naj Jabwe, 'Signore mio Jahvé1. sia come vo­
JS TbW h n i 1058 G LN T v, coli, 13965. cativo sia, ancor più, come designazione gene­
20 L. K ò ììle r, op. àt. (-► n, 15} 11. rale di Dio, Essa ricorre specialmente in Eze­
21 H . Ringgren, U rm iitiw k s R eligion (*963) chiele; ma viene usato anche Jahvé da solo»,
59-60. 23 HJf, v. Dijk, EzecbieVs Propkecy on Tyre
n Th. C. Vriezen, Hoofdlijnett der Theolo- [Ez.26,i-28ti$>] {1968) 8-9: «È piare possibile
*Ìy (it6É) ’àdón (O- Bìssfeldt) (1,69) 138

più preciso e attento esame della que­ sto fatto non può essere spiegato altri­
stione se la terminazione -àj di ’dnj sia menti che con un rapporto di servizio
un suffisso pronominale oppure un af­ con Jahvé particolarmente personale e
fermativo corroborante il significato del sentito. In questo caso il suffisso di
tema, è consigliabile procedere ad un'e­ *id nj non era certamente privo dì signi­
sposizione delle tesi del Dalman e del ficato» A proposito dell’uso profeti­
Baudissin, con particolare riferimento co di ’dnj, con particolare riferimento
alle loro divergenze, a ll '1esordio del discorso profetico’, i]
Dalman aggiunge: «Nell'esordio *d»f è
3, Secondo il Dalman sono stati sol­del tutto appropriato perché il profeta
tanto gli scribi del periodo successivo al- parla a nome di colui che Tha inviato
i ’A .T , a sostituire con la forma 'addnàj e pertanto è suo Signore in un senso
le forme vocative 'adonaj e *adont die particolare. Inoltre Isaia conosce certa­
fino a quei momento erano state usate mente la forma semplice b’dtvn, ch’egli
correntemente per indicare Dio. Con usa 5 volte. Per quanto riguarda poi
tale sostituzione Ja finale -àj ricevette Fuso di *dnj nel corpo del discorso pro­
lo stesso significato di rimanendo fetico, vaie la medesima cosa [sì trat­
dunque suffisso pronominale di i a per­ ta, cioè, ■ dell’espressione del partico­
sona singolare e presupponendo un lare e personale rapporto del profeta
rapporto personale del soggetto con con J a h v é ] I l suf&sso è particolar­
Dio, Il Dalman scorge tale rapporto mente enfatico in 50,4^57,9; la ripe­
personale il più delle volte, anche quan­ tizione del nome divino si spiega be­
do ciò appare quanto mai artificiale e nissimo considerando il contesto; il
forzato, Prendiamo, ad es,, Ex* 15,17: profeta si richiama al fatto che il suo
mkwn ttbtk pHt jhwh mqd-t *dnj Dio, che gli ha ispirato ii discorso, lo
kwnnw jdjk} -«Il luogo che tu hai reso difenderà anche dai nemici»36. Ripor­
tua residenza, Jahvé, il santuario che, tiamo un altro passo del Dalmati, an­
Adonai, le tue mani hanno fatto», IÌ che perché egli tenta di giustificare l'e­
Dalman dice che fyttj qui «va spiegato spunzione, da una parte, di Ez. 1 3 ^ ;
dal punto di vista del cantore che ad v. 23,49; 24>24; 28,24; lo b 2%,28 e, dal­
2 ha chiamato Dio 7/, oppure va espun­ l'altra, di 1 Rég. 2,26; 22,6; 2 ^ , 19,
to, in base alla testimonianza del Pen­ 23: «In base ai documenti scritti in
tateuco samaritano e del Tatgum »2*, nostro possesso, non è certamente pos­
Per quanto riguarda l ’uso di *dwnj nei sibile parlare di una vera storia dell'u­
profeti egli afferma invece: «È sinto­ so di 'dnj nel periodo coperto dai libri
matico che proprio i profeti che ci rac­ dell‘A.T, {eccetto Daniele); ancor meno
contano come siano stati personalmen­ si può parlare di un progressivo passag­
te incaricati o chiamati da D io, cioè gio da un uso consapevole del suffisso
Isaia 1 (6,9), Amos (7,1^), Geremia (1, ad uno insignificante, automatico* Se è
io ), Ezechiele (2,3), Isaia 11 (48,16; lecito partire dalla premessa che il pre­
2 0,4}, amino usare la forma *dnj: que­ valente uso attuale è d e t e r m i n a n t e an-

che in bat lammì ii suffisso di *ammì abbia per­ glio ddJa signora’ (che è una dea)»,
duto il suo carattere peculiare, come ha fatto
'Zdonaj in 1 Reg„ 3,10 c EzJ dove sigili- w D alman 26.
fica ‘il Signore’ (d r. GB p.$) e già i KXX tradu­ ^ D a lm a n 34.
cono Adorni eoa kyrios. La stessa cosa è pos­
sibile nel nome proprio ug antico bn adty, ‘fi- 36 D a l m a n 30,
09 (*>69) ’à d ó ttio .m tm t) (r,7o) 140

che per quello originario, allora siamo quente di 'addnàj, si può affermare con
giustificati nelPespungere i pochi passi altrettanta o anche maggiore ragione
m cui è messo sulla bocca di Dio del Dalman che la maggior parte di que­
(4 volte in Ezechiele, 1 volta in G iob­ sti profeti sottolinea più di altri la som­
be) o si riscontra nella comune narra­ ma maestà di Jahvé e che l ’uso di 'add-
zione storica (3 volte nel Libro dei re): m j = 'il sommo Signore, il Signore uni­
rimane così attestato, se escludiamo D a­ versale, assoluto’ si adatta benìssimo al­
niele, un uso di 'dnj nel discorso uma­ la loro visione teologica. Neììa seconda
no rivolto a Dio o che tratta di Dio citazione sur riportata (Dalman 30) il
che è analogo a quello del profano *2dÓ* Dalman fa notare che Isaia, oìtre a dnjt
ni, anche se il peso dato al suffisso può usa 5 volte anche il semplice b'dwn e
variare d'intensità»27, lì riconoscimen­ altrove afferma {Dalman 74) che il sem­
to delPindebolimento del suffisso di plice b'dtvn avrebbe forse potuto avere
’dttj accennato alla fine di queste pa­ la stessa funzione di *dnj, Queste due
role è ripreso ancora una volta: *'anj osservazioni fanno apparire quanto mai
sembrò adatto a sostituire jhwh an­ naturale l'idea che *dnj significhi la me­
che perché nelTA.T. introduce cosi desima cosa di h'dwn, cioè *j| Signore*
spesso il nome sacro.,. Contemporanea­ nel senso di ‘Signore assoluto'. L'ulti­
mente bisogna supporre che ii signifi­ ma citazione (Daknan 74) dice poi, a
cato del suffisso andasse svanendo, non chiare parole, che il significato d à suf­
petché non lo si fosse conosciuto, ma fisso di *dnj non era più sentito netta*
perché si era più interessati ad espri­ mente e che 'dnj non era più usato per
mere ia fede nella signoria divina che dire 'mio Signore’ , ma ‘il Signore*. Dal-
il rapporto personale con D b : lo scrit­ man ha senza dubbio ragione quando
tore sacro non voleva indicare il suo intuisce che in alcuni passi 'adottai si­
Signore, bensì il Signore»2*, gnifica ‘il Signore assoluto*; solo, consi­
Queste citazioni dalle Studien del dera quest’accezione troppo tarda. In
Daknan servono, secondo l’ autore, a realtà questo significato non sta alla fi­
sostenere la tesi che la terminazione ne della storia di 'ftdónàjj ma al suo
-àj rappresenta un suffisso possessivo principio.
e che la forma Addnàj presuppone
sempre, in virtù di esso, un rapporto 4. Come il Dalman, anche il Baudis­
personale tra chi p ark e Jahvé, L ’espun­ sin nega che gli autori delTA,T\ abbia­
zione o ia modifica di E x, 1 ,5 , 1 7 ; Ez. no usato la forma ’adottaj e l ’attribuisce
r 3>9> *3>49i lo b 28,28, agli scribi posteriori che avrebbero vo­
da una parte, e di x Reg, 2,26; 22,6; luto introdurre cosi una distinzione tra
2 Reg. 19,23, dall'altra, rappresentano sfera sacra e profana: costoro avrebbe*
un arbitrio che non sarebbe stato ne­ ro limitato alla sfera profana le fot me
cessario se *&dònàj fosse stato conside­ 1àdonì ed ’addnaj, usate in precedenza
rato un nome con 1’afformati vo sostanti­ anche per D io, ed introdotto una forma
vale àj il quale significasse 4Signore uni­ particolare, appunto 'àdonàj, per chia­
versale*. Per quanto riguarda il partico­ mare Jahvé ‘Signore* o "Signore assolu­
lare tipo di rapporto tra 1 profeti Isaia to ^ essi avrebbero inoltre inserito arbi­
1, Amos, Geremia, Ezechiele, Isaia il e trariamente questa forma in molti pas­
Jahvé, e la spiegazione dei loro uso fre­ si, particolarmente di Ezechiele, A dif-

D a l m a n 74.
141 U f i ) làdén (O. Eissfeldt) (1 ,7 1 ) 142

fetenza del Dalman, dunque, il Baudis- possìbile, rifiutandolo decisamente. Egli


sin considera ‘originale* la forma 'adó­ afferma cosi; «Il significato 'mio Signo­
rni (dovuta a correzione di 'M oni o re1 non si adatta alla maggior parte, co­
*adonaj) soltanto quando è usata in una munque non alla totalità dei casi in cui
apostrofe a Dio, cioè come vocativo, Mona} è usato fuori del Pentateuco, che
mentre negli ah ti casi la term inatone se ne serve soltanto, o forse con un'uni­
ài non sarebbe un suffisso possessivo e ca eccezione, nelle apostrofi. Natural­
'addnàj non significherebbe ‘mio Signo­ mente il significato 'mio Signore' è sem­
re’; egli attribuisce anzi questi passi pre appropriato soltanto quando abbia­
ad un momento molto tardo della tra­ mo un indirizzo ed è soltanto nella mi­
dizione. Dice; «Per ora non tocchia­ nima parte degli altri casi che l'uso di
mo il problema se la pronuncia M o­ questo epiteto divino indica un partico­
na; vada considerata originale e come lare rapporto personale tra chi parla e
vada interpretata la terminazione ^ .V e ­ JaWé. Dalman,.. partendo dal presup­
dremo più tardi (11 patte, m cap., n ) posto che la terminazione di Mona; al­
che probabilmente questa forma è mol­ tro non potesse essere che un suffisso
to recente e presuppone una pronuncia pronominale, si è sforzato di dimostra­
adoni più antica,.. La terminazione àj re l'accettabilità del significato "mio Si­
può essere soltanto o suffisso pronomi­ gnore* per quasi tutti i passi Nei
nale di 1* persona singolare oppure un profeti il significato 'mio Signore* può
suffisso nominale che più tardi sembra andar bene in singoli casi, ma fidonàj
essere stato inteso, almeno in parte dai inteso come nome proprio significante
LXX, come suffisso pronominale» 29. Al­ §1 Signore1 va bene ovunque e lo stesso
trove egH sottolinea questa opinione co­ si può dire per l'uso di adonaj nei sal­
sì: «Dato che noi troviamo usato pres­ mi» n . Ed ancora: «fLe espunzioni del
so Ebrei e Fenici l'epiteto divino àdòn Dalman non riescono minimamente a
talora con chiari suffissi pronominali>e provare per tutti i passi quella che egli
chc anche la terminazione àj potrebbe considera Tunica possibile interpretazio­
essere un tale suffisso, mi sembra che ne del nome. Nella stragrande maggio­
tutto tenda a provate che la terminazio­ ranza dei passi è indispensabile, secon­
ne non possa essere altro, D'altra par­ do me, considerate adonaj un nome
te è chiaro che è avvenuta una varia­ proprio significante 'il Signore', cioè il
zione semantica della forma adonaj e Signore per antonomasia, così che o la
non è possibile intendere questa unita­ terminazione non è un suffisso prono­
riamente, come fa il Dalman* Ó la ter­ minale o ha perso questo suo valore
minazione è un affisso nominale, che fu specifico.., In 2 Reg. 19,23 ( = Is. 37,
più tardi interpretato come suffisso pro­ 24) il nostro testo presenta la forma
nominale, oppure è vero il contrario»30. adonaj: con questo termine Isaia non
Conformemente a questa sua posizione, vuole certo mettere in evidenza che
il Baudissin esamina il tentativo del l ’Assiro ha offeso il suo personale Si­
Dalman di interpretare ad ogni costo gnore; in conformità con il precedente
addnàj come 'mio Signore* o di elimi­ solenne riferimento al Santo d ’Israele
nare come secondari quei passi dove cui sono in realtà diretti gPinsulti e le
questo significato è assolutamente im­ bestemmie di* Sennacherib, il profeta

29 - » B a u d is s in t 482 s. 3Ì —►B a u d is s in ii t 8.

M -► B a u d i s s i n 1131. 32 B a u d is s in ii 22.
*43 0 ,7 * ) 'M éttiO. Emfcldt) (*>73) *44

vuole precisare che il sovrano assiro ha di persone del cui stato di salute essi
oltraggiato e insultato il sommo Signo­ s’informano, e vanno quindi tradotti,
re»*, più o meno, «qui, tutti qui» e «lì, tutti
lì, costì» %
I testi di Ugarit hanno gettato nuo­ Come l'affornativo -àj comporta nei
va luce su molti fenomeni lessicali e testi ugaritici succitati un rafforzamen­
grammaticali deirA .T . Per quanto ri­ to del significato della parola di base e
guarda 11 nostro problema particolare, non ha niente a che fare con un suffisso
si tratta della terminazione ugaritica -àj, possessivo, così anche la terminazione
pronunciata sicuramente con una à lun­ di ’addnàj, che è naturalmente un affer­
ga: tale terminazione esprime un raf­ mativo nominale, rafforza il significato
forzamento della parola di base cui vie­ della parola di base 'àdón facendola pas­
ne affissa. Questa terminazione ugaritica sare da 'signore' a 'sommo signore'. Ciò
'■àf sì lascia accostare alla sillaba finale non toglie, però, che bisogni tener con­
di ’Monàj e permette di contribuire in to anche della possibilità, prospettata
modo notevole alia spiegazione di 'ado­ dal Dalman, dal Baudissin e da altri,
tta}, Ricordiamo solo due esempi. In un che laddove alcuni passi leggono oggi
testo34 che racconta l ’aspra lotta tra gii 'addnàj negl’indirizzi a Jahvé, il testo
dèi Baal e Tarn leggiamo (riga 5); Vrs leggesse in origine 'M oni o *adonaj (plu­
jpl Hnj wl'pr mn'u «a terra cade il rale di maestà); p, es,, Gen. i$ ,z t dove
potentissimo e nelia polvere il fortissi­ Abramo chiede a Jahvc; «Mio Signore,
mo», Il secondo testo35 che contiene pa­ Jahvé, che cosa mi darai?» {'dnj jhwh
role terminanti in -àj è una lettera di mh-ttn4j) oppure E *. 4,10, dove Mosè
18 righe indirizzata da Talmaian e dice a Jahvé: «Di grazia, mio Signore,
Àhatmelek aHa madre, loro signora io non sono un uomo di parole» (bj
[lìmj ’dtnj)', dopo i soliti convenevoli 'dnj V *js dbrjm *nkj); nó va scartata
e saluti (righe 1-9), la ietterà continua l ’ipotesi che le forme 'adóni e 'Mona},
(righe io-rS): kmnj *mnj kit mid Um «mio Signore», riferite a Dio, siano sta­
w'p 'nk nht tmnj lm 'dtnj mnm Hm rgm te secondariamente cambiate in Addnàj
tttb Vbdk, «qui, da noi» tutto va moko in seguito ai la tendenza ad usarle sol­
bene ed io godo della tranquillità. Lì, tanto per la sfera profana, riservando
dalla nostra signora, va tutto bene? Ri­ esclusivamente per Jahvé la forma 'odo-
spondi al tuo servo». Entrambi i testi nàj, «sommo Signore», Infatti persino
mostrano ia terminazione -àf chc com­ nell’espressione *dnj *lhj (Ps, 38,16),
porta un rafforzamento della parola ba­ dove Ibj, «mio Dio» segue immediata­
se: nel prtmo racconto Unj e ‘zmnj, mente Jdnj «sommo Signore» e sem­
che vengono così a significare al?incirca brerebbe quindi suggerire come ovvia
«il sommamente potente» e il «som­ la traduzione «mio Signore» (interpre­
mamente forte»; nella lettera hnnf e tando cioè la terminazione come suf­
tmnj, che indicano nei senso più ampio fisso pronominale), 'addnàj { = sommo
tutto l ’ambiente che il mittente presup­ Signore) può senz’altro essere interpre­
pone interessi i destinatari e la cerchia tato come «mio sommo Signore»: il

—>Baudissin n 19 s. Similmente L, D elekaT, Asyiìe und Schutx-


orakel am Zionhelìgtum. Bine Untersuchung
M H e h jù h f ji z ( i i i AB) iv. zu dert prwaten Veinàpadmen (1967) 369
35 HEtKDNER^I. n. 6,
’àdón (O. Eissfeldt) (1,74) *4^

rapporto particolare dell’orante con Dio L ’Efesto di Ugarit ha un nome doppio,


non va cioè necessariamente perduto se ktr wfess, «l’Abile c Assennato», e que­
questi c chiamato «sommo Signore». sti due elementi compaiono gencralmen^
Quando un uomo indirizza un discorso te accoppiati proprio cosi; ad es. 'far
od una preghiera a Dio chiamandolo jmgj ktr wfass) «poi venne ktr w ^ ss^ \
«sommo Signore», il suo stretto rap' poche righe prima nello stesso testo ktr
porto con Dio vi è incluso, tanto è veto whss appaiono invece in due stichi pa­
che i LXX spesso non traducono 'fidomj ralleli, dove il soggetto è Dan’ih hlk ktr
xupió<; p/5u, ma semplicemente Hvpww;: k fn w fn tdrq fass, «vede sicuramente
essi sentono quindi espressa nelTapo- la venuta di ktrf vede il rapido soprag*
sttofe ‘Signore’ anche l ’idea che Dio è giungere di {righe io - ii) . Abbia­
il Signote dell’orante. Nonostante tutto mo il medesimo fenomeno in testi che
quanto abbiamo detto, sembra necessa­ si riferiscono alia dea lunare di Ugarit.
rio ipotizzare una correzione secondaria Una volta 33 i suoi due nomi si seguono
di Adotti o 'adotta? in yàdonàj per tutti nelì’ordine ìb nkl, un’altra35 nell'ordi­
quei casi in cui la forma 'Mònaj del ne inverso nkl wìb e, poche righe dopo,
$.M, sembra richiedere assolutamente il in due stkhi successivi; tn nkl jrfr itrfj
significato enfatico «mio Signore», Ciò ib t «da nklf jrfy vuole comprare la
non toglie comunque che la stragrande (righe 17-18). Alla divisione dei due
maggioranza dei passi richieda che 'ado­ nomi della dea in due stichi diversi cor­
tta] sia interpretato come nome proprio risponde, come mostra il testo di jBx.
significante «sommo Signore». Il Bau­ 1^,17 riportato sopra col. 137), la
dissin (—> nr 30) ha quindi ragione divisione di jhwh ed 'dnj in due sti-
quando* criticando il Dalman, accerta il chi paralleli. Ora il canto dì Mosè per
mutamento semantico di 'adottai in la morte degli Egiziani tra i flutti del
«sommo Signore» connesso con la cor­ mare tramandato in Ex. i$>i- 19 è cer­
rezione di 'àddnt o ’àdónaì> «mio Si­ tamente una delle parti più antiche del-
gnore». Questo muta mento} come ab­ Ì'A.T, Anche se non va forse datato nel
biamo visto più sopra (—> col, 140), è x m sec. a,C. ma alla prima metà del
ammesso anche dal Dalman, che però lo x sec., pure il canto dimostra che co­
pone tardi, troppo tardi. me nome di Jahvé ”àdónàj — 'sommo Si­
I testi ugaritici ci offrono ancora un gnore* (il significato ‘ mio Signore* qui
altro fenomeno che può aiutarci effica­ sarebbe del tutto fuori di luogo) è mol­
cemente a risolvere il problema del to antico. Né il fatto, addotto dal Dal­
significato e delPetà del nome divino man a sostegno della propria tesi, che
’àdomj. Abbiamo già notato che i nomi molti manoscritti ebraici ed il Pentateu­
Jahvé e Adonai sono spesso accoppiati co samaritano leggono jhwh invece di
nell'espressione ’Sdótiaj Jahvé o, molto ’dnj, né l’osservazione del Dalman che
più di rado, jahvé 'adorni>talora essi si qui ’dnj sarebbe spurio, riescono ad in­
trovano invece in due stichi paralleli. taccare l ’indubbia autenticità del no­
Questa disposizione si riscontra anche stro termine. Che sia spurio, è invece
nei testi ugaritici per divinità che han­ tanto meno probabile in quanto i due
no nomi doppi. Riportiamo due esempi. passi di Ex, 23,17 e Ex. 34,23 (che an-

37 Hekdnek 17 (11D) V 25*6. * Hekdne* 24<NK) J.


41 Com e ALBKiGtrr, Yaktoeh
pto p o n c W .F ,
» HEKQNER 166,47-48. and tbe Gods of Canaan (1968) 10.23,39.38.
147 'àdón (O, Eissfeldt) 0,75 >*48

che ìì Dalman considera molto antichi anche una data abbastanza alta, a con­
e sono più o meno dell’età di Ex. 15,17} ferma delle conclusioni tratte da Ex, 1 j ,
che prescrivono a tutti gii uomini d 'I­ 17: infatti i passi profetici succitati ri­
sraele di comparire tre volte l'anno da­ salgono ai sec, vn r a.C. e quelli dei sal­
vanti al Signore Jahvé {h'dwn jhwh)t mi possono esser considerati contem­
usano per Jahvé l'epiteto h'dwn (‘il poranei o ancora più antichi dei primi.
Signore*), che equivale a chiamare Jah­ ■ /
vé 'dnj, cioè 'sommo Signote*: Tuni­ 6. Tanto ii Dalman che il Baudissin
ca differenza è che h'dwn ha Parti- riconoscono che nella forma ’addnàj
colo determinativo hà~ prefisso, mentre {che, ricordiamo, secondo loro significa­
"dnj ha per suffisso tm fo r m a tiv o -àj va in origine 'mio Signore") si è persa
esprimente uno stato enfatico. Oltre ad gradualmente la funzione della termi­
Ex, 15,17 i seguenti passi hanno *dnj e nazione come suffisso pronominale, e
jhwh in stichi paralleli: Is. 3,17; w§ph suppongono quindi, come abbiamo v i­
1dnj qdqd hnwi sjwn wjhwh pihn jtrh) sto più sopra, d ie la modificazione di
«Adonai renderà tignoso il cranio delle radoni ed *adonaj in 1adonàj {e quindi
figlie di Sion e Jahvé svelerà ia loro ver­ il passaggio semantico da ‘mio Signore’
gogna»; Is. 49,141 . wt'mr sjwn fzhnj a ‘Signore’ } sìa avvenuta molto tardi,
jhwh wydnj Jikbnf, «e Sion disse; Jahvé anzi in un periodo in cui il testo del*
mi ha lasciato e Adonai mi ha dimen­ 1A .T . era stato già fissato t gli ‘scribi’
ticato»; Mich. 1,2 Aix tvjhj jhwh hkm seriori, o 'roasoreti’, potevano al mas­
i d *dnj mhjkl qdlw } «e Jahvé sia testi­ simo apportare correzioni minori, come
mone contro voi, Adonai dal suo santo appunto la correzione di 'adoni o 'adò-
tempio»; Ps. 30,9; ’ljk jhwh *qr* w% naj in Tadonàj. In realtà la terminazione
Idnj ’tbnn, «a te, Jahvé, grido e ad Ado­ -ij di *adonàj non è mai stata un suffis­
nai rivolgo la mia supplica»; Ps. 35,22; so pronominale, ma è stata piuttosto fin
r'jth jhwh 'Lthr$ ’id nj H-trhq mmnj, «tu dall’inizio un afformativo nominale con­
Thai visto, o Jahvé: non tacere! Ado­ ferente ai nome di base uno stato enfa­
nai, non essermi lontano»; Ps. 38,16^: tico e quindi ad *adonaj il significato
kj-lk jhwh hwhttj ’tb fn h dnj Hhj, ‘sommo Signore’, 'Signore supremo' o
«poiché, Jahvé, io confido in te: tu mi simili. Non ci sono pertanto difficoltà in­
ascolti, Adonai, mio Dio»; Ps. 130,1-2: superabili che possano impedire Tipo­
mm'mqjm qr'tjk jhwh Jdnj sm'h hqwlj, tesi che il nome ’adonaj sia tanto antico
«dal profondo io grido a te, Jahvé! A ­ quanto gl'ini zi del culto di Jahvé in
donai, ascolta ia mia voce»; Ps. 130,3: Israele. Infatti la divina proibizione fat­
1m-wnwt ismr-jb *dnj ntj j'tnd, «se tu ta ad Israele (cfr,, p. es,, Ex. 34,14} di
osservi i peccati, Jah, Adonai, chi può adorare altre divinità oltre Jahvé e la
resistere?». sua motivazione {Jahvé è un Dio gelo­
Va da sé che nei passi succitati l Jau- so) possono risalire benissimo, per la lo­
temicità di *dnj è dimostrata proprio ro sostanza, all’età di Mosè. Altrimenti
dal parallelismo poetico, ma dovrebbe si potrebbe collocare l'introduzione del
essere ormai accertato anche che 'dnj nome 1adonàj, ‘Signore supremo1, ver­
non significa 'mio Signore’, ma 'sommo so la fine del sec, x m a,C. quando il
Signore’, Così per ’dnj = 'sommo Si­ santuario di Silo ebbe una grandissi­
gnore' o ‘Signore supremo* otteniamo ma importanza cultuaìe-religiosa e creò

41. Il primo ’dnj è certamente da espungere. 43 *dnj non va né espunto né mutato in jhwh.
'àdóu (O. Eissfeldt) (it?6) tyo

ii solenne predicato jhwh sb'wt fèb sto Adonai è spesso accompagnato da


ft bkrbjm, «Jahvé Sabaot che siede predicati come Sabaot, che mettono in
in trono sopra i cherubini» (e chc si:
un risalto ancora maggiore la somma
gnifica sostanzialmente lo stesso che
iaddnàj; —> sb'wt), oppure tre o quat­ dignità di questo Signore supremo e le
tro secoli più tardi, quando Ella po­ conferiscono pertanto forza. V a inoltre
se Israele davanti alla scelta radica­
notato chc Amos, Isaia ed Ezechiele,
le tra Jahvé e Baal (/ Reg. iS ^ r ) , esi­
gendo dal popolo un atteggiamento con­ tre profeti che mettono in particolare
forme alla comprensione di Jahvé come evidenza t'eccelsa maestà del loro Dio,
Signore supremo ed unico. Come molti usano più spesso di altri Adonai insie­
profeti* a cominciare da Amos* con la
loro predicazione hanno dato forza e me con tali predicati di onnipotenza di­
realtà alla suprema signoria di Jahvé vina, Mentre fin verso il 300 a.C, i no­
espressa dal nome «sommo Signore», mi divini Jahvé e Adonai avevano al­
così può essere che anche riforme cui-
meno in una certa misura, nonostante
Inali più antiche si siano tifatte al no­
me Adonai, !Jenorme differenza statistica (nell'odier­
no testo delPA.T, abbiamo jhwh oltre
7, Se si volesse tracciate uno schizzo 6700 volle, ’àdonàj circa 450), pari di­
delia storia dell’uso del nome divino gnità, stando uno accanto all'altro, da
Adonai nell'A.T, otterremmo un risul­ questo momento in poi Adonai comin­
tato del genere. Il canto di Mosè (Ex, cia a superare il nome divino Jahvé e lo
15,1*e9), ed altri testi provanp l ’uso di soppianta del tutto nell’enunciazione c
Adonai per là prima metà del sec, X nel le espre ss ioni orali : il te trag ramm a
a.C.j o anche prima. Sicura è la data­ consonantico jhwh viene pronunciato
zione nell’ultimo terzo del sec, v m di ’Sddndj o, se prima di jhwh c'è già 'dnj,
Adonai usato in parallelismo con Jahvé, 'elobtm e vocalizzato jfhòwjl o 'fhdwìh.
particolarmente in h . 3,1; e Mich. 1,2 e In quel tempo il Libro delle Cronache
poi anche nei salmi succitati (—► col. sostituisce molje volte il nome jhwht
147) che almeno in parte sono contem­ usato nel Libro dei Re, che, rappresenta
poranei di Isaia e Michea o anche più ia sua fonte principale, con 'lhjm\ una
t
antichi. Una parte dei profeti scrittori cosa simile avviene nei Ps. 42-87, Il Li­
usa Adonai frequentemente, soprat* bro di Ester non contiene il nome di
tutto nelle introduzioni degli oraco­ Dio, ma presenta la perifrasi «altro luo­
li divini*3 o nelle conclusioni44, A go» ,, mqwm ’hr (4,14). L'Ecclesiaste
questo proposito va ricordato che que­ usa solo ’lhjmt mentre Daniele45 pre­

*3 P, es.. Am. 3,11: kh ’mr 'dnj jhwb, «così colo di Adonai Jahvé Sabaot».
parìa Adonai JaLvé», ^ N ort considerando Wrt/ in 1,2 ed i nume­
rosi jb w b e ’dnf del cap. 9 che è in gran par­
** P. es., II. 3,15: n'm 'dnj jhwh ib'wt, «ora* te spuria.
0 ,77) 'ààòn (O, Eissfeldt) (i,7 ;} x s i

senta soltanto 'Ibjm e la forma aramaica vuti agli autori dei Jibri biblici, ma deb­
analoga *lh\ Secondo il Dalman il no­ bano essere attribuiti ai masoreti suc­
me Jahvé avrebbe cominciato a passare cessivi. La maggioranza dì quegli esem­
in secondo piano verso il 300 a.C, e nel pi risale piuttosto al tempo in cui fu­
11 sec, a.C. sarebbe già stata conclusa la rono redatti i libri biblici; soltanto per
sostituzione dì jhwh con *dnj od *lbjm) pochi di essi *, ossia per quei passi chc
ii Baudissin, invece, sostiene che ii ni­ contenevano un indirizzo a Jahvé invo­
pote del Siracide (verso il 132 a.C,) cato come fadóni o Addnàj ( = mio Si­
non conosce ancora ia sostituzione di gnore), può essere avanzata l'ipotesi che
Jahvé con Adonai, Se, come abbiamo la forma 1adonàj rappresenti una sosti­
cercato di mostrare in precedenza, l'u­ tuzione delle forme 1adoni e 'adóna?, do­
so del nome divino Adonai (’dnj) per vuta alla riluttanza di scribi posteriori
Jahvé è molto antico, essendo atte­ ad associare queste espressioni a Jahvé,
stato perlomeno per la prima metà del preferendo essi usare invece quel predi­
x sec. a.C., allora anche la dibattutissi­ cato che sapevano ricorrere, nell’accezio­
ma questione se la traduzione xupiot;/ ne di 'Signore supremo*, in molti testi
xupió<; jJiou dei LXX sìa dovuta ad antichi. Anche altrove si può notare la
Adonai {idnj)t oppure se abbia forni­ tendenza, perdurante fino ai nostri gior­
to il modello per leggere il telegram ­ ni, a distinguere, mediante una partico­
ma jhwh come ‘Adonai1, va risolta nel lare pronuncia o grafia, i nomina sacra
senso della prima alternativa, anche se dai nomi profani.
la scelta di xO(ho<; può essere stata fa­ Non è possibile fissare con precisione
vorita o facilitata dal fatto che in tut­ ii momento in cui avvenne la suddetta
to l'ellenismo e neH’eilenismo orientale sostituzione di 'adoni e ’Uddnaj con
in particolare itupio^ era un predicato ’Mottaj nelle apostrofi a Jahvé o l’ag­
divino quanto mai diffuso. È chiaro e giunta, in casi particolari, di ’d n j tan­
assodato che i nomi Domìnus, Lord, to più che i LXX e le altre antiche tra­
Seigneur, Herry Signore, e tutti gli altri duzioni d eìT A T , non ci possono aiutare
analoghi nomi del Dio biblico derivano a rispondere a questo interrogativo. È
immediatamente o mediatamente da A ­ possibile soltanto immaginare che que­
donai. Non è quindi affatto vero che sti processi siano connessi con la sosti­
gli esempi di *dnj} o anche solo la mag­ tuzione della pronuncia del tetragtam-
gioranza di tali esempi, non siano do­ ma jhwh mediante 'ctdònàj, che si ve-

w Sensta contare i casi in cui 'dnj è stato ag­ Sempre ammettendo che una tuia aggiunta
giunto ed altri predicati di Jahvé già esistei sia effettivamente avvenuta e la forma ’&dó-
ti nel testo. rtàj non debba quindi esser considerata auten­
tica e originaria.
*53 (*>78) 'addir (G, Ahlsttom) {1*7B) 154

rifìcò verso it 300 a.C* Comunque U tamente la sfera sacra da quella profa­
ripugnanza, manifestatasi in questo pe­ na, Per quanto riguarda i processi lin­
riodo , a pronunciare, anzi persino ad u­ guistici suesposti non è possibile fare
sare il nome divino Jahvé e il ricorso altro che supposizioni e ipotesi; ma, dal
alle vocali di 'dnj per vocalizzare nella momento che l ’epiteto o it nome divi­
scrittura le consonanti jbwb** hanno no }dnj può essere considerato autenti­
Favorito moltissimo e il valore e la di­ co ed antico molto più di quanto si
gnità e l ’uso dei nome divino 'dnj. Non sia pensato, i problemi di questo gene­
fa quindi meraviglia che esso abbia co­ re perdono molta dell Importanza che
minciato ad essere preferito a Jahvé, fu attribuita loro in precedenza. Daìie
ed è probabile che esso sia stato in­ animate discussioni del passato, che non
serito secondariamente in passi che già hanno fornito alcuna soluzione soddi­
parlavano della maestà di Dio* p. es,, sfacente, va forse tratta la lezione che
nelle formule introduttive (kh-mr) e non bisogna confondere ulteriormente
conclusive {n'm) degli oracoli profeti­ i uso di chiamare Jahvé col titolo di
ci, È anche possìbile che si siano ab­ *dnj, ‘Signore supremo', con la sostitu­
bandonate le precedenti forme d'indi­ zione del primo ad opera dell'altro. In­
rizzo a Jahvé ("adoni e 'adonaj) prefe­ fatti quello è di almeno 500 anni più
rendo ad esse 'Monajt «supremo Signo­ antico di questo, che ha iniziato ad es­
re»-f tanto più che in questo modo ai sere usato e ad affermarsi soltanto ver­
soddisfaceva la tendenza a separare net­ so il 300 a.C. o anche più tardi.
O . E is s f e l d t

rv$K 'addir, ’adderei

S o m m a aro; dice *dr è di origine semitica occiden­


1. Questioni generali, tale e significa fondamentalmente esse­
a, 'addimeli'A.T. re esteso > essere potente. Nelle iscrizio­
ni fenicie ricorre il verbo che significa
essere grande, potente (soggetto: un
1. Questioni generali
popolo) oppure dominare (costruito con
Per quanto possiamo giudicare, la ra- ‘0; al pi'el significa render grande, glo-

4fi La sostituzione delle vocali è avvenuta con Viva composto, nel nostro caso batef palahz
una loia eccezione, richiesta dalla diflerenza abbiamo così da una parte 1Mnf e dall’altra
tra le consonanti 'aìef e jad: jod può avere fkwk.
uno ì'iva mobile, richiede invece uno
1 55 (r 7 ?)
'addir {G, Ahlstrikn) 0,79) 156

rificare (detto del re, degli d è i1), L ’ag­ de» (jgdjl) e «glorificherà» ( = «dimo­
gettivo è attestato tanto in iscrizioni fe­ strerà gloriosa»)5 la sua Torà; Ecclus
nìcie che puniche col significato grande,
36,7: con riferimento alla mano ed al
patrntèi è riferito a dèi, re, nazioni,
forza, pioggia, ecc., oppure è un attri­ braccio di Jahv^, in parallelismo con
buto specifico di vari potentati. La pre­ ‘ forte’ ; indica dunque l ’azione potente
senta della radice, come aggettivo, è di Jahvé,
documentata anche in ugaritico: l’ag­
gettivo è riferito ai diversi materiali del­ Il sostantivo 'adderei può significare
l ’arco di À q h at1, a im territorio este­ potenza, gloria, onore6, ma anche man­
s o 3, ed una volta ai signorotti4. Al fem­ tello {Ios. 7 , 2 1 .2 4 ), soprattutto un man*
minile 'drt è usato per indicare una no­
tello prezioso* regale (p, es., loft. 3,6),
bile signora (cioè non una concubina) e
forse una volta Àstarte. o il mantello di un profeta (rile g . 19,
13.19; 2 Reg. 2,8.13; Zacb. 13,4), Que­
2. ’addìr nelVA.T| st'uso del vocabolo non è determinato
In ebraico ìa radice ’dr è attestata forse soltanto dall’idea di potenza e di
solo raramente come verbo. In Ex. 15, forza, ma anche dal fatto che il man­
11 Jahvé è chiamato n’dr bqdlì vale a tello è ampio e grande.
dire «potente, esaltato in santità^ (o I/aggettivo ’addtr non è legato ad al­
«nel santuario»): il contesto d fa ca­ cun ambito particolare. L ’acqua del Mar
pire che si vuole presentare Jahvé come Rosso in cui periscono gli Egiziani è
il Dio incomparabile e potente. Il 'd)r (Ex, 13,10} e tale è anche il mare
braccio di Jahvé è «glorioso in forza» con le sue onde, che viene domato da
(n'drj bkf>: Ex. 15,6), con riferimento Jahvé re {Ps. 93,4). In entrambi i casi
per sineddoche alla forza e potenza di c'b un riferimento implicito alla violen­
Dìo, Dio è gloriosamente (n'dr) magni­ za delle acque primordiali. Non è certo
fico (Ecclus 4 3,11; detto di Dio, a prò’ a ib i trario scorgere associazioni simili
posito ddl'arccbateno da lui creato). Si anche in Is. 33,21 (le grandi navi che
legge anche che il ricordo di qualcuno solcano il mare), In altri casi è presente
dovrà essere 'esaltato* o ‘ tenuto in ono­ anche l'idea di magnificenza e gloria, co­
re’ {fd r : Ecclus 49,13). I/ h if il ricorre me quando un grande cedro è detto fdjr
due volte; Is. 42,21: Jahvé «farà gran» (Ez. 17^23; cfr. anche Zacb. 11,21 ai­

'addir ' ‘

G . A h ls ts ò m , 'dr. V T ty (1967) %7* secondo altri si tratta di biche 0 cedri.


1 Esem pi ili JÉÀN-HoP'rijZEK. e D onner -R ò l - 5 Setondo Weste&mann {A T D 19) ad L si
lig, tratta di un'aggiunta.
3 HÌEIU>NSR 17 {ri D ) VT 20-22. 6 Ez. 1 7 ,8: detto della vite, simbolo d'Israe­
1 ÌÌERDNfcR i É ( n K ) i 8; n 108. le; Zach. 11,3: m parallelismo con —* g’tvtt,
4 Hekdner 17 (ri D) v 7: «gli yàrm nell'aia» : con riferimento alla vegetazione lussureggian­
così il GsK&NFnìLD: Z A W 73 (1961) 227 te che viene devastata.
i^ 7 (i,8o) *addir (G . Ahlstrdm) (1,80) 158
* i.

beri magnifici). In Ez. 32,18 ’djrjm è come attributo anche in 1 Sam, 4,8, do­
attributo anche dei ‘popoli', se si acco­ ve i Filistei esclamano atterriti: «Chi ci
glie la vocalizzazione masoretica: le na­ salverà dalla mano di questi dèi potenti
zioni potenti devono scendere nelle re­ (’lhjm ’djrjm)}». L ’elemento sconosciu­
gioni sotterranee. to del tremendo ‘Olimpo israelitico’
Potenza e splendore sono anche at­ è espresso qui col plurale per analogia
tribuiti a uomini che hanno raggiunto con la concezione politeista dei Filistei.
una determinata posizione, Così, p. es., Jahvé è il potente Cdjr)} più potente del
i grandi re vinti da Jahvé sono chiamati «monte della preda» (Pj. 76,5)® e dei
’djrjm (Ps. 136,18) ed il salvatore re­ violenti marosi (Ps. 93,4). Col suo sof­
gale che deve venire è detto «suo prin­ fio egli può domare la minacciosa po­
cipe» (’djr: Ier. 30,21: parallelo a mtosl tenza del mare che insidia la vita (Ex.
= ‘sovrano’ ). I principi e i nobili sono 15,10): }djr è qui strettamente asso­
anche chiamati ’djr{Ier. 14,3; 25,34 ss.; ciato alla creazione ed alla redenzione
cfr, ÌW .5, 13.25; Nab.2,6; Nehem.j,,5] (motivo del mare primordiale). Il me­
10,30; 2 Par. 23,20). In questo conte­ desimo motivo è presente anche in Is.
sto ’djr può essere in parallelismo con 33,21 ove la forza salvifica di Jahvé è
gbwr (Iud. 5,13). paragonata a fiumi impetuosi. Inoltre
Potenza e splendore sono però i se­ Jahvé è il violento ( ’djr) che abbatte i
gni caratteristici del mondo divino: ab­ boschi del Libano (Is. 10,34). Ciò che
biamo così che ’djr è usato soprattut­ si dice di Jahvé si dice anche del suo
to con riferimento a Dio. In un passo nome, ’djr su tutta la terra (Ps, 8,2.10),
oscuro (Ps. 16,3) ’djr si riferisce ai ‘san­ con un implicito riferimento alla sua
ti’ ; ma è incerto se si tratta di esse­ potenza creatrice.
ri umani. Se si tratta di divinità (di­ Possiamo quindi concludere che nel­
verse da Jahvé), il testo deve essere la maggior parte dei casi ’djr è associa­
allora modificato così da significare che to all’opera cosmologica di Jahvé ed
esse non sono degne della venerazione alle sue azioni sovrumane. Da qui de­
del Salmista. Questa ipotesi è molto riva poi il significato collaterale glorio­
probabile perché qdw l è prevalente­ so, magnifico (Ps. 76,3: in parallelismo
mente associato con D io 7, ’djr è usato con n’wr = splendente).
G , A h lstròm

7 Cfr. i commentari ad l. 8 Cfr. i commentari ad l.


159 (xj8i) 'àdàm (F, Maass) (1,82) 160

D lK 'àdàm
T T

Sommario: I. SIGNIFICATO, USO ED ETIMOLOGIA DI


I. Significato, uso ed etimologia di 'dm. *idm
II. ’dm »e//'AT.
I li, L ’antropologia dell’A.T, r. *dm significa uomo o, come nome

*àdàm
M . B ià , The Theology of thè Biblical Crea- P orter , The Legai Aspects of thè Concepì
tìon Epic ~ SEÀ 28-29 (1963/64) 9-38; N.P. of 'Corporate Personalità in thè O.T.i V T
B r a t sio t is , nfS-^X'h, sin Beitrag tur Erfor- 15 (1 9 6 5 ) 361-380; H .W . R obinson , The
schung der Sprache und Theologìe der Sep- Hebreto Conception of Corporate Personalìty
tuaginta = VTS 15 (1965) 58-89; Id., *Av- = BZAW 66 (1 9 3 6 ) 49-62; A . S afran , La
ftptoitoXoyia t t k llaX . ÀiafrrjxT)^ 1 (Atene conception juive de l’homme: RThPh 98
1967); J.S. C roatto , Nota de antropologia (1 9 6 5 ) 193-207; O . S ander, Leib-Seele-Dua-
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seine Nachkommen (1962); K. G allino , Das (1 9 5 8 ); W , S c h m id t , Anthropologische Be-
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1962, London 1968); H. G oeke , Das Men- (1 9 6 9 ) 1-15; F J , S tendebach , Theologische
schenbild der tndividuellen Klagelieder. Ein Anthropologie des Jahwisten, diss. dattilo­
Beitrag zur alttestamentlichen Anthropologie, scritta Bonn (1 9 7 0 ); F . S t ie r , art. ‘Adam’ :
diss. dattiloscritta Bonn (1970); F.C. G rant , Handbuch theol. Grundbegriffe, ed. H. F r ie s
Psychological Study of thè Bible'. Numen S 1 (1 9 6 2 ) 13-25; F . V attioni , L ’albero della
15 (1968) 107-124; J. H e m p e l , Goti und vita: Augustinianum 7 (1 9 6 7 ) 133-144; L.
Mensch im A.T. = BW ANT 111 2 1926 W ach te r , Der Tod im A.T. (1 9 6 7 ); I d., Er-
(2i936); I d., Das Ethos des A.T. (2i9é4); A. fullung des Lebens nach dem A.T.: ZZ 22
R . J ohnson, The Vitality of thè Individuai (1 9 6 8 ) 284-292; G . W h it f ie l d , God and
in thè Thought of Ancient Israel (Cardiff Man in thè O .T, (London 1 9 4 9 ); H . W ild -
21964); C. K e ll e r , Leib, Seele, Geist: eine b e r g e r , Das Abbild Gottes, Gen. 1,26-30:
Skizze der b'tbl. Psychologie: Beitr, zur Psy- ThZ 21 (1 9 6 5 ) 245-259.481-501; W. Zim-
chiatrie und Seelsorge 9 (1968) 2-7; L, K òh ­ m e r l i , Das Menschenbild des A.T. (1 9 4 9 );
l e r , Der hebràische Mensch (1953); H. L a m - I d,, Was ist der Mensch?, Gott. Univ.reden
parter , Das biblische Menschenbild (1956); 44 (1 9 6 4 ); I d., Der Mensch und seine Hoff-
C. L attey , Vicarious Solidarìty in thè O.T.: nung nach den Aussagen des A.T.: Studia
V T 1 (1951) 267-274; O , L oretz , Die Got- Biblica et Semitica, Festschrift Vriezen (1 9 6 6 )
tebenbildlickkeit des Menschen (1967); ap­ 3 89-403; I d., Der Mensch und seine Hoff-
pendice: E. H ornung, Der Mensch als 'Bild nung (1 9 6 8 ).
Gottes* in Àgypten, 123-156; O . L oretz , P e r 1 2-4:
Schopfung und Mythos... (1968); E. L u s s i e r , F.M. T h . d e L iagre B òhl , Das Menschen­
Adam in Gen. 1,1-4,24: CBQ 18 (1956) 137­ bild in babyloniscber Schau: Numen S 2
139; H.P. M u lle r , Mann und Frau im Wan- (1 9 5 5 ) 28-48; P. D horme, La religion assyro-
del der Wirklichkeitserfahrung Israels: ZR G G babylonienne (Paris 1910) 180-206; S. Mo-
17 (1965) 1-19; H, van O yen , Ethik des A. r e n z , Àgyptische Religion ( i9 6 0 ) 49-52.1 92;
T. (1967); J. P edersen , Israel 1-11 (1926, Id., Gott und Mensch im alten Àgypten
31954); N. P errin , The Son of Man in An­ {1964); E. O tto, Gott und Mensch = AH AW
cient Judaism and Primitive Christianity: 1 9 6 4 ,1 ; J . Sainte -Fare G arnot, Uanthropo­
BiblRes 11 (1966) 17-28; G. P idoux , L ’hom- logie de l'Egypte ancienne: NumenS 2 (195 5)
me dans l'A.T. (NeuchStel-Paris 1953); J.R. 14-27.
I6t (1*82) 'adèrti (R Maass) {1,82) 162

proprio, Adamo {Gen. 4,25; 1 ad *adàmà e ,àdomì cioè adamàtu ( =


Par. r*i; GeseniuS'Kautzsch §§ 125&.). terra scura, rossa) e adatftu ( = sangue
In prosa il sostantivo è usato general­ rosso*, abito rosso), Taccadico non co­
mente con l'articolo, in poesia senza nosce il nostro vocabolo nell’accezione
(Gesenius-Kautzsch § 126 h); rtella stra­ 'uomo* umanità’ 4. All'ebraico 'dm cor­
grande maggioranza dei casi ha valore risponde Paccadko awtlumì più tardi
collettivo e significa la specie umana* am t(è)luj che appare anche in ittita
come il latino homo e il tedesco der {accanto all’ ittita antuhìa) come eso~
Mensch (GeseniusJKautzsch § 126 m}: tismo5, fn aceadico il termine designa
può quindi essere tradotto umanità> gli ^individuo umano in quanto rappresen­
uomini. Nondimeno *dm Indica più vol­ tante della specie (per umanità abbia­
te un singolo individuo1; funge ancLe mo i termini atoìlùtum e amt(d)lHtu)>
da aggettivo { = umano) e da pronome l'uomo in contrapposizione agli dèi ed
indefinito { = qualcuno)2. Non ricorre agli animali, i cittadini o gli abitanti di
mai al plurale o in stato costrutto. una regione* il re {l’uomo di Esnunna,
soprattutto a Mari) ed anche uno schia­
2.Benché abbia i termini equivalenti vo (soprattutto a Nuzu). È possibile no-

Per n i a: detit>\ RHR 170 (1966) 117-126; A.M. Du-


D. Bar^h^lemy, Dteu et son ìmage. Bbau- baalEj Le péché originel dans t'Bcriture
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Gott mìt setnem Bbenbild. Umrisse etner bi- del pecado originai,..'. Burgense 8 (*967) 9­
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sie^elrt 1966); J. J e rv h ll, Imago Dei. Gett. ginai Sin'. Irish Theol. Quarterly 34 {1967)
i>à6 f. im Sp'àtjudentumf in der Gnosis und 20-36; P. Gselo*?, Réfiexions sur le problè­
in den paulinischen Brìefen M FRLAN T 76 ma du péché origmeh NRTh 89 {1967) 337­
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Bbenbild Gottes-. Pro Verìtatet Featgabe fur 321 334; S, Lton n et, art. ‘Péché OrigiDeì';
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Scbdpfmgsgeschkhte der Priestenchrift. Zur 715769); J. SCUARDERT, Prolegomena eines
Oberlieferungsgeschichte van Gen, x,x-2tf — AlUestamentlers zur Erbsundetitebte, Quac-
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Die Gottebenbildlichkeit des Menschen in Da* Problem des Todes iti Genesi* 2 und y.
der aUtestamentlichen Bxegese: Das Personen- ThLZ 77 E1952) 709714­
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battvìssemckaften, ed. J. Speck (1967) 50-65; Prov. 28,17; Becl. 5,18.
R, Smìth, The Bible Doctrine of Man (Lon­ J GasfìNlUS-KAOTZSCH § i39<l.
don 1951:); G. S 5 hngen, Die biblische Lehre
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Per Hld: 5 J. Fkìedrich, Heth. Blemmtarbuck 11 82.
U, B ianchi, Péché originel et pécbé 4antécé- 112,
ré} (f.Sa) *Bdam(R Maass) OfS3) *64

tare uno scivolamento semantico lungo rato il primo uomo- Egli è invece «l’uo­
questa linea : nobile - cittadino - uomo - mo tipico»15 per un altro aspetto: per­
schiavo6- In questa lingua il nostro ter­ ché perde l'immortalità. Lo stesso vale
mine funge da pronome indefinito mol­ per CilgameS, È assiomatico che gli
to piò frequentemente che nell'ebraico dèi abbiano la vita (eterna), mentre l ’uo­
biblico7. L'antico vocabolo poetico per mo è mortale — -
‘uomo', salmàt qaqqadi { = testa nera), La superiorità dell’uomo sugli ani*
è riservato in primo luogo alla popola­ mali è rappresentata dal personaggio di
zione indigena , EnkiduJ7, D'altra parte è affermata
Le tradizioni che riferiscono l'origi­ chiaramente l ’inferiorità degli uomini
ne dell'uomo non sono affatto unitane. rispetto agli dèi- questi determinano il
Nella versione più diffusa l ’uomo fu destino degli uomini e «chi conosce il
creato col sangue di una divinità ucci­ consiglio del dio dell'abisso d ’acque? »lst
sa 9, Secondo il mito paleobabilonese di
Atrahasis il sangue di un dio «che ave­ 3. Nelle lingue semitiche nord-occi­
va l ’intelligenza» fu mescolato all'argil­dentali *dm è già usato come nell’ebrai­
la e con questo impasto venne fatto co biblico, anzi anche in stato costruì*
l'uom olQ, È comunque sorprendente d ie io 19, Secondo il Dahood20 in fenicio
in genere non si faccia alcun riferimen­ 1dm è molto più comune di 's e questa
to a tale origine semidivina dell’uom o11. va considerata una caratteristica lingui­
Altre versioni ricordano unicamente la stica settentrionale.
creazione dell'uomo con la creta e gli Nei testi di Kas Samra El è chiama­
dèi che gli donano ia vita o il respiro to % *dnt} «il padre degli uomini» n e
in altri testi ugaritici troviamo l'espres­
Regna invece unanimità per quel che sione «uomini dell'oriente», ’dm $*t
riguarda il compito dell'uomo: egli de­ fpìf22. Un passo dell’epopea di Aqhat ri­
ve servire gli dèi e lavotate per lo roM. vela quale sia la concezione ugaritica
I miti dell'origine non recano inve­ della condizione umana: Aqhat respinge
ce il nome di un primo uomor Adapa, l’offerta df Anat ricordando che gli uo­
che è spesso identificato con Adamo per mini sono diversi dagli dèi perché sono
la somiglianza dei nomi, è un re sag­ mortali33.
gio, «figlio di Ea», ma non è conside- In arabo si riscontra soltanto il no-

* B 5h l 29 s, 16 Gilg. tr r2cais.; frammento AOT 194; mi­


7 CAD 1/2 4S 62; v. Soi>en j>o s. to di Btana.
®CAD ió ^ s . 17 GUg. a; Enkidu viene introdotto all’uso dei
9 Col sangue del dio Latiga: E b e u n g 4 = vestiti ed alla cultura: 2,102-107, Un passo
A.O.T. 135; del 'ribelle’ Kingu: En. et, 6,io- oscuro dell* Tcodkcs (S 261 AOT 291) par­
27. la del dono della parola (ambigua).
50 L a m b e r t - M i l l a r d , Atra-frasìs {19 6 9 ) $6 ss.
15 Ludlul bèl nèmèqi 2,37j AOT 275; MDDG
J1 B òhl 34 s.
12 P. es., la cosiddetta Teodicea § 26: AO T
96t5i t
29X, 19 JeaU’Hoftijzbh 4.
n -»■ D h o r m e 18 6 a. 20 Dahood, Q oh. and Northw est Sem. Phiì.
f2 P, es., la cosiddetta Teodicea § 26: AO T (1962) 34*.
W En. el. 6,27 A O T 135; epica di Atraha- 21 Herdner 14(1 K) 36.43.r36 e passim.
sia I z ss, n Herdner 3 (v AB) B,8; AisT£E!TN£R 7.
13 BÓHL33. 2Ì HfcWWER 19 (i D) vi 35 $.
165 {r,84) *àdam (R Maass) 0 ,1*4) 166

me proprio Adamo, ’adama\ gli uomini di ante l'imbalsamazione, G li uomini


sono banù 'àddma. Inoltre }adam(a) si­ hanno in comune con gli dèi gli elemen­
gnifica pellet un’accezione che alcuni so* ti dell’anima {ka, ha, akb) e per questo
stengono anche per il nostro vocabolo aspetto non c'è alcuna differenza essen­
in Oj, i m 24­ ziale tm esseri divini e umani; solo, i
primi sono molto più potenti dei se­
4. L'egiziano designa ‘uomo' e 'urna*
condi a .
nità’ y con vari vocaboli. P. es., pl.t ‘u-
Tanto gli dèi che gli uòmini sono
mamtà’, che indicava in origine i primi
soggetti al dio supremo; costui (Ra,
abitanti dell’Egitto; rfejj, ‘gente*, spes­
Amon) dona loro luce (-> ’tvr) e vita e
so in f a n t e popolazioni inferiori o sot­
si occupa dei mortali, il «bestiame di
tomesse; soprattutto rmty che al princi­
Dio» ® Il cielo, la terra e tutto ciò che
pio designava gli Egiziani come V eri uo-
vive è stato creato per gli uomini. D 'al­
mmi', ma dall'epoca del medio impero
tra parte leggiamo che «Dio è nella sua
in poi verme usato per indicare la spe*
eccellenza, l'uomo nella sua manchevo­
d e ‘uomo,26. Tanto rmt che p'.t servo­
no a designare l ’uomo come essere di­ lezza»; egli «non sa come sarà il doma­
ni» 30. 1 nomi teofori mettono in rilievo
stinto dagli dèi e dagli animali,
A partire dal medio Impero spesso l'aiuto degli dèi o indicano che colui che
sì narra come gli uomini nacquero dal* ìo porta è un ‘uomo’ dei dio, cioè gli
le lacrime del dio creatore. Questo mi­ appartiene. Nella x v tn dinastia abbia­
to risale evidentemente al bisticcio tra mo persino il caso di. un 'fratello della
rmt (uomo) e rmj.t (lacrime). Poiché dea M u è ’
gli uomini esistettero prima che ve*
nissero generati gii dèi, essi precedono 5. L ’etimo di ydnt non è chiaro. F.
questi nelle elencazioni27. Non si cono­ Delitzsdh ha pensato ad una radice se­
sce invece un primo uomo o un uomo mitica adàmu = costruiret alla quale
primordiale {Urmettscb): accanto al ha ricondotto tanto admànu ( ‘edificio')
protodio (Urgott) creatore non c'è po­ che admu {‘bambino’ ) 32; ma queste
sto per un altro ‘primo’ essere (“ *> lhd). parole vengono oggi lette vjatmànut
L ’uomo è un essere composto che watmu. A , Dillm ann33 elenca una serie
non può esistere sema corpo; per que­ di spiegazioni proposte nei passato. Say-
sta ragione si cerca di conservarlo me­ ce volle derivare 'dm da Adapa e Nol-

** K oK H LER .fiAUMGÀRTNEB % £,V. 1d m III; B LA - che gli uomini «sono venuti fuori dalie sue ( =
cttèRE-GìGUBME r 63 s.; H, W khr, Arab. Wb. elei dìo) membra ».
(J19^)9. 29 Così vengono chiamati gii uomini nel pas­
v. A. Gardinbr, Ancietft Eg, Onomastica so famoso di Medicare 130 s, (A O T 35) in
I (1947) 98 ss, quanto sono oggetto delle cure del pastore
divino.
26 MORE?*Zf Àg. Rei. 50 h,; Jd., Gott
und Mensch 17. 30 Amenemope 18 (À O T 43 s.).
II Così già Pir. 1466 b/d: «Prima che fossero M -> Sainte-Faxe G arn ot 24.
ciclo, terra, uomini, dèi»; cfr. S. Saìmbron- H F, Dkijtzsch, Ptvlegomena eìties neuett
J. YovoTTEr Naissance du monde (Paris 1959) kebr.-dntm, Wb. zum A.T. (18SÓ) 103 s.
74 »■ » A. D illm ann , Gen, (*1892) 53 5,
** Sa in t r -F a r b G arno t 24; nei D e tti d ì J4 Sa y c s ; ExpT 14 {1902/03) 416 s,; cfr, pe­
M er& ace 132 (ÀOT 3^) si legge addirittura rò coil. 163 s,
16? (i.Sjj) 'àdàm {F. Maass)

deke15 dall'arabo 'anàrn. W alkerM fa uomo». La posizione dell'uomo rispet­


ricorso al sumero addartiu tra ducendolo to a Dio è fissata nei suoi termini fon­
«padre dell'uomo», «padre delPumani-
damentali in Ex. 33,20 e Num. 23,19:
tà»: ma ‘mio padre* si dice frfrtnu. H .
Bauer17 ipotizza il significato primitivo nessun uomo può vedere Jahvé e resta­
‘pelle’ . Vari studiosi preferiscono l'asso re in vita; D io si distingue da ogni es­
dazione, piuttosto naturale, con 'adom^ sere umano per la veracità e la durevo­
‘essere rosso"38; spontaneo è anche Tao
costa mento ad Ì&dàmàì ‘terrai ‘terric­ lezza.
cio', già accolto in Gen. 2,7; 3,*9- Più volte ydm ricorre in locuzioni at­
L'argomento principale contro tali de­ tributive, retto da sostantivi in stato co ­
rivazioni resta ii fatto che il nostro ter­ strutto: figli d'uomo; figlie d'uomo; cuo­
mine ricorre sì in arcadico, ma col si­ re, malvagità, primogenito d ’uomo, e
gnificato di Vesso’ , ‘ terra rossastra', e nell’espressione pere1 ’àdàm (Gc#t i 6 t
non di "uomo1. 12)^.

2. In Gett. j,x-5 e in altri 49 passi


IL *id m n e l l'à .t ,
*dm è usato da P (e H) come nome pro­
1, Nell'A.T, il termine 'dm è usato
prio; 14 volte si tratta del rapporto uo*
362 volte. Neile tradizioni più antiche
mmi-animali, L'accezione universale del
dei Pentateuco (J, H) 'dm ricorre 48
termine è invece presente in Gen. 1,2.6
volte, di cui ben 24 in Gen. 2 e 3 (senv
s., nei racconto del diluvio, net coman­
pre con Tarlicelo, fatta eccezione per 2 1
damenti noachitt di Cett'9,2 s, (cfr. Lev.
5; in 2,2ob; in 3,17.21 il testo va cor­
24,17,21) ed anche in Num. 19 ,11.13
retto): Jahvé forma l'uomo dalla terra e
(contaminazione con i cadaveri).
lo rende un essere vivente (nfs hjh)
Più volte P usa il sostantivo come
soffiandogli dentro l'alito virale (nsmt
pronome indefinito nel costrutto 'adàtn
hjjm), gli dà un compito e gli impone
kt> «se qualcuno» (Lev. 1,2; 13,2).
un divieto, gli fa dare il nome agli ani­
mali, crea con la sua costola fa donna e 3, Nel Deuteronomio e negli scritti
lo punisce dopo la trasgressione. deuieronomistici la nota teologica è par­
Per Gen. £,3 lo spirito (rwb) di Jah­ ticolarmente percepibile nei 20 casi in
vé risiede nell’uomo; in 6,5; 8,21 i cui si usa *dm. Deut. 4,32; 32,8 ricor­
pensieri e le aspirazioni del cuore uma­ dano che l'uomo è una particolare crea­
no sono detti malvagi e Num, 16,29 tura di Dio; 5,24 richiama gli eventi
considera la morte «il destino di ogni del monte di Dio, quando Jahvé parlò

^ NtìJLDEKìì: 2 DM G 40 (x886) JZZ, hebseN: Berytus 6 {1939/41) 72: colore


34 WalkkH: ZAW 74 f i962) 6668, normale delia carnagione umana dopo die ci
si è kvatì, d o t il rosso bruno»-.
$ H. Baubji: ZA a8 (1913) 301 &.
■*>P. es,, G Brockeumann, Syttf- si; J. Pe- M v, G r sen io s -Kautzsch $ 128 I,
169 (i,86 ) ’àdàm (F. Maass) (i,86) 170

con gli uomini senza che questi moris­ ne teologica. Arba era l ’uomo più gran­
sero; 8,3 proclama che l ’uomo non vive de degli Anachiti (Ios, 14,15); persi i
di solo pane» ma della parola di Dio; 1 capelli, Sansone è debole come tutti gli
Sam. 16,7: l’uomo vede soltanto l’appa­ altri uomini, cioè come chiunque altro
renza, ma Jahvé scruta il cuore. 1 Reg.8, (Iud. 16,7.i r . 17; cfr. 1 Sam. 25,29);
38 s.: Dio conosce l’uomo ed accoglie gli abitanti di Lais non avevano rap­
la sua preghiera; 1 Reg. 8,46 sottolinea porti con altri uomini (Iud. 18,7.28)^.
con un inciso che «non c’è uomo che Davide non vuole cadere nelle mani de­
non pecchi». 1 Sam. 15,29 ripete l ’idea gli uomini (2 Sam. 24,14) e Salomone
di Num.23,19: «La gloria d ’Israele non era il più saggio degli uomini (r Reg.
mentisce e non cambia perché non è 5,11). In 2 Sam. 7,14 Dio minaccia al
uomo, così che debba pentirsi». successore di Davide «bastonate d ’uo­
N ell’opera del Deuteronomista 'dm mo», e in 1 Sam.24,10 e 26,19 vengono
ricorre ancora nella legge dell’interdet­ riprovate le trame malvagie e le calun­
to (Ios. 1,14: uccisione degli uomini), nie della gente41.
nella polemica contro i culti esotici i
5. Il vocabolo ricorre 17 volte in Is.
cui dèi sono opera di mani d’uomo
1-39. L ’abisso qualitativo che separa gli
(Deut. 4,28; cfr. 2 Reg. 19,18; Is. 37,
uomini da Dio è formulato con vivace
19) e nel racconto della cremazione di
pregnanza in Is. 31,3: «Gli Egiziani so­
ossa umane sugli altari idolatrici (1 Reg.
no uomini e non Dio; i loro cavalli so­
13,2; 2 Reg. 23,14.20).
no carne e non spirito». Nella stessa
Oscura è l ’espressione hà-àdàm in pericope è preannunciato che l ’Assiro
Deut. 20,19 («...perché gli uomini sono
gli alberi dei campi.„»); comunque 1 viene abbattuto per mano d’uno che
LXX, la versione siriaca, ed altri testi­ non è uomo (l'-'dm: 31,8). Per il resto
moni antichi hanno letto nell’articolo il nostro termine ricorre soprattutto nel­
la particella interrogativa he\ secondo
le minacce: l ’umiliazione dell’uomo nel
questa lezione ciò che il T.M . afferma
va inteso come interrogativo («è forse giorno di Jahvé (2,9.11.17.20.22; 5,15;
uomo l’albero del campo...?») che im­ cfr. 13,12; 17,7); lo spopolamento del
plica una risposta negativa. paese (6,11.12). Allora solo i «poveri
4. Le sezioni dei libri storici (Ios., degli uomini», 'bjwnj 'dm>giubileranno
Ind., Sam., Reg.) che non appartengo­ (29,19), Ezechia lamenta nella sua pre­
no all’opera deuteronomistica usano ghiera di non veder più alcun uomo nel
'dm senza alcuna particolare implicazio­ mondo dei morti (38,11).

40 La lezione 'àdàrn va corretta certamente in 41 Vanno certamente corrette le lezioni lèb-


'aràm coi LXX (altera versio), la siriaca, ecc. 'àdàm ( r Sam. 17,32) e tórat bà'àdàm (2 Sam.
7,19): v. H ertzberg (ATD io) ad l.
17* (1,87) 'adàtn (F. Mflflw) (1,87) * 7*

6. Nel Deutero-Isaia 'dm è usato 10 mana {47,2; 49,15), Secondo il parere


volte » di cui 3 nei corso della polemica concorde degli studiosi il passo che rac­
contro g rid a li (Is. 44,11-15). Il motivo conta la prigionia del profeta {31,30} c
della creazione è ripreso in 4 5^ 2 < I ' le locuzioni tipicamente deuteronomisti-
sraeie non deve temere «gli uomini che che di 3 2 ,1 9 s. non vanno attribuiti a
muoiono» (51,1:2)- l i ‘servo* {lbd) ha un Geremia stesso.
aspetto meno attraente degli altri uomi­
8. Il Libro di Ezechiele contiene cir­
ni {52,1:4). Is. 56,2 loda l'uomo che os­
ca un quarto degli esempi di ‘dm nel-
serva il sabato e non compie azioni mal­
l ’À.T. 93 volte il profeta è chiamato
vagie; l'umiliazione d e ll 'uomo è il vero
'figlio dell’uomo* (bn-dm \ cioè mem­
digiuno (5 8 ,5 )^
bro della schiatta umana; quest’uso
7. L ’antropologia di Geremia è con­ è perfettamente ebraico, così che per
tenuta in m ee nella massima di 17,5: spiegarlo non occorre rifarsi né all’ara*
«Maledetto l ’uomo che confida nell’uo- maico né al babilonese45 (—> bn), Ez.20,
e nella preghiera di 10,23: « lò mostrano Ta0itììtà esistente
so, 0 Jahvé, che la via dell’uomo non è con la Legge di santità (H): Tuomo vi­
in suo potere.,.» M. ve osservando il comandamento di Jah­
Oltre ai passi succitati *dm (usato nel vé (cfr, Lev. 18^). La distanza che se­
libro di Geremia complessivamente 29 para l'uomo da Dio è sottolineata nel-
volte) ricorre 9 volte {soprattutto negli Poracoio contro il principe di Tiro (28,
oracoli di minaccia) in associazione con 2.9}*
‘animali* (-*• bbmbi 7,20; 21,6; 27,5; Nella maggior parte dei testi apoca­
31.27; 33>I o . x 36,29; 50,3; 51,62), littici si parla tanto della presenza di
7 volte quando si tratta di territori spo­ moltitudini (23,42; 36,10.11.12,37,38;
polati {2,6; 4,2?; 32,43; 49,18.33; 50» cfr. 31,14) che dell’assenza totale di es­
40; 51,43; della popolosi tà di Babilo­ seri umani (29 ,11; 32,13).
nia; 51,14), 3 volte indica gli artefici de­ Nella visione della vocazione appaio­
gli idoli (10,14; *6,20; 5* >*7), 2 volte no animali antropomorfi (1,5.26) con
parlando dei cadaveri che copriranno il mani (1,8; cfr, 10,8.21) e volti umani
paese (9,21; 33,5) e altre 2 volte nel (1,10 ; cfr. 10,14; 4 1*1 ?)* I 9>3‘6
caso di eventi disastrosi per la sorte u­ (cfr, 36,13 s.) si parla dei leoni divora-

n Incerto è il testo di 43,4 e 47,3. Nel primo (IIAT 1 i z P196&]) n j ,


caso V o lz (K AT ix) 36 propone ài leggere
# v, R u d o lp h , op. cit. {-► n. 43) 77,
'alàfìm invece di 7dm (ma forse basta leggere
’adà/nót); nel secondo va forse letto 'àttiar: V, G Cfr. ZlM M ER Ll (BK XIII} 70 s.
V o lz , ibidem 82. * In E?. 34,31 *dm è certamente una glossa;
Ai Per rautc!iridtà deiia massima v, Rudolph cfr. ZtM M ERLI, op . cit. (Ufi n. 45) 832.
173 M 8) ’àdàm (F, Maass) (1,88) 174

tori d'uomini e in 4*12,15 degli escre­ Abacuc lamenta la sofferenza umana


menti umani. causata dai Caldei (servitù, spargimen­
Gli schiavi venduti vengono chiama­ to di sangue: 1,14; 2,8.17); Sofonia ha
ti nefeì 'àdàm (27,13), le ossa dei mor­ *dm negli oracoli minatòri (1,3.17);
ti 'esem yàdàm (39,15) ed i cadaveri Gioele nell’invito al lamento (1,12);
mèt ’àdàm (44,25). La locuzione ydm Giona nella descrizione del pentimento
wbbmh, 'uomo e animale’ ricorre 7 vol­ di uomini e bestie (3,7.8) e nella parola
te, soprattutto quando viene minacciato finale che ricorda il gran numero di Ni-
lo sterminio (14,13.17.19.21; 25,13; niviti «che non sanno distinguere la de­
29,8; 36,11; cfr. 38,20). stra dalla sinistra» (4,11).
Per Aggeo e Zaccaria le privazioni dì
9. Nei profeti minori 'dm è usato 28
cui soffrono uomini e animali sono do­
volte. In Amos il termine compare sol­
vute al disinteresse per la riedificazione
tanto nella dossologia di 4,13: «...è
del tempio (i4g , i , n ; Zach.8,10 [bis'}).
lui... che annuncia all’uomo il suo pen­
Nella terza visione notturna Zaccaria
siero» 47.
viene a conoscere che Gerusalemme rie­
L ’espressione problematica di Os. 6,
dificata sarà piena di uomini e di ani­
7 (ke~àdàm) è oggi generalmente inter­
mali (2,8), In Zach. 11,6 *dm fa da ri­
pretata come indicazione geografica48,
scontro a «abitanti della terra» e la dos­
ma non è del tutto escluso che si deb­
sologia di 12,1 loda Colui che «fonda la
ba tradurre «come uomini» o «come
terra e forma lo spirito dell’uomo den­
Adamo». Discusso è anche 13,2 (pole­
tro di lu i» 50.
mica contro gl’idoli)49. La tradizione
dell’esodo traspare in 9,12 (assenza di io . Nel Salterio *dm ricorre 62 volte.
figli) e 11,4 («legami umani» o «lacci Caratteristica è l ’espressione bnj-*dm,
di pelle»). usata sempre in senso universalistico51 :
Mich. 6,8 dice qual è il dovete di Dio ha creato tutti gli uomini (Ps, 89,
tutti gli uomini: «Ti è stato detto, 48) e ha dato loro la terra (115,16 ); li
o uomo, ciò ch’è buono,..». In que­ guarda dall’alto dei cieli (14,2; 33,13;
sto profeta ’dm ricorre ancora in 2,12; 53,3) e li fa tremare con le sue opere
5,6 (la moltitudine futura); 5,4 (chi af­ (66,5); deve essere esaltato per le- sue
fronterà l ’Assiro) e 7,2 («tra gli uomini opere meravigliose a favore degli uo­
non vi è più una sola persona retta»). mini {107 passim; 145,12) e fa vedere

47 Per questo passo V. H.W. W olff (BK op. cit. (—►n. 48) 237 s. 242.
d o lp h ,
x iv ) 249.254-256.264. 50 In Zacb. 9,1; 13,5 la lesione 'àdàm va pro­
48 W olff (BK xiv) 134.154; R udolph (KAT babilmente corretta: v. H o r s t (HAT 14) 244,
xiii) 141 s. 256,
49 W olff , op. cit. (-> n. 4 8 ) 286.292 s.; Ru- 51 v, K raus (BK xv) 106 s. 264.
'àdànt (F. Maass} (1,89) 17Ó

agli uomini la generosità che ha verso i 4} e tutti contemplano la sua opera (36,
suoi (31,20); questi si riparano alfom- 25).
bra delle sue all (36,8). Agli uomini è L ’uomo è nato di donna ( 14,1 ) ed il
rammentata la loro mortalità {49*3 52)i dolore è il suo destino (5,7); non si ri­
egli li £a tornare (90,3). corda i primordi [XJfzeit] del mondo
*dm (generalmente senza articolo) e (1^,7; 20 ,4), è come un bruco ed un
la locuzione bn-'dm sono perfetta­ verme (2^,6) e nasconde le sue colpe
mente sinonimi: Jahvé nutre gli uomi­ (3*43)* ^a sofferenza è la sorte del
ni (104,14), «insegna agli uomini la malvagio (20,29; 27>*3)-
scienza» e conosce i loro pensieri (94, Due volte (25,6; 36 ^ 5)^ *dm ricorre
1 0 .ii). Che cosa è però l ’uomo {8,5: in parallelismo con —> ‘mvL
bn-dm\ 144,3)? & so*° ^ so^ ° ( 39»
12. Nel Libro dei Proverbi il nostro
6.i2)> un essere mortale (49,13,21; 82,
termine compare 44 volte, equamente
7 ) ; n o n p i i ò a iu t a r e ( ^ G , i 2 ; 6 0 , 1 3 ; 1 0 8 ,
distribuite tra le varie raceoìte. Nella
13) e non è degno di fiducia (118,8;
maggior parte dei casi si tratta di am­
146,3 ); è un bugiardo
monimenti e richiami die hanno a tema
In 3 casi *€$am ricorre in un macari-
il saggio con la sua condotta retta (3,
smo ed è associato con —> 1asrè (Ps, 32,
13; 8,34; 12,23.27; 19,11.22; 28,2.14.
2; 84,6.13 ), come altre volte lo è con —
23) e Io stolto col suo comportamento
’Ht —> geber o altri sostantivi ed espres­
sbagliato (6,12; i r ,7; 1^,20; 17,18;
sioni, G l’idoli sono opera delie mani del­
* 9,31 21,16.20; 24,30; 27,20;
l'uomo (115,4; * 35**5)- voha
28,17; 29>23' 25)' Importanti sono il
(105,14) 'dm ha il valore di pronome
favore e ta stima che si godono agli oc­
indefinito.
chi degli uomini (3,4) ,
ir . Nel Libro di Giobbe *dm ricor­ N011 si parla mai esplicitamente d’I­
re 27 volte, sempre in contesti che par­ sraele o degli Israeliti, ma il rapporto
lano delPincontro con Dio e del comu­ con Dio è sottolineato ripetutamente:
ne destino umano53. Dio è il custode Puomo si propone fini e mezzi, ma è
dell'uomo (7,20), sorveglia il popolo e Jahvé che guida il destino, che è spesso
l’umanità tutta, «ricompensa l'uomo inco mpren si bile per Puomo, e accorda
secondo il suo operare» {34,1 x.29 s,}, lo la retribuzione (12,14 ; 16,1.9; 210,24.
porta alla conoscenza {37,7; 28,28), è 27; 24,12)®. 'dm ricorre in 3 macari-
giudice tra uomo e uomo (16 ,2 1; 2 11 smi (3,13; 8,34; 28,14} e 2 volte ab-

51 Cfc. K juus , op. cit (-> n. 51) 3*>5- 51 E probabilm ente anche una terza (37, 7):
cfr. F o h r e r ( K A T jcvi) 481.
51 Manca ia locuzione bnj^dm. 55 Cfr. Kinggken (ÀTD xvi/ i ) io s.
to s s ì ’àdànt (F. Maass} (1,90)178

biamo la locuzione k'sìl *àdàm, «stolto smo con geber); le continue lagnanze
d u n uomo» (1^ 20; 21,20; cfr. Gent dell'uomo sono ingiustificate (3,39)*
16,12).
16. Nel Libro di Neemia 'dm è usa­
13. Nei 49 passi delPEcdesiaste in
to 3 volte come pronome indefinito (2,
cui ricorre 'dm (10 volte nella locu­
10.12; 9,29}. Nei Libri delle Cronache
zione jfaj-'dm) è sottolineata soprattut­
il termine compare to volte. Due volte
to la totale dipendenza dell’uom o56:
( j Par, 29,1; 2 Par. 19,6) s’invita a non
il suo destino è fissato già iti anticipo
guardare all’uomo, ma a Dio. 2 Par. 6,
ed egli non vi si può sottrarre (6,10; 3,
18 contiene le parole 'et-àdàm (-«è poi
19). Diligenza, attività e saggezza sono
vero d ie Dio possa abitare 'con Puomo’
qualità lodevoli, ma non possono garan­
sulla terra?»), che mancano in x Reg,
tire il successo e sono pertanto vane {1,
8,27. x Par. 21,13 c 2 P<ff. 6,36.29.30
3; 2 ,2 is .; 6 ,11; 10,14)* I * morte è
ripetono 2 Sam. 24,14 e 1 Reg, 8,46.38.
guardata con occhio freddo (7,2,14; 12,
39, In iP a r. 5,2r i superstiti fatti pri­
5); la vita non può essere motivata (3,
gionieri sono detti ttfs 'dm. 2 Par. $21
i i ; 6,12; 8,17; 9 ,1,12) ed è faticosa
19 ricorda che gl'idoli sono fabbricati
(1,13 ; 6,7; 8,6; 9,12); il cuore dell'uo­
dalle mani dell'uomo; il testo di x Par.
mo e pieno di malvagità (9,3; cfr. 8,9.
17,17 è (come 2 Sam. 7,*9) incerto57.
11}. Pure l'uomo dovrebbe godere la
vita e rallegrarsi di tutti i doni di Dio
XII. l ’a n t r o p o l o g i a d e l l ' a . t .
(3,13.22; 11,8}. L i conclusione d e llV
pera è che ogni uomo deve temere Dio L'uso del vocabolo 5dm nelPÀ.T. co­
ed osservare i suoi comandamenti (12, stituisce una delle massime dimostra­
I 3 )‘ zioni dell'universalismo delPantico I ­
sraele. Nella grande maggioranza dei
14. Nel Libro di Daniele (ove 'dm ri­
passi in cui ricorre il nostro termine,
corre 4 volte) l'angelo che si rivolge
'àdàm indica, già nei testi più antichi,
con voce umana (8,if>) al veggente,
tutti gli uomini, ogni uomo, e non sol­
chiamandolo bn- dm (8,17), è simile ad
tanto gl'israeliti. Nella maggior parte
un uomo { t 0,16.18); per il resto v, —>
dei passi ed in quelli più importanti c'è
ynws.
sempre al primo posto il rapporto del­
Nelle Lamentazioni il nostro vo* l ’uomo con Dio, senza che sì possa mai
cabolo è usato due volte: Dio si preoc­ minimamente dubitare che lo scrittore
cupa degli oppressi (3,3(5; in paralleli­ veterotestamentario intenda il Dio <PI-

M Cft. 2immeblt (ÀTD xvi/ i ) 134-142. (HAT 1/21) 130 s.: «Tu mi hai potuto cono­
s/ Forse va reso come propone Rudolph scere a fondo meglio degli uomini».
1 7 9 (!» 9o ) 'àdàm (F, Maass) ( 1, 91 ) 180

sraele, Questo fatto non implica peto cano e non collimino. Ora, che nel­
un gretto particolarismo: Jahvé è il si­ la letteratura sapienziale si voglia in­
gnore e il protettore di tutti gli uomi­ segnare quali sono le possibilità ed i li­
ni, l’unico che Israele sia disposto a ri­ miti umani, è più che evidente; ma an­
conoscere e professare. Le affermazioni che i salmi, i profeti, gli scritti deute-
antropologiche essenziali' sono determi­ rònomistici e la tradizione sacerdotale
1 * -
nate da questo incontro e rapporto con (P) intendono spiegare e insegnare qua­
Dio, II?fatto ehe questo Dio parli e agi­ le sia veramente la condizione umana:
sca come una persona ha per conse­ essi vogliono essere ascoltati per questo
guenza la consapevole riflessione e azio­ rispetto e pretendono di dire qualcosa
ne dell'uomo. Questo D io è Punico Dio, di valido per tutti gli uomini e per tut­
è presente in tutti i casi della vita e ti i tempi. Non è vero né valido soltan­
del destino: è con lui dunque che Puo­ to hic et nunc che Puomo non sia pa­
mo si trova costantemente faccia a fac­ drone del suo destino; che egli non vi­
cia senza che sia possibile sfuggirgli per va di solo pane, ma della parola di Dio;
le mille vie offerte dal politeismo e dal che Dio esiga amore ed umiltà, È esclu­
naturalismo. ' so che, se il credente in Jahvé fosse vis­
Tutto questo non vuol però dire che suto in tempo e situazioni diverse, a­
la valutazione israelitica dell’uomo sia vrebbe affermato qualcosa di fondamen­
frutto di una speculazione mistica della talmente differente. G li scritti dell’A,T.
realtà trascendente. L ’antropologia i­ sono perfettamente concordi e coerenti
sraelitica nasce dall’esperienza e da una nelle loro asserzioni e nei loro principi
perspicacia confermata dalla prova del­ antropologici essenziali. È naturale che
la vita. Anche le affermazioni che ri­ il linguaggio di una letteratura che co­
guardano obiettivamente D io e la sua pre circa un millennio sia soggetto ad
azione verso gli uomini vanno prese e un certo mutamento e vari in una qual­
definite come manifestazioni delPambi- che misura; ma è un fenomeno unico
tp umano. Persino nei casi in cui la nar­ nella storia della cultura che l ’antropo­
razione accoglie concezioni mitiche de­ logia delle sezioni più antiche dell’A.T.
gli altri popoli, come p. es. nei racconti sia tanto consentanea con quella degli
genesiaci delle orìgini, queste vengono scritti più recenti. Ricordiamo le co­
subordinate alPantropologia israelitica. stanti più significative dell’antropologia
È necessario rivedere e precisare l ’o­ teologica dell’A .T,
pinione spesso ripetuta che l’A.T, non
desideri proporre una dottrina dell’uo­ a) L ’uomo occupa nel creato una po­
mo universalmente valida e che le sue sizione particolare ed eccezionale. Il
asserzioni antropologiche si contraddi­ soffio divino è immesso unicamente in
*8* (l#l) 'àdàm (Fi Maass)

lui e soltanto a lui sono imposti i co­ tutta la concezione teologica di P. Un


mandamenti e i divieti di Dio; ticeve eccesso di zelo teologico porta a vedere
nella nostra frase «una descrizione del­
l'incarico di dare un nome agli animali,
l'uomo come di quell'essere che ascolta
è cioè , fatto loto signore (C*£«, 2}* Ha ìa parola di Dio, che parla con lui in
un rango quasi divino ed a lui sono sot­ preghiera e gU ubbidisce servendolo» M.
L'unica cosa certa è che con queste pa­
toposte Ja terra e tutte le altre creatu­
role si assegna all'uomo una posizione
re .{Ps, 8). Dìo lo ha creato a propria eccezionale: egli cosdtùisce la "grande
immagine (—> slm) e gli ha conferito il eccezione1 tra gli esseri vìvend e la sua
dominio su tutte queste cose (Gen. t, collocazione particolare, la sua condi­
zione esclusiva consiste in un rapporto
26-28). unico e particolare con Dio.
Non è più possibile interpretare con
certezza ìl passo che parla della crea­ Per precisare Ja posizione e condizio­
zione dellW m o a immagine e somi­ ne eccezionali dell'uomo non ci si deve
glianza di Dio, A giudizio delTese- richiamare tanto (come si fa tradizional­
gesi corrente & testo significa che al­
l'uomo viene conferita la signoria su mente) ai pochi "passi cardinali', quan­
tutto.il mondo non umano54. Come |, to piuttosto aìlJA,T.. nel suo insieme:
EgnéH anche K . Wildberger giun­ esso continuamente e coerentemente af­
ge a questa interpretazione partendo
ferma che ìa volontà e i comandamenti
dalla ideologia regale* Hornung mo­
stra veramente che in Egitto ii princi­ di Dio riguardano soltanto l'uomo, che
pio delì’immagine divina di tutti gti uo­ la rivelazione divina è diretta solo a lui,
mini è documentato prima dell’idea che che egli è l’unico essere ad avere la re­
il solo faraone sia a immagine delia di­
vinità (136,147). J J . Stamm M e O . Lo­ sponsabilità delle proprie decisioni, che
reto61 mettono invece in risalto il rap­ lui soltanto può essere peccatore o .‘ giu­
porto di parentela tra Dio e uomo, ana­ sto’ , ................ _
logo a quello esistente tra padre e figlio
(Gen. 5,3), Nell'ultimo trentennio so­ b)La realtà della totale dipendenza
prattutto P, H um bert61 e L. K ò h lerr dell'uomo è tradotta dall’A .T, in ter*
hanno sostenuto con vigore che il te­ mini estremamente vivi e concreti.
sto intende affermare una somiglianza
dell'aspetto esteriore; ma questa inter­ L'uomo è una creatura di Dio fatta di
pretazione cozza inesorabilmente con carne, anima e spirito (—> bsr, H►#/£,

5* Zimmerli, Das Menschenbild 20; 61 —> Loretz, Gottebenbildlichkeit 92.


Ii>., Was ist der Mensch? *1; -> GALLINO 12; 6' P, Humbekt, Études sur le rétit du para-
H, Grqss, Die GottebenbildlkhkeU des Mett- dis„. (1940) 153-17^
schen; Lex tua veritas> Jimker-Festsdbìift
(1961} 89-111, spec, 98; -> Wildbebgjsr 259J 43 L. KOHLEK; ThZ 4 (1948) Th. A,T>
->■Sa^ràn 195. (1]E9J3)n' T°9 aJ *^ bebr, Mensch iy,
« Il porta m em o eretto»,
59 VTS 3 (1 9 ^ ) 103-119.
6,1 J.J. Stamm, Die Imago-Lehre von JC Barth IMF. H o r s t , Der Mensch als Ebenbild Got­
und die at.liche Wissenschaft', Antwort, Fest- ici, Gottes Rechi (1961) 222.234; cfr. Id,: In­
schrift fui: K, Barth (19^6} 84*98, spec, 96-98. terpretatici! 4 (1950) 259-370,
1^3 ¥& *) yàdàm (F. Maass) Otf3> 184

rwb)65. A differenza dell'uomo dei d ir itto . L'accettazione di un rapporto


nostri giorni, l'antico israelita è per­ da servo a padrone nei confronti dì Dio
plesso e stupito di essere nato con un implica parimenti l ’accettazione di una
misterioso processo embrionale, che responsabilità parziale e limitata verso
non ha richiesto né la sua volontà né la il clan o il popolo. Non v'è dubbio
sua collaborazione, e di essere collocato che l ’antico israelita si sentiva soprat­
nella vita in condizioni fissate da un tutto un membro della collettività %
volere estraneo, senza d i’egli venisse senza per questo rinunciare alla propria
consultato e contro le quali non può individualità: non possiamo certo ac­
eccepire. L ’israelita riflette intensamen­ cettare Tafiermazione di L, Kòhler che
te su questa delimitazione delia vita «un uomo non è uomo»675 Almeno
mediante la nascita e la morte.. L^om o per quanto riguarda l ’aspetto giuridico
si conosce come dipendente non soltan­ si sta ora ritornando criticamente su
to sotto l’aspetto della struttura fonda* certe convinzioni che negavano pratica­
mentale dell’esistenza umana, ma an­ mente l’esistenza di qualsiasi individua­
che considerando le possibilità che ìa lismo nell'Israele antico6®. La vita del
vita offre o nega. Egli è impotente e singolo è una prova, Dio conosce e giu­
incapace di aiutarsi, non vuole sfidare dica ogni decisione, Tale precisione co­
il destino né pensa che i suoi sfor* stituisce per l'israelita una parte essen­
zi e la sua fatica garantiscano un risul­ ziale della vita, e in questa visuale
tato positivo e fecondo della vita. La si giunge allo sfruttamento massimo ed
vita ha una propria legge ed una pro­ alla massima re alizza zìone dell’esisten­
fondità inscrutabile; tuttavia non è mai za, L'israelita sa di dover ubbidire ed
sentita come un susseguirsi disordinato è pronto a sottoporsi ai giudizio di co-
di eventi casuali senza senso, ma è vis­ Jui che conosce i suoi pensieri più ri­
suta con la fede in una pienezza e in un posti ed i suoi sentimenti più intimi e
significato che le è conferito da Dio. lo può chiamare a render conto di tut­
to, È sorprendente come tutti i testi
c)NeU'A,T. ìa coscienza della dipen­ concordino nell'attestare tale modo di
denza non è mai disgiunta dalla consa­ pensare e di agirei le fonti più antiche
pevolezza della responsabilità. Il Crea­ non esprimono, per questo aspetto, un
tore ha sulla creatura un diritto assolu­ parere diverso dai testi legali più re­
to che include o esclude qualsiasi altro centi; le affermazioni dei profeti che re-

6* Q*\ spec. D, LlfSt Nephesb... Up59); porate personalìty, spec. —> J. be Fraine.
Ranch,.. (1962); Bàsàr„. (1967). 67 L, K ó r l h k , Tb. A.T, 1 1 4 ,
65 Cfr. tutti ì saggi dedicati al concetto di cor- Cfr. -> PORTEÌL
185(1,93) ’àdam (F. Maass) (1,94)

scingono i sacrifìci collimano con quel* a suo giudizio, Io allontana da Dio. Il


le dei salmisti o (lei Cronista che vivo­ mutamento generale che si verificò in
no neIPordinamento cultuale; la convin­ epoca salomonica (assimilazione al mon­
zione che ispira le massime della sapien­ do circostante, accettazione delta tecni­
za israelitica coincide con quella degli ca e delia civiltà cananea} deve aver
scrittori apocalittici. b r u ito anche su questo giudizio: k
‘caduta’ consiste nell'abbandono del­
d) L ’uomo è 'peccabile1: non riesce
l'antico rapporto di ubbidienza e di fi­
ad assolvere i suoi doveri, a far fronte
gliolanza verso Jahvé.
a lk sua responsabilità totale, ma falli­
sce continuamente. I testi di J e del e ) Anche dopo essere stato e s p u ls o

Deuteronomi sta che contengono il ter­ dai paradiso Fu omo rimane sotto la cu­
mine }àdàm e trattano questo problema ra e la protezione di Dio. Dio si com­
sono inequivocabili. Il peccato ha una porta verso Puomo come un padre ver­
profondità ed una potenza irrazionaH, so i figli69. In questo modo si afferma
Quando Puomo è chiamato ‘giù- consapevolmente la positività della vita
sto’ (Salmi, Proverbi e Giobbe) non e del destino. Non va dimenticato che
si vuol dire ch ’egli sia senza peccato. con questa affermazione Israele espri­
Proprio i libri suddetti affermano chia­ me innanzi tutto una valutazione del
ramente la peccaminosità universale proprio destino: colui che ha voluto co­
{Ps. ,51,7; 130,3; 143,2; Prov. 20,9; si è «(benigno, misericordioso e di gran­
lob 14,4; 1^,15 s.; 25,4-6). Lo stato di de bontà». Le esperienze storiche a par­
peccato è attribuito a lk colpa del pec­ tire dal ix secolo, e soprattutto quelle
catore, come nella storia del paradiso dell’esilio, non furono tali da corrobo­
Pespulsioiie è causata dalla trasgressio­ rate questa professione di fede, ma an*
ne. Anche senza chiedersi che cosa ab­ zi si trattò di secoli di smisurata soffe­
bia voluto dire per J mangiare il frut­ renza. Tuttavia Israele ha conservato in­
to proibito, è tuttavia chiaro che que­ tatta la fede che nel destino del popolo
sta tradizione spiega la durezza e diffi­ e nella vita di ogni singolo individuo si
coltà del destino umano con la coipa afferma e si attua la volontà misericor­
personale dell’uomo. J ha sentito, ha diosa di Dio,
colto nell’uomo un male radicale che, F. M a a s s

# Cfr. soprattutto -> coll. 174 3.; 'b.


M W ( J .G .P lo g « ) <1,95) i U

n af&T'K yM à m à

So m m a r io : II Konig* propose la derivazione dal­


I . Questioni lessicali. l'arabo ’àdama ~ iunxit, addidtti 'ada-
mà rappresenterebbe quindi lo strato
III. Uso teologico dì 'Sdama. superficiale, la coltre terrosa9, I LXX
traducono quasi costantemente 1
Targumim e radm*tà (5 volte), il si­
I. Q U ESTIO N I L E S S IC A L I
riaco generalmente ’ar'à, ma anche 1atra
i. ’dmb (siriaco ’adamta, arabo ’ada* = 'luogo’, ’adamtà e qelmà = ‘ cene-
matt nabateo *dmtb) deriva dalla radice re’ i0.
’dm = essere rosso, attestata anche in
2. Nell1A .T t *dmh sì riscontra 221
ugarltico Cdm?) l} -arabo. (1a4ima)ì etio­
pico (’adma), accadico {adammtt) ed egi^ v o lte 11; solo Ps; 49,12 usa il plurale
alano (idmj = lino rosso), senza che ’dmwt. Vanno inoltre considerate 6
per questo risulti dimostrata con cer­ congetture incerte: Js-. 43,4; Ps. 7 6 ,11;
tezza ia derivatone etimologica da dm
— sangue2. *dmh = terreno rosso, ara­ Prov. 30,14 d m b lt invece di 'dm);
to* oppure terra rossa4 ovvero il terre­ Mich. 5,4 (b'dmtnw invece di b'rmn-
no coltivabile ferróso e rossiccio5, rice­ tjnw)\ Zach. 13,5 {'dmh qnjnj invece
verebbe dunque il nome dall'impressio­
dì 'dm bqnnj) e ler. 32,20 (LXX: x a i
ne ottica ddj'osservatore^; anche le
pietre, infatti, «venivano distinte più év Y’n yev^O'itv]); il testo di ls ti
per li colore che per la composizione»7. 9 è oscuro: si legga col D river12 yjmh,

- 1. f K
,-
7idami
A. AMSi,KRt Adam le terreux dans Genèse scben des A.T. <Leidca 1954); H- W i u d b e R-
RThPh 38 {1958) 107-112; Dalm an, Ar■ - <s e r , Israel und sein Land'. EvTh ?6 ( 1 9 5 6 )
beit ir (1932); A. Dietiìm ch, Metter Brde 404-423.
(Jr9*5); R. Gradw ohl, Die Farben im A.T.
1 C o s i A is tle itn b r , Gordon, D river.
Bine terminologiscbe Stadie = B Z A W 83
(1963); À. de G u glielm o , The Fertility of 2 G radwohl 4-5 .
thè Land in ihe Messianic Propbecies: CBQ 3 K g e h le r - B a U m g a r tn b r 3 15 ,
19 (1957) 306-311; J, K s lso , Th& Ceramìc * SanffASZElfBACH 133.
Vùcahulaty of thè O.T, (New Haven 1948);
s G a llin g : BR L 151; Lbvy 1,29,
A, LErèVRB, Getièse 2, 4 b-^24 est il campo-
sii?) RScR 36 (1949) 465*480; J-G: FlÒgkr, * D alman , Arbeit 1 233; n 2628.
Lnermkrìnscbet formgeschicbtlicbe und stìÙ 1 Philby, Das gebeimnisvolle Arabien 1
krìtiscbe XJntersuchungen zum Deuterono- (1:925) 42; cfr. Ios,, ant. 1,1,2; ’odem — ru­
ihìum ~ BBB 26 (1967) 60*1*9; G . von R a d , bino; Ex. 28,17; 28,13*
Verbeissenes Land und Jabwes Land im Hexa- 6 E, KOmio, Heèr. und aram. Wb. zum A.T,
teucb : ZDPV 66 (1943) 191:-204, ristampa = (J910) 5,
ThB 8 (ax9tìi) 8i“ioo; L, R o st, Die Bezeich- 3 C fr. B a u r r-L e a n d e h 5 6x n ni: 'p e lle 1,
ttmgen fu ? Land und Volk im A .T . : Fest-
ìù SCHWAR2 EHBACH 136.
schdlt Frocksch (1934) 125-148 5= ristampa
Dtts kleìne Credo und mdere Studìen zum L ieowsicy 2405.
A.T. (1965) 76-IOI; A.W . SCHWAUZÌifclJUCH, w D r i v e r in : F c s ts c h r ìft W . R u d o lp h ( 1 9 6 1 )
Die geograpbisebe Terminologie im HebrM- 135, ^
'MàmàQ.Ù, Ptógct) (1,96) 190

In io s. 19,36 *ìidàmà indica una loca­ 19; 34,26; Nehem. 10,36; ftjt : Is. 15,
lità appartenente alia tribù cit Nefta- 9; mlkj: /.f. 24,21; tbw't: Is. 30,23;
ii, probabilmente l'odierna hagar ed- hrij: Is. 45,9), infine da proposizioni
damm, 'roccia di sangue', È invece po­ relative die sono particolarmente frfr-
co probabile che 1
* '$dàmà di 1 Reg. 7, quanti nel Deuteronomio e nei testi deu»
46; 2 Par. 4,17 vada identificata con teronomistkt (Deut. 4,40; 5,16; 7,13;
V \àdàm dì Ios. 3,16 (teli ed-dàmije) co­ r 1,9.21; 21,1.23 ecc.),
sì che va preferito il significato fonda­ Per quanto riguarda le preposizioni,
mentale di 'adàmà, traducendo «in fos­ 'àdamà è costruito spesso con H (48
se di terra» o «in forme di terra/ di volte), ’/ (19 volte), m'I {17 volte)1*,
argilla»J3, più raramente con mn (9 volte), / {4
Il concetto di 'Màmfì viene precisato volte), b {2 volte), Ubwr {1 volta),
ulteriormente» oltre die dall’etimologìa,
IX. 'adàmà n e l l 'a l t .
dal contesto, dal parallelismo e dalle e­
spressioni opposte» anche dagli aggettivi Partendo dal significato fondamenta­
[twbhx Ios. 23||i3.15; 1 Reg. 14,15; le esposto sopra (-*> coll. 187 s.) ’adàmà
tm'h: A m .ytiy; ìmnh: Nehem, 9,25), è venuto ad assumere diverse sfumature
dal pronome dimostrativo [Gett. *8*15 ; semantiche» diversi significati partico­
Ios. 23,13.15; 1 Reg. 14,1^), dai suffis­ lari,
si possessivi, dai nessi genitivali in cui 1. In primo luogo *adàmà significa
'adattici è nome reggente (di Egitto: terra come materia, come sostanza o
GtfR.47,20,20; Israele: solo m Ezechie­ materiale, Anche questa accezione co­
le, 17 volte; Giuda: 15.19,17; qdì\ nosce alcuni significati più particolari
Ex, 3,2; hqdì\ Zacb.2ti6'} Jahvé; Is. a) 'adàmà indica il terriccio,, la terra
14,2; *mj: Is. 32,13; bkhnjm: Gett.47, morbida e rossiccia, talora asdutta, ma
22.26; nkr\ Pr, 137,4; *fr: D a n .i2 rz) permeabile ed irrigabile {Gen. 3,6), di­
o nome retto (da ‘ bdj: Is. 30,24; pr}\ stinta dalle pietre {'bnjm: Ex, 20,24­
Gen, 4,3; Deut, 7,13 ecc.; pnj: Gen. 25; cfr, 2 Reg. 3,1:9-25; Is. 3j2) e, con­
4,14; 6,1,7 ecc-; rm$' G en.6t20; Os. cettualmente, dalla polvere {—> 'fr: 108
2,20; 'js\ Gen. 9,20; Nehem, 10, volte; in parallelismo con '&dàmà\ Gen.
33; 'bàt: 1 Par. 27,26; kt mSphtt G en, 3,19; lob 5,6; cfr, Is, 29,4; lo b 14,8; di
. *«

r2,3; 28,14; Am. 3,2; Ge«. 19, fatto 7r» 'polvere*, spesso si identifica
2^; mzbb\ Ex. 20,24; bkwrj: B x . z $ f con 'adàmi1*). . . . .
&

11 Cosi M. Noth (BK 9) 164; ck. BRL 379* ptt} h'dtnb(13 volte),
381; BHHW 1 570-571; O ttosson, Gilead 15 Per ’3dam4 come materia usata nella crea*
{L*jmd 1969) 209 s, zfone coH. aoa s,
MCfr. inoltre ll-pnj b'dmh (iS volte) e mxl 16 G. Fomhek (KAT r6) 3 ì 9'3*g,
(1,97) 'adàmà (J.G, Ploger) (j j97) *9 *

Ci si sparge il capo di ’adàmà (/ Sam. scatta la rete del cacciatore (A m .j,^ )


4,11; i S r n . i,2; 15,32; Nehem. 9,1), e su essa si stendono le acque del dilu­
come di polvere (io*. 7,6; E z. 27,50; vio [Gen. 8,8^3); essa spalanca le sue
Lam. 2,10; cfr, l o b z ti2\ 16 ,15) e di fauci (Gen. 4 ,11; Num, 16,30) come
cenere {2 Sam. 13,19; Esth. 4 ,1) in se­ una belva, si apre [b<f)t inghiotte (—>
gno di lutto, di umiliazione e di affli­ bl1) tutti i sostenitori di Core e si ri­
zione v. Il rito, che in origine eia a* chiude (Num. 16,30-34; par. *r$>
potropaico (protezione dai dèmoni me­ Il sangue deirinnocente grida dai
diante travisamento) e magico (unione suolo (Gen, 4,10) finché non sia coper­
con la sorte dei defunti), viene assorbi­ to di terra (Gen. 37,26; Is. 26,21; Ez.
to dall’uso funebre tradizionale che lo 24,7*8; 16,18) oppure finché non
conserva e lo supera insieme. Quest'li­ sia stato vendicato3J.
sa risa poteva ricordare agli Israeliti la
2. Una seconda area semantica di
loro nullità (polvere e cenere; Gett. 2,
yadàmà riguarda più direttamente la
7; 3,19; 18,27; Ecclus 10*9; f j - 26,19;
campagna, la terra in senso agricolo.
lob 20,11 ; 21,26; Ps. 22,30) ed essere
Notiamo anche qui tutta una serie dt
un segno delia loro umile sottomissio­
accezioni.
ne al volere divino JS.
a) 'adàmà indica Vhumus, il terreno
b) Senza che ci sia alcuna differenza
fertilet la terra coltivabile che deve es­
semantica, 'adàmà indica e Yargilla co­
sere lavorata dall1—►*dm (—*• *bd; Gen.
me materiale comune (cfr. 15,30,14; Ps.
2,5; 3>23J 4 ^ .12 ; 9,20; 47>23; 2 Sam.
22,16; Prov. 26,23; l à t l f i ; 41,22) e
9 ,io j Z a c b .i3,5; 1 Par. 27,26); sinoni­
Vargilla magra J9, la <juale serve a fab­
mo di sdh (Gen. 47,20-24; Deut. 2 1,1;
bricare vasi (jTj\ 45,5)} e fortne per la
cfr, Ioel 1,10 con 2,21), è distinta da
fusione dì metalli ( i Reg. 7,46; 2 Par.
—> mdbr e —> Smmh, ìa zona desertica
4»*7 ) ^ priva di culture e di abitanti (Is. i,/ ;
c ) 1adàmà indica anche una superficie 6,i i; Ier.2,2.6). È la campagna che pro­
portante, solida e compatta: da essa duce ÌU «grano, mosto ed olio», per usa-

17 E. K u tsch , Trauerbràuche ' und 'Setbsi- ìl Cfr. E. Mehz, D ìe Biutrache bei den Israe-
mìnderungsriten> im A .T . — ThSt 78 (1965) litcn (1916) 50.
25-42.
215 L'idea è espressa in vari modi: ntn — dà;
15 P. Heimsch, D ìe Tramrgebr'àticbe bei den
js' hìf'ii — fa spuntare (A g. 1,11; cfr. m h :
h r a d ìte n — BZEr 33,7/8 (1931) spec. § 3,5j-
lob 5,6) “ > kh (G en . 4,12), -> sm b (Gen. 19,
39­ 15). ** Prì (G en. 4i3i 7»iy> 26,2.10;
19 K elso S 2, 28,4,11.18.33.42.51; 30,9; Ier. 7,20; M al.3,11;
i0 P<r Ex, 20,24 {altare di 'adàmà) -*■ coll Pi. 105,33), (I^v- 26,4,20; Deut. 11,17) e
201 3. tbw 'b (Is. 30,23),
*93 f ^ 9 8 ) 'XdamàiJJG, Piaget) (1,98) 194

re Ìa tipica formulazione deuteronomica. ed alla bontà del terreno {smnb\


Secondo Gen, 2 $ T '^damà facchiude Nehem. $t2y, cfr. twbh\ I o s .2 ) ,t 3.15;
in potenza la forza, attivata da Jahvé, 1 Reg, 14,15} devono aggiungersi una
di far germogliare ‘ ogni pianta’ {kl-*s). sufficiente e tempestiva irrigazione (ru­
Alcuni tratti di amichi e diffusi miti cto~ giada: cfr. 2 Sam, 17,12; pioggia: 1
ni deHa Madre Terra sono stati conser­ Reg. 17,14; 18,1; Ir, 30,23) ed anche
vati daiìe tradizioni, che però li hanno la benedizione di Jahvé (D eut<7}iy f t i ,
reinterpretati quando si sono venute a 17; 2 8 4 .11; 30,9) perché la forza vita­
trovare sotto l'influenza della fede jah- le del suolo venga potenziata ed accre­
vista, sciuta, Se non piove il contadino ha

b )A differenza del pastore ( f b) il paura per 1’ '%dàmà (Ier, 14,4).

contadino (*bd ’dftth: Gen. 4tz; e) Terremoto {bfk: Gen. 19,2^), sic­
b'dmb; Gen. 9,20; 'js-bd ’dmb; Zacb. cità {Ag. 1,11), invasioni nemiche {Js.
13,5) è quanto mai legato alla campa­ 1,7; Deut. 28,33.^1), insetti nocivi
gna, (Deut. 28,42; Pi, 105,35; cfr. M ài' 3>
c) Tra i lavori d d la campagna11 c'è n ) , maledizione (Deut. 28,18) ed ira
anche la viticultura fGen. 9,20). Ab­ di Jahvé (ler, 7,20) distruggono iì frut­
biamo una descrizione particolareggia­ to d ell’ ’Xdàmdy così che il campo rima­
ta della coltivazione dei campi in Is. ne improduttivo come un deserto (ìs.6 t
28,24 (v * inoltre G<?«,47,23; 11.30,23). 11) e produce soltanto spini e cardi sel­
Non s'ignorava la concimazione della vatici (Is, 32,13; cfr. Gen. 3*18), Inari­
terra (cfr. ier. 8,2; 9,21; 16,4; 23,33; dita, V'àdamà è in lutto (—> "bb. Ioel
Ps. 83,11), I lavori dei campi vengo­ i , i g ; cfr, Is. 24,4; 33,9; Ier. 12,4; 23,
no eseguiti sia direttamente dal pro­ io ; Os, 4,3; Atn. *,2), la campagna, de­
prietario che dai servi (Gen. 5,29; 2 vastata e deserta, giace nel più desola­
Sam, 9,10); ci si serve anche del bue e to abbandono23. A i contrario 1* 'Màmà
dell'asino (Is. 30,24), gioisce ( - * imby —> g/J; Io el 2,21} per
ia messe abbondante donata da Dio.
d) L ’esperienza insegna che l'operosi­
tà porta al benessere: «Chi lavora la 3. Benché ìa terra coltivata che assi­
propria terra avrà abbondanza di pane» cura l'esistenza della popolandone vada
(Prov. I 2 , n ; 2 8 ,1 9 ; Prov. 2 4 ,2 7 , intesa come «un tutt'uno che si estende
30-34). Ma alla fatica dell’agricoltore oìtre 1 confini dei popoli» 241 T àdàma

Arbeit 11 130218; J. A ro, Ge-


22 D alman , pongono una personificazione dell* ’Sdàmà: cfr.
mcimemìtiscbe Àckcrbauteminoiogie : ZDMG J, ScH/vjtsrirr, Der Schmcn im A.T. = BBB
113 (1963/Ó4) 471-480.
Né questa immagine né l'opposta pfesup- 2i —» R g st 78. Cfr. le espressioni kl mipbt
395 U>93) W ( J . G , Pfógcr) (ìi99) *96

può anche trovarsi in un rapporto par­ Satn.j.2.,28; Is.4 ,1)^ . Am .7,17 confor­
ticolare e specifico con un singolo, un ma come la proprietà venisse divisa col
gruppo od un popolo25ì Per larghi stra­ nastro misuratore. Le proprietà agrico­
ti della popolazione la proprietà agraria le del re vengono curate, ai tempi di
costituisce là base dell'esistenza econo­ Davide, dagli amministratori (1 Par* 27,
mica i come il possesso del bestiame è 26.3 i ) 3T. I Recabiti, che vivono come
proprio del nomade (Gen. 13,3; 3043; stranieri nell’ ’cidàmà, non possiedono
46,32; Deut.3,19; lo b 1,3), così il pos­ invece né campi né vigne (ler. 35,7;
sesso del fondo rustico è proprio del­ per l ’idea cfr. anche 1 Par. 29,15; Ps.
l'agricoltore sedentario (cfr, —» nblh: 39,13; 1*9 ,19 ).
3 5 ,2 ; r 2 1 ,3 ; In questa accezione di fondo rustico
£ ^ £ 4 ,3 ), o di proprietà fondiaria, *adàmà indica
'adàmà è la proprietà fondiaria che quindi una porzione di tutta la campa­
in tempi difficili può esser venduta gna, di tutto ii territorio coltivabile e
47,20) dal ‘popolo d'Egit­ cokivato, distinto dal deserto, porzione
to’ (—►*m nel senso di 'proprietario*: della quale si può disporre, che è limi­
Gen. 47,21.23; cfr. 2 3 ,7.11.13 ; tata da precisi confini34 e può essere ot­
16,18; 2 Reg, 11,18-20; 14 ,21; 23,30' tenuta mediante compra-vendita, dona­
35) e comprata {—► qnh\ G en. 47,19. zione od occupazione militare 3?, o anche
20.23) Giuseppe per il faraone, con dichiarata legittima proprietà della per­
l'eccezione dei terreni appartenenti ai sona il cui nome viene pronunciato sul­
sacerdoti {Gen. 47,22.26; cfr. Diod, S. le terre in questione. —* yrs, hbl, hlq,
1,73 ; Herod. 2,*68), Il passaggio dì nhlb, jrìy sglht qnjn.
proprietà per donazione è attestato per
Dibattuta è l'interpretazione di lo b
l’età dì Antioco iv , che distribuì (-> 31,38: «Se la mia 'adàmà invoca aiuto
hlq: Dan. r i ,39; cfr. 11,24) yMàmà ai {zà'aq)y facendosi mia accusattice», Se­
suoi favoriti. La voltura avviene prò- condo alcuni l ’accusa del campo riguar­
da un delitto connesso con la proprietà
nundando il nome del nuovo proprietà­ fondiaria, p. es. lo sfruttamento dei la­
rio sui fondi rustici (Ps. 49,12; cfr. 2 voratori agrìcoli, l ’acquisto irregolare

b'dm b (Gen. 12,3; 38,14) e kbb'm {leggi Cfr, anche la congettura a Z acb. 13,^,
h'mjtn) *h ll-pnj h'dm h (Ex. 33,16; Deut. 7,
6; 14^); similmente JV. 23,17; 24,21; Ier. 23, ** Cfr. le csortaìdoni a non spostare i confini:
*6, Detti. 19,14; 27,17; P rov, az,a8; J o b 24,2; Os.
25 -► E o s t 94 note 27-29. 5*10*
34 Cfr. inoltre K. G a l l i n e , Die Ausrafmg n La trasmissione ereditaria, ìl riscatto, l’eco­
des Nimens als Rechtmkt in Israel: ThLZ fii nomia Ifltifondiaria, ranno giubilare, Tanno
(igjó) 6yyo. sabbatico, ecc. non sono espressamente men*
71 Cfr, D e V a u x , h eb em o rd n u n gen 1 2 0 1 - 1 0 5 , stonati in connessione con V’adamà.
*97 U>P9 ) 'M 5mà{ J.G.Plofiet) (1,100) 198

della proprietà o perfino l'assassinio del con un dato popolo mediante nessi ge­
proprietario precedente. Secondo il FoK- nitivali, suffissi possessivi o proposizio­
rer30 si tratterebbe di «coltivazione abu­
siva e sfruttamento del campo net pro­ ni relative (—> col. 189), 1adàmà non è
prio interesse». In questa interpretazio­ mai un concetto politico: i territori na­
ne «il nome ’adàmà mostra che il delitto zionali, infatti, possono includere tanto
riguarda tutta la proprietà* e non sol­
zone desertiche che fertili, mentre ’adà­
tanto una sua parte»-.
mà indica soltanto le contrade fertili e
4. La fertile terra coltivata è caratte­
coltivate di uno stato. Tuttavia non si
rizzata dalla costante presenza dell'uo­
può negare che spesso ’adàmà si avvici­
mo, è territorio abitato.
ni al concetto emotivo di patriaM.
a) Mentre il deserto «nel quale non Controlliamo questa affermazione,
dimora uomo» (Ier, 2,6; lo b 38,26; cfr, Gen. 47,20.26; «territorio d’Egitto»
sono le proprietà fondiarie egiziane. Le
I r .ó j i i ; Ier. 9 ,X -ti) viene soltanto at~ locuzioni "terra d ’Israele’ e ‘monti d 'I­
traversato ed i pascoli vengono cambiati sraele* (*dmt jér'l j brj jér*llb) non
secondo un preciso ritmo stagionale31, hanno un valore puramente geografico-
politico. II quadro del futuro delineato
T 1adàmà offre la possibilità di vivere
da Szechiele «non è quello di un re­
stabilmente in un luogo fisso. gno politico, bensì di una comunità re­
Nella terra coltivabile abitano «tutti ligiosa»36, Il ‘terreno d'Israele’ o 'pae­
se d'Israele* è rni’espressione che as­
gli uomini» [Gen. 6 ,1,7; Nimw. 12,3),
somma, sinteticamente, le caratteristi­
«tutti i popoli» (kl frmjm- Deut. 7,6; che (elaborate particolarmente nel Deu­
14,3; Ex. 33>i632), «tutte le tribù» (kl teronomio) dell'incomparabile paese do­
mìphwt'. Gen. 12,3; 28,14; 3,2), nato da Jahvé (—> V j) 37. Is. 32,13:
«la terra del mio popolo# è la campa­
«tutti i re» (Ier, 24,21), «tutti i regni» gna* le terre fruttifere- In tutto il Pen­
{/j. 23,17; Ier. 25,26) ed anche tutti i tateuco {£ *.2 3 ,19 ; 34,26; Deut. 7,13;
vicini d ’Israele (Ier. 12,14). f l territo­ 28.4,11.18,33,42.51; 30,9; e inoltre
Nehem. 10,36; Ps. 105,35), a Deut.
rio di ‘ tutti i popoli* non indica nell’A,
12,19; 29»Z7; 32,43» 'ttdàmà con suffis­
T, tutto il mondo, bensì i territori che so possessivo è usato sempre in riferi­
rientrano ndl'orizzonte d’Israele mento al "frutto della campagna’ . Tutte
le volte che ’ctdàmà è determinato da un
b} Anche nei casi in cui venga posta suffisso possessivo con riferimento a
in un rapporto particolarmente stretto tutto Israele (Deut. 12,19; *9,^7; 32 ,

30 G, F ohrer (KAT 16 [1963]) 411* vùlk = AThANT 37 <1960) 77.


3J Cfr. L, Rost, Weidewechsel und altisraeli- M > R ost 78 So,
ttseber Fssikaiencìerx ZD PV 66 (1943} 205­ 15 Si riscontrano solo in Ezechiele {17 volte);
215; Dalman, Arbeìi v i (1939} 204-2x3, Is. 19,17: 'dmt jbwdb.
& Q ui il singolare significa «ogni popolo*» 36 Ro st 78.
«tutti quanti*; LXX syr vg leggono parimenti Cfr. ZiMMSfiir (BK 13) 146-14S. 168-169.
Ì1 * Giuda (2 Re&. 25,21 ~ Ier. 52,27; Ir. 1,7;
^ Cit, H, Wilhhergbr, JHWH s Eìgentum- Ier. 27,1 o; 42,12; Ez. 36,24; 37,14; Io». 4,2),
199 (i» io o ) 'adàmà (J.G. Ploger) (i,iox) 200

4 3 )37a o ad altri, si vuole significare il In connessione con *àdàmà vengono


territorio patrio, la patria in senso stret­ menzionati i seguenti animali: la fauna
to. Anche nei passi in cui *adàmà è pre­ minore (rms: Gen. 1,25; 6,20; 7,8; 9,
cisato ulteriormente mediante proposi­ 2; Lev. 20,25; Deut. 4,18; Ez. 38,20;
zioni relative38 si tratta sempre del pae­ Oj. 2,20), tafani (Ex. 8,17; 10,6), ca­
se come campagna, come base dell'esi­ vallette (Deut. 28,42; Mal. 3 ,11; Ps.
stenza, e non come territorio nazionale. I05>35), bestiame minuto (Deut. 7 , 13)
c) Essere maledetto (—> ’rr: Gen. 4, e grande (Ier. 7,20), buoi ed asini
(Deut. 7,13; Is. 30,24), muli (2 Reg. 5,
11) e venire scacciato (—> grs) dal terri­
17)-
torio abitato equivale al bando, alla se­
e) I morti dormono nella ‘ terra del­
parazione dalla comunità umana (Gen. la polvere’ ( ’dmt *fr: Dan. 12,2 J40, un’e­
4,14), Il Gunkel fa notare «che chi va
spressione che indica o il regno dei mor­
via dalla campagna si separa anche dal­
t i 41 o la terra in senso proprio, nella
la presenza di Jahvé»39, perché fuori di quale il defunto viene adagiato42.
Canaan c’è il dominio di altre potenze
(1 Sam. 26,19; I ° n' 1 >3; 1 Re&- 20,23; ni. u so t e o l o g i c o d i yàdàmà
2 Reg. 17,26; spec. Lev. 16,7-10; 2 Reg.
1. N ell’ambito di un discorso più pro­
5,r 7- i 8).
priamente teologico ’adàmà ricorre, in­
Essere cancellato (mhh: Gen. 6,7; 7,
nanzitutto, in contesti connessi con il
4.23; hsmjd\ 2 Sam. 14,7; 1 Reg. 13,
culto.
34; slh: Ier. 28,16; ’sf: Sopb. 1,2; krt:
Soph. 1,3) da sopra (m‘l ) la terra signi­ a) In una prospettiva cultuale la ter­
ra santa ('dmt [h]qds: Ex.3,5; Zach.2,
fica morte e totale distruzione; al con­
16; cfr. Ios. 5,15) viene distinta dalla
trario, essere nella ’adàmà è segno di vi­
terra impura ('dmh tm 'h: A m .7,17). La
ta (Ex. 20,12; Deut. 4,40; 30,20).
purità cultuale viene minacciata dal ca­
d) Oltre che essere il territorio abi­ davere insepolto di una persona giusti­
tato dagli uomini, ’adàmà indica anche ziata (Deut.21 ,i-8 )43 ed annullata da un
Vambiente in cui vivono gli ammali. comportamento perverso (Ez. 36,17;

Israele (2 Reg. 17,23; Am. 5,2; 7,11.17; 9,15), sraele) e Ier. 35,7 (i Recabiti). Secondo R. Ki-
Israele = Giuda (Is. 14,1; Ier. 16,15; 23>8; u an , Die Verheissung Immanuels les. 7,14
Ez. 28,25; 34}i3-27; 36A7i 37*2*; 39,26.28), — SBSt 35 (1968) 41-46, Is, 7,16 sarebbe
la comunità postesilica (Nehem. 10,36,38), E­ un’aggiunta secondaria.
gitto (Ps. 105,35), Cananei (Lev. 20,24), popo­ 39 H . G u n k e l (G H K 1,1 [ T 1966]) 45.
li confinanti con Israele {Ier, 12,14), il regno 4:1 Si tratta della babilonese bit eprii K,
dei Seleucidi (Dan. 11,9), ogni popolo sotto­ T allqvist, Sum. akk. Namen der Totenwelt
messo {Ier. 27,11). ( i 934) 37.
Questi nessi relativi riferiscono sempre 41 Cfr. N.H. R id d e r b o s = OTSt 5 (1948)
’adàmà a tutto Israele, e ciò vale anche per i 177.
casi limite di jEx.8,i7 (il paese d’Egitto), Is.7, 42 Cfr. G . F oh rer(K AT 16) 319-320.
16 (il paese dei re di Aram e del regno d'I- 4} P lòger 97-100.
201 ( l,I O l) 'adàmà (J.G. Plòger) (1,102) 202

cfr. Lev, 18,28). La terra impura è u­ di divinità ctonie, ma la cosa non è cer­
guale alla terra straniera (}dmt —> nkr: ta 47.

Ps. 137,4), nella quale non è concesso d) In conformità col principio del­

elevare i canti cultuali della patria. San­ l ’intima connessione di culto e cultura,
ta è solo ‘la terra di Jahvé’ [Is. 14,2). il contadino offre alla divinità il frutto
dei campi {Gen. 4,3).
b) Naaman chiede un carico di ’adà­ Il frutto del lavoro è assicurato dal
mà d’Israele per poter sacrificare a Jah­ riconoscimento che la fertilità del suolo
vé anche nel proprio paese {2 Reg. 5, è un dono di Jahvé, non di Baal, rico­
17), perché crede che l ’influenza di una noscimento che si concretizza nell’offer­
divinità si limiti al suo paese (cfr. 1 ta delle primizie {—> r’sjt), dei primoge­
Sam. 26,19; 1 20,23; 2 &eè ‘ i 7j26) niti (—» bkwrjm). Si parla anche di
e ritiene quindi che Jahvé possa essere r'sjt bkwrjm {Ex. 23,19; 34,26; Deut.
adorato soltanto in terra dJIsraele (cfr. 26,1-15; cfr. Lev. 19,24; 23,9-14.15­
però Ier. 29,7-14). 20; Num. 15,17-21; 18,12-13; Nehem.
c) Ex. 20,24 prescrive che l ’altare dei 10,36). In contesto jahvista l'offerta
sacrifici sia fatto di 'adàmà»cioè con zol­ delle primizie ha perso il suo primitivo
le di terra asciugate all’aria (a differen­ significato, probabilmente magico, ed è
za delimitare dì pietre [ mzbh *bnjm]: venuta ad assumere il carattere di rin­
Ex. 20,25). Nessun testo biblico ci of­ graziamento 4S. Oltre al riconoscimento
fre una spiegazione di questa antica nor­ ed alle offerte di cui sopra, il premio
ma tramandata nel Libro dell’alleanza, della fatica è assicurato dalla preghiera
la quale presuppone un tipo di vita se­ per la benedizione della terra {Deut.
minomade o (a giudicare dal riferimen­ 26,15) e dalla stretta osservanza della
to alVadàmà) sedentaria. Perciò dobbia­ legge.
mo accontentarci di ipotesi. 2. Il termine ’adàmà ha una sua non
Secondo alcuni44 la norma si riferi­ trascurabile importanza anche nell’an­
rebbe alla breve durata dell’altare, se­
condo altri essa rivelerebbe o l’apprez­ tropologia biblica,
zamento della terra45 o lo stretto vinco­ a) L ’uomo e l’animale {Gen. 2,7.19;
lo che legherebbe la divinità al suolo su
cui è adorata46. È possibile anche che ci cfr. Is. 64,7; lo b 4,19; 10,9; 33,6), in­
sia una qualche connessione con il culto clusi entrambi nell’espressione kl-hjqwm

44 E, R o b e r t s o n , The Aitar of Earth-. JJSt 1 fuori d'Israele (le arae gramineae o cespìtiae
43 I. O p e l t : RAG v 1116.
degli Italici che sì sono conservate presso i
Romani soprattutto per il culto di divinità
4f> H , H o lz in g e r (K H C 2) 80. agresti) cfr. Reisch: Pàuly-W issow a i 2
47 Per l’altare di terra di Sichem cfr. G à l l in g : (1894) 1670-1671; Ziehen: RAG 1 310-311,
BRL 14 e RAG 1 331. Per altari di terra usati 48 —» W lLDBERGER 4II.
203 (x»I02) 'adàmà (J.G. Plòger; (1 ,103 ) 2°4

{Gen. 7,4.23; cfr. Deut. ii,6 ) , sono for­ 4,11-12) escludendolo dalla terra colti­
mati, fatti (jsr) concretamente da Jahvé vata che aprì la bocca per bere sangue
con T *adàmà. I due termini paralleli fraterno (—»■’h)\ 1* ’adàmà gli nega del
‘polvere’ e ‘suolo’ {*fr e ’dmh) di G en .i, tutto la propria forza {Gen. 4,2). La
7 rivelano, da un punto di vista storico­ crescente malvagità degli uomini {Gen.
letterario, livelli in origine diversi del­ 2,4b-3,24; 4,1-16.17-24; 6,1-4) porta al­
la storia del paradiso49 ed affermano, la decisione di Jahvé, espressa in ter­
per quanto riguarda il contenuto, la ca­ mini antropopatici, di distruggere ogni
ducità e la debolezza dell’uomo {Gett. 3, essere creato dalla faccia dell’ 'adàmà,
19; 18,27; Ps. 103,14; lo b 30,19). fatta eccezione per Noè (Gen. 6,5-8),
Nel nuovo periodo della storia della sal­
b) Origine, vita e destino legano l ’uo­
vezza Jahvé limita invece la propria
mo ('dm) all’ 'adàmà50; ma questa vie­
santità punitiva in considerazione della
ne maledetta a motivo del peccato
debolezza morale dell’uomo (Gen. 8,
{Gen, 3,17-19), così che la solidarietà
21). La fatica del lavoro è alleviata da
primitiva cede il posto ad un’alienazio­
Noè (Gen. 5,29) che, essendo 'js h'dmh
ne dell’uomo dal fondamento elementa­
egli stesso, inizia la viticultura (Gen. 9,
re della sua esistenza51. Il lavoro che,
20).
secondo una tradizione jahvista, in ori­
gine era leggero (cfr. Gen. 2,7.15 con 3. Veniamo ora al complesso di idee
3,23), diventa una faticosa lotta per il e di concezioni legate al concetto di ter­
nutrimento: la terra ha perduto la sua ra d’Israele e di terra promessa.
«fertilità primordiale»52, spine e triboli
a) Fuori della storia dei primordi, il
ostacolano il lavoro {Gen. 3,18). Dopo
motivo dell’ 'adàmà ha una notevole im­
le fatiche della vita I* }dm ritorna (ìw b)
portanza nel quadro della concezione
all’ ’dmh dalla quale è stato preso (Iqh),
pragmatico-teologica della storiografia
perché è polvere (—> */r: Gen. 3,19; Ps.
deuteronomistica nei suoi nessi con la
104,29; cfr. Dan. 12,2). Neanche l’uo­
tradizione dell’elezione. Israele non pos­
mo più potente ha una sorte diversa (Ps.
siede Y 'adàmà come un fatto naturale,
146,4; Eccl. 3,20).
in forza di un ordine storico di succes­
c) Ancora più pesante della condan­ sione. Mentre gli altri popoli vantano
na inflitta all’ 'dm in Gen. 3,17-19 è il un possesso continuo del paese53, Israe­
bando che colpisce il fratricida {Gen. le deve la sua terra a Jahvé, la cui guida

49 H . G u n k e l ( G H K i i [7i966]) 6.26; J. Gett, 1,1-4,24: CBQ 18 (19 5 6 ) 137-139.


B e g r i c h = TliB 21 (1964) 19; W . F uss, Die 51 G. von R ad (ATD 2/4) 76,
sog. Paradteserzàhlung (1968) 25. 52 - > de G u g l ie l m o 308.
50 —» A m s l e r 108-109; E . L u s s i e r , Adam in 53 Stele di Mela: «La gente di Gad aveva
205( 1, 103) 'adàmà (J.G. Ploger) (1,104) 2°6

storico-salvifica culminò nel dono del dizioni della terra grassa (Nehem, 9,25)
paese (Am. 2,10; 3,2). Soprattutto il e buona (Ios. 23,13.15; 1 Reg. 14,15),
Deuteronomio ed il Deuteronomista in- cosicché D eu t. 31,20 può persino chia­
sistonó senza posa su questo tem a54. marla «'adàmà in cui scorre latte e mie­
Prima dì diventare sedentarie le fami­ le» 57. Con il mantenimento della pro­
glie e le tribù d’Israele erano assoluta­ messa fatta ai padri Israele viene a co­
mente prive di terra (Deut. 26,5), ma noscere la fedeltà di Jahvé alla parola
Jahvé ha «giurato solennemente» (—> giurata (Ios. 21,45). Mediante la predi­
nW\ Num. 11,12 ; 3 2 ,11; Deut. 11,9. cazione nel culto e nella famiglia il do­
21; 28,11; 3 1,7)^ ai padri P 'adàmà no escatologico e salvifico della terra di­
come spazio vitale e base dell’esistenza. venta attuale per ciascuna generazione58,
A l tempo della conquista Jahvé, che ne
è Punico proprietario «dona» (-» ntn: b )L a promessa della terra, espressa
Ex. 20,12; Lev. 20,24; Deut. 11,9 ; 21, in origine in termini assoluti, viene ora
1; 26,15; 1 Reg* 9,7 = 2 Par. 7 >20; 1 concepita dalla storiografia teologica
Reg. 14,15; 2 Reg. 21,8; Ier. 24,10; 25, deuteronomistica in termini condiziona­
5; 35,15; Ez. 28,25; cfr. 2 Par. 33,8), il li, nelPintento di offrire un’interpreta­
paese con generosa, libera benevolenza zione storico-teologica dell’incompletez­
affinché Israele, cacciati con l ’aiuto di­ za momentanea dell’adempimento a
vino i primitivi abitatori, ne prenda causa della perdita della patria e delia
possesso (—* jrs: Lev. 20,23-25; Deut. permanente speranza di riconquistarla
30,18; 31,13; 32,47) come di un paese dopo il ritorno a Dio. Abbiamo qui uno
proprio (Deut. 7,13; 21,23) e di una schema secondo il quale è stabilita
propria eredità (-> nhlh): con una ini­ un’intima corrispondenza tra promessa
ziativa comune Jahvé porta il popolo e dono della terra, da una parte, ed ob­
nel paese (Deut. 31,20) ed Israele stes­ bedienza ovvero disubbidienza alla vo­
so passa il Giordano (Deut. 3 1,13 ; 32, lontà divina espressa nella legge, dal­
47). Una volta lì, Israele godrà le bene­ l ’altra. Per questa ragione tutti coloro

abitato nella regione dx A ta ro th dai tem pi an­ simile; cfr. Lev. 25,23.
tichi» (D onner -R ò l l ig 18 1,10 ). 57 Altrove nella locuzione compare sempre
54 P er la redazione deuteronom istica d i Am.2, ’rs; alcuni mss. agggiungono comunque *rs an­
10-12 cfr, W.H. S c h m i d t : ZAW 7 7 (19 6 5 ) che in Deut. 31,20. Per le formulazioni stereo­
178-183. tipe con 'rs ed *dmh v. -» P l ò g e r 124-126.
55 P loger 63-79; N. L o h f in k , Die Land- 59 Cfr. soprattutto la preghiera pronunciata
verheissung als Eid = SBSt 28 (1967). all’offerta delle primizie: «Oggi chiamo a testi­
56 L'espressione «il paese di Jahvé» è usata monio Jahvé, tuo Dìo, che io sono venuto nel­
solo in Is. 14,2; cfr, 2 Par. 7,20, Il testo oscu­ la terra che Jahvé aveva giurato ai nostri padri
ro di Deut. 32,43 sembra avere un significato di darci» (Deut. 26,3).
207 (1,10 4 ) 1adàmà (J.G, Ploger) (1,104) 208

che durante l ’esodo non furono com­ simo bene escatologico,


pletamente obbedienti non riescono a Jahvé reagisce all’infedeltà ed alla
vedere il paese {Num. 32,11). Mentre disubbidienza, cioè all’apostasia, cancel­
Jahvé vuole che il dono del paese sia lando dall’ *adàmà i colpevoli (—> ’bd:
«per sempre» (kl-h)mjm\ Deut, 4,40; Ios. 23,13; - » glh\ 2 Reg. 17,23; 25,
cfr. Ier. 25,5), la possibilità di vivere 21; Ier. 52,27; Am. 7 ,11 .1 7 ; hsmjd:
effettivamente a lungo e felicemente Deut. 6,15; Ios. 23,15; 1 Reg. 13,34;
nell’ 'adàmà ( ’rk jmjm: Deut. 4,40; 5, Am. 9,8; —>"klh: Ex. 32,12; Deut. 28,
16; i r , 9; 25,15; 30,18.20; 32,47; rbh 21; -> krt\ 1 Reg. 9,7; —> nwd: 2 Reg.
jmjm: Deut. 11,2 1) dipende dalla co­ 21,8; nsb: Deut. 28,63; Ecclus 48,15;
stante ubbidienza («tutti i giorni che nts: Deut. 29,27; 1 Reg, 14,15; Ier. 12,
voi vivete nell’ adàmà»: Deut.4,10; 12, 14-15; 2 Par.y,20; —> swr: 2 P^r.33,8;
1; 31,13; similmente Deut. 12,19; c^r< —> tmm\ Ier. 24,10).
1 Reg, 8,40; 2 Par. 6,31) di tutti («an­ Le minacce di sventure si avverano
che i vostri figli»: Deut. 31,13) a tut­ con la devastazione del paese (Is. 6,11;
ti i comandamenti (Lev. 26). La richie­ Ioel i,io ) e l ’esilio di parte della popo­
sta di un’ubbidienza totale è sostenuta lazione (Am. 7 ,1 1 .1 7 ; Ier. 35,15-17)
con il motivo della promessa dell’ 'àdà- che, oltre ad aver perso la patria ed i
mà particolarmente negli ampliamenti beni, viene così separata dal legittimo
parenetici al comandamento di onorare culto di Jahvé (Ps. 137,4).
Ì genitori (Ex. 20,12; Deut. 5,16) ed al­ La promessa del paese, rafforzata dal
la norma sui pesi e le misure (Deut. 25, solenne giuramento, rimane comunque
13-16; cfr. anche Deut. 21,22-23; 26,1­ sempre valida e si adempie nel nuovo
11). Per chi sceglie la ‘vita* c ’è la pro­ esodo: Jahvé ‘riporterà’ (bw* alPhif‘il:
messa di abitare a lungo nel paese Ier. 23,8; Ez. 20,42; 34,13; 36,24; 37,
(Deut. 30,20), In una data situazione 12.21; cfr. Ier. 16,15; 31,23-28) il suo
storica la sottomissione ad un conqui­ popolo nell’ ’adàmà t lo ‘collocherà’
statore straniero può permettere che si (hnjh 7: Ez. 37,14) in patria, lo ripian­
rimanga nel paese, mentre la rivolta terà nella sua terra (Am. 9,15; cfr. Ier.
porta alla perdita dell’ ’adàmà (Ier. 27, 24,6; 32,41; 42,10), lo ‘raccoglierà’
10.11). (kns: Ez. 39,28; cfr. Ps. 147,2) sul suo­
Le frequenti esortazioni ad adempie­ lo della patria. Lì esso abiterà i propri
re la legge e gli urgenti ammonimenti a campi in sicurezza (Ez. 28,25.26; 34,
non trasgredirla in alcun modo nascono 27; 39,26), godrà di un’abbondanza pa­
dalla preoccupazione di conservare il radisiaca (Am. 9,13-15), riceverà copio­
paese che, mancando ancora la speran­ sa benedizione per le messi ed i frutti
za nella risurrezione, costituisce il mas­ dei campi (Is. 30,23-26; Deut. 30,9).
2O9 0 ,*t>5) ’àhab (J, Betgtnan) (1,105)210

jahvé ascolta la preghiera contrita del nell' ’adàmà e riprende possesso d’Israe­
suo popolo che chiede di tornare (/ le, sua eredità, «nella terra santa» (Zach.
Reg, 8,34 = 3 Par. 6,25)1 concede 2,16).
tranquillità (/j. 14,1 —> ’rs} mnwhh) . J,G. P lÓ g k r

□H K an a. in b

>à h a b > *a h a b à , 1a h a b , * o h a è

S o m m a r io : 1 . am ore se ssu a le ;
2. predilezione ed amicizia;
I . 'Amore* nel mondo estrabìttico; 3. comportamento etico*sociale;
x. Egitto; 4. amore dei prossimo e del nemico.
2. Mesopotamia.
IV. Uso teologiciì dì ’àhab:
II.'ahab neU’A T .i 1, il messaggio profetico;
1. questioni lessicali; t, 3a parenesi deuteronomistica;
i. questioni semantiche, 3, amore di Dio nei culto;
1 0 . Uj« profano dì ’aliab: 4, Qumran.

'Ahab
F. Buck, Die Liebe Gottes beim Prophetem fasmng von Gerechtigkeit und Uebe in: Wor­
Osee ( 1953 ); J. D k Ak , Die Gotteslìebe in den to des LebenS) Festscht. £ur M, Meinette (1951)
alien semìtischen Kdtgionen, Diss. Basd 9-17; C. Spicg, Agapé dans le Nouveau Testa­
( 1914 ) 81-83; P- Hesse, art. 'Liebe x. A,T/: ment.. Atialyse des Texte> 3 voli. (Paris 1957/
BHHW 11 1083- 1084; H.W. Hupfenbauer, 59); D,W. T h o m a s , The Root bb 'Love' in
aiT 'Liebe 2. Judentum’t ibidem 1004-1085; Uebrew. ZAW 57 (1939) 57-64; V. WabnagìH,
R Kaì.t, >*Bihlisches Reellexìkort M 56-7 1 ; F. Agape. Die 1,'tebe &U Grundntntw der neti-
Maass, Die Selbstliebe nach Leviiicus 19,18 testamendichen Tbeologie ( 1951 ); ID., art. ’Lie-
in: Friedrich Baumgartel zum 70 . Gebutstag. bc1: Bibeltheologisches Wòrterbuch, ed. J.B.
— Edanger Forsehungen, R,A.; Geisteswis’ B a u e r (*1967 ) 927965 ; C, W r É N E R , Recherà
scn&chaften Rd.io ( 1959) 109*113 ; O. M ichel, ches sur l’amour pour Dieu dans V A 't. { 1957 );
Das Gebot der N'àchstenliebe in der Verkiin- J r Zieulkr, Die Liebe Gottes bei den Prophe-
digung Jesu = Zur soziale n Entscheidung ten - AIA 11/3 ( 1930); W. ZlMM3ELlt art,
^1947) W.L. Moban, Tbe Ancìent 'Liebe 11. Im A.T.': R G G ’ IV 363-364-
Near Eastern Background of tbe Love of God Per Sii
in Deuteronomy: CBQ 25 {1963) 77-87 ; G, E. D r i o t o n , Pages d'égyptobgie (Cairo 1957};
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RThPh 33 ( 1945) 175 - 186; J. Nikel, Das A.T. dieux: AnBibl 12 (1959) 57 68; A. H E R M A N N ,
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(1913); A, N ygren, Eros und Agape { 1930); BENZj Die Erwdhlung xtvhcbm G ott und K o-
J. Pedersen, Israelt its Life and Culture mg in Àgypten-. Festsebr, Wedemeyer (1956)
( 1926)1 G. Q u e ll-E . Staupper, art, òsfttr 118-137; E. O t t o , Die biograpbìscheti In-
ThWb 1 20-55 (= GLNT I, coll. 57­ sebrifteh der àgyptischen Spàtteit (*954): I®-*
146); O. Schiluncìj m è ditestamentlicbe Auf - Gott und M e n s c h (1964),
2 1 1 (1,100 ) *àhab (J. Bergman) (1,107)212

1/ co, dai tempi più antichi (cfr. Pir. 2x92)


a m o r e ’ n e l m ondo e s t r a b ib l ic o
fino ai più recenti (papiri magici).
L ’amore tra genitori e figli è attesta­
1. L'Egitto to da nomi propri come mr.t it.i
Il termine egiziano comune per ‘ama­ (mwtJ), «una amata da suo padre (sua
re’ è m rj1 che ricorre frequentemente madre)»2. I testi autobiografici si sof­
nelle forme participiali passive mrj e fermano volentieri sull’amore che lega
i vari familiari e contengono formula­
mrr} «uno amato (da...)»* U sostantivo
mrw.t significa tanto amore che popo­ zioni come «un amato di suo padre, un
lodato (hsj) di sua madre, un amata dei
larità. Il verbo mrj indica l ’opposto di
msdjy «odiare», p. es. in frasi come
suoi fratelli e delle sue sorelle, ecc.» \
«uno che ama la vita (o il bene) ed odia Soprattutto nelle iscrizioni tombali il
la morte (o il male)». In affermazioni figlio ‘amato’ appare come la persona
parallele a mrj fa spesso riscontro, so­ più adatta ad offrire i sacrifici per suo
prattutto nelle iscrizioni funerarie, hsjy padre.
un verbo che generalmente viene tra­ L ’amore rappresenta il rapporto idea­
dotto ‘lodare’ . Nei casi in parola i due le tra re e sudditi. Più dì un re afferma
verbi sono intercambiabili e indicano orgogliosamente: «G li uomini mi ama­
tanto l ’atteggiamento interiore quanto il no». Sinuhe loda il nuovo re con que­
corrispondente comportamento esterio­ ste parole: «Egli è un signore della po­
re. Di solito l ’amore viene localizzato polarità, di grande dolcezza, egli è uno
nel ‘cuore5 (ib) - o, più vagamente, nel che conquista con l’amore {mrw.t). Gli
‘corpo’ (l?J) - considerato la sede della abitanti della sua città lo amano più di
forza vitale di una persona. se stessi» (Sinuhe B 66), Àncora più im­
mrj può essere costruito con l’infini­ portante è però l ’amore divino che assi­
to come oggetto e fungere quindi un cura al faraone la posizione unica di
po’ da verbo servile nel senso di ‘volere, ‘amato’ e di ‘eletto’ . Tutta una serie di
desiderare’ . M olto più frequentemente il nomi dì re ci dicono che il sovrano in
verbo ha però un oggetto personale ed questione è «l’amato di Ra». Spesso
è impiegato per esprimere i rapporti af­ l ’intervento divino a favore del faraone
fettivi tra coniugi e vari membri del­ è motivato con le parole «secondo il
la famiglia, tra re e sudditi, come pure mio amore per te » 4. V a però osserva­
tra signore e servitori, tra dio e uomini. to 5 che in questi casi si tratta spesso di
L ’amore coniugale indicato da mrj è un amore reciproco (elezione) tra dio e
generalmente l ’amore sessuale. Nella re. La formulazione mrr ntr mrr sw>
maggior parte delle raffigurazioni tom­ «dio ama chi lo ama», che si riscontra
bali a fianco del defunto è raffigurata già in epoca antica come nome proprio,
«la sua amata moglie» oppure anche «il trae certamente la sua origine6 dall’i­
suo amato figlio», ecc. L ’amore di Iside deologia regale, ma è riferita anche a
per il suo fratello-sposo Osiride, di cui persone comuni ed è attestata con par­
essa è quindi sorella-sposa, ha sempre ticolare frequenza sugli scarabei7. D ’al­
avuto in Egitto un valore paradigmati­ tra parte soprattutto le iscrizioni tem-

1 E rm an -G r a p o w 11 98 ss 5 C fr, il saggio d el M oren z.


2 R an ke i 135 ss.
6 C om e sostiene il —» M o r e n z ,
3 O tt o 16 8 .17 2 .17 4 . ecc.
4 P . es, Urkundett i v ^79. 7 - » D r io t o n , Pages 12 1 ss,; Maximes 57 ss.
213.(1,107) ’àhab (A.O. Haldar) ( 1, 108) 214

plari più recenti sottolineano l ’amore nostro termine nella vita politica. Dalle
divino che elegge8. Secondo le iscrizio­ lettere di Amarna apprendiamo che t
ni su scarabei la divinità donat amore, principi ‘si amano’, che i vassalli ‘ama­
vita, ecc. a chi l ’ama; secondo le iscri­ no’ il faraone e questo quelli, inoltre
zioni templari a chi è amato da lei. che i sudditi dovrebbero ‘amare’ il loro
J. B e r g m a n re. Questo ‘amore’ include soprattutto
lealtà, fedeltà ed ubbidienza14.
2. La Mesopotamia L ’atteggiamento normale degli uomi­
Il termine sumero comune per ‘ama­ ni verso gli dèi è il timore: abbiamo
re’ è ki-àgy un verbo composto di cui spesso il caso di un re che afferma di es­
ignoriamo il significato fondamentale. sere «uno che teme (pàlib) la divinità»,
Il re è designato come colui che è ama­ senza che ciò sia una prova del suo amo­
to dalla divinità, e l ’elezione al trono re per il dio. Invece il re (ovvero l ’uo­
appare una conseguenza di questo amo­ mo in genere) è 1’ ‘amato’ dagli dèi {na-
re divino. Eannatum dice, p. es., che ràmu) 15. G li dèi amano i templi; simil­
Inanna, che lo ama, gli ha dato la digni­ mente Hammurapi dice di amare l ’Esa-
tà di ensi di Lagas e di re di K is 9. Il gila, e Nebucadnetsar parla di «Babilo­
verbo ki-àg serve ad indicare anche l ’a­ nia, che io amo». G li dèi amano gli atti
more coniugale e l ’amore tra amici, p. cultuali del re (p. es. il sollevamento
es. dam-ki-àg, «l’amato sposo»; ku-lì-kì- delle mani, nis qàtìja) ed un uomo può
àgy «l’amato am ico»10. Il tempio è il similmente amare il culto degli d è ii6. Si
luogo amato della divinità: sono fre­ trova inoltre affermato quasi costante­
quenti espressioni del tipo «il suo ama­ mente che gli d è i17 o i re amano il ‘di­
to tempio» e simili. ritto’ e la ‘giustizia’ [kettuy mèlaru) L<t,
Analogo è l ’uso dell’accadico ratnu
A .O . H a l d a r
(—» rhm) che indica il rapporto tra ge­
nitori e figli: Assurbanipal dice che suo II. ’àhab n e l l 5A,T.
padre lo amava in modo particolare11;
Hammurapi stabilisce12 che la madre
deve dare la propria eredità al figlio 1 . Questioni lessicali
ch’essa ama. ràmu è usato anche per
l’amore coniugale. È interessante il mo­ La radice rhb ed i suoi derivati non
tivo con cui Gilgames rifiuta di sposa­ si riscontrano soltanto nell’A .T . e nel­
re Istar: l ’eroe respinge la dea che gli.
l ’ebraico es trabiblico e postbiblico, ma
si offre in sposa ricordando tutti gli al­
tri che essa ha amato (Tammuz, ecc.)13. anche nei dialetti semiti affini, sia pure
D i particolare interesse è l ’uso del con minore frequenza19.

8 “-►Otto, Gott und Mensch 4 6 s. 16 V . M u s s -A r n o l t , tiandwórterbucb 966 s.


9 VAB 1/1,23. 17 T a l l q v i s t , Gbtterepìtheta 167.
10 S A K 18 vi 8 e 6, 13 S e u x 236 s.
11 VAB vn/2,259,
19 Per Ugarit cfr. A is t l e i t n e r 9 (e col.
12 C.H. § 150. 227), Nei papiri aramaici di Elefantina *hb si
13 Gtlg. 6,46 ss. trova solo come componente onomastica: cfr.
14 —> M o r a n 79S.; il medesimo uso si riscon­ A .E . C o w l e y , A ramaio Papyri of thè Fiftb
tra a Mari: cfr. ARM 10,7,13, Century B.C. (1923) 1 riga 4; x x i i riga 107;
15 Seux 189 ss. N o t h , Pers. 223.251; nr, 924,927. È incerta la
21 $ ( 1, 108) 'àhab (G. Wallis; (1,109) 216

Nell’A.T. la radice ’bb è attestata in considerazione le antiche traduzioni,


in tutte le forme letterarie ed è stata l ’esistenza dì una radice hb, scompar­
sa 23. A ltri24 hanno invece messo la ra­
sempre in uso, sia pure con variazioni dice 'hb in relazione con l ’arabo ’ihàb,
semantiche. Ora, il fatto che la radice 'pelle, cuoio’ 25. Secondo questa ipotesi
'hb, piuttosto rara negli altri dialetti se­ la denominazione di una sensazione fi­
sica connessa con la superficie del corpo
mitici, sia invece nell’A .T . d ’uso fre­
sarebbe stata usata per indicare l ’eccita­
quente senza per altro essere mai usa­ zione psichica che la provoca. Se tale
ta, come in quelli, per formare nomi, supposizione fosse esatta, la sensazione
fa già supporre che l ’uso linguistico bi­ emotiva costituirebbe il nucleo dello
sviluppo del termine ’hb,
blico abbia conferito ad ’hb, per ragio­
ni oggettive e teologiche, un particolare 2, Questioni semantiche
connotato semantico. a) Quest’ultima osservazione sembra
Il verbo ricorre nelPA.T. 140 volte confortata almeno dal fatto che a que­
al qal, 36 al participio attivo qal (signi­
sto moto dell’animo provocato da sen­
ficando generalmente ‘amico’ ), 1 volta al
participio nif‘ al, 16 volte al participio sazioni ricevute viene contrapposto an­
pi'el (significando 'amante'). Tra i so­ titeticamente il sentimento dell’odio
stantivi derivati da questa radice abbia­
(—> su': Deut. 5,9.10; 21,15; Iud- 14,
mo 'ahabà (50 volte), yahab, ’òhab
(entrambi 2 volte). 16; 2 Sam, 19,7; Is. 61,8; Am. 5,15;
L ’etimologia di ’hb rimane incerta e Mich. 3,2; Mal. 1,2; Ps. 45,8; 97,10;
ci fornisce pertanto un "informazione in­ 109,5; Prov. 9,8; 10,12; 12 ,1; 13,24;
sufficiente sul significato primitivo del­
la radice. Recentemente è stata ripropo­ 14,20; 15,17; 15,9 in antitesi a —>
sta 20 l ’antica tesi che A. Schultens ave­ tw‘ bh; cfr. anche 1 QS 1,3-9; 9,16.21;
va avanzata nel lontano 1748: presup­ 1 Q H 14,10.19 in antitesi a —> m's):
ponendo l ’esistenza di una radice b ila­
l’amore può mutarsi direttamente in o­
terale hb si vuol vedere un nesso con
l’arabico habba, ‘respirare forte, essere dio (2 Sam. 13,15). Detestabile è l ’in­
eccitato’ 21. I passi dell’A .T . (che, per gratitudine che ricambia l ’amore con il
inciso, sono anche testualmente incer­ suo opposto, l ’ostilità (—» sin: Ps, 109,
ti) addotti a conforto di tale tesi (cioè
Prov, 30,15 22; Ps. 55,23; Os. 8,13) non 4 )-
comprovano affatto, neanche prendendo Il parallelismo delle affermazioni o

lettura di ’hb in C o w l e y , op. cit. l x x v riga 3 W, N icholson: V T 16 (1966) 355 ss.


(cfr, J ean -H o f t ij z e r 6). In punico abbiamo
24 G.R. D river : JBL 55 (1936) 111; I d .:
JTh
un unico esempio di yhb\ v. J e a n -H o f t ij z e r 6.
St 39 (1938) 160 s. e, come sembra, indipen­
Per i testi samaritani v. —> D.W. T h o m a s 59
dentemente da lui, anche H.H. H irschberg:
nr. j ,
VT x i (19Ó1) 373.
20 -+ D .W . T h o m a s 61.
21 Cfr. J.J. G l u c k : V T 14 (1964) 467 s. Cfr. Cant. 3,10, Os. 11,4 non può essere in­
22 V. ibidem. vece invocato, contro quanto sostengono D ri­
2> Cfr, H.S. N yberg : ZAW 52 (1934) 252; E. ver e Hirschberg.
2 1 7 ( r »I 09 ) 'àkab (G . WaUis) (1,110) 218

dei termini ci aiuta a capire le varie ticamente fa da riscontro ad 'bb solo in


sfumature di ybb o *bbh. Chi ama qual­ Cant. 1,3,4. Non si vuole sopravvaluta­
cuno o qualcosa gli è attaccato (—» dbq: re questo fatto; ma esso dovrebbe in­
Deut. 11,22; 30,20; Prov. 18,24; dicare che nelPA.T. la radice ’hb ha
1 Reg. 11,2), Pinsegue (rdf : Is. 1,23), un contenuto semantico che va net­
lo segue (M& —> Ier. 2,25 b), lo tamente distinto e da rhm e da dwd e
cefrca (H>r. Prov. 8,17 [ Q ]; —> bqs: che, a sua volta, impedisce che ’hb sia
Ps. 4,3; 40,17 = 70,5), lo attira a sé usato nella composizione di nomi pro­
con fedeltà (—» Ier.31,3; cfr. pri in connessione con nomi o epiteti
O j. 11,4). Questo desiderio della pros­ divini. Di conseguenza l ’ebraico biblico
simità fisica vien ricondotto ad un mo­ ha dato al termine ’hb ( ’hbh) un conte­
mento psichico: si è legati col cuore nuto del tutto unico.
(nqsrh bnfs\ 1 Sam. 18,1), si desidera Questa affermazione è confortata an­
di cuore (—» hfs: Ps, 34,13; —> rstvn: che dal fatto che i LXX traducono, nel­
la stragrande maggioranza dei casi, *hb
Prov. 16,13), chi ama elegge (—> bbr:
con ayaizàbì, un verbo che nel greco
Deut. 7,7 s.; 10,15; Is. 41,8; Ps. 78, prebiblico ha un significato piuttosto
68), Peletto è amabile {—> n*m\ 2 Sam. smorto e incerto rispetto ad èpàto e (pi-
Xéw26 e, in fondo, significa soltanto ‘ac­
1,23), prezioso (—> )qr\ Is. 43,4) o de­
contentarsi di qualcosa’. Per il sostan­
gno di onore (—> nkbd: Is. 43,4; Ps. tivo ’hbk i LXX usano analogamente
87,2.3). Giudicando da queste espres­ àyà'K'f] (2 Sam. 13,15; Ier. 2,2; Cant.
sioni parallele possiamo dire che l ’amo­ 2,4 -5-7 J 3 > 5 -io [?]; 5,8; 7,7; 8,4.7;
Eccl. 9,1) oppure àYà%r\<r\,$ (2 Sam. 1,
re è l ’intenso desiderio di essere vicini,
26; Ps. 109,5; ■te?-2,33; 31 [LXX 38],
non solo interiormente ma anche fisica­ 3; Os. 11,4; Sopb. 3,17). Il fatto che
mente, alla persona con cui ci si sen­ l’ebraico hb sia tradotto preferibilmen­
te con forme del verbo àya/KAw} che
te attratti e uniti, e di essere legati ad
in greco è del tutto insignificante, pale­
essa strettamente e fortemente in tut­ sa in tutta chiarezza che questo ha rice­
ti gli aspetti della vita (Gen. 2,23 s.). vuto il suo significato ora classico sol­
È interessante notare che la radice tanto dopo esser servito a tradurre Pe-
braico *hb. A posteriori è questa anche
—> rhm, ‘amare benignamente*, che sIn­
una dimostrazione che la radice ebraica
contra spesso come componente ono­ non poteva esser resa senz’altro con
mastica per esprimere l ’amore divino èpàw o con cptXéoj, perché non corri­
spondeva all’essenza di questi due ver­
verso chi porta o verso chi dà quel dato
bi, Cosi la radice cpiXéto potè essere usa­
nome, non è usato in parallelismo con ta soltanto in casi affatto particolari per
’hb} mentre la radice —> dwd sintoma­ tradurre *hby cioè quando si trattava di

26 C fr. -> E, S t à u f f e r 3 6 : «àya-nàv non h a nico d i èp àv n é i l calo re um ano d i q>tXelv»,


p er il greco né la potenza e il c aratte re demo-
219 ( M i° ) 'àhab (G. Wallis) ( i j l l l ) 220

esprimere il legame intimo esistente con nelPidioma dell’A .T. è molto estesa ed
una cosa, non già con una persona (un abbraccia tanto l ’attrazione reciproca
piatto prelibato: Gen.27,9 [cfr. v. 14 ];
dei sessi27a quanto la comunione coniu­
il sonno: Is. 56,10; la sapienza, anche
se personificata: Prov. 8,17; 29,3). In gale (Os. 3,1 ) i legami familiari del pa­
questo senso i LXX hanno usato il ver­ dre col figlio preferito (Gen. 22,2; 25,
bo denominale cpiXià^co, ‘essere amico’ 28; 37,3; 44,20; Prov. 13,24) o della
delTingiustizia nel tribunale (2 Par. 19,
2). Anche Ì composti di qnXéw mostra­ madre col figlio prediletto (Gen. 25,28),
no che si tratta di un desiderio rivolto il rapporto suocera-nuora (Ruth 4,15),
a cose o g situazioni: «piXaixapTifjiAtoV, l ’amicizia tra uom ini2711 e persino lo
‘amante del peccato’ {Prov. 17,19), <pi-
stretto attaccamento del popolo al gene­
X.o'yùvouo*;, ‘poligamo’ (1 Reg. 1 1 ,1 ), <pt-
Xoyéajpyo^, ‘amante della terra’ (2 Par. rale (1 Sam. 18,16.22). Vanno intesi in
26,10), (piXovEixetv, ‘esser litigioso’ quest’ultimo senso, allora, l ’amore per
(Prov. 10,12). Il participio attivo qal è
il prossimo (che è un atteggiamento cor­
è reso con cp£\o<;, quando si tratta
di rapporti amichevoli tra uomini (Ier. tese, amichevole, sollecito verso il con­
20,4.6; Ps. 38,12; 88,19; Prov. 14,20; nazionale: Lev. 19,18) ed anche l’aper­
17,17; 2 1,17 ; 27,6; Esth. 5,10.14; 6, tura verso lo straniero (Lev. 19,34;
13). Similmente ’hbh è reso con <pi,X£cc
quando indica il desiderio di una cosa Deut. 10,18.19). A ragione è stato sot­
(Prov. 15 ,17; 17,9; 27,5). Altre tradu­ tolineato il carattere comunitario dei
zioni isolate di *hb sono àvTéxEfffrai, concetti di amore ed amicizia nelì’A .T .28
‘attenersi a qualcuno’ (Prov. 4,6), èm-
&upt-nTifl<; clvai, ‘essere avido’ (Prov. i , Infine la radice ’hb è stata usata per
22), ‘cercare’ (Mich. 3,2), èpàw, indicare anche il rapporto tra Jahvé ed
‘amare’ (Esth. 2,17), éptOTÌ<; = ’ohab Israele o i suoi devoti (Deut. 10,12;
(Prov. 7,18). Si noti che épàw ed èpw-
11,13.22; 19,9; 30,6; Icxs. 22,5; 23,11;
sono usati soltanto una volta per
tradurre 'hbk ovvero *dhab, precisamen­ Ier. 2,2) ed insieme quella forma d ’a­
te in quei casi in cui era del tutto ap­ more totale che impegna tutte le forze.
propriato servirsi dei termini greci in­ In parte questo atteggiamento dell’Uo­
dicanti precisamente l ’amore sessuale.
Possiamo quindi ben considerare àya- mo verso Dio si oggettivizza nell’amore
l’equivalente classico di *hb, ben­ per Gerusalemme, per il tempio di Jah­
ché il verbo greco traduca talora anche vé, per Sion (Is. 66,10; Lam. 1,2; Ps.
altri termini ebraici (rsh, rhm, h fs)27.
122,6) o per il nome di Dio (Pi1. 5,12;
b) L'area semantica di amare/amore 69,37; r i9»I 32). Questo atteggiamento

1 1
27 Cfr. -» G. Q u ell 20 s . 21 n, 2. Sam. 18,20; Ammon-Tamar: 2 Sam. 13,1.4.
27a IsaccoRebecca: Gen. 24,67; Giacobbe-Ra- 27 b Saul-Davide: 1 Sam. 16,21; Gionatan-Da-
chele: Gen. 29,18.30; Lìa-Gìacobbe: Gen. 29, vide: 1 Sam. 18,1-3; 2°>*7> 2 Sam. 1,26; mae­
32; Sichem-Dina: Gen. 34,3; Sansone-la fili­ stro-scolaro: Prov.9,8; servo-padrone: Ex.21,
stea: Iud.14,16; Sansone-Dalila: Iud. 16,4.15; 5; Deut. 15,16.
EIcana-Anna: 1 Sam. 1,5; Micol-Davide: r 2a P e d e r sen 309 s, 341 s, 353,414.
221 (l,II2) 'àhab (G. Wallis) ( i j l l l ) 222

poggia però sul fatto che jahvé stesso more tra Dio e il popolo. Nel corso del
ama il proprio popolo ed agisce, per tempo il concetto di amore ha conosciu­
l ’amore che gli porta, castigandolo e to senza dubbio nei singoli tipi letterari
salvandolo (Os. 11,4 [9 ,1 5 ]; Ier. 31,3; un allargamento ed un approfondimen­
Is. 43,4; 63,9; Sopb. 3,17; Mal. 1,2; to notevoli, in particolare con l ’inclu­
Deut. 7,8,13; 10,15; 23,6; ^ Par. 2,10; sione della nozione di amore di Dio e
)* di amore per Dio.
Da questa rapida analisi non dobbia­ Il vocabolo 'hb ed i suoi derivati mo­
mo però trarre conclusioni affrettate strano nell’A .T. un aspetto considere­
circa il particolare significato del termi­ volmente pragmatico. L ’amore non pre­
ne amore nei vari periodi o nelle diver­ suppone soltanto una concreta disposi­
se forme letterarie dell’A .T ., perché, zione interiore, venutasi a creare me­
tanto per dirne una, le forme letterarie diante esperienze o sensazioni, ma in­
sono anche legate ad un particolare con­ clude intrinsecamente un’azione consa­
tenuto e sono quindi interessate ad a­ pevole fatta a motivo della persona o
spetti del tutto diversi dell’amore. Le della cosa amata. In questo senso l ’a­
fonti narrative, p. es., dedicano parti­ more è determinato, in definitiva, socio­
colare attenzione ai rapporti interperso­ logicamente, anzi ha una sua propria de­
nali, mentre gli interessi didattici ed terminazione etico-sociale29, La descri­
etico-sociali della letteratura sapienzia­ zione più efficace del carattere pragma­
le vedono il medesimo oggetto in una tico di 'hb è senza dubbio quella di 1
prospettiva a loro conforme; le afferma­ Sam. 18,1-4: «Gionata strinse poi un
zioni di fede nelle meditazioni del sal­ patto con David, perché lo amava co­
mista, o i toni unici con cui il Cantico me se stesso (b'hbtw 'tw knfsto). G io­
dei Cantici tratta il tema dell’amore, so­ nata si tolse la tunica che indossava e la
no certamente diversi dalle parole pro­ donò a David, e così fece con tutto ciò
fetiche di critica religiosa e sociale che che portava, persino la spada, l ’arco e
sono dedicate molto più segnatamente la cintura». L ’amicizia conclusa tra i
alla proclamazione di come Jahvé agi­ due eroi si concretizza dunque in un
sca, nel suo amore, per la salvezza del ‘patto’ (—> brjt) che li obbliga a com­
popolo e di come Israele contraccambi portarsi in modo conforme all’amicizia.
invece tale amore con l ’infedeltà e la Più tardi Gionata rafforzò ancor di
durezza di cuore. Il Deuteronomio e gli più il proprio legame con David, giu­
scritti che ne dipendono trattano in mo­ rando di aiutarlo contro le insidie tese
do del tutto particolare il tema dell’a­ a questi da Saul (1 Sam. 20,17 ss,) e in

29 C fr. P e d e r s e n n, 28.
223 (1,1*3 ) \àbab (G. Wallis) (1,113)224

seguito agl, fedele a questo giuramen­ 8 ,6 b implica l ’azione che sgorga dal­
to, a favore dell’amico del cuore. Una l ’amore: «Forte come la morte è l ’amo­
volta anche Saul aveva dato 11 proprio re» significa che l ’amore non è passivo,
favore a David, facendo di lui il suo ma è sommamente, appassionatamente
scudiero (r Sam. 16,21), ma poi i suc­ attivo.
cessi militari e la popolarità di David Chi è attaccato a cose cattive e le de­
avevano trasformato tale sentimento sidera agisce, di conseguenza, malvagia­
nel suo opposto (1 Sam.18,8). Anche le mente: «I tuoi capi sono ribelli e com­
fonti del Pentateuco descrivono il com­ plici di ladri: tutti desiderano mance e
portamento dettato dall’amore: «Allo­ vanno a caccia di regali; non aiutano
ra Giacobbe amò Rachele e disse: Ti l’orfano e la causa della vedova non
servirò sette anni per Rachele, la tua giunge a loro» (Is. 1,23). Secondo ii
figlia minore» (Gen. 29,18); «ed egli Trito-Isaia a tali capi vanno preferiti
amò Rachele più di Lia e servì lui (se. persino degli stranieri che seguano at­
Laban) altri sette anni» (Gen. 29,30); tivamente Jahvé: «Gli stranieri che so­
«Israele amava Giuseppe più di tutti gli no attaccati a Jahvé per servirlo ed
altri figli... e gli fece fare una tunica amare il nome di Jahvé, per essere
con le maniche» (Gen. 37,3 s.). Il Li­ suoi servi... e si attengono al mio pat­
bro dell’alleanza dà a conoscere anch’es- to» (Is. 56,6). L ’amore per Jahvé si fa
so chiaramente questa portata del termi­ così conoscere chiaramente dal compor­
ne: «Ma se lo schiavo dice espressa­ tamento, dall’azione. Israele, quando a­
mente: Io amo il mio padrone, mia mo­ mava Jahvé, lo seguiva docilmente :
glie ed i miei figli, non me ne voglio «Io ricordo la fedeltà della tua giovi­
andare libero,..» (Ex. 21,5; cfr. Deut. nezza, l’amore del tempo del tuo fidan­
15,16): l ’intimo attaccamento al padro­ zamento, quando mi seguivi nel deser­
ne e l ’amore per moglie e figli richiedo­ to, in una terra non seminata» (Ger.
no questa rinuncia alla libertà perso­ 2,2). Similmente l ’azione di Jahvé si
nale. Per parte loro i Proverbi riassu­ spiega con l ’amore ch’egli ha per il po­
mono così questa conseguenza pratica polo: «Ti ho amato di un amore eter­
dell’amore: «L’odio suscita contese, ma no, perciò ti ho attratto a me per la mia
l ’amore ricopre ogni offesa» (Prov. io , fedeltà (-> hsd)» (Ier. 31,3; cfr. Os. n ,
12); «chi cerca amore copre gli sbagli; 4). Solo per il proprio amore e la pro­
chi li racconta scaccia la fiducia» (17,9). pria misericordia egli l ’ha redento,
L ’amore che non sia seguito da un’azio­ l’ha innalzato e portato nei tempi an­
ne conforme viene addirittura respinto: tichi, prima che Israele fosse un popo­
«È meglio una riprensione aperta che lo: questo motivo diventa il tema par­
un amore muto» (27,5). Anche Cant. ticolare della predicazione deuterono-
22J ( 1, 114 ) 'àhab (G. Wallis) (1,114) 226

mistica: «Per Pamore di Jahvé verso di Con un accorgimento stilistico l’azio­


voi e per mantenere il giuramento fatto ne nata dall'impulso interiore può ve­
ai vostri padri, Jahvé vi ha fatti uscire, nire indicata anche mediante l ’oggetto
con mano forte: ha liberato te dalla stesso del desiderio: non si descrive
casa di schiavitù, dalla mano del farao­ cioè il processo, ma il fine stesso che
ne, del re d ’Egitto» (Deut. 7,8); «ep­ si vuole raggiungere con tale azione.
pure solo i tuoi padri Jahvé predilesse Detto in termini grammaticali: il verbo
ed amò, e scelse la loro discendenza do­ 'hb viene costruito con un oggetto (che
po di loro, voi, fra tutti i popoli: come non è mai una persona) il quale indica
quest’oggi» (Deut, 10,15). un valore etico-religioso o un dato
Si può cosi parlare dell’amore anche comportamento, L ’amore per i campi
senza usare il termine, ma nominando caratterizza il re economicamente avve­
soltanto o prescrivendo il comporta­ duto e saggio (2 Par. 26,10); ama la
mento conforme ad esso, In questo correzione chi aspira alla conoscenza
senso PA.T, può parlare persino del­ (Prov. 12 ,r), ma chi invece non vuole
l’amore per il nemico: «Se il tuo nemi­ acquistare saggezza non ama neanche la
co ha fame, dagli da mangiare; se ha disciplina (Prov. 15,12); chi vuol vive­
sete, dagli acqua da bere» (Prov. 25, re una vita felice ama Passennatezza
21); «se incontri il bue del tuo nemico (Prov. 19,8); chi cerca un vero tesoro
o Pasino smarrito, riportaglielo; se vedi ama la sapienza (Prov. 8,17); chi serve
l ’asino del tuo nemico caduto sotto il attivamente Dio ama i suoi comanda­
suo carico, non lasciare che se la sbri­ menti, i suoi statuti, Ì suoi precetti (Ps.
ghi da solo : libera la bestia insieme con 119 passim). Chi invece ama doni cor­
lui» (Ex. 23,4-5). ruttori e mance falsa necessariamente il
Il comandamento delPamore si con­ giudizio (Is. 1,23 s.); ama oro e ricchez­
cretizza proprio in una tale azione con­ ze soltanto chi cerca, a proprio danno,
forme all’amore, nel senso che proprio il suo vantaggio (Eccl. 5,9); ama vino e
questo modo di agire diviene norma. olio chi si è dato a godimenti corrut­
Non si tratta di una norma dettata da tori; chi invece non fa niente, chi è
sentimenti umanitari, ma di un’azione ignavo, ama il sonno (Is. 56,10; Prov.
radicata nel divino comandamento del­ 20,13); ama le contese chi vuole com­
Pamore, Il senso delPamore per Dio e mettere un peccato (Prov. 17,19). In
la preghiera si fondano anch’essi nella questo modo il desiderio di una data
fede nelPamore attivo di Dio: «Amo cosa serve ad esprimere il comporta­
Jahvé perché ascolta la mia suppliche­ mento ad esso adatto o conforme: amo­
vole invocazione» (Ps. 116 ,1 : testo e­ re ed azione sono le due facce della
mendato). stessa medaglia.
2 27(1,11?)
’àhab (G. Wallis) (1,115) 228

III. u so profan o di ’àbab 14,16) e di Dalila (Iud, 16,4.15). L ’Ec-


clesiaste non sa consigliare niente di
1. Amore sessuale meglio che godere il tempo con la don­
G , Quell afferma30 che il verbo ’hb na amata (9,9). I Proverbi lodano liri­
fu usato primariamente nell’ambito del­
camente l’amore coniugale: «Sia la tua
l ’amore sessuale, del desiderio sensuale,
del piacere, anzi della voluttà31. Questo fonte benedetta e godi la donna della
parere trova conferma, tra l ’altro, an­ tua giovinezza. Cerva amabile (*hb),
che nell’uso della radice 'hb in ugariti- gazzella leggiadra: t’inebrii il suo seno
c o 32: «Certamente il fallo del re El ti
in ogni tempo e che tu sia sempre ra­
penetrerà, l ’amore del toro ti eccite­
rà»33; «(l’oggetto delT)attrazione di pito dal suo amore» (5,18 s.). La forza
Pdrj, figlia della dea della luce, l ’amore scatenata dall’amore viene considerata,
di Tlj, figlia della dea della pioggia...»34;
in sostanza, un miracolo: «Tre cose so­
«Alijan Baal si innamorò di una gio­
venca sul pascolo e di una vacca sul no per me meravigliose, anzi quattro
campo del leone Mametu» 3S. Anche se sono le cose che non capisco: la via
da quest’uso della radice nei testi che dell’aquila nel cielo, la via del serpente
ci sono pervenuti non si può dedurre
sulla roccia, la via della nave in mezzo
tutta la sua ampiezza semantica in uga-
ritico, pure resta chiaro che in questi al mare, la via dell’uomo verso la gio­
testi mitologici cananei *hb indica e­ vane donna» (Prov. 30,18 s.). Nel Can­
spressamente la sessualità.
tico dei Cantici l’amore sessuale è can­
N ell’A .T ., similmente, la nostra ra­ tato senza veli, con tutta la vibrante in­
dice è usata in senso positivo per indi­ tensità dell’emozione, quasi fosse addi­
care l ’amore sessuale, l’unione coniuga­ rittura una forza istintiva sovra terrena.
le come dato della creazione, anche se L ’uomo innamorato langue fino alla ma­
per l ’atto sessuale vero e proprio si fa­ lattia per il desiderio (Cani. 2,5; 5,8)
ricorso ad un’altra radice (—> jd ') 36. perché l ’amore è forte: più forte delle
Con l ’uso di ’hb non si è dunque pro­ acque impetuose, anzi forte come la
priamente sul piano della pura ses­ morte (8,6 s.). Questo amore è sacro, è
sualità, ma piuttosto su quello della tabù: «Non svegliate, non risvegliate
sensazione e del desiderio amorosos?. l’amore, prima che esso stesso lo vo­
Isacco s’innamora di Rebecca {Gen. 24, glia!» (2,7; 3,5; 8,4). È con questo
67), Giacobbe di Rachele (Gen. 29,18. sentimento forte e commosso che il
20.30), Sansone di una filistea (Iud. Cantico esalta l ’amore, un amore che

30 -> G . Q u e l l 22. 34 H e r d n e r 3(v AB) C 3-4.


31 K alt 56, 33 H e r d n e r5 (1* AB) v 18. Il testo di G o r­
3? C f r . H.H. H xrsch bekg: V T 11 (1961) 373; don 1002 (PRU 11 8-11) 46 è incerto.
AD. T JNESt 12 (1953) 151.
u s h in g h à m : 36 V.E. B a u m a n n : ZA W 28 (1908) 22 ss.
33 H e rd n er 4 (ir AB) iv - v 38-39. 37 Cfr. A.D. T u s h in g h à m , l.c. {-» n. 32),
229 (i»n6) ’àhab (G, Wallis) (1,116) 230

non è soltanto sessualità pura, ma ero­ deva gentilmente cura di lui, per poi
tismo, esperienza dei sensi. Un amore scacciarla da sé senza sposarla dopo a­
che è pienamente reciproco: anche la verla disonorata (2 Sam. 13,1-19). In
ragazza ama il suo eletto con tutto il questo modo Ammon aveva trasgredito
cuore e con passione (1,3), gli vuole la morale israelitica (vv. 12 s.), in cui
essere vicino (1,7), lo cerca di notte nel anche i rapporti umani privati sotto­
suo letto senza trovarlo (3,1) ed allora stavano ad un ordine garantito dalla so­
vuole alzarsi subito a cercarlo per le vie cietà. Un comportamento così sfrena­
e le piazze della città (3,2): alla fine, to che non ha di mira una vera comu­
dopo molto cercare e domandare, lo nione, ma solo l ’interesse individuale,
trova e se lo porta a casa della madre sfocia in fondo inevitabilmente nelle
(3,4). L'esperienza amorosa è un’estasi emozioni contrarie e l'amore si trasfor­
che nasce nella soddisfazione del desi­ ma in ira e odio. L ’oltraggio compiuto
derio e va vissuta e gustata in tutta la da Ammon doveva quindi avere fune­
sua profondità, fino in fondo. Anche se ste conseguenze anche nella storia del­
noi troviamo questa visione dell’amore la famiglia, in questo caso turbando la
soltanto nel Cantico dei Cantici, che è successione al trono di David. È questa
uno scritto piuttosto recente, pure non la ragione per la quale la storiografia
si può dubitare che quésta emozione ha conservato tale incidente. Persino
comune a tutti gli uomini abbia fatto David non viene assolto da una simile
sbocciare in tutti i tempi fiori letterari colpa: il suo desiderio smoderato per
di pari bellezza e splendore38, Betsabea (2 Sam. 11) lo porta all’adul­
Il desiderio amoroso ha risvolti ne­ terio e poi all’eliminazione proditoria di
gativi soltanto quando non è disciplina­ uno dei suoi ufficiali più coraggiosi e
to, ma contrasta, con violenta passione devoti, l ’ittita Uria, marito legittimo del­
istintiva, con il genuino comportamen­ la donna. Il profeta di corte Natan do­
to amoroso, fa torto all’essere umano vette biasimare severamente il re per il
amato e contravviene ai dettami della suo comportamento (2 Sam. 12). Infine
pudicizia. Cosi Ammon, preso da cieca anche questo delitto ebbe decisive con­
e ardente passione, violenta la sorella­ seguenze dinastiche, determinando una
stra Tamar che, inconsapevole, si pren­ successione al trono che non corrispon-

38 Ci sarebbe ben poco da cambiare nella no­ kel, Heilige Hocbzeit und Hobe Lied (1956);
stra esposizione se si dovesse preferire un’in­ H. R inggren (ATD 16). Si tratta sempre ed in
terpretazione cultuale del Cantico. Per tale in­ ogni caso di amore sessuale, solo che nell'in­
terpretazione cfr. W . W it t e k in d t , Das Hobe terpretazione cultuale gli si dà un significato
Lied und seine Beziebungen zum XUarkult traslato, simbolico.
(192 6); M. H àller (HAT 1 18); H . S c h m ò -
231 0 , 317) ( f a * (G . Wallis) (1,117) 232

eleva probabilmente ai voleri dello stes­ che la fertile Lia (G e« .3 0 fi ) Signifi­


so David (-r-Keg. 1,11-40}. L'amore che cativa è anche 3a tensione tra Sara ed
non è consapevole di tutta Ja porta­ Hagar chc diventa insolente nel riguar-
ta e di tutte le conseguenze d e la z io ­ dì delia sua signora dopo la nascita di
ne che esso provoca, ma tende soltanto Ismaele [Gen. 16; 21,9-14).
ad una sfrenata autorealizzazione, por­ Tanto ì legislatori deirOriente Anti-
\*
ta necessariamente a complicazioni e co che quelli dell'A.T. si videro d'altra
deve essere quindi respinto. Persino in parte costretti a stabilire norme riguar­
quei passi in cui tale principio non è danti i diritti ereditari della proìe nata
esplicitamente affermato, è questo l ’in­ dalia moglie meno amata {Deut, 2 1,15­
discusso e chiaro giudizio etico deiTÀ.T, 17): evidentemente c'erano stati ecces­
sull’amore, anche quando si tratta, ad si e Ingiustizie nei confronti del fanciul-
es., del genuino amore coniugale e della 10 innocente. Un caso di predilezione
fedeltà verso la moglie sterile (—► sot­ del figlio della moglie preferita ci è of­
to). La contrapposizione dei vero amo­ ferto dai trattamento di favore che Gia­
re ai rapporti immorali con una pro­ cobbe usa verso Giuseppe (Gen. 37,
stituta viene trattata in modo molto 3 S.).
isEruttivo ed efficace, anche letteraria­
mente, da Prov. 5-7 2, Predilezione ed amicizia

L ’amore porta al dolore laddove un Questo aspetto fortemente emotivo


uomo abbia più mogli che rivaleggiano del concetto dì amore viene modificato
tra loro e di cui una goda particolar­ in modo decisivo quando si tratta del
mente il favore del marito ( a J V . n , rapporto tra le generazioni, tra padro­
21). Il motivo non ultimo di tale pre­ ne e servitore e anche detParmcizia tra
ferenza poteva essere la maggiore fe­ uomini. Questi sentimenti possono cer­
condità della donna. Per questa ragio­ tamente rientrare ancora neiì'ambito
ne 1*AT. dà un rilievo particolare al dell’amore e dell'amicizia, ma anche per
casi in cui Piiorno ama teneramente la essi esiste il pericolo reale che si tra­
moglie nonostante la sterilità di questa. sformino proprio nel contrario, nell’o­
Così Ekana ama di tutto cuore Anna dio. A Saul piace David e questi di­
benché gli abbia dato un solo figlio, la venta suo generale (rSam . 16,21 ), ma
preferisce all'altra moglie,, Fenenna, e 11 favore del re scema col crescere del
cerca in ogni modo di rassicurare l'an­ successo e deìla popolarità di David
gosciata consorte. Si ricordi anche Gia­ presso l’esercito (1 Sam. 18,8-9) per tra*
cobbe che ama più la sterile Rachele sformarsi infine in rabbia invidiosa. La

19 Secondo H, R in g g r e n (ATD ió ) 27 ss , la contrapposizione sarebbe allegorica. —*■tr.


233 ( i , i x 8) 'àkab {G. Wallis) (1,118) 234

amicizia di Gionata per David è inve­ 3. Comportamento etico-sociale


ce più che stabile ed in questa situa­
zione egli è pronto ad aiutare l'amico Come l’amore tra le generazioni così
perseguitato dalla collera di Saul, suo anche l ’amicizia può dar luogo a pro­
padre ( i Sam. 20,17; cfr-, 18,3), Davide blemi. Preferenze e gelosia sono i fra­
stesso ha eretto un commosso monu­ telli nemici dell’amore e perciò questo
mento a questa amicizia con il suo la­ non è sempre costante e durevole, L ’Ec-
mento per Saul e Gionata (2 Sam. 1, clesiaste ha visto chiaramente tale am­
26). Il rapporto personale tra padrone bivalenza: «C’è un tempo per l’amore
e servo (Ex. 21,5; Deut. 15,16) può ba­ e c’è un tempo per l’odio; c’è un tempo
sarsi sul fatto che questi ha ricevuto per la guerra ed un tempo per la pace»
dal suo signore una moglie anch’essa (3,8); la stessa natura dell’amore e del­
schiava. In questo caso il servo che tor­ l’odio è relativa : «L’uomo non conosce
nava in libertà doveva abbandonare mo­ né amore né odio: tutto ciò che gli sta
glie e figli. Così l ’attaccamento al pa­ davanti è niente» (9 ,ib). Nessuno sa ve­
drone è sostenuto almeno dall’amore ramente se l ’amore dia gioia e l ’odio
per la moglie e Ì figli. ferisca: le emozioni sono soggettive e
L ’amore tra le generazioni era talora mutevoli e nessuno può misurarne la
condizionato dal fatto che i figli della portata perché l ’effetto può essere con­
moglie prediletta godevano di un mag­ trario alle intenzioni. I saggi d’Israele
giore favore paterno. C ’erano però an­ hanno sentito profondamente quanto
che altri motivi. Abramo ama con par­ l ’amore fosse poco controllato o con­
ticolare affetto Isacco, figlio unico e tar­ trollabile e pertanto consigliano di ca­
divo, che è insieme erede e portatore stigare anche il figlio amato (Prov. 13,
della promessa. Anche Giacobbe ama 24) e di riprendere il saggio per guada­
particolarmente il figlio natogli in tarda gnarne l ’amicizia (Prov. 9,8). Così il re
età (Gen, 37,3). La ragione del favore saggio ama chi gli dice la verità (Prov.
di Isacco per Esaù è invece essenzial­ 16,13) anche se costui lo critica. Il ve­
mente più naturale: a Isacco piace la ro amore e l’amicizia sincera sì dimo­
selvaggina che Esaù gli porta dalla cac­ strano tali soprattutto nell’ora del biso­
cia; Rebecca è invece più vicina a Gia­ gno (Prov. 17,17) con la prontezza al
cobbe, il figlio più gentile (Gen. 25,27. sacrificio. La vera unione non si può
28). Nell’A.T. non si parla invece di­ quindi vedere dall’apparenza esteriore,
rettamente dell’amore dei figli per i ge­ ma si mostra nella sostanza: «È meglio
nitori: solo di Rut si racconta come un piatto d’erbe dove c’è amore che un
amasse la suocera (Ruth 4,15). bue ingrassato dove c’è odio» (Prov.
15,17). Bisogna avere quindi una men­
255 0 >I 19) *abab{ G . Wallis) (1,119) 136

te attenta ed uno sguardo acuto per pò- anche le categorie etico-giuridiche e cul­
ter distinguere tra amore sincero e di* mina veramente nell'amore della giusti­
sinteressato ed aduIasione falsa ed in­ zia che ha il suo fondamento in Dio
teressata: l’amore può essere vacuo e (Ps, 33,5; 37,28) e che ci si deve atten­
bugiardo. L'amore ed il comportamen­ dere da lui, il sommo te (Fi. 99,4; con
to affettuoso non vanno separati dai riferimento al re terreno: Ps. 45,8). Il
sentimenti; non dovrebbero però dipen­ tiranno (gbwr) ama invece malvagità e
derne, bensì necessitano di una più sag­ menzogna (Pj\ 52,5-6), mali che Dio pu­
gia ponderazione. nirà; chi ama l'oppressione odia Jahvé
Perciò l'amore non si muove più sol­ che giudica tanto il giusto che l'ingiu­
tanto sul piano delle emozioni, ma su sto (Ps. r i , 5). In questo modo proprio
quello della responsabilità etica dell’a­ nei salmi si compie il passaggio dall’a­
zione che pone limiti precisi alla piena more interumano all’ambito etico-teolo­
soddisfazione del sentimento e del de­ gico. La comunità terrena non è una
sidero, In un tale contesto 'bb esprime convenzione umana, bensì un ordine
il rapporto positivo verso un dato com­ stabilito e voluto da Dio.
portamento, buono o cattivo. Così la
4, Amore per il prossimo e per il nemico
predilezione dei saggio va alla disciplina
{Prov. 12,1 ), così chi ama la sapienza In questo senso l ’azione che scaturi­
rallegra il padre (Prov, 29,3; cfr, 19,8); sce dall'amore per il prossimo non è un
lo schernitore non ama però né sapien­ atto di umanità, bensì un atto dì ubbi­
za né disciplina (Prov. 15,12), ma pre­ dienza ali'ordine di Dio (Lev. 19,18),
ferisce la lite e l'offesa (Prov. 1,22; 17, L'amore per il prossimo va esteso an­
19), Chi fama’ la propria lingua ne che allo straniero, purché viva nel paese
mangia il frutto, raccoglie cioè le cat­ {—> gr\ Lev; 19,34; io ,i& s ,) t non
tive conseguenze della sua loquacità però al nkrj. È stato comunque fatto
(Prov. 18,21; cfr. P i. 34,135,), Chi nota re> giustamente, che l'amore per il
‘ ama* la sapienza viene da lei custodito nemico, com’è espresso nella letteratu­
(Prov. 4,6; f i,^ [ Q ] ) , ma chi l'odia ama ra sapienziale (-» col. 225), soffre per
la morte (Prov. 8,36). L'amore del sag­ le tensioni religiose esistenti nei con­
gio è fondamentalmente diretto soprat­ fronti delle popolazioni pagane: ^L’uo­
tutto alia sapienza che lo guida bene mo deU'A.T. non è riuscito a conciliare
anche negli altri aspetti dell'amore. Una l'intolleranza dogmatica e ìa tolleranza
tale anione etica, tesa al vantaggio co­ civile in patria o nei rapporti interna­
mune e creatrice di comunione supera zionali» |W. Il nemico e l'avversario era­
^ ;(U 2 o ) 'àbab (G. WaUb) (ijTìo) 2j8

I*. j

no, in fondo, dei connazionali: cosi Da­ impegno del tutto sincero e profondo,
vide, ad es., risparmiò Saul, l'unto, ben­ questo doveva naturalmente essere ap­
ché questi lo combattesse ( 1 Sam. 24,7; plicato concretamente anche agl’interes­
26,11). L ’amore per il nemico va quin­ si della propria persona. D i conseguen­
di inteso soltanto in senso civile-giuri­ za anche se PÀ,T, non esige una vera
dico, non nazionale, Se l*avvenario vie­ autorinuncia e altruismo, chiede però un
ne a trovarsi in difficoltà non bisogna comportamento secondo il quale ìl be­
negargli aiuto. Conseguentemente alla nessere del prossimo corrisponda alla
offerta dell'amore divino per adempiere volontà di autoaffermazione. In nessun
gli obblighi dell’amore verso il prossi­ caso gli interessi egoistici possono dan­
mo, questo comandamento viene a<l as­ neggiare f beni del prossimo.
sumere un tratto parenetico-pedagogi- Come sì può ben capire, anche i pro­
co: «Ama il tuo prossimo come te stes­ feti sono stati mossi dall'esigenza di
so» {Lev. 19,18), Il Buber traduce: un'azione che fosse conforme all'amore.
«Ama il tuo prossimo ai pari di te», Essi non si sono però serviti diretta­
cioè «comportati come se si trattasse di mente, a questo proposito, del termine
te stesso»41, Gaà Hillel aveva interpre­ 'hb 0 'hbhi "amore1, ma hanno insistito
tato ia ‘regola d*oro' cosi- «Non fare perché ci si comportasse amorevolmen­
al tuo prossimo ciò che non place nean­ te verso i mìseri (vedove, orfani, stra­
che a te»" Tanto Hillel che il Targutn nieri). Nella loro predicazione troviamo
(—>{1,42) formulano il comandamento di nuovo *bb che ha per oggetto un da­
negativamente, ma ne hanno colto esat­ to comportamento: bisogna amare il
tamente e il contenuto e la motivazio­ bene, odiare il male, ristabilire la giu­
ne , Evidentemente l ’A .T . ha dato per stizia alle porte (Atti. 5,1$). Di conse­
scontata la tutela 43 da parte di ciascuno guenza i profeti si soii visti costretti, a
della propria vita e dei propri beni, co­ bollare il comportamento ingiusto come
me anche la tutela delTesistenda della amore del male (Oj. 12,8; Mich. 3,2
propria famiglia e stirpe, e se non l ’ha [Q ]). Non bisogna pronunciare giura­
raccomandata esplicitamente non l ’ha menti menzogneri perche Jahvé odia
neanche rifiutata44; ha potuto così uti­ ciò {Zach. 8,17), mentre la verità, il be*
lizzare questo istinto di conservazione ne e ìa pace sono preferibili agli atti di
come metro per l ’amore del prossimo. culto {Zacb. 8,19; Is, ?8,<S s.). Anche se
Se ìl sentimento dell'amore esprime un. i profeti non sì sono eretti espressa'

** M. B uber , Zweì Gfoubensweisen (19 50); op. cit, {—> n. 41} 704­
ristampa: Werke 1 (1962} 701.
43 H,v. O yen, Etbik dei A.T. {1967) 101 s.
Shabb. j i t ì ; sim ilm ente il la r g u r a gerosoli­
m itano 1; d r . - * O . M ic h e l 62 s.; M . B u b b r , M V. invece la posizione di —►Maass,
239(1,121) ’àhab (G, Wallis) (l,I2l) 240

mente a difensori delPamore verso il principio diverso dall’amore verso il


prossimo, pure essi sono stati dichiara­ singolo individuo. È soltanto il patto,
tamente nemici di ogni egoismo ed han­ voluto e concluso da Dio stesso, che
no difeso con vigore il diritto dei po­ associa questi con il popolo, ma per na­
veri e degli oppressi. Nella loro predi­ tura essi rimangono chiaramente distin­
cazione è però chiaro soprattutto un ti. Dopo la conclusione del patto essi
punto: aiutare i poveri è considerato il sono legati dalla fedeltà (—» hsd). Anche
principio fondamentale del vincolo so­ il rapporto di Dio con il singolo non
lido e fecondo di azione concreta che sembra esser stato recepito primiera­
lega Dio al suo popolo ed il popolo al mente come vincolo d ’amore, come in­
suo Dio. dica già chiaramente il fatto che nel-
L ’A.T. è giunto a questo trasferi­ Ponomastica ebraica il verbo yhb non
mento dell’idea d’amore alla comunio­ è stato usato per indicare Patteggia­
ne del popolo con D io soltanto in età mento divino verso chi portava o chi
relativamente recente, perché al termine imponeva il nome. Rimane però possi­
’hb era associata innanzi tutto l’idea bile che alcuni abbiano interpretato il
dì un amore primariamente emotivo, senso di sicurezza nella guida di Jahvé
non privo di una sfumatura erotica. in termini di amore paterno {Ps. 103,
Questo vincolo non si prestava ad indi­ 13: rhm\ 2 Sam. 7,14), ma i passi in
care il rapporto tra Dio e popolo, perché cui sì afferma che Dio circonda d’amore
Dio e popolo stanno di fronte come Si­ il pio o il giusto sono relativamente
gnore e creatura, come colui che è il tardi. È stato soprattutto il Deuterono-
Signore della storia e colui che in que­ mista a interpretare l ’azione divina ver­
sta storia è da lui creato. so i patriarchi {Deut. 4,37) come atto
d ’amore (cfr, Is. 41,8: il verbo bhr è
riferito ad Abramo, l ’amico l >5héb'] di
IV. u so t e o l o g ic o d i *àhab
Dio). Quest’idea si ritrova infine anche
negli scritti rielaborati in una prospetti­
1, II messaggio profetico
va deuteronomistica (2 Sam. 12,24: Jah­
Non è quindi affatto ovvio, sin dal­ vé ama Salomone; cfr. invece v. 25:
l ’inizio, che il concetto d ’amore venga Iedidia, —> jdjd). L ’amore di Jahvé ver­
riferito all’azione di Dio verso il suo so i patriarchi include, allo stesso tem­
popolo, A questo proposito bisogna cer­ po, il suo amore per la loro discenden­
to distinguere nettamente tra il com­ za, Israele. L ’atteggiamento di Jahvé
portamento di Dio verso il singolo e verso Ciro {Is. 48,14) mostra però che
verso tutto il popolo, giacché questo tale amore che elegge non è limitato ad
secondo tipo di rapporto era già per Israele: Ciro è favorito perché è stru­
Z4 J 'àhab (G. Wallis) (1,1*2) 242

mento ubbidente della volontà di Jah­ notare come l’impiego del concetto di
vé, il mediatore prescelto delle decisio­ amore quale mezzo per esprimere Ja
ni divine. Anche altri passi in cui è pre­ comprensione che di Dio aveva il pro­
sente l'idea dell’amore di Jahvé sono feta patta proprio dal significato prima­
però recenti (Pi. 146,8; Prov. 3,12; 8, rio di *hb7 dall’amore tra i coniugi, È
17.21; Nehem, 13,26). Prov.15^ (<fJaH- molto difficile che questa immagine pos­
vé ama dii segue la giustizia») potreb­ sa essere derivata e spiegata dal culto
be sì essere preesilico, ma non riesce a cananeo o dall'idea cananea di dio. La
provare decisamente l'antichità dell'idea immagine profetica ha piuttosto avuto
che Jahvé ama il singolo giusto o pio. un valore apologetico in quanto Osea,
Date queste premesse si può capire ed anche Geremia, pensa principalmen­
benissimo quanto debba essere apparso te alla fedeltà coniugale e non alla sod­
audace, anzi addirittura scandaloso l'ar­ disfazione sessuale. Così è chiaro che
dito tentativo di Osea di presentare il l'amore si esprime in un dato compor­
rapporto di Jahvé col suo popolo me­ tamento della persona che ama verso
diante l'immagine del proprio matrimo­ la persona amata. Per ordine di Jahvé
nio. Qui non possiamo addensarci nel­ Osea deve prendersi in moglie una pro­
la spinosa questione dei capp. 1 e 3 di stituta; anzi Dio comanda al profeta
Osea ^ ma è senz’altro chiaro che il addirittura di amare questa donna che
profeta ha posto in una prospettiva de­ ha una relazione con un altro uomo.
cisamente nuova la comprensione del Entrambi questi eventi vengono spie*
rapporto di Dio verso il suo popolo e gati come affermazioni simboliche ri­
la risposta di questo allusione divina. guardanti l ’amore di Jahvé per il suo
Non è dimostrato con sicurezza che il popolo infedele. II peso di questo ma­
profeta sia stato preceduto da altri in trimonio è causato dall’infedeltà della
tale interpretatone46, Forse e stata pro­ moglie che non si comporta dunque a­
prio l'idea del patto di Jahvé col popo­ morevolmente col marito, ma corre die­
lo d'Israele a fornire i! germe delFin- tro agli amanti {tn'hby participio pi'el:
terprelazione di un vincolo matrimonia­ Os. 2 ,7,9 .12.1 4.1^ ), G ià a Peor Israele
le tra jahvé ed il suo popolo47; però è aveva manifestato la propria infedeltà
ii matrimonio ad essere concepito (Mal. (9,to: 'òhàbY dopo l'insediamento nel*
2 >14) come patto (7* brjt). Ora questa ia terra coltivata il popolo non conside­
idea non è intesa in senso sacrale, ben­ ra i frutti del suolo un dono di Jahvé,
sì civile e giuridico **. È interessante bensì di Baai (2,10) ed onora questo.
<
45 S u l l a q u e s t i o n e si v e d a n o T u . H . ROBIN SON 46 Cfr. ***> ZlEGLER 64 S.
{’ I I À T 14) H .W , W o l f f , R osea {B K 47 —►Zteglksi 73-77.
x iv / i) e gli altri commetitarij ad l , w Du V aux, Lebettsordnungen I 66.
243 ( 1 , 1 2 3 ) *àhab (G. Wallis) (1,123)244

In questo modo l ’amore non corrispo­ bero verde (2,20; 3,6.13) fino all’im­
sto o l ’amore falsamente diretto diven­ magine della giovane cammella in ca­
tano espressione dell'alienazione intima lore (2,235.). Il desiderio sensuale del
(8,9); Israele si abbassa a prostituta, si mondo degli dèi della fertilità aveva
rivolge agli estranei. Naturalmente ciò preso il posto dell’ubbidienza grata e
provoca Tira dello sposo, il cui amore dell’amore verso Jahvé, Il falso amore
si trasforma in ripugnanza: egli ripu­ d'Israele va anche al culto astrale (8,2),
dia la moglie. Questa reazione rientra alla venerazione della Regina del cielo
perfettamente nella concezione vetero­ (7,18; 19,13; 44,17). In questo modo
testamentaria dell’amore e del matrimo­ Israele prepara la propria rovina. Jahvé
nio. Ma l ’amore di Jahvé ha la meglio non può però essere eternamente adi­
sull’ira contro il popolo (14,5; cfr. n , rato col suo popolo e così attira nuova­
Qa), egli lo riattira a sé con legami mente a sé Efraim con amore. La fe­
d’amore (11,4 ; —» coll. 215 s, e n, 25). deltà gl’impone di far prevalere la gra­
Tra i profeti che seguirono Osea è zia sul freddo diritto (31,3 s.).
particolarmente Geremia che riprende Ezechiele ha ripreso da Osea e Gerc
l’immagine dell’amore coniugale. Gere­ mia l’immagine del matrimonio per si­
mia distingue però tra il primo amore gnificare il vincolo tra Jahvé ed il suo
d’Israele, il tempo del fidanzamento (2, popolo infedele elaborandola in toni
2) quando il popolo seguiva fedelmente violenti e talvolta addirittura grossola­
Jahvé attraverso il deserto, e la vita ni (Ez. 16; 23) e riferendola non solo
d ’Israele dopo l ’insediamento in Ca­ al popolo di Giuda e d’Israele, ma an­
naan. È in questo secondo momento che in senso particolare alle città di Sa­
che Israele accetta altre profferte; e il maria e Gerusalemme come loro espo­
profeta non esita a bollare questo com­ nenti e guide. Jahvé ha prescelto Geru­
portamento come adulterio. In questa salemme ovvero Gerusalemme e Sama­
sua condanna egli adotta specialmen­ ria fin dall’Egitto, le ha salvate e col­
te l ’immagine della ierodulia, degli a­ mate di ogni ricchezza; esse però gli
mori con la divinità della fertilità, una hanno voltato le spalle, sono venute
pratica che ai tempi del profeta era meno al puro amore coniugale verso il
molto diffusa: Israele va dietro ai suoi loro Signore Jahvé, hanno seguito gli a­
amanti (2,20.23.25; 30,14). L ’amore manti (16,33.36.37; 23,5,9.22) e sono
sincero e la fedeltà verso Jahvé escludo­ così diventate prostitute. Jahvé pertan­
no però il godimento sessuale a scopo ri­ to le punisce.
tuale. Il profeta descrive questo conte­ L ’immagine del matrimonio ricompa­
gno illecito con molte immagini: dal re poi ancora, velatamente, nel Deute-
giacere su ogni collina e sotto ogni al­ ro-Isaia (Is. 43,4; 49,14 ss.; 5 1,17 ss.:
245 'àbab (G. Wallis) (1,124) 246

amore materno). Tanto qui, però, che tratto alla sfera originale della sensua­
nel Trito-Isam (Is. 62,4 s.; 63,9) Jahvé lità per diventare il simbolo teologi;
è all’opera per ricondurre a sé tutti i co d elk ragione fondamentale per la
perduti e ristabilire tra sé ed il suo po­ quale Jahvé opera a favore del suo po­
polo (o Gerusalemme) un rapporto giu­ polo elargendogli ogni benedizione, ben­
sto, caratterizzato dall'amore e dalla mi­ ché esso lo contraccambi con un amore
sericordia. debole e incostante. L'amore di Jahvé
Nel profetismo più recente rimma- è l'archetipo di ogni amore* Jahvé dona
gì ne dell'amore è variamente impiega­ spontanea mente, ma vuole che il popo­
ta, senza che però si riconosca piò chia­ lo amato sia legato unicamente al suo
ramente ii suo carattere di attrazione Dio. In base ai rapporti intercorrenti
coniugale; Jahvé godrà nuovamente del tra Osea ed il Deuteronomi sta è dei
suo popolo {Soph, 3,17); Jahvé ama tutto possibile che questi abbia ripreso
Giacobbe, ma odia Edom (Mal. 1,2; 2, l ’immagine dal profeta. Conformemen­
11), Per il Cronista, infine, l'istituzione te alia propria concezione il Deuterono-
della monarchia in Israele è un atto d i ­ mista ha dunque staccato il concetto
more di Dio {2 Par. 2,10; 9,8) d’amore dal contesto dei rapporti ses­
suali e dei matrimonio, compiendo co­
2, La paretesi deuteronomistica
si, da parte sua, un passo notevole nel­
La parenesi deuteronomistica ha sfrut­ la conoscenza di Dio.
tato efficacemente per le sue afferma­ I] Deuterone mista intendeva forse
zioni etico-teologiche il concetto di un insegnare così ad Israele, con criteri pe­
amore vero, sincero, al di fuori della dagogici, gli obblighi connessi con l ’a­
figura del matrimonio (Deut. 7,8,13; more per Dio, un amore non piti inte­
23,6; 30,16.20). Quanto Israele possie­ so nel senso primitivo di emozione sen­
de è dono di Jahvé; Jahvé gliel'ha da­ suale» bensì configurato in termini di
to per l'amore che gli porta. Dio ha già ubbidienza e devozione (cfr. Ier. 2,2).
salvato gli antenati del popolo a comin­ O raf se il Deu tetonomista ha già defini­
ciare dai tempo dei patriarchi ed a mo­ to il rapporto di Dio con il popolo ed
tivo del proprio giuramento ha guidato i padri antichi mediante tale concet­
il popolo fuori daìPEgitto, gli ha pro­ to teologico d'amore, non può indicare
messo ii paese c l'ha fatto diventare ad Israele che l’unico atteggiamento
numeroso. L ’amore di Jahvé è un ope­ possibile: il popolo deve rispondere al­
rare, un agire a favore del popolo elet­ l’amore di Dio con un amore coerente,
to. In questa concezione l'amore è sot­ con fedeltà e completa dedizione: «Tu

w Forse anche 1 Reg, 10,9 va letto in questa p r o s p e tt iv a .


z47 0 .* a j) 'àhab (G. Walììs) (1,115) *48

devi amare Jahvé, tuo Dio, con tutto (cfr. anche F j, 33,5; 37,28)- L ’israeli­
il cuore, con tutta l'anima, con tutta la ta è così posto davanti ad nn'ahernati-
fona» {Deut. 6*5), Ci si è chiesti come va radicale: «Ecco, ho posto oggi da­
fosse possibiìe pretendere un tale amo­ vanti a te la vita e il bene, la morte c
re, in che senso lo si potesse rendere il male. Se tu osservi i comandamenti
un comandamento. Se l'amore non è di jahvé, tuo D io, che io t’impongo, fl­
però soltanto una decisione per una irtando Jahvé, tuo Dio, camminando
persona o per una cosa dettata dal sen­ nelle sue vie e osservando i suoi ordini,
timento, ma implica necessariamente ì suoi statuti e le sue leggi, tu vivrai,
un'azione conforme all'amore, allora il ti moltiplicherai e ti benedirà jahvé,
Deutetonomista può legittimamente e­ tuo Dio, nella terra nella quale sei en­
levare a comandamento proprio l'azione trato per prenderne possesso» (Deut.
dettata dall'amoie, Il Deuteronomi sta 30,15 s.), 11 Deuteronomi sta riprenden­
non è un profeta che deve, per ispira­ do dal profeta l ’idea dell'amore ha vo­
zione divina, criticare il modo in cui d luto rendere intelligibile al suo popolo,
si sta comportando in una particolare, pateneticamente, l'idea della ragione,
ben definita situazione, bensì un mae­ deU’ubbidienza dovuta dai sudditi al Si­
stro che vuole tradurre una tale critica gnore del patto {-> coi!. 219 ss.).
in prescrizioni obbligatorie generali e Ma anche il Deuteronomista viene
perpetue, che permettano ad Israele di a trovarsi sotto lo choc della ca ta ­

vivere nel paese un'esistenza benedet­ strofe nazionale del suo popolo* Ces­
ta seguendo Ja volontà sovrana dì Jah­ sa quindi definitivamente d ’aver valo­
vé, In questa visuale amare Jahvé si­ re la promessa divina di aiuto? La fine
gnifica osservare Ì suoi comandamenti del regno d'Israele e l ’acuto pericolo in
per amore verso di lui, sottomettersi cui versa il regno di Giuda sono sì do­
a lui docilmente50. Si osservano le sue vute alla disubbidienza dei re dei due
mìswòt (Deut. 5 ,io ; 7,9; cfr. Ps. r i 9, regni, ma Jahvé è pronto per un nuovo
47. 48. 97. 113. 119. 127. 140, 159. inizio e donerà nuovamente il suo favo­
16%. 1 6 5 .167), lo si serve (Deut, 10,12; re: «Jahvé, il tuo Dio, circonciderà il
11,13 ), se ne ascolta la voce (30,20), tuo cuore ed il cuore delia tua proge­
sì cammina per le sue vie e gli si è nie perché tu ami Jahvé, tuo Dio, con
attaccati (11,22; 19,9). Questo amore tutto il tuo cuore e con tutta la tua ani­
per l ’azione giusta ed ubbidiente è tan­ ma affinché tu possa vivere» (Deut, 30,
to più inevitabile in quanto Jahvé stes­ 6). Confluiscono qui l'amore di Jahvé
so fa regnare il diritto e la giustizia per il popolo e Fa more del popolo per

SJ Cfr. il concccto polìtico di amore —*■col. 2*9


249 (M2Ó) 'àhab (G. Wallis) (1,126) 250

Jahvé. In questo rapporto di reciproco per Dio. Dal suo punto di vista Nehem.
amore D io è però sempre colui che ini­ 1,5 applica alla storia questo principio
zia, mentre il popolo deve corrispon­ teologico : Jahvé conserva il patto con
dere con Tazione. L ’inizio di Jahvé coloro che lo amano ed osservano i
comporta per Israele l ’obbligo di a­ suoi comandamenti; nel loro interesse
mare, La mancanza d'amore e la disub­ Dio si comporta con estrema durezza
bidienza provocano la maledizione. È verso i nemici del suo popolo, ma an­
in questo senso che va inteso l ’amplia­ che verso coloro che vengono meno al
mento del comandamento del decalogo patto. In questa prospettiva ritroviamo
che vieta le immagini (Ex. 20,5; Deut. la contrapposizione tra amore, ira (—>
5,9 s.): la grazia di Jahvé si manifeste­ *nf) di Jahvé e terrore (—> jr*)52,
rà «fino alla millesima generazione per
coloro che mi amano ed osservano i 3, Amore per Dio nel culto
miei comandamenti». Se Israele si vol­ Naturalmente la vita nell’amore di
ge però ad altri popoli e si lega con lo­ Jahvé e lo sforzo di corrispondere ade­
ro, infrange questo vincolo d’amore guatamente a questo dono della grazia
(Ios. 23,11-13) e verrà consegnato a ta­ divina hanno avuto anche un risvolto
li popoli. A sua volta ciò significa per il cultuale. Nel tempio di Gerusalemme
Deuteronomista che i comandamenti ed l’israelita si avvedeva dell’amore divino
i precetti divini non rappresentano un ed in questo unico santuario di Jah­
peso per Israele, ma devono essere os­ vé doveva trovare forma ed espressione
servati per quell’amore per il quale Jah­ l’amore d’Israele per Dio. Non soltan­
vé promette la propria ricompensa, Jah­ to l ’esigenza della centralizzazione del
vé non è un rigido, insensibile legisla­ culto e della purità rituale si fonda, è
tore, ma un Dio d’amore che desidera radicata in tale principio, ma questo si
prendersi cura del suo popolo, dal qua­ concretizza anche nella gioia del culto
le si aspetta però fedeltà e devozione. divino (Ps. 27,4), nell’amore per il tem­
Questa realtà deve manifestarsi in tutto pio di Dio in Gerusalemme (Lam. 1,2;
il modo di vita ed anche gli altri popoli Is. 66,10; Ps. 26,8; 122,6) e nell’amore
devono riconoscerla: per dirla con Iud. per il nome di Jahvé (Ps. 5,12; 69,37;
5 ,3 1 51, «coloro che lo amano siano co­ Is.56,6). Nel tempio, lì dove s’invoca
me il sole che sorge in tutto il suo vi­ tutti insieme il suo nome, si concretiz­
gore», Il Deuteronomista e la sua scuo­ zano la presenza di Jahvé e l’amore per
la hanno dunque sviluppato una siste­ lui. Questo amore per il santuario si
matica dell’amore di Dio e dell’amore collega all’amore di Jahvé per le porte

51 II passo è certamente deuteronomistico. 52 Cfr, il saggio d el —> N a g e l,


'a b sb (G. Wallis)

di Gerusalemme 87,2). L ’a­ già amato gli antenati d'Israele (CD 8*


more per Jahvé è venuto così a subire 15,16; r 9,29.20) perché Abramo non
si è perso nell'errore come gli altri figli
una oggettivazione. Questo amore cul­
di Noè; fu fatto amico (CD 3,2) ed an­
tuale per Jahvé non si è però potuto che i suoi figli furono considerati amici
concretizzare in amore del prossimo, in di Dio (CD 3,3). Oltre a questi perso­
naggi passati Dio ama anche i futuri
una disponibilità per il fratello, lo stra­
(CD 8,17; 19,30) per amore del suo
niero o persino il nemico. L ’impegno patto {dfr. D eut. 7,8; 10,15). Egli ama
del singolo devoto o della comunità re­ cioè lo spirito della luce {1 QS 3,26) e
ligiosa era indirizzato, da una parte, so­ si compiace delle opete di questo.
Così anche i membri della comunità
prattutto all'adorazione di Jahvé e, dal­
lo ameranno liberamente (1 Q H 14,26),
l’altra, era largamente introverso. Da* agiranno secondo la sua volontà aman­
vanti all'unilateralità di questa conce­ do ciò che Dio ha eletto ( i Q S 1,3) ed
zione religiosa, di questa pietà, l'antica ama (1 Q H 14,10 [ ? ] ; 15,9.10) ed 0-
diando ciò ch'egli detesta. In questo
critica profetica al culto ed all'amore amore i membri della comunità sono
di Dio ivi praticato era completameli* uniti tra loro ( i Q S i . p ) , sono solidali
te comprensibile e necessaria. Nel culto nell’amore per la fedeltà, pensano pen­
sieri giusti e curano la santa comunità
Dio diventa presente mediante il tem­
(x Q S 2 ,2 4 cfr, 5,4,25; 8,2), si amano
pio ed il rituale; perciò questa forma tra loro «secondo la grandezza dell’ere­
del l'amore di Dio corre sempre il pe­ dità loro toccata» ( i Q H 14,19).
ricolo di dimenticare it vero amore per Per l ’ammissione alla comunità il cri­
terio fondamentale è dato dal discerni­
ii fratello. Inoltre questo culto costitui­ mento della rivelazione dalla quale pos­
sce una tentazione a limitare l'amore sono (r Q S 9 , i 6) o devono (1 Q S 9 ,2 i)
per ii prossimo aila cerchia più ristret­ venire l'amore degli uni e l'odio degli
altri. Soltanto chi ama le punizioni di
ta dei correligionari53. Nonostante tut­
Dio può entrare nella comunità ( r Q H
ta la sua sincerità, tale tipo di pietà è 2,14).
sempre esposta al rischio dell’introver­ Quest’idea dell’amore di Dio per la
sione e delTautoconferma nel rapporto sua comunità si fonda, conforme alla
prospettiva deuteronomistica, sull'amo­
di amore Dio-uomo e uomo-Dio. re per i patriarchi: questo esige in ri­
sposta l'amore degli eletti ed anche l ’a­
4. Qumran more verso il prossimo. Tale obbligo è
limitato però alla comunità stessa, men­
Questo tipo di amore di D io ha più tre chi non ne fa parte viene respinto,
tardi portato i suol frutti nella comuni­ odiato. Negli scritti di Qumran non tro­
tà di Qumran. Secondo la Regola di viamo comandamenti concreti riguar­
Damasco Dio userà benignità a coloro danti l'a2Ìone conforme aH’amore in
che lo amano (CD 20,21), anzi egli ha senso teologico od etico-sociale, L ’amo-

a C fr. i Q S r , 9 S . : i a R egola d ella c o m u n ità ser< t'i i fig li d e lla ta c e ,., e p e r o d ia r e tu t t i i fig li
v i v a c o m e a iu t o e g u id a a n c h e « p e r a m a r e tu t- d e lla te n e b r a ,,,» .
253 W ( K .K o c h ) (1,128) 25 4

re è diventato un simbolo per esprime­ dell’amore come espressione di comu­


re il sentimento di unione tra Dio, co­ nione umana ha perso il rapporto con
munità e singoli membri, un simbolo ^origine del concetto stesso e con la
deH’autocomprenskjne della conventico­ sua dinamica ^ ,
la, Nella comunità di Qumran l’idea G. W a l l is

Vntf 'ohelt ’ahal

So m m a r i o : I V , I l tabernacolo :
1. Taso nelTOHeate Antico;
T, Q uestion i lessicali- . 2. l'uso arabo;
3. ’oh el (m & é d ) n e lle f o n t i p r e s a c e r d o ta li
IL L7jo comune e mi particolari di ’òhel; d e l P e n ta te u c o ;
ri la tenda dei nomadi; 4. ìl ta b e r n a c o lo e le s u e tr a d iz io n i d o p o l 'i n ­
2. la tenda presso le popolazioni sedentarie; s e d ia m e n to In C a n a a n ;
3* usi particolari di ’obel; % il ta b e r n a c o lo d ì J a h v é a G e r u s a le m m e ;
4 . ’ò h el c o n p r e d ic a ti e tic i, 6. V‘ d b e l m ó 'e d sacerdotale;
IT I . La tenda celeste. 7. l ’e tà p o s te s ilic a .

54 Per gU sviluppi della concezione dell'amore sakraten Zelttradìtionen Altisraels = BBB 27


nel giudaismo rabbinico ed ellenistico e nel (1967); M. Haezan, ‘ Offe’ makmal and Kub-
N/F. si veda ThWb r 38-55 ( = G LN T 1, coli. be. Notes on tbe Study of tbe Origifis of Bi*
ìOi'i4<>). bltcal Cult Forms; The Vtoblem of Arabie
Paralleli, D. Neiger Memorial V oi. (1959) 215­
’ohel 221; id., Tbe Nature of thè 4Ohel M&èdb in
A. ÀtT, Zelte und HHttef*t Auliche Studien Pentateuchal Sources\ JSSt 5 (1960) 50-65;
E Mòtscher.., gewidmet = . BBB 1 (1950) id., The Compieit of Ritual Acts Performed
ì6~25, citato come Ài/rT K lt Scbr . 111 233» inside tbe Tabernacle = ScrHier 8 (1961)
242; G . Coknpel&GJ. Bottkkwrck (edd,), 272-302; m,} $bitoh and Jerusalew. J B L 81
Stiftsbàtte und Bundeslade: D ìe B ibel und (1963) 14-24; R. Hartmann, Zeli und Ladei
ibre W éfì il (196?} 1581-1389; F.M. Q o s s , ZAW 37 (1917) 209 244; K. K oca, Die Pries-
T b e Tabernacle\ BA ro <1^47) 45-68; G . D al - tersebrìft.» = FRLÀNT 71 (1959}; ID., Die
jman, A rbeit vi 1-145; G.H. Davibs, art. Ta- Eigenart der Priesterscbriftlicben Sinaigesetz-
bernacle'; IDB iv 498-506; J. D u s, G ib eo n - geèungì ZThK 55 (1958) 36-51; inF, art.
eine Kultstdtte des S m i und die Stadi des ‘Stiitshutte1: BHHW m 1871-18751 A. Kus-
henjaminìtìschen Schicksals: V T io (1960) CHKE, Die LagervorsteUung der priesterschrif-
353-3745 111 * T)er Braucb der Ladewanderung tlicben Ertàblung-, ZAW 63 (1951) 74-io 5;
im a k m Israel, ThZ 17 {1961) 1*16; i d ., N o cb E . K u t s c h , art, 'ZeItJ: R G G J v ì 18938*; S.
zum Brauch der Ladewanderung; V T 13 L e ì im in g , Erwagungen xur Zelttradition in:
(i960) 126-131; id., D ie ErzMhtung iiber den Gottes Wort und Gottes Land, H .W , Het&-
Verlust der Lade 1 Sam 41 VT 13 (1963) 333­ berg... dargebracht (1965) iìo -13 2 ; W . Mi-
337; i d ., D ie Thron-und Bundeslade : TbZ 20 c h a r l t s , art- <ntr)vfy ThW b v i i 370-374; J.
(1964) 241*251; Gooding, T h e Account of thè M orgenstern, Tbe Àrk, tbe Ephod and tbe
Tabernacle (1959}; M. Gò&g, Das Z d t der |Tent of Meeting’ : H U C À 17 (1941/43) 153­
Begegnung. Untersuchungen xur Gestalt der 266 - r8 (1944) 1-52 (citato in seguito così; nel
*ohel (K, Koch) (1,130) 256

I . Q U E STIO N I L E S S IC A L I IL USO COMUNE E USI PARTICOLARI Ì>I


i. Il nome segolato 'hi ricorre nel- ‘obel
l’À.T. circa 340 v o lte 1. Dalla radice
1, La tenda dei nomadi
viene formato anche un verbo (denomi­
nale?), usato due volte al qal ed una al La tenda delle popolazioni nomadi
pi'el col significato attendarsi, vivere in presupposta daH’A.T. è nera (Cant. x,
tenday secondo un’accezione che si ri­
scontra anche in ugaritico 1\ altri3 deri­ perché composta da più teli (frfó t)
vano invece il verbo dalTarabo 'ottenere di pelle di capra messi insieme; essa
diritto di pascolo'. Nella Misna le for­ viene fissata ai paletti (jàtèd) con corde
me pi'el ed hif'il significano allargarsi
(metarìmt habàlm, ftàrim) e, a diffe­
come una tenda, con riferimento alla
contaminazione causata da cadaveri4. renza della tenda lunga in uso oggi pres­
a.La radice 'kl è attestata in quasi so i nomadi arabi n} era a piramide con
tutte le lingue semitiche e probabilmen­ un paletto di sostegno ifammùd) al cen­
te significa fin dall'inizio tenda come
abitazione e, per metonimia* come abi­ tro: tale sembra essere stata la tenda di
tanti. Questo doppio significato si ri­ Abramo che aveva l ’apertura munita di
scontra comunque in ebraico (p. es., 1 una cortina (Gen. *8,9 s j. Quando ci si
Par. 4,41: «la popolazione che abitava
accampava si ‘distendeva' (generalmente
in tende») ed In ugaritico \ Conforme­
mente al mutato stadio di civiltà, in ac- nih qal o hìf'il, ma anche prs, mth) o
cadico àlu(m) < * ahlum significa città si ‘piantava’ {/#') la tenda; quando si ri­
e autorità cittadinetì. I/imprestito egi­
partiva la si levava (ns* qal e pi'el) e
ziano ihr indica invece esclusivamente
l'abitazione del nomade7; il siriaco }ab~ ‘piegava’ Generalmente più tende
U % e l'arabo 'ahi significano soltanto stavano insieme; se Ja permanenza era
personet famiglia9, secondo l ’accezione breve, si aveva un semplice accampa­
ripresa anche dal)'imprestito accadko
mento (mabaneh), altrimenti si forma­
m **
va una tendopoli (ttrà) difesa da un mu­
ro di pietra. Le donne ricche avevano
una propria tenda (Gen. 24,67; 31,33;
Iud. 4 ,1 7 ) .

1:94,5 gli articoli sono staci raccolti in volume); 1 K oehler-Baumgartner, s .v .


M. No'm, Dflf ztvéiiè Bueb Mnie/Rxndui = 2 D river *33.
ATD ^ (^959) *7**174\ G. v. Rad, Zeli und 1 H. R arin : ScrHier 8 ( Tp6r) 384-386.
Lade-, NKZ 42 (1931) 476*498 = Gei, Stud. 4 L h v y ì 3y t J a s t r o w , Dlcttonary 1 zo.
109-129; L. R an dellin e La tenda e l’arca nel­ 5 H ekdn&h 17 (n D ) v 30 s.; cfr. con 19 (1
la tradizione del V.T.: Stud. Bibì, Francescani D) iv 595.
L.A, 13 {1962 s,) 163*189; V.W. Rase, Tbe 6 v. S oden 39,
Identìty of tbe Priestty Tabernacle-. JNESt 25 7 E sman -G sapow i 119,
(1966) 1 32-134; L. R osi, Die Wohmtatte des a BrqCKeJlmANN, Gramm. 1 24Z.
Zeugnmes in: Festschrift F. Baumgartd (1939) 9 B&ockelmann, Gr^mm. t 1^4.
158-165; R. d e Vaux, Lebensordnungen n 1(1 v. S oden 39.
*14-117, ,f D alm an, À rb eit vi 1*59.
*57 (U ? o ) 'ohel (K^Koclt) (1,130)

Famosi abitatori di tende furono le i loro re in sukkóù (iR e g . 20,12,16);


tribù non sedentarie dell’est e del sud anche le truppe caldee usano tende
{lud. 6,3.5; ler. 49,285,; Abac, 3,7; Ps, (Ter. 37,10). Porse già in età monarchi­
110,3), Ogni israelita sapeva die i pa­ ca, come più tardi presso gli A ssiril3,
dri primitivi dell'umanità erano vissu­ il generale usava pernottare in una ca­
ti soltanto In tende (Gen. 4,20; 9,21. panna 14 e Pesercito in tende 15, In età
27) e similmente erano vissuti anche gli ellenistica il re possiede una tenda sun­
stessi patriarchi d ’Israele {Gen, 12 ,8; tuosa (D a n .n ^ y , cfr. Judith 10,17-52;
13,3 ecc.). La tenda era sinonimo di no­ 14,145.),
madismo. Quando, come nel caso dei
Recabiti, si continuava a vivete questo 3. Usi particolari di 'Óhel
tipo di vita per fedeltà alle usanze de­
La tenda, l ’abitazione di quell'antica
gli antenati, la tenda rimaneva l'unico
età nomadiot cui viene attribuito un
tipo di abitazione naturale (iter 35,7­
fondamentale valore paradigmatico, è
10).
talora il simbolo della patria e significa
qualcosa come ‘focolare della patria\
2, La tenda presso le popolazioni
Una guerra finisce quando gli sconfitti
sedentarie
fuggono alla propria ‘ tenda* o quando
Anche sedentarizzato, l'israelita con­ viene impartito l ’ordine: ‘ciascuno alle
tinua ad usare talora la tenda o come proprie tende* {lud. 7,8; 20,8; iSam .
stalla per il bestiame (2 Par. 14.>14) o 4,10; r3,2; 2 Sam. 19,9; 20,1,
costruendola sul tetto di casa per abitar­ 22; i R e g . x i tx6'y zR eg .ft)21; 13,2;
vi in occasione di particolari festività 14,12; 2 Par. i o , 16; 25,22). Dopo aver
(.2 Sam. 16,22). Sembra però che per ta­ ricevuto la benedizione nel santuario il
li circostanze fosse più usata la capati­ fedele ritorna al suo ’ohel (Qeut, 16,7;
na di frasche q stuoieskh, —> bfh) n. lo s , 22,4.6-8; z Reg, 8,66; 2 Par. 7,10),
Tende e capanne sono usate anche L ’ospitante congeda il levita ch’è stato
neiresercito, Davide si porta dietro una suo ospite perché torni alla propria
tenda (1 Sam. 17,54) mentre Parca, I­ ‘ tenda" {Iud. 19 ,9 )16.
sraele e Giuda sono sistemati in capan* Prescindendo da tale uso formale,
ne {2 Sam, I soldati aramei so­ l ’abitazione individuale è chiamata di
no accampati in ’oballm (2 Reg, 7,8. io ), rado 'hi ed anche in questi rari casi *hl

J5 Tale capanna corrisponde alt'egiziana imitoj « ANEP i/ o s.


hmw: -» à ì , t 238 s.j cfr, Kkman-Gaapow,
jmj. 1 Si tratta d i una fo rm u li di congedo, o i le*
—> A l t 237, v iti vivevano allora effettivam ente ancora in
» ANEP 374. tende?
2J9( r;ijx) (K. Koch) (1,131) 260

indica piuttosto la famiglia che vive nel­ luce del malvagio si oscurerà nella sua
la tenda, p, es., Ps. 52,7: quando Jahvé tenda) o di lo b 12,6 (è incomprensibi­
fa morire un uomo lo strappa dal suo le come si possa stare al sicuro nelle
'bl; lo b 19,12: Dio fa venire folte tende degl’ingiusti). In giorni felici Dio
schiere contro la tenda di colui col qua­ *ripara' la tenda (lob 29,4 [LXX]). Più
le è irato (cfr. lo b 20,26). In alcuni trasparente è il pensiero quando si lo­
passi l'abitazione dell'uomo può essere dano le tende dei giusti (Ps. 1 18 ,1 5 :
stata chiamata tenda per analogia con sdjqjm) o degli onesti (Prov. 14 ,11:
ii tabernacolo di Jahvé. Secondo Ps. jbjm ) e si condannano invece quelle de­
132,2-5 Davide non rientrò nello ’hi gli empi (rs(jm\ lo b 8,22; 21,28). Una
della sua casa prima di aver trovato tenda può persino rappresentare la pro­
una dimora (mlknwt\ una delle più fre­ sperità (Hwm: lob 5,24), ma in essa
quenti espressioni usate in parallelismo può abitare anche la malvagità ('tvlb:
con 'hi) per ii Dio di Giacobbe (cfr. Is. lob 11,14 ; 22,23): si tratterà allora di
16,5). Ps. 84 : le milkànòt di Jahvé so­ tende dell’empio (Ps. 84,11: ’blj ri*) o
no amabili (v. 2); è preferibile stare sul­ della corruzione (lo b 15,34: *blj-tkd).
la loro soglia che soggiornare nelle ten­ Poiché l ’azione di una persona è loca­
de delPempio (rs‘ ). lizzata, in quanto fonte del suo destino
Molto più spesso con ’òhàlìm s’indica­ futuro, nella sua abitazione, lo *bl con­
no sommariamente le dimore di tutto serva per lei fiducia e sicurezza (mbth:
un popolo, non soltanto di una gente lob 18,14).
nomade come i Cedareni (Cani. 1,5) ed Dato che quest’uso di *bl con sfuma­
Edom (Ps. 83,7), ma anche di Giacob­ ture etiche compare soprattutto nel Li­
be (Ier. 30,18; Mal. 2,12) e Giuda bro di Giobbe non si potrà considerar­
(Zacb. 12,7; cfr. Ier. 4,20; Os. 9,6; Ps. lo comune. L ’impiego frequente del ter­
78,55; Lam. 2,4). mine proprio in questo libro si spiega
certamente ricordando come Giobbe ed
4. ’ohel con predicati etici i suoi amici vengano considerati figli
< "
Giacché la tenda ed i suoi occupanti dell’oriente (—» qdm), i quali di solito
costituiscono un tUtt’uno, una tenda abitano in tende, benché il ricco G iob­
può essere piena di forze buone o cat­ be e la sua famiglia possiedano case
tive e può quindi influenzare in un sen­ (lob 1,4.13.18 s.).
so o nell’altro coloro che vi entrano. Il L ’uso di *hi nel significato generico
passaggio a tali concezioni è costituito di ‘casa*, ‘abitazione’ è quindi limitato
da affermazioni del tipo di lo b 18,6 (la a pochi ambiti linguistici. Il termine 'hi

17 D a l m a n , Arbeit vr 9; cfr. —» M ic h à e l is 371 n, 10.


261 ( 1, 132) Jo M (K ,K o c h ) (1,132} 262

noti è a ffa tto u sa to per iridicare tfl*abi- {nfh) come una tenda sotto la quale
taaione di ogni genere»17. abita l'umanità {15,40,213,; cfr, 42,5;
44,24; 45,i ì ; 51 *13; cfr. v. 16 nel cod.
Ili* LA TENDA C E L E S T E S), A giudicare dai testi, il Deutero-
L'unico esempio preesilico di *hl nel­ Isaia ignora completamente la con­
l'accezione di tenda celeste è Ps. 104,2, cezione prevalente nell'A .T. del cielo
Jahvé, «avvolto di luce come di un come volta celeste, come firmamento
manto», viene iodato con accento solen­ (MS* connessione con la tenda
ne; «BgJt distende (nfh) il cielo cqme celeste il profeta parìa dell'azione divi*
una tenda, erige stille acque la sua su­ na nei confronti di re e princìpi (Ir, 40,
blime dimora, fa delle nubi it suo carro, 23; 42,3; 44,24-28; 45,13), della con­
procede sulle ali del vento (rwh)». cessione di oracoli attendibili e veraci
Purtroppo l'immagine non è più tra­ (40,21 s,; 42,9; 4 5 ,11; 51,16 ) o delia
sparente. Si tratta semplicemente di vanificazione degli oracoli pagani (44,
una figura per esprimere la meraviglia 25), Questa associazione tra tenda ed
del salmista perché Dio è riuscito a
stendere la pesante volta celeste con la oracoli fa pensare al tabernacolo presa­
stessa facilità con cui si spiega una ten­ cerdotale {—> coll. 26j ss,)21.
da? 18 0 abbiamo invece soltanto l'ac­ Rientrano in questo tipo di discorso
costamento di due concezioni diverse,
anche alcuni passi tardivi (Ier. 10,12 =
quella beduina, per cui il d d o non è che
una tenda gigantesca, e quella contadina 5 1,15 ; Zach. I2jX| 10^9,6.8) nei qua­
per cui il mondo è come una massiccia li ritroviamo la contrapposizione tra ii
costruzione a due piani in cui si trova­ cielo disteso come un telo dì tenda e la
no persino acque immense sulle quali
galleggiano carri? 19 A tale descrizione terra ferma sulle sue fondamenta e nel
del cielo fa riscontro {v, 5) quella di cui contesto appare anche, forse non
una terra fondata (jsd) su solide basi. del tutto casualmente, un riferimento
Questa concezione del cielo come *hl allo spirito {rw h‘ ler. 10,135,; 5 1,16
ha un certo rilievo nel Deutero-Isaia, s,; Zach. 12,1),
soprattutto nelle sezioni poetiche il cui
vocabolario è stereotipo. Troviamo ri­ IV, IL TABERNACOLO

petutamente la contrapposizione tra la


terra, fondata su basi ferme e solide r . L'uso n e ll Oriente Antico
{rq\ jsd, 'ih), ed il cielo fatto di una Se volevano proteggerli in modo par­
ticolare, i nomadi dell'Oriente Antico
sostanza leggera come d o g steso

« Cosi Duhm (KHC) ad I, j.n r-Bàumc artner .


19 Cosi G u n k e l (G H K ) ad l. n Cfr. anche il dono dello spirito (rù$b) in Is.
23 Forse significa 'velo', ‘cortina*, Cft, Kos»- 42^5 con Num. il,ré sa.
(l,i33Ì W ( K .K o c h ) 0 *133 ) 2*4

dovevano conservare i loro oggetti sa* tazione del nome è discussa > Il lessico
cri al riparo in una tenda. Purtroppo di Brown-Driver-Briggs presuppone (p.
non abbiamo notizie dirette di questa 4) uno stato costrutto: *tenda di N^N.’ ;
usanza, ma anche presso i semiti seden' simile è il suggerimento del K erber51:
tari si è conservata l'idea che, in deter­ ‘compagno di tenda del dio N .N A II
minate circostanze, gli dei abitano in N o th 32, considerando che 'b non ricor­
tende. L'esempio più chiaro di questa re mai nei nomi propri in uno stato co­
concezione cì è fornito dai miti e dal­ strutto, preferisce invece una proposi­
l'epica di Ugarìt, quando sì dice che gli zione nominale con valore onomastico:
dèi escono dal loro 'hi, chiamato anche ‘una tenda ( traslato = rifugio) è il dio
m'iknt (mtìkanatu)11. Secondo quanto N .N ,’ . Questa interpretazione contrasta
riferisce Diod. S. 20,65,1 i Cartaginesi però con il fatto che in nomi di questo
erano soliti portarsi in battaglia una tipo il predicato sta dopo ìl soggetto,
tenda sacra*\ Altre prove sono meno
2, L ’uso arabo
ciliare. Un bassorilievo del tempio di
Bel a Pai mira mostra qualcosa che so­ Come la qubbà menzionata in Num.
miglia ad una tenda rossa su di un cam­ 2 5 ,5 sembra essere stata una tenda ri­
mello e dietro tre figure femminili, for­ tuale n, così tra gli Àrabi preislamici
se tre dee un motivo simile sì trova sembra sia stata in uso la qubbet una
su di una terracotta siriana35. Non va piccola tenda di pelle rossa (cfr. Ex, 2 6,
certamente considerata qui la capanna 14) che conteneva due idoli di pietra.
rotonda per il dio Min, a Copto “ Questa tenda veniva trasportata su di
I nomi propri di persona dell’area un cammello in processioni, quando si
sirò-a rabica ci danno un'informazione andava alla ricerca di un pascolo e in
mediata sull'uso di tende come luoghi battaglia. Affidata alle cure di un indo­
sacri. Nell'area israelitica Oholiab, della vino (kabm), ha al suo servizio anche
tribù di Dan, è uno degli artefici leg­ alcune fanciulle (cfr, 1 Sam. 2 ,2 2 ), Ser­
gendari del tabernacolo (Ex. 31,6; 35, ve da asilo ai perseguitati (cfr. iR e g .
34; 38,23}. Il nome abbreviato Ohel è 2*28 ss.), La qubbe costituisce un au­
attestato per uno dei % U di Zorobabele tentico parallelo dell* 'ohel mólèd deì-
(tPar> 3,20). Nell'area edomitfca è at­ r A .T .{ - > 3 )*.
testato Oholibama come nome di don­ I paralleli arabi solitamente addotti
na e di gente (Gen,36,2.2,14,18,25.41; hanno poco in comune con il taberna­
rPizr.1,52); in fenicio abbiamo 'hlb‘1** colo israelitico. Ciò vale per il mahmalt
e ’hlmlk 2S} in tamudico *.hln ed in M a ­ un padiglione di seta nera sotto il qua­
nico 'hlbn * in sabeo L ’interpre­ le il Corano viene portato a Medina35,

21 H e r d n e r j ? ( ii D ) v 30 s,; i j (111 K ) n i l<t MoiUTZ: Z A W 44 87.


30 J . H a i é v y , Inscriptiòm sabéennss (18 72 )
n Sm ithStObe, Religion 25. 46,1,
7i Vedine la riproduzione in Syr (1934) tav. 3J Kehber, Dìe relighnsgescbìchtliche Bedet1-
XIX . tung der hebr'àìschen Eigcnttamw des A .T .
35 Cumont, Ét. Syr, 273-276. C1S97),
2t Ronnht 462 467 \ L a c a u : ChrEg 28 (19^3} Noth, Pers. 159,
1322. 33 -> Morgenstehn 260: tenda matrimoniale.
27 CIS 1 54. 34 Altri ciad in Morjgkwstksn 208-221:.
18 CIS 1 W . 15 - I M ougenstekn 196 s.
(w i) *óbel (K, Koch/ (1,134) z tà

per la più recente lotfe o il merkeb, Ex, 33,7-x i appartiene al complesso


una portantina che fungeva da stendar­ narrativo del SinaL con una serie di
do e che nei viaggi o nelle battaglie,
montata su di un cammello, serviva per
proposizioni paratattiche (w 4 - perfet­
indicare la direzione * to] 4! sì dà a Mosè l'istruzione43 dì pian­
tare una tenda fuori del campo israeliti­
3, JÒhcl (mó'èd) nelle fotiti presacerdo­ co e di chiamarla *okel (mòlèd)**, In ca­
tali del Pentateuco so di necessità Jahvé apparirà D in una
Più della metà delle volte in cui è colonna di nuvola per discutere con Mo*
usato37 *bt indica una tenda sacra con­ sè, «faccia a faccia», i problemi vitali
sacrata a jahvé; 133 passi (di cui 120 del popolo. Nel contesto attuale la pe-
in P e 6 nell'opera del Cronista) la ricope mira alla erezione di un luogo di
chiamano *Òkel mòlè d n y un’espressione rivelazione nel quale continui il rap­
che è generalmente tradotta tenda del porto coi Dio del Sinai non appena il
convegno 0 tenda deW incontro (tra Jah* popolo si sia allontanato da quella sona.
vé e Mosè o tra Jahvé ed Israele), ma Num. 11,16-29: poco dopo k par­
anche tenda dell'adunanza di esseri di­ tenza dal Sinai e dopo una manifesta­
v in i39 o tenda dell'adunanza festiva40. zione di scontento da parte del popolo
Si parla di *5jbel (mólèd) in alcune se­ Jahvé appare nell’ òhel (mó'èd), pren­
zioni che sono inserite poco organica­ de 70 parti dello spirito (rwh) di M o­
mente nel loro contesto e si distinguo­ sè e le dà ai 70 anziani disraele* che
no dalle altre saghe del Pentateuco per cominciano cosi a profetare. In segui­
il loro contenuto problematico (Hx. 33, to Miriam ed Aronne si lamentano
7 - n ; Num. 11*16-29; 1 2 t Deut. 31,14 con Jahvé per la moglie straniera e la
s.). L ’attributo mól ed sembra essere in posizione privilegiata di Mosè {Num,
tutti i passi un'aggiunta secondaria per­ 12). Jahvé appare nella tenda, spiega
che altrove nel testo compare sempre il loro Ja differenza tra un profeta e Mo­
semplice hà'dhel41, sè, il servo di Dio, e punisce Miriam

a* M osjgenstehn 137-19 3, Riproduzione in chìale (Pfàrrkirche).


Bl-iliW m i8?r. Aì H nesso di yohet e md>éd può dunque esse­
Per ìa precisione x&% volte, di cui però 140 re provato con sicurezza soltanto per P,
appartengono a P. 42 Stfle rituale : V. K, Koch, Die Priestct
^ K uschjce Sa, schrift..t (1959) 96 s,
Cosi Gkussuiann, Mose e Bebr (HAT 1/3) 43 Così Bàentscu (GHK) ad contro i com­
a Ex. 33,75$.; cfr. Is. 14,13 e Tugadtico tn*d. menta tori più recenti che vedono nella peri
49 W ilsok; JNESt 4 (1945) 245; cfr. ->■ cope una narrazione iterativa.
C r o s s fs$, Lutero traduce S tifts b ù tte { = ta* 44 Secondo Ì LXX e Simmaco si tratta della
binatoio) avendo presente la distinzione me­ tenda di Mosè che riceve una consacrazione
dievale tra collegiata (Stiftskircbe) e parroc- rituale: cfr. * 4 Gtiitc 155.
267(1,13?) 'òb tl (K. Koch) (1,13?) 368

con la lebbra. Costei ritorna sana solo Ex. 33,9 s.; Num. 12 3 ; Deut. 31,15)
per l'intercessione eli Mosè. alTingresso della tenda, e ) Oltre Mosè,
Deut. 31,145, riguarda la fine delle soltanto Giosuè, in quanto suo servito^
peregrinazioni di Israele nel deserto, re, può stare nella tenda {Ex. 33,11;
quando la morte di Mosè è imminente. Num, Deut. 31,145.). Tali coin­
Mosè riceve l ’incarico di convocare il cidenze fanno apparire ovvia l ’ipotesi
suo successore, Giosuè, nella tenda {di che le pericopi siano dovute ad una
convegno): sembra quindi che gl’israe­ stessa cerchia redazionale. Spesso si è
liti se la siano portata dietto fino a que­ supposto trattarsi di E, data la menzio­
sto punto* ne di profeti che è tìpica di questa fon­
La somiglianza deile idee e del voca­ te del Pentateuco45; il Noth ha pensato
bolario delle quattro pericopi è vera­ ad un elemento eterogeneo secondario
mente notevole. Non vengono forniti ia J per Bx. 33,7 ss. e Num, 1 1 ,1 6 ss,;
particolari per quanto riguarda la co­ 1 2 46 e ad una mano deuteronomistica
struzione della tenda, ma c"è tutta una secondaria per Deut, 31,14 s ,47
serie di chiari riferimenti: a) Mosè go­ Noti c'è alcun accenno a sacrifici o a
de di un privilegio unico per i rapporti riti, prescindendo dal gesto del popo­
con Dio nella tenda: gli parla «faccia a lo, che si alza in piedi e si prostra (Ex.
faccia» (Ex. 33,11), «bocca a bocca» e 33,8.1:0) non appena Mosè si reca alia
contempla la sua —* fntànà (Num, 12, tenda sacra. Soltanto Ex. 33,7 accenna
8: un’immagine di D io?), b )L a tenda allo scopo della tenda; «Chiunque cer­
si trova fuori dell’accampamento; si e­ cava (m*baqqès) Jahvé andava alla ten­
sce ( ;j’ : Ex, 33,75,; Num. r 1,26; 12,4) da», La tenda sembra pertanto essere
per andarvi, però le tende del campo prevalentemente un oracolo, come po­
sono tutte orientate alla tenda sacra trebbe confermare la menzione dei com­
(Ex, 33,8), c)Presso la tenda o in es­ piti profetici associati al luogo in Num.
sa ci si presenta (hijsb\ Num. n ti6\ 11 s, Il verbo bq$ può anche indicare il
Deut. 31,14 cfr. Ex, 33,8) in un pellegrinaggio al luogo in cui jahvé si
modo determinato, d) Jahvé scende manifesta durante la festività48.
(jrd\ £#,33,9; Num. 11,17.2 3 ; 12,5) Molto discusso è anche l'eventuale
nella colonna di nuvola e diventa visi­ rapporto tra ’òbel (mò'èd) ed arca già
bile al popolo {Deut.5* fi y t cfr, £*,33, in questo stadio. L ’unico elemento per
10) perché la colonna si ferma (lmd\ questa supposizione è l ’ordine di Ex.

43 Così u l t i m a m e n t e H arak ; JSSt j (i960) N oth , OberlUferuttgsgeschicble des Vertta-


leuchs 35 n. 126,
« N oth (ATD) ad t. # BKYURLtK, SinaitradHiònen 141 s.
269( 1, 130) >óhet( K. Koch) [1*136)270

33,7: wnth-lw mhws Imbnh. Come va vide di costruire un tempio, facendo


.intesa la preposizione con suffisso pro­ presente che dal tempo deU’esodo Jah­
nominale ló? Ci sono quattro possibi­ vé è andato errando in Israele «in ten­
lità: o la si espunge, come fanno i LXX, da ed abitazione», altri ipotizzano inve­
0 la si riferisce a Mosè stesso49 o a Jah­ ce l ’esistenza di un'antica teologia i­
vé ® o all’arca51, la cui menzione sareb­ sraelitica dell'epifania, -«che non poteva
be caduta dal testo precedente. accordarsi con l'idea della iocalizzazio'
Ora, se questa tenda risale effettiva­ ne di Jahvé in un posto fisso»SJ. Pel­
mente e storicamente al tempo prece­ tali motivi si pensa che la tenda fosse
dente là conquista di Canaan, essa non di stanza in Giuda, «forse come santua­
può essere in alcun modo separata dal­ rio dell’antica anfizionia di sei tribù, ad
la persona di Mosè, Hebron o nei suoi dintorni»54. Rifacen*
dosi ad una festa musulmana della ten­
4.11 tabernacolo e le sue tradizioni do­ da nelle vicinanze di GiaSa, il Kraus
po l*insediamento in Canaan va ancora un passo più in là ed ipotiz­
Generalmente si ritiene che i raccon­ za una grande festività autunnale nel
ti dell’ ■òhel {mó'éd) risalgano ad un deserto meridionale (ed orientale) dove
santuario mobile delle tribù israelitiche l'associazione di tribù israelitiche «si a­
che sarebbe divenuto ancora allo stadio dunava in un accampamento di tende at­
di nomadi, superfluo subito e sarebbe torno al santuario dell’ 'hi mw'd» w. Un
scomparso dopo la conquiste di Canaan. passo importante per la sua tesi è O j.
Rimane però oscuro quale sia stata la 12,10: «Io sono Jahvé, tuo Dìo, fin dal
sua ultima sede e presso quale grup­ paese d’Egitto; ti farò abitare ancora
po abbia avuto da ultimo importan­ sotto le tende come nei giorni della fe­
za. a) Secondo il de V a u x 32 Pultima sta56. I l Kraus rimanda anche
sede storica del tabernacolo sarebbe a Num.24,1 s,, dove Balaam guarda ver­
stata presso Baal Peor, in Transgior- so ii deserto e vede davanti a sé «Israe­
dania (Num. 25,6), b) Dato che in le, accampato per tribù». Interessante è
2 Sam. 7 ,1 -6 il profeta gerosolimitano anche Deut. 33,18 dove si parla di ten­
Natan si oppone al progetto di Da- de in occasione di una festa di Issacar

* tè =s «per sé»: Babntsch (GHK) e Noth K u s c h k e 103,


(ATD) ad t.; BARA**, op. cit ( - * n. 45) 53. M G. V, Rad, Deuteronomìum-Studien —
» Così G é u s s m à n n (SÀT) e Bee® (HAT) a d l, FRLANT 58 {1947) 29.
51 H o i z m t ì E R (KHC) a d 1.) E i s s f e l d t , Hexa- 3* H .-J . K r a u s , G o tte s d ie n s t in Israel {319 6 2 )
teuch 274*; B k v e k u n , Sinaìtradithmn 1 3 1 , *3JÌ
5ì R . kb V a u x ii 117. 56 Quefit'mtefpretazione è respinta da H.W .
G . v. Ra*>, T b .A .T . J 1 237 n. 108; WotFF, H o sea (BK x iv 1} 279.
271(1,137) 'óbel (K. Koch) ( U 37 ) 27 *

e Zàbulon. Tali riferimenti portano pe­ quegli ambienti che sottolineano una
rò al di fuori dell’ambito giudaico, c) stretta continuità tra Mosè e Giosuè,
Altri suggerimenti associano 11 taberna­ che tengono in gran conto l'istituzione
colo con uno dei grandi centri cultuali dei 70 anziani ed anche una certa for­
della Palestina centrale. Si fa il nome ma di profetismo che non ha però ai>
di Silo giacché % a quanto leggiamo cora niente in comune con quello clas­
(Ios. 18,1; 19,51: si tratta però di pas­ sico e conosce un servo di Dio, unico
si recenti), le tribù sì radunano all’in­ net suo genere, che b superiore ai pro­
gresso deli* 'àhel mó'èl, lì x figli di Eli feti ® Il problema si risolve da sé in
giacciono con le donne dì turno al modo naturale se si considera la tenda
tabernacolo (1 Sam. 2,22), U infine si di Davide a Gerusalemme come punto
trovava (Pj. 78,60) la dimora e Ja d ’inizio di tutta la tradizione dell’ *dhel
tenda di Jahvé, nelle quali egli abita m o'èd61.
tra gli uom ini37. Contro questa colloca­
zione del tabernacolo si fa però valere 5. I l tabernacolo dì Jahvé
il fatto che altrove (j Sam, 1,24) si af­ a Gerusalemme
ferma che il tempio di Silo era una co­ Secondo l ’annotazione (redazionale)
struzione vera e propria, d) Un'altra di x Reg. 8,4, inaugurando i! tempio
possibile località è Gabaon, dove si dice Salomone non avrebbe portato nel nuo­
che fosse conservato il tabernacolo (r vo santuario soltanto l'arca di Jahvé,
Par.16,39; 21,29; 2 Par. 1 ,3 )58. Il Gòrg ma anche ’ohel mó'èd. Il Cronista (2
vuole associare coi santuario di Gabaon Par. 5,5) presume che soltanto in que­
Nob, dove secondo lui ìa tenda testò sta occasione si sia andati a prendere il
per un certo periodo ®, tabernacolo a Gabaon, mentre il con­
Data la penuria d'informazioni non testo dei Libri dì Samuele e dei re sug­
è possibile ottenere una loca li esazione gerisce piuttosto che si tratta di quella
sicura. Si può fare qualche progresso tenda che alcuni decenni prima Davide
al massimo mediante Paralisi storico- aveva fatto erigete a Gerusalemme per
tradifcionaie, esaminando a fondo le proteggere l ’arca trasferita nella capi­
tradizioni dei tabernacolo che ci sono tale {2 Sam, 6 fxy). È soltanto da questo
rimaste. L ’indagine va rivolta verso momento in poi che abbiamo un sicuto

5? Cosi B f.y e r l i n , SìmUradìtìonen 137; - * in base a Num. 12, un ufficio «che compren­
Ha&an: JEL 81 (1962) 20. deva in sé tutte quante le funzioni mediatrici
sa Così E. AuurbàCH, Moses 159^ e direttive richieste dal rapporto tra Jahvé ed
il suo popolo, a cominciare dal diritto divino
59 G ò r g 1 2 7 x36.
fino ai l'intercessione ed aJ sacrifìcio».
60 K r a u s , o p . c i t . (—> n. 5 5 ) x 2 6 - 1 3 3 postula* tìi Così Rabe 132-134,
273 (i»*37) ’óbel (K, Koch) (1,138) 274

e provato rapporto tra arca e taberna­ vé sia stata portata nel tempio salomo­
colo. nico e conservata ivi (piegata) in una ca­
La tenda che Davide aveva fatto eri­ mera, oppure no, la terminologia del ta­
gere in Gerusalemme non si chiama bernacolo passa al tempio. I salmi loda­
'àhel mótèd> ma ’òhel jhwh. D ev’esser no il tempio come tabernacolo, soprat­
stata abbastanza spaziosa, perché non vi tutto in connessione con l ’idea di asilo
era conservato soltanto Folio con cui Sa- (Ps. 27,5; 6 1 , cfr, 15,1; 78,60 e Is.
doq aveva unto re Salomone ( j Reg, 1, 33,20 s.). L ’idea della tenda di coman­
39), ma conteneva anche un altare cor­ do - filtrata forse per la tradizione ge­
nuto presso il quale cercò rifugio il ge­ rosolimitana - sembra soggiacere alla
nerale Ioab (1 Reg. 2,28-34), cbe però storia allegorica di Ez. 23, nella quale
non sfuggì alla spada di Banaia, suo ri­ viene narrato il fallimento delle due
sàie. Questo è il primo passo in cui l ’i­ mogli di Jahvé, ’o b ò l à Samaria, e
dea di asilo sia associata con il taberna­ 'ohóltbà 64, Gerusalemme. Si tratterebbe
colo, benché anche qui sembri trattarsi in entrambi i casi di una proprietà di
più delimitare che della tenda. Jahvé, le cui due mogli ricevono ciascu­
Se si riconosce un nucleo storico al na con la propria tenda un distinto am­
dialogo tra Davide e Natan (2 Sam, 7 ,1­ bito di sovranità.
7), il profeta ha visto nella tenda di
Gerusalemme l ’erede dell’antico 'àhel 6. L J ’òhel mó'éd sacerdotale

mó‘ é d 62. Natan presuppone che il taber­ In nessun passo delPA.T. il taberna­
nacolo sia passato di tribù in tribù, colo ha un’importanza pari a quella che
ogni volta in seguito ad un oracolo di gli viene attribuita nella legislazione del
Jahvé, per dare alla tribù prescelta la Sinai secondo il codice sacerdotale (Ex.
guida d’Israele: «Sono andato sempre 2^5 - Num. 10). Mosè ha visto il model­
errando in tenda e dimora, / Dovunque lo (—> tbnjt) dell’ }dhel mó(èdt che an­
andavo tra tutti i figli d ’Israele / ho zi P preferisce chiamare —> mskn, sul
mai diretto una parola ad una singola monte Sinai (Ex.25,9), ha costruito una
tribù d’Israele / cui abbia ordinato di 'tenda’ conforme ad esso e l ’ha usata nel
pascere il mio popolo d ’Israele / dicen­ periodo nel deserto come unico santua­
dole: Perché non mi costruite una casa rio. Nella descrizione del tabernacolo
di cedro?» (2 Sam. j,6 s.). Una cosa è cogliamo sorprendenti punti di contat­
certa: sia che la tenda davidica di Jah- to col racconto della costruzione del

6- Cfr. v. R ad, Le. (-> n. 54); K u sch ke K oehler -B a u m gartner .

95 s- 64 'oholìbà, «la mia tenda sacra è in essa». Per


63 Forma femminile? O va letto ’obòlà, «essa l’interpretazione ddl'allegoria cfr. Z i m m e r l i
ha una tenda sacra»? Cfr. G e s e n i u s - B u h l e (BK x iii 1) 541 s.
1-76 '5bet[K, Koch) (1 ,139)276

tempio salomonico (1 Reg. 6s,). In pre­ salomonico. Estranea all’uso gerosoli­


cedenza ii santuario del deserto aveva mitano è anche la posizione di premi­
nenza riconosciuta a Mosè, che è l'unico
naturalmente goduto dii un'assoluta a ricevere da Dìo gli ordini riguardan­
priorità, ma lo stile artefatto e rigido di ti la costruzione del santuario ed a con­
P, così diverso dalla narrazione viva e trollarne con autorità l ’esecuzione, II
santuario del deserto delineato da P
realista della costruzione del tempio,
sarebbe stato completo e funzionante
aveva indotto Wellhausen a sentenziare anche senza questa complessa copertu­
che il tabernacolo di P «non è il mo­ ra come, viceversa, la copertura 'àhel
dello, bensì la copia del tempio gero- (con i suoi paletti Ì sostegno) sarebbe
stata sufficiente per un locale sacro an­
soli alitano » - . che senza la costruzione in legno. T ut­
G li studi successivi hanno però mo­ to questo ci porta a concludere che ol­
strato l’unilateralità di questo giudizio. tre al tempio salomonico P deve avere
Ci sono sì dei particolari per i quali ab­ usato come modello per il tabernacolo
bi amò una coincidenza tra ìl progetto dell'esodo anche un’altra tenda sacra
di P ed il tempio salomonico, p, es. che non si trovava più a Gerusalemme.
l'arca coi cherubini (E x. 25,10-22; cfr, Né l ’analisi letteraria né l'analisi sto­
1 Reg. 8,6'S; anche se la reciproca col­ rico-tradizionale riescono a spiegare co­
locazione è diversa, ~M kprf)t il tavo­ me le due concezioni siano confluite in­
lo dèi pani delia p re p o sto n e (£*.25,23- sieme. II G allingw pensa che in E x. 25
30; cfr, Ex. 41,22), l’altare degli olo­ ss, siano presenti due fonti autonome di
causti (E*.27,1-8; cfr. ,18-27) e an­ P. Quella più antica, chiamata P a, pen­
che il mare dx bronzo (E xt$0,17-21; cfr. sa ad una perfetta tenda lunga la
1 Reg. 7,23-26) e l'altare dei profumi più recente, P b, prevede una serie di
(Ex. 30,1-10; cfr, 1 Reg<j}48)' Ma altri preziosi tappeti appesa sotto i teli di
particolari sonq alquanto diversi, come peli di capra e cerca inoltre di dare al­
il materiale impiegato: pareti di tavole la tenda uno spazio cultuale precisa­
invece che muri di pietra (E*. 26^ 5-30), mente definito come lo ha il tempio,
cortine invece di porte (£*.26,31-37) senza peraltro pervenire ad una chiara
e di muri esterni {Ex. 27,955,). Oltre soluzione. ..■ ■ ’
a ciò abbiamo delle differenze più signi­ Una soluzione più chiara per tutti
ficative t la prima delle quali ò costituì* gli stadi del testo può essere invece rag­
ta dai 4 teli giganteschi che vengono giunta partendo da un'analisi stilistica,
stesi sui santuario uno sull'altro ed il come hanno suggerito alcuni studiosi6® :
più grande dei quali, composto di 11 risulta cosi facile separate in Ex, 25 ss.
teli di pelo di capra misuranti ciascuno le proposizioni col perfetto congiunte
cubiti 3 0 x 4 , si chiama *hl. Questa da w che appartengono ad un antico
struttura e l'annessa tenda di pelli di nucleo di una specie di rituale anterio­
montone tinte di rosso con la coperta re a P. In questo stadio era descritto
di pelle di dugongo (Ex. 26,7-14) con un tabernacolo senza pareti verticali,
trovano il minimo riscontro nel tempio ma fornito di arca, tavola dei pani di

$ . J* W e llh a u s e n , Prolegomeni* xur G e- *>f Ibidem 135: cfr. riJliastrasiotie,


schìchte Israeli (*190?) 36.
M G a llin o {HAT 3 ) adì, . 68 — Kqgh, D ie Prièsfersebrift e G £ rg.
m ib m ) 5
’ M (K .K o ch ì (1,140) *78

proposizione, candelabro e con un sa­ divino, che ora non avviene più in oc­
cerdozio aaronitico: a questo punto il casione delle grandi festività annuali,
santuario noti si chiamava ancora (’okel)
ma si verifica inaspettatamente in crisi
mó'èd. Purtroppo non è possibile sta­
bilire né l ’età né la provenienza di que­ eccezionali (Num. 14,10; 16,19;
ste prescrizioni cultuali. 20,6), Anche tutto ii solenne rituale
P descrive
+■
il tabernacolo mosaico nel dei sacrifìci viene ripreso dal tempio
periodo successivo alla distruzione del gerosolimitano, ma ora i sacrifici servo­
tempio salomonico, presentando cosi il no prevalentemente per la conciliazione
suo progetto per il nuovo tempio che f—;> kpr) e per l'espiazione, conforme­
si sperava di costruire a Gerusalemme. mente ,con la rigida concezione di P.
Per tale ragione nella tenda sacra ‘ mo- Non c ’è più traccia del tabernacolo co­
saica1 viene inserita una descrizione del me lyogo di oracoli, ma invece passa in
tempio salomonico in scala ridotta: per primo piano il desiderio deila santità
non superare la lunghezza dei tabema- cultuale nel mezzo del popolo. Dal San­
colo le misure del tempio gerosolimita­ tissimo, dove è collocata presumibil­
no vengono ridotte della metà ed il mente l’arca che costituisce — come l ’al­
prònao viene abolito. Nell’antica tenda tare, degli olocausti nel vestibolo 70 - un
viene costruita una struttura in legno punto focale dì tutta l'organizzazione
fatta di tavole ritte e fissate tra di loro dell’area sacra, la santità «irradia in
cosi da formare come una capanna lun­ cerchi concentrici secondo precisi gradi
ga 30 cubiti, larga 10 ed alta 10 cubi* d'intensità7J. Dal grado di santità di
ti. Questa costruzione non ha però una ogni parte dei santuario dipendono, se­
copertura fissa, ma piuttosto una mo­ condo un’accurata disposizione, l ’impie­
numentale ornata di cherubini che go dei metalli (oro, argento, bronzo) e
pende dalla parete di tavole esterna e delle stoffe (di colore vermiglio, rosso
si chiama m$kn (Ex. 26*1-6}. Sopra purpureo, carminio e bianco) e persino
questa struttura i teli del tabernacolo le funzioni sacerdotali {sommo sacerdo-
: >/ I r

tradizionale non sono appoggiati diret­ te [Aronne], sacerdoti e leviti). Pro­


tamente, ma vengono tesi e tenuti da prio a motivo di questo irraggiamento
paletti laterali ®. . di santità il tabernacolo è posto al cen­
Dal tempio di Gerusalemme viene tro dell'accampamento, dove le varie
ripresa la separazione tra il luogo santo tribù sono poi sistemate secondo un or­
ed il luogo santissimo (che è cubico) ed dine preciso (Num, 2),
anche la teofania della gloria (—* kbwd) Un santuario siffatto, che procura

i V- l'illustrazione in BHHW n i 1873 s. ?l -> Koch:. ZTJiK 55 (1958) 4I-45-


Cfr. U planimetria in BJUIW m iS 75.
279 'ób (H.A. HofEner) (1,141)280

benedizione e riconciliazione, è il fi­ perché siano miei sacerdoti. / Abiterò


ne delle vie di Dio con Israele, anzi in mezzo ai figli d'Israele / e sarò loro
con la creazione. Con il suo completa­ Dio, / Essi sapranno che io, Jahvé, so­
mento Israele diventa realmente popo­ no il loro Dio / che li ha tratti dal pae­
lo e Jahvé veramente Dio, In questo se d ’Egitto / per abitare in mezzo a lo­
modo abbiamo l'associazione di una ro. / Io sono Jahvé, il loro Dio» (Ex.
concezione statica della santità con l’i­ 29,42-46).
dea dinamica dell’incontro di Dio con
il suo popolo che si verifica sempre ina­ 7. L ’età postesilica

spettatamente; questa associazione av­ La sparizione della tenda sacra nel


tempio salomonico fece nascere nell'età
viene mediante l'attributo mó'éd. Come
postesilica la leggenda che prima della
nelPantica tradizione, così anche qui l'in­ distruzione del tempio Geremia avesse
gresso della tenda ha una parte impor­ preso la tenda e l ’avesse nascosta in un
tante: «... all’ingresso della tenda di posto segreto dove dovrebbe venir ri­
trovata alla fine dei tempi (2 Mach. 2,
convegno.,, dove io v ’incontrerò per
4-8). I Samaritani raccontano che G io­
parlare con te ( = Mosè). / Io m’incon­ suè nascose il tabernacolo nella sinago­
trerò là con i figli d'Israele / e la tenda ga del monte Garizim 72. Speculazioni di
questo tipo createsi attorno alla tenda
sarà santificata dalla mia gloria. / San­
ed alla sua sorte avranno certamente
tificherò la tenda m&èd e l ’altare, / san­ contribuito a far sì che nei LXX si par­
tificherò anche Aronne ed i suoi figli li della tenda molto più che nel N .T .73
K . K och

S 1K }Ób

So m m a r io *,
1. Grafia ed etimologia
1. Grafia ed etimologia,
2. Il termine neirOrìente Antico. a) Il nostro termine ha al singolare
3. L ’uso di 'ób nelPA.T. la scrittura piena ( ’tub), ma al plurale

u J. B o w m a n , Samaritaniscbe Problema, F. A, H o f f n e r , Second Millennium Antecedenti


Delitzsch-Vorlesungen 1957 (1967) 23. to tbe Hebrew yòb\ JBL 86 (1967) 385-401;
H . S c h m i d t , ’wb\ Festschrift Matti = BZAW
71 Cfr, art. <rxir]vV): ThWb.
41 (1925) 253-261; F, S c h m i d t k e , Tràutne,
Orakel und Totengeìster ah Kunder der Zu-
'Ób
kunft in Israel und Babylonien: BZ 11 (1967)
W.F. A l b r i g h t , Yabweh and tbe Gods of Ca­ 240-246; M. V i e y r a , Le nom du 'mundus' en
rnati (London 1968); G a a d , Ideas of Divine bittite et en assyrien et la pytbonisse d’Endor:
Rule in thè Ancient East (London 1948); H. RHA 69 (1961) 47-55.
asSi (1,141) ’éb (H.A. Hoffner} (1,142) zBz

quella difettiva (*bwt, ’d b ót)1. La scrip- nio a.C., contenuta anche nel nome di
tio defectiva del plurale fa si che possa una delle tappe dell’esodo, *biùt (Num.
sorgete una confusione con ’IM /, ‘pa­ 2 1,10 -11; 33,43-44), un nome che in­
dri’ ; la correzione di 'fibòtam in ’òbót die* la vicinanza di pozze d'acqua nella
in lo b 8,8 è forse più abile che convin­ zona, L*Albright7 paragona il nome di
cente 2. una tribù della Mesopotatnia superiore
Ubrapi* con i nomi propri Ibdàdì e Ih*
b}Per quanto riguarda Petimoiogia addi in uso a Byblos all’inizio del il
di fwb ci sono almeno tre proposte da millennio \ L ’ultimo nome va però con­
considerare. Secondo la prima Iwb è la siderato con cautela, perché nei testi
medesima parola chc in lo b 32,19 indi­ ugaritici appare il nome simile della di­
ca un ‘otre di pelle' che contiene vin o3, vinità lunate maschile *I b f ’E b Il no­
In questo modo la tecnica degli evoca­ me divino Db si riscontra anche in un
tori dì spiriti è considerata ventrilo­ nome proprio di persona luvico, mU~ba-
quio. I LXX traducono sempre4 éy* ; cfr. altri nomi luvici costruiti
Yourcpi^ufro*;' k Vulgata legge talora sullo schema nome dei dio + zitis ( =
magus ( i S a m .i 8,3; Lev. 19,31; 20,6), 'uomo del dio N.N.*}:
talora pytbon (Ij.8,19; 29,4; mYarta-zitti > mSanta-zitiSi fflT argutida­
6; 23,24; Deut. 18 ,11; Lev. 20,27)* zi tìs. In nomi di questo tipo abbiamo
La seconda ipotesi presume che 'wb anche la combinazione con un antenato
risalga alla radice verbale semitica da morto: cfr*, p, es., mUubba-zttirs (bubba-
cui deriva U verbo arabo ’àba, 't o r n a r e — ‘antenato')11.
indietro*5 T ale supposizione si scontra
però col fatto che la suddetta radice
2. Il termine n e ll Oriente Antico
verbale non è usata nelle lingue semiti­
che più antiche, p. es. Paccadico, l’uga* I riferimenti piò antichi ad ab, "fossa*
ritico, l ’ebraico, il fenicio e Paramako. in connessione con ii sacrificio si riscon*
Infine si sostiene che si tratta di una ttano nella versione sumerica dell’epo­
parola erratica non semitica che ritro­ pea di Gilgam esi2 dove apprendiamo
viamo in sumero (ab, ‘apertura*), acca- che GilgameS scavò una fossa nella ter­
dico (aptUt neoassiro apui non registra­ ra (ab4M-kur-rt gàl-mu-na-ab-tag) e ne
to nei lessici), hurritko ed etiopico (tf- chiamò lo spirito (IH) del suo compa­
a-bi, normalizzato in ajabt), ugaritico gno morto, Enkidu. La versione accadi-
( ’èb < ’ajb) ed ebraico (*wb) e che in ca 13 per indicare questa fossa usa l'e ­
tutte queste lingue significa mundus o spressione takkap erse ti, "buco nella
fossa sacrificale*. Si tratta di una paro­ terra’, e per lo spirito il termine zaqt-
la antica che risale a oltre il 11 milìen- q u 1*. Tutto l ’episodio fa pensare a 1

1 GESENIUS"KAUTZSCtt § S i, 6 -> I1 oì»f« e r 38 j ss .

7 Axbkight *42 n.8}, 7 VP F . ÀLBHIGHT 1 * 2 St 14 6 rt, 4 3 ­

ì C£r> N ò ld e k e : ZD M G *8 ( 1874) 667; Z i M- 8 Cfr.: A fO 19 {1944) 120,


mern; G G A ( rS^S) 817; TÙft-SiNM: EMiqr 5 G o k b o n 348 nr. 10.
1 135*137­ KUBo xsrn 70 tov. $*.
4 Patta eccezione per Jj . ^9^4 dove traducono 11 KBo v 7 rov. 9,
^ebraico *w b ttt'rs oi «p<*>vovvte<; é * -n fc !§ $E x x i nr. 35 obv. 1:6-17,
5 G ssen ìus, Thesaurus, j.v.; HitzìG e Kònig, 13 Gilg. 12,83-84.
Offetibatun&sbegTiff 11 150. 14 CAD 21,60; -+ HùFFNER 398.
283 (U *p) ’ób (H A . Hoilner) (1,143)284

Sam. 28 iS. G li esempi ripresi dai ritua­ egli appartiene alla stessa classe di di­
li ittiti16 sì collocano tra ii xv sec. e ia vinità infernali dello spirito ctonio
fine del x iii sec. In questi rituali si par­ tarprt19. Assai probabilmente iarpil
la di fosse sacrificali {^attesUr, pat~ tapresenta Io stesso antico vocabolo
tefìar, a-a-bi, accadico asm, sumero- erratico dell'ebraico frà ftm 3D. Tanto
gramma, TÙ L, BÙR) scavate in un luo­ ?wb che ^rafit» vanno quindi conside­
go (kmu-t padda-) fissalo mediante re­ rati requisiti mantici del mondo sotter­
sponso divino. In questa fossa veniva­ raneo nei quali si credeva di trovare la
no calate offerte di cibo (pani, forma#' fonte del vero sapere {—> /d'tt}). Anche
gio, burro, latte e micie, olio, miele, vi­ la parola —> t f ’ìm, "spiriti dei defunti', è
no, birra e sangue di sacrifici), preziosi associata nel 11 millennio con i6bì se il
doni d'argento (modelli dell’orecchio) nome tribale Ub-rap? che troviamo nei
umano, collane, una scala in miniatura) testi di Mari può essere interpretato in
e spesso anche l ’animale del sacrifìcio questo senso. Anche nei testi alfabe­
che veniva poi sgozzato nella fossa stes­ tici dell'antica Ugarit si riscontra una
sa, Due degli oggetti calati nella fossa forma di quest'antica parola erratica;
esprimevano simbolicamente io scopo (> * ’<*/£) fusa con ’il in Uib> ‘ spi­
della pratica: l ’orecchio d'argento indi­ rito avito’ 11. L'Albright “ corregge ìl
cava il desiderio del sacrificante di *a- testo di Is. 14,19 e vi trova *Vb. In
scoltare’ e di apprendere dagli abitato­ questa occasione ripetiamo ancora23che
ri sotterranei; la scala d'argento espri­ ÌUb non è un monumento od una stele
meva la richiesta che lo spirito salisse di per sé: nell'espressione skn ÌUb è
nel mondo superiore. L'orientamento skn che indica il monumento, mentre
totalmente ctonio dell'usanza e degli ÌUb indica lo spirito o Tanin\a del mor­
oggetti impiegati si manifesta chiara­ to che si vuole ricordare con il monu­
mente nella scelta della notte per l'ese­ mento (skn) stesso. Non è il caso nean­
cuzione del rito, dell’argento (invece che di intendere erroneamente come
dell'oro, del rame ecc.) per le offerte e ‘dio del padre1 la scrittura sillabica ìl-
di animali neri (specialmente maiali e a b iu, perché in testi assiri più recenti
cani) per il sacrifìcio. abu/apu significa notoriamente ‘fossa
Di particolare interesse è la personi­ nella terra'23. Il fatto che questa divi­
ficazione della fossa come divinità, il nità Abu sia nota tanto come ìb che
dio dA-a-biì che diviene oggetto di un come H$b coincide perfettamente con
particolare rituale d'evocazioneir. dA-a- la doppia grafia di un nome divino nei
bi è il dio del mondo sotterraneo e pre­ testi ittiti; *Kimma (cananeo: qn % )
siede a un giudizio in cui viene usata e dElkunirìa (cananeo: 7 qn ’rs) .
una bilancia (sumero: gfà.rin zi.&àrta)1*}

JS Cfr. —» G apd 88 s. ftotamia ( 1 9 6 4 ) 1 9 8 -2 0


15 _y H o ffn er 38^ ss,; -> V ieyrà 47 ss. 2(1 Cfr. H . H o f f n e r , le , (-> ù . 1 9 ) .
17 KUBo v it 41; Z A 54 (1961) 131 s,; altri 2t Goiuwn 358 nr. i6 y t ILA. H offhbs
riferimenti fi A-a-bi in KUBo X ^ I 18,20, 3865.; A sto u r; JAOS 86 (1966) 279.281.
24,26; TCUBo xxxtv 96,6; KUBo jcxiv 49 ìi W,F. A nsm ght 141 n. 80.
n i 31; Kflo x 45, 11 19, m 22; Bo 2072, 21 Cfr. IT.A. H offner 387.
n r 13,3^19. 24 Come propone TAstour^ op. cit, ( - * n, 21)
19 V. H. H offneH: JNESt 27 (1968) 6i*<66; 279 n, 25.
riguardo al babilonese sedu come 'anima e­ * C A D 1/2 20X a.
sterna' dfr. À.L. Oppenheim, Ancient Afeso- * O ttbn : M IO t (1953) T25SS,; H.A. H off-
285 (M44) 'db (ILA. Hoffner) (1^44)286

3, Uuso di >òb nell'A.T. con ’wb ci dicono soltanto che si tratta


deila fonte ciì una conoscenza segreta:
I/À.T. usa Jób in tre distinte acce­ ci si rivolge a (tpnw 7: Lev. )i. si-
zioni. 1. La fossa scavata, mediante la cerca (drì Jl : I r 8,19; ffii bi i Sam:
quale vengono .evocati gli spiriti dei 28,7), si usa (*/&) o consulta (TO? /
morti (r Sam. 28,7-8), 3* Lo spirito o Par, 10,13) l ’evocatore di spiriti che, a
gli spiriti dei morti che vengono evo* sua volta, chiede consiglio ( ì’I *l\ Deut.
catl (Is. 19,4) ^ $ . 1?evocatore di spi­ i 8 ,t i ) allo spirito od agli spiriti che
riti che li chiama per il suo cliente {Lev. salgono su dalla fossa, oppure profetiz­
19,31; 20,6.27; Deut. 18 ,11; / Sam. za’ ( qsm b : iS a m .2 & f8) 'mediante'
28,3.9; 2 R e g .zifi [ — 2 P^r.33,6]; 23, loro.
24; Is. 8,19). Il passo più fecondo per la compren­
Nell’A.T, non è descritto il modo sione di ’wb, e probabilmente anche
in cui si scavava la fossa, ma non ci l’esempio più antico nelTA/T,, è 1 Sam.
dovrebbero comunque essere obiezioni 28. Apprendiamo qui che una grave
decisive aìrinterpre razione qui propo­ minaccia militare costituisce l ’occasiono
sta, Lo spìrito saie (Ih-. 1 Sam. 28,8; immediata della consultazione spiritica
11,13-14) dalla terra ed è indubbia­ fv v ,4 ^ ). Naturalmente si tentano pri­
mente uscito da una apertura artificia­ ma rutti ì soliti modi (nbj'jm, 'wrjm,
le* Benché il linguaggio sia alquanto blmwt) per chiedere consiglio a Jahvé;
metaforico, pule dalle beffarde parole ma questi non risponde (‘nh, v, 6), Sol­
di Ir. 29,4 possiamo almeno farci un'i­ tanto allora Saul, dubbioso e incerto,
dea di come avvenisse l ’evocazione: ordina ai suoi ufficiali di trovargli una
«Allora sprofondata parlerai dalla ter­ donna che abbia adito ad un ’ wb. Saul
ra, le tue parole saliranno da sotto, dal­ si reca allora da lei di notte in parte
la polvere: la tua voce verrà dalla terra per nasconderle là sua identità, in par­
come quella di uno spirito, dalla polve­ te perché gli evocatori preferivano le
re bishiglicranno le tue parole)». I pro­ ore notturne (—> col. 2S3}, chiedendo­
feti di Jahvé chiamano le audizioni deì- le a)di profetizzargli (qsm) mediante
V'w b un 'bisbiglio*, fru scio ’ 'pigolio’ lf ywb e b) di evocargli ( k'tj) colui che
0 ‘frinio’ (sfsf), con un termine cioè che egli le avrebbe nominato (v. 8). Dopo
indica o il grido di certi uccelli (Is, io , essersi fatta promettere protezione dal
74) o il fruscio delie foglie del salice suo cliente {v. io), ia donna viene a
(cfr, safsafà, nome di un albero in Ez. conoscere il nome della persona morta
17,5), I vari verbi che sono associati da evocare (v. 11). lì passo non ci dice

neh; RH A 76 (19Ó5) 5 ss. 2Ì Robbutson-Smith: JoPh 14, 1275,


'àwtì {R. Mayer) (1,145) 388

niente del modo in cui la donna evocò ’lhjm) che salgono dalla (apertura nel­
lo spirito di Samuele, Quando questo la) terra» (v, 13) e «sta salendo un vec­
apparve, solo Pevocatrice ebbe la visio­ chio (VI %gn) avvolto (fti'jl) io un man­
ne {vv. 12-13 ), perché Saul dovette chie­ tello» (v. 14), Il racconto della visita
derle: «che cosa vedi?». La visione die­ notturna di Saul alla b'h *iùb si presen­
de alla donna grandi possibilità cono­ ta con un notevole rivestimento lette*
scitive; infatti ella conobbe improvvi­ rario; ma non per questo si può dubi­
samente la vera identità del suo cliente tare della sostanziale aderenza della nar­
travestito (v. 12). L'evocatrice descri­ razione alia pratica effettiva dell'evoca­
ve la visione cosi: «Vedo spiriti zione degli spiriti nell'antico Israele28.

IL A . H offn er

n iK ( iljìj) , n)8J3. « S P

’àtoà, 'atowà (h a w w à ), ta ’awà,


m a'àw ijjìm

S o m m a r io : aramaico giudaico siriaco (*ivà) e


I. Questioni lessicali. mandeo {awa 1), Come punto di parten­
II. Uso profano dì 'àw'à. za ii Palache1 prende il significato 'con­
I li, Uso religioso dì 'àwfl. cordare', ma può citare a sostegno sol­
tanto il participio p^al siriaco. Tutte le
I. QUESTIONI LESSICALI altre forme riscontrabili cadono sotto
due accezioni generali : a ) dedicarsi e
i . Evidentemente la radice 'wb ap­b) dimorare1. Il verbo si trova nelle
partiene soltanto all'ambito linguistico forme pi'el e h itp a ^ ; inoltre il Pala-
semitico-occidentale, riscontrandosi, ol­ che considera le forme n'tvb e n'ww
tre che in ebraico, in arabo ( ’atva), (Is. 52,7; Cani. 1,10; Ps. 93,5) come

19 Lo -» Schmiutkjs offre una spiegazione par* Gebote. Etne tradìtiùnsgeichicktlicbe Skhze:


aia! mente diversa sostenendo l'identità delTe* Acta Theoiogica Danica v ili (Copenaghen
braico *wb con U babilonese etemtjtu> *spirito 1965); J.L. Palachb, $ emanile Note1 on thè
dei morto'. Egli si rìfà all’evocazione di Bn- Hebrew Lexicon (Leiden 1959); J. R e id s r ,
kidu fatta da Gilgamd e sottolinea la par­ Etymological Studies in Bihlicd Hebreu*: V T
te avuta dagli spiriti dei morti negli oracoli 2 (1952) 113-130; H. G k a f RitVENTiow, G e­
babilonesi, bot und Predici in Dekalog {19631); JJ.
S t a m m , Der Dekalog ttn Uchte der neueren
'àwà Farscbunz (BettinStuttgatt *1962),
F, B uchsel, art, ThWb 1 PAÌ,ACUE2.
ni 168-3:73 ( — GLNT iv, coll. 593-604); J. 2 C fr, L an e c BiAcnàRE-CHGuÉM rj B r o c k e l -
Hejikmann, Dai zehnte Gebot in: Festschrìft m ann, Le.X.; D roweh -M a c u c h , Mandate Dic-
E, Sellin (19*7) E, NiBLSEJJ* Die xebn tionary} s.v.
*3 wà{ R. M aya } (1,146)230

nif'al di ,w bi , Derivati di }wh sono i In Gen. 49,26- Num. 34,7 5,10 t'wh)
sostantivi tyu>bA, 'wbt m'wjjm-, forse va ’wb (ovvero t’b) significano dimoraf di­
considerato tra questi anche il sostan­
tivo hwb [Mich. 7,3; P ro v .z0,3; 11,6) morare1,
che non è separabile, semanticamente,
da W j 5, Non è direttamente com­ IL U S O PROFANO » I *flV>à
provato un nesso etimologico di bwh
con l ’arabo hawìja> Ornare’ . Cfr, anche
l'arabo fw]t ‘recarsi a ' I n Os. 10,10 bi­ 1. Come il desiderio, così anche il fi­
sogna leggere b ’tj e non b'wtj {vedi B ne di questo appartiene all’esistenza u­
H K) e in Prov. 18,1 t'nh invece di mana: esso è d ire tto alle esigente fon­
Cwh (così BHK). damentali della vita come ii cibo (M ich.
2. 1wb è sinonimo di hmd. Questa 7>i ; lob 33,20), la bevanda {2 Sam. 23,
constatazione noti si basa soltanto sul 15 = 1 Par, 11,17 ) e l'altro sesso {Ps.
parallelismo di Gen. 3 >6; ptove moho 4 2 ,i2; cfr. ler. 2,24),
più solide sono Prov. 6,25 e Pi* 68,17,
2 .La connessione tra l'esistenza u­
dove bmd ricorre nel medesimo nesso
mana e Ja tensione connotata da 1wb è
di 'wb in Ps. 45,12 e 132,138. Anche
descritta magistralmente nella lettera­
Fuso linguistico dei Tajinaiti, che impie­
tura sapienziale. Il desiderio soddisfat­
gano i verbi ili parallelismo (E. Ab. 6,
to fa aumentare la coscienza di sé {Prov.
j)j fa capire che i due termini erano
13^ 2.19; 19,22) mentre ìa sua insod­
considerati sinonimi, li significato mi­
disfazione mette in forse la vka stessa
rare a qualcosa, desiderare, non si e­
{Eccl. 6,2). Bisogna quindi evitare un
saurisce in una mera volizione perché
desiderio che possa nuocere alla per­
l'aspirazione, la tendenza, la brama ha
sona {Prov. 23,3.6; 24,1). Lo schema
radici profondissime nell'esistenza uma­
della dottrina della retribuzione fa di­
na. Fatta eccezioni? per Ps. 132,13 s.,
pendere il successo o l ’insuccesso dal­
ìwb) al pi‘el, ha come soggetto sempre
la qualità personale {Prov. 13,4; 21,
nefes-, anche ’awwà e hawwà sono sem­
25 s.).
pre connessi con nefes\ la ta'awà è de­
terminata da nefeì {Is. 26,8; Ps. 10,3), 3 .Mentre Michea lamenta che il po­
lèb {Pj*, 2 t ,3X *àdàm {Prov. 19,22), tente faccia e disfaccia ciò che più gli
Quando il soggetto è Dio (Pi1. 132,13 piace (7,3), ii Deuteronomista sembra
s,; lob 23,13) o un animale {Ier. 2,24) palesemente credere che sia parte es­
si tratta ài un uso lin gu ìstico traslato. senziale dell’uffiiio del re il poter soddi-

5 -» PalaCHe 2 ed anche Koehler-Bàum* s Per il passaggio da ’ahf ad be cÉr. ’jk e b}kt


CiiHTNtitt.
6 K o e h ie h ^Rà u m g a r t n e r \
4 Cfr. anche il nome di luogo Kibrot-IIat'
tsawa: Nff/ff, 1 1,345,; 33,165,; Deut. 9*22. 7 Cfr. -> ReiDEft 113.
(V 47) ’àwd{R, Mayer) (1,147)292

sfate le proprie mire senza limitazione tedea pigro-attivo con l'altra giusto -
di alcuna legge. Il riferimento a questa empio (Prov. 10,24; IX >23; Er. 112,10),
potenza assoluta è un elemento impor­ L'uso del termine nelle suppliche e nei
tante della formula con cui si ofEre la lamenti è importato dalla dottrina del­
corona {2 Sam, 3,21; rRe^. 11,37). Il ia retribuzione. l ì male che l ’empio de­
cerimoniale di corte prescrive che par­ sidera {Prov, 21 tio ) è la rovina del giu­
lando con il re si usi la formula «com­ sto (Pi-, 140,9}; al contrario il desiderio
pletamente secondo il tuo desiderio» (1 del pio è rivolto all'aiuto di Dio (Pr.
Sam, 23,20), Quest'uso formale* stereo­ 10,17) c^e giustizia (Ps. 10,18; 140*
tipo di ’auttvd e ’iwwd compare sempre 13; 1**26,83.), Pronunciata dal pio la
nelle sezioni deuteronomistidhe dedicate parola ta'awà viene a significate prati­
alia centralizzazione del culto quando camente supplica, alla quale per il giu­
deve essere affermata la libertà di movi­ sto appartiene la certezza deH’esaudi*
mento e di accesso del singolo (Deut. mento (Ps. 10,17; 38,16; 140,13; cfr,
12,13-19,20*28; 14,22-27; 18,1*8). Una Ps, 21,3). L ’aiuto si verifica in un gior­
eco di quest'uso si avverte in iSam , no determinato la cui venuta è deside*
2,16), rata dall'afflitto che prega (Ir* 26; ler.
17,16; Am. } ti &). Certamente può av­
III, u so RELIGIOSO PI yàwà venire che l'intervento divino rovesci i
1, Quando il soggetto di *Mwà è Dio, valori validi fino a quel momento (Am.
il verbo sta In parallelismo con bàbart 5,18*20),
'scegliere' (Pj. 132,135,; lo b 23,13 s);
3 .Da quanto abbiamo detto deriva
Ìndica quindi l'assoluta libertà di scelta
che l'ampliamento deuteronomistico dei
e decisione propria di Dio: non nel senso
decalogo (Deut. ^ 2 1 ) non va inteso né
che per Dio tale libertà è una possibi­
come ‘ indebolimento’ 9 né come spiri­
lità sempre aperta, ma nel senso che
tualizzazione 10. Esso è piuttosto il risul­
egli ne gode elettivam ente, l'esercita
tato della predicazione del Deuterono­
come nn suo inalienabile diritto. Si trat­
m io11, L'affinità formale tra «non desi­
ta della libertà ch'egli si prende.
derare k casa del tuo prossimo» (tvl*
2. Nella dottrina della retribuzione si U'tvk bjt r*k) e «non desiderare i suoi
può osservare chiaramente il passaggio manicaretti» (*l-tt*w Imfmwtjw'. Prov.
rapido dalPuso profano a quello reli­ 23,3.6) fa inoltre pensare all'influenza
gioso: basta sostituire la coppia anti- delia sapienza, tanto piò che questa ha
L.

6 Qui è da leggere bàb&r invece dì b'hà\ cfr, hi —> S ta m m 59.


BHK,
9 -»NmLSBN3p. ,J Heventlow 87.
253 'éw tt (H, Ckzdies) (1,148)

in comune coi Deuteronomio lo sforzo sca; «ma la carne non era ancora tra i
didattico e la predilezione per ìa radice loro denti, non era ancora masticata,
'toh. Se questa ipotesi è esatta, ciò si­ che Tira di Jahvé divampò contro ii po­
gnifica che la norma apodittica del Deu­ polo e Jahvé percosse il popolo con una
teronomio è stata trasformata in una piaga tremenda» (Num. 11,33). ia'
regola di vita. ’awd è espressione dell'autorealizzazione
umana e si rivela come colpevole ribel­
4. D all’uso suddetto va nettamente
lione a Dio, chc deve essere punita
distinto il modo con cui *wh aU’hitpa'el
se v e ra m e n te . Anche in Gett. 3,6 abbia­
e t ’ tvb sono intesi da J, Fondarne»-
mo io stesso contesto di disubbidienza,
tale a questo riguardo è l'eziologia di
colpa, punizione; abbandonandosi alla
Num. 11,4-35. lì popolo d’Israele non
'delizia degli occhi’ !1, Èva esce dali’ub-
si fida della guida divina e tenta di af­
bidiemea a Dio. Pj, 78,293.; 106,14 ri­
fermare la propria volontà e alì’arnvo
prendono Num. ti. n *w
delle quaglie sembra anzi che ci rie- r R. M ayer

'in 'ój —►hwj

^T» n fc* *ewtlyHwwelet

S o m m a r io : di bkmt sapiente (9 volte), e di altri


I. Origine del termine, termini simili { jb f £kl). L'etimologia di
TI, Uuso del termine nella sapienza prebìblìca. 'wjl è incerta né è chiaro quale possa
ì l i . Accezione teologica del termine. esserne il rapporto col verbo arabico
meridionale ’ wl, ricondurre* riportare \
Nel tardo ebraico da *wjl si svilup­
I . ORIGINE D E L T E R M IN E
pa l’aggettivo ’iojlj (Zacb, 11,15) c^e I
Nelle lingue moderne il termine e- propriamente anch'esso un sostantivo
braku ’wjl è generalmente tradotto stol- di cui è usato talvolta il plurale, ma
to, sciocco, insensato, ccc*1 Negli scritti mai il femminile. Abbiamo inoltre ’ wh>
sapienziali1 'tafl rappresenta l ’opposto un vocabolo costruito secondo la forma

17 C fr. G, v. R ad (ATD 2/4} 72. ìmensé (B a k u c q , D o p s s b k r g ).


'éufìt
3 rp v o lte in P r o v e r b i o v e a b b ia m o ù io iti-e a i
’wlt', 5
v o lt e v o l t e n e i l i b r i p r o fe t ic i e 3 v o lt e
T. D o n a ld , The semantic Field of 'Folly'*. V T nd Salterio.
*3 U963) 285-292; W .O.E. O e s t b r l b y , The
Book of Proverbs (London 1929) l x x x v i a, i Jamms, Sabaean Imcrìptìons (Baltimore
1 In tedesco Tor (G sm ser, Zim m eku), in in­ 1962) ìndice pp, 427 ss. Secondo il L k s l a u ,
glese fool (T o y , ScOiTT}, in francese fon, sott Bthtopìc und South Arabie Contrìbutìom to
29.5 ( ì , i 49) 'e w l l ( H . CaxeUes) (1,149)296

piuttosto rara A qittelet che designa una il nostro termine ha una connotazione
mancanza o un difetto fisico 0 psichi­ sfavorevole indicando un tipo di discor­
c o 15 e fa presupporre una radice 1wl, È so negativo®* Ora nella tradizione sa­
peto molto improbabile che tale radice pienziale egiziana dominano due temi
sia in qualche modo connessa con Para­ che ritroviamo in Ptah-hoiep (p, es. 37.
noico W jfs schiavo (CIS 11 64,1), che 148.1^2), in Ani (7,7), precipuamente
deriva dairaccadico awèlù(tu} 6, ’wjl va in Amenemope, il quale si poneva come
piuttosto associato con k'sit, stolto, ter­ unico fine la capacità di dare la giusta
mine che gli è semanticamente molto risposta all’interlocutore {cfr, Prov. 18,
vicino; Ja *wlt e caratteristica del kfsìt 13)* ed anche in Anhsheshonq (p, cs. 8,
(Prov, 12,23; ecc.), 3 ): esistono il prudente autocontrollo in
li testo più antico che contenga ’ty;/ una discussione e ia lode di chi sa ta­
è O j. 9,7 : sembra quindi che il nostro cere, Si comprende così chiaramente
vocabolo non appartenga alk lingua più Prov\ 17,28: «Persino io ’wjl che tace
antica. La sua frequente attestazione è considerato savio &, Secondo Prov, 14,
nelle più antiche raccolte di proverbi7 29 e 17,12 lo 'wjl è pronto alla collera
sembra indicare che il termine sia stato proprio come lo stolto descritto nelle
corrente nei circoli sapienziali prima dì istruzioni di Amenemope, La sapienza
essere usato dai profeti. babilonese è anch’essa ricca di consigli
La radice affine f i , attestata soltanto sim ili9.
aì nif*al, significa agire stoltamente>mo­ Nessuno dei testi oflre comunque un
strarsi stolto, e ricorre in alcuni testi riscontro es tra biblico di Un passo
antichi. In Num. 12 ,r i {ove è asso­ più avanti ci porta Prov. 10,8 quando
ciato con ht\ peccare) appartiene certa­ si ricordino le parole di Is. 19,11 «i
mente a H; in Ir, 19,13 è parallelo a principi di Soan non sono che degli
nV {nifral) essere ingannato, ed associa­ stolti ('wljm)». Ora Prov. 10fi contie­
to con bt(b> traviare, Tn Ier. 5,4 è detto ne la locuzione di tipo egiziano «stolto
che ì poveri (di) sono stolti perché non Ctvjl) di labbra»; nella sapienza egizia
conoscono la via di Jahvé. Il verbo è chi è loquace è chiamato r oppure
usato inoltre in Ier. 50,36 ed Ecclus 'f i fyrw, «ricco di bocca» o «ricco di p a­
47>2 3 ■ role», cioè chiacchierone10. In egiziano
abbiamo anche locuzioni simili compo­
I I . L 'U S O D EL TE R M IN E N E L L A SA P IE N ­ ste con brj, il capo o il primo, Ora an­
ZA Ì'R E B IB L IC À che l’ebraico ’w/ significa primo 0 forte
e non è impossibile che in età monar­
Nei detti delle due antiche colle­ chica da questo termine si sia creato un
zioni gnomiche di Prov, 10-22 c 25-29 nomignolo per indicare i presuntuosi ed

tèe Hebretv Lexicon (Berkeley 19,5-8} io, ’ tv'jl caligato Ewil Merodak.
sarebbe attcstato soltanto tn etiopico e questo 7 In Prov. 10-22 ’ wj/J è usato 12 volte e *w it
fatto farebbe pensare ad un *initrazione del 16; in Prov. 2^-29 'w/l 2 volte e ’tvlt 4.
linguaggio biblico.
8 'wjh Prov. 10,8.14.21; 12,16; 14,3,9;
« G bsen iu S'Kautzsch § 8 4 ' o; B auek -Leàn *
DEH 4 4 7 Z. 20,y, 24>7> *9>9< W B Prov. 12,23; *5i
5 G e s e n i u s -K a u t z s c k § 8 4 V 1 Ì 2-Hi 24,9.
6 Baumgàrtneh: BiOr 19 (1561) 154. Cfr. ai> 9 Lambert 99,101: consiglia come Prov, 20^
che come in 2 Reg. 23,27 lì nome Àwèl Mar- di evitare ìe contese; v, p, 10$ righe r 27*1:34.
duk, uomo di Matduk, sia polemicamente vo- 10 E rmàn-G r a p w 1 228,17 e ì 8.
*97 0 , 15°) *cwU{K Cazelles) (1,150) 298

arrogatiti parolai delle scuole di sapien­ Osea che conserva (Ier. 4,22) questa
za. A questo stadio la ‘stoltezza’ dello terminologia sapienziale. In Isaia leg­
ymjl non ha particolari nessi o presup*
posti religiosi» ma si ricollega alla sa­ giamo che «i principi di Tanis, i saggi
pienza intern azionai e che in questo pe­ consiglieri del faraone, sono ’wljm». In
riodo è penetrata anche nella corte di Ier. 4,22 la 'conoscenza’ d'Israele è di
Gerusalemme. Prescindendo, infatti, da­
natura spiccatamente teologica: gli abi­
gli emistichi paralleli di Prov. 19,3 i ter­
mini ’ w jlf'w l non hanno nelle collezio­ tanti di Giuda sono ’wljm perché non
ni gnomiche salomoniche alcun rappor­ 'conoscono' Jahvé. Secondo Ier. 22,16
to diretto con Jahvé o con la legge. Lo
il re 'conosce Jahvé* se si occupa della
stolto non agisce ai momento opportu­
no (13,16) e fallisce così neìla vita o causa delle vedove e degli orfani.
nel lavoro (10,14,21; *4>i7; 16,22); Questa accezione teologica del ter­
egli sarà schiavo del saggio (11,29); m mine, per la quale uno è *wjl se non
un fanciullo senza ragione (22,15) c^e
vuole conoscere la giustizia di Jahvé, si
non dà ascolto al padre (15,5), che tor­
na al suo «vomito» (26 ,11) c la cui riscontra poi anche nelle sentenze dei
«stupidità» è parte integrante del suo savi: lo ’wjl pecca (Prov. 24,9); la W f
essere (27,22).
dello stolto è un tradimento (mrmbi 14,
8), Tale uso è ancora più chiaro nella
III. t/A C C E Z IO N E T EO LO G ICA prima collezione (postesilica) dei Pro­
D E L TEH M 1N B verbi: il malvagio, prigioniero del suo
Osea conosce e apprezza il valore del­ peccato>è preda della sua ’wlt per man­
la hokmà e rimprovera ad Israele di es­ canza di riprensione (m w sr t Prov. Z2,

sere «un figlio privo di senno» (13,13). 15). Il solenne prologo del Libro dei
Non deve meravigliare che il profeta si Proverbi ricorda infine come gli ’wjljm
sia servito della terminologia sapienzia­ disprezzino la correzione, mentre il ti­
le per deprecare le interessate alleanze more del Signore è il principio fonda­
dei re de] regno settentrionale, Osea mentale della sapienza (Prov. 1,7),
prevede la rovina (9,6) e la punizione Nel Salterio abbiamo tre esempi, tut*
(9,7) chc Israele «conoscerà», perché «tl ti postesilici, di tale concezione teologi­
profeta è un *wjt in preda allo spirito ca, Dio conosce la ’wlt del salmista per­
della follia» (tn$g\ cfr. Deut. 28,34)1S, che le sue colpe non gli sono nascoste
Anche in questo caso vediamo che la (Pj, 69,6), Gli 'wjljm sono afflitti per i
radice denota negativamente un tipo di propri peccati (10 7,17) e la loro stoltez­
discorso che il profeta disapprova. Ri­ za È la causa della situazione penosa in
tto viamo la medesima connotazione in cui si trovano (38,6). Nel suo primo di*
Isaia ed in Geremia, il discepolo di scorso Elifaz ricorda a Giobbe una mas-

11 Cfr. W oi/ff (BK xìv 3) 201 s.


*99 àmen (K,-H. Bernhardt) {1,151)300

sima corrente; «L’ira (di D io) n di­ di Dio e Pobfeedìenza ai suoi comanda­
strugge io 'iv'ffa (lo b 5,2 s.). menti cade gradualmente in disuso e
viene come dimenticato. L ‘Ecclesiaste
L ’accezione teologica del nostro ter­
non l'usa mai ed il Siracide, che pure è
mine si riscontra infine in due testi pro­ un tradizionalista, se ne serve solo 4
fetici tardivi, Is. 3^,8 (testo incerto); volte io senso molto generico: l'insen­
sato figlio del saggio Salomone è uno
«Gli ’wjljm non percorreranno il sacro
stolto (Ecclus 47 >23); è migliore chi na­
cammino del ritorno»; Zacb. 11,15 : il sconde Ja propria stoltezza di chi cela
«pastore insensato» del Deuterozacca- Ja propria sapienza { 4 1,15 )u . Il termi­
ria è un pastore cui D io, nella sua indi­ ne è diventato semanticamente così de­
bole che i LXX traducono *t0 con 13
gnazione, affida le proprie pecore dopo e *wlt con i r diverse parole greche- In
aver sciolto il vincolo che legava Giuda lìnea di massima il termine preferito è
ad Israele. òkpptijv; va ricordato anche u­
sato in Zach. 11,15 . | ! termine 'wjl
Non rispondendo più ai nuovi pro­
manca nella Mishna e nei Midrashim:
blemi che si presentano col mutare del­
non era altro ormai che il riflesso del­
le situazioni., questo termine che pure
l'eredità della sapienza,
era egregiamente servito ad identificare
la vera e umana sapienza con il timore H. C azelles

Ut >Ì 'fent 9

*aw ent p ò 'a li ’awen

S o m m a r io : I . Q U E STIO N I L E S S IC A L I
I. Questioni lessicali,
II. W e n e i termini connessi nelVAT. Il nome ’àwen e la radice *wn che
III. Uuso di awen nelVAX~\ sembra esserne alla base, ma che nell'A,
x. l’uso linguistico dei profeti preesilici; T . non ò confermata da forme verbali,
2. l’uso linguistico posteriore; non trovano riscontro alcuno nelle lìn­
3. ’awen e pd1Mé *àwen nel Salterio, gue antiche dell'Asia Minore. Il termi-

12 Altrimenti interpreta H o rst (BK xvi) ad L Anscbauungen von Se gen und Flucb im Licbte
13 V. anche Ecclus 8,15 e 20,24, due passi che dtorientaUscher Paralitica : Z D M G 79 {1925)
2o -i i o , cfr. spec. 82-85; H J , K r a u s , B k 15,
rientrano nelle sezioni scritte probabilmente in
ebraico. 40-43; G, M a rs c h a ll, Die Vottfosen* des
ersten Psalmenbucbes (1929); S. M owìncxbl,
’awen Psalmenstudien I (1921); V {1924); In., F en ­
H . B ir k b l a ìw , Die Feinde des Individuums dette i de individuelle klagesdmen NoTT 35
in der israeììtischert Psalmenliteratur (Oslo (19 34 ) 1-39; In., The Psalms in Israel1s Wor-
1933); Id., Tbe Evildoers in thè Hook of shìp (O xforci 1962) u x ss,; I dv Religion und
Psalms: AN VAO (1955 ) 2; H. C a z e l l e s , Sur Kultus {1953) 26 s,; N, N ico lsk y, Spuren
un rituet du Deutéronome X X V I 14: RB j j magischer Formeln in den Psalmen: BZÀW 46
(1548 ) 54*71; J- H e m p e l , Die israclitischen (1927); J, PtìDBHSBff, Israel 1/2., 4 3 jc; A.F,
3oi (1,152) 'àwen (K.-H. Bernhard! ) (1,153)302

ne ugaritico Jn non dovrebbe essere II. 'àwen E I T E R M IN I C O N N E SSI


rapportato all’ebraico 'àw en1 in quanto N E L L ’ A .T .
corrisponde piuttosto al termine vetero­
testamentario 'wnj, lutto, che deriva da i. In conseguenza del doppio signifi­
una radice ’n b 2. cato di 'wn almeno 2 degli 80 esempi
Nell’esegesi di un passo possono ta­ (al massimo) di *àwen nell’A.T. (sen­
lora presentarsi dei dubbi giacché nel za contare l ’uso di 'àwen nei nomi geo­
testo consonantico 'àwen ed '6n, forza, grafici) sono d’interpretazione incerta,
Se non si considerano i due casi am­
ricchezza, sono identici ('wn). I maso-
reti vocalizzarono 1àtven allo stato asso­ bigui di lo b 18,7.12 e gli altri casi in
luto singolare (che rappresenta il 90% cui è necessario intervenire criticamente
dei casi) con qames e segol, rendendo sul testo oppure questo non è chiaro
impossibile la confusione tra i due vo­ (Is. 41,29; Ez. 30,17; Os. 12,12; Abac.
caboli. A l plurale (raro) e nelle poche 3,7; Ps.56,8; Prov. 11,7), allora riman­
forme con suffisso i due nomi sono in­ gono soltanto 72 esempi di 'àwen. Que­
vece identici anche nel testo vocalizzato sti 72 passi si trovano esclusivamente
('óntm, ecc.), cosi che solo il contesto in testi profetici, cultuali e sapienziali.
può aiutare a distinguerli. Le percentuali d ’uso di 'àwen sono le
Non è impossibile che 'àwen e 'ón seguenti: Salterio 3 9 % , Giobbe 18 % ,
derivino da una stessa radice (forse in i-iii Isaia 1 5 % , Proverbi 12 ,5 % . A b ­
origine 'aun)y mentre è meno probabile biamo solo due esempi di 'àwen nelle
che si tratti, come si pensava una vol­ tradizioni narrative dell’A .T ., ma anche
ta 3, di due diverse radici. Se la radice qui uno si trova nel contesto di un ora­
primitiva è unica, allora essa significava colo profetico (Num. 23,21) e l’altro va
probabilmente potenza, in un senso del considerato una tarda interpolazione do­
tutto neutrale che poteva assumere ora vuta alla tradizione profetica (1 Sam.
un aspetto positivo ed ora uno negati­ 15,23). Si nota subito come 'àwen non
v o 4. Effettivamente in quei casi in cui è abbia trovato accesso ai testi giuridici.
possibile stabilire con certezza la situa­ Il vocabolo non appartiene né all’uso
zione presupposta dal contesto il signi­ linguistico del codice sacerdotale né a
ficato di 'àwen comporta l ’idea di un quello della storiografia deuteronomisti­
potere usato con intenti o con effetti ca. Soltanto pochi esempi sono preesili­
negativi contro un gruppo od un indi­ ci. Prescindendo dall’uso di 'àwen nel
viduo. Salterio in passi di discussa datazione,
solo i seguenti esempi risalgono con si­
curezza all’v n i sec. e sono pertanto da
considerare i più antichi: Is. 10,1; 31,
2; Os. 6,8; io,8 ; Am. 5,5; Mich. 2,1.

P u u k k o , Der Feind in den alttestamentlicben ss., tra 'ton e *nb; ora, invece, la terza edizio­
Psalmen: OTS 8 (1950) 47-65; N.H. R i d d e r - ne del lessico (1967) distingue e separa corret­
,
b o s De *werkers der ongerecbtìgheid* in de tamente i due nomi e le due radici (rispettiva­
individueele Psalmen (Kampen 1939). mente pp. 22 e 67).
1 Contrariamente a quanto sostiene A i s t l e i t - 3 Cfr. E. Kònig, Hebràiscbes und Aramàisches
n er 295. Wórterbuch (1910) 16.
2 È vero che anche la prima edizione (1953) 4 Cosi M ow inckel, Psalmenstudien v i
del K o e h l e r -B à u m g à r t n e r non aveva distin­ (1924) 17 n. 3; Psalms 1 193 ss,; 11 1 ss.; Reli-
to, come non l’aveva fatto il C a z e l l e s 54 gion 26 s.
3 ° 3 ( M 53 > 'àtven {K.-ìì., Bcrnhardt) (i^J 4) 304

Vanno ancora aggiunti alcuni passi del ce ad altri concetti paralleli meno fre­
tardo periodo preesilico: Ier. 4,14,15 quenti che fanno ipotizzare per 'àwen
ed Abac, 1,3,
il significalo di nullità, vanità'. hebel
2. Il significato preciso di 3awen può {Zach. 10,2), —> sàw' (Is. 1,13) e~> tòhù
essere determinato solo relativamente
facondo ricorso ai termini paralleli im­ (Is 59,4}. Un vocabolo che fa riscontro
piegali nelle sezioni poetiche, giacché a ’àwen con particolare frequenza è
questi sono ttoppo vari e molteplici, '(Imàl (Num, 23,21; Is. 10,1; 59,
L'aspetto negativo di 'àwen come azio­
ne intesa a danneggiare altre persone è 4; Abac. 1,3* P s . f m ì ro >7; 55,n ;
fatto risaltare con particolare chiarezza 90*10; lo b 4,8; 5,6; 15,35} include
dal te emine parallelo —> hàmàs, violenza 1 due principali aspetti semantici di
(Is. 59,6; Abac. 1,3; cfr, inoltre Ps, 55, ’àwen: da una parte il danno e il fasti*
ros,). Paralleli simili di "àmen sono, tra
l ’altro, tòk (Ps. 10,7), sod (Abac, i,3)> e dio arrecati a terze persone, dall'altra
’ìs dàmìm} fsangu icario1, paralieto a la «nullità del peccato» 5. Lo stretto le­
po'ali 'àwen, ‘ violènti* (Ps. 5,6 s,; 59, game di ‘àmàl con 'àmen è efficacemen­
3). Non va poi dimenticato^ a questo
te rivelato dall'espressione figurata «si
proposito, -> 'alà, maledizione (Ps. 10,
7), Tutti questi termini paralleli si adat­ concepisce ‘amai e si partorisce *àweny>
tano perfettamente al significato fonda­ (Is. 5 9 4 ; Job 15,35)*,
mentale di 1awen stabilito pm sopra.
DalPanalisi dei termini paralleli si
Abbiamo inoltre una serie di altri vo­
caboli usati in parallelismo con 'àwen può quindi concludete chc 'àtven non
che tendono all’accezione inganno o Ìndica solo quell’abuso di potere che
menzogna: (Is. 0 * 4 ; Zacb. ro, causa danno e distruzione, ma anche la
2; cfr. Ps. 41,7; lo b 1 1 ,1 1 parìa dì meté
sàw\ ‘ morti vanitosi1 che producono nullità di un simile delitto, l ì fatto che
*àwen), —> ìeqer {Zach. 10,2; Ps. 7,15; termini come 'inganno1 o 'menzogna*
cfr, Prov. 17,4} e '—*• mirmà (Ps, 10,7; vengano usati parallelamente o in qual­
36,4; lo b 15,35; cfr. Ps. s,). Anche
che altra stretta connessione con 1àtven,
il parallelismo tra pó'àle 'àwen e *àdàm
bHìjj^al (Prov. 6,12) punta ne!la mede- sta ad indicare o, appunto, la nullità
situa direzione. La maggior parte degli delle azioni caratterizzate da jàwen op­
esempi succitati Ìndica un inganno pra­ pure ìa maniera particolare in cui han­
ticato attivamente da una persona mal­
vagia per danneggiare qualcuno, ma in no agito i po'ale *àwen<
alcuni casi il contesto sembrerebbe fa­ Non si riscontra, invece, un termine
vorire il significato di inutilità, illusione che venga usato comunemente come op­
(Zach. 10,2; certamente anche Ps.y, 15;
posto di 'àwen o di pò'alè 'àwen. Tra i
Job 15,35).
vari vocaboli usati in questa funzione
Questa possibile accezione d condu­ particolare il più frequente è saddtq1,

5 E. S e llin , Thedogie der A .T . 1 (1936 ) 7°v ] seminatori di 'àmàh.


Abbiamo un’immagine simile anche in Ps. 7, 7 Ps. 92,8 ss.; i pffalS 'àwen sono teme l'erba,
15; cfr, inoltre Job 4$'. -«gli aratori di 'àwen, mentre il saddtq come la paìma o ìl cedro del
305 (1,154) 'àwen (K.-H, Bernhardt) (1,155)306

Relativamente spesso sono usati anche nanei seguiti in Israele Osea parla po­
(ànt {Ps. 14,4-6; diversamente Invece lemicamente di «alture di 'àwen» ( io ,
Ps. 53,4; lo b 36,21) e mispàt (15.59,7 8). Atn.%,5 accenna al carattere di 9àwen
ss.; Abac. 1,3 s.; Prov. 19,28; 21,15), del culto celebrato a Betel.
Tutto ciò fa vedete come Fuso di 'àwen L'impiego di 'àwen in Os. 6,8 fa
non sia limitato a un tipo particolare di scorgere una terza possibilità semantica
azioni malvagie, ma indichi piuttosto del termine: il contesto sembra indica­
(come confermano gli opposti usati di re che i pdlàlé ’àwen siano anche qui
caso in caso) un atteggiamento etico­ persone che si sono rese colpevoli di
religioso fondamentale che caratterizza atti di culto illeciti; ma il v. 8 b («trac­
tutto Puomo e le sue azioni. ce di sangue») poco si adatta a questo
significato, così che dovrebbe invece
III. l ’u s o d i 'àtven n e l l ’à .t .
trattarsi di una delle molte rivolte par­
1. L'uso linguistico dei profeti preesilici tite da Galead (2 Reg. 15,10,14.25)®.
Già nelPantico uso linguistico dei L ’omogeneità dell’intera pericope {Os.
profeti delPvm secolo 'àwen dimostra di 6,5-11) che condanna azioni cultuali e
possedere una notevole ampiezza seman­ non cultuali compiute soprattutto da
tica. «Decreti iniqui» (hiqqè-'àwen) sacerdoti potrebbe essere salvaguardata
chiama Is. 10,1 le decisioni normative supponendo che Ì sacerdoti di Galead
che danneggiano i socialmente deboli. abbiano partecipato a rivolgimenti poli­
Analogamente Mich. 2,1 bolla come tici, L ’accezione politica è invece quan­
'àwen lo sforzo dei ricchi di aumentare to mai chiara in Is. 31,2, dove i po'ale
ancora i loro beni in modi poco chiari. 1àwen sono i rappresentanti del partito
In questo contesto il termine significa filoegiziano combattuto aspramente dal
quindi l'illecita manipolazione del dirit­ profeta.
to e soprattutto l ’ingiustizia sociale. Da questi passi che appartengono
Quest’accezione è confermata anche da chiaramente all’v iii secolo risulta il
Abac. 1,3, un testo del tardo perìodo quadro seguente:
preesilico. a) 'àwen esprime una valutazione: il
Il nostro vocabolo Ìndica inoltre a- termine può quindi essere usato nelle
zionì cultuali di vario genere che circostanze più diverse per condannare
vengono condannate come indebite o Patteggiamento o l ’azione di una o più
proibite. Attaccando gii usi cultuali ca­ persone,

Libano. Altri passi rilevanti: Ps. 94; lob 34, (BK x i v 1) 155, che però non esclude del tut­
36; 36,10; Prov. 2 1,15 . to un accenno a determinati atti di culto: «Le
8 Così interpreta W . R u d o l p h (K AT x i i i 1) tracce di sangue potrebbero riferirsi al sacrifi­
145 s. Simile è l’opinione di H.-W. W o l f f cio di bambini», '
30? { M 5:JÌ {K,-H. Bernhardt) (1,156) 308

b) I testi profetici succitati mostrano la loro nefasta azione tra gli uomini. La
che le azioni e gli atteggiamenti condan­ punizione divina non potrà mancare. In
nati come 'àwen cadono nei più impor­ Am. 5,^ troviamo già espresso il peti-
tanti ambiti in cui si esercitò la critica siero che il giudizio divino pronunciato
profetica: ingiustizia sodale, culti ri­ sui malvagi provocherà a sua volta
provevoli, errata politica. E chiaro che 'àwen. Questo concetto è espresso pià
in tutti questi casi i profeti bollano co­ chiaramente in un testo molto più tar­
me ’àwen quegli atti o quegli atteggia­ do, Ier, 4,14 s. : qui *àwen riassume tut­
menti ch'essi considerano contrari al vo­ te le mancarne di Gerusalemme verso
lere di Jahvé, Jahvé, ma esprime anche il giudizio di*
c) Tn tutti i casi l ’accusa dei profeti è vino sdla città, giudizio che nel caso
diretta contro persone che per posizio­ specifico è costituito dall'invasione di
ne o professione godono d i un partico­ Giuda dal nord.
lare potete e ne abusano. Non si tratta
tanto di effettivi atti di violenza o d i
2. L'uso linguìstico posteriore
brutalità, ma di una violenza più sottile
e meno scopetta che raggiunge i propri L'uso di 'àwen nei testi profetici e
scopi con astuzia e inganno mediante sapienziali recenti rimane sostanziai'
una (disonesta interpretazione delie leg­ mente identico a quello esaminato so ­
gi ed una ingannevole propaganda cul­ pra, benché ci sia una innegabile
tuale o polìtica, una violenza che in par­ tendenza ad una maggiore generalizza­
te solo la critica profetica ha riconosciu­ zione, Un comportamento asociale, in
ta come delitto commesso, in ultima a- particolare la disonestà nell'amministra­
n ali si, contro Jahvé. A questo proposi­ zione della giustizia, vengono chiamati
to è importante osservare che quanti *awen} senza meazi termini \
perpetrano *àwen si servono soprattut­ Nella tarda critica profetica al cul­
to deila parola per raggiungere i propri to 'àwen indica semplicemente il cui-
scopi. to sacrificale in ogni sua forma (1 Sam.
d j l testi profetici esprimono la in­ 15,22$.; Is. 1,13 ; 66,3), usi cultuali il-
crollabile convinzione che gli atti di ledti che pervertono la verità (Zach.io,
1àwen rimangono, rispetto alla volontà 2} o sono dannosi perché tutti bugie e
di Jahvé, sempre inefficaci, ‘vanì*, anche inganni (Is. 32,6}10. Come nei testi più
se a tutta prima riescono ad esercitare antichi, così anche in quelli del periodo

9. h , 58$; 59,4; Ez. 11^ ; Prov. 17,4 *1 *9, l’espressione «stendere le dita» non indica al­
28; certamente anche lob 34,22 {v. il cuna astone magica: cfr. G, Vonrea, Jesaja n i
contesto) e Prov. 6,18. {1964) i n .
10 Cfr. Prov. 6,18. In Is. e Prov, 6,12 s.
30? {ijijS} 1àwctt (K.-H, Bernhard t) (1,157) 310

esilico 'àwen serve per bollare gli av­ sri vanno incontro ad un destino radio­
versa ri della volontà storico-politica di so, Anche altri salmi ri presentano il
Jahvé proclamata dal profeta (Is. 41» medesimo quadro, talora con l'aggiunta
29). È in particolare la letteratura sa­ di esortazioni m orali12. In Ps, 90,10
pienziale che elabora il tema dell’inevi­ 1awen indica ia fondamentale vanità e
tabile punizione divina per chi ha ope­ miseria della vita che Dio ha assegnato
rato, in un modo o nell'altro, ’àwen all'uomo.
(lob 21,19; 1 petali 'àwen non Un uso linguistico particolare, di ver*
possono nascondersi a Dio (lo b i r , so da quello che abbiamo sin qui nota­
11; 34,22) e vengono improvvisamen­ to, sembra soggiacere all'uso di ’awen
te annichiliti {Prov. 6,12). Chi compie in alcuni salmi dì lamentazione, nei
anioni di 1àwen mieterà d ò che ha se­ quali i nemici dell'orante vengono chia­
minato (J(J&4,8). Viceversa chi è afflit­ mati p&Mé *àwents. Anche quest'uso
to da *àwent inteso come punizione di non è del tutto nuovo> giacché l ’abbia­
Jahvé, non può essere 'giusto1 (Prov. mo anche in testi profetici più antichi
12,21; 30,20), Non mancano pertanto (jTj, 31,2; Oj. 6,8); ma nei salmi sud­
le esortazioni ad evitare tutto quanto detti i petiUè *àwen vengono meglio pre­
Jahvé potrebbe biasimare come *àwen cisati per quanto riguarda la loro opera
0 punire con 'awen (lob 34,8; 36,10), nefasta. Di regola non appaiono mai
La predicazione profetica accenna talo­ soli, ma in gruppi: si affollano, gridano
ra ad una possìbile conversione escato­ e strepitano {Ps, 59*4; 64,5; 94,4); per­
logica di chi compie azioni di *àu)enn. corrono le strade e la sera ululano e rin­
ghiano come cani affamati (Pj. 59,7.15
3. 'àwen e pò'alé 'àwen nel Salterio s .); minacciano la vita del giusto orante
(Ps. 59,4; 94,21), Essi inoltre tramano
L'uso di 'àwen e pd'Slé 'àwen negli rovina e preparano i loro piani malvagi
inni e nelle composizioni didascaliche in silenzio sul loro letto (P<f.36,j)# li
del Salterio non è diverso dall’uso lin­ nascondono con cura (Ps.6^,y) e men­
guistico della sapienza. Il P st 92 tratta tre parlano in toni amichevoli covano il
così, in generale, della sorte di diversi male nel cuore (Pj. 28,3; cfr, anche il
tipi di malfattori che verranno annien­ salmo regale 101,4). ^ fll l ° to nascondi­
tati quali nemici di Jahvé, mentre i giu- glio scagliano improvvisamente le loro

U Is. 5.5,7; 58,9; 29*4 **■Anche in questi ca&ì è ( c o m p o s iz io n e p te e s ilic a ) u fto d e i d o v e r i d e l


non si tratta peto di singoli o di gruppi che r e è io s te r m in io d e i p& alé ’àuten,
hanno operato fàwcnì m di tutto ii popolo di
Dio. i3 Si tratta di Ps. 5; 28; 36; 59; 64; 94; *4 1.
n Ps, 66,18; 119,133; 125,5. Secondo Ps. 101, Ps. yjjiM ha invece bgd} ’ton, «empi traditoti».
311 ( W 7 ) ’àwen (K.-H, Bernhatdt) (1,158) 312

parole velenose come frecce per colpire mine 'àwen indica, come già nell’antica
a morte il pio (Ps. 64,4). La parola è tradizione profetica, una particolare
l’arma principale di cui si servono: af­ classe sociale o una particolare catego­
filano Ja lingua come una spada (Ps, 64, ria professionale. Così nel Ps. 94 i
4), la loro gola è come una fossa aperta po'ale 'àwen sono dei giudici che oppri­
(Ps. 5,10); pronunciano menzogne (Ps. mono la vedova, l’orfano e lo straniero
5,6 s.; 36,43.; 59,13; cfr. 101,5-7) e e conculcano i diritti del povero.
offese (Ps. 59,8). Dato che le azioni di Non solo i tratti generali dei po'àlé
questi nemici sono dirette contro i pii, 'àwen, ma anche la caratterizzazione
essi sono anche nemici di Jahvé (Ps, 59, più particolare di costoro quali insidio­
6). La punizione divina li colpirà inevi­ si nemici dell’orante che riscontriamo
tabilmente (Ps. 94,16 s. 23), servendosi nei lamenti individuali trova riscontro
spesso della stessa arma ch’essi avevano nell’uso di 'àwen nella tradizione pro­
usato contro i giusti (Pj.64,8); essi stes­ fetica. Già in Mich. 2,1 troviamo il mo­
si cadono nella rete che avevano teso tivo del malvagio che di notte, nel suo
(Ps. 141,10). letto, medita (hsb) le sue aiioni nefan­
Tale reazione di Jahvé all’opera dei de per attuarle poi la mattina presto14.
pò1ale ’àwen descritta nei lamenti indi­ Non mancano nella letteratura profeti­
viduali è del tutto identica al giudizio di­ ca i motivi dell’agguato (Is. 29,20) e
vino sugli operatori dì ’àwen di cui par­ della parola nefasta (/j.58,9; 59,4), né
lano i testi profetici e sapienziali. Ana­ i profeti ignorano, come abbiamo visto
logamente i pò'ale ’àwen che vogliono (—> coL 307), che gli operatori di 'àwen
distruggere i giusti con maledizioni e si servono soprattutto della parola per
menzogne (Ps. 14,4; 53,5) non sono dei commettere i loro delitti.
misteriosi e non meglio identificati ne­ L ’uso di 'àwen e pó(àlé *àwen nei la­
mici, ma - com’è in genere il caso nella menti individuali non è quindi sostan­
tradizione profetica — persone che vo­ zialmente diverso da quello notato fuo­
gliono danneggiare, a proprio vantaggio, ri del Salterio. Allo stesso tempo è
chi si trova in una posizione debole e chiaro che i pò'ale ’àwen non si mani­
non protetta dalla legge. Anche alcuni festano nei lamenti individuali secondo
salmi che contengono tipiche descrizio­ moduli tipici e fissi; pertanto solo in
ni dei ‘nemici’ lasciano capire che il ter­ pochi casi si potrebbe sostenere15 che

14 Un’idea simile è espressa in Ier, 4,14 e so­ spressa «una sensazione raccapricciante e sini­
prattutto in testi esilici e postesilici: Is. 59,7; stra».
Ez. 11,2; inoltre Is, 32,6; 53,7. Secondo V .
M a a g , Text, Wortschatz und Begnffswelt des 15 Come fanno M o w i n c k e l , Psalmenstu-
Bucbes Amos (1951) 64 già in Am. 5,5 è e- dien i; - > N i c o l s k y , -> P e d e r s e n .
313 ( I J 5 * ) ’àwen (K.-H. Bernhard t) {1,159} 314

gli «operatori d'iniquità» siano dei fat­ ài quanto non facciano gU undici salmi
tucchieri■ in cui compare il termine 'awen17. Non
Se vogliamo meglio identificare tali cTè quindi alcuna ragione per credere
pò'atè ’àwen dobbiamo notare ancora che l'immagine del nemico in agguato
quanto segue: che maledice, calunnia e generalmente
3} la descrizione tipica del comporta­ compare in gruppi, sia particolarmente
ménto dei nemici dell’orante che abbia* legata airesptessionc pò'Mè ’àwen.
mo tracciato sopra non è affatto con­ Queste osservazioni stanno a dimo*
nessa sempre e solo con delle persone strare che i pò'alè ’àwen dei lamenti in­
identifkate esplicitamente come pd*Mé dividuali non costituiscono alcun grup­
'àwen. In alcuni lamenti individuali co­ po particolare e ben individuabile di
loro che compiono atti di 1àwen vengo­ ‘nemici’ . La descrizione del loro modo
no chiamati -» resa' (Ps, 7; 10; ^5), -> di agire non li distingue affatto dai ne­
hojéb (Prf7; 41,52)* —> sórer (P s . y ) 0 mici chiamati in altri m odilg con nomi
ra* (Fj, io)- Anche questi nemici,, che talora, fuori del Salterio, stanno in
che pure non sono chiamati pò'àlé parallelismo con pò*Me 'àw en (cfr. Is.
'àwcn> agiscono proprio come tali: si 31,2; ^>7 ecc.), Per questa ragione,
aggirano in gruppi (P i.5.5,4,115,), com­ passando sopra ai nomi diversi usati
piono i loro misfatti con la parola, la per indicarli, si è tentato di dare un’in­
maledizione e la menzogna (P-f. 10,7; terpretazione globale dei ‘nemici* dei
41,6.8; 35*22), ipocritamente si fanno lamenti individuali, considerandoli esse­
passare per amict dell'orante (Pf.41,10; ri dotati di «potenza malvagia»w, in
^>13 s. 21 ss,), particolare fattucchieri e dèmoni20, o
b )L a maggior parte dei lamenti indi­ nemici esterni del r e 21 o avversari per:
viduali in cui compaiono i ‘nemici’ 1S sonali di una persona accusata ingiusta­
non parla né di pd'Slé 1àwen né di mente 0 perseguitata per altri motivi
'awen, benché una parte di questi sal­ oppure comunque sofferente23. Tutte
mi contenga descrizioni sostanzialmente queste interpretazioni sono però più o
più particolareggiate e plastiche dell’a­ meno parziali e nessuna spiega tutti i
zione e del comportamento dei ‘nemici* casi. Questo vaie particolarmente per i

Precisamente 39 su 40 saìmi di lamento in­ dene 3; G. Widenobbn, The Accadisn and


dividuale. Hebreuf Psalms of Lamentation (1936) 197 ss.
17 Cfr. particolarmente Ps. 31; 3J; 37 i &9 Ì 7 V> 21 - + BlJtKPXAND.
109; 140.
22 G u n k e l- B fg r t c w , R M eitu n g in die Psal-
,s P. es.i mr'jm rVjm, ecc. ttien U9-3}) 1 7 6 ss.; p § M a r s c i ì a l l ; P lu jk -
& M o w i n c k e l , Religion z6. ko 36 ss.; KijejdbrboS; H. S c h m id t (HAT
20 M o w in c k e l , Psalmenstudiett 1 1 1 1 ; Fien­ I *3>*934) Vi a.
'ór (S. Aalen) (1,160) 316

supposti nemici esterni del te, un'inter­ all’uso linguistico di tale termine nei
pretazione che si adatta meno delie al­ profeti. La differenza tra la descrizione
tre alla descrizione dei nemici ed alle del comportamento dei p o l8 lé *àtven nei
indicazioni sulla situazione dell'orante lamenti individuali e nei prof ed si spie­
nei lamenti individuali13. È molto più ga con ìa diversa prospettiva dei testi:
verosimile che si tratti dei nemici pet^ il profeta valuta, per incarico di Jahvé,
sonali di un orante ‘privato’, i quali lo una certa azione o un certo atteggia­
vogliono danneggiare abusando del pro­ mento come ìàwent cioè come un male
prio potere, ricorrendo per questo sco* provocato da un abuso di potete, men*
po soprattutto alla calunnia, alla male­ tre Torante dei lamenti individuali par­
dizione y alla menzogna e ad altri *pec­ la della propria sofferenza tentando di
ca ti di lìngua*. Questo spiegherebbe an* descrivere particolarmente il comporta­
che perché la loro opera sia chiamata, mento subdolo dei suoi nemici serven­
tra l’altro, ’à w e n , conformemente anche dosi di immagini tipiche e ben note.
K ,-H . B e r n h à r d t

nwt 'ò r

Sommario; I , PRELIM INARI

I. Preliminari:
1 . questioni lessicali ;
2. sfondo storico-religioso. i . Questioni lessicali
II. La luce naturale',
1, p id ( m in a ti; . La radice ebraica ywr (sostantivo e
2, luce e tenebre nel!'esistenza umana; verbo) corrisponde alPugaritico V, es­
3, luce artificiale. sere chiaro, illuminare, ed alTaccadieo
III. Uso traslato : urrut giorno. Una forma secondaria ra­
1. prosperità e salvezza; ra è data dal sostantivo *wrb (P$, 139,
2. vita e comportamento; i i ) , plurale y6rÒt (Is. 26,19), ^et*‘
3. luce e tenebre nelTetica. vato è m'wty plurale m’wrjm e m’wrwt,
IV. Dio e luce nelle teofanie. corpo luminosof lampada, luce, ’wr pro­
V. Qumran. nunciato ’&* significa fuoco, fiamma ed

21 Nonostante il parallelismo -> gwjttt/bgdj de la Luz (1958); K, Bulxmann, Zur Gescbi-


'wn neanche P s . jjjyé va interpretato nel senso cbte der Lichtsymbolik im Altcrtum (1948) —
di nemici esterni. Esegetica (1967) 323-355; C, Colps, Licbi-
symbolik ìm alten Iran und antìken Juden-
'ór /««rStuctGen 18 (1965) n é-13 3 ; A.M. Gieu-
Sv A a le n , D ie B egriffe ‘L ic b t’ und ‘Firnter- le c h , Der Uchtgedanke in den Psalmen,
nìs’ im A ,T ,t im Spàtjudentum und im Rabbi- FresbThSt y6 (1940); J. Hem pel, Die licbt-
msmuy, SNVAO (1951); F. Asensio, El Dios symbùlìk im A.T.: StudGen 13 (i960) 352-
317(1,161) ’ór (S. Aalen) (1,161)318

il verbo alPhifit accendere. In origine ba. —> hsk, jwm, hll, zhr, sm$, jrh,
il fuoco del focolare serviva anche per kwkb.
l'illuminazione.
NelPÀ.T. il verbo è usato poco nelle 2. Lo sfondo storico-religioso
forme qal e nif'al, più spesso alThif‘il, a) Nei testi di Ugarit la luce e le te­
in tutto circa 45 volte, Il significato nebre non hanno un rilievo particolare;
fondamentale è essere chiaro, alPhif‘il l ’interesse primario va al culto della fer­
spargere luce, rischiarare. Il sostantivo tilità ed al cambio delle stagioni. L ’al­
‘' wr si riscontra nell’A .T . circa 150 vol­ ba ed il crepuscolo serotino sono i pri­
te e significa luminosità, splendore, lu­ mi figli del dio creatore ed il succeder­
ce (del giorno), m'ìvr, di cui abbiamo si di dì e notte costituisce un dato pri­
circa 20 esempi, significa generalmente mordiale della creazione del mondo. Ri­
lampada, raramente luce. spetto alla luna, «l’illuminatrice del cie­
Una radice ebraica vicina a ’wr è —> lo», il sole ha un posto di secondo pia­
nwr, presente nell’A.T. coi derivati njr/ no. È la luna ad essere collegata con la
nr, lume, e mnwrh, candelabro. Questa fertilità del suolo. La luce è associata
radice corrisponde alPugaritico njr/nr, alla rugiada ed alla pioggia e sembra
rilucere, luce, lampada *; cfr. Paccadi- essere, pertanto, una delle mogli del
co nùru, lu ce2. Nelle parti aramaiche dio del cielo3. Il sole ha invece la fun­
delTA.T. abbiamo alcuni derivati della zione di svelare, di manifestare: è «lam­
radice aramaica nhr: una volta il verbo pada» degli dèi e testimone della veri­
nhr, illuminare, ed una volta il sostan­ tà. L ’ardente sole estivo caratterizza la
tivo nhrh, luce (del giorno); inoltre stagione arida ed è pertanto collegato
nhwr/nhjr, luce e nhjrw, illuminazione. con il dio ipoctonio. Interessante è l ’e­
Importanti sinonimi derivanti da altre spressione pn $ps nr b f, «il volto del so­
radici ai quali facciamo riferimento nel le splende su di m e»4, che significa pro­
corso delParticolo sono —> ngh, splen­ priamente «godo il favore del re itti­
dere, splendore, lucentezza, e —» //* al- ta» 5.
Phif'il, manifestarsi con splendore. Im­ Anche presso Ì Sumeri le divinità a­
portante è anche il sostantivo iahar, al- strali hanno una posizione secondaria:

368; E. H o rn u n g , Licbt und Finsternis in Oepke, Xàtmo: ThW NT iv 17-28 ( = G L N T


der V orstellungswelt Altagyptens: StudGen 18 vi coll. 51-58; H. R in g g ren , Light and Dark-
(1965) 73-83; P, H u m b e r t , Le thème vétéro- ness in Ancient Egyptìan Religion in: Liber
testamentaire de la lumière-.'&Th'Ph 99 {1966) Amicorum, Festschr. C.J. Bleeker (1969) 140­
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story, Culture and Character (1963); Y . Koeh- der Priesterschrift = W M A N T 17 (*1967); W .
l e r , Die Morgenrothe im A.T.: ZA W 44 v. S oden , Licbt und Finsternis in der sum.
(1926) 56-59; H. L e s è t r e , Lumière: DB iv und babylon. Religion: StudGen 13 (i960)
(1908) 415 ss.; H.G. M a y , Some Aspects of 647-653; P. W e rn berg -M g l l e r , A Reconside-
Solar Worship at Jerusalem: ZAW 55 (1937) ration of thè Two Spirits in tbe Rute of thè
269-281; Id ., Tbe Creation of Ligbt in Gen i, Community: RQu 3 (1961/62) 413-441.
3-5: JBL 58 (1939) 203-211; Fr. N Ò t s c h e r ,
1 A is t l e it n e r 214.
'Das Angesìcht Gottes scbaueri nach bibl.
und babylon. Auffassung (1924); Id ., Zur 2 V. S oden 805.
theol. Terminologie der Qumran Texte (1956) 3 A is t l e it n e r .
92-148; G . N a g e l , Le culte du soleil dans
Vancienne Egypte: Eranos-Jahrb. 10 (1943)9- 4 G o rd o n 1015,9 s.
55 (in questo numero anche altri artìcoli); A. 5 Cfr. CRAI (1952) 232.
3*9 yÒr f$. Afllen) (1,162} 320

gli dèi principali sono quelli dell’aria, ligioni ipoctonie è Nergaì che invia i
del cielo, dell’oceano sotterraneo, e la flagelli della febbre, della peste e del­
dea della terra. Il dio dell'aria dagli oc­ la morte, ma c anche il dio delPardente
chi cerulei, padre degli dèi e creatore, sole di mezzogiorno. La notte è la di'
creando il mondo separò 11 cielo dalla mora dei dèmoni. La concezione babilo­
terra, Egli fa uscire il giorno \ la sua nese della creazione del mondo non co­
luce «sale», «raggiante fa Ì suoi emble­ nosce alcun dualismo di luce e tenebre.
mi» 7, Non solo gii dèi astrali* dunque, L ’oscuramento degli astri è segno di un
ma anche il dio dell’aria, che è nella tempo infausto e di sventura.
gerarchia celeste loro superiore, ha un Nella religione egizia il sole ha as­
rapporto diretto con la luce. Il dio lu­ sunto ben presto una posiamone di prl*
nare, figlio del dio del ciclo, è padre del mo piano, I primi dèi provengono dal­
dio solare e gli è, di conseguenza, su­ le acque primordiali. Gli otto dèi pri­
periore. La luna è considerata il mag­ mitivi, due dei quali personificano le
giore luminare del cielo e la sua luce tenebre, producono l ’uovo da cui esce
simboleggia la sapienza. Il dio solare è il sole e con lui la luce (Ermopoli). L ’i-
invece il rivelatore; è giudice e presie­ deiitjfìcazione eliopolitana di Re, il dio
de a ll’ordin amento morale del mondo. del soie, con Atum, il dio primordiale,
Gli dèi abitano nel paese beato e pieno e certamente secondaria. Nella cosmo­
di luce dove sorge ìl sole. Ricordiamo gonia di EliopoH il sole è generato dal­
un esempio dell’uso figurato di luce e la dea del cielo il cui sposo è la terra,
tenebre; «Mio dio, il giorno splende lu­ Insieme con queste due divinità c'è an­
minoso sul paese, ma per me il giorno che il dio delParia che creando il mon­
è buio» s. do separa la terra e il cielo, Tn questa
Presso i Babilonesi la situazione è so* concezione teologica l ’Ària, la Terra e
stanzialmente diversa. Marduk {'torello il Cielo costituiscono un grado inter­
del sole' o ‘figlio del sole'), dio del so­ medio tra POceano o il dio primordiale
le primaverile* ha nel pantheon il posto ed il Sole, Tale concezione, che è meno
del dio sumero dell'aria così che lo sche­ monistica ma più vicina all’osservazio­
ma triadico dell'antica religione natu­ ne empirica, è certamente molto antica
rale (Cielo, Aria, Terra o Abisso) vie­ e riflette uno schema religioso 'preso­
ne abbandonato in favore degli dèi a­ lare' simile a quello osservato presso i
strali, soprattutto della triade Sole, Lu­ Sumeri,
na e Venere, Col loro corso questi astri Con il crescere dell’importanza del
determinano il destino e la storia, Ades­ soie la divinità solare viene ad assume­
so sì sa che è il sole che rischiara la re presso gli Egiziani il ruolo di creato­
terra, che accorcia i dì e allunga le not­ re, di autore di ogni vita e del benesse­
ti e governa così le stagioni. Grande è re. La vita è dono del Sole; la luce e
l'importanza del sole: ìl dìo solare con­ la vita sono inseparabili. Quando il so ­
trora il cosmo, garantisce le leggi e pro­ le tramonta gli uomini in una certa mi^
tegge i deboli, accomunando così in sé sura "muoiorso’, dormono come morti.
tratti didattici ed etici. Naturalmente Allo stesso tempo, però, la notte, che è
troviamo menzionata frequentemente ia parte della creazione ed anche emana­
luce degli dèi astrali r Dio delie buie re­ zione della tenebra primordiale, cela nel

6 -»■K uàmhh 119, 8 ‘L'uomo e il suo tiio* 68, ÀN ET sappi. 154,


7 vo n So d en 648.
321(1,16 3) Jór (S, Àulen) (^ 64)3*2

suo seno forze rinnovatrici. Ogni nuo­ l ’anno solare) nella percezione israelita
vo sorgere del sole è una lipetizióne del­ del tempo e nell‘uso metaforico della
la creazione del mondo, soprattutto la luce.
mattina del primo giorno deir anno. Il D ’altra patte la concezione veterote­
sole regola le stagioni e gli Egiziani co­ stamentaria della luce ha notevoli ca­
noscono un calendario solare. La forza ratteri peculiari, N ell'À .T ; la luce na­
dei sole si estende anche ai campi del turale è nettamente separata dalla per­
sapere e degli ordinamenti etici e politi­ sona di Dio, una distinzione impossibi­
ci del mondo. Un motivo dualistico e­ le nelle religioni naturali. Per 1*A.T. la
merge nelllmmagine della lotta mattu­ luce è un prodotto della creazione divi­
tina del cito Sole con il serpente Àpo- na e pertanto non proviene, come nelle
fì, Ja personificazione delie tenebre not­ cosmogonie antiche, dalle tenebre.
turne. I/oceano e la tenebra primordia­
li non sono però considerati nemici del­ 7 Ì , L A L U C E N A T U R A L E
la creazione, L ’eclissi del sole e l ’oscu­
ramento della terra sono immagini mi* i . Preliminari
tiche di un rivolgimento politico e di
un interregno, Anche gli Egiziani co­ a) N eirA.T. non compare ancora Fi-
noscono l Juso figurato di luce e tene­ dea che la luce del giorno provenga
bre: «Il sole di chi non ti conosceva è
tramontato, o Amon, ma chi ti cono­ dal sole. Anzi, per un'esatta compren­
sce risplende. G li arri di chi ti attac­ sione del concetto veterotestamentario
ca giacciono nel buio, mentre tutta la di luce è indispensabile tenere presente
terra sta al sole»9..
questa distinzione tra luce e sole n. Cer­
b) Lo sfondo storico-religioso dei con­
cetto veterotestamentario di luce va ri­ tamente il sole splende di giorno, ma Io
cercato nello stadio ‘ presolare1 come lo stesso fanno Ja luna e le stelle di notte,
t
si riscontra in Ugarit, presso i Sumeri senza che la notte stessa sia veramente
e nello strato più antico delia religione
egiziana l(\ Tipico di questa organizza­ chiara. Un corpo luminoso nel cielo non
zione del mondo divino è ii ruolo se­ provoca quindi di per sé alcuna lumino­
condario dei corpi celesti e forse un col­ sità. Per l ’À .T . il sole è, fondamental­
legamento della luce cosmica con l ’ete­
mente, uno dei tanti laminari delia vol­
re- La luce è primariamente luce diur­
na. Un altro elemento caratteristico è ta celeste. Tanto il sole che gli astri not­
la superiorità della luna sul sole. Questo turni vengono chiamati ’érìm (Ps. 136,
schema permette di chiarire alcuni mo­
7) o nf'àrìm (E*. 3 2 ^ ) oppure nf'àrat
menti importanti del concetto veterote­
stamentario di luce, p. es, la sequenza (Gen. r ,14-16) e persino *órdt { li. 26,
degli eventi nella creazione secondo 19). Dovunque si parli espressamente
Gert, i , lo scarso rilievo dato al sole, che del sole che illumina {’ wr h ifil) o della
e sostanzialmente messo in parallelismo
tun la luna, ed anche la preminenza da­ luce Cwr) del soie (Ceti, r ,14-16; Is.
ta al complesso dì-notte {invece che al­ 30,26; 60,19; Ier-3*,%% £2.32,8; F j.

* Human, Dìe IMeratur der Àgypter (1923) itì Cfr. finche h cosmogonia babilonese di Be-
382. roso.
H -> A àlen 14.
3*3 'ór {S. Aalen) m m i m

136,7-9) il contesto si inerisce contem­ rapporto piìi stretto tra luce e sole se
poraneamente anche alla luce della lu­ veramente, in alcuni passi, 'tur andasse
tradotto sole o luce del so le 11, Dal no­
na o delle stelle1Z. N ell’o scuramente co­
vero dt tali passi va escluso subito
smico, che riguarda nella stessa manie­ Abac. %a giacché il sole compare pochi
ra il sole e gii astri notturni (—» coll. versetti dopo (v. i r ) in una prospettiva
329 ss.; 340 s.), gl'israeliti sembrano tutta diversa. In lo b 37,21 *wr è usato
in senso genellco per indicate la lumi­
persino notare più. la mancanza della lu­ nosità del cielo sereno, cioè la luce diur­
ce delle stelle e della luna che di quella na, o anche il lampo. Anche in Is, 18,4
del sole {Jj. 13,10; Ez, 32,73.). Nei te­ basta pensare al chiarore diurno, anche
se certamente si presuppone un giorno
sti che parlano particolarmente del sole
di sole. Per lo b 31,26® potrebbe darsi
non si parla, strano a dirsi, della sua lu­ ia traduzione «sole» in considerazione
ce {Pi, 1 5 ,2 7 ; 104,*£*23; Iud. 3 1 ) 13. del parallelismo con «luna» (v .2 6 b),
ma neanche qui è assolutamente neces­
Il termine -4 ngb, splendore, non è
sario tradurre cosi. Bisogna sempre te­
mai rifetlto al soleI4, mentre è usato per ner presente che secondo 1*A,T. la luce
la luna (Is, 60,19; <&■ il verbo ngb al­ d d giorno è indipendente dalla luce del
i a l i in 13,10) e per le stelle (Ioel 2, sole.

10; 4,15). La luna è chiamata anche l*bà- L'elemento caratteristico che distin­
nùt <til bianco (astro) raggiante», mentre gue ii sole dagli astri notturni non è la
il sole non ha alcun nome simile, pur es­ luce, ma il calore [Ex* 16,21; 1 Sam. 11,
sendo chiamato «la luce piti grande» ri­ 9; Is, 49,10; lon. 4,8; 12 1 ,6 )18, Per
spetto alia luna (Gen. 1,16). Ne) verbo quanto riguarda la luce, il sole non è
zrh, usato {insieme col verbo j f ) spe­ che uno dei corpi luminosi del firma­
cificamente per indicare il sorgere del mento, del tutto analogo alla luna ed al­
sole (mai usato con la luna o le stelle) le stelle. Nessun astro è autonomo, ma
l ’idea di luce è molto debole, se pure sono tutti coordinati e subordinati al
vi è contenuta 15. Non è il caso di tra­ ritmo di di e notte WT
durre questo termine diversamente da L'osservazione empirica irriflessa non
quanto si è fatto finora (sorgere, levar­ porta quindi subito alla nozione che la
s i) * luce del giorno provenga dal sole, giac­
Contrariamente a quanto abbiamo ché anche quando è nuvolo c ’è luce,
detto più sopra, si potrebbe stabilire un benché non si veda il sole, È inoltre un

t2 -»Aàlen *95, . 14 Cfr, ì LXX; ivaT iX X u, Anche in 2 jR<?£. 3,


fì In 2 Sam. 23,4 k parola *wr si riferisce al 22 va conservata la traduzione tradizionale,
mattino, non ai sole. 17 Cfr. i lessici
14 Neanche, chiaramente, in 2 Sant. 234. In
Prov. 4,18 si tratta cicli'albe, non del sole sor­ 15 Cfr, —> e) ed il termine hammà, calore, usa­
gente. to nel significato di sole,
15 A alen 39 s. 10 - * A A L E N l i ) s.
325 'ór (S. Aalen) (i,x66) 326

dato empìrico che fa giorno prima che tu hai stabilito lampada e sole» (v. 16).
sorga il sole (—> b), DÌ conseguenza la Una concezione simile è presente in Ps,
luce del giorno o del mattino è pensata 65,7-9 senza che vengano menzionati i
come un’entità indipendente dal sole. corpi celesti. In lo b 38,4 ss. la creazio­
Questo modo di concepire le cose sta ne del mondo comincia con l'aurora pri­
chiaramente alla base del racconto d^lla mordiale (v. 12; cfr. la stella mattutina,
creazione (Gen. 1 ) dove la luce è espres­ v. 7). Il sole non è neanche menzionato,
samente chiamata «(luce del) giorno» e l ’omissione è comprensibile solo se
(v. 5), una luce che esiste prima che l ’astro non è considerato sorgente pri­
vengano creati i lumi del cielo (vv. 14 maria della lu ce22.
ss.)20. Prima dei luminari esistono an­ Come conseguenza di tale indipen­
che le tenebre e l'alternarsi di dì e not­ denza della luce del giorno dal sole,
te (vv, 5 ss.). Il sole e la luna vengono la luce ( W ) viene spesso messa in rap­
chiamati entrambi «grandi luci» ed han­ porto diretto con l’alba, l’aurora o il
no il compito di illuminare la terra (v. dì senza che venga menzionato il sole73.
15). I due astri non costituiscono, ben­ In alcuni casi è persino possibile osser­
sì contraddistinguono il di e la notte di vare una voluta o supposta distinzione
cui sono i rispettivi attributi; essi ser­ tra la luce del giorno ed il sole. In Is.
vono a «distinguere il di e la notte» (v. 30,26 la luce del sole è misurata sulla
14), servono cioè a separare il periodo luce del giorno. In Eccl. 12,2 la parola
di luce del complesso dì-notte dal pe­ ’iór (sicuramente la luce diurna) appare
riodo di tenebre all’interno del medesi­ decanto a sole, luna e stelle. In 2 Sam.
mo complesso e compiono tale funzio­ 23,4 il sole che sorge e «la luce del
ne, appunto, illuminando (vv. 1 4 ss.)21. mattino» (—» b) vengono menzionati
Come risulta da altri testi che par­ successivamente (cfr. anche Am. 8,9).
lano della creazione, tale visione è ca­ b) Tutta questa concezione è con­
ratteristica di tutto PA.T. Secondo Ps. fermata dalle fasi dell'albeggiamento.
74,13-17, risultato della lotta di D io con In Palestina un’ora buona prima del
il caos è il verificarsi della successione sorgere del sole si ha l’alba (o cre­
ritmica di dì e notte, con la luna (m*wr) puscolo mattutino, —> ihr, tradotto
ed il sole descritti come attributi di dì spesso, ma inesattamente, aurora). An­
e notte: «Tuo è il giorno, tua la notte, cora prima, da 90 a 120 minuti prima

20 —»À A L E N 1 4 S, 21 Gen 44,35 Iud. 16,2; 19,26; 1 Sam. 14,36;


25,34.36; 29,10; 2 Sam, 17,22; 2Reg. 7,9; Is.
31 Troviamo la medesima concezione in Ier. 31,
58,8; Os. 6,3.5; A***- 5,20; Micb. 2,1; Soph.
351 136,7-9- 3,5;, Zach. 14,6 s.; Ps. 139,115.; lo b 3,3-9 (v.
v - —> A a l e n 17. Cfr. anche Am. 5,8. 4: r^bàrà); 17,12; 38,19; Nebem. 8,3.
327 fÙr (S. Aalen) ( T , T^ 7 ) 32fi

del sorgete del sole, appare ali orizzon­ gillo (v, 14); ì suoi contorni «si conso­
te orientale un debole chiarore che gra­ lidano» (btjsb, v. *4 b). Iud. 19,2555, ci
dualmente diventa una striscia lumino­ presenta un quadro simile della succes­
sa che sì estende fino ad occupare tutto sione dei vari momenti dello spuntare
l ’orizzonte. Tale fascia luminosa è lo del giorno. Quando spunta l'alba la not­
fahar A questa idea è conforme il pa­ te è finita e comincia il giorno (v, 25):
ragone dell'alba con le palpebre (lob 3, ben presto «si fa giorno» e poi è gior­
9; cfr. 41,10 ) 0 con le ali (Pj\ 139,9). no c h ^ o (v. 26). Anche qui, come in
I/idea che soggiace ai term me Ubar è 38,4-15, ii sole non è menzionato
quella di una luce ancora lontana (Pj, Da Gen. 19,15.23 si vede che tra l ’alba
139,9) che fa capolino (Cant. ó ,io ), che ed il sorgere del sole corre un conside­
esce da un occhio (lo b 3,9; 4* >10; revole intervallo eli tempo (cfr. 32,25.
Cant. <5
, 10) o da una fessura (Is. j8,S). 27.32 ), Quando lo hbar appare la notte
Un'altra caratteristica dello Ubar b la è finita (Gen, 32,25.27; ìù i. 6,15); è
crescente intensità luminosa (Prov, 4, abbastanza chiaro per potere mettersi in
18), il passaggio graduale dall'oscurità cammino (Gen. 19,15,23; 44,3; 1 Sam.
(Ioel 2,2) alla luce piena (O j, 6,3,5). 11 9,26; 29,10).
crepuscolo o, meglio, la semioscurità Non sempre è possibile fissare con
(nesef) che precede l'alba (1 Sam. 30, precisione il momento in cui inizia la
17; 2 % 7,5.7; lo b y t4; Ps, 119 ^ 4 7) «luce del mattino» die troviamo men­
e in cui le steUe sono ancora visibili zionata più volte nei testi. Con Ja luce
(lob 3,9; cfr, 38,7) appartiene ancora del mattino la notte finisce e si può ve­
alla notte. A ll’alba tutte le stelle impal­ dere ciò che è stato fatto durante le ore
lidiscono e solo Venere, la stella mattu­ della notte ( 1 5 ^ . 1 4 , 3 6 ; 25,34.36; 2
tina, rimane visibile (Ij. 14,12). Sam. 17,22); ora può finalmente comin­
Nel passo di lo b 38,1:2-15 il matti­ ciare quanto è stato programmato per il
no costituisce evidentemente il concet­ nuovo giorno (Iud. 16,2; 1 Sam. 25,36;
to principale mentre l'alba viene men­ 7,9; M ic h .it 1; cfr. lo b 24,14). È
zionata per descrìvere più particolareg­ soltanto in rari casi che In tali testi e
giatamente lo spuntare del giorno. L ’al­ situazioni si menziona il sorgere del so­
ba è paragonata ad una stretta titanica le (lud. 9,33), mentre altrove si parla
che afferra tutto l'orizzonte, da nord a semplicemente della luce del mattino 0
sud. Durante l'alba «ia terra si trasfor­ anche solo della luce {Iud. 19,26; lob
ma» per il chiarore incipiente e prende 24,14; Nehem. 8,3) o del farsi giorno
forma come l ’argilla premuta da un si­ (iS a m . 29,10; 2 Sam. 2,32).

2i Dalman, Arbeit 1 600; Koehlebj -» A alen 3711. 3.


329(1,167) *$r <S. Aalen) (J,IÓ8) 330

Da tutti i testi che abbiamo esami­ eludere che per l'israelita il sole era
nati risulta che per l ’israelita la luce una sorgente collaterale della luce diur­
del mattino non dipende aflfatto dal sor* na {cfr, 2 Sam. 23,4). La distinzione tra
gere del sole, anzi la luce è connessa con luce diurna e sole che abbiamo espo­
il mattino e l'alba. sta più sopra non è adatto in contrad­
c) Secondo la concezione israelita 11 dizione con tale affermazione, Dobbia­
conime tra notte e dì non è segnato dal mo però aggiungere subito; nella mede­
sorgere del sole. La situazione è invece sima maniera la luna e le stelle sono
più confusa per quanto riguarda ìl tra­ sorgenti della luce notturna. Il dì è di
monto e la sera. Al tramonto del sole per sé chiaro come la notte è di per sé
il giorno finisce (Iud. 14,18-, iSatn.^y buia, ma entrambi sono forniti di un
35; Dan. 6 ,r^; Ps. 104,19 s,), ma in corpo celeste luminoso. È significativo
nessun passo {neanche in Ps. 104,195.) che il motivo dell'oscura mento cosmico
compare l'idea che il tramonto causi degli astri (-» coll. 340 s.) riguardi re­
l'arrivo della notte e delle tenebre. La golarmente sia il sole che gli astri
frase «Età ie due sere» {bjn h'rbjm) sem­ notturni. Se la luce dei corpi celesti si
bra indicare che gli Ebrei distinguesse*- spegne ciò non vuol dire affatto che di
ro il tramonto dall'arrivo della notte. e notte terminino a loro volta. Come
«Tra le due sere» significa verosimil­ conseguenza di tale oscuramento tutta
mente (v. specialmente Ex. 12,6; Num, la terra è certo avvolta dall'oscurità
9 , ì i ; cfr. Deut. 16,6) che la sera ab­ {Am. 8,9; h . 5,30; Ez. 32,6; cfr. Ioel
bracciava anche l'intervallo fra il tra­ 2}2)} ma il fenomeno è dovuto alle nu­
monto del sole e l'oscurità completa. vole 76. Si tratta proprio della venuta di
un giorno, il giorno del Signore, che
Pei: confutare l'esistenza di una di*
stinzione fra tramonto e fine del giorno certamente è un giorno di tenebre {Am.
non si possono certamente citare passi 5 ,8 ; Sóph. x}1 5 ; Ioel 2,2). Questi passi
come Am. 8,9; Mich. 3,6; Ier. 15,9. I non contraddicono pertanto la distin­
paralleli sumerici ed egiziani (*™> coll.
zione tra luce diurna e sole: la luna e le
3r8ss,) dimostrano a sufficienza che in
questi passi ia 'scomparsa' dei sole non stelle non provocano la notte e neanche
conclude il di. Cfr. particolarmente Ier. il sole produce o costituisce il dì. Il rap­
15,9 ed anche Job 5,14
porto tra sole e di non è diverso da
d)D ai passi citati {Am, 8,9; Mich. quello tra luna e stelle e la notte. Il
3,6; Ier. 15^9) si può al massimo con­ complesso di dì e notte costituisce la

r' Forse dietro a espressioni del genere c’è l'i­ Cfr, il verbo qadar (Mich. 3,6} usato con tale
dea di un'eclisse dì sole (Am . 8,9 sì riferisce in­ accesone in Ez. 32,8 e 1 Reg. 18,45.
dubbiamente fi tale fenomeno} o semplicemen­ Secondo h. 5,30; Ez. 32*7; Sopii. 1,15; Ioel
te dell'annuvolamento improvviso dei cielo. ,.
2 2
331 (r,itì8) 'ór (S. Aalen) (r,rÉ9) 332

cornice principale entro cui si colloca senza il sole oppure le stelle2n, Per
la funzione del sole, della luna e delle quanto riguarda il rapporto tra le orbi­
stelle» te degli astri, il mese e Tanno, è nota
e) Secondo la concezione veterotesta­ l'importanza fondamentale delle fasi lu­
mentaria il sole e la luna sono attri­ nari per la deter m inatone del calenda­
buti del giorno e della notte, ma ciò rio Mc quindi delle feste (Gen. 1,14; Ps.
non vuol dire che essi abbiano un ca­ 104,19). È vero che le fasi lunari, nel
rattere puramente casuale e 'acciden­ senso stretto di luna crescente o calan­
tale*. I loro moti regolari, ritmicamente te, sono passate praticamente sotto si­
alternati, li legano piuttosto alla strut­ lenzio (Is, 60,20). Non è dunque k lu­
tura del mondo ed al corso del tempo. ce della luna a costituire l'interesse pti~
Le orbite dei corpi celesti appartengono ma rio dell’osservatore, bensì l’inizio o
all Ordinamento fondamentale del mon­ la metà del nuovo mese, I movimenti
do e seguono leggi fissare dal Creatore delia luna servono al corso del tempo,
(Ier.$ 1,353.; Pr. 148,3-6; Job 38,33; all'avvicendamento del di e della notte
Pj. 104,19; 19,68.). Ciò non mette in ed infine anche alla successione dei me­
discussione Passoìuta priorità di cui go­ si (Gen. 1,14; Pr. 72,^ 7; 89,378,).
dono il di e la notte r is o tto agli astri Ancora più importante è l ’osservago­
giacché il patto concluso da Dio vale ne chc i testi non collegano con l’orbi­
in primo luogo per il di e la notte (Ier. ta del sole la distinzione tra stagione
3 ?3>2;n G en.^iZ2; Ps, 19,3; 74, chiara e stagione scura. Secondo EccL
16). I movimenti del sole c degli astri 12,2 la (relativa) oscurità dell'inverno è
notturni si collocano nella successione dovuta al cielo nuvoloso, non alla posi­
ritmica del di e della notte, ma certa­ zione bassa dell’orbita solare. Verosi­
mente senza provocarla. milmente gli Israeliti non ebbero mai
Le orbite ed i moti degii astri sono una chiara idea dell’influsso della posi­
ben più importanti della loro funzione zione del sole sul cambio delle stagio­
d'illuminazione. La luce del sole, deila ni 50, SI era certamente ben consapevo­
luna e delle stelle è menzionata espres­ li del notevole calore del sole d'estate
samente nell’À.T, soltanto in passi dove (Ex, 16,21; Is. 49,10; loft, 4,8; P jt32,
essi compaiono insieme, vale a dire nel­ 4; Nehem, 7,3), ma la calura era ricon­
l'ambito dell'unità dì-notte27* La luna dotta all’assenza di nuvole dal cielo e­
non è quasi mai menzionata da sola, stivo. Anche la maturazione dei prodot-

27 Gett, 1,14-16; Ier. 31,35; Ps. 136,71 148,3; 25 Ricordiamo ebe ruJl'A/T. il calendario è ap­
13,10; 30,26; 60,19; Et. 31,7 Ioel 2,10; 4, punto lunare.

& .
® Le eccezioni sofio Py. 8,4; lob 25,5. 30 D a lm a n , Arbeit 1 42 &
<
yòr {S. Àaien) (1,170)334

ti agricoli estivi età messa in rapporto bra venirci soprattutto dai Libro di
col sole (Deut. 33,14; cfr. Is. 18,43,). Giobbe. Nei suo primo intervento Dio
Nell*A.T, non si trova però mai traccia chiede a Giobbe se sa «quale via porta
di un interesse specifico per l'orbita so­ alla dimora della luce ed all'abitazione
lare. II sole viene inquadrato nei com­ dell’oscurità» (lob 38,19 s. ): si suppo­
plesso del di e della notte e quasi mai ne che anche ia luce e le tenebre abbia­
in quello della stagione ^ no in qualche parte del cosmo un «de­
posito» come la neve e la grandine (v.
Stando così le cose, sembra impos­
sibile supporre neU'antico Israele usi 22), Delle porte conducono alla sede
cultuali o feste occasionate dalla cresci dell’oscurità (v. 17) ed anche Talba ha
ta 0 dalla diminuzione della luce solare un «posto» dov’essa si trova quando
nelle varie stagioni. U n’ipotesi del ge­
nere presupporrebbe per Israele una non è in funzione {v. 12). lo b 26,10
concezione solare del mondo e del tem­ sembra voler dire che l ’orizzonte costi­
po come quella corrente, p. es., in Babi­ tuisce ii confine tra la luce e le tenebre,
lonia; in realtà idee simili non erano
confine che ia luce e le tenebre varcano
ancora penetrate n ell’antico Israele (—>
coll. 318 ss.). Manca ugualmente qual­ alternativamente ogni mattina ed ogni
siasi spunto per l’ ipotesi di un rappor­ sera,
to tra festa autunnale ed equinozio di Il racconto dì G en . 1 non dà invece
autunno n o per spiegare in base a tale
fenomeno l'or tentazione ad est del tem­ r impressione di considerare la luce una
pio 33, A giudicare della probabile orien­ sostanza a sé e certamente il narratore
tazione del secondo tem pio34, il tempio non mtende raccontare la ‘nascita della
non era orientato perfettamente ad est,
luce’ (v, 3). Effettivamente il sostantivo
ma era girato leggermente verso nord.
L ’orientamento sembrerebbe pertanto *u>r quando è usato con il Verbo hjb
stabilito più ìn base all’alba elle al sor­ può avere valore aggettivaleM e se In
gete del sole35,
Gen. 1,3 abbiamo veramente quest’uso
f ) Se la luce del giorno è indipenden­ aggettivale, allora dobbiamo tradurre
te dal sole, viene spontaneo domandare «e Dio disse: Si faccia chiaro 1»-, La fa­
se per TA.T. la luce e ie tenebre ab­ mosa ‘creazione della luce’ non sarebbe
biano costituito delle sostanze ebe si allora che l ’alba del primo mattino o
trovavano nello spazio cosmico. Una ri­ del primo giorno del mondof conforme­
sposta affermativa a tale domanda sem~ mente alla descrizione della creazione

W Le poche volte in cui ciò avviene si tratta 31 L'asse del secondo tempio era probabilmen­
solitamente di un riferimento al calare del te parallelo di muro meridionale dell’area del
sole. tempio d’Erode.
33 L M org kn stekn : HUCÀ 21 (794?) 388. -► A a l e n 83 n. 23,
». F.S. H gllis in: Myth ani KitusU ed. S ii, 34 E*. 10*23; Zacb. 14,7; forse anche Gen, 44,
flooKai (London 1933) 91 ss. e, già prima, 3 (senza hjb)\ 1 Sam, >9,10 (’wr potrebbe esse­
C.V.L. C h a k l i e r : ZD M G 5 8 ( 1 9 0 4 ) 3 8 6 ss. re qui verbo).
335 'of (S, Aalen) (l,i 7 i | 33 €

in lo b 38,7.12, Piuttosto l ’oscurità di notte. L ’oscurità è «potenza caotica or­


Gen. 1,2 sembra concepita come una so­ dinata» 37. D io è creatore sìa della lu ­
stanza autonoma in quanto essa esiste ce che delle tenebre (Is. 45,7); la sua
prima della prima notte; ma dobbiamo potenza e la sua bontà superano l ’oppo­
sempre tener presente che il narratore sizione di luce e tenebre (Pr. 139,12);
non pensa in termini fisici, bensì teolo­ egH «cambia l'oscurità in aurora ed o ­
gi co-csistenziaìi. scura il giorno in notte fonda» (Am. 5,
8), Con la creazione Dio ha fatto ini'
z. Luce e tenebre nelVesistenza umana zlare l'avvicendamento dei dì e delia
a) Nonostante Pass od azione di tene­notte che costituisce il tempo ed è eie*
bre e caos in G en. i }2 l'oscurità non è mento fondamentale del mondo (Gen.
considerata una potenza avversa a D b 8,22; Pw 74,13-16; 65,7-9; Ier. 33,25;
c nell'A.T, non c ’è traccia alcuna di una lo b 38,4-15)J6.
lotta tra luce e tenebre o di un duali­ Questo inserimento delle tenebre nel­
smo luce/oscurità. Né l ’oceano primor­ l'ordine del inondo e quindi nella vita
diale né le tenebre sono considerate qui dell’uomo non è comunque privo di
potenze caotiche nel senso di mitici av­ tensione. Il volere positivo di Dio è col­
versari di Dio, L'azione di D io non mi­ legato con la luce: la luce è detta ‘buo*
ra all'annientamento dei mare, ma al tiù’ f non le tenebre (Gett. 1,4), Nella v i­
suo contenimento entro limiti definiti, stone delTA/T, sono assolutamente e­
limiti entro i quali esso ha la sua fun­ scluse tanto l'idea di una derivazione
zione positiva nell'economia del mon monistica, cosmogonica o come che sia
do. Analogo è il caso delle tenebre: es­ della luce dall'oscurità (-> coll. 3*8 ss.)
se sono associate allo stato di caos (Gen. quanto l'idea di una comune origine
1,2; le r .4,23) e talora al mostro marmo delle due da tino stesso fondamento di­
od alle acque del mare {lob 5 $ s.; 26, vino primordiale,
13; Ir, 5,30; lù è 22,11} soltanto quan­ L ’inferiorità delle tenebre rispetto st­
do vogliono prevalere e superare 1 limi­ ia luce si manifesta per più rispetti; ia
ti imposti loro con la creazione del mon­ luce è associata alla vita b), le tene­
do. Benché l'oscurità sia inferiore per bre all’Ade (—> c) ed agli uomini malva­
dignità alia luce, pure con ia creazione gi (—■
» coll, 347 s,); la luce è figura di
essa è stata inserita da Dio nell’ordi­ felicità e benessere, l’oscurità di sventu­
namento del mondo, precisamente nel­ ra e rovina (-> coll. 342 ss.); le tene­
l ’avvicendamento ritmico del di e della bre sono concepite come una forza cao-

- * A alen i o ss .; m o lto sim ile è ia con cezio­ 39 V. moine H. R inggsen, Psalmen (1970)
ne egiziana: -*■ HOKNUffG: 7 4 7 8 ss. i i 2 s. a Ps, 1 0 4 ,1 9 - 1 3 .
337 (I>1 71 ) *or (S. Aalen) (1,172)338

tica potenziale (-» sotto); infine ci si ne il sole (Ps. 58,9; Eccl, 6,4 s.) e chi
aspetta che nella salvezza finale le tene­ è morto non vede più la luce (Ps. 49,
bre scompaiano per sempre (—> f ). 20; lo b 33,28). ’wr hhjjm , ‘luce della
Finché non sia giunta la fine e la pie­ vita' (Ps. 56,14; lo b 33,30) esprime in
nezza escatologica le tenebre rappre­ maniera pregnante questa sinonimia di
sentano il caos in potenza, la possibilità luce e vita, indipendentemente da co­
del caos come un mezzo che Dio può me si traduca40. Troviamo l ’accostamen­
usare. L'oscurità rende attenti alle ten­ to di luce e vita anche in Ps. 36,10:
sioni ed alla caducità di questo mondo e «Presso di te è la sorgente della vita e
del suo ordinamento. Come le altre po­ nella tua luce noi vediamo luce»41.
tenze del caos (mare, deserto), anche le La luce del giorno si rispecchia nella
tenebre rendono evidente la scarsa sta­ luce degli occhi (Prov. 29,13). L'accre­
bilità del mondo e lasciano intravvede- scimento di questa luce significa un au­
re la possibilità ch’esso cada nel caos. In mento della forza vitale e della gioia
quanto creatore, Dio può annullare la (Esdr. 9,8; Prov. 15,30; 1 Sam. 14,27.
creazione mediante le forze del caos: la 29)42. In questo significato è usata an­
irruzione anormale ed illimitata delle che la forma verbale h'jr (hif'il)43.
tenebre riporta il mondo alla condizio­ Quando la luce degli occhi vien meno
ne caotica primitiva (Ier. 4,23 s.; cfr. la morte si avvicina (Ps. 38,11; 13,4).
—> f). Ma finché rimangono entro i limi­ c) Nel regno dei morti (—> s'tvl) non
ti fissati loro con la creazione le tenebre c’è alcun avvicendamento del di e della
non costituiscono alcuna forza caotica39. notte: «è una terra d'ombra come te­
b) La superiorità della luce rispetto nebra, di oscurità senza ordine e quan­
alPoscurità si fa manifesta, tra l’altro, do si fa chiaro ( = giorno) è come te­
nell'associazione di luce e vita. SÌ trat­ nebre» (lob 10,22).
ta in primo luogo della luce naturale. d) La valutazione della notte (—>h$k,
Si vive soltanto se si vive alla luce: «ve­ —> Ijlh) è ambigua. La notte è il tempo
dere la luce» significa ‘vivere* (lob 33, previsto per gl’interventi punitivi di
28; 3,20), mentre i nati morti non han­ Dio (Ex. 11,4; 12,295.; 2 Reg. 19,35;
no contemplato né la luce (lob 3,16) lo b 34,20; cfr, Gen. 32,25 ss.), ma d’al-

39 Un tempo l ’esegesi era incline a scorgere 40 Ps. 56,14: Simmaco traduce ’wr bhjjm «lu­
nel racconto genesiaco un conflitto dualistico ce della vita»; i LXX (i[f 55,14) rendono inve­
tra luce e tenebre secondo il modello della ce la locuzione con (pw<; ^doviiov, «luce dei
lotta di Marduk con il mostro del caos nella viventi». —> A alen 64.
cosmologia babilonese: v, H. G u n k e l , Scbóp- 41 Probabilmente ‘luce* significa qui piuttosto
fung und Chaos (1895, *1921); J e r e m i a s , salvezza, via, orientamento. —> coll, 345 ss.
A T A O (‘ 1930) 42, J. P e d e r s e n , Israel 1-11 43 —►A alen 64.
464 ss. offre una concezione più sfumata del­ 43 Esdr. 9,8; Prov. 29,13; Ps. 13,4; 19,9; cfr.
l’opposizione luce/tenebre. Eccl. 8,i.
339 ( W 3) 'ór (S. Aalen) (1,173)34°

tra parte è anche un tempo regolato da quadro che va interpretato Os. 6,3 b,5 :
norme cultuali e quindi normale (Is. «L’uscita sua ( = di Dio) è certa come
30,29; Ps. 134,1), un tempo per la me­ l ’alba ed egli verrà a noi... il tuo ( = di
ditazione ed il ringraziamento (Ps. 16, Dio) diritto procederà come una luce».
7; 63,7; 92,3; 119,55.62). Il passo fa pensare ad una sentenza pro­
e) Nonostante questi aspetti positivi nunciata già all’alba (cfr. 2 Sam. 15,2) 46,
la notte è però priva del tratto decisi­ f) A l quadro del futuro dipinto dalla
vo, cioè dell’intervento salvifico di Dio. predicazione profetica non manca il par­
Questo si verifica quando fa giorno44; ticolare dell’oscuramento degli astri (—»
le benignità del Signore «si rinnovano coll. 329 ss.). D ’altra parte incontriamo
ogni mattino» (Lam. 3,22 s.). L ’azione però l ’idea che anche le tenebre finiran­
salvifica che D io compie la mattina si­ no e la luce di Dìo splenderà di con­
gnifica una restituzione della creazione tinuo su ogni cosa. Le minacce d’oscu­
che è minacciata dalle forze del caos ramento riguardano in senso generale
(Ps. 46,3 ss.). Similmente anche lo b 38, la luce del cielo (Ier. 4,23; cfr. Is. 5,
4-15 dice che non solo il mattino del­ 30) o esplicitamente gli astri, vale a di­
l ’aurora dei tempi, ma ogni mattino re sole, luna e stelle in eguale misura
significa un rinnovamento della crea­ (Is. 13,10; Ez. 32,7 s.; Ioel 2,10; 3,4;
zione: la forma della terra diventa vi­ 4,15). I corpi celesti divengono neri e
sibile (v, 14) ed Ì malvagi vengono al­ non emanano più alcuna luce. Am. 8,9
lontanati dalla terra (vv. 13.15). Tale è l ’unico passo in cui si menzioni soltan*
rinnovamento quotidiano della creazio­ to il sole. Quando gli astri si oscurano
ne non è connesso, come in E gitto45, il mondo è scosso dalle fondamenta, an­
con il sorgere del sole (-» coll. 318 ss.), zi diventa caos (Is. 5,30; 13,9; Soph. 1,
bensì col mattino. Questa valutazione 15; I o e l2,io ), ma soltanto per i pecca­
del mattino può dipendere da esperien­ tori (Is. 13,9; Soph, 1,16 s.; Ioel 2,11
ze fatte nelle difficoltà della guerra (2 ss.). Il tema di tale predicazione profe­
Reg. 7,5 ss.; 19,34 ss-> 46,6 ss.), sen­ tica è il giorno del Signore che si
za però dimenticare il probabile appor­ sta avvicinando (Am. 5,18.20; Is. 13,9;
to dell’uso di celebrare il giudizio la Soph. 1,14 5 .; Ioel 2,1; 3,4; 4,14; —>
mattina presto per garantire a chi era jwm), un giorno che per i peccatori è
nel giusto tutto l’efficace aiuto delle leg­ giorno di tenebre (Am. 5,18,20; Soph,
gi (Ps. 101,8; 2 Sam. 15,2; Ier. 21,12; 1,15; I o e l2,2).
lo b 7,18; cfr. Ps. 73,14). È in questo Lo squassamento degli astri riguarda

44 Ps. 5 ,4 ; 4 6 ,6 ; 8 8 ,1 4 ; * 1 9 4 7 ; I3°>6; i 43 *8 ; Paralleli importanti sono Soph. 3,5; Ps, 37,


Is. 8,2 0 ; 5 8 ,8 ; Os. 6,3. —►bqr, 6. —» coll. 349 s,
45 - + Ringgren 144 s.
M i [ l , 1 7 4 ) 'ór (S. Artidi) (W 4Ì 34*

sì la loro luce, ma ia primo luogo le be forse avanzare l ’ipotesi che la lam­


orbite ìoro fissate: quando Dio appa­ pada del santuario rappresentasse in
rirà l ’«esercito dei cieli» verrà colpito qualche modo D io '17.
(1^24,21-23). Secondo Lr, 60,19 il so­ Alcuni studiosi hanno cercato di far
ie e la luna saranno sostituiti dal­ risalire alle vigilie di cui sembra farsi
l'eterna luce di Dio, Viceversa trovia­ parola in certi passi (Pj. 134 ,1; Is. 30,
29) e quindi ad epoca veterotestamen­
mo affermato anche che nell'età escato­ taria le luminarie che, secondo fonti
logica la luce del sole e deila luna satà giudaiche, avevano luogo sullo spiazzo
resa più intensa (fj. 30,26). Probabil­ del tempio in occasione della festa del­
le Capanne. Ora è naturale, già per mo­
mente a monte di affermazioni sìmili tivi puramente pratici, che in una festa
c’è già Fide a, più o meno chiara, che notturna si faccia ricorso a 11'illumina­
spunterà un giorno eterno. Tale idea è zione artificiale cd ogni interpretazione
simbolica è pertanto secondaria. Le nu­
enunciata esplicitamente in Zach. 14,7;
merose ipotesi degli studiosi rimangono
nel giorno della salvezza «non vi sarà così incerte4®,
né dì né notte, ma anzi airora della se­
ra sarà chiaro» j il ritmico avvicendarsi I I I . USO TR ASLA TO R I W

del dì e delia notte è finito, vale a dire


r . Prosperità e salvezza
il tempo del mondo si è concluso. Il
'dualismo regolato' di luce e tenebre a) L'uso metaforico di luce e tene­
che era costituito dal ritmo del dì e bre nell'A.T. è quanto mai vario. Molto
della notte e dai moti astrali e che ap­ disuso è l'uso figurato della luce per in­
parteneva alla natura della creazione dicare la felicità, lì benessere e simili
presente viene sostituito da uno stato (Am. ^,18,20; lo b 1 7 ,12; 18,j s . ; 22,
di cose in cui dominano soltanto gior­ 28; Prov. 13,9; Lam, 3,2; Esth, 8,ió).
no e luce. Analogamente le tenebre significano
sofferenza e sventura (Jj, 8*22; I e r 23,
3. La luce artificiale 12; 5,18.20; Ps, 23,4; lo b 17^ 2 ;
L'illuminazione artificiale era fornita 29,3; Ijim , 3,2}. In testi di orientamen­
soprattutto dalla lanterna 0 lampada to religioso ìa luce simboleggia la sal­
(tttr o nèr. l o b i S ^ s .; ler. 2 5 ,10 ecc,)- vezza donata da D io (Jj* 9,1; 58,8; Pj.
Nel tempio c'erano delle lampade, ma 18,29; 3^>s°; 43*3; 97>i*; ^ 2 9 , 3 )
non è chiaro se ardessero anche di gior­ ed anche i vari verbi che significano
no {Bx. 2^,31 ss.; Lev, 24,2; iK e g .y , splendere possono essere usati neìla me­
49; 2 ^ , 13,11). Quando si consideri­ desima maniera quando ii soggetto è
no insieme 1 Sdm. 3,3 e 4,21 si potreb­ Dio (Ps. 18,29; l o b i 0,3). Ra-

Cfr. i candelabri menzionati in Zacb, 4,2. 43 A alen 58 n, 3.


343 (M 75 ) 'ór (S, Aalen) (W 5 ) 344

ri sono invece i casi in cui il sole sia c) Restiamo n d l’ambito dello stesso
simbolo del benessere, della felicità, del­ tipo di discorso quando si parla di «lu­
la salvezza (Iud, 5, 31; Ier. 15,9; Mi?/, ce di Jahvé» (Is. 2,5), della «sua luce»
3,20; —> smì), Talora invece della luce o della «sua lampada» (lob 29,3) oppu­
è menzionata la lampada, anch’essa fi­ re della «tua luce» (Pj. 36,10; 43,3),
gura della felicità, della fortuna, della sempre nella medesima accezione. A n ­
salvezza (—» nr)49. La lampada accesa che in questo caso i testi noli intendo­
nella casa è simbolo della prosperità e no parlare di una qualche luce che an­
della felicità della famiglia (Ier. 25,10; drebbe messa in relazione con la paro­
Prov, 31,18). la di Dio, bensì della salvezza che Dio
È probabile che vada ricercata qui dona, È su questo sfondo che va collo­
l ’origine dell’uso simbolico della lam­ cato anche Ps. 36,10: l’idea di ‘contem­
pada per significare metaforicamente la plare la luce* qui espressa non giustifica
continuazione della dinastia reale (1
Reg. 11,36; 15,4; 2 Reg. 8,19; Ps. 132, in alcun modo la percezione di una no­
17; cfr. 2 Sam. 21,17). Altri vogliono ta mistica. ‘Vedere la luce’ significa
vedere nella lampada preparata per semplicemente sperimentare la salvezza
l ’Unto in Gerusalemme (Ps. 132,17; 1
o la liberazione52,
Reg. 11,36) un concetto simbolico cul­
tuale oppure, partendo dalle premesse
della ‘regalità sacra’, tendono a identi­ d) Un caso a parte è costituito dalla
ficarla direttamente con la lampada del locuzione ‘luce del voltò dì Dio* che si­
santuario (-» coll, 341 s.). gnifica, all’incirca, ‘il favore e la bene­
b) Alcuni passi50 chiamano Dio stes­ volenza dì D io’ (Ps. 4,7; 44,4). Que­
so luce o lampada dell’uomo ovvero di st’uso linguistico si riscontra già nel­
Israele, ma sarebbe errato dare loro il l ’ambito profano (Prov. 16,15; lo b 29,
valore di affermazioni sulla natura di 24) ed anche in testi ugaritici e babi­
Dio giacché essi vogliono soltanto met­ lonesi (—» coll, 318 ss.). Il medesimo
tere in risalto la salvezza o l ’aiuto che concetto può essere espresso anche con
Dìo rappresenta per l ’uomo. Sostanzial­ il verbo: Dio «fa risplendere il suo
mente identiche alle parole di 2 Sam. volto» 6,25; P s.3 1,17 ; 67,2; 8o,
22,29 sono quelle di Ps. 18,29: «Signo­ 4.8.20; 119 ,135; Dan. 9,17). Anche in
re, sei tu che fai risplendere la mia lam­ questo caso è fuor di luogo qualsiasi in­
pada; Signore, mio Dio, rischiari le mie terpretazione mistica ed inoltre manca
tenebre»51. qualsiasi verbo di vedere.

49 Ps. 18,29; 2 Sam. 22,29; Prov. 13,9; 24,20; «tua luce»; Mich. 7,8; «una luce per me».
lob 18,6; 21,17; 29>3-
51 Per Is. 60,1 —* col, 354.
50 Ps. 27,1: «mia luce»; 2 Sam. 22,29: «mia
lampada»; Is. 10,17: «luce d’Israele»; 60,1: 52 Is. 9,1; 53,11: (LXX) e 1 QIs.
345 (1,17 5 ) *ór (S. Aalen) (1,176) 346

2. Vita e comportamento fine e la destinazione della vita, mentre


a) La metafora del cammino o della incespicare vagando nelle tenebre porta
via è nata dalla profonda convinzione alla morte (Ps. 56,14; cfr. anche Ps. 89,
delPA.T. che il centro di gravità della 16). Questo simbolismo oltre che alPin-
vita non stia nella contemplazióne teo­ dividuo può essere applicato a tutto il
retica, bensì nell’azione e nella vita pra­ popolo, con una possibile reminiscen­
tica. Questa simbologia fa già capolino za dell’esodo, quando Israele era guida­
nei passi succitati che parlano della lu­ to nel deserto dalla luce della colonna
ce di Dio (—> coll. 343 s,), ‘Camminare di fuoco (Ex. 13,21 s.; Ps. 78,14; 105,
alla luce di D io’ (Is. 2,5) significa ‘cam­ 39; Is. 42,16; 58,8; Nehem. 9,12.19).
minare nei suoi sentieri’ (Is. 2,3), cioè Un giorno, però, la luce del mattino
vivere secondo la sua volontà, Ma Pi- splenderà su Israele (Is, 60,1 s. —> col.
dea generale è che l ’uomo trova la stra­ 354 )-
da della prosperità e della salvezza; la b) Il motivo del camminare trova ri­
luce che Dio dona su questa cammino scontro nell’idea della legge o della sa­
indica la sua guida che protegge e con­ pienza come ‘indicatori stradali' e fonti
serva (Ps. 43,3; Prov. 4,18; lo b 22,28; d ’illuminazione. Senza questa luce che
29,2 s.; Is. 9,1; 42,16). gli rischiari il cammino l ’uomo procede
Nel medesimo contesto Ideale le te­ tentoni nell’oscurità (Prov. 6,23; Ps.
nebre caratterizzano la via dell’empio 119,105; Eccl. 2,13 s.). Gradatamente
che porta al traviamento ed alla perdi­ si fa qui strada un pensiero più astrat­
zione (Deut. 28,28 s,; Ier. 13,16; 23, to. La conoscenza e l ’interpretazione
12; lo b 12,24 s.; 5,13 s.; Prov. 4,19). della legge vengono considerate illu­
Anche il giusto (o Israele) non può pe­ minazione e sapienza: un segno concre­
rò evitare di dover talora camminare (o to di questo sviluppo è l ’uso del ver­
sedere: Mich. 7,8) nelle tenebre, Ma al­ bo ‘illuminare’ (h’}r, hif‘il) che, usato di
la fine del cammino tenebroso gli è solito in senso proprio, viene a signifi­
concesso di vedere la luce (Is. 9,1; 50, care chiarire} spiegare, far discernere
10; 53,11 [1 Q I s , LXX]) oppure, se (Pj.1 19,130 )53. Luce diventa sinonimo
proprio deve procedere nell’oscurità, lo di sapienza o discernimento, l’oscurità
fa alla luce di Dio (lo b 29,3). sinonimo di follia (Eccl. 2,13 s,; Dan.
Questo camminare nella luce può di­ 5 ,11.14 ; cfr. anche lo b 37,19.21; 38,
ventare persino un destino che abbrac­ 2; 22,11-14; Mich. 3,6). In questa ac­
cia tutta l ’esistenza. ‘Camminare al co­ cezione la luce è veramente una prero­
spetto di D io nella luce della vita* è il gativa di Dio (lob 12,22; 28,11; Dan.

5J Qui è però anche possibile che il verbo si­ gnifichi illuminare la via.
347 (V ?^ ) ’ór (S. Aalen) (1,177) 34»

2,22), ma il Signore rivela all’uomo c’è buio né oscurità in cui si possano


«ciò che è profondo e nascosto» (Dan. nascondere i malfattori»- (lob 34,21 s.;
2,2i s.). Non rientra in questo tipo di cfr. Soph. 1,12; Ps. 139,11 s,)55,
discorso l ’idea che la legge o la sapien­ b) N ell’A .T , troviamo soltanto qual­
za illuminino (h'jr, hif‘il) gli occhi od che accenno all’interpretazione simboli­
il volto (Ps. 19,9; Eccl.8,1): l ’illumina­ ca, che diventerà cosi comune ,nel giu­
zione indica in questo caso un rafforza­ daismo, secondo la quale le tenebre
mento della forza vitale, rappresenterebbero le opere dei malva­
gi. II passo che più si avvicina a ta­
3. Luce e tenebre nell’etica le idea è Prov. 2,13, dove «le vie del­
a) Tra la luce ed i peccatori esiste le tenebre» percorse dai malvagi rap­
una opposizione dì fondo. Ndl'antichi- presentano il loro comportamento e le
tà extra-biblica il punto di partenza per loro azioni. Altrettanto raramente la lu­
questa idea è il sole54, mentre l ’A.T, ce appare come simbolo della purezza e­
parla di luce. Peccatori, notte e tenebre tica individuale56. Solo in Is. 5,20 la lu­
sono omogenei, I peccatori «non cono­ ce e le tenebre sembrano essere sinoni­
scono la luce», cioè rifuggono il giorno mi del bene e del male in senso ogget­
(lob 24,16) e «si levano contro la lu­ tivo, Nell’A.T, i termini luce e tenebre
ce» (v, 13); di notte preparano i lo­ non vengono affatto usati in senso tra­
ro piani (v. 14; Mich, 2,1) oppure com­ slato per indicare la natura o il com­
piono le loro azioni; le tenebre sono il portamento delle persone, ma è molto
loro mattino, «sono familiari coi terro­ vicina a questa maniera di pensare l ’i­
ri del buio» (lob 24,17); si trattengo­ dea, vista più sopra (—» a), che la not­
no in luoghi oscuri da cui poi sferrano te e le tenebre siano l ’elemento in cui
i loro attacchi contro i giusti (Ps. 11, vivono e si muovono i peccatori57, Nel-
2; 74,20). PA.T. prevale però l’idea che l ’oscuri­
Per comprendere questi passi è im­ tà sia un nascondiglio per i malvagi ed
portante tenere presente il punto di vi­ un velo che impedisce di vedere i loro
sta dei peccatori: essi pensano di non misfatti, mentre la luce manifesta le o­
essere osservati da alcuno (lob 24,15), pere malvage scoprendole e denuncian­
neanche - così credono - da Dio (lob dole. È facile vedere come da questa
22,13 s.; P s.10 fi.11); ma per Dio «non concezione si sia poi sviluppato, me-

54 -» coll, 318 ss. Nell’A.T. abbiamo forse un luce del tuo volto».
primo passo in tale direzione in 2 Sam. 12,r i
56 Cfr. però lob 25,5.
s.; cfr. anche Num. 25,4.
Cfr. anche Ps. 90,8: «Hai posto davanti a 5? Cfr. anche Ps. 10,8 s,; Prov. 7,9 s.; Is. 29,
te le nostre colpe, i nostri peccati occulti alla 15.
349 ( W 7 ) 'ór (S, Aalen) (1,178) 350

diante un certo spostamento d ’accento, il diritto. Nella misura in cui il diritto


il ‘dualismo etico’ del giudaismo (cfr, ha la sua sorgente nella Torà (Lr.42,4;
Qumran, —> coll, 356 ss,), 51,4) anche la legge è in certo senso
c )È in tale contesto che si colloca una luce per coloro che vengono salva­
anche l’associazione del diritto (mispàt) ti. Inoltre il servo di Jahvé è presenta­
con la luce o con il m attino58. Valore to egli stesso come «luce delle nazioni»
determinante ha qui l’idea (espressa col (Is. 42,6; 49,6; cfr. 51,4) perché è me­
verbo j f o con Phif'il htusf) che il dirit­ diatore della luce, cioè del diritto salvi­
to viene alla luce oppure esce come la fico (e anche, naturalmente, della T o­
luce59. rà). Il costrutto genitivale rappresenta
Importante, ma molto controversa» è un genitivo oggettivo analogo, ad es.,
l'interpretazione di Is. 42,1-3 e 51,45. alla locuzione «la luce d ’Israele» (Is. 10,
dove abbiamo appunto questa termino­
logia. Qui il verbo jtos'f (ovvero ts*) 17; —> col. 343).
non può essere in alcun modo tradotto
con ‘portare’ o ‘insegnare’ (il diritto al­
I V . DIO E L U C E N E L L E T E O F A N IE
le nazioni)60. Il passo sembra piuttosto
voler dire che il servo di Jahvé fa ve­
nire alla luce, manifesta il diritto per r . In nessuno dei testi considerati fi­
il bene delle nazioni. Se il verbo js* in­
nora la luce costituiva un attributo per­
dica un oggetto, questo è la luce stes­
sa, cioè la manifestazione (v., ad es., sonale di Dio, ma si trattava sempre
lo b 12,22; 28,11). Anche la costruzio­ della luce naturale del mondo creato
ne di Mich. 7,9 e Soph. 3,5 va intesa in oppure della luce artificiale prodotta
questo modo.
dall’uomo. Questa netta e costante di­
In Mich. 7,8 s. è l’uomo stesso che stinzione tra luce naturale e persona di
si trova nelle tenebre, e Dio lo porta D io 62 è tipica della concezione vetero­
alla luce. Analoga è la situazione de­ testamentaria della creazióne. L ’A .T. e­
scritta in Is. 42,6 s. (cfr. 49,9). In que­ sclude nel modo più assoluto un’origi­
sti testi la luce non indica quindi sol­ ne teogonica della luce.
tanto la manifestazione del diritto, ma 2. È soprattutto nell’ambito delle
anche la salvezza dell’uomo che viene teofanie, e quindi ad un livello squisi­
compiuta con quella manifestazione. La tamente dinamico, che abbiamo un’as­
luce è la salvezza61 che viene manife­ sociazione della luce e delle tenebre con
stata, la salvezza che viene arrecata con la persona di Dio. Per chiarire questa

5:1 Per Os. 6,3,5 —►col, 340; ctr. Soph. 3,5; 61 Cfr. la presenza di questo termine in Is.
Mich. 7,9; Ps. 37,6, 49><$;
59 II verbo usato è js\ uscire\ venir fuori, hif'il
hwsj\ 62 Tale distinzione non verrà poi mantenuta
60 Cosi intende ancora —» A a l e n 90. nel giudaismo,
351 fI,x 7 S) 'ór ( 5 . A alen) (*>1 7 9 ) 3 5 *

afféLinaziorte non serve molto adden­ se1 ad esseri celesti {angeli) altri da D io
trarsi in un’analisi dei concetto di (Ez, S,a).
kbwdt gloria, il cui significato fonda­ 3. Complessa è però ì interpretazione
mentale non è 'splendore', bensì ‘pe­ di Ps, 104,2: «Signore,., ti avvolgi di
so’ Effettivamente un'associazione e- luce come di un manto». Dato che non
spiicìta di kàbód e luce non si riscon­ si tratta di una teofania, sembrerebbe
tra prima di Ezechiele {1,26-28; 10,4: naturale pensare ad un attributo per­
ndgab) 43,2) ed essa riflette uno sta* manente di Dio, Se questa ipotesi è
dio evolutivo avanzato. Nei testi più an­ corretta il passo viene a costituire
tichi ii concetto di kàbód è piuttosto un’eccezione n e lP A X Si pone anche il
accomunato a manifestazioni ignee (ad problema se Ja luce con cui Dio si co­
es,, E x .2 4,16 s .; L e v .$ t2$$<). Nel Pen­ pre sia una luce cosmica Il manto ri­
tateuco Ja luce appare come attributo corda la concezione de! deio quale man­
divino soltanto in connessione con la to della divinità, immagine ben nota nel­
splendente colonna di fuoco che guida­ la storia deile reJigioni67. 1 rabbini lesse­
va il popolo nel deserto (Ex. 13,21; 14, ro in questo passo una prova della loro
20), teoria dell'origine celeste della luce na­
Un termine teofanico indicante Ja lu­ turale della creazione, l i v .2 n va però
ce è il verbo -> hw ff t rifulgere t rispon­ messo in rapporto con lo stico prece­
dere (Deu(.3$f2; Ps. 50,2; cfr. 80*2; dente: abbiamo così un parallelismo tra
94,1); nello stesso senso ricorre il ter­ ia luce di cui Dio si riveste e la «gloria
mine *-> ngh64 che abbiamo già ricor­ e magnificenza» in cui si avvolge, D io
dato più sopra- In nessuno di questi trascende perciò il cielo fisico (cfr. Rr.
passi si parla, sìa pure lontanamente, *02,26 s.).
di una luce celeste65, NelTA.T, l ’inte­ 4-.N dl’j|.T . gli uomini generalmen­
resse è centrato esclusivamente su Dio te non partecipano della luce divina.
nella sua teofania e tale regola è osser­ Un’eccezione è costituita da Mosè la cui
vata anche in £*. 24,10 dove, del re­ pelle emette raggi luminosi (verbo qrn)
sto, abbiamo solo un lievissimo accen­ dopo l ’incontro con il Signore (Ex. 34>
no all’idea di luce* L'unico caso limite 29 s- 35)* Non è detto espressamente
in questo rispetto è forse quetfo di E- che i. raggi derivino da Dio, ma sembra
zediìele che attribuisce qualità ‘lumino­ che ciò sia pacifico6*,

-> A a len 73 ss. 60 Così intende l'esegesi rabbinica.


6* Cosi in Abac. 3,4 insieme con t y j Ps. 67 R. Etslkk, Weltctimantel und HimmelsteU
13 =■ a Sam. 22,13. 1 (1910) ss.
65 Solo col giudaismo si comincia a descrivere Cfr. ii termine kàbód in Ex. 33,18. li pro­
Dio in cielo. blema della partecipazione d’Israele alla luce
353 (M 79) *ór (S. Aalen) (1,180) 354

5. L ’esegesi della passata generazione nese ed impiegati per descrivere le teo­


ha cercato di stabilire in quale misu­ fanie dì Jahvé.
ra le concezioni solari influiscano sull’u­ 6. Scopo primario della teofania so­
so dei predicati luminosi di Dio nell’A. no la salvezza e la liberazione del
T. L'uso figurato del sole per designare popolo o del singolo credente. Questa
Dio o la sua azione salvifica è però abba­ concezione di fondo porta necessaria­
stanza raro nell’A .T . e l’unico passo che mente ad un’associazione dell’idea di
si può citare in questo rispetto è Mal. 3, teofania con la rappresentazione simbo­
20 69. NelPA.T. non c ’è traccia alcuna lica della salvezza come luce. Un segno
di quell’associazione tra sole, diritto e di tale associazione è l ’uso del verbo
morale che pure è cosi comune nelle ‘venire’ (—> b w ’ o sinonimi), per indi­
antiche religioni orientali (—> coll. 347 care l ’apparizione di Dio, insieme con
s.). N ell’A .T . troviamo invece traccia il simbolismo luminoso della teofania e
del paragone, così caro all’Oriente A n­ con simboli luminosi della salvezza.
tico, del re con il sole (2 Sam. 23,4; Abbiamo questi tre momenti in Deut.
cfr. Prov. 16,15; Iud- 5,31). 33,2, ma soprattutto in Is. 60,1-3.

Si è spesso avanzata l ’ipotesi che la questo importante testo escatologico


visione del carro in Ez. 1 dipenda dalle abbiamo il «kàbód di Dio» ed anche
raffigurazioni babilonesi del dio Sole70. il termine zàrab {Is. 60,1-2; cfr. Deut.
Abbiamo già affrontato più sopra (—>
33,2) al posto di una teofania, mentre
coll. 331 ss.) la questione dell’orienta­
zione del tempio e del rapporto tra tem­ Zàrab richiama anche il motivo del mat­
pio e sole equinoziale. L ’espressione tino e della salvezza. Quest’ultimo mo­
«luce della faccia di Dio» (—> col, 344) tivo mattino-salvezza è incluso anche
ha un precedente solare in Ugarit in
quanto il re è chiamato ‘ sole’ in conco­ nelle parole «alla tua luce»: la luce di
mitanza con tale locuzione (—> col. Gerusalemme è la salvezza che le viene
318). Un simile sfondo solare non si concessa (—> coll. 341 s.) oppure, se le
avverte invece nei testi babilonesi71
parole si riferiscono a Dio, è Dio stes­
né compare nell’A .T . Per il termine
teofanico hófia( la premessa è costitui­ so, il portatore di questa salvezza (—>
ta più dall’alba che dal sorgere del sole col. 343).
(cfr. lo b 3,4.9; 10,22). Secondo lo Alla base di questa immagine non
Schnutenhaus72 i termini jàsà\ hófU1 e
zàrab sono ripresi dalla terminologia c ’è il sorgere del sole, bensì l’alba, co­
dell’apparizione del dio solare babilo­ me risulta chiaramente dalla menzio-

divina secondo Is. 60,1.3; 62,2 è trattato più 7l) A d es., A . J e e e m i a s , Handbuch C 19 29)
avanti, —» 6. 363; -> A a l e n 82 n, 6,
69 In Ps. 84,12 lemeì non significa ‘sole’, ben­ 71 - > N ò t s c h e r , Angesìcbt 140 ss.
sì ‘fortezza, rifugio, difesa’. Cfr, il parallelismo
e Is. 54,12. -» xrh in Is. 60,1 s.; Deut. 33,2 11 S c h n u t e n h a u s , Das Kommett und Er-
non va interpretato in senso solare, —> 6, scheinen Gottes: ZAW 76 (19 6 4 ) 9.
35X (M8o) ’ór (S. Aalen) (1,181)356

ne esplicita di questa in Is, 58,8 (cfr. vicinanza soltanto come predicati d’I­
zàrab in 58,10) e del crepuscolo in 59, sraele (Is. 60,3; 62,2). Il giudaismo po­
10. In Is. 62,1 incontriamo il verbo js* steriore trasse da questo fatto l ’opinio­
che è connesso, come abbiamo già visto ne che Gerusalemme costituisse il cen­
(-> coll. 339 s. 349 s.), con il verdetto e­ tro cultuale di tutto il mondo anche
messo all’albaB. Anche il riferimento per il tempo escatologico. La concezio­
alla fiaccola ardente in Is, 62,1 rimanda ne giudaica e neotestamentaria della
all’immagine dell’alba74. ‘glorificazione’ escatologica del mondo
Tutta la pericope si colloca poi sul­ e dei giusti prende anch’essa le mosse
lo sfondo del ricordo della peregrina­ da Is. 60,1-3 e 62,1-2. Un parallelo ai
zione notturna nel deserto (cfr. Is. 42, versetti isaiani succitati è offerto da Ez.
16; ,52,12; —> coll, 345 s.). La peculia­ 43,2.5: qui l ’oriente rappresenta la sal­
rità di Is. 60,1 ss. è data dall’idea che vezza mattutina e la parola kà bód ri­
Israele stesso viene a partecipare della chiama la teofania. Nei capitoli succes­
luce in virtù dell’apparizione della luce sivi Ezechiele descrive poi l ’età escato­
divina (vv, 1,3), anzi a partecipare per­ logica che ha il suo centro cultuale nel
sino del kàbód (62,2). Con ciò il testo nuovo tempio.
non vuole però dire che Israele venga
a partecipare della natura divina (cfr. —* V. QUM RAN
col. 352) giacché esso non vuole essere Nei testi di Qumran abbiamo la se­
un’affermazione sulla natura divina, ma guente terminologia connessa con la lu­
sul dono che Dio fa ad proprio popolo. ce: ’wr, m'iur, k’jr, htoff e nwgh (1
volta). Nella tradizione liturgica del
Questo dono è lo stato perfetto della giudaismo la luce del giorno conserva
redenzione e della vittoria {Is. 62,2), la sua autonomia come nell’A .T. ( iQ S
che certamente avvicina il popolo a Dio. 10,1-3.10; iQ H 12,4-7; iQ M 14,13
s ,)75. D ’altra parte il sole è considera­
Le tenebre che avvolgono la terra ed
to «principio dell'ordine del mondo»
i popoli (Is. 60,2) significano tanto la (iQ M 17,6 s.), un’idea nuova rispetto
negazione della salvezza quanto la ne­ all’A .T .76 In modo tipicamente giudai­
co alla luce degli astri viene attribuita
gazione della vicinanza di Dio, Soltan­
un’origine celeste (iQ S 10,2 s,). La lu­
to in Israele c’è luce: solo mediatamen­ ce ( = benessere) e le tenebre ( = sven­
te Ì pagani divengono consapevoli che tura) vengono messe rispettivamente in
il tempo della salvezza escatologica è rapporto con la salvezza (intesa come
glorificazione) nell’eterna luce del mon­
iniziato e che Dio è vicino, essi vengo­ do di là ( i Q S 4 ,7 s.) e con la perdizio­
no cioè a conoscere tale inizio e tale ne eterna (iQ S 2 ,8 ; 4,13). Nella lette-

73 Os. 6,3.5; Ps. 37,6; Mich, 7,9; Is. 42,1.3; 75 C fr. - » A a l e n 106 s. 237 ss.
5M s.
74 E non al sorgere del sole. Cfr. lob 41,10 s. 76 Cfr. ìl calendario solare.
357 (x,iSi) *4 t (F. J, Helfmeyer) (1,182)3*8

r atura qumranica predomina un duali­ non significa un mutamento sostanziale


smo etico di luce e tenebre che fini* delibo m o77, ma Tappa rtenenza alla sfe*
sce nella concezione di due campi con­ ra della luce consiste nella nuova co­
trapposti, i figli e gli spiriti della luce noscenza e nella retta condotta. La fun­
da una parte, i figli e gli spiriti delle zione accusa trice e manifestatrice della
tenebre dall'altra (iQ S r,9 & .; 3,3*26; luce è scomparsa. Eppure la luce o lo
iQ M 1,1-17; *3>2-r6). Fonte della lu­ splendore di D io è concepito come un
ce portatrice di salvezza è D io (iQ $ i i , fuoco che consuma i peccatori (iQ H 6 *
y y , iQ H 7 ,2 5 ; 9,265.; d ie fa 18 s,; 1 Q M e4,17$,). Per il resto ìa
splendere la luce suii’uomo { iQ H 9 ,a 6 luce non è messa in relazione con la
s.) donandogli così salvezza ( i Q H 9,26- persona di Dio e non costituisce alcun
29) e soprattutto iìluminazione ( iQ S 2, attributo divino,
3; 4,2; 11,5)* Questa illuminazione S. A a l e n

u rm -> Viia
'tarjm —> givrl

n i» 'ò t

So m m a r io ; . i n . Uro teologico ;
1. ì veicoli del segno;
I. Q uestióni lessicali, 2. i tipi di segno;
I L U s o lin g u istico p rofano. 3. riepilogo.

77 l/unico passo che potrebbe dare adito a (1968); HrJ. K rau s, Gottesdienst in Israel
tale interpretatone è fofse r QH 7,24. ('1962); N. LoHFiiSftc, Der Bundesscbluss im
Lande Moab Redaktionsgeschicbtlìches zu Dt>
*6l BZ N ,R 6 (1962) 32-56; D. J .M c
O. B a ch li, Israel und die Volker — AThÀN T CARTHr» Treaty and Covenant. A Study in
41 (1962); fC. B a ltzek , Das Bundesformular Vornt in thè Attcfem Orientai Documenti and
5= W M ANT 4 ^1964); VP, E ic h k o d t , Der in tbe O .T, = AnBibl 21 {1963); M. N oth, tì-
Sabbai bei Hesekiel. Birt Beitrag zur blaeb- berlieferungsgescbìchte des Pentateuci} (*1948);
gesehichte des Propbeientextes in: Lex tua ve* H. D .P&euss, \J ch will m't dir sein!’ : ZAW
ritas, Festsehr. Junker (1961) 65-74] 80(7968) X39-I73; G, Q u e ll , Das Phànomen
E is s fe ld t, Hexateucbsynopse (1962); Id,, des Wunders im A.T. ini Verbannung m d
Binleitung in das A .T . (^964); V, Hamp, Ge~ Heimkebr, Festschr. R«dolph (1961) 253­
nus lìtterarium tn Wunderbericbten: Estudios 300; G, V, Rai>j Das formgeschicbtlicbe Pro-
Edesìdstioos 34 (1960) 361-366; j . Haspk- blem des Hexateucb = ThB 8 (Ji9&5) 9-86; K.
ckbr, Wunder im A.T., Theologische Akadc- H* Rbngsturp, «nrifjewv in; ThWb v ii (1964)
mìe n (196^) 2^56) F,J\ H e lfm e yer, Die 199*268; W . Richteh, Tradittonsgeschichtii"
Nacbfolge Gottes im A.T, = BBB 29 (1968); che Vntersuchungen zum Ricbterbuch — BBB
A,E, Johnson, Tbe Cuitic Prophet in Ancient xS (1966)^ li)., Die sogenannten vorpropbe-
Israel (Cardi#, *1962)1 C. A. K e lle r , Das tiseben Berufungsbericbte “ F&LANT 101
Wort O T B ats ‘ 0 fjenbarungsteichen Gottes*. (1970); L. R ost, Wtidewcchsel und altisraei-
Bitte philologisch-lheologische Begriffsuntersu- Utiscber Fesikalettder in: Das kletne Credo
ebung zum A.T. (1946); K ilt ah, Die Ver- un4 andere Studìen zum A.T. (196^) 101-112;
behsung lmmanuels Jes. 7,14 = SBS 3^ J. SCiiAJtBEur, Wa$ verstebt das Alte Testa■
359 (I>i83 ) *ót (F. J. Helfmeyer) (1,183)360

I . Q U E STIO N I L E S S I C A L I mwft ricorre soprattutto n d racconto


delle vicende dell’esodo, ma non vi si
1. L ’etimologia di 'wt> segno, è quan­ colgono affatto «toni apocalittici»8.
to mai incertal. Se il tau finale può es­ Un altro sinonimo è —> zkrwn9 che
sere considerato come desinenza fem­ chiarisce la funzione rammemorativa di
minile originaria2, allora il termine risa­ 'wt. Scopo dello zkrwn «è di salvare
le possibilmente ad una radice 'wh die dall’oblio qualche cosa degna di tradi­
significa però desiderare, bramare3. zione e di renderla sempre attuale»10,
Neanche il collegamento con il termine così che sembra logico tradurre il termi­
accadico ìttu 4, che talora indica il se­ ne con ‘ricordo’, nel senso di ciò che
gno oracolare, ci porta molto più avan­ richiama alla memoria e rende presen­
t i 5. te, attualen. Il carattere ufficiale di
2 .N ell’A .T . il sostantivo ’tot è usato zàkar risulta dal suo comprovato uso
78 volte, 75 delle quali viene tradotto nel linguaggio giuridico ove il verbo si­
nei LXX con ottiéielov 6. Dato che nei gnifica ‘rendere noto, trattare nella pro­
LXX crpetov si riscontra in tutto sol­ cedura giudiziale, pubblicare’ n.
tanto 125 volte è chiaro che il termine Un altro sinonimo dì significato affi­
serve precipuamente per tradurre *wt. ne a zkrwn è —> tw tfw ti3, ‘filatterie’
3. *wt ha nell’A .T . molti sinonimi
cheche
mette anch’esso in risalto l ’aspetto
Indicano la funzione o la natura d d se­ di 'wt> il segno che richiama qualcosa
gno. Il sinonimo più usato di % wt è alla memoria14.
m tvft1 che appare nella locuzione «se­ Similmente il sinonimo W 15, ‘testi­
gni e prodigi» quasi esclusivamente nel mone, testimonianza’, caratterizza l ’a­
Deuteronomio e negli scritti deuterono- spetto attestativo di *wt.
mistlci per indicare, anche indipenden­ mswt, ‘prove’ 16, indica i segni con cui
temente da ’wt, segni premonitori inte­ Jahvé prova il faraone: Dio ha messo
si a confermare, ammonire o intimorire. alla prova lui e forse anche gli Israeliti

ment unter Wunder} : Bibel und Kirche 22 7 Associato con 'tot nei seguenti passi: Ex. 7,
(1967) 37-42; G. S c h m it t , Der Landtag von 3; Deut. 4 ,3 4 ; 6,22; 7 ,1 9 ; 13 ,2 .3 ; 26,8; 28,46;
Sichem = AThANT 1 15 (1964); C. W e s t e r - 29,2; 3 4 ,1 1 ; Is. 8 ,18 ; 20 ,3; Ier. 3 2 ,2 0 .2 1; Ps.
m a n n , Das Loben Gottes in den Psalmen 78 ,4 3 ; 10 5 ,2 7; 1 3 5 ,9 ; Nehem. 9,10 ,
(*1963); Id., Grundformen propbetischer Re- 8 - » K e l l e r 6 1.
de ~ Beili. EvTh 31 (*1964); W. Z im m e r l i , 9 Associato con 'tot in Ex. 13 ,9 ; per Ios. 4,6
Erkenntnis Gottes nach dem Buche Ezechiel cfr. il v. 7.
= ThB 19 (1963) 41-119; Id., Ich bin Jahtve 10 K eller 64,
— ibidem 11-40; Id.: ThZ 5 (1949) 374-376.
11 K e l l e r 6 5. Cfr. P A H . d e B o e r , Ge-
Inoltre i commentari.
denken und Gedachtnts in der Welt des A.T.
(19 6 2 ) 1 9 ,3 8 5 .; W. S c h o t t r o f f , *Gedenken*
1 - » K e l l e r 146; - » R e n g sto rp 207.
im Alten Orient und im A.T. Dìe Wurzel
2 K e l l e r 146. zàkar im semitischen Spracbkreis — WMAMT
3 K o eh ler -B a u m g a r t n e r 1 2 o s . j cfr. però J.L. 15 (19 6 4 ) 229-328.
P a l a n c h e , Semantìc Notes on thè Hebrew 12 W olff (B K x iv i 2) 186 con ulteriore bi­
Lexicon (L eid en 1959) 3 s.; —» R e n g st o r p bliografia.
207 n. 5 1 : si prospetta l ’ipotesi che la radice 13 Usato insieme con 'tot in Ex. 1 3 ,1 6 ; Deut.
significhi fissare, determinare. i i ,i 8.
4 CAD 7,304-310; v o n S o d e n 405 s, 14 - » K e l l e r 65 s.
5 —» R e n g s t o r p 207; -»■K e l l e r 148 s , 15 Associato con 'tot'. Is. 19,20; cfr. Ex. 4,8.
6 H a t c h -R e d p a t h 1263 s. i4 Insieme con 'ioti Deut. 4 ,3 4 ; 7,19; 29,2.
( 1, 184 ) ’o/ (F. J. Helfmeyer) (1,185)362

per vedere se Io conoscono e riconosco­ soltanto perché vengono disposti in un


n o 17. Il sinonimo mwsr, ‘disdpìina, c- certo modo rispetto al tabernacolo. An~
ducazione1 !S, sembra indicare un*acce- che T episodio di Rahab si colloca in una
zione simile per 'tot. situazione bellica benché il segno richie­
Àitri sinonimi sottolineano invece la sto dalla donna e concesso dalle spie,
grandezza e la porenaa divina che si ma­ cioè il cordone scarlatto da legare alla
nifestano nei segni, soprattutto in quel­ finestra, sia più propriamente un pegno
li che accompagnano l ’esodo19. «Fatti' e rifletta così piuttosto una situazione
cola traente significativa è la sinonimici- giuridica nella quale il segno funge da
tà di }wt con dglf ‘stendardo', ciò che si garanzia ed indica l ’esistenza di un ac­
vede e si osserva» 20. cordo, I segni d ie Giobbe invoca (lo b
21,29) biella sua requisitoria contro il
I I . l 'o s o l in g u is t ic o p r o f a n o dogma della retribuzione sono prove o
esem pi23 a sfavore di tale concezione.
Il segno ha, pet definizione, una fun­ La sapienza empirica che sostiene Tar­
zione indicativa, rimanda da sé a qual­ go mentazio ne di Giobbe non conosce
cos'altro, Già questa semplice costata* l ’uso di ’ót nel senso di fsegni rivelato­
zione rende perlomeno inverosimile una r i’ ^
collocazione primaria de! termine 'tot
nell’ambito teologico31. Una simile ipo­
Come abbiamo visto è usato in
tesi sarebbe subito smentita di fatto
dalla quarta lettera di Lakis21, dove Ì □ria varietà di ambiti linguistici profa­
segnali di fuoco (>v|f| riga i o ) hche ser­ ni: nel campo delle comunicazioni mili­
vono per le comunicazioni tra una piaz­ tari come segnale d'informazione e di
zaforte e l ’altra* vengono chiamati an­
che h ( r ig a n ). Alle pratiche militari ri' riconosci mento; nella sfera giuridica per
mandano similmente gli stemmi familia­ comprovare un accordo e servire da ga­
ri (Num. 2>2 [PJ; cfr. Ps. 74,4) che de­ ranzia; nell’argomentazione della sa­
terminano la disposizione degli Israeliti
pienza empirica come prova od esen>
nell’accampamento. AUa base di tale di­
sposizione c ’è l'idea dell’accampamento pio. Tutti questi tipi di segno ritorna­
militare durante le ostilità23 e gli stem­ no poi anche nell’uso linguistico teolo­
mi familiari sono bandiere o stendardi
gico e ciò evidenzia la collocazione ori­
che non possono essere trasformati teo­
logicamente «in un segno di sicurezza ginaria della parola nell’uso lin g u is tic o

che garantisce l'ordine della grazia»M profano37, rendendo verosimile un’as-

17 C fr. -► Q u e l l *88, cfr. v .4 ) j m'Jftrtt atti (Deut. 11,3).


30 ~ * Q u f l l 2$2, dgl è associato co n *wt fri
11 Insieme con rwt\ £>er Deut, 11,3 cfr. v. 2,
Num, 2,2,
15 gdlht grandem (Joj, fé bzqb> ma­ 31 C osi - * K e l l e r 74 e passim.
no potente (Deut, 4,34; per 6,22 dr. v. a i j 7, 21 C fr, D oiW E & -R Ò L nG t94,io; R e n g sto rp
15; per **,3 cfr. v. 2; 26,8 ; per 34,1 x cfr. v, 2.0B.
12; ler. 32,27); zruf nttojb, braccio steso Cfr* A , K u s c h k e : Z A W 63 (79 51) 74-*°;S;
(^ # £ 4 ,3 4 ; 7,19; |wr ii£ j cfr. v, 2; 26*8; Ier, jM. N o ts i ( A T D 7 ) 24.
32,21;); Wr gdt, grande tenore {Deut. 4,34; 24 K e l l e r 144.
26,8; per 34>s * cfr. v. ra; Ier. 32,21), mlhmbt % ~ 4R E N fiST O R F lII.
fjuerra {Deut. 4,34); kbwdt gloria (Num. 14, Contro -> KELLEH47,
22); gdljtn, grandi giudizi (per Ex, 7,3 2? C osì anche Q u e l l 292} R e n g sto h f
3tì3 {r,i8j) ’Ót { F J . Helfmeyer) (1,185) 3&f

sunzione parallela o secondaria del ter­ montagne c la calma del mare dopo la
mine nell'uso linguistico teologico. tempesta (per Ps. 65,9, cfr. vv, 7.8), I
segni storici più noti sono le piaghe di
I l i , L;USQ t e o l o g i c o d i ’ót Egitto ed in genere gli eventi dell’eso*
x. / veicoli segnici do (Ex. 7,3 i 4,34; 6,22; 7,19 e
passim). Nella sfei* delle istituzioni sa­
«*wt, 'segno’, è un oggetto, un fatto*
cre sono segni la circoncisione (Gen. 17,
.un evento da cui si dovrebbe riconosce'
i i ) , il sangue dell'agnello pasquale (Ex.
re, apprendere, ricordare o intuire la ere’
13,9), la consacrazione del primogenito
dìbilità di qualcosa»: questa definizione
(Ex. 13,16), Ìl sabato (Ex. 3 1,13 .17;
di H. G un kel2* sottolinea giustamente
Ez. 20,12,20), gli astri (Gen, 1,14) ed
l'aspetto funzionale del segno giacché
il r iv e s tim e n to d e lim ita r e ( N u m . 1 7 , 3 ) .
non il veicolo segnico è importante per
un giudizio sul segno, ma la funzione del
2 . 1 tipi dì segno
segno stesso: non ìl veicolo, la materia
del segno, bensì ciò che esso comuni­ Gli oggetti o gli eventi che rientrano
ca. G li oggetti che servono da segni negli ambiti della creazione, della sto­
sono vari e diversi, come vario e diver­ ria e delle istituzioni sacre hanno, in
so è il mondo in cui avvengono, * virtù del loro carattere segnico,. un va­
Secondo il suo veicolo V*6t si collo­ lore enunciativo che supera gli oggetti
ca in diversi ambiti: la creazione, la sto­ o gli eventi stessi, Per ottenere tale va­
ria, le istituzioni cultuali. Va notato, lore, tale significato, è necessaria Pinter-
però, che tanto la creazione che le isti­ prerazione. Si pone pertanto il proble­
tuzioni cultuali sono spessissimo colle­ ma della funzione del segbo.
gate con eventi storici, in conformità Come per il veicolo, cosi anche per
con la tipica tendenza israelitica alla sto- la funzione del segno è vero che T ip e t ­
rirìzzazione. to più importante non è costituito dal
Segni nelTambito della creazione o carattere meraviglioso o sensazionale
della natura sono, ad es,, le lud del del segno stesso. Il segno non intende
firmamento (Gen. 1,14), l’arcobaleno infatti intimorire gli spettatori, ma me­
( Ge f t . g }x2. 13-17), la crescita dei pro­ diare una conoscenza o sollecitare un
dotti agricoli, le piante selvatiche, la se­ certo comportamento. I segni che Mosè
mina e il raccolto (Ir, 37*30), la cresci­ compie per ordine di Dio servono alla
ta meravigliosa (Jj. 5^,13), l fenomeni sua legittimazione (Ex, 3,12; 4,6.9.28,
celesti (Ier, 10,2), la saldezza delle 30), ma non devono semplicemente stu­

2 11 n. 78; Z im m erlt: T h Z 3 (2949) 374* a H . G u n k e l, Genesi*1 150,


37 6.
3tìj; ( I fi 8 6 ) 'Ót (K J. Hdfmeyet) (1,186)366

pire gli Israeliti, perché così fallircbbe- avvertimenti di Dio (Ier. 44,29), a rico­
ro il loro scopo, Benché i segni lo le­ noscere nel destino degli idolatri l ’ope­
gittimino, Mosè non li compie nean­ ra del Signore {Ez. 14,8) ed il suo inter­
che per accrescere la propria gloria vento a favore del proprio popolo (Pj,
personale; i segni, infatti, legittimano 86,17). -

lui come inviato di Dio e insieme ga­ a) G ià questa semplice esposizione


rantiscono l'attendibilità del messaggio dei testi ci permette una prima classifi­
con cui egli è stato mandato ai pò* cazione dei segni in base alla loro fun­
polo, Similmente i segni compiuti da zione. La semiosi mira qui ad una co­
Dio in Egitto non hanno lo scopo ul­ noscenza, i segni sono quindi segni co
timo di spaventare il faraone ed i suoi, noscitivi ( Erkenntniszeicben) le cui pre­
bensì di fargli sapere «che io sono Jah­ messe divengono evidenti soltanto se
vé» (per Ex. 7,3 cfr. v .5 ) ovvero «che essi vengono considerati in un contesto
io, Jahvé, signoreggio in mezzo al pae­ più ampio.
se» (per Ex. 8,19 cfr. v. 18), Il medesi­ Come ogni altro atto di Dio anche ì
mo effetto dovrebbero avere sugli Israe­ suoi segni mirano a comunicare una co­
noscenza e da ciò deriva <da componen­
liti i segni divini compiuti durante l ’e­ te imperativa dell’affermazione gnoseo­
sodo: il popolo deve giungere a cono­ logica»29. Il nesso tra segno e cono­
scere e riconoscere Jahvé come suo u ­ scenza è così stretto che — con riferi­
mento ad un'flflfermazione gnoseologi­
nico Dio (per Deut. 4,34 cfr. v. 35);
ca — conoscere significa qui, in pratica,
perciò Israele è accusato di non ave­ «rendersi conto, mediante il segno, del­
re, nonostante 1 segni ricevuti, «né la cerleaaa di una realtà»-* e T afem a-
2Ìone gnoseologica rientra «naturalmen­
cuore per intendere, né occhi per ve­
te nel processo semiosico» 31, più precisa­
dere né orecchi per udire» (per Deut. mente nell'ambito del segno probativo32,
29,2 cfr. v, 3). Alla base di affermazioni Ora l'affermazione gnoseologica si ri­
simili c'è l ’attesa, legata alla concessio­ scontra già nella tradizione mosaica pre­
sacerdotale, in J 331 e questo fatto d por­
ne del segno, che questo porti, come ta a domandarci a quale fonte apparten­
conseguenza della conoscenza comunica­ gano i segni, più particolarmente Ì se­
ta, alla fede (Num. *4 ,11), al pronto gni conoscitivi, l ì parere dello Zimmei1-
l i * riguardo alle affermazioni gnoseo­
ascolto della voce di Jahvé (Num, 14, logiche è confermato da Otto Eissfeldt
22), a prendere sul serio le parole e gli che attribuisce Ex. a ed Ex.

25 —►Z im m erlì, Hrkenntnh 67. I/afferroafcio- 31 Z ìm m erjl *, E rken n tn is 95.


jk gnoseologica (Erkentttttisaussagc) è quella 32 -► Z ì m m e r l ì , ibidem 98.
introdotta dalle patoìe «affinché tu sappia
che..,» o simili (ad. es. Ex- 8 ,1 8 ) .
3* —>Zimmehlt, ibidem 66.
34 ZiM M tuu.r, ìbidem 58; v, p, 61 per Ex,
30 Z im m erli , ibidem 33; cfr. -** R engs- ló\ M 8; IO>2-
TQRF 2 I T- 2 I 4 , 35 O . E i s s f e l d t , H exateucbsynopse 119 *,
lót <F, JHelfroeyer ) ( i , 188)363
3$7w aD

8,18.19; *°>2 a J 36. È così possibile ri­ to delie piaghe d'Egitto e la narrazio­
salire ai tempi della prima monarchia ne principale, affinità creata dal fatto
per l'uso di *ót nell'accezione di segno clic quello elabora appunto il tema cen­
conoscitivo. Tale uso di }ót è perfetta­ trale di questa, cioè che quanti parte­
mente conforme alla caratteristica tema­ ciparono all'esodo sperimentarono l’aiu­
tica di J con Ìl suo accento sulla « a f a ' to di Dio contro l ’opposizione tentata
mattone della signorìa d i Dio nei ri­ dagli Egiziani al Mare delle Canne. È
guardi dei nemici del suo popolo ed an­ molto probabilmente quest’ultimo e­
che deilo stesso Israele»J7. Ritroviamo vento che sta a monte della storia delle
il caratteristico universalismo del docu­ piaghe4J e non già il rito pasquale M. V i­
mento jahvista38 in Ex. 8,18.19: il fa­ ste in tale contesto le piaghe sono se­
raone deve rendersi conto che Jahvé è iì gni da cui Israele, impotente davanti ai
Signore anche in terra d'Egitto. Tipica grandi di questa terra, può conoscere la
di J è anche la concezione teocentrica forza e l ’aiuto del suo Dio. Nella sto­
della storia: «Dio è il vero plasmatore ria d’Israeìe non sono certo mancate le
di tutta la storia» ì9, Com'era da aspet­ occasioni che rendessero necessario il
tarsi, anche questa concezione riaffiora ricordo di questa realtà: si può pensare
nell'uso jahvista di *ót inteso quale tanto al tempo della conquista di Ca­
segno conoscitivo: la conoscenza segue naan quanto all'oppressione filistea o as­
l'azione di Jahvé; Pacione divina costi­ sira; ma, dato che i segni operati da
tuisce quindi il presupposto necessario Jahvé in Egitto vengono ricordati so­
delia conoscenza40. prattutto nel Deuteronomio, sembra
Rispetto alla storia delle tradizioni il naturale supporre che l'epoca delPop-
racconto delle piaghe d'Egitto*1 non pressione assira sia stata particolarmen­
rappresenta altro che un complemento te adatta a suscitare la memoria dei se­
della narrazione principale dell 'uscita gni compiuti in Egitto, Naturalmente
dall'Egitto aggiunto nel corso della sto- questa considerazione non stabilisce ìl
ririm zione del rito pasquale e deli'uc­ possibile termine a quo della storia del­
cisione dei primogeniti egiziani. È un le piaghe e dei segni ivi narrati. Anzi
racconto che si stacca dal resto della l'origine della storia rispecchia un’epo­
narrazione «per it suo stile da saga più ca in cui Jahvé si manifestava chiara­
recente e accurato»42. D i conseguenza mente più forte dei potenti di questo
questo episodio e Puso di *òt neilJac­ mondo. G ii Israeliti provarono questa
cezione di segno conoscitivo non ap­ realtà nelPambifo della guerra di Jah­
partengono a quei racconti del Pen­ vé, quando le tribù occuparono con
tateuco che possiamo considerare anti­ le armi il paese di Canaan, e nelle vit­
chi dal punto di vista della storia delle toriose lotte contro i popoli confinanti
tradizioni, Tale costatazione non annul­ condotte sotto la guida di Davide. Ciò
la certo l'affinità esistente tra il raccon­ coincide grosso modo con l'epoca dì

w O. E i s s f e l d t , ibidem 122 *; 126* # A questo racconto appartengono appunto


37 S e x x in -F o h rììr, Binicitung in das A.T.yù £*- 7,3-0 ); 8,(18)19; *0,3,
(19É?) 162.
41 N o th , Xiberliefermgsgeschichtlicbe Studim
38 S e l l i n-Fohhee, ibidem 163,
X. Pètit. 70; cfr, 7077.
39 A. WmsfiK, Eìttleìtung iti das AT.4 (1966}
4Ì -^H asfeckbr^ .
95*
Cfr. » * Z im m erlì, Erkentunis fio; -► coJl. 44 Come sostiene Noth, tìbertìeferungsgesch.
390 s. per 1 Sam. 10,9. St. 72-207,
3 Ó f> (vsa) ' ó t (F .j. Helfmeyer)

composizione di J» al quale va assegna­ dei segni conoscitivi. La risposta più


ta {anche in base a considerazioni sto- facile a tale interrogativo si ha per Ex.
tko- tradiz tonali) l'elaborazione del rac­ un testo che presuppone la cosid­
conto delle piaghe, A favore di questa detta 'domanda del figlio" (Kinderfrage)^
tesi gioca anche la collocazione (general­ come è contenuta implicitamente in Ex.
mente ammessa) di J nel regno di Giu­ 13,8 ed esplicitamente in Ex. 13,14 e
da che sembra il più adatto a spiegare > Deut* ó ji0. In tutti questi testi si par­
per la sua posizione geografica, il colo­ la inoltre proprio dei segni che hanno
rito egiziano del racconto delie pW accompagnato l'esodo. La risposta alla
g h e 4\ ‘domanda del fìgììo’ costituisce quella
L ’analisi storico-morfologica patte, che Zimmerlì chiama una «costatazione
com’è naturale, dalla ricerca del Sitz im posteriore di tipo om ologico»31.
Leben delle affermazioni gnoseologiche In Deut, 1-4,40 si accertano due trac­
clie compaiono iti «preghiere, in sezioni ce del cosiddetto fformulario dell’allean­
narrative, in costatazioni posteriori di za* {Bundesformular)51. In questa se­
tipo omologico, ma anche ne! discorso zione la teologia tratteggiata nella peri-
pa ren etico » % Il loro Sitz im Leben cope 4,32-39 segue «nel suo svolgimen­
originario potrebbe quindi essere visto to... il decorso di una storia precedente
nell’area del3a consultazione ora coiai e e antica» Ma l ’accertamento dì ele­
di D io 47, ma poiché Paflermazìone gno­ menti del formulario dell’alleanza non
seologica è a sua volta una forma del implica la presenza del formulario stes­
discorso composta con l'inserimento so ed è pertanto più naturale supporre
della formula tipica deIPautopresenta- come possibile Sitz im Leben di Deut.
zione divina 'io sono Jahvé* * # ci tro­ 4,32-38(40) la predicazione della legge
viamo davanti anche al problema del che sottolinea, come suo tema partico­
Sitz im Leben della formula di autopre- lare, i motivi per cui bisogna riconosce­
sentanone. W alther Zim m erli4? ha in­ re Jahvé come unico Dio e Signore54.
dividuato i! Sitz tm Leben di tale for­ Questo Sitz im Leben spiegherebbe an­
mula sia nel!a proclamazione della legge che Puso dell’affermazione gnoseologica
nelTambito di un avvenimento cultuale nel contesto di una retrospettiva stori­
che nella teofania, inclusa la forma cul­ ca parenetica55. Il medesimo Sitz im
tuale ad essa connessa dcH’oracolo di e­ Leben va probabilmente attribuito an­
saudimento. Sempre secondo Io Zitti­ che a Deut, 29,2.3. Anche questi due
rne rii la formula di autopresentazione versetti sono inseriti ìn una retrospetti­
sarebbe stata probabilmente ampliata fi­ va storica parenetica (Deut, 29,1-7} che
no a divenire una affermazione gnoseo­ presenta i motivi per cui l’alleanza va
logica o nella sfera del culto o nel con­ rispettata con tutti gli obblighi che ne
testo della proclamazione del diritto derivano, ma non certo la preistoria del
divino. Ora, in questo ambito si col­ formulario d e lP a lie a n z a la quale già
loca anche la ricerca del Sitz im Leben da un punto di vista formale è tut-

45 C fr. N o t h , ìbidem 74 s, Z i m m e r l ì , ibidem 79.


45 Z i m m e r l ì , Brkenntnh 79. 52 -> Baltzer 41*43,
Cft. Zim m erlì, ibidem 98 con riferimento f? ->B altzer 43.
a 1 Sam, 6. 54 Per G. V.R àd (A TD 8!) $7 si tratta inve­
® Cfr, H* Z i m m e r lì , ìbidem 103, ce di ui^onaelia consolatoria per gl: esuli,
49 -► Zim m erlì, lek bin ]ahwe 18.14,^-*7 55 -» Z i m m e r l ì , Erkentìtnis 66,
® -> Zim m esli, Brkenntnis 103. K Contro il parere di B a l z e k 44;
37 i (r,iSp) 'ó t (F. J. Helfmeyer) (1,190)372

t'altro che unitaria57. È possibile che fettiva e corretta pratica giudiziaria»


Deut. 29,1-6° rappresenti un primitivo da cui probabilmente deriva62, il se­
testo cultuale58 connesso con la procla­ gno di Ier. 44,29 ha funzione di testi­
mazione della legge. mone (Is. 19,20; cfr. Ex. 4,8). La sezio­
La storia della quarta piaga (Ex, 8, ne precedente (in particolare i vv. 15­
16-28) acquista una funzione pareneti- 20) mostra che la notificazione è con­
ca proprio in virtù dell'affermazione nessa con una disputa ed è quindi
gnoseologica (v. 18), benché non si trat­ possibile che l’annuncio di un segno
ti propriamente di un testo parenetico, sia stato sollecitato da un interrogativo
ma piuttosto di una narrazione esposi­ della controparte circa il valore della
tiva59 il cui Sitz im Leben non può es­ notificazione divina.
sere più individuato. In questo episo­ Ez. 14 ,1-11 presenta una forma lette­
dio il segno non è costituito dalla pia­ raria mista in cui appaiono elementi del­
ga dei tafani in sé, ma piuttosto dal fat­ l'oracolo di rimprovero e del linguaggio
to che il popolo di Dio è risparmiato. È giuridico 63, evidente soprattutto nel v.
questo un motivo che ritorna anche in 8, giacché la minaccia di ‘rivolgere il
altri episodi (Ex. 9,4.26; 10,23; 11,7) e volto contro N .N / e di pronunciare l’in­
rappresenta probabilmente il filo con­ terdetto provengono proprio da quel lin­
duttore di tutta la storia delle piaghe guaggio64. Con l'inserimento dell’affer­
d'Egitto. Il quarto episodio tratta quin­ mazione gnoseologica il detto legale di­
di di questa esenzione o liberazione venta dimostrazione profetica65. Si ve­
(Ex. 8,19) d'Israele dalla piaga e ciò de, allo stesso tempo, che l'associazio­
giustifica il fatto che, nonostante il con­ ne delle due forme enunciative «così ri­
testo narrativo, almeno in Ex. 8,18 s. si conoscerai che io...» e «io sono Jahvé»
vedano tratti parenetici. ha evidentemente la sua origine nella
Più o meno Io stesso vale per Ex. 7, sfera giuridica66. In tale contesto il se­
3.5 in quanto il collegamento dei segni gno assume la funzione di prova o di
con l ’affermazione gnoseologica parla conferma della veracità in senso giurì­
un chiaro linguaggio teologico che, pur dico.
ponendosi in un contesto narrativo, è Generalmente si considera Ps. 86 un
parenetico. lamento individuale67 nel quale l'orante
Ier. 44,29 fa parte di una ‘notifica­ invoca un segno di salvezza (v. 17). An­
zione di giudizio' (Gerìchtsankundì- che se il salmo si colloca naturalmente
gung )00: il v. 25 precisa il delitto, il v. nella sfera cultuale non è detto che il
27 la sentenza, i vv. 28 e 29 le conse­ segno possa essere soltanto un oracolo
guenze dell’intervento divino: si vedrà di esaudimento68.
che la parola di Dio è verace61. Se la
Le forme letterarie che abbiamo rile­
notificazione di giudizio ai singoli indi­
vidui nella sua forma preletteraria è an­ vate nell’analisi dei testi in cui sono
cora molto vicina agli «elementi dell’ef­ menzionati i segni conoscitivi ci forni-

M cC a r t h y 138; G. v. R ad (ÀTD 82) 128. 62 —> W e s te r m a n n , ibidem 122.


57 Così anche —» B a l t z e r 44. 63 W. Z im m e r lì (B K x m 1) 302.
58 Così —> L o h f i n k 38. 61 W. Z r M M E K H , ibidem 3 1 1 .
59 Cfr. —> Z i m m e r lì, Erkenntnis 79, 65 W. Z i m m e r lì, ibidem 312.
60 Per questo genere di annuncio profetico
65 Cfr. W. Z i m m e r l ì , ibidem .56.57.
cfr, W e s t e r m a n n , Grundformen 120 ss.
61 Per la struttura della pericope cfr, —> 67 H.J. K r a u s (B K x v 1) *96.
W e s t e r m a n n , ibidem 122. 63 Cfr. H.J. K rau s, ibidem 599.
373 ( W i) ’ói (F, J. Helfmeyer) (1,191)374

scono preziose informazioni circa la duale (Pj. 86) richiama l ’attenzione sul­
funzione dei medesimi. Intanto abbia­ la situazione del segno (cfr. v. 17). Il
mo visto che tra le forme suddette pre­ lamento presuppone una situazione an­
vale la parenesi: ora la parenesi non gosciosa, una sofferenza, una necessità
vuole raccontare, ma motivare e spin­ nella quale l ’uomo è al limite delle pro­
gere ad un’azione, Nel quadro della re­ prie possibilità, ad un limite che può es­
trospettiva storica parenetica la men­ sere superato solo da Dio con un se­
zione dei segni motiva l ’esclusivo rico­ gno69. Anche in questo caso il segno
noscimento e culto di Jahvé (Deut, 4, vuole essere una motivazione: non solo
34 s,) ovvero la fedeltà al patto (Deut. per la fede dell’orante nell’aiuto divi­
29,2 s.). Il segno deve inoltre permette­ no, ma anche per la confusione che as­
re di comprendere la serietà della divi­ sale Ì nemici quando si avvedono «che
na notificazione di giudizio, venendo tu, Jahvé, mi aiuti e mi conforti» (Ps.
così ad assumere funzione di prova, di 86,17).
segno probativo che ha la sua sede Il segno è quindi, per così dire, bi­
naturale nella vita giuridica (cfr. Ier. fronte: con una faccia è Dio, colui che
44,29; Ez. 14,8); anche in questo caso dà il segno, che guarda l ’uomo; con l ’al­
il segno offre il motivo per cui bisogna tra è l’uomo che riconosce la presenza
credere. Abbiamo notato (anche per la e l ’opera di Dio. Pertanto anche nel se­
presenza delPaffermazione gnoseologi­ gno conoscitivo abbiamo il riscontro, ti­
ca) un intento parenetico anche in Ex. pico della storia della salvezza, tra pa­
8,18 s. A l centro della quarta piaga c ’è rola di Dio e risposta dell’uomo, tra
la liberazione del popolo di Dio da que­ azione divina e reazione umana.
sto tormento e pertanto anche questo b) Un tipo particolare dì segno cono­
segno vuole motivare qualcosa, precisa­ scitivo è il segno protettivo (Schutzzei-
mente la fiducia d ’Israele in Jahvé. In­ chett)\ coloro che, ad es., incontrano
vece i segni menzionati in Ex. 7,3 vo­ Caino vengono a conoscenza, dal segno
gliono spingere gli Egiziani a conoscere ch’egli porta, della sua intangibilità.
Jahvé (7,5), non nel senso che essi devo­ Il segno di Caino (Gen. 4,15 [J ]) ser­
no credere e confidare in lui, bensì nel ve quindi a proteggerlo. Esso consiste
senso che ne devono riconoscere la for­ verosimilmente in un tatuaggio, forse
in un segno di riconoscimento tribale70.
za superiore. Anche in questo caso non
È invece dubbio che esso sia qualcosa
manca la funzione motivante. Infine la di più specifico, come propone il von
funzione del segno nel lamento indivi­ R ad71, o di diverso da un contrassegno
._
69 P e r il nesso tra segno e situazione critica V 4 7) 87 s.
cfr. -> S c h a r b e r t 40-42, 71 G, v. R ad , ibidem 88: «Evidentemente Ì
73 H. G u n k e l , Genesis1 465.; G. v. R ad (ATD Cheniti facevano vedere anche airestero que-
375 (M 9 t) ’ót { F .J . H elfm eyer)

protettivo, come propone il K eller71, vuti e di muovere alia fede, giacché i


Anche quello menzionato in E x t 12} segni avrebbero dovuto condurre Israe­
13 (P) è un tale segno di protezione le «ad una fiducia assoluta nel suo
dai quale Jahvé o il distruttore ricono­ D io » 17. La medesima morale si desu­
scono le case israelita e «passano oltre»* me anche dalla storia di Caleb in Detti.
Il segno dato coi rito dell'aspersione di 1,22-46: anche qui si ricordano le ope­
sangue serve da «protezione» 7i. L'a­ re di Jahvé in Egitto e nei deserto
spersione dei sangue era verosimilmen­ {Deut. r,30 s.) e la mancanza di fiducia
te, in origine, un mezzo per tenere lon­ d'Israele in Dio (1,32). D i là delia sua
tano ìl distruttore7*. immediata concessione e azione il se­
c) Affini ai segni conoscitivi sono i gno esercita dunque una durevole fun­
zione di suscitatore deila fede. Per
segni della fed e {Glaubettszeichen), cioè
quanto riguarda il caso di Caìeb78 i se­
quei segni che non suscitano espressa­ gni menzionati in Num. 14,11*22 sem­
mente ia conoscenza di Jahvé* bensì la brano aver avuto effetto su Caìeb che
fede in Jahvé e la sua adorazione. Essi è rimasto «perfettamente obbediente» a
Jahvé [Num. 14,24; 32,12; Deut, 1,36;
sono dunque segni che, per dir così* fon­ los. 14,8,9.14; Ecclus 46,10) 79.
dano ia fede. 11 ricordo
dei segni compiuti da Jah­
I segni con tde funzione si colloca­vé in Egitto persegue anche in Deut.
no soprattutto nella letteratura de utero­ I r , 3 intenti pa rene deh i segni avrebbe­
nemica e deuteronomistica. Num. 14, ro dovuto muovere Israele ad amare
!Huss. «presenta un linguaggio ed una Dio e ad osservarne i comandamenti
prospettiva tipicamente deuteronomista (cfr, v. r). Anche se nella sezione Deut.
ci» e sembra un'aggiunta posteriore al­ 10,12-11,31 abbiamo elementi del for­
la storia dell’esplorazione delia terra mulario dell'alleanza e la perkope 1 1 ,2­
promessa, che b sostanzialmente jahvU 7 somiglia alla storia precedente di que­
sta * , Cosi anche il giudizio di Jahvé in sto formulario1®, pure non si può fare
Num, 14,22,23 * è formulato in termi­ a meno di notare che «le componenti
ni deuteronomtstici76, Il ricordo dei se­ del formularlo.,, qui non compaiono nel
gni nella storia deiresplorazione di Ca­ loro ordine tradizionale», ma piuttosto
naan e nell'episodio di Caleb [Num. 14, «in una composizione di stile pareneti­
1 i b,22 ) funge, nel contesto, da motiva­ co» !l. Qui non si tratta del formulario
zione per il castigo divino ed La lo sco­ dell1alleanza, bensì di una parenesi che
po parenetico di mettere in guardia nella sua panoramica storica retrospet­
dall 'incredulith nonostante i segni rice­ tiva tradisce* per la composizione stiliz-

sta loro appartenenza a Jahvé, mediante un 11 M, N oth, ibidem 96.


sej*no tribale, una specie di tatuaggio». 73 Relativamente alla storia delle tradizioni, la
71 Non È certamente un «segno protettivo ili storia di Calcb rappresenta un complemento
rivelazione» (—> K e lle r 75) giacché non si tiei temi principali dd Pentateuco, Quando fu
natta di conoscere o riconoscere Dio, bensì inserita nel Pentateuco vanne aggtcgata al
Caino. Cfr. R en gsto rf 213. complesso narrativo riguardante il viaggio nel
7Ì —»RosT 104, Il rito apotropaico veniva ef­ deserto. Cfr. NfOTH, t). Pi. 144*149.
fettuato probabilmente prima di cambiare it
73 Per ìa terminologia cfr, HBLmEYGR 95­
pascci o.
103, ’hrj.
74 Cfr, anche M, N oth (ATD 69.71.
« M. N oth {A ID 7)96. » G. v. Rad {ATD 8) 59.
76 M, Noth, ìbidem 97. 81 G. v. Rad, ìbidem 59,
3? 7 (M 9 3> 'Ó t (F, J, Helfmeyer) % W ) 378

zata c per la formulazione, un certo «ac­ va va presupposta per i segni che ac­
costamento del genere dell’inno» ® compagnarono l ’esodo ricordati in Deut,
13*2.3: la doppia menzione dei 26 >8, I segni precedono l ’ingresso nella
segai in questo passo appare in un ca­ terra promessa e costituisco no, insie­
so giurìdico, esposto in forma c a s is t i­ me con questo, ìl motivo per l ’offerta
ca, il cui nucleo va ricercato nei vv. 2, delle primizie. Mediante l'offerta e la
3 e 6 “ * Mediante il collegamento con recitazione di un sommario storico96 l'i­
aggiunte parenetiche (vv, 4b,^,6b) il pri­ sraelita professa la propria fede in Jah­
mitivo testo giuridico viene mutato in vé che io ha portato dall’Egitto in que­
una parenesi giuridica che intende met­ sto paese. La menzione dei segni che
tere in guardia da prof ed and] ah visti, accompagnarono l’esodo avviene qui in
Mediante segui, che talora possono an­ un formulario rituale®7 «redatto in uno
che verificarsi, questi profeti vogliono stile tipicamente deuteronomico-pare­
convincere Israele a seguire gli dèi. Il ne tico» BS forse sul modello del canto in­
segno dovrebbe perciò tendere credi­ dividuale di ringraziamentoB9. A favore
bile il loro appello e sembra quindi es­ di quest'ultima supposizione parla la
sere «una conferma sensibile e visibile descrizione della situazione in cui Jah­
dei l'annuncio profetico operata dalla di* vé diede i suoi segni, situazione che era
vinità»®*, In questo modo esso è qua­ quanto mai critica (cfr. vv, 6.7),
si un segno di autenticazione non fa­ Una simile situazione difficile va pre­
cilmente distinguibile da un segno di supposta anche per Ios, 24,17* I segni
fede. Una lettura piana del testo fa pe­ dcìPesodo fanno decidere coloro che
lò vedere che in questo caso esso vuo­ Giosuè aveva arringati a riconoscere
le più motivare l'ubbidienza agli dèi Jahvé come loro unico Signore (v. 16).
che confermare la giustezza dell'annun­ Anche se Joj. 24 può essere considerato
cio profetico* Il fatto che si prospetti predeuteronomistico 90> pure i contatti,
h possibilità del compimento effettivo ad es., dei w . i 6 . i 7 b con la letteratura
del segno preannunciato (v. 3) getta deuteronomistica91 e l ’origine, perlome­
uria viva luce su come Israele giudi­ no formale, della narrazione dalla predi­
casse i segni. Non è il segno di per sé cazione93 indicano una certa parentela
che può costituire una valida motiva­ con la letteratura deuteronomistica. Lo
zione della fede; l'elemento decisivo è Schmitt riconosce tale affinità e in base
dato piuttosto dalla parolia che accom­ a considerazioni stilistiche ridene in
pagna il segno. E questa parola che di­ parte il passo di Ios. 24 come «uno sta­
ce a chi o a che cosa il segno spinga a dio preliminare della predicazione e del­
credere. DÌ conseguenza non c*è atcu- ia letteratura deuteronomistica» Nei
na rivelazione per segni che non sia ac­ vv, 17-18 abbiamo una professione di
compagnata da una corrispondente rive­ fede forse di origine cultuale9*.
lazione verbale che interpreti il segno05. Anche il segno che Isaia offre ad Àcaz
Tale rivelazione verbale interpretati- (fa, 7*i 1) dovrebbe destare la fede del

61 C osì, a cagione, G. v. Rab, ibidem 60. ** G , v* R ad ( À T D B) * t * 3.


91 C fr, -*» H e l f m e y e r 77-79. 89 -+ V.Ra» 12; Id. (ATD 8) 114.
Sf G r vt Ea» (ÀTD 8 ) <59- 90 - > S c u m it t 23,
Cfr. -»QuELt283, 91 —> S c h m it t 16 $,
S!i II co sid d etto cred o storico m inore: cfr. 91 -► S c h m it t 17,20.
v. Rad 11-16, 93 - * S c h m it t 2 1.
ni v. Rad ii-ió. 94 ->■ S c h m itt 64.
379 {r,*94) *ót (F , J, H elfm eyer) (1,194)380

r e ys, fargli perdete ogni paura (v. 34) e tivano invece il timore ed il giubilo, la
spingerlo a credere in Jahvé (v. 9) . Il « r e a z i o n e degli abitanti del mondo ai
segno è in stretto rapporto col contesto grandi atti del Dio creatore e vincitore
precedente giacché vuote rendere Acaz del caos» (vv. 7*8) 10°, I segni della crea­
certo dell’aiuto divino promesso e faci­ zione (fondazione delle montagne) e
litargli la decisione della fede 97, Perciò della conservazione del mondo (acquie­
l'offerta del segno avviene in un annun­ tamento del mare burrascoso) non sono
cio di salvezza cut Acaz non vuole pre­ soltanto grandi opere di Jahvé, ma an­
star fede dicendo di non pretendere che una rivelazione della sua potenza e
niente e d i non volere tentare Jahvé conducono così «all'adorazione del crea­
(v. 12): infatti chi chiede un segno ten­ tore e sovrano di tutta la t e r r a » a
ta Jahvé (cfr. Deut. 6>x6\ Ez. 17,2). A n ­ quella npocrxiWrì<n£ che ttova espressio­
che se questo commento del re può es­ ne in questo canto nazionale di ringra­
ser dovuto, nelle immediate circostanze, ziamento che per la forma sembra
a presunte consi delazioni politiche96, quasi un inno m. La sede pih naturale
pure esso riflette il fatto che in Israele di questo canto di ringraziamento ap­
si valutava negativamente la richiesta pare il culto*04. , .
di un segno, considerandola u n 'e s p lic ita A motivo della «fusione dei generi
ammissione di scarsa fiducia in Dio, letterari»105 non è invece possibile sta­
Quando si abbiano già prove dei razio­ bilire con certezza se anche Ps, 78 (il
ne divina nella storia ed una promessa cui v .4 3 menziona ì segni compiuti in
(il mantenimento della dinastia davidi­ Bgitto) si collochi nella medesima sede,
ca), pretendere ancora un segno signi­ È evidente la tendenza parenetico-dida­
fica tentare Jahvé, In una determinata scalica del salmo J06 che giudica la sto­
situazione di pericolo la fede doveva es­ ria «secondo i principi della storiogra­
sere possibile anche senza segni. N e t fìa deuteronomistica»ll)7, con il suo al­
l ’episodio in questione non sì tratta pe­ ternarsi dì azioni salvifiche di Dio, peo
rò deila richiesta, bensì dell’offerta di cato d’Israele, punizione divina, ravve­
un segno che dovrebbe facilitare Ja fe­ dimento e perdono. In questo contesto
de. Pertanto il rifiuto de Sofferta è una i vv, 43.42 trattano dei primi due mo-,
colpa ed ha per conseguenza (v. 14) un menti della concatenazione suddetta,
segno di sventura per Acaz, L ’annuncio Dio aveva motivo di aspettarsi che i se­
di questo segno è introdotto da làkén, gni compiuti in Egitto suscitassero Ja
‘perciò’, la particella con cui dì solito si fede e la fedeltà d ’Israele; ma avven­
apie Ja minaccia profetica Onesto se­ ne il contrario: «non si ricordarono più
gno infausto non servirà a suscitare in della sua mano» (v, 42), cioè non tras­
Acaz la fede, bensì a manifestare ìa sua sero le giuste conseguenze dai segni di
incredulità* Dio, non riconobbero la funzione dure­
I segni di cui si park in P j . 65,9 mo- vole e continua di quei segni, che era

ps -> S c u a k tjk rt 37: il segno serve a corro­ 1(17 G u n k e l , Psalme*? 272; Kkaus 449.
borare la paiola piroforica. salme??
163 C o sì H, G u n k e l , P 272; diverso è
M Cff. O , K a is e r 78; -> K ilia n 32, il parere di H.-J. K r a u s (R K x v j ) 449.
91 -> Kiliàn 31. J04 H, J, K r a u s ibidem 450.
Kiliam 33 s.
*os H. G unkel, Psalmen* 342.
59 -*-KiliàN35,
™ K r a u s (BK x v 5) 4^2. H, J . K raus (BK xv1) 539.
,0i H,-J, K raus, ìbidem 450, l{3?r H.-J. Khaus, ibidem.
3®1 ( W ? ) 'ót (F, J. Helfmeyer}

appunto quella di motivare ed assicu­ tem a111. Nessuna meraviglia, quindi,


rare il ricordo della sua mano, Cosi chc si pensi (anche per ragioni stilisti­
«alla luce dei miracoli di Jahvc... si ri* che) che Ex. 13,1-16 rappresenti una
velò il peccato del popolo* pcricope deuteronomistica VA, A questa
ipotesi si adatta bene il carattere pa-
d) Molto vicini ai segni dì fede sono* renetico della pericope il quale è mes­
come dimostra l ’ultimo testo esaminato so in evidenza anche dalla formulazio­
ne della prescrizione secondo il modu­
al punto precedente, i segni commemo­ lo della ‘ domanda del figlio* (13,8.14).
rativi {Erinnerungszeìschen) così chia­ Come la consacrazione dei primi par­
mati in quanto conservano Israele nella ti è un segno ed un segnale [tmtft) che
deve ricordare ad Israele l'esodo (Ex.
fede ovvero esprìmono la sua fede.
13,16), anche le affermazioni dell'unici­
L'uso di mangiare il pane azzimo de­ tà di Jahvé con le esortazioni connesso
ve essere per Israele «come un segno ad amare Dio [Deut. 6,4.5) e atl °bbc*
sulla tua mano c come un ricordo (zib dirgli (Deut. 11,13.22) servono da se­
kàròn) fra i tuoi occhi» per rammentare gno e segnale (Deut. 6,8; 11,18 ). Que­
l ’uscita dall’Egitto (jEx. 13,9). La mede­ ste parole115 rammentano ad Israele
sima cosa vale per ia consacrazione dei l'unicità di Dio e {'obbligo del l’amore
primi parti (Ex. 13,16). Il collegamento c del l ’ubbidienza verso lui. L'invito a
con l’esodo presuppone che la primitiva cogliere questo segno va collocato nel­
festività agricola sia stata già storiciz­ la predicazione della legge e forse116 nel
zata m ed è soltanto con tale collega­ culto, giacché il grido «ascolta, Israele»
mento chc l ’uso diventa un segno com­ anticamente apriva l ’assemblea cultun
memorativo, «un memento delVeso- le U7. È pertanto dubbio se sia corretto
do» m. Se le espressioni «un segno sul­ considerare pura «espressione figura­
la tua mano» e «un ricordo fra ì tuoi ta » Mfl il fatto che queste parole siano
occhi» indicavano in origine un tatuag­ chiamate segni e segnale. Un segno de­
gio ed un ciondolo pendente sulla fron­ ve essere percepibile coi sensi, altrimen­
te per indicare «l'appartenenza a deter­ ti non è un segno. L'esistenza muta di
minati cui ri» 1JI, Tuso di mangiare i pa­ queste paiole non può essere un segno;
ni azzimi può essere considerato «un lo è invece la parola predicata o [a pa­
segno che annuncia l'appartenenza de­ rola recitata nella professione di fede.
gli Israeliti a Jahvé» ll2. Percepibile coi sensi è anche il se­
Il Deuteronomio dà un'importanza gno che Giosuè fa porre in Gilgal do­
tutta particolare al ricordo, cioè allJat- po il passaggio prodigioso del Cborda­
tualizzazione degli eventi storico-salvi' no ( fos. 4,3,8.20), Le dodici pietre so­
fìci ed insiste continuamente su questo no un segno (v. 6) ed un monumento

«3 H/J, K rau s, ibidem 548, 115 Deut. 6,4-9 è «una catena di energici im­
lw Cfr. N o t h , tt. Pt. 51; K r a u s 6 j. Cfr. perativi»; G. v. Rad (A T D 8) 45; in Deut, u ,
W. SCHOTTHOFP, Op. CU. (-> fi. 1 1 ) ^ ^ 99- 18-21 abbiamo un'esortazione chc forse è sta­
la inserita secondariamente nel ■cnniesio (ìbi­
W W-
IH G . B e e k (HAT 1 3 ) 7 a. dem 61).
M. Noth (ATD f ) 79, ,,A Se il collegamento di Deut. 6,8 con 6,4 fc
m G ,E eer (HAT 1 j) 73. originale,
113 H a c h i .1 70 -7 4 .
114 M, N oni, 0 . Pt, 31 n, 106; j 1 ; It>. (ATD
tn G. v. Rad (ATD 8145.

^ ) 72-79‘ 118 G. v. Ra^ ibidem 46,


383 ( I , i 96) ’ót ffi. % Helfmeyer) (1,197)384

{zikkàrón, v. 7) eretto per ricordare «di coloro che hanno peccato ed hanno
«che ìe acque dei Giordano si seccato* pagato con la vita» per essersi ribellati
no davanti ali "arca del patto di Jahvé a Mosè e ad Aronne (Num. 16,1-3) e
quando essa attraversò il Giordano» quindi a Jahvé (16 ,11). Infatti Core e
(v. 7), L'interpretazione del segno è gli altri hanno peccato (come sembra
presentata come risposta ad una 'do­ risultate da Num. 1 7 , 5 ) proprio con gli
manda del figlio' {v. ó b) e d ò tradisce incensierim.
l'interno parerietico del testo, interes­ In questa sezione chc difende i di­
sato del resto anche a fornire una spie­ ritti degli aromi ti s'inseri sce tematica­
gazione eziologica delie dodici pietre119. mente il racconto della verga di Aron­
Non si può decidere con sicurezza se, ne (Num. 1 7 ,1 6-2ÓJ m . Come il rivesti­
relativamente alla storia delle tradizio­ mento dell'altare, così anche la verga
ni, sia primaria la versione della storia d'Àronne serve da segno ammonitore
che riguarda il Giordano o quella con* che ricordi ai «figli ribelli» (17,25) i
corrente che riguarda G iig a liM* La se­ privilegi concessi da Dio ai discendenti
de più naturale delia tradizione sembra di Aronne, Sembra evidente che que­
essere il santuario di Giigal, ove la si ste tradizioni siano state conservate o
conservava probabilmente come leggen­ persino create nei circoli sacerdotali. Ri­
da festiva1211 Secondo il Noth i w ; 6 e cordando ed insieme ammonendo, esse
7 di questa tradizione sono deuteromi- tendono a far rispettate i diritd deila
stici perché sono formulati in modo u* classe sacerdotale; in questa doppia
guale a Deut. 6,20.21 m . Questo fatto funzione i segni commemorativi si av­
e quanto abbiamo finora accertato chia­ vicinano ai segni ammonitori.
riscono la funzione parenetica del se­
gno che tiene desto, forse nel quadro e) I segni del patto sono un tipo
della lettura periodica di una leggenda
particolare di segni commemorativi. Ne
festiva, il ricordo del passaggio del
Giordano. Anche in questo caso ìl se­ sono veicoli segnici caratteristici l'ar­
gno è accompagnato dalla parola che cobaleno (Gen. 9 ,12,13,17), la circon­
interpreta. cisione (Gen. 1 7 ,n ) ed il sabato {Ex.
Come delle pietre qualsiasi non han­
no alcun valore di segno senza la paro­ 31,13 .17; Ez. 20,12.20). Questi segni
la che interpreta e senza un riferimen­ stanno in un rapporto differenziato con
to storico, cosi anche il rivestimento lì loro designato (fi patto). Mentre l'ar­
dell'altare ottenuto con gl'incensieri
cobaleno rammenta a Dio stesso il pat~
trasformati in lamine non può divenire
un segno senza il riferimento ad un to (Gen. 9,15.16 —> zkr), più precisa­
evento storico e senza la parola intet- mente la sua promessa di un patto
pretatrice {Num. 17,3)* Il rivestimento (Gen, 9,1 r e passim), la circoncisione
delimitare può invece essere 11n segno
( 1 7 3 ) ed un ricordo (17,5: zikkàrón) ed il sabato si rivelano a prima vista
]>erché è stato fatto con gli incensieri come obblighi richiesti dai patto, dal­

m M.NoTn(HATr 71) 3i. ia Cfr. M. Noth (ÀTD 7) 114.


m Cosi il N o t h , ibidem 27. m La pericope in questione va considerata,
insieme con Nnt7?. 17,1-6, un'appendice della
Così H.W. IlEiìTzimac (ATD 93) 3*. recensione levkica del Codice sacerdotale: cfr.
& M, Noth (IÌAT 1 f ) 37. M . N oth (ATD 7) 108.
3*5 ( W 7 ) ’òt (F. J. Helfmeyer)

l'adempimento dei quali dipende L'ap­ segno del patto (v. 11). Nell'area in cui
partenenza salvifica all’alleanza conclu­ è usata, la circoncisione è «un segno
distintivo della tribù e del culto» in
sa tra Jahvé ed Israele, In quanto ricor­
Israele «chi porta il segno,,, è parteci­
dano ad Israele il patto con jahvé que­ pe del patto di Dio» , Chi assume e
sti segni sono molto vicini ai segni com­ porta questo segno fa proprio il patto
stabilito da Jahvé e professa la sua fe~
memorativi.
de in lu iIJ2, In questo modo il segno
Andando oltre il racconto jahvista della circoncisione diventa un segno di
il Codice sacerdotale parla del patto professione di fede e, insieme con ìl
[Gen. 9 ,1-17 )i3S, cioè del primo dei tre sabato, l’unico status confessiottis de­
patti che scandiscono la storia del­ gli Ebrei in e silio l3i. Questo segno
ia salvezza. Ciascun patto è legato funge anche da contrassegno, in quan­
ad un segno particolare: il patto con to l ’indiconciso è considerato estra­
Noè all'arcobaleno; il patto con Àbra­ neo ed impuro {Jj\ ^2,1) ed in Israe­
mo a lk circoncisione; il patto con M o­ le è colpito dall'interdetto (Gen. 17,
sè al sabato. Per questa ragione la teo­ 14). Il testo non dice che la circonci­
logia di P è stata chiamata tbeologia sione oltre ad essere segno del patto
fa e d em m. Ora, vigendo, soprattutto in abbia anche la funzione di «garanzia
epoca preletterari a, l ’uso «di stabilire del patto» 134. A partire dal v. 10 il te­
tm segno in occasione di voti solenni, sto è formulato «secondo lo stile della
promesse ed altri trattati o patti, per legge»i:ii essendo articolato in obbligo
ricordare alle parti contraenti, al mo­ {vv. i o . i t ) , persone cui esso attiene
mento opportuno, il patto»1” , anche (vv. 12.13) e sanzione (v, 14).
l'alleanza noachita conosce un segno Anche la prescrizione del sabato
commemorativo, l'arcobaleno, L'iride (Ex. 31,12-17) è formulata come un te­
serve da «segno pet Jahvé stesso,,, per­ sto legale con la successione di obbligo
ché non dimentichi la parola data» (vv. 13.14* ) e sanzione (v. 1 4 *h ) 1Jt. II
Altrove nell'A,T. l'arcobaleno è invece sabato (-> ìb t)} è vero, non è detto e*
l'arco di Jahvé {Lam, 2^ ; 3,12) ed i spi latamente segno del patto t ma tale
fulmini sono le sue frecce (Pr, 77,18 s,; funzione gli compete perché è chiamato
cfr, Abac. 3,9*11). L'apparizione dell'ar­ «segno tra me e voi» (v. 13) oppure
cobaleno può allora significare che Dio «segno tra me ed Israele» (v, 17) ed an­
ha deposto Parco di guerra1W. che perché tale designazione è confor­
Nello spirito della schematizzazio­ me alla periodizzazione della storia del
ne sacerdotale della storia della salvez­ Codice sacerdotale, secondo ìl quale al
za, in Gen. 17 si ha il patto di Jah­ patto con Àbramo segue quello con
vé con Abramo. I vv, 1-8 contengono Mosè, ugualmente fornito di un segno
promesse, i vv. <M4 l'obbligo derivante che ne attesti ia conclusione. Tale se­
dal patto, obbligo che coincide con II gno assume anche il carattere di segnò

«s G. v. Rad (ATD i f $ ) n o . 131 O , P hocksch ( K A T 1 1 J) j i o .


m O i Pfi0CKSca(KATir j)483. Cfr. G. v. Rad (ATD 2/4’ ) 170 s.
127 H, G unkel, Genesis1 150. - m G. v. Rad, ibidem 170.
m H. G u n kel; ibidem. m O. Procksch (K AT i13) 51?.
O, P hocksch (KAT f- 1) 481- G, v. R ad m H , G u n k e l, Generis7 270,
(ATD a/47) ni, ^ I vv. 15-17 sono un'aggiunta secondatisi
130 Hi G u n k e ltGertesisJ 269* M. N oth (ÀTD jÉ 198.
3®7 (*,*9$) 'Ót (F J . Heìfmeyer} (1,199) 3SS

commemorativo in virtù delie parole sabato è il stgnutn externutn, mentre


«affinché si riconosca che io, Jahvé, so* l'elezione ed il patto sono ia grétta in­
no colui che vi santifica» (v. * 3 )137* Da terna cui il segno rinvia e che pone pre­
questo segno che, come la circoncisione, sentemente il segno.
è anche segno omologico e distintivo, f) Quello che importa non è il segno
Israele e tutto il mondo riconoscono
che Jahvé «santifica» (v. 13) Israele, in sé, ma la sua funzione. Il segno ha
che io ha cioè separato dagli altri popo­ pertanto una funzione servile giacché ri­
li, se ne è appropriato e Io ha posto sot~ chiama l'attenzione su qualcosa, attesta
to la propria particolare protezione.
o convalida qualcosa, come nel caso dei
Sia per forma che per contenuto
Ez. 20,12 coincide con Bk. 31,13. Tale segni attestativi {Bestatigungszeicben)
coincidenza non indica tanto una revi­ che talora vengono a coincidere coi se­
sione sacerdotale di questo testo profe­
gni conoscitivi e di fede.
tico 138 quanto piuttosto «che Ezechiele
proviene dalla tradizione giuridica sa* In Ex. 3,12 (E) Dio annuncia a Mo­
cerdotale» my poiché il sabato sembra se il segno che ne convalida la missione
solidamente ancorato nel testo di Ez. e lo assicura dell’aiuto divino Fatto
20 (vv. 12.13,16,20,21.24). In un lun­ strano, il segno non è per quel momen­
go rimprovero (Scbeltrede) che riassu­ to, ma si verificherà solo nel futuro;
me in una prospettiva teologica la sto­ «quando avrai tratto il popolo dalTE-
ria d’Israele, il sabato è considerato gitto, servirete D ìo su questo monte*.
un segno conoscitivo (vv, 12.20) che fa Il segno è dunque questo: Dio apparirà
conoscere l'elezione divina di Israele ad Israele proprio dove ora è apparso
{v. 20). Da parte d ’Israele esso è anche a M o s è I l fatto che questo segno sia
«segno omologico dell'alleanza con Jah­ trasferito nel futuro ha indotto a cre­
vé» 140; non propriamente, invece, «un dere che il v. 12 sia stato «evidentemen­
segno di garanzia del rapporto tra Jah­ te tramandato solo in modo frammen­
vé ed il suo popolo» ^ giacché dal con­ tario» 14S, giacché il testo non menzio­
testo (vv. 14,17.22) non sembra chc la na ii segno promesso a Mosè. Ma l ’A.
sussistenza dell'alleanza dipenda dallo T. conosce altri casi di segni che si
obbligo di osservare il sabato. Certa­ sarebbero verificati soltanto nel futuro,
mente con la festività sabbatica Israe* pur servendo da autenticazione o con­
le si ricorda di appartenere a Jahvé per valida di un messaggio divino per il
elezione e patto ed in questo senso ta­ presenteJ46. Pertanto non c'è ragione
le segno assume il significato di segno di supporre che E x . 3,12 sia lacuno­
sacramentale In questo contesto il so perché manca il segno promesso a

OT Questa formulatone risate pmknhìTmr.nt<; l*2 KicHKofvr 66-69.


a Ez, 20,12. Cfr. G . Joh. Boxtehweck, Der lw Cfr, il taso parallelo in Ittd, 6,17.
Sabbat im A.T.t TiiThQ 134 (1354) I34 f?ÉÉ- G. Bsna (HAT 1 3) 29.
448 4,57 spec. 144 s.; In. = BBB 2 (1:951) fi?
s,; conoscenza di Dio e santificazione del sa­ m M . N o t h (ATD 5J) 19.
bato. I4d Ricordiamo 1 Sam. 2,34 (il segno è che i fi­
138 Così -» Eichmjbt 7*; 1°. (ATD 22/2} gli di Eìi moriranno lo stesso glorino); 1 S m ,
17 r. io,2-9 <come segno della sua elezione Saul
159 W. Z imm erlì (BK xi 11) 447. incontrerà due uomini); ter 44,2940 (il se­
W .Zim m e r u , ibidem. gno è che il faraone Ofra sarà consegnato ai
hi Eichkout 65 t' suoi nemici).
389(1,200) y6 t (R J, Helfmeyer) (1,201)390

Mosè. Un tale segno posto nel futuro casione di Gedeone, non l'erezione di
costituisce ovviamente un appello alla un santuario di Jahvé154, come ha ben
fede superiore a quello del segno im­ dimostrato il R ichter155. Poiché, secon­
mediato: nel nostro caso specìfico si do lo schema dedotto analiticamente
chiede a Mosè una fede ben grande per dal R ichter1Sfi, le storie di vocazioni
credere, in attesa del segno di confer­ (E*. 3 s.; 1 Sam. 9-10,16) menzionano
ma, alla missione divinamente affidata­ regolarmente i segni attestativi, mentre
gli ed alla divina promesse dì assistenza. nelle tradizioni legate agli altari non si
I segni menzionati in Ex. 4,8,9 e ne!parla affatto di segni, sembra logico
contesto (j ) 147 sono invece dati imme­ collocare iì segno di conferma richie­
diatamente, Si tratta qui (£#. 4J2~j.6-7, sto da Gedeone nella storia della sua
9 ) di miracoli^ precisamente di -«miraco­ vocazione,
li di trasformazione» m che servono ad Lo stesso vale per la storia della vo­
accreditare la persona ed il messaggio cazione di Saul (jt Sam. 9-10,16), Di se­
di Mosè » gni si parla in 10,1 {nei LXX, cod.
Come in Ex. 3 s,, anche in lud, 6,17 V).7.9. Col verificarsi di questi segni
si parla di un segno attestativo150 nel di varia natura157 annunciati da Samue­
quadro di una vocazione raccontata se­ le, Saul riceve la conferma che Jahvé
condo uno schema affermato151. Gedeo­ l'ha unto jre -«sulla sua eredità» (10,1
ne chiede che gli sia concesso un segno nei LXX cod, V), Degli eventi di per
che gli permetta di sapere se Jahvé ab­ sé affatto comuni divengono segni «da
bia elfetdvaimente parlato con lui. Alta cui Saul può vedere la verità di quan­
stesso tempo il segno serve per conva­ to è a v v e n u t o » N o n è però affare
lidare ciò che Ìl mVk gli ha detto, a né di Samuele né di Saul che questi
confermare cioè la missione (v. 14) e la segni compiano effettivamente la loro
promessa di aiuto (v. 16; cfr, v„ 1 2 ) “ funzione, bensì di Dio; infatti* come
Essendo l'esecuzione del segno (vv, 19­ Saul girò le spalle a Samuele per an­
21) legata con la tradizione connessa darsene, Dio gli cambiò iì cuore e gliene
con un altare (v. 24), ci si deve chiede­ diede un altro e tutti quei segni si com­
re se nella storia deila vocazione l'ese­ pirono in quello stesso giorno» (10,9),
cuzione del segno venisse narrata co­ Il nesso tra queste due proposizioni è
me nel testo attuale15J. Ora per l'au­ complesso, così che l’ Hertzberg colle­
tore di lud. 6,11-24 £ importante la vo- ga la trasformazione del cuore con Te-

Come sì vede chiaramente dai testo (v. i) r iso H .W . H k r tzbr r g ( A D T 9*) 192: segno p r ò
questi segni hanno anche Sì carattere di segni b atorio ( Erprobungszeicken},
di fede. 151 ■
“> RichteRj Untersucbungert 133.
G, B eer (HAT 13)34- 152 C fr, *_►P r e u s s 139-173,
m Dalla situazione risulta pienamente la le­
iaj Cfr. ->■ R i c h t z r , Urtterxucbungen 134.
gittimazione di Mosè e del suo messaggio.
154 Come pensa H.W. Hertzbbrg (ATD 9*)
Non c’è ragione di credere con il N o t h (ATD
2*) 32 che in Ex. 4,1 ss, J abbia solo ritoccato 191,
e abbellito l’immagine di Mosè, il messagge­ 155 -»■ R i c h t e r , XJntersuchungen 13 3-133.
ro di Dio, ch'egli aveva in mente. Infatti Mo­ ito ibidem 153.
R i c h t e »,
se compie veramente quei segni «davanti agli 157 10^: incontro con due uomini alla tomba
occhi del popolo»- (vv, 30.31) ed i vv, 27,28. di Rachele; 10,34: incontro con tre uomini
30,31 non vanno considerati tutti secondari a alla quercia dì Tabor; 10,3,6: incontro con
motivo deìl'iu sedimento secondario di Aron­ un gruppo di profeti a Gibeat ElohJm.
ne, Cfr. Noth, Pt* 33; Io, {ATD 5*) 36 s. 153 H,W . H ertzbebjì (ATD io3) 66.
39i (i,20i) ’ó t (F, J, Helfmeyer) (1,202)392

stasi di Saul e la sposta alla fine del v. I segni attestativi possono essere
1 0 159. Questo spostamento non è però eventi sia comuni che meravigliosi,
necessario se si ricordano, ad. es., Deut. come il segno richiesto da Ezechia (2
29,2,3 ed Ex. 7,3: i segni compiono la Reg. _5,8) a conferma della promessa di
loro funzione soltanto se Jahvé dà al­ guarigione (v. 5), Dovendo scegliere se
l ’interprete un «cuore per intendere» richiedere che l ’ombra vada avanti o in­
{Deut. 29,2.3). Certamente i segni av­ dietro di dieci gradi (v. 9), il re chie­
vengono comunque, anche in caso con­ de, comprensibilmente, che l ’ombra re­
trario, ma non adempiono la loro fun­ ceda (v. 10) ed il segno si verifica dopo
zione propria e permanente, non condu­ che Isaia ha invocato Jahvé (v. 1 1; par.
cono alla conoscenza di Jahvé ed alla Is. 38,22.7 e contesto). L ’invocazione a
fede in lui. Perciò anche il faraone non Jahvé toglie all’evento meraviglioso
riconosce i segni nella loro funzione es­ qualsiasi possibilità di essere considera­
senziale: Dio gli ha infatti indurato il to frutto di magia-
cuore (Ex. 7,3). D ’altra parte è solo il
dono divino del cuore nuovo che rende g) I segni più affini a quelli attesta­
l ’uomo ubbidiente (Ez. 36,26.27; cfr. tivi sono Ì segni dati dai profeti con le
Ier. 31,33,34). Dio non solo dà i segni,
ma concede anche la loro corretta com­ loro cosiddette azioni simboliche (Is. 8,
prensione. Nel nostro caso (1 Sam. 10, 18; 20,3; Ez. 4,3). Questi segni si fan­
9) Dio cambia il cuore di Saul «e tutti no notare non perché meravigliosi, ma
quei segni si compirono così», come
perché strani162. Senza una adeguata in­
Dio aveva voluto, cioè dando un fonda­
mento alla fede di Saul. I segni non terpretazione questi segni rimangono
mancano di confermare proprio perché muti, insignificanti. L ’azione e la paro­
Dio cambia il cuore di Saul. la interpretativa vanno di pari passo.
Anche ad Eli, il sacerdote di Silo,
viene preannunciato un segno attesta- Dalla successione segno-interpretazione
tivo che si attuerà, come quello pro­ nei testi relativi non è possibile dedur­
messo a Mosè (Ex. 3,12), soltanto nel re alcuna separazione né di tempo né di
futuro: entrambi i suoi figli «morranno
oggetto e neanche sostenere che questo
in un sol giorno» (r Sam. 2,34) e da
questo segno egli saprà che l’anonimo tipo di segni non avesse la funzione di
profeta ha pronunciato un oracolo ve­ chiarire un enunciato profetico163.
race lé0. Il segno è menzionato in una
narrazione che descrive il comportamen­ Così i nomi dei due figli d’Isaia, II-
to peccaminoso di Ofni e Finees (1 Sam. rimanente-si-convertirà (cfr. Is. 7,3) e
2,12-27.22-2^) di cui poi offre una va­ Presto-saccheggia-lesto-depreda {Is. 8,1­
lutazione teologica con la notificazione 3), illustrano o confermano un’analoga
profetica del giudizio divino161. parola profetica164. Il loro nome ed il

159 H . W . H e r tzb er g (ATD i o 2) 60 n. 10; (ATD io 2) 26.


cfr. 67. 162 —> Q u e l l 293: «L’aspetto esteriore del se­
160 II nucleo delTannuncio profetico è costi­ gno dà subito l ’idea di qualcosa di assurdo
tuito dai w . 31 e 32. Le parole «e questo e di provocante cui viene chiesto di prestare
sarà il segno» significano praticamente «e da attenzione».
ciò conoscerai che ti ho detto la verità». 163 Contro -»> K e l l e r 99.
161 È questo un tratto catatteristico della re­ 164 per j St 7^ cfr< 10 ,21,22; per 8,1-3 cfr, 8,
dazione deuteronojnistica: H . W . H ertzberg 4 ed anche 7,7-9.
393 ti)2oa) 'ol (F. J, Helfmeyer) (1,203) 394

nome dello stesso Isaia165 sono segni e 3 . Riepìlogo


presagi posti in Israele (Is. 8,18). A n ­
che il nome del profeta serve per con­ Non è possibile localizzare l ’uso di
validare alcuni oracoli in cui si parla fót né in un particolare strato letterario
della salvezza di D io 166. né in un determinato stadio della sto­
«Segno e simbolo» {'ót umófet) è an­
ria delle tradizioni, ’o/f è invece usato
che Isaia stesso che va in giro nudo e
scalzo (Is. 20,3) per confermare ed il­ prevalentemente, anche se non esclusi­
lustrare l ’oracolo sulla sorte degli Egi­ vamente, in un ben preciso genere let­
ziani e degli Etiopi (v. 4). Anche questa terario, il genere parenetico. Potrebbe
azione si colloca in un contesto più am­
pio e serve a confermare la sventura già darsi che gli autori parenetici si siano
minacciata agli Egiziani in Is. 19,1-25 rifatti per la loro enumerazione barocca
(cfr. soprattutto 19,4). di ‘ segni e prodigi’ o formule simili al­
Come l ’oracolo profetico che minac­
l ’inno 172; ma l ’aspetto predominante è
cia la sventura (Ez. 5,5-15) anticipa
‘verbalmente* l ’evento preannunciato, quello didascalico come si esprime nelle
così le azioni corrispondenti (Ez. 4, predicazioni della legge, nelle retrospet­
1-5,4) riproducono l ’evento simboli­
tive storiche parenetiche e nelle costa­
camente 167. Tali segni conferiscono
una maggior intensità alla parola atti­ tazioni omologiche. La sede naturale
nente e forse persino la sollecitano, giac­ sembra essere il culto.
ché il loro compimento spinge gli spet­ Da questa determinazione storico-let­
tatori a chiedersi che cosa significhino
mai quelle azioni. Tali segni pertanto teraria risulta che nei testi parenetici
non sono affatto «un mezzo indipenden­ in questione non è importante tanto il
te di proclamazione»163, perché mostra­ fatto del segno quanto la funzione di
no una evidente inclinazione alla paro­
la. L ’azione simbolica dell’assedio della questo, come l ’abbiamo accertata nel­
città (Ez. 4,1-3) rappresenta quanto vie­ l ’analisi dei segni conoscitivi, protetti­
ne detto nell’interpretazione successiva vi, di fede, commemorativi, del patto,
(Ez. 5,5-15). Sia che l ’azione della la­
attestativi e simbolici. Il significato di
stra di ferro 169 abbia fatto parte del
testo originario o che rappresenti «un questo carattere funzionale fa anche ve­
ampliamento posteriore»170, ciò non al­ dere come il termine *Si, indipendente­
tera il carattere simbolico dell’azione mente dal contesto in cui appare, indi­
che risale probabilmente ad Ezechiele,
anche se forse è stata da lui aggiunta al pendentemente cioè dalla sua funzione,
racconto in un secondo tem po171. sia un concetto form ale173.
Il nostro vocabolo è usato costante-

165 Isaia = Jahvé è (opera) salvezza. 169 Questo gesto è detto espressamente «un
166 II caso più chiaro è quello di Is. 12,2 e 3. segno per la casa d’Israele» (Ez. 4,3).
Cfr. O. K a is e r (ATD 172) 135. 170 C o sì W . Z im m e r l ì (BK x m ) 1 1 3 , cfr, 101
167 Cfr. W . Z i m m e r l ì (BK x m ) 103. s. p e r la dim ostrazione.
m W . E ic h r o d t (ATD 22/11) 26; similmen­ 171 W . Z i m m e r l ì , ibidem.
te —> R e n g s t o r p 215 s. Cfr. però la precisa­ 172 Q u e l l 289; - » R e n g s t o r f 214.
zione a p. 216. 173 - > R e n g st o r f 2 1 1 .2 1 7 .
3SO (1,^03) ’ót (F. J* Helfmeyer) <1,5104) 396

mente nelle storie di vocazione (cfr, Ez\ maggiore evidenza. In ultima analisi il
3,12; 4,8 s,; i Sam, r o ,[ i ].7.9). ’ót ser­ segno vuole suscitare, fondare la fede
ve qui soprattutto ad accreditare presso e nel quadro delle storie di vocazione
gli altri (Ex. 3,12; 4,8 s.) la persona in­ si tratta delia fede neirincarico affida­
caricata di una certa missione o a ras* to e nella promessa di aiutò che gli è
sicuraria (Iud. 6 ,17; iSam , 10,1.7,9) connessa.
per quanto riguarda il mandato» le obie­ Alla base di tale uso di 'd/ nelle sto­
zioni e la promessa di assistenza174. Pol­ rie di vocazioni può esserci l'uso profa­
che nello schema dei suddetti racconti no del termine che abbiamo notato nel­
di vocazione è usato unicamente questo la storia di Rahab (la i. 2*12,18)I78.
vocabolo, sembra naturale ritenere che Soltanto i segni del patto possono es­
in tale contesto esso ricorra nell'ac­ sere situati in un ben preciso strato let­
cezione di segno attestativo, cioè come terario, giacché in tale accezione ’ót c
segno di conferma o di legittimazione. usato soltanto nel Codice sacerdotale ed
A llo stesso tempo quest'uso chiarisce-, in Ezechiele che* come si sa, è molto vi­
quale sia la situazione tipica del segno: cino ai circoli sacerdotali, Questa costa­
si tratta, tanto in questo caso specifi­ tazione ci sembra permettere di provare
co quanto in molti altri, di una situazio­ uno sviluppo storico del termine, alme­
ne critica che porta alla nomina divina no per quanto riguarda P ed Ezechiele.
di un salvatore* L'incarico e la promev Poiché anche nell’uso linguistico profa­
sa dì aiuto sono seguiti dalle obiezioni no ’ét può significare il segno di garan­
della persona scelta per la missione, o* zia di un giuramento o di un accordo
biezioni «che Jahvé supera,,, mediante {/01. 2,13.178), sembra ovvio che tanto
segni» **, Mentre nel caso dì Ex. 3 s, P che Ezechiele si ricolleghino a questo
non è praticamente possibile identifica* uso del termine, trasferendolo nell’uso
re una sede es traletteraria della narra- linguistico teologico a significare il se­
zlone V6t è verosimile invece che 1 Sam. gno del patto.
9,1-10,16 vada attribuito ad ambienti È possibile supporre, ma non prova­
profeticim. re, una simile linea di sviluppo per Pu­
Ma se la parola ’ót può essere am­ so del termine soprattutto nel Deutero­
bientata, oltre che in circoli parenetici, nomio e nella letteratura deuteronomi­
anche in circoli profetici, il carattere stica, È soprattutto negli scritti deute-
funzionale de! segno è messo in ancora ronomico-deuteronomistici che cade la

m Cfr. l'analisi ih -> RiCHter, Berufugsbe* 177 ^ Richter, ìbidem 56.


rìchu 97.139.
1,5 -> R i c h t e r , ìbidem 95. m —» coi. 36z. Rahab aveva chiesto un Be^
17* Cfr. R ic h t é r , ibidem 10 0 ,117 , gno di garanzia.
*S7 (ii204 ) 'àb (1^05)398

funzione parenetica Hi ’ót. TI segno ser­ vamente «Dio attivo e l ’uomo passi­
ve qui ad evidenziare a coloro che ve­ vo»- l79. Certamente, a meno che non
dono ì segni ed ascoltano le parole in­ esegua un ordine divino, l'uomo non
terpretative l'azione di Dio; è Jahvé ha parte nella concessione del segno; è
che dà Ì segni* è Jahvé che li fa capire peto coinvolto nel discernimento della
cambiando il cuore {iSam . 10,9) e fa funzione dei segni, perché altrimenti
quindi si che essi siano un mezzo effi­ non potrebbe essere colpevole per es­
cace per conoscere Dio* per suscitare sersi rifiutato di conoscere, di credere*
e fondare la fede* C ià non significa pe­ di obbedire.
rò che gli autori biblici vedano esclusi­ F J . H e lfm e y e r

PIN nini* 'ah, *àhét

S o m m a r io : ecc. Così ad es., in accadico afou è il


I. 'àb nel fftQftdo estrabiblico. termine usato per rivolgersi a una per­
IL 'db
»
nell1A.T.: sona di pari grado (specialmente nelle
1. questioni lessicafi: lettere, anche tra re) 0 anche per indi­
2. uso giuridico; cate un collega, un alleato e il membro
3. uso teologico; della stessa tribù (lettere di Mari). A n ­
4. *ab cotne nome proprio. che gli dèi talvolta vengono chiamati
globalmente ‘ fratelli'- Nei nomi accadici
di persona afeu ìndica generalmente i!
L 1db NHL MONDO ESTRABIBLICO
»
fratello carnale, ad es, Sìn-a^a-iddìnam,
TI tema è comune a tutte le lin­ «Sin ha dato un fratello»* Anche un
gue semitiche e indica in primo luogo il dio è chiamato fratello, ad es, Abu-dur'?
fratello carnale * poi per estensione il enHi «il fratello è un muro per il debo­
parente, il connazionale, il compagno, le» 2; Afyu-ìlum, «il fratello è d io » 3; o

"> Quem, 256. 377-392 {’àb: 382-384); A, Van Selms, Mar-


riage and Family Life in Ugaritte Literature
’ah (London, 1954); A. Skaist, The Autbartty of
C,H, G ordon , Fratriarchy in thè O.T.: JBL tbe Brother al Arrapha and Nuzi- JAOS $9
(193^) 2*3-231; H. Herrmann, Aitàgyptiscbe (1969) 10-17; E -A Speiser, The W ifesister
Liebesdicbtung (1959) 59*73 *s.; H. Jàhnow, Motìf in thè Patriarchi Narralives in; A .
Das hebr. Leiebenlted — BZÀW 36 (1913) àltm ahn , Biblical and otber Studici (1963)
tìi ss,; P. K osch aicer , Fratrìarchat, Hausge- 13-28; R, de V aux, Lebemordmngen 1 4^
meinsebaft und Mutterrecht in Keikcbrift- ss, 72 ss. 96 ss.
recbten-. Z A N.F. 7 U 933 ) *-&9 > J* FttBEit- 1 Stamm, A.N. 43 ss,
sk n Israel 57 ss,; G , R y c k m a n s , Les 2 Ibidem s,
ttoms de parenté en Safaitique\ KB 58 {1951) 3 Ibidem 237 s.
399 ( M o j) 'ah (H. Ringgren) (1,206) 400

ricorre pure in nomi esprimenti fiducia, ta e la moglie sn.ty ‘sorella’. Va ricor­


come Ilì-afct, «il mio dio è mio fratel­ dato qui anche il vocabolo snto) 'secon­
lo», Ilì-kì-ai), «il mio dio è come un do*, ‘compagno*, ‘socio’. Questo termine
fratello»4. Per le questioni fondamen­ ricorre spesso nella locuzione nn smv.f,
tali riguardanti questo tipo di espres­ «non ha pari». Particolarmente nume­
sioni —> yb. rosi sono i casi in cui Osiride è chiama­
In ugaritico }h può indicare tanto il to fratello di Iside e Neftì o nei quali
fratello in senso proprio3 quanto un es­ Hor e Set ovvero Set e Thot vengono
sere divino6. Abbiamo inoltre un ter­ chiamati «i due fratelli», come Iside e
mine tipicamente ugaritico: V; = pa­ Nefti son dette «le due sorelle» 14.
rente 1. Nelle iscrizioni semitiche occi­
dentali troviamo la medesima situazio­ II. ’àh n e l l ’ a .t ,
ne notata in accadico: ’b è usato nello
scambio epistolare tra persone di pari 1. Questioni lessicali
rango, e può inoltre indicare un paren­
In ebraico 'h significa in prima linea
t e 8, un collega9, un re che protegge i
suoi sudditi10. In nabateo il primo mi­ fratello in senso proprio 15; ma non sem­
nistro è chiamato «fratello del re» (}h bra esservi una distinzione netta tra fra­
mlk') e la regina ’ht mlk’ n. tello e fratellastro16, così die l ’idea del­
Le cose non stanno diversamente per
Ìl vocabolo egiziano sn. Esso è affine la piena fratellanza carnale è sottoli­
per radice alla parola énto, ‘due’ e signi­ neata talvolta dall’aggiunta «figlio della
fica tanto il fratello carnale (spesso, per (stessa) madre» 17,
estensione, un parente) quanto, in sen­
In secondo luogo }h indica un paren­
so traslato, il compagno 12 e l ’am ato13.
Quest’ultimo uso fa riscontro all’altro, te anche in senso lato (membro della
molto frequente, di chiamare l ’ama­ stessa tribù, connazionale)19. A monte

4 Ibidem 300, 15 Ad es,, Caino e Abele {Gen. 4,8-11), Esaù


5 Ad es. H erd n er 14 ( jK ) 9: «Il re aveva e Giacobbe {Gen. 25,26; cfr, Os. 12,4), Aa-
sette fratelli». ronne fratello di Mosè (Ex. 4,14), Abimelec
6 Ad es., H erd n er 18 (111D) iv 24: Anat e uccide i fratelli (Iud. 9,5).
Lutpan; 2 (111 AB) 11 11: Anat e Baal. Cfr. 15 Ex. 4,14; cfr. anche 2 Sam. 13,4 (Assalon­
A is t l e it n e r i i s. ne e Amnon).
7 A is t l e it n e r 35. Per l’amore tra fratello e
17 Deut. 13,7: Iud. 8,19; Ps. 50,20; Gen. 27,
sorella cfr. —» S e l m s 119 s. 29 {in senso traslato).
8 D onner -R ò l l i g 214,2755.: scritto }jb.
M Lot nipote di Abramo (Gen. 14,14.16; cfr.
9 Cfr, ibidem 216,14: ’bj m lkf, «i re miei 13,8: «siamo fratelli»).
fratelli».
19 Ad es., Gen. 31,32: Giacobbe dice a La-
10 Ibidem 2 4 ,11.
ban: «Alla presenza dei nostri fratelli ( — pa­
11 J ean -H o f t ij z e r 8 s.
renti)»; Ex. 2,11; 4,18: gli Ebrei sono «fra­
12 Cfr. anche nello stile epistolare in.k = il telli» di Mosè; Lev. 104: fratelli = figli del
tuo fratello qui = io. cugino; Lev. 25,25: colui cui competono i do­
15 Quest’uso tipicamente egiziano si riscontra veri del g'I’, Num. 20,3: «i nostri fratelli» =
nella poesia amorosa. Esso non si deve riferire gli Israeliti; Ios. 1,14 s.: tutti gli altri Israeli­
al matrimonio tra fratelli e sorelle: —> H er ­ ti rispetto ai Rubelliti ed ai Caditi; Iud. 9,
m ann 75 s. 18: Abimelec è ‘fratello’ dei Sichemiti, cioè
14 E r m a n -G r a p o w iv 1 5 1 ,1 ? . appartiene alla loro tribù.
401 (1,200) ’àh (H. Ringgren) (i,2o 7) 402

di quest’ultima accezione c’è l ’idea che 20,14); altrove gli Edomiti vengon det­
le tribù e tutto il popolo hanno lo stes­ ti «i vostri fratelli, i figli di Esaù»
so padre e discendono da lu i20. Per que­ (Deut. 2,4,8). È a questo rapporto di
sta ragione troviamo spesso associate le fratellanza che si richiama Deut. 23,8:
espressioni sinonimiche «i tuoi (i no­ «Non avere in abominio l ’Idumeo, per­
stri ecc.) fratelli» e «i figli d ’Israele» ché è tuo fratello». Amos rimprovera
{Lev, 25,46; Deut. 3,18; 24,7; Iud. 20, Edom perché «ha perseguitato suo fra­
13; cfr. Num. 25,6). In più passi tale tello con la spada» ( i , i i ) 21.
concezione genealogica della storia tro­ Molto frequente è anche il caso in
va un’espressione tipica: un individuo cui yh significa connazionale, compatrio­
viene a rappresentare una tribù o un ta. La legge deuteronomica dell’elezio­
popolo e i rapporti fra tribù vengono ne del re vieta agli Israeliti di sceglier­
descritti in termini di parentela: Ca­ si come re uno straniero (—> nkrj): «De­
naan dovrà essere il servo dei suoi fra­ vi sceglierti un re fra i tuoi fratelli»
telli ( = gli Israeliti: Gen. 9,25); Ismae­ (Deut. 17,15), Ugualmente diretta con­
le sarà nemico dei suoi fratelli ( delle tro gli stranieri è la precisazione che
altre tribù: G en. 16,12; 25,18); Gia­ Dio farà sorgere Ì profeti «di mezzo ai
cobbe benedice Simeone e Levi e li chia­ vostri fratelli» (Deut. 18,15). Deut. 23,
ma fratelli (Gen. 49,5); le tribù di G iu­ 20 promette di riscuotere degli interes­
da e Simeone impegnate nella conqui­ si dallo straniero (nkrj), ma non dallo
sta di Canaan vengono presentate come 'h. Deut, 24,14 distingue Io ’b dal —>
due fratelli che si parlano (Iud. 1,3.17); gr, pellegrino, benché in questo caso i
gli Israeliti chiedono all Oracolo se de­ doveri verso i due siano identici22.
vono combattere contro il fratello { = Nehem. 5,8 parla dei «nostri fratelli
la tribù di) Beniamino (Iud. 20,23.28). giudei». Più volte si parla dei fratelli
Questo modo di parlare è usato spesso israeliti dispersi tra i popoli e del loro
quando si tratta di Giacobbe ed Esaù ritorno (Is. 66,20; Mich. 5,7; cfr. Ier.
(ovvero Israele ed Edom): Isacco bene­ 29/16).
dice Ì figli e promette che Esaù servirà D i regola solo il connazionale è con­
il fratello (Gen. 27,29,40); verso la fine siderato —» r{, cioè prossimo. In una
della peregrinazione nel deserto gli I­ serie dì passi 5h è espressamente usato
sraeliti inviano dei messaggeri a Edom e in parallelismo con V (o mr') o come
il loro messaggio inizia con le parole suo sinonimo (Lev. 19,17; 2 Sam. 3,6;
«così dice Israele, tuo fratello» (Num. le r. 9,3; Ps. 35,4; 122,8; lo b 6,15; cfr.

20 Cfr. -» P e d e r sen 57 s, tro il popolo fratello ( = Israele).


21 Anclie in Abd. 10.12 e Mal. 1,2 ss. si ac­ 22 Cfr. Deut, 23,8: Israele fu un gr rispetto
cenna alla violenza esercitata da Edom con- all’Egitto,
403 (i ,2o8) ‘àb (H. Ringgren) (1,206)404

anche 30,29; Prov, 17 ,17 ; 19,7)* In al­ Ez> 16,46: Gerusalemme e Samaria so­
cuni passi della Legge dì santità {Lev. no due sorelle), ’btut è usato come ’h
19,17; 2^,26.46), del Deuteronomio per indicare familiarità (lob 17,14: i
(15,7.9,12; 19,18 s.; 22,1-4) e forse an­ vermi sono le sorelle di Giobbe nella
che in 7o&22,6 *p è usato al posto di sua disperazione)“ Ne! Cantico dei
f (prossimo). Invece le leggi del codi­ Cantici l'amata è spesso chiamata «so­
ce sacerdotale preferiscono r\ Ps. 49,8 rella»29 (Cani. 4,9-12; 5,1 cfr, 8,8).
usa *h in senso Iato, per indicare gli 11 medesimo motivo amoroso è usato an­
uomini 0 il prossimo in generale: «Nes­ che nei confronti della sapienza (Prov.
suno può redimere i suoi fratelli» 231 I 7,4>“
«tuoi fratelli» di Ps. 22,23 sono eviden­ Infine tanto ’b che *hwt vengono u­
temente identici con ia —» qhl, la co­ sati nei lamenti funebri ( 1 Reg, 13,30;
munità dei fedeli riunita per ii cu lto 31, Ier, z%,i 8 ) Jl> probabilmente per espri­
*h è talora l ’indiiim ) cortese con cui mere l'attaccamento al defunto31.
ci si rivolge a uno sconosciuto (Gen. 19,
17; 29,4; Iud. 19,23) e anche il titolo 2. L'uso giuridico dì ’àh
usato nei rapporti diplomatici tra al­ La legislazione veterotestamentaria
leati % non prevede diritti particolari per il fra­
Metaforicamente 'b indica la piena tello. Quando un uomo muore, i suoi
dimestichezza2*, la complicità71. eredi sono normalmente i soli figli ma­
Del tutto analoga è la situazione per schi, al maggiore dei quali spetta una
quanto riguarda ’hwt, f sorella. Anche porzione doppia d'eredità (Deut. 21,17),
qui iì vocabolo indica in primo luogo la Del tutto eccezionale è iì caso delle fi­
sorella carnale {Gen. 4,22; 20,r 2 ; Lev. glie di Giobbe, cui il padre «dette,., e-
18,9.11 ecc,), poi una parente (Gen. 24, redàà al pari dei loro fratelli» (I0&42,
60) e anche, in senso Iato, nazioni e cit­ 15; cfr, Prov. 17,2). La sorella e la co­
tà {Ier. 3,7: Israele è sorella di Giuda; gnata sono considerate parenti strette e

n Quest’accezione è presente anche in Prov, fili sciacalli, un compagno (rf) degli struzzi»,
18,19. cioè uno che divide con loro la vita nel de
K Anche Ps. 122,8 va probabilmente interpre­ serto.
tato così. 17 Prov. 18,9: «fratello dei briganti» è chi fa
H Forse va Inteso così Num. 39,14. indubbio causa comune con loro.
è invece il caso di rjReg. 9,13 (Salomone e z>t Cfr. Prov. 7,4; «Di* alìg sapienza; mia so-
Hiram) e 30,32 (Àhab e Ben-Iìadad). Va forse reHa sei tu». —* più sotto,
accostato a quest’uso il «patto fraterno* (brjt 37 Secondo iì modello egiziano?
’bjm) menzionato umicamente in Am. 1,9; se­ Cfr, H, ììiNGflUEN, Word and Wtsdom icmS.
condo alcuni il patto si riferirebbe ai rappor* n i s.
ti esìstenti tra Tiro ed Israele, secondo altri J1 -*■Jahnow 61 ss.
alla parentela tribale di Israele ed Edom. 32 Anche nel lam ento p e r Tammuz i! d ìo
26 lob 30,29; «Sono divenuto un fratello de- qualche volta è chiamato fratello.
4QJ (1,209) *àh (H, Ringgren) {1*209) 406

con loro è vietato avere rapporti ses­ «Sono forse il guardiano di mio fratel­
suali [Lev. 18,9,16; 20,17*21; Deut. 27, lo?» (Gen. 4,9). Con queste parole egli
22). ÀI sacerdote è lecito contaminarsi nega di avere una responsabilità che era
col cadavere -dei parenti più stretti, c generalmente data per scontata. Il rac­
tra questi sono ii fratello e la sorella c o lto sottolinea così che «la voce dei
(Lev. 21,2 s. [ P ] ; Ez. 44,25). Secondo sangue di tuo fratello» chiede a Dio
Deut, 23 ,5-9 (cfr. Gett, 38,8 ss, -» jbm) vendetta (4,10; —» fq ) . D*altra parte 1
l ’israelita ha l'obbligo di sposare ìa ve­ leviti vengono lodati per aver punito
dova del fratello. Ài fratelli compete persino i figli e i fratelli che si eran re'
inoltre il dovere della £*ullà (Lev, 25, si colpevoli d'idolatria (Ex. 32,29), mo­
g'O- strando di anteporre la lealtà verso Dio
Alcuni studiosi hanno creduto che alla solidarietà familiare,
presso gli Ittiti, gli Urriti e gli Elamiti Quando il concetto di fratello si am­
si riscontrino tracce di fratriarcato, cioè plia fino ad abbracciare tutti i membri
di un sistema familiare retto dalTauto- della tribù e del popolo, si allarga pure
rità del fratello: il fratello consegna al­ il dovere di solidarietà. Nel Codice dì
lo sposo Ja propria sorella «perché gli santità e nel Deuteronomio troviamo
sia sorella»3j; b possibile adottare qual­ menzionati più volte i doveri verso il
cuno come fratello 24, ecc. Ma secondo fratello: poiché gl'israeliti sono tutti
A , Skaist si tratta dì norme eccezionali fratelli, chi viene a trovarsi in povertà
che valgono, ad es., quando il padre è deve essere aiutato (Lev, 25,3? s.)- Par­
morto. I tentativi di dimostrare l'esi­ ticolarmente il Deuteronomio sottolinea
stenza di un tale sistema fratriareale questo dovere (13 ,7.9 .11 s,)f estenden­
nell’A .T. sono ben poco convincenti3S. dolo fino agli animali domestici del fra­
tello (22,1-4), È assolutamente vietato
3, L fuso teologico di ’àh testimoniare il falso contro il fratello
La forte solidarietà della famiglia i- (19 ,18 s .) 3*.
sraelltica include naturalmente anche ii Geremia È trattato perfida mente dai
rapporto tra fratelli e sorelle. Chi non fratelli e dalia casa di suo padre (ier.
ha né fratello né r‘ è indifeso (2 Sam. 12,^) e perciò a v v e rte di guardarsi dal
3,6; cfr, Eccl. 4,8), Tipica è la storia di fratello e dall'amico perché sono tu tti

Caino (Gen. 4), che viola i doveri pio ingannatori (9,3). Anche Giobbe ( lob
elementari nei confronti di Abele e poi 6,1 1) lamenta di essere stato inganna­
respinge l ’accusa di Dio dicendogli: to dai fratelli e dagli amici (r‘ ). Deru­

# - * K o s c h a k e r 14.28 s. M V. ad es. -* G o rd on , Cfr. p e r ò -» S m S E B .


Ibidem 37 ss. x In Ex. 20,16 il divieto riguarda ii f .
407 (if2io) 'ehàd (N. Lohfink) (l}2Io) 408

bare «il fratello»37 e danneggiare un tata da «chi semina discordia tra fra­
connazionale sono colpe che meritano la telli». Il salmista canta la bellezza di
morte (Ez. 18,18). A coloro che riman­ «fratelli che abitano insieme e vanno f
gono fedeli a Jahvé viene promesso che d’accordo».
«i fratelli che vi odiano, saranno sver­
gognati» (Is. 66,5). Le lamentazioni de­ 5 . ’à h come nome proprio
scrivono la frattura della comunione Infine *h appare anche come compo­
con la figura di chi lamenta di essere nente onomastica. In nomi chiaramente
stato abbandonato dai fratelli e dagli teofori, come yhjh e jw ’h, «Jahvé è
(mio) fratello», oppure 'hj l, «El mi è
amici (o conoscenti)38.
fratello», troviamo il tipico uso dell’an­
La letteratura sapienziale esprime ri­ tico semitico occidentale d ’indicare la
petutamente ridea della solidarietà fra­ divinità come un parente (—> *b)39. Nel
terna; ma ci sono anche casi in cui il caso di 'hjmlky mlk dev’essere il nome
del dio. Nel caso di altri nomi, ad es.
buon amico è migliore del fratello (Prov,
di ’bjrm, «mio fratello è eccelso», po­
18,24; 27,10; cfr. 17,17: fratello e a­ trebbe trattarsi di un fratello in senso
mico stanno in parallelismo), Anche la proprio. Verosimilmente anche qui il
comunione fraterna può finire {Prov, nome significava in origine il fratello
divino, benché questa idea sia caduta
18,19; 19,7)* Secondo Prov. 6,19 una presto in oblio.
delle sette abominazioni è rappresene H. R in g g r e n

-|PÌN
r V
'ehàd

S o m m a r io : 3. un unico creatore;
I. Questioni generali. 4. Eccl. 12,11,
II. Il dio unico'. III. L'unicità nel mondo degli uomini:
1 . l 'Oriente Antico : t. reiezione;
a) Egitto; 2. unità primordiale e unità futura;
b) Mesopotamia; 3. la solitudine come fatto negativo;
c) Ugarit; 4. uguaglianza.
2. l ’unicità di Jahvé IV. Particolari locuzioni con ’hd.

37 Manca nei LXX. 'ehàd


38 La medesima immagine ricorre anche nei P.R. A c k r o y d , Two Hebrew Notes'. ASTI 5
salmi senza che sia menzionato il fratello (Ps. (1966-67) 82-86; W.F. B a d e , Der Monojah-
69,9; 88,9), mentre lob 19 ,13 parla tanto di tvismus des Din,: ZAW 30 (19 10 ) 81-90; E.
’b che di }d‘. J a co b , Ce que la Bible dii de Vunité et di­
39 N o t h , Pers. 66 ss. C fr. H u f f m o n 160 s.; versiti des peuples: RevPsychPeuples 16, 1 18 ­
G r o n d a h l 9 1. 133; G.A.F. K n ig h t , Tbe Lord is One: ExpT
409(1,211) 'ebàd (J. Bergman) (1,211)410

I . QUESTIONI GENERALI mondo es trabibli co può parlare di un


solo dio, conosce cioè il concetto di un
l i termine numerico ’bd = uno apre
dio unico.
la serie dei numeri naturali. È un agget­
a) In Egitto non di rado la parola wl
tivo che può essere usato come nume­
è usata sostantivamente come epiteto
rale cardinale, ordinale o distributivo.
divino: l’Uno, l ’U nico2. Sintomatico per
Già nella prosa dell’epoca salomonica
la concezione egiziana di dio è il fatto
è usato come articolo indeterminativo.
che tale epiteto venga attribuito a tutta
Come aggettivo e avverbio numerale
una serie di divinità: wi sono, ad es.,
può significare unico, eccezionale, emi­
Atum, Re, Amun, Ptah, Aton, Thot,
nente, solo, uguale, unitario, intero, in­
Geb, Hor, Haroeris, Chnum e Chonsui .
diviso. *bd ricorre in molti modi di di­
Talora i testi presentano anche un w‘ w
re secondo un uso noto anche in altre
usato come rafforzativo, al modo di una
linguel. Termini vicini, che talora si al­
figura etimologica A, che significa, all’in-
ternano con ’bd, sono: bdd = so­
circa, «il sommamente Unico». L ’e­
lo; jhd = unione, insieme; —> jlpjd =
spressione che indica più precisamente
unico, solo, solitario; Ibd — solo; r’iwn
la singolarità è hr bw.f, «come lui»,
— primo. Nell*A.T. ebraico il vocabolo
«secondo il suo genere». Ancora più
’bd non sintetizza alcuna posizione teo­
frequenti sono i casi in cui si dà rilievo
logica particolare e pertanto in questo
a to' mediante un’espressione negativa
articolo non parleremo del monoteismo.
supplementare, particolarmente median­
’hd ricorre però ugualmente in varie im­
te nn kjj hr bw.f, «non c ’è nessun al­
portanti affermazioni religiose e teolo­
tro come lui», oppure nn snnw.f, «non
giche che in parte sono tra loro molto
c’è il suo secondo» 5.
diverse.
Se si osserva il contesto nel quale
N. L o h f i n k
vien posta in risalto tale singolarità del
dio, ci si accorge subito che spesso c’è
II. IL DIO UNICO
un riferimento alla creazione, alla «pri­
ma volta» (sp tpj). Uno dei temi favo­
1. L'Oriente Antico
riti riguarda la solitudine del dio pri­
Nonostante il politeismo anche il mordiale prima della creazione6. Così

79 (1967/68) 8-10; C.A. L a b u s c h a g n e , Tbe 170 ; K . S e t h e , Amun und dìe acht Urgotter
Incotnparability of Yahweb in thè O .T. (Lei­ von Hermopolis (192 9); J, Z a n d e e , De hytn-
den, 1966) 137 s,; B , O t z e n , Studien iiber nen aan Amon van Papyrus Leiden I 350
Deuterosacharja (Kopenhagen, 1964) 205-208; (Leiden, 1947).
F, P e r l e s , Was bedeutet jhwh ‘hd Deut. 6, 1 Ricordiamo, ad es., la nostra locuzione ‘co­
4?: O L Z 2 (1899) 537 s.; G. Q u e l l , xùpio<;:
me un solo uomo’ = senza eccezioni.
ThWb n i, 1079 s. ( — G L A T v, coll, 1446
2 E r m a n - G r a po w 1 275,10.
ss.).
3 Z an d ee 70 fornisce alcune indicazioni,
Per 11 1 a):
J. B e r g m a n , Icb btn Isis. Sludien zum mern- 4 E r m a n -G r a po w 1 2 75 ,15 -16 ; 277,9. Gfr. ibi­
pbitischen Hintergrund der griechiscben Isis- dem 2 97,1 il costrutto più raro w* w'tj.
aretologien (1968); R.O. F à u l k n e r , Some 5 —> O t t o i i ss. registra diverse varianti di
Notes on thè God Shu: JEOL 18 (1964) 266­ queste locuzioni. L ’abbondante documentazio­
270; E, O t t o , Gott und Mensch nach den ne offerta da questo autore riguarda una tren­
ag. Tempelìnschriflen der grtech. - rórn. Zeit tina di divinità maschili e femminili.
(1964); T. S a v e -Sò d e r b e r g h , The Solitary 6 Ad es, nel Libro dei morti 17 = Urkunden
Victor in: Pbaraobs and Mortals (1961) 159- V 6 ss.
4H (1,212) ’ehàd (N. Lohfink) (1,212)412

Amun è visto come l ’unico dio esisten­ tivo per l ’ideologia regale egiziana, è il
te avanti la creazione, come «il grande fatto che il re sia chiamato volentieri
e il più vecchio, colui che appartiene «l’unico». Probabilmente questo attri­
al tempo primordiale» 7. La singolarità buto spetta al sovrano nella sua quali­
della sua natura è spiegata naturalmen­ tà di rappresentante in terra del dio
te ricordando come egli sia stato il pri­ creatore14. Tale singolarità del re è
mo ad essere, colui che ha dato inizio messa in rilievo con particolare frequen­
all’essere, Spesso questo fatto si espri­ za nei documenti del Nuovo Impero che
me con lunghe formule che fanno pen­ parlano di eventi bellici: il sovrano vin­
sare a Io. i,2 * . Nella sua qualità di ce le forze caotiche avverse e mantie­
creatore universale Amun è chiamato ne l’ordine, Hatsepsut viene chiamata
anche nb w‘ , «monarca» (proprio nel u/.t.t H r 1S, con una espressione che è
senso di ‘unico e solo signore’), colui parallela all’attributo delle dee ricorda­
che è wl ir nt.t kmJ mn.t, «l’Unico, to sopra,
colui che ha fatto ciò che è e ha creato J. B e r g m a n
ciò che esiste» 9. L ’espressione corrente
ntr
■ uf ir fu) m bhw,
«* * «il dio unico che si b) Mesopotamia. In sumero ci sono
è fatto in mille», mette in risalto lo più termini che significano uno, ma
strettissimo rapporto esistente tra il manca ancora uno studio che analizzi
mondo infinitamente articolato e il «mo­ Ja diversità del loro uso. Spesso le divi­
narca della creazione», testimoniando nità vengono dette uniche o eccezio­
allo stesso tempo di una profonda vi­ nali. In accadico abbiamo istén=uno 16
sione panteistica del mondo 10. Afferma­ e (w )èdu, = unico, solo (—» jh d )17. In
zioni contenenti e hhw sono fre­ alcuni casi iìtèn e èdu si alternano sen­
quenti dappertutto, ma dobbiamo ricor­ za che si noti una variazione di signifi­
dare in particolare la combinazione o la cato, ad es, nella frase pà istèn/èda
fusione del dio Hh con Shu, la prima isìaknù, «si accordarono». Anche per
emanazione del dio primordiale Atum, l ’accadico manca finora uno studio ap­
la quale può essere interpretata in di­ profondito delle implicazioni teologiche
versi modi, tutti possibili e validi, Non della terminologia.
solo gli dèi, ma anche le dee ricevono ììtèn — uno può significare eccezio­
(soprattutto in epoca posteriore) l ’attri­ nale, particolare, quando è riferito a es­
buto di wl,t ( t ) , che talora viene inter­ seri divini o a re 18. Abbiamo esempi di
pretato come «l’unico occhio» o il ser­ tale accezione in un antico testo esecra­
pente cosmico n. Vengono chiamate co­ torio oer il demonio femminile Lama-
sì soprattutto H ath o r12 e Iside 13. stum 19 e nell’inno di Agusaia per la bel-
Importante, e quanto mai significa- Jicosa dea Ista r20.

7 Urkunden i v 1 1 1 ,9 . u Così Tutmosi 1 è chiamato «il perfetto dio


8 Cfr,, ad es., Z an d ee 72 ss. della prima volta»: Urkunden iv 83,11; —»
9 Urkunden i v 495,4. S a v e -SÒdenbergh 159 ss.
10 O t t o 58 s. 106. 15 Urkunden iv 390.
11 E r m a n -G r a p o w 1 278,6; 2 7 9 ,11. 16 Cfr. l’ebraico 'Stj ‘ir = 11.
12 Deriderà è «la casa dell'Unica»: E rm an- 17 V. CAD 7,275 ss, oppure 4,36 ss,
G r a po w 1 278,7. 18 CAD 7,287 a.
n ®iouiv < tj uf.t è indicato quale vero 19 BIN 4,126,1; v. S oden : Or. N.S. 25 (1951)
nome di Iside in un inno trovato in Medinet 141 ss.
Madi: B e r g m a n 225,28055, 20 VAS 10,214 111 45 r* VI 2 I > RA 15 (1918)
4*3 (1^*3) 'ehàd (N, Lohfink) (1^13)414

c) Ugarit. In un testo mitologico iì con il motivo dell’amore che ricorre in


dio Baal, che ha appena finito la costru­ documenti dell’Oriente Antico (accor­
zione della propria reggia, dichiara di
di, contratti e corrispondenza reale)
essere lui solo (*hdj) re degli d è i21.
Questo solo fortemente accentuato In Deut. 6 abbiamo, fin verso il v. 1.9,
£a pensare subito alla costante minac­ un commento parafrastico dell’inizio
cia portata alla signoria di Baal da Mut, del decalogo. In questo contesto Deut.
il dio delia siccità. La sovranità di Baal
coesiste con il regno pacifico di Ilu, ìl 6,4 s. rappresenta certamente la ripre­
dio creatore22. sa del motivo delPamore di ^5,10 e per­
tanto il significato di 'hd in 6,4 va de­
a . U unkità di Jahvé
terminato in generale partendo dal co­
Benché il linguaggio deuteronomico mandamento fondamentale dei Deute­
e deuteronomistico sia solitamente por­ ronomio e in particolare in base all'ini­
tato alla ripetizione* la solenne afferma­ zio del decalogo. In questo complesso
zione «il Signore nostro Dio è l'unico 'hd significa che per Israele Jahvé è I V
Signore» jhwh ’lbjttw jhwh }hd: (Deut. nico e solo Dio. Il passo che è sostan­
6t4} non viene ripetuta altrove, È in­ zialmente più affine, anzi parallelo a
vece ripetuto più volte il comandamen­ D eut. 6,4, è Deut. 32,12: «jahvé lo
to dell'amore, contenuto nel versetto {= Israele nel deserto) ha guidato da
successivo {Deut. 6^5), che è connesso solo {bdd) e con lui non c ’era alcun dio
con quell’affermazione, Sembra che per straniero», Non si nega desistenza di
la teologia deuteronomicQ'deuteronomi- altre divinità ma Jahvé è unico {'bd) ri­
stica sia proprio questo comandamento spetto ad Israele, al popolo cui egli par­
che conta, mentre ì predicati di Jah­ la, Non