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COLLANA DI TESTI PATRISTICI diretta da ANTONIO QUACQUARELLI 132

Origene

OMELIE SU ISAIA
Traduzione, introduzione e note a cura di Maria Ignazia Danieli

citt nuova editrice

Copertina di Gyrgy Szokoly Con approvazione ecclesiastica 1996, Citt Nuova Editrice, via degli Scipioni 265 - 00192 Roma
ISBN 88-311-3132-X

INTRODUZIONE

1. I profeti, Isaia, Origene Quando Ignazio di Antiochia lasciava la sua preziosa, condensatissima testimonianza sul rapporto fra lAntico e il Nuovo Testamento, sul senso del tempio antico e nuovo, sulla vicenda della Legge e della grazia, sulla reciproca vivificazione della profezia e del Vangelo, introduceva nella prospettiva aperta del pensiero cristiano la considerazione dinamica dei profeti amatissimi 1, protesi al Cristo in ordine al quale avevano fatto il loro annuncio. Linvitare a riconoscere i profeti come diletti implicava considerare in essi il mistero della locuzione pneumatica di cui erano stati portatori, e cogliere altres la scelta, lamorosa elezione divina che ne aveva fatto persone nuove, in grazia di quella pienezza che essi anticipavano nello Spirito, toccando il Verbo con la loro fede, e vedendo e intendendo non per s, ma per il popolo cui erano mandati, le parole di Dio. Si pu dire che la lezione di Ignazio resta fondamentale per la lettura dei profeti nei primi secoli della
1 Ignazio di Antiochia, Ai Filadelfesi IX, 2, in Lettres (P.Th. Camelot), SC 10, Paris 1969, p. 128.

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Chiesa antica: la vita, lopera, il martirio dei profeti diventano la prova inconfutabile per dimostrare allo stesso tempo il dinamismo e lunit delleconomia divina e ci grazie alla centralit di Cristo che visto sia come lannunziato sia come il realizzatore di ogni profezia 2. Ci dice Origene: Che cosa significa che non c (parola) come questa parola? Ci sono molte parole, ma non come questa parola. Poich non c pi parola dopo la parola di Mos, dopo la parola dei profeti, molto pi ancora dopo la parola di Ges Cristo e dei suoi apostoli (Om Is VII, 4). Accostandoci ad Origene, potremo leggere molto della realt profetica nellessere e nel messaggio dei profeti : (Si dice in Isaia:) Ed ora il Signore mi ha mandato assieme allo Spirito di lui E quindi, dopo che fu mandato il Salvatore, allora fu mandato lo Spirito Santo, affinch si compisse quel che era stato detto dal profeta Si legge che (i profeti) hanno avuto qualche visione soprannaturale, o hanno udito la voce del Signore o hanno veduto i cieli aprirsi Colui che indaga pi a fondo su questo argomento, potr dire che secondo la Scrittura esiste in certo modo un sentimento divino (e) che le specie di questo sentimento sono: una vista capace di vedere oggetti di natura pi elevata di quella corporea un udito appropriato a voci diverse un gusto che riesce ad assaporare il pane vivente un odorato (per percepire) quel buon odore di Cristo a Dio un tatto (per toccare) con le mani il Verbo della vita I beati
2 Quanto viene qui riferito ad Ireneo rispecchia nella sostanza la prospettiva che dei profeti ci offrono i Padri; cf. voce Profeta (A. Hamman - M. Marinone - M.G. Mara), in Dizionario Patristico e di Antichit Cristiane (DPAC) (A. Di Berardino), II, Casale Monferrato 1984, 2914ss. 3 Origene, Contro Celso (C Cel) I, 46.48 (A. Colonna), Torino

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profeti trovarono questo sentimento divino 3. Nelle righe origeniane ora citate si esprime una lettura generale e teorica del mistero dellanima profetica, che pu anche restringere la considerazione del profeta allassoluto di una esperienza singolare; mentre nelle Omelie si coglie il dato storico salvifico, per cui la chiamata del profeta non pu prescindere dal popolo in cui si radica, nel bene e nel male: Misero me, poich sono compunto, uomo come sono, e con le labbra impure abito anche in mezzo a un popolo dalle labbra impure (Om Is I, 4), e la stessa purificazione avrebbe potuto attingere il popolo, ove si fosse aperto ad essa (Om Is I, 5). Il discorso della profezia si amplia dunque spontaneamente. In Origene, ancora in sintonia con la linea di Ignazio 4, si configura la realt del popolo santo dIsraele, e della Chiesa nuovo Israele, nella luce di un sistema profetico, come immagine di una comunit che pu vivere abitualmente e sempre sotto la guida intima, pacata e irresistibile insieme, di una ispirazione che eleva senza turbamento le potenze ordinarie dellanima e dello spirito 5 : secondo la grazia e lintelligenza della profezia possa essere governato il popolo della Chiesa e insieme siano diretti i pensieri di ogni cuore e anima, dice ancora Origene 6. La profezia cristiana, che anima il popolo nuovo per

1971, pp. 93.95. 4 Cf. Ai Filadelfesi VII, 1-2, in op. cit. , p. 126. 5 Cf. la voce Prophtisme (S. Lgasse - P. Vallin), in DS XII, 2, 2410ss.2439. 6 Omelie sui Giudici (Om Gdc) IV, 4 (M.I. Danieli), CN, Roma 1992, p. 103. 7 Cf. ancora voce Prophtisme, 2446. 8 Origene, Omelie su Giosu (Om Gs) XXVI, 3 (R. Scognamiglio

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lalleanza eterna compiuta nel Cristo Ges, in continuit con la profezia antica, memoria attiva dellalleanza del Signore con il primo popolo 7: Non appaia alcuna separazione tra noi e quei giusti che furono prima della venuta di Cristo Loro sapevano che le vere vittime, quelle che possono togliere i peccati, non si offrivano su quellaltare appartenente al popolo primogenito, ma su questo, ove ci sarebbe stato Ges Si fa dunque un solo gregge e un solo pastore: quegli antichi giusti e questi che ora sono cristiani 8. Il rapporto fra il singolo profeta e la comunit cui si appena accennato nulla toglie alla peculiare, misteriosa chiamata profetica di cui si considera il carisma, nel caso di Isaia, compendiatore di molti sacramenti divini, riguardo al quale Origene sottolineer vigorosamente la operazione rinnovante, estremamente personalizzata, operata in lui dallo Spirito. Prima di avere la visione non ti confessi misero, o Isaia? Anzi afferma: finquando visse Ozia, neppure venne alla mia coscienza (la constatazione) che ero misero; giacch comincio a riconoscere che sono misero quando ho la visione, quando muore per me il re lebbroso, Ozia, e dico: Misero me!. Allora incomincio anchio a rendere gloria al Signore, dicendo di me stesso: Misero me!, cos come Isaia dice: Misero me! (Om Is IV, 3). Riprender origenianamente Girolamo riguardo alla profezia delluomo nuovo Isaia: (Questo libro di Isaia) contiene la totalit dei misteri del Signore: lEmmanuele nato dalla Vergine, la sua morte, sepoltura, risurrezione dagli inferi, lannuncio del Salvatore a tutte le genti, e poi,
- M.I. Danieli), CN, Roma 1993, pp. 314s.

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facendo un elenco per noi interessantissimo dei pochi che lo hanno preceduto nello sforzo esegetico sul grande profeta, soggiunger: una grande e faticosa impresa voler commentare nel suo insieme il libro di Isaia, che ha fatto sudare la maestria dei nostri predecessori Origene ha scritto su questo profeta secondo le quattro redazioni, fino alla visione dei quadrupedi nel deserto un commento in trenta volumi, dei quali il ventiseiesimo introvabile. Sotto il suo nome figurano anche altri due libri sulla visione dei quadrupedi considerati non autentici, venticinque omelie e delle raccolte di note 9. Troviamo cos, quasi di passaggio, lallusione a venticinque omelie di Origene su Isaia e, poich noi ce ne troviamo tra le mani nove, e la nona non completa, laffermazione di Girolamo, a prima vista, ci fa pi considerare quello che manca che lelenco del poco pervenutoci. Se ci si sofferma a considerare la perdita del commentario ampio e anche i problemi relativi ai frammenti origeniani ricostruibili per altre vie 1 0, non si pu se non constatare lampiezza del naufragio riguardo alle prime letture ecclesiali del grande profeta! In questo caso, labituale debito verso Girolamo ancora
9 Girolamo, In Isaiam prophetam, prologo, PL 24, 18-21. 10 Cf. R. Gryson - D. Szmatula, Les commentaires patristiques

sur Isae dOrigne Jrme, in Revue des tudes Augustiniennes, 36 (1990), pp. 3-41. 11 R. Gryson - D. Szmatula, Les commentaires, cit., pp. 40s. 12 Cf. G. Dossetti, da una Omelia su Gv 11, 1-45 del 12.3.1978, Monteveglio, pro manuscripto . In se stesso (Cristo) non molteplicit di parole, non lgoi, ma lgos, e tutte le parole della Scrittura non sono molteplicit, perch hanno la loro unit in lui, Parola per eccellenza, autlogos (H. de Lubac, Storia e Spirito, Milano 1985, p. 366). 13 Di nessuno infatti la Parola un Vivente (Origene, Omelie su Geremia [Om Ger] XX, 1 [L. Mortari], CN, Roma 1995, p. 257). Alla

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pi grande, perch soprattutto attraverso il suo commentario che noi percepiamo il meglio della tradizione esegetica greca fra il III e il IV sec., e sentiamo in particolare giungere a noi la voce di Origene, della quale le poche omelie conservate lasciano intravedere la ricchezza, e di cui non si deplorer mai abbastanza la perdita 11 . Certo si comprendono talune note di rimpianto con le quali gli studiosi si soffermano a contemplare la frammentazione delle omelie origeniane su Isaia; tuttavia vorremmo risalire la china di mestizia di queste constatazioni per la sfida di fede che ci viene proprio dalle schegge luminose che possediamo. Questa sfida ci sembra proposta in due direzioni: lunit intrinseca della Scrittura, per cui in ogni parola della Scrittura si concentra tutta la Parola 1 2, e la peculiarit paradigmatica delle pagine esegetiche origeniane su Isaia in questo caso pervenute fino a noi. La Scrittura un Vivente 1 3, unitaria nella sua
lettera, lespressione la troviamo in una lettura ebraica, contemporanea, del salterio, del resto inteso come compendio di tutta la Scrittura: Noi nasciamo con questo libro nelle viscere Pi che un libro, un essere vivente che parla che ti parla , che soffre, che geme e che muore, che risorge e canta, sul limitare delleternit e ti prende, e trascina te e i secoli dei secoli, dallinizio alla fine Nasconde un mistero (A. Chouraqui, Le Cantique des Cantiques, suivi des Psaumes, Paris 1970, p. 83). 14 stato detto che il giudaismo trasmette al cristianesimo la sua concezione di una salvezza essenzialmente sociale (H. de Lubac, Cattolicesimo, Roma 1948, p. 45); ora nellinscindibile unit della Chiesa risiede la vocazione allunit sociale di tutti gli uomini. Ogni Padre considera il mistero della salvezza nella fedelt alla Bibbia e alla tradizione apostolica La teologia nasce dalla riflessione biblica (A. Quacquarelli, Parola e immagine nella teologia comunitaria dei Padri, in Complementi interdisciplinari di Patrologia, CN, Roma 1989, p. 110).

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sostanza dinamica: Non c (parola) come questa parola, secondo la quale ha parlato Mos nella Legge promulgata per mezzo di angeli attraverso un mediatore No, non c (parola) come questa Parola, che la Chiesa ha accolto, nella quale crede, per la quale sar anche salvata: il Verbo che era in principio presso Dio, il Dio Verbo (Om Is VII, 4). Allunitariet dellorganismo biblico fa riscontro la comunitariet della lettura di fede nel primo popolo e nella Chiesa 14. La lettura della Scrittura fatta da un cristiano anche individualmente non mai completamente privata perch il credente legge e interpreta sempre la Scrittura nella fede della Chiesa e porta poi alla comunit il frutto della sua lettura, allo scopo di arricchire la fede comune 15, e questo si applica in maniera eminente alla proposta di lettura teologica dei Padri che insegnano a collocare la Bibbia in seno a una tradizione vivente: in certo senso la loro esegesi stessa a confortarci sul fatto che la Scrittura, pur misurabile a fondo solo nel completo del suo discorso, pu ritrovarsi non tradita anche nel tutto del frammento 16 , visto nella sua intrinseca proposta esegetica e non in una prospettiva forzatamente mutila e disseminata. Nel caso delle Omelie origeniane su Isaia, allo stato in cui le abbiamo, si verifica di fatto una peculiarit che risulta in maniera diretta guardando semplicemente lelenco dei testi che esse commentano. Si tratta dunque di:
15 Linterpretazione della Bibbia nella Chiesa (Pontificia Commissione Biblica), Citt del Vaticano 1993, p. 91. 16 H.U. von Balthasar, Il tutto nel frammento, Milano 1990: Il Logos, mentre sbriciola se stesso, raccoglie di nuovo in unit il mondo (pp. 278s.). 17 Cf. per queste affermazioni lo studio di J.-P. Sonnet, Le motif

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I II III IV V VI VII VIII IX

Omelia: Is 6, 1-7; Omelia: Is 7, 10-15; Omelia: Is 4, 1; 11, 1ss.; Omelia: Is 6, 1-7; Omelia: Is 6, 1-7; 41, 2; Omelia: Is 6, 8-10; Omelia: Is 8, 18-20; Omelia: Is 10, 10-14; Omelia: Is 6, 8-9.

Esprimiamo cos la considerazione dinsieme che ha guidato questa nostra riflessione sullIsaia letto da Origene.

de lendurcissement (Is 6, 9-10) et la lecture dIsae, in Biblica, 73, 2 (1992), pp. 208s. e lancor pi recente articolo di J.L. McLaughlin, Their hearts were hardened: The use of Isaiah 6, 9-10 in the book of Isaiah , in Biblica, 75, 1 (1994), pp. 1-25, con ampia documentazione sulla utilizzazione di Is 6 non solo nella sostanza, ma nella redazione di tutto il libro canonico di Isaia. Sul fatto che le omelie che stiamo considerando possano essere rappresentative sia della profezia di Isaia che della esegesi di Origene, cf. le annotazioni di J.-N. Guinot, Lhritage orignien des commentateurs grecs du prophte Isae , in Origeniana quarta , pp. 379-389. 18 Cf. J. Vermeylen, Lunit du livre dIsae , in The book of Isaiah. Le livre dIsae. Les oracles et leurs relectures. Unit et complexit de louvrage (ed. J. Vermeylen), BETL 81, Leuven 1989: Lunit attuale dellopera risponde a un progetto deliberato Per pensare a riunire sotto lautorit del medesimo profeta Isaia oracoli e altri testi cos diversi, certamente occorsa una motivazione particolarmente potente, essa stessa provocata da una situazione storica determinata (p. 27). 19 Is 1, 3. Cf. J.-P. Sonnet, Le motif de lendurcissement, cit., pp. 226ss. Uno studio completo del testo si trova in C.A. Evans, To see and not perceive, in JSOTSS 64, Sheffield 1989, ove vengono esaminate, oltre le riletture bibliche, le riprese successive, ebraico-

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Per una provvidenza a monte di ogni ipotesi, i testi rimastici presentano una forte concentrazione su Isaia 6 la visione della gloria del Signore, la vocazione del profeta, il mistero dIsraele : sono quindi i brani, e i versetti, che forniscono un paradigma sotteso allinsieme del libro canonico di Isaia, paradigma nel quale si trova ben pi di un semplice dato tematico arricchente il contenuto del libro: la loro potenza teologica, la loro operativit, il loro effetto protratto (Wirkung), investono in totalit i lettori di Isaia trasmettendoci la chiave di ingresso al messaggio del profeta nella sua globalit, al libro nelle sue redazioni ultime 17 . Alla luce delle letture pi recenti, in ordine agli stessi problemi redazionali, il libro di Isaia si presenta fortemente unificato cos come unitario lio profetico sotteso a tutto linsieme del libro 18: in esso il cap. 6 costituisce il racconto della vocazione-missione dellannunciatore, dopo che gi, nei primi capitoli, stato delineato il processo fra il Dio glorioso e signore e il popolo Israele che non conosce e non comprende 19. La denuncia profetica ha gi trovato una sua svolta nel cap. 5, ove il canto della vigna si posto come la drammatizzazione plastica di quellofferta rifiutata che ha riempito linizio del libro: Non badano allazione

cristiane, del tema. 20 Is 5, 12.21.24. Il profeta vede che la sua parola non serve a nulla; il suo discorso si trasforma allora in predizione di una sciagura ineluttabile. Ancor pi, la sua parola non fa altro che indurire progressivamente il cuore (ma deve essere ugualmente) pronunciata, affinch una volta che la minaccia sia divenuta effettiva il peccatore possa riconoscere la gravit della sua sordit (P. Bovati, Le langage juridique du prophte Isae , in The book of Isaiah, cit., pp. 195s.). 21 F. Dumortier, JHWH, re delluniverso, in La parola per lassemblea festiva, Brescia 1974, pp. 95-103.

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del Signore, non vedono lopera delle sue mani Guai a coloro che si credono sapienti e si reputano intelligenti Hanno rigettato la Legge del Signore degli eserciti, hanno disprezzato la parola del Santo di Israele 20. La vocazione profetica di Isaia emerge dunque al cap. 6 come assorbita, immersa, avvolta in una struttura portante che lincontro con il Dio trascendente e insieme signore della storia 21: Dio che paradossalmente viene rifiutato dal popolo destinatario dellannuncio. Di quellincontro, il succedersi dei versetti evocher la maest pi e prima che descrivere la visione. Ricordo di un fatto esperienza spirituale decisione del profeta di consegnare al suo popolo il messaggio di JHWH 22, Is 6 evoca la maest regale di Dio 23, la priori di una missione profetica, e il disegno divino che si opera sui destinatari dellannuncio, colti nellampiezza di un piano che crea e giudica insieme, nella prospettiva del loro accogliere o non accogliere la Parola di cui il profeta portatore. proprio del profeta avvertire il popolo di Dio, metterlo in guardia, perch il popolo in pericolo e il profeta lotta per farlo vivere; non a caso leffetto storico della parola di giudizio di Isaia 6, 9-10 alla fine degli Atti (28, 25ss.) si iscrive nella medesima prospettiva: (I giudei) se ne andavano discordi tra loro, mentre Paolo diceva questa sola frase: Ha detto bene lo Spirito Santo, per bocca del profeta

22 Cf. G.B. Gray, A critical and exegetical commentary on The book of Isaiah , I, Edinburgh 1912, p. 101. 23 Si veda il rapporto della visione isaiana con la visione del profeta Michea figlio di Jemla, in 1 Re 22, 19-23: Ho veduto il Signore assiso sul suo trono, nel commento di F. Dumortier, JHWH, re delluniverso, cit., pp. 96ss. 24 Cf. At 28, 25ss. e D. Marguerat, Juifs et chrtiens selon LucActes. Surmonter le conflit des lectures, in Biblica, 75, 1 (1994), p.

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Isaia, ai nostri padri: Va da questo popolo e di loro: Udrete con i vostri orecchi, ma non comprenderete; guarderete con i vostri occhi, ma non vedrete. Perch il cuore di questo popolo si indurito 2 4. Amato e scelto da Dio per una missione, non compreso o anche rifiutato dagli uomini 25, il profeta costituisce cos per Origene un modello, concreto e vitale, proposto a tutti i giusti, ma in modo pi immediato al maestro cristiano, di appartenenza al disegno di Dio, di salvezza per gli altri e di martirio per s: essere profeta un altro modo, pi lungo e pi complicato, di essere martire, e questo pu realizzarsi e ripetersi nella Chiesa, lungo il corso della sua storia, verificandosi nella vocazione personale e attuale del profeta-maestro nella comunit cristiana 26. Allinizio del racconto della visione del Signore delle schiere, Isaia si ricorda del re lebbroso, delluomo detronizzato per aver voluto varcare i limiti impostigli dal Dio tre volte santo; si ricorda del re infedele, divenuto impuro, mentre sta per parlare della rivelazione suprema del Dio santo, separato, e tuttavia in mezzo al popolo separato e irradiante 2 7. Finquando visse il re Ozia, il profeta Isaia non pot avere la visione Occorre che muoia un tale principe dellanima perch possiamo avere la visione di Dio Se Ozia in vita, non vediamo la gloria di Dio; ma se

135. Cf. ancora J.-P. Sonnet, Le motif de lendurcissement, cit., pp. 219ss. 25 Il quarto canto del Servo si situa in Isaia in continuit profonda con la vocazione del profeta, ponendo le condizioni per guarire nel popolo quello che cera di inguaribile (P. Beauchamp, Lectures et relectures du quatrime chant du serviteur, in The book of

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muore, allora subito, appena muore Ozia vedremo la gloria di Dio (Om Is I, 1). Isaia si afferma impuro, insieme al popolo ribelle, cos come il re che ha prevaricato: le labbra sono il veicolo di questa impurit fondamentale che non pu trasmettere il messaggio di Dio, mentre il Signore stesso chiede alluomo Isaia di addossarsi lincarico. Avvenuta la purificazione dallalto, dal fuoco dellaltare, Isaia si offre e allora riceve il messaggio tremendo: Va e riferisci a questo popolo: Ascoltate pure, ma senza comprendere 28. Che cosa dunque pu essere nello stesso tempo un annunzio vero e di tale natura che ottunde le orecchie della folla e incolla i loro occhi? Non pu essere nientaltro che un grande messaggio di salvezza, con accenti cos nuovi, forti e chiari che per i molti che desiderano solo la garanzia della stabilit del popolo, la pacificazione dellinquietudine della loro anima, la conferma delle loro illusioni, copre ogni annunzio della sventura 29. Abbiamo annotato questa lettura ebraica moderna della profezia di Is 6, e quindi del paradigma centrale del messaggio isaiano, perch ci sembra la ostensione matura di una riflessione che Israele fa su se stesso: ma qual era la prospettiva giudaica della profezia che Origene aveva incontrato?

Isaiah, cit., pp. 344s.). 26 V. Peri, Geremia secondo Origene. Esegesi e psicologia della testimonianza profetica, in Aevum, 48 (1974), pp. 24ss. 27 M. Buber, La fede dei profeti , Casale Monferrato 1985, p. 128. 28 Cf. Is 6, 9ss. 29 M. Buber, La fede dei profeti , cit., p. 131. 30 Cf. lampia analisi di G. Sgherri, Chiesa e sinagoga nelle opere di Origene, Milano 1982; per le linee della tradizione giudaica

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La Mishnah aveva in certo modo perduto alcune linee del messianismo profetico, poi ricuperate dal Talmud e dalle elaborazioni posteriori, e quindi, accanto alla ricchezza delle elaborazioni haggadiche, alla congenialit dellallegorizzare rabbinico, Origene aveva anche respirato, nei suoi contatti con i sapienti delle scuole ebraiche, lautodifesa di un Israele carnale, che non era pi il popolo nella sua realt dilatata e non poteva certo essere ancora il soggetto della teshuvah, del ritorno 30 . Perch non esporre immediatamente una certa tradizione giudaica certo verosimile, anche se non vera e trovarne in qualche modo una soluzione? Dicono cos che Isaia fu segato dal popolo come prevaricatore rispetto alla Legge e perch formulava un annunzio che andava al di l delle Scritture. Dice infatti la Scrittura: Nessuno vedr la mia faccia e vivr, e costui invece afferma: Ho visto il Signore delle schiere (Om Is I, 5). Come i testi di queste Omelie mostreranno in pi di un passo, alcune letture rabbiniche sembravano drammaticamente confermare la parola di Ges: Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi 31: tuttavia questo non era lunico aspetto: il filone liturgico, il filone mistico e una parte dello stesso filone rabbinico conservavano quel senso vivente della profezia che il popolo dIsraele avrebbe sempre portato con s nei suoi esilii e nelle sue estradizioni. Vorremmo dire che, in Origene, si scontrano la passione damore per Israele e il suo mistero con il riconoscimento del debito che la Chiesa ha nei suoi
di lettura della Scrittura e quanto di essa confluisce nelle successive elaborazioni cristiane, cf. S.P. Carbone - G. Rizzi, Le Scritture ai tempi di Ges, EDB, Bologna 1992. 31 Lc 11, 47 e testi paralleli.

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confronti 32 e la coscienza del salto cui levento Cristo porta non solo la realt comunitaria, lessere, ma la riflessione stessa, lesegesi della Chiesa 33 . Si possono doverosamente riprendere altre letture della chiamata profetica, che traspaiono bene in Origene, prima fra tutte la folgorante sintesi filoniana ancora ebraica , ove lo stile platonico della ispirazione esprime pur sempre la purezza del dato biblico sulla profezia. Inevitabile la solitudine per il profeta, che deve uscire dalla parentela e da se stesso, che accetta di tacere nella sua voce di uomo, divenuto strumento sonoro di Dio, di cui Dio colpisce invisibilmente le corde con il suo plettro Davvero il profeta, anche quando sembra parlare, si trova in stato di silenzio: un altro si serve dei suoi organi vocali, della sua bocca, della sua lingua, per rivelare quello che egli vuole; colpendoli con la sua arte invisibile e melodiosa, ne fa degli strumenti sonori, musicali, ripieni di armonia 34. Anche questa indicazione portata avanti da Origene: il profeta colui che non solo annuncia, ma accetta il
32 Cf. Origene, Om Gs, ed. cit.: questa ci sembra lopera in cui Origene esprime con mirabile equilibrio e sofferta speranza alcune fra le fondamentali attese della Chiesa nei confronti di Israele: ne abbiamo parlato nella introduzione a tale opera, pp. 27ss. 33 Cf. G. Sgherri, Chiesa e sinagoga , cit., p. 54. 34 Filone, Quis rerum divinarum heres sit 68-79.258-266 (M. Harl), Paris 1966, pp. 198ss.294ss. 35 Origene, Sulla Pasqua. Il papiro di Tura, I, 5-6 (G. Sgherri), EP, Milano 1989, pp. 70ss. 36 H. de Lubac, Storia e Spirito , cit., pp. 326s. 37 Riprendiamo qui alcune considerazioni basilari di M. Harl, La Bible dAlexandrie. La Gense, Paris 1986, p. 26: Le varianti fra il testo masoretico e la LXX non sono dovute ad accidenti testuali Alcuni studiosi usano la parola targumismi per i ritocchi redazionali che hanno visibilmente per oggetto di rendere il racconto pi logico e pi chiaro e di attualizzarne certi dati, ma anche di conferirgli un

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passaggio pasquale per s: s che per lui si d (una specie di principio) di unaltra nascita, (poich un nuovo genere di vita inizia per chi abbandona) le tenebre e viene alla luce Bisogna che uno si trovi dentro un perfetto genere di vita e un perfetto amore perch possa udire, essendo ancora nel mondo presente: Questo mese principio dei mesi per te Non per tutto il popolo quello era allora il mese principio dei mesi, ma solo per Mos e Aronne (Uno) divenuto quasi un altro rispetto a quello che era 35 . Ha ottenuto il beneficio, divenendo puro e ricevendo il perdono dei peccati [ Isaia] non richiede un ministero come uno giusto per natura, ma come uno che ha ottenuto grazia! (Om Is VI, 2). Queste linee di riflessione sul carisma profetico si ricostruiscono bene nellambito generale della lettura origeniana della Scrittura: Origene non tanto attratto da un profeta che parli sotto la spinta irresistibile dello Spirito, quanto piuttosto dallispirazione obiettiva del Libro stesso (Il) suo genio si interessa pi a Dio che alluomo Il legame di tutta la Scrittura con lo Spirito pegno della sua unit 3 6. Sulla base di queste considerazioni previe, nel caso delle Omelie su Isaia abbiamo insieme rilevato, nelle note ai testi tradotti, la dimensione pi immediata di altri

supplemento di valore religioso. Per una introduzione alla letteratura targumica, cf. ancora S.P. Carbone - G. Rizzi, Le Scritture ai tempi di Ges, cit., pp. 79ss. 38 Cos per le prime e poi dimenticate avvisaglie dei ritrovamenti di Qumrn: cf. I manoscritti di Qumrn (L. Moraldi), Torino 1986, p. 16. Sulla potenza inventiva del testo costruito dallesegeta, cf. A. Le Boulluec, Les reprsentations du texte chez les philosophes grecs et lexgse scripturaire dOrigne. Influence et mutations , in Origeniana

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riferimenti esegetici, ricorrendo in particolare alle molteplici sfaccettature di riflessione sugli elementi testuali di cui Origene disponeva; nelle annotazioni saranno quindi messi in rilievo, oltre alla base oggettiva e primale del testo greco della LXX, alcuni riferimenti al testo ebraico masoretico e accenni alle letture aramaiche dei Targumim 3 7. Origene che seguiva con amore di studioso e passione di credente anche le notizie di ritrovamenti del testo sacro 38 , sapeva che il criterio della trasmissione umana dei misteri divini si iscriveva in una lettera che esige di essere insieme totalmente assunta e continuamente interiorizzata. Tutte le sapienze di questo mondo sono insegnate dagli uomini, e le si impara secondo ciascuno dei mezzi razionali. Ma quello che insegnato dallo Spirito, non lo si insegna: e tu non dirai che lo ha insegnato il maestro, mentre egli stesso ha imparato dallo Spirito quello che dice!. In questo senso anche la comparazione testuale diviene una umile e splendida forza di obbedienza allo Spirito e per ci stesso fonte di rivelazione: Esaminando questa parola assieme a questaltra e mettendone insieme quello che simile, cos che viene svelato il pensiero della Scrittura. cos che io comprendo quello che concerne Dio e divengo ammaestrato dallo Spirito. Non sufficiente apprendere quello che concerne lo Spirito che ha mosso Isaia, ma bisogna avere quel medesimo Spirito che ha
quinta, pp. 101-118. 39 Origen on 1 Cor, Frg XI [C. Jenkins] in JThS 9 (1980), pp. 239s. Il frammento riportato e commentato da H. Crouzel, Le contexte spirituel de lexgse dite spirituelle , in Origeniana sexta, pp. 333-342. Cf., per le regole esegetiche paoline assunte da Origene, F. Cocchini, Il Paolo di Origene . Contributo alla storia della recezione delle epistole paoline nel III secolo , Roma 1992, in particolare al cap. VI, pp. 117-148. 40 Cf. M. Pesty, Origne et les prophtes, in Origeniana sexta , cit.,

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chiuso e sigillato le parole di Isaia, poich se lo Spirito non apre le parole dei profeti non si pu aprire quello che chiuso 3 9. Qual dunque per Origene il ruolo specifico dei profeti: uomini radicati nella loro storia, o quasi simboli prefiguratori del Cristo? Queste Omelie su Isaia ci daranno in pieno la chiave origeniana: la brevit dei testi ha in questo caso una intensa carica positiva e una nitida espressivit esegetica! I profeti illuminano e guidano la storia del popolo di Dio, se e quando questo non si opponga alla loro funzione illuminatrice, e insieme oltrepassano il limite umano per la loro conoscenza che viene dallo Spirito divino, mediatori come essi sono fra Dio e gli uomini 40; e inoltre, poich la loro interpretazione della realt, dei movimenti, della storia dIsraele, spiega le figure dellAntico Testamento, essi diventano insieme maestri della esegesi cristiana 41 . Perno di questa esegesi, e quindi scoperta della grande profezia di Isaia, sono, in Origene: la considerazione della gloria di Dio; il segno del Dio-con noi (e quindi la incarnazione e il mistero del Messia); lo Spirito Santo nelle sue potenze; il tempo dello Spirito nel mistero dIsraele e nella Chiesa. Tutti questi sono i temi del primo Isaia e, come gi accennavamo, dellintera profezia di Isaia nel suo messaggio unitario che Origene coglie con lineare maestria ed esegesi pienificatrice della lettera: Dio, che

p. 414.
41 Tramite una illuminazione anticipata di Colui del quale, ognuno per la sua parte, essi tracciavano un abbozzo, questi amici dello Sposo sono sfuggiti cos alle necessit della legge del progresso

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invade il santuario di Gerusalemme, ne trabocca fino a riempire tutta la terra; il suo messaggero ne trasmette il piano che abbraccia il tutto, compresa la tappa intermedia della resistenza umana, e si realizza attraverso un dramma; il popolo si oppone al profeta come predicatore della conversione, ma la parola profetica agir nella storia. In questo senso il silenzio forzato, cui la opposizione del popolo potr ridurre il profeta, si aprir alla rilettura della sua parola accusatrice e salvatrice nella economia nuova 42 . Difficilmente si potranno trovare parole pi attuali, pi moderne di quelle che riconducono a scrutare lunit del disegno divino e della divina volont, e quindi lunit e il senso complessivo di tutta la Scrittura E ci perch lo sviluppo dellunico disegno di Dio non implica soltanto una successione storica delle due economie, ma anche la loro unit profonda, attraverso la trasformazione che latto redentore del Cristo fa subire allAntico Testamento, nel cuore della storia sacra 4 3. Riascoltiamo Origene: Non c un unico avvento del mio Signore Ges Cristo, mediante il quale egli sia disceso sulla terra: venne anche a Isaia, venne anche a Mos, venne anche al popolo, e venne ad ognuno dei
che Origene conserva per linsieme del popolo giudaico (H. de Lubac, Storia e Spirito , cit., p. 289, e tutto il paragrafo: Anticipazioni profetiche). 42 Ricordiamo ancora la conclusione degli Atti: Paolo, il profeta rigettato, ha fallito nel suo tentativo di convincere Israele La parola di Isaia si verifica nella situazione presente Tuttavia lo stesso passo presenta anche segni di apertura (E li guarir) la promessa divina di una fine dellindurimento (D. Marguerat, Juifs et chrtiens selon Luc-Actes, cit., p. 143). Cf. la voce Isae (L. Alonso Schkel), in DS VII, 2, 2060ss. 43 G. Dossetti, Lesegesi spirituale secondo don Divo Barsotti , in

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profeti; e tu pure non temere: se gi lo hai accolto, di nuovo verr! Che poi egli sia venuto anche prima della sua presenza nella carne, sentilo testimoniare proprio da lui: Gerusalemme! Gerusalemme! Quante volte ho voluto radunare i tuoi figli! Non dice: Ti ho veduto solo in questo avvento, ma dice: Quante volte ho voluto!. E venendo di nuovo attraverso i singoli profeti ero io, il Cristo, che parlavo nei profeti ha detto: Tu pure non temere; anche ora Ges Cristo viene mandato. Non mentisce! Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Om Is I, 5). 2. La gloria di Dio Come abbiamo gi accennato, lOmelia I tutta svolta sui versetti centrali del cap. 6 di Isaia ci immette nella tematica potente della gloria di Dio. Al nulla di essere, e ancor pi di peccato, in cui Isaia si scopre come creatura una volta che questa sia purificata per grazia , si apre la visione del Dio regnante sulle potenze celesti (Om Is I, 1): un orizzonte non affermantesi come rapimento estatico soggettivo, ma come immissione in chiave storico-salvifica nei misteri della teologia e della economia divine. Il trisagio esprime la glorificazione intertrinitaria (Om Is I, 2), e il movimento che passa dal fuoco

Cerco Dio solo. Omaggio a Divo Barsotti (ed. S. Tognetti - G. Guarnieri - L. Russo), Settignano (Firenze) 1994, pp. 98s. 44 Cf. Ch. Kannengiesser, criture et thologie trinitaire dOrigne, in Origeniana sexta , pp. 351ss. 45 Cf. lampia disamina fatta da J. Danilou, La teologia del giudeo-cristianesimo, EDB, Bologna 1974, pp. 236-244. 46 Filone, De Abrahamo 121-123 (J. Gorez), Paris 1966, pp. 7275. 47 Id., De vita Mosis 99 (R. Arnaldez - C. Mondsert - J. Pouilloux - P. Savinel), Paris 1967, pp. 236s.

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divino al profeta, cos come la complessiva dinamica della scena, mostrano in prospettiva profeticoescatologica gli eventi salvifici del regno di Dio che si costituir a partire dallincarnazione e quindi dalla mediazione umano-divina del Cristo (Om Is I, 2, 3). Laccento va posto anche sullelaborarsi, in Origene, di una teoria senza precedenti sulla Trinit divina: una dottrina che trova qui una sua rilevanza incoativa, tutta derivata dalla esegesi biblica, prima ancora che teologicamente elaborata 4 4. In verit questi Serafini che sono intorno a Dio e che per conoscenza pura dicono: Santo, Santo, Santo!, custodiscono il mistero della Trinit, essendo essi stessi santi: rispetto ad essi non v nulla di pi santo fra tutte le realt esistenti Chi sono questi due Serafini? Il mio Signore Ges e lo Spirito Santo. Non pensare che si separi la natura della Trinit, se si mantengono le funzioni delle Persone (Om Is I, 2). La portata giudeo-cristiana di questa affermazione, che ricorre con diverse sfumature e riprese nellopera origeniana 4 5, ha portato a risalire ad alcune possibili fonti
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Id., De Cherubim 27-30 (J. Gorez), Paris 1963, pp. 30-33. Id., De sacrificiis 59 (A. Masson), Paris 1966, pp. 122-123. 50 Id., Quis rerum divinarum heres sit 166, nella ed. cit., pp. 246s.
51 Ireneo, Esposizione della predicazione apostolica 10, in Contro le eresie e gli altri scritti (E. Bellini), Jaca Book, Milano 1981, p. 492. E io vidi il mio Signore adorare e cos pure lAngelo dello Spirito Santo, e vidi che ambedue lodavano insieme Dio, troviamo nella Ascensione dIsaia , ove la dignit del Cristo e dello Spirito evidentemente postulata come superiore a quella angelica (cf. Ascensione dIsaia 9, 39-42, in Il Cristo, I [A. Orbe - M. Simonetti], Milano 1990, pp. 4.383). 52 Questo sviluppo di una teologia in esercizio, valido per tutta la ricerca prenicena, esplicitamente affermato da Origene (cf. H. Crouzel, Origene, Roma 1986, p. 78).

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di Origene, prima fra tutte, in maniera privilegiata, Filone. Si pu dire che gi le allegorie filoniane sulle potenze divine dei Cherubini e dei Serafini tendono ad andare oltre la misura della sapiente costruzione teoretica, a varcare il limite della riflessione consumata in una protensione al mistero del movimento interno di Dio: questo gi nel pensatore ebreo Al centro, circondato dalle due potenze di creazione e di signoria, Dio offre al pensiero e alla visione ora lapparenza di un solo essere, ora di tre 46; in quanto re che comanda su quanto ha creato 47, regola Logos e spada di fuoco le sue stesse bont e potenza 48 ; scortato dalle due potenze pi elevate, la sovranit e la bont, il Dio Uno si pone quasi offrendo alla contemplazione tre immagini 49 , che non riguardano solo un remoto e arcano appello alla conoscenza, ma equilibrano nelle potenze pi venerabili dellessere i doni e i castighi di cui Dio divisore nel governo del mondo 50 . Ben di pi, se lasciamo Filone, e ci rivolgiamo a Ireneo, ritroveremo: Questo Iddio vien dunque glorificato dal suo Verbo, che il Figliuol suo eterno, e dallo Spirito Santo, che la Sapienza del Padre di tutti. E le loro Potenze, (quelle) del Verbo e della Sapienza, che vengono chiamate Cherubini e Serafini, glorificano con
H. Crouzel, Origene, cit., pp. 246ss. A. Quacquarelli, Parola e immagine nella teologia comunitaria dei Padri, in Complementi , cit., p. 119. 55 Cf. B. Studer, Dio salvatore nei Padri della Chiesa, Roma 1986, pp. 45.116ss. 56 Che mi giova interpretare queste parole delle Sacre Scritture, se non mi ricorder di loro nel momento cruciale in cui il loro aiuto richiesto? (Origene, Omelie sui Salmi [Om Sal], sui Salmi XXXVII, II, III (E. Prinzivalli), Firenze 1991, pp. 300s.). 57 Cf. G. Bardy, La thologie de lglise de saint Irne au Concile de Nice, Paris 1947, pp. 128ss.; H.J. Vogt, Das Kirchenverstndnis des Origenes , Kln - Wien 1974, pp. 250-258.
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voci incessanti Iddio, e qualunque altra creatura insieme nei cieli d gloria a Dio padre di tutti 5 1. Per i testi pre-niceni, al di l della terminologia in esercizio 52, vale la considerazione sostanziale di ci che possiedono le tre Persone e che si estende anche allanima umana che il Verbo ha rivestito, carattere che le distingue chiaramente dalle creature e fonda fra esse una eguaglianza che non inconciliabile con una gerarchia interna alla Trinit 53 . estremamente significativo lapparire, in questa prima omelia, di una espressione di teologia trinitaria attraverso la contemplazione e lesprimersi di una dossologia: La dossologia trinitaria una forma, qual lespressione liturgica, che invera una sostanza, la Trinit nella sua economia 54; e quindi si continua anche in queste Omelie labituale ricerca origeniana di sintetizzare i dati certi della fede cristiana in prospettive aperte suscitate dalla parola di Dio, e di convogliare le forze spirituali di quanti ascoltano e leggono la Scrittura allunione con il Logos di cui approfondiscono i misteri: Ireneo e Origene provano che il Trishagion, non senza linflusso della tradizione giudaica, ha ricevuto un senso trinitario 55. Se ora passiamo dallOmelia I alla IV, troviamo ancora il tema della gloria, attraverso la esplicazione di Isaia 6, ma nella considerazione della santit che da quella gloria si irraggia e quindi nella riflessione tropologica che da quella contemplazione si esprime.
58 Ritorna cos il discorso dei sensi della Scrittura in chiave esegetico-esistenziale, con la riscoperta perennemente attuale di una anagogia non estrinseca, ma spirituale: cf. le annotazioni recenti di S. Leanza, Origene , in La Bibbia nellantichit cristiana (E. Norelli), EDB, Bologna 1993, pp. 382ss., anche con riprese degli svolgimenti di H. de Lubac, Storia e Spirito , cit., in particolare pp. 238ss.

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Che cosa giova a te che la terra sia piena della gloria di Dio, in grazia delle chiese dei santi, che si trovano ovunque, se poi tu non sei partecipe della gloria della pienezza di Dio? (Om Is IV, 2) 56 . Da questa lettura ricaviamo pi di una indicazione. In primo luogo: la Chiesa del Cristo porta a compimento lattesa che era nella profezia antica: le oscurit, le contraddizioni, le prove e le incertezze del suo cammino non spengono la bellezza delle realt divine che traspaiono allo sguardo pneumatico di chi coglie nella Chiesa il mistero del corpo del Cristo 57; in secondo luogo viene coscientemente e chiaramente espresso che la immagine icona realizzata dalla Chiesa rispetto all ombra del Testamento antico, vive nel cammino di ogni singolo fedele, parte della realt ecclesiale, e si attua nella sua vita di fede protesa all eschaton della verit 58 . (Il Salvatore era) la luce vera che illumina ogni uomo Possiamo applicarlo, analogamente, alla Chiesa sposa e ai discepoli: anche questi possiedono una luce, propria o attinta dal sole vero, e se ne servono per illuminare coloro che non sono in grado di apprestare in se stessi una fonte di luce 59. Isaia viene colto nel riverbero santificante di quella gloria che, suscitando la compunzione nel suo cuore, brucia le sue labbra e il suo essere rendendolo capacit e forza di evangelo: Quanto buono Dio! Dice: Ascolto Isaia che si confessa giacch ha detto: Misero me! ,
59 Origene, Commento al Vangelo di Giovanni (Cm Gv) I, XXV (E. Corsini), Torino 1968, pp. 162s. 60 doveroso almeno ricordare la fecondit della equazione origeniana fra vita sacramentale della Chiesa ed esperienza mistica personale, di unione al Signore: questo dato, gi finemente analizzato dal padre Danilou, tradizionalmente colto come essenziale nella teologia della Chiesa dOriente, costituisce una delle intuizioni

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lo ascolto pentirsi dal momento che esclama: Sono compunto , poich ha dichiarato le proprie colpe nel dire: Uomo come sono, e con le labbra impure, abito anche in mezzo a un popolo dalle labbra impure, e io: mentre ancora egli sta parlando, dico: Ecco, sono qui! (Om Is IV, 4). Il profeta dIsraele, come il seguace del Cristo nella Chiesa di oggi, vive del fuoco che il Cristo venuto a portare sulla terra, mandato secondo leconomia della carne per la purificazione e la salvezza (Om Is IV, 4). Il tema viene ripreso nellOmelia V, per sollecitazione interiore e necessit ecclesiale: Preparo me e gli ascoltatori a misteri pi grandi, se tuttavia il Verbo di Dio viene, se discende fino a noi Se soltanto volete ascoltare, preghiamo in comune il Signore, perch almeno ora, per lavvento del Verbo, siamo fatti capaci di volgerci alle parole del profeta (Om Is V, 2). Si potr vedere nellomelia lo svolgersi del discorso allinterno della sinassi memoriale della Pasqua del Signore (Om Is V, 2): la preziosa annotazione liturgica, cos come lappello conclusivo dellomelia al traffico sapiente della parola affidata Scrittura e discorso esplicativo e dei misteri celebrati (Om Is V, 3), riflettono la impostazione fondamentale di una Chiesa identificata con lassemblea liturgica, nella equazione basilare: Eucaristia-Pasqua-Chiesa 60. Vorremmo notare che la presenza e la manifestazione del Signore nel folgorante testo di Isaia hanno come cornice il tempio di Gerusalemme: da l si diparte la liturgia sconvolgente che opera nella realt interiore del profeta cos come nella storia del mondo 61.

fondamentali per una riscoperta profonda, spirituale, della vita della

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LOmelia VI segna un passo ulteriore, sempre a partire dalla immersione nella visione di Dio e dalla vocazione di Isaia: si pone cio come meditazione sulla missione profetica individuata in due esponenti gloriosi, Mos e Isaia. La tematica del confronto dei profeti con Mos tipicamente giudaica 62, ma Origene la assume nella lettura nuova, cristiana, totalizzante, della parola biblica: e cos quella che poteva essere una diatriba di scuola sulla comparazione della grandezza dei profeti diventa una considerazione dilatata del mistero dellanima profetica. La vocazione-consacrazione-missione di Isaia ripensata alla luce del Cristo che era nel Mos che si ritrae di fronte alla voce bruciante di Dio, nellIsaia purificato che offre alla missione il suo essere nuovo, plasmato dal fuoco spirituale dellaltare, cos come nellapostolo e nel vescovo della Chiesa di ieri e di oggi, nello spirito di profezia e di ministerialit della comunit cristiana di sempre. Prendiamo in esame Mos e Isaia, rendiamo giustizia sia a Mos che a Isaia, e diamo a ciascuno la sua parte sulla base delle Scritture Se anche Mos avesse ricevuto una simile grazia, e si fosse sentito dire: Ecco, ho tolto le tue iniquit, e: Ho completamente purificato i tuoi peccati, forse non avrebbe mai detto: Provvvediti un altro da mandare!. Perci hanno una qualche ragione sia Mos che ricusa, sia Isaia che dice: Eccomi, manda me! (Om Is VI, 2). Ancora: Chi nella Chiesa presiede chiamato al servizio (Om Is VI, 1). Il discorso non implica solo un richiamo generale, pur

Chiesa in quanto tale: la vita liturgica il vero fondamento della vita mistica del credente (cf. J. Danilou, Origne , Paris 1948, p. 79 e D.

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pertinentissimo, allumilt Ne troverai a volte anche fra noi, che siamo posti come esempio di umilt, e collocati intorno allaltare come specchio per chi guarda, nei quali manda il suo cattivo odore il vizio dellarroganza: cos dallaltare del Signore, che dovrebbe ardere del soave odore dellincenso, emana lodore pestilenziale dellorgoglio e della gonfiezzza 63 Il discorso proprio rivolto in maniera diretta allordine sacerdotale e levitico, se lappartenervi diventa motivo di superbia a colui che dimentica di ricoprire una dignit in seno alla Chiesa 64; e in questo senso Origene non si stanca di riproporre lesempio di Mos! 65. Qual dunque la conclusione riguardo a Isaia? Che egli non richiede un ministero come uno giusto per natura, ma come uno che ha ottenuto grazia! (Om Is VI, 2). E che far questa Chiesa, in cui riposa lo Spirito della profezia, e che ha ottenuto grazia? Memore della misteriosa economia per cui essa stata resa ricca dalla cecit del primo popolo, trepida per la grazia immeritata, umile per la gratuit del perdono, sar una Chiesa che serve: nei pastori che la guidano, negli ordini e nelle funzioni in cui si esprime: negli uomini, nelle donne, umanit ricreata, configurata al Cristo.
Staniloae, La liturgia comunitaria e la liturgia interiore nella visione della Filocalia, in Punti di vista ortodossi sulla Chiesa, la preghiera, lo Spirito Santo e il monachesimo [Sussidi biblici, 19], Reggio Emilia 1988, pp. 9ss.); L. Lies, Eucharistische Ekklesiologie - Ekklesiologische Eucharistie bei Origenes? , in Die Eucharistie der Einen Kirche, Mnchen 1983, pp. 155-188). 61 Cf. G.B. Gray, The book of Isaiah, cit., pp. 106s.; F. Dumortier, Jahv, re delluniverso, cit., p. 99. 62 Cf. G. Sgherri, Chiesa e sinagoga, cit., pp. 48.162ss. e M. Pesce, Il Martirio di Isaia non esiste. LAscensione di Isaia e le tradizioni giudaiche sulluccisione del profeta , tip. Baiesi, Bologna

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Beati sono quei vescovi al servizio della Chiesa cos anche i presbiteri Anche coloro che sono costituite vedove nelle chiese devono aver lavato i piedi dei santi, (cio) insegnino il bene, per indurre alla castit le adolescenti (Om Is VI, 3). Peraltro la portata della visione di Is 6 la missione del profeta e il messaggio al popolo realizza un passo ulteriore, per il lettore della Chiesa, proprio in ordine al mistero di Israele e alla sua rilevanza per la comunit cristiana: Ognuno di noi, quando legge gli eventi narrati nei Vangeli, preghi perch non si compia anche per lui la parola: Vedendo vedrete e non conoscerete Se quelle realt che si vedevano non avessero avuto un qualche senso mistico, di modo che dovessero essere guardate sia con gli occhi del corpo che con gli occhi dello spirito, non avrebbe mai detto: Vedendo vedrete e non conoscerete (Om Is VI, 3-4). Da queste, e dalle affermazioni che seguono, traspare la potenza della fede origeniana nel mistero della Chiesa, corpo del Cristo (che) ne riproduce i misteri insegna ai poveri la buona novella: rende la vista ai ciechi e risuscita i morti Come lAntico Testamento la figura del Nuovo e deve essere interpretato in questo senso da chi vuole penetrarne la profondit, il Nuovo Testamento stesso insieme la figura della Chiesa e dellanima individuale 6 6. Come c una lettura dei segni spirituali del Vangelo i fatti narrati nel loro rinvio ai misteri , cos c una crescita del corpo ecclesiale e della persona spirituale che si forma mediante lassunzione salvifica

1984. Riprenderemo direttamente alcuni testi della tradizione ebraica in Om Is I, nota (35). 63 Om Gdc III, 2, cit., p. 84. Cf. A. Monaci Castagno, Origene

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delle Scritture e della vita divina che esse annunciano e donano: riguardo al popolo dei giudei e riguardo a tutti noi (Om Is VI, 7). La lettura origeniana qui di una straordinaria penetrazione: con il Cristo, che dona a tutti la potenzialit delle ali del Verbo per vivere nella sottile agilit dello Spirito, venuta la guarigione da ogni cecit, la liberazione da ogni pesantezza, ma di questa vita nuova occorre appropriarsi. Anche per questo aspetto c una paradigmaticit perenne di Israele rispetto alla Chiesa: dal momento che essa, fondamentalmente vista come Chiesa ex gentibus anche se ha avuto il suo inizio e continua ad avere dei membri provenienti ex iudaeis si costituisce a partire dalla risposta di fede a una chiamata di Dio che non frutto di meriti ma di misericordia, di una grazia completamente gratuita, (i cristiani) corrono rischi maggiori di Israele se non permangono nella fede cui sono stati chiamati; e questo per la stessa reciproca interdipendenza che li lega non solo alla sinagoga precedente il Cristo, ma anche a quella attuale, che non ha creduto in lui 67. Ancora nellultima di queste Omelie su Isaia che ci sono rimaste, quasi a congedo della lettura di Origene sul capitolo centrale del grande profeta, ritornano i motivi di tutto quello che sgorgato dalla visione della gloria di Dio: il popolo chiamato a vedere e che non vede, nella

predicatore, Milano 1987, pp. 202s. 64 Origene, Omelie su Ezechiele (Om Ez) IX, 2 (N. Antoniono), CN, Roma 1987, p. 155. 65 Cf. Omelie sullEsodo (Om Es) XI, 6 (M.I. Danieli), CN, Roma 1981, pp. 204ss. e Omelie sui Numeri (Om Nm) XXII, 4 (M.I. Danieli), CN, Roma 1988, pp. 305ss. 66 G. Bardy, La thologie de lglise, cit., pp. 162s. 67 Cf. G. Sgherri, Chiesa e sinagoga , cit, pp. 447ss.

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vicenda storico-salvifica, nella applicazione tropologica, con lo sguardo ultimo rivolto al mondo, alla creazione, essa stessa legata alle istanze profetiche e alla lettura che pu farne la sapienza ispirata da Dio. Ritengo poi che riguardi il Salvatore questa profezia che sarebbe accaduto che udendo non avrebbero udito e vedendo non avrebbero visto; e quel che diciamo diventer ancora pi chiaro se esaminiamo un po il passo: Guarderete con gli occhi e non vedrete (Om Is IX, 1). Origene esamina in tutta la sua lunga opera quanto pu illuminare sul mistero dIsraele; ripetutamente esprime il dolore dei profeti di fronte a questa dura rivelazione di Dio: se qui il messaggero Isaia, altrove Geremia che si sente come ingannato: Seduxisti me Domine et deceptus sum. Lesegesi rabbinica sarebbe la seguente: Dio vuole la spontanea adesione delluomo alla sua economia; perci, dovendo affidare a Geremia la profezia di sciagure al suo popolo e sapendo che la sua coscienza nazionale vi si sarebbe rifiutata, gli affida un calice da far bere a tutte le genti, cui lavrebbe mandato. Geremia accetta, ritenendo escluso Israele, e quando conosce il disegno divino si sente ingannato 6 8. Peraltro questa chiusura, questa cecit, questo non comprendere pu estendersi a ognuno che vive immerso nelle cure della vita presente, che permane nelle cure mondane: ladunarsi dei testi citati sottolinea bene che lo sviluppo tropologico del discorso in continuit con la realt storico-salvifica riguardante il mistero dIsraele e in

V. Peri, Geremia secondo Origene ..., cit., p. 4. Lassillo di Origene indica una direzione sempre valida che riporta anzitutto la Bibbia al centro della vita cristiana Il rilievo della Parola di Dio per lesistenza infatti associato per lAlessandrino

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piena corrispondenza con il senso e la verit del vivere nella Chiesa. Si noter il continuo rinnovare lappello alla vita, lattualizzazione, per la realt del singolo e della comunit, della verit riproposta nella fede della comunit credente 69. Ma lo sguardo si allarga, si dilata a tutta la realt: se il cuore si ingrassa, gli orecchi si induriscono, gli occhi si chiudono, si pu avere comunicazione con il mondo la natura, gli uomini, la storia ? Soltanto i giusti e i santi, abbracciandoli nella ragione della Sapienza di Dio, vedono con chiarezza (Om Is IX, 1). Ci pare che questa affermazione, cui le Omelie su Isaia restano sospese, esprima una delle punte della teologia patristica che nasce dalla riflessione biblica nel confronto dellatteggiamento delluomo di fronte alle cose della vita e rifluisce nel perimetro di base dellantropologia umana e divina Il problema principale rimane quello della fede Se non crederete non comprenderete la coscienza delle relazioni che debbono interagire, il carattere costitutivo della persona, la vita di ogni istante 70. Lesegesi, in quello che ha di pi fecondo e imperituro, in primo luogo uno dei modi insegnati dallo Spirito per guardare al Cristo, centro verso il quale tutto converge 71. 3. Il segno del Dio con noi
allidea di un cammino compiuto con piena dedizione: la sua scoperta implica cos una ricerca vitale, in cui lelemento dello sforzo intellettuale, assolutamente rilevante per Origene si fonde intimamente con quello spirituale di una prassi asceticamente impegnata, in vista di un esito mistico (L. Perrone, La legge spirituale. Linterpretazione della Scrittura secondo Origene [I

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Isaia, profeta della gloria di Dio e degli splendori intravisti della Trinit, rivelatore della dinamica della chiamata profetica nel popolo di Dio e nel singolo anche il grande annunciatore del segno proposto, nel profondo o nelleccelso, il mio Signore Ges Cristo Nel profondo, giacch egli colui che discese, e anche nelleccelso, giacch egli colui che ascese al di sopra di tutti i cieli (Om Is II, 1). Il mistero della salvezza nella economia redentrice viene rivelato al profeta dIsraele come una grande lotta di Dio: lotta per Dio come salvare luomo: chi, mentre il Signore lotta per salvare luomo, fugge dalla salvezza e se ne va lontano dal Signore, questi si mette in lotta con il Signore. Perci il Signore stesso vi dar un segno (Om Is II, 1). Le righe di intensa e pregnante bellezza dellOmelia II su Isaia condensano molto della meditazione origeniana sulla Incarnazione. Riscatto della originaria libert delluomo, reso schiavo del demonio per il peccato; vittoria sulle potenze da parte del Cristo, grande guerriero vincitore; perdono da parte di colui che strappa la carta del debito umanamente insolvibile; sacrificio del sacerdote unico che riconcilia gli uomini a Dio; mistero redentivo che,

Principi, IV, 1-3], in Rivista di Ascetica e Mistica, XVII, 3-4 [1992], pp. 361s.). 70 Cf. A. Quacquarelli, Parola e immagine nella teologia comunitaria dei Padri, in Complementi, cit., pp. 178s. 71 Cf. le considerazioni di M. Canvet, La Bible et les Pres: jeunesse et impatience, in Nouvelle Revue Thologique, 116, 1 (1994), pp. 48-60. 72 Cf. H. Crouzel, Le Christ Sauveur selon Origne , in Studia Missionalia, 30 (1981), pp. 63-87, e Origene, cit., pp. 260ss. 73 Cf. Lm 4, 20 e Om Gs VIII, 4, cit., p. 138; il testo di Lm ha

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conformando alla morte del Salvatore, rende capaci di essere rigenerati nella sua risurrezione: lIncarnazione immette nelle infinite operazioni salvifiche che noi attingiamo dalla umanit del Cristo 72. Ma come Acaz ha rifiutato il segno, quanto al popolo, fino ad oggi non chiede il segno, e per questo non lo ha, e si mette in lotta con il Signore (questo) popolo che non accoglie il mio Signore Ges Cristo (Om Is II, 1). Acaz diventa cos il figlio di Davide caduco, che non sa cogliere la speranza data a lui e alla sua casa in un discendente misterioso, che vivificher la promessa antica nella umilt della sua presenza fra gli uomini. Il primo avvento nella carne viene chiamato nelle Sante Scritture, con unespressione spirituale, lombra di lui Il respiro del nostro volto, il Cristo Signore, di cui noi abbiamo detto: Alla tua ombra vivremo tra le genti In questo primo avvento di lui vengono adombrate moltissime realt, che nel secondo avvento giungeranno a compimento 73. Se il discendente di Davide cui Isaia rivolge loracolo divino non vede e non comprende, c una casa di Davide, non pi nella figura ma nella verit, che, nello sguardo limpido e nel porgere lorecchio, realizza in se stessa la profezia antica: Se Davide il Cristo casa di Davide siamo noi, la Chiesa di Dio a noi che sono dette queste cose! E viene profetato che, se uno casa di Davide, chiamer il nome di lui Emmanuele; giacch, allavvento del Cristo, unicamente la nostra Chiesa dice del Cristo: Dio con noi (Om Is II, 1) 74 .

conosciuto innumerevoli riprese in Origene: fra le pi complete in I Principi (Princ) II, 6, 7 (M. Simonetti), Torino 1968, pp. 293ss. e Om Ct II, 6, cit., p. 75.

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Il testo appena richiamato parla della nostra Chiesa in quel che essa ha di irriducibile e di nuovo rispetto alla Sinagoga precedente il Cristo: la continuit di grazia in cui entrambe si pongono nellunico piano di salvezza presenta daltra parte la discontinuit intervenuta per la discesa in questo mondo di Ges Cristo, poich lunica cosa che conta la relazione con lui, autoverit cui ogni ombra e immagine rinvia 75. Pi avanti, nellOmelia V, ritroveremo ancora un testo sulla incarnazione del Verbo: inaspettatamente, fra i versetti dei capitoli commentati, si inserisce un brano di Is 41: Ha chiamato la giustizia ai suoi piedi: Il Padre ha chiamato il Figlio, anzi, per parlare apertamente, Dio luomo: ha chiamato la giustizia ai suoi piedi, cio lincarnazione del suo Figlio (Om Is V, 1). Nella Chiesa, casa di Davide illuminata per grazia, ci si nutre del cibo del Cristo, si riscopre il nutrimento delle Scritture divine, impastate nello Spirito Santo come il corpo che il Verbo ha assunto.
74 Mistero di Cristo. Ma nel suo prolungamento anche mistero della Chiesa In quanto Sposa e corpo di Cristo, la Chiesa appare dovunque con lui mistero unico, indissolubile Dopo santIreneo, prima di santAgostino, Origene ha magnificamente illustrato questa idea capitale (H. de Lubac, Storia e Spirito, cit., pp. 194ss.). 75 Cf. G. Sgherri, Chiesa e sinagoga , cit., pp. 448ss. 76 Origene, Commento al Cantico dei Cantici (Cm Ct) II (M. Simonetti), CN, Roma 1976, pp. 116s.; cf. G. Sgherri, Chiesa e sinagoga, cit., pp. 344s. 77 N. Cabasilas, La vita in Cristo (U. Neri - M. Gallo), Torino 1971, pp. 214.220. 78 Il primo testo del Venerabile Beda, Omelie sul Vangelo (G. Simonetti Abbolito), CN, Roma 1990, p. 227; il secondo, origeniano nello spirito, di una grande anima del Seicento francese, Madre de Bar (cf. J. Daoust, Le message eucharistique de Catherine de Bar , Paris 1980, p. 94). 79 Cf. Is 11, 2-3. Sulla tradizione e lelaborazione teologica in

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In che modo si profetizza del Cristo che manger burro e miele? Si trova che i profeti sono api e i loro favi sono le Scritture che ci hanno lasciato C, per cos dire, una certa Ape al di sopra delle api e Principe delle api il mio Signore Ges Cristo, e da lui mi manda lo Spirito Santo perch io mangi il miele (Om Is II, 2). Limmagine singolare non deve far perdere di vista la struttura ecclesiologica che Origene delinea con potenza anche altrove: la casa di Davide comprende i misteri della Incarnazione nella costruzione della Sapienza, vive dei cibi che sono la fedelt del Cristo alla volont del Padre, attinge dalla parola dei dottori il vino della dottrina che allieta i cuori. Non a caso la regina di Saba ha ammirato stupita questi tesori, e la Chiesa dalle genti, prefigurata dalla regina antica, ammira (ora) la prudenza di Cristo e si nutre dellordinamento ecclesiastico (delle) liturgie delle preghiere e delle suppliche, dell(unica) parola vera 76 . Daltra parte, questo Emmanuele, nato dalla Vergine, mangia burro e miele Egli stesso promette che cener con noi dalle cose nostre: e davvero noi

ordine ai doni dello Spirito Santo, si veda la ricerca di R. Gryson, Les six dons du Saint-Esprit . La version hironymienne dIsae 11, 2.3, in Biblica, 71, 3 (1990), pp. 395-400. 80 Cf. Rm 1, 3-4. 81 Cf. J. Danilou, La teologia del giudeo-cristianesimo, cit., pp. 244.298s. 82 Ireneo, Esposizione della predicazione apostolica 9, cit., pp. 491s. 83 Cf. la voce Esprit Saint, Pres grecs (J. Gribomont), in DS IV, 2, 1257ss. 84 Princ I, 3, 7, cit., pp. 177s. Cf. P. Galtier, Le Saint Esprit en nous daprs les Pres grecs, Roma 1946, pp. 73ss.

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ceniamo con lui se ceniamo di lui! (Om Is II, 2). Su questo scambio insister la grande teologia mistica della Chiesa dOriente: Se (il Cristo) fosse stato solo Dio non avrebbe potuto unirsi alluomo in questo modo se fosse stato solo quello che siamo noi, non avrebbe potuto produrre un tale effetto. Ma ora egli luno e laltro insieme: cos, in quanto uomo si unisce e si fonde agli uomini come fratelli della sua stirpe, e in quanto Dio ha il potere di elevare la natura umana il pane di vita che muove chi se ne nutre, lo trasforma e se lo assimila 7 7. La fondamentale affermazione origeniana sul mirabile commercio rester patrimonio della spiritualit cristiana di ogni secolo: (Cristo) entra per sedere a mensa con noi e noi con lui ristora (gli eletti) con la luce della sua presenza ed egli stesso si nutre del loro zelo per il cielo, quasi graditissima vivanda. Mangiando (il Cristo), egli mangia noi e, essendo nei nostri petti, noi siamo nel suo cuore 78. 4. Lo Spirito nelle sue potenze e nei suoi tempi Sette donne si aggirano cercando chi le accolga Sono una sola lo Spirito di Dio Un virgulto uscito dalla radice di Iesse e su di lui si poser lo Spirito di Dio le sette donne (Om Is III, 1). Preludio non facile a un tema arduo: lo Spirito individuato nelle potenze di cui consta Spirito di sapienza e di intelletto, Spirito di consiglio e di fortezza,

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Cf. H. Rahner, LEcclesiologia dei Padri, EP, Roma 1971, p. 7. Cf. Sir 24. NellAntico Testamento, lo Spirito poteva essere

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Spirito di scienza e di piet, Spirito di timore del Signore 79 le sette donne spirituali che cercano luomo nato dal seme di Davide secondo la carne, predestinato Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di giustificazione 8 0. Questo abbraccio delle potenze dello Spirito con il Verbo nella incarnazione presenta spessori ricorrenti nelle tematiche giudeo-cristiane 81 e prospettive che ritroviamo nella teologia di Ireneo: Lo Spirito di Dio presente e copioso, e viene dal profeta Isaia annoverato in sette forme di offici, che sono stati assunti nel Figlio di Dio, cio il Verbo, nella sua venuta in forma duomo. Giacch poser su di lui dice lo Spirito di Dio: Spirito di sapienza e di intelligenza, Spirito di consiglio e di potenza e di piet; lo riempir lo Spirito del timor di Dio 82. necessario rilevare che, come per le potenze ricordate in altre Omelie Cherubini, Serafini , cos per le donne spirituali del contesto attuale, la terminologia fa ricorso a categorie del pensiero ebraico: nel caso le sette donne intendono esprimere la personalit distinta dello Spirito, la sua missione, la sua conoscenza privilegiata della profondit misteriosa di Dio 83. Lespressione inusitata per lo Spirito le sette donne che sono una sola: sono, infatti, lo Spirito di Dio (Om Is III, 1) coglie in tuttuno la prospettiva della grazia multiforme dello Spirito nellazione unitaria, santificatrice e perfezionatrice, della dinamica intertrinitaria.

un nome divino, e le formule che non distinguevano chiaramente lo Spirito e Dio erano legittimamente rimaste in uso. Daltra parte il successo del vocabolario del prologo giovanneo e dei libri sapienziali fece applicare al Verbo o alla Sapienza un certo numero delle

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Una sola fonte della divinit abbraccia con la sua parola e la sua ragione tutto luniverso C unattivit specifica del Padre, oltre quella per cui secondo la sua natura ha comunicato a tutti lessere. C un ufficio specifico del Signore Ges Cristo verso coloro ai quali secondo la sua natura ha comunicato la razionalit C poi anche la grazia dello Spirito Santo che comunicata a chi ne degno, trasmessa da Cristo e operata dal Padre 84: al di l delle formulazioni teologiche successive, tutto il discorso origeniano tende a mostrare che lo Spirito santifica comunicando il Cristo. Leviamoci, perci, e preghiamo Dio, che ha mandato questo uomo, sul quale si posato lo Spirito delle sette donne, perch anche a noi questo uomo conceda la comunione con queste donne: e, prendendole (per spose), diventiamo sapienti e intelligenti in Dio (Om Is III, 3). Pi che mai occorre, per i testi di questa omelia origeniana, attingere alla teologia simbolica che ad essa sottesa 85 . Lo Spirito - le sette donne che sono una sola riposa sulluomo Ges: lo Spirito di sapienza non si posato su Mos su Ges di Nave sui singoli profeti, su Isaia, su Geremia Soltanto siamo chiamate con il tuo nome, toglici il nostro obbrobrio Io sono la sapienza, voglio essere chiamata con il tuo nome, cos che io, sapienza, possa essere detta Ges, e intelletto, e grande consiglio, e fortezza, e scienza, e piet, e timor di Dio prendano nome da Ges Davvero Ges ha tolto lobbrobrio! (Om Is III, 1.3). Dallinizio alla conclusione, Origene vuole dirci che la

caratteristiche dello Spirito Per evidenziare la concezione antica dellazione santificatrice dello Spirito divino, sarebbe dunque

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Sapienza che non trovava riposo 86, lo Spirito che non si era ancora manifestato 87, si stabilmente posato sul Cristo, sulla sua umanit, abbracciandolo in tutte le potenze, i sette doni, che il Cristo a sua volta concede: Cristo che dona lo Spirito, ed lo Spirito che conduce al Cristo: tutto viene attraverso il mistero cristico della economia redentrice, che conferisce nel dono dello Spirito lonore massimo agli uomini, togliendo ogni obbrobrio di vuoto, di menzogna e di vanit, rispetto a tutte le epoche dellattesa. In questo senso si fondono nellunico nome delluomo Ges i nomi molteplici dello Spirito e, daltra parte, essendo il Cristo il tutto del cristiano, egli adempie presso gli uomini una pluralit di funzioni salvifiche e mediatrici 88. La fonte trinitaria, sigillata dalleternit, stata aperta dalla incarnazione del Verbo e per la comunicazione dello Spirito da parte del Cristo, e si riversata sullumanit redenta attraverso la rivelazione del mistero che era nascosto in Dio 89 : Bevi le acque dalla fonte dei tuoi pozzi Questa distinzione delle tre Persone nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo, richiamata dal numero plurale dei pozzi; per unica la fonte di questi pozzi, perch unica la sostanza e la natura della Trinit 9 0. Ancora una considerazione su questa scuola dello Spirito, verticale e orizzontale, costituita dalle Scritture; Origene nota che lesegesi paolina fa emergere in piena luce i misteri trovati nei discorsi dei profeti (Om Is V, 1): la unicit della economia salvifica identifica Dio, al di fuori di ogni metafisica, nei termini della Scrittura, e la Scrittura, che lannuncio primario della Chiesa, articola in modo divino la Chiesa stessa 9 1. C dunque un tempo dello Spirito con suoi ritmi e presenze che va ben
necessario estendere linchiesta a molti testi che menzionano la

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considerato, alla luce degli eventi che mediano fra il Dio che parla e coloro che ricevono la Parola nella comunit credente. Sui tempi dello Spirito riflette e spiega in particolare lOmelia VII, testo di grande profondit nel porre in rapporto la unicit del Verbo e la ricchezza delle parole che lo esprimono e vi si rapportano: dai discorsi profetici alla esegesi apostolica fino alla lettura di fede e alla ermeneutica rinnovantesi nella comunit ecclesiale 92. Lincarnazione del Verbo stata insieme vera lettura rivelante delle Scritture, poich ha suscitato alla sua altezza vertiginosa la pochezza di tutti gli uomini: Poich i figli bambini non sono in grado di ascoltare parole troppo elevate infatti devono ascoltare i discorsi di Dio da bambini (il Salvatore) venuto nel sangue a motivo dei figli che avevano in comune carne e sangue, parlando come a piccoli, parla non con parole divine e ineffabili, ma con le espressioni che possono comprendere i piccoli (Om Is VII, 1). Da un lato Origene sottolinea che davanti a Dio siamo tutti dei bambini, dallaltro traccia il parallelo fra la crescita dellanima singola e la storia della rivelazione, cos che nella sua tropologia illuminata si innesta vigorosamente e felicemente anche la considerazione della condiscendenza e della pedagogia divine 9 3. LOmelia VII emblematica dellintreccio di due prospettive, quella storica il cammino che progredisce
Sapienza (voce Esprit Saint , cit., 1262). 87 Cf. Gv 7, 39. Di nessuno sta scritto che in lui rimase lo Spirito Santo. E perch non si pensi che in questo io faccia torto ai profeti, sono proprio essi a sapere che non faccio loro torto, preferendo loro il mio Signore Ges Cristo (Om Nm VI, 3, cit., p. 79). 88 Operazioni che non frammentano la sua unit ipostatica: Ambo enim unum in ipso subiacenti; differentia autem est

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dallAntico al Nuovo Testamento, con la sublime grandezza della Legge: Non c nessuna parola nel mondo, presso i greci e i barbari, come la parola della Legge Ha dato infatti la Legge per aiuto, perch dicano: Non c (parola) come questa parola (Om Is VII, 4) e quella verticale: il salto di livello, il balzo subitaneo ad opera del Cristo che tutto porta a maturazione. (La Scrittura) dice fanciulli tutti gli uomini che il Salvatore indicava dicendo: Ecco, io e i figli che Dio mi ha dato (Om Is VII, 1): il rapporto fra la fanciullezza e la maturit su piani compositi, riguardando il succedersi delle economie salvifiche, il rapporto fra la vita umana e la pienezza della beatitudine, la crescita nella maturit delluomo interiore 94. Quello che in ogni caso preme a Origene rilevare che con la incarnazione del Verbo si instaura una nuova dimensione della profezia: tacciono per sempre le vanit, gli idoli, cui gi la Legge aveva opposto la sua potenza: Il Dio che comp allora segni e prodigi non resta inattivo rispetto alloperarli anche ora (Om Is VII, 2); non solo, ma se prima il dono dello Spirito Santo veniva concesso solo ai profeti ed a pochi del popolo che lo avessero meritato, dopo la venuta del Salvatore si adempiuto ci che era stato detto dal profeta Gioele: Effonder il mio Spirito su ogni carne e
negotiorum, come dice Om Is III, 1; cf. M. Harl, Origne et la fonction rvelatrice du Verbe incarn, Paris 1958, p. 236. 89 Cf. H. Rahner, LEcclesiologia dei Padri, cit., pp. 300s. 90 Om Nm XII, 1, cit., p. 158. 91 Cf. Ch. Kannengiesser, Come veniva letta la Bibbia nella Chiesa antica: lesegesi patristica e i suoi presupposti , in Concilium, XXVII, 1 (1991), pp. 51-58. 92 Molte considerazioni esegetiche attuali sembrano di fatto immettersi nella prospettiva origeniana: importante scoprire come le linee portanti di un progetto di fede si possono coniugare con i testi ritenuti autoritativi dalle comunit stesse. Questo ci fa entrare in un

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profeteranno 95. Indubbiamente lOmelia VII ha soprattutto di mira la scoperta della vera e falsa profezia, nella Chiesa di ieri, prima del Cristo, e nella Chiesa nuova, post-pasquale: allepoca di Origene, gi da tempo tacevano le voci oracolari della divinazione pagana 96, ma non taceva la ricerca distorta delle potenze demoniache, non meno che al tempo dellantico Israele e della profezia dIsaia. Vi sono di quelli che mandano voi per quanto sta in loro, agli indovini Badate dunque che non cada in inganno lanima di alcuno di voi e ancora non resti nellambiguit e nel dubbio, quando sentir dire di un uomo o di un altro: il demonio ha guarito la tale malattia ad opera del tale idolo, ha predetto questo o quello (Om Is VII, 2). Si vede bene che per Origene la ricerca della luce profetica insieme la riscoperta della propria verit personale nellassoluto ricreante di Dio: il testo origeniano ha presente anche la problematica minuta della idolatria del cuore, della superstizione, della magia spicciola, oltre la confutazione dellaversio a Deo nelle sue radici pi profonde. Lo Spirito, che si manifesta nelle sue potenze, agisce nei tempi della storia: certo, agisce dallinterno, in cuori che accettano il dono del rinnovamento. Quando si dice come promessa: Il tuo piede non inciamper, non da ritenersi che sia detto del piede corporeo; poich c un certo piede del cuore che muove il passo in colui che ha detto: Io sono la via (Om VII, 3). La storia nuova, guidata dalla profezia autentica, si
circolo ermeneutico che spiega la nascita della fede con laffermarsi dei testi e viceversa, lo sviluppo dei testi con la crescita della fede e viceversa (S.P. Carbone - G. Rizzi, Memra e Paradosis . Progetto di lavoro per la traduzione sinottica di TM-LXX-TG-Profeti minori, in

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costruisce con uomini nuovi; il discorso interiore deve sottendere e illuminare la vicenda storica della Chiesa pellegrina nel mondo, perch non si pensi di poter dipingere laffresco spirituale con i colori invecchiati e morti di una vita carnale: Quando uno vuol dipingere una immagine, se prima accenna con traccia leggera le linee di quella che sar la figura e ne prepara un abbozzo adatto perch vi sia sovrapposta limmagine, senza dubbio labbozzo preparato dalla traccia sar pi adatto a ricevere i colori definitivi, purch questa traccia e questo abbozzo siano disegnati nella tavola del nostro cuore dallo stilo del nostro Signore Ges Cristo 97. La via della verit univoca, nel segreto del cuore e nellaccadimento storico illuminato dalla parola di vita: Porgete attenzione al discorso della verit e alla Legge Se operate secondo la Legge, non prestate attenzione agli indovini n a coloro che gridano dalla terra. Ha dato infatti la Legge per aiuto (Om Is VII, 4). Quale aiuto senza limiti nella vita che sgorga dalla Scrittura, da Mos, al Cristo, allannuncio nella Chiesa che incarna la Parola nel mondo! Lappello di Origene si volge a Israele, perch attinga la punta della sua Legge nella Legge nuova che il Cristo stesso: Ges dunque ci proclama la Legge, quando ce ne rivela i segreti. Noi che apparteniamo alla Chiesa cattolica, infatti, non disprezziamo la Legge di Mos, ma laccettiamo a condizione che sia Ges a leggercela. Perch la Legge noi la potremo capire correttamente se ce la legge Ges 98. E insieme Origene ripete alla Chiesa dalle genti di non trascurare il dono gratuito e inestimabile di sapienza che essa deve far risplendere nel mondo, trasmettendone le istanze con la luce della profezia
RivBiblIt XLIII [1995], 3, 378).

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chessa porta in seno. Dicano coloro che hanno ricevuto laiuto della Legge: Non c (parola) come questa parola, secondo la quale ha parlato Mos nella Legge promulgata per mezzo di angeli attraverso un mediatore. Molto pi a buon diritto pu dire questo la Chiesa: Non c (parola) come questa Parola che si fatta carne, che ha abitato fra noi e di cui abbiamo visto la gloria (Om Is VII, 4). Limpeto con cui Origene, chiudendo lOmelia VII, eleva un inno alla Parola vivente e alla sua unicit salvifica, riecheggia altre parole tese a placare linveterata inquietudine del mondo. La regina antica, la sovrana di Saba, era venuta a Gerusalemme, riflettendo le attese, le angosce, gli interrogativi degli uomini senza pace; era venuta con i suoi dubbi sulla conoscenza del vero Dio, sulle creature del mondo, sullimmortalit dellanima e sul giudizio futuro, questioni che presso di lei e i suoi dottori, cio i filosofi pagani, rimanevano sempre dubbie e incerte; e la Chiesa dalle genti, la Chiesa di ieri, di oggi, di sempre, figurata nella regina dOriente, ripete al vero Salomone, al Cristo: Grazie alla tua parola, che ho conosciuto essere il vero Verbo, sono venuta a te. Infatti tutte le parole che mi venivano dette e che ascoltavo allorch ero nella mia terra, cio da parte dei dottori del mondo e dei filosofi, non erano vere. Solo vera la parola ch in te 99. 5. Le citt abitate Unultima considerazione sulla mirabile Omelia VIII e la immersione origeniana nel mistero della storia: gli

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intenti del profeta antico, quali il libro di Isaia, nel suo complesso, ci esprime, si fondono con lo sguardo lucido e vigilante del profeta nuovo, nella Chiesa. Nelluno e nellaltro vibra unattenzione consegnata alla storia, che travalica i confini della reggia di Acaz, come la cronaca del governatorato romano di Palestina nei giorni della predicazione origeniana a Cesarea. Nelluno e nellaltro la recezione della Parola, trasmessa dal profeta dIsraele, mediata dal profeta della Chiesa, guarda con intelligenza spirituale il governo divino nella storia, si fa carico del pellegrinaggio del popolo di Dio diretto verso la patria meta-storica, ma attuantesi nella storia 100. NellOmelia VIII si mostrano le cerchie successive della illuminazione profetica: dalla pi interna, la Chiesa Sion e Gerusalemme , a quella che la avvolge in una penombra mescolata Samaria fino alla realt pi mondana il gran principe degli Assiri (Om Is VIII, 1). vero che fu la Scrittura a permettere alla Chiesa di esistere e di comprendere la sua vera natura 101: e la parola divina insegnava anzitutto a riconoscere con trepidazione il mistero della propria appartenenza alla Chiesa: noi che desideriamo essere della Chiesa (Om Is VIII, 1), dice stupendamente Origene di s e della condizione cristiana tutta! C come unintenzionalit ripercorsa e incessantemente bramata nellappartenenza alla Chiesa, della quale si parte per grazia e non per diritto, anche e soprattutto quando in essa si nasce, e daltra parte le frontiere della Chiesa sono in certo senso quelle della ricerca e della conversione a Dio 102. E poi c il rapporto della Chiesa con la vicenda della storia: la Chiesa deve essere esemplare! (Le genti) per ogni dove costituiscono le assemblee cittadine Le chiese di Dio, che hanno Cristo per maestro, confrontate con le assemblee del popolo di quello stesso luogo,

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Abbreviazioni

appaiono come luminari nel mondo 103. Questi celebri accenti di Origene mostrano fino a che punto il cristianesimo senta il proprio ruolo nella storia, la paradigmaticit della propria funzione nella citt degli uomini 104 ; ma proprio questo potenziale splendore esige che la Chiesa viva nella verit della sua chiamata, non cada nella idolatria profonda del cuore singola e comunitaria cos che non contribuisca anchessa, rovesciando il suo mandato, alla fabbricazione di statue ad opera dellorgoglio e del peccato. Ognuno che si fa un Dio di quel che gli sembra bene e serve al peccato, soggiace alla maledizione, facendo una statua, fondendo lopera delle mani di un artigiano e ponendola nel segreto. proprio nel segreto del cuore che costruiamo molti idoli, quando pecchiamo (Om Is VIII, 1). Nell absconso del popolo di Dio di cui dice il testo si gioca ladesione o la distruzione dellidolatria e laffermarsi della verit salvifica in mezzo al mondo. Davvero se commettiamo peccato noi che desideriamo essere della Chiesa, fabbrichiamo statue in Gerusalemme; se poi sono quelli che si sono posti al di fuori della Chiesa ad aver peccato, in quanto eretici, si fanno idoli in Samaria (Om Is VIII, 1): Se fai entrare nel tuo cuore quelle espressioni, contaminerai tutta la Chiesa del Signore 105.

Le opere di Origene sono di regola indicate nella prima citazione con il titolo intero e labbreviazione fra parentesi, in seguito solo con labbreviazione.

Vero che Dio chiama tutti a penitenza e quando avr compiuto tutta la sua opera sul monte Sion e in Gerusalemme, (si) rivolger contro il grande Intelletto, il principe degli Assiri e contro il gloriarsi altezzoso dei suoi occhi (Om Is VIII, 1) 106. Guardiamo oltre il linguaggio, anche se ne va assunta tutta la potenza biblica, nella fede, ma cerchiamo di andarne al cuore: i cristiani dellet origeniana dicono con tranquilla semplicit il loro s alla citt degli uomini quando essa non mette in forse e in dubbio lappartenenza a un regno celeste; e dicono il loro no allo Stato solo ove questo si deifica: allora dicono un umile s alla croce della persecuzione, per la vittoria in Cristo, che ha superato il mondo 107. A questa duplice rifrazione, del s e del no alla realt del mondo e allo Stato, dunque, a seconda del suo rapporto con Dio o del suo contatto con il Nemico , si comprende lintervento decisivo del Signore: che (si) rivolger contro il grande Intelletto, il principe degli Assiri e contro il gloriarsi altezzoso dei suoi occhi (Om Is VIII, 1). Quindi ogni vittoria che il pi umile dei cristiani riporta invisibilmente su se stesso un colpo inferto a questo re, al vero Nabucodonosor, al gran principe degli Assiri e a quelli che lo servono Contribuisce alla grande vittoria che la Chiesa di Cristo ha la sicurezza di riportare contro il nemico comune 108. Di fronte al popolo di Dio che non si lascia prendere dalla mondanit e non si piega alla sapienza straniera estranea alla verit (Om Is VIII, 2), la profezia antica illumina sulla bellezza della liberazione ad opera dellannuncio: a tutte le genti (sono giunte) le sue parole (Om Is VIII, 2)! E allora ecco lultimo tentativo di distruzione E sconvolger le citt abitate. Il diavolo fa anche

questa minaccia: scorge le citt abitate, le chiese di Dio costruite nel Cristo Signore e strepita ovunque che le sommuover. E davvero spesso ha scosso le citt abitate con persecuzioni, spesso le ha scosse con scandali. Ma noi, avendo le fondamenta sopra la pietra, sforziamoci di diventare tali che costui che dice: Sommuover le citt abitate, non possa smuoverci mediante le sue tempeste n mediante gli spiriti avversi, ma invece, di fronte a tutto quello che pu accadere, perseveriamo stabili (Om Is VIII, 2). La visione delle citt abitate come le chiese costruite nel Cristo Signore sigilla la consegna ermeneutica origeniana del libro di Isaia letto nella Chiesa: il cammino iniziato da quelle che potevano sembrare omelie frantumate ha aperto una grande prospettiva. Da anima ad anima, da pastore a pastore, da chiesa del popolo antico a chiesa del popolo del Cristo, Origene ci ha parlato della gloria di Dio, della purificazione bruciante e mirabile che essa significa, dei
Cf. H. de Lubac, Storia e Spirito , cit., pp. 275ss. Cf. Om Sal XXXVI, IV, III, cit., pp.186ss. Cf. Princ II, 7, 2, cit., p. 298. Cf., per la documentazione da parte pagana, agli inizi dellra cristiana, Plutarco, Diatriba isiaca e Dialoghi delfici (V. Cilento), Firenze 1962. Sulla Pizia delfica, Origene si esprime in C Cel VII, 3, cit., pp. 580ss. 97 Princ II, 11, 4, cit., p. 350. 98 Om Gs IX, 8, cit., p. 161. 99 Cm Ct II, cit., pp. 114s.117. 100 Per alcuni di questi elementi di riflessione sono debitrice a una meditazione di G. Dossetti, Monte Sole 5.5.1993, pro manuscripto. 101 Ch. Kannengiesser, Come veniva letta la Bibbia , cit., p. 54. 102 Cf. quanto abbiamo rilevato nella Introduzione a Om Gs, e i rinvii ivi contenuti, cit., pp. 24s. 103 C. Cel III, 29, cit., p. 243. Cf. S.C. Alexe, Origne et lglise visible , in Origeniana quinta , pp. 460-466.
94 95 96 93

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Origene

misteri riguardo alla storia e alleternit che essa rivela; ha illuminato sul segno del Dio con noi, fatto alla vera casa di Davide, che la Chiesa; ha contemplato le potenze trasformanti dello Spirito nella creativit dei suoi doni nel tempo, e ora vede radunarsi queste immensit nella Chiesa e nelle chiese. La Chiesa e le chiese! La Chiesa di cui parla Origene il tempio costruito sulla pietra angolare del Cristo il corpo del Cristo che si edifica lentamente nel corso dei secoli fino al tempo del suo compimento finale. Corpo

104 Cf. H. Rahner, Chiesa e struttura politica nel cristianesimo primitivo, Jaca Book, Milano 1970, pp. 21ss. 105 Om Gs VII, 7, cit., p. 129. Cf. G. Bardy, La thologie de lglise, cit., p. 161. 106 Notiamo di passaggio che la lettura del testo della LXX, con le sue aggiunte e formulazioni teologiche, aiuta potentemente la forza del discorso e quindi della lettura origeniana: I traduttori della LXX tendono molto a esplicitare la potenzialit profetica e creatrice della parola di Dio in rapporto alla storia loro contemporanea La letteratura profetica dellAntico Testamento viene costantemente ripresa in relazione agli avvenimenti ultimi che garantiscono il compimento di tutta la parola di Dio e la redenzione di tutti gli eletti (S.B. Carbone - G. Rizzi, Le Scritture ai tempi di Ges, cit., p. 61). 107 K. Rahner, Chiesa e struttura politica, cit., p. 18. 108 H. de Lubac, Storia e Spirito , cit., p. 210, con numerosi rinvii. 109 G. Bardy, La thologie de lglise, cit., pp. 158s. 1 Is 6, 1. 2 Cf. 2 Re 13, 2.

(1) Cf. Is 1, 1. Il tema sar ripreso in Om Is V, 3: si veda ivi alla nota (22). Il testo salda il dato storico-salvifico allesperienza personale dellanima profetica nel suo rapporto con Dio: lilluminazione riguardo ai misteri spirituali in relazione al venir meno e al dissolversi delle potenze del peccato. (2) Cf. 2 Cr 26, 16ss. da notare che i sacerdoti avvertono Ozia dicendo fra laltro: Non hai diritto alla gloria che viene dal Signore Dio (ibid.).

Omelie su Isaia I, 1

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immenso poich quello dellumanit intera (E insieme la Chiesa per Origene) prima di tutto un fatto Egli vede, dovunque passa, ad Alessandria sua citt natale, a Cesarea di Palestina ove condotto a risiedere a lungo, a Bosra, ad Antiochia, ad Atene, a Roma ove passa nel corso dei suoi molteplici viaggi, delle chiese cristiane Esse non sono certamente perfette ma se le si paragona alle chiese dei pagani loro vicine, esse brillano veramente come astri nel mondo 109. Abbiamo letto queste Omelie su Isaia come una introduzione tematica al libro profetico, una indicazione preziosa su come le tradizioni ebraiche guidino la lettura biblica della Chiesa, una prospettiva teologica illuminante, una ammirata contemplazione ecclesiologica, e lespressione di una casta, trepida speranza: La pienezza della gloria di Dio non la troverai nel presente; per se uno edifica un tempio a Dio, si vedr la gloria di Dio, e se custodisce questa parola che stata detta, si vedr la dimora piena della gloria di Dio Per quel che riguarda il presente, (la gloria) non (appare) ancora, ma che Dio la elargir si legge condensato nelle parole che seguono: cio che Dio ha dato alcune disposizioni, perch si veda la gloria del Signore. E mai apparir la gloria di Dio se non si compiranno queste

(3) Lanima nel suo insieme lessenziale delluomo. Se essa segue lo spirito, diventa spirituale ma se si volge verso la carne e resta sorda alla voce dello spirito, diventa carnale, e la sua parte inferiore strappa a quella superiore il suo potere egemonico (H. Crouzel, Origne , in DS XI, 938): nel punto della disobbedienza si inserisce il principe di questo mondo, togliendo allanima la sua libert e il principato dello Spirito Santo. 3 Cf. Es 2, 23. 4 Sal 2, 6. (4) Is 6, 1. Nei giorni di Acaz, il re iniquo e malvagio, Isaia non

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Origene

cose: e queste le conosceremo, quando saranno state lette (Om Is I, 1). Il tempo della Chiesa nel presente il tempo di questa obbedienza alla Scrittura, nel culto nuovo in Spirito e verit, in attesa del rivelarsi della gloria di Dio. MARIA IGNAZIA DANIELI

NOTA
La nostra traduzione stata condotta sulla edizione del Baehrens, GCS 33, Leipzig 1925. Nella introduzione e nelle note si fa esplicito riferimento agli studi che negli ultimi decenni hanno affrontato i problemi complessi della versione latina, ascrivibile al Girolamo giovane, pur se da lui non perfezionata successivamente, n direttamente menzionata fra
pot avere la visione ma dopo che mor il re empio, i cui giorni erano cattivi, allora il profeta pot avere la visione di Dio (Om Gdc I, 1, cit., p. 58). (5) Cf. Es 16, 7; Gv 11, 40. Se tu hai capito come attraverso Ozia, il Faraone e gli altri empi di tal genere, agiscano le forze contrarie allazione divina, puoi comprendere perch, durante la loro esistenza, nessuno dei nostri abbia potuto avere delle visioni e sospirare e darsi alla penitenza Quando domina il peccato, costruiamo citt agli egiziani (Girolamo, Lettera XVIII, 2, in Le Lettere [S. Cola], I, CN, Roma 1961, p. 111. Sul significato della Lettera XVIII di Girolamo si vedano le indicazioni che emergono dalla ricerca di R. Gryson - D. Szmatula, Les commentaires patristiques sur Isae dOrigne Jrme, cit., pp. 8-10). (6) Rm 6, 12. Due re si danno battaglia per acquistare al pi presto il regno: il re del peccato, il diavolo; il re della giustizia, Cristo Non dobbiamo credere che, nel mostrare (a Ges) i regni del mondo, il diavolo abbia fatto vedere a Ges, per esempio, il regno della Persia, oppure quello delle Indie: gli ha mostrato il suo modo di dominare il mondo le folle innumerevoli degli uomini che teneva in suo potere (Cristo) gli risponde: Sta scritto: Tu adorerai il Signore

Omelie su Isaia I, 1-2

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i suoi lavori. Attualmente in preparazione una nuova edizione critica, ad opera di Francesca Cocchini, per la Corona Patrum, Torino. Per le citazioni bibliche, ci siamo attenuti in linea di massima alla Bibbia CEI, con la indicazione della LXX solo per le varianti testuali maggiori, anche se il riferimento al testo greco di Isaia stato costante: cf. Septuaginta (A. Rahlfs), II, Stuttgart 1935.

tuo Dio Tu vuoi che da me cominci il peccato che io sono venuto invece a distruggere, e da cui desidero liberare tutti gli altri Tutti questi uomini li riporter al mio potere e li prender nel mio regno. Rallegriamoci dunque di essere anche noi a lui soggetti (Origene, Commento al Vangelo di Luca [Om Lc] XXX, 1ss., [S. Aliqu - C. Failla], CN, Roma 1969, pp. 195ss.). 5 2 Tm 3, 4. 6 Cf. 2 Tm 3, 4-5. 7 Cf. Is 6, 1; 1, 1. 8 Is 9 Cf. Gl 3, 12 (Vulgata ). 10 Cf. Mi 1, 3. 6, 1. (7) Cf. Dn 7, 9. Il testo di Daniele parla sia del trono di fuoco dellAntico di giorni, che siede in una presenza di gloria unica, sia dei troni di quanti gli fanno corona nel suo ufficio di giudice eterno (cf. Girolamo, Commento a Daniele [S. Cola], CN, Roma 1966, p. 106). (8) Il peccato e liniquit non salgono in alto, ma sempre discendono nel basso: dunque ogni pensiero eretico e ogni azione peccaminosa sono posti in una valle (Om Nm XII, 2, cit., p. 162). 11 Cf. Col 1, 16. 12 Is 6, 1 LXX. 13 Sal 23 (24), 1. (9) Gn 18, 21. Ora che si tratta di peccatori, detto che Dio discende. Sta attento a non intenderlo come unascensione e discesa nello spazio Si dice dunque che Dio discende, quando si degna di

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Origene

ABBREVIAZIONI

ASE BETL CN DBS

Annali di Storia dellEsegesi, Bologna Bibliotheca ephemeridum theologicarum lovaniensium, Leuven Citt Nuova, Roma Dictionnaire de la Bible, Supplment,

aver cura della fragilit umana (Origene, Omelie sulla Genesi [Om Gn] IV, 5 [M.I. Danieli], CN, Roma 1978, pp. 104s.). (10) Is 6, 1. Ho visto la gloria del Signore posarsi su un trono alto ed elevato nei cieli sublimi: cos interpreta il Targum, con una lettura discretamente percepibile nello sviluppo del commento origeniano (cf. El Targum de Isaas. La versin aramea del profeta Isaas [J. Ribera Florit], Valencia 1988, p. 83). (11) In Verbo . Intendiamo in senso forte lespressione, che di per s potrebbe rendersi: con la Parola; la funzione mediatrice del Verbo regola le economie angeliche e il piano salvifico relativo agli uomini. Invochiamo dunque Ges, la luce del Padre tramite la quale noi siamo ricondotti verso il Padre, il principio della luce; contempliamo le gerarchie delle intelligenze celesti (Pseudo-Dionigi lAreopagita, Gerarchia celeste I, 2 [S. Lilla], CN, Roma 1986, pp. 19s.). 14 Is 6, 2. (12) Ancora riprende Girolamo: La casa di Dio che nei cieli si scorge fulgente di gloria, ma quella chegli ha sulla terra non so se possa dirsi piena di gloria, a meno che lo si intenda nel senso del salmista che dice: Del Signore la terra e quanto essa contiene.

Omelie su Isaia I, 2

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DPAC DS EDB EP GCS JSOTSS JThS

Paris Dizionario Patristico e di Antichit Cristiane, Casale Monferrato Dictionnaire de Spiritualit, Paris Edizioni Dehoniane, Bologna Edizioni Paoline Die Griechischen Christlichen Schriftsteller der ersten drei Jahrhunderte, Leipzig Journal for the study of the Old Testament Supplement Series, Sheffield Journal of Theological Studies,

17

Cf. Is 6, 2.

18

Qo 7, 1 (6, 12).

19

Is 6, 3.

Chiameremo pieni di gloria coloro che potranno asserire: Noi tutti abbiamo ricevuto della sua pienezza (Girolamo, Lettera XVIII, 5, cit., p. 113). (13) Cf. H. Crouzel, Origene, cit., nel cap. La Chiesa dei tempi presenti, pp. 296ss. La Chiesa sposa possiede lo Sposo, ma ancora parzialmente; la sua gloria si produrr alla fine dei tempi, quando avr luogo il matrimonio definitivo e completo, del quale non si potr pi dire: Essi saranno due in una sola carne, ma con pi esattezza: La sposa e lo Sposo sono un solo spirito. (14) Cf. Lv 9, 6: Questo ci che il Signore ha comandato che voi facciate. La gloria del Signore si manifester a voi (cf. Origene, Omelie sul Levitico [Om Lv] IX, 9 [M.I. Danieli], CN, Roma 1985, pp. 226s.). Il che comporta, biblicamente, unobbedienza alla Parola capace di superare le lunghe notti dellattesa in quelladesione al Bene, precedente alla scelta tra bene e male, che anticipa nel fare lintelligenza del mistero donato (cf. G. Dossetti, Sentinella, quanto resta della notte?, Reggio Emilia 1994, pp. 15s.). 15 Is 6, 2-3. 16 Is 6, 3. (15) Is 6, 2. Girolamo riprende questa lettura origeniana: Non la loro faccia che coprivano, ma quella di Dio. Chi pu conoscere infatti la sua origine? Chi pu sapere quale egli era nelleternit? Con due

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Origene

Oxford Origeniana secunda Atti del secondo colloquio internazionale di studi origeniani, Bari 1975 Origeniana quarta Atti del quarto colloquio internazionale di studi origeniani, Roma 1985 Origeniana quinta Atti del quinto colloquio internazionale di studi origeniani, Leuven 1992 Origeniana sexta Atti del sesto colloquio internazionale di studi origeniani, Leuven 1995 PG Patrologia graeca (J.P. Migne) PL Patrologia latina (J.P. Migne)
ali velavano i piedi: non i loro, naturalmente, ma quelli di Dio. Chi pu infatti vedere la sua fine? (Girolamo, Lettera XVIII, 7, cit., p. 117). Notava il commento del Calmet che era da preferirsi la lettura: i Serafini velavano la propria faccia e i propri piedi, in ossequio a una Maest cos grande, non potendo sostenere il fulgore della gloria di lui, ma che lambiguit del testo ebraico, in questo seguto dalla Settanta, poteva consentire una lettura diversa, non definendo abbastanza se (i Serafini) velavano la propria faccia o quella di Dio (A. Calmet, In Isaiam VI, in Commentarius literalis in omnes libros Veteris et Novi Testamenti V, Venezia 1766, 449). (16) Diceva un dotto ebreo che i due Serafini che in Isaia sono descritti con sei ali che gridano lun laltro e dicono: Santo santo santo il Signore Sabaoth sono il Figlio unigenito e lo Spirito Santo. Noi poi crediamo che anche quel passo del cantico di Habacuc in cui detto: In mezzo a due animali ti farai conoscere vada riferito a Cristo e allo Spirito Santo. Infatti ogni conoscenza del Padre si ha per rivelazione del Figlio nello Spirito Santo (Princ I, III, 4, cit., p. 169; cf. ancora Princ IV, III, 14, cit., pp. 538s.). Per lanalisi del tema e la sua eventuale ripresa filoniana, cf. J. Danilou, La teologia del giudeocristianesimo, cit., pp. 236-244 e H. Crouzel, Origene , cit., pp. 271ss. Cf. il gi citato Kannengiesser, criture et thologie trinitaire dOrigne, in Origeniana sexta , pp. 351ss. (17) Nessuno pu scorgere il principio e la fine di tutte le cose

Omelie su Isaia I, 2

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RivStLettRel

Rivista

di

Storia

Letteratura

Religiosa, Torino

SC

Sources Chrtiennes, Paris

Vet Christ

Vetera Christianorum, Bari

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Cf. Mt 28, 18.

21

Cf. Gv 1, 11.

22

Cf. Fil 3, 21.

se non il Signore Ges Cristo e lo Spirito Santo; cf. Princ IV, III, 14, cit:, p. 538, e la nota 89 a tale passo: di Dio si conoscono solo media. da notare che, se tale la condizione delluomo, la redenzione nel Cristo apre a lui una luce diversa e una presa innovatrice sulle cose ultime stesse; proprio citando esplicitamente questi testi origeniani, si osservava di recente: Occorre richiamare (le cose ultime) alluomo che per natura sua (sa pensare) solo i media. Solo una Chiesa e dei cristiani che vivano in una grande tensione escatologica possono sottrarre i nostri contemporanei a questa schiavit alienante delle cose intermedie e trascinare sempre di pi a guardare a ci che ci sta davanti per arrivare a unautentica libert e a una pi acuta intelligenza del reale (G. Dossetti, Il discepolato, Monteveglio 1993, pro manuscripto ). (18) Cf. Is 41, 22s.; J. Danilou, Messaggio evangelico e cultura ellenistica, EDB, Bologna 1975, p. 550. (19) Il principio della conoscenza della realt mediana

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Origene

Origene

OMELIE SU ISAIA
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Is 6, 2-4.

affermato estensivamente da Origene. Secondo la conoscenza delle realt nascoste, come inizio intendiamo quello che pu comprendere soltanto colui ch stato istruito nella sapienza di Dio e tale che non lo possono contenere in s n tempi n secoli; come mezzo intendiamo la realt presente; come fine ci che dovr accadere, cio la perfezione e realizzazione di tutto luniverso, che comunque pu essere congetturata e intesa sulla base delle realt visibili (Cm Ct III, cit., p. 233). (20) Is 6, 3. Si noter che, dopo il passaggio trinitario riguardante i Serafini, successivamente riprende la prospettiva creaturale di essi, visti come perfezione di esseri angelici che contemplano e manifestano la realt mediana di Dio. Pu essere interessante al riguardo considerare gli sviluppi della dottrina trinitaria prenicena e vedere che, se sono presenti in Origene appunto le letture economiche in ordine al Cristo e allo Spirito, proprio del suo pensiero cercare una spiegazione della unit delle tre ipostasi. (Cf. H. Crouzel, Origene, cit., pp. 246ss. e la voce Trinit [B. Studer], in DPAC II, cit., 3511ss.; M. Simonetti, Note sulla cristologia dellAscensione di Isaia, in Isaia, il Diletto e la Chiesa. Visione ed esegesi profetica cristiano-primitiva nellAscensione di Isaia , Brescia 1983, pp. 185ss.).

Omelie su Isaia I, 3-4

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OMELIA I Prima visione. E avvenne: nellanno in cui mor il re Ozia, vidi il Signore seduto su un trono alto 1

1. Fin quando visse il re Ozia, il profeta Isaia non pot avere la visione (1). Ozia infatti era peccatore e operatore di male al cospetto del Signore 2 , e agiva contro la volont della Legge divina.
(21) Is 6, 3. Santo nel pi alto dei cieli, dimora della sua Presenza, santo sopra la terra, opera della sua potenza, santo per i secoli dei secoli il Signore delle schiere, la terra intera piena dello splendore della sua Gloria (El Targum ..., cit., p. 83). (22) Cf. Mt 6, 9.10. Le cose nel cielo per prime sono state illuminate dal Verbo, mentre alla fine del mondo anche quelle sulla terra, per la potenza data al Figlio di Dio, imitano quelle, di cui il Salvatore ha ricevuto la potenza nel cielo e che sono perfette. Vuole dunque Cristo per mezzo della preghiera fare dei discepoli i suoi collaboratori presso il Padre, acciocch, come nel cielo quanto sottomesso alla Verit e al Verbo per la potenza concessagli in cielo come in terra, in tal guisa conduca al beato fine quelli che sono in suo potere (Origene, La preghiera [Pregh] XXVI, 4 [G. Del Ton], CN, Roma 1974, p. 117). (23) Cf. 1 Cor 15, 27-28. Quando avr compiuto lopera sua e avr portato tutta la sua creazione allapice della perfezione, allora egli stesso si dice che sar assoggettato in coloro che avr sottomesso al Padre e nei quali avr compiuto lopera che il Padre gli aveva affidato, affinch Dio sia tutto in tutti (Om Lv VII, 2, cit., p. 154). (24) Sal 61 (62), 1. Ancora qui Origene maestro della lotta spirituale quale potremo ritrovarla nella tradizione della Chiesa: Bisogna che chi lotta nellintimo abbia contemporaneamente queste quattro cose: umilt, somma attenzione, confutazione e preghiera La confutazione,

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Origene

Entr nel tempio, e nel santo dei santi, e per questo motivo fu invaso dalla lebbra sulla fronte (2), cos che, andatosene fuori della citt, fu annoverato fra gli impuri. Occorre dunque che muoia un tale principe dellanima (3) perch possiamo avere la visione di Dio: certo non senza un motivo sta scritto: E avvenne: nellanno in cui mor il re Ozia, io vidi il Signore (4). Se per noi vivo Ozia o Faraone, non sospiriamo compiendo le opere dellEgitto; ma se muore, allora s sospiriamo, come scritto nellEsodo 3. Se Ozia in vita, non vediamo la gloria di Dio; ma se muore, allora subito, appena muore Ozia vedremo la gloria di Dio (5): nella misura per che regni in noi quel Verbo che ha detto: Io sono stato costituito re da lui 4, e non regni invece lira! Giacch c anche un re del peccato e, ben sapendolo, lApostolo dice: Non regni dunque il peccato nel vostro corpo mortale (6). Infelice quelluomo sul quale regna il peccato, che si consegnato a un simile re, disprezzando il regno di Dio e assoggettandosi alla passione. Chi ama il piacere non amante di Dio, ed lApostolo a definire alcuni amanti del piacere pi che di
perch appena riconosce acutamente quello che gli venuto, subito sdegnosamente contraddica al Maligno. E risponder dice a coloro che mi scherniscono con malizia; forse che lanima mia non si sottometter a Dio? (Esichio Presbitero, A Teodulo 20, in La Filocalia [M.B. Artioli - M.F. Lovato], I, Torino 1982, pp. 233s.). (25) Sal 23 (24), 7. Cf. Om Is III, 2 e IV, 2. Due temi si intrecciano nellaffermazione: lascensione del Cristo che procura una via di ascesa al cielo mediante la sua ascesa (Origene, Sulla Pasqua II, 48, cit., pp. 130s.) e la glorificazione che la vita dei credenti arreca al Cristo inserendosi in lui (cf. Om Gs IV, 2, cit., e le considerazioni di R. Scognamiglio riportate ivi alla nota 15, pp. 85s.). Sulluso del Sal 23 (24), cf. J.C. Nesmy, I Padri commentano il salterio della tradizione (P. Pinelli - L. Volpi), Torino 1983, pp. 116-

Omelie su Isaia I, 4-5

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Dio 5. Certamente questultima affermazione non si riferisce a quelli che sono del tutto estranei alla fede, ma a coloro che, essendo allinterno (della Chiesa), sono amanti del piacere pi che di Dio, hanno lapparenza della piet, ma ne rinnegano la forza 6. Questo a proposito della morte del re Ozia, e della visione che, dopo la morte di lui, il profeta dice di avere avuto 7 . Qual la visione? Vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato 8. Non che ognuno che vede il Signore lo veda seduto su un trono alto ed elevato; so di un altro profeta che ha visto il Signore, e lo ha visto seduto su un trono, ma non alto n elevato. Esponendo la Scrittura, Daniele dice: Furono collocati troni (7), e quel (genere di) trono non era alto; e ancora: Verr e
119. (26) Is 6, 4. Il santuario si riemp di nebbia densa (El Targum..., cit., p. 83). (27) Is 6, 5 LXX. Ebr.: Guai a me, sono perduto; Vulg.: Vae mihi, quia tacui. Aggiungiamo scriveva il bel commento del Calmet linterpretazione che riteniamo migliore: Guai a me! Sono costretto al silenzio Da quando, o Dio, mi hai mostrato la tua gloria, mi sono trovato con la lingua impedita Io e il mio popolo abbiamo le labbra impure (In Isaiam VI, cit., 450). Unaltra sfumatura suggerita dalla lettura del Targum: Guai a me, che ho peccato, poich sono un uomo obbligato a rimproverare, mentre abito in mezzo a un popolo contaminato di peccati (El Targum..., cit., p. 83). 24 Cf. Is 6, 6-7. (28) Cf. Is 6, 6-7. Cf. anche Om Is IV, 6. Lo sviluppo che segue si concentra sul mistero salvifico della discesa del Cristo, lopera della redenzione che sempre, da qualunque angolatura la si consideri, ha come movente e come effetto di purificare la sostanziale impurit delluomo. (Cf. H. Crouzel, Origene, cit., pp. 263-266). (29) Se lo Spirito Santo me lo conceder, passer a parlare di Ges Cristo e di Dio Padre Il Salvatore disceso sulla terra

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Origene

sieder per giudicare il popolo nella valle di Giosafat 9: dunque, allora siede nella valle (8), quando nella valle sta per giudicare, per condannare. Ora, altra cosa vederlo seduto su un trono alto ed elevato. Anche in Michea Dio esce e discende 10; cos pure disceso per vedere Sodoma: Discender dice e vedr se le loro opere corrispondono al grido che ne giunto a me (9): perci Dio a volte sembra in alto, a volte in basso, a seconda della dignit degli oggetti di cui si occupa. Dice dunque Isaia: Vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato (10). Se vedo Dio regnare su coloro che sono in terra, non lo vedo su un trono alto ed elevato; ma se lo vedo regnante sulle potenze celesti, lo vedo su un trono alto ed elevato. Che cosa ho inteso dire con lespressione: potenze celesti? Troni, dominazioni, principati, potest 11 sono le potenze celesti: e se vedo

mosso a piet del genere umano Prima ha patito, poi disceso e si mostrato. Qual questa passione che per noi ha sofferto? la passione dellamore. Persino il Padre, il Dio delluniverso non soffre anche lui in certo qual modo? Ha sopportato i tuoi costumi, come un uomo sopporta quelli di suo figlio Nemmeno il Padre impassibile (Om Ez VI, 6, cit., p. 119). Il coinvolgimento trinitario nel destino di salvezza delluomo affermato con questo mirabile paradosso cristiano (cf. H. de Lubac, Storia e Spirito , cit., p. 264). (30) Cf. Is 6, 6. Ricordiamo ancora la lettura del Targum, cos vicina allo sviluppo origeniano del brano che stiamo considerando: Si pose al mio fianco al di sopra dellaltare uno degli angeli e nella sua bocca aveva un discorso che aveva ricevuto da parte di Colui la cui Presenza sta sul trono di gloria nel pi alto dei cieli, e lo pose nella mia bocca e disse: Guarda, ho posto le parole della mia profezia nella tua bocca, le tue colpe scompariranno e i tuoi peccati saranno espiati (El Targum..., cit., p. 84). 25 Is 6, 5. 26 Ibid .

Omelie su Isaia I, 5

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come (Dio), nel Verbo (11), regna su di loro, ho visto il Signore seduto su un trono alto ed elevato. E la dimora (fu) piena della sua gloria 12. Per quanto fu elevato il suo trono, la dimora fu piena della sua gloria. Non penso che sia piena di gloria questa dimora che sulla terra: Del Signore la terra e la sua pienezza 13. Ma la pienezza della gloria di Dio non la troverai nel presente; per se uno edifica un tempio a Dio, si vedr la gloria di Dio, e se custodisce questa parola che stata detta, si vedr la dimora piena della gloria di Dio (12). Non so poi se cos sia portata a pienezza la gloria della dimora (13)! Anche nel Levitico, per quel che riguarda il presente, (la gloria) non (appare) ancora, ma

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Cf. 1 Pt 4, 11.

(31) Accogliete la degna circoncisione della parola di Dio nelle labbra, nel cuore Circonciso e mondo colui che parla sempre la parola di Dio (Om Gn III, 5, cit., pp. 91s.). (32) Isaia pentito (e che si) proclama miserabile, diventa degno di purificazione. Il popolo invece n ha fatto penitenza, n si rende conto che ha le labbra impure (Girolamo, Lettera XVIII, 12, cit., p. 123). Si apre cos lo sviluppo sul mistero dIsraele che verr portato avanti nel paragrafo seguente. (33) Sulla importanza dello sviluppo origeniano che segue e

che Dio la elargir, verr letto nella prossima riunione, cio che Dio ha dato alcune disposizioni, perch si veda la gloria del Signore (14). E mai apparir la gloria di Dio se non si compiranno queste cose: e queste le conosceremo, quando saranno state lette (dalla Scrittura). 2. Attorno a lui stavano dei Serafini: ognuno aveva sei ali 14. Vedo due Serafini, e ognuno di loro ha in se stesso sei ali; poi (viene) la disposizione delle ali: e con due ali coprivano la faccia non la propria, ma di Dio ; e con due ali coprivano i piedi non i propri, ma di Dio ; e con due ali volavano (15). Il testo della Scrittura sembrerebbe qui contenere una contraddizione: se stavano, non potevano volare! Certo sta scritto: Stavano attorno a lui: ognuno aveva sei ali; e con due coprivano la faccia, con due coprivano i piedi, e con due volavano; e luno gridava allaltro 15. E in verit questi Serafini che sono intorno a Dio e che per conoscenza pura dicono: Santo, Santo, Santo! 16 , custodiscono il mistero della Trinit, essendo essi stessi santi: rispetto ad essi non v nulla di pi santo fra tutte le realt esistenti. E
sullampiezza delle testimonianze e dei rapporti spirituali e culturali che esso implica, cf. A. Acerbi, Serra lignea. Studi sulla fortuna dellAscensione di Isaia, Roma 1984, in particolare alle pp. 20-32. 27 Cf. Es 33, 20. 28 Cf. Is 6, 5. 29 Cf. Es 33, 23. (34) Is 6, 5. Cf. Origene, Commento al Vangelo di Matteo (Cm Mt) X, 18 (R. Girod), SC 162, Paris 1970, pp. 224ss.: per la tradizione sul martirio dIsaia e lo sviluppo sulle sofferenze dei profeti. (35) Il testo riprende la formulazione di un processo contro Isaia tramandato in un passo talmudico: Disse Raba: Mos il tuo maestro disse: Poich nessun uomo pu vedermi e restare vivo E tu hai detto: Io vidi il Signore seduto su un trono Fece portare il cedro e segarlo e quando gli venne alla bocca mor. Perch disse: E io abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure (Bab Jebamoth 49b, in The Babylonian Talmud I, London 1936, p. 324; cf. per simili atteggiamenti

Omelie su Isaia II, 1

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non a caso dicono luno allaltro: Santo, Santo, Santo!, ma proclamano a piena voce la confessione che di salvezza per tutti. Chi sono questi due Serafini? Il mio Signore Ges e lo Spirito Santo. Non pensare che si separi la natura della Trinit, se si mantengono le funzioni delle Persone (16). Coprivano la faccia di Dio; giacch sconosciuto il principio di Dio! Ma anche i piedi 17: infatti quale fine si pu afferrare nel nostro Dio? Si possono vedere solo le cose mediane (17): ignoro quali siano state prima di queste; da quelle che sono, ho intelligenza di Dio; quali saranno le posteriori, proprio per il fatto che sono future, lo ignoro! Chi potr farlo sapere (alluomo)?, dice lEcclesiaste 18 ; Annunziatemi le cose prime e quali saranno le ultime, e dir che siete di, ha detto Isaia (18). Perci, se uno ha detto le cose passate e
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Is 7, 11.

della tradizione giudaica ancora Bab Makkoth 24a, in The Babylonian Talmud IV, London 1935, p. 173, e Ecclesiastes Midrash Rabbah I, 2, London 1983, p. 3; per un esame del testo, cf. M. Pesce, Il Martirio di Isaia, cit., pp. 16ss.). (36) Is 6, 5.6. Lultimo tratto dellomelia presenta un tema origeniano di grande rilievo: la venuta spirituale del Verbo che, senza vanificare quella storica sia dellincarnazione che della parusia finale, si pone tuttavia al di qua e al di l di esse: cf. R. Scognamiglio, Anthropos apodemn (Mt 25, 14): problema e stimoli per la cristologia di Origene, in Origeniana quarta , pp. 194200. 30 Mt 28, 20. 3 1 Mt 18, 20. (37) Mt 23, 37. Ancora una volta lindagine origeniana si porta sul mistero di queste parole del Cristo. Riunire i figli dispersi sempre stata la premura del Cristo, n solo durante la sua vita terrena, perch substantialiter semper praesens fuit in Mos, nei profeti, negli angeli egli continua ad esplicare questo cotidianum opus fino alla

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Origene

pu dire le ultime, Dio! Chi dunque pu dirlo allinfuori dei Serafini? Chi pu dire: Santo, Santo, Santo! se non i Serafini 19 ? Hanno disvelato una certa parte di Dio, per cos dire la sua parte mediana (19) e gridavano luno allaltro presenti presso Dio, dicendo: Santo, Santo, Santo! (20). Dunque: stanno e si muovono; stanno con Dio e si muovono per rivelare Dio: comprendi infatti perch coprono la faccia, coprono i piedi, non muovono ci che coperto, non coprono ci che vola. E dicono: Santo, Santo, Santo il Signore delle schiere, piena tutta la terra della sua gloria! (21). Viene annunziato lavvento del mio Signore Ges Cristo; davvero ora tutta la terra piena della sua gloria. O almeno, se ancora non piena, ne sar riempita in futuro, quando sar portata a compimento la preghiera con la quale il Signore stesso ci ha comandato di pregare: Quando pregate dite: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome! Venga il tuo regno! Sia fatta la tua volont, come in cielo cos in
consumazione dei tempi (M. Marin, Gerusalemme e la casa deserta [Mt 23, 37-39; Lc 13, 34-35] nellesegesi origeniana, in Origeniana secunda , p. 219). (38) Anche prima della venuta di Cristo secondo il corpo, ci fu quella intelligibile per i pi perfetti tanto da raggiungere la pienezza intelligibile dei tempi: ad esempio, per i patriarchi, per il (fedele) servitore Mos, per i profeti che hanno visto la gloria di Cristo Isaia comprendeva il mistero di colui che sedeva sul trono, dei due Serafini e delle loro ali (Cm Gv I, VII, VI, IV, cit., p. 127 e p. 293). Lo stesso Verbo di Dio scelse i patriarchi, visit pi volte per mezzo dello Spirito profetico (Ireneo, Contro le eresie IV, 36, 8, Jaca Book, Milano 1981, p. 394). (39) Cf. Rm 8, 27.34. (Il mio Signore Ges Cristo), compiuta leconomia, penetra i cieli ed entra nel Padre, per renderlo propizio al genere umano e per pregare per tutti quelli che credono in lui Noi stiamo davanti alle porte aspettando il nostro pontefice che indugia nel Santo dei santi, cio presso il Padre, e prega per i peccati di

Omelie su Isaia II, 1

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terra! (22). Fino al presente la volont del Padre nel cielo e, sulla terra, la sua volont non ancora stata portata a compimento; Ges stesso, secondo leconomia della carne che ha rivestito, dice: Mi ha dato ogni potere, come in cielo, cos in terra 20. Non perch non avesse potere sulla terra lui che lo aveva nel cielo, e dovesse ricevere qualcosa dal mondo lui che era venuto nella sua propria casa 2 1, ma per essere creduto Dio sulla terra come lo era creduto nel cielo, per questo il Cristo uomo ricevette il potere che prima non aveva; e fino al presente non ha ancora sulla terra il potere su tutti. Davvero non regna ancora su coloro che peccano, ma quando gli sar dato potere anche su di loro, e tutte le cose gli saranno state assoggettate 22, allora il potere sar portato a pienezza ed egli avanzer assoggettando a s tutte le cose (23). Alcuni poi non vogliono ancora essere soggetti a lui, anzi fino al presente sono sotto il dominio dei suoi nemici; diciamo dunque noi, al contrario: Non sar soggetta a Dio lanima mia? Davvero presso di lui la mia salvezza! (24). 3. E con due (ali) volavano e dicevano luno allaltro: Santo, Santo, Santo il Signore delle schiere, tutta la terra piena della sua gloria. E si elev larchitrave alla voce con cui gridavano 2 3: alla voce di Ges Cristo e alla
coloro che lo attendono (Om Lv IX, 5, cit., p. 216). (40) Cf. 1 Gv 2, 2. Surgentes per ipsum offeramus, e in Om Is III, 3: Surgentes oremus Deum, e in Om Is IV, 3: Dicamus surgentes ad orationem: la supplica dato emergente e conclusivo della omelia; cf. A. Monaci Castagno, Origene predicatore, cit., p. 54. 1 Is 7, 14. 2 Cf. Is 7, 11. 3 Is 7, 12. (1) Is 7, 13. Il lh ebraico ha prevalentemente il senso di esasperare, stancare la pazienza, ma ci sembra meglio, in questo caso, rendere alla lettera il praestare certamen di Girolamo, che

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Origene

voce dello Spirito Santo. Se uno di noi ascolta la voce di Ges Cristo e dello Spirito Santo che gridano, si eleva larchitrave e diventa pi alto del momento nel quale fu innalzato, e fu detto: Alzate, principi, le vostre porte, ed elevatevi porte eterne, ed entrer il re della gloria (25). 4. E la dimora si riemp di fumo (26). Per la diminuzione del fuoco si riemp tutta la dimora. Il fumo vapore di fuoco. E dissi: Misero me, poich sono compunto, uomo come sono, e con le labbra impure (27). Non posso comprendere perch Isaia ha umiliato se stesso; per la Scrittura dice e attesta che le sue labbra vengono purificate da un Serafino che viene mandato a togliere i suoi peccati 24. E questo uno dei Serafini il mio Signore Ges Cristo, mandato dal Padre a togliere i nostri peccati, e dice: Ecco, ho tolto le tue iniquit e ho completamente purificato i tuoi peccati (28). Non pensare che vi sia oltraggio della natura se il Figlio mandato dal Padre! In poche parole, perch tu conosca lunit della divinit nella Trinit, nella presente lettura il solo Cristo, ora, rimette i peccati, e tuttavia cosa certa che i peccati sono rimessi dalla
poi il senso diretto del testo della LXX, perch lo sviluppo origeniano sottolinea la inutilit di questo agone rispetto al combattimento salvifico di Dio. In questo caso il Targum sottolinea: Pare a voi poca cosa esasperare i profeti cos da esasperare anche le parole del mio Dio? (El Targum..., cit., p.87). (2) Is 7, 14 LXX. Chiamer, ebr.; il nome di lui sar, Vulg.: comincia una mirabile disamina del mistero preannunciato nelle parole profetiche, che sar ripresa poco dopo Gi in Isaia troveresti dischiusa la verit del Vangelo dir Leone Magno (Omelie. Lettere, Omelia XXIX, 2 [T. Mariucci], Torino 1969, p. 175). Con grande intensit Origene fa appello alla grazia divina, dispensatrice di illuminazione e forza di conversione per i maestri della Chiesa di Dio

Omelie su Isaia II, 1-2

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Trinit (29): e cos chi crede in uno, crede in tutti. Mi si portino, dunque, dallaltare celeste, molle che tocchino le mie labbra! Se le molle del Signore toccheranno le mie labbra, le purificheranno (30), e quando le avranno cos purificate e circoncise dai vizi, come ultimamente dicevamo (31), aprir la mia bocca al Verbo di Dio, e non uscir pi dalla mia bocca una parola impura, giacch, uomo come sono e con le labbra impure, abito anche in mezzo a un popolo dalle labbra impure 25. Il Serafino che stato mandato ha purificato le labbra del profeta, non ha purificato per le labbra del popolo: il profeta in persona ha confessato di avere le labbra impure e di abitare in mezzo a un popolo dalle labbra impure; ma il Serafino che stato mandato
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Is 7, 15.

e per quanti li ascoltano (cf. Origene, Commento alla Lettera ai Romani [Cm Rm] IX, II [F. Cocchini] II, Casale Monferrato 1986, p. 98). (3) Cf. Ef 4, 10. Se il Salvatore venuto a cercare e salvare ci che era perduto, venuto per trasferire lass quelli che erano quaggi Egli infatti colui che disceso nelle regioni inferiori della terra a causa di coloro che vi abitavano; ma salito anche al di sopra di tutti i cieli, insegnando la strada che porta al di sopra di tutti i cieli (Cm Gv XIX, XX, cit., p. 595). (4) Il che mi giova di Origene non ha cessato di risuonare, attraverso i secoli, nelle anime dei suoi lettori: A che giova che io dica che il Cristo venuto soltanto in quella carne che ha assunto da Maria, e non mostri che venuto anche in questa mia carne? (Om Gn III, 7, cit., p. 97). mosso dallo Spirito di Dio non chi avr pronunziato queste sillabe e le avr proferite in una confessione comune, ma chi avr regolato la propria vita e portato i frutti del suo lavoro in modo tale da aver manifestato con la santit stessa delle sue opere e dei suoi pensieri che Cristo venuto nella carne, morto al peccato e vive per Dio (Cm Rm V, VIII [F. Cocchini], I, Casale Monferrato 1985, pp. 283s.). Cf. anche la Introduzione a queste Omelie, nota 35. 5 Ibid. 6 Is 7, 12. 7 Is 7, 11.

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Origene

non ha giudicato che ve ne fossero degni di tra il popolo di avere anchessi le labbra purificate: e per questo ancora si comportano da empi, ancora ripudiano il mio Signore Ges Cristo, ancora lo maledicono con labbra impure (32). Quanto a me, io prego che il Serafino, venendo, purifichi le mie labbra. 5. E con i miei occhi ho visto il re, il Signore delle schiere 26. Perch non esporre immediatamente una certa tradizione giudaica certo verosimile, anche se non vera e trovarne in qualche modo una soluzione? (33). Dicono cos che Isaia fu segato dal popolo come prevaricatore rispetto alla Legge e perch formulava un annunzio che andava al di l delle Scritture. Dice infatti la Scrittura: Nessuno vedr la mia faccia e vivr 27, e costui invece

(5) Cf. Rm 10, 6-8. Traduciamo il verbum tuum nel senso forte, che ci pare richiesto dal testo: Questa nascita del Cristo nellanima legata essenzialmente allaccoglienza della Parola, e in un certo modo Ges nasce cos continuamente nelle anime (Ciascuno deve aderire) personalmente a questa venuta di Ges in questo mondo (H. Crouzel, Origene, cit., p. 177). Il signum di Girolamo sembra poter corrispondere allimmagine, impronta, eidolon , di cui dice un tratto origeniano vicino nellintenzione: Dopo il Verbo vi nellanima, quasi stampata, limpronta delle piaghe, cio il Cristo che in ciascuno di noi, proveniente dal Cristo-Verbo (C Cel VI, 9, cit., p. 493). (6) Cf. Ef 3, 18. Devi pensare a proposito di Cristo come pensi del Verbo e della verit e della sapienza e della giustizia di Dio (Cm Rm VIII, II, cit., II, p. 37). (7) Si sono spinti a tal punto dinfelicit da perdere limmagine senza accogliere la verit (Om Gs XXVI, 3, cit., p. 316). Su Israele che non chiede il segno salvifico, cf. anche Om Gdc VIII, 4 (cit., pp. 140-143).

Omelie su Isaia II, 2

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afferma: Ho visto il Signore delle schiere (34). Mos, dicono, non vide , e tu hai visto? E per questo lo segarono e lo condannarono come empio (35): non sapevano infatti che i Serafini avevano coperto con due ali la faccia di Dio! Ho visto il Signore 28 . Se Isaia vide la faccia, anche Mos vide: Mos vide da tergo, come sta scritto 29, per vide il Signore, anche se non vide la sua faccia: anchegli dunque vide, pur non avendo visto la faccia. A torto dunque condannarono il profeta! E ho visto con i miei occhi il re, il Signore delle schiere; e fu mandato a me uno dei Serafini (36). Non c un unico avvento del mio Signore Ges Cristo, mediante il quale egli sia disceso sulla terra: venne anche a Isaia, venne anche a Mos, venne anche al popolo, e venne ad ognuno dei profeti; e tu pure non temere: se gi lo hai accolto, di nuovo verr! Che poi egli sia venuto anche prima della sua presenza nella carne, sentilo testimoniare proprio da lui quando proclama e dice: Gerusalemme! Gerusalemme! che uccidi i profeti e lapidi

Is 7, 12.

Is 7, 13.

10

Is 7, 14.

(8) Vinti i demoni avversari, Cristo conduce gli uomini, che erano tenuti sotto il potere di questi, quasi come preda della sua vittoria e li riporta come spoglie di salvezza (Om Nm XVIII, 4, cit., p. 260; cf. anche H. Crouzel, Origene, cit., pp. 264s.). (9) Mt 1, 23. Per la veritas exemplariorum del testo di Isaia, cf. Eusebio, In Isaiam VII, PG 24, 135-136, ove si sceglie con preferenza la hebraica lectio che invita appunto la casa di Davide a chiamare e invocare lEmmanuele, il Dio-con-noi venturo. 11 Ibid. 12 Mt 1, 23. 13 Is 7, 14. 14 Is 7, 13-14. (10) Ci vuole veramente laiuto di Dio perch si possano spiegare questi punti. assolutamente impossibile che un uomo tratti di questi argomenti, se non illuminato dalla grazia di Dio. Aiutatemi

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Origene

coloro che sono stati mandati a te, quante volte ho voluto radunare i tuoi figli! (37). Quante volte ho voluto! Non dice: Ti ho veduto solo in questo avvento, ma dice: quante volte ho voluto!. E venendo di nuovo attraverso i singoli profeti ero io, il Cristo, che parlavo nei profeti (38) ha detto: Tu pure non temere; anche ora Ges Cristo viene mandato. Non mentisce! Io sono con voi afferma tutti i giorni, fino alla fine del mondo 30. Non mentisce! Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, anchio sono in mezzo a loro 31 . Poich dunque Ges Cristo presente, e assiste, ed pronto rivestito della dignit di sommo sacerdote ad offrire al Padre le nostre suppliche (39), leviamoci e

dunque con le vostre preghiere, e prendete parte al mio impegno, perch il Signore si degni di mostrarci la luce della sua verit in questi passi cos oscuri e segreti, affinch noi possiamo scoprirvi come questi testi sono veri, utili e divini, ma a motivo della fragilit della natura umana sono coperti da sensi simbolici e avvolti di misteri (Om Gs XX, IV, cit., p. 266). (Sulla dialettica fra manifesto e nascosto nella Scrittura, cf. L. Perrone, Largomentazione di Origene nel trattato di ermeneutica biblica [Studi classici e orientali, XL], Pisa 1990, pp. 161ss.; Iniziazione alla Bibbia nella letteratura patristica, in Cristianesimo nella storia, XII, 1 [1991], pp. 1ss.; La legge spirituale. Linterpretazione della Scrittura secondo Origene , cit., pp. 350ss.; cf. pure G. Lomiento, Cristo didaskalos dei pochi e la comunicazione ai molti secondo Origene , in Vet Christ 9 [1972], 1, p. 37). (11) Cristo anche indicato con il nome di Davide, ad esempio in Ezechiele che, dopo aver lanciato la sua profezia contro i pastori di popoli, aggiunge queste parole, ponendole in bocca a Dio: Susciter il mio servo Davide, che le pascer, ch colui che sar suscitato per pascere i santi non Davide, il patriarca, bens Cristo (Cm Gv I, XXIII, cit., p. 159). Per la tipologia davidica del Cristo, quale si maturata nei primi secoli dellet cristiana, si pu vedere il compendio che, nella prima met del V sec., ci d Quodvultdeus, Promesse e predizioni di Dio II, XXV-XXVI (A.V. Nazzaro), CN, Roma

Omelie su Isaia II, 2

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offriamo mediante lui sacrifici al Padre! Egli infatti la propiziazione per i nostri peccati (40): a lui la gloria e il potere nei secoli dei secoli. Amen! 32 .

1989, pp. 181ss. (12) Cf. Mt 1, 23. Cf. anche Introduzione, nota 74. Si noter lacriba cos moderna della argomentazione teologica origeniana! Matteo non vuol dire che Ges si chiamer Emmanuel, ma che tale il significato della sua persona e della sua opera: in lui, Dio sar presente in mezzo al suo popolo per soccorrerlo, combattere con esso, salvarlo (Lvangile selon saint Matthieu [P. Bonnard], Neuchtel 1963, p. 22). 16 1 Pt 2, 2. 17 Prv 25, 16. 18 Ibid. (13) Gv 5, 39. La lettura del testo assume qui un significato di esortazione e imperativo, dovuto al contesto; altrove lespressione intesa da Origene come affermativa: Di lui scritto, per dirla con le parole stesse del Salvatore, in tutte le Scritture, a cui egli ci rimanda dicendo: Voi investigate le Scritture: (esse) danno testimonianza di me (Cm Gv V, frammento VI, cit., p. 281). (14) Cf. 1 Cor 9, 9s.: Sta scritto : Non metterai la museruola al bue che trebbia. Forse Dio si d pensiero dei buoi? Oppure lo dice proprio per noi? Certamente fu scritto per noi: si noter linterrogativo

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Origene

OMELIA II Ecco, la vergine concepir 1

1. Per quanto attiene allespressione, Acaz si

24

Cf. 1 Pt 4, 11.

paolino che Origene fa suo. Altrove egli annota: Vi sono alcune parti della Scrittura che non hanno affatto senso corporeo, come dimostreremo dopo, s che in esse bisogna cercare soltanto lanima e lo spirito (Princ IV, 2, 5, cit., p. 504): ci si guarder dal pensare che con una simile considerazione Origene tolga qualcosa alla storia; lintenzione di affermare che una metafora, una parabola, unespressione figurata vanno prese in senso figurato (cf. H. de Lubac,

comport con discrezione quando gli fu comandato di chiedere un segno nel profondo o nelleccelso 2 ; e giustific il perch non voleva chiederlo, dicendo: Non chieder e non tenter il Signore 3. E tuttavia, proprio di questa discrezione gli viene fatta colpa e gli vien detto: Ascoltate dunque, o casa di Davide: forse poco per voi mettervi in lotta con gli uomini, che volete mettervi in lotta anche con il Signore? (1). Poi viene detta questa promessa: Perci il Signore stesso vi dar un segno: Ecco, la vergine concepir e partorir un figlio, e chiamerai il suo nome Emmanuele (2). Spieghiamo questi punti, e gli altri li esamineremo, bisognosi anche a loro proposito della grazia di Dio, perch ci siano manifestati. Viene comandato (ad Acaz) non semplicemente di chiedere un segno, ma per s; dice infatti la Scrittura: Chiedi per te un segno dal Signore tuo Dio nel profondo o nelleccelso 4. Il segno proposto il mio Signore Ges Cristo! proprio questo il segno che gli viene comandato di richiedere per s nel profondo o nelleccelso. Nel profondo, giacch egli colui che discese, e anche nelleccelso, giacch egli colui che ascese al di sopra di tutti i cieli (3). Ma, quanto a me, questo segno proposto nel profondo o nelleccelso il mio Signore Ges Cristo a nulla mi giova, se non diventa per me il mistero del suo profondo e del suo eccelso (4). Quando infatti avr
Storia e Spirito, cit., pp. 130s.). 19 Prv 24, 13. (15) Cf. Prv 6, 8 LXX. La LXX continua: e quanto nobile lopera che (lape) compie. Re e cittadini, per la loro salute, usano i suoi prodotti; ricercata e famosa presso tutti; bench debole sotto laspetto della forza, si distingue per aver onorato la sapienza. Lo

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Origene

accolto il mistero del Cristo Ges, il suo profondo e il suo eccelso, allora ricever il segno secondo il precetto del Signore, e verr detto a me, come avente in me stesso (quel segno) nel profondo e nelleccelso: Non dire in cuor tuo: Chi salir al cielo?. Questo farne discendere Cristo. Oppure: Chi discender nellabisso?. Questo far risalire Cristo dai morti. Molto vicino il tuo Verbo, nella tua bocca e nel tuo cuore (5). Viene dunque richiesto a tutti noi che chiediamo per noi questo segno, cos che diventi utile per noi il segno che il Signore Dio d nel profondo e nelleccelso! Se poi c qualcuno che sappia far uso di una considerazione spirituale, comprenda che lespressione: nel profondo e nelleccelso non detta
sviluppo sapienziale della LXX prepara la successiva elaborazione origeniana. (16) Cf. Sal 118 (119), 103. certo che ogni profezia mette insieme i favi soavi della dottrina celeste e i dolci mieli della parola divina (Om Gdc V, 2, cit., p. 106); lalveare il ciclo completo delle Scritture divine (Om Nm XXVII, 12, cit., p. 397). La prima catechesi cristiana, cos come la successiva elaborazione dottrinale della Chiesa, riflettono sulla complessit del mondo animale gi consegnatoci dalla simbolica biblica (cf. F. Bisconti, Letteratura patristica e iconografia paleocristiana, in Complementi interdisciplinari di Patrologia, cit., pp. 367ss.). 20 Cf. Prv 6, 8 LXX. 2 1 Cf. Is 7, 14-15. (17) Cf. Prv 24, 13 per tutto il tratto. (Cristo) prestando a Paolo la sua voce, fu dolcezza, parlando attraverso di quello. E tutti i profeti abbandonarono allo Spirito che parlava in loro gli strumenti della parola, e cos diventarono dolcezza, facendo zampillare dalla loro gola il miele divino Il godimento di quel miele non fa cessare il desiderio perch sorge la saziet, ma lo alimenta ancor di pi grazie alla partecipazione alloggetto desiderato (Gregorio di Nissa, Omelie sul Cantico dei Cantici XIV [5, 16] [C. Moreschini], CN, Roma 1988, p. 327). (18) Cf. Prv 24, 13. Principe delle api: Senza trovarsi ridotta, la

Omelie su Isaia III, 1

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come presentando unalternativa; significa proprio che abbraccia luna e laltra cosa! Tu stesso chiedi per te un segno dal Signore, nel profondo e nelleccelso 5. E quanto poi alla realt promessa, ha detto lApostolo: affinch conosciamo la profondit, laltezza, la larghezza e la lunghezza (6). E Acaz ha detto: Non chieder 6. Fu incredulo; infatti (il Signore) aveva detto: Tu stesso chiedi per te 7. E, quanto al popolo, fino ad oggi non chiede il segno, e per questo non lo ha, e si mette in lotta con il Signore, (questo) popolo che non accoglie il mio Signore Ges Cristo (7)! Segue poi un altro oggetto di discussione. (Acaz) ha detto: Non chieder e non tenter il Signore 8 ; considera dunque una tentazione il chiedere un segno, e gli vien detto: Ascoltate, dunque, o casa di Davide: forse poco per voi mettervi in lotta con gli uomini, che volete mettervi in lotta anche con il Signore? 9. Certo non si mette in lotta con il Signore ma

divinit del Verbo, rinchiudendosi nella carne, si vela e restringe lampiezza della sua manifestazione (Origene) insiste soprattutto sulla misura della divinit quella che il Verbo ha preso, facendosi uomo, per non eccedere le possibilit umane ogni volta che incontra, nella Scrittura, la menzione di una cosa piccola o di un giovane animale: vi vede, in effetti, una figura del Verbo fatto carne (M. Harl, Origne et la fonction rvelatrice du Verbe incarn, cit., p. 230). (19) Il miele delle Scritture era dunque il loro succo nutriente estratto dalla lettera (cf. H. de Lubac, Esegesi medievale, II, Milano 1988, p. 253, e le considerazioni seguenti). Aveva pi volte invitato Origene: Orbene, tu che ascolti, seguimi attraverso la sottile trama della parola e ti mostrer (Om Gs XVI, 3, cit., p. 230). 22 Cf. Sal 9, 28 (10, 7); 68 (69), 22. 23 Cf. Ap 3, 20. (20) Il Verbo di Dio ha saziato di pani i credenti (Om Es VII, 8, cit., p. 143); Quanto a Ges con le carni e il sangue del suo Verbo, come con cibo e bevanda puri, disseta e ristora tutto il genere umano sono cibo puro Pietro, Paolo e tutti gli apostoli i suoi

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neppure con gli uomini io penso che si metta in lotta chi chiede un segno nel profondo o nelleccelso! Davvero lotta per Dio come salvare luomo: dunque, non si mette in lotta con il Signore chi si rifugia nella salvezza; ma invece chi, mentre il Signore lotta per salvare luomo, fugge dalla salvezza e se ne va lontano dal Signore, questi si mette in lotta con il Signore (8). Perci il Signore stesso vi dar un segno: Ecco, la vergine concepir e partorir un figlio, e chiamerai il suo nome Emmanuele 10. Gli esemplari autentici di questo profeta dicono: chiamerai; peraltro in Matteo sappiamo che si legge: E chiameranno il suo nome Emmanuele (9). Non possiamo dire che si debba tenere in una qualche minore considerazione il profeta! Allora, come mai il Vangelo presenta questo testo? Dipende forse da qualcuno che
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1 Cor 4, 21.

Cf. 1 Cor 4, 21.

discepoli. Cos ognuno, per labbondanza dei meriti o la purezza dei sentimenti, diviene cibo puro per il suo prossimo (Om Lv VII, 5, cit., p. 166). Cf. voce Got spirituel (P. Adns), in DS VI, 626ss. e Dulcedo, Dulcedo Dei (J. Chatillon), in DS III, in particolare 1786-1788. (21) Cf. Introduzione, alle note 76 e 77. (22) Lapice del cuore il senso spirituale o la sostanza intelligente o in qualunque modo la si chiami quella parte di noi mediante la quale possiamo essere capaci di Dio (Om Es IX, 4, cit., p. 180). Cf. H. de Lubac, Storia e Spirito, cit., p. 177. (23) Sono venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa, e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo; mangio il mio favo e il mio miele, bevo il mio vino e il mio latte. Mangiate, amici, bevete; inebriatevi, o cari: cos Ct 5, 1. Con sviluppo nella stessa direzione origeniana, commenta Gregorio di Nissa: Colui che discende nel suo giardino e ingrandisce e migliora la natura di quei frutti fa in modo che gli alberi producano, invece dei frutti, del pane, mescolato al suo miele ( suo il miele, come anche lo sono le altre cose buone). Da lui e per mezzo di lui e in lui sono tutte le cose (Omelie sul Cantico

Omelie su Isaia III, 1-2

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non ha capito e ha fatto ricorso a unespressione pi facile, come accaduto anche in molti altri casi, oppure il Vangelo si espresso cos fin dal principio, come forse dir qualcuno? Chi vuole, decida! Certamente il profeta ha, in maniera manifesta: E chiamerai il suo nome Emmanuele 11 . So di un tale che, leggendo nel principio delle scritture evangeliche: E chiamerai il suo nome Emmanuele 12, disse fra s: Che senso ha: chiamerai?. Chi: chiamer? Acaz; e come pu Acaz sentirsi dire: chiamerai il suo nome Emmanuele 13 riguardo al Salvatore, che viene dopo molte generazioni?; e cos, al posto del testo: chiamerai, scrisse: chiameranno. Ma guarda bene che non detto ad Acaz: e chiamerai il suo nome Emmanuele, ma la parola manifestamente per la casa di Davide: Ascoltate dunque, o casa di Davide: forse poco per voi mettervi in lotta con gli uomini, che volete mettervi in lotta anche con il Signore? Perci il Signore stesso vi dar un segno: Ecco, la vergine concepir e partorir un figlio, e chiamerai il suo nome Emmanuele 14. Cos dunque, se a volte non comprendiamo quello

dei Cantici X [5, 1], cit., p. 241). (24) Cf. Mt 22, 1-10; Lc 14, 15-24. Sulla variet dei cibi preparati per le nozze con il Verbo, cf. Cm Mt XVII, 22, PG 13, 1541-1544. 1 Cf. Is 4, 1ss. 2 Cf. Is 4, 1. 3 Cf. Is 11, 2-3. Cf. anche Introduzione, nota 79. (1) Cf. Is 11, 2. Su alcune delle problematiche della pneumatologia di questo testo, nelle linee di orizzonte di riflessione origeniana, cf. E. Norelli, Sulla pneumatologia dellAscensione di Isaia, in Isaia, il Diletto e la Chiesa, cit., pp. 262ss., e, dello stesso, LAscensione di Isaia, EDB, Bologna 1994. 4 Cf. 1 Cor 2, 6.

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Origene

che detto, non per questo facciamone meno conto, e non ricorriamo a soluzioni pi facili, ma attendiamo che la grazia di Dio ci suggerisca, mediante lilluminazione della conoscenza, la spiegazione della difficolt, o almeno che la grazia di Dio ancora ci dia luce, mediante chi vuole, cos che non dobbiamo cercare ancora, ma la nostra difficolt si sciolga; se poi ne otteniamo da Dio lintelligenza, sar ancor pi evidente che la causa (delloscurit) era in noi stessi (10)! Qual dunque la casa di Davide? Se Davide il Cristo, come ripetutamente ho mostrato (11), casa di Davide siamo noi, la Chiesa di Dio; e viene detto a noi, che siamo la Chiesa, di non metterci in lotta con il Signore, come stato detto

(2) Cf. 1 Tm 6, 20. Per antifrasi chiamano conoscenza lignoranza della verit La loro scienza veramente falsa (Ireneo, Contro le eresie II, 14, 7, cit., p. 153). (3) Cf. Rm 10, 2. Come abbiamo colto nella prima omelia la lettura del dotto ebreo sui due Serafini che sono il Figlio unigenito e lo Spirito Santo (Princ I, 3, 4, cit., p. 169), ritroviamo qui, nella singolarit della espressione inusitata, ma dinamica, delle sette donne, la prospettiva della grazia multiforme dello Spirito, fondata nellazione unitaria, santificatrice e perfezionatrice, delle tre divine Persone: gli esseri creati, mentre per prima cosa hanno lessere dal Padre, per seconda lessere razionali dalla ragione divina, per terza lesser santi dallo Spirito Santo diventano capaci di accogliere Cristo in quanto giustizia di Dio e conseguono il dono della sapienza in proporzione alla capacit dazione dello Spirito di Dio (Princ I, 3, 8, cit., pp. 178s.). (4) Le septem mulieres hanno ormai rivelato apertamente la loro realt: in una donna ideale che i saggi dIsraele amano personificare la Sapienza divina, spiegazione suprema del mondo e fonte della vera felicit I Padri della Chiesa hanno spesso paragonato il ruolo della donna a quello dello Spirito Santo amore e luce, fonte di vita, di salvezza, di felicit, la cui azione tanto pi potente in quanto interiore (cf. la voce Femme [R. Tamisier - R.

Omelie su Isaia III, 2-3

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sopra, ma, poich il Signore d un segno, di accoglierlo. a noi, non alla casa di Davide che sono dette queste cose! E viene profetato che, se uno casa di Davide, chiamer il nome di lui Emmanuele; giacch, allavvento del Cristo, unicamente la nostra Chiesa dice del Cristo: Dio con noi (12). Spiegati questi punti, come ce lo ha concesso la grazia del Signore, indaghiamo ormai altri misteri. 2. Manger burro e miele 15. In che modo si profetizza del Cristo che manger burro e miele? Se questo, per dono di Dio, verr spiegato, di nuovo i passi seguenti ci presenteranno altri problemi; e davvero facessimo tutti quel che sta scritto: Scrutate le Scritture! (13). Nelle Scritture troviamo il nome di parecchi cibi materiali ad indicare nutrimenti spirituali. Come bambini appena nati desiderate il genuino latte spirituale 16 : dunque, c certamente un latte spirituale, e dobbiamo cercare un latte di tal genere! Ancora, nei Proverbi sta scritto riguardo al miele: Se trovi il miele, mangiane quanto basta, che non accada che, se te ne riempi, tu vomiti 17. Forse che lo Spirito Santo si d pensiero che non mangiamo troppo
dOuince], in DS V, 132ss.). 5 Cf. ibid. 6 Cf. Is 11, 1; Rm 1, 3-4.

Cf. Col. 1, 15.

(5) Cf. Rm 2, 25-29; Fil 3, 3. Ammaestrati dallapostolo Paolo, diciamo che, allo stesso modo che molte altre cose accadevano come figura e immagine della verit futura, cos anche la circoncisione carnale era figura della circoncisione spirituale Conceda dunque a noi il Signore di credere con il cuore, di confessare con la bocca, di provare con le opere che il patto di Dio sulla nostra carne (Om Gn III, 4, 7, cit., pp. 88.97). (6) Cf. Is 11, 1. Allora uscir un re dai figli di Iesse e il Messia

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Origene

di questo miele (14) ben conosciuto? Ma certamente con intenzione lo Spirito Santo dice del miele spirituale: Se trovi il miele, mangiane quanto basta 18! E che cosa intende poi lo Spirito Santo nel raccomandarci che, se troviamo il miele e il miele lo si trova! ne mangiamo quanto basta? Va dallape dice e impara come laboriosa (15). E si trova cos che i profeti sono api, dal momento che plasmano la cera e producono il miele e, se mi lecito osare dirlo, i loro favi sono le Scritture che ci hanno lasciato (16). Con desiderio vieni alle Scritture e troverai il miele! Peraltro, nei Proverbi si dice ancora: Mangia il miele, giacch buono il favo, cos che si addolcisca il tuo palato 19 . Pensi forse che lo Spirito Santo dica del miele usuale: Mangia il miele, perch buono? Io non oso dire che il precetto dello Spirito Santo: Mangia il miele riguardi il miele materiale! Magari non ne ho, oppure sono di una tale costituzione che non posso mangiare il miele; per qual motivo mi dice: Mangia il
sar scelto di fra i suoi discendenti, legge il Targum (cit., p. 100). (7) Cf. Gv 1, 1. Ges Cristo, egli che venuto, nato dal Padre prima di ogni creatura Negli ultimi giorni, annientandosi si fatto uomo, si incarnato pur essendo Dio; e fatto uomo restato ci che era, Dio (Princ I, Prefazione 4, cit., pp. 121s.). Sulla cristologia origeniana, cf. H. Crouzel, Origene, cit., pp. 252ss. (8) Cf. Is 11, 1. Nella nostra lingua Iesse significa: per me. Dunque alla venuta di Cristo chiunque ha creduto in lui ha detto in modo appropriato: per me E per questa misericordia, che da lui hanno conseguito, affinch colui che sempre era nascesse dalla radice di Iesse per dare la salvezza alle genti le genti onorano e glorificano Dio (Cm Rm X, VIII, cit., II, p. 174). (9) Ambo enim unum in ipso subiacenti. Lo sviluppo cristologico si ritrova ancora in Origene, nello stesso senso: Il Cristo uno per la sostanza (cos rende nel caso Rufino), ma diviene diverso nella sua operazione a seconda della necessit dei singoli Per chi

Omelie su Isaia III, 3

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miele e non mangia la carne, ma: figlio, mangia il miele, perch buono? Se consideri i profeti api e la loro opera miele e favi, allora vedrai come intendere in maniera degna dello Spirito Santo: Figlio, mangia il miele, perch buono. Se uno medita le parole divine e si nutre dei discorsi delle Scritture, adempie il comandamento che prescrive: Figlio, mangia il miele e, eseguendo il comando, gode anche della parola che segue: perch buono: davvero buono questo miele che si trova nelle Scritture! (17). Quanto poi al dire: Va dallape 2 0, si tratta di una cosa di tal genere. C, per cos dire, una certa Ape al di sopra delle api, e, come fra le api c un re, che viene nominato per essere re, cos Principe delle api il mio Signore Ges Cristo, e da lui mi manda lo Spirito Santo, perch io mangi il miele perch buono e i suoi favi, cos che si addolcisca il mio palato (18). E, forse, le lettere pi sottili (19) saranno favi, e il miele, poi,
ha bisogno di frusta, esce come verga; per chi progredisce verso la giustizia, sale come fiore (Om Nm IX, 9, cit., p. 122). (10) In principio invitiamo gli uomini a curarsi e pertanto esortiamo i peccatori ad accostarsi alle dottrine che insegnano a non peccare, i poveri di spirito alle dottrine che formano lintelligenza, i fanciulli a progredire fino alla maturit del giudizio e, per dirla in breve, i disgraziati alla felicit, o per dire con pi esattezza, alla beatitudine (Chi) si accostato al Verbo per farsi curare ascolti ci che Ges ha rivelato (C Cel III, 59-60, cit., pp. 273s.). Anche la progressione del testo della nostra omelia da cogliersi nella dinamica pi ampia della paideia spirituale origeniana. Cf. A. Quacquarelli, Le fonti della paideia antenicena , Brescia 1967, pp. XXII-XXV e passim. 10 Cf. Is 11, 1-2. 11 Cf. Is 4, 1. 12 Cf. Is 6, 6. (11) Non si nota che lo Spirito di Dio si sia posato su un altro con questa virt settemplice: indubbiamente la profezia vuol dire che la sostanza stessa dello Spirito divino, che non poteva essere espressa con un nome solo ma esige vocaboli diversi, riposa sopra il germoglio

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lintelligenza in esse contenuta. Daltra parte, questo Emmanuele, nato dalla Vergine, mangia burro e miele 21 e cerca da ognuno di noi burro da mangiare. Il discorso mostrer in che modo egli cerchi da ciascuno di noi burro e miele! Le nostre opere dolci, le nostre parole pi soavi e buone, sono il miele che mangia lEmmanuele, che mangia il Nato dalla Vergine; ma se i nostri discorsi sono pieni di amarezza, di ira, di animosit, di tristezza, di parole turpi, di vizi, di contese ha dato fiele alla mia bocca 22 , da questi discorsi non mangia il Salvatore!
che procede dalla stirpe di Iesse (Om Nm VI, 3, cit., p. 79). Cf. G. Sgherri, Chiesa e sinagoga nelle opere di Origene, cit., p. 162, e tutta la tematica ivi affrontata. (12) Cf. Nm 20, 10. Con queste parole non santific il Signore presso lacqua della contesa, cio non confid nella potenza di Dio come per la fragilit di un qualche dubbio (Om Nm VI, 3, cit., p. 80). (13) Cf. Is 6, 5; Om Is I, 4. 13 Cf. Gn 6, 3. (14) Tribulatur: la singolarit della espressione, riferita al Santo Spirito di Dio, mostra insieme il vero senso di quel posarsi, che sarebbe propriamente un riposarsi dello Spirito. Non a caso, lunico sul quale lo Spirito si posa in pienezza il vero riposo della umanit dalla grande tribolazione del peccato, ed il Cristo Ges, il No spirituale, che ha dato riposo agli uomini e ha tolto il peccato del mondo (Om Gn II, 3, cit., pp. 70s.). (15) Cf. Qo 7, 20; Gb 4, 17; 9, 30; 14, 4; 15, 14; 25, 4. Sulle sordes, le impurit connesse alla condizione umana, Origene torna in molteplici testi, avvertendo che nel tema sono contenuti alcuni misteri occulti e vi qualche arcano nascosto c un non so che di grave A questo si pu anche aggiungere di ricercare per qual motivo, poich il battesimo della Chiesa dato per la remissione dei peccati, secondo losservanza della Chiesa, si dia il battesimo anche ai piccoli (Om Lv VIII, 3, cit., pp. 178ss.). Sullimmondezza legata alla nativitas corporea, cf. R. Scognamiglio, To katharismo autn (Lc 2, 22). Origene tra Cristologia ed escatologia , in Origeniana quinta, pp. 438ss.; per il tema della caduta originale, cf. H. Crouzel, Origene, cit., pp. 282ss.

Omelie su Isaia III, 3

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Invece il Salvatore manger dai discorsi che sono presso gli uomini, se i loro discorsi saranno miele (20). Proviamolo con la testimonianza delle Scritture! Ecco, sto alla porta e busso; se uno mi apre la porta, entrer da lui, e cener con lui, ed egli con me 23 . Dunque, egli stesso promette che cener con noi dalle cose nostre: e davvero noi ceniamo con lui se ceniamo di lui! Mangiando in verit dai nostri buoni discorsi, opere e intelligenza, nutre noi con i suoi cibi spirituali, divini e migliori (21). E dal momento che cosa beata accogliere il Salvatore, aperte le porte dellapice del nostro cuore (22), prepariamo per lui il miele e tutta la sua cena (23), cos che egli stesso ci conduca alla grande cena del Padre (24) nel regno dei cieli, (cena) che nel Cristo Ges, cui appartengono la gloria e il potere nei secoli dei secoli. Amen! 24 .

(16) Cf. Gv 1, 33-34. Lo Spirito, che Santo, abita (soltanto) in anime immacolate e pure, in quanto non sopporta di essere dove c peccato Siccome soltanto Ges non commise peccato affatto naturale che lo Spirito Santo, una volta disceso, si sia fermato su di lui (Cm Gv, framm. XX, ed. cit., p. 835). 14 Cf. Mt 12, 36. 15 Cf. Is 11, 1-2. 16 Cf. Is 9, 5 LXX. 17 Is 11, 2. 18 Is 12, 2. 19 Cf. Is 11, 2-3. 20 Cf. Is 4, 1. 21 Cf. Is 3, 25. 22 Cf. Is 3, 26 LXX. (17) Cf. Sal 23 (24), 8. Cf. anche Om Is I, 3. Come svilupper subito dopo Origene, la contemplazione della vittoria del Cristo fa

OMELIA III Le sette donne


1

1. Sette donne patiscono obbrobrio, e si aggirano cercando chi le accolga e possa togliere il loro obbrobrio; e quelle stesse sette donne promettono che mangeranno il loro pane e indosseranno le loro vesti 2 . Non hanno necessit del pane di colui che toglie il loro obbrobrio, non hanno bisogno delle vesti delluomo che prendono: hanno vesti migliori di quelle che pu loro fornire un uomo; hanno cibi pi sontuosi di quelli che pu elargire la condizione umana! dunque opportuno considerare a chi appartengano le sette donne, e qual sia il loro obbrobrio. Le sette donne sono una sola: sono, infatti, lo Spirito di Dio (1); e questa unica costituita di sette:

tuttuno con lumile fede riconoscente per la propria redenzione e salvezza nella Chiesa: Noi, che pure abbiamo tribolazione nel mondo, siamo ammaestrati ad aver fiducia, avendo appreso che il mondo stato vinto Tutti i popoli, liberati dai loro antichi padroni, servono a lui potente in guerra e Signore forte (Cm Gv VI, LV, cit., p. 372). 23 Cf. Is 3, 16.26. 24 Is 4, 1. 2 5 Ibid. (18) Allavvento del Signore Salvatore, sette donne, ossia le sette grazie dello Spirito Santo afferreranno Ges, che per lungo tempo hanno desiderato: nessun altro avevano potuto trovare nel quale riposare con eterna stabilit Bramano di essere chiamate con il nome di Ges: cos che quel che era imperfetto nella Legge, sia

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Lo Spirito di Dio, infatti, Spirito di sapienza e di intelletto, Spirito di consiglio e di fortezza, Spirito di scienza e di piet, Spirito di timore del Signore 3. Questa sapienza patisce obbrobrio da parte di molte sapienze che insorgono contro di lei; questo intelletto verace sostiene lobbrobrio dei falsi intelletti; questo grande consiglio viene insultato da molti consigli non buoni; questa virt ingiuriata da una certa qual virt che, tale non essendo, si afferma come virt; questa scienza patisce obbrobrio da una certa qual scienza dal falso nome (2) che si arroga il suo nome; questa piet viene biasimata da quella sedicente piet che empiet e maestra di empi; questo timore patisce obbrobrio da quello che viene ritenuto
portato a perfezione nel Vangelo (Girolamo, In Isaiam prophetam II, IV, PL 24, 72-73). (19) Cf. Is 4, 1. Abbiamo ricordato prima alla nota (18) la ripresa origeniana di Girolamo. Questa lettura si prolunga nella meditazione medievale anche nelle espressioni liturgiche. Ruperto, ricordando le letture della veglia pasquale (siamo nel sec. XII), cita Is 4 e ricorda il desiderio del battesimo nello Spirito Santo da parte dei Padri che vissero sotto la Legge: a ragione si pu annotare che luomo, unico e cercato, il Cristo che afferreranno le sette donne, cio le sette grazie dello Spirito Santo (Ruperto di Deutz, De divinis officiis VII, VII, PL 170, 187). 26 Gv 6, 51. 27 Gv 6, 33. 28 Gv 4, 34. 29 Is 4, 1. 30 Cf. ibid. 3 1 Ibid. (20) Totius dispensationis unus sit cibus natura Dei: testo magnifico nella sua elementarit, riassuntivo di tutta la grande fede di Origene e della sua profonda meditazione sulla vita vera, che il Cristo stesso, e sulla possibilit di vita riservata alluomo nella sua partecipazione, per grazia, alla donazione divina del Figlio, incessantemente alimentato dal Padre. Questo nutrimento spirituale costituito dalla rivelazione dei misteri e anche da quella della natura divina stessa: gli angeli ne sono nutriti dal Cristo e questultimo costantemente nutrito dal Padre nella sua generazione che Origene

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Origene

tale: molti infatti fanno mostra di una riverenza divina, ma il loro timore non secondo conoscenza (3). Consideriamo dunque in qual modo queste sette (potenze) (4) patiscono obbrobrio. Poni mente alla sapienza di questo secolo, fa attenzione alla sapienza dei principi di questo mondo 4, come biasimano la sapienza del mio Cristo, come biasimano la sapienza del giudaismo vero, perch siamo noi a essere circoncisi secondo lo spirito, mentre costoro sono tagliati via (5)! Comprendi cos in qual modo la sapienza di questo secolo e dei principi di questo mondo 5 maledica la sapienza; e per questo motivo si

ripresenta come eterna e continua e che gli comunica la sua divinit (H. Crouzel, Origene, cit., p. 181). (21) Cf. Is 4, 1. Vorremmo qui ricordare, almeno nellorizzonte metodologico degli sviluppi origeniani, certe applicazioni veterotestamentarie fatte da Filone: per esempio nel caso riguardo alle sette figlie di Ietro-Raguele e al cambiamento di nome che in esse si opera per lincontro con Mos, la Legge di Dio: Esse arrivano non pi da Ietro, ma da Raguele; poich, in effetti, esse hanno abbandonato la loro parentela con larroganza (Ietro) e si sono affidate alla direzione della Legge: sono state giudicate degne di essere una parte del gregge sacro guidato dal Logos divino, come lo indica il nome, che infatti Azione pastorale di Dio (Raguele ) (Filone, De mutatione nominum 114 [R. Arnaldez], Paris 1964, pp. 82-85). (22) Cf. Is 4, 1; 1 Cor 15, 28. Per mezzo della sapienza, che Cristo, Dio mantiene il dominio su tutto Effusione della gloria di Dio, in quanto onnipotente, proprio la pura e limpida sapienza di Dio, glorificata come effusione dellonnipotenza e della gloria Costerebbe molta altra fatica e tempo riunire insieme tutti gli appellativi del Figlio di Dio (Princ I, II, 10.13, cit., pp. 158s.163). (23) Is 4, 1. Non va dimenticato, oltre alla dimensione teologica della riflessione origeniana sulle epinoiai, le denominazioni del Cristo (cf. H. Crouzel, Origene , cit., p. 258 e passim), il mistico afflato di pietas con il quale tante volte Origene si sofferma a contemplare lonnipotente bellezza del nome di Ges: Il nome di Ges allontana i turbamenti dalla mente degli uomini, e anche i demoni e le infermit, e

Omelie su Isaia IV, 1

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cerca un uomo, il quale stia con queste sette donne spirituali, per togliere il loro obbrobrio. Propriamente uno solo luomo che pu togliere il loro obbrobrio. Chi questo uomo? Ges, che, secondo la carne uscito dalla radice di Iesse, nato dal seme di Davide secondo la carne, predestinato Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di giustificazione 6. Davvero un virgulto uscito dalla radice di Iesse (6). Virgulto non il Primogenito di ogni creatura 7, virgulto non colui che in principio era presso Dio, il Verbo Dio (7), ma virgulto dalla radice di Iesse colui che nato secondo la carne. Dunque: Un virgulto uscito dalla radice di Iesse, e un fiore cresciuto dalla sua radice (8). Chi il fiore e qual la radice? Entrambi, infatti, sono uno nella ipostasi stessa; la differenza invece nelle operazioni (9)! Giacch, se sei peccatore, non per te il fiore, e non vedrai il fiore che dalla radice di Iesse;
istilla una meravigliosa dolcezza e tranquillit danimo, e amore del prossimo, e cortesia e gentilezza in tutti quelli che hanno accolto sinceramente la dottrina di Dio e di Cristo e del giudizio finale (C Cel I, 67, cit., p. 121; cf. J. Hausherr, Noms du Christ et voies doraison, Roma 1960, pp. 43ss. (24) Cf. Sap. 8, 2-3.9: (La sapienza) ho amato e ricercato fin dalla mia giovinezza, ho cercato di prendermela come sposa, mi sono innamorato della sua bellezza. Essa manifesta la sua nobilt in comunione di vita con Dio Ho dunque deciso di prenderla a compagna della mia vita. E dir ancora Origene: ( certo che i santi) hanno lasciato un seme spirituale e dei figli spirituali, e che ciascuno ebbe in sposa la sapienza (Om Gn XI, 1, cit., pp. 178s.). 32 Cf. 1 Pt 4, 11. (25) Il Signore conosce quelli che sono suoi, in quanto si mescolato con essi e ha comunicato loro la propria divinit e li ha presi, per dirla con il Vangelo, nella sua mano (Cm Gv XIX, IV, cit., p. 569). Fede, virt, conoscenza sono un progressivo e unico atto di unione che Dio genera e che luomo, chiamato alla divinizzazione,

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Origene

egli verr anche a te come verga, in quel senso per cui il discepolo parla di verga e di fiore. Certamente della verga dice: Che volete? Debbo venire a voi con la verga? 8, mentre del fiore: o nellamore di Dio e con spirito di dolcezza? 9. uscito dunque dalla radice di Iesse come verga per chi viene punito con castighi, come verga per chi ha bisogno di rimprovero, come verga per chi ha necessit di biasimo; ma come fiore per chi gi ammaestrato e non ha bisogno di una dura correzione o almeno non di punizioni, ma pu ormai incominciare a fiorire in vista di un frutto perfetto (10). In primo luogo, infatti, si fa vedere il fiore; poi, dopo il fiore, la verga diventa frutto. Un virgulto uscito dalla radice di Iesse, e un fiore cresciuto dalla sua radice, e su di lui si poser lo Spirito
deve custodire. Se la sapienza del ricercatore umano riflette la fatica della via, proprio per questo egli non rifiuta, ma ama conoscere limperfezione e la incertezza del suo cammino attuale, per misurare il grado damore che ancora deve perseguire (cf. Cm Gv XXXII, XV, cit., pp. 768s.). 1 Cf. Is 6, 1ss. 2 Cf. Is 6, 2. 3 Cf. Is 41, 26 LXX. (1) Loggetto della conoscenza il Mistero Ma vedere nel mistero loggetto supremo della conoscenza non unaffermazione paradossale? Il mistero non per definizione linconoscibile? Origene cosciente del paradosso. Egli risponderebbe che il mistero non inconoscibile per se stesso perch la Trinit lo conosce (Origene) fa talvolta allusione alla Tenebra dove Dio si nasconde. Ma essa relativa alla nostra ignoranza: in se stesso Dio Luce (H. Crouzel, Origene, cit., pp. 148ss.). (2) Cf. Mt 18, 10. Cf. anche Om Nm XI, 4; XX, 3, cit., pp. 141.287. (3) Cf. Om Is I, 2 e le note (17) e (19). Cf. anche G. Sgherri, Chiesa e sinagoga ..., cit., pp. 45s. 4 Cf. Is 45, 7. (4) (La sostanza materiale creata mentre prima non esisteva)

Omelie su Isaia IV, 1-2

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di Dio, lo Spirito di sapienza e di intelletto 1 0 le sette donne 11 . Giacch lo Spirito di sapienza non si posato su Mos, lo Spirito di sapienza non si posato su Ges di Nave, lo Spirito di sapienza non si posato sui singoli profeti, su Isaia, su Geremia (11). 2. E ora non lapidatemi come se bestemmiassi, mentre voglio glorificare il mio Signore Ges Cristo, ma fermatevi a considerare quanto viene detto, e vedrete che su nessuno di costoro si posato lo Spirito; non che non sia venuto ad alcuno, ma su nessuno si posato. venuto su Mos, e Mos ha mancato di fede dopo che venuto a lui lo Spirito di sapienza! Dice infatti: Ascoltate, o ribelli: vi far forse uscire acqua da questa roccia? (12). Venne su tutti i giusti, venne anche su Isaia. Ma
10

Cf. 1 Cor 10, 31.

11

Is 6, 3.

che per natura tale da potersi trasformare da tutto in tutto, quando tratta alle creature inferiori, prende forma in corpo spesso e solido, cos da distinguere le varie specie visibili del mondo; ma quando presta la sua opera a creature pi perfette e beate, risplende nel fulgore dei corpi celesti: di tutti costoro sar formato lo stato vario e diverso dellunico mondo (Princ II, 2, 1-2, cit., pp. 243s.). (5) Cf. Gn 1, 1-2 LXX. Ritroviamo nelle brevi linee di questa omelia limpeto trascinante e commosso di talune pagine de I Principi ove lardore di fede del teologo riguardo allattivit creatrice di Dio sposa perfettamente lansia ricercatrice del filosofo: Poich anche coloro che considerano la materia increata ammettono che le qualit sono state create da Dio, risulta che anche secondo loro la materia non increata, dal momento che le qualit rappresentano tutto e tutti pacificamente ammettono che esse sono state create da Dio I miei occhi hanno visto la tua incompletezza (Sal 138 [139], 16): la mente del profeta si spinta avanti scrutando e distinguendo i singoli esseri visibili ed giunta fino al punto da osservare la materia imperfetta Per Dio nulla senza fine e misura (Princ IV, 4, 7.8, cit., pp. 555ss.).

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Origene

che cosa dice? Avendo labbra impure, abito anche in mezzo a un popolo che ha le labbra impure (13). Venne, lo Spirito di sapienza, dopo lintervento delle molle e del fuoco, venne a colui che aveva le labbra impure, ma non si pos 12: certo si serv di lui come ministro, ma non si pos; incontra ostacoli presso qualunque uomo venga (14)! Infatti ogni uomo pecca, non vi giusto sulla terra, che faccia il bene e non pecchi; nessuno puro da macchia, anche se la sua vita solo di un giorno, e numerati i suoi mesi (15). Per questo (lo Spirito) non si posa su alcuno. Anche con il Vangelo possiamo provare che lo Spirito venuto su molti, ma non rimasto in essi! Poco prima stato letto: Il mio Spirito non rimarr in questi uomini in eterno 13 ; non dice: non sar, ma: non rimarr. Giovanni ha visto uno solo nel quale (lo Spirito) sia rimasto, e il segno era questo: Colui sul quale vedrai lo Spirito discendere e in lui rimanere, questi il Figlio di Dio (16). Uno ha prestato servizio al Verbo di Dio, per la

(6) Cf. Prv 8, 24.22. Cf., per la lettura origeniana del passo, Princ I, 2, 1-3, cit., pp. 141ss. 5 Is 6, 2. (7) Cf. Is 6, 2; Om Is I, 2 e gli sviluppi sottolineati in nota (15). Tuttavia, la inconoscibilit delle cose ultime e di quanto sar dopo il secolo dei secoli, conserva per la fede la pace e la speranza della rivelazione: Lasciamo che gli Stoici distruggano ogni cosa con la loro conflagrazione; noi invece sappiamo bene che nessuna realt incorporea pu esser distrutta da incendio, n pu dissolversi in fuoco lanima delluomo, o la sostanza di cui son fatti gli angeli (C Cel VI, 71, cit., p. 567). (8) Cf. Qo 3, 11. Vorremmo sottolineare la portata biblica della considerazione origeniana: non si tratta solo di un raggiungimento

Omelie su Isaia IV, 2-3

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discesa dello Spirito; poco dopo pecca, poco dopo pronuncia una parola oziosa 14; non so allora se rimanga senza peccato: pensi forse che il peccare si accordi con la presenza dello Spirito? Dunque, su nessuno si posato lo Spirito di Dio, secondo quanto sta scritto: Un virgulto uscito dalla radice di Iesse, e un fiore cresciuto dalla sua radice, e su di lui si poser lo Spirito di Dio, Spirito di sapienza, Spirito dintelletto, Spirito di consiglio e di fortezza 15. Per questo lAngelo del grande consiglio 16, per questo ha vinto e, nella vittoria, asceso, e le Potenze si meravigliano della sua ascensione, e dicono di lui: Questi il Signore forte e potente in battaglia (17). A lui, dunque, che sale al cielo, e alla sua fortezza, dir: Su di lui si posato lo Spirito di consiglio e di fortezza 17; Mia forza e mio canto il Signore, ed stato per me salvezza 18. Dunque su di lui si posato lo Spirito di Dio, Spirito di sapienza e di intelletto, Spirito di consiglio e di fortezza, Spirito di scienza e di piet, e lo ha riempito lo Spirito del
filosofico di scuola, pure valido ed esemplare nella sua nitidezza, ma di una coscienza chiarificata dalla rivelazione ebraico-cristiana, un Qohelet avanzato nella dimensione del Cristo. Luomo in una condizione frammentaria Non aspettare a sapere le ultime cose per fare quel pezzettino che puoi, e che ti stato manifestato in quel momento Le antitesi di cui (il Qohelet) ricco rivelano le profondit dei misteri; lo sforzo per ritrovare una superiore saggezza rinnovato pi volte Luomo non pu mettersi a livello di Dio: donde la necessit di capire che questa frammentariet poi la via per una vera sapienza nel timore di Dio (G. Dossetti, Omelie inedite sul Qohelet, Monteveglio 1986, pro manuscripto ). (9) Cf. H. Crouzel, Origene, cit., in particolare alle pp. 324ss. stato notato che la predicazione di Origene da un lato elude e vela il mistero, dallaltro lo evoca e lo sfiora continuamente, e questo con un indirizzo pedagogico consapevole (cf. A. Monaci Castagno, Origene predicatore, cit., p. 251). 6 Ibid. 7 Is 6, 3. 8 Eb 2, 11.

104

Origene

timore di Dio 19. 3. Sette donne, dunque, cercando chi prendere, afferreranno un uomo solo 20. Anche questo dipende da ci che precede, e occorre in primo luogo conoscere quando sette donne accolgano un uomo solo! Quando saranno abbattuti i prodi 21 di Gerusalemme, quando saranno in lutto le teche del loro ornamento 22 delle figlie di Sion , quando essa sar rimasta abbandonata, sola, gettata a terra 23, allora sette donne afferreranno un uomo solo, dicendo: Mangeremo il nostro pane e indosseremo le nostre vesti; soltanto siamo chiamate con il tuo nome 2 4! Allora sette donne afferrarono e veramente tennero stretto un uomo solo, il nostro Signore Ges Cristo, nel senso con cui lo si intende uomo, secondo la nascita, secondo il corpo assunto (18). Sette donne afferreranno un uomo solo dicendo: Mangeremo il nostro pane 25 . Sono molti uomini a camminare, e le donne non ne afferrano alcuno, non piace loro alcun uomo; infatti non per mancanza di uomini che afferrano un uomo solo, ma per la rarit delluomo che hanno
18 19 1 Cor 15, 9. Is 6, 5. Cf. Is 6, 5. 20 21

Ef 3, 8.

Cf. 1 Tm 1,

15.

22

(10) Is 6, 3. Richiamiamo Om Is I, 2 e la nota (16). (11) Anche in questo senso e con questa coscienza, la primissima teologia della Chiesa nasce dalla dottrina della fede trasmessa con la preghiera liturgica e si esprime spontaneamente su fondamenti dossologici tali da far maturare molte riflessioni teologiche (A. Quacquarelli, Parola e immagine nella teologia comunitaria dei padri, in Complementi, cit., p. 111). Cf. la Introduzione a queste Omelie, alla nota 54.

Omelie su Isaia IV, 3-4

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desiderato, che hanno cercato; hanno trovato un solo, unico uomo da afferrare, al quale poter dire: Mangeremo il nostro pane e indosseremo le nostre vesti (19). C un nutrimento della sapienza, e parimenti c un nutrimento dellintelletto e delle altre potenze spirituali. Qual questo cibo? Non ho timore di dire: il cibo daltro genere al di fuori di questi; forse, come mio cibo il Verbo di Dio, che dice: Io sono il pane vivo, disceso dal cielo 26 e: Do la vita al mondo 27, cos nutrimento della sapienza il Padre stesso; per questo motivo: Mio cibo fare la volont di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera 2 8. E non da pensare che manchino di qualcosa la sapienza, lintelletto e gli altri spiriti, dal momento che hanno un altro cibo, poich lunico alimento di tutta la creazione la natura di Dio (20). Mangeremo il nostro pane e indosseremo le nostre vesti 29.
(12) Vi solo la sostanza della Trinit che santa non per una santificazione ricevuta dal di fuori, ma per sua natura (Om Nm XI, 8, cit., p. 151). Sulla perfezione del numero trinitario, cf. Om Gn II, 5, cit., pp. 74s. (13) Non pensare che a questo significato sia contraria la parola che leggiamo scritta del Cristo: Colui che il Padre ha santificato e ha mandato in questo mondo. il Cristo secondo la carne a essere santificato, non il Cristo secondo lo Spirito; e, sia secondo lo Spirito che secondo la carne, il Cristo dice: Per loro io santifico me stesso essendo per lunico e medesimo Cristo (Om Nm XI, 8, cit., p. 152). Cf. H. Crouzel, Le Christ Sauveur selon Origne, cit., pp. 63-87. 9 Is 6, 3. (14) Is 6, 3. Per lannotazione seguente: Sabaoth, e Adonai, e quanti altri (nomi) sono tramandati presso gli Ebrei con grande venerazione si riferiscono a una teologia misteriosa, che si connette al creatore delluniverso (C Cel I, 24, cit., p. 67). (15) Cf. Is 6, 1 LXX e Om Is I, 1, alle note 12ss. (16) Il Figlio via e conduce al Padre Questo splendore

106

Origene

C un certo ornamento della sapienza, di cui essa si abbellisce: la sapienza si adorna del discorso. Ognuna di queste donne 30 ha il suo ornamento! Soltanto siamo chiamate con il tuo nome, toglici il nostro obbrobrio! 31. Qual il nome della sapienza? Ges! Che cosa significa: Siamo chiamate con il tuo nome (21)? Io sono la sapienza, voglio essere chiamata con il tuo nome, cos che io, sapienza, possa essere detta Ges, e intelletto, e grande consiglio, e fortezza, e scienza, e piet, e timor di Dio prendano nome da Ges, cos che il tuo nome sia tutto in tutti (22). Siamo chiamate con il tuo nome, toglici il nostro obbrobrio (23). Davvero Ges ha tolto lobbrobrio! Leviamoci, perci, e preghiamo Dio, che ha mandato questo uomo, sul quale si posato lo Spirito delle

25

Cf. Mt 25, 41.

rende capaci (gli uomini) di accogliere la gloriosa pienezza della luce, costituito anche in questo intermediario fra gli uomini e la luce (Princ I, 2, 7, cit., p. 152). Il Verbo incarnato il Rivelatore per eccellenza del Padre; ma se egli lo rivela perch egli , nella sua umanit stessa, penetrato della gloria divina, e pu comunicarla a noi (cf. la voce Gloire de Dieu [P. Deseille - P. Adns], in DS VI, 421ss.442, in particolare nelle parti dedicate ai Padri e quindi a Origene). (17) Sal 75 (76), 1. Si ricordi il rapporto fra il vello Israele e il resto del terreno le genti in Om Gdc VIII, 4, cit., pp. 140ss. (18) Cf. Rm 8, 3. Per tutta la terra si nomina il Cristo, per tutto il mondo si annuncia il mio Signore; giacch unguento effuso il suo nome (Origene, Omelie sul Cantico dei cantici [Om Ct] I, 4 [M.I. Danieli], CN, Roma 1990, p. 46); Davvero, ora si dilatato Isacco, e il suo nome cresciuto su tutta la terra, poich ha portato a compimento per noi la conoscenza della Trinit Uscendo i servi di Isacco per tutto il mondo, mostrarono a tutti lacqua viva giacch del Signore la terra e la sua pienezza (Om Gn XIII, 3, cit., p. 202).

Omelie su Isaia IV, 4-5

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sette donne, perch anche a noi questo uomo conceda la comunione con queste donne: e, prendendole (per spose), diventiamo sapienti e intelligenti in Dio (24), e le altre virt adornino lanima nostra (25) in Cristo Ges, cui appartengono la gloria e il potere nei secoli dei secoli. Amen! 32 .

26

Cf. Eb 12, 5-11.

27

Cf. Is 6, 7.

(19) Cf. Ef 3, 19. Sul che mi giova di Origene, cf. quanto abbiamo annotato a Om Is II, 1, nota (4). (20) Dio vuole che gli facciamo un santuario e promette che, se gli faremo un santuario, potr mostrarsi a noi Facciamo dunque anche noi un santuario per il Signore tutti insieme e ciascuno singolarmente Possiamo mostrare a suo tempo le cose che abbiamo ascoltato dalle Sacre Scritture e possiamo adattarle e comporle per adornare con esse il tabernacolo per il Dio di Giacobbe (Om Es IX, 3; XIII, 7, cit., pp. 174s.234). (21) Cf. Ef 1, 6.12.14: in laudem gloriae. Non si pu non rilevare il calore evangelico che emana da questi frammenti omiletici, i bagliori che solcano questi colloqui familiari tenuti nel nome del Cristo (cf. H. de Lubac, Storia e Spirito, cit., p. 155). La vicenda spirituale della cristianit conoscer sempre i sublimi e candidi bagliori di cui Origene ha individuato le linee: Spesso spesso con giubilo di cuore diceva: Et gloria ejus in te videbitur e parea tutta si trasformasse in Dio (Illuminata Bembo, S pecchio di illuminazione , Ferrara 1975, p. 101: il testo si riferisce a santa Caterina da Bologna). (22) Cf. Is 6, 4. Cf. anche Om Is I, 3 e nota (25). 12 Cf. Is 1, 1; 6, 1. 1 3 Cf. Is 6, 1. 14 Rm 7, 24.

108

Origene

OMELIA IV

1. impossibile trovare il principio di Dio 1. Il principio

(23) Cf. Is 6, 4. Cf. anche H. de Lubac, Storia e Spirito , cit., p. 192. (24) Is 6, 4. Cf. Om Is I, 4. (25) Is 6, 5 LXX. Il testo riprende il tema di Om Is I, 4 e anticipa alcuni degli sviluppi di Om Is VI. (26) Is 6, 5. Cf. G. Sgherri, Chiesa e sinagoga ..., cit., pp. 163s. (27) Is 6, 5. Nunc incipio et ego confiteri Domino et dicere de memetipso; si ricorder il testo conclusivo del trattato Sulla preghiera: Nellesordio della preghiera bisogna secondo le proprie forze rendere gloria a Dio Dopo lazione di grazie farsi severo accusatore dei propri peccati Dopo la confessione la domanda dei beni grandi e celesti Infine la glorificazione di Dio Dopo aver cominciato con la dossologia, finire con la dossologia (Pregh XXXIII, 1.4, cit., pp. 171ss.). 15 Is 6, 5. 16 Ibid . 17 Cf. Rm 7, 22. (28) Rm 7, 25. Conviene che noi, leggendo le parole dei santi, quando vediamo che da essi sono pronunciate frasi di questo genere,

del movimento di Dio inafferrabile, non dico da te, ma da chiunque, da qualsivoglia realt sussistente (1). Solo il Salvatore e lo Spirito Santo, che sempre furono con Dio, vedono la faccia di lui; forse anche gli angeli, che sempre vedono la faccia del Padre che nei cieli (2), hanno pure la visione dei principi degli esseri! E, allo stesso modo, i Serafini nascondono i piedi 2 davanti agli uomini; giacch le cose ultime non possono essere spiegate quali sono. Chi ha annunziato le cose ultime? dice la Scrittura 3 . Le realt che vediamo e pur concedendo che vediamo qualcosa! sono mediane (3). Ignoriamo che cosa sia esistito prima del mondo, tuttavia vi fu unesistenza prima del mondo; e neppure afferriamo con certezza quello che far seguito al mondo; eppure vi saranno altre realt dopo il mondo! (4). Pertanto si pu afferrare la parola della Scrittura: In principio Dio cre il cielo e la terra. E la terra era invisibile e disordinata, e le tenebre erano sopra labisso; e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque: i mondi erano queste acque, nelle quali covava lo Spirito di Dio (5) Ma anche le tenebre che erano sopra labisso, non sono ingenerate: entrambi infatti sono stati

intendiamo e crediamo che essi descrivono in se stessi le nostre passioni e i nostri peccati (Nessuno) perda la speranza nei confronti della conversione n ignori la moltitudine dei propri mali dai quali liberato per la grazia di Cristo (Cm Rm VI, IX, cit., I, p. 344). (29) Is 6, 5. Se uno non ha il proposito santo e non tende con zelo alla santit, quando pecca non sa fare penitenza del peccato Quelli che non sono santi, muoiono nei loro peccati; i santi fanno penitenza per i peccati, sentono le loro ferite, comprendono le cadute domandano con insistenza la salute (Om Nm X, 1, cit., p. 126). Cf. K. Rahner, La penitenza della Chiesa, Roma 1964, nella parte relativa a Origene, pp. 679ss. (30) Cf. 2 Cor 7, 10s. La spiritualit cristiana in generale ha ambizioni elevatissime: la gioia della risurrezione, la deificazione Ma

110

Origene

creati dal nulla. Ascolta quanto dice Dio in Isaia: Io sono Dio, che ho plasmato la luce e fatto le tenebre 4 ; ascolta la Sapienza proclamare nei Proverbi: Prima di tutti gli abissi io sono nata (6): queste realt non erano ingenerate, ma quando e come siano nate, lo ignoro. Cos i Serafini coprono il principio delloperare di Dio, cio la sua faccia; e, allo stesso modo, anche i piedi (7). Chi pu esporre quel che avverr dopo la fine del secolo nei secoli dei secoli? Far previsioni su simili realt da uomini che proferiscono stoltezze e non sanno che luomo pu afferrare solo entit mediane (8). E anche di quanto accadr dopo il mondo, fino al compimento, nel giudizio, riguardo ai castighi, alla retribuzione, anche di questi eventi, molti ci restano nascosti! (9).
3

Is 41, 2.

non si tratta di una speculazione da comprendere, bens di una vita da vivere sempre pi intensamente. Ora, la legge di questo progresso vitale, Origene lha formulata in tre parole: prassi, teoria, ascensione Ma questa , daltra parte, la legge stessa del Vangelo: per crucem ad lucem, dice una formula latina equivalente a quella di Origene Dal lutto alla consolazione (J. Hausherr, Penthos , Roma 1944, pp. 196s.). (31) Cf. 1 Re 21, 29. (Gli angeli) guardano bene e considerano se qualcuno di noi ha il cuore compunto e volge lanimo alla penitenza come accadde allempio Acab del quale dice il Signore: Hai visto come stato compunto il cuore di Acab? (Om Lv IX, 8, cit., p. 225). 23 Ibid. 24 Ibid. (32) Is 6, 5. Per ciascuno, secondo il suo peccato, se degno di essere purificato, sono portati carboni alle sue membra Il profeta dice: Ho labbra impure, per questo (il) Serafino purifica le sue labbra Quanto a noi, se ciascuno rientra nella sua coscienza, non so se possiamo giustificare un qualche membro del corpo, che non abbia bisogno di fuoco (Om Lv IX, 7, cit., p. 219). (33) Cf. Om Is I, 4. Si noter che la lettura origeniana, protesa a vedere nella profezia dIsaia una fonte di discernimento e di guida

Omelie su Isaia V, 1-2

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Questo in ordine alla parola della Scrittura: Con due (ali) coprivano la faccia 5. E non solo coprivano, ma anche nascondevano, cio coprivano in modo che n si potesse vedere una piccola parte delle cose prime intendo la faccia , n si potesse conoscere qualcosa delle cose ultime, ossia dei piedi di lui. E con due volavano 6 : le realt mediane sono aperte alla contemplazione. E gridavano luno allaltro (10), non uno a molti, ma luno allaltro: poich nessuno pu udire lannuncio della santit di Dio, fatta dal Salvatore, in maniera degna del suo essere, se non lo Spirito Santo; e, ancora, in qual modo prenda dimora la santa natura di Dio secondo lannuncio dello Spirito Santo nessuno lo pu (esprimere) se non, unicamente, il Salvatore (11). Per questo gridavano luno allaltro e dicevano: Santo, Santo, Santo! 7. Non basta loro gridare: Santo! una sola volta, e neppure due, ma assumono il numero perfetto della Trinit, cos da manifestare la grande pienezza della santit
spirituale perennemente valida per il popolo di Dio che crede nel Cristo annunciato dal profeta , propone il pentimento e la purificazione di Isaia come anticipanti simbolicamente quelli dei fedeli (A. Acerbi, Serra lignea..., cit., p. 27). (34) Is 6, 5. Cf. Om Is I, 5. (35) Is 6, 6. Cf. Om Is I, 4. (36) Cf. Is 58, 9. Cf. anche, per tutto lo sviluppo del brano, Om Is I, nota (30), e i testi ivi citati del Targum su Isaia. (37) Is 6, 6. Il nostro Dio un fuoco che consuma. Ecco come io lo comprendo. Finch ci sono in noi cose degne di essere consumate dal fuoco, Dio un fuoco che consuma. Ma una volta che quelle cose saranno state consumate da questo fuoco allora il nostro Dio non sar pi un fuoco che consuma, ma che illumina (Origene, In evangelium secundum Matthaeum [Cm Mt] XVII, 19; PG 13, 1537; cf. H. de Lubac, Storia e Spirito , cit., p. 258). (38) Cf. Om Is I, 4 e note relative: (28), (29) ecc. (39) Lc 12, 49. (Ges) ha posto la spada a separazione

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Origene

di Dio, che comunione reiterata della santit trina: alla santit del Padre si unisce la santit del Figlio e dello Spirito Santo (12). Infatti colui che santifica e i santificati provengono tutti da uno solo 8: colui che santifica il Salvatore, in quanto uomo che riceve da Dio Padre la santit (13). Dicono dunque: Santo, Santo, Santo il Signore delle schiere! (14); e Sabaoth significa, come ha tramandato Aquila: Signore delle schiere. 2. Tutta la terra piena della sua gloria 9. Un tempo era stata la dimora il tempio ad essere piena di gloria (15), ma ora i Serafini annunciano a coloro che sono sulla terra che verr un tempo in cui il Cristo riempir tutta la terra della gloria di Dio: e davvero in tutti coloro che nel loro vivere glorificano Dio (presente) la sua gloria e cos tutta la terra piena della gloria di Dio (16). Un tempo non era piena della gloria di Dio tutta la terra, ma soltanto un angolo della terra, quando si diceva: Dio conosciuto nella Giudea, in Israele grande il suo nome (17). Gloria a Dio, che ha mandato
dellimmagine del terrestre da quella del celeste Ma venne in terra a portare non soltanto la spada, ma anche il fuoco, di cui dice: Che cosa voglio, se non che si accenda?. Saccenda dunque anche in noi questo fuoco che brucia ogni nostro pensiero che sa di terrestre e di corporeo (Origene, Esortazione al martirio [Mart] XXXVII [N. Antoniono], Milano 1985, p. 152). (40) Is 6, 6. Cf. Om Is I, 4. Si ricorder pure il logion attribuito da Origene al Salvatore, che ha conosciuto tante riprese: Chi mi vicino, vicino al Fuoco; chi mi lontano lontano dal Regno (Om Ger L. I (III), 3, cit., p. 292).). (41) E tu, donde arderai? Donde ti scaldi? Donde in te si accende il fuoco, tu che mai mediti le parole divine? Ti scaldi anche quando ti ha riempito lira e infiammato il furore Tutto questo fuoco estraneo e contrario a Dio: chi lo accende incorrer certo nella

Omelie su Isaia V, 2

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il suo Figlio (18) perch tutta la terra fosse piena della sua gloria. Peraltro, che cosa giova a te che la terra sia piena della gloria di Dio, in grazia delle chiese dei santi, che si trovano ovunque, se poi tu non sei partecipe della gloria della pienezza di Dio (19)? Anche tu, dunque, affaticati e sforzati cercando in tutto la gloria di Dio, ove egli possa dimorare, trovando luogo anche in te, e tu stesso diventi, insieme a tutta la terra nella quale la gloria di Dio, pieno della sua gloria (20). E come si realizza attraverso ciascuno di noi la pienezza della gloria di Dio? Se quello che faccio e dico per la gloria di Dio, i miei discorsi e i miei atti diventano pieni della gloria di Dio (21); se anche il mio procedere e il mio camminare, il mio cibo, la mia bevanda, tutto ci che faccio, per la gloria di Dio 10 , anchio sono partecipe di questa parola: La terra piena della sua gloria 11. Quando dunque compio tutto questo, si eleva larchitrave alla voce con cui gridano (22): dunque beata questa fatica di ognuno di noi, per diventare
sorte di Nadab e Abiu (Om Lv IX, 9, cit., p. 229). (42) Origene si manifesta anche in questa pagina come uno dei grandi dottori del Fuoco divino, cui sono presenti le linee di tutti gli sviluppi successivi: il Fuoco delle teofanie, la rivelazione della Essenza incandescente di Dio, lo Spirito che consuma e trasforma, la portata escatologica discernente e giudicante del Fuoco che lincarnazione del Verbo ci consegna. Cf. ancora H. de Lubac, Storia e Spirito , cit., pp. 258s. e la voce Feu (J. Gaillard), in DS V, 247ss. (43) Ibid. Si ricordi Ignazio, nel quale non arde pi un fuoco che ama la materia, ma unacqua viva, che parla e dice nellintimo: Vieni al Padre (Ignazio di Antiochia, Ai Romani VII, 2, in Lettres , cit., pp. 116s.). (44) Si ricorder come nella liturgia eucaristica bizantina venga infusa acqua bollente nel calice consacrato, simbolo dello Spirito Santo, che viene detto acqua ed apparso come fuoco, e come il sacerdote ripeta alla comunione al calice: Questo ha toccato le mie

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Origene

partecipe della porta e dellArchitrave della porta, che , secondo lintelligenza (spirituale), il Cristo di Dio. Giacch non ritengo sconveniente designare con la parola porta la carne e con quella di Architrave il Verbo (23). 3. Si elev larchitrave alla voce con cui gridavano, e la dimora si riemp di fumo (24): di questo fumo buono della gloria di Dio! E dissi: Misero me, poich sono compunto! (25). Prima di avere la visione 12 non ti confessi misero, o Isaia? Anzi afferma: fin quando visse Ozia 13, neppure venne alla mia coscienza (la constatazione) che ero misero; giacch comincio a riconoscere che sono misero quando ho la visione,
labbra e toglier le mie iniquit e mi purificher dai miei peccati, portando allultima esplicitazione mistico-sacramentale il senso profetico del testo di Isaia (cf. Liturgia eucaristica bizantina [M.B. Artioli], Torino 1988, pp. 110s.113.171). (45) Cf. Is 6, 7. Cf. anche Om Is I, 4: peccata tua circummundavi; qui: circumpurgavit: Girolamo ha usato una espressione altrove riferita alla circoncisione del cuore, come in Dt 30, 6 e alla stessa circoncisione della carne, come in Gs 5, 4 (LXX). (46) Lc 24, 32. Come beato essere ferito da questa freccia! Da questa freccia erano stati feriti quelli che si parlavano lun laltro dicendo: Non ardeva forse il nostro cuore lungo la via, quando egli ci spiegava le Scritture?. Se qualcuno ferito dalla nostra parola, se qualcuno ferito dal magistero della Scrittura divina, e pu dire: Io sono ferita dalla carit, forse proprio quello che gli succede. Ma perch dico: forse? Do un giudizio sicuro (Om Ct II, 8, cit., p. 82). Valga questo testo per le tante riprese origeniane del vangelo dei discepoli di Emmaus, emblematico della conversione che il Verbo divino opera facendo strada con noi e in noi (cf. H. Crouzel, Origene, cit., p. 112). (47) Cf. 1 Pt 4, 11. Se i particolari del testo isaiano corrispondono ai momenti del cammino spirituale del fedele, vale dunque la considerazione che non c purezza attingibile in assoluto

Omelie su Isaia V, 2-3

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quando muore per me il re lebbroso, Ozia, e dico: Misero me! (26). Allora incomincio anchio a rendere gloria al Signore, dicendo di me stesso: Misero me!, cos come Isaia dice: Misero me! (27). Analogamente anche lApostolo dice: O me uomo misero! Chi mi liberer da questo corpo di morte? 14. dunque cosa beata che io stesso mi confessi misero. Se mi umilier e, pentito, pianger sopra i miei peccati, Dio mi esaudir, e mi dar il Salvatore; e dico: Grazie a Dio per Ges Cristo nostro Signore! (28). Per diciamo di cuore: Misero me! 15. Ognuno si ricordi le cause delle proprie miserie, e le colpe, e diciamo, levandoci per la preghiera, certo ben memori (di esse) per la confessione, ma dimentichi come ormai non commettendole pi, diciamo dunque: Misero me, poich sono compunto! (29). Isaia non compunto prima di avere la visione, prima che muoia Ozia; quando incomincia a fare penitenza, subito
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Is 6, 1.

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Cf. Is 1, 1.

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Cf. Is 6, 1.

nel cammino di questa vita terrena, ma anticipo imperfetto, e sempre proteso alloltre, del possesso di Dio destinato ai giusti (A. Acerbi, Serra lignea..., cit., p. 27). 1 Is 41, 2 LXX. 2 Cf. Is 6, 1ss. (1) Cf. 1 Cor 1, 30. La giustizia-in-s, la giustizia sostanziale, Cristo, lui che per opera di Dio divenuto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione. Su questa giustizia modellata la giustizia che in ciascuno (Cm Gv VI, VI, cit., p. 299; cf. anche ibid ., I, IX, pp. 133s.). (2) Cf. Gv 1, 18; 3, 18; Cm Gv XXXII, XI: il Cristo-Logos la virt totale, animata e vivente (cit., p. 760). (3) Is 41, 2. Chi fece venire allimprovviso dallOriente Abramo, scelto nella verit, per giustizia? Lo trasse al suo luogo? (El Targum..., cit., p. 178). Sembra importante notare che, di fronte al testo masoretico che allude implicitamente a Ciro, la tradizione giudaica attribuisca il passo ad Abramo, il giusto che viene dallOriente, come mostrano i molti luoghi riferiti nel Targum, del resto

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Origene

dice: poich sono compunto! 16. Se uno non ha sensibilit secondo luomo interiore 17, essendo peccatore, non preso da compunzione; ma, come un corpo morto non ha sensazioni anche se adoperi un pungolo riguardo alle sue membra esteriori, cos, allo stesso modo, anche se fai uso delle parole divine nei confronti di un peccatore morto per il peccato e che non fa penitenza, questi n se ne affligge, n si pente, n prova la tristezza che opera la confessione, la tristezza che secondo Dio (30). Quindi, se uno vuole essere salvo, quando ascolta le parole del rimprovero e della correzione, subito dice: Misero me!. E non basta dire: Misero me!, ma vi si deve aggiungere: poich sono compunto 18. E volesse il cielo che ancor pi sperimentasse la compunzione! Giacch,

il pi antico e quindi autorevole referente. La LXX, con il suo esplicito appello alla Giustizia, chiamata in quanto tale, si pone direttamente nella linea che riprende Origene, ma gi postulata dalla via di fede che la spiegazione ebraica riferisce ad Abramo. (4) Gv 3, 13. Chi mai pu essere questo fiume discesa di quelli (Giordano), a cui deve venire per esser purificato colui che ha compiuto non la sua discesa ma quella degli uomini, se non il nostro Salvatore? Nel fiume Giordano pertanto si deve (vedere) il Logos di Dio, che si fatto carne e ha abitato (in essa come in una tenda) tra noi; in Ges colui che ha chiamato a parte delleredit lumanit da lui assunta (Cm Gv VI, XLII, cit., pp. 353s.). Il Cristo discende a motivo della discesa degli uomini che hanno peccato (cf. H. Crouzel, Origene, cit., pp. 260ss.). (5) Cf. Sal 109 (110), 3 LXX ed ebr. Considera come il Padre dellUnigenito si appropri della generazione secondo la carne (Atanasio); Dalla mia sostanza. il solo modo di indicare la paternit. Si serve di parole umane. Lartefice o colui che crea dice: Di mia mano; il Padre dice: Dal seno (Girolamo); Prima degli astri dunque prima dei tempi Ma anche prima dellaurora, per la nascita nella carne (Agostino). Cf. I Padri commentano il salterio..., cit., p. 582.

Omelie su Isaia V, 3

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quanto pi ci compungiamo, tanto pi si sciolgono i legami dei nostri peccati. Acab stesso non ebbe molto giovamento, perch non fu molto compunto, tuttavia fu compunto, anche se una volta soltanto; e per questo fu detta la parola: Hai visto come si compunto Acab? (31). Se poi uno tale da vivere in una compunzione incessante, dice allo stesso modo dellApostolo: Non sono degno di essere chiamato apostolo, perch ho perseguitato la Chiesa di Dio 1 9, e: A me, che sono linfimo fra tutti i santi, stata concessa questa grazia 20 , e: Per la fedelt di Dio: Ges Cristo venuto in questo mondo per salvare i peccatori, e di questi il primo sono io 21. Vedi dunque che molto si compunto, non una volta soltanto, ma sempre: si compunto nello scrivere, nel parlare, nellagire. Lo stesso accade al presente per Isaia, che dice: Misero me, poich sono compunto, uomo come sono e con le labbra impure, abito anche in mezzo a un popolo
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Cf. Es 2, 23.

(6) Sal 98 (99), 5. Sgabello del trono di Dio la terra (cf. Is 66, 1), il santuario di Gerusalemme (cui propriamente si riferisce il Sal 98 citato), lArca dellalleanza (cf. 1 Cr 28, 2), figure che si realizzano nellincarnazione del Verbo. E ancora: Colui di cui si dice che stato fatto secondo la carne dal seme di Davide Figlio di Dio dalla risurrezione dei morti, cos che dopo la risurrezione ogni cosa che esiste in Cristo gi ora Figlio di Dio (Cm Rm I, VI, cit., I, p. 24). (7) Le motivazioni per cui Origene riprende temi e analisi rimasti interrotti o che gli appaiono comunque insufficienti, sono varie e dipendono normalmente dalle esigenze delle assemblee (cf. A. Monaci Castagno, Origene predicatore, cit., I, pp. 78s.). (8) Is 6, 1-3. Cf. Om Is I e IV, di cui vengono ora ripresi alcuni temi con ulteriori sviluppi. (9) Cf. Mt 20, 33-34. I ciechi vedono, conformemente alla profezia E vedono quando, alla vista del mondo, dalla grandezza

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Origene

dalle labbra impure 22. E nota anche unaltra cosa, che i peccati di Isaia riguardavano non lagire, ma soltanto le parole; per questo dice: uomo come sono e con le labbra impure (32). Anche il popolo a sua volta aveva le labbra impure; non convenne che (il profeta) accusasse il popolo e dicesse che in esso erano presenti pi peccati che non la sola impurit delle labbra (33). 4. E con i miei occhi ho visto il re, il Signore delle schiere (34). Se mai abbiamo fatto considerazioni su Dio, quando siamo ancora peccatori, diciamo anche noi quello che ora dice il profeta: E fu mandato a me uno dei Serafini (35). Quanto buono Dio! Dice: Ascolto Isaia che si confessa giacch ha detto: Misero me! 23 , lo ascolto pentirsi dal momento che esclama: Sono compunto , poich ha dichiarato le proprie colpe nel dire: Uomo come sono, e con le labbra impure, abito anche in mezzo a un popolo dalle labbra impure 24, e io: mentre ancora egli
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Cf. Rm 7, 8.9.10.

15

Cf. Sal 122 (123), 1.

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Cf. Is 6,

della bellezza delle creature, in analogia con esse, contemplano il loro autore, e quando discernono quello che di lui Dio invisibile dalla creazione del mondo e che scorto grazie alle sue opere vedono e comprendono chiaramente (Cm Mt XI, 18 [R. Girod], cit., pp. 376s.). 4 Cf. 1 Cor 6, 15. 5 Cf. Mt 5, 28. 6 Cf. Mt 15, 19. 7 Cf. Is 52, 7; Rm 10, 15. (10) Certo, il senso della Scrittura stato aperto una volta per tutte da Ges (ma) ognuno di noi naturalmente cieco: necessario che i nostri occhi siano aperti La Scrittura era impenetrabile finch, dopo la morte e la risurrezione di Ges, lo Spirito non si era ancora diffuso su ogni carne: essa resta impenetrabile a tutti quelli che non sono stati rinnovati nello Spirito (H. de Lubac, Storia e Spirito , cit., pp. 343s.).

Omelie su Isaia V, 3

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sta parlando, dico: Ecco, sono qui! (36). E fu mandato a me uno dei Serafini, e in mano aveva un carbone ardente (37). Viene portato al profeta un carbone ardente, perch mediante la bruciatura del fuoco siano purificate le sue labbra che un tempo avevano peccato. Uno dei Serafini: chi ? il mio Signore Ges Cristo (38): proprio lui, secondo leconomia della carne, stato mandato avendo in mano un carbone ardente, e dice: Sono venuto a portare il fuoco sulla terra, e come desidero che arda! (39).

(11) Cf. Is 6, 5. Si veda Om Is IV, 3 e note relative (32), (33). (12) Cf. Is 1, 15. Come bisogna essere circoncisi nelle orecchie, nelle labbra, nel cuore, cos forse hanno bisogno di circoncisione anche le nostre mani, i nostri piedi, vista, odorato, tatto tutte le membra, (per) aprirsi soltanto alle opere di Dio (Om Gn III, 6, cit., p. 93). 8 Cf. Gv 13, 10. (13) Cf. Gv 13, 5. questo sguardo profondo che spesso Origene rivolge al mistero della incarnazione, agli abbassamenti salvifici del Verbo di Dio riguardo alla Chiesa e a ciascuna anima: Vieni, ti prego, Signore Ges Figlio di Dio, spogliati delle vesti che per me hai rivestito, e cingiti per me, e metti acqua nel catino, e lava i piedi dei tuoi servi, lava le impurit (Om Gdc VIII, 5, cit., p. 145). Cf. Om Is VI, 1, nota (11); VI, 3, note (23), (24). (14) Cf. Gv 13, 8. Linvocazione precedente diceva: Mitte aquam tuam in pelvim tuam: cf. Om Is VI, 3, nota (22).

5. E fu mandato a me uno dei Serafini, e in mano aveva un carbone ardente, che aveva preso con le molle dallaltare (40). Il profeta non semplicemente purificato da un fuoco qualunque e casuale, ma da quello che proviene dallaltare di Dio! Se non sarai purificato dal fuoco dellaltare, rimarr per te quello del quale detto: Via, lontano da me, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli 2 5. Un fuoco del genere non viene dallaltare! (41). Tutti devono essere consegnati al fuoco, ma non tutti a un unico fuoco: alcuni li attende il fuoco che proviene dallaltare, altri quello che preparato per il diavolo e i suoi angeli (42). La parola della correzione 26 tocchi dunque le labbra dello spirito e dellanima nostra, cos che anche noi possiamo dire: E ha toccato la mia bocca 27 . Se avr purificato la mia bocca, cos da non proferire alcuna parola oziosa, fatua, turpe, scurrile una volta per tutte le chiamo con il loro nome , proprio nessuna delle parole
(15) Cf. Lc 12, 50. Il legame fra la potenza sanatrice del battesimo e lultima purificazione escatologica il Cristo stesso, fiume che rallegra la citt di Dio e fuoco che consuma le impotenze e le colpe di quanti si affidano a lui (cf. H. Crouzel, Origene, cit., pp. 302305). (16) Cf. Gs 7. Cf. anche Om Gs VII, 4: Non mescolate le cose del mondo con le cose di Dio (cit., p. 122). 9 Gv 9, 31. (17) Propter parasceuen et maxime in dominica die, quae passionis Christi commemoratrix est. Il testo denota bene il senso globale di passio come pasqua: Le assemblee del venerd e soprattutto della domenica sono indicate come quelle in grado di riunire un grande numero di persone; la domenica, in quanto giorno eucaristico, ricorda la passione e la risurrezione di Cristo; altrettanto sembrerebbe essere il venerd che le viene affiancato (A. Monaci Castagno, Origene predicatore, cit., p. 53).

Omelie su Isaia VI, 1

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proibite, allora potr dire: Ha toccato la mia bocca (43)! Davvero, fin quando ho labbra impure, e tratto di cose impure, a motivo delle parole del peccato, non mi tocca il fuoco che viene dallaltare, n viene mandato a me uno dei Serafini (44). 6. E disse: Ecco, questo ha toccato le tue labbra, e ha tolto le tue iniquit, e ha completamente purificato i tuoi peccati (45). Ci morda la parola divina, bruci le nostre anime, diciamo nellascoltare: Non ardeva forse in noi il nostro cuore? (46). Siano tolti cos le nostre iniquit e i nostri peccati e, divenuti puri, con bocca pura, e cuore puro, e coscienza totalmente pura, rendiamo grazie a Dio
(18) Cf. Gv 9, 24. Lascolto e linterpretazione della Scrittura sono spesso lotta con Dio, altrettanto tenace quanto la lotta notturna di Giacobbe per carpire la benedizione divina (cf., per limmagine origeniana di Ruperto di Deutz, U. Neri, Introduzione a Biblia, Torino 1986, pp. CXIVss.). (19) Cf. Is 1, 18-19. In questa affermazione fervente sul primato della preghiera nella vita cristiana, lesegesi si esprime in slancio appassionato al datore di ogni luce e di ogni conversione: lassemblea numerosa non di per s garanzia di grazia, potrebbe anche presentare il rischio di una maggiore agglomerazione di peccati; in ogni caso necessaria la purificazione dei cuori di chi parla e di chi ascolta (cf. G. Bardy, La vie spirituelle daprs les Pres des trois premiers sicles , 2, Tournai 1968, pp. 61ss.). (20) Lavvento del Verbo sempre dono rinnovato: nellincontro dellassemblea liturgica e nel colloquio segreto con la singola anima. Se la vita vissuta in assiduo accordo con il Verbo divino festa integrale e ininterrotta, le feste della Chiesa ci sono date come spazio sacramentale del divino nel tempo (C Cel VIII, 22-23, cit., pp. 677s.); peraltro, n lesperienza liturgica comunitaria, n il rapporto spirituale personale con Dio, per quanto alti, possono impossessarsi del VerboSposo: Di nuovo dunque desidero la sua venuta, e a volte di nuovo viene; e quando mi apparso, e lo tengo tra le mie mani, di nuovo mi sfugge, e di nuovo lo cerco (Om Ct I, 7, cit., p. 54). (21) Cf. 2 Re 15, 1ss. e 2 Cr 26. Ozia, o Azaria, fu re di Giuda

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Origene

onnipotente, in Cristo Ges, cui appartengono la gloria e il potere nei secoli dei secoli. Amen! (47).

dal 781 al 740. (22) Cf. Om Is I, 1. Ben lungi dalleliminare o dal disprezzare la storia, Origene non si contenta di mantenerla salva e di difenderla, per cos dire, allo stato grezzo. Egli cerca di comprenderla. Ne cerca la verit (H. de Lubac, Storia e Spirito , cit., p. 303). (23) Cf. 2 Cr 26, 3ss. Zacharias, qui intellegebat, cos rende Girolamo un testo che presenta delle varianti fra il greco e lebraico: uomo che comprendeva le visioni di Dio, uomo che insegnava a vedere Dio, uomo che insegnava il timore di Dio (cf. Les livres des Chroniques, dEsdras et de Nhmie [F. Michaeli], Neuchtel 1967, pp. 213ss.). (24) I luminaria magna potrebbero essere, invece che candelabri, grandi finestre (cf. 1 Re 6, 4); 2 Re 15, 1ss. e 2 Cr 26, 3ss. non danno precisazioni sulle opere di Ozia direttamente riguardanti i lavori del tempio, ma queste possono ben rientrare nellorizzonte della potenza che di lui viene attestata e, insieme, contenere quei rischi di prevaricazione successiva che partir proprio dalloltrepassare i limiti della competenza regale.

Omelie su Isaia VI, 1

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OMELIA V Sulla parola della Scrittura: Chi ha suscitato dalloriente la giustizia? 1 e, di nuovo, altri aspetti della visione 2

1. Il profeta afferma che c anche una giustizia vivente, e noi pensavamo che soltanto lApostolo avesse detto che il Cristo giustizia e santificazione e redenzione e sapienza (1); ma forse anche lApostolo stato ammaestrato dai profeti a conoscere che c una

(25) Origene esplicita qui il testo biblico di 2 Cr 26, 5, che stabilisce a sua volta un parallelo significativo con il rapporto fra il re Ioas e il sacerdote Ioiad (cf. 2 Cr 24). (26) Cf. 2 Cr 26, 16-21. Si pu notare come il Targum dica addirittura: Nellanno in cui il re Ozia fu colpito dalla lebbra, disse il profeta (cit., p. 83), indicando con lebbra linfermit mortale data a castigo. Linfedelt del re consiste non nel volgersi verso le divinit pagane, come hanno fatto i suoi predecessori, ma nel disobbedire alla legge cultuale che vietava a ogni laico lingresso nel santuario. Ozia ha voluto prendere per s le prerogative del sommo sacerdote? Ha pensato che, come Davide e Salomone, poteva egli stesso offrire sacrifici, o ha voluto segnare la sua autorit, anche sul sacerdozio, nelle sue funzioni? Fatto sta che il suo ingresso nel tempio provoc una viva reazione dei sacerdoti e che, secondo questo racconto narrato in maniera cos viva e tragica, Dio lo pun immediatamente (F. Michaeli, Les livres des Chroniques , cit., p. 215). (27) Cf. Rm 6, 12. Cf. anche Om Gs XIII, 1 e XV, 4, ove ampiamente si ritorna sui misteri del regno dei cieli aperti ancora oggi da Ges Cristo, il mio Signore, il quale elimina dalla citt delle anime il re del peccato, facendone la citt di Dio ove Dio regni

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Origene

giustizia animata e vivente. Qual questa giustizia? LUnigenito Dio (2). Poich dunque (laffermazione) che il Cristo la giustizia vivente e la giustizia sussistente non ha origine dallApostolo, ma egli ci ha fatto apparire questo mistero avendolo trovato nei discorsi dei profeti, certamente a partire dal capitolo su cui ora si fermata la lettura. Dice infatti: Chi ha fatto sorgere dalloriente la giustizia, lha chiamata ai suoi piedi? (3). Ha chiamato la giustizia; chiaro che essa animata se, chiamata, cammina! Davvero il Padre ha chiamato il Cristo: lui che per la nostra salvezza aveva fatto strada fino a noi, e per noi era disceso dal cielo: poich nessuno salito al cielo se non colui che disceso dal cielo, il Figlio delluomo (4)! (Il Padre) lo ha chiamato dalloriente, non da questo sensibile, ma dalloriente della luce vera (5). Per questo sta scritto: Chi ha fatto sorgere dalloriente la giustizia, lha chiamata ai suoi piedi? 3. Il Padre ha chiamato il Figlio, anzi, per parlare apertamente, Dio luomo: ha chiamato la giustizia ai suoi piedi, cio lincarnazione del suo Figlio. Perci, adoriamo anche lo sgabello dei suoi piedi, secondo quanto sta scritto: Adorate lo sgabello dei suoi piedi, perch santo (6), dal momento che la carne del Signore

(cit., pp. 191ss.216s.). (28) Si attua cos quella regalit interiore, di cui dice altrove Origene che re o principi sono detti coloro che hanno scacciato dal loro corpo il regno del peccato e hanno preparato nelle loro membra il regno della giustizia (Om Nm XII, 2, cit., p. 164). (29) Cf. 2 Ts 2, 3.8. Linsistenza dellargomento induce a dare una lettura forte e tendenzialmente personalizzantesi nel Maligno delliniquus (cf. loperante iniquo della tradizione spirituale: Vitae Patrum V, V, 26, PL 73, 880B).

Omelie su Isaia VI, 1-2

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assume lonore della divinit! Peraltro, dato che linizio della lettura richiede una esposizione pi profonda, preghiamo il Re altissimo perch il discorso, che chiamato se ne era andato, di nuovo ritorni a noi e riusciamo a spiegarne pochi punti, secondo la nostra possibilit (7). 2. E avvenne: nellanno in cui mor il re Ozia, vidi il Signore seduto su un trono alto; e la dimora (fu) piena della sua gloria. Attorno a lui stavano dei Serafini: ognuno aveva sei ali, e con due coprivano la faccia di lui, con due ali coprivano i piedi, e con due volavano. E luno gridava allaltro, dicendo: Santo, Santo, Santo il Signore delle schiere, la terra piena della sua gloria! (8) e il seguito. E dunque, per potere anche noi avere la visione che ebbe Isaia, invochiamo Ges, che ha donato gli occhi a chi non vedeva (9): poich anche ora egli pu

(30) Cf. Es 5, 7. ( questo re dEgitto che) ti spinge alle opere della terra, per costruirgli citt. lui che ti fa correre qua e l per il mondo e turbare per la brama del guadagno gli elementi del mare e della terra. questo re dEgitto che ti fa percorrere il foro con le liti, tormentare i parenti con le dispute ingannare linnocenza, commettere brutture (Om Es I, 5, cit., p. 48). (31) Faraone il pi potente in malizia e capo del regno della malvagit (Om Es VI, 3, cit., p. 113). (32) Cf. Rm 6, 12. Nel commento al versetto, pi volte citato, della Lettera ai Romani, Origene identifica questa preghiera con la memoria fattiva e ricreante della morte di Cristo: cos grande la forza della croce di Cristo che, qualora la si metta davanti agli occhi e la si conservi con fedelt nella mente in modo tale che locchio della mente sia intento a guardare alla morte stessa di Cristo, nessuna concupiscenza, nessuna libidine, nessun furore, nessuna invidia possono avere il sopravvento; ma alla sua presenza tutto quellesercito del peccato e della carne, che abbiamo sopra descritto, viene subito messo in fuga (Cm Rm VI, I, cit., I, p. 303).

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Origene

venire e far s che contempliamo a occhi disvelati quello che stato proclamato nella lettura del mistero. Promettiamo a lui che non faremo pi del corpo di Cristo il corpo di una meretrice 4 , che non compiremo opere degne di compianto: ognuno di noi dica con il cuore a Dio queste parole, e preghiamo che il suo avvento si verifichi anche ora; poich, se Ges non viene, non possiamo vedere queste realt (10). Prego che anche a me sia mandato un Serafino il quale, preso con le molle un carbone ardente, purifichi le mie labbra; e perch dico: labbra? Isaia era santo, e perci furono purificate solo le sue labbra, poich era caduto solo con le labbra, cio nel discorso; ma io non sono tale da poter dire: ho labbra impure (11); temo di avere impuro il cuore, impuri gli occhi, impuri gli orecchi, impura la bocca, e fino a che pecco in tutte queste membra, sono tutto impuro! Se guardo una donna con concupiscenza, ho commesso adulterio con lei nel mio cuore 5: ecco gli occhi impuri! Se dal mio intimo escono pensieri malvagi, adulterii, fornicazioni, false testimonianze 6, ecco il cuore impuro! Come sono belli i piedi di coloro che evangelizzano la pace, che evangelizzano il bene! 7. Ma temo che, nella corsa verso il male, non abbia impuri i piedi! Tendo a Dio le mie mani, e forse,
17

Cf. Mt 25, 27; Lc 19, 23.

18

Cf. Lc 19, 20.23.

(33) Cf. 2 Cr 26, 4.5; e la nota (25) a questa omelia. (34) Lui pregher affinch si degni di rendere la mia parola suo denaro e queste cose io porti alla banca del vostro ascolto. Quanto a voi, ricevendo il denaro del Signore, state attenti a come tenere pronti gli interessi per il Signore che viene. Gli interessi della parola di Dio sono nel mettere in pratica, nella vita e nelle azioni, quanto comanda la parola di Dio (Om Es XIII, 1, cit., p. 220); cf. anche Origene, In Matthaeum Series (Ser) 65-69, PG 13, 1703ss.

Omelie su Isaia VI, 2-3

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distogliendo il suo volto dice: Se stendete le mani, distolgo da voi il mio volto (12). Chi dunque mi purifica? Chi lava i miei piedi? Vieni, Ges, ho sporchi i piedi, per me diventa servo, metti la tua acqua nel tuo catino, vieni, lava i miei piedi (13)! So che temerario quello che dico, ma temo la minaccia di colui che dice: Se non ti laver i piedi, non avrai parte con me (14); dunque: Lava i miei piedi, perch io abbia parte con te! Ma perch dico: Lava i miei piedi? Lo pu dire Pietro, che non aveva bisogno se non che gli fossero lavati i piedi, giacch era tutto puro 8; ma, quanto a me, che sono stato lavato una volta per tutte, ho bisogno di quel battesimo del quale il Signore afferma: Ho un altro battesimo del quale devo essere battezzato (15). Perch abbiamo detto queste cose? Preparo me e gli ascoltatori a misteri pi grandi, se tuttavia il Verbo di Dio viene, se discende fino a noi; giacch ho paura che mi sfugga, che rifiuti di benedirmi! Un tempo il Verbo si
(35) Cf. Lc 19, 11-26. Dio esige, Dio domanda, per avere loccasione di donare a noi, di distribuire egli stesso i suoi doni. infatti grazie a lui che la mina si moltiplicata, grazie a lui che coloro che lo meritavano ricevettero pi di quanto speravano. Leviamoci dunque e preghiamo Dio di essere degni di offrirgli i suoi doni, perch egli ce li restituir e, al posto dei beni terreni, ci accorder quelli del cielo, in Cristo Ges (Om Lc XXXIX, 7, cit., p. 244). 1 Is 6, 8. 2 Is 6, 10. 3 Cf. Is 6, 1-2. 4 Cf. Is 6, 8. (1) Cf. Is 6, 6-7. Cf. anche Om Is I, 4 e note (28) e (30); Om Is IV, 5 e note relative. (2) Is 6, 8. Abbiamo gi ricordato nelle note alle Omelie I, IV e V gli elementi fondamentali del rapporto fra questa purificazione e la missione; aggiungiamo qui una considerazione di J. Ribera Florit sul Targum di Isaia, valida per la stessa lettura origeniana del passo profetico nel suo punto ultimo di annuncio: La scena del battesimo di Ges (Mt 3, 16-17) evoca sia il ricevere lo Spirito Santo da parte del

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Origene

distolse dal popolo a motivo di Acan, unico a peccare; la Parola, ripeto, sfugg il popolo a causa di uno solo che aveva peccato, Acan, figlio di Zambri, figlio di Zara, della trib di Giuda, che disobbed a Dio e perci incorse nellanatema (16). E ora c una folla ingente, a motivo della Parasceve, e ancor di pi nel giorno di domenica, memoriale della Pasqua del Cristo (17) la risurrezione del Signore, infatti, non si celebra soltanto una volta allanno e non sempre (solo) al termine dellottava : pregate dunque Dio onnipotente, perch venga a noi il suo Verbo! E se anche siete peccatori, pregate! Dio ascolta i peccatori. E se temete la parola detta nel Vangelo: Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori 9, non lasciatevi prendere da sbigottimento, non vogliate crederlo: era cieco (18) colui che cos si esprimeva! Credete piuttosto a colui che dice, e non mentisce: Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, li far diventare

Messia (Tg Is 42, 1), sia la visione inaugurale del profeta come la descrive Tg Is 6, 5-7 (El Targum... , cit., p. 59). (3) A proposito di questo passo scrive Girolamo ho udito unampia esposizione fatta dal mio Ebreo (cf. Lettera XVIII, 15, cit., pp. 126-128): il testo di Girolamo riprende da vicino la discussione introdotta dalla esegesi del passo in Origene, il quale, a sua volta, in Om Is IX, 1, parla di una fonte ebraica su questa disputa in merito a Mos-Isaia. Cf. G. Sgherri, Chiesa e sinagoga, cit., pp. 46ss.162ss. 5 Ibid. (4) Cf. Es 4, 13. Il testo della LXX: Nomina da mandare uno capace, non cambia di fatto la sfumatura propria del testo ebraico, la ritrosia, cio, di fronte a un compito al di l delle forze umane, e che solo pu svolgersi per una investitura divina che superi la fragilit dello strumento: secoli dopo, la lettura anagogica di Ruperto coglier un implicito senso profetico nella parola del condottiero del primo Israele: Mitte quem missurus es. Non parlava per diffidenza, non ricusava di servire a un comando salvifico, ma sapendo che il suo ministero non

Omelie su Isaia VI, 3

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bianchi come lana; e se lo vorrete e mi ascolterete, mangerete i frutti della terra (19). Se soltanto volete ascoltare, preghiamo in comune il Signore, perch almeno ora, per lavvento del Verbo, siamo fatti capaci di volgerci alle parole del profeta (20). 3. Dice la Scrittura: E avvenne: nellanno in cui mor il re Ozia, vidi il Signore delle schiere seduto su un trono alto 1 0. La visione 11 datata; perch indicata lepoca del re? Fate attenzione a quando sia apparsa la visione: quando mor il re Ozia, Isaia vide il Signore delle schiere seduto su un trono alto 12: se qualcuno di noi sa chi fu Ozia e quali furono le sue opere, pu conoscere che cosa abbia insegnato il profeta in grazia dello Spirito, che cosa manifesti a noi la parola divina. Mi rivolger alla vita del re Ozia (21), e ricercher nei libri dei Regni e nella storia delle Cronache le notizie riguardanti Ozia; e cos scoprir perch necessario, se deve accadere, che per me muoia il re Ozia per poter vedere il Signore delle schiere seduto su un trono alto (22).
avrebbe portato nulla a perfezione, osava far pressione sul Signore, perch mandasse colui che avrebbe operato la salvezza perfetta Ma il Signore tace riguardo al Cristo e parla altre parole Manda Mos la Legge , Aronne il sacerdozio : ma luno e laltro sono uomini, non il Dio-uomo (Verr poi colui che) far passare dal peccato alla giustizia, dalla morte alla vita, dalle tenebre alla luce, dal nemico al Signore, dal diavolo a Dio il Figlio di Dio, lUnigenito Dio e uomo, Ges Cristo (Ruperto di Deutz, In Exodum I, XVIII, PL 167, 586). (5) Cf. 1 Cor 2, 13. Se qualcuno potr con libert di spirito riscontrarsi e confrontarsi con la Scrittura divina, e applicare cose spirituali a cose spirituali, non ci nascondiamo che trover in questo passo molti segreti di un mistero profondo e arcano Facciamoci spirituali nellopera e nellintelligenza (cf. Om Gn II, 6; VI, 3, cit., pp. 81.126, come esempi di un luogo importantissimo della esegesi origeniana. Cf. H. Crouzel, Origene, cit., p. 105).

130

Origene

Questo Ozia, che discendeva dal seme di Davide e regnava sul popolo di Giuda, fece ci che retto al cospetto del Signore cos sta scritto nel secondo libro delle Cronache fino a che visse Zaccaria il veggente (23). E, come se questo non bastasse, fece grandi candelabri per il Signore, e adorn il tempio di Dio, e molte e insigni furono le sue opere riguardo al culto (24). Ma quando poi mor il veggente Zaccaria, allora fece il male (25). Vuoi sapere quale male fece? Era re, non sacerdote (altro lordine regale, altro quello sacerdotale), volle entrare nel tempio, prendere il posto del sacerdote e adempiere un compito che non gli era stato concesso; entr prevenendo i sacerdoti e prese il vaso della libagione; allora entr anche il sommo sacerdote di quel tempo, e con lui ottanta sacerdoti, e il sommo sacerdote gli disse: Non sei tu Ozia e non un sacerdote?

(6) Per tutto il passo, cf. G. Sgherri, Chiesa e sinagoga, cit., pp. 162s.
6

Cf. Es 7, 22.

Es 4, 13.

Is 6, 8.

(7) Cf. Is 6, 9-10 LXX. Lattenzione di Origene verte ora sul mistero della vocazione profetica, ma non perde mai di vista uno degli oggetti fondamentali del suo pensiero, del suo scrutare le Scritture, della sua ecclesiologia che rileva la pienezza del disegno divino in Israele e nelle genti; altrove Origene considerer la cecit degli occhi dellincredulo Israele data da Dio quasi come un rimedio, avendo presente che proprio il popolo che era stato il primo giungendo per ultimo completer in qualche modo la pienezza stessa delleredit e della porzione del Signore (Cm Rm VIII, VIII.IX, cit., II, pp. 62.69). (8) Cf. Om Is IX, 1 e note (6) e (8). Il seguito delle considerazioni origeniane mostrer che viene qui penetrato il mistero della vocazione profetica nella sua ambivalente sofferenza, di farsi carico insieme della gloria e della purezza infinita del Dio del quale si annuncia la parola, e della durezza e del peccato del popolo, pure esso amatissimo, al quale

Omelie su Isaia VI, 3

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Egli si ostin con violenza e la lebbra spunt sulla sua fronte; fu gettato fuori come morto, usc dal tempio: il Signore lo trasse fuori. Dunque, divenne lebbroso per aver trasgredito la Legge (26). Ognuno sotto un regno: o del peccato o della giustizia (27). Se per me regna il peccato, sono uno dei re dIsraele, entrati con violenza nel tempio; se sono giusto secondo la misura del mio progresso e opero ci che retto, e sono perseverante al cospetto di Dio, regna per me la giustizia (28). Cos, fino a che visse il lebbroso, Isaia ebbe labbra impure; fino a che visse lIniquo (29), Isaia non pot vedere il Signore delle schiere ed ebbe labbra impure; infatti era sotto il dominio del re empio. Ma quando incominci ad avere la visione di Dio? Nellanno in cui mor Ozia. Se Dio lo concede, simili avvertimenti potrai averli da molti altri passi delle Scritture. NellEsodo sta scritto qualcosa di questo genere: E avvenne, dopo del tempo, che il re dEgitto mor, e i figli dIsraele gemettero e il loro grido sal a Dio 13. Fino a che Faraone fu in vita, i figli dIsraele non gemettero: sottoposti a maltrattamenti, non ebbero neppure la libert e la possibilit di gemere, poich era in vita il re che comandava loro di fabbricare mattoni e (di procurare anche) la paglia (30). Fino a che visse Faraone, non gemettero verso Dio; quando Faraone mor, allora poterono sollevare le bocche madide di pianto! Il re del male vive nel nostro cuore fino a che in vita il Faraone Diavolo (31): allora siamo intenti ai lavori dei

deve essere trasmesso loracolo divino. Quanto al testo di Isaia, si vedano le antiche note del Calmet, cit., 450 e le pi recenti di A. Feuillet, Isae , in DBS IV, Paris 1949, pp. 652s.).

132

Origene

mattoni e della paglia, allora trangugiamo in silenzio le lacrime e compiamo inizialmente le opere della iniquit; ma quando (Faraone) sar morto, in grazia della visita del Signore Dio, allora gemiamo verso il Signore. Preghiamo dunque che perisca il regno del peccato, che nel nostro corpo mortale (32)! Afferma infatti (lApostolo): Il peccato morto e io ho ripreso vita, e ancora: Il peccato rivissuto e io sono morto 14 . Quando muore colui che detiene il regno del peccato, Ozia, muore anche Faraone. E quando muore il re malvagio, alzo gli occhi al cielo 1 5 e Dio ascolta la mia voce, come per Abramo, Isacco e Giacobbe; e vedo il Signore delle schiere che siede e regna su un trono alto 16 , lui che il popolo non vide; infatti non era ancora morto Ozia. Voglio inserire qualcosa di simile, in senso buono, al contrario di questo.

9 Cf. Gio 1, 1ss.; 3, 4 LXX. 26; Mc 10, 42-43; Lc 22, 25-26.

10 12

11 Cf. Mt 20, 25Is 6, 8. Cf. Mc 9, 35; Lc 22, 26-27.

(9) Es 4, 13. sempre pronto ad emergere, nella lucida didascalia di Origene, nel suo compito di guida spirituale a partire dalle Scritture, limpegno di discernimento sulle condizioni con cui i reggitori della Chiesa devono farsi carico dei loro doveri: Non unazione prevalentemente teorica, bens impegnata in denunce e in proposte aderenti alla concretezza storica delle situazioni e delle persone ecclesiali, a garanzia e promozione di una linea ortodossa nella predicazione e nella prassi evangelica della comunit (V. Peri, Geremia secondo Origene, cit., p. 37). (10) Perci temendo il giudizio di Dio e avendo sempre lo sguardo rivolto a quella serie di giudizi che racchiusa nelle Scritture, mi torna alla mente quella sentenza: Non addossarti un peso superiore alle tue forze; e quellaltra: Non cercare di diventare giudice, perch non sia poi capace di cancellare le ingiustizie. Che mi giova stare in cattedra, a testa alta, sopraelevato, ricevere lossequio di chi maggiore, ma non presentare delle azioni in tutto degne della mia

Omelie su Isaia VI, 3-4

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Fino a che visse il veggente Zaccaria, Ozia non fece il male al cospetto di Dio; quando mor Zaccaria, si distolse dal Signore, nel comando del popolo e nel reggere la citt (33). Perci, leggendo queste cose giorno e notte, e sentendo dire dal Signore: Avresti dovuto affidare il denaro alla banca, e io, venendo, lavrei riscosso con gli interessi 17 , non riponiamo in un fazzoletto la mina affidataci, e neanche consegniamo il denaro alla banca 1 8, ma prestiamoli con linteresse al popolo! (34). E, una volta che vi abbiamo affidato la partita del Signore, star a voi vedere come pagare i debiti con gli interessi. Amen! (35).

carica? (Om Ez V, 4, cit., p. 105. Si veda la ricca e profonda disamina di testi origeniani al riguardo in G. Bardy, La thologie de lglise, cit., pp. 132ss.). 13 Cf. Lc 22, 26-27. 1 4 Cf. Gv 13, 4-5. 1 5 Mt 19, 28. 16 1 Cor 15, 9. 1 7 Cf. 1 Ts 2, 7.6. (11) Gv 13, 13-14. Cf. Om Is V, 2 e note (13), (14). Inesauribile risulta per Origene la portata del gesto del Cristo nella lavanda dei piedi, al cap. 13 di Giovanni. Il magistero, cos come la dignit episcopale, deve trasmettere nellespressione e nella sostanza intima la profondit di questo servizio che partecipa insieme della spoliazione e della potenza nuova, pneumatica e santificante, del Cristo. 18 Es 4, 13. 1 9 Es 4, 10. 20 Es 4, 11. 21 Is 6, 8. 22 Cf. 2 Cor 6, 1. (12) Cf. Es 4, 10. Una sfumatura particolare della risposta di Mos colta altrove da Origene: Fino a che Mos era in Egitto e veniva istruito in tutta la sapienza degli egiziani non era di voce esile n tardo di lingua, e non confessava di essere privo di eloquenza: giacch, riguardo agli egiziani, la sua voce era sonora e la sua eloquenza incomparabile. Ma quando incominci ad udire la voce di Dio e a ricevere le parole divine, allora sent che la sua voce era esile e

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Origene

OMELIA VI Sulla parola della Scrittura: Chi mander e chi andr? 1 , fino al passo in cui dice: E si convertano e li risani 2

1. Isaia vede il Signore delle schiere seduto su un trono alto ed elevato, vede poi anche i Serafini che gli stanno intorno 3, e riceve la remissione dei peccati per mezzo di quel fuoco che, recato dallaltare, purifica al contatto le sue labbra (1). E afferma di avere udito la voce del Signore, non di comando, ma di incitamento, che diceva: Chi mander e chi andr a questo popolo? 4 ; soggiunge poi di avere risposto al Signore: Eccomi, manda me! (2). Giunto dunque a questo passo e scrutando quanto in esso scritto, trovo che Mos ha fatto una cosa e Isaia unaltra (3). Mos, infatti, eletto per far uscire il popolo dalla terra dEgitto, dice: Provvediti un altro da mandare (4), e sembra resistere a Dio; Isaia, invece, che

debole, e si accorse che la sua lingua era tarda e impacciata; cos si proclama muto nel momento in cui comincia a riconoscere come vero quel Verbo che era nel principio presso Dio (Om Es III, 1, cit., p. 64). (13) Sal 118 (119), 131. Essendo debole, non aveva mezzi per compiere cose ardue; essendo piccolo, non bastava a cose grandi. Apr allora la bocca, confessando la propria incapacit, e si attir la forza per riuscire. Apr la bocca chiedendo, cercando e picchiando, e nella sua sete si abbever di quello Spirito buono (Agostino, Esposizioni sui salmi, III, sul salmo 118, 131 [T. Mariucci - V. Tarulli],

Omelie su Isaia VI, 4-5

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non stato eletto, ma ascolta: Chi mander e chi andr?, dice: Eccomi, manda me! 5. dunque conveniente, rapportando a spirituali cose spirituali (5), ricercare chi dei due abbia fatto meglio: se Mos, che rifiut dopo essere stato eletto, o Isaia, che, senza nemmeno essere stato eletto, si offr da s per essere mandato al popolo. Non so infatti se, considerando lapparente disparit dei comportamenti nelluno e nellaltro, si possa dire che Mos e Isaia abbiano fatto la stessa cosa! Davvero audace fare il paragone fra due santi e beati uomini, e decidere e dire che Mos ha agito con maggior discrezione di Isaia! (6). Certo: Mos considerava quale grande cosa fosse divenire capo del popolo per condurlo fuori dalla terra dEgitto, opporsi agli incantesimi 6 e ai sortilegi degli egiziani; per questo dice: Provvediti un altro da mandare 7; (Isaia), invece, non aspetta a sentire quel che gli sarebbe stato comandato di dire una volta eletto, e dice: Eccomi, manda me! 8. Cos, dal momento che, ignorando leventuale ordine, esclama: Eccomi, manda me!, gli vien comandato di dire quello che certo non desiderava! Doveva ben essere lungi dal suo desiderio, appena ricevuto lordine di profetare, cominciare con il proferire maledizioni: Ascolterete con gli orecchi e non intenderete, guarderete con gli occhi e non vedrete;
54

Cf. 1 Ts 1, 9.

55

Cf. Lc 6, 6ss.
25

56

Is 6, 10.
26

CN, Roma 1976, pp. 1358s.). 23 Cf. Is 6, 5. 24 Cf. Is 6, 8. 27 Cf. Es 2, 12.

Ibid .

Cf. Es 4, 13.

(14) Cf. Is 6, 6-7; anche Om Is IV, 4-5 e note relative. (15) Cf. Om Is IV, 3 e note (29) e (30). (16) Si noter la pregnanza paolina dellespressione. A questo punto del confronto, Origene fa emergere la compunzione e il dono di

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Origene

giacch si ingrassato il cuore di questo popolo (7), e quanto segue. Forse, dunque, (Isaia) se tuttavia il dirlo non va troppo oltre ha ricevuto il prezzo della sua temeraria audacia, e gli viene dato lordine di pronunciare quel che non voleva profetare! (8). Dal momento che abbiamo messo a confronto Isaia e Mos, facciamo anche un altro paragone ravvicinato, fra Isaia e Giona. Questi inviato ad annunciare ai Niniviti la distruzione dopo tre giorni 9 , e gli rincresce di partire, non volendo (che ne venisse) causa di mali alla citt; quegli invece, non aspettando quel che gli sarebbe stato comandato di dire, esclama: Eccomi, manda me! 10. bene non precipitarsi a quelle dignit che vengono da Dio! , autorit e ministeri nella Chiesa; oh, se davvero imitassimo Mos e dicessimo con lui:
grazia ricevuto da Isaia, anche se, riguardo a Mos, sembra da rilevarsi pi che una mancanza di purificazione, la mancanza di una coscienza di essa (G. Sgherri, Chiesa e sinagoga , cit., p. 164). (17) Es 4, 13. Notiamo, dinciso, la straordinaria felicit con cui Origene pone qui il rapporto con i profeti, e che ci sembra pari alla maniera con cui Origene parla altrove di Mos, ammirato del suo libero dialogo con Dio che pu far uso di una parresa esemplare (Princ III, I, 22, cit., pp. 401s.; cf. L. Perrone, La parrhesia di Mos: largomentazione di Origene nel Trattato sul libero arbitrio e il metodo delle quaestiones et responsiones, in Il cuore indurito del Faraone. Origene e il problema del libero arbitrio [cur. L. Perrone], Genova 1992, pp. 31ss.). (18) Cf. Is 6, 9-10 LXX. Rispetto al testo ebraico masoretico: Ascoltate pure, ma senza comprendere, osservate pure, ma senza conoscere, e il seguito, si pu dire che siamo di fronte a uninterpretazione teologica del testo, in cui lazione del profeta diventa conseguente allindurirsi progressivo del popolo; va per detto che tali tecniche sono solo la formulazione esteriore di un principio pi profondo e spirituale, che ha uno sguardo sinottico su tutta la Scrittura e che pu far emergere il senso della parola di Dio nei modi formalmente pi diversi ed esternamente pi opposti (cf. S.P. Carbone

Omelie su Isaia VI, 5

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Provvediti un altro da mandare! (9). Cos chi vuol essere salvo, pur se presiede, non viene al governo ma al servizio della Chiesa, se occorre dirlo anche sulla base del Vangelo: I capi delle nazioni le dominano, e quelli che in esse detengono il potere sono chiamati autorit; fra voi per non sar cos 11. Infatti fra voi i capi non esercitano il dominio, ma chi di voi vuol essere il pi grande, sar il pi piccolo di tutti; chi vuol essere il primo, sar lultimo di tutti 12. Chi dunque chiamato allepiscopato, non chiamato al governo, ma al servizio di tutta la Chiesa (10). Se vuoi credere sulla base delle Scritture che colui che presiede nella Chiesa servo di tutti, te ne persuada lo stesso Salvatore e Signore: lui di tale e tanta grandezza, divenuto in mezzo ai discepoli non come chi sta a tavola, ma come colui che serve 13 . Infatti,

- G. Rizzi, Le Scritture ai tempi di Ges, cit., pp. 58s.). 28 Cf. Mt 15, 7; 13, 14. 2 9 Cf. Is 6, 9. 30 Cf. Gv 13, 5. (19) Lo sviluppo del brano seguente notevolissimo per il pensiero origeniano riguardo al rapporto fra lAntico e il Nuovo Testamento: Quando la Legge comincia a essere compresa secondo lo Spirito, allora si passa dal Vecchio al Nuovo Testamento (Om Es VII, 3, cit., p. 133). (20) Cf. Mt 13, 3ss.; Mc 4, 11ss.34. da notarsi che qui il popolo ebraico diviene tipo delle folle che restano al di fuori rispetto ai discepoli, che seguono Ges fin nellinterno della casa; il tema, svolto con grande ampiezza e forza da Origene, sottolinea sempre che, in ognuno dei casi considerati, la superiorit dei discepoli sulla folla non un privilegio, ma una missione ed da cogliersi come un mistero (cf. R. Girod nella Introduzione a Cm Mt, cit., p. 71 e Cm Mt X, 1.4.16, cit., pp. 140.152.210; G. Lomiento, Cristo didaskalos dei pochi e la comunicazione ai molti secondo Origene, cit.). (21) Is 6, 9. Annota il Targum: E disse: Va e parla a questo popolo che certamente ascolta, per non comprende, che certamente

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Origene

deposte le vesti, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita e, versata dellacqua nel catino, cominci a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con lasciugatoio di cui si era cinto 14. E, insegnando che bisogna che i capi siano tali quali i servi, esclama: Voi mi chiamate Maestro e Signore, e dite bene, perch lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri (11). Dunque, chi nella Chiesa presiede chiamato al servizio, per potere, da questo servizio, passare al soglio celeste, come sta scritto: Siederete su dodici troni a giudicare le dodici trib dIsraele 15. Ascolta poi anche Paolo, questuomo cos illustre, dire che si fatto servo di tutti i credenti. Io infatti sono il minimo degli apostoli, e non sono degno neppure di essere chiamato apostolo, perch ho perseguitato la Chiesa di Dio 1 6; e se ti sembra che questo non comprovi il suo servizio, ma soltanto la sua umilt, ascoltalo dire: Siamo stati piccoli

guarda, per non conosce (El Targum..., cit., p. 84). 31 Gv 13, 8. 32 Gv 13, 7. 33 Cf. Gv 13, 5ss. 35 Cf. Mt 10, 13-14. 14, 6.

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Gv

(22) Gv 13, 7. Il testo riprende alcuni punti fondamentali della esegesi origeniana sul Vangelo di Giovanni: la lavanda dei piedi simboleggia compiutamente lincarnazione del Logos, che per amore degli uomini, per compierne leconomia redentrice, si alz da tavola, usc da Dio e venne perch gli esseri usciti fuori di Dio tornassero nelle sue mani mediante la sua economia Lornamento (= gli attributi della divinit) di cui si circonda il Logos egli lo depone, rimanendo quasi nudo, in figura di servo e, preso un asciugatoio, se ne cinse, per avere un panno pi adatto (= lumanit assunta) ad asciugare i piedi dei discepoli dopo averli lavati Lacqua poi, a mio modo di vedere, era il Logos in tutta la sua grandezza, che lavava i piedi ai discepoli, immersi nel catino offerto loro da Ges (Cm Gv XXXII, III-IV, cit., pp. 742.744s.). 36 Gv 13, 13-14.

Omelie su Isaia VI, 5-6

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in mezzo a voi, come una nutrice ha cura dei suoi figli, pur potendo far valere la nostra autorit di apostoli di Cristo 17. Ci giova dunque essere imitatori degli umili detti e fatti del Signore stesso e dei suoi apostoli e fare in modo che, anche se uno chiamato allautorit, dica il che Mos ha fatto! : Provvediti un altro da mandare! 18. (Mos) dice a Dio: Non sono degno e non lo sono mai stato; sono di voce esile e tardo di lingua (12); e poich ha detto a Dio umilmente: Sono di voce esile e tardo di lingua 19, si sente dire da Dio: Chi ha dato la bocca alluomo, e chi lo rende sordo o muto, veggente o cieco? Non sono forse io, il Signore Dio? 20 . Abbi fede in Dio e vota te stesso a lui. Anche se sei di voce esile e tardo di lingua, consegnati alla parola di Dio; dopo dirai: Ho aperto la bocca e ho attirato lo Spirito (13). Questo sia detto riguardo alla parola di Isaia: Eccomi, manda me! 21. 2. Ma mettiamoci anche dalla sua parte! Infatti (Isaia), avendo gi ricevuto grazia da Dio, ha voluto riceverla non invano 22, ma farne uso per quanto conveniva. Vedendo i Serafini, vedendo il Signore delle schiere seduto su un trono alto ed elevato, ha detto: Misero me, poich sono compunto: uomo come sono, e con le labbra impure, e

(23) Qualcuno obietter che, per quanta allegoria si faccia, i fatti narrati si sono svolti per anche in senso letterale e, quindi, occorre intendere, oltre che in senso tropologico, anche in senso letterale le parole: Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi. (Che a qualcuno in particolare) si presenti il dovere di lavare i piedi a qualche discepolo di Ges lo posso ammettere anchio. Affermare per che chiunque non ha coscienza di aver lavato i piedi dei santi in questo modo, venuto meno in qualche modo allobbligo di adempiere un precetto equivarrebbe pressappoco a

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Origene

abitando anche in mezzo a un popolo dalle labbra impure, ho visto con i miei occhi il re, il Signore delle schiere! 23 . Dicendo cos, e facendosi misero, si attira laiuto di Dio che accoglie la sua umilt. In che cosa consiste questo aiuto? Fu mandato a me dice uno dei Serafini, e aveva nelle molle un carbone che aveva preso dallaltare, e tocc le mie labbra e disse: Ecco, ho tolto le tue iniquit, e ho completamente purificato i tuoi peccati (14). Ha ottenuto il beneficio, divenendo puro e ricevendo il perdono dei peccati; perci, sentendo dire: Chi mander a questo popolo e chi andr per noi? 24, non avrebbe osato dire: Eccomi, manda me! secondo la precedente coscienza di s, ma (lo dice) perch ha ascoltato: Ecco, ho tolto le tue iniquit 25. Dunque, poich i santi provano compunzione (15), e prendiamo in esame Mos e Isaia, rendiamo giustizia sia a Mos che a Isaia, e diamo a ciascuno la sua parte sulla base delle Scritture. Mos non ricevette la remissione dei peccati, cos da dire, come ormai conscio di essere stato purificato: Manda me!, e per questo dice: Provvediti un altro da mandare 26; aveva infatti sulla coscienza luccisione
dire che tutti quanti hanno mancato alladempimento di questo precetto (Cm Gv XXXII, XII, cit., p. 762). (24) Cf. nota (11) a questa omelia. Voglio, dunque, anchio, ora, lavare i piedi dei miei fratelli dei miei condiscepoli. E per questo prendo lacqua che attingo dalle fonti dIsraele del libro dei Giudici, dei libri dei Re, di Isaia o di Geremia, la metto nel catino della mia anima Poi prendo i piedi di coloro che si presentano e si preparano per essere lavati (perch gli ascoltatori) siano purificati dalle macchie dei peccati (Om Gdc VIII, 5, cit., pp. 145s.). 37 Ct 5, 3. 38 Cf. Prv 3, 23. 39 Sal 72 (73), 2. 40 Cf. 1 41 Cf. Tt 2, 3-5. 42 Cf. 1 Tm 2, 12. 43 Cf. Tt 2, Tm 5, 10. 44 Is 6, 9. 45 Ibid. 4. 46 Cf Gv 9, 1ss. 4 7 Is 6, 9.

Omelie su Isaia VI, 6-7

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dellegiziano 27, e forse sapeva di avere in quanto uomo anche degli altri peccati, per questo si tira indietro. (Isaia) peraltro non richiede un ministero come uno giusto per natura, ma come uno che ha ottenuto grazia! (16). Se anche Mos avesse ricevuto una simile grazia, e si fosse sentito dire: Ecco, ho tolto le tue iniquit e: Ho completamente purificato i tuoi peccati, forse non avrebbe mai detto: Provvediti un altro da mandare! (17). Perci hanno una qualche ragione sia Mos che ricusa, sia Isaia che dice: Eccomi, manda me!. 3. Ma consideriamo anche quello che il Signore comanda di dire al popolo: Va e di al popolo: Ascolterete con gli orecchi e non intenderete, guarderete con gli occhi e non vedrete; poich si ingrassato il cuore di questo popolo, e sono divenuti duri dorecchio, e hanno chiuso gli occhi, cos che non vedano con gli occhi, e non ascoltino con gli orecchi, e non comprendano con il cuore, e non si convertano, e non li risani (18). Sapendo che i discorsi possono intendersi in due maniere e conoscendo la duplice natura che in loro, sia carnale che spirituale, (Dio) si rivolge al popolo, profetizzando quanto sarebbe accaduto allavvento del Cristo: poich vi sarebbe stato un tempo nel quale

(25) Leggendo le cose capitate a Ges, secondo la Scrittura, non bisogna fermarsi alla semplice espressione e al racconto, come se ivi fosse tutta la verit; infatti quelli che le considerano con pi aperta intelligenza, riconoscono agevolmente che ciascuna di esse anche il simbolo di qualche cosa (C Cel II, 69, cit., p. 202). (26) Cf. Gv 9, 7. Ora infatti ci sta dinanzi il compito di trasformare il Vangelo sensibile in spirituale Abbiamo concentrato tutto il nostro sforzo nel tentativo di raggiungere le profondit del significato racchiuso nel Vangelo e investigarne la verit scevra di tipi (Cm Gv I, VIII, cit., p. 130).

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Origene

avrebbero udito e non compreso, dal momento che, quando udirono il mio Signore Ges Cristo, udirono soltanto il suono, e non il senso delle parole! (19). Questo si mostra chiaramente dal fatto che (Ges) al di fuori, al popolo, parlava in parabole, mentre ai discepoli, in privato, le spiegava (20). Ora, (Isaia) profetizza quel che avvenne: Ascolterete con gli orecchi e non intenderete (21). Che poi questa profezia sia stata rivolta al popolo riguardo allavvento del Signore, il Salvatore stesso a dirlo: Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo: Ascolterete con gli orecchi e non intenderete 28. Ammettiamo, dunque, che il popolo, prestando lorecchio ai discorsi del Signore, non potesse comprendere le parole dette; ma vediamo che cosa significhi quello che segue: E vedendo vedrete e non conoscerete 29 . Non per il fatto che uno vedeva quello che operava il Salvatore, subito, vedendo, poteva comprendere il perch dei fatti! Prendiamo come esempio il: Lav i piedi dei discepoli 30: certo vedevano bene come il Maestro lavava i piedi ai discepoli; anche gli altri, poi, che erano presenti, vedevano, ma solo quel che accadeva, non il
(27) Gv 9, 7. Tutta la lettera della Legge, dei profeti e delle altre Scritture (risulta) da questo fango, con il quale si devono spalmare gli occhi di quelli che non vedono, per andare quindi alla piscina di Siloe, cio di colui che stato inviato da Dio Nel fango tu vedrai significati i primi rudimenti degli oracoli di Dio, in base ai quali noi siamo nutriti di latte a guisa di bambini. Quando per sar eliminato ci che del bambino e noi prenderemo nutrimento solido, allora getteremo via il fango, per accostarci a Ges dotati della vista (Cm Gv framm. LXIII, cit., pp. 867s.). 48 Ibid. (28) Cf. 1 Cor 9, 10; 10, 6. Inutile dire che i simpliciores sono nel caso gli amici della lettera, che contraddicono cos la vera

Omelie su Isaia VI, 7

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perch accadeva: giacch era un simbolo di quella lavanda dei piedi con cui il Verbo di Dio lav i piedi dei discepoli. Perci il Salvatore a Pietro che si rifiuta e dice: Non mi laverai i piedi 31 , che cosa afferma? Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo 32 . Che cosa dunque fai ora?, dice Pietro: ti vedo che lavi i nostri piedi, che, preso un catino, ti cingi di un asciugatoio, e ci servi, e asciughi i nostri piedi. Ma proprio perch la realt non era questo infatti il Salvatore, spogliatosi, mette nel catino lacqua spirituale, secondo le Scritture, e lava i piedi dei discepoli 33, perch, una volta purificati, si elevino fino

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Cf. 1 Pt 4, 11.

semplicit della fede, che verginit dellanima, spirito dinfanzia e umilt: la fede nella semplice lettera non certo per Origene la fede dei semplici o degli umili (cf. H. de Lubac, Storia e Spirito , cit., pp. 70.98; Cocchini, Il Paolo di Origene, cit., p. 143). (29) Is 6, 9. Se intendi la Legge secondo lo spirito, i tuoi occhi sono colombe; e cos pure se intendi il Vangelo come vuol essere inteso e annunciato, vedendovi Ges che guariva ogni debolezza e malattia, non solo in quel tempo in cui queste guarigioni avvenivano secondo la carne, ma che ancora oggi guarisce; vedendovi Ges che non soltanto allora disceso agli uomini, ma ancora oggi discende ed presente: Ecco, infatti, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo (Om Ct II, 4, cit., pp. 70s.). (30) Cf. Gv 14, 12. La lettura spirituale del Vangelo, inteso come sacramento, non solo non attenua il realismo evangelico, ma ne garantisce il significato profondo: La Scrittura non solo una traccia autentica a Cristo: non ha solo un compito didattico e morale, ma anche soteriologico, in quanto la fonte di elevazione e trasformazione pi adeguata alla natura intellettuale delluomo, e quindi pi potente ed efficace per nutrirne la fede, la speranza e la carit (G. Dossetti, Lesegesi spirituale, cit., p. 111). 49 Cf. Gv 5, 21. 50 Cf. At 20, 9ss. 51 Cf. At 9, 36ss.

a colui che dice: Io sono la via 34, non (pi) pieni della polvere che vuole si scuota sugli indegni, su quelli che non accolgono la pace 3 5 e non sono degni dellannuncio fatto e poich questo era il vero significato, per questo afferma: Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo (22). Ed era quanto espresso nelle parole che seguono: Voi mi chiamate Maestro e Signore, e dite bene, perch lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri 36 . Dunque: dice questo perch il vescovo metta lacqua in un catino, si spogli delle sue vesti, si cinga di un asciugatoio e lavi i piedi a me che glieli porgo, dal momento che voi dice dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri? Se questo quello che vuol dire, nessuno di noi osserva il comandamento; giacch nessuno di noi diacono, presbitero o vescovo che sia , preso un asciugatoio, lava i piedi a chiunque arrivi! Ma se cerchi di comprendere le parole scritte, veramente beati sono quei vescovi, al servizio della Chiesa, che mettono lacqua dalle Scritture nel catino dellanima, il che secondo le Scritture, e si sforzano di lavare, cancellare

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Cf. Mt 9, 27ss.

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Cf. Gv 9, 1ss.

(31) In questa prospettiva, la vita storica del Salvatore, contenuta nel senso letterale del Nuovo Testamento, la pi simbolica. Essa interamente ordinata alla preparazione ontologica ed esemplare della Chiesa (G. Bardy, La thologie de lglise, cit., p. 163, con citazione di H.U. von Balthasar). (32) Cf. Lc 7, 22. Secondo la promessa di Ges, i discepoli operano dei miracoli ancora pi grandi di quelli sensibili operati da Ges Aprono ogni giorno gli occhi dei ciechi nellanima, e aprono le orecchie di quelli che sono sordi alla voce della virt; molti, che sono zoppicanti (nella) persona interna saltano come il cervo (C Cel II, 48, cit., pp. 179s.).

Omelie su Isaia VII, 1

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ed eliminare le impurit dei piedi dei discepoli (23). E cos i vescovi, cos anche i presbiteri adempiono il comandamento, imitando Ges. Oh, potessi anchio ora ricevere acqua, capace di lavare i piedi della vostra anima (24), cos che ognuno di voi, una volta lavato, dica: Ho lavato i miei piedi, come ancora sporcarli? 37. E questo lo dice la Sposa nel Cantico dei Cantici, non mostrando lavati i piedi del corpo, ma quei piedi che non inciampano, dei quali dice Salomone: E il tuo piede non inciampi 38 , e dei quali anche nei Salmi sta scritto: Per poco non inciampavano i miei piedi 39. In verit, anche coloro che sono costituite vedove nelle chiese, devono aver lavato i piedi dei santi 40, detto. E se poi vuoi ascoltare con maggior chiarezza in che modo la vedova lavi i piedi dei santi, fa attenzione a Paolo che in altro luogo indica un regolamento per le vedove e dice: Insegnino il bene, perch le adolescenti siano caste 41, e lavino cos le impurit dei

(33) Is 6, 9. (Il) nostro Signore e Salvatore, come pose la sua mano carnale sugli occhi del cieco, parimenti pose le sue mani spirituali sugli occhi della Legge accecati dalla intelligenza carnale e rese loro la vista, cosicch per coloro cui il Signore ha aperto le Scritture, appaia nella Legge la vista e lintelligenza spirituali (Om Gn XV, 7, cit., pp. 231s.). 57 Mt 5, 8. (34) Cf. le annotazioni di P. Pizzamiglio su La tecnica e la medicina (Le scienze e la patristica, in Complementi interdisciplinari di Patrologia , cit., pp. 215ss.). Segnaliamo anche le pagine di un medico-monaco dei primi secoli, significative di unantropologia non immemore del dogma cristologico cui offre non vile paradigma (Simone di Taibuteh, Violenza e grazia. La coltura del cuore [P. Bettiolo], CN, Roma 1992).

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piedi delle giovani. Queste vedove sono degne dellonore della Chiesa, loro che lavano i piedi dei santi con il discorso della dottrina spirituale, e per santi intendo le donne, non gli uomini; giacch non permetto alla donna di insegnare n di primeggiare sulluomo 42. (Paolo) vuole che le donne insegnino il bene, per indurre alla castit non gli adolescenti, ma le adolescenti sarebbe indecente che una donna si facesse maestra delluomo! : inducano le adolescenti alla castit e ad amare i loro mariti e figli 43. Questo stato detto per la parola: Vedendo vedrete e non conoscerete 4 4. Certo: se qualcosa veniva compiuto dal Salvatore, era visto secondo la carne, e non in quanto segno, da quelli che non comprendevano; mentre da quelli che comprendevano, certamente era visto con gli occhi, ma era visto anche secondo lintelligenza; ragion per cui la parola: Vedendo vedrete e non conoscerete 45 non si adempiva per coloro che felicemente vedevano il fatto, ma per i peccatori. Preghiamo dunque che,
(35) Cf. con il principale animae del passo attuale il principale cordis di Om Is II, 2 e la relativa nota (22). (36) Questa pagina origeniana una delle pi nitide riguardo alla antropologia tricotomica di Origene (e al suo ordine) dinamico o tendenziale: essa consta, biblicamente, di spirito-anima-corpo; ma lanima contiene essa stessa un elemento superiore e un elemento inferiore Lelemento superiore chiamato (ora) nos o mens, (ora) hegemonikon, tradotto in latino con principale cordis o mentis o animae , (ora) con un termine biblico kardia o cor , il cuore. Se lanima si adegua alla condotta dello spirito, si assimila a lui, diviene tutta spirituale, anche con il suo elemento inferiore. (Se) si rifiuta allo spirito e si volge alla carne, lelemento inferiore toglie al superiore il suo ruolo egemonico e rende lanima tutta intera carnale (H. Crouzel, Origene, cit., pp. 130s.). 58 Cf. Mt 15, 19. 5 9 Cf. Sap 7, 21.22. 60 Cf. Sap 7, 27. 61 Cf. Sap 7, 23.

Omelie su Isaia VII, 1

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vedendo tutti i fatti degli Evangeli, li vediamo nel loro duplice aspetto, cos come si compirono secondo la carne quando il nostro Salvatore discese sulla terra: tutto quello che accadeva secondo la carne era, infatti, figura e tipo di realt future (25). Per esempio: non so qual cieco dalla nascita ha ricuperato la vista 46; peraltro, davvero cieco dalla nascita era questo popolo dei gentili, al quale il Salvatore rese la vista, ungendone gli occhi con la sua saliva, e mandandolo a Siloe, che significa Inviato (26). Mandava proprio coloro che aveva unto con lo Spirito, perch credessero, a Siloe, cio agli apostoli e maestri, ed per questo che scritto di Siloe che: significa Inviato (27). E, ogni volta che incominciamo a essere visitati da Ges, per ricevere gli

(37) Sap 7, 22. Paolo esorta a esercitarci in quelle realt e a disporci ad avere gi qui quei beni e a possedere quella sostanza che pu passare insieme con noi nel regno dei cieli Realt di tal genere si conquistano per mezzo dello Spirito Santo (Cm Rm X, I, cit., II, p. 157). (38) Cf. Rm 1, 28ss.; Gal 5, 19ss. In questa pagina di sicura portata spirituale, lintelligenza della Scrittura assimilata, per il singolo e per il popolo di Dio, alla conversione a Dio, questa conversione stessa: Io canter al Signore Chi pensi che abbia la voce cos canora, lo spirito cos puro? Certamente colui che non ha in s alcun suono rauco di peccato, nessuna offesa sulla lingua, nessuna grossolanit nello spirito (Om Gdc VI, 3, cit., p. 124). (39) Is 6, 10. Toglier dalle ossa (delle genti) le loro pesantezze, indebolendo in esse ogni pensiero pesante e carnale, volgendolo allintelligenza spirituale E se la pesantezza considerata come colpa, al contrario si deve ritenere degna di lode la sottigliezza, dal momento che lo Spirito della Sapienza presentato anche come sottile (Om Nm XVII, 6, cit., p. 248). (40) Cf. Gal 5, 19-23; Rm 8, 6: ci sono pensieri carnali e opere spirituali. Partendo dalla antropologia biblica, che considera il cuore come il centro dellessere umano, principio determinante

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Origene

occhi dellanima, siamo mandati a Siloe, cio allInviato. Dunque ognuno di noi, quando legge gli eventi narrati nei Vangeli, preghi perch non si compia anche per lui la parola: Vedendo vedrete e non conoscerete 47! 4. Se poi, come ritengono i pi semplici, i fatti che si sono compiuti, non lo sono stati per noi (28), ma semplicemente si sono verificati, e non erano figure di unaltra realt, ci spieghino in che modo la parola: Vedendo vedrete e non conoscerete 48 abbia un significato! Infatti se quelle realt che si vedevano non avessero avuto un qualche senso mistico, di modo che dovessero essere guardate sia con gli occhi del corpo che con gli occhi dello spirito, non avrebbe mai detto: Vedendo vedrete e non conoscerete (29).
delle scelte e dei desideri, Origene ne trae la conseguenza, pure essa biblica, che nel cuore si concentra tutto luomo interiore: esso diviene cos privilegiatamente lorgano mediante il quale la grazia penetra non solo lanima, ma anche tutte le membra del corpo, e insieme il centro della lotta risolutiva, pro o contro la vita evangelica (cf. La Filocalia , cit., IV, Introduzione, pp. VIIss. e testi di Gregorio Palamas, particolarmente alle pp. 53s.; cf. anche Lomiento, Cristo didaskalos dei pochi, cit., p. 30, sul lavoro dello Spirito). (41) Sal 62 (63), 2-3. Cf. Il salterio della tradizione. Versione del salterio greco della LXX a cura di Luciana Mortari, Torino 1983, p. 180. (42) Cf. Sal 62 (63), 3. Non ho n fiore n frutto (Atanasio) Come terra riarsa dal sole ho sete di te (Eusebio) Vuole apparire a Dio nella semplicit della sua carne, nella sete della sua anima (Ilario) Soffrendo per questa sete con un desiderio santo (Girolamo) (cf. I Padri commentano il salterio, cit., pp. 279s.). 62 Is 6, 10. 63 Ibid. 64 Sal 37 (38), 5. 65 Cf. Zc 5, 7.8. (43) dunque il Signore stesso, lo Spirito Santo stesso che dobbiamo pregare, affinch si degni di togliere ogni nebbia e ogni caligine che, condensandosi con la sporcizia dei peccati, oscura la vista del nostro cuore (Om Lv I, 1, cit., p. 34). (44) Cf. Es 15, 10. I peccatori sono pesanti. Perci anche

Omelie su Isaia VII, 1-2

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A riprova poi di questo, citeremo anche la testimonianza di un altro scritto del Vangelo che, secondo coloro che si attengono soltanto alla lettera, suona menzogna. Nel Vangelo secondo Giovanni, il nostro Salvatore e Signore dice ai discepoli: Se crederete, non solo compirete le opere che io faccio, ma ne farete anche di pi grandi (30). Vediamo dunque se i discepoli hanno fatto opere pi grandi! Che cosa c di pi grande che risuscitare un morto? Chi, non dico di noi, ma degli apostoli, ha risuscitato un morto 49? La storia riferisce che Paolo risuscit dai morti Eutico 50, e Pietro Tabita, che significa Gazzella 51 : potrai trovare questi fatti e altri di tal genere; ma dove sono le opere pi grandi?
lIniquit si mostra seduta su una massa di piombo Invece i santi non sono sommersi perch sono leggeri e non sono gravati dal peso del peccato (Om Es VI, 4, cit., p. 115). 66 Cf. Sal 54 (55), 7. 6 7 Is 6, 10. 68 Cf. 2 Cor 3, 6. (45) Poich il Salvatore si degnato di assumere la natura umana ed venuto sulla terra lo Spirito Santo divenuto colomba, dimorando fra noi come uccello pi mansueto a causa della moltitudine degli uomini (Om Ct II, 12, cit., pp. 91s.). Lo Spirito linfinito di Dio sottilissimo e non cosificabile. La libert dello Spirito non ci appesantisce o ci trattiene (G. Dossetti, Meditazione di Pentecoste , 30 maggio 1993, Monte Sole, pro manuscripto). (46) Prv 23, 5 LXX. Ebr.: Appena fai volare gli occhi sopra la ricchezza, essa gi non pi, perch mette ali come aquila e vola verso il cielo; LXX: Se tu volgi lo sguardo verso (il ricco), egli non appare da nessuna parte, poich si preparato ali come di aquila e ritorna verso la casa di colui che gli superiore. 69 Is 6, 10. 70 Cf. Is 9, 1; 49, 9. 7 1 Cf. Is 49, 9. 72 Cf. 73 Is 42, 18. Is 8, 23 - 9, 1; Mt 4, 16; Gv 8, 12. (47) La Sposa (lanima, la Chiesa) aveva concepito amore per il Verbo di Dio e desiderava arrivare a lui con celere volo dicendo: Chi mi

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Il Salvatore, inoltre, ha ridonato la vista 52 ai ciechi e, cosa pi grande, anche a chi era nato cieco 53: ci facciano vedere i ciechi dalla nascita risanati dalle mani degli apostoli! Se si cerca, si possono trovare nei Vangeli altre infinite opere delle quali n gli apostoli, n i loro successori, hanno fatto di pi grandi. In verit la parola della Scrittura ha inteso dire qualcosa di simile: Rispetto alle opere che io ho fatto secondo la carne, voi ne farete di pi grandi: io ho fatto risorgere dai morti corporalmente, voi farete risorgere spiritualmente dai morti; io ho infuso nei ciechi questa luce sensibile, voi fornirete ai non vedenti la luce spirituale. E davvero, fino ad oggi, io vedo compiere, da parte di discepoli di Ges pieni di fede, questi segni pi grandi di quelli corporei che fece (31) Ges.

dar penne, come a una colomba, e voler e riposer?. Voler coi sensi, voler coi pensieri e riposer allorch avr compreso i tesori della sua sapienza e della sua scienza (Cm Ct IV, cit., p. 252). Cf. H. de Lubac, Storia e Spirito, cit., pp. 360ss. (48) Cf. Is 6, 10. Prophetatur de populo Iudaeorum et de omnibus nobis: cf. lIntroduzione a queste Omelie, alla nota 66. 74 Gv 9, 41. 75 Ibid. 76 Cf. Prv 4, 25. (49) Se uno di natura ricca e di ingegno ardente, non lo si riterr subito adatto ad accogliere i misteri del Verbo di Dio, ma si richiede anche che prima si separi dagli atti profani e dalle opere impure, e cos alla fine diventi capace di erudizione, se prima divenuto capace di santit (Om Lv V, 10, cit., p. 123). (50) Cf. Bar 2, 17. Se la citazione, presa alla lettera, si pu riferire a suppliche a Dio (come in Is 37, 17), perch apra i suoi occhi di misericordia sul popolo, il contesto invita piuttosto il credente a uno sguardo nuovo, illuminato, su realt rimaste fino ad allora impenetrabili e oscure (cf. per es. 2 Re 6, 17). (51) Cf. Is 33, 14.15 LXX. Ogni iniquit, oppressione e

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Forse che al presente non ci sono ciechi che vedono, zoppi che camminano, lebbrosi che sono mondati (32) e avvengono anche gli altri segni, se chi ieri accecato si accostava allidolo come fosse Dio, oggi invoca il Dio vivo 54 , avendo lasciato da parte le cose di un tempo? O se chi ieri era zoppo per il peccato, ora ammaestrato sulla via vera dallinsegnamento dei discepoli, la percorre con piede saldo? O se chi ieri aveva la mano inaridita 55 e inutile per fare il bene, oggi ha restituita la mano vivente? Se vedi uno contaminato e lebbroso nellanima pentirsi allimprovviso, compunto dalla parola dellinsegnamento, non ti rincresca dire che la

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Cf. Sir 24, 8.

ingiustizia, decisione di sangue: e, anche se non uccide con la spada, tuttavia uccide con lintenzione. E chiude gli occhi per non vedere il male: felice coscienza, che non ascolta e non contempla il male! Chi dunque tale, dimorer negli eccelsi, cio nel regno dei cieli o nellaltissima spelonca della fortissima Pietra, nel Cristo Ges (Girolamo, In Isaiam... X, XXXIII, cit., p. 367). (52) Uno dei nostri sensi una finestra: attraverso di essa lo Sposo guarda; un altro senso unaltra finestra: e attraverso di essa lo Sposo considera Dove lo Sposo non guarda, troviamo che l sale la morte, come leggiamo in Geremia Quando tu guardi una donna con concupiscenza, la morte sale per le vostre finestre (Om Ct II, 12, cit., p. 89). (53) Cf. Is 6, 10. Ove i testi originali dicono risana, il Targum dice perdona (El Targum , cit., p. 84); cf. Mc 4, 12. Il che sembra direttamente rispondere allo sviluppo origeniano, nella chiave di un perdono rigenerante: A che mi giover sapere e credere che Dio ha risuscitato Ges dai morti, se io in me stesso non lo possiedo risuscitato? Se non cammino in novit di vita, Cristo per me non ancora risorto dai morti (Cm Rm VIII, II, cit., II, p. 39; cf. Om Is II, 1, nota [4]). Queste cose ognuno deve realizzarle in se stesso (cf. Om

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purificazione di questo lebbroso nello spirito cosa pi grande di quella di un lebbroso nel corpo! Il discorso si cos largamente profuso nel desiderio di mostrare che cosa significhi la parola detta: E vedendo vedrete e non conoscerete (33). 5. Qual allora la causa per cui luditore non comprende e il vedente non vede? Dice: Si ingrassato il cuore di questo popolo 56 . Se necessario comprendere il perch anche di questo, non sono la stessa cosa una grassezza o una esilit del corpo o dello spirito! Infatti quello che grasso corporalmente, riguarda la carne, e non mi di alcun danno se ingrassa il cuore di carne, e neppure mi giova se viene indebolito dalla malattia o da qualunque causa. Cos, di fatto, penso che diventi il cuore di carne di coloro che sono stretti dalla paura! A quel modo, infatti, che interamente si consumano per la malattia, cos

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Cf. Sal 32 (33), 12.

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Cf. Is 8, 18.

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Is 8, 19.

Gs VII, 1-2, cit., pp. 116ss.). (54) (Intendi) il Vangelo come vuol essere inteso e annunciato, vedendovi Ges che guariva ogni debolezza e malattia, non solo in quel tempo in cui queste guarigioni avvenivano secondo la carne, ma che ancora oggi guarisce (Om Ct II, 4, cit., p. 70; cf. Om Lv VIII, 1, cit., p. 175). 1 Is 8, 18. 2 Ibid. (1) Prv 9, 9. Tocchiamo brevemente poche cose fra le molte esponendo quello che mira alla edificazione della Chiesa, in modo da fornire agli ascoltatori occasioni di comprendere (Om Lv I, 1, cit., p. 35). (2) Ci sono i principi della Legge, il progresso che vi si aggiunge nei profeti, la pienezza di perfezione contenuta nei Vangeli (Om Lv I, 4, cit., p. 40): lermeneutica di Origene non ignora

Omelie su Isaia VII, 2-3

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dicono vien meno anche il grasso e la pinguedine che circonda il loro cuore (34). Qual danno dunque me ne viene, se si ingrassa il mio cuore corporeo? E, sia pure, se si assottiglia il mio cuore, che giovamento mi arreca? Vero che, con il vocabolo cos corporalmente chiamato di cuore, viene designato lapice della nostra anima (35), come risulta chiaramente dallespressione evangelica: Beati i puri di cuore 57 ; certo questi puri di cuore non sono tali per non avere allinterno sangue o altra materia corporea! Invece, detto: Beati i puri di cuore per la beatitudine di coloro che hanno il cuore puro, e qui con il cuore si designa lapice dellanima (36). Dunque: lapice della nostra anima, che si dice risiedere nel cuore di carne, pu essere sia puro che impuro: il nostro cuore impuro quando da esso provengono propositi malvagi, omicidi, adulterii, furti,

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Cf. ibid.

lidea di uno sviluppo storico della rivelazione; vero che la sua difesa appassionata dellunit dei due Testamenti e la sua coscienza di una Chiesa che comprende tutti i santi fin dagli inizi del mondo gli fa di volta in volta sottolineare, nei giusti prima del Cristo, la luce o lombra (cf. H. de Lubac, Storia e Spirito , cit., pp. 269ss.). 3 Eb 2, 14. (3) Cf. Eb 2, 14-15. Si potrebbe citare, per tutto il passo origeniano che stiamo commentando, anche il cap. 2 della Lettera agli Efesini: la struttura delluomo irredento chiude in una alienazione fondamentale da Dio sia Israele (Ef 2, 3) che le genti (Ef 2, 1s.12), dalla quale salva solo, per grazia, lopera di misericordia divina realizzatasi nel Cristo (Ef 2, 4ss.). (4) Cf. Eb 2, 16. Il Salvatore e Signore nostro, volendo salvare luomo come lo volle salvare, perci volle salvare il corpo cos come

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Origene

false testimonianze, bestemmie 58; puro, invece, quando (ne scaturiscono) propositi santi, sentimenti divini e spirito integro. In questo senso si deve pensare che si dica che assottigliato dal sottile e santo Spirito (il cuore) di colui che salvato; e si dica ingrassato e soffocato dalla malizia (il cuore) di colui che pecca. Dello Spirito Santo secondo (il libro) della Sapienza 5 9 viene detto che unico, molteplice, sottile, mobile (37), e che il giusto riceve questo Spirito sottile 60; e davvero questo Spirito diverso da tutti gli spiriti intelligenti, puri, sottili 61 . Cos lapice del cuore sottile, il che vuol dire spirituale, oppure pingue, quando appesantito dalla peccaminosit della materia corporea, pieno di pensieri carnali (38) e degni di biasimo; in questo senso detto: Si ingrassato il cuore di questo popolo (39). Comprendi: il cuore si ingrassato per il fatto che non ci sono in esso se non sollecitudini umane e carnali; a quel modo, infatti, che pingue la materia del corpo, nello stesso modo lo sono anche i sentimenti e i pensieri

19

Cf. Gv 7, 38; 4, 14.

volle salvare lanima, e volle salvare anche il resto delluomo, lo spirito. Non avrebbe potuto salvare luomo intero se non avesse assunto luomo intero (da Origene, Disputa con Eraclide, cit. in Il Cristo , cit., pp. 338s.). (5) Cf. 1 Pt 2, 2. Citiamo questo testo, a preferenza di Eb 5, 13, perch ci sembra pi adatto agli sviluppi della tematica che seguir e degli ulteriori testi che verranno addotti da Origene stesso. 4 Cf. Mt 11, 11. 5 Cf. Mt 16, 18. 6 Cf. 2 Cor 12, 2.4. 7 Cf. Is 8, 18. 8 Cf. 1 Cor 3, 1. 9 1 Cor 3, 2. (6) Si pu mostrare quali siano stati i principi della Legge, quale progresso vi si aggiunga nei profeti, infine quale pienezza di perfezione sia contenuta nei Vangeli (Om Lv I, 4, cit., p. 40). Cf. nota (2) a

Omelie su Isaia VII, 3

155

carnali. Ci cos posta dinanzi una duplice considerazione: che il cuore si ingrassa per le cure mondane, e si assottiglia per la sollecitudine spirituale, quando si pensa alle realt del Signore, rigettando la pinguedine dal cuore e sapendo che, se il proprio cuore si ingrassa, non si capaci n di accogliere le parole di Dio, n di vedere il mistero della salvezza (40). Deponiamo dunque il grasso e assumiamo quella che abbiamo chiamato esilit, cos da poter dire anche noi come il profeta: Ha avuto sete di te lanima mia, quanta sete, di te, la mia carne, in una terra deserta, impraticabile e senzacqua! Cos sono apparso a te nel santuario (41)! Non perch io sia santo per natura, ma se la prudenza della carne si esaurisce, se la prudenza della carne muore di consunzione, allora apparir a te nel santuario (42). Questo sia detto come spiegazione della parola: Poich si ingrassato il cuore di questo popolo 62.

20

Sal 18 (19), 9.

21

Cf. Prv 3, 23; Sal 90 (91), 12.

questa omelia; e Introduzione, alla nota 92. (7) Se poi uno contempla il Verbo divino stesso e guarda la Sapienza divina in s, per quanta dottrina e sapienza abbia, si dichiarer presso Dio un (animale) muto giacch tutti gli uomini, a confronto del Verbo divino, non solo sono da ritenersi incapaci di parlare, ma anche muti (Om Es III, 1, cit., p. 65). Si noter, fra laltro, in asserzioni come queste, lattitudine per nulla aristocratica della dottrina origeniana della conoscenza: Pi si acquista confidenza con la dimensione spirituale, pi la si prende sul serio e la si vive, pi la si percepisce (Peraltro) i termini di spirituale e di perfetto (saranno realizzati solo) nella beatitudine (H. Crouzel, Origene , cit., pp. 165s.). 10 Is 8, 18. (8) Cf. 1 Cor 13, 9. lecito ricercare ed esaminare ogni parola

156

Origene

6. E il seguito : E sono divenuti duri dorecchio 63. Non mi danneggia in nulla lessere duro dorecchio in senso carnale, e non questo a costituirmi un motivo per non ascoltare le parole di Dio: come non mi di alcun danno la cecit corporale, se non accecata la mia anima (43), cos non mi di impedimento n la leggerezza n la pesantezza dellascolto corporale. invece una certa durezza di ascolto a far del male allanima delluomo. Qual questa pesantezza che si verifica nellascolto dellanima? Secondo le Scritture il peccato pesante; per questo (il salmista), avendo coscienza dei suoi peccati, dice: Come un grave peso (le mie iniquit) si sono aggravate su di me 64. Liniquit pesante, per questo siede sopra una massa di piombo 65 , come sta scritto in Zaccaria. Quanto poi agli egiziani, furono sommersi come piombo nellacqua violentissima (44) non perch avessero pesanti i corpi, ma furono sommersi come piombo nellacqua violentissima perch le loro anime erano state rese pesanti dalla massa di piombo sopra la quale sedeva lIniquit.

22

1 Cor 6, 13.

23

Cf. Is 26, 18.

24

Cf. Gv 7, 38; 4, 14.

che riguarda Dio e trarne la scienza completa delle realt; se poi avanza qualcosa che la divina Scrittura non risolve gettiamo nel fuoco quello che avanza, cio riserviamolo a Dio. Dio infatti non ha voluto che nella vita presente noi sappiamo tutto (Om Lv V, 9, cit., p. 121). (9) 1 Cor 13, 12. Innumerevoli i passi in cui Origene riprende questo testo paolino: il Nuovo Testamento ha apportato la verit in rapporto alle ombre della economia antica; ma il Vangelo stesso esprime dei misteri sotto la sua lettera, ed ancora immagine (icona: cf. Eb 10, 1!), rispetto al Vangelo eterno. La distinzione

Omelie su Isaia VII, 3-4

157

Dunque: la pesantezza delle orecchie deriva dal peccato e la loro leggerezza dalla santit! Che cos che fa s che ludito non sia duro nelludire, ma fine? Le ali del Verbo, le ali della virt; davvero sono le ali del Verbo a conferire grande leggerezza! Chi mi dar ali come di colomba per trovare riposo? 66. Questo il profeta dice non pregando di ricevere ali corporee di colomba, ma le ali della colomba che lo Spirito Santo (45). E ancora, Salomone dice del ricco: Si prepara ali come di aquila, e si rivolge verso la casa di colui che al di sopra di lui (46). Dunque, se mettiamo le ali, il nostro ascolto sar fine; se invece commetteremo il peccato, e non ci daremo cura delle ali, e le nostre penne ricadranno su se stesse, diventeremo pesanti e pesante sar il nostro udito.
27

Ibid.

28

Cf. Es 20, 4s.

parziale - perfetto, in specchio e in enigma - faccia a faccia qualifica nella maggioranza dei testi la conoscenza, conformemente al passo paolino, ma Origene la estende anche ad altre realt della vita cristiana come la fede, il modo di vivere, le virt, ladorazione, la libert, la presenza del Signore (cf. H. Crouzel, Origene, cit., pp. 158ss.266ss.297s.). (10) Cf. 1 Cor 2, 9. Con tutta lanima rivolgo lo sguardo a ci che sar Giacch non ho pi un cuore umano e non formulo pensieri secondo luomo; ma poich, secondo la Scrittura, coloro ai quali si rivolge la parola di Dio, sono di, neppure io volgo lo sguardo a queste cose con mente umana, ma divina (Om Gdc VI, 4, cit., pp. 124s.). Cf. Introduzione, nota 94. 11 Ibid. (11) Cf. Gv 6, 44. Questa attrazione vista da Origene in senso forte, un trascinare con amorosa violenza gli uomini alla salvezza: Dio Padre stesso non trascura leconomia della nostra salvezza, bens

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Origene

I peccatori, dunque, sono divenuti duri dorecchio 67: e davvero tutti i giudei che allora ascoltarono il Salvatore, lo ascoltarono con orecchio pesante, e per questo non credettero. E fino ad oggi, quanti, nellascolto delle Scritture, non ne ascoltano il discorso spirituale, che sottile, ma la lettera, che pesante e che uccide 68, sono duri dorecchio. Cos, dunque, la Scrittura si ascolta in due modi: con un ascolto pesante da parte di colui che non comprende quanto vien detto, mentre chi comprende (la Scrittura) non solo non lascolta con pesantezza, ma anzi con udito fine, che rende intelligente lascoltatore (47).

29

Cf. Rm 7, 14.

egli stesso non solo ci chiama, ma anche ci trascina alla salvezza (Om Nm XX, 3, cit., p. 288). (12) Cf. Gv 10, 29-30. Il Signore conosce quelli che sono suoi, in quanto si mescolato con essi e ha comunicato loro la propria divinit e li ha presi, per dirla con il Vangelo, nella sua mano: chi crede nel Salvatore infatti nella mano del Padre (Cm Gv XIX, IV, cit., p. 569). (13) Cf. Is 8, 18 LXX. Signa et prodigia: abbiamo tradotto il secondo termine con prodigi, anche se propriamente potrebbe essere reso con presagi, confortati dalla lettura stessa del Targum: Ecco qui che, mentre sussistiamo io e i figli che il Signore mi ha dato, si realizzeranno fra di noi i segni e i prodigi dei quali si dice che verranno sopra Israele, in tal modo che se li vedessero e si pentissero sarebbe abolita la sentenza decretata contro di loro: cio che li si esilier senza che possano presentarsi davanti al Signore degli eserciti, la cui Presenza si trova sul monte di Sion ( El Targum... , cit., p. 91). (14) I giudei attribuiscono al monte Sion qualcosa di divino che lo rende confacente a Dio; e ritengono pertanto che esso sia il luogo scelto dal Padre delluniverso; e dicono che per questo Salomone vi costru il tempio, Divinizzano il monte Sion, che

Omelie su Isaia VII, 4

159

7. C poi unaltra profezia, riguardo al popolo dei giudei e riguardo a tutti noi, se pecchiamo. E hanno chiuso gli occhi, cos che non vedano con gli occhi, e non ascoltino con le orecchie, e non comprendano con il cuore 69. Quanto a quelli che non vedono, alcuni sono ciechi e non vedono per la cecit, altri sono nelle tenebre 70 e per questo non vedono, altri, poi, n sono nelle tenebre, n sono ciechi, ma non ci vedono perch chiudono gli occhi (48). La divina Scrittura conosce bene queste differenze, che sono proprie dellapice del nostro cuore; dice infatti il Salvatore ai prigionieri: Uscite!, e a quanti sono nelle tenebre, che siano illuminati 71, e per coloro che dimoravano in regione e ombra di morte: Una luce sorta per loro 72. Dunque, questi non vedevano, perch dimoravano nelle tenebre fino a che sorgesse per loro

33

30 Cf. Gv 1, 14. 31 Cf. 2 Cor 3, 13. 34 Cf. 1 Pt 4, 11. Cf. Gv 1, 1.

32

Cf. 1 Cor 15, 2.

significa osservatorio (Cm Gv XIII, XII-XIII, cit., pp. 474s.). (15) Cf. Rm 12, 6ss.: Abbiamo pertanto doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi. Chi ha il dono della profezia la eserciti secondo la misura della fede; chi ha un ministero attenda al ministero; chi lesortazione allesortazione; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia. Il carisma non un dono eccentrico rispetto alla funzione e al ministero nel popolo di Dio, piuttosto loperazione segreta e vivente dello Spirito che mette in opera la diaconia esteriore.

la luce. Sordi, udite, e ciechi volgete lo sguardo! 73. Questi, prima, non vedevano perch erano ciechi per natura. Al di fuori di queste categorie, in paragone sia dei ciechi che di coloro che sono nelle tenebre, molto peggiore la situazione di coloro che non vedono proprio perch hanno chiuso volontariamente gli occhi. E che sia proprio cos come affermiamo, me ne sar testimone il Salvatore che dice: Se foste ciechi, non avreste peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane 74. Bene afferma: Dite: Noi vediamo 75; in effetti, dicono di vedere, e avrebbero la possibilit di vedere, ma, chiudendo gli occhi, non vedono. E se a volte vedrai unanima dotata dingegno per comprendere, pronta, agile, che non medita le parole di Dio, sappi che non per cecit non vede il contenuto delle Scritture, e non per il fatto che si trovi nelle tenebre, ma perch chiude gli occhi (49).
1 Cf. Is 10, 10 LXX. Cf. Sap 14, 27-30. 2

Cf. Is 10, 14 LXX.

Cf. Rm 7, 23.

(16) Come lo stesso Dio e lo stesso Cristo, cos lo stesso Spirito Santo che stato nei profeti e negli apostoli, cio sia in quelli che credettero in Dio prima della venuta di Cristo sia in quelli che per mezzo di Cristo son venuti a Dio Ma vedo che la venuta dello Spirito Santo fra gli uomini si propriamente manifestata dopo lascesa di Cristo in cielo pi che prima della sua venuta (Princ II, 7, 1-2, cit., pp. 296ss.). (17) Cf. Is 8, 19 LXX. Il testo ebraico, difficile, pu suonare cos: Se vi diranno: Interrogate gli spiriti e gli indovini, che bisbigliano formule. Forse che il popolo non deve consultare i suoi di? Per i vivi (non si consultano) i morti? (trad. R. Penna, cit., p. 112). Il Targum pone la domanda in bocca alle nazioni in mezzo alle quali il popolo potr trovarsi in esilio, in diaspora, come la tentazione perenne e insidiosa della assimilazione idolatrica (El Targum... , cit., p. 91).

Omelie su Isaia VIII, 1

161

Se dunque ascolterai la Scrittura che dice a coloro che chiudono gli occhi: Apri i tuoi occhi (50) e Guarda diritto 76, apri gli occhi rispetto al motivo per cui li avevi chiusi, allora potrai guardare diritto e considerare la luce della verit! E certamente accusa coloro dei quali ci si chiede perch chiudano gli occhi per non vedere; ma non lo dice perch a volte non giovi anche chiudere gli occhi dellanima. Certo che va bene, come lo mostra chiaramente Isaia, dicendo, nel passo che segue: Chi vi riveler il luogo eterno? Chi cammina nella giustizia e parla secondo la via vera e retta, turandosi gli orecchi per non udire giudizi di sangue, chiudendo gli occhi per non vedere liniquit (51). Se dovesse accadere che aprendo gli occhi dellanima io debba ascoltare e sentire discorsi turpi, meglio che chiuda laccesso (52), piuttosto che udire e intendere ci che nocivo. Quando, dunque, chiudere? Allorch si dicono cose cattive, per non averne alcuna intelligenza; mentre si deve volgere lo sguardo ai discorsi di Dio, e allora ci convertiamo e ci risana (53) Dio,
5

Cf. Is 10, 10 LXX. Cf. Is 8, 19.


13

Cf. Is 10, 10-11 LXX.

12

Ibid.

(18) Cf. Gv 3, 31.32. Se egli infatti viene dallalto e dal Padre superiore a tutti. Quelli invece che hanno una mentalit legata alla materia portano limmagine del Terrestre e parlano anche dalla terra (Isaia) scrive che essendo dalla terra parlano anche da essa. Il Logos di Dio invece viene dallalto, superiore a tutti e parla di ci che ha veduto e udito. Anche i profeti parlano di cose celesti e divine, in quanto avevano il Logos che veniva a loro dallalto (Cm Gv framm. XLVI, cit., p. 855). (19) Cercate dai Pitoni e dagli indovini, che strepitano nei loro incantesimi I LXX hanno interpretato: Che parlano dalla terra, che gridano dal ventre: Giacch ognuno che dalla terra, parla dalla

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Origene

mandando il Verbo che risana coloro che vogliono essere guariti nel Cristo Ges (54), cui appartengono la gloria e il potere nei secoli dei secoli. Amen! 77 .

Cf. Gn 3, 1.

Cf. Lc 16, 8.

Ibid .

10

Cf. At 8, 10.

terra E colui il cui Dio il ventre, e la cui gloria nellignominia si ritiene che gridi dal ventre (Girolamo, In Isaiam..., III, VIII: PL 24, 122). (20) Continuiamo a tradurre con indovini il termine che indica il commercio con il demone che chiamano Pitone, cio ventriloquo (cf. Princ III, 3, 5, cit., p. 433). (21) Cf. Sal 95 (96), 5. Nellebraico: Nullit sono tutti gli di dei popoli. Il termine ebraico elilim, reso da demoni nella LXX, e che ha assonanza con elohim, di, come anche con Dio, servito alla propaganda antidolatrica, soprattutto in Isaia intenta a svuotare le divinit pagane (Salmi, libro IV e V [A. Lancellotti], EP, Roma 1980, p. 49; cf. le recenti considerazioni di M. Fdou, Lhermneutique origenienne de la Bible et les religions paennes , in Origeniana sexta, cit., pp. 343ss.). (22) Diventiamo i familiari di Ges (Cm Mt X, I, cit., pp. 142s.). Cf. Om Is VI, 3 e nota (20). (23) Potresti dirmi: (i Pitoni) operano guarigioni I medici arrivano a qualche risultato dopo parecchio tempo e duro tirocinio; i demoni, in quanto spiriti, possiedono le medesime conoscenze senza bisogno di tempo e senza difficolt Ma bisogna tener presente che il

Omelie su Isaia VIII, 1-2

163

OMELIA VII Sulla parola della Scrittura: Ecco, io e i miei figli, che Dio mi ha dato 1, e il seguito

1. Da occasione al sapiente e diventer pi sapiente (1), ha detto la parola divina. E cos, prendendo occasione dal santissimo apostolo per lintelligenza delle parole profetiche, preghiamo Dio di ricevere sapienza e di poter diventare pi sapienti nella esegesi dei profeti di cui ci forniscono occasione gli apostoli (2).
11

Cf. Rm 12, 16.

loro sapere lo mettono a servizio non della salvezza delle anime bens del loro inganno (Pseudo-Clemente, I Ritrovamenti IV, 20-21 [S. Cola], CN, Roma 1993, pp. 225s.). Cf. per il tema: A. MonaciCastagno, Origene predicatore, cit., pp. 131s. (24) Cf. Dt 33, 29. Gi in precedenza (cf. nota [17]), Origene aveva ammonito a non ricorrere alla morte per conoscere la Vita: Luomo di Dio deve non avere alcuna comunanza con le occulte macchinazioni dei demoni per non essere riempito del loro spirito e potenza Chi si dedica ad esse non fa altro che consultare i morti: giacch morti sono coloro che non partecipano della Vita (Om Nm XVI, 7, cit., pp. 225s.). (25) venuto il mio Signore; si messo in mezzo tra i giudei (che) hanno accolto la sua presenza e quelli che non solo non lhanno accolto, ma hanno dato la morte pi a se stessi che a lui Pur volendo (non possono) celebrare il giorno di festa in quel luogo che ha scelto il Signore Dio Di propria iniziativa hanno respinto laltare vero e il pontefice celeste, e si sono spinti a tal punto dinfelicit da perdere limmagine senza accogliere la verit; per questo viene detto loro: Ecco, la vostra casa vi sar lasciata deserta (Om Gs XXVI, 3, cit.,

164

Origene

LApostolo, ricordandosi di questa parola: Ecco, io e i miei figli, che Dio mi ha dato 2, poi aggiunge una spiegazione: Poich dunque i figli hanno in comune sangue e carne, anchegli si fatto prossimo a loro che ne partecipano, per annientare, mediante la morte, colui che della morte ha il potere, cio il diavolo, e liberare coloro che, per timore della morte, erano soggetti a schiavit per tutta la vita (3). Dunque, poich i figli sono partecipi del sangue e della carne, anche il nostro Salvatore ha comunicato al sangue e alla carne. Certo era estraneo alla natura e divinit di lui assumere sangue e carne; ma proprio per noi assunse quelle realt che gli erano estranee, al fine di rendere familiari a s noi che eravamo diventati estranei a motivo del peccato (4).

12

Cf. Is 10, 13 LXX.

13

Cf. ibid .

pp. 315s.). (26) La grazia dello Spirito Santo, infatti, stata trasferita alle nazioni passato a noi il pontefice non in immagine, ma vero e occorre che egli le vere vittime cio quelle spirituali le offra da noi, ove si edifica il tempio di Dio fatto di pietre vive, che la Chiesa del Dio vivente, e dove il vero Israele (Om Gs XXVI, 3, cit., pp. 316s.). Rinviamo a quanto abbiamo scritto nella Introduzione alle Omelie su Giosu per valutare la portata dinamica, non statica, delle affermazioni origeniane sul mistero dIsraele. (27) Gv 1, 16. Avendo ricevuto dalla sua pienezza, abbiamo compreso che la grazia e la verit non ci sono state soltanto date per mezzo di Ges Cristo, ma sono state fatte per mezzo di lui (Cm Gv VI, VI, cit., p. 298). (28) Basta un momento: ci si stacca dal principio vitale, il respiro di Cristo, e si avvia un processo di amplificatio che, gonfiando la nostra illusione di potenza, ci pone in un isolamento di morte (cf. G. Lomiento, Cristo didaskalos dei pochi, cit., p. 28). (29) Qui ecclesiastici sumus : in un contesto che di deplorazione per chi non vive la realt pneumatica della Chiesa, giova

Omelie su Isaia VIII, 2

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LApostolo ha fatto cio questa esegesi: Poich dunque i figli hanno in comune sangue e carne, anchegli si fatto prossimo a loro che ne partecipano 3 e io a mia volta dico: come, avendo i figli in comune carne e sangue, egli pure si fatto prossimo a loro che ne partecipano, cos, poich i figli bambini non sono in grado di ascoltare parole troppo elevate infatti devono ascoltare i discorsi di Dio da bambini (il Salvatore) venuto nel sangue a motivo dei figli che avevano in comune carne e sangue, parlando come a piccoli (5), parla non con parole divine e ineffabili, ma con le espressioni che possono comprendere i piccoli. Davvero tutti gli uomini sono piccoli, se li paragoni alla perfezione del Verbo (6); anche se fai il nome di Mos, anche se parli di uno dei profeti, di Giovanni stesso, il pi
14

Cf. 2 Ts 2, 9.

15

Cf. Is 10, 13 LXX.

16

Cf. Is 10, 14

ricordare la profonda coscienza origeniana del dono che implica lappartenervi: Io, uomo di Chiesa, che vivo sotto la fede nel Cristo e come posto in mezzo alla Chiesa (Om Lv I, 1, cit., p. 34), e il superamento, nella fede apostolica, dei limiti sperimentabili nella realt umana di chi la pratica: (il mio) il discorso di un cristiano a cristiani, ai quali deve essere cara lautorit delle parole apostoliche (Om Lv VII, 4, cit., p. 162). (30) degno dellofferta lecclesiastico che opera secondo il suo nome: Se un sacerdote della Chiesa, mediante le sue parole, la sua dottrina, la sua grande sollecitudine e la fatica delle sue veglie, pu convertire un peccatore logico che colui che salvato dalla sua fatica, renda grazie a Dio, e offra una vittima salutare (Om Lv V, 12, cit., p. 128). (31) Mettiamo dunque a confronto la Sacra Scrittura con se stessa, accostando cose spirituali a cose spirituali (Om Gs XV, 3, cit., p. 209); poich lunit della Scrittura proviene dallo Spirito, occorrer piegare allo Spirito le apparenti contraddizioni: Abbiamo svolto, secondo la nostra possibilit, questo compito, spiegando parola per parola le espressioni incoerenti e del tutto oscure (come Celso le definisce) Solo chi sapiente veramente in Cristo pu spiegare

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Origene

grande fra i nati di donna 4, anche se passi a parlare degli apostoli, di Pietro, contro il quale non prevarranno le porte degli inferi 5 o di Paolo che rapito fino al terzo cielo, ud parole ineffabili 6, non abbassi la loro gloria se dici che anche loro, riguardo alle cose che hanno compreso a paragone di quelle di cui non hanno avuto intelligenza hanno ricevuto un ammaestramento da piccoli nelle discipline consegnate agli uomini (7). (Dicendo) dunque: Ecco, io e i miei piccoli, che Dio mi ha dato 7 , il Salvatore non lo dice di quelli che Paolo chiama piccoli in Cristo 8, e afferma che sono da abbeverarsi con latte e non con cibo solido 9, ma di tutti gli uomini insieme.
17

Cf. Lc 6, 48.

18

Cf. Is 10, 14 LXX.

19

Cf. 1 Pt 4, 11.

completamente tutta la connessione dei passi (C Cel VII, 11, cit., pp. 590s.). (32) Spesso infatti i nomi delle membra sensibili sono riferiti allanima, s che si dice che essa vede con gli occhi del cuore cio intuisce con lintelligenza qualcosa di intelligibile ascolta con le orecchie, allorch intende un concetto di pi profonda intelligenza si serve dei denti, quando mangia il pane di vita In noi sono due specie di sensi: una specie di sensi mortale corruttibile umana, laltra immortale e intellettuale divina (Princ I, 2.9, cit., pp. 139s.). Cf. H. Crouzel, Origene, cit., p. 168. (33) Cf. Mt 13, 9; anche Om Gs IX, 9: Al di l degli orecchi della carne vi sono altri orecchi (cit., p. 162: tutto il testo offre uno sviluppo analogo). (34) Gv 14, 6. I sensi spirituali sono da leggersi come i segni rivelatori di quelluomo nuovo che si costruisce nella potenza della grazia del Cristo (cf. Introduzione, nota 97). (35) Cf. Is 26, 18 LXX. Il testo della LXX notevolmente diverso rispetto allebraico (cf. la lettura che ne d Girolamo, In Isaiam... VIII, XVI: PL 24, 302s.); ma in ogni caso resta valida la lettura spirituale che ne fa, in numerosi passi, Origene: Dentro di noi c il popolo delle virt, e il popolo dei vizi: Dal nostro cuore procedono i cattivi

Tuttavia, come tra i fanciulli ve ne sono alcuni pi vivaci di altri, e che assimilano pi rapidamente le nozioni loro impartite, cos intendo dire Mos da paragonarsi ai fanciulli dingegno, e allo stesso modo i profeti e gli apostoli del Signore Ges Cristo! Ma proprio perch costoro sperimentavano in se stessi che, se anche progredivano, il loro era un progresso da fanciulli, dicevano: Parziale la nostra conoscenza e parziale la nostra profezia (8). Infatti non vedevano ancora la realt vera ma scorgevano le ombre della realt, e non la luce piena ma unimmagine oscura; perci ripetutamente dicevano: Ora vediamo come in uno specchio, in enigma, ma allora vedremo faccia a faccia (9). Nel leggere queste cose, e nel comprenderle, chi potr inorgoglirsi ed ergersi con presunzione a motivo della scienza o di qualunque altro dono? E dal momento che quanto pervenuto ai fanciulli di gran lunga inferiore a quanto tenuto in serbo per gli uomini (10), non debbono esaltarsi e insuperbirsi coloro che, tra i fanciulli, appaiono di ingegno pi perspicace e agile!
pensieri Ma se meritiamo di dire quella parola dei santi: Per il tuo timore, Signore, concepiamo, allora si trova in noi anche laltro popolo, generato nello Spirito (Se concepiamo) dal Verbo di Dio la carne servir allo spirito (Om Gn XII, 3, cit., p. 190). (36) Cf. Rm 9, 5 e Sal 95 (96), 5: Tutti gli di delle nazioni sono un nulla, ma il Signore ha fatto i cieli. La citazione riprende in maniera diretta lespressione di Rm 9, 5, riferita al Cristo-Dio, almeno nella lettura pi abituale: Vero Dio dunque il Dio (e) il Logos che era presso Dio, che era nel principio nella contemplazione perenne della profondit del Padre (Cm Gv II, II, cit., pp. 205s.). (37) Gv 14, 6. Il principio della vita purissima e senza mescolanza alcuna di elementi estranei si trova in modo proprio nel primogenito di ogni creatura. Da essa attingono i partecipi di Cristo, i quali perci vivono la vita vera, mentre quelli che vivono apparentemente fuori di lui mancano della luce vera e quindi della vera

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Origene

Cos (la Scrittura) dice fanciulli tutti gli uomini che il Salvatore indicava dicendo: Ecco, io e i miei figli, che Dio mi ha dato 1 0. Anche il Salvatore ha ricevuto il dono da Dio: giacch nessuno viene a lui se non lo attira a venire al Salvatore colui che lo ha mandato, come abbiamo imparato dal Vangelo secondo Giovanni (11). E poich ha ricevuto in dono dal Padre coloro che credono, cos dice di loro in profezia: Ecco, io e i miei figli, che Dio mi ha dato 11. E non da pensarsi che non (li) abbia avuti colui che ha ricevuto, dal momento che ancora (li) ha colui che ha dato (12). 2. Poi, in seguito, il Salvatore profetizza per mezzo del profeta, dicendo che avverr, quando avr ricevuto i

vita (Cm Gv I, XXVII, cit., p. 170). (38) Cf. Is 8, 20 LXX. Il testo della LXX dice: Ci ha dato infatti la Legge in aiuto!. Ci ha dato laiuto della sua Legge, che ha voluto noi avessimo in luogo delle divinazioni: essa che vieta ogni tipo di presagio (Calmet, In Isaiam, cit., p. 460). (39) Cf. Is 8, 20 LXX; e Introduzione, nota 98. (40) Cf. Is 8, 20 LXX. (Se il profeta dice in persona Christi): Ecco, io e i figli che Dio mi ha dato, lo dice agli apostoli e ai credenti dalle genti che hanno accolto il suo Vangelo. Se vi diranno i vostri padri che avete abbandonato: Interrogate gli indovini dovete sapere questo, che ogni nazione consulta i propri di Ma a voi Dio ha dato come aiuto la Legge, cos che potete dire: La profezia delle genti, che spesso inganna i suoi cultori, non come la nostra profezia che, senza alcuna rimunerazione, viene proferita dalla Legge (Girolamo, In Isaiam... III, VIII: PL 24, 123). (41) da notarsi non solo laffermazione di fondo, ma la convinzione con cui Origene indirettamente contrappone al primo Israele, depositario del dono della Legge, i greci e i barbari. In altro contesto, per provare una sua asserzione sulla simbologia dei nomi, Origene dir: Vuoi vedere poi come i nomi sono adattati alla realt

Omelie su Isaia IX, 1

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figli, che si verificheranno segni e prodigi in Israele. Il testo anzi suona cos: E saranno segni e prodigi in Israele da parte del Signore delle schiere, che abita sul monte Sion (13). Giacch chi abita nellosservatorio (14), e pu scorgere la verit in ogni anima, questi compie segni e prodigi ad opera del Salvatore e, dopo il Salvatore, mediante gli apostoli; e ovunque si trova unanima in grado di amministrare i segni e i portenti di Dio (15) sia nel senso della guarigione spirituale, sia in maniera sensibile per esortare
5

Cf. Mt 13, 9.

non solo presso i santi (= Israele), ma anche presso i gentili e i barbari? (Om Nm XXV, 3, cit., p. 343): nel caso, il chiamare barbari i detentori dellantica civilt egiziana, mostra come questo intellettuale trascendente, dallintelligenza estremamente umana e concreta resta prima di tutto un ricercatore di Dio e delle Scritture in cui Dio trasmette la vera sapienza (cf. L. Bouyer - L. Dattrino, La spiritualit dei Padri, EDB, 3/A, Bologna 1988, p. 201). (42) Cf. Is 8, 20 LXX. Cos risponderete loro: Noi obbediamo alla Legge che ci stata data come testimonianza ( El Targum..., cit., p. 91). (43) Il testo esprime, in crescendo, il mistero della Parola, quale (Origene) la concepisce, del Logos che fa tuttuno con il Figlio di Dio, ma che ci diviene accessibile solo nella sua incarnazione storica, da cui sono inseparabili tutte queste parole umane, dellAntico e del Nuovo Testamento, nelle quali e per mezzo delle quali la Parola eterna si avvicinata a noi e ci ha salvato (L. Bouyer - L. Dattrino, La spiritualit dei Padri, cit., p. 205). (44) Cf. Gal 3, 19. Cf. anche Introduzione, nota 99. (45) Cf. Gv 1, 14. Il Logos di Origene, ricalcato su quello di san Giovanni, Parola oltre che Ragione. Ma in qualunque stato lo si consideri, sempre Parola personale come Ragione personale: Parola che sgorga dal Padre, che si spande nella Scrittura e che si fa carne in Ges (H. de Lubac, Storia e Spirito, cit., p. 371. Cf. L. Cignelli, Il tema Logos-Dynamis in Origene , in Liber Annuus, 34 [1984], pp. 239-272; e La potenza della parola divina in Origene dAlessandria, in Terra Santa, agosto 1985, pp. 193-199).

170

Origene

alla fede coloro che vedono , il Dio che comp allora segni e prodigi non resta inattivo rispetto alloperarli anche ora (16). E se vi diranno: Interrogate gli indovini e coloro che gridano dalla terra, che parlano cose vane, che gridano dal ventre, non ricerca un popolo il suo Dio? Perch consultano i morti riguardo ai vivi? (17). Porgete attenzione, poich le parole presentano oscurit e il (loro) significato deve collegarsi a quanto precede, se Dio stesso ce lo concede e ce lo rivela: dunque ci insegna a non metterci alla scuola di altri discorsi se non celesti e buoni! Vi sono infatti alcuni che parlano e promettono una dottrina vera, e non parlano cose celesti, ma terrestri. Chi dalla terra, parla dalla terra; chi viene dal cielo
(1) Cf. Is 10, 10 LXX. Il testo della LXX si presenta diverso dallebraico, anche se consente una lettura unitaria: lo strumento dellira divina, lAssiria, si inebria vanamente del potere solo strumentale dato da Dio alla sua mano. Ululate sculptilia: Si ordina di fare alto lamento ai simulacri di Gerusalemme e di Samaria: non agli oggetti stessi che sono stati foggiati, ma a quelli che li hanno fatti: di modo che non soltanto quanti, eretici, hanno fabbricato idoli, ma anche quanti, nella Chiesa, difendono per ignoranza la menzogna al posto della verit, testimonino lerrore con il gemito e la penitenza (cos la lettura tropologica di Girolamo, In Isaiam... IV, X: PL 24, 136). (2) Cf. Dt 27, 15. nellabsconso del cuore che si gioca ladesione allidolatria o il ripudio di essa, tanto vero che il segreto pu essere anche il luogo dellinfrangimento dellidolo. quanto esprime una profonda considerazione filoniana: Luomo virtuoso non si impossesser, per arricchirsi, di nulla che provenga dal vizio, ma lo nasconder e lo annienter nel segreto Giacobbe, pur dando limpressione di prendere gli di, tuttavia non li ha presi, ma li ha nascosti, annientati e distrutti (Filone, La creazione del mondo. Le allegorie delle leggi [G. Reale - G. Calvetti - R. Bigatti], Milano 1978, Allegorie III, VIII, pp. 255s.). (3) Non pensiamo che, dal momento che ci sembra di non rendere culto agli idoli, queste cose non riguardino anche qualcuno di

Omelie su Isaia IX, 1

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al di sopra di tutti: (egli) attesta ci che ha visto e udito (18). Afferma: se uno dicesse ai figli che credono in me: Interrogate gli indovini e coloro che gridano dalla terra, che parlano cose vane, che gridano dal ventre 12 come a dire: interrogate i demoni, poich da una specie di demonio ventriloquo ha dato metaforicamente questa denominazione a tutti i demoni (19) se vi dicessero: Interrogate gli indovini 13, cio ricercate dai demoni sia la divinazione profetica, sia la verit, sia la mistica contemplazione, rispondete loro le parole che vi dico. Qual lammaestramento che d loro? Lo dice nel seguito. Davvero vi sono di quelli che mandano voi,

Cf. ibid.

noi. Per ciascuno Dio quello che egli venera al di sopra di tutto, quello che pi di ogni altra cosa ammira e ama (si veda tutto il testo di Om Gdc II, 3, cit., pp. 72ss.). (4) Nos qui esse de ecclesia cupimus: su questa espressione bellissima, difficilmente traducibile, dellanima origeniana, cf. Introduzione, nota 102. (5) Cf. Is 10, 12 LXX. Cf. anche Introduzione, note 107 e 108. (6) Ritroviamo laccezione di Sensus magnus nelle teorie degli eoni gnostici: (Basilides docebat de innato deo) natum fuisse Intellectum, de Intellectu Verbum, de Verbo Sensum, de Sensu autem Virtutem et Sapientiam, de Virtute autem et Sapientia Principatus et Potestates et angelos factos diversos (Filastrio di Brescia, Delle varie eresie XXXII, 2 [G. Banterle], CN, Milano-Roma 1991, p. 52). (7) Si notano alcune frasi in bocca a Nabucodonosor re degli Assiri, le quali non si adattano alla sua figura Con la sapienza dellintelligenza cambier i confini dei popoli Sar simile allAltissimo Similmente parlarono anche il principe di Tiro e il Faraone Chi cos capace da staccarsi dalle realt corporali e contemplare le cose invisibili partendo dalle visibili? (Om Ez XIII, 1, cit., pp. 200ss.). (8) La sapienza di questo mondo, se gi stata soggiogata dal

172

Origene

soprattutto voi catecumeni, per quanto sta in loro, agli indovini (20): e coloro che vogliono che voi andiate agli idoli, dei quali sta scritto: Tutti gli di delle genti sono demoni (21), vogliono non solo che voi vi rivolgiate ai ventriloqui, ma a ogni specie di demoni! Pertanto il nostro Dio, che in cielo e in terra opera ci che vuole, ci

Satana, esige una lotta senza quartiere: Dobbiamo legare il forte e rinserrarlo nei vincoli delle questioni e cos entrare per rapire i suoi beni e liberare le anime (Om Es IV, 9, cit., p. 95); peraltro, di per s, la sapienza umana, o, meglio, la filosofia nel suo senso compendioso di amore della sapienza e ricerca della verit, non n totalmente contraria, n totalmente in armonia con la legge di Dio: diventa anchessa luce quando va alla luce (cf. Ef 5, 13), cercando lalleanza con il Verbo di Dio (Om Gn XIV, 3, cit., pp. 213ss.). (9) Cf. Is 10, 12 LXX. E succeder che, nel momento in cui il Signore avr terminato di compiere tutto quello che si era proposto sul monte Sion e in Gerusalemme, chieder conto al re di Assiria delle azioni del suo cuore orgoglioso (El Targum..., cit., p. 96). (10) Cf. 1 Tm 3, 6. La parola profetica investe questo pensiero superbo: a qualunque potenza avversaria appartenga, che sia il principe del regno di Persia, o il principe del regno di Media, o il principe del regno di Grecia o il principe del regno degli Assiri (Eusebio, In Isaiam X, 14-16: PG 24, 161, ove la comprensione spirituale origeniana si unisce al livello storico di lettura; cf. M. Simonetti, Lettera e/o allegoria, Roma 1985, pp. 116s.; Id., Esegesi e ideologia nel Commento a Isaia di Eusebio , in RivStLettRel XIX/1 [1983], pp. 28s.). (11) Cf. Is 10, 13 LXX. In fondo il discorso di Assur il discorso della storia e della scienza delle religioni; il pensiero moderno constata che le forme religiose hanno miti, riti, strutture, istituzioni castali analoghe, e allora dice: Ripudio tutto e liquido il cristianesimo. il discorso dellorgoglio attuale! Questo processo di riduzione non pu essere fatto La storia ci dimostra con evidenza che bastano pochi anni per far saltare tutto, tutta la credibilit e tutta lattendibilit. Questo orgoglioso crede di avere raccolto tutto come le uova nella mano, e non ha potuto raccogliere la Semenza santa dIsraele (G. Dossetti, Omelie inedite su Isaia , Monteveglio 1978, pro manuscripto). (12) Donde in te si accende il fuoco, tu che mai mediti le parole

Omelie su Isaia IX, 1

173

distolga dai demoni, ci faccia suoi familiari (22) per mezzo del Salvatore nostro Ges Cristo. Badate dunque che non cada in inganno lanima di alcuno di voi e ancora non resti nellambiguit e nel dubbio, quando sentir dire di un uomo o di un altro: il demonio ha guarito la tale malattia ad opera del tale idolo,

divine, anzi, il che pi infelice, ti scaldi agli spettacoli del circo, ti scaldi nelle gare dei cavalli, nella lotta degli atleti? (Om Lv IX, 9, cit., p. 229); Accade spesso che uno, sudando molto nel lavoro spirituale, produca frutti abbondanti, e riempia i suoi granai di messi di giustizia ma se poi trascurato va in rovina tutto il raccolto precedentemente riposto nei granai della coscienza (cf. Om Gdc IV, 2; VII, 2, cit., pp. 98.130s. Cf. le indicazioni di A. Monaci-Castagno, Origene predicatore, cit., pp. 83ss.). (13) Cf. Is 10, 13 LXX. Sei venuto allacqua del battesimo, questo linizio del combattimento e della battaglia spirituale, da qui prende origine per te la battaglia contro il diavolo (Om Gdc IX, 2, cit., p. 153). Allinsidia della mondanit si oppone la fatica della perseveranza: (Le vergini stolte) certo furono vergini e custodirono la castit del corpo, ma non seppero riporre nei loro vasi lolio della carit, della pace e delle

INDICE DEI NOMI E DELLE COSE NOTEVOLI

Acerbi A.: 70, 100, 105, 108 Adns P.: 83, 100 Agostino: 110, 125 Alexe S.C.: 43 Aliqu S.: 60 Antoniono N.: 27, 106 Antropologia: biblica (tricotomica): 59, 108, 112, 113, 154-156, 169-173; donna e Sapienza: 86; donna e Chiesa: 131; il mistero del cuore: Om. VI, 5, 170-171; piccolezza degli uomini: 145-147 Arnaldez R.: 22, 94 Artioli M.B.: 68, 107 Ascensione dIsaia : 23, 26, 66, 70, 85 Atanasio: 110, 138 Baehrens W.A.: 47 Banterle G.: 162 Bardy G.: 24, 28, 44, 46, 114, 123, 134 Barsotti D.: 20 Beauchamp P.: 14 Beda (Venerabile): 34 Bellini E.: 22 Bettiolo P.: 136 Bigatti R.: 161 Bisconti F.: 81

Bonnard P.: 79 Bouyer L.: 158 Bovati P.: 12 Buber M.: 14, 15 Cabasilas N.: 34, 171 Calmet A.: 64, 122, 157 Calvetti G.: 161 Camelot P. Th.: 5 Canvet M.: 31 Carbone S.P.: 15, 18, 38, 45, 127 Caterina da Bologna: 101 Chatillon J.: 83 Chiesa: casa di Davide e Corpo del Cristo: 24, 28, 46, 79; famiglia di Dio: 151; nella storia: 43, 45, 165-166; e Israele: 28-29, 32-33, 41-42, 141, 152; diffusione e frontiere della C.: 43, 101, 144, 161, 165; miracoli nella C.: 134-135, 143, 149; servizio nella C.: 123-125, 130-131 Chouraqui A.: 10 Cignelli L.: 159 Cilento V.: 40 Clemente (Pseudo-): 151 Cocchini F.: 18, 47, 75, 133 Cola S.: 60, 61, 151

176

Indice dei nomi e delle cose notevoli

Colonna A.: 6 Conoscenza: delle realt mediane: 65, 66, Om. IV , 1; e Misteri: 96, 98; Om. VII, 1, 172-173; estranea a Dio: 164 Corsini E.: 24 Creazione: opera di Dio: 97, 151; e Scrittura: 172; il Logos-causa delle realt create: 171-173 Crouzel H.: 18, 23, 31, 59, 63, 65, 66, 69, 76, 77, 87, 90, 93, 94, 96, 98, 99, 108, 110, 113, 121, 136, 146, 147, 155 Danieli M.I.: 7, 27, 62, 63, 100 Danilou J.: 21, 25, 35, 65, 171 Daoust J.: 34 Dattrino L.: 158 De Bar (Cathrine M.) (Madre): 34 Del Ton G.: 67 De Lubac H.: 9, 10, 17, 19, 24, 32, 39, 45, 69, 80, 82, 83, 101, 102, 106, 107, 112, 115, 133, 141, 144, 159, 167, 172 Deseille P.: 100 Di Berardino A.: 6 Dionigi lAreopagita (Pseudo-): 62 Dossetti G.: 9, 20, 43, 63, 65, 98, 133, 140, 163, 170, 173 DOuince R.: 86 Dumortier F.: 13, 26 Esegesi (cf. anche Profeti): antica e recente sul libro di Isaia: 8, 9, 11-13, 19, 60, 64, 77, 92, 121, 122, 163, 167; elementi filoniani: 16, 22, 93-

94, 160-161; nello Spirito: 18, 30-31, 80, 121, 131-132, 144, 154; interpretazioni della LXX: 127, 155, 157, 160, 169; Targum: 17, 62, 68, 69, 74, 87, 105, 109-110, 116, 120, 128, 143, 148, 149, 158, 163; tradizioni giudaiche: 15, 16, 29, 70-71, 100, 120, 168 Esichio Presbitero: 68 Eusebio di Cesarea: 77, 138, 163 Evans C.A.: 12 Failla C.: 60 Fdou M.: 151 Feuillet A.: 122 Filastrio di Brescia: 162 Filone: 16, 22, 94, 161 Fuoco: divino: Om. VI , 4, 5, 6, 126; e Spirito: 107 Gaillard J.: 107 Gallo M.: 34 Galtier P.: 36 Ges Cristo (cf. anche Incarnazioane, Trinit): Verbo di Dio: 158-159; e Israele: 70, 128, 152; avvento, potere, opere di G.: 66-67, 72, 73, 131-135, 143, 165; figure di G.: 64, 68, 69, 79, 82, 87-89, 102, 106; mistero di G.: 75, 124, 129130; nomi di G.: 74, 77, 78, 79, 82, 87, 93-94, 102, 109, 166 Girod R.: 71, 111, 128 Girolamo: 8, 60, 61, 63, 64, 70, 74, 76, 92, 108, 110, 115, 120, 138, 143, 150, 155,

Indice dei nomi e delle cose notevoli

177

158, 160, 167, 169 Gloria (di Dio): in rapporto ai credenti: 23-24, 30, Om. IV , 2; nel presente e nella pienezza futura: 47, 62-63, 172-173; il Trisagio : 21, 23, 66, 68, 99, 100, 111 Gorez J.: 22 Gray G.B.: 13, 26 Gregorio di Nissa: 82, 83 Gregorio di Palamas: 138 Gribomont J.: 35 Gryson R.: 9, 35, 60, 167 Guarnieri G.: 20 Guinot J.-N.: 11, 12 Hamman A.: 6 Harl M.: 16, 17, 37, 82 Hausherr I.: 94, 104 Kannengiesser Ch.: 21, 38, 43, 65 Ignazio di Antiochia: 5, 107 Ilario: 138 Illuminata Bembo: 101 Incarnazione: avvento del Cristo: 66, 87, 92, 106, 129, 144145; il Segno: 19, 31-33, Om. II, 1, 102; e venute del Verbo: 71-72, 110, 113, 114, 115, 158-159 Ireneo di Lione: 6, 22, 35, 72, 86 Israele (vedi anche: Chiesa, Esegesi): e le genti: 100, 151152, Om. VII, 4; mistero di I.: 28, 30, 32-33, 70, 72, 76, 122, 127-128, 141, 152, Om. IX Jenkins C.: 18 Lancellotti A.: 151

Leanza S.: 24 Le Boulluec A.: 18 Lgasse S.: 7 Leone Magno: 74 Lies L.: 25 Lilla S.: 62 Liturgia: pasquale: 92, 114; e teologia: 99; L. eucaristica bizantina: 107; assemblee liturgiche: 111, 113-114; Eucaristia-Pasqua-Chiesa: 25, 26, 34 Lomiento G.: 79, 128, 138, 153 Lovato M.F.: 68 McLaughlin J.L.: 11 Mara M.G.: 6 Marguerat D.: 13, 20 Marin M.: 72 Marinone M.: 6 Mariucci T.: 74, 125 Masson A.: 22 Michaeli F.: 115, 116 Monaci Castagno A.: 27, 73, 98, 111, 114, 151, 164 Mondsert C.: 22 Moraldi L.: 18 Moreschini C.: 82 Mortari L.: 9, 138 Nazzaro A.V.: 79 (Il) Nemico: lotta contro il N.: 45-46, 60, 67, 77, 138, Om. VIII, 2; nomi del N.: 44, 60, 117, 118, 139, 150, 151, 153, 161-162; condanna del N.: 163; diavolo e suoi angeli: 106-107 Neri U.: 34, 114 Nesmy J.C.: 68 Norelli E.: 24, 85 Nutrimenti spirituali: Om. II , 2,

178 92-93, 165

Indice dei nomi e delle cose notevoli

Orbe A.: 23, 145 Peccato: pesante: Om. VI, 6, 165; proprio di ogni uomo: 90; allinterno della Chiesa: 61, 90-91, 113, 153-154, 163, 164; e compunzione: Om. IV , 3, 112, 114; e idolatria: 160-161 Penna A.: 149 Peri V.: 14, 29, 123, 165, 171 Perrone L.: 30, 78, 79, 127 Pesce M.: 26, 71 Pesty M.: 19 Pinelli P.: 68 Pizzamiglio P.: 136 Plutarco: 40 Pontificia commissione biblica: 10 Potenze: celesti: 63-64; angeli: 96 Pouilloux J.: 22 Preghiera: liturgica: 73; del Cristo: 66-67, 73; per comprendere la Scrittura: 111, 112, 114, 144; e compunzione: Om. IV, 3, 118, 126 Prinzivalli E.: 24 Profeti (Profezia, Isaia): in rapporto al Israele: 7, 13, 16, 39, 122; in rapporto al Cristo: 5, 6, 19, 20, 72, 89, 109, 146, 147, 158; in rapporto alla Chiesa: 7, 14, 27, 40, 123; confronto tra i p.: 26, 89, Om. VI, 1-2, 168; falsa profezia, sortilegi: 40, 122, Om. VII, 2, 4; purificazione del profeta: 68-70, 89, 105,

106, 108, 120, 126, 167; vocazione del profeta: 6, 8, 12-13, Om. VI , 1-2, 167-168 Quacquarelli A.: 10, 23, 30, 88, 99 Quodvultdeus: 79 Rahlfs A.: 47 Rahner H.: 36, 37, 44 Rahner K.: 45, 103 Reale G.: 161 Regno: di Dio o del Nemico: 59-62, 66-67, 94, 117, 118 Ribera Florit J.: 62, 120 Rizzi G.: 15, 18, 38, 45, 127 Ruperto di Deutz: 92, 114, 121 Russo L.: 20 Savinel P.: 22 Schkel L. Alonso: 20 Scognamiglio R.: 7, 68, 71, 90, 169, 173 Scrittura (Sacra) (Parola ): e Chiesa: 10, 38, 43, 133-135; intelligenza della S.: 78, 111, 112, 114, 128, 135, 140, 141, 144; miele della S.: 81-82; testi della S.: 77-78; unit della S.: 9-10, 20, 128, 144, 154, 167; eventi nei Vangeli: 131-133; Parola vera: 41-42, Om. VII , 4; purificazione per la Parola: 69-70, 107, 108; trafficare la Parola: 119; logion: 106 Sgherri G.: 15, 16, 17, 26, 29, 33, 89, 96, 102, 120, 121, 126, 168 Simone di Taibuteh: 136 Simonetti M.: 23, 32, 33, 66, 145, 163, 171

INDICE SCRITTURISTICO

ANTICO TESTAMENTO Genesi 1, 1-2 (LXX): 97 3, 1: 162 6, 3: 90 18, 21: 62 Esodo 2, 12: 126 2, 14: 168 2, 23: 60, 117 4, 10: 125, 171 4, 11: 125 4, 13: 121, 122, 123, 125, 126, 127, 168 5, 7: 117 7, 22: 122 15, 10: 139 16, 7: 60 20, 4s.: 157 33, 20: 71 33, 23: 71 Levitico 9, 6: 63 Numeri 20, 10: 89 Deuteronomio 27, 15: 160 30, 6: 108 33, 29: 151 Giosu 1, 13: 168 5, 4 (LXX): 108 7: 113 1 Re 6, 4: 116 21, 29: 104 22, 19-23: 13 2 Re 6, 17: 142

13, 2: 59 15, 1ss.: 115, 116 1 Cronache 28, 2: 111 2 Cronache 24: 116 26: 115 26, 3ss.: 115, 116 26, 4.5: 119 26, 5: 116 26, 16ss.: 59 26, 16-21: 116 Giobbe 4, 17: 90 9, 30: 90 14, 4: 90 15, 14: 90 25, 4: 90 32, 19: 156 Salmi 2, 6: 60

180 8, 4: 172, 173 9, 28 (10, 7): 83 18 (19), 9: 155 23 (24), 1: 62 23 (24), 7: 68 23 (24), 8: 91 32 (33), 12: 152 37 (38), 5: 139 54 (55), 7: 140 61 (62), 1: 67 62 (63), 2-3: 138 62 (63), 3: 138 68 (69), 22: 83 72 (73), 2: 131 75 (76), 1: 100 90 (91), 12: 155 95 (96), 5: 150, 156 98 (99), 5: 110 109 (110), 3 (LXX ed eb.): 110 118 (119), 103: 81 118 (119), 131: 125 122 (123), 1: 118 138 (139), 16: 97 Proverbi 3, 23: 131, 155 4, 25: 142 6, 8 (LXX): 81, 82 8, 24.22: 97 9, 9: 144 23, 5 (LXX - Ebr): 140 24, 13: 81, 82 25, 16: 80 Qoelet 3, 11: 98

Indice scritturistico

7, 1 (6, 12): 65 7, 20: 90 Cantico dei Cantici 5, 1: 83 5, 3: 131 Sapienza 7, 21.22: 137 7, 22: 137 7, 23: 137 7, 27: 137 8, 2-3.9: 94 14, 27-30: 160 Siracide 24: 37 24, 8: 151 Isaia 1, 1: 59, 61, 102, 115 1, 3: 12 1, 15: 112 1, 18-19: 114 3, 16.26: 92 3, 25: 91 3, 26 (LXX): 91 4, 1: 85, 89, 91, 92, 93, 94 4, 1ss.: 85 5, 12.21.24: 12 6, 1: 59, 60, 61, 102, 115, 118 6, 1 (LXX): 62, 100 6, 1ss.: 96, 109

6, 1-2: 120 6, 1-3: 111 6, 2: 63, 64, 65, 96, 98, 99 6, 2-3: 64 6, 2-4: 68 6, 3: 64, 65, 66, 99, 100, 101 6, 4: 68, 101, 102 6, 5: 70, 71, 89, 103, 104, 105, 112, 126 6, 5 (LXX): 68, 102 6, 5.6: 71 6, 5-7 (Tg): 120 6, 6: 69, 89, 105, 106 6, 6-7: 69, 120, 126 6, 7: 107, 108 6, 8: 120, 121, 122, 123, 125, 126, 167, 168 6, 8-9: 167 6, 9: 14, 128, 131, 132, 133, 135, 168 6, 9 (LXX): 169 6, 9.10: 170 6, 9-10: 11 6, 9-10 (LXX): 122, 127 6, 10: 120, 135, 137, 139, 140, 141, 143, 170, 171 7, 11: 74, 75, 76, 167 7, 12: 74, 76, 77 7, 13: 77 7, 13-14: 78 7, 14: 74, 77, 78 7, 14 (LXX): 74

Indice scritturistico

181 5, 7.8: 139

7, 14-15: 82 7, 15: 79 8, 18: 144, 146, 147, 148, 152 8, 18 (LXX): 148 8, 19: 150, 152, 153 8, 19 (LXX): 149, 156, 157 8, 20 (LXX): 157, 158 8, 23 - 9, 1: 141 9, 1: 141 9, 5 (LXX): 91 10, 10 (LXX): 160, 161 10, 10-11 (LXX): 161 10, 12 (LXX): 161, 162 10, 13 (LXX): 163, 164, 165 10, 14 (LXX): 160, 165, 166 11, 1: 87 11, 1-2: 89, 91 11, 2: 85, 91 11, 2-3: 35, 85, 91 11, 2.3: 35 12, 2: 91 26, 18: 156 26, 18 (LXX): 155 33, 14.15 (LXX): 142 37, 17: 142 40, 6: 168 41, 2: 109, 110 41, 2 (LXX): 109 41, 22ss.: 65 41, 26 (LXX): 96 42, 1 (Tg): 120 42, 18: 141 45, 7: 97

49, 9: 141 52, 7: 112 58, 9: 105 66, 1: 110 Geremia

NUOVO TESTAMENTO Matteo 8, 9: 164 Lamentazioni 4, 20: 32 Baruc 2, 17: 142 Daniele 7, 9: 61 Gioele 3, 12 ( Vulgata ): 61 Giona 1, 1ss.: 123 3, 4 (LXX): 123 Michea 1, 3: 61 Zaccaria 1, 23: 77, 78, 79 3, 16-17: 120 4, 16: 141 5, 8: 136, 171 5, 28: 112 6, 9.10: 66 7, 25: 166 9, 27ss.: 134 10, 13-14: 129 11, 11: 146 12, 36: 91 13, 3ss.: 128 13, 7.18.22: 170 13, 9: 155, 169 13, 13: 168 13, 14: 128 13, 36: 169 15, 7: 128 15, 19: 112, 137 16, 18: 146 18, 10: 96 18, 20: 72 19, 28: 124 20, 25-26: 123 20, 33-34: 111 22, 1-10: 84 23, 37 23: 37-39: 72 25, 14: 71 25, 27: 119 25, 41: 106 28, 18: 67 28, 20: 72

182

Indice scritturistico

Marco 4, 11ss.34: 128 4, 12: 143 4, 34: 169 9, 35: 123 10, 42-43: 123 13, 34-35: 72 Luca 2, 22: 90 6, 6ss.: 135 6, 48: 166 7, 22: 134 11, 47: 16 12, 49: 106 12, 50: 113 14, 15-24: 84 16, 8: 162 19, 11-26: 119 19, 20.23: 119 19, 23: 119 22, 25-26: 123 22, 26-27: 123,124 24, 32: 108 Giovanni 1, 1: 87, 159 1, 11: 67 1, 14: 159 1, 16: 153 1, 18: 109 1, 33-34: 90 3, 13: 110 3, 18: 109 3, 31.32: 150

4, 14: 154, 156 4, 34: 93 5, 21: 134 5, 39: 80 6, 33: 93 6, 44: 148 6, 51: 93 7, 38: 154, 156 7, 39: 37 8, 12: 141 9, 1ss.: 132, 134 9, 7: 132 9, 24: 114 9, 31: 114 9, 39.41: 169 9, 41: 142 10, 29-30 11, 40: 60 13, 4-5: 124 13, 5: 113, 128 13, 5ss.: 129 13, 7: 129 13, 8: 113, 129 13, 10: 113 13, 13-14: 124, 130 14, 6: 129, 155, 157 14, 12: 133 Atti degli Apostoli 7, 35: 168 8, 10: 162 9, 36ss.: 134 20, 9ss.: 134 28, 25ss.: 13 Romani 1, 3-4: 35, 87 1, 28ss.: 137

2, 25-29: 87 6, 12: 60, 117, 118 7, 8.9.10: 118 7, 14: 158 7, 22: 103 7, 23: 160 7, 24: 102 7, 25: 103 8, 3: 100 8, 6: 138 8, 27.34: 73 9, 5: 156 10, 2: 86 10, 6-8: 76 10, 15: 112 12, 6ss.: 149 12, 16: 163 1 Corinti 1, 30: 109 2, 6: 86, 87 2, 9: 147 2, 13: 121 3, 1: 146 3, 2: 146 4, 21: 88 6, 13: 156 6, 15: 112 9, 9s.: 80 9, 10: 133 10, 4: 166 10, 6: 133 10, 31: 101 13, 9: 147 13, 12: 147 15, 2: 159 15, 9: 104, 124 15, 27-28: 67 15, 28: 94

Indice scritturistico

183 3, 6: 163 5, 10: 131 6, 20: 86 2 Timoteo

Filippesi 2 Corinti 3, 6: 140 3, 13: 159 6, 1: 125 7, 10s.: 103 12, 2.4: 146 Galati 3, 19: 159 5, 19ss.: 137 5, 19-23: 138 Efesini 1, 6.12.14: 101 2, 1s.12: 145 2, 3: 145 2, 4ss.: 145 2, 20: 166 3, 8: 104 3, 18: 76 3, 19: 101 4, 10: 75 5, 13: 162 3, 3: 87 3, 21: 67 Colossesi 1, 15: 87 1, 16: 62 1 Tessalonicesi 1, 9: 135 2, 7.6: 124 2, 14: 166 2 Tessalonicesi 1, 4: 166 2, 3.8: 117 2, 9: 165 1 Timoteo 1, 15: 104 2, 12: 131

3, 4: 61 3, 4-5: 61 Tito 2, 3-5: 131 2, 4: 131 Ebrei 2, 11: 99 2, 14: 145 2, 14-15: 145 2, 16: 145 5, 13: 145 10, 1: 147 12, 5-11: 107

1 Pietro

INDICE GENERALE

Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . .

pag. . .

5 5 21 31 42 48 55

1. I profeti, Isaia, Origene . . . . . . . . . . 2. La gloria di Dio . . . . . . . . . . . . . . 3. Il segno del Dio con noi . . . . . . . . . 4. Lo Spirito nelle sue potenze e nei suoi tempi 34 5. Le citt abitate . . . . . . . . . . . . . . Bibliografia Abbreviazioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Origene OMELIE SU ISAIA Omelia I . Omelia II . Omelia III Omelia IV Omelia V . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 59 74 85 96 109

186

Indice generale

Omelia VI . . . . Omelia VII . . . . Omelia VIII . . . Omelia IX . . . .

. . . .

. . . .

. . . .

. . . .

. . . .

. . . .

. . . .

. . . .

. . . .

. . . .

. . . .

. . . .

. . . .

. . . .

. . . .

120 144 pag. 160 167 175 179

Indice dei nomi e delle cose notevoli

. . . . .

Indice scritturistico . . . . . . . . . . . . . . .

187

188

189

190

191

192

Introduzione

193

Simonetti Abbolito G.: 34 Sonnet J.-P.: 11, 12, 13 Spirito Santo: unico nelle sue potenze: 19, 35-36, 64, Om. III, 1, 91, 94-95, 137; del Cristo: 35, 36, 37, 64, 68, 87, 89, 90, 91, 92, 99; nella creazione e nella storia: 19, 40-41, 91, 97; sui profeti: 89-90; figure dello S.: 140 Staniloae D.: 25 Studer B.: 23, 66 Szmatula D.: 9, 60, 167 Tamisier R.: 86 Tarulli V.: 125 Tognetti S.: 20 Trinit: ed economia salvifica: 69, 86, 99, 100, 106, 110, 143, 148; inizi di una teologia della T.: 21-23, 37-38, 64, 66, 96, 99 Vallin P. 7 Vermeylen J.: 11, 12 Visione (di Dio): impedita dal peccato: 59-61, 102, 115; e profezia: 61, 62, 71, 105, 111, 115, 125-126 Vitae Patrum: 117 Vogt H.J.: 24 Volpi L.: 68 Von Balthasar H.U.: 10, 134