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GRANDE LESSICO

DEL
NUOVO TESTAMENTO

Fondato da GERHARD KrTTEL

O:mtinuato da GERHARD FRIEDRICH

Edizione italiana a cura di


F. MONTAGNINI - G. SCARPAT-0. SOFFRITTI

VOL. XV: !l>i.À.--U

PAIDEIA
Titolo originale dell'opera
T heologisches \J,7 orterbuch zum Neuen T estament
begriìndet von GmuiARD K1Tl'EL t
In Verbindung mit zahlreichen Fachgenossen
herausgegeben von GERHARD FRIE.URICH

All'editione italiana di questo quindicesimo voltane


hanno coUaborato come traduttori:
STEFANO CAVALLINI
FELICE MONTAGNINI

Tutti i diritti sono riservati. È rigorosamente vietata, a termini


di legge, la riproduzione anche parzùile delle voci o il riarsrmto
delle stesse.

@ W. KOHLl-IAMMER VERLAG, STUTIGART 1973

© PAIDElA, llRESCIA 1988


PREMESSA
AL NONO VOLUME TEDESCO

Con la pubblicazione di questo nono volume hanno termine le voci


del Theologisches Worterbuch zum Neuen Testament. Seguirà un volu-
me di indici.
Quando, nel 1928, G.Kittel pose mano al Theologisches Wotter-
buch zum N.T., da lui originariamente concepito in 2 soli volumi, pen-
sava di potere - con l'ausilio di quindici colleghi- portarlo a termine en-
tro tre anni. Si illudeva, come a suo tempo si era illuso Jakob Grimm,
che per il suo \\7orterbuch aveva progettato 7 volumi da pubblicare in
sette anni. Nel caso del Theologisches Wih-terbuch zum N.T. i volumi
sono diventati 9 1 l'edizione si è protratta per quarantacinque anni e i
quindici colleghi sono diventati centocinque a:utori. Molti, che come
studenti avevano prenotato i primi fascicoli del Theologisches Worter-
buch zum N. T., col passare degli anni si chiedevano, preoccupati, se sa-
rebbero vissuti tanto da vedere compiuta l'opera. Fatti i conti, negli anni
r 9 3 o- r 9 7 3 del gruppo allargato dei collaboratori ne risultano morti cin-
quanta. Quando G. Kittel nel 1948 mi chiamò al suo letto di morte e,
nonostante la mia riluttanza, mi affidò l'incarico di continuare il Theo-
logisches \\7orterbuch zum N .T ., giudicava molto importante che il la-
voro fosse assunto da uno studioso del N.T. abbastanza giovane da ave-
re probabilità di portarlo effettivamente a termine.
Ora siamo giunti alla meta e il direttore, come molti collaboratoti,
trae un sospiro di sollievo. Nel corso di questi venticinque anni egli ha
dovuto spesso pensare alla verità del detto: quem dii oderunt) lexicog1'a-
phum fecerunt, e più d'una volta ne ha dovuto sperimentare la realtà.
Chi confronta i primi volumi del Theologisches Worterbuch Zttm
N.T. con gli ultimi constaterà che si sono mantenute la concezione di
fondo e la ripartizione della materia secondo le radici dei vocaboli, ma
che nell'esposizione delle singole voci si è avuto un cambiamento. Si è
sempre più rinunciato alla trattazione etimologica. Il Nuovo Testamento
non è più considerato - come varie volte è accaduto nelle prime voci -
nella sua unità, ma si insiste sempre più nel distinguere tra vangeli e let-
tere, e, per i vangeli, spesso tra Marco, fonte dei logia e Luca; per le .let-
tere, tra Paolo e le deuteropaoline. Inoltre viene più di prima esaminato
VI PREMESSA AL NONO VOLUME TEDESCO

il contesto in cui il vocabolo di volta in volta compare, il che ha com-


portato un notevole ampliamento delle singole voci. Nel considerare le
fasi storiche, anche alla gnosi è stato riservato un posto che prima di so-
lito non aveva. ·--
Come direttore e curatore dell'opera, anche per quest'ultimo volume
di voci sento il dovere di ringraziare coloro che con abnegazione si sono
impegnati con me nel lavoro di redazione. Essi sono: G. Bertram, P.
Boendermaker, E.Dammann, J.Denker, A.Dihle, G.Fohrer, E.P.O.
Gooding, H. Hammerich, A. Hiller, G. Kelber, H. Kramer, H. Mahnke,
C.F.D. Moule, E. Nestle, K. Reinhardt, K.H. Rengstorf, E. Risch, K.H.
Schelkle, G. Schlichting, W. Schneemelcher, K. Staab e H. Traub.
Dal loro lavoro Dio ha chiamato a sé O. Bauernfeind, E. Nestle, G.
von Rad e J. Schneider, che sin dagli inizi furono intimamente legati al
Theologisches Worterbuch zum Neuen Testament.
Kiel, 6 marzo 1973.
G. FRIEDRICH
PREMESSA
AL QUINDICESIMO VOLUME ITALIANO

Anche per l'edizione italiana questo volume segna un punto d'arrivo.


Con esso la meta è stata raggiunta. Benché siano previsti volumi di indi-
ci e supplementi, l'opera può considerarsi già completa.
Quando nel 1963 usciva il I fascicolo del I volume dell'edizione ita-
liana del Theologisches Worterbuch zum Neuen Testament, pochi, forse
pochissimi, erano convinti che l'impresa sarebbe stata portata a termine.
Questa comprensibile sfiducia ci accompagnò per qualche anno, non fa-
cilitando certo il nostro ambizioso disegno, almeno sul piano economico.
Superata nel volgere di alcuni anni questa fase, rimasero, tuttavia, le dif-
ficoltà intrinseche che la traduzione d'una tale opera comportava e che
si sono sempre più aggravate col procedere dell'opera stessa. Le dimen-
sioni che il Theologisches Worterbuch zum N.T. è andato assumendo
vanno considerate non soltanto nell'aspetto dell'estensione, ma anche e
soprattutto in quello della profondità e della finezza o, addirittura, della
sottigliezza delle analisi. Il progetto dell'opera si è fatto a mano a mano
sempre più ambizioso e la sua esecuzione sempre più puntigliosa e impe-
gnativa, specialmente nella ricerca e illustrazione del valore assunto dai
vocaboli nel corso della storia e nell'ambito delle varie culture che han-
no rapporto con gli scritti del Nuovo Testamento. In qualche caso l'e-
same di questo contesto culturale ha addirittura rischiato di soverchiare
quell'aspetto teologico che è l'oggetto primario del lessico stesso. E so-
prattutto per le voci più importanti ne è derivata una trattazione che per
estensione e densità equivale a una monografia (vedi in questo volume
le voci xplw X't'À. e 1.jJux-1) X't'À..). Per esse non ci si è più accontentati di
un solo autore, ma si è fatto ricorso al contributo di vari specialisti che
hanno fornito la loro collaborazione per i singoli campi della loro com-
petenza specifica (ad es. Grundmann, Hessc, de Jonge, van der Woude
per xplw X't'À.. e Bertram, Dihle, Jacob, Lohse, Schweizer, Troger per
tjlux.1} X'C'À..): mondo greco, Antico Testamento, ambiente semitico e
medio-orientale in genere, Nuovo Testamento, giudaismo post-biblico,
apocrifi dell'Antico e del Nuovo Testamento, scritti cristiani del periodo
subapostolico, gnosi ecc. Ciò ha fatto di questo lessico una miniera pre-
ziosa a cui possono attingere con profitto studiosi di teologia, di filologia
VIII PREMESSA AL QUINDICESIMO VOLUME ITALIANO

greca e semitica, di filosofia, di storia comparata delle religioni, di storia


della chiesa ecc.
Una tal mole di cultura ha gravato, di riflesso, anche sui curatori del-
l'edizione italiana, che nei venticinque anni di lavoro hanno dovuto af-
frontare non soltanto difficoltà di traduzione dal tedesco, ma innumere-
voli problemi di cultura, per i quali è stato loro necessario effettuare, nel
limite del possibile, frequenti controlli sui testi citati e sulle opinioni di-
scusse. Inoltre, dalla metà del III volume, essi hanno, di regola, aggiun-
to a tutti i passi greci- non tradotti nel testo tedesco - la traduzione ita-
liana, nella convinzione che non siano sempre facili da capire, soprattut-
to perché avulsi dal loro contesto. Hanno invece lasciato senza traduzio-
ne i passi greci citati in nota, presupponendo che una compiuta utiliz-
zazione delle note sia riservata a chi ha - o dovrebbe avere - sufficiente
dimestichezza anche col greco. Pur arricchita di queste aggiunte, la no-
stra edizione è traduzione fedele e integrale dell'originale tedesco. I re-
sponsabili di essa non sono tanto presuntuosi da pensare che in 22 .606
colonne (tale è la consistenza di questo Grande Lessico) non si possa ri-
scontrare qualche svista o imperfezione, ma ritengono di poter affermare
con tranquilla coscienza d'avere costantemente intensificato gli sforzi per
migliorare sempre più il loro rendimento e per offrire, in buona lingua
italiana, un'opera in tutto degna del testo originale.

Un vivo ringraziamento va a quanti in questi anni hanno prestato la


loro opera intelligente come traduttori; ma se il Grande Lessico unisce
alla fedeltà della traduzione il pl'egio di una forma perspicua, appropria-
ta e armonica, ciò si deve alla dedizione, alla cura e alla sottile compe-
r-enza ermeneutica dell'amico prof. Omero Soffritti, il quale ha impe-
gnato questi anni della sua vita nel lavoro a cui lo avevo invitato a parti-
re dal n volume. A lui va la nostra più calda riconoscenza.
Il prof. don Felice Montagnini ha sempre assistito, in tutte le sue fa-
si, all'approntamento del materiale italiano, intervenendo con compe-
tenza sui dattiloscritti e sulle bozze, specialmente nelle parti riguardanti
la cultura ebraica, e assumendosi anche l'onere della traduzione di alcu-
ne delle voci più difficili. La sua prova d'amicizia, dimostrata in ogni oc-
casione, fu per me sempre sostegno e incoraggiamento: voglio rendergli
qui pubblica testimonianza della mia profonda gratitudine.
L'unica persona che ha ben meritato di quest'opera ma non è con noi
nel raggiungimento della meta è Enrico Bona: suo è l'impianto grafico e
il disegno di copertina del Grande Lessico. La nostra amicizia si era con-
PREMESSA AL QUINDICESIMO VOLUME ITALIANO IX

solidata in vent'anni di sttetta collaborazione in cui la Paideia Editrice


si è giovata della sua preziosa e geniale competenza di grafico. Egli ci ha
preceduti, lasciando un profondo rimpianto.
Ai sottoscrittori della prima ora, i quali hanno avuto fiducia in noi, va
il mio commosso ringraziamento.
Brescia, 11novembre1988.
G.SCARPAT

AVVERTENZA AL QUINDICESIMO VOLUME ITALIANO

Il quindicesimo volume italiano comprende l'ultima parte del nono


volume tedesco (pp. 169-684) e, come questo, costituisce la fìne del-
l'impianto sistematico dell'opera.
AUTORI
DELLE VOCI CONTENUTE NEL QUINDICESIMO VOLUME

Direttore
GERHARD FRIEDRICH, professore ordinario di N.T ., Kiel.

Collaboratori
HoRST BALZ, professore non di ruolo, Kiel.
GllORG BERTRAM, professore ordinario di N.T., emerito, Gielisen.
OtTO BETZ, professore non di ruolo di N.T., Tiibingen.
GEOJtG BRAUMANN, pastore, Waldeck.
HANS CoNZELMANN, professore ordinario di N.T ., Gottiogen.
GERHARD DELLING, professore ordinario di N.T., emerito, Halle.
ALBERT DIHLE, professore ordinario di filologia classica, Koln.
WALTER GRUNDMANN, già professore ordinario di N.T., Jcna.
FRANZ RESSE, professore ordinario di A.T ., emerito, Miinster.
EnMOND ]ACOB, professore di A.T., Strassburg.
MARINUS DE ]ONGE, ordinario di esegesi del N.T. e di letteratura protocristiana all'università di
Lciden.
GERHARD Km.BER, pastore, Schweinfurt.
HELMUT KosTER, John H . Morison Professor of N.T. Stu<lies :md Winn Professor of Ecclesias-
tica! History.
EDUARD LoHSE, professore onorario, vescm'o regionale, Hannover.
CHRISTIAN MAURER, professore C1rdinario di N.T., Bern.
OTTO MrcHEL, professore ordinario di N.T., emerito, Tiibingen.
Bo REICKE, professore ordinario di N .T ., Basel.
EDUARD ScHWEIZER, professore ordinario di N.T., Ziirich.
GusTAV STAHLIN, professore ordinario di N.T., emerito, Mainz.
KARL-WOLFGANG TROGER, collaboratore nella Sektion Theologie, Berlin.
GONTER WANKE, docente, Erlangen.
KONRAD WEiss, professore ordinario di N.T., Rostock.
ULRICH WILCKENS, professore ordinario di N.T., Hamburg.
ADAM SIMON VAN DER WouoE, professore di A.T. e tardo giudaismo, Groningen.
WALTER ZIMMERLI, professore ordinario di A.T., Gottingcn.
INDICE DELLE VOCI

q>LÀoo-oq>la, qnÀOcroq>oç (Michel) ...... ........ ............. ...... . 5


q.io~Éw, cpo~Éoµa.L, cp6~oç, oÉoç {Balz, Wanke) . . .. . . . ................ . 47
cpci;Éw ~ xrv, coll. ro47 ss.
cp6ç;o:; ~XIV, coli. ro34 ss.
cpo(Yrlt;w ~XIV, coll. ro54 ss.
<;>6p·nov ~ xrv, coli. 1050 ss.
</)p1)v, aq>pwv, ci<ppocru\IT}, q>po\IÉW, cpp6V'l'}(J.a, <ppOVT)O"Lç, <ppovLµoç {Berttam) 1 33
cpuÀacrcrw, cpuÀ.axl] {Bertram) . . ..... .. ........... ... .. . ......... . 173
cpuÀ.ii (J\Iaurer) ............. . .... .. ........... ... . . . ......... . 193
<j>UO"Lç, <j>\JO'"LXOc;, q>UO"LXW<; (Koster) ........ . .. .. . . ....... . ......... . 207
O"Uµq>WVT]O'L<; (Betz) ....
1
<i>WVT},
r
qJW\IEW,r
O"uµq>w\IEW,
r
O"Uµq>wvoç,
I
o-uµq>WVLa,
'
279
cpwç, q>w-;lsw, q>w'TL0"µ6ç, <pw·mv6ç, q>WO"q>opoç, q>WO""tlJP, È.m<pavcrxw, È.m-
q>wcrxw (Conzelmann) ....................................... .
Xet.LpW, xo:pc:X., O"uyxalpw, xtiptç, X,aplsoµcu, XCX.PL'tOW, ci.xcX.pMJ'"tO<;, xapLcrµa,
Eùxa:pLcr-cÉw, EùxapLcr'tla., EùxtipLO"'t'oç (Conzelmann, Zimmerli) ....... .
xcipayµa (Wilckens) ... .. ............. .. . . ........ . ... . ..... . .
xaw:i1:-ti)p !Kelber, \\7ilckens) .. .. .............................. .
;((J.p~~~µ(X~ - colL 528 ss.
x.cipL:; - coll. 528 ss.
XcZP~vµu. ~coli. 606 ss.
xap~-:-6tv - coli. 528 ss.
Y.dp, XELpa:ywyÉw, XELpaywy6ç I xnp6y pa.cpov, XELPOT.oLl}'t oç, à XELPO'JtOLl]'tOç,
XELPO't~VÉW (Lohse) .. ..... . .... . ....... . ....... ' ........... . 661
XEpov~lv (Lohse) ............................. ... ... .. ....... . 697
xiipa. (Stahlin l . ... . ... . . .. ... . . . . ... ...... . ............ . ..... . 703
Y.~Ì.Lac;, xO.toL I Lohse) . ... ................. . .. . ..... . . .. .. .. .. . 773
x.).w:pé~ - m, coli. x481 ss.
x.o'Lxéc; (Sch\\·eizer) ...... .. .............................. . .... . 789
XPfir.w., X{jlJj.J.a't'LSW, XPlJµCX.'tLCTµ6ç (Reicke) ......... . .... .... . .... . . 809
XP'l'Ju-.6ç, ZPlJO"'tO'tTJ<;, XPTJO"'tEuoµaL, XPTJ<T'toÀoyla. (Weiss) ..... . . . . ... . 8r9
XPLW, XPLO"'tOç, aV'tLXPLCT'toç, xpfop.rx., XPLO'"ttrx.v6c; (Grundmann, Resse, de
Jonge, \'an der Woude) ............. .. .. . . . . .. .......... . . .. .
xp6voç (Delling) . .......... .. ........ .. .. .. ...... . ... ....... . .
~c()J,w ~xiv, coli. 502 ss.
ya},µ 6:; - XIV, col. 504
~EvO<ioEÌ.q>c;- r, coli . 385 ss.
IJ;e:'JSa:1téO'--:o).o:; - I, coli. II9I s.
9E'JOCOtlìciO"Z<XÀ-O<; - II, coll. n57 s.
yc..,06µo:p-::'Jç - VI, coli. I 387 ss.
~E'Jocµap-;;".JpÉw ~ vr, coli. i39r s.
yé'.'JOOµcip-r'J;;la ~VI, col. r392
\jJEUOOT.PC<;lTJ";l)<; ~XI, coli. 439 ss.
XII INDICE DELLE VOCI

tjldlooc,, lj1Euoo1.w.. L, ~Euò!1c;, IJ;Eucr11a, 1~Eucr-i:"f)c,, &.lfiEvol)c,, èfaywcnoc; (Conzel-


mann) . .. .. .. .. .... . ..... ..... .... . .. .... ............ . .... 1127
l!Jwlioxp•<r-roc;-+ coL 947
t!fljcpoc,, lfi11cplsw, crvµ\jlricpll;w, (xcx:m.IJi11cplso1.1.aL) c;uyxo:w..~T)cplsoµaL (Brau-
n1ann) .................................................... rr5r
4ivxli. o/VXLY.OC,, a:vciljlu~LC,, &.valjluxw, ollfivxoc;. ò}.Lyot!Jux.oc, (Bertram, Dihle,
Jacob, Lohse, Schweizer, Troger) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . xr6x
~vxp6c;-+ III, coli. r484 ss.
w-+ r, coll. 5 ss.
t~oli -+ r, coli. 44r ss.
wolv, WOLVW (Bertram) .............. . . ...... .. ... .............. 1321
wpa. (Delling) ... ........ .. . ~ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I 341
wCTaw<X. (Lohse) .. .. ... . ........ .. ......... . . .. . . ..... ...... ... r357
W-taptO\I-+ VUI 1 coli. r561 S.
wi:lov-+ vm, col!. r560 s.
ABBREVIAZIONI DEI LIBRI BIBLICI

ANTICO TESTAMENTO

Gen. Genesis Sap. Sapicntia Salomonis


Ex. Exodus Ecclus Ecclesiasticus (LXX Sir.)
Lev. Leviticus Is. Isaias
Num. Numeri Ier. Ierernias
Deut. Deuteronomium Bar. Baruch
Ios. Iosue Lam. Lamentationes
lu<l. Iudiccs Ep. Ier. Epistula lcremiac (Vg. Bar. c. 6)
Ruth Ruth Daniel (Vg. c. r 3 = Susanna; 14
1-2 Sam. ( = LXX 1-2 Regnorum; Vg. r-2 = Bel et Draco)
Regum) Ez. Ezechiel
r-2 Reg. (= LXX 3-4 Regno rum; Vg. 3-4 Dan. Daniel
Regum) Mal. Malachias
1-2 Chron. ( = Vulg. r-2 Para!.) Os. Oseas
r-2 Par. 1-2 Paralipomenon Am. Amos
1-3 Esdr. r-3 &drae ( = Vulg. 3 Esdr. Mich. Michaeas
[ apocr.), Esdr. x+rr [ =T. Mas. Ioel Ioel
Esdr., c. r-ro; Neem. c. rr-23)) Abd. Abdias
Tob. Tobias Ion. Ionas
Iudith Iudith Nah. Nahum
Esth. Esther Abac. Abacuc
Iob lob Soph. Sophonias
Ps. Psalmi Ag. Aggaeus
Prov. Proverbia Zach. Zacharias
Ecci. Ecclesiastes (hebr. Qohelet) 1-4Mach. r-4 Machabaeorum (3-4 apocr.)
Cant. Canticum Canticorum

NUOVO TESTAMENTO

Mt. Evangelium Matthaei r ,2 Thess. Epist. ad Thessalonicenses r,2


Mc. Evangelium Marci r,2Tim . Epistulae ad Thimotcum r ,2
Le. Evangelium Lucae Tit. Epistula ad Titum
Io. Evangelium Ioannis Philm. Epistula ad Philemonem
Act. Actus Apostolorum Hcbr. Epistula n<l H ebraeos
Rom. Epistula ad Rornanos Iac. Epistula lacobi
1,2 Cor. Epistulac ad Corinthios 1,2 r-3 Io. Epistulae Ioannis r -3
Gal. Epistula ad Galatas 1,2 Petr. Epistulae Petri r 1 2
Eph. Epistula ad Ephesios Iudae Epistula Iudae
Phil. Epistula ad Philippenses Apoc. Apocalypsis Iommis
Col. Epistula ad Colossenses
ABBREVIAZIONI IN CARATTERI GRECI

Quando un libro biblico è citato con abbreviazioni greche, il rimando è fatto alla
versione dei LXX in quanto si distacchi dal T.M. Per es.:
lji Psalmi, nel testo dei LXX Deuteronomitim, nel testo dei LXX
I Ba.<T. r Reg., nel testo dei LXX Oseas, nel testo dei LXX

TRASCRIZIONE DELLE PAROLE SEMITICHE

Le parole ebraiche sono trascritte in caratteri latini nel sistema semitico corrente,
indicato dalla seguente tabella:

a patafJ
b (con e senza dagd lene; e così con à qiime;
tutte le begadkefat, eccello p, f) a hatef-patal;
bb (dagd forte: e così in ogni caso di -a qiimes con -h finale
dagel forte) -ah qiime1 con -h e mappik
g (vedi b) e segol
d (vedi b) é seré
h e ~ate/-segol
w e seré e segot con i
z !Jireq
l?- f/ireq con i
~ o hiilem
j o qiime; IJa!fif
k (vedi b) o IJaM qiime;
1 o O CO/t W
m u qibbu;
n u U C01l W
s s'wa' pronunciato

p.f Una parola ebraica tra i due apici ' ' ~ le-
~ i.ione delle versioni antiche.
q
r
s Le parole non vocalizzate nel testo tedesco
s (specialmente radici verbali) sono riferite
(vedi b) di norma seni.a vocali.
LESSICO
<I>
(continuazione)

t qnÀocroq>LC'L, t qn.À.6croq>oç

Sol\IMARIO : B. Il giudaismo ellenistico:


I.i LXX;
A. L'uso fìnguistico greco al di /11ori della Bib- 2. la Lettera di Aristca;
bia: 3. Filone;
1. dalleorigini alla sofistica; 4. Flavio Giuseppe.
2. Platone e Aristotele; C. Il giudaismo rabbinico.
3. le scuole del periodo ellenistico; D. Il Nuovo Testamento.
4. l'uso del gruppo lessicale q:i~À.ouoq>- in ri- E. La gnosi.
guardo alla sapienza dell'Oriente e al cam· F. Gli Apologisti.
po della religione.

cp1ÀOO'"Oq:ILCX. dice, s.v. 'Philosophie'; E. ZELLER, Die Philo·


Bibliografia. sophie der Griechen I 1(1923); n,1 '(1922); n,
Per A: 2 '(1921); m,1 ;(1923); m,2 '(1923).
A. BoNHOFFER, Epictet u. die Stoa (1890) 1·28; PcrB:
W. BuRKERT, Platon oder Pythagoras? Zr1111 E. BRÉHIER, Les Idées Philosopbiques et Re-
Ursprtmg des Wortes «Philosophie»: Hermes ligieuses de Pbilo11 d'Alexandrie 1(1950); P.
88 (1960) 159-177; T. HoPFNER, Orient u11d DALBERT, Die Theol. der hell.-iiid. Missionsli-
griech. Philosophie, Beih. zu AO 4 (r925); W. teratur, ThooL Forschung 4 (1954); I. HEINE·
}AEGER, Paideia. Die For111u11g des griech. Men- MANN, Phi!o11s griecb. t111d jiid. Bildung (1932);
scbe11 r '( r959); II 1( r959); m l( 1959); ID.. R. MARcus, Hellenistic Jewisb Literat11re, in
Aristoteles 1( r955); ID., Platos Stellung im Auf- The Jewish, Their History, Culture and Re/i.
bau dcr griech. Bildu11g, Humanistische Reden gion, ed. L. FINKELSTEIN II 1( 1955 ) 1Ioo-1n4;
und Vortriige '(1960) n7-157; ID., Ober Ur- J. PAscHER, H BA~fAIKH OAO~ . Der Ko-
spmng 1md Kreislauf des philosophischen Le- nigsweg z11 W/iedergeburt rmd Vergottung bei
bensideals, Scripta minora I (1960) 347-393; Philo11 11011 Alexandreia, Studien z. Gesch. u.
A.M. MALINGREY, «Philosophia». Etude d'un Kultur des Altertums 17,3/4 (1931) 29 ss.88
groupe de mots dons la littérature grecque, des ss.; ScHLATTER, Theol. d. Judt. 233 s.; H.A.
Présocratiques au JV• siècle après Chr., :Étu· WoLPSON, Phito 1-11 3(1962), indice, s.v. 'Phi-
des et Commentaires 40 (1961); W. NESTLE, losophy'.
Spt1rc11 der Sophistik bei Isoc., Griech. Stu- Per C:
dien (1948) 451-501; M. PottLENZ, Die Stoa. J. GuTTMANN, Die Philosopbie des ]udi.
Gescb. einer geistigen Bewcg1mg 1 1(1964); n (1933); S. LmBERMAN, Helle11ism in Jewish Pa-
1
( 1964): K. REINHARDT, art. 'Poseidonios', in lestine ( 1950) xoo ss.180 ss.
PAULY-W . 22 (1953) 558-826; REITZENSTEIN, PerD:
Hell. Myst. 236-240; E. SCHWARTZ, Ethik der G. BoRNKAMM, Die Olfenbaru11g des Zornes
Griecbe11 (r95r) II9 s.214 s.; F. 0BERWEG, Gottes, in Das Ende des Geset~es '(1966) 18
Gru11driss der Gesch. der Philosophie I: Das s.; Io., Die Hiiresie des Kol., ibid. r39-156;
Altertum, hsgg. K. PRABCHTER 12(1926), indice, W.D. DAvms, Paul and the Dead Sea Scrolls:
s.v. 'Philosophie'; WENDLAND, Hell. Kult., in- Flesh 011d Spirit, Christian Origins and Judaism
<pLÌ..ouocpla x:rÀ.. A r (0. Michcl) (rx,r70) 8

A. L'uso LINGUISTICO GRECO un essere che stia a fondamento della


AL DI FUORI DELLA BIBBIA molteplicità delle cose. In ciò Aristote-
r. Dalle origini alla sofistica le (metaph. 1,3 [p.983b 6 - 984a 18])
scorge l'inizio della filosofia. La più an-
Il composto nominale qnÀ.6crocpoç e i tica testimonianza del termine q>L>..écro-
termini, da esso derivati, cptÀ.oo-ocpÉw e <poc; si trova in Eraclito, fr. 35 (Diels I
cptÀocrocpla. sono formazioni relativamen- r59): XP'Ì'l yàp EU µ&À.a. 7tOÀÀw'\J LO"'t"O-
te recenti, attestate a partire dal v sec. pac; qnÀ.ocr6cpouc; &'\Jòpa.c; dva.L, «gli uo-
nell'area linguistica ionica 1 • Il membro mini amanti del sapere devono avere
reggente <ptÀ.o-va inteso, al pari dei com- buona esperienza di molte cose». In que-
posti formati con µlcro-, in senso verba- sto frammento si dice che una moltepli-
le 2 • In unione con un sostantivo si trova . cità di esperienze personali è necessaria
già in Omero, Esiodo e Pindaro, ma può per gli uomini che si dànno pena di co-
anche unirsi a un aggettivo 3 • Esso desi- noscere 6 . L'esperienza pratico-politica si
gna un rapporto accurato con persone, il ottiene mediante una intelligente osser-
solerte maneggio di cose 4 e l'aspirazione vazione (1'Ewpla.) di paesi e popoli stra-
a un fine desiderabile 5• A partire dal vr nieri (Hdt. r,30,x s.). q>tÀ.oa-ocpÉw è in
sec. a.C. si solleva in Ionia, in contrasto entrambi i casi usato nel senso di la-'to-
con le cosmogonie mitologiche, il pro- pÉw (~IV, coll. rr99 ss.) 7. In Hippocr.,
blema dell'àpx'fi (-..,). r, coli. 1275 ss.), di vet. med. 20 (CMG I I p . 51) 8 si fa rife-

(1962) 145-177; Io., Reflexions on Tradition: Phaedr. 248d), q>LÀ.oxaHw (Thuc. 2,40,r) e qn-
the Aboth revisited, Festschr. J. Knox (1967) ì..oxaÀ-la. (Aristoxenus, Jr. 40 [ed. F. WEHRLI,
127-159; M. DIBELIUS, Paulus auf dem Areo- Die Schule des Aristoteles. Aristoxe11os, 1945,
pag,_in Aufsiit:te wr Apostelgeschichte, FRL 20]). Cfc. inoltre il composto cpt).O;yì..rz:<Jç
42 '(1957) 29-70; W. ELTESTER, Gott 11nd die (Pind., Pyth. 12,1; Bacchyl. 18,60).
Natur in der Areopagrcde, Festschr. R. Bult- 4 I Troiani s'intendono di battaglia: cpLÀ.cr.'t'o-
mann, ZNW Beih. 21 2(1957) 202-227; Io., Àeµoç (Horn., Il. x6,90); i Feaci sono appassio-
Sch0p/rmgsofj-enbaru11g tmd 11aliirliche Theol. nati della navigazione: q>1ì..1)pe't'µoç (Horn. Od.
im friihen Christentum: N .T .St. 3 (1956/57) 5,,386).
93-n4; B. GXRTNER, The Areopagus Speech s I popoli civili J>raticano l'ospitalità: q>LÀ.éf;Ev
and Nat11ral Revelation, Acta Seminarii Nco- 'Joç (Hom., Od. 6,121). L'aspirazione alla pro-
testamentici Upsalicnsis 21 (1955); HAENCHEN, prietà: cpiì..ox-davoç (Horn., Il. 1,r22). al gua-
Apg. a I7,16-34; H. HoMMEL, Platoniscbes bei dagno: cp1ì..oxepo1}ç (Theogn. 1,199; Pind.,
Lk.: ZNW 42 (1949) 70-SI. Isthm. 2,6), alla vittoria: <ptÀ.6\ltxoç (Pind.,
Per E: Olymp. 6,19; Xenoph., mem. 2,6,5) e all'onore :
H .A. WOLFSON, The Philosoph)• o/ the Church cp1ì..6·nµoç (Xenoph., mem. 2,,3,16; Aristot.,
Fatbers (1956) 559-574. eth. Nic. 4,ro [p. rr25b 9]) può essere espres-
Per F: sa con composti formati con l'elemento q>tÌ..o-,
W. ]AEGER, Das friihe Christentum und die --+ BURKERT r72 n. 2 .
griech. Bildung (r963) 20-26. 6 Per il significato di crocp6ç e aocpla (--+ xn,
1 --+ MALINGREY 38; Thes. Stepb. vm, PAs- coll. 700 ss.) prima di Platone dr. B. SNELL,
sow, PAPE, HERWERDEN, LIDDELL-SCOTT, /::,.. Die Ausdriicke fiir de11 Begriff des Wissens in
1::,.riwrrrpaxoç, Méyu, Aét;~Y.ov -tiiç 'EÀÀ1Jv~­ der vorplatonischen Philosopbie : PhU 29
x1jç yÀw!1CT1Jç 9 (1953), PREUSClmN-BAUER, (1924) r-19; W. NBSTLE, Vom Mythos zum
s.v. Logos (1940) 14-17.
2 ScmvYZER I 442 con n . 3. 7 Cfr. NESTLE, op. cit. (--+ n. 6) 507; --+MA-
3 Importante è in questo contesto il gruppo LINGREY 38,
lessicale qi~Mxaì..oç (Gorg., fr. 6 [DIELS II 8 Il trattato mostra l'influsso di Protagora e
286,n]; Xenoph., Cyrop. 1,3,,3; 2,1,22; Plat., potrebbe appartenere alla seconda metà del v
cpLÀ.OO'ocplcx. x-t">... A 1-2a (0. Miche!) (IX,171) IO

rimento a una scuola medica che non so- successo dipende dalla capacità di rap-
lo basa la propria medicina sulla raccol- presentarsi in modo funzionale una cir-
ta di dati empirici, ma la fa dipendere costanza difatto, la qnÀoO"oq>la; consiste
dalla conoscenza di tutto l'uomo 9 • In di preferenza nell'apprendimento della
tutti i casi il fine auspicabile è un'ade- retorica (4,rn) 14 • Una grande parte eb-
guata completezza. bero nella sofistica le gare oratorie (q>i-
Nell'illuminismo sofistico Pagire del- Àocroqiwv ÀéyW\I aµLÀÀ.a.~), nelle quali si
l'uomo è sottoposto al vaglio critico. trattava di rappresentare, sulla scorta di
Pedagogia, etica e politica sono ora gli dati etimologici e logici; un determina-
oggetti fondamentali di un sapere desi- to oggetto come vero o come falso 15 •
derabile. In una ·stesura, del 400 circa
a.C., di lezioni sofistiche 10 q>i.À.oO"oq>Éw è
usato nel senso di riflessione e ricerca 2. Platone e Aristotele
metodica della conoscenza riguardante
l'etica: LÌLO"O"OÌ À.OyoL I,I (Diels Il a) Platone parte, nel periodo idealisti-
405) 11 • Specialmente le orazioni di Iso- co, da un'interpretazione della critica
crate mostrano che q>LÀocroq>la e qnÀ.oo-o- mossa da Socrate a ogni presunto sapere
q>Éw erano espressioni del tutto correnti in virtù di una «divina ignoranza» (ap.
nel mondo culturale ateniese 12• Egli ne- 2ra.c.d; 22d; 29c.d; 3oa) 16• Nella sua
ga all'uomo, in accordo con la convinzio- presentazione la figura di Socrate ed E-
ne sofistica, la capacità di raggiungere il ros si fondono col q>LÀ6croq>oc; (symp. 203
vero sapere, la Émcr-.l]µ'l') (or. 15,271). a.b; 204a.b), come si fondono <5pEf;ic; e
Non è importante come 1.ma cosa sia; q>LÀOO"oq>ta (Ps.-Plat., de/. 414b). Per e-
tutto dipende da come essa appare, dalla sprimere l'appartenenza dell'uomo all'i-
oo~a 13 • Saggio è colui che sulla base del- deale, immutabile essere delle idee, Pla-
l'aspetto esteriore riesce a prendere una tone riprende il motivo orientale della
decisione che gli assicura il successo ( 1 2, trasmigrazione delle anime, tramandato
30 }. q>tÀ.Ocroq>oç è detto chi si occupa di nei misteri dell'orfismo, in Pitagora e in
cose che lo aiutano ad ottenere questa Empedocle. L'essere atemporale delle i-
saggezza pratica (15,271 s.). Poiché il dee è il presupposto dell'itinerario uma-

sec., dr. W. NESTLE, Griech. Geistesgeschichte 14 cpi">..ocroC(Jlcx. per sé non basta a designare la
(1944) 146. retorica, ma deve essere opportunamente inte-
9 I rappresentanti di questa scuola vengono grata: ii 'ltEpt -toùç ">..6yovc; <pLÀ.o<roçlcx.. Isocra-
designati come Ì1]-tpoì. xat <TOq>L<T-ta.l (Hip- te la include in un elenco con altre capacità
pocr., vet. med. 20 [CMG 1,r p. 5r)). (-ttxvai) (or. 4,ro).
IO Cfr. DmLs n 405 n. 1. 15 In Plat., Euthyd. 304a.b l'eristica è menzio-

11 Probabilmente nel senso di ricerche sui prin- nata come un campo della formazione sofistica,
cfr. ....,> NESTLE 461 s.; ....,> BuRKERT r73.
cipi fondamentali dell'etica. Cfr. inoltre ALO'-
16 In contrapposizione all'assennatezza dei So-
crot )..6yoL 9,1 (DIELS II 416).
fisti basata sull'apparenza, Socrate va alla ricer-
12 Mentre il corpo si sviluppa mediante l'ed11- ca di criteri autentici per l'agire morale nel-
cazio11e fisica {ttmlìo-rpL{3Lxi)), è compito della l'ambito della polis e scopre gli erronei criteri
cpLÀ.oO'oqila rendere l'anima assennata (qJp6vL- dei propri concittadini nella loro mancanza di
µoç) (Isoc., or. 15,181), dr. E. MtKKOLA, Iso- valore. Questo compito, affidatogli dal dio di
krates (1954) 202 s.; E. BucHNER, Der Pn11e- Delfi (Plat., ap. 3oa), viene ripetutamente det-
gyrikos des Isokrates, Historia, Einzelschrif- to q>1À.00'0<pÉW, e ogni volta vi si aggiunge una
ten 2 (1958) 54 s. descrizione della sua attività, che pone in rilie-
u ....,> NBSTLE 455. vo l'elemento critico.
II (1x,171} cpLÀ.ocrocpla X'tÀ. A 2a-b (0. Miche!} (1x,172} 12

no che mira a raggiungerle. Il gruppo lin- colare cpL)..ocro<pÉw designa la conoscenza


guistico cptÀo<Tocp- diviene allora il se- della realtà del x6crµoc; percepibile coi
gno di una fondamentale possibilità di sensi. Scopo del processo conoscitivo
vita. Il rifugio presso i À.éyot, i discorsi che parte da ciò che è vicino per giunge-
razionali (Phaed. 99e), nel Stcx).tye:11ihx.t re a ciò che è lontano è ricondurre i fe-
(~ 11, col. 983), nel pensiero dialogico- nomeni a principi fondamentali (1,3 [p.
dialettico (t·esp. 6,5Ioe-5 rrc; 7..5 3 2a-d), 983a 24 ss.]). Sebbene la realtà nel suo
trasforma l'uomo nella sua totalità 17• complesso divenga cosl oggetto di inda-
Tutto questo accade nel rapporto concl·e- gine (cpt).ocrocpla) 19, la conoscenza del-
to con un uomo-filosofo capace di edu- l'essere eterno e immutabile o generale
care: 1tCU8Ela. è 1te:pta.ywyi}, rivolgimen- conserva una posizione preminente (5,
to dell'esistenza (resp. 7,5r8b-5I9a) 18• r [p. 102611 19-23]) 31 , che si esprime
Ne consegue che la scuola platonica, co- nei primi tentativi di sistemazione di
me mostrano i dialoghi di Platone, ha tutto il sapere. q>tÀ.ocrocplcx designa da
assunto il carattere di una comunità di un lato la scienza come totalità: xaL -to-
vita ed è diventata come tale il modello crau"t'a µÉp'Y') q>LÀOCToq>lac; ÉCT't"tV OO'CX.L1te:p
della scuola filosofica successiva. Plato- al oòcrla.L, «e ci sono tante parti della fi-
ne critica la posizione puramente teori- losofia quante sono le sostanze» (3,2 [p.
ca di Socrate come propria dell'ideali- rno4a 3]), dall'altro la singola discipli-
smo e fa della realizzazione pratica il cri- na scientifica (5,r [p. ro26a 18 s.)) e
terio di una bene intesa speculazione fi- può allora ricorrere in alternativa con
losofica (resp. 7,5r9d-52oc; 54oa). L'u- Èmcr'ti)µ-ri (5,1 [p. 1026a 22]) 21 • 'ltpw-
nione dell'aspirazione alla verità con l'a- 'tl} q>~À.ocrocpla. o ~TttCT'ti)µ11 si chiama
gire educativo e politico costituisce il quella scienza che è rivolta al motore
contenuto del concetto di q>LÀocroqila. co- immobile (5,1 [p. rn26a 29 s.]). Essa
me è stato qui inteso da Platone. può anche essere definita ltEoÀoyLxÌ} E·
mcr'tl]µt} (5,1 [p. ro26a I9]; 10,9 [p.
b) Aristotele usa il verbo qnÀocroq>Éw ro64b 3 J) 22 • A differenza della 'ltpW't'Y'J
per indicare lo sforzo metodico di com- q>LÀ.O<IOq>l'1:, la fisica ricerca, quale Oe:U'tÉ-
prendere l'ambiente che circonda l'uo- pct, q>~ÀolTocpla., la realtà percepibile coi
mo: dç È1tlcrxe:IJiw "t'WV oV'tlòV ÈÀil'ov't"ac; sensi (6,u [p. rn37a 14-16]) ovvero
xa.t q>LÀ.o<Toq>l]cra.v't"ac; 7tept -çj\c; Ò:.À'Y')- l'ente in quanto mosso (5,r [p. rn25b
i>Elac;, «hanno affrontato lo studio degli 26 s.; ro26a 12]; ro,3 [p. ro6rb 6 s.];
enti e hanno filosofato intorno alla veri- 23
11,1 [p. rn69a 36 s.]) . Le due scienze
tà» (metaph. I,3 [p. 983b 2]). In parti- teoretiche della metafisica e della fisica 24
17 Cfr. K. GAISBR, Plato11s 1mgeschriebe11e Leh- secondo Aristotele~ ZELLER II 2,177-185.
re ( r963) 1-38. 21 In metaph. 10,3 (p. 1061b 5} cptÀ.ocroqila ed
18 Il carattere esistenziale della filosofia di Pla- Èntcr"t1]µt] sono ricordate una accanto all'altra
tone è posto in risalto, sulla scorta di M. Hei- nel senso di discipli11a scie11tifica, cfr. anche
degger, in modo particolare da R. ScHAEFFLBR, n,8 (p. ro73b 4}.
Die Struktur der Geschichtszeit (1963} 49-67. n ~ JAF.GER, Aristoteles 225 s.
19 ~ JAEGBR, Urspmng 398: «(Aristotele} al- Zl Se non vi fosse un essere immoto, unica
largò la dottrina platonica delle idee a scienza scienza teoretica sarebbe la fisica, che studia le
universale empirica dell'essere». cose singole (metaph. 5,r [p. xo26a 28 s.] .
20 La scienza dell'essere in quanto essere è det- 24 Accanto alla teologia e alla fisica viene oc-
ta senza aggiunte la scienza del filosofo (me- casionalmente annoverata tra le scienze teore-
taph. 3,2 [p. 1004b 15 s., cfr. 21 s.]; ro,3 [p. tiche anche la matematica (metaph. J,r [p.
106ob 31-34]). Per la distinzione delle scienze 1026a 19); 10,9 [p. xo64b 2 s.]). Essa si col-
IJ (LX,172) q>LÀ.oaocplrx x-.À.. A 2b-3a (0. Michel) (1x,173) 14

stanno a fronte delle discipline che inse- assunsero tratti in parte esoterici. L'au-
gnano a dar forma alla realtà (È1tLO""t'TJ- tocoscienza dei filosofi poté al tempo
µm 1tO~TJ't"~xal) e ad agire in modo per- stesso esprimersi nel tentativo di distin-
fettamente umano (kmcr't1}µa~ 7tpt1X't"L- guersi ad ogni costo dalla gente comune
xal) 25 • Non si trova in Aristotele un si- (Dio Chrys., or. 70,7 s.). Avveniva per·
stema comprensivo che assegni a tutte le ciò spesso che qualcuno si spacciasse per
scienze un posto determinato. Con la fùosofo per vantarsene e abbindolare gli
nuova definizione della 7tpt:m1 Q>LÀ.o<to- uomini {Dio Chrys., or. 70,10). Si ebbe-
cpioc quale dottrina ontologica di Dio e ro anche incessanti contrasti tra i filoso-
col concetto dell'itwÀov Et8oc; egli po- fi classici con una loro venerabile tradi-
se le premesse sistematiche perché la me- zione e i cosiddetti filosofi senza nome
tafisica in età ellenistica da un lato ricer- (Dio Chrys., or. 72,2-16). La terminolo-
casse un principio a fondamento dell'u- gia polemica che allora si andò forman-
nità del mondo e dall'altro potesse inclu- do fu ripresa in un secondo tempo dalle
dere nella sua indagine l 'intera realtà e scuole. Epicurei e Stoici sono, con gli an-
avvalersi anche delle ricerche fenomeno- tichi Accademici e Peripatetici, gli espo-
logiche e morfologiche 26 • nenti delle scuole filosofiche più rappre-
sentative dell'età ellenistica 28 •
3. Le scuole del periodo ellenistico
a) Criterio della conoscenza è per Epi-
Le scuole filosofiche ebbero una serie curo la percezione sensoria (Diog. L. 10,
di direttori e una ben definita dogmati- 52). Alla teoria della conoscenza basata
ca (Diog. L. 1,13-16.20) che diedero sulla percezione sensoria corrisponde
gradualmente luogo a contrasti spesso a- una fisica atomistica (Diog. L. I0,41).
cuti tra i loro singoli esponenti 27 • D'al- Teoria della conoscenza e ontologia ser-
lora in poi i filosofi rappresentarono la vono anzitutto a liberare l'uomo dal su-
classe colta di un popolo o di uno Stato perstizioso timore degli dèi e del tribu-
e, quale ordine chiuso, intervennero tal- nale penale divino (Diog. L. 10,76 ss.;
volta nella politica. Polibio (33,2) ricor- Cic., nat. deor. r,25,69 ss.) e quindi a
da ad es. un'ambasceria ateniese a Ro- preparare un'etica che si riallaccia all'e-
ma, composta da esponenti delle scuole donismo cirenaico. Scopo della forma-
filosofiche più rappresentative. L'elabo- zione umana è una imperturbata i}oovr1
razione di una dogmatica di scuola ebbe (Diog. L. ro,131) (-+ rv, coll. 28 s.). Si
come conseguenza il fatto che le singo- realizza la -i)oov1) nella comunità di vita
le scuole, in primo luogo gli Epicurei, della scuola, unita nella q>LÀla (gnomo-

loca in un certo modo tra la metafisica e la fì. sia del singolo cittadino sia anche dello Stato
sica, in quanto ha per oggetto un essere per- (eth. Nic., 1,1 [p. 1094a 27-b 2] . Cfr. F. DIRL-
manente, ma non esistente in sé e per sé ( l0,9 MlllER, Aristate/es, Nikomachiscbe Ethik
[p. 1064a 32 s.]; 5,1 [p. lo26a 7 s.)). Così -> '(1969) 269 s.
)AF.GER, Aristoteles 225 . 20 -> ]AEGER, Aristoteles 428-434.
27 Diog. L. 7,162 s. dà notizia di contmversie
2S Aristotele svincola l'etica dal rapporto con di Aristone, passato agli Accademici, con lo
la metafisica. Non l'idea del Bene, ma l'osser- zenoniano Perseo e col peripatetico Arcesilao.
vazione dei dati empirici determina il retto agi- Diotimo, lo stoico inimicatosi con Epicuro,
re, -> ]AEGER, Aristoteles 84-90.24r-270; -> pubblicò 50 lettere oscene facendole passare
)AEGER, Ursprung 361-365. La più importante per epicuree, cfr. Diog. L. 10,3-8.
tw:r>nµtJ 1tp<XX'tLXTJ è la politica, che tratta 28 ~ SCH'1:'ARTZ 149·
cptÀ.ocrocplo. X't"À.. A 3a-c (0. Miche!) (1x,173) 16

logium vaticanum 28.52.78) 29 • <pLÀla. è cnxov, i}ittx6v, À.oytxov, che costitui-


la specifica forma di vita degli Epicurei: scono un'unità organica (Sext. Emp.,
qnÀocroc:pÉw o il più pregnante cruµqnÀo- math. 7,16; Diog. L. 7,39). La logica
O"ocpÉw e il nesso qnÀocroq>Éw µE-cti (Epic., conisponde alla siepe, la fisica agli albe-
fr. 217 [Usener 165 s.]) hanno questo ri e l'etica ai frutti (Sext. Emp., math.
significato. Gli Epicurei, pur spiritualiz- 7,16 s.; Diog. L. 7,40) 33 • Se l'etica viene
zando il concetto di Dio nel senso della vissuta, la dottrina stoica raggiunge il
propria etica edonistica, mantennero proprio scopo 14 . Chi si preoccupa di con-
nondimeno il culto degli dèi. Uno dei lo- durre una vita giusta e si apre in partico-
ro tardi seguaci, il filosofo Filodemo, di- lare alla dottrina stoica è considerato un
ce espressamente (de Epicuro, fr. 8 col. 1tpox61t-tW\I (~ xr, coli. 237 s.), un uo-
1,3 ss.) 30 quanto sia esemplarè che gli mo in corso di progresso morale (Crisip-
dèi siano invitati -ai pasti comuni della - po in Stob., ecl. 5,906,rB ss.) 35 • Nella
cerchia dei discepoli. L'ideale formativo sua posizione tra il cpa.uÀ.oç e il crocpéç, il
degli Epicurei ha un particolare significa- 1tpoxo1t•wv ricorda il qnMcroqioc; plato-
to per la vita pubblica, in quanto gli uo- nico (--7 col. rr). Il significato cen-
mini sono tenuti ad evitare ogni emozio- trale attribuito al progresso morale è
ne eccessiva che possa provocare in al- probabilmente il motivo della scarsa pre-
tre persone turbamenti di qualsiasi natu- senza nella prima Stoa del gruppo lessi-
ra (Diog. L. ro,139). Per conservare la cale q>tÀo<Toq>-, che indica un atteggia-
serenità dell'animo, già lo stesso Epicuro mento teoretico. q>LÀocrocpoç ricorre per
ha probabilmente dato istruzioni intese designare chi si occupa dei tre rami del
ad evitare, ove possibile, ogni impegno sapere filosofico (Stob., ecl. 2,8,13, dr.
nella vita pubblica: ÀalJE BLwcrac; (fr. Plut., Stoic. rep. 2 [n ro33d]) 36 e po-
551 [Usener 326]). trebbe inoltre essere stato usato da Ze-
none per designare il saggio stoico idea-
.b) La prima Stoa fu fondata nel 301 le (Plut., Phoc. 5 [r 743e]) 37•
a.C. in Atene da Zenone. Essa spiega
tutto il divenire partendo dall'influsso e- c) Mentre la prima Stoa trattava il
sercitato da un principio attivo, la cpvcnc, problema della causalità in riguardo alla
o il ).v6yoc,, su uno passivo, la materia 31 • dottrina del destino e alla possibilità di
La cptÀocro<pla. si configura in un sistema una decisione etica, Posidonio assegna
rigorosamente articolato, in cui la Stoa alla filosofia il compito di ricercare i
cerca di comprendere e dominare tutta principi fondamentali delle cose nella
quanta la realtà 32 • In concordanza con conoscenza sia del microcosmo sia del
l'Accademia si distinguono tre µÉpT): cpu- macrocosmo. In questo senso viene al-

29 ed. G. ARIUGHETTI, Epicuro. Opere, Classi- 19.


ci della filosofia 4 (1960) 145.151.157. 34 La successione delle singole parti della filo·
30 ed. A. VOGLIANO, Epicuri et Epicuraeom111 sofia nel corso dell'insegnamento non indica
Scripta (1928) 70, cfr. 126 s. un oròinc di valore, ~ BoNHOFFER 17-19.
3! Logos e materia sono i due aspetti dell'uni- 35 Per la npoxom] ~ POHLllNZ I 154.
co essere, dell'unica ovrilo., ~ PottLENZ r 68. 36 Tra gli scritti di Crisippo concernenti la lo-
32 Cfr. U. WILCKENS, 1Y/eisheit und Torheit, gica vi era, secondo Diog. L. 7,189, un tratta-
Beitrage z. historischen Theol. 26 (1959) 22 ) s. to dal titolo -.à 't'OU cp~À.ocr6q:iou crxɵµo.'ta. .
33 Ricorre anche il paragone con l'uovo (Sext. 37 Secondo Cic., Tt1sc. :r,32,79, Panezio ha par-
Emp., math. 7,18, diversamente Diog. L. 7,40), lato di Platone come del divino, del sapientis-
cfr. ~ fioNJ·rOFFER 16 s.; ~ Pom.ENZ 1 33: n simo Omero dei filosofi .
17 (1x,173) cpt)..ocrocpioc MÀ.. A 3c (0. Miche!) (rx,174) 18

largata la definizione di croqilo., che è È- nica unità vitale del cosmo 42 • La vita
mcr-ri)µ1) i>elwv xa.t &.v&poitlvwv xa.L nel cosmo partecipa, secondo lui, dello
'tW\I 't'OU'tW\I at...lwv, «scienza delle cose spirito divino, che la riempie, la forma
divine ed umane e delle loro cause» (Phi- e la governa 43 • Persino gli animali e le
lo, congr. 79) 38 • Tale ampliamento in- piante avvertono in certo modo l'univer-
fluisce sulla nuova determinazione del sale spirito divino, ma la chiara cono-
rapporto tra scienze particolati e filoso- scenza di Dio resta un privilegio dell'uo-
fia: le prime descrivono la realtà, men- mo dotato di ragione (Dio Chrys., or.
tre la seconda ricerca il nesso causale al- 12,32.35). All'inizio del suo sviluppo
l'interno dell'essere. La fisica e le disci- l'uomo era addirittura cresciuto insieme
pÌine speciali trattano degli stessi ogget- (CNµ1mpuxwc;) col divino, accogliendo-
ti, ma da punti diversi 39 • Le scienze par- lo in sé con i sensi (a.tcrih'Jcret<;), con il
ticolari, ivi compresa la matematica, han- nutrimento (wocpl)) primitivo o con l'a-
no propri metodi d'indagine, ma co- ria, 7tCX.V"ta.xo~ev ȵmµ1tÀ.aµevot 'tijç
struiscono su fondamenti che sono sta- iMa.ç cpvo-ewc;, «riempiendosi da ogni
ti offerti loro dalla filosofia. Quest'ulti- parte della natura divina}>, avendo così
ma utilizza i risultati delle scienze parti- l'intuizione e la comprensione del divi-
colari, ma ne elabora essa stessa i prin- no (Dio Chrys., or. 12,28-30) °".Da que-
cipi (Sen., ep. r3,88,24 ss.) 40. Per espri- sta unione nacque, senza la mediazione
mere l'unità organica dei tre rami del sa- di un maestro o mistagogo, una religio·
pere filosofico, Posidonio insegnò a in- ne primitiva innata (gµcpu"toc;), comune
tendere la filosofia come un essere viven- ai Greci e ai barbari (Dio Chrys., or. r2,
te (~(i)ov), per cui la fisica corrisponde al 27.39). Quando, nel corso del tempo,
sangue e alla carne, la logica alle ossa e l'unione con la natura finl con lo scio-
ai tendini e l'etica all'anima (Sext. Emp., gliersi, si formarono in diversi luoghi e
math. 7,r9) 41 • Questo inquadramento in diversi tempi le religioni acquisite (É-
della filosofia secondo il criterio dei <Tw- 1tlX't'Y)-ro.), che però devono la loro for-
µa.'t'o. i)vwµÉvcx. xo.L cruµqiua, cioè delle za alla religione primitiva (Dio Chrys.,
«parti unite e congiunte in una sola na- or. 12,39 s .-) 45 • Esse vengono insegnate
tura» (Plut., praec. coniug. 34 [II 142 da poeti, legislatori e artisti, ma il più
f ]), risulta dalla sua dottrina dell'armo- compiuto profeta e interprete della na-

.llt Cfr. aoche quaest. in Gen. 1,6; 3,43; Scn., REINHARDT, op. cit. (~ n. 38} 43-58. 222-224;
ep. 14,89,5; inoltre J. HEINEMANN, Poseido- ~ REINHARDT 644-646; ~ POHLENZ I 214; II
11ios' metaphysische Schriften 1 (1921) 130 s.; ro:; s.
K. RmNHARDT, Poseido11ios (1921) 58; ~ 41Cfr. ~ IlONHOFFER 17.
REJNHARDT 641 s.
42 Cfr. K. RmNHARDT, Kosmos tmd Sympa-
39 Posidonio stesso si considerò fondamental-
mente un filosofo, anche se mostrò di avere va- thìe (1926) 34-54; ~ REINHARDT 647-657.
sta padronanza di diverse discipline. In una 43 Cfr. ~ PoHLENZ 1 234 s.; ~ R EINHARDT
speciale monografia egli difese, contro l'epicu- 808-814.
reo Zenone, il carattere logico della dimostra- 44 Iambl., myst. 1,3 (p. 7,r4; 9,n) parla, se-
zione matematica (Proclus, Komm. Ztt Euclides, guendo Posidonio, di uoa innata conoscenza
Propositiones 1 prooem. [cd. G. FRIRDLEIN, degli dèi, cfr. Cic., 11at. deor. x,36,100; Scn.,
1873, 199 s.]), dr. ~ POHLENZ I 214; II IOJ s. ep. 13,90,44 (viros... a dis recentes); Dio Chrys.,
40 Cfr. inoltre Strabo 2,;,2; Geminus in Simpl., or. 12,32; ~ RE1NHARDT 8ro s.; ~ PoHLENZ
Komm. w Aristot. Phys. 2,2 (ed. H. DIELS, I 227 S.234; II II9.
Commentaria in Aristotelem Graeca 9 [ 1882] 45 Cfr. ~ R EINHARD'C 8ro; REINHARDT, op. dt.
291,23 ss.); Philo, congr. x44-r50 ; inoltre (~ n . 38) 412 s.
i9 (1x,174) q>~À.ocroqilcx. x.ù. A 3c-d (0. Miche!) (1x,q5J 20

tura immortale è pur sempre il filosofo, Centro di gravità e scopo vengono in


cptMo-ocpoç à.vi]p {Dio Chrys., or. 12>45 genere spostati dalla tarda Stoa, in mi-
s.) 46. sura assai maggiore della precedente,
verso la parte pratica dell'etica. L'orien-
d) Col sorgere del principato, Roma, tamento della filosofia alla formazione
capitale del mondo, ottenne, per quan- della vita viene espresso in definizioni
to riguarda la formazione e la cultura, corrispondenti 51 • La filosofia è il modo
una posizione talmente privilegiata, che giusto di vivere, recta vivendi ratio 52, la
illustri esponenti delle diverse scuole fi- legge della vita (Sen., ep. 15,94,39), lo
losofiche svolsero qui la propria atti- sforzo per raggiungere la probità, xixÀ.o-
vità di insegnamento 47 • In primo luo- xà.ya~lixç Èm"t1]0wow (Muson., fr. 8
go gli Epicurei e gli Stoici della secon- [p. 38,15 s.], cfr. fr. 3 [p. 9,13-15 ]).
da generazione pretendevano di offrire Gli Stoici dell'età imperiale rivolgono
al grosso pubblico un fondamento cultu- particolare attenzione al processo di per-
rale atto a condurre al bene della perso- fezionamento morale, in cui si realizza-
na .fa. Per la tarda Stoa le opere di Cri- no le loro intuizioni filosofiche. L'edu-
sippo costituirono la base indispensabi- cazione stoica è descritta, in confor-
le di ogni riflessione filosofica 49 • In e- mità con la tradizione platonica, come
spressa polemica con Posidonio 50 , Sene- un processo terapeutico(--. col. u) e la
ca contesta che le abilità e le arti, che in- filosofia appare quale scienza medica o
trodussero il progresso culturale dell'u- medicina dell'anima (Sen., ep. 9,72,6;
manità, siano create dalla filosofia (ep. Muson., fr. 3 [p. 12,15-19)) il. La dot-
14,90,7 ). La sapienza non insegna alle trina della EtµrJ.pµb.1'1'} spiega l'interesse
mani, ma allo spirito; è magistra animo- degli Stoici per la religione popolare, a
rum ( 14,90,26). Il vero oggetto della fi. proposito della quale essi riprendono il
losofia è la conoscenza di ciò che è bene concetto socratico-platonico di OIXtJJ.6-
e di ciò che è male (13,88,28) e gli e- \ILOV. Diogene Laerzio (7,151) rileva:
sperti in discipline estranee non vi con- q>ct.O'L OÈ Ervixt XrJ.L 'tW<Zç oa.lµovctç <iv-
tribuiscono in nulla (88,3-17 .29-31). ~pW7tWV cruµmiitELIX\I EXOV'tctç, «dicono

'46Cfr. ~ RET!llHARDT 807. adfectatio) e la seconda invece come il perfet-


47 L'insegnamento delle scuole ebbe tutta\'ia to bene dello spirito umano (perfectum bmmm
stabile continuazione in Atene, ~ PoHLENZ r mentir h11111a11ae); dr. anche 19 1 u7,12.
280 .288. 52 philosophia, i'1quit, 11ihil aliud est quam

<18 Gli Stoici affermano che nessuno può essere recta ratio vivendi vel ho11este vivendi scientia
escluso dalla filosofia a causa della propria con- vel ars rectae vitae age11dae. Non errabimus, si
dizione sociale (Sen., ep. 2,17,6; 5,44,I ss.; Mu- dixerimus philosophiam esse legem bene ho·
son., fr. 8 [p. 39,14-18 ]). Le donne hanno i nesteque vive11di (Seneca in Lact., inst. 3,15,r).
53 Il parallelo tra medicina e sapienza è anti-
medesimi presupposti degli uomini per l'eser-
cizio della filosofia (Muson., /r. 3 [p.9,I-13); co, cfr., tra gli altri, Democr., fr. 31 (DmLS n
fr. 4 [p. 14,13-r9J). 152); Diog. L. 6,6. Esso sembra essere stato
particolarmente caro agli Stoici (Sen., ep. 5,
~9 Cfr. ~ Po11LENZ 1 291 s.
50,9; 9,72,6; 15 194,24; I9,n7,33; Muson., fr.
9l Nonostante qualche critica, Seneca non po- 6 [p. 22,9] e passim; Epict., diss. 3,22,73; 3,
té né volle sottrarsi all'influsso di Posidonio, 23,30); cfr. ~ BoNHOFFER 4 s.; WENDLAND,
dr. Sen., ep. 14,90,20. Hcll. Kult. 82 n . 2; J.H. WASZINK, Quinti
51
Sen., ep. 14,89,.4-6 distingue tra philosophia Seplimi Flore11tis Tertulliani De Anima, ed.
e sopieutia. definendo la prima come omore e with Introduction and Commentary ( 1947) I 1r
ospirazio11e oUa Sr1pie11::a (sapienlioe amor et s. a 2,6.
21 (IX,175) q>~À.ocro<pla. X'tÀ.. A 3d-4 (0. Michel)

esservi anche dei demoni che hanno gli tetica, stoica e neopitagorica 55 • Secondo
stessi sentimenti degli uomini» . Panezio Ario Didimo (in Stob., ecl. 2,49,8-14),
ebbe una particolare comprensione per il Pitagora, Socrate e Platone concordano
politeismo delle religioni popolari, che nel principio fondamentale che lo scopo
avvertivano la presenza attiva del logos della filosofia è la òµolwcnç al divino.
universale nelle forze naturali e se le rap- L'assimilazione al divino riguarda in mo-
presentavano plasticamente 54 • Per Posi- do decisivo l'agire morale dell'uomo 56 •
donio i demoni erano esseri intermedi Oltre al principio della oµolw<nç si tro-
tra la materia e il logos e, come tali, ma- va nei Platonici una seconda specifica-
nifestazioni della vita cosmica (Plut., zione della filosofia, che risale a Platone
gen. Socr. 20 [II 589b.d]). Il &a.tµ6vtov (Phaed. 64a.8oe.8rn) e quindi a un mo·
nel significato generale di il divino ha tivo or.fico: essa è un esercizio di morte
una funzione anche nella tarda Stoa e de- (µeÀÉ't"ll i}a.v&.'tov). In Plut., suav. viv.
signa allora in primo luogo il destino per- Epic. 28 s. (n rro5c-rro6c) è ripresa
sonale (Epict., diss. 3,r,37; 4.4.39 e fr. questa espressione platonica.
r r). La scuola di Epicuro e la Stoa so-
no cosl affini nel loro desiderio di educa- 4. L'uso del gruppo lessicale qHÀ.oa-ocp-
re, mediante l'arte del vivere, alla liber- in riguardo alla sapienza dell'Oriente
tà interiore contro le oppressioni del e al campo della religione
mondo, che si trovarono in una posizio-
ne di aspra concorrenza. In particolare La spedizione di Alessandro fornì i
gli Stoici tentarono di disconoscere ad E- presupposti esteriori che consentirono
picuro ogni sorta di 1trttOEta. (Dio Chrys., un incontro tra la sapienza greca e quella
or. 12,36; Diog. L. ro,3-8) e di richiama- orientale 57 • In questo periodo i Greci
re l'attenzione dei suoi discepoli sulla scoprirono in India, nelle caste dei bra-
contraddizione tra il postulato della 'Ì}oo- mani e garmani, quello strato della po-
vi} personale e il concreto bisogno di co- polazione il cui modo di vivere e la cui
municazione di tutti gli uomini-, per mo- attività spirituale li richiamava alla fi.
strare la superiorità del principio, loto losofia greca (Megasthenes, fr. 33 [F. gr.
proprio, di una xowwvla. intesa quale Hist. mc 636-638]; fr. 3 [F. gr. Hist.
legge naturale (Epict., diss. 2 ,20.6-20). mc 60 5]) 53 • Posidonio, che nei suoi lun-
ghi viaggi ebbe modo di conoscere di-
e) Il platonismo medio elabora in mo- rettamente molti popoli barbari 59 , tro-
do eclettico elementi di dottrina peripa- vò nei loro costumi e usi religiosì ele-

54 - POl·ILENZ l 197 S. w. 29 (1931) 234; J. KERSCHENSTEINER, Pia-


55 L'eclettismo ebbe il suo fondamento nella /o und der Oriellt (1945) r; F. WEHRLI, Die
tesi elaborata da Antioco di Ascalona, secondo Schu/e der Arfrtot. Klearcbos (1948) 50 a
la quale l'Accademia, il Peripato e la Stoa con- Clearchus, /r. 13.
58 Richiesto in che consista il filosofare, un
cordavano in tutti i punti essenziali, - ÙBER-
WEG-PRAECHTER 465470.
indiano spiega in un dialogo con Socrate che è
impossibile conoscere le cose umane, se non si
~6 Cfr. - ÙBERWEG-PRAECHTER 543. L'assimi- conoscono quelle divine (Aristoxenus, fr. 53.
lazione a Dio viene trattata con maggiore pre- WEHRLI, op. cit. [~ n . 3] ;q). Nell'aneddoto
cisione da Albinus, didascalicus 28 (ed. P. la collocazione dell'uomo nel cosmo oltrepassa
Louxs, Albi11os Epitome [ 1945 ]), dove sono l'impostazione socratica ed è posta sotto l'auto-
discussi i pertinenti passi di Platone. rità della superiore sapienza dell'Oriente.
s Cfr. O. STEIN, art. 'Megasthenes', in PAULY· 59 Cfr. - PoHLf.NZ r 209 s.
23 (IX,176) cpt)...ocrocpla. x"t').... A 4 (0. Miche!) (1x,176) 2-1-

menti che gli provarono come anche Herm. I,3, cfr. 1,26) 64 • Essa non è tra-
presso di loro l'impetuoso istinto (~u­ smessa mediante una metodica osserva-
µ6c;) fosse subordinato alla sapienza. E- zione e riflessione, ma attraverso unari-
gli fu in grado di parlare dei dtuidi-filo- velazione (Herm. Trismeg., fr. 23,29 in
sofi (fr. n6 [F. gr. Hist. na 305]) 60 e Stob., ecl. 1,393,26 ss.) 65 • Ermete met-
forse risale a lui anche il contenuto della te per iscritto le proprie rivelazioni per
sezione sui Caldei in Diod. S. 2,29,2 61 • amore verso gli uomini 66 e per pietà ver-
Costoro sono scelti per venerare gli dèi so Dio 67 • Esse consistono prevalente-
e trascorrono tutta la vita in rapporto mente nell'avere percezione del vero es-
con la sapienza (mt\l'ta. -ròv -rou sfiv XPO- sere e nel ringraziarne il creatore. L'ac-
vov q:iLÀ.O(Yoq:iouow). Analogamente i coglimento della percezione trasmessa
Giudei furono da Clearco considerati q>L- dalla rivelazione è detto q>LÀoo-ocpla (fr.
À.6(1'o<poL, quale ceto filosofico dei Siri, 2b,1-3 in Stob., ecl. 1,273,5-24) 68 • Ana-
che, a suo avviso, derivava dai filosofi in- logamente vengono descritti il compito
diani: à:1t6yovoL 'tWV lv I vòoi:c; cpLÀ.o<T6- e l'essenza della filosofia nell'insegna-
q>wv (fr. 6) 62 , i quali a loro volta si ri- mento impartito ad Asclepio da Ermete
collegavano ai maghi (fr. 1 3) 63 . Trismegisto (Ascl. 12 s. [Nock-Fest. II
311 s.]); essa viene definita una conti-
Una commistione di elementi di filo- nua osservazione e santa devozione, ri-
sofia greca, soprattutto platonica e stoi- volta alla conoscenza della divinità (quae
ca, con parti costitutive di sapienza e sola est in cognoscenda divinitate fre-
mitologia orientali ricorre nella lettera- quens obttltus et sancta religio). Nella
tura ermetica. Il bene dell'uomo è stret- riconoscente venerazione della divinità e
tamente collegato alla conoscenza: µa.- non in un'indagine rivolta a un sapere
ikiv ~D..w "tÒ. o\l't'O: xo:.ì, voijO'm "ti)\I -i-ou- specifico consiste la vera filosofia (Ascl.
-rwv q>UO'LV xaì, j"VWVO:.L -ròv ~EO\I, «vo- 12-14 [Nock-Fest. II 3rr-313 69 ]). In
glio conoscere gli esseri e comprendere testi akhimistici ricorrono non di ra-
la loro natura e conoscere Dio» (corp. do i termini <pLÀ.60-ocpoc; e qnÀ.ocrocpla. 70 .

60 Accanto ai cantori (1tOtT]'tcd µEÀwv) e ai 66 Cfr. NocK-FEsT. III, p. xix n. 2.


veggenti wno descritti i druidi. Essi sono filo- 67 La tradizione scritta dell'antica sapienza ne
sofi e teologi (Diod. S. 5,3r,2) e coltivano, oltre aumenta l'autorità, cfr. anche Herm. Trismeg.,
all'indagine della natura, anche l'etica: 7tpb; fr. 23,66 s. in Stob., ecl. I,406,n-25; Iambl.,
-cn cpucrtoÀoylq.. xat -c:'i]v ·~i>txiJv cpLÀ.ocroqil«•J myst. 1,2; inoltre 4 HoPFNER 79 s.; RmTZl!N·
àcrxoiicrw (Strabo 4,44). Senza un druida, che sTEIN, Hell. MyJt. 129.
in quanto qitÀ.ocrocpoç conosce 1a natura divina,
68 qitÀ.ocrocpla: è la forza di cui può disporre l'a-
non viene offerto alcun sacrificio (Dio<l. S. 5,
nima per potersi vittol'iosamente liberare del
31,4 s.), dr. 4 PoHLENZ I 210; 11 103; ~
crwµa: (Herm. Trismcg., fr. .2b,r-8 in Stob., ecl.
RmNHARDT 823; A. DrnLE, Zur hetl. Ethno·
graphie, in Grecs et Barbares, Entretiens sur r,273,5-274,20).
l'Antiquité Classique 8 (1961) 221 n. I. 69 Cfr. anche Herm. Trismeg., fr. 2343-46 in
61 Cfr. -)o REINHARDT 823 s. Stob., ecl. l,399,17-4or,9; A. WwsoK, Lak-
62 WBHRLI, op. cit. (-)o n. 57) II. tani. tmd die philosophische G11osis: AAHdbg
63 WEHRLI, op. cit. ( 4 n. 57) 13 con comm. 50. 1960, 2 (1960) r35 s.
M La conoscenza di Dio è posta con -particola- 10 Cfr. ad es. Zosimus, /1'. 6s (BERTHELOT II
re rilievo alla fine del climax, cfr. NocK-FEST. 121,8); 6,7 (123,1); 6,8 (124,2); 6,9 (126,2);
TU, p. XVII. 6,15 (130,19), cfr. W. GuNDEL, art. 'Alche-
65 Cfr. F. CuMONT, Afterlìfe in Rommr Pa- mie', in RAC I 239-260; F. STRUNZ - C.M.
ganism (r923) 121. EnsMAN, art. 'Alchemic', in RGG' I 219-223.
cp~)..oo-ocpla. x:rÀ.. A 4- B r (0. Miche!) (IX,177) 26

Il filosofo, che ha accesso ai segreti del- usa i termini È1taotoot xat µ!iyot, piu
la natura e riconosce i nessi di causalità chiari dal punto di vista storico-religio-
fisica, è in grado di produrre cambiamen- so 75 • In 4 Mach. l'esposizione del prin-
ti e di controllare i corrispondenti pro- cipio stoico secondo cui la ragione è si-
cessi di trasformazione 71 • Egli però non gnora degli istinti (r,r.7.13.30; 2,9; 7,
solo è uno specialista che conosce deter- r 6) 76 è collegata ad una tradizione mar-
minati prncedimenti, ma sa anche pla- tirologica (r,ro-r2) che esalta come e-
smare la propria vita in modo corrispon- semplare per il giudaismo l'obbedienza
dente alla sua elevata posizione 72 • alla legge fino alla morte (7,8-r5; 9,6;
13,9; 17,16, cfr. 6,20-22) e insegna a ve-
dere nel martirio un'espiazione per I-
B. IL GIUDAISMO ELLENISTICO
sraele (6,28 s.; r7,2r s.). Sulla base del-
r.I LXX la rappresentazione del conflitto tra An-
tioco e i martiri ci si chiede se l 'adorazio-
Nei LXX il gruppo lessicale q>~Àocroq>­ ne giudaica di Dio (i) IovSafow ilpl)-
si trova soltanto in Dan. e 4 Mach. 73 • crxEla, 5,7) con le relative conseguenze
Non ricorre in Sap. In /l.(l.'Y. r ,20 l'e- possa essere riconosciuta come un modo
spressione ebraica ha~ar!ummim ha'as- di vivere conforme alla natura e alla ra-
sii/im, con cui sono indicati i maghi e gione secondo il concetto ellenistico, cioè
i sacerdoti esorcisti alla corte del re di come un q11,Àocroq>EL\I (5,7-u, cfr. µE-rà.
Babilonia 7", è resa dai LXX con croqn- EÙÀOYLO'"tL!X<; ~LOU'Y'tE~, 5,22) n. Il carat-
O-'tttÌ. xo:ì. qnÀ.6crocpot, mentre Teodozione tere filosofico della religione giudaica (Ti-

71 Cfr. Zosimus, fr. 6,17 (BERTHELOT Il 131, KER, Oudheidlrundige Mededeelingen (1943)
17); 6,19 (133,8). Fondamentale per l'alchimia 30-34.
è la dottrina, sviluppata dalla filosofia ellenisti- 75 Può darsi che i LXX con a-ocpLO''tTJc; e cpLMS-
ca. del continuo scambio delle for-Le all'inter- <roqioc;, in rispondenza all'uso linguistico elle-
no del cosmo, dr. GuNDEL, op. cit. (~ n. 70) nistico, indichino esorcizzatori e maghi, esatta-
255; STRUNz-EusMAN, op. cit. (~ n . 70) 220. mente come fa Theod. A volte però, come in
i2 È qualificato con adeguati attributi, che lo A.ocv. r,20, si ha una reale ellenizzazione, che
innalzano sul resto dell'umanità, dr. GwroEL, permette d 'intendere o-oq>io--ra:l e cpLMSo-ocpo~.
op. cii.(~ n . 70) 246 s.252. L'alchimia assume nel senso della tradizione educativa ellenistica,
forme della religione misterica. Secondo uno come maestri e studiosi.
scritto edito da R. REITZENSTEIN, Z11r Gesch. 76 Per la forma letteraria di 4 Mach. dr. A.
c!er Alchemie rmd des Mystizismus: NGG DmssMANN in KAUTSCH, Apkr. u. Pseudepigr.
1919 (r9r9) 24,13 ss., il filosofo Comario in- 150 s.; I. HEINEMANN, art. 'Makkabaerbiicher';
troduce Cleopatra alla filosofia mistica; cfr. an- in PAULY-W. 27 ( 1928) 801 s, Certi tratti ricor-
che REITZENSTEIN, Hell. M)'sl. 129. dano Posidonio, ad es. la definizione di aocpla:
73 Per il significato in 4 Mach. dr . ~ MAu:-.:- data in 4 Mach. 1,16, cfr. J. FREUDENmAL,
GREY 93-98. Die Flavitls Josephus beigelegte Schrift: «Vber
74 Cfr. Dan. 2 1 2. In Gen. 41,8.24; Ex. 7,rr.:n ; die Herrschaft der Vernunft» (1889), panim;
8,3.14 s.; 9,rx i dotti e i maghi alla corte del HEINEMANN, op. cit. <~ n . 38) 154-159; In.,
Faraone sono chiamati hart11nm1t111, reso d ai Makkabiierbiicher 803 s.
LXX in Ge11. 41,8.:z4 con È~rJ'YT}'tal (Ge11. 41, n Il despota sostiene, con un'argomentazione
24 Theod.: i;ocptO''ttX(), in Ex. 7,n.22; 8,3.q di tono vagamente filosofico, che è ingiusto di-
s. con Èr.a.oiool e in Ex. 9,rr con cpapµaxol. In sprezzare i doni delln natura (4 Mt1ch. 5,8 ss.).
Ex. 7,11 [1akàm è tradotto con o-ocpicr-.1].:;. Per Ma in bocca a lui il verbo qiLÀoO'ocpÉw assume
il significato di (1artom cfr. GESENIUS-Ilt:HL, un timbro ambiguo quando egli invita Eleaza-
Kom.ER-BAUMG., s.v.; A. BENTZE~. Da11iel, ro a filosofare suJJa verità che giova a qualcosa
Handbuch A.T. 1 19 '(1952) 18; B.H. STRrK- (4 Mach. 5,u).
27 (1x,r77) q>LÀ.011ocp(cr. X"t"}... B M (0. Miche!) (rx,178) 28

µwv ti cpLÀocrocpla, 5,22) risulta dal fatto ve deUa sapienza e cultura ebraiche da
che essa esercita le tre virtù cardinali parte dei filosofi del Museo nella loro
della o-wcppocruVl'}, &.vSpElcx. e OLXCX.LoaU- qualità di illustri esponenti della scienza
V'l') e insegna la pietà (EvcrÉ~ELcx.), 1a cui ellenistica 81 • Le risposte degli inviati giu-
conseguenza è che solo il vero Dio ('tÒ\/ daici riportano, da parte loro, idee filo-
ov'ta ~E6v) è onorato in modo splendido sofiche e in primo luogo regole di pru-
(5,23 s.} 78 • La genuinità della filosofia denza ed esperienza assai diffuse nell'el-
giudaica è confermata dalla morte di E- lenismo 82• Il problema «che cosa inse-
leazaro, che lo dimostm «sovrano degli gna la sapienza?» (-çl ècr·n uorplaç 01oa-
istinti» (7 ,9 s.). Gli esempi tratti dalla x1J;) è risolto (207) con la forma positi·
storia biblica e in particolare la tradi- va della «regola aurea», diffusa tanto
zione dei martiri dimostrano nella de- nell'ellenismo quanto nel giudaismo 83 .
cisione concreta la verità del principio La q>1Àocrocpla appare quindi rivolta al-
stoico del dominio della ragione sugli i- l'attuazione pratica della vita: essa con-
stinti. Su questa base quindi risulta an- siste nel saper giudicare rettamente ogni
che chiaro come tale principio raggiunga accadimento, nell'essere padroni di se
in definitiva il suo vero scopo solo sul stessi e nell'eseguire in modo giusto ciò
terreno del giudaismo {7,r8; dr. 9, che la singola situazione richiede, tenuto
18) 79 • conto dell'esigenza peripatetica della giu-
sta misura (µE'tPL07t<XtHJ<;, 256) M. Ma le
2. La Lettera di Aristea regole di vita fissate dall'ellenismo ven-
gono strettissimamente connesse al vole-
Durante un convito in ep. Ar. 187- re di Dio: solo chi adora (l}Ep<X7tEtm)
300 00 viene più volte espresso (200 s. Dio è in grado di conoscerle e di seguir-
235.295 s.) l'apprezzamento senza riser- le {256, anche 226 s.237 s.251) 85 • La leg-
7a Il rimprovero che Antioco aveva rivolto in (x935) 809-8rr; PELLETIER, op. cit. (~ n . 80)
4 Mach. 5,8 ss. viene ribattuto dalla tesi che il 48.
Creatore del mondo nella sua naturale «sim- 82 Cfr. H. JAEGER, La doctri11e biblique et p,;-
patia» ha consentito ai Giudei di mangiare solo tristiq11e sur la royauté face aux institutions mo-
ciò che ad essi si conviene secondo la loro na- narchiques hellénistiques et ro111ai11es, Recucils
tura (J,25). de la société Jean Bodin 20.
79 à),,A.'ocrot "t"Tjç EVO'E~Elru; 1tpovooucrtv ti;o· Sl Per la regola aurea cfr. N.J. HEIN - ]. }ERE·
1
ÀT)ç xa.p!ìlaç, ol'i<tot µ6vot Buvav-.cr.t xpa"t"Ei:v MIAS, art. 'Goldene Regel', in RGG Il 1687-
'TWv <tTjç acr.pxt1iç 1trt.Dwv (4 Mach. 7,x8). 1689; A. DIHLE, Die Golde11e Regel, Studien·
so Cfr. E.R. GooDENOUG!i, The Politica/ Phi- hefte z. Altertumswissenschaft 7 (1962).
losophy o/ Hellenistic Kingship, Yale Classical 84 Cfr. anche cp. Ar. 285; il re, usando una
Studies r (I928) 52-rn2; W.W. TARA, The completa riservatezza, attua la filosofia nelle sue
Greeks in Bactria and Ittdia (1938) 425-436; azioni ed è onorato per la sua retta vita.
A. PELLETIER, La Lettre d' Aristée tl Philocra- 85 Ogni risposta degli inviati giudaici contiene
te ( 1962) 47 s. un riclùamo a Dio, che è un modello per il re
81 Oltre che alle scienze naturali e alla filolo- (ep. Ar. r88.r90.r92.207.209.2xx) e determina
gia, nel Museo di Alessandria d si dedicava al- in definitiva il corso della storia (195.197.224.
la filosofia e alla retorica. q>t>.Ouocpot sono ad 239). Questa relazione con Dio è riconosciuta
es. ricordati in P. Ryl. n 143» (38 d .C.); D1TT., dal re e dai filosofi come la vera forza delle lo·
Or. II 7r4,4 s, {u sec. d.C.); Dio C. 77,7,3, cfr. ro affermazioni, cft. O. MrcHEL, Wie sprfrht
D1TT. 1 Or. up. 453 n . 4. La partecipazione del der Aristeasbrief iiber Gott: ThStKr xo2
re ad una disputa è presupposta anche in (1930) 302-306. Per l'inquadramento storico
Athen. n,85 (493e-494b); cfr. E. MilLLER- cfr. A. TscHERIKOVER, The Tdeology of the Lei·
GRAUPA, art. 'Museion', in PAULY-W . r6 ter of Aristeas: HThR 51 (r958) 59-89.
29 (IX,178) c:pLÀoCToqila. X'tÀ. B 2-3 (0. Miche!) (rx,179) Jo

ge giudaica deve essere accolta nella bi- relazione. La tradizione biblica è infine
blioteca alessandrina, che è il luogo di ermeneuticamente decifrata mediante
raccolta della sapienza dell'ellenismo e l'esegesi filosofica. I filosofi greci (ol 1ttx:-
dei popoli barbari r6 • Nel proprio conte- pcì. "EÀ.À.T]O'L\I <ptÀ.OO"Oq>OV'V'tEç) insegna-
nuto essa corrisponde ai criteri in base ai no, ad es., che i sapienti per primi han-
quali l'ellenismo valuta le tradizioni bar- no dato il nome alle cose (cfr. Plat., Crat.
bariche e dichiarn degna di attenzione 4ora.b); Mosè invece più giustamente
una cpi.À.òcrocpW't'Épct \loµoìkcrlo: (30 s.). dice che i nomi non risalgono a più sa-
Gli attributi &.xÉpcti.oç e ih:foç, che fon- pienti ma ad una sola persona, la prima
dano e superano il precedente q>LÀ.o<ro- creata (Philo, leg. all. 2,15) 89 • Ciò che
cpw-cEpoç, si possono intendere, volendo, dicono i filosofi è rettificato dalla sapien-
anche in base a presupposti ellenistici, za biblica w. A loro volta, dottrina bi·
ma vogliono richiamare l'attenzione sulla blica e pietà giudaica possono essete in-
peculiarità della rivelazione israelitica, tese come una speciale fotma di filosofia
dal momento che sono messi in bocca (cfr. vit. con't. 25-28; mut. nom. 223;
ad uno scrivente che si presume paga- leg.Gai. 245; vit.Mos. 2 1 211-216) 91 .
no a1 _ Al problema, dibattuto in tutta l'antichi-
tà, della giusta educazione Filone dedica
lo scritto De congresstt eruditionis gra-
3. Filone fia, in cui cerca di chiarire, nella forma
di un commento a Gen. r6,r-6, il rap·
Nelle opere di Filone si attua una pe- porto tra una cultura enciclopedica e la
culiare sintesi di filosofia greca e tradi- filosofia 91 • Collegandosi a certi esponen-
zione biblica 88 . Conoscenza filosofica e ti della Stoa 93 , egli vede la cultura gene-
sapienza biblica possono essere per molti rale come una necessaria preparazione ad
aspetti paragonate e poste in reciproca acquisire la virtù (congr. 24) <}4. Lo stu-

f{) Cfr. PELLETIER, op. cit. e~ n. 80) 66-68. 90 L'opera fondamentale di Filone è il com-
Per la biblioteca alessandrina cfr. E .A. PEAR· mento progressivo al Pentateuco, di cui fa par-
SONS, The Alexa11dria11 Library (1952). te tutta una serie di quegli scritti fìloniani che
S7 La santità della legge impediva una menzio· ci sono stati conservati.
ne della stessa da parte di scrittori, poeti e 9t Filone può anche inserire nella sua argomen·
storici (ep. Ar. JI, cfr. anche 312-316). tazione la riconosciuta preminenza del popolo
88 Filone, mentre acquisl già in giovinezza la egiziano (spec. fcg. r,2). L'autentica sapienza si
conoscenza dell'educazione greca (congr. 74- trova nei barbari e nei Greci, cfr. vit. cont. 21.
76; spec. leg. J,4), sembra essersi occupato so- 91 Cfr. -+ MALINGREY 79; LEISEGANG, op. cit.
lo più tardi con maggiore impegno delle tra- e~ n. 88) 34. Abramo compare come discepolo
dizioni del giudaismo. Cfr. H. LEISEGANG, art. della virtù, la cultura enciclopedica è rappre-
'Philon aus Alexandreia', in PAULY-W. 20 sentata dalla fanciulla egiziana Hagar, la virtù
(r94r) J-6; -+ PoHLENZ I 369 s .; -+ HETNE· stessa da Sar~ (congr. r -23; cfr. 72.154; poster.
MANN 5u-574; -+ WoLFSON, Philo I 3,27. C. 130; leg. all. 3,244). L'interpretazione ri-
Wolfson indaga a fondo la storia della tradi- corda da vicino il noto paragone, attribuito ad
zione e cerca di definire quale fondamentale Aristone di Chio, dci discepoli della cultura
importanza abbia per una ermeneutica teolo- enciclopedica con i pretendenti di Penelope,
gica il fatto che Filone riprende una tradizione riferito in Stob., ecl. J,246,1 ss.
filosofica. 9J Cfr. le sezioni indicate da~ WoLFSON, Phi-
89 Mosè, il 1t6:.vo-oqioc;, supera gli altri filosofi, lo Il 529, indice s.v. 'Stoics', nelle quali l'au-
ma l'attributo &1.1.o~ mostra che anche Mosè tore prende in considerazione il rapporto di
può essere fondamentalmente visto come q>LÀb- Filone con la Stoa.
ucqioc; (Philo, Abr. IJ. cfr. som. r,141). ~ Il rapporto tra i 7tpomnliEuµa.-ra. e l'ape:-r'li
q>~À.OCTO<jlL(.( xù. B 3-4 (0. Miche!) (1x,179) 32

dio delle discipline enciclopediche è li- 96) 96 • Il rapporto tra crocpla.. e cp~À.orlo­
mitato a una certa età (agric. 9.18) e <pla nel graduale processo conoscitivo è
non può essere coltivato per se stesso quindi un problema genuino; la filoso-
(congr. 77-79). L'ÉyxuxÀ.Loc; 1ta..10Ela.. de- fia diventa la·-via regale per giungere al-
ve servire all'ocpE·t"lJ (congr. 12.q-19. la cro<pla.. In tale dilferenziazione tt·a cro-
128) e questa alla crocpla.. (congr. 9). Al <pla. e <pLÀ.ocroq>la.. è riscontrabile una po-
posto dell'&.pe-.1] può subentrare la qn- sizione particolare assunta da Filone nel-
À.ocrocpla.. (congr. 74-78), che è la sposa !'ambito dell'ellenismo giudaico: essen-
legittima (congr. 152 s., dr. Gen. r6,5), do gradi del conoscere, esse non sono se-
lo studio più completo (ebr. 48-51), il parabili. La aorpla, che ricorda la sapien-
bene supremo (op. mund. 53 s., dr. tia,.ristabilisce il collegamento fra la tra-
Plat., Tim. 47b), la fonte dei beni e del- dizione ellenistico-filosofica e quella giu-
la virtù (spec. leg. 3,186, cfr. 192). Filo- daica. La funzione ancillare dei rami del
ne può peraltro assegnare alla filosofia sapere filosofico fa capire che Filone cer-
anche una posizione limitata, subordi- ca in primo luogo di giungere, per loro
nandola alla crocpla..: come l'ÉyxuxÀLoc; tramite, alla verità della tradizione giu-
µoucnxl] è l'ancella della cpLÀocrocpla, co- daica nel suo tempo. Nel fate ciò egli se-
sl la qnÀ.ocrocpla. diviene l'ancella della para lo scopo dallo stesso processo filo-
O"ocpla (congr. 79 s., dr. mut. nom. 66- sofico-conoscitivo. L'ultimo grado della
7 r) 95 • Mentre la filosofia impartisce di- conoscenza non è raggiunto autonoma-
rettive come se fossero valide per se mente dall'uomo, ma deve essergli reso
stesse, scopo della sapienza è di ono- accessibile mediante la rivelazione divi-
rare Dio (congr. 79 s., cfr. quaest. in na. Mosè si deva fino al sommo della fi-
Gen. 3 ,2 r). Se la sapienza è la conoscen- losofia ed è ammaestrato sul mondo da
za delle cose divine e umane e delle loro rivelazioni divine (op. mund. 8).
cause, la conoscenza ha inizio secondo
Filone con le percezioni sensibili e por- 4. Flavio Giuseppe
ta, attraverso l'osservazione del cosmo,
alla conoscenza e all'adorazione del Crea- Flavio Giuseppe non fa un uso fre-
tore (spec. leg. 3,189, cfr. Abr. r63 s.). quente del gruppo lessicale <yLÀ.ocroq.i-.
Coloro che servono l'Essere si elevano Tuttavia i passi in cui questi vocaboli
sotto la guida di Mosè ad altezze eteree compaiono mostrano che un autore de-
e contemplano il luogo visibile ove sta il ve disporre di un patrimonio di idee fì-
Dio immoto e immutabile (conf. ling. loso6che se, a Roma, nella seconda me-

è dimostrato con diversi paragoni tratti dalla lemento concreto ed uno universale del gruppo
tradizione biblica (cot1gr. 10; J11g. 183 s.; agric. lessicale cpiÀccroq>-. q>iÀocroq>Éw è da un lato l'in-
9.I8). I passi biblici addotti offrono la vera terpretazione allegorizzante della tradi:.donc
motivazione del fatto che giustamente ci si apre giudaica: evi:uyxavo\1-CE<; yà,p "t'OL<; lEpoi:c;
anzi tutto ai 1tpo1tatlìE\1µa:rn.. yp&.µµacrL q>~À.OCTO<jlOUCTL "t'1}V 1t&.'tpt0\I (jlLÀ.Oa'O-
95 La croqilu da un lato è, come in Sap., l'uni- q>lc<.V àÀÀT)yopouv·rn; ( vit. cont. 28), dall'altro
versale manifestazione del Creatore (fug. rn9), la considerazione speculativa del cosmo: -?jv
impersonata nelle leggi mosaiche (praem. poen. 1tO"CE xp6voç, O"t'E <jJLÀocroq>lq; crxoMt;wv xut
8I-84), dall'altro è riferita al processo di cono- DEwplq, 't'OU x6crµcu xat 'tW\I ÉV au-rfi> (spec.
scenza del filosofo (cfr. ~ WoLFSON, Philo l leg. 3,1). Per tutto il problema cfr. ~ MALIN-
255) mediante 1a congiunzione con l'ontologia GREY 81-91 .
filosofica che distingue tra essere corporeo e in- 96 Cfr. anche som. 1 162 s. e E. STmN in Die
corporeo (fug. 196). La s toridtà della croq>la Werke Pbilos von Alcxandrien vr, hsgg. I.
porta ad una viva, insolubile tensione tra un e- HEINEMANN (1938), ad l.
33 (1x,179) <p~ÀOCTO!jltlJ. xù. B 4 (0. Miche!) (rx,180) 34

tà del r sec., vuol suscitare, in una colta (beli. 3,161, dr. 362.382). Chi intende
cerchia di lettori, interesse per il giudai- considerare i fondamenti di ogni enun-
smo e 1a sua storia. Oltre che poeti e sto- ciazione e disposizione della legge per-
rici, egli cita di quando in quando filosofi verrà ad uno studio di vaste dimensioni:
greci 97 , Seguendo l'uso linguistico del- 1tOÀÀ'ÌJ y.É\IOL"t' 11iv Ti i7Ewpla. xai Àlav q>L-
l'ellenismo, coi termini q>LÀoCTocpÉw e q>l.- Muoq>oç (ant. l ,2 5 ). Essendo sacerdote,
Àocroq>la indica l'attività intellettuale dei Giuseppe stesso conosce le dottrine con-
presocratici e dei sapienti e sacerdoti tenute nelle sacre Scritture sulle cose di-
barbari (Ap. r,I4) 9S. Nell'ambito della vine e umane: µE"t'Ecrx;11xWç -cfjç cptÀ.o-
sua difesa del giudaismo Flavio Giusep- o-ocpla.ç -.'ijç È.v È.lt:Elvotç ypriµµal1'L\I (Ap.
pe riprende la tesi della dipendenza dei 1,54) tm. Quando in Ap. 2,47 si dice che
primi sapienti greci dalla sapienza barba- Tolemeo Filadelfo 102 vuole apprendere
rica, nonché l'idea che, per certi aspetti, le leggi dei Giudei e la filosofia pratica-
i Greci fossero stati allievi dei Giudei ta e tramandata dai loro padri, con ciò
(Ap. r,162-165; 2,168.257.281s.) 99 • si possono intendere le dottrine su Dio
Mosè, che pet antichità (&.pxa.Lé-cT)ç) su- e sull'origine del mondo, ma anche di-
pera tutti gli altri legislatori, offrl le co- sposizioni e istituzioni cultuali e sociali,
noscenze fondamentali (ti.pxal) della ad es. quelle presentate nel Pentateuco.
dottrina su Dio, che poterono essere ri- Flavio Giuseppe presuppone un concetto
prese dai più sapienti tra i Greci (Ap. 2, dei sapienti (<rocpiav µap-rvpovV'tEç) che
154). Mentre, però, i Greci presentano si aggancia all'esposizione della Scrittu-
la loro dottrina solo a circoli ristretti ra (ant. 20,264) e mostra un certo con-
{1tpÒç òMyouç cpLÀocrocpoihrm;), il legi- tatto col hokmatismo. Questa tradizione
slatore giudaico si è preoccupato che tut- esegetica può in certi casi tradursi in una
ti gli Israeliti, senza differenze, avessero sorta di sofistica, che si isola retorica-
la fede riguardante Dio (Ap. 2,169, mente dal tema e può indurre a conclu-
cfr. 2,170-175). Talora Giuseppe usa il sioni errate. I maestri che si sentono vi-
gruppo lessicale <pLÀocrocp- per indicare cini allo zelotismo sono appunto chia-
l'insegnamento giudaiC:o 100 • Quando vuo- mati volentieri sofisti (beli. 1,648.650;
le dimostrare con argomenti filosofici e 2,IIB.433.445). Dobbiamo quindi di-
teologici l'assurdità del suicidio, egli de- stinguere tre motivi: a) il hokmatismo
finisce l'argomentazione un <pLÀocroqiE~\I quale comprensione ermeneutico-esege-
97 Cfr. ad es. Ap. 1,163-167.176-182. In Ap. 1, 101Alcuni traduttori pensano all'esegesi rab-
183-204 Giuseppe riporta estratti di Ecateo di binica della torà. Cfr. A. v. GUTSCHMIDT, Kle;.
Abdera, che egli definisce un uomo di pensiero 11e Schriften 4 (1893) 4II; H.S.T.J. THACKE·
e di azione: b.v'Ì)p q>LÀOCTO<fJOç &µtx. XIJ.L mpì. RAY, Josephus, I: The Life. AgailZst Apion
-.ài; ?tp&:~EL<; txct.\IW"t'IJ.'t'O<; (Ap. r,r83). (1926) 185; T. RE1NACH - L. BwM, Flavi11s ]o-
98 Cfr. la caratterizzazione di Pitagora: egli sèphe, Contre Apion (1930) 114. Ciò che la
appartiene ai tempi primitivi e, nell'opinione legge dice sulla potenza dcl destino e sulla re-
comune, eccelle per sapienza e pietà su tutti sponsabilità dell'uomo è per Giuseppe un À.6·
quelli che hanno filosofato (Ap. 1,l62). yoc; (a11t. 16,398), cfr. SCHLAITER, Theol. d.
99 Secondo ant. 1,168 Abramo porta agli Egi-
]11dt. 33.
102 In ant. I2,99 Giuseppe riassume il collo-
ziani l'aritmetica e l'astronomia, che poi dagli quio del re con gli inviati esposto in ep. Ar.
Egiziani pervengono ai Greci. 187-300: egli incominciò a filosofare e ad inter-
100 Giuseppe riprende una citazione del peri- rogarli su problemi di fìloso6a della natura.
patetico Clearco, in cui la <pLÀ.oo-ocplct. di un giu- Per il significato di qiuCTL-Xoc; cfr. R. MARCUS,
deo viene lodata da Aristotele (Ap. r,r76-179). Josephus vu (1943), ad l.
35 (rx,180) <pLÀOO'ocpla X~À.. B 4 - e (0. Michel) (1x,r8r) 36

tica del giudaismo, b) il processo argo- rabbinico è importante tener presente,


mentativo scolastico che fa parte dell'e- da un lato, l'influsso su di esso esercitato
ducazione di base e e) l'elaborazione di- dalla filosofia popolare ellenistica e dal·
dattica della filosofia ellenistica, in cui le sue forme-linguistico-speculative, dal·
si possono inserire anche le fondamen- l'altro, il processo che ha portato a re·
tali convinzioni giudaiche 103 • In con- spingere i motivi ostili alla didattica rab-
fronto a Filone, è posto in maggior rilie- binica e ad elaborare un corpo di dottri-
\'O l'elemento politico-istituzionale. Co- ne soprattutto nell'ambito del patrimo-
sì i gruppi politico-religiosi all'interno nio haggadico. Nel grande numero di pa·
del popolo giudaico, nei quali a parti- role straniere, greche e latine, entrate nel
re dal II sec. a.C. si riassumono le sue lessico del Talmud e del Midrash, si tro-
forze storicamente attive 104, sono defi- va anche il sostantivo p;twswpws, q>t.À.6-
niti da Giuseppe scuole filosofiche. Egli 0"oq>oc; 106, plur. pjlwswpjn (T.A.Z. 6,7;
le chiama ttLpÉ<T€Lç (bell. 2,118.137.162; Gen. r. 6I 17 a 25,6; Eka r., prooem. 2;
ant. 13,171; vit. ro.12, cfr. ai.pEi:iui:a.l T anh. 107 Bereshith 7 [p. 8b]; Shophtim
in bel!. 2,119) 105 o q>tÀoO'oq>la.t (ant. 18, 12 (p. rr3b]); Pilwsp' aram. (b. Shab.
9.1r.23). Gli Esseni sono assimilati ai n6b), che ricorre nel patrimonio tannai-
Pitagorici (ant. 15,371) e i Farisei agli tico ma non nella Mishna, mentre il ter·
Stoici (vit. 12). In questo modo Giusep- nùne pilwswpjh = qnÀ.oG"oq>lrx. e il ver-
pe intende considerare il giudaismo co- bo denominativo htplsp in ebr. ricorro-
me una forma di vita che non contrav- no chiaramente solo in età post-talmudi-
viene a determinate categorie, elaborate ca. Esponenti delle scuole fùosofìche, an-
dall'ellenismo, circa la pietà verso Dio e che abili oratori e consiglieri dei sovra-
la convivenza umana. ni, che si sono messi in luce col consiglio
e la saggezza, vengono carntterizzati co-
C. IL GIUDAISMO RABBINICO me filosofi. Diverse volte negli scritti
rabbinici sono riconoscibili conoscenze
Per poter comprendere il giudaismo della filosofia popolare greca. Ad es., si
103 In ant. 18,u si dice che le tre scuole degli Theol. d. Judt. 196. Chi appartiene ad uno
Esseni, Sadducei e Farisei sono esistite fìn da dei partiti, fa filosofia (bell. 2,rr6.u9; ant. 18,
tempi antichissimi presso i Giudei: 'Iovl.ìrxloLç n.23). Il fondatore della quarta scuola filoso-
q>LÀ.oaoqilm ~pei:ç Tjo«xv EX 't'OU mX.vv à.pxalov fica è chiamato rrocp~~"tiii; (bell. 2,n8). Con ciò
-;wv 1Ut't'plwv. Evidentemente la forte espres- Giuseppe intende probabilmente criticarne la
sione intende squalificare il partito degli Zelo- cultura teologica ed esegetica.
ti presentandolo come una innovazione; cfr. 106 Accanto a pjlwrwpws (i. Jom fob 2,5 [6:rc
a11t. 18,9 e M. HENGEL, Vie Zeloten, Arbeitcn 37]; Derek 'ere~ 4 [MACHSOR VITRY 729}; S.
z. Gesch. des Spatjudt. und des Urchr. I (1961) Deut. 307 a 32,4; Gen. r. 1,9 a 1,r; rr,6 a 2,
83 s. 3; 20,-4 a 3,14) ricorrono diverse varianti: plw-
104 Cfr. Sc1riiRER n 447-475; 579-680. swpws in Mek. Ex. Bachodesh 6 a 20,5 (ed.
105 Nel primo resoconto di bell. 2,n7-r66 Giu- J. LAUTERBACH II [ 1933] 244 s.); p/;pw; in
seppe usa, per designare le scuole, non q>LÀ.o- b. A.Z. 55a; pjlwswpj; in Midr. Pr. ro,8; p;tw-
O"ocplrt., bensl rxÌ:pEO"~, e anche il termine dl>oi;, swp;ws in;. Shab. 3 (6a 62); Pilwrwp in Jal-
a quanto pare non molto frequente in questo qut Shimoni Saph. 566 (ed. A. EBOLI rr [ 1951]
significato (bell. 2,n9), cfr. THACKERAY, Lex. 866b 15); Mal. 587 {p. 873b 9); pwlwsipwt in
Jo;., r.v. Etooi;. In questo caso cxtpE<TLc; sem- T. Shebu. 3,6 (ZucKERMANDEL 450); pwljpws
bra riferirsi alla formazione di gruppi all'inter- in Midr. Ps. 9,9; 117,r; plwslw; in;. A .Z. 3'4
no del popolo; il gruppo lessicale arpEO'Lt;,-a[pe- (42d 48). L'ultima forma può essere intesa an-
't'LO"'t'CXl in tale contesto non contiene per sé che come nome proprio.
alcuna valutazione negativa, cfr. SCHLATTER. 101 ed. H . SUNDEL {1947).
37 (1x,181) cpL).ouocploc "'1.. C-D r (O. Miche!)

scorge un'eco del pensiero platonico mentazioni sapienziali e in parte esege-


quando il Talmud adduce, a proposito tiche m.
dell'invisibilità di Dio, lo stesso esem- Come nelle scuole filosofiche greche,
pio di Plat., Phaed. 76d: già lo splendo- anche nel rabbinismo vennero sviluppa-
re luminoso del sole non può essere tol- te e curate la tradizione e la successione,
lerato dall'occhio umano (b. Nid. 3ob). cfr. il corrispondente influsso sul farisai-
Cosl, alla metafisica stoica risale il para- smo e sul trattato AbOt. L'influsso filoso-
gone tra Dio e l'anima che vivifica il fico greco è riconoscibile in Elisha b_
corpo, proprio come Dio riempie e vede Abuja (b. Hag. r5b).
il mondo senza essere visto (b . Ber. roa,
cfr. Sen., ep. 7,65,23). Qui nella forma- D. IL N.T.
zione dottrinale viene incluso materiale
ellenistico noto attraverso la tradizione r. Col passaggio dall'area linguistica
scolastica ul8. La superiorità dell'insegna- aramaico-ebraica a quella greca e con
mento giudaico sulla filosofia ellenistica l'accettazione dei LXX quale Sacra Scrit-
emerge dai numerosi dialoghi tra filoso- tura si apre al protocristianesimo la pos-
fi ellenistici e dotti rabbini. Qui si ha sibilità di usare ed elaborare spunti dot-
l'eco di un determinato procedimento ar- trinali di provenienza filosofica. Concet-
gomentativo. Come l'imperatore (b. ti e rappresentazioni, che hanno avuto
Sanh. _39a.9ob.9xa), il governatore (b. una determinata storia nella fisica e nel-
B.B. ma), l'eretico (b. ]orna 56b-57a; b. 1'etica filosofica, ricorrono ripetutamen·
Sanh. 39a.9rn; Get1. r. 14.7 a 2,7), il sa- te nel N.T., senza che nel singolo caso
maritano (Ecc!. r. 5,7 a 5,ro [cfr. Wiin- si possa esattamente stabilire quanto gli
sche 76]), il proselito (b. Hag. 9b) e altri autori neotestamentari fossero coscien-
esponenti del mondo extragiudaico, com- ti della loro origine e del loro significa-
pare nella tradizione apoftegmatica an- to propriamente filosofico. Come fonti
che il filosofo come figura tipica IO') che sono da considerare in primo luogo la
con una domanda o tesi per lo più po- lingua ellenistica arricchita da una mol-
lemica minaccia la fede o l'obbedienza teplicità di svariati elementi culturali 112 ,
d'Israele 110• Tale attacco viene respinto determinate forme di religione sincreti-
dalla risposta di un dotto, ricca di argo- stica e di sapienza rivelativa, nonché la

IOd Cfr. _, GuTTMANN :;r. una citazione dalla Scrittura. La composizio-


100 Cfr. STRACK-BILLERBECK nr 102-104; Bur.T- di un tale modo di argomentare mostra come
MANN, Trad. 42-48. un passo biblico possa essere razionalmente
110 La formula introduttiva più frequentemen- frainteso ma anche condurre, mediante la sin-
te usata nelle dispute è la seguente: «Un filo· tesi di argomenti, ad una vittoria della dottri-
sofo chiese al rabbino» (b. A.Z. 55a, cfr. Mek. na rabbinica.
Bx. Bachodesb 6 a 20,5 [ed. J. LAUTERBACH 111 Se sia tramandato un colloquio autentico o
u, x933, 244 s.] ecc.). Va notata la struttura in se un insegnamento importante per l'opinione
cui sono presentate le dispute: domanda, ri- giudaica sia stato espresso in forma di collo·
sposta nella forma di una tesi di scuola, com- quio è questione che si può risolvere solo ca-
parazione (come appendice), accentuazione di so per caso.
una comparazione nella forma di un polemico 112 A questo proposito si parla di un «ambien·
detto divino. oppure in b. A.Z. 54b-55a (ana- te culturale ellenistico» (H.J. ScuoEPS, Paulu.r
logsmcntc al N.T.): attacco del filosofo sulla [1959] 23), dal quale giunsero a Paolo concet-
base di un detto scritturistico, difesa dall'at- ti filosofici o nei primi tempi o soprattutto du·
tacco mediante comparazioni, conclusione con rante la missione successiva .
39 (rx,r8.2) <p~À.ocrorplo:. x-;; À.. D 1 -2 (0. Michel) (rx,182) 40

teologia e l'apologetica dell'ellenismo losofia, che con gli strumenti del pensie-
giudaico influenzate dalla fisica platoni- ro si propone di aiutare l'uomo a risolve-
co-stoica e dall'etica stoica. Concetti e re i problemi dell'essere e di se stesso, e
categorie mentali che hanno rapporti mediante le forme di pensiero semiti-
con la fisica vengono innanzitutto elabo- che, fino a un certo grado indispensabili
rati nella dottrina di Dio e della creazio- al messaggio, si contrappone alle fonda-
ne, nella cristologia, connessa a que- mentali concezioni filosofiche m.
st'ultima e collegata a determinate tradi-
zioni sapienziali (cfr. ad es. Io. 1,1-3; 2. Col. 2,8 è l'unico passo del N.T. in
Col. 1,15-17; Hebr. 1,3). Espressioni e cui ricorre il sostantivo <pLÀoo-oq>la. Qui
concezioni, note dall'antropologia e dal- si mette in guardia contro falsi dottori,
l'etica filosofiche, ricorrono nella predi-
ca missionaria, dove sono inserite nella che accalappiano la comunità «median-
requisitoria e nell'annuncio del giudizio te la filosofia e mediante vacuo inganno
(Rom. 1,20.28; 2,15) 113 ; inoltre si tro- secondo la tradizione degli uomini, se-
vano talvolta nell'ambito della parenesi condo gli elementi (~ XII, coll. 1270
(ad es. I Cor. 9,24; n,13-15; Iac. 3,3-
5; 2 Petr. 1 ,5-7). Peraltro, l'assunzione ss.} del mondo e non secondo Cristo».
di termini filosofici non significa una il- È anzitutto chiaro che il termine q>LÀO-
limitata accettazione del loro contenuto. O'ocpla va riferito ai falsi dottori, che la
Il protocristianesimo riprende categorie
mentali e mezzi espressivi propri della Lettera ai Colossesi in parte combatte
filosofia solo in quanto possono contri- espressamente (2,6-8.16-23) in parte
buire alla presentazione, chiarificazione cerca di colpire indirettamente con cor-
e salvaguardia dell'evangelo. Il motivo
rispondenti enunciati positivi ( r,9-2,5.
centrale del messaggio neotestamentario,
l'annuncio dell'agire escatologico di Dio, 9-15; 3,1-4) 116 • Il pensiero di Paolo non
che porta la storia d'Israele e dei popo- è rivolto in generale alla filosofia greca
li del mondo alla meta stabilita da Dio quale fatto intellettuale né a una delle
stesso, non è connesso con la filosofia e
neppure ne dipende 114 • Esso mette anzi classiche scuole filosofiche, ma a un de-
radicalmente in questione il fine della fi- tetminato gruppo sinctetistico-religioso

113 Cfr. M. PoHLENZ, Paulm tmd die Stoa: blema dr. \Y/.G. KiiMMEL, Das X.T., Gesch.
ZNW 42 (1949) 70-8r; ~ BoRNKAMM, Olfen- der Erforsch11ng seifler Problemc (1958), pas-
barung r8 s.; M1cHEL, Rom." 60.64.7r s.77-84. sim.
114 Il tentativo della critica radicale del sec. 115 Mentre, specialmente in tempi meno recen·
XIX di far derivare il cristianesimo dallo svilup- ti, le severe affermazioni sulla sapienza del
po della filosofia e della morale profane non ha mondo, che si leggono in r Cor. r-3, si consi-
tenuto conto deUa validità dell'enunciato teo- deravano frutto di un prevalere. nel messag-
logico e nemmeno della provenienza giudco- gio cristiano, di elementi retorici o filosofici e-
palestinese dd protocristianesimo. Presente- stranei, ora si cerca di spiegarle inquadrando·
mente questo modo di concepire l'evoluzione è le nella polemica contro una cristologia gnosti-
stato abbandonato; tuttavia si continua ad usa- ca connessa col mito giudaico della sophia. Cfr.
re categorie filosofiche come un orizzonte er- W. ScHMITHALS, Die G11osis in Kori11th. FRL
meneutico sul cui sfondo viene interpretata la 66' (1965}, pa!iSim; WrLCKENS, op. cit. (~ n.
tradizione neotestamentaria. In questo metodo 32) 205-n2; ~ xn, coli. 83.2 ss.
è insito il pericolo di identificare la tradizione 116 Cfr. LOHMEYER, Kol. a 2 ,8; ~ BORNKA:\l;\1.
col corrispondente orizzonte. Per tutto il pro- Hiiresie 143; ~ DAvrns, Patti q 5-I 77·
41 (1x,182) qi~ì-.oaoqila x-rÀ.. D 2 (0. Michel)

che si è staccato dalla comunità colosse- bile, procurandogli il necessario fonda-


se 117 ed esercita una pericolosa attrazio- mento e completamento 120 • L'eresia co-
ne sulla comunità stessa (2,8.16.21) 118• lossese forniva inoltre una serie di rego-
Quanto al contenuto, l'eresia colossese le che dovevano guidare la vita di chi già
presume di possedere una speciale cono· aveva ricevuto o doveva ricevere il sa-
scenza del rapporto sussistente tra Dio, pere salvifico da essa trasmesso 121 • La
Cristo, gli angeli o le forze astrali, e la polemica contro la 'lt!XpcHìocnç 't'W\I à\l-
creazione 119 • Essa forse non respingeva l}pw1tW'll (2,8, cfr. anche 2,22) potrebbe
radicalmente l'annuncio di Cristo, ma voler dire che gli eretici si richiamavano
pretendeva di inserirlo in una particola- a un determinato tipo di tradizione del-
re conoscenza del visibile e dell'invisi- la propria dottrina e rivendicavano per

117 Fondamentale è J.B. LrGHTFOOT, Saint re via come bottino» (dr. a.lxµa.Àw>lsw in
Paul's Epistles to the Colossians a11d to Phile- 2 Tìm. 3,6) e XE\l'Ì"l &.7t&:t'TJ, «inganno vacuo»,
mon9 (1890) 71-nr. 176-178, dove soprattutto cioè impotente e illegittimo; XEV'!Ì &.mi:t"I} (sen-
si fa anche il tentativo di stabilire un nesso za articolo) è qualificazione di cp~Àouoqilct.
tra l'eresia colossese e l'essenismo. L'ammoni- 119 ~ BoRNKAMM, Haresie 143-145 si rifà ai
mento di Col. 2,8 a stare all'erta di fronte alla testi misterici raccolti in RmTZBNSTEIN, Hell.
«filosofia» corrisponde, secondo il Lightfoot, a Myst. e in A . DIETERICH, Mithr. Liturg. e ipo·
quello analogo in r Tim. 6,20 riguardante la tizza una specie di rinascita mediante invoca·
lj.iwowvvµoç yvwut.ç. Egli riconosce che il con· zione degli elementi. Hanno un carattere al-
cetto di <fl~Àouoqilix deriva dall'autocoscienza quanto diverso, secondo Philo, vit. cotti. 25 ss.,
degli eretici. Mentre LoHMEYER, Kol. a 2,8 le segregazioni e le riunioni dei Terapeuti, che
spiega il concetto di filosofia semplicemente col si occupano di esegesi e di inni. Va fatta una
noto materiale giudeo-ellenistico, ~ BOI!N· distinzione radicale tra ciò che Filone intende
KAMM, Haresie q3, sulla base del materiale e ciò che presenta. Ad ogni modo Filone non
raccolto da REITZENSTEIN in Hell. Myst., ha pensa affatto ad una divinizzazione.
inteso cpLÀouoqila. in Col. 2,8 come «dottrina di 120 Allo stato attuale della discussione, si può
rivelazione e magia».~ DAvrns, Patii 158 ten· dire che l'eresia riguarda soprattutto il «corpo
ta di collegare il concetto di d't di Qumran (I di Cristo», che in questo caso è costituito da-
QS 3,13 ss.) col contenuto di Col. 2,8: non si gli «elementi del cosmo» ("t'à O'"t'OLXELO: "t'ou
tratta solo dell'osservanza di festività, sabati :xéuµou) e rappresenta la «pienezza della divi-
ecc., ma di una determinata nuova concezione nità», cfr. ~ BoRNKAMM, Hiiresie 141. Per l'e-
del mondo analoga a quella presente in Col. 2, resia l'equiparazione delle potenze (Col. 1,16)
8. Se si vuol collegare Col. 2,8 col giudaismo el· agli elementi cosmici (intesi quali forze e attri-
lenistico, occorre in primo luogo rifarsi alla de- buti di Dio) deve essere stato il presupposto
scrizione filoniana dei Terapeuti (Philo, vii. per la comprensione dell'ammaestramento cri-
cont.), che sono espressamente designati come stiano. Per Paolo, invece, la predica missiona-
cpLMaoq>oL (vit. coni. 2) e derivano la loro ve- ria, o la dottrina del battesimo, costituisce il
nerazione dcl cosmo da un arte/ice (071µL0Up- presupposto per una dottrina della creazione
y6ç). Filone quindi li distacca volutamente da basata sul fatto battesimale. Si tratta quindi
una dottrina pagana degli u-ro~xEi:ct ( vit. co11t. non soltanto di respingere il sincretismo, ma
3 ss.). Cfr. l'emergere dei principi della sapien- anche di impiantare la concezione teologica.
za, -cà. aocpla.c; o6yµct.-ca ( 68). La polemica di 121 ~ BoRNKAMM, Haresie 147-149 fa risalire
Col. presenta una certa somiglianza con la de- i peccati e le esigenze ascetiche degli eretici
scrizione fornita da Filone in vit. collt. (Col. 2,21 ss.) al sincretismo giudaico. Secondo
1is Il carattere pericoloso della cptÀocrocpla. è Philo, vit. cont. 34 ss. il fìlosofare è riservato
messo in forte rilie\•o da uuì-.a.ywyÉw, «porta- al giorno e l'assun;r.ione dcl cibo alla notte.
cpLÀ.ocroqila XTÀ.. D 2-3 (0. Michel)

sé l'autorità dell'antico o dell'esoterico, che se può darsi a conoscere come so-


molto valida nella tarda età ellenisti· phia (~ xn, coll. 834 ss.) di un genere
ca 122• I tre summenzionati caratteri - particolare (r Cor. 2,6).
segregazione, conoscenza teoretica e pra-
tica del cosmo, carattere della tradizio- 3. Un incontro del messaggio protocri-
ne - mostrano che l'eresia colossese cor- stiano con gli Epicurei e gli Stoici, ossia
risponde all'immagine di una comunità con gli esponenti delle due scuole filo-
religiosa che il tardo -ellenismo e il giu- sofiche allora più influenti in Atene, è
daismo ellenistico potevano qualificare documentato in Act. r 7 ,r 8. L'espressio-
come q>LÀ.o<rocpla. Per questo motivo si . ne "tLVÉ<; .•• ~wv 'EmxovpElwv xat l:-tw~­
dovrà supporre che il termine q>~À.oo-o­ xwv q>LÀ.ocr6q>c.N designa, secondo un
<pla in 2,8 non sia introdotto da Paolo modo di dire comune anche al di fuori
stesso in senso spregiativo e applicato al- del N.T., dei filosofi che appartengono
l'eresia, ma che l'Apostolo riprenda una alla scuola epicurea o stoica e che ne rap-
designazione usata dai suoi avversari presentano la dottrina nei punti essen-
con pretesa di seria autorità m e la re- ziali m. Il testo nel suo tenore suggeri-
spinga con l'aggiunta polemica xo:ì. u- sce che le. reazioni suscitate dall'attività
vTjc; &.mx:t"llc; 124• Decisiva è la constata- di Paolo e descritte nel v. r8b vadano ri-
zione che il cristianesimo primitivo, in partite tra i due gruppi di filosofi 126 •
contrasto con Filone e Giuseppe e con Mentre gli Epicurei rispondono con di-
i movimenti sincretistici quali l'ermeti- sprezzo m, gli Stoici mostrano interes-
smo o la sunnominata eresia colossese, se t7.4. La contrapposizione tra un parti-
ma in accordo con l'apocalittica, non ri- to ostile ed uno neutrale o favorevole
vendica in nessun punto il diritto di es- tra gli ascoltatori, nell'ambito di una sce-
sere interpretato come qnÀ.ocrocpla, an- na missionaria o giudiziale, corrisponde

12Z L'espressione Ti mxp6:1ìocnc; 'tWV &.v!)pc:i. plwv ed 'EmxoupELwV, k't"O~XWV e k'tW~XWV,


'ltWV è rivolta contro ogni tradizione dottrinale dr. BL.-D BBR. § 35,r . Il plurale ot l:'twi:xot q>L-
che non è legittimata ma che può essere ricon- À.o<TocpoL ricorre poche volte; più frequente è
dotta a persone autorevoli (Mc. 7,8; Gal. 1 ,12). il singolare , aggiunto a un nome proprio. Al
P hilo, vii. cont. 26 parla espressamente di lì6y- plurale si trovano altte espressioni, ad es. ol
µa:ta 'ti\<; lEpéiç cpi)..oo-ocpla.ç, intendendo con ò:rcò -cnc; .ti;oéiç (Plut., plac. phil. 1,5 [u 879
ciò rilevanti principi dottrinali acquisiti me- a]), cfr. R. HoBEIN, art. 'Stoa', in PAULY-W .
diante l'esegesi. 4a ( r93r) 40-4:z.
12! Così già LIGHTFOOT, op. cit. (~ n . 1 q ),
IM Cfr. HAENCHEN, Apg.15 , ad I.; G. S TAHLIN,
ad l., con riferimento all'uso linguistico giudco- Die Apostclgerchichte, N .T. Deutsch 5l (1968),
ellenislico. ad l.
124 Clemenle Alessandrino (strom. 6,8,62,r) ri-
conosce che Paolo in questo passo non si vol- m Cfr. ~ GXRTNER 49.
ge in generale contro la filosofia. 118 Cfr. HA ENCllEN, A pg.", ad I. ; STXHLIN, op.
125 Nei mss. si alternano le forme 'Emxo•J· cit. (~ n. 126), ad l.
cptì..ocnxpla. xi:ì... D 3 - F (O. Michel)

a una regola compositiva di Luca (Act. nella forma del culto templare e iconola-
2,12 s.; 14 14; 23,6; 28,24) 1 alla quale trico è inadeguata all'essenza e alle ope-
peraltro si affianca l'effettivo contrasto re dell'unico vero Dio finora ignoto agli
fra Epicurei e Stoici. crnepµoMyoç (~ Ateniesi m.
v, coli. 191 s.; vrr, col. 760) · designa
Dal punto di vista della storia. delle
non semplicemente un «raccoglitore di forme si tratta di un'accusa a cui ~i col-
frasi fatte» 129 , ma lo pseudo-fiÌ.os~fo no legano l'esortazione a convertirsi e.i•an-
e richiama l'attenzione sull'orgogliosa nuncio del giudizio (Act. 17,30 s.). Il di-
scorso iùl'Areopago non presenta un con-
pretesa delle scuole filosofiche greoo-d- flitto con la filosofia greca ma una critica
Ienistiche di fornire la vera 'ltoc~6Eloc (~ dell'adorazione pagana di Dio, condotta
rx, coll. ro7 ss.) 131 • Un principio fonda- in parte con argomenti elaborati dalla
filosofia.
mentale della tarda Stoa mira a coltiva-
re la comunione con tutti gli uomini e E. LA GNOSI
ad adorare gli dèi. In questo senso gli
Stoici sono aperti a Paolo e al suo an- Nel pensiero gnostico il gruppo les-
sicale non svolge più tardi nessuna fun-
nuncio religioso 132• Essi includono Pao- zione_ Nel testo greco degli act. Thom.
lo nella serie degli annunciatori itineran- q>~Ào<roq>la. è ricordata due volte quale
ti che portano fil Grecia divinità e culti virtù cardinale cristiana e si contrappo-
ne, come amore della sapienza di Dio,
orientali m. In un'argomentazione che alla sapienza degli uomini (139 [p. 246,
elabora forme di pensiero bibliche e stoi- 12.27)) 136.
che in un'unità difficilmente analizzabile
e probabilmente già f?reparata dall'elle- F. GLI APOLOGISTI
nismo giudaico 134, in Act.17 122-31 si Come nel giudaismo ellenistico, il
dimostra che l'adorazione pagana di Dio gruppo lessicale qnÀocroqi- viene usato

129 ~ DmELIUS 62 richiama l'attenzione sulla stici (cosl E. NoRPEN, Agnostos 1'heos [19r3]
difficolti di una sillatta interpretazione. 56-73), ma afferma, nel senso della concezione
JJO Cfr. ad es. Dio Chrys,, or. 32,9. giudeo-ellenistica, che i pagani non conosco-
l3I Dionigi d'Alicarnasso usa l'aggettivo CT7tEp- no Dio (Sap_ q,22; Philo, dccal. 8; Fh\•. Ios.,
µoì..6yoc; per caratterizzare un barbaro che non ant. ro,143 ecc.), cfr.--> 1, coll. 322 ss.
è in grado di distinguere tra il sacro e il pro-
fano (ant. Rom. 19,4,z; 5,2). 136Evidentemente la gnosi evitò il gruppo les-
m Per l'apertura della filosofia ai problemi re- sicale cp~À.ocrocp- per date espressione alla pro-
ligiosi cfr.--> II, coli. 747 ss. pria rivendicazione di assolutezza nei ronfron-
ll3 L'espressione !;lva lìcx.tµO'V~a ricorda l'ac- ti di tutte le tendenze filosofiche e del cristia-
cusa che fu mossa a Socrate: xawoc lìa:tµovux nesimo apostolico. Iren., haer. r 1204 dice:
ElcrcpÉpwv (Xenoph., mem. 1,r,r). Cfr. anche gnosticos se autem vocant. Il gruppo lessicale
Flav. los., Ap. 2,267. cptÀ.oaocp- si prestava quindi ad indicare l'at-
134 Cfr. H. CoNZELMANt-t, Die Apostelgeschich- teggiamento non speculativo e umile dei cri-
te, Handbuch N.T. 7 (1963), excurst1s a 17,32 stiani apostolici e ad essere usato in senso an-
e la bibl. ivi citata. tignostico. Per il rapporto tra gnosi e filosofia
m li:yvwcr'toç non indica l'ignoto degli Gno- cfr.--> WoLFSON, Philosophy 5,59-574·
47 (1x,185) cpt>..ocroq>la xi:>... F (0. Michel)-qJOBÉw xi:À. (H. Balz) (1x,186) 48

dai primi apologisti cristiani per far va- menti altrui, non si dà comprensione
lere la rivendicazione della verità delJa (Iust., dial. 2,3) . Viene ripetutamente
propria religione tra le persone di cultu- messo in evidenza il carattere normativo
ra. A questo proposito essi riprendono del Logos che abbraccia il mondo (Iust.,
in primo luogo il problema, assai discus- apol. 2,1-4): se si segue il Logos, si giun-
so nelle scuole filosofiche, del vero filo- ge a riconoscere Cristo, che è il Logos
sofo (Dio Chl'ys ., or. 49,8.9; 32,9) e si (apol. 46,2-4). Poiché i cristiani si quali-
sforzano di mostrare, in antitesi ai «va- ficano assolutamente in base a questo
niloqui di stolti filosofi», la sapienza di Logos (µE'tCÌ Àoyou f3LOU\l'tE<;), sono essi
Dio (Theophil., Autol. 2,15,43-48). Il i veri filosofi (apol. 46, cfr. 21 s.) m. In
compito della filosofia consiste nell'Èl;e- questo modo il gruppo lessicale q>LÀo-
'T<iSEL\I '7tEpÌ. 'TOU i>elou, «investigare sul O'o<p- cessa di essere espressione di un
divino» (Iust., dial. l,53). A questo fine pensiero critico senza premesse, per di-
viene utilizzato il metodo della disputa ventare una base idonea alla comunica-
dialettica. Senza filosofia e senza una zione dell'annuncio cristiano.
giusta discussione che affronti gli argo- O . MICHEL

t q>o~Éw, t q>o~foµm.,
t cp6~oc;, t oÉoc;
SOMMARIO:
2. il contenuto.
A. Il gruppo lessicale presso i Greci: IV. Il timore negli apocrifi veterotestamen-
r. origine, significato e storia del gruppo les- tari.
sicale; C. Il timore nel giudaismo palestinese ed elle-
2. l'uso linguistico generale; nistico:
3. il dio <D6~o~; x. negli pseudepigrafi;
4. la valutazione del timore: 2, in Qumran;
a) il timore nel linguaggio spontaneo, 3. negli scritti rabbinici;
b) il timore nella filosofia . 4. in Filone e Flavio Giuseppe.
B. q>o~oc; e <po~Éoµat nell'A.T .: D. Il gruppo lessicale 11el N.T.:
I. La loro presenza e i loro equivalenti ebrai- x. l'uso linguistico generale;
ci. 2. l'epifania della potenza sovrana di Dio e
IL La radice jr' nell'A.T.: il timore;
r. il signillrnto del termine; 3. il timore di Dio in formule stereotipe;
2 . il timore nell'ambito umano-mondano; 4. fede e timore;
3. il timore di Dio; 5. il timore come motivo parenetico.
4. la formula 'al-t1rii'. E. Il timore nella chiesa antica e nella gnosi:
III. La radice p~d ncll'A.T.: r. nella chiesa antica;
r. l'aspetto linguistico; 2. nella gnosi.

ll7 Per l'uso del gruppo lessicale q>L>..ocro(]l- ne- Kiihler (1905 ) 163-186; B. BAMBERGER, Fear
gli Apologisti cfr. ~ MALINGREY ro7-r:z8. and Love of God, HUCA 6 (1929) 39-53; BucH-
SBL, ]oh. 75-78 (excursus r o : Furcht und Lie-
cpopÉw xi:À. be); R. SANDER, Furcht rmd Liebe im palasti-
Bibliografia: nische11 Judentum, BWANT 68 (1935; E. BER-
W. LiiTGERT, Die Furcbt Gottes, Festschr. M. NERT, art. 'Phobos', in PAULY-W. 20 (1950)
49 (JX,186) rpo~iw x-cÀ.. A 1 (H. Balz)

A. IL GRUPPO LESSICALE to originario di scacciare e fuggire si è


PRESSO I GRECI venuto a formate, secondo la nota rego-
la che molte espressioni dei moti dell'a-
I. Origine, significato e storia nimo sono nate da designazioni origina-
del gruppo lessicale riamente visive di concomitanti fenome-
ni fisici, il significato di timore e mettere
A fondamento del gruppo lessicale paura, avere timore 3• Quando in pòeti
sta H verbo primario q>É~oµa.t, fuggire, come Bacchilide (13,145) ricorre i.ncora
usato quasi soltanto da Omero (ad es. Il. cpof3oc; nel senso di fuga, si tratta di un
15,345; Od. 22,299). Col lituano bégu, arcaismo omerico. Il vocabolo più antico
bégti, correre, e con termini slavi affini per indicare il temere, il timore è l'ome-
esso risale all'indoeuropeo bhegll, scap- rico otlow, attico OÉ001.X<X., col neutro
par via 1• Da q>E~oµm. è derivato il dever- ofoc;. Vi si collegano, tra gli altri, 1}Eou-
bale cp6~oc; e il verbo secondario cpo~Ew, o1)c;, timorato di Dio (Horn., Od. 6,121)
(j)O~Éoµa.t, che sono gli unici a restare in e OEtÀéç, timoroso 4 . Va notato che anche
uso e sono sempre sentiti come recipro- in seguito il gruppo di OÉoc; designa t>iut-
camente corrispondenti. Al t>iù tardi da tsto l'apprensione, mentre in cp6Boc; pre-
Omero in poi cp6~oc; è considerato dever- vale il senso di timore improvviso e vio-
bale di qio~Éw, q>o~foµa.t 2• Dal significa- lento, di panico 5•
309-317; W. ScHADEWALDT, Furcht u11d Mit- analogo sviluppo linguistico si riscontrerebbe
leid? Ztir Deutung des Aristotelischen Tragii- nel caso di crÉpoµa.L (~ xr, coli. x443 ss.), di si·
diensatzes: Hermes 83 (1955) 129-171; CR. gnificato affine, dove sono ugualmente attesta-
RATscuow e altri, art. 'Gottesfurcht', in RGG1 te una forma intensiva uof3lw, far scappare,
II 1791-1798; J. GRUBER, Ober einige abstrakte spaventare, e una forma u6f3tJ, coda di cavallo;
Begriffe des fr#hen Griech. (1963) 15-39; S. cfr. FRISK, s.v. O'É~o11a.t e cro0Éw. Per il nesso
PLATII, Furcht Gottes. Der Begrilf jr' im A.T., fisiologico-comportamentale tra l'orrore numi-
Arbeiten zur Theol. II 2 ( 1963); K. RoMANIUK, noso e il rizzarsi dei capelli cfr. K. LoRENZ,
La crainte de Dieu à Qumra11 et dans le Nou- Das sogenannte Bose. Zur Nnturgcschichte der
veau Testame11t: Revue de Qumran 13 (1963) Aggressio111 (r964) 386 s. Il nesso linguistico è
29-38; Io., Die «Gottesfiirchtigen."> inz N.T. però reso problematico dal fatto che è nota
Beitrag zar neutestamentlichen Theologie der una radice indeuropea indicante il rizzarsi dei
Gottesftll'cht: Aegyptus 44 ( 1964) 66-91; J. capelli; --+ GRUllER x5 con n. 3.
BECKER, Gottesfurcht im A.T., Analecta Bibli- J M. LEUMANN, Homerische \Y/iirter, Schwei-
ca 25 (1965) ; J. HAsPECKER, Gottesfurcbt bei zerische Beitrìige zur Altettumswissenschaft 3
]esus Sirach, Analecta Biblica 30 (1967); K. (1950) 13 s.; ~ GRUBER 19-30.
RoMANIUK, Il timore di Dio nella teologia di
San Paolo (1967). 4 Cfr. FRISK, s.v.
I Cfr. ScH\Y/YZER I 717 s.; II 228 s.; W. PoR- s Ancora Aaunonio (r/n sec. d .C.) nel suo les-
ZIG, Die Namcn fiir Satzinhalte im Griech. und sico dei sinonimi De adfinium vocabulorum
im Idg. (1942) 35 .130 s.; HoFMANN, FRISK, differentia (ed. K. NrcKAU [1966]) 128 ha mes-
s.v. q>~~oµa.t; PoKORNY I n6. [La nostra espo- so in rilievo la differenza fra il trasalire im prov-
sizione in Ar è basata su dati forniti dal viso e il temere a lungo termine: oéoc; xa.t cp6-
RrscH]. ~oc; oLa.q>ÉpEL. 8foi; µlv y&.p É<T-t'L 7tOÀ.uxp6-
2 Il nesso <li q>6~oc; con q>o~t], chioma (cfr. \ILoc; xa.xoii ÙltO\IOLOC, cp6~oc; OÈ 'lta.pa.u'tlxa
Soph., El. 449), non è chiaro. A qualcosa che 'lt'tOT}trLc;. Alla base di ciò non sta la differen·
fa rizzare i capelli quale significato originario ;dazione mitologica tra il dio <I>6{3oc; e il di lui
di <po~oc; (dr. òplta.t ai. i:plxec; rcri:a.vi:m v7tò fratello AE'i:'µoc;, come sostiene --+ BERNERT
q>6~ou, Plat., Ion 535c) pensa E. KAPP in B. 309, giacché una chiara distinzione nella mito-
SNELL, Die Entdeck1111g des Geistes3 (1955) logia non è accertabile, cfr. ~ coll. 54 ss. Per
303 n. 1; anche--+ ScHADEWALDT 130 n. 3. Un altre definizioni vedi --+ coli. 52 s.
cpopÉw x-.ì... A 2 (H. Balz)

2 . L'uso linguistico generale vergognosi» (Plat., Prot. 36ob), ma an-


che causa del timore: cp6Boc; yàp È<; 't'Ò
Il gruppo lessicale ricorre nelle se- OELµa. ... µ.'&.yet, «il timore mi porta al-
guenti sfumature semantiche: a) fuga, l'apprensione» (Eur., Hel. 312); qi6Boc;
brivido, orrore (Horn., Il. 8,r39; n,7r; µ'ltxet, «il timore mi tiene» (Aesch., Ag.
17,597), cfr. specialm. cpu~u., qi6~ou r243). &cpoSod}iipEç (Soph.,Ai. 366) so-
xpu6Ev-roc; halP'll, «panico, compagno di no animali selvaggi che non hanno e non
terribile fuga» (Il. 9,2); fo-.6.J..tE\l<Xt xpiz- incutono timore 8 • c) Il significato di te-
'tEpwc;, µT)OÈ "TPWTtrXO'~E qi6Bov8e "( = q>u- mere ricorre per lo più nel nesso con µ1),
ya.oE), «resistete saldi e non volgetevi in ad es.: q>oSouµEvot, µi} ì.,ricpìlÉV'tEç cbto-
fuga!» (Il. 15,666). Il significato di ti- ìl6'.vwcnv, «temendo di morire nelle ma-
more ricorre presumibilmente già in Il. ni del nemicm> (Xenoph., Cyrop. 3,r,25),
u,544; r2,46; 21,575 6 • Analogamente cfr. P. Magd. 9,3 (m sec. a.C.); qioSEi:-
<poBÉw significa mettere in fuga, spaven- tn'}ix.i µ'Ì) -r:@ 'ì..tµr{> 1hoM.voi, «temere di
tare (Il. r6,689); q>oBfoµa.t fuggire, es- morire di fame» (Teles, fl'. 4a [p. 40,
sere spaventato (Il. 8,r49; l r,172 ecc.). 6 J); q>oSouµevoc; µ'Ì) XELµw\I [oc; 'tijç 'tpo-
Il cp6~oç può trovarsi personificato come cpfj::; Èvoé.]w<rw, «temendo che d'inver-
potenza che mette in fuga (Il. r3,299) no mancassero di cibo» (fr. di Teopom-
(~ coll. 54 ss.) 7• b) In età post-omerica po, P. Oxy. v 842, col. 21,6 s .). Per la
permangono i significati di spaventare e costruzione con l'infinito cfr. f.rw ... q>o-
spaventarsi, temere, cfr. µ'Ì) q>l'ì..ouc; cpo- Bouµa.t <rocptcr'tàç <pava.t, «esito a defi-
~EL, <<non spaventare gli amici» (Aesch., nirli sofisti» (Plat., soph. 23oe). d) Il
Sept. c. Theb. 262); detto di cammelli: gruppo lessicale designa per lo più il sen-
J 'fl. • ,,
Eq>OpOU\I ... -rouc; L1t1touc;, «spaventavano so psichico del timore o della preoccupa-
· i cavalli» (Xenoph., Cyrop. 7,1,48); oou- zione, dell'apprensione, ad es. q>6Bct'
'ì..EUEL\I xa.t 'tEÌNcX.'ll<XL "T4l cpo~cp BT)~a.l­ Ot6À.'ì..u'ta.L, «è atterrito dal timore»
ouc;, {pensano) «che siano ridotti in ser- (Plat., Phaedr. 254e); -rò miO'XELY q>o-
vitù e che muoiano di paura quei Teba- ~ouµEvot, «temendo di subire (l'ingiu-
ni» (Demosth., or. 19,8 r); ot OÈ O'uµµa- stizia)» (resp. I,J44c); ZEuç µot cruµµa.-
xoi -CEWfiO'L 't'Q OEEL 'tOÙç -COLOU'tOU<; ci.- xoc;, ov <po~ouµcr.t, «Zeus (è) mio allea-
Tt'OO''tO'ì..ouc;, «gli alleati sono morti di to; non ho paura» (Eur., Heracl. 766).
paura per tali spedizioni» (or. 4,45) . Il Questa paura è sempre valutata negati-
dio può colpire l'esercito con uno spa- vamente (~ coll. 57 ss.), cfr. Ari.stot.,
vento improvviso (Hdt. 7,10E), dr. ò pol. 5,5 (p. l304b 23 s.) o il nome pro-
f.x -r:wv 'E'ì..'ì..1Jvwv Elç 'toùc; Bix.pBapouc; prio "AqioBoc; (Demosth., or. 27-29). Il
cp6Boc;, «la paura che i Greci avevano cp6!3oc; porta all'EX'lÙTJ~tc;, costernazione
fatto ai barbari» (Xenoph., an. r,2,r8; (Eur., fr. 67 [T.G.F. 38I]} e si esprime
similmente 3,r,18; Cyrop. 3,3,53). cp6- spesso nella paura della morte: -.ò à.Tto-
Boç può essere oggetto interno di cpoBÉo· WTIO'XEtV cpoBEt'tet.t (Plat., Gorg. 522e).
1...to:.t: ot à.vopefot ovx. at<rxpoùc; cp6Bovc; Sulla dottrina filosofi.ca dei sentimenti
cpoBovv-r:at, «i forti non hanno timori ~ coll. 66 ss. La lingua colta si occu-

6 Cfr. LEUMANN, op. cit. (-7 n. 3) 14; ~ GRu- 326 s.; 16,290 s.), di modo che qui il sostanti-
IlER 22-25. vo indica al tempo stesso il contenuto di una
7 Secondo PoRZIG, op. cit. (~ n: 1) 35 in Ome- frase e un nome proprio.
ro il fatto dello spavento o della messa in fu- 8 Si avverte qui una dizione ricercata, che gio-
ga può trovarsi immediatamente vicino al no- ca col composto sulla base del significato nor-
me di chi provoca la fuga precipitosa (Il. 15, male di intrepido [DrnLE].
(j)O~Éw wd1.. A 2-3 (H. Balz) (IX,188) 54

pa del rapporto tra cp6~oç e oÉoc; (~ coli. nella gravità della sventura. Ma queste
69 s.; n. 5). Socrate può respingere distinzioni non si sono imposte nell'uso
la distinzione fatta da Prodico tra cp6aoc; linguistko comune. e) Il gruppo lessica-
e oéoç: 'ltpOO"OOXtCX.\I 'tW!X. Myw xaxou le ricorre variamente nel significato di
'tOU'tO, Et'tE <p6aov Et-rE Ofoc; xaÀEL'tE ... riverenza, timideua, rispetto, in parti-
ouoev oiaq>ÉpEt, «io intendo con ciò l'at- colare quando si tratta di dèi o potenti,
tesa di un male, sia che la chiamiate ti- ad es. riverenza di fronte agli dèi (Plat.,
more, sia che la chiamate paura ... , non leg. u,927a.b; [~coli. 63 s.; 69s.]);
fa differenza» (Plat., Prot. 358d.e; dr. rispetto per il tribunale (~ col. 62) ;
leg. 7,798b), e Aristotele può incidental- P. Lips. 36,6 (rv sec. d.C.); cfr. inoltre
mente dare di cp6aoc; la definizione che Aesch., Suppl. 893; Eur., Med. r202.
di solito si dà di OE6c;: oib xat 't'ÒV <poaov
6pi~ovi:ai 1tpo<rooxlo.v xcx.xou, «perciò
definiscono anche il <p6~oc; un'attesa di 3. Il dio <I>6aoc;
sciagura» (eth. Nic. 3,9 [p. III5a 9],
cfr. Plat., La. r98b). Tuttavia la defini- Fin dai primi tempi la credenza popo-
zione differenziata di Aristotele mette in lare greca riconosce in <l>6~oc; una divi-
rilievo in qi6~oc; il momento della ÀU1t1] nità reale e operante 9 • Già in Omero (Il.
e della -rixpax-i} èx qicx.v-rixcrlac; µH.J. .ov- 13,298-300) egli si trova inserito come
't'oc; xaxou cpi}ap'ttxov fi Ì..V'lt'l"JPOU, «il figlio di Ares 10 nel sistema mitologico e
turbamento derivante dall'immaginazio- descritto quale tipico dio della guerra
ne cli un male futuro che può causare di- (cfr. Hes., theog. 933-936, dove è ricor-
struzione o affiizione»; egli infatti affer- dato insieme con AE~µoc;) 11 • Le testimo-
ma: où yàp miv-r« 'tà. xcx.xà. <pof5ovv't'a.t, nianze del culto di tI>6Boc; dimostrano
orov e:l ECT't<U li.&xoc; i1 apa.ouc;, aÀÀ'ocra. che non si tratta soltanto di una personi-
Mmxc; µ.EyaÀ.cx.c; il <pi}opàc; Mva.-rai, xat ficazione poetica dell'essere che suscita
't'tx.\h'Èà.v µ1) 1tOppw 1XÀ.À.IÌ. o-vvEyyuc; timore. In un'iscrizione votiva di Seli-
cpalvri'tat wrne µ0..ÀELV, «non si temo- nunte (v sec. a.C.) tl>6~oc; viene subito
no infatti tutti i mali, ad es. il divenire dopo Zeus e prima di tutti gli altri dèi :
ingiusti o tardi di mente, ma quelli che OL] à. 'tÒ\I Ala \ltXWµEç xcx.t otà. 't'ÒV <I>o-
possono portare grandi pene oppure di- ~ov (IG I4,268,2) 12 • Di Alessandro e di
struggere, e questi (si temono) se non Teseo si racconta che sacrificarono a <I>6-
sono distanti ma sembrano vicini e im- ~oc; (Plut., Alex. 3I [I 683b]; Thes. 27
minenti» (rhet. 2,5 [p. r382a 2r ss.]). [I 12 f J, cfr. inoltre Appian., Rom. hist.
Dunque il cp6~oc; consiste anzitutto nel- 8,2I 185 [p. r99,r5]; Aesch., Sept. c.
la vicinanza di ciò che ci si aspetta e Theb. 42 ss.). Proprio nella bellicosa
9 Cfr. ~ BBRNERT 309; A. DmTERICH, Abra- figli di A.res, cfr. Horn., Il. 15,119 s.; 4,439 s.;
xas. Studien zur Religionsgeschichte des spa- 11,37; Nonnus, Dio11ys. 32,r78 s.; Artemid.,
tern Altertums, Festschr. H. Usener (x891) 011eirocr. 2,34 (p. r31 ); -+ BERNBRT 310.312.
86-93; H. USENER, Gotternamen. Versuch ei- Anche Atena può esser detta <t>o~Epa, colei che
11er Lehre vo11 der religiosen Begriffsbildung atterrisce i nemici, cfr. RosCHER m 2385 s.
(1896) 364-375; O. HOFER, art. 'Phobos', in 11 Compagni di Minerva in Apul., met. rn,32,4
RosCHBR m 2386-2395; H. LmTZMANN, Ge- sono Terror et Metus.
schichtc dcr Alten Kirche i:4 (196x) 285-289; U. 12 Cfr. ~ BnRNBRT 3xo; DrnTERICH, op. cit.
v. WILAMOWITZ-MOBLLENDORFF, Der Glaube (~ n. 9) 92. ll>oi:~oc; quale soprannome di A-
der Hellene11 r (1956) 268 s.; ~ GRUBER 15 pollo non ha nulla che vedere con lf>6~o<;, ma
s.32-36. indica il dio luminoso e raggiante, dr. Roscl-ÌllR
10 ~o~oc; e AE~µoc; non sono sempre chiamati III 2398; cfr. anche-+ GRUBER 33 s.
55 (ur,188) cpo[JÉw X'TÀ. A 3-4 (H. Balz)

Sparta sorgeva un tempio di ct>6Boc; te]) 17 • Oltre a maschere pagliaccesche e


(Plut., de Cleomene 8 s. [I 8o8b-e]) 13 • a rappresentazioni di Gorgoni si trovano
In un'ignota serfore commedia ct>6Boc; anche forme . miste 18 • La trasposizione
stesso entrava sulla scena con queste pa- della caricatrita in <I>6Boç è probabilmen-
role: tiµopq>6'ttx'tOç 'tlJV o\jJtv• ELµL yàp te una concretizzazione secondaria del-
<I>6~oc; 'ltti\l'tW\I tÀ.axtir'to\I 'tou xalov l'omerico dio del terrore 19 • Cosi all'ini-
µe:i:lxwv ile6c;, «il più deforme all'aspet- zio e alla fine del discorso su <I>6~oc; qua·
to: sono infatti Phobos, il dio che meno le dio guerriero sta il fenomeno dello
di tutti partecipa del bello» (Sext. Emp., spavento di fronte al sinistro essere che
math. 9,188) 14 • In età seriore ct>6~oç ap- suscita il timore 20 • Nella tarda religiosi-
pare sempre più come una figura spet- tà sincretistica cI>6Boc; si ripresenta come
trale 15• Su un amuleto nero si trova l'i- divinità che ha una sua funzione (--+
scrizione: 'ltpòc; I>ɵovcx[ e;] xÈ cp6~ouc; coli. r29 ss.).
(IG 14, 2413,8), cfr. inoltre qi6aouc;...
vuxcxuyEtc; «timori che splendono di not-
te» (Orph. Hymn. [Quandt] 3,14); <p6- 4. La valutazione del timore
Bw\I E:xmi.yÀ.e: ~po-ce:lwv (n,7); cpo~\I ... Le espressioni del gruppo lessicale in-
OEWWV (39,3) 16• Corrispondentemente
cI>éaoc; già in tempi antichi viene rappre- centrato su cp6Boç descrivono sempre
sentato come un essere apotropaico di una reazione che risulta da determinate
aspetto terrificante, il più delle volte co- esperienze dell'uomo a contatto con la
me immagine impressa sullo scudo
(Paus. 5,19,4 [Ll:iwe]; Hom., Il. 5,738- forza. La scala delle reazioni di timore
742; Pseud.-Hes., scutum 144 [serpen- va dallo spontaneo spavento e apprensio-

13 Personalmente Plutarco nella propria spie- cr-.al, e cpa.nmrµot 6vElpwv (PREISENDANZ,


gazione (de Cleomene 9 [r 8o8c-e] non cono- Zaub. II rn,24 ss. [rv/v sec. d.C.]), e Paus. 2,
sce più ~6(3oc; come dio della guerra e presup- 7,7, dove un luogo prende il nome di ctJ6~oc; da
pone piuttosto la generale concezione di lui uno spauracchio (4 coll. 129 s.).
come spettro. WrL!i.MOWI'l'Z-MOELLENDORFF, 11 Per il difficile problema della rappresenta-
op. cit. (-7 n. 9) 274 s. mette in risalto il fon- zione in immagine 4 BERNERT 315-317; Ho-
damentale significato apotropaico di ~6[Joc;, mR, op. cit. (4 n. 9) 2390-2392. La maschera
cfr. HoFER, op. cit. (-7 n. 9) 2386; - BER- maschile della Gorgone va considerata una
NERT 3r2; DrnTBRICH, op. cit. (4 n. 9) 9r. raffigurazione del Phobos, mentre quella fem·
Ulteriori accenni alla divinità di w6~oc; si tro- minile è la I'opyEl1) XEcpr.tÀTJ (Hè:iFER 2394).
vano in Plut., amat. 18 (u 763c); mulierum vir- 18 Cfr. la discussione in P. WoLTERS, Ei11 A-
tt1tes 18 (u 255a); Philodem. Philos., de pie- potropaion at1s Baaden im Aargau: Banner
tate (ed. T. GoMPERZ, Herkula11ische Studien Jahrbiichcr XIB (1909) 257-274, spccialm. 269-
n [1866) p. 35,21). 272; ~ BERNERT 316 s.; DrnTERICH, op. cit.
14 Cfr. fr. adespott1m r54 (C.A .F. m 439). (4 n . 9) 88 n. 4; L. DEUBNER, Phobos: Ath.
is 4 BERNERT 3r3 s. Mitt. 27 (1902) 253-264.447; riproduzioni di
16 DrnTERICH, op. cit. (-7 n . 9) 89 s. mediante maschere in HoFER, op. cit. (4 n. 9) 2389·
un confronto con analoghe affermazioni sui 2394; WOLTBRS e DEUl!NER (se:done illustra-
xfipsc; (spettri) spiega che i cpo~oL negli inni ta).
orfici non vanno intesi genericamente come 19 Cfr. A. FuRTWANGLER, art. 'Gorgones' e
spauracchi, ma effettivamente come apparizioni 'Gorgo', in: RosCHER I 1695-1727.
spettrali. Al "riguardo vedi anche Nonnus, Dio- 20 Anche nel concetto astratto questo concre-
nys. 14,81, dove <lloPoc; è uno dei dodici Pan; tizzarsi del timore continua a trasparire nelle
inoltre un testo magico in cui i cp6[JoL sono ri- espressioni Eloij)..i}Ev, ÉvÉ'ltE<re cp6Poc;, cfr. lJsn-
cordati accanto agli EJC?}po(, xa...-{jyopoi, À.TI· NllR, op. cit. (4 n. 9) 375.
57 (1x,r89) q>o~Éw x-.À. A 4a (H. Balz)

ne al rispetto e alla riverenza, che pre- «ma per timore stiamo chete». Anche
suppongono già un superamento, trami- le illuminate parenesi di Isocrate non vo-
gliono quasi saperne del timore nel sen-
te la riflessione, dell'esperienza avuta. Il
so di ansia, preoccupazione (cfr. però ~
giudizio sulla reazione di timore è quin- col. 60) . Il dominio sugli altri eser-
di strettamente connesso alla compren- citato µE't<Ì. qi6Bwv xctt xw&vvwv xat
sione della propria esistenza; in pari X«l!;lctç, «con timori, pericoli e malvagi-
tà», viene disapprovato (or. 2,26). Nel-
tempo esso dà anche adito all'autocom- l'agire bisogna evitare i qi6Bot (3,52). Si
prensione religiosa di persone e gruppi devono risparmiare ai cittadini -.oùç 'ltoÀ-
determinati. À.oÙç qi6Bouç, «i molti timori» (2,23),
mentre la vera &.pE't'i) affronta coraggio-
samente ciò che appare 't~ itÀ1J&Et <po-
a) Il timore nel linguaggio spontaneo (3Epa, «temibile al volgo» (r,7), poiché
in ultima analisi gli 0"7tovoai:o1, devono
L'essenza del timore, che opprime e temere soltanto ti Èv 't'Q sfiv &.ool;la,
mette in ansia l'uomo, porta come con- «l'infamia nel vivere» ( l '43). In Isocra-
seguenza il vedere nell'assenza di timo- te agiscono tuttavia interessi filosofici
re una condizione desiderabile, come di- (cfr. ~coli. 64 ss.).
mostrano chiaramente detti proverbiali
e popolari. Cosl nessuno deve vantarsi Un'altra concezione del timore ricor-
del proprio coraggio, ma indurre al re nella tragedia greca. Qui i soggetti a-
rispetto: o'ltwç O"E aJ.crxvvwv...a.t µ<iÀ.- genti sono spesso pieni di una terribile
À.ov ii <po~wv-.a.t, «affinché ti rispettino angoscia di fronte all'ignoto futuro o al-
piuttosto che temerti» (Stob., ecl. 3,117, l'orribile destino: àµ'I]xa.vw OÈ xctl cp6-
2; cfr. o6À.ov qio~ou, 3 ,r26,3). Non la ric- Boç µ'eXEL <ppÉwxç, «non so che fare e il
chezza «libera dal timore» (cpo~ov &:n;a.À.- timore mi opprime l'animo» (Aesch.,
À.(h'tEL, «ma il raziocinio» ((ùÀ& Àoyt- Suppl. 379); xpa.ola oè qi6S~ qipÉvct
0'µ6ç) (3,IOI,4 s.). La quintessenza dei À.ax-.lsEL, «il cuore per lo spavento mi
detti ~EPL OELÀ.iu;c; raccolti da Stobeo percuote il petto» (Prom. 88 3; cfr. 69 5
(ecl. 3,340,9-346,u) è contenuta nella s. e Suppl. 223 s.348-353 [senza cp6-
frase: &:rta.v-ru. y6;p 'tOL 't'Q q>o~ouµÉV(f) ~oçJ; Sept. c. Theb. 288-294). Spesso
4Joq>Et, «tutto fa rumore per chi ha pau- serve da esempio lo spaurimento dell'a-
ra» (3,341,1). Solo i oouÀ.ot fanno ciò nimale inerme e abbandonato. L'epos o-
che è giusto Otà. qi6Bou «per paura»; i merico ignorava ancora una simile ten-
liberi invece lo fanno 5t'atow xa.t -.ò sione. Come unica risorsa restano il la-
xu.À6v, «per rispetto e onestà» (Zaleu- mento e la preghiera al dio, solo essere
cus in Stob., ecl. 4,r27,8 ss.; cfr. 124, perfetto 21 • Questo timore può riflettersi
13 s.). Similmente si esprime Euripide nei canti del coro 22 ; anzi, gli stessi spet-
(Andr. 142): qi6B({> ò'i}O'uxlav &yoµEv, tatori sono coinvolti negli avvenimenti

21 J3. SNELL, Aischylos und das Handeln im KAMM, Menscb uJtd ,Gott in der griechischen
Drama: Philol. Suppi. 20,1 (1928) 43-51; per Tragiidie und in der urcbristlichen Botscbaft,
tutto il problema cfr. G . NEBEL, Weltangst und in Das Ende des Gesetzd (1966) 173-195.
Gotterzorn. Eine Deutung der griechischen
Tragodie (1951) 22 s.34 e passim; K. v. Frun, 22 SNnLL, op. cit. (~ n. 21) 35 s.41.51; SNELL,
Antike und moderne Tragodie. Neun Abhand- op. cit. (-7 n. 2) 148. Spesso gli spettatori scop-
lunge11 (1962) 2 s.25 s.30 s. e passim; G. BoRN- piavano in lacrime (I-Idt. 6,21,2).
q>o~Éw xù. A 4a (H. Balz)

teatrali 23 • Scossi dall'altrui sventura, nella vita comunitaria comportano, co-


essi devono temere per il proprio de- me atteggiamento corrispondente, la rea-
stino, per giungere a provare, in que- zione del timore . Nelle parenesi viene
sto timore, compassione per il destino quindi ripreso quale inevitabile esigen-
altrui. Aristotele riprende questo aspet- za il forte motivo del cpo~oc;. Cosl, nella
to nella sua celebre definizione della tra- tradizione dei «sette sapienti», a Delfi
gedia: 8L'H.Éou xa.t cpo~ou 'ltepa.lvoucra. su una pietra che serviva a scopi scolasti-
-.-l)v -.wv -.otou-rwv 7Calh1µ6.-.wv x.6.l>a.p- ci (III sec. a.C.), si trova scolpita l'esor-
crtv, «compiendo mediante pietà e timo- tazione: 't'Ò xp!'X.-.ouµ cpo~ou, «abbi timo-
re la purificazione da tali passioni» (poet. re di ciò che è potente» (Ditt., Syll.3 rn
6 [p. 1449b 27 s.], cfr. 14 [p. 1453b I. 1268, col. 2,17); ~ coll. 69 s. Tale
5], dove cpo~ep6v ricorre vicino a cppl't'- patrimonio popolare della tradizione ri-
'tW, rabbrividire) 24 • Che la tragedia non sale quasi sempre ad epoca antica e si
sia altro che imitazione cpoBepwv xcxi È- mantiene a lungo, come mostrano chia-
À.Eetvwv (sci!. 'ltpa:yµ&:twv), «di (fatti) ramente la ripresa della tradizione dci
paurosi e compassionevoli» (Aristot., sette sapienti in Stob., ecl. 3,127,7 26 e i
poet. 9 [p_ 1452a 9 s.]) come definizio- successivi echi del motivo del timore nel
ne popolare risale almeno al periodo dei linguaggio burocratico (~ col. 62 ).
Sofisti del v sec., cfr. Gorg., Hel. 8 s. Secondo Stob., ecl. 3,123,3-5, Biante
(Diels II 290) 25 • Ma, mentre per il filo- giunge a vedere in questo inevitabile ti-
sofo si tratta della purificazione dalle more il fondamento del rispetto: É'1;e1.c; ...
passioni (~ col. 65), i poeti erano cpoB~ EÙCTÉ~et.av, «col timore avrai il ri-
coscienti dell'inevitabilità del destino u- spetto», e la scuola di Isocrate mostra
mano, che proprio all'avveduto e all'e- che il timore preteso dai potenti della
sperto non offre alcuna possibilità di terra può corrispondere addirittura al ti-
sfuggire al timore. Il passo di una tra- more che esigono gli dèi : 'toÙc; (tlv ?>eoùc;
gedia anonima cp6~oc; -cà. ile'i:a. -.oiat crw- cpoBou, 't'oÙc; oÈ yovet:c; -riµa., "t"oùc; 0€. <pl-
qipocn Bpo-.wv, «le cose divine sono fon- o
Àouc; a.lcrxu\lou, ..ot:c; È véµoLç 1tEmou,
te di timore per chi è saggio tra i morta- «temi gli dèi, onora i genitori, rispetta
li» (adespota 356 [T.G.F. 906]), espri- gli amici, obbedisci alle leggi» (Pseud.-
me adeguatamente questa valutazione Isocr., or. l,r6) v, cfr. OLCÌ. "t"Ò èivwlkv
del timore. cpo,Mcr?}a.~ x.a.ì. crÉ~Eo-lhn -.ò i.epov (P.
Tebt. r, 59,ro [99 a.C.]). <pof3Éoµat si-
Ma non solo l'incerto destino degli gnifica, in parallelo con alcrxuvoµcxL, il
uomini genera timore; anche i vigenti rispetto nei confronti del padre (Timo-
rapporti di autorità nell'educazione e cles, fr. 34 [C.A.F. II 465 J in Stob., ecl.
13 Cfr. W.H. FRIEDRlCH, Vorbild tmd Neu- schen Poetik: NGG 1920 (1920) 167-178; ~
gestaltung (1967) 194; cfr. in generale J. DE Ro· ScHADEWALDT 143-145; all'antica concezione
MILLY, La crainte et l'angoisse dans le thétltre catartica pensa FRIEDRICH, op. cit. (4 n. 23)
d'Eschyle (1958). 198-203 con n. 32.
24 Per Aristotele ~ SCHADEWALDT 129-131; 26 Questa tradizione ritorna in numerosi gno·
FRIEDRICH, op. cit. (~ n. 23) 198-205; cfr. U. mologì specialm. dell'epoca bizantina, cfr.
v. WILAMOWITZ-MOELLENDORFP, Griechische DrTT., Sylt.1 III pp. 392 s.; K . HORNA, art. 'Gno-
Tragiidien iibersetzt, 14: Die griechische Tra- me', 'Gnornendichtung', 'Gnomologien', in
giidie tmd ihre drei Dichter (1923) 61 s. Di PAULY-W., Suppi. VI (1935) 74-87.
una commistione di <po~oç, Épwç, ~fjf..oç, cpM- 13 Si veda P. WENDLAND, Anaxime11es von

voç e sim. patia Plat., Phileb. 5ob-d. Lampsakos. Studien wr iiltesten Geschichte
25 Cfr. M. PoHLBNZ, Die Anfange der griechi- dcr Rhetorik (1905) 86.
61 (IX,I90) cpo~fo.1x-.À..A4a (H. Balz)

4,622,20); il padre che minaccia i pro- castighi» (r. 14); cpo{3oi.i Mv 'tL rcpcisnc;
pri fìgli si comporta in modo errato: oùx 'tWV v6µwv àva\l'ttov, «temi, se hai fat-
EXEL µÉyex.\I cp6Bov, «non ottiene gran ti- to qualcosa contro le leggi» (r. 5). Il
more» (Menand., fr. 388 [Korte]). Al- buon cittadino non deve rifuggite sol-
l'à.pE't't) giunge solo chi, oltre all1È1ut}u. tanto dall'avidità, dalla loquacità e dal-
µia. per il Myoc; e all'a.towc;, ha anche il l'individualismo, ma persino dall'wpo·
cpo~oc; che le leggi provocano negli uomi- crxo1ti}cra.t, «trarre l'oroscopo», e da
ni (Pseud.-Hippodamus in Stob., ecl. 4, µa.v·mcè«; ÈTCa.01.ola.ç, «incanti divinato·
32,6 ss.); q>6Boc; -.wv v6µwv, a.lo-xuvn rii» (r. 24) 29 •
'tW\I i}Ew'll ed tmt}uµt'.a.L 'tWV À.éyw'll ser-
vono ad opporsi all'iìoLxla. (Pseud.-Cli- Che il timOl'e nei riguardi delle autori-
nias in Stob., ecl. 3,32,1 ss.); dr. l'e- tà statali costituisca per i sudditi una in-
spressione cpo~oU\l'tCX.1. 'tÒV 'lloµov in negabile esigenza risulta chiaramen-
Plut., sept. sap. conv. I I (u i54e). An- te dalle formule di comando e di devo·
zi, richiesto che cosa sia la legge, Solone zione della tarda lingua cancelleresca;
avrebbe risposto : 'tW'\I µÈv OEtÀ.wv cpo- cfr. "t'Cl q>O~EpW'tO.'ta. f}OLK"t'tl. (dell'impe-
~oc;, 'tWV oÈ -.oÀ.µT)pwv x6À.mnc;, « terro- ratore) (P. Masp. III 67295, col. 2,19
re dei vili, freno degli audaci» (gnomo- [ vr sec. d .C.]); ouì. 1tpocr"t'a.yµ0C'twv q>o-
logium Vaticanum nr. 507) 23 • Chi ri- ~Epwv 't'OV OLXM-CTJplou (P. Masp. 1
fiuta il cp6~oc; favorisce l'anarchia 67009, col. 3,7 [VI sec. d.C.], cfr. P .
(Pseud.-Hippodamus in Stob., ecl. 4,35, Lips. 36 ,6 [IV sec. d.C.]), riferito a Dio:
8 s., cfr. . anche Lys., or. 9,17; 32,17; o'\loµa. ("t'Ou i>Eov) c:po~EpÒ\I 't'otc; Ù'ltEva.v-
Aesch., Eum. 696). Già Soph., Ai. 1073 -.lotç (P. Masp. III 67294,13, cfr. P.
ss. esige nei confronti del '116µoc; l'atteg- Lond. II 418,4 [Iv sec. d.C.]; P. Greci e
giamento del OÉoc; e, per l'accorta guida Latini r,65,6 [vrsec. d .C.]; P.Oxy.x1v
dell'esercito, cpo~oc; e a.towc;. Un florile- 1642,17 [m sec. d .C.] ; inoltre VIII
gio presenta una lista di 24 detti dispo· n5r ,55 [v sec. d.C.J) su un amuleto
sti in ordine alfabetico, che hanno tutti cristiano. qi6Boc; può inoltre significare
inizio con cpo~ov . Questo timore riguar- anche preoccupazione, ad es. ELOwc; q>6-
da gli &vopa.c; Èv xplcm -.oùc; ~Lq>lJcpo­ {3ov i:Éxvov, «per un figlio» (BGU 11 380,
povc;, armati di spada (r. l), i ov\16:.cr-rac; 19 (III sec. d.C.]), attenzione, ad es. a
XIX.L atatovc; È.V TC6À.EI. (t. 2; cfr. Diog. L. un comando: µE'tet' 1ta.v-toç ' cpo..,ou
'f.I a'ltOV-
6,2,68·), gli ~T]ÀO'tVTCOVç xa.t TtO\IT]()OÙc; 06.cra.'tE (P. Flor. III 292,4 [v1 sec. d.
yd'tova<; (r. 6), il vino (r. 16), le mere- C.]) oppure apprensione, timore, ad es.
trici ( r. 17), il i>vµòc; i:vp6:.wov (r. 8) e cp6Soc; -.wv 'ltpoypa.q>wv, «dei mandati di
naturalmente le leggi: q>o~ou v6µo\I, {3ÉÀ.- cattura» (BGU II 372,8 [n sec. d.C.]);
'tLO"t"E, µ'Ì] Ttat}nc; xa.xwc;, «temi la legge, -rò xplµa 'tou i>Eov cpoB11DEl'.c; (P. Masp . l
o rnrissimo, perché non abbia a subire 67089 ,31 [vr sec. d.C.]) 30•

28 ed. L. S m RNBACH, Texte tmd Ko111111. 2 Spartani, i quali «credono che Io Stato sia te·
(1963) 187 ; enunciati analoghi si trovano nel- nuto unito soprattutto dal timore».
la Compal"alio Menandri et Philistionis (ed. S. 29 ed. H . ScHENKL, Das Florilegium "ApL<T'tO\l
JAEKEL [ 196-l)) 1,qo .q4, cfr. Noµov qiof311- Y.et.l 7tpw-.ov µ6.lhiµcx., Anhang : Wiener Stu-
i)Elç ov -.apaxlhicm v6µ~ (2 ,146); -.Lµwcn !ìÈ dien I I ( r889) 40-42; cfr. J .F. BOISSONADE,
i:Òv <J>6f3ov OVX ~cncep o0ç rX7tO'tp~7tOV'l:cxt oal- Anecdota Graeca III (r83r) 473. Devo le testi·
l~Ovaç irycuµEvoL (3">-.af3ep6v, Ù.À.À.èt. -.1]v 7toÀ.1.- monianze della gnomica a G. K RLBER.
-.elix.v 1.1.ri.Àw-:-a. uvvÉxEcri)et.t qi6f34> voµlsovi:Eç 30 Una espressione ricorrente nei contratti suo-
(Plut., de Cleomene 9 [r 8o8c.d]), detto degli na: !ìlxet. otet.\l'tÒç 1)6)..ou xcx.t \Q6(3ov (minaccia)
cpof3Éw x-r),., A 4a-b (H Balz)

A questo timore nei riguardi dei po- uno dei tipici elementi stilistici dell'are-
teri e delle autorità si collega il fatto che talogia ellenistica, che ha esercitato un
anche le epifanie di una potenza divina influsso sui racconti neotestamentari di
in eventi straordinari e mirabili provo- miracoli (-7 coli. rot ss.), anche se non
cano frequentemente timore e spavento, si dovrebbe parlare di una topica fissa.
che vengono poi spesso dissipati da un
intervento rassicurante della rispettiva Nei descritti settori del parlare irri-
divinità. Il motivo del timore in caso di flesso riguardante il timore il gruppo les-
epifanie è antico (cfr. Horn., Il. 20,130 sicale che fa capo a qi6(3oç può quindi es-
s.; Od. r,323; 16,178-ss.; Eur., Ion
sere usato, in modo spesso indifferenzia-
1549 ss.) e ricorre con particolare fre-
quenza nel periodo ellenistico; ad es.(&.- to, accanto ad altri termini e in sostitu-
1to-)i}cwµasw (-7 rv, coll. 215 ss.): P. zione di altre espressioni, quasi sempre
Oxy. X 1242,53 (nr sec. d.C.); Luc., meno emotive, indicanti il temere e lo
Demon. 5 .rr; Icaromenipp. 1; pbilops.
12, cfr. Apul., met. rr,13,4; ~a.µ~Éw spaventarsi. La valutazione del timore va
(-7 IV, coli. 147 ss.): IG XI 1299,30.60. da un rifiuto radicale di esso all'espres-
91 (III sec. a.C.); Luc., de amore 14; sione della sua inevitabile presenza di
EX?tÀ:lii:-.oµet.L: Luc., Alex. 26; Per.
mort. 20. Oltre a queste espressioni si fronte a determinate strutture di dipen-
trova anche <poBfoµet.L xi:À. .: Luc., phi- denza e di potere. Il significato oscilla
lops. 22; !up. trag. 30; Alex. 8.25; De- quindi tra apprensione, timore, e rispet-
mon. 20; cfr. membra timore horrue- to. Passando ad esaminare l'uso lingui-
rant: Ovid., metam. 7,630 s. Nei testi
magici la divinità nella sua potenza ap- stico filosofico s'incontra però un qua-
pare come terribile, ad es. ovoµet. "t'OU <po- dro più differenziato.
~Epou xcxì. i:poµEpou (Preisendanz, Zaub.
I 4,367 [IV sec. d.C.], cfr. 369 e l'epite-
to divino <J>00EPOOLcxxpci-.opaç, 1357 b) Il timore nella filosofia
s.) 31 • Ma questa reazione non si ha solo
di fronte a prodigi, bensì anche di fronte Fin dagli inizi la filosofia greca ha di-
a certe eminenti personalità. Persino i fi- scusso le varie manifestazioni del timo-
losofi possono essere detti q>o(3Epot i:i}v re. Gli esponenti di indirizzi prevalen-
1tp6cro4'tv, «terribili ali' aspetto» (Luc., temente individualistici e razionalistici si
philops. 6). Questa reazione di timore è sono fermamente rifiutati di considera-

xa.L (3la.c; xat Ò'.'!tchric,... (BGU I 3q,3; 3r9,8 di epifanie in O . WETNREICH, Antike Heilr111gs-
[v1/vn sec. d.C.] e passim, cfr. PREISIGKE, w1111der, RVV 8,r (1909) passim; E. PETERSON,
Wort., s.v. (3la) . EU: G>EO:E. Epigraphische, /ormgeschichtliche
31 La dea Iside suscita un grande timore del und religio"sgeschichtliche Untersuch1mge11,
giuramento: AEL[v]ò[v S'JHrcJb..yw [q>]6(3ov FRL 4r (1926) r93-r95; BuLTMANN, Tmd.
opxwL: ln110 a Iside di Andros II6 (r sec. a. 241; E. PAX, EIII<I>ANEIA. Ein religionsge-
C.; ed. W.PEEK [1930) 20); similmente si e- schichtlìcher Beitrag zur biblischen Theologie,
sprime l'Aretalogia di fode di Ios 33 (n/m Miinchener Thcol. Studien l ro (1955) 33 s.
sec. d.C.; PgEK 124); cfr. anche D. Mi.iLLER, 136.189 s.; G. N.rnMANN, Die 1Vertschatumg
iigypte11 1md die griechische11 Isis-Aretalogien, des Wunders im N.T. (1903) 6.78-85; H.D.
Abh. der Sachsischen Akademie der Wissen- BETZ, Lukian von Samosata 1111d das N .T . Re-
schaften zu Leipzig, Philologisch-historische ligionsgeschichtliche und pariinetische Paralle-
Klasse 53 ,r ( r961) 59 s. Particolari sul timore le11, TU 76 (1961) rr6.159 s.
qio~Éw X'tÀ.. A 4b ((H. Balz)

re il gruppo lessicale che fa capo a q>6- 66 ss.) e alla À.U'lt'ij (an. r r [p. 403a
aoc; quale espressione di un autentico at- 16 s.]; probl. 27,9 [p. 948b 20]), di cui
teggiamento di timore o rispetto, men- il crwµa. soffre- (an. I I (p. 403a 18 S.] ).
tre le correnti che tengono maggiormen- Questo tipo di timore coincide fisiologi-
te conto dell'elemento irrazionale hanno camente con un raffreddarsi del corpo 32
talvolta usato anche questo gruppo di per mancanza di sangue, che provoca
termini per indicare il timore necessaria- contrazioni, tremiti, dolore e agonia
mente richiesto all'uomo. (probl.27,1 [p.947b r2ss.]: concetto
ellenistico; cfr. per il tremito 27,6 [p.
Il razionalismo dei Presocratici si mo- 948a35]; 27,7 [p.948b6],peraltrife-
stra nella loro penetrante critica del ti- nomeni concomitanti 27,9 [p. 948b 20
more emotivo. Affaticarsi tutta la vita ss.]; 27,ro [p. 948b 35 ss.]; cfr. part.
in -.ixpa.xcx.i:c; xa.t ip6~otc; è proprio di chi an. 4,1 r [ p. 692a 2 3 s. J) 33 • Il qi6aoc; ri-
vaneggia sulla condizione dopo la mor- guarda, come in Socrate e Platone
te (Democr., fr. 297 [Diels II 207 J). L'i- e~ coll. 69 s.), la minaccia della propria
deale dell 'Eùwµlcx. presuppone che la ljlu- esistenza, cioè la mala sorte, che però su-
x1i rimanga tranquilla Ù1tÒ µ1}0EVÒç 't"IX- scita anche compassione quando colpi-
pa't"rO[W.ll) <p6aou fi Oetcnoar.µovlac; i\ sce gli altri: wç o'a1tÀWç EL'TtELV, q.ioBEpa
&ÀÀ.ov -rwòc; Ttcit}ovc; (~ coll. 66 ss.), ÈCT'tW l>cra. Èq>'hÉpW\I ytyv6µ.eva. ... ÈÀEEL-
«non turbata da alcun timore o supersti- v&: EC1'tW (rhet. 2 ,5 [p. I 382b 26 s.]).
zione o alcun'altra passione» (Democr.
secondo Diog. L. 9>45 [Diels II 84,2r Il merito della filosofia stoica sta nel-
s.] ). Tutto il discorso del timore degli l'avere definito questo qi6aoc; in modo
dèi è inventato solo per procurare sgo- psicologicamente ineccepibile come una
mento agli uomini: (ì}e:G>v) &foc; (Kritias, passione contraria alla ragione e quindi
fr. 25 [Diels II 387,7; cfr. 388,7.15], da respingere. Esso è una delle quattro
cfr. inoltre Gorg., Hel. 8 s. [Diels n affezioni fondamentali 34 : ÀU'ltl), <p6Boc;,
290]). Nella vita pratica il qioaoc; non Èmwµla., 1J5ovi}, e consiste nella 1tpocr-
porta all'e:uvottx., ma alla xoÀ.cx.xElcx., cioè &oxlcx. xcx.xou e~ col. 53), «attesa
al servilismo (Democr., fr. 268 [Diels rr d'un male» (Diog. L. 7,no. n2 s., dr.
200] ). Stob., ecl. 2,88,14 s.; Crisippo in v.
Arnim ur ror,29 s.). In modo analogo
Nelle precise definizioni di Aristotele si erano già espressi Platone (La. r9rd,
risulta chiaro l'aspetto che distingue que- cfr. Prof. 352b; Phaed. 83b; symp. 207
sto q>6aoc;, giudicato negativamente, dai e; Theaet. r56b; resp. 4,429c.43oa [ ~
concetti generali di timidezza e rispetto. coll. 69 s.]) e Aristotele (~ coll. 65
Esso appartiene cioè ai miì}'l'J (~ coli. s.). Il cp6~oc; viene quindi distinto dagli

32 Colpisce l'affinità con analoghi enunciati sul pagnano la febbre durante il sonno (67 (IV
sonno(-+ xrv, coli. 637 ss.). 526]), possono persino insorgere di notte al-
33 La sapienza medica ha familiarità con que- l'udire un flauto (Hippocr., epid. 5,81 [v
ste concezioni. Cosl qi6poç, M'JtT}, ò:u~Éve~a 250]). Il timore si fa sentire nella malinconia
ccc. impediscono l'insorgere di una gravidanza (7A5 [v 414]) ed è infine tipico dello stato di
(Aetius, de placitis reliq11iae 5,611 [ed. H. schizofrenia (7tEp1. 1taplkvlwv 1 [vm 466]}.
Drnr.s, Doxographi Graeci (1874) 419]). qi6po~ 34 Per Ja tradizione catalogica delle quattro af-
sono stati d'insonnia o di altre affezioni fisiche fezioni cfr. A. VooTLE, Die Tttgend- tmd La-
nei bambini (Hippocr., aphorirmi 24 [LITTRÉ sterkataloge im N.T., NTAbh. 16,4-5 (1936)
IV 496]); sono un cattivo segno quando accom- 61 s.
<po~tw lG-t)... A 4b (H. Balz) {rx,r93) 68

altri sentimenti quali alowc; e alcrxv'VYJ 6 3 ]) , men tre la spassionata adorazio-


(v. Arnim III ror,34 ss.); lo stesso q>6- ne di Dio è positivamente accettata coi
Boc; cX7tÒ ltEwv non preserva dall'&.oLxla concetti di r.dowç, àTC6:1twx., ÙÀ.u7tla e
(Plut., Stoic. rep. r5 [II 104ob]). Il ti- acpoala 36 • Analogamente anche il timo-
more è una xl'V1)<rLc; 7t<Xpà cpvcnv, «moto re del tiranno è assurdo (diss. 4,7,1-
contro natura» (Crisippo in v. Arnim m 41) 37, poiché l'unico male che l'uomo
126,25 s.), qualcosa di nocivo (Crisippo dovrebbe temere è quello che si procura
in Plut., comm. not. 25 [II ro7oe]); es- da sé (2,I ,r 3; 8,24) 38 • Allo stesso modo
so si trova solo nei cpavÀ.oL, non nei sentiamo affermare da Marco Aurelio
bambini (v. Arnim III 128,xo s.) e deve che il timore della morte è puerile (2,12,
essere curato, al pari degli altri 'lta~, 3; cfr. 8,58,r) e che il compito specifico
con l'ascesi (Aristone in Clem. Al., degli dèi consiste nel Sto6vat 'tÒ µi}"tE
strom. 2,20,108,r) 35 • All'uomo che sa cpo~Ei:cri)cxt, «concedere di non temere»
riflettere Epitteto ordina: ocq>oaoc; ... lta-EL (9,40,2); tutte le passioni non sono in-
xaì. &.'taprx.xoc;, «sarai impavido e imper- fatti ovoèv lH.À.o ... tì à.q:>~c:T'taµlvou -;ijc;
turbato» (diss. 4,r,84); vedi la triade à.- q>UCTEwc;, «nient'altro ... che il moto d'in-
'tll.pa!;lrx., aq>oala, H.wi)Eplcx. in 2,r ,22, fedeltà alla natura» (u,20,5, cfr. simil-
cfr. 2,5,12; ro,r8 (-T col. 65); oò mente 7,r6,2; 18,1).
yàp i}civa'toc; iì 'lt6voc; q>oac:p6v, àÀ.À.à "tò
q>oaELaitaL 7t6vov tì MNa'to\I, «temibile Il timore incontra il più deciso rifiuto
non è la morte o la sofferenza, ma il te- nel messaggio epicureo. Poiché può con-
mere la sofferenza o la morte» (diss. 1 ,1, cepire l'eudemonia solo come libertà dai
13, cfr. 16,19; Teles, fr. 2 [p. u,9]; E- dolori del corpo e dai turbamenti dell'a-
pict., ench. 5; Aeschin. in Stob., ecl. 5, nima (Diog. L. 10,13 r ), Epicuro con-
1072,2 s.; -T n . 40) . L'affinità con Dio danna radicalmente il timore del futuro
quale 'ltOLT}'ti)c; e 'lt<X't'l'}p (Epict., diss. l, (Epic., fr. u6 [p. 60]) 39 come il timo-
9,7, dr. 9,26) libera la persona veramen- re della morte (fr. 102.ro4 [pp. 58 s.]);
te pia dal timore affettivo di Dio (diss. Dio infatti è l'iicpoaov (fr. 14 [p. 22]) e
2,20,23 [nella citazione, dr. -T col. chi intende liberarsi dal timore rispet·

J5 Cfr. inoltre K. R ElNHARDT, Poseid011ios gli: errai si quir illos ·putat nocere 1101/e: non
(1921) 263-336. Tutte le affezioni sono fonda- poss1111t (Sen., ep. 15,9549, cfr. 9,n,17; ben.
mentalmente alogiche, ossia contrarie alla ra- 4,19,r; de providentia l,5; .z,7); vedi PottLENZ,
gione, sono rivolgimenti dell'anima al male, Staa (-+ n. 35) t 321. L'importante è amare
mentre solo la ratio può volgerla al bene (Sen., Dio; egli infatti ama gli uomini, specialmente
de ira 1,8,3); esse non hanno nessun significa- quelli buoni [liENGEL].
to positivo per chi tenta di oµoÀoyovµlvwç 37 Cfr. A. BoNHOF FER, Die Ethik des Stoikers
-rii qivun ç1}v (Zenone in Stob., ecl. 2,76,5 s.; Epictet (1894) 46-49 sull'apatia; Io., Epict.,
Diog. L. 7,87); per tutto il problema dr. M. op. cit. (-+ n. 36) 282: i r.6.~ scompaiono
PoHLENZ, Die Stoa. Geschichte einer geistigen con un'educazione al retto giudizio; cfr. inol-
Bewegu11g i'(1959) 141-153; n 3 (r964) 77-83; tre la domanda: IH.v7toç xa;t liqiof3oç {o) ~lG­
ID., Poseidonios' Affekte11lehre und Psycholo· 'tbç À.v'ltT]ç xa.t cp6f3ou; (Teles, fr. 7 [p. 56,.z
gie: NGG r921 (192r) 181-184. s.]). Secondo Teofrasto, non con la ragione ma
.16 Cfr. A. BoNHOFFER, Epiclet u11d die Stoa. con la musica si guariscono i 7ttt~ e special-
Untersuchtmge11 zur staischen Philasophic mente i cp6f3oi (/r. 88 [m 185]).
(1890) 30.p. I sentimenti sopra ricordati stan-
38 A. BoNHOFFER, Epiktet tmd das N.T., RVV
no in mezzo tra i 7ttt1'1) e le EV7t&1'wu. Il sag-
gio non teme né il potere degli dèi né quello ro (r9u) 360 s.
della morte; gli dèi infatti non possono nuocer- 39 cd. C. DIANO (1946).
q>o~Éw x-.),., A 4b (H. Balz) (1x,193) 70

to ai più importanti problemi della vita, tra oÉoc; e cx.lowc; in Euthyphr. 12a.b. Oc-
deve conoscere la "tOU cruµmX.V"t'Oç cpucnç, corre tuttavia v~xav "t«Ì 1tPO<T1tl1t"tovi>'1}-
«la natura del tutto» (Diog. L. ro,143); µXv OElµcx."t<i 'te: xcx.L cp6Bouç, «vincere le
la vita semplice rende gli uomini 'ltpòc; paure e gli sbigottimenti da cui siamo
-.riv -rux'J)v &.cp6aovç, «impavidi contro presi» (leg. 7,79oe-79rc).
la sorte» (Epic., ratae sententiae IO [p.
q]) 40, Ad Epicuro si attiene Lucrezio, Questo discorso, non aprioristicamen-
che respinge ogni timore (de rerum na- te negativo, sul cp6aoc; viene ripreso da
tura 1,106; 2,55 s.; 3,982 s.; 5,n80 e Plutarco quando rimprovera agli Stoici
passim) 41 • di aver visto nel cp6(3oc; soltanto l'aspet-
to irrazionale; essi dovrebbero piutto-
Mentre nelle correnti finora presenta- sto chiamare -tÒ 1}oe:ai}cu xal1mv xa.t
te il timore e l'apprensione di fronte 'tOÙ<; c:p6(3ouc; e:vÀ.a.~Ela.c;, «il piacere gioia
agli dèi e ai poteri sono repressi o com- e il timore prudenza» (de virtute morali
pletamente eliminati mediante un inse- 9 [n 449a]; ~ n. 46). Non si può
gnamento chiarificatore, in alcuni pen- sfuggire al timore di Dio (superst. 4 [II
satori dell'Accademia e del Peripato non r 66d]), come pure è inevitabile il timo-
hanno perduto il loro valore in determi- re della morte (6 'tOV ìla.v&.-rou cp6(3oc;),
nate situazioni della vita. Platone, pur dal momento che la morte' persino secon-
respingendo il timore della morte, edu- do Epicuro è collegata, per la maggior
ca al timore di commettere ingiustizia: parte degli uomini, a dolori (suav. viv.
•Ò &.o~xE~v cpo~Ei:-ca.~ (Gorg. 522e). Fal- E pie. 30 [n rro7a], dr. cons. ad Apoll.
so è il timore del nome di un dio (Crat. 29 [u n6e]). L'ateismo del µ1) voµl-
404e), ma il timore di Dio è naturale nel- SELV l>eovc; finisce nel µ'i] c:po~Efo~a.L e
l'educazione: xa."tà cpuatv ... 1tPW"tOV µÈv porta a un falso oÉoc;, anzi alla ownoa.L-
-roùc; &'VI.lì frEoùc; cpoaElai}wv, «secondo µovla. (~ II, coll. 791 s.) vista come un
natura ... si temano anzitutto gli dèi cele- cattivo mrnoc; (superst. 2 (II 165b.cJ,
sti» (leg. rr,927a.b). Va respinto il ti- cfr. rr [II 27oe]). Questa interpretazio-
more di sventure imminenti (cpoaouµE- ne antistoica di cp6~oc; non giunge però
i}a.... -.ù. xmc&:, 7tpOUOOXWV"t'Et; YEVYJO'E- fino al punto di riprendere inavvertita-
ulta.~, <<noi temiamo i mali, allorché ce li mente la concezione del timore proprio
aspettiamo»: leg. 1,646e), al quale si della ttagedia (~ coll. 58 s .); i frei:cx.
contrappone l'H.1tl<; come 1tpotr8oxlcx. à- provocano infatti cp6(3oc; solo in chi è
ya.i}ou, «attesa del bene»(~ rn,col. 5 ro sprovvisto di ragione, mentre nelle per-
n . 6; cfr. leg. r,644c); ma <p6Boc; può es- sone ragionevoli suscitano piuttosto
·sere usato anche nel senso di o:.luxuvl) iM:pcroc;, «coraggio» (aud. poet. 12 [II
e alowc;; cfr. l'ampio dialogo sul timore 34a]); cfr . anche gli enunciati sull'àq.io-
in leg. I ,646e-6 5ob 42 e il parallelismo n.• ' ,~ "I: 1.. ,
l-'La; e a.1ta.uELCX. come Er.,,tç xcx.v riv u.\IEµ-
.!\l>I

.io Per Epicuro dr. E. SCHWARTZ, Ethik der siderazione che la cosa migliore per lo Stato
Griechen (195r) 183-186, In modo analogo si sarebbe infondere nei cittadini un cpo~oç ( =
esprime già Aristofane: -.ò yàp c:po~E~<rltai 'tÒV atuxu\lll) ottenuto mediante un q>iipµa;xov ,
Mva;'tOV À:Tjpoç (chiacchiere) TtoMc;· 'l\'OCO'LV affinché cresca in essi una vera intrepidezza,
yàp i)µiv 'tOV't'ocpEl>..E-.aL 'lt(J;i)E~V (/r. 452 mentre il vino, quale strumento primitivo di
[C.A.F. 1 508]). liberazione da un ingenuo timore, potrebbe se-
41 gnalare chi per superficiale arroganza (i}pa<rv-
ed. C. BAILEY I (1947). -criç) perde il vero cp6~oc; . Idee simili sono e-
42 Il dialogo si abbandona alla fantastica con· spresse anche in Artemid., oneirocr. 3.42 s.
71 (1x,193) cpo~Éw X't'À.. A 4b (H. Balz) - BI 1 (G. Wanke) (rx,194) 72

n;-cwi:ol fo'iu;v dç, cp6{3ovc;, «attitudine esigenze imposte da autorità e special-


per la quale non siamo soggetti a timori» mente da divinità 46 •
{Pseud.-Plat., de/. 413a, cfr. 415e). Da
H.BALZ
alcuni Peripatetici 43 è riconosciuta l'im-
portanza di cp6{3oç, quale strumento edu-
cativo (cfr. Teofrasto in Sen., de ira r,
12,3; Critolao in Clem. Al., strom. 2,7, B. <flOBoç E <(lO~ÉOµcu NELL'ANTICO TE-
32,3) 44 ; per enunciazioni neopitagori- STAMENTO
che~ col. 61.
I. La loro presenza e i loro equivalenti
Ciò che la filosofia greca dice a propo- ebraici
sito del cp6{3oc; non è del tutto coerente. r . Nei libri canonici dell'A.T. ebraico
Anche se il rifiuto del timore affettivo si <pof3Éoµm ricorre, in quasi cinque sesti
è mantenuto in tutte le scuole, questa og- dei casi, come traduzione della radice ir',
temere, aver paura, tenere in onore; non
gettiva condanna del timore non coinci- compare in Os., Nah., Cant. e 'Ecr8p. Per
de sempre con l'uso semantico di cp6Boç, il resto serve a tradurre le più diverse e-
X't'À.. Il gruppo lessicale può all'occasio- spressioni ebraiche e aramaiche, tra .cui
sette volte ppd qal, tremare (Deut. 28,
ne designare anche sentimenti affini alla
66 s.; lob 3,25; ~ 52[53],6; Is. 12,2;
timidezza e al rispetto 45 e considerati co- 19,17; 'IE:p. 40[33] ,9), e una volta pi'el,
me reazioni obbligate e inevitabili alle tremare (Is. 5I,r3) 47 • Rispetto al Sirad-

43 Ma anche nei Peripatetici sono entrati ele- che vuol dire che il greco dei LXX cede il pas-
menti stoici. Ciò risulta dallo scritto dello Pseu- so ad un colorito linguistico elevato di tipo cl·
do-Andronico, IlepL 'ltaitwv (ed. F.G.A. MuL- lcnistico.
LACH, Frag111e11ta Philosophorum Graecorum 46 Il dilemma che questo uso linguistico non
III [1881]), con le sue definizioni, dr.: cp6~oc; unitario pone al teologo cristiano con la sua
o'fo'·m1 r.H.oyoc; ~XXÀ.t1nc; · ~ qiuyÌ] a:1tÒ 11:pocr- positiva concezione biblica del qi6{3oc; è stato
ooxwµf.vov OEL\ICU (p. 570), similmente: <1>6- felicemente avvertito da Clem. Al.: ou -rolwv
~ou EniT) ... Atcrxv\ITJ 5È cp6Poc:; aoo~iac;. AÉoc; aÀ.oyoç Ò <p6{3oc:;, À.oyLxÒc; µÈv oùv ... cU.)...'d
oÈ <p6poc; O'U\IEO'"tWç. àELcrtl.ìoctµovla oÈ qi6~oc:; <rocpl!;ov'ta.L -.à 6v6µo:-ra EuÀ.a{3ELO:V xo:>..ovv·
't'OV ooclµovoc;, ~ V1tEPÉX'lt't Wcru; (esagerazio-
0
-rwv ot cptMcro<pot -ròv -rou v6µov qi6~ov tu).o-
ne) -.fjc:; 1tpÒc; i>Eoùc:; 't'Lµ-i;c:;, e sim. (p. 571). yov oìicro:v EXXÀ.LO"t\I (strom. 2,7,32,4).
44 Cfr. F. WEHRLI, Die Schule des A.ristoteles. .., cpo{3ÉoµocL inoltre ricorre quale traduzione di
T exte u11d Komm. Hiero11ymus v. Rhodos, Kri- IJtt nif'al, essere abbott11to, spaventato (Ios. l,
tolaos (1959) 53.69. 9; 'lEp. 1,17; 10,2 [due volte)), gwr, aver patt-
45 In questo concorda l'importante risultato ra (Num. 22,3; ljJ 21[22],24; Prov. 30,1 [in so-
offerto dalla statistica linguistica, secondo cui stituzione del nome proprio Agur]), IJrd (ver-
i termini formati con la radice O'E~-, che nel bo e agg.), pauroso, tremare (!ud. 7,3; Et. 26,
greco extrabiblico indicano l'adorazione degli r6.r8), dlJl qal, aver pattra (Dan. 5,19 Thcod. ;
dèi (-4 XI, coll. 1441 ss.), nella lingua popola- 6,27 Theod.), /.Jjl, avere le doglie, tremare (I).I
re, come significativamente nei LXX (-4 col. 76(77] ,17; r Par. 16,30), r's, tremare ('IEp. 30,
7.5), possono essere sostituiti dal . gruppo r5 [4~>,21] codd. BS; fa. 27,28), iiig~r, 1111tri-
linguistico facente capo a qi6~oc;. Negli scritti re timore ('IEp. 46[39],17), 'r~ hif'il, avere ter-
meno antichi del N .T. la radice ere~- viene rore (ls. 29,23), pllJ, servire (Dio) (D011. 3,17
peraltro ripresa con maggiore frequenza (in [Theod.: À.oc-rpEuw]), d'g, essere in angustia
Aci. sedici volte; nelle Lettere Pastorali quin- ('Iep. 17,8), rgz, tremare (Ex. 15,14 cod. A),
dici volte; in .2 Petr. e Iudae nove volte), il iim !''em 'at, avere rigtJardo per (àa.v. 3,12
73 (1x,194) qio~Éw x-.).... BI 1-2 (G. Wanke) (1x,r95) 74

de ebraico <poSÉoµix~ è attestato dieci passi <p6Soc; traduce una serie di varie
volte come traduzione di jr' (6, r 6 s.; 1 o, espressioni ebraiche e aramaiche 49 • Sen-
19s.24; 15,I.13; 26,3; 32,16; 33,1) 48. za equivalente ebraico cp6Bo~ ricorre in
Senza equivalente ebraico ricorre in I u- Ecclus sedici volte, in Iudith tre volte,
dith nove .volte, T oh. quattordici volte, in Sap. cinque volte, in ep. Ier. due vol-
I Mach. nove volte (inoltre in I Mach. te, in Bar. una volta, in Ps. Sal. sette vol-
12,40 ~'), 2 Mach . una volta, 3 Mach. te, in I Mach. quattro volte, in 2 Mach.
una volta, 4 Mach. sette volte, Sap. tre tre volte, in 3 Mach. quattro volte, in
volte, Ecclus sedici volte, Ps. Sal. nove 4 Mach. sei volte, come pure in Is. 8,IJ;
volte, ep. Ier. cinque volte, Sus. una vol- 10,27; 26,17; 33,7 s.; Ez. 30,13 cod.A;
ta, come pure in una serie di passi in cui Aixv. 4,37; 5,6; II,31; 11' 13,3; lob 39,
i LXX in confronto all'A.T. ebraico pre- 3; 41,17; 2 'E<:r6p. 16,16; 'E<ri}, 4,17z;
sentano un'aggiunta al testo o seguono 5,rb.2a.
un'altra forma testuale (Gen. 28,13: 3
<po~Ep6c; (-wc;), terribile (terribilmen-
Bwr. 2,29; I2,24c; 2 Par. 5,6; 'E<Tì}. 1,
1h; 2,20; Prov. 7,ra; 29,25; Is. 33,7;
te), nella maggior parte dei casi è tradu-
zione di ;r' nif'al participio, temuto, te-
60,5; 'IEp. 2,30).
mibile (23 volte; in Ecclus due). Tra le
2. <p6Soc; è per circa un terzo delle sue espressioni composte si trova anche bt-
presenze la traduzione di sostantivi del- cpo~Éw, spaventare violentemente, quale
la radice jr', precisamente di jir'"a, timo- traduzione di ~rd hif'il, far sobbalzare
re, rispetto, 33 volte (in Ecclus otto vol- dallo spavento, sette volte e sempre nel-
te), e di morii', timore, spavento, cinque l'ambito della formula we'en ma{1artd,
volte (in Ecclus una volta). Per un altro «e non c'è nessuno che atterrisca» (Lev.
terzo serve alla traduzione di papad, tre- 26,6; Deut. 28,26 cod. B; Mich. 4,4;
more, spavento (35 volte; in Ecclus Nah. 2,12; Soph. 3,13; Ez. 34,28; 39,
due). qiéSoc; sta per jir''a specialmente in 26), cosi pure come traduzione di hittT.t,
Prov., Ps., lob, per pa~ad spedalm. in spavento (Bi:. 32,27), ~tt pi'el, atterrire
Ps., lob, Is. e Ier. Nel restante terzo dei (lob 7 ,14) 50, e senza equivalente ebraico

[Theod.: Ò7ta.xovw]), qw!, provare raccapric- zato (otto volte): l)at, spavento (.Ge11. 9 12),
cio (Is. 7,16); q>o~Éoµ«~ si trova anche come bitta, spavento (Gen.35,5), l}ittit, spavento (Ez.
libera traduzione di 'ebed (lr. 66,14 cod. B e 26,17; 32 [cinque volte)); 'éma, spavento (rr
molti altri [cod. A e molti altri: 11É(3oµm]). volte [Eccl11s due volte; 4,r7?]), IJrd, tremare
Il testo ebraico risulta male inteso o liberamen- (Is. 19,16, cfr. 10,29 [LXX: cp6(3oc; Àaµ~6:­
te interpretato dal cod. B in Iud. 6,34: qio~Éo­ vet]), flariida, tremore, apprensione (Is. 21 14;
µa.~ per z'q nif'al, chiamare alle armi (cod. A: '!Ep. 37(JoJ,5; tla.v. 10,7 [Theod.: EK<T't'a.-
(3oliw). Quando i LXX rendono la radice r'h, O'tc;]) e dfJl pa<eI, spaventar(si) (Aa.v.4 12[5]:
vedere, con q>of3Éot.Lm, il testo ebraico nella cp6(3oc; Ém7tl7t't'EL). In una serie di passi si
maggioranza dei casi va corretto seguendo i trova una traduzione molto libera del testo
LXX: cosl in I Reg. 19,3; Mich. 6,9; Ex. 20, ebraico: lob 3 124; 38,r7; Is. 33,3; A.<1.v. 7,7;
r8; Ez. 18,141 forse anche in !ud. 14,II cod. Esth. 1,22; Ecclus 45 123; specialm. lob 4,13;
A {cod. B: E!oov); Neem. 6,16. 33,15; Prov. 18,8 (testo ebr.: 19,15), dove (oEL-
vòc;) qi6~oc; serve a tradurre tardéma, sonno
48 cpo(3Éoµm ( 'tÒ\I xvp~ov) ricorre inoltre come
profondo, stordimento, e Prov. xo,29, che ha
libera traduzione di kbd (ihwh), onorare (Ec-
qi6~oc; xvplov per derek ihwh. 2 Par. :z6,5 va
clus 7,31) e di drf (ihwh), rivolgersi a (32,14).
corretto seguendo il testo dei LXX; in Ez. 38,
In Ecclus 15,19 i LXX presuppongono l'ebrai-
:z1; lob 33,16; 39,19 il testo ebr. è difficile.
co j're'iiw. 50 In lob 33,16 il testo ebraico va corretto se-
49 Sostantivi della radice IJtt, essere terroriz- guendo i LXX.
75 (IX,195) <PO~Éw x't)... B 1 2 - u ra (G. Wanke)

sei volte (ludith 16,25; Sap. rr,19; 17, volte con c:po~Éoµa.t e una volta in for-
9 cod. A; 17,18; I Mach. 14,12 51 ; 4 ma negativa con a<po~oc;, mentre si han-
Mach. 9,5). Ricorrono inoltre ~xcpo(3oc; no dodici altre traduzioni, tra le quali
(Deut. 9 119; I Mach. 13,2 [par. g'll't'po- EUÀ.a.(3foµcx.t; al pi'el con cpof3Éoµm, EÙITE-
µoc;] ), cpo(3Eplsw, atterrire (2 'Fn8p. r6, ~l}ç (Ecclus), xa:ra1t'tlJO'O'W una volta
9.14.19; Dan. 4,5 Theod.; 2 'Fnòp. ro, ciascuno, e al hif'il con OL®dw (var.
3), cpo(3Eptcrµ6c;, spavento (IJi 87 [ 88], G'UO'O'etW). Di fronte alla traduzione del
17), q:i6S11't'pov, spauracchio (Is. 19,17), sostantivo pa~ad con qi6Soc; (32 volte) si
V'lt~pcpo(3oç (Dan. 7, 19), &cpo(3oc; (-wc;) hanno altre 13 traduzioni con ~XC''tCX.ITtc;,
(Prov. 1,33; 3,24; Sap. 17.4. nel senso ?>&µBoe;, 1t6pvBoc;, oÀ.E?}poc;, 1t•6ri1nc; e
di spensierato in Ecclus 5,5) 52 e cpo(3E- 'tpoµoc;. Alla formula qi6Soc; xa.t 'tp6µoc;
pOELOl)ç (3 Mach . 6,18). non corrisponde un preciso equivalente
ebraico. Invece in ebraico si ha sem-
3 . òfoç ricorre solo in 2 Mach. 3,17. pre una combinazione di due dei se-
30; 12,22; r3,16; 15,23. guenti termini: papad, 'ema,;ir'a, ra'ad
e [lared, che dovrebbe essere tradotta
4. Come i termini dei LXX formati con soprattutto con terrore, dato che in qua-
cpo(3- sono in sostanza traduzione delle si tutti i casi (Ex. 15 16; Deut. 2,25; II,
1

radici jr' (circa 70%) e pf;d (ro%), co- 25; Ps. 55,6; Is. 19,16 [Iudith 2,28; 15,
si queste sono tradotte nella maggio- 2 ; 4 Mach. 4,ro]) si tratta della descri-
ranza dei casi (ir' per circa l'B5% e pf;d zione di una situazione che si crea di
per circa il 60 % ) con cp6(3oc; ecc. ir' qal e fronte a una minaccia imminente, inevi-
l'aggettivo jarè' sono tradotti circa 3 ro tabile o già in atto, sia essa provocata da
volte con cpoBfoµat, mentre in 2 5 altri Jahvé stesso o da un popolo e dalla sua
casi sono resi con (i)Eo )CTE(3l)c; (cinque superiorità bellica. Costituisce eccezione
volte), O'É(3oµat, EUÀ.a(3foµa.L, EÙÀ.oyiw, Gen. 9,2 (P), dove con <p6Soc; xa.t -tp6-
i)a,pcrE:w con negazione (dieci volte); a] µoc; viene descritto il nuovo rapporto di
nif'al 23 volte con qioBEpoc; (-wc;), altre dominio tra l'uomo e gli animali.
2 3 volte invece con È.1tL<pa.v1)c; (otto
volte) e i>a.uµa.O''toc; (-wc;) (sette volte);
al pi'd tre volte con cpo(3Eplsw e una vol- II. La radice jr' nell'A.T.
ta con cpo(3foµa.L. Il sostantivo jir'a è re- l.Ilsignificatodeltermine
so 36 volte con cp6Soc; e due volte con
cpo(3foµa.L, contro altre sette volte in cui a) Probabilmente in origine il verbo
è invece tradotto con EÒcrÉBrnx., 1teo11É- ir' significava tremolare, tremare, ma in
~ELa, O'É~oµm ed È.7tLO'X07Ci); il sostanti- tutto l'A.T. e nell'ugaritico è usato e-
vo morii' è tradotto quattro volte con sclusivamente per indicare il temere in
<pof3oc; e una volta con cpoBEp6ç, contro senso lato 53 . jr' qal significa, usato in as-
cinque altre traduzioni con opcx.µa., 'tp6- soluto, aver paura. Costruito con l'accu-
µoç e ita.vµctO'toc; . sativo ha quasi sempre il significato atte-
nuato di nutrire riverente timore, tene-
Il verbo pl;d al qal è tradotto sette re in onore (Lev. 19,3; 2 Reg. r7,7);

51 Qui probabilmente il corrispondente ebrai- non si tien conto del testo ebraico.
co era w"en mabarJd (--)- col. 74 l. 53 È difficile produrre da altre lingue semitiche
52 In Prov. 15,16 ; 19,23 &.qio~la e ìf<po~oc; ti· testimonianze della radice jr' con analogo signi-
corrono come opposti di cp6~oc; x.uplov, perché ficato, -)o BECKER r s.
cpo~Éw x-rÀ.. B II xa-2 (G. Wanke)

unito con le preposizioni miti, mi/né e precisa definizione del vero motivo, che
millifné esprime, nella maggioranza dei in molti casi risulta difficile individuare.
casi, un reale aver paura (Det1t. I,29; 1 A proposito di fatti bellici si parla assai
Sam. 21,13). H participio quale aggetti- spesso di timore, ma non è sempre chia·
vo verbale significa per lo più timorato, ro se si tratta soltanto di timore del ne-
anche timoroso (Mal. 3,16; fod. 7,3). Al mico o della sconfitta, o non piuttosto
nif'al all'infuori di Ps. 130,4 è attestato del timore della morte 56 , del timore del-
solo il participio nora'' usato esclusiva- !'oppressione e della schiavitù (Ex. 14,
mente come aggettivo e quindi da tra- ro; Deut. 2,4; 7,r8; 28,ro; Ios. 9,24
durre con terribile, spaventoso (Ioel 2, ecc.}. Indicazioni piit precise si trova-
u; Ps. 99,3). jr' pi'el 54 esprime una sta- no in testi che per loro natura sono
bile intenzione e significa voler intimori- maggiormente interessati alla descrizio-
re (2 Sam. 14,15; Neem. 6,9). ne di singole persone e del loro compor-
tamento, ossia in saghe, novelle e salmi
b) Il sostantivo jir'a è formalmente di vario genere. Qui si ha, tra l'altro, il
un infinito sostantivato e ricorre quasi timore della morte (Gen. 26,7; Neem. 6,
sempre in unione con 'elohlm, jhwh o ro-r 3), il timore di esser fatti schiavi
con suffissi corrispondenti (ls. 11 ,2; Ier. (Gen. 43,18), il timore di perdere le don-
32,40). Significa timore (Ion. r,10.16), ne (Gen. 31,31) o il figlio (2 Sam. 14,
ma quasi sempre nel senso attenuato di 15), il timore d'una sventura (Soph. 3,
riverenza (Ps. 19,ro; lob 6,14). Più vi- 15; Ps. 23,4) e il terrore improvviso
cino al significato originario della radice (Prov. 3,25), il timore di subire il conta-
è il sostantivo mora'' formato in analo- gio della sventura (lob 6,21) 57 o il timo-
gia con le forme maqtal, che, eccettua- re di fatti (Gen. 42,35 ), luoghi (Deut. 1,
to Mal. 2,5, indica sempre il timore in 19) e tempi lugubri (Ps. 91,5 s.}. In al-
quanto terrore. cuni casi è possibile notare, in testi più
recenti, un'attenuazione del concetto di
jr' in ambito profano: così si può parlare
2. Il timore nel!'ambito umano-mondano
della paura che ha il vecchio di un'altura
Nell'A.T. soggetto del timore è quasi che mette in mostra la debolezza della
sempre l'uomo 55 , e può trattarsi sia di sua età (Ecci. 12,5) , della paura della
singole persone, ad es. di Isacco (Gen. buona padrona di casa di fronte alle in-
26,7), di Giacobbe (Gen. 32,8.12), di temperie (Prov. 31,21), del riverente ti-
Mosè (Ex. 2,14), di David (r Sam. 21, more del giovane per la vecchiaia (lob
13), di Neemia (Neem . 2,2) ecc., sia di 32,6} e dei figli per i genitori (Lev . 19,
gruppi di uomini e di popoli, come del- 3). Punto di partenza del timore è quin-
la stirpe di Esaù (Deut. 2,4), degli Ara- di innanzitutto la concreta minaccia che
mei (2 Sam. ro,19) e spesso dello stesso incombe sulla vita, sullo spazio vitale e
Israele. su tutti quegli ambiti che dànno senso
alla vita. Il timore può essere provocato
Essenziale per caratterizzare il timorn da singole persone, come Labano (Gen.
è, oltre all'indicazione dell'oggetto, la 31 131), Golia (r Sam. 17 ,r x.24), Jeu (..?

s. E . ]ENNr, Das hebriiische Piel ( 1968) 83. 56 Cfr. L. WXcHTER, Der Tod im A.T., Arbei-
'5 L'unica eccezione è costituita da Gen. 9,2, ten zut Theol. 11 8 (r967) xo-56.
dove si menziona il timore che gli animali han- SI G. FoHRER, Das Buch fliob , Kommentar z.
no dell'uomo. A.T. x6' (r963), ad l.
qiopÉw X-tÀ. B II 2-3a (G. Wanke) (IK,197) 80

Reg. ro,4) ecc., da interi popoli, come re rapporto con Dio. Israele ha paura di
gli Egiziani (Ex. 14,ro) e gli Israeliti avvicinarsi a Mosè quand'egli ritorna
(Deut. 11,25), ma anche da settori della dall'incontro con Dio col viso raggiante
natura che possono presentarsi pericolo- (Ex. 34,30); teme Giosuè.perché Jahvé
si per l'uomo, come il mare in tempesta lo ha reso grande agli occhi del popolo
(Ion. 1,5), le fiere selvagge (lob 5,21 s.), (Ios. 4,I4). Jahvé s'aspetta che si dimo-
il leone (Am. 3,8) o il deserto, che nel- stri riverente timore al · suo delegato
l'A.T. può esser detto m)rii', «terribile» (Num . 12,8). Israele teme Samuele per-
(Deut. l,19; 8,15), a causa dei serpenti, ché provoca gli interventi di Jahvé (r
degli scorpioni e della mancanza d'ac- Sam. 12,18) e Salomone perché ha ri-
qua. Si rifugge per timore (ir'f anche da · conosciuto in lui la saggezza divina (r
azioni le cui conseguenze non sono pre- - Reg. 3,28) 59 • Il timore di guardare Dio
vedibili e che potrebbro produrre effetti (Ex. 3,6) e di ascoltarne la voce (Ex. 20,
negativi, ad es. il giuramento (I Sam. 18 ss.) possono motivare il timore del
r4,26; Eccl. 9,2), la comunicazione di luogo della rivelazione o della presenza
cattive notizie (rSam. 3,15; 2Sam. 12, di Dio UJ. La legge di santità esige persi-
r8) o addirittura l'omicidio volontario no che si abbia timore del santuario
(!ud. 8,20). (Lev. 19,30; 26,2).

La rilevante funzione che il timore a- 3. Il timor di Dio


veva nella coscienza degli Israeliti risul-
ta da11a disposizione che stabiliva l'eli- a) Come, tra gli altri, gli uomini pos-
minazione dei pavidi dalle file dell'e- sono costituire la minaccia e quindi di-
sercito (Deut. 20,8; Iud. 7,3), dalla com- ventare oggetto di timore, così la minac-
minazione - fondata sul timore della .eia viene dal Signore, che diventa il ter-
morte - della pena capitale quale mezzo rore (morii') d'Israele (Is. 8,12 s.); le
intimidatorio (Deut. 13,12; 17,13; 19, sue opere sono azioni terribili (morii'im)
20; 21,21), e specialmente dai passi che contro i nemici d'Israele (Deut. 4,34;
esprimono una forte tensione fra il timo- 26,8; Ier. 32,21). Queste opere di Jahvé
re di Dio e il timore degli uomini (Iud. sono norii' propriamente soltanto per
7,9 s.; Ier. 1; Ez. 2) 58 . In salmi preva- i vari nemici d'Israele, mentre per I-
lentemente posteriori all'esilio (Ps. 3,7; sraele stesso rappresentano l'intervento
23,4; 27, i.3; 46,3 ecc.) viene invece pre- salvifico di Jahvé a suo favore (Ex. 34,
sentata la libertà dal timore quale risul- ro; Deut. ro,2I; Ps. 66,3[5]), sicché i
tato del fiducioso abbandono del pio o LXX possono talora rendere questo no-
della comunità al Dio che aiuta e pro- rii' con i}a.uµa.<r'toc; (Ex. 34,ro; \jJ 64,5).
tegge, ovvero (in Is. 54,14) promessa Come le opere di Jahvé sono terribili,
quale parte della salvezza escatologica. così Jahvé stesso (Ex. 15,n; Ps.47,3;
68,36; Neem. 1,5; 4,8 ecc.) e il suo no-
Con timore o rivetente soggezione me son detti norii' (Deut. 28,58; Mal. r ,
l'uomo s'accosta specialmente a persone 14; Ps. 99,3; lII,9). Terribile e spaven-
e luoghi che si trovano in un particola- toso sarà anche il giorno di Jahvé (Ioel
58 ~ PtATH 27-3r. affatto che la «regalità sacrale» partecipa del
59 In r Sam. 31,4 par. r Par. 10,4; 2 Sam. l,r4 numinoso (contro~ BECKER 40).
si menziona la paura di uccidere l'Unto di Jah-
vé, ma non .si allude al timore della santità 00 Cfr. anche Ge11. 28,17; Deut. 5,5; I Sam. 4,
dell'Unto (contro ~ PLATH ro8) e non si dice 7·
8r (LX,197) q>o~~w X't'À.. B n 3a-b (G. Wanke) (rx,198) 82

2,rr; ·3'4; Mal. 3,23). Il termine norii', (Gen. 22,12), oppure di fondamentali e-
che si trova quasi esclusivamente in te- sigenze religiose, il cui riconoscimento
sti posteriori all'esilio, è unito spesso a fa sl che ci si aspetti un determinato com-
giidol, «grande» (2 Sam. 7,23; Ps. r45, portamento in situazioni concrete (Gen.
6), o qiido'f, «santo» (Ps. 99,3; ur,9), 20,n). Timorati di Dio sono quindi uo-
donde si può dedurre che J ahvé viene mini fidati (Ex. 18,2r), persone che in
considerato térribile non solo per le sue forza di un tale atteggiamento contrav-
terrificanti opere, ma anche nella sua su- vengono anche alla propria ragione e per-
blimità e santità, come colui che sta al di sino a una precedente parola di Dio
sopra degli altri dèi (Ps. 96,4; Deut. ro, (Gen. 22,r-r3) oppure anche alla con-
!7)61. creta volontà di un sovrano (Ex. r,r5-
2r [E?]) 63 .
b) Poiché sia le imprese del Signore
sia la sua forza, santità e sublimità non Nella letteratura deuteronomico-deu-
provocano soltanto timore; ma spingono teronomistica, prevalentemente nd Deu-
anche al riconoscimento, il concetto di teronomio stesso, temere Dio ricorre in
ir' designa in tali contesti 62 non solo il connessione con una serie di formule
timore elementare che deriva essenzial- che esigono una religiosità orientata se-
mente dalla minaccia, ma anche il timo- condo la legge deuteronomica. ·Temere
re che si riferisce all'autore della minac- Dio da un lato può essere una conse-
cia, e diventa quindi riverenza e do- guenza dell'ascoltare e dell'apprendere
cile riconoscimento. Questo secondo a- la sua parola (Deut . 4,rn) o dell'osser-
spetto dd timor di Dio riceve in diver- vanza dei precetti di Jahvé (Detti. 8,6),
se correnti teologiche dell'A.T. impron- dall'altro può essere equiparato, come
te diverse, tanto da essere usato in mo- esigenza, all'ascolto della voce di Jahvé
do sostanzialmente indipendente e stac- (Deut. 13,5), al servizio ('bd) reso a Jah-
cato dall'aspetto psicologico. I concet- vé (Deut. 6,r3; rn,12.20; 13,5), al cam-
ti di timorato dì Dio (aggettivo verbale minare sulla via di Jahvé (Deut. 8,6)
con genitivo o accusativo), timor di Dio ecc., di modo che temere Dio può esse-
(iir'at è/Oh'ìm) e temere Dio (verbo con re non solo richiesto, ma addirittura ap-
l'accusativo) ricorrono per la prima vol- preso come una norma o un comando
ta in questa forma stereotipa nella fon- (Deut. 14,22 s.; r7,r9) 64 . L'aggiunta a
te eloistica del Pentateuco e vi designa- jr' dei due altri concetti di 'hb, amare 65,
no le persone la cui condotta è orienta- e dbq, aderire (Deut. ro,r2.20; 13,5),
ta alla volontà di Dio. In questi casi può consente un'ulteriore comprensione del
trattarsi di una concreta rivelazione del- contenuto di temere Dio, soprattutto an-
la volontà di Dio, alla quale l'uomo che perché a dbq e a 'hb si adatta quan-
si sottomette obbediente e fiducioso to qui sotto(~ punto e) si dirà a propo-

61 Cfr. Eic11RODT, Theol. A.T.5 IHU 184-190. 64 Il carattere esigente, incalzante nella lingua

62 Cfr. spedalm. Ex. 14,31; ls. 25,3 ; Ier. 5,:22. del Deuteronomio risulta anche dalle forme
24; I0,6 S. linguistiche che assume la radice jr'. Essa non
63 Malgrado l'ambiente 'internazionale' di Gen. ricorre mai come sostantivo e solo sporadica-
20,n e 42 118, non è del tutto evidente che si- mente come aggettivo verbale (20,8; 25,18);
mili modi di comportarsi non abbiano in sé per il resto sempre come verbo.
nulla di specificamente jahvistico, ma risenta-
no dell'~·umanesimo' internazionale della hokh- 65 Cfr. ~ SANDER 3-12; contro ~ PLATH 39 e
mah» (così~ BECKER 193). ~ BECKER 109 s.
qio~Éw x~À.. B n 3b-6 (G. Wanke)

sito di jr', e quindi i concetti risultano piace di una vita orientata alla sapienza
quasi sinonimi. Ma poiché le norme del- (Prov. 8,35), anzi riserva ai giusti la sua
la buona condotta verso Dio e verso gli protezione (Prov. 2,5-8). Cosl il timor di
uomini, indicata con questi concetti, so- Dio può esser detto inizio (t"~illa) della
no in concreto presenti'nella legge, il te- sapienza (Prov. 9,ro), scuola di sapien-
mere Dio non solo viene inteso, al pari za (Prov. 15,33), principio (re'sit)° 68 del-
dell'amare Dio, come un atteggiamento la conoscenza (Prov. I ,7) o principio del-
fondamentale, ma è anche equiparato al- la sapienza (Ps. ru,ro); esso è ora pre-
l'adempimento di esigenze morali e cul- supposto della sapienza, ora dono di es-
tuali <i6. In questa forn1a.il timor di Dio sa (Prov. 2,1-5 ). Il timor di Dio è equi-
ha perduto del tutto il suo originario ca- . parato alla scienza (da'at), all'intelligen-
rattere emotivo. Non resta nemmeno za Wbunf1) e alla sapienza stessa (Prov.
posto per il timore della punizione di r,29; 2,5 s.; r3,r4 in confronto con 14,
Jahvé, che viene minacciata a chi non lo 27; lob 28,28), tanto che risulta assai
teme (Deut. 6,13-15; 28,58-61) 67 • difficile una precisa delimitazione dei sin-
goli concetti, che con ogni prol;>abilità
c) Il timor di Dio appare in forma del non era nemmeno voluta. Si dovrà piut-
tutto nuova nella letteratura sapienziale tosto tener conto del fatto che tutti -que-
israelitic'a e in particolare nei Proverbi. sti termini usati come sinonimi esprimo-
L'uso prevalente del sostantivo jir'a, se- no un unico fondamentale atteggiamen-
guito dal genitivo oggettivo (nei Prover- to umano, che l'insegnamento sapienzia-
bi soltanto jhwh), indica già che il con- le(~ xn, coll. 751 ss.) cerca di raggiun-
cetto di timor di Dio nella sapienza è gere e il cui aspetto religioso può. essere
sottratto al campo emotivo ed è diven- designato dalla iir'at jhwh. Il timor di
tato oggetto di riflessione: se si tende Dio diventa peraltro tangibile solo nel
l'orecchio alla sapienza e se il cuore in- concreto, dove assume un orientamento
clina alla prudenza, allora si comprende- esclusivamente morale. Timore · di Dio
rà il timore di Jahvé e si conseguirà la è evitare il male (Ps. 34,12.15; lob r,r.
conoscenza di Dio (Prov. 2,5). Si parla 8; 2,3; 28,28: jir'at 'ìidonàj; Prov. 3,7;
del timore di Tahvé, ma solo di rado lo si 16,6), odiare il male (Prov. 8,13) o il
comanda (Pr~v . 3,7; 24,21). Il timore peccato (Prov. 23 ,17) , sicché si può dire
di Jahvé è incluso nell'insegnamento che il timorato di Dio cammina nella sua
(Ps. 34,12), che ricerca e offre norme rettitudine (ioJer) (Prov. 14,2) e che la
per una vita assennata e sensata, le qua- strada del jiisar è evitare il male (Pro1J.
li sono sostenute dall'esperienza e dalla 16,17). Le conseguenze di questa con-
convinzione che il bene apporta felicità dotta morale e quindi del timor di Dio
e benessere, il male sventura (Prov . l 3, occupano uno spazio abbastanza ampio
21 s.) e che Jahvé, in quanto creatore e ne!Ja descrizione che ne fa la sapienza.
conservatore dell'ordine cosmico, si com- Esemplare al riguardo è Ps. 34,12-15,

<i6Contro ~ BECKER 85-124, Ja cui interpre- proibizioni o comandi che definiscono la con-
tazjone dipende da quanto è sostenibile l'ipo- dotta da tenere nei confronti dei deboli e di
tesi del formulario del patto. coloro che sono privi di ogni diritto. Cfr. ~
67 In tutta la tradizione sacerdotale il concetto PLATH 73-76; ~ BECKER 205 S. j C. FEUCHT.
di timor di Dio non ha pressoché nessuna fun- U11ters11chungen wm Hei/igkeitsgesetz (r964l
zione. Solo in pochi passi della legge di santità 159-16r e l'ulteriore bibliogrnfia ivi citata.
(Lev. r9,14.32; 25,17.36.43) ricorre il precetto 68re'sit è inizio nel senso di primizia,.cosa prin-
dcl timor di Dio, e sempre in connessione con dpale, principio.
qio~tw X'tÀ.. B n 3c-e (G. Wanke) (rx,199) 86

dove la conseguenza della condotta mo- in secondo piano 73 • I timorati di Dio so-
rale deve addirittura servire da sprone no coloro che lodano (il nome cli) Jahvé
alla condotta stessa: chi desidera la vi- (Ps. 22,23 s.}; sui quali veglia l'occhio di
ta e brama lunghi giorni per contempla- Jahvé (Ps. 33,18), dei qualiJahvé ha pie-
re la felicità, deve evitare il male e fare tà (Ps. 103,13) e che sperono nella sua
il bene. Frutti del timore di Jahvé sono grazia ({>esed) (Ps. 147,rr) ecc. I timora-
la ricchezza, l'onore e la vita (Prov. 22, ti di Dio si distinguono per un partico·
4); esso aumenta i giorni (Prov. 10,27), lare rapporto con Dio messo ancor più
è fonte di vita e aiuta a sfuggire ai lacci in rilievo dal carattere di preghiera pro-
della morte (Prov. 14,27), serve alla vi- prio dei Salmi. Essi sono i membri della
ta, procura sicurezza e fiducia ed è rifu- comunitàdiJahvé, e conciò s'intendono,
gio (Prov. 14,26; 19,23). Se queste con- in uno stadio più antico, i componenti
seguenze positive e negative della con- della comunità cultuale che hanno dimo-
dotta morale derivino da una connessio- strato la loro idoneità al culto (Ps. r 5,4)
ne tra azione e benessere garantita da o che offrono i loro sacrifici nel tempio
Jahvé 69 o dalla sua giustizia retributi- (Ps. 66 1 16). Ma anche il popolo può es-
va 70, è questione che non è possibile de- sere qui inteso come comunità di Jahvé
cidere in base al concetto sapienziale del (Ps. 60,6; 85,10), che si riunisce per il
timore di J ahvé 71 • culto (Ps. 22,24.26; 61,6). Specialmen-
te nei Salmi più recenti l'espressione ti-
d) Tra le varianti semantiche della ra- morato di Dio indica per lo più i pii del-
dice jr' nei Salmi, determinate dai più la comunità, con un passaggio in secon-
vari motivi, tradizioni e generi elabora- do piano dell'aspetto cultuale (Ps. 25,
ti negli inni del Salterio, ne spicca una I4i 33,r8; 34,8.ro; ro3,n.r3.17 e pas-
per contenuto e forma: i Salmi designa- sim) e con maggiore rilievo della fedeltà
no un determinato gruppo cli persone a Dio di fronte all'empietà (Ps. 145,19;
mediante l'aggettivo verbale plurale ac- Mal. 3,r6.20). Una posizione particola-
compagnato dal genitivo oggettivo o dal re assumono Ps. rr5,rr.r3; rr8,4 e
suffisso : iir'e jhwh e sim. 72 • I timorati 135,20, dove col concetto di timorati di
di Jahvé o di Dio dei Sa1mi si distinguo- ]ahvé s'intendono diversi gruppi di par·
no dal timorato di Dio, ad es., della sa- tecipanti al culto 74 •
pienza per il fatto che alla loro caratte-
rizzazione contribuiscono quasi esclusi- e) Nel tardo periodo postesilico, con
vamente elementi religiosi, mentre la ca- l'inserimento della religiosità della leg-
ratteristica morale passa completamente ge nella sapienza israelitica il concetto di

fl) Così K. KocH, Gibt es eitt Vergeltrmgsdog· teologico-sapienziale e non sembra dcl tutto
ma im A .T.?: ZThK 52 (r955) r-42; ~ PLATH estraneo al timore di Dio un aspetto numinoso
64-67 e molti altri. (Ecci. 3,14), cfr. J. HEMPEL, Gott u11d Memch
70 B. GEMSER, Spriiche Salomos, Handbuch im A .T. 1 (1936) 25; per il contenuto dr. Ecci.
A.T. I 16' (1963) 7; E. S&LLIN - G. FoHRER, I2,13.
Ei11leitung it1 das A.T. (1965) 338 e molti altri. 72 Fuori del Salterio solo in Mal. 3 16.20.
1

71 Il concetto del timore di Dio e del timora- 73Una certa eccezione è costituita da quei Sal-
to di Dio in Eccl. non corrisponde a quello del- mi in cui la religiosità nomistica comincia ad
la restante letteratura sapienziale. Eccl. usa sol- avere una sua funzione (Ps. ro3; II9); 4 Bl!K-
tanto forme verbali della radice ir' e non il so- KER 15r.153.
stantivo, che ricorre usualmente altrove. Manca 74 ~ BECKER 155-160, specialm. r 6o; - PLATH
l'inserimento del timor di Dio in un sistema 102 s.
qio~Éw xi:>.. B H 3e - m 2a (G. Wanke) (1x,200) 88

timor di Dio subisce una variazione di 'el anche volgersi tremante verso qual-
significato: timorato di Dio è colui che cuno 78 (Os. 3,5; Mich. 7,17); il pi'el, co·
osserva la legge, colui che le è fedele (Ps. struito con tamtd, equivale a tremare co-
l,2 75 ; 19,8-15; 112,1; u9,3y38.57- stantemente, in continuazione 79 , e la for-
64). ma hif'il ha il significato causativo di far
tremare.
4. La formula 'al-tira'
b) Il sostantivo paf?ad, unico derivato
La formula 'al-tira', «non temere!», attestato della radice pf:;d e formato sul
ricorrente 74 volte nell'A.T., è un'e- tipo dei segolati di radice monosilla-
spressione di rassicurazione o d'assisten- bica, designa il tremore e lo spavento,
za spesso usata nella vita quotidiana, che quasi sempre nel senso di un timore real-
gli uomini si rivolgono l'un l'altro (Iud. mente provato. Solo molto di rado ricor-
4,18; 2 Sam. 9,7 ecc.) o che Dio stesso re il significato attenuato, che si riscon-
o un suo incaricato o mal'iik rivolge al tra tanto spesso in jr', di (profondo) ri-
singolo o al popolo in situazione diffici- spetto (2 Par. 19,7, forse Ps. 36,2) 80 .
le (Ex. 14,13; Ier. 42,11 ecc.). Quale
formula di rassicurazione e d'assistenza, 2. Il contenuto
'al-tirii' ha anche un suo posto nell'ora-
colo di salvezza 76 (Is. 41,ro.13 s.; 43,r. a) Nell'A.T. la radice pf:;d ricorre qua-
5; 44,2; 51,7; 54A; Ier. 30,ro; 46,27 si esclusivamente negli scritti dell'esilio
s.; Lam. 3,57), come pure in alcune de- o posteriori all'esilio, probabilmente per-
scrizioni di teofanie, dove serve a rassi- ché la radice jr' in questo periodo si era
curare chi s'incontra con la divintà {Ex. cosl ristretta nel suo significato, da ren-
20,20; !ud. 6,23 e Dan. lo,12.19, ma dere necessario l'uso di altri vocaboli per
non Gen. 15,1; 21,11; 26,24; 28,13 esprimere il vero e proprio timore. Per
LXX e 46,3) 77 • il suo significato fondamentale la radice
plJd comporta un senso di angosciosa in-
certezza e inquietudine (Deut. 28,65 ss.;
III. La radice pl:id nell'A.T. Iob 3,25 s.), tanto che come contrari di
l . L'aspetto linguistico pf:;d possono essere usati i termini befa/;,
sicurezza (Is. 12,2; Ps. 78,53; Prov. l,
a) Il significato originario del verbo 33; 3,24 s .) e salom, integrità, pace (lob
phd - riconoscibile soprattutto in lob 4, I 5 ,2 r; 2 r ,9). Situazioni nefaste, le cui
l 4- è tremare: quindi il qal significa tre- conseguenze per le persone interessate
mare di spavento o di gioia, costruito con non sono prevedibili, o che si abbatto-

15 La Bibl. Hebl". Kitt. legge, tra l'altro, jir'at contro L. KoHLER, Die Offenbaru11gsformel
invece di torat. «Fiirchte dich 11icht!» im A.T.: Schweizerische
76 ] . B EGRICH, Das prieslerliche Heilsorakel, in Theol. Zeitschrift 36 (19r9) 33·39.
Gesammelte Studien zum A. T. ( 1964) 217-2 31 ; 7& Cfr. L. KoPF , Arabische Etymologien und
dr. H . GRESS MANN, Die literariscbe A11alyse Parallelen zum Bibelwiirterbuch: VT 9 ( 1959)
Deutero;esajas: ZAW 34 ( 1914) 254-297, il 257 s., che ipotizza il significato di correre da
quale per la forma dcl discorso di rivelazione qualcuno tremando, in cerca di rifugio.
suppone influssi babilonesi. 79 JENNI, op. cit. (-+ n. 54) 224.
n Con -+ BnCKER 53. L'ipotesi che la formula SO Per paJ;ad iisl;iiq --:) coli. 89 s. In I er. 2 ,
abbia la sua collocazione originaria nel raccon- 19, dove ricorre il femminile pal;dii, probabil-
to di teofania non è sufficientemente fondata; mente il testo non è in ordine.
89 (1x,200) qio~Éw WtÀ.. B m .2a - IV (G. Wanke) (IX,201) 90

no improvvisamente su una persona, in conformità con paralleli palmireno-a-


provocano angoscioso tremore, spaven- ramaici, arabi e ugaritici, indica il paren-
to o timor panico. Si parla cosl dei ter- te 34, il che corrisponderebbe ad analo-
rori della notte (Ps_ 91 1 5; Cant. 3,8), ghi elementi teofori in nomi di persona
del terrore del nemico (Ps. 64,2), della israelitici, come 'iib, 'à~, 'am ecc.
paura di una battaglia (lob 39122).
IV. Il timore negli apocrifi veterotesta-
b) ppd ricorre inoltre per designare il mentari
timore e lo spavento di fronte all'agire
di Jahvé (ls. r9,i6 s.; 33,14; lob 23, Negli apocrifi si ripresenta sostanzial-
15), di fronte alla sua parola, special- mente lo stesso tessuto concettuale del-
mente alla minaccia profetica (Ier. 36, 1'A.T. Nei libri narrativi, a motivo di
16.24; Ps. n9,161), e come indicazio- numerose descrizioni di eventi bellici,
ne dei terrori del giudizio (finale) di Dio si parla spesso del timore della guerra e
(Is. 24,17 s.; Ier. 30,5; 48,43; Lam. 3, della morte e in genere del timore di per-
47). In connessione coi concetti msl, do- sone (r Mach. 2,62; 3,6.22.25 ecc.; 2
minare (lob 25,2) e gà'on, maestà (ls. Mach. 12,22; 13,16; 3 Mach. 7,21; Iu-
2, rn. 19.21), significa la terribilità di J ah- dith l ,II; 2 ,28 ecc.). Anche in occasio-
vé. Lo spavento non è suscitato solo dal- ne di descrizioni di eventi soprannatu-
l'esperienza della terribilità di Jahvé e rali s'incontra il timore del lugubre e del-
del suo agire, ma da Jahvé stesso. pal;ad lo spaventoso (2 Mach. 3,25.30; 3 Mach.
ihwh e pahad 'elohim indicano lo spa- 6,18; Sap. rr,19; 17,4 ecc.), che è anche
vento causato da Jahvé in chi vede co- il presupposto del «Non temere!» del-
me colpisce (npl 'al) Israele e i suoi ne- l'angelofania in Tob. 12,16 s. Il concetto
mici o piomba sopra di loro (hjh 'al) (Ex. di timor di Dio negli scritti apocrifi in-
15,16; I Sam. rr,7; 2 Par. 141 13; 17, dica quasi senza eccezione la religiosità
10; 20,29; cfr. Deut. 2,25; II,25); an- del giudeo rispettoso della legge nei suoi
zi può persino colpire una singola per- vari aspetti; per definire una persona pia
sona (lob 13,rr) 81 • basta quindi chiamarla timorata di Dio
(ludith 8,8; Sus. 2 [ ~ coll. 84 s.]).
c) Nella designazione di Dio quale In singoli scritti vengono messi in rilie-
pa~ad ii!~iiq (Gen. 31,42.53) 82 , che vo, secondo l'intento dei vari autori, di-
rientra nell'ambito della religione del versi aspetti: ad es. in Tob. l'aspetto e-
Dio dei padri, il termine papad può es- tico (Tob. 4,21; 14,2), in Ps. Sal. come
sere logicamente inteso solo in due mo- in Ps. il momento religioso (3,12; 13,
di: r. nel significato attenuato di rive- 12 ecc.) 8\ mentre in Ecclusu la sapien-
renza, adorazione, esso significa l'ogget- za e la religiosità della legge influiscono
to dell'adorazione di Isacco 83 , oppure 2., sull'essenza del concetto di timor di Dio
s1 Un'analoga terminologia presenta il libro di concorda O. EissFBLDT, El und ]abwe, in Klei-
Ester, quando parla deUo spavento dei Giudei tte Schriften m (1966) 392 n. 4, dr. anche ALT,
e dello spavento di Mardocheo (8,17; 9,2 s.). op. cit. e~ n. 82) 26 n. 2.
82 A. At.T, Der Gott der Viiter, in Klei11e ss Cfr. ~ SANDER 56-66. In Ps. Sal. I7.40 il
Schriftet1 1' (1963) 24-26. Messia è detto forte nel timor di Dio e in 18,
83 ~ IlECKER 177-179 con rinvio al nome pro- 6-9 la stirpe messianica da lui guidata è defini-
prio ~lpl;d. ta una stirpe piena di timor di Dio.
M W.F. ALBRIGHT, Vo11 der Steinzeit wm 86 Cfr. in particolare ~ HASPECKER 45-342;
Christentum ( 1949) 248 s.434 n. 84, con cui inoltre~ SANDER 25-42; ~ BECKER 276-280.
91 (1x,201) cpo~Éw x-.)... B IV (G. Wanke}. e 18 (H. Balz) (1x,202} 92

(1,rr-21; 2,15-17 ecc.). In alcuni passi in alcune istruzioni particolari. Cosl il


il timor di Dio viene ad identificarsi con cp6aoc; 'tOu i}Eou risiede nel lilxoci.oc; xoct
la totalità della religione giudaica: si 't<X.'ltE~\16t;, nella «persona giusta e umi-
soffre il martirio per il timore di Dio (2 le», che teme di commettere ingiustizia,
Mach. 6,30), per esso non si bada alla di calunniare e di urtare nel Signore: q>o-
salvezza dei propri figli (4 Mach. 15 ,8) e ~ouµEvoç yàp µ'Ì] 'ltpoa;cpoucta.~ Kupl~
ad esso come a quello che è il vero timor {G. 5 ,3·5). Il cp6~oc; 'tOU ~Eou sta nel cuo-
di Dio si convertiranno tutti i popoli re (Ios. 10,5; cfr. R. 4,r) e conduce all'a·
(Tob. 14,6). more: <poaEWilE "t"Ò'V Kupto'V xoct à.ya.1t1i-
"t'E 'tÒ\I 'ltÀ:qaiov, «temete il Signore e a-
Due scritti apocrifi, ep. Ier. e 4 Mach., mate il ptc;>ssimo» (B. 3,3) (~ coli. 82
hanno tra l'altro per tema il timore co- s.). Nel timor di Dio va acquisita una
me antagonista dell'obbedienza a Dio. sapienza imperitura (L. 13,7); L'uomo
Con l'ausilio della terminologia propria buono 't'Ò\I lxov·rn. q>o~ov Kuplou V'ltE-
della dottrina stoica del mit)oc; (--)- coll. ptx(rnl~Et., «protegge chi ha il timore del
66 ss.) 4 Mach ., servendosi di esempi Signore» (B. 4,5~ [manca in oc]). Timor
tratti dalla storia, mette a confronto il di Dio significa rifiuto di Satana (D. 6,r),
timore della morte quale timore del mar· anzi prudepza nell'uso del vino; qQi in-
tirio e l'obbedienza a Dio. In ep. Ier. 14, fatti il cp6{3Q~ llEov deve combinarsi col
22 e passim si cerca di prevenire il peri- pudore ( m6oiliuvo~) (I ud. r 3 ,z). Questa
colo dell'apostasia da Dio provocato dal motivazione dell'agire pio e giu~to me·
fascino di culti stranieri, dimostrando diante il timore del Signore mette in lu-
con varie motivazioni che gli idoli non ce una concezione etica che è nuova ri·
sono dèi e che quindi non vanno temuti. spetto all'ellenismo ed è fondata sul co·
G.WANKE mandamento di Dio (dr. Ios. u,r). Si
può bensi dire che persino 't"à. ·ll'r}pla.
q>O~TJlhiO'OV't!J.I. uµaç, «gli animali vi te·
C. IL TIMORE NEL GIUDAISMO PALESTI-
meranno», se fate il xa.Àov (N. 8,4, dr.
NESE ED ELLENISTICO
B. 5,2); prevale tuttavia, nei confronti
r. Negli pseudepigrafi della libertà greca che tende alla perfet-
ta autorealizzazione, il rigore fondato
a) La sapienza parenetica dei Testa- sull'immensa potenza di Dio 87 • Enuncia-
menti dei xn Patriarchi continua il mo- zione deuteronomiche (~ coU. 82 s.)
tivo veterotestamentatio del cp6~oc; xu- sono riprese in L. r3,1; R. 4,1 88 •
plov o lteou (-> coll. 80 ss.) in numero-
se espressioni stereotipe (test. S. 3,4; Nella restante parenesi giudaica il ti·
L. 13,1; N. 2,9; G. 3,2; B. ro,10 ecc.) e mor di Dio può avere come conseguen-.

87 Nello scritto, di deciso orientamento elleni- 3,12; 4 123; 12A ecc., cfr. I J,5 (EVO"E(HJc;), è
stico, Giuseppe e Aseneth (ed. M. PHILONENKO, non un'espressione tecnica (-+ coll. 96 s.), ma
Stt1dia Post-Biblica r3 [1968)) per singole per- una generica designazione delle persone pie (-+
sone pie si usa l'espressione cpof3ovµEVoç -.òv coli. 9.5 s.).
Ì)EO\I (27,2) o "t"Ò\I xupto\I (8 ,9 ; 22,8); oltre a 88 Per gl'intendimenti etici dei Testamenti dei
<rÉ~oµoct è usato qio~Éoµoc~ per indicare l'adora- XII Patriarchi -+ SANDER 42-55, che definisce
zione degli idoli (2,5); in 8,9 esso ricorre ac- giustamente il timore una «disposizione del
canto a 7tpiioc; e a tM-ftµwv, in 22,8 accanto a cuore di fronte a Dio» (51), ma sottovaluta il
1tpoqiiri:ric; e a i)Eoo-ef31lc;. qio~ouµevoc; "t"ÒV xu- carattere ascetico-dottrinale di tutta la parene-
pto\I o sim., in questo contesto come in Ps. Sal. si.
93 (1x,202) qio~Éw xù. C ia-2 (H. Balz) (1x,202) 94

za il rispetto per i genitori (Pseud.-Me- preserva dall'essere rapite dalla morte


nand. 4, cfr. r6) 89 • Il timor di Dio è (Bar. syr. 14,5 s.), ma esse non devono
principio di ogni bene (Pseud.-Menand. aver paura dei peccatori (Hen. aeth. 95,
70}; thi non teme il Signore è da lui o- 3) o degli attacchi dei nemici (apoc. El.
bliato e un giorno sarà giudicato (tes- 24 s. [p. 76 s., cfr. II5], cfr. Hen. slav.
tamentum lobi 43,9) 911• Questo fonda- 4 3,;); Dio infatti guarisce i sofferenti
mentale atteggiamento del timor di Dio (Hen. aeth. 96,3) e rivela loro la salvez-
è però tutt'altra cosa dal deleterio timo- za futura per consolarli (Bar. syr. 54,4,
re della morte (test. Ahr. 13 s. [p. II8,8 cfr. Hen. aeth. roo,5). Ma, mentre i ma-
ss.24J), e la pavidità rovina il cuore rinai temono la forza del mare, i pecca-
(Pseud.-Menand. [-+ n. 89] 83 s.}. Qui, tori non hanno timore nemmeno del Si-
come anche in ep. Ar. 270 (si devono gnore, che pure dà al mare la sua forza
servire gli altri µ1} otà. 'tÒ'V cp6~o\I µT)OÈ (Hen. aeth. IOI,4 ss.). Perciò il giudi-
ÒLà. n·oÀuwpla.\I, «non per timore né per zio finale apporterà loro terrore e tor-
interesse», bensl &à. 'tTJV Ev\lota.\I, «per mento (Hen. aeth. 48,8; 100,8; cfr. 4
benevolenza»}, risuona la critica elleni- Esdr. 7 ,80-87). Si parla di 't'p6µoc; xa.i.
stica del timore falso e indegno (-+ coll. qi6~oc; degli angeli decaduti (Hen. gr. IJ,
57 s.}; dr. anche Sap. 17,12. Ma si 3), del timore dell'esercito nemico di
può anche parlare in termini non critici fronte a colui che è simile ad un uomo
del rispetto in occasione del sacrificio (4 Esdr. 13,8). I pii, al pari di tutti gli
(ep. Ar. 95}, di sacro timore alla vista del uomini, subiranno nel timore il giudizio
sacerdote vestito dei propri paramenti di Dio (Hen. aeth. 1,5), ma dopo la mor-
{99) e del i}Ei:oc; q>6~oc; che contribuisce te li attende non la settima pena dei pec-
a portare tutto a buon fine (189). catori: marcescent in timoribus (4 Esdr.
7 ,8 7), bensl la settima gioia dei pii: gau-
b) Negli scritti apocalittici gli elemen- debunt non revertentes, «gioiranno sen-
ti parenetici passano nettamente in se- za timore» (7,98) 92 • È vano cercare nei
condo piano. A questo riguardo ha una testi apocalittici una sapienza ellenistica
grande importanza il topos del timore o anche echi della concezione stoica.
epifanico (~ coll. 6 3 s.) che coglie Una reminiscenza tutt'al più si può co-
di fronte alle rivelazioni di Dio, ai gliere nell'esortazione al veggente in 4
suoi messaggeri o ad altre apparizioni !3sdr. 6,33 s.
celesti (cfr. Hen. aeth. 14,13 s.; 15,r; ~r - ....-·
21,9; 60,3; Hen. slav. 20,r s.; 21,2 s.; 2.In Qumran
4 Esdr. ro,24.J8.55; 12,3.5; Bar. syr.
53,12; apoc. Abr. 10,6.15; r6,2). Il ti- Il pio orante della comunità di Qum-
mor di Dio delle persone pie 91 non le ran si sente tra quelli che temono Dio:

89 ed. J. LAND,Anecdota Syriaca I (1852); trad. re non ricorre, tuttavia, in nessun passo, analo-
tedesca in RIESSLER 1047.ro49. gamente all'abituale uso linguistico degli auto·
90 ed. S.P. BRoCK, Pseudepigrapha Veteris Tes- ridi 4 Esdr. e Bar. syr., cfr. B. VrnLET, Die A-
tamenti Graece n (1967). pokalypsen des Esr. und des Bar. in deutscher
91 L'umile e obbediente timore (di Dio) ricorre Gestalt, GCS 32 (1924) 264 nota al v. 5; 69 s.
abbastanza spesso in rispondenza alla ripresa, nota ai vv. 3-5.
generalmente accurata, di motivi veterotesta· 92Le versioni latine secondo L. GRY, Les dires
mcntari, cfr. Bar. syr. 44,7; 46,5; ltmm timo- prophétiques d'Esdras (IV Esdras) I (r938)
rem (4Esdr. 8,28). Dio quale oggetto dcl tùno· ad l.
95 (IX,202) cpo~Éw X'tÀ.. e 2-3 (H. Balz) (IX,203) 96

btwk ir'i 'l (I QH I2,3; cfr. r QSb l,1; sottratta all'attività divina. La compre-
5,25; Dam. 10,2 [10,15] 93 ; 20,r9 s. (9, senza di amore e timore del Signore in
43 s.]). Il vocabolo ppd è usato a pro- Deut. 6,5.13 (~ coli. 82 s.) ha porta-
posito del terrore dei giudizi (mip!im) to a discutèie animatamente se il rap-
di Dio (r QH 10,34; r QS 4,2) 94, ma è porto con Dio di quelli che lo amano sia
anche collegato ad altri terrori, ad es. superiore a quello di coloro che lo temo-
nel caso di mmslt bli'l (r QS l,17 s., cfr. no (Sota 5,5; b. Sota 3ra; ;. Ber. 9· [ 14b
I QH 2,36). Dio stesso è terribile e tre- 45 ss.], cfr. b. Sanh. 6rb-62a). Qui non
mendo nella guetra santa: 'l gdwl wnwr' è da escludere un influsso ellenistico(~
(r QM ro,r, cfr. 12,7 [testo incerto]), coli. 57 s.) 96 • Abramo, a causa del suo
le operedaluicreate sono nwr'im (r QH amore per Dio, è più volte considerato
13 ,.15). I figli della luce non devono te- superiore a Giobbe, che lo temeva sol-
mere nella battaglia contro i nemici (r tanto 97 • Il timore di Dio e del suo giudi-
QM 10,3; 15,8; r7,4). Nei testi di Qum- zio deve però sussistere, perché l'uomo
ran gli aspetti sapienziali e parenetici del non ha la certezza assoluta della salvez-
timor di Dio passano nettamente in se- za (M. Ex. 5,2 a 17,14[p.185,7ss.]; ;.
condo piano, probabilmente a causa del Hag. 2,r [77a 3r ss.], cfr. b. Ber. 28b).
carattere cultuale della comunità 95 • Dio può anche essere chiamato il T erri-
bile: hir'wi (b. Ber. 33b; b. Meg. 25a),
3. Negli scritti rabbinici anzi il sostantivo ;r'h può servire a de-
signare la divinità nel senso di oggetto di
Il timor di Dio designa qui l'atteg- adorazione, in particolar modo gli idoli
giamento fondamentale di chi osserva (b. Sanh. ro6a; ;. Qid. 1,7 [61b 5]) 9&.
la torà (b. Ber. r6b; 17a; 33b), in quan- Già i LXX integtano il testo ebraico in
to timore del peccato (Ab. 2,10; 3,12). 2 Par. 5,6 mediante l'espressione ol cpo-
In Ab. r,3, secondo un noto detto di ~ovµE\101, per designare, in contrapposi-
Antigono di Sokho, la mwr' lmim spet- zione agli ÉmCTV\11)yµÉ\loL, aggiunti (pro-
ta a coloro che servono il Signore senza seliti), i giusti che stanno al di fuori del-
attendere ricompensa; in Ab. R. Nat. A la comunità. La corrispondente distin-
5,r (Schechter p. 26,2) il detto è rein- zione tra ir'i smjm e grjm ricorre nei te-
terpretato aggiungendo la promessa di sti rabbinici, quando, in contrapposizio-
una doppia ricompensa. Secondo b. Nid- ne ai nuovi aggiunti circoncisi, devono
da r6b il timor di Dio è opera del giusto, essere indicati i giusti non giudei, che

93 Qui J. MArnR, Die Texle vom Toten Meer Il 96 Altri testi sono citati in STRACK-BILLERBECK
(1960) ad l. interpreta jr' 't 'l nel senso di ido- II 112 S.
neo al culto.
91 ~ SANDER 67-138; 125-132; ivi numerose
94 Secondo MArnR, op. cit. (~ n. 93) ad 1. solo
altre testimonianze sul rapporto tra amore e
traducendo con gi11dizi si dà al passo un signifi-
timore.
cato chiaro; norme giuridiche traduce K. SCHU-
BERT, Die jiidirche11 und judenchristlichen Sek- 98 Per il problema della certezza della salvez-
ten im Lichte der Handscbri/tenfimde von 'En za cfr. STRACK-BJLLERBECK 111 2!8-221; per
Fdcha: Zeitschrift fiir Katholische Theol. 74 ir'h come designazione di Dio vedi L EVY,
(1952) 45 . 1Y/ort., s.v.; cfr. anche --> Bl!CKER 182. Ma il
95 Cfr. ~ BncKER 281 s. con n. 97; per Qucn- Dio d'Israele non esige dai suoi fedeli una de-
ran in generale ~ RoMANIUK, La crainte de vozione accompagnata da spavento, timore, bri-
Dieu 29-38; S.J. Ds VRrns, Note co11cerning vido e tremore, bensl solo la quotidiana lettura
the Fear of God in the Qumra11 Scro/ls: Re- dello J•ma' (Lev. r. 27,6 a 22,27) (WiiNSCHE.
vue de Qumran 5 (1965) 233-237. 189).
97 (rx,203) qiofitw x:tÀ.. C Nb (H. Balz)

hanno un contatto meno stretto con la q>pOcrU\11] ò'ovx èi).À4,l fi qi6Br.p i>Epa:rtEUE-
comunità giudaica ma osservano una par- ..-at, «la stoltezza non si cura se non col
te delle leggi mosaiche (cfr. Deut. r. 2 1 timore» (spec. leg. 2,239); ma i cpoBou-
24 a 3,25 [Wiinsche 31 s.]; M. Ex. 8, µEvot xa.t ..-pɵov..-Ec; v1t'àvcx.voplac; xa.l
18 a 22,20 [p. 312,18]; Nmn. r. 8,9 a ÒEtÀ.lm; \jJvxtxiic;, «coloro che temono e
5,9; ;. Meg. 3,2 [74a 34]). La loro esi- tremano per viltà e codardia d'animo»,
stenza è, ovviamente, molto importante sono incapaci di vedere e di udire Dio
nella situazione della diaspora, cfr. Ios., (leg. all. 3,54).
ant. 14,1 ro, dove è usato l'ellenistico
O"E~6µt:'V01. (~ col. 99), e il passo di b) In Flavio Giuseppe 102 cp6{3oc; ricor-
Act. (~ coll. rrr s). Per i <Te~6µE\IOL re I 50 volte, cpoBfoµcx.t 70 volte. Il grup-
't'Ò\I i>EÒV tlqJLCT't'O'V cfr. ~ XIV' col. 8 I7 po lessicale è spesso usato per indicare
n. rn; col. 825 n. 41). Già nel III sec. d. l'orrore e lo spavento in guerra (bell. r,
C. i cpo~ouµtvoi, -ròv fte6v non erano più 307; 2,226.256.463; 4,655; 6,69.138;
chiaramente distinti dai proseliti (cfr. ant. 3,55; 4,90); -.apa.x1J, ÒÉoc; e <p6[3oc;
Gen. r. 28,5 a 6,7 [Wiinsche 125]; inol- sono giustapposti in ant. 6,2-4; dr. 6,5 ;
tre-> xr, coli. 307 s.; coll. 315 s. con te- 9,94; rr,175. Rientrano in questo ambi-
sti epigrafici; coli. 333 ss.) 9'J. to il timore della morte: iM.vrx.-.ov cpo-
f3'tlftÉv"m; (ant. 18,266, cfr. 7,342) e c:p6-
{3oç nel senso di pericolo (bell. r ,48 3) o
4. In Filone e Flavio Gittseppe intimidazione (bell. 3,102, cfr. 363). Si
parla di apprensione per la propria vita
a) Pur riprendendo il discorso, comu- (bell. l,591; 4,ro7) e in occasione del
ne all'A.T. e a tutto il giudaismo, del ti- diluvio universale (ant. l,97). Accanto
mor di Dio (migr. Abr. 21; Deus imm. a ofa-roc; sta cp6f3oc; in bell. 6,26 3; i signi-
69), Filone, allacciandosi al veterotesta- ficati di riverenza, timore, rispetto ricor-
mentario µ'Ì] q>o~ou (Gen . 28,13 [non rono più volte, ad es. 'tOU xwÀ.Uov'toc; cp6-
nel testo ebraico]), da buon ellenista f3oç, per timore della punizione (bell. 6,
scorge in Dio l'arma difensiva contro il 263), per timore di suscitare invidia
cpo~oç e contro ogni 1tai>oç (som . l,173, (bell. I,428, cfr. 597.609), per rispetto
cfr. conf. ling. 90; mut. nom. 72) 100• verso i maestri (bell. 2,162). H a un'eco
Quindi, anche per il giusto il motivo i- sapienziale l'espressione ot cp6Bot 8È OL-
spiratore non è propriamente il timore, ò&.crxouaw 1tpoµ1}frEta\I, «i timori inse-
ma l'amore (~ col. 96) (spec. leg. gnano la prudenza» (bell. r ,3 7 4) ; i òou-
l,300; Deus imm. 69). cp6~oç deve per- Àot. non devono mai essere testimoni in
ciò essere integrato con ·M.pcroc; (rer. div. un giudizio, ouç... ELXÒ<; OLcX. cp6f3ov µi]
her. 28, cfr. 24) 1111 • Ma il timore non -.ci.À."lJiHi µa.p-rupficrrx.i, «perché è proba-
può mancare nell'educazione, perché ci- bile che per timore non testimonino il

99 Altri testi sono citati in STRACK-BlLLERBllCK Joch. Ant. Christ. 8/9 (1965/66) 171-176.
II 715-721; K. THRAEDE, Beitrage zur Datie- 100Cfr. W. VoLKER, Fortschritt und Vollen-
rtmg Commodians: Jbch. Ant. Christ. 2 (1959) dung bei Philo von Alexandrie11, TU 49 (1938)
96-100; E. LERLE, Proselytenwerbung und Ur- 127.
christentum (1960) 27-33; ~ RoMANIUK, Die
101 V6LKER, op. cit. (-)- n . rno) 322. [BER·
«Gottes/iirchtigem> 66-91; H. BELLHN, :Euvcr;-
TRAM],
"(W"(TJ ~wv 'Iouocr;lwv xcr;l 0rorre~wv. Die Aus-
sage einer bosporanischen Freilassungsinschrift 102 I passi di Flavio Giuseppe sono stati indi-
(CIRB 71) zum Problem der «Gott/iirchtigen», cati da K.H. RBNGSTORF.
99 (rx,204) cpo~Éw x-c}.. e 4b - DI (H. Balz) (IX,204) IOO

vero» (ant. 4,219). In Flavio Giuseppe rappresentato da cpoBfoµcct (95 volte),


qio{jfoµa~ di regola non è riferito a Dio; cp6Boc; (47 volte), Eµcpoaoc; (cinque vol-
solo in ant. l, l 14 si ha l'espressione q>o- te), aq>6awc; (quattro volte), q>oaEpoç
~oc; ... 'ltapèi >OV ilEoi:i. L'alternanza delle (tre volte), EXq>0(3oç (due volte) ed ÈX<j>O·
due espressioni wc; livilpW1tOV Èq>o1'.3i)i}T)- aé.w, cp6B'll•POV (una volta ciascuno); in
µEV, «(ti) abbiamo temuto come un uo- tutto 1J8 volte. La frequenza maggiore
mo», e xpEl·nov&: O"E lN'l'}-c'ijc; q>VO'"EWc; ò- si ha nei vangeli e negli Atti, mentre so-
µoÀoyovµEv, «ti riconosciamo superiore lo il sostantivo ricorre un po' più spesso
alla natura mortale» (ant. 19,34 5) 1 come in Paolo. I nessi di cpoafoµat con l'infi-
pure xa.t xwptc; -i'ijc; 1tEpt-.oµ'ijc; 'tÒ l>'E'tov nito = temere di ... (Mt. r,20 11»; 2,22)
ai(3Et'V, «adorare Dio anche senza la cir- e con µ1] =temere che o di (Act. 5,26;
concisione» (ant. 20,41, cfr. bell. l, 23,ro; 27,17.29; 2 Cor. u,3; 12,20;
I Il); 1tpÒc; "tÒ\I ilEÒ\I El'.1a€Bwi, «pietà Gal. 4,11; Hebr. 4,1) hanno di regola un
verso Dio» (a11t. 18,117), indicano che significato comune e non specifico. Spes-
Giuseppe cerca di usare coerentemente so ricorre il timore di persone determi-
una terminologia ellenistica. Per il timo- nate (Mc. 6 120; Mt. 25,25; Le. 19,21;
re di Dio egli usa anche EÒÀa.Bfoµat (ant. Act. 9,26) o di tutto il popolo (Mc. II,
6,259) e SEi8w (ant. 2,23; 3,32r). La 32; 12,12; Mt. 14,5; 21,26.46; Le. 20 1
sua posizione risulta particolarmente r9; 22,2; lo. 7,13; 9 122; l9,J8; 20,19;
chiara dal fatto che egli indica l'appas- Act. 5,26; Gal. 2,12); in assoluto q>oafo-
sionata religiosità giudaica come own- µat è usato in Io. 19,8; Act. r6a8; 22,
oatµovla. (~col. 70) (ant. 12,5; bell. 29. Al di là di questo uso linguistico ge·
l,n3; 2,174.277). cfr. il giudizio su nerale i singoli contesti mostrano una se-
Manasse dopo la sua conversione (ant. rie di significati particolari, che ripren-
ro,42) 103. dono in gran parte determinati motivi
della tradizione veterotestamentario-giu.
ofoc; ricorre in Giuseppe r4r volte ed daica (~ coll. 72 ss.) e di quella elleni-
è prevalentemente usato, come q>6(3oc;, stica (~coli. 49 ss.).
per indicare il timore dei pericoli (bell.
r,168.373 ; ant. 6,151), della punizione Nella maggioranza dei casi gli enun-
(ant. 18,81), o l'apprensione in genere
(bell. 1,554.615; 2,157). Il significato di ciati neotestamentari sul timote restano
rispetto si ha in bel!. 5,229: ofoc; •fic; nell'ambito di concezioni tradizionali.
i}pt}O'XEtccç. Solo in pochi passi divengono l'espres-
sione di intendimenti specificamente
D. IL GRUPPO LESSICALE NEL N.T.
protocristiani, anzitutto quando si tratta
l. L'uso linguistico generale di definire il rapporto tra fede e timore
Nel N.T. il gruppo lessicale q>oa- è o tta amore e timore nell'esistenza cri-

tro Cfr. A. ScHLA'ITER, Wie sprach Josephus rinvio al 1tVEuµ11. tiyLoV. La conoscenza dello
von Gott?, BFI'h r4,r (r910) 60 s. Spirito quale causa di gravidanza porta quindi
te» Contro A. SUHL, Der Davidssoh11 im Mt. : non al timore, ma all'accettazione di Maria.
ZNW 59 (x968) 64, che trova qui" espresso il Perciò Mt. r,r8c può essere soltanto una di-
timore di fronte al miracolo di un concepimen· chiarazione destinata al lettore. Solo il Prote-
to operato dallo Spirito. Ciò contrasta però vang. Iacobi parla di un timore di Giuseppe: ...
con la parola dell'angelo (Mt. 1,20), che giusti- cpo(3ouµ11.L µ1')1tvlC, &.yyEÀLXOV Écr'tLV 'tÒ Év (J.U-
fica proprio il µ1) <pO~'ll~<; 1tapa:À.a~E~v col 'tTI (rp).
101 (1x,204) cpo{3Éw x't')... D 1-2a (H. Balz) (1x,205) 102

stiana. Il significato del timore come prensibile 107 e vengono insieme liberati
concetto di rdazione risulta dal fatto che dalla loro paura e condotti alla fede, che
viene condannata ogni ansia paralizzan- a sua volta può implicare il discorso del
te, mentre il timor di Dio quale atteggia- timore in un senso nuovo (~ coli. I I 3
mento fondamentale dell'uomo comple- ss.).
tamente dipendente da Dio non è sepa-
Cosl, sedata la tempesta (Mc. 4,41),
rabile dalla fede 105 • si dice che i discepoli ÈCf.loBTiìl11<Ta.:11 <p6-
Bov µÉya..v, «furono presi da grande ti-
2. L'epifania della potenza sovrana di
more», cfr. Le. 8 ,2 5: qioBT)ìlÉv-rEç ot t-
lla.uµa.o-a.v, «furono presi da timore e
Dio e il timore
meraviglia», mentre Mt. 8,27 abbrevia:
a) Nel N.T. il diffuso motivo del ti-
o
ol È &vllpw'ltot ÈDa.uµrura.v, «gli uomini
furono presi da stupore». Similmente la
more di fronte all'epifania di Dio (--+ guarigione dell'indemoniato (Mc. 5,15)
coll. 80 ss.) assume particolare impor- è motivo di timore, particolarmente ac-
tanza nei racconti delle opere e del desti- centuato in Le. 8,37: c:p6Bctl µE"(tXMp fTV-
vdxov-.o, «avevano molta paura». Lari-
no di Gesù. Enunciati al riguardo ri- surrezione del vEa.-.ilo-xoç a Nain provo-
corrono prevalentemente in Marco ( 8 ca il cp6Boc; degli astanti, che lodano Dio
volte), Luca (nel Vangelo IO volte, echi (Le. 7,16), e lo stesso accade nella guari-
gione del 7ta.pa.À.v-.Lx6c;, dove ~xo..ta.ai.<;
in Aci. 2,43; 5,5.n; r9,r7) e Matteo (6 e <p6Boc; s'abbinano e portano a lodare
volte}; inoltre solo una volta in Giovan- Dio (Le. j,26}; invece Mc. 2,12 ha solo
ni e una volta nell'Apocalisse giovannea. èt;la--.o.oìla.t, Mt. 9,8 solo tc:poB'liihJa-a.v.
Le. 5 1 26 spiega ancor meglio il qi6Boc;
L'occasione concreta per riprendere il
mediante il mxp~oot;ov dell'evento.
motivo del timore sta neJl'incomprensi- Quando vedono Gesù camminare sul la-
bile autorità dell'agire di Gesù, che su- go, i discepoli si mettono a gridare IÌ.1tÒ
scita timore non solo in chi osserva, ma -.ov cp6Bov, «dalla paura» (Mc. 6,49 ha
soltanto 6:.-.ibcpa.!;a.v, «Si misero a grida-
anche in chi ne fa esperienza Il)). Motivi re», Io. 6,r9 solo Èq>o~il~nc.rcx.v, «ebbe-
generali di epifania e di miracolo (--+ to paura»), perché sono spaventati co-
coll. 63 s.; rv, col. 701) banno contri- me per l'apparizione di un fantasma (Mt.
x4,26). L'emorroissa avverte istantanea-
buito a rafforzare questo aspetto. I se- mente la sua improvvisa guarigione: <po-
guaci provano timore di ciò che è incom- Bnt}Ei:cra. xa.l -.pɵ.oucrtx., «impaurita e tre-

105 Cfr. anche J. BoEHMER. Die 11e11testamenl· e durante il viaggio verso Gerusalemme (Mc.
liche Gottesscheu und dic er>len drei Bitten ro,32), perché non comprendono il piano cli
des Vatemnsers (1917). Dio su Gesù.
106 In questo ambito rientra anche il fatto che
gli apX,LEpEi:ç e i YP<.lfJµIX'\'ELç temono Gesù e 101 R. OTTO, Das Heilige" (t926) t3-23 parla a
rutto il popolo è fuori di sé (t!;E1tÀ:qcrcrt,,.o) per ragione del timore come di un mysteriu111 tre-
la sua litoa.xli (Mc. n,18). Ma anche i disce- 111e11dum e di un'esperienza primaria; cfr. G .
poli sono spaventati in seguito all'annuncio VAN DER LnEuw I (C..M. EosMAN), art.
della passione di Gesù (Mc. 9.32 par. Le. 9,34) 'Furcht', in RGG3 rr n80-n82.
103 (IX 120j) cpo~tw xù. D 211-b (H. Balz) (1x,206) ro4

mante» (Mc. 5,33), prova il cp6~oc; addi- timore per l'epifania (---') coll. ro8 ss.).
rittura fisicamente e si getta davanti a Per Mc. invece il timore dei discepoli co-
Gesù. Le. 8,47 trasforma questo spaven-
to originario nella paura d'essere stata stituisce una decisiva reazione alle ope-
colta sul fatto: loovcra oÈ. 'Ì) 'YIJ'VTJ 1ht re e alla sorte di Gesù, intese come ini-
oùx g)..aikv, -.pɵovcra Tj).l}Ev, «la donna, zio d'un agire divino (---')IV, coli. 154 ss.
vistasi scoperta, si fece avanti tremante».
239 ss.). Questo timore si distingue però
Il motivo del timore assume una parti-
colare importanza nei racconti della fan- dallo spavento che prende nelle visioni
ciullezza di Le., dove viene preso dal ti- (cfr. Apoc. II,II) e dal timore degli em-
more colui al quale appare l'lJ.yyEÀ.oc; xu- pi di fronte agli eventi finali (Le. 21,26;
plov (Le. 1,12; 2,9) o che è testimone di
un miracolo di Dio (Le. 1,65) (~ col. Hebr. 10,27.31; Apoc. 18,10 .15) per il
IIO). fatto che non provoca la disperazione,
Il motivo del timore per l'epifania as- bensi il oo!;a~Et'V (Mc. 2,12; Mt. 9,8) e
sume un particolare significato cristolo- il 'ltpOCTXU\/Et\/ (Aft. 28,9, cfr. Le. 24,5;
gico nei racconti sinottici dell'evento pa- Mt. 17,6). Anche i fatti prodigiosi della
squale(~ coll. rn4 ss.) e nella storia del- comunità primitiva provocano questo
la trasfigurazione, dove i discepoli sono timore (Act. 2,43; 5,5.n; 19,I?). Essa
presi dallo spavento (Mc. 9,6: ~xq>o~ot invita a temere non gli uomini (cpo~fo­
ÈyÉ'VO'V-to, Le. 9,34: Èq>o~1]l}l}cra.'V, inMt. µat à'Tt'6 ~col. 67), ma colui che ha po-
17,6 si ha €cpo~1]~aw.i crq>6opa solo co- tere di gettare nell'inferno (Le. 12,4 s.
me reazione alla voce che viene dalla nu- par. Mt. ro,28;---') coll. u3 ss.).
'
be). È chiaro che Luca cerca di limitare
il timore dei discepoli a fatti miracolosi b) Secondo i racconti sinottici dell'e-
(dr. anche Act. IO.{) o lo spiega in ter- vento pasquale, l'annuncio della risurre-
mini psicologici (~ coll. 102 s.; v, coli. zione di Gesù provoca nelle donne al se-
1020 ss.). Cosl anche il timore per la tra- polcro timore e sgomento. Al riguardo,
sfigurazione di Gesù è da lui interpreta- l'interpretazione di Mc. 16 18 incontra
to come timore di entrare nella nube (Le. gravi problemi. La parte del Vangelo di
9,34). Matteo collega, in pretto stile apo- Marco unanimemente trasmessa dai ma-
calittico, il timore con la voce che esce noscritti si conclude col timore delle
dalla nube 108 e con quest'aggiunta met- donne davanti al sepolcro vuoto e al mes-
te in forte rilievo la differenza tra Gesù saggio dell'angelo: Eq>\Jyov Ò:.'ltÒ -.où µVY}-
, ":' \ , \ J \,,
e i discepoli (---') coll. 109 s.) 100. Egli in µnou, ELXEV ya.p au't'aç i:poµoç xo:t EX·
genere attenua volentieri il motivo del CJ'"tet.O"tc; · xa.t oùOEvt ovoÈv efoav· f.cpo-

IOS Cfr. LoHMEYER, Mt., ad l. Di fronte a una premesse in Ez. , cfr. 2,1 s. (--+ coli. 87. 63 s.).
voce celeste l'uomo cade con la faccia a terra,
per essere poi risollevato da Dio (Dan. 8,17 s., 1<1.1 Cfr. H. BALT ENSWE H-ER, Die Vcrkliim ng
cfr. 10,9 s.15 ss.; Apoc. 1,r7). Ciò ha già le sue Jcsu, Abt. Th. ANT 33 ( r959) 127 s.
105 (rx,:w6) qiof3Éw :X.''t"À.. D 2b (H. Balz) (rx,207) rn6

Bo\.hrto ytip, «fuggirono via dal sepolcro, rio a Mc. 16 9-20 114 • Dal punto di vista
1

perché erano prese da timore e sbigotti- linguistico non sarebbe in sé impensabi-


le che Mc., dopo le espressioni di Mc. 9,
mento; e non dissero niente a nessuno, 32; ro,32, concluda la storia della pas-
perché erano spaventate». sione ponendo in primo piano il motivo
del timore 115, anche se in questo caso si
C'è chi ha pensato che Marco abbia dovrebbe presupporre la presenza del-
intenzionalmente concluso il suo vange- 1'aposiopesi drammatica, che in lui è dif-
lo con questo riferimento al terrore di ficile ammettere 116 • Ma anche per mo-
Dio 110 ; altri invece hanno ritenuto che tivi teologici lo spavento e il silenzio non
egli sia stato impedito di dare una logica possono costituire l'ultima parola del-
conclusione alla sua opera m, o che la l'eùocyyEÀ~ov 'I11crov XpLo-i;ov (Mc. r ,r):
chiusa originaria sia andata perduta 112 o Mc. infatti, come i tre annunci della pas-
che sia stata sostituita dall'attuale con- sione nella loro forma redazionale chia-
clusione, mancante in B S sy• ecc. 113 • Og- ramente dimostrano 117, attende, dopo la
gi tuttavia si è sostanzialmente d'accor- morte di Gesù sulla croce, non la sua pa-
do nel riconoscere un carattere seconda- 1usia dal cielo quale Figlio dell'Uomo 118,

110 Cfr. LoHMEYER, Mk. , od l.; O. LrnnTON, dell'autore in ThLZ 85 (1960) 470-474; diver-
Der vermisste Markusschltm: 1bBI 8 (r929) samente E. L1NNEMANN, Der (wiedergefu11-
229-234; H. GRASS, Ostergeschehen und Oster- dene) Markusschluss: ZThK 66 (1969) 255-
bericbte' (1964) r6-23. Ulteriore bibliogr. in 287.
PREUSCHE.N-BAUER, s.v. qiof3tw, W .G. KfiM- 115 Cfr. G. K1TTEL, Die Au/erstehtmg Jesu:
MEL, Einleitung i11 das N.T." ( 1968) 56 s.; DTh 4 (1937) 152. Il momento della costerna-
BuLTMANN, Trad. 1 308 s. e fascicolo supple- zione è mantenuto in lo. 20,2; Le. 244 s.22;
mentare 46. Mt. 28,8, anche se attenuato e, contro Mc. 16,8,
111 Cfr. W .L. KNOX, The Ending of St. Mark's
collegato col morivo del riferire la notizia ad
Gospel: HThR 35 (1942) 13; ZAHN, Kan. n altri. W.C. ALLEN, St. Mark I6,8. «They were
(1892) 910-938; ZAHN, Einl. r 232-240. a/raid» Why?: JThSt 47 (1946) 46-49; In.,
«Fear» in St. Mark: JThSt 48 (1947) 201-203
m M. H.ENGEL, Maria Magdalena rmd die
vede in Mc. 16,8, a causa del motivo del ti-
Fratten als Zeugen, Festschr. O. Michel (1963) more religioso (awe), la conclusione originaria;
251 suppone un'originarin protofania a Maria
cfr. K. TAGAWA, Miracles et évongile: Études
Maddalena; secondo H.E.H. PROBYN, The End d'histoire et de philosophie rcligieuscs 62
o/ the Gospel St. Mark: Exp. IX 4 (1925) 120· (1966) 99-122.
125 la parte mancante si trova in Act. r,6-n,
116 Cfr. KNox, op. cit. (-7 n. ru) 20 s. Brevi
cfr. F.G. KENYON, Papyms Rolls a11d the Bnd-
frasi conclusive con y&.p sono invece frequenti,
i11g o/ tbe St. Mark: JThSt 40 (1939) 253-257 . cfr. PR.EuscHEN-BAUER, s.v. <po~Éw, KNOX 14.
m G. HARTMANN, Der Aufbat1 des Mk mit ei- 117 Cfr. G. STRECKER, Die Leidens- rmd Aufer-
nem Anhang: Untersuch1111ge1t zur Echtheit stehu11gsvoraussage11 im Mk : ZThK 6~ (1967)
des Markmschlrmes, NTAbh. 17,2-3 (1936) 16-39.
180 s.; cfr. KilMMEL, op. cit. (-7 n. no) 56. llS Cosl specialm. LoHMEYER, Mk. a 16 7, il1

114 Già secondo Eusebio e Girolamo i vv. 9-20 quale nelle parole rivolte dall'angelo alle donne
mancano in quasi tutti i manoscritti greci, cfr. presso il sepolcro vorrebbe. vedere unicamen-
Oxf. N.T., LoHMEYER, Mk., ad l. Questa parte te un'indicazione della prossima parusia del Si-
dipendente da Le. si è formata probabilmente gnore e non delle apparizioni del Risorto, cfr.
nel u sec.; cfr. E. HELZLE, Der Schluss des Mk W. MARXSEN, Der Evangelist Mk. Studien zur
(Mk r6,9-20) und das Freer-Logio1t (Mk i6, Redaktio11sgeschichte dcs Ev., FRL 6?1 (1959)
r4 W), ihre T e11denze11 tmd ihr gegenseitiges 51-59; per la critica a LoHMEYER, lvf.k. vedi
Verbiiltnis. Eine wortexegetische U11tersuchung specialm. W.G. KilMMUL, Verheissrmg rmd
(Diss. Tiibingen, datt . [ 1959]), comunicazione Erfiillung, Abh. TI1. ANT 6' (1956) 70-72.
q>o~Éw lG'tÌ.. D 2b (H. Balz)

ma, d'accordo col kerygma protocristia- mandosi all'antico kerygma delle comu-
no di I Cor. r 5 ,4, la sua risurrezione do- nità ellenistiche (I C01·. r5,5), non cor-
po tre giorni (Mc. 8,3r; 9,3r; ro,34). rispondeva alla ormai mutata posizione
Anche se sul piano della storia della tra- di Pietro all'interno della direzione della
dizione il terrore di Dio di fronte alla chiesa 121 •
crocifissione del Salvatore poteva costi-
tuire l'enunciazione cristologica prima- Lo spavento delle donne in Mc. 16,8
ria 119, ciò sarebbe in contrasto con la
dipende dunque dal sepolcro vuoto e dal-
concezione di Mc., che deve aver parla-
to della nuova realtà vitale dei seguaci ['incomprensibile messaggio dell'angelo.
di Gesù sulla base della realtà della risur- Esso è ancora effetto della passione e
rezione. Ma questa realtà post-pasquale della morte di Gesù, fatti inconcepibili
non sta più sotto il segno del timore e
dell'equivoco 120 ; in essa la gloria di Ge- e terrificanti; infatti la promessa della
sù, rimasta nascosta nel periodo prece- risurrezione non è stata ancora sperimen-
cedente, si rivela pienamente nell'espe- tata come attualità salvifica del Risorto.
rienza pasquale della sua epifania. Mc.
non ha neppure scritto una seconda ope- Mt. attenua energicamente le forti e-
ra in cui fosse espresso il superamento spressioni del testo marciano dicendo :
del timore e dell'incomprensione. µt.-.à cp6(3ov xo.t x.o:pli<; µqa'ì..11<;, «con
La chiusa originaria deve essere sta- timore e gioia grande» (28,8), come an-
ta spostata per effetto di un intervento che precedentemente, in Mt. 28,4, dice
successivo. Potrebbe darsi che essa con-
che furono colpite dallo spavento solo le
sistesse in una protofania a Maria Mad-
dalena (~ n. r r 2), oppure, il che è più guardie ("t'l'JPOV\ITE<;) e non le donne, che
probabile, in un'apparizione a Pietro in sono menzionate in Mc. 16,5 (É~Ei}o:µ­
Galilea e~ VIII, col. 999 n. 200), elimi- f3l)~cra:v) e Le. 24,5 (dr. anche Mt. 27,
nata ancor prima dell'intervento reda-
zionale di Mt. e Le. perché, pur confar- 54). Luca cancella del tutto il motivo del

119 Cfr. G. BERTRAM, Die Himmelfahrt Jesu li stessi (90 s.) e ha quindi concluso il suo rac-
vom Kreuz aus tmd der Glaube an seine Au- conto con l'ultimo dato storicamente determi-
fersteh1111g, Festschr. A. Deissmann (1927) 187- nabile di questa incomprensione, che si ha nel
217; A. STROBEL, Kerygma rmd Apokalyptik. timore delle donne di fronte all'epifania (92 s.).
Ein religionsgeschichtlichcr rmd theologiege- Ma è pensabile una siffatta astrazione storica in
schichtlicher Beitrag zur Christus/rage (1967) un teologo del protocristiancsimo ellenistico?
138-161. 121 Per i particolari cfr. E. SCHW.EIZER, Das Ev.
120 E. ScttWEIZER, Zur Frage des Messiasge- nach Mk, N.T. Dcutsch r 2 (1968) 2u-2I6. La
heimnisses bei Mk: ZNW 56 (r 965) 3 s. con n. menzione di Pietro è inserita in Le. 24,34, dr.
x7. 7 s.; C. MA.URER, Das Messiasgeheimnis des U. WtLCKENS, Der Ursprtmg dcr Oberliefemng
Mk: NTSt 14 (1967/68) 525 s.; H.R. BA1.z, der Erscheinungeu des At1/erstande11e11, Fest-
Fm·cht vor Gott1 Vberlegunge11 z11 eincm ver- schr. E. Schlink (1963) 76-80; GRASS, op. cìt.
gesse11e11 Motiv biblischer Theologie: .EvTh 29 (--+ n. no) 38 s.; G. KLEIN, Dic Beru/ung des
(1969) 626-644. Secondo J. RoLOFF, Das Mar- Petrus, Rekonslrt1ktio11 1md Interpretatio11
kusevangelium als Geschichtsdarstellrmg: Ev (1969) IX-48 ; In., Die Verleugmmg des Petrus,
Th 29 (1969) 7y93, Mc. ha rappresentato la ibid. 49-98; BuLTMANN, Trad. 314 con n. r;
comunione terrena di Gesù coi suoi discepoli L. BRUN, Die Auferstehung Jesu Christi in der
sotto il segno dell'incomprensione dei discepo· urchristlichen Obertiefertmg (1925) 9-rr.52 s.
109 (IX,207) (IX,208) 110

timore da Mc. 16,8 (-7 coll. ro4 s.) e «non temete!» (17,7), e solo dopo que-
parla solo aggiuntivamente della coster- sta raccomandazione i discepoli osano ri-
nazione dei discepoli (Le. 24,22.37 s.), sollevarsi e alzare gli occhi. L'epifania di
che si muta in x.apci. (v. 41). Gesù quale Figlio di Dio è quindi dram-
matizzata secondo lo stile dei racconti a-
e) Secondo le affermazioni dei sinotti- pocalittici di apparizione. Lo spavento
ci, specialmente di Mt. e Le., Io spaven- delle donne al sepolcro porta a proster·
to di fronte all'agire autoritativo di Ge- narsi davanti a Gesù. Non appena colui
sù e all'epifania della potenza divina è che ha provocato Io spavento si fa rico-
seguito dall'invito a non essere timoro- noscere dai suoi come il loro affezionato
si. Mentre nell'esortazione a Giairo: µ-Q Signore, il timore cede all'annuncio e al-
cpoBov, µ6vov 1tl<ri;EuE, «non temere, solo la fede (28,8.ro).
abbi fede}> (Mc. 5,36 par. Le. 8,50), si Nella storia lucana dell'infanzia (---+
accenna alla trepidazione per la vita del- col. 103) le apparizioni degli angeli
la propria figlia 122, in Mc. 6,50 (par. Mt. sono sempre accompagnate dall'invito a
14,27; Io . 6,20) si ha una formula tran- non essere timorosi (1,13 .30; 2,ro, cfr.
quillizzante e consolatoria (-7 col. 87), Act. r8,9; 27,24 nelle visioni di Paolo),
con la quale Gesù si fa riconoscere mentre il richiamo rivolto da Gesù a
dai discepoli: (ilapCTEL't'E,) Èyw ELµt· µi) Pietro: µi} cpoaov, «non temereb> (Le.
q>o~Ei:crilE, «(coraggio,) sono io: non te-
5,ro), costituisce la replica al l}aµaoi;
mete». Ma in Mc. questo stesso incorag- che ha preso tutti alla vista del miracolo
giamento consolatorio e rivelatore non dei pesci (5,9; -7 IV, col. 156). L'elimi-
riesce a vincere l'incomprensione dei di- nazione degli enunciati sul timore dal
scepoli (Mc. 6,5 rb-5~ ); invece in Mt. racconto pasquale del Vangelo di Luca
porta ad una fede senza paura (~ col. e~ coli. ro8 s.) dipende forse dal fatto
I I o) e a riconoscere che Gesù è fi-
che Luca ha trasformato il racconto del-
glio di Dio (Mt. 14,28-33; -7 IV, coli. l'apparizione del Risorto a Pietro, che
123
243 s.) • originariamente conteneva il motivo del
In Matteo l'invito a non essere timo- timol'e provocato da un'epifania, in un
rosi si collega alla menzione d el timore racconto di miracolo galilaico.
dei discepoli (-7 coll. ro3 s.). Cosi, di-
staccandosi dalle altre versioni, egli ag-
3 . Il timore di Dio in formule stereotipe
gancia anche il racconto della trasfìgura-
zione all'invito di Gesù: µ-Q q>o~Ei:crlh: , Luca mostra una certa predilezione

122 Naturalmente non manca lo spavento de- Mt. 9,25 è coerente con la sua attenuazione del
gli astanti dopo la risurrezione della fanciulla timore (-+ coli. ro3 s.).
morta, cfr. Mc. 5,42 par. Le. 8,55. Anche qui 123 Cfr. H .]. H ELD, Mt als l nterpret der W tm-
1u (rx,208) cpo~Éw X't'À. D 3 (H. Balz) (IX,209) II2

per la formula veterotestamentario-giu- per indicare i gentili aderenti alla fede


daica «temere Dio» (~ coll. 8r ss. giudaica, che sono aperti alla missione
91 ss.). In Le. r,50 viene citata da Ps. protocristiana (-7 coll. 96 s.).
ro3,r3 la designazione sapienziale del Così la prima conversione di un pa-
pio giudeo. La parabola del giudice em- gano ad opera di Pietro in Act. xo costi-
pio descrive quest'ultimo come -.ò'll ~EÒV tuisce propriamente il passaggio alla co-
munità cristiana di un aggregato perife-
µTi rpo~ouµEvoç xa.t &'V~pw'lto'll µi) Èv'tpE-
rico della comunità giudaica 129• Del cen-
7toµE'lloç, «una persona che non temeva turione Cornelio, timorato di Dio, sono
Dio e non rispettava nessuno» (Le. 18,2, tipiche la preghiera costante e le muni-
cfr. v. 4) 124• In questo modo però non si fiche elemosine (Act. 10,2); egli è detto
EVO"EB-fiç in I0,2 (-7 XI, col. 1477) e ol-
indica genericamente l'empietà del giu- Xrt.LO<; in ro,22. Non c'è da stupirsi se
dice, ma si allude al fatto che egli non poi echeggia, in forma semplificata, la
teme né il giudizio degli uomini (a cau- teologia paolina, quando si dice che è ben
accetta a Dio qualsiasi pe1·sona di cui si
sa della sua corruttibilità? 125) né il tri- possa dite: ò q:ioBouµE\lo<; a.u-çòv xat Èp-
bunale di Dio (a causa della sua ingiu- Yrt.s6µEvoç otxaLoaU'llT}V, «è uno che lo
stizia 176) e pensa solo al proprio torna- teme e pratica la giustizia» (Act. 10,35).
Si chiarisce così qual è l'aggancio della
conto. In Le. 23,40 cpo~Éoµa.t indica il
missione cristiana tra i pagani, in contra-
medesimo timore del giudizio di Dio 127 . sto col riserbo giudaico nei confronti dei
«timorati di Dio». Ciò risulta particolar-
mente chiaro nella concezione lucana
Negli Atti degli Apostoli ricorre cin- della prassi missionaria di Paolo, il qua-
que volte la formula <po~oùµe:voç (-ot) le con la sua predicazione si aggancia
(Act. ro,2.22.35; 13,16.26) e sei volte sempre al culto sinagogale e può così ri-
volgersi meglio ai cpoBovµEVOL che agli
O"E~OµEVOç (-ot) (~ XI, col. 1452), di
stessi Giudei (13,16.26 130 ; cfr. I3A3
timbro ellenistico 128 , con o senza iJe:o\I, ss.) .

dergeJchichten, in G. IloRNKAMM - G. BARTH - kommentar zum N.T. 32 (1963), ad l.


H.J. HELD, Oberliefcrung u11d Auslegung ìm m Formulazioni analoghe ricorrono come ci-
Mt, Wissenschaftliche Monographien zum A. tazioni veterotestamentarie in Apoc. xr,r8; 15,
T. und N.T. r' (1968) 193-19); G. BoRNKAMM, 4; r9,), senza una base diretta in 14,7, a pro-
Die Stt1r111stillu11g im Mt, ibid. 48-)3. posito del giudizio finale di Dio, in cui i più
124 Un'espressione affine dal punto di vista lin- sono salvati, o della potenza di Dio, che va
guistico ricorre in Dion. Hal., ant. Rom. 10, temuta ed esaltata.
ro,7: oì.ii:E i>Ei:ov cpo~rilllv·m; x6)..ov o\hE ùv- 128 Act. 13,43.50; 16,14; 17,4.17; 18,7. Que-
1}pw1tlVTJV EV'tp11..1tÉV't'Eç VÉ(..lE<TLV. Di senso af- sti timorati di Dio si identificano coi «Greci»
fine è l'enunciato su Jojakim in Flav. Ios., ant. degli Act., dr. ~ x1, col. 340. A partire da
10,83: µTi-.E 7tpÒç i)EÒ\I ~<Ttoc; µ1]'t'E 1tpÒç àv- Act. 13,26 l'autore sostituisce coerentemente
1lp&mouc; E1tmx1]c;. · qiopovµEvo~ con ueP61.LEVoL.
1
125Cfr. ]ERRMIAS, Gl. 153· 129 Cfr. Ht.ENCHEN, Apg.1', ad l. Bibliografia in
126G. DELLING, Das GleìchniJ oom gottlosen PREUSCHEN-BAUER, s.v. al~w.
Richter: ZNW 53 (x962) 7 con n. 26; W. 130Per il v. 26 vedi HAENCHEN, Apg.14 , ad l.
GRUNDMANN, Das Ev. nach Lk, Theol. Hand- con n. 7.
q>o~lw xù. D 4 (H. Balz) (rx,no) n4

4. Fede e timore condizione successiva alla morte, e tut-


La tensione tra timore e impavidità tavia in 5,rr l'atteggiamento di speran-
nella tradizione di Gesù(~ coll. ro9 s.) za e di certezza può essere riassunto con
resta convalidata anche nelle affermazio- le parole: Et86-.Ec; oùv 'tbv qi6Bov 'tOu
ni di Paolo sul comportamento dei fe- xvplou, «consapevoli dunque del timo-
deli (~ x, coll. 468 ss.). Se Gesù aveva re del Signore» (cfr. l'analogo enuncia-
proibito ai suoi discepoli il timore di au- to sull'ÈÀ:1tlc; in 2 Cor. 3,I2). Il creclen-
torità terrene e di minacce t>ortate dal- te di fronte a Dio non è autonomo come,
l'esistenza carnale, senza peraltro toglier ad esempio, il giudice empio (~ col.
loro il timore del potere di Satana (~ 1 II) e come in genere gli uomini che

col. rn4), anche per Paolo il timore vivono nel peccato (Rom. 3,18, confor-
può ben costituire un aspetto essenzia- me a Ps. 36,2), ma ne dipende tanto da
le della fede, senza che la nuova esisten- assumere volentieri su di sé persino la
za del credente venga ancora ad essere sofferenza, per crescere nel timore (2
fondamentalmente condizionata dal ti- Cor. 7,1 r). Cosl Paolo sta di fronte ai
more e dall'apprensione. In questi casi Corinzi: Èv àcr»"Evel~ xa.ì Èv q>6~~ xa.i
è sempre decisiva la minacciosa gravità Èv 't"p6µ~ 7toÀ.À.@ ÈyEv6µnv 'ltpòç ùµiic;,
del giudizio di Dio. Come potrebbe la «mi presentai a voi in debolezza e con
comunità cristiana ergersi spavaldamen- molto timore e trepidazione» (r Cor. 2,
te contro l'ostinato Israele, quando Dio 3, cfr. 2 Cor. 7,15 a proposito della co-
può intervenire con la stessa implacabile munità stessa). A suo carico, in aggiun-
punizione, accecando anche il nuovo po- ta alle proprie difficoltà interiori, egli
polo di Dio 131 ? Essa deve anzi avere ti- prende anche cp6~ot dall'esterno (2 Cor.
more: µi) ùo/YJÀ.à.. q>povEi, b.),J..à <po~ov, 7,5), perché sa che il suo annuncio si ba-
«non montare in superbia, ma temi» sa solo Èv à'lto8elç€L 7tV€uµa-çoc; xa.i Su-
(Rom. rr,20). Questo timore non pro- v~µEwc;, «sulla dimostrazione dello Spi-
duce però l'apprensione dell'uomo ab- rito e della potenza» (r Cor. 2,4}, anche
bandonato e minacciato da ogni parte. se l'annunciatore stesso è contrassegnato
Ciò risulta chiaro da 2 Cor. 5,6 ss., dove dalla debolezza e dalla follia della cro-
per tre volte (vv. 6.8.9) si fa appello alla ce, cioè dal timore 132• Il timore quale
fiducia dei credenti di fronte all'incerta correlato della fede non è quindi solo un

1.11 Cfr. ~ LilTGERT 165-170. Questo timore 132 Questo atteggiamento cli Paolo ha quindi
deve distruggere la sicurezza quale caricatura un fondamento cristologico e non può sempli-
della vera fede e mettere il credente di fronte cemente essere spiegato con le difficoltà uma-
all'infinita potenza e libertà di Dio, dal cui be- ne e il timore di contrasti, contro O. GLOMBlT-
nevolo aiuto egli completamente dipende; dr. zA, Mit Furcht und Zittern. Zum Verstandnis
anche BuLTMANN, Theol.6 32r s. von Phil 2,r2: Nov. Test. 3 (1959) 101 s.
II5 (lX,210) cpo~~w x:t}... D 4 (H. Balz) (rx,iro) u6

intento spirituale, ma una realtà talmen- di coloro che vogliono in tutto soddisfa-
te esistenziale, da essere espressa con la re le esigenze del nomos, ma ha ricevuto
forte locuzione qi6~oc; xo.ì. 'tp6µoc; (~ un contenuto nuovo mediante la fiducia
col. 76; col. 94), che nel N.T. ricorre so- che gli ufoì.1}Eou nutrono in Dio quale lo-
lo in Paolo (I Cor. 2,3; 2 Cor. 7,r5; ro padre: ou yàp È).,a~E't'E 1t\IEVµa oou-
Phil. 2,12) e in Eph. 6,5 (~ coli. 124 À.Elac; ·miÀ.Lv dc; qioaov, IJ.),.)..,à ÈÀ<iBE-r:e
s.) 133 • Questo aspetto del timore risul- 1t\1Euµa. ufot}Eo-lrtc;, «infatti voi non ave-
ta particolarmente evidente in Phil. te ricevuto uno spirito di schiavitù per
2,12, dove la parenesi che s'inizia con ricadere nella paura, ma avete ricevuto
WG''tE (v. r2) riprende il precedente sal- uno spirito di adozione filiale» (Rom . 8,
mo a Cristo. L'esemplare autodonazio- r5) . Per i credenti, che vivono la pre-
ne di Cristo (2,8) non consente ai fedeli senza di Cristo nello spirito, il timore ha
nessun altro atteggiamento che non sia perduto la componente dell'apprensio-
quello dell'umile accettazione (µE-r:IÌ. cp6- ne; infatti né l'apprensione per la sof-
~ov xo.ì. 'tp6µov) della volontà di Dio, ferenza (cfr. Apoc. 2,ro: µi} qioaov, li
che nella comunità vuole non zelo auto- µ.ÉÀ.À.w; TCcUrxEW, «non temere ciò che
ritario ma reciproco amore (2,r-4) 134• stai per soffrire», cfr. I Petr. 3,14) né
Tremore e timore indicano la radicale e l'apprensione per la morte (Hebr. 2,r5:
completa dipendenza dei credenti dall'a- qi6aoc; ?tava"t'ov) hanno ancora un valore
zione salvifica di Dio, che porta all'accet- per coloro che da Cristo sono stati libe-
tazione del prossimo e costituisce cos) rati dalla schiavitù della morte (Hebr.
l'unica prestazione che la fede ha da of- 2,15), che annunciano impavidi il van-
frire 135 • Ma soltanto Dio è l'ÈvEpywv ... gelo (Phil. r,14) e sanno che in ogni co-
(Phil. 2,r3; 4- m, coli. n30 s.). sa Dio è il loro aiuto (Hebr. r3,6, con-
forme a Ps. u8,6, cfr . la spiegazione
Questo spirito di timore non ha più concreta del 1tVi::vµa vì,o1}EO'lac; di Rom.
nulla che fare con l'apprensione servile 8,r5 in 8,28 ss.). Ma il fatto che anche

133 Cfr. inoltre LoHMEYBR, Phil. w2 con n . l. la loro specifica responsabilità nei confronti
Il-I Contro GLOMBITZA, op. cii. (4 n. 132) lOO- del suo precedente annuncio e ammonimento.
ro6, che fraintende una osservazione di LoH- Appropriata è l'interpretazione del testo in O.
MBYER, Phil. 100, cfr. la traduzione di LoH- MERK, Ha11deln aus Glauhen. Die Motivicm11-
MBYER 99. Qui Paolo non può respingere il ti- gen der paulit1ische11 Ethik, Marburger Theol.
more e il tremore quali sforzi propri dei cre- Studien 5 (1968) 183-185.
denti, perché contraddirebbe del tutto l'im- m Cfr. K. BARTH, Erkliirung dcs Phil. ( 1928)
pianto di Phil. 2,12 e il senso del contesto. 11 60-67. Per i particolari cfr. inoltre J. WARREN,
µ-fi non si riferisce a xcx·n:py&.~eul>E, ma all'in- «W ork Out Y 011r Own Salvatiom> : Evangelì-
serto ellittico del v. I2h, mentre l'intera frase cal Quarterly 16 (1944) 125-137; E. KiJHL,
è dererminata dall'imperativo xcx-rEpyrisEui}E. Ober Phil 2,r2.r3: ThStKr 71 (1898) 557-581;
La parentesi ha lo scopo di ricordare ai Fi- R . ScHMIDT, Ober Phil 2,12 ufl(/ 13: ThStKr
lippesi, proprio durante l'assenza di Paolo, Bo ( 1907) 344-363.
rr7 (1x,2ro) q>o~Éw X'tÀ.. D 4-5 (H. Balz) (1x,2u) n8

per la comunità di coloro che non han- più delle volte le tensioni tra un entu-
no più nulla da temere dal xouµoc; (lo. siasmo pneumatico e un tradizionalismo
r 6 ,3 3: ll<XpCTEt'tE) Dio debba essere ado- normativo. In una posizione median~
rato e tenuto come il Dio santo nella sua tra questi due estremi sta la parenesi
grazia e nella sua ira, sgorga dalla grati- paolina in Rom. 13,3 s. 7, dove cp6Boc; co-
tudine per la salvezza offerta e promessa me timore di punizione risulta netta-
ai credenti: lx.wµEV xapw, OL'nc; À.o;- mente distinto da 'tLµ1], rispetto (v. 7,
'tpEUWµEv Euo;pÉcnwç -.t;> ilE0, µE-tà EU- dr. I Petr. 2,17), che è più tenue. Que-
).o;!3Elo;c; X<lÌ. ofouç, «serbiamo una gra- sta gradazione discendente è corrente
titudine, mediante la quale rendiamo un nella terminologia sia rabbinica 137 sia el-
culto accetto a Dio, con religioso timo- lenistica e~ coll. 60 s.; n. 4-3) (~
re» (Hebr. 121 28) 136• xnr, col. !284, n. 24). Il suo uso in Rom.
13 ,7 mostra che per Paolo non si tratta
5. Il timore come motivo parenetico di un vago concetto di pubblico potere,
Come la fede e la timidezza, la speran- bensì del concreto manifestarsi di que-
za nella salvezza e il timore del giudizio, sto potere in singole istituzioni e auto-
nel N.T., non sono per principio sepa- rità 138• È ben vero che qui viene marca-
rabili, così anche molte istruzioni del tamente anticipato quel sanzionamento
protocristianesimo per la vita pratica so- teologico di concreti rapporti di pote-
no egualmente spiegabili sulla base sia re, che si avrà poi nei codici domestici
deJl'amore sia del timore. Lo spostamen- (~ coli. r24s.) : ò &.v'tL'ta:rJ'CTOµE.voc;
to di accento or sull'uno or sull'altro di -tTi È~ouO'l!l- 't'TI -teti ileo\:i OLt>:'ta.yii &.v-
questi due motivi fondamentali indica il ~É<T't'l)XEV, «chi si oppone all'autorità, si

136 ofoc; ricorre solo qui nel N .T.; M P lat. e al- L'esigenza del timore di fronte ai poteri supe-
tri integrano l'ellenistico EVÀa.~Ela e~ n. 46; riori è cosl generalmente diffusa (~ coli. 59
m, col. n48) - che nel N.T. si ritrova con i ss.), che il riferimento concreto, addotto da
suoi derivati solo in Le. e in Hebr. - col fre- Strobel, di Rom. r3 al senatoconsulto dell'an-
quente a.lowc;, anch'esso ellenistico, che nel re- no 53 d.C. sugli incarichi fiscali dei procurato-
sto del N.T. ricorre solo in I Tim. 2,9. ri resta inverosimile.
137 Cfr. STRACK-BILLERBECK 111 304 s.: mwr'h
e kbwd. In I Petr. 2,17 e~ coll. r24 s.) il qio- 138 Per i particolari storici dr. A. STROBE.L,
jJEi:crfiaL riguarda Dio, il ·nµéiv il re. Per il pro- Zum Verstand11is van R I 3: ZNW 47 (1956)
blema del timore in Rom. 13,7 cfr. A. STROBE.L, 67-93. I suoi risultati sono accettati da MERK,
Furcht, wem Furcht gebiihrt. Zum profangrie- op. cit. (~ n. 134) 161-164; cfr. anche E. KX-
cbischen Hilltergrund von R r3,7: ZNW 55 SEMANN, Grundsiitzliches wr Interpretatio11
(r964) 58-62, il quale rimanda a Pseud.-Ari- van R IJ, in Exegetischc V ersuche und Besin-
stot., oec. 3,3 (ed. C.C. ARMSTRONG, The Loeb uungen II2 (r965) 218-220. La polemica di R.
Clnssical Library 287' [1958] 410), dove ven- WALKER, Studie zu R I3,1-7: Theol. Ex., N.P.
gono parimenti distinti due tipi dì timore di 132 (1966) II-13 e passim contro Strobel non
fronte ad autorità superiori, l'uno wm verectm- apporta nulla di nuovo alla soluzione del pro-
dia et pudore, l'altro cm11 inimicitia et odio. blema.
n9 (1x,2n) <po~Éw X'tÀ.. D 5 (H. Balz) (1x,212) rzo

oppone all'ordinamento di Dio» (Rom. bene, ma quando si fa il male» (v. 3).


r3,2); ma il motivo del timore è decisa- Non si tratta quindi di un fondamenta-
mente relativizzato nei riguardi del ti- le rispetto per le istituzioni e le persone
more che per principio incute l'autori- che esercitano il potere, ma dell'obbe-
tà: 1}ÉÀ.w; oè: µiJ cpoBEtO"i}(f.t "t"i}V H;ov- dienza di chi scorge nei rapporti di po-
O"l(f.v;, «vuoi non aver da temere l'auto- tere e di ordine la volontà di Dio.Questa
rità?» (r3,3) 139 I destinatari di queste comprensione s'addice a colui per il qua-
parole sono quegli entusiasti che inten- le il giorno si è appressato (r3,l2; ~
dono percorrere la propria strada, liberi coli. rr3 ss.); egli infatti si guarderà dal-
dalla tradizionale struttura di obbedien- · l'infrangere l'obbedienza richiesta dal
za. Ma Paolo non li mette in guardia, co- comando e dalla comprensione e quindi
me avrebbe potuto fare un buon elleni- eviterà di gravare la sua esistenza esca-
sta, prospettando, ad es., il pericolo del- tologica 140• Ma, sia all'entusiastico rifiu-
l'anarchia (~ col. 61), bensì li consi- to di questo timore sia alla sconsiderata
glia di sottomettersi docilmente alle au- accettazione della collera e della puni-
torità costituite (~ XIII, coli. 938 ss.), zione, Paolo contrappone l'agire per a-
affinché resti escluso proprio il timore more, che risponde in modo giusto al-
della punizione, incompatibile con l'esi- le pretese e alle prescrizioni stabilite ri-
stenza dei credenti {~coli. rr 3 ss.): ÈÒ:.v conoscendole quali esigenze fondamen-
oÈ "t'Ò xaxòv 1to~iic;, cpof3ou, «ma se fai il tali (r3,7 s.) 141 , e così finisce col soddi-
male, allora temi» {Rom. r3,4); oi yàp sfarle tutte 142 • L'amore rende quindi su-
éipxov"t'Ec; oux Elo-Lv q.i6f3oc; .. ~ ò::ya..V-Q perfluo il timore 143 ( cfr. anche --'> xrv,
EPY~ IJ.),J,,ù. "t'Q X(f.X@, «i magistrati in- coll. 1044 ss.).
fatti non sono da temere quando si fa iJ

139 È giusto vedere in questa frase non una do- in antitesi dialettica i singoli enunciati del v.
manda ma un'affermazione ben determinata, 7; cfr. inoltre MicHEL, Rom.14, ad l. MEruc, op.
cfr. WALKER, op. cit. (-7 n. r38) 34 s. con no- cit. (--'> n. r34) 164 s.
te rr3 s. Analogamente in Hebr. n,23.:q si 142 La sottomissione dei cristiani alle autorità
dice che i genitori di Mosè nella fede (1tla''tn)
non costituisce quindi il caso tipico di un'cti·
non ebbero paura di un decreto (o~tha:yµa
ca borghese, bensl un esempio di concreta at-
'tOV pa.01.ÀÉwç) (v. 23), e che anzi lo stesso Mo·
tuazione delI'à:ya'ltT) in un mondo che, malgra-
sè nella fede non temette l'ira (i}uµ6ç) del re
do non infrequenti periodi di caos, non è sfug-
(v. 27).
gito alla mano ordinatrice e reggitrice di Dio.
140 Chi si sottraesse all'obbedienza richiesta
Su Paolo incombe ancora Nerone! Le esorta-
dall'autorità, ricuserebbe al tempo stesso l'ob-
zioni del II sec. sono invece ispirate a un pen-
bedienza a Dio e si attirerebbe cosl il suo Y-pl-
siero più pragmatico, quando esigono dai go-
IJ.IX (Rom. r3,2), cfr. anche WALKBR, op. cit.
vernanti, oltre la forza, anche il necessario di-
(-7 n~ 138) 30 s.
scernimentò (Iust., apol. r7,3 s., cfr. anche
141 Significativamente Rom. x3,8 riprende con
mart. Polyc. 10,2).
òcpElÀ.w (-7 rx, coll. 17 s.) la terminologia del
v. 7 (òqmÌl:q); in questo modo il v. 8 riassume 143 Alla base potrebbe esservi il noto motivo
121 (IX 1212} cpo~Éw X"C'À.. D 5 (H. Balz} (rx,213) 122

L'entusiasmo protocristiano, che si le dell'agire cristiano. Con ciò si delinea


mostra già qui nel superamento del ti- una evoluzione della parenesi, che negli
more, raggiunge il culmine in I Io. 4,r7 scritti del II sec. (~ coll. u6 ss.) si ma-
s.: cp6f1oc; oux Ea"'t'L\I ~" -rn &.ya'ltn, à).J.: nifesta pienamente nell'accumulo di mo-
1i -.EÀ.EL<X &.ycbtri E~W acHJ..EL 'tÒ\I cp6f1o\I, tivi tradizionali 147• Cosl nel sommario di
o-rL o <i>oaoi; x6lrurt\I t'.x;E~, o oÈ cpof1ov- Act. 9,31 le espressioni q>6aoi; -tou xv·
µE\loç oò 'tE'tEÀ.Etwi:m ~\I 'tTI &.ya:Jt'(l, plov, «timore del Signore», e ·mxplixÀ:q-
«nell'amore non c'è timore; anzi l'amore O'tç -tou à:ylov 1t\1Euµa.-roç, «conforto
perfetto scaccia il timore, perché il timo- dello Spirito santo», servono a definire
re suppone un castigo e chi teme non è in generale la vita delle comunità pale-
perfetto nell'amore». Chi si sa protetto stinesi •.ca. In I Petr. l,17 il vivere nel
dall'amore di Dio non conosce più alcun timore è chiaramente determinato dalla
timore, perché anche da parte di Dio non serietà del giudizio e dall'effettiva libe-
ha da temere alcun castigo o punizione. razione dalla vita precedente; timore,
Indipendetemente dall'ipotesi che l'ac- santità e preghiera sono i contrassegni di
cenno alla xpl<Ttc; nel v. 17 sia una glossa coloro che hanno conquistato la libertà
redazionale 144, x6À.o:cnc; (~ v, coll. 744 dalle precedenti Èm~uµlat. Anche in I
ss. con n. 5) significa qui ·quella paura Petr. 3,2 compare il motivo del timore,
della punizione, indissolubilmente e sem- collegato con la casta condotta (ày\11) &:-
pre connessa col timore, che traspare an- va<r-rpocpii) delle mogli nell'ambito del-
che in Rom. 8,15 e 13,3 s. L'amore in- la santità di Dio che esige purezza (cfr.
vece provoca la 7tctpP1)CTla. 145, cioè l'at- v. 4: Èvwmov -.ou ikov, «davanti a
teggiamento di illimitata libertà e aper- Dio»), e in 3 ,6 risulta chiaro che il timor
tura davanti a Dio e agli uomini 146 • di Dio respinge ogni intimidazione uma-
na: &.ya.i>O'JtO~OUO"Cl.T. xa:t µ'Ì) q>O~OVµé\ICLL
Negli scritti seriori del N.T., maggior- µ71oc:µla.v 1t't6'riO'w, «facendo il bene e
mente aperti all'influsso della parenesi non lasciandovi intimidire da alcuna mi-
giudaica (~ coll. 91 ss.), il motivo del naccia» (cfr. Prov. 3 1 25). <p6f1oç ricorre,
timore ricorre come motivazione genera- accanto a 1tpctU't'l)ç, in I Petr. 3,r6, il

rabbinico del superamento del timore median· anche in Io. 7,13 {-+ rx, coll. 913 s.915 s. con
te l'amore (-+col. 96). n. 24).
146 Chi non è perfetto nell'amore è già giudi-
144 Cosl R. BULTMANN, Die drei Johannesbrie-
cato, cfr. Io. 3,18.
fe, Kritisch-exegetischer Komm. iiber das N. 147 Cfr. BuLTMANN, Theol. 6 56r s.
T. 147 (r968), ad l.; diversamente W . NAucK, 141l TCOpEuoµa~. qui usato da Luca come termi-
Die Tradition und der Charakter des I J, Wis-
ne tecnico (-+ x, roll. 1434 s.), nelle corrispon-
senschaftliche Untetsuchungen zum N.T. 3
denti formulazioni dir Petr. 1,17; 3,2.16 è so-
(r957) 71.130 s. stituito da àva.<T-tpÉcpw o àva.C1-tpoqrii (-+ XII,
145 Il contrasto tra mxppTJCTla e <popoc; ricorre coli. 1349 ss.).
123 (1x,213) q>o~Éw x-rÀ. D 5 (H. Balz) (rx,213) u4

che rimanda ancora una volta chiara- cipio della sottomissione alle autorità co-
mente all'ideale giudaico della vita se- stituite(~ XIII, coli. 930 ss.). Il luogo
rena e tutta dedita alla volontà di Dio tradizionale di tali enunciati è lo schema
(~ coli. 91 ss.; x1, coll. 72 s.), che an- dei cosiddetti codici domestici, in cui per
che nella consapevolezza della superio- sette volte nel N.T. ricorre il motivo del
rità morale sugli altri deve temere per la timore. Che queste esortazioni al rispet-
purezza della propria coscienza e paven- to si collegano al timore di Dio risulta
tare il pericolo della contaminazione, dr. dal brano di parenesi tl'adizionale che si
Iudae 23: ouc; OÈ ÈÀ.Efi:n: ÈV. cpo~cp, µL· ·ha in z Petr. 2,17: ?tav-.cxc; "ttµi}cra-.e,
O'ouv·m; xat -.òv li1tò "tijç crapxòc; Èa"'ltL- ·,;l)v &.oeÀ.cp6-.rrm. àya:rcéi"t'e, 'tÒV freòv
À.wµÉvov xvtG>Va, «compatiteli con ti· cpoBE1:cr1l'E, 'tÒ\I ~cxcrtMa 'ttµii'tE, «onora-
m~re, avendo in odio perfino la veste in- te tutti, amate i fratelli, temete Dio, o-
sozzata dalla carne» (cfr. inoltre 2 Cor. norate il re». Qui sono rielaborate enun-
7,1 149). r Tim. 5,20 si r.iferisce allo spa- ciazioni giudaiche (Prov. 24,2r) ed elle-
vento che prova la comunità quando vie- nistiche (-7 coli. 60 s.), che anche Pao-
ne dimostrata la colpevolezza dei pecca- lo ha utilizzato (~ coll. n8 s.) 150 • In
tori, confermando cosl il carattere pare- tal caso, contro Prov. 24,21, si distin-
netico del q>6~oc;, che mette sempre il gue tra l'onorare il re e il temere Dio;
credente di fronte alla severità del giudi- ma poi nei tipici rapporti di subordina-
zio di Dio. zione delle mogli (r Petr. 3,2 ; Eph. 5,
33) e degli schiavi (I Petr. 2,18; Eph. 6,
Ma il timore non soltanto motiva il 5; Col. 3,22) il ti.more pUò designare
comportamento della comunità in sen- l'obbedienza richiesta dalla superiore au-
so generale e fondamentale, bensì svolge torità dei proprietari di schiavi e dei ma-
anche una funzione in determinati rap- riti considerati padroni. Questo timore
porti" di convivenza all'interno di pubbli- inteso come segno di completa dipen-
che strutture, per legittimare qui, accan- denza dal potere del più forte esige dallo
to alla dipendenza da Dio, anche il prin- schiavo umiltà fino alla sopportazione di

149 Secondo BuLTMANN, Theol.6 562, .2 Cor. 7, con la santificazione e purificazione della pro-
r è interpolato; dr. inoltre G . BoRNKAMM, pria vita rimanda peraltro, più che a Paolo, al-
Die V orgeschichte des sogenannten Zweiten la parenesi dell'ambiente di r Petr., arricchita
Korùztherbriefes: SAH 1961,2 (r961) 32; la di motivi giudaici. Per la var. Év a:yci.1tTI i}eoii
connessione con Qumran è stata dimostrata da ~ coli. 96. 127.
J. GNlLKA, .2 K 6,r4-7,r im Uchte der Q11mra11- 150 Cfr. K. WmDINGER, Die Haustafeln. Ein
schrifte11 und der Test. XII, Festschr. J. Stiick urchristlicher Pariinese, UNT r4 ( 1928)
Schmid (1963) 86-99. ·w. ScHMITIJALs, Die 63 s.; D. SCHROlìDER, Die Haustafeln des N.T.
Gnosis in Korinth. Eine Untermcbrmg w de11 Ihre Herktmft und ihr tbeologischer Sinn
Kori11therbriefen, FRL 66' (1965) ritiene che (Diss. Hamburg, dattiloscritta [ 1959]) 6-28.
il testo sia paolino. L'unione di Èv Ql6~ip ikov II2·I2I.I JO.
I25 (IX,213) qio~Éw x..-)... D 5 ·Ex (H. Balz) (rx,214) 126

un trattamento ingiusto (I Petr. 2,18; E. ILTIMORE NELLA CHIESA ANTICA I!


NELLA GNOSI
~ xn, coll. 5.54 s.), e tuttavia non deve
essere una simulazione affettata, perché r. Nella chiesa antica
propriamente non considera i padroni
In rispondenza all'uso linguistico bi-
immediati, ma in queste concrete ed esi-
blico, il nostro gruppo lessicale ricorre
genti autorità scorge, in definitiva, Dio: spesso anche nei Padri Apostolici. Ri-
Ù1tocxove'tE -.oLc; xoc-r<k <Tapxoc xuplotç µE:- spetto al N.T. il discorso stereotipo del
't'à. q>o~ou xa.t -cp6µou ... wç 't'qi XpLO''t'<iJ, timor di Dio si fa notevolmente più fre-
quente, il che si spiega con l'influsso sem-
«obbedite ai padroni secondo la carne pre più forte esercitato dal patrimonio
con timore e tremore ... come a Cristo» linguistico e concettuale giudaico (cfr.
(Eph. 6,5, cfr. Col. 3,22: cpo~ovµe.vot Barn. xo,xos.; rClem. 21,7; 45,6; Did.
4 19; Herm., mand. 7,1 ss.; lo,1,6; 12,3,
-i-òv xupto\I, «temendo il Signore»). Ciò 1; sim. 8,II,2 e passim). Dell'annuncio
vale anche per le mogli, che dai mariti neotestamentario si è conservato il prin-
devono essere trattate non con collera, cipio che il timore di Dio supera il timo-
re degli uomini: ou ~M i}µ«c; qioaEi:aita~
bensl con amore (Eph. 5,25.28.33), ma -roùc; à.vil'pwitouç µ<X.)..'ì..ov, &.'ì..).à 't'Ò\I
che devono tuttavia temerli restando il'E6v, «non dobbiamo temere gli uomi-
sottomesse, perché di ciò esse sono de- ni, ma Dio» (2 Clem. 4 14, cfr. 5,1 ss. [in
bitrici alla loro condotta ·esemplare (I qualche modo conforme a Le. 12,4 s.
par.]). Rimane peraltro il timore del fu-
Petr. 3,2) o ai loro mariti wç -r<iJ xupl~ turo giudizio di Dio: -ri)v µÉÀ.À.ouaa'V
(Eph. 5,22, cfr. 33). Questo motivo tra- 6pyij\I cpo~11il'wµEv, «dobbiamo temere
dizionale (-+ coll. 59 ss.) della subor- l'ira futura» (Ign., Eph. u,r, cfr. .2
Clem. 18,2). Esso è già attualmente al-
dinazione fa parte della struttura stereo- l'opera nella vita della comunità, perché
tipa dei codici domestici, tanto da poter va temuta la stessa µa.xpoi>vµla. di Dio,
anche essere applicato in generale alla (\la µ'Ì) -Qµi:\I EL<; xplµa. yÉVl]'t'OCL «perché
non diventi la nostra condanna» (Ign.,
comunità: ÙTto-ra.crcr6µevot &.À.À.i}À.otç É\I
Eph. 11,1), ma anche perché la vita de-
cp6~ Xp~O-'t'OU, «stando sottomessi gli v'essere determinata dal timore delle o-
uni agli altri nel timore di Cristo» (Eph . pere di Satana: cpoa-nmi·tt 5~ 't'à fpya.
5,21). Ma proprio per il fatto che il <pé- "t'ov &a~6Àou ~..~ TCO\ll)ptl. fo-cw, «temi
le opere del diavolo, perché sono catti-
Boc; riguarda Cristo 151 , l'intento di que- ve» (Herm., mand. 7,3). Satana però
ste esortazioni non sta in un servilismo non ha più nessun potere sui timorati di
di principio, ma nell'aspirazione a un Dio: q>o~ovµEvoc; yc'lp 't'Ò\I xupLO\I XOC"C'OC-
xvptEUO'Etç -cov 5iocaoÀou, «infatti, se te-
cuore paziente, puro e mansueto (Col. merai il Signore, dominerai il diavolo»
3,22; Eph. 6,5; I Petr. 3,2.4). (mand. 7,2, dr. mand. 12,4,6 s.; 5,2; 6,

1s1 Un culmine di questo sviluppo si ha in ri con gli schiavi, affinché per risentimento non
Did. 4,1 r. dr. Barn. 19,7: ÙJto't'IX'YTJO"fl xvplotc; abbiano a perdere il timore di Dio; per Barn.
wc; 't'V'r.:!;l OEOV Év alo"xuvn xat q:i6P4> e l'e· r9,5 ss. cft. \'ilmDINGER, op. cit. (..+ n . r50)
sortazione conclusiva a non essere troppo du· 56-58.
127 (IX,214) cpo~Éw x-rÀ.. E 1 (H. Balz) (1x,215) 128

l); il timore infatti concerne solo chi ha dr. Did. 4,II per i oouÀ.01, Bam. 19,5 e
potere: EV cI> Sè ouva:µtc; oux Eu'tLV, ov- in corrispondenza letterale Did. 4,9 per
OÈ cpo~oc;, «dove non c'è potere, non c'è i figli (cfr. Polyc. 4,2; I Clem . 2 r ,6); in
neppure motivo di timore» (mand. 7,2). Barn. 19,7 esso riguarda lo star soggetti
Il timore fa quindi parte della fede, sta ai 'KUpLOL (-.+coli. 123 SS.). Qui hanno
accanto all'ùnoµovi}, alla µa:xpoiluµloc e influito motivi giudaici (~ coli. 91 ss.)
all'tyxpa:n:i.a. (Barn. 2,2); esso è anzi, ed ellenistici (~ coli. 59 ss.). Sorpren-
dopo la 1tlO"·nc;, un itpyov decisivo di co- de che sia in Polyc. 4,2 sia in I Clem.
loro che vengono salvati (Herm., mand. 21,6 s. non si richieda alle mogli la sot-
8,8 s.); insieme con l'H:1dc; è un frutto tomissione ai mariti e~ col. r24),
dello spirito del battesimo (Barn . r r, ma soltanto condotta esemplare e amore
l r). Esso aiuta a resistere ai desideri cat- verso il coniuge. Si è mantenuta la fon-
tivi, poiché 1i Émlluµla. i} novriptl. Èà.v damentale libertà neotestamentaria dal
tOTI ere xtX.tlwnÀi.crµévov 't@ cp6~~ 'tOU timore in connessione con motivi stoici:
Jt fl \
i)Eou .•. q>Eu!;E·-m.i. à.1tò eroi> µcx.xp6:.v (~ 01. ••• XpLO''HCX.\IOL XOCL 1..1.q>OpOL
C \ \ t I
XCX.1. CX.'ta.pa.-
col. r22), «Se il desiderio cattivo ti ve- xo1 ùmipxou1:n, «i cristiani sono imper-
drà armato del timor di Dio, fuggirà lon- territi e imperturbati» (Iust., apol. 46,
tano da te» (Herm., mand. 12,2,4, cfr. 4).
I2,J,1). Non deve stupire che - special-
mente in Erma - il timor di Dio sia adi- Anche in testi posteriori viene trat-
bito a motivazione dell'agire dei cristia- tato volentieri il tema del timore. Così
ni; esso conduce infatti alla continenza, Clemente Alessandrino riprende la di-
altamente stimata (cpo~l')i)Etc, oÈ é:yxpti- scussione stoica sull'irrazionalità del ti-
'tl!UO"CX.t, «e, temendolo, sii continente», more e sostiene che proprio in contrap-
Herm., mand. l,2), e, mediante il rico- posizione ai filosofi esso deve essere det-
noscimento delle proprie opere, al penti- to Àoy1xoc;, in quanto per l'educazione
mento (sim. 8,n,2). Ma il generico ti- dell'uomo salvaguatda il comandamen-
more di Dio non compie tutto ciò da so- to impartito mediante il logos (strom .
lo (può essere infatti a disposizione di 2,7,32,1-4, cfr. inoltre 2,2.4.4i paed. l ,
tutti: 1tB.<ra. Ti X'ttcnc;) : ad esso deve ag- lOl ,r) . Prov. r,7 e lf; rro,10 sono ripre-
giungersi la volontà di fare il bene e di si in strom. 2,8,37,2 (~ col. 130) .
osservare i comandamenti (mand. 7 >4 Agli Gnostici viene mosso il rimprovero
s.) 152 • La fastosità dei pagani, che non di voler essere penetrati soltanto dall'a-
vogliono aver che fare con il timore e la more, senza congiungere il timore alla
sofferenza, è in ogni caso dannosa ai òou- fede (strom. 2,12,53,2-5). Il giusto timo-
À.oL 'TOU iJEOV, «Servi di Dio» (sim. l ,ro). re non è dunque un'emozione affettiva,
Il timore porta invece all'osservanza dei ma una reazione ai comandamenti di Dio
comandamenti (Barn. 4,rr; dr. I Clem. (strom. 4,3,9,5-rx,I ), che induce ad a-
2 ,8 ). L'espressione µE'til. q>O~OU xa.t a:y6:.- stenersi dal male (2,8,39,4, cfr. 7,12,79,
1t1l<;, «con timore e amore}>, ricorre in l s.). Si possono addirittura distinguere
I Clem. 51,2. tre gradi di salvezza, nei quali la 1tlcr·nç
della triade p aolina è sostituita dal cpé-
Il motivo del timore mantiene salda- (3oc;, che induce ad astenersi dalla lussu-
mente il suo posto nei codici domestici, ria (strom. 4,7,53,1 s.). Quindi il cp6f5oç,

1s2 Qui si distinguono addirittura due tipi di oppone al desiderio di fare il male. l'altr;, con-
timore di Dio (810"0'0L cp6~01), di cui l'uno si corre ad attuare il desiderio di fare il bene.
129 (1x,215) cpopÉw X't ">...E r ·2 (H. Balz)

che è suscitato dalla legge, è buono, poi- peggiare il complesso di nove dèi e avere
ché, comportando obbedienza alla legge, lo stesso potere degli altri (Preisendanz,
libeta dalle emozioni. Invece ofoc; è il ti- Zaub. II 13,529.544, cfr. modificato r3,
more del divino, che del pari non è rife- 192 ss.) 154 • La tendenza edificante del-
rito ai sentimenti, ma libera appunto da l'ermetismo può raccomandare il timore
cattive eccitazioni (strom. 2,8,39,r-40, come q>6~oc; 'tOV &.o'l)À.ou, «paura dell'i-
3). La polemica della teologia postbibli- gnoto» (He1m. Trismeg., fr. u 5 ,5 in
ca del timore con la dottrina stoica delle Stob., ecl. r,278,r5) e come un -c'ijc; à.'Tto-
passioni (~ coll. 66 ss.) si avverte ad "t'UXlo;ç 'tÒ x.o;À.E1tÒV q>o~ri1}i)va.t, «teme-
ogni passo. Ma al tempo stesso va re- re l'asprezza dell'insuccesso» (fr. 23,46
spinto l'entusiasmo pneumatico che ele- in Stob., ecl. r,4or,1, cfr. fr. 23,3 in
va a ideale la libertà dal timore (strom. Stob., ecl. r,386,r), e al tempo stesso re-
2,8,39,r). Per il nesso fra timore e peni- spingere l'apprensione (oò8Èv vow, où-
tenza cfr. Tertull., de paenitentia 2,r s.; of.v 8Vva.µa.t. q>o~ouµa.t 'tTJ'V tM:Àacr-
5,3 s.; 6,r4ss. [CSEL 76,4]) 153 . (J(X.'V •• ., «non penso nulla, non posso nul-
la; temo il mare») perché chiude la via
alla vera conoscenza (corp. Herm. rr,
2. Nella gnosi 21) e~ col. 67; n. 37).

Nell'ermetica K6pl) x6crµou s'incon- Nell'esposizione della gnosi cristiana


tra <I>6~oç come persona nelle parole di di Basilide il cp6Boc; ricorre come EKitÀ:r1-
:EEÀ:i)vl): E)..EyE xa.t 1tP01tE1tlXL001tOtT)XÉ- Stc; dell'arconte e nella ripresa di conce-
va.~ é[lo~ov xa.t l:~yi}v xri.ì. ''Y1tvov xa.1. zioni valentiniane come timore origina-
-c-fiv t..tÉÀÀoucra.v mhoi:ç ÉcrEcri)a.t (1t)a· rio degli uomini cosmici, infuso a sua
vwq>EÀfj Mv1)µT)'V, «diceva che aveva ge- volta in Adamo (Clem. AL, strom. 2,B,
nerato in precedenza Timore, Silenzio, 36,1-4). Tanto in Hipp., 1·ef. 6,37 ,7
Sonno e Memoria, che sarebbe stata lo- quanto in Clem. Al., strom. 2,7,33,2 il
ro molto benefica» (Herm. Trismeg., fr. collegamento con la tradizione veterote-
23,28 in Stob., ecl. r,393,15 ss.). Un pa- stamentario-giudaica risulta chiaramente
piro magico contiene, in un testo di scon- espresso (~ col. 84) mediante il riferi-
giuri originariamente gnostico e d'influs- mento ai LXX: ripx'h G'oq>lo;c; qi6~oc; xu-
so giudaico, malamente usato a scopi ma- pt6u, «principio della sapienza è il timo-
gici, una cosmogonia in cui si trova il re del Signore» (Prov. 1,7; ~ rro,ro) .
é[lo~oç xa.i}w1tÀ.tcrµEvoc;, «Timore arma- Ma un'importante funzione è svolta
to» (~ coll . 54 ss.), che compare al- anche da antichi elementi della valuta-
l'ottavo posto dell'emanazione di dèi av- zione mitologica (~ coli. 54 ss.) e filo-
venuta in seguito al terrore (Ei)aµ~1Ji}'r'l) sofico-psicologica e~ coll. 64 ss.) del
di Dio. Dopo una contesa <I>6~oc; può ca- qi6~oç e~ coll. 128 s.) 155 • Nel sistema

153 Vedi altre indicazioni in P.]. STOCKERL, crctistiche e soprattutto d'ispirazione giudaica
Genemfregister :wr Bibliothek der Kirchenvfi· (~ coll. 63 s. con n. 31).
ter ( 1931} 286-288. 155 Clem. Al., prof. 2,26A accenna al rapporto
154 Testo e spiegazione storico-religiosa in Drn- con la Stoa quando cerca d'intendere il qi6~oç
TERICH, op. cit. (~ n. 9) 19, rr. 92.102; 20 s., quale ipostatizzazione di un 1t&ltoç: q>L">..ocr6-
rr. 86-93. Dietro queste emanazioni allegoriche (Jlwv ..• 't'LVÈ<; xat 11.1hot µ1mt 't'OÙ<; 1t'OL'f)"t'LXOÙc;
sono certamente da ravvisare propaggini di con- 'tWV ÉV vµi:v ?tc:d}wv ét.vEL8w">..o7tOLOVCTL 'tU1t'OUç
cezioni stoiche; dr. DmTERICH 85 s. Al tempo 'tÒV <I>6~ov xat 'tÒV "Ept.>'t'oc xa.t 'tYJV Xa.pà.v
stesso influiscono però anche speculazioni sin- xa.t 'tYJV 'EÀ?tlooc.
131 (rx,215) <iJO~Éw x-r"k. E 2 (H. Balz) (rx,216) 132

valentiniano la sostanza materiale (ov- fo di Giovanni 157 (cod. u 18,18, cfr. n


crla.) nasce da una serie di sensazioni del- 28,26) nel contesto delle descrizioni del-
la crocpla, la quale, ultima dei 30 eoni, le emanazioni; in II r8,r8 è menzionato
cade nell'abisso della passione ed è quin- Blaoroen quale demone del timore, che
di colpita da iJ:yvout. , À.V'ltl}, qi6Boc; ed b- con gli altri tre demoni è nutrito dalla
1tÀ1)!;tc; (Iren., haer. 1 ,1 ,3 [p. I7]; cfr. u)..l) (rr. 13 ss.) e crea con essi i rcai}'Y}
r,r,7 [pp. 34 s.]). Ma alla fine Gesù sal- (~ col. 66) : r. 20, cft. IV 29,1; III
va la decaduta sophia dai rcaitl} e di es- 33,13 . Il motivo biblico del timor di Dio
si fa ouo oùcrla.t (1,r,8 [pp. 40 s.]). Da riecheggia in Pist. Soph. 289 (p. 187,15
<i>6Boc;, Mm1 e &.1Copla. (1,1,9 [p. 46]; SS.). 294 S. (p. 190,5 S.j cfr. il fr. C ibid.
dr. 1,1,7 [p. 35]) derivano gli elementi p. 334,1. r 3 .21), dove gli èipx.ov-te:c; puni-
corporei (uÀtxi} oùala.), e il cp6Boç pene- tori vivono il µvtr'tTJPLO\I del timore nei
tra anche nello psichico (!Jiuxtxci) (1,1, riguardi della ~ux'li, che dopo la morte
ro [p. 46]). L'acqua corrisponde in mo- ha abbandonato il corpo e va incontro al
do particolare al moto delle lacrime del mondo della luce. In enunciati mandaici
qi6Boc; (p. 48) 156• Non deve stupire che i il giusto, che sta solo di fronte alla mal-
buoni cristiani, che per timore di Dio si vagità e all'ostilità del mondo ed è preso
astengono dal peccare ( otà. 'tÒ\I cp6~o\I da timore (Lidzbarski, Ginza R. 26 r ,r 5
'tOV ikou cpuÀrmaéµEvot... ciµa.p·ni"v), ss.), non deve tremare, perché Manda
siano polemicamente detti stupidi dagli àHaije ( yvwcnc; swfic;) lo libera dalla
Gnostici (r,1,12 [p. 56]): essi resta.no paura mediante la conoscenza della sua
attaccati all'elemento psichico e rinun- salve-zza (264,15 ss.). Il passo di Lidz-
ciano alla perfezione pneumatica (p. 57). barski, GinzaR. 183,24-189,10 è assai
Ulteriori ipostatizzazioni del timore in vicino agli enunciati di Pistis Sophia ci-
essenza autonoma ricorrono nell'Apocri- tati qui sopr~.
H . BALZ

cpopÉw ~XIV, coll. 1047 ss. qiop'tlsw ~ xrv, coll. 1054 ss.
cpépoc; ~ xrv, coll. xo34 ss. cpop-.lov ~XIV, coll. io50 ss.

156 Nei particolari gli enunciati di Ireneo sono sce molto l'argomentazione.
assai asistematici e rivelano la complessità dei
relativi sistemi con la loro pseudomitologia ri- m ed. M. KRAUS E - P. LAmB, Die drei V ersio-
cavata da elementi filosofici; per il tutto cfr. des Apok ryphon des Johannes, Abh. des
tre11
anche Hipp., re/. 6,31-32. Anche l'esposizione Deutschen Archiiologischen Instituts Kairo,
in JoNAs, Gnoris 13 (1964) 366-373 non chiari- KopL Reihe r (1962).
133 (1x,216) cppiiv x-i-À.. A r (G. Bertram) (1x,217) 134

t q>pi)v, t &cppwv,
t ticppoO"uVTJ, cppovÉw, q>po\IT)µc.t,
t cppOVT)O"L<;, t q>pOVLµoc;
SOMMARIO: E. Il gruppo lessicale 11ei Padri Apostolici e 11e-
gli Apologisti.
A. L'uso del gruppo lessicale nel mondo greco-
elle11istico: A. L'uso DEL GRUPPO LESSICALE NEL
1. storia del termine e significato più antico; MONDO GRECO-ELLENISTICO
2. da Omero all'epoca classica;
3. cpp6Vl}O'Lç e affini nella tradizione filosofi·
r. Storia del termine e significato più an-
ca. tico
B. Il gruppo lessicale nell'A.T.: qipii\I (quasi sempre al plur. cpplvi:c;),
1. il campo della ragione, intelligenza, sag-
diaframma 1, fu molto presto considera-
gezza ccc.; to sede di attività intellettuale e psichi-
2. le espressioni negative;
3. il significato teologico cd etico dì cpp6vn- ca, come espressione dell'unità psicoso-
crr.c; e affini. matica dell'uomo. Il diaframma regola il
C. Il gruppo lessicale nel giudaismo: modo e la forza del respiro e quindi an-
I. nei testi di Qumran; che lo spirito umano e le sue passioni.
2 . nel giudaismo ellenistico: In Omero qipÉ\/Eç 2 significa interno, cioè
a) pseudepigrafi extrabiblici, senso, animo, senno, coscienza, mente e
b) Filone di Alessandria, sim. ed è diventato, come le designazioni
e) Flavio Giuseppe,
d) l'uso rabbinico dcl gruppo lessicale.
di altri organi interni, la sede di espe-
D. Il gruppo lessicale nel N.T.: rienze psichiche e spirituali. qipÉVE~ e i
I. cppfVE<;; suoi derivati hanno ben presto perduto,
2.liqipwv, &.cppouuvl}: completamente o quasi, il rapporto so-
a) nei sinottici, matico. In Omero 3 il gruppo lessicale
b) nella tradizione paolina e dcuteropaoli- designa quasi unicamente l'attività in-
na; tellettuale, mentre wµ6c; si riferisce al-
3. <ppovÉw, 9p6vnµa.: l'emozione o all'impulso senza compo-
a) Marco, Matteo, Atti degli Apostoli, nente razionale, .q-.op e xa.pola. allo sta-
b) cppovÉw e cpp6vnµa. nella tradizione
paolina e deuteropaolina; to d'animo. Espressioni come xa.i;èt. cppÉ-
4. cppOVlJCTL<;j va, xat xa.-.à. i)uµ6v (Il. r,193; II,4rr;
5. cpp6v4.loç: Od. 1,294; 4,117 ecc.) gli servono per
a) cppovLµoc; in Matteo e Luca, designare chiaramente un impegno in-
b) cpp6vtµoc; in Paolo. tellettuale ed emozionale 4 •
cppfiv x-.À. 2 Non è il caso di considerare cpplvEç affine a
Bibliografia: VEcppol, come fa PAPE, s.v. veqip6c;. Rassegna dei
--'>' IX, col. rn7, nota· bibliografica; XIII, coli. significati del gruppo lessicale in PREUSCHEN-
241 s., nota bibliogr.; xm, coll. 796 s., nota bi- IlAUER, s.v.; per l'etimologia di VEq>pot vedi
bliogr.; LmnELL-SCO'l'T, s.v.; TRENCH 188-192; FRISK, s.v.
J. HIRSCHBERGER, Die Phronesis in der Philo- J Cfr. M. LEUMANN, Homerische Worter:
sophie Plato11s vor dem Staate, Philol. Suppi. Schweizerische Ileitriige zur Altertumswissen-
25,1 1932); B. MEISSNER, Mythisches u11d Ra-
tionales in der Psychologie der euripideischen schaft 3 (1950) II5-n9.
Tragi:idie (Diss. GOttingen [1951] 76-98). 4 Cfr. anche J. LATACZ, Z11m Wortfeld 'Freu-
1 L'etimologia è assai incerta, cfr. Bo1sACQ, de' in der Sprache Homers (r966) 218 s., il
HoFMANN, FRISK, s.v. quale si richiama a J. BOHME, Die Seele tmd
r35 (1x,zr7) cppiiv x-.)... A 1-2 (G. Bertram) (rx:,217) r36

Il significato di senso, animo ecc. si consigliare: µ6:.xErrl}a.l -i-E xat cppo\IÉEtv


trova anche nei numerosi composti co- -çE. Per indicare i sentimenti Eschilo usa
me &<ppwv 5, insensato, dissennato; EU- cppl}v in Prom. 88 r, cppÉvEc; ibid. 34, cpp6-
<ppwv, di animo buono, benevolo, bendi- \IT)µa. ibid. 376. In Prom. 879-887 ven-
sposto, donde gli astratti àq>porrvv11, EÙ- gono descritte le <ppovmÀTJYEL<; µa.vla.L,
<ppocrV\l'fl e i verbi a<ppovÉw, essere in- «dementi manie», con le loro conseguen-
sensato, EÙ<ppovlw, essere bendisposto. ze fisiche e psichiche. In Aesch., Pers.
Da quest'ultimo fu tratto il semplice 808.828 <ppovnµa. indica la tracotanza e
cppovÉw 6 , che già in Omero è molto l'animo negatore di Dio. In Pers. 820
frequente, soprattutto al participio, ed cppovÉw si riferisce a una mentalità arro-
ivi ha quasi sempre il significato gene- gante, in Prom. rooo a una mentalità
rale di aver senno, capire, e indica an- giudiziosa, vfo cppovÉw in Pers. 782 alla
che l'atteggiamento interiore. Il signifi- follia giovanile. In Soph., Oed. Tyr. 5rr
cato di progettare, pensare è già presen- cppfi\I significa cuore, persona. In Oed.
te in Omero, ma si sviluppa solo in un Col. r230 &.qipoO"u\ITJ è follia giovanile e
secondo tempo. In epoca classica si ag- in El. 941 &.cppwv significa folle, insensa-
giungono l'aggettivo <pp6vLµoç, assenna- to. In Oed. Tyr. 664; Phil. 1078 cppovri-
to, e i due sostantivi verbali <pp6vr1µa., c:rn; significa intenzione. cppo\IÉW in Oed.
pensiero, anche sentimento, e <pp6VTJO"Lt;, Tyr. 316.326.328 vuol dire aver giudi-
pensiero, ragione, saggezza. <ppÉvEc; con- zio, ibid. 617 decidersi. In Eur., Iph.
serva in genere il significato più indeter- Aut. 332; Phoen. 1128 e passim <ppo-
minato di disposizione interiore. L'uso VÉw significa proporsi di, progettare. In
seriore poggia largamente su reminiscen- Suppl. 216 qip6v'r}O"~ç indica il volere di-
ze omeriche. vino e si contrappone alla presunzione
umana (-i-ò yavpov 0 È\I cppEO"lv). In Hdt.
1

3,146,1 oùx Éç -cou-i-o àcppoO"u\l'r}C, Ò:mY.6-


2. Da Omero all'epoca classica µEvoc; significa non fu tanto insensato
In Horn., Od. 23,10-14 si susseguono (cfr. 9,82,3). Secondo 7,ro,4 l'invidia
le varie possibilità di espressione dell'a- della divinità non tollera in nessuno il
nimo o del senno in senso positivo e ne- f.J.Éyo: <ppovti:v 7. In r ,60,1 -twui:ò cppovÉw
gativo: 7tEpL<j)pW\I, &cppW\I, È7tl<ppWV, xa- significa fare causa comune (cfr. 5,72,2).
ÀL<ppO\IEW\I, O"O'..OCjlpOO"V\l'fl, <ppÉvac; Cl~cn­ In Thuc. l,r22,4 6-cpporru\11'] e in 5,ro5,3
µoc; (opportuno). In Od. 21,rn2 lhppwv il sostantivato -rò &qipov stanno in anti-
significa sconvolto (da Zeus); in Il. 5, tesi ad una condotta più astuta. In Thuc.
761.875 si riferisce al comportamento 6,18,4 <ppovriµa significa orgoglio, oppu-
di Ares e di Atena. µÉya <ppovÉw in Il. re, secondo un altro punto di vista, pre-
8,553 significa essere sereno, baldanzo- sunzione. In Xenoph., mem. r,2,55 -tÒ
so, in Il. n,296 essere cosciente di sé; &cppo\I è la dissennatezza.
in Il. 6,79 sono appaiati combattere e

das Ich im homerischen Epos (Dìss. G<ittingen di anche FRISK, s.v. cppii'V.
[I929)) 38 Il. 3· 7 W. ALY, Volksmiirchen, Sage tmd Novelle
5 L'a: privativo elimina l'unità di avere senno bei Herodot rmd seinen Zeitgenossen (1921)
e decidersi che si trova espressa in <ppo\IÉW. I67 mette a confronto il detto sapienziale dcl
Quindi li.1ppwv, &.cppo<rUvri rientrano nella sfe- discorso di Artabano con analoghi enunciati
ra di ciò che è istintivamente irrazionale. della tragedia greca, cfr. anche Is. 2,n-I9 e
6 Cfr. LEUMANN, op. cit. (~ n. 3) n6-n8; ve- <pp6\11)CTLç, come hybris in lob 5,13 ecc.
r37 (IX,218) CfJrnlV x-cÀ. A 3a (G. Bertram) (IX,2I8) 138

3. cppo'llT)O"tc; e affini nella tradizione filo- stica 10 vede lo spirito e il corpo non in
sofica contrasto; essi anzi si integrano fino a
raggiungere il massimo risultato: &.xµl}
a) Con Platone ha inizio nella tradi- O'wµrx.-toç xat cppov1)o-ewç. Al parl di o-o-
zione filosofica un'accezione tecnica, spe- cplrx. o <ptÀ.ocrocpla, in symp. r84c.d~ cpp6-
cialmente dicpp6'11T)cnc; 8 • In Tim. 7oa ecc. \11}11Lc; è ricordata come virtù fondamen-
cprrflv è usato in senso fisico, mentre al- tale. Tale posizione le è attribuita an-
trove (symp. 199a; Theaet. 154d) indi- che accanto a O'wcppoo-uvri, 8txrx.tocruvri,
ca l'interiorità dell'uomo (cfr. Eur., à.v8pda e ad altre virtù (Meno 88a-89a).
Hipp. 612). Secondo Plat., Phaed. 76c Secondo resp. 6,505b il pensiero è rivol-
le anime avevano cpp6Vl'}cnç, capacità di to al bene e al bello, e alla 1JSovofi della
apprendimento, ancor prima di trovarsi massa, determinata dalle cose esteriori,
in un uomo. Conformemente all'uso lin- si contrappone la cpp6vrio-tc;, e anche n-
guistico, Platone in generale distingue 'TtLO''ti)µ't) (506b.c). Secondo resp. 7,521
la crocpla (--+ xn, coll. 709 ss.), quale co- b i custodi dello Stato e delle leggi do-
noscenza puramente scientifica, dalla più vrebbero essere i cppo'lltµw-.a.'tot. In resp.
pratica cpp6'\r111nc;, ma usa i due vocaboli 9,582a l'esperienza, il senno e la ragio-
senza una più precisa distinzione termi- ne costituiscono insieme la verità supre-
nologica. La cpp6\IT)l1tc; è in grado di aiu- ma. Ogni formazione deve agganciarsi a
tare l'uomo nel conflitto tra il bene e il quella parte della nostra anima che è di
male (Prot. 352c) e di salvaguardarlo sua natura intelligente (resp. 7,53ob).
(cfr. Crat. 411d.e) 9 • Cosl per Socrate L'anima assennata è buona, mentre l'a-
cpp6v11cnç è dominio del bene sull'ani- nima cattiva è allo stesso tempo dissen-
ma. Sotto l'influsso di Socrate, Platone nata e sregolata (Gorg. 507a). Il divino
quindi risponde dapprima al problema e il cpp6vtµov dovrebbero governare gli
dell'unità della virtù riferendosi alla uomini e condurli all'unità e all'amicizia
cpp6v1}0'tc;, giusta disposizione dell'in- (resp. 9,59od). eh.i mostra desiderio di
telletto da cui vanno fatti derivare tut- sapere e cerca cognizioni veraci può ri-
ti i pregi morali. L'educazione è quindi volgere il proprio animo a ciò che è im-
esortazione alla cpp6V1]11Lc; e cH:{Ji}eLa in mortale e divino (Tim. 9ob.c). Nouç,
quanto conoscenza del valido e del vero. q>p6vricnc; è il dono divino che fa del fi-
Secondo leg. 1,631c.632c la prudenza è losofo e dell'uomo di Stato il legislato-
il primo dei beni divini, che precede an- re 11 • Secondo resp. 4,432a la cpp6'\IT)l1t<; è
che l'equilibrio de1l'animo, la giustizia e subordinata alla O'wcppocruvri (--+ xur,
la fortezza, e tutti questi vengono prima col. 802), che a sua volta, quale compor-
della salute, della bellezza e della ricchez- tamento personale, è subordinata alla
za. La conseguente antropologia duali- giustizia, virtù propriamente sociale. En-

B \VI, }AEGER, Die Tbeologie der friihen grie- Fcstschr. F.J. DOlger (1939) r82-r87; -+ xm,
chischen Denker (rist. 1964) r3r s. traduce cpp6- col. 802 e n. 20; W . }AEGER, Paideia n 1 ( 1959)
vncnc; di Heracl., fr. 2 (DIELS r r51) con retto 395 n. 145.
discernimento e interpreta qipovÉw di Aesch., 10F. CoRNELIUS, Indogermanische Religions-
Ag. x76 nel senso di discernimento fiducioso, geschichte (r942) 297 s.260; P. WILPERT, art.
cfr. W. }AEGBR, Paideia. Die Formtmg des grie- 'Autarkie', in RAC I 1041; ]AEGER, Paideia (->
chiscben Memchen III2 (r955) 289-344. n. 9) II 88,240.
11 ]AF.GER, Paidcia (-+ n. 8) III 303 s.342; cfr.
9Sul pensiero buono e sano contrapposto a cpp6vl)cnc; µ6vov ÌJYE~-i-o:~ -i-ov òpltwc; 1tpch-
mania ed ekstasis cfr. F. PFISTER, Ekstasis, ·mv (Plat., Men. 97c).
139 (1x,218) <ppi}v x-rÀ.. A 3a-c (G. Bertram)

trambe possono presentarsi come identi- 6,7 [p. rr4rn 27]). Il più intelligente è
che l'una all'altra. In certi casi la cpp6- l'uomo (gen. an. 2,6 [p. 744a 30] }, per-
'Vl]O'tç sembra assumere anche la posizio- ché è in grado di usare le mani (part. an.
ne della <J"ocpla (leg. 8,837c; ro,906b). 4,10 [p. 687a 7-2 I]); secondo p. 686b
Platone ha accolto nell'etica filosofica, 22 tutti gli esseri viventi sono, a parago-
modificandolo leggermente, l'antico ca- ne dell'uomo, cl.<ppovfo'-rEpri.. Nell'uomo
none delle quattro virtù e lo ha spiegato l'àcppo<TV\ll} o è animalesca per natura o,
in termini psicologici. Alla giustizia (~ considerata in termini patologici, è epi-
12
II, coli. r204 s.) spetta la posizione su- lessia o mania (eth. Nic. 7,6 [p. n49a 5-
periore e quindi unificatrice, in quanto 12 ]). Cosi l'uomo sincero è assennato e
va armonicamente attribuita a tutte le il mentitore è dissennato (eth. Eud. 3,7
parti dell'anima e a tutte le classi sociali [p. r234a 33 s.]). cpp6Vl]O'tc; è un dono
(cfr. resp. 4,427c-433e). Qui Platone se- divino, è discernimento morale e cono-
gue forse un'idea pitagorica. cpp6vriµix è scenza senza giudizi di valore (metaph.
usato in leg. 9,865d a proposito del com· 1,2 [p. 982b 22-31)) 1\ che sa guidare
portamento spirituale o psichico, in resp. ad una vita buona e morale (eth. Nic. 6,
9,573b del modo di pensare. In resp. 3, 5 [p. II4oa 24-3 r ]). Essa è una funzio-
4r rc è la fiducia in se stessi, la quale, fin- ne della parte razionale dell'anima ([p.
ché poggia solo sull'esercizio fisico, può II4ob 26]; 6,12 [p. 1r43b 15]); come
diventare stupida presunzione ( 6 ,494d). accortezza pratica caratterizzata dalla
L'aggettivo &cppwv sta in resp. 5,452e multiformità, si distingue dalla sapien-
accanto a xa.x6c; e in Phileb. 4 5e accan- za (<rocplct) teoretica e quindi semplice
to a v~pt<r-ti}ç. (6,7 [p. II4Ia 9-21]) {~ xrr, coll. 713
s.) 15 ed è collegata con le virtù etiche
b) Aristotele ha il sing. cpp1iv solo in (eth. Nic. ro,8 [p. r178a r6-r9]; eth.
citazioni (rhet. 3,r5 [p. I4I6a 3r]). I Eud. 3,7 [p. 1234a 29]). Secondo eth.
cppÉw:c; hanno parte al <ppovE~V (part. an. Eud. r,1 (p. r2r4a 32) il bene supremo,
3,10 [p. 672b 3 r] ). cppovÉw µtxp6v o considerato da diversi punti di vista,
µtxp&: significa avere aspirazioni mode- consiste in <pp6Vl]trtç, apE"t'iJ e i)oovfi 16•
ste (pol. 5,rr [p. r3r3b 8 s.; l3qa r6.
29)), analogamente <i.vltpwmva (eth. e) Secondo la dottrina stoica le singo-
Nic. ro,7 [p. rr77b 32]) 13, 1"'11."t'<i, ti- le virtù sono manifestazioni della virtù
i}~vix-çix (rhet. 2,2r [p. 1394b 25]). La in generale. In Cleante dalla cpp6vl]CTLç,
capacità di percepire (cdoìM.voµ(Xt} è pro- in Crisippo e~ XIII, coll. 244 s.) dalla
pria di tutti gli esseri viventi, invece uo<plix provengono le altre tre virtù car-
quella di comprendere (cppov€w) è solo dinali; a queste sono subordinate le ri-
di pochi (an. 3,3 [p. 427a 19 ss.; b 7 s. manenti virtù: ad es. la <ppovncrtç il
ro], cfr. metaph. 3,5 [p. roo9b r3]). buon consiglio e la perspicacia (Diog. L.
Certi animali superiori sono cpp6v1.µa 7 ,I26) 17 • In Musonio filosofia e virtù so-
(metaph. I,I [p. 98oa 28 ss.]; eth. Nic. no una cosa sola. La cpp6vricrtç rientra

12 WlLPERT, op. cit. <- n. ro) ro40. 16 Aristot., t.'Jber die Tugend, iibers. E.A.
13 Aristot., Nikomachische Ethik, iibers. F. SCHMIDT (1965) 56-58.
17 M. POHLENZ, Paultts rmd die Stoa: ZNW
DIRLMEIER5 (1969), spiegazioni 592 a 231,7.
42 (1949) 92, riferendosi a Dio Chrys., or. 12,
14 DrRLMEIER, op. cit. (-4 n. 13) 590 a 231,6.
27 s., dice: «Gli dèi hanno però concesso al-
15 DIRLMEIER, op. cit. <- n . 13) 451 a 128,1; l'uomo il privilegio di poter riflettere razional-
452 a 128,3. mente su di esse e di conoscerle».
cprrfiv X't' À.. A JC-e (G. Bcrtram) (1x 1220) r42

quindi, con le altre virtù càrdinali, nel- ma la contemplazione del vouç (la prima
l'essenza della filosofia (Muson., fr. 3 emanazione) è 11ocpi.a. e <pp6v1111tç (r,2,7,
[p. I0,4-12,5]; 9 [p.50,ross.]) 18. E- 6 s.). La cpp6Vll<Ttç è a.t tribuita alla \jrux;n
pict., diss. r ,20,6 si riallaccia a concezio- perché indica l'attività intellettuale di
ni platoniche 19 quando dice che la <ppo- un'anima individualizzata legata a un
\ITjcrtc; conosce se stessa e il suo contra- corpo 23 •
rio 20.
Secondo una tradizione seriore che fa
d) Nel neoplatonismo, nella dottrina capo al cinico Diogene di Sinope 24 , la fa-
plotiniana dell'Uno originario, la cpp6v'r)- tica e l'esercizio precedono la cpp6Vll<TLç,
1nc; sta tra le emanazioni che sono domi- come è illustrato dalla tipologia stoica
nate dal vovc; (~ vn, coli. 1052 s.). di Ercole (Diog. L. 6,71; Sen., dialogi
L'Uno è una realtà, un pensiero al di so· 2,2,1; Epict., diss. 2,16,44; 3,26,31 s.).
pra del pensiero, che sta al di là del vovc;, Viene cosl sollevato il problema, afEron-
della q>p6\l'Tl1:ni; e della ~wi) 21 (Plot., enn. tato già da Plat., Prof. 323-337, del va-
6,8,16,32-34). Agli enunciati teologici lore di cpucnç, &.trx.T)O't.<;, µéd)ritrtç per
corrispondono quelli cosmologici e an- il conseguimento della virtù o della q>po-
tropologici (4,4,u-r3; l,3,5.6; 2,9,13. \ll)O'tc;, problema che Filone e~ coll. IH
14). Anche quaggiù si ha vita raziona- ss.) risolve, in linea con l'A.T., conside-
le in verità, dignità e bellezza (6,6,18,22 rando l'esemplarità di ognuna delle tre
ss., cfr. 5 ,9,II ,9 ss.). L'anima razionale categorie concretizzata in diverse per-
è bella, quella irrazionale è brutta. Chi sone (som. l,167).
conferisce all'anima la sapienza è il vouc;
(5,9,2,22, cfr. anche 5,8 12,1 ss.38). Agli e) Nell'uso linguistico di documenti
dèi, che, anche supposto che abbiano cor- non letterari del mondo ellenistico si
po, vanno considerati esseri spirituali, si scorge talvolta un influsso fi.losofico-po-
addice il pensare (<ppovou<n) sempre sen- polare; cfr. ad es. Ditt., Or. I 332,25
za essere mai sconsiderati ( à.cppalvovow) (circa 138 a.C.), dove con à.pe:'ti} e cpp6-
(5,8,3,24 s.). Il pensiero non appartiene \l'r)O'tc; s'intende la capacità pratica che
a nessun corpo; anzi, se dobbiamo real- porta al successo. L'aggettivo q>povi.µoç
mente esserne partecipi, deve consiste- è usato nello stesso senso. aÀÀ.O't'pta.
re tutto in sé e identificarsi interamente <ppov{ic;a.v-rizç (Ditt., Or. I 90,20 [ 196 a.
con se stesso (6,5,ro, 14-16) (~ XIII, C.]) ricorre in riferimento a rinnegati.
col. 244 n. 8) 22 • A una gerarchia delle Su una tavola imprecatoria di Megara
virtù si accenna in r,2,r ,15 ss. Nell'ani- cpp6vriatc; sta in un elenco tra cn7iµa,
1s Senno e accortezza sono anzitutto le virtù concettuale della q>p6vl]crtç cfr. E . K.LosTER-
della persona ben educata(~ IX, col. n3). MANN, Oberkommene Def. im W erke des Ori-
19 Secondo Epitteto l'ethos cristiano sta, con genes: ZNW 37 (r938) 6r.
la µc::v~ e l'èivot<X., in contrapposizione al lo- 21 Da Plot., enn. 6,8,r6,34 la ~wii è detta fµ-
gos. «Un Ei)oc, senza Myoç non ha per lui al- cppwv, conforme alla ragione, cfr. R. HARDER,
cun significato» (A. BoNHOPFER, Epictet tmd Plotins Schriften iiherretzt 1vb (r967) ,387.
dm: N.T., RVV IO [19rx) 43). 22 HARDBR, op. cit. (~ n. 21) ua ( 1962 ). 66 s.,
20 Cfr. Plat., resp. J,409d.e. BoNHOFFER, op. cfr. rtb 418.
cit. (~ n. 19) r68 rimanda alla singolare con- 23 La dottrina neoplatonica dell'emanazione si
cordanza tra Epittcto e Paolo, L Cor. 2,15; ma ritrova nella gnosi, anche in quella cosiddetta
per Paolo la saggezza di questo mondo non ha cristiana.
\•alare. e la sua formulazione deve quindi es- 2~ H. Kusc11, art. 'Diogcnes von Sinope', in
sere considerata originale. Per la classificazione RAC III rn64 .
143 (1x,220) cppnv x-rÀ. A 3e - Il 1 (G. Bertra:m) (1x,22r) 144

'ltVEU(.1Gt, \jJux.1), oLavoL<X. e afot>11(nç, ~oli corrisponde soltanto in apparenza all'o-


(sic!), xa.polu (Audollent, Def. Tab. 41, riginario significato psicosomatico di
col. A 9-n [1/u sec. d.C.], dr. 242,55 q>pl)v 23 • Nei LXX ricorre solo il plur. q>pÉ-
s. [nr sec. d.C.]). In un papiro magico si \IEç, che in Prov., reso negativo da èv-
legge: "t'Ò.<; q:ipéva.ç Èvox'ì..:fi<raç otà. -còv OE1]<; e sim., rende sette volte (cfr. inol-
<p6(3ov, «turbando i cuori col timore» tre cppov'l}O"L<; in 9,16) f:>asar-leb e una
(Preisendanz, Zaub. n 12,65 ). Nel brano volta kestz, col significato di mancan-
gnosticizzante di corp. Herm. 13,4s. si za di intelligenza, follia; cfr. a<ppW\I
parla di oi:<r-rp'l}O'L<;, eccitazione, paralle- (per l'ebraico f:>asm·-leb) in Prov. 17,18.
lamente a µcx.vla q>pt.vwv e ad cbtoÀ.t.f.- Per pakam-leb in Prov. II ,29 ricorre
q>tM<; qipt.vwv. La formula con la quale analogamente <ppo\ltµoç in antitesi ad
Tat si dichiara pçonto a ricevere la ri- aq>pW\I (testo ebraico: 'ewil). In Dan.
velazione (13,r) dice: a7t'r(\IOpelwo-a. "t'Ò 4,34.36 Theod. (manca nei LXX) il bibli-
Èv ȵoL q>p6v11µa &:1tò -rfiç ..-ou x6crµov &.- co-aramaico manda' (Dan . 4,3r.33) è re-
7ta"t'Y)<;, «ho fortificato il mio spirito con- so con qipévr::ç nel senso di intelletto. In
tro l'illusione del mondo» 25 • In P. Fay. Dan. X,4 Theod.; 2,21 Theol.; 5,12
124,12 (n sec. d.C.) si legge: ooxEt<; &- Theod. <pp6vT}o-Lç sta per manda' e ma-
<ppwv "t'tç dvaL, cfr. Pap. Grenfell 1 l, da'. L'ebraico dell'A.T. non ha alcun vo-
19 26 (n sec. a.C.). Una formula eviden- cabolo che significhi diaframma 29 • La ra-
temente consueta della lingua giuridica dice pkm del testo ebraico è per 2 3 vol-
per indicare la capacità di una testatrice te (di cui 16 volte in 3Bmr.3-11 30) la
ricorre in un testamento: voouO'a cppo- base di <ppo\IÉW, <pp6vri0'1.ç o cppo\ILµoç. In
voua"a. (Pap. Wisconsin I I 3,2 [II sec. Is. 44,18 q>povÉw sta per btn, in Prov.
a.C.]) 21. q>povf.µoc; l 2 volte per la stessa radice e
q>povTJcrtc; 15-17 volte per tebuna, bina.
B. IL GRUPPO LESSICALE NELL'A.T. La radice fkl 31 viene resa una volta con
Jtcampodella ·~~gione, intelligenza, q>povÉu), due volte con (j)POV'llCTt<;. Nei
saggezza ecc. LXX qip6vncnç sta solo una volta (Prov.
24 ,5) per da' at (jcl') e solo una volta an-
I corrispondenti ebmici di q>p-fiv e af- che per ruap (Ios. 5,1). Assumono un'ac-
fini sono vari. leb (---? V, col!. 194 ss.) centuazione negativa qip6vLµoç come tra-

is RmTZENSTF.IN, Poim. 339.34x. lied als Ze11g11isse vorcbristlicher Gnosis, ZN\V


26 ed. B.P. GRENFEI.L, An Alexandrian Erotic Beih. 24 (r959) 45.67.
Fragment mrd other Greek Papyri chiefl,y Pto- 30 L'alternanza di cpp6VT)cnc; e crocplet. in 3 Bc.r.O'.
lemaic (I896). Cfr. PREISIGKE, 'Vi:irt., MouLT.- si spiega in parte con l'ipotesi di vari tradut-
M1LL., s.v. tori, cfr. J.A. MONTGOMERY, The mppleme11t
at end o/ 3 Kingdoms 2 (I Reg 2) : ZAW 50
27 ed. p .]. SIJPESTEIJi'I, The rr isco11si11 Papyri
(1932) n4-r29 [GoonING]. Perla stilistica del-
r, Papyrologica Lugduno-Batava 16 (r967).
le antitesi dr. L.A. SCHOKEL, Estudios de Poé-
28 Degli organi interni come sedi dei sentimen- tica Hebrea (r963) 251-268; T. BoMAN, Das
ti nell'A.T. trattano A.R. JoHNSON, The Vital- hebriiische Dcnken im Vergleich mit dem gric-
ity of the Individuai in tbe Thought o/ An- chischcns (1968) 42-56.
cie11t Israel (1949) 5-88; E.D. FREED, Old Te.r- 31 Il participio hif'il specialmente in età più re-
tament Qttotatiom ù1 tbc Gospel o/ Joh11, cente è termine tecnico corrente per indicare
Nov. Test. Suppi. I I (1965) i 4 s. i giudei illuminati, LrnzBARSKI, Ginza R. 2i5,
29 Peraltro in siriaco è attesto {irtii, diaframma, io s.: «Essi si dicono giudei perché hanno pec-
coscienza, un irnptestito accadico, cfr. A. A- cato e assennati perché hanno fallito». In Dan.
IJAM, Die Psalmen des Thomas mul das Perlen- n,33.35 sono però intesi i pii martiri.
145 (1x,2:u) qip1]v X'tÀ.. B 1-2 (G. Berttam)

duzione di 'arum in Gen. 3,1, indicante l'uomo, è reso undici volte con O.qipc,YV,
l'astuzia del serpente, e cpp6vricnc; per di cui cinque nel Salterio, sporadicamen-
'arma in lob 5,13, nel senso di presun- te altrove. Il sostantivo n"bala è tradot-
tuosa saggezza 32. Conciò concorda il giu- to sette volte (solo in testi storici) con
dizio profetico di Is. 44,25. In Ez. 28,4 &.qipocruvri, compresa la spiegazione del
si tratta di saggezza di governo, come in nome in r Bmr. 2 5 ,2 5. La radice skl, che
3 BcxO'. 3-rr 33, cfr. Sap. 7,7. A David si nel testo ebraico ricorre solo due volte
riferisce ÉV q>pov.ficreO"t ... cxù-.ou xa,l>wo1}- in Ier. e venti volte negli agiografi, solo
Yl'JO'f.V a,Ù-tovc;, «li guidò con la sua sag- in Eccl. viene resa nove volte con &-
gezza» (Ps. 78,72· Aq., cfr. Symm.); in qipw\I, Ò.<ppoo-uvri. La più frequente è la
Sap. 6,24 si trova la corrispondente mas- radice ksl. Essa è tradotta con &<ppoO'u-
sima: f5MtÀevc; <pp6vtµoc; euCT't'<il>etcx. \ll') tre volte in Eccl. e forse una volta in
oi)µou, «Un te saggio è la salvezza del lob; con &.cppwv 40 volte in Prov., 17
popolo» , e in Prov. 3,7 l'ammonizione volte in Ecci., inoltre in ljJ 48,rr e due
µ'Ì) tO"i>L cpp6vtµoc; (Aq., Symm., Theod.: volte in Ecclus (in totale quindi 60 vol-
<rocp6c;) TCaptÌ. crecx.u-t@, <<non farti saggio te); anche qui è in certi casi inclusa l'em-
a tuo giudizio», cfr. 26,5 .12 LXX. Se- pietà. Lo stesso vale per 'iwwelet e 'e-
condo Is. 44,28 LXX Ciro ha ricevuto da wit, che nei Salmi e nei Proverbi sono re-
Dio la saggezza di governo. In Is. 44,18. si 24 volte con &cppwv e ruppocrvvri. peti,
r9 cppovÉw, cpp6vricnc; ricorrono, con ne- semplice, ingenuo, inesperto, è tradotto
gazione, a proposito degli idolatri e in con ltcppwv solo sette volte in Prov. In
Is. 56,ro dei demagoghi. Prov. l ,22a i LXX hanno usato il senso
positivo; il v. 22b è avversativo: ltq>po-
vEç (le#m, schernitori) 't'ijç u{3pEWç 0\l'tE<;
2. Le espressioni negative Èmih.Jµ:r1-tcx.l, «i beffardi essendo amanti
dell'oltracotanza». A quanto pare, il te-
La presuntuosa ragione umana è fol- sto ebraico pensa a mali sociali, mentre i
lia davanti a Dio. Nell'Ecclesiastico ha LXX intendono gli empi, come è anche
una netta prevalenza µwp6c; (~VII, coll. evidente dal v. 22c, che usa à:m:{3f.rc;, em-
723 ss.), mentre nel resto dei LXX si ha pi, per k"stltm, folli. Dalla radice zmm
perlopiù aq>pwv, à<ppOO'UVl'). I corrispon- deriva il sostantivo m"zimmll, piano in-
denti termini ebraici sono abbastanza telligente, perfidia. Il vocabolo ricorre
numerosi. nabiil, pazzo, folle 34 , nel sen- solo 19 volte nel testo ebraico, ma è reso
so secondario di ateo che distrugge nei LXX con dodici parole diverse, tra
sprezzantemente la comunione tra Dio e cui solo in Prov. 14,17 con cpp6vtµoc; 35 •
32 In I Cor. 3,x9 nella citazione di questo pas- 34 T. DoNALn, The Semafftic Field of 'Folly' in
so si trova 'JtO:.VOVpylo:. (~ IX, coli. 461 SS.), che Proverbs, Job, Psalms affd Ecclesiastes; VT 13
insieme coi termini affini rende anche altrove (r963) 285-292; W. v. Rom, ffbl: VT ro
'rm, cfr. la traduzione esaplare di Gen. 3,x. (1960) 394-409; G. BERTRAM, Die religiiise
Umdeutrmg altorientolischer Lebensweisheit i11
33 A proposito della sapienza di Salomone cfr. der griechischell Obersetzung tles A.T.: ZAW
l'iscrizione sepolcrale di Dario sulla parete roc- 54 (x936) 153-167; In., Griechisches A.T. mtd
ciosa di Naqs-e Rostani presso Persepoli, dove Entmythologisierung: Deutsches Pfarrerblau
il re di se stesso dice: «Il grande (oppure: «un 66 (1966) 413-418; fo., Weisheit und Lehre
gmndel>) Dio è Ahuramazda ..., che ha concesso ili der LXX, in I7. Dcutscher OrientalisteJttag.
al re Dario sapienza e valore», iscriz. 7, ed. Vortriige, ZDMG Suppi. I (1969) 302-3xo.
W. Hrnz, Die untere Grabinschri/t dcs Da- 35 Per il vocabolo ebraico di base nel suo du-
reios: ZDMG HJ (r965) 240. plice significato cfr. B. G EMSER, Spriiche Salo-
147 (1x,221) cppi)v X"t'À.. B 2-3 (G. Bertran'l)

zimma, che in lob 17 ,1 l significa buon mente improntata, dell'A.T. Lo stesso


progetto e altrove azione infame, in Iud. vale per i contrari concetti negativi. La
20,6 viene reso dai LXX con aq>poo-Vvll <pp6vl]cr~c; è il •principio della creazione;
C per il resto dieci volte COll acr~~ELCX. 1 à- Dio rende l'uomo partecipe della divina
VOCltOC:,, specialmente in Ezechiele. An- saggezza creativa {cfr. in particolare
che qui è possibile avvertire la compre- Prov. l-9). Quando pokma è reso con
senza di un significato religioso. <ppovri(nç sembra che si voglia dar rilie-
vo alla ragion pratica. Anche quei detti
3. Il significato teologico ed etico di q>p6- che hanno dapprima un carattere profa-
VT)crtc; e affini · no, come ad es. Prov. ro,5 Symm.; 12,8
Symm:; n,12; 14,6.29; q,27; 18,15;
Ogni vera q>povriutc; deriva da Dio; la 19,8 ecc., assumono il loro vero e defi-
q>povl}crtc; divina è insondabile (Is. 40, · nitivo significato in un contesto religio-
28, cfr. Is. 40,14 Aq. Symm. Theod. samente accentuato; infatti secondo
[LXX: cru\IEO'tc;]). Con la sua forza (t- Prov. 10,23 LXX (diversamente il te-
cr:x;uc;) Dio ha fondato la terra, con la sua sto ebraico) l'eterna crocpla. genera nel-
sapienza (croq>itt) ha disposto il mondo a- l'uomo la q>pOVTJCTLç, saggezza (cfr. 9,
bitato, con la sua intelligenza (qip6vncrtc;) 6b). Secondo 8,14 la sapienza rivendica
ha disteso il cielo (Ier. rn,12). In rispon- come suo possesso la saggezza, mentre
denza al parallelismo ebraico i tre con- nel testo ebraico la sapienza è identifica-
cetti dovrebbero intendersi come un tut- ta con la saggezza (cfr. 8,1) 37 • In entram-
t'uno. In Prov. 3,19 s. ricorrono insie- bi i passi i LXX hanno subordinato la
me croqiltt, qip6vricrtc;, 11i:crfrT)crtc;, sapien- cpp6v111nç alla <Tocplct...
za, saggezza e conoscenza Y>, tre virtù Ecclus l,4 riprende la speculazione
che 'nell'A.T. non si possono separare sulla sapienza di Prov. 8,22 e pone come
concettualmente nel loro carattere teo- valori eterni la crocpla. e la cruvE<Ttc; cppo-
retico-intellettuade ed etico-pratico né vi)o-Ewc;. I macarismi delle massime nu-
inserire sistematicamente in una dottrina meriche (Ecclus 25,9-n) hanno, è vero,
delle virtù, anche se il lettore greco o lo un carattere intramondano, ma la cpp6vri-
stesso traduttore, per influsso filosofico, crtc; e la crocpl<X. restano subordinate al ti-
possono essere stati inclini a farlo . Il cu- more di Dio (cfr. 19,22.24). Massime co-
mulo delle espressioni accenna piuttosto me quelle di Ecclus 20,r.27; 2r,17 .21 .
alla molteplicità degli aspetti. Cosl q>p6- 24 s.; 38'4 ecc. rientrano nel campo del-
VT}O'LC:, e croq>lct.. e numerosi sinonimi rien- la saggezza pratica profana 38 • La Sapien-
trano in definitiva in un'unità che rap- za, secondo 7,16.22.25, considera aocpltt
presenta la saggezza di vita, religiosa- e q>p6v11cnc; come ipostasi 39 • La q>p6v11<rtc;

2
mos, Handbuch A.T. l 16 (1963) a 1,4; 12,2; di qnh, acquisttJre, i LXX leggono qi11ni111, ni·
14,q. di; dr. l'immagine in Plat., Theaet. 197e.
38 Per Ecclus 21,15-17 cfr. la massima sapien·
36 In da'at una componente è la volontà; il vo-
cabolo indica la comprensione che tiene conto ziale in net. Andr. et Matth. lJ (p. 83 117 s .):
della volontà del mandatario, del rivelatore; qip6'Jtµoç yàp &.xouw\I Myouç XPTJ<r"toùç Ev-
q>pal'JE"tat "tTI xapolq..
dr. P . BoRGEN, Bread /rom Heave11, Nov. Test.
39 W. STABRK, Die sieben Siiulen der Welt tmd
Suppl. IO (1965) 159 s.
des Hauses dcr \f/cisheit: ZNW 35 ( 1936) 2 59 :
37Per Prov. 8,14 cfr. 16,16 e, al riguardo, P. la generazione della Àoytx1) OUWJ.!.l~~ da Dio
DE LAGARDF:, Amnerk11ngen zur griechische11 secondo Iust., dia!. 61; ErcHR., Theo!. A.I . n'
Obersctzung der Prov. (1863) 28 s.53 . Invece 50-56.
I 49 ( IX:,222) q>pTJV X't)•• B 3 - e l (G. Bertram) (IX,223) 150

è subordinata alla a-ocpla., ma le viene pa- C. IL GRUPPO LESSICALE NEL GIUDAI-


rimenti attribuito un carattere metafi- SMO
sico. In 8 ,5 s. essa è, al pari della sa-
pienza, artefice della creazione. In r. Nei testi di Qumran
8 ,7 crwcppoa-U'V'l), cppl>'V1)01.<;, a'VOpdcx,,
Stxa.toO"U'V'rJ costituiscono il gruppo del- Nei testi di Qumran si ripresentano
le quattro virtù principali. In 4 Mach. l, i gruppi lessicali che nell'A.T. ebraico
2 si indica nella q>p6'VTJO'tc; la suprema vir-
stanno a base della q>pOV'f)(TLç. Essi sono:
tù, accanto alla quale in r,6 sono men- skl, f>kmh, !;km, d't, id'' binh, bjn, ms-
zionate, in un passo probabilmente in-
kjl42. Dal sapere (d't) di Dio è derivato
terpolato, le altre tre 40 • Secondo Sap. 8, tutto (r QS rr,rr ). Il suo piano mondia-
8-21 la cpp6Vl)cn.c; (8,21) costituisce il le, escatologicamente orientato, è im-
prontato alla sua saggezza (skl) e sapien-
presupposto per cui il sovrano riconosce
in essa il dono divino (8,r8), che egli za (!>kmh): r Qs 4,r8, dr. I QH r,7.14.
consegue nella relazione con la saggezza 19. Secondo I QH 1,2I; 14,12 s. il can-
e che determina, quale intelligenza lJOli- tore di questi inni riceve tale saggezza
tica, tutto il suo agire 41 • da Dio stesso, senza la cui rivelazione
egli, creatura fatta di fango, non potreb-
A mo' di appendice ricordiamo l'uso be averla. Dio manda lo spirito della ve-
linguistico di Mach. In I Mach. ro,20 rità per istruire (bin hif'il) le persone
q>po'VÉW significa tutelare gli interessi di probe nella conoscenza (d't) di Dio, nel-
qualcuno, cfr. 'E<rl>. 8,12b, similmente 2 la sapienza (!Jkmh) dei figli del cielo, e
Mach. 14,8 con Y'Vt)CTlwc; e -14,26 con aÀ- per renderli intelligenti (fkl hif'il): r
M't"pta per indicare il contrario. cpp6VTJ- QS 4,21 s., cfr. I QS 4,3; I QH l,31;
µa ricorre solo due volte nei LXX (2 inoltre l,35, dove si trova 'rmh, cfr. d't
Mach. 7,21; r3,9), a proposito di una wmzmt 'rmh (r QS rr,6) 43 • pkm, pkmh
mentalità nobile o barbara, ogni volta ricorrono in tutto solo 18 volte, binh e
con aggiunte pertinenti. Presunzione ed ikl corrisponderebbero perfettamente al-
orgoglio sono indicati in 2 Mach. 9,12: la q>pO'V'rJO'Lt; dei LXX 44 • Essi si trovano
i.ct6itm q>po\IÉW e rr,4: 1tE<pfm1wµÉ'Voç sia negli scritti più improntati alla legge
(senza aggiunta). cpp1)v al sing. è usato in sia negli inni. Ma il dualismo che con-
3 Mach. 4,r6; 5.47 per indicare il modo trappone le persone dalla condotta per-
di pensare (cfr. 4 Mach. 6,17). Secondo fetta a quelle traviate dallo spirito della
4 Mach. 7,17 la ragione in molti uomini menzogna non consente alla rivelazione
non è sensata (ovSL. cpp6vLµo\I ~XOVO'L'V veterotestamentaria d'avere effetto. Co-
'tÒV À.oyLO"JJ.6v), sicché non riescono a do- sl colui che sta fuori della comunità in
minare i loro istinti. questa epoca di empietà (rs') appare co-

40 A. DuPONT-SOMMER, Le quatrième livre des Beitciige zur historischen Theol. 242 (1969) spe·
Machabées (1939) 54 s. cialm. I 1:5-3z: mfk;L, l'assennato, indica forse
41 Secondo Sap. 8,21 Salomone possiede la cpp6. llll grado all'interno della setta (22 n. 3, cfr.
già in precedenza {cfr. 6,15; 8 16); come
VT}CTt<; 20 n. 3); E. LoHSE, Christologie rmd Etbik im
dono di grazia egli chiede la croipla., J. FrcHT- Kol., Festschr. E. Haenchcn (1964) 167.
NER, Weisheit Salomos, Handbuch A.T. rr 6 43 BRAUN, op. cit. (--+- n. 42) I 22 n. 5; 94 s. n.
(1938), ad l. 8; cfr. anche 25 n. 5; 26 s.
42 F. NOTSCHER, Zur theologischen Terminolo- « NoTSCHBR, op. cit. e~ n. 42) 54 s.79·92; J.
gie der Q111nra11-Texte, Bonner Bibl. Beitrage C. LEBRAM, Die Theologie der spiitetr Chokma
xo (r956) 52·62; cfr. H. BRAUN, Spiitjiidisch· rmd hiirelisches f11de11t11m: ZAW 77 ( r965)
biiretircber 1111d f rilhchristlicber Radikalismus, 202-21!.
r5r (rx,223) (jlp"DV x-.À.. e I -2a (G. Bertcain) (IX,224) IJ2

me ptj, mswg'' 'wwjl, cioè folle' insen- 2. Nel giudaismo ellenistico


sato, pazzo (Dam. 15,15 [r9,12]). Nei
cataloghi di vizi (r QS 4,9-u) tra mol- a) Pseudepigrafi extrabiblici
ti altri vizi è indicata anche la stoltezza. Negli scritti più antichi del giudaismo
Secondo 4,24 la sapienza e la stoltezza ellenistico il nostro gruppo lessicale ri-
lottano tra di loro nel cuore dell'uomo corre solo casualmente e di rado. In ep.
(cfr. I QH 13,4; 1,36 s.). In particola- Ar. 124 compaiono insieme &:ywyi) e
re la stoltezza è espressa in questi termi- cppovricnc;, in r30 <rocpol e q>p6vtµo~. Ciò
ni: zmm, progettare il male (I QH 4,10. che s'intende per direzione, sapienza e
26; 9,20; I QpHab I2,6 a 2,17), ml/ib- saggezza non viene concettualmente de-
wt 'wn, intrighi malvagi (4 Q Florile- finito: tutto si mantiene nello stile su-
gium 1,9), msgt 'wnmh, traviamento perficiale degli aulici discorsi conviviali
malvagio (ibid.), mzmwt blj'l, intrighi di (deipnosophia) . Il problema se sia pos-
Belial (I QH 2,r6; Dam. 5,19 [7,19)), sibile l'educazione dell'animo, cioè l'ap-
hwll 45 , stoltezza (I QH 4,20). sklwt, ri- prendimento della virtù, viene risolto in
so stolto, e nbl, discorso folle, secondo senso platonico e integrato col rinvio al-
I QS 7,9.14, cfr. Dam. ro,r8 (13,2); I l'autoconoscenza della virtù (236; ~ n.
QS 10,22 subiscono una punizione. pth 20). Secondo test. N. 2,8 Dio ha creato
significa attrarre, in senso negativo (r il cuore per la saggezza 48 , come ha attri-
QH 4,16; 6,19; Dam. 15,rr [19,10]). buito alle altre parti del corpo la loro fi-
ptj significa semplice (sedotto?) 46 (r Qp nalità fisica o psichica (cfr. 8,ro). In test.
Hab 12,4 a 2,17, cfr. I QH 2,9), stolto L. 7,2 s. l'oltraggio di Sichem è definito,
(r QSa r,19; Dam. 13,6 [15,8]). seguendo Deut. 22,2r, stoltezza, cos)
pure in test. S. 2,r3 l'infamia subita da
Le doti che comportano la conoscenza Giuseppe secondo Gen. 37. &.cppocruvri
teoretica e pratica e si collegano ad altre sta in Sib. 4,157 accanto a IJ{3ptç in un
doti, quali l'umiltà, la longanimità, la contesto escatologico. tvt <ppEcrlv in 4,
pietà, la bontà (r QS 4,3, cfr. 2,24), co- r70 {~ col. 135) 49 è probabilmente
me anche i vizi che implicano l'accusa di imitazione di una locuzione omerica (cfr.
provocate la rovina della comunità, mo- 13,126). Alla stoltezza del culto idola-
strano il carattere nomistico della vita trico si fa riferimento in 3,722. Quando
comunitaria e la sua rigida segrega- si dice che «l'uomo matricida penserà
zione dall'esterno . Ciò comporta anche più accortamente che tutti gli altri uo-
l'orientamento escatologico assunto dal- mini» (5,366), sembra che si faccia e-
la saggezza (r QH II,12 .25) e la speran- co a Gen. 3,r. A Gen. 2,9.17 accenna
za che un giorno l'empietà e la stoltezza l'albero della conoscenza in Hen. gr. 32,
saranno distrutte (r QS 4,r8.24 s.). Ma 3. Qui <ppévricrLç (testo ebraico: d't) è
prima di tutto e soprattutto il sapere è intesa come virtù fondamentale e critica
un'attività di chi possiede la salvezza 47 • con finalità pratica.

45 Nell'A.T. ebraico solo in Eccl., cfr. G. BBR· schrift des hebriiischen A.T.: Die Welt des
TRAM, Hebr. und griech. Qoh.: ZAW 64 Orìents 5 (1970) 153 s.
(r952) 41. 48 Cfr. il parallelo lb lhbjn bj11h nelle Othioth
46 Per la tripartizione degli uomini in giusti, di R. Akiba (ed. A. JELLINEK, Bet ha-Midrasch
cattivi e ignoranti nei racconti sapienziali cfr. m> [r967] 42) in CHARLES, Test. XII Pntr.,
LEBRAM, op. cit. (~ o. 44). 206. ndl.
47 BRAUN, op. cit. (~ n. 42) I 94.rn7.135; G . 49
Cfr. E. STAUFFER, Probleme der Priester-
BERTRAM, Dns Problem der griechischcn Um- tradition : ThLZ 81 (1956) 14..i. s.
153 (rx,224) cppi}v X-CÀ.. e 2b (G. Bertram) (rx,224) 154

b) Filone di Alessa11d1'ia q>pOVTJO'L<; sta tra 1tavoupyla, scelleratez-


za, e µwpla, stoltezza (Deus itnm. r64).
Filone si prefigge come compito di in- Quindi è la virtù mediana 54 e può esse-
terpretare i testi biblici mediante gli re intesa come saggezza pratica (ebr. 86.
strumenti offerti dalla lingua greca e me- r40; sobr. 24; vit. Mos. r,236 ecc.). A
diante i concetti del pensiero platonico cppOVT)O't<; viene equiparata cruw:(TL<; (op.
o stoico. Dio possiede la ricca pienezza mund. r54, cfr. plant. 36.40). Secondo
della <pp6\l'r}cnç (mut. nom. 260) e da sé sobr. 3; Abr. 57 la <ppoVT}<Ttç è l'occhio
dispensa ai contemplanti la saggezza ce- dell'anima; quale principio dell'uomo
leste, che è il vero pane del cielo 50 • Per singolo essa perisce, mentre quale princi-
l'esegesi allegorica la sapienza di Dio è pio del genere è imperitura (mut. nom.
la fonte delle virtù nel paradiso, che si 79 s.). La qip6vl)<rtç è la prima parte del-
riversa neUe quattro correnti principali l'anima con sede nella testa e guida 55 il
delle virtù cardinali. Il Fison (cpdoo- tutto mediante l'ò:vOpEla e la crwq>poo-u-
µat), che salvaguarda l'anima, è la cpp6- VTJ. Cosl si perviene infine anche alla Ot-
V'f)O'L<; (leg. alt. r,66). L'anima è una ver- xatocruvn (leg. alt. r,70-73). La cpp6vn-
gine liberata da passioni e vizi, tra cui cnç è messa in pericolo dall'acppocruv'r),
l'aq>pocruvT}, e produce essenze di in- che si arroga a volte il compito di dirige-
signe bellezza, ossia le quattro virtù prin- re {leg. all. 3,r93; conf. ling. r9r). Ma
cipali, oltre la pietà, il timor di Dio e il pensiero consiste di parole e di fatti;
tutte le altre (exsecr. r59 s.). La q>pO'V'l'J- con ciò Filone si volge in pari tempo con-
<nç sta quindi in una certa tensione col tro la sofistica (leg. alt. r,74, cfr. 86;
timor di Dio (~ col. r68); qui, co- som. 2,180). Alla mentalità liberale
me anche altrove in Filone, operano in- (q>p6vnµa: vit. Mos. r,309.325; omn.
flussi ellenistici e biblici 51 • Dalla cppOVT}- prob. lib. rr9; leg. Gai. 2r5 ecc.) dei
crn;, che determina l'agire dell'uomo, de- pochi si contrappone la massa di coloro
rivano due tipi: quello di chi pensa con che sono ridotti schiavi dalla propria dis-
chiarezza teoretica: q>p6viµoç (sacr. A.C. sennatezza (omn. prob. lib. 62 s.; sobr.
54; leg. Gai. 64) e quello di chi pensa 23 s.), cfr. xaxòv à.i}<iva-t6v Ècnw à.cppo-
con accortezza pratica: cppovwv 52 (leg. uvv·ri, «male immortale è la dissennatez-
alt. r,63-67, cfr. det. pot. ins. 114) 53 • za» (det. pot. ins. 178). L'immagine i-
Nella sua qualità di essere misto - né a- deale degli amici della q>pO'VTJO'Lç è tur-
nimale né astro - l'uomo riassume in sé bata dal malvagio che vive con l'ò:qipoau-
tutti i contrasti, e quindi anche l'antitesi VT) (spec. leg. 2,48 s.); quindi nell'edu-
cpp6vT}crn;-à.q.ipocruvT) (op. mtmd. 73). La cazione l'à.cppocrvvT) è sanata solo dal ti-

50 In Abr. 57 e pµssim Filone mette il nome di 52 cppovÉw si riferisce alla capacità di pensare
Israele in rapporto col verbo r'h, guardare. Per in leg. Gai. 190; ebr. 128; vit. Mos. 1,46; Ios.
il pane del cielo cfr. Sap. r6,20 s. e per mut. r66; spec. leg. 2,256; 4,r2r; poster. C. l7r;
110111. 259 s. vedi BoRGEN, op. cit. (°" n. 36) r4. con/. ling. 93 ecc.
32 s. 53 Per la distinzione stoica cfr. la compilazione
51 W. VOLKEK, Fortschritt und Volle11dung bei in Stob., ecl. 2,63,II s.
Pbilo von Alexa11drie11, TU 49,1 (1938) 30-47. 54 La dottrina della mesotes in Filone deriva
126·154. 212-226. 325; E.R. GoonE.NOUGH, By da Aristotele, cfr. eth. Nic. 2,7 (p. II07a 28-b
Ligbt, Ligi'!. The Mystic Gospel o/ Helle11istic 22); in Aristotele tuttavia manca l'applicazio-
]udaism (1935) 230-413; Io., The Politics of ne alla cpp6vr}O'Lç.
Philo ]tulaeus. Practice and Tbeory (1938) 64- 55 Cfr. il mito dell'auriga in Plat .. Pbaedr. 2-!6
120. a-254e.
155 (IX,224) qiirflv Y.'TÀ. C 2b-c (G. Bertram) (IX,225) 156

more ( 2 ,2 .3 9). Ultimo scopo della q>pOVTJ- ricorre come traduzione greca del nome
cnc; resta però l'accertamento della pro- proprio ebraico nabal (folle). In ant. 17,
pria acppoaU\ITJ e di quella di ogni essere 277 s'intende la sfrenatezza del popolo,
creato 56, il che significa professare la ve- in 20,98 l'ingenuità degl'ingannati. In
rità veterotestamentaria secondo cui Dio vit. 323 &.qipocruvri è equiparata a &vow..
solo è saggio e quindi ogni q>poVT}crtc; del- cppovÉw, nel senso di modo di pensa-
l'uomo è iJ~pLc;. re, atteggiamento o intenzione, è spesso
unito all'ace. di un aggettivo: pacifi-
L'essenza dell'acppocruvT} è caratteriz- co (beli. 3,30.458), amichevole (3,455),
zata da diversi predicati: veleno (vit. liberale (bell. 4,282), ostile (vit. 353).
cont. 74), ebbrezza (vit. Mos. 2,162; Con 'tÒ CX.V'tÒ q>povÉw (bell. 2,160) o o-
som. 2,r60.18r.192), malattia (leg. alt. µota q>povÉw (ant. 19,58) viene indicata
3,211; cher. ro, cfr. anche agric. 77; una concordanza nel modo di pensare
ebr. 10; migr. Abr. 169; virt. 180). Dio (cfr. bell. 5 ,3 20). q>povÉw 't!Ì 'tOU ... si ri-
è anche il signore dei dissennati, che am- ferisce alla mentalità e all'atteggiamen-
monisce o distrugge (mut. nom. 23, dr. to, in particolare di aderenti e membri
254). Secondo ebr. 110 il politeismo in- di partiti politici (ant. 7 ,28; u,273; 12,
duce le persone insensate all'ateismo. 392.399; 14,268). Ricorre spesso µlycx.
Accanto alla critica radicale si trovano c:ppovÉw, essere d'animo nobile (ant. 3,
isolati accenni alla mancanza di valore 8 3), avere un alto concetto delle leggi
che ha la condotta improntata all'insen- (~VII, coli. 1312 ss .) (ant. 17,41; Ap.
satezza (fug. 16; mut. ttom. 153.qo. 2,286), anche µEi:l;ov <ppovÉw, diventare
175.195) . presuntuoso (ant. 15,123), eÀa't't"OV <ppo-
vÉw, perdere il coraggio (ant. r5,140),
XEi:pov <ppovÉw, avere meno coraggio,
e) Flavio Giuseppe sentimenti meno nobili (bell. 7 ,3 57). Gli
avverbi che accompagnano cppovÉw sono
cppÉVEc; ricorre in ant. 16,380 in pa- EÙ (beli. 3,440; Ap. 2,144), àv&puml'Vwc;
rallelo con vouc;: la forza psichica del- (ant. r8,256), otxcx.t'.wc; (Ap. 1,45) ecc.
l'atteggiamento razionale e l'intelletto Con la preposizione l7tl il verbo q>povÉw
ordinatore sono andati perduti. In beli. significa pensare a, tendere a iant. 17,
l ,506 si parla di ittx.pcx.xonl} q>pevwv xa.l 226; vit. 56); con 1'Epl è indicato l'og-
µa.vlo:, «smarrimento di giudizio e fol- getto del pensare (ant. 12,125), ad es. la
lia», e secondo ant. 10,u4 il profeta Ge- natura (cpu<rL<;) di Dio (Ap. 2,r68) o la
remia è screditato wc; É~EO''tTJXWc; 'tWV provvidenza divina (ant. 2,136). µ.Éy<X
q>pEvwv, «come persona uscita di sen- É7t'ȵtx.u't"@ cppovÉw (ant. 4,100; 6,298)
no». &q>pwv viene usato accanto a ~pa­ signifìca nutrire pensieri arroganti (cfr.
O'tu; (bell. 2,303) a proposito della pre- 7,301). Il sostantivato -.ò <ppow:~v ricor-
cipitazione giovanile, e in bell. r,630 si re in 2,156; 8,21 a proposito della sag-
contrappone, nel senso di stolto, a 'ltCJ.- gezza di Dio (4,224) 57•
voupyoc;, astuto. In ant. 2,307 &.cppoau- In ant. r '37 albero della conoscenza
\11) sta in antitesi a xa.xla. e in ant. 6 ,302 è reso con 'tÒ q>V'tÒV 'tij<; cppovi)<rEC!l<;,
56 Cfr. il non sapere di Socrate (Plat., apol. religiosa, e riceve il suo specifico significato
2Id). dall'aggiunta di attributi. Talora q>p6vruux sem-
57 Il gruppo lessicale non è frequente in Giu- bra quasi equivalere a q>vcn.c;, dr. qip6vriw.c
seppe, ma è usato in modo molto vario a pro· (aflt. 2,229.232) con q>VCTL<; nel senso di carat·
posito di condotta o mentalità politica, etica, tere, condotta (bell. 5,306; ant. 15,r78).
157 (1x,225) qip'ijv X't'À.. e 2c-d (G. Bertram) (rx,226) 158

mentre i LXX traducono Gen. 2,9 'è~ colare, conformemente alla sua tematica,
hadda'at con 't'ov ELoÉvat. È così impos· l'aspetto pratico del gruppo lessicale.
sibile attribuire al serpente la stessa pro-
prietà. La q>p6Vl]O'Lc; è un dono di Dio.
d) L'u$o rabbinico del gruppo lessicale
Perciò Salomone chiede a Dio vovv ÙyLfj
xat q>p6vT1<TtV 6.yrx.~Tjv, «mente sana e L'area lessicale che corrisponde nella
buon discernimento» (ant. 8,23), cfr. letteratura rabbinica al greco q>pov~µoc; e
cpp6vricrtc; xix1 <roq>lo:. (8,34.42) e &pE't'T} affini è determinata da plikam, saggio;
XrLL cppO\l'llO'tc; (8,165) . cpp6\l'llCTtc; è il giu- il contrario è dato da Mteh, stolto (Ab.
sto modo di pensare, orientato verso 4,r.7), corrispondente al greco &q>pw\I.
Dio, e sta con <rocpla. e O'UvE<rtc; ( 8 ,23 s ., La conoscenza (de'a, jd') è in definitiva
cfr. anche 6,rn). In bell. 7,399 sono con- conoscenza di Dio (4,22). Con middot
giunte cpp6'V1)0"Lc; e 'itatodrL. In Ap. 2, bede'ot (5,n) sono indicati i quattro ti·
183 si trova affermata l'unità di <pp6v11· pi di temperamento. A midda, misura,
<rtc; e àpE't'1}: è la capacità di agire in mo- nell'uso linguistico rabbinico e in quel-
do assennato, l'intelligenza pratica 58 • lo neoebraico anche qualità, mentalità,
corrisponde cpp6vruJ.a., che può del pari
cpp6vl]µo:. non è sempre nettamente essere una vox media capace di assume-
distinto da cppovri<rtc;, ma rientra piutto- re un contenuto positivo o negativo, cfr.
sto nella sfera pratica: 7tpa:yµo:.'t'O:. xa.t middot be'iidlim (5,rn s.). Secondo 5,21
q>povi)µa't'a. (bell. 2a34, cfr. ant. 12, il ragazzo tredicenne è tenuto all'osser-
182; 13,306). cpp6vrrµa. è atteggiamen- vanza dei comandamenti; egli è quindi
to e mentalità, quale eredità (ant. 12, bar-miswa {lett.: «figlio del precetto»),
279, dr. bell. l,378) è disposizione e membro della comunità pienamente re-
indole naturale. Così in beli. r ,204 qip6- sponsabile sul piano morale e giuridico.
VT)µa. è attitudine motivata con l'espres- La designazione bar-mi~wa ricorre per la
sione q>UO"Et opa<r-c1}i;ioc;, «energico per prima volta in b. B.M. 96a, ma è comu-
natura» (cfr. anche ant. q ,13). Secon- nemente accettata solo nel Medioevo 59 •
do ant. 4,245 "t'à q>povi)µa.'t'a. devono es- Di Jehuda b. Tema (tannaita) in Ab. 5,
sere orientati verso l'cipE"t'-i]. In ant. 19, 21 viene tramandato un gruppo di detti
42 con crwµa.'t'ci 't'E XIY.L q>pov1)µa.'tct si sulle età della vita, secondo i quali la vi-
indica tutto l'uomo, corpo e spirito. ta dell'uomo è caratterizzata a 40 anni
q>pO'YT)µrt ha abbastanza spesso il signi- da btna, saggezza; a 60 anni egli giunge
ficato di coraggio (ant. r4A61; l5,rr5; alla 'è[a, consiglio. Accanto a ~iikiim ri-
bell. 5,342) 1 a volte in unione con 't'OÀ- corre piqqeaf:i ro, persona con occhi aper-
µrL (bell. 3,22; 4,90) o con M.piroc; (ant. ti (da Dio) (Ex. 4,rr) nel senso di assen-
5,218), audacia (a11t. 17,256), orgoglio nata, giudiziosa, esperta, ad es. b. Ket.
( r 5 ,44), superbia ( r 5 ,8 l ). q>povtµoc;, ra- 88a, e nella parabola dei saggi e degli
gionevole, intelligente, assennato, ricor- stolti al banchetto del re (b. Shabb.
re raramente (ant. 4,36.259); detto del- l53a, cfr. specialm. Mt. 25,1-13).
la condotta diplomatica (9,25; 12,184);
l'avverbio ricorre in ant. l9,rr2 e il com-
parativo in bel!. l,452. Nello storico
Giuseppe, quindi, si manifesta in parti-

58 Giuseppe si presenta come rappresentante 59 Cfr. ScHiiRER lI 496.


del giudaismo ellenistico. ro Cfr. STRACK-BILLER.llECK r 969.878.
159 (Jx,226) <ppi)v x-rÀ. D 1-2b (G. Bertram) (IK,227) 160

D. IL GRUPPO LESSICALE NEL N.T. strofe, comune presso i rabbini, di stol-


61
I • q> pÉVE<; ti 64 nel senso di empi, perché i Farisei
non riconoscono in Dio il creatore del-
È da fanciulli dare la precedenza al-
l'esterno e dell'interno. Difficilmente l'a-
la glossolalia quale espressione diretta
postrofe con &cppwv, ll.cppovE<; appartie-
dello spirito (1 Cor. 14,20). I Corinzi
ne all'autentica tradizione di Gesù. L'av-
devono usare la propria ragione - ivi
vertimento cli Dio: «Stolto!» (Le. 12,
compresi sentimento e volontà - e in ciò
20) fa capire al ricco che egli non ha rac-
diventare perfetti(--) xm, coll. 1026 s.).
colto per sé (\j/ 38,7). Il ricco si culla in
Al grado del bambino, non ancora re-
una falsa sicurezza, non fa i conti con
sponsabile nel suo agire&, succede nello
Dio; questa è la sua stoltezza, il suo pec-
sviluppo della persona il grado della pie-
cato. Nei discorsi che vengono dopo il
na intelligenza, che è il grado dell'uomo
detto di Mc. 7 ,15 sull'impurità esterio-
maturo.
re e interiore dell'uomo, si ha, in 7 ,21 s.,
un elenco cli vizi che si conclude con l'à-
2. a<ppwv) a<ppoliV\IT}
cppocruvri. Si tratta di un elenco arbitra-
a) Nei sinottici rio e casuale e non proprio di una rac-
colta sistematica, anche se forse à.cppoo-u-
In Le. IIAO occppow:ç 63 , stolti, ricorre
vri è posta, quale peccato capitale e fon-
quale apostrofe provocatoria cli Gesù ai
damentale, alla fine, a mo' di ricapitola-
Farisei, i quali si preoccupano delle loro
zione. Essa può cosl essere intesa come
prescrizioni di purità esteriore, cultuale,
fonte di quell'impurità che proviene dal-
rituale, ma trascurano la purezza interio-
l'interno dell'uomo.
re e morale. L'apostrofe, che come tale
colpisce la falsa pietà ed elimina il rap-
porto di comunione, deve tanto più of- b) Nella tradizione paolina e deuteropao-
fendere e ferire i Farisei in quanto essi
lina
pretendono addirittura cli essere 1w.1orn- In Rom. 2,17-20 Paolo enumera le
't'<X.t &.q>p6vt1N, «educatori degli stolti» pretese religiose e morali del giudaismo,
(Rom. 2,20). Il logion del Signore costi- per commisurare ad esse la realtà 65 •
tuisce un giudizio sulla posizione radi- Quindi anche l'espressione 1trk~OEV't'Y}<;
calmente errata dei Farisei e usa l'apo- àcpp6vwv non è in primo luogo d'uso

61 BuLTMANN, Tbeol.6 215 tratta del gruppo 64 Jwtb, dr. STRACK-BILLERUECK l 280; JU 102.
lessicale. 65 LIETZMANN, Rom., ad l.: i vv. 19 s. dànno
62 STRACK-BILLERBECK III 462 offre esempi rab- l'impressione che Paolo citi le parole di uno
binici per il concetto di fanciullo. scritto giudaico destinato a proseliti. Cfr. il ti-
63 &cppwv in Le. potrebbe costituire l'antitesi tolo dello scritto di M. Maimonides, Guida de-
del rabbinico b'l tfwbh [RENGSTORF]. gli Indecisi (trad. A. WEiss [1923/24]).
ippi}v :x:rÌI.. D 2b-3a (G. Be.rtram) ( rx,227) 162

paolino. Piuttosto &<ppoVEç accanto a softerenze: non è dunque pazzia, ma ve-


vTjmoL (-7 VII, col. 95 3) nella prospetti- rità ( x2 ,6). Egli respinge quindi per sé la
va del pio giudeo contiene un giudizio designazione di &cppwv, senza tuttavia
sull'ambiente pagano col quale si vuole giungere a un uso dialettico del vocabo-
esprimere la riprovazione dell'empietà lo, come ha fatto invece per la µwplo:
(-7 vu, coli. 759 ss.; IX, coli. 173 s.). In (~ VII, coli. 762 s.; XII, col. 413) del-
I Cor. 15,36 Paolo con l'apostrofe &- l'evangelo e per se stesso in I Coi·. r,r8
q>pwv non pronuncia un giudizio defini- ss. ecc.
tivo: il suo è un appello retorico al retto In Eph. 5,17 si tratta della condotta
giudizio. Tuttavia, chl mantiene l'atteg- della comunità. cicppo11vv-r1, lo stolto la-
giamento negativo si colloca nella posi- sciarsi andare in questo tempo malvagio,
zione dell't'icppwv, che equivale allo stato e cruve:11tc,, la saggia considerazione del-
di empietà (dr. Rom. r,22; I Cor. 1,18 la volontà di Dio, si contrappongono.
ss.; -7 VII, coli. 759 ss.). Anche i membri della comunità possono
In 2 Cor. r r e l 2 &q>pwv e àcppocrVvT] ridiventare &<ppovEc,. Questo termine sta
sono usati con valore di autocritica. L'<X.- in parallelo ad &cro<pot, che in 5, l 5 ricor-
q>pocrVVT] dell'Apostolo consiste nel fat- re come hapax legomenon neotestamen-
to che egli, almeno in apparenza o tem- tario. licppo'\IEC, riprende &a-oq>o~ e mette
poraneamente, nei gravi contrasti con la in guardia da una mentalità iJ:religiosa,
comunità si pone su un piano che non è anzi empia, cosl come l'esortazione a vi-
qudlo spirituale, bensl quello carnale del vere da 11ocpol viene teologicamente in-
vanto. Questo intende dire Paolo, quan- terpretata mediante l'espressione 11uvlt.-
do in 2 Coi-. 1 r ,r 66 parla della sua à'.cppo- -re: -rl 'tÒ i}ÉÀ:riµcx, 't'OU x.uplou, «sappiate
cruvT]. Nella situazione di Corinto il van- comprendere qual è la volontà del Si-
to, cosa stolta davanti a Dio e agli uomi- gnore». Secondo I Petr. 2,15 è volontà
ni(--? v, coli. 307 s.), è diventato per lui di Dio che la comunità, operando il be-
necessario (n, r 6 s.). I saggi Corinzi ne, faccia tacere l'ignoranza degli stolti.
(cpp6vtµot èhm:ç) si sono assoggettati al- Mediante buone opere dev'essere testi-
le sconsiderate pretese degli &<ppovi::ç, moniata la fede in Dio e vinta l'empietà .
stolti (2 Cor. r r ,19) 67 • Ma Paolo - assu-
mendo anch'egli un atteggiamento di u-
3 . cppovÉw-cppovriµo:
mana stoltezza, quindi esprimendosi in
a) Marco, Matteo, Atti degli Apostoli
termini impropri - li supererà tutti ( l l,
21; 12,rr). E fa ciò riferendosi alle sue L'avvertimento di Pietro, che vorreb-

E. Kii.sEMAN:-J, Die Legitimitiil des Apostels:


66 avversari, ai quali i saggi Corinzi si sono sotto-
ZNW 4 r ( r 942) 55 · messi.
67 In 2 Cor. n,19 P aolo definisce stolti i suoi
<ppiiv X'tl. D 3a-b (G. Dertram)

be distogliere Gesù dal cammino della (Phil. 3 1 14). Con questa affermazione
sofferenza, viene con la massima decisio· che tiguarda la sua persona Paolo indica
ne respinto dalla parola del Signore (Mc. il principio a cui i 'ttÀ.ELOL (~XIII, col.
8,33 par.; ~VI, coli. 92I s., n. q) 68 . ro27) devono ispirare il loro orienta-
Pietro può concepire solo pensieri uma- mento nella sua comunità. Accanto al-
ni, orientati alla vita e al benessere ter- l'indicativo q>povouµev sta l'esortativo
reni. I capi dei Giudei richiedono, pro· cppo\IWµf.V (Phil. 3,15) quale variante;
babilmente a nome dell'intera comuni- essendo l'orientamento, in definitiva, un
tà giudaica di Roma, una presa di posi- dono dello Spirito divino, la variante non
zione di Paolo nei confronti della «set- ha in concreto nessuna importanza. Con
ta» dei cristiani e al tempo stesso un'in· 'ttX &vw ~'l'J'tEt'tE, «cercate le cose di las-
formazione sul suo parere personale: a sù» 69 , e 't<Ì li\IW cppo\IEt'tE, «pensate alle
<ppo\/Etç (Act. 28 1 22). cose di lassù» (Col. 3,1 s.), compare l'im-
perativo paolino, la cui osservanza non
b) <ppovÉw e qipovriµoc nella tradizione resta abbandonata alla volontà dell'uo-
paolina e deuteropaolina mo, poiché la motivazione consiste nel-
cppov'l')µ<t. (Rom. 8,6; ~III, coli. 227 l'unione, operata nel battesimo, del cre-
s.) ricorre nel N.T. solo in connessione dente con l'evento di Cristo e nel suo
con q>povtw (Rom. 8,5) ed ha lo stesso orientamento escatologico. 'tÒ q>pO\lt]µoc
significato dell'infinito sostantivato <tÒ 'tou 1t\IEVµct'toc;, «l'anelito dello Spiri-
I 't'tX É1tL)'EL!X. <ppO\IOU\l"tE<; (Phil.
q>pO\/Et\I. to» (~ x, coli. 1041 s.), il dono che de-
3,19), cfr. l-11 crapxt 'ltE'ltOtM·rn; (3,J), so- termina l'uomo, è, in definitiva, Dio
no schiavi della superstizione e condizio- stesso (Rom. 8,27) 70 •
nati nel loro pensiero da pote112e terre- Rom. I 1 ,20 mette in guardia la comu-
ne, pur appartenendo alla comunità cri- nità dal cedere alla superbia nel giudica-
stiana. Paolo tende alla meta, alla chia- re i Giudei: wh ùljJ'l'}À.a cpp6vEL, «non
mata in cielo che Dio gli rivolge in Cri- montare in superbia», e n,25 71 : µÌ')
sto Gesù quale premio della vittoria .Jl}'tE €:v È<W'toi:ç cpp6vLµOL, «affinché non

68 HAUCK, Mk., ad l.; KLOSTERMANN, Mk., ad ad l.


l. STMCK-BILLERBECK I 748 richiama un detto 'hlGennadio di Costantinopoli in STAAn 382
di R. Johanan: «Chi è discepolo di un sapien- parla di CTX01tÒç 't'OU 7tVEUf.UX.'tOç. T.\IEUµct. è
te? Chi trascura l'affare proprio e si cura de- lo spirito di Dio nell'uomo ("" xm, coli. 208
gli affari di Dio» (b. Shab. xr4a). ss.). Rom. 8,27 riprende 8,6, dr. M. BLACK,
69 1.0HSE, op. cit. (~D. 42) 166-168 rinvia alla The Interpretation of Romans 8,28, Festschrift
preghiera d'intercessione di Col. l ,9-n. Essa O. Cullmann, Nov. Test. Suppi. 6 (1962) 166-
mira a una retta conoscenza e a un retto com- 172.
portamento pratico, cfr. r QS 3,1; 9,17 s. Cfr. 71 Cfr. Prov. 3,7; Is. .5,2I; Gen. r. 44,2 a 15,1,
anche EwALD, Ge/br., ad l. e loHMEYER, Kol., cfr. STRACK-BILLBRBECK m 299.
q>pii'J x-t)... D 3b (G. Bertram). (1x,229) r66

abbiate a presumere della vostra saggez- di concordia, unità di pensiero e volere


za» (~ vn, coli. 701 s.). Rom. 12,16 ' 2 costituiscono l'esigenza fondamentale
nella parenesi muove dall'esortazione al- della parenesi paoUna. In Phil. 2,2 l'A-
la concordia, che è data nella fede. La postolo esorta con insistenza a tendere
messa in guardia contro la superbia è allo stesso fine con i medesimi sentimen-
complètata dall'esortazione a collocarsi ti, a rivolgere lo spirito verso l'unità pre-
sullo stesso piano degli umili (~ XIII, stabilita e a conservare in tutto un sen-
col. 876). Mediante la formulazione ve- timento cristiano (cfr. Rom. 12,16). Se-
terotestamentaria di Prov. 3 ,7, che sta condo Phil. 2,5 75 la stessa professione di
alla base anche di Rom. n,25, si accen- fede in Cristo costituisce la norma per il
tua la messa in guardia contro la presun- sentimento dei credenti, la cui oomunio-
zione: In Rom. 12,3 la paronomasia con ne è costituita da Cristo stesso. In Phil.
il qu'adruplice cppovéw orienta verso il 4,2 viene ripetuta la stessa esortazione
salvifico o-w-cppovéw (~ xm, coll. 8ro per un caso particolare ponendo in rilie-
s.) invece che verso il pericoloso Ù1tEp- vo la comunione con Cristo. In Gal. 5,
q>povÉw: ·n on nutrire aspirazioni eccessi- r o 76 Paolo esprime la fiducia che la sua
ve davanti al fine proposto, ma aspira- comunità respingerà con ronvinzione
re a ciò che è moderato (~coli. 145 s.). qualsiasi altro messaggio. In 2 Cor. 13,
In I Cor. 4,6 il testo, non facilmente rr l'esortazione all'unità dei sentimenti
comprensibile, mediante il q>povÉw 73 in- si inserisce nel contesto della conclusio-
serito nei manoscritti della koiné viene ne della lettera. Rom. r 5,5 è un auspicio
spiegato nel senso della nota ammoni- di analogo contenuto con lo scopo di una
zione 74 • comune glorificazione di Dio.
Orientamento unitario e sentimenti In Rom. 14,6 77 <ppovÉw significa con-

;!In Marcione manca Rom. rz,r6a, cfr. A. tratta di un movimento verso l'unità nonostan·
l-IARNACK,Marcion. Dos Bvangelium vom f rem- te l'azione di potenti Eone centri.fughe. STRACK-
den Gott, TU 452 (1924) Beilage m ro9*. BILLERilECK III 620 cita Rab Joseph: «Impari
73 Già Severiano di Gabala (STAAn 239) inter- sempre l'uomo dallo spirito del suo creatore~.
preta in modo analogo. md't qwnw (b. Sota 5a). Si potrebbe integrare
ì4 L'.esortazione alla concordia, costitutiva per Phil. 2,5 circa a questo modo: 't'WtO [q>pOVfl·
la comunità cristiana, porta a riprendère 1'6µ6· µa.] cppO'JE~'tE ÈV uµ~'J 8 (qip6VTJl.UX) xal (-n'J)
q>pwv, che nella Bibbia greca ricorre solo in I Èv XpMnii} 'I'l'}crou, cfr. Rom. r5,5 [MouLE].
Pelr. 3,8, dr. E. KiiHL, Kritfrch exegetisches 76 L'Apostolo esige la determinazione pratica
Handbuch iiber I Pt., Jd. t1t1d 2 Pt., Kritisch del pensiero e l'orientamento unitario nello
exegetischer Komm. iiber das N.T. 126 (r897), spirito dell'evangelo, dr. F. SIEFFl!llT, Der
ad l.; KNOPF, Petr., ad l. Molto più tardi Di- Brief an die Galater, Kritisch-exegetischer
dimo di Alessandria usa, a proposito di 2 Cor. Komm. iiber das N.T. 7' (1899), ad I.; ScHLIER,
t p 1 (STAAB 44), il sostantivo 6µoqipoa'UV'l'J. Gal.u, ad l.
75 L'attivo è originario, il passivo è lezione del- 77 La seconda metà di Rom. 14,6 in S? è mo-
la koiné (DIBELIUS, Phil., ad/.). Secondo K. dellata sulla frase negativa con #.at{wv, ZAHN,
BARTH, Erkliimng des Phil.6 (r959), ad l. si Rom. 577 n. 9; LmTzMANN, Rom., ad l.
qiflilv x-cÀ.. D 3b-.5a (G. Bertram) (1x,230) r68

siderare. L'importante non è che si ri- La grazia di Dio dona abbondante-


spettino prescrizioni e usi cultuali, ma mente autentica sapienza (~ xu, coll.
che la decisione venga presa responsabil- 843 ss.) e saggezza e ci rivela il mistero
mente davanti al Signore. cppovEi:v è la della volontà divina (Eph. I,8) 79 • Qui la
conseguenza pratica del xpl\IEt\I. Come xapLc; corrisponde alla cppo\11)CTLC:, (Eph.
l'uomo maturo perde i tratti tipici del- 1,8), alla CTU\1Ecr1.c; 1t\IEuµa'tLXTJ (Col. r,9).
1'immaturo(~ VII, coll. 951 s .), così l'a-
dulto abbandona un modo puerile di
5. c:pp6viµoc;
sentire e di pensare, ad es. la curiosità
per una yvwcnc; falsamente rinomata (r a) cppovtµoc; in Matteo e Luca
Cor. 13,rx) 78 • Tutto ciò non ayviene per
Nella tradizione sinottica <pp6vtµoc; ri-
sua forza personale, ma perché egli è ri-
corre solo in parabole o in detti para-
conosciuto da Dio. In Phil. 1,7; 4,10
bolici. In Mt. 7 ,24 colui che mette in
cppovÉw Ù7tÉp o bel indica un agire e un
pratica la parola è simile all'uomo saggio
pensare pieni di sollecitudine; in questo
che costruisce(~ vm, coll. 386 s.) )a ca-
caso si ha quasi un sinonin10 di cppov'tt-
sa sulla roccia. Il motivo del q>povLµoç è
~w.
secondario. Esso vuol forse dire: il ser-
vo prudente si impegna là dove è stato
4. cpp6vricnc; posto; si adegua completamente al suo
Nel N.T. il sostantivo cppovricrtc; ricor- padrone (Mt. 24.45 par.). Cosl è assen-
re solo due volte, e in entrambi i casi in nato il cristiano che si conforma del tut-
passi di carattere liturgico. In Le. 1,17 to al Signore. Nella parabola delle dieci
cpp6vricrtc;, dopo la citazione di Mal. 3, vergini (Mt. 25,1 ss.) so l'accortezza con-
2 3, sta in parallelo alla prima metà del siste nell'esser pronti 81; infatti tutto sta
versetto, forse in un rifacimento del te- nell'incontrarsi effettivamente col Signo·
sto originario: riportare certi disobbe- re. Nella parabola dell'amministratore
dienti al modo di pensare e alla condotta disonesto (Le. 16,8) 82 si tratta dell'ac-
delle persone pie quale compito escato- cortezza nel senso di scaltrezza: il ricor-
logico del Precursore. so all'astuzia è determinato da una situa-

7& Cfr. Ier. 4 12 2: ui.ot &q>pow:c; ... croq>ot ELCTL sennatezza che scaturisce dalla croqiltt e la ten-
-cov xa.xo1toL7jcra.t. Invece di croq>ol qui po- de utile alla vita)>, cfr. Prov. ro,23,
trebbe star meglio, conformemente a Is. 44,25, 80 J tiLICHER, Gl. Jesu li 448-459.
qip6vtµot, che in base a Ge11. 3,r può signifi-
care anche scaltro, astuto, nel senso di Le. 16, 81 STRACK-BILLERBECK I 969 s.
8; certi copisti sono stati evidentemente indot- &Z JiiLICHER, Gl. Jesu Il 504: è Gesù colui che
ti c;la croqiol a modificare xa.X01tOLija'a~ in xa- in Le. x6,8a loda l'amministratore infedele per
À.wc; 1tot7jcrm o sim. la sua astuzia; dr. anche W. MICHAELIS, Die
79 EwALD, Gefbr. a Eph.x,8: <ppo\IT)crc.c; è «l'as- Gleichnisse ]esrr (1956) 227-zi9. ·
169 (IX,230) qipiiv X"t"Ì.. D ,a - E r (G. Bertram) (rx,231) 170

zione senza apparente via d'uscita e dal la chiama in causa. Diversa appare l'esor-
conseguente stato di necessità. Con que- tazione in I Cor. x4,20. In 2 Cor. II,19
sta condotta l'uomo mondano può persi- Paolo quali6ca i Corinzi come cpp6'11tµoi.,
no diventare un modello per i figli della ma qui il termine va inteso in senso iro-
luce. In queste parabole q>p6vtµoc; indica nico, poiché essi si lasciano ingannare
colui che ha compreso la situazione e- cosl facilmente {~col. r 5 I).
scatologica dell'uomo. Di qui si capisce
anche perché questo vocabolo prenda E. IL GRUPPO LESSICALE NEI PADRI A-
spicco nella tradizione delle parabole. Il POSTOLICI E NEGLI APOLOGISTI
detto parabolico dell'accortezza dei ser-
r. Secondo I Clem. 3.3 le contese in
penti (Mt. 10,16) 83 e della semplicità
Corinto sono determinate anche dal con-
delle colomb~ (~ x, coll. 37 s.) potreb- trasto tra cpp6vLµot. e &cppo'llEç. L'autore
be essere proverbiale 84• Ma se si mette quali.fica gli avversari come stolti pre-
in rapporto col <ppovtµW'ta'toç di Gen. suntuosi (39,r.7 s., cfr. lob 5,2 s.). ed è
meglio mettersi in urto con loro che con
3 ,1, essa assume un significato biblico, Dio (2I,j). Gli insensati contrasti pro-
che si accentua nella lezione che ha ò vocano bestemmie contro il nome del Si-
éiq>tc; {~ IX, coll. 60 s.) al singolare. gnore da parte di coloro che la pensano
diversamente (47,7). In 2 Clem. ricorre
più volte q>pov~w 1tEpl (r,1 s. 85, cfr. 12,
b) q>p6vtµoc; in Paolo 5). In entrambi gli scritti si trovano, co-
me in Paolo, esortazioni all'umiltà (I
Paolo esprime con questo vocabolo Clem. 13,1) e alla concordia (2 Clem.
l'essenza dei credenti. In Rom. u,25; 17,3}. Ignazio ha cppovéw con l'ace. (Sm.
II ,3: ..H.wx.; Tr. 4,1: 1toÀ.À.a). In Mg.
12,16 qip6vtµoc; ricorre parallelamente a
3,r (cppévtµoc; È'll ì}EQ) e in Eph. 17,2 si
cppo'llÉW (Rom. u,20; 12,r6; ~ coli. invita ad una condotta assennata; per
164 s.). In I Cor. 4,ro cppo'lltµot è usa- Ign., Poi. 2,2 86 dr. Mt. ro,r6. Un'oppo-
to in senso dialettico; Paolo si qualifica sizione a un pensiero docetico si scorge
in Sm. 2,r; 5,2; per Tr. 8,2 cfr. I Clem.
con µwpol - il plurale è forse solo un 47 17. Nella Lettera a Diogneto l'idola-
adattamento formale-, mentre i Corin- tria pagana è un esempio di &.cppouuvT),
zi sono i cpp6vtµot. In I Cor. lo,r5 Pao- stoltezza (3,3; 4,5), cfr. q>po'llr)O-tc; (2,1).
Il pensare (cppovdv) giudaico è giusto
lo presuppone la capacità di giudizio del- nel suo principio ( 3 ,2). In Erma cppo'llÉW
la comunità nella questione della Cena e con l'accusativo ricorre abbastanza spes-

83 STRACK-Bll.LERBECK 1 ;;74 s.; BRAUN, op. cit. 8S Le frasi sul retto pensiero cristologico echeg-
(-+ n. 42) rr 30 n. r: l'agire profano dell'uo- giano ancora nelle controversie del v e vr se-
mo quale riflesso del suo comportamento nei colo (KNoPF, Cl., ad l.).
confronti di Dio; n 102 s. n. 5: in r QS 9,21-
23 s'invita espressamente a un odio che si ma- 86 Qui il serpente è immagine dell'appetito car-
schera prudentemente da umiltà. nale, mentre la colomba è simbolo di ciò che
M Cfr. Midr. Ca11t. 2 a 2,14 (WtiNSCHE 74). è spiritualmente appetibile.
r71 (lx,231) qipiiv X't"Ì.... E r-3 (G. Bertr(\m) (rx,231) 172

so nel senso di pensare giustamente 3,q; Num. 21,9; Is. 27,1 si parla in
(mand. 3,4; 9,r2; lo,3,1; sim. 5,2,7; 9, dial. r 12,2. In Giustino cppiJV ricorre so-
13,7). Anche in certi credenti si trova in- lo. in apol. 39,4 in una citazione di Eur.,
sensatezza (sim. 9,22,2 s.), anche nello Hipp. 612 89• Nella sua polemica contro
stesso Erma (vis. 5,4; mand. 4,2,r; r2, gli dèi Atenagora (suppl. 22,5) cita l'e-
4,2; sim. 6,4,3; 5,2). La stoltezza com- quiparazione, corrente nella teologia el-
pare come ostilità contro Dio (mand. 5, lenistica, di Atena con la q>p6'VllO'tç 90.
2,2.4 e passim) 81 • Dietro l'insensatezza
degli uomini e la loro empietà sta l'an- 3. Nella gnosi la q>p6VY}O'Lc; compare,
gelo del male, il quale pure è lX.cppwv in seguito all'elaborazione di concezioni
(mand. 6,2,4). Per quanto diversi-siano mitiche (Athenag., suppi. 22,5 ), quale
i popoli nel mondo per cpp6v11crtc:; e volle:;, emanazione della suprema divinità, del
col sigillo del battesimo essi ricevono i>Eòç èipp11'to<;, tra i componenti dell'og-
µlixv cpp6v11aw e [vix vouv. Cosl si per- doade. Nel sistema di Basilide si ha la
viene all'unità della fede e dell'amore serie: vovc:;, Myoc;, cpp6vri<rtc;, Svva:µtç ,
(sim. 9,17,2.4; 9,18,4, cfr. 9,29,2) 88 • Òtxa.to<TUvn (dr. Iren., haer. l,19,i) 91
(~ xm, col. 263 n. 75). Secondo l'Apo-
2. Aristide si chiede (apol. 8 ,r; 14,1) crifo di Giovanni (Cod. 3,u,22 s.) 92 dal
che cosa pensino di Dio i gentili e i Giu- divino a.Ù'toyEvic; provengono quattro e-
dei. Coloro che sono considerati saggi manazioni: )Captç, <TV\IE<TL<;, IXÌ:O'D'r)O'Lc;,
diventarono stolti. O:cppovÉO''t'Epoi dei q>p6vn<rt<;. Nella preghiera per l'unzione
Greci sono gli Egizi ( 12, 1). cppovÉw, cpp6- in act. Thom. 27 si menzionano cinque
VYJ<Ttc; ricorrono in Iust., dial. r,6; 23,2; membra: '\love:;, itwota:, cpp6V1)<rLç, E.vw-
48 ,1 ecc., soprattutto nelle discussioni µ1)<rtc;, À.oytcrµ.6c;. La cattolica Epistula
col giudaismo. Secondo 3,3 la cpp6V'r)crtc; Apostolomm 93 contiene (43-45) una in-
poggia sulla q>tÀ.o<rocplix e sull'opitòc; À.6- terpretazione di Mt. 25,r ss.: le dieci
yoc; (cfr. 2,4.6). Iust., dial. 5>4 s. confu- vergini sono dieci forze fondamentali.
ta la dottrina platonica dell'anima (Tim. Contrariamente a concezioni gnostiche
4 r) ricordando la peccaminosità e la la conoscenza e l'assennatezza sono an-
stoltezza (aq>po<ruvll) delle anime. Per noverate tra le vergini stolte. Le vergi-
dial. 12,3 cfr. Rom. 1 r,20.25 (~ coll. ni sagge sono la fede, l'amore, la grazia,
164 s.). Del modo insensato (&;cpp6- la pace, la speranza.
vwç) d'interpretare il serpente di Gen.

87 In Herm., sim. 9,15,3 tra le donne nere è Deutschen Archaologischen Instituts Kairo,
menzionata l'aqipoavvn; in 15,2 la prudentia Kopt. Reihe 1 (1962) 64.
sta al dodicesimo posto nel testo latino, mentre 93 ed. C. ScHMIDT, Gespriiche Jesu mit seinen
in quello greco la aVVE<fi.c; occupa il decimo. f iingern 11ach der Auferstehu11g. Ein Katho-
88 Per l'innocenza dell'animo infantile quale lisch-Apostolisches Se11dschreibe11 des 2. ]ahr-
culmine della pietà in sim. 9,29,2 s. cfr. DIBE· hrmderts, TU 43 (1919) 136-145, cfr. 379-383.
uus, Herm., ad I. Resta aperto il problema se nell'originale greco
89 Cfr. Plat., Theaet. 154d. si debba presupporre <rvVEO'Lç, È1tLO'-ti)µ1") o
90 W. KRAUS, art. 'Athena', in RAC I 879 s. q>p6vn<rLç, cfr. Herm., sim. 9,15,2 e- n . 87) e
91 P. HENDRIX, De alexandriinsche Haere- gli altri paralleli indicati da ScHMIDT 382. Ve-
siarch Basilides ( r926) 38 s.; H . LEISl!GANG, di anche R. STAATS, Die torichten ftmgfrauen
Die Gnosis4 (1955) 249. von Mt 25 in gnostischer und antignostischer
92 cd. M. KRAUSE - P. LABIB, Die drei Versio- Literatur, in Christentum und Gnosis, ZNW
11e11 des Apokryphon des Johannes, Abh. des Beih. 37 (r969) 98-xr5.
173 (rx,231) cprrlJv X't'À.. E 4 · qiuM.ucrw A 1 (G. Bertram) (IX,232) 174

4. In Basilio, Atanasio, Isidoro è atte- vescovo 94, e in area linguistica latina


stato l'uso ecclesiastico burocratico di quello, ancor più diffuso, di prudentia.
cpp6\11)CTL<; quale allocutivo riservato a] G.BERTRAM

SOMMARIO: Il. 10,309 ss.417 ss.), e assume il signifi-


cato di proteggere, salvaguardare, pren·
A. Il verbo nel greco extrabiblico:
dersi cura di (Od. 15 1 35). In Il. l0,417;
1. da Omero ad Axistotele;
2. l'uso linguistico ellenistico.
Od. 14,rn7 accanto a q>uÀ.rurCTw sta f>uo-
B. Nell'A.T. e nel giudaismo: µa.t. Altri significati sono osservare, fare
r. nell'A.T. greco; attenzione a, mirare a qualcosa, spiare
2. nei testi di Qumran; (Il. 2,251) e osservare, considerare, te-
3. in Filone e Flavio Giuseppe; nere conto di (Il. 16,686), oppure con·
4. negli apocrifi e pseudep.igrafi di lingua gte· servare (Il. 16,30; 24,u1; 3,280); infi-
ca; ne anche essere guardingo, prudente (Il.
5. nella tradizione rabbinica. 23,343). Il medio ha il significato di sta·
C. qiuM1111w nel N.T.: re in guardia, guardarsi da, e viene spes-
1. nei vangeli e negli Atti degli Apostoli;
2. nelle lettere.
so usato come l'attivo (ad es. Soph., Phil.
D. Nel primo cristianesimo. 48). In Horn., Od. 5,466; 22,195 il ver-
bo, usato intransitivamente, significa es·
sere desto in opposizione a dormire e si
A. IL VERBO NEL GRECO EXTRABIBLICO riferisce all'attività dei pastori. Il co-
1. -Da Omero ad Aristotele strutto con 6:1to, preservare da, ricorre
in Xenopb., Cyrop. 1,4,7, in Platone si
Il verbo cpuÀ.6.crcrw, attico cpuÀ.a:t't'W, trova µi} (Theaet. l54d) oppure o1twç
è derivato da cpuÀ.cd; 1, guardiamo, e in· µ1} (Gorg. 48oa). cpuÀ.cX:a-crw 'V6µov signi-
dica l'attività o la funzione dei guardia- fica osservare una regola di condotta
ni che nella notte devono proteggere da (Soph., Trach. 616) e osservare diligen-
aggressioni coloro che dormono. Indica temente le leggi (Plat., polit. 292a) 2 , cfr.
il vegliare volontario e cosciente, l'esse- q>uÀ.ci't''t'OV't'Eç o$~EW (resp. 6,484d). A-
re all'erta, transitivo: sorvegliare (Horn., naloga formulazione si ha in Aristotele:

~ H. ZILLIACus, Anredeformen: Jbch. Ant. logie des Spi:itiudentums, (Diss. Bonn [ 1938])
Christ. 7 (1964) 178. 6-63.
I Etimologia incerta; fotse dal Iat. b11b11/cus,
cpuì.&ucrw «bovaro», WALDE-HOFMANN, s.v. e BOISACQ,
HATCH·RimP., LIDDELL-SCOTT, PAPB, PRBU· s.v. cpvÀ.a;XÒ<;, FRISK, s.v. q>Oì.a;ç, Per la for-
SCHEN-BAurut, s.v.; F. MELZER, Der christTiche mazione del verbo cfr. ScHWYZER I 725.
Wortschatz der deutschen Sprache. Bine evan- [RrsCH].
gelische Darstelltmg (1951) 249; W. B6LD, Die 2 W. JAEGER, Paideia. Dìe Formung des grie-
a11tidamonischen Abwehrmiichte in der Theo· chischen Menschen m 1 (1959) 38.
175 (Ix,232) q>uÀwnrw A I - B 1c (G. Bertram) . (1x,233) 176

cpv).6.~a.L 'tovc; v6µovc;(pol. 3,15 [p. che Dio richiede all'uomo nei riguardi
I286b 33]); q>VÀ<i·t"'tEW ... 't"Ì)\I 1tOÀ.t.- dell'alleanza con lui (Ex. 19,5 e passim),
'tEla.v {8,r [p. r337a 15 s.]). delle prescrizioni cultuali, delle leggi, dei
precetti, delle esortazioni e degli ammo-
nimenti, diventando in questo senso un
2. L'uso linguistico ellenistico termine tecnico nelle tradizioni della leg-
Nel greco quotidiano dei papiri si ri- ge dall'Esodo al Deuteronomio. Esso ri-
scontra un uso linguistico assai vario. corre peraltro anche nei libri storici, in
Vi si parla, ad es., del servizio di guar- parte con diverse formulazioni, ad es. te-
dia (P. Petr. III p. 341,2r s. [nr sec. a. nere la via del Signore (Iud. 2 ,22; 3 Btx.a-.
C.]); il pio augurio Dio vi protegga ri- 2,4; 8,25 [plur.] ecc.), osservare, segui-
corre in P.Masp. r 67005,27 (vr sec. d. re i precetti del Signore (~ III, coll.
C).Spesso si tratta di documenti conser- 585 s.). I Profeti presentano talora an-
vati (P. Masp. r 67032,89 [55 1 d.C.]) che altre sfumature: si parla del custodi-
o di oggetti depositati (P. Lille I 7,8 [m re la conoscenza (Mal. 2,7), la giustizia,
sec. a.C.]). Altrove è ampiamente atte- la verità, la pace (Is. 26 ,2 s.). Negli Agio.
stato anche l'uso linguistico giuridico in grafi si mette in rilievo il custodire, I'os-
casi di diritto contrattuale e matrimo- servare le vie, le testimonianze e i pre-
niale 3• cetti del Signore (lob 23,n; I}/ I?,22;
18,12 ecc., specialm. "'n8, dove cpu-
À<iua-w ricorre 21 volte, dr. anche Prov.
B. NELL'A.T. E NEL GIUDAISMO
2,8; 4,5 ecc.). cpvÀ.aa-crw è usato negati-
1. Nell'A.T. greco vamente in I}/ r6,4, con &Tté 7 in I}/ I7,
24. In questi enunciati l'uomo è sogget-
a) Nei LXX cpu)..0.ua-w ricorre 471 vol- to; si esige che egli mantenga, conservi
te, di cui 379 in rispondenza di Jmr 4 e e osservi l'ordine divino, come si espri-
ro io rispondenza di nfr 5 • I due verbi e- me esemplarmente Gen. 2,15.
braici esprimono sostanzialmente gli
stessi concetti di q>uÀ.aa-a-w 6 c) Ma il verbo indica anche, inversa-
mente, il comportamento di Dio nei con-
b) q>vÀaa-a-w ricorre spesso - special- fronti degli uomini: il credente fa espe-
mente al medio - nella maggior parte dei rienza della protezione di Dio, e a questa
significati che ci sono noti dal greco pro· protezione l'uomo pensa e si appella ap-
fano (~ coli. 173 ss.), ma serve soprat- punto quando il suo destino sembra con-
tutto ad esprimere il comportamento traddirla (lob 10,12; 29,2 ). Ma Dio, che

3 PRIHSIGKR, \Vort., s.v., con numerose testi- "t"T)pÉw, e in 21,23 con qiv),6:.crcrw e OLCC"t"7JpÉw.
monianze; MouLT.-MILL., s.v. Jn questi casi con smr e q>UÀ.aCTCJW si ha un ri-
4 Inoltre smr (nel testo ebraico 458 volte) è re- ferimento alla persona, con n~r e OLrL"t"TJpÉw un
so nei LXX 13 volte con 6Laq>vÀ6.cnrw, IO vol- rilerimento alla cosa (cfr. Prov. 22,5); e in ge-
te con rcpocrÉxw e 22 volte con "t'l)pÉw e com- nerale con llfr prevale il complemento oggetto
posti; in più con altri 20 vocaboli greci. di cosa.
s Inoltre t1!r (nel testo ebraico 62 volte) è reso
6 Forse nfT rispetto a smr ha talvolta un signi-
nei LXX una volta con l>Laq>vÀ&.crcrw, 12 volte
con (Ex-)1;-rrrÉw, 10 volte con "t'l)pÉw e compo- ficato più nettamente definito, ad es. in lob 7,
20, dove tlOfer 'iidom, custode dell'uomo, in-
sti. Quando qiuÀ.auuw e "t"'l)pÉw ricorrono pa-
dica il vigile controllo critico che Dio esercita
rallelamente, q>VÀaCJCTW corrisponde a smr e
"t"'l)PÉW a n!r (dr. ad es. Prov. 2,rr). In Prov.
sull'uomo.
19,16 imr viene reso due volte con qiuMcrcrw e 7 HELBING, Kasussyntax 30-32.
177 (1x,233) qiv>..&:uuw B rc-2 (G. Bertram) (1x,234) 178

osserva tutti i passi del giusto (lob 13, precetto della legge (Prov. 6,22), l'edu-
27; 33,u), lo custodisce e lo protegge cazione (Prov. 10,17), la giustizia (Prov.
anche nella sofferenza e nel peccato (ro, 13,6). Dio è il soggetto logico anche di
14) e persino nel regno dei morti potreb- frasi al passivo (Sap. 19,6; ~ 36,28). Co·
be salvarlo dalla sua ira ( 14,13 [testo e- me il pio viene custodito per la sua sal-
braico: f pn]) 8 • Dio ha cura degli anima- vezza, cosl l'empio viene risparmiato per
li (lob 39,1) e degli uomini (Ier. 5,24). il giorno della sventura (Prov. 16,9). Il
Cosl in 'Iep. 38(31),10 compare l'imma- messaggio profetico contiene però la pro-
gine del Signore come custode e pasto- messa che Dio non manterrà in eterno
re 9 d'Israele. Il verbo peraltro manca la sua ira né sempre serberà (ota;cpuÀ.acr-
nell'annuncio profetico di salvezza. I Sal- crw) rancore (Ier. 3,5). Cosl in seriori
mi celebrano, in numerosi enunciati in· traduzioni greche (E' S') di \{160,8
nici, Jahvé quale custode e protettore (Field, ad l.) si giunge, per un'errata let-
del giusto, che non cessa di rivolgersi a tura del difficile testo ebraico, a profes-
lui pregandolo di proteggerlo (tV u,8; sare: «Misericordia e verità da parte tua
15,1; 16,8; 24,20; 33,21 ecc., cfr. anche (scil. di Dio) custodiscono lui (scil. il
r Ba;O'. 30,23; Prov. 2,8 e passim). Co- pio)». Il detto di l Bci.cr. 25,29, che già
lui che custodisce Israele non dorme (\jl in tempi precedenti 1a pietà giudaica ave-
120,4). Egli protegge la città (ljl 126,r ), va isolato dalla storia veterotestamenta-
custodisce gli stranieri (~ 145,9), i po- ria e inteso come espressione della spe-
veri (ljJ 114,9), i suoi devoti (ljl 96,ro), ranza in una vita eterna, è reso in Sim-
tutti quelli che lo amano (ljJ 144,20), i maco con cpuÀactcrw: «Sia l'anima custo-
singoli che lo pregano (\jl 120,7). La be- dita nel legame della vita presso il Si-
nedizione aronnitica augura ad Israele gnore Dio»(~ III, coll. 1420 ss.).
questa protezione (Num . 6,24, cfr. Ex.
23,20}. Si hanno poi enunciati con un 2. Nei testi di Qumran
complemento oggetto di cosa: Dio man-
tiene la sua misericordia e custodisce la smr nel senso di fedele osservanza del-
sua alleanza (3 Bixcr. 3,6; 8,23; 2 'Ecr8p. la legge è uno dei termini fondamentali
u,5; 19,32; 2 Par. 6,14 ss.; Deut. 7,9); della comunità di Qumran w. Infatti in
protegge l'&.À:f)il'e~ci. (ljJ 145,6). Al posto questi testi sm1· è usato a proposito di
di Dio subentrano nella tradizione sa- coloro che custodiscono la sua alleanza
pienziale, in certo modo come ipostasi, (I QS 5,2.9), che osservano i suoi pre-
come potenze benefiche che proteggono cetti (r QpHab 5..5 a 1,12 s.; r QH 16,
l'uomo, la sapienza (Sap. 9,u; 10,1.5. l3.r7; Dam. 3,2 s. (4,2 s.] ), che serbano
12), il buon consiglio (Prov. 2,II), il fedeltà (r QS 8,3; ro,25). In Dam. con

a In !ab r4,r2 non ricorre neppure la più te· Qui, e in particolare al v. 14, i LXX trovano
nuc speranza di risveglio dal sonno della mor- attestata la fede nella risurrezione.
te. Il desiderio di essere protetto nel regno dei 9 Cfr. W. JosT, IloLµ1)v. Das Bild vom Hirten
morti è irreale, cfr. F. HoRST, Hiob, Bibl. i11 der biblische11 Oherliefertmg und seine chri-
Komm. A.T. 16,1 (1968), ad t. L'antica esegesi stologische Bedeuttmg (1939) 19-21.
ecclesiastica trovò nel v. 12 un accenno alla ri- 10 H. BRAUN, Spiitiiid.-hiiretischer u11d friih-
surrezione escatologica dei morti. Quindi G. christlicher Radikalismus, Beitriige zur histo-
HoLSCHER, Das Buch Hiob, Handbuch A.T. rischen Theologie 242 (1969) r 99 s.; O . BETZ,
I 17' (1952), ad l. ritiene che il versetto sia sta- Offe11baru11g und Schri/tforschtmg in der Qum-
to rielaborato. Diversamente K. BunnE, Das ransekte, Wissenschaftliche Untersuchungeo
Buch Hiob, Handkomm. A.T. II r (1896), ad l. zum N.T. 6 (1960) 8.32.
<pv°Mauw B z-3b (G. Bcrtram) (rx,234) 180

Imr si indica la salvaguardia del servizio 395). In bell. 2,139 è ricordato; quale
del santuario (4,1 [;;,7)), l'osservanza secondo punto delle regole esseniche,
del sabato (6,18 [8,:r5]; lO,r6s. (13, l'obbligo di salvaguardare i diritti del-
r]) e il tener fede al giuramento ( r 6 ,7 l'uomo, e sempre in questo contesto si
[20,4 s.]). Con questi termini la comu- esige che ci si mantenga puri da illeciti
nità descrive e definisce se stessa, senza profitti (2,141). Un particolare signifita-
casistica, rifiutando radicalmente il com- to assume per Giuseppe l'esortazione a
portamento contrario (r QS 10,21; r custodire la legge (ant. 4,318), ad osser-
QM ro,1; r QH 18,24; Dam. 2,18.21 vare ed eseguire prescrizioni, prècetti,
[3,4.7); 6,14 [8,12]). Ma dietro tutto leggi e regolamenti (6,141.336 [così an-
ciò sta Dio; è lui che protegge i giusti che 't'1'JP~W, ad es. 8,120.39 5; 9,222]; 7,
11
(I QS 2,3; I QM I I , I I ; J:4,4.8.10; 338.384; 8,208; Ap. r,60.3q; 2,156.
12 13
18,7 ; r QH, fr. 3,7 ; forse anche r 184 ecc.). Le esortazioni ad attenersi
QH 15,15 14), e cosl ha mantenuto il suo strettamente alla legge (ani. 12,276) e ai
giuramento (Dam. 8,15 [9,23]) e con- costumi paterni (16,36; 19,285.288.
servato l'alleanza e la grazia (Dam. 19,1 290.304; Ap. 1,29), a custodirli e a man-
[8,21]). tenere la pace (ant. 4,297) sono dedotte
a più riprese dalla storia. Bisogna dtte-
nersi (8LacpvÀa-ri:w) alla pietà (16,41),
3. In Filone e Flavio Giuseppe custodire i doni di Dio (Ap. 2,197). Die-
a) In det. pot. ins. 62-68 Filone si rial- tro a ciò sta la forza protettrice e con-
laccia a Gen. 4 19 e a Num. 8,26 e spiega servatrice di Dio (ant. 4,243; 6,291; 7,
che il custodire nella memoria è il fi- 153; 8,24.114; 12,55). Frequente è an·
ne, superiore all'esercizio, che è il mezzo che l'uso politico-militare di cpv}À.'t"tw
{cfr. anche leg. all. 1 153-55 a Gen. 2,15). nei diversi significati di guardarsi, pre-
In Filone cpvÀ.a<r<rw ricorre solo in que- munirsi (6,207; 7,32.n8), tener fede ai
sti brani. In cher. 34 si trova il compo- giuramenti e ai trattati ( ro,97; 14,309;
sto 'ltpocpvÀo:t..toµat , con riferimento al- 20,93.349), assediare (12,318), sorve-
le persone che esortano e ammoniscono, gliare, proteggere (II.47 s.; 12,333; 13,
le quali invitano a ricordarsi dell'incer- 202; 20,155; Ap. 2 144; bell 2,205; 4,
tezza del futuro e a mantenere la giusta 5 r), conservare, custodire, risparmiare
misura. (ant. 5,13; r4,489; bel!. 2,32r; 5,565;
6,208; 7,334.373), occupare {2,378), te-
b) In Flav. Ios., ant. 4,301 viene ri- nere prigioniero (ant. 13,17; hell. l,
petuta la disposizione di Deut. 22 15. Le 258). Giuseppe si attiene cosi all'uso lin-
esortazioni religioso-morali in ant. 8, guistico consueto 15 di q>uÀ.ci:'t'tW (~ coli.
120 sono una parafrasi di 3 Bacr. 8,58; i- 173 ss.).
vi Giuseppe in luogo di cpvlch'tEO-~a~
à.m) usa 'tTJPEL\I con l'accusativo (cfr. 8,

Il Qui J. CARMIGNAC, La règle de la guerre huda (1959) 135.


des fils de lumière co11tre les fils de tén~bres 14 Cfr. S. HoLM-NIELSEN, Hodayot. Psalms
(1958), ad l. e K.G. KUIJN, Konkordanz ZII dett from Q11mran, Acta Theologica Danica 2
Qumrantexten (1960), s.v. Imr giustamente in- (1960), ad I.
tegrano il testo in questo modo: hJm [rthJ. 15 In Flavio Giuseppe si vede quanto sia vasto
12 Per i passi da r QM dr. C11RMIGNAC, op. cit. l'uso linguistico di cpvÀ.6:uuw nel I sec. d.C.
e~ n. n). [Debbo in parte l'indicazione dei passi a KR.
13 ed. A.M. HAnERMANN, Megilloth midbar Y e- JlENGSTORF).
181 (1x,235) cpuM<rcrw B 4. e I (G. Bertram) (IX,235) 182

4. Negli apocrifi e pseudepigrafi di !in· ti i comandamenti è possibile 17 ; vi sono


gua greca quindi persone perfettamente giuste (b.
Shab. 55a). Secondo la concezione rab-_
L'uso linguistico degli apocrifi e binica i patriarchi, ad es. Abramo (b. Jo-
pseudepigrafi giudeo-ellenistici non pre- ma 28b, ed anche b. B.B. 17a) e altri pii
senta in sostanza alcuna novità. Lo sco- dell'A.T., hanno osservato tutta la torà
nosciuto o ambiguo Jwp 16 di Gen. 3,15 e sono rimasti senza peccato (Qid. 4,r4).
è reso in Sib. 1,62 con 1tpo<pvÀ.<i<Taw. In Shehi. 10,3 viene citato Deut. 15,9
Conservare la sincerità e l'amore (Sib. con Imr, guardarsi. In Bik. 13,12 si par-
2,58.65) è una esigenza nota. Il pio au· la di 'ns; msmr, uomini del servizio; in
gurio «la verità vi protegga» (test. R. 3, Shab. 22,4 si trova smr, conservare. Inol-
9) si inserisce nella tradizione sapienziale tre in questo trattato ricorrono !n', con-
veterotestamentaria d'impronta elleni- servare (10,1 e passim) e n!l, salvare, cu-
stica. In altri passi dei Testamenti dei XII stodire ( 16,1 e passim). In aramaico smr
Patriarchi si parla di conservare l'eredi- è sostituito da n(r.
tà spirituale dei padri (test. R. 4,5; S. 7,
3;L. 10,1;Iud. 13,1; 26,1).Apiùripte·
se si mette in guardia contro ogni gene· C. cpv}.ri<rcrw nel N.T.
re di seduzione (test. R. 4,8; 6,1; S. 3 ,1;
1. Nei vangeli e negli Atti degli Apostoli
4,5; L. 13,8; Iud. 16,1). Secondo test.
I ud. 22,3 Dio conserverà in eterno il po· In tutti e tre i sinottici il verbo ricor-
tere regale di Giuda. In ep. Ar. 3u il
principio giudaico dell'intangibile con- re solo nella storia del giovane ricco 1 e
servazione della legge di Dio rivelata precisamente al medio (Mc. 10,20 par.).
(Deut. 4,2; 13,1) viene trasferito alla Esso indica un'osservanza della leggeri-
traduzione greca della legge fornita nei
LXX. . conosciuta anche da Gesù: «Tutto ciò
l'ho osservato fin dalla mia giovinezza».
Ma, mentre Gesù qui e altrove non ve-
5. Nella tradizione rabbinica
de nella precisa osservanza della legge
I rabbini sono i custodi e guardiani l'ultimo e supremo fondamento della
della torà; essi determinano la linea di
tradizione da Mosè al loro presente (Ab. pietà, sembra invece che altri passi neo-
l,1-2,4; 3-4). In Ab. 4,5.u (cfr. 2,8) testamentari identifichino nella fedele
viene usato 'sh in riferimento all'osser· osservanza di determinate prescrizioni la
vanza della legge. Per i rabbini la custo-
dia e l'osservanza della legge e dei suoi perfezione della pietà cristiana. Ma nel
precetti, che a loro avviso (Mek. Ex. 7, N.T. è in gioco non la legge di Dio, ben-
5 a 20,2 [p. 222,2)) assommavano a sì la sua parola. Cosl in Le. 1 r ,28 si dice:
613, costituivano il fondamento della
«Beati coloro che ascoltano e osservano
pietà; il compito che si prefissarono fu
quindi quello di porre una siepe intorno la parola di Dio (~ VI, coli. 338 ss.)» .
alla legge (Ab. l,1). L'osservanza di tut- Questo logion presuppone il v. 2 7 ed è

16 Cfr. KoHLER-BAuMG., s.v.; i LXX hanno 'tTJ· 17 STRACK-BILLERDECK I 814.816 (ìvi altro ma-
p~w e~ xm, col. n95). teriale).
q>UÀ.cicrcrw e X-2 (G. Bertram)

forse concepito come replica 18 • Difficil- osservate: si tratta delle rinunce da ri-
mente è da vedere nella parola di Dio chiedere alle comunità di ex-gentili
la torà. Nella prima comunità anche i (Act. 2I,25). Qui, come anche in Le. 12,
detti di Gesù (le «parole del Signore») r 5, q>vÀ.ticrcrw è usato nel senso negati-
. sono ritenuti, fin dai primi tempi, vo di guardarsi da 24 • Secondo Le. 4,10
parola di Dio. Ciò risulta da Mt. 7 ,24 ss. Gesù deve affidarsi' alla promessa di tJi
par., dove '1tOLÉW (-7> x, coll. u73 ss.) 90;II: 'tOV ~~a.q>uÀ.a;a.~ O'E. In Io. 17,
corrisponde a cpvÀ.riO'O'W o a 'tTJpÉw (-7> 12 egli è colui che custodisce quelli che
XIII, coli. 1202 s.) 19• Inoltre il contesto il Padre gli ha dato, finché resta in mez-
e il contenuto di Le. rr,28 corrispondo- zo a loro. E al Padre rivolge la preghie-
no all'enunciato di Le. 8,21, dove vien ra che sia Lui a custodirli quand'egli sa-
dato rilievo a coloro che ascoltano la pa- rà risuscitato. Io. 12,25 riprende il detto
rola di Dio e la mettono in pratica 20 • In dei sinottici, con il quale al discepolo
Io. 12,47 21 ascoltare e osservare hanno che dona la vita si promette che la gua-
un orientamento cristologico: chi non dagnerà.
mette in pratica le parole (secondo il v.
48, il logos) che ha ascoltato, sarà da es-
2. Nelle lettere
se giudicato. Osservare le parole di Cri-
sto corrisponde all'esigenza giovannea di Secondo Rom. 2,26 l'osservanza delle
fare la verità {Io. 3,21; r Io. 1,6). prescrizioni della legge da parte di paga-
Stefano rinfaccia ai Giudei (A et. 7 ,5 3) ni provocherebbe il rovesciamento del-
di non orservare la legge 22 . In Act. 2 r, la situazione di Giudei e gentili davanti
24 Paolo è invitato a dimostrarsi fedele a Dio. I Giudei perdono la grazia pro-
osservante della legge 23 • Secondo 16,4 messa loro nell'A.T. perché non osser-
egli trasmette alle sue comunità le deci- vano la legge (Rom. 2,25). È difficile
sioni prese dal cosiddetto concilio apo- spiegare l'espressione ÉÙ..v v6µov 1tp~0'-
stolico a Gerusalemme, affinché siano 011<; diversamente 25 dal successivo v. 26:

18 BULTMANN, Trad. 30 . Nel Vangelo di Tom- Saint (1968) rn2-rn4: attacco alla religione to-
maso (ed. A. GUILLAUMONT e altri [1959]) lo- talmente cultuale.
gion 79 (95,7 s.) il detto è riportato in questi n HAENGHEN, Apg.'5 542-545.
termini: «Beati coloro che ha!Ulo ascoltato la
M BuLTMANN, Trad. 360. I due passi di Le.
parola del Padre e l'hanno custodita in verità».
19 In Deut. 5,r5; I Par. 28,7 'Jh è tradotto con
12,13 s. e r6 ss. sono conservati separatamen-
cpuh.&.cro-w, mentre invece in Ex. 12,17; t Par. te nel Vangelo di Tommaso (op. cit. [ ~ n .
22,12; 29,19 Jmr è reso con tcotÉw. Cfr. anche
r8]), cfr. logion 72 (94>1-6) e 63 (92,3-9).
l'uso linguistico rabbinico (-') coll. 181 s.). 25 Ttpocao-w è tuttavia usato nei LXX, soprat-
2() Cfr. BRAUN, op. cit. (~ n. ro) 1, indice, s.v. tutto nella tradizione sapienziale, prevalente-
'Tun der Tara'; 11 29-34. mente in un senso morahnente negativo. An-
21 BuLTMANN, Joh., ad 1. che nel N.T. questo verbo comporta spesso un
22 M.H. So-rARLEMANN, Stephen: A Si11gular giudizio negativo ( - XI, coli. 34.36 s.38 s.).
qiu)..aCTCTW e ;l - D (G. Bertram)

l:.à:v •.. 'tà. &xcx.twµcx.rçcx. 't'ov v6µov <pu- Dio abbia preservato Noè e i suoi nella
Àttud'{), «Se (i non circoncisi) osservano rovina del mondo empio fa di lui il ban-
le prescrizioni della legge». In Gal. 6,13 ditore della giustizia divina (2 Petr. 2,5),
Paolo dice che i suoi avversari giudei, che si rivela, sia qui sia nell'A.T. (~
che mostrano zelo per la legge, in realtà coll. 178 s.), nel proteggere le perso-
non la osservano 26 • ne pie 31 •
I Tim. 5,2r sottolinea l'invito ad ot-

temperare alle direttive dell'autore, ad In altri passi del N.T., dove cpvÀ.6:0'-
0"W viene usato nel senso di fare la guar-
osservarle; pone cioè in rilievo il carat- dia al palazzo (Le. II,21) o custodire i
tere vincolante delle esortazioni e degli vestiti (Act. 22,20) e nel significato di
avvertimenti, tra cui l'invito a custodire tenere prigioniero, essere tenuto prigio-
niero (Le. 8 1 29; Act. r2,4; 23,35; 28,
(ITim. 6,20 27,cfr.2 Tim. 1,12.14)ilde. 16), manca il riferimento teologico; per
posito della fede cristiana(~ xm, coll. Le. 2,8~col. 19r.
1256 ss.). L'esortazione a guardarsi dagli
idoli, ossia dal contatto con l'idolatria, D. NEL PRIMO CRISTIANESIMO
con culti pagani (I Io. 51 21) 23 , è posta
Il vocabolo cpvÀ.aO"O"W è stato anzitut-
ancor più in risalto dalla contrapposizio- to ripreso nel senso di custodire, ad es.
ne alla predicazione del vero Dio (r Io. in Iust., dial. 46,1 ss. e passim in polemi-
5 ,20). Analogamente la frase conclusiva ca col giudaismo (cfr. anche I Clem. 14 1
5; 2 Clem. 8,4; 9'3i Diogn. r, r ). In
di 2 Petr. 3,17 mette genericamente in Diogn. 10,7 si parla della vera morte,
guardia contro il traviamento 29 e 2 Tim. che è serbata per i condannati al fuoco
4,15 in particolare 30 contro un certo A- eterno. In Diogn. 7,2 la conservazione
dell'ordine cosmico mediante gli ele-
lessandro . In 2 Thess. 3,3 la comunità menti e il sole è attribuita al Logos qua·
riceve la promessa che il Signore confer- le creatore dell'universo. Il verbo ricor-
merà e custodirà dal maligno. A ciò cor- re abbastanza spesso anche nel senso di
risponde la speranza che la Lettera di guardarsi (Iust., apol. r4,r con µ1), dial.
82,r; Ign., Trall. 2,3; Eph. 7,1 con l'ac-
Giuda esprime nella frase conclusiva (I u- cusativo; Herm., mand. 5,r,7 con à.1t6).
dae 24) in una formula di stampo mani- La valutazione che fa della tradizione
festamente liturgico: «Dio, che può pre- l'autentica norma per la chiesa è espres-
sa nella frase di Did. 4,13: «Non abban-
servarvi da ogni caduta ...». Il fatto che donerai i precetti del Signore, ma con-

26 Cfr. ScHLIER, Gal.", ad l. senziale dr. DEISSMANN, L.O. 96-99.


21B. Wmss, Die pauUnischen Briefe rmd der 29 BL.-DEBR. § 392,1b.
Hcbraerbrief (1902), ad l. scorge le direttive
nei vv. 17-20, WoHLl?.NBERG, Past., ad l. nei vv. 30 Cfr. DlBELWS, Past. a 4,14.
19 s. 31 Cfr. O. KAISER, Die Begrii11dung der Sittlich-
21' BL.-DEBR. § 149; JoHANNBSSOHN, Prapos. keit im Buche ]esus Sirach: ZThK 55 (1958)
276 .s.; HELBING, Kasussyntax 31 s. Non si trat- 51-63; nel raffrontare legge e dottrina sapien-
ta cli un ebraismo o di un semitismo, Per l'es- ziale l'autore prende le mosse da Deut. 4,2.
<puÀa<T<rw D - q>uMx.x:r1A2 (G. Bertram)

serverai ciò che hai ricevuto, senza ag- À.a;x-iJ è anche il luogo di custodia, la pri-
giungere né togliere nulla» (similmente gione, il carcere (Aesch., Pers. 592; P.
Barn. 19,rr). Qui si trova positivamen- Oxy. II 259,8 [I sec. d.C.]) 2. Il vocabo-
te espresso come principio ciò che la ma- lo può riferirsi anche alla conservazione
ledizione di Apoc. 22,18 s. già presup- della proprietà (Aristot., eth. Nic: 4,r
pone: l'obbligo di attenersi a una tradi- [p. r12oa 9]). e) cpuÀ.ax1] funge pure
zione ormai conclusa (~ coll. 182 s.). da determinazione di tempo; vengono
distinti tre o quattro turni di guardia
notturni 3 (Hdt. 9,51,3). f)<puÀ.axi} si-
gnifica cautela, attenzione in Plat., -resp.
A. L'uso EXTRABIBLICO 7,537d; Pseud.-Plat., Alc. II 149c.

1. q>uÀ.axi') indica a) la sorveglianza 2. Là dove si accenna a raffigurazioni


(Horn., Il. 9,1.471; Aesch., Ag. 236) o astrali e si parla di posti di guardia, di
la protezione che determinate istituzioni custodi e guardie celesti, s'intendono
offrono all'ordinamento politico' (Ari- probabilmente i pianeti. Sullo sfondC'
stot., pol. 5,n [p. r315a 8]); b)la per- stanno concezioni orientali, come c;"uelle
sona che sta di guardia, la sentinella, ad che si trovano in tradizioni gnostiche e
es_ Plat., Prot. 32rd a proposito delle mandaiche (cfr. Lidzbarski, Ginza R.
guardie che impediscono l'accesso all'a- 183,29 ss.) 4 • Qui viene descritto il cam-
cropoli di Zeus; anche, in senso colletti- mino dell'anima 5 che passa accanto ai
vo, il corpo di guardia {Horn., Il_ ro, posti di guardia, i quali minacciano di
408.416). In sua vece si ha spesso q>u- sbarrare l'accesso al cielo. I guardiani so-
Àcx.ç (Plat., resp. 2,367a; 3,395b; 6,504 no i demoni. Descrizioni simili si trova·
c).I demoni sono protettori dei mortali, no in Lidzbarski, Ginza R. 209 ,2 3 s. 3 3
come dice Platone (Crat. 398a), che si ri- s. ecc.; L. 444,34 ss. La trasformazione
chiama a Hes., op. 123.253. c) q>vÀ.ax1] dei posti di guardia in prigioni e luoghi
significa inoltre il luogo di guardia, la ve- di pena presuppone concezioni degli in-
detta (Hdt. 2,30,3; Xenoph., hist. Graec. _feri quali sono attestate nei testi di Tur-
5.4,49), il livello basso di un astro (Mi- fan, probabilmente di derivazione buddi-
chigan Pap. nr_r, fr.3 col.A 24ss.) 1• sta e successivamente elaborate nel giu-
Secondo Aristot., cael. 2,13 (p. 293b 3) daismo e nel cristianesimo 6 • La concezio·
i Pitagorici chiamano il centro dell'uni- ne degli angeli custodi (~ r, col. 2r7),
verso il posto di guardia di Zeus, cfr. che stanno accanto agli uomini per pro-
Plat., Prot. 32rd (~qui sopra). d) cpu- teggerli e aiutano l'anima nell'ascesa dal-
qiuì..ax1) 4 Cfr. R. R EITZRNSTECN e H . ScHAEDER, Stu-
Bibliografia: die11 zum antiken Sy11kretismm aus Iran ·und
~coli. 173 s., nota bibliografica. Griechenland (1926) 27.
1 ed. F.E. ROBBINS, A New Astrological Treat- s In Pistis Sophia viene descritto il cammino
ise: Michiga11 Pap. Nr. I: Classica! Philology dell'anima dal caos all'eredità dell'altezza. Cfr.
22 (1927) 22 s., dr. 44 1 ad l. G. BERTRAM, art. 'ErhOhung', in R.AC VI 22-43.
6 J. KROLL, Gott und Holle. Der Mythus vom
2 Dal punto di vista teologico non sarebbe ir-
Descenmskampfe, Studicn <ler Bibliothek War·
rilevante se si potesse distinguere nell'antichita burg 20 (1932) 238.297.299.310; F.J. DOLGER,
tra reclusione e detenzione preventiva. [Mou- Sol Salutis. Gebet t111d Gesang im christlichen
LE]. Forse Flavio Giuseppe offre qualche pos·
AJtertum (1925) 336-364; A. ADAM, Das Sint-
sibilità al riguardo. flutgebet in der Tau/Uturge: Wort und Die11st,
3 Cfr. PRl!.USCHEN·BAUER, s.v. N .F. 3 (1952) 9-23; ~ xiv, coli. 8n ss.
qivÀ.a:ltt'J A 2 - B 3 (G. Bertram) (1x,239) 190

la prigione del corpo, quale s'incontra in 10. e) Come determinazione di tempo si


Pro~!., in rem pubi. 2,351,16 o in trova in Ex. 14,24. f) L'uso cultuale in
lanibf., myst. 2,5, è d'altro genere, ma unione col verbo si ha in Num. 1 153 e
resta :probabilmente collegata a quella passim: ..à.ç cpuÀa.xà.ç cpvÀ.cicrcrw; vi so-
dei.posti di guardia 7 • L'inserimento del- no comprese cttra, assistenza e sorve-
le idee originariamente astrali di posti di glianza del santuario ed anche la minu-
guardia, sentinelle, angeli custodi, puni- ziosa osservanza delle prescrizioni ritua-
tori -e protettori 8 nel mito ellenistico del- li. In 3 BOC<T. 2,3 la formula cultuale è
la redenzione e la loro ammissione nel- intesa in senso etico-religioso ed è quin-
l'angelologia e nella demonologia sono di staccata dall'uso puramente ritualisti-
avvenuti, nel giudaismo e nel cristiane- co-cultuale.
simo, in· modo assai diverso e spesso con-
traddittorio. 2. Raffigurazioni astrali di posti di
guardia celesti ricorrono in Bar. 3 134:
B. NELL'A.T. GRECO E NEL GIUDAISMO
«Le stelle brillano 9 nei loro posti di guar-
dia» . Nel rapporto astrale le stelle stes-
r. Nei LXX si ritrovano i vari signi- se diventano vigilatrici 10 • Come tali so-
ficati del sost. <pvÀcx.x1}; di conseguen- no designate spesso anche nel giudaismo.
za la base ebraica non è affatto unitaria. Questi spiriti astrali sono arcangeli, che
Ad ogni modo smr (---+ col. 175) sta formano un consiglio di custodi (aratn.
anche' qui in primo piano. a) Con <puÀci.cr- '1r) 11 (Dan. 4,14, cfr. I Reg. 22,19 ss.;
crw <p~Àax1)v (4 Ba<r. II,5) s'intende fa- lob l,6 ss.; Is. 62,6) . Essi hanno sede
re la guardia. b) In I Par. 26,16 il voca- nelle q>uÀ.cx.xa.l, che sono i posti di guar-
bolo ricorre a proposito di persone, in dia dei pianeti.
Prov. 20,28 a proposito di ÈÀET)µo<n'.rv'Y)
e di tiÀl]frE~a come personificazioni. An- 3. Richiama idee della filosofia antica
che qui subentra abbastanza frequente- (~ coli. r74 s.) l'enunciato di ep. Ar.
mente q>uÀcc.1; (-+ x, coli. 109 s., n. 8; 1 2 5, secondo cui gli uomini giusti e sag-
xn, coll. 1065 s., n. 16). Questo vocabo- gi costituiscono la più valida protezione
lo sta per il participio di smr, dato che del potere regio. Tra i beni di cui gli e-
l'ebraico, per una caratteristica che lo goisti non si curano Philo, Deus imm.
contraddistingue nella formazione delle 17 12 menziona, accanto alla salvezza del-
parole, non ha un sostantivo corrispon- la patria, la custodia delle leggi (cfr.
dente .. e) Quale denominazione di luogo spec. leg. 1,154; 2,253; 4,9). In spec.
ricorre nel significato di posto di guardia leg. 4,149 egli accenna alla conservazio-
in 2· 'Eo"op. 13,25. d) Prigione s'intende ne degli antichi costumi, delle leggi non
in Ge11. 40,3; 3 Bcc.cr. 22,27; 2 Par. 16, scritte; in Deus imm. 96 parla della cu-

7 L'idea dci custodi assegnati agli uomini si 9 La luce è personificata come un messaggero
trova già in Hes., op. 121 ss. Gli uomini del- celeste, dr. F. Nè:iTSCHER, Zttr theologischen
l'età dell'oro sono, dopo la loro scomparsa dal- Terminologie der Qt1mra11texte, Banner Bibl.
la terra, oa.lµoveç ... fol})..ol... cpuÀCX:XEç ilvl]· Beitrage xo (1956) 107.
't'WV civi)p1l.mwv. Il passo è stato in seguito va- 10 BoussET-GRESSM. 322 n. 2; ivi sono citati
riamente interpretato [DIHLE] . Cfr. Plat., altri passi.
Crat. 398a. Il A. Bl!NTZEN, Da11iel, Handbuch A.T. I 191
8 J. M1c11L, art. 'Engd' r, in RAC v 59; S.
(1952) 43·
GRILL, Sy11011. Engelname11 im A.T.: ThZ 18 12 E.R. GooDENOUGH, The Politics of Philo Ju-
(1962) 241-246. daeus. Practice and Theory (1938) 16 s.
191 (rx,239) cpvÀaxf) B 3 - C 3 (G. Bemam)

stodia delle virtù. Filone conosce una del ladro e del padrone vigilante (Mt.
prigione (OEaµw-tl)p~o\I) delle passioni 24,4 3; ~ XIV, coll. 404 s.) e cosl pure
(ru), dei peccati (rr3), con speciali cu-
stodi e sorveglianti. Dietro le immagini nel macarismo dei servi desti (Le. 12,37
sta l'evidenza del mito. Nella forma del- s.). La parabola del portiere vigilante
l'ideologia ellenistica Filone esprime la (Mc. 13,33·37) esprime con altri voca-
convinzione giudaica che la vera vita è la
boli il medesimo concetto escatologico.
morte gloriosa per la conservazione o cu-
stodia (<pvÀ.a.xi}) delle leggi (leg. Gai. Forse anche la determinazione tempora-
r92). In questo modo egli riprende idee le «il quarto turno di guardia notturno»,
della pietà giudaica. Anche la frase «of- che si ha nel racconto del cammino sulle
frire i corpi a difesa (<puÀ.ix;xi}) della leg-
ge» (4 Mach. r 3,13) non accenna alla lot· acque (Mc. 6,48 par.), contiene un ac-
ta, ma al martirio. cenno al momento escatologico 14 •

c. <pvÀ.axi) NEL N.T. 3. In tutti gli altri casi cpuÀ.axTi ha, nel
N.T., il significato di prigione.
I. In Le. 2,8 <pvÀ.auaw qiul~xaç è so-
lo apparentemente la trasposizione di Nel senso comune il vocabolo ricorre
una formula cultuale (cfr. Num. 8,26 ecc. a proposito del rivoltoso e omicida Ba-
rabba (le. 23,r9.25). Secondo Mc. 6,n
~ coll. 175 s.) in un uso profano; l'as- par. (dr. v. 27 par.) Giovanni Battista è
serzione, riflettente la precarietà della gettato in prigione. Dalla prigione gli a-
vita dei pastori (~ x, coll. 1228 s.), che postoli (Act. 5,18-25), Pietro (Act. ri,
4·17), Paolo (Act. 16,23-40) sono prodi-
essi facevano la guardia o vigilavano di- giosamente liberati (-7 rv, coll . 6ro ss.).
venta piuttosto la premessa per l'attua- Anche molti cristiani anonimi, secondo
zione del loro compito. Act. 8,3, sono fatti mettere in prigione
da Paolo (cfr. Act. 22,4; 26,ro; anche
<puÀ.axl~w in 22,19). Anzi, rientra nel
2. Quando nel N.T. cpuÀ.cuc·h indica la destino dei giusti dell'A.T. (Iob xr,36
vigilanza notturna, nella parte illustrati- ss.) e dei seguaci di Gesù (Apoc.2,ro) 15
va il vocabolo ha senso proprio, ma in patire la prigione 16 • Pietro vuole assu-
mere su di sé questo destino (Le. 22,
parabola assume valore di riferimento al- 3 3), e Gesù Io ha predetto ai suoi segua-
l'eschaton 13 ; così avviene nella parabola ci (Le. 21,12). Questa è anche l'espe-

n W. M1CHAELIS, Die Gleichnis:re ]e:ru1 (1956) re escatologico della determinazione di tempo;


84-86; A. STROBEL, Unter:ruchunge11 zum escha- infatti la rivelazione del Risorto rientra nel
tologi:rchen Venogerung:rproblem, Nov. Test. tempo finale.
Suppi. 2 (1961) 209 n.4; 214.227-231; JERE· ts L'enunciato, pur riferendosi anzitutto alla
MIAS, Gl.' 52. comunità di Smirne, ha un valore generale, tao·
14 Vi accenna l'esegesi in CRAMER, Cat. I a
to più che come autore della persecuzione è
Mc. 6,48. Se il racconto, in quanto storia di menzionato il diavolo.
un'epifania, vìeae ad affiancarsi a quelli ri-
guardanti il Risorto o va considerato come uno 16 Cfr. test. Ios. r,6; i,3; 8,4; I Clem. 45.4i
di essi, risulta perfettamente chiaro il caratte- Herm., vis. 3,2,r.
cpuÀa.xfi C 3 (G. Bertram) - cpu).i} A 2 (Ch. Maurer) (1x,240) 194

rienza dolorosa di Paolo, trasmessa in rinvia ad una punizione ultraterrena. In


forma quasi stereotipa (2 Cor. 6,5; rr, r Petr. 3,19 q>uÀa.x1) ricorre nel signifi-
23). Ma, date queste premesse, i cristia-
cato di prigione quale luogo di custodia
ni hanno il dovere di visitare chi è dete-
nuto in prigione (Mt. 25,36-44). degli spiriti segregati (~ v, coll. 452
ss.; x, coll. 1440 ss.). Satana è legato nel
In alcuni passi il concetto di prigione suo regno, che è anche la sua prigione,
è usato in senso figurato. Questo è an- per mille anni (Apoc. 20,7). In simil gui-
che il caso dell'immagine della prigione sa, secondo Apoc. 18,2, il distrutto re-
per debiti, che specialmente in Mt. 18, gno di Babilonia è diventato l'ultimo ri-
30, ma anche in Mt. 5,25 par. (~ XI, fugio e quindi anche il luogo di proscri·
col. 56), è certo anzitutto una prigione zione e la prigione degli spiriti immondi
terrena, ma, specialmente nella parabola e dei sinistri, impuri e aborriti uccelli ad
del servo spietato (Mt. 18,34, dr. 35), essi equiparati.
G.BERTRAM

A . GRECITÀ PROFANA di sangue passa quasi completamente in


secondo piano. Il vocabolo designa del
l. Quale antico derivato dalla radice tutto genericamente la suddivisione di
q>iJ-, nascere, avere origine, cpuÀ:f} 1 signi- un popolo, per cui la comune traduzione
ficò anzitutto il gruppo legato da una co- tribù, stirpe può essere mantenuta solo
mune discendenza, quindi comanguineo. con riserve.
Questo significato è mantenuto di fatto
nel neutra i;Ò cpuÀov; ad es., in senso la- 2 . cI>uÀcx.l sono antichi gruppi gentilizi
to cpvÀov ... itEwv ... &.vìtpwnwv, la stirpe che si incontrano quali suddivisioni del-
degli dèi ... quella degli uomini (Horn., la rispettiva comunità in tutta l'area lin-
Il. 5.441 s.), ovvero nel senso di un grup- guistica o tribale ionica e dorica 2 • Nelle
po tribale all'interno di un popolo. A- comunità ioniche, compresa Atene, si
gamennone deve dividere gli uomini xa.- hanno tradizionalmente quattro q>uÀ.a.l,
i;à. cpvÀcx., xai;à. q>pi)i;pa.ç, «per tribù, per nelle doriche tre, a meno che non si ag-
famiglie» (Il. 21362 s.). Nella cpuÀ.1) at- giunga quella dei non-dori, come avvie-
testata solo dopo Omero questo legame ne ad es . in Argo. Sull'origine della di-

cpuì.:11 buch A.W. m 4 (1950) indice, s.v. 'Phylen';


I Per la derivazione da qiv- vedi HoFMANN e G. BusOLT - H. SwosonA, Griechische Staats-
FRrsK, s.v. q>u)...Tj e cpuw; PoKORNY r 147. krmde u, Handbuch A.W. rv 1,1' (1926) indi-
2 Manca al riguardo una monografia recente. ce s.v. 'cpvÀa.l', 'Phylen'; K. LATTE, art. 'Phy-
H. BENGTSON, Griechischc Geschichte von den le', in PAULY-W. 20 (1941) 996-rou; inoltre
Anfiingen bis in die romische Kaiserzeit, Hand- alcuni accenni di DIHLE.
cpu)..l) A 2 - B x (Ch. Maurer)

visione in cpuÀ<tl, che sembra essere av- in quartieri minori (oijµo~). Ma anche
venuta solo durante o dopo la migrazio- qui si mantenne ancora l'antico caratte-
ne dorica, sappiamo poco. Da un lato il re gentilizio, poiché Clistene assegnò an-
lessico arcaico dell'epica non conosce il che alle nuove cpulal il culto di un fit.
vocabolo cpuÀi) ma solo l'affine cpvÀo\I; tizio eroico antenato. In età ellenistica
dall'altro i nomi delle stesse q>ulcx.l, che l'ordinamento ateniese divenne il mo-
rappresentano antiche denominazioni et- dello per molte città greche, ad es. per
niche 3, ricorrono in quasi tutte le assai Alessandria 7 , sicché al vocabolo q>uÀ.1}
disperse zone d'immigrazione. L'impor- fìn1 per collegarsi l'idea di un distretto o
tanza delle q>ulal, il cui rapporto con dei suoi abitanti. cpul1) divenne quindi
le unità minori, quali le q>pcx.-.plcx.L, i yt.- il normale termine con cui si traduceva
Vl], le W~CX.l ecc., è difficilmente definibi- la tribus romana, che mostra una evolu-
le, si colloca anzitutto nell'ambito giuri- zione analoga (Dian. Hal., ant. Rom. 2,
dico-sacrale (comuni divinità cultuali) e 7,3). Mentre anche Erodoto (3,26,1) a-
poi anche nel campo militare e ammini- veva usato q>uÀ.1} per designare gruppi
strativo. Il passaggio in seconda linea, consanguinei, nel greco post-classico ta-
attestato già in epoca arcaica, del rap- le vocabolo è in ciò sostituito da ~l}voç,
porto di consanguineità è confermato da1 yÉvoc; ecc.
fatto che anche gli abitanti originari dei
territori conquistati furono incorporati 3. All'interno del clero egiziano sì di-
nelle q>uÀal 4 • Il nuovo ordinamento del- stinguono le cpuÀ.al quali sezioni di ser-
le città-stato introdotto da Licurgo a vizio o classi, che assicurano il servizio
Sparta (Plut., de Lycurgo 6 [r 43a]) e a turno 8 (Ditt., Or. 1 56,24 ss. [239/J8
da Solone ad Atene (Aristot., Athenien- a.C.]).
sium respublico 5 8,3 s.) modifìcò poco
l'antica struttura basata sulle q>uÀal. Es- B. I LXX
se costituivano non solo la circoscrizio-
ne elettorale per i membri del consiglio, . r. I dati lessicali offrono un quadro
ma anche la circoscrizione di leva per sin- chiaro. Dei circa 4 ro passi in cui ricorre
goli corpi militari, sicché anche questi q>uÀ.YJ, circa 330 possono essere confron-
potevano essere denominati q>uÀa.l (Hdt. tati con l'equivalente ebraico. cpuÀ.i} sta
6,rrr,r; Thuc. 6,98,4). Clistene compl circa 170 volte per mafteh, quasi 120
in Atene maggiori interventi 6 . Nell'in- volte per sébef e 39 volte per miSpiif?!i.
teresse del consolidamento dello stato- In sette passi è reso con altri vocaboli.
comunità egli sostituì l'antica quadripar- maf!eh e sebef sono però i due termini
tizione con dieci nuove q>uÀa.l, cioè clas- tecnici usati promiscuamente 9 per le tri-
si, comunità distrettuali, ordinate solo bù d'Israele 10 , per le quali i LXX con po-
secondo le zone di residenza e suddivise che eccezioni 11 usano cpul1i, che diven-

J I nomi delle cpu)..al doriche (Illci, Dimani, e Tolemaide vedi MtTTEis-WrLCKEN I r, 15-17.
Panfili, a cui poi s'aggiunsero gli Egialei) com- 45 s.49. Ulteriore bibliografia in PREISIGKE,
paiono in Hdt. 5,68,2; per i nomi delle prime Fachworter 180.
qiv)..a.l ateniesi, supposte discendenti dai figli s MrTTEIS-WILCKEN 1 r,nr.
di Ione, cfr. Hdt. 5,66,2. 9 Lo scritto sacerdotale (P) usa quasi sempre
~ LATTE, op. cii. (~ n. 2) 996-999. matteh.
5 ed_ F.G. KENYON (r920). 10 i~ Is. 19,13 febe! ha il significato del tutto

6 BENGTSON, op. cit. (-4 n . 2) r31-133. eccezionale di distretto (egiziano).


7 Per l'ordinamento delle qiulal in Alessandria Il qiu)..-i]v AEu~. oljµov 'fOU 'lttx't'p6ç crou in
197 (1x·,241) cpv">..Yi B 1-2a (Ch. Maurer)

ta cosl un'espressione fissa per indkare il numerazione dei popoli (Aa.\I. 3,7.96,
sistema delle tribù d'Israele. Il frequen- inoltreinTheQd. 3,4; 5,19; 6,26; 7,14.).
te mispiiba, schiatta, grande famiglia, è Qui cpuÀ.1}, accanto a yÀ.w1111a. e a ~woç
tradotto di regola con 5ijµo~, ma anche (Theod.: )..a.6ç), riprendendo l'aram.
con '1t<X1'PL<i, 11vyyÉvwx. ecc. In quasi tut- 'umma, serve a indicare il raggrup-
ti i 22 passi in cui cpvÀ:q sta per una mis- pamento in unità tribali. Le seriori tra-
piiba interna d'Israele, i traduttori ·po- duzioni greche dell'A.T. usano con mag-
terono peraltro supporre, con motivi più giore frequenza cpvÀ.i) a proposito dei po-
o meno fondati, che si parli di un'in- poli non israelitici (Is. 34,1 Aq. Theod.;
tera tribù (Lev. 25,49; Num. 27,u; Am. Ier. 51,58 Aq. Theod.; tlJ 64,8 Aq.
3,1), soprattutto in Zach. 12,12-14 (9 Symm.; 43 1 15 Symm.). Possiamo quin-
volte), dove sono invitate al lamento le di concludere che con qivÀ.1) i traduttori
varie schiatte di Giuda 12• In q passi cpv- dei LXX intendono non tanto una enti-
À:{) sta per mispii!Ja nel senso di una tà autonoma, quanto piuttosto una par-
schiatta o gruppo etnico nel mondo dei te di un insieme superiore, sia esso Israe-
popoli esterni ad Israele, ad es. per indi- le sia il complesso dei popoli della terra.
care il parentado di Abramo (Gen. 24,
2 . Un particolare problema, che in
38.4os.) 13 , le nazioni (Gen. 10,5.r8), le questa sede non possiamo esaminare mi-
tribù degli Eclomiti (Gen. 36,40). Qui
nutamente, riguarda l'origine e la sto-
le nazioni .sono distinte soprattutto, an- ria delle dodici tribù d'Israele 14 •
che se non esclusivamente, secondo il
criterio della consanguineità. Cosl av- a) Le tribù assumono concretezza sto-
viene anche nella grande promessa ad rica solo con la loro comparsa nella ter-
Abramo: xat ÉVEUM"(J)ih'to-ov-rai Év 11ot ra civiliziata di Palestina. Come indica
'ltUO"<XL al cpv)..at 't'ijç yfiç, «e in te saran- la designazione maf{eh/sebet, bastone,
no benedette tutte le stirpi della terra» bastone di comando, la tribù è una comu-
(Geti. I2,3; 28,14, cfr."' 71,17). Questo nità di persone unite non solo da una co-
uso, in prevalenza al plurale, di <pvÀ.i} si mune origine, ma anche e soprattutto da
ritrova nei profeti seriori (Am. 3 ,2; Nah. una direzione e da un diritto comuni.
3,4 var.; Zach. 14,17 s.; Ez. 20,32) . Im- All'interno essa è suddivisa in schiatte
portante per il periodo successivo è l'uso e famiglie, mentre verso l'esterno può
linguistico di Daniele, dove cpv)..1) serve unirsi in gruppi di tribù. Nel corso della
da principio di raggruppamento nell'e- storia vi furono schiatte che diventato-

Num. 18,2 si spiega con la compresenza di en- Vater, in Kleine Schriften zur Geschichte des
trambi i vocaboli ebraici: matteh lew1 sebet Volkes Israel 11 (r963) r-78; ID., Erwiigungen
'iib1kii. P er il particolare uso llnguìstico di ~ iiber die Landnahme der lsraeliten in Paliisti-
Bo.:O'. ~ n. r2 . na, ibid. I 126-175; ID., Die Urspriinge des
12 Un caso speciale nell'ambito dei LXX è co-
israelitischen Rechtes, ibid. r 278-332; In., Die
stituito da r Bo:O'. Qui Jebe! è costantemente Staatenbildung der Israelite11 ili Palastina, ibid.
tradotto con CTltTJ1t"tpov (2,28; 9,2r; ro,r9-2r; u 1 (r963) 1-65; M. Norn, Das System der
15,r7). Viceversa mispiif?~ viene meccanicamen- zwolf Stamme Israels, BWANT 52 ( 1930); ID.,
te reso con <pUÀTJ anche quando sono chiara- Geschichte Israels' (1 963) 45-217; G. V. RAv,
mente indicate famiglie all'interno di una tri- Theol. des A.T. I 5 (1966) 17-97. Noth e v. Rad
bù (9,2I; xo,21 ; 20,6.29). presentano numerosi riferimenti a studi parti-
colari. Per la complessa storia di una singola
13 Analogamente <pUÀlJ sta per moledet in Gen. tribù cfr. K.D. SCJtUNCK, Benjamin. UttterStl-
24,4. chungen ;;:ur Entstehung und Geschichte eines
14 Per quanto segue cfr. A. ALT, Der Goti der israelitischen Stammes, ZAW Beih. 86 (1963).
cpvÀ:ri B :la-b (Ch. Maurer) (1x,243) 200

no tribù, come quella di Manasse, o tri- mita Giosuè riunl i gruppi presenti in
bù più deboli che confluirono in altre un'anfizionia chiusa denominata Israele,
più forti, come Simeone in Giuda. I di- vincolandoli alla comune professione di
versi elenchi di tribù che si hanno in fede in Jahvé e alle minimali prescrizio-
Gen. 49 (con Levi e Giuseppe) e in Num. ni cultuali, giuridiche e militari ad essa
r,5-15; 26,5-5! {senza Levi e con la di- connesse (~ u, col!. 1054 ss.). La pro-
visione della casa di Giuseppe in Ma- fessione di fede nella elezione compiuta
nasse ed Efraim) mostrano siffatte mo- da Jahvé, il geloso ed esclusivo Dio del-
dificazioni, pur mantenendo il numero di l'alleanza, segregò i membri del patto dai
dodici determinato dal culto(~ u, coll. popoli circostanti. La guerra santa 17 ,
r 565 s.) 15• I nomi delle tribù vanno de- collegata specialmente alle tribù di Giu-
rivati da persone (Dan, Giuseppe), da seppe, comportò anche in senso politi-
denominazioni geografi.che (Beniamino, co lUla unione tra le singole tribù. L'an-
Giuda, Efraim) o da caratteristiche stori- nuale giuramento del formulario del pat-
che (Issacar, ossia 'salariato'). Se alla ba- to sottoponeva sia gli attuali culti cana-
se di alcune tribù, come nel caso di Gad nei sia gli antichi dèi tribali alla comune
e Aser, sta forse addirittura il nome di fede in Jahvé. Lo Stato unitario, sorto in
un dio, ciò significa soltanto che il culto seguito al pericolo costituito dai Filistei,
di J ahvé non era originario in tutte le segnò la fine delle tribù come entità au-
tribù. Tuttavia, già nel deserto le elet- tonome. David stabilì la continuità con
trici divinità dei padri determinavano la l'antica anfizionia trasferendo l'arca del-
vita cultuale e giuridica delle tribù. Con l'alleanza a Gerusalemme ed elevando
l'occupazione della terra si ebbe un in- cosl l'antica città privata del re a centro
contro col diritto e col culto dei popoli cultuale delle tribù. Salomone introdus-
già insediati, che provocò naturalmente se un nuovo ordinamento per distretti,
delle ripercussioni anche sulle strutture che solo formalmente corrispondeva al-
tribali. l'antica divisione in tribù 18 • Nel periodo
dell'esercito permanente (2 Sam. 8,r6·
b) Decisiva per i reciproci rapporti tra 18; 20 ,2 3) e del potere centrale il siste-
le tribù fu la conclusione della cosiddet- ma delle dodici tribù divenne sempre più
ta alleanza di Sichem (Ios. 24) 16 • L'efrai- una reliquia del passato 19 •

15 S. MowINCKEL, Zur Frage nach dokumen- Stiimmebund. Erwiigungen wr iiltesten Ge-


tarischen Q11ellen in Jos. IJ-I9 (r946) :l:l; Iv., schichte Israels, FRL 841 (1966) ha dimostra-
«Rahelstiimme1> und «Leastiimme», Festschr. to, essa mantiene, in forma modificata, la sua
O. EISSFELDT (r958) r29-r50; similmente an- validità; dr. anche M. WEIPPERT, Die Land-
che J. HoFTlJZER, Enige opmerkingen ro11d het nahme der israelitische11 Stiimme in der neue-
israelitische Twaalf-Stammensysteem: Neder- ren wissenscha/tlichen Diskussion, FRL 92
lands Theologisch Tijdschrift r4 (1959/60) (r967) 105.139.
:l4r-263 basandosi sul canto di Debora collo· 17 Cfr. G. v. RAo, Der Heilige Krieg im alte11

cano il sistema delle dodici tribù addirittura in Israel, Abh. Th. ANT 20• (1965); R. DE VAUx,
età postdavidica. Das A.T. rmd seine Lebensordt1u11gen n'
16 Fondamentale al riguardo è sempre Non-1, (r966) 69-81; SMEND, op. cit. (-7 n. 16) 10-32,
op. cii. (-7 n. 14). G. FottRER, Altes Testament specialm. 30.
- «Amphiktyonie» rmd «Bund»?: ThLZ 91 18 A. ALT, Israels Gaue unter Sa/omo, in Klei-
( 1966) 801-816.893-904 rifiuta l'ipotesi dell'an- ne Schri/ten zur Geschichte des Volkes Israel
fizionia, mostrandone le debolezze. Sembra n 1 (1964) 76-89; ID., Judas Gaue unter Josia,
tuttavia difficile lasciar cadere l'ipotesi nel suo ibid. :l76-288.
complesso. Come R. SMEND, Jahwekrieg und 19 È incerto quanto sia sopravvissuta l'alleanza
qivì..1) 2c - Cb (Ch. Maurer)

c) Già nei tempi anteriori all'esilio dal- C. IL TARDO GIUDAISMO


la convinzione che l'antico Dio del patto
eta un Dio fedele sorse la speranza di un Le tribù d'Israele sono di regola no-
nuovo futuro delle dodici tribù. Questa minate solo quando testi veterotesta-
speranza si rese manifesta ai tempi dei mentari o il numero dodici o la connessa
regni separati, ad es. con Elia, che gli speranza 21
nella futura riunione di tutto
eresse sul Carmelo un altare di dodici Israele ne dànno occasione. Talvolta si
pietre (z Reg. 18,31). Lo scritto sacer- fa anche riferimento all'origine genealo-
dotale (P) incoraggiò consapevolmente gica di singole persone, anzitutto, natu-
tale speranza, sottolineando il comune ralmente, della stirpe di Giuda o Benia-
passato di tutto Israele nel deserto mino 22.
(Num. 1-2; 10,12-28; 26,5-51 [disposi-
zioni per l'accampamento]; Num. I 3 ,2- a) Negli pseudepigrafì il numero dodi-
16 [esploratori]; Ios. 4,1-7 [attraversa- ci ha una sua funzione nell'elenco dei 72
mento del Giordano)). Nell'esilio babi- traduttori dell'A.T. che si legge in ep.
lonese il Deutero-Isaia nutrì l'attesa che Ar. 46-50 o nel compendio dei Testa-
il Servo di Dio restaurasse le dodici tri- menti dei xrr Patriarchi. In Sh. E. 10 si
bù di Israele (Is. 49,6), Ezechiele previ- prega per la riunione di tutto Israele. 23
de una nuova spartizione dell'intero ter- L'apocalittica spera che le dieci tribù ,
ritorio (Ez. 47,13.21-23) e · diede alle secondo 2 Reg. 17,6; 18,II deportate in
porte della nuova Gerusalemme i nomi Media, possano tornare (4 Esdr. 13,12 s.
delle dodici tribù (48 ,30 ss.). Nel perio- 39-49) e che il Messia realizzi la cruva:-
do successivo all'esilio si continuò a nu- ywyi} cpuÀ.wv (Ps. Sal. 17,44). In tale
trire questa speranza. Ad essa si ispirava- occasione anche tutti i popoli si ritrove·
no le meticolose genealogie (z Par. 2-9) ranno presso il tempio (test. B. 9,2). Un
e anche i tentativi di salvaguardare la pu- giudizio pienamente negativo è attribui-
rezza delle tribù che tornavano dall'esi- to, in base a !ud. 18,30; Gen. 49,17, al-
lio (Esdr. 2; Neh. 7,6-73; 10). A partire la tribù di Dan, il cui principe è Satana
dall'esilio si incominciò ad usare le deno- (test. D. 5,6).
minazioni delle tribù come nomi di per-
sona (Esdr. lo,23.3I.42) 20. All'attesa b) Il giudaismo palestinese usa quasi
che Jahvé guardi tutte le tribù (Zach. 9, costantemente non matteb, bensl sebet.
1) corrisponde l'appello col quale l'oran- Oltre che nei brani esègetici le tribù s~­
te ricorda che esse sono proprietà di Dio no menzionate in discussioni sulle pre-
(Is. 63,17), o la preghiera con la quale il scrizioni riguardanti le offerte sacrifica-
Siracide chiede a Dio di radunarle (Ec- li (Hor. 1,5) o sulla giurisdizione (b.
clus 36,10) . Sanh. 15b.16b). La speranza nella ricon-
duzione-delle dieci tribù, di cui in un pas-

anfìzionica sacrale quale formazione autonoma 21 BoussET-GRESSM. 237 s.; VoLz, Escb. 378;
accanto all'organizzazione politica; vedi l'ipote- STRACK-BILLERBECK li 606-608; IV 88r s.902-
si di M.Non-r, Vie Gesetze im Pent., in Ge- 906.
sammelte Studien zrt111 A.T.l (1966) 42-53. ~ 22 JEREMIAS, op. cit. (-> n. 20) 309-31r.
più probabile che le antiche tradizioni siano 23 Quando in Bar. syr. 77,17.19; 78,r si parla
venute meno col costituirsi della nuova forma di nove tribù e mezzo o di due tribù e mezzo,
di Stato. probabilinente si vuol dire che al regno del
20 J. }BRl?.MIAS, ]crusalem wr Zeit Jesul (1962) Sud appartenevano Giuda, Beniamino e mezzo
308.330 con n . r64. Levi.
203 (1x,244) <pvÀ:{J Cb- D 2 (Ch. Maurer) (1x,244} 20~

so si dice che sono state rovinate dal vi- l. Quattro volte si ricorda la prove-
no frigio e dall'acqua delle terme (b. nienza di singole persone da una tribù di
Shabb. r47b), resta. viva. Solo la voce i- Israele: da Beniamino discendono il re
solata di R. Aqiba, che ha compiuto di Saul (Act. lJ.,2r) e l'apostolo Paolo
persona un viaggio in Media, esprime (Rom. u,1; Phil. 3,5). La discendenza
un'opinione diversa (Sanh . ro,3; S. Lev. della profetessa Anna da Aser (Le. 2,36)
bl;wqwti 8,1 a 26,38). si collega probabilmente alla promessa
di Gen. 30,r3: «Tutte le figlie mi pro-
e) La comunità di Qumran sa della fu- clamano felice». Ben presto la comunità
tura ricostituzione del regno delle dodi- cristiana attribuisce grande valore alla
ci tribù (r QM 2,2 s.; 3,14 s.; 5,r; r QSa discendenza davidiC1l di Gesù (cfr. Mt.
r,15.29). Il numero dodici si riflette an- r,r; Le. r,27; Rom. 1,3; Mc. 10,47 s.
che nelle insegne militari ordinate per par.; 12,35 ss. par.). Quindi Gesù è
tribù (r QM 3,12 s.). chiamato il leone della tribù di Giuda
(Apoc. 5,5). Per la Lettera agli Ebrei il
d) Filone è caratterizzato da una men- fatto che Gesù discende da Giuda e non
talità non storica e da un metodo allego- dalla stirpe sacerdotale di Levi costitui-
rico; mostra quindi soltanto scarso inte- sce un argomento decisivo in favore del·
resse per le tribù (quaest. in Ex. 2,30 a l'abrogazione del sacerdozio levitico e
24.{b). Più di tutti è menzionato Levi, della legge che vi è connessa 24 (Hebr. 7,
che a causa del particolare zelo dimostra- 13 s.).
to nel giorno del vitello d'oro, fu costi-
tuito stirpe sacerdotale (vit. Mos. 2,160- 2. Nelmaggior numero dei passi s1
r 7 3; spec. leg. 1 ,79). L'insieme delle tri- parla della restaurazione delle dodici tri-
bù ha una sua funzione a causa della per-
fezione del numero dodici (fug. 73 s. bù d'Israele(~ 11, coll. r568 ss.). I di-
185). scepoli di Gesù, attualmente poveri e di-
sprezzati, sederanno come giudici a late-
e) Flavio Giuseppe, che dice di di-
re nel giudizio finale, svolgendo nei con-
scendere da una illustre cpuÀ:i) sacerdo-
tale (vit. 1), si attiene, per quanto riguar- fronti di Israele la funzione attribuita
da la denominazione e la presentazione agli anziani di questo popolo nei con-
delle tribù, ai dati dell'A.T., ad es. nel- fronti dei pagani 25 (Mt. r9,28 par.).
la spartizione del territorio sotto Giosuè
(ant. 5,80-87) o nell'esilio delle tribù del Questo detto rispecchia il netto conflit-
nord (9,280). Egli sa che innumerevoli to della comunità cristiana con la prete-
appartenenti alle dieci tribù rimasero sa d'Israele. Nelle corrispondenti imma-
sull'Eufrate (n,133) . Usa cpuÀ.1) anche
per indicare le trib~ degli Arabi (1,221) . gini dell'Apocalisse questo tono polemi-
co manca completamente. Le porte del-
D.IL N.T. la nuova Gerusalemme porteranno i no-
cpuÀ.1] ricorre 31 volte, di cui 21 nel- mi delle tribù d'Israele (Apoc. 2r,r2;
l'Apocalisse. ~ col. 201). La fedeltà di Dio, su-

24 La spiegazione più chiara si trova in WIN- 25 Vedi i testi citati in S TRACK-BILLERBECK rv


DISCH, Hbr. , ad l. II03 S.
205 (IX,244) cpu)..1) D 2-3 (Ch. Maurer) (rx,245) 206

perando se stessa, nelle tempeste del parsa del regno del nord, costituiscono
tempo finale salverà non uno, ma dodi- solo un elemento dell'attesa apocalittica
cimila membri di ciascuna tribù (Apoc. (~ col!. 2or. 202 s.). Inoltre l'au-
7,4-8, cfr. Num. r,16). La natura dell'a- tore, almeno nell'attuale forma della let-
pocalittico linguaggio figurato, la prece- tera, è un cristiano che polemizza con
denza assegnata alla tribù di Giuda, for- una male intesa dottrina paolina della
se anche la mancanza dell'empia tribù di giustificazione (2,q.24) e quindi scrive
Dan 26 (-+ col. 202) fanno pensare a cristiani. A ciò s'aggiunge che l'idealiz-
che il numero cli 144.000 si riferisca non zazione del numero dodici si è imposta
al solo Israele, ma alla nuova comunità anche in ambienti cristiani, come risul-
comprendente Israele e gentili n (-+ II, ta pure da Apoc. 7 31 • Va quindi presup-
coli. l57r ss.). Questa nei vv. 4-8 è pre- posto il significato traslato 32, che con le
sentata nell'aspetto di ecclesia militans, tribù indica il nuovo popolo di Dio, in
minacciata ma anche preservata, mentre cui si sono compiute le attese veterote-
i vv. 9 s. aprono la prospettiva sulla cele- stamentarie. Poiché è ancora lontano
ste ecclesia triumphans 23 • dalla patria celeste e vive quindi nella
Controversa è l'interpretazione di Iac. diaspora (~ n, coli. 1008 ss.), questo
l ,1: 'Icbcw~oc; tli::ov xa.t xuplov 'I110-ov nuovo popolo, malgrado tutte le promes-
XptO"'tOV oouÀ.oç 'ttJ.tç OWOExrt. q>vÀ.a.t:ç se già realizzate, è ancora in cammino
w.tç È'V 'tll OtCXO'TCOp~ xa.lpEW, «Giaco- verso il compimento finale.
mo, servo di Dio e del Signore Gesù Cri-
sto, saluta le dodici tribù nella diaspo- 3. Nell'ambito delle attese escatologi-
ra». Supposto che cosl scriva un giudeo che si collocano anche i passi che, se-
a giudei 29 o il fratello del Signore alla guendo l'uso linguistico veterotestamen-
diaspora giudaica 30, le dodici tribù van- tario (~ coli. 197 s.), parlano delle q>u-
no letteralmente identificate con quelle À.al tra i popoli. Il lamento delle schiat-
del popolo giudaico. Ma a ciò s'oppone te di Giuda (Zach. 12,ro ss .; ~ cob97)
il fatto che le dodici tribù, data la scom- diventa, secondo Mt. 24,30; Apoc. r,7,

2l:'i L'attesa che da Dan venisse l'Anticristo Das Riitsel des Jacobusbriefes, ZNW Beih. ro
(Iren., haer. 5,30,2, dr. Hipp., de Antichristo (1930) 298 s. per L'originario scritto giudaico.
14) è esegesi cristiana di Apoc. 7 o di ler. 8,16. 30 Sc11LA1'TER, Komm. Jak. 1.93.95.
n Pur parlando (Rom. rr,26) della salvezza di
Jt Anche i:b owoExaq>uÀ.ov (Act. 26,7) rientra
tutto Israele, Paolo non usa mai l'immagine
delle dodici tribù. chiaramente nell'ambito della promessa fatta
28 Cosl HADORN, Apok., ad l.; diversamente
ad Israele, a causa della quale Paolo afferma di
LoHMBYER, Apok., ad l., il quale nei 144.000 essere giudicato.
vede i martiri e nella moltitudine immensa i 32Drnnuus, Jk.11 , ad l.; F. MussNER, Der Ja.
credenti con i martiri. kobusbrief, Herders theol. Komm. zum N.T.
29 Questa è l'ipotesi enunciata da A. MEYER, 13,r (1964), ad l.
207 (1x,245) cpu)..l) D 3 (Ch. Maurer) - q>V<TL<; x.ù. (H. Koster)

il lamento dei popoli pagani alla vista del vangelo (14,6).


Figlio dell'uomo che ritorna. Dal mondo
dei popoli, anch'esso, secondo l'Apoca- E. I PADRI APOSTOLICI
lisse, articolato in q>uÀrt.l, y Àwo-o-at, Nei Padri Apostolici ricorrono i se-
À.aol, EWT}, vengono riscattati i segnati guenti temi neotestamentari: qivì..1} usa-
col sigillo (Apoc. 5 ,9); da esso proviene to a proposito delle dodici tribù d'Israe-
le (r Clem. 43,2), in connessione col nu-
anche la moltitudine innumerabile dei
mero dodici degli apostoli (Barn. 8,3),
vincitori (7,9) . Davanti a questo mondo con l'applicazione di questo numero al
giaceranno le salme dei due testimoni · nuovo popolo di Dio (Herm., sim. 9,17,
(II ,9); esso è esposto al potere della be- . r), a proposito dei popoli del mondo nel-
la citazione di Gen. 12,3 in r Clem. ro,
stia proveniente dall'abisso (13,7), ma 3, accanto a ~1'\ll} e a y ÀGlO"crcu in 2 Clem.
gli viene anche recato l'annuncio dell'e- I7.4·
CH. MAURER

t <pu,nc;, t cpucn.x6ç,
t cpucn.xwc;
SOMMARIO: a) i Presocratici,
b) Platone,
A ..<puatc; nella letteratura greca: e) Aristotele,
r. etimologia e significato fondamentale; d) l'ellenismo;
2.essenza e natura: 4. natura ed etica:
a) attitudine ed essenza, a) l'antitesi natura-legge,
b) natura e costituzione, b) natura ed educazione,
e) essenza umana e divina; e) <puaw ÉXE~, xix:-tà. / 1t1XptX cpvaw;
3. la vera essenza e la natura universale: 5. la natura come principio del mondo e dcl·

<pUcTLç X'\ À. ENOUGH (1968) 521-54r; G. KuHLMANN, Tbeo-


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c:ivuLc; X'tÌI.. A rn (H. Koster) (IX,247) 210

la vita nella Stoa: letteratura cristiana:


a) Dio, mondo e natura, r. ì Padri Apostolici;
b) l'uomo come >..6yoc; e q>vcnc;, 2. gli Apologisti;
e) xa:r&. I mxp&. q>vow nella Stoa, 3. Atti degli Apostoli apocrifi;
d) legge di natura. 4. gnosi.
B. La letteratura giudaica:
r. i LXX e gli pseudepigtafì;
2. Filone: A. q>ucnc; NELLA LETTERATURA GRECA
a) Dio e la natura dell'universo,
b) natura e legge; I. Etimologia e significato fondamentale
3. Flavio Giuseppe.
C. Il Nuovo Testamento: a) Il sostantivo q>ucnc; è un deverbale
r. in generale;
2. l'uso linguistico paolino:
astratto di ifrpvv 1, 7tÉ<puxo:, cpuoiJ,~t (que-
a) come termine dell'uso linguistico gene- st'ultimo certamente secondario) dalla
rale, radice indeuropea bhu-, antico indiano
b) significati particolari; bhu, ad es. abhuma = ECfJVµEv, lat. fu-,
3. le altre parti del N.T. tedesco bi-n, inglese be 2 , il cui significa-
D. La presenza di qiuur.ç 11el resto della prima to è diventare, crescere, detto in origine

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2n (rx,247) q>v,rn; x:t)... A 1a-c (H. Koster) (rx,247) 212

della crescita vegetale. <pucnc; 3 significa di 'tEÀ.e:u"t'l) (=q>~op~) 10, dr. fr. 8 '4; a
quindi crescita, natura, in primo luogo proposito dell'origine delle membra u-
delle piante (ad es. Horn., Od. rn,303), mane (fr. 63 [Diels I 336]). Il dativo
poi anche degli animali e degli uomini. cpucr(E)t significa quindi di nascita, dap-
Con un nuovo riferimento al verbo si ha prima in Hdt. 7,134,2 e nei tragici, cfr.
il significato di germinazione, sviluppo, q>uO'EL 'VEW'tEpoc;, «il figlio minore»
formazione, procreazione 4• b) In Omero (Soph., Oed. Col. 1294 s.; dr. Ai. 1301
<pucnc; ricorre una sola volta e indica la s.). Di qui viene l'uso tecnico di cpua-n
caratteristica esteriore, l'aspetto del- per designare la discendenza fisica, cor-
l'erba medicinale «moly» (Od. rn,303) 5 • porea, sia come rivendicazione naturale
A proposito dell'aspetto esteriore 6 del- di una discendenza legittima in contrap-
l'uomo il vocabolo è usato per la prima posizione al bastardo (lsoc., or. 3 ,42;
volta da Pindaro, il quale distingue qiu- Isaeus, or. 6,28) sia, in seguito, come di-
cnc; da \loiic; (Nem. 6,5, cfr. Isthm. 4, scendenza fisica corporea, contrapposta
49) 7 . Talvolta c:pua-tc; ha lo stesso signifi- alla paternità fissata per legge: cpucret
cato anche in Ippocrate 8 , nei tragici (ad µ~V .•• i)foEL oÉ (Diog. L. 9,2 5 11 , similm.
es. Aesch., suppi. 496; Soph., Oed. tyr. P.Oxy. x !266,33 [98 d.C.], cfr. P.
740) e altrove (ad es. in Aristoph., vesp. Fay. 19,rr [lettera dell'imperatore A-
ro7 l) 9. e) Il significato di nascita ricor- driano]; Ditt., Syll. 3 II 720,4 s. [II sec.
re per la prima volta nella filosofia preso- a.C.]; Ditt., Or. 11472,4; 558,6; ambe-
cratica. Emped., fr. 8,r s. (Diels I 312) due del I sec. d.C.) 12 ; con lo stesso signi-
usa q>ua-tc; ( = y€\le:O'tç) come correlativo ficato si ha anche xcc-tà. cpucrw: Amilcare

3 Per la formazione con -O'L<; dr. P. CttANTRAI- B Cfr. q>uu1.ç par. a µopq>l] in Hippocr., dc aerc
NE, La formation des noms e11 grec a11cien, Col- aquis locis 16 (CMG I r, p. 70,10).
lection linguistique 38 (1933) 283; J. HoLT, 9 Cfr. -/i -tov awµa:toç qivo-tç dell'uomo, che
Les noms d'action e11 ·01.ç (-·t1.ç) : Acta Jutlan- non si può equiparare alle statue e ai dipinti
dica 13,1 (1941) 78 s.; W. PORZIG, Die Namen (Isoc., or. 9,75).
fiir Satzinhaltc im Griechischen tmd Indogcr- 10 Il tentativo di tradurre qui cpuui.ç con <<na-
manischen (1942) 333 s.; E. BENVENISTE, Noms tura permanente>) (--> LOVEJOY 371-373) corri-
d'agent et noms d'action en it1do-europée11 sponde all'interpretazione che di questo passo
(1948) 78 s.; -+ PmILENZ, Mcnsch 169 s.; -+ si dà in Aristot., melaph. 4,4 (p. rnr4b.35-10r5
Murn 54s. a 3) ma non è sostenibile, cfr. -+ 1-IEINIMANN
• Per una prevalenza di questo significato nel- 90; --> LElSEGANG II32; --> JAF.GER 227 s., n.
l'uso linguistico originario dr. -+ THIMME 2; 5. Quanto al problema generale se <pÙcri.ç nei
-+ LmsEGANG u30; -+ PATZER 3 s.67 (secon- Presocratici sia da tradurre con origine o SO·
do-+ HOLWERDA 104 s.); -+ DILLER 242 s. stanza, cfr. J. BuRNEl', Early Greek Philosoph}'
5 -+ DILLER 243 sottolinea ad I. il rapporto 4
(1930) ro-13; F,J.E. WoODBRIDGE, The Ear-
con la crescita vegetale, cfr. -+ LEISEGANG liest Greek Philosophy: The Philosophical Re-
1131. view IO (x901) 164 s.; --> HEIDEL 130-x33; -+
6 In questo caso Omero usa l'accusativo q>ui)v, TH1MME 44-48;-+ LEISEGANG u38 s.; -+ Pon-
specialmente come ace. di relazione, ad es. où LENZ, Nomos und Physis 426.
o~µa;c; OVO~ <(JUlJ\I, «Oé di corpo né di statura» n Cfr. per nascita (<pVO'Et) ambracesc, ma per
(Il. 1,n5); cosl anche in Hes., cfr. op. 129. In- adozione {071µorcol'r)-.oç) sicionio, in Athen. 4,
vece in Pindaro cpvl] ricorre per caratterizzare 81 (183d).
l'essenza interiore, che inerisce all'origine no- 12 Con questo signific:ato l'aggettivo ricorre so-
bile e deve essere esplicata nell'&pE-cl], ad es. lo tardi: vtòç rvfio-toc; xat q>UO'Lx6ç ( P. Lips.
Pyth. 8A4· cfr. -+ HEINIMANN 99. 28,18 [381 d.C.J); cpvatxòc; vt6c;, il figlio na-
7 Per cpv1nç in Pindaro cfr.-+ HmNIMANN 99; turale, corrisponde a 6 Èx 'l'topvElaç '(E'(OVWç,
-+ LEISEGANG rqr . opposto a yvi)uLoç utoç (Thom. Mag., Eclogae
!?vai.e:; Y.'tÀ.. A Ic-2a (H. K<:>ster)

è padre di Annibale xa:tà cpvcrL\I, Asdm- 526b). Nei tragici cpucr1.ç è spesso l'essen-
bale in seguito a matrimonio è genero di za intima, l'indole dell'uomo 17, in cui si
Amilcare (Polyb. 3,9,6; 3,12,J, cfr. II, esprime l'àpE't'l\ della stirpe 18, cfr. 7tpÒc;
2,2). d) L'aggettivo cpucnx6c; manca in cx.tµcx.-i-oç q>Vl1LV, «dello stesso sang\Ie»,
Omero, nei tragici e nelle citazioni diret- parallelo a qilÀ.wv, opposto ad 'estraneo'
te dei Presocratici a noi pervenute 13 . È (Soph., El. 1125); ironicamente si tJarla
uno dei numerosi aggettivi in -Lxoc; che della ÈK 'lttt.-Tpòç 't<lV'tOU q>uo-tç di Ctiso-
ricorrono molto spesso nella lingua del- temide, che assomiglia tanto poco all'in-
la sofistica e della scienza a partire dalla dole della sorella (325) 19 ; cfr. inoltre
seconda metà del v sec. a.C. 14• È attesta- Soph., Phil. 874; Ai. I30I s. q>UciL<; de-
to per la prima volta in Xenoph., mem. nota quindi anche il carattere e l'indole
3,9,1 nel significato di naturale in con- dell'uomo senza espresso riferimento al-
trapposizione a 8i8cx.x't6ç e solo con A- la nascita e all'origine, in quanto tale in-
ristotele diventa elemento permanente dole preesiste ad ogni cosciente condu-
del lessico filosofico 15 • zione ed educazione e non ne dipende;
usato, ad es., in parallelo a '1i~oç (Eut.,
Med. ro3 s. 20, cfr. Xenoph., Cyrop. 1,2,
2. Essenza e natura 2), o a proposito di un cattivo carattere
cpvcnç è ogni dato come risulta dalla (Demosth., or. 20,140) o di una cattiva
sua origine o dall'osservazione della sua abitudine (Aristoph., vesp. 14'7 s.) 21 •
natura. Designando questo come q>vuiç Tipico in questo senso è il caso in cui cpu-
si oltrepassa peraltro la sfera della sem- <rLç designa la vera natura di un uomo, in
plice descrizione e si include un giudizio contrasto con le sue azioni. Quando qual-
sull'effettiva natura o sulla vera essenza. cuno fa il male pur conoscendo il bene,
abbandona la propria <pUCTL<;, cioè la pro-
a) Attitudine ed essenza dell'uomo so- pria vera essenza (Soph., Phil. 902 s.22 ,
no quindi spesso designate col termine dr. Plat., Crat. 395b; soph. 265d.e).
cpvcnç, ad es. attitudini e qualità natura-
li, come l'attitudine ad assistere i bam- Di qui dipende l'uso assoluto di cpuuLç
bini (Democr., fr. 278 [Diels II 202 al sing. e al plur. per indicare un essere
s.]) 16, una caratteristica come l'avidità vivente: 'ltci<rcx. <pU<rLc;, «ogni creatura»
di potere (Democr., fr. 267 [Diels 11 (Xenoph., Cyrop. 6,2,29, cfr. Plat., po-
200])' o doti naturali: ot C(>UCIEL À.O')'LCi't L- lit. 272c, al plur. 306e), esseri come
xol, «atti a calcolare» (Plat., resp. 7, Scilla e Cerbero, di cui raccontano le fa-
vocum Atticarum, ed. F. R1rsCHL [1832] p . 16 Cfr. -+ REINHARDT 85 n. I.
362), dr. LmDBLL-ScoTT, s.v. q>ucnx6c; 17 Solo raramente qui si usa q>u<Ttç a proposito
13 I titoli, spesso ricorrenti nelle citazioni dei
dell'aspetto esteriore, distinto dalla natura in-
Presocratici e attribuiti ai loro trattati, come terion: (!JiviciJ), dr. Aesch., Pers. 441 s.
q:ivutxa, rpuutxòc; )..6yoc;, 7tcpl q:>U<TEW<;, sono in 18 Si veda in particolare-+ LEISOOANG rr3r.
19 Per il gioco del tennine nei significati di ori-
genere di tarda età, poiché nel sec. v a.C. le
opere non avevano ancora un titolo, -+ LEI- gine e di indole-+ LovEJOY 378.
2ll Per l'uso cli qiucnç in questo significato in
SBGANG rr35; per l'uso linguistico proprio del-
le scienze naturali-+ col. 216. Euripide ~ BEARDSLEB 28.
21 Cfr. anche Democr., /r. 3 (Drnr.s II 132);
14 Cfr. P . CHANTRAINE, Études sur le vocabu-
Plat., resp. 7s26c; Phaed. ro9e; Arìstoph., Pl.
laire grec, Études et Commentaires 24 (I956) 273 .
131 s. 22 Per l'antitesi vero carattere e azione occa·
15 -+ LBISBGANG II35. sionale cfr. ~ LOVEJOY 377.
cpucnc; K'tÀ.. A 2a-b (H. Koster) (1x,249) 216

vole antiche (Plat., resp. 9,588c). Quan- ya) e la natura (q>vo-tc;) della luna (fr. xo,
do si tratta di piante cpucnc; significa ge- 4 s. [Diels l 241 ]). Dall'etnografia vie-
nere, spede (Theophr., hist. plant. 6,1, ne il problema della natura della 1·egione
lj Diod. S. 2,49,4; Isoc., Areop. 74); (q>UCTL<; 't"'ijç xwp11c;) (Hdt. 2,5,2) 25 • Con
cosl anche per gli animali.: a.t 't"WV à.À.6- q>vo-tç s'intende mettere in rilievo ciò che
ywv s<lJwv q>VCTELç, «le (diverse) specie è caratteristico nella natura di paesi stra-
di animali irrazionali» (Philo, virt. 8 l, nierì (cfr. ancora Hdt. 2,r9,1; 35,2; 68,
cfr. 125); ma indica anche: i diversi tipi r; 71) u. Simile è l'uso di cpucnç in Xe-
di costituzione statale (Isoc., or. 12, noph., vect. r,2; oec. 16,2. Ma soprat-
134), i tratti caratteristici dell'anima tutto cpuo-tc; diventa, nel linguaggio me-
(Plat., leg. 7,798a, cfr. Soph., Oed. tyr. dico e scientifico dalla seconda metà del
674 [in entrambi al plur.]). Nel senso v sec. a.C., il termine tecnico che indica
spregiativo di siffatti esseri, tal genìa la vera e originaria natura, acquistando
vien detto di partigiani dei nemici e dei quindi il significato di essenza specifi-
traditori (Isocr., or. 4,1IJ; 20,II, cfr. ca v, ad es. dell'acqua (Hippocr., de aere
Aeschin., Tim. 191). aquis locis 8 [CMG I r p. 63,ro]), del-
le malattie (2 [p. 56,24]) ed anche del-
h) Natura e costituzione. Chiedersi l'uomo in genere (12 [p. 67,18 s.]) 28 • In
che siano propriamente le cose del mon- quest'uso di cpucrtc; l'interesse sta anzitut-
do, nella loro vera natura, significa ricer- to nel rilievo dato alla peculiarità della
care la loro q>uo-tc;. Il concetto di q>ucnc; natura e dell'essenza dei singoli fenome-
in questo senso è nato nella ricerca scien- ni, precisamente in quanto tale peculiari-
tifica ionica 23 , dove anzitutto si tratta tà non è riconducibile né a cause divine
non tanto della comprensione della na- né a cause umane (sociali o d'altro gene-
tura come totalità (~ coli. 223 ss.) re) 29 • cpu<nc; può quindi designare la co-
quanto della vera natura delle cose par- stituzione (Hippocr., de aere aquis locis
ticolari, ad es. nel cosmo: la vera essen- 3 [CMG I I p. 57,25]. 20 [p. 73,14]) 30
za dell'etere e delle costellazioni (Parm. , o il temperamento (Aristot., de divina-
fr. ro,r [Diels r 241]) 24, gli effetti (€p- tione per somnia 2 [p. 463b r6s.]) 31 •

13 Cfr. 4 PoHLENZ, Nomos tmd Physis 426. 27 Per la formazione del concetto scientifico
24 Fino a che punto qui si pensi anche all'ori- di q>u1nç nella medicina ~ PoHLENZ, Menscb
gine delle cose (~ LEISEGANG n32; ~ HEI- 175-177.
NJMANN 90 s.) è un problema non più risolu-
28 Per q>vaiç negli scritti ippocratici cfr. -7
bile, data la frammentarietà della tradizione, BEARDSLEE 31-42. 43-47; ~ LEISEGANG I139·
cfr. 4 LoVBJOY 374 s.; ~ BEARDSLEE 12 s.
II43 ·
25 -7 BEARDSLEE 20 ritiene che il significato
29 ~ LEISEGANG 1139 s.; sul rapporto tra na-
di q>ucnç in questo e in altri passi di Erodoto
sia quello fondamentale e originario. turale e prodigioso nel giudizio della medici-
26 Cfr. 4 HEINlMANN 106 s.: in questo uso
na -7 GRANT n-q.
30 Cfr. inoltre Hippocr., aphorismi 3,2 (LITTRÉ
di q>U(nc; Erodoto dipende probabilmente da
Ecateo, che appartiene allo stesso ambito tem- IV 486); acut. 43 (KiiHLEWEIN I 130); epid. 6,
porale e geografico di Senofane ed Eraclito. 5,1 (LJTTRÉ V 314); al riguardo ~ BEARDSLEE
Qui si ha quindi un ulteriore sviluppo del con- 32 -35·
cetto ionico-naturalistico di cpucnç, cfr. ino1- 31 Per la seriore differenziazione tra cpucn<;, co-
tre ~ PoHLENZ, Nomos 1md Physis 425 . In- stitu:r.io11e. e ouv&µaç, singoli fattori di cui si
terpretare il passo erodoteo partendo dal con· compone la q>Ucnc;, ma che non sono concepi-
cetto di natura tmiversale, come fa -7 TmM- bili quali sostan1.e, vedi H.W. MILLER, 'Dy11a-
ME 63 , è sicuramente erwneo. mir' and 'Physis' in On Ancient Medicine:
217 (rx,249) qiucnç X'tÀ. A 2b-c (H. Kèister) (rx,249) 218

In quale rapporto stia questa essenza dei più debole: -.ò &ppEV q>vÀ.ov ... icrxup6-.E-
singoli fenomeni con la forza della natu- p6v Écr'tt [ 't'WV] -tik, ih1hla:c; qJU<1EWc;,
ra nel suo complesso è un problema che «il sesso maschile è più forte della na-
di solito resta sullo sfondo 32• È questo tura femminile» (Xenoph., resp. Lac. _3,
concetto scientifico di <pv<nc; 33 che Ari· 4, dr. Soph., Trach. 1062; Oed. Col.
stotele riprende, attribuendogli una ge- 445; Thuc. 2,45,2} 36• Nell'uso linguisti-
nerale validità ontologica: «La cpucnc; di co successivo diventa quasi stereotipa
ciascuna cosa è ciò che ciascuna cosa è l'affermazione: &.ouva:'t'oc; ycip ÈCM:L.V Ti
come risultato finale del suo divenire»: yuvi) otà. &.cri}év1a.v i:i}c; cpucrEwc;, «la
·djc; YEVÉO"EWç 't'EÀEcriMcr·1iç (pol. I,2 [p. donna infatti è impotente a causa della
1252b 32 ss.]}. Tale definizione è quin- debolezza della (sua) natura)) (P. Lond.
di· valida non solo per l'ambito naturale m 971,4 [m-1v sec. d:C.J, cfr. P. Oxy.
(cfr. part. an. 2,9 [p. 655a 20]; 4 [p. I 71 col. 2,4 [303 d.C.]). Soprattutto le
6 5 rn I2] ) 34 ma anche per altri settori, esperienze che l'uomo fa della fonda-
cfr. per la tragedia Aristot., poet. 4 (p. mentale limitatezza del suo essere ven-
35
1449a 2-15) • gono ora espresse mediante il concetto
di q>ucnc;. Questa limitatezza dell'esisten-
c) Essenza umana e divina. Col con· za e il suo trovarsi esposta alle forze del-
cetto di &:vi}pw1tlvri q>u<rt.c; spesso si di- l'ambiente non dipendono, per caso, dal-
stingue la naturale, normale essenza u- le rispettive situazioni, ma sono ele-
mana da tutti i fenomeni non umani e in- menti costitutivi della natura umana,
naturali nell'ambito umano (cfr. Hdt. 3, cfr. &')'Cl: CtJUCfLç &.'JOpWV -t:l WV; MXOt '1tE-
65,3; n6,2; 8,38}. Si distingue inoltre q>VG'La:µi\loL, «che cos'è dunque la natu-
tra l'essenza del sesso maschile e di quel- ra degli uomini? Otri gonfiati sono» (E-
lo femminile, considerato generalmente picharmus, fr. IO [ Diels I 200] 37 , cfr. 2,

Transactions and Proceedings of the American 3r6) parla dell'utero che sporge oltre la propria
Philological Association 83 (r952) 184-197. posizione naturale: È!;w<tÉpw <tfiç cpucno<;, cfr.
32 Questa relazione è, a torto, del tutto nega- -+ HEINIMANN 96 s. Sarebbe possibile il signi-
ta da ~ BEARDSLEE 39. ficato di organo genitale in oii<twç Ti q>u<n<; fo·d
33 Riflessi di questo uso linguistico si hanno qitMxvtaoç à.ÀM'tptot; xpwç xa.t StJ'tE~ oL6-
forse in quei passi in cui si credeva di trovare Àou <t1}v !;Evoxucrita.mh11v (Nicand., Jr. 107
occasionalmente un uso perifrastico del voca- [Gow 164]). Così andrebbe dunque limitata
bolo,-+ IlEARDSLEE 82-92, cfr. Plat., /eg. 7,845 la corrispondente indicazione in LIDDELL-
d; Aesch., Ag. 633; Soph., Oed. tyr. 334 s. Scorr, s.v. e in -+ LEISEGANG II43.rx48. Do-
Per la critica al preteso uso perifrastico vedi po l'avvento del cristianesimo tale significato è
-+ HoLWERDA 15 n. r. ampiamente attestato, cfr. Diod. S. 32,12,r; ro,
34 Cfr. inoltre 't"Ì]V q>uow, «nella sua essenza 7; specialmente per i genitali femminili: Ar-
caratteristica)} (Aristot., pari. an. 2,2 [p. 648b temid., oneirocr. 5,63; PRElSENDANZ, Zaub. I
21 s.]; 4 [p. 65ob 34 s.J e passim). 4,318.326; P. Osl. r 1,83 (entrambi del sec. IV
35 Sul rapporto tra l'essenza caratteristica del d.C.) e passim; Diod. S. 16,26,6; Antonius Li·
singolo oggetto e la natura come totalità -+ beralis (sec. n d .C.?), ME't'aµopij>WO'"EWV ovva.-
coli. 220 ss. rwyfi 41,5 (ed. E . MARTINJ, Mythographi
36 È controverso se il termine q>V<TL<; sia stato Graeci n 1 [ 1896] 125).
usato fin dai primi tempi quale eufemismo per 37 Qui Epicarmo dipende dalla distinzione fat-
indicare l'organo genitale maschile e special· ta da Parmenide tra il mondo della verità e il
mente femminile; cfr.-+ Mum 69 s., n. 9. In mondo dell'apparenza e del perenne mutamen·
Plat., leg. 12,944d e symp. r9ra qivcnç signifi- to; all'ultimo appartiene anche l'uomo, cfr. -+
ca indole. Hippocr., 111ul.r,r43 (LrTTRÉ vm RmNHARDT rr4 e n9-r25.
219 (1x,249) q>u1nc; xù. A 2c-3 (H. Koster) (rx,250) z:w

9 [Diels r 196]) 38• Questi enunciati propria e dèi che sono diventati tali so-
negativi sulla natura umana sono par- lo per convenzione umana, cfr. Critias,
ticolarmente frequenti in Tucidide (cfr. /1'. 25,19 (Diels II 387) e la critica di Pla-
1,76,J) 39, ma ricorrono anche altrove tone agli Atomisti, i quali affermano che
(cfr. Plat., Theaet. 149b-c; Aristot., pol. gli dèi sono 't'ÉX\ITI, où q>VO-Et, &).,)..,&, 'tt()L
3,rn [p. 1286b 27]; Democr., /r. 297 '.16µ0Lc;, «un prodotto dell'arte, non del-
[Diels 11 206 s.]) e possono anche ri- la natura, ma di talune leggi» (leg . ro,
guardare in modo particolare la mortali- 889e). La posteriore teoria, nota come
tà dell'uomo: 1i ~w" &.vìtpw7tw'i <pucnç evemerismo e attribuita ad Evemero 43 ,
ihi11-r'ÌJ oùua, «la natuta umana, che è secondo la quale gli dèi sono il risultato
mortale» (Ael., var. hist. 8,u) 40 • della divinizzazione di sovrani benemeri-
ti, viene esposta da Diodoro Siculo: gli
Di fronte alla debole ed effimera na- Etiopi e i Libii credono che una parte
tura dell'uomo, tutto ciò che supera ta- degli dèi a.lwvto\I E)(.ét\I xcx.t &.<pita.p't'ov
le limitatezza appare indice di partecipa- -ri}v cpvcrt\I, «abbiano una natura eterna
zione all'essenza del divino, come ad es. e incorruttibile», ad es. il sole e la luna,
la dote soprannaturale del poeta Omero, mentre degli altri si dice Wl]'tijc; <pucnwç
che partecipa della cpu01.ç itEasovO"a., «na- XExowwvnxÉ'.lcx.t, «che hanno partecipa-
tura divina» (Democr., fr. 21 [Diels II to della natura mortale» ma furono ve-
147]) 41 • El<; ~EW'V q>VOW EÀ.ÌtEL'i' «perve- nerati come dèi per le loro benemerenze
nire alla natura degli dèi» nel senso di (Diod. S. 3,9,1, cfr. 6,1,2) 44 •
«diventare divinità», dice Himerius (1v
sec. d.C.), or. 48 26 42 parlando di Dioni-
1 3. La vera essenza e la natura universale
so. La sofistica distingue per la prima
volta tra dèi che sono tali per essenza La vera e propria problematica del

38 Cfr. enunciati paralleli quali <1XLiiç ovap so di Diodoro difficilmente risalgono allo stesso
O.vit!l{.ù1tOç (Pind., Pyth. 8,95 s.); per tutto il Evemero (circa 280 a.C.). Evemero non fu «l'a-
problema vedi H. FRAm::EL, Ell>HMEPOl: als teo radicale» (così ~ LANGER 59) quale è sta·
Kemtwort /iir dic menschliche Natur, in \Vege to descritto nell'antichità, né il suo intento si
rmd Formen /riihgriechfrchen Denkens 1(1960) inquadrava nella teoria della religione e nella
23-35. critica razionalistica del mito. Egli piuttosto
39 Cfr. ~ BEARDSLEE :lO s. segul la tendenza, già diffusa nel sec. rv a.C ..
Ml Altri esempi in~ BEARDSLEE 18 s.; ~Hm.­ a tracciare la storia e ad esporre le imprese
WERDA 24-26. politiche e culturali di sovrani potenti parten-
41 Cfr. Wc, oux t'VÒv livw ìkliu; xal 8mµovlo:c; do da tradizioni mitiche e servendosi dell'ezio-
q>UCTEwc; ovTwç xa.M xaL uoCj)(Ì. E1tTJ Épyciuu.- logia e dell'etimologia; cfr. THRAEDE, op. cit.
<1l>m (Dio Chrys., or. 53,1, dove il passo sopra e~ n. 43) 879-881. In altro modo va giudicata
riportato è tratto da Democrito). Altri esempi la tripartizione stoica del mondo degli dèi in
in Filone (~col. 254) e Flavio Giuseppe (~ -i:ò <pv<1~x6v, cioè forze naturali pensate come
col. 259). persone divine, 't'Ò µvil~XO'V, cioè gli dèi dci
42 ed. A. COLONNA (1951). PREUSCHF.N-BAUER, poeti, TÒ voµLxov, cioè dèi della religione di
·s.v. <pUCTLc; traduce pervenire alla natura degli Stato (Aetius, de placitis reliq11iae [ed. H.
dN DrnLs, Doxographi Graeci (1879)] r ,6,9, dr.
43 Cfr. K. GoLDAMMER, art. 'Euhemerismus', 6,1-16 e Philo, spec. leg. r,32-35) . Per questa
in RGG1 u 731; H. DORRlE, art. 'Euhemeros', concezione, che probabilmente risale a Pane-
in Der klei11e Pauly n (1967) 414 s.; K. THRAE- zio, dr. ~ PoHLENZ, Stoa I 197; II 100; per
DE, art. 'Euhemeros', in RAC VI (1966) 877- l'opinione affUle di Posidonio dr. K. RmN-
890; NrLSSON n 2 283-289 (bibliografia). HARDT, art. 'Poseidonios von Apameia', in
44 La tendenza e la terminologia di questo pas- PAULY-W. 22 (1954) 8o8-8II.
121 (rx,250) cpucnç x·ù.. A 3a (H. Koster) (rx,251) 222

concetto greco di cpu<ric; si pone per il che se nel celebre Jr. 123 (Diels 1 178):
fatto che il vocabolo cpucnc; fin dai primi cpvcnç ... xpu'lt'te:cri}m. qnÀ.e:i:, «la vera es-
tempi svolge una sua funzione nell'am- senza ama nascondersi», con cpurnc; non
bito del problema dell'essere. Tale pro- s'intende una natura universale perso·
blema si è sviluppato, in rispondenza al nificata 49, Eraclito pensa anche qui al
duplice significato di q>uCT~c;, in due di- vero essere delle cose, che non s•identi-
verse direzioni: anzitutto come proble- fìca coi fenomeni e permane immutato 50 •
ma della vera essenza delle cose, poi co- Anche il titolo 51 (À.6yoc;) m:pL cpucrewç o
me problema del principio di tutto l'es- 1te:pL q>ucre:wç lcr't'opla. 52 , attribuito in e-
sere, cioè della natura universale. I due poca successiva alle opere di Senofane,
aspetti peraltro non sono mai completa- Eraclito, Gorgia e altri, va inteso in que-
mente separabili e spesso si compenetra- sto senso 53 : 'TtEpL cpvue:wç.signifìca: «del-
no a vicenda. la vera essenza delle cose» o in generale
«della filosofia» 54 • Analogamente il tito-
a) I Presocratici. cpucnc; quale designa- lo ol cpucnxol, consueto a partire da Ari-
zione della vera essenza delle cose ricor- stotele, indica i filosofi della natura 55 • Il
re· per la prima volta chiaramente in E- problema della vera essenza delle cose
raclito 45 • La sua impostazione risulta mira a spiegare i fenomeni in base alla
dall'enunciazione del problema suo pro- natura universale e alle sue leggi peren-
prio: « ... come io espongo (le cose), nemente valide 56 • Una chiara determina-
distinguendo ciascuna secondo natura zione di questo rapporto com.e spiegabi-
(xa'tà cpuaw) 46 e dicendo com'è» (He- le conseguenza della natura si ha tutta-
racl., /r. 1,8s. [Dielsr150]) 47,cfr.: «La via solo intorno al 400 a.C., ad es. in De-
sapienza consiste nel dire e fare cose ve- mocrito, il quale definisce gli atomi la
re intendendo(le) secondo la loro ve1·a vera essenza delle cose (Simpl., comm. in
natura» (jr. n 2 [Diels r 176]) 48 . An- Aristot. phys. 8,9 st, cfr. Aristot., phys.
45 Cfr. specialmente 4 ]AEGER 127-1461 inol· te le cose sono della stessa origine e quindi
tre 4 HEINIMAN1'1 92-94.106. Per Parmenide uguali nella loro propria essenza (cfr. fr. 2
questo problema è già decisivo; egli però non [DIELS II 59122)).
usa cpùcnç con questo significato, ma si avvale 51 Per la mancanza de1 titolo nei libri del sec.
dei due concetti 66!;a-ci.),:i}i}na:. V a.e. 4 BEARDSLEE 54 s. e 4 n. IJ.
-kl Che qui xa.'tà. <pvow non significhi più «co- 52 Cosl per la prima volta in Plat., Phaed. 96a.
me si deve fate normahnentel> (4 BBARDSLEE 53 Su questo punto vedi anzitutto 4 BEARDS·
48) è un'ipotesi insostenibile. LEE 56-59, inoltre 4 HEJDEL XIO.
47 Si pensa qui alla vera essenza delle cose (4
54 ~ BEARDSLEE 59 s. Traduzioni quali «sul-
HmNIMANN 93 s.; ~ REINHARDT 223 n. r), non l'origine» o «sulla sostanza originarial> (IlUR·
alla natura come persona o al fatto che !'«es- NBT, op. cit. [4 n. rn] I2 s.) non esprimono
senza» risulta «... organicamente dal suo svi- l'intenzione del pensiero presocratico.
luppo» (contro 4 DILLER 243). ss A proposito dei Presocratici dr. Aristot.,
phys. r,2 (p. l84b r6 ss.); 4 (p. 187a 12); 3,5
48 Per l'interpretazione dì questo frammento
(p. 205a 3 ss.) e passim. Questa designazione fu
4 REINHARDT 223 n. 1.
usata anche per filosofi posteriori; cosl Epicuro
49 4 LEISEGANG n33; contra~ HEINIMANN è chiamato ò cpucnxoç da Phylarchus Historicus
94; 4 REINHARDT 88; ~ HErnEL rn7 inter- (sec. III a.C.), Jr. 24 (F. gr. Hist. na 167).
preta: «La natura gioca volentieri a rimpiatti· 56 Su questo punto vedi soprattutto 4 }AEGER
no», ma è poco convincente. r99 e passim; In., Paideia II 3(1959) 12-16.25 s.
so Cfr. anche la polemica contro Esiodo in He- 57 ed. H. DrnLS, Commentario in Aristotelem
racl., Jr. 106 (DrnLs r r74). Anche Diogene di Graeca rn (1895) l318,3r ss., dr. la traduzio-
Apollonia (metà del sec. v a.C.) dice che tut- ne «cosa in sé» (4 REINHARDT 85 n. r).
223 (1x,25J) cpuuu; x-rÀ.. A 3a-b (H. Koster) (rx,252) 22.1

8,9 [p. 265b 23-29]; Democr., fr. 168 il principio di tutte le cose xat 't"'Ì]v <(lU-
[Diels II 178]}, e cosl pure nei Pitago- UtV òvoµcH;,Hv 't"et.ihci. mJ"tii, «e di dare
rici, che vedono nel numero la natura di- ad essi il nome di natura» (leg. ro,891
vina di tutte le cose (Archytas [inizio c).Contro questa preminenza di ciò che
del IV sec. a.C.] fr. l [Diels r 432,2- è stato originato qiucrEL, Platone relati-
4]) 58 • Ma già Euripide, specialmente vizza la distinzione tra cpu<nç e 't"ÉXYll;
nella connessione di <{lucnc; e &.viiyx'f) 59 , «Tutto ciò che è buono, sia esso origina-
esprime la fede in questa conformità to cpu<rEt. o 'tÉX.vu ... » (resp. 2,38xa-b), e
dell'universale natura divina ad una leg- contesta il diritto di designare il mon-
ge (cfr. Eur., Tro. 886; Ba. 896). In for- do materiale come <pU(J"Lc; (leg. ro,892b).
ma razionalizzata e scientifica anche i Come vouç, 'tÉX.'V'll e v6µoc; hanno la pre-
Sofisti e i medici parlano della necessità minenza su ciò che è erroneamente defi-
della natura(~ coll. 232 ss.) . nito cpu<rt.c;, cosl - se si vuol designare
come <pucnç il primo principio di tutte
b) Platone si è decisamente opposto le cose - l'anima è cpucnç nel senso più
al pericolo di una spiegazione meccani- autentico della parola (leg. ro,892b-c) 62•
cistica del mondo, che a suo avviso era Ma Platone evita di regola il vocabolo
stato provocato dagli sforzi speculativi di <flUO'L<; quando si tratta di indicare i gra-
alcuni presocratici ro. Le sue obiezioni so- di supremi dell'essere. In lui il vocabo-
no di due generi: r. la cosmogonia, so- lo non è fissato in un'accezione tecnica 63 ,
prattutto quella degli Atomisti, conosce ma serve piuttosto a designare in un uso
quali uniche cause la natura e il caso (cpu- non tecnico la vera essenza di una cosa,
<TEL miv..-a EÌvaL xrx.t 'tUX1l cpet.<rl), e non giungendo spesso a significare idea, es-
ammette altri principi, come la ragione, senza in sé 64, ad es. del corpo (Phaed.
Dio, l'arte (leg. ro,889b-c, cfr. 888e-889 87e), dell'anima (Phaedr. 27oc) 65 • 't"Ò
a). 2. Chi ha un tal concetto materialisti- <pUO'EL OiXet.t.O'V è l'idea della giustizia in
co di cpurnç 61 corre il rischio di scorge- contrapposizione alla realtà giuridica 1'li
re nei quattro elementi fondamentali creata dal legislatore (resp. 6,501b) 67 •

58 Cfr. i frammenti, probabilmente spurii, di LmsEGANG u46), preparando così quello che
Filolao, anch'essi di questo periodo: /r. J è l'elemento decisivo nella definizione aristote-
(DIELS I 406). ll (DmLS I 4n s.); anche qui lica di cpv(rn; (~coli. 225 ss.).
la natura è vista come un essere divino: fr. 6 63 "'"7 BEARDSLEB 96-rox. Per le di.flicoltà crea-
(DIELS I 408,r3 s.) e fr. 2I (DIELS I 4r7,J4), te da Platone con questa interpretazione cfr.
similmente Empedocle in Plut., carn. es. 2,4 ~ LEISEGANG n46 e la bibliografia ivi citata.
(n 998c), dr. DIELS l 362; vedi "'"7 LmsEGANG 64 Cfr. cpvutç parallelo a Elooç in Plat., Crat.
n33. 389b-c; -;) LEISEGANG II47.
YJ Cfr. "'"7 HEIDEL 99 s . 65 A questo riguardo, con richiamo ad Ippo-
© Per la polemica di Platone con i filosofi na- crate, l'essenza dell'anima è posta in relazione
turalisti (St>ecìalmente in leg. ro,886b-899d) con l'essenza dell'universo, dr. ~ LEISEGANG
vedi ~ LEISEGANG n44-1146; 4 PoHLENZ, n40; M. PoHLENZ, Hippokrates tmd die Be-
Mensch 68. griindung der wissenschaftlichen Mcdizill
61 Cfr. 4 LovBJOY 379 s.; non bisogna peral- (1938) u4 n. r a p. 75; u7 n. 1 a p. 89.
tro concludere che questo significato fosse ef- li6 Cfr. resp. rn,J97c-d, dove l'unico creato Év
fettivamente prevalente tra i filosofi naturali- "L"TI <puO'EL da Dio viene contrapposto alle mol-
sti. te singole copie.
62 Platone dice anche che l'anima quale princi- 67 Qui rientrano infine anche alcuni passi in
pio originario muove se stessa ed è la causa pri- cui cpuuu; sembra essere una perifrasi: µtO'E~v
ma di ogni movimento (leg. ro,896a, cfr. ~ "L"'Ì}V 't'OV oLxa.lov cpvow, «odiare il giusto nel-
225 (IX,252) q>ucnç X'tÀ. A 3c (H. Koster)

c) Aristotele riprende entrambi i signi- questa equiparazione di cpucrtc; e \j)..1} 72 è


ficati fondamentali di origine (-? coll. tanto poco soddisfacente quanto quella
2II s.) e caratteristica (-7 col. 2rr) di cpvcrtc; e yÉvE<nc;. Un passo avanti si
e, mediante una chiarificazione di en- fa quando q>UO"Lc; è intesa nel senso di où-
trambe le componenti, tenta, in metaph. crla, essenza, cioè come la prima compo-
4,4 (p. 1014b r6 - 1015a r9) 68 , di giun- si:done di una cosa, Ti 1tPW•1J crtl\JÌ}Ecr~c;.
gere ad una definizione unitaria del con- Per le cose che sono per natura vale an-
cetto 69• Secondo Aristotele gli elementi zi il principio: otlTiw q>aµè:v -ri}'ll cpvcrw
di q>va-1.ç = origine sono: I .1) -.wv q>vo- EXEW 73 &v µi} lfx11 "t'Ò E!ooc; xat -ri}v µop-
µévwv yÉvi;cr1.ç, «la nascita delle cose che cp1}v, «diciamo che non hanno ancora la
si generano» (metaph. 4,4 [p. ro14b 16 loro natura, qualora non abbiano anco-
s.]), ma l'origine non è ancora la natu- ra la loro forma e la loro figura» (p.
ra stessa, bensl solo la via verso la na- rn15a 4 s., cfr. p. 1014b 35 - rnr5a .5) 74 •
tura delle cose 70 ; 2. ciò da cui qualcosa cpucr1.c; nel significato proprio di essenza
che cresce incomincia a crescere, ad es. comprende al tempo stesso 0À1}, Elooç e
il grembo materno (p. 1014b 17 s.); 3. oùcrla. Questi tre elementi designano il
ciò da cui deriva il movimento primo, risultato finale del divenire, -rò 't~À.oc;
precisamente di tutte quelle cose che so- -tfic; YEVÉcrEWç (p. I o I 5a 7- II). niicra où-
no per natura ('tWV Cj>IJCTE~ OV'tWV), inor- crla, ogni sostanza, può quindi per esten-
ganiche e organiche (p. 1014b 18-20). sione esser detta cpucr1.c; (p. 1015a II-13).
Quanto alle componenti del significato
natura, Aristotele afferma che la sostan- Aristotele ritorna cosl a un duplice
za materiale, per sua propria disposizio- concetto di <:pvcnc;: r. la sostanza o for-
ne amorfa e immutabile (-7 II, col. ma, che è il 'tÉÀ.oc; -tf}c; yEVÉcrEWç di tutte
1476), può chiamarsi q>vcr1.c:;, ad es. il le cose; 2. la prima potenza motrice di
bronzo è la q>va-1.c:; di una statua (p. ro14 tutte le cose che sussistono «per natu-
b 26 ss.). NeJlo stesso senso si dicono ra», anche se egli si studia d'intendere
natura gli elementi, cioè il fuoco, la ter- quest'ultima come una forza o entele-
ra ecc. (p. ro14b 32 ss.). qiucnç sarebbe chla immanente nella materia stessa 75
quindi sinonimo di TCPW't'f) uÀ.'f) 71 • Ma (cfr. metaph. 4,4 [p. lor5a r3-r9]).

la sua essenza1> (Plat., leg. 9,862d), inoltre qiu- 73 Qui BEARDSLEE 50 ricorda che ÉXEL cpucn.v
aw EXEt con l'infinito : «è la vera essenza del- nell'uso linguistico più antico può significare
le cose» (resp. 5,473a, cfr. 6>489b). essere normale. Ma probabilmente Aristotele
68 Cfr. la versione più semplice in phys. 2,I (p. si riallaccia piuttosto a Platone, nel quale que-
x92b 8-r93a z7). sta espressione significa «avere la propria vera
<n Su questo punto vedi specialm. 4 LmsE- essenza»,~ n. 67.
GANG II48-II50; ~ GRANT 6. 74 Cfr. phys. 2,1 (p. r93a 30 s.); pari. a11. 1,1

70 -i} <pUcTLç -i} )..EyoµÉ\IT) Wç j'ÉVECTtç ò86ç fo- (p. 64ob 4-29), specialmente Ti yà.p xo;'tà -.1Jv
'tW Elc; cpuaw (phys. 2,x [p. 193b r2 s.J). Que· µopcp'l'Jv (j>Ua'tç xuptW'tÉpa. -tnç VÀt.xi'jç cpucrEwç
sto passo dimostra chiaramente che Aristotele (p. 64ob 28 s.).
presuppone un tale uso dcl vocabolo (dr. 4 75 Questo sforzo speculativo serve anzitutto
JAEGER 227 S., n. 5). a superare il contrasto tra la filosofia della na-
11 Cfr. ~ epucn.ç Ìl.ÉyE'tcu ii 7tpW'tTJ Èxacm~ tura e Platone - cd è un contrasto che, co-
V'ltOXEtµÉvT) VÀ1J (phys. 2,I [p. 193a 29 s.] e in munque, compare in Platone e in Aristotele - :
genere 193a 9-30; vedi ~ LEISEGANG II49· Platone a ragione sostiene che la cpua't<; risul-
72 In metaph. II,3 (p. 107oa 9 ss.) q>ucrt<; e ta dall'Etlìoç e dal 'tÉÀoç, ma i naturalisti han·
UÀT) sono chiaramente distinte come due delle no giustamente visto che la cpùcn.ç è insita
tre oucrCm. nell'oggetto stesso e non può essere intesa co-
227 (IX,2_52) qn)cnç X't'À.. A 3c (H. Koster) (rx,253) 228

Una ulteriore conseguenza di questa re- (phys. 2 ,7 [p. r 98a 2 3]) 78 , quelli di lo-
interpretazione del concetto di cpt1<1Lç è gica astratta Àoytxwç (3,5 [p. 204b 4)).
il permanere della distinzione tra cose L'ordine della natura 79 è valido in asso-
che sono per natura e cose che proven- luto e rton ammette in essa alcun inter-
gono da altre cause (dr. Aristot., pbys. vento di forze soprannaturali. Può quin-
2,1 [p. 192b 8]). Infatti cpucm è solo di definirsi prodigio qualcosa che è con-
ciò che ha in se stesso la propria legitti- tro la natura, ma solo contro la natura
mità 76 • È ben vero che certi procedimen- wç ~1tÌ. 't'Ò 1toM, «com'è il più delle vol-
ti derivanti da altre cause 11 imitano la te»: 1tEPL y!Ìp .,;l}v 1hì. X(X.Ì. 't''IÌV É~ /J,v&.y-
natura: µtµEha.t yàp 1i 't'ÉX'VT) 't''IÌV q>v- XT)ç oVtTÈV ylVE't'a.L 1t<X.pà. q>UOW, «rispet-
aw, «l'arte infatti imita la natura» (me- to a quella che è perenne e necessaria,
teor. 4,3 [p. 38rb 3 ss.]). Ma anche se nulla avviene contro natura» (gen. an.
la morale umana ha presupposti natura- 4.4 [p. 77ob 9-12]) 00 • D'altro canto la
li, ad es. la presenza dell'intelletto, essa natura non diventa in questo modo sem-
deve attuarsi in un campo i cui criteri plice oggetto di ricerca scientifica, ma
non sono deducibili dalla natura (~ rimane una forza autonomamente atti-
col. 237). va, che crea nel proprio ambito un ordi-
ne sapiente 81 • In essa non vi è disordine
Aristotele non è riuscito ad elimina- (phys. 8,r [p. 252a I I s.]); per opera
re l'intima tensione esistente all'interno sua gli organi di senso sono disposti xa-
del concetto di natura. Da un lato cpucnç Àwç, eccellentemente (part. an. 2,10 [p.
per lui è la peculiarità esattamente de- 656b 26 s., cfr. p. 657a 8-ro ecc.]). Es-
scrivibile delle cose naturali (~ col. sa ha organizzato ciascun essere vivente
2 I7). Egli distingue nettamente tra secondo un proprio scopo (2,r6 [p. 659
la q>UO'LX1] e la superiore 1koÀ.oytX'IÌ Èm- a 11 s.J), aggiungendovi anche l'utilità
O'TY)µ.T], cioè tra la scienza della natura e e la bellezza (2,I4 [p. 658a 32] ), ed è
la teologia o filosofia della religione (me- anche sempre intenta a scoprire novità:
taph. 10,7 [p. 1064b r-14] }. Solo nel- àd ytl.p Ti q>ucnç µT)xa.v<X:mt, «la natu-
l'ultin1a è visibile il ?Mov (5 ,r [p. 1026a ra infatti escogita sempre» (2,7 [p. 652
18 ss.]). I problemi di scienza della na- a 3I s., dr. p. 652b 19 ss.]). Il senso fon-
tura devono essere risolti cpucnxwç damentale della concezione aristotelica

me elemento autonomo al di fuori di esso (cfr. naturale, cfr. tuttavia ciò che egli dice dei Pita-
4 BEARDSLEE ro3 s.; ~ HEIDEL rn8 s.). gorici: trattando dei numeri essi affermano che
76 Cfr. ~ HmDEL 98 s. «li avrebbero ricevuti dalla natura come sue
leggi»: 1ttxpà 't'ljc; <pVO'EC:Jç ElÀ.'rjqJO't'E<:; W0'1tEP
77 Tutto ciò che è 't'ÉXV'{l ha la propria causa VOµouç ÈXElvriç (Aristot., cael. I,I [p. 268a
non in se stesso, ma jn un'altra cosa; vi sono r3J). Per il concetto di legge di natura~ coll.
inoltre oose che hanno origine 't'VXTI ò a.ù-.o- 246 ss.
µ1h~ (dr. metaph. u,3 [p. 107oa 5-8]; phys.
oo Sulle deformità della natura non si può fon-
2,6 [p. r98a 5 s.]). dare il concetto di natura (phys. 2,8 [p. r99a
78 Cfr. la denominazione, spesso ricorrente, ò 33-b 9]). Che un cavallo generi un mulo è 1t'tx-
<pV<rtx6ç, lo scienziato della natura (phys. 2,7 pà. cpvcrw (metaph. 8,8 [p. rn33b 32 s.]). Per
[p. 198a 22]; metaph. 3,3 [p. rno5a 31 ss.]), il problema dcl miracolo in Aristotele cfr. ~
in contrapposizione a ò <pLÀ.6crocpoç, come anche GRANT 6 s.; 4 BEARDSLEE IO).
-.à. qiucr~x&., dr. l'aristotelico Trattato sulla 81 Aristotele parla a più riprese sia della na-
scienza della natura (la Fisica): phys. 8,IO (p. tura creatrix sia di un agente divino (cfr. pari.
267b 21); metaph. 7,1 (p. 1042b 8). a11. 2,8 [p. 654a 24 s.]; 9 [p. 655a 17 s.]; 16
79 In Aristotele non c'è il concetto di legge [p. 659b 35]; cth. Eud. 8,2 (p. 1247a 9 s.]).
229 (IX,253} q>uuu.; x-rÀ.. A 3c-d (H. Koster)

della natura è perfettamente reso anche pur seguendo Democrito nella concezio-
quando il principio, spesso enunciato, ne atomistica della natura e pur negando
«la natura non fa nulla di insen.to e di la presenza della ragione negli accadi-
inutile» 82, viene espresso nella forma: menti naturali, può tuttavia invocare la
6 OÈ t}Eòc; xa.t fi q>U<11.c; ou&è.v µ&:t'r)V "ltOl.- natura come un essere divino che tutto
cGaw, «Dio e la natura non fanno nul- governa: x;aptç -çii µaxrx.pl't q>UO"Et, «gra-
la senza un motivo» (cael. r,4 [p. 27ia zie alla natura beata» (Epic., fr. 469
3 3 J ), cfr. '1ttiv"ta. yàp <pucm EXEL 'tL itEi:- [Usener 300]) 87 • Questa glorifìcazione
ov, «tutto, infatti, ha per natura qualco- si trova, sulle orme di Epicuro, ancor più
sa di divino» (eth_ Nic. 7,r3 [p. rr53b accentuata in Lucrezio (de rerum natu-
3 2]) 83 • Con ciò non si attribuisce alla ra r,56; dr. r ,146 ecc.) 88 ed è diffusa
natura visibile nella sua totalità un'es- anche nell'ellenismo, particolarmente
senza divina né la si presenta come un nell'equiparazione della qiucrtç ad una di-
essere personale 84; piuttosto si dice che vinità femminile, dr. amxrx.Àovµat xa.t
la forma ideale, che secondo Aristotele "tTJV "tWV à.miV"tW\I OtoyEV'fi <l>UO'W, ol-
è al tempo stesso principio e fine del mo- f..lopqiov ... 'Aq>poOL'tl)V, «invocherò anche
vimento, deve essere vista in un'indivi- la divina Physis di tutte le cose, Afrodi-
sibile unità con l'essenza divina e con la te biforme» (Preisendanz, Zaub. I 4,
11atura fenomenica 85 • 3230 ss. [sec. IV d.C.] ).

d) L'ellenismo. In antitesi alla più an- La cpu<it<;, quale principio supremo del
tica letteratura greca, nell'ellenismo la mondo visibile, è spesso distinta da Dio,
cpucrtc; come natura universale viene in cfr. Dio come 1tCX."ti}p 't''l)ç «'1tÀchou q>u-
vario modo identificata con la divinità. cre:wc;, «padre della natura illimitata», di-
Ciò avviene già nella Stoa: tutte le co- stinta a sua volta dalla xoO"µixi} qiucnc;
se sono necessariamente connesse dalla (Preisendanz, Zaub. II 7,5rr s. [sec. m
migliore di tutte le entità, anche quelle d.C.J); similmente Herm. Trismeg., fr.
razionali; perciò l'&.pl<i"tiJ ... q>u<it<; ii 't"ÒV 23,rn-13 in Stob., ecl. r,388,13-389,4,
xéa-µov OLOLXOUO"a., «la migliore natura secondo cui Dio con la sua parola crea
che governa il mondo», è non solo razio- la <l>u<itc;, che appare come una bella es-
nale ma anche immortale e quindi Dio senza femminile cd assume anch'essa una
(Sext. Emp., math. 9,84 s.) 86 • Epicuro, funzione decisiva nell'evento della crea-

si Cfr. cael. 2,n (p. 291b 13); pari. an. 2,13 dr. x,3 [p. 984b 9}; a11. 3,5 [p. 43oa xo]; cael.
(p. 658a 8 s.). Per la teleologia nella concezio- I,2 [p. 268b ll) }.
ne deUa natura cfr. ~ PoHLENZ, Mcnscb 234; ss Non si può liquidare la personificazione del-
__,. GRANT 29s. la natura semplicemente come puro modo di
83 La frase 1) yò:p q>uuu; lìro.µovla, b.)..),,' ov
dire o come espressione incoerente; ~ BEARDS-
LEE 105, cfr. contra -)o LmsE.GANG n50; W.
ada (Aristot., de divhratione per somnunr 2 _TAEGER, Aristoteles. Gmndlegu11g einer Gc-
[p. 463b 14 s.]) è certamente spuxia; a propo-
scbicbte seiner Entwickltmg 2(195:;) 75-78.
sito della natura come òm'.µwv cfr. Empedocle 86 Cfr. __,. ]AEGER 237 s., n. 44. La semplice e-
secondo Porfirio in Stob., ecl. 1,446,7 ss. quiparazione di Dio e natura è peraltto rara
(DIELS r 362,7 s.).
nell'antica Stoa, cfr., del resto, sotto -...,. coll.
114 Aristotele non designa mai il mondo nella
239 ss.
sua totalità semplicemente come q>uuu;, ma di- 87 Cfr. -...,. LmsEGANG n59 s.
ce ad es.: ... 'ltepl 'tE 'tljç oÀ.T}ç q>UCJ'EW<; ... xat &! ed. J. MARTIN (1953). Altri esempi in ~
7tEpt -;-cv ov'toç (metapb. 2,3 [p. 1005a 32], LEISEGANG II.59 S.
qiua-u; x-.ì... A 3d-4a (H. Koster)

zione 89 • Qui si trovano spunti per quel- in Alexander Trallianus Medicus r ,15
la distinzione gnostica tra natura inferio- (sec. IV d.C.) 92 , inoltre geoponica(~ n.
re e mondo divino, che s'incontra ad es. 9r) 2,42,3; l'avverbio in 9,r,5 .
nel Poirnandres. I vi la cpvCTtç è creatrice
- essa infatti riceve il 7tVEvµa e produ- 4. Natura ed etica
ce i crwµa:ta (corp. Herm. r,q) -, ma
per sé deriva dalle tenebre (r,6) e non è a) L'antitesi natura-legge 93 ha deter-
altro che il mondo subluna1'e dal quale minato per molti secoli il pensiero gre-
il logos si è separato; perciò i suoi ele- co!». I due concetti furono accostati per
menti sono aÀ.oya.; cioè uÀ'll µ6v'r} ( l ,ro, la prima volta nell'etnografia ionica 95 ,
cfr. 1,14). A ciò è strettamente affine il come risulta chiaro specialm. in Erodo-
discorso delle due <pUCTEtc;: cielo e terra, to, che con cpucnc; designa non solo lana-
sole e luna, lucè e tenebre, notte e gior- tura della regione (....+ col. 216), ma
no (Preisendanz, Zaub. II 13,255 s. [346 anche la causa della peculiarità naturale
d.C.]). Cfr. l'identificazione della folla dell'uomo (2,45,2). Diverso da essa è il
presso la croce come xa:tW'ttx'èi <pvcnc;, voµoç, la convenzione condizionata dal-
«natura inferiore», in act. Io. roo (....+ l'ambiente, che parimenti influisce sul-
col. 276). l'immagine esteriore dell'uomo 96 • Que-
sta visione naturalistica dell'uomo è par-
L'aggettivo cpvcnxoç ricorre nella let- ticolarmente evidente nello scritto sul-
teratura ellenistica in un significato del ! 'ambiente, una delle più antiche opere
tutto analogo 90 : a proposito dei veri e di Ippocrate, dove si descrivono i popo-
naturali confini delle divinità planetarie li distinguendoli iì q.iua'EL iì v6µcv (Hip-
(P. Mich. III 149, col. 7,28 s., cfr. q.>VCTL- pocr., de aere aquis locis r 4 [ CMG I l,
xwç col. 5,18 ss. [sec . u d.C.]), dei rag- p. 96,2]), cfr. la contrapposizione di
gi che attraversano il cosmo: cpucnxa.i «magnanimo per natura» (Ei.hjlvxoi; ... cpv-
àx-d:vEc; (corp. Herm. 10,22). Nell'in- O"E~ 1tÉcpuxEv) e modificato Ù7tÒ "t"W\I v6-
cantesimo col quale si vuol ottenere il µwv, «dalle leggi» (r6 [p. 71,r s.]) 97 .
dominio delle forze della natura si parla Anche quando q.ivcrti; e v6µoç sono inte-
di cpuCTtx&., potenze magiche (geoponica si secondo un nesso causale e visti come
2,18,8) 91 , dr. q.iucnxa (scil. q>apµaxa) complementari nei loro effetti, l'autore

89 Una sìngolarc variante si trova gìà in Plat., 9~ Per quanto segue una trattazione più ampia
Tim. 5ob: 'ltEpÌ -.Tjç -.&. miv-.oc fìExoµÉvl)ç è fornita in parte da ~ KoSTER 524-530.
q>U<TEWç. Qui cpu<r~c; è designazione del miste· 95 La frase che si legge in LIDDELL-SCOTT, s.v.
rioso iv iJ'>, cioè di quella materìa-spazio che l'.j)U(JL<;: XOC't<Ì. (j)U<TLV «Voµoç Jt&.V't"WV ~C1.<Tlr
riceve qualcosa dal mondo delle idee e cosl pro· À.Euç (Pin<l., fr. 169,1))) risale manifestamente
duce da sé le cose del mondo visibile (cfr. ~ ad A. l30ECKH, Pilldari Opera II 2 (1821) 640-
Mum 6r-70). 642; xa.Tà. q>U<TLV non fa però parte della cita·
90 <puu~x6c; nel significato di corrispondente zionc, dr. Ael. Arist., or. 45,52 (DINDORF n
alla relativa specie {ad es. ad un tipo di pianta) 68); schol., ad I. (DINDORF m 408); Pind., fr.
ricorre in Theophr., hist. plant. BAA · 169 (ed. O. SCHRODER [1900) 457 s. con com-
91 ed. H. BECKH (1895). mento ibid.).
92 ed. T. PusCHMANN I (1878) 557. 96 A. DIHLE, Herodot wzd die Sophistik: Phi-
93 Per v6µoc; nel più antico uso linguistico gre· lol. 106 (1962) 208.
co vedi M. PoHLENZ, Nomos: Philol. 97 {1948) 97 Cfr. abitt1dini (v6µo~) e indole (q>vcnç) del
135-142; ~ HEINIMANN 59-89; ~ VII, coli. padre quale modello per l'educazione del figlio
1240 ss. Per il tema 'natura ed etica' si veda A. (Soph., Ai. 548 s.); ~ PoHLBNZ, Nomos und
DrHLE, art. 'Ethik', in RAG vr 649. Physis 427 s., contm ~ HEINTMANN 38 s.
233 (IX,254) qiuuv; X't'À.. A 4a (H. Koster) (IX,255) 234

resta assolutamente convinto della loro non per legge: infatti il simile è per na-
fondamentale diversità e opposizione 98 • tura parente del simile, mentre la legge
(è) tiranna» (Plat., Prot. 337c_-d) 103 • La
Qui non possiamo chiarire·quali rap- testimonianza diretta più circostanziata è
porti sussistano tra l'antitesi cpu(nç-'V6- Antiphon, fr. 44 A (Diels II 346-355) 11».
µoc; e la filosofia naturalistica ionica 99 • Si tratta di una netta presa di posizione
In ogni caso, l'antitesi è per la prima a favore della natura contro la legge, i
volta espressa in tutto il suo rigore dal- costumi e la convenzione, che sta qui al·
la sofistica. Per quanto poco unitarie l'inizio della storia del giusnaturalismo
fossero le concezioni dei Sofisti, sembra antico (Antiphon, fr. 44 A col. 2,26-33
tuttavia che nella sofistica antica, alme- [Diels II 347 s.J) 105 • Mentre tutte le
no in Protagora 100, siano stati sottoli- norme di legge (-.à.... 'tW'V v6µwv) sono
neati l'utilità e i benefici delle leggi 101 , definite arbitrarie (È1tlilE't'a.) e concorda-
mentre solo alcuni sofisti seriori si rivol- te, quelle di natura (-.à. 'tWV <flVCTEL ov-
tarono, in nome della natura, contro il 't'W'V) sono invece &.vix.yxa.i:a. e <pU'J't"a.,
vigentè ordinamento e le sue istituzioni necessarie e native (col. 1,23-2,r; 2,ro-
(v6µoç) ta2. Significativo al riguardo è ciò 15 [Diels II 346 s.J, cfr. fr. 44 B, col. 2,
che Platone presenta come discorso di ro-13 [Diels II 353 ]). Va notata una co-
Ippia: -l)youµat ~yw ùµéic; O'\JyyEvE~ç 't'E sa importante: qui cpucrtc; e v6µoç com-
xai otxEtovc; XIXL "JtoÀ.l-.a.ç éhtav'ta.ç e!- paiono come due settori contrapposti, ai
WJ.L <pUO"EL, oÙ v6µ~· 't'Ò y<Ìp oµoLOV 't'({} quali l'uomo è ugualmente correlato e
òµ.ol(E.> q:iucn:t crvyyEvtç Ècr't'tv, ooÈ. v6µoc; sottoposto 106 •
-.upavvoc;, «io vi considero tutti paren- Gli effetti di questa concezione sofi-
ti, familiari e concittadini per natura, stica del diritto naturale 107 sono chiara-

98Cfr. ~ l-IEINIMANN 15.25 s.; ~ PoHLENZ, 100 Che l'antitesi nomos-physis non si trovas-
Nomos und Physis 421-425, che si occupano se nel pensiero di Protagora (cosl ~ HE.lNI-
del problema della prima comparsa di questa MANN n4-rr9) è un'ipotesi infondata.
terminologia nella medicina. In Hippocr., 101 Cfr. K. v. FRITZ, art. 'Protagoras', in PAu-
morb. sacr. (j)U<nç come opposto di voµoç è LY-W. 23 (r957) 918. Pet corrispondenti in-
«presente solo allo stato latente» (POHLENZ flussi sofistici in Erodoto vedi DIHLE, op. dt.
423). (~ n. 96) 209 s. u4-220.
99 Nel dualismo parmenideo l'antitesi è tra ap- 1az Cfr. specialm. ---> PoHLENZ, Mensc!J u9 s.
parenza (o6~tt) e verità (rX.À.1]i}Ei.a.), anche se e 203 s.
Parmenide usa una volta ve.VO(J.W't'!Xt, «è ac- 103 Cfr. inoltre le citazioni della concezione so-
cettato per convenzione», in contrapposiiione fistica della natura in Plat., Gorg. 482e-485a e
ad à.À.Tji}Ettt (/r. 6,8 [DlELs I 233]), cfr. ~ resp. 6sorb. Non c'è motivo di negare che
REl.NHARDT 81-88; 4 }AEGBR 302 n. 69. For- questi passi siano testimonianze dcl pensiero
se q>VtrEL xat oò voiJ.l!) in Philolaus, /r. 9 dei Sofisti (contro~ BEARDSLEE 74 s.).
(DlELS l 4rn) è spurio. xat -CÒ OLXatOV e.lWX.L Il>f Per l'argomentazione del frammento HEI-
xa.t -cò a.tuxpòv où qJUO"Et, lrJ..,M.. voµl!l (Ar- NIMANN 13r-r41.
chelao, in Diog. L. 2,16 [DrnLs n 45,6 s.)) in
IOS Cfr_ ~ LmsEGANG n34.
questa formulazione nettamente àntitetica è si-
curamente non autentico e, secondo 4 PoH- 106 ThHLE, op. cit. <~ n. 96) 2II.
LBNZ, Nomos u11d Pbysis 432 s., influenzato da 1417Per il successivo sviluppo dell'antitesi nel-
Ippocrate. Per tutto il problema cfr. - HEI- le teorie sull'origine della cultura, nella teoria
NIMANN 38-40. rn7-n4, il quale sostiene un della conoscenza e nella filosofia della lingua
influsso della filosofia naturalistica; contro ~ HerNIMANN 147-170, nel pensiero greco ed
HmNIMANN ~ PottLENZ, Nomos rmd Physis ellenistico in generale 4 GR/\NT r9-28; per la
425-433. Stoa e per Filone---> coli. 241 ss.; ~ 252 ss.
235 (1x,255) q>ucnc; X'tÌ... A 4a-b (H. Koster)

mente visibili nella letteratura a partire <TEwç OLOa.cnux.Àla òe~-caL, «l'istruzione


dal IV sec. a.C. (cfr. lsoc., or. 4,105), e abbisogna di attitudine ed esercizio», e
anche nella commedia: cfr. la definizio- àTtÒ vEo'tt)-toc; oÈ. àp~a.µÉvovc; OE~ µav-
ne di amore illegittimo come a.l 't''ilc; q>u- iM.vEtV, «bisogna apprendere incomin-
<TEwc; awx:yxa.1., «le necessità della na- ciando da giovani» (fr. 3 [Diels II 264] ).
tura» (Aristoph., nub. 1075 mi, cfr.
1078), inoltre la dichiarazione che tutti Cosl Platone non fa che ripetere ciò
gli uomini sono creati H.Eui}gpo1. 't'TI q:iu- che era già stato detto prima di lui quan-
<TE1., «liberi per natura» (Philemon Comi- do si chiede se la qualificazione per un
cus, fr. 95,2-6 [C.A.F. 11 508]) t(J). determinato compito non richieda, oltre
alla 't'ÉX'Vl] e all'ÈmµÉÀrnx. 115 , anche una
b) Già nei Presocratici si trovano as- certa cpua-1.c; (resp. 2,374e) 116 . Egli però,
serzioni sul rapporto che intercorre tra contrariamente ai Sofisti, non si basa sul
natura ed educazione: la considerazione concetto di q>vcrLç 117 , anche se può ser-
degl 'insegnamenti «fa di per sé in modo virsene per indicare la disposizione na-
che ciascuno cresca nell'indole (·i)ì)oc;) 110 turale (dr. resp. 2,375e) 118 • Tuttavia <pu-
secondo la sua disposizione naturale (q>u- <Ttc; è perlopiù l'attitudine che va di vol-
1:nc;)» (Emped., /r.II0,4S. [Diels r ta in volta presupposta per un particola-
352]) 111 • È un luogo comune che dispo- re compito e quindi è quasi sinonimo di
sizione naturale ed educazione si integra- -i'jitoc;, indole (dr. 2,3 75c) 119• Come già
no 112 : «Avere una buona disposizione Socrate si era interessato degli 1)ihx6;
(q>va-1.v ~XEtv) è la prima cosa; la secon- ma non aveva detto nulla sulla natura
da è imparare qualcosa» (Epicharmus, (Aristot., metaph. 1,6 [p . 987b 1 s.J,
fr. 40 [Diels r 204)), cfr.: «L'esercizio dr. Xenoph., mem. 1,1,u), cosl anche
giova più della buona disposizione (q>u- secondo Platone nuoce all'educazione il
cnc; à.ya.!H1)» (fr. 33 [Diels I 203]). Qui discorso sul xa:rà. cpvow 6pi}òv ~lov, cioè
è preannunciata quella superiorità che sulla «vita retta secondo natura» (leg.
i Sofisti attribuiranno all'educazione ri- ro,89oa) 120 • Egli invece afferma decisa-
spetto alla disposizione naturale m e che mente che in verità v6µoc; e -tÉXVr} sono
è formulata da Protagora nell'umanisti- cpu<Tn, poiché sono un prodotto dell'in-
ca triade pedagogica di attitudine, eser- telligenza conforme alla retta ragione:
cizio e istruzione 114 : cpu<TEwc:; xa.t &mdi- \louç ... xa't'à. ì....6yov òpMv (leg. ro,89od).

108 Cfr. ~ HmNIMANN r 3 r s. m Cfr. Èmcr"t1}1..1.tJ, µEÀé"tYj in Plat., resp. 2,


IO'JCfr. Jr. adespotum 1423 (F.A.C. ma 520). 374d.
A proposito di questa tesi cfr. anche il differen- 116 Cfr. ~ SHOREY i94-1 9 7 .
te giudizio di Aristot., pol. I.4 (p. 1254a 14 117 «Sul piano pratico e teoretico la physis u-
s.); 5 (p. r254a I7 ss.). mana è il concetto su cui i Sofisti fondarono la
110 Per il rapporto i'jltoç-q>vO"..ç ~ TH!MME 48. loro attività di educatori» (~ JAEGER 199).
111 Un'idea simile si trova in Democr., fr. 33 J18 Secondo Pfatone, sono anzitutto elementi
(DmLs II r53): «L'educazione trasforma l'uo- negativi quelli protiri per natura a tutti gli uo·
mo e crea così la sua indole»; qui, tuttavia, per mini, giusti e ingiusti, come, ad es., l'avidità.
dite creare l'indole non si usa un'espressione o 1ta_CTO.: q>ua'Lç otWY.ELV 1tÉq>VXEV wç àyo.:Mv
con ;;jltoç, bensl q>VO'L01totÉw. (resp. 2,359c).
112 ~ SHOREY z88.200 s. e passim. 119 Per (j)Ucnç nel senso di carattere ~ col.
113 ~ LEISEGANG II33 S. 214; ~coli. 257 s.
114 Per il modo d'intendere questa triade vedi 120 Questa è la più antica testimonianza del
W. JAEGER, Paideia I 3 (1954) 394-397, cfr. an· concetto di vita conforme a natura nell'Accade-
che~ B EARDSLEE 17 s., n. 4; - JAEGER I99 s. mia; cfr. ~ PoHLENZ, Stoa r n2.
qivcnç x-.À. A 4b·c (H. Koster)

In Aristotele ricorre la triade sofistica è ciò che è contro la natura, anormale,


cpuaLc;, ~aoc;, Myoc; (pol. 7,13 [p. r332a "
ef r. wcrm:p ... Y- ! • • l.
.,.~oc ~'ltLa"tOC\l"tat ·nva. µ<J.-
39 s.] ), ma la q>ucnc; è solo il presupposto X'll\I ~XaCT't'ct. OVO~ 'ltct.p'tvoc; {f">.,)...ou µoc-
dell'agire etico, il quale ha la sua norma ì>6v"t"a 1\ mx.pà. i;ijc; q>ucrew~, «come cia-·
nell'intelligenza (À.6yoc;), che l'uomo ha scuno degli animali conosce un sistema
ricevuto dalla natura per conoscere il di lotta proprio, che non ha appreso
giusto e l'ingiusto (r,r [p. r253a 9· da altri se non dalla natura» (Xenoph.,
r 3]) 121 e che può esigere un comporta- Cyrop. 2,3,9); detto del destino dellle-
mento 1tapcì. 'toÙc; 1Hhcrµoùc; xa.t 't'Ì]v cpu- sule (Eur., Phoen. 395), di una malattia
aw, «contro le consuetudini e la natura» grave che provoca sofferenze mx.p& cpu-
(7,12 [p. r332b 1-ro]). Vi è un olxa.tov aw (P. Mich. III 149, col. 6,30 s. [sec.
cpv1nx6v, come ad es. l'amore tra i co- u d.C.]).
niugi (eth. Nic. _5,ro [p. I r34b 18 s.]) 122,
ma le vedtà non sono né q>UO"EL né 7tapcì. Queste espressioni sono anzitutto u-
cpucnv (eth . Nic. 2,1 [p. no3a 23 s., cfr. sate con valore etico 127 , e principalmen-
p . 1ro3a 19]; 4 [p.no6a 9s.]; eth. te riguardo a deviazioni sessuali. Già in
m. 1,34 [p. n95a 5-7]) , bensl si acqui- Platone si trova una corrispondente con-
stano agendo secondo l'intelligenza resa danna della pederastia: «se si stabilisse
possibile dal logos. la legge che vigeva prima di Laio», oc-
xoÀ.ouilw'll 'tfj q>ÙCTEL, «seguendo h na-
c) cpvaw EXEL può usarsi nel senso at- tura» (leg. 8,836c, cfr. 2,636b). Ciò è
tenuato 123 di è naturale, cfr. xwc; cpuow motivato col rinvio all'esempio degli a-
itxet.;, «come può avvenire con mezzina- nimali, tra i quali un maschlo non si av-
turali?» (Hdt. 2,45,3) 124 • Similmente vicina mai, a questo scopo, a un altro
, cpvcnv,
xa."t"a , conIormemente a natura, maschio, &à. "t"O µTj q>UO"EL 'to\ho ElvaL,
normalmente (cfr. Hdt. 2,38,2; Hippo- «perché ciò non è conforme a natura»
cr., de aere aquis locis 22 [CMG I l , p . (ibid.) 128 • ii Xa"t"à cpucnv E'ltt'JtÀ.oxi) è «il
75,16]) 125 , detto della morte, che nel- rapporto sessuale normale» (Diod. S. 32,
la vecchiaia giunge xa:tcì. <puaw (Plat., ro,4); 'Jtapà q>uow yciµoc; si dice di un
leg. 12,958d) 126 • Viceversa 1tapcì cpucnv matrimonio in cui la donna è in realtà

121 L'uomo è un "JtoÀt-rLxòv l;c:;'>ov non per caso 125 xa-.cì cpuaw, 11ormal111ente, è particolar-
o per approssimazione, bensl quale risultalo mente frequente nella letteratura medica; e-
del proprio diuenire: <JJV<TEL (poi. r ,r [p. r 253a sempi in 4 BEARDSLEE 48 s., dr. ~ HEINI·
2 s.]); anche la µolis è per natura, poiché rap- 11.IANN 96 s.
presenta l'esito di un processo storico di svilup. 126 Similmente a proposito di Cicerone, il qua·
po (1,2 [p. r252b 30-34]), cfr. ò Myoç i}µ~v le si nascose agli sgherri per sfuggire alla mor-
xa..l Ò vovç -rfiç q>ÙO"Etù<; -çH,oç (7,13 [p. r334b te, che giunse per lui poco prima del tempo
14 s.]). naturale: ou TtoÀ.Ò 1tpb -.fjç cpucrEwç (Plut.,
122 Cfr. ~ LElSEGANG IIJI . comparatio Demosthenis et Ciceronis 5 [t
888b]).
123 Un uso pregnante ricorre in ~xa..cr-.ov oÈ
m 'ltCY..pà q>ucrLv manca nelle citazioni dirette
(scil. "TWV vocrwv) EXE~ q>Ùcnv 'f:WV TOLOU'tÉWV, dei Presocratici. Sulla base delle testimonian-
xa.i ovoÈv U..vw qiucnoç ylyvE"TCY..L (Hippocr., ze conservate 4 LE.tSEGANG 1134 suppone che
de aere aquis locis 22 [CMG I 1, p. 74,17 )), anche qui «si riferisse all'uomo, ai suoi appe-
cfr. «dove il terreno ha la conformazione na- titi e atti contro natura».
turale adatta a questo scopo» (Plat., leg. 12, 128 4 BEARDSLEE 99 richiama l'attenzione su
958d-e). questo passo in considerazione dell'opinione
124 Cfr. ~ BEARDSLEE 5 1; 4 HoLWERDA 76 s. che nessun autore antico proibisca questo vizio.
239 (1x,256) cpucnç XTÀ.. A 4c-5a (H. Koster)

un uomo (32,rn,9) 129 • Ti -n;aplk cpvaw nim II 273,25-28], cfr. 912 [ v. Arnim
7tpÒc; -çoùc; &ppewic; µl!;Lc; è «l'accoppia- II 264,7 s.] e passim). Viene anche eli-
mento contro natura tra i maschi» (Flav. minata la tensione, insita nel concetto di
Ios., Ap. 2,273); cfr. l'accusa mossa ai <pUCTLç, tra la natura universale e il sin-
filosofi di usare Afrodite 7tapà. cpu1rn1, golo essere. Il problema riguardante il
cioè di praticare la pederastia (Athen. singolo e il problema di Dio fanno un
r 3 ,84 [ 60 5d]), mentre è del tutto xa-rà. tutt'uno come quello della q>UCTL<; ~1tL µÉ-
q>VCTLV che lo spartano Cleonimo si pren- pouc;, «natura della parte», e della cpu-
da 200 donne in ostaggio (13,84 [605 crtc; 't"WV oÀ.wv, «natura del tutto» (Ze-
d-e]) 130. none in Epict., diss. r,20,16 [cfr. v. Ar-
nim 1 46,10 s.]) m_ La xowi) q>u<nc; è
sincrona col xowòc; Myoc; (Chrysippus,
5. La natura come principio del mondo e fr. 599 [v. Arnim II 184,31 s.]). Quale
della vita nella Stoa divino principio cosmico la cpucrtc; è tan-
a) Dio, mondo e natura to l'illimitata materia otiginada (/r. 599
[v. Arnim II 185,r-4], cfr. 937 [v. Ar-
La Stoa intende superare, sul piano nim II 269,22 s.]) quanto la qiucrtc; sw-
teoretico e pratico, i contrasti tra neces- 'ttx1), À.oyLx1}, voEpÙ:, la custode di un
sità e caso, natura e ragione, vita con- ordine cosmico razionale (fr. 945 [ v.
forme a natura e convenzione umana, Arnim II 272,38-273,1] ). <pucrtc; e -çÉX'Vr)
che, a partire dal v sec. s'andavano sem- non sono opposti, cfr. il principio, spes-
pre più approfondendo nel pensiero gre- so ripetuto, di Zenone circa la natura
. co. La natura è non soltanto ElµapµÉVTJ quale fuoco artefice e creatore (Zeno, fr .
132
(à.wi:yx'J') q>ucrewc;, ~ col. 223) ma 171 [ v. Arnim I 44,9 s. ]) • La natura
anche 7tpovota (Zeno, fr. 176 [ v. Arnim esercita cosl il suo governo in varie ma-
1 44 s.]) e, come aggiunge Crisippo, niere 133, ma crea sempre con arte e in
Zeus (fr.937 [v. Arnim II 269,r3s.], modo sensato, cfr. xa.i i:ex;vtxwc; &ita.v-
cfr. rn76 [v. Arnim II 315,8 s.]). Qua- i:a. Otaii;À.6.-r't"Et, «e plasma tutto a rego-
le divina ragione universale essa gover- la d'arte» (Chrysippus, fr. rr38 [v. Ar-
na il tutto (Chrysippus, fr. 945 [ v. Ar- nim II 329,36]), e il principio di prove·

129 Similmente a proposito del rapporto con- tutto il problema~ LmsEGANG n53 s. Anche
tro natura con la moglie che per motivi fisici l'affermazione, derivante dalla teoria sofistica
non sia in grado di compiere l'atto naturale dell'origine della cultura, che la "t"ÉXVlJ imita la
(Diod. S. 32,11,1). <pUO'tç viene ripetuta (Cic., nat. deor. 2,22s7),
130 L'aggettivo è usato come equivalente a xa.- ma rielaborata in senso' stoico: è la stessa na-
-rà. Cj)UUW: a):rJÌ}Èç xa.t <pVUL)(ÒV XPWµOC (Dion. tura creatrice che, quale logos, abilita l'uomo
Hai., de Thucydide 42 [ed. H. UsENER - L. alla TÉX\11} (Posidonìo? ~ PoHLENZ, Stoa 1
RADERMACHER, Dio11. Hal. Opuscula 1 (1899) 227; II II4).
398]). IJJ Cfr. la quadripartizione stoica delle forze
131 Epitteto può quindi parlare anche della na- della oLolx'l)cnç, in cui cpucnç designa specifi-
tura divina dell'uomo; chì la disprezza col pro- camente la crescita delle piante: -rÒ'. µÈv i!l:,H
prio agire incorre nella collera di Dio (diss. '.?, OLOLXft-Ca.t, TOC oÈ q>ucm, 'tÙ o'à..My~ ljivxfl,
8,14), cfr. où µeµviJOjJ ... IS·n <11>yyevwv, ~-ct "tà. oÈ xat )...6yov Éxoua"(] xa.t lii&.vota.v (Chry-
llOEMpW\I <pVO'EL, éin "COU .:iLÒç &:1toy6vwv; (1, sippus, fr. 460 [v. ARNIM II 150], inoltre Sext.
I3,4), cfr.: natura 11os cognatos edidit, cum ex Emp., math. 9,81 ss.; Philo, aet. mund. 75
irdem et in eadem gigneret (Sen., ep. 15,95,,52). ecc.), dr. il proprium ho111i11is dato dalla na-
JJ2 Cfr. Chtysippus, fr. n33 (v. ARNIM u 328, tura: a11i11111s et ratio in animo per/ecta (Sen.,
19 s.). II34 (v. ARNIM II 328,26 s.) ecc. Per ep. 4,41,8).
tpuaLc; X'1."À.. A 5a-b (H. Kostet) (IX,258) 242

nienza aristotelica (~ coll. 228 s.): «il fine è vivere in modo conforme» (Ze-
µrioÈ'll v'ltò cpvO'Ewc; yl'llEcri}a.t µa:nrv, «la no, fr. 179 [v. Arnim 1 45,24; ~ vm,
natura non fa nulla inutilmente» (Chry- coli. 563 s.; m, coll. 1379 ss.]) manca il
sippùs, fr. n40 [ v. Arnim n330] ). Per concetto di <pu<rtç, che ricorre peraltro
l'ordine e la bellezza assegnati dalla na- nella fotma classica in cui è stata enun-
tura ad ogni essere vivente cfr. anzitutto ciata da Cleante 136 : -.ÉÀ.oç ÈO"'tt i:ò òµo-
Epitteto, ad es. diss. 3,1,3 s. 134• Special- À.oyovµÉvwi; 'tTI q>UO"EL sfiv, «il fìne è vi-
mente le mode dei capelli e della barba vere in modo conforme alla natura» (/r.
offrono alla diatriba stoica esempi evi- 552 [ v. Atnim I 125,19)) 137 • In entram-
denti di una violenza, del tutto inammis- be le fotme s'intende l'appropriazio-
sibile, fatta alla natura: un uomo che eli- ne (oLxElwcrtç) del proprio essere, preci-
mina i propri peli si lamenta con la natu- samente del Myoc;; quindi l'accordo con
ra di essere nato maschio (3,1,27-30). I la natura è visto sic et simpliciter come
peli, pur essendo soltanto «complementi «essere in accordo», come armonia 138 •
della natura» ('tijc; q>V<rEw-c;.•• 'ltiipEpya.), Del successivo sviluppo della formula
sono anche <rVµ.~oÀ.a. ilEou, mediante i del telos 139 è importante anzitutto l'in-
quali già da lontano la natura di ciascuno terpretazione di Panezio: !;i}'ll xa:tà. 'tàç
procIama: a'llr}P
1. ' '
Etµt 'I:' \
... LoOV '
'ta , (.l
O'\Jµ1-10- oeooµÉ'lla.c; 1)µi:v Èx, q>VO"EWç &.qiopµk;,
Àa., «sono un maschio ... eccone i segni!» «vivere secondo le attitudini dateci da
(1,16,9-14) . natura}> (in Clero. AL, strom. 2,2r,129,
4) 140• Quindi ciò che la natura fornisce
b) L'uomo come Àbyoç e q>V<1Lc; a ciascun uomo come primo impulso è
già dalla natura dato anche come attitu-
La formula stoica del telos m è l'e- dine 141 • Analogamente già Cleante affer-
spressione più pregnante della concezio- mava: 7taV't'a<; yàp à'lll>pw7tovç &.cpop-
ne stoica del rapporto tra uomo e natu- µàç exe:w Èx q>U<rEwç 7tpÒç ape:i:l}v, «tutti
ra universale divina. Nella sua forma più gli uomini hanno per natura attitudini al-
antica -.ÉÀ.oç ... -.ò òµoÀ.oyovµÉvwç ~fj'll, la virtù}> (/f. 566 [ v. Arnim I r29]). In

m Inoltre Epict., diss. 4,8,42; u,9; II,3r ecc. interpretata come !;ijv Xct't'~µ1mplav -cwv q:n)-
In corrispondente significato si ha anche l'ag- UEL cruµ~a.w6v-.wv (fr. I2 [V. ARNIM III 5,r9
gettivo q>vo-~x6c; : un cavallo è sfortunato se s.]).
viene privato delle sue proprie forze naturali 138 Quindi non l'accordo con determinate leg-
(-cwv q>u<nxwv ouva1.1.Ewv), se cioè non è in gi della natura raffrontata all'uomo, dr. 4
grado di correre, ma non se non può fare il ver- BoRNKAMM, OMOLOrIA r:.;2-156; in tal mo-
so del cuculo (4,5,13, cfr. 4,1,27). do viene eliminato il rapporto dialettico con
135 Sulla forma della formula del teios ~ PoH-
l'apE-c1) (vedi ibid_ 152).
IJ9 Vedi ad es. la caratteristica formulazione
LENZ, Stoa 1 u6-rr8; u 67 s., per tutto l'argo-
mento ~ BoRNKAMM, OMOAOI'IA r52-r56, di Crisippo: axo).oUi>wc; '>TI c:>UCTE~ !;-i)v (/r. 6
per i precedenti ibid. 139-15r; H. JoNAS, Au- [v. ARNIM nq], dr. fr. 7-9 [v. ARNJM m 4]),
gustin tmd das paulinische Freiheitsproblem, inoltre Epict., diss. r,r 7,r3-18; vedi ~ PoH·
L ENZ, Stoa 1 n7 s.
FRL 44 '(1965) 27-29; ~ KosTER 527 s.
140 Citato in ~ BORNKAMM, Gesetz m1d Nat11r
1.16 Cleante respinge il gioco etimologico di Ze-
105 n. 27; ~ Por-tLENZ, Stoa J 200.
none, il quale intende bµoÀ.oyouµÉvw.; in rife- 141 Cfr. ~ PoHLENZ, Stoa I 200 s. Altri pre-
rimento alle sue parti costitutive, e ritorna al- supposti, che derivano ugualmente dalla natu·
l'uso linguistico nonnale (dr. 4 PoHLENZ, ra, sono in Paoezio la regione, il clima, le con-
Stoa I n3-u 7). dizioni di vita, la scelta della professione (~
m Questa forma fu poi ripresa da Crisippo e PoHLENZ, Stoa r 201).
243 (rx,258) cpvcnc; x-.À. A 5b·c (H. Koster)

Epitteto ricorre assai spesso 11vµq>w\lwc; = 'tÒ xcù.òv x&.yai76\I = Ti &.pJi"tÌ) xaì
•fl cpucrn, «in armonia con la natura» 't'Ò µÉ"tOXOV
apE't'i}ç, «Vivere secondo na-
(diss. 1,2,6; 4,14.18.29; 6,21; 2,14, tura» = «vivere felicemente» = «vive-
142
22) • Qui si sottolinea anzitutto che re bene» = «il bello e il bene» = la vir-
l'uomo ha ricevuto il Àoyoç dalla natu- tù e ciò che partecipa della virtù» (Chry-
ra (diss. r,20,5), ossia À.a.f3w\I ·ne; 'ltapà. sippus, Jr. r6 [ v. Arnim III 6,16-r8, cfr.
Tijc; q>VO'EW<; µÉ-tpa xat xa.v6\la.<; dc; È.- 7 ss.] . 4 [ v. Arnim 111 3 ] ) . Poiché ciò
'ltlyvwcrtv .-l'jç à.À'r)tMac;, «ricevendo vale per la condizione empiricamente
dalla natura i criteri e le norme per sco- non determinabile del perfetto saggio, il
prire la verità» (diss. 2,20,21, cfr. 4,1, fine della vita cosl formulato resta, di ne-
51). È proprio dell'essere (q>UCTL<;) del- cessità, definito in termini puramente
l'uomo poter raggiungere ciò che è be- formali; quanto al suo contenuto concre-
ne per lui solo contribuendo all'utile to, si apprende quasi solo che si tratta
generale (diss. ·1,19,13). Persino Epici.I- di una giustizia che proviene da Dio e
ro comprende O't'L" cpUO'EL
' Ev ..i. XOLVWVL-
·~µ.e.V dalla xowÌ) cpua'L<; (Chrysippus, fr. 68
xol, «che per natura siamo esseri sociali» [ v. Arnim III I7.4-7]. 326 [ v. Arnim
(Epict., diss. 1,23,1) 143 • L'intelligenza ra. 111 80]), cfr. «fare costantemente e in-
zionale riconosce questa natura ad es. crollabilmente tutto ciò che è nelle no-
nel «fare il bene, collaborare, intercede- stre proprie forze per raggiungere ciò
re per altri» e nel non litigare, calpestare, che primariamente corrisponde alla no-
imprigionare, giustiziare (diss. 4,1, stra natura»: -rwv Ttporiyovµé.vwv xa.'tà.
122) 144 • <pvcr~v (Antipater, fr. 57 [ v. Antlm III
252 s.]). Il fine dell'agire xa•~ q>VCTLV è

c) x<nà. / 1ta.pà. cpuow nella Stoa il completo sviluppo del proprio essere
e, identico a questo, la perfetta cognizio-
A partire dalla massima di Zenone ne della natura 145 •
CT't'OtXEi:a. Ti}<; EÒÒcuµo\llcx.c; {come effetto
dell'apE•iJ) -ri)\I q>UO"tv xa.t -rò xa't'à. cpu- Certo, la singola precisazione del con-
CTL\I (scìl. dvm), «principio della felicità tenuto di buone azioni per il rcpox67t'ttùV
è la natura e ciò che è secondo natura» che si trova addirittura in uno stato di
(fr. 183 [v. Arnim 1 46]), l'espressione depravazione, pur orientandosi in modo
xa.-rà. <puCTLV viene usata nella Stoa con del tutto concreto alla natura si riferi-
straordinaria frequenza per compendia- sce soltanto ai xci.iHptov-ra. Salute, for-
re la formula del telos (--?>coll.241 ss.). za, perfezione degli organi di senso ecc.
Si hanno così le equazioni -cò xrx.'ta cpu- sono Xa'tà. <pvcr~\I ; malattia, debolezza
O'LV si}v = 't'Ò xa.Àwc; sf\v = 't'Ò EU ~fiv ecc.1ta.9CÌ. cpvcrL\I (Chrysippus, fr. r40 [ v.

142 In Epitteto òµoÀoyouµlvwç '>TI <pv(m t'.,ijv Ironizza su Epicuro dicendo che la natura del-
ricorre solo in diss. 3,1,25, cfr. il concetto (an- l'uomo è tanto forte che costrinse Epicuro a
che se più antico), spesso utilizzato da Epitte- scrivere quello che ha scritto e quindi ad accu-
to, di 1tpoa.lpEO'~<;. cioè di liberum arbitrium, sarsi da se stesso (Epict., diss. 2,20,15-20).
di libera decisione morale che deve corrispon-
dere alla natura (diss. I.4,l8); ~ PoHLENZ, 145 Cfr. ...+ PoHLENZ, Stoa I 188; ~ BoRN·
Stoa I 332-334; II 163 s. KAMM, OMOAOrIA 155. In modo del tutto
143 Epict., diss. 2,20,13; 4.rr,r; cfr. il principio simile vanno giudicate le definizioni di xa.-tà
aristotelico del qivcm 1toÀvnY.Ò\I t'.,<i)ov (-> n. <pv<TLV in Diogenes Babylonius, fr. 44 (v. AR-
I2l). NIM III 219), Archedemus, /r. 21 (v. ARNI~1
144 Cfr. Epict., diss. 3,24,12; 4,r,126 e passim. m 264) e altri.
q>VO"L<; x:rÌI.. A 5c-d (H. Koster)

Arnim m 34,14-18], dr. Epict., diss. ciò fosse naturale (cpucrtxwç) (Epict.,
2,5,24 s.) 146• Tutti questi valori sono pe- diss. r,II,I ss.)
149
. Così in effetti il cri-
rò soltanto 1tpW'tct. xcx.'tà q>uaw, «primi terio è dato spesso dall'ordinamento vi-
secondo natura» (Chrysippus, fr. 140 gente in quanto tale: per Zen:one è 1ta.-
[v. Arnim III 34,20-22]), o anche éloL&.- pb. <()vcrw convivere con una dolll)\}egal-
cpopa., «indifferenti» (fr. I 46 [ v. Arnim mente sposata ad un altro e' qulndi ro-
111 35]) 147 • L'abbondante enunciazione, vinarne la famiglia (fr. 244 ( v. ·Arnim
proprio nella Stoa, di norme intese ad ot· 1 58,13-15]), e secondo Epitteto il po-
tenere un comportamento secondo na- sto in cui ci si trova «va custodito co-
tura riguarda, come avviene in genere me se lo avessimo secondo natura»: xa.-
nella filosofia post-aristotelica, l'etica 't'à. q>UO"L\I EXO\l'ta. Cl.V't'ÒV 't'rJpEt\I (diss.
puramente individuale e consente unica- 4,5,6).
mente che l'uomo sia consapevole del suo
carattere di essere sociale (~ coll. 241 d) La legge di natura
ss.) 148 • Ma uno spunto di autentica etica
sociale non compare, poiché il xa.'t'à. I più antichi Stoici parlano del Àéyoç
cpucnv itxm1 't"YJV otti.vota.v è inteso pro- optMc; o del xowòc; v6µoc; t.'ilJ, ma non
prio come liberazione del singolo dalla menzionano affatto il Voµoc; q>lHT€Wç 151 •
costrizione dei rapporti, come stabilità Il passo che più s'avvicina al concetto di
(EÙCT't'IX~Etv) e imperturbabilità (µ1) 't'IX.· legge di natura è questo: (a proposito de1
p&.'t''t'Ecrl}ri.L) (Epict., diss. 3,9,r7-r9; 23, mondo come città degli dèi e degli uo-
12 e passim). Il sano intelletto umano mini) xowwvlav ... otà 't'Ò À.6you µE't'É-
insegna ciò che è xoc-tà cpuaw e ciò che xew, Be; ~<T't't q>UCTEL \16µoç, «comunione...
è mxpà cpucnv entro il v.igente ordina- mediante la partecipazione al logos, che
mento; dr. la critica al padre che abban- è legge per natura» (Chrysippus, fr. 528
donò la figlia malata convinto che [ v. Arnim II 169,26-29]) 152 • Il concetto

146 Altri testi in -+ PoHLENZ, Stoa II 66. Cic., 11at. deor. 1,14,36 e le altre testimonianze
147 -+ POHLENZ, Stoa I 114.332; II 163; -+ in Lact., inst. rs,20 e Minucius Felix, Octa-
BORNKAMM, OMOAOrIA 153. vius (ed. J. BBAUJEU [1964]) 19,IO non pos-
148 ~ BORNKAMM, OMOAOITA 155·
sono considerarsi indipendenti (cfr. -+ GRANT
21 s.). Per il concetto di legge naturale nella
149 L'aggettivo è usato a questo proposito per
Stoa cfr. ~ KosTER 527-530; per l'uso in Lu-
le <pu<nxa.t O"XÉa'Etç, come figlio, padre, fratello, crezio vedi K. RE1cH, Der historiscbe Ursprung
mentre le acquisite sono, ad es., cittadino, vi- des Naturgesettbegriffs, Festschr. E. Kapp
cino ecc.; i due gruppi sono strettamente con-
(1958) 121-134. [Sono debitore di preziose in-
nessi. "t'tX <puutx:a sta inoltre per la q>vuuG'Ì') dicazioni al prof. Zi;PH STEWART, Harvard
&€wpla., la più alta delle discipline stoiche ac- University].
canto a ÀoyLx6: e ad i}lh.xti, dr. Chrysippus, 1sz II passo proviene da Eus., praep. ev. 15,15,
Jr. 44 (v. ARNIM II 17) e passim. Dì qui è pas- 5, che qui cita Ario Didimo; la sua origine è
sata anche in corrispondenti titoli di libri, cfr.
incerta. Quasi tutti gli altri passi comprovanti
v. ARNIM m 205,6 ss. Su "t'Ò q>VO'LXOV quale de- l'uso di questo concetto da parte di Crisippo
signazione di una classe di dèi ~ n. 44. provengono da Cicerone (v. ARNIM nr 78,2-4)
l.'ilJ Le testimonianze sono numerose, dr. Ze- o da Filone (v. ARNIM III 79,38-41; 80,8-12);
no, fr. 162 (v. ARNIM I 43,1 s.); Chrysippus, cfr. ~ coll. 254 ss. Ma l'idea che le leggi dello
/r. 4 (v. ARNIM m 4,2 s.). 332 (v. ARNIM m Stato corrispondano ad una legge generale pre-
81,23 s.). 614 (v. ARNIM III 158,18-20) e v. disposta dalla natura (cpVO'Et, xa:tà q>Vo-t\J) de-
ARNIM r:v, indice, s.v. op&òc; Myoc;. riva da Aristotele, cfr. rhet. l,13 (p. 1373b l-
151 L'affermazione Zeno t1aturalem legem divi- 18); 15 (p. 1375a 25-b 6). Una concezione a-
nam use ccnset ricorre per la prima volta in naloga è espressa da Demosth., or. 18,275.
247 (1x,259) cpucnç X'tÀ.. A 5d (H. Koster) (1x,260) 248

ricorre due volte in Epitteto, e ciò è do- sempre l'ultima istanza e mai qualcosa
vuto probabilmente a un singolare pas- di creato; da un canto però essa è cono-
so platonico, formulato in modo voluta-
mente paradossale: ivi Callicle sostiene scibile soltanto razionalmente e quindi
che il diritto del pìù forte è xa:tà. v6µo\I sia la conoscenza ad essa relativa sia le
-.òv -.ijç q>V<rEwç, «conforme alla legge norme derivate dalla natura sono pie-
della natura» (Gm·g. 483e) 153 • Cfr. \16-
p.oc; oihoc; cpu<r~xòc; -còv xpEL't't'o\la 'toG namente soggette a discussione; d'altro
xElpo'Voç 7tÀ.Éov EXELV, «questa legge na· canto, ciò toglie all'uomo proprio la li-
turale secondo cui il più forte ha la me· bertà di decisione, poiché la conoscenza
glia sul più debole» (Epict., diss. 3,17, della natura porta ad un completo de-
6), dr. v6µoc; ... -.ilç q>uui.::wc; xa1 'tOU
i}i.::ou, «legge di natura e di Dio» (1,29, terminismo, a cui l'uomo, essendo egli
19) 154• Da ciò si deduce che per la Stoa · stesso natura, non può sottrarsi. Quin-
di lingua greca le designazioni dei due di la libertà resta possibile soltanto nel-
settori v6µoc; e qiucnc; non confluivano
immediatamente nel concetto di legge di l'interiorità o nella spiritualizzazione,
natura. nella quale l'uomo o è disposto a dare
il suo assenso grazie alla libertà della
Quale concetto corrente e spesso usa-
propria anima (come nella media e tar-
to, /ex naturae o lex naturalis si trova
per la prima volta in Cicerone 155 e, ana- da Stoa, dove è evidente l'influsso plato·
logamente, v6µoc; q>UO'ewc; in Filone (~ nico-accademico) o volge completamen·
coli. 254 ss) 156• Dal primo dipendono te le spalle al mondo concreto e natura-
indubbiamente Minucius Felix, Octa-
vitts (~ n. lJI) 19,10 e Lact., inst. 1,), le (come nella gnosi). Solo la fede giu-
157 daica e cristiana nella natura quale crea-
20 , mentre Filone ha influito in modo
decisivo sulla concezione che della leg- zione di Dio fu in grado di risolvere que-
ge di natura hanno i Padri greci 1~.
sti problemi. Inoltre solo qui ebbe sen-
La problematica inerente al concetto so pieno il concetto di legge di natura,
greco di natura risulta particolarmente poiché l'uomo poté riferirsi al creatore e
chiara se si considera proprio l'idea di legislatore quale suprema istanza critica.
legge di natura. La q>V<rtc; costituisce

153 Per questa formulazione in Platone ~ LEc- 156 Forse va supposta una fonte comune ad
SEGANG n44; - GRANT 20. entrambi, anche se il concetto in Cicerone è ti-
154 Probabilmente anche Dion. Hal., ant. Rom. picamente romano e in Filone tipicamente giu-
3,II,3 dipende dallo stesso passo platonico. daico. La fonte comune potrebbe essere l'eclet·
Nella letteratura greca il concetto di legge na· tico Antioco di Ascalona. [Debbo questa indi·
turale in senso morale si ritrova, se si eccettua· cazione a un lavoro inedito di R. HoRSLEY,
no gli scritti giudaici e cristiani, solo in Cambridge, Massachusetts, USA].
(Pseud.·) Ocellus Lucanus (sec. I a.C.), dermi· 157 Per l'influsso del concetto di /ex 11aturae
versi natura 49 (ed. R. HARDER, NPhU I sui Padri della chiesa latini~ PoHLENZ, Stoa
[1926)) e in Dio Chcys., or. 80,J. Cfr. ~ I [ 218.222.

GRANT 22; - KosrnR 523. 153 Abbondanza di citazioni al riguardo si tro-


155 Cfr. ad es. 11at. deor. 1,14,36; off. 3,6,27. vano in G.W.H. LAMPE, A Patristic Greek
30 s. e passim. e
Lexicon, fase. 4 (1965), s.v. v6µoç II 4.
249 (1x,260) cpvcri.ç x·tì... B l (H. Kostcr) (IX,261) 250

B. LA LETTERATURA GIUDAICA consiglieri nell'anima della madre: na-


tura, nascita, amore per i figli, il loro tor-
l. I LXX e gli pseudepigrafi mento (r5,25).
Il vocabolo cpvcnç non ha equivalen-
ti in ebraico e· ricorre quindi sporadica- 11 significato di natura fisica ricorre
mente solo negli scritti dei LXX origi- nei test. XII Patr., dr., a proposito del
nariamente redatti in greco (J e 4 Mach., sonno, itm-.auLç cpu<rewc; (test. R. 3,
Sap.), mentre l'aggettivo <pucnx6c; man- r) 100 ; della forza dell'ira che si raddop-
ca del tutto nei LXX. Negli pseudepigra- pia per la malattia, 1ta.pcì -.1)v -.ijç cpu-
fi <pvcnc; e q>u<nx6c;; ricorrono, pur doven- O'e:wc; (test. D. 3,5). Con lo stesso signi-
dosi presupporre·una base ebraica, in al- ficato ricorre l'aggettivo: i) q>uuix'Ì) ov-
cuni passi dei test. XII Patr. Una serie va.µtc;, distinta dall'aiuto altrui e dalla
di passi rispecchia i diversi significati forza della ricchezza ( 3,4); cfr. oi <puut-
correnti del comune uso linguistico gre- xot 161 oq>ita.˵ol (2,4).
co: essenza (~ col. 216) dell'acqua,
che consiste nella capacità di spegnere
Particolare importanza hanno soltan-
(Sap. 19,20); attitudine, in parallelo a
cruvi)Deta e -l']itoç (4 Mach. r3,27); spe- to due passi: M(hatot µÈ'V yàp miv-.eç
cie 159 (o nature?) di animali (Sap. 7,20); ifvi)'pr.1.>1tot cpvue~ 162, «stolti sono per na-
7tWr<J. Dv11•1i cpuutc;, «ogni essere morta-
tura tutti gli uomini» (Sap. 13,r). Qui si
le» (J Mach. 3,29); una volta anche a
proposito di Dio, che secondo la (sua) riconosce ai pagani che la loro ignoranza
natura condivide i sentimenti dell'uo- di Dio è data proprio da natura (cfr. 13,
mo (4 Mach. 5 ,2 5). In 4 Mach. la natu- l ss.). Contraria è l'opinione espressa da
ra universale che governa tutta la vita
(~ col. 229) è contrapposta alla leg-
Paolo in Rom. r,r9-23 163, benché egli
ge e - in modo niente affatto greco - non usi in questo contesto il vocabolo
alla ragione. Nel discorso di Antioco es- q>ucrtc;; (ma vedi Eph. 2,3; ~ coli. 270
sa compare come dispensatrice di doni, s.) i 64 • ,..&:!;te, q>ucrewç ricorre due volte
ad es. della saporita carne di porco (4
Mach. 5,8 s.). Ma la salda e pia ragione in test. N. 3.4 s.; l'ordine naturale è sta-
deila madre dei sette martiri vince per- to stravolto dai 'guardiani' (Gen. 6,1-6)
sino la natura. Qui q>ucnc; tep<i ricorre in e dai sodomiti, e si ammonisce a non fa-
parallelo alla potenza dell'amore dei ge-
nitori e ai vincoli della nascita e del suo re altrettanto, «poiché voi avete già co-
7tcX.Doç (r5,r3, cfr. 16,3); vedi anche i nosciuto il Signore in tutte le sue opere».

159 Il significato di genere, specie ricorre anche manoscritti.


in 4 Mach. 1,20, dove si parla delle due specie 162 cpVO"E~ manca in 545' La Sa Sy; Ioannes Da-
di impulsi; qui però si allude ru significato di mascenus, sacra parallela A 12 (MPG 95
pianta, che prosegue nei concetti di (fJU't"tX e [1860] n56d); B 5 (I277c); ma è probabil-
'lta:pac:puaoE<; (cfr. I ,28). mente originario nel testo.
160 Probabilmente anche in test. R. 3,3 q.ivo-14, 163 Cfr. specialmente la formulazione, stretta-
presentata in parallelo con a~o-ihJO"L<; come se- mente affine a Sap. 13,1, ȵa't"ai.Wlh]11ocv Èv
de dello spirito della fornicazione, va intesa al- 't"orç o~oc)...oyLaµor<; OCU"t"WV di Rom. r,2I.
lo stesso modo; a meno che qui non abbia il 164 Per il rapporto tra conoscenza (naturale)
significato di atociov e~ n. 36). di Dio e colpa in Sap. 13 cfr. ~ BoRNKAMM,
161 Qui il vocabolo è attestato solo in alcuni Offe11barung r9 s.
cpvcn.i; x"th.. B 1-2a (H. Koster) (1x,261) 252

Anche qui risultano chiari i rapporti con bile», e &.'\lw'ta:tw xat 7tpEu~u'ta't1') xa.L
Rom. I,18-32. wc; CÌ.À'l')ilWç a.l-rla, «Causa suprema e
prima e veramente causa» (rer. div. her.
I I 5). Quale predisposizione, essa è i1
2.Filone fondamento dell'apprendere, al cui cul-
mine solo Dio conduce, ii aptO'"tl} q>ucnc;
Il vocabolo q>vcnc; è straordinariamen- (fug. qo-r72 167, cfr. rer. div. her. r2r).
te frequente in Filone. Quale concetto Anzitutto il mondo visibile e naturale è
centrale della sua fìloso6a e della sua in- fatto e governato dalla qiuutc; 168 : l'alter-
nanza del giorno e della notte (spec. leg.
terpretazione della legge, cpu1nc; in Filo- 2,roo.Io3), la luce quale nesso tra oc-
ne riunisce, per la prima volta nella let- dtlo e colore (sacr. A .C. 36), tempo e
teratura greca, quegli elementi veterote- abbondanza della fruttificazione (congr.
4), terreno fertile, acqua, clima mite,
stamentari e greci che sono divenuti de- frutti e piante (spec. leg. 2,172.205), in
terminanti per il pensiero dell'Occiden- particolare anche i doni che il ciclo della
te: Dio e natura creatrix, creazione e natura dà agli uomini (1,r72, dr. 2,
I73) 169 (~ col. 228). Essa crea an-
mondo naturale, legge naturale ed esi-
che l'uomo, fOl'rnando dall'acqua e dalla
genza divina 165 • terra con arte divina la figura umana ( 1,
266) e fornendola di organi di senso
a) Dio e la natura dell'universo (som. r,27 ecc.). Il grembo materno è
quindi ~ò 'ti;ç cpuO'EWç èpy<J.O''tYJP~OV, «il
Quale essere di tutte le cose, la natu- laboratorio della natura» (spec. leg. 3,
ra in Filone è la creatrice e conservatri- rn9) 110.
ce personificata del mondo, ed è quindi
dotata di attributi divini: ayÉ'V'rj..-oc;, Dell'uomo in spede va detto che la
~<ingenerata», e a·M.'\la..-oc;, «immortale» natura gli ha attribuito il Àoyoç (rer. div.
(sacr.A.C. 98-roo) iu., àopa:toc;, «invisi- her. 302; decal. r32; cher. 39) 171 , facen-

165 Per <Jlu:rn; in Filone cfr. soprattutto ~ me cpucnç, negli animali come 1~'JX:TJ e negli uo·
WoLFSON I 332-347; n 165-200 e passim; ~ mini come voui; xai Myoi; (aet. mund. 75;
GooDBNOUGH 50-53; ~ KéisTER 530-540. leg. alt. 2,22 s.; Dem imm. 35-48: qui però
I~ Nello stesso contesto Filone afferma che Dio è la fonte di questo ordine). Una quinta
ogni essere mortale è diverso da Dio. Qui ìl di- classe è evidentemente un'aggiunta proprìa di
scorso sulla natura trapassa quasi inavvertita- Filone: nei buoni (novfiafoL) la cpucrti; si pre-
mente nel discorso su Dio; cosl anche in rcr. senta come apei:Ì) 't"EÀELO'ttii:T) (aet. l!ttllld.
div. ber. n4-n6 1 dr. ~ GoonENOUGH 5r. 75).
Inoltre ~ n. 169. lfJ Proprio qui risulta particolarmente sorpren-

167 Per questa comprensione della natura come dente l'alternanza di q>uO't<; e ~eoc;, cfr. leg. alt.
yÉ.w:crtç e CÌPX'll cfr. Aristot., pol. 1,2 (p. 1252 1,28 con praem. poe11. 9; inoltre rer. div. ber.
b 31 ss.) e passim; vedi~ GooDENOUGH 50. x64.
168 In tutti questi contesti Filone parla della 170 Questa espressione, indicata in aet. mu11d.
q>u<nç in modo totalmente simile ad Aristo- 66 come citazione di origine imprecisata, ricor-
tele (-+ coli. 228 s.); cfr. ~ GoODENOUGH re assai spesso in Filone (cfr. vit. Mos. 2,84;
51. Si ha un uso linguistico del tutto diverso spec. leg. 3,33 ; leg. Gai. 56).
nei casi in cui Filone segue la classificazione 171 Per l'attribuzione del Myoc; all'uomo dr.
stoica (~ n. 133), secondo la quale la cpvu~ si la classificazione stoica {-7 n . 133). Variando
presenta nelle pietre come e~Lç, negli alberi co- ancora, decal. 76 parla dell'uomo come d'un'o·
253 (1x,26r) qiuutc; X't'À.. B u-b (H. Koster) (rx,262) 254

done un essere socievole e civilfr.zato, in- dinata, priva di anima e di qualità, og.
cline all'accordo e alla comurùone (decal: getto dell'attività creatrice divina (op.
132). Egli è i}yeµo\l~XÒ\I q>vue.t ~@ov, mund. 21-23). Nell'ambito di questo
«un essere vivente per natura atto a co- dualismo concettuale la optn-Q cpvcr~c; 176
mandare» (op. mund. 84) 11l, anche q>u- si contrappone all'b.o'wµai:oc; xa.t vol')i:Ì}
CTEt Ba<rtÀ.e.uc;, «te per natura» (85). La q>ucnc; (praem. poen. 26) m, e tutto ciò
natura ha fatto tutti uguali liberi (vit. e che ha q>ì}~·t"IÌ cpvcrtt; è contrapposto al-
cont. 70, cfr. decal. 41). Si trova dun- le essenze divine, iM:a.t q>v<Tetc; (conf.
que in Filone tutta una serie di enuncia- ling. 154) 178 • Ma anche l'uomo pat'teci-
ti giusnaturalistjci tratti dalla tradizio- pa del vovc; e appartiene cosl alle ì}Et6't'E·
ne greca (-7coll. 233 ss.) 173• pix~ <pvcrE~c; (leg. all. 2,22 s.) 179; l'anima
anela a quella migrazione che corrispon-
Il concetto è diversamente impronta- de alla sua natura: ii xa.-.&. cpvcrt\I µ.e:'t'a.-
to allorché q>uatc; designa solo il mon- v6:.o--.a.cnc; (virt. 76) 1ai.
do delle cose visibili ed è quindi distin-
ta da Dio, che solo la ragione può scor-
gere (dr. Abr. 58; vit. Mos. l,130) 174• b) Natura e legge 181
La ricchezza ddla natura (aria, acqua m,
frutti. del raccolto) è distinta dalla ric- Filone parla in senso stoico 182 del -rijc;
chezza che ci è data dalla sapienza, da q>uaEwc; òpi>òc; Myoc; quale costituzione
cui mediante l'apprendimento si svilup- (1toÀ.L-rEla.) del cosmo concepito come
pano (q>ve<ri}at) le virtù (virt. 6-8). An- grande Stato (Ios. 31), ma nell'impiega-
cora più chiaramente spregiativa è la con- re v6µoc; e oi. ·djc; q>VO"Ewc; ìtEaµol (Ios.
cezione della q>tHrtc; come oùcrlrx, disor- 29 s.) 183 per designare questa costituzio-

pera della natura che ha un'anima e quindi non Abr. I92), cx.ia-~'ti) qiuui.c; (praem. poen. 36).
deve adorare nulla di inanimato. m La distinzione tra &µépw-roc; e µEpLcr-riJ
In Cfr. il 7tOÀL't'LXÒV t;<';iov di Aristotele e~ cpua~c; (decal. 103) deriva da Piat., Tim. 35a,
n. 121). ma la terminologia è quella di Filone.
173 Filone conosce anche la tripartizione sofi- 11s Cfr. Évcx.v'tla. qivaEL -r6 -re qil}ocp-ròv xat 't'Ò
stica di disposizione naturale, istruzione ed e- &cp1>cx.p-rov, cioè uomo e cielo (op. mund. 82);
sercizio (cfr. sobr. 38; sacr. A.C. 5-7) . A ciò ~i ),oytxat xaL l>E~<t.L qivaEi.c; sono potenze cele-
riallaccia anche la distinzione di Abramo, Isac- sti (op. mund. 144); 7tEplyELOL qiucrttc; sono gli
co e Giacobbe come tipi della liLlìcx.x·mtiJ, cpu- esseri sublunari (spec. leg. 1,13 s.).
cnxiJ (proveniente dalla disposizione naturale) 179 La Àoy~xi) cpvai.c; dell'uomo contrasta con
e à.<r><.TJ'tlXlJ aoqil<x ( vit. Mos. r ,76). la &À.oyoc; cpvatc; (som. 1 1106-109).
rn Tutto ciò che appartiene al mondo visibile 1so L'alcrl>'t}'tÒc; ltvitpw7toc; è <pvcrn ltV'T}'t'Oc;,
\'Ìene indicato spesso con l'espressione stoica l'livltpw7toc; xa.'t'à. 't'TJ\I Etx6va. è tlìécx., è VO'l'J·
-rà Év -rfJ cpVO'E~ (cfr. vit. Mos. r,130; omn. -réç, &a-wµ.a.uc; ..., fupl}ap'tot.; q>l'.Jcrn (op. mund.
prob. lib. ro8 ecc.); cosl talvolta globalmente 134).
anche il mondo visibile e razionale, cfr. "t'cl Év 181 Su questo argomento vedi la dettagliata
"t'TI ljlUO'E~ x.p&.'t'LO''t'CX., oclO"~'t'lX 't'E xat VO'l'j't'a trattazione di__. Kosl'ER 532-540.
(congr. 52). Spesso l'espressione significa sem- 182 Cfr. Chrysippus, Jr. 327-332 (v. ARNIM m
plicemente tutto ciò che esiste (viri. 117; Abr. 80 s.).
35; decal. III). Non è ravvisabile un uso tec- 183 Similmente op. mund. 143, dove il qiuO'Ewç
nico-filosofico; cfr. -4 GooDENOUGH 50. Òpltòc; Myoc; è designato come ttwµ6ç e v6µoç
175 Terra, acqua, aria e fuoco compaiono come Mfoç. Il vocabolo è intenzionalmente arcaico
i µÉP1J -rfic; q>UO'Ewc; in vit. Mos. 1,143, cfr. (cfr. __. KosTER 532) e rispecchia forse Plat.,
omn. prob. lib. 43; som. 2,122. Phaedr. 248c. Anche il vocabolo v6µLµa, usa-
176 Affini sono i concetti ÌIÀLxi) cpu<ri.<:; (migr. to spesso da Filone in questo contesto (ad es.
<pucn.ç X't'À. B 2b (H. Ki:ister)

ne universale egli supera decisamente sicché la sua vita corrispondeva alla leg-
quest'uso linguistico stoico is.. Filone ha ge (v6µtµoç): v6µoç mhòç wv xa.t l}E-
unito qui retaggio stoico e comprensio- <TµÒç a:yprxcpoc;, «essendo egli stesso leg-
ne veterotestamentaria della legge; lari- ge e codice non scritto» (Abr. 275 s.).
sultante concezione del 'Voµoç <pucrEwç Molti singoli comandamenti vengono
sta al centro del tentativo di fondere l'i- presentati e motivati come leggi di na-
dea giudaica di Dio col concetto greco tura (ad es. praem. poen. ro8; spec. leg.
di natura e deriva quindi dall'apologeti- 2,129 s.; 3,112; decal. 132; sobr. 25).
ca giudaica tss. Tipico è specialmente il rilievo dato alle
aberrazioni sessuali come violazione del-
Fondamentalmente per Filone questa la legge naturale (Abr. 135, cfr. test. N.
legge naturale resta sempre la torà, tra- 3,4s.,. ~COJl • 23 8 S. )M7 .
mite la quale Dio ha creato il mondo (op.
mund. I3) 186 e mediante la quale prov- In rispondenza all'ìdentilicazione del-
vede alla creazione: ÈmµtÀ.El:'cri}cu yb.p la legge con la natura si ha che v6µLµoç,
aEL 't'Ò TCE'ltOL"l'}XÒç 'tOU ye.'Voµivov (j>UO"EW<; 1tPÉ1toV, Xet't'rt qiucrt'V e àx6À.out}o'V "t'TI
v6µoLç xa.t itEaµoi:c; &.vayxai:ov, «è ne- cpuCTEL sono usati come sinonimi, e cosl
cessario infatti che l'agente creatore pure favoµoç e 1tetpà cpucrw (cft. spec.
provveda con leggi e costituzioni alla na- leg. 3,47 s.; Abr. 27 5 s., inoltre spec. leg.
tura creata» (op. mund. 171, cfr. praem. 3,39.49 s. conAbr. 137). Similmente Fi-
poen. 42; spec. leg. 3,I89). A ciò corri- lone parla della xa."t'à. cpucrw xpiicrLc; del-
sponde l'identificazione del vero cosmo- le sette facoltà naturali dell'uomo: po-
polita con colui che agisce secondo il vo- tenza sessuale, linguaggio e i cinque sen-
lere della natura (op. mund. 3), il che si (mut. nom. 111 s.), e al pati della Stoa
non è altro che l'osservanza della legge (cfr. Chrysippus, fr. 389 [v. Arnim III
richiesta nell'A.T., come risulta dall'e- 94] e passim) scorge il principio del ma-
sempio di Abramo: egli eseguì (Èrcol'r]- le nel 7t<i~oc;, che è definito &À.oyoç xaì.
cre.v) tutti i comandamenti e le leggi divi- r.a.pà cpuow xlvT)crLç -rfjç qiuxiic;, «moto
ne, ma OÙ ypaµµa.O"LV a'V<X.ÒLÒa.Xi}ELç, o).- dell'anima irrazionale e contro natura»
)..'aypaq)(p "t'U cpucrEt, «istruito non da te- (rpec. leg. 4,79, dr. decal. 142.150; ebr.
sti scritti, ma dalla natura non scritta», I05) I&'!_

migr. Abr. 94), risale probabilmente a Plato· 28; ~ n. 188).


ne (dr. Phaedr. 265a; leg. 7,793a). 186 Qui \IOJlO<; (jlUO'EW<; è l'ordine del numero,
184 Il rilievo dato all'assetto divino non è af- che sta alla base della creazione (cfr. op. mtmd.
fatto stoico; cfr. ~ GOODENOUGH 51 s. 35.60 e passim), al quale Dio stesso appare su-
l8S Per la «fondamentale identità di conoscen- bordinato; cfr.--+ GooDENOUGH 52 s.
za di Dio, conoscenza dcl mondo e conoscenza 187 Tuttavia il concetto di legge naturale non
dell'esistenza» nell'apologetica giudaica ~ si è semplicemente sviluppato dai cosiddetti
BoRNKAMM, Offenbarung r6 s . Questo motivo precetti noachici (cosl --+ WOLFSON II 183-
ha avuto frequenti riflessi in Filone. Quanto 187), ma ha una validità continua e fondamen-
al concetto dr. anche l'espressione É7tLD''t'1]µri tale.
xal ih:wpla 'tW\I 1tEpL (jlUO'L\I con la quale Fi- 1118 L'aggettivo q>ucr~xoç, è usato quasi sempre
lone designa l'interpretazione degli scribi (vit. in senso neutro e significa ciò che corrisponde
Mos. 2,2r6) e l'equiparazione di cpucnxol ìiv- all'h1dole naturale dell'uomo (Deus imm. Bo;
OpE<; a teologi e scribi (Abr. 99), come anche spec. leg. 4,2or e passim), ma designa anche
l'opinione dei Terapeuti, secondo cui le paro- negativamente l'indole disumana (spec. leg. 2,
le della Scrittura sono simboli della natttra na- 93 ; 3,no). Ti (jlUO'~xn 7tpayµa'tEla. è la fisica,
scosta: a7toxExpuµ1.iÉ\/Tj<; q>VO'Ew::; ( vit. coni. una delle tre parti della filosofia (mut. nom.
qiucnç xù. B 3 {H. Koster)

3. Flavio Giuseppe dice che era olxac.oc; Xr:J..L XPTJO''t'Òç 'tTJV


cpuO'LV xr:1..ì.. .. qil'ì..oc; 't'~ i>EG, «giusto e
Il vocabolo q>V(TLç ricorre assai spesso buono per natura e ... caro a Dio» (ant.
in Flavio Giuseppe e abbastanza regolar- 6,294) 191 • Quasi sempre in questo con-
mente in tutti i libri. Esso rientra quin- testo il frequentissimo dativo q>va'ec. non
di nel suo lessico personale e riflette nel significa semplicemente per natura, ma
complesso l'uso linguistico comune del I piuttosto per indole o per carattere; ad
sec. d.C. <pucnc; ricorre molto spesso in es.: lrcano q>UO'EL, «per indole», era XPTJ-
sezioni topografiche per indicare la po- O''t6ç, «buono», mentre Aristobulo era
sizione naturale di 19Calità, città ecc. op- evav-.laç q>ucrEwc;, «di carattere oppo-
pure l'aspetto natt1rale di un paesaggio sto» (ant. 14,13); il secondo vide la cau-
(dr. beli. r,22; 2,191.371; 3,48 s.161. sa della caduta di Ircano «nel suo carat-
290.419.516.521 ecc.; ant. 3,303; 5,77. tere»: 't''Ì]'\I bcelvou cpuo-w (ant. 14,44).
124; 6,109 .rr3; r5 1324; 18,312; vit. cpucrEt rkorre in questo senso a proposito
_187) 189 • q>vo-~c; designa inoltre il caratte- sia di singoli uomini ( cfr. q>VO"EL opa.CT't'1]-
re specifico di una cosa; ad es. rientra pt0c;, «di carattere risoluto» [bell. r,
nella <pucnc; dell'olio il fatto che esso si 204]) 192, sia di determinati gi:uppi di
riscalda facilmente (beli. 3 1274), cfr. ciò persone o di interi popoli, cfr. &vopeç ...
che è detto a proposito della contrastan- q>UO"EL q>LÀEÀeui}Epot, <momini il cui amo·
te q>u<nc; del Mare di Tiberiade e del Mar re per la libertà è parte del loro tempe-
Morto (bel!. 4,456.476); della natura ramento» (bell. 4,246); i barbari sono
della guerra (bell. 4,40, dr. ant. 7,r44), «per indole» sleali ( bell. r ,2 55) 193 • Fla-
della caratteristica di altre calamità (ant. vio Giuseppe parla spesso della natura
2,299) 190• tola (atl'tou) cpucnc; è «lo stato dell'uomo in genere, intendendo però
propriamente naturale» (ant. r ,140; 2, quasi sempre qualcosa di negativo. L'&.v-
298; Ap. 1,282). 'tou &txalou ii cpucnc; è ltpw7tlvri cpucrLç tende ad es. all'amor
«il giusto come tale» (ant. r7,rr8) . proprio e all'odio verso quelle persone
Strettamente connesso con questo signi- che sono superiori per à.ps:'tl] (ant. 5,
ficato è l'uso di q>vcrtc; per sorte, tipo, ge- 2 r 5) m. La legge mosaica è stata data af-
nere, specie, a proposito, per es., di ani- finché la q>ucriç dell'uomo non lo spinga,
mali (ant. l,32; 15,273) o di frutti (ant. con l'ignoranza, al peggio (ant. 4,193,
r2,68). Inoltre q>ucrtc; significa essere vi- cfr. 5,317). È «costume umano» (à.v-
vente (ant. 8,44). ltpwmvoç 't'p61toç) di essere onesti finché
manca l'occasione di «seguire l'istinto»:
Riferita all'uomo, q>vcnc; designa il ca- xpficrDat 't'TI cpucrEt, parallelo a 'to˵tiv
rattere, l'essere proprio dell'uomo. q>u- OCTCX. i}ÉÀ.OUO'LV, «Osare tutto ciò che vo-
O'EW<; tcrxuc; ricorre in parallelo a 1tpor:1..l- gliono» (ant. 6,263, cfr. 7,133). Giu-
PTJCTLç &.pE'tfjç (ant. r,8). Di Samuele si seppe parla due volte di onori superiori

75). Ti cpucnxTi a1t60o0l.ç è l'interpretazio11e al- oppure q>v<TE~, per natura {8,r52).
legorica (fug. 108), quindi q>ucnxwç significa 191 Cfr. inoltre ant. 2,141; 6,290.318; 7,9.43.
allegoricamente (leg. all. 2 15; 3,185); dr. ~ no; 8,49; 9,1.178.260 e passim; vit. 134.
LEISF.GANG n37; ID., art. 'Philon', in PAULY- 192 Cfr. bcll. r ,408.470; 2,208; 3,346 s.; 4,310
W. 20 (1941) 36-39. e passim; ant. 2,56.161; 3,r90; 7,r30.252 e pas-
189 Cfr. EÙcputoc 'fOU xwplov ( bell. I 408). sim.
100 Cfr. inoltre bell. 4,472; a11t. 7,306; 10,209; 193 Cfr. bell. 2,92; 5,306.372; ant. 3,23; 4,37;
12,63; 18,76; spesso nell'espressione -cnv cpù- 18,47; vit. 87.
ow, quanto alfa sua natura (ant. 3,134; 4,95), 194 Cfr. ant. 6,59.136.341; ro,241; 19,296.
(j)UO'Lc; X't'À.. B 3 . e I (H. Koster)

a quelli che s'addicono alla «natura mor- tura» (ant. l7,ro8, cfr. \loµoc; <pvcn:wc;:
tale dell'uomo» : fi xa:•IX 't'Ì)\I ihrryt'Ì)\I 17,95). Ma anche colui che rifiuta la se-
cpuo-t\I (ant. r5,J72, dr. 19,345). poltura viola insieme le leggi della pa-
tria e le leggi della natura (bell. 4,382).
Dalla natura umana è distinta la q>V·
<rn; i>Eov, in parallelo alle opere o alle a- xa.-rò:. <pv<rw è tutto ciò che corrispon-
zioni di Dio (ant. r,15 .r9). La capacità di de all'ordine e all'opera della natura, in
rinunciare all'ira giustificata è indice di contrapposizione a xa.'t''btl\lot<X.V &.vi}pw-
natura divina (ant. 4,269) 195 • In un pas- nov, «in conformità all'opinione dell'uo-
so si mette anche in .rilievo la superiorità mo» (ant. 1 ,54) e a 't'~X\l'J)c; µtµ1)µa.'ta.,
della q>UO'Lç angelica sulla q>ucnc; umana «imitazioni d'artificio» (ant. 12,75). Se-
(ant. r,279). Della q>v<rtç degli elemen-· guendo il normale uso linguistico, Giu-
ti del mondo parla ant. 3,183 s. 196 • seppe definisce xa.'tà <pucrtv la mestrua-
zione femminile (ant. 1,322, cfr. 3,26r.
In una serie di passi la cpucnc; compa- 275) e così pure la nascita dei figli (ant.
re come una forza che agisce autonoma- 2,292, cfr. 3,88) e i rapporti coniugali
mente, ad es.: la natura ha reso bella e (Ap. 2,199) 1~. Corrispondentemente la
fertile la regione intorno al lago di Gen- deformità fisica è µ-ri xa.'t'à. <pvaw (ant.
nesar (bell. 3,518), essa non ama con- 7,303); aberrazioni sessuali sono ita.pò:.
giungere cose dissimili (ant. 4,228, cfr. cpuaw (Ap. 2,273.275; --)- coll. 238 s.).
4,226; 6,9). La lEpà q.iu<rtc; impone l'a-
more paterno anche agli animali (bell.
r ,465) 197. Della legge di natura 198 Giu- C. IL NUOVO TESTAMENTO
seppe parla specialmente in riguardo al-
la vita e alla morte. La morte naturale è r. In generale
un v6µoc; q>uo-ewc; (beli. 3,374; ant. 4,
322). È un v6µoc; q>ucrEwc; lcrxvp6ç, <mna La rara presenza di cpucrtc; nel N.T. 200
potente legge di natura», che tutti gli a- costituisce già di per sé un fatto appari-
nimali vogliano vivere (bell. 3,370, cfr. scente: con ciò il N.T. non rientra affat-
3,369). I figli di Erode, che attentavano
alla sua vita, avevano rinnegato i ·d)c; to nel quadro generale della letteratura
cpu<rEwç otxmwµa.-ra., «le leggi della na- ellenistica, nella quale è tipico l'uso fre-

195 c:iucrn; iteou ricorre inoltre in a11t. 8,338; 10, tuta cpuO'r.ç ricorre io parallelo a 'tÒ olxaLO\/ e
142; Ap. l,224 (opposto a qiucnc; <;~wv cD..6. 1H:n~EL(l. e in opposizione ad avoµla. (beli. I,
ywv); 2,r68.180.250; cfr. ani. 8,107. 544).
196 L'affermazione ptogtammatica di Giusep- 199 L'aggettivo q>UO'tx6ç è quasi sempre sino-
pe, secondo cui la sua esposizione della legge e nimo di xa-.à q>ucnv e significa dato da 11att1·
della storia del popolo giudaico concorda con ra, co11/orme a natura (cfr. belt. 1,35; 2,149;
-.fi 'tWV oÀ.wv q>uO'EL (ani. l,24), è un'eco di 3,514; 5,191; ant. 5,71; 12,190; 13,310). Ma
Philo, op. mund. 3. <pucnxéç qualifica anche le perturbazioni de-
197 Il vorabolo cpuO'tc; è parallelo a yÉVEO'Lç, gli elementi, ad es. il terremoto (beli. 1,377).
paternità, in ant. 6,126, a Eilvota, simpatia, in L'aspirazione alla libertà è il più 11att1rale di
bell. 1,77. Esso designa anche i vincoli tra pa- tutti i sentimenti (bel!. 4,175). Un particolare
dre e figlio (ant. 16,395; cfr. I6,365; bell. 1 , significato cli q>UO'Lxéç si ha solo in a11t. 12,99,
556). Il parricidio è un a8lx1}µa xat 'tijç cpu· dove con Myot q:ivautol si indicano problemi
O"Ewc; xaL 'tOV ~lou, e chi non lo punisce tt8t- di filosofia (morale?).
XE~ 't'Ì]V <jlUO'LV (ani. 17,120). m Il sostantivo compare 14 volte, l'aggettivo
198 A proposito dell'ordine generale della na- 3 volte, l'avverbio una volta.
qiu1rn; XTÀ.. e I-28 (H. Koster)

quente di questo gruppo lessicale sia generale cpucnc; ricorre in Rom. u,21.
quale espressione inconsapevole ma cor- 24 nelle espressioni xa.'tà cpvrn.v e 1tctpà
rente- di una diffusa comprensione del- cpucrw. In questo discorso metaforico
l'esistenza, sia quale cosciente risultato dell'olivo coltivato (Israele) e delllolivo
di una corrispondente interpretazione fi. selvatico (i pagani) q>vcnc; designa ciò che
e
!oso.fica e teologica del mondo dell'es- è cresciuto naturalmente e senza inter-
sere. Per la relativa rarità di questo vo- vento artificiale. Contro la natura di.ciò
cabolo il Nuovo Testamento si affianca che, secondo la propria natura, è un oli-
linguisticamente all'Antico e a una par- vo selvatico, i rami (--+ v, coli. 487 s.;
te della"letteratura giudaica. Qui peral- XI, coll. 980 s.) vengono innestati su un
tro non si tratta semplicemente di un fe- albero d•attro genere, l'olivo coltiva-
nomeno dovuto casualmente alla base to ~. Essi non hanno quindi nessun pri-
veterotestamentria della lingua del N. vilegio nei confronti di quei rami che
T. 201 , ma almeno in parte di una coscien- corrispondono alla natura di questo oli-
te scelta teologica, fondata sul fatto che vo coltivato: sono cresciuti su di lui.
nel pensiero neotestamentario non c'è 'Ì) Èx q>VO"E(IJc; àxpo~ua"tla ~(Rom. 2,
effettivamente spazio per una 'teologia 27) indica i pagani, che secondo il pro-
naturale' 2112 • prio essere, nella propria vera natura,
sono incirconcisi :m. S'intendono non i
pagani convertiti, bensl quelli che tali
2. L'uso linguistico paolino
sono realmente e tali sono rimasti. Ciò è
a) Quale termine dell'uso linguistico sottolineato da be q>ucrEwc;. Nel passo in

201 Ad ogni modo, ciò si confà perfettamente normale. W.M. RAMSAY, The Olive-Tree and
ni vangeli, dato che la loro base lontanamente the Wild Olive, in Pauline and Other Studies
semitica non offre occasione all'uso del concet- in Early Christian History (1906) 2I9-250, ti·
to, che qui perciò manca del tutto. chiama la consuetudine di innestare su vecchi
202 La mancanza del concetto di qiuuLç in Aci., olivi coltivati che non dànno più frutto un ra-
specialmente nel cap. 17, è sorprendente. Non mo di olivo selvatico per dare all'albero nuovo
è invece un caso che il concetto non compaia vigore. Ma nell'immagine paolina non si fa ri-
in Rom. 1,18-25 (~ col. 266). ferimento a quest'uso. Per altra bibliogr~fia ve-
20l Non ci si può quindi chiedere (come fa già di MrcHEL, Rom.n z75 e Lrn.TZMANN, Rom.,
Orig., comm. in Rom. 8,XI a II,16-24 [MPG ad l.
14 (1862) II95a] in LrETZMANN, Rom., ad l.) 201 Queste parole mancano in G.
se, viceversa, al fine della coltivazione, non sa- 11l5 Non è affatto possibile tradurre: i pagani,
rebbe più naturale l'innesto di un rruno d'olivo «che tali sono per una situazione ereditata»
coltivato sull'olivo selvatico. Anzitutto è evi- (PREUSCHEN-BAUER, s.v.), oppure da massa
dente che ciò non avviene nella coltura dell'o- ('.reditaria condizionata dalla discendenza fisi-
livo: le talee dell'olivo coltivato vengono anzi ca» (~ PoHLENZ, Paulr1s und Stoa 77). Il con-
ancora una volta innestate; in secondo luogo cetto di à.xpo~vcr't"ltt non lo consente, poiché
qui con cpvcnc; si indica ciò che è cresciuto na- con questa interpretazione per i Giudei non
turalmente e non ciò che corrisponde all'uso varrebbe affatto il contrario.
cpvcr~c, xù. C 2a-b (H. Kostcr)

questione è espressamente detto che nera come personificate potenze divine


questi pagani autentici si alzeranno in del cosmo. Resta tuttavia incerto se Pao-
giudizio e in virtù della loro osservanza lo in questo passo intenda veramente u-
della legge (per Rom. 2,14 ~ col. sare la summenzionata terminologia tec-
giudicheranno il Giudeo, malgrado la nica dell'ellenismo m. Chiaro è peraltro
sua conoscenza della legge scritta e la sua il parallelo con gli <T't'OL)(E~a. (-7 xn, coli.
circoncisione, come trasgressore della 1266 ss. 1269 s.; vu, coll. 207s .. 1375;
legge (~ v, coll. 143 s.). In modo del xr, coli. 773 s.), gli elementi cosmici, an-
tutto analogo va inteso <pUCTf.L 'Iovoa..i:oL ch'essi rappresentati in forma persona-
di Gal. 2, r 5. Qui cpvcrEL viene peraltro a le, a cui si riferisce Paolo nel. versetto
significare piuttosto secondo la prove- successivo (Gal. 4,9) 210. Come un tem-
nienza originaria che determina il no- po l'ignoranza di Dio - Paolo riprende
stro essere 206 • Questo essere giudei per qui la tipica terminologia missionaria 211
natura non si estende tuttavia fino al - equivaleva alla schiavitù sotto i Cj)UO"Et,
presente, essendo stato abolito dal fatto µ'Ì) ov-.E<; i}Eoi, così ora per i Galati l'a-
che noi abbiamo creduto in Gesù Cristo dozione della legge deve equivalere a un
(Gal. 2,16) '}JJJ. ritorno allo stato di schiavitù sotto gli e-
lementi cosmici. Con à~Evfi X<X.L 1t't'W-
b) La singolare espressione ÈoovÀ.Ev- xci. si contesta agli elementi cosmici la lo-
crrx.-tE -.ot'c; <pVCTEt 208 µ1} ovow i>'Eoi:c; (Gal. ro pretesa e la loro potenza. In Gal. 4,8
4,8) richiama la distinzione ellenistica sarebbe bastato il semplice µ1} oucr1,v
tra cpvcrEL e i}fo-n -O'Eot (-? col. 266 ss.). a negare ai presunti dèi la natura divi-
· Paolo dunque negherebbe, con µ:r1 ovow, na; il preposto q:>V<TEt non si limita a con-
una vera e reale esistenza proprio a quei fermare tale negazione 212, ma chiari-
cpu<rEL i}Eol che il Greco riconosce e ve- sce .c he le potenze cosmiche nel loro pro-

ios L'interpretazione «ciò che è congenito in Ma l'espressione paolina non può essete inte-
contrapposizione n ciò che è successivamente sa come un'impacciata perifrasi di quelli che
acquisito» (~ BONHOFFER r48) non corrispon- più precisamente dovrebbero dirsi itfoa ite:ol.
de a quanto costituisce l'essenza del Giudeo, 210 Per la connessione di adorazione degli cr-.orr
cioè all'adempimento della legge (cfr. ~ FLUK- xe:~oc e culto delle potenze cosmiche cfr. G .
KIGER 31). BoR.NKAMM, Dic Haresie des Kol, in Vas Ende
ìff1Per il contesto dei vv. 15 e 16 cfr. il ripetu- des Gesetzes '(r966) r40 s.; \VI. Sc1rMITHALS,
to T)µEtc, (vedi ScHLJER, Gal. 11 a 2,r5). Die Hiiretiker i11 Galatie11, in Paulus und die
208 K d m Ir1" Ambst tralasciano cpvue:~, per Gnostiker (r965) 30 s.; contra vedi la critica
appianare l'espressione insolita. ~ xn, coli. 1266 ss.
20'J Il rinvio di SCI·ILIER, Gal.", ad I. nlla Gala-
211 Cfr. BuLTMANN, Theol. 6 70 s.
terbriefvorlesung di Lutero, ad l. (WA 2 p .
537 ,26) : 11011 natura scd opinione et errore ho· 212 La traduzione di <pvue:~ con realmente (ad
minum dii srwt, non giova molto, dato che que- es. ScHLIER, Gal.i\ ad!.) non è quindi adegua·
sto giudizio andrebbe bene per i itÉO'e:t ite:ol. ta.
265 (1x,266) q>UO'tç X'tÀ. e 2b (H. Koster)

prio essere non posseggono alcuna qua- In evidentissimo contrasto col modo
lità divina. Tuttavia è senz'altro possibi- in cui Paolo in I Cor. u,14 si richiama
le che Paolo alluda contemporaneamente incidentalmente alla <pvtnç, il concetto di
al concetto di cpuCTEL ilEol. q>ucnc; manca dov'egli parla della cono-.
L'unico passo di Paolo in cui q>vutc; scenza di Dio tratta dalle opere della
ricorre al nominativo e in uso assoluto è creazione nel mondo visibile: Rom. 1,
I Cor. 11 ,14. Qui la natura compare per- 18-25 215 • Soltanto nella descrizione del-
sonificata quale maestra degli uomini. la perversione a cui Dio ha abbandona-
Essa però non rappresenta altro che l'or- to gli uomini ricorre il vocabolo qn)<Ttç,
dine generale della natura e serve solo a solo però nell'espressione avverbiale 1ta-
ricordare ciò che è conveniente e decoro- pà q>vaw (Rom. 1,26 s.) e in quella ag-
so 213 • Del tutto remota è l'idea di natu- gettivale q>Vcrtx.ii XPTi<nc; (Rom. r ,26 s.).
ra quale divina creatrice e conserva- Il rilievo dato proprio alle perversioni
trice del mondo. L'argomento è tipica- sessuali corrisponde ai cosiddetti pre-
mente filosofico-popolare e non specifi- cetti noachici, dei quali parla il giu-
camente stoico 214 • Il ricorso alla natura daismo rabbinico 216, ma in Paolo ha un
quale testimone del decoro nella questio- tenore e una formulazione di pretto
ne dell'acconciatura dei cap~lli si spiega stampo greco, per cui tali perversioni
col fatto che nella diatriba il problema sono caratterizzate come infrazione del-
del taglio dei capelli costituiva un topos l'ordine naturale(-+ coli. 238 s.) 217 •
corrente nel discutere ciò che fosse con- Il passo più importante, e in pari tem-
forme a natura (~ col. 24 r). Quindi po di più difficile interprezione, in cui
l'uso assoluto di cpucrtc; in I Cor. u,14 Paolo usa cpulrtc;, è o"t"av yàp EWYJ ... cpv-
può forse essere definito tecnico, ma O'EL i:à 'tOU v6µou 7t01.WO''L\I (Rom. 2,
non ha alcun significato teologico. 14) 218 • Qui Paolo parla dell'adempimen-

213 Cfr. le espressioni parallele 1tpÉ1toV (r Cor. dei rapporti tra Rom. 1,18-32 e il giudaismo el-
u,x3) e cruvn&rnx. {u,r6). lenistico vedi S. ScHULZ, Die Anklage in R I,
214 --> POHLENZ, Paulus tmd die Stoa 77.81; r8-32: ThZ 14 (1958) 163 n. 2.
--> BoNHOFFER 147; A.D. NocK, Early Gc11tile 216 Cfr., tra gli altri, DAVIES (-,> n . 215) 115-
Christianity and its Hellenislic Background n7;--> Giì.RTNER 76 s.; STRACK-B I LLERBECK m
(1964) 95· 36-43; test. N. 34 s. (--> ooll. 251 s.) e per Fi-
21s Il concetto di qilio'Lç ricorre ripetutamente lone ~ col. 256 e~ n. 187.
in enunciati paralleli cli Filone(~ coli. 251 ss.). 211 Non si ha qui un uso tecnicamente stoico di
Prescindendo dall'uso del vocabolo (l>ÙCTL<;, gli mxpà qiucrw, come giustamente afferma--> BON·
enunciati sulla rivelazione <<naturale» di Dio in HOFFBR 149; per l'espressione stoica 1tPW't'«X
Rom. 1,r9 ss. corrispondono pienamente alla xa"tà, (l>UO'W -,> coll. 244 ss.
terminologia stoica e apologetico-giudaica, cfr. 218 Per i molteplici problemi posti da Rom. 2,
specialmente--> BoRNKAMM, Offenbarung 12· 14 s., che qui non possono essere specificamen-
18; W.D. DAvrns, Paul and Rabbinic Judaism te trattati, cfr. specialmente il fondamentale,
2 ricco e convincente studio di -+ BoRNKAMM,
(1955) 116. Per la bibliografia sul problema
cpucnç; X'tÀ. e 2b (H. Koster) (1x,268) 261!

to della legge 219 da parte dei pagani uo ni compiono quanto è richiesto dalla leg-
in contrapposizione al Giudeo che è sol- ge (Rom. 2,14) 223 e poi dalla realtà della
tanto uditore e non esecutore della leg- coscienza {v. lJ). Certo, i pagani non
ge (Rom. 2,I3). Come già in fondo Rom. hanno la legge - s'intende in primo luo-
I,18-32 prepara indirettamente l'attac- go la legge mosaica m - , ma l'adempiono
co alla vanagloria dei Giudei 221 , cosl ora cpuCTE~ e sono cosl legge a se stessi. Come
Rom. 2,1 ss. include espressamente i tutto Rom. 2 1 14 s. è insolitamente carat-
Giudei nella 'massa' dell'umanità vota- terizzato dalla ripresa di concezioni gre-
ta al giudizio. Il Giudeo, che possiede la che 225, cosl anche <pUO'E~ deve essere qui
legge, ha una pre!f!inenza salvifica solo inteso come un'espressione tipicamente
in quanto il giudizio lo colpisce per pri- greca, senza che per questo si debba fa-
mo 222 ; il che vuol dire che il possesso re di Paolo il discepolo di determinate
della legge non gli dà alcun vantaggio. correnti stoiche 236 • L'intimo nesso tra
La sua convinzione di essere, grazie alla q>v1nç e voµoç m ci rimanda specifìca-
legge, superiore al pagano è contestata men te al contesto dell'apologetica elle-
anzitutto dal fatto che anche certi paga- nistico-giudaica, in cui, come avviene in

Gesetz und Natur 93-n8, inoltre~ BoNHOF- 221 Vedi specialmente Rom. x,32 e il sorpren-
FER 149.·157; ~ POHLENZ, Paulus und dic Stoa dente lM di Rom. 2,1, cfr. ~ BoRNKAMM,
75-77; -,) KuHR 243-261; LmTLMANN, Rom., Gesetz und Natur 94-97; ~ BoRNKAMM, 0/-
ad l.; . per l'interpretazione ecclesiastica ~ fenbortmg 25 n. 52.
LACKMANN 95-107; K.H. ScHELKLE, Paulus, 222 Cfr. ~ BoRNKAMM, Gesetz und Natur 97 s.
Lehrer der Viiter (1956) 81-85; quanto al pro- e per l'argomentazione di Rom. 2,II-13 ibid.
blema, strettamente connesso con la compren- 99·
sione di cpucr~. dell'interpretazione di O'uvel- 22J Non si può distinguere tra il «mettere in
OTJCT~ç in Rom. 2,15 vedi inoltre ~ xm, coli. pratica la Jcgge» nel caso dei Giudei (Rom. 2,
319 ss. 13) e la «seria premura per l'opera della legge»
219 È del tutto errato intendere -.à. -.ou v6µou nel caso dei pagani (v. 14), ~ LACKMANN u4;
nel senso che i pagani praticano negativamente cfr. anche~ vn, coll. 1361 ss.
ciò che riguarda la legge, in quanto peccano 224 v6µov µ1} E.xov't'cr.. equivale ad avoµwç (v.
(-7 WA!.KER 305). I2), dr. -+ BoRNKAMM, Gesetz und Natur
220 Si pensa ai pagani in genere, in qualsiasi roos.
momento e luogo sia riconoscibile un tal com- 225 Cfr. «l'espressione, altrettanto decisamente
portamento pagano. L'introduzione della fra- non giudaica ma tanto più greca, Ècr..v"toi°<; Elaw
se con il'ta.v (non con M.v) non consente d'in· v6µoç1>, il motivo greco dell'&ypa.cpoç voµoç e
tendere il passo nel senso che tutti i pagani agi- il concetto, spiegabile solo in base a presuppo-
scano sempre in questo modo, ~ WALKER 304, sti greci, di OlJ\IElOT)O'u; (-+ BoRNKAMM, Ge-
cfr. ~ PoHLENZ, Paulus mzd dic Stoa 75; ~ setz und Natur rn1 s.).
BORNKAMM, Gesetz und Nntur rn1; BuL1'- 226 Contro questa interpretazione hanno giusta-
MANN, Theo[.• 262. Contro l'interpretazione, mente messo in guardia ~ BoNHOFFER 153 s.
diffusa a partire da Agostino, di ~l)\YTJ nel sen· e-,) POHLENZ, Paultts und Stoa 75 s.
so di etnicocristiani cfr. ~ KUHR 244-252. Già m <pucrt:~ si riferisce a -.<X -.ov v6µou 'ltOL&icrw
Lutero, nella sua lezione su Rom., respinse il e non a ~ftvr) . Non si può quindi tradurre «i
riferimento sia agli etnicocristiani sia ai paga- pagani nella loro creaturalità», come fa Mr-
CHBL, Rom. , ad l.; cfr. invece~ BoRNKAMM,
13
ni peccatori: medios accipio i11ter impios gen-
ti/es et fideles genti/es (WA 56,202,16). Gesetz und Natrtr ro3.
qiucnç nÀ.. C 2b (H. Kéister) (1x,268) 270

Filone (~ coll. 255 s.), si poté parlare non tenta affatto di dimostrare, in senso
di una osservanza per natura della legge apologetico, che anche i pagani fruisco-
mosaica e affermare l'identità della legge no, almeno in parte, dei beni salvifici d'I-
naturale con la legge rivelata dell'A. sraele, ma, mettendo in chiaro la possi-
T. Certo, Paolo non si appella alla natu- bilità del tutto profana che essi hanno
ra quale ultima istaruia da equip.a rare a di eseguire ciò che la legge esige, conte-
Dio 2211 , ma con q>UO'Et dice che qui si trat- sta al Giudeo il suo orgoglio storico-sal-
ta di un agire dei pagani che appartiene vifico ancorato al possesso della legge.
semplicemente al lor~ essere naturale. In È evidente che la terminologia dell'a-
contrasto con la convinzione giudaica di pologetica giudaica viene criticamente
possedere nella legge il bene salvifico di- interpretata anche in Eph. 2,3 . La sin-
vino per antonomasia - il Giudeo si van- golare affermazione che «anche noi era-
ta della legge addirittura ad maiorem vamo 't'éX\ltx. q>UO'EL opyi}ç» m si può chia-
gloriam Dei (dr. Rom. 2,17) -, Paolo rire solo partendo da queste premesse. Il
ribadisce che il pagano può mostrare lo «noi» va riferito, secondo il contesto, ai
stesso possesso e lo stesso agire per na- giudeocristiani, poiché Eph. 2,r s. tratta
ttJra 119, anche se non ha la legge mosai- degli etnicocristiani 233 • L'apologetica
ca ma è legge a se stesso. In quest'ulti- giudaica aveva però detto che solo i pa-
ma espressione, che enuncia l'idea gre- gani per natura sono votati al giudizio di
ca di autonomia 230, come anche nel suc- Dio (cfr. Sap. r3,1 s.; ~ col. 250) e
cessivo accenno alla legge scritta nel cuo- che i Giudei grazie alla legge sono libe-
re dei pagani, che riprende il concetto rati dal potere della cpvcnc; 234 • Ora invece
greco di a:ypcx.<poc:; vbµoc:; 231 , manca qual- l'autore della Lettera agli Efesini inclu-
siasi allusione a un agire divino. Paolo de espressamente anche i Giudei in que-

228 Proprio per questo risulta del tutto erro· 1128a 31]; pol.3,8 [p.1284a 13s.] ; -7 coli.
nea la spiegazione, tanto frequente, secondo cui 235 s.). Per tutto il problema -)o BoRNKAMM,
in definitiva questa osservanza della legge da Gesetz tmd Natur rn4 s.; pet altri testi 105 nn.
pane dei pagani è operata da Dio(-+ FLUCKI· 24 s.27; 4 KUlfR 257 s.
GER 35, dr. -+ LACKMANN 218: q>UCTEL, cioè «ri- 211 L'idea della legge scritta nel cuore non può
chiesto da Dio». quindi derivare da Ier. 31,33, dato che in quel
229 Quindi Paolo intende il concetto per natu- passo si ttatta proprio dell'azione salvifico-esca-
ra, al modo stoico, in senso giusnaturalistica e tologica di Dio; dr. -+ KuHR 2:;9 s., per l'ori-
razionalistico, ma non teonomistico o nel signi- gine greca di questa idea ihid. 259 ; inoltre -)o
ficato di «percepire, nella loro physis, quello BoRNKAMM, Gesetz und Natur ro4-ro8; E .
che è il mistero ... della loro physis» (4 LACK· NoRDEN, Agnoslos Theos (1913) 11; anche la
MANN 218). bibliografia citata in nota 4 VII, coli. 123.5 ss.
2.lO Cfr. la concezione greca dell'educazione che 232 Per la posizione intermedia di <pvlTEL vedi
può rendere superflua la legislazione (Plat., PREUSCHEN-BAUER, S.V.
resp. 4425c; 427a, vedi JAEGBR, op. cit. [-7 233 DIDELIUS, Gefbr., ad l.
n. _56} 314; inoltre Aristot., eth. Nic. 4,14 [p. 234 Cfr. F1av. Ios., ant. 4,193 (-7 col. 258).
271 (IX,208) q>\nnç ·wrÀ. C 2b-3b (H. Koster)

sto fondamentale stato di rovina dei pa- della concupiscenza». Con queste e altre
gani e con l'espressione q>UCJ'Et mostra espressioni in 2 Petr. 1 ,3 s. è stato adot-
che lo schema della conversione cristia- tato, in netto divario dal cristianesimo
na - 'un tempo peccatori, ora redenti per primitivo, un linguaggio religioso com-
grazia' -è applicabile anche ai giudeocri- pletamente ellenistico 239 , che s'incontra
stiani(~ vnr, coli. 1223 s.) m . anche in altre testimonianze cristiane del
scc. II d.C. 24() . L'espressione partecipe
3. Le altre parti del N.T. della natura divina presuppone in sé una
a) Iac. 3,7 usa q>vcnc; due volte nel sen- interpretazione totalmente non escatolo-
so greco corrente 236 di ogni genere di a- gica della redenzione, quale si ha nella
nimali e di essere umano (~coli. 214 gnosi. La partecipazione attuale all'es-
s.) 237 all'interno di un'immagine dif- senza divina e alle sue potenze, cioè la
fusa anche altrove nel mondo antico e divinizzazione(~ II, col. 1537), sta qui
che ha paralleli pure nel giudaismo el- in luogo dell'attesa protocristiana del
lenistico 238 • ~\lcx;••• yÉ.\ll')CJ'i>E i>Elaç xoww- compimento futuro. Probabilmente 2
vot cpucrEwc;, «affinché diventaste parteci- Petr. ha ripreso il vocabolo dalla gnosi e
pi della natura divina», detto dei cristia- ha cercato di includerlo nella sua rinno-
ni (2 Petr. 1,4), presuppone la consueta vazione dell'attesa rivolta al futuro 241 •
distinzione greca tra l'effimera, debole e
mortale natura umana e l'immortale es- b) L'aggettivo q>UO'~xoç ricorre in 2
senza divina(~ coll. 217 ss.). A ciò an- Petr. 2,12, l'avverbio nel passo paralle-
zi si fa anche esplicito cenno nello stesso lo di Iudae IO. Entrambi i passi sono o-
passo: &.7tOq>IJj'O\l'tEç 't°1)ç È\I -rii) x6CJ'IME> scuri. È dubbio se il riferimento a brani
Èv Èmi>uµl11- <p~opiic;, «essendo sfuggiti analoghi che parlano della conoscenza
alla corruzione che è nel mondo a causa naturale di uomini e bestie 242 basti a

235 In che cosa consistesse questa essenza paga- DISCH, Kath. Br., excursus a 2 Petr. 1,3 s.; inol-
na è specificato in Eph. 2 ,1-3 . Non si p ensa tre -+ BoNHOFFER q8. Molto affine è anche
quindi né alla disposizione naturale né alla fi- l'uso linguistico di Flavio Giuseppe (-+ col.
liazione da Adamo, contro PREUSCHl!.N-BAUER, 258).
s.v. 240 Vedi i testi citati in KNOPI', Petr., ad l.;
2J6 -'> BoNHOFl'ER 148. per la p resenza di q>vcnç nel resto della lette-
7.37 La prima espressione si trova anche nella ratura protocristiana -+coli. 276 s.
letteratura sapienziale giudaica, cfr. Sap. 7,20 241 Cfr. come 2 Petr. 3 in pari tempo insista
(-+ col. 249), la seconda in una iscrizione di nuovo sull'escatologia protocristiana, d ive-
di Antioco r di Commagene, ed. L. ]ALABERT- nuta ormai dottrina ; rivolgendosi cosi contro
R. MouTERDE, Inscriptionr grecques et latineJ gli eretici gnostici.
de la Syrie I (1929) 51,46 s. (sec. I a.C.), cfr. m Cfr. Xenoph ., Cyrop. 2,3 19, citato in WIN-
DmssMANN, B. 284 n. 3. DISCH, Kath. Br. e KNoPF, Petr. a Iudae 10;
238 Cfr. DIDELIUS, Jk.11 , ad l. inoltre qiu01.xwç xat xwptç ),6you (Diog. L.
239 Cfr. KNOPF, Petr., ad l. e spccialm. Wrn- 10,137 in KNoPF, Petr. a Iudae xo).
qivcnc; x:tJ... C 3b - D 2 (H. Koster)

spiegare l'espressione <pVO'"tXwc; wc; 'tCÌ a- D. LA PRESENZA DI q>u1nc; NEL RESTO


À.oya ~~a Èitlo-'ta'J't"ctf. (Iudae ro). Me- DELLA PRIMA LE TTERATURA
CRISTIANA
glio ~ -!~vvisare in Iudae ro (da cui di-
pende 2 Petr. 2,12) 243 una polemica con- 1. I Padri Apostolici
tro quella gnosi che definisce i pneuma- Nei Padri Apostolici qiucnç 247 ricor-
tici rpu_o-Et cr~?;6µavot 244 • A tale pretesa re solo una volta in Barn. e due volte in
gnostica di una salvezza per natura si Ignazio 248 • In Barn. 10 ,7, a proposito
della iena che cambia sesso ogni anno,
contra,Pporrebbe in questo passo la mi- q>U(TLç corrisponde al vocabolo yÉvoç o
naccia della perdizione per quanti s'affi- sexus delle versioni parallele di questa
a
dano questa conoscenza puramente na- favola 249. In Ignazio qiucrLç denota en-
trambe le volte il vero e proprio essere
turale, irrazionale(~ vr, col. 395) 245 , e-
dei cristiani: gli Efesini hanno ricevuto
quiparabile a quella delle bestie. 2 Petr. il loro nome q>UCTEt Otxalq., «per giusta
2,12· non ha più compreso il contesto o- natura» (Eph. 1,1) 250, e i Tralliani la lo-
rigin~rio e usa il vocabolo solo per dire ro coscienza immacolata ov xa:'tà. XPTi-
O"tv, 1H.À.ck X!X'tà. q>vcrw, «non a forza di
che costoro, contrariamente alla loro esercizio, ma per natura» (Tr. l,r) 251 •
pretesa cii possedere yvwo-tc;, sono simili
alle bestie 246 • 2. Gli Apologisti

In Giustino 252 q>vcrLc; è anzitutto l'es-


senza umana in generale, riguardante ad
es. la passione che risiede per natura
in ciascuno (apol. 10,6); la propria na-
tura non può operare miracoli (apol. 19,
m Sulla priorità di Iudae vedi WrNDISCH, tera tura cristiana del n secolo; cfr. q>uct,xòc;
Koth. Br., excursus a 2 Petr. 2,r-22; KNOPF, À6yoc; par. a 1'>Ei:oç v6µoc; in Athenag., suppi.
Petr. 251-253. 3,r s.
244 Attèstl)ta per la gnosi valentiniana in Clem. 248 Nel ms. A di Ign., Sm. 1,1 si ha ulòv itEoii
Al., cxc. Theod. 53,6 e passim (cfr. -+ xm, xa"tà. q>vow invece di xa:tà. iti\J..nµa 1'>Eoi.i de-
coll. 543 s.). Anche Iudae 19 con ljiuxtxoi, gli altri testimoni.
"lt\IEvµa. µi) lxov'tEç presuppone una distinzio- 249 Cfr. Ael., 11at. an. 1,25; Tertull., de pallio
ne, affine alla gnosi valentiniana, delle diverse 3,2 (CSEL 76 [r957 J III). I passi relativi so-
classi dell'umanità(-+ tJiuxtx6c;). In genere qui no citati in W1NDISCH, Bam., ad l.
si allude certamente ad una terminologia tecni- 250 Qui PREUSCHEN-BAUER, s.v. (cfr. BAUER,
ca gnostica. Il fatto risulta del tutto evidente lgn., ad/.) interpreta qivcnc; come ordine na-
se si confronta -cii 680 -cou Kui:v di Iudae Il turale, da cui gli Efesini trassero il loro nome
con -cpErc; q>UC1Et<; yf..VVWV'tat, 'ltpW't'T) µÈv ii (Eqmnc;, desiderio).
èfÀ.oyoç, ij.; Tjv KO:i:v di Clem. Al., exc. Theod. 251 Per l'affinità di questo uso linguistico con
54,1 . Per la speculazione su Caino nel giudai- quello gnostico (-+ coll. 277 s.} cfr. H.
smo cfr. KNOPF, Petr. a ludae rr. ScHLIER, Religionsgeschichtliche Untersuchr111-
m Per IH..oyoc; cfr. il passo di Clem. Al., exc. ge11 zu den Ignotiusbriefen, ZNW Beih. 8
Theod. 54,1 citato in-+ n . 244. ( 1929) 134 s.
246 Cfr. ~v olc; à.yvooiiow (2 Pctr. 2,12). 252Kal<rapoç cpucrn ut6ç in lust., apol. r,r de-
m q>u01.x6c; manca completamente nei Padri signa, come del resto nel generale uso linguisti-
Apostolici cd è raro anche nel resto della let- co greco, il figlio carnale (-+ col. 212).
cp6cnç x-tÀ.. D 2-3 (H. Kostcr)

6, dr. dial. rn,2) 253. Più vicina all'uso 3. Atti degli Apostoli apocrifi
linguistico filosofico è l'asserzione che
Dio è un concetto ~µ<pu-to<; 'tU <pUO"Et. Tra i più antichi, quelli che più spes-
'tWV à.v&pw~wv, «insito nella natura de- so usano il vocabolo <pucnc; sono gli act.
gli uomini» (apol. app. 6,3), dr. la ri- Io., act. Andr. e gli act. Thom. 256 ; più
petuta constatazione della capacità, in- tardi gli act. Phil. A volte <pua'l.c; è il
sita nella natura umana, di distinguere mondo naturale come un tutto rontrap-
tra bene e male (apol. app. 7,6; 14,2). posto a Dio, il quale è definito q>ucrewç
xuptoç xat xpt"t1]c;, «signore e giudice
L'idea di legge naturale è rara nei più della natura» (act. Thom. 143 [p. 250,
257
antichi apologisti greci. Iust., dial. 45 ,3 2]) • La natura esige l'amore dei co-
s. equipara la legge mosaica a ciò che niugi (act. Thom. 62 [p. I79,3 s.]) e na-
per natura è buono, pio e giusto (dr. 47, tura, legge e coscienza compaiono insie-
2). Una vita dissoluta è all'occasione de- me come vendicatrici dell'adulterio (act.
finita 'ltapà. 'tÒ'V 'tijc; <pucrEwc; v6µov, «con- Io. 3.5 [p. r6&a4-r69,I ]). Solo in pochi
traria alla legge della natura» (Iust., passi la natura come tale è vista negati-
apol. app. 2,4); cosl pure si parla della vamente, ad es. come ambito in cui l'a-
legge naturale che presiede all'accoppia- nima si è perduta (act. Andr. I 5 [p. 44,
mento delle bestie (Athenag., suppl. 3, 13 s.]); cfr. ii xa:tW"t1.x:i) pl~a., ~q>'ljç us
I)
254
, cfr. anche l'ordine siderale stabili- "t'W\I ywoµÉvwv itpoijÀ.~E\I ii <pvrn.c;, «la
to da Dio, che nessuno viola: xa:tà. b.- radice inferiore da cui è derivita la na-
napal·rn·wv q>vcrEwc; &.wi:yx11v, «seguen- tura delle cose soggette al divenire»
do l'inesorabile necessità di natura» (A- (act. Io. 98 [p. 200,r5 s.]), per cui ibid.
ristid., apol. 4,2) 255 • Questo uso lingui- IOO (p. 201,I s.) si ha 1i X<X.'tW"t'l.XlJ <pv-
stico corrisponde pienamente a quello crtç 259• Di regola, tuttavia, q>VO"l.ç designa
dell'apologetica giudaica, quale si trova qui in senso gnostico la natura vera, che
Filone (~ col. 2 5 2). Nella lingua permane immutabile e cosl determina
dell'apologetica rientra ugualmente A- irrevocabilmente l'essere: ota ii o86c;
ristid., apol. 13,5 s., dove si dimostra <Tou "t'Ot<XV"t't} xat 'Ì] pl'(,a xat i} q>ucri.c;,
l'assurdità della pagana <pucrtoÀ.oyla 7tE- «quale è la tua via, tale è anche la radice
pt 'tW'V -&Ew'll, poiché non vi può essere e Ja natura» (act .. Io. 84 [p. I93,23 s.]
una unitaria <pucri.ç 't'WV itEW'll se gli dèi e similmente in vari passi dello stèsso ca-
altercano tra di loro. pitolo; cfr. act. Thom. 74 [p. 189,8 s.]).

lSJ Similmente nell'unico passo di Diogn. in strettamente all'A.T., dr. 7tp6a-tanux ·ÉDE't'O,
cui ricorre qiucnc;, a proposito della nostra n«· xa.t ov napEÀEÙO"E't<XL di tJ.i 148,6.
tura, che è troppo debole per conseguire la 256 Tuttavia qiVtrt.<; o natura manca negli act.
vita (Diogn. 9,6). Pl. e act. Petr., come pure negli acl. Petr et Pl.;
254 Va notato che il concetto, cosl raro nel II cpu11Lx6c; manca dappertutto; naturalir ricorre
sec. d.C., di '116µoc; -.ijç qlVl1EWç ricorre anche solo una volta in 111art. Mt. 14 (p. 233,24).
in de resurrectione (ed. M. MALINlNE e altri 2ST Cfr. act. Io. rr2 (p. 2IIA); act. Thom. 34
[r963]) 44,20, e precisamente in contrapposi- (p. r52,ro).
zione alla conoscenza dello gnostico. Invece 258 <:osì legge K. SCHAFERDIEK in HENNECKn}
nei frammenti dello scritto gnostico, fortemen- II 158; BoNNE.T propone liq>E<;, cfr. apparato,
te orientato in senso giusnaturalistico, di Epi- ad l.
fane in Clem. Al., strom. 3,5,2-9,3 manca del 259 Come contrapposto, in act. lo. 100 (p. 201,
tutto il concetto di qivcnc;. 4) si ha li..vw cp6trt<, quale variante di &.vDpw-
llS Per il resto qui la terminologia si collega 1tOU (emendazione per li..v~pW1tOL) q>Ù11i.ç (ibid.).
1pucn.ç x-.ì-.. D 3-4 (H. K&ter)

La natura vera dell'uomo che viene sal- Adamo (dr. Iren., haer. I,1,14, e: Tploc
vato è livwaEv (act. Thom. 6I [p. 178, o È yÉ'll'r) àvi>pÙ>1tw\I' l 'l >I 6)' Eracleone
11 ] ) , è la sua 6.p:xcu6yovoç cpvcnç, «na- (in Orig., comm. in Io. 13,25 a 4,24 [p.
tura originaria» (43 [p. I6I,10]). Dio 248,28 ss.]) parla della iMa. cpucn.ç e di
concede la sua guarigione a coloro che quelli che ne fanno parte e che sono quin-
sono della sua propria natura (78 [p. di pneumatici 262 , contrariamente al dia-
193,17 s.]). Ognuno deve riconoscere volo, la cui natura non è dalla verità (20,
la propria vera natura: -.i}v Ò.À.TJl}ij ••• 28 a 8,44 [p. 365,8 ss.]). Coloro che ap-
q>VO"W (act. Andr. 9 [p. 42,3]). Colui partengono al diavolo sono distinti in
che deve essere redento è detto q>urnç q>UCTEL e i}foEL vlol (20,24 a 8,44 [p. 359,
11~~oµÉ'V1J (6 [p. 40,24]) 200 . Viceversa, 15 s.], cft. 20,20 a 8,43 [p. 352,22 ss.]) .
q>UO"Lç indica la natura occulta del diavo- Basilide dice che lo spirito della filiazio-
lo, smascherata dalla rivelazione (act. ne media era oùx oµoovcrLo\I ovoÈ cpuow
Andr. 18 [p. 45,26] ), cosl soprattutto - ElXE µE"tà 't'i)c; ULO"tTJ'tOc;, «non della stes-
in act. T hom. : la q>ucn.ç -.ov 1ttl"tp6ç dcl sa sostanza né aveva una natura confor-
drago è quella del diavolo e tale risulta me alla filiazione» (Hipp., ref. 7,22,12),
dal fatto che il drago muore del proprio mentre la filiazione è xa."tà itci'V't'a "tW
veleno (act. Thom. 33 [p. 150,II s.], oùx O'V"t~ i}Eii) òµooucrtoc;, «in tutto dell~
dr. 29 [p. 146,10] . 3I [p. 148,9 s.] . stessa sostanza del dio che non è» ( 7 ,22,
32 (p. 148,16 s.]) 261 • 7) . Qui inoltre hanno una funzione le
espressioni xa."tcX. e 1tapà q:ivaw: Io sco-
4. Gnosi po della redenzione è la grande ignoran-
za in cui ricade il cosmo, i'.va µÉvl} miv-
Lo stesso uso linguistico si trova nel- -.a. xa"tà <pucnv xa.t µT)OÈ'V µT)OEvòc; -.w"
la gnosi egiziana. Secondo Iren., haer. r, 7ta.pcX. q>U<rL\I t1tdh.1µ1)crl}, «affinché tut-
l,14 i Valentiniani dividono le anime in to rimanga secondo natura e nulla desi-
q:ivcn:~
àyai>al e cpu<TEt novi)pal. Secon- deri alcunché di ciò che è contro natura»
do Clem. AL, exc_ Theod. 54,1 (~ n . (7,27,I, cfr. 2-5 e 7,22,13) m.
244) esistono tre cpvCTEtc;, che derivano da H . KOSTER

'HIJ Cfr. Eùxapta-.ovµb.1 crov -r4) xpncrav't't cpv- dati secondo la verità (<iì-.i)3wl.), rivelano la
atv cpv11ewç aip~oµÉVT]ç (act. Io. 85 [p. 193, loro vera essenza ( cpuai.ç).
8 s.)); per la costruzione di xPtit;w in questo 262 Il Vangelo di Filippo (ed. \V/.C. TrLL, Pa·
passo dr. oulilv OUOEVÒc; XPTISEt in 1 Clem. tristische Texte und Stt1dien 2 ( 1963]), logion
52,r e anche PREUSCHEN-BAUER, s_v. xPtit;w. 30 (106,26 ss.) distingue, un po' diversamt;n·
261 Vedi anche act. Thom. 48 (p. 164,13 s.), te, tra coloro che sono generati tramite la na·
inoltre gli altri passi della versione siriaca tura, cioè i figli dal padre, e i generati dallo
degli act. Thom. in A.F.J. KLlJN, The Acts of Spirito, cioè i fratelli convertiti, dr. R.Mc.L.
Thomas (1962) 188 s. Affine è l'Apocrifo di WrLSON, The Gospel o/ Philip ( 1962) 94 s.
Giovanni (ed. M. KRAUS E - P. LABIB, Die drei 263 In perfetta rispondenza, nel!'Apocrifo di
Versionen des Apokrypho11 des Joh. , Abh. des Giovanni (~ n . 261) si ricerca il momento in
Deutschen Archaologischen Instituts Kairo cui l'anima ritorna nella natura (.:pucri.ç) della
Kopt. Reihe l [1962]) Cod. III 17,n s., se- propria madre (Cod. m 35,21, cfr. Cod. II 27,
condo il quale i nomi delle potenze, che sono 1 3 s.; IV 42,13 s.).
279 (1x,272) qiwv7J A r (0. Betz)

I I I
<f>W'J'Y}, q>W\IEW' cruµq>W\IEW'
cruµq>W\IOc;, trUµq>w'JlCX.,
rrvµq><ilv11ir1.c;

SOMMARIO: 2. voce umana;


3. (.Lf:yli)..11 qiwvi);
4. grido, parola, professione di fede, lingua;
A. Mondo greco: 5. la voce di Dio;
r. grido di animali;
6. la voce del cielo.
2. voce dell'uomo;
F. Gnosi.
3. capacità di parlare, lingua;
G. Storia de/fa chiesa.
4. enunciazione;
5. espressione della divinità.
B. Antico Testamento: A. MONDO GRECO
r. rumore;
2. vcrso di animali; cpwvi) 1 è il suono udibile prodotto con
3. voce dell'uomo; la gola da esseri animati: cpwv'Ì) \j16q>oç
4. voce degli angeli; 't'lc; E:rnw E:µljJuxou (Aristot., an. 2,8 [p.
5. voce di Dio. 42ob 5,cfr. 29ss.]; hist.an.4,9 [p.n5
C. Giudaismo palestinese:
I. scritti apocalittici: a 27 s.]), &:i)p 1tE1tÀ1]yµÉvoc;, «aria per-
I, rumore e suono;
cossa» (Zenone in Diog. L. 7,55), ii&'
2. voce dell'uomo; W'tW\I uit'&:Époc; È:yxE<pciÀ.ou 'tE xa.t a.i:µa-
3. voce degli angeli; 'tOc; µÉXPL ~uxi'jc; 1tÀ"llY1i &aoLOOµ.Évr},
+voce di Dio. «l'urto che, attraverso gli orecchi, per
II. Scritti rabbinici: mezzo dell'aria, del cervello e del san-
r. rumore e suono; gue, si trasmette fino all'anima» {Plat.,
2. voce dell'uomo;
Tim. 67b) 2• Di regola cpwvi} si distin-
3. tuono;
+voce di Dio al Sinai;
gue da \j/6cpoc;, che è il rumore inartico-
5. voce del cielo. lato, e da cplMyyoc;, che può indicare an-
D. Giudaismo ellenistico: che il suono della voce umana ma è spes-
1. i LXX; so usato in un'accezione più ampia.
2. Aristobulo;
3. FJavio Giuseppe; r. cpwvr1 significa il grido di animali
4. Filone. (Horn., Od. ro,239; 12,86.396), il can-
E. Nuovo Testamento: to dell'usignolo (Od. 19,521 ), anche il
I. rumore, suono; garrire della rondine (Anacreontea ro,

rpwvf1 qiiiµa), «notizia», «fama», lat. fiima, infiimis,


Bibliografia: «famigerato», fiis, «diritto divino», poi «di-
LrnDELL-ScoTT, MouLT.-MILL., PAPE, PAssow, scorso», cp&:nç, «fama», cptto-Lç, «linguaggio»,
PREusCHEN-BAUER, PREISIGKE, Wort., s.v. cfr. BOISACQ, HoFMANN, diversamente FRISK,
L qiwv1) deriva con apofonia dalla radice <pii-, s.v.
indeur. *bhii-, che si trova, ad es., nel verbo qrr]-
µl (dorico-eolico cpiiµ~), «dico», e anche in 2 Altre indicazioni in Plut., plac. phil. 4,19 (H
lat.: fiir'i «parlare» fabula, «racconto», «dice- 902b-e); Sext. Emp., math. 6,39-4r. Le etimo·
ria», fiicundus, «eloquente»; nell'antico alto te- logie cpwvfi: ... 'tÒ; È\I 't'<i) 'Ilei) cpw'tl!;ov1Ja· i'i -:ò
desco: bannan, «comandare», ban, «comando», -roti '\lob<; qiGJ<; (Btym. M. 803,52 s.) hanno ca-
«proibizione»; vedi anche q>TJµ'I] (dorico-eolico rattere edificante . Cfr. anche~ n. 63.
281 (1x,272) cpwvl] A r-3 (O. Betz)

9) 3. Secondo Aristotele la qiwvn è il mez- ÀL"téLWV, «voce delle forme di Stato»


zo caratteristico degli animali per la com- (Plat., ep. 5,32 rd.e), della xmpou q>W\11],
prensione reciproca (hist. an. 4,9 [p. 535 «voce del tempo (presente)» (Demosth.,
a 26 ss.] ), pur distinguendosi dalla voce or. 1,2) o della cpwvli -.wv 1tpayµa-rwv,
umana per l'uniformità; l'uomo comu- «voce dei fatti» (Plut., de Eumene q
nica tramite la cpwvn articolata (probl. [r 59rd]).
10,38s. [p.895a 4ss.]) 4 •
3. Sorprende che il greco non abbia
2. Nella grande maggioranza dei casi un vocabolo particolare per indicare il
qiwv-Q designa la voce dell'uomo, cioè linguaggio quale forma specifica dell'esi-
tanto J'organo vocale (Aristot., hist. an. stenza umana 5• Già in epoca antica cpw-
4,9 [p. 535a 32]) quanto il suono da es- v-fi indica la capacità di parlare. cpatT} o'
so prodotto (Plat., Phileb. qb). Di Pro- "
a\/ va:voucra
'rl• !\. - ... E!.' CjlWV'r}V
' "I 'Il
11.U.tJOL, «COSl
meteo incatenato si dice: ~v'où-re q>wvi}v direbbe la morta ... se potesse parlare»
OU"tE "tOV µopcp'Ì)v ~pO"tWV oo/n, «affinché (Soph., El. 548), 'ltU.PÉO-XE q>wvi)v -.o~c;
tu non veda né la voce né l'aspetto di al- ciqiwv1}'t'otc; "tWci, «diede una voce ai mu-
cun mortale» (Aesch., Prom. 21 s.); un ti» (Soph., Oed. Col. 1283). Al santua-
cieco dice: <pWVTI-·· opw, «mediante la rio di Apollo in Epidauro viene portato
voce ... vedo» (Soph., Oed. Col. 138). La un 7ta:t'ç licpwvoc;, «un fanciullo muto»,
possibilità di variare la voce viene Ù7tÈp cpwviiç, «perché acquisti la capaci-
espressa con aggettivi corrispondenti tà di parlare» (Ditt., Syll.3 m n68,42-
(Horn., Il. 18,219-221; 17,696; 13,45; 48 [rv sec. a.C.]). Il parlare (oiciÀ.éx-
Plat., Tim. 67b; Aristot., hist. an. 5,I4 -.oc;) è un'articolazione della voce (Plat.,
[p. 544b l2-545a 22]). Similmente, va- Prot. 322a; Aristot., hist. an. 4 9 [p. 1

ri sono i verbi che indicano il risuona- 535a 31]). In un papiro letterario di


re della voce: pi]yvuµL (Hdt. 2,2,3; contenuto musicale cpw\IÌ}V EXW signifi-
Aristoph., nub. 356), LT}µL (Hdt. 4,23, ca esprimersi i11 modo articolato, diver-
2), !iq>tt]µL (Flav. Ios., ant. 15,52), É.1tal- samente da Évi}ovcrt<iw (P. Hibeh I r 3,
pw (D~rnosth . , or. 19,336). cpwvn è an- 28 s. [m sec. a.C.]). Inoltre <pwvi] si-
zitutto la-voce alta, ad es. il grido di bat- gnifica la lingua di un determinato popo-
taglia (Horn., Il. 14,400; 15,686); (-.TI) lo (Diog. L. 8,3) o il dialetto parlato in
cpwvij significa ad alta voce (Horn., Il. 3, una determinata regione: cpwv'Ì) kXUlJL-
16 r); d7tE "TI cpwvn -rà à1t6ppTJ"ta, «pro- x1), «la parlata scitica» (Hdt. 4,117), cpw-
nuncia a voce alta il segreto!» (Lys. 6, vi} ... ru;-ru.t;ù -tfjc; "tE'. XaÀ.xtoÉwv xaì Aw-
51). µt~ q>WVTJ significa unanimemente plooç Èxp6:.lh1, «il dialetto risultò dalla
(Luc., Nigrinus 14); frequente è l'espres- fusione di quello calcidese e del dorico»
sione «parlare o gridare µeyaÀ.u -tli qiw- (Thuc. 6,5,r, cfr. Plat., ap. 17d; Crat.
vfi» (Achill. Tat. 8,1,1; Polyb. 15,29, 398d; P. Giess. I 40,27 [m sec. d .C.]).
11). Si ha un uso traslato dove si parla La ci>WvTJ aap~apoc; è la lingua incom-
della cpwvl] v6µou, «voce della legge» prensibile a chi è greco (Aesch., Ag.
(Plat., leg. 1 r ,938a), della cpwvi} -.wv 1tO- rn5r; Plat., Prot. 34rc) .

3 ed. K. PREISENDANZ (19121- Cfr. la sezione 713c]: Poli., onom. 4,86 ss.); cfr. òpycivwv
sui versi degli uccelli in Poli., onom. 5,89 s. qiwvcxl (Plat., resp. 3a97a, dr. anche ~ n. 9).
4 Talvolta in testi poetici fonte di qiwvl] sono
oggetti inanimati, ad es. strumenti musicali 5 Cfr. ~l. HEIDEGGER, Sci11 tmd Z eit' {1953)
mur., Tra. 127; Plut., qt1aesl. COflV. 7,8 [II r 65.
<PWvTJ A 4-5 (0. Betz) (rx,zn) 284

4. Una singola frase, un detto signifi- 7t'toc; Tic; 15µ.wc;, cpwvnµ'àxouw, «anche se
cativo o un'importante dichiarazione può mi sei invisibile, odo la tua voce» (Soph.,
ugualmente chiamarsi cpw'll1): 'ii :Etµw'lll- Ai. 15 s., cfr. Eur., Hipp. 86). Quando
oov cpwv1), «il detto di Simonide» (Plat., Epimenide . volle costruire il santuario
Prot. 34rb), al <TU1t'ttxat cpwval, «le delle ninfe, ~ayij'Ja.L CjlWVi}V è:I; OVflOCVOU'
affermazioni degli Scettici» (Sext. Emp., 'EmµE'VtOl), µ1) Nuµcpwv, Q:)..)..(t. . .:it6c;,
Pyrr. hyp. r,q). Nel linguaggio forense «una voce eruppe dal cielo: - O Epime-
cpwv1) è la deposizione: !xolJ.E" O'Ì) q>W\li}'ll nide, non delle ninfe, ma di Zeus!» (Teo-
-tou 'AO'lttoéi, «abbiamo la deposizione pompo [IV sec. a.C.], fr. 69 [f. Gr.
di Aspida» (P. Ryl. n 77,46 [11 sec. d . Hist. nb 549]). Anche il santuario può
C.]), cfr. P . Fior. III 304,6 (VI sec. d. essere il luogo da cui esce una «voce di-
C.), oppure la disposizione testamenta- vina»: qu»'\lfic; iM~ YEVOµÉ\11)ç ... ÈX 'tOU
ria del padre (P. Oxy. I I 31 ,16 [VI/VII µ11-.Pfbov (tempio della madre degli dèi)
sec. d.C.]). Infine cpwvi) significa il mes- (Ael. Arist., or. 40,22 (Keil); -?ikikv <pw-
saggio: 1toÀ.À.axt[c;] cpwvfiv aù['t@] t- \IÌ} linò 'tou &.ou-tov, «venne una voce dal
~6.À.oµtv, lva EÀi)n, «gli abbiamo spesso penetrale del tempio», a cui seguono le
inviato un messaggio affinché venisse» parole in discorso diretto (Pseud.-Cal-
(P. Mich. III 2201 20 ss. [ 296 d.C.J, cfr. listh. r,45,2 s.), cfr.... b. 'tau li;pou -cov
VIII 488,16 (II sec. d.C.]). .1.tòc; q>wvl)v àxov<rat, «udire dal tempio
una voce di Zeus» (Plut., Is. et Os. r2
5. q>wvi} può essere anche l'espressio- [II 355e]). Secondo Plut., ser. num. pun.
ne della divinità, ad es. l'organo della po- 32 (n 567 s.) essa risuonava da un qiwc;
tente parola divina mediante cui sono µÉya. che risplendeva improvvisamente.
stati creati il sole e le stelle: opxl~w ui:. Alla nascita di Osiride una voce miste-
'tÒV CjlWCT'tTjpa xaL Ua-'tpCl E.v ovpa.vc{l riosa annunciò che veniva alla luce il si-
1tOt{icrav'toc otà. cpwvfjc; 1tpou't&.yµ.a.-.oc;, gnore dell'universo: 'tll µ.È\I 'ltpw-.n 'tÒV
«scongiuro te, che hai fatto il sole e le "OcrLpLV yEvéoi}a.L, xcx.t Cj)WVTJ'J ClV'tQ
stelle nel cielo con voce di comando» ( ta- 'tEX1"lv'tt crvve:x.1ti::O'i:.i:v, «(narrano che)
vola di esecrazione di Adrumeto, Audol- nel primo giorno nacque Osiride, e che
lent, Def. Tab. 271,23 s. [m sec. d.C.]). alla sua nascita si udl una voce» (Plut.,
Come tutto ciò che è divino, la voce di Is. et Os. 12 [11 355e]). Artapano elle-
Zeus ha una forza numinosa che colpi- nizza il racconto della chiamata di Mo-
sce l'uomo come il tuono e Io fa quasi sè: nel roveto ardente una q>wvi) i}Ela
morire dalla paura~. Perciò si compren- gli ordinò di scendere in campo contro
de come Celso abbia negato la divinità gli Egizi e di liberare gli Ebrei (Eus .,
di Cristo sostenendo, tra l'altro, che si praep. ev. 9,27,21).
sarebbe dovuto riconoscerne la natura
sovrumana anche in base a segni esterio- Soprattutto la Pizia dì Delfi. è l'inter-
ri, quali una straordinaria «taglia, bel- mediaria umana della voce di Dio. Se-
lezza, forza e voce» : il xa:tà µÉyEi}oc; ti condo Senofonte, nella sua apologia So-
x6.A.A.oc; t} &:À.xi)" il cpwvi)v (Orig., Cels. crate chiede: 1i OÈ Ilu~oi: Èv -.c{"l -.pl1toOL
6,75). Dio resta invisibile all'uomo, ma Upi::ta ou xat a.ù'ti} cpwvn 'tèL 'ltocpèL -cou
gli si rivela tramite la voce: xiì.'11 &r.o- ~i::o0 otayyÉÌ..Ài::t;, «la sacerdotessa a

6 µtxpov µlv el;ÉDavov V1tÒ 'tOV lìÉovç, ELIT'tTJ- 1tÒ 't1}ç µqa.Àoqiwvl!Xç ɵ{3Ef3po"'tTJ11Évoç
XEL\I OÈ oµwç &.xa.~ {a bocca aperta) xat V- (Luc., Icaromenipp. 23).
qiwviJ A 5 • B 1 (0. Bctz) (xx,274) 286

Delfi sul tripode non proclama anch'es- mata dalla mia voce, ma fu sancita dalla
sa la volontà del dio?» 7 , e ricorda anche mente degli dèi» (Ditt., Or. I 383,r21
gli altri mezzi con cui presso i Greci si s.). Il re è ispirato e come tale è un por-
cercava di conoscere la direttiva degli tavoce di Dio.
dèi (ap. 12 s.). Socrate invece si appella
a una voce divina che gli si manifesta co- Infine, un importante detto umano po-
me forza orientativa (Plat., ap. 31d). Ciò teva assurgere al rango di un detto divi-
costituiva un grave attacco alla credenza no; in questo caso la «voce di Dio» è
popolare nell'oracolo: secondo Socrate ormai solo un ornamento. I detti di Ip-
Dio parla al singolo, il quale deve giu- pocrate furono considerati wc; ilEOU q>W-
dicare da sé, indipendentemente da cri- và.ç xa.t oùx liv&pw1tlvou 'ltpoEÀl}ovcra.ç
teri e$terni e da autorità estranee, se be <r-t6µo."toc;, «come voci di un dio, non
vuole intendere e seguire il richiamo del- uscite da bocca umana» (Suidas, s.v.
la coscienza come voce di Dio. Un'idea ·11moxpOC't'I)t; [Adler II 662,31 s.]). La
analoga ricorre anche nella legislazione massa degli adulatori futl addirittura con
(-+. vn, coll. 1240 ss.). Come nell'anti- l'attribuire a Nerone, dopo il suo ritor-
co Oriente (Hammurabi, legislazione si- no dal viaggio in Grecia, una voce divi-
naitica), cosl anche presso i Greci l'ordi- na (Philostr., vit. Ap. 4,39; Tac., ann.
namento giuridico può essere ricondotto 16,22,r, cfr. DioC.62,26,3) 9 .
alla sentenza di una voce divina. Secon-
do Ael. Arist., or. 45,II (Dindorf), o\j- B. ANTICO TESTAMENTO
xouv q>aul y'ÉxEi:vov oùoàv ilEi:vrtt Aa.u-
Orttµovlotc; &vE\J 'tijç 1trtpà. 'tOV ~Eou qiw- Nei LXX q>W\llJ rende, nella gran mag-
vijc;, «dicono che egli nulla abbia stabili- gioranza dei casi, l'ebr. qol, più raramen-
to per i Lacedemoni senza la voce del te il difettivo qol, aram. qol; manca,
dio», e secondo Enomao (in Eus., praep. stranamente, un corrispondente verbo e-
ev. 5 ,28,2: i:owµev 'tTJV l}elct.v cpwvÌ)v braico 10. q6l nell'A.T. indica tutto ciò
xa.i & Èoloa.l;a.c; >tòv Auxoupyov). Licur- che può essere ascoltato.
go ricevette a Delfi le leggi dalla voce di
Dio 8 • Tale concetto è attenuato quando r. qol, raramente con l'articolo, è il ru-
Antioco r di Commagene (r sec. a.C.), more, al plurale assoluto gli scoppi di
nell'introdurre i principi di diritto sacro tuono (Ex. 9,23.29.33 s.; 19,16; 20,18;
da lui proclamati, precisa: v6µo\I oÈ 'tOU- I Sam. I2,17 s.; lob 28,26; 38,25, cfr.
"t"O\I q>wvi} µÈv È~TJYYE~ÀEV f.µ1-J, \louc; OÈ I Sam. 7,ro; Ps. 77,18; lob 38,25; Ex.
ilEwv hvpwcré'.v, «questa legge fu proda- 9,28). Spesso qol è meglio precisato da

7 Cfr. AeL Arist., or. 45,II (DINDORF) a pro- Sammelbuch v 82I3,2 [r30 d.C.1), tEpCÌ. cpwv1}
posito della Pizia: ii lit &.1tEXplva.TO wç i1i6- (8349 A 2 [I/II scc. d .C.]), <pwvfi (8359,5 [r/n
XEt T4) ile@. scc. d.C.J) e passim [KBLllER].
IO Cfr. però l'accadico qalii, «parlare», «grìda-
8 Organo della voce divina era la Pizia. re», l'etiopico kal~a, <(gridare», e l'arabo qiila,
9 Un fenomeno unico è costituito dai colossi di «dire». qol è affine all'accadico qulu, «chiama-
Memnone nella parte occidentale cli Tebe, due ta», e all'ugaritico ql, «suono». La stessa radice
statue gigantesche di Amenofi nr, una delle si ha nel fenicio ql, nell'arabo qa11lu11 e nell'e-
quali risonava all'alba in seguito ad una incri- tiopico qal. Il sostantivo qàhiil, <1assernbleal>
natura avvenuta intorno al 27 a.C. Le numero- (convocata), può essere derivato da questa radi-
se iscrizioni di visitatori descrivono questi mi- ce, dr. però J. BARR, Bibelexegese rmd mo-
steriosi suoni come ilElrt. cpwvfi (PREISIGKE, derne Semantik (1965) 123-133.
q>W\llJ B r-3 (0. Betz) (1x,2n) .:z88

un gerutivo: il fragore di grandi masse sonagli sul manto del sommo sacerdote
d'acqua (Ps. 42,8; 93,3 s.; Ez. I,24; 43, (Ex. 28,35, dr. Ecclus 45,9). qol all'ini-
2), dell'abisso (Abac. 3,rn), lo scrosciare zio di una frase o di una parte della pro-
della pioggia (r Reg. I8 ,4 I), il rimbom- posizione va spesso tradotto come un'e-
bare di un terremoto (Ez. 37,7), anche sclamazione interiettiva (ascolta!) che ri-
il risuonare di passi (Gen. 3 ,8 ; r Reg. chiama l'attenzione su un rumore o una
q,6; 2 Reg. 6,32), in particolare di sol- voce 12 (Iud. 5,rr; Is. r3,4; 40,3.6; 52,
dati che si avvicinano (2 Sam. 5,24; 2 8; 66,6; Ier. 3,21; 4,15; 8,19; 10,22;
Reg. u,13 par. 2 Par. 23,12), lo scalpi- 3r,15; 50,28; 51,54; Mich. 6,9; Soph .
tio di cavalli (Ier . 4,29; 47,3; 2 Reg. 7, I,14; Cant. 2,8; 5,2).
6; Ez. 26,rn), il rullio delle ruote (2
Reg. 7,6; Ez. 3,13; 26,ro; Nah. 3,2; Ioel 2. qol indica spesso il verso di ani-
2,5) e il sibilo della frusta (Nah. 3,2). mali: il belare delle pecore (r Sam. 15,
qol indica inoltre lo schiamazzo tumul- 14), il muggito dei manzi (Ier. 9,9), lo
tuoso di una grande folla eccitata (I Reg. sbuffare dei cavalli (Ier. 8,r6), il ruggito
l,40.45), di una città (1,4r, cfr. qol del leone (Ier. 2,15; Am. 3,4; Iob·4,ro;
[be ]hiimon: r Sam. 4,r4; Ez. 23,42), il fa:. 19,7.9, dr. Zach. rr,3), il tubare
frastuono dell'accampamento (Ez. l,24), delle tortore (Nah. 2,8; Cant. 2,14), il
dei guerrieri (2 Reg. 7,6), della guerra cinguettio degli uccelli (Eccl. I2,4; Ps.
(Ex. 32,17; Ier. 50,22) e del grido di ro4,12; Soph. 2,14) e il sibilo del ser-
guerra, t"ru'a (r Sam. 4,6; Ez. 2r,27); pente (Ier. 46,22).
'en qol, nessun suono, era avvertibile (I
Reg. 18 126.29; 2 Reg. 4,3r) 11 • qol può 3. qol denota soprattutto il suono del-
indicare anche rumori di altro genere, la voce umana: qol 'adam (2 Reg. 7,ro;
come lo strepito delle ali dei cherubini Dan. 8,16), ma non l'organo vocale né la
al carro del trono di Dio (Ez. l ,24 s.; 3, lingua (~ col. 2 8 r). Il significato di qol
13; 10,5) e quello delle ossa rianima- oscilla tra suono e voce, con una speci-
te (Ez. 37,7), il crepitio del fuoco (ler. ficazione del concetto mediante un so-
rr,r6; Ioel 2,5; Eccl. 7,6), ilfruscìo del- stantivo che indica un moto affettivo, co-
le foglie (Lev. 26,36)) e lo stridere della me il pianto: qol bekz (Is. 65,19; Ps. 6,
mola (Ier. 25,10; Eccl. 12,4), e infine an- 9, cfr. lob 30,31; fadr. 3,r3), il lamen-
che il lieve mormorio di un alito di ven- to: qol {'aqa (r Sam. 4,r4; Ier. 51,54;
to (r Reg. 19,12). In senso traslato q6l Ez. 27,28, cfr. Zach. II,J), il timore:
è il fragore della caduta di una grande qol pefiiidtm (lob r5,2r, cfr. Ier. 30,5), il
nazione o di un sovrano (Ier. 49 ,21; Ez. gemito: qol 'ano[Ja (Ps. ro2,6), il giubi-
26,15; 31,r6). qol è inoltre il suono di lo: qol rinna (ls. 48,20) e l'espressione
strumenti musicali, soprattutto del cor- stereotipa «suono di gioia e grido d'al-
no, sofiir (Am. 2,2; Ez. 33.4 s.; Ex. r9, legria, la voce dello sposo e della spo-
16; 20,r8; 2 Sam. 6,r5; 15,10; I Reg. sa» (Ier. 7,34; I6,9; 25,10; 33,rr) . qol
l,4r ; Ier. 4,21; 6,17; 42,14; Ps. 47,6 ; serve anche ad esprimere, con adeguate
98,6; lob 39,24), delle trombe, !;a~o~rot modificazioni, altre manifestazioni del
(2 Par. 5,13), della cetra, kinnor (Ez. 26, rapporto interumano, ad es. il canto (Ex.
13), del flauto, 'ugiib (lob 21,12) e dci 32,18; Is. 51,3; Ps. 98,5, cfr. Ecclus

11 Più rumori confusi insieme si trovano in Ex. 12 Tuttavia nei LXX e nel Targum q6l usato
32,17 s.; I Rcg. l,40-45; 2 Reg. 7,6; Ez. r ,24; in assoluto non è mai inteso come interiezione,
3,r3; .:z6,rn; Nah. 3,2; Ioel 2s. dr., per es., a proposito di Is. 40,3.6; 52,8.
cpwvii B 3-4 (0. Betz)

50,I8), il saluto (Pmv. 27,14), l'insulto 3; n9,149; 130,2; Ion. 2,3) o risulta
(Ps. 44,17) e la maledizione (Lev. 5,1). dal contesto come un grido di preghiera
La forza dell'espressione vocale può es- (Deut. 1,45; Ps. 55,18) o come un voto
sere resa da forme verbali. Si emette (nà- (Num. 21,2 s.) . Un genitivo attributivo
tan) la voce (Am. l,2; Prov. 2,3; 8,1) e indica talora che la preghiera è partico-
si grida a gran voce (Ier. 4,16; 12,8; 22, larmente intensa e soprattutto imploran-
20; 48,34; Abac. 3,10), la si può alzare, te (Ps. 5,3; 28,2.6; 31,23; 86,6; u6,1;
nàfà' (I ud. 9 ,7), specialmente nel pian- 140,7). L'espressione di chi prega può
to (Gen . 2I,16; 27,38; Iud. 21,2; r essere qualificata come ringraziamento
Sam. n,4; 24,I7i 30,4; 2 Sam. 3,32; (Ion. 2,ro), giubilo (Ps. 42,5; 47,2; rr8,
13,36; Ruth 1,9.14; lob 2,12), ma an- 15) e lode (Ps. 66,8). q~l qara' (Ps. 3,5;
che nella gioia e nel giubilo (ls. 24, 27,7, cfr. 142,2; Ez. 8,18) significa pre-
14) 13, oppure levare in alto, hèrim (Gen. gare ad alta voce; anche la benedizione
39,15.18; Is. 13,2; 40,9; 58,1; lob 38, (I Reg. 8,55) e la maledizione (Deut.
34; Esdr. 3,I2; Ecclus 51,9) e quindi 27,14) sono recitate ad alta voce. qol è
parlare con arroganza contro qualcuno l'espressione vocale di tutto il popolo
(2 Reg. 19,22 par. Is. 37,23). Si può gri- che risponde al suo Dio (Deut. 26,7),
dare ad alta voce, (b~)qol ràm (Deut. piange davanti a lui (Iud. 2,4) e si lamen-
27,14), a gran voce, (b~)qol giidol (Gen. ta (Num. 14,1), gli chiede a gran voce
39,I4; r Sam. 28,12; 2 Sam . I5,23; 19, aiuto (Num. 20,16), gli promette, ad una
5; r Reg. 8,55; 18,27 s.; 2 Reg. 18,28 voce, obbedienza (Ex. 24,3), all'unisono
par. Is. 36,I3; Ez. 8,18; n,13; Prov. lo loda (2 Par. 5,13) o si ribella contro
27,I4; Esdr. 3,12; Io,12; Neem. 9,4; 2 di lui (Deut. 1,34; Ier. 12,8).
Par. 32,18), oppure parlare con bella vo-
ce, rfeh qol (Ez. 33,32), renderla piace- 4. È piuttosto raro che qol si riferisca
vole, binnen, cioè parlare con gentilezza agli angeli, benché il mondo celeste non
(Prov. 26,25) e farla passare, he'ebtr, os- fosse certo ritenuto privo di voce e di lin-
sia rendere noto qualcosa nel campo, nel- gua. Secondo Ps. 19,2 s. i cieli narrano
la città e nella regione (Ex. 36,6; Esdr. la gloria di Dio e il firmamento annun-
1,I; lo,7; 2 Par. 30,5; 36,22). L'espres- cia l'opera delle sue mani. I giorni e le
sione vocale è individuale: consente di notti si trasmettono a vicenda la lode di
riconoscere chi parla, come avviene con Dio e mantengono in questo modo una
la voce di Giacobbe (Gen. 27,22, cfr. tradizione ininterrotta fin dall'inizio del-
Iud. 18,3; r Sam. 24,17; 26,17). la creazione 14• Certo, nessuno è in grado
di udire la loro voce (v. 4), mentre inve-
qol ricorre anche in passi in cui si par- ce si possono intendere le grida dei sera-
la del rapporto dell'uomo con Dio. Usa- fini che magnificano Dio, cosl forti, che
to in assoluto indica la supplica (Deut. il rimbombo fa vibrare gli stipiti delle
26,7; 33,7; !ud. 13,9; r Sam. 1,13; 2 porte nel tempio (Is. 6,3 s.). Analoga-
Sam. 22,7; r Reg. 17,22; Is. 58,4; Ps. 5, mente il suono delle parole che l'angelus
13 In Num. 1411; Is. 3,7; 42,2.n ; lob 21,12 Myths and Legends [ 1956] 87) = v AB, e 21 s.
questa espressione si trova anche senza qi'Jl. (J. AtSTLEITNER, Die mytbologiscbcn und kul-
5
14 G. v. RAD, Theologie des A.1'. 1 (1966) 373. tischen Texte van Ras Schamrtl [ 1964] 27)
Questi versetti, che richiamano l'idea greca parla del «sospiro e del mormorio del cielo ver·
della musica delle sfere, hanno un paralldo so la terra, degli oceani verso le stelle». Qui
nei testi ugaritici. GoRDoN, Manual 'nt ne 21 s. però, invece di ql, che manca, si ha tani, cfr.
= Baal v,m 39 s. (G.R. DRIVER, Cattaanite C.H. GoRDoN, Be/ore the Bible (1962) 192.
'PWvii B 4-5 (0. Betz)

interpres dice a Daniele assomiglia al In una cinquantina di casi su circa 5 60


rombo di una folla in tumulto (Dan. ro, Dio è menzionato come soggetto di qol.
6, dr. v. 9). In certi casi l'essere celeste Gli angeli odono il suono della sua paro-
che parla resta anonimo; il profeta per- la di comando (Ps. 103,20); anche nei
cepisce soltanto una voce che dà istru- confronti di Mosè Dio può essere pura
zioni (ls. 40,3.6, cfr. Ez. I ,28). Secondo voce che gli parla dalla lastra che copre
Dan. 4,28 scende una voce dal cielo e il trono dei cherubini (Num. 7,89). Il
rende nota la condanna di Nabucodono- rombo del tuono è voce di Dio (Am. l,
sor. 2; Is. 29,6; 30,30 s., cfr. Ier. 25,30; Ioel
2,xr; 4,16; 2 Sam. 22,14 par. Ps. 18,
5. L'autorivelazione di Dio avviene l 4); «egli romba col suo maestoso frago-
per via acustica; egli non può essere col- re» (lob 37,4, cfr. r Sam. 7,ro). Il rumo-
to né con la vista né col concetto; può re delle ali dei cherubini si ode «come la
voce dell'Onnipotente quando parla»
soltanto essere udito 15 • A differenza del
(Ez. 10,5, cfr. 1,24). L'antico Israele
discorso ingenuamente mitologico con condivide questa concezione con gli As-
cui Dio si è rivolto come un uomo ai siri 17 e i Cananei 18 • La voce di Jahvé nel
patriarchi, a Mosè e a Giosuè 16, il voca- tuono fa tremare la terra 19, quando egli
cavalca sul vento e sulle nubi (Ps. r8,8-
bolo qol si riferisce alla potenza sovru- r6 par. 2 Sam. 22,8-r6; Ps. 68,34; Abac.
mana e numinosa della ·rivelazione divi- 3,15 s.) 20, e manifesta col fragore del
na, in cui nella tradizione più antica tuono la sua potenza (Is. 29,6; lob 37,
2-5; 40,9) 21 •
s'attenua il carattere di parola.

15 Cfr. K. BARTII, Kirchliche Dogmatik I 1 6 LEITNER [ ...+ n. 14] 77). Quando i profeti di
(1952) 93· Baal invocavano sul Carmelo «la voce e la ri-
16 J. LINDBLOM, Die Vorstellung vom Sprerhen sposta» del loro dio (r Reg. r8,26), essi certa-
]ahwes zu den Menschen im A.T.: ZAW 75 mente speravano in una teofania temporalesca
( 1963) 263-288. che ponesse fine alla siccità. Cfr. anche l'epos
17 L'identificazione del tuono con la voce di- babilonese della creazione Enuma elis, tav. 7,
vina si trova, per esempio, sulla statua di 47 (Ancient Near Eastern Texts Relating to the
Salmanassar III, scoperta presso Nimrud nel O/d Testament, ed. J .B. PRITCHARD2 [x955J
196r (ed. e trad. J.V. KINNIER WILSON, Tbc 72), dove si trova espresso il seguente deside-
Kurba'il Statue o/ Shalmaneser III: Iraq 24 rio: «Possa il suo (scii del dio Addu) benefi-
[1962] 93-96). Qui il dio della tempesta Ha- co fragore essere pesante sulla terra!».
dad è celebrato come il valoroso la cui voce •~ Cfr. l'idea della voce sacra, che risonando
(pi, letteralmente «bocca)>) ha una forza incom- fa tremare la terra e scuote le cime ad oriente e
parabile (riga 2), che fa cadere la pioggia, bril- ad occidente: GoRDON, Manual 51 vn 29-34 =
lare i lampi e crescere le piante (riga 5), alla Baal n,vn 29-34 (DRIVER [ "°' n. r4] lOI) =
cui voce (pi-su) i monti tremano e i mari si Il AD VII 29-34 (AISTELEITNER ( "°' n . 14) 45).
gonfiano (riga 6). 20 Per l'abbinamento di tempesta e terremoto,
18 Il dio della tempesta Baal «leva fino alle nu- attestato per la P alestina in Ps. 18,8 ss.; 29,3
bi la sua voce»: w(y)t11 qlh b'rpt, GoRn-ON, ss.; Ex. 19,16 ss. e nei testi cananei, cfr. M .
Manual 51 v 70 = Baal 11,v 8 (DRIVER [ ~ n. BLANCKRNHORN, N eue Erdbeben in ]erusalem :
14] 97) = Il AB IV-V (AISTLEITNBR [---+ n. 14] ZDPV 51 (1928) 124 s.
41), cfr. Ps. x8,x4. Poiché cosl facendo provo- 21 Nelle liturgie di Tammuz (ed. M. Wr1'ZEL,
ca abbondante pioggia, egli leva «la voce per il Tammuzliturgien und Verwandtes, Analecta
bene» : GoRDON, Manual I Aqht I 46 = Aqhat Orientalia ro [r935] p. 9,64 s.; 121,1 ss.; 157,
I,I 46 (DRIVER [---+ n. 14] 61) = I D 46 (A1sT- 7 s.) il lamento del dio che è stato aggredito da-
293 (1x.277) q>wvi) B 5 (O. Bctz)

La voce (di tuono) di Jahvé viene det- presenta Dio come numen tremendum
tagliatamente raffigurata nel Ps. 29 co- ma non ne rivela la direttiva, la chiara
me una tempesta proveniente da occi-
dente. Il duplice significato di qol qui è parola; il profeta si ritiene peraltro il
pienamente valorizzato : il tuono non è messaggero di questa parola 23 • Solo nel-
semplicemente una forza naturale 22 , ben- la visione di vocazione, e precisamente
sì la rimbombante, maestosa voce di
al momento della missione, Isaia (6,8)
Dio, creatore del mondo, giudice e santo
guerriero, che induce il coro delle crea- ed Ezechiele (r,28 s., cfr. ro,5) menzio-
ture celesti alla meraviglia e alla lode (v. nano la voce di Jahvé, il che significa
9b), ma atterrisce i nemici d'Israele e in che qol è l'appello o il richiamo alla pos-
particolare la potema del caos. All'atto
della creazione le acque del diluvio pri- sente presenza di Dio, ma non ancora
mordiale furono cacciate via dalla ter- parola, rivelazione, direttiva e oracolo.
ra dal rimbrotto tonante della voce di
Dio (Ps . rn4,7). Al tempo della monar- Ciò vale anche per la più antica tradi-
chia anche il salvataggio d'Israele al Mar zione del Sinai (Ex. 19 1 16-20; 20,r8-2I
delle Canne è considerato una vittoria [EJ). Qui i colpi di tuono (qolot), i ful-
di questa voce di Jahvé sulle acque del mini e il suono (qcjl) del corno sono se-
caos (Ps. 77 ,r7-21). I nemici d'Israele, gni della venuta di Dio, che rimane av-
ministri del caos, sono atterriti nella volto in una fitta nube. Dio risponde a
guerra santa dalla voce di Jahvé (r Sam. Mosè beqol (Ex. 19,19), e qui il riferi-
7,rn; Ioel 2,II; Ps. 46,7); essa annuncia mento non è solo al rombo del tuono
e attua il giudizio sulle nazioni (Ioel 4, ma anche alla voce comprensibile di
r6; Is. 30,30 s.; Ier. 25,30 s.). Dio 24 (cfr. Ecclus 45,5). Il popolo non è
in grado di ascoltare Dio che parla nella
I profeti classici, quando parlano del- tempesta (Ex. 20,18 s.). Un significato
l'accoglimento della parola di Dio, si- epifanico ha il suono del corno (2 Sam.
gnificativamente non menzionano la vo- 6,15; Ps. 47,6; 81,4; 98,6), probabil-
mente entrato dal culto nella teofania
ce di Jahvé. Il motivo non va ricercato tempestosa della tradizione del Sinai i5.
soltanto nell'origine non israelitica di
Il Deuteronomio rafforza i fenomeni
questa concezione, ma specialmente nel visivi della teofania sinaitica (4,II s.; 5,
fatto che la voce di tuono (~ col. 292) 22 s.), ma decisivi sono ancora la voce di

gli inferì si esprime in una fragorosa tempestii rola di Dio dr. LtNDBLOM, op. cit. (~ n . 16)
che esce dal santuario e si diffonde sulla terra. 282 s. e C. WESTERMANN, Gr1mdforme11 pro-
22 Per indicare il tuono l'A.T. ha anche il vo- phetischer Rede' ( 1964).
cabolo ro'am, «fragore», «rumore». C'è anche il 24 Nei commentari la traduzione oscilla fra 1110-
tuono che viene provocato da Dio ma non è la 110 (cosl O. EissFELDT, Hexoteuchsynopse
sua voce. Così Jahvé fa tuonare e grandinare [1922] ad l.) e voce udibile (cosl M. NoTH,
sugli Egizi (Ex. 9,23 s.) o mediante un uomo di D11s zweite Bucb Mose, A.T. Deutsch 5~ (1968]
Dio invia fuori stagione tuono e pioggia (r ad l., e anche H. ScHMrn, Afose, Oberlieferung
S11m. 12,17 s.). rmd Geschichte, ZAW Beih. 110 [r968] 57).
23 Successivamente, prima dell'esilio, si è svi- Senza dubbio s'intende soprattutto la voce; re-
luppata una «teologia della parola», G. FoH- sta tuttavia una discrepanza fra tuono e voce.
RBR, Elio (1957) 46. Sulle varie formule con le 25 W. BEYERLIN, Herkunft rmd Geschichte der
quali il profeta descrive la ricezione della pa- altesten Sinaitradition (r961) 155.
qiwv{j B 5 (0. Betz)

Dio e l'evento dell'accoglimento della r4; Is. 50,4 s.). Il Salterio attesta la con-
parola, a cui l'intero popolo, inclusa l'at- tinuità della tradizione del Sinai nel cul-
tuale generazione, assiste come testi- to, specialm. in Ps. 50 e 81. Qui è· anco-
mone (cfr. Deut. 5,4; 9,15 c~n Ex. 3,2; ra descritta la teofania tempestosa (Jo,
33, I I ) . Esso non percepisce alcuna fi- 3, cfr. 81,8), ma l'elemento dominante
gura, ma solo il suono di parole (4,12) . è costituito dalla parola di Dio compren-
Dio fa udire la sua voce per istruire I- sibile a tutti: la chiamata al giudizio
sraele (4,36); pronuncia il decalogo di (50 ,4-6), l'accusa di Dio (50 ,7-2 3) e la
mezzo al fuoco (4,12 s.33; 5,22-24). Se- recitazione dei suoi atti salvifici da parte
condo Deut. 5,25 s. qol è la voce con cui di una voce sconosciuta (8r,5-17).
Dio rende comprensibile il suo :volere al
popolo riunito di Israele; non vi è più Questo passaggio dal modo numino-
alcun ricordo dei colpi di tuono di Ex. so di rappresentare la ricezione della ri-
19 e 20. Questo è un miracolo inaudito: velazione al dato intelligibile del suo con-
nessun essete carnale ha mai udito dal
tenuto è già compiuto verso la fine del
fuoco la voce di un Dio vivente ed è ri-
masto vivo (5 ,26). periodo pre-esilico, specialmente. in Ge-
remia, nel Deuteronomio e nell'opera
In r Reg. 19 i fenomeni della teofania
e il discorso di Jahvé sono tenuti separa- storica deuteronomistica. L'espressione
ti. Anche se la venuta di Dio all'Horeb è «ascoltare la voce di Dio» viene usata
annunciata da segni cosmici (vento tem- come stereotipa nella parenesi e nella
pestoso, terremoto e fuoco), egli non è
predicazione 27 • Poiché la rivelazione
in essi (vv. I I s.). Elia riconosce anzi dal
mormorio di un vento leggero (qol d"mii- fondamentale del volere di Dio risale as-
mli daqqa'lh, v. 12b) la presenza di Dio, sai indietro nel tempo, essa deve essere
che gli parla tramite una voce (v. 13). attualizzata nella predicazione e annun-
Infatti, quando Dio fa conoscere ai pro-
feti il suo volere, lo fa mediante una pa- ziata come l'invito rivolto da Dio hic
rola sussurrata (cfr. Ez. 3,ro; lob 26, et nunc. Così in Ps. 95,7 la voce di Dio

26 Lo «Spirare pacato, lieve» può indicare un do il cielo, di modo che non cade né rugiada
fenomeno atmosferico, cfr. Ps. 107,29, dove né pioggia (I Reg. 17,1) e anche il dio della .
d'miima è l'opposto di tempesta (s''iira). In I tempesta Baal è costretto a tacere (I Reg. 18,
Reg. 19,12b i LXX traducono con lfJWV'Ì) a.tipa.e; 26.29). In particolare viene risolta la discre-
À~1t-c7jc; (cfr. lob 4,16 e v. RAD, op. cit. [-+ n. panza di Ex. 19: Dio «passa via nella tempe-
14] Il 4 (1965] 28 s.). Non è del tutto chiaro sta, nel terremoto e nel fuoco, ma si sofferma
come questa rappresentazione si connetta con e resta presente solo quando si fa sentire ad
l'altra tradizione sinaitica. I Reg. 19 si contrap- Elia dalla calma silenziosa del vento» (H. Gl!·
pone intenzionalmente a Ex. 19? Così pensa SE, Bcmerkungen zar Si11aitraditio11: ZAW 79
FoHRER, op. cit. (-+ n. 23) 58 s., diversamente [ 1967 ] 145 s.).
R. DE VAUX, Élie le propbète ( 1956) 67. Si po·
trebbe anche pensare che I Reg. 19 metta in ri- 27 Essa compare già in Ex. 19,5, ma può trat-
lievo la diversità della rivelazione di J ahYé ri- tarsi di un'aggiunta posteriore. BEYERU!'I, op.
spetto a quella del dio della tempesta Baal. An- cit. (-+ n. 25) 78-90 ritiene peraltro che l'e-
che Jahvé manda fuoco (I Reg. 18,38, cfr. 2 spressione sàmn' b'q6l jhwh sia pre-deuterono-
Reg. 1,9-12), inoltre nubi, tempesta e pioggia mica. È tuttavia uno dci contrassegni più im-
(1 Reg. 18,45). Egli però non ne resta vincola- portanti della parenesi del Deuteronomio e
to e può mostrare il suo potere anche chiudcn- dell'opera storica deuteronomistica.
<j>W\ITJ BJ -eI 2 (O. Betz)

è la parola diramata tramite Mosè, ma C. GIUDAISMO PALESTINESE


che oggi è predicata e oggi richiede nna I. Scritti apocalittici
decisione. L'osservanza della tramanda-
ta legge del patto è descritta come un L'uso cli qol o dei suoi equivalenti ne·
gli scritti apocalittici è spesso determi-
«ascoltare la voce di Dio», formula che nato dall'uso linguistico veterotestamen-
può essere fatta risalire alla lettura cul- tario, specialmente nel caso di Qumran.
tuale della legge (Deut. 4,30; 8,20; 13, Si ha tuttavia un passaggio dal significa-
to cli rumore a quello di voce, che è im-
5.19; r5,5; 26,14;. !ud. 2,2; 6,ro; r portante specialmente per il concetto di
Sam. 12,14; 15,r ss.; 2 Reg. 18,12). voce di Dio.
Questo «ascoltare la voce di Dio» diven-
1. Rumore e suono. qol indica rumori,
ta la quintessenza del culto di Jahvé (Ios.
ad es. il fragore cli molte acque (r QH 2,
24,24), dçlla vera obbedienza (ler. 3,13. 16). Questa espressione si riferisce al-
25; 7 123.28; 18,ro; 22,21; 26,13; 40, l'infuriare dei nemici e li colloca nella
3; 42,6.13 .21 ), decide del bene e del ma- sfera della potenza del caos 28 (cfr. Ps.
93,4), nelle cui manifestazioni escatolo-
le d'Israele (Deut. 8,20; 28,45; 30,20; giche rientra anche il rombo delle nubi
Ios. 5 ,6). È quasi equivalente all'osser- (I QH 3,13, cfr. 3,16). qol ricorre spe-
vanza dei comandamenti di Dio (Deut. cialmente in connessione con la guerra
del tempo finale, caratterizzata dal «fra-
13,5; 26,17; 27,ro; 28,1.15,45; 30,8.
stuono cli una grande moltitudine» e dal-
10) o del suo patto (2 Reg. r8,12). lo «strepitio di esseri divini e umani» (I
QM 1,1), poi dal suono dei corni, con i
In un altro settore della religiosità i- quali l'esercito produce un terribile fra-
sraelitica la voce di Jahvé trova la sua at- gore di battaglia (I QM 8,10 s.; 9,1), in-
tualizzazione nella parola edificante del- fine dal segnale di vario tono emesso dal-
la sapienza personificata: questa fa ri- le trombe dei sacerdoti(~ XI, coli. 1224
suonare la sua voce sulle pubbliche piaz- ss.): r QM 8,5.7.9.12.14; 16,5.7; 17,
ze (Prov. r,20), sulle alture, lungo la ro 29 • Nella visione dell'aquila in 4 Esdr.
strada e nei crocicchi delle vie (Prov. 8, due dei quattro animali simbolici hanno
1). Anche nelle forme dell'annuncio pro- una voce: l'aquila (cioè Roma} (11,7-
fetico si trova talora lo stesso grido del- II) e il leone (cioè il Messia), il quale
la sapienza che chiede cli essere ascoltata annuncia all'aquila, con voce umana, il
(ls. 28,23; 32,9, cfr. Ps. 49,2 s.). Tut- giudizio (n,37-45, cfr. x2,32).
tavia va qui ricordato il Servo di Dio
del Deutero-lsaia, che reca ai popoli la 2. Voce dell'uomo. qol è più impor-
verità senza «far udire la sua voce sulla tante come espressione vocale dell'uo-
via» (Is. 42,1 s.). mo, nelle forme di giubilo con cui si esal-
tano le grandi imprese di Dio (I Q H r r,
25 s.; test. Ios. 8,5), di esultanza per la

28 Diversamente nell'inno al Creatore in I I da poter sopportare ogni genere di mmore. os-


QPJ" col.26,ro (DJD iv [1965] 47), dove hìi- sia lo squillo delle trombe e il fragore della
mo11 ma;im rabb1m comporta l'idea di teofania. guerra (r QM 6,13).
29 I cavalli devono essere addestrati in modo
299 (1x ,279) qiwvfi e I 2-4 (O. Betz) (IX,280) 300

vittoria finale (I QM I2,15, cfr. II,.25 ma (Iub. rn,8). Le voci delle schiere ce-
s.), di gemito per le presenti afflizioni (r lesti che muovono alla guerra finale sono
QH 9,4), di riso insensato (r QS 7,14), forse levate a grido di battaglia (I QH 3,
di preghiera (test. Ios. 9,4). La capacità 35,cfr. I QM l,rr). Secondo.4Esdr. r3,
umana di parlare è soprattutto al servi- 3 s. la voce di «colui che è simile ad un
zio della lode di Dio (I QH 1,28-30). L'i- uomo» farà fondere come cera tutti i ne-
niziale riflessione sulla capacità di parla- mici (cfr. 13,IO [conforme a ls. n,4] e
re può essere d'impronta ellenistica. In 13,33) (~XIV, coll. 343 ss.).
I QI-1 1,27-29 la parola è vista come un
miracolo della creazione. Il tempo che 4. Voce di Dio. La concezione apoca-
precede la creazione è definito come un littica della voce di Dio risente da un la-
periodo in cui sonus vocis hominum . to dell'attesa di una nuova rivelazione e-
nondum erat (4 Esdr. 6,39). Il tempo fi- scatologica e dall'altro dell'accresciuta
nale produrrà meravigliosi fenomeni lin- consapevolezza della trascendenza divi·
guistici: bambini di un anno parleranno na. Il miracolo della voce di Dio è rac-
con le proprie voci (4 Esdr. 6,2) 30 e le contato dal remoto passato e dal futuro
pietre leveranno la voce (5,5). Gen. 4, prossimo. La tradizione veterotestamen-
ro viene interptetato nel senso della cre- taria viene reinterpretata in modo ana·
denza, che sta ora penetrando in Pale- logo. Il tuono (~col. 292) è tenuto se-
stina, nella sopravvivenza dell'anima: parato dalla rivelazione che avviene me-
l'anima di Abele alza la sua voce nel diante la parola 32 : è inviato da Dio (Sib.
regno dei morti e la fa giungere fino in 3,r.302.433) e serve, come il fulmine, a
cielo (I-/en. aeth. 22,5 s.) 31 , benedire o a maledire secondo l'ordine
di Dio (Hen. aeth. 59,1-3); ma le voci
3. Yoce degli angeli. Gli angeli lodano del tuono, conservate nel cielo (Hen.
Dio all'unisono (Hen . aeth. 47,2; 61,7. aeth. 69,23), stanno, secondo lub. 2,2,
9.u, cfr. apoc. Abr. 18,2; Hen. slav. 19, sotto il controllo di determinati angeli e
6). Voci celesti lodano anche la fedeltà sono trattate alla stregua di altri feno-
dell'uomo, ad es. quella di Abramo (Iub. meni naturali 33 • Nell'esegesi dell'evento
17,15), e Michele, il rivelatore di Iub., del Sinai è particolarmente accentuata la
parla con la voce di Dio, ba-qala 'eg:d'ab- rivelazione mediante la parola. Della co-
ber (Iub. 2,1). Michele trasmette ad A- munità sinaitica si dice: µEy<ÙEi:ov 06-
bramo il comando divino di abbandona- l;11c; EHiov OL ocp1Ja..À.µot <J,Ù-r:wv xai o6l;a:v
re la patria (Iub. 12,22, cfr. Gen. 12,1- cpwvfic; IXV't"OV -ijxoUO'EV -r;Ò ove; a..v-r:wv'
3); un angelo comanda a Esdra di «a- «i loro occhi hanno visto la grandezza
scoltare la sua voce» (4 Esdr. 8,19). I de- della gloria e il loro orecchio ha udito la
moni ascoltano invece la voce di Maste- gloria della sua voce» (Eccltts r 7, r 3) .

3l Cfr. Hen. aeth. ro6 ,3: Noè appena nato pre- Iub. 1,1-3; I Q 34bis col. :z,6 s. (DJD I 154);
ga Dio. 4 Esdr. l ,18 s. ; è uno degli elementi che ser-
11 Si trova anche la credenza che il sangue dei vono a colorire la descrizione dei fenomeni con-
giusti grida vendetta (lub. 4,3; 2 Mach. 8,3 s.; comitanti in Pseud.-Philo, anliquitates biblicae
Hen. aetb. 47,1). IIS (ed. G. Krscu, Publications in Mediaeval
32 apoc. Abr. 17,12 , in un inno di preghiera, Studies IO [ 1949 )).
dice che la voce di Dio è come il tuono, ma 33 Va notato che in Iub. 2 ,2 le voci sono men-
in 18,13 Abramo ode la santa voce di Dio co- zionate accanto al tuono e al fulmine, cioè che
,j1e voce di un 1101110. Il tuono manca nelle - qol comprende in sé sin il senso di tuono sia
peraltro brevi - allusioni all'evento del Sinai di quello di voce.
301 (1x,280) (jlWVi) CI 4 - li 2. (0. Betz) (1x,280) 302

Mosè in particolare ha visto la gloria di finale ha validità universale, ad es. in 4


Dio e udito la sua voce (45,j-5, cfr. Esdr. 5,7: Etdabit vocem noctu, quem 36
Pseud.-Philo (-4 n. 32] 11,6.14). non noverunt multi, omnes autem au-
dient vocem eius. In 4 Esdr. 6,13-29 una
In un passo ionico del Rotolo della potente voce, il cui suono è simile a quel-
Guerra i rappresentanti del vero Israele lo di molte acque (6,17), è riconosciuta
sono similmente chiamati «ascoltatori per il suo contenuto come la voce del
della voce gloriosa» e «contemplatori giudice del mondo (6,18-29).
dei santi (angeli)» (1 QM 10,10 s.); di
voce gloriosa si parla anche in r QH, fr. II. Scritti rabbinici
12,5 34 • L'impiego di 'qol in Dam. ricor-
da l'uso deuteronomistico. Gli Israeli- Anche negli scritti rabbinici qol co-
ti guidati da Mosè ascoltavano «la voce pre lo stesso ambito semantico dell'An-
del loro creatore e i comandi del loro tico Testamento. Esso non significa mai
maestro» (3,7 s. [4,7] ): qui Mosè è con- la lingua (laMn) o la parola . (dibbt'Jr),
siderato maestro e interprete della voce bensl qualsiasi altro fenomeno acustico :
di Dio. Al presente la voce di Dio viene rumore, suono, voce.
resa attuale dal Maestro della Setta e
l'obbedienza alla torà è vista come un 1. Rumore e suono. qol è il rumore,
«ascoltare la voce del Maestro di giusti- ad es. della porta che si apre (Tamid 3,
zia» (Dam. 20,32 [9,53], dr. 20,28 [9, 7 s.), della pala (3,8), dello scavo di una
50]) 35• La trascendenza divina risulta fossa (B.Q. 5,6), il noioso rumore del
con particolare evidenza quando, in rac- martello e delle macine, dei bambini che
conti haggadici, una voce dal Cielo, die- giocano, degli uomini che entrano ed e-
tro la quale sta Dio come soggetto, si ri- scono (B.B. 2,J), i lamenti (Ber. 9,3).
volge a personaggi misteriosi dell'A.T., Si conoscono tre rumori che non si per-
quali Enoc (Hen. aeth. I 3 ,8), Noè (Hen. cepiscono, anche se vanno da un estre·
aeth. 65,4) e Baruc (Bar. syr. 13,1; 22, mo all'altro della terra: il rombo delle
1). Quando sarà insediato il sommo sa- ruote del carro del sole, il fragore del-
cerdote del tempo finale, i cieli si apri- la città di Roma e il rumore dell'anima
ranno e dal santuario della gloria la san- che si separa dal corpo al momento del-
tità scenderà su di lui µe-.à. cpw\lf]<; '1t<X· la morte (b. Joma 20b). qol è inoltre il
'tpix'i}c; wc; à1tò 'A~prxà.µ -7tpòc; 'Io-a.rix, suono del corno (R.H. 3 17) e di altri stru-
«con voce paterna come da Abramo a I- menti musicali (Tamid 3 ,8).
sacco» (test. L. 18,6), cioè Dio parlerà a
lui come un padre al proprio figlio (cfr. 2. Voce dell'uomo . qol indica soprat-
Gen. 22 12 .7 s.). L'annuncio del giudizio tutto la voce 37 con cui l'uomo si rende

~ ed. A. HABERMANN, Megilloth midbar Ye- di Jahvé» costituisce l'essenza della retta obbe-
huda (r959) x40. dienza alla torà, cfr. A. KAHANA, hsprjm hf?hw- ,·_
35 I QH r4,17 va forse integrato nel modo se- njm n' (1960) 355-361. -
guente: «giacché essi non [hanno ascoltato] la 36 mss.: qttam, emendato da G.H. Box, IV
tua (voce]», come fa J. L1cH'I', Megillath ha- Ezra, in R.11. LlIARLES, The Apocrypha and
Hodayoth (x957) 94. L'«amato del Signore» Pseudepigrapha o/ the Old Tcstame11t H
promesso in test. B. Il,2 è caratterizzato in al- (1913) ad l.
cuni mss. come ùxouwv -t-/iV cpwvi}v aÙ"t"OV 37 Nel significato di verso di animali il vocabo-
(scil. "uplou). In Bar. r,18.21; 2,5 ss.; 3'4 l'e- lo ricorre, ad es., a proposito del corvo (Qoh.
spressione deuteronomistica «ascoltare la voce r_ 10 a 10,20) e della pecora (Qimtitn 3,6).
303 (1x,280) tpwvt; C n 2-4 (O. Betz)

percepibile (b. Ber_ 24b)_ qol è il princi- Dio (b. B.B. l6a) e possono significare
pio dell'individuazione: accanto all'a- un annuncio di portata universale. La
spetto e al pensiero la voce è un conno- morte di un rabbino fu annunciata per
tato essenziale del singolo (b. Sanh. 38a). tre ore da fulmini e tuoni (j. Pea l ,1
La voce può rallegrare il cuore (b. Ber. [ l 5d 40 s.] ) . I rombi di tuono costitui-
57b); Dio desidera udire la cara voce d'I- scono il sesto dei sette segni che prean-
sraele (Mek. Ex. 7,3 a I9,I? [p. 215, nunciano la venuta del Messia (b. Sanh.
r]). Piacevole è la voce d'Israele nella 97a; b. Meg. qb).
preghiera (Mek. Ex. 2,2 a r4,r3 [p. 94,
12) conforme a Cant. 2,14). A differen- 4. Voce di Dio al Sinai. L'esegesi rab-
za dell'A.T. la voce alta è considerata binica si è attentamente occupata dell'e-
sconveniente nella preghiera e nel culto, vento del Sinai e delle qolot di Ex. r9 s.
perché può nascere da un bisogno del- Mek. Ex. vede nelle qolot di Ex. 19,16
l'uomo di farsi valere 38 • A causa degli rombi di tuono di vario genere, qolé qo-
eretici fu peraltro prescritto di recitare lot (7,3 ad l. [p. 214,7 s .J, similmente
l'«Ascolta, Israele!» ad alta voce (b. Tanh. lk lk 6 a Gen. r4,x [Buber 63]),
Pes. 56a). Chi compie il bene non fa ru- e secondo b. Joma 4b la voce di Dio in
more (Gen . r. r6,3 a 2,13). qol indica i- Ex. 24,16 poté essere udita solo da Mo-
noltre le chiacchiere (j. Jeb. 13,1 [13c sè; invece secondo Ex. r. 28 ,6 a 20,1 Dio
46]; ;. Ket. 6,r [ 3oc 55 ]), anche la fa- sul Sinai ha parlato a Israele direttamen-
ma, la diceria (b. Git. 89a.b). In senso te e non tramite una bat qol (~ coll.
traslato si parla della voce del rotolo del- 306 ss.); il popolo ha visto la sua glo-
la Scrittura (R.H. 3,7) e del Gehinnom ria e udito la sua voce (Ex. r. 29,4 a 20,
(b. A.Z. r7a). La voce di Sara è intesa 2). Di fronte a un presente grigio e po-
come voce dello Spirito santo (Gen. r. vero di rivelazioni l'evento del Sinai ap-
45,2 a r6,2). Secondo Pesikt r. 35 (161 pare prodigioso (Ex. r . 5,9 a 4,27). La
a) Elia apparirà tre giorni prima dell'ar- ricerca speculativa prende spunto spe-
rivo del Messia, si porrà sui monti d'I- cialmente dal plur. voci (Ex. 19,r6) e
sraele (cfr. Is. 52,7) e farà sentire la sua dal fatto che queste potevano essere vi-
voce da un capo all'altro del mondo, an- ste (Ex. 20,18). Lo sviluppo avviene in
nunciando a tutti gli uomini la rivelazio- una duplice direzione: si mette in rilie-
ne della gloria e della regalità di Dio. vo tanto il potere numinoso, quanto la
forza d'irradiazione universale 39 e la ca-
3. Tuono. qol, usato in assoluto, è il pacità di adattamento della voce di Dio.
tuono, specialmente al plur. (b. B.B. r6 La potenza della voce divina fa fuggire
a; Mek. Ex. 7,1a19,2 [p. 205,20]). Im- le anime degli ascoltatori (Ex. r . 5 ,9 a 4,
portante è l'interpretazione delle voci 27 [Wi.insche 56]; 29.4 a 20,2). La sua
del tuono (qolot). Esse provengono da visibilità è spiegata da R. Akiba col fat-

38 Clù recita in modo udibile la t'filla è con- 45a, dr. Mek. Ex. 7>4 a r9,r9 [p. 216,16]).
siderato un uomo di poca fede, e chi lo fa a
voce alta è un profeta menzognero (b. Ber. 24 39 Il tuono riempie il mondo. La torà fu in·
b).L'amen della responsio oon deve essere più tenzionalmente data non nel paese di Israele
forte della benedizione e la traduzione non de- ma nel d eserto, ossia in un posto neutrale e
ve essere pronunciata a voce più alta della let- accessibile a tutti i popoli, perché ogni popolo
tura del brano scrinuristico. Infatti secondo potesse riceverla senza pregiudizio (Mek. Ex.
Ex. 19,19 Dio stesso ha adattato la sua voce a 7,I a 19,2 [p. 205,16-18] e 7.J a 20,2 [p. 222,
quella di Mosè (cosl s'intende b•qol) (b . Ber. 2-6] e parsim).
30.5 (IX;281) qiwvi] C u 4-5 (O. Betz) (rx,282) 306

to che la parola fiammeggiante colpl le to abbia abbandonato Israele (~ x, coli.


tavole e vi scrisse i comandamenti (Mek. 9I8 ss.) e che al suo posto 41 Dio abbia
Ex. 7,9 a 20,I5 [p. 235,8-xo]). Si so- emanato una voce celeste (T. Sota 13,2
stiene·inoltre che la voce di Dio si diffuse s. [Zuckermandel 3I8 s.]; b. Sota 4Bb;
per tutto il mondo, che gli Israeliti la b. Sanh. na 42 ; b. Joma 9h). L'espres-
percepirono in successione da ciascuno sione bat qol, aram. b•rat qala', indica
dei quattro punti cardinali, dal cielo e l'eco, udibile sulla terra 43 , di una vO'ce
dalla terra, che le andarono incontro e che di solito proviene dal cielo e annun-
che l'accolsero con premura (Ex. r. 5 ,9 a cia il giudizio divino. Sono qui conflui-·
4,27). R. Johanan b. Nappaha (circa 250 te tradizioni veteroorientali 44, veterote-
d.C.) spiega, sulla base del plur. qolot, stamentarie 45 e soprattutto apocalittico-
che la voce di Dio si divise in settanta vo- visionarie e~ coll. 3or s.), elaborate per
ci corrispondenti alle settanta lingue del- effetto della trascendenza di Dio 46 ed
la terra, in modo che ogni popolo poté espresse in forma rigidamente fissa 41 •
udirla nella propria lingua (ibid.) 40 , cfr. Non è mancato nemmeno il concorso
b. Shabb. 88h (scuola di R. Ishmael, cir- della credenza popolare negli oracoli,
ca 130 d.C.) . propria del mondo ellenistico. La bat
qOl rabbinica non va in nessun caso con-
5. Voce dal cielo. Dopo la distruzio- siderata come continuazione della rivela-
ne del secondo tempio si affermò nei rab- zione divina della torà e dei profeti, da-
bini l'idea che con gli ultimi profeti Ag- ta in qu.e sto periodo per conclusa, né
geo, Zaccaria e Malachia lo Spirito san- come sostituto della profezia e dello Spi-

40 Cfr. 'fanh. Imwt a Ex. 4,27 (BuBER 13 s.), 43 Cosl in ogni caso Ex. r. 29,9 a 20,2 (Wi.iN-
secondo cui la voce di Dio si divise dapprima SCHE 214), dove si parla dell'eco della voce u-
in sette voci, in rispondenza a Ps. 29, dove il mana. B dubbio se bat (invece di bén) indichi
vocabolo qol ricorre sette volte. Secondo S. la debolezza dell'eco. Secondo M. MAIMONI-
Deut. 343 a 33,2 1 nel dare la torà Dio si rivelò DES, Moreh Nebuchim 2,42 (ed. J. GoLDMANN
in quattro lingue (cfr. Mek. Ex. 7,5 a 20 12 [p. (1960]), Agar, Manoeh e sua moglie udirono
221 19 ss.]. soltanto una hal qol, poiché non erano profeti.
41 L'affinità della bat qol con lo Spirito santo
44 Nella forma in cui Berosso trasmette la saga
risulta da un confronto di Ca11t. r. 8 a 8,rn con dell'eroe babilonese del diluvio il suo rapimen-
Lev. r. 6,1 a 5,1 e anche di b. Git. 57b con Eka to agli dèi è annunciato alle persone rimaste
'" 1,423 a r,r6 (Wi.iNSCHE 86). Anche il fatto da una voce celeste: cpwv-1) b. -.ov à~poç (fr: 4
che, secondo h. Ber. 3a (dr. Tg. a Cant. 2,x2), F. Gr. Hist. mc 380).
la bat qol tuba come una colomba sembrereb- 4s Cfr. Num. 7,89; Is. 40,3.6; I Rcg. 19,12 s. e
be confermare tale affinità, cfr. lo Spirito san-
soprattutto Dan. 4,28: «Una voce scese dal
to in figura di colomba in Mc. 1,10 (- x,
cielo».
coli. 33 ss.) e Ge11. 1,2. Per l'affinità della bat
qol con lo Spirito santo vedi BACHER, Term. 46 L'espressione bat qol serve in ogni caso a

II 206. contrastare l'impressione che si possa sentir


42 mas'mi'in (il plurale indica Dio come auto- parlare direttamente la voce di Dio.
re) (T. Sota 13,2 [ZucKERMANDEL 318]) è più 47 La voce dal cielo è di solito introdotta dalla
originario di m•Jamii11 (b. Sa11h. IIa). La te- seguente espressione stereotipa: «Una bat qol
si dcl venir meno dello Spirito probabilmente usd (dal cielo) e parlò»: jiif'O hat qol (mi11·
mira anche a respingere la pretesa, avanzata haHiimajim) w•'am•ra, aram. n•faqat b•rat qii-
della setta di Qumran, dagli Zeloti e dai Cri- là', cfr. -1}Mé.V OU\I qiwvn ÉX. 'tOU ovpa.vov (Io.
stiani, di possedere lo Spirito. Lo Spirito san- 12,28) e ruì1h haqqi5dd 'i5meret (-+ n. 41). Il
to, che è per i rabbini lo Spirito della profe- contenuto d~l messaggio è breve e talvolta di
zia, sarà ridonato solo nel tempo finale . forma stereotipa.
307 (IX,282) q>WvTJ e Il 5 (0. Betz) (1x,z83) 308

rito santo-48. Tuttavia nell'apocalittica, mandel 319); b. Sota 33a; j. flag. 2,1
nel N.T. e in Flavio Giuseppe le tracce [77b 6os.], cfr. Ez. 43,6s.; Flav. Ios.,
residue di una distanza critica sono po- ant. 13,282). In vari passi è chiaro che è
che 49; vi si trova, non attenuato, il ter- Dio stesso colui che parla 52 • Talvolta la
mine q8l o q>wvi}. Questa stima è con- bat qol è accompagnata da fenomeni ti-
servata, in parte, ancora nel periodo tan- pici della teofania veterotestamentaria,
naitico, specialmente nella scuola di Hil- ad es. dal tuono (j. Pea l ,I [ r5d 40 s.])
lel 50 • Cosl la pluriennale contesa tra la o dal terremoto (b. Meg. 3a; j. Hag. 2,r
scuola di Shammai e quella di Hillel sa- [77a 69 s.]). Si nota peraltro una certa
rebbe stata risolta da una bat qol in fa- tendenza a tenere le distanze quando si
vore della seconda (i. Ber. 1 , 7 [ 3b 7 5 sostiene che la bat qol annuncia il male,
s.]; b. Erub. 13b). D'altro canto R.Je- ma che nulla di male esce dalla bocca di
hoshua b. Hananja (II sec. d.C.) ha re- Dio (Tg. a Lam. 3,38). Compito della
spinto un intervento della voce celeste a bat qol è di rendere noto un importante
favore del giudizio halachico di Eliezer giudizio che o non è accessibile allo spi-
b. Hyrkanos, basandosi sulla torà data al rito umano o è contrario alla communis
Sinai e sulla decisione a maggioranza ivi opinio. Sovente essa si rivolge al mondo,
(Ex. 23,2) richiesta (b. B.M. 59b bar.; chiama dalle cime dei monti in tutte le
b. Sanh. ro4b) 51 • Diversamente dal do- direzioni (Lev. r. 27 ,2 a 22,27) e talvol-
no dello Spirito la bat qol non instaura ta di giorno e di notte (Ab. 6 ,2; b. Ber.
un durevole rapporto tra Dio e l'uo- 3a; 17b). La forma del suo messaggio ri-
mo: essa non vale solo per determina- corda talora i detti dei profeti: può es-
ti eletti, ma può rivolgersi a pagani e sere un richiamo alla penitenza (Eka r.
ad empi. Compare per Io più nella sfera introd. 25,ro [Wiinsche 32]), una mi-
della haggada popolare e leggendaria e naccia di sventura (Ab. 6,2) e un tifiuto
dell'esegesi biblica abbellita a scopi edi- della penitenza (b. Hag. r5a) o anche un
ficanti. Di solito la bat qol proviene dal pio desiderio (Tanh. bii' 2 a Deut. 26,r6
cielo (b. Hag. l4h; b. B.B. 74b; b. Sanh. [Buber 45] ). Essa querela il mondo (Ab.
na ecc.); più raramente sono menziona- 6,2; b. Ber. l7b) ed è la patrocinatrice di
ti quali luoghi d'origine altre sedi della Israele tra i popoli (Cant. r. 8 a 8,ro
presenza di Dio, come il Sinai/Horeb [Wi.insche 187 ]); pronuncia oracoli sul-
(Ab. 6,2; b. Ber. 17b) o il Santo dei San- l'avvento dell'èra messianica (b. Sanh.
ti · nel tempio (T. Sota 13,5 (Zucker- 94a). Il contenuto del suo messaggio ri-
48In Cani. r. 8 a 8,rn (WUNscHR 187) la bai a) può anche dipendere da un'opposizione al
qol è considerata un piccolo residuo (cfr. Is. l, cristianesimo, dr. B. GERHAltDSSON, Memor.r
9) della profezia. and Ma11t1script, Acta Seminarii Neotestamen·
49 DALMAN, Worte]. r 168 ritiene che in ori- tici Upsaliensis 22 (196r) 213.
gine la bat qol non fosse considerata una rive- S2 Cosl, ad es., quando la bat qol è introdot-
lazione di grado inferiore. ta come s-oggetto là dove, secondo l'A.T., colui
50 Secondo T. Na:dr l,r (ZucKERMANDEL 283) che parlava era Dio stesso (Tg. a Cani. 2,I{i
la scuola di Shammai in problemi halachici non Tg. a Lam. 3,J8), oppure quando, secondo b.
ammetteva testimonianze basate su una bai Git. 56b, essa annuncia ciò c:he Dio stesso ha
qol: 'en m"id1m 'al bat qol; la scuola di Hillel detto nei passi par. (Gen. r. ro,7 a 211 [WtiN-
invece le ammetteva. Cfr. anche A. GuTTMANN, SCHE 43]; Lev. r. 22,3 a 17,3; Num. r. 18,22 a
The Signi/icance of Miracles for Talmudic ]11- 16,35 [WONSCHE 457]). Anche l'uso della pri-
daism, HUCA 20 (1947) 363-406. ma persona indica che Dio è colui che parla.
st Il crescente scetticismo nei riguardi di segni ad es. «i miei figli» (b. Ber. 3a), «il mio se-
e miracoli (b. Hul. 43a; b. Jeb. 121b; b. Ber. 60 greto» (b. Sanh. 94a).
qiwviJ e II 5. D I (0. Betz) (1x,283) 3ro

guarda per lo più singole persone impor- una donna nel campo (b. Meg. 32a), an-
tanti: all'arrogante reggente - Nabuco- che la voce di un bambino 53 che recita
donosor è pseudonimo di Tito - è an- un versetto della Scrittura(;. Shabb. 6,r
nunciata la punizione divina (b. Git. 56 [Be 56], cfr. b. Hul. 95b). Solo rara-
b), così pure al pretendente-messia Bar mente la bat qol s'intromette nel lavoro
Kosibah (j. T aan. 4 ,8 [ 68d 7 3]); essa re- dei rabbini. Essa biasima lo scarso inte·
spinge il cosciente trasgressore della leg- resse per cose nascoste (i. Sota 7 ,5 [ 22
ge Elisa b. Abuja (b. Hag. r5a) e confor- a 9 s.]), proibisce la pubblicazione di un
ta il rattristato rabbino (Qoh. r. 9 a 9,7 targum dei Ketubim (b. Meg. 3a), ma-
[Wiinsche r2r s.]). Proclama soprattut- i.tra il diritto di inserire un mese aggiun-
to il sì di Dio al giusto incompreso, cor- tivo (P.R.El. 8 [p. 58 s.]) e indica la giu-
reggendo il superficiale giudizio del mon- sta via in un caso giuridicamente inso-
do. Onora il dotto Hillel (T. Sota 13,3 lubile (Jeb. r6,6). Anche qui il suo giu-
s. [Zuckermandel 3 r8 s.]; b. Sota 48b; dizio rimane legato alla situazione con-
b. Sanh. r ra) e rivela il merito cosmico tingente: la direttiva non costituirà mai
dell'umile asceta Hanina (b. Ber. 17b; una halacha universalmente valida (cfr.
b. Taan. 24b). Anticipa il verdetto del b. Sanh. ro4b}.
giudizio finale promettendo la partecipa-
La bat qol impartisce talora questa di-
zione alla vita del mondo futuro, special-
mente al martire che sta per morire (b. rettiva mediante una parola della Scrit-
tura (b. Sota 2ra; b. Sanh. 104b; b. Git.
Ber. 6rb; b. Git. 57b; Eka r. r,423 a 1,
16 [Wiinsche 86]; b. A.Z. rob; r8a). 57b); certe parole della Scrittura sareb-
bero enunciati di una bat q~l (ad es. Is.
Il ruolo della bat qol fu dagli esegeti in-
serito retrospettivamente anche nella 35,3 s. secondo Lev. r. 19,5 a r5,25;
storia dell'antico Israele (Qoh. r. 9 a 9,7
Zach. r r,17 secondo Eka r. 2,64 a 2,r
[Wiinsche 121]; b. Sota rob; b. Joma [Wiinsche 101]; Ier. 3,14 secondo Ruth
1·. 6,4 a 3,r3). La bat qol rende pure at-
22b; b. Mak. 23b; b. Shabb. 149b; S.
tuale la parola di Dio, applicandola a un
Deut. 357 a 34,5; b. Shabb. 56b; b. Jo-
ma 22b [Rab]; T.Sota 13,5 [Zucker- caso specifico del presente (b. Git. 56b;
j. Shabb. 6,8 [8c 55 .69 s.72]). Spiega
mandel 319]; ;.Sota9,15 [24b 27s.],
cfr. Flav. Ios., ant. r3,282 s.; b. B.B. 3 anche una singolarità testuale (b. Sanh.
b).La bat qol era all'opera ogni volta che 94a) o un detto veterotestamentario di
un uomo, senza essere profeta, riceveva difficile comprensione (b. Meg. 29a; b.
la conoscenza che lo rendeva strumento Shabb. 56b), nonché passi in cui si po-
di Dio (b. Mak. 23b). Il desiderio di dare trebbe fare obiezione alla giustizia di
concretezza ad una semplice idea ha fatto Dio (b. Sanh. 94a, cfr. Eka r. introduz.
della bat qol qualcosa di simile all'oraco- 24,19 [Wi.insche 29]) 54 •
lo e alla divinazione. Anche un'inattesa
parola umana poteva essere considerata D. GIUDAISMO ELLENISTICO
un avvertimento divino e quindi passa-
re per bat qol: il sì o il no casualmente r. I LXX. Tranne che in poche espres-
ripetuto da un uomo per la strada o da sioni specificamente semitiche 55 , i L~
il Cfr. il giudizio di R. Johanan b. Nappaha 206 s.
(m sec.): «Dal giorno della distruzione del san- ss Sulla traduzione di qol interiezionale 4 n.
tuario il dono della profezia fu tolto ai profeti 12. Anche la traduzione di be'ebtr qol, pur sen-
e dato ai folli e ai bambini)> (b. Sanh. rra). za rispondenza formale, è sostanzialmente giu-
~ Altre testimonianze in BACHER, Term. II sta.
cpwvl] D r-3 (0. Betz)

seguono l'uso veterotestamentario di Mosè, quando, trattando della compagi-


qtJl. Essi traducono il vocabolo quasi ne dell'universo costantemente creata e
sempre con <pwvi], sebbene in greco(~ conservata da Dio, parlano della voce di
coll. 280 ss.) questo termine sia più net- Dio (13,12,4).
tamente limitato alle espressioni foniche
di esseri viventi. Si segue una concezio- 3. Flavio Giuseppe. Anche Flavio
ne greca quando si usa q>wvi} per deba- Giuseppe usa q>w'\11} nel significato di lin-
r1m in Gen. r r ,1 e per liison in Deut. 28, gua (~ col. 282): 'ii 'EÀ.À.TJ.'\l~x"h <pwvn
49 nel significato di lìngua, cosl pure in (Ap. l,I, cfr. l,50.73). Dell'asina di Ba-
2 Mach. 7 ,8 .2r, e 1} 'E~patc; cpwvi) in 4
laam dice: cpwvi}v «ivìlpw'!tlv11v &.cpEtO'a
xai:EµÉµq>E-co 't'Ò\I B&.À.aµov, «rimpro-
Mach. 12,7. Il plur. qo/Ot, rombi di tuo-
no, è tradotto con cpwva.l in Ex. 9 ,2 3; verava Balaam emettendo una voce u-
r9,16, e invece con cpwvl) in 20,18, do- mana» (ant. 4,ro9). Usa l'immagine del-
ve si pensa alla parlante voce di Dio 56• la voce divina - pur evitando l'espres-
La rivelazione di Dio avviene esclusiva- sione cpwv'Ìj ì}Eou - per esprimere più
mente tramite la parola. Passi veterote- chiaramente la distanza tra Dio e l'uo-
stamentari che parlano o sembrano par- mo. Non Dio stesso, ma una itEi:a cpwvi},
lare della visione divina sono spesso resi <mna voce divina», reca ad Abramo la
dai LXX in modo che la visione viene a brutta notizia della futura cattività d'I-
mancare (cfr. Ex. 24,9-n; lob 19,25- sraele in Egitto (ant. 1, r 8 5, cfr. Gen. 15,
27; 35,13s.; \jJ 16[17],15; 4![42],3; 13). La chiamata di Dio dal roveto ar-
diversamente Is. 6,r .5) ,,. Quindi in dente è da Giuseppe spiegata come ope-
Gen. r 5 ,4 per debar ihwh si ha cpwvi} xv- ra del fuoco, che emise una voce e for-
plou; inoltre talvolta ('al-) pi jhwh è reso mulò parole (ant. 2,267). I rombi di tuo-
con oib. cpwvijc; xvplou (Num. 3,r6.39. no della teofania sinaitica son detti xe-
pauvol 58 e non hanno nulla che fare
51; 4,37.4I.45; 9,20; ro,r3).
con discorsi di Dio (ant. 3,80-88). Solo
2. Aristobulo (170-150 a.C.). Ad una Mosè percepì dapprima sul Sinai una
concezione antropomorfica della voce di- a<pi)-ap-coç q>W\ITJ, «VOCe incorruttibile»
vina si oppone Aristobulo in Eus., praep. (ant. 3,88), ma poi Israele udl <pwvfic; ù-
ev. 13,12,3 s . Egli ritiene che la voce di 4'6~E'\I 1tapa.yEvoµÉvl)ç dc; &rta.V"t"ac;,
Dio vada intesa non come parola pro- «una voce proveniente dall'alto e rivolta
nunciata, ma come operato, poiché tutti a tutti», che annunciava il decalogo (3,
gli atti creatori del mondo sono stati de- 90). Questa rivelazione diretta doveva
signati da Mosè come parole divine (r3, impedire che la nobiltà delle parole di-
12,3). A suo avviso, Pitagora, Socrate e vine venisse compromessa e distorta da
Platone hanno seguito l'insegnamento di una riprodU2ione umana (3,89) 59 • Il mi-
56 Degno di nota è l'abbellimento di Ex. r9,r3
b testo ebr.: «Quando suona il corno, essi de- .-
iif'ag), &.7tò
ll.U't'OU,
't'Ou b.ylou aÙ"t'Ou owun qiwvi)v

vono salire sul monte», mentre i LXX hanno: 58 O lji6qioc; (a11t. 3,81). Flavio Giuseppe lascia
o-.av cx.t cpwvaL xa:t at <raÀ.1wyyEç xat Ti VE- al lettore di decidere se credere o non credere
q>ÉÀ.1) cbtÉÀ1'TI à1tÒ 'tOV opouç, ÉXELVOL &.wx.~fi­ ai fenomeni della teofania.
CTOV'trt.L É1tl 't'Ò 5poç. 59 Resta fondamentale la funzione mediatrice
di Mosè. Israele deve riconoscere nella legge
s1 Per il concetto di rivelazione ~ediante la l'autore divino, anche se essa è proclamata da
parola dr. Ier. 25,30 testo ebr., secondo cui una lingua umana (a11t. 3,85). In tutto ciò che
Dio leverà la sua voce ruggendo, dr. 'Itp. 32, diceva Mosè si credeva di sentir parlare Dio
30: xuptoç étcp'ùi!nJì.ov XpT)µCX."t'LEt (testo ebr.: stesso (4,329).
<pwvn D 3-4 (0. Betz) (1x,285) 314

sterioso mormorio di un lieve vento in prende in maggior considerazione il pro-


r Reg. 19,12 è spiegato come q>wvl} i>Ela. cesso del discorso che non il suo effet-
che ruppe il silenzio (ant. 8,352); già pri- to nelle varie situazioni della vita. Il me-
ma del terremoto cpwvi1 'rn; Èç &.o1)Àou, todo scientifico-sperimentale si associa a
«una voce da un essere invisibile», si sa- quello teologico-speculativo: la vpçe do-
rebbe rivolta ad Elia sull'Horeb (8,350, vrebbe servire ad esaltare il creatore di
cfr. r Reg. 19,9). La voce di Dio s'ode tutte le cose; infatti gli opyava 'tfic; cpw-
anche in età postbiblica; Giuseppe ha vfic;, «organi della voce», non sono p~­
forse risentito l'influsso dell'idea della prietà dell'uomo, poiché basta una lieve
bat qol (~coli. 306 ss.). A suo avviso la malattia a paralizzare la lingua (cher.
voce usciva dal tempio ro. Mentre offriva u6). La voce umana è strumento della
l'incenso, Ircano r udl una voce che gli ragione, del vouc;. Tra gli esseri viventi
annunciava la vittoria appena conseguita solo l'uomo possiede una «voce articola-
per lui dai suoi figli; con quella voce fu ta» (cpwvi} ~v~pfrpoc;), che diventa cosl il
la divinità stessa a parlargli (ant. r 3, x.fipuç (araldo) e l'Èpµ11veuc; (interprete)
282). ·Prima dello scoppio della guerra del vouc;; il Myoc;, il discorso razionale, è
giudaica i sacerdoti nel tempio avvertiro- quindi espressione della q>wv'Ì} [vapilpoc;
no una scossa e un colpo e poi una voce guidata dal voOc; (som. r,29, cfr. vit.
che come «da una sola bocca» (q>wvl)c; &.- Mos. 2, r 6). La voce rivela come una luce
i)p6a:c;) gridava: «Andiamocene di qui!» tutti i pensieri; Filone la chiama perciò
(bell. 6,299) 61 • Lo stesso infausto signi- cpwvi} 't'l)À.auyEO''t'OC't'lJ, «voce fuJgentis-
ficato ha la voce che Gesù, figlio di Ana- sima» (det. pot. ins. 128) 63 • Analogamen-
no, avvertì e rese nota quattro anni pri- te alla formazione del discorso prodotto
ma dello scoppio della guerra: q>wvii ci- dal vouc; Filone intende H processo del-
7tÒ &.va't'oÀ:qc;, cpwvii &:1tò OVO"Ewc;, q>wv'Ì'J l'ispirazione profetica: lo spirito divino
<Ì1tÒ 't'W\I 't'E<Tcrapwv à.vɵwv, cpwv'Ìj É1tt si serve dell'apparato vocale umano co-
'IEpoa-6)..uµo: xa:t 't'Òv vo:ov, cpwvii É1ti me di un mezzo, facendolo risuonare e
wµq>louc; xat vuµq>ac;, q>wvi] É7tt 'tÒ'll squillare (spec. leg. 4,49).
Àaòv miv-ca., «voce ·da oriente, voce da
occidente, voce dai quattro venti, voce Per Filone cpwv1) è anche la lingua. Il
su Gerusalemme e sul tempio, voce su serpente nel paradiso terrestre parlava
sposi e spose, voce su tutto il popolo!» in «lingua umana»: &.vl7pw7tou 'ltpoi:ɵE-
(bell. 6,301, cfr. 'IEp. 7,23.34). voc; cpwv1)v (agric. 96) . Prima della con-
fusione delle lingue l'umanità aveva una
4. Filone. L'uso fìloniano di cpwvl] co- lingua unica (conf. ling. r conforme a
me espressione acusticamente avvertibi- Gen. u,r).
le di esseri viventi rivela l'influsso del-
lo spirito greco (~col. 280). Filone ri· Il racconto biblico dell'evento del Si-
flette con mentalità scientifica sulla voce nai dà a Filone l'opportunità di mostrare
umana, che non può sottrarsi al nostro la peculiarità della voce divina. Egli de-
discernimento (som. r,28) 62 • Nel far ciò ve essere stato al corrente di alcune fra

ro Cfr. Ecclus 45.Ji Apoc. 16,r.17; 19,5; 21,3. 25; poster. C. 106; op. mund. 12r.
61 S'intende l'uscita della gloria divina insieme 63 Qui si avverte l'influsso stoico, dato che nel-
coi cherubini; essa accenna al giudizio immi- la Stoa la (jH.ùVTJ è intesa come q>w~ -cov vov,
nente (cfr. E:z:. 10,18-22; n,22 s.). H. STEINTHAL, Geschichte der Sprachwissen-
62 Inoltre vit. Mos. 2,239; spec. leg. r,147; 4, schaft bei den Griechen rmd Riimern 12 (1890)
49; migr. Abr. 47; sacr. A.C. 23; Deus imm. 285.
3r5 (1x,285) <pwvi) D 4 - E r (0. Bctz) (1x.286) 316

le tradizioni che compaiono anche nelle mentalmente la voce di Dio è visibile e


speculazioni rabbiniche sulla voce di si è trasformata sul Sinai in fiamma ar-
(Dio(~ coll. 304 s.), ma nell'esegesi se- dente (decal. 33), poiché Dio pronun-
gue un'altra strada. Filone mette in risal- cia non parole ma fatti (47). Secondo
to, come i rabbini, il miracolo della voce migr. Abr. 47 Israele ha visto la voce di-
divina (decal. 33) e dei tuoni e fulmini vina come una luce 61 ; 1e parole di Dio
che l'accompagnano (44), distinguendo sono infatti una splendente illuminazio-
chiaramente tra gli uni e gli altri. La vo- ne della virtù, uguali a una fonte della
ce di Dio è anche organo della rivelazio- ragione. Da Deut. 4,12 si deduce che la
ne, mediante il quale Dio annuncia il de- voce di Dio non è còlta in concetti né
calogo ad Israele riunito (32). Il proces- percepita con l'orecchio, ma è vista con
so della rivelazione non è però inteso co- l'occhio dell'anima (migr. Abr. 48.52) 6.S_
me una proclamazione verbale acustka- Jn Deut. 4,36 si legge che essa proviene
men te avvertibile, ma come un evento dal fuoco, e Filone fornisce la seguente
visivamente descritto e rivolto all'ani- spiegazione: le parole di Dio sono puri-
ma: discorso e ascolto sono espressa- ficate come oro nel fuoco e, quando so-
mente esclusi (migr. Abr. 47 ss.; decal. no ricevute, operano come un fooco, che
33 ss.). Ciò dipende dalla natura della illumina e brucia. Per gli obbedienti es-
voce divina, che Filone descrive come un se diventano la luce, mentre gli empi so-
fenomeno unico. Diversamente dalla vo- no consumati dal fuoco delle cupidigie
ce umana, essa non è stata prodotta da (decal. 48 s.). L'immagine ottica serve
un organo fonatorio (decal. 32 s.) e non semplicemente a porre in risalto l'ogget-
abbisogna quindi di un orecchio che la tività della voce di Dio, che altrimenti
riceva (35); ma, quale prodotto spiritua- sarebbe spiritualizzata e riferita al singo-
le, ha agito sulle anime degli uomini. La lo individuo. L'universalità della legisln-
voce divina, che Filone descrive come un zione sinaitica è limitata allo squillo del-
creata da Dio come 1ixoc; &.6pa:tov, «suo- la tromba che atterrisce anche i non pre-
no invisibile», e lfJvx-il Àoy~x1}, «anima senti, richiamando la loro attenzione al-
razionale». Come anima razionale essa la grandezza dell'evento (spec. leg.. 2,
fu in grado di parlare e fece risuonare 189). La rivelazione, invece, è riservata
una voce articolata (cpwvl} lvapitpoc;) co- ad Israele, il quale agisce come il mista
me un soffio (33). La voce divina, diver- che «contempla l'essere in silenzio e so·
samente da quella umana, aumentò con lo con l'anima»: &vw q>wvfjc; µ6vn lfJu-
la distanza invece di diminuire, colpendo XTI "tÒ ov l)EwpE~v (gig. 52), in accordo
l'orecchio dello spirito ripieno di Dio con l'ideale del saggio veggente (migr.
{35). Filone è molto impressionato dalla Abr. 38) e del ~loç l}Ewprrnx6c; (47) 66 •
visibilità della voce di Dio (Ex. 20,I8 .
22; Deut. 4,u), ma anche qui egli ma-
E. NUOVO TESTAMENTO
nifesta la tendenza all'interpretazione
psicologizzante e moraleggiante. Fonda- r. Rumore, suono. q>wv1) significa -
M Cfr. Ex. 20,18, dove, come nei LXX, si ha il come un «Uomo senza lingua» (det. pot. ins.
siog. <pwvi). 38). Egli riusciva a concepire pensieri senza pa-
65 Cfr. vit. Mos. 2,213: Dio ha proferito il co- role, il che, secondo Posidonio, è possibile so·
mandamento della santificazione del sabato 11.- Io agli dèi, dr. Cic., divin. 1,57,129 e H. LEISE-
VEV 7tpO<p'l'j'tOV ... OLÒ. q>WVYjç - <tÒ 7tapalìo!;6- GANG, Pbilo von Alexandria. Die W erke in
'tft'tOV - opa't7jç. deutscber Vbersetzung, ed. L. CottN e altri 1n2
«> Sulla base di Ex. 6,n Filone presenta Mosè (r962), ad l.
317 (1x,286) cpwvfi E M (O. Betz)

per lo più in passi caratterizzati dall'in- (~ vm, coli. 788 ss.); l'amico dello spo-
flusso dell'A.T. -il rumore, il suono. so si rallegra quando ne ode la voce (Io.
3,29) 68 • La desolazione della distrutta
Può essere il fruscio di ali e il rullio di Babilonia, pseudonimo di Roma, è illu-
ruote (Apoc. 9,9), lo stridore delle mole strata in Apoc. 18,23 dall'immagine ve-
(Apoc. 18,22), inoltre il fragore di mol- terotestamentaria contenuta nell'espres-
te acque (Apoc. 1,15; I4,2; 19,6), il sione «voce di sposo e di sposa non s'u-
rombo del tuono (Apoc. 6,1; 14,2; 19, dirà più in te». Paolo vorrebbe poter
6) e il frastuono di molta folla (Apoc. à.)v)..!Xça." 'tlJ\I q>W\llJ'V, cioè parla coi Ga-
19,r.6); con ciò si rende l'idea della po- lati in altro tono (Gal. 4,20).
tenza numinosa delle voci di esseri cele-
sti. qJW\ITJ è infine il sibilo del vento (Io. cpwvl) significa voce in citazioni vete-
3,8, forse anche Act. 2,6). qiwvt1 signifi- rotestamentarie. Secondo Mt. la voce di
ca inoltre la melodia di strumenti musi- Rachele piange la strage degli ilmocenti
cali, ad es. di flauti e cetre (I Cor. 14,7), a Betlemme (2,18) <n. Giovanni il Batti-
il segnale delle trombe (r Cor. 14,8), di- sta è l'escatologica voce di uno che grida
stinto da q>Myyoc;, che è il suono singo- (cpwvi) aowv-toc;) nel deserto (Mc. r,3
lo 67 . cpw\ln è lo squillo di trombe (Apoc. par.) • Nel quarto vangelo il suo mini-
10

l,IO; 4,1; 8,13b),ilsuonodiarpistiche stero è considerato tanto importante,


cantano (Apoc. 14,2), di citaristi, canto- che il Battista stesso si designa come
ri, flautisti e trombettisti (Apoc. 18,22). «voce di uno che grida nel deserto» (~
Può ino1tre designare il risonare di pa- m, colL 895 s.), indicando cosl la propria
role pronunciate (Le. r,44; Hebr. 12, missione escatologica (lo. 1,23, cfr.
19) e del grido di dolore (Mt. 2,18); in lust., dia/. 88,7). In Mt. l2,18-2I è ci-
A poc. I o ,3 indica un gridare a gran voce, tato Is. 42, r-4 e l'evangelista riferisce l'e-
che è parngonato al ruggito del leone. spressione ovog àXOUO'EL 'tL<; ~\/ "t'a.rç
1tÀ.a:rEla.tç -tìiv cpwvi}v a.Ù'tov, «né alcu-
2. cpW\ITJ è la voce umana no udrà sulle piazze la sua voce», all'or-
dine di tacere impartito da Gesù, che
La voce umana varia da individuo a Mt. riprende da Mc. 3,u, dandogli co-
individuo: la fanciulla Rode riconosce sl una motivazione scritturistica.
Pietro dalla voce (Act. 12,14); le pecore
conoscono la cpwv1J del pastore, che le Le espressioni indicanti l'alzare la vo-
chiama (cpwvE~) per nome (Io. ro,3 s.) ce, il parlare forte e il gridare ricordano
67 ~wvn è ciò che lo strumento «ha da dite>>, comune a Qumran e ai vangeli. Gli evangelisti
la successione ordinata di note, la melodia. In però mettono in rilievo l'introduttivo q6l qòre',
Rom. 10,18 Paolo interpreta il vocabolo cpi}6y- che è omesso in f QS 8,r4 (dr. 9,r6), e, se-
1oç1 nella citazione di Ps. 1915, come il risuo- guendo i LXX contro il testo cbr., collegano il
nare della universale proclamazione della pa- complemento di luogo «nel deserto» con colui
rola di Dio. che grida: il Battista sta nel deserto e di n ri-
68 Dietro lo. 3,29 s. vi è forse un gioco di pa- volge la sua voce al mondo, mentre la prepara-
role con i concetti aramaici di qiilii', «voce», zione della via di Dio, che per la comunità di
kall'tii', «sposa», q'lal, «togliere», e k•lal, «es- Qumran richiede l'andata nel deserto, per gli
sere pieno» (M. BLACK, A11 Aramaic Approacb evangelisti non è collegata a un luogo e può
to the Gosrels rmd Acts1 [1967] 147). avvenire dappertutto; dr. O. BI?.TZ, Oflenba-
flJ Ciò viene ulteriOl'mente sviluppato in Iust., r1mg und Schri/tforschtmg in der Qumra11sekte,
dfal. 78,8. . Wisscnschaftliche Untcrsuchungcn z. N.T . 6
10 L'interpretazione escatologica di ls. 40,3 è (1960) 155-158 .
<pwvl} E i-3 (Q_ Betz)

i LXX, ma ricorrono anche altrove in dalmente al discorso degli angeli, degli


greco (~ col. 281). Luca, il cui stile spiriti e dei portatori di spirito.
è fortemente modellato sui LXX, ama l'e-
spressione (È1t)alpw (-.i)v) q:iwvi)v, ebr.
niisii' qol, seguita da un verbo di dire, ad Probabilmente a ciò si collega anche
es. nell'episodio dei lebbrosi che implo- il fatto che in Apoc. 6,ro le anime dei
rano pietà (Le. 17 ,13) e nella preghiera martiri reclamano a gran voce la giusta
della comunità primitiva (Act. 4,24). punizione 72 • Gli angeli lodano Dio µE-
L'espressione può indicare anche il gri- yrlÀ.tJ cpwvfi (Apoc. 5 ,X2) o annunciano
do emotivo provocato dallo spirito del- a questo modo un giudizio escatologico
l'accecamento o dallo Spirito santo: la di Dio perché sia udito da tutti gli abi-
deificazione degli apostoli a Listri (Act. tanti della terra (Apoc_ 14,7.9; 18 12, cfr.
14,n) e la richiesta dei Giudei indigna- 8,13; 14 118) 73 • La potenza delle voci di
ti che ricorda il crucifige! (Act. 22,22), questi esseri sovrumani viene inoltre e-
ma, d'altra parte, anche il discorso di spressa da r>aragoni che dal discorso ve-
Pietro a Pentecoste, suggerito dallo Spi- terotestamentario di Dio sono trasferiti
rito (Act. 2,14), e il macarismo che una a quello dei suoi messaggeri. Cosl il gri-
donna riferisce a Gesù, da considerare do µEyOCÀ.TJ cpwvfj risuona come il rug-
parimenti ispirato (Le. II ,2 7). Semitiz- gito di un leone (Apoc. 10,3, cfr. Am.
zanti sono anche le espressioni H.aÀ.ri- 1,2; Os. rr,10), come il suono di una
cra.v ... "t'àç Èa.v..-w'V cpwvaç (Apoc. w,3) tromba (Apoc. r,w) e il fragore di mol-
e À.a.À.Éw µiryti)..o:, «proferisco parole di te acque (Apoc. r,15; 14,2; 19,6,cfr.Ez.
orgoglio» (Apoc. 13,5, cfr. Dan. 7,8.n). l,24; 43,2). Uno degli animali attorno
A qiirii' b~qol, strumentale, corrispondo- al trono parla wç q>WVTI ~pov..-i]t;, «CO-
no À.Éyw, xpcisw, x'r)pfocrw (È'V) cpw'Vft me con voce di tuono» (Apoc. 6,r) 74 • Di
µ1::ytiÀ.TJ, anch'essi frequenti in Luca e qui si può comprendere perché la voce
usati a proposito del discorso di perso- dal cielo (Io. r2,29 s.) sia intesa da alcu-
ne eccitate o anche mosse dallo Spirito ni ascoltatori come discorso d'un ange-
(Le. 23,23; Act. 7,57.60; 26,24). µEyti- lo e da altri come rombo di tuono (~ n,
À.11 cpwvjj attiene specialmente alla lode coL 33r). La voce dell'innalzato Figlio
di Dio (Le. 17,15; 19,37; Apoc. 7,10) 71 • dell'uomo risuona come il fragore di
molte acque (Apoc. r,r5) 75 • Tra i feno-
3. µ1::yaÀ:n qiwv{J. L'espressione av- meni che accompagneranno il ritorno di
verbiale µeytiÀ.n qiwvfi si riferisce spe- Cristo, si avrà, oltre il suono della trom-

71 Poiché la lode esplode nella gioia pneuma- un grido di dolore; in Apoc. 14,18 si trasmette
tica, essa si esprime µqaÀn cpwvfJ, cfr. R. nello stesso modo un ordine a uno degli angeli
DEICHGRABER, Gotteshymnus und· Christus- della distruzione (cfr. Apoc. 7,2; 14,15). In
hymnus in der friihen Christenheit, Studien Apoc. 14,7.9.15; 18,2 lo strumentale E\I, ebr.
zur Umwelt des N.T. 5 (1967) 213. b', è un semitismo.
72 Questo passo fa ricordare l'anima di Abele 74 Il rumore del movimento del trono è trasfe-
che si lamenta nel regno dei morti (Hen. aeth. rito qui al discorso di uno degli animali (cft.
22,.· n). Del sangue di Cristo si dice che esso Ez. 1,24).
parla più forte che quello di Abele (Hebr. 12, 75 Secondo 4 Esdr. n,37 come quella di un
24); tuttavia qui l'accusa è sostituita da un'in- leone. Un successivo midrash allerma che il
tercessione. Messia intronizzato proclamerà b'qo/O che la
73 In Apoc. 8,13 compare un'aquila messagge- «salvezza si è avvicinata»: qiir'ba i'Siì'ti (A.
ra del giudizio e fa risonare cpwvfi 1ii::yci.).n J E LLINEK, Bet ha-Midrasch m [1855] 73).
cpwvii E 3 (0. Betz) (IX,288) 322

ba di Dio, anche la voce di un arcangelo xrx.L ovx &.vi>pw1tov, «voce di un dio, non
(I Thess. 4,16) (~ v, coll. 321 ss.). di un uomo!». Il re è punito da Dio per
essersi fatto onorare come un portavoce
In questo quadro appare probabile della divinità, forse addirittura come sua
che Marco abbia inteso come epifanico incarnazione (r2,23) 78 • Anche gli spiriti
l'alto grido con cui Gesù morì sul Golgo- immondi, i demoni, dispongono, in
ta. Infatti l'espressione àq>Ei:ç q>wvi}v µE- quanto esseri soprannaturali, del potere
di una gran voce. xpasw, cpwvÉw, ~o&:w
yaÀl)V, «mandato un alto grido» (Mc. q>wvft µEytiÀ.n ricorrono specificamente
r 5 ,3 7), pone fine alle tenebre e viene po- come elemento concomitante della loro
sta in rapporto di causa col riconosci- uscita da un ossesso (Mc. l ,26; Act. 8,7),
ma fa anche parte dei mezzi con cui il de-
mento, da parte del centurione, che egli monio resiste all'esorcista (Le. 4,33; Mc.
è figlio di Dio (15,37.39) 76 ; inoltre è 5,7, dr. Le. 8,28) (~ v, coll. 964 s.).
possibile che Ioel 4,15 s. LXX costitui-
sca l'antecedente di questo racconto 77 • Il potere miracoloso di Dio sull'uomo
In seguito il grido senza parole è stato può anche esprimersi mediante una for-
tramandato come parola estrema del te voce.
Crocifisso: in Mt. 27 ,50 è collegato, me-
A Listri Paolo ordina µEyaÀ.n q>wvft
diante 1taÀw, al v. 46, secondo cui Ge-
al paralitico di alzarsi in piedi (Act. 14•
sù grida qiwvfj µEyci.ÀTI le parole di Ps. ro). Oltre il miracolo di guarigione per
22,2. In Le. 23,46 Gesù muore dopo la se stesso, anche la voce possente può a-
preghiera (Ps. 3 r ,6) pronunciata cpwvn ver indotto i pagani a giudicare di esse-
re stati testimoni di un 'epifania ( v. rr).
µEyaÀ:n (cfr. Act. 7,59). Quando ordina a gran voce a Lazzaro di
uscire dalla tomba (lo. r r,43), Gesù an-
Secondo Act. r 2 ,2 l s. il discorso di A- ticipa la voce del Figlio dell'uomo. che
grippa davanti ai cittadini di Tiro e Si- penetrerà nelle tombe e chiamerà i mor-
done è applaudito col grido: 17Eov cpwvl} ti alla vita e al giudizio (I o. 5 ,28 s .) 79•

76 Origene ha così interpretato la professione Christuskult, FRL 32 (1922) 78.90·92.


di fede: Et vide, si dicere possumus sernndmn 77 Dopo l'annuncio dell'oscuramento del sole
unum quidcm 111odum, quia miratus e;t ili bis, e della luna è detto che il Signore griderà da
quae dieta fuerant ab co ad de11m cum clamore Sion e leverà la sua voce da Gerusalemme in
et magnitudine sensuum, secrmdum quod ca- modo tale che cielo e terra ne saranno scossi
piebat intelligere suspicans admiratus est et (loel 4,r5 s. LXX).
dìxit: «Vere hic homo Filius erat Dei» (Orig., 78 S. LosCH, Deitas f esu und fWtikc Apotheose
comm. in Mt. 140 a 24,57 [GCS 38,290]). In (1933) 14 s. pensa a quell'adorazione che era
origine la cpwvÌjv µey&.:>-11v di Mc. 15,37 si ri- consueta nel culto che gli antichi riservavano
feriva alla recitazione di Ps. 22,2 in Mc. 15,34 al sovrano e in particolare ad una equiparazio-
e solo a causa deU.'inserimento del malinteso ri- ne di Agrippa col dio Sole; infatti Flavio Giu-
guardante Elia si ha l'impressione che si tratti seppe nel suo racconto parallelo (ant_ 19,344 s.)
di un inarticolato grido di morte; cfr. H. GE- parla anche del raggiante splendore che proma-
SE, Ps. 22 und das N.T. : ZThK 65 (1968) 16; nava dal sovrano (cfr. anche Dio C. 59,7,r; 29,
T. BoMAN, Dic Jest1siiberlie/err111g im Lichte 5-7 a proposito cli Caligola).
der 11euere11 Volksk1111de ( 1967) 226-228; G. 79 La fede nel potere miracoloso della voce di
BERTRAM, Die Leidensgeschichte Jesu t11J{l der Gesù risalta particolarmente negli act. Pbil.,
323 (1x,288) cpwvn E 3-5 (O. Betz) ·

La visione che accompagna la chiama- ascoltare come lettura scritturistica le


ta di Paolo sulla via di Damasco è de- cpwvai -.wv 1tpOq>l'J't'WV; la testimonianza
scritta da Luca anche come un'audizio- di Mosè e dei profeti è attualizzata come
ne : si ode una voce (Act. 9,4.7; 22,7,9; proclama della parola di Dio. In Act.
26,x4) che si pensa provenga dal cielo e 24,21 la µla a\hT) <pwv1}, gridata da Pao-
che si rivela a Paolo come la voce di Cri- lo davanti al sinedrio, è definita, quanto
sto (9,5). Secondo Act. 9,7 i suoi compa- al suo contenuto, come solenne profes-
gni odono la voce ( &.xovo\l't'E<; <tl}<; cpw- sione di fede nella risurrezione. Questo
vf)ç) ma non vedono nessuno 80; secondo uso linguistico è affine a quello greco, nel
Act. 22,9 avviene il contrario. Lo scopo senso che qui <pw\llJ può significare an-
comune di queste contrastanti narrazio- che la massima di un filosofo {~ col.
ni è di far capire che ai compagni fu evi.- 283). In 2 Petr. 2,16, dove il discorso
dente la realtà della teofania, ma che es- dell'asina di Balaam è presentato cosl:
si non compresero la rivelazione in quan- u1tosuyLov &cpw\lov Év &.vi}pw1tou cpwvft
to tale; questa è riservata all'eletto (Act. q>i}ep!;&.(léVO\I, q:iwv1} è la lingua e &qiw-
22,14). voç significa privo di favella 81 • Allo stes-
so modo questi due vocaboli sono usati
4. cpwvfi è inoltre il grido con un suo in r Cor. 14,7 s.10 s., dove Paolo para-
contenuto specifico, la parola importan- gona il parlare in lingue senza capacità di
interpretazione all'incomprensibilità di
te, normativa, la solenne professione di lingue straniere: ncra:ihet.. d 't'VXOL yÉVTJ
fede e la lingua. q>wvwv etaw Èv x6o-µ<~, xal oò8Èv &q>w-
vov, «nel mondo vi sono chissà quante
·La professione di fede degli Efesini specie di lingue e nulla è senza lingua»
nei riguardi della locale dea Artemide d - (v . ro) 82 • Si deve però conoscere la ov-
. suonò come un grido unanime e un'ac- vaµLç <tTjç q>wvljç, cioè il significato di
clamazione: qJWV'JÌ Éj'ÈVE"tO µla ÈX TCCX.'11· una data lingua, per non essere come un
"tW\I (Act. r9,J4). La cpwvi] Èx -.ou cr-.6- SctpSa.po<; di fronte a colui che parla (v.
µa. ..oç aù-rou, menzionata in Act. 2 r ,14, II).
non è, come in Act. 9.4·7· la voce di Ge- 5. La voce di Dio. Anche nel N.T. si
sù, ma la parola della chiamata proferita
trovano riferimenti alla voce di Dio del-
da lui. Analogamente la cpwvli É\IEXì>Ei:-
cra aù-.Q (2 Petr. l,17) è la parola dichia- la tradizione sinaitica; il discorso esca-
rativa pronunciata in occasione della tra- tologico di Dio tramite Cristo doveva,
sfigurazione di Gesù, sebbene sia possi- infatti, da un lato venir collegato all'at-
bile tradurre anche con voce. Secondo
Act. 13,27 durante la celebrazione del tesa apocalittica di un incontro diretto
culto giudaico del sabato vengono fatte con Dio nel tempo finale, dall'altro esse-

dove Gesù parla dal cielo all'apostolo e atter- 81 Cfr. Flav. Ios., a11t. 4,uo.
risce la folla perché il suono della voce è più
forte del tuono. Filippo guarisce dalla cecità il 82 In r Cor. 14 il vocabolo yÀW(HlU.., idioma, è
sommo sacerdote Anania con le parole «in no- sostituito da <pwvfi, perché, trattandosi di glos-
me della forza della voce del mio Signore Ge- solalia, è usato nel senso di organo della lingua.
sù» (ari. Phil. 22). oùoèv iY.qiwvov non si riferisce ad esseri viven·
80 In ciò la terminologia di Act. 9,7 ricorda la ti in generale, ma specificamente a gruppi lin·
tradizione sinaitica (DC'11t. 4,12). guistici umani, alle nazioni.
cpwv1) E 5 (O. Betz)

re affermato in opposizione al dogma glio dell'uomo. I segni della teofania si-


rabbinico della definitiva, insuperabile naitica sono pleroforicamente trasferiti
rivelazione avvenuta al Sinai 83 • alla catastrofe cosmica del giudizio fina.
le; si susseguono f3po\l't'a.t xat q>wva.t
Nell'Apocalisse giovannea si trovano
xa.t WT't'pa.mx;t xa.t O"EtO"µoç, «tuoni, gri-
voci di tuono parlanti. Un riferimento