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Corso di Fisica 1 – Dipartimento di Ingegneria Industriale - 2014

Forze conservative in una dimensione: principio di conservazione dell’energia meccanica.

Il teorema dell’energia cinetica esprime la relazione fra lavoro eseguito dalle forze agenti
su una particella e la variazione corrispondente di energia cinetica. Nel caso di forze di natura
conservativa, quali la forza peso, oppure una forza (eventualmente in una sola dimensione) che
dipende soltanto dalla posizione (come la forza esercitata da una molla, cioè la forza elastica), è
possibile giungere a una formulazione particolarmente conveniente del teorema dell’energia
cinetica. Il lavoro per forze di questa classe dipende solamente dalle posizioni iniziale e finale
del cammino svolto. Nella fattispecie della forza gravitazionale in prossimità della superficie
terrestre, possiamo scrivere WAB=−mgyB+mgyA. Il teorema dell’energia cinetica diventa dunque
WAB=ΔK=KB−KA=−mgyB+mgyA, ove si introduce l’energia cinetica (riferita alle posizioni A e B
generiche occupate dal punto in istanti arbitrari) K=mv2/2. E’ possibile ora riorganizzare
l’espressione raggruppando i termini riferiti alla posizione A e quelli alla posizione B, ottenendo
dunque WA+mgyA = WB+mgyB. A questo punto, possiamo riconoscere nella quantità W+mgy una
grandezza invariante, cioè immutabile nel tempo: nessuna ipotesi è stata fatta per rendere in
qualche modo “speciali” le posizioni A e B, per cui tale quantità è semplicemente e
generalmente conservata. La somma dell’energia cinetica e della quantità mgy (per la forza peso)
è detta energia meccanica totale della particella e, in particolare, la grandezza mgy è
(dimensionalmente) una forma di energia essa stessa che risulta, in modo piuttosto evidente a
questo punto, messa a bilancio con l’energia cinetica: se quest’ultima aumenta (con la velocità
della particella), la quantità mgy deve diminuire, e viceversa, in modo rigorosamente fissato
dall’espressione appena ricavata.
Il risultato ora ottenuto è un caso particolare dell’espressione del principio di conservazione
dell’energia: se le forze agenti sono di natura conservativa, il lavoro da esse compiuto non può
dipendere dal cammino eseguito se non dai punti di partenza e di arrivo, per cui potrà essere
scritto come variazione di una funzione “posizionale”. Nel caso della forza peso, è evidente che
si può scrivere WAB=−mgyB+mgyA=−ΔU, dove introduciamo la funzione energia potenziale
U=mgy+cost (dove “cost” è una costante indeterminata – e inessenziale agli scopi di questo
studio, come vedremo fra breve). Il teorema dell’energia diventa dunque ΔK=−ΔU, ossia
Δ(K+U)=ΔE=0, ove si è introdotto il simbolo E=K+U per l’energia meccanica totale sopra citata.
Tale energia, ora espressa come somma dell’energia cinetica e di quella potenziale
(gravitazionale), risulta costante in ogni punto della traiettoria, in ogni istante del moto,
fintantoché soltanto la forza peso (costante) è attiva.
Questa formulazione, che verrà generalizzata più avanti, permette la risoluzione spesso facilitata
(o comunque un’interpretazione conveniente) di un’ampia classe di fenomeni fisici, di fatto tutti
quelli governati dalla forza peso o, più in generale appunto da forze di natura conservativa. È di
fondamentale importanza riconoscere nella derivazione qui eseguita l’essenzialità della natura
conservativa (cioè l’indipendenza del lavoro dal cammino percorso) della forza in gioco: è
proprio grazie a questa caratteristica che è possibile esprimere il lavoro come differenza di valori
di una funzione del posto, ossia l’energia potenziale, che viene dunque messa a bilancio “pari”
con l’energia di moto, quella cinetica.
Se lanciamo verso l’alto un oggetto con velocità iniziale assegnata, esso sale diminuendo la sua
velocità per effetto del frenamento operato dalla forza di gravità, fino a fermarsi a una quota
massima e poi tornare al suolo. Questo fenomeno viene ora letto alla luce del bilancio
energetico: l’oggetto parte con energia puramente cinetica (data dalla sua velocità iniziale), ma
salendo la forza peso lavora su di esso, per cui la sua energia potenziale aumenta a discapito di
quella cinetica (l’oggetto rallenta). Vi deve essere un punto nel quale l’oggetto si ferma perché
tutta l’energia cinetica è stata convertita in energia potenziale. Il ritorno dell’oggetto è
“simmetrico”, nel senso che ora tutta l’energia potenziale viene riconvertita in energia di moto, e
l’oggetto torna al suolo con la stessa velocità (energia cinetica) di partenza (in assenza di attriti!).