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Critica nei confronti del mito dell’uguaglianza sostenuto da Marx; difatti, nella lettere di risposta ad

Einstein, Freud espone la sua visione pessimistica dell’impossibilità della fine della guerra, in quanto la
pulsione primaria dell’aggressività non è eliminabile dalla natura umana.

Disagio della civiltà moderna


Freud pone in contrasto la natura umana con la civiltà moderna; egli sostiene che il vivere civile è un bene a
cui non si può rinunciare, ma esso comporta un disagio che si fonda sulle proibizioni e le limitazioni poste
dall’individuo. Con il crescere della civiltà è cresciuto il disagio che è causa di nevrosi. Dunque, tanto
maggiore è l’interazione con gli altri, tanto maggiore è il disagio che il singolo individuo prova.

Il paradosso che Freud espone non la intende come una critica, in quanto l’uomo è comunque un animale
sociale.

TEMA DEL DISAGIO DELLA CIVILTA’


Sviluppo della scuola di Francoforte e la ripresa del neomarxismo.
Ciò che sta alla base della filosofia dell’Ottocento è la comprensione della libertà, quali sono le possibilità
della nostra libertà. Sin dalla cultura romantica si viene a sviluppare questo tema.
Si può parlare della libertà da tutte le metafisiche, come organizzazione sempre più efficiente della società
attraverso il dominio totale della natura, la liberazione dalle catene del corpo e della volontà di vivere.
Ne emerge sempre di più un trionfo dell’uomo sulla natura e il razionalismo: la libertà dell’uomo, per il
Positivismo, si poteva realizzare soltanto in una società perfetta, che permettesse di raggiungere il
massimo con il minimo sforzo possibile.

Questa prospettiva, che rappresenta gli interessi della classe borghese, e questo sogno della libertà
dell’uomo, frutto della conoscenza e affermazione dell’uomo sulla natura, nati da Bacone vengono
trascinati fino a fine Ottocento.

Già nel corso dell’Ottocento vi erano state delle critiche a questo sogno di origine illuminista, a questo
scientismo del trionfo della ragione strumentale rispetto alla contemplazione della natura. Una voce che
metteva in luce la superbia dell’Ottocento era stato Leopardi, il quale aveva accusato molti intellettuali di
essere ingenui per la possibilità di avere un dominio incontrastato sul mondo. Egli sosteneva che malgrado i
nostri tentativi di dominare la natura, essa comunque riusciva ad avere il sopravvento.

Il mito di Icaro rappresenta, nella civiltà greca, una forma di tracotanza per l’uomo la volontà di innalzarsi al
pari degli dei, fino a raggiungere un dominio totale della natura.
Tutto ciò venne poi ripreso dalla cultura medievale, opponendosi alla totale libertà dell’uomo di fare della
natura ciò che meglio crede, modificandola a proprio piacimento.

A fine settecento Goethe scrisse “l’Apprendista Stregone”: la magia, in questo caso, si trasforma in
automatismo, in quanto la macchina svolge ciò che l’uomo non vuole fare.
In quest’epoca il meccanicismo newtoniano aveva permesso all’uomo di ottenere in tempi più veloci e
minor sforzo il massimo del prodotto; tuttavia, Goethe sottolineò i percoli di questo automatismo, in
quante essi possono sfuggire dal controllo di chi li ha inventati.

Nel corso del Novecento si è sviluppata la cibernetica: la questione che si iniziava ad imporre era il grado di
controllo di questi meccanismo, soprattutto anche quando il controllo del meccanismo è automatico.
L’automatismo esegue e raggiunge il fine che si propone, anche attraverso fatti ed eventi drammatici,
affidando il nostro sviluppo ad un processo artificiale ed automatico.

Il dominio sulla natura e l’automatismo dei processi pone delle domande sul controllo e le conseguenze che
tutto ciò può rappresentare; da Goethe alla cibernetica si sono poste delle domande che si sono affermate
a causa del desiderio di affermare il dominio dell’uomo sulla natura.

All’inizio del Novecento in America avvenne il taylorismo, ossia un modo diverso di organizzare la
produzione industriale; infatti, Taylor rese possibile un nuovo modo di produrre, che diede origine alla
catena di montaggio e che ha dato uno sviluppo impressionante alla produzione, attraverso uno studio
scientifico e rigoroso su come ottimizzare i tempi di produzione.
Si può applicare alla produzione un ordine che permetta di accorciare i tempi di produzione e, dunque,
aumentare la produzione stessa.
Gli operai vennero chiamati a gestire un sistema che implicasse uno studio rigido, privo di iniziativa,
sull’ottimizzazione dei tempi.
L’attività produttiva inizia a seguire il canone della scientificità.
Agli operai vennero impartiti degli schemi su come doversi comportare, nonché degli incentivi per spronarli
alla produzione maggiore (sistema del cottimo differenziale).

I primi esponenti della scuola di Francoforte espressero le proprie idee a riguardo; molti di costoro furono
costretti ad emigrare negli stati uniti. Essi si resero conto che se da una parte si ha un aumento della
produzione, dall’altra l’infelicità dell’operaio era sempre maggiore. Tanto maggiore era l’automatismo,
tanto maggiore era il livello di repressione della libertà produttiva. L’uomo doveva limitare sempre più la
sua creatività.