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HAVEL Le ragioni e i torti di Popper

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PAMPHLET UN DISCORSO INEDITO DEL DRAMMATURGO, PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA CECA, SU UTOPIE E TOTALITARISMO. PARTENDO DALLE TESI DEL FILOSOFO
SCOMPARSO

Dalla teoria marxista nacque il comunismo. E da li' i Gulag Nel mio Paese l' errore piu'
grave e' pensare che il mondo non possa esser cambiato. "Critica liberale": l' intervento
alla Wellington University
----------------------------------------------------------------- PAMPHLET Un discorso inedito del drammaturgo, presidente della Repubblica ceca, su utopie e
totalitarismo. Partendo dalle tesi del filosofo scomparso HAVEL Le ragioni e i torti di Popper Dalla teoria marxista nacque il comunismo E da li' i Gulag Nel mio
Paese l' errore piu' grave e' pensare che il mondo non possa esser cambiato Tempo fa a Praga mi fece visita un uomo saggio e di una certa eta' che ascoltai con
ammirazione. Qualche tempo dopo arrivo' la notizia che quest' uomo era morto. Si chiamava Karl Raimund Popper. Fu un giramondo, che osservo' da qui, in
Nuova Zelanda, la piu' grande guerra dell' umanita' , scatenata dalla furia tribale della ideologia nazista. Qui medito' sulle condizioni del mondo e qui scrisse i
suoi libri piu' importanti. Influenzato, senza dubbio, dalla armonica convivenza delle genti di culture diverse, in queste isole si domando' perche' un' idea di
societa' aperta si faccia valere sempre cosi' difficilmente a confronto delle nuove ondate di tribalismo e analizzo' il retroterra culturale e i modi di pensare di tutti
i nemici di una societa' aperta. Permettetemi di approfittare di questa occasione solenne per commentare alcuni pensieri di Popper e con cio' rendere omaggio a
questo pensatore di recente scomparso. Uno degli oggetti della profonda e documentatissima analisi critica di Popper fu qualcosa che egli chiamava ingegneria
olistica sociale. Con questa espressione egli intese l' aspirazione dell' uomo a cambiare del tutto e globalmente il mondo per il meglio, secondo un' ideologia a
priori fondata sull' illusione di aver capito tutte le leggi dell' evoluzione storica e che, in base a questa sua conoscenza, e' capace del tutto, cioe' olisticamente, di
descrivere la condizione che sara' un apogeo ed una realizzazione di questi principi. Egli dimostro' oggettivamente che questo modo di pensare e di fare da parte
dell' uomo non puo' portare a nient' altro se non ad un sistema totalitario. Io vengo da un Paese che ha vissuto alcuni decenni sotto il regime comunista, e quindi
posso confermare per esperienza che il professor Popper aveva ragione. In principio fu la teoria marxista presuntuosamente scientifica dei processi storici, da
essa nacque l' utopia comunista del Paradiso sulla Terra e questa, in ultimo, porto' ai Gulag, alla sofferenza infinita di molte nazioni, ad una infinita violenza sull'
essere umano. Tutto cio' che fu estraneo a quella visione del mondo che il comunismo propose e che quindi problematizzo' e smenti' questa interpretazione fu
represso spietatamente. La vita stessa nella sua imperscrutabile, misteriosa varieta' e incostanza mai poteva stiparsi nella grossolana gabbia marxista, e ai
guardiani di questa gabbia non rimase che reprimere, distruggere tutto cio' che non trovo' posto dentro di essa. Il pensiero, infine, dovette dichiarare guerra alla
vita stessa e alla sua piu' propria sostanza. Potrei ricordare migliaia di esempi concreti che illustrano come furono distrutte tutte le manifestazioni naturali della
vita in nome della visione astratta e teoretica di un mondo migliore. Non si tratta solo di cio' che si chiama violazione dei diritti umani. Si tratta di una
devastazione morale, politica e anche economica della societa' . Come alternativa a questa ingegneria olistica Popper descrive la necessita' dell' ingegneria
progressiva che - sulla base di una aderenza alla vita e alle continue esperienze acquisite - cerca di migliorare progressivamente le diverse istituzioni oppure i
meccanismi e le pratiche della convivenza umana, di migliorarli nello spirito di cio' che si dimostra di volta in volta come buono, pratico, desiderabile, utile,
senza che tale lavoro presuma altezzosamente che i suoi organizzatori abbiano capito completamente il mondo e che quindi sappiano perfettamente come
cambiarlo per il meglio. Nel mio Paese, in quanto reazione piu' o meno comprensibile all' esperienza tragica del comunismo, si fa avanti qualche volta l'
opinione che l' uomo, possibilmente, non deve proprio cambiare e migliorare il mondo, non deve inventarsi concezioni a lungo termine, piani strategici o
addirittura visioni del mondo, perche' tutto cio' appartiene all' arsenale dell' ingegneria sociale olistica. Questo e' naturalmente un errore grave che
paradossalmente ha molto in comune con quel fatalismo che Popper trovava, e descriveva, in quelle persone che pensano di aver compreso le leggi storiche e che
di tali leggi si fanno serve. In questo caso il fatalismo ha il volto strano dell' immagine di una societa' che e' soltanto una macchina la quale basti regolare
affinche' poi cammini da sola, automaticamente e all' infinito. Io sono un oppositore dell' ingegneria olistica sociale. Tuttavia, non butto via il bambino con l'
acqua sporca e non penso proprio che la gente non debba cercare sempre i modi in cui migliorare lo stile del loro vivere insieme, anche migliorando in parte,
soltanto in aspetti particolari, aspettando sempre di vedere quale prova dia il cambiamento realizzato, tenendosi ogni volta pronti a correggere qualsiasi cosa, se
la vita dovesse dimostrare di non averla fatta bene. Ho pronunciato questa mia convinzione poco tempo fa davanti a un mio amico filosofo e lui e' rimasto un po'
stupefatto; ha poi cominciato a convincermi di cio' che io assolutamente non nego; vale a dire che il mondo nella sua sostanza e' olistico, che tutto nel mondo e'
connesso con tutto, che qualsiasi cosa facciamo, dove che sia, ha un infinito - irrangiungibile al nostro sguardo - raggio d' azione di conseguenze ovunque, che
tutto cio' e' addirittura confermato anche dalla scienza contemporanea e postmoderna. Il mio amico, con questa osservazione, mi ha costretto ad aggiungere
qualcosa a quanto avevo detto, e forse anche a cio' che scrisse Popper. Si' , la societa' , il mondo, l' universo, lo stesso essere e' davvero un unico fenomeno
profondamente misterioso, all' interno strutturato da miliardi di misteriose connessioni. Tuttavia, un conto e' sapere tutto questo del mondo e con umilta'
prenderne atto, altra cosa e' credere altezzosamente che l' uomo, la mente umana, la ragione siano capaci di afferrare il mondo in questa sua unita' integrale, di
descriverlo e da tale descrizione dedurre la visione di una sua condizione migliore. Una cosa e' sapere degli intrecci di tutti i fenomeni e un' altra e' credere di
averla compresa. di VACLAV HAVEL ----------------------------------------------------------------- "Critica liberale": l' intervento alla Wellington University L'
intervento di Vaclav Havel che pubblichiamo in questa pagina fa parte di un saggio intitolato "I miei conti con Popper" che uscira' nel nuovo numero, il 44, della
rivista "Critica liberale", in libreria da oggi. Il numero sara' diffuso questa mattina al Teatro Eliseo di Roma nel corso della manifestazione pubblica "Le ragioni
del Manifesto laico". Il mensile, diretto da Enzo Marzo, ha sede in via dell' Orso 84 a Roma (l' indirizzo Internet e' il seguente: www.mclink.it / assoc /
criticaliberale). Il discorso dello scrittore, presidente della Repubblica ceca, 62 anni, fu tenuto il 31 marzo 1995 a Wellington (Nuova Zelanda) in occasione del
conferimento della laurea honoris causa in Letteratura da parte della Victoria University of Wellington.
Havel Vaclav
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(19 dicembre 1998) - Corriere della Sera
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