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Loretta Iannascoli

Condizione umana
e opposizione polare
nella filosofia
di Romano Guardini
Genesi, fonti e sviluppi
di un pensiero

ARACNE
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senza il permesso scritto dellEditore.

I edizione: luglio 2005


A Mariapalma
A mia sorella
Ringraziamenti. Sincera gratitudine al prof. Umberto Galeazzi che, con la delicatez-
za e la sensibilit che contraddistinguono la sua persona, ha voluto sempre incorag-
giarmi a proseguire nella ricerca filosofica. Un ringraziamento per i suoi corsi uni-
versitari, per gli itinerari di ricerca proposti e per i consigli utili a migliorare questo
lavoro. Un riconoscimento particolare va alla dott. Claudia Rapposelli che stata
prodiga di preziosi commenti e suggerimenti. Vorrei inoltre ricordare i proff. Natali-
no Valentini, Virgilio Cesarone e Raffaella Savino che, in modi diversi, mi hanno
sempre aiutato e sostenuto anche con la loro affettuosa amicizia.
Questo libro debitore degli studi impareggiabili dedicati al pensiero di Romano
Guardini di Hanna Barbara Gerl e Silvano Zucal.
INDICE

PARTE PRIMA

Introduzione
1. Lopposizione polare e le opere sullo sfondo 15
2. Il tema della vita 17

CAPITOLO I
1. Latomo uomo. 25
2. Alla ricerca di se stesso. 28
3. La scoperta degli opposti. 40

CAPITOLO II
1. Il centro della vita. 53
2. La capacit di inabitare e sovrabitare. Il dialogo: forma
dellesistenza umana. 56
3. Un esempio concreto: la libert vivente. 73

CAPITOLO III
1. Misura e limite. 87
2. Lautentico punto di trascendenza. 92
3. Luomo in ordine? 95

PARTE SECONDA

Introduzione 103

I. Il segreto della vita e della natura umana. Lobbedienza


religiosa (1916). 109

9
10 Indice

1. La trascendenza come tratto costitutivo dellesistenza uma-


na. 118

II. Bonaventura nellitinerario speculativo e spirituale di


Romano Guardini.
125
1. La dottrina della redenzione in Bonaventura. 132
2. Seguendo leco del pensiero della luce in Bonaventura 145

III. Lopposizione polare alla prova di Anselmo.

1. Lopposizione polare alla prova di Anselmo. 159


2. La circolarit fra pensare e credere: credo ut intelligam, in-
telligo ut credam. 168
3. Orizzonti che si compenetrano: la visione fenomenologica,
la metafisica classica, la filosofia degli opposti. La verit
come rectitudo: la conquista del piano adeguato alloggetto. 177

IV. La prossimit spirituale a Tommaso dAquino.

1. Introduzione 191
2. Il primato del Logos. La conoscenza come relazione
allessenza. 195
3. Il bene nella visione etica guardiniana. 210
a. Il valore. Il valore come motivo di felicit 212
b. Il valore e lobbligazione morale. Affetti e volont. 235
4. Due definizioni di bene. La dialettica polare. 245

V. Guardini e la Metafisica della luce. Lincontro con


Clemens Baeumker.

1. La luce nellitinerario speculativo di R. Guardini 263


2. Linfluenza di Bonaventura su R. Guardini. 266
Indice 11

3. La rivelazione del mistero del lumen amoris che attraversa


tutta la creazione. Limmagine di una terra inglobata nel cie-
lo. 272
4. Clemens Baeumker e la Metafisica della luce. 283

VI. Limmagine filosofica e cristiana del mondo nelle lezio-


ni di Guardini su Dante.

1. Lopera darte come spazio vivo. 295


2. Il mondo interiore di Dante. La Vita Nuova. 298
3. Il mondo esteriore. Dalla fisica alla metafisica della luce. 308
4. La corporeit raggiante. La bellezza luminosa del corpo tra-
sfigurato. 315
5. Gli occhi luminosi di Beatrice. Il segreto della speranza cri-
stiana. 322

Nota bibliografica 329


Parte prima

Nello specchio si mostra come io, che sembravo essere tanto solidamente ed esattamente
una cosa sola con me, improvvisamente mi contrappongo a me stesso, divento per me ogget-
to (ob-iectum: posto di fronte). Che significa allora questo: io sono me stesso? Non dovrei
dire con egual diritto: io non sono io, ma spero di diventare io? Io non mi possiedo, ma sono
sulla strada che conduce a me stesso? Io non mi conosco, ma tento di conoscermi?
In un bel romanzo [], e cio nel Kim di Kipling, si narra dun ragazzo di nome Kimball.
orfano; figlio di padre irlandese e di madre indiana. Talvolta lo coglie una sensazione strana.
Allora si mette quieto a sedere silenzioso e dice a se stesso: Io, Kim.Io, KimIo, Kim,
cos facendo ha la sensazione che qualcosa saddentri sempre pi nel profondo, verso una
realt ultima, indicibile; e se riuscir ad arrivarci, allora tutto in ordine. Ma al penultimo
istante sempre qualcosa si spezza; egli trasalisce, e tutto stato inutile. E un giorno gli sta
dinnanzi un vecchio asceta, che lo guarda e gli dice con un volto triste: Lo so, lo so im-
possibile!. Che ? Che cosa voleva il ragazzo? Di che cosa il vecchio, esperto desercizi in-
teriori, sapeva che non riesce? Col proprio nome raggiungere il proprio se stesso. Il
nome diventar dischiuso nella parola; lessere saputo. Kim voleva dunque che il suo essere
e il suo saper circa se stesso divenissero una cosa sola, e che cos egli divenisse auto-evidente
a se stesso. Allora tutto sarebbe in ordine. Il fatto per che cercasse ci era un segno che non
lo possedeva; e il fatto che non ci riuscisse mai, che non potesse mai riuscirvi, era espressio-
ne del suo scontrarsi col limite della sua possibilit, ossia con la sua finitezza.
Presso molti popoli, specialmente nel Settentrione, sincontra un mito profondo, quello del-
lo spirito che segue. Secondo tale mito luomo esiste una volta come visibilmente, in car-
ne ed ossa; e inoltre esiste una volta ancora, e cos egli in modo autentico.
Questuomo autentico viene per sempre dietro luomo immediato; perci chiamato spiri-
to che segue. Luomo immediato dunque non vede quello autentico: egli percepisce solo che
c, ma dietro di lui, ossia nellambito di ci che non si presenta. Una volta per questo fa
il giro, gli si para dinnanzi e lo guarda. Allora luomo immediato vede quello autentico; ve-
dendolo, egli viene a conoscenza di s. Si potrebbe dire, rifacendosi alla storia nel Kim: il
suo io e il suo nome divengono una cosa sola. Ma questo momento la morte. Da ci sorta
poi la figura della Valchiria: nellistante, in cui essa si fa incontro alluomo da lei eletto,
questi muore. (R. Guardini).
Introduzione

Lopposizione polare e le opere sullo sfondo.


Lo sguardo coglie in modo giusto la spiritualit di Guardini solo quando si af-
ferra la sua dottrina dellopposizione polare. Come struttura del suo pensiero
difficile sopravvalutarla; al tempo stesso essa gli serv per la propria vita,
per sostenere e resistere negli opposti suoi personali (H.B.Gerl)1.

Lopposizione polare apparve nella sua edizione definitiva nel 1925


con il sottotitolo Saggio per una filosofia del concreto vivente e rap-
presenta lopera filosofica centrale di Romano Guardini. dedicata
allamico, morto prematuramente, Karl Neundrfer; e questo non tan-
to perch a lui Guardini era legato da profonda e tenera amicizia, oltre
che da grande stima, quanto perch i pensieri dellopposizione polare -
precisa lo stesso Guardini - appartengono anche a lui, insieme a lui
sono stati pensati e con lui stato condiviso intimamente tutto il per-
corso personale di cui, come vedremo, costituiscono il risultato.
Guardini stesso racconta di aver cominciato a pensare alla questio-
ne degli opposti fin dal 1905. Nel 1914 ne era apparsa una prima ver-
sione - venti pagine in cui si intendeva presentare il progetto di un si-
stema - con il titolo Gegensatz und Gegenstze (Opposizione e oppo-
sti).
Nel periodo compreso fra il 1914 e il 1925, il suo autore scrisse una
serie di opere con lintento di mettere alla prova, di collaudare la sua
filosofia degli opposti: Lo spirito della Liturgia, Il senso della Chiesa,
Formazione liturgica e, soprattutto, i suoi lavori su Bonaventura,
lautore scelto per il dottorato in teologia e per labilitazione alla do-

Avvertenza: nel presente lavoro le traduzioni dei brani tratti da opere di Guardini, di cui non
esiste traduzione italiana, sono nostre.

1
H.B.GERL, Postfazione, in R. GUARDINI, Der Gegensatz. Versuche zu einerPhilo-
sophie des Lebendig-Konkreten, Mainz 1925; tr. it. Lopposizione polare. Saggio
per una filosofia del concreto vivente, Morcelliana, Brescia 1997.

15
16 Parte prima

cenza universitaria2. Inoltre tutta una serie di brevi articoli scritti in


quello stesso periodo - Der religise Gehorsam (Lobbedienza religio-
sa - 1916), ber den Begriff des Befehlens und Gehorchens (Sul con-
cetto del comandamento e dellobbedienza -1916), Zum Begriff der
sittlichen Freiheit (Sul concetto di libert morale - 1916), Zum Begriff
der Ehre Gottes (Sul concetto dellonore di Dio - 1918) e Vom Sinn
des Gehorchens (Sul senso dellobbedienza - 1920)3 - avevano lo stes-
so obiettivo: cercare quelle figure di tensione che esprimono il rappor-
to nel quale, a parere di Guardini, stanno fra loro i diversi elementi
della realt e dellesistenza.
In questi stessi anni Guardini dedicava molta attenzione a
santAnselmo e su di lui aveva condotto uno studio specifico, breve
ma molto importante, che testimonia il grande fascino che il monaco
benedettino esercitava su di lui4. La lezione anselmiana particolar-
mente evidente ne Lopposizione polare. Come meglio vedremo, fon-
damentale per la comprensione degli opposti proprio il binomio an-
selmiano di pensabilit-impensabilit, la volont di pensare fino in
fondo e limpensabilit di ci che pu essere detto solo con le parole.

2
La prima tesi fu discussa alluniversit di Friburgo in Brisgovia nel 1915 con il ti-
tolo Die Lehre des hl. Bonaventura von der Erlsung. Ein Beitrag zur Geschichte
und zum System der Erlsungslehre (fu pubblicata nel 1921 da Schwann in Dssel-
dorf). La seconda tesi fu invece discussa a Bonn nel 1922 con il titolo: Die Lehre
vom lumen mentis, von der gradatio entium und von der influentia sensus et motus
und ihre Bedeutung fr den Aufbau des Systems Bonaventuras; fu pubblicata solo
nel 1964 presso E. J. Brill in Leiden con il titolo: Systembildende Elemente in der
Theologie Bonaventuras. Die Lehren vom lumen mentis, von der gradatio entium
und der influentia sensus et motus. Guardini pubblic anche un saggio sulla rivista.
La sua traduzione italiana in Pensatori religiosi, Morcelliana, Brescia 1977, pp. 9-
28 e in Humanitas 10 (1974), in una versione che presenta solo delle marginali
differenze, con il titolo: Profilo di un pensatore dellalto Medioevo: San Bonaventu-
ra, pp. 708-720.
3
I tre articoli scritti nel 1916 apparvero per la prima volta in Pharus/1916, gli altri
due in R. GUARDINI, Auf dem Wege, Grnewald, Mainz 1923. Sono stati tutti recen-
temente ripubblicati in R. GUARDINI, Wurzeln eines groen Lebenswerks. Aufstze
und kleine Schriften, Grnewald/Shningh, 2000 e 2001, 2 voll.
4
Anselm von Canterbury und das Wesen der Theologie (1921 - Anselmo di Canter-
bury e lessenza della teologia). Anchesso apparve per la prima volta in R.
GUARDINI, Auf dem Wege, cit., ed stato recentemente ripubblicato in R. GUARDINI,
Wurzeln eines groen Lebenswerks. Aufstze und kleine Schriften,cit., vol. I.
Introduzione 17

Guardini nota che la stessa apertura o preclusione viene sperimentata


anche nella vita concretamente vissuta. Ci che si verifica sul piano
del pensiero corrisponde dunque a ci che si verifica sul piano
dellessere o della vita. La logica del pensiero risulta allora essere la
stessa logica della vita.
Tutto ci che Guardini impara in questi anni, e di cui questi studi
sono il risultato, resta ne Lopposizione polare fra le righe, anzi su uno
sfondo che non viene percepito durante la lettura dellopera stessa.
Lopposizione polare pensata e scritta nei primi decenni del 900,
allinterno di un contesto culturale, di un approccio tipico dellepoca,
di una sensibilit che appartiene a quella generazione. In altre parole,
lopera trova la sua piena collocazione allinterno del tempo storico in
cui stata concepita e ne riflette limmagine. Mostreremo per che
quello sfondo essenziale per capire i risultati a cui Guardini pervie-
ne.
Su Lopposizione polare sono stati condotti molti studi da parte di
autorevoli interpreti che ne hanno offerto un quadro analitico e com-
pleto5. Noi abbiamo voluto rileggere lopera scegliendo unottica che
ne faccia risaltare alcuni suoi aspetti perspicui. Essa infatti costituisce
il risultato di un percorso assai intimo e profondo in cui confluiscono
le tensioni essenziali della vita del suo Autore, che cos le pone sotto
esame in modo da comprendere i motivi dellangustia personale e la
possibilit di individuare un piano diverso, qualitativamente superiore
su cui situare la propria esistenza. Diventa il modello ermeneutico, la
lente attraverso cui guardare (ovvero: incontrare) il mondo e se
stesso. Tale opera non pu essere pertanto collocata accanto alle altre,
5
In realt ogni interprete di Guardini dedica ampi spazi alla descrizione della filoso-
fia degli opposti. Fra questi, riferendoci alla letteratura pi recente, cfr. H.B.GERL,
Romano Guardini 1985-1968. Leben und Werk, Mainz 1985; tr. it., Romano Guar-
dini.Vita ed opere, Morcelliana, Brescia 1992; H.B.GERL, Postfazione, cit.; M.
BORGHESI, Romano Guardini. Dialettica ed antropologia, Edizioni Studium, Roma
1990; S. ZUCAL, Romano Guardini: filosofo del silenzio, Borla, Citt di Castello
1992; E. SANTINI, Esistenza ed opposizione. Ermeneutica della libert in Romano
Guardini, Ed. Dehoniane, Roma 1994; A. KOBYLINKI, Modernit e postmoderni-
t. Linterpretazione cristiana dellesistenza al tramonto dei tempi moderni nel
pensiero di Romano Guardini, Pontificia Universit Gregoriana, Roma 1998; G.
BRSKE, Anruf der Freiheit. Anthropologie bei Romano Guardini, Schningh, Pa-
derborn 1998.
18 Parte prima

occupa invece un posto speciale: rappresenta la chiave di lettura


dellintero percorso speculativo e delluniverso interiore di un uomo
che tenta in questo modo di dare forma al suo modo di sentire e di
pensare. Si tratta in altre parole di un pensiero che germina
nellesperienza personale, che matura e prende forma entro il vissuto
personalissimo del suo Autore e rappresenta il percorso attraverso il
quale egli trasforma la sua esistenza, acquista consapevolezza di s,
delle proprie forze e dei propri limiti. Rappresenta la strada attraverso
cui egli guadagna quella che, con le sue stesse parole, possiamo dire
laccettazione della sua determinazione individuale che avviene gra-
zie allesperienza del limite che, insieme, pone lidentit e la differen-
za6. Tuttavia, nonostante la vicenda personale e il coinvolgimento vi-
tale dellAutore, tale opera si situa oltre il piano della singola esistenza
personale: indaga infatti sulla struttura profonda del reale, partendo
dalla constatazione che essa costituita di momenti contrastanti che
molto facilmente possono divenire un groviglio in cui lindividuo pu
rimanere intrappolato. Domina Lopposizione polare la percezione
della frammentariet del reale, il rischio sempre incombente della la-
cerazione che per viene superata dalla visione dellunit di ogni real-
t vivente che perci viene vista costituirsi in momenti che mai si con-
fondono n si fondono ma che, rimanendo se stessi, inverano
lesistenza. Lopposizione polare rappresenta perci la vera e propria
chiave di lettura di una realt complessa sempre esposta allesito tra-
gico e che raggiunge e salvaguardia la propria unit a costo di grande
impegno e fatica.

2. Il tema della vita.

Inserendosi nel contesto spirituale della sua epoca, Guardini sceglie


ne Lopposizione polare lelaborazione del tema della vita7, deci-
6
R. GUARDINI, Ethik. Vorlesungen an der Universitt Mnchen, Mainz 1993; tr. it.,
Etica, a cura di S. Zucal e M. Nicoletti, Morcelliana, Brescia 2001, p. 509.
7
Guardini specifica che Il concetto di vita plurisignificante e molto carico. []
Esso significa anzitutto ci che noi sperimentiamo quando diventiamo consci della
nostra esistenza: che noi viviamo e che cosa viviamo. Poi il concetto dovr essere
purificato e affinato. [] Il concetto vita non indica una vita universale da pensare
Introduzione 19

dendo, inoltre, di evitare considerazioni o speculazioni di ordine meta-


fisico. Ritiene infatti che una riflessione sulluomo, che si attenga
allesperienza concreta che egli fa di se stesso e che pertanto rimanga
su di un piano fenomenologico-ontologico, dia la possibilit di mo-
strare che la vita di per s implichi apertura e trascendenza8. Questa
senzaltro una consapevolezza maturata nel tempo. Nella prima stesu-
ra dellopera, pubblicata nel 1914, limpostazione metafisica preva-
lente. Nel frattempo per egli prende le distanze dalle categorie meta-
fisiche tradizionali ritenendo che la vita non si lasci pensare entro
quelle categorie9. Nellopera definitiva del 1925 si avvicina decisa-
mente ai modelli della Lebensphilosophie10, scegliendo
unimpostazione che accoglieva, a quei tempi, ampi consensi e che, ri-
fiutando limmagine semplificata e riduttiva delluomo offerta dal ma-
terialismo e dallidealismo, esprimeva in vari modi lesigenza di tro-
vare un diverso approccio fondamentale alla realt. Tipico di molte fi-
losofie dellepoca era ritenere di poter avviare proficuamente una ri-
flessione sulluomo prendendolo in considerazione nella sua concre-
tezza e interezza. Sforzi in pi direzioni erano compiuti con lidea che
la vita esiga di essere pensata con uno statuto conoscitivo che non pu
essere esclusivamente quello logico-concettuale e che occorreva dun-
que trovare nuove metodiche, differenti chiavi di lettura e nuove for-
me espressive. In questottica avviene la rivalutazione dellintuizione

o da sentire in un modo o nellaltro; non indica un contesto vitale che abbracci ogni
cosa, ma la vita individua; il vivente concreto. [] Inoltre non si parla della vitalit
in genere, ma della vita che percepisco operante in me e nei miei simili. La vita u-
mana, quindi; o meglio: luomo vivente. R. GUARDINI, Lopposizione polare, cit.,
p. 33, nota e pp. 141-2.
8
Spiega S. Zucal: diversamente dallesistenzialismo la dimensione dellesistenza
su di un piano di autenticit solo quando si apre alla trascendenza e non si esaurisce
nellatto stesso di esistere. Una trascendenza che scaturisce a livello fenomenologi-
co-ontologico e non oggettivo-metafisico. S. ZUCAL, Romano Guardini e la meta-
morfosi del religioso tra moderno e post-moderno. Un approccio ermeneutico a
Hlderlin, Dostoevskij e Nietzsche, QuattroVenti, Urbino 1990, p. 361.
9
Ci risulta chiaramente in R. GUARDINI, Vom Wesen katholischer Weltanschauung
(1923) in Unterscheidung des Christlichen. Gesammelte Studien 1923-1963, Mainz
1963; tr. it. La visione cattolica del mondo, Morcelliana, Brescia 1994, p. 19.
10
Cfr. A. KNOLL, Glaube und Kultur bei Romano Guardini, Paderborn 1994, p. 77
ss.
20 Parte prima

come modalit conoscitiva in cui si verifica il contatto immediato con


la realt e in cui luomo penetra nellintimo di se stesso.
La filosofia della vita, lesistenzialismo e il personalismo seguiva-
no differenti direzioni di pensiero ma affrontavano la problematica re-
lativa alluomo con analoga sensibilit e condividevano con le nuove
generazioni (quella di cui faceva parte il giovane Guardini) la delusio-
ne verso la filosofia e le scienze dellepoca incapaci di pensare la vita
cos come essa effettivamente. Era questo un periodo in cui le cor-
renti positivistiche e antipositivistiche si scontravano duramente. Le
teorie di Charles Darwin (1809-1882) avevano portato ad una rivolu-
zione dellimmagine delluomo e si prestavano ad essere utilizzate in
interpretazioni che vedevano la vita come un processo necessario e
meccanico e luomo come prodotto di una evoluzione, ente naturale
che ha raggiunto solo un grado pi alto nella scala degli animali e che
di fatto, quindi, non trascende la pura dimensione biologica e vitale.
Le teorie dellembriologo sperimentale e filosofo tedesco Hans
Driesch (1867-1941), secondo cui i processi vitali traggono origine da
un principio autodeterminante e non spiegabile per mezzo di leggi fi-
sico-chimiche11, sembravano invece offrire la possibilit di trascende-
re i limiti di un sistema sottoposto a leggi biologiche necessarie e po-
tevano collegarsi ad altri modi di sentire e di autoesperire la vita. La
creativit e lirripetibilit vennero allora intesi come fattori ordinari
della vita stessa, il cui aspetto peculiare fu visto risiedere non nelle sue
modalit o processi necessitanti (che pur vengono riconosciuti) ma in
quelli creativi, nella sua energia che simpone continuamente e che
riemerge con rinnovata forza ogni volta che la vita non rispettata
nelle sue modalit autentiche; come dimostra il fatto che, nel momen-

11
In particolare H. Driesch impieg il concetto di entelechia per spiegare gli eventi
straordinari nel corso dello sviluppo embrionale. Guardini riprese sul piano filosofi-
co le sue teorie biologiche. Ad esse fa riferimento esplicitamente ne Lopposizione
polare, in cui utilizza il concetto di entelechia per capire il rapporto fra atto e struttu-
ra.
Ricordiamo che il libro di H. Driesch, a cui Guardini fa espresso riferimento, appar-
ve nel 1921, mentre il libro di G. Simmel, Lebensanschauung, apparve nel 1918. Le
date di pubblicazione sono importanti per capire gli apporti di questi incontri al pro-
cesso di evoluzione del pensiero guardiniano riguardo al tema degli opposti nel pe-
riodo compreso fra il 1914 e il 1925.
Introduzione 21

to in cui essa trascinata verso forme impossibili o malate, la vita


stessa reagisce e lenergia della sua struttura essenziale simpone ri-
stabilendo la piena operativit della sua forma pi vera.
La filosofia della vita riprese per molti aspetti sul piano filosofico
le teorie di Driesch, utilizzando immagini che cercano di dare forma
alla vita e alle emozioni ad essa connesse, sfuggendo allidea di un
uomo imprigionato in reazioni fisico-chimiche e privo di un s vivo e
creativo. Lesuberanza, il dinamismo, la ricchezza, la creativit della
vita furono cos pensate attraverso immagini o metafore molto persua-
sive, accattivanti e stimolanti. Basti pensare alla grande presa emotiva
che esercit su molti animi lo slancio vitale (lan vital) di cui parla
H. Bergson (1859-1941) che interpreta la forza attiva della vita stessa
capace di conservarsi e esprimersi in forme sempre nuove attuando un
processo creativo continuo e che spiega levoluzione temporale-
spirituale delluomo sottraendolo al determinismo naturalistico. O si
pensi alla filosofia di Georg Simmel (1858-1918) che Guardini conob-
be in un momento decisamente critico della sua esistenza12 e che sicu-
ramente suscit il suo interesse offrendo la visione di una vita che ap-
pare antinomica e tragica, ma non per questo contraddittoria ed ambi-
gua.
Questa percezione di fondo domina in (o modella) tutti quegli at-
teggiamenti che ritengono essenziale lautoabbandono alla vita, il la-
sciarsi guidare dalle sue onde, dal suo slancio creativo. Si mette allora
laccento sulla spontaneit, ritenendo che, agendo in risposta al pro-
prio intimo, si esprima un modo di essere sano ed autentico. Nasce da
qui lanalogia nietzscheana con la danza, delluomo che accorda il suo
movimento su quello della vita stessa, vi aderisce, vi si abbandona e
sperimenta in questo il sentimento della libert, il poter vivere in tutta
intensit ogni emozione allunisono con il movimento profondo e in-
trinseco della vita stessa. La norma diventa allora ci che mortifica, at-
terrisce, paralizza tutto questo. In questottica o allinterno di questa
cornice pu essere inteso lo sguardo costante che Guardini rivolse a
Nietzsche (in cui la vita il valore supremo, sospinta in avanti inces-

12
Sullinfluenza del pensiero di Simmel torneremo pi volte spiegando, al di l delle
affinit concettuali e lessicali, la differenza sostanziale fra le posizioni dei due filo-
sofi.
22 Parte prima

santemente dalla volont di potenza) e al dionisiaco come espressione


di valori limite che egli stesso avrebbe potuto in qualche modo incar-
nare13.
Anche Max Scheler, che ebbe cos tanta influenza su Guardini, si
collocava in quegli anni allinterno di questa stessa linea di riflessione;
il suo libro La posizione delluomo nel cosmo (1928), in cui cerca di
mettere in luce la specificit dellessere personale-spirituale e la posi-
zione particolare delluomo allinterno del mondo di cui fa parte, co-
stituisce la risposta alle problematiche che erano sollevate in
quellepoca ed affrontate con una sensibilit analoga a quella di Guar-
dini.
Val forse la pena di ricordare che precursore dellintera filosofia
della vita e dellesistenza fu uno dei filosofi maggiormente amati da
Guardini e cio Pascal (1632-1662), il quale aveva rifiutato il modello
riduttivo delluomo offerto dal pensiero razionalistico e aveva prospet-
tato la necessit della riflessione sullautoesperienza esistenziale
delluomo. Egli fu uno di quegli uomini scrive lo stesso Guardini
che si sono chiesti cosa sia la vita, rendendosi conto che non possibi-
le fare due scompartimenti, uno per la struttura fisica e laltro per la
sua vitalit14; per questo aveva cercato i punti di avvicinamento, i
metodi, i mezzi logici che spettano a questo oggetto particolare, la vi-
ta, non abbandonandolo n alla sfera del concettuale, n a quella
dellirrazionale e dellintuizione illogica.
Questo il dibattito culturale, il clima, la sensibilit con cui la pro-
blematica relativa alluomo concretamente esistente veniva a quei
tempi affrontata. E se Guardini ascolta, riprende e riutilizza le parole,
le tematiche e le immagini che trova attorno a s, questo avviene nel
modo particolare in cui egli incontra il mondo: portandolo dentro di s
e arricchendo cos la sua vita di contenuti significativi che vengono
poi riespressi conferendo loro una nuova veste e dunque dotandoli di
forza autonoma ed originalit. Come ogni processo che sia veramente
13
Laltra figura che Guardini sente a Nietzsche diametralmente opposta quella di
Kierkegaard, il fondatore della filosofia dellesistenza. Il modo di essere e di sentire
di questi due uomini rappresentano per lui unattrazione e una possibilit di capire
meglio il rischio cui era esposta la sua personale esistenza.
14
R. GUARDINI, Christliches Bewutsein. Versuche ber Pascal, Leipzig 1935; tr.
it., Pascal, Morcelliana, Brescia 1992, p. 55.
Introduzione 23

creativo, egli - per usare le sue stesse parole - non adopera queste
materie come fossero pietre da costruzione, ma come nutrimento. Non
le prende come pezzi da sovrapporre esteriormente luno sullaltro, ma
le attira nel suo intimo, le risolve nel proprio specifico e le fa riemer-
gere come una cosa nuova15. Nella prospettiva guardiniana la vita
assume una veste del tutto particolare soprattutto perch collocata
allinterno dellidea degli opposti. Guardini evidentemente lontano
da qualsiasi linea di pensiero che segua un divenire cosmico, biologi-
co o anche spirituale, ma egli trova in queste filosofie modelli che
hanno una grande presa sulla sua immaginazione. Rimane certamente
colpito dallidea del processo vitale come atto creativo costante16 ed
evidente che egli si lasci affascinare dal nucleo centrale e dalla sensi-
bilit particolare che caratterizza tali filosofie, le quali lo aiutavano ad
affrontare il problema con cui, in quegli anni, era alle prese personal-
mente e ad acquisire le risorse per trovare la sua risposta personale. Se
egli oper un passaggio da un approccio metafisico ad uno pi vicino
a quello della Lebensphilosophie ci significa che questa gli permette-
va di ampliare i suoi orizzonti e che le sue tematiche erano per lui al-
tamente significative, attivando un processo in cui gli si rendeva ac-
cessibile il proprio mondo; soprattutto, esse gli offrivano la possibilit
di prendere il contatto con la pienezza della vita non come flusso o-
scuro ma come vitalit che giunge a chiarezza. In altre parole, questa
filosofia espressione di un modo di sentire e di pensare che prende
forma attraverso immagini e concetti che toccano il centro personale e
soggettivo di Guardini, si inseriscono nella sua esistenza e laiutano a
seguire linee di significato che corrispondono ad alcune sue intime e-
sigenze. C per da dire - e ci non affatto secondario - che, se an-
che Guardini privilegia il punto di vista della Lebensphilosophie, as-
sai critico verso di essa. Come ben spiega S. Zucal, pur sensibile al
tema del vitale, della vita come forza originaria e attento a cogliere la
policroma concretezza del reale, non si lasci abbagliare dalla Leben-

15
R. GUARDINI, Lopposizione polare, cit., p. 60.
16
Ricordiamo che i vitalisti non attribuiscono necessariamente la forza vitale a un
creatore, pur essendo la loro spiegazione compatibile con concezioni di questo gene-
re.
24 Parte prima

sphilosophie17. Ci che gli fece porre decisamente la distanza che


in essa il valore ultimo e definito la vita stessa. Guardini stesso scri-
ve che tale filosofia
vedeva nella vita il valore supremo, la vita la cui espansione e sviluppo sta
nel sentire, pensare, agire, creare. Per la Lebensphilosophie i valori della veri-
t, del bene, del giusto, del bello sono forme previe e irradiazioni della realt
autentica, della vita. Tutti i valori in ordine ad essa si relativizzano. Un pro-
nunciamento filosofico vero, un modo di agire moralmente buono,
unopera darte bella, un ordine sociale giusto, se e in quanto essi rendono
la vita, la personalit vivente, pi ricca e pi forte: [] Qui non esiste pi
norma oggettiva. [] Lunica norma la misura del potenziamento della vi-
ta, che con esperienza autentica perviene alla coscienza e che si esprime in
parole e in opere di fede. [] Pensiamo al fatto che il pi forte profeta del
primato della vita, Friedrich Nietzsche, ha predicato la potenza come il valore
massimo che giustifica ogni altro valore, definendolo la chiave di compren-
sione dellesistenza18.

17
S. ZUCAL, Romano Guardini e la metamorfosi del religioso tra moderno e post-
moderno. Un approccio ermeneutico a Hlderlin, Dostoevskij e Nietzsche, cit., p.
360.
18
R. GUARDINI, Sorge um den Menschen. I, Wrzburg 1962; tr. it., Ansia per
luomo, Morcelliana, Brescia 1968, vol. I, p. 163 e p. 165.
CAPITOLO PRIMO

1. Latomo uomo.

Tutta la mia vita attraversata dallo sforzo di comprendere me stesso; cos


per lintera mia vita sono in cammino nel tentativo di darmi un nome. In
cammino anche per quanto concerne lo sforzo di realizzare me stesso; di di-
ventare quello del quale esistono in me le potenzialit e che io ho il dovere di
essere19.

Al di l del fatto che lidea degli opposti sempre stata presente


nella filosofia20, come nasce in Guardini tale idea? Perch egli, ad un
certo punto della sua esistenza, sent lesigenza di portare avanti una
riflessione sulla idea dellopposizione che ebbe (e ci facilmente do-
cumentabile) una genesi faticosa, lenta e laboriosa, che presuppose un
lungo ed intenso processo di chiarificazione e la cui forma espressiva
non riusc mai a giungere ad un livello per lui pienamente soddisfa-
cente?
Guardini stesso afferma che il fenomeno dellopposizione e delle
sue manifestazioni originato da problemi del tutto personali21. Na-
sce dalla personale inquietudine che caratterizza la sua esistenza sot-
toposta a gravi tensioni sempre pronte a trasformarsi in lacerazioni e
quindi avvertite con tutto il loro potenziale distruttivo. Scaturisce, in
altre parole, dalla sensazione o percezione di sentirsi o sapersi assedia-
19
R. GUARDINI, Die Annahme seiner selbst, Wrzburg 1960; tr. it., Accettare se
stessi, Morcelliana, Brescia 1993, p. 60.
20
Si tratta - scrive H.B.Gerl - della roccia primordiale, per cos dire, della filosofia.
Questa scienza infatti accompagnata, fin dalla nascita, dal problema
dellopposizione; meglio: la sua stessa nascita legata al pensiero dellopposizione e
al suo superamento nelluno. H.B.GERL, Romano Guardini. Vita e opere, cit., p.
290. Vedi anche H.B.GERL, Postfazione, cit., p. 215 ss.
21
Mi viene sempre il pensiero - scrive Guardini - che nellatomo vi sono tensioni
che ne mantengono lunit; si tratta quindi del momento dellopposizione ma non
della contraddizione! che tiene insieme anche latomo uomo, la personalit. In
effetti anche il fenomeno dellopposizione e delle sue manifestazioni originato da
problemi del tutto personali. Lettera a Richard Wisser il 7. 2.1968 (Stabi), citato da
H.B.GERL, Romano Guardini. Vita e opere, cit., p. 287.

25
26 Parte prima

to dagli estremi e afferrato nel centro pi profondo da tensioni che tra-


scinano verso forme di vita impossibili (zone di sofferenza). La sua
condizione esistenziale costituisce il punto di partenza di unanalisi
che mette in moto un processo spirituale che sostiene la sua intera o-
pera e in cui il dato psicologico (contingente e particolare) diventa una
via di accesso verso lacquisizione di una prospettiva speculativa on-
tologica di gran rilievo. Il grande impegno e la tenacia (ma anche
levidente fatica) con cui medita sulla questione degli opposti testimo-
niano che egli si trova di fronte ad un nodo avvertito nella vita vissuta
che reclama di essere sciolto. Lopposizione polare , in un senso che
ci apprestiamo a precisare, la storia di un processo che scende fin nelle
profondit in cui lautocomprensione e lautoanalisi esistenziale di-
ventano il modo di superare uno stato particolarmente penoso della
propria condizione di vita. Essa , in fondo, la storia (senza riferimenti
personali o biografici) di una guarigione, la storia della presa di co-
scienza di uno sviluppo personale narrata sul piano della riflessione fi-
losofica. Pertanto il riferimento alla condizione psicologica e alle vi-
cende cruciali dellesistenza dellAutore, al percorso interiore e al
lungo travaglio che caratterizz le fasi (non proprio solo iniziali) della
sua vita, permettono di accedere ad un piano pi profondo dellopera:
risaltano infatti in questo modo le motivazioni che lhanno ispirata, si
capiscono le dinamiche profonde che vi presiedono. Seguendole si
pu senzaltro capire lopera attraverso lautore e lautore attraverso la
sua produzione. Possiamo perci brevemente riferirci, con questo o-
biettivo, allAutobiografia e al breve saggio, di impronta fortemente
autobiografica, Ritratto della malinconia, proponendo in tal modo
una particolare chiave di lettura dellopera, allinterno
dellaffermazione significativa che non abbiamo bisogno di saper nul-
la di un filosofo per capirne lopera, anche se nulla ci parla meglio di
lui che la sua opera stessa.
ovvio che lesperienza personale viene articolata diversamente
nei tre scritti ma ciascuno di essi rappresenta un modo di entrare in
contatto con se stesso e disegnare la propria vita. Unautobiografia
non un diario e perci non scritta, come questultimo, in una forma
di spontaneit e di abbandono emotivo; implica uno sdoppiamento tra
lio che racconta di s e lio di cui si parla e quindi quella paradossa-
le capacit [delluomo] di uscire non soltanto dal suo ambiente, ma
Capitolo primo 27

anche da se stesso e di andare incontro a se stesso dalla posizione sin-


golare cos occupata22 (fenomeno questo centrale nellopposizione
polare e sui cui pertanto torneremo); presuppone un pieno controllo e
coscienza della forma scelta, una chiara visione della propria esisten-
za, del peso degli avvenimenti, di come essi hanno inciso nel proprio
intimo e nello sviluppo personale e pu rappresentare il modo per arti-
colare e padroneggiare il proprio malessere esistenziale. Nel saggio
Ritratto della malinconia Guardini non fornisce unanalisi psicologica
della malinconia ritenendo che essa appartenga a un ordine di natura
spirituale e sia dunque connessa con la profondit della nostra essenza
umana. Non si tratta perci di una psicologia che indaga uno stato
mentale da cui arguire le modalit di funzionamento della nostra psi-
che, riguarda piuttosto unindagine che fornisce la possibilit di acce-
dere alla dimensione pi profonda di noi stessi, alle radici del nostro
malessere spirituale (alla ferita che alla base dellesistenza)23.
Lautocomprensione e lautoanalisi sono ne Lopposizione polare di
tipo fenomenologico - e non psicologico, intimistico - che offre la
possibilit di una lettura delluomo in un senso e in un modo particola-
re, permettendo di giungere al fondamento costitutivo della propria
esperienza personale individuale ossia al suo senso e al suo valore. Es-
sa (Lopposizione polare) rappresenta in un certo senso lo schema in-
terpretativo-intellettuale in cui vivere ed analizzare i propri sentimenti.
Da esso protetto, Guardini pu abbandonarsi, per esempio, alla forza
senzaltro pi potente e pi problematica della sua vita (la malinco-
nia), seguirne il filo fino in profondit, senza timore di rimanervi in-
trappolato ma, anzi, sicuro di uscirne non solo intatto ma rafforzato.
La meditazione sugli opposti fu infatti per Guardini il frutto di un per-

22
R. GUARDINI, Etica, cit., p. 262.
23
Guardini riassume con le seguenti parole lobiettivo che si propone di raggiunge-
re: Guardando al fenomeno in s e per s, cercheremo di cogliere il significato, al-
meno un poco del significato che il fenomeno assume per luomo e per lo svolgi-
mento del suo lavoro e della sua personalit. Spiegazione pertanto non psicologica
n medica, bens spirituale. Inclino a credere () che la malinconia vada intesa co-
me qualcosa dove pi che altrove si manifesta la criticit della nostra condizione
umana. R. GUARDINI, Vom Sinn der Schwermut (1928), in Unterscheidung des
Christilichen, Mainz 1963; tr. it. Ritratto della malinconia, Morcelliana, Brescia
1993, pp. 33-34.
28 Parte prima

corso lungo e laborioso ma assai rasserenante: giunse per tale via a dar
ragione del conflitto, capendo che la vita, anche se nella possibilit
sempre incombente della frammentazione (esposta al rischio del tragi-
co), non segnata dallambivalenza. La dottrina degli opposti chiari-
sce infatti perch le opposizioni possono degenerare e apparire (com-
portarsi) come contraddizioni. Ma il nucleo che scompare allo sguardo
e che immerso nellinconscio, il punto di origine e il punto di pas-
saggio e di incrocio degli opposti descritto come un luogo in cui
lunit reale e distinta (anche se invisibile). Guardini cerca di risali-
re, in base alla nostra comune autocomprensione, ai limiti
dellesperienza umana: approda cos ad una zona profonda priva di
conflitti? questa una domanda che ci terr impegnati e che richiede
una risposta complessa.

2. Alla ricerca di se stesso.

NellAutobiografia Guardini descrive le vicende cruciali della sua


esistenza raccontando le difficolt interne ed esterne che lo oppressero
per anni, superate grazie ad un lungo e faticoso processo di interna
chiarificazione. La descrizione degli avvenimenti interiori svela il per-
corso personale dellautore e quali sono gli interrogativi che guidano
la sua ricerca filosofica. Il processo di individuazione lento e labo-
rioso; egli conquista faticosamente la chiarezza interiore:
Quando un giovane doggi leggesse queste note - scrive nellAutobiografia -,
si meraviglierebbe certamente che qualcuno potesse essere cos alloscuro su
se stesso, come io lo sono stato. La causa stava innanzitutto in me stesso: nel-
la complessit della mia natura, che solo dopo molto tempo trov il suo punto
dequilibrio; in secondo luogo anche nelle circostanze esterne24.

Dal racconto che egli fa di s emerge limmagine di un giovane esi-


tante, timoroso, alloscuro riguardo a se stesso e al proprio destino
(non sapevo cosa farne di me stesso) che avvertiva le tensioni

24
R. GUARDINI, Berichte ber mein Leben. Autobiographische Aufzeichnungen,
Dsseldorf 1984; tr. it., Appunti per unautobiografia, Morcelliana, Brescia 1986, p.
71.
Capitolo primo 29

dellesistenza che spingono in varie direzioni senza avere un criterio


per orientarsi e scegliere. Egli racconta del lungo periodo in cui non
aveva una chiara percezione di s, avvertendo, nello stesso tempo, la
complessit della propria natura: sottoposto alla pressione violenta di
tendenze, bisogni e motivazioni contrastanti che, molto spesso, veni-
vano a configurarsi come profondo dissidio interiore, ma soprattutto
come unindefinita e devastante tristezza. La propria situazione esi-
stenziale non era descrivibile in termini di vuoto interiore; egli avver-
tiva infatti che i suoi ambiti pi profondi erano caratterizzati ed attra-
versati da potenzialit numerose e contraddittorie che urgevano
allinterno, assumendo per una forma oscura ed imprecisa: portavo
in me - egli scrive - potenzialit pi numerose e pi contraddittorie, di
quanto suole avvenire in generale, e dovevo conquistarmi solo gra-
dualmente quella chiarezza univoca che gli altri portano con s a prio-
ri25. Non era per la complessit del suo mondo interiore a caratte-
rizzare la sua esistenza, anzi - osserva giustamente Guardini - tutto
ci avrebbe potuto condurre a una vita interiore molto intensa, piena
di forti esperienze; ma anche questo non avvenne26. Il problema vero
era costituito dalla sua oscurit. Con tale termine Guardini vuole
senzaltro esprimere che tale mondo era inaccessibile: nessun varco si
apriva, la resistenza interna era fortissima. In altre parole, egli non riu-
sciva ad entrare vitalmente e positivamente in contatto con se stesso.
In questo modo tutto ci che urgeva dentro rimaneva sommerso, senza
possibilit di espressione positiva e costruttiva. Questa inaccessibilit
riguardo al proprio mondo interiore espone al suo dominio, alla possi-
bilit di esserne travolti e d limpressione di vivere in una contraddi-
zione: da una parte infatti la propria vita interiore (cos come il mondo
esteriore nella molteplicit delle sue espressioni: relazioni con il mon-
do delle cose e delle persone) viene descritta come opaca, scolorita,
smorzata, priva di realt; dallaltro la si descrive (la si avverte) non
vuota o inesistente e nemmeno scarsamente presente ma in fermento,
25
Ivi, p. 101.
26
Ivi, p. 77. Della complessit interna delle sue disposizioni, egli scrive: parlando
di molteplicit, si vuol dire certa contraddittoriet interiore tra molte tendenze vitali;
un incrociarsi reciproco di impulsi; contraddizioni nel modo di atteggiarsi di fronte
al mondo e di fronte alla propria vita, nel modo di valutare le cose. R. GUARDINI,
Ritratto della malinconia, cit., p. 37.
30 Parte prima

anche se in modo particolare e cio al negativo: eccessivamente labo-


riosa, insopportabilmente preoccupata e scrupolosa, cupamente op-
pressa e orribilmente angosciata, con le correnti della malinconia
sempre pronte a levarsi tanto in alto in lui da fargli credere di affon-
dare. Come se tutte le energie si consumassero nel profondo e l ri-
manessero imprigionate, sommerse e, nello stesso tempo, potenti e
minacciose: Fui sempre angosciato e per lunghi anni molto scrupolo-
so. Ci per un giovane peggio che aver troppa leggerezza, poich
questa almeno vita, mentre il continuo autotormentarsi della co-
scienza angosciata distrugge27.
Netta la sensazione che solo da questo profondo si possa partecipa-
re alla vita ma se esso potente e minaccioso si giunge facilmente al
timore e allincapacit di entrare in contatto con il flusso della vita.
evidente che Guardini sperimenti in questi anni tutta la potenza e la
forza della vita nella sua dimensione pi fluida ed inafferrabile ma, al-
lo stesso tempo, in tutta la sua carica distruttiva. La vita diventa in
questo caso corrente che trascina e che pu travolgere: dolore, lotta,
mancanza di stabilit, di senso e di finalit la contraddistinguono. Tut-
te le esitazioni, le incertezze, i timori di questo periodo (le cadute in
cui egli pi volte vide con terrore riemergere la domanda che cosa
dovesse venir fuori di me. Come potevo dire a mio padre che anche
con questo secondo studio non riuscivo a niente, e, cosa ancora peg-
giore, che non sapevo che altro fare?28), che vedono il giovane Guar-
dini pronto ad imboccare direzioni diverse e del tutto divergenti (basti
pensare alle scelte universitarie: cambi tre volte scegliendo indirizzi
diversissimi), conducono dunque alla dispersione, alla dissipazione.

27
R. GUARDINI, Appunti per unautobiografia, cit., p. 77. Cos continua a p. 105:
langustia della coscienza scrupolosa [] mi aveva dato preoccupazione sin dalla
fanciullezza; nel primo periodo di Tubinga era divenuta insopportabile. Che i miei
nervi per lungo tempo siano stati cos deboli e che in fondo, non si siano mai ristabi-
liti, lo ascrivo in buona parte a questa dissennata autodistruzione. Essa connessa
con lindole malinconica e pu, nella misura in cui rende luomo serio, in certo gra-
do avere effetti positivi. Ma per il resto essa vale solo a distruggere giudizio ed e-
nergia, prescindendo inoltre dal pericolo di una sorta di corto circuito interno, che
spinge langosciato allestremo opposto, cos da sbarazzarsi di tutte le inibizioni.
28
Ivi, p. 94.
Capitolo primo 31

La conquista di un posizione ferma, del punto dequilibrio, di un


chiaro punto di partenza in cui si rompe lisolamento di questa co-
scienza rinchiusa in se stessa e ci si avvicina finalmente a toccare la
propria realt vivente sperimentando come tutto piano piano ridiventi
vivo, viene descritto da Guardini in termini di intimo risveglio, di
chiarificazione interiore29. Egli descrive lesperienza liberatrice
dellacquisizione della consapevolezza che la vita ha in s un centro
che pu sottrarsi alla corrente, differenziandosi e distinguendosi da
tutto ci che nellintimo si agita, entrando in una relazione viva, di-
namica, positiva con le proprie tensioni: non in contrasto ma nemme-
no identificandosi con esse. In altre parole, non ci si riconosce solo at-
traversati da contrasti o linee divergenti pronte ad assumere mille e
segrete ramificazioni, ma soggetti coscienti e responsabili di s30. A
partire da tale consapevolezza svanisce la sensazione di non vivere
davvero la propria vita o di dover trattenere lo slancio insito in essa,
proprio perch si trovato il luogo in cui tale slancio era come tratte-
nuto:

Imparai a prendere posizione ferma di fronte allangoscia, a distinguere


limportante dal non importante. [...] Questa liberazione intima contribu a
rendere i semestri di Tubinga cos essenzialmente buoni. Naturalmente con
ci non voglio dire che langoscia fosse totalmente sparita; l dove essa real-
mente proviene dalla natura, continua sempre, come possibilit, a scorrere al
di sotto della superficie. Ma io ho guadagnato una posizione ferma e sono di-
venuto capace di giudicare e di distinguere. Questo pi di quanto sia mai
stato in grado di apprezzare uno che ne sia a priori capace31.

Il rischiararsi della vita dopo il velame, la conquista dello spazio vi-


vo in cui camminare liberamente viene descritta attraverso
unimmagine: raggiunsi ci che avevo cercato invano: il chiaro punto
di partenza del pensiero e insieme lincommensurabilit del suo com-
pito; unatmosfera e un ordine, un mondo in cui ci che in me vole-

29
Cfr. Ivi, p. 103.
30
Si tratta del piano dove possono essere domati e dominati i problemi dellintera
esistenza: vale a dire il rapporto con la realt (Ivi, p. 116). Esperienza, questa, in
cui lindividuo conquista la visione del punto in cui possibile ergersi al di sopra
della vita stessa e scegliere la direzione del proprio movimento.
31
Ivi, p. 106 e p. 107.
32 Parte prima

va divenire creativo si potesse manifestare32. La formula con cui, ne


Lopposizione polare, Guardini esprime lavvenuta conquista la se-
guente:

noi viventi ci esperiamo come generanti la nostra vita da un punto interiore;


essa sgorga da dentro. Ma simultaneamente anche come in atto di dominare e
di ordinare la nostra vita da quel punto interiore. Esso appartiene dunque alla
natura vita; viviamo da e per esso. Costruendoci e dominandoci da noi stessi
da dentro33.

Molti furono i fattori che permisero di effettuare questa svolta deci-


siva, il cui esito che egli non pensa pi a se stesso come a colui che
assiste impotente alla sua storia, non avverte pi linfelicit di sentirsi
immerso nel flusso della vita senza saperne emergere, ma ne diventa
autore.
Tuttavia era la malinconia il tratto caratteristico del suo carattere:
Londa scura della malinconia bens sempre fluita sotto la mia vita
e pi di una volta montata34. Guardini la descrive come un velo che
si frappone fra lui e la vita stessa, generando una sorta di indifferenza
verso di essa e lincapacit a farne parte. Nello stesso tempo per essa
descritta come la zavorra che d alla imbarcazione il suo pescag-
gio. Non credo - scrive Guardini - che siano possibili una capacit
creativa e un rapporto profondo con la vita senza un temperamento
malinconico35. una frase importante questultima che getta luce sui
percorsi pi intimi di Guardini e sul nesso fra la dimensione creativa
della sua personalit (le sue motivazioni pi profonde) e la sua pro-
blematica esistenziale. Ci fa intendere che quello della malinconia il
filo di una trama complessa che Guardini ha urgenza di svolgere ed
forse uno dei pochi fili che egli pu scegliere di seguire. In tale affer-
mazione affluisce la consapevolezza (o meglio, essa dettata dalla
consapevolezza) del modo in cui il nodo della propria esistenza pu
essere sciolto: la malinconia per Guardini la fessura attraverso cui
guardare il proprio mondo interiore, riacquistare sensibilit verso di

32
Ivi, p. 112.
33
R. GUARDINI, Lopposizione polare, p. 149.
34
R. GUARDINI, Appunti per unautobiografia, cit., p. 99.
35
Ivi, p. 98.
Capitolo primo 33

esso, riappropriarsi della pienezza e del calore della vita, superando


cos la disperazione e lisolamento in cui la vita stessa trascinata. La
malinconia cio un velo protettivo che permette di stare in contatto
con una profondit che spaventa, perch l tutto vissuto con violen-
za; un velo che si pone come difesa verso una realt che facilmente
ferisce; la distanza che si frappone fra s e la vita e che assume la
forma di una sorta di stanca indifferenza verso di essa e che in qualche
modo attenua la consapevolezza dolorosa di non riuscire a farne parte
intimamente e vitalmente36. quindi una sorta di autoanestesia: il ri-
trarsi spaventato di fronte alla pienezza, abbondanza, ricchezza di una
vita che si avverte sfuggente, perennemente straripante, debordante
oltre ogni forma e figura. Inesprimibile, inspiegabile37.
A livello superficiale la malinconia si presenta come un peso:

consiste in unoppressione di spirito: un peso grava su di noi, che ci sta sopra


fino a schiacciarci Luomo non padroneggia pi la vita, e nella mischia
impetuosa non sa pi tenersi allavanguardia. Le vicende lo avviluppano ine-
stricabili, ed egli non sa pi vederci chiaro. []. Feriscono le miserie
dellesistenza, ferisce il fatto che sia molto spesso tanto brutta, cos piatta .
si cerca e ci si sforza di prendere le cose come si vorrebbe che fossero; di tro-
vare in esse quel peso, quella seriet, quellardore e quella forza compiuta
delle quali si ha sete: e non possibile. Le cose sono finite. Tutto ci che
finito, difettoso. E il difetto costituisce una delusione per il cuore, che anela
allassoluto. La delusione si allarga, diviene il sentimento di un gran vuoto
Non c nulla per cui valga la pena di esistere. Non c nulla, che sia degno
che noi ce ne occupiamo38.

Tutto ci a livello pi superficiale, ma gi un pi profondo sguardo


lascia emergere le contraddizioni che in essa pare esprimersi: il malin-
conico sembra dominato da una coppia di impulsi fondamentali e
opposti; una volont di esistere, di affermarsi, di svilupparsi, di ele-
varsi; il secondo, una volont di togliersi di mezzo, di perire39. Egli
attratto in grado altissimo dai valori, sente intenso lanelito alla purez-
36
Scrive inoltre Guardini: Tuttavia interiormente rimanevo indifferente. In me era
assopito ancor sempre quel centro pi proprio ed autentico, solo a partire dal quale si
pu realmente entrare in movimento e divenire creativi. Ivi, pp. 99-101.
37
R. GUARDINI, Lopposizione polare, cit., p. 45.
38
R. GUARDINI, Ritratto della malinconia, cit., p. 35 e pp. 37-38.
39
Ivi, p. 42.
34 Parte prima

za e alla perfezione ma tutto ci nellesigenza eccessiva, senza lega-


me di sorta con le forze e le condizioni reali40, cade perci
nellimpossibilit di realizzazione. Per questo tutto si spegne, avvolto
nel velo stanco della tristezza malinconica, come aria che tutto avvi-
luppa, come un fluido che tutto percorre, come amarezza profonda,
dolce a un tempo, che si mescola con tutte le cose41: tristezza per non
essere capaci ad esprimere positivamente e vitalmente la propria vita,
malinconia di fronte allincapacit di saperne portare la responsabili-
t42.
Nellesistenza concretamente vissuta il desiderio di perfezione e
completezza, che si avverte di fronte allinsufficienza e
allinadeguatezza delle cose, si traduce in un chiedere a se stessi la
perfezione assoluta. Il desiderio di autoaffermazione eccessiva si rove-
scia perci in un sentimento di disistima e di autotormento distruttivo.
La pretesa assurda e perci conduce a sprofondare nella stanchezza,
nellimmobilit.
Tuttavia la malinconia anche il peso (la zavorra, appunto) che fa
discendere a livelli sempre pi profondi dellesistenza personale, fino
in fondo allanimo, in quella regione, dove la vita, uscita che sia dal
caos di ci che pura casualit, entra in sicuro porto; dove la vita,
sganciata dalla molteplicit delle singole manifestazioni, dimora nella
semplicit del fondo delle cose: semplicit ricca di contenuto43. Si
svelano qui le cause che hanno provocato la ferita, il luogo in cui la
vita pu dipartirsi in direzioni divergenti provocando la lacerazione e
la divaricazione dolorosa. Nel luogo in cui la malinconia nasce e a cui
essa in grado di condurci scompaiono le contraddizioni in cui la vita
si irrigidisce, appaiono chiare le differenze, i momenti molteplici e an-
che antitetici in cui lesistenza umana sospesa e da cui possono per-
ci scaturire risposte divergenti che sembrano contraddizioni e che in-
ducono perci a scelte di vita in cui si porta uno dei momenti fino alla
sua estrema espressione, e che invece sono opposizioni, momenti op-
positivi, tendenze vitali di un unico tessuto unitario (la vita stessa del

40
Ivi, p. 46.
41
Ivi, p. 66.
42
Cfr. Ivi, p. 36.
43
Ivi, p. 59.
Capitolo primo 35

soggetto). Tutte le varie sfaccettature, i vari momenti che compongo-


no la natura malinconica si ricompongono in questo centro profondo
in cui arrivano e dipartono le molteplici linee di significato che il ma-
linconico pu seguire. In esso, infatti, hanno origine i vari sentimenti
che questi prova e che costituiscono uninsidia in cui la sua vita pu
soccombere, ma rappresentano anche le possibilit costruttive della
sua esistenza. Questo sicuramente il momento in cui si vedono le
contraddizioni come opposizioni. Qui pi che altrove sembrerebbe che
Guardini giunga al presentimento di una zona profonda priva di con-
flitti, al fondamento non storico (non affetto dalla storia personale)
della storia (della propria storia), alle radici da cui dipartono le dire-
zioni in cui la propria vita si configura e acquista la sua fisionomia
perspicua. Le parole pronunciate autorizzano a pensare che il conflitto,
la confusione, il contrasto (o anche il pervertimento) si trovano solo
negli stati pi superficiali (anche se lo stesso profondi), mentre alla
radice tutto si ricomporrebbe in una semplicit priva di conflitto. In
questottica, la situazione in cui viene a trovarsi lindividuo, sottopo-
sto alla pressione di tendenze, bisogni e motivazioni fra loro contra-
stanti, verrebbe superata lasciando emergere e facendosi guidare da
questo centro profondo in cui tutto in ordine: un nucleo integro in
cui lurto, il contrasto, lopposizione trovano la loro ricomposizione
(ricostituzione dellintegrit) e riassumono la primitiva, originaria
compostezza e che perci pu e deve essere il punto archimedeo, il pi-
lastro su cui si regge poi di fatto lesistenza umana.
Guardini utilizza qui un linguaggio fortemente simbolico e mitico
che non rende semplice capire la direzione dei suoi pensieri. La spinta
verso il grande centro - egli scrive -

la nostalgia di evadere dalla dissipazione, per recuperarsi nel raccoglimento


del tutto; di sfuggire allabbandono di chi si sente in preda allesistenza este-
riore, e vuol stare invece nel riserbo e nella protezione del santuario; di diver-
tire da ci che superficiale, e ricoverarsi nel mistero delle cause ultime. La
nostalgia dei grandi malinconici verso le notti e le Madri44.

44
Ibid. Che questa possa essere la tentazione del malinconico detto anche nellEti- ,
ca, cit., p. 965.
36 Parte prima

Le parole successive non autorizzano a pensare che si tratti di un


movimento regressivo in cui il soggetto approda ad uno stato arcaico
ed indifferenziato della vita in cui cullarsi nostalgicamente, ma della
riscoperta del fondo oscuro dellessere da cui sorgono le figure lu-
minose del presente, delle radici dellesperienza costitutiva di ogni e-
sperienza personale pi superficiale: Malinconia vuol dire connes-
sione con loscuro fondo dellessere e oscuro, in questa accezione,
non comporta senso peggiorativo. Non significa contrasto con la luce,
la quale bella e buona. Non significa tenebra, significa il vivo con-
trovalore della luce45. Loscurit non deve essere, insomma, confusa
con la tenebra, che un disvalore e che, come tale, non evoca nessun
contropolo. Loscurit invece il contropolo della luce: insieme costi-
tuiscono la totalit di ci che essenziale. da quel fondo che
luomo in grado di correlarsi allaltezza, da quel fondo parte la ten-
sione verso lalto. Ed sempre da quel fondo che si trova limmagine
che genera il particolare sentimento verso lesistenza tipico del tempe-
ramento malinconico. Il malinconico a contatto con quella profondi-
t in cui si presagisce la forma autentica dellesistenza. Perci, se-
guendo il filo della malinconia, guadagnando piani via via pi profon-
di, giungendo l dove essa sorge e da cui si diffonde, si capisce il per-
ch del suo sentimento verso lesistenza; si capiscono allora le ragioni
per cui il mondo, interno ed esterno, divenga per il malinconico cos
spesso plumbeo. Il velo che d colore allintera esistenza delluomo
malinconico si rivela come nostalgia dellassoluto provata di fronte al-
la delusione per linadeguatezza e linsufficienza del mondo reale.
Se vero che la malinconia ci che toglie valore agli esseri, che
svuota di contenuto figure e valori ben stabiliti e fermi; che rende vana
e chimerica qualsiasi cosa, spingendosi nel vuoto e nel tedio; che
spezza e asporta i pilastri dellesistenza stessa, e si caccia cos in
uninsensata disperazione essa, vista l dove ha origine e da dove si
diffonde, la reazione alla percezione chiara e limpida della forma au-
tentica dellesistenza che non coincide con la forma attuata, effettiva
(esperienza dello scarto, dellangustia della finitezza, della ristrettez-

45
R. GUARDINI, Ritratto della malinconia, cit., p. 59.
Capitolo primo 37

za)46. Per questo il malinconico non pu perdere il contatto con la sua


malinconia. Solo da qui pu generarsi il sentimento di intimit con il
mondo:

lasciate solo che la passione si attenui, che si dischiuda lintero riserbo, ed es-
so salire alla superficie tutta la levit dellesistenza; ecco emergere quel sen-
timento, in tutto luomo, di ondeggiare come sospeso nellaria; quella traspa-
renza delle cose e dellesistenza; quella chiarezza di sguardo, quella infallibi-
lit in dar forma alle cose47.

Solo da l sorgono le figure luminose del presente in cui il peso


che grava sulle cose e su di noi fino a schiacciarci diventa la pressione
che conferisce valore alle cose, linsufficienza avvertita in ci che
finito non si tramuta nel sentimento che tutto vano ma diventa il
mondo di cui aver cura48:

46
Il malinconico vive intensamente il vuoto di realt e la mancanza di valore del
mondo concreto quotidiano che sembra afflitto da irrealt: il mondo visibile perde di
vitalit, spessore, sbiadisce di fronte alla luminosit di una realt pi vera. La malin-
conia Eros, ovvero la risposta alla finitezza avvertita come ferita, alla ricchezza di
senso del mondo che per non sono completi e perci sono deludenti. LEros
quindi desiderio di pienezza, urgenza delleterno ma anche consapevolezza di dover
colmare la distanza, divenendo malinconia quando ci si sente incapaci di portarne la
responsabilit.
Su questa esperienza e sui momenti che la compongono Guardini forgia la sua visio-
ne etica: la percezione della preziosit di ogni esistente, del suo valore intrinseco e
di quello che esso pu e deve attuare (lesistente l colmo di significato); la perce-
zione della fragilit dellessere, della sua vulnerabilit ( a mia disposizione, ne
posso disporre); il sentimento della responsabilit ( mio compito prendermene cu-
ra). Al dato oggettivo, alla qualit propria dellesistente (la preziosit e la vulnerabi-
lit) corrisponde il dato soggettivo della responsabilit, del rispetto e della sollecitu-
dine. La preziosit (il riconoscimento immediato del valore) assurge nel soggetto a
norma, ad impegno, ad obbligo o dovere morale e si esprime nel sentimento corri-
spondente che si genera. Si tratta del sentimento di responsabilit come elemento es-
senziale dellesperienza ontologica che si avverte nei confronti dellessere, perch la
caratteristica di ogni esistente di non avere la sua perfezione gi data con il suo es-
sere, ma di doverla attuare. Il desiderio di raggiungere la pienezza dessere e la re-
sponsabilit di essere sono dunque il fondamento dellobbligazione. Cfr. R.
GUARDINI, Etica, cit., in particolare, p. 52 ss.
47
R. GUARDINI, Ritratto della malinconia, cit., p. 58.
48
La malinconia diventa autodistruttiva se comporta il rimanere attaccato alloggetto
della nostalgia, diventa creativa se diventa lo stimolo, lo strumento per dar forza alla
38 Parte prima

Non difficile avvertire se in una persona le radici dellessere si affondano


gi nella malinconia. Unesistenza limpida e disinvolta rende felici, vero;
ma chi abbia conosciuto quellaltra regione, non sapr pi vivere, in maniera
definitiva, se non insieme con persone e con pensieri che siano a contatto con
quelle profondit, o per lo meno siano sensibili ad esse. La grandezza, gran-
dezza vera, grandezza totale, non possibile senza quella pressione, soltanto
la quale conferisce un peso alle singole cose, e potenzia tutto lo sforzo fina-
le49.

Il malinconico vive tutto ci con profondit ma soprattutto con vio-


lenza e perci spaventato. Lo spaventa lesuberanza della vita, da cui
ritiene di poter essere travolto:

questa malinconia quella da cui esplode il dionisiaco. Proprio luomo ma-


linconico pi profondamente in rapporto con la pienezza dellesistenza.
Splendono chiari, a lui, i colori del mondo; a lui risuona, con dolcezza pi in-
tima, la musica interiore. Lui, e lui, solo, avverte in pieno la violenza delle
forme viventi. Dallessere del malinconico sbocca e trabocca a fiotti la vita; a
lui come a nessuno, dato di esperimentare la sfrenatezza dellintera esisten-
za50.

Qui appaiono sullo sfondo le figure che accompagnano Guardini co-


stantemente e che rappresentano gli esempi viventi di chi ha vissuto
dando espressione a due forme estreme di esistenza: Kierkegaard e
Nietzsche. La vita del malinconico pu dilacerarsi in modi diversi poi-
ch la distanza, lo scarto fra il mondo come e il mondo come do-
vrebbe essere pu dare origine a diverse risposte: la tentazione di im-
mergersi nel flusso della vita, di lasciarsi trascinare dalla sua corrente,
lasciandosi trasportare dalla immediatezza della natura e dei sensi (vi-
talismo) e la tentazione di dissolversi nella immediatezza religiosa.
Kierkegaard e Nietzsche rappresentano due risposte divergenti (due

propria azione: Esiste una malinconia buona - precisa Guardini - quella che
precede la nascita delleterno. loppressione interiore, che deriva dalla prossimit
delleterno, dal fatto che leterno urge per essere realizzato. lesigenza sempre ef-
ficace, anche quando non sia consapevolmente avvertita, di assumere nella propria
vita il contenuto dellinfinito; di esprimerlo nel proprio atteggiamento interiore e
nellazione, nei propri sentimenti e nellazione. Ivi, pp. 69-70.
49
Ivi, pp. 57-58.
50
Ivi, p. 60, corsivo nostro.
Capitolo primo 39

tentazioni a cui Guardini sente esposta la sua propria vita) in cui la vi-
ta portata ai suoi estremi, poich si verificato un falso rapporto con
la realt (ovvero, il rifiuto del principio di realt). In entrambi i casi la
ribellione diventa la forma scelta: laffermazione della volont di vi-
ta delluomo che reagisce alla sua vulnerabilit e che non accetta il
senso del limite perch avvertito come mortificante. E invece solo
luomo che accetta il limite dellesistenza in grado di guadagnare
quel piano in cui la vita diventa possibile. In questo caso egli non
pi colui che non padroneggia pi la vita, diventa luomo che sa
danzare, non nella sfrenatezza, nellebbrezza ma nel limite,
nellaccettazione della realt51; diventa luomo che si sente posto in
relazione con i poli dellesistenza vista nella totalit del suo cerchio e
fra questi si afferma52.

Lanalisi che Guardini compie, il modo in cui egli progredisce lun-


go la linea di significati che permettono di mettere a fuoco un feno-
meno tanto complesso quanto la malinconia, contiene le stesse acqui-
sizioni de Lopposizione polare; le acquisizioni in campo teoretico
combaciano con quelle a livello esistenziale, in termini di maturazione
personale. Qui, come l, si trova la descrizione (anche se espressa su
piani completamente diversi) dei momenti di svolta, delle tappe specu-
lative che segnano il cammino interiore. Quelle decisive - in cui si
guadagna una prospettiva migliore, un piano qualitativo superiore, una
pi profonda chiarificazione interiore - sono le stesse: la vivida perce-
zione e la netta presa datto di un centro del nostro essere che sem-
bra ridestarsi dopo essere stato come assopito e svolgere di nuovo la
funzione del chiaro punto di partenza, di un nuovo inizio; la conquista
della consapevolezza e dellaccettazione del limite come decisivo per
una corretta e costruttiva impostazione di vita (la conquista del senso
della realt); la percezione di una zona in cui il conflitto assume una
diversa configurazione e che fonda, sostiene ed alimenta la teoria degli
opposti. Si capisce mettendosi in questottica (facendo interagire i tre
testi) in che senso e in che modo lidea degli opposti affondi le sue ra-

51
Cfr. Ivi, p. 28 e p. 36.
52
Cfr. R. GUARDINI, Pascal, cit., p. 67.
40 Parte prima

dici nel tessuto pi profondo della vita di Romano Guardini, abbia o-


rigine da problemi del tutto personali e sia tesa a risolverli.

3. La scoperta degli opposti.

Tornando a Lopposizione polare, senzaltro decisivo - nel senso


che costituisce un momento di svolta nella sua grave crisi esistenziale
(non sapevo cosa farne di me stesso) - in questo faticoso processo di
chiarificazione interiore, lacquisizione della consapevolezza che le
tensioni che attanagliano ogni vita non si possono eliminare, ma solo
inserire nella vita stessa53. Ricordiamo la frase fortemente autobiogra-
fica riferita a Pascal descritto come uno di quegli uomini che non
semplificano ed appianano le complicazioni e le contraddizioni
delluomo ma proprio in queste vedono delluomo la vera natura54. A
questa convinzione si giunge riflettendo sul fatto che nellambito della
propria vita (del proprio essere sentito come tessuto unitario) si avver-
tono momenti che coesistono in tensione e che, a volte, vorremo
scegliere singolarmente, optare per uno di essi (per pensarli autono-
mamente o per eliminare la tensione che fa parte della nostra vita pen-
sando che essa sia dovuta alla compresenza di molteplici fattori incon-
ciliabili fra di loro, oppure perch accogliamo la possibilit di foggiare
la nostra vita scegliendo un unico tratto distintivo ritenendolo lunico
capace di configurare positivamente la nostra esistenza). Ci accorgia-
mo per che ci non ci possibile. La vita appare allora come una
pluralit di momenti compenetrantesi e coesistenti che non possono
essere pensati come accidenti della vicenda umana perch ne sono
lespressione specifica e nemmeno possono essere scelti singolarmen-
te: l dove vengono meno, viene meno la vita stessa. Ma essi non rap-
presentano nemmeno un groviglio in cui lindividuo destinato ad af-
fondare.
53
Cfr. R. GUARDINI, Appunti per unautobiografia, cit., p. 98.
54
R. GUARDINI, Pascal,cit., p. 58. Cfr. anche ci che egli dice nel saggio Madeleine
Smer (1929), in Unterscheidungen des Christlichen, Mainz 1963; tr. it. in Pensatori
religiosi, Morcelliana, Brescia 2001, p. 185: vi sono delle tensioni che non si pos-
sono scogliere ma solo accogliere e portare nel cuore. Ma le citazioni potrebbero
essere innumerevoli.
Capitolo primo 41

Da questa percezione fondamentale deve essere nata la distinzione


chiara, precisa ma soprattutto decisiva per lidea degli opposti, fra op-
posto (Gegensatz) e contraddizione (Widerspruch), fra momenti reci-
procamente implicantisi e quelli in cui lindividuo si trova di fronte ad
una scelta: o luno o laltro. Momenti, questi ultimi, che si escludono a
vicenda e che pertanto mirano ad imporsi, combattersi e sostituirsi gli
uni agli altri a causa dellimpossibilit della loro coesistenza, compa-
tibilit, conciliabilit. A differenza dei contraddittori, gli opposti ob-
bligano invece al riconoscimento di entrambi.
A questo risultato (che per, a ben guardare, in realt un punto di
inizio) Guardini arriva riflettendo su quali siano le condizioni di esi-
stenza della vita umana55. La vita, ad esempio, impone di assumere
una forma stabile e, nello stesso tempo, essa pretende di permanere
fluida. Ci significa che la vita non pu pervenire ad una forma defini-
tiva perch in questo caso la vita si fissa, si irrigidisce, si cristallizza,
non pi vita: la forma assunta in modo definitivo diventa forma osti-
le nei confronti della vita stessa che deve sempre conservare anche il
carattere di fluidit56.
Ponendosi alla ricerca delle voci contrastanti dellesistenza per ar-
rivare a cogliere le categorie ultime della vita e svelare il reticolo de-

55
In R. GUARDINI, Pascal, cit., p. 30, leggiamo che tutta la riflessione sugli opposti
lotta con la difficolt di trovare i punti fecondi, i mezzi logici, i metodi idonei a
spiegare come accadano le cose umane, come nascano e si effettuino gli atti umani
e i loro complessi, in quali strutture si costituisca lumana esistenza.
56
Al di l delle affinit concettuali e lessicali con il saggio di Georg Simmel a cui
Guardini fa esplicito riferimento, vi sono sostanziali differenze fra le due posizioni.
Simmel, in particolare, pone seriamente il problema della vita segnata inevitabil-
mente dalla finitezza non come qualcosa che delimita dallesterno, ma in modo
immanente. Egli dedica un capitolo importante a questo argomento nel suo libro, In-
tuizione della vita, che Guardini ha letto. Riflette, in particolare, sul fatto che la mor-
te plasmi la vita, che essa non sia qualcosa che sopraggiunga dallesterno, come
un taglio delle Parche che pone fine allesistenza, ma sin dal principio un elemen-
to che plasma il corso della vita. G. SIMMEL, Lebensanschauung. Vier metaphysi-
sche Kapitel, Mnchen-Leipzig 1918; tr. it., Intuizioni della vita. Quattro capitoli
metafisici (1918), Edizioni Scientifiche italiane, Napoli 1997, p. 88. La rappresenta-
zione della vita e della morte come due aspetti di una comprensione unitaria
dellesistenza ripresa senzaltro da Guardini ed per lui molto stimolante: attraver-
so di essa egli elabora lidea dellesistenza minacciata costantemente dalla sofferen-
za e dal non-senso.
42 Parte prima

gli opposti, lavorando con impegno e meditando con tenacia, Guardini


individua otto coppie polari, di cui sei sono definite opposti categoriali
(intraempirici e transempirici) e due opposti trascendentali. La vita
pertanto forma, ma non solo: anche pienezza. La vita atto e anche
struttura. La vita singolarit e totalit. Allo stesso modo la vita
produzione e disposizione, originalit e regola, immanenza e trascen-
denza, affinit e distinzione, unit e pluralit57.
Approfondendo - pensando fino in fondo - la contrapposizione fra
le varie voci dellesistenza, si scopre la loro sostanziale unit: essi non
stanno nella contraddizione ma sono luno per laltro, luno nellaltro.
Quando infatti riflettiamo sui singoli momenti della vita, seguendo
uno solo di essi e volendo seguire la direzione del suo significato fino
in fondo, avanzando in questo unico senso, oppure osservandolo cos
come si attualizza quando un individuo nella sua concreta esistenza
predilige percorrere una strada in cui cerca di realizzare ununica con-
figurazione di senso, si tenta, in questi casi, di seguire ununica linea
di significati (nel pensiero ma anche nella vita) per definirla meglio,
per farne emerge i tratti distintivi; si sperimenta allora di non poter
giungere ai confini, ci si imbatte in un vicolo cieco, in qualcosa che
non veramente pensabile, concepibile. Se, per esempio, pensiamo
veramente, fino in fondo, alla corrente del divenire, ci rendiamo conto
che il pensiero sperimenta la propria incapacit ad essere tale, diventa
un concetto vuoto, privo di intuizione: limmagine si sfoca, diventa
sfuggente, i suoi contorni si fanno sempre pi indecisi o confusi, il
concetto diventa pallido, il pensiero diventa non-pensiero (o un non-
senso). E ci che si verifica sul piano del pensiero corrisponde a ci
che si verifica sul piano dellessere o della vita. In altre parole, la stes-
sa preclusione viene sperimentata nella vita concretamente vissuta.
Ne Lopposizione polare Guardini invita il lettore a riflettere sulla
incapacit o impossibilit di pensare veramente una vita vissuta, re-
alizzata secondo ununica configurazione di senso: la vita assume, in
questo caso, una fisionomia distorta, diventa segnata sempre pi
dallassurdo, languisce, si perde, si irrigidisce, precipita nella mancan-
za di senso e di forma (o, paradossalmente, di troppo senso o troppa

57
Per il quadro degli opposti, si veda R. GUARDINI, Lopposizione polare, cit., pp.
208-212, dove fornisce una serie di precise raffigurazioni geometriche.
Capitolo primo 43

forma): la vita, scrive Guardini, giunge ad una zona di pericolo in cui


essa vive un valore-limite che di fatto impossibile da realizzare58.
Ci dimostra che la vita stessa non sopporta lunilateralit, le direzioni
a senso unico e che, dunque, la sua aspirazione allunit non pu esse-
re mai soppressa poich essa tende a ricomprende in s tutto ci che la
fa essere vita. Il piano del pensiero lo stesso piano della realt ovve-
ro della vita59.
In questo contesto, appaiono le immagini eterne utilizzate
dalluomo per esprimere la sua condizione esistenziale, per rischiarar-
la e anche per rappresentarne il dramma: quella della vita come fiume.
Noi sperimentiamo la vita come un fiume. La figura del fiume appar-
tiene alla modalit desperienza vissuta (Erlebnis) della nostra esisten-
za. [] La vita stessa mutamento continuo; un continuo diventar di-
verso, e perci un continuo passare60. Ma spiega Guardini quan-
do cerchiamo di afferrare questo concetto, ci lasciamo guidare da que-
sta immagine e la seguiamo fino in fondo (cos come essa si realizza
nel pensiero, riflettendo su una concreta vita vissuta in cui questo di-
venta la configurazione di senso normativa e discriminativa) ci accor-
giamo che per noi non possibile: allora diveniamo consapevoli che
non pu essere realizzata puramente:

Non esiste un puro fluire. Perch vi possa essere un fluire, devesserci qual-
cosa di durevole in esso; per lo meno identit del fluente e medesimezza della
direzione, anche se solo per un breve tratto. In tal modo un flusso vivo con-
tiene necessariamente un elemento dellopposto significato: la durata, lo sta-

58
Il tipo puro - spiega Guardini - non appartiene pi alle possibilit vitali. Ma
neppure alle possibilit di un pensiero vivo. [] In tutte le questioni che concernono
il concreto-vivente, il pensiero propende ad impostare la formazione del concetto e
della definizione sul caso limite del tipo puro (per esempio, il concetto della libert
sul caso limite della scelta pura). Questo procedimento sembra a tutta prima scienti-
ficamente preciso e lineare. Ma diventa errato, non appena la formazione del concet-
to e della definizione si fissa sul caso limite e ne dichiara il ricavato come normativo
per il vivente concreto. In tal caso la precisione in ultima analisi apparenza, perch
tale concetto non pu essere realizzato e neppure pensato. Ivi, p. 155 e p. 184.
59
Questo modo di ragionare testimonia la grande influenza che Anselmo esercit su
Guardini. Si legga la nota 33 nel capitolo Lopposizione polare alla prova di Ansel-
mo del presente lavoro.
60
R. GUARDINI, Lopposizione polare, cit., p. 36
44 Parte prima

to. Effettivamente poi lautoesperienza si muove anche in un secondo senso.


Scopriamo dessere qualcosa di costruito: una struttura stabile61.

Il senso di entrambe le configurazioni (la vita come fluire, la vita


come stabilit) si comprende quando ci immergiamo nel loro com-
plesso e, nello stesso tempo, ce ne distacchiamo: si colgono allora
nellunit che vanno a costituire.
Ma ci che decisivo in questo processo di chiarificazione di cosa
sia la vita e quali siano i suoi confini la conquista della consapevo-
lezza che ogni configurazione di senso, ogni complesso impone il
proprio significato proprio in base alla sua capacit di donare senso
allesistenza. Rivendica perci il suo valore, la sua validit oggettiva,
afferma decisamente la sua determinazione specifica e significativa, la
sua logica, imponendosi come norma. Eppure proprio seguendo il sen-
so di un singolo momento, l dove esso si avvicina al suo limite, af-
fiora in esso e da esso una configurazione di senso opposta che impo-
ne il suo significato. In esso il primo non si dissolve e neanche vi con-
fluisce: ognuno rimane fermo nella distinzione e ben custodito nei
suoi confini ma correlato con laltro, luno non pu essere pensato se
non in virt dellaltro, con laltro e nellaltro. Spiega Guardini: O-
gnuno dapprima esclude dalla linea del proprio significato laltro;
simpone; giunge per poi al confine dove esso comincia a diventare
impossibile, se laltro non affiora in esso dal suo senso opposto62.
La riflessione radicale sugli opposti (il pensarli fino in fondo) porta
a vedere che non vi mai un momento conciliativo delle opposizioni,
pur nellevidenza dellautoappartenenza dei due poli. Ed questa - lo
vedremo meglio in seguito - unacquisizione essenziale perch attra-
verso di essa si arriva alla descrizione di un sistema che aperto e ri-
mane costitutivamente tale. Quando la tensione fra due termini con-
figurabile oppositivamente, ci vuol dire che ogni termine distinto (
irriducibile allaltro, ha una sua consistenza ontologica che permane
sempre e non viene mai meno) ma unito allaltro: , in una parola, un
polo. Gli elementi delle coppie oppositive non si escludono distrug-
gendosi (come nel caso dei contrari), n si conciliano (dando vita a

61
Ivi, pp. 36-7.
62
Ivi, p. 53, corsivo nostro.
Capitolo primo 45

sintesi e quindi cessando di esistere come opposti). Sono invece indis-


solubilmente legati, si coappartengono e si richiamano vicendevol-
mente, pur rimanendo ciascuno (degli opposti) ben custodito nella
propria singolarit, inderivabilit, originalit. Sintrecciano, ma mai
sfumano luno nellaltro, n sono permeabili luno allaltro. Perdendo
il rapporto con il polo opposto, rinunciando cio alla propria vera na-
tura e necessit, entrambi perdono il loro senso, la loro direzione vita-
le e non assolvono pi al loro compito, quello di dar vita alla vita stes-
sa.
Gli opposti stanno perci luno dentro laltro in reciproca compene-
trazione63, mantenuti sempre nella loro specifica ed irriducibile vitalit
(nessuna continuit qualitativa conduce dalluno allaltro64) e nel lo-
ro reciproco rapporto equilibrante (non permettendo che la vita per-
venga a configurazioni di senso unilaterali e parziali ma inverandosi
vicendevolmente), dando vita cos ad un ordine caratteristico, fatto di
esclusione e di inclusione insieme; di differenziazione e di affinit; di
pluralit e dunit.

Non dunque pura esclusione; sarebbe contraddizione. Non pura inclusione;


sarebbe identit. una specie peculiare di relazione, fatta simultaneamente di
relativa esclusione e inclusione. esattamente questa la relazione che chia-
miamo opposizione. I due elementi cos rapportati formano evidentemente
ununit. Ed anzi molto forte; ununit per il bene e per il male. Essa consiste
appunto nel dato di questa simultanea repulsione e attrazione reciproca, di-
versit e somiglianza, molteplicit e unit; unit in tensione65.

La riflessione sugli opposti permette cos di cogliere il vero movi-


mento della vita, conquistando la consapevolezza di appartenere ad
una realt complessa che non una trama uniforme o univoca ma

63
Tali relazioni reciproche non possono essere pensate solo luna accanto allaltra
o luna di fronte allaltra, ma anche luna dentro laltra, in reciproca compenetrazio-
ne. Ivi, p. 153.
64
Ivi, p. 150. Questa appunto lessenza della vita come unit: stare insieme in en-
trambi, e lessere entrambi solo insieme possibili, e tuttavia entrambi realmente au-
tosussistenti e qualitativamente distinti; e il risultare la vita non da un crescere o da
un trasformarsi delluno nellaltro, ma solo dal salto qualitativo che passa dalluno
allaltro. Ibid.
65
Ivi, p. 89.
46 Parte prima

per unitaria e, quindi, pur essendo una e molteplice, stabile e mutevo-


le, formata e informe, non porta in s, alla sua radice, la scissione.
Questo tessuto complesso e unitario viene lacerato solo quando ci si
ancora allillusione di una realt monolitica, omogenea, uniforme,
semplificata.
Questo il sentiero attraverso cui Guardini approda ad unimmagine
estremamente drammatica dellesistenza, trovando la spiegazione del-
la distruttivit come rischio a cui ogni esistenza inevitabilmente sot-
toposta (carattere tragico dellesistenza) proprio nel fatto che, non
riuscendo a vivere nella complicazione, ci si sforza di semplificarla
scegliendo ununica direzione, optando cio per una forma di esisten-
za che escluda ogni altra modalit di sussistenza umana. Se il contra-
sto, lopposizione insita nella vita stessa, se lopposizione non
qualcosa che si aggiunge alla vita, ma il modo della vita umana66,
lopposizione valenza positiva, necessit esistenziale ma, nello stes-
so tempo, essa radica la vita stessa nella fragilit, nella possibilit co-
stante del conflitto distruttivo, della ferita e dellesito tragico. Il tragi-
co, il disastro non qualcosa che sopraggiunge dallesterno o dal di
sopra e si impone alla vita, ma la vita stessa crisi: essa implica la
possibilit di poter scivolare ad ogni istante verso lassunzione di for-
me ostili alla vita stessa, anzi la vita oscilla in mezzo ad una serie
ben precisa di impossibilit67.

Dalla scoperta della struttura polare dellesistenza e delle sue leggi


interne deriva la raffigurazione di una totalit estremamente attiva e
dinamica (ma basterebbe dire viva) che si regge proprio nella tensione
e dalla tensione. Lidea dellopposizione come chiave di lettura
dellintera esistenza umana significa per e questo deve essere sotto-
lineato soprattutto comprendere gli intrecci delle opposizioni.
infatti precisamente la visione di questa tessitura quella che costa
maggior sforzo alla mente: raffigurarsi, nel senso di porsi davanti agli
occhi, questa totalit (luomo vivo e concreto) nella intrecciatura delle
opposizioni che la compongono. Luomo - scriver pi tardi in Pa-

66
Ivi, p. 142.
67
Ivi, p. 206. Appartiene allessenza della vita che esista fra due confini di morte e
che la morte la minacci dal suo intimo centro stesso. Ivi, p. 156.
Capitolo primo 47

scal - esiste in una molteplicit di momenti che non si devono somma-


re insieme, ma cogliere come un tutto68.
la visione di questa totalit intesa in questo senso che regge tutto
il percorso guardiniano che va dal 1905 al 1925. Occorse infatti tutto
questo tempo (venti anni) per far uscire dallo stato di latenza questa
percezione originaria pur ben presente nella mente e per dare una ve-
ste solida allidea degli opposti. In questo arco di tempo Guardini
comp vari studi che testimoniano la sua necessit di pensare fino in
fondo lidea degli opposti, di collaudarla applicandola. Egli esercita
cos il suo sguardo, impara a capire come si perviene ad unimmagine
unitaria delluomo, come la si rischiara e la si espone tematicamente.
In questo tentativo, egli spinto a ritrovare in se stesso le linee segui-
te dal pensiero per capire come ci sperimentiamo e comprendiamo. Ed
qui che la problematica gnoseologica inerente allidea degli opposti
si mette in luce e vi si connette, pur essendone distinta69. Guardini
constata la lentezza e la difficolt con la quale unimmagine raggiunge
la precisione della forma fra momenti in cui traluce nitida e altri in cui
si eclissa o diventa incerta. Il problema che lo tenne perci occupato
riguardava il processo attraverso cui si acquisisce consapevolezza e la
necessit di riportare i significati attinti in termini di un sistema di
concetti logici (utilizzare quindi le categorie del pensiero decisamente
conscio70). Per questa via egli giunge a chiarire la distinzione essen-
68
R. GUARDINI, Pascal, cit., p. 59.
69
Guardini precisa: Potrebbe nuocere allidea degli opposti il fatto che essa viene
connessa con il problema gnoseologico del concreto. Ma, in se stessa, quella idea
del tutto indipendente da queste problematiche e tentativi di soluzione di carattere
noetico. Tuttavia acquista pi vivo interesse da tale nesso; e poich il problema
dellimportanza del momento concettuale e di quello vitale nella conoscenza interes-
sa assai e sono comparse alcune teorie unilaterali in proposito molto sconcertanti, ci
sembra giustificato il tentativo duna soluzione di questo problema cauta e attenta al-
la globalit di esso. R. GUARDINI, Lopposizione polare, cit., p. 8.
70
Questo un elemento da non sottovalutare perch contraddistingue il percorso
guardiniano e ci fa capire la sua intima esigenza che,di nuovo, lo pone idealmente
vicino a santAnselmo: il desiderio di scientificit, ovvero di portare tutto alla
chiarezza del concetto. Guardini ritiene che, se anche il pensiero concettuale non
pu esaurire mai la ricchezza dellesperienza vissuta, se anche ad esso resta preclusa
linterezza di ci che si d nella vita, non per questo si deve rinunciare alla chiarezza
della forma logica, recuperando, nel contempo, il valore, il significato e la funzione
del modo diretto, intimo e reale (soggettivo) con cui luomo si avvicina e si incontra
48 Parte prima

ziale fra conoscenza concettuale e conoscenza vitale (intuizione) - cia-


scuna intesa come correlata ad una peculiare sfera di senso - e il loro
ruolo nella loro specifica funzione e relazione. Scopre cos la forma
polare del pensiero (o nasce cos lidea che il pensiero debba
anchesso strutturarsi polarmente?), scopre come funziona la mente: la
conoscenza un atto umano e, in quanto tale, ha anchesso struttura
oppositiva71.
Lautocomprensione, lautoanalisi implica che lo sguardo si impe-
gni a considerare lesperienza irriflessa (ci che mi si offre quando
guardo me stesso72), ma ci sono ambiti o specifici contenuti che non
si prestano ad essere oggetto dello sguardo73.
La necessit avvertita da Guardini di riportare in termini di un si-
stema di concetti non significa che egli consideri lintuizione come
un pensiero concettuale svolto in modo molto rapido, o abituale, o
inconscio o il concetto come se lo si intendesse quale chiarificazio-
ne formale dellintuizione74, il che potrebbe equivalere a dire che fra
di essi vi una semplice distinzione quantitativa. La differenza inve-
ce qualitativa: concetto ed intuizione sono correlati a due sfere distinte
di significato e ciascuno di essi ha le sue categorie e la sua logica. An-
che lintuizione una forma di consapevolezza, correlata ad una speci-
fica sfera di significato. chiaro che quando si parla di questa sfera si
entra in un ambito i cui contenuti specifici oppongono alla loro tra-
duzione concettuale unintrinseca resistenza75. Possono perci facil-
mente perdere il contatto con il momento concettuale e cio con la sfe-

con la realt. Questo, secondo Guardini, lapproccio dimenticato dalla scienza che
non in antitesi con essa. Cfr. Ivi, p. 161. Cfr. il capitolo del presente volume:
Lopposizione polare alla prova di Anselmo.
71
La conoscenza - scrive Guardini - sta in entrambe le posizioni, in tutte e due le
sfere di senso. R. GUARDINI, Lopposizione polare, cit., p. 166.
72
Ivi, p. 29.
73
Il regno dello sperimentabile umano - scrive Guardini - risulta conformato in
modo che mi obbliga a porlo in relazione con una zona di profondit, a sua volta non
sperimentabile. Ivi, p. 30.
74
Ivi, pp. 166-7.
75
Ivi, p. 166. Cos continua: Si tratta di configurazioni concettuali di tipo particola-
re, che non apprendono immediatamente ci che intendono esprimere, ma riescono
solo a circuirlo, ad illudervi e sollecitano cos latto della conoscenza intuitiva verso
quello del vero e proprio cogliere.
Capitolo primo 49

ra decisamente conscia. Nella sua forma pura, lintuizione si smar-


risce, diventa muta, sprofonda nellinconscio. Tuttavia non si opera
qui la distinzione fra uno stato di consapevolezza e uno di inconsape-
volezza o di conscio e inconscio, ci si riferisce piuttosto ad ambiti o
specifici contenuti, le cui categorie non sono le stesse: le une non pos-
sono essere rovesciate nelle altre, ma nemmeno giustapposte. Tanto
vero che se il momento concettuale cerca di attrarre nel proprio ordine
il concreto vivente risolvendolo nei suoi contrassegni concettuali, lo
distrugge76.
Questa difficile via (il recupero della consapevolezza di come si
muove la nostra mente, di come si attua il pensiero) quella che egli
vuole mostrare al lettore de Lopposizione polare in modo che questi
riesca a raffigurarsi nella mente quella immagine delluomo che egli
(Guardini) pur avendo chiara nella mente, riusciva con difficolt a de-
scrivere con le parole. Luomo certamente un tutto, una totalit e
questa unit presente in ogni suo punto, ma non si pu descriverla se
non scomponendola in parti. Nasce cos il problema di come pervenire
ad una visione unitaria attraverso quelle linee, incroci, rapporti geo-
metrici che Guardini utilizza cercando di offrire la visione viva e reale
delluomo che vive concretamente. Come pu il simbolismo geome-
trico restituire limmagine da abbracciare con lo sguardo? La ricerca
della soluzione di questo nodo conduce Guardini a riflettere sulle mo-
dalit di conoscenza, sulla loro natura, il loro rapporto. Lo sguardo del
lettore deve metodicamente imparare ad abbracciare ci che la realt
stessa rivela di s in modo da giungere a quella visione fugace, pronta
a dileguarsi in cui trapela improvvisamente, in un istante, limmagine
delluomo vivente concreto nella totalit delle sue espressioni77. Il me-
todo, la strada da percorrere - spiega E. Santini - risulta talmente a-
deguato alloggetto della ricerca che diviene esso stesso espressione
della struttura essenziale di questultimo: il metodo si identifica con la

76
Cfr. Ivi, p. 159. E continua: Daltra parte dobbiamo star fermi al fatto che noi
possiamo cogliere scientificamente soltanto ci che pu essere appreso per mezzo di
concetti e di giudizi.
77
Si tratta del momento in cui luomo in grado di realizzare la visione,
lAnschauung, ma essa, come tutto latteggiamento che la regge, tesa, faticosa;
possibile come costante abitudine di pensiero solo per una continua disciplina e su-
peramento di s. Ivi, p. 197.
50 Parte prima

meta stessa, leuristica con lontologia78. Si sviluppano altrimenti


modi di vedere parziali ed unilaterali che conducono a convinzioni
sbagliate.
Il problema che si pone al lettore de Lopposizione polare inverso
a quello che si pose a Guardini che parte dallimmagine e cerca di
spiegarla con concetti, sperimentando cos tutta la difficolt
nellimpresa. Il lettore deve invece partire dai concetti per ritrovare
limmagine originaria che li ha suscitati e diretti: impresa, questa, al-
trettanto impegnativa.
Il lungo processo di elaborazione dellidea degli opposti struttura il
pensiero di Guardini e gli d una forma stabile e definitiva oltre che
profondamente caratterizzante (personale). Ed questo che fa dire a
H.B.Gerl che: Si pu comprendere lo spirito di Guardini sono esami-
nando la sua dottrina degli opposti che si pu considerare la struttu-
ra del [suo] pensiero79.
Lidea dellopposizione accompagna Guardini dallinizio e per
sempre. Tuttavia la chiarezza via via ottenuta risulta sempre inadegua-
ta, insoddisfacente. Egli si scusa pi volte con il lettore in preda alla
dolorosa sensazione di aver imprigionato in formule troppo aride e di-
sanimate la vivezza e la ricchezza delle esperienze che sorreggono
lintera meditazione sugli opposti:

avrei preferito attendere ancora affinch tutto potesse farsi pi ricco e pi


chiaro. Ci che ora posso offrire ancora conciso, talora non pi che una
scheletrica impalcatura, e non in grado di far comprendere ancora quale ric-
chezza pu scaturire da simili pensieri. [] Tutto il libro del resto non mol-
to pi che un abbozzo. Esso non rileva affatto tutta la ricchezza di nessi, di
fenomeni, di forme, di punti di vista che grazie allidea degli opposti si resa
visibile allo spirito, a tal punto che essa non sapeva che partito prendere e in
qual modo uscire dallimbarazzo della scelta, se non accantonando tutto ci
che gli urgeva dentro e mantenendosi energicamente raccolto su una precisa
linea di pensiero. Mi sono cos limitato allestremo, quanto mi fu possibile, in
tal senso, senza lasciare in campo una ossatura, povera di significato, di pro-

78
E. SANTINI, Esistenza ed opposizione. Ermeneutica della libert in Romano
Guardini, Ed. Dehoniane, Roma 1994, p. 96.
79
H.B.GERL, Romano Guardini. Vita e opere, cit., p. 287.
Capitolo primo 51

posizioni astratte. Spero che lavori ulteriori mettano in luce pi chiaramente


la fecondit dellidea fondamentale degli opposti80.

Viene espressa in queste parole la tensione esistenziale che anima il


percorso, la sua energia prorompente, lo sforzo per esserne padrone,
per assumerla entro dei limiti e darle forma, tenendo a bada una sensi-
bilit fremente: la pienezza deve essere contenuta in una forma che
ne conservi la vibrazione e non la immobilizzi in formule astratte e ri-
gide. Molto significativo, perch lascia con inequivocabile certezza in-
tuire la necessit esistenziale che anima lintero processo, che egli
impieg un tempo enorme per dare forma a ci che gli si era reso visi-
bile allo spirito e che poi, invece, fosse in grado di scrivere una enor-
me quantit di libri con estrema naturalezza, rapidit e risolutezza.
Guardini era pervenuto faticosamente ad una visione unitaria
dellesistenza umana e delluomo che vive concretamente, imparando
a guardare metodicamente, ad abbracciare con lo sguardo, la comples-
sa rete di interne tensioni ma soprattutto dando loro forma, misura e
ritmo (divenendone consapevole e padroneggiandole). Il processo di
elaborazione degli opposti coincide con la riappropriazione della pro-
pria esistenza, avvenuta imparando a convivere con le proprie tensio-
ni, nella consapevolezza che la propria esistenza si distrugge non per-
ch esse sono forti ma perch non si riconoscono nella loro vera natu-
ra, non si rispettano per quelle che sono; ci si oppone perci per annul-
larle, distruggerle, evitarle, quando invece necessario accettarle ed
inserirle consapevolmente nella propria esistenza.
Tale processo elaborativo di chiarificazione speculativa coincide
con il chiarimento di contenuti di altissimo valore a livello esistenziale
e si converte quindi in chiarificazione interiore. Il pensare gli opposti
fino in fondo significa ripensarli e ripensarsi, acquistare centro e misu-

80
R. GUARDINI, Lopposizione polare, cit., p. 8 e p. 181. Guardini esprimer di nuo-
vo la stessa insoddisfazione nel 1967. Scrive perci H.B.Gerl: pur con tutta la pre-
sunta imperfezione, dunque, il libro accompagna Guardini come costante richiesta
fino allet avanzata. Lultimo tentativo di nuova edizione (1967, un anno prima del-
la morte!) sostenuto dalla sensazione di fondo, inattesamente chiarita, che lopera
solo allora avrebbe riscattato la sua vera e propria importanza. Poich Guardini stes-
so non fu pi capace di farlo, il compito trapassa a unaltra generazione. H.B.GERL,
Postfazione, cit., p. 237.
52 Parte prima

ra, consapevolezza del proprio s autentico. Diventa pertanto cura di


s e guarigione: la vita fluisce, oscilla ma non ondeggia pi fluttuante
senza radici, chiusa in se stessa e barricata da dentro senza nessuna
possibilit di accesso e di elaborazione razionale. Scrive Guardini:

A me sembra che lidea degli opposti, compresa nella sua profondit, possa
garantire tutto questo. Essa non equivale a un sistema in s concluso, ma
unapertura dello sguardo e un orientamento interiore entro lessere vivente.
Essa fa s che lessere ci diventi spazio e ricchezza di forme, in cui poter a-
vanzare, senza perderci81.

81
R. GUARDINI, Lopposizione polare, cit., p. 207.