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Norberto Bobbio Giuliano Pontara Salvatore Veca

Crisi della democrazia


e neocontrattualismo

A cura del Centro Mario Rossi per gli studi filosofici, Siena
Editori Riuniti

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Indice

Presentazione 7

La crisi delIa democrazia e la lezione dei clas-


sici di N. Bobbio 9

Ragione e rivoluzione di S. Veca 35

Neocontrattualismo, socialismo e giustizia inter-


nazionale di G. Pontara 55

Vi sono diritti fondamentali? di G. Pontara e


N. Bobbio 105

I edizione: settembre 1984


© Copyright by E<litori Riuniti
Via Serchio 9/11 - 00198 Roma
CL 63-2747-8
ISBN 88-359-2747-1

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Presentazione

It dibattito - e persino 10 scontro - politico che si


svolge in Italia, dopo un effimero tentativo di sgomberare
il proprio terre no - e il proprio retroterra - da ogni
sorta di «ideologismi » 0 di presupposti dottrinari affron-
tando { problemi del presente con stile pragmatico, torna
ora suo malgrado all'uso - 0 all'abuso - di categorie
mutuate dalla teoria, di formule cons aerate da un qualche
indirizzo di pensiero filosofico, sociologico, politologico. La
contesa politica sembra in tal modo nuovamente disporsi
ad accettare che da un retroterra teorico prouengano stru-
menti per la conoscenza - ed anche suggerimenti per la
soluzione - dei problemi con i quali la decisione politica,
a sua volta, sia chiamata a misurarsi.
A Norberto Bobbio dobbiamo riconoscere, tra gli altri
suoi meriti, quello di avere riproposto criticamente alcuni
insegnamenti « perenni » del grande magistero classico.
Nella crisi attuale delle istituzioni democratiche, dilaniate
tra una [rammentazione di spinte sociali neocorporatiue e
una riaggregazione statuale surrogata da centri di potere
invisibili, la lezione dei classici non e condizione - e dota-
zione - sufficiente a scoprire e sciogliere i nodi del nostro
tempo, ma e certo conditione necessaria per poter cogliere
10 scarto diijerenziale dalle altre crisi emblematiche, a par-
tire da quella - tutta ipotetica -- che nel modello hobbe-
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siano avrebbe segnato l'ingresso consensuale dei primi con-
traenti in un ordine societario garantito dalla concentrazione Norberto Bobbio
assolutistica del potere.
Salvatore Veca ripensa l'« archeologia» del termine e I ,:\ crisi della democrazia e la lezione dei classici
del concetto di rivoluzione e scorge nelle sue ascendenze
semantiche « conseroatrici » il rovescio speculare del logo-
ramento che il termine subisce al giorno d' oggi, con la per-
dita delle virtu «taumaturgiche» che le diagnosi marxiste
della crisi gli avrebbero, fino a ieri, attribuito. In sua uece,
e noto che Veca propene di recuperate un razionalismo
etico riformatore su basi teoriche neocontrattualistiche.
Al neocontrattualismo del pia noto - e piu discusso 1. II mio discorso prende Ie mosse da una £rase che
_ teorico americano vivente rivolge la sua riflessione cri- si legge alla fine dell a Iettera programmatica con cui e
tica Giuliano Pontara, deU'Universita di Stoccolma. Su due xrato convocato il convegno su « La politica fra soggetti
questioni cruciali, a suo parere, fallisce il metodo di J. c istituzioni »: «Nello spazio delIa politica sembrano
Rawls: reputando sufficiente cbe, nei paesi liberi e pro-
.mnodarsi, in sostanza, tutte le questioni aperte (in ter-
speri, it tenore di vita degli infimi si accresca in assoluto,
mini anche internazionali), Diventa allora inevitabile
trascura quelle disuguaglianze sociali relative che potreb-
bero (superata una certa soglia) risultare limitatrici anche chiedersi se non stiano cambiando i suoi connotati, le
del bene maggiore della liberta; e trascura gli analogbi - sue leggi di movimento e il suo modo di prodursi ».
ma ben piu drammatici - dilemmi di una giustizia inter- No, non sono d'accordo. Anzi, rni chiedo se in questi
nazionale tra paesi ricchi e poveri. giorni, di fronte alI'esplosione della violenza terroristica
I saggi di Bobbio e di Veca sono rielaborazioni di rela- all'interno del nostro stato e al modo con cui risponde
zioni tenute, rispettivamente, nel primo (1980) e net se- il governo limitando le liberta costituzionali, da un
condo (1982) dei CoUoqui promossi dal Centro Mario Rossi lato, e di £ronte all'invasione dell'A£ghal1istan da parte
per gli studi filosofici, nella suggestiva Certosa senese di dell'Unione Sovietica, e al modo con cui risponde I'al-
Pontignano. It saggio di Pontara e la rielaborazione di tra grande potenza minacciando sanzioni economiche e
scritti pubblicati tra il 1977 e il 1981 (in Biblioteca della misure militari sulla scena internazionale, dall'altro, la
liberta e Rivista di filosofia), ma rimeditati in occasione politica non mostri pili che mai, 1a sua reale, immuta-
di lezioni e di seminari svolti a Siena (1983-84), presso la bile, profonda natura. Alla domanda se non stiano earn-
[acolta di lettere e filosofia, e di altri incontri organizzati biando « i connotati » e « Ie Ieggi di movimento » della
dal Centro Mario Rossi. politica sono tentato di rispondere, se pure a guisa -di
provocazione: Nil sub sole novi. E di ripetere con Ma- -.
chiave11i: «Sogliono dire gli uomini prudenti, e non
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svolgono i rapporti di dominio, inteso il dominio nella
a caso ne immeritatamente, che chi vuole vedere quello
sua espressione piii intensa, come il potere che e in
che ha a essere, consideri quello che e stato: perche
grado di ricorrere, per raggiungere i propri fini, se pure
tutte le cose del mondo in ogni tempo hanno il proprio
in ultima istanza, 0 extrema ratio, alla forza fisica, Detto
riscontro con gli antichi tempi. 11 che nasce perche es-
altrimenti, l'uso dell a forza fisica, se pure in ultima
sendo quelle operate dagli uomini, che hanno ed eb-
bono sempre Ie medesime passioni, conviene di neces-
istanza, se pure come extrema ratio, e
il carattere spe-
cifico del potere politico. Lo stato puo essere definite
sita che le sortischino il medesimo effetto » I. come il detentore del potere politico, e quindi come
Non ho citato Machiavelli a caso. Per non Iasciarsi
mezzo e fine dell'azione politica degli 'individui e dei
ingannare dalle apparenze e non essere indotti a credere
gruppi in' conflitto fra loro, in quanta e l'insieme delle
che ogni dieci anni [a storia ricominci da capo, bisogna
istituzioni che in un determinate territorio dispongono,
avere molt a pazienza e sapere riascoltare la lezione dei
e sono in grado di valersi al momento opportuno, della
classici. Una lezione che Marx aveva bene appreso e forza fisica per risolvere i conflitti fra gli individui e
che i marxisti e i neomarxisti, i quali disdegnano troppo fra i gruppi. E puo disporre, ed e in grado di va1ersi,
spes so di andare oltre Marx, hanno quasi sempre di-
della forza fisica in quanta ne possiede il monopolio.
menticato. Fra l'altro io credo che oggi il marxismo stia
L'abc dell a teoria dello stato, prescindendo dalla qua1e
attraversando una delle sue crisi ricorrenti, e, se non
non si riuscira mai a capire perche esista 10 stato e non
m'inganno, una delle maggiori, e che l'unico modo serio
comprendendolo si fantastica di una .sua possibile estin-
di ridare a Marx il posto che gli spetta nella storia del
zione, e 1'ipotesi hobbesiana che puo essere enunciata
pensiero politico (non mi riferisco alla storia del pen-
brevemente COS1: la necessita dello stato nasce dalla con-
siero economico e aHa storia della filosofia che sono
vinzione razionale degli individui secondo cui 1'uso in-
fuori dal nostro dibattito ma presumo che il discorso
discriminato delle forze private in libera concorrenza fra
non dovrebbe essere tanto diverso) sia quello di con-
loro genera uno stato autodistruttivo di guerra di tutti
siderarlo uno dei classici la cui lezione merita di essere
contro tutti, e dalla conseguente rinuncia da parte di
continuamente ascoltata e approfondita, anche se non
ognuno all'uso privato della forza in favore del sovrano
si e disposti a credere che la verita cominci da lui e
che dal momento di questa rinuncia diventa 1'unico tito-
finisca con lui. lare del diritto di disporne. L'espressione « monopolio
Secondo la lezione dei classici, che si suole far co-
dell a forza », che deriva da una evidente e corretta ana-
minciare per comodita da Machiavelli unicamente per-
logia fra l'eliminazione del libero mercato e I'elimina-
che il pensiero di Machiavelli accompagna la forma-
zione della libera guerra, non e di Hobbes, ma di Max
zione dello stato moderno, ma si potrebbe far comin-
Weber, che adoperandola non si e dimenticato di es-
dare molto piu addietro, una lezione, si badi, che e
sere prima di tutto un economista. Ma serve perfetta-
anche quella di Marx, la politic a e la sfera dove si
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mente a rappresentare l'ipotesi hobbesiana dello stato quanti e di qual peso siano i passi in cui questi iden-
che nasce dalla necessita in cui si trovano gli individui tifica 10 stato di natura con 10 state di guerra e in par-
razionali di sostituire alla pluralita dei poteri dei singoli ticolare con 10 stato di guerra civile, e pertanto con
individui ['unita del « potere comune » (questa espres- l'anti-stato, e quanta pochi e insignificanti siano quelli
sione, S1, e di Hobbes) 2. che si possono addurre sollecitando e stiracchiando i
Non divers a e la concezione che ha dello stato Marx, testi per trovare nella descrizione dello state di natura
con la differenza che egli spiega in modo ben pili rea- la prefigurazione della societa di mercato. Ma anche
listico la nascita delle stato non da una ipotetica guerra prescindendo dall'esame dei testi, la societa di mercato
di tutti contro tutti avvenuta in uno stato di natura c nella interpretazione storica corrente esattamente l'op-
costruito razionalmente, ma da una storica lotta di posto dello stato di natura hobbesiano: mentre questa
classe derivata a sua volta dalla divisione del lavoro , e 1a sfera in cui si scatenano Ie passioni umane, quali
con la conseguenza che questa «violenza concentrata l'avidita di guadagno, la diffidenza reciproca e Ia van a-
e organizzata della societa » che e, secondo Marx, 10 gloria, quella viene concepita sin dai primordi dell a
stato viene considerata non pili come il « potere co- scienza economica come il campo in cui fanno la loro
mune », ma come il potere delIa classe dominante e apparizione e vengono messi alla prova gli interessi ben
quindi come i1 potere di una parte della societa sull'altra. calcolati e in cui l'uomo esercita quel calcolo degli in-
Non sarebbe i1 caso d'insistere sulla validita mai ve- teressi che, secondo 1a definizione hobbesiana delIa ra-
nuta meno dell'ipotesi hobbesiana se non fosse per l'in- gione come calcolo, e la pili element ate espressione della
giustificata fortuna di una interpretazione del pensiero razionalita umana. Poiche e un calcolo razionale cio che
di Hobbes, secondo cui 10 stato di natura, che Hobbes induce l'uomo ad uscire dallo stato di natura e a isti-
definisce ripetutamente come «guerra di tutti contro tuire la societa civile, questa si contrappone pet l'ap-
tutti », e stato inteso non come la raHigurazione por- punto come stato dell'uomo di ragione allo state di
tata alle sue estreme conseguenze della guerra civile, natura inteso come stato dell'uomo di passione. In
oppure dello stato di guerra perrnanente se pure spes so altre parole, mentre 10 stato di natura hobbesiano e
latente fra gli stati sovrani, ma come una prefigurazio- 10 stato in cui gli uomini continuerebbero a vivere se
ne della societa di mercato 3. Di un'interpretazione di non fossero anche esseri razionali, capaci cioe di fare
questa genete si puo dire che, invece di cercare di ca- il calcolo dei propri interessi, la societa di mercato e
pire il pensiero politico di Marx attraverso quello di una delle pili singolari espressioni, come il linguaggio,
Hobbes, ha cercato ill. cap ire i1 pensiero politico di delIa razionalita spontanea, in quanta consiste in una
Hobbes attraverso quello di Marx, co1 risultato di fal- rete di rapporti la cui armonia non dipende da una
sare i1 primo e di rendere meno comprensibile il secon- imposizione, com'e quella appunto che viene esercitata
do. Qllalsiasi Iettore attento delle opere di Hobbes sa dallo state per dominare le passioni, ma deriva da una
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composizrone naturale, cioe inerente alla stessa natura I.II() acconsentire alla demonopolizzazione del potere
degli interessi in gioco (la cosiddetta «mano invisibi- ",-onomico, come e accaduto nel periodo aureo dell a
Ie »). Come tale, il mercato non e da £uggire e da sop- lormazione (e pili ancora della ideologia) dello stato
primere ma e da riscoprire e da liberare da tutti gli III .rghese, concepito come puro strumento di regolamen-
ostacoli che ne impediscono il libero movimento, pro- I .izione dei conflitti economici che sorgono nella so-
venienti proprio da quel potere politico che secondo ,ida civile, dello stato non interventista, 0 neutrale.
Hobbes rappresenta invece il trion£o dell a ragione sulla 1'110 acconsentire alla demonopolizzazione del potere
non ragione, della razionalita imposta (perche la razio- J( Ieologico , come avviene tuttora negli stati non con-
nalita per Hobbes non puo che essere imposta come lcssionali (nel senso pili ampio dell a parola), in cui non
la liberta per Rousseau) sulla spontaneita che e di per ,'siste una religione 0, che e 10 stesso, una dottrina 0
se stessa irrazionale e finisce per condurre l'uomo na- una ideologia ufficiale, e vengono riconosciuti i diritti
tura/iter passionale alla propria perdizione. Che i primi .Ii liberta di religione e di opinione politica. Non puo
critici dell'economia borghese, fra i quali Marx, ab- .rcconsentire alla demonopolizzazione dell'uso della for-
biano visto nella societa di mercato, anziche il prodotto za fisica senza cessare di essere uno stato. Che Hob-
di una razionalita spontanea, la fonte di una perma- lcs ritenesse necessario oltre al monopolio dell a forza
nente anarchia, di una hobbesiana guerra di tutti con- Iisica anche il monopolio del potere ideologico (ma non
tro tutti, non e una buona ragione per retrodatare una quello del pot ere economico), non toglie che la con-
critica di questo genere a Hobbes, per il quale la dis- ditio sine qua non dell'esistenza dello stato fosse per
soluzione dello stato che riporta gli uomini allo stato [ui non il secondo ma ilprimo, tanto e vero che egli
di natura non dipende tanto da cause economiche quan- combatte come «teorie sediziose », da proibire, tutte
to dal diffondersi attraverso i demagoghi e i falsi pro- quelle teorie che in un modo 0 in un altro mettono in
feti di teorie sediziose. Se e vero che Marx ha rimes- questione la necessita dello stato appunto come unico
so l'uomo sui piedi rispetto a Hegel, a maggior ra- legittimo detentore del potere coattivo.
gione e vero rispetto a Hobbes. Che vi sia uno stato quando su un determinate ter-
Ammesso dunque che vi sia uno stato quando su un ritorio esiste un centro di potere che detiene il mo-
e
determinato territorio si compiuto il processo di mo- nopolio della forza non vuol dire che questa immenso
nopolizzazione della forza fisica, ne segue che 10 stato cd esclusivo potere costituito dal posses so del mono-
o la «forma stato », come si dice oggi, cessa di esi- polio della forza venga esercitato in tutti gli stati nello
stere quando in determinate situazioni di accentuata e stesso modo. Lo stato che esercita il potere coattivo
irriducibile conflittualita il monopolio dell a forza fisica «senza leggi ne freni », come avrebbe detto Monte-
viene meno oppure, come accade nei rapporti intern a- squieu, e 10 stato dispotico, 10 stato nella sua essenza,
zionali, non e mai esistito. Prova ne sia che 10 stato 0, se si vuole, 10 stato al momento dell a sua origine
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ideale dal disordine, dal caos, dalI'anarchia dello stato /.:1 viene via via regolato e limitato, Ie battaglie per il
di natura. Ma 10 stato dispotico non s'identifica con ruiglioramento delle condizioni di vita nei manicomi e
10 stato tout court. Nei grandi stati dell'occidente 1a uclle carceri. Cio che viene in questione in queste bat-
storia ideale dello stato puo essere raffigurata come e
I .iglie 1a limitazione dell'uso delIa £orza in base alIa
percorrente altre due tappe: quella dello stato di di- .Iistinzione tra uso lecito e uso illecito, e attraverso la
ritto e quell a dello stato che, oltre ad essere di diritto, rcstrizione dell'uso lecito e l'allargamento di quello il-
e anche democratico. lccito. Una legge che stabilisse che i genitori non pos-
Lo stato di diritto, inteso il diritto kelsenianamente sono picchiare i loro figli, e gli insegnanti i loro scolari,
come l'insieme delle norme che rego1ano l'uso delIa rientrerebbe perfettamente nel disegno genera le dello
forza, puo essere definite come 10 stato in cui i1 potere staro di diritto, cioe in un tipo di stato in cui ogni
coattivo non e esercitato da1 sovrano a suo arbitrio ma e
forma di esercizio delIa forza fisica regolata da norme
vi sono norme generali ed astratte, e quindi non vale- che consentono di distinguere l'uso legale dall'uso il-
e
voli caso per caso, che stabiliscono chi autorizzato a legale.
esercitare la forza, quando, cioe in quali circostanze, Il ricorso alIa forza e il mezzo tradiziona1e e pili
come, cioe attraverso quali procedure (il che vuo1 dire dficace (tradizionale proprio per la sua grande effica-
che salvo il caso di forza maggiore il potere esecutivo cia) di riso1vere i conflitti sociali. Non basta regolarlo
puo usare 1a forza di cui dispone soltanto dopo rego- per limitarlo e tanto menD per eliminarlo. Uno dei mag-
lare processo), e in quale misura, il che ha per conse- giori problemi di ogni convivenza civile e quello di
guenza che vi deve essere una certa proporzione, sta- create delle istituzioni che permettano di risolvere i
bilita una volta per sempre, fra colpa e castigo. A dif- conflitti, se non tutti i conflitti che possono sorgere in
ferenza di quel che accade nello stato dispotico, nello una societa almeno la maggior parte, senza che sia ne-
stato di diritto e possibile distinguere non solo la forza cessario ricorrere alIa forza, se pure alIa forza legittima,
legittima da quella illegittima (considerando 1egittima perche esercitata dal sovrano, e legale, perche eserci-
ogni azione che proviene dal sovrano, cioe da colui che tata nell'ambito delle leggi che 1a regolano. L'insieme
possiede il potere effettivo), bensi la forza legale da delle istituzioni che rendono possibile la soluzione di
quella illega1e, cioe 1a forza usata in base a leggi pre- conflitti senza il ricorso alIa forza costituiscono, oltre
stabilite e 1a £orza usata contro le leggi. La lotta per 10 stato di diritto, 10 stato democratico, vale a dire 10
l'instaurazione e il progressivo perfezionamento dello stato in cui vige la regola fondamentale che in ogni
stato di diritto e 1a lotta per 10 stabilimento e l'al- con£litto vinci tote e non gia colui che ha pili forza fi-
largamento dei limiti delI'uso dell a forza. Considero sica ma colui che ha pili forza persuasiva, cioe colui che
:11 I n.rrante battaglie per 10 stato di diritto, rigoro- con la £orza delIa persuasione (0 dell' abile propaganda
:;;lIll<'nIC inteso come 10 stato in cui l'uso della for- o anche della subdola manipolazione) e riuscito a con-
I., 17

••••
quistare la maggioranza dei voti. In linguaggio funzio- rr t ••• ma che sono strettamente connesse. La inef-
1"1110,

nalistico si puo dire che il metodo democratico e i1 I,. "",/.:, della nostra democrazia induce gruppi rivolu-
'.surrogato funzionale alI'uso dell a forza per Ia soluzione loIlL"; cd eV~rsivi a tentare di risolvere con la forza
dei conflitti sociali, Un surrogato non esclusivo ma del , I'" ,I,lemi che il metodo democratico male usato non
quale non si puo disconoscere l'enorme importanza per "':.1(' a risolvere, il che mette in questione 10 stesso
ridurre l'ambito del puro dominio: il dibattito al po- .1.1111 come l'unico detentore della forza legittirna: la
sto dello scontro fisico, e dopo i1 dibattito il voto al I. 1I,1('lll:aa risolvere i conflitti con la forza porta alla
posto dell'eliminazione fisica delI'avversario. Mentre !".I1II1:t!e sospensione di alcune norme caratteristiche
la istituzione dello stato di diritto influisce sull'uso ,I. !In state di diritto; il logoramento dello stato di di-
delIa forza regolandola, l'istituzione dello state demo- I III I aggrava la crisi delIa democrazia
I dando luogo a
cratico vi influisce riducendone 10 spazio di applica- "" vera e proprio circolo vizioso.
zione.
La distinzione di questi tre momenti nella forma- ,I, Mi soHe.rmo in modo particolare sulla crisi della
zione dello stato moderno - 10 state come pura po- ,I'"I()crazia sia perche e
l'oggetto principale del dibat-
tenza, 10 stato di diritto e 10 stato democratico - e I II politico non solo in I talia sia perche, almeno per
(l

uno schema concettuale che vale quel che vale. Vale d nostro .paese-, e la crisi principale che trascina dietro
come tutti gli schemi per mettere un po' d'ordine nella t li sc Ie altre due. Continuo COs!e completo quel para-
discussione. In particolare, a me serve per avviare un 1'.1:'(0 di uno scritro precedente in cui avevo presentato
dibattito sulla crisi attuale delle istituzioni nel nostro '!,':lttro paradossi dell a democrazia derivanti: a) dal
paese. Invertendo l'ordine dei tre momenti, la gravita ml,lrasto fra democrazia, considerata tradizionalmente
delIa crisi istituzionale del nostro paese consiste nel fat- (()ll1e il regime adatto alle piccole comunita, e Ie grandi
to che e prima di tutto in crisi 10 stato democratico t "ganizzazioni; b) dal contrasto tra l'efficacia del con-
(suI quale desidero in modo particolare soffermarmi nel- I rollo democtluico e l'aumento spropositato proprio in
la second a parte del mio discorso); e in crisi 10 stato 1()llseguenza delle sviluppo democratico dell'apparato
di diritto, nel senso che stanno venendo me no alcune hurocratico dello stato; c) dal contrasto tra I'incornpe-
garanzie circa l'uso delIa forza legittima; e in crisi 10 ICI1Zadel cittadino messo di fronte a problemi sempre
stato stesso in quanta tale, in quanta pura potenza, pili complessi e l'esigenza di soluzioni tecniche acces-
come diventa ogni giorno pili evidente dall'estendersi sibili solo a specialisti; d) dal contrasto infine fra il
delIa violenza privata e dalla incredibile capacita che presupposto etico dell a democrazia, l'autonomia del-
essa ha di resistere efficacemente alla offen siva della I'individuo, e la societa di massa, caratterizzata dall'in-
violenza pubblica. Si tratta di tre crisi diverse,' che si dividuo eterodiretto 4. Per definire con una espressione
pongono a tre diversi livelli della formazione dello stato il nuovo tema si tratta non tanto della contraddizione
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in cui versa ogni regime democratico quanto dei suoi zato e politicamente militante di oggi. Quel contadino
effetti perversi: perversi nel senso che nel seno stesso cmigrava 0 moriva di fame. L'operaio sindacalizzato e
delle democrazie si sviluppano situazioni che la con- militante di oggi lotta ogni giorno per migliorare le pro-
traddicono e minacciano di capovolgerla. prie condizioni di vita e il governo, se vuol sopravvi-
Prendo in considerazione tre problemi: a) l'ingover- vere, non 10 puo ignorare. Le istituzioni che permettono
nabilita: b) la privatizzazione del pubblico; c) il potere la presentazione delle domande sono Ie istituzioni tipi-
invisibile. che dello stato democratico, a cominciare dal suffragio
SuI primo problema, quello dell'ingovernabilita, scor- universale, per passare attraverso la libera formazione
ro velocemente, perche c'e gia, se pur non in Italia, una .lci sindacati e dei partiti, Ie varie liberta, fra cui fon-
. vasta letteratura sull'argomento. Naturalmente qui non .lamentali la liberta di stampa, di riunione e di asso-
si tratta dell'ingovernabilita all'italiana, nel senso cioe ciazione. Non c'e da meravigliarsi che una delle piu
di crescente difficolta di formare coalizioni stabili di clamorose conseguenze dell'emancipazione politica sia
governo, come ben dimostrano le tre fini premature state il potenziamento dei servizi pubblici e quindi del-
gia avvenute, e la quarta incombente 5, delle legislature. !'apparato statale, sino allimite di quel « sovraccarico »
Si tratta dell'ingovernabilita intesa come conseguenza .lalla constatazione del quale e sorto in questi anni ed
dell a sproporzione fra domande che salgono sempre piii (. subito dilagato il dibattito sull'ingovernabilita.
numerose dalla societa civile e Ia capacita che ha il si- Posto i1 problema dell'ingovernabilita come proble-
e
stema politico di rispondervi. Si costretti a constatare ilia di divario fra domanda e risposta, si capisce che
ogni giorno di piu che la macchina statale, anche la piii lc soluzioni estreme possibili sono sostanzialmente due:
perfetta, e diventata troppo debole e troppo lenta per ,. la diminuzione forzata delle domande, che e la solu-
soddisfare tutte Ie richieste che i cittadini e i gruppi le vione autoritaria; oppure il rafforzamento e il miglio-
rivolgono. Questo inconveniente e strettamente con- r.unento dello stato dei servizi, che e la soluzione so-
nesso con la democrazia di cui puo essere considerato «ialdemocratica. Non per nulla la dove la soluzione so-
un effetto perverso, perche il regime democratico e «ialdemocratica, in parole povere, 10 stato assistenziale,
per l'appunto quello che piu di ogni altro facilita e ';cgna il passo, fa la sua apparizione la soluzione auto-
in un certo senso sollecita la presentazione di domande ri[aria. Rispetto al problema delIa ingovernabilita un
da parte del cittadini e dei gruppi. Non si puo para- rq~ime autoritario puo essere reinterpretato come i1 re-
gooare la quantita di domande che poteva pone allo !,.illle che risolve il problema non aumentando la capa-
s I ato un contadino analfabeta del secolo scorso, che non ,i la dello stato di provvedere aIle aspettative crescenti,
1)( '1' -va neppure votare, quando ancora non esistevano Ilia comprimendo la capacita dei cittadini e dei gruppi
·.11)( Lwali ed esistevano soltanto partiti di elites, con ,Ii proporre sempre nuove domande mediante la sop-
'III'!!" dIe e in grado di porre un operaio sindacaliz- I,rcssione di tutte quelle istituzioni, dal suffragio uni-
'" 21
versale alle liberta di stampa 0 di associazione, che ca- It' il buon sovrano dal cattivo sovrano (come potrebbe
ratrerizzano la cittadinanza attiva. Allo stesso modo, .xcedere nelI'esercizio del suo potere il sovrano il cui
uno stato socialdemocratico puo essere reinterpretato potere per definizione e senza limiti?), mentre non e
come quello stato che cerca di risolvere il problema I irrilevante il problema del sovrano che non riesce 0
delle aspettative crescenti non - bloccando la domanda
ma accettando la sfida posta dallo sviluppo della de-
mocrazia attraverso la sempre piii efficiente organizza-
I per debolezza 0 per altri motivi d'incapacita a eserci-
tare il potere che il popolo sottomettendosi gli ha at-
tribuito. Tanto poco irrilevante che la ragione princi-
zione dello stato cosiddetto sociale 0 dei servizi. Che t pale per cui i sudditi possono considerarsi scioIti dal-
questo stato, detto spregiativamente, a torto, « assisten- I'obbligo di obbedienza al sovrano e, secondo Hobbes,
ziale », sia in crisi, non vuol dire che per riso1vere il J
.~:
la sua inettitudine al comando e di conseguenza l'in-
problema della governabilita non vi sia altra alternativa capacita di assolvere al dovere fonda men tale che e quel-
che quelIa dello strozzamento della democrazia 0 del 10 di proteggerli dai danni che ognuno puo procurare
ritorno alIo stato minimo della tradizione liberale, come all' altro e da quello che possono proven ire dagli altri
viene au spica to dai neoliberisti. statio Hobbes si limita a par1are di protezione perche
Dal pun to di vista delIa « lezione dei classici» il pro- nella sua concezione il fine principale dello stato e l'or-
blema della ingovernabilita offre qualche interessante dine interno ed esterno. Oggi il cittadino non chiede
spunto di riflessione. Uno dei temi ricorrenti della sto- allo stato soItanto 1a protezione ma ben altro. 11 pro-
ria politica e sempre stato quello delI'abuso di potere: blema pero non cambia. Anzi, se mai e aggravato. Lo
1a distinzione capitale fra buon governo e mal governo stato e in crisi quando non ha il potere sufficiente per

l
viene stabilita in base al criterio del buon uso e del svolgere i suoi compiti. II problema delIa ingoverna-
cattivo uso del potere, dove per cattivo uso si intende e
bilita la versione contemporanea del problema dello
un potere esercitato al di la dei limiti posti dalIe leggi, stato che pecca non per eccesso ma per difetto di potere
'.Ii
e quindi esorbitante. II problema della ingovernabilita .~ (s'intende del potere volto alla soIuzione dei problerni
solleva il problema contrario, non dell'eccesso ma del d'interesse collettivo, al perseguimento del «bene co-
difetto di potere, non del pot ere esorbitante ma del
!
0,
j mune »).
Se si osserva quel che e avvenuto in Italia in questi
I,
potere manchevole, inetto, incapace, non tanto del cat-
1
tivo uso del potere quanto del non uso. Uno dei pochi :
trent'anni ci si trova di fronte a un esempio clamoroso
autori che abbia trattato il problema col solito acume di divario crescente fra domanda sociale e risposta po-
(anche Hobbes merita il titolo di acutissimus che Spi- litica. Si pensi soltanto a tutte le riforme proposte,
noza aveva attribuito a Machiavelli) e stato l'autore del continuamente rinviate 0 lasciate cadere, aIle monta-
Leviatano, per il quale e irrilevante il problema clas- gne di parole che producono fatti grandi come topo-
sico delI'eccesso di potere che permetteva di distingue- lini, al ritardo con cui gli organi decisionali dello stato
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rispondono alle richieste che in una societa comp1essa di questa immensa transazione e assai piu l'accordo in-
e articolata premono per essere soddis£atte, e a1 ritardo formale fra le diverse parti che compongono la societa
ancora piu grande con cui organi esecutivi mettono in civile che non l'istituto £ormale, e minuziosamente re-
pratica le decisioni £aticosamente prese. Cose troppo golato dalla costituzione, dalla legge.
note perche ci sia bisogno di richiamarle ancora una A ben guardare, la funzione principale dello stato,
volta all'attenzione del pubblico ma che rappresentano ma sarebbe meglio dire del governo, che e l'organo
la prova palm are di una democrazia malgovernata. centrale di direzione e di soluzione degli aHari pubblici,
Per « privatizzazione del pubblico» in tendo il pro- e quella di media tore e tutt'al piii di gar ante di accordi
cesso inverso a quello che e stato chiamato di «pub- che avvengono fra le grandi organizzazioni (sindacati,
blicizzazione del privato » ed e stato sinor a conside- imprese, partiti) in conflitto fra loro, quando non e
rato da scrittori politici e da giuristi il processo natu- esso stesso una parte in causa, una controparte. Le
rale di sviluppo dello stato moderno, da ravvisarsi nel grandi organizzazioni agiscono come enti quasi sovrani,
graduale assorbimento della societa civile nello stato. come grandi potentati, che hanno fra di loro rapporti
Quello che sta avvenendo sotto i nostri occhi puo es- destinati a concludersi con accordi molto piu simili ai
sere interpretato come 1a dis£atta della idea dello stato trattati internazionali, sottoposti alla clausola rebus sic
come punto di convergenza e di soluzione dei conflitti stantibus, che non a una legge, che deve essere ubbi-
sociali, come sintesi, come un punto a1 di sopra delle dita senza condizioni (l'obbligo di ubbidire aIle leggi e
parti, insomma delIa concezione sistematica dello stato, l'obbligo primario di tutti i cittadini, come e del resto
cara ai po1itologi contemporanei, come il sistema dei previsto dall'art. 54 dell a Costituzione). La miglior pro-
sistemi. Se si identifies nella legge la mani£estazione va dell'esistenza di questi potentati semisovrani e la
piii alta dell a volonta colletti va, e la prova cruciale del- tesi dei grandi sindacati relativi all'autoregolamenta-
l'esistenza di una s£era pubblica superiore alIa sfera zione del diritto di sciopero. Non c'e bisogno di essere
privata, una serie di £enomeni cui assistiamo nella so- molto versati in diritto pubblico per sapere che l'auto-
cieta contemporanea possono essere definiti come ri- regolamentazione e la preragativa dell'ente che si con-
vincita del contratto, cioe della tipica manifestazione sidera sovrano, intesa la sovranita proprio come il po-
giuridica delIa s£era privata. Piii che la manifestazione tere di autodeterminarsi 0 di autolimitarsi, di determi-
di una volonta colIettiva 10 stato contemporaneo si pre- nare senza essere alIa loro volta determinati, di limitare
senta, per riprendere una £elice espressione di Carlo senza essere alIa loro volta limitati.
Cattaneo, che non si era lasciato incantare dalIe defi- Una delle manifestazioni piu macroscopiche dell a pri-
nizione meta£isiche di questo ente supremo che si erge vatizzazione del pubb1ico e il rapporto di clientela, rap-
imperioso sulIa volonta dei singoli, come « un'immensa porto tipicamente privato, che prende in molti casi i1
transazione » fra interessi divers!' Lo strumento tipico posto .del rapporto pubb1ico fra rappresentante e rap-
24 25

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....•...
presentato. II rapporto politico e un rapporto tra chi offre il proprio voto 0 la propria preferenza in cambio
da protezione per ricevere consenso (e attraverso il di qualche favore, ovvero di un qualche vantaggio eco-
consenso la propria legittimazione) e chi offre il pro- nomico 0 di un qualsiasi altro beneficio, che l'uomo
prio consenso in cambio di protezione (magari anche politico 0 l'amministratore 0 il funzionario sottraggono
di altri beni 0 risorse di cui il potere pubblico dispo- all'uso pubblico 6.
ne). Questo rapporto si puo dire pubblico quando non SuI terzo ed ultimo tern a del potere invisibile mi li-
avviene fra Tizio, uomo pubblico, e Caio, privato cit- mho a qualche osservazione 7. 11 punto di partenza mi
tadino, ma tra la categoria dei rappresentanti nel suo e stato offer to da un passo di Kant, contenuto nell'ap-
complesso e questo 0 quel gruppo di cittadini che han- pendice al trattatello della Pace perpetua, intitolato
no posto ai rappresentanti richieste attraverso quei Dell' accordo della politica con la morale secondo il con-
canali costituzionalmente legittimati a trasmettere la do- cetto trascendentale del diritto pubblico. Kant consi-
manda che sono i partiti, insomma quando si tratta dera la « pubblicita » come condizione necessaria della
non di un rapporto diretto, da persona a persona, ma giustizia di un'azione, ponendo come formula trascen-
di un rapporto, impersonale e indiretto, fra l'organo dentale del diritto pubblico i1 seguente principio: « Tut-
incaricato di dare risposte aIle domande dei cittadini te Ie azioni relative al diritto di altri uomini, la cui
e questo 0 quel gruppo politico organizzato per la tra- massima non e suscettibile di pubblicita, sono ingiu-
smissione dell a domanda. Com'e nota (ma spesso i fau- ste ». Che una massima non sia suscettibile di diven-
tori dell a democrazia diretta 10 dimenticano), la ragione tare pubblica vuol dire che, se mai fosse res a pubblica,
del divieto di mandato imperativo sta proprio nell'esi- susciterebbe una tale reazione che riuscirebbe difficile,
genza di trasformare iI rapporto politico privato, inteso se non addirittura impossibile, attuarla. Kant applica
come rapporto di scambio tra persone, caratteristico del- il principio, nel diritto interno, al preteso diritto di
la societa feudale, in rapporto politico pubblico caratte- resistenza 0 d'insurrezione al sovrano, argomentando
ristico dello stato legale e nazionale secondo l'interpre- che «l'ingiustizia della ribellione si rende chiara da
tazione weberiana. Questo stesso rapporto politico si questa: che la massima di essa, qualora fosse pubbli-
trasforma in un rapporto privato quando accade, come camente conosciuta, renderebbe impossibile il proprio
accade nel rapporto patrono-cIiente, ormai ampiamente scopo. Percio dovrebbe essere tenuta necessariamente
studiato tanto nelle societa antiche quanta come dege- segreta »; e nel diritto internazionale, al diritto del so-
nerazione dello stato rappresentativo nelle societa con- vrano di infrangere i patti stabiliti con altri sovrani,
temporanee, che colui che dispone di risorse pubbli- argomentando che se nell'atto stesso di stabilire un
cbe, sia egli un deputato, un amministratore locale 0 patto con un altro stato 10 stato contraente dichiarasse
un funzionario statale, le adopera come risorse private pubblicamente di non sentirsi vincolato al patto stabi-
in favore di questo 0 quel cittadino, il quale a sua volta lito, «accadrebbe natural mente che ognuno 10 fuggi-
26 27

ill..
rebbe oppure £arebbe lega con altri stati per resist ere di Dio che e l'onniveggente invisibile, ede tanto phi
alle sue pretese », con la conseguenza che «la politica potente in quanto tutti sono visti da lui ed egli non
con tutte Ie sue astuzie verrebbe meno al suo scopo, e vista da nessuno (ricordo che quando era in voga una
ragion per cui quella massima deve considerarsi ingiu- battuta scherzosa sulla propaganda elettorale del par-
sta » 8. tito democristiano: «Vota pure liberamente perche Dio
Mi pare indubbio che la pubblicita sia uno dei ca- ti vede e Stalin no », mi era accaduto di ribattere che
ratted salienti dello stato democratico, che e appunto in uno stato ateo, che ha £atto delI'inesistenza di Dio
10 stato in cui dovrebbero essere apprestati tutti i mez- un dogma di governo, e insieme £ondato su una poli-
zi per far sf che Ie azioni di chi detiene il potere siano zia capillarmente pervasiva, secondo l'immagine di Or-
controllate dal pubblico, siano in una parola « visibili ». well, valeva la massima opposta: «Bada come voti,
Lo stato democratico e 10 stato dove dovrebbe avere perche Dio non ti vede, Stalin S1»).
un peso decisivo per la £ormazione e il controllo delle Intendiamoci, quando parlo delI'autocrate invisibi1e
decisioni politiche l'opinione pubblica, dove e stabilito non mi rife risco a1 suo aspetto esteriore. II potere quan-
per principio che Ie sedute del parlamento sono pub- e
to pili autocratico tanto pili deve apparire all'esterno
bliche, tutto cia che viene detto durante i dibattiti in con segni incon£ondibili della sua potenza: 1a reggia in
assemblea viene integralmente pubblicato in modo che mezzo alIa citra, la corona e 10 scettro, la magnificenza
chiunque possa prenderne notizia, e non solo coloro delle vesti, il corteggio dei nobili, la diffusione di sim-
che sono presenti alle sedute, i giornali sono Iiberi di boli in sensa proprio « vistosi ». Ma deve essere su-
mani£estare pro 0 contro l'azione del governo. In una bito notato che a questa visibilita puramente esteriore
parola, una delle molte possibili interpretazioni dello non corrisponde una egual visibilita dell a sede, il « ga-
stato democratico e quell a che 10 raHigura come una binetto segreto », in cui vengono prese Ie decisioni po-
casa di vetro in cui non sono pili ammessi e neppure litiche. Alla visibilita dell'attore a degli attori, neces-
possibili gli arcana imperii propri dello stato autocra- saria per in£ondere il sentimento di rispetto 0 di timor
tico, di quello stato in cui vale la massima «ch'i se- reverenziale per chi e padrone della vita e della morte
greti de' regni al folle volga / ben commessi non so- dei propri sudditi, £a riscontro [invisibilita dell'azione
no »9. II politico democratico e uno che parla in pub- necessaria per garantirne, insieme con l'incontrollabi-
blico e al pubblico, e quindi deve essere in ogni lita, la pili assoluta discrezionalita.
istante visibile (di una visibilita che con la diffusione Considero rilevante il problema del potere invisibile,
dei mezzi di comunicazione dell'immagine a distanza perche uno degli aspetti preoccupanti dell a nostra de-
non e neppur pili una meta£ora). Al contrario, l'auto- mocrazia e che la pubblicita, la trasparenza, 1a visibi-
crate deve poter vedere tutto senza essere vista. II lira del potere non hanno retto in questi anni alIa
suo potere e £atto a immagine e somiglianza di quello prova. Mi stupisce quanto poco si sia riflettuto da par-
28 29
te degli scrittori politici sull'importanza che ha assunto di po chi fatta passare per la liberta senz'altra limit a-
nella nostra vita di tutti i giorni il potere occulto, sia zione, l'eguaglianza puramente formale fatta passare per
da parte dello stato sia da parte dell'antistato. Servizi l'eguaglianza sostanziale 0 delle opportunita, e via di-
segreti da un lato e gruppi terroristici clandestini dal- scorrendo. II potere dunque tende non solo a nascon-
l'altro sono sempre stati due facce dello stesso feno- dersi, a non far sapere chi e e' dov'e, ma anche a na-
meno, cioe del pot ere che si nasconde per essere pili scondere Ie sue vere intenzioni nel momenta in cui Ie
. invulnerabile. Non ho bisogno di sottolineare quanta sue decisioni diventano pubbliche, a fare apparire quel-
grande sia stata l'influenza sulla vita politica del nostro e
10 che non (0 della simulazione) e a non far apparire
paese dell'azione politica invisibile, dalla strage di piaz- quello che e :(0 della dissimulazione). Chi abbia qual-
za Fontana al terrorismo dei nostri giorni. che familiarita con la letteratura dell a ragion di stato
Cio che invece mi preme sottolineare e che il tema sa quanta grande sia il posto che vi occupa il tema della
del potere occulto, olim degli arcana imperii, 0 che e simulazione e della dissimulazione: un buon motivo
10 stesso, degli arcana seditionis, e stato completamente anche questa per riprendere in mana i classici del pen-
bandito dai trattati di scienza politic a e di diritto 'pub- siero politico. L'unico antidoto a questa tendenza di
blico come se non avesse pili alcun interesse, come se, chi detiene il poteree la critica pubblica, la quale do-
con l'avvento degli stati costituzionali moderni e con vrebbe proporsi il compito del « disoccultamento », 0,
la formazione dell'opinione pubblica, il fenomeno fosse con una parola abusata ma calzante, della « demistifi-
completamente scomparso. Si pensi per contrasto allo cazione », Inutile aggiungere che solo uno stato demo-
spazio che al tema delle congiure da Machiavelli che cratico, dove una delle regole fondamentali del gioco
vi dedica uno dei capitoli pili densi dei Discorsi. Sara e la Iiceita del dissenso, questo compito delIa libera cri-
bene che d'ora innanzi uno spazio non meno ampio tica puo trovare Ie condizioni indispensabili per il pro-
vi sia dedicato nei nostri prossimi studio prio svolgimento.
Al tema dell a visibilita e invisibilita del potere si Circa il reale potenziamento dei mezzi che ha il po-
.ricollegano altri due temi: quello dell'ideologia come tere di vedere quello che succede nella societa su cui
nascondimento e quello dell' accresciuta capacita di co- si espande, occorre dire che non e possibile confron-
noscere i comportamenti dei cittadini, e quindi di « ve- tarne I'intensita e l'estensione, propria di uno stato mo-
derli », attraverso l'organizzazione pubblica di centri derno che abbia il monopolio dei mezzi d'informazione
d'informazione sempre pili perfezionati e sempre pili o per 10 meno di un certo tipo di mezzi d'informazione,
dficaci mediante l'uso degli elaboratori elettronici. con quelle di uno stato, anche il pili assoluto e dispo-
Una delle funzioni dell'ideologia e quella di occul- tico, dei tempi passati. Chi legga oggi Ie narrazioni sto-
i.rrc la verita a scopo di dominio: l'interesse di una riche sempre pili frequenti e pili minute delle ".A'iW11£~,
,I:tssc Iatto passare per l'interesse collettivo, la liberta contadine che scoppiavano improvvisamente
I()
to saltuariamente durante il dominio delle monarchie dalla crisi dello stato tout court, come mostra 10 sea-
assolute si rende conto quanta poco riuscisse a «ve- tenamento della forza privata, che la forza pubblica
dere » il monarca con il suo apparato di hmzionari, come non riesce a dominare. Mi sono soffermato particolar-
le rivolte scoppiassero senza che il potere fosse in gra- mente sulla situazione di pericolo in cui versa il siste-
do di prevenirle, sebbene non andasse poi tanto per ma democratico anche perche ritengo che il risanamen-
il sottile nel reprimerle. Si tratta anche in questa caso to e il rinvigorimento di questa crisi sia la condizione
di un fenomeno che va in senso inverso all'allargamen- per la soluzione delle altre due.
to e al rafforzamento dell a democrazia. Via via che
aumenta la capacita dello stato di controllare i citta-
dini dovrebbe aumentare la capacita dei cittadini di
controllare 10 stato. Ma questa crescita parallela e ben
lungi dal verificarsi. T ra Ie varie forme di abuso del
potere c'e oggi la possibilita da parte dello stato di
abusare del potere d'informazione, diverso dall'abuso
del potere classico che veniva individuato essenzial-
mente nell'abuso della forza. Si tratta di un abuso di
potere tanto diver so e nuovo che occorrerebbe escogi-
tare e praticare nuove regole sui limiti del potere dello
stato, il che siamo ancora ben lungi dall'aver fatto. 1 N. Machiavelli, Discorsi, III, 43.
2 T. Hobbes, Leviathan, ediz. M. Oakeshott, Oxford, Blackwell,
Ma basti per ora aver accennato al problema che me- p. 82 (trad, it., di G. Micheli, Firenze, 1976, p. 120).
riterebbe un discorso a parte e ben pili documentato 3 Mi riferisco allibro di C. B. Macpherson, The Political Theory
of Possessive Individualism, Oxford, Clarendon Press, 1962 (trad.
e ponderato di quel che io sia in grado di svolgere in it., Liberia e proprieta aile origini del pensiero borgbese, Milano,
questa sede. 1973).
Ingovernabilita, privatizzazione del pubblico, potere 4 N. Bobbio, Quale socialismo?, Torino, 1976, pp. 45·52.
5 Tanto incombente, quando scrivevo queste pagine (gennaio
invisibile sono tre aspetti delIa crisi delIa democrazia, 1981), da essersi puntualmente avverata, se pure due anni dopo.
che si fa sentire un po' dappertutto ma e particolar- 6 Su questo tern a mi sono soHermato pili a lungo, in due articoli

mente grave in Italia. Nel nostro paese poi la crisi delIa successivi: Liberalismo vecchio e nuouo, in Mondoperaio, n. 11, 1981,
pp. 86-94; e Percbe torna di moda il contrattualismo, in Mondope-
democrazia e
aggravata anche dalla crisi dello state di raio, n. 11, 1982, pp. 84-92.
diritto, come mostrano ogni giorno gli scandali deri- 7 Per un pili ampio svolgimento rinvio al mio articolo La demo-
crazia e il potere inuisibile, in Rivista italiana di scienza politica, X,
vanti dal fatto che al di sotto del governo costituzio- 1980, pp. 189-203.
nale opera attivamente un altro governo (chiamato giu- 8 Kant, Scriui politici, Torino, 1956, pp. 329-333.
9 Tasso, Torrismondo, vv. 408-9.
starnente «sottogoverno») « senza leggi ne freni », e
\2 33

.' r)ll,lll~

~-- ---------_.-
Salvatore Veca

Ragione e rivoluzione

Questa relazione e articolata in tre parti. In ciascu-


na di esse si present a e discute una versione dei rap-
porti fra ragione e rivoluzione. Nella prima metto a
fuoco alcuni problemi di teoria dell a rivoluzione e pre-
sento argomenti a favore di una prospettiva storico-
comparata di ascendenza - grosso modo - weberiana.
Nella second a parte, in una prospettiva prevalente di
storia delle idee, sostengo una tesi intorno al tipo
particolare di teoria della rivoluzione che e rintraccia-
bile nel programma di Marx e delineo la sua versione
del rapporto fra ragione e rivoluzione. Per contrasto,
pongo l'accento nella terza parte sugli aspetti originali
presenti nella teoria delIa rivoluzione di Lenin, consi-
derata come il nucleo delIa maggiore tradizione rivo-
luzionaria nel nostro secolo. Alcune osservazioni con-
clusive slittano infine dall'ambito esplicativo 0 posi-
tivo a quello normativo, nella prospettiva dell a filosofia
politica (0, almeno, di una sua possibile accezione).

1. La prima parte della mia relazione riguarda al-


cune questioni di tipo sociologico sostanziale; questio-
ni, cioe, che interessano direttamente gli scienziati so-
35
ciali. Essa concerne 10 stato delle teorie dell a rivolu- Questo suggerisce un'altra considerazione: gli eventi
zione e della sua ragione, nel senso della massima di o i processi rivoluzionari hanno ache vedere con strut-
razionalita degli attori. Utilizzero per questa scopo due ture sociali e conflitti agrari 0 contadini. Sappiamo
suggerimenti di Max Weber. II primo e un abbozzo di quanta cia sia importante soprattutto per gli sviluppi
una tipologia delle rivoluzioni, meno nota dell a celebre che hanno quanta aIle istituzioni (dittatura, democra-
tipologia dell a legittimita, ma a essa apparentata. zia), Come hanno mostrato i lavori ormai classici di
In Economia e societe Weber parla di rivoluzioni B. Moore e E. Wolf, 1a rivoluzione e uno dei processi
tradizionaliste, rivoluzioni carismatiche e rivoluzione di fuoriuscita dal mondo agrario e da economie in stato
della ratio. Le prime fondano 1a loro ragione sull'im- reintegrativo 0 stagnante e da particolari forme tradi-
perativo di ripristinare, restaurare, re-istituire un or- zionali di coazione alla produzione di sovrappiii (e di
dine originario tradito, degradato, corrotto. (Cia puo estrazione dello stesso). Osserviamo che cia ha un
richiamare l' attenzione sulla storia semantic a del termi- senso particolare se disponiamo storicamente in serie
ne astronomico revolutio con l'accento sul re.) Le se- Ie rivoIuzioni dot ate di effetti, quelle cioe che hanno
conde sospendono 1a validita del tempo, dell'ordinarieta, vinto, secondo l'indicazione di B. Moore e Th. Skoc-
fissandola in un presente assoluto, fuori del tempo dell a pol: gli effetti delIa grande ribellione inglese sono quel-
tradizione (rivoluzione «dall'interno », conversioni, li di distruggere I' assetto cornunitario delle campagne,
metanoia). Le terze, 0 meg1io la terza e un meccanismo avviando la commercializzazione e 1a rnobilita necessa-
a mano invisibile che muta « dall'esterno » valori, prin- ria alla rivoluzione industriale: un parlamento di si-
cipi, istituzioni, poteri, relazioni sociali. gnori della terra pilota la prima industrializzazione.
E facile vedere come questa tipologia sia associata a La notte del 4 agosto 1789 i contadini francesi sono
quella della legittirnita del potere. Quello che mi inte- impegnati nell'abolizione dei vincoIi feudali sulla terra.
ressa e che un approfondimento di questa indicazione Le rivoluzioni del XX secolo, sia dell'Ottobre, sia della
di Weber finisce per mettere in luce il fatto che Ie guerra di 1iberazione cinese, sia delIa 1iberazione colo-
rivoluzioni, eventi rari e propri della storia modern a niale vietnamita, ecc. danno luogo, in modi diversi, a
e contemporanea, sono associate in modi diversi a pro- processi di crescita economic a 0 di allontanamento dal-
cessi di modernizzazione. Naturalmente, non tutte le la scarsita.
modernizzazioni hanno luogo via rivoluzione (il Giap- Ora, questo imperativo della modernizzazione 0 que-
pone delIa restaurazione Meiji 0 la Germania di Bi- sto semplice fatto - che sembra uno dei pochi ele-
smarck insegnano), ma tutte le rivoluzioni generano menti transculturali e in qualche modo universali -
modcmizzazione 0 devono comunque soddisfarne l'im- appartiene alla rivoluzione dell a ratio di cui parla We-
pn;lIivo (dalla Glorious Revolution a quella francese, ber: un processo a mana invisibile, che nessuno pro-
:ilL. rivoluzione russa 0 messicana). getta, un risultato 0 effetto non atteso che genera il
!"I
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fine vincolante della crescita e, per dir CaS!, l'idea di de trasformazione in cui viene studiata, in Europa, la
progresso, legata alla razionalizzazione, all'homo faber, latta contra la modernizzazione (e la sua parziale scon-
al prometeismo, all'artificialismo della macchina, infi- fitta). Considerando Ie case in questa prospettiva, pos-
ne, alla scienza modern a e alla impresa tecnologica siamo percio parlare di una famiglia di eventi a pro-
(rnanipolabilita dell'ambiente e controllo ex ante degli cessi-rivoluzione, associati in vari modi a societa agra-
ef£etti desiderati); tutto questa e un individuo storico, rie, al collasso di legittimita tradizionali e in qualche
il complesso culturale moderno (Germani) che si gene- rapporto - malta differenziato - can gli imperativi
ra, in una congiuntura del tutto particolare, per una dell a modernizzazione (questa semplicemente per via
serie di condizioni del tutto contingenti, in occidente. del nota problema dei primi e dei secondi venuti).
Solo in occidente, come ripetutamente af£erma Weber.
Ora, questa congiuntura, su cui Weber si e interro- Sviluppiamo ora l'indicazione di Weber daI punta di
gato a lungo, ha avuto ef£etti pervasivi, diffusivi, emu- vista degli attori che e il punta di vista complementare
lativi: ha consentito il din ami sma europeo e generato a quello strutturale sinor a assunto. Possiamo dire che
reazioni a resistenze a esso. Vedremo nella seconda ogni « immagine » a prospetto di rivoluzione incorpora
parte delIa relazione come importanti elementi dell a tra- 1) una determinata concettualizzazione del tempo (ci-
dizione rivoluzionaria del XIX e del XX secolo si pos- cIo, cicloide, linea, passato-presente-Iuturo, attesa, spe-
sand interpret are anche e in parte come una famiglia ranza, promessa, ecc.); 2) una « teoria » dell a moda-
di reazioni alla modernizzazione europea. lita (societa possibile, azione possibile, obiettivo pos-
II primo suggerimento di Weber ci porta quindi a sibile, societa bene ordinata contra societa disordina-
considerare 1) il .nesso fra rivoluzione e modernizza- ta, ecc.); 3) una massima di razionalita intesa come
zione; 2) il carattere in sensa lata contadino e agrario insieme di obiettivi e calcolo dei mezzi a costi (una
di eventi a processi rivoluzionari, del tipo di quelli teoria del comportamento razionale si propane di spie-
cui ci riferiamo parlando di rivoluzioni vittoriose, che gare, in termini di bilancio costi-benefici attesi, quando
hanna mutato pili livelli dell a societa; 3) il nesso fra attori intraprendono a favoriscono a si oppongono alle
rivoluzione e mutamento di legittimita tradizionali, nel rivoluzioni e quando non Ie fanno). Naturalmente, que-
sensa tecnico di Weber (gli Stuart, i Borboni, gli zar, sta riguarda la logica degli attori. Ma occorre fare malta
il mandata del cielo, ecc.); 4) il carattere di meccani- attenzione all'ipotesi, propria delle teorie socio-psico-
smo a mana invisibile a di insieme di ef£etti non at- logiche dell a rivoluzione come violenza (T. Gurr), del-
i csi dell'azione sociale, proprio della rivoluzione della le teorie del conflitto alla Ch. Tilly e di quelle mar-
r.tl io, della combinazione « scienza, individuo a perso-
xiste, come vedremo, di una interpretazione « intenzio-
ILl, mcrcato ». Su questa punta, naturalmente, resta nale» dei processi a eventi rivoluzionari. Sembra di
1011( l.unentale il contributo di Carl Polanyi sulla Gran- pater dire: le rivoluzioni avvengono, non si fanno.
, ~!
'" 39
Go suggerisce che dobbiamo concettualizzare l' azio- stato stesso sia concettualizzabile come un soggetto do-
ne collettiva in termini di ambiente-congiuntura e di tato di fini e vincolato, nell'uso dei mezzi, dalla lealta
conseguenze non attese, nonche di pre-condizioni di e dall'efficienza delle macchine disciplinari e ammini-
lungo periodo che generano il contesto in cui ha luogo strative 0 degli apparati. In realta, siamo piuttosto an-
il derapage del processo rivoluzionario (Furet). che qui in presenza di effetti non attesi e di una com-
Questa osservazione ci porta a consider are il secon- plessa rete di interazione fra pili attori, nessuno dei
do suggerimento di Weber. Esso e relativo al fatto che quali puo controllare sinotticamente le conseguenze, i
le rivoluzioni moderne e con tempo ranee generano stato fini e i mezzi. Non sembra il caso, infatti, di dare a
(nel senso che esse generano apparati centra li di con- un soggetto come 10 stato tutto quello che la teoria
trollo e amministrazione pili forti e legittimita pili cor- marxista gli toglie. La teoria marxista da analiticamen-
roborate). In tal modo introduciamo un elemento che te troppo poco allo stato. La teoria weberiana puo
e assente dalle prospettive in termini di attori e, per dargli troppo. Lo stesso vale per gli attori sociali,
altri motivi, dalle prospettive marxiste. Siamo portati le identita collettive, i gruppi, le classi, Ie organiz-
a considerate la rilevanza che hanno alcune proprieta zazioni, i partiti. Ciascuno di questi attori e pili op-
delle istituzioni politiche in termini di stato 0 appa- portunamente concettualizzabile come impegnato in un
rato centrale di controllo, repressione, sanzione e pre- gioco misto di coalizione, conflitto, cooperazione con
venzione, monopolio di forza e fonte di consenso. Il partners. )
termine « stato » e usato qui in senso approssimativa- In ogni caso, la tradizione dell'analisi storico-compa-
mente weberiano, in rapporto a110 spazio, al territorio, rata sembra la pili adatta a fornire l'ambiente 0 I'in-
alIa popolazione, alla nazione (tradizionale per altro nel sieme di vincoli per gli attori. Le teorie socio-psico-
sistema continentale degli stati europei). logiche tendono a trattare la rivoluzione come un caso
Al termine modernizzazione dobbiamo ora accostare di azione collettiva violenta; ma non tutti i casi di
quello di stato-nazione. Abbiamo in tal modo un in- azione coUettiva violent a sono propria mente rivoluzio-
sicrne 0 una mappa di coordinate per la teoria socio- ni. QueUe del conflitto, nei termini di giochi tra attori
I'lgica de11a rivoluzione. Come insiste Th. Skocpol, e politici dotati di obiettivi totalmente divergenti; ma
dil"licilc non tener con to delle relazioni transnazionali
non tutti i casi di questa tipo sono casi di rivoluzione .
• 101 1111;1 parte, e delle relazioni domestiche fra stato, Quelle del consenso, nei termini di collasso di legitti-
.q'I,.ll:lii di controllo, proprietari e contadini dall'altro,
mita di valori non pili condivisi 0 integranti; ma que-
)'..-11:11" luce (descrittiva 0 esplicativa) sulla natura
I"'
sto non e necessariamente vero nel senso che non sem-
,I, II. Iivoluzioni. (Un'osservazione a margine: quello bra fornire una spiegazione vera e propria quanta piut-
• I" , .' 11.1,· i usoddislacenti gli impieghi della versione tosto indicare una condizione di sfondo. Quelle mar-
\\.1" 11.111:1,1..110 stato e l'idea a essi soggiacente che 10 xiste, infine, nei termini certamente di condizioni strut-
111
41
turali, ma 0 senza attori 0 con la sola logica intenzio- striale. II caso Inglese e per Marx l'esempio standard
nale degli stessi, come vedremo successivamente. (come sappiamo esso e un caso assolutamente eccezio-
Possiamo quindi concludere questa primo punto: le e
nale, ma il prima). II rifiuto marxiano di riconoscere
rare rivoluzioni che hanno avuto effetti sono associate rilevanza analitica alIa politica, aIle istituzioni, allo stato
a processi di modernizzazione 0 a reazioni alla stessa. dipende esattamente dall'en£asi posta sugli effetti del
E, in modi diversi, vincolate dall'imperativo della ere- mercato. L'osservazione di processi di crescita e allon-
scita e delIa razionalizzazione. Questo, in societa agra- tanamento dalIa scarsita nel settore mani£atturiero; 10
rie (del resto, « liberta, eguaglianza e fraternita » sono studio delIa £ormazione di una nuova classe urbana;
all'origine parole d'ordine contadine). In£ine, esse han- la percezione deU'intensi£icarsi del conflitto, delIa coa-
no genera to stati-nazione piu forti sia internamente, zione e delIa violenza nei meccanismi delle nascenti re-
sia sul piano delle relazioni internazionali. Cio rende lazioni industriali; l' analisi (comune aIle reazioni alIa
piuttosto singolare l'idea di Marx dell'anarchia altrui- modernita) delI'insieme degli effetti del mercato (rot-
stica (estinzione dello stato), associata per giunta a una 'tura delle legature e della guaina solidaristica, dei si-
previsione di rivoluzione in societa industriali. stemi di signi£icato contadini), delI'effetto individua-
La second a parte della mia relazione si puo dire cer- lismo, l'erosione delIa comunita e organicita a £avore
chi appunto di rispondere alla domanda: come mai e dell'individualismo (e, naturalmente, i benefici associati
perche in Marx c'e questa idea, cOS! singolare e cost a questi costi): e, ancora, I'analisi delIa centralita del
carica di conseguenze non attese? conflitto £ra Ie classi proprietarie e quelle salariate en-
tro il settore locale delle relazioni industriali: tutto
2. La tesi che sostengo in questa second a partee questa insieme di elementi motiva la direzione della
che la teoria di Marx della rivoluzione e un mosaico ricerca di Marx sulle proprieta oggettive che il trend
di elementi pre-moderni e moderni, generato dallo sfon- del mercato puo esibire. Si tratta delle note « leggi di
do dell a prima modernizzazione (inglese), associata in movimento ». L'analisi verte in realta sullo svincola-
modo del tutto singolare alla rivoluzione per eccellenza mento dell'agire economico dalla coucbe contadina.
(quella francese). In altre parole, Marx pensa l'evento La teoria dell a dinamica del capitalismo (con la di-
rivoluzione in termini « agrari », entro una societa in- mostrazione della sua impermanenza) genera anche il
dustriale nascente. Per sostenere questa tesi, e utile ri- modello di societa bene ordinata che deve incorporare
tarsi alla teoria della rivoluzione come teoria del mu- solo i benefici delIa modernizzazione, senza i costi, con-
tamento sociale. Esaminiamo quindi l'effetto congiunto sentendo in£atti una cooperazione altruistica senza con-
delle due classi di processi, influenti sul programma flitto. Non solo: come sappiamo, questa societa per-
<Ii Marx. e
£etta latente nel gran disordine del presente. Essa ha
Partiamo dal primo elemento, la rivoluzione indu- anche dalIa sua parte un at tore che e. razionale che la
·1.' 43
raggiunga: gli operai salariati dell'industria. (La razio- ma tradizionale e pre-modern a (come vedremo, di ma-
nalita dipende qui dal rapporto tra un costa zero e un trice comunitaria, organica) e un'anima modernizzante
beneficio atteso comunque superiore a zero: i salariati che enfatizza l'elemento delIa crescita e dello sviluppo
hanno da perdere solo Ie catene. Si tratta di una deci- (senza costi).
sione razionale in condizioni di certezza perche dispo- Possiamo percio concludere, per questa primo ele-
niamo di una teoria di come e 10 stato alternativo a mento, che la ricezione dell'effetto anomico e disgre-
quello presente. Questo e un modo - forse un po' gante del mercato produce in Marx l'idea: 1) che Ia
strano - per dire come si coniugano «ragione» e teoria dell a rivoluzione coincida con la teoria dello svi-
« rivoIuzione » in Marx.) Gli attori rivoluzionari sono Iuppo (leggi di movimento); 2) che la rivoluzione ge-
infatti prodotti dalle leggi di movimento oggettive del neri una societa come schema di cooperazione senza
modo di produzione capitalistico. Marx attribuisce loro costi e solo con benefici; 3) che la particolare mas sima
una funzione «generale» e cio sembra dipendere dal di razionalita per gli attori sia identificabile grazie a
fatto che uno dei principali effetti del mercato (nella una teoria (ragione) del mutamento (rivoluzione).
previsione di Marx) e la progressiva semplijicazione Vediamo ora le cose, a partire dal secondo ele-
delIa stratificazione sociaIe: il mercato e pensato «in- mento, l'effetto della rivoIuzione francese. Come ho
goiare », « risucchiare » la societa, Marx ha cioe pen- detto, Marx ha combinato in una sequenz a causale
sato che il mercato fosse l'unico principio di organiz- o comunque in una rete di interdipendenza, due even-
zazione sociale. Per questa il conflitto fra le classi pro- ti, la prima rivoluzione industriale e Ia rivoluzione
prie del mercato da locale diventa globale. Si tratta di politica moderna per eccellenza, quella francese, l'uni-
un gioco a somma zero a due persone: c'e qui una par- ca che abbia prodotto il suo mito e che abbia inven-
ticolare concettualizzazione de1la societa come uno sche- tato il termine stesso «rivoIuzionario ». R. Dahren-
ma di conflitto puro. dorf ha osservato come tra questi due processi non
Marx opera in tal modo una estensione analogica del vi sia alcun rapporto; almeno nel senso di Marx. Sap-
risultato dell' analisi del « mercato nascente ». Egli estra- piamo comunque quanta Ia Iettura degli storici dell a
pola da processi Iocali e condizionati, circoscritti a una rivoluzione francese abbia influenza to Marx. Ora, si
lase delIa storia delle societa industriali (di una socie- puo sostenere - da questo punto di vista - che la
la industriale), proprieta globali e incondizionate, de- funzione dell'attore rivoluzionario sia affine a quella
fillite come proprieta di ogni industrializzazione. 11 fi- (alla Sieyes) di uno stato, di un ordine che e la na-
II:tliSI1l0 della sua filosofia delIa storia (il XIX secolo e zione, senza che cio gli sia riconosciuto.
lit I() di questi dispositivi) si combina con la reazione Quanto contano i produttori? Nulla. Quanto essi
.11 h ro It II ra del moderno. 11 mito dell a rivoluzione si « contribuiscono» al modo di produzione capitalisti-
,"llill,",:1 COil il mito della crescita: e
vi quindi una ani- co? Quanto essi «sono» in questa modo di produ-
II 45
zione? Tutto. La classe sembra in realta per Marx il Noi sappiamo quale importante ruolo svolga Ia «na-
sostituto funzionale della nazione, L'identita e gene- zione» in questi processi (Habermas). Dal canto suo
rata dal conflitto con gli altri, gli stranieri che van- Marx pensa al ripristino di uno schema di coopera-
tano il diritto di conquista sulle risorse (prima comu- zione senza coercizione (con benefici e senza costi). La
ni). II modello dello sfruttamento {indipendentemente ragione della rivoluzione e la soluzione del problema
dalla sua formulazione in valore) e quello del prelievo aperto dalla rottura del moderno, in quest'angolo di
fisico di sovrappiu familiare delle scene rurali (per que- mondo. Essa coincide con la nozione modello di so-
sta, forse, Marx riabilita i fisiocratici). II gioco a som- cieta perfetta.
ma zero fra capitalisti e salariati e i meccanismi che Ora, questa «ragione» e espressa dalla teoria «scien-
regolano il salario sulla linea di sussistenza sono gli tifica» del mutamento sociale. Quest'ultima incorpora
elementi che conferiscono alla classe operaia una ri- l'assunto di una razionalita sinottica e I'ipotesi che
gidita «contadina ». La rivolta contadina (che tende l'azione umana possa disporre di una teoria migliore
alla redistribuzione delle risorse in un quadro di eco- in sensa assoluto, cap ace di ridurre a zero i costi della
nomia reintegrativa) si traveste nella rivoluzione dei scelta di fronte ai benefici attesi e eliminando gli ef-
salariati industriali in un quadro di economia can so- fetti imprevisti 0 Ie conseguenze non attese. (Come
vrappiu. COS1,possiamo dire, la classe e nazione; essa vedremo nelle battute conclusive, in realta, le scelte
deve espropriare gli espropriatori e ripristinare, attra- umane non avvengono quasi mai nella privilegiata si-
verso una redistribuzione proprietaria, l'assetto della tuazione in cui si dispone in quel sensa delIa teoria
proprieta comune delle risorse. migliore. Esse hanno luogo per 10 piu in un ambiente
Queste osservazioni consentono di get tare luce sul- di incertezza e rischio. A una nozione di razionalita
l'intreccio fra elementi pre-moderni e moderni, propri sinottica conviene piii appropriatamente sostituire una
della teoria inespressa della rivoluzione di Marx, quel- nozione di razionalita limitata e introdurre un postu-
la del mutamento sociale. Ai noti e per altro ovvi in- lato di ignoranza. E, soprattutto, non disponendo di
fIussi che ha la filosofia della storia giudaico-cristiana, teoria del mutamento 0 di fila sofie della storia a sboc-
dell a teodicea, ecc. suggerisco di accostare ragioni de- co predeterminato, conviene rimpiazzare la nozione
rivanti dall'appartenenza dell a teoria di Marx alla fa- modello di societe perfetta con quella, piu sobria, di
miglia di reazioni alla modernizzazione. In questa, societe migliore.)
Fedele al suo maestro Hegel, Marx si interroga sull'e-
nigma di societa in cui il nucleo prescrittivo e lace- 3. La .terza parte delIa relazione muove proprio da
rata e eroso dal principio dell'individualismo e dello uno dei piii macroscopici effetti imprevisti da Marx:
scambio. Come puo tenersi assieme una societa di que- il fatto che il formarsi di organizzazioni di rappresen-
sin genere? (Per questo Hegel pensa aIla Sittlichkeit.) tanza degli interessi e delle domande politiche e so-
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ciali dei lavoratori (i partiti di massa da cui prendono rri'e facile vedere, muta la concettualizzazione della
forma gli altri) avrebbe alterato Ie regole del gioco nel- societa sottostante: essa non e identificabile con uno
Ie societa industriali 0 in via di industrializzazione. schema di conflitto puro (perche 10 scambio sociale e
Naturalmente, l'immagine di rivoluzione muta progres- vantaggioso rispetto all'isolamento); e piuttosto rap-
sivamente la sua forma classica sino ad assumere, nelle presentabile come uno schema non mutuamente incom-
pratiche se non prima 0 poi nelle rappresentazioni sim- patibile di cooperazione e conflitto (perche i gruppi
boliche, un valore metaforico, di memoria, simbolo 0 sociali avanzano pretese confliggenti sulla distribuzio-
identita collettiva 0 appartenenza. Le immagini del ro- ne dei « valori» sociali). Questo e 10 schema proprio
vesciamento, dell'inversione dell'alto e del basso, della delle societa industriali. Allo stesso modo, possiamo
verita e dell 'errore, delIa luce e delle tenebre, degli aggiungere, il conflitto fra le due coalizioni proprie del
ultimi che sostituiscono i primi, del sopra che va sot- mercato e uno soltanto dei possibili giochi di conflitto.
to, ecc., hanno senso solo in un universo stagnante, Gli attori sono molteplici, le identita stesse multiple
non caratterizzato da mutamenti e innovazioni, nel e altrettanto molteplici Ie poste. Questo e proprio di
quadro di economie reintegrative e, soprattutto, nella societa a scarsita moderata in cui e pensabile una mol-
ottica della diversita degli esclusi. Rovesciare qualco- teplicita di conflitti e divergenze, COS1 come una mol-
sa ha senso per chi non e situato nel sistema da rib al- teplicita di convergenze e identita tra attori diversi.
tare: ma l'obiettivo primo dei movimenti operai e E difficile dimenticare che una figura nuova, rispetto
esattamente l'inverso, quello della incorporazione. (Piu alla storia narrata a proposito di ragione e rivoluzione
precisamente, si potrebbe sostenere che quello dell 'in- in Marx, e
esattamente quell a dell'organizzazione poli-
corporazione non e tanto un obiettivo quanta piutto- tica come partito, un nuovo attore dotato di interessi
sto un esito 0 un effetto in presenza di obiettivi di- proprio Questa osservazione ci consente di affront are il
vergenti. E plausibile che la teoria marxista delIa lotta problema centrale dell a terza parte dell a relazione.
di classe nelle societa industriali non sia soddisfacente; Esso riguarda aleuni aspetti dell a versione data da
ma limiti forti sembra presentare anche la teoria libe- Lenin del rapporto tra ragione e rivoluzione. Sembra
rale dell'incorporazione.) In ogni caso per le moderne infatti che sarebbe quanta rneno futile occuparsi del
classi lavoratrici, laddove esse hanno forzato l'accesso nostro tema senza tener conto della maggiore tradizio-
all'arena politica e hanno ottenuto diritti di cittadi- ne rivoluzionaria di questa secolo che e quella leninista.
nanza sociale con maggiore 0 minore dignita di ricono- Se Stato e riuoluzione sconta l'utopia ottocentesca
scimento, il problema centrale diventa quello del con- della socializzazione dell a politica 0 dell'estinzione del-
flitto non per il rovesciamento, ma per l'equita sociale 10 stato e l'analisi dello sviluppo del capitalismo in
nella distribuzione dei costi e benefici della cooper a- Russia incorpora l'originaria lezione di Marx sulle leg-
/,jollc e nella formazione delle decisioni collettive. Co- gi di movimento della storia, il vero testa nuovo cui
Ix 49


riferirsi a proposito di Lenin resta il Che fare? E qui II modello leninista sembra in tal modo divenire
che Lenin aggiunge al corpo del materialismo storieo paradigmatico da un lato come tecniea, programma e
e del naturalismo marxiano una vera e propria teoria organizzazione; dall'altro come nuova istituzione (si
della rivoluzione come organizzazione. Gli at tori della pensi al caso esemplare del partito rivoluzionario isti-
scena dell'89 non avevano nulla che £osse simile a un tuzionale nel Messieo contemporaneo). II punto e che
programma rivoluzionario. II primo caso - che ap- occorre riflettere sull'input di istituzione e di raziona-
punta diverra esemplare per la scena ormai planetaria lita istituzionale che le rivoluzioni con tempo ranee im-
del nostro secolo - di programma rivoluzionario che mettono in societa tradizionali. II tratto distintivo sem-
coincide con l'organizzazione-partito e quello del grup- bra quello della contemporaneita dell'imperativo del-
po bolscevieo della socialdemocrazia russa. La perce- l'organizzazione. E una prova e data dalle diverse espe-
zione di Lenin della rilevanza contemporanea dell' 01'- rienze di modernizzazione e dai vincoli che le indu-
ganizzazione come valore in se e l'elemento propria- strializzazioni dall'alto pongono ai partiti rivoluzionari.
mente innovativo rispetto alIa teoria del mutamento E per questa che l'Ottobre sovietico ha costituito il
sociale di Marx. Come e stato osservato, se il marxi- paradigma in questa secolo per la scena contadina mon-
smo e una teoria della storia, il leninismo e una teo- diale, in cui grandi paesi e masse vincolate alla legit-
ria dello sviluppo politico. L'organizzazione e d'altra mid tradizionale, alla scarsita, al prelievo coloniale e
parte il tema occidentale delle socialdemocrazie. In alla stagnazione hanno lottato e lottano per l'identita,
questo Lenin, com'e noto, guarda e guarders alla Ger- per assumere il ruolo di attori nella storia. La rivolu-
mania, sia nella £ormazione del programma sia - per zione come organizzazione sembra cost svolgere il ruo-
altri motivi - una volta occupato il vuoto del potere 10 del moderno Leviatano: essa gioca la carta dello
al culmine delIa crisi rivoluzionaria. Al tempo stesso, sviluppo politico via partito per innescare la fuoriusci-
la scena russa e sostanzialmente contadina, come 10 ta dal sottosviluppo economico. La teoria della supre-
sara quella cinese. I contadini £anno la rivoluzione e la mazia del partito e la controparte nel nostro secolo
pagano; i bolsceviehi la dirigono. E chi dirige 0 orga- dell a teoria dell a monarchia assoluta del XVII secolo.
nizza, vince. Di qui la sua ragione e la £onte della nuova «I modernizzatori del XVII secolo canonizzarono il
legittimita. II problema moderno dell a legittimazione e re, quelli del XX secolo il partito » (Huntington).
dell'autorita (da cui siamo partiti nella prima parte B. Moore ha osservato che gli eHetti di liberta del-
delIa relazione) rieeve una risposta inedita. E il partito le rivoluzioni passate « hanno richiesto parecchio tem-
che deve tarsi stato 0 istituzione: il mandato di gover- po per manifestarsi ». Perche questa osservazione? Per-
nare va al partito. La £onte dell a Iegittimita rivoluzio- che non interrogarsi piuttosto sulla base degli eHetti
naria non pUO che £ondarsi sul monopolio delIa forza di e££icienza? Un commento a questa osservazione puo
dell'organizzazione, sulla sua dittatura sovrana. suggerirci alcune considerazioni conclusive.
50 51
4. Nelle tre parti delia relazione ho cercato di idcn , ,,'.;1 e
d'altro. Questo i1 problema che una visione li-
tificare aIeune questioni, a livelli e in contesti discipli II,'I;lla e sobria della razionalita deve costantemente
nari differenti. Ho anche cercato di mostrare aIeune COSl' "f rontare: trovare un criterio alIa luce del quale valu-
che e import ante capire 0 spiegare se ci si pone le que i .uc- 10 stato delle cose; nel nostro caso, l'assetto 0 il
stioni che mi sono posto. Considero questo, di capire II ,I':;("gno di una societa, AIeuni obiettano che cio e im-
spiegare, un ovvio dovere intellettuale. Tuttavia, consi I" I~;sibile. Ma se - come avrebbe detto Kant - deve
dero anche un dovere intellettuale argomentare intorn. I ,·.:;cre possibile, allora occorre trovare quaIeosa come
alla ragionevolezza, se non alIa razionalita, di scelte (. I , II cri su cui basare i nostri giudizi di valore. Un ec-
preferenze. A questa proposito, le ragioni per cui il no "·sso di razionalismo chiederebbe di identificare cri-
stro tema e stato propos to alIa discussione dai promotori I <"Ii di questa tipo validi per ogni mondo possibile.
del convegno, non mi sembrano da eludere. Che cosa t' ( :.»iviene essere pili sobri e riconoscere che i nostri
giusto fare, alla luce delI'informazione dei vincoli che , IiI cri valgono entro costellazioni di vincoli deterrni-
Ie nostre precedenti analisi hanno messo in luce? '1:1k, entro tradizioni. Non per questo, valgono meno
Prendiamo il primo termine: ragione. Ho sostenuto ". se e il caso, vanno rneno ten acemente difesi. Noi
una versione limitata delIa razionalita e ho espresso , .mtinuiamo a aver bisogno di una teoria del « valore
diffidenza verso I'elogio enfatico delIa ragione che i: politico », oltre che, naturalmente, di una teoria del
proprio di aIeune filosofie delIa storia. La stessa diF .( possibile politico ».
fidenza riguarda naturalmente la nozione modello di Mi chiedo allora: quali vincoli la nostra principale
societa perfetta. Dobbiamo percio concludere che Lt uadizione genera per un'accettabile e praticabile no-
percezione del non esservi un senso «razionale» in zione modelIo di societa migliore? Quale filtro per le
corpora to nella storia coincide con il non senso, COli uostre utopie (Nozick)? 10 credo che il vincolo fon-
Ia non giustificabilita delle nostre scelte? Non 10 cre- .l.unentale sia quello costituito dal primo dei principi
do. E proprio vero che non vi sia aIeuna nozione ac- ,ldl'89: la liberta dell'individuo come persona mora-
cettabile e plausibile di progresso? Non 10 credo; Ic (Ia Iiberta come condizione base per individui auto-
tanto e vero che noi non solo esprimiamo continua- norni ). La nostra tradizione, in quest'angolo di mon-
mentepreferenze ma, se richiesti, ci impegnamo anchc do, ha come suo tratto distintivo la genesi e il con-
seriamente a sostenerle con argomenti. solidamento della nozione di individuo. Anche questo
II puntoe che la dissoluzione dell'idea univoca di t~ un pezzo di quella storia contingente dell'individua-
progresso non riduce la nostra fatica razionale, quan- lismo, di cui Weber diceva: solo in occidente. La ri-
ta piuttosto genera l'onere di definire da quale punta voluzione dell'89 (0 i1 suo mito, non importa) ha for-
di vista, sotto quale parametro valutare quaIeosa come mulato i nostri problemi: essa ha genera to l'idea di
migliore e progressivo a eticamente preferibile a qual- un progetto moderno in politica. Non c'era aIeuna
52 53

~ ...
ragione per cui Ie cose non potessero andare diversa- Giuliano Pontara
mente; ma e un fatta che esse sono andate COS1. E
questa e un vincolo per Ie nostre concettualizzazioni N eocon tra ttualismo, socialismo
di una societa migliore. Esso puo essere definito come e giustizia internazionale
la priorita delle liberta, in societa a tradizione demo-
cratica 0 poliarchica e a scarsita moderata (Rawls).
Cio vuol dire che non possiamo giustificare alcun as-
setto delle istituzioni che non sia coerente con la prio-
rita delle liberta. L'idea che la liberta non fosse in
tensione con l'eguaglianza e la fraternita e stata pro-
pria delle tradizioni socialiste e comuniste che hanno Nel presente scritto riunisco - apportandovi alcune
reagito alla lacerazione individualistica. Noi sappiamo modifiche - due saggi, gia precedentemente pubbli-
che cio non e vera. In realta, una societa concettua- cati " sulla teoria neocontrattualista della giustizia pro-
lizzata come schema di cooperazione e conflitto per posta da John Rawls nel suo ormai celebre (e secondo
individui e gruppi differenti, dotati di interessi e con- taluni anche troppo sopravalutato) trattato A Theory
cezioni del bene differenti e divergenti, non puo che of Justice 2.
considerare come un bene pubblico 0 collettivo l'eguale Accettando, ma soltanto per amore dell'argomento,
valore delle liberta per i differenti gruppi. Essa 10 ri- la validita delIa concezione rawlsiana dell a «giustizia
tiene una condizione per l'autonomia degli individui. come equita » e della dottrina contrattualista su cui
L'eguaglianza va quindi interpretata a partire dalla li- il filosofo americano cerca di fondarla, discuto due pro-
berta. Di fatto, sembra di poter dire che la combina- blemi. II primo, che tratto nella sezione II, e quello
zione fra le due e la posta in gioco per una societa .lclla validita delIa tesi rawlsiana, per cui la concezione
migliore, in cui siano generate e protette le basi sociali dclla giustizia come equita sarebbe in via di principio
per una vita che sia degna di essere vissuta, quale che «ompatibile, tanto con un assetto democratico in cui
siail significato per cui cio e vero per individui - vige la proprieta privata dei mezzi di produzione e
uomini e donne - in societa, .Iistribuzione, tanto con un assetto democratico in cui
Sembrano COS1 tornare, a tanti anni di distanza, aI i mezzi di produzione e distribuzione sono sotto il
consumarsi forse di un ciclo, i termini - e la loro «ontrollo democratico della societa,
combinazione - di liberta e eguaglianza (questioni di n secondo problema, che discuto nella sezione III,
giustizia, quindi) per cui mi e caro ricordare il proget- riguarda invece Ie implicazioni dell a teoria rawIsiana
to di un giovane intellettuale che parecchio tempo fa I'('r quanto concerne la giustizia internazionale, con par-
ha studiato in questa antica universita, Carlo Rosselli. I icolare riguardo al problema di quali siano le esigen-
54 55
ze delIa giustizia relativamente ai rapporti tra paesi lure preferenze, dei propri scopi, valori e piani di
ricchi e paesi poveri. vita - su quali principi generali dovranno essere mo-
Anche se si puo orrnai presupporre una larga cono- dellate Ie istituzioni fondamentali delIa societa in cui
scenza della teoria elaborata da Rawls, puo tuttavia poi essi ed i lora discendenti dovranno vivere. Orbe-
essere opportuno ricordarne per sommi capi Ie linee ne, la proposta di Rawls e che siano considerati prin-
essenziali. cipi accettabili di giustizia (delle istituzioni) quei prin-
dpi sui quali si accorderanno all'unanimita Ie parti in
siffatta situazione contrattuale originaria; ossia, il fatto
I. Neocontrattualismo e concezione che degli esseri razionali, in una situazione contrattuale
della giustizia come equita del tipo accennato, accettino all'unanimita certi prin-
cipi (di giustizia) piuttosto che altri, e da considerarsi,
La teoria neocontrattualista di Rawls, che storica- secondo Rawls, una buona ragione (0 forse anche una
mente riprende la grande tradizione di pensiero con- ragione conclusiva) per ritenere quei principi, piutto-
trattualista che va da Hobbes e Locke a Rousseau e sto che altri, validi, ragionevoli 0 accettabili. Va pero
Kant, si coIloca oggi, in seno alIa filosofiaanalitica, notato che, per Rawls, le condizioni che caratterizzano
neIl'ambito di queIla corrente la quale, contro Ie posi- la situazione origin aria sono soggette a quelle modi-
zioni soggettivistiche edemotivistiche proprie del pili fiche che possono essere richieste affinche dai prindpi
radicale empirismo logico, tende a ribadire la razio- in essa accettati siano deducibili quei giudizi di giu-
nalita dell'etica (Hare, Baier, Toulmin, Brandt, Fran- stizia sulle istituzioni fondamentali delIa societa che
kena, Urmson, Chisholm, ecc.). Un modo di intendere ci si presentano come forniti di «grande certezza in-
la teoria contrattualista di Rawls e infatti appunto tuitiva ». L'idea e insomma che, attraverso successive
quello di vedere in essa una proposta di fondazione [ormulazioni delle condizioni caratterizzanti la situ a-
razionale dei valori, 0 meglio di certi valori, vale a zione contrattuale originaria alla luce dei nostri «pili
dire una proposta di quali siano da consider are buone ponderati » giudizi di giustizia, si perverra alia fine
ragioni per dare la propria adesione a certi principi ud una caratterizzazione della situazione originaria tale
(di giustizia) piuttosto che ad altri. I) da esprimere condizioni di accettabilita dei prin-
Come e noto, I'idea fondamentale di Rawls e la cipi di giustizia che e ragionevole richiedere, e 2) da
seguente. Si immagina che dei soggetti razionali siano [ornirci principi di giustizia compatibili in via gene-
chiamati a decidere liberamente e imparzialmente _ rale con Ie nostre pili «ponderate intuizioni » in me-
ossia in condizioni paritetiche di potere e dietro un rito. Ad un siffatto stato di cose Rawls si riferisce
« velo di ignoranza» che preclude in modo uguale a come ad uno stato di «equilibrio riflessivo » 3.
ciascuno ogni conoscenza particolare delle proprie fu- Non mi addentra nella descrizione e discussione del-
56 57
le condizioni che, secondo Rawls, caratterizzano la si- to ora riguarda la concezione delIa giustizia da essa
tuazione originaria in stato di equilibrio riflessivo. Mi derivabile, basta qui ricordare, senza entrare nel me-
limito ad accennare a quattro di esse. La prima con- rito degli argomenti addotti da Rawls, come egli so-
cerne la razionalita dei soggetti contraenti: essi sono stenga che le parti contraenti, poste di fronte alIa
intesi come esseri razionali nel senso che ciascuno per- scelta tra tutta una serie di principi tra di loro incom-
segue esclusivamente i1 proprio tornaconto a lungo ter- patibili, si accorderanno all'unanimita di foggiare Ie
mine, al di la di ogni invidia e di ogni interesse be- istituzioni fondamentali della societa in cui dovranno
nevolo per la fortuna 0 la sfortuna altrui. La seconda vivere in base ai due seguenti principi:
condizione concerne I'imparzialita dei soggetti con- Primo principio: ciascuna persona deve avere un
traenti: essa e assicurata dal « velo di ignoranza » die- uguale diritto al pili esteso sistema di uguali Iiberta
tro il quale si trovano a dover decidere e che preclude £ondamentali compatibile con un simile sistema di li-
appunto a ciascuno di avvantaggiarsi rispetto agli al- berta per tutti (principia di liberta).
trio La terza condizione e costituita dalI'assunto di una Secondo principio: le disuguaglianze sociali ed eco-
moderata scarsezza di beni, per cui le parti contraenti nomiche debbono essere regolate in modo tale da
sanno che nella societa in cui vivranno vi saranno ine- a) torn are a massimo beneficio del meno avvantag-
vitabilmente conflitti di interessi. Secondo Rawls, Ia giato ... (principia di differenza) e
prima e la terza condizione sono appunto le condizioni b) essere connesse a cariche e posizioni aperte a tutti
che danno Iuogo a problemi di giustizia, in quanta in in condizioni di equa uguaglianza di opportunita (prin-
una societa di altruisti 0 in una societa caratterizzata cipio di uguale appartunita) 4.

da sovrabbondanza di beni non si avrebbero conflitti Una societa giusta e dunque, secondo Rawls, una
di interessi, 0 comunque conflitti tali da sollevare pro- societa le cui istituzioni fondamentali sono strutturate
blemi di giustizia. La quarta e ultima condizione con- e funzionano con forme mente a questi due principi, ed
siste nelI'assunto di stretta osservanza, per cui Ie parti una particolare distribuzione di beni, oneri e benefici
contraenti possono contare che una volta accordatesi sara essa stessa giusta se, e soltanto se, e il risultato
su quali principi modellare Ie istituzioni fondamentali di un assetto istituzionale conforme ad essi. La con-
dell a societa in cui dovranno vivere, quei principi sa- cezione delIa giustizia elaborata da Rawls si rivela COS1
ranno poi Iargamente applicati e rispettati da tutti, 0 essere una concezione « puramente procedurale ».
comunque da quasi tutti. Rawls e perfettamente co- E import ante ricordare che tra i due principi teste
sciente che quest'ultimo assunto non e un assunto rea- riportati sussiste, secondo Rawls, un «ordine Iessica-
listico e che Ia concezione delIa giustizia avanzata sulla le », il che signifies che il primo principio ha prece-
base di esso e pertanto una concezione ideale. denza sul secondo in ogni caso di conflitto fra di essi;·--;:
Sin qui l'idea neocontrattualista di Rawls. Per quan- ossiache le istanze poste dal secondo divengono ope-
58 59

I,,·.~ -
rative soltanto ove quelle poste dal primo siano state nella terza parte di questo scritto un siffatto dualismo
soddisfatte. Cio comporta che nessuna delle Iiberta fon- non e pero sostenibile nell' ambito delIa dottrina con-
damentali puo essere legittimamente sacrificata allo trattualista che sta alla base dell'intero edificio norma-
scopo di aumentare il benessere sociale 0 economico di tivo costruito da Rawls. Nelle pagine che seguono pre-
alcun gruppo, nemmeno del gruppo che sta peggio. scindo tuttavia da questa critica e prendo in conside-
Rawls chiama siffatta concezione la concezione speciale razione la concezione speciale delIa giustizia in quanta
delta giustizia e sottolinea che essa vale soltanto in applicata esclusivamente nell' ambito nazionale. Prescin-
situazioni in cui a ciascuno e garantito un minimo do anche dal fatto che molte societa nazionali esistenti
tenore di vita accettabile, ossia in cui i bisogni basilari nel mondo odierno non si trovano in quella fase di
(the basic wants) dell'individuo possono essere soddi- post-industrialismo in cui e lecito supporre esservi ri-
sfatti 5. Rawls argomenta infatti che, ove siano sicure sorse sufficienti per garantire a ciascuno quel minimo
di godere di un certo minimo di benessere socio-eco- di benessere materiale che e il presupposto dell'appli-
nomico, Ie parti contraenti non saranno disposte a scam- cabilita di siffatta concezione. Accetto cioe per amore
biare Ie proprie Iiberta fondamentali con un qualsiasi deI1'argomento illivello di astrazione sul quale si muo-
aumento di tale benessere 6. Per contro, in situazioni ve Rawls mantenendo quindi la discussione su quel
in cui un minimo di benessere non e garantito a tutti piano di « teoria ideale della giustizia » su cui 10 stesso
vale per Rawls quella che egli chiama la concezione Rawls l'ha posta.
generale della giustizia, secondo Ia quale qualsiasi bene
puo essere scambiato con altri, ed in particolar modo
la restrizione 0 anche il sacrificio di una 0 pili liberta II. Neocontrattualismo e socialismo
fondamentali sono permessi ove cio sia necessario ad
assicurare a ciascuno quel minimo di benessere mate- Chiarite cost le linee essenziali delIa teoria rawlsiana
riale al di sotto del quale non e comunque possibile e i presupposti della discussione che intendo condur-
fruire in alcun grado delle liberta fondamentali. Rawls re, vengo ora al primo dei due problemi che intendo
non si sofferma che di sfuggita su questa concezione discutere, il quale puo essere precisato nel modo se-
generale. La sua attenzione e tutta rivolta alla elabo- guente: assumendo la validita delIa concezione speciale
razione della concezione speciale nonche alla questione delIa giustizia, vi e ragione di credere che in base ad
del tipo di istituzioni fondamentali che essa richiede cssa una societa socialista e preferibile ad una societa
nell'ambito di una societa nazionale. Secondo Rawls, capitalista, oppure e vero il contrario?
infatti, questa concezione vale soltanto a livello intra- Va subito notato che non discutero ne di « sociali-
statale mentre a livello interstatale varrebbe una con- smo reale » ne di « stato capitalistico delle multinazio-
cezione in parte diversa. Come si vedra pili addentro nali ». II problema viene trattato esclusivamente a li-
60 61
vello teorico-ideale: dal momenta che, come poco fa ferma. Egli tratteggia infatti a grandi linee un modello
ho rilevato, la teoria da cui .qui si muove e una teo- ideale di state costituzionale e democratico caratteriz-
ria ideale, il nostro problema si configura come pro- zato dalla proprieta privata, peraltro assai diffusa, dei
blema se in base ad essa vi sia un modello ideale di mezzi di produzione ossia « del capitale e delle risorse
state socialista preferibile ad un modello ideale di state naturali », come dice Rawls, e da un mercato perfet-
capitalista, oppure no. tamente concorrenziale. Rawls si riferisce ad un sif-
Non si puo pero ragionevolmente negare che la ri- fatto sistema con il termine di «democrazia a pro-
sposta che si da a questa problema teorico ha impli- prieta privata» e sostiene che esso e pienamente com-
cazioni pratiche, di natura politica. patibile con le esigenze di liberta, di uguale opportu-
II problema va affrontato in due momenti. II primo nita e di un minimo accettabile di benessere sociale
momento consiste nel rispondere alla seguente doman- ed economico implicate dalla concezione speciale delIa
da: e anzitutto pensabile una societa socialista (idea- giustizia 7. Altrettanto vale per il modello socialista al-
le) che sia compatibile con l'esigenza di liberta posta ternativo, ossia per quell'ideale di state costituzionale
dal primo principio della giustizia? Soltanto se la ri- e democratico, ma caratterizzato dalla proprieta collet-
sposta a questa domanda e- come sosterro - in tiva dei mezzi di produzione (amministrati 0 diretta-
senso affermativo, si potra passare al secondo momen- mente da consigli operai 0 indirettamente da rappre-
to, cioe alia questione se la piena realizzazione delle sentanti dei produttori nominati dallo stato), cui Rawls
istanze poste dai due principi delia giustizia richieda siriferisce con il termine di «socialismo liberale» B.
la costituzione di una societa socialista, oppure vi sia Qui va notato che per Rawls uno state socialista non
un ideale di stato capitalista in tutto e per tutto giusto. enecessariamente caratterizzato, oltre che dalla pro-
Per rispondere alle due domande or ora formulate prieta collettiva dei mezzi di produzione, anche da una
e necessario chiarire: a) quali siano il senso e la por- economia largamente pianificata: e per lui perfetta-
tata precisi del principio di liberta, e b) che cosa si mente possibile parlare di un sistema socialista in cui
debba precisamente intendere per capitalismo e socia- vige uri'economia di mercato - il cosiddetto « market
lismo, ossia quali modelli ideali si pongano a paragone socialism» 9 - ragion per cui il fatto che egli argo-
allorche si chiede se in base aHa concezione speciale menti in favore di un mercato libero e contro un'eco-
della giustizia sia preferibile un modello ide ale di so- nomia largamente pianificata 10 non deve affatto essere
cieta capitalista oppure un modello ideale di societa preso come una critica contro ogni forma di sistema
socialista. socialista. II problema che qui ci interessa, del resto,
non e se gli argomenti di Rawls addotti contro un'e-
1. Capitalismo e socialismo. Comincio col secondo conomia pianificata siano validi, bensi se la collettiviz-
punto , suI quale Rawls stesso espressamente si sof- zazione dei mezzi di produzione sia affatto compatibile
(1,)
63
con il principio di liberta. Ebbene Rawls stesso af£erma . nella situazione originaria 1e parti contraenti optereb-
espressamente che COS1 e, che tanto il modelio capita- bero per una societa in cui i mezzi di produzione sono
lista quanta quello socialista soddis£ano aIle esigenze sotto il controllo delia cornunita, ossia per una societa
£ondamentali di liberta e di uguaglianza ill opportunita socialista.
poste dai suoi due principi della giustizia 11. 11 che si-
gnifica che il diritto di proprieta privata che Rawls 2. Liberia, capitalismo e socialismo. Comincio ad
include, come si vedra tra poco, tra le liberta fonda- avanzare i miei dubbi circa la compatibilita di uno stato
mentali, non puo ragionevolmente essere interpretato capitalista con la concezione speciale della giustizia,
come implicante un diritto di proprieta privata sui mez- prendendo in esame il primo dei due principi in cui
zi di produzione. questa concezione si articola, cioe il principio ill liber-
Ora, dal mom en to che per Rawls si danno, in via ta, II quale, occorre sottolineare, nella £ormulazione
teorica, tanto un modello capitalista quanta un model- definitiva proposta da Rawls e sopra riportata, non
10 socialista compatibili sia con il principio dell a liberta richiede gia, genericamente, la massima ed uguale li-
sia con il principio di uguaglianza di opportunita, il berta per tutti, bensi, pili speci£icamente, « il pili este-
problema di quale dei due modelli sia preferibile par- so sistema di uguali liberta £ondamentali ». 11 problema
rebbe ridursi a quello di quale dei due modelli sod- e dunque di sapere quali siano queste liberta £onda-
disfi alla esigenza posta dal principio di differenza, mentali. Rawls non si addentra in un'articolata discus-
ossia al problema di quale dei due sistemi massimizzi sione di questa problema COS1 importante per la sua
il reddito totale del gruppo economicamente meno teoria, bensi si accontenta di enumerare, brevemente,
avvantaggiato. Quantunque la risposta a questa doman- le seguenti [iberta come £ondamentali: a) la liberta
da non sia per Rawls una di quelle che possono essere politica (intesa come diritto di candidatura e di par-
date nella situazione origin aria - in quanta tale ri- tecipazione attraverso il voto e sulla base del principio
sposta dipende in parte daIle circostanze storiche in cui di maggioranza alIa conduzione di quelli che egli chia-
una determinata societa si trova (e di £atti contingenti ma gli « af£ari politici »): b) la liberta di parola e di
del genere aIle parti contraenti e preclusa ogni cono- assemblea; c) la liberia di coscienza e di pensiero ;d)
scenza) 12 - tuttavia egli sembra propenso a credere la liberta personale assieme al diritto di pro prieta
- come si vedra meglio in seguito - che il modello Cpersonale), e) la liberta dall'arresto e dal sequestro
capitalista sia preferibile a quello socialista. arbitrari, come sono definiti dalla nozione di stato di
Intendo porre in dubbio questa tesi rawlsiana fa- diritto 13.
ccnclo valere che non vi .e alcun modelIo capitalistico Sif£atte liberta parrebbero essere, secondo Rawls,
COIIlP:llihilc ne con il principio di liberta ne con quel-
£ondamentali nel senso che esse sarebbero quelIe sulle
10 di 11)',II:lglianz,l di opportunita, e che pertanto gia quali Ie parti contraenti si accorderebbero in quanto
1,·1
65

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necessarie al perseguimento del massimo soddisfaci- zione originaria effettivamente opterebbero, come so-
mento delle proprie preferenze, 0 delIa massima realiz- stiene Rawls, per una siffatta soluzione del conflitto
zazione dei propri scopi 0 piani di vita, in una situ a- fra Iiberta civili e [iberta politica. Assumo, per amore
zione in cui esse nulla sanno circa la natura 0 il con- dell'argomento che sia cosi, e procedo a fare alcune
tenuto di tali preferenze, scopi 0 pi ani 14. considerazioni sul suo concetto di liberta.
Secondo Rawls il primo principio richiede che tutte Sulla scia del pensiero liberale tradizionale, Rawls
queste liberta siano uguali in quanta «i cittadini di definisce il concetto di liberta come una relazione tria-
una societa giusta devono avere gli stessi diritti fon- dica sussistente tra un certo soggetto, una certa azione
damentali » 15. II problema e pero che tra le Iiberta e certe restrizioni: un soggetto (persona 0 associazio-
fondamentali elencate si possono verificare casi di in- ne) e libero di fare, 0 non fare, una certa azione se,
compatibilita, onde si riattualizza, nell'ambito delIa e soltanto se, esso non e sottoposto ad alcuna restri-
concezione rawlsiana, il conflitto tra quella che Con- zione rispetto al fare, 0 non fare, queIl'azione. Un pro-
stant chiamava la liberta degli antichi e la liberta dei blema che subito sorge e quello di stabilire quali in-
moderni, ossia tra la liberta politica e le [iberta civili. terventi vadano considerati restrizioni e quali no. Per
Non e del tutto chiaro come per Rawls siffatto con- Rawls, come per G. S. Mill, sono da considerarsi re-
flitto vada risolto. Diverse sue affermazioni indicano strizioni della liberta, tanto i doveri e Ie proibizioni di
tuttavia una propensione verso la posizione assunta natura giuridica, quanto Ie « influenze coercitive » do-
dallo stesso Constant, il quale, come e noto, sosteneva vute all'opinione pubblicae alIa pressione sociale 17.
il primato delle liberta civili su quell a politica. Cosi, In realta, tuttavia, Rawls si interessa pressoche esclu-
ad esempio, Rawls in un luogo afferma esplicitamente sivamente dell a Iiberta come e definita nell' ambito di
che un sistema politico non fonda to su di una costi- un sistema giuridico. Cosi, ad esempio, si did che in
tuzione democratic a che «incorpori» e «protegga» una certa societa S vige una massima ed uguale liberta
tanto le [iberta civili quanto i diritti politici non costi- di coscienza e di pensiero se, e soltanto se, in quella
tuirebbe una « procedura politica giusta »16. Ma soste- societa esiste un efficace sistema giuridico, G, tale
nere che Ie [iberta civili vanno protette al pari di quella che: 1) G in S non obbliga alcuno a seguire certi indi-
politica comport a appunto sostenere il primato delle rizzi scientifici, religiosi, morali, artistici e simili, piut-
prime sulla seconda, nel senso che viene definita e tosto che altri, e 2) G in S proibisce a ciascuno di
giustificata una sfera del privato in cui le decisioni « interferire » con il perseguimento di quale che sia
vanno lasciate ai singoli individui, e non prese dalla <Iiquesti interessi da parte di chicchessia 18. Purtroppo
comunita in base al principio di maggioranza, come Rawls non affronta mai a fondo il problema di sta-
appunto richiederebbe la Iiberta politica. Non mi sof- hilire in modo chiaro ed univoco quando vi sia «in-
.fermo qui a discutere se Ie parti contraenti nella posi- rerferenza », ossia quali interventi (ed eventualmente
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quali omissioni) siano da considerare come interferen- e quindi maggiori mezzi per raggiungere i loro scopi.
ze limitatrici delIa liberta e quindi, come tali, da proi- Tuttavia, si puo dare qua1cosa in cambio di un minor
bire giuridicamente. Su di un punta egli e tuttavia valore della liberta, poiche 1a capacita che i membri
esplicito: i fattori economici non sono da considerarsi meno fortunati delIa societa hanna di raggiungere i
come fattori in grado di restringere la liberta bensi, propri fini sarebbe ancora minore se non accettassero
cio che per Rawls e assai diverso, come fattori restrit- Ie ineguaglianze esistenti, in tutti i casi in cui sia sod-
tivi della capacita di fruire della liberta, ossia, nella disfatto il principia di differenza. Ma il dare qua1cosa
terminologia di Rawls, come fattori che « influiscono in cambio di un minor valore della Iiberta non va con-
sul valore della liberta » (affecting the worth of li- fuso col consider are buona una Iiberta ineguale. Con-
berty) 19. Dal momenta che questa distinzione tra « li- siderando i principi insieme, la struttura fondamentale
berta » (liberty) e «valore della Iiberta » (worth of deve massimizzare il valore che ha per i meno avvan-
liberty) e di notevole importanza relativamente al pro- taggiati 10 schema globale dell a eguale liberta condi-
blema che sto trattando, mi sembra opportuno ripor- visa da tutti. » 20
tare per esteso il passo in cui Rawls la introduce. Sulla base di questa passo il principio della liberta
« L'incapacita di trarre vantaggio dai propri diritti si configura in realta come principio che pone due esi-
e dalle proprie opportunita, risultante dalla poverta genze, vale a dire:
e dalI'ignoranza e da una generale mancanza di mezzi, a) l' esigenza di una massima ed uguale liberta per
viene spes so ca1colata tra i vincoli decisivi delIa liberta. tutti, nel senso che a ciascuno deve essere formalmente
10 non intendo tuttavia sostenere cio e desidero in- riconosciuto un diritto al pili ampio e uguale sistema
vece considerate queste cose come influenti sul valore di liberta fondamentali;
della liberta, i1 valore che hanna per gli individui i e, ferma restando questa esigenza,
diritti definiti dal primo principio ... La liberta e il va- b) l'esigenza di massimizzare la liberta materiale, nel
lore della liberta sonoquindi distinti nel seguente senso di massimizzare la possibilita effettiva di fruire
modo: la [iberta e rappresentata dal sistema glob ale di detto diritto da parte del gruppo meno avvantaggia-
delIa liberta di eguale cittadinanza, mentre il valore to sotto questa aspetto.
della liberta per Ie persone e i gruppi e proporzionale Ora, come ho precedentemente rilevato, Rawls stes-
alla Ioro capacita di promuovere i propri fini all'in- so sottolinea che la collettivizzazione dei mezzi di pro-
terno delIa struttura definita dal sistema. La liberta duzione e di per se compatibile con la prima esigenza
in quanto eguale liberta e la stessa per tutti; non si dell a liberta, in quanto tra le liberta fondamentali (che
puo dare nulla in cambio di una liberta minore di debbono essere ugualmente protette) non figura il di-
quella eguale. Ma il valore delIa liberta non e 10 stesso ritto di proprieta privata di tali mezzi. II problema che
per tutti. A1cuni hanna maggiore autorita e ricchezza si tratta pertanto di affrontare ese, ammesso per i1

68 69
momenta che Ia proprieta privata dei mezzi di produ- liberta £ormalmente riconosciute a tutti; ossia che -
zione sia uguaimente compatibile can la prima esigenza data una societa che riconosce formaimente a ciascuno
della liberta, essa 10 sia anche can la seconda, a se un uguale diritto ai piii esteso sistema di liberta £on-
invece vi siano buone ragioni di ritenere che la collet- damentali - la possibilita effettiva di £ruire al mas-
tivizzazione di essi massimizzi la possibilita di fruizione simo di tale diritto sia una £unzione semplice dei mez-
delle liberta fonda men tali da parte del gruppo meno zi economici a disposizione, Ed infatti, nel passo su
avvantaggiato sotto questa aspetto. citato Rawls si rifa espressamente a questa assunto:
Ritengo che le seguenti considerazioni possano co- rilevando come anche nell' ambito del suo ideale di
stituire una buona ragione per negare che Ia proprieta « democrazia a proprieta privata» vi sia una notevoie
privata dei mezzi di produzione sia compatibile con la disuguaglianza fra il gruppo piu ricco e quello piii po-
seconda esigenza posta dal principio dell a liberta. vera pel' quanta riguarda Ia capacita di £ruire delIa
II capitalismo, anche quello esistente nell'ideaIe di Iiberta, egli afferma che una tale disuguaglianza e tut-
«democrazia a proprieta privata» tratteggiato da Rawls, tavia giustificata in quanta Ie possibilita dei membri
e pur sempre caratterizzato da notevoli disuguaglianze meno Iortunati della societa di £ruire delle liberta £on-
.economiche (e sociali). Assumiamo, per amore dell'ar- damentali sarebbero ancora minori se essi non accet-
gomento, che - come viene spes so sostenuto e come tassero Ie disuguaglianze economiche sancite dal prin-
pare pensare anche Rawls - siffatte disuguaglianze cipia di differenza.
siano giustificabili in base al principio di differenza, Vi e ragione di dubitare delIa validita di questa as-
ossia tornino a vantaggio del gruppo meno fortunato, sunto: la capacita di £ruire delIa liberta non sembra
nel senso che una diminuzione di tali disuguaglianze affatto essere una £unzione semplice dei mezzi econo-
tra i gruppi dell a societa (cosa che richiederebbe I' ab- mici a disposizione del singolo, in quanta essa parrebbe
bandana del capitalismo) comporterebbe un effettivo essere severamente lirnitata dalle disuguaglianze eco-
peggioramento delle prospettive economiche del grup- nomiche (e sociali) in quanta tali. Illustro questa at-
po che sta peggio. Questa assunto non e pero suffi- fermazione· con qualche esempio.
ciente per stabilire Ia tesi che vi e un assetto capita- Anche nel modello ideaIe di stato capitalista-liberale
lista (ideale) compatibile can la seconda esigenza della delineato da Rawls vigera ovviamente, pur se diffusa,
liberta. A tal fine, infatti, e anche necessaria far valere Ia proprieta privata dei mass-media, l'accesso ai quali
l'ulteriore assunto per cui il miglioramento delle pro- e cruciale pel' fruire effettivamente delle liberta di
spettive economiche del gruppo economicamente meno paroIa, di informazione e di pensiero. Ma il gruppo piii
fortunato, connesso con Ie disuguaglianze sancite dal ricco, quello doe che detiene la proprieta dei mezzi di
principio di differenza, comporta per questa gruppo produzione, avra ovviamente malta maggiore accesso
anche un incremento delle possibilita di fruire delle ai mass-media che non il gruppo pili. povero; potra
70 71
comperare piu ore alla radio e alIa televisione, metter Ma vi e di pili. II modello socialista parrebbe an-
su un maggior numero di giornali e stazioni radio-tele- che essere l'unico compatibile con la prima esigenza
visive, mediante i quali potra far valere in modo assai posta dal principio della liberta, quella di gar an tire a
pes ante i propri interessi, spargere la propria propa- ciascuno un uguale e massimo diritto alle liberta fon-
ganda, indottrinare, assopire Ie coscienze con program- e
damentali. Se cia vero, esso viene a sconvolgere una
mi idioti, ecc., e COS1 limit are in vari modi le possibi- delle tesi fondamentali di Rawls: ossia che in via di
lita del gruppo economicamente meno avvantaggiato di principio la scelta tra capitalismo e socialismo non e
fruire delle suddette liberta, Per non parlare delle possibile nella situazione originaria.
possibilita del gruppo pili ricco di far valere i propri Come ho gia sopra rilevato, tra siffatte liberta £1-
interessi di fronte alla legge affidando Ie proprie cause gura la liberta politic a definita come diritto di parte-
ad abili e costosi avvocati. Insomma: le notevoli disu- cipazione democratica a tutte quelle decisioni che ri-
guaglianze economiche connesse anche con « il sistema guardano il bene comune 0 gli interessi dell a colletti-
ideale di proprieta privata », pur essendo eventual- vita. Ora, nessuno vorra certo negare che le decisioni
mente sancite dal principio di differenza, risultano pero connesse con il controllo dei mezzi di produzione siano
incompatibili con I'esigenza di rnassimizzare la capa- tra quelle che di regola investono siffatti interessi. Ne
cita di fruire dell a liberta per il gruppo meno avvan- segue che la Iiberta politic a sancita dal primo princi-
taggiato posta dal primo principio della giustizia. E pio delIa giustizia richiede che i mezzi di produzione
poiche, come si e sopra rilevato, nella concezione rawl- siano posti sotto il controllo democratico dell a cornu-
siana della giustizia questo principio e sovraordinato a nita. Ma dal momento che tra le liberta civili sancite
quello di differenza, siffatte disuguaglianze risultano dallo stesso principio non figura, come ho gia pili volte
ingiuste e come tali del tutto intollerabili. Cia signi- sottolineato, il diritto alla proprieta privata dei mezzi
fica che, anche se in un sistema socialista (ideale) Ie di produzione, non si verifica qui alcun conflitto tra
prospettive economiche del gruppo meno avvantaggia- liberta politica e liberta civili. La conc1usione che se
to sono inferiori rispetto a quelle di cui esso godrebbe ne deve trarre e che il modello capitalista e incornpa-
in un sistema capitalista (ideale), il sistema socialista tibile anche con la prima esigenza posta dal principio
e preferibile in quanta la maggiore uguaglianza eco- di liberta, in quanto la proprieta privata dei mezzi di
nomica che 10 caratterizza parrebbe garantire al grup- produzione costituisce una indebita limitazione della
po meno avvantaggiato una possibilita di fruire delle liberta politica.
Iiberta fondamentali maggiore di quella di cui godreb- II principio della liberta presiede, secondo Rawls,
be nel sistema capitalista alternativo, in cui starebbe alIa scelta delIa costituzione che dovra reggere la so-
economicamente meglio ma in cui vi sarebbero note- cieta in cui le parti contraenti si troveranno a vivere 21.
voli disuguaglianze economiche. Rawls sostiene che le parti contraenti nella posizione
I'> 73

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originaria opterebbero per una costituzione democra- pensare Rawls, il modello socialista e preferibile a quel-
tic a che salvaguardi le liberta fondamentali, ma lasce- 10 capitalista.
rebbero del tutto aperta la questione concernente la Come si ricordera, il secondo principio della giusti-
scelta tra sistema capitalista e sistema socialista, in zia e composto in realta da due parti, ossia dal prin-
quanta tale scelta va fatta in base al secondo princi- cipio di differenza e dal principio di ugual opportunita.
pio dell a giustizia. Ma se Ie considerazioni che son E importante ripetere che tra questi due principi sus-
venuto svolgendo sono corrette, allora Rawls sbaglia: siste, secondo Rawls, un ulteriore « ordine lessicale »,
dal momento che il sistema capitalista e incompatibile onde l'esigenza posta dal primo diventa operante sol-
con il principio dell a liberta, Ie parti contraenti opte- tanto ove quell a posta dal secondo sia stata soddisfat-
ranno, oltre che per una costituzione democratica, an- ta 22. La mia tesi, pili precisamente, eche non si da
che per il modello socialista, visto che una societa in alcun assetto capitalista compatibile con le esigenze po-
cui i mezzidi produzione sono collettivizzati aumenta ste dal principio di uguale opportunita, ragion per cui,
la loro liberta politica, e di per se compatibile con la anche se un tale assetto e sancito dal principio di dif-
protezione costituzionale delle liberta civili elencate da ferenza come preferibile ad un assetto socialista, esso
Rawls e massimizza la possibilita di fruire di esse da risulta comunque ingiusto in forza dell'« ordine lessi-
parte del gruppo meno avvantaggiato. Vi e ragione di cale » sussistente tra i due principi.
credere che una societa del genere sarebbe la realizza- Cominciamo col vedere quali siano, pili precisamen-
zione di un ideale di socialismo consiliare. te, Ie esigenze poste dal principio di equa opportunita.
Secondo quella che Rawls chiama 1'« interpretazione
3. Uguaglianza di opportunita, capitalismo e socia- liberale », questa principio richiede non soltanto che
lismo. Supponiamo ora che - ferma restando la com- qualsiasi carica e posizione sociale sia formalmente ac-
patibilita logica della collettivizzazione dei mezzi di cessibile a tutti, bensi anche che ciascuno abbia una
produzione con il principio della liberta - tutto quan- equa opportunita di accesso ad esse nel senso che « co-
to son sin qui venuto asserendo circa l'incompatibilita loro che possiedono abilita e inclinazioni simili dovreb-
della proprieta privata di tali mezzi con questa prin- bero avere le medesime possibilita di vita. Pili preci-
cipio sia errato. Supponiamo cioe che, come appunto samente, supponendo che esista una distribuzione delle
sembra pensare Rawls, la scelta tra modelIo capitalista doti naturali, quelli che hanno 10 stesso grado di abi-
e modello socialista, in base alIa concezione speciale lita e talento e la medesima intenzione di servirsene,
della giustizia, riguardi in tutto e per tutto il secondo dovrebbero avere le stesse prospettive di riuscita, indi-
dei due principi in cui tale concezione si articola. Or- pendentemente dal loro punto di partenza all'interno
bene, intendo sostenere che anche in base a questa del sistema sociale, cioe indipendentemente dalla clas-
secondo principio, e contrariamente a quanta parrebbe se di reddito in cui sono nati.» 23
74 75
Preso per se, come unico criterio di giustizia, questo morale e, secondo Rawls, piu accettabile che non quel-
principio non e, secondo Rawls, del tutto accettabile. 1,1 della «lotteria naturale» connesso con il principio
Una ragione di cio e che esso sancisce una distribuzio- (Ii uguaglianza di opportunita nella interpretazione li-
ne delIa ricchezza e del reddito in base alIa distribu- hcrale sopra accennata. Lo stesso principio di differen-
zione naturale delle capacita e dei talenti, cosa questa 1.:1 opererebbe ulteriormente in modo tale da ovviare
che da un punta di vista morale appare del tutto gra- .inche alIa seconda delle due difficolta sopra rilevate,
tuita. Un'altra ragione delIa sua inaccettabilira, dice in quanto, data una societa in cui esiste la struttura
Rawls, e che Ie differenze di abilita, attitudine, talento istituzionale richiesta dal principio di equa uguaglianza
e motivazione sono, almeno in parte, il risultato del cli opportunita, la sua applicazione condurrebbe alla
tipo di ambiente sociale - specie £amiliare - in cui massimizzazione delle eHettive opportunita di vita del
sie cresciuti, ragion per cui, almeno sintantoche esi- gruppo meno fortunato sotto questo aspetto, rendendo
ste l'istituzione della famiglia, l'idea di uguale oppor- cOSI anche me no impellente la necessita di abolire I'i-
tunita non puo essere pienamente realizzata 24. stituzione della £amiglia 26.
La via di uscita da queste difficolta e costituita, per Rawls descrive a grandi linee la struttura istituzio-
Rawls, da quella che egli chiama 1'« interpretazione de- nale che caratterizza il suo modello capitalistico, ossia
mocratica », la quale consiste nelI'abbinare il princi- la «democrazia a proprieta privata» definita come
pio di equa opportunita, interpretato alla maniera so- «uno stato democratico adeguatamente organizzato, che
pra detta, col principio di differenza ed istituendo consent a la proprieta privata' del capitale e delle risor-
quindi tra di essi un « ordine lessicale », come appun- se naturali » 27. In tale stato la eccessiva accumulazione
to e stabilito dal secondo principio delIa giustizia 25. di capitale nelle mani di pochi - cosa che Rawls giu-
Nell'ambito di siffatta interpretazione (e ricordando dica esiziale per le istituzioni necessarie a salvaguardare
che la concezione delIa giustizia proposta da Rawls una equa eguaglianza di opportunita 28 - viene pre-
e una concezione puramente procedurale) il principio venuta attraverso tutta una serie di leggi antimonopo-
di equa opportunita presiede alIa costituzione di quel- lio, imposte di successione e tasse sulle donazioni 29.
l'assetto istituzionale che e il presupposto necessario Per gar antire ulteriormente una equa uguaglianza di
delIa realizzazione di tale uguaglianza. II principio di opportunita il governo pone inoltre in atto una trip lice
diHerenza entra in vigore soltanto sullo sfondo di una serie di misure. In primo luogo, « cerca di assicurare
siffatta struttura istituzionale ed opera, secondo Rawls, uguali opportunita di educazione e formazione a per-
in modo tale da ovviare appunto alle due difficolta sone similmente dotate e motivate 0 tramite il finanzia-
su menzionate. Esso ovvierebbe alIa prima, in quanta mento di scuole private, 0 con l'istituzione di un si-
appunto regola la distribuzione del reddito e della ric- stema scolastico pubblico ». In secondo luogo, ,c~ir:~,",
chezza in base ad un criterio che da un punto di vista di garantire una uguaglianza di opportunita in ,,~~1~--":::~ k' ..
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ne alia scelta delle attivita economiche e dells profes- proprieta [privata] hanno probabilmente prospettive
sione « per mezzo delIa sorveglianza sulla condatta del- migliori di quelli che iniziano daIIa classe dei lavora-
le aziende e delle associazioni private e grazie alIa pre- tori non qualificati. E probabile che cia sara vero an-
venzione deIl'instaurarsi di restrizioni e barriere mono- che quando saranno superate tutte Ie attuali ingiusti-
poIistiche nei posti pili ambiti ». In terzo luogo, « ga- zie sociali. Dunque, che cosa sarebbe in grado di giu-
rantisce un minimo sociale, a per mezzo di ~ssegni stificare questa iniziale disuguaglianza dei prospetti di
familiari e contribun speciali per malattia e dlSOCC~- vita? Secondo il principio di differenza essa e giusti-
pazione, 0 in modo pili sistematico grazie a meccaru- ficabile soltanto se la diHerenza tra Ie aspettative va a
smi come indennira per i redditi pili bassi» 30. vantaggio delI'individuo rappresentativo che sta peg-
Quantunque, a parere di Rawls un siffatto modello gio, in questo caso il Iavoratore non qualificato rappre-
di sociera capitaIista ottemperi sia al principio di Ii- sentativo. La disuguaglianza delle aspettative e ammis-
berta sia aUa esigenza di «apertura delIe posizioni » sibile solo se una sua diminuzione non peggiorerebbe
posta daI principio di equa opportunira tuttavia, co~e la condizione delIa classe operaia. Probabilmente, data
Rawls stesso precede a sottolineare, esso e carattenz- la clausola del secondo principio che riguarda l'acces-
zato da maggiori disuguagIianze economiche e sociali di sibilita delle posizioni e il principio delIa liberta in
quelle connesse con l'alternativo modelIo di « sociali- generale, le maggiori aspettative concesse agli impren-
smo Iiberale ». Come si e gia rilevato, tali disuguaglian- ditori li spingerebbero ad azioni in grado di migliorare
ze saranno, secondo Rawls, giustificate _ e qui?d! il le prospettive a lungo termine delIa classe lavoratrice.
modeUo capitaIista sara da preferire a quello socialista Le loro migliori prospettive agiscono come incentivi
- se, e soltanto se, vi sono buone ragioni di ritenere per una maggior eHicienza del sistema economico, per
che esse sono sancite daI principio di differenza. Cia un pili rapido sviluppo delle innovazioni e COS1via. » 31
e comprovato daI seguente passo in cui Rawls iIlustra Rawls non dice che queste ultime aHermazioni siano
l'argomento che, in base al principio di differenza, ~er- vere. Dice soltanto che tali debbono essere affinche Ie
mette di giustificare Ie disuguagIianze nelIe prospettive disuguaglianze economiche e sociali connesse con Ia sua
di vita tra i membri delle varie classi sociali che com- «democrazia a proprieta privata» possano venir giu-
pongono la societe democratica in cui vige Ia proprieta stificate dal principio di differenza. Ora, a parte il fat-
privata dei mezzi di produzione. to che molto lascia credere che Rawls in eHetti sia
« Supponiamo che i vari gruppi di reddito corrispon- propenso a ritenere valido l'argomento delineato in que-
dano agli individui rappresentativi in riferirnento alle sto passo (altrimenti perche mai tutto il suo interesse
cui aspettative e possibile giudicare la distribuzione [del sarebbe rivolto a descrivere il modello di « demccra-
reddito]. Ora, coloro che iniziano come membri delIa zia a proprieta privata»?), cia su cui qui importa ri-
classe imprenditoriale, in una democrazia basata sulla chiamare l'attenzione e un certo assunto su cui questa
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argomento si regge. Appare infatti dal passo teste ci- quentare ivi costose scuole private, ecc. Tutto cia au-
tato che, come nel caso del principia della liberal Rawls menta ovviamente Ie possibilita di castoro di accedere
assume che la capacita di fruire di essa vari in propor- aIle posizioni pili ambite della societa rispetto aIle pos-
zione diretta ai mezzi economici di cui uno dispone, sibilita di cui godono i figli del ceto operaio pili po-
COS1 nel caso del principio di equa opportunita egli vera. Ne si puo esc1udere che Ia c1asse imprenditoriale
assume parimenti che, date certe istituzioni fondamen- cerchi ulteriormente di aumentare le effettive possibi-
tali ritenute necessarie alla realizzazione dell'esigenza lita di accesso per i propri membri a siffatte posizioni,
di apertura delle posizioni, le effettive opportunita usando parte delle ricchezze di cui dispone per indot-
di accedere alle posizioni pili ambite della societa va- trinare in vari modi (attraverso i mass-media, la scuo-
rina in proporzione diretta al benessere economico di la, ece.) i Iigli dei ceti pili poveri, ostacolando cosi,
cui uno gode. In effetti tutti e due questi assunti sono invece di favorire, Ie loro possibilita di sviluppo. Case,
necessari al fine di rendere compatibile l'applicazione queste, che parrebbero assai pili difficilmente verifica-
del principia di differenza (da cui dipende per Rawls bili nell' ambito del modello socialista alternativo in cui
la possibilita di giustificare la scelta del modello capi- non esistono, per ipotesi, Ie disuguaglianze economiche
talista piuttosto che di quello socialista) can le esigen- che caratterizzano il modello capitalista e tanto i mass-
zeposte dai due principi di liberta e di equa uguaglian- media quanta le scuole sono sotto il controllo demo-
za di opportunita, vista l'ordine lessicale che sussiste cratico della comunita, e l'intero sistema educativo e
tra questi due ultimi principi e il primo. Ma come volta a favorire in modo sistematico una massima ed
nel precedente paragrafo ho argomentato che il primo uguale possibilita di sviluppo per ciascuno. Occorre a
di questi due assunti e invalido; COS1 intendo ora far questa punto notare, a scanso di equivoci, che anche
valere, can argomenti simili, che tale e anche il secondo. se l'assetto socialista e caratterizzato, come parrebbe
Come Rawls stesso espressamente riconosce, anche pensare Rawls, da un'economia rneno efficiente dell'al-
nell'ambito del mod ella di societa democratica e capi- ternativo assetto capitalista, esso tuttavia si trova in
talista da lui delineato, i figli della c1asse imprendito- uno stato di economia notevolmente sviluppata, quale
riale sono sistematicamente avvantaggiati rispetto a e richiesta affinche si possa costituire una effettiva
quelli del ceto operaio non qualificato per quanta ri- alternativa all'assetto capitalista. Cia significa, che nel-
guard a le possibilita di sviluppo delle proprie dati na- l'ambito del modello socialista vi saranno risorse suffi-
turali. I maggiori mezzi economici di cui la c1asse im- cienti S1 da permettere di sviluppare notevolmente il
prenditoriale dispone da ad essa, infatti, notevole pos- settore dell'educazione collettiva. Ora, potra ben darsi
sibilita di curare in modo maggiore l'educazione dei pro- che nell'ambito di siffatto assetto nessuno abbia Ie stes-
pri figli, pagando costosi insegnanti privati, dando ad se possibilita di sviluppo di cui, nell'assetto capitali-
essi la possibilita di fare costosi viaggi all'estero, di fre- sta alternativo, godono i figli delIa c1asse imprendito-
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riale; parrebbe pero che in esso ciascuno goda di mag- accedere alIa attivita imprenditoriale, in quanta del tut-
giori possibilita di sviluppo di quelle che nell'assetto to sfornito del capitale necessario per darsi a tale atti-
capitalista hanno i figli del ceto operaio non qualifi- vita. E cia viola appunto l'esigenza di apertura delle
cato. Supponendo per il momento che ambedue i mo- posizioni, secondo cui persone ugualmente dotate e mo-
delli posti a confronto otternperino all'esigenza di aper- tivate deb bono avere uguali opportunita di accedere a
tura delle posizioni, cia vuol dire che il modello so- queUe posizioni, l'accesso alle quali sia ragionevole pen-
cialista massimizza Ie possibilita di accesso aIle posi- sare debba essere condizionato dal posses so delle doti
zioni piu ambite per i1 gruppo meno avvantaggiato. in questione. Per contro, nell'ambito del modello so-
Esso risulta pertanto preferibile al modello capitalista, cialista alternativo, in cui i mezzi di produzione sono
anche se nell' ambito di quest'ultimo il ceto operaio
socializzati e quindi le attivita connesse ad essi non
non specializzatogode di una situazione economic a mi-
sono espletate da una classe di imprenditori privati for-
gliore di quella di cui non goda nell' ambito del mo-
niti di capitale e tendenti al proprio profitto, bensi da
dello socialista. Cia segue in forza dell'ordine lessicale,
cittadini eletti 0 nominati democraticamente dalla co-
che sussiste tra il principio di uguale opportunita e
munita, ciascuno ugualmente dotato e motivato parreb-
quello di differenza.
be effettivamente avere una uguale opportunita di de-
II modeIlo capitalista parrebbe pero anche incompa-
dicarsi a siffatte attivita.
tibile con l'esigenza di apertura delle posizioni. I figli
della classe imprenditoriale parrebbero infatti essere
sisternaticarnente avvantaggiati, rispetto a quelli del 4. Dall'ideale al reale. La conclusione cui sono giun-
ceto operaio non qualificato, per quanta riguarda le to nel corso della discussione svolta nei precedenti pa-
possibilita di scelta delle attivita economiche: che, no- ragrafi e e
dunque che non vi modello di assetto capi-
nostante Ie leggi antimonopolio e il sistema di imposte talista compatibile con la concezione speciale della
che caratterizza 1a «democrazia a proprieta privata », giustizia elaborata da Rawls; ossia che vi sono buone
la classe che detiene la proprieta dei mezzi di produ- ragioni di ritenere che, una volta che si siano accor-
zione potra pur sempre ammassare notevoli ricchezze date sui principi costitutivi di tale concezione, le parti
e mettere COS! a disposizione dei propri figli quel ca- contraenti, nella situazione contrattuale originaria im-
pitale, che e pur sempre necessario, in qualsiasi asset- maginata da Rawls, opterebbero per una societa in
to capitalista, per darsi con prospettive di successo al- cui i mezzi di produzione siano posti sotto il controllo
l'attivita imprenditoriale. Ne segue, che un figlio del democratico della comunita.
ceto operaio non qualificato che sia ugualmente dotato Questa conclusione e
di per se abbastanza interes-
e motivato quanta il figlio del ceto imprenditoriale, sante, visto che essa e
avanzata sulla base di una con-
ha tuttavia assai minori opportunita di quest'ultimo di cezione della giustizia che si ispira alla grande tradi-
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zione del pensiero liberale e ne e
stata addirlttura con- o anche il sacrificio (temporaneo) di una 0 pili liberta
siderata la maggiore espressione ai nostri giorni. fondamentali (apprezzate e godute in ogni caso soltan-
Come si ricordera, si tratta di una concezione idea- to da coloro che si trovano a vivere al di sopra di un
Ie, in quanto fondata su due assunti che nella realta livello minimo di sussistenza), se cio e necessario a
effettuale non sono affatto verificati: vale a dire, l'as- prevenire che esseri umani continuino a vivere nella -
sunto che a ciascuno e garantito un minimo accettabile miseria pili nera. Come si vedra pili da vicino nella
di benessere materiale, e l'assunto di stretta e totale, prossima sezione, vi sono anche buone ragioni di cre-
o quasi totale, osservanza dei princfpi in cui essa si dere che, sapendo che il mondo attuale e diviso in
articola. Infatti se ora, per chiudere, abbassiamo 10 stati nazionali, alcuni dei quali sono poveri 0 comun-
sguardo dalla sfera dell'ideale e guardiamo al mondo que si trovano in una situazione di sottosviluppo, le
in cui viviamo, constatiamo che quel poco di giustizia parti contraenti concorderanno nell'accettare la conce-
che c'e (anche se misurato col metro proposto da zione generale delIa giustizia in una interpretazione
Rawls) e fondato pili sulla forza che non su di un globale. Sulla base di essa si accorderanno quindi su
volontario e stretto rispetto di principi accettati da tut- tutta una serie di misure che sembra ragionevole rite-
ti, e che pili di mezzo miliardo di esserl umani vive nere necessario realizzare per far sf che al mezzo e pili
in condizioni di poverta assoluta (ossia, come il ter- miliardo di esseri umani che attualmente vivono in
mine e definito dalla Banca mondiale, al di sotto di condizioni di poverta assoluta - e alle 10tO genera-
un reddito annuo di 250 dollari!) Se, sollevando in zioni future - possa essere almeno garantito quel mi-
parte il « velo di ignoranza» che caratterizza la situa- nimo di benessere materiale senza il quale la liberta
zione originaria immaginata da Rawls, si concede aIle non e altro che liberta di morire di fame. Vi sono ra-
parti contraenti Ia conoscenza di siffatta realta, vi e gioni di credere - ma richiederebbe troppo spazio
ogni ragione di credere - come Rawls stesso del re- entrare qui nel merito di esse - che tra le misure
sto riconosce - che esse non opterebbero affatto per che le parti si accorderebbero nell'adottare figurano la
la concezione speciale delIa giustizia. Sapendo infatti costituzione di una federazione mondiale retta da un
di dover vivere in un mondo nel quale, se non vengono solido governo centrale, e la realizzazione di un as-
realizzati determinati cambiamenti radicali, il peggio setto caratterizzato dalla socializzazione (almeno) dei
che puo loro succedere e
di vivere nella miseria Wili grandi mezzi di produzione nonche dalla pianificazio-
abbietta, esse, da esseri razionali quali sono, cerche- neglobale dello sfruttamento delle risorse naturali del
ranno anzitutto di assicurarsi un minima di benessere pianeta.
materiale. A tal fine esse si accorderanno, eventual- Cosi, tanto la concezione speciale quanta la concezio-
mente, sulla concezione generate della giustizia, la qua- ne generale dell a giustizia avanzata da Rawls parrebbe-
le, come ho sopra rilevato, permette la limitazione to richiedere la costituzione di un assetto socialista.
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III. Neocontrattualismo e giustizia internazionale povera, P, essa pure coincidente con un certo stato
nazionale (ad esempio uno dei tanti paesi poveri del
II secondo problema di cui intendo occuparmi e Terzo mondo), nonche un significative incremento del-
quello del rapporto, nell'ambito della teoria rawlsiana, le prospettive economico-sociali del suo gruppo meno
fra giustizia locale 0 a livello nazionale e giustizia glo- avvantaggiato (prospettive che pero assumiamo non
bale 0 a livello internazionale. Tale problema puo essere migliori di quelle del gruppo meno avvantag-
essere introdotto nel modo seguente. Supponiamo che giato dell a societa 0).
all'interno di una societa industriale opulenta, 0, coin- Orbene, i problemi che mi interessa trattare si ag-
cidente con un certo stato nazionale (per esempio la girano attorno aIle due seguenti domande:
Svezia) viga uno stato di cose che si avvicina alI'ideale 1) Richiede, secondo Rawls, l'esigenza della giusti-
rawlsiano: ciascun membra di essa gode in uguale e zia che, nelle condizioni su accennate, la societa 0 tra-
massimo grado di tutte le liberta fondamentali, ha sferisca parte delle sue risorse alla societa Pecos!
uguali opportunita di accesso a qualsiasi posizione e passi dalIa situazione di maggiore opulenza a quella
carica e le prospettive economico-sociali del gruppo di minore opulenza?
di cittadini meno avvantaggiati sono massimizzate (nel Dal mom en to che la risposta che daro a questa do-
senso che ogni altro ordinamento alternativo politic a- manda e in senso negativo, la second a questione che
mente possibile di quella societa comporterebbe che Ie si ponee la seguente:
prospettive economico-sociali di tale gruppo sarebbero 2) Richiede la teoria contrattualista delta giustizia
peggiori). Supponiamo, ulteriormente, che sia possibi- proposta da Rawls il trasferimento di parte delle ri-
Ie far passare la societa 0 ad una situazione di minore sorse della societa 0 alIa societa P?
opulenza in cui ciascun gruppo, pur continuando a go- Delle due questioni formulate, la prima e di carat-
dere di un uguale grado di liberta e opportunita, tere esegetico, in quanta riguarda cia che sostiene un
tuttavia goda di esse in misura minore che non nella dato autore, le conclusioni cui egli, in base aIle pre-
situazione precedente (in quanta esse sono ora meno messe da cui parte, perviene. La seconda questione e,
estese), e similmente in cui le prospettive economico- invece, una questione di carattere teorico, in quanta
sociali del gruppo meno avvantaggiato siano peggiori riguarda la natura di una certa concezione, quali siano
di quanta non erano prima. Supponiamo, da ultimo, Ie sue implicazioni in merito al problema in esame, e
che il passaggio della societa 0 dalIa situazione di da ultimo, se essa sia una concezione accettabile. La
maggiore a quelIa di minore opulenza, comporti - tesi che sosterro e che, mentre la risposta alla prima
attraverso il trasferimento di risorse che qui si sup- domanda e, come gia accennato, in senso negativo, 1:1
pone avvenuto - un notevole aumento di effettiva 'risposta aHa seconda e invece in senso positivo. Sc ql H'
liberta e opportunita per i membri di un'altra societe sta tesi e corretta, cio vuol dire che nell'ambiro ,I.-ILt
86 .. ,
;.'
teoria contrattualista di Rawls si possono trarre con- in cui una societa, per essere in tutto e per tutto giu-
seguenze assai pin radicali di quelle che non tragga sta, deve rapportarsi ad altre societa,
egli stesso. L'unica eccezione, in tutto il libro, e costituita dal
paragrafo 58 in cui Rawls discute il problema della
1. Rawls e it primate delta giustizia a livello nazio- giustizia tra stati, condottovi pero indirettamente dalla
nale. Sin dall'inizio del suo lavoro, Rawls tende a pre- sua discussione della giustificabilita dell'obiezione di
cisare che non prendera «in considerazione, se non coscienza di una societa « quasi giusta ».
di sfuggita, la giustizia internazionale e i rapporti tra Scrive infatti: «Nell'esaminare la giustificazione del-
stati », in quanto « Ie condizioni del diritto internazio- Ia disobbedienza civile, ho assunto che Ie leggi e Ie
nale possono richiedere principi diversi, ottenuti con politiche contestate riguardassero gli affari interni. E
procedure differenti », e che, comunque, cio che pri- naturale chiedersi in che modo la teoria del dovere
mariamente gli interessa «e di formulare una conce- politico si applica alla politica estera, Per far cia, e
zione ragionevole della giustizia per Ia struttura fon- necessario estendere la teoria della giustizia al diritto
damentale della societa considerata, per il momento, internazionale ... 11 nostro problema e quindi quello di
come un sistema chiuso isola to dalle altre societa » 32. mettere in relazione i principi politici giusti che rego-
E nel paragrafo 22, ove tratta delle circostanze della lano Ia condotta degli stati con la dottrina contrattua-
giustizia, Rawls postula che «in primo Iuogo vi sono listica, e spiegare da questa punto di vista Ie basi mo-
le circostanze obiettive che rendono possibile e neces- rali del diritto internazionale » 35.
saria la cooperazione umana », annoverando tra di esse La proposta di Rawls e quindi che si assuma «di
la coesistenza di un certo numero di persone «in un aver gia derivato i principi di giustizia in quanta si
territorio geografico definito» 33. Di nuovo, al para- applicano alle societe come unita singole e alla strut-
grafo 25, ove vengono elencati riassuntivamente i trat- tura fondamentale. Immaginiamo anche che siano stati
ti essenziali della posizione contrattuale originaria, sot- adottati i vari principi di dovere e obbligo naturali che
to la voce « oggetto della giustizia » (che riguarda I' e- si applicano agli individui. In questa modo, le persone
stensione dei prindpi di giustizia su cui Ie parti con- nella posizione origin aria hanno accettato i principi di
traenti sono chiamate a decidere) Rawls ribadisce che diritto nella forma in cui essi si applicano alla loro
si tratta della « struttura fondamentale dell a societa », societe e a loro stessi come membri di essa. A questa
in quanto distinta sia dalle « regole per Ie associazioni punta si puo estendere l'interpretazione della posizio-
di diritto» (corporate associations), sia dal « diritto ne originaria, e considerate le parti come rappresen-
internazionale » (law of nations) 34. COS1 Rawls discute tanti di nazioni differenti che devono scegliere insie-
capitolo dopo capitolo quali siano i principi di una me i principi fondamentali per regolare le pretese con-
societa giusta, senza prendere in considerazione i modi flittuali tra stati » 36.
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Bisogna qui sottolineare l'importanza che questo pa- sa contra attacchi esterni (ivi compreso il diritto di
ragrafo assume nel contesto della teoria rawlsiana della form are alleanze a scopi difensivi), nonche il principia
giustizia. Senza di esso questa teoria sarebbe infatti che pacta sunt servanda. Tali principi presiedono per
risultata di ben poca rilevanza in un mondo, come e Rawls alIa distinzione tra guerre giuste e guerre in-
appunto il nostro, in cui vi sono stati (pili 0 meno) giuste (tra Ie seconde annovera le guerre fatte a scopo
indipendenti, tra i quali intercorrono tanto rapporti di ottenere vantaggi economici 0 di conquistare nuovi
cooperativi quanta rapporti conflittuali; ragion per cui, territori), mentre l'interesse nazionale porta i rappre-
se a meno una societa sia giusta dipendera, ovviamen- sentanti nella posizione origin aria a imporre dei limiti
te, non soltanto da come essa e internamente struttu- ai tipi di atti bellici permessi anche in una guerra
rata, bensi anche da quale sia la sua politica nei con- giusta 38. Si noti che in nessun modo e qui .fatta men-
fronti delle altre societa esistenti. zione del principia di differenza (ne di queUo di equa
Ora, cio che colpisce e il fatto che Rawls, sempre opportunita ).
al paragrafo 58, daUe sue premesse contrattualistiche Si e sopra notato, come uno degli assunti fonda-
deduce, per quanta riguarda i rapporti tra stati, prin- mentali su cui poggia la concezione speciale dell a giu-
dpi di giustizia in parte diversi da quelli che ha pre- stizia sia quello di una stretta osservanza, da parte di
cedentemente dedotto per quanta riguarda la giustizia tutti i cittadini, dei principi cui le parti contraenti
a livella nazionale. pervengono neUa posizione originaria, e come Rawls
Rawls premette che, per quanto riguarda questa proceda dando questa assunto per scontato. L'unico
deduzione, non ci sono da aspettarsi sorprese. E infatti luogo in cui egli, a livello nazionale, si scosta da esso
le poche case che dice su questo argomento sono tra e quello in cui discute il problema della giustificabi-
le considerazioni pili trite di quante egli fa nella sua lita della disobbedienza civile (cioe, secondo la carat-
opera. II principia fondamentale della giustizia tra stati terizzazione dello stesso Rawls, della disobbedienza
cui le parti contraenti - ora immaginate come rap- pubblica e non violenta, da parte di cittadini, di leggi
presentanti degli interessi particolari di altrettante na- o linee politiche ingiuste riguardanti gli aHari interni
zioni - perverrebbero e, secondo Rawls, un principio del proprio paese). Qui ci troviamo eHettivamente di
di uguaglianza per cui «popoli indipendenti, organiz- fronte ad un caso in cui non si ha totale e stretta os-
zati in stati, possiedono certi uguali diritti fondamen- servanza e in cui pertanto vi sana delle ingiustizie da
tali» 37. Da questa principia fondamentale, conside- rettificare. Va pero sottolineato che questa diversione
rato da Rawls stesso come l'analogo di quello che san- dalla teoria ideale e minima, giacche egli presuppone
cisce uguali diritti fra tutti i cittadini in un regime co- pur sempre una societa « ben ordinata » e « quasi giu-
stituzionale, vengono dedotti i tradizionali prindpi di sta », cioe una societa in cui la maggior parte dei cit-
autodeterminazione a non ingerenza, di legittima dife- tadini e dotata di un senso di giustizia assai svilup-
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pato, ha cioe un forte desiderio di applicare e seguire completa teoria ideale 0 quasi ideale dell a giustizia,
i prindpi di giustizia propri delIa concezione speciale. non vi e ragione di fermarsi a livello nazionale, ma
In una siffatta societa Ie ingiustizie che si verificano occorre procedere ad indicare quali sarebbero i prin-
vengono quindi pur sempre combattute in modo non- dpi su cui i contraenti nella posizione origin aria -
violento e il problema di altre forme di lotta, come il intesi ora come rapptesentanti di altrettanti stati giu-
ricorso alIa contestazione armata 0 alIa rivoluzione vio- sti 0 pressoche giusti - si accorderebbero per quanta
lenta, non si pone nemmeno, ragion per cui una teoria riguarda i rapporti fra i rispettivi stati, presupponen-
delIa rivoluzione 0 del diritto di resistenza non fa parte do, se non una stretta e totale osservanza, almeno
delIa concezione speciale delIa giustizia e in nessun un'alta osservanza da parte di ogni stato dei prindpi
luogo della sua opera Rawls ne tenta un abbozzo. riconosciuti. (Ritornero in breve su questo problema
II quadro pero muta in modo notevole allorche Rawls alIa fine di questa scritto.)
sposta il suo interesse (anche se soltanto momentanea- Ma forse e per ragioni di realismo che Rawls ab-
mente) dal piano intrastatale a quello interstatale e bandon a l'assunto di uno sviluppato senso delIa giu-
consider a il problema della giustizia fra statio Qui in- stizia a livello interstatale, in quanta cioe un siffatto
fatti l'assunto di uno sviluppato senso dell a giustizia assunto sarebbe troppo incompatibile con la realta della
viene abbandonato, in quanta egli contempla la possi- lotta fra stati, ciascuno mosso dal proprio interesse
bilita del ricorso alIa guerra ed accenna ad una teoria nazionale egoistico? Ma allora non avrebbe egli dovu-
della guerra giusta. Ma allora si pone il seguente pro- to, per Ie stesse ragioni di realismo, abbandonare tale
blema: in base a quali ragioni si assume uno sviluppato assunto anche a livello intrastatale in quanta del tutto
senso di giustizia a livello nazionale ma 10 si nega a incompatibilecon la realta delIa lotta di classe? Postu-
livello internazionale? Ora, l'assunto in questione puo late uno sviluppato senso delIa giustizia a livelIo di
essere fatto in quanto cio che ci interessa maggiormen- societa nazionale comporta in£atti negare che all' in-
te e di addivenire ad una teoria idea Ie 0 quasi ideale terno di essa si possano verificare cosiddetti conflitti
dell a giustizia, cioe ad un idea le di societa giusta 0 antagonistici. Ora, puo ben darsi che in certe societa
quasi giusta, indipendentemente da quello che e 10 in determinate condizioni conflitti di tal genere non
stato di cose effettivo nel mondo in cui viviamo, non- si verifichino. Ma e realistico assumere che questa sia
che dalle possibilita che in esso vi sono di realizzare la norma? .E chiaro che per rispondere a questa do-
un tale idea1e. Ho gia rilevato sopra come Rawls non manda in modo soddisfacente occorre affrontare e di-
nasconda che appunto a cio e rivolto il suo maggiore scutere a fondo tutta una vasta serie di problemi di
interesse. Ma se e COS!, allora non si vede perche mai natura sia teorica sia empirica. Ma in nessun luogo
egli dovrebbe abbandonare l'assunto in questione a li- dell a sua opera Rawls affronta seriamente tali proble-
vello internazionale. Giacche se cio cui si mira e una mi. Che egli abbia davvero una visione tanto idilliaca
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delia societa nazionale da non fargli nemmeno contem- tutto giusto 39, anche se, date' Ie grandi diversita di
plare la possibilita che si verifichino all'interno di essa risorse naturali, certi paesi siano talmente poveri che
conflitti antagonistici? La conclusione che segue dalle
le aspettative economico-sociali del gruppo pili povero
considerazioni sin qui fatte e che la concezione rawl- all'interno di essi sono di gran lunga inferiori a quelle
siana, in quanta comprendente sia una teoria della giu- del gruppo meno favorito all'interno dei paesi ricchi,
stizia nazionale sia una teoria della giustizia internazio-
e potrebbero essere notevolmente migliorate facendo
nale, e viziata da un dualismo difficilmente giustifi-
passare parte delle ricchezze dai secondi ai primi. Pare
cabile.
insomma che Rawls si faccia assertore di una specie
Accanto a questa dualismo, e non necessariamente
di dualismo normativo, per cui i rapporti all'interno
fonda to su di esso, parrebbe esservi nella concezione delIa societa nazionale vengono misurati con un nietro
rawlsiana un ulteriore dualismo, di natura normativa:
morale diverso da quello con cui vengono misurati i
Rawls parrebbe infatti voler sostenere che le esigenze
rapporti a livello internazionale. In base a tale inter-
della giustizia a Iivello nazionale sono diverse dalIe
pretazione, i membri di una societa nazionale avreb-
esigenze della giustizia a livello internazionale, nel sen-
bero doveri 1'un verso l'altro - quelli implicati dal
so che, mentre a livello di societa nazionale varrebbe
principio di differenza - che non hanno (0 che co-
la concezione speciale della giustizia articolantesi nei
suoi due princlpi di liberta e di differenza ordinati in munque sono meno stringenti) nei confronti di membri
modo lessicale (0 in certe situazioni la concezione ge- di altre societa nazionali (appunto perche il principio
nerale), a livello internazionale varrebbe invece soltan- di differenza e applicabile soltanto a livello nazionale).
to il principio di [iberta, nella forma di un principio Questa interpretazione - che parrebbe quella pili con-
che sancisce un uguale diritto di ogni popolo indi- sona con quanto Rawls scrive al par. 58 - conduce
pendente a forgiare il proprio destino senza ingeren- alla conclusione che la risposta ana prima delle due
ze da parte di altri statio Supponiamo cioe che ad domande formulate all'inizio di questa articolo e in
un certo momento il sistema internazionale pre senti senso negativo.
le due seguenti caratteristiche: 1) i singoli stati che Mostrero ora come la risposta alla seconda di quelle
10 compongono sono al [oro interno ordinati in base domande sia invece in senso positivo.
a principi di giustizia (speciale 0 generale che sia );
2) i singoli stati nei loro rapporti reciproci rispettano 2. Il primato delta giustizia internazionale. Si assu-
il principio di autodeterminazione, astenendosi da ogni rna qui, per amore dell'argomento, l'interpretazione
politica bellica volta ad aumentare i propri vantaggi dell a dottrina contrattualista per cui i principi di giu-
economici 0 il proprio territorio. Un tale sistema par- stizia internazionale accettabili sarebbero quelli scelti
rebbe essere, secondo Rawls, un sistema in tutto e per nella posizione originaria opportunamente modificata .
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E si assumano, pure per amore delI'argomento, Ie mo- nazionale, e non puo quindi escludere che, anche as-
di£icazioni introdotte da Rawls. sumendo soddisfatti i due principi della concezione spe-
Gli assunti sono cioe i seguenti: 1) Ie parti con- ciale a livello nazionale, Ie aspettative economico-sociali
traenti sanno di appartenere a societa nazionali diver- del gruppo rneno avvantaggiato dell a societa meno for-
se; 2) le parti sanno che ciascuna nazione si trova « nel- tunata siano peggiori di quelle del gruppo meno av-
le normali circostanze della vita umana»; 3) ciascuna vantaggiato nella societa pili £ortunata. Si noti ulte-
delle parti ignora « Ie particolari circostanze dell a pro- riormente che, in base agli assunti 3) e 4), ciascuno
pria societa, la sua potenza e £orza paragonata a quella dovra con tempI are la possibilita, che il peggio che gli
delle altre nazioni»; 4) ciascuna delle parti nulla sa puo toccare e appunto di appartenere al gruppo meno
circa la posizione che occupa all'interno della propria avvantaggiato della societa rneno £ortunata, cioe, in
societa 40. pratica, di vivere ad un livello di vita non molto su-
Tra questi assunti, il secondo e di particolare imp or- periore al minimo accettabile. In tale situazione di
tanza e ritornero su di esso tra breve. E possibile che estrema incertezza il criterio di sceIta che e razionale
sia proprio in base ad esso che Rawls pervenga all'idea adottare e, secondo Rawls, il criterio del maximum e
che il principio £ondamentale della giustizia interna- quindi, oltre che voler garantirsi al massimo da ogni
zionale e un principio di [iberta che sancisce un uguale ingerenza altrui nella stem delle proprie liberta Ion-
diritto di autodeterminazione per ogni popolo. Giacche, damentali, ciascuna parte vorra anche garantire un as-
sapendo che la propria societa si trova in condizioni setto internazionale tale da massimizzare le aspettative
di vita «normali », si potrebbe pensare che ciascun economico-sociali del gruppo meno avvantaggiato del-
contraente si accontenti di assicurarsi questo livello di Ia societa meno £ortunata. Non si vede infatti come
vita ed assieme ad esso le liberta £ondamentali. A tal per Rawls un individuo razionale, che persegue al mas-
fine e per l'appunto necessario garantirsi dalla inge- simo il proprio tornaconto, contemplando la possibi-
renza di altre nazioni, il che infatti avviene accordan- Iita di appartenere al gruppo meno avvantaggiato della
dosi sul principio di uguale liberta a livello internazio- societa in cui vive, si accontenterebbe di quell a posi-
nale. Questo ragionamento tuttavia non tiene. zione in quanto non ulteriormente migliorabile me-
Si noti in£atti, per cominciare, che ciascuna parte, diante alcun riassestamento delIa propria societe, se
pur potendo contare, in forza dell'assunto 2) (inter- essa e migliorabile mediante un riassestamento del si-
pretato in un certo modo) di vivere in una societa che stema internazionale. Insomma e difficile vedere come
assicura a tutti un tenore minimo di vita accettabile, in base ai quattro assunti sopra fatti Ie parti contraenti
non puo tuttavia escludere, in £orza dell'assunto 3) possano giungere ad altra conclusione che a quell a di
che vi siano grosse sperequazioni econorniche e sociali privilegiare una applicazione glob ale dell a concezione
Era le varie societa che compongono il sistema inter- speciale della giustizia per cui i due prindpi di liberta
96 97

~
~ di differenza entrano in vigore a livello nazionale Non e affatto escluso. Solo che per poter stabilire
soltanto dopo che essi sono stati soddisfatti a livello cio bisognerebbe fare un lungo discorso.
globale. Fin qui ho ragionato dando per scontato sia I'assun-
Supponiamo ora che Ie parti assumano ulteriorrnen- to di uno sviluppato senso di giustizia a livello inter-
te I'esistenza di uno sviluppato senso della giustizia nazionale sia l'assunto che ciascuna nazione si trova
anche a livello interstatale, per cui esse possono con- « nelle normali circostanze delIa vita umana ». Ambe-
tare su di una stretta 0 comunque alta osservanza de- due sono assunti assai controversi. Vediamo quindi
gli accordi cui pervengono. Quali istituzioni basilari da ultimo quali conseguenze seguono se abbandoniamo
creerebbero in virtu della concezione glob ale cui sono il primo assunto e precisiamo il secondo. Esso e in-
pervenute? Posso qui fare soltanto un paio di cenni fatti passibile di due interpretazioni assai diverse. Nella
di natura del tutto speculativa. Anzitutto, contando su prima interpretazione, assumere che ciascuna nazione
di un'alta osservanza degli accordi raggiunti, Ie parti si trovi « nelle normali circostanze delIa vita umana»
non contempleranno il ricorso alla violenza e quindi equivale ad assumere che il sistema mondiale si trova
non spenderanno tempo a discutere i principi di una in uno stato di moderata scarsita, per cui le risorse
guerra giusta (analogamente a quanta avviene, come globali, indipendentemente dal modo in cui in effetti
si e visto sopra, riguardo alI'impiego deHa violenza a sono distribuite, di per se bastano (basterebbero) ad
livello nazionale ). Esse piuttosto contempleranno, co- assicurare ad ogni popolo un minimo tenore di vita
me minimo, un ordinamento internazionale che per- accettabile. Interpretato in questa senso, l'assunto in
metta la libera emigrazione dai paesi menu favoriti a esame non sembra oggi irrealistico, anche se il forte
quelli pili favoriti e garantisca il trattamento degli im- tasso di incremento della popolazione mondiale e il
migrati alIa stessa stregua degli altri cittadini. Esse costante diminuire di certe risorse puo gettare ombre
potranno anche contemplare l'istituzione di un sistema assai sinistre sul mondo di domani. In una seconda
di tassazione internazionale progressiva (per cui ogni interpretazione, l'assunto in questione equivale invece
statu paga una quota proporzionale al proprio prodot- all'assunto che le risorse globali sono distribuite in
to nazionale lordo) alIo scopo di trasferire risorse dai modo tale che in nessuna nazione il gruppo pili povero
paesi pili ricchi a quelli pili poveri (altro che 10 0,7 % si trova al di sotto di un minimo tenore di vita ac-
del prodotto nazionale lordo proposto dalI'Onu!). 0 cettabile. In questa interpretazione, l'assunto e oggi
forse, i contraenti alIa fine perverrebbero all'accordo patentemente falso e non vi sono purtroppo ragioni di
di costituire un'unica federazione a livelIo mondiale, credere che la situazione mondiale nel prossimo futuro
retta a governo democratico, in cui i maggiori mezzi cambi in modo tale da rendere tale assunto vero. Or-
di produzione siano socializzati e ogni comunita na- bene, chiamare Ie parti contraenti a deliberare su prin-
zionale goda di un alto e uguale grado di autonomia? cipi di giustizia, in base all'assunto di circostanze nor-
98 99
mali in questa seconda interpretazione, significherebbe versa da quella cui esse giungono secondo i1 parere di
condizionarle ad accordarsi su principi e istituzioni de- Rawls, c'e ulteriormente da chiedersi se esse di conse-
stinati a rimanere lettera mort a nel mondo in cui esse guenza non perverranno anche ad una concezione della
poi devono vivere. D'altra parte, concedere loro sol- guerra giusta assai divers a da quella cui accenna Rawls.
tanto la conoscenza di quanto stabilito dall'assunto Mi pare che si possa avanzare Ia seguente ipotesi come
in questione nella prima interpretazione non basta, abbastanza ragionevole: cioe che, contempiando Ia pos-
giacche le parti contraenti non si accontenteranno di sibilita che Ia sorte li faccia vivere in un paese estre-
sapere che Ie risorse globali sono di per se sufficienti mamente povero, in cui Ia maggioranza della popolazio-
a garantire ad ogni nazione un tenore minimo di vita ne vive nella miseria pili nera, Ie parti si accorderanno
accettabile, ma vorranno anche sap ere almena come su di una concezione assai pili lata di guerra giusta
esse sono distribuite geograficamente. E una volta ot- per cui il ricorso alla violenza militare da parte di uno
tenuta questa informazione (che non si vede perche state 0 di una lega di stati contra un altro e giustifi-
dovrebbe essere loro negata) esse, da esseri razionali cato, non soltanto ove esso e necessario a respingere
e realisti che sono (si ricordi che ora esse non assu- una aggressione violenta £atta a scopi di rapina di ri-
mono un senso della giustizia £ra stati ), non potranno sorse, ma anche ove questo e il solo mezzo efficace
che giungere alla conclusione che il peggio che puo con cui uno stato povero 0 una lega di stati poveri puo
loro succedere e di appartenere al gruppo pili povero costringere uno state ricco a cedere quella parte delle
di una societa estremamente povera, cioe in realta di sue risorse che e necessaria per permettere al gruppo
vivere nella miseria pili nera. Ma in vista di tale pro- meno avvantaggiato all'interno di essi di pervenire
spettiva (che e poi quella che offre i1 mondo in cui almeno ad un minimo tenore di vita accettabile. D'al-
viviamo ) non opteranno Ie parti per la concezione ge- tra parte e tutt'altro che escluso che i contraenti, 1)
nerale della giustizia, piuttosto che per quella speciale? sapendo che Ie possibilita che un paese estremamente
Non abbandoneranno cioe l'idea di una precedenza del povero ha di imporsi con la forza ad uno ricco sono
principio di liberta su quello di differenza e non si minime, e 2) ponendosi nella posizione del vinto (e,
accorderanno COS1 che a livello globale, che e quello dopo una guerra modern a, anche del vincitore) non
chee di primaria importanza, vale i1 principio per cui si accordino al fine di band ire totalmente ii ricorso alla
anche la sovranita di uno state e la liberta di cui godo- violenza militare e di Iasciare aperta soltanto la strada
no i suoi cittadini possono essere limitate, ove cia sia del negoziato, della soIuzione di conflitti di interessi
necessario ad aIleviare la miseria di un gruppo che si tro- tra stati da parte di organi internazionali forniti di suf-
va al di sotto di un minimo tenore di vita accettabile? ficienti poteri, delle varie forme di lotta non militare
Se, come pare, le parti contraenti nella situazione e non violenta. Che e, per I'appunto, la strada dettata
accennata giungeranno a questa conclusione, assai di- dalla ragione nella realta e£fettiva in cui viviamo.
100 101
Nota bibliografica: La letteratura sorta attorno al trattato di Rawls 21 Ivi, p. 174.
e ormai estremamente vasta. Tra i lavori maggiormente rilevanti in 22 Ivi, p. 255.
relazione ai temi centrali trattati nel presente scritto vanno menzio- 23 Ivi, p. 75.
nati: N. Daniels, Equal Liberty and Unequal Worth of Liberty, in 24 Ivi, p. 76.
Reading Rawls, a cura di U. Daniels, Oxford 1975, pp. 253-81; 25 lvi, pp. 77 sgg.
R. W. Miller, Rawls and Marxism, in Reading Rawls cit., pp. 206- 26 Ivi, pp. 47-48. I'
30; C. R. Bietz, Justice in International Relations, in Philosophy 27 Ivi, p. 234.
& Public Affairs, 4, 1975, pp. 360-89. Per una presentazione eritica 28 Ivi, p. 236... i'll
dell'intera dottrina rawlsiana si veda B. Barry, The Liberal Theory 29 Ibidem.
of Justice, Oxford 1973, e la serie di saggi di vari autori stampata 30 Ivi, p. 234.
in Le ragioni delta giustizia, n. 65-66, 1977 della rivista Biblioteca 31 Ivi, p. 79.
delta liberta interamente dedieata alia presentazione e diseussione 32 lvi, p. 25. , ili
del pensiero di Rawls. Si veda 'anehe G. Giadrossi, Giustificazione e 33 lvi, p. 118.
realta nella teoria delta giustizia di Rawls, in Rivista internazionale 34 Ivi, p. 132.
di filosofia del diritto, LVI, 1979, pp. 348-78. 35 Ivi, p. 313.
36 Ibidem, il corsivo e mio.
37 Ivi, p. 314.
38 Ibidem. I
39 lvi, pp. 314-315. I
40 lvi, p. 313.
1 Uno, dal titolo Neocontrattualismo e socialismo, in Rivista di 'I:I!
jilosofia, n. 19, febbraio 1981, pp. 138-158; l'altro, da! titolo Giu- :'1
stizia locale e giustizia globale, in Biblioteca delta liberta, n. 65-66, I
aprile-settembre 1977, pp. 254-67.
2 Oxford University Press, 1972, tr. it., Una teoria delta giustizia,
I
Milano, 1982. 11'"

3 J. Rawls, op, cit., pp. 34-35 e pili in generale i §§ 3, 4, 43 e 87. !1

4 Ivi, p. 255.
5 Ivi, p. 137 e p. 142.
6 Ivi, pp. 61 sgg.
7 Ivi, pp. 234 sgg.
8 Ivi, p. 238.
9 lvi, pp. 231-232.
10 lvi, p. 231.
11 Ivi, p. 221.
12 lvi, p. 233.
13 Ivi, p. 66
14 Cfr. per esempio quanto Rawls dice sulla liberta di coseienza,
ivi, pp. 179 e sgg.
15 Ivi, p. 66.
16 Ivi, p. 173.
17 lvi, pp. 176-177.
18 Ivi, p. 177.
19 lvi, p. 178.
20 lvi, pp. 178-179.

103
10)

..• ---_._--_._ .. _._ .._--


Giuliano Pontara e Norberto Bobbio

Vi sono diritti fondamentali?

Nel saggio che porta come titolo SuI fondamento dei


diritti dell'uomo, pubblicato insieme con altri saggi di
analogo argomento nel volume Il problema delta guer-
ra e le vie della pace (Bologna 1979), Bobbio denun-
cia ripetutamente «l'illusione », propria dei giusnatu-
ralisti e pili in generale dei fautori del razionalismo
etico, che vi sia un fondamento assoluto dei diritti del-
l'uomo, ossia «T'illusione » che vi sia un argomento
« irresistibile », cui nessuna persona razionale potra
rifiutare di dare la propria adesione in favore della tesi
che fa valere certi diritti come fondamentali.
Bobbio non chiarisce, nell' ambito del saggio accen-
nato, quale sia la natura di un siffatto argomento « ir-
resistibile » che sarebbe vano cercare, e nulla dice delia
forza probante che un siffatto argo men to dovrebbe ave-
re per poter essere considerate «irresistibile ». Tut-
tavia,all'inizio del saggio seguente, che porta il titolo
Presente e avvenire dei diritti dell'uomo, egli fa alcuni
accenni in merito. I vi infatti distingue fra « tre metodi
di fondare i valori », e doe «il dedurli da un dato
obiettivo costante, per esempio la natura umana; il
considerarli come verita per se stesse evidenti; e in
105
fine 10 scoprire che in un dato periodo storieo essi detti intuizionisti, tra cui spicca in modo particolare
sono generalmente acconsentiti »(p. 132). Ma come Moore. Ma neanche per questa strada si giunge per
va intesa in modo pili preciso siffatta affermazione? Bobbio all'argomento « irresistibile », dato che 10 stes-
E che cosa vuol dire « fondare i valori »? Per quanta so giudizio di valore che appare indubitabile ad una
mi e dato di capire quest'ultima espressione signifiea certa persona 0 gruppo di persone appare tutt'altro
poter dare delle buone ragioni per accettare piuttosto che indubitabile ad altri.
che rifiutare certi giudizi di valore. I «tre modi di Rimane COS1 il terzo modo di fondare i valori ossia
fondare i valori » accennati da Bobbio si identificano la terza ragione che si puo addurre in favore delIa
COS1 con tre diverse ragioni adducibili in favore delIa accettabilita di certi giudizi di valore, la quale cons i-
accettabilita di certi giudizi di valore. ste nel mostrare che siffatti giudizi di valore sono
La prima ragione e quella per cui certi giudizi di generalmente accettati in un certo periodo storieo. E
valore sarebbero logicamente deducibili da certi giudizi quell a che Bobbio chiama la prova del consenso per
descrittivi della natura umana, 0 meglio di certe carat- cui un giudizio di val ore sarebbe tanto pili accettabile
teristiehe costanti della natura umana. Se siffatta de- (in una certa epoca) quanta maggiore il numero di
duzione fosse possibile avremmo qui l'argomento «ir- persone che effettivamente (in quella epoca) 10 accet-
resistibile » per eccellenza, dato che chi affermasse i tano. Bobbio pare ritenere siffatto argomento in favore
giudizi sulla natura umana ma negasse quelli di valore della accettabilita di certi giudizi di valore l'unieo che
da essi deducibili si invo1gerebbe in una contraddi- sia valido; ma proprio in forza delIa relativita ad esso
zione. Ma siffatta deduzione non e possibile. E non connessa esso non e, appunto, « irresistibile ».
10 e, oltre che per 1a ragione accennata da Bobbio (p. A me sembra tuttavia che i tre modi di «fondare
132), e cioe che non esiste qualcosa come una natura i valori » accennati da Bobbio e teste passati in ras-
umana costante e immodificabile, anche perche siffatta segna non esauriscano tutte le possibilita. Ritengo vi
deduzione contravviene al principio, largamente accet- sia una quarta possibilita che parrebbe appunto for-
tato, anche se non indiscusso, per cui non e possibile nirci quell' argomento «irresistibile» di cui Bobbio
alcuna deduzione logiea di un giudizio di val ore da sembra considerate illusoria ogni ricerca.
un giudizio di fatto. Grosso modo si puo ragionare nella seguente ma-
Il secondo modo di fondare i valori accennato da niera. Indipendentemente da quali siano i nostri de-
Bobbio si identifiea con la seconda ragione che si puo sideri, Ie nostre preferenze, le nostre aspirazioni, i
addurre in favore della accettabilita di un certo giu- nostri scopi e i nostri valori particolari, vi sono alcune
dizio di valore, ossia con l'affermazione che esso resi- prejerenze fondamentali, nel senso che ciascuno deve
stc ad ogni nostro dubbio, ossia ci appare del tutto ragionevolmente averle in quanto il loro soddisfacimen-
cviclcnre. E 1a strada comunemente battuta dai cosid- to e condizione necessaria per poter perseguire il sod-
I O() 107

---. 71 W r--. •••• •••


disfacimento di qualsiasi altra preferenza 0 la realiz- conoscere ad esse 10 status di diritti fondamentali del-
zazione di qualsiasi aspirazione, scopo e valore che ci l'uomo. L'argomento « irresistibile » in favore del giu-
accade di avere. Queste preferenze fondamentali par- dizio che pone il diritto alIa vita, alIa salute e alIa pro-
rebbero essere tre e cioe: pria autonomia come diritti fondamentali, consiste dun-
1. la preferenza di essere in vita piuttosto che non que in cio: che negare questa giudizio e contrario a
essere in vita (tranne che in situazioni in cui la morte ragione, ossia e irrazionale. (Noto per inciso che il
e chiaramente inevitabile, nelle quali preferire di non diritto alla vita, alIa salute e alIa propria autonomia III!
morire non e razionale); non esc1udono che in certe situazioni una persona pos- I
2. la preferenza di non essere sottoposto, piuttosto sa liberamente rinunciare a ciascuno di questi beni -
che essere sottoposto, a gravi sofferenze gratuite, ossia ad esempio rinunciare alla propria vita 0 alla propria
di trovarsi piuttosto che non trovarsi in uno stato di salute per salvare la vita di un altro. Ma affinche que-
soddisfacimento di quelli che sono generalmente rico- sta particolare preferenza sia libera e razionale occorre
nosciuti come i nostri bisogni basilari (ivi com pre so appunto che i tre diritti accennati vengano prima ri-
il bisogno di una certa liberta di movimento ); conosciuti come tali.)
3. la preferenza di poter formare le proprie parti- Si tratta ora di vedere se l'argomento « irresistibile »
colari preferenze in modo autonomo e di perseguire sopra delineato sia immune dalIe quattro obiezioni che
il loro soddisfacimento senza essere sottoposti a mi- Bobbio nel su citato saggio muove contro l'illusione
nacce di frustrazione di queste tre preferenze fonda- che esista «il fondamento assoluto » dei diritti del-
mentali, vale a dire senza minacce alla propria vita, l'uomo.
alla propria salute e alla propria autonomia. a) La prima obiezione mossa da Bobbio e quella del-
Queste tre preferenze fondamentali corrispondono Ia indeterminabilita (pp. 121-23): non e possibile for-
bene ai tre tradizionali diritti fondamentali alla vita, nire alcun fondamento assoluto dei diritti dell'uomo
alla salute e alIa propria autonomia. L'argomento «ir- per la semplice ragione che non e possibile dare una
resistibile » in favore di tali diritti fondamentali, ossia nozione precisa di essi, ossia determinare in modo uni-
l'argomento cui nessuna persona razionale, in quanto voco quali essi siano. Ma in base alI'argomento sopra
razionale, potra rifiutare di dare il proprio assenso e delineato essi risultano univocamente determinabili
il seguente: che non si vede come ogni persona razio- come diritto alla vita, alla salute e alIa propria auto-
nale possa non avere queste tre preferenze e quindi, nonua.
avendole, possa negare che esse siano fondamentali, ed b) La second a obiezione sollevata da Bobbio contro
essendo razionale voglia garantire il loro soddisfaci- l'illusione del fondamento assoluto dei diritti umani
mento soltanto a se stesso e non anche a ciascun altro e quell a relativistica (pp. 123-24): non e possibile dare
in uguale misura. II che comporta appunto dover ri- un fondamento assoluto ai diritti dell'uomo per la sem-
108 109
plice ragione che essi sono storicamente relativi, come Bobbio contro l'esistenza di diritti fondamentali «pro-
sta a dimostrare il fat to che l'elenco di essi varia da va» che non vi sono siffatti diritti. In terzo luogo, si
epoca a epoca, sie continuamente modificato e va con- puo controbattere che il variare dei diritti e dei valori
tinuamente modificandosi. Per Bobbio, la constatazio- che di epoca in epoca vengono considerati fondamen-
ne di un siffatto relativismo storico «prova che non tali puo essere visto in altro modo che non come espres-
vi sono diritti per loro natura fondamentali » (p. 123). sione di un relativismo storico. Puo infatti essere in-
Questo argomento mi pare si possa ritorcere in tre terpretato come l'espressione di un difficile e comples-
modi. In primo luogo, si puo iniziare notando che il so processo di « evoluzione etica » che procede, attra-
giudizio che vi sono certi diritti fondamentali e, ov- verso « scoperte morali », verso « verita morali » sern-
viamente, un giudizio di valore, mentre il giudizio che pre piu ben fondate.
non vi e un accordo generale su quali siano questi c) La terza obiezione mossa da Bobbio contro I'il-
dirittie un giudizio di fatto. In forza del principio lusione di un fondamento assoluto dei diritti dell'uomo
sopra ricordato, da quest'ultimo giudizio non segue e quella dell a eterogeneita (pp. 124-26): i diritti ge-
logicamente alcun giudizio di valore e quindi nemmeno neralmente riconosciuti come fondamentali sono tal-
quello che non vi sono diritti fondamentali, il quale, mente eterogenei, coinvolgono cioe pretese tra di loro
in quanta negazione di un giudizio di valore, e esso talmente diverse, che non e possibile trovare un Ion-
stesso presurnibilmente un giudizio di valore. Se dun- damento assoluto comune a tutti, ossia un argomento
que per « prova » si intende argomento logicamente co- « irresistibile » che valga ugualmente per tutti. Ma I'ar-
gente, l'affermazione che non vi e accordo generale gomento che ho sopra delineato si pone appunto come
nemmeno nel consider are i tre diritti alla vita, alla argomento « irresistibile » per tutti e tre i diritti fon-
salute e alla propria autonomia come fondamentali di- damentali alla vita, alla salute e alla propria autonomia.
ritti dell'uomo (ammesso poi che sia vera), non «pro- d) La quart a e ultima obiezione sollevata da Bobbio
va » affatto che siffatti diritti non siano fondamentali contro l'illusione del fondamento assoluto e quella del-
(come il fat to che vi sia un accordo generale su di le antinomie (pp. 126-27): non appena i diritti postu-
essi non «prova» che essi effettivamente siano fon- lati come fondamentali sono piii di uno, si possono
damentali). Ma e presurnibile che Bobbio usi il termi- verificare conflitti tra di essi, S1 che l'attuazione del-
ne «prova» in senso piii deb ole di quello teste ac- l'uno risulta incompatibile con quell a dell 'altro , ragion
cennato. Ma allora, e in secondo luogo, mi pare si per cui non vi puo essere un fondamento assoluto per
possa far valere che l'argomento che ho sopra deli- tutti, un fondamento cioe che Ii rend a tutti « inconfu-
neato in favore dei tre diritti fondamentali «prova» tabili e irresistibili ». A dire il vero Bobbio avanza
che siffatti diritti sono fondamentali con maggior forza questa obiezione in relazione ai conflitti che si pos-
di quell a con cui l' argomento relativistico addotto da sono verificare tra quei diritti che egli chiama liberta
110 111
(in quanta implicano obblighi negativi da parte di altri consiste nel far valere che i tre diritti in esame, an-
di non fare certe azioni) e quei diritti che egli chiama corche fondamentali, non sono assoluti bensi relativi,
poteri (in quanta implicano degli obblighi positivi da ragion per cui, in situazioni in cui l'attuazione del-
parte di altri di fare certe azioni). Ma si puo pensare I'uno si dimostra incompatibile con quella degli altri.:
che oltre che tra siffatti diritti, conflitti si possano questa 0 quello puo essere legittimamente sacrificato
verificare anche fra i tre diritti sopra fatti valere come in conformita al principio che prescrive la massima
fondamentali, se pure interpretati soltanto come delle attuazione possibile di siffatti diritti. Personalmente
liberta (ad esempio la situazione in cui la sola scelta sono incline a credere che questa sia la strada da bat-
e quella tra uccidere una 0 pili persone). tere in quanto il principio accennato ci permette di
Per rispondere in modo soddisfacente aHa obiezio- risolvere, almeno teoricamente, ogni tipo di antinomie
ne in esame bisogna mostrare che fra i tre diritti sopra fra quelle menzionate da Bobbio.
fatti valere come fondamentali non si puo verificare, La mia conclusione e pertanto che un argomento
strettamente, alcun conflitto; oppure che, pur poten- « irresistibile» in favore di certi diritti fondamentali
e
dosi verificare dei conflitti, vi un principio plausibile dell'uomo potrebbe in effetti esserci e che dunque la
in base al quale ogni conflitto tra di essi puo, almeno ricerca di esso non e illusoria. [G. P.]
teoricamente, essere risolto. II primo modo di risolvere
il problema consiste nel far notare che i diritti accen-
nati, pur essendo fondamentali, non sono inalienabili, Sono grato a Giuliano Pontara delle sue obiezioni
ossia possono essere perduti, ragion per cui nelle situa- perche mi permettono di chiarire meglio il mio punto
zioni in cui parrebbe verificarsi un conflitto tra di essi di vista. In due saggi scritti a qualche anno di distanza,
in realta non si da alcun conflitto in quanto, a ben SuI fondamento dei diritti dell'uomo (1965) e Presente
guardare, vi e sempre una parte - l'aggressore - che e avvenire dei diritti dell'uomo (1968), avevo soste-
in forza della sua aggressione ha perdu to siffatti diritti. nuto principalmente due tesi: a) non e possibile tro-
Per questa via si giunge al principio per cui deve es- yare un fondamento assoluto, 0 irresistibile, all'affer-
sere riconosciuto a ciascuno un uguale diritto alIa vita, mazione di questo 0 quel diritto dell'uomo, e comun-
alIa salute e alIa propria autonomia - a rneno che nel que l'importante non e gia fondarli ma proteggerli;
perseguimento dei propri scopi, 0 del soddisfacimento b) una prova sufficiente dell a Ioro importanza nella
delle proprie preferenze, qualcuno non violi, 0 minac- societa di oggi riposa sul fatto che non pili soltanto
ci la violazione di siffatti diritti fondarnentali, ossia questa 0 quello stato, com'era accaduto nel passato, ma
attend (intenzionalmente 0 no) alla vita, alIa salute 0 tutti gli stati esistenti abbiano dichiarato di comune
alla autonornia di terzi. accordo, a cominciare dalla Dichiarazione universale
II secondo modo di risolvere il problema accennato dei diritti dell 'uomo (1948) e via via in altre nume-
112 113
rose dichiarazioni che si sono susseguite e continuano elencate da Pontara che sono dedotte da una pretesa
a susseguirsi, che vi sono diritti fondamentali, e ne natura razionale delI'uomo. E infatti per dar forza al
abbiamo propos to un lungo elenco. Premetto ancora suo elenco di preferenze fondamentaii egli sostiene
che avevo sostenuto la prima tesi in un convegno filo- trattarsi delle preferenze delI'uomo razionaie. A parte
sofico dedicato al tema del « fondamento » dei diritti la considerazione che Ia razionalita del comportamento
dell'uomo, la second a in un convegno dedicato al com- umano e una pura ipotesi razionaie che non ha il con-
mento della Dichiarazione universale nel ventesimo an- forto di alcuna prova storica, come invece ce I'ha l' ac-
niversario della sua proc1amazione. Ora Pontara .trova cordo storicamente avvenuto con Ie dichiarazioni in-
insufficiente la second a tesi e insufficientemente moti- ternazionali ricordate, osservo che se si parte dall'ipo-
vata la prima. Sostiene in sostanza che sia possibile tro- tesi dell'uomo razionale si presuppone cio che si voleva
vare un fondamento assoluto all'affermazione dei di- dimostrare, perche se l'uomo e dato come razionaie
ritti dell'uomo, 0 per meglio dire sostiene che vi sono non c'e piu da dubitare delIa razionalita delle sue pre-
diritti dell'uomo che possono essere fondati su argo- ferenze.
menti irresistibili. E trae l'argomento principale dalla Ma ammettiamo pure che queste preferenze siano
constatazione che vi sono «preferenze fondamentali» universali. Resta pur sempre che non c'e alcun passag-
in ogni uomo, fondamentali nel senso che « ciascuno gio obbligato dalla constatazione dell'universalita di
deve ragionevolmente averle in quanta il loro soddisfa- una preferenza al suo riconoscimento come diritto fon-
cimento e condizione necessaria per poter perseguire damentale. Ipotesi per ipotesi si puo concepire che
i1 soddisfacimento di qualsiasi altra preferenza, ecc. ». siano universali preferenze che una societa regoiata non
Mi riesce difficile comprendere in che cosa consista potrebbe mai acconsentire a riconoscere come diritti:
la maggior forza dell'argomento addotto da Pontara si pensi, per fare unesempio, alIa emancipazione dai
rispetto al mio (sub b). Si tratta pur sempre di un ar- cosiddetti tabu sessuali. Ma sono poi davvero univer-
gomento come il mio tratto dalla constatazione di un sali le preferenze additate da Pontara? E lecito dubi-
fatto, del fatto cioe che tutti gli uomini hanno alcune tarne considerando per esempio Ia terza preferenza,
preferenze. Ora che tutti gli uomini abbiano alcune quell a di poter formare le proprie particoiari preferen-
preferenze si present a come l'affermazione di un fatto ze in modo autonomo, giacche bisogna per 10 meno
non meno dell'affermazione relativa alI'accordo di tutti prendere atto dell a cosiddetta « paura delIa liberta »
gli stati, accordo che rivela le loro preferenze. Se c'e che c'induce in molte circostanze delIa nostra vita a
una differenza fra Ie due prove e, mi pare, a tutto van- preferire di essere esonerati dalla responsabilita di una
taggio delIa credibilita delle preferenze di tutti gli stati scelta, il che spiega fra l'altro perche in ogni societa
espressi in un accordo, in una sort a di nuovo contratto Ia liberta sia altrettanto giustificata quanta l'autorita.
sociale, in paragone aHa credibilita delle preferenze Dopo aver affermato che vi sono diritti fondamen-
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tali a prova di qualsiasi obiezione Pontara confuta gli sostenere che l' affermazione di alcuni diritti fonda-
argomenti da me addotti per sostenere il contrario, cioe men tali in epoche successive dipende dalla evoluzione
gli argomenti della indeterminatezza dei pretesi diritti delIa coscienza etica che procede alIa scoperta di nuove
fondamentali, quello relativo all'evo1uzione storica, quel- e
verita morali. Se vero che nuove verita morali oscu-
li riguardanti I'eterogeneita e 1a reciproca incompati- rano 0 addirittura cancellano Ie vecchie, non vedo per-
bilita. che non si possa prevedere Ia scoperta di altre verita
SuI primo punto, I'indeterminatezza, il miglior esem- morali in futuro e concludere, come ho concluso io,
pio ce 10 oHre il primo dei diritti elencati, quasi un che gli argomenti con cui vengono di volta in volta
esempio di scuo1a, i1 diritto alla vita. Che cosa s'intenda difesi i diritti fondamentali sono argomenti storicamen-
per vita sembra chiaro ma non e. Basta porsi la do- te condizionati e quindi dipendenti da mutamenti sto-
manda che cosa s'intenda per vita nell'espressione «di- ricamente rilevanti, tra cui non escludo aHatto quell a
ritto alIa vita» per trovarsi immediatamente nel gro- che si puo chiamare I'evoluzione etica dell'umanita (pe-
viglio delle discussioni intorno alla liceita dell'aborto. raltro puramente ipotetica),
Subito dopo viene il problema se I'individuo abbia di- Forse il problema pili interessante sollevato da Pon-
ritto alla vita in genera1e 0 a una certa vita, in altre tara e quello che riguarda Ia eterogeneita e la incom-
parole 1a domanda « Quale vita? » Appena posta que- patibilita dei diritti fondamentali (due argomenti che
sta domanda ci vengono incontro il problema dell'eu- si possono trattare insierne). Pontara non ha alcuna
tanasia e problemi ancora pili delicati e tormentosi, obiezione da avanzare contro questa argomento ma
come quello se si debbano salvare con operazioni d'in- sostiene che se conflitti ci sono fra diritti riconosciuti
certo esito vite non destinate a godere di tutti gli attri- come fondamentali, questi conflitti sono risolubili. Non
buti che di solito colleghiamo a un essere considerate ho detto nulla in contrario. Ho semplicemente soste-
vitale 01 caso delle operazioni dei nati con spina bi- nuto che il fatto stesso del possibile conflitto dimostra
fida). E poi e proprio vero che ogni individuo ha di- 1a cornplessita del problema. Se mai posso aggiungere
ritto alIa vita? I principali argomenti in favore del- in risposta agli argomenti addotti da Pontara circa Ie
l' abolizione delIa pena di morte non sono fondati sul possibili soluzioni di questi conflitti che Ia diHicolta
riconoscimento del diritto alIa vita, ma sulla sua inef- e I'incertezza delle soluzioni conforta pili il mio as-
ficacia deterrente, sulla eventualita di un errore giudi- sunto che il suo. Prescindo dalla considerazione che
ziario che con la condanna a morte diventerebbe irre- io avevo fatto una distinzione che nella risposta non
parabile, sulla possibilita di ravvedimento del colpe- trovo., avevo distinto due diversi casi di conflitto, que]-
vole. 10 fra diversi diritti riconosciuti come fondamentali da
Quante alla relativita storica, e tanto evidente che soggetti contrapposti, per esempio fra il diritto alIa
10 stesso Pontara e disposto ad ammetterla, salvo a liberta di stampa e i1 diritto alIa verita delIa inform a-
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zione, e quello fra diritti ritenuti fondamentali dallo Biblioteca miruma
stesso soggetto, per esempio fra il diritto alla istruzione
gratuita e il diritto alla scelta delIa scuola. Non solo
Pontara non sembra aver tenuto conto di questa di-·
stinzione ma la dove propone il primo modo di risol-
vere i conflitti fra diritti fondamentali si riferisce non
al conflitto fra diritti ma al conflitto che sorge quan-
do si tratta di attuare 10 stesso diritto fra due persone
diverse: problema che e qui assolutamente fuori que-
stione e non tocca il tema che stiamo discutendo. Mi
soffermo sul secondo modo che Pontara propone per Merleau-Ponty
risolvere il conflitto perche soltanto questa riguarda Elogio della filosofia
il problema delIa incornpatibilita fra diritti fondamen-
tali. Si stabilisca una gerarchia di questi diritti, egli Bobbio-Pontara- Veca
suggerisce, e in caso di conflitto prevalga quello che Crisi della democrazia e neocontrattualismo
occupa nella gerarchia i1 primo posto. Niente da ec-
cepire. Senonche a questa punto non ci sono pili tanti De Mauro
diritti fondamentali ma ce n'e uno solo, quello che Ai margini del linguaggio
viene ad occupare il primo posto nellagerarchia e che
come tale sta a fonda men to di tutti gli altri. Doman-
do: qual e questo diritto? Se la risposta, come pare,
e la seguente: e il diritto che permette la massima at-
tuazione degli altri diritti, bisogna concludere che e
proprio vera essere 1a indeterminatezza una delle carat-
teristiche dei diritti fondamentali. E il circolo si chiu-
de. [N.' B.]

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