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Anna Politkovskaja: istantanee dalla Russia di Putin

Lettura aperitivo degli articoli della giornalista russa uccisa il 7 ottobre 2006

Nella prefazione all’edizione italiana di Proibito parlare, Adriano Sofri immagina come il 10
Ottobre 2006 sarebbe dovuto svolgersi il funerale di Anna Politkovskaja. Un milione di persone, le
strade di Mosca chiuse al traffico, piene di fiori e candele accese. Le autorità russe, presenti al
completo. Ad assistere anche Kofi Annan e una delegazione delle Madri di Beslan, delle Madri
cecene e dall’associazione delle Madri dei soldati russi. L’orchestra da camera di Mosca che suona
Šostakovic e Rossini. Non avvenne niente di tutto questo ma, in un certo senso, ci fu molto di più :
una folla di 2000 cittadini, riunitesi spontaneamente per omaggiare il valore di una donna lasciata
sola a combattere contro un gigante, e del suo impegno a favore della verità.

Anna Politkovskaja ha indiscutibilmente legato la sua esistenza al Caucaso e alla popolazione


della Cecenia; eppure, i suoi articoli sono grida d’aiuto per la nazione russa, che vive di corruzione
e indifferenza. Anna richiama l’esempio del popolo tedesco, del suo silenzio cieco di fronte alla
follia inumana di Hitler. Descrive gli occhi colmi di odio e di rancore dei giovani ceceni, quasi
“costretti” a diventare terroristi di questa guerra torbida, dai meccanismi confusi. Riporta con
dovizia di particolari i soprusi (nella più completa connivenza delle istituzioni) delle truppe russe, i
cosiddetti OMON, che dopo aver assaggiato l’onnipotenza sulla pelle dei civili ceceni, tornano a
Mosca e seminano il terrore. È la decadenza di un paese intero che denuncia.

La lettura si propone di ricostruire gli orrori denunciati su Novaja Gazeta sin dal lontano giugno
1999, senza però seguire una scaletta. Sarà lo stesso pubblico, scegliendo tra varie foto
emblematiche, a indicare la successione dei brani scelti. Ne verrà fuori un mosaico composto dai
tasselli principali di quell'anatomia del potere che Anna Politkovskaja ha raccontato dal punto di
vista delle sue vittime, fino a divenire una di esse. In Russia, nel silenzio del mondo occidentale, si
consuma di giorno e di notte una violenza ininterrotta ai danni di milioni di persone: non avrebbe
senso dare un ordine, e quindi una giustificazione, alla ferocia. L’associazione, anzi, come da
statuto, si propone di denunciare tutte le violazioni al diritto di libertà d’espressione individuale e
questa volta vuole farlo ricordando l’esempio di questa coraggiosa giornalista.

I lettori, dolcemente accompagnati dalla chitarra di Federico Artico, sono ospitati dalla
libreria-vineria Baràbook di via dei Piceni, 23 nel quartiere di San Lorenzo
(http://www.barabook.it). Chiunque voglia portare e/o leggere testi è il benvenuto.

Referente: Elisabetta Badolisani


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