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Diritto commerciale – Capitolo 1 Nicolò S.

La definizione di imprenditore
Art. 2082 imprenditore è chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della
produzione e dello scambio di beni o di servizi. Tutti gli imprenditori sono soggetti allo statuto generale dell’imprenditore.
La definizione di impresa si ottiene indirettamente dalla definizione di imprenditore: qualsiasi attività economica
organizzata al fine della produzione (che abbia l’obiettivo della riproduzione della ricchezza). La nozione comunitaria
di impresa non prevede l’obiettivo di produrre utili, ma solamente il raggiungimento dell’economicità. L’impresa,
essendo un tipo di azienda, implica una serie di attività:
a. Attività economica: cioè l’attività produttiva che si presenta di per sé idonea a coprire i costi della produzione
attraverso la vendita di prodotti o servizi. Ciò esclude alcuni tipi di aziende come gli istituti non profit che sono
enti a fondo perduto, ovvero richiedono il costante apporto di mezzi finanziari. Non si considera imprenditore
chi produce b/s a titolo gratuito o ad un prezzo politico
b. Attività professionale: richiama il concetto di continuità, stabilità, un esercizio abituale e non occasionale
dell’attività esercitata. Anche se:
• non richiede che l’attività sia svolta in modo continuato e senza interruzioni;
• non richiede che sia l’attività unica o principale dell’imprenditore;
Si può considerare un’impresa anche un’organizzazione che compie unico affare quando questo
comporta il compimento di molteplici operazioni e l’utilizzo di un apparato produttivo complesso.
Si può considerare imprenditore anche chi produce b/s ad uso o consumo personale (impresa per conto
proprio). Dall’imprenditore si differenzia il libero professionista, che esercita invece un’attività
personale, non organizzata.
c. Attività organizzata: richiede l’impiego e l’utilizzo di capitale e lavoro. Il libero professionista che si limita a
svolgere la propria attività non è mai imprenditore anche quando si avvale di vari collaboratori e di mezzi
materiali. È imprenditore anche chi opera senza utilizzare prestazioni lavorative altrui.
d. Attività a scopo di lucro: non è un requisito essenziale quello di ottenere un guadagno. Non viene menzionato
nel codice lo scopo del profitto, poiché altrimenti sarebbe in contraddizione l’esistenza di società mutualistiche
(cooperative e mutue assicuratrici) e le imprese pubbliche.

Classificazione delle imprese


Le imprese vengono classificate in base:
• All’oggetto dell’impresa:
o IMPRESA AGRICOLA - Imprenditore agricolo: Art. 2135 è imprenditore agricolo chi esercita un’attività
diretta alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, all’allevamento del bestiame e attività connesse. Si
reputano attività connesse le attività, esercitate dall’imprenditore agricolo, dirette alla trasformazione e
alienazione dei prodotti quando rientrano nell’esercizio normale dell’agricoltura.
Per coltivazione del fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali si intendono le attività dirette alla
cura e allo sviluppo di un ciclo biologico, che utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque.
Il riferimento al ciclo biologico è la chiave di volta della definizione di imprenditore agricolo. La cura e lo
sviluppo di un ciclo biologico di carattere animale o vegetale, o di una sua fase necessarie deve costituire
l’oggetto delle attività e le modalità di produzione dell’imprenditore agricolo non debbono comportare una
alterazione di questo ciclo biologico naturale. Le attività connesse, cioè di manipolazione, conservazione,
trasformazione, commercializzazione e valorizzazione di prodotti, sono quelle attività aventi ad oggetto
prodotti ottenuti prevalentemente dall’esercizio dell’attività agricola essenziale.
Il soggetto che esercita l’attività connessa deve essere un imprenditore agricolo.
L’imprenditore agricolo è sottoposto solo alla disciplina dell’imprenditore in generale esonerato dalla
disciplina propria dell’imprenditore commerciale.
o IMPRESA COMMERCIALE - Imprenditore commerciale: Art.2195 è imprenditore (commerciale) chi esercita
una o più delle seguenti categorie di attività :
. attività industriale diretta alla produzione di b/s
. attività intermediaria nella circolazione dei beni
. attività di trasporto
. attività bancaria o assicurativa
.attività ausiliarie alle precedenti (agenzia, mediazione, deposito, commissione,spedizione, pubblicità).
Dovrà essere considerata commerciale ogni impresa che non sia qualificabile come agricola. Statuto tipico

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dell’imprenditore commerciale iscrizione nel registro delle imprese con effetti di pubblicità legale, rappresentanza
commerciale, scritture contabili e fallimento.
o IMPRESA CIVILE - Imprenditore civile: se svolge tutte quelle attività che non rientrano nella categoria industriale ed
agricola. Le imprese civili sono tipicamente quelle imprese che si occupano di servizi, che non presentino il requisito
della industrialità (case di cura, spettacoli teatrali, pratiche giudiziarie), e che si occupano della vendita di beni propri e di
attività di finanziamento (attività di erogazione del credito mediante patrimonio netto).
o IMPRESA ARTIGIANA – Artigiano: rientra nella categoria dei piccoli imprenditori. È artigiana l’impresa la cui
attività prevalente consiste nella produzione di beni, anche semilavorati, o di prestazione di servizi,
esercitata fuori dal settore agricolo e commerciale (bancario, finanziario, assicurativo). L’artigianato si
configura quindi come una forma speciale di industria, dalla quale però si differenzia per le modalità
organizzative (prevalenza nell’organizzazione aziendale del lavoro del titolare e dei suoi famigliari). Infatti è
artigiano colui che esercita personalmente e professionalmente, e in qualità di titolare l’impresa artigiana,
assumendone la piena responsabilità con tutti gli oneri ed i rischi inerenti alla sua direzione e gestione e
svolgendo in misura prevalente il proprio lavoro, anche manuale nel processo produttivo. Quindi le
caratteristiche di un’impresa artigiana sono:
La produzione di beni o servizi,
Il requisito della manualità,
Requisito della professionalità: attività continuativa, non occasionale.
La partecipazione al lavoro del titolare dell’impresa come ruolo guida delle attività (funzione
formativa per gli apprendisti),
Organizzazione spesso di tipo familiare favore fiscale della non applicazione delle aliquote fiscali
sugli utili.
La prevalenza del fattore lavoro sul capitale:ciò comporta il favore legislativo in caso di fallimento.
Sono state esentati dalla procedura gli imprenditori individuali artigiani ma anche le società artigiane
che abbiano dimensioni al disotto dei parametri quantitativi stabiliti dalla norma per la
determinazione del piccolo imprenditore.
Requisiti oggettivi: per l’esercizio di particolari attività che richiedono una peculiare preparazione
deve essere in possesso dei requisiti tecnico-professionali previsti dalla legge dello Stato. Si tratta di
attività ad accesso controllato (estetisti, parrucchieri, personal trainer).
Criteri quantitativi sulla dimensione dell’impresa artigiana fissati dalla legge
Iscrizione all’albo provinciale delle imprese artigiane (comprese le snc, srl uni personali, le
cooperative) e nella sezione speciale del registro delle imprese efficacia costitutiva.
L’impresa artigiana è esercitabile anche in forma di società in nome collettivo o di società cooperativa. In
questi casi però è necessario che la maggioranza dei soci svolga lavoro personale, anche manuale nel
processo produttivo e che il lavoro abbia dimensione dominante rispetto al capitale.
Può essere esercitata in forma associata anche da società a responsabilità limitata con unico socio e da
società in accomandita semplice, con delle condizioni aggiuntive: che il socio unico di società a
responsabilità limitata artigiana non può essere socio unico di altra società a responsabilità limitata o socio di
una società in accomandita semplice e viceversa.
Per quanto riguarda le srl artigiane pluripersonali, l’iscrizione all’albo è facoltativa. Esse debbono rispettare i
limiti dimensionali prescritti per le società artigiane, la maggioranza dei soci deve svolgere lavoro personale e
manuale. Questa maggioranza deve inoltre detenere la maggioranza del capitale sociale, la maggioranza dei
voti negli organi deliberanti della società.
o IMPRESA FAMIGLIARE: disciplina degli imprenditori individuali. Favori fiscali.
o IMPRESA CONIUGALE

• Alla dimensione dell’impresa:


o Impresa medio-grande: sono soggette allo statuto generale dell’imprenditore commerciale: iscrizione nel
registro delle imprese con effetti di pubblicità legale, rappresentanza commerciale, scritture contabili e
fallimento.
o Impresa piccola: Art. 2083 Piccoli imprenditori: i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli
commercianti e coloro che esercitano un’attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro
proprio e dei componenti della famiglia. Presenza di organizzazione di capitali e lavoro meramente
strumentale all’attività lavorativa dell’imprenditore. Sottoposto allo statuto generale dell’imprenditore,
esonerato dalla tenuta delle scritture contabili e dall’assoggettamento al fallimento e alle altre procedure
concorsuali.

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• Alla natura del soggetto che esercita l’impresa:
o Impresa individuale: imprese esercitata da un unico soggetto che possiede i diritti di proprietà.
o Società: si formano quando l’attività di impresa viene condivisa da 2 o più soggetti.
o Imprese pubbliche: si configurano quando l’imprenditore è un soggetto di natura pubblica come un ente di
diritto pubblico, un organo dell’amministrazione pubblica. Anche lo stato può esercitare attività di impresa.
Ve ne sono di 3 tipi:
Aziende autonome: risalgono al primo ‘900 nazionalizzazione delle ferrovie, autonomia
imprenditoriale e finanziaria assai limitata. Svolgono attività economiche accessorie alla finalità
primaria dell’azienda, cioè erogano servizi pubblici.Appartengono alla pubblica amministrazione.
Stanno venendo sostituite da società a partecipazione pubblica. Impresa-organo.
Enti pubblici economici: godono di personalità giuridica e da autonomia patrimoniale perfetta.
Imprese-enti. Assumono la qualità di imprenditore in quanto l’attività economica è l’obbiettivo
principale dell’impresa. Sottoposti quindi allo statuto generale dell’imprenditore e allo statuto
dell’imprenditore commerciale: obbligo delle scritture contabili, registrazione nel registro delle
imprese, rappresentanza commerciale.
Società di diritto privato a partecipazione pubblica: società che hanno di pubblico solo la
provenienza del capitale. Svolgono attività d’impresa privata con capitale pubblico.
Tutti questi tipi di imprese pubbliche sono sottratte alla procedure del fallimento e del concordato
preventivo. Sono sottoposti invece alla liquidazione coatta amministrativa.

Imprese soggette a registrazione nel registro delle imprese


Imprese commerciali e tutte quelle imprese che svolgono le seguenti attività (Art. 2195):
o Attività industriale diretta alla produzione di beni o di servizi;
o Attività intermediaria nella circolazione dei beni;
o Attività di trasporto per terra, per acqua o per aria;
o Attività bancaria o assicurativa
o Altri attività ausiliarie delle precedenti.
Società regolate dalla disciplina del Titolo V nei capi III e seguenti, cioè:
o Società in nome collettivo
o Società per azioni
o Società in accomandita per azioni
o Società a responsabilità limitata
o Società cooperative
o Società semplici o individuali: l’iscrizione ha solo funzione di certificazione anagrafica di pubblicità
notizia. Cioè efficacia normativa.
Enti pubblici che hanno per oggetto esclusivo o principale un’attività commerciale.
Consorzi per il coordinamento della produzione e degli scambi aventi attività esterna;
I gruppi europei di interesse economico;
I piccoli imprenditori (agricoltori, artigiani, piccoli commercianti,) non sono soggetti all’obbligo di iscrizione nel
registro delle imprese. È prevista l’iscrizione in una sezione speciale del registro (efficacia normativa per
pubblicità legale).

Il registro delle imprese


Le imprese soggette a registrazione sono assoggettate al regime della pubblicità legale, il cui scopo è quello di
rendere di pubblico dominio determinati atti o fatti relativi alle imprese. A questo scopo il codice civile prevede
l’istituzione del registro delle imprese, tenuto da un apposito ufficio sotto la vigilanza di un giudice delegato dal
presidente del tribunale. L’ufficio reso operante nel 1993, è retto da un conservatore, nominato dalla giunta della
Camera di commercio. L’art. 2189 e successivi regolano le modalità e gli effetti delle iscrizione. Le iscrizioni sono
fatte nell’ufficio del registro delle imprese nella cui circoscrizione l’impresa ha sede e negli atti e nella
corrispondenza deve essere indicato il registro presso il quale l’iscrizione è avvenuta. Se vengono istituite sedi
secondarie dell’impresa con una rappresentanza stabile, l’iscrizione della sede secondaria deve essere effettuata
nell’ufficio del luogo dove si trova la sede principale, sia in quello del luogo dove si trova la sede secondaria.
L’iscrizione è eseguita su domanda dell’interessato o d’ufficio. L’ufficio del registro deve accertare l’autenticità della

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sottoscrizione e il concorso delle condizioni richieste dalla legge per l’iscrizione. È prevista infine l’iscrizione delle
modificazioni degli atti, nonché della cessazione dell’impresa e il nome degli institori e dei procuratori.
L’iscrizione nel registro delle imprese ha normalmente efficacia dichiarativa. Ovvero i fatti iscritti si presumono noti
ai terzi. I fatti non iscritti si presumono ignoti ai terzi a meno che non si provi che il terzo ne era a conoscenza. In
alcuni casi eccezionali l’iscrizione ha efficacia costitutiva, ovvero attraverso l’iscrizione viene acquistata la capacità
giuridica delle imprese (ovvero si può considerare costituita la società).
- Iscrizione delle società di capitali (SPA, SRL, SAPA)
- Iscrizione delle società cooperative
- Iscrizione fusione e scissione società
In alcuni casi l’iscrizione ha efficacia o pubblicità parzialmente costitutiva:
- Riduzione del capitale sociale per rimborso ai soci delle quote o azioni pagate. La delibera di riduzione può
essere eseguita solo dopo 3 mesi dalla sua iscrizione, sempreché nessun creditore sociale ne faccia
opposizione.

Imputazione dell’attività di impresa – Acquisto della qualità di imprenditore


È necessario individuare il soggetto che esercita l’attività di impresa affinché possa essere definito su chi ricade la
responsabilità e quindi il rischio in senso giuridico dell’attività.
La qualità di imprenditore viene acquistata nel momento in cui avviene la spendita del nome per esercitare l’attività
d’impresa. Si diventa imprenditori in seguito all’imputazione dell’attività di impresa.
L’imputazione può avvenire secondo 2 modalità:
Per esercizio diretto dell’attività d’impresa: viene attribuita la responsabilità a chi spende il proprio nome
nell’esercizio dell’impresa. Coincidenza fra chi spende il proprio nome e l’imprenditore vero e proprio.
Per esercizio indiretto dell’attività d’impresa: viene attribuita la responsabilità solidale, non solo a chi
spende il proprio nome, ma anche all’imprenditore occulto. Si tratta di esercizio di impresa per interposta
persona. Ciò normalmente viene fatto per:
o Per aggirare il divieti di legge (es. divieto per gli impiegati dello stato di esercitare attività
imprenditoriale)
o Per non esporre al rischio di impresa tutto il proprio patrimonio personale.
Se ci sono prestanomi la responsabilità ricade sia su questi sia gli effettivi imprenditori o soci occulti.
L’articolo 2208 prevede la responsabilità solidale dell’institore e dell’imprenditore per gli atti pertinenti
all’esercizio dell’impresa compiuti dal primo in nome proprio.

Capacità e impresa
La capacità all’esercizio di attività d’impresa si acquista con la piena capacità di agire (18 anni) e si perde con
interdizione o inabilitazione.
La legge prevede una serie di casi nei quali si verifica una dissociazione tra la titolarità e l’esercizio dell’impresa.
• Sequestro giudiziario impresa esercitata dal custode nominato dal giudice.
• Esercizio provvisorio dell’impresa del fallito curatore nominato dal giudice.
• Amministrazione giudiziaria amministratore giudiziario.
• Commissariamento delle società cooperative e dei consorzi commissario governativo.
• Casi in cui l’imprenditore è incapace di agire:
o Impresa agricola: quando l’imprenditore è minore, l’esercizio dell’impresa viene affidato alla potestà dei
genitori o dal tutore legale.
o Impresa commerciale: al minore, all’interdetto, e all’inabilitato viene preclusa la possibilità di iniziare una
nuova impresa, seppur attraverso l’interposizione gestoria dei genitori o del tutore. Viene però autorizzata
la sua continuazione qualora avvenga nell’interesse dell’incapace. Gli obblighi che derivano dall’esercizio
dell’impresa da parte dell’incapace ricadono sul rappresentante legale.
Il minore emancipato, previa autorizzazione del tribunale che gli conferisce piena capacità di agire, può
iniziare l’impresa. Può compiere atti che eccedono l’ordinaria amministrazione.
o Impresa commerciale piccola: non tollera dissociazione tra titolarità ed esercizio impresa.
La legge prevede una serie di casi di semplici incompatibilità tra titolarità e l’esercizio dell’impresa:
• L’esercizio di un’impresa commerciale non può essere effettuato da coloro che hanno una determinata
professione o attività (ad esempio impiegati statali, avvocati, notai). La violazione non impedisce l’acquisto
della qualità di imprenditore commerciale, ma espone a sanzioni amministrative e a un aggravamento delle
sanzioni penali per bancarotta in caso di fallimento.

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La disciplina speciale dell’impresa commerciale
L’imprenditore commerciale è destinatario di una particolare disciplina, in parte comune con gli altri tipi di
imprenditori (statuto generale degli imprenditori), e in parte specifica. L’insieme di norme che regolano l’impresa
commerciale prendono il nome di statuto dell’imprenditore commerciale. In questo statuto sono presenti norme:
1. Sulla rappresentanza commerciale: la rappresentanza è regolata dagli art. 1387 in poi. In particolare si
individuano 3 figure in grado di rappresentare l’imprenditore:
a. L’institore: Art. 2203-2208 è colui che è preposto dal titolare all’esercizio dell’impresa, o di un suo ramo o di una
sede secondaria. Il potere di rappresentanza viene conferito attraverso un’apposita procura institoria, che ha
carattere generale, e deve essere della stessa forma degli atti che saranno compiuti dall’institore. Inoltre la procura
institoria deve essere depositata, ed eventuali modifiche fatte, nel registro delle imprese per pubblicità. In mancanza
dell’iscrizione, la rappresentanza si reputa generale e le limitazioni di essa non sono opponibili ai terzi. Poteri: può
compiere tutti gli atti pertinenti all’esercizio dell’impresa a cui è preposto, salvo limitazioni nella procura. Tuttavia non
può alienare o ipotecare i beni immobili del preponente, se non è stato a ciò espressamente autorizzato. L’institore
può stare in giudizio in nome del preponente per le obbligazioni dipendenti da atti compiuti nell’esercizio dell’impresa
a cui è preposto. Obblighi: è tenuto insieme all’imprenditore all’osservanza delle disposizioni riguardanti l’iscrizione
nel registro delle imprese e la tenuta delle scritture contabili. Responsabilità: è personalmente obbligato se omette di
far conoscere al terzo che egli tratta per il preponente. Il terzo può anche agire contro il preponente per gli atti
compiuti nell’esercizio dell’impresa da parte dell’institore.
b. Il procuratore: Art. 2209 è un rappresentante che, in base ad un rapporto continuativo, ha il potere di compiere
per l’imprenditore determinati atti pertinenti all’esercizio dell’impresa, pur non essendo preposti ad esso. A differenza
dell’institore, il procuratore non ha il compito dell’esercizio dell’impresa, ma solamente l’esercizio di alcuni atti,
limitati e stabiliti attraverso una normale procura. È necessaria l’iscrizione del procuratore nel registro delle imprese
(pubblicità legale della procura).
c. Il commesso: Art. 2210 sono dei collaboratori dell’imprenditori con funzioni meramente esecutive indicate
nell’atto di rappresentanza. I poteri di rappresentanza dei commessi sono commisurati ai loro compiti. Non possono
senza autorizzazione espressa esigere il prezzo delle merci delle quali non facciano la consegna, né concedere dilazioni
o sconti che non siano d’uso. I commessi preposti alla vendita possono esigere il prezzo di vendita all’interno del
locale qualora alla riscossione sia palesemente destinata una cassa speciale. Non si applicano le norme sulla pubblicità
legale della procura.
2. Sulla tenuta delle scritture contabili: esse documentano l’attività dell’imprenditore, la consistenza del suo patrimonio e
i risultati della gestione. La tenuta delle scritture contabili, oltre ad essere obbligatoria, è utile sia all’imprenditore che si
accerta delle attività compiute durante l’esercizio dell’impresa, sia allo stato che accerta se le operazioni sono avvenute
secondo le prescrizioni di legge, sia ai portatori di interesse dell’impresa che vogliono conoscere i risultati di esercizio.
L’art.2214 sancisce: l’obbligo per gli imprenditori commerciali non piccoli di tenere le scritture contabili, ovvero deve
tenere il libro giornale e il libro degli inventari. Deve inoltre tenere le altre scritture contabili che siano richieste dalla
natura e dalle dimensioni dell’impresa, e conservare ordinatamente per ciascun affare gli originali delle lettere, dei
telegrammi e delle fatture ricevute, nonché le copie delle lettere, dei telegrammi e delle fatture spedite. L’obbligo delle
scritture contabili ricade anche sulle società. Il libro giornale contiene l’annotazione giorno per giorno delle operazioni
compiute dall’impresa. Il libro degli inventari contiene l’indicazione e la valutazione delle attività e delle passività relative
all’impresa, nonché separatamente le attività e le passività dell’imprenditore estranee all’impresa. L’inclusione di elementi
patrimoniali estranei all’impresa si spiega con il fatto che l’imprenditore risponde dei suoi debiti con tutto il suo
patrimonio. L’inventario deve essere redatto all’inizio dell’impresa e successivamente ogni anno: esso si chiude con il
bilancio e il conto dei profitti e delle perdite. Il bilancio è un prospetto contabile riassuntivo della situazione patrimoniale
dell’impresa alla fine dell’esercizio annuale e si compone di conto economico e stato patrimoniale.
La legge prevede inoltre l’osservanza di determinate formalità per la tenuta dei libri contabili: i libri contabili prima di
essere messi in uso devono essere numerati progressivamente in ogni pagina. L’inventario deve essere sottoscritto
dall’imprenditore e presentato entro tre mesi dal termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi ai fini delle
imposte dirette. Nella redazione del bilancio l’imprenditore deve attenersi ad una serie di principi guida. Le scritture
contabili devono essere conservate per 10 anni dalla data dell’ultima registrazione e lo stesso vale per documenti, fatture,
telegrammi.
L’inosservanza dell’obbligo della tenuta di una contabilità regolare comporta l’applicazione di sanzioni eventuali e
indirette. L’imprenditore che non abbia tenuto una contabilità regolare, in caso di fallimento, incorre nel reato di
bancarotta. La regolarità della contabilità assume rilevanza sul piano probatorio: fanno prova contro l’imprenditore se non
è stata redatta correttamente, fanno prova a favore dell’imprenditore se invece è scritta nel modo adeguato. L’acquisizione
delle scritture contabili da parte del giudice può avvenire mediante la comunicazione integrale (ritiro fisico delle scritture
contabili: casi di successione di morte, scioglimento societario) oppure tramite esibizione
3. Sulla soggezione al fallimento e al concordato preventivo in caso di insolvenza.

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Inizio dell’impresa – Quando inizia un’impresa?
L’inizio dell’impresa avviene nel momento in cui risulta inequivocabile che una serie di atti è preordinata alla
gestione di un’impresa, nel momento in cui avviene l’acquisizione della qualità di imprenditore. La qualità di
imprenditore si acquisisce nel momento in cui si spende il proprio nome nell’esercizio dell’attività di impresa.
L’impresa attiva richiede la caratteristica della professionalità, ovvero lo svolgimento non occasionale delle attività e
secondo un’organizzazione stabilita. L’inizio è sancito da una serie di atti coordinati al fine della produzione o dello
scambio di beni o servizi.
Fine dell’impresa – quando finisce un’impresa?
Si verifica attraverso atti inequivocabili di cessazione delle attività, che comportano la vendita dei beni detta
liquidazione (giacenze e degli impianti), la distruzione dell’organizzazione dell’impresa (licenziamenti) e la perdita
della qualità di imprenditore.
Il nuovo art 10 della legge fallimentare afferma che: “gli imprenditori individuali e collettivi possono essere dichiarati falliti
entro un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese se l’insolvenza si è manifestata prima della cancellazione o antro
l’anno successivo. È prevista la facoltà per il creditore o per il pubblico ministero di dimostrare il momento dell’effettive
cessazione dell’attività da cui decorre il termine precedente.”

INIZIO E FINE PER LE SOCIETA’, ENTI PUBBLICI, PRIVATI


Le società nascono al momento della loro costituzione (registrazione del registro delle imprese) e
indipendentemente dall’effettivo esercizio dell’attività di impresa. Nell’impresa però non possono mai mancare i
requisiti della professionalità e dell’organizzazione. Le società cessano di esistere al momento della loro
cancellazione dal registro delle imprese.
Gli enti pubblici, che hanno per oggetto esclusivo o principale un’attività commerciale, sono soggetti e nascono al
momento della loro iscrizione nel registro delle imprese. Finiscono con la liquidazione coatta amministrativa.
Per quanto riguarda le associazioni, le fondazioni ed altri enti privati, se essi esercitano in via esclusiva o principale
un’attività economica allora verrà applicata su di esse la stessa disciplina prevista per l’imprenditore individuale
(l’acquisto della qualità di imprenditore, cioè la nascita dell’impresa, avviene quando essa viene esercitata
professionalmente e con organizzazione); se invece essi svolgono attività di erogazione, ovvero esercitano attività
economica al solo scopo di finanziare attività non economiche, allora verrà applicata la disciplina che riguarda gli enti
pubblici (nascita dell’impresa al momento dell’iscrizione nel registro).

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Imprenditore: art.2082
Chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione e dello scambio di beni o
servizi.
Impresa: art.2082
Qualsiasi attività economica organizzata, finalizzata alla produzione e alla vendita di beni e servizi, con l’obiettivo
della riproduzione della ricchezza consumata. L’impresa è un tipo di azienda che persegue fini economici.
Azienda: art.2555
È il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa. L’insieme dei mezzi di cui
l’imprenditore deve conseguire la disponibilità e procedere al coordinamento affinché possano essere adibiti a detto
esercizio. L’azienda è quindi un insieme di beni di varia natura (beni mobili, immobili, fungibili, infungibili, materiali
e immateriali) considerati dalla legge come collegati in funzione del fine produttivo. La nozione di azienda tende a
coincidere con la nozione economica di strumento della produzione. L’impresa usufruisce dell’azienda per realizzare
lo scopo prefissato che è quello della produzione per la vendita di beni e servizi.
Per identificare un bene come aziendale è rilevante la destinazione, ovvero non possono essere considerati beni
aziendali quelli che non sono destinati allo svolgimento dell’attività d’impresa. Un’azienda per essere definita tale
necessità del requisito dell’organizzazione, fondamentale ai fini del coordinamento dei diversi beni di cui è costituita.
L’avviamento dell’azienda
L’azienda è un insieme di beni eterogenei coordinati fra di loro in vista di una finalità produttiva. Affinché questi
beni vengano acquisiti, è necessario che l’azienda se li procuri attraverso la conclusione di contratti aziendali di
compravendita, usufrutto, locazione, affitto, ecc, e contratti d’impresa (lavoro dipendente). Una volta acquisiti i
beni, l’imprenditore si concentra sulle 2 fasi successive:
Organizzazione dell’azienda
Gestione della produzione
Grazie a queste 2 attività il complesso organizzato dall’imprenditore presenta già un valore economico superiore alla
somma dei singoli beni aziendali. Tale plusvalore prende il nome di avviamento. L’avviamento è pertanto il risultato
delle energie e delle capacità profuse dall’imprenditore nell’organizzazione dei mezzi impiegati e nella gestione di
impresa.
L’avviamento può essere
oggettivo : ricollegabile a fattori che permangono anche se cambia il titolare dell’azienda
soggettivo : dovuto all’abilità operativa dell’imprenditore di conservare e accrescere la clientela
Il divieto di concorrenza espresso dall’art. 2557 impedisce a chi cede il complesso aziendale (nel cui prezzo è
inserito l’avviamento) di riprendersi una parte di quanto ceduto. Esso infatti sancisce che chi aliena l’azienda deve
astenersi, per il periodo di 5 anni dal trasferimento, dall’iniziare una nuova impresa che per l’oggetto, l’ubicazione
o altre circostanze sia idonea a sviare la clientela dell’azienda ceduta. Il divieto si applica anche alle aziende
agricole solo per le attività ad esse connesse, quando rispetto ad esse sia possibile uno sviamento di clientela. Si
applica anche nei confronti dell’usufruttuario e affittuario.
Il trasferimento dell’azienda
Affinché si abbia un trasferimento d’azienda a pieno titolo è necessario che il contratto, in virtù del quale avviene il
trasferimento della proprietà o diritto reale minore, comprenda l’intero complesso organizzato di beni di per sé
potenzialmente idonei all’esercizio di un’impresa. In caso contrario si dovrà parlare di mero trasferimento di beni
aziendali. Quindi il trasferimento dell’azienda non si verifica con il trasferimento di tutti i beni aziendali, ma con il
trasferimento di tutti quei beni minimi essenziali all’esercizio dell’impresa. È necessario indicare nel contratto quali
beni non sono inclusi nel trasferimento. I contratti di cessione della proprietà e costitutivi di diritti di godimento
sull’azienda devono essere provati per iscritto solo per le imprese soggette a registrazione con effetti di pubblicità
legale. Per tutte le imprese soggette a registrazione, i contratti di trasferimento devono essere iscritti nel registro
delle imprese ed è necessario che il contratto sia redatto per atto pubblico o scrittura privata autenticata.
La successione nei contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda
Una volta avvenuto il trasferimento, se non è pattuito diversamente, l’acquirente dell’azienda subentra nei
contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda stessa, non ancora integralmente eseguiti, che non abbiano carattere
personale. Ciò nell’interesse a mantenere l’unità funzionale dell’azienda. Il terzo contraente ha il diritto di recesso
dal contratto entro 3 mesi dal trasferimento qualora sussista giusta causa. In seguito al trasferimento dell’azienda
vengono mantenuti i contratti d’impresa, ovvero quei contratti stipulati con i dipendenti prima che l’azienda venisse
ceduta, contratti fornitori, contratti di consorzio, edizione, ecc…
Sono sottratti al trasferimento assieme all’azienda i contratti di carattere personale.
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La sorte dei crediti e dei debiti relativi all’azienda ceduta
Qualora un contratto venga integralmente eseguito soltanto da una delle parti, ecco che restano in sospeso i
rapporti di credito e di debito tra esse. L’art. 2559 dispone per le imprese soggette a registrazione, che la cessione
dei crediti abbia effetto dal momento dell’iscrizione del trasferimento dell’azienda nel registro delle imprese,
anche in assenza di notifica al debitore o di una sua accettazione. Per quanto riguarda i debiti dell’azienda ceduta,
l’art. 2560 sancisce che oltre all’alienante, risponde dei debiti anche l’acquirente, se questi debiti risultano dai libri
contabili obbligatori. L’alienante non è liberato dai debiti, inerenti all’esercizio dell’azienda ceduta anteriori al
trasferimento, se non risulta che i creditori vi hanno consentito.
L’usufrutto e l’affitto dell’azienda
L’usufruttuario o l’affittuario dell’azienda ha l’obbligo di gestirla secondo la ditta che la contraddistingue. Egli deve
gestire l’azienda senza modificarne la destinazione, in modo da conservare l’efficienza dell’organizzazione e degli
impianti e le normali dotazioni di scorte. Se l’usufruttario o l’affittuario non adempie a questi obblighi, si verifica
l’arbitraria cessazione della gestione dell’azienda. La differenza tra le consistenza di inventario all’inizio e al termine
dell’usufrutto è regolata in danaro, sulla base dei valori correnti al termine dell’usufrutto.
Si applicano ad usufruttuario ed affittuario il divieto di concorrenza, la disciplina della successione nei contratti
aziendali. Dei debiti o crediti antecedenti al periodo di usufrutto o affitto risponde il nudo proprietario.

CONCORRENZA E REGOLE
La concorrenza è fondamentale nel sistema di mercato poiché è un incentivo al miglioramento dell’efficienza delle
imprese, genera una costante gara verso un miglioramento dei prodotti e al ribasso dei prezzi.
Monopolio
Quando la concorrenza è bassa o addirittura dove vi è una sola impresa si viene a formare un monopolio. La legge
interviene a regolamentarli. Il libero esercizio di alcune attività economiche può venire precluso ai privati in
determinate occasioni: in caso di monopoli naturali e in situazione di interesse generale lo stato può intervenire
mediante espropriazione con indennizzo. Al monopolista legale, per l’art.2597, rimane l’obbligo di contrarre con
chiunque richieda la prestazione oggetto dell’impresa e di osservare la parità di trattamento.
Limiti della concorrenza
L’art.2595 sancisce i limiti legali della concorrenza, la quale deve svolgersi in modo da non ledere gli interessi
dell’economia nazionale e nei limiti stabiliti dalla legge.
Ci sono dei casi in cui lo stato interviene anche laddove la concorrenza è troppo elevata e lo fa imponendo dei
divieti, per garantire la corretta esecuzione di alcuni contratti e per impedire lo sfruttamento di alcune situazioni di
vantaggio concorrenziale. Secondo questi divieti:
a. Al prestatore di lavoro è proibito di trattare affari in concorrenza con l’imprenditore;
b. Un socio di una società in nome collettivo non può esserlo anche contemporaneamente in un’altra società
concorrente;
c. Gli amministratori di una società per azioni non possono esserlo anche di altre società concorrenti;
Per l’art. 2596, il patto che limita la concorrenza deve essere provato per iscritto. È valido se circoscritto ad una
determinata zona o ad una determinata attività, e non può eccedere la durata di 5 anni.
Legislazioni antimonopolistiche
Lo stato deve inoltre intervenire laddove vi siano dei tentativi di limitare la concorrenza da parte delle imprese
operanti in quel settore. A tale fine è stato istituito l’antitrust (legge del 1 settembre 1990), appunto per vigilare
sulla limitazione della concorrenza e sulla formazione dei cartelli. Sono vietati accordi tra le imprese volti a fissare i
prezzi, limitare o controllare la produzione, ripartire i mercati, applicare nei confronti di altri contraenti condizioni
discriminatorie.
Anche il diritto comunitario dichiara incompatibili con il mercato tutti gli accordi tra imprese, tutte le decisioni di
associazioni di imprese e tutte le pratiche concordate che possano pregiudicare il commercio tra gli stati membri. È
incompatibile con il mercato anche lo sfruttamento abusivo da parte di una o più imprese di una posizione
dominante sul mercato comune. Per impresa in posizione dominante si intendono i monopoli o comunque tutte
quelle imprese che detengono una quota dominante del mercato, quelle imprese che possono disporre di un’ampia
libertà di comportamento, senza tener conto dei concorrenti, degli acquirenti e dei fornitori. È stato introdotto a
questo scopo un regolamento relativo al controllo delle operazioni di concentrazione fra imprese. Essa avviene in 3
modi:
a. La fusione fra imprese
b. L’acquisizione di un’impresa, da parte di un’altra impresa, oppure acquisizione di partecipazioni di controllo.
c. La costituzione di un’impresa comune, che eserciti tutte le funzioni di un’entità economica autonoma rispetto
alle imprese fondatrici.

2
La concentrazione fra imprese può essere impedita attraverso l’esecuzione del regolamento qualora dalla fusione
l’impresa venga a raggiungere una dimensione comunitaria, dimensione che è definita dall’ammontare del fatturato
delle imprese partecipanti all’accordo. Le operazioni che raggiungono la soglia stabilita dal regolamento devono
essere notificate prima della loro realizzazione e dopo la conclusione dell’accordo della commissione cui spetta la
competenza esclusiva di adottare le misure ritenute idonee a ripristinare la situazione di concorrenza effettiva.
Per quanto riguarda il diritto nazionale, con riferimento alle intese, non è imposto l’obbligo tassativo di
comunicazione da parte delle imprese all’autorità garante, evento che invece deve accadere in riferimento alle
concentrazioni. Vi è infatti un obbligo di comunicazione preventiva di tutte le operazioni di concentrazione,
individuate sulla base del criterio del fatturato. Spetta all’organismo indipendente Autorità Garante della
Concorrenza e del mercato il compito di applicare le misure idonee a ripristinare le condizioni di concorrenza
effettiva (sanzioni pecuniarie o amministrative in caso di violazione per la violazione di norme in materia di intese).
Concorrenza sleale
Lo stato interviene anche in materia di concorrenza sleale. Stabiliti i principi della correttezza professionale,
l’art.2598 sancisce che compie atti di concorrenza sleale chi:
a. Usa nomi o segni distintivi idonei a produrre confusione con i nomi o con i segni distintivi legittimamente
usati da altri, o imita servilmente i prodotto di un concorrente, o compie con qualsiasi altro mezzo atti idonei
a creare confusione con i prodotti e con l’attività di un concorrente; atti di confusione.
b. Diffonde notizie e apprezzamenti sui prodotti e sull’attività di un concorrente, idonei a determinarne il
discredito, o si appropria di pregi dei prodotti o dell’impresa di un concorrente; denigrazione commerciale,
appropriazione di pregi.
c. Si vale direttamente o indirettamente di ogni altro mezzo non conforme ai principi della correttezza
professionale e idoneo a danneggiare l’altra azienda.
Altri tipi di comportamenti contrari alla correttezza professionale sono:
Concorrenza parassitaria (imitazione sistematica di tutte le iniziative di mercato).
Ribassi di prezzo e vendite sottocosto: comportamento predatorio.
Storno di dipendenti, ovvero “rubare” dipendenti importanti dall’impresa concorrente.
Boicottaggio
Spionaggio industriale

La tutela dei consumatori


I comportamenti scorretti da parte degli imprenditori si manifestano non solo nei confronti dei concorrenti ma
anche nei confronti dei consumatori. In che modo? Prevalentemente attraverso l’utilizzo di comunicazioni
commerciali di contenuto ingannevole o aggressivo rivolte al pubblico allo scopo di orientarne le scelte di consumo e
pregiudicarne la libertà di scelta. Lo stato ha dettato nuove norme per vietare queste pratiche commerciali scorrette
contenute nel decreto legislativo 206/2007 nel codice del consumo. Non ci sono solo norme a difesa dalla pubblicità
commerciale, ma norme riguardanti un ampio catalogo di situazioni contrattuali interessanti il consumatore.

Tutela delle opere e dei prodotti – Proprietà intellettuale: diritto d’autore e alla proprietà industriale
Tradizionalmente, la dicitura "proprietà intellettuale" indica un sistema di tutela giuridica dei beni immateriali che
hanno una sempre maggiore rilevanza economica: ci si riferisce cioè ai frutti dell'attività creativa/inventiva umana
come ad esempio le opere artistiche e letterarie, le invenzioni industriali e i modelli di utilità, il design, i marchi.
Quindi, al concetto di proprietà intellettuale fanno capo le tre grandi aree del diritto d'autore, del diritto dei brevetti
e del diritto dei marchi (proprietà industriale).
Il diritto d’autore tutela art. 2575:
Sono protette da diritto di autore le opere dell'ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura,
alla musica, alle arti figurative, all'architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la
forma di espressione. Il diritto di autore si acquista con la creazione dell’opera.
Sono altresì protetti i programmi per elaboratore come opere letterarie ai sensi della convenzione di Berna sulla
protezione delle opere letterarie ed artistiche ratificata e resa esecutiva con legge 20 giugno 1978, n. 399, nonché le
banche di dati che per la scelta o la disposizione del materiale costituiscono una creazione intellettuale dell'autore.
L’autore ha il diritto esclusivo di pubblicare l’opera e di utilizzarla economicamente in ogni forma e modo, nei limiti e
per gli effetti fissati dalla legge. L’autore anche dopo la cessazione dei diritti previsti può rivendicare la paternità
dell’opera e opporsi a qualsiasi deformazione, mutilazione o altra modificazione dell’opera stessa che possa essere di
pregiudizio al suo onore o alla su reputazione. La durata dei diritti di sfruttamento economico per il diritto d’autore
valgono per tutta la vita dell’autore più 70 anni dalla morte. Spetta all’autore e agli aventi titolo il diritto esclusivo di
pubblicare l’opera e di utilizzarla economicamente in ogni forma e modo. Diritti di riproduzione, esecuzione,
rappresentazione, comunicazione al pubblico, distribuzione, noleggio, prestito ecc...
3
_____________________________
Il diritto alla proprietà industriale riguarda la tutela dei brevetti d’invenzione e dei marchi, disegni e modelli, segni
distintivi.
Per brevetto si intende una particolare invenzione che presenta i seguenti requisiti:
Industrialità o applicabilità industriale: idoneità dell’oggetto ad essere fabbricato o utilizzato in qualsiasi
genere di industria.
Novità: idea innovativa non già a disposizione del pubblico.
Attività inventiva: originalità
Per l’art.2584 chi ha ottenuto un brevetto per un’invenzione industriale ha il diritto esclusivo di attuare
l’invenzione e di disporne entro i limiti e alle condizioni stabilite dalla legge. Il diritto si estende anche al
commercio del prodotto a cui l’invenzione si riferisce.
Le condizioni e le modalità per la concessione del brevetto e della registrazione, la durata sono regolate da leggi
speciali.
Per modelli e disegni sono presenti i seguenti requisiti:
Novità
Originalità
Il marchio è il segno distintivo (assieme a ditta e insegna) del prodotto realizzato da un’impresa. Deve rispettare
alcuni requisiti:
Veridicità
Novità nel senso di non confondibilità del marchio.
Capacità distintiva
Il diritto alla proprietà industriale si acquisisce dopo la deposizione del brevetto, o la registrazione del marchio,
anche solo dopo l’uso di fatto del segno.

“Proprietà intellettuale” o “Proprietà industriale”?


Nella dottrina giuridica più recente, tuttavia, sono state avanzate alcune critiche al termine “proprietà intellettuale” poiché porterebbe a
sovrapporre impropriamente concetti squisitamente contemporanei (come opera dell'ingegno, invenzione, marchio, brand, design,
concorrenza) con concetti relativi alla proprietà in senso più classico (cioè quella relativa ai beni materiali, ereditata dal diritto romano).
Dunque si tende a parlare più opportunamente di “proprietà industriale”.
Non a caso, il nuovo assetto normativo di riferimento (cioè il Decreto Legislativo n. 30 del 2005) è stato intitolato “Codice della proprietà
industriale”: testo unico che raccoglie tutte le norme attinenti al campo dei brevetti e dei marchi. Resta fuori da questa opera di codificazione
la normativa sul diritto d'autore, il cui riferimento è ancora la legge n. 633 del 1941, con le successive e numerose modifiche. Dal punto di vista
processuale, tuttavia c'è una assimilazione data dal costituirsi di Sezioni specializzate per la proprietà industriale ed intellettuale. L'unificazione
processuale comporta una profonda assimilazione anche degli istituti di diritto sostanziale.
Volendo poi aggiungere un ulteriore spunto, nel caso si voglia approfondire ulteriormente la dibattuta questione, si potrebbe notare che la
distinzione fra "proprietà industriale" e "proprietà intellettuale" è molto meno usata all'estero di quanto lo sia in Italia, soprattutto nei paesi di
lingua anglosassone, ma non solo, nei quali si tende spesso a far rientrare anche brevetti, modelli, marchi ed altre analoghe privative
nell'alveo, per così dire, della "proprietà intellettuale".
Crisi del concetto di proprietà intellettuale
Molti autori contemporanei si sono occupati di una rivisitazione dei principi che sono a fondamento del sistema di proprietà intellettuale,
sull'onda dell'innovazione tecnologica e digitale degli ultimi decenni. Fino a pochi anni fa, infatti, non era concepibile un'opera dell'ingegno (ad
esempio un romanzo) scollegata dal suo supporto fisico (cioè il libro cartaceo); con l'avvento della tecnologia digitale invece l'opera tende a de
materializzarsi e ad essere totalmente indipendente dal supporto fisico. Ciò ovviamente ha sconquassato equilibri economici e giuridici che si
erano stabilizzati ormai da secoli. Ma se il mondo della scienza giuridica (della sociologia e della filosofia del diritto) ha studiato con grande
fascino questa rivoluzione, il mondo del diritto applicato (le leggi e la prassi contrattuale) ha cercato in tutti i modi di contrastare questa
tendenza e di riaffermare con fermezza il modello tradizionale, radicato sull'inscindibilità fra opera e supporto materiale. Tuttavia,
l'osservazione dell'attuale panorama delle comunicazioni e della circolazione di informazioni e di contenuti creativi dimostra l'ormai
inarrestabilità del fenomeno.
Proposte alternative
Studiosi e intellettuali di fama internazionale si sono da un lato fatti interpreti e portavoce di queste nuove istanze culturali e sociali, dall'altro
lato hanno proposto modelli alternativi, che fungessero da spiraglio e paradigma innovativo. Il fenomeno più interessante in questo senso è
quello che viene definito in senso ampio “copyleft”, ovvero un modello alternativo di gestione dei diritti d'autore grazie al quale il detentore
dei diritti, attraverso l'applicazione di specifiche licenze, concede una serie di libertà agli utenti dell'opera. Questo modello alternativo è nato e
si è sviluppato principalmente nell'ambito informatico (con i movimenti Software libero e Open Source), ma negli ultimi anni si è esteso a tutto
il mondo delle opere dell'ingegno (con i movimenti Creative Commons, OpenAccess, Opencontent etc.).

4
I segni distintivi: la ditta, l’insegna e i marchi d’impresa.
Sono i mezzi di differenziazione di cui le imprese si servono per contraddistinguere i propri prodotti o attività. Il
nuovo codice della proprietà industriale ha codificato il principio di unitarietà dei segni distintivi, ovvero ha sancito il
divieto all’utilizzo di segni distintivi simili tra concorrenti. Ogni impresa deve avere il suo segno distintivo per
eliminare il rischio di confusione che potrebbe generarsi nel pubblico.

La ditta
È il nome sotto il quale l’imprenditore esercita la propria attività. Per le imprese commerciali deve essere registrata
nel registro delle imprese. La legge concede una relativa libertà nella formazione della ditta.
Art. 2563 l’imprenditore ha diritto all’uso esclusivo della ditta da lui prescelta. La ditta comunque sia formata deve
contenere almeno il cognome o la sigla dell’imprenditore.
La ditta deve essere dotata di originalità e di veridicità, ovvero non può consistere in denominazioni generiche e non
può trarre in inganno i consumatori circa l’attività svolta. Quando la ditta è uguale o simile a quella usata ad altro
imprenditore e può creare confusione per l’oggetto dell’impresa e per il luogo in cui questa è esercitata, deve essere
integrata o modificata con indicazioni idonee a differenziarla. L’obbligo di integrazione o modifica spetta a chi ha
iscritto la propria ditta nel registro delle imprese in epoca posteriore. La ditta non può essere trasferita
separatamente dall’azienda.

L’insegna
È il segno distintivo del locale ove l’imprenditore esercita la sua attività professionale. Indica il luogo dell’impresa.
Come per la ditta, per l’insegna vale l’obbligo di differenziazione rispetto ad un’insegna precedentemente adotta
confondibile. L’ultimo che appone l’insegna confondibile è tenuto a modificarla per evitare confusione. Il franchising
si caratterizza per l’insegna omogenea in tutti i punti vendita.

Il marchio
È un simbolo univoco, costituito da parole, figure, lettere, cifre e forme che identifica i prodotti o servizi di
un’impresa, o una catena di imprese, da un’altra.
La legge sancisce il diritto di esclusività del marchio: art.2569 chi ha registrato nelle forme stabilite dalla legge un
nuovo marchio idoneo a distinguere prodotti o servizi ha diritto di valersene in modo esclusivo per i prodotti o
servizi per i quali è stato registrato. Per poter usufruire del marchio e per fare in modo di essere gli unici a poterlo
utilizzare, è necessaria la registrazione. Si parla in questo caso di marchio registrato, il cui diritto esclusivo ha la
durata di 10 anni, con possibilità di rinnovo. La richiesta di deposito del marchio può essere fatta da colui che lo
utilizzi, o si proponga di utilizzarlo nella fabbricazione o commercio di prodotti o nella prestazione di servizi della
propria impresa. Una volta registrato il marchio, l’obbligo di iniziare l’uso effettivo è fissato a 5 anni.
Accanto ai marchi d’impresa, la legge disciplina anche i marchi collettivi, la cui funzione è quella di garantire
l’origine, la natura o la qualità di determinati prodotti o servizi che non sono peculiari di una specifica impresa, ma
comuni ad una pluralità di entità produttive. Titolari del marchio collettivo possono essere soggetti pubblici (puro
cuoio) o privati (consorzio di denominazione parmigiano reggiano).
Il diritto all’esclusività del marchio impone il divieto all’utilizzo di un marchio identico o simile per prodotti o servizi
identici o affini, se a causa dell’identità e dell’affinità fra prodotti e servizi possa determinarsi un rischio di
confusione, che può consistere anche in un rischio di associazione fra i due segni.
Il diritto all’esclusività del marchio vale però solo per i prodotti per i quali il marchio è stato registrato o di fatto
usato, o dei prodotti più o meno strettamente affini.
Il marchio può venir meno in seguito a:
Declaratoria di nullità, se l’avvenuta registrazione non si perfeziona validamente ovvero se il segno sin
dall’inizio è carente di uno dei suoi requisiti essenziali.
Decadenza: mancato utilizzo per 5 anni, per volgarizzazione del prodotto (il marchio entra a far parte
dell’uso comune del linguaggio), decettività e illiceità.

5
LE SOCIETA’
Art.2247 Contratto di società: con il contratto di società due o più persone conferiscono beni o servizi per
l’esercizio in comune di un’attività economica allo scopo di dividerne gli utili.
La società è quindi un’organizzazione finalizzata, attraverso l’esercizio in comune di un’attività economica, al
conseguimento di un utile da ripartire tra i soci.
Le società sono enti associativi a base contrattuale, ovvero l’istituzione di una società si configura come un
contratto.
Si caratterizzano da altre figure contrattuali di tipo associativo per:
a. I conferimenti dei soci: beni o servizi.
b. L’esercizio in comune di una attività economica: scopo mezzo
c. Scopo della divisione degli utili: scopo lucrativo.
a. I conferimenti
Sono le prestazioni a cui si obbligano le parti del contratto di società.
Possono riguardare:
Beni materiali o immateriali
Nel loro ammontare i conferimenti
formano il capitale sociale nominale. Prestazioni d’opera manuale o intellettuale
Esso rimane immutato vino ad una In generale tutto ciò che è suscettibile di valutazione economica che le
successiva modifica dell’atto costitutivo. parti ritengono utile o necessaria per lo svolgimento dell’attività
d’impresa.

Inizialmente il capitale sociale conferito, che è un’entità fissa, coincide con il patrimonio sociale, un’entità variabile,
cioè il complesso dei rapporti patrimoniali attivi e passivi che fanno capo alla società. I contributi iniziali dei soci
servono per dotare la società del capitale di rischio iniziale per lo svolgimento delle sue attività. Il patrimonio subisce
continuamente variazioni qualitative e quantitative in relazione alle vicende economiche.
Si definisce patrimonio netto la differenza positiva tra attività e passività. Esso costituisce la garanzia principale e
esclusiva dei creditori della società. Il capitale sociale costituisce una parte del patrimonio netto, e si può considerare
come impegno da parte dei soci a non sottrarre il valore dalle attività patrimoniali per tutta la durata della società. La
cifra del capitale sociale rappresenta quindi la parte del patrimonio netto non distribuibile fra i soci e quindi
assoggettata la vincolo di stabile destinazione all’attività sociale (capitale reale).
b. L’attività economica
La società si costituisce per l’esercizio di un’attività economica. L’oggetto del contratto di società è l’attività di
impresa, cioè un’attività economica diretta alla produzione e lo scambio di beni e servizi. La nozione parla di
attività economica, non di attività di impresa. Ci sono tuttavia dei casi in cui un’attività economica, esercitata in
forma societaria, non abbia tutti i requisiti propri di un’attività d’impresa.
Queste società che non svolgono attività d’impresa sono chiamate società senza impresa. Esse sono:
a. Società occasionali: quelle società a cui, pur avendo per oggetto l’esercizio di un’attività economica, manca il
requisito di professionalità e di organizzazione propria dell’attività d’impresa. La ricorrenza in concreto di società
occasionali è fenomeno di scarsa rilevanza pratica, in quanto si tratta di un’attività di durata effimera e priva di
strutture organizzative.
b. Le società di godimento: sono quelle società illegittime costituite al solo scopo di consentire il godimento dei beni
conferiti dai soci. Esse sono principalmente le società immobiliari di comodo, in cui il patrimonio è costituito solo dagli
immobili conferiti dai soci e l’attività consiste nel concedere tali immobili in locazione, o gestirli semplicemente, senza
produrre o servire alcun servizio collaterale. Questo tipo di società è illegittima in quanto costituisce una mera
comunione di godimento (art.2248). Vengono applicate le norme per la comunione dei beni. Sarebbe invece una
società se l’intento dei partecipanti fosse quello di ricavare maggiori utili da una più razionale gestione dei beni comuni
mediante un apposita organizzazione imprenditoriale. In questo caso si applica la disciplina delle società.
c. Le società fra professionisti: l’attività tra professionisti è un’attività economica ma per la legge non è considerata
come attività d’impresa. Per questo motivo sono illegittime le società di professionisti. Il decreto legislativo del 2
febbraio 2011, in accordo con le direttive comunitarie, ha permesso la costituzione di società tra avvocati:
Questo tipo di società è soggetta a una particolare disciplina che concilia l’esercizio di una professione in una
forma di società.
Deve costituirsi come atto pubblico o scrittura privata con sottoscrizioni autenticate dei contraenti.
La ragione sociale è costituita dal nome e dal titolo professionale di tutti i soci.
L’oggetto sociale è costituito dall’esercizio in comune della professione dei propri soci, salva la possibilità
dell’acquisto di beni e diritti strumentali all’esercizio della professione e di compiere qualsiasi attività diretta a
tale scopo.

1
È prevista l’iscrizione della società tra avvocati nel registro delle imprese in una sezione speciale relativa alle
società tra professionisti, con una mera funzione di certificazione anagrafica e di pubblicità notizia, oltre che
all’iscrizione della società in una sezione speciale nell’albo degli avvocati.
Poiché l’esercizio di una professione non è attività d’impresa, la società d’avvocati non è esposta al fallimento.
Ogni professionista è pero personalmente e illimitatamente responsabile del proprio operato.
Il cliente ha la facoltà di scegliere a quale professionista affidarsi.
Dalle società di professionisti si distingue la società di mezzi : società costituita tra professionisti per l’acquisto e la
gestione in comune di beni strumentali all’esercizio individuale delle loro prestazioni, sono perfettamente lecite e
svolgono attività d’impresa e non attività intellettuale.
c. Scopo della divisione degli utili
In base all’art.2247 lo scopo della divisione degli utili, cioè del lucro, è l’obiettivo principale perseguito dalle parti
del contratto di società.
Quindi il modello principale è quello di società lucrative o con scopo di lucro, in cui l’obiettivo è conseguire gli utili
(lucro oggettivo) destinati ad essere divisi tra i soci (lucro soggettivo).
Tuttavia nella legislazione speciale si rivengono casi di società (in genere spa) che non perseguono lo scopo di lucro
né oggettivo né soggettivo. Ciò è possibile considerando il modello organizzativo societario dissociabile dal fine
perseguito dai soci. Più precisamente non è consentita la costituzione senza scopo di lucro al di fuori dei casi previsti
di:
Società mutualistiche o con scopo mutualistico: le società cooperative hanno per legge lo scopo di fornire ai soci b/s
o occasioni di lavoro a condizioni più vantaggiose di quelle di mercato.
Società consortili o a scopo consortile: lo scopo è istituire una organizzazione comune (consorzio) tra imprenditori
per lo svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese.
Società in mano pubblica: lo scopo è quello di raggiungere il pareggio di bilancio, cioè parità fra ricavi e costi.
______________________________________________________________________________________

Differenze tra società, associazione e comunione


La distinzione tra società ed associazione va effettuata nello scopo:
La società persegue uno scopo di lucro, mutualistico o consortile.
La associazione si costituisce per uno scopo ideale, che può costituirsi anche attraverso l’esercizio di
un’impresa collettiva i cui profitti vengano destinati ai fini proprie dell’associazione.
Per quanto riguarda la distinzione tra società e comunione:
Entrambe prevedono una contitolarità di rapporti patrimoniali da parte dei soci.
Nella comunione la contitolarità si esaurisce nel godimento dei beni e l’attività dei comproprietari è
meramente strumentale al godimento art 2248 comunione di comodo.
Nella società la contitolarità è finalizzata all’esercizio di un’attività d’impresa.

Comunione d’impresa e impresa coniugale


Il confine stabilito dall’art.2248 tra società e comunione di godimento non lascia spazio alla figura della comunione
d’impresa che dovrebbe presentarsi ogni qual volta che:
a. Due o più soggetti acquistano in comunione un fondo e vi esercitano personalmente attività agricola
(comunione d’impresa agricola).
b. Due o più soggetti acquistano in comunione un’azienda commerciale con esercizio diretto della relativa
attività (comunione d’impresa commerciale);
c. Due o più soggetti ricevono in eredità un bene produttivo (fondo o azienda) continuando personalmente
l’attività economica inerente (comunione incidentale d’impresa).
Tutti questi casi di comunione vengono infatti ricondotti alla disciplina societaria (società per fatti concludenti), dal
momento che la contitolari età dei rapporti patrimoniali è finalizzata all’esercizio di attività d’impresa. I beni in
comunione contribuiscono alla formazione di un patrimonio autonomo. Infatti se due o più soggetti intraprendono in
comune per fatti concludenti un’attività d’impresa, si avrà una società di fatto indipendentemente dall’effettiva
intenzione dei partecipanti.
L’unico caso di attività d’impresa che viene svolta in comune da più soggetti che si sottrae all’ordinamento societario
è l’impresa coniugale. Essa è un tipo particolare di comunione d’impresa, gestita da entrambi i coniugi e costituite
dopo il matrimonio. Per quanto riguarda il regime di amministrazione e di responsabilità viene applicata la disciplina
della comunione legale fra coniugi, diversa dall’ordinaria comunione di godimento e diversa dalla società di fatto.
L’amministrazione spetta disgiuntamente ad entrambi i coniugi. La responsabilità patrimoniale ricade su entrambi i
coniugi e su tutti loro beni, in quanto i beni destinanti all’impresa coniugale non costituiscono un patrimonio
autonomo.

2
I TIPI DI SOCIETA’
La legge disciplina un numero chiuso di tipi societari. Non sono ammesse forme societarie atipiche.
Le società si classificano in base a:
Scopo lucrativo
o Società semplice
o Società in nome collettivo Società di persone
o Società in accomandita semplice Società di fatto
Società occulta
o Società per azioni Società apparente
Società con azioni quotate Società di capitali Società di diritto speciale
o Società in accomandita per azioni Società speciali
o Società a responsabilità limitata .Partecipazione dello stato
Scopo mutualistico .Interesse nazionale
o Cooperative
Scopo consortile
_________________________________________________________________

Società commerciali: tutte quelle imprese gestite da 2 o più soci che non siano qualificabili come agricole.
Ovvero tutte quelle imprese che svolgono le attività indicate nell’art.2195. Queste società sono regolate
dalle disposizioni dei capi III e seguenti del titolo V. Sono soggette a iscrizione nel registro delle imprese con
effetti di pubblicità legale.
Società non commerciali: sono regolate dalle disposizioni sulla società semplice, a meno che i soci non
abbiano voluto costituire la società secondo uno degli altri tipi regolati nei capi III e seguenti del titolo V.
_________________________________________________________________
Sono possibili delle clausole atipiche della forma societaria che prevedono deroghe all’ordinamento legale. Tali
deroghe sono possibili purché non siano violate norme imperative e nei limiti in cui la clausola atipica non sia tale da
pregiudicare l’esistenza di un requisito d’identità del tipo prescelto.

SOCIETA’ DI PERSONE
Le caratteristiche principali sono:
Non godono di personalità giuridica in quanto la società non viene considerata distinta dai soci;
La responsabilità patrimoniale è solidale e illimitata: i soci rispondono illimitatamente per i debiti sociali assunti,
anche con il loro patrimonio personale. Principio derogato per i soci non amministratori di società semplice e
per il socio accomandante di società in accomandita semplice.
Struttura organizzativa snella e capace di decisioni rapide e svincolate da procedure formali.

o Società semplice
o Società in nome collettivo
o Società in accomandita semplice

SOCIETA’ DI CAPITALI
Le caratteristiche principali sono:
Godono di personalità giuridica, infatti la società è distinta dai soci (vale anche per le società cooperative);
Responsabilità patrimoniale limitata. I debiti della società non sono i debiti dei soci. I soci rispondono delle
obbligazioni assunte limitatamente al capitale o ai beni o servizi apportati.
Struttura organizzativa complessa e un più articolato sistema di controlli interni ed esterni.

o Società per azioni


Società con azioni quotate
o Società in accomandita per azioni
o Società a responsabilità limitata

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Società di fatto, società apparente e società occulta
Una società di fatto si ottiene quando due o più soggetti intraprendono in comune per fatti concludenti un’attività
d’impresa, indipendentemente dalla loro effettiva intenzione. A questo tipo di società viene applicata la disciplina
della società in nome collettivo non registrata se l’impresa esercitata è commerciale oppure società semplice se non
è commerciale. Se esercita attività commerciale, la società è esposta al fallimento che determina quindi il fallimento
di tutti i soci (noti e occulti).
Una società occulta è costituita con l’espressa e concorde volontà dei soci di non rivelarne l’esistenza all’esterno. Nei
rapporti esterni l’impresa si presenta come impresa individuale di uno dei soci o di un terzo che operano spendendo
il proprio nome. Nei rapporti interni società esiste tra soci ma non viene esteriorizzata. L’occultamento serve per
limitare la responsabilità patrimoniale dei soci occultati, facendola ricadere su prestanomi nullatenenti. Tuttavia la
mancata esteriorizzazione non impedisce ai terzi di invocare la responsabilità anche della società occulta e degli altri
soci nel caso il cui venga scoperta. A tal fine è necessario che i terzi provino a posteriori l’esistenza del contratto di
società e che gli atti posti in essere siano riferibili a tale società. Se dopo la dichiarazione di fallimento di un
imprenditore individuale risulta che l’impresa è riferibile a una società di cui il fallito è socio illimitatamente
responsabile, agli atri soci si applica la regola del fallimento del socio occulto.
Si parla di società apparente in via giurisprudenziale per indicare quella società a cui apparentemente sembrano
appartenere degli individui, in virtù dei loro comportamenti esteriori, tali da generare in terzi il convincimento di
trattare con una società. Si tratta di una società che non esiste nei rapporti tra i presunti soci. Si nega di conseguenza
agli apparenti soci la possibilità di provare l’inesistenza della società per sottrarsi agli obblighi che la qualità di socio
illimitatamente responsabile comporta.

Associazione in partecipazione
Dal contratto di società si distingue il contratto di associazione in partecipazione art.2549, con il quale un
soggetto, detto associante, attribuisce ad un altro soggetto, detto associato, una partecipazione agli utili della
propria impresa o di uno o più affari verso il corrispettivo di un determinato apporto. A differenzia dell’esercizio in
comune di un’attività economica, l’associato in questo caso resta del tutto estraneo all’impresa dell’associante e
l’apporto della quota associativa non ha natura di conferimento. Quindi la gestione dell’impresa o dell’affare spetta
all’associante, mentre i terzi acquistano diritti e assumono obbligazioni soltanto verso quest’ultimo. Salvo patto
contrario, l’associante non può attribuire partecipazioni per a stessa impresa o per lo stesso affare ad altre persone
senza il consenso dei precedenti associati. I poteri di controllo dell’associato sull’impresa o sullo svolgimento
dell’affare sono determinati dal contratto di associazione in partecipazione. In ogni caso l’associato ha diritto al
rendiconto dell’affare compiuto o a quello annuale della gestione se questa di protrae per più di un anno.
L’associato, salvo patto contrario, partecipa agli utili nella stessa misura in cui partecipa alle perdite, ma quest’ultime
non possono superare il valore del suo apporto.
Affine al contratto di associazione in partecipazione è il contratto di cointeressenza agli utili senza partecipazione
alle perdite, che si caratterizza per la mancanza del corrispettivo di un determinato apporto.

I patti parasociali
I patti parasociali sono una categoria di accordi tra i soci di una società difformi o complementari rispetto al
regolamento previsto dall’atto costitutivo e dallo statuto della società. L’art. 2341bis riconosce formalmente solo
alcuni tipi di questi accordi. Vengono definiti parasociali quei patti, in qualunque forma stipulati, che al fine di
stabilizzare gli assetti proprietario o il governo della società:
a. Hanno per oggetto l’esercizio del diritto di voto nelle società per azioni o nelle società che le controllano;
b. Pongono limiti al trasferimento delle relative azioni o delle partecipazioni in società che le controllano;
c. Hanno per oggetto o per effetto l’esercizio anche congiunto di un’influenza dominante su tali società.
Con questi patti, che possono consistere in convenzioni di voto, patti di consultazione, sindacati di blocco e patti di prelazione, si
cerca di ottenere il controllo o esercitare un’influenza dominante su una società.
I patti parasociali non possono avere durata superiore a 5 anni e si intendono stipulati per questa durata anche se le parti hanno
previsto un termine maggiore. I patti sono rinnovabili alla scadenza anche senza un termine di durata, ma in quest’ultimo caso
ciascun contraente ha diritto di recedere con un preavviso di 180 giorni.
Questa serie di disposizioni sui patti parasociali non si applicano invece ai contratti di joint venture, cioè a quei patti
strumentali ad accordi di collaborazione nella produzione o nello scambio di beni o servizi e relativi a società
interamente possedute dai partecipanti all’accordo.
Inoltre sono richiesti principi di trasparenza rigorosi per i patti parasociali: nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale
di rischio essi devono essere comunicati alla società e dichiarati in apertura di ogni assemblea. La dichiarazione deve essere
trascritta nel verbale e questo deve essere depositato presso l’ufficio del registro delle imprese. In mancanza di tale
dichiarazione assembleare i possessori delle azioni cui si riferisce il patto parasociale non possono esercitare il diritto di voto e le
deliberazioni assembleari adottate con il loro voto determinante sono impugnabili.

4
Esistono delle figure societarie speciali alle quali il legislatore ha destinato norme particolari, derogatrici rispetto alle
norme di diritto comune, in giustificazione della proprietà pubblica del capitale o dal carattere pubblico del fine
perseguito, anche in assenza di partecipazione pubblica.
a. Le società con partecipazione dello stato o di enti pubblici
Lo statuto di questa figura societaria speciale, secondo l’art. 2449, può riservare allo Stato o agli enti pubblici che
partecipano in una società per azioni che non fa ricorso al mercato del capitale di rischio, la facoltà di nominare un
numero di amministratori o sindaci o componenti del consiglio di sorveglianza, proporzionale alla partecipazione al
capitale sociale. Detti amministratori o sindaci o membri del consiglio di sorveglianza sono dotati degli stessi diritti
ed obblighi dei membri nominati dall’assemblea e possono essere revocati soltanto dagli enti che li hanno nominati.
Per quanto riguarda invece le società con partecipazioni dello stato o di enti pubblici che fanno ricorso al mercato
del capitale di rischio, lo statuto consente l’emissione di strumenti finanziari, con la possibilità di nomina di un
componente indipendente dal consiglio di amministrazione o del consiglio di sorveglianza o di un sindaco.
b. Società d’interesse nazionale
Sono quelle società alle quali si applicano le norme generali sulle società per azioni, salve le disposizioni delle leggi
speciali che le riguardano, con riferimento alla gestione sociale, alla trasferibilità delle azioni, il diritto di voto e la
nomina degli amministratori, dei sindaci e dei dirigenti.

Società di diritto speciale


Vi sono infine società a diritto speciale per le quali è la peculiarità dell’oggetto sociale, a prescindere dalla proprietà
della partecipazione, che giustifica l’applicazione di norme speciali, non solo per quanto riguarda l’esercizio
dell’impresa, ma anche per la stessa configurazione organizzativa e patrimoniale del soggetto imprenditore. Esse
sono:
a. Società artigiane legge 8 agosto 1985 n.443
b. Società sportive legge 23 marzo 1981
c. Società fra professionisti art. 2238, decreto legislativo 2 febbraio 2001 n.96
d. Editoria legge 416 del 1981
Rientrano tra queste società a diritto speciale le stesse società bancarie, d’intermediazione finanziaria, società di
assicurazione.
Poi esistono società a statuto legale, in cui l’intervento del legislatore è volto a realizzare finalità pubbliche o
comunque di interesse generale attraverso l’inserimento coatto di alcune clausole nell’atto costitutivo di talune
società (borsa spa, monte titoli).

5
LE SOCIETA’ DI PERSONE
o Società semplice
o Società in nome collettivo
o Società in accomandita semplice
Le caratteristiche principali sono:
Non godono di personalità giuridica in quanto la società non viene considerata distinta dai soci;
La responsabilità patrimoniale è solidale e illimitata: i soci rispondono illimitatamente per i debiti sociali assunti, anche con il loro
patrimonio personale. Principio derogato per i soci non amministratori di società semplice e per il socio accomandante di società in
accomandita semplice.
Struttura organizzativa snella e capace di decisioni rapide e svincolate da procedure formali.
La disciplina della società semplice è comune a tutte le società di persone. Gli altri 2 tipi di società differiscono dalla semplice sotto il profilo
della responsabilità verso i terzi.
La società semplice
Gli articoli che disciplinano la società semplice sono compresi tra 2251 2290.
Il contratto di società semplice
Ha per oggetto un’attività non commerciale, quindi un’attività agricola.
Non è soggetto a forme speciali, salve quelle richieste dalla natura dei beni conferiti (art.1350: per esempio
forma scritta per i beni immobili, locazioni ultranovennali). La non osservanza rende nulla la partecipazione del
socio, e nulla la società se la partecipazione del socio è rilevante.
Può essere modificato soltanto con il consenso di tutti i soci, se non è convenuto diversamente. La cessione
della quota richiede il consenso unanime dei soci.
La costituzione della società può avvenire anche verbalmente oppure per fatti concludenti: la volontà di unirsi in
società può desumersi dalla destinazione di un fondo comune all’esercizio di un’attività economica non commerciale
al fine di ripartirne gli utili. L’intento di più soggetti, conferenti beni e servizi è una condizione sufficiente perché si
abbia una società semplice. Per la società agricola semplice è prevista l’inscrizione in una sezione speciale del
registro delle imprese con effetto di pubblicità legale.
I conferimenti
I soci sono obbligati ad eseguire i conferimenti determinati nel contratto sociale. Nel loro complesso i conferimenti
costituiscono il capitale sociale. I conferimenti, intesi come qualsiasi contributo suscettibile di valutazione
patrimoniale e di utilità funzionale all’esercizio dell’attività sociale, possono essere di varia natura:
Apporti patrimoniali: somme in denaro, capitali.
Apporti d’opera: prestazioni, servizi. Obbligo del socio di prestare la propria attività lavorativa.
Conferimenti in natura: in proprietà (rischio a carico della società) e in godimento (rischio a carico del socio).
Conferimenti di crediti: il socio risponde personalmente dell’eventuale insolvenza nei limiti del valore
assegnato al suo conferimento.
La determinazione del valore del conferimento di ciascun socio non è condizione essenziale per la valida costituzione
della società di persone. Se i conferimenti no sono determinati si presume che i soci a siano obbligati a conferire in
parti uguali quanto è necessario per il conseguimento dell’oggetto sociale.
Il capitale sociale costituisce un fondo patrimoniale iniziale posto a garanzia dei debitori, oltre al fatto che i soci
saranno illimitatamente responsabili anche con il proprio patrimonio (quantomeno coloro che hanno agito in nome e
per conto della società).
Invalidità del contratto
Si applicano i principi di diritto comune sulla nullità e annullabilità del contratto in generale.
Nullità:
Se contrario a norme imperative, mancano requisiti o questi requisiti del contratto sono illeciti:
Manca l’accordo delle parti
Dichiarazione non seria
Violenza fisica
L’oggetto è illecito
Impossibile
Contrario all’ordine pubblico o al buon costume
Indeterminato o indeterminabile
La causa è illecita
Contraria all’ordine pubblico o al buon costume
Non meritevole di tutela nei contratti atipici
In frode alla legge
Forma non adeguata
Contratti immobiliari: forma scritta
Donazioni: atto pubblico forma solenne
Motivo illecito
Motivo esclusivo del contratto
Motivo comune ad entrambe le parti

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Annullabilità:
Se la legge lo prevede come conseguenza della violazione di una norma imperativa. In caso di:
Incapacità di contrattare delle parti
Incapacità legale di agire
Incapacità naturale di agire
Vizi del consenso
Errore motivo
Errore ostativo
Dolo
Inganno
Raggiro
Dolo omissivo
Violenza morale
Minaccia di un male ingiusto, contrario al diritto e notevole.
La ripartizione degli utili e delle perdite dei soci
Art.2263 le parti spettanti ai soci nei guadagni e nelle perdite si presumono proporzionali ai conferimenti. Se il
valore dei conferimenti non è determinato dal contratto, esse si presumono eguali. La parte spettante al socio che
ha conferito la propria opera, se non è determinata dal contratto, è fissata dal giudice secondo equità. Se il contratto
determina soltanto la parte di ciascun socio nei guadagni, nella stessa misura si presume che debba determinarsi la
partecipazione alle perdite.
L’unico limite all’autonomia delle parti contrattuali è rappresentato dal divieto del patto leonino. L’art. 2265
sancisce infatti che è nullo il patto con il quale uno o più soci sono esclusi da ogni partecipazione agli utili o alle
perdite. Il patto provocherà la nullità della partecipazione quando la sua previsione sia stata determinante
dell’adesione del partecipante al contratto sociale oppure se la stessa partecipazione sia da considerarsi essenziale
alla sua conclusione.
La legge consente poi che la determinazione della parte di ciascun socio nei guadagni e nelle perdite sia rimessa ad
un terzo. Una volta avvenuta, la determinazione del terzo può essere impugnata davanti al giudice soltanto se risulti
manifestamente iniqua o erronea, se è provata la mala fede del terzo. 3 mesi il termine di prescrizione dell’azione.
Per quanto riguarda gli utili, salvo patto contrario, ciascun socio ha diritto di percepire la sua parte di utili dopo
l’approvazione del rendiconto. Il suo diritto agli utili sorge quindi in sede di rendiconto. L’obbligo alla ripartizione
delle perdite influisce in sede di liquidazione della società.

L’amministrazione della società


La funzione gestoria nella società semplice è esercitata dagli amministratori. Può essere amministratore nella
società semplice solamente chi è socio illimitatamente responsabile. La nomina può avvenire nell’atto costituivo
attraverso atto separato. Sono esclusi quindi gli estranei, oppure i soci che hanno limitato per patto la propria
responsabilità.
I poteri degli amministratori hanno natura originaria, derivando direttamente dalla legge e dallo stesso contratto
di società. In mancanza di una specifica pattuizione statutaria, tutti soci, purché illimitatamente responsabili, sono
amministratori e il regime che li governa è un regime di amministrazione disgiuntiva (art.2257). spettando
l’amministrazione della società a ciascuno dei soci disgiuntamente dagli altri, ogni socio amministratore può
compiere atti di amministrazione, vincolanti per la società, anche all’insaputa degli altri soci amministratori. In
questo modo il legislatore ha inteso realizzare un’esigenza di speditezza dei traffici. È fatto salvo tuttavia il diritto di
ciascun socio amministratore di opporsi all’operazione che un altro voglia compiere, prima che sia compiuta. Il
potere di veto attenua il regime di disgiuntività, ostacolando la conclusione di affare intrapresi dal singolo socio
amministratore. Tuttavia la definitiva decisione sull’opposizione spetta alla maggioranza dei soci determinata
secondo la parte attribuita a ciascun socio negli utili.
Il contratto sociale può prevedere un regime di amministrazione congiuntiva (art.2258), sia all’unanimità sia a
maggioranza: nel primo caso, per il compimento delle operazioni sociali, è necessario il consenso di tutti i soci
amministratori; nel secondo caso la maggioranza dei consensi richiesta per l’amministrazione si determina secondo
la parte attribuita a ciascun socio negli utili. Il legislatore in questo caso ha voluto tutelare l’esigenza di ponderazione
e di controllo dell’attività gestoria.
È prevista dalla legge la possibilità di combinazione dei due regimi, subordinando al regime di amministrazione
congiuntiva solo determinate categorie di atti o anche singole operazioni.
Fonte e natura dei poteri gestori
Gli amministratori hanno il potere di compiere tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale, esclusi quelli che
modificano l’atto costitutivo. Tra i loro doveri troviamo quelli di tenere le scritture contabili, redigere il bilancio,
provvedere agli obblighi pubblicitari.
Art.2260 i diritti e gli obblighi degli amministratori sono regolati dalle norme sul mandato. Gli amministratori sono
solidalmente responsabili verso la società per l’adempimento degli obblighi ad essi imposti dalla legge e dal
contratto sociale. La responsabilità non si estende a quelli che dimostrino di essere esenti da colpa.

2
Nomina e revoca degli amministratori – Art.2259
Può essere amministratore nella società semplice solamente chi è socio illimitatamente responsabile. La nomina
può avvenire nell’atto costituivo attraverso atto separato. Sono esclusi quindi gli estranei, oppure i soci che hanno
limitato per patto la propria responsabilità. Gli amministratori nominati con il contratto sociale, cioè con l’atto
costitutivo, non possono essere revocati senza giusta causa oltre che con il consenso unanime dei soci. Gli
amministratori nominati con patto separato, invece sono revocabili secondo le norme sul mandato, ovvero non è
necessaria la giusta causa in quanto è sufficiente il consenso dei soci. In ogni caso gli amministratori possono essere
revocati per giusta causa su richiesta giudiziale di ciascun socio.
La responsabilità degli amministratori – Art.2260
Gli amministratori sono tenuti come tali ad assolvere i doveri loro imposti dalla legge e dal contratto sociale. La
violazione dei detti doveri li espone a responsabilità nei confronti della società per il risarcimento dei danni
provocati al patrimonio sociale dalla loro mala gestione. Gli amministratori sono chiamati a rispondere di
comportamenti gestori lesivi del dovere di diligenza, stabilito secondo il parametro della diligenza media di un
avveduto amministratore. Quando vi sono più amministratori la loro responsabilità ha natura solidale. Nel caso di
amministrazione disgiuntiva, ogni socio amministratore è responsabile per l’attività compiuta da altro
amministratore, anche a sua insaputa. Ogni socio non amministratore ha quindi il potere e il dovere di vigilanza nei
confronti dell’operato di ciascun amministratore. L’esonero da responsabilità è subordinato alla mancanza di colpa,
che non si dimostra adducendo all’ignoranza di una determinata azione, ma dando prova di aver diligentemente
vigilato l’operato degli amministratori.
Il controllo dei soci – Art.2261
I soci che non partecipano all’amministrazione hanno il diritto di avere dagli amministratori notizia dello
svolgimento degli affari sociali, di consultare i documenti relativi all’amministrazione e di ottenere il rendiconto
quando gli affari per cui fu costituita la società sono stati compiuti. L’obbligo di rendiconto da parte degli
amministratori dovrà essere assolto al termine di ogni anno, salvo che il contratto stabilisca un termine diverso.
L’ampia facoltà riconosciuta ai soci non amministratori di controllare l’operato dei gestori, consente a ciascuno di
loro di agire giudizialmente per la revoca degli amministratori quando ricorra una giusta causa.
La rappresentanza della società – Art.2266
La società acquista diritti e assume obbligazioni per mezzo dei soci che ne hanno la rappresentanza e sta in giudizio
nella persona dei medesimi. In mancanza di diversa disposizione del contratto, la rappresentanza spetta a ciascun
socio amministratore e si estende a tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale. Si può verificare il caso in cui il
potere rappresentativo viene conferito soltanto ad alcuni amministratori: tutti gli altri devono occuparsi della
gestione interna. Gli amministratori che pongono in essere atti estranei, e quindi non collegabili direttamente o
indirettamente all’oggetto sociale, sono sprovvisti del potere di vincolare la società.
Le modificazioni e l’estinzione dei poteri di rappresentanza sono regolate dall’art.1396, sulla modificazione della
procura, e cioè devono essere portati a conoscenza con mezzi idonei.
La responsabilità patrimoniale della società e dei soci – Art.2267,2268,2269
I creditori della società possono far valere i loro diritti sul patrimonio sociale, composto dal complesso dei
conferimenti e delle successive acquisizioni. Gli stessi creditori possono inoltre rivalersi:
Sul patrimonio dei soci che hanno agito in nome e per conto della società;
Sul patrimonio degli altri soci, salvo patto contrario di limitazione della responsabilità.
Il patto di limitazione della responsabilità dei soci deve essere portato a conoscenza dei terzi con mezzi idonei; in
mancanza la limitazione delle responsabilità o l’esclusione della solidarietà non è opponibile a coloro che non ne
hanno avuto conoscenza. Ora è prevista l’iscrizione avente effetti di pubblicità legale della società semplice agricola.
I creditori potranno esercitare le loro azioni tanto nei confronti della società quanto nei confronti dei soci, i quali
però hanno la facoltà di domandare la preventiva escussione del patrimonio sociale, indicando i beni sui quali i
creditori medesimi possano agevolmente soddisfarsi.
Anche il nuovo socio che entri a far parte di una società già costituita, assume responsabilità personale e illimitata
con gli altri soci per tutte le obbligazioni sociali, anche anteriori all’acquisto della qualità di socio.
Il creditore particolare del socio – Art.2270, 2271 differenza con la SNC
L’autonomia del patrimonio sociale sottrae i beni della società all’aggressione dei creditori particolari dei soci.
Il creditore particolare del socio, finché dura la società, può far valere i suoi diritti sugli utili spettanti al debitore e
compiere atti conservativi sulla quota spettante a quest’ultimo nella liquidazione (cioè può rivalersi sui diritti di cui il
socio beneficia: diritto agli utili, diritto alla liquidazione della quota). Per atti conservativi si intendono il sequestro
conservativo e pignoramento.
Se gli altri beni del debitore sono insufficienti a soddisfare i suoi crediti, il creditore particolare del socio può inoltre
chiedere in ogni tempo la liquidazione della quota del suo debitore. La quota deve essere liquidata entro 3 mesi
dalla domanda, salvo che sia deliberato lo scioglimento della società. La liquidazione della quota del socio debitore
determina la sua esclusione di diritto dalla società.
3
Non è ammessa compensazione fra il debito che un terzo ha verso la società e il credito che egli ha verso un socio.
Il metodo collegiale
Nelle società di persone non è prevista l’assemblea quale organo della società, quindi non è obbligatorio il metodo
assembleare per la formazione della maggioranza. Le procedure collegiali pregiudicherebbero la spedita funzionalità
delle strutture organizzative tipiche delle società personali.
Lo scioglimento del rapporto relativamente ad un socio – Art.2284, 2285, 2286, 2287, 2288
Può avvenire in una serie di casi:
A. Morte del socio: salvo disposizione contrattuale diversa, in caso di morte di uno dei soci, gli altri soci devono
liquidare la quota agli eredi; possono sciogliere la società; oppure continuarla con gli eredi stessi se questi vi
acconsentano. Nel contratto vi possono essere delle clausole di continuazione obbligatoria, che prevedono
l’obbligo per gli eredi di entrare in società, diventandone soci illimitatamente responsabili.
B. Recesso del socio: quando il socio dichiara di voler uscire dalla società dandone comunicazione. Si tratta di
un atto unilaterale recettizio, in quanto l’effetto del recesso si produce al momento della comunicazione e
senza bisogno di accettazione da parte della società. Il socio può recedere in due casi:
a. Quando a società è contratta a tempo indeterminato o per tutta la vita di uno dei soci: preavviso di
almeno 3 mesi;
b. Quando sussista una giusta causa: circostanze serie e rilevanti per motivi personali e familiari, per
dissidi insanabili tra soci.
c. Altre clausole di recesso previste dal contratto;
C. Esclusione del socio per iniziativa degli altri soci (esclusione volontaria): l’esclusione del socio può avere
luogo per gravi inadempienze delle obbligazioni che derivano dalla legge o dal contrato sociale (di entità
rilevante per il funzionamento della società), nonché per interdizione, inabilitazione del socio o per la sua
condanna ad una pena che importa l’interdizione, anche temporanea dai pubblici uffici. Il socio che ha
conferito nella società la propria opera o il godimento di una cosa può altresì essere escluso per la
sopravvenuta inidoneità a svolgere l’opera conferita o per il perimento della cosa dovuto a causa non
imputabile agli amministratori. Allo stesso modo può essere escluso il socio che si è obbligato con il
conferimento a trasferire la proprietà di una cosa, se questa è perita prima che la proprietà sia acquistata
dalla società.
Affinché l’esclusione avvenga effettivamente è necessaria una deliberazione dei soci a riguardo. Il
procedimento di esclusione prevede una deliberazione a maggioranza con effetto a partire da 30 giorni dalla
data della comunicazione al socio escluso, il quale può fare opposizione della decisione presa ad un
tribunale. Se la società è composta di due soci la decisione relativa all’esclusione spetta all’autorità
giudiziaria su richiesta del socio. In ogni caso, in seguito all’esclusione di un socio avviene la liquidazione
della quota di partecipazione in forma monetaria. La liquidazione della quota è fatta in base alla situazione
patrimoniale della società nel giorno in cui si verifica lo scioglimento: è comprensiva del conferimento, una
frazione di utili e perdite e una quota di avviamento. Il pagamento della quota deve avvenire entro 60 giorni.
Il socio uscente è comunque responsabile per le obbligazioni sociali assunte fino al giorno in cui si verifica lo
scioglimento.
D. Cause di esclusione di diritto:
a. Fallimento del socio
b. Liquidazione della quota del socio a favore del creditore particolare

Lo scioglimento della società – Art.2272 2273 2274


Lo scioglimento del contratto di società può avvenire per una delle seguenti cause:
1. Decorso del termine: si apre in seguito la fase di liquidazione. I soci però, con accordo unanime, possono
deliberare la proroga della società. I soci possono di fatto continuare la gestione sociale nonostante il
decorso del termine e quindi prorogare tacitamente la società a tempo indeterminato.
2. Per il conseguimento dell’oggetto sociale o per la sopravvenuta impossibilità di conseguirlo: è necessario
che l’oggetto sociale sia ben definito nel contratto. Non si potrà mai scogliere una società che ha per oggetto
una generica attività industriale o commerciale. L’impossibilità sopraggiunta deve avere caratteri di
assolutezza e definitività, come ad esempio in caso di: perdita del capitale sociale; uscita dalla società di un
soci la cui partecipazione fosse ritenuta essenziale; insanabile conflitto fra i soci.
3. Per la volontà di tutti i soci: deliberazione unanime di scioglimento anticipato.
4. Quando viene a mancare la pluralità dei soci, se nel termine di sei mesi questa non è ricostituita. In questo
caso se non avviene la liquidazione, si avrà continuazione dell’attività d’impresa sotto forma d’impresa
individuale.
5. Per le altre clausole previste nel contratto sociale (atto costitutivo).
Avvenuto lo scioglimento della società, i soci amministratori conservano il potere di amministrare, limitatamente
agli affari urgenti, fino a che siano presi i provvedimenti necessari per la liquidazione.
4
Liquidazione ed estinzione – Art.2275, 2276, 2277, 2278
Il verificarsi di una causa di scioglimento determina il passaggio della società dalla fase attiva a quella di liquidazione.
Il processo di liquidazione consiste di 3 fasi:
1. Liquidazione del patrimonio: Il patrimonio sociale, non più destinato all’esercizio dell’attività, assume ora la
valenza di una somma di denaro da destinare al pagamento dei debiti sociali, mentre l’eventuale residuo
attivo verrà ripartito tra i soci. I poteri degli amministratori si riducono agli affari urgenti.
2. Soddisfacimento dei creditori.
3. Ripartizione del residuo attivo tra i soci.
Vengono nominati, con il consenso di tutti i soci, uno o più liquidatori al fine di seguire la procedura di
liquidazione. Essi possono essere revocati per volontà di tutti i soci e in ogni caso dal tribunale per giusta causa su
domanda di un socio.
I liquidatori, in virtù dei poteri gestori a loro conferiti:
Prendono in consegna tutti i beni e i documenti sociali con il conto della gestione relativo al periodo
successivo all’ultimo rendiconto.
Assieme agli amministratori, devono redigere l’inventario, da sottoscriversi dagli uni e dagli altri, dal quale
risulti lo stato attivo e passivo del patrimonio sociale.
Possono compiere gli atti necessari per la liquidazione e possono vendere anche in blocco i beni sociali e
fare transazioni e compromessi. Essi rappresentano la società anche in giudizio.
Non possono intraprendere nuove operazioni, altrimenti rispondono personalmente e solidalmente per gli
affari intrapresi.
Non possono ripartire i beni sociali tra i soci finché non sono stati pagati tutti i creditori della società.
Possono chiedere dei versamenti ai soci per pagare interamente i debiti sociali. I beni conferiti in godimento
invece tornano ai soci che li hanno conferiti (diritto di risarcimento se questi sono stati danneggiati).
In seguito alla soddisfazione di tutti i creditori, avviene la ripartizione degli eventuali utili tra i soci.
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La società in nome collettivo – SNC
Gli articoli che disciplinano la società semplice sono compresi tra 2291 2312.
La SNC è il prototipo delle società commerciali. Viene applicata la disciplina della società semplice, dalla quale però
si differenzia per una più spiccata autonomia patrimoniale (vedi il caso del creditore particolare del socio).
Nozione – Art.2291
Nella società in nome collettivo tutti i soci rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni sociali.
Un eventuale patto contrario tra soci non ha effetto nei confronti di terzi.
Atto costitutivo e regime di pubblicità – Art.2295, 2296, 2297
L’atto scritto non costituisce un elemento essenziale all’esistenza della società, in quanto essa si può formare anche
per fatti concludenti, ma è indispensabile per il sistema di pubblicità richiesto dalla legge. L’atto costitutivo, che da
forma al contratto di SNC, deve essere redatto per iscritto, a differenza della forma semplice di società che non
prevedeva forme particolari (al di fuori della natura richiesta dai beni conferiti). Esso deve indicare:
1. Cognome e nome, luogo, data di nascita, domicilio, cittadinanza dei soci;
2. La ragione sociale o denominazione sociale: ovvero il nome esteso della società (ditta).
3. I soci che hanno l’amministrazione e la rappresentanza della società;
4. La sede della società e le eventuali sedi secondarie;
5. L’oggetto sociale: descrive le attività che possono essere esercitate dalla società.
6. I conferimenti di ciascun socio, il valore ad essi attribuito e il modo di valutazione;
7. Le prestazioni a cui sono obbligati i soci di opera;
8. Le norme secondo le quali gli utili devono essere ripartiti e la quota di ciascun socio negli utili e nelle perdite;
9. La durata della società.
L’atto costitutivo della società, con sottoscrizione autenticata dei contraenti, deve essere entro 30 giorni
depositato dagli amministratori, all’ufficio per l’iscrizione della società nel registro delle imprese; anche presso il
notaio se costituzione per atto pubblico. Se gli amministratori non provvedono al deposito nel termine indicato
avverrà la mancata registrazione con la conseguente irregolarità della società in nome collettivo. Fino a quando la
società non è iscritta nel registro delle imprese i rapporti tra la società e i terzi, sono regolati dalle disposizioni
relative alla società semplice: i soci rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni assunte, ciascun
socio possiede rappresentanza sociale. La nomina degli amministratori è regolata secondo la disciplina della società
semplice.
Modifiche dell’atto costitutivo – Art.2252
Il contratto può essere modificato solo con il consenso di tutti i soci se non è indicato diversamente. Le modifiche
all’atto costitutivo sono soggette a pubblicità legale e finché non sono iscritte nel registro delle imprese non sono
opponibili ai terzi a meno che non si provi che questi ne erano a conoscenza.
5
Rappresentanza
L’amministratore che ha la rappresentanza della società può compiere tutti gli atti che rientrano nell’oggetto
sociale, salve le limitazioni che risultano dall’atto costitutivo o dalla procura. Le limitazioni non sono opponibili ai
terzi se non sono iscritte nel registro delle imprese o se non si prova che i terzi ne hanno avuto conoscenza.
Il capitale sociale – Art.2303
Lo scopo della costituzione del capitale sociale è quello di avere un minimo di mezzi da destinare alla realizzazione
del programma economico e quello di una garanzia a tutela dei creditori. La legge tutela l’integrità del capitale
sociale. In particolare sancisce che:
Non può avvenire la distribuzione di somme tra soci se non per utili realmente conseguiti. La distribuzione può
avvenire solamente in relazione agli utili realmente conseguiti.
Se si verifica una perdita, la distribuzione degli utili non avviene fino a quando il capitale non sia reintegrato o
ridotto in misura corrispondente.
Il divieto di rimborso dei conferimenti.
Divieto di concorrenza – Art.2301
Il principio di collaborazione tra i soci impone al socio di non esercitare per conto proprio o altrui un’attività
concorrente con quella della società, senza il consenso degli altri soci, né di partecipare come socio illimitatamente
responsabile ad altra società concorrente. In caso di inosservanza del divieto di concorrenza la società ha diritto al
risarcimento del danno e all’esclusione del socio.
Il divieto di concorrenza viene applicato anche a chi aliena l’azienda (art.2557) per un periodo di 5 anni.
Il creditore particolare del socio – Art.2305
Il creditore particolare di una società in nome collettivo non può chiedere, a differenza della società semplice,
finché dura la società, la liquidazione della quota del socio debitore. L’intangibilità del patrimonio sociale da parte
dei creditori particolari viene meno solo in 2 ipotesi:
a. In caso di proroga della società dopo la scadenza del termine di durata;
b. Quando la società è stata costituita a tempo indeterminato.
Lo scioglimento e la liquidazione – Art.2307 2312
Lo scioglimento di una società avviene per:
1. Decorso del termine
2. Per il conseguimento dell’oggetto sociale o per la sopravvenuta impossibilità di conseguirlo
3. Per la volontà di tutti i soci
4. Quando viene a mancare la pluralità dei soci, se nel termine di sei mesi questa non è ricostituita. In questo
5. Per le altre clausole previste nel contratto sociale (atto costitutivo).
6. Intervento dell’autorità governativa attraverso liquidazione coatta amministrativa
7. Dichiarazione di fallimento: di una società non commerciale.
8. Opposizione alla proroga del creditore particolare del socio: entro 3 mesi dall’iscrizione della relativa
deliberazione nel registro delle imprese. Se l’opposizione è accolta o viene liquidata la parte del socio oppure
viene sciolta la società e inizia la fase della liquidazione.
La fase di liquidazione consiste anche in questo caso nel pagamento dei debiti sociali e il riparto fra i soci delle
attività residue. Verificatasi una causa di scioglimento i soci devono procedere alla nomina dei liquidatori, oppure si
attende la nomina di un liquidatore giudiziario. Il liquidatore, redige il bilancio finale e propone ai soci il piano di
riparto. Con l’approvazione cessa ogni responsabilità dei liquidatori nei confronti dei soci. Ai soci spetta la
cancellazione della società dal registro delle imprese. I creditori non soddisfatti possono a questo punto far valere i
loro crediti nei confronti dei soci, e anche nei confronti dei liquidatori se la mancata soddisfazione è dipesa da questi.
I creditori insoddisfatti potranno provocare il fallimento della società entro un anno dalla cancellazione dal registro
delle imprese.
___________________________________________________________________________________________
La società in accomandita semplice – SAS
Gli articoli che disciplinano la società semplice sono compresi tra 2313 2324. La disciplina a cui fa riferimento è
quella della società in nome collettivo, con l’eccezione di soci limitatamente responsabili. In questo tipo di società
infatti vengono individuate 2 categorie di soci:
Soci accomandatari: rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni sociali. Essi hanno gli stessi
diritti ed obblighi dei soci della società in nome collettivo. L’amministrazione della società può essere conferita
soltanto a questa categoria di soci.
Soci accomandanti: rispondono limitatamente alla quota conferita. Hanno il divieto di immistione: non
possono compiere atti di amministrazione, né trattare o concludere affari in nome della società, se non in forza
di procura speciale per singoli affari. Il socio che contravviene a questo obbligo risponde solidalmente e
illimitatamente verso i terzi e può essere escluso per causa giusta. I soci accomodanti in ogni caso hanno diritto
a comunicazione annuale del bilancio e la possibilità di controllarne l’esattezza, consultando tutti i libri e i
documenti della società. Possono essere assunti come dipendenti della società.

6
Nozione – Art.2313
Nella società in accomandita semplice i soci accomandatari rispondono solidalmente e illimitatamente per le
obbligazioni sociali, e i soci accomandanti rispondono limitatamente alla quota conferita. Le quote di partecipazione
dei soci non possono essere rappresentate da azioni.
L’atto costitutivo e la ragione sociale – Art.2314, 2316
L’atto costitutivo, oltre agli elementi della SNC (art.2295), deve indicare i soci accomandatari e i soci accomodanti.
Esso è soggetto a pubblicazione mediante iscrizione nel registro delle imprese con le modalità previste per la
registrazione dell’atto costitutivo di società in nome collettivo.
Per quanto riguarda la ragione sociale, essa deve essere costituita dal nome di almeno uno dei soci accomandatari,
con l’indicazione di SAS. In essa può figurare anche il nome dell’accomandante, se vi consente, ma in tal caso egli
risponde di fronte ai terzi illimitatamente e solidalmente. La perdita del beneficio da parte dell’accomodante si
determina anche nell’eventualità che i terzi siano a conoscenza che il nome indicato è quello dell’accomodante.
Accomandita irregolare per mancata registrazione – Art.2317
Fino a quando la società non è iscritta nel registro delle imprese i rapporti tra la società e i terzi vengono regolati
secondo le disposizioni previste per la società semplice. Tuttavia per le obbligazioni sociali gli accomandanti
rispondono limitatamente alla loro quota, salvo che abbiano partecipato alle operazioni sociali. L’accomodante di
accomanda irregolare perde il beneficio della responsabilità limitata anche quando agisce in forza di procura speciale
per un singolo affare.
L’amministrazione della società – Art.2318
L’amministrazione della società spetta unicamente agli accomandatari. I soci accomandanti ne sono pertanto esclusi
con un espresso divieto. L’amministrazione può essere condotta attraverso il regime di amministrazione disgiuntiva
o congiuntiva. I soci accomandanti concorrono invece alla nomina e alla revoca degli amministratori nominati con
atto separato: in questo caso è necessario il consenso di tanti soci accomandanti quanti rappresentino la
maggioranza del capitale da essi sottoscritto (maggioranza del consenso di coloro che detengono il capitale
sottoscritto). La revoca degli amministratori può avvenire come per la SNC per giusta causa, o secondo le regole del
mandato.
Trasferimento della quota sociale – Art.2322
La quota di partecipazione del socio accomandante è trasmissibile per causa di morte. Salvo diversa disposizione
dell’atto costitutivo, la quota può essere ceduta con effetto verso la società, con il consenso dei soci che
rappresentano la maggioranza del capitale.
Per il trasferimento della quota dell’accomandatario è necessaria l’unanimità degli altri soci.
Per il trasferimento della quota dell’accomandante è necessario il consenso dei soci che rappresentano la
maggioranza del capitale.
Scioglimento e liquidazione – Art.2323, 2324
Avviene oltre che per le cause previste per le società in nome collettivo anche per il venir meno di soci
accomandanti o dei soci accomandatari, e la mancata sostituzione di questi in un periodo di 6 mesi. Se vengono a
mancare tutti gli accomandatari, per il periodo di 6 mesi viene nominato un amministratore provvisorio per il
compimento degli atti di ordinaria amministrazione. Egli non assume la qualità di socio accomandatario.
Per quanto riguarda la liquidazione valgono le relative norme dettate per la società in nome collettivo. Da
aggiungere è la possibilità per i creditori non soddisfatti di rivalersi non solo nei confronti degli accomandatari e dei
liquidatori, ma anche nei confronti degli accomandanti, nei limiti della loro quota conferita/liquidata.

7
Diritto commerciale – Capitolo 5
LE SOCIETA’ DI CAPITALI
Le caratteristiche principali sono:
• Godono di personalità giuridica, infatti la società è distinta dai soci (vale anche per le società cooperative);
• Responsabilità patrimoniale limitata dei soci. I debiti della società non sono i debiti dei soci. I soci rispondono
delle obbligazioni assunte limitatamente al capitale o ai beni o servizi apportati.
• Struttura organizzativa complessa e un più articolato sistema di controlli interni ed esterni. Gli amministratori
vengono nominati e revocati dall’assemblea dei soci.
LE SOCIETA’ PER AZIONI – Art.2325 2451
L’origine storia delle società per azioni risale alle Compagnie delle Indie inglesi e olandesi fondate nel XVII secolo. Le
grandi imprese dell’economia moderna, come allora, comportano rischi enormi e richiedono capitali giganteschi.
Senza la limitazione della responsabilità non sarebbe stato possibile convogliare in un’unica impresa un così alto
investimento di capitali. La società per azioni si configura come una figura particolarmente adatta a raccogliere
imponenti risorse finanziarie.
Le caratteristiche principali delle società per azioni sono:
o Personalità giuridica: la società è considerata distinta dai soci. Essa viene acquistata al momento dell’iscrizione
della società nel registro delle imprese. Pubblicità con efficacia costitutiva. Quindi:
o Possibilità di costituzione per atto unilaterale: non è necessario l’esercizio di due o più soci come nelle società
di persone (causa di scioglimento). È necessario però far risultare la natura della società unipersonale nel
registro delle imprese (art.2362: dati anagrafici, denominazione, stato di costituzione) ed attenersi all’obbligo di
effettuare determinati conferimenti. Inoltre, siccome la SPA deve costantemente avere un capitale sociale
minimo non è possibile per l’unico socio esercitare l’attività imprenditoriale rischiando solamente il denaro di
terzi. Deve rischiare almeno anche il proprio: ciò mira ad assicurare una oculata e non avventuristica gestione
dell’iniziativa.
o Responsabilità patrimoniale limitata dei soci. I soci rispondono delle obbligazioni assunte limitatamente al
capitale o ai beni o servizi apportati. Il patrimonio personale del socio non potrà essere in alcun modo aggredito
dai creditori. Viene meno ogni elemento personalistico nella compagine societaria azionaria: viene meno il
rapporto fiduciario tra soci, le qualità personali e patrimoniali del singolo. Libera circolazione della quota
sociale.
o Emissioni di titoli azionari per rappresentare la partecipazione sociale. Il capitale sociale di una SPA non è
funzione dell’entità della partecipazione di ciascun socio, ma è interamente diviso in un numero fisso di frazioni
minime e indivisibili, tutte uguali: le azioni. Le azioni di norma conferiscono identici diritti tra soci. Esse sono
soggetti alla disciplina dei titoli di credito: cartolarizzazione delle azioni, ovvero incorporazione di un diritto in
un titolo di credito. La diversa entità della partecipazione di ciascun socio dipende dal numero di azioni
possedute. Esistenza di un apposito mercato dove vengono scambiati le azioni. Elevato numero di soci,
polverizzazione del capitale sociale.
o La legge impone che vi sia costantemente, per tutto il corso dell’esistenza della società, un capitale minimo
sociale fissato a 120.000€ (art.2327), ma può variare a seconda del tipo di società. Il capitale sociale costituisce
l’unica garanzia per i creditori. L’entità del capitale deve essere resa pubblica e si deve trovare in ogni momento
nel patrimonio netto della società. I conferimenti iniziali pertanto devono essere di un valore pari o superiore a
quello fissato dalla legge. Il patrimonio netto, inteso come la differenza fra attivo e passivo, deve essere in
misura almeno pari al capitale sociale. Il capitale sociale non può essere restituito ai soci finché dura la società. È
consentita una restituzione parziale secondo un procedimento particolare, il quale può essere bloccato su
opposizione dei creditori. Gli azionisti possono ripartirsi solo gli utili, in quantità e su modalità previste su
deliberazione assembleare. Per coprire le eventuali perdite possono essere accantonate delle riserve di
sicurezza. Tra l’altro alcune riserve sono imposte dalla legge. Se per effetto delle perdite il capitale si riduce al di
sotto del minimo legale, salvo una immediata ricapitalizzazione, la società si scioglie e si apre così la fase della
liquidazione. Con lo scioglimento deve arrestarsi ogni attività che non consista nel portare a compimento le
operazioni già in corso.
o Il potere di amministrare è del tutto sottratto al socio ed è attribuito ad un organo specializzato, il consiglio di
amministrazione. Questo avviene a causa del grandissimo numero di soci presenti e alla seguente
polverizzazione del capitale. Gli azionisti possono contribuire alla nomina e alla revoca degli amministratori
secondo un sistema assembleare democratico. In sede di deliberazione assembleare vale il principio di
maggioranza del voto, ovvero vale in consenso di chi detiene la maggioranza delle azioni. Può essere nominato
amministratore anche una persona estranea alla società (separazione proprietà e amministrazione). Questo

1
sistema di maggioranza azionaria attribuisce un peso maggiore a chi possiede più azioni, dal momento che egli
possedendone in modo maggiore, si espone anche in modo maggiore al rischio (proporzione tra potere e
rischio). La riforma societaria 6/2003 ha previsto per tutte le società per azioni la possibilità di emettere azioni
senza diritto di voto (con particolari privilegi patrimoniali) fino a metà del capitale sociale e la possibilità di
adottare il voto scalare che stabilisce in misura massima il potere di voto esercitabile da ciascun socio,
indipendentemente dal numero di azioni possedute.
Gli amministratori redigono il bilancio secondo i criteri stabiliti dalla legge.
Nelle società per azioni vi è separazione tra proprietà e controllo della ricchezza. Questo perché le società hanno
numerosissimi azionisti, sparsi in ambito territoriale mondiale, ciascuno titolare di una partecipazione
corrispondente ad una frazione infinitesima del capitale (fase di crisi delle SPA). Le maggiori società quotate in borsa
arrivano a contare un numero di soci che arriva anche a centinaia di migliaia di azionisti, eppure alle assemblee
partecipano solo un’infinitesima parte. Per evitare che ciò si traduca in paralisi decisionale, la legge stabilisce che è
sufficiente la maggioranza dei presenti all’assemblea a deliberare. Spesso si verifica che a controllare una società
siano coloro che detengono una minima quota di azioni. Tutti coloro che non partecipano alle assemblee hanno un
mero interesse di lucro, non hanno alcun interesse circa le politiche applicate.
Spesso capita anche in seguito alla polverizzazione del capitale e alla mutevolezza rapida della compagine azionaria,
si apra un vuoto di potere. Questo vuoto di potere può essere colmato dagli amministratori (rivoluzione dei
manager) che ne approfittano per conquistare la società ed esercitarla come se fosse la propria (sovrani che si
autoincoronano). In queste società con azionariato diffuso (public company) e prive di soci di controllo possono
verificarsi quindi delle scalate da parte degli amministratori stessi, oppure da chiunque riesca a raccogliere un
pacchetto azionario maggioritario rispetto ai presenti in assemblea. La convenienza dello scalatore è strettamente
legata all’efficienza con la quale è amministrata la società. Perciò amministratori inetti creano le condizioni
favorevoli per una scalata atta a rimuovere la dirigenza in carica per sfruttare appieno le potenzialità inespresse della
società.

Il codice civile del 1942 aveva dettato le sue regole avendo in mente un modello ideale di società per azioni
composta da azionisti tutti uguali tra loro, seppure con un numero di azioni diverse. Nella realtà pratica invece le
grandi società si erano accorte di una profondissima differenza fra i soci. La riforma societaria del 1974 prevede
l’istituzione di tipi particolari di azioni. In particolare riconosce due tipi di azionisti, con atteggiamenti
profondamente diversi:
• Piccolo risparmiatore: investe piccole somme di denaro sperando in buoni dividendi e per speculare a
brevissimo termine sulle quotazioni di borsa. È fortemente disinteressato alla conduzione della società, non
partecipa quindi alle assemblee. Gli interessa ottenere gli utili, non il modo si giunge con la riforma del 74
alla creazione di azioni di risparmio: particolari azioni senza diritto di voto in assemblea, ma con privilegi
patrimoniali .
• Grande azionista che investe decine o centinaia di milioni, interessato a partecipare attivamente alla
conduzione della società creazione di azioni con accresciuto potere di controllo, indebolita posizione
patrimoniale.

La riforma del 1974, inoltre poneva attenzione circa la trasparenza e l’informazione delle società fornite al mercato.
In particolare attribuiva il compito del controllo nelle società quotate in borsa sulla regolare tenuta della contabilità e
sulla correttezza dei bilanci alle società di revisione, sotto vigilanza pubblica a garanzia della idoneità tecnica e della
indipendenza. Compito sottratto al collegio sindacale. Viene istituita a tale scopo una nuova autorità pubblica di
controllo societario: la CONSOB, ovvero la commissione nazionale per le società e la borsa.
La legge 3 ottobre 2001, n. 366 riforma organicamente il diritto delle società di capitali.
__________________________________________________________________________________________

La costituzione di una società per azioni


La costituzione della società per azioni avviene in seguito a 2 passaggi successivi:
1. La stipulazione dell’atto costitutivo.
2. La pubblicazione dello stesso atto costitutivo nel registro delle imprese.

La società può essere costituita per:


• Atto unilaterale
• Contratto
• Pubblica sottoscrizione

2
Stipulazione dell’atto costitutivo
Art.2328 L’atto costitutivo deve essere redatto per atto pubblico, a pena di nullità, e deve indicare:
a. Il cognome e nome o la denominazione, la data e il luogo di nascita o lo Stato di costituzione, il domicilio o la
sede. La cittadinanza dei soci e degli eventuali promotori, nonché il numero delle azioni assegnate a
ciascuno di essi.
b. La denominazione e il comune ove sono poste la sede della società e le eventuali sedi secondarie.
c. L’attività che costituisce l’oggetto sociale.
d. L’ammontare del capitale sottoscritto e quello versato.
e. Il numero e l’eventuale valore nominale delle azioni, le loro caratteristiche e le modalità di emissione e
circolazione.
f. Le norme secondo le quali gli utili devono essere ripartiti.
g. I benefici eventualmente accordati ai promotori o ai soci fondatori.
h. Il sistema di amministrazione adottato, il numero degli amministratori e i loro poteri, indicando quali tra
essi hanno la rappresentanza della società. La nomina spetta alla deliberazione dell’assemblea.
i. Il numero dei componenti del collegio sindacale.
j. La nomina dei primi amministratori e sindaci ovvero dei componenti del consiglio di sorveglianza e, quando
previsto, del soggetto al quale è demandato il controllo contabile.
k. L’importo globale delle spese per la costituzione poste a carico della società.
l. La durata della società ovvero se la società è costituita a tempo indeterminato e il periodo di tempo oltre il
quale il socio potrà recedere.
Affianco all’atto costitutivo può essere allegato lo statuto della società, il quale contiene la disciplina della vita e
dell’attività dell’ente.
La modifica dell’atto costitutivo, in particolare la modifica dell’oggetto sociale, l’emissione delle azioni, la
trasformazione della società, il trasferimento della sede sociale, deve avvenire su deliberazione dell’assemblea su
votazione favorevole di più di un terzo dei soci che rappresentano il capitale sociale.
Pubblicazione atto costitutivo nel registro delle imprese
Per procedere alla costituzione della società attraverso la pubblicazione nel registro delle imprese, è necessario che:
• Sia sottoscritto per intero il capitale sociale;
• Siano rispettate le disposizioni relative ai conferimenti:
o Di regola, conferimenti in denaro ad esclusione di prestazioni d’opera o di servizi, diritti personali di
godimento e ogni bene non suscettibile di espropriazione forzata; possono essere previste dall’atto
costitutivo anche prestazioni accessorie.
o Possono essere conferiti beni in natura e crediti: a patto che venga presentata la relazione giurata di un esperto
designato dal tribunale, contenente la descrizione dei beni o dei crediti conferiti e l’attestazione che il loro valore è
almeno pari a quello ad essi attribuito ai fini della determinazione del capitale sociale e dell’eventuale sovrapprezzo.
La relazione deve essere allegata all’atto costitutivo. L’esperto risponde dei danni causati alla società, ai soci e ai terzi.
Gli amministratori devono entro 180 giorni dall’iscrizione della società, controllare le valutazioni contenute nella
relazioni indicata e procedere con la revisione della stima. Fino a quando le valutazioni non sono state controllate, le
azioni corrispondenti ai conferimenti non sono alienabili e devono restare presso la società. Se risulta che il valore dei
beni o dei crediti conferiti era inferiore di oltre 1/5 a quello per cui è avvenuto il conferimento sorgono 3 opzioni:
Il socio conferente colma la differenza di valore con una somma di denaro;
Recede dalla società con la restituzione dei beni conferiti;
La società riduce il capitale in proporzione al minor valore attribuito al conferimento, annullando le azioni
che risultano scoperte, riducendo la quota di partecipazione del conferente.
o L’acquisto da parte della società, per un corrispettivo pari o superiore al 1/10 del capitale sociale, di beni o
crediti dei promotori, fondatori, soci e amministratori deve essere approvata dall’assemblea ordinaria nei
primi 2 anni di attività. L’alienante deve presentare la relazione giurata di un esperto designato dal
tribunale contenente la descrizione dei beni o dei crediti, il valore ad essi attribuito, i criteri utilizzati e
l’attestazione che tale valore non è inferiore al corrispettivo. La relazione deve essere depositata nella sede
della società durante i 15 giorni che precedono l’assemblea. I soci possono prenderne visione. Entro 30
giorni dall’autorizzazione il verbale dell’assemblea deve essere depositato dagli amministratori presso
l’ufficio del registro delle imprese, corredato dalla relazione dell’esperto designato dal tribunale. Nel caso
di conferimento di valori mobiliari, ovvero di strumenti del mercato monetario, non è richiesta la relazione,
se il valore ad essi attribuito rientra nel prezzo medio ponderato per quel tipo di bene in più mercati nei 6
mesi precedenti.
o Alla sottoscrizione dell’atto costitutivo deve essere versato presso una banca almeno il 25% dei
conferimento in denaro; se unico socio l’intero ammontare. Le azioni si dicono liberate quanto è stato
versato l’intero ammontare.

3
o In caso di mancato pagamento delle quote, cioè in caso di inadempimento dei conferimenti, gli
amministratori dovranno far pubblicare nella Gazzetta Ufficiale una diffida nei confronti dell’azionista
inadempiente, affinché onori i suoi impegni. Decorsi 15 giorni dalla pubblicazione della diffida, senza che
questa abbia avuto esito, gli amministratori possono esigere l’esecuzione coattiva del conferimento oppure
in una vendita forzata delle azioni non liberate. Queste devono essere offerte innanzitutto agli altri soci, in
proporzione della loro partecipazione. Se questa offerta non è accettata può essere incaricato alla vendita
un agente di cambio per conto e per rischio dell’azionista moroso, il quale resterà tenuto a versare la
differenza fra il prezzo ricavato dalla vendita forzosa e la quota nominale. Se non fosse reperito nessun
compratore, gli amministratori potranno dichiarare decaduto il socio, trattenendone in ogni caso le somme
già riscosse. Le azioni che gli spettavano rientrano in possesso della società emittente.
o Se viene meno la pluralità dei soci i versamenti ancora dovuti devono essere effettuati entro 90 giorni.
• Sussistano le autorizzazioni e le altre condizioni richieste dalle leggi speciali per la costituzione della società in
relazione al suo particolare oggetto.
L’atto costitutivo deve essere depositato presso il registro delle imprese dal notaio incaricato entro 20 giorni. Se ciò
non avviene, può provvedervi con spese a carico della società ciascun socio.
La società acquista solo in questo momento la personalità giuridica. La pubblicità ha quindi in questo caso efficacia
costitutiva. Per le operazioni compiute in nome della società prima dell’iscrizione sono illimitatamente e
solidalmente responsabili verso i terzi coloro che hanno agito. È inoltre responsabile dell’operazione svolta il socio
unico fondatore, o la pluralità dei soci che nell’atto pubblico o con atto separato hanno autorizzato tale operazione.
Le somme depositate non possono essere ritirate dagli amministratori se non provano l’avvenuta iscrizione della
società nel registro. Se entro 90 giorni dalla stipulazione dell’atto costitutivo, o dal rilascio delle autorizzazioni
previste, l’iscrizione non ha avuto luogo, le somme conferite sono restituite ai sottoscrittori e l’atto costitutivo perde
efficacia.

Nullità della società –Art.2332


Avvenuta l’iscrizione nel registro delle imprese, Il giudice può sancire la nullità della società soltanto nei seguenti casi
(vizi):
1. Vizi di forma: l’atto costitutivo non è stipulato mediante atto pubblico.
2. Illiceità dell’oggetto sociale: l’attività sociale è contraria alle norme imperativa, all’ordine pubblico, al
pubblico decoro.
3. Mancanza nell’atto costitutivo di ogni indicazione riguardante la denominazione della società, o i
conferimenti, o l’ammontare del capitale sociale o l’oggetto sociale.
La dichiarazione di nullità non pregiudica l’efficacia degli atti compiuti in nome della società dopo l’iscrizione nel
registro delle imprese. I soci sono liberati dall’obbligo di conferimento fino a quando non sono soddisfatti i creditori
sociali. La sentenza che dichiara la nullità ha il valore di una causa di scioglimento del contratto, e quindi nomina i
liquidatori.
La nullità non può essere dichiarata quando la causa di essa è stata eliminata e di tale eliminazione è stata data
pubblicità con iscrizione nel registro delle imprese. L’estinzione della società avverrà al termine della fase di
liquidazione, sarà sciolta come se fosse avvenuto il decorso del termine, conseguimento dell’oggetto o per un’altra
causa prevista dalla legge.

Le azioni e gli strumenti finanziari partecipativi – Art.2346 2363


Per azione si possono intendere 3 significati:
1. Frazione del capitale
2. Complesso di diritti e obblighi del socio
3. Documento che rappresenta una frazione del capitale e un insieme di diritti e obblighi del socio
4. Titolo di credito al portatore

La partecipazione sociale è rappresentata da azioni. Il capitale sociale è composto dall’insieme totale delle azioni
emesse dalla società. Quindi il valore nominale di ciascuna azione corrisponde ad una frazione del capitale sociale. A
ciascun socio è assegnato un numero di azioni proporzionale alla parte del capitale sociale sottoscritta per un valore
non superiore a quello del suo conferimento. Lo statuto di ciascuna società può prevedere una diversa assegnazione
delle azioni. La società, a seguito dell’apporto da parte di soci o terzi di opera o servizi, può emettere strumenti
finanziari o azioni ai prestatori di lavoro, forniti di diritti patrimoniali o amministrativi, senza diritto di voto.
La legge prevede che le azioni debbano essere di uguale valore e debbano conferire ai titolari uguali diritti. Ogni
azione generalmente attribuisce al titolare dei:
• Diritti patrimoniali: cioè il diritto ad una parte proporzionale degli utili e del patrimonio netto risultante dalla
liquidazione, che avviene in seguito allo scioglimento della società (dopo il soddisfacimento dei creditori). Non

4
possono essere pagati dividenti ai possessori delle azioni se non nei limiti degli utili risultanti dal bilancio della
società. La legge attribuisce all’assemblea il potere di decidere se l’utile debba essere distribuito tutto o in
parte, oppure debba restare nel patrimonio sociale.
• Diritto amministrativi: di voto in assemblea, ovvero la possibilità di partecipare attivamente alla nomina e alla
revoca degli amministratori, e quindi seguire in prima persona la conduzione della società. L’azionista può
partecipare all’assemblea ed esprimere il suo voto anche attraverso un rappresentante.
Tuttavia la legge prevede la creazione di particolari tipi di azioni che limitano o rafforzano in misura diversa questi 2
diritti. In tal caso la società può determinare il contenuto delle azioni delle varie categorie (distinzione tra azioni
ordinarie e azioni speciali). Tutte le azioni appartenenti ad una medesima categoria conferiscono uguali diritti. Lo
statuto può prevedere la creazione di azioni senza diritto di voto, con diritto di voto limitato a particolari condizioni.
Il valore di tali azioni non può complessivamente superare la metà del capitale sociale. Lo statuto delle società che
non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio può prevedere che, in relazione alla quantità di azioni possedute
da uno stesso soggetto, il diritto di voto sia limitato ad una misura massima o disporne scaglionamento (metodo
scalare). In ogni caso sono proibite le azioni a voto plurimo.
Le azioni sono indivisibili. Nel caso di comproprietà di un’azione, i diritti dei comproprietari devono essere esercitati
da un rappresentante comune. Se questo non è stato nominato, le comunicazioni e le dichiarazioni fatte dalla società
ad uno dei comproprietari sono efficaci nei confronti di tutti. I comproprietari dell’azione rispondono solidalmente
delle obbligazioni da essa derivanti.
La legge prevede e disciplina anche le situazioni conseguenti alla costituzione di diritti di usufrutto o di pegno sulle
azioni e di sequestro delle stesse. In questi casi, il diritto di voto spetta non al socio, ma all’usufruttuario o al
creditore pignoratizio o al custode. Se le azioni attribuiscono un diritto di opzione, questo spetta al socio. Qualora il
socio non lo eserciti, il diritto deve essere venduto per conto dell’azionista, da una banca o da un’agente di cambio, a
meno che altri soci non si offrano di acquistarlo. Se invece la società richiede versamenti sulle azioni oggetto
dell’usufruttario o del pegno, a ciò deve provvedere l’usufruttuario, il quale ha poi il diritto alla restituzione di
quanto ha pagato dal proprietario. Per quanto riguarda il pegno invece, il versamento deve essere fatto
dall’azionista, pena la vendita delle azioni oggetto di pegno.
La circolazione delle azioni
I titoli azionari possono essere nominativi o al portatore, a scelta del socio, se lo statuto o le leggi speciali non
stabiliscono diversamente. Finché le azioni non sono interamente liberate (cioè l’ammontare è stato versato), in
ogni caso non possono essere emessi titoli al portatore. I titoli azionari devono indicare:
a. La denominazione e la sede della società;
b. La data dell’atto costitutivo e della sua iscrizione nel registro delle imprese;
c. Il valore nominale o il numero complessivo delle azioni emesse, nonché l’ammontare del capitale sociale.
d. L’ammontare dei versamenti parziali sulle azioni non interamente liberate.
e. I diritti e gli obblighi particolari ad essi inerenti.
Come avviene la circolazione delle azioni?
-Le azioni al portatore si trasferiscono con la consegna del titolo. Possesso vale titolo nel senso che chi possiede il
titolo azionario ha il diritto alla distribuzione degli utili e alla quota di liquidazione.
-Il trasferimento delle azioni nominative si opera mediante girata autenticata da un notaio secondo l’art. 2023. Il
giratario che si dimostra possessore in base ad una serie continua di girate ha diritto di ottenere l’annotazione del
trasferimento nel libro dei soci. I trasferimenti delle azioni nominali con mezzo diverso dalla girata si operano
attraverso le disposizioni indicate dall’art.2022.
Limiti alla circolazione delle azioni
Limiti legali che alla libera circolazione delle azioni imposti alla società emittente:
o Azioni non alienabili di conferimenti in natura fino a quando gli amministratori non abbiano eseguito il controllo
delle valutazioni peritali prescritte dalla legge.
o Azioni alle quali è connesso l’obbligo di prestazioni accessorie devono essere nominative e non sono trasferibili
senza il consenso degli amministratori.
Limiti legali alla circolazione delle azioni imposte all’acquirente:
o La società non può acquistare azioni proprie se non nei limiti degli utili distribuibili e delle riserve disponibili
risultanti dall’ultimo bilancio regolarmente approvato. L’acquisto deve essere autorizzato dall’assemblea, la
quale ne fissa le modalità, indicando in particolare il numero massimo di azioni da acquistare. Il valore nominale
delle azioni acquistate non può eccedere la quinta parte del capitale sociale, tenendo conto a tal fine anche
delle azioni possedute da società controllate. Le azioni acquistate in violazione a quanto prescritto, devono
essere alienate o annullate con la conseguente riduzione del capitale entro 1 anno. Rischio di annacquamento
del capitale.

5
o Le limitazioni appena dette non si applicano quando l’acquisto di azioni proprie avvenga in seguito ad una
deliberazione di riduzione del capitale per esuberanza e per effetto di fusione o scissione.
o Gli amministratori non possono disporre delle azioni acquistate se non previa autorizzazione dell’assemblea.
Finché restano in proprietà della società emittente, le azioni non attribuiscono alcun diritto. Una riserva
indisponibile pari all’importo delle azioni proprie iscritto all’attivo del bilancio deve essere costituita e
mantenuta finché le azioni non siano trasferite o annullate.
o La società non può sottoscrivere azioni proprie. Le azioni sottoscritte in violazione si intendono sottoscritte e
devono essere liberate dai promotori e dai soci fondatori, o in caso di aumento del capitale sociale, dagli
amministratori.
o È vietata in ogni caso la sottoscrizione reciproca di azioni tra società controllate.
o La società controllata non può acquistare azioni o quote della società controllante se non nei limiti degli utili
distribuibili e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio regolarmente approvato. Possono essere
acquistate soltanto azioni interamente liberate. L’acquisto deve essere autorizzato dall’assemblea. In ogni caso
le azioni acquistate non possono accedere la decima parte del capitale della società controllante.
o Viene vietato alla società di accordare prestiti o fornire garanzie per consentire l’acquisto o la sottoscrizione
delle proprie azioni, nonché accettare azioni proprie in garanzia.
Limiti convenzionali alla circolazione delle azioni: ovvero da patti stipulati dai soci derivanti da:
Limiti statutari: inseriti nello stesso contratto sociale. Il vincolo produce effetti reali. La violazione del patto causa
l’inefficacia del trasferimento, opponibile verso i terzi. Vengono inserite nello statuto clausole che limitano il
trasferimento delle azioni:
o Cause di prelazione: nel caso in cui un socio intendesse alienare le proprie azioni, egli attribuirà agli azionisti
il privilegio all’acquisto, prima di qualunque altro estraneo e alle stesse condizioni.
o Clausole di gradimento: garantire alla società un certo controllo sulla circolazione delle proprie azioni, allo
scopo di poter impedire l’ingresso nella compagine sociale di soggetti per un motivo o per l’altro non
gradito. Le clausole di gradimento non mero indicano una serie di requisiti da rispettare per entrare a far
parte della società.
Limiti parasociali: accordi tra due o più soci. Il vincolo produce effetti obbligatori. In violazione dei patti parasociali
una sanzione, risarcimento danno.
o Le parti possono stipulare dei divieti di alienazione delle azioni. Vietato il trasferimento di azioni per 5 anni.

I patrimoni destinati ad uno specifico affare – Art.2447


La società per azioni può costituire uno o più patrimoni destinati in via esclusiva ad uno specifico affare o
destinare in favore dei finanziatori di uno specifico affare i proventi dell’affare medesimo o parte di essi.
Vi sono 2 modelli di patrimonio destinato:
• Tipo gestionale: il patrimonio ha come oggetto beni e rapporti giuridici provenienti dal patrimonio sociale.
Parte del patrimonio sociale (misura max del 10%) viene destinato all’esercizio di uno specifico affare.
La costituzione del patrimonio destinato è deliberata dall’organo amministrativo a maggioranza assoluta dei suoi
componenti. La deliberazione deve indicare:
a. L’affare al quale è destinato il patrimonio;
b. I beni e i rapporti giuridici che costituiscono il patrimonio destinato, sul quale è imposto il vincolo di
destinazione.;
c. Il piano economico-finanziario, la modalità di utilizzo del patrimonio vincolato; le garanzie offerte ai terzi;
d. Gli eventuali apporti di terzi e i relativi poteri di controllo sulla gestione;
e. La possibilità di emettere strumenti finanziari di partecipazione all’affare;
f. La nomina di un revisore legale o di una società di revisione legale;
g. Regole di rendiconto dell’affare;
La delibera costitutiva del patrimonio destinato deve essere depositata ed iscritta nel registro delle imprese.
Trascorsi 60 giorni si producono gli effetti della separazione patrimoniale. Affinché si producano gli effetti è
necessario che gli atti compiuti in relazione allo specifico affare rechino espressa menzione del vincolo di
destinazione.
I creditori dell’affare destinato, a questo punto, potranno soddisfarsi solamente nel patrimonio di quest’ultimo.
Responsabilità illimitata della società per le obbligazioni derivanti da fatto illecito e per tutti i casi in cui venga
deliberato dall’assemblea.
Gestione distinta da quella della società: per ciascun patrimonio destinato gli amministratori devono tenere i libri e
le scritture contabili e devono redigere un separato rendiconto, allegato al bilancio della società. I beni e i rapporti
patrimoniali destinati andranno iscritti tra le attività e le passività dello stato patrimoniale della società principale in
modo distinto. Inoltre nella nota integrativa del bilancio della società devono essere illustrati il valore e la tipologia
dei beni e dei rapporti giuridici compresi in ciascun patrimonio destinato, nonché il regime di responsabilità.

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Se sono stati emessi strumenti finanziari di partecipazione all’affare, la società deve tenere un libro indicante le loro
caratteristiche, l’ammontare, i trasferimenti e i vincoli ad essi relativi. Inoltre coloro che hanno partecipato all’affare
destinato hanno funzioni di controllo sull’andamento dello specifico affare e si riuniscono in assemblee speciali.
Quando l’affare si realizza, vengono meno i presupposti, si verifica un caso di cessazione della destinazione, gli
amministratori redigono il rendiconto finale e lo depositano presso l’ufficio del registro delle imprese. Entro 90 giorni
i creditori insoddisfatti possono chiedere la liquidazione del patrimonio destinato. La cessione dell’affare destinato
può avvenire anche per insolvenza, anche della società principale. In questo caso il giudice provvede affida ad un
curatore fallimentare la gestione separata del patrimonio destinato. Il curatore, se non riesce a cedere a terzi l’intera
funzione produttiva, deve procedere alla liquidazione del patrimonio. Dopo aver soddisfatto i creditori del
patrimonio destinato si procede ai creditori della società primaria.

• Tipo finanziario: il patrimonio si costituisce dopo un primo finanziamento dall’esterno, per effetto dei
proventi ricavati. I proventi sono destinati al rimborso del finanziamento.
Comune con la separazione del patrimonio di tipo gestionale, vi è la disciplina del regime di pubblicità e di
contabilizzazione della gestione.
La società stipula con il finanziatore un contratto di finanziamento di uno specifico affare, nel quale sono individuate
le modalità di rimborso totale o parziale. Il contratto deve contenere: la descrizione dettagliata dell’operazione e del
relativo progetto di realizzazione, con specificazione dei costi e ricavi previsti, il piano finanziario, i beni strumentali
atti alla realizzazione dell’operazione,le garanzie offerte dalla società. I proventi dell’affare separato sono destinati
invia esclusiva al rimborso del finanziatore. Vi è il divieto di emissione di strumenti finanziari rappresentativi del
finanziamento. In caso di fallimento della società, il patrimonio destinato di tipo finanziario è assoggettato dalla
disciplina degli effetti del fallimento sui rapporti preesistenti. Se il fallimento della società impedisce la realizzazione
o la continuazione dell’affare, il contratto di finanziamento si scioglie e il finanziatore può insinuarsi al passivo del
fallimento, al netto delle somme ricevute. Se il fallimento non impedisce la continuazione dell’affare può subentrare
un curatore.
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Le obbligazioni – Art.2410-2421
Le obbligazioni sono uno strumento tramite il quale la società per azioni attua un’operazione di finanziamento a
titolo di prestito, e più precisamente a titolo di mutuo. L’obbligazionista è quindi un creditore della società e in ciò
la sua posizione si distingue da quella dell’azionista (che partecipa agli utili).
Le obbligazioni costituiscono una forma di finanziamento di gruppo organizzato. Il finanziamento di cui ha bisogno la
società viene raccolto da una moltitudine di prestatori di capitale. Il finanziamento è quindi suddiviso in una pluralità
di prestiti distinti. Nel momento in cui questi vengono accettati dalla società, avviene la contestuale emissione delle
obbligazioni, ossia dei titoli di credito che attestano il credito dell’obbligazionista.
L’emissione di obbligazioni produce la creazione di un’organizzazione dei finanziatori, in nome della tutela
dell’interesse comune degli obbligazionisti.
Il contenuto del tipo normale di obbligazioni, nonché i diritti degli obbligazionisti sono:
• Il diritto al rimborso del capitale a scadenza prestabilita
• Il diritto alla remunerazione, cioè al pagamento di un interesse fisso

La società può modellare con ampia libertà il contenuto dell’obbligazione in relazione alle sue specifiche esigenze di
finanziamento e al suo andamento economico. Pertanto esistono diversi tipi di obbligazioni:
Obbligazioni a premio: oltre al diritto al rimborso del capitale e il diritto alla remunerazione, vengono
aggiunti ulteriori beni o utilità in base a sorteggi periodici.
Obbligazioni convertibili in azioni: assegnano all’obbligazionista il diritto di convertire il proprio credito per
capitale ed interessi in partecipazioni azionarie della società emittente o altra. Spetta all’assemblea
straordinaria la delibera per questo tipo speciale di obbligazioni.
Obbligazioni con warrant: attribuiscono un diritto di opzione per l’acquisto o la sottoscrizione di azioni della
società emittente o di altra società.
Obbligazioni indicizzate negli interessi: il pagamento degli interessi è ancorato a parametri esterni alla
società finanziata. Interessi corrisposti periodicamente.
Obbligazioni indicizzate nel capitale: l’entità del rimborso varia nel tempo, per proteggere l’obbligazionista
dal pericolo della svalutazione monetaria.
Obbligazioni a capitalizzazione integrale: interessi corrisposti in un’unica soluzione assieme al rimborso del
capitale.
Obbligazioni partecipanti: il diritto alla remunerazione del capitale è collegato agli utili di bilancio della
società.

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Obbligazioni subordinate: permettono all’obbligazionista in caso di liquidazione della società di essere
subordinato alla soddisfazione dei diritti di altri creditori della società.
Obbligazioni a capitale variabile
Obbligazioni irredimibili: la durata del prestito è pari alla durata della società.
La disciplina delle obbligazioni si applica anche agli strumenti finanziari che condizionano i tempi e l’entità del
rimborso del capitale all’andamento economico della società.

Limiti all’emissione di obbligazioni


L’emissione delle obbligazioni è deliberata dagli amministratori. In ogni caso la deliberazione di emissione deve
risultare da verbale redatto da notaio ed è depositata ed iscritta nel registro delle imprese.
La disciplina vigente pone dei limiti, una soglia massima entro la quale la società può emettere obbligazioni: ovvero
la società può emettere obbligazioni al portatore o nominative per somma complessivamente non eccedente il
doppio del capitale sociale, della riserva legale e delle riserve disponibili risultanti dall’ultimo bilancio approvato.
Quindi la somma di tutte le obbligazioni deve essere inferiore al doppio della somma di capitale sociale, riserva
legale e riserve disponibili. Spetta ai sindaci il controllo di questo limite.
In linea di massima se questo limite non viene rispettato nella fase successiva all’emissione, la società non può
procedere alla riduzione volontaria del capitale sociale o alla distribuzione di riserve, nemmeno distribuire utili fino a
quando non venga ristabilito il rapporto.
Tuttavia il codice civile prevede:
-Casi nei quali è consentito il superamento del limite di emissione delle obbligazioni:
• Se le obbligazioni emesse in eccedenza sono destinate ad essere sottoscritte da investitori professionali
soggetti a vigilanza prudenziale, come ad esempio le banche. Questi soggetti per la loro qualifica non hanno
bisogno di speciale tutela.
-Casi in cui non vale il limite di emissione delle obbligazioni:
• Se le obbligazioni sono emesse garantite da ipoteca di primo grado su immobili di proprietà della società,
sino a 2/3 del valore degli immobili medesimi. Quindi se la società è proprietari di beni immobili liberi da
ipoteche, può emettere obbligazioni garantite per un valore non eccedente i 2/3 del valore degli immobili.
• Quando la società è autorizzata con provvedimento dell’autorità governativa al ricorrere di ragioni che
interessano l’economia nazionale.
• Quando ad emettere le obbligazioni sono le società bancarie o comunque categorie di società sottoposte ad
un regime normativo speciale, oppure le società con azioni quotate in mercati regolamentati limitatamente
alle obbligazioni destinate alla quotazione.

Le obbligazioni sono di regola rappresentate da un documento con la qualifica di titolo di credito, in quanto
incorporano diritti di credito verso la società emittente. I titoli obbligazionari possono essere nominali o al
portatore e devono indicare:
a. La denominazione, l’oggetto e la sede della società, con l’indicazione dell’ufficio del registro delle imprese
presso il quale la società è iscritta;
b. Il capitale sociale e le riserve esistenti al momento dell’emissione;
c. La data della deliberazione di emissione e della sua iscrizione nel registro;
d. L’ammontare complessivo dell’emissione, il valore nominale di ciascun titolo, i diritti con essi attribuiti, il
rendimento e i criteri per la sua determinazione, il modo di pagamento e di rimborso, l’eventuale
subordinazione dei diritti degli obbligazionisti a quelli di altri creditori della società;
e. Le eventuali garanzie da cui sono assistiti;
f. La data di rimborso del prestito e gli estremi dell’eventuale prospetto informativo.
Le obbligazioni possono anche circolare come strumenti finanziari de materializzati, qualora queste siano negoziate
o destinate ai mercati regolamentati.

Il procedimento di emissione delle obbligazioni


La competenza a deliberare l’emissione di obbligazioni è attribuita all’organo amministrativo. Lo statuto può però
prevedere che la competenza sia riservata in alcuni casi all’assemblea.
È competenza dell’assemblea straordinaria deliberare l’emissione di obbligazioni convertibili in quanto
l’operazione presuppone una modifica statutaria: contestualmente alla decisione riguardante l’emissione di
obbligazioni convertibili, deve essere deliberato un aumento di capitale sociale per il valore corrispondente alle
azioni da attribuire in conversione, deve essere inoltre determinato il valore di cambio, il periodo e le modalità
della conversione. Il potere di deliberare su azioni convertibili, e quindi su aumento di capitale, può anche essere
totalmente affidata agli amministratori per 5 anni.

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Nel caso in cui sia prevista la costituzione di garanzie reali in favore dei sottoscrittori, la delibera deve anche
designare un notaio, e la garanzia deve essere menzionata nel documento obbligazionario.
Ogni delibera di emissione è sempre soggetta al controllo di legalità e all’iscrizione nel registro delle imprese.
La delibera assembleare di emissione di obbligazioni è soggetta al regime di stabilità forzata per le delibere destinate
ad incidere sulla struttura finanziaria dell’impresa: essa non può essere impugnata per nullità dopo che siano
trascorsi 180 giorni dall’iscrizione nel registro delle imprese.
La società deve tenere un apposito libro delle obbligazioni nel quale devono essere indicati l’ammontare delle
obbligazioni emesse e di quelle estinte, nonché i titolari di queste.

L’organizzazione degli obbligazionisti


Le obbligazioni costituiscono una forma di finanziamento di gruppo organizzato. La sottoscrizione dei titolo
obbligazionari da origine ad un rapporto di credito-debito ed un’organizzazione di gruppo.
L’organizzazione degli obbligazionisti, che è comunque autonoma rispetto all’organizzazione sociale, si articola in
due organi: l’assemblea degli obbligazionisti e il rappresentante comune.
L’assemblea degli obbligazionisti delibera:
a. Sulla nomina e sulla revoca del rappresentante comune;
b. Sulle modificazioni delle condizioni del prestito;
c. Sulla proposta di amministrazione controllata e di concordato;
d. Sulla costituzione di un fondo per le spese necessarie alla tutela dei comuni interessi e sugli altri oggetti
d’interesse comune degli obbligazionisti.
La deliberazione avviene con le maggioranza previste per l’assemblea straordinaria dei soci. Il verbale deve essere
redatto da un notaio e trascritto nel libro delle adunanze e delle deliberazioni dell’assemblea degli obbligazionisti
tenuto dal rappresentante comune.
L’assemblea è convocata dagli amministratori o dal rappresentante degli obbligazionisti quando:
Lo ritengano necessario
Quando ne è fatta richiesta da tanti obbligazionisti che rappresentino almeno 1/20 del totale delle
obbligazioni.
All’assemblea possono assistere gli amministratori ed i sindaci. La società non può partecipare.

Il rappresentante comune degli obbligazionisti ha il compito di:


• Provvedere all’esecuzione delle deliberazioni dell’assemblea degli obbligazionisti;
• Tutelare gli interessi comuni degli obbligazionisti nei rapporti con la società;
• Assistere all’assemblea dei soci;
• Rappresentare nei processi gli obbligazionisti.
La nomina del rappresentante comune spetta all’assemblea, che ne fissa anche il compenso e la durata in carica non
oltre i 3 esercizi con possibilità di rielezione.

Le obbligazioni convertibili in azioni


Questo tipo speciale di obbligazioni conferisce oltre al diritto di rimborso del prestito e della remunerazione del
capitale, il diritto di trasformare il suo titolo di credito verso la società in partecipazioni azionarie della stessa
(procedimento diretto) o di altre società (procedimento indiretto). In seguito all’estinzione del rapporto di
finanziamento sorge il rapporto partecipativo.

L’emissione di obbligazioni convertibili attraverso il procedimento diretto è di competenza dell’assemblea


straordinaria con la possibilità di delega all’organo amministrativo nei limiti dell’emissione e dell’aumento del
capitale. In ogni caso la delibera deve indicare il rapporto di cambio, il periodo e le modalità della conversione in
azioni.
In sede di emissione, oltre al limite generale di emissione di nuove azioni, è richiesto che:
Il capitale sociale sottoscritto sia interamente versato;
La somma versata non sia inferiore al valore delle azioni;
Sulle obbligazioni convertibili spetta il diritto d’opzione.
Durante il periodo destinato alla conversione, la legge limita la libertà d’azione della società emittente. Essa non
può deliberare:
La riduzione volontaria del capitale sociale,
La modificazione delle disposizioni statutarie che riguardano la divisione degli utili,
Salvo che ai possesso di obbligazioni convertibili sia stata data la facoltà di esercitare il diritto di conversione entro
30 giorni dalla pubblicazione.

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La società può invece deliberare in periodo di conversione:
L’aumento gratuito del capitale sociale;
Riduzione del capitale per perdite;
Obbligazioni con warrant
Questo tipo di obbligazione attribuisce oltre al diritto di rimborso del capitale, un diritto di opzione per l’acquisto o la
sottoscrizione di azioni della società emittente o di altra società.
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L’assemblea – Art.2363-2379
Vi sono due tipi generali di assemblee:
Assemblee dei soci
Assemblee speciali: che riguardano una determinata categoria di soci (vedi assemblea obbligazionari)

Per quanto riguarda le assemblee di soci si distinguono 2 categorie:


1. Assemblea ordinaria
2. Assemblea straordinaria

1. Assemblea ordinaria (senza consiglio di sorveglianza)


I compiti di questa assemblea sono:
a. Approva il bilancio.
b. Nomina e revoca gli amministratori, i sindaci e il presidente del collegio sindacale e se previsto, il soggetto
al quale è demandato il controllo contabile.
c. Determina il compenso degli amministratori e dei sindaci, se non è stabilito dallo statuto.
d. Delibera sulla responsabilità degli amministratori e dei sindaci.
e. Approva l’eventuale regolamento dei lavori assembleari.
A questi vanno aggiunti ulteriori poteri che il legislatore assegna all’assemblea senza distinzione fra ordinaria e
straordinaria, per cui si ritiene che sia di competenza dell’assemblea ordinaria:
f. Riduce il capitale per perdite;
g. Autorizza i cosiddetti acquisti pericolosi, ovvero l’acquisto di beni dei soci per un corrispettivo maggiore ad
1/10 del capitale sociale.
h. Autorizza la distribuzione degli utili.
i. Autorizzano l’acquisto e la successiva rivendita da parte della società di azioni proprie;
j. Autorizza l’acquisto di partecipazioni della controllante da parte della controllata;
k. Autorizzare gli amministratori ad esercitare attività concorrenti;
l. Partecipazioni in altre imprese con responsabilità illimitata.
-Assemblea ordinaria (con consiglio di sorveglianza)
a. Nomina e revoca i consiglieri di sorveglianza; Determina il compenso ad essi spettante;
b. Delibera sulla responsabilità dei consiglieri di sorveglianza;
c. Delibera sulla distribuzione degli utili;
d. Nomina il revisore.

2. Assemblea straordinaria
L’assemblea straordinaria delibera:
a. Sulle modificazioni dello statuto;
b. Sulla nomina, sulla sostituzione e sui poteri dei liquidatori;
c. Su ogni altra materia espressamente attribuita dalla legge alla sua competenza, e prevista dallo statuto,
come ad esempio:
d. Sulla concessione di prestiti, garanzie per l’acquisto o la sottoscrizione delle proprie azioni;
e. Sull’emissione di obbligazioni convertibili in azioni;
f. Sulle fusioni o scissioni;
g. Può indicare quali amministratori hanno la rappresentanza;
h. Riduzione del capitale da parte del socio;
i. Il trasferimento della sede.

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Il diritto di voto e il suo esercizio
Sulle materie di competenza dell’assemblea il diritto di voto spetta:
• Normalmente i soci;
• Non solo ai soci: infatti in caso di usufrutto, pegno o sequestro di azioni, il diritto di voto viene attribuito
anche all’usufruttuario, al creditore pignoratizio e al custode.
• Non a tutti i soci: esclusi dal diritto di voto sono:
o Quei soci che abbiano omesso gli adempimenti pubblicitari previsti dai patti parasociali;
o Il socio moroso, che non abbia ancora effettuato i conferimenti;
o La società che ha acquistato proprie azioni;
o La società controllata che ha acquistato partecipazioni;
o Il socio amministratore;
o Il socio con partecipazione rilevante non denunciata alla società partecipata e alla CONSOB;
o Sono esclusi dal diritto di voto tutti quei soci che posseggano particolari tipi di azioni che limitino il diritto di
voto o azioni speciali (di godimento, di risparmio).
Per quanto riguarda le caratteristiche di voto, il voto:
Non è personale: l’azionista può esprimersi anche attraverso un rappresentante;
Non è uguale: ciascun azionista possiede un numero di voti proporzionale al numero di azioni;
Non è libero: in quanto potrebbe vincolarsi ad un patto parasociale (sindacato di voto);
Non è segreto: il verbale delle deliberazioni assembleari deve consentire l’identificazione dei partecipanti e
dei soci favorevoli.
Per quanto riguarda la rappresentanza dei soci in assemblea, essa deve essere conferita per iscritto e i documenti
relativi devono essere conservati dalla società. Nelle società che fanno ricorso al capitale di rischio, la
rappresentanza di norma è conferita per singole assemblee, salvo in caso di procura generale. La delega non può
essere rilasciata con il nome del rappresentante in bianco ed è sempre revocabile nonostante ogni patto contrario.
Il rappresentante può farsi sostituire solo da chi sia espressamente indicato nella delega. La delega non può essere
conferita a determinate persone, ovvero a tutti quei soggetti che potrebbero influenzare la decisione di voto del
rappresentato, ovvero:
I membri degli organi amministrativi e di controllo;
I dipendenti della società;
Alle società controllate e ai loro membri
La stessa persona non può rappresentare in assemblea più di 20 soci, 50 soci se la società ha capitale superiore a 5
milioni, 100 soci se capitale compreso tra 5 e 25 milioni, e più di 200 se capitale superiore ai 25 milioni.
I quozienti assembleari
L’assemblea delibera validamente con il voto favorevole di una determinata maggioranza, detta quorum
deliberativo, se presente in assemblea al momento del voto vi è una determinata percentuale di coloro che
rappresentano il capitale sociale, detta quorum costitutivo.
Per quanto riguarda l’assemblea ordinaria, essa in prima convocazione delibera a maggioranza assoluta del capitale
rappresentato in assemblea, ovvero, in base a 2 condizioni:
50%+1 dei voti favorevoli in assemblea;
In assemblea vi deve essere la presenza di almeno il 50% del capitale sociale rappresentato, quindi il 50% dei
soci totali.
Se i partecipanti non rappresentano complessivamente la metà del capitale sociale, e quindi viene meno la seconda
condizione, l’assemblea deve essere nuovamente convocata con lo stesso ordine del giorno. In seconda
convocazione, l’assemblea può deliberare qualunque sia la parte di capitale rappresentata dagli intervenuti (50%+1).
Per quanto riguarda l’assemblea straordinaria bisogna distinguere 2 casi:
Società che fanno ricorso al capitale di rischio: in prima convocazione:
o 50%+1 dei voti favorevoli
o Più del 50% del capitale rappresentato.
In seconda convocazione:
o 2/3 dei voti favorevoli (maggioranza qualificata)
o 1/3 del capitale sociale rappresentato
Società che non fanno ricorso al capitale di rischio: prima convocazione:
o 2/3 dei voti favorevoli
o Più del 50% del capitale rappresentato
In seconda convocazione:
o 2/3 dei voti favorevoli
o 1/3 del capitale sociale rappresentato

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Ci sono dei casi in cui la legge vieta che venga tenuta conto, ai fini della costituzione dell’assemblea e della validità
delle deliberazioni, della parte di capitale sociale rappresentata da azioni prive del diritto di voto. Ci sono altri casi in
cui invece devono essere considerate.
Può capitare quindi che in una situazione di azionariato diffuso e di assenteismo dei soci, in seconda convocazione
dell’assemblea, il voto favorevole di un’infinitesima parte del capitale sociale vincoli di fatto la maggioranza dei soci.
A deliberazione potrebbe avvenire anche a danno di questi ultimi. Per questo motivo la legge contempla una serie di
correttivi ed eccezioni alla regola maggioritaria, ovvero una serie di casi in cui la delibera della maggioranza può
essere bloccata dal voto contrario di una minoranza:
È il caso della minoranza di blocco che si verifica quando la delibera dell’assemblea all’azione sociale di
responsabilità contro amministratori approvata dalla maggioranza, può essere paralizzata dal voto contrario
di una minoranza di soci che rappresentino almeno 1/5 del capitale sociale, o 1/20 nelle società che fanno
ricorso al capitale di rischio.
Il caso in cui vi siano diverse categorie di azioni speciali o strumenti finanziari con determinati diritti
amministrativi. Se le delibere delle assemblea pregiudicano i diritti di una di queste categorie, i
provvedimenti devono essere approvati anche dall’assemblea speciale degli appartenenti alla categoria
interessata. Non basta l’approvazione a maggioranza delle assemblee dei soci, ma occorre anche il consenso
di un’assemblea speciale.
Ci sono dei casi in cui, a seguito di una delibera delle assemblee che pregiudica alcuni diritti di una categoria di soci,
viene previsto il diritto di recesso.
All’autonomia delle parti è consentito derogare ai quozienti legali e alla regola maggioritaria.
Il procedimento assembleare
Il procedimento si articola in varie fasi:
Convocazione: serve per mettere a conoscenza i soci della possibilità di intervenire in assemblea, anche
attraverso rappresentanti, con conoscenza di causa circa gli argomenti da trattare.
La convocazione dell’assemblea spetta agli amministratori, o dal consiglio di gestione ogni qual volta che essi lo
ritengano necessario, mediante avviso contenente l’indicazione del giorno, dell’ora e del luogo dell’adunanza e
l’elenco delle materie da trattare. La legge individua una serie di circostanze in cui la convocazione è
obbligatoria:
o Almeno una volta all’anno, entro 120 giorni alla chiusura del bilancio, nel termine stabilito dallo
statuto;
o Su richiesta dei soci: Quando ne è fatta domanda da tanti soci che rappresentano almeno 1/10 del
capitale sociale e nella domanda sono indicati gli argomenti da trattare; 1/20 per quelle aperte
o Se in prima convocazione i partecipanti non rappresentano un sufficiente quorum costitutivo.
o Se viene meno la maggioranza degli amministratori nominati;
o Se non si completa il collegio sindacale;
o Quando risulta che il capitale è diminuito di oltre 1/3 in conseguenza di perdite e qualora il capitale
sociale scenda al di sotto del limite stabilito per legge;
o In seguito all’accertamento di una causa di scioglimento della società.
L’assemblea è convocata nel comune dove ha se de la società. L’avviso deve essere pubblicato nella gazzetta
ufficiale almeno 15 giorni prima del termine fissato per l’assemblea. In mancanza di queste formalità, che
normalmente causano invalidità della delibera, l’assemblea si reputa regolarmente costituita quando è
rappresentato l’intero capitale sociale e partecipa all’assemblea la maggioranza dei componenti degli organi
amministrativi e di controllo. In tale ipotesi ciascun partecipante può opporsi alla discussione degli argomenti
sui quali non si ritenga sufficientemente informato. Assemblea totalitaria
Costituzione dell’assemblea e deliberazioni: l’assemblea ordinaria è regolarmente costituita con l’intervento di
tanti soci che rappresentino almeno la metà del capitale sociale, escluse dal computo le azioni prive del diritto
di voto. Essa delibera a maggioranza assoluta, salvo che lo statuto richieda una maggioranza più elevata.
l’assemblea straordinaria è regolarmente costituita se se delibera con il voto favorevole di tanti soci che
rappresentino più della metà del capitale sociale o i 2/3. Se non viene raggiunto il quorum costitutivo si procede
con la seconda convocazione e le eventuali successive convocazioni delle assemblee. Possono intervenire
all’assemblea gli azionisti a cui spetta il diritto di voto (e altri soggetti): diritto di intervento. L’assemblea è
presieduta dalla persona indicata nello statuto oppure quelle eletta con in voto della maggioranza dei presenti.
Il presidente è assistito da un segretario designato allo stesso modo. Il presidente dell’assemblea verifica la
regolarità della costituzione, accerta l’identità e la legittimazione dei presenti, regola il suo svolgimento ed
accerta i risultati delle votazioni. Il compito del segretario è quella di redigere il verbale.

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Una volta effettuata la votazione su una determinata proposta rientrante nell’ordine del giorno, il presidente
procede con la proclamazione dei risultati: avviene così la delibera assembleare, che è vincolante per tutti i
soci, anche se non sono intervenuti o dissenzienti.
Verbale delle deliberazioni: il segretario deve procedere con la trascrizione a verbale della delibera
assembleare. Il verbale deve indicare la data e l’identità dei partecipanti e il capitale rappresentato da ciascuno;
deve indicare le modalità e il risultato delle votazioni e deve indicare i soci favorevoli, astenuti o dissenzienti.
Ogni dichiarazione pertinente all’ordine del giorno deve essere riassunta. Il verbale dell’assemblea straordinaria
deve essere redatto da un notaio. Una volta redatto il verbale esso deve essere pubblicato nel libro delle
adunanze e delle deliberazioni delle assemblee. Il bilancio è soggetto al deposito presso il registro delle imprese.
L’invalidità delle deliberazioni assembleari: l’annullabilità
Le deliberazioni dell’assemblea, prese in conformità della legge e dell’atto costitutivo vincolano tutti i soci. Al
contrario le deliberazioni che non sono prese in conformità della legge e dell’atto costitutivo sono soggette
all’annullabilità (cioè quando si manifestano irregolarità nella convocazione, costituzione e deliberazione
dell’assemblea e redazione del verbale), in quanto possono essere impugnate dai soci, assenzienti, dissenzienti o
astenuti, dagli amministratori o dai sindaci e quindi possono essere dichiarate nulle con sentenza costitutiva.
L’impugnazione è esercitabile entro un termine brevissimo di decadenza (90 giorni dalla data di delibera o
dall’iscrizione nel registro delle imprese).
Anche se l’impugnazione è tempestiva, l’interessato non ha alcuna garanzia di veder cadere tutti gli effetti, in quanto
la sentenza che accoglie la domanda, pur essendo retroattiva, non travolge i diritti acquistati in buona fede dai
terzi, in base ad atti compiuti in esecuzione della delibera medesima.
La deliberazione non può essere annullata: Approccio sostanzialistico
a. Per la partecipazione all’assemblea di persone non legittimate, la cui partecipazione è stata determinante ai
fini della regolare costituzione della’assemblea;
b. Per l’invalidità di singoli voti o per il loro errato conteggio, salvo che il voto irregolare sia determinante ai fini
del risultato; Prova di resistenza
c. Per l’incompletezza o inesattezza del verbale.
In ogni caso l’annullamento della deliberazione è precluso se la delibera impugnata è sostituita con altra presa in
conformità della legge e dello statuto.
L’impugnazione può essere effettuata dai soci solamente quando questi rappresentino almeno l’1per mille del
capitale sociale nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio e il 5% nelle altre. I soci che non
rappresentano la parte di capitale indicata o in quanto soci privi di voto hanno il diritto al risarcimento del danno
loro causato dalla non conformità della deliberazione alla legge o allo statuto. Bisogna tuttavia dimostrare il nesso di causalità
È impugnabile inoltre la deliberazione approvata con il voto determinante di soci che abbiano interesse in
conflitto con quello della società, qualora questo possa recare danno alla società. Gli amministratori quindi non
possono votare nelle deliberazioni riguardanti la loro responsabilità.

L’impugnazione è proposta con atto di citazione davanti al tribunale del luogo dove la società ha sede. I soci
opponenti devono dimostrarsi possessori del numero di azioni previsto dalla legge. Il giudice può proclamare la
sospensione dell’esecuzione della deliberazione. I dispositivi del provvedimento devono essere iscritti nel registro
delle imprese.
Figure diverse dall’annullabilità: nullità
Nei casi di : Approccio sostanzialistico
mancata convocazione dell’assemblea,
mancanza del verbale,
impossibilità o illiceità dell’oggetto Nel DP non c’é prescrizione per la dichiarazione di nullità del contratto
La deliberazione può essere impugnata da chiunque via abbia interesse entro 3 anni dalla sua iscrizione (a
differenza dei 90 giorni previsti in caso di irregolarità della convocazione, delibera e oggetto).
Possono essere impugnate senza limiti di tempo le deliberazioni che modificano l’oggetto sociale prevedendo
attività illecite o impossibili.
In tutti quei casi impugnabili dal socio si può giungere alla proclamazione di nullità della deliberazione, ovvero alla
sospensione dell’esecuzione della deliberazione su sentenza del giudice. Esiste però la possibilità di sanare la nullità
della deliberazione, attraverso una nuova deliberazione presa in conformità della legge.

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AMMINISTRAZIONE E CONTROLLO
Esistono 3 modelli di amministrazione e controllo, in base a come si configurano gli organi amministrativi e di
controllo:
1. Modello tradizionale: consiglio di amministrazione, collegio sindacale;

2. Modello dualistico o tedesco: consiglio di gestione, consiglio di sorveglianza;

3. Modello monistico o anglosassone: l’organo di controllo è direttamente in seno all’organo amministrativo.


________________________________________

1. Modello tradizionale
“Amministrazione”
Funzioni dell’organo amministrativo
La gestione dell’impresa spetta esclusivamente agli amministratori, i quali debbono compiere le operazioni
necessarie per l’attuazione dell’oggetto sociale (raccolta, organizzazione e direzione dei mezzi destinati a realizzare
gli affari sociali). Ultra dires
I poteri-doveri degli amministratori sono quelli previsti dalla legge e dallo statuto: hanno il potere deliberativo su
tutte le materie attinenti alla gestione della società.
Le funzioni debbono essere esercitate con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e alle loro specifiche
competenze.
La struttura dell’organo amministrativo
La legge consente che l’organo amministrativo possa avere sia carattere unipersonale che collegiale. In questo caso,
poiché è composto da più amministratori, l’organo assume il nome di consiglio di amministrazione (CDA).
La determinazione del numero degli amministratori spetta di volta in volta all’assemblea. In ogni caso la prassi
statutaria prevede un numero minimo di 3 membri, in numero dispari.
Il consiglio di amministrazione sceglie fra i propri componenti il presidente, se questi non è direttamente nominato
dall’assemblea. Il presidente del consiglio di amministrazione ha i seguenti compiti:
Convoca il consiglio di amministrazione,
Ne fissa l’ordine del giorno,
Ne coordina i lavori e provvede affinché adeguate informazioni sulle materie all’ordine del giorno vengano
fornite a tutti i consiglieri.
Quando il numero dei componenti del CDA è sufficientemente elevato, se lo statuto lo prevede, può essere
nominato un comitato esecutivo, oppure uno o più amministratori delegati: essi fungono da organi delegati. Il CDA ,
attraverso una delega, determina il contenuto, i limiti e le modalità d’esercizio delle funzioni attribuite agli organi
delegati. Senza una determinata specifica, si ritiene che la delega sia generale.
La legge prevede l’esclusione di alcune materie dalla delega (materie in delegabili), ovvero nel caso di:
• Emissione di obbligazioni convertibili;
• Redazione del bilancio;
• Aumento del capitale su autorizzazione statutaria;
• Riduzione del capitale per perdite;
• Redazione del progetto di fusione;
Tra i membri del CDA avviene di prassi una suddivisione di competenze, che viene stabilita in seguito ad una
deliberazione del consiglio unanime (deleghe atipiche).
Con la costituzione degli organi delegati, l’organo amministrativo tende a diventare una struttura complessa. Proprio
per questa crescente strutturazione organica che deriva dalla presenza degli organi delegati, il CDA, tende

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prevalentemente a svolgere un compito di vigilanza, mentre la gestione vera e propria è esercitata per lo più dagli
organi delegati.
Gli amministratori sono tenuti ad agire in modo informato sulla base delle informazioni ricevute dall’organo
delegato: ciascun amministratore infatti può chiedere agli organi delegati che in consiglio siano fornite informazioni
relative alla gestione della società. Gli organi delegati curano che l’assetto organizzativo, amministrativo e
contabile sia adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa e riferiscono al CDA e al collegio sindacale, con la
periodicità fissata e in ogni caso ogni 6 mesi, sul generale andamento della gestione e sulle operazioni di rilievo
effettuate dalla società.
La nomina degli amministratori
La nomina e la revoca degli amministratori spetta all’assemblea ordinaria, secondo le disposizioni di legge
(convocazione, ordine del giorno, quorum costitutivi, verbalizzazione). Il compito della nomina non spetta
all’assemblea straordinaria per una questione di quorum, in quanto se vi fosse un assenteismo elevato non sarebbe
possibile ottenere una deliberazione rapida e regolare e quindi potrebbe verificarsi la paralisi della vita sociale.
La determinazione del metodo concreto di votazione, in assenza di specifica norma statutaria, spetta all’assemblea. È
inammissibile il voto a scrutinio segreto ai fini della responsabilità degli amministratori.
I metodi elettivi più frequentemente adottati sono:
a. Voto di lista: vi sono 2 o più liste contrapposte. I posti del CDA vengono distribuiti in proporzione ai voti,
seguendo l’ordine delle preferenze interno a ciascuna lista;
b. Voto limitato: ciascun azionista può esprimere un numero massimo di voti. Quelli con più voti eletti nel CDA.
c. Elezione in ordine progressivo: eletti nel CDA coloro che ottengono il numero più elevato di voti.

Per quanto riguarda la nomina degli amministratori nelle società derivanti da privatizzazioni di enti pubblici
economici ed operanti in settori strategici per l’economia nazionale come nei settori bancari o assicurativi, viene
applicata una speciale normativa. Vengono applicate una serie di norme di corporate governance, allo scopo di
tutelare gli azionisti di minoranza. Oltre al voto di lista, la legge stabilisce infatti che la nomina di 1/5 degli
amministratori spetti comunque alla minoranza dell’assemblea, assieme alla nomina di un sindaco.

Nel nostro ordinamento esistono soltanto 5 casi in cui la nomina degli amministratori non spetta all’assemblea,
previsti per legge:
1. La nomina nell’atto costitutivo: in questo caso la nomina degli amministratori non spetta all’assemblea, ma
ai soci fondatori della società.
2. La nomina da parte dell’assemblea dei sottoscrittori: l’assemblea dei sottoscrittori nomina gli
amministratori.
3. La nomina riservata allo Stato ed agli enti pubblici:
a. nelle SPA con partecipazioni dello stato o di enti pubblici che non fanno ricorso al mercato del
capitale di rischio la nomina degli amministratori e dei sindaci da parte dello Stato è proporzionale
alla partecipazione al capitale sociale;
b. nelle società che fanno ricorso al capitale di rischio è prevista la nomina di un componente
indipendente del CDA o di un sindaco.
4. La nomina riservata ai possessori di determinati strumenti finanziari: emessi a fronte di apporti anche di
opere o servizi da parte di soci o terzi, o ai prestatori di lavoro. A questa categoria è consentita la nomina di
un membro indipendente del CDA o del collegio sindacale.
5. In caso di cooptazione: se nel corso dell’esercizio vengono a mancare uno o più amministratori, gli altri
provvedono a sostituirli (cooptare) con deliberazione da approvarsi anche dal collegio sindacale. Colui che
viene nominato deve comunicare la propria accettazione.
Tale modalità di nomina ha carattere eccezionale: si può applicare purché la maggioranza dei membri del
CDA sia sempre costituita da amministratori nominati dall’assemblea. I nuovi amministratori subentrati
rimangono in carica fino alla prossima assemblea. Venuta meno la maggioranza degli amministratori
nominati dall’assemblea quelli rimasti in carica devono convocare l’assemblea perché provveda alla
sostituzione dei mancanti. In caso di revoca di un amministratore è la stessa assemblea che lo ha revocato a
dover provvedere alla sostituzione. Alla cooptazione non si può ricorrere quando l’amministratore è unico.
I requisiti soggettivi degli amministratori Ineleggibilità = decadenza
L’amministrazione della società può essere affidata anche a non soci. Ciò si differenzia dalla disciplina della società
di persone e società a responsabilità limitata. La legge italiana ammette che ad esercitare la carica di amministratore
possa essere una persona giuridica, salvo disposizioni contrarie dello statuto o del regolamento.
La legge non richiede requisiti particolari (comuni a tutti i tipi di SPA) di onorabilità, professionalità e indipendenza
per la nomina degli amministratori. Lo statuto di ogni società può però prevedere e subordinare l’assunzione della

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carica di amministratore al possesso di speciali requisiti ed indipendenza, anche con riferimento al riguardo previsti
da codici di comportamento redatti da associazioni di categoria o da società di gestione dei mercati regolamentati
(legge delega del 2001). La qualifica dell’indipendenza è in relazione alla sussistenza di legami di lavoro con la
società, o alle società da queste controllate, oppure da legami di tipo familiare. La valutazione di tali legami e la loro
influenza sull’indipendenza degli amministratori devono essere valutati dal CDA caso per caso, evitando una
meccanica applicazione di rigidi criteri. Particolari requisiti di onorabilità e professionalità sono invece previsti come
obbligatori per i componenti degli organi di amministrazione delle società con titoli quotati in mercati regolamentati; leggi
speciali sono vigenti per le società fiduciarie, le società di revisione, società operanti nel settore del credito, delle assicurazioni e
dell’intermediazione finanziaria. Requisiti di cittadinanza sono previsti dal codice di navigazione per le società proprietarie di
navi italiane. Libertà statutaria consente di imporre requisiti di onorabilità e professionalità a tutte le società per acquisire maggiore fafidabilità
Non possono essere eletti alla carica di amministratore e di sindaco:
a. L’interdetto, l’inabilitato, il fallito o chi è stato condannato ad una pena che importa l’interdizione, anche
temporanea, dai pubblici uffici o l’incapacità ad esercitare uffici direttivi.
b. Il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado degli amministratori della società e delle società da
questa controllate;
c. Coloro che sono legati alla società o alle società da questa controllate o alle società che la controllano o a
quelle sottoposte a comune controllo da un rapporto di lavoro o da un rapporto continuativo di consulenza
o di prestazione d’opera retribuita, ovvero da altri rapporti di natura patrimoniale che ne compromettano
l’indipendenza.
d. Altre cause di ineleggibilità o decadenza previste dallo statuto.

Casi di incompatibilità, derivanti in gran parte da leggi speciali, prevedono che la funzione di amministratore sia
vietata a:
Parlamentari
Impiegati civili dello stato
Membri del consiglio superiore della magistratura eletti dal parlamento
I membri della CONSOB
I professori universitari per la carica di presidente o amministratore delegato
Non possono essere amministratori i sindaci pena la revoca di ufficio
Soci illimitatamente responsabili in società concorrenti o in attività concorrenziali Conflitto di interessi
Dipendenti della società
La violazione di tali norme non comporta la nullità della nomina ad amministratore, ma causa l’espulsione dal ruolo
pubblico, dall’ordine professionale.
La durata dell’incarico e le cause di cessazione: le regole di pubblicità
La nomina degli amministratori spetta all’assemblea, fatta eccezione per le 5 eccezioni previste dalla legge.
Gli amministratori non possono essere nominati per un periodo superiore ai 3 esercizi. Essi possono anche essere
rieletti e sono revocabili dall’assemblea in qualunque momento, salvo il diritto dell’amministratore al risarcimento
dei danni se la revoca non avviene per giusta causa.
Numerose sono le cause di cessazione della carica di amministratore:
a. Scadenza del termine: gli amministratori cessano di esserlo effettivamente nel momento in cui il CDA viene
ricostituito, cioè fino a quando non vengono eletti i nuovi amministratori.
b. In caso di dimissioni o rinuncia dello stesso interessato
c. In caso di morte
d. In caso in cui sopraggiunga una delle cause di ineleggibilità
e. In caso di revoca:
• Diretta: spetta all’assemblea in qualsiasi momento per giusta causa.
• Automatica: quando l’azione sociale di responsabilità nei confronti dell’amministratore viene
assunta dall’assemblea con il voto favorevole di almeno 1/5 del capitale sociale.
• Indiretta o implicita: in seguito alle altre deliberazioni assunte dall’assemblea (liquidazione, fusione,
scissione).
• Giudiziale: su provvedimento giudiziario per gravi irregolarità di gestione.
f. Altre clausole stabilite nell’atto costitutivo
In caso in cui venga meno uno o più amministratori, i rimanenti possono nominare degli altri amministratori per
cooptazione. Può essere presente una clausola statutaria che prevede in questo caso che i rapporti numerici
presenti all’interno dell’organo amministrativo rimangano inalterati.

Per gli amministratori sono previste alcune norme di pubblicità legale: è necessario che entro 30 giorni dalla loro
nomina, gli amministratori né chiedano l’iscrizione nel registro delle imprese, indicando anche a quali di essi è

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attribuita la rappresentanza della società, precisando se disgiuntamente o congiuntamente. L’omissione di essi
comporta un comportamento penalmente sanzionato. Gli adempimenti pubblicitari sono a tutela dei terzi, in
quanto senza di questi, la nullità e annullabilità della nomina non sarebbe opponibile ai terzi, salvo che essi ne
fossero a conoscenza. Anche la cessazione della carica deve essere iscritta nel registro delle imprese, entro un
termine di 30 giorni, in questo caso dal collegio sindacale. Simul statet simul cadet: clausola statutaria

L’organo amministrativo collegiale


Quando gli amministratori sono più di uno, questi costituiscono il consiglio di amministrazione, detto CDA. Un
organo amministrativo collegiale è preferito perché tramite la discussione collegiale si ha una migliore valutazione
dei problemi e delle decisioni da assumere. Le regole della collegialità tendono ad assicurare una gestione
ponderata, unitaria e responsabile.
Le regole del funzionamento collegiale del CDA sono espresse dal legislatore e sono da ritenere inderogabili: per la
validità delle deliberazioni è necessaria:
• La presenza della maggioranza degli amministrazioni in carica (quorum costitutivo);
• Deliberazione a maggioranza assoluta (quorum deliberativo);
Non è permessa la votazione per rappresentanza e sono invalidi eventuali patti che vincolino il voto dei consiglieri
di amministrazione.
Delle deliberazioni deve essere redatto il verbale nell’apposito libro delle adunanze e delle deliberazioni del CDA,
che costituisce uno dei libri sociali obbligatori previsti per legge. La violazione determina responsabilità a carico degli
amministratori anche se la deliberazione produce effetti nei confronti di terzi consapevoli.
Forme di amministrazione disgiuntiva degli amministratori sono da escludere per la società per azioni. I singoli
amministratori infatti non hanno competenze e funzioni da esercitarsi singolarmente, fatta eccezione dei poteri di
rappresentanza e di esecuzione di atti materiali. Sono sottratte all’iniziativa dei singoli le decisioni relative alla
convocazione dell’assemblea. Le deliberazioni non prese in conformità della legge o dello statuto possono essere
impugnate, ma solo dal collegio sindacale e dagli amministratori assenti o dissenzienti, (da qualsiasi socio se la
deliberazione è lesiva di un suo diritto). In ogni caso la legge tutela i diritti acquistati in buona fede, dalle delibere
annullate, dai terzi.
Gestione sociale e interessi degli amministratori Il delegato non é tenuto ad informare ma basta che si astenga
L’amministratore deve dare notizia agli altri amministratori e al collegio sindacale di ogni interesse che abbia in
una determinata operazione della società, precisandone la natura, i termini, l’origine e la portata. Il dovere di
informazione sussiste anche quando i due interessi sono o appaiono convergenti: sarà il consiglio a valutare.
Adempiuto l’obbligo di informazione, la delibera del CDA deve adeguatamente motivare le ragioni e la convenienza
per la società dell’operazione. È richiesta quindi la massima trasparenza da parte degli amministratori.
Le deliberazioni assunte qualora possano recare danno alla società, possono tuttavia essere impugnate in 2 casi:
quando gli adempimenti non siano stati compiuti, o quando la deliberazione sia stata adottata con il voto
determinante dell’amministratore in conflitto d’interessi. Il termine massimo fissato per impugnare le deliberazioni
dannose è fissato a 90 giorni dalla delibera (vale per gli amministratori dissenzienti, sindaci). L’amministratore
rispende dei danni che siano derivati alla società dalla sua azione od omissione, e dei danni che siano derivati alla
società dalla utilizzazione a vantaggio proprio o di terzi, di dati, notizie o opportunità d’affari appresi nell’esercizio
del suo incarico (insider trading). Revoca e risarcimento
Gli organi di amministrazione delle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio adottano secondo
principi generali indicati dalla CONSOB, regole che assicurano la trasparenza e la correttezza sostanziale e
procedurale delle operazioni con parti correlate e li rendono noti nella relazione sulla gestione; a tali fini possono
farsi assistere da esperti indipendenti.
Gli organi delegati -2381
Quando il numero dei componenti del CDA è sufficientemente elevato, se lo statuto lo prevede, può essere
nominato un comitato esecutivo, oppure uno o più amministratori delegati: essi fungono da organi delegati. Il CDA ,
attraverso una delega, determina il contenuto, i limiti e le modalità d’esercizio delle funzioni attribuite agli organi
delegati. Senza una determinata specifica, si ritiene che la delega sia generale. Amministratori possono impartire direttive
La differenza tra comitato esecutivo ed amministratori delegati sta nel fatto che, mentre nel primo caso le decisioni
vengono prese attraverso il metodo collegiale (forma di amministrazione congiuntiva), nel secondo caso essi
agiscono singolarmente in nome e per conto della società rispondendo solamente di fronte al CDA (forma di
amministrazione disgiuntiva): non esiste fra di essi alcun rapporto di dipendenza gerarchica. Proprio perché organo
collegiale, il comitato esecutivo deve tenere un libro delle adunanze e delle deliberazioni ed i sindaci devono
partecipare alle adunanze. Gli organi delegati si curano che l’assetto organizzativo, amministrativo e contabile sia
adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa e riferiscono al CDA e al collegio sindacale, ogni 6 mesi, sul
generale andamento della gestione e sulle operazioni di maggior rilievo effettuate dalla società e dalle sue
controllate.

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1)Qualora l’assemblea
staordinaria abbia
La legge prevede l’esclusione di alcune materie dalla delega (materie in delegabili), ovvero nel caso di: delegato agli
amministarori
1) • Emissione di obbligazioni convertibili; • Riduzione del capitale per perdite;
• Redazione del bilancio; • Redazione del progetto di fusione;
• Aumento del capitale su autorizzazione statutaria;
Gli organi delegati esercitano poteri derivati, e quindi possono sempre essere revocati oppure occasionalmente
avocati e direttamente esercitati dal consiglio. Altrimenti cessano le loro funzioni con la cessazione del CDA.
In caso di negligenza degli amministratori e conseguente danno per la società. Concorrono al danno se non avocano la loro delega.
Il rapporto amministratori-società: il compenso
Il rapporto tra amministratori e società non si configura come un contratto di mandato. L’atto di nomina
assembleare attribuisce all’amministratore la carica, ma non ha alcuna influenza sull’ampiezza e sulla natura dei suoi
poteri. La fonte dei poteri degli amministratori è individuata nella legge e nello statuto. Lo stesso si può dire circa il
rapporto tra CDA e gli organi delegati. Si può dire però che si configura un rapporto di fiducia, in cui è fondamentale
la correttezza e la trasparenza degli amministratori.
I compensi spettanti ai membri del CDA e del comitato esecutivo sono stabiliti all’atto della nomina o
dall’assemblea.
Essi possono essere costituiti in tutto o in parte in base a:
• Una parte fissa.
• Partecipazione agli utili: per incentivare una gestione più responsabile.
• Stock option, ovvero in base al diritto di sottoscrivere a prezzo predeterminato azioni di futura emissione.
Se lo statuto lo prevede, l’assemblea può determinare un importo complessivo per la remunerazione di tutti gli
amministratori, inclusi quelli ricoperti di particolari cariche.
Gli obblighi di correttezza degli amministratori
Il rapporto che si configura tra amministratori e società è di tipo fiduciario. In virtù della nomina di amministratore,
la società si aspetta che questi agisca secondo correttezza, ovvero agisca unicamente nell’interesse della società.
La legge determina il divieto di concorrenza, che vieta agli amministratori di:
- Assumere la qualità di soci illimitatamente responsabili in società concorrenti,
- Esercitare un’attività concorrente per conto proprio o di terzi,
- Essere amministratori o direttori generai in società concorrenti, salvo autorizzazione dell’assemblea.
Per l’inosservanza di tale divieto, l’amministratore può essere revocato per giusta causa e eventualmente
rispondere dei danni.
Funzioni degli amministratori e competenza degli altri organi sociali
Agli amministratori spettano alcuni poteri esclusivi, non avocabili dall’assemblea, in quanto stabiliti direttamente
dalla legge. Questi poteri comprendono l’esercizio di tutte quelle attività che prevedono:
La gestione della società
La redazione del bilancio la redazione del PROGETTO DI BILANCIO
La tenuta dei libri sociali
Atti necessari per la stessa attuazione delle delibere assembleari
I poteri di rappresentanza
L’assemblea può al massimo dare delle direttive di massima agli atti di competenza degli amministratori.
La rappresentanza della società
La società agisce nei confronti di terzi tramite le persone fisiche dei suoi legali rappresentanti: ovvero gli
amministratori. Il potere di rappresentanza infatti rientra nel concetto generale di amministrazione.
È necessario però distinguere tra coloro che possono rappresentare la società all’interno e coloro che possono
rappresentare la società all’esterno:
• Amministrazione interna Gestione: riguarda il potere di decisione di competenza di tutti gli
amministratori.
• Amministrazione esterna Rappresentanza: riguarda l’esercizio di atti nei confronti di terzi esterni alla
società. Questa funzione è conferita solo ad alcuni e determinati amministratori, che hanno l’obbligo di farne
pubblicità nel registro delle imprese.
Normalmente questa differenziazione non avviene in caso di amministratore unico, in caso di amministratori
delegati con pienezza di poteri, in presenza di un numero limitato di amministratori.
Le limitazioni ai poteri degli amministratori che risultino dallo statuto non sono opponibili ai terzi, anche se
pubblicate, salvo che si provi che questi abbiano agito con dolo.
Cosa succede se un amministratore compie degli atti che eccedono i poteri degli amministratori?
- Efficacia verso i terzi: la violazione non rende invalidi gli atti compiuti con i terzi, salva la prova che gli
amministratori abbiano agito con dolo, ovvero con l’intenzione di causare un danno alla società.
- Effetti interni: l’amministratore è soggetto a revoca per giusta causa e deve risarcire il danno subito.

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Cosa succede se un amministratore compie degli atti sulla cui materia non ha alcuna competenza (quindi in caso in
cui l’atto di nomina sia invalido, delibera consiliare invalidata, senza preventiva deliberazione)?
- Efficacia verso i terzi: l’invalidità della nomina non è opponibile contro i terzi, salvo che questi ne fossero a
conoscenza. Diritti acquisiti se in buona fede.
La società può anche essere rappresentata da direttori generali, dipendenti e mandatari speciali. In questi casi però
la rappresentanza è in virtù di una procura.
I doveri degli amministratori
Gli amministratori devono adempiere i doveri ad essi imposti dalla legge e dallo statuto:
La convocazione dell’assemblea
La gestione della società
Adempimenti quando si verifica una causa di scioglimento della società
Obblighi di informazione nei confronti del pubblico e organismi di vigilanza
La redazione del bilancio
La tenuta dei libri sociali
I doveri spettanti agli amministratori devono essere adempiuti con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico 2392

e dalle loro specifiche competenze, cioè con la diligenza del buon padre di famiglia. e professionale
I poteri degli amministratori si diversificano in presenza di organi delegati, in quanto quest’ultimi possono assumere
il ruolo di veri e propri centri decisionali, dotati di una competenza che si estende a quasi tutte le attribuzioni proprie
del CDA. In tal caso gli amministratori sono sollevati dei compiti di gestione e quindi possono esercitare una funzione
di vigilanza sul comitato esecutivo.
Oltre ai compiti indicati, rimane pur sempre il dovere d’intervento da parte dell’amministratore che sia a conoscenza
di atti pregiudizievoli nei confronti della società, altrimenti la responsabilità cade automaticamente anche su di lui.
Il controllo dell’organo amministrativo e degli organi delegati spetta al collegio sindacale che ha il dovere di
intervenire per rimediare alla gestione degli amministratori, eventualmente modificando la delega, revocando
l’atto compiuto.
La responsabilità degli amministratori
Gli amministratori sono tenuti ad agire in modo informato: ciascun amministratore può chiedere agli organi
delegati che in consiglio siano fornite informazioni relative alla gestione della società
Quella degli amministratori è obbligazione di diligenza, non di risultato: ovvero non sono chiamati a rispondere
tutte le volte in cui la gestione abbia dato risultati negativi, ma solamente quando non abbiano adempiuto i loro
doveri con la diligenza necessaria all’incarico a cui sono preposti, causando così un danno alla società (soci,
creditori). In questi casi nasce a carico degli amministratori una sanzione, che determina una responsabilità civile
sotto forma di risarcimento del danno, ma nei casi più gravi assume anche caratteristica penale. L’onere della prova
spetta al soggetto che abbia subito un danno (emergente e lucro cessante) dal comportamento negligente o
volontario dell’amministratore. Le specifiche competenze di alcuni rende questi soggetti responsabili nei confronti del
resto del CDA ( non della società), il quale é solidalmente responsabile verso la società
La responsabilità degli amministratori è solidale, conseguenza del carattere di collegialità dell’organo
amministrativo. Un amministratore del CDA è anch’egli responsabile per gli atti compiuti dagli organi delegati, se pur
essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli non ha fatto quanto poteva per impedirne il compimento o attenuarne
le conseguenze dannose. A causa della collegialità, la responsabilità ricade anche sugli amministratori dissenzienti o
assenti, salvo che essi non manifestano il loro dissenso nel libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio,
dandone immediata notizia per iscritto al presidente del collegio sindacale. In questo caso essi si liberano dalla
responsabilità civile ed eventualmente penale.
Nulla potrà essere imputato all’amministratore cessato dalla carica per atti compiuti dagli altri amministratori dopo
la cessazione.
L’azione sociale di responsabilità contro gli amministratori 2393
Quando gli amministratori sono civilmente responsabili a seguito di negligenze nella gestione, i soggetti legittimati
ad esercitare l’azione di risarcimento sono: la società, i sindaci, le minoranze azionarie, i creditori sociali, i singoli soci
o terzi. Anche in assenza nell’ordine del giorno, non é annullabile
L’azione sociale di responsabilità contro gli amministratori, che ne comporta la revoca diretta, è promossa con:
- Deliberazione dell’assemblea con una maggioranza che rappresenta almeno 1/5 del capitale sociale: può
essere presa anche in occasione della discussione del bilancio anche se non è indicata nelle materie da
trattare. In seguito alla revoca dell’amministratore, l’assemblea procede con la sostituzione
dell’amministratore revocato. Anche in caso di liquidazione. Automatismo nel momento in cui si raggiunge il 1/5 in prima convocazione
- Deliberazione del collegio sindacale con la maggioranza dei 2/3 dei componenti.
L’azione di responsabilità può essere esercitata entro 5 anni dalla cessazione dell’amministratore in carica.

É possibile revocare l’amministratore, revoca apposita, anche se non si raggiunge il 1/5 con l’azione di responsabilità, ma con delibera apposita

19
Concludere un accordo con gli amministratori

La società può rinunciare all’esercizio dell’azione di responsabilità e può transigere, purché la rinuncia o la
transizione siano approvate con espressa deliberazione dell’assemblea e purché non vi sia il voto contrario di una
minoranza di soci che rappresenti almeno 1/5 oppure 1/20 del capitale sociale.
Società Aperte
L’azione sociale minoritaria di responsabilità
L’azione sociale di responsabilità può essere esercitata anche dai soci che rappresentino almeno 1/5 o 1/40 del
capitale (comunque non superiore ad 1/3). La società viene chiamata in giudizio e l’atto di citazione è notificato ad
essa dal presidente del collegio sindacale. L’azione viene esercitata dai soci che nominano a tal fine uno più
rappresentanti comuni.
I soci che hanno agito possono rinunciare all’azione o transigerla, purché questa sia approvata con deliberazione
dell’assemblea e senza il voto di minoranza di soci che rappresenti 1/5 o 1/20 del capitale sociale.
L’azione di responsabilità dei creditori sociali bisogna dimostrare il nesso di causalità
L’azione di responsabilità può essere esercitata anche dai creditori sociali. Infatti gli amministratori rispondono
verso i creditori sociali per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio
sociale. L’azione può essere proposta dai creditori quando il patrimonio sociale risulta insufficiente al
soddisfacimento dei loro crediti. I creditori possono quindi esercitare l’azione revocatoria anche se vi è la rinuncia da
parte della società ad agire contro i propri amministratori.
Azione revocatoria: il creditore si rivolge ad un giudice per far annullare eventuali atti del debitore, attraverso i quali egli ha
ceduto a titolo gratuito o oneroso una parte pregiudicante del suo patrimonio, cioè tale per cui la garanzia del creditore risulti
pregiudicata. Il giudice se ritiene tale questione fondata può annullare l’atto del debitore, cioè revocandolo e rendendolo
inefficace al creditore. Il creditore per esercitare l’azione revocatoria deve:
o Provare il fatto oggettivo del pregiudizio, ovvero l’atto del debitore che pregiudica la possibilità del creditore di riscattarsi
sul patrimonio del debitore.
o Dimostrare che il terzo acquirente era a conoscenza che, acquistando quel bene, pregiudicava la garanzia patrimoniale dei
crediti di questo.
o Se l’atto di disposizione del debitore è antecedente al sorgere del credito, il creditore deve dimostrare la dolosa
premeditazione dell’atto.
L’azione revocatoria si prescrive in 5 anni dalla data dell’atto di disposizione del debitore.
Azione surrogatoria: azione attraverso la quale il creditore esige il suo credito nei confronti del debitore, sostituendosi ad esso e
riscattando a sua volta i crediti che il debitore vanta nei confronti di terzi. È un’azione che mira a reintegrare il patrimonio del
debitore a vantaggio di tutti i creditori.

L’azione extracontrattuale dei singoli soci o terzi VEDI CAP 13 - Gruppi


Gli amministratori sono responsabili per i loro atti dolosi o colposi anche nei confronti dei singoli soci o terzi. L’azione
può essere esercitata entro 5 anni dal compimento dell’atto che ha pregiudicato il socio o il terzo. Del danno è
chiamata a rispondere anche al società
I direttori generali
Il direttore generale è una carica eletta dall’assemblea o nominata dallo statuto, subordinata solamente
all’imprenditore: si differenza della figura dell’institore poiché non ha necessariamente i poteri di rappresentanza
generale. Il direttore generale è un dipendente della società, ma può anche non esserlo. Egli è considerato un
tecnico essenziale per una buona gestione sociale: gli sono attribuite delle funzioni decisionali autonome, analoghe
a quelle di un amministratore delegato per quanto riguarda i rapporti interni.
Gli obblighi di diligenza, vigilanza, di intervento, di perseguimento dell’interesse sociale valgono anche per lui, così
come il divieto di concorrenza e i divieti di operare in conflitto d’interesse o oltre al limite dell’oggetto sociale.
Per la nomina dei direttori generali non sono previste forme particolari di pubblicità, salvo che ad essi siano attribuiti
su procura poteri di rappresentanza (iscrizione nel registro delle imprese).
Responsabilità degli amministratori e tutela delle minoranze: il controllo giudiziario.
Il controllo giudiziario costituisce una procedura indiretta, nonché una forma di tutela maggiore, per l’esercizio
dell’azione minoritaria di responsabilità. Esso infatti costituisce un mezzo preventivo ancor più intenso.
La legge (con la riforma del 2003) prevede infatti che:
a. Se vi è il fondato sospetto che gli amministratori, in violazione ai loro doveri, abbiano compiuto delle gravi
irregolarità nella gestione che possano causare danno alla società o alle società da questa controllata o
controllanti, i soci che rappresentano almeno 1/10 (oppure 1/20 capitale di rischio) del capitale sociale
possono denunciare i fatti al tribunale con ricorso notificato anche alla società. Nell’azione minoritaria di
responsabilità è richiesta l’opposizione di una minoranza pari ad almeno 1/5 del capitale sociale. La denuncia
deve essere anche effettuata al collegio sindacale, il quale ha il compito di indagare e informare l’assemblea.
b. Il tribunale, ascoltati gli amministratori e i sindaci, può ordinare l’ispezione dell0amminsitrazione della
società a spese dei soci richiedenti.
c. Il tribunale non ordina questa ispezione e sospende il procedimento se l’assemblea sostituisce gli
amministratori e i sindaci con soggetti di adeguata professionalità, che si attivano subito per accertare se le

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violazioni sussistono e in caso positivo intervengono per eliminarle, riferendo al tribunale le attività
compiute.
d. Se le violazioni denunciate sussistono, e non è possibile eliminarle, il tribunale può disporre gli opportuni
provvedimenti provvisori e convocare l’assemblea per le conseguenti deliberazioni.
e. Possono essere revocati gli amministratori ed eventualmente anche i sindaci. Viene nominato un
amministratore giudiziario.
f. L’amministratore giudiziario può proporre l’azione di responsabilità verso gli amministratori e sindaci. La
società può rinunciare o transigere.
g. Viene convocata l’assemblea e nominati i nuovi sindaci oppure messa in stato di liquidazione la società.
Il procedimento di controllo giudiziario per le società quotate può essere avviato su denuncia al tribunale da parte
della CONSOB, se essa abbia il fondato sospetto di gravi irregolarità da parte degli amministratori e dei sindaci.
Il controllo giudiziario appena descritto non si applica alle società bancarie.
______________________________________

“Controllo” Sull’operato degli amministratori

Le funzioni del collegio sindacale


Le funzioni del collegio sindacale sono: Molteplicità di soggeti
1. Funzioni di controllo dell’organo amministrativo: vigila sull’osservanza della legge e dello statuto, sul rispetto dei
principi di corretta amministrazione ed in particolare sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e
contabile adotta dalla società e sul suo concreto funzionamento. È affidato al collegio sindacale un potere d’intervento
molto incisivo. Ha il dovere di informare l’assemblea del comportamento illegittimo degli amministratori, dopo aver
comunicato loro il proprio dissenso. È legittimato a proporre la denuncia al tribunale per il controllo giudiziario.
a. La vigilanza sulla gestione generale della società: anche nei confronti degli altri organi sociali. In
particolare hanno il compito di impugnare le deliberazioni assembleari invalide e renderle nulle.
Provvede assieme agli amministratori alla riduzione del capitale per perdite.
b. Il controllo contabile: nelle società che non fanno ricorso al capitale di rischio. Altrimenti esso è affidato
per legge ad una società di revisione contabile.
2. Funzioni consultive
3. Funzioni di amministrazione attiva
Composizione e nomina del collegio sindacale
Il collegio sindacale è composto di:
- 3 o 5 membri effettivi, soci o non soci Dispari per poter raggiungere le maggioranze
- 2 sindaci supplenti
I sindaci sono nominati per la prima volta nell’atto costitutivo e successivamente dall’assemblea ordinaria, alla
quale spetta anche la nomina del presidente del collegio. Deroghe alla nomina assembleare:
a. Nomina di 1 sindaco da parte di una determinata categoria di azionisti o da parte di possessori di strumenti
finanziari particolari. Art 2351 comma V, diritto dei possessori di strumenti finanziari di nominare un sindaco
b. Nomina di 1 o più sindaci da parte dello stato o da enti pubblici.
I sindaci restano in carica per un massimo di 3 esercizi, con possibilità di rielezione. I sindaci supplenti subentrano
automaticamente nella carica, in ordine di età, in caso di cessazione per qualunque causa dei sindaci effettivi. Essi
restano comunque in carica fino all’assemblea che nominerà i nuovi sindaci.

I requisiti oggettivi per essere nominati sindaci:


• Nelle società quotate:
o Almeno 1 sindaco e 1 supplente devono essere iscritti al registro dei revisori contabili
o I restanti membri iscritti negli albi professionali, ovvero professori ordinari di ruolo in materie
economiche o giuridiche. Decreto Ministeriale prevede che avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro possono essere sindaci

• Nelle società non quotate, senza bilancio consolidato:


o Tutti i membri devono essere iscritti al registro dei revisori contabili

Non può essere eletto sindaco per causa di ineleggibilità assoluta, pena la decadenza di ufficio:
a. Chi non sia iscritto al registro dei revisori contabili;
b. L’interdetto, l’inabilitato, il fallito o chi è stato condannato ad una pena che importa l’interdizione, anche
temporanea, dai pubblici uffici o l’incapacità ad esercitare uffici direttivi.
Le cause d’incompatibilità o di ineleggibilità relativa:
c. Il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado degli amministratori della società e delle società da
questa controllate;

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d. Coloro che sono legati alla società o alle società da questa controllate o alle società che la controllano o a
quelle sottoposte a comune controllo da un rapporto di lavoro o da un rapporto continuativo di consulenza
o di prestazione d’opera retribuita, ovvero da altri rapporti di natura patrimoniale che ne compromettano
l’indipendenza.
Al momento della nomina dei sindaci e prima dell’accettazione dell’incarico, devono essere resi noti all’assemblea gli
incarichi di amministrazione e di controllo da essi ricoperti presso altre società.
La nomina dei sindaci deve essere iscritta a cura degli amministratori nel registro delle imprese entro il termine di
30 giorni.
Il compenso annuale dei sindaci se non è stabilita dallo statuto deve essere determinata dall’assemblea.
Durata della carica e cessazione dall’ufficio
I sindaci restano in carica per 3 esercizi, con possibilità di essere rieletti. La decadenza avviene nel momento in cui
avviene la nomina dei nuovi sindaci.
I sindaci possono essere revocati solo per giusta causa dall’assemblea. Inoltre la deliberazione assembleare deve
essere approvate con decreto del tribunale, sentito l’interessato.
Per quanto riguarda la revoca dei sindaci nominati dallo Stato o da enti pubblici, il potere di revoca non compete
all’assemblea, ma agli stessi soggetti che hanno preceduto alla nomina.
Quali sono i casi di cessazione della carica di sindaco:
Morte
Rinuncia: se avviene senza giusta causa la società ha il diritto di ottenere il risarcimento del danno
eventualmente subito. Se il collegio risultasse incompleto, il sindaco dimessosi dovrebbe rimanere in carica
per prorogatio, fino a quando il consiglio non venga ricostituito da parte dell’assemblea.
Decadenza:
o Per cancellazione o sospensione dal registro dei revisori contabili;
o Per comportamenti omissivi: quando il sindaco, senza giustificato motivo, non partecipa a 2 riunioni
consecutive del collegio oppure a 2 riunioni consecutive dell’assemblea e del CDA.
In occasione di una di queste cause di decadenza, al sindaco decaduto subentrano immediatamente i sindaci
supplenti, in ordine di età. I nuovi sindaci restano in carica fino alla prossima assemblea, la quale deve provvedere
alla nomina dei sindaci effettivi e supplenti necessari all’integrazione del collegio. Se con i sindaci supplenti non si
completa il collegio sindacale, deve essere convocata l’assemblea perché provveda all’integrazione del collegio
medesimo.
La struttura del collegio sindacale
Il collegio sindacale deve riunirsi almeno una volta ogni 90 giorni: non sono escluse riunioni più frequenti.
L’obbligo di funzionamento è ritenuto essenziale dal legislatore, tanto che la mancata ingiustificata partecipazione a
due adunanze è ritenuta causa di decadenza.
Il collegio è regolarmente costituito con la presenza della maggioranza dei sindaci e delibera a maggioranza
assoluta dei presenti. Ogni altro aspetto inerente allo svolgimento delle deliberazioni deve essere lasciato
all’autoregolamentazione.
Deve essere redatto il verbale delle riunioni di collegio, ed esso deve essere trascritto nel libro previsto sottoscritto
dagli intervenuti.
I poteri-doveri dei sindaci. Poteri del collegio e poteri individuali
I poteri attribuiti dalla legge ai sindaci corrispondono ai loro doveri. Respondabilità
Il collegio sindacale svolge 3 tipi di funzioni:
1. Funzioni di controllo: sono le più rilevanti. I sindaci sono dotati del potere di:
a. Chiedere agli amministratori notizie sull’andamento delle operazioni sociali o su determinati affari, anche
con riferimento a società controllate.
b. Scambiare informazioni con i corrispondenti organi delle società controllate in merito ai sistemi di
amministrazione e controllo ed all’andamento generale dell’attività sociale.
c. Funzioni di sorveglianza: possono impugnare le deliberazioni assembleari invalide.
2. Funzioni consultive: i sindaci hanno il potere di:
a. Riferire all’assemblea sui risultati dell’esercizio sociale e sull’attività svolta nell’adempimento dei propri
doveri e formulare osservazioni e proposte in ordine di bilancio ed alla sua approvazione.
b. Funzione consultiva generale nei confronti degli amministratori e dei soci.
c. Partecipare alle riunioni del CDA, comitato esecutivo e assemblea.
3. Funzioni di amministrazione attiva:
a. Convocazione dell’assemblea e l’esecuzione delle pubblicazioni prescritte dalla legge in caso di omissione
o di ingiustificato ritardo da parte degli amministratori oppure in caso di fatti censurabili di rilevante
gravità su cui vi è necessità urgente di intervenire.

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b. Compimento insieme con gli amministratori degli adempimenti previsti in caso di sostituzione per
cooptazione di consiglieri di amministrazione. Richiesta di riduzione del capitale per perdite.
c. Supplenza degli amministratori quando essi vengono tutti meno.
Il collegio sindacale ha natura collegiale, ma l’ordinamento riconosce ai sindaci anche funzioni esercitabili
individualmente, senza bisogno di ulteriori deleghe, come ad esempio gli atti di ispezione e di controllo. I sindaci per
effettuare queste operazioni possono anche avvalersi di dipendenti ed ausiliari.
La responsabilità dei sindaci
I sindaci devono adempiere i loro doveri con la professionalità e la diligenza richieste dalla natura dell’incarico. I
poteri dei sindaci derivano direttamente dalla legge, non dal mandato assembleare. Essi non sono responsabili degli
eventuali risultati negativi della società; lo sono invece qualora non svolgano il loro incarico con la diligenza
richiesta, ovvero se non vigilino adeguatamente l’operato degli altri organi sociali, e da questo ne derivi un danno
alla società o ai terzi.
I sindaci sono anche responsabili della verità delle loro attestazioni e devono conservare il segreto sui fatti e sui
documenti di cui hanno conoscenza per ragione del loro ufficio.
Essi sono responsabili solidalmente con gli amministratori per i fatti o le omissioni di questi, quando il danno non
si sarebbe prodotto se essi avessero vigilato in conformità degli obblighi della loro carica. Responsabilità Concorrente
Le azioni di responsabilità nei confronti dei sindaci sono regolate dalle stesse norme previste per gli amministratori:
quando gli amministratori sono civilmente responsabili a seguito di negligenze nella gestione, i soggetti legittimati ad
esercitare l’azione di risarcimento sono: la società, le minoranze azionarie, i creditori sociali, i singoli soci o terzi. La
prescrizione dell’azione di responsabilità è 5 anni.

Il controllo contabile É possibile affidare il controllo al collegio sindacale solo se previsto dallo
statuto e solo se il collegio é interamente composto da revisori contabili.
Per quanto riguarda: Ció é possibile solo per il Modello Tradizionale
Le società quotate: il controllo contabile è affidato ad una società di revisione contabile o da un revisore
contabile iscritti nel registro dei revisori contabili istituito presso il ministero della difesa. La società di
revisione o il revisore è soggetto ai regolamenti e alla vigilanza della CONSOB.
Le società non quotate e non tenute alla redazione del bilancio consolidato: il controllo contabile è tutto
affidato al collegio sindacale. È necessario però che esso sia costituito da revisori contabili iscritti nel registro.
Il revisore e la società di revisione non sono organi della società, ma soggetti esterni professionalmente qualificati.
Non possono essere incaricati del controllo contabile, e se incaricati decadono dall’ufficio, i sindaci della società o
delle società da questa controllate, delle società che la controllano o quelle sottoposte a comune controllo.
I revisori contabili sono responsabili per violazione dei propri doveri nei confronti della società, dei soci e dei terzi:
nel caso di società di revisione rispondono in solido con la società.

La legge prevede una distinzione di competenze fra:


Collegio sindacale: vigilanza sull’adeguatezza del sistema amministrativo-contabile della società. Funzione di alta
vigilanza sull’operato del revisore contabile.
Società di revisione o revisore contabile: funzione primarie del controllo sulla regolare tenuta delle scritture
contabili e sulla corrispondenza ad esse dei bilanci d’esercizio e consolidato. Esecuzione in dettaglio del controllo
contabile. Esprime giudizio positivo o negativo, richiedere dei rilievi o dichiarare di non poter esprimersi
__________________________________________________________________________________________
DL 39-2010. Non é ammesso il collegio
sindacale per il controllo contabile per quelle
SPA anche non quotate come banche,
assicurazioni, mercati finanziari e gli altri
soggetti di interesse pubblico

Sebbene l’assemblea possa deliberare l’approvazione del bilancio comunque, poi potrà essere impugnata la nullità.
La norma 2434bis in materia di approvazione del bilancio dichiara che la deliberazione non é più dichiarabile nulla qualora il successivo
bilancio sia approvato, in quanto ogni bilancio viene redatto a partire da quello precedente.

Se la società di revisioni si esprime positivamente senza rilievi, possono chiedere la nullità solo determinati azionisti che superano una certa
soglia partecipativa.

Art 2408-1 sostiene che qualunque socio può denunciare le irregolarità al collegio sindacale, tuttavia, a seconda che si tratti di società quotate
o meno, esistono percentuali minime diverse affinché il collegio sindacale debba prendere atto della denuncia immediatamente (1/20 e 1/50 o
soglie minori espresse nello statuto- non maggiori per tutela delle minoranze), altrimenti potrebbe incorrere in responsabilità.Potrebbe essere
necessaria la convocazione dell’assemblea o denunciare al tribunale

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2. Modello dualistico o tedesco
Questo modello prevede 2 organi fondamentali: il consiglio di gestione e il consiglio di sorveglianza.
La nomina dei membri del consiglio di gestione spetta al consiglio di sorveglianza, i cui membri, a loro volta, sono
nominati dall’assemblea dei soci. Il numero dei membri per ciascun organo è fissato dallo statuto. I primi
componenti sono comunque nominati dallo statuto.
Nel sistema dualistico non esiste un istituto corrispondente all’amministratore unico. Il consiglio di gestione ha
sempre natura collegiale e deve essere costituito da un numero di componenti non inferiore a 2.

La gestione dell’impresa spetta esclusivamente al consiglio di gestione, il quale compie le operazioni necessarie
per l’attuazione dell’oggetto sociale.
Il consiglio di gestione può anche delegare proprie attribuzioni ad uno o più dei suoi componenti: si vengono così a
costituire degli organi delegati, che rispettano le norme previste dagli organi delegati (vedi pag.17).
I componenti del consiglio di gestione non possono essere nominati anche consiglieri di sorveglianza: essi restano in
carica per un periodo massimo di 3 esercizi, con possibilità di rielezione e revoca dal consiglio di sorveglianza in
qualsiasi momento, salvo il diritto al risarcimento del danno se la revoca avviene senza giusta causa.
Se nel corso dell’esercizio vengono a mancare uno o più componenti del consiglio di gestione non avviene la
cooptazione ma è il consiglio di sorveglianza che deve provvedere subito alla nomina. Al consiglio di gestione si
applicano le norme previste per gli amministratori nel modello tradizionale per quanto riguarda:
• Nomina del presidente: compito del consiglio di sorveglianza;
• Dovere gli amministratori di agire in modo informato (pag.19);
• Cause di ineleggibilità e di decadenza (pag.15-16);
• Pubblicità e nomina della revoca (pag.16-17): iscrizione nel registro delle imprese;
• Rappresentanza (pag. 18): interna ed esterna;
• Cessazione della carica: per morte, revoca, rinuncia, decadenza (pag.16); CDA
• Requisiti di onorabilità, professionalità e indipendenza;
• Divieto di concorrenza
• Doveri e responsabilità
• Azioni di responsabilità: può essere proposta anche a seguito di deliberazione a maggioranza dei 2/3 del
consiglio di sorveglianza;
• Invalidità delle deliberazioni
• Compenso
• Interessi degli amministrazioni
Imposto il revisore legale o la società di revisione

Per quanto riguarda il consiglio di sorveglianza, esso è composto da un numero di membri non inferiore a 3, soci o
non soci. Numerose sono le analogie con il collegio sindacale.
• La nomina e la revoca dei componenti dell’organo spetta all’assemblea, secondo i limiti stabiliti dallo
statuto. I primi componenti sono nominati nell’atto costitutivo. I componenti eletti rimangono in carica per 3
esercizi, con possibilità di rielezione e revoca da parte dell’assemblea in qualunque momento (con voto
favorevole del 1/5 del capitale sociale, eventuale risarcimento danni). Almeno uno dei membri del consiglio
di sorveglianza deve essere scelto fra gli iscritti nel registro dei revisori contabili.
• Lo statuto può subordinare l’assunzione della carica al possesso di particolari requisiti di professionalità,
onorabilità e indipendenza. Diligenza.
• In caso venisse a mancare un membro, questo viene immediatamente sostituito dall’assemblea. Il
presidente del consiglio di sorveglianza è eletto dall’assemblea.
• Non possono essere eletti alla carica di consigliere di sorveglianza coloro che si trovino nelle condizioni di
ineleggibilità previste per gli amministratori e i sindaci del modello tradizionale (pag. 15-16).
• Competenze sono le principali funzioni dell’assemblea ordinaria e del collegio sindacale:
o Nomina e revoca dei componenti consiglio di gestione e determinazione compenso; Assemblea
o Approvazione del bilancio d’esercizio, non sulla distribuzione degli utili; Collegio sindacale
o Azione di responsabilità verso i consiglieri di gestione.
o Funzioni di vigilanza tipici del collegio sindacale: osservanza della legge e dello statuto, rispetto
principi corretta amministrazione, adeguatezza assetto organizzativo, amministrativo e contabile.

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3. Modello monistico o britannico
Questo modello prevede che all’interno del consiglio di amministrazione vi sia un comitato per il controllo della
gestione, ovvero un organo di controllo in seno all’organo di amministrazione.
In questo modello non può esistere la figura dell’amministratore unico.

Il CDA si occupa della gestione dell’impresa sociale. Almeno 1/3 dei suoi componenti deve essere in possesso dei
requisiti di indipendenza stabiliti per i sindaci o amministratori del modello tradizionale, ovvero:
- Mancanza di legami di parentela entro il quarto grado con amministratori o sindaci della società o di quelle
da essa controllate.
- Mancanza di legami di lavoro o rapporto continuativo di consulenza o prestazione d’opera retribuita con la
società o le società da essa controllata.
Nonché dei requisiti previsti da codici di comportamento redatti da associazioni di categoria o da società di gestione
di mercati regolamentati. Al momento della nomina dei componenti del CDA e prima dell’accettazione dell’incarico,
sono resi noti all’assemblea gli incarichi di amministrazione e di controllo da essi ricoperti presso altre società. In
generale si applicano le norme previste per il CDA del modello tradizionale.

Il comitato per il controllo della gestione si occupa di sorvegliare l’operato del CDA.
La determinazione del numero e la nomina dei suoi componenti spetta al CDA. Nelle società che fanno ricorso al
capitale di rischio il numero dei componenti non può essere inferiore a 3.
Il comitato è composto da amministratori in possesso dei requisiti di onorabilità e professionalità stabiliti dallo
statuto e dei requisiti di indipendenza previsti per i consiglieri di amministrazione del modello monistico: ovvero vi
deve essere:
- Mancanza di legami di parentela entro il quarto grado con amministratori o sindaci della società o di quelle
da essa controllate.
- Mancanza di legami di lavoro o rapporto continuativo di consulenza o prestazione d’opera retribuita con la
società o le società da essa controllata.
Ai membri del comitato non debbono essere attribuite deleghe gestorie o svolgere operazioni attinenti alla gestione
dell’impresa.
Almeno uno dei componenti del comitato deve essere scelto fra gli iscritti nel registro dei revisori contabili.
In caso di morte, rinuncia, revoca o decadenza, di un componente del comitato, il CDA deve provvedere a sostituirlo
con altro membro del consiglio che possieda i requisiti richiesti dalla legge.
In analogia con il collegio sindacale, il comitato per il controllo sulla gestione:
- Elegge al proprio interno, a maggioranza assoluta, il presidente.
- Vigila sull’adeguatezza della struttura organizzativa della società, del sistema amministrativo e contabile;
- Svolge ulteriori compiti affidati dal CDA con i soggetti incaricati al controllo contabile.
Il controllo contabile è disciplinato dalle stesse norme del modello tradizionale (società quotate società di revisione
contabile; società non quotate comitato per il controllo della gestione).
______________________________________________________________________________________

Società quotate in mercati regolamentati


Per quanto riguarda il collegio sindacale delle società con azioni quotate in mercati regolamentati era stata
introdotta una disciplina speciale, contemplata nel testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione
finanziaria (t.u.fin), ora ampliata e generalizzata a tutte le società quotate. La disciplina delle società quotate
coinvolge l’organo amministrativo e l’organo di controllo.
Organo amministrativo
Il t.u.fin stabilisce le modalità di elezione alle cariche sociali e impone la regola della rappresentanza obbligatoria
delle minoranze nell’organo amministrativo, già in precedenza disposta ma per il solo organo di controllo.
• Modalità di elezione: Lo statuto prevede che i componenti del consiglio di amministrazione siano eletti sulla
base di liste di candidati e determina la quota minima di partecipazione richiesta per la presentazione di esse, in
misura non superiore a 1/40, ovvero il 2,5% del capitale con diritto di voto o alla diversa misura stabilita dalla
Consob. Il numero di amministratori è stabilito dallo statuto.
• Diritto di accesso della minoranza nel CDA: viene nominato dalla minoranza degli azionisti almeno un
amministratore indipendente: nel sistema tradizionale l’amministratore di minoranza andrà ad aggiungersi agli
amministratori del CDA; nel modello monistico il rappresentante della minoranza è eletto nel CDA ed entra a far
parte del comitato per il controllo della gestione; nel modello dualistico viene nominato all’interno del consiglio
di sorveglianza;

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• Requisiti soggettivi:
o Modello tradizionale: almeno uno dei componenti del CDA (2 se i membri sono più di 7) deve possedere i
requisiti di indipendenza previsti per i sindaci (pag.21) e gli amministratori più ulteriori requisiti previsti da
codici di comportamento o associazioni di categoria;
o Modello monistico: almeno 1/3 dei componenti del CDA deve avere i requisiti di indipendenza, onorabilità
e professionalità.
o Modello dualistico: se il consiglio di gestione è composto da più di 4 membri, almeno uno deve possedere i
requisiti di indipendenza.
Requisiti di onorabilità
Il codice di autodisciplina della borsa italiana del 2006 individua i principi di una sana e corretta gestione da parte
degli amministratori. Inoltre individua i requisiti degli amministratori indipendenti, i quali non devono intrattenere o
di recente non hanno intrattenuto, relazioni con l’emittente o soggetti legati all’emittente, tali da condizionare
l’autonomia di giudizio.

Organo di controllo
• Composizione: L'atto costitutivo della società stabilisce per il collegio sindacale e per il consiglio di sorveglianza:
a) il numero, non inferiore a tre, dei membri effettivi;
b) il numero, non inferiore a due, dei membri supplenti;
La Consob stabilisce con regolamento modalità per l'elezione, con voto di lista, di un membro effettivo del collegio
sindacale/consiglio di sorveglianza da parte dei soci di minoranza che non siano collegati, neppure indirettamente,
con i soci che hanno presentato o votato la lista risultata prima per numero di voti. Il presidente del collegio
sindacale è nominato dall'assemblea tra i sindaci eletti dalla minoranza.
Nel sistema monistico il CDA comprende anche il rappresentante della minoranza.
• Requisiti di eleggibilità:
Non possono essere eletti sindaci/consiglieri di sorveglianza/membri del comitato e, se eletti, decadono dall'ufficio:
a) coloro che si trovano nelle condizioni previste dall'articolo 2382 del codice civile: ovvero l’interdetto,
l’inabilitato, il fallito;
b) il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado degli amministratori della società, gli amministratori, il
coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado degli amministratori delle società da questa controllate,
delle società che la controllano e di quelle sottoposte a comune controllo;
c) coloro che sono legati alla società od alle società da questa controllate od alle società che la controllano
od a quelle sottoposte a comune controllo ovvero agli amministratori della società e ai soggetti di cui alla
lettera b) da rapporti di lavoro autonomo o subordinato ovvero da altri rapporti di natura patrimoniale o
professionale che ne compromettano l'indipendenza.
• Doveri e poteri dei membri degli organi di controllo:
Comune a tradizionale e dualistico: Il collegio sindacale vigila:
a. sull'osservanza della legge e dell'atto costitutivo;
b. sul rispetto dei principi di corretta amministrazione;
c. sull'adeguatezza della struttura organizzativa della società per gli aspetti di competenza, del
d. sistema di controllo interno e del sistema amministrativo-contabile nonché sull'affidabilità di quest'ultimo nel
rappresentare correttamente i fatti di gestione;*monistico ok
e. sulle modalità di concreta attuazione delle regole di governo societario previste da codici di comportamento
redatti da società di gestione di mercati regolamentati o da associazioni di categoria, cui la società, mediante
informativa al pubblico, dichiara di attenersi;*monistico ok
Modello tradizionale:
I membri del collegio sindacale assistono alle assemblee ed alle riunioni del consiglio di amministrazione e del
comitato esecutivo. I sindaci, che non assistono senza giustificato motivo alle assemblee o, durante un esercizio
sociale, a due adunanze del consiglio d'amministrazione o del comitato esecutivo, decadono dall'ufficio. Nel consiglio
di sorveglianza almeno un membro partecipa alle riunioni del consiglio di gestione.
Comune a tutti:
Il collegio sindacale comunica senza indugio alla Consob le irregolarità riscontrate nell'attività di vigilanza e trasmette
i relativi verbali delle riunioni e degli accertamenti svolti e ogni altra utile documentazione. Ciò non si applica alle
società con azioni quotate solo in mercati regolamentati di altri paesi dell'Unione Europea.

Gli amministratori riferiscono tempestivamente, secondo le modalità stabilite dallo statuto e con periodicità
almeno trimestrale, al collegio sindacale sull'attività svolta e sulle operazioni di maggior rilievo economico,
finanziario e patrimoniale, effettuate dalla società o dalle società controllate; in particolare, riferiscono sulle

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operazioni nelle quali essi abbiano un interesse, per conto proprio o di terzi, o che siano influenzate dal soggetto che
esercita l'attività di direzione e coordinamento. L’obbligo di informazione nel sistema dualistico è svolto dal consiglio
di gestione nei confronti del consiglio di sorveglianza e, in quello monistico, dagli organi delegati nei confronti del
comitato per il controllo sulla gestione.
Poteri collegio sindacale
1. I sindaci possono, anche individualmente, procedere in qualsiasi momento ad atti di ispezione e di controllo,
nonché chiedere agli amministratori notizie, anche con riferimento a società controllate, sull'andamento delle
operazioni sociali o su determinati affari, ovvero rivolgere le medesime richieste di informazione direttamente agli
organi di amministrazione e di controllo delle società controllate.
2. Il collegio sindacale può scambiare informazioni con i corrispondenti organi delle società controllate in merito ai
sistemi di amministrazione e controllo ed all'andamento generale dell'attività sociale. Può altresì, previa
comunicazione al presidente del consiglio di amministrazione, convocare l'assemblea dei soci, il consiglio di
amministrazione od il comitato esecutivo ed avvalersi di dipendenti della società per l'espletamento delle proprie
funzioni. I poteri di convocazione e di richiesta di collaborazione possono essere esercitati anche individualmente da
ciascun membro del collegio, ad eccezione del potere di convocare l'assemblea dei soci, che può essere esercitato da
almeno due membri.
3. Al fine di valutare l'adeguatezza e l'affidabilità del sistema amministrativo-contabile, i sindaci, sotto la propria
responsabilità e a proprie spese, possono avvalersi, anche individualmente, di propri dipendenti e ausiliari che non
si trovino in una delle condizioni previste dall'articolo 148, comma 3. La società può rifiutare agli ausiliari l'accesso a
informazioni riservate.
4. Gli accertamenti eseguiti devono risultare dal libro delle adunanze e delle deliberazioni del collegio sindacale da
tenersi, a cura del collegio, nella sede della società. Si applicano le disposizioni dell'articolo 2421, ultimo comma, del
codice civile.
Poteri del consiglio di sorveglianza
1.I componenti del consiglio di sorveglianza possono, anche individualmente, chiedere notizie ai consiglieri di
gestione, anche con riferimento a società controllate, sull'andamento delle operazioni sociali o su determinati affari,
ovvero rivolgere le medesime richieste di informazione direttamente agli organi di amministrazione e di controllo
delle società controllate. Le notizie sono fornite a tutti i componenti del consiglio di sorveglianza.
2. I componenti del consiglio di sorveglianza possono, anche individualmente, chiedere al presidente la
convocazione dell'organo, indicando gli argomenti da trattare. La riunione deve essere convocata senza ritardo,
salvo che vi ostino ragioni tempestivamente comunicate al richiedente ed illustrate al consiglio alla prima riunione
successiva.
3. Il consiglio di sorveglianza può, previa comunicazione al presidente del consiglio di gestione, convocare
l'assemblea dei soci, il consiglio di gestione ed avvalersi di dipendenti della società per l'espletamento delle proprie
funzioni. I poteri di convocazione e di richiesta di collaborazione possono essere esercitati anche individualmente da
ciascun membro del consiglio, ad eccezione del potere di convocare l'assemblea dei soci, che può essere esercitato
da almeno due membri.
4. Il consiglio di sorveglianza, od un componente dello stesso appositamente delegato, può procedere in qualsiasi
momento ad atti d'ispezione e di controllo nonché scambiare informazioni con i corrispondenti organi delle società
controllate in merito ai sistemi di amministrazione e controllo ed all'andamento generale dell'attività sociale.
Poteri del comitato per il controllo sulla gestione
1. I componenti del comitato per il controllo sulla gestione possono, anche individualmente, chiedere agli altri
amministratori notizie, anche con riferimento a società controllate, sull'andamento delle operazioni sociali o su
determinati affari, ovvero rivolgere le medesime richieste di informazione direttamente agli organi di
amministrazione e di controllo delle società controllate. Le notizie sono fornite a tutti i componenti del comitato per
il controllo sulla gestione.
2. I componenti del comitato per il controllo sulla gestione possono, anche individualmente, chiedere al presidente
la convocazione del comitato, indicando gli argomenti da trattare. La riunione deve essere convocata senza ritardo,
salvo che vi ostino ragioni tempestivamente comunicate al richiedente ed illustrate al comitato alla prima riunione
successiva.
3. Il comitato per il controllo sulla gestione può, previa comunicazione al presidente del consiglio di amministrazione,
convocare il consiglio di amministrazione od il comitato esecutivo ed avvalersi di dipendenti della società per
l'espletamento delle proprie funzioni. I poteri di convocazione e di richiesta di collaborazione possono essere
esercitati anche individualmente da ciascun membro del comitato.
4. Il comitato per il controllo sulla gestione, od un componente dello stesso appositamente delegato, può procedere
in qualsiasi momento ad atti d'ispezione e di controllo nonché scambiare informazioni con i corrispondenti organi
delle società controllate in merito ai sistemi di amministrazione e controllo ed all'andamento generale dell'attività
sociale.

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Il controllo contabile
Viene incaricato un dirigente contabile, con requisiti di professionalità, alla redazione dei documenti contabili
societari. Le modalità della nomina devono essere previste dallo statuto. La nomina spetta al collegio sindacale, al
consiglio di sorveglianza e al comitato per il controllo sulla gestione.
Il dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari predispone adeguate procedure
amministrative e contabili per la formazione del bilancio di esercizio e, ove previsto, del bilancio consolidato
nonché di ogni altra comunicazione di carattere finanziario. Il consiglio di amministrazione vigila affinché il dirigente
preposto alla redazione dei documenti contabili societari disponga di adeguati poteri e mezzi per l'esercizio dei
compiti a lui attribuiti ai sensi del presente articolo, nonché sul rispetto effettivo delle procedure amministrative e
contabili.
Il dirigente contabile è responsabile del suo operato ed è tenuto al risarcimento dei danni causati alla società da una
sua condotta illecita. Può essere esercitata nei suoi confronti l’azione di responsabilità dai creditori sociali, dai soci.
In alcuni casi può essere responsabile penalmente in caso di reato di false comunicazioni sociali, ostacolo alle
autorità pubbliche di vigilanza, rivelazione di segreto professionale.

Gli organi amministrativi delegati e il dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari attestano
con apposita relazione sul bilancio di esercizio, sul bilancio semestrale abbreviato e, ove redatto, sul bilancio
consolidato:
a) l'adeguatezza e l'effettiva applicazione delle procedure per la formazione del bilancio di esercizio e se previsto
consolidato;
b) che i documenti sono redatti in conformità ai principi contabili internazionali applicabili riconosciuti nella
Comunità europea ai sensi del regolamento (CE) n. 1606/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 luglio
2002;
c) la corrispondenza dei documenti alle risultanze dei libri e delle scritture contabili;
d) l'idoneità dei documenti a fornire una rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale,
economica e finanziaria dell'emittente e dell'insieme delle imprese incluse nel consolidamento;
e) per il bilancio d'esercizio e per quello consolidato, che la relazione sulla gestione comprende un'analisi attendibile
dell'andamento e del risultato della gestione, nonché della situazione dell'emittente e dell'insieme delle imprese
incluse nel consolidamento, unitamente alla descrizione dei principali rischi e incertezze cui sono esposti;
f) per il bilancio semestrale abbreviato, che la relazione intermedia sulla gestione contiene un'analisi attendibile
delle informazioni.
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Modificazioni dell’atto costitutivo
Qualsiasi modificazione dell’atto costitutivo e dello statuto, che comprende modificazioni, soppressione ed
inclusione di nuove clausole, deve essere deliberata dall’assemblea straordinaria della società, con il rispetto delle
maggioranze previste dalla legge:
Società che fanno ricorso al capitale di rischio: in prima convocazione:
o 50%+1 dei voti favorevoli
o Più del 50% del capitale rappresentato
In seconda convocazione:
o 2/3 dei voti favorevoli (maggioranza qualificata)
o 1/3 del capitale sociale rappresentato
Società che non fanno ricorso al capitale di rischio: prima convocazione:
o 2/3 dei voti favorevoli
o Più del 50% del capitale rappresentato
In seconda convocazione:
o 2/3 dei voti favorevoli
o 1/3 del capitale sociale rappresentato
La competenza dell’assemblea in tema di variazioni statutarie è generalmente inderogabile. Ci sono dei casi in cui la
modifica dell’atto costitutivo è permessa ad altri soggetti al di fuori dell’assemblea straordinaria:
• Nel caso di aumento di capitale delegato agli amministratori: il CDA su espressa delega dello statuto, può
deliberare l’aumento del capitale. In questo modo, la deliberazione può avvenire con maggiore rapidità e in
maniera più opportuna relativamente alla collocazione nel mercato di nuove azioni. La delega deve
necessariamente specificare:
o L’ammontare dell’aumento del capitale sociale;
o La durata della delega che non può eccedere i 5 anni dalla data di iscrizione della società nel registro
delle imprese o dalla modifica dell’atto costitutivo;
o Il tipo di azioni da emettere: di norma azioni ordinarie.
Il verbale della riunione del CDA relativo a questo aumento di capitale dovrà essere redatto da un notaio e la
deliberazione consiliare dovrà essere depositata ed iscritta presso il registro delle imprese. La competenza
dell’aumento di capitale non può essere ulteriormente delegabile.

28
• Nel caso di riduzione del capitale disposta per decreto dal tribunale: in seguito ad una perdita di oltre 1/3,
quando il capitale sociale si riduce al di sotto del valore minimo consentito dalla legge (120.000), in mancanza
degli amministratori e dei sindaci, il tribunale ordina la riduzione del capitale in relazione alle perdite.

Come si articola il processo che porta alla modificazione dell’atto costitutivo? 2437
a. Il notaio verbalizzante la deliberazione di modifica, entro 30 giorni, verificato l’adempimento delle condizioni
stabilite dalla legge, ne richiede l’iscrizione nel registro delle imprese; pubblicità costitutiva
b. L’ufficio del registro delle imprese verifica la regolarità formale della documentazione ed iscrive la delibera nel
registro;
c. Se il notaio ritiene non adempite le condizioni stabilite dalla legge, lo comunica tempestivamente agli
amministratori;
d. Gli amministratori hanno 30 giorni di tempo per rimediare, possono convocare l’assemblea per gli opportuni
provvedimenti oppure ricorrere al tribunale;
e. Il tribunale verificato l’adempimento da parte degli amministratori ordina l’iscrizione nel registro delle imprese;
f. La deliberazione produce effetti solamente dopo l’iscrizione.
g. Dopo ogni modifica dello statuto deve essere depositata nel registro delle imprese.
Se il tribunale si esprime negativamente la deliberazione assembleare di modifica dell’atto costitutivo é nullo
Tra le più significative modificazioni dell’atto costitutivo si collocano quelle riferibili alle variazioni del capitale
sociale positiva o negativa. Quindi la modifica dell’atto costitutivo avviene in occasione di aumento o riduzione del
capitale.
L’intervento dell’autorità giudiziaria avviene solo in presenza di modifica dell’atto costitutivo
Aumenti di capitale sociale
Aumento di capitale gratuito: consiste in una mera operazione contabile. L’assemblea può aumentare il capitale,
imputando a capitale le riserve e gli altri fondi iscritti in bilancio in quanto disponibili. Quindi l’aumento deriva
dalla riclassificazione di porzioni di patrimonio netto. Infatti il patrimonio netto non subisce alcun incremento
effettivo, ma viene solo modificata l’entità del capitale sociale. Al fine di aumentare il capitale sociale possono
essere impiegate: riserve statutarie e facoltative, saldi attivi di rivalutazione monetaria, fondo sovrapprezzo
azioni, versamenti a fondo perduto … tutte quelle riserve disponibili (escluse quindi le riserve legali).
Sul piano operativo l’aumento gratuito del capitale sociale può avvenire in 2 forme diverse:
a. Emissione nuove azioni con le stesse caratteristiche di quelle già in circolazione;
b. Aumento del valore nominale delle azioni esistenti;
Aumento di capitale a pagamento: si realizza mediante l’esecuzione di nuovi conferimenti da parte di soci o di
terzi. All’incremento del capitale corrisponde un effettivo accrescimento del patrimonio sociale, nel quale
confluiscono le nuove entità apportate.
La legge stabilisce che l’aumento di capitale non può essere eseguito fino a che le azioni precedentemente
emesse non siano interamente liberate: la massimo potrà avvenire la sottoscrizione.
La disciplina dei conferimenti è quella applicabile in sede di costituzione della società, con la differenza che
- Il 25% del valore nominale delle azioni può essere direttamente versato nelle casse sociali.
- Se viene meno la pluralità dei soci i versamenti ancora dovuti devono essere effettuati entro 90 giorni.
- Il pagamento del sovrapprezzo deve essere interamente versato all’atto della sottoscrizione.
Qualora l’aumento di capitale non venisse integralmente sottoscritto entro il termine risultati della deliberazione
il capitale potrà essere aumentato di un importo pari alle sottoscrizioni raccolte. Presso il registro delle imprese
deve essere depositata un’attestazione dell’avvenuta sottoscrizione del capitale.
Il diritto di opzione
In caso di aumento di capitale a pagamento, è attribuito ai vecchi azionisti il diritto di opzione, ovvero il diritto di
sottoscrivere con preferenza rispetto ai terzi le azioni di nuova emissione.
L’attribuzione di tale diritto è finalizzata a garantire ai vecchi azionisti la possibilità di mantenere la rispettiva
partecipazione proporzionale al capitale sociale. Il diritto di opzione viene riconosciuto anche ai possesso di
obbligazioni convertibili. Il diritto di opzione sussiste indipendentemente dalla menzione di aumento del capitale.
Per esercitare il diritto di opzione è necessario che l’offerta di opzione sia depositata presso l’ufficio del registro delle
imprese e deve essere concesso un termine non inferiore a 30 giorni dalla pubblicazione dell’offerta.
Coloro che esercitano il diritto di opzione hanno diritto di prelazione nell’acquisto delle azioni e delle obbligazioni
convertibili in azioni che siano rimaste inoptate (cioè non sottoscritte).
- Nelle società quotate i diritti di opzione non esercitati devono essere offerti in borsa dagli amministratori nel
mese successivo alla scadenza del termine stabilito.
- Nelle società non quotate i soci e i possessori di obbligazioni convertibili possono fare la prenotazione,
chiedere di poter sottoscrivere le azioni che siano eventualmente rimaste inoptate. Il ricorso al mercato
avviene qualora le azioni rimangano ulteriormente inoptate.

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Il diritto di opzione è un diritto insopprimibile del socio, in quanto non potrebbe esserne spogliato in via
permanente. Tuttavia in alcuni casi può essere limitato o escluso:
1. Quando le azioni di nuova emissione sono liberate mediante conferimenti in natura il diritto di opzione è
escluso;
2. Quando l’interesse della società lo esige: esclusione o limitazione per motivi attinenti alla politica di
gestione della società;
3. Quando azioni di nuova emissione vengono offerte in sottoscrizione ai dipendenti;
4. Nelle società con azioni quotate sui mercati regolamentati lo statuto può altresì escludere il diritto di
opzione nei limiti del 10% del capitale sociale preesistente.;
Non vi è esclusione ne limitazione del diritto di opzione quando le azioni vengono sottoscritte da banche, enti o
società finanziarie sottoposte al controllo della CONSOB.
In caso di limitazione od esclusione del diritto di opzione, gli amministratori devono predisporre una relazione con le
motivazioni della compressione del diritto e i criteri per la determinazione del prezzo di emissione. La relazione deve
essere comunicata al collegio sindacale, il quale deve esprimere un parere sulla congruità del prezzo di emissione
(determinato in base al valore del patrimonio netto). Ai nuovi sottoscrittori si impone di versare anche un
sovrapprezzo da accantonare in riserve.

Riduzione del capitale sociale


Vi sono 3 casi di riduzione del capitale sociale:
1. La generale e facoltativa riduzione del capitale sociale: può avvenire mediante liberazione dei soci dall’obbligo
dei versamenti ancora dovuti, oppure mediante rimborso del capitale ai soci, nei limiti stabili dalla legge (valore
minimo 120.000€, obbligazioni emesse non superiori al valore del doppio del capitale sociale + riserve legali e
disponibili). L’operazione è soggetta a vincoli e condizioni:
o L’assemblea deve motivare la riduzione del capitale ed esprimere la modalità della riduzione;
o Le azioni proprie dopo la riduzione non devono superare 1/5 del capitale sociale;
o La deliberazione di riduzione può essere eseguita solamente dopo 3 mesi dal giorno dell’iscrizione
nel registro delle imprese.
2. Riduzione del capitale per perdite: la perdita consiste in una variazione negativa del rapporto patrimonio-
capitale sociale. Per affrontare queste variazioni negative, che consistono in una perdita di ricchezza, i soci
fanno ricorso a versamenti in conto capitale.
Quando una società subisce perdite superiori all’1/3 del capitale sociale, gli amministratori devono senza
indugio convocare l’assemblea per gli opportuni provvedimenti:
o Riduzione volontaria del capitale sociale: gli utili non sono più distribuibili fino a quando non viene
recuperata la perdita. In caso di omissione dell’assemblea, amministratori e sindaci devono chiedere
al tribunale che venga disposta la riduzione del capitale in ragione delle perdite risultanti dal
bilancio. La riduzione del capitale può causare o una diminuzione del valore nominale delle azioni,
oppure diminuzione del numero di azioni.
o Reintegrazione del capitale sociale perduto: l’assemblea straordinaria delibera la riduzione del
capitale e il contemporaneo aumento del medesimo attraverso il conferimento dei soci.
L’organo amministrativo è tenuto a redigere una relazione sulla situazione patrimoniale, che dev’essere
sottoposta all’assemblea con le osservazioni del collegio sindacale.
3. Riduzione del capitale al di sotto del limite legale: nel caso in cui per effetto di una perdita di oltre 1/3 del
capitale sociale, esso sia al di sotto del limite legale fissato a 120.000€, gli amministratori devono senza indugio
convocare l’assemblea straordinaria per:
a. Sciogliere la società.
b. Deliberare la riduzione del capitale e il contemporaneo aumento ad una cifra non inferiore del detto
minimo (versamenti a fondo perduto). Ripianamento della società.
c. Trasformare la società.
Gli amministratori devono altresì sottoporre all’assemblea la relazione sulla situazione patrimoniale.
___________________________________________________________________________________________

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Recesso, esclusione e morte dei soci sono cause di scioglimento del rapporto sociale nelle società di persone. Nelle
Il diritto di recesso società di capitali la morte del socio non é discipliata per il carattere a-personale delle azioni, che sono trasferibili
Il diritto di recesso è posto a tutela delle minoranze. I soci che non condividono le decisioni della maggioranza
Assente, dissenziente, astenuto
possono:
- Criticarle in sede assembleare
- Possono votare contro o astenersi la loro approvazione
- Impugnare le delibere qualora appaiano affette da vizi che ne comportino l’invalidità (se non hanno
concorso alla deliberazione).
Le delibere assunte in conformità della legge e dell’atto costitutivo sono vincolanti per la società.
A tutela delle minoranze la legge prevede il diritto di exit, ovvero di uscire dalla società venendo rimborsati del
valore delle azioni o quote versate (recesso).

Le cause di recesso
Nella spa e nella sapa sono previste dalla legge delle cause legali di recesso inderogabili e derobabili.
Le cause di recesso inderogabili previste dall’art.2434 sono:
a. Modificazione dell’oggetto sociale;
b. Trasformazione della società; Eg: dello scopo
c. Trasferimento della sede sociale all’estero; Assoggettamento a diverse leggi
d. La revoca della liquidazione;
e. L’eliminazione di una o più cause di recesso previste dallo statuto;
f. La modificazione dei criteri di determinazione del valore dell’azione in caso di recesso;
g. Modificazioni dello statuto che riguardano diritti di voto o di partecipazione;
h. Proroga del termine di durata della società;
i. Introduzione o della rimozione di vincoli alla circolazione delle azioni;
È nullo ogni patto volto ad escludere o a rendere più gravoso l’esercizio del diritto di recesso. Anche per le clausole statutaria
con lo stesso scopo sono nulle
Le cause di recesso derogabili sono:
a. Proroga del termine di durata della società;
b. Introduzione o rimozione vincoli alla circolazione delle azioni.
Nelle spa che non fanno ricorso al capitale di rischio, ulteriori cause di recesso possono essere stabilite dallo statuto.
Nelle spa quotate costituiscono cause legali di recesso le deliberazioni comportanti l’esclusione della quotazione.
Nelle srl le cause di recesso sono indicate nell’atto costitutivo. In mancanza di un espressa previsione statutaria, il
recesso è legittimano in caso di cambiamento dell’oggetto sociale o del tipo della società, la fusione o la scissione
della stessa, la revoca della liquidazione, il trasferimento della sede all’estero, l’eliminazione di uno o più cause di
recesso previste dall’atto costitutivo.
In tutte le società di capitali, ad eccezione di quelle quotate, è ammesso il recesso del socio se la società è stata
contratta a tempo indeterminato.

Altre cause di recesso sono contemplate nell’ambito della disciplina dei gruppi. Il socio di una società controllata
può recedere:
- Se la società controllante deliberi una trasformazione dell’oggetto sociale tale da causare alla società controllata
anche una lieve alterazione delle condizioni economiche e patrimoniali.
- Se la controllante in passato è stata condannata con sentenza a risarcire il danno arrecato al socio della
controllata per atti o comportamenti compiuti in violazione dei principi di corretta gestione societaria.
- Se dalla revisione della stima dei conferimenti in natura o di crediti nelle spa compiuta dagli amministratori
risulti un valore degli stessi inferiore di oltre 1/5 e il conferente non accetti di versare la differenza in denaro.
- Se in socio di srl non acconsente all’aumento di capitale a pagamento con esclusione o limitazione del diritto di
opzione.
- Se vengono inserire negli atti costitutivi o statuti clausole che limitino o impediscano il trasferimento delle quote
per atto tra vivi o per causa di morte.

La dichiarazione di recesso
Hanno diritto di recedere i soci che non abbiano approvato la deliberazione che costituisce causa di recesso, cioè i
soci assenti, dissenzienti e astenuti. Il diritto di recesso è esercitato mediante raccomandata inviata alla società.
La dichiarazione di recesso è un atto unilaterale recettizio. Ogni qualvolta venga convocata un assemblea recante
all’ordine del giorno una proposta di delibera suscettibile di legittimare il diritto di recesso dei soci, gli amministratori
devono predisporre e depositare presso la sede sociale nei 15 giorni precedenti la data fissata per l’assemblea la
valutazione delle azioni sulla cui base queste dovranno venire liquidate nell’ipotesi in cui uno o più soci esercitino
tale diritto. Il tempestivo deposito degli amministratori è condizione di validità delle delibere.

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Alla società è consentito lo ius poenitendi, un diritto esercitabile quando avviene un gran numero di dichiarazioni di
recesso in seguito ad una delibera, che comporterebbe un gravoso esborso pecuniario per liquidare le azioni o le
quote dei soci recedenti. In questo caso la società entro 90 giorni revoca la delibera che legittima il socio al recesso
e in seguito viene dichiarato lo scioglimento della società. Nelle srl il termine dei 90 giorni non viene indicato
(spetta al giudice stabilire il tempo).
Se il recesso non dipende da una delibera, il termine per la dichiarazione del ius poenitendi è fissato a 30 giorni dal
giorno in cui il socio viene a conoscenza del fatto che lo legittima al recesso.

Nelle spa il socio può esercitare il diritto di recesso per tutte o parte delle proprie azioni. Il diritto di recesso può
essere sospeso per non oltre 1 anno. Le azioni per le quali è esercitato il recesso sono incedibili e devono restare
depositate presso la sede sociale.
Nelle srl il diritto di recesso vale per l’intera quota versata. Il diritto di recesso può essere sospeso se l’atto
costitutivo prevede l’intrasferibilità delle quote.

La liquidazione delle azioni o delle quote


Il socio recedente ha il diritto alla liquidazione delle azioni o della quota per le quali esercita il recesso.
Spa non quotate: il valore della liquidazione viene determinato dagli amministratori, sentito il parere del
collegio sindacale e del revisore contabile, tenuto conto della consistenza patrimoniale della società e delle sue
prospettive reddituali, nonché dell’eventuale valore di mercato delle azioni. Lo statuto può prevedere criteri
diversi di determinazione del valore di liquidazione, indicando gli elementi dell’attivo e passivo del bilancio che
possono essere rettificati rispetto ai valori risultanti dal bilancio, nonché altri elementi suscettibili di valutazione
patrimoniale da tenere in considerazione.
Spa quotate: il valore della liquidazione viene determinato con riferimento alla media aritmetica dei prezzi di
chiusura nei 6 mesi che precedono la pubblicazione ovvero la ricezione dell’avviso di convocazione
dell’assemblea le cui deliberazioni legittimano il recesso.
Srl: il valore delle liquidazione determinato tenuto conto del suo valore di mercato al momento della
dichiarazione di recesso. L’atto costitutivo determina quando il socio può recedere dalla società e le relative
modalità.
Qualora un socio recedente contesti la determinazione del valore di liquidazione delle sue azioni o della sua quota
operata dagli amministratori può chiedere al tribunale competente la nomina di un esperto incaricato di provvedere
alla determinazione di tale valore mediante una relazione giurata di stima da rendersi entro 90 giorni dall’esercizio
del diritto di recesso.

Il procedimento di liquidazione
Nelle spa le azioni del socio recedente devono essere offerte in opzione agli altri soci e ai titolari di obbligazioni
convertibili in proporzione del numero delle azioni possedute e di quello delle azioni da ricevere in cambio delle
obbligazioni da convertire sulla base del rapporto di conversione, mediante avviso da depositarsi presso il registro
delle imprese entro 15 giorni dalla determinazione definitiva del valore di liquidazione delle azioni stesse. Per
l’esercizio del diritto di opzione è concesso un termine non inferiore a 30 giorni da tale deposito.
Coloro che lo esercitano possono inoltre avvalersi della prelazione per l’acquisto delle azioni inoptate. Se entro 180
giorni dalla dichiarazione di recesso, rimangono azioni non acquistate dai soci, ne da terzi, queste devono essere
acquistate dalla società con utili distribuibili o riserve disponibili. In assenza di sufficienti utili distribuibili e riserve
disponibili deve essere convocata l’assemblea straordinaria per deliberare la riduzione del capitale sociale ovvero lo
scioglimento della società. Lo status di socio viene perso trascorsi 90 giorni dal recesso se la società non interviene
per revocare la deliberazione o per dichiarare il suo scioglimento il socio diventa un creditore chirografario, senza
esercitare più un diritto partecipativo.
Nelle srl il rimborso delle partecipazioni per cui è stato esercitato il recesso deve essere eseguito entro 6 mesi dalla
relativa dichiarazione, mediante acquisto dagli altri soci o oppure attingendo risorse dagli utili distribuibili o dalle
riserve disponibili o dal capitale sociale. La srl viene posta in liquidazione se il capitale non è sufficiente a ripagare la
liquidazione del socio. Il giudice fissa il termine entro il quale il socio perde il suo status in seguito alla dichiarazione
di recesso.
Se la causa del recesso è diversa dall’assunzione di una delibera assembleare, si ritiene che lo status di socio si perda
al momento in cui alla società giunge la dichiarazione di recesso.
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Le società per azioni quotate
Vi è una distinzione fra SPA:
• Spa chiusa
• Spa aperta ricorso al capitale di rischio:
Società quotate in mercati regolamentati europei. Disciplina del tuf.
Società quotate a capitale diffuso: caratterizzate da un numero elevato di azionisti e
frammentazione delle partecipazioni. Almeno 200 azioni diversi dai soci di controllo che
detengano almeno il 5% del capitale. Bilancio non redatto in forma abbreviata. Devono
seguire codici di autodisciplina in cui sono indicati i principi di buona organizzazione e
governo societario.
Per assicurare il corretto funzionamento dei mercati borsistici è necessario renderli trasparenti, facendo in modo che
sul mercato vi siano tutte le informazioni rilevanti ai fini della corretta formazione del prezzo del bene venduto.
Le società quotate devono quindi rispettare delle norme di mandatory disclosure, che prevedono doveri di
informazione al pubblico. Sono previsti degli obblighi di comunicazione alla Consob per chi:
- Possiede partecipazioni in altre imprese quotate per più del 2% del capitale.
- Possiede partecipazioni in altre imprese non quotate per più del 10% del capitale.
Se la comunicazione viene omessa il diritto di voto relativo alle partecipazioni non può essere esercitato.
La disciplina contempla anche regole sulle partecipazioni reciproche tra società (2% o 10% max). Se i limiti vengono
superati (i limiti coincidono con quelli di comunicazione alla Consob), la società che ha partecipazioni in eccesso deve
alienarle entro 12 mesi e non può esercitare il diritto di voto con quelle azioni. Trascorsi i 12 mesi senza la vendita
delle azioni in eccedenza il diritto di voto viene sospeso all’intera partecipazione. I limiti alle partecipazioni incrociate
si applicano anche ai soggetti che controllano società quotate.
Obblighi informativi riguardano anche i patti parasociali, in particolare i sindacati di voto e di blocco, i patti di
consultazione e gli accordi per l’esercizio del controllo congiunto sulle società nella forma dell’influenza dominante.
Per questi patti sono previsti degli obblighi informativi da adempiere entro 5 giorni dalla stipulazione:
- Comunicazione alla Consob, alla società interessata;
- Pubblicazione per estratto sulla stampa;
- Deposizione nel registro delle imprese;
In caso di inosservanz